Gagliotta si trasferisce a Torre Annunziata Parte la ... - Porto & diporto

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Gagliotta si trasferisce a Torre Annunziata Parte la ... - Porto & diporto

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Gagliotta si trasferisce a Torre Annunziata

Parte la produzione di due imbarcazioni “Made in Oplonti”

I

nimitabile maestria artigiana: bastano

tre parole per svelare il segreto della

perfezione costruttiva delle barche

firmate Gagliotta. Da Baia

(Napoli) la storica azienda, operante

nel settore della nautica da

diporto, si trasferisce a Rovigliano

(Torre Annunziata).

I lavori di ristrutturazione dello

stabilimento di via Solferino,

sull’area dell’ex Dalmine, infatti,

sono giunti quasi al termine:

imminente è il trasferimento

completo dell’azienda. Intanto la

produzione è già partita. “A Torre

Annunziata fabbricheremo le

prime due barche: Gagliotta 37

e 52 – spiega Renato Martucci,

amministratore delegato della

società – Siamo pronti a realizzare,

quindi, la prima barca, lunga

40 piedi, “made in Oplonti”.

La “Cavi costruzioni” è alle prese

con gli ultimi interventi di ristrutturazione

nei capannoni”. Attualmente,

sono otto i modelli in produzione:

“Sport utility Fisherman” (G32, G37,

G44, G52 e una nuova versione del

G37 con seconda cabina) e “Sport

living Cruiser” (Bajos, Camaro Even e

Caraibi). La storia del cantiere Gagliotta,

inizia nel lontano 1952 a Napoli.

Ad avere l’idea geniale è un giovane

pilota offshore, Salvatore Gagliotta,

appassionato di motori e di nautica.

Non ancora trentenne, Gagliotta, in

collaborazione con altri amici, divenuti

negli anni illustri esponenti della

scienza aeronautica italiana, nelle

grotte di tufo di Mergellina crea i

primi prototipi sia di veloci imbarcazioni,

sia di leggeri apparecchi adatti

al volo. Autodidatta, dotato di un non

comune intuito, Gagliotta mette a

punto una serie di carene di tipo Hunt

che rappresenteranno negli anni a

seguire, il punto di forza delle sue

imbarcazioni connotate da una forte

carica innovativa. Le barche targate

Gagliotta fanno subito presa tra i giovani

della Napoli bene, che chiedono

sessanta

60

SETTEMBRE

velocità, bontà dei materiali, elevato

comfort e adeguate rifiniture. Luciano

de Crescenzo ricorda: “...a

Napoli, quando ero giovane, chi

navigava a motore si divideva in

due partiti. Da un lato c’erano i

“gagliottisti”, gente dura e sportiva

che correva su quei bolidi

efficientissimi, ma spartani, che

costruiva Salvatore Gagliotta. Io

ero tra quelli. Dall’altro c’erano

gli “Aquaramisti”, quelli che navigavano

sui Riva Aquarama di

Riva, sofisticati oggetti di mogano

che per me non avevano

nulla di marino”. Negli anni successivi

la produzione da amatoriale

passa a semindustriale,

mantenendo però la vocazione

per imbarcazioni adatte ad un

pubblico d’elite. Negli anni 50-

60 le barche Gagliotta conseguono

brillanti risultati nelle

gare di off-shore. Nell’ottobre 1968,

Carlo Marincovich scrive su Nautica,

mensile internazionale di navigazione:

“L’unico tra gli italiani che ha

dimostrato di valere molto in campo

internazionale è il napoletano Salvatore

Gagliotta che con il suo cabinato

Budda Blitz è sempre stato alle spalle

di potentissimi bolidi.... superando di

gran lunga in prestazioni altri cabinati

delle stesse dimensioni e costruiti

da grandi complessi cantieristici”.

