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FORME DI IMMIGRAZIONE E MUTAMENTO SOCIALE IN TOSCANA

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FACOLTA’ <strong>DI</strong> SCIENZE DELLA FORMAZIONE<br />

Dipartimento di studi Sociali<br />

“<strong>FORME</strong> <strong>DI</strong> <strong>IMMIGRAZIONE</strong> E<br />

<strong>MUTAMENTO</strong> <strong>SOCIALE</strong> <strong>IN</strong> <strong>TOSCANA</strong>”<br />

Ricerca diretta da<br />

Andrea Spini<br />

Direttore del Dipartimento di studi sociali<br />

Facoltà di Scienze della Formazione<br />

Università degli studi di Firenze<br />

con la collaborazione di<br />

Gianna Maschiti<br />

Alberto Tassinari<br />

Hanno partecipato alla raccolta delle interviste:<br />

Debora Lorenzi<br />

Lorena Santi<br />

Olivia Scotti<br />

Elena Isu<br />

.<br />

Per conto di


Capitolo 1<br />

<strong>IN</strong><strong>DI</strong>CE<br />

LA <strong>IMMIGRAZIONE</strong> <strong>IN</strong>TERNA E STRANIERA <strong>IN</strong> <strong>TOSCANA</strong><br />

ED <strong>IN</strong> PROV<strong>IN</strong>CIA <strong>DI</strong> FIRENZE: IL CONTESTO <strong>DI</strong> RIFERIMENTO.<br />

(a cura di Alberto Tassinari) pag. 2<br />

Capitolo 2<br />

METODO, TECNICHE E STRUMENTI DELLA RICERCA<br />

STU<strong>DI</strong>O <strong>DI</strong> CASO: il detenuto straniero<br />

( a cura di Gianna Maschiti ) pag. 61<br />

Capitolo 3<br />

<strong>IN</strong>TERVISTE AGLI OP<strong>IN</strong>ION LEADERS CON RIFLESSIONI<br />

CONCLUSIVE SUGLI ASPETTI RILEVANTI EMERSI<br />

(a cura di Debora Lorenzi, Lorena Santi, Olivia Scotti, Elena Isu )<br />

ALLEGATO: TABELLE SUI COMUNI <strong>DI</strong> <strong>DI</strong>COMANO E SCARPERIA<br />

(a cura di Alberto Tassinari)<br />

pag. 94<br />

1


Capitolo 1<br />

La immigrazione interna e straniera in Toscana ed in provincia di Firenze: il<br />

contesto di riferimento.<br />

1.1 – Le migrazioni in Italia.<br />

A partire dal 1973 il saldo migratorio nazionale (la differenza cioè tra uscite ed ingressi)<br />

diviene per la prima volta positivo. Il dato viene interpretato da molti osservatori e<br />

politici, e come tale diffuso e veicolato nell’opinione pubblica, come la fine<br />

dell’emigrazione italiana verso l’estero e l’ingresso dell’Italia nel novero dei paesi<br />

europei importatori di manodopera. Inutilmente alcuni degli studiosi più attenti<br />

(Pugliese, Calvanese, 1983; Tassinari, 1985; Calvanese, 1983) segnalavano che la<br />

questione migratoria per l’Italia non era affatto conclusa e che il passaggio da positivo<br />

a negativo del saldo migratorio non significava automaticamente la fine dei grandi<br />

spostamenti di popolazione dal Sud verso l’estero e nemmeno la fine della mobilità dal<br />

Sud verso le regioni sviluppate del Nord e del Centro Italia. Tantomeno il segnale che i<br />

problemi legati all’inserimento nel mercato del lavoro e soprattutto all’integrazione nei<br />

contesti locali di accoglienza (siano essi in Italia o all’estero) potevano dirsi risolti e<br />

conclusi con successo. Ma furono poco ascoltati, troppo importante era diffondere<br />

l’immagine, distorta e parziale, di un paese ormai definitivamente affrancato da un<br />

fenomeno, quale appunto l’emigrazione, che aveva contrassegnato per oltre un secolo<br />

le nostre vicende sociali, economiche e culturali.<br />

Fu in quegli anni che prese il via, e con successo, un processo di “rimozione collettiva”<br />

della emigrazione come grande e dolorosa vicenda nazionale che aveva drenato risorse<br />

ed impoverito, insieme agli storici problemi dello sviluppo “duale”, intere regioni del<br />

2


Meridione “costrette” ad essere tributarie di popolazione per le zone più industrializzate<br />

d’Europa e, successivamente, dell’Italia Centro Settentrionale.<br />

Alla fine degli anni ’70, contestualmente a questa situazione, comincia a diventare<br />

visibile socialmente, anche se solo in alcune aree ed in certe occupazioni, la presenza<br />

di immigrati stranieri provenienti da alcuni paesi “in via di sviluppo”, segnatamente dai<br />

paese africani della sponda nord del Mediterraneo, dal Corno d’Africa, dal Medio e<br />

dall’Estremo Oriente, dal Sud America. Questa presenza si sovrappone alla emigrazione<br />

verso l’estero, che non è mai definitivamente cessata (anche se quantitativamente<br />

ridotta) e che assume, in molte componenti, forme diverse da quelle tradizionali, più<br />

coerenti con il ruolo dell’Italia nel mercato mondiale dell’economia (la “nuova<br />

emigrazione”). Anche gli spostamenti interni, pur in calo per tutti gli anni ’80, hanno<br />

continuato ad alimentare un flusso verso le regioni del Centro Nord che ha subito poi<br />

un nuovo massiccio balzo in avanti, anche se non delle dimensioni precedenti, nei<br />

successivi anni ’90.<br />

Il nostro paese quindi, ed in questo anche la Toscana, ha visto a partire dal dopoguerra<br />

il susseguirsi di una serie di “cicli” migratori che a seconda delle direttrici di<br />

spostamento, delle aree di destinazione e di partenza, delle motivazioni alla base<br />

dell’esodo, hanno composto e definito un quadro eterogeneo e molteplice in cui<br />

migrazioni diverse e di diversa natura si sono sovrapposte ed integrate in un<br />

dinamismo che non si è mai del tutto attenuato. Possiamo così individuare i seguenti<br />

periodi: 1) la mobilità internazionale di lavoratori, prima, di popolazione poi, verso i<br />

paesi europei più industrializzati del Centro-Nord Europa, (i Trattati di Roma del 1957,<br />

con la costituzione della Comunità Economica Europea, sulla libera circolazione degli<br />

uomini, delle merci e dei capitali, “formalizzano” uno spostamento che in realtà per<br />

quanto riguarda gli uomini era solo ad una direzione: dall’Italia Meridionale, cioè,<br />

verso le regioni industrializzate di Germania, Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo); 2)<br />

3


la mobilità interna dalle regioni del Sud verso quelle del triangolo industriale prima, e<br />

della cosiddetta “Terza Italia” poi (è stato calcolato che nel periodo 1955-1975, gli anni<br />

più intensi degli spostamenti dal Sud verso il Nord ( il picco massimo si è registrato<br />

nella prima metà degli anni ’60), l’esodo è stato superiore a 2.440.000 unità); 3)<br />

l’immigrazione straniera che diviene socialmente visibile a partire dai primi anni ’80; 4)<br />

la nuova ondata migratoria dal Sud Italia, verso il Nord, in particolare Nord-Est a<br />

partire dai primi anni ’90 (dal 1991 al 2001 circa 700.000 persone hanno lasciato il<br />

Mezzogiorno). A questi “macrofenomeni” devono poi essere associati: 1) gli<br />

spostamenti tra province e comuni interni alle varie regioni, in particolare dalla<br />

campagna alle città, da alcune zone montane alla costa, dalle zone interne verso le<br />

aree a industrializzazione diffusa; tutti spostamenti dovuti da un lato all’abbandono<br />

della aree rurali e improduttive, dall’altro ai processi di urbanizzazione ed<br />

industrializzazione connessi allo sviluppo economico e sociale di un paese in fase di<br />

modernizzazione; 2) il naturale processo di maturazione della immigrazione che, oltre<br />

che “rinnovare” sul piano della composizione demografica e sociale la popolazione non<br />

toscana, ha determinato e determina “aggiustamenti” anche territoriali (ad esempio<br />

quelli legati all’insediamento ed all’alloggio, per molti più accessibile, almeno in termini<br />

di reddito, nelle aree periferiche) connessi a processi di stabilizzazione.<br />

L’Italia quindi si è trasformata da paese di emigrazione – senza mai comunque cessare<br />

di esserlo definitivamente - in paese di immigrazione, senza che a questo<br />

corrispondesse una fine della mobilità interna (Sud-Nord/Centro) che anzi ha ripreso<br />

vigore a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso, con particolarità, motivazioni,<br />

composizione, in parte differenti ma non per questo meno rilevanti.<br />

La rapidità con la quale si è evidenziato il passaggio da paese di emigrazione a paese di<br />

immigrazione ha concentrato e attirato l’attenzione di studiosi, uomini politici, settori<br />

della società civile. L’elemento di novità costituito dalla presenza straniera ha fatto sì<br />

4


che, a partire dal 1979 (la prima ricerca in Italia sull’immigrazione straniera realizzata<br />

dal Censis) siano stati prodotti sull’argomento, numerosi contributi conoscitivi, non tutti<br />

di buon livello, ma tali tuttavia da consentire la definizione di un quadro conoscitivo<br />

abbastanza preciso ed articolato, almeno nelle aree a più alta densità di stranieri, sia<br />

sul piano nazionale che locale, anche in riferimento ai temi della integrazione e del<br />

rapporto con la società locale.<br />

In pochi anni ci siamo completamente dimenticati della immigrazione interna che è<br />

quasi del tutto ignorata dai più e che suscita nell’opinione pubblica un interesse<br />

senz’altro minore e poca partecipazione. Questa constatazione vale ancora di più in<br />

riferimento al rapporto immigrazione interna società locale. I temi della integrazione nel<br />

territorio tra popolazione locale e migranti è stato quasi del tutto trascurato dai<br />

contributi di ricerca disponibili che si limitano quasi sempre ad analizzare gli aspetti<br />

strutturali della questione: le cause degli spostamenti, le modalità dell’inserimento nel<br />

mercato del lavoro, dedicando poco o per niente spazio ad esaminare se ad un<br />

effettivo inserimento economico, abbia corrisposto anche, dal punto di vista delle<br />

relazioni e dei rapporti con gli autoctoni e la società locale nel suo insieme,<br />

un’integrazione positiva e scarsamente conflittuale. Tanto più in un momento in cui la<br />

sovrapposizione dei flussi dal Meridione con l’immigrazione straniera ha determinato<br />

un contesto relazionale e comunicativo estremamente articolato e complesso che<br />

occorre studiare ed interpretare per capire come possano determinarsi e svilupparsi i<br />

rapporti tra popolazione locale, immigrati interni ed immigrati stranieri, in una società<br />

divenuta ormai ampiamente multiculturale.<br />

Da questo punto di vista occorrerà subito segnalare che le caratteristiche<br />

dell’inserimento lavorativo, le motivazioni che stanno alla base delle partenze, i progetti<br />

migratori che hanno caratterizzato la fase della immigrazione interna verso la Toscana<br />

negli anni ’60-’70, sono molto diverse da quelle della “seconda ondata” degli anni ’90.<br />

5


Basti solo ricordare, ma torneremo in seguito sulla questione, che la prima ondata<br />

migratoria fu largamente dovuta e conseguente, anche se non esclusivamente, ai<br />

processi d’industrializzazione del Centro Nord sia pure in forme di sviluppo economico<br />

diverse (la grande industria nelle regioni del triangolo industriale, la piccola impresa<br />

diffusa ed i modelli distrettuali nelle aree della cosi detta “Terza Italia”), che<br />

costituirono il principale fattore di attrazione. Per quanto riguarda invece la emigrazione<br />

attuale sembrano più determinanti i fattori di espulsione dalle aree di origine che i<br />

motivi di richiamo del Centro Nord, che comunque permangono, pur avendo assunto il<br />

mercato del lavoro, in queste aree, una più accentuata segmentazione e forme di<br />

inserimento meno garantite e più precarie.<br />

In sostanza mentre per quanto riguarda l’immigrazione straniera, sia a livello nazionale<br />

che locale, il materiale disponibile è ampio ed abbastanza articolato, sulla immigrazione<br />

interna, invece, sia a livello nazionale che locale, pochi sono i contributi conoscitivi a<br />

disposizione e assai carenti e frammentari i tentavi di interpretazione; che risultano<br />

inoltre spesso inadeguati a comprendere e delineare le caratteristiche, le modalità, la<br />

complessità di questi nuovi spostamenti relativamente ai contesti locali di arrivo.<br />

1.2 L’immigrazione in Toscana dalle altre regioni italiane attraverso i dati anagrafici<br />

I flussi migratori dalle altre regioni italiane, in particolare da quelle del Sud,<br />

cominciano a diventare socialmente visibili in Toscana tra la fine degli anni ’60 e l’inizio<br />

degli anni ’70.<br />

Dopo il massiccio esodo verso le aree del triangolo industriale (Piemonte, Lombardia,<br />

Liguria) particolarmente intenso nel corso degli anni ’60, il nostro paese è<br />

successivamente interessato da un altro importante movimento di popolazione che<br />

origina sempre dalle regioni del Meridione (in particolare Puglia, Campania, Sicilia,<br />

Calabria) ma che si dirige prevalentemente - in un cambio di direzione determinato da<br />

6


un lato dalla progressiva saturazione delle opportunità di lavoro nella grande industria<br />

del Nord, dall’altro da una domanda di lavoro, progressivamente sempre più<br />

importante, nel Nord Est ed in alcune aree del Centro - verso regioni quali il Veneto,<br />

l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, l’Umbria, realtà territoriali contraddistinte da<br />

modelli economico industriali in parte molto diversi da quelli delle regioni del<br />

Settentrione, per il prevalere di sistemi centrati soprattutto sulla piccola e media<br />

impresa in contesti locali e produttivi di industria diffusa e con una presenza<br />

significativa di quelli che sono stati definiti distretti industriali (Becattini 1975, 1987).<br />

Gli immigrati in Toscana si insediano soprattutto nelle aree più industrializzate (l’area<br />

fiorentina e pratese, la provincia di Pistoia, il Valdarno inferiore e superiore, la Valdelsa<br />

senese e fiorentina, vaste aree della provincia di Arezzo) ma anche in aree a vocazione<br />

più agricola come il senese, il grossetano, l’aretino, le pianure presso la costa.<br />

Sull’aumento di questi flussi migratori, sicuramente un ruolo rilevante è da attribuire<br />

alla rapida saturazione occupazionale della grande industria del nord, ma, forse, più<br />

incisiva (e alla fine determinante) fu la forma “distrettuale” assunta dallo sviluppo<br />

economico della Toscana. A differenza delle forme tradizionali, infatti, la forma<br />

distrettuale permise, insieme alla proliferazione delle unità produttive, anche il<br />

mantenimento di contesti sociali ad alta capacità di integrazione sociale. Da qui, uno<br />

“sviluppo industriale senza i traumi dell’industrializzazione” (come molto efficacemente<br />

fu definito il cosiddetto “modello toscano”), nel quale i pre-esistenti insediamenti<br />

produttivi trovarono la possibilità di nuova espansione, ed altri, nuovi, se ne<br />

costruirono. Per fare alcuni esempi:dei primi, il tessile dell’area pratese e quello<br />

conciario di Santa Croce sull’Arno; dei secondi, le calzature a Fucecchio e nella Valdelsa<br />

empolese.<br />

Gli effetti demografici e, nel tempo, urbanistici di questa fenomenologia economica,<br />

furono molti, e tutti estremamente rilevanti. Tra questi, sicuramente il più originale,<br />

7


tanto da poterne essere considerato, ancora oggi, uno degli indicatori più efficaci è<br />

costituito dalla configurazione territoriale assunta dai diversi distretti come “campagna<br />

urbanizzata.<br />

La ricerca sociale, contrariamente al peso ed all’importanza che questa immigrazione<br />

ha avuto, non si è molto occupata della questione, dedicandovi scarsa attenzione sia<br />

per quanto riguarda la prima “ondata” degli anni ’60, sia relativamente ai nuovi flussi<br />

degli anni ‘90: sono infatti pochi, come già abbiamo avuto modo di segnalare, i<br />

contributi conoscitivi sull’inserimento e l’integrazione nel territorio e nella realtà locale<br />

dei nuovi arrivati.<br />

Le motivazioni di questo “vuoto” sono almeno tre:<br />

1) Si tratta di un fenomeno difficile da esplorare con gli strumenti utilizzati: le<br />

rilevazioni disponibili fanno riferimento, infatti, prevalentemente ai dati censuari (in<br />

particolare 1991-2001) ed ai trasferimenti di residenza anagrafica. Si tratta<br />

essenzialmente di dati di stock che rilevano cioè, con non poche parzialità, soprattutto<br />

per motivi di aggiornamento, il contingente presente in un preciso momento. Mancano<br />

le rilevazioni di flusso articolate e scomposte per origine e provenienza, le sole in grado<br />

di cogliere il dinamismo legato alla mobilità interregionale della popolazione. Inoltre<br />

quasi sempre, e questo riguarda in particolare i flussi degli anni ’90, le nuove<br />

migrazioni sono difficili da indagare perché non lasciano segni : “non c’è cambio di<br />

residenza, il lavoro è al nero od interinale, non ci sono contratti di affitto” (Berti,<br />

Zanotelli, 2008, pag. 21);<br />

2) E’ un movimento che ha dimensioni tali da non suscitare interesse: il Mezzogiorno<br />

è arrivato a perdere nell’interscambio migratorio con il resto del paese nel solo 1962<br />

anche 240.000 persone ed ha avuto un deficit migratorio costantemente superiore alle<br />

100.000 unità dal 1959 al 1973. Nel momento in cui questi valori hanno cominciato a<br />

ridursi (dal 1995 al 1998 i trasferimenti di residenza dalle regioni del Sud hanno<br />

8


iguardato rispettivamente 104.000 e 129.000 unità) si è dato per concluso un evento<br />

che invece , seppure in misura minore, continua a persistere;<br />

3) Per ultimo, ma non ultimo, questa “dimenticanza” ha forse la sua principale<br />

motivazione nella convinzione, assai diffusa in diversi settori della società, secondo la<br />

quale occuparsi delle relazioni tra società locale ed immigrati ha un’importanza relativa<br />

perché si ritiene scontato e del tutto fisiologico che ad un positivo e non conflittuale<br />

inserimento economico (almeno apparentemente) faccia seguito “naturalmente” una<br />

integrazione sul piano sociale, culturale, relazionale tra popolazione locale ed immigrati<br />

e tra gruppi di immigrati stessi, senza particolari conflitti e/ o criticità. Che qualche<br />

cosa però non abbia funzionato esattamente in questo senso, sembra emergere, sia<br />

pure parzialmente e non sempre compiutamente, oltreché da alcuni contributi<br />

conoscitivi sull’inserimento degli immigrati in alcune realtà locali del Nord (per quanto<br />

riguarda la immigrazione degli anni ’60 si veda in particolare Alberoni, Baglioni, 1966;<br />

Alasia, Montaldi, 1975; Fofi, 1964) e del Centro (Berti, Zanotelli, 2008; Caritas, 2008;<br />

si veda anche Tassinari, 2005) anche da interviste e valutazioni raccolte nel quadro di<br />

ricerche ed iniziative proprio sulla immigrazione straniera; materiali tutti che<br />

definiscono un quadro dei rapporti sociali e relazionali che desta perplessità e<br />

preoccupazione e che meriterebbe maggiori approfondimenti e una più adeguata<br />

messa a fuoco. Forse troppo frettolosamente abbiamo dato per scontato ed acquisito<br />

che l’insediamento sul territorio una volta risolto il problema lavorativo avvenisse senza<br />

difficoltà, e che l’integrazione nel contesto locale si desse di conseguenza senza che si<br />

evidenziassero (almeno apparentemente) conflitti e criticità.<br />

1.3 Alcuni dati di contesto<br />

La mobilità interregionale che si era progressivamente ridotta nel corso degli anni ’80<br />

(senza mai comunque arrestarsi del tutto così come per altro mai si è arrestata<br />

9


l’emigrazione verso il Nord) subisce un nuovo significativo incremento a livello<br />

nazionale e toscano, in alcuni momenti anche molto sostenuto, tra la metà degli anni<br />

‘90 ed i primi anni del nuovo secolo. Ancora una volta sono le regioni del Sud le<br />

protagoniste di questa nuova ondata di partenze dirette verso l’Italia Settentrionale ed<br />

in misura minore verso le regioni del Centro.<br />

Già Enrico Pugliese (Pugliese, 2006) segnalava la significativa dimensione di questo<br />

nuovo flusso migratorio.<br />

A partire dagli anni ’90, infatti, i trasferimenti di residenza dal Sud Italia al Centro<br />

Nord sono cresciuti con regolarità, provocando un decremento in tutte le regioni<br />

meridionali (ad esclusione della Puglia) della popolazione fino al 5%. Questi<br />

spostamenti, a differenza della emigrazione precedente, sono formati prevalentemente<br />

da giovani, in buona parte donne, a scolarizzazione elevata. Questi giovani scolarizzati<br />

emigrano di frequente, anche nel corso dei loro studi, nella speranza di un più facile<br />

inserimento nel modo del lavoro che al Sud resta comunque difficile. L’autore rileva<br />

ancora come l’Italia continui a vivere la contraddizione rappresentata da una domanda<br />

di lavoro , anche industriale, concentrata in alcune aree del Centro Nord e la<br />

disponibilità di un’offerta di lavoro nel Sud con livelli di disoccupazione doppi rispetto<br />

alla media europea. Inoltre le attività lavorative di molti dei giovani immigrati sono<br />

precarie, collocate in posizioni di basso livello, con redditi inadeguati al livello di vita (in<br />

considerazione dell’elevato costo dei beni di prima necessità; soprattutto degli alloggi)<br />

delle regioni Centro Settentrionali. Condizioni migliori di vita sono rilevabili nei giovani<br />

immigrati che possono contare sul sostegno familiare. Con ciò emerge uno dei<br />

paradossi che definiscono la nuova condizione di queste segmento migratorio:<br />

contrariamente alle migrazioni precedenti, non sono più le famiglie d’origine a vivere<br />

delle rimesse degli emigrati, ma questi ultimi a dipendere dalle “rimesse” delle famiglie<br />

d’origine.<br />

10


Anche i rapporti Svimez (Svimez 2006; Svimez 2007) indicano che l’emigrazione dal<br />

Sud nei primi anni del nuovo secolo torna sui livelli degli anni ’60: nel 2004 i<br />

trasferimenti di residenza verso il Centro Nord sono stati infatti 270.000 circa: 120.000<br />

stabili, 150.000 temporanei. Negli anni di massima intensità emigratoria - dal 1961 al<br />

1963 - la quota raggiunse le 295.000 unità. Come si vede quindi la nuova ondata,<br />

almeno in alcuni anni, è quantitativamente molto consistente.<br />

Anche Svimez fa notare che il flusso di partenze è costituito per gran parte da giovani<br />

scolarizzati con un’età tra i 25 ed i 29 anni: oltre il 36% con un diploma superiore, il<br />

13% con la laurea. Le destinazioni preferite sono la Lombardia, l’Emilia Romagna, il<br />

Lazio<br />

La ripresa massiccia della mobilità dal Meridione rappresenta un importante elemento<br />

di novità degli ultimi anni che, oltre a sorprendere, sembra richiedere l’adozione (se<br />

non la costruzione) di metodologie capaci di analizzare un fenomeno sociale che<br />

presenta significative differenziazioni rispetto alla sua configurazione tradizionale.<br />

C’è da notare, tuttavia, e come peraltro avevamo già accennato, che le fonti<br />

informative (statistiche, ricerche, ecc.) disponibili per avviare nuove analisi e campagne<br />

di ricerca adeguate alla rilevanza del fenomeno, sono assai scarse. In sostanza gli unici<br />

dati di riferimento sono costituiti dai trasferimenti di residenza anagrafici rilevati<br />

periodicamente dall’Istituto Centrale di Statistica, e dai dati Censuari, con particolare<br />

riferimento a quelli del decennio 1991-2001 (specificatamente in riferimento allo scarto<br />

tra popolazione residente e popolazione presente). Tali informazioni pur non essendo<br />

completamente adeguate (come è noto, infatti, non sempre la residenza anagrafica<br />

viene trasferita al momento di uno spostamento) costituiscono tuttavia un indicatore<br />

significativo; prendendo in esame la serie storica, infatti, possiamo determinare con<br />

buona approssimazione l’orientamento sociale verso la mobilità.<br />

11


L’Istat segnala che dal 1993 al 2002 i trasferimenti di residenza anagrafici tra le<br />

regioni sono cresciuti nel nostro paese di quasi il 17% (da 287.584 unità del 1993 a<br />

336.461 del 2002). Nel 2003 si registra un leggero calo (in valore assoluto 325.856<br />

spostamenti su un totale di 1.215.816) mentre per quanto riguarda il 2004 il dato si<br />

ricolloca sui livelli del 2002 (335.643 trasferimenti di residenza su 1.310.536<br />

trasferimenti complessivi). Non siamo sui valori degli anni ’60, quando dalle regioni del<br />

Sud si registravano spostamenti di milioni di persone, ma la ripresa dei flussi è<br />

senz’altro un indicatore degli effetti sociali del nostro sviluppo “a macchia di leopardo”,<br />

nel quale, ancora oggi, permane una “questione meridionale” che non è riscontrabile –<br />

per densità e gravità – all’interno di nessun altro Paese della UE.<br />

E’ sufficiente, a questo proposito, esporre le percentuali relative alla mobilità<br />

interregionale del nostro Paese: nel 1993 la mobilità interregionale rappresentava il<br />

25.7% degli spostamenti complessivi; nel 2002 la percentuale sale al 27.5%. Per il<br />

2003 ed il 2004 si registra una leggera diminuzione rispettivamente dello 0,95<br />

(26.8%) e dell’1,9 (25.6%), che non modifica comunque il trend complessivo.<br />

L’incremento totale dei trasferimenti interregionali dal 1997 al 2004 è stato del 9.2%.<br />

Se ci limitiamo solo agli anni del nuovo secolo si nota che, rispetto al 2001, l’aumento<br />

dei trasferimenti tra le regioni è stato del 5.1% (da 320.133 a 336.461). Tale<br />

incremento conferma la tendenza, osservata nel corso dell’ultimo decennio, e cioè, alla<br />

ripresa delle migrazioni di lungo raggio sulle direttrici tradizionali. Tra il 1993 e il<br />

2002,0 infatti, i trasferimenti tra regioni diverse sono aumentati dell’ 1,8% annuo, a<br />

fronte dello 0,7% dei trasferimenti intraprovinciali e dell’1% fatto registrare da quelli<br />

tra province della stessa regione.<br />

Per quanto riguarda la provenienza – ed è quanto ci preme far rilevare –secondo i dati<br />

Istat il 44.1% dei trasferimenti regionali ha origine nel Mezzogiorno d’Italia e tale<br />

flusso si distribuisce soprattutto nelle regioni del Nord Ovest (32.1% del totale), del<br />

12


Nord Est (27.4%) e del Centro (26.5%). Le cancellazioni anagrafiche dalle tre regioni<br />

più interessate dal fenomeno - Sicilia, Campania e Puglia - dal 1997 al 2004 sono<br />

state, rispettivamente, di 271.000 unità (con un picco massimo nel 2000 con 38.962<br />

unità), poco meno di 354.000 (con un picco nel 2000 di 51.281), poco meno di<br />

209.000 (con picco nel 2000 di 31.000 unità).<br />

La Toscana all’interno del quadro nazionale mostra un dinamismo molto sostenuto e,<br />

con un valore di immigrazione netta di 2,4 per mille abitanti (vedi tabella 1), si colloca<br />

al quinto posto in Italia dopo Emilia Romagna, Marche, Friuli Venezia Giulia ed Umbria.<br />

Le iscrizioni anagrafiche dalle altre regioni crescono infatti in Toscana da 21.226 del<br />

1997 a 26.477 nel 2000 per poi ridiscendere a 24.347 nel 2004 (+14.7% dal 1997 al<br />

2004). Il movimento delle cancellazioni anagrafiche pur in crescita risulta molto più<br />

contenuto: da 13.403 del 1997 a 16.887 del 2004.<br />

In definitiva la Toscana continua ad attrarre e si configura anche, alla metà del primo<br />

decennio del secolo, come una delle mete preferite di emigrazione per gli italiani<br />

provenienti soprattutto dalle regioni meridionali e, come vedremo successivamente,<br />

anche per gli stranieri.<br />

13


Tabella 1 - Saldi interregionali (per 1000) per regione. Anno<br />

2002. Valori percentuali.<br />

Piemonte 0,1<br />

Valle d'Aosta 1,3<br />

Lombardia 1,4<br />

Trentino A.A. 1,3<br />

Veneto 1,5<br />

Friuli V.G. 3<br />

Luguria 0,8<br />

Emilia R. 4,5<br />

Toscana 2,4<br />

Umbria 2,8<br />

Marche 3,5<br />

Lazio 0,5<br />

Abruzzo 0,8<br />

Molise 0,6<br />

Campania -2,8<br />

Puglia -3,2<br />

Basilicata -3,9<br />

Calabria -3,1<br />

Sicilia -0,5<br />

Sardegna -4,6<br />

Fonte: Istat<br />

Limitandosi ai soli anni 2003 e 2004 le iscrizioni in Toscana dalle altre regioni<br />

ammontano rispettivamente a complessive 24.136 unità, pari al 29.8% dei movimenti<br />

totali (80.844 nel 2003) e 24.347 pari al 27.8% dei movimenti complessivi del 2004<br />

(87.476 in valore assoluto) dati che confermano il trend positivo di iscrizioni degli ultimi<br />

anni.<br />

Il Rapporto Annuale Istat 2007, da pochi giorni resosi disponibile (un suo esame più<br />

dettagliato sarà effettuato nel rapporto di ricerca finale), conferma le indicazioni<br />

precedenti e fornisce ulteriori spunti di riflessione.<br />

Per quanto riguarda le dinamiche migratorie inerenti i diversi sistemi locali esaminati<br />

per specializzazione produttiva prevalente, si osserva un’alta mobilità (dovuta al<br />

movimento migratorio interno e con l’estero) verso alcuni sistemi locali del Nord-est, in<br />

14


particolare nei sistemi del tessile, delle pelli e dell’abbigliamento e nei sistemi della<br />

manifattura pesante. I sistemi del “made in Italy” si caratterizzano in generale per<br />

un’alta dinamicità dovuta a flussi sia interni sia provenienti dall’estero, a eccezione di<br />

quelli localizzati nel Mezzogiorno che hanno un saldo migratorio interno negativo.<br />

Anche i sistemi della manifattura pesante mostrano un’elevata capacità attrattiva<br />

dall’estero e spesso anche dall’interno, sempre ad eccezione di quelli localizzati nel<br />

Mezzogiorno.<br />

A partire dalla metà degli anni Novanta il movimento migratorio interno torna a<br />

crescere: l’incremento del numero complessivo di trasferimenti di residenza tra comuni<br />

italiani nel corso del decennio 1996-2005 è stato del 20,3 per cento. Nel periodo 2002-<br />

2005 si contano in media circa 1,3 milioni di trasferimenti all’anno. Le “nuove”<br />

migrazioni interne seguono direttrici diverse da quelle del passato e, a fianco alle<br />

migrazioni di italiani, sono sempre di più gli spostamenti di cittadini stranieri sul<br />

territorio nazionale. L’analisi degli spostamenti migratori per origine-destinazione a<br />

livello territoriale disaggregato è complessa, ma di indubbio interesse in un paese,<br />

come l’Italia, in cui il tessuto produttivo è costituito prevalentemente da piccole e<br />

medie imprese, con realtà locali molto radicate. Le reti migratorie consentono infatti di<br />

cogliere non solo l’esistenza di poli produttivi dinamici in grado di attrarre popolazione,<br />

così come le difficoltà di alcuni altri sistemi, ma fanno anche luce sulle strategie<br />

“territoriali” che la popolazione mette in atto per migliorare la propria qualità della vita<br />

o semplicemente per trovare un lavoro.<br />

L’Istat attraverso le tecniche della “network analisis” individua molto bene le direttrici<br />

principali degli spostamenti. I trasferimenti più importanti per quanto riguarda le<br />

migrazioni interregionali si rilevano in corrispondenza delle direttrici Sud-Nord,<br />

particolarmente tra alcune regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Calabria e<br />

Sicilia) e l’Emilia-Romagna e la Lombardia. Il legame più robusto, monodirezionale, è<br />

15


quello tra la Campania, regione che registra la maggior parte delle cancellazioni<br />

anagrafiche, e l’Emilia-Romagna, principale nodo di attrazione delle iscrizioni.<br />

Per quanto riguarda invece le migrazioni interne dei cittadini stranieri (al 1° gennaio<br />

2007 gli stranieri residenti in Italia ammontano a quasi 3 milioni) si evidenzia, con<br />

riferimento ai sistemi locali del lavoro, che la popolazione straniera è concentrata per<br />

oltre il 75% del suo ammontare complessivo nei sistemi con densità demografica<br />

medio-grande e grande, ossia quelli che al 2001 avevano più di 100.000 abitanti.<br />

Ad attrarre gli stranieri sono soprattutto i sistemi non manifatturieri (oltre 1,4 milioni di<br />

individui, pari al 48,2% del totale) e i sistemi del “Made in Italy” (oltre 1,1 milioni, pari<br />

al 37,5/% del totale), nei quali si concentra l’86% della popolazione straniera residente<br />

in Italia. In particolare essi risultano concentrati soprattutto nelle aree urbane ad alta<br />

specializzazione e nei sistemi della produzione di macchine.<br />

Si deve sottolineare però che la presenza di popolazione straniera nei sistemi locali con<br />

differenti specializzazioni produttive prevalenti non implica necessariamente l’impiego<br />

della medesima forza lavoro all’interno di quello specifico settore della produzione.<br />

Come è noto, infatti, gli stranieri si collocano spesso in nicchie del mercato del lavoro e<br />

danno luogo a forme di specializzazione etnicamente connotate.<br />

Da un punto di vista geografico, la popolazione straniera residente, oltre che lungo i<br />

sistemi costieri, si concentra nei sistemi delle grandi aree urbane soprattutto del Nord e<br />

del Centro del Paese. L’incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione - e<br />

questo potrebbe rappresentare un elemento di criticità e di conflitto in tema di relazioni<br />

con la popolazione locale – è maggiore soprattutto nei sistemi locali del lavoro delle<br />

aree urbane ad alta specializzazione (7,9%), di quelle a bassa specializzazione (7,6%),<br />

nei sistemi della produzione di macchine (7,8 per cento) e nei sistemi integrati della<br />

pelle e del cuoio (7%).<br />

16


I valori del tasso di incremento medio annuo della popolazione straniera residente<br />

mettono in luce come, nel periodo considerato, in quasi tutti i sistemi locali si sia<br />

registrato un aumento della popolazione straniera residente (a eccezione di alcuni<br />

sistemi locali della frontiera nord del Paese).<br />

L’incremento è determinato sia dalla componente naturale, che vede il numero delle<br />

nascite prevalere nettamente su quello dei decessi, sia dai flussi migratori. In genere i<br />

sistemi del Mezzogiorno tendono a perdere popolazione straniera, mentre quelli del<br />

Centro-Nord tendono a guadagnarne.<br />

L’analisi dei cambiamenti di residenza che interessano gli stranieri consente di mettere<br />

subito in luce come gli spostamenti rilevanti vedano il Centro-Nord quale area di<br />

destinazione dei flussi, prevalentemente in uscita dai sistemi locali del Mezzogiorno.<br />

Un ulteriore elemento che l’analisi permette di confermare è quello della fuga dalle<br />

città da parte dei cittadini stranieri: i sistemi locali incentrati sulle grandi città del<br />

Centro e del Mezzogiorno vedono uscire gli stranieri verso altre città, mentre, allo<br />

stesso tempo, sembrano stabilirsi network, anche di lunga distanza, tra sistemi di<br />

minor densità demografica. Si può quindi ipotizzare che gli stranieri in uscita dalle<br />

grandi città del Centro e del Mezzogiorno cerchino miglior fortuna in quelle del Nord. È<br />

poi verosimile che – sia per problemi di alloggio sia per avvicinarsi al posto di lavoro –<br />

si spostino, successivamente, nei centri minori del Nord. In altri casi, invece, emergono<br />

network alimentati da forme di catena migratoria che conducono i migranti dai centri<br />

del Sud non urbani verso particolari sistemi locali del Centro-Nord.<br />

Anche per gli stranieri, quindi, le reti di scambio di popolazione appaiono<br />

particolarmente intense laddove si riscontra una forte dinamicità economico-produttiva.<br />

Se, quindi, è vero che non sempre gli stranieri trovano una collocazione lavorativa<br />

rispondente alla vocazione produttiva prevalente del sistema locale del lavoro nel quale<br />

risiedono, altrettanto vero appare il fatto che i loro spostamenti sul territorio sono<br />

17


motivati dalla dinamicità del contesto produttivo, in grado di contribuire in via generale<br />

all’ampliamento delle opportunità lavorative.<br />

In riferimento alle motivazioni endogene che hanno determinato la nuova migrazione<br />

dal Sud, ed ai fattori di richiamo che rendono appetibile, sul piano delle opportunità<br />

lavorative e di insediamento, la nostra regione, si rimanda all’ importante lavoro di<br />

Zanotelli e Berti in corso di pubblicazione (Zanotelli e Berti, 2008). Per i nostri scopi<br />

basterà soltanto ricordare, traendoli appunto dal testo di questi due autori, alcuni<br />

elementi di carattere più generale utili ad inquadrare la situazione anche in riferimento<br />

alla nostra regione:<br />

1) La ripresa dei flussi dal Sud degli anni ’90 è da collegarsi “ alla crisi del sistema di<br />

welfare che per anni ha protetto molte delle regioni dell’Italia Meridionale” (Berti<br />

Zanotelli, 2008, pag. 27). Il venire meno di alcune tutele e garanzie -<br />

determinate prevalentemente dalla contrazione di un intervento pubblico che<br />

oltre ad aver creato posti di lavoro (molto più che al Nord) aveva permesso<br />

anche l’accesso ai benefici derivanti dalle diverse forme di reddito indiretto (tali<br />

devono essere considerati i sussidi di disoccupazione e le pensioni di invalidità) e<br />

mostrato grande tolleranza verso il lavoro “borderline”. Con le sempre maggiori<br />

difficoltà di mantenimento strutturale di questo mix economico-assistenziale, lo<br />

spostamento verso le aree del Nord e del Centro è divenuto l’esito “naturale” per<br />

assicurarsi un livello di vita adeguato per soddisfare i bisogni vecchi e nuovi<br />

indotti dalla condizione postmoderna del consumo. A differenza delle migrazioni<br />

del passato, che sono state determinate prevalentemente da una forte domanda<br />

di lavoro nei settori privati e nell’industria del Nord generata dal boom<br />

economico degli anni ‘50-’60, per le migrazioni odierne sembrano più decisivi i<br />

fattori di espulsione dalle aree di origine che quelli di attrazione nelle aree di<br />

18


ichiamo. Fattori di espulsione che possono essere ricondotti sostanzialmente algi<br />

effetti della già ricordata contrazione del diffuso sistema di welfare –<br />

assistenzialistico;<br />

2) Un altro fattore caratterizzante l’ultima migrazione interna è lo stesso progetto di<br />

vita ad essa associato. Come è stato notato “il progetto migratorio è spesso<br />

concepito nei termini di una esperienza destinata a concludersi dopo pochi mesi,<br />

anche perché condizionata dalla durata temporale delle nuove tipologie<br />

contrattuali” (Rebeggiani 2005 cit. in Berti Zanotelli, 2008, pag. 21). Le attività<br />

lavorative nelle quali gli immigrati si inseriscono, infatti, sono se non proprio<br />

precarie, almeno a tempo determinato e parziale e questo, così come in passato,<br />

causa mancanza di prospettive, assenza di certezze sul proprio futuro<br />

professionale e poche opportunità di garantire a sé ed alla propria famiglia un<br />

tenore di vita dignitoso. L’elemento di novità è “che questa condizione, che<br />

continua comunque ad interessare un’ampia fascia di popolazione priva di<br />

qualsiasi competenza professionale, riguarda sempre più giovani scolarizzati”<br />

(Berti, Zanotelli, 2008, pag. 21) che spesso “finiscono per essere precariamente<br />

impiegati in attività a basso livello soprattutto nell’area dei servizi anche a<br />

carattere stagionale” (Pugliese, 2002, citato in Berti, Zanotelli, 2008);<br />

3) Infine, un ulteriore elemento da considerare, secondo Berti e Zanotelli, “è<br />

rappresentato dal fatto che queste migrazioni precarie sono difficilmente<br />

indagabili, poiché sfuggono spesso a qualsiasi documentazione ed a qualsiasi<br />

controllo senza lasciare traccia” (Berti, Zanotelli, 2008, pag. 21). Si tratta<br />

insomma di “vite in bilico” tra la terra di origine ed il luogo di immigrazione. Tutto<br />

ciò produce “progetti migratori che durano il tempo di un lavoro, quello di una<br />

stagione turistica, o di una raccolta in agricoltura, una commessa pubblica o un<br />

19


appalto” (Berti, Zanotelli, 2008, pag. 21). Non ci sono insomma le possibilità<br />

concrete e le risorse necessarie per pensare ad una stabilizzazione sul territorio e<br />

ad un progetto di vita altrove. “La precarietà quindi è la condizione che meglio<br />

descrive la realtà di questi nuovi migranti non solo sul lavoro, ma in tutte le<br />

diverse sfere della vita” (Berti, Zanotelli, 2008, pag. 21). Il che, come avremo<br />

modo di mostrare nel report conclusivo e che qui ci preme tuttavia anticipare è<br />

all’origine – vedremo con quale rilevanza – di una configurazione sociale<br />

radicalmente nuova, di cui il tasso di conflittualità e intolleranza è sicuramente<br />

l’effetto più immediatamente percepibile, a sua rivelatore delle lacerazioni che nel<br />

tempo si sono prodotte nel tessuto dei tradizionali legami sociali.<br />

1. La Immigrazione straniera in Toscana.<br />

La immigrazione straniera nella nostra regione comincia ad assumere una certa<br />

visibilità intorno alla metà degli anni ’80. Le notizie relative a quel periodo (Tassinari,<br />

1985) descrivono una realtà con le seguenti prevalenti caratteristiche:<br />

1. una presenza straniera formata quasi esclusivamente da persone giovani,<br />

sole, giunte soprattutto per motivi di lavoro;<br />

2. polarizzata quasi esclusivamente (se si esclude l’insediamento cinese<br />

sviluppatosi in un’area periferica - non solo geograficamente - del capoluogo)<br />

nei grandi centri urbani;<br />

3. non policentrica sul piano dell’appartenenza nazionale per il prevalere (ad<br />

esclusione dei paesi Ue e di quelli cosiddetti a sviluppo avanzato) di poche<br />

nazionalità sulle altre;<br />

20


4. (occupata soprattutto nei profili professionali a più bassa qualificazione (anche<br />

se già inizia ad essere rilevante la percentuale di imprenditori fra la<br />

popolazione migrante) disponibili nei settori produttivi caratterizzanti i diversi<br />

territori<br />

Questo modello interpretativo, tuttavia, non appare più in grado di descrivere (e<br />

comprendere) la diversità strutturale che ha iniziato definirsi dalla prima metà degli<br />

anni ’80,. E ciò per almeno due motivi: 1) la stabilizzazione sul territorio di un numero<br />

sempre più significativo di alcune componenti di stranieri; 2) i ricongiungimenti<br />

familiari.<br />

Entrambi questi elementi cambiano la “qualità” dell’inserimento: l’accresciuta domanda<br />

di servizi socio-sanitari, scolastici e formativi, nonché di accesso alle risorse economico-<br />

finanziarie, segnala che siamo di fronte ad un processo di trasformazione di un<br />

insieme differenziato di “lavoratori temporanei” in “cittadini”.<br />

Da qui il progressivo affermarsi di un nuovo modello interpretativo, per il quale la<br />

presenza straniera si caratterizza per:<br />

1. una maggiore diversificazione sotto il profilo demografico, un aumentato<br />

policentrismo secondo le appartenenze etnico-nazionali, e un tendenziale<br />

riequilibrio tra i generi;<br />

2. una diffusione sul territorio provinciale meno polarizzata verso il centro urbano<br />

del capoluogo e più omogenea in relazione soprattutto all’insediamento nelle<br />

aree distrettuali di piccola e media impresa (la “Piana fiorentina”, l’Empolese,<br />

la Val d’Elsa fiorentina), che rappresentano uno degli assi portanti dello<br />

sviluppo economico manifatturiero della provincia e dove le opportunità di<br />

lavoro, al pari delle grandi città, sono più significative e diffuse;<br />

21


3. l’occupazione in tutti i comparti dell’economia (ad esclusione ovviamente del<br />

pubblico impiego e dei servizi strategici: credito, finanza ed altri) anche in<br />

attività e mansioni di livello medio alto (in agricoltura soprattutto e nel<br />

primario) con contratti di lavoro stabili alla quale si associa – come abbiamo<br />

già avuto modo di accennare – lo sviluppo di autonome attività imprenditoriali<br />

che anche nella nostra regione la legge Bossi-Fini, per le modalità definite in<br />

merito all’inserimento lavorativo ha contribuito a far crescere sensibilmente) in<br />

particolare nel settore commerciale (anche se non solo) 1 ;<br />

A questi vanno aggiunti altri elementi caratterizzanti, e che appaiono non meno<br />

rilevanti sul piano economico e sociale. Il primo di questi è sicuramente costituito dal<br />

fatto che:<br />

una qualificata e crescente componente di immigrati nel lavoro autonomo ed<br />

imprenditoriale contribuisce a cambiare la percezione sociale del “migrante” – con quali<br />

effetti sugli autoctoni e gli altri immigrati , tuttavia, non è facile determinare; 2<br />

Non diversamente rilevante appare il fatto che:<br />

1. la presenza di immigrati con elevati titoli di studio ed alta specializzazione che<br />

può legittimare la minore propensione, in alcuni distretti industriali, ad<br />

accettarne l’inserimento lavorativo;<br />

2. Infine, come ulteriore conseguenza dei fattori sopra esposti, possiamo<br />

ipotizzare che, mentre da una parte il crescente sviluppo di realtà<br />

imprenditoriali proprie può permettere di soddisfare l’offerta di lavoro<br />

altamente qualificata degli immigrati, dall’altra ne può legittimare – di fronte<br />

1 Citare il tipo di settore produttivo in cui sono maggiormente presenti e anche le dimensioni delle imprese.<br />

2 Da una parte, infatti, diviene omologo ai valori socialmente accettati del successo, dall’altra, rimanendo comunque ‘altro’ può<br />

alimentare processi di competitività motivati proprio dalla sua differenza; infine, ma non meno importante, produce e legittima<br />

differenziazione sociale all’interno del proprio gruppo di appartenenza sovrapponendo codici culturali diversi (della società<br />

d’origine e della nuova di arrivo).<br />

22


alle “rigidità” autoctone – il senso dell’autosufficienza. Da qui il rischio delle<br />

chiusure autoreferenziali.<br />

In merito al lavoro autonomo occorre rilevare che nel 2007, nella sola provincia di<br />

Firenze, sono state censite 11.782 imprese a titolarità straniera, con un calo rispetto al<br />

2006 di 504 unità, ma con un aumento rispetto al 2000 di ben 5.030. I settori di<br />

attività economica che vedono la presenza più massiccia sono:<br />

1) preparazione e concia cuoio – fabbricazione articoli di viaggio con 1.740<br />

imprenditori (+370 rispetto al 2000);<br />

2) costruzioni con 2.372 imprenditori (+1.727 rispetto al 2000);<br />

3) commercio all’ingrosso con 1.117 imprenditori (+458 rispetto al 2000);<br />

4) commercio al dettaglio con 1.898 imprenditori (+974 rispetto al 2000);<br />

5) confezioni articoli vestiario con 851 imprenditori (+244 rispetto al 2000).<br />

Più in generale comunque l’imprenditoria straniera è diffusa in tutti i settori di attività<br />

economica. Oltre a quelli citati: alberghi, ristoranti, trasporti, industrie alimentari,<br />

agricoltura sono i settori più importanti, con interessanti presenze anche in comparti<br />

(attività immobiliari, informatica) del terziario qualificato, non tradizionalmente<br />

occupati dalla immigrazione dall’estero.<br />

Si tratta prevalentemente di cinesi (1.659 nella preparazione e concia cuoio-<br />

fabbricazione articoli di viaggio e 756 in confezioni articoli vestiario), albanesi (1.287) e<br />

Nord africani (565) nelle costruzioni, Cinesi (387) nel commercio all’ingrosso, Cinesi<br />

(319), Africani (671) ed asiatici del vicino oriente (366) nel commercio al dettaglio.<br />

Alla imprenditoria etnica “cinese”, la prima forma di imprenditoria straniera strutturata<br />

insediata nella nostra regione (nell’area Firenze Prato) (Campani, Carchedi, Tassinari,<br />

1994) ed attiva nelle confezioni dei capi di abbigliamento in pelle e maglieria, nella<br />

ristorazione, e più recentemente nel commercio (che soddisfa soprattutto la domanda<br />

23


interna) si è affiancata quindi, in anni più recenti, un imprenditoria meno “etnica” - che<br />

non è cioè centrata solo sulla comunità, riproducendone i meccanismi ed anche i<br />

rapporti di forza (e recuperando la tradizione e le modalità di funzionamento del<br />

“distretto locale”, e nemmeno occupata unicamente in un solo settore economico<br />

(anche se soprattutto in alcuni comparti la presenza di imprenditori stranieri è molto<br />

polarizzata su alcune specifiche comunità) - più aperta alle opportunità offerte dal<br />

mercato soprattutto in quei settori (edilizia e costruzioni) che negli ultimi anni hanno<br />

avuto particolare successo.<br />

La questione dei titolo di studio e del loro riconoscimento in Italia, e più in generale<br />

delle competenze e capacità professionali acquisite attraverso il percorso<br />

educativo/scolastico, è argomento importante e particolarmente cogente, anche in una<br />

prospettiva che metta al centro del ragionamento i temi della conflittualità con l’offerta<br />

locale e delle discriminazioni nell’accesso al mercato del lavoro.<br />

La possibilità di mettere a frutto, anche “a vantaggio” del nostro sistema economico, la<br />

preparazione e le capacità acquisite dagli immigrati, potrebbe configurarsi come una<br />

vera e propria opportunità sia per il sistema delle imprese, che avrebbe il vantaggio di<br />

dotarsi di ulteriori qualificate competenze, sia per gli immigrati stessi perchè<br />

fornirebbe loro occasione di inserimenti economici più coerenti con i curricoli educativi e<br />

professionali posseduti. Attualmente, ma il dato vale anche per i neo laureati italiani<br />

che si apprestano ad entrare nel mercato del lavoro, il titolo di studio dichiarato (come<br />

emerge molto bene dai dati dei Centri per l’Impiego sugli avviamenti al lavoro e sulle<br />

iscrizioni al collocamento) non corrisponde quasi mai a quello effettivamente<br />

posseduto: gli immigrati infatti affermano una bassa scolarità perché, in caso<br />

contrario, troverebbero molte più difficoltà ad occuparsi: l’imprenditore infatti non è<br />

quasi mai disposto ad inquadrare e retribuire secondo il livello adeguato chi ha alti titoli<br />

di studio.<br />

24


La questione rimanda ancora ad altri due aspetti:<br />

1) La pochezza professionale e lavorativa del lavoro disponibile per gli immigrati che<br />

offre il nostro sistema di imprese, in genere attività di basso-medio profilo dove<br />

conta soprattutto la disponibilità, che gli immigrati sembrano manifestare e<br />

garantire molto più dei loro coetanei italiani, alle condizioni di lavoro date (spesso<br />

imposte). Agli immigrati non resta pertanto che adattarsi, almeno in prima<br />

istanza, a queste condizioni lavorative ed accettarle perchè consentono<br />

comunque l’avvio e spesso la realizzazione del proprio progetto migratorio. Il<br />

tema della “povertà” del nostro mercato del lavoro che produce prevalentemente<br />

posti a basso contenuto specialistico è argomento importante ed oggetto di<br />

riflessione, ci espone infatti da un lato ai rischi di un progressivo e forse, in<br />

alcune aree, irreversibile, processo di decadimento, dall’altro alla competizione<br />

con paesi che, almeno in alcuni settori, sono fortemente concorrenziali con la<br />

nostra economia.<br />

2) L’opportunità per la componente più scolarizzata e professionalmente preparata<br />

che si appresta ad emigrare o che è già emigrata - attraverso progetti di<br />

cooperazione internazionale che prevedano adeguati e strutturali strumenti di<br />

sostegno, in primo luogo economico – di restare nel proprio paese o di ritornarvi<br />

per contribuire, con le proprie competenze e capacità (spesso acquisite attraverso<br />

corsi di studio all’estero) allo sviluppo economico e sociale locale senza<br />

disperderne il capitale umano.<br />

In merito infine al fatto che una componente degli immigrati potrebbe non essere più<br />

tanto disponibile ad accettare le condizioni del lavoro offerte, se ritenute troppo<br />

onerose e poco retribuite – materia che meriterebbe comunque opportuni<br />

approfondimenti - è stato rilevato (Tassinari, Pelagatti, 2003) che in alcune imprese<br />

25


della piana fiorentina, in particolare nel settore alimentare, gli imprenditori trovano<br />

difficoltà a reperire anche la manodopera straniera da inserire nel lavoro a turni e nel<br />

lavoro festivo. Lo stesso accade nel settore dei servizi alla persona dove l’offerta<br />

straniera mostra un certo irrigidimento (soprattutto donne dell’est europeo) ad<br />

accettare sempre e comunque le condizioni salariali e normative offerte (anche se è<br />

determinante, da questo punto di vista, la condizione di regolarità o clandestinità nella<br />

quale si trova la donna) che porta a selezionare e valutare le opportunità disponibili.<br />

L’arrivo degli immigrati stranieri sul territorio nazionale e regionale non è casuale ed è<br />

determinato da una serie di fattori che sono stati ampiamente analizzati da molti autori<br />

(Calvanese 1985, Ambrosini 2003; Giovani, Valzania 2003; Prefetto, Tassinari,<br />

Valzania, 2001). Due ci sembrano particolarmente importanti e significativi dal punto<br />

di vista dei fattori di attrazione:<br />

1) La politica degli stop adottata dai principali paesi Europei d’immigrazione a<br />

partire dagli anni ’70 che ha determinato, per l’irrigidimento dei meccanismi<br />

d’ingresso in quei paesi, il proporsi dell’Italia, ed anche di altri paesi della sponda<br />

Sud del Mediterraneo come Spagna, Grecia, allora assolutamente priva di una<br />

normativa che regolasse e controllasse gli ingressi dall’estero;<br />

2) Una domanda di lavoro interna che, anche a seguito delle trasformazioni<br />

economiche e sociali degli anni 70/80, ha costituito un importante fattore di<br />

attrazione e pertanto favorito l’arrivo di manodopera straniera.<br />

In riferimento a questo secondo punto Ambrosini (2003) delinea molto bene dal<br />

punto di vista dei fattori di attrazione i meccanismi che hanno fatto dell’Italia un<br />

paese di immigrazione:<br />

26


Il nostro sistema economico e produttivo ha conservato numerosi elementi di<br />

tipo tradizionale, che sono stati rilanciati dal nuovo contesto competitivo: il<br />

lavoro indipendente, le piccole medie imprese, i distretti industriali specializzati.<br />

Nella struttura economica nazionale e regionale continuano ad avere grande<br />

peso (e successo) settori ed attività che parevano ormai in netto declino e che in<br />

altri paesi europei non costituiscono più importanti settori dell’economia:<br />

l’industria leggera (tessile, abbigliamento, calzature, legno e mobili, ceramiche),<br />

il commercio al dettaglio, l’edilizia, l’agricoltura, i servizi turistici ed alberghieri.<br />

In molti di questi settori, spesso rinnovatisi positivamente, le occupazioni sono di<br />

carattere stagionale o strutturalmente precario e le condizioni di lavoro mal<br />

pagate e con un basso status sociale. Si tratta di posti di lavoro collocabili nel<br />

settore secondario del mercato del lavoro e particolarmente ricettivi verso il<br />

lavoro immigrato. Una struttura economica di questo tipo lascia ampio spazio a<br />

svariate forme di economia sommersa e di lavoro irregolare, in vario modo<br />

tollerate o comunque non adeguatamente contrastate dai poteri pubblici.<br />

Un altro tipo di domanda di lavoro immigrato deriva dalle caratteristiche<br />

fondamentali del nostro sistema di protezione sociale. Si tratta di un welfare<br />

basato in larga misura su trasferimenti di reddito agli individui (in particolare<br />

trattamenti pensionistici) a cui fa da contrasto un minore sviluppo di servizi<br />

pubblici (per esempio rivolti alla popolazione anziana). In questo contesto è<br />

delegato implicitamente alle famiglie il farsi carico delle domanda di cura dei<br />

propri membri.<br />

“Il sistema di protezione dell’occupazione privilegia la stabilità del posto di lavoro<br />

dei maschi adulti, che corrono meno rischi di disoccupazione dei loro omologhi del<br />

resto d’Europa e ne rafforza la posizione di breadwinners,penalizzando donne e<br />

giovani. Ne deriva una complessa dipendenza delle giovani generazioni dalla<br />

27


solidarietà delle generazioni adulte e anziane che ha come tratto caratteristico la<br />

prolungata permanenza dei figli nell’abitazione dei genitori: i giovani prolungano<br />

gli studi, faticano a trovare lavoro e casa, non ricevono sussidi pubblici di<br />

disoccupazione ma beneficiano dei trasferimenti di redditi e dei servizi forniti dalla<br />

famiglia d’origine. Questi dispositivi producono una protezione sociale per via<br />

familiare che genera disagio, ma comporta anche la possibilità di aspettare e<br />

cercare senza fretta un posto di lavoro considerato accettabile, congruente con gli<br />

studi e socialmente stimato rifiutando le opportunità di lavoro che non hanno tali<br />

caratteristiche. Contribuisce alla resistenza verso il lavoro manuale anche il<br />

timore di una salutazione(?) delle proprie credenziali formative e una scarsa<br />

fiducia nelle possibilità di carriera interna alle imprese: queste essendo per lo più<br />

di piccole dimensioni hanno pochi posti di impiegato o supervisore da offrire”<br />

(Ambrosini, 2004, pag. 13).<br />

Profondi squilibri territoriali tra Nord e Sud del paese ed anche fra aree all’interno<br />

della stessa regione fanno si che per cui si registrino tassi di disoccupazione fra i<br />

più alti dell’UE e regioni con situazione quasi di piena occupazione e che<br />

presentano quindi problemi opposti (disponibilità di offerta, problemi di scarsità di<br />

manodopera). Pur essendo in presenza di un flusso migratorio interno (dal Sud<br />

verso il Nord) che come si diceva ha ripreso vigore, i fattori che abbiamo<br />

evidenziato fino ad ora (aumento dei livelli di istruzione dei giovani, vischiosità<br />

del mercato abitativo, protezione familiare e redistribuzione interna dei redditi)<br />

insieme ad altri più specifici (opportunità di lavoro nell’economia sommersa,<br />

accesso a spezzoni(quali?) di assistenza pubblica) tendono a rallentare e limitare<br />

gli spostamenti interni di manodopera (soprattutto per posti di lavoro da operaio<br />

od assimilabili) che non sono tali da evadere le richieste di lavoro provenienti<br />

dalle regioni più avanzate del Centro-Nord.<br />

28


In questo quadro, nella nostra regione sono riscontrabili almeno tre modelli di sviluppo<br />

economico/territoriale che hanno prodotto una domanda di lavoro immigrato:<br />

1) Il modello dell’industria diffusa (dovuto alle modalità dello sviluppo economico<br />

regionale) che richiede immigrati come manodopera relativamente stabile per le<br />

attività manifatturiere ed in edilizia riscontrabile nei distretti industriali e nelle<br />

aree di piccola impresa (ad esempio area pratese e fiorentina, area aretina,<br />

Valdarno Inferiore, valdelsa fiorentina e senese);<br />

2) Il modello delle economie metropolitane con la centralità del basso terziario,<br />

l’assistenza agli anziani, la figura della collaboratrice familiare;<br />

3) Il modello delle attività stagionali relativamente strutturate collegabile con le aree<br />

turistiche ed agricole (prevalentemente la costa e le pianure interne, ed i centri<br />

d’arte della regione).<br />

Tra gli elementi di novità più significativi dei nuovi flussi migratori (quelli affermatisi<br />

cioè a partire dagli anni ’80 e provenienti da aree di esodo “meno tradizionali” come il<br />

Sud-Est Asiatico, l’Africa, il Sud America) diretti verso la nostra regione (e l’Italia) c’è<br />

da segnalare quello dell’immigrazione femminile, al quale prima si faceva riferimento.<br />

A differenza dei flussi migratori degli anni ’50 e ‘60 (diretti verso i paesi del Centro<br />

Nord Europa) che si caratterizzavano per una presenza prevalentemente “passiva” della<br />

componente femminile - esse restavano quasi sempre nel proprio paese e solo<br />

successivamente raggiungevano il primo migrante - nei flussi di nuova immigrazione<br />

provenienti in particolare dalle Filippine, da Capoverde, dai paesi del Corno d’Africa, da<br />

Ceylon (come si chiamava allora l’odierno Sry Lanka) le donne acquistano un peso<br />

rilevante al punto da connotare fortemente, ed in alcuni casi completamente, sul piano<br />

numerico tali gruppi nazionali. A questa nuova situazione corrisponde un diverso ruolo<br />

29


economico della donna: da componente al seguito le donne si trasformano nei veri e<br />

propri capifamiglia, realizzano cioè il reddito necessario al mantenimento del nucleo<br />

familiare.<br />

Al flusso proveniente dalle aree suddette, che è andato progressivamente<br />

riequilibrandosi sul piano dell’appartenenza di genere nel corso degli anni (a causa<br />

anche del naturale processo di maturazione), comincia a sovrapporsi, diventando<br />

socialmente visibile verso la fine degli anni ‘80, ampiamente maggioritario oggi,<br />

l’immigrazione femminile dai paesi dell’Est europeo, anche in questo caso in misura tale<br />

da connotare spiccatamente in questo senso alcuni gruppi nazionali (Polonia, Ucraina,<br />

Moldavia, Romania). Come già visto anche per questo flusso (spesso definito “il flusso<br />

delle turiste”, a causa delle modalità di arrivo nel nostro paese quasi sempre attraverso<br />

un permesso di soggiorno per motivi turistici) si nota una stretta corrispondenza tra<br />

gruppo nazionale, genere, attività lavorativa esercitata che è nella stragrande<br />

maggioranza dei casi la badante e/o l’attività domestica. In definitiva la presenza<br />

femminile di più recente immigrazione presenta una diversificazione di provenienza<br />

rispetto alla precedente, ma non altrettanto per gli esiti occupazionali, che rimangono –<br />

come abbiamo già esposto – quelli relativi alla “cura della persona”.<br />

Un ulteriore elemento sul quale conviene riflettere è costituito dal ruolo delle reti<br />

informali nell’accesso al lavoro. Il fatto, del resto, sembra ormai definitivamente<br />

acquisito nella letteratura scientifica (Prefetto, Tassinari, Valzania, 2001; Tassinari,<br />

Pelagatti, 2003; Giovani, Valzania, 2004): il peso e l’importanza che la componente<br />

amicale e parentale, sia quella legata all’imprenditore, sia quella che fa riferimento allo<br />

straniero già inserito in azienda, ha una importanza fondamentale nell’orientare le<br />

scelte dell’imprenditore per l’assunzione.<br />

30


2.1 L’immigrazione straniera in Toscana attraverso alcuni dati<br />

Intorno alla metà degli anni ’80 contemporaneamente ad un un decremento<br />

quantitativo degli arrivi dal Sud, comincia a diventare visibile, anche da un punto di<br />

vista numerico, la presenza di molti immigrati stranieri insediatisi in modo particolare<br />

nei grandi centri urbani ed in alcune aree interne ed occupati allora soprattutto nei<br />

servizi privati alle persone e più in generale nel terziario dequalificato.<br />

La presenza straniera per altro soddisfaceva prevalentemente, almeno nei prima anni,<br />

una domanda di lavoro legata, più che ad effettive esigenze economiche, a modelli e<br />

comportamenti culturali e sociali (si pensi alle domestiche filippine ed africane)<br />

Ad integrazione dei dati Istat prima citati si rileva dal 1998 al 2002 un progressivo e<br />

significativo balzo in avanti delle iscrizioni dall’estero (prevalentemente di cittadini<br />

stranieri): i trasferimenti passano infatti, in valore assoluto, da 68.866 a 108.611 con<br />

un aumento del 57.7%.<br />

Per quanto riguarda in particolare i trasferimenti interregionali degli stranieri, la<br />

grande maggioranza di coloro che trasferiscono la propria residenza si iscrive nei<br />

comuni del Nord (72%): di questi, poco meno del 40% proviene da comuni di altre<br />

regioni settentrionali, e quasi il 35% dalle regioni meridionali.<br />

La mobilità tra le sole regioni del Nord è dunque particolarmente consistente, anche se<br />

appare comunque elevato altresì il flusso dei trasferimenti dalle regioni meridionali<br />

verso il Centro-Nord: tra i cancellati per altre regioni il 34,1% proviene dal meridione e<br />

di questi oltre il 93% si dirige verso le regioni centrali e settentrionali. Molto più<br />

limitato appare invece il volume dei trasferimenti tra le regioni meridionali, che pesano,<br />

sul totale dei cambi di residenza interregionali, appena per il 2,6%.<br />

31


Tabella 2 - Trasferimenti di residenza intraregionali ed interregionali degli stranieri. Anno 2002.<br />

Area di cittadinanza Trasf.Intrareg. Trasf.Interreg. Totale<br />

Unione Europea 3.418 1.168 4.586<br />

Europa Cen. Orien. 25.826 11.321 37.147<br />

Altri paesi europ. 282 111 393<br />

Africa Sett. 18.764 5.721 24.485<br />

Africa Occ. 6.686 2.435 9.121<br />

Africa Orien. 776 564 1.340<br />

Africa Cen. Merid. 560 200 760<br />

Asia Occ. 556 215 771<br />

Asia Cen. Merid. 7.114 3.599 10.713<br />

Asia Orient. 6.369 4.381 10.750<br />

America Sett. 344 160 504<br />

America Cen. Merid. 5.965 1.975 7.940<br />

Oceania 46 36 82<br />

Apolidi 10 9 19<br />

Totale 76.716 31.895 108.611<br />

Fonte: Istat.<br />

Tabella 3 – Trasferimenti di residenza interregionali di cittadini stranieri, per ripartizione di origine e di<br />

destinazione. Anno 2002<br />

Ripartizioni di origine Ripartizioni di destinazione<br />

Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole<br />

Italia<br />

Nord-ovest 2.321 2.580 1.127 363 189 6.580<br />

Nord-est 2.295 1.837 937 322 123 5.514<br />

Centro 2.762 3.272 1.979 673 239 8.925<br />

Sud 2.615 2.994 1.689 494 97 7.889<br />

Isole 1.222 1.072 545 132 16 2.987<br />

Italia 11.215 11.755 6.277 1.984 664 31.895<br />

Fonte: Istat.<br />

L’Istat ci informa ancora che, pur con qualche oscillazione, l’evoluzione della mobilità<br />

con l’estero nell’ultimo decennio segna chiaramente la crescita sostenuta e pressoché<br />

32


continua degli ingressi nel nostro Paese e, al contrario, la sostanziale stabilità del dato<br />

delle cancellazioni.<br />

Il saldo con l’estero è risultato particolarmente elevato nel triennio 2000-2002: in<br />

particolare, nel 2002 è stato pari al 3 per mille, il valore più alto mai registrato, sia per<br />

effetto dell’incremento degli iscritti (+2,4% rispetto al 2001, e più che raddoppiati<br />

rispetto al 1993) sia per la forte contrazione delle cancellazioni. In Toscana in<br />

particolare si passa dagli 11.946 del 1997 ai 29.229 del 2004. L’incremento nella nostra<br />

regione è particolarmente sostenuto tra il 2002 ed il 2003 (da 15.512 a 32.571). Il<br />

saldo tra iscritti dall’estero e cancellati per l’estero dei cittadini stranieri (1.898 per il<br />

2003 e 2.114 per il 2004) colloca la Toscana tra le regioni maggiormente interessate<br />

dal fenomeno.<br />

Nella nostra regione le iscrizioni dall’estero hanno conosciuto, rispetto al 2002, un<br />

vero e proprio boom passando dalle 15.512 del 2002 alle 32.571 dell’anno successivo<br />

per poi calare nel 2004 a 29.229. Tra questi i cittadini stranieri che hanno preso la<br />

residenza nella nostra regione sono stati nel 2004 - in valore assoluto - 27.522, con un<br />

incremento rispetto al 2002 di oltre il 100% (in valore assoluto 13.753).<br />

Tab. 4 - Trasferimenti di residenza di cittadini stranieri dall’estero in Toscana. Anni 1997/2004. Valori<br />

assoluti.<br />

1999 2000 2001 2002 2003 2004<br />

Iscrizioni in:<br />

Toscana 14.416 16.232 14.050 13.753 30.485 27.522<br />

33


Italia 152.900 192.557 172.836 168.726 392.771 373.086<br />

Cancellazioni da: 1999 2000 2001 2002 2003 2004<br />

Toscana 605 682 615 493 658 870<br />

Italia 8.590 9.121 9.176 7.700 8.840 10.755<br />

Fonte: Istat.<br />

In definitiva il quadro che sembra emergere, già dall’analisi dei dati anagrafici sui<br />

trasferimenti di residenza (vedremo dopo come queste indicazioni siano coerenti con<br />

altri tipi di informazioni disponibili) vede la Toscana tra le mete preferite di arrivo sia<br />

dei flussi provenienti dalle regioni meridionali sia di quelli provenienti dall’estero. Basti,<br />

a questo proposito, ricordare che a fronte di un saldo demografico ancora negativo<br />

(nascite-decessi -7.386), nel 2004 la popolazione toscana - sia pure lievemente – è<br />

cresciuta, passando da 3.566.000 unità del 2003 a 3.598.000 del 2004.<br />

Alla fine del 2006 i permessi di soggiorno rilasciati nella regione sono in totale 177.523<br />

dei quali oltre 62.000 (quasi un terzo del totale) in provincia di Firenze. Tale dato<br />

tuttavia, come è noto, indica i permessi validi alla data di rilevazione, senza indicare<br />

quindi i permessi di soggiorno scaduti ed in corso di rinnovo ed i minori di 14 anni che<br />

sono iscritti sui permessi di soggiorno dei genitori/tutori. Per tali motivi le stesse<br />

Questure stimano che gli immigrati siano circa un 25% in più del numero effettivo dei<br />

soggiornanti sul loro territori (Ministero dell’Interno-Conferenza dei Prefetti della<br />

Toscana, 2007). A Firenze la questura locale indica in circa 85.000 gli immigrati<br />

effettivamente presenti.<br />

La tipologia dei permessi di soggiorno e la suddivisione per province è riportata in<br />

tabella 5:<br />

34


Tab. 5 – Permessi di soggiorno suddivisi per provincia e motivo. Anno 2006. Valori<br />

assoluti. (Fonte: Ministero dell’Interno)<br />

Provincia Tot. Perm. Lav. Sub Lav. Aut. Famiglia Studio Altro<br />

Arezzo 16.222 10.338 4.753 - - 1.080<br />

Firenze 62.073 41.365 6.566 10.796 3.346<br />

Grosseto 8.808 4.551 513 2.750 60<br />

Livorno 10.952 5.173 859 3.513 106<br />

Lucca 12.620 5.544 1.323 4.057 97<br />

M.Carrara 2.834 1.345 299 775 109<br />

Pisa 15.761 6.430 1.426 4.914 336<br />

Pistoia 13.724 6.455 1.079 4.703 103<br />

Prato 19.595 10.550 3.005 5.373 106<br />

Siena 14.934 7.515 768 5.037 412<br />

Totali 177.523 99.266 20.591 41.918 4.675 1.080<br />

Le altre principali caratteristiche della immigrazione presente sono le seguenti:<br />

