Finalmente. Per la prima volta il circuito Orma si trasferisce in ...

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Articolo pubblicato sulla rivista SoloVela

90

Luglio 2003

Groupama,

lunghezza: 18,28

larghezza: 17,70

pescaggