scarica - Focus

focus.it

scarica - Focus

cattivi e veri

ArsENIO Lupin

Il più elegante dei criminali è ispirato ad Alexandre Jacob:

anarchico della Belle époque, rapinatore e anche assassino

Un ladro poco

gentiluomo

Lo detestò dal primo “incontro”.

Modaiolo, ricco, fanatico del

lusso. Sarebbe stato la vittima

ideale dei suoi furti. Ladro contro

ladro. Altro che alter ego letterario.

Arsène Lupin era l’incarnazione del nemico.

Di ciò che Alexandre Jacob, anarchico

sconfitto, aveva sempre combattuto.

Internato nella bolgia del penitenziario

di Caienna, nella Guyana francese,

Jacob rilesse il messaggio del giornalista

Maurice Leblanc: “Mio caro amico,

il tempo tiranno e la giustizia ottusa non

mi hanno permesso di dedicarvi un’accurata

biografia. Ma il protagonista delle

mie avventure è ispirato a voi. Il romanzo

sta avendo un buon successo e, se lo

acconsentirete, sarò ben lieto di dichiarare

che la gran parte di questo successo è

dovuto alla vostra persona”. Alexandre

non poté trattenere uno sbuffo amaro.

Il libro di Leblanc, il primo di una fortunata

serie, era comparso nelle librerie di

Parigi nel 1907: fu lo stesso autore a spedirne

una copia a Jacob, sperando forse

in una sua “benedizione”. Ma lo scrittore

sbagliò i calcoli: Alexandre non era

Lupin. E Lupin non era Alexandre. Tra

i due, la distanza era siderale.

Miseria e nobiltà. Gioca-

tore incallito,

gentiluomo, abi-

le trasformist trasformista, il Lupin dei ro-

manzi di Leb Leblanc è il discen-

dente del ramo ra decaduto di

una nobile famiglia. La sua

è una specie

di cleptomania:

artefatto e macchinoso, ru-

ba per il gusto di rubare,

per avere un posto nell’al-

ta borghesia, borgh un mondo

che tutto

sommato ammi-

ra. «Jac «Jacob, invece, pro-

veniva dda

una situazione

di povertà pove estrema» dice

Diego Farina, autore di

Trent’anni di

avventure

Alcune storiche

copertine dei

libri di Maurice

Leblanc, ideatore

di Lupin. La

prima apparizione

del celebre

ladro avvenne

nel racconto

breve L’arresto

di Arsenio Lupin,

pubblicato nel

1904. La serie

si concluse

solo nel 1935.

64 65


Insieme alla sua banda, Jacob realizzò in un anno ben mille furti, soprattutto ai danni di ricchi imprenditori e fi nanzieri

Ma non fu lui il primo

Arsenio Lupin è oggi il

ladro gentiluomo per

antonomasia. Ma nella

letteratura non fu il primo.

Alla fine del XIX secolo

l’autore inglese Ernest

William Hornung, cognato

di Arthur Conan Doyle (il

creatore del detective

Sherlock Holmes), diede

vita ad Arthur J. Raffles

(nella foto, David Niven

nel film del 1939). Giocatore

di cricket, residente

in un quartiere aristocratico

di Londra, Raffles, nelle

storie di Hornung, vive

grazie ai suoi ingegnosi

furti, accompagnato dal

fido Harry Manders.

Come per Lupin, anche

per Raffles il profitto

non è sempre lo scopo

dei suoi crimini (ruba

per il piacere di farlo

o anche per aiutare

chi sta peggio): per

questo fu definito “il

ladro gentiluomo”. Le

sue avventure ebbero

un certo successo in

Inghilterra e ispirarono

diverse pellicole.

Rocambolesco. Un

altro precursore di

Lupin fu Rocambole,

un personaggio del romanziere

francese Pierre

Alexis Ponson du Terrail,

dal cui nome è derivato il

termine “rocambolesco”

(ovvero audace e speri-

colato). Rocambole fu

concepito nella seconda

metà del 1800 come una

figura negativa: ma dopo

un omicidio e la galera

(da cui riuscì a scappare),

si trasformò in eroe.