1) Le donne rappresentano la componente più numerosa (80.258 contro 77.141);<br />

2) L’incidenza sulla popolazione residente nel 2006 oscilla dal 2.5% di Livorno a<br />

10.6% di Prato con un’incidenza media del 5.7%;<br />

3) I gruppi nazionali più numerosi sono rappresentati dai Rumeni (12.8% del totale<br />

dei permessi di soggiorno alla fine del 2006, quasi 26.000 unità in v.a.), dagli<br />

albanesi (19.8% del totale), dai marocchini (7.7% del totale), dai cinesi (11.8%<br />

del totale);<br />

4) I settori prevalenti d’impiego degli immigrati che lavorano alle dipendenze (per<br />

quanto riguarda il lavoro autonomo si rimanda ai dati più su citati) sono:<br />

l’industria (20.7% del totale, 22.165 stranieri in valore assoluto), i servizi alle<br />

35


persone ed alle famiglie (16.2% del totale, quasi tutte donne) , alberghi e<br />

ristoranti (10.1%), costruzioni (24.3%), servizi alle imprese (9.2%).<br />

36


2.2. L’immigrazione in due comuni del Mugello-Val di Sieve:Scarperia e<br />

Dicomano.<br />

La provincia di Firenze con 37.761 iscritti nel 2004 di cui 10.553 dall’estero e<br />

25.387 da altri comuni rappresenta l’area regionale più dinamica. Essendo le<br />

cancellazioni anagrafiche 26.533 per l’interno e 966 per l’estero, per un totale<br />

di 29.228 cancellati, il saldo migratorio risulta quindi largamente positivo.<br />

In questo contesto i comuni del Mugello Val di Sieve confermano appieno la<br />

Loro attrattività in particolare per gli arrivi dall’estero. Mentre l’interscambio<br />

con l’interno è ridotto (il saldo migratorio è negativo per 171 unità, 43 le<br />

iscrizioni, 214 le cancellazioni), quello con l’estero mostra valori molto<br />

sostenuti (ben 1.696 iscritti contro 1.128 cancellati) con un saldo migratorio<br />

positivo di 468 unità.<br />

Per definire e valutare nel merito l’impatto e la presenza degli immigrati in<br />

questa area si è deciso di realizzare due approfondimenti per i comuni di<br />

Scarperia e Dicomano che mettono in luce alcune delle caratteristiche<br />

principali della presenza di immigrati interni e stranieri in questa area.<br />

I due comuni in oggetto rappresentano sul piano geografico e demografico<br />

due realtà di medio piccole dimensioni (Dicomano ha circa 5.300 abitanti ed il<br />

suo territorio si estende per oltre 61 km quadrati; Scarperia poco di 4.700<br />

abitanti su una superficie 79 Km/quadrati) con una struttura economica in<br />

37


cui l’agricoltura ed in parte l’allevamento hanno avuto storicamente un peso<br />

importante. Il territorio ha visto però svilupparsi, e potenziarsi, nel corso<br />

degli anni 80-90 diverse attività imprenditoriali e produttive ed in particolare<br />

a Scarperia un certo turismo dovuto alla presenza dell’autodromo ed alle<br />

trasformazioni territoriali collegate alla diga di Bilancino. In anni ancora più<br />

recenti i cantieri aperti per la realizzazione di alcune grandi opere (alta<br />

velocità e variante di valico), hanno richiamato nell’area diverse imprese,<br />

spesso in appalto o in subappalto e molti “trasferisti”, anche da altre regioni<br />

italiane, occupate nella esecuzione dei lavori.<br />

In queste realtà a Nord est di Firenze, l’immigrazione dal Meridione ha<br />

storicamente rappresentato sempre una presenza significativa: dapprima<br />

inserendosi nelle attività agricole e rurali, in concomitanza con l’abbandono<br />

delle campagne di una parte della popolazione locale, dall’altra, negli anni<br />

90 ed ancora oggi, per la realizzazione delle grandi opere cui prima si faceva<br />

riferimento (Diga di Bilancino, variante di Valico, Alta Velocità Ferroviaria).<br />

L’analisi della popolazione residente dei due comuni rileva il peso e l’incidenza<br />

di questa immigrazione, anche se la componente più recente risulta<br />

statisticamente, per i motivi precedentemente ricordati, ampiamente<br />

sottostimata. Inoltre, come risulterà chiaro dall’analisi delle interviste ai<br />

testimoni privilegiati dell’area, l’immigrazione interna è quasi del tutto<br />

ignorata. Al contrario l’immigrazione straniera, seppur numericamente<br />

minoritaria, abbastanza conosciuta ed oggetto di alcuni interventi di<br />

38


politiche sociali.<br />

Il Comune di Dicomano<br />

La popolazione residente nel comune ammontava complessivamente nel<br />

2006 ad oltre 5.450 abitanti. Gli stranieri e gli italiani nati in altre regioni sono<br />

In totale 1.248, rappresentano cioè il 22.8% del totale. In sostanza quasi un<br />

cittadino su quattro non è originario del luogo nè di altro comune della<br />

Toscana (si vedano le tabelle dalla 6 alla 11 riportate in fondo al testo).<br />

Gli stranieri rappresentano l’8.5% di tutti i residenti del comune (449 in v.a.);<br />

un valore nel complesso abbastanza elevato se si pensa che l’incidenza dei<br />

residenti stranieri in Toscana sul totale della popolazione al 31.12.06 è del<br />

7.1% (in provincia di Firenze del 7.8%, mentre la media regionale, sempre al<br />

31.12.06, è del 6.5%). Si tratta di immigrati provenienti prevalentemente<br />

dell’Est Europeo (367 in v.a. 81.5% del totale). I gruppi nazionali più numerosi<br />

sono gli albanesi (280 in v.a., 62.2% del totale) seguiti a grande distanza dai<br />

rumeni e dai polacchi. Il dato relativo al periodo d’immigrazione nel comune<br />

è molto interessante perché mostra che si tratta di un flusso<br />

prevalentemente nuovo: gli arrivi a partire dal 2001 sono complessivamente<br />

339 (in v.a.) pari al 75.3% del totale. Si tratta quindi di un flusso recente<br />

(gli arrivi dal 1.1.01 al 31.12.04 sono in totale 144, pari al 32% del totale)<br />

o recentissimo (gli arrivi dall’1.1.05 sono in totale 195 pari al 43.3.% del<br />

totale).<br />

Ad un’analisi più dettagliata, prendendo in esame solo il flusso proveniente<br />

39


dai paesi dell’Europa Orientale che rappresenta, come abbiamo prima visto,<br />

la parte nettamente maggioritaria, si rilevano tuttavia alcune disomogeneità<br />

che mostrano come i rumeni (61% del totale) più degli albanesi (42.5) si<br />

configurino come la componente con la più alta percentuale di arrivi dopo<br />

l’1.1.05.<br />

Anche in riferimento alla provenienza si rilevano alcuni elementi che meritano<br />

di essere sottolineati: oltre il 60% degli stranieri residenti nel comune<br />

proviene direttamente dal proprio paese di origine - spesso dallo stesso<br />

comune o località, o da comuni e località situati nelle immediate vicinanze - ed<br />

il 21.8% da altri comuni della Toscana. La mobilità interregionale degli<br />

stranieri invece risulta poco marcata (5.3% del totale). Si tratta quindi per<br />

molti versi di arrivi “mirati” frutto probabilmente di catene migratorie<br />

consolidate e diffuse e di reti di parentela ed interetniche; spesso di vere e<br />

proprie strategie migratorie che determinano la partenza in ondate successive<br />

dei membri del nucleo familiare – molti immigrati albanesi e rumeni hanno<br />

lo stesso cognome – secondo un modello abbastanza consolidato e<br />

diffuso: la partenza del primo migrante che una volta insediatosi nell’area<br />

di arrivo ed aver risolto almeno in prima istanza l’inserimento lavorativo,fa<br />

arrivare gli altri componenti del nucleo dopo aver valutato le opportunità oc-<br />

cupazionali presenti sul territorio. Si tratta insomma di flussi predeterminati<br />

ed orientati da colui che per primo ha intrapreso la strada dell’emigrazione.<br />

Se scomponiamo il dato generale e lo decliniamo in relazione alle principali<br />

comunità dell’Est Europa si notano differenze significative almeno in<br />

riferimento ai due principali gruppi: tra i rumeni la percentuale di coloro<br />

40


che arrivano direttamente dal proprio paese è poco meno dell’80%, tra gli<br />

albanesi la percentuale si abbassa al 63.9%. Di converso è più alta per questi<br />

ultimi la mobilità intraregionale e quella interregionale.<br />

La immigrazione dalle altre regioni italiane (in totale 732 unità) con<br />

particolare riferimento a quella proveniente dal Sud Italia (che rappresenta<br />

il 60.5% del totale delle immigrazioni interne) vede nei campani e nei<br />

siciliani le comunità più numerose (rispettivamente il 21.2% ed il 14.2%<br />

del totale).<br />

Rispetto alla data di arrivo sul territorio comunale si rileva una polarizzazione<br />

abbastanza marcata soprattutto per i lucani (78.6% di tutti i lucani), i<br />

campani (72.3% di tutti i campani), i calabresi (69.6% di tutti i calabresi)<br />

anche se, in generale, per tutte le regioni del sud la percentuale di coloro<br />

che sono giunti prima del 2000 è ampiamente superiore alla metà.<br />

Complessivamente il 64.3% di tutti gli immigrati interni è giunto prima<br />

del 2000.<br />

Gli arrivi più recenti, quelli dopo l’1.1.05, sono abbastanza significativi<br />

soprattutto per i pugliesi (26.7% di tutti i pugliesi) ed i siciliani (21.5%).<br />

Nel complesso la immigrazione dalle altre regioni giunta dopo tale data<br />

è 15.3%.<br />

Se analizziamo il flusso migratorio per tutte le regioni si rileva che i campani<br />

ed i calabresi costituiscono il numero più elevato di coloro che sono giunti<br />

41


nel territorio prima del 2000 (rispettivamente 23.8% e 15.1% del totale)<br />

Mentre invece le percentuali di arrivi più recenti sono costituite<br />

da siciliani, campani, e pugliesi (rispettivamente con il 20.5%, 17%,14.3%).<br />

In riferimento invece alla provenienza (complessivamente gli immigrati<br />

giungono per il 36.5% dalla propria regione e per il 57.5% da altri comuni<br />

della Toscana) le percentuali più alte di arrivi dalla stessa regione si rilevano<br />

per i calabresi (61.8% di tutti i calabresi), ed i campani (43.9% di tutti<br />

i campani). La mobilità interna alla regione riguarda invece di più<br />

i lucani (71.4% di tutti i lucani), i pugliesi (66.7% di tutti i pugliesi)<br />

ed i sardi (63.3% di tutti i sardi).<br />

Tra tutti gli immigrati interni quelli che hanno la percentuale più alta di arrivi<br />

dalla stessa regione sono i campani (25.5% di tutti i gruppi regionali) ed<br />

i calabresi (23.6% del totale). Quelli che invece hanno la più alta percentuale<br />

di arrivi dagli altri comuni della Toscana sono i siciliani (15.9% del totale)<br />

ed i campani (19.2% del totale).<br />

Anche per quanto riguarda la immigrazione interna si rileva abbastanza bene<br />

quello che si notava per la immigrazione dall’estero: spesso il comune o la<br />

località di provenienza di molti immigrati è la stessa, o si tratta di comuni e<br />

località limitrofi o situati nelle immediate vicinanze. Inoltre molti immigrati<br />

hanno lo stesso cognome e, pur differenziati per coorti generazionali, identiche<br />

date di arrivo. Il che permette di ipotizzare l’esistenza di catene migratorie finaliz-<br />

42


zate alla ricomposizione del nucleo familiare originario. Da questo punto di vista,<br />

quindi, le strategie migratorie degli stranieri e dei nostri connazionali del Meridio-<br />

ne, non sembrano differenziarsi.<br />

Il comune di Scarperia<br />

L’andamento demografico del comune di Scarperia presenta molte analogie<br />

con quello del comune di Dicomano. La popolazione residente nel comune<br />

nel 2007 ammontava a 4.739 unità: gli immigrati stranieri rappresentano<br />

l’8,6% del totale della popolazione (in v.a. 406) (i nati all’estero sono tuttavia<br />

515 (il 10.8% del totale), mentre gli immigrati provenienti dalle altre regioni<br />

sono in totale 1.047 (il 22.1% della popolazione): in sostanza quasi un<br />

cittadino su tre non è nato sul territorio comunale (si vedano le tabelle<br />

dalla 12 alla 18 riportate in fondo al testo).<br />

Gli immigrati stranieri, così come per altro quelli rilevati nel comune<br />

di Dicomano, provengono prevalentemente dall’Europa dell’Est (70.9% del<br />

totale, 288 in v.a.) sia pure con un incidenza rispetto al totale degli stranieri<br />

inferiore (a Dicomano la immigrazione dell’Est riguarda l’81.7% del totale)<br />

soprattutto albanesi (135 in v.a., 33.2% del totale) e rumeni (131 in v.a.,<br />

32.2% del totale) seguiti dagli africani (12.1%, in v.a. 51).<br />

Nel complesso si tratta di una immigrazione abbastanza recente anche se<br />

non recentissima (il 56.7% degli immigrati dall’Est europeo è giunto sul<br />

territorio comunale nel periodo 1.1.01 - 31.12.04, ed il 29.8% a partire<br />

dall’1. 1. 05). Mentre tra quelli giunti prima del 2000 gli immigrati dall’Europa<br />

43


Orientale rappresentavano il 54.5% del totale, nei successivi periodi di<br />

tempo individuati la loro incidenza aumenta di quasi 20 punti percentuali.<br />

In sostanza questa immigrazione è temporalmente molto giovane,<br />

coerentemente con le indicazioni provinciali, regionali, e anche<br />

relativamente al comune di Dicomano.<br />

Per quanto riguarda la provenienza, il 64.8% degli iscritti nel comune<br />

proviene direttamente dal proprio paese (spesso dalla stessa città)<br />

con un picco per i rumeni del 75.6%, ed il 26.4% da altri comuni della<br />

Toscana.<br />

Anche nel caso della immigrazione straniera presente a Scarperia valgono<br />

le indicazioni prodotte per Dicomano: il meccanismo<br />

della catena migratoria sembra aver determinato le partenze<br />

(spesso dalla stessa località o da località limitrofe) in successive<br />

ondate ( molti immigrati hanno gli stessi cognomi: i più “vecchi” sono<br />

i primi migranti, seguiti successivamente dagli altri membri del gruppo<br />

familiare).<br />

L’immigrazione proveniente dalle altre regioni italiane, con particolare<br />

riferimento ai flussi dal Sud presenta molte caratteristiche analoghe a quelle<br />

dei flussi dall’estero. Sul piano quantitativo il flusso più consistente è quello<br />

proveniente dalla Campania (21% del totale), seguita da Sicilia (17.5% del<br />

totale) e Calabria (11.9% del totale). Complessivamente dalle regioni del Sud<br />

arrivano il 66.3% degli immigrati interni.<br />

44


Gli arrivi dal sud datano prevalentemente prima del 2000 con punte massime<br />

per la Sicilia e la Campania (rispettivamente il 66.7% di tutti i siciliani residenti<br />

nel comune ed il 65.5% di tutti i campani residenti nel comune).<br />

I trasferimenti di residenza più recenti, quelli dopo l’1.1.05 riguardano<br />

prevalentemente i pugliese ed i lucani (rispettivamente il 23% di tutti i pugliesi<br />

ed il 21.4% di tutti i lucani).<br />

I campani ed i siciliani sono i gruppi regionali che in misura maggiore hanno<br />

trasferito la loro residenza a Scarperia prima del 2000 (rispettivamente 20.8%<br />

e 17.7% di tutti gli immigrati interni).<br />

Tra gli immigrati dopo l’1.1.05 invece a prevalere sono i siciliani (11.2% di tutti<br />

gli immigrati interni) ed i pugliesi (9.6% di tutti gli immigrati interni).<br />

Per quanto riguarda la provenienza (limitatamente alle regioni del Meridione), i<br />

gruppi regionali che maggiormente giungono direttamente dalla propria<br />

regione sono siciliani e calabresi (rispettivamente il 59.6 di tutti i siciliani ed il<br />

48.8% di tutti i calabresi), anche se le percentuali per tutte le regioni del Sud<br />

(ad esclusione di lucani, abruzzesi/molisani e sardi) sono molto alte.<br />

Anche la mobilità intraregionale degli immigrati dal Sud è molto alta: (82% di<br />

tutti gli abruzzesi/molisani, 66% di tutti i sardi, 57% dei lucani, 50% dei<br />

pugliesi).<br />

Solo per i campani ed i lucani, sia pur con percentuali molto più<br />

basse(rispettivamente con il 15.3% ed il 10.2%) è di qualche consistenza la<br />

mobilità interregionale.<br />

Come si è visto, quindi, i meccanismi fondamentali della catena migratoria,<br />

quei processi, cioè, che pre-definiscono ed orientano la partenza e la località di<br />

45


arrivo del migrante, sia esso proveniente dalle regioni del Meridione d’Italia,<br />

sia proveniente dall’estero, sono per molti versi gli stessi.<br />

2. Alcune considerazioni in merito all’integrazione nella realtà<br />

locale degli immigrati<br />

Il quadro che abbiamo finora tracciato è già abbastanza esplicativo - pur con i<br />

limiti dovuti alla scarsità di materiale disponibile sui temi della integrazione nel<br />

contesto locale, in particolare per la componente proveniente dalle regioni del<br />

Meridione - di alcuni possibili elementi di frizione e/o conflitto che potrebbero<br />

insorgere nel quadro delle relazioni fra popolazione locale, immigrati interni,<br />

immigrati dall’estero.<br />

Occorre innanzitutto rilevare preliminarmente che molto spesso il sistema di<br />

relazioni ed il capitale sociale a disposizione dell’immigrato interno e<br />

dell’immigrato straniero, ma anche di molti gruppi sociali del contesto locale<br />

nel quale si inseriscono gli immigrati, si presenta estremamente povero e poco<br />

strutturato. Il loro capitale sociale si sostanzia, infatti, prevalentemente in<br />

relazioni “deboli”, importanti per consentire ad esempio l’accesso al lavoro che,<br />

almeno per gli stranieri, si realizza soprattutto attraverso propri connazionali<br />

(spesso propri concittadini), ma poco efficaci e significative per - ad esempio -<br />

l’accesso alle risorse disponibili ed alla attivazione di una rete di sostegno<br />

adeguata.<br />

46


La precarietà del lavoro, coniugata a progetti migratori temporanei (con<br />

particolare riferimento agli immigrati interni delle ultime ondate ed alla più<br />

recente immigrazione straniera), oltre a produrre incertezza per il futuro non<br />

stimolano a conoscere le opportunità a disposizione ed il funzionamento del<br />

sistema dei servizi, e le loro reti di relazione con realtà “forti” sembrano fragili<br />

e frammentarie. Trovarsi “a mezza parete” (Frigessi Castelnuovo, Risso, 1982)<br />

con la vita “sospesa” tra area di esodo e nuovo contesto d’inserimento<br />

determina per l’immigrato, sul piano affettivo e relazionale, legami fortemente<br />

instabili.<br />

Tuttavia per gli immigrati stranieri, sia per la presenza di legami solidaristici e<br />

di appoggio interni al gruppo nazionale di appartenenza (anche se non<br />

ugualmente strutturati e diffusi in tutte le comunità), sia per l’attività di un<br />

associazionismo di sostegno (italiano e straniero) radicato ed esteso nella<br />

nostra regione, il senso di precarietà è, almeno in apparenza, meno cogente.<br />

Per quanto riguarda gli immigrati interni, invece, che si trovano in difficoltà e<br />

non riescono a realizzare il proprio progetto, la rete di relazioni che deriva<br />

dall’associazionismo presente sul territorio sembra meno incisiva e comunque<br />

meno attiva anche perché proiettata, più frequentemente, su attività culturali<br />

e di natura ricreativa collegate alla terra di origine.<br />

Per quanto riguarda l’immigrazione straniera l’alta incidenza e concentrazione,<br />

in rapporto alla popolazione locale, riscontrata soprattutto in alcune zone delle<br />

grandi città (Firenze, Prato, Livorno, Arezzo) ed aree del territorio regionale<br />

(Area fiorentina a pratese, la Val Tiberina) può configurasi come possibile<br />

elemento di conflitto con la popolazione già insediata (sia autoctona che<br />

immigrata dal Meridione). Per altro situazioni di tensione già si sono verificate:<br />

47


ad esempio a Prato e nell’area della periferia nord ovest di Firenze dove<br />

l’atteggiamento di forte ostilità, in particolare nei confronti del gruppo<br />

nazionale cinese, ha dato luogo a forme di xenofobia, nemmeno tanto velate,<br />

che comunque sono state gestite, dalle amministrazioni pubbliche e dai settori<br />

più sensibili della comunità locale, in modo tale da non creare, almeno<br />

apparentemente, solchi e distanze incolmabili.<br />

Il clima di intolleranza e di paura diffusosi a seguito degli attentati terroristici<br />

del 2001 negli Stati Uniti e successivamente a Madrid e Londra, ha alimentato<br />

un diffuso pregiudizio soprattutto verso gli immigrati di religione islamica.<br />

Insieme a questo in vasti settori dell’opinione pubblica si è affermato, veicolato<br />

dai media, un altro preconcetto secondo il quale la clandestinità degli immigrati<br />

si coniuga sempre e comunque a delinquenza, illegalità, criminalità. Tutto ciò<br />

pone il tema della “sicurezza” tra le questioni più cogenti e sentite.<br />

Pur non avendo raggiunto nella nostra regione punte incontrollate, tale<br />

situazione si configura comunque come elemento di forte criticità nell’ottica<br />

dell’integrazione tra immigrati e popolazione locale. Le discriminazioni per<br />

motivi di appartenenza religiosa e/o su base etnica subite infatti dagli<br />

immigrati, dal “non si affittano case a musulmani” allo specificare nelle<br />

richieste di lavoro per domestico/badante il criterio del non essere di religione<br />

islamica (si vedano a proposito i diversi contributi realizzati per il Progetto<br />

LEADER – Lavoro e occupazionE senzA Discriminazioni Etnico Religiose,<br />

coordinato da IRES Nazionale, 2006) sono una realtà diffusa e significativa che<br />

danno il segno del deteriorato contesto relazionale e sociale tra immigrati<br />

stranieri e popolazione locale.<br />

48


La segregazione professionale e lavorativa dei migranti, destinati<br />

“naturalmente” ad occupare posti di lavoro poco appetibili per la forza lavoro<br />

locale, preclude loro la mobilità sociale orizzontale (in altri ambiti lavorativi) e<br />

verticale (accesso a posizioni “migliori” e più gratificanti e retribuite) e, oltre a<br />

configurarsi come un fattore di discriminazione, pone serie questioni<br />

nell’ambito delle relazioni professionali e con il contesto locale a causa della<br />

situazione di inferiorità in cui gli stranieri vengono di fatto a trovarsi.<br />

Un effettivo inserimento occupazionale, dal punto di vista del lavoratore,<br />

rappresenta senz’altro per il migrante (sia esso italiano o straniero) il primo<br />

importante indicatore di un positivo avvio del proprio progetto migratorio.<br />

Anche se – come vedremo più diffusamente nel report conclusivo – il lavoro,<br />

come valore socialmente condiviso, appare oggi oggetto di un radicale<br />

processo di ridefinizione, rappresenta sempre e comunque per l’immigrato,<br />

soprattutto se straniero, il primo e più importante strumento dell’integrazione<br />

nell’ambiente locale. Mediante l’occupazione, infatti, si acquisisce, almeno<br />

formalmente, l’accesso ai diritti di cittadinanza, e, contemporaneamente, i<br />

titoli per essere riconosciuto socialmente. Da “ospitato” dotato solo dell’identità<br />

fornita dal colore della pelle, in altri termini, si diviene “lavoratori-ospiti”,<br />

premessa per lo status di “cittadino-uguale”.<br />

Indagare quindi le relazioni tra immigrati interni, stranieri e popolazione<br />

autoctona, non può prescindere dal lavoro. Ora da questo punto di vista<br />

cercare di capire come i mercati del lavoro regionale possano assorbire gli<br />

immigrati (siano essi interni o stranieri), in quali settori, in quali professioni e<br />

qualifiche, consente di immaginare per molti versi le criticità più importanti e<br />

quindi i conflitti che possono prodursi in riferimento all’integrazione. In questo<br />

49


senso Berti e Zanotelli nel testo più volte citato mettono a fuoco un elemento<br />

di forte criticità: “Ciò che sembrano condividere i nuovi ceti popolari con la<br />

parte maggioritaria dei nuovi immigrati è la condizione di subordinazione<br />

(......) si è passati da una subordinazione gerarchica e manifesta (operaio nella<br />

grande fabbrica) che comportava una precisa identità sociale….ad una più<br />

implicita e diffusa basata anche su differenziazioni di ordine culturale. In effetti<br />

se apparentemente tutti sembrano godere di uno status eguale in realtà le<br />

opportunità che i diversi gruppi sociali riescono a cogliere sono molto<br />

diversificate. I nuovi ceti popolari e molti immigrati meridionali condividono<br />

una debolezza di fondo: mentre i vecchi immigrati dal Sud, quelli giunti tra gli<br />

anni ’50 e gli anni ’70, andavano ad ingrossare le fila della classe operaia con<br />

la quale condividevano una medesima condizione di fondo, oggi manca questo<br />

ancoraggio comune” (Berti Zanotelli, 2008, pag. 29).<br />

Questa situazione che rende pressoché impossibile “riconoscersi in una qualche<br />

comunità di destino” (Berti, Zanotelli, 2008, pag. 29) tende a trasformare in<br />

individuale la gestione dei rischi sociali.<br />

In questa prospettiva la realtà locale ed il sistema di relazioni tra i gruppi che<br />

la definisce, essendo caratterizzati dalla gestione individuale del presente,<br />

delineano una situazione estremamente complessa ed articolata della quale si<br />

evidenziano, in questo contributo, alcuni degli elementi più significativi che<br />

possibili tradursi in altrettanti fonti di “disgregazione” nell’ambito delle<br />

relazioni fra i diversi gruppi.<br />

L’accesso ai mercati del lavoro in qualità di dipendenti avviene oggi<br />

prevalentemente (autoctoni, immigrati interni, immigrati stranieri) in forma<br />

flessibile ed a tempo determinato.<br />

50


Tra la popolazione locale, soprattutto chi ha titoli di studio medio bassi ma<br />

anche chi ha raggiunto un’elevata scolarizzazione, si inserisce, spesso, nel<br />

mercato del lavoro attraverso contratti a tempo definito. Da questo punto di<br />

vista occorrerebbe verificare attraverso un’analisi dettagliata, non solo i settori<br />

d’inserimento lavorativo ma anche le professioni e le qualifiche<br />

d’inquadramento e se chi possiede alti titoli di studio ha più opportunità degli<br />

altri di accedere a posti “fissi”. Ed occorrerebbe anche verificare la congruità<br />

tra titolo di studio posseduto ed occupazione lavorativa.<br />

L’avvio della esperienza lavorativa degli immigrati interni si realizza anch’esso<br />

in forme flessibili, anche se si tratta, in diversi casi, di occupazioni ancora<br />

abbastanza tutelate (nelle imprese che realizzano le grandi opere strutturali,<br />

nel settore dei trasporti pubblici o para pubblici, in alcune pieghe dell’impiego<br />

pubblico non completamente appetibili per la manodopera locale). Fare il<br />

“trasfertista” in altre regioni, figura abbastanza diffusa tra gli immigrati<br />

meridionali, li pone tuttavia in una situazione di grande precarietà relazionale<br />

nel contesto sociale nel quale sono collocati. Per molti immigrati interni le<br />

opportunità occupazionali nella nostra regione derivano oltreché dal riuscire ad<br />

intercettare, quasi sempre attraverso strategie individuali di sopravvivenza, le<br />

occupazioni prima segnalate, anche da inserimenti in aziende che lavorano in<br />

appalto od in sub appalto in alcuni settori ora trainanti come ad esempio le<br />

costruzioni (che impiegano quasi esclusivamente almeno nei lavori di cantiere<br />

più duri e disagiati immigrati stranieri ed immigrati del Sud).<br />

Anche per gli stranieri l’accesso al mercato del lavoro si caratterizza spesso in<br />

forma precaria ed a tempo parziale. A differenza però degli altri immigrati<br />

(Tassinari, Cuomo, 2008) i rapporti di lavoro che li riguardano tendono a<br />

51


trasformarsi in breve tempo (una volta accertata da parte del datore di lavoro<br />

la disponibilità alle condizioni da lui definite) in contratti a tempo<br />

indeterminato.<br />

Inoltre gli imprenditori tendono spesso a preferire gli immigrati stranieri che<br />

“creano meno problemi degli italiani”.<br />

Potrebbe insomma configurarsi una situazione (che deve essere ovviamente<br />

verificata ed approfondita) che vede alcuni gruppi di immigrati interni, quelli in<br />

condizione di maggiore difficoltà nell’accesso ai lavori che prima si indicavano,<br />

costituire la fascia più debole e precaria del lavoro toscano. Tanto che Pugliese<br />

(Pugliese, 2006) sostiene che sia necessaria anche per l’immigrazione interna,<br />

così come per l’immigrazione straniera, la messa in atto di politiche sociali ed<br />

abitative più efficaci.<br />

Fino a questo momento, comunque, almeno apparentemente, l’accesso al<br />

mercato del lavoro regionale non sembra aver creato conflitti tra autoctoni,<br />

immigrati interni ed immigrati stranieri. Questa situazione potrebbe però a<br />

lungo andare, ed in presenza di un ulteriore contrazione delle opportunità<br />

lavorative, creare situazioni di contrasto soprattutto tra lavoro straniero e<br />

settori più deboli della immigrazione interna, tenuto conto del fatto che la<br />

manodopera locale, soprattutto giovani, percepisce le tipologie lavorative<br />

destinate agli immigrati poco appetibili, mentre per molti immigrati del sud<br />

potrebbe, almeno temporaneamente, rappresentare una opportunità da<br />

prendere in seria considerazione.<br />

Si consideri poi che, in realtà, quello che viene rifiutato da molti giovani<br />

toscani che si apprestano ad entrare nel mercato del lavoro (Tassinari,<br />

Pelagatti, 2003; Tassinari, Consani, Cuomo, Vigo, 2008; Tassinari, Bortolotti<br />

52


2006; Giovani, Valzania, 2003), non è tanto il lavoro in sé, quanto le condizioni<br />

del lavoro che vengono offerte, ritenute non in linea con gli stili di vita e la<br />

propria gestione del tempo.<br />

Sembra delinearsi insomma una situazione, per certi versi paradossale, per la<br />

quale gli immigrati stranieri - che pure non sembrano al momento concorrere<br />

per le stesse posizioni lavorative degli immigrati interni - in virtù della loro<br />

accertata maggiore disponibilità a lavorare in attività definite ed a determinate<br />

condizioni, vedano trasformare i propri contratti da tempo determinato a<br />

tempo indeterminato più frequentemente e prima degli immigrati interni, per i<br />

quali invece potrebbe permanere più a lungo la precarietà lavorativa e<br />

l’insicurezza del posto di lavoro.<br />

La percezione che la manodopera locale, tanto più se scolarizzata, ha del<br />

lavoro precario è che questo rappresenti un’attività provvisoria, di passaggio,<br />

mentre per alcuni immigrati dal sud, sicuramente per molti immigrati stranieri,<br />

può costituire una situazione definitiva.<br />

Un altro elemento di forte criticità e di conflitto è rappresentato da tutta l’area<br />

extra lavoro, ad esempio per l’accesso alle risorse ed ai servizi disponibili, che<br />

analizzeremo in profondità nel rapporto finale.<br />

53


Bibliografia e testi consultati<br />

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54


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delle nuove migrazioni interne, Milano, Angeli, in corso di pubblicazione (la<br />

copia disponibile al momento è in forma dattiloscritta e le citazioni sono<br />

riportate prendendole dal numero di pagina riportato sul dattiloscritto, che non<br />

necessariamente può corrispondere a quello del volume in corso di<br />

pubblicazione);<br />

Berti F. (a cura di), 2003, L’immigrazione in Valdelsa, F. Angeli, Milano;<br />

Beudò M., Giovani F., Savino T., 2008, Dal lavoro alla cittadinanza:<br />

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Cospe, 2004, Gli adolescenti di origine straniera nella Piana Fiorentina e a<br />

Prato: Una realtà da conoscere per prevenire rischi di disagio, Consiglio<br />

Regionale della Toscana, Firenze;<br />

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sicurezza sul lavoro nell’industria diffusa, Irpet, Firenze;<br />

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55


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immigrati stranieri, Rapporto di ricerca, Firenze;<br />

Tassinari A., Cuomo S:, Poggiali J., 2006, Le discriminazioni etnico religiose nel<br />

mondo del lavoro toscano relativamente ai settori ristorazione/alberghiero,<br />

Rapporto di ricerca, IRES Nazionale, Roma, in corso di pubblicazione;<br />

Tassinari A., Pelagatti S., 2003, L’inserimento degli immigrati stranieri nel<br />

sistema economico della piana fiorentina, Silver, Sesto Fiorentino.<br />

Capitolo 2<br />

METODO, TECNICHE E STRUMENTI DELLA RICERCA<br />

2.1. in questa parte si affronteranno le scelte metodologiche e si presenterà,<br />

seppur parzialmente lo studio di caso in ambito penitenziario<br />

56


2.2 La scelta metodologica si è diretta a privilegiare aspetti qualitativi con l’uso<br />

di tracce di interviste semistrutturate a opinion leaders e a gruppi di soggetti<br />

campionati fra le popolazioni dei territori interessati alla ricerca , storie di vita<br />

e biografie. È previsto la registrazione in video di alcune di queste interviste ed<br />

incontri per approntare un filmato da presentare all’opinione pubblica<br />

attraverso i media televisivi.<br />

La preferenza per questi strumenti d’indagine è dovuta alla possibilità di<br />

adattamento offerta da questi mezzi in considerazione delle differenze di<br />

contesti nel quale i rilevatori dovevano operare. Inoltre, per sua natura, la<br />

traccia di intervista libera può offrire una gamma di informazioni molto più<br />

ampia di quella prevista, anche se è limitata la possibilità di generalizzazioni<br />

dei risultati, in quanto il numero di interviste o incontri che si possono<br />

effettuare sono limitate per gli alti costi. Questi approcci metodologici<br />

consentono, d’altra parte, di cogliere aspetti e dimensioni del fenomeno<br />

indagato che difficilmente possono essere rilevati dalle serie puramente<br />

quantitative dei dati raccolti (Besozzi, 1998).<br />

2.3. La ricerca è stata divisa in due fasi temporali in corrispondenza dei<br />

report da presentare al committente: una prima parte con la raccolta di dati, la<br />

ricognizione su lavori già compiuti sul tema, la somministrazione delle<br />

interviste ad alcuni opinion leaders nei territori prescelti. Nella seconda parte<br />

l’approfondimento con interviste agli immigrati interni ed extraterritoriali e agli<br />

autoctoni. Gli approfondimenti prevedono la presentazione di alcuni “studi di<br />

caso” su alcune comunità toscane (originariamente, avrebbero dovuto essere<br />

dedicati a tre comunità locali (Mugello, un comune della Val Tiberina, Colle Val<br />

d’Elsa); ad esse si aggiunta un’altra comunità della Valdelsa fiorentina (Sciano,<br />

57


frazione del Comune di Certaldo), e sullo specifico settore dell’ambito<br />

penitenziario attraverso il quale analizzare le caratteristiche del reinserimento<br />

all’interno di percorsi devianti vissuti da migranti sul territorio italiano.<br />

In particolare si è cercato di esaminare gli effetti delle misure alternative<br />

offerte ai detenuti stranieri, provvedimenti che sono il primo passo verso il<br />

graduale percorso socio-riabilitativo.<br />

Le tracce delle interviste agli opinion leaders e agli immigrati sono allegate,<br />

così come sono allegate le trascrizioni delle prime storie di vita e delle biografie<br />

che invece sono state utilizzate per l’ambito carcerario.<br />

Gli opinion leaders sono stati scelti in relazione al territorio e alle disponibilità<br />

offerte e sono state effettuate da studentesse, laureandi e laureati del corso di<br />

sociologia del Dipartimento di Studi Sociali della Facoltà di Scienze della<br />