In quegli anni, Don Aronow, mitico

produttore dei famosi Cigarette americani,

affermava: “le uniche carene

in Europa degne di essere copiate

sono quelle di Gagliotta”. Dopo oltre

cinquanta anni di storia l’azienda

approda a Torre Annunziata, nell’ex

area Deriver (15mila metri quadrati)

che accoglie sei laboratori, dalla fa-

legnameria alla creazione della

vetroresina, mentre per l’edificio,

destinato al settore amministrativo,

si progetta un design

più originale e innovativo, comunque,

consono all’immagine

della fascia costiera. L’azienda

ha dealer in Austria, Spagna,

Germania e Svizzera. Nel 2005

Gagliotta ha fatturato circa cinque

milioni di euro e solo nei

primi mesi del 2006 ha quasi

raddoppiato il giro di affari: sul

territorio ha investito circa 21

milioni di euro. Sono 45 i dipendenti

riassorbiti dalla ex Ilva

Pali Dalmine, cinquanta invece

le unità lavorative da assumere

nei prossimi due anni. “Il nostro

obiettivo – dice Martucci – è posizionarci,

con il nuovo cantiere, anche nel

segmento degli over 60 piedi. A Torre

Annunziata, a ridosso del litorale, ci

sono gli spazi giusti, per un cantiere

nautico in continua crescita. C’è poi

la disponibilità di imprenditori, tecnici

e forze politiche locali, che credono

nello sviluppo del territorio. Sono elementi

importanti per chi investe soprattutto

nel settore della nautica da

diporto, in forte crescita in provincia.

Nel Golfo di Napoli mancano gli

approdi per le piccole barche e

il polo nautico di Torre risponde

a questo bisogno. Questa città

offre notevoli possibilità, ma è

importante superare la logica

del piccolo Comune e ragionare

in un’ottica metropolitana,

inglobando in un unico contesto

di sviluppo turistico Torre

Annunziata, Castellammare e

Pompei”. Il polo nautico torrese

oggi comprende aziende che si

sono insediate dal 2002, grazie

al Contratto d’area promosso

dalla Tess, agenzia regionale di

Sviluppo, per la riconversione

delle vecchie aree industriali di

Ilva Pali Dalmine e Deriver. Con

un investimento di 87 milioni di euro

si tenta di cancellare l’immagine di

degrado e abbandono che regnava

in quella zona, trasformando il sito

nel polo nautico più importante della

Campania, che a pieno regime darà


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lavoro a 282 persone.

Tante le peculiarità delle barche

Gagliotta: sicurezza, stabilità,

manovrabilità, resistenza dei

materiali, tenuta delle strutture,

affidabilità dei mezzi, design innovativo.

“I piloti americani che

portano i Gagliotta esprimono

con un solo aggettivo il loro

entusiasmo: “Strong!”, infatti

sono barche “forti”, hanno carattere;

una gran tenuta di mare

– aggiunge Martucci –. La nostra

barca si dimostra maneggevole

in ogni manovra, rispondendo

con prontezza alle intenzioni

del pilota. Comoda da guidare,

quindi, ma anche facile da tener

pulita e pratica nella manutenzione.

Il vero comfort, poi, è sentirsi

a casa propria anche a bordo. Per

questo, nel design degli interni come

negli esterni vengono applicate le più

avanzate nozioni della scienza della

vivibilità”. Nei Gagliotta c’è pregio

estetico, si vede subito nei materiali,

nelle finiture, negli accessori. Un’altra

qualità? “Un’impercettibile alchimia

costruttiva: è questo il segreto della

magia artigiana del cantiere – risponde

Martucci – E’ il lavoro minuzioso

delle maestranze, nascosto

nella perfezione, fatta a mano,

dei mille particolari che in una

barca fanno struttura. È valore

che si riconosce solo col tempo,

quando la barca si mantiene

solida dopo anni di intensa

vita in mare”. Linee classiche,

spirito sportivo e cura artigianale:

questa, quindi, la filosofia

costruttiva della gamma di

imbarcazioni Gagliotta, rimasta

inalterata nel tempo, ma reinterpretata

in chiave tecnologica

dal designer Stefano Mango.

Per i rivestimenti degli interni

continua la collaborazione con

le antiche tessiture Rubelli di

Venezia, per gli esterni si sono

scelti i tessuti Parà Tempotest, mentre

per gli elettrodomestici ha fatto il suo

esordio in barca, Miele, l’azienda leader

di questo segmento con la quale è

stata siglata una partnership.

Basilio Puoti

grafica: targnet.com

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