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racoon-archivio-Giugno-2007

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M aiara Galvao Vieira,

M aiara Galvao Vieira, 14 anni: morta per arresto cardiocircolatorio provocato da anoressia nervosa. Thayrinne Machado Brotto: deceduta per anoressia Beatriz Cristina Ferraz, 23 anni: morta per complicazioni cardiache causate da anoressia (pesava soltanto 35 chili). Ana Carolina Reston Macan: morta di anoressia (pesava soltanto quaranta chili distribuiti su 174 centimetri di altezza). Carla Sobrado Casalle, 21 anni: aspirante modella con l'ossessione della magrezza. Deceduta. Luisel e Eliana Ramos: morte perché avevano deciso di non mangiare più. Penso che sarebbe stato sufficiente citare un solo nome di questa lista nera di donne morte per sfilare, ma ho voluto metterli tutti per far capire che non stiamo scherzando. Tutti lo sappiamo: per chi sfila la taglia da portare è la 38, e per raggiungerla le aspirantimodelle sono pronte a tutto. Ho cercato in qua e in là qualche esempio di “pazzie” per dimagrire: ne ho trovate di davvero bizzarre (se così possiamo definirle). La domanda è sempre la stessa: «Come si fa a dimagrire il più velocemente possibile?» Melanie, californiana, 22 anni vive a Milano e consiglia: « Bevi 12 solo Red Bull per due settimane e vedrai: perderai fino a 4 chili mantenendo l’energia per lavorare, e non avrai mai fame». Sveta, siberiana, dice: «Ci sono delle pillole che vengono date alle capre per sviluppare la massa muscolare. Nelle donne provocano perdita di peso perché accelerano il metabolismo, bruciando la massa grassa». Polly, tedesca, 16 anni racconta che alla mattina, per colazione, mangia ovatta imbevuta di succo di arancia: toglie la fame per tutto il giorno. E queste sono solo alcune. Trovo davvero sconvolgente ridursi a questa vita. E poi per co- sa? Per «successo, fama, soldi, vestiti»? Penso che queste donne (alcune ancora ragazzine, altre già adulte) non abbiano capito proprio niente della vita: voglio dire del valore che essa ha, e quindi del rispetto che bisogna avere nei confronti del proprio corpo. Tra l’altro la carriera di modella è effimera, un giorno o l’altro finisce per tutte. Louise, canadese, parla proprio di questo: «Vivo nell’incertezza, non so mai quali e quanti lavori avrò, ma per ora non mi pongo troppi problemi, perché ho solo 23 anni: voglio sfruttare questa possibilità e poi, tra qualche anno, con i soldi guadagnati, vorrei iniziare una nuova esperienza di vita». Alla luce di ciò che abbiamo visto, verrebbe da obbiettare: “Sei proprio sicura che ci sarà un futuro per te?” La consapevolezza del pericolo rappresentato per la salute da certi emaciati modelli di bellezza e di eleganza, (o forse semplicemente per il desiderio di venir incontro a inconfessabili disagi dell’utenza) qualcuno ha pensato di diffondere modelli diversi e più comuni. È diventato un case-history studiato alla Bocconi di Milano quello della prima campagna pubblicitaria nel ’98 di Elena Mirò, marchio di abbigliamento per donne dalla 46 in su, che aveva come slogan: CIAO, MAGRE! Una campagna che ha avuto successo, tanto che oggi

Ciao Magre è il nome della prima agenzia di modelle plus size. Come sono le modelle plus size? Per spiegarvelo vi racconto la storia di Kate Dillon. Kate Dillon era sempre stata una delle ragazze più corteggiate della sua scuola. Amava il mondo della moda, e quando a 16 anni venne notata da un fotografo di San Diego (pesava 52 chili distribuiti su un metro e ottanta), non si lasciò sfuggire l’occasione. Arrivata in agenzia, le dissero che doveva dimagrire. Si iscrisse in una di quelle palestre aperte 24 al giorno, dove passava intere nottate. Non mangiava quasi niente, ma quel “quasi” era un problema: bisonava eliminarlo. Un giorno ebbe l’intuizione adatta: se dormi, non mangi. Iniziò a prendere sonniferi: dormiva tutto il giorno, così non le veniva fame. Sennonché un giorno si ammalò: un virus intestinale la costrinse a letto per dieci giorni senza cibo. L’undicesimo giorno ebbe un servizio importantissimo. Non si reggeva quasi in piedi, ma decise di recarsi lo stesso allo studio fotografico. Le viene incontro la fashion editor dicendole: «Kate, hai davvero un aspetto magnifico, non ti ho mai vista così in forma». Kate capì per la prima volta che, se per essere magnifica in quell’- ambiente, doveva essere ammalata, e concluse che allora c’era qualcosa che non andava. Quella sera cenò come non faceva da anni, e si sentì benissimo! Le ci vollero due anni di analisi per uscire. Dopo questo periodo di pausa, qualcuno le propose di diventare una plus size model, una modella con una taglia normale, non una 38, ma una 46! È da otto anni che fa questo mestiere (ben pagato: 300 mila dollari l’anno) e conduce una vita sana, facendo palestra e consumando pasti regolari e bilanciati. Ed ora riflettiamo: quale è dunque la differenza vera tra una ragazza taglia 38 e una plus size? Non è il peso o la taglia, ma è il sorriso, la felicità e la soddisfazione che non si trova mai nei volti pallidi e sofferenti delle prime, e si può vedere invece nei volti luminosi delle seconde! Che possono permettersi un cappuccino al bar e non sono costrette a bere sempre acqua minerale diuretica. Che possono sentirsi normali e concedersi la libertà di vivere come le loro coetanee. Che non violentano e non sfigurano in se stesse la natura, ma ne esprimono la bellezza e la vitalità. Viva dunque le plus size! Domenico 13

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