Formazione.<br />

2.4 Le interviste agli opinion leaders hanno avuto la funzione di<br />

conoscere la percezione – sotto forma dei giudizi, delle valutazioni e delle<br />

prospettive espressi – del livello di integrazione degli immigrati nei territori di<br />

loro pertinenza .<br />

Le conversazioni sono state effettuate con alcune difficoltà perché non tutti i<br />

soggetti si sono mostrati ugualmente disponibili, anche se hanno alla fine<br />

consentito ad effettuare gli incontri con le intervistatrici. Sono stati interessati<br />

dalla rilevazione personaggi con ruoli a rilevanza pubblica assai diversificati<br />

(Sindaci, rappresentanti delle associazioni di categoria, ecc.). Un range più<br />

elevato di diversificazione ha permesso, infatti, di costruire – in sede<br />

interpretativa – un “prisma” di opinioni più significativo di quanto non si<br />

sarebbe ottenuto limitando la rilevazione ad un campione estratto da un’unica<br />

58


categoria. Alcune interviste non sono state ultimate e verranno inserite<br />

successivamente nel secondo report.<br />

Ovviamente il quadro presentato non è esaustivo ma offre spunti di riflessione<br />

interessanti per successivi approfondimenti. Le interviste agli opinion leaders in<br />

ambito penitenziario, di cui si allega la traccia, verranno fornite anch’esse nella<br />

seconda parte in quanto si è dovuto attendere il quadro delle misure<br />

alternative concesse a detenuti stranieri dal 2000 ad oggi, quadro che non è<br />

disponibile nei data base ordinari dell’amministrazione penitenziaria e si è<br />

dovuto procedere ad una ricostruzione regionale basandosi sul carico di lavoro<br />

delle assistenti sociali incaricate dei casi e che è stato possibile grazie alla<br />

collaborazione del Provveditorato Regionale della Toscana.<br />

Questi dati servivano per capire quali istituti potevano essere coinvolti nella<br />

ricerca cercando di mantenere coerenza con i territori selezionati, ma cercando<br />

anche di scegliere quelli che, nel gruppo di anni esaminati, potevano<br />

presentare anche numericamente una adeguata presenza di stranieri detenuti<br />

ammessi alle misure alternative.<br />

Oggi possiamo confermare che gli istituti che saranno interessati sono: la Casa<br />

Circondariale di Firenze-Sollicciano con l’istituto di semilibertà S.Teresa, la<br />

Casa Circondariale di Pisa/Livorno e la Casa di Reclusione di S. Gimignano.<br />

Insieme a queste interviste nel secondo report verranno inserite le altre storie<br />

di vita e le biografie raccontate da detenuti stranieri in misura alternativa o già<br />

scarcerati per fine pena, o ricostruite da soggetti che a questi detenuti sono<br />

stati molto vicini (datori di lavoro, volontari, operatori etc). I protagonisti, per<br />

le ragioni che saranno meglio definite nel “focus” di seguito presentato, non<br />

possono più raccontarle in prima persona in quanto espulsi dallo stato italiano.<br />

59


2.5 Le life-stories in questo caso sono molto utili ed adeguate in quanto<br />

uno dei presupposti di questo strumento è quello di ricostruire fenomeni a<br />

partire dal punto di vista del soggetto che racconta, di “filtrare attraverso la<br />

soggettività, aspetti collettivi o fenomeni esterni” come sostiene Niero (1995<br />

pag. 173). Nel caso di soggetti in detenzione o esecuzione penale questo è<br />

molto importante perché il vissuto del carcere è fortemente condizionato dal<br />

contesto e rischia di rendere ogni paradigma interpretativo influenzato<br />

dall’ambito totalizzante.<br />

2.6 Le interviste agli immigrati e ad alcuni gruppi di soggetti locali, che<br />

saranno pronte per la seconda parte della ricerca, saranno organizzate in modo<br />

che il campione (metodo campionamento a grappoli) sia costituito da tre<br />

gruppi differenziati per età, e specificamente: 16/29 – 30/45 – oltre i 46 anni,<br />

e per status sociale. La scelta di questo tipo di campionamento è dovuta alla<br />

difficoltà di avere liste di campionamento omogenee in quanto la presenza di<br />

stranieri non è uguale in tutti i territori. Inoltre nel caso degli immigrati<br />

extraterritoriali, a causa delle normative in vigore in Italia, si può verificare<br />

una differenziazione fra le liste anagrafiche ufficiali e l’effettiva presenza sul<br />

territorio dei soggetti utili alla ricerca. Infine non è omogenea la presenza sui<br />

diversi ambiti locali di servizi che possono fornire liste di campionamento<br />

confrontabili. Per questo, ancora una volta, abbiamo preferito lo strumento<br />

qualitativo ancorchè in grado di rendere una effettiva visione degli stranieri<br />

presenti. Per garantire una tale rappresentanza il più possibile omogenea fra<br />

le classi di età e per garantire la più ampia gamma di ambiti sociali ed<br />

occupazionali, si è già pensato di rivolgersi ad organismi territoriali istituzionali<br />

e no-profit che abbiano un quadro preciso sui migranti presenti localmente,<br />

60


magari conoscendoli personalmente, e che potranno così fornire nominativi utili<br />

alla ricerca e contemporaneamente potranno fare da mediatori fra le<br />

intervistatrici e i soggetti da incontrare.<br />

2.7 Una delle principali difficoltà della ricerca è stato affrontare il tema<br />

del fenomeno migratorio interno in quanto, a parte la scarsità dei riferimenti<br />

bibliografici rintracciati, è sembrato che le istituzioni ed i territori non abbiano<br />

più la percezione della presenza di tali fenomeni, tutti concentrati a districarsi<br />

intorno al fenomeno più pressante della migrazione extraterritoriale.<br />

Per questo è stato quasi obbligatorio riferirsi allo strumento dello studio di casi<br />

per acquisire notizie specifiche su situazioni di migrazione interna nel nostro<br />

territorio regionale tali da consentire una descrizione utile per la ricerca. Come<br />

per gli altri strumenti di tipo qualitativo utilizzati anche lo studio di casi non è<br />

generalizzabile, ma i presupposti teorici già collaudati (Park\Burges\MacKenzie<br />

1967; Madge 1966; Guidicini 1977 et altri) ci consentono di lavorare<br />

comunque in maniera rigorosa. All’interno di questi studi di caso la<br />

documentazione sarà raccolta sempre attraverso storie di vita in quanto<br />

l’approccio più approfondito consente di raccogliere più informazioni anche se<br />

con meno casi.<br />

In un certo senso ci siamo fatti condurre da una cognizione di senso comune<br />

che parte dall’esperienza e cerca di rintracciare dall’aspetto pratico una<br />

conoscenza di livello più scientifico. Giddens la definisce “autoilluminazione”<br />

(1989, pag 27) come stimolo osservativo e predittivo che deve però essere<br />

confortato dalla ricerca.<br />

61


TRACCIA <strong>IN</strong>TERVISTA SEMISTRUTTURATA PER OP<strong>IN</strong>ION LEADERS<br />

- Che lei sappia, è in corso attualmente un movimento migratorio verso il suo<br />

territorio dalle altre regioni? E dall’estero? Se sì quali sono i motivi che secondo<br />

lei inducono gli immigrati dalle altre regioni e/o dall’estero a venire qui?<br />

- Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che hanno gli<br />

immigrati stranieri?<br />

- Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che hanno gli<br />

immigrati provenienti dalle altre regioni?<br />

- Come giudica i rapporti tra popolazione autoctona ed immigrati stranieri? E<br />

tra popolazione autoctona ed immigrati dalle altre regioni? E tra immigrati dalle<br />

altre regioni ed immigrati stranieri?<br />

- L’Ente che lei rappresenta come interviene in materia di immigrazione sul<br />

piano della programmazione e degli interventi di politiche sociali e di sostegno<br />

(obiettivi, progetti, azioni, iniziative)?<br />

- Può farci un esempio di “buona prassi” in materia di azioni per favorire<br />

l’integrazione tra immigrati e sistema locale?<br />

63


TRACCIA <strong>IN</strong>TERVISTA SOGGETTI IMMIGRATI<br />

Per immigrati stranieri ed interni (15 immigrati interni e 15 immigrati stranieri<br />

per ogni area oggetto d’indagine – 5 per ogni fascia di età)<br />

Area Anagrafica<br />

Età<br />

Paese di provenienza o area di provenienza per immigrati interni<br />

Data di arrivo in Italia o da altra regione<br />

Titolo di studio/istituzione del rilascio<br />

Attuale professione<br />

Se disoccupato e/o in cerca di occupazione da quanto è disoccupato e<br />

quale era l’ultimo lavoro che faceva;<br />

Stato civile ed eventuale situazione familiare: se è sposato chiedere se il<br />

coniuge è dello stesso suo paese o area di provenienza, se è italiana,<br />

straniera, o toscana), se è arrivato con l’intervistato o successivamente;<br />

se ha figli (quanti, dove sono nati, che età hanno) se vivono con lui o no,<br />

se vivono con lui quando sono giunti nell’area di immigrazione<br />

Che cosa faceva quando viveva nella sua zona di origine e prima di<br />

partire (studio, lavoro, disoccupazione)<br />

Se straniero religione praticata<br />

Situazione abitativa attuale (affitto, proprietà od altro).<br />

Area Percorso migratorio<br />

Ci racconta come è maturata la decisione di emigrare? La famiglia era<br />

d’accordo? E’ partito solo lei, i familiari l’hanno raggiunta in seguito?<br />

Sono molti gli emigranti partiti dalla sua zona di origine? Dove si sono<br />

diretti? Sono molti i suoi compaesani che si trovano in questa zona? E’<br />

arrivato subito qui o è stato prima in altre nazioni, regioni, città? Se<br />

straniero come è entrato in Italia? Perché l’Italia e questa zona? Se<br />

straniero sostiene economicamente la famiglia nel suo paese di origine?<br />

Perché ha deciso di partire: mancanza di lavoro/ragioni politiche/,<br />

quando ha deciso di partire<br />

Decisione individuale/collettiva (“consiglio di famiglia”?)<br />

Da chi ha avuto le notizie determinanti per la scelta del Paese o se<br />

interno della zona dove emigrare in Italia?<br />

Quali sono stati i criteri per la scelta del Paese o se interno della zona<br />

dove emigrare in Italia: maggiori opportunità di lavoro/migliore o più<br />

facile o più efficace accoglienza/esistenza di istituzioni di<br />

accoglienza/sicurezza dell’accoglienza; conoscenza/non conoscenza delle<br />

leggi sull’immigrazione del Paese di arrivo<br />

Progetto di vita/progetto di emigrazione temporanea (intende restare in<br />

Italia, tornare nel suo paese/regione)<br />

Filiera dell’emigrazione: esistenza di agenzie nel Paese<br />

d’origine/esistenza di mediatori/organizzazioni per l’emigrazione (natura<br />

e costi)/invito da parte di emigranti precedenti (familiari/amici)<br />

64


Area accoglienza e arrivo<br />

Scelta della città nella quale risiedere dipende da: esistenza di gruppi di<br />

emigranti dalla stessa nazione/regione identica etnia, religione, ecc.;<br />

esistenza di strutture-organizzazioni per l’accoglienza; opportunità di<br />

lavoro.<br />

Come ha trovato lavoro in Toscana? Ha avuto difficoltà ad entrare nel<br />

mercato del lavoro? Ha colleghi di lavoro stranieri o di altre regioni<br />

italiane? Come sei stato accolto dai tuoi colleghi i primi giorni di lavoro<br />

(diffidenza, indifferenza, sospetto, paura, tranquillamente? Come si trova<br />

con i suoi colleghi di lavoro e con il suo datore di lavoro? Hanno<br />

manifestato e/o manifestano nei suoi confronti pregiudizi e/ o<br />

atteggiamenti improntati alla distanza a causa della sua provenienza?<br />

Ha mai notato atteggiamenti di intolleranza o di emarginazione rivolti a<br />

Lei o ad altri meridionali o stranieri che lavorano con Lei? Se si che tipo<br />

di rapporto ha con loro? Ci sono difficoltà?<br />

Rispetto al luogo dove vive ed alla sua casa: Ha avuto difficoltà ha<br />

trovare un’alloggio (costi troppo alti rispetto al salario conseguito,<br />

pregiudizi verso gli immigrati meridionali o stranieri? Si trova bene con i<br />

vicini di casa? Vi frequentate? I suoi vicini sono cordiali e gentili con lei e<br />

la sua famiglia? Ha mai avvertito o percepito atteggiamenti di rifiuto o<br />

lontananza nei suoi confronti o verso membri della sua famiglia, da parte<br />

dei suoi vicini?<br />

Ha mai avuto l’impressione di essere guardato con diffidenza e/o respinto<br />

dai cittadini locali nell’ambito dei diversi momenti della vita sociale e<br />

civile (accesso ai servizi, ristoranti, in autobus)? Se si in quali ambiti?<br />

Ha contatti con i cittadini locali?<br />

E’ riuscito ad adattarsi<br />

Le piace il suo modo di vivere qui?<br />

Ha nostalgia della sua terra di origine?<br />

Area Rapporti con il contesto sociale di residenza:<br />

Con le strutture sanitarie<br />

Con le strutture del tempo libero: rapporti con<br />

associazioni/partiti/sindacati, ecc.<br />

Ha figli che vanno a scuola? i suoi figli (od un figlio), vanno regolarmente<br />

a scuola?, hanno difficoltà (nello studio, nei rapporti con gli altri studenti,<br />

nei rapporti con gli insegnanti, si trovano bene con i compagni di classe?<br />

Si frequentano anche al di fuori dell’orario scolastico? Ha notato<br />

atteggiamenti di preclusione e/o di lontananza determinati da pregiudizio<br />

verso i suoi figli da parte degli altri studenti?<br />

Quando ci sono particolari problemi e criticità la scuola vi informa di<br />

quanto accade? Andate regolarmente a parlare con gli insegnanti del<br />

rendimento e della situazione scolastica di vostro/i figlio/i? I suoi figli (o<br />

suo figlio) nel tempo extrascolastico frequentano attività sportive o<br />

frequentano associazioni a vario titolo?<br />

65


Frequentate altri immigrati del vostro paese o della vostra zona di<br />

origine? Frequentate le associazioni di immigrati del vostro paese o della<br />

vostra regione?<br />

Area percezione di sé e degli altri<br />

Dovesse definirsi quale di questi termini userebbe: un lavoratore/persona<br />

in cerca di fortuna/<br />

Immigrato<br />

temporaneo/cittadino/sfruttato/discriminato/odiato/aiutato/tollerato/ugu<br />

ale agli altri<br />

Come reputa gli appartenenti al contesto locale di residenza:<br />

tolleranti/cittadini/razzisti/sfruttatori/<br />

Cosa pensa che gli altri pensino di lui:<br />

profittatore/rubalavoro/intruso/delinquente/soggetto pericoloso/cittadino<br />

come gli altri<br />

Vi sentite sicuri o provate un senso di disagio che deriva dalla vostra<br />

appartenenza nazionale o dal fatto che arrivate da un’altra regione nella<br />

vostra vita quotidiana’<br />

Che immagine percepisce di sé attraverso la lettura dei giornali, la<br />

visione della TV<br />

Come valuta i connazionali che commettono reati<br />

Che immagine percepisce di sé attraverso le relazioni interpersonali nella<br />

vita quotidiana. Si sente o si è mai sentito discriminato (trattato in modo<br />

diverso da un omologo italiano) in quanto straniero o proveniente da una<br />

regione del sud (in pizzeria è sempre stato servito seguendo l’ordine di<br />

arrivo o qualcuno le è passato avanti), negli uffici pubblici ecc.ecc.,<br />

nell’accesso e nell’utilizzo dei servizi (comunali, sanitari,<br />

educativo/scolastici)<br />

Si sente immigrato? (si sente straniero?)<br />

TRACCIA PER SOGGETTI AUTOCTONI<br />

A. una classe 3°di un istituto superiore /una classe 5°di scuola<br />

elementare<br />

66


- Qual è l’atteggiamento giusto da tenere nei confronti degli immigrati<br />

(stranieri ed interni):<br />

1. separazione/classi speciali<br />

2. integrazione/classi miste<br />

- Come giudichi il loro comportamento:<br />

1. arrogante<br />

2. stanno per conto suo/loro e fanno gruppo per conto proprio<br />

3. amichevole<br />

4. conflittuale<br />

uguale agli altri componenti la classe<br />

stimolante<br />

- Che tipo di relazioni intrattieni con i compagni immigrati (potresti indicare<br />

con una parola che descrive il tuo rapporto con i tuoi compagni immigrati)<br />

- Preferisci avere una relazione con un ragazzo italiano o straniero (italiano,<br />

straniero con entrambi solo per bambini quinta elementare<br />

- Chi preferireste come insegnante:<br />

un americano<br />

un francese,<br />

un tedesco<br />

un russo<br />

un marocchino<br />

un albanese<br />

un italiano<br />

nessuno di questi<br />

(Per le sole classi della scuola superiore)<br />

- Secondo te è meglio avere una relazioni con:<br />

albanese/siciliano<br />

zingaro/napoletano<br />

marocchino/pugliese<br />

rumeno/calabrese<br />

solo con i miei concittadini<br />

B. Per gli insegnanti delle classi<br />

- qual è il problema maggiore costituito dalla presenza di immigrati nella sua<br />

classe/scuola: - la lingua /- la religione /- la cultura / il rifiuto di integrarsi/<br />

l’assenza di rapporti con le famiglie/ l’atteggiamento degli altri studenti<br />

- Quale che sia la risposta indicare le motivazioni.<br />

67


C. Per i compagni di lavoro (quando siano in imprese sufficientemente<br />

numerose)<br />

- Ha mai invitato un lavoratore immigrato a casa sua?<br />

- E’ mai uscito il sabato sera con compagni di lavoro immigrati<br />

- Frequenta nel tempo libero compagni di lavoro stranieri o immigrati dalle<br />

altre regioni<br />

- In ambedue i casi richiedere le ragioni<br />

D. Per i “giovani al bar”: 19-30-40 anni<br />

- Questo bar è frequentato anche da giovani immigrati? Perché ?<br />

- Fate delle attività insieme? Quali se si?<br />

- Vi è capitato di avere conflitti a vario titolo?<br />

- Vi è mai capitato di guardare la partita insieme?<br />

E. Per gli “adulti al bar”: 40-60-oltre i 60<br />

- Cosa rappresentano gli immigrati:<br />

una minaccia per la sicurezza sociale<br />

uomini e donne da integrare socialmente<br />

una massa di individui da rimandare nei paesi d’origine<br />

persone che rubano il posto di lavoro alle giovani generazioni del paese<br />

d’accoglienza<br />

persone che hanno gli stessi diritti degli altri<br />

persone che degradano la vita dei contesti in cui risiedono<br />

manovalanza delle organizzazioni criminali<br />

compagni di lavoro<br />

persone che reclamano solo diritti<br />

persone con le quali intrattengo relazioni come con tutti gli altri (saltuarie<br />

o stabili)<br />

F. LAVORATORI IMMIGRATI ED AUTOCTONI <strong>IN</strong>SERITI <strong>IN</strong> AZIENDE <strong>DI</strong><br />

<strong>DI</strong>MENSIONI <strong>DI</strong>VERSE E <strong>DI</strong> SETTORI <strong>DI</strong>VERSI COLLOCATE NELLE AREE<br />

PRESCELTE DALLA RICERCA.<br />

- il mercato del lavoro (modalità della ricerca e dell'assunzione);<br />

- i rapporti tra lavoratori;<br />

- rapporti con i sindacati;<br />

- motivazioni e attese dal lavoro;<br />

- il tempo extralavorativo.<br />

Condotte - almeno una parte - con supporti audiovisivi, le interviste mirano a<br />

rilevare, attraverso la conoscenza delle<br />

descrizioni/valutazioni/interpretazioni espresse dai soggetti, il ruolo del lavoro<br />

nel determinare il tipo di relazioni fra individui diversi e, successivamente, se<br />

68


un identico tasso di integrazione e di inclusione prodotto nell'ambito<br />

lavorativo è rilevabile all'interno della comunità.<br />

TRACCIA PER L’<strong>IN</strong>TERVISTA DA PRESENTARE ALLA AMM<strong>IN</strong>ISTRAZIONE<br />

PENITENZIARIA E AL TERZO SETTORE<br />

1 ) esperienze effettuate negli ultimi 5 anni negli istituti penitenziari della<br />

Regione rivolti specificatamente all’integrazione sociale dei detenuti stranieri<br />

extracomunitari (formazione, inserimento lavorativo, sostegno etc)<br />

2 ) valutazione dei percorsi conclusi in merito alla loro efficacia nel processo di<br />

integrazione<br />

69


3 ) descrizione delle relazioni fra la popolazione detenuta italiana e quella<br />

straniera<br />

4 ) incidenza della pena e dei percorsi trattamentali nel processo di<br />

integrazione degli stranieri extracomunitari<br />

5 ) densità e qualità delle reti sociali fra istituti penitenziari e<br />

istituzioni\organismi terzo settore presenti sul territorio<br />

6 ) valutazione sulla legislazione vigente in materia di immigrazione e sua<br />

ricaduta proprio nel processo di integrazione degli stranieri detenuti<br />

70


STU<strong>DI</strong>O <strong>DI</strong> CASO: LO STRANIERO DETENUTO <strong>IN</strong> <strong>TOSCANA</strong> DAL 2000<br />

AL 2007<br />

Il fenomeno della presenza di stranieri nel sistema penitenziario ha cominciato<br />

a modificarsi in concomitanza con i primi flussi migratori degli anni novanta. In<br />

particolare il primo gruppo evidente numericamente e fenomenologicamente è<br />

stato quello albanese dopo il 1991 (la grande fuga dopo il regime).<br />

Via via si sono presentati i gruppi del magreb e il gruppo proveniente dalla<br />

Cina; i gruppi provenienti dall’africa centrale e i sudamericani; più<br />

recentemente i gruppi provenienti dall’Est e in particolare quelli entrati nella<br />

comunità europea, anche se sporadicamente erano già presenti fin dai primi<br />

anni novanta dopo il crollo del muro di Berlino.<br />

In questo momento la situazione è quella che emerge dalla allegata tabella 1<br />

che però non mostra che praticamente in carcere ci sono rappresentate tutte le<br />

aree geografiche del mondo: dall’Uzbekhistan al Benin; dal Salvador alle<br />

Filippine; dalla Mongolia all’Egitto.<br />

I detenuti stranieri commettono soprattutto reati contro il patrimonio e violano<br />

la legge droga come si evince dalla tabella 2, ma se potessimo approfondire<br />

l’osservazione potremmo scoprire che a identica provenienza geografica,<br />

corrisponde la commissione di reati similari, nel senso che gli appartenenti allo<br />

stesso gruppo commettono lo stesso reato, seppur con le dovute eccezioni<br />

individuali. Potremmo quindi osservare il “mondo” penale come tante scie di<br />

lampadine colorate che si muovono in sincronia e si raggruppano illuminando<br />

varie parti di questo universo con la stessa luce colorata (Collins).<br />

71


I detenuti stranieri, come il resto della popolazione ristretta, sono quasi per il<br />

50% in attesa di giudizio e la loro permanenza in carcere è di pochi mesi ( fonti<br />

Dipartimento Amministrazione Penitenziaria). Questo perché lo straniero viene<br />

quasi sempre colpito dalla misura di custodia cautelare in quanto presenta<br />

pochi legami sociali sul territorio e non ha la possibilità di suffragare la sua<br />

richiesta di arresti domiciliari; ma al momento del processo molto spesso le<br />

accuse cadono o vengono derubricate, pertanto la pena detentiva finisce in<br />

breve tempo.<br />

L’assenza di legami sociali validi o meglio legali è anche il motivo per il quale<br />

coloro che vengono condannati per i reati più gravi subiscono in genere<br />

condanne molto pesanti.<br />

Infatti questi soggetti non riescono ad avere sostegno legale adeguato e non<br />

hanno persone che garantiscano per loro durante il processo e nemmeno<br />

durante l’esecuzione della pena.<br />

Questo non consente agli stranieri in carcere di accedere alle misure<br />

alternative nella stessa misura degli Italiani (vedi tabella 3).<br />

La pena detentiva dello straniero in Italia è, pertanto, una vera e propria<br />

afflizione poiché il sistema penitenziario, purtroppo, non si ancora è dotato a<br />

sufficienza di offerte trattamentali intramurarie che rispondano in modo<br />

adeguato ai bisogni emergenti di questo gruppo rilevante di detenuti.<br />

Ad esempio, non esiste nessun intervento strutturale di mediazione linguistico-<br />

culturale-sociale che faciliti l’inserimento dello straniero nel carcere e che lo<br />

sostenga in caso di prospettiva di reinserimento all’esterno.<br />

72


Vi sono, attualmente, solo alcuni esperimenti in alcune regioni italiane<br />

(Lombardia, Lazio, Toscana) che, tuttavia, per mancanza di fondi, non<br />

riescono ad assicurare la necessaria continuità degli interventi.<br />

In Toscana, fra il 2006 e il 2007, con un progetto presentato dal<br />

Provveditorato Regionale della Amministrazione Penitenziaria e finanziato dalla<br />

Cassa Ammende è stato possibile un intervento di mediazione linguistico-<br />

culturale negli istituti a più alta concentrazione di stranieri detenuti.<br />

Orbene, al momento si è tuttora in attesa dell’esito di un nuovo progetto<br />

biennale dedicato alla “mediazione”.<br />

Lo straniero in carcere deve superare numerose difficoltà per poter vivere<br />

dignitosamente, soprattutto se non ha il supporto esterno familiari, volontari,<br />

o semplici conoscenti che possano venire incontro alle sue esigenze personali<br />

(vestiario, fondi per l’acquisto di generi particolari, sigarette, etc.).<br />

L’accesso alla attività lavorativa intramuraria è purtroppo ancora insufficiente<br />

quantitativamente e quindi lo straniero deve attendere il suo turno e sperare<br />

nella solidarietà dei compagni di detenzione e fidare nella sua capacità di<br />

adattamento.<br />

Come ogni detenuto che viene condannato definitivamente anche lo straniero<br />

viene sottoposto alla osservazione della personalità (vedi L. 354/75 e L.<br />

866/86), procedimento grazie al quale si cerca di elaborare un progetto di<br />

riabilitazione individualizzato. Inizialmente attraverso una serie di attività da<br />

svolgersi all’interno dell’istituto (scuola, lavoro, attività culturali, rapporti<br />

familiari etc) e successivamente con possibili proiezioni graduali all’esterno<br />

come la fruizione di permessi premio e, infine, delle misure alternative.<br />

73


Ma, l’esame della normativa in materia di immigrazione ancora in vigore ci<br />

pone di fronte ad un interessante paradosso: il condannato straniero fintanto<br />

che deve espiare la sua pena può essere considerato legalmente soggiornante<br />

sul territorio italiano e quindi può accedere alle misure alternative pur non<br />

possedendo alcun permesso di soggiorno, o avendone a disposizione solo uno<br />

scaduto. Nel momento in cui finisce di scontare il suo debito con la giustizia del<br />

nostro Paese, immediatamente perde ogni diritto a soggiornare nel nostro<br />

territorio, pur avendo concluso positivamente il proprio percorso riabilitativo.<br />

Pertanto, al momento della sua scarcerazione, viene invitato a lasciare l’Italia<br />

nel giro di pochissime ore e se non risponde a questo invito lo si considera<br />

clandestino e può essere accusato di violazione della legge sull’immigrazione e,<br />

quindi, può tornare in carcere per aver commesso un nuovo reato.<br />

Durante l’esecuzione della pena in misura alternativa il detenuto, infatti, ha<br />

diritto alle cure previste dal S.S.N. e a svolgere una attività lavorativa<br />

regolare, nonché a prendere in locazione un appartamento e a muoversi<br />

liberamente nel territorio, come previsto dalle disposizioni relative alle<br />

misure alternative. Il detenuto che beneficia di queste ultime può anche<br />

rinnovare il passaporto presso le sedi diplomatiche del proprio Paese e persino<br />

contrarre matrimonio o registrare un figlio che dovesse nascere da una<br />

relazione affettiva. Nel caso in cui il detenuto sposi un cittadino italiano la<br />

normativa consente di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo, così<br />

come può ottenerlo se riconosce il figlio nato da una relazione con un cittadino<br />

italiano.<br />

Insomma, quella che potremmo definire una normale condizione di<br />

eccezionalità per mantenere lo stato di “esistente”. Il paradosso risulta ancora<br />

74


più evidente allorché lo straniero in esecuzione penale può continuare a<br />

soggiornare in Italia quando chiede di trasformare le pene pecuniarie a suo<br />

carico in misura di sicurezza. Ovvero, quando lo straniero che ha avuto in<br />

sentenza anche una pena accessoria, può prolungare la sua pena e quindi<br />

continuare a sperare trasformando la cifra da pagare in giorni di libertà<br />

vigilata. Questa misura viene considerata alla stessa stregua delle misure<br />

alternative. Così come può continuare a sperare se il Giudice, in fase di<br />

condanna, ha ritenuto di aggravare la pena dello straniero con una misura di<br />

sicurezza, che in genere per lo straniero è l’espulsione dallo Stato. Il<br />

Magistrato di Sorveglianza può, su istanza del soggetto, revocare questa<br />

espulsione con la motivazione di un positivo percorso detentivo. Resta<br />

comunque pendente l’espulsione amministrativa prevista dalla legge Bossi-<br />

Fini.<br />

L’applicazione di questa ultima, infatti, viene sempre adottata, anche se il<br />

detenuto straniero ha finito positivamente il suo percorso riabilitativo e si è nel<br />

frattempo trovato un lavoro e una abitazione legalmente riconosciuta.<br />

Quanto appena esposto conferma che l’allontanamento previsto per chi ha<br />

commesso reati, non è un provvedimento che si riferisce tout court alla<br />

pericolosità sociale del detenuto. Se così fosse, a fine pena, lo Stato italiano<br />

dovrebbe comunque espellere il soggetto, in quanto indesiderato. In realtà,<br />

poiché di fatto ciò non avviene, il dichiarato atteggiamento di “fermezza” nei<br />

confronti dell’immigrato clandestino appare solo come una “mossa”<br />

comunicativa per continuare ad assicurarsi la fiducia dell’opinione pubblica. Un<br />

confronto reale sugli effetti dei percorsi riabilitativi potrebbe, al contrario,<br />

permettere di mostrare che – se condotti a termine positivamente –<br />

75


costituiscono il mezzo più efficace per sconfiggere la percezione di insicurezza<br />

sociale prodotta dall’immagine del “clandestino”. Divenuti cittadini , gli ex-<br />

detenuti, costituirebbero, infatti, una risorsa per il Paese (tasse, consumi,<br />

aumento demografico, impiego in attività lavorative scarsamente a bassa<br />

domanda autoctona, ecc..)<br />

Diverso il discorso – in questo specifico ambito – per i migranti interni. La<br />

presenza di detenuti con origini al di fuori della regione Toscana è altissimo e<br />

purtroppo mai censito. Questo dipende però esclusivamente dal meccanismo<br />

penale (commissione del reato e quindi giurisdizione sul caso imposta) e dal<br />

meccanismo dei trasferimenti fra istituti carcerari per decongestionare quelli<br />

più affollati. Anche questa situazione è subita dal detenuto e solo pochissime<br />

volte avviene su richiesta dell’interessato: ad esempio per frequentare la<br />

scuola o accedere ai corsi universitari che non sono presenti nell’istituto di<br />

assegnazione. L’incidenza di questi spostamenti è infinitesimale. La presenza di<br />

detenuti extraregionali è pertanto un fenomeno indotto. Questa situazione<br />

comunque può avere ripercussioni in ambito sociale perché i familiari dei<br />

detenuti con pene lunghe a volte decidono di lasciare la terra d’origine per<br />

spostarsi più vicino al familiare ristretto: questo per favorire i contatti ed i<br />

colloqui molto onerosi se il nucleo risiede lontano. Questi nuclei acquisiti si<br />

trasferiscono e possono anche restare definitivamente nel territorio<br />

d’accoglienza anche alla fine dell’esecuzione penale.<br />

Tabella 1<br />

REATI ASCRITTI AL 30.6.2007<br />

76


TIPOLOGIA REATO TOTALE GENERALE<br />

ITALIANI<br />

STRANIERI<br />

%<br />

%<br />

%<br />

Associazione mafiosa 4.884 3.3 4.775 4.2 109 0.3<br />

legge droga 22.289 15.1 13.910 12.1 8.379 25.0<br />

Legge armi 23.625 16.0 22.101 19.3 1.524 4.5<br />

Ordine pubblico 2.469 1.7 1.885 1.6 584 1.7<br />

Contro il patrimonio 43.150 29.1 33.553 29.3 9.597 28.6<br />

Prostituzione 840 0.6 151 0.1 689 2.1<br />

Contro P.A. 5.362 3.6 3.583 3.1 1.779 5.3<br />

Contro la famiglia 951 0.6 804 0.7 147 0.4<br />

Contro la persona 24.409 16.5 17.811 15.6 6.598 19.7<br />

Contro l’amm. giustizia 3.705 2.5 3.354 2.9 351 1.0<br />

Contravvenzioni 3.464 2.3 3.089 2.7 375 1.1<br />

Legge stranieri 1.617 1.1 88 0.1 1.529 4.6<br />

Altri reati 2.381 1.6 2.093 1.8 288 0.9<br />

Totale 141.527 107.197 31.949<br />

PRESENZA DEGLI STRANIERI NEGLI ISTITUTI PENITENZIARI<br />

<strong>IN</strong> ITALIA<br />

anno Flusso totale ** stranieri %<br />

2000 134.562 44.203 32.8<br />

2001 133.924 44.408 33.1<br />

2002 136.855 46.938 34.2<br />

2003 136.027 48.859 35.9<br />

2004 138.343 50.068 36.1<br />

2005 149.410 60.442 40.4<br />

2006 129.719 *** 56.440 43.5<br />

2007 139.143 62.112 44.6<br />

2008 * 52.992 19.996 37.7<br />

* dati al 30.4.2008 che considera solo la presenza senza gli ingressi dalla libertà<br />

** il flusso è rappresentato dalla somma degli ingressi dalla libertà di tutto l’anno con<br />

l’aggiunta del dato della presenza al 31 dicembre di ogni anno<br />

*** dato post-indulto<br />

PRESENZA DETENUTI NELLA REGIONE <strong>TOSCANA</strong> DAL 2004 AL 2008<br />

Anno Totale presenti * Stranieri presenti % stranieri<br />

2004 3.908 1.559 39.9<br />

2005 4.051 1.704 42.0<br />

2006 2.864 ** 1.241 43.3<br />

2007 3.304 1.587 48.0<br />

2008 *** 3.520 1.705 48.4<br />

* dato riferito sempre al giorno 31 dicembre<br />

77


** dato post-indulto<br />

*** dato al 30.4.08<br />

78


Tabella 2<br />

<strong>DI</strong>STRIBUZIONE DEI DETENUTI STRANIERI <strong>IN</strong> ITALIA<br />