Alexandre Marius Jacob. La vera storia

di Arsenio Lupin (Bevivino Editori) «e,

per quanto buono nelle intenzioni, era

un terrorista. Non avrebbe mai permesso

a Leblanc di accostare il proprio nome

a quello di Lupin».

Marinaio fallito. Nato a Marsiglia

nel 1879, Alexandre Jacob era figlio

di una panettiera e di un marinaio alcolizzato.

Dopo la scuola, a 11 anni, fu

imbarcato come mozzo su una nave

mercantile, poi su una baleniera. Lettore

avido, appassionato di Jules Verne,

Alexandre dovette subire botte e

umiliazioni. Nel 1892, sbarcato a Sydney,

bastonò a sangue un superiore

che da mesi lo maltrattava. Abbandonò

l’equipaggio e si nascose per qualche

tempo negli ambienti della malavita

locale. Imparò a rubare e a truffare

e, prima dell’autunno, rientrò in

Francia dall’amata madre. Ma l’idillio

durò poco.

Colpi esplosivi

Un sensazionale furto di

Arsenio Lupin nel film diretto

da Jean-Paul Salomé (2004).

A settembre fu accusato di defezione

e dovette affrontare il suo primo processo.

«Per aiutarlo» continua Farina «la

madre mandò in giro petizioni e chiamò

a testimoniare tutti i capitani che l’avevano

avuto sotto il loro comando». La

sentenza fu di assoluzione. Ringalluzzito

dall’episodio, nel 1893 Alexandre cedette

di nuovo al richiamo dell’oceano:

questa volta voleva diventare un ufficiale.

Ma in Africa, neppure un anno dopo,

fu colpito dalla malaria e i medici decretarono

la fine della sua carriera.

Piccoli anarchici crescono. Durante

la degenza a Marsiglia, a fargli

compagnia fu il cugino Philippe, un coetaneo

introdotto nel giro dell’anarchia

francese. Nel marzo ’94, guarito ma segnato

dalla malattia, scavato in viso e

con la pelle giallastra, Alexandre si lasciò

trascinare dal cugino a un incontro

dei Rinnovatori, un circolo sotterraneo

dove si progettava la rivoluzione

Fascino

e mistero

Etretat, in

Normandia,

nel 1911. Qui

Leblanc visse e

ambientò le sue

storie. Sotto, lo

scrittore in una

rivista dell’epoca,

a confronto con

Conan Doyle.

“per far uscire il popolo dalla schiavitù

del profitto e della proprietà”. La riunione

si concluse in rissa, ma segnò per

sempre la strada dell’ex marinaio. Pochi

giorni dopo, Philippe fu costretto a emigrare

per sfuggire a una retata della polizia

e Alexandre lo sostituì nella tipografia

dove lavorava. S’impregnò delle

idee di pensatori come il russo Michail

Bakunin e il tedesco Max Stirner. Conobbe

Charles Malato e Louis Matha,

due degli esponenti più autorevoli del

movimento. Si legò alla massoneria, imparò

a fabbricare bombe e a parlare come

un vero rivoluzionario. Nel suo piccolo

divenne un leader. Un anarchico fino

al midollo.

Un commissario di polizia, per convincerlo

a collaborare, cominciò a vessarlo.

Il funzionario lo fece più volte licenziare

e, con ripetute perquisizioni nel negozio

di famiglia, mise in crisi il già precario

bilancio dei genitori. Alexandre era

sul punto di ucciderlo e solo l’amore per

una donna gli mitigò i propositi: Rose

era un’ex prostituta, era bella e aveva

quindici anni più di Jacob. Fra i due, nel

1898, scoppiò un amore da romanzo rosa.

Non si sarebbero più lasciati.

L’unione fa la forza. Alexandre, interprete

del disagio e delle disuguaglianze

della nascente società industriale, ebbe

a 20 anni l’intuizione che lo avrebbe

fatto diventare uno dei ladri più popolari

del XX secolo: arruolare qualche

cattivi e veri

centinaio di militanti

per realizzare

una catena di

montaggio del

furto e sostenere

la causa anarchica.