PER REGIONE SUD<strong>DI</strong>VISI PER AREA GEOGRAFICA<br />

<strong>DI</strong> PROVENIENZA AL 30.6.2007<br />

REGIONE EUROPA<br />

AFRICA<br />

Ue ex Yug. Albania Magreb<br />

altri<br />

altri<br />

ABRUZZO 61 22 50 8 81<br />

ASIA Americ<br />

a<br />

totale<br />

24 286<br />

22 18<br />

BASILICATA 8 3 9 3 13<br />

2<br />

2 4<br />

44<br />

CALABRIA 68 29 39 20 58<br />

10 267<br />

27 16<br />

CAMPANIA 111 44 94 48 194<br />

30 735<br />

170 43<br />

EMILIA R. 212 72 181 44 796<br />

47 1.566<br />

111 101<br />

FRIULI V.G. 78 37 47 14 121<br />

5 335<br />

24 8<br />

LAZIO 821 143 125 69 349<br />

195 1.958<br />

162 88<br />

LIGURIA 78 14 50 9 293<br />

60 570<br />

31 34<br />

LOMBAR<strong>DI</strong>A 637 154 437 83 1.310<br />

327 3.488<br />

359 172<br />

MARCHE 38 17 60 8 117<br />

20 283<br />

16 7<br />

MOLISE 2 5 1 0 8<br />

2<br />

2 2<br />

22<br />

PIEMONTE 285 70 206 26 644<br />

55 1.735<br />

394 54<br />

PUGLIA 61 12 113 5 61<br />

8 288<br />

20 17<br />

SARDEGNA 44 12 22 8 65<br />

10 221<br />

51 9<br />

SICILIA 117 34 69 13 296<br />

20 683<br />

101 31<br />

<strong>TOSCANA</strong> 252 65 234 22 683<br />

57 1.465<br />

50 90<br />

TRENT<strong>IN</strong>O 24 13 20 0 66 9<br />

2 136<br />

2<br />

UMBRIA 54 11 24 11 117 25<br />

7 262<br />

13<br />

VALLE D.A. 5 2 1 1 50 17<br />

3<br />

1<br />

80<br />

VENETO 211 104 147 59 489 127<br />

45<br />

50<br />

1.234<br />

TOTALE<br />

3.167 863 1.929 451 5.801 1.730 759 929 15.65<br />

8<br />

79


Tabella 3<br />

DETENUTI AMMESSI ALLE MISURE ALTERNATIVE<br />

<strong>DI</strong>STRIBUZIONE STRANIERI/ITALIANI NELLE MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE <strong>IN</strong> <strong>TOSCANA</strong><br />

Dati prelevati da archivi informatici non verificati con altre fonti e quindi soggetti ad errore materiale di immissione<br />

UEPE Dal Al Italiani Stranieri Totale % Stranieri Note<br />

AREZZO 01/01/2003 31/12/2003 231 24 255 9,41% Sede aperta nel 2003<br />

S.d.S. FI 01/01/2004 31/12/2004 229 34 263 12,93%<br />

01/01/2005 31/12/2005 188 34 222 15,32%<br />

01/01/2006 31/12/2006 146 28 174 16,09%<br />

01/01/2007 31/12/2007 30 4 34 11,76%<br />

FIRENZE 01/01/2000 31/12/2000 1312 118 1430 8,25%<br />

01/01/2001 31/12/2001 1360 128 1488 8,60%<br />

01/01/2002 31/12/2002 1464 161 1625 9,91%<br />

01/01/2003 31/12/2003 1066 204 1270 16,06%<br />

01/01/2004 31/12/2004 1052 249 1301 19,14%<br />

01/01/2005 31/12/2005 802 228 1030 22,14%<br />

01/01/2006 31/12/2006 555 177 732 24,18%<br />

01/01/2007 31/12/2007 87 38 125 30,40%<br />

LIVORNO 01/01/2000 31/12/2000 217 20 237 8,44%<br />

01/01/2001 31/12/2001 253 23 276 8,33%<br />

01/01/2002 31/12/2002 320 23 343 6,71%<br />

01/01/2003 31/12/2003 402 32 434 7,37%<br />

01/01/2004 31/12/2004 395 40 435 9,20%<br />

01/01/2005 31/12/2005 326 36 362 9,94%<br />

01/01/2006 31/12/2006 278 30 308 9,74%<br />

01/01/2007 31/12/2007 35 5 40 12,50%<br />

LUCCA 01/01/2002 31/12/2002 309 35 344 10,17% Sede aperta nel 2002<br />

S.d.S. PI 01/01/2003 31/12/2003 404 47 451 10,42%<br />

01/01/2004 31/12/2004 361 53 414 12,80%<br />

01/01/2005 31/12/2005 318 71 389 18,25%<br />

01/01/2006 31/12/2006 280 69 349 19,77%<br />

01/01/2007 31/12/2007 42 12 54 22,22%<br />

81


MASSA 01/01/2000 31/12/2000 267 25 292 8,56%<br />

01/01/2001 31/12/2001 266 28 294 9,52%<br />

01/01/2002 31/12/2002 297 48 345 13,91%<br />

01/01/2003 31/12/2003 334 63 397 15,87%<br />

01/01/2004 31/12/2004 344 71 415 17,11%<br />

01/01/2005 31/12/2005 267 61 328 18,60%<br />

01/01/2006 31/12/2006 176 39 215 18,14%<br />

01/01/2007 31/12/2007 43 8 51 15,69%<br />

PISA 01/01/2000 31/12/2000 483 20 503 3,98%<br />

01/01/2001 31/12/2001 539 20 559 3,58%<br />

01/01/2002 31/12/2002 526 21 547 3,84%<br />

01/01/2003 31/12/2003 338 33 371 8,89%<br />

01/01/2004 31/12/2004 276 38 314 12,10%<br />

01/01/2005 31/12/2005 217 48 265 18,11%<br />

01/01/2006 31/12/2006 233 44 277 15,88%<br />

01/01/2007 31/12/2007 52 4 56 7,14%<br />

PISTOIA 01/01/2004 31/12/2004 383 44 427 10,30% Sede aperta nel 2004<br />

S.d.S. FI 01/01/2005 31/12/2005 360 46 406 11,33%<br />

01/01/2006 31/12/2006 309 36 345 10,43%<br />

01/01/2007 31/12/2007 60 5 65 7,69%<br />

PRATO 01/01/2006 31/12/2006 134 58 192 30,21% Sede aperta nel 2006<br />

S.d.S. FI 01/01/2007 31/12/2007 10 11 21 52,38%<br />

SIENA 01/01/2000 31/12/2000 214 7 221 3,17%<br />

01/01/2001 31/12/2001 254 8 262 3,05%<br />

01/01/2002 31/12/2002 250 15 265 5,66%<br />

01/01/2003 31/12/2003 268 20 288 6,94%<br />

01/01/2004 31/12/2004 320 29 349 8,31%<br />

01/01/2005 31/12/2005 253 25 278 8,99%<br />

01/01/2006 31/12/2006 191 21 212 9,91%<br />

01/01/2007 31/12/2007 41 1 42 2,38%<br />

S.d.S. = Sede di Servizio dell'UEPE indicato con sigla.<br />

I valori indicati si riferiscono agli incarichi e non alle singole persone, per cui il medesimo soggetto potrebbe essere contato<br />

per il numero di volte che è stato in misura alternativa alla detenzione<br />

82


la ricerca sarà biennale e si svolgerà negli anni 2008 e 2009 con la scansione<br />

sotto riportata<br />

Prima parte<br />

Giugno 2008<br />

Seconda parte<br />

Dicembre 2008<br />

Tabella scansione ricerca<br />

Raccolta dati e<br />

riferimenti bibliografici<br />

Interviste opinion leaders<br />

Inizio studio di caso : (ambito<br />

penitenziario) storie di vita<br />

Interviste soggetti immigrati<br />

Interviste opinion leaders<br />

(ambito penitenziario)<br />

Completamento studio di caso ambito<br />

penitenziario<br />

Studio di casi:<br />

Interviste soggetti autoctoni<br />

85


BIBLIOGRAFIA E TESTI CONSULTATI<br />

Ferrari A.<br />

COLPEVOLI. PREGIU<strong>DI</strong>ZIO E POTERE <strong>IN</strong> UN’EPOCA <strong>DI</strong> MIGRAZIONI GLOBALI<br />

Ed. Pardes, 2005<br />

Turco Livia<br />

I NUOVI ITALIANI. L’<strong>IMMIGRAZIONE</strong>, I PREGIU<strong>DI</strong>ZI, LA CONVIVENZA<br />

Ed. Mondadori, 2005<br />

Gozzini G.<br />

LE MIGRAZIONI <strong>DI</strong> IERI E <strong>DI</strong> OGGI. UNA STORIA COMPARATA<br />

Bruno Mondadori Editore, 2005<br />

Maspoli E.<br />

LA LORO TERRA è ROSSA. ESPERIENZE <strong>DI</strong> MIGRANTI MAROCCH<strong>IN</strong>I<br />

Ananke edizioni, 2004<br />

AA.VV.<br />

STRANIERI & ITALIANI. UNA RICERCA TRA GLI ADOLESCENTI FIGLI <strong>DI</strong><br />

IMMIGRATI NELLE SCUOLE ME<strong>DI</strong>E SUPERIORI<br />

Donzelli Editore, 2004<br />

Sibhatu R.<br />

IL CITTA<strong>DI</strong>NO CHE NON C’E’. L’<strong>IMMIGRAZIONE</strong> NEI ME<strong>DI</strong>A ITALIANI<br />

EDUP, 2004<br />

Ambrosini M., Molina S. (a cura di)<br />

SECONDE GENERAZIONI. UN’<strong>IN</strong>TRODUZIONE AL FUTURO DELL’<strong>IMMIGRAZIONE</strong><br />

<strong>IN</strong> ITALIA<br />

Fondazione G. Agnelli, 2004<br />

Ambrosini M.<br />

SOCIOLOGIA DELLE MIGRAZIONI<br />

Il Mulino Edizioni, 2005<br />

Caputo A.<br />

PRIME NOTE SULLE MO<strong>DI</strong>FICHE ALLE NORME PENALI DEL TESTO UNICO<br />

<strong>IMMIGRAZIONE</strong> in Questione Giustizia, n. 2 (2005), pag. 244/263<br />

Blasi L.<br />

ESPULSIONI, LA PENA E’ A RISCHIO – <strong>DI</strong>SPARITA’. QUEI FRUTTI AMARI DELLE<br />

LEGGI D’EMERGENZA. E’ PERICOLOSO CREARE UN <strong>DI</strong>RITTO SPECIALE PER GLI<br />

EXTRACOMUNITARI<br />

in D & G. Diritto e Giustizia, A. 6, n. 26 (luglio 2005), pag. 38/43<br />

Pricolo B.<br />

86


LA PARTECIPAZIONE DEGLI STRANIERI NON COMUNITARI ALLA VITA POLITICA<br />

LOCALE<br />

in Diritto Immigrazione e Cittadinanza, A. 6, n. 4 (2004), pag. 67/76<br />

Guida al diritto IL SOLE 24 ORE<br />

<strong>IMMIGRAZIONE</strong>: IL NUOVO REGOLAMENTO <strong>DI</strong> ATTUAZIONE. TESTO E L’ANALISI<br />

DELLE MO<strong>DI</strong>FICHE AL D.P.R. 394/99 – n. 4, 2005<br />

Savio G.<br />

PRIME RIFLESSIONI SULLE MO<strong>DI</strong>FICHE PENALI <strong>IN</strong>TRODOTTE DALLA L. 271/04<br />

in Diritto Immigrazione e Cittadinanza, n. 3, 2005, pag. 71/77<br />

Magistratura democratica, Asgi<br />

ESPULSIONE ACCOMPAGNAMENTO ALLA FRONTIERA E TRATTENIMENTO. LA<br />

NORMATIVA DOPO LA L. 271/04 – Anno 2005, pag. 94<br />

Medici senza frontiere – Leone L. (a cura di)<br />

CENTRI <strong>DI</strong> PERMANENZA E ASSISTENZA. ANATOMIA <strong>DI</strong> UN FALLIMENTO<br />

Sinnos Edizioni, 2005<br />

Solivett L. M.<br />

<strong>IMMIGRAZIONE</strong>, <strong>IN</strong>TEGRAZIONE E CRIM<strong>IN</strong>E <strong>IN</strong> EUROPA –<br />

Il Mulino Edizioni,2004<br />

Braccesi C., Sacchini G., Selmini G. (a cura di )<br />

LE POLITICHE PER LA SICUREZZA URBANA. L’ESPERIENZA URBANA NEL<br />

CONTESTO EUROPEO<br />

in Inchiesta, n. 143 (2004)<br />

Palazzo F.<br />

SICUREZZA URBANA ED <strong>IMMIGRAZIONE</strong>: ILLUSIONI E REALTA’ DELLA<br />

REPRESSIONE PENALE<br />

in Diritto Immigrazione e Cittadinanza, n. 1 (2004) pagg. 24/36<br />

Berti F., Malevoli F. (a cura di)<br />

CARCERE E DETENUTI STRANIERI. PERCORSI TRATTAMENTALI E<br />

RE<strong>IN</strong>SERIMENTO<br />

Franco Angeli, 2004<br />

Melossi D.<br />

LA SOVRARAPPRESENTAZIONE DEGLI STRANIERI NEI SISTEMI <strong>DI</strong> GIUSTIZIA<br />

PENALE EUROPEI E ITALIANO<br />

in Diritto Immigrazione e Cittadinanza, n. 4 (2003) pagg. 11/27<br />

Pasini N., Picozzi M.<br />

SALUTE E <strong>IMMIGRAZIONE</strong>. UN MODELLO TEORICO PRATICO PER LE AZIENDE<br />

SANITARIE<br />

FrancoAngeli, 2005<br />

Caponio T.,Colombo A.<br />

87


MIGRAZIONI GLOBALI, <strong>IN</strong>TEGRAZIONI LOCALI<br />

il Mulino Edizioni, 2005<br />

Abbatecola E.<br />

L’ALTERITA’ MOLTEPLICE. PERCORSI <strong>DI</strong> <strong>IN</strong>SERIMENTO LAVORATIVO DELLE<br />

MIGRANTI VITTIME <strong>DI</strong> TRATTA<br />

in Polis, A. 19 n. 1 (2005), pag. 31/65<br />

Quadrio A.,Fasulo A.,Magrin M.E.<br />

IDENTITA’ E CAMBIAMENTO. L’ESPERIENZA LAVORATIVA COME PROCESSO <strong>DI</strong><br />

ME<strong>DI</strong>AZIONE CULTURALE<br />

FrancoAngeli, 2005<br />

Caritas Ambrosiana: Ambrosini M., Salati M.<br />

USCENDO DALL’OMBRA. IL PROCESSO <strong>DI</strong> REGOLARIZZAZIONE DEGLI<br />

IMMIGRATI E I SUOI LIMITI<br />

FrancoAngeli, 2004<br />

Regione Toscana<br />

Documento di lavoro per un percorso normativo partecipato su:<br />

NORME PER L’ACCOGLIENZA, L’<strong>IN</strong>TEGRAZIONE E LA TUTELA DEI CITTA<strong>DI</strong>NI NON<br />

COMUNITARI NELLA REGIONE <strong>TOSCANA</strong><br />

Aprile 2006<br />

Barbagli M.<br />

IMMIGERAZIONE E REATI <strong>IN</strong> ITALIA<br />

Il Mulino, 2002<br />

Becucci S.<br />

CRIM<strong>IN</strong>ALITA’ MULTIETNICA<br />

Editori Laterza, 2006<br />

Dal Lago A.<br />

NON-PERSONE. L’ESCLUSIONE DEI MIGRANTI <strong>IN</strong> UNA SOCIETA’ GLOBALE<br />

Feltrinelli Editore, 1999<br />

Besozzi E., Colombo M.<br />

METODOLOGIA DELLA RICERCA <strong>SOCIALE</strong><br />

Guerini editore, Milano, 1998<br />

Giddens A.<br />

SOCIOLOGIA<br />

Il Mulino, Bologna, 1989<br />

Merton R.K.<br />

TEORIA SOCIOLOGICA E RICERCA EMPIRICA<br />

Il Mulino, Bologna, 1983<br />

Bailey K.D.<br />

METODOLOGIA DELLA RICERCA <strong>SOCIALE</strong><br />

88


Il Mulino, Bologna, 1995<br />

Niero M.<br />

METO<strong>DI</strong> E TECNICHE <strong>DI</strong> RICERCA PER IL SERVIZIO <strong>SOCIALE</strong><br />

La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1995<br />

Park R.E., Burgess E.W., MacKenzie R.<br />

LA CITTA’<br />

Comunità edizioni, Milano, 1981<br />

Guidicini P.<br />

Manuale di sociologia urbana e rurale<br />

Francoangeli, Milano, 1977<br />

Madge J.<br />

LO SVILUPPO DEI METO<strong>DI</strong> <strong>DI</strong> RICERCA EMPIRICA <strong>IN</strong> SOCIOLOGIA<br />

Il Mulino, Bologna, 1966<br />

89


Capitolo 3<br />

<strong>IN</strong>TERVISTE AGLI OP<strong>IN</strong>ION LEADERS CON RIFLESSIONI CONCLUSIVE<br />

SUGLI ASPETTI RILEVANTI EMERSI<br />

1. Riflessioni finali tratte dalle interviste agli opinion leaders nella<br />

zona della Valtiberina e nel comune di Arezzo<br />

effettuate da Lorena Santi<br />

Nelle interviste effettuate nella zona del comune di Arezzo e nella zona della<br />

Valtiberina, è emerso in generale un quadro abbastanza omogeneo riguardo la<br />

questione immigrazione. Tutti gli intervistati hanno confermato di non ritenere<br />

un fenomeno rilevante l’immigrazione interna e per questo si sono tutti<br />

concentrati sull’immigrazione esterna. In generale hanno affermato che gli<br />

immigrati provengono soprattutto dal Bangladesh e Pakistan, per quanto<br />

riguarda Arezzo e dall’Albania, Marocco, Kossovo ed Equador per quanto<br />

riguarda l’area della Valtiberina.<br />

Anche se nessuno ha trovato l’immigrazione interna un fenomeno rilevante,<br />

tutti gli intervistati hanno riconosciuto la sua presenza e hanno risposto che gli<br />

immigrati interni provengono soprattutto dal meridione (Campania in particolar<br />

modo).<br />

Riguardo ai motivi che spingono gli immigrati a venire in Italia tutti hanno<br />

risposto dicendo che le cause sono soprattutto il lavoro e i ricongiungimenti<br />

familiari.


C’è poi anche chi ha voluto sottolineare che molti immigrati arrivano in Italia<br />

tramite reti informali create dai connazionali.<br />

L’idea che ne viene fuori da queste interviste è quella di una situazione<br />

tranquilla. Nessuno ha rilevato particolari problemi e situazioni di criticità. Nelle<br />

risposte si legge frequentemente che la convivenza tra autoctoni e stranieri è<br />

una “convivenza pacifica anche se passiva”, intendendo dire che non ci sono<br />

rapporti di criticità ma non c’è nemmeno una vera e propria integrazione, c’è<br />

sempre in entrambe le parti un po’ di xenofobia.<br />

Non sono stati rilevati particolari criticità nei rapporti con la sanità e la scuola,<br />

l’unica cosa che è stata in parte criticata è stato l’aspetto delle attività<br />

formative – ricreative a favore degli stranieri, ritenute non troppo<br />

soddisfacenti. Soprattutto chi lavora a stretto contatto con l’immigrato ( centri<br />

di aggregazione, associazioni..) ha ritenuto insufficienti le attività che vengono<br />

fatte a favore dell’integrazione degli immigrati, e questi enti stanno facendo<br />

molto per aumentare tali iniziative ( molte sono state citate nelle interviste).<br />

Quando poi è stato chiesto un esempio di “buona prassi” in materia di<br />

immigrazione, le associazioni hanno citato iniziative socio- ricreative come<br />

modo per aumentare l’integrazione. Gli assessori invece hanno risposto di voler<br />

puntare sulla scuola, sostenendo che agendo su questa si possono migliorare<br />

molte cose.<br />

Le uniche criticità che sono spesso emerse dalle interviste sono: il problema<br />

mediazione e la insoddisfacente informazione in ambito burocratico ottenuta<br />

dagli immigrati. Proprio per questo è stato proposto di intervenire in queste<br />

due direzioni, proponendo di aumentare la presenza di mediatori e cercando di<br />

offrire assistenza agli immigrati in ambito burocratico.<br />

92


Rileggendo le interviste effettuate una cosa risulta interessante, la<br />

contraddizione che si rivela tra le risposte date dagli assessori e quella date<br />

dalle associazioni o enti che comunque stanno a stretto contatto con gli<br />

immigrati. Gli assessori all’unanimità hanno tutti affermato che non ci sono<br />

problemi e che le politiche messe in atto tengono in considerazione la<br />

questione immigrazione. Hanno parlato molto bene della situazione nelle loro<br />

città, dando l’idea di una situazione serena e tranquilla. Cosa interessante sono<br />

poi le risposte date dalle associazioni, in particolare modo dalla CARITAS.<br />

Questa ha ammesso che la situazione non è poi così idilliaca.<br />

Di rilievo è un’affermazione data dall’ intervistato della CARITAS: “ gli<br />

immigrati spesso si adagiano ai benefici che gli vengono concessi senza<br />

preoccuparsi di trovare lavoro”.<br />

È stato poi aggiunto che la situazione, per lo meno all’interno della<br />

ASSOCIAZIONE, spesso non è molto tranquilla dando un’idea contraria rispetto<br />

a quella dataci dagli assessori. Questa contraddizione ci può far riflettere su un<br />

aspetto: cercare di creare più armonia e coerenza tra chi decide a tavolino e<br />

chi poi mette in pratica tali politiche potrebbe essere una buona soluzione per<br />

dar vita ad iniziative funzionanti.<br />

Nel complesso ritengo però di avere avuto un quadro della situazione che<br />

rispecchia una zona relativamente tranquilla e senza particolari criticità.<br />

2. Riflessioni finali tratte dalle interviste agli opinion leaders<br />

in Mugello<br />

effettuate da Olivia Scotti<br />

93


Le interviste sono state somministrate ai testimoni privilegiati dell’area<br />

fiorentina del Mugello. Avevano l’obiettivo di far emergere il tipo di<br />

immigrazione avvenuta in queste terre e il livello di inserimento ed<br />

integrazione degli immigrati sul territorio.<br />

Ho incontrato sindaci, amministratori delle politiche sociali, impiegati<br />

dell’U.R.P., il responsabile del centro per l’impiego, un responsabile di<br />

Confartigianato, funzionari dei sindacati e associazioni di volontariato.<br />

Il Mugello è diventato negli ultimi 10 anni meta di flussi migratori sempre più<br />

consistenti. Fino a pochi anni fa la presenza di un’ immigrazione interna era<br />

molto accentuata, dovuta alla richiesta di manodopera per la costruzione<br />

dell’Autostrada del Sole. Oggi invece l’immigrazione si è differenziata e sono<br />

entrati sul territorio altri gruppi etnici.<br />

“Ultimamente dal sud Italia non vengono, perché il Mugello non è sulle<br />

grandi vie di comunicazione. Se il Mugello avesse una bretella<br />

autostradale che lo collegasse con altre città permetterebbe di muoversi<br />

più facilmente. In Mugello il comune che ha più immigrati dal sud è<br />

Barberino perché c’è un accesso più immediato.”<br />

“Le persone che vengono dal sud vengono perché non possono svolgere<br />

in maniera corretta il loro lavoro. Chi vuole lavorare in maniera corretta e<br />

libera deve venire in su. Sono persone integrate e corrette anche nel<br />

rispetto di regole. Non hanno particolari problemi quando vengono qua.”<br />

“Flussi migratori dalla Campania e dalla Calabria sono avvenuti negli anni<br />

60 e si sono rapidamente integrati coprendo ruoli e cariche anche<br />

94


abbastanza importanti. Si sono mossi da alcuni paesi seguendo le<br />

relazioni parentali.”<br />

Mi è stato difficile reperire informazioni inerenti all’immigrazione interna. In<br />

molti riferiscono la presenza di immigrati interni nei cantieri edilizi ed in quelli<br />

del CAVET ma è comunque un flusso ridotto rispetto a 20 anni fa, oppure poco<br />

problematico.<br />

“ora si parla di italiani in generale, non c’è più la distinzione come vivevo<br />

io quando ero ragazza.”<br />

Parla una donna di Salerno immigrata con i suoi genitori 50 anni fa e che<br />

attualmente lavora come operaia nel territorio del Mugello.<br />

“le mie figlie oggi non vivono nessuna difficoltà di rapporto con gli altri<br />

coetanei. Non è più un problema l’integrazione tra italiani. La paura del<br />

diverso ora è tutta orientata verso gli stranieri…albanesi e rumeni in<br />

particolare. Quando ero piccola si trovavano cartelli del tipo : non si<br />

affitta ai meridionali. Oggi tutto questo non è più verso di noi.”<br />

Infatti si è intensificata in pochi anni una consistente immigrazione straniera ed<br />

in particolare alcuni gruppi etnici.<br />

“In Mugello è presente una migrazione rumena e albanese legata<br />

quest’ultima alle vicende dell’Albania, poi flussi di donne badanti in una<br />

prima fase provenienti da America Latina ed Africa e ultimamente dai<br />

Paesi dell’Est.”<br />

Dalle interviste si capisce comunque come questa sia una zona di bassa<br />

conflittualità, dove non sono presenti grossi disaccordi e dove le persone<br />

vivono maggiormente la dimensione di paese. Rispetto alle città c’è un<br />

95


maggiore vissuto collettivo in cui le persone, più o meno sempre le stesse, si<br />

ritrovano nei differenti ambienti e nei differenti luoghi di ritrovo che la zona<br />

offre. Questo se da una parte può limitare gli orizzonti dall’altra risponde ad un<br />

bisogno di controllo e sicurezza.<br />

Anche gli stranieri, visti all’interno di questo territorio, difficilmente creano un<br />

senso di timore e di fastidio. Si potrebbe quasi dire che essendoci meno<br />

distanza tra le persone è possibile intessere relazioni ravvicinate che fanno<br />

abbassare il livello di guardia e di diffidenza. I rapporti tra italiani e stranieri<br />

sono quindi ritenuti abbastanza buoni e soprattutto nessuno mi ha segnalato<br />

forti casi di intolleranza e di discriminazione.<br />

Secondo gli intervistati le maggiori difficoltà che incontrano gli immigrati sono<br />

legate all’uso della lingua, veicolo fondamentale per integrarsi e per capire i<br />

diritti che spettano ad ogni cittadino.<br />

“ la lingua è importante per integrarsi e per sentirsi cittadino, per essere<br />

consapevoli dei diritti che uno può avere.”<br />

L’altra difficoltà evidenziata è quella della casa, legata sicuramente ai costi<br />

troppo alti degli affitti e alle graduatorie per l’acquisizione di case comunali che<br />

mettono in competizione i cittadini stranieri con gli italiani.<br />

“La Casa è il principale problema che incontrano gli stranieri perché non<br />

ci sono abbastanza case popolari. La Famiglia è un problema serio per<br />

chi è qua a lavorare da solo e quindi si collega al problema della<br />

solitudine.”<br />

“ Anche l’assistenza sanitaria è un problema perché se non hanno la<br />

residenza non possono essere assistiti.”<br />

96


Il problema del lavoro rimane centrale, rimane la prima preoccupazione di<br />

queste persone e la prima causa di conflittualità con la popolazione autoctona.<br />

“I problemi più ricorrenti che trovano gli immigrati sono quelli inerenti al<br />

lavoro, quello dell’accettare condizioni che l’italiano da tempo non<br />

accetta più. Su questo c’è un po’ di scontro.”<br />

“Gli immigrati non si lamentano degli enti pubblici invece gli italiani si. Si<br />

lamentano che i posti a scuola vanno per punteggio agli stranieri e così<br />

anche le case popolari. Le famiglie italiane si sentono un po’ impoverite<br />

rispetto a … dei poveri ugualmente…ma questa è una piccola lotta tra<br />

poveri.”<br />

“Qui i gruppi più grossi sono albanesi e rumeni. Gli uomini lavorano quasi<br />

tutti. Le donne vanno a coprire i pubblici esercizi che tradizionalmente<br />

venivano svolti dalle donne italiane. Bariste, cameriere…loro sono<br />

disposte ad accettare condizioni di lavoro che le italiane oggi non<br />

accettano più. Non sono assunte regolarmente oppure sono assunte<br />

part-time e poi fanno venti ore. L’italiano quindi fa notare questa<br />

differenza.”<br />

Gli attriti con gli immigrati sono quindi legati all’utilizzo di quei servizi che<br />

anche gli italiani chiedono sempre più frequentemente (graduatorie per case,<br />

asili, assegni …). Soprattutto nelle fasce di popolazione più svantaggiate, c’è<br />

un conflitto di interessi e concorrenza sui servizi, per cui emerge un maggior<br />

atteggiamento di chiusura verso gli stranieri. Gli immigrati vengono<br />

considerati competitori non solo per il lavoro quanto per l’accesso alle misure<br />

di welfare, che vengono considerate dalla popolazione scarse e mal distribuite.<br />

97


Sono le persone economicamente svantaggiate ad avere un maggiore<br />

atteggiamento di chiusura nei confronti degli stranieri..<br />

“Dato che ci sono ancora problematiche socio economiche non risolte tra<br />

immigrati del sud è più facile che ci sia una maggiore polemica nel<br />

rivendicare alcuni diritti rispetto agli immigrati esterni.”<br />

“I cittadini italiani reputano che la richiesta continua di aiuti agli stranieri<br />

dalle istituzioni riduca la possibilità di essere anch’essi aiutati. Questo ha<br />

ripercussioni sui rapporti tra le persone.”<br />

La Confartigianato riscontra un altro tipo di problema di adattamento.<br />

“Il problema più grosso che incontrano qua è quello di un mancato<br />

adattamento alle regole amministrative e fiscali italiane. Gli albanesi non<br />

hanno regole, o formatesi in tanti anni di tirannia per cui pensano di non<br />

dover dare niente allo stato. Queste persone vengono in Italia aprono<br />

una azienda, nella stragrande maggioranza nel settore dell’ edilizia,<br />

aprono la posizione fiscale ma non pagano le tasse perché pensano che<br />

in Italia non si paghino le tasse. Noi in Italia ci siamo fatti una nomea<br />

all’interno della comunità europea di evasori fiscali.”<br />

Dalle interviste sono emerse costellazioni di progetti che cercano di favorire<br />

l’inserimento dell’immigrato sia nel mondo relazionale che in quello lavorativo,<br />

garantendo un supporto durante l’intero percorso integrativo. Ci sono vari tipi<br />

di corsi di formazione e di alfabetizzazione per adulti, corsi di lingua straniera<br />

per bambini per il rafforzamento dell’identità culturale. Ci sono sportelli di<br />

prima accoglienza e quelli per lo svolgimento di tutte le pratiche burocratiche.<br />

C’è stato inoltre un potenziamento dei consultori pediatrici e ginecologici nel<br />

comune di Barberino del Mugello, ed interventi con le scuole sia con laboratori<br />

98


di intercultura, sia per l’orientamento in corsi di formazione per ragazzi in<br />

uscita dalla scuola dell’obbligo.<br />

“L’integrazione c’è e ci tengo a sottolinearlo, ci abbiamo messo delle<br />

risorse perché aver potenziato i servizi consultoriali è stata una scelta<br />

politica forte. Barberino essendo vicino all’autostrada è un po’ la porta di<br />

accesso al Mugello, e poi da qui si trasferiscono verso le cave di<br />

Firenzuola. E aver potenziato questi servizi essenziali sull’assistenza vuol<br />

dire aver messo delle risorse a disposizione di queste problematiche.”<br />

“Noi abbiamo potenziato i servizi sociali e i servizi alla persona per far<br />

fronte a maggiori richieste. Ma ancora non è sufficiente, bisognerebbe<br />

potenziare anche le risorse finanziarie. Noi non pensiamo che si possano<br />

risolvere queste questioni solo da un punto di vista economico ma c’ è<br />

bisogno di più opportunità. I servizi devono essere potenziati per tutti i<br />

cittadini italiani e stranieri.”<br />

Le attività per agevolare l’integrazione sono molteplici anche se spesso non<br />

molto innovative. Ma quello che mi sembra interessante evidenziare è che<br />

queste persone ancora non vengono considerate come stabili e parte del nostro<br />

presente oltre che, ovviamente, del nostro futuro. L’immigrato rimane un<br />

problema di cui se ne accetta solo una parte, quella lavorativa. È incerta la<br />

visione dell’immigrato come persona e come risorsa, la sua presenza è<br />

subordinata al lavoro che svolge e che “deve” svolgere per fare parte di questa<br />

società.<br />

Mi è stato difficile accedere ad opinioni che guardassero all’integrazione in<br />

termini qualitativi più che quantitativi. È tipico il tratto autoreferenziale in cui<br />

99


l’importante è che questi servizi ci siano, mentre non conta tanto quanta sia<br />

l’estensione e la portata di questi servizi. Quello che è abbastanza facile<br />

reperire è che gli immigrati vi accedono, ma non è altrettanto facile individuare<br />

se questi servizi sono in grado di attuare un percorso di cittadinanza effettivo.<br />

Soltanto al sindacato della Cgil mi è stata riferita l’urgenza di arrivare a dare la<br />

possibilità di voto anche agli immigrati.<br />

“ il cittadino diventa tale solo quando gli si dà la possibilità di partecipare<br />

e decidere. L’integrazione passa da qui. È una strada da praticare. Sono<br />

persone che stanno qua da molti anni, altri vi sono nati. A livello locale<br />

si potrebbe fare uno sforzo maggiore riconoscendo a queste persone<br />

almeno il voto amministrativo.”<br />

Fatta eccezione per alcuni spunti, la visione che gli intervistati mi hanno dato è<br />

rimasta piuttosto ad un livello superficiale o poco curato sia dei dati che delle<br />

percezioni personali di ognuno di loro.<br />

Un tratto interessante nato invece da due interviste è quello di evidenziare la<br />

presenza della donna come collante sociale. Come spola tra l’interno della<br />

famiglia e il contesto. La donna immigrata che molto spesso non lavora e che<br />

portando i figli a scuola, dal dottore, ai giardini pubblici è in grado di creare<br />

quelle relazioni che riducono la distanza con l’altro. Le donne, cominciando a<br />

partecipare alla vita associativa e ricreativa della società, riescono a creare un<br />

ponte fondamentale alla conoscenza della diversità.<br />

“Per quanto riguarda la partecipazione alla vita associativa-ricreativa una<br />

distinzione che farei è tra uomini e donne. Le donne stanno diventando<br />

un collante. Rompono il guscio del gruppo di appartenenza.”<br />

100


La cosa che infatti viene più spesso evidenziata come negativa è quella di<br />

gruppi numerosi, come albanesi e rumeni, che tendono a chiudersi e a stare<br />

soltanto tra di loro creando ovvie difficoltà di reciproca comprensione. Creano<br />

cioè quello che si può definire “ghettizzazione sociale” dalla quale è difficile<br />

emanciparsi se non con l’aiuto delle nuove generazioni se non vi rimangono<br />

anch’esse intrappolate all’interno. Siamo sempre su due binari, entrambi pieni<br />

di vizi e di privilegi. Da una parte il gruppo di appartenenza dà protezione e<br />

sicurezza, ma dall’altra limita l’individuo e lo mantiene nelle posizioni<br />

raggiunte, senza la speranza di alcuna mobilità sociale.<br />

Gli sforzi ci sono e si vedono anche nei volti di chi veniva intervistato. Lo sforzo<br />

anche di usare determinate parole per non essere male interpretato e non<br />

cadere nel pregiudizio o nel politically correct. Ho notato infatti che non c’è<br />

libertà di espressione su questo argomento. Si ha paura di inciampare su<br />

pregiudizi vecchi che rispuntano fuori nonostante le numerose azioni per<br />

inibirli. E più le persone stanno ai “piani alti” più la caduta rischia di fare<br />

rumore.<br />

Per finire, riporto alcuni esempi di buone pratiche suggeritemi per migliorare il<br />

livello di integrazione degli stranieri.<br />

Da Confartigianato…..<br />

“il rinnovo dei permessi di soggiorno dovrebbe essere abbinato al<br />

controllo della legalità per quanto riguarda la parte fiscale affinché non<br />

sia tutto a carico dei contribuenti italiani. La cosa importante da chiedere<br />

al cittadino straniero per essere parificato al cittadino italiano dal punto<br />

di vista sociale ed economico è il pagamento delle tasse. Tu sei un buon<br />

cittadino ed hai diritto a stare in Italia se oltre a presentare le<br />

101


dichiarazione dei redditi e il bilancio mi presenti anche l’attestazione del<br />

pagamento delle tasse.”<br />

E ancora dalla CGIL…..<br />

“Nella cassa edile ci sono il 38% di stranieri che poi si iscriveranno al<br />

sindacato. Non riescono ancora ad avere una partecipazione attiva, per<br />

ora siamo all’iscrizione. Ma qua abbiamo Rashid un funzionario sindacale,<br />

che è marocchino. Questo è un esempio di partecipazione. Probabilmente<br />

il sindacato di domani sarà rappresentato da stranieri e quindi c’è<br />

bisogno di figure al loro interno.”<br />

E l’Assessore alle politiche sociali di Barberino….<br />

“noi bisognerebbe ricordarsi quanto hanno sofferto i nostri connazionali<br />

all’estero . Questo credo che ci aiuti ad affrontare in maniera diversa il<br />

problema dell’integrazione.”<br />

Il nostro è storicamente un paese di emigrazione che ha ancora sulle spalle il<br />

peso delle discriminazioni subite quando gli italiani si muovevano in cerca di<br />

una migliore vita e trovavano intolleranza ad aspettarli.<br />

A quei tempi, oltre tutto, c’era l’idea di una espansione infinita in cui tutto era<br />

in divenire e pareva certo, in una terra come l’America, che ci fosse posto per<br />

tutti. O quasi. Oggi invece questa idea sconfinata non c’è più ed ognuno<br />

guarda alle proprie conquiste come se fossero le ultime.<br />

Il Mugello porta con sé personaggi importanti che hanno contribuito a far<br />

fiorire ancora oggi molteplici esperienze di accoglienza e di confronto. Io<br />

stessa, che abito in queste zone, mi rendo conto di questo retroterra culturale<br />

che vuole far crescere tolleranza riavvicinando per prima cosa l’uomo alla<br />

terra.<br />

102


3. Riflessioni finali tratte dalle interviste agli opinion leaders interviste<br />

agli opinion leaders nel Comune di Poggibonsi 3<br />

I MOTIVI DELLA MIGRAZIONE<br />

effettuate da Debora Lorenzi<br />

Tutti gli intervistati sono a conoscenza dei movimenti migratori che interessano<br />

la città di Poggibonsi. Tuttavia, mentre c’è chi è consapevole della consistenza<br />

e delle problematicità legate all’immigrazione dalle altre regioni italiane, c’è<br />

anche chi sembra sottovalutare questo fenomeno.<br />

Per tutti, i motivi che inducono gli immigrati, sia dall’estero che dalle altre<br />

regioni a venire a Poggibonsi, sono legati alla ricerca di migliori condizioni<br />

economiche e al fatto che Poggibonsi offre ancora la possibilità di soddisfarle<br />

(particolarmente sviluppato in questi anni è il settore del camper).<br />

3<br />

Tra le interviste ai testimoni privilegiati, ve ne sono due che ho fatto a immigrati,<br />

considerandoli appunto come testimoni privilegiati perché segretari di associazioni di immigrati<br />

o membri della consulta comunale degli immigrati.<br />

103


<strong>DI</strong>FFICOLTA’ MAGGIORI DEGLI IMMIGRATI STRANIERI<br />

Per quanto riguarda le difficoltà maggiori che hanno gli immigrati stranieri, al<br />

primo posto risulta esserci mediamente la casa. Gli affitti infatti sono molto alti<br />

e talvolta il sostegno economico del Comune pare non bastare. Oppure si<br />

trovano case a meno prezzo, ma sovraffollate e in certi casi quindi anche<br />

antigieniche (questo è venuto fuori da una sola intervista, ma risulta<br />

plausibile). C’è poi il problema del ristretto numero di case popolari, anche se il<br />

Comune ne sta facendo costruire delle nuove. Da più interviste è venuto fuori<br />

infine che spesso l’immigrato, nel momento in cui cerca casa, si trova anche ad<br />

avere problemi legati alla diffidenza che i proprietari hanno nei loro confronti.<br />

Poi viene il problema del lavoro e quello della lingua. Per quanto<br />

riguarda il lavoro, la problematicità sta nel fatto che esso è spesso precario e<br />

irregolare. La precarietà del lavoro, per i due senegalesi intervistati, è tuttavia<br />

meno grave del problema della casa perché il lavoro, anche se puoi perderlo<br />

(vista appunto l’attuale precarietà), se lo cerchi c’è ( e ciò a testimonianza di<br />

quanto detto prima circa la ancora presente offerta lavorativa della zona.<br />

Tuttavia, a tal proposito, da un’altra intervista è emerso che, sino a qualche<br />

anno fa, c’era più richiesta di lavoro nella Valdelsa, mentre oggi la situazione è<br />

un po’ diversa (a causa di un rilevante declino economico, che però non ha<br />

minacciato, come visto, l’attività della zona) e ci si trova in una situazione per<br />

cui vi sono troppe domande di lavoro per le rispettive offerte lavorative.<br />

Per quanto concerne la lingua, esso è stato posto come problematica<br />

principale da certi testimoni privilegiati, soprattutto quelli che lavorano nel<br />

campo educativo e sanitario. Nella scuola si richiede una maggiore presenza di<br />

mediatori linguistici e culturali, non solo per i ragazzi e per i bambini, ma<br />

104


anche per le famiglie, che spesso hanno un rapporto con gli insegnanti e in<br />

generale con l’istituzione scolastica dipendente dalla mediazione degli stessi<br />

figli, che, proprio andando a scuola, conoscono la lingua meglio dei loro<br />

genitori. Anche in campo sanitario è stato reso necessario un maggior<br />

intervento di mediazione linguistica.<br />

Sono poi stati segnalati dagli intervistati molti altri tipi di problemi, non<br />

di secondaria importanza, ma che risultano diciamo meno urgenti: la<br />

mancanza di una sede autonoma per le associazioni di immigrati; i rapporti con<br />

gli italiani; l’assistenza sanitaria; il problema dell’assistenza dei bambini nelle<br />

ore in cui escono da scuola e i genitori sono ancora al lavoro: possiamo dire<br />

che, in generale, sono venute fuori tutte le problematiche da noi elencate come<br />

possibili risposte (e devo dire, per di più spontaneamente perché non sempre,<br />

e forse per errore, dopo aver chiesto quali fossero i problemi più grandi, poi<br />

leggevo le varie opzioni contenute nella traccia).<br />

<strong>DI</strong>FFICOLTA’ MAGGIORI DEGLI IMMIGRATI <strong>IN</strong>TERNI<br />

Tra gli intervistati, c’è chi non riconosce come particolarmente problematica la<br />

situazione di vita degli immigrati dalle regioni meridionali, c’è chi riconosce<br />

qualche problema (ad esempio, legato al lavoro, alla casa e in generale<br />

all’inserimento nella nuova realtà) e c’è poi chi (e forse con un occhio più vicino<br />

alla vera realtà) individua difficoltà grandi, talvolta forse anche più grandi di<br />

quelle degli immigrati stranieri. Dalle interviste fatte ai dirigenti scolastici,<br />

questa consapevolezza è notevole perché essi riscontrano che i figli degli<br />

immigrati dal sud Italia hanno mediamente più difficoltà a scuola rispetto ai<br />

ragazzini stranieri. Una buona spiegazione di questo fatto è stata data dalla<br />

105


direttrice Becattelli (che mi sento di citare perché le sue risposte sono state<br />

particolarmente dettagliate e mirate), la quale afferma che i ripetuti “arrivi e<br />

partenze” della famiglia che si sposta tra Poggibonsi e paese di provenienza ( e<br />

che spesso lo fa per problemi di lavoro, di casa,..), creano sicuramente<br />

problemi di continuità nell’apprendimento ai bambini. In più, da un’altra<br />

intervista, è emerso che, se mediamente i bambini degli immigrati interni<br />

hanno qualche difficoltà in più a scuola, probabilmente è anche perchè sono<br />

meno motivati rispetto ad esempio ai figli degli immigrati dall’estero, i quali si<br />

trovano tendenzialmente in un clima familiare che prevede un progetto<br />

migliorativo di vita e di riscatto sociale, culturale, economico.<br />

Inoltre, i luoghi di provenienza di molte delle famiglie che arrivano a<br />

Poggibonsi, sono spesso le periferie degradate delle grandi metropoli, in cui si<br />

vivono situazioni di fragilità sociale, di bassi livelli d’istruzione ( una delle<br />

intervistate, l’assessore D’Amato, che è anche ginecologa all’ospedale di<br />

Poggibonsi, ci racconta ad esempio della differenza che spesso nota tra donne<br />

senegalesi, mediamente piuttosto istruite, e ragazze meridionali, il cui livello di<br />

istruzione è più basso).<br />

I RAPPORTI TRA AUTOCTONI E IMMIGRATI<br />

Prevalentemente sono percepiti come rapporti di tipo lavorativo, perché le<br />

varie “comunità” sarebbero tendenzialmente chiuse in se stesse,con gente che,<br />

uscita dal lavoro, non va più nelle piazze, ma resta a casa o comunque se esce<br />

fa comunella coi propri connazionali o corregionali. Poi, c’è anche chi afferma<br />

che invece sono rapporti difficili, soprattutto tra italiani (e quindi anche<br />

immigrati interni) e stranieri: essi sarebbero soprattutto rapporti di<br />

106


sopportazione e, anche se non ci sono mai stati gravi episodi di intolleranza e<br />

di razzismo, vi sono stati tuttavia momenti di tensione (la Cisl, ad esempio, lo<br />

registra quando il comune fa il bando per le case popolari o per dare i<br />

contributi sull’affitto e parecchi italiani che fanno anch’essi domanda, come gli<br />

immigrati si lamentano del fatto che “viene dato tutto a loro, a noi non ci tocca<br />

più niente,..”).<br />

GLI ENTI E LE LORO <strong>IN</strong>IZIATIVE PER L’<strong>IN</strong>TEGRAZIONE<br />

L’Associazione “Diuobo” è composta da senegalesi che sono in Italia da più<br />

anni e che aiutano i nuovi arrivati, sia dal punto di vista pratico, con la lingua,<br />

per compilare ad esempio i documenti, (quindi, si potrebbe dire che fa da<br />

mediatrice), sia dal punto di vista affettivo, relazionale, poiché essa<br />

rappresenta il luogo di ritrovo della comunità senegalese di Poggibonsi.<br />

La Consulta degli immigrati è stata istituita da qualche anno e è formata<br />

da rappresentanti di alcune comunità immigrate (ma non di tutte; infatti<br />

questa ad esempio, è una rivendicazione fatta dai senegalesi che ho<br />

intervistato), i quali hanno diritto di parola, ma, come tutti gli altri immigrati,<br />

non quello di voto.<br />

La Cisl ha uno sportello per gli stranieri aperto tutti i giorni e gestito dalla<br />

ANOLF, che offre servizi di assistenza, consulenza e orientamento circa le<br />

normative relative all’immigrazione; offre inoltre accoglienza e mediazione con<br />

gli enti del territorio nazionale e mediazione con i consolati esteri del territorio;<br />

si occupa anche di attività umanistica (ascolto e presa in carico non solo di<br />

problematiche di tipo materiale, ma anche psicologiche ed emotive).<br />

107


La Consulta Regionale del Volontariato, dal novembre del 2007 insieme<br />

ad altre associazioni, ha inviato un progetto alla Comunità europea, al fine di<br />

ottenere un importante finanziamento. Il progetto presentato prevede anche<br />

iniziative rivolte agli immigrati, come ad esempio corsi di formazione. Inoltre il<br />

volontariato di Siena partecipa all’iniziativa, a cui contribuisce anche la<br />

Fondazione del istituto bancario Monte dei Paschi, nominata “UN EURO<br />

ALL’ORA”: contributi alle famiglie che assumono in maniera regolare assistenti<br />

per familiari non autosufficienti).<br />

L’intervento più grande dell’assessorato alla politiche sociali di Poggibonsi<br />

è quello realizzato insieme con tutti gli altri comuni della Valdelsa e sostenuto<br />

dalla Fondazione Territori Sociali Alta Valdelsa. Esso è denominato<br />

“quotidianità dell’integrazione”, terminerà alla fine del 2008 ed è rivolto ai<br />

cittadini migranti (italiani e stranieri), residenti in uno dei 5 comuni della<br />

Valdelsa. Il progetto mira alla costituzione di una rete volta a:<br />

- sostenere l’integrazione dei migranti, dare informazioni chiare e<br />

non frammentate;<br />

- migliorare l’accesso ai servizi;<br />

- ottimizzare le risorse disponibili e la sedimentazione di un<br />

sistema di politiche sociali integrate a favore dei cittadini<br />

migranti.<br />

Questo progetto si sviluppa in due sezioni: sezione lavoro (che include la<br />

formazione dei docenti della scuola; la formazione informatica; i mediatori<br />

linguistici nella scuola e presso il Centro per l’impiego, l’apertura dello sportello<br />

lavoro e l’orientamento e i progetti per l’inserimento lavorativo presso il Centro<br />

per l’impiego di Poggibonsi; il servizio di consulenza legale, l’<br />

108


autoimprenditoria; un’azione per la cooperazione per il Senegal) e sezione<br />

sociale (essa include un bando per la prosecuzione degli studi, rivolto agli<br />

studenti stranieri; uno per la casa, rivolto a migranti italiani e stranieri; la<br />

costruzione di una rete della “Città ospitale”, che lega coloro che, in vario<br />

modo, offrono servizi e sostegno ai cittadini migranti nel territorio della<br />

Valdelsa).<br />

Interessante l’iniziativa realizzata dalle classi quinte del primo circolo<br />

didattico di Poggibonsi: un dvd intitolato “Girotondo intorno al mondo” e che<br />

ha avuto come scopo quello di far immedesimare, attraverso la recitazione di<br />

alcune scenette, il ragazzino italiano con quello straniero, per fargli capire la<br />

situazione in cui quest’ultimo si trova nel momento che arriva per la prima<br />

volta nella sua nuova classe e non conosce la lingua e si sente guardato come<br />

se fosse strano.<br />

109


4. Riflessioni finali tratte dalle interviste agli opinion leaders<br />

sul territorio del comune di Firenze<br />

Effettuate da Elena ISU<br />

Dalle interviste fatte, il quadro che emerge del processo d’integrazione e<br />

d’inclusione, sul territorio Fiorentino è un’immagine tutt’altro che nitida, è<br />

un’immagine in movimento, che alterna iniziative improntate ad una<br />

promozione di questi processi (come progetti per l’inserimento abitativo dei<br />

rom o strutture per l’accoglienza dei richiedenti asilo, la consulta degli<br />

immigrati…) a ordinanze del sindaco poco tolleranti (ordinanza lavavetri) e<br />

manifestazioni di una parte della popolazione che denuncia insofferenza per la<br />

presenza d’immigrati stranieri.<br />

Per ciò che riguarda l’immigrazione interna la maggior parte degli intervistati<br />

non ha una percezione chiara del fenomeno, c’è chi si rifiuta di esprimere<br />

pareri in proposito, chi una qualche risposta, rimanendo sul generale, magari<br />

accomunandoli con i fiorentini in difficoltà economiche, prova a darla; solo<br />

Monica Stelloni (CGIL), probabilmente perché ha un esperienza diretta sul<br />

campo, mi fa un discorso più complesso, dal quale risultano principalmente due<br />

tipologie d’immigrati interni (prevalentemente provenienti dalle regioni del sud<br />

Italia):<br />

-Quelli che decidono di rimanere; con i quali è più facile instaurare un processo<br />

d’integrazione, soprattutto se la famiglia li segue. Attraverso l’iscrizione dei figli<br />

110


a scuola si vengono a creare una serie di dinamiche che favoriscono<br />

l’integrazione.<br />

-Quelli di passaggio; la cui presenza è determinata dalla durata del cantiere<br />

per il quale lavorano. Con questi è difficile portare avanti strategie<br />

d’integrazione, in generale diventa difficile, qualsiasi legame con il territorio<br />

ospitante.<br />

E poi ci sono quelli, molti dei quali lavorano all’ATAF, che rimarrebbero anche<br />

ma finiscono per chiedere il trasferimento, perché con quello che guadagnano,<br />

l’affitto, qui non ce lo pagano.<br />

Il fatto che la quasi totalità degli intervistati non abbia una percezione chiara<br />

dell’immigrazione interna, a mio parere non è un dato negativo, ma mostra<br />

come l’integrazione, o forse l’assimilazione, tra questi e la popolazione locale,<br />

nel bene o nel male, sia effettivamente avvenuta. Lorenzo Nicci (CARITAS)<br />

prova ad offrirci un’inquietante chiave di lettura, alla domanda, “Come giudica i<br />

rapporti tra popolazione autoctona ed immigrati stranieri?E tra popolazione<br />

autoctona ed immigrati dalle altre regioni?” risponde: “Oggi rispetto a venti,<br />

trent’anni fa non si sente più l’intolleranza verso l’immigrato italiano, perché<br />

oggi il nemico comune è l’immigrato straniero.”<br />

Pare che tutti gli intervistati concordino sul fatto che le motivazioni che<br />

spingono gli immigrati stranieri a spostarsi sul territorio fiorentino, abbiano<br />

origini prevalentemente economiche. La ricerca di un lavoro che permetta di<br />

migliorare le condizioni di vita e in un secondo tempo, chiedere il<br />

ricongiungimento familiare, sta alla base di un processo migratorio piuttosto<br />

stabile con il quale è possibile e necessario costruire e sviluppare integrazione<br />

ed inclusione.<br />

111


Monica Stellone (CGIL),ci fa notare come le comunità di connazionali svolgano<br />

un primo e a volte unico processo d’integrazione: “…il nuovo arrivato si<br />

appoggia ad un parente, un amico o comunque uno della sua stessa<br />

nazionalità, presente sul territorio da più tempo. E’ così che si vengono a<br />

creare settori ove gli occupati provengono da uno stesso paese…”, “…negli<br />

ultimi anni c’è una prevalenza di rumeni e albanesi che si concentrano<br />

soprattutto nel settore dell’edilizia; poi rumene, polacche come assistenti<br />

familiari; filippine, asiatiche solitamente fanno le colf; senegalesi nell’industria<br />

metalmeccanica, nel tessile; e poi i cinesi che pur concentrandosi su Prato,<br />

sono presenti anche sul territorio fiorentino, nell’aria di Brozzi… fanno<br />

soprattutto acquisizione di licenze commerciali.”<br />

Non bisogna dimenticare però che esistono anche motivazioni non puramente<br />

economiche, come ci ricorda Moreno Biagioni (ANCI),“le prime immigrazioni in<br />

Toscana, avevano come soggetti, i rifugiati politici, richiedenti asilo…<br />

Arrivavano soprattutto dal Sud America, Iran, Eritrea. Con il tempo, i motivi di<br />

carattere economico sono prevalsi, ma non sono tuttora gli unici: le<br />

persecuzioni e la guerra in Ex Iugoslavia sono stati causa di un’ondata di Rom<br />

cacciati via dal Kossovo; il conflitto con l’Etiopia ha portato alcuni Somali a<br />

cercare rifugio qui....”.<br />

Una volta installatisi sul territorio, gli immigrati provenienti dall’estero devono<br />

fare i conti con una realtà, tutt’altro che facile, e soprattutto molto diversa da<br />

quella d’origine. I problemi che incontrano toccano vari ambiti:<br />

dall’inclusione/esclusione sociale (la solitudine e l’isolamento delle donne<br />

arrivate attraverso il ricongiungimento familiare); alla lingua, (l’italiano che<br />

non sempre si conosce prima di arrivare sul territorio); alla lentezza<br />

112


urocratica (le pratiche per il permesso di soggiorno, che spesso arrivano già<br />

scadute,..).<br />

Il problema più rilevante,“ la casa”, come dice Sara Cerretelli (COSPE): “ è un<br />

problema che riguarda un po’ tutte le fasce deboli della popolazione, e gli<br />

immigrati per la gran parte si collocano in questa fascia;… I dati sulle<br />

discriminazioni, in Italia non sono molti e non molto vari. Da qualche anno c’è<br />

LUNAR L’ufficio nazionale antidiscriminazione razziale. Le statistiche dicono che<br />

nel lavoro e nell’accesso alla casa c’è un alta incidenza di casi di<br />

discriminazione.”; anche Moreno Biagioni pare essere d’accordo,“Il problema<br />

dell’alloggio viene al primo posto, non ci sono investimenti nell’edilizia<br />

popolare”. Stefano Kobac (ARCI) e Giuseppina Bonanni (Comune Firenze),<br />

oltre ad individuare il problema negli elevati costi d’acquisto e d’affitto delle<br />

abitazioni, individuano un’altra componente importante, nella diffidenza sociale<br />

della popolazione locale, che difficilmente accetta di affittare agli immigrati.<br />

Tant’è che l’ANCI, ci informa M.Biagioni, in collaborazione con la fondazione<br />

Michelucci ha promosso il progetto “Agenzia Casa”, ove l’ente locale garantisce<br />

tramite il pagamento di una caparra agli affittuari, poco propensi e sospettosi<br />

nei confronti degli immigrati, che venga rispettata sia la scadenza del<br />

pagamento delle mensilità che il risarcimento di eventuali danni arrecati<br />

all’appartamento.<br />

Si torna a parlare di “diffidenza” con Sara Cerretelli, che sostiene: “C’è ancora<br />

troppa diffidenza e si verificano episodi molto spiacevoli di discriminazione e<br />

razzismo, soprattutto nei confronti dei gruppi nazionali più stigmatizzati dalla<br />

stampa.. In questo periodo sono i rumeni ad essere sotto il mirino dei<br />

media...è la minoranza deviante che c’è in tutti i gruppi, che viene portata<br />

113


all’attenzione dell’opinione pubblica...ciò che viene riportato dai media ha<br />

molta influenza sulla rappresentazione che gli autoctoni hanno<br />

dell’immigrazione.”; Eleonora Pagliai(CARITAS), pare concordare sulla<br />

responsabilità che i media, televisione in particolare, hanno sulla creazione di<br />

stereotipi sull’immigrato da parte dell’opinione pubblica: “A volte crediamo di<br />

conoscere un fenomeno solo perché ne abbiamo sentito parlare al telegiornale.<br />

Il modo in cui ci vengono date le notizie ci condiziona tantissimo e finiamo per<br />

associare l’immigrato al delinquente, allo stupratore, all’ubriaco etc. Se chiedi<br />

ad una persona che lavora in associazioni come la nostra, non sentirai mai dire<br />

“Questa è gente che ruba”, riferendosi agli immigrati in generale, perché<br />

conoscono e si confrontano continuamente, e i “luoghi comuni” vengono messi<br />

da parte, superati.”<br />

Di fatto, i media non sono l’unica causa portatrice di “diffidenza”, la crisi<br />

economica e la scarsità di risorse pubbliche ingenera timore e sospetto verso<br />

gl’immigrati, che “limitano e ci obbligano a spartire, le poche risorse che<br />

abbiamo, con loro”.<br />

Tutto ciò non porta ad una buona relazione tra autoctoni ed immigrati stranieri,<br />

spesso soggetti, quest’ultimi, ad episodi di discriminazione, intolleranza,<br />

esplicita o meno, anche da parte dell’istituzioni e degli enti pubblici. A volte,<br />

questi episodi sono dovuti solo a superficiale indifferenza o incomprensione.<br />

Luogo di discriminazioni, diventano paradossalmente i luoghi più tutelati in<br />

questo senso: uffici pubblici, scuola e sanità.<br />

“Qui in Toscana, tutto sommato il diritto alla salute prevale sulla condizione<br />

giuridica, anche se non estesa a tutti i casi, però almeno in condizioni di<br />

pericolo, malattie infettive, minori, donne in gravidanza, l’assistenza sanitaria<br />

114


viene garantita. Certo è che ci vuole un opera di monitoraggio attenta da parte<br />

dell’ente locale per far si che i diritti degli immigrati siano rispettati.”(<br />

M.Biagioni)<br />

Il punto è proprio questo, che spesso coloro che operano in questi settori non<br />

sono sufficientemente aggiornati e tantomeno supportati dall’aiuto e<br />

collaborazione di mediatori linguistici e culturali, ciò comporta un mal<br />

funzionamento dei servizi:<br />

“ Spesso l’ente che eroga il servizio non è uniforme nel dare le informazioni e<br />

neanche le prestazioni, non tutti gli operatori di sportello sono informati e a<br />

conoscenza delle leggi, di tutte le circolari applicative. Può capitare che una<br />

stessa persona che si rivolga ad una sede dell’ASL possa ottenere un STP<br />

(codice sanitario per gli immigrati temporaneamente presenti) senza problemi,<br />

mentre rivolgendosi ad un altra sede ottenga un rifiuto. Fondamentalmente è<br />

un problema d’informazione e conoscenze delle regole che esistono e quindi<br />

della loro corretta applicazione , da parte degli operatori di sportello” (<br />

Eleonora Pagliai)<br />

“C’è, oltre ad un tasso di abortività molto alto legato a condizioni di vita difficili<br />

e precarie, un frequente utilizzo del parto cesareo rispetto a quello naturale, e<br />

questo credo sia un problema di comunicazione tra la donna e gli operatori<br />

sanitari, dovuta alla mancanza di mediatori e un “percorso nascita” più<br />

consapevole”,(Sara Cerretelli).<br />

“Sono i problemi linguistici e culturali ad ostacolare il corretto funzionamento<br />

delle strutture e dei servizi che di per se esistono e sono accessibili a tutti”<br />

(S.Kobac)<br />

115


“Molti stranieri non sanno che possono avere l’accesso al servizio sanitario<br />

nazionale e la possibilità di avere un medico di base. Ci sono molto meno<br />

iscritti al servizio sanitario nazionale che titolari di permesso di soggiorno”<br />

(Giuseppina Bonanni)<br />

Anche il sistema educativo e formativo mostrano dei punti deboli:<br />

- per ciò che riguarda la scuola dell’obbligo, è vero che da anni esistono Centri<br />

di Alfabetizzazione (che permettono, ai ragazzi che s’iscrivono a scuola, non<br />

solo di imparare l’italiano come lingua due, ma di avere un generale sostegno<br />

durante il percorso didattico), che comunque sono pochi rispetto alle necessità<br />

di cui ha bisogno la città, ma è la mancanza di normative chiare a produrre una<br />

generale confusione su ciò che è più o meno giusto fare. C’è chi sostiene, come<br />

Sara Cerretelli che:<br />

“Alcune scuole si rifiutano di accettarli(i bambini immigrati), in base ad una<br />

vecchia circolare del ministero dell’istruzione nella quale si auspica che, per<br />

evitare di fare classi tutte di bambini stranieri, non vengano inseriti più di<br />

cinque bambini stranieri per classe.. Le scuole prendono questa circolare a<br />

pretesto per dire che sono già pieni e non è possibile iscriverne altri, creando<br />

molti problemi alle famiglie, che devono iscrivere il figlio in scuole molto<br />

lontane dal luogo dove vivono.”<br />

Altri si lamentano invece che questi criteri non vengono rispettati, creando<br />

classi con una percentuale di bambini stranieri troppo alta che complica il<br />

processo d’integrazione con gli autoctoni e soprattutto limita la presenza di<br />

allievi stranieri ad alcune parti della città; o ancora, come sostiene S.Kobach:<br />

“Per la mancanza di criterio nella composizione delle classi, spesso accade che i<br />

bambini immigrati, per una questione di comodità dei genitori lavoratori,<br />

116


vengano iscritti nelle classi a tempo pieno, mentre i locali che hanno più<br />

possibilità di trovare un occupazione per il figli o qualcuno che possa pensare a<br />

loro, li iscrivono più facilmente al tempo parziale; questo porta inevitabilmente<br />

ad una discriminazione non formale, ma di fatto crea una netta divisione tra i<br />

due gruppi: autoctoni e immigrati.”.<br />

La sensazione che ho da queste risposte è la necessità di migliorare un<br />

sistema, che almeno a Firenze già funziona. Quando però non si parla più<br />

della scuola dell’obbligo, ma l’attenzione si sposta alle superiori, si nota una<br />

netta divisione tra autoctoni che hanno accesso a tutti gli istituti superiori e<br />

immigrati di prima e seconda generazione, che sulla carta anch’essi ne hanno<br />

l’accesso, ma di fatto oltre ad incontrare un’alta mortalità scolastica, i pochi<br />

che continuano a studiare s’iscrivono agli istituti professionali, non ai licei.<br />

E’ probabilmente questa l’età in cui si manifestano i primi comportamenti<br />

d’intolleranza verso gli immigrati stranieri. Monica Stellone ci racconta<br />

un’esperienza fatta durante un progetto sull’intercultura nelle scuole superiori:<br />

“ Se lo straniero è il tuo compagno di banco, studia con te, è tuo amico, non<br />

importa quali siano le sue origini, ma nel momento in cui si chiede al ragazzo<br />

di dare una definizione di “immigrato straniero”, scatta lo stereotipo, se non<br />

addirittura atteggiamenti xenofobi; alla domanda “che cos’è uno straniero?”, su<br />

una classe di 20 persone: 2 ne hanno dato una definizione, gli altri 18 hanno<br />

disegnato svastiche. In un altra scuola dove eravamo in procinto di iniziare il<br />

progetto, ci è stato chiesto di aspettare, di rimandare perché “Forza Nuova” si<br />

è presentata con svastiche ed insulti”.<br />

E allora come intervenire?<br />

117


“Bisognerebbe intervenire sulla formazione degli insegnanti e sui programmi<br />

che devono acquisire uno spettro ad ampio raggio verso l’intercultura e che<br />

non siano più così caratterizzati da quell’eurocentrismo presente a tutt’oggi”,<br />

propone M. Biagioni.<br />

-Accesso e utilizzo del sistema formativo? C’è uno ostacolo serio: come campa<br />

l’immigrato nel periodo della formazione? Anche perché o ti “formi” o lavori,<br />

pare che la formazione continua non sia facilmente accessibile agli immigrati<br />

stranieri; la presenza di questi, nei corsi organizzati dalle aziende per meglio<br />

qualificare i loro dipendenti, è minima, spesso nulla. La Provincia e la Regione<br />

organizzano dei corsi qualificanti, ma anch’essi sono mirati a figure ben precise<br />

e stereotipate.<br />

Poi c’è il complicato rapporto con la popolazione ,<br />

“A partire dalla fine degli anni ’80- inizi ’90 si riscontrano atti d’intolleranza,<br />

nascono comitati di cittadini o di commercianti contro gli “ambulanti”, contro il<br />

“degrado” portato dagli immigrati. D’altro canto la risposta del resto dei<br />

fiorentini, tra istituzioni e popolazione, è sempre stata forte contro queste<br />

manifestazioni d’intolleranza e pregiudizio, fino a poco tempo fa. Ultimamente<br />

le risposte a questi episodi sono state deboli, anzi dalle istituzioni stesse sono<br />

partite certe forme d’intolleranza; come la questione dei lavavetri: ciò che era<br />

percepito dalla popolazione come un fastidio, l’hanno classificato come un<br />

reato, contribuendo ad accrescere ed in qualche modo ad autorizzare forme<br />

d’intolleranza.”, M.Biagioni.<br />

Per contrastare questi atteggiamenti Comune di Firenze, ANCI, COSPE, ARCI,<br />

CGIL, CARITAS stanno portando avanti diverse attività, progetti, iniziative<br />

118


volte all’incontro tra cittadini nuovi, vecchi e forse futuri, ma come dice<br />

Eleonora Pagliai:<br />

“Nel piccolo ci sono tante buone prassi, ma finché lo stato italiano non sentirà<br />

la necessità di accogliere bene queste persone, con una legge che li consideri,<br />

non più come mano d’opera ma come esseri umani, le buone prassi non<br />

serviranno a dare agli immigrati quell’autonomia e quei diritti che hanno gli<br />

italiani, necessarie per una buona e vera integrazione.”<br />

Trascrizione delle interviste<br />

intervista effettuata con: RAMIREZ MARIA DEL CARMEN<br />

119


Data intervista: 11/01/2008<br />

Ente di appartenenza: Anolf - Cisl<br />

Ruolo ricoperto e posizione:<br />

rappresentante della Valdelsa: Ramirez Maria del Carmen<br />

Settore di lavoro: volontariato<br />

Da quanto tempo è in quel ente: quattro anni<br />

Che lei sappia, è in corso attualmente un movimento migratorio verso<br />

il suo territorio dalle altre regioni? E dall’estero? Se sì quali sono i<br />

motivi che secondo lei inducono gli immigrati dalle altre regioni e/o<br />

dall’estero a venire qui?<br />

Statisticamente il flusso migratorio più grande è quello interno.<br />

Per quanto riguarda l’immigrazione straniera, la novità è data dalle georgiane.<br />

Poi sicuramente esiste un flusso migratorio importante dall’Ucraina, dalla<br />

Moldavia, dalla Romania,..<br />

I motivi che spingono queste persone a venire a Poggibonsi sono complessi,ma<br />

diciamo che in generale si emigra per lavoro e si viene nella Valdelsa<br />

attraverso conoscenze.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati stranieri?<br />

La casa è il problema più stringente.<br />

120


L’assistenza sanitaria: le badanti (o tutti gli irregolari?) hanno solo 15 giorni<br />

all’anno di buono malattia.<br />

La lingua,ma negli ultimi anni sono stati fatti più corsi di italiano per stranieri.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati provenienti dalle altre regioni?<br />

Secondo la mia opinione sono i problemi legati al lavoro, che essi trovano<br />

soprattutto nel settore edile.<br />

Come giudica i rapporti tra popolazione autoctona ed immigrati<br />

stranieri? E tra popolazione autoctona ed immigrati dalle altre regioni?<br />

E tra immigrati dalle altre regioni ed immigrati stranieri?<br />

L’immigrato non ha molto da lamentarsi.<br />

Quali sono secondo lei i problemi più ricorrenti e le più frequenti<br />

situazioni di criticità tra immigrati (stranieri e provenienti dalle altre<br />

regioni) e popolazione locale sul piano delle relazioni sociali e dei<br />

rapporti tra persone? Ed in riferimento al rapporto con gli Enti pubblici<br />

ed il sistema dei servizi (scolastici, educativi, formativi, sanitari, di<br />

accesso alle risorse)?<br />

Secondo le statistiche il problema maggiore sul piano delle relazioni<br />

interpersonali è dato dalle lingua: non sapersi esprimere in italiano può<br />

generare incomprensioni con le popolazione del luogo.<br />

Inoltre tra gli italiani è diffusa la paura per il diverso.<br />

Le sono mai stati segnalati o è venuto a conoscenza di casi di<br />

intolleranza e/o discriminazione a vario titolo tra immigrati (stranieri<br />

ed italiani) e popolazione locale? E tra immigrati stranieri ed immigrati<br />

provenienti dalle altre regioni?<br />

121


Ho ricevuto segnalazioni di casi di discriminazione tra famiglie e badanti<br />

immigrate: comportamenti non corretti nei confronti di queste donne (ma<br />

presumo che possa accadere lo stesso anche da parte di alcune immigrate nei<br />

confronti della famiglia presso cui lavorano).<br />

L’Ente che lei rappresenta come interviene in materia di immigrazione<br />

sul piano della programmazione e degli interventi di politiche sociali e<br />

di sostegno (obiettivi, progetti, azioni, iniziative)?<br />

L’Anolf, all’interno della Cisl, fa attività di sportello: assistenza, consulenza e<br />

orientamento circa le normative relative all’immigrazione; offre inoltre<br />

accoglienza e mediazione con gli enti del territorio nazionale e mediazione con i<br />

consolati esteri nel territorio; si occupa di attività umanistica (ascolto e presa<br />

in carico non solo di problematiche pratiche e materiali, ma anche psicologiche<br />

ed emotive). E’ in rete con associazione presente nel territorio nazionale.<br />

Come giudica il livello d’integrazione degli immigrati stranieri in<br />

materia di: accesso e utilizzo dei servizi comunali, provinciali,<br />

regionali: manca voto a immigrati<br />

accesso e utilizzo del SSN: trattamento diverso per gli irregolari (per es.<br />

hanno molti meno giorni per buono malattia)<br />

accesso e utilizzo del sistema scolastico-educativo: buono, nulla da dire<br />

accesso ed utilizzo del sistema formativo: in un paio di anni si è realizzato<br />

un buono sviluppo<br />

accesso e utilizzo del sistema associativo e ricreativo: associazionismo<br />

tra immigrati buono: le diverse comunità presenti nel territorio dialogano tra<br />

loro e spesso condividono iniziative ricreative(feste, gite,..). In questo l’Anolf fa<br />

da mediatore tra le varie associazioni.<br />

122


Può farci un esempio di “buona prassi” in materia di azioni per favorire<br />

l’integrazione tra immigrati e sistema locale?<br />

Serve più ascolto.<br />

Intervista effettuata con: GUIDO PETRENI<br />

Data intervista: 11/1/2008<br />

Ente di appartenenza: Cisl<br />

Ruolo ricoperto e posizione: segretario di zona<br />

Settore di lavoro: sindacato<br />

Da quanto tempo è in quel ente: dal 1972<br />

Che lei sappia, è in corso attualmente un movimento migratorio verso<br />

il suo territorio dalle altre regioni? E dall’estero? Se sì quali sono i<br />

123


motivi che secondo lei inducono gli immigrati dalle altre regioni e/o<br />

dall’estero a venire qui?<br />

Sicuramente c’è un flusso migratorio continuo dal Mezzogiorno italiano.<br />

Dall’estero arrivano persone soprattutto dall’Albania, ma molto anche da<br />

Romania, Senegal e da un anno a questa parte molti anche dall’Argentina.<br />

Moltissimi argentini infatti hanno origini italiane:ecco perché, dopo la fortissima<br />

crisi economica che ha colpito il paese qualche anno fa, l’Italia è stata tra le<br />

prime mete di coloro che sono emigrati. Arrivati in Valdelsa, la maggior parte<br />

di essi ha aperto piccole imprese artigiane per la lavorazione del legno o del<br />

ferro.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati stranieri?<br />

In primis il problema della casa e non solo per gli alti affitti che ci sono, ma<br />

anche per una diffidenza che i proprietari di case hanno nei confronti dello<br />

straniero.<br />

Infatti, la seconda difficoltà è il rapporto (di non fiducia) con gli italiani.<br />