Dirà più

tardi ai giudici: “Il furto

è restituzione e ripresa resa di possesso possesso. Piut- Piuttosto

che essere chiuso in un’officina come

in una prigione, o mendicare ciò a

cui avevo diritto, ho preferito insorgere e

combattere faccia a faccia i miei nemici,

facendo la guerra ai ricchi e attaccando i

loro beni”. Una sera raccontò a Malato

la sua strategia: “Ogni singolo spillo che

la borghesia, con il suo sistema di sfruttamento,

ruba al popolo di giorno, noi

ce lo riprenderemo la notte”. Impossibile

fermarlo: Alexandre era uno tsunami.

Travestito. Con alcuni fidati compagni,

aveva già messo a segno le prime

rapine e con il ricavato aveva acquistato

materiale e negozi: una bottega di

chincaglierie dove smerciare la refurtiva;

un magazzino di casseforti dove “allenarsi”;

una tipografia per stampare falsi

documenti; una rivendita di parrucche

e costumi. Inoltre, aveva stretto accordi

con fabbri (per fondere metalli preziosi),

commercianti (per vendere oggetti

e pietre di valore) e operatori di Borsa

(per piazzare titoli). Buon arrampicatore

(grazie alle tecniche apprese in marina),

Jacob assimilò in fretta l’arte del

66 67


Il concorrente italiano

Il “Re del terrore”

esordì

in edicola il 1°

novembre 1962:

con questo

titolo le sorelle

Angela e Luciana

Giussani pubblicarono

il primo

episodio delle

avventure di

Diabolik. «Quando

decidemmo

di dar vita a un

nuovo personaggio

dei fumetti,

immaginammo

un mostro di cattiveria,

un essere

gelido, feroce,

amorale e proprio

per questo

affascinante» dichiarò

in seguito

Luciana.

Demonio. I tratti

del viso, ispirati

a quelli dell’attore

Robert Taylor,

erano celati

dietro una calzamaglia

nera. «Il

nome invece era

nato da un ragionamento

sulla

parola diavolo»

precisa Mario

Gomboli, direttore

editoriale

della casa editrice

Astorina. Nei

primi albi Diabo-

lik, ladro senza

scrupoli, uccideva

con spietata

determinazione,

con pugnali,

aghi al cianuro

e trappole mortali.

Negli anni il

personaggio si

è evoluto. L’incontro

con Eva

Kant, compagna

e complice, ne

ha ammorbidito

il carattere: oggi

agisce con più

moderazione e

con una morale

che lo spinge a

odiare soprattutto

mafiosi,

narcotrafficanti

e strozzini.

Influssi. Ispirato

alle avventure di

Fantomas, il romanzescocriminale

mascherato

nato nel 1911

dalla fantasia

di Marcel Allain

e Pierre Souvestre,

il fumetto

italiano ebbe

subito grande

successo. Tuttora

è uno dei più

venduti: da esso

sono stati tratti

film, cartoni e

uno sceneggiato

radiofonico. (a. r.)

Diabolik

e il suo

infallibile

pugnale.

cattivi e veri

Nel 1967 Monkey Punch prese spunto dai racconti di Lupin per il suo manga giapponese Lupin III

travestimento: poteva essere un operaio

di giorno e un poliziotto la sera.

Guerra ai parassiti. Messo Malato

alle corde, riunì una banda di una quarantina

di persone. E nel 1900 i Travailleurs

de la nuit, i “lavoratori della notte”,

entrarono in azione. Metodici, instancabili,

geniali, a volte pasticcioni,

avevano una media di venti colpi a settimana.

In tutto, più di mille furti. Con

un’unica regola, ma sacra: “Rubare ai

parassiti della società per dare un mondo

migliore ai derelitti. La gente che fa

un lavoro onesto non si tocca. Niente

medici, avvocati, commercianti, scrittori

o quant’altro. Solo parassiti”. Quando

sbagliavano bersaglio, restituivano

il maltolto, con tanto di scuse. I Travailleurs

stavano diventando un mito. Anche

per i giornali.

Ma nel febbraio del 1901 accadde il

fattaccio. Alexandre si trovava con un

complice in una locanda di Orléans.

Due gendarmi entrarono per un controllo.

I malviventi mostrarono i documenti:

Jacob si fece passare per il signor

Escande, antiquario. I poliziotti mangia-

rono la foglia e invitarono i due a seguirli

in commissariato. Appena fuori, la fuga.

Le guardie spararono e Alexandre

rispose al fuoco, uccidendo un agente.

Dopo pochi minuti, tornò sul luogo del

conflitto e, osservando la vittima, sussurrò:

“Perdonami, non sono un assassino”.

Poi si sentì male e si diresse verso

casa. Jacob ebbe una ricaduta di malaria:

assistito da Rose, decise di ritirarsi

dal movimento. Per i Travailleurs fu una

botta durissima. «Per un po’» racconta

Farina «Jacob fece l’attore in un piccolo

teatro, ma la vita tranquilla non era fatta

per lui». A fine anno si rimise in contatto

con i lavoratori della notte e l’attività

riprese. Un altro intoppo, però, era

dietro l’angolo.

Tradito da una donna, nel 1903 venne

arrestato il migliore amico di Alexandre.

Per tirarlo fuori di galera, il leader

anarchico chiese aiuto a mezzo mondo:

intellettuali, massoni. Ma nessuno mosse

un dito. Jacob aprì gli occhi: la rivoluzione

non era mai esistita. «Da quando

tutto era partito, non era cambiata

una sola virgola» nota Farina. Era l’epi-

logo della storia. Nell’aprile di quell’anno,

dopo l’ennesimo colpo, Jacob venne

sorpreso dalla polizia, con alcuni compari,

nella stazione ferroviaria di Abbeville.

Coltelli e pistole. Fu un bagno di

sangue. Due poliziotti rimasero a terra,

Alexandre riuscì a fuggire ma un nuovo

attacco di febbre lo mise in ginocchio.

Una pattuglia lo fermò tra i campi e lui,

vaneggiando, confessò tutto: “Sono Jacob.

Alexandre Marius Jacob. La mente

dei Travailleurs de la nuit”.

Alla sbarra. Con Jacob finì in galera

mezza banda. «Il processo ai lavoratori

della notte, nel 1905, ebbe un impatto

enorme» dice Farina. «Tra la gente si

formò un fronte in difesa del gruppo».

Ogni giorno, migliaia di persone si raccoglievano

davanti al tribunale gridando

“Viva Jacob! Viva l’anarchia!”. Un

giorno andò a trovarlo in cella un giovane

giornalista di nome Maurice Leblanc.

Gli disse di voler scrivere la sua biografia.

“Rivediamoci” gli rispose Jacob. Il

ladro anarchico venne condannato all’ergastolo,

messo in isolamento e poi

trasferito in Guyana. Leblanc corresse il

Altro che ladro in frac

L’anarchico Jacob c’entrava poco

con l’immagine “modaiola” di Lupin

(a sinistra nel film del 2004).

suo progetto e si diede anima e corpo alle

avventure di Lupin. Jacob-Lupin.

Alexandre ricevette la grazia nel 1930.

Dopo 25 anni di carcere e 17 tentativi di

evasione. A Marsiglia ritrovò la vecchia

madre e seppe della morte di Rose. Cercò

di rifarsi una vita. Comprò un banchetto

di stoffe e girò per fiere e mercati.

A Cannes, nei primi Anni ’50, vide

Alfred Hitchcock girare un film. Chiese

ai passanti di che cosa si trattasse. “Una

storia di ladri” gli risposero “all’Arsène

Lupin”. La fama del suo alter ego di

carta lo aveva superato. D’altronde, non

poteva essere altrimenti: «Un eroe cattivo,

per essere un eroe duraturo, dev’essere

accattivante, simpatico, avere una

personalità» dice Luca Boschi, esperto

di fumetti. Lupin era riuscito a esserlo,

Jacob no. Sconfitto, solo, convertitosi

alla non-violenza, il 28 agosto 1954

Alexandre scrisse le sue ultime parole:

“Sono fiacco, scusate”. Si stese a letto

con il suo cane Negro e riempì una siringa

di morfina. La iniettò al cane e poi

a se stesso. Era una dose letale. ❏

Michele Scozzai

L’isola del diavolo

La prigione di Caienna, in cui

scontò la pena Alexandre Jacob

(a lato, al suo processo).

Irriducibili ribelli

Una rivolta di anarchici nella

colonia penale della Guyana

francese, a fine Ottocento.

68 69

More magazines by this user
Similar magazines