Inoltre vi è un problema di inserimento da un punto di vista culturale e<br />

linguistico.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati provenienti dalle altre regioni?<br />

Non ci sono particolari problemi perché, mentre per es. l’immigrazione dal sud<br />

negli anni ’60 creava gli stessi problemi che ci sono oggi per gli stranieri,oggi<br />

l’immigrato che viene dal sud o comunque da qualche altra regione non ha<br />

particolari difficoltà. Certamente c’è il problema degli affitti, ma questo vale per<br />

tutti quelli che non hanno una situazione economica agiata.<br />

124


Come giudica i rapporti tra popolazione autoctona ed immigrati<br />

stranieri? E tra popolazione autoctona ed immigrati dalle altre regioni?<br />

E tra immigrati dalle altre regioni ed immigrati stranieri?<br />

I rapporti non sono tanto buoni, sono rapporti difficili, soprattutto tra italiani (e<br />

quindi anche immigrati interni) e immigrati stranieri. Sono soprattutto rapporti<br />

di sopportazione,non ci sono mai state finora fortunatamente manifestazioni di<br />

razzismo o intolleranza, però per es. nelle scuole,i genitori italiani non vedono<br />

tanto di buon occhio i figli dello straniero, hanno rapporti fra di sé, hanno<br />

difficoltà ad avere rapporti con le mamme dei bambini stranieri perché a<br />

Poggibonsi c’è ancora un problema culturale di accettazione dello straniero. E<br />

comunque momenti di tensione, anche se non vengono denunciati, ci sono: noi<br />

nella Cisl lo registriamo per es. quando il comune fa il bando per le case<br />

popolari o quando fa il bando per dare i contributi sull’affitto, nel momento in<br />

cui parecchi italiani che vengono a fare la domanda si lamentano del fatto che<br />

“viene dato tutto a loro, a noi non ci tocca più niente,..”<br />

Quali sono secondo lei i problemi più ricorrenti e le più frequenti<br />

situazioni di criticità tra immigrati (stranieri e provenienti dalle altre<br />

regioni) e popolazione locale sul piano delle relazioni sociali e dei<br />

rapporti tra persone? Ed in riferimento al rapporto con gli Enti pubblici<br />

ed il sistema dei servizi (scolastici, educativi, formativi, sanitari, di<br />

accesso alle risorse)?<br />

Il problema più grosso è sempre quello della lingua e problemi della<br />

conoscenza delle nostre leggi e normative.<br />

Le sono mai stati segnalati o è venuto a conoscenza di casi di<br />

intolleranza e/o discriminazione a vario titolo tra immigrati (stranieri<br />

125


ed italiani) e popolazione locale? E tra immigrati stranieri ed immigrati<br />

provenienti dalle altre regioni?<br />

No, niente di rilevante,a parte il brutto episodio dell’uccisione di un tunisino per<br />

mano di un suo connazionale.<br />

L’Ente che lei rappresenta come interviene in materia di immigrazione<br />

sul piano della programmazione e degli interventi di politiche sociali e<br />

di sostegno (obiettivi, progetti, azioni, iniziative)?<br />

A parte l’osservanza delle politiche nazionali d’integrazione dell’immigrato, la<br />

Cisl di Poggibonsi ha al suo interno uno sportello per gli stranieri aperto tutti i<br />

giorni gestito dalla ANOLF ; il centro servizi per quanto riguarda problemi<br />

fiscali; il patronato che offre tutti i servizi assistenziali e previdenziali e per il<br />

rinnovo dei permessi di soggiorno; poi ovviamente c’è il sindacato che aiuta le<br />

persone nei loro problemi col mondo del lavoro.<br />

Può farci un esempio di “buona prassi” in materia di azioni per favorire<br />

l’integrazione tra immigrati e sistema locale?<br />

Per risolvere il problema della casa, per non ghettizzare gli stranieri (che<br />

qualche volta vivono nelle campagne,..) gli italiani dovrebbero essere più<br />

disponibili ad affittare la propria casa agli immigrati, magari abbassando anche<br />

un po’ gli affitti.<br />

Nel settore della scuola servirebbero corsi gratuiti per imparare l’italiano (essi<br />

ci sono, ma nascono quasi sempre da iniziative spontanee, spesso di singoli<br />

insegnanti,..)<br />

Per favorire l’integrazione sarebbe necessario poi che il Comune creasse dei<br />

centri di socializzazione, qui completamente assenti.<br />

126


Intervista effettuata con: YASS<strong>IN</strong>E BELKASSEM 4<br />

Data dell’intervista: 22/12/2007<br />

Ente di appartenenza: consulta comunale degli immigrati di Poggibonsi<br />

Ruolo ricoperto: vice presidente<br />

Settore di lavoro: politica<br />

4 In realtà Yassine partecipa non solo alla consulta comunale degli immigrati di<br />

Poggibonsi, ma anche a quella provinciale; inoltre fa parte della Confederazione dei<br />

marocchini in Italia(C.M.I.); di diversi organi per la promozione dell’integrazione e<br />

della conoscenza della cultura marocchina, come ad es. il “Centro Averroè” di Roma,<br />

l’alleanza mondiale dei marocchini (A.M.O.M); aderisce alla Tavola della Pace di<br />

Perugia; è direttore del Forum provinciale senese per la cooperazione internazionale;<br />

collabora poi con sindacati, con alcune associazioni di volontariato di Poggibonsi, come<br />

Pubblica Assistenza, Misericordia,Giovani insieme per, “Amici di Poggibonsi”<br />

,“Stacciaburatta”.Quest’ultima organizza ogni anno il “festival internazionale del<br />

Teatro delle ombre”,e nella sua sesta edizione la chiusura era marocchina. Fa parte<br />

anche del movimento Shalom,cattolico ma aperto alle altre professioni di fede ,tant’è<br />

vero che ogni hanno organizza un ciclo di conferenze a carattere interreligioso,<br />

finalizzato al dialogo e alla conoscenza dell’altro(musulmano, ebraico, cattolico,<br />

ateo,..). Collabora anche col mensile per i magrebini in Italia: “al maghrebija” e ha<br />

collaborato anche come traduttore di articoli dall’italiano all’arabo con il “Sole 24ore”.<br />

127


Secondo lei quali sono i motivi che inducono gli immigrati a venire a<br />

Poggibonsi?<br />

Sostanzialmente motivi economici.<br />

Quali sono secondo lei i problemi più grandi che hanno qui gli<br />

immigrati stranieri?<br />

In primo luogo la casa, che o si trova ad affitti troppo cari(e per i quali anche il<br />

sostegno economico del comune è insufficiente)oppure si trovano case a meno<br />

prezzo,ma sovraffollate,in certi casi quindi anche antigieniche,..<br />

Inoltre Yassine mi informa che mancano a Poggibonsi (ma in generale in tutta<br />

la provincia senese) le “case d’emergenza.<br />

Poi viene il problema del lavoro precario,che fino fino a pochi anni fa non c’era<br />

e che costringe le persone ad accettare più o meno ogni tipo di proposta di<br />

impiego. All’origine di tutto ciò secondo Yassine c’è principalmente il<br />

cambiamento della situazione demografica, per cui vi sono troppe domande di<br />

lavoro e poco lavoro da offrire,data la crisi economica che sta attraversando<br />

oggi l’Italia. Sempre legato al problema lavorativo viene messo in evidenza che<br />

nelle “fasce protette”, le quali includono sia italiani che stranieri,risultano<br />

privilegiati nelle selezione del personale(anche da parte dei privati) quasi<br />

sempre gli autoctoni, creando così una forma di discriminazione,ovvero dando<br />

da principio le pari opportunità,ma poi lasciandole in pratica ‘sulla carta’.<br />

Inoltre Yassine mette in evidenza la mancanza di una sede autonoma per le<br />

associazioni di immigrati.<br />

Come giudica i rapporti tra popolazione autoctona e immigrati<br />

stranieri?<br />

128


I rapporti tra marocchini e poggibonsesi sono buoni: si ha un rapporto di<br />

lavoro, i figli degli immigrati frequentano le stesse scuole dei loro figli..<br />

In generale, i marocchini sono ben inseriti nei territori dell’Alta Valdelsa perché<br />

molti di loro si sono stabilizzati,essendo emigrati ormai da svariati anni e<br />

quindi magari avendo già ottenuto il ricongiungimento familiare,..<br />

Ed invece quelli tra immigrati dall’estero e immigrati interni all’Italia?<br />

C’è un punto comune tra i due gruppi:ci si sente più vicini per motivi culturali,<br />

per carattere(calorosità,..).<br />

Quali sono secondo lei i problemi più ricorrenti in riferimento al vostro<br />

rapporto con gli Enti pubblici e con il sistema dei servizi(scolastici,<br />

educativi,formativi,sanitari,di accesso alle risorse)?<br />

Si registrano problemi soprattutto nel campo del sistema dei servizi di accesso<br />

alle risorse: il primo riguarda gli assegni per la maternità, nel senso che essi<br />

vengono dati dal Comune solo alle madri italiane, non a quelle straniere,<br />

neanche se in possesso di carta di soggiorno; il secondo problema riguarda il<br />

fatto che in caso di disoccupazione, l’immigrato non riceve alcun ausilio<br />

economico.<br />

Inoltre,per quanto riguarda il settore della formazione, Yassine denuncia lo<br />

spreco di risorse finanziarie che avviene nel momento in cui si attuano corsi di<br />

formazione rivolti agli immigrati(di mediazione culturale,di saldatura,etc..),che<br />

tuttavia poi non sono seguiti da una corrispondente offerta di lavoro capace di<br />

rendere operativi e fruttuosi gli insegnamenti ricevuti.<br />

129


Ha mai assistito a episodi di intolleranza/discriminazione nei confronti<br />

della comunità immigrata?<br />

Yassine denuncia il fatto che talvolta i mass-media nel riportare notizie di<br />

cronaca nelle quali sono coinvolti immigrati, le presentano con titoli ad effetto<br />

che colpevolizzano il tutto per il singolo, chiamando in causa appunto l’intera<br />

comunità di appartenenza della persona che ha commesso un certo<br />

reato(come ad es. marocchino ruba..) e che non fanno altro che aggravare il<br />

pregiudizio e la paura che molti italiani nutrono nei confronti del diverso in<br />

casa. Ad es. riporta il caso di un articolo uscito sul “Corriere di Siena” (non<br />

molto tempo prima dell’intervista qui presente)in cui veniva accusato un<br />

marocchino di rapina avvenuta a Colle Valdelsa (tra l’altro il fatto non è molto<br />

chiaro), andando in questo modo a fomentare il già esistente conflitto per<br />

l’attuale questione della moschea.<br />

La Consulta degli immigrati di Poggibonsi come interviene in materia<br />

di immigrazione sul piano della programmazione di politiche sociali e<br />

di sostegno(obiettivi, iniziative, progetti,..)?<br />

Come premessa c’è da dire i membri della Consulta degli immigrati di<br />

Poggibonsi hanno diritto di parola(e quindi sono in un certo senso favoriti<br />

rispetto agli altri stranieri presenti nel territorio),ma come tutti gli altri<br />

immigrati non hanno diritto di voto.<br />

Innanzitutto Yassine ci dice che è intervenuto in quasi tutte le sedute del<br />

Consiglio comunale su vari argomenti: politico,sociale,economico( per es.in<br />

campo economico ha espresso la sua opinione sulla finanziaria). Inoltre<br />

afferma che il Comune di Poggibonsi ha espresso varie volte la sua solidarietà<br />

130


ponendosi contro il terrorismo internazionale, richiedendo ad es. la liberazione<br />

immediata di due marocchini sequestrati in Iraq.<br />

Nella Consulta Yassine ha evidenziato le problematiche maggiori che secondo<br />

la sua esperienza hanno gli immigrati a Poggibonsi:casa,lavoro,avere una sede<br />

autonoma per le associazioni,..<br />

Può farci un esempio di “buona prassi” in materia di azioni per favorire<br />

l’integrazione tra immigrati e sistema locale?<br />

Yassine esprime in primo luogo la necessità di una politica sociale di pari<br />

opportunità basata sulle casa e quindi il bisogno di costruire più case popolari.<br />

Poi, per quanto riguarda l’aspetto culturale, afferma che ci vorrebbero più<br />

iniziative volte alla conoscenza dell’altro in casa.<br />

131


Intervista effettuata con: MANUELA BECATTELLI 5<br />

Data intervista: 3/6/2008<br />

Ente di appartenenza: primo circolo didattico di Poggibonsi<br />

Ruolo ricoperto e posizione: direttrice<br />

Settore di lavoro: formazione<br />

Da quanto tempo è in quel ente: vari anni<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati stranieri?<br />

Dato che la risposta data è risultata molto chiara e precisa, ho deciso di<br />

trascriverla per intero:<br />

“Da quattro- cinque anni a Poggibonsi, si sta avendo una seconda ondata dalle<br />

regioni meridionali, che crea gli stessi problemi, se non a volte anche di più,<br />

dell’ arrivo degli stranieri, per il semplice motivo che, molto spesso, anche le<br />

situazioni culturali ed economiche di queste famiglie sono estremamente<br />

disagiate e precarie. Disagiate nel senso che spesso si arriva senza un lavoro,<br />

5<br />

Le altre domande previste dalla traccia non sono state riportate perché mi è parso<br />

che la risposta a esse possa essere contenuta in ciò che è stato scritto in questo testo.<br />

Per quanto riguarda poi le domande che non trovano qui risposta esse non sono state<br />

poste, dal momento che il tempo a disposizione era poco (la direttrice, in questo<br />

periodo di fine scuola era molto impegnata, come si può ben capire) e l’intervista mi<br />

sembrava già abbastanza ricca di buon contenuto.<br />

132


soggiornando da parenti, nell’attesa di trovare una casa e un lavoro, e quindi<br />

abbiamo sempre un certo periodo di tempo in cui queste famiglie possono<br />

coabitare con dei parenti o degli amici, creando sicuramente dei problemi<br />

anche ai bambini. E poi molto spesso, se il lavoro non va come lo si era<br />

pensato, si riparte, si sta magari un mese al Sud, si ritorna e quindi.. io ho<br />

assistito anche quest’anno a delle partenze e dei ritorni di immigrati<br />

meridionali di ultima generazione e quindi sicuramente nei bambini lo si<br />

riflette, sia perché gli dà un senso di instabilità, si perchè appunto, quando ci<br />

sono questi arrivi e partenze,molto spesso non viene nemmeno garantita la<br />

frequenza a scuola: capita che il bambino che arriva non viene subito a scuola,<br />

magari qualche volta sta anche quindici giorni o un mese a casa,, poi viene a<br />

scuola, viene per un mese, poi la famiglia se ne ritorna giù, e quindi<br />

sicuramente questo incide sull’andamento scolastico e sull’apprendimento e<br />

anche, soprattutto, sullo stare a scuola di questi bambini. Forse, né più e né<br />

meno come gli stranieri.<br />

Molto spesso, si assiste anche a dei problemi relativamente all’italiano, dovuto<br />

al fatto che, in alcune famiglie, si parla si può dire solo il dialetto.<br />

Per quanto riguarda le difficoltà della scuola a dialogare coi genitori, si può dire<br />

che molto spesso sono i figli a fare da mediatori e interpreti. Dovrebbe partire<br />

un progetto di 360° sul territorio di Poggibonsi, e, all’interno di questo<br />

progetto, spero che riusciamo ad avvalerci di più mediatori culturali,<br />

soprattutto nei confronti della famiglia. Dovrebbe partire a tappeto la<br />

traduzione di tutte quelle che sono le comunicazioni della scuola..<br />

Le sono mai stati segnalati o è venuto a conoscenza di casi di<br />

intolleranza e/o discriminazione a vario titolo tra immigrati (stranieri<br />

133


ed italiani) e popolazione locale? E tra immigrati stranieri ed immigrati<br />

provenienti dalle altre regioni?<br />

Quella dei bambini non si può chiamare intolleranza,però c’è comunque la<br />

difficoltà ad accettare il diverso, che non è necessariamente lo straniero: è<br />

anche il compagno italiano che non è vestito in un certo modo, che non ha quel<br />

cellulare, che non guarda quei programmi televisivi, che non ha quelle<br />

figurine,.. quindi, questi casi succedono.. Sono venuta a conoscenza di alcune<br />

bambine di colore che magari vengono discriminate,.. Di solito, nella scuola<br />

queste cose non sono eclatanti, sono molto sottili: non avvengono mai, a<br />

esempio, di fronte alle maestre, ma sono sempre o fuori dalla scuola, o, se<br />

all’interno, durante la ricreazione o nel dopo mensa, in cui le maestre non<br />

assistono direttamente a casi del genere, perché magari, la parola detta<br />

mentre una ragazzina passa, detta dal compagno, la risata o così via, non sono<br />

cose che si riesce a notare. Io devo solo dire che come grossi episodi di<br />

intolleranza ne abbiamo avuto solo uno, a livello del corso pomeridiano<br />

di scuola media, in cui abbiamo un buon numero di stranieri, si può dire sopra<br />

il 50%, che viene motivato a studiare, e poi il restante 50% costituito da<br />

ragazzi fuoriusciti della scuola media, tra cui alcuni sono stranieri, ma alcuni<br />

italiani e mi ricordo, una cosa grave che è accaduta, è che un ragazzo italiano<br />

disturbava la lezione di italiano, quando una ragazza, mi sembra o senegalese<br />

o nigeriana, lo ha ripreso dicendogli di stare zitto perché lei voleva fare lezione,<br />

stare attenta, e questo “naturalmente”,gli ha detto qualcosa tipo Falla finita<br />

brutta negra ti sistemo io. Lì, abbiamo preso anche un provvedimento di<br />

sospensione con frequenza, però abbiamo tutti parlato con il ragazzo, abbiamo<br />

anche scelto, in particolare il professore di lettere,di fare un percorso con<br />

134


l’Associazione “Oltre Babele” proprio sui diritti elementari, e, attraverso questo<br />

percorso, che bene o male ha costretto l’intera classe per circa dieci lezioni,<br />

una volta la settimana, a parlare appunto dei diritti di tutti, dell’uguaglianza,<br />

ecc., e il ragazzo chiaramente ha immediatamente chiesto scusa, anche perché<br />

c’erano stati dei provvedimenti disciplinari, però è da dire, che dopo questa<br />

esperienza, il suo comportamento è notevolmente migliorato e devo dire con<br />

soddisfazione che le classe di scuola media è una vera classe, non a caso il<br />

mese scorso mi chiesero se potevano fare la gita di classe, cosa che per ovvi<br />

motivi non era possibile, perché loro vengono di pomeriggio, però diciamo che<br />

comunque, e qui il merito soprattutto degli insegnanti e in particolare del<br />

docente di Lettere che è quello che ci sta di più e che è riuscito veramente ad<br />

amalgamare il gruppo.<br />

L’Ente che lei rappresenta come interviene in materia di immigrazione<br />

sul piano della programmazione e degli interventi di politiche sociali e<br />

di sostegno (obiettivi, progetti, azioni, iniziative)?<br />

Il primo Circolo didattico di Poggibonsi, diretto dalla signora Becattelli, a<br />

esempio, ha realizzato un video di una mezzora intitolato “Girotondo intorno al<br />

mondo”, che ha visto la partecipazione delle classi quinte a tempo pieno della<br />

scuola Vittorio Veneto. Lo scopo del cortometraggio è stato quello di far meglio<br />

capire, per superare il senso di diffidenza verso lo straniero nuovo arrivato in<br />

classe, quella che è la sua difficile condizione (non conoscenza della lingua,<br />

come capita il più delle volte, e quindi senso iniziale di spaesamento, di<br />

vergogna, magari anche perché gli altri ragazzini ti guardano male, ecc.). Il<br />

video è risultato, a me che lo ho guardato, molto positivo perché insegna al<br />

ragazzo (e sicuramente lo fa meglio di qualsiasi testo sull’intercultura) a<br />

135


mettersi dalla parte dell’altro. Sono state, a tal fine, create delle scene del tipo:<br />

classe senegalese, arriva un bambino italiano. Quest’ultimo, recitando la parte<br />

dello straniero, pur nella finzione, avrà sicuramente provato, davanti a una<br />

classe piena di bambini senegalesi, un senso di differenza e in qualche modo<br />

capito cosa significa stare dall’altra parte. Esperienza costruttiva insomma e<br />

molto carino anche per come è stata realizzato nel suo complesso il video (a<br />

esempio, a fare gli “insegnanti senegalesi” sono stati coinvolti i ragazzi,<br />

senegalesi, appunto, più grandi che frequentano il Centro di formazione età<br />

adulta - anch’esso appartenente al Circolo diretto dalla Becattelli-, dando<br />

anche a loro così un’opportunità di socializzazione e di inserimento in un<br />

progetto che mette lo straniero al centro della telecamera, per cercare di<br />

capire e far capire ai ragazzini italiani cosa si prova a essere immigrati).<br />

La signora Becattelli si è fatta ideatrice e sostenitrice di altre iniziative del<br />

genere nel corso della sua esperienza nella scuola, dicendo, nel caso vi fosse<br />

interesse nel vedere anche gli altri interventi attuati, di ricontattarla (molto<br />

disponibile, è stata davvero l’intervistata complessivamente più interessante,<br />

perché, forse, la più davvero, col cuore, interessata alla sorte di questi<br />

ragazzini, delle loro famiglie, e alla centralità della persona umana)<br />

Può farci un esempio di “buona prassi” in materia di azioni per favorire<br />

l’integrazione tra immigrati e sistema locale?<br />

Io confido molto nella partenza del progetto sopra citato. Noi dirigenti scolastici<br />

abbiamo indicato come emergenze la formazione degli insegnanti e<br />

l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua.<br />

136


Altre cose da fare sarebbero senz’altro di lavorare di più sull’interculturalità, a<br />

esempio proprio allargando la formazione degli insegnanti verso una<br />

conoscenza delle altre culture, cosa importante<br />

per compiere una migliore integrazione.<br />

137


intervista effettuata con: LUCA GUERRANTI 6<br />

Data intervista: 3/6/2008<br />

Ente di appartenenza: Scuola media Leonardo da Vinci di Poggibonsi<br />

Ruolo ricoperto e posizione: direttore<br />

Settore di lavoro: scuola<br />

Da quanto tempo è in quel ente: un anno<br />

Che lei sappia, è in corso attualmente un movimento migratorio verso<br />

il suo territorio dalle altre regioni? E dall’estero? Se sì quali sono i<br />

motivi che secondo lei inducono gli immigrati dalle altre regioni e/o<br />

dall’estero a venire qui?<br />

Dopo aver dato un sintetico quadro storico della migrazione interna verso<br />

Poggibonsi, a partire dagli anni dopo la seconda guerra mondiale (interessante<br />

il caso della comunità lucana, di Corleto Puerticara –non sono sicura che si<br />

chiami così-, poiché circa 700 abitanti di Poggibonsi sarebbero originari, tra<br />

prime e seconde generazioni, di questo posto), il direttore pone l’attenzione sul<br />

flusso migratorio dall’estero, individuando nella ancora presente offerta<br />

lavorativa locale (informandoci che negli ultimi anni essa è data soprattutto dal<br />

settore camperistico), il motivo fondamentale dello spostamento verso<br />

Poggibonsi.<br />

6<br />

A causa della scarsità di tempo che il direttore aveva a disposizione, alcune domande<br />

sono state tralasciate. Ho selezionato quelle che mi sembrava più appropriato porgli.<br />

138


Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati stranieri?<br />

Essendo direttore di una scuola media,il sig. Guerranti ci parla soprattutto dei<br />

problemi dei ragazzi che vi si trovano, affermando che si tratta primariamente<br />

di problemi linguistici, che, come poi vedremo nella risposta alla domanda sulle<br />

iniziative intraprese dalla scuola per l’integrazione, si tenta di risolvere.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati provenienti dalle altre regioni?<br />

Il problema più rilevante che hanno i ragazzini figli di immigrati dalle altre<br />

regioni italiane, soprattutto meridionali, sono innanzitutto dati dalla loro poca<br />

frequenza alle lezioni scolastiche.<br />

Secondo il direttore, ciò è dovuto molto probabilmente dalla poca importanza<br />

data alla scuola, anche da parte delle famiglie di questi ragazzi.<br />

Le sono mai stati segnalati o è venuto a conoscenza di casi di<br />

intolleranza e/o discriminazione a vario titolo tra immigrati (stranieri<br />

ed italiani) e popolazione locale? E tra immigrati stranieri ed immigrati<br />

provenienti dalle altre regioni?<br />

Sì, qualche volta capita che lo chiamino a intervenire per pacificare situazioni<br />

di tensione,dovute, ad esempio, da parole offensive che qualche ragazzo<br />

italiano ha pronunciato nei confronti dello straniero o cose simili.<br />

Ma c’è chi se la cava bene anche da solo..ci racconta il direttore un episodio<br />

che gli è restato impresso di un ragazzino brasiliano,che, importunato con<br />

quelle parole offensive di cui sopra, si è saputo ben difendere con le parole,<br />

nonostante fosse da pochi mesi in Italia (in questa situazione, il preside ha<br />

139


incentivato il ragazzo a continuare a impegnarsi a imparare bene la lingua,,<br />

complimentandosi per quello che già era riuscito a fare in così poco tempo).<br />

L’Ente che lei rappresenta come interviene in materia di immigrazione<br />

sul piano della programmazione e degli interventi di politiche sociali e<br />

di sostegno (obiettivi, progetti, azioni, iniziative)?<br />

Si tratta essenzialmente di interventi volti all’integrazione linguistica, e, nello<br />

specifico,corsi di italiano per i ragazzini stranieri appena arrivati o che<br />

comunque ancora necessitano di seguire corsi aggiuntivi per imparare la<br />

lingua. (il direttore ci informa che, nel corso di quest’anno, la scuola che<br />

presiede ha registrato un aumento di quindici ragazzini, tra cui la maggior<br />

parte immigrati).<br />

Tali corsi sono svolti da insegnanti della scuola, durante le ore di religione<br />

oppure durante quelle dedicate all’apprendimento di una seconda lingua<br />

europea, che, come giustamente fa notare il sign. Guerranti, per gli immigrati<br />

ancora inesperti dell’italiano, è più giusto impiegare a tale scopo.<br />

In più, il Centro per l’impiego mette a disposizione i suoi mediatori<br />

linguistici, utilizzati dalla scuola soprattutto per far conoscere anche alla<br />

famiglia dei ragazzi, la possibilità formativa dopo il conseguimento del diploma.<br />

intervista effettuata con: MAR<strong>IN</strong>O CORSI<br />

140


Data intervista: 11/1/2008<br />

Ente di appartenenza: Consulta Provinciale del Volontariato Provincia di<br />

Siena e Consulta Regionale del Volontariato Regione Toscana<br />

Ruolo ricoperto e posizione: membro del comitato esecutivo della Consulta<br />

Provinciale del Volontariato Provincia di Siena e membro effettivo della<br />

Consulta Regionale del Volontariato Regione Toscana<br />

Settore di lavoro: Sociale<br />

Da quanto tempo è in quel ente: dal 1996 nella Cons. prov. Del<br />

volontariato di Siena e da sette anni in quella regionale.<br />

Che lei sappia, è in corso attualmente un movimento migratorio verso<br />

il suo territorio dalle altre regioni? E dall’estero? Se sì quali sono i<br />

motivi che secondo lei inducono gli immigrati dalle altre regioni e/o<br />

dall’estero a venire qui?<br />

Il sig. Corsi mi informa che per quanto riguarda l’immigrazione dalle altre<br />

regioni, essa si è pressoché stabilizzata, con persone che, arrivate dal sud<br />

Italia, hanno chi messo su una propria ditta (soprattutto nel settore edile), chi<br />

invece lavora in fabbrica,..<br />

Per quanto riguarda l’immigrazione dall’estero invece afferma che a Poggibonsi<br />

c’è una comunità di rumeni (che è la più grande), poi c’è una comunità di<br />

albanesi, una di senegalesi, di tunisini (il sign.Corsi ha espresso più volte<br />

durante l’intervista la sua opinione positiva nei confronti di alcuni albanesi che<br />

vivono a Poggibonsi ed ho voluto segnalarlo date le generalizzazioni troppo<br />

spesso negative che si fanno nei confronti della comunità albanese).<br />

141


Il sig. Corsi mi parla poi di un flusso che secondo lui dovrà essere guardato e<br />

valutato attentamente: quello delle badanti di Poggibonsi, Siena,Colle,.. la<br />

maggior parte delle quali sono sole e di nazionalità rumena, cecoslovacca<br />

(forse meno), moldava,.. Esse, quando arrivano in Valdelsa, vanno subito a<br />

chiedere alle parrocchie o alla Caritas e “di lì vengono un po’ smistate”. Da uno<br />

studio condotto dall’università di Siena e finanziato dalla Regione Toscana è<br />

emerso che a livello regionale ci sono circa 30-35 mila badanti NON regolari.<br />

Io: “E quindi anche le stesse famiglie non si preoccupano di regolarizzare<br />

queste persone?” Esatto, però il volontariato, insieme con la provincia di Siena,<br />

da due anni ha realizzato una buona iniziativa per cui chi ha una badante in<br />

casa e non è regolare la può regolarizzare, facendo domanda alla provincia che<br />

provvede a pagare un euro al giorno; la differenza poi la metterà la famiglia<br />

che ospita questa badante. In questo modo ne sono state regolarizzate<br />

parecchie l’anno scorso e si pensa anche questo anno di fare altrettanto.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati stranieri?<br />

Per quanto riguarda il problema del lavoro, al centro per l’impiego di<br />

Poggibonsi due giorni alla settimana viene messo a disposizione degli immigrati<br />

un mediatore linguistico per capire meglio come poterli inserire.<br />

Per quanto riguarda il problema della lingua, a Poggibonsi vengono fatti dei<br />

corsi, mentre a livello regionale viene fatto ulteriormente qualcosa di più: la<br />

Regione è in contatto sia con il Ministro degli Esteri della Romania sia con<br />

quello della Cecoslovacchia e con quello della Moldavia, ai quali ha parlato<br />

dicendo che per risolvere il problema della lingua è disposta a mandare delle<br />

persone ad insegnare l’italiano. La Regione ha inoltre chiesto ai ministri di<br />

142


Romania e Cecoslovacchia di fare una graduatoria di tutte le moldave che<br />

passano dai loro territori per raggiungere l’Italia al fine di cercare di bloccare<br />

questo flusso ed insegnare anche a loro la lingua italiana.<br />

Io: “E il problema della casa?” Il problema della casa è un problema grosso,<br />

ma il Comune di Poggibonsi ha già iniziato circa un anno e mezzo fa a costruire<br />

le case popolari e una parte (più o meno il 50%) di esse vengono destinate agli<br />

stranieri. Questa cosa crea conflittualità con la popolazione locale? In linea<br />

generale no, solo in pochi hanno brontolato. In che zona di Poggibonsi si<br />

stanno costruendo queste case popolari? Nella zona di Bellavista, Staggia<br />

senese,..<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati provenienti dalle altre regioni?<br />

Non noto grossi problemi innanzitutto perché vengono (sto parlando degli<br />

immigrati interni provenienti dal Sud) già con gli strumenti conoscitivi<br />

necessari per svolgere un mestiere o per aprire una piccola impresa (di solito<br />

di muratura).<br />

Come giudica i rapporti tra popolazione autoctona ed immigrati<br />

stranieri? E tra popolazione autoctona ed immigrati dalle altre regioni?<br />

E tra immigrati dalle altre regioni ed immigrati stranieri?<br />

Il sig. Corsi mi informa che certe volte è capitato ad alcuni poggibonsesi che<br />

hanno un pezzo di terra più o meno grande, in cui tengono gli attrezzi da<br />

lavoro per i campi, di subire furti di vari oggetti e che essi sospettano sempre<br />

che l’artefice del furto sia un meridionale che il venerdì sera, prima di tornare<br />

al suo paese, sul tardi, passa per questi campi e ruba le suddette cose.<br />

143


Quali sono secondo lei i problemi più ricorrenti e le più frequenti<br />

situazioni di criticità tra immigrati (stranieri e provenienti dalle altre<br />

regioni) e popolazione locale sul piano delle relazioni sociali e dei<br />

rapporti tra persone? Ed in riferimento al rapporto con gli Enti pubblici<br />

ed il sistema dei servizi (scolastici, educativi, formativi, sanitari, di<br />

accesso alle risorse)?<br />

Il sig. Corsi non rileva grossi problemi nei rapporti tra immigrati e popolazione<br />

locale e neanche in riferimento al rapporto con gli Enti pubblici.<br />

Le sono mai stati segnalati o è venuto a conoscenza di casi di<br />

intolleranza e/o discriminazione a vario titolo tra immigrati (stranieri<br />

ed italiani) e popolazione locale? E tra immigrati stranieri ed immigrati<br />

provenienti dalle altre regioni?<br />

No,tranne che una cosa brutta di qualche anno fa (c’è stato un omicidio tra<br />

tunisini per un regolamento di conti ) non è successo mai niente di grave.<br />

L’Ente che lei rappresenta come interviene in materia di immigrazione<br />

sul piano della programmazione e degli interventi di politiche sociali e<br />

di sostegno (obiettivi, progetti, azioni, iniziative)?<br />

Dal novembre del 2007 la Consulta regionale del volontariato, insieme ad altre<br />

associazioni<br />

( Pubblica Assistenza, Anpas, CNV, Arci, forum del terzo settore,..) ha mandato<br />

un progetto alla Comunità europea al fine di ottenere un importante<br />

finanziamento. Il progetto presentato prevede anche iniziative rivolte agli<br />

immigrati presenti nel territorio toscano, come ad es. corsi di formazione;<br />

144


inoltre include banchi alimentari per i più poveri, interventi in campo di<br />

assistenza sanitaria,..<br />

Come giudica il livello d’integrazione degli immigrati stranieri in<br />

materia di:<br />

accesso e utilizzo dei servizi comunali, provinciali, regionali<br />

accesso e utilizzo del SSN<br />

accesso e utilizzo del sistema scolastico-educativo<br />

accesso ed utilizzo del sistema formativo<br />

accesso e utilizzo del sistema associativo e ricreativo<br />

Mediamente buoni<br />

Può farci un esempio di “buona prassi” in materia di azioni per favorire<br />

l’integrazione tra immigrati e sistema locale?<br />

Secondo il sig. Corsi il problema d’integrazione più grande tra gli immigrati ce<br />

l’hanno i genitori perché essi hanno meno modo di parlare la lingua italiana<br />

rispetto ai figli e quindi sarebbe necessario fare qualcosa per farli integrare,<br />

per far sì che non restino isolati, anche se il signore ammette di non sapere<br />

come poterlo fare.<br />

Intervista effettuata con: BIANCA D’AMATO 7<br />

Data intervista: 3/6/2008<br />

7<br />

Anche in questa i intervista, come in altre, alcune domande previste dalla traccia non<br />

sono state trascritte perché la risposta a esse si trova all’interno di altre risposte ad<br />

altre domande.<br />

145


Ente di appartenenza: Comune e ospedale di Poggibonsi<br />

Ruolo ricoperto e posizione: Assessore alle politiche e educative e pari<br />

opportunità e medico ginecologo presso l’ospedale<br />

Settore di lavoro: politico e sanitario<br />

Da quanto tempo è in quel ente:<br />

Che lei sappia, è in corso attualmente un movimento migratorio verso<br />

il suo territorio dalle altre regioni? E dall’estero? Se sì quali sono i<br />

motivi che secondo lei inducono gli immigrati dalle altre regioni e/o<br />

dall’estero a venire qui?<br />

Credo che i motivi siano dovuti al fatto che, per quanto la crisi economica<br />

abbia colpito indiscriminatamente tutti i territori, la Toscana e in essa la nostra<br />

zona della Valdelsa, resta una zona d’immigrazione perché comunque resta,<br />

tra le varie regioni nazionali, un territorio abbastanza ricco di opportunità di<br />

lavoro, di vita per chi invece proviene da regioni e paesi in cui le condizioni<br />

socio-economiche sono più critiche. Quindi, proprio per questo motivo, si<br />

prevede che il ciclo migratorio non cesserà nei prossimi decenni. Un altro<br />

fattore che può spingere il migrante a venire qui è dato dal fatto che l’intera<br />

Toscana, e quindi anche la Valdelsa, ha una tradizione di accoglienza buona. La<br />

Valdelsa ha vissuto una prima ondata migratoria dal sud Italia negli anni del<br />

secondo dopoguerra, che vide l’inserimento nelle fabbriche del manifatturiero,<br />

nelle imprese -edili, commerciale, di ristorazione,..- e caratterizzata da una<br />

buona integrazione delle famiglie di allora, che si sono inserite in tutti gli<br />

ambiti della vita sociale del territorio. Quindi sono cresciute insieme alle<br />

146


famiglie del posto. Di recente, da qualche anno, accanto a un forte flusso<br />

migratorio proveniente dai paesi extra-europei e dal nord Africa (questa<br />

migrazione è stata nella sua prima fase principalmente maschile, mentre è da<br />

qualche anno che, col fenomeno del ricongiungimento familiare, sono arrivate<br />

anche molte giovani donne, che tra l’altro rendono più giovane mediamente la<br />

popolazione della Valdelsa perché sono le donne che portano figli qui. I paesi<br />

da qui proviene il flusso migratorio più denso sono l’Albania, i paesi dell’est<br />

Europa – Romani, ex Repubblica Jugoslavia, Ucraina,..- e moltissimi dal nord<br />

Africa – tunisini,marocchini, un po’ meno algerini- e Senegal) si è avuto un<br />

nuovo fenomeno migratorio interno, dalle altre regioni d’Italia, che riguarda<br />

soprattutto le famiglie provenienti dalle periferie delle grandi realtà<br />

metropolitane del mezzogiorno – Napoli e Palermo in particolare, ma anche<br />

Caserta e altre-. Dove si inseriscono di più dal punto di vista lavorativo?(mia<br />

domanda) Soprattutto nell’edilizia e nelle realtà del manifatturiero,<br />

dell’industria, tra cui alcune sono ancora una realtà consistente della zona:<br />

fonderie, tutta la filiera del camper,.. in fonderia mi raccontano che gli operai<br />

sono quasi tutti senegalesi e meridionali. E cosa sente dire relativamente al<br />

loro rapporto di lavoro?(mia domanda) Non le so rispondere.<br />

Quindi, possiamo dire che i settori di inserimento lavorativo sono più o meno<br />

gli stessi sia per immigrati dalle altre regioni italiane, che dall’estero...(mia<br />

sollecitazione) L’Assessore conferma.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati stranieri 8 ?<br />

8 L’Assessore, quando io ho sostenuto che oggi forse si tende a trascurare le<br />

problematiche che possono essere legate alla migrazione interna, ha ribattuto che, per<br />

147


Io ho davanti per il mio lavoro, sia di medico ginecologo, che anche un po’ di<br />

assessore che si occupa della scuola, di pari opportunità, una famiglia tipo<br />

straniera che arriva : una coppia mediamente giovane, con figli piccoli,.. penso<br />

che le donne giovani, soprattutto di primo o recente arrivo, abbiano il<br />

problema della lingua innanzi tutto. Il problema della lingua infatti riguarda<br />

soprattutto i bambini e le donne perché gli uomini magari sono qui da più<br />

tempo.<br />

Sull’impatto ambientale, io devo dire che, soprattutto sull’ambiente della<br />

maternità e dei servizi dedicati alle donne, viviamo un realtà abbastanza<br />

accogliente:darei un giudizio abbastanza positivo. Poi credo che ognuno di noi<br />

abbia..come dire..certo che il momento culturale non è favorevole<br />

all’accoglienza, ma ognuno di noi ha dei pregiudizi così forse radicati che.. però<br />

devo dire che c’è un buon controllo del pregiudizio, cosicché poi si riesce ad<br />

accogliere le persone anche nel.. perché naturalmente, per quanto riguarda i<br />

servizi sanitari, il problema è l’accesso. Le nostre modalità di accesso che, per<br />

persone vengono da un’altra realtà e hanno una lingua diversa, sicuramente<br />

creeranno dei problemi enormi. Però, sicuramente, ci sono anche delle<br />

modalità relazionali, di comunicazione dei servizi –abbiamo un servizio<br />

consultoriale abbastanza buono, attivo-, che, al di là appunto delle difficoltà<br />

che possiamo creare con i nostri meccanismi, le donne straniere che devono<br />

partorire riescono abbastanza bene a accedere ai servizi (ci sono poi dei piccoli<br />

casi, ma sono pochi): in generale, mi sembra che l’accesso ai servizi –al<br />

servizio sanitario e della maternità in particolare- sia abbastanza facilitato e<br />

accogliente (anche il personale è abbastanza disponibile..)<br />

quanto la riguarda non è così; e in effetti ha dimostrato, anche durante il resto<br />

dell’intervista, una certa conoscenza e attenzione relativamente a tali problematiche.<br />

148


La figura del mediatore culturale è presente in ospedale?(mia domanda) Non<br />

c’è strutturato in maniera proprio stabile e continuativa, però pian pianino sta<br />

iniziando ad affermarsi (c’è già a esempio un servizio specifico per gli<br />

immigrato all’intrno dell’Usl..).<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati provenienti dalle altre regioni?<br />

Per quanto riguarda l’immigrazione meridionale, forse c’è qualche difficoltà in<br />

più e diversa perché, in generale, sono famiglie che provengono da situazioni<br />

economico,sociali e culturali molto difficili.. Ma scusi, questo anche gli stranieri<br />

(mia sollecitazione) Ma mediamente no: se io dovessi dare un giudizio, per<br />

esempio rispetto alla comunità di donne senegalesi (le donne senegalesi sono<br />

donne acculturate, istruite.. quelle che arrivano qui noi le mettiamo a fare le<br />

operaie, ma sono laureate, che spesso conoscono più lingue..), il livello di<br />

alfabetizzazione, d’istruzione è mediamente più alto di quelle che vengono con<br />

la famiglia dalle nostre regioni meridionali, da realtà più sofferenti, che<br />

procurano una fragilità sociale più forte 9 . Una fragilità sociale molto più<br />

spiccata e diversa quindi da quei gruppi sociali che si sono spostati negli anni<br />

’50-’60, che sono magari diventati operai sindacalizzati, che hanno trovato qui<br />

l’accoglienza, la modernità, il raggiungimento di un titolo di studio.<br />

Questa maggiore difficoltà in generale che si riscontra negli immigrati che<br />

provengono da queste difficili realtà del nostro paese, si riflette, fa notare<br />

9<br />

La signora D’Amato ci tiene a sottolineare che questa fragilità è una condizione che<br />

accomuna in generale tutte le famiglie meno ricche e con meno possibilità ( perché<br />

non gli si danno gli strumenti per acceder ai servizi-scolastici,..-) all’interno delle<br />

periferie delle grandi metropoli italiane, anche di quelle del nord. È la solitudine delle<br />

realtà metropolitane e di famiglie e di famiglie che di per sé già più esposte alla<br />

povertà materiale, sono a rischio anche dal punto di vista della povertà di relazione e<br />

quindi sono a rischio di isolamento, dice l’assessore, e di emarginazione. La realtà<br />

metropolitana li rende più fragili perché una serie di rapporti sono dissolti e quindi<br />

l’isolamento li rende ancora più fragili se hanno una condizione materiali difficili.<br />

149


l’assessore D’amato anche nello stare a scuola dei bambini e ragazzi. Infatti, in<br />

generale, come hanno mostrato vari lavori di ricerca, i figli degli immigrati<br />

stranieri hanno un desiderio di riscatto che si lega a un progetto di vita<br />

familiare, che li porta a essere più motivati e diligenti. Mediamente sembra,<br />

almeno da quello che io leggo, che, per quanto riguarda i ragazzi delle famiglie<br />

socialmente più fragili che provengono dal meridione d’Italia, questo elemento<br />

di riscatto sia meno presente. Questo a noi lo passano come un dato, forse<br />

bisognerebbe indagare un po’ di più.. comunque in effetti anche gli insegnanti<br />

ci dicono che per loro è più facile relazionarsi e condividere un progetto<br />

educativo magari con famiglie di persone che non parlano la nostra stessa<br />

lingua, che con persone che magari parlano la stessa lingua ma non<br />

condividono quello stesso progetto. Questo, mi raccomando, io glielo passo<br />

come dato, va presentato così, perché altrimenti può sembrare una posizione<br />

pregiudiziale. Ripeto, queste cose andrebbero approfondite e indagate.. gli<br />

italiani forse sono più disposti ad accogliere uno straniero che un altro italiano<br />

e allora magari il sentirsi meno accettati provoca situazioni di contrasto.<br />

L’Ente che lei rappresenta come interviene in materia di immigrazione<br />

sul piano della programmazione e degli interventi di politiche sociali e<br />

di sostegno (obiettivi, progetti, azioni, iniziative)?<br />

Vuole sapere relativamente all’Assessorato o all’ospedale?<br />

Ma, guardi, se mi dà entrambi gli aspetti è perfetto.<br />

Noi, come comuni della Valdelsa, abbiamo in atto un progetto che si chiama<br />

proprio «Quotidianità dell’integrazione», che ha messo in campo delle risorse<br />

notevoli, con una sinergia tra istituzioni, tra enti (regione, provincia, comuni e<br />

Fondazione dei Monte dei Paschi): c’è stato un impegno serio, innanzi tutto per<br />

150


fronteggiare l’emergenza abitativa, che è un emergenza che riguarda tutti i<br />

comuni d’Italia tra l’altro, e che può essere motivo di conflitto tra gli autoctoni<br />

e gli immigrati (a noi qualche volta famigli italiane ci dicono “la casa la date<br />

prima a loro..”.. invece no, ci sono delle graduatorie e in base a quelle si dà la<br />

casa.. o si fa come alcuni comuni della lega che decidono a priori di non dare le<br />

case popolari agli immigrati, oppure, se si vuole aiutare tutti.. però, ci sono le<br />

leggende metropolitane, le persone si convincono che ci sia quasi un<br />

meccanismo di preferenza.. un po’ è il clima culturale che si respira, un po’<br />

forse anche noi amministratori non facciamo abbastanza per far capire alle<br />

persone che le regole sono uguali per tutti.. e, però ci sono un po’ di persone<br />

qua che si sentono usurpate, usurpate dove ci sono delle sofferenze.. poiché la<br />

casa che manca è una sofferenza che colpisce molte famiglie, è chiaro che si<br />

cerca il capo espiatorio.<br />

Ma, tornando al progetto, abbiamo detto emergenza abitativa, poi<br />

orientamento per il lavoro gli immigrati (e quindi collaborazione con i centri per<br />

l’impiego), progetto ospitale che riguarda molto il settore scuola- sostegni<br />

economici soprattutto alle ragazze in uscita dalla scuola secondaria di primo<br />

grado per continuare il biennio nelle scuole superiori.<br />

Attualmente i comuni della Valdelsa si stanno muovendo, per quanto riguarda<br />

l’educativo, con un progetto comune per assestarsi in un progetto più organico<br />

di accoglienza, che riguardi il coinvolgimento delle famiglie.<br />

In ambito sanitario c’è un grosso progetto regionale portato avanti<br />

dall’Albero della salute, un’associazione di Prato che ha curato l’educazione<br />

interculturale di tutti gli operatori, cosa che ha determinato un importante<br />

“passaggio” formativo (relativamente a questa esperienza, ci informa<br />

151


l’assessore D’Amato che sono disponibili anche materiali che sono stati<br />

realizzati – video,..-)<br />

Altre iniziative?(mia domanda)<br />

Ci sono, come forse abbiamo già detto, le consulenze con le mediatrici culturali<br />

Può farci un esempio di “buona prassi” in materia di azioni per favorire<br />

l’integrazione tra immigrati e sistema locale?<br />

Sicuramente, per risolvere il problema della lingua relativamente agli immigrati<br />

stranieri, sarebbero utili maggiori e migliori interventi di mediazione linguistica<br />

e culturale. Interventi che dovrebbero essere potenziati e specialmente per le<br />

donne immigrate, le quali, la maggior parte delle volte, non lavorando o<br />

comunque facendo piccoli lavori, sono esse che presiedono la cura della<br />

famigli, della casa, e in questo modo qua tengono insieme relazioni che<br />

riguardano sia il mondo dell’infanzia che quello adulto, e quindi sono loro che<br />

vanno molto sostentate. In quasi tutti i comuni stiamo creando dei gruppi<br />

infatti per la conoscenza della lingua italiana delle donne straniere.<br />

152


Intervista effettuata con: ALESSANDRO MILANESI<br />

Data intervista: 18/2/2008<br />

Ente di appartenenza: Comune di Poggibonsi<br />

Ruolo ricoperto e posizione: Assessore alla Politiche Sociali<br />

Settore di lavoro: amministrativo<br />

Da quanto tempo è in quel ente:<br />

Che lei sappia, è in corso attualmente un movimento migratorio verso<br />

il suo territorio dalle altre regioni? E dall’estero? Se sì quali sono i<br />

motivi che secondo lei inducono gli immigrati dalle altre regioni e/o<br />

dall’estero a venire qui?<br />

153


La migrazione continua nella nostra città, sia dall’estero, sia dalle regioni<br />

meridionali e si tratta di un fenomeno destinato ad andare avanti, non solo<br />

perché ancora Poggibonsi offre possibilità di lavoro (specie nei settori<br />

dell’edilizia, della camperistica,..), ma anche perché nei paesi di origine,<br />

soprattutto per quanto riguarda la migrazione dall’estero (a esempio dal<br />

Senegal), i livelli di vita sono veramente molto bassi, per cui le persone sono<br />

disposte a tutto pur di lasciare questa povertà.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati stranieri?<br />

La difficoltà più grande è quella della casa. Innanzi tutto c’è da dire che il<br />

mercato della casa è oggi rivolto soprattutto agli immigrati, perché<br />

generalmente i poggibonsesi hanno una casa di loro proprietà, o acquistata o<br />

lasciata dai parenti. Il problema per gli immigrati c’è perché purtroppo le case<br />

sono poche e gli affitti hanno raggiunto dei livelli assolutamente fuori mercato.<br />

Il Comune cerca di risolvere questo problema (con le poche risorse che<br />

purtroppo gli Enti locali hanno, rispetto al fabbisogno –parole dell’assessore-),<br />

con la costruzione, iniziata nel 2007, di nuove abitazioni (nella frazione di<br />

Staggia senese, località Bellavista) e poi affittando a canone concordato<br />

abitazioni (però purtroppo la richiesta è così alta che non si riesce a soddisfarla<br />

tutta).<br />

Un altro problema grande è dato dall’integrazione: nonostante la città di<br />

Poggibonsi sia molto aperta nei confronti degli immigrati, spesso gli sforzi che<br />

si fanno a livello amministrativo per l’integrazione sono ripagati solo<br />

parzialmente perché alcune comunità (soprattutto quelle nord africane) sono<br />

154


piuttosto chiuse. Basti pensare che, nonostante il Comune abbia costituito la<br />

Consulta degli immigrati, c’è molta difficoltà a coinvolgerli.<br />

Quali sono secondo lei le difficoltà ed i problemi più importanti che<br />

hanno gli immigrati provenienti dalle altre regioni?<br />

Per quanto riguarda l’immigrazione dalle altre regioni, c’è una chiusura simile,<br />

una simile tendenza a stare tra compaesani. Storicamente, l’immigrazione dal<br />

Sud c’è a Poggibonsi già dal dopoguerra, dagli anni ’50, prima con immigrati<br />

dalla Sicilia, poi dalla Calabria, dalla Campania. Quindi queste persone, qualora<br />

siano rimaste nel territorio, ormai si sono pienamente integrate, magari con<br />

figli e nipoti nati qua e di fatto poggibonsesi. Il problema dell’integrazione per<br />

l’immigrazione interna, riguarda soprattutto i nuovi arrivati, che lavorano quasi<br />

tutti nel settore dell’edilizia e molto spesso fanno la settimana corta, ritornando<br />

al loro paese il sabato e risalendo poi per la nuova settimana lavorativa. è<br />

quindi comprensibile che queste persone, no n essendo fisse nel territorio,<br />

tendono a non inserirsi molto.<br />

Come giudica i rapporti tra popolazione autoctona ed immigrati<br />

stranieri? E tra popolazione autoctona ed immigrati dalle altre regioni?<br />

E tra immigrati dalle altre regioni ed immigrati stranieri?<br />

Per quanto riguarda le varie comunità presenti nel territorio, problemi di<br />

intolleranza non ci sono. C’è la difficoltà di integrazione, ma episodi di<br />

intolleranza mai, né da una parte, né dall’altra.<br />

Ci sono luoghi di socializzazione che favoriscono l’integrazione?(mia domanda)<br />

Personalmente, ho sempre cercato di favorire questi interventi nel campo<br />

sociale: in tutte le occasioni ricordi sempre sia agli immigrati interni che esterni<br />

di partecipare alla vita sociale della città e in particolare ad associazioni come<br />

155


la Pubblica Assistenza o la Misericordia, perché ritengo sia importante il fatto<br />

che, nel momento del bisogno, l’aiuto sia visto arrivare dalla parte del diverso,<br />

dell’immigrato: questo aiuterebbe a superare la diffidenza.<br />

In generale, comunque, si può dire che i rapporti tra le varie comunità<br />

presenti nel territorio sono prevalentemente di tipo lavorativo, perché esse<br />

sono tendenzialmente chiuse in se stesse, con gente che, uscita dal lavoro,<br />

tende a stare coi propri connazionali o corregionali. Una cosa che hanno riferito<br />

gli stessi dirigenti di associazioni di immigrati del territorio è che molti dei loro<br />

connazionali guardano quasi sempre la tv del proprio paese, perdendo così<br />

un’occasione per abituarsi alla nuova lingua e mostrando si essere con la<br />

mente e col cuore ancora lì.<br />

Una cosa positiva è che da qualche anno è stata fatta una squadra di calcio<br />

multietnica a Poggibonsi, su iniziativa del dott. Parri. (ho il libro che è stato<br />

realizzato su questa iniziativa).<br />

L’Ente che lei rappresenta come interviene in materia di immigrazione<br />

sul piano della programmazione e degli interventi di politiche sociali e<br />

di sostegno (obiettivi, progetti, azioni, iniziative)?<br />

Noi interveniamo attraverso i servizi sociali, nei confronti di tutta la<br />

popolazione. Per tutti c’è infatti un fondo comunale per gli affitti e un fondo per<br />

far pagare meno alle famiglie la tariffa dell’igiene ambientale, che è<br />

aumentata, e per le famiglie più bisognose, l’esenzione da tale pagamento.<br />

In particolare, vediamo che il ricorso all’aiuto degli interventi sociali è<br />

numeroso tra gli immigrati, sia stranieri, sia dalle regioni del Sud perché, come<br />

è ovvio, essi costituiscono le fasce più deboli.<br />

156


Gli interventi sociali consistono nel sostegno al reddito, nell’andare incontro<br />

con esenzioni valutate in base a certi parametri (tipo l’indicatore ISEE), oppure<br />

facendo pagare cifre ridotte per i servizi scolastici (rette per il trasporto, per il<br />

pasto,..).<br />

L’ultimo intervento comunale, che si sta facendo insieme agli altri quattro<br />

comuni della Valdelsa, è il progetto della «quotidianità dell’integrazione», con<br />

fondi sia regionali che europei e destinato sia agli immigrati stranieri, che a<br />

quelli interni. Esso consiste in vari tipi di aiuti sociali: aiuti nel campo scolastico<br />

(con borse di studio per gli studenti), oppure un aiuto per il pagamento dei<br />

canoni di affitto,..<br />

Può farci un esempio di “buona prassi” in materia di azioni per favorire<br />

l’integrazione tra immigrati e sistema locale?<br />

Lo sforzo per l’integrazione deve essere reciproco, con iniziative comunali volte<br />

a facilitare l’inserimento dei nuovi arrivati, ma anche da parte degli stessi, con<br />

una volontà, se intenzionati a restare, di cercare di partecipare alle iniziative<br />

promosse.<br />

157


Allegato: Tabelle sui comuni di Scarperia e Dicomano.<br />

Tab. 6 - Immigrati stranieri a Dicomano. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

v.a. %<br />

Europa UE 16 3,6<br />

Europa Est 367 81,7<br />

di cui:<br />

Albania 280 62,4<br />

Romania 59 13,1<br />

Africa 51 11,4<br />

di cui:<br />

Marocco 17 3,8<br />

America 7 1,6<br />

Asia 8 1,8<br />

Totale 449 100<br />

158


Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

Tab. 7 - Immigrati stranieri a Dicomano per anno di arrivo. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

Prima del 2000 Dal 1.1.01 al 31.12.04 Dal 1.1.05 N.R. Totale<br />

v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga<br />

Europa UE 9 11,4 56,3 4 2,8 25,0 3 1,5 18,8 0 0,0 0,0 16<br />

Europa Est 55 69,6 15,0 116 80,6 31,6 166 85,1 45,2 30 96,8 8,2 367<br />

di cui:<br />

Albania 55 19,6 79 54,9 28,2 119 61,0 42,5 27 87,1 9,6 280<br />

Romania 0 0,0 20 13,9 33,9 36 18,5 61,0 3 9,7 5,1 59<br />

Africa 13 16,5 25,5 22 15,3 43,1 15 7,7 29,4 1 3,2 2,0 51<br />

America 1 1,3 14,3 2 1,4 28,6 4 2,1 57,1 0 0 0 7<br />

Asia 1 1,3 12,5 0 0 0,0 7 3,6 87,5 0 0 0 8<br />

Totale 79 100 17,6 144 100 32,1 195 100 43,4 31 100 6,9 449<br />

Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

Tab. 8 - Immigrati stranieri aDicomano per areadi provenienza. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

Stesso paese Toscana Altre regioni Altri estero n.r. Totale<br />

v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga<br />

EuropaUE 7 2,6 43,8 5 5,1 31,3 1 4,2 6,3 2 11,1 12,5 1 16<br />

EuropaEst 240 88,2 24,0 64 65,3 17,4 21 87,5 5,7 10 55,6 2,7 32 367<br />

di cui:<br />

Albania 179 65,8 63,9 48 49,0 17,1 16 66,7 5,7 9 50,0 3,2 28 280<br />

Romania 47 17,3 79,7 9 9,2 15,3 0 0,0 0,0 1 5,6 1,7 2 59<br />

Africa 18 6,6 35,3 22 22,4 43,1 2 8,3 3,9 5 27,8 9,8 4 51<br />

America 5 1,8 71,4 2 2,0 28,6 0 0,0 0,0 0 0,0 0,0 0 7<br />

Asia 2 0,7 25,0 5 5,1 62,5 0 0,0 0,0 1 5,6 12,5 0 8<br />

Totale 272 100 60,6 98 100 21,8 24 100 5,3 18 100 4,0 37 449<br />

Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

159


Tab. 9 - Immigrati dalle altre regioni italiane. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

v.a. %<br />

Piemonte 12 1,6<br />

Liguria 21 2,9<br />

Lombardia 32 4,4<br />

Triveneto 29 4,0<br />

Emilia R. 71 9,7<br />

Umbria 13 1,8<br />

Marche 6 0,8<br />

Lazio 39 5,3<br />

Abruzzo/Molise 27 3,7<br />

Campania 155 21,2<br />

Basilicata 28 3,8<br />

Puglia 60 8,2<br />

Calabria 102 13,9<br />

Sicilia 107 14,6<br />

Sardegna 30 4,1<br />

Totale 732 100<br />

Nati estero ma<br />

cittadini italiani 66<br />

Totale 798<br />

Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

160


Tab. 10- Immigrati dalle altre regioni a Dicomano per anno di arrivo. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

Prima del 2000 Dal 1.1.01al 31.12.04 Dal 1.1.05 N.R. Totale<br />

v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga<br />

Piemonte 5 1,1 41,7 5 3,6 41,7 2 1,8 16,7 0 0,0 0 12<br />

Liguria 11 2,3 52,4 4 2,9 19,0 6 5,4 28,6 0 0,0 0 21<br />

Lombardia 12 2,5 37,5 12 8,7 37,5 7 6,3 21,9 1 9,1 3,1 32<br />

Triveneto 23 4,9 79,3 2 1,4 6,9 4 3,6 13,8 0 0,0 0 29<br />

EmiliaR. 53 11,3 74,6 7 5,1 9,9 7 6,3 9,9 4 36,4 5,6 71<br />

Umbria 11 2,3 84,6 2 1,4 15,4 0 0,0 0,0 0 0,0 0 13<br />

Marche 1 0,2 16,7 5 3,6 83,3 0 0,0 0,0 0 0,0 0 6<br />

Lazio 26 5,5 66,7 5 3,6 12,8 8 7,1 20,5 0 0,0 0 39<br />

Abruzzo/Molise 14 3,0 51,9 6 4,3 22,2 5 4,5 18,5 2 18,2 7,4 27<br />

Campania 112 23,8 72,3 23 16,7 14,8 19 17,0 12,3 1 9,1 0,6 155<br />

Basilicata 22 4,7 78,6 0 0,0 0,0 5 4,5 17,9 1 9,1 3,6 28<br />

Puglia 32 6,8 53,3 12 8,7 20,0 16 14,3 26,7 0 0,0 0 60<br />

Calabria 71 15,1 69,6 22 15,9 21,6 8 7,1 7,8 1 9,1 1,0 102<br />

Sicilia 59 12,5 55,1 25 18,1 23,4 23 20,5 21,5 0 0,0 0 107<br />

Sardegna 19 4,0 63,3 8 5,8 26,7 2 1,8 6,7 1 9,1 3,3 30<br />

Totale 471 100 64,3 138 100 18,9 112 100 15,3 11,0 100,0 1,5 732<br />

Fonte: Elaborazionepropria su dati anagrafici.<br />

161


Tab. 11 -Immigrati dalle altre regioni a Dicomano per areadi provenienza. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

Stessaregione Toscana Altre regioni Altri estero n.r. Totale<br />

v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga<br />

Piemonte 1 0,4 8,3 9 2,1 75 2 5,6 16,7 0 0 0 0 0 0 12<br />

Liguria 1 0,4 1,8 18 4,3 85,7 2 5,6 9,5 0 0 0 0 0 0 21<br />

Lombardia 9 3,4 28,1 18 4,3 56,3 2 5,6 6,3 2 100 6,3 1 9,1 3,1 32<br />

Triveneto 10 3,7 34,5 19 4,5 65,5 0 0,0 0 0 0 0 1 9,1 3,4 29<br />

EmiliaR. 27 10,1 38,0 44 10,5 62,0 0 0,0 0 0 0 0 4 36,4 5,6 71<br />

Umbria 3 1,1 23,1 10 2,4 76,9 0 0,0 0 0 0 0 0 0 0 13<br />

Marche 2 0,7 33,3 4 1,0 66,7 0 0,0 0 0 0 0 0 0 0 6<br />

Lazio 10 3,7 25,6 20 4,8 51,3 9 25,0 23,1 0 0 0 0 0 0 39<br />

Abruzzo/Molise 3 1,1 11,1 17 4,0 63,0 5 13,9 18,5 0 0 0 2 18,2 7,4 27<br />

Campania 68 25,5 43,9 81 19,2 52,3 5 13,9 3,2 0 0 0 1 9,1 0,6 155<br />

Basilicata 7 2,6 25,0 20 4,8 71,4 1 2,8 3,6 0 0 0 0 0 0 28<br />

Puglia 19 7,1 31,7 40 9,5 66,7 1 2,8 1,7 0 0 0 0 0 0 60<br />

Calabria 63 23,6 61,8 35 8,3 34,3 3 8,3 2,9 0 0 0 1 9,1 1,0 102<br />

Sicilia 38 14,2 35,5 67 15,9 62,6 2 5,6 1,9 0 0 0 0 0 0 107<br />

Sardegna 6 2,2 20,0 19 4,5 63,3 4 11,1 13,3 0 0 0 1 9,1 3,3 30<br />

Totale 267 100 36,5 421 100 57,5 36 100 4,9 2 100 0,3 11 100 1,5 732<br />

Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

Tab. 12 - Immigrati stranieri a Scarperia. Anno 2007. Valori assoluti e<br />

percentuali.<br />

v.a. %<br />

Europa UE 23 5,7<br />

Europa Est 288 70,9<br />

di cui:<br />

Albania 135 33,2<br />

Romania 131 32,2<br />

Africa 51 12,6<br />

di cui:<br />

Marocco 37<br />

America 15 3,7<br />

Asia 29 7,1<br />

Totale 406 100<br />

162


Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

Tab. 13- Immigrati stranieri a Scarperia peanno di arrivo. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

Primadel 2000 Dal 1.1.01 al 31.12.04 Da 1.1.05 Totale<br />

v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga<br />

Europa UE 9 10,8 39,1 9 3,9 39,1 5 4,1 21,7 23<br />

Europa Est 30 54,5 10,4 169 73,5 58,7 89 73,6 30,9 288<br />

di cui:<br />

Albania 19 34,5 14,1 75 32,6 55,6 41 33,9 30,4 135<br />

Romania 8 14,5 5,8 86 37,4 61,9 45 37,2 32,4 139<br />

Africa 11 20 21,6 29 12,6 56,9 11 9,1 21,6 51<br />

America 0 0 0,0 9 3,9 60,0 6 5,0 40,0 15<br />

Asia 5 9,1 17,2 14 6,1 48,3 10 8,3 34,5 29<br />

Totale 55 100 13,5 230 100 56,7 121 100 29,8 406<br />

Fonte: Elaborazionepropria su dati anagrafici.<br />

163


Tab. 14 - Immigrati stranieri a Scarperia per areadi arrivo. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

Stesso paese Toscana Altre regioni Altri estero Totale<br />

v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga<br />

EuropaUE 5 1,9 21,7 15 14,0 65,2 3 8,3 13,0 0 100,0 0,0 23<br />

EuropaEst 192 73,0 66,7 73 68,2 25,3 23 63,9 8,0 0 0,0 0,0 288<br />

di cui:<br />

Albania 81 30,8 59,1 39 36,4 28,5 17 47,2 12,4 0 0 0,0 137<br />

Romania 99 37,6 75,6 28 26,2 21,4 4 11,1 3,1 0 0 0,0 131<br />

Africa 34 12,9 66,7 13 12,1 25,5 4 11,1 7,8 0 0,0 0,0 51<br />

America 10 3,8 66,7 2 1,9 13,3 3 8,3 20,0 0 0,0 0,0 15<br />

Asia 22 8,4 75,9 4 3,7 13,8 3 8,3 10,3 0 0,0 0,0 29<br />

Totale 263 100 64,8 107 100 26,4 36 100 8,9 1 100 406<br />

Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

Tab. 15 - Immigrati dalle altre regioni italiane. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

v.a. %<br />

Piemonte 31 3,0<br />

Liguria 18 1,7<br />

Lombardia 62 5,9<br />

Triveneto 39 3,7<br />

Emilia R. 116 11,1<br />

Umbria 30 2,9<br />

Marche 11 1,1<br />

Lazio 45 4,3<br />

Abruzzo/Molise 17 1,6<br />

Campania 220 21,0<br />

Basilicata 42 4,0<br />

Puglia 52 5,0<br />

Calabria 125 11,9<br />

Sicilia 183 17,5<br />

164


Sardegna 56 5,3<br />

Totale 1047 100<br />

Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

Tab. 16- Immigrati dalle altre regioni suddivisi per anno di provenienza. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali<br />

Primadel 2000 Dal 1.1.01 al 31.12.04 Da 1.1.05 Totale<br />

v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga<br />

Piemonte 18 2,6 58,1 9 4,0 29,0 4 3,2 12,9 31<br />

Liguria 9 0,1 50,0 2 0,1 11,1 7 0,6 38,9 18<br />

Lombardia 37 5,4 59,7 21 9,4 33,9 4 3,2 6,5 62<br />

Triveneto 29 4,2 74,4 9 4,0 23,1 1 0,8 2,6 39<br />

EmiliaR. 93 13,5 86,1 9 4,0 8,3 6 4,8 5,6 108<br />

Umbria 22 3,2 73,3 6 2,7 20,0 2 1,6 6,7 30<br />

Marche 11 1,6 100,0 0 0,0 0,0 0 0 0,0 11<br />

Lazio 31 4,5 68,9 10 4,5 22,2 4 3,2 8,9 45<br />

Abruzzo/Molise 11 1,6 64,7 4 1,8 23,5 2 1,6 11,8 17<br />

Campania 144 20,8 65,5 41 18,4 18,6 35 28 15,9 220<br />

Basilicata 25 3,6 59,5 8 3,6 19,0 9 7,2 21,4 42<br />

Puglia 30 4,3 57,7 10 4,5 19,2 12 9,6 23,1 52<br />

Calabria 75 10,9 60,0 35 15,7 28,0 15 12 12,0 125<br />

Sicilia 122 17,7 66,7 47 21,1 25,7 14 11,2 7,7 183<br />

Sardegna 34 4,9 60,7 12 5,4 21,4 10 8 17,9 56<br />

Totale 691 100 223 100 125 100<br />

Fonte: Elaborazione propria su dati anagrafici.<br />

165


Tab.17 - Immigrati dalle altre regioni suddivisi per areadi provenienza. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

Stessa regione Toscana Altre regioni Altri estero Totale<br />

v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga v.a. %colonna %riga<br />

Piemonte 10 2,2 32,3 13 2,4 41,9 8 13,6 25,8 0 0 0,0 31<br />

Liguria 9 2,0 50,0 8 1,5 44,4 1 1,7 5,6 0 0 0,0 18<br />

Lombardia 29 6,5 46,8 28 5,2 45,2 5 8,5 8,1 0 0 0,0 62<br />

Triveneto 14 3,1 35,9 16 3,0 41,0 9 15,3 23,1 0 0 0,0 39<br />

EmiliaR. 40 8,9 34,5 70 13,0 60,3 6 10,2 5,2 0 0 0,0 116<br />

Umbria 4 0,9 13,3 25 4,7 83,3 1 1,7 3,3 0 0 0,0 30<br />

Marche 0 0,0 0,0 11 4,7 100,0 0 0,0 0 0 0,0 11<br />

Lazio 15 3,4 33,3 26 4,8 57,8 2 3,4 4,4 2 50 4,4 45<br />

Abruzzo/Molise 2 0,4 11,8 14 2,6 82,4 0 0,0 0,0 1 25 5,9 17<br />

Campania 103 23,0 46,8 108 20,1 49,1 9 15,3 4,1 0 0 0,0 220<br />

Basilicata 12 2,7 28,6 24 4,5 57,1 6 10,2 14,3 0 0 0,0 42<br />

Puglia 22 4,9 42,3 26 4,8 50,0 3 5,1 5,8 1 25 1,9 52<br />

Calabria 61 13,6 48,8 59 11,0 47,2 5 8,5 4,0 0 0 0,0 125<br />

Sicilia 109 24,4 59,6 72 13,4 39,3 2 3,4 1,1 0 0 0,0 183<br />

Sardegna 17 3,8 30,4 37 6,9 66,1 2 3,4 3,6 0 0 0,0 56<br />

Totale 447 100 537 100 59 100 4 100<br />

Fonte: Elaborazione su dati anagrafici del comune.<br />

Tab. 18 - Immigrati a Scarperia. Anno 2007. Valori assoluti e percentuali.<br />

v.a %<br />

Popolazione totale 4.739 100<br />

Immigati stranieri 406 8,6<br />

Nati all'estero 515<br />

Immigrati dalle altre regioni 1.047 22,1<br />

Fonte: Elaborazioni proprie su dati anagrafici.<br />

166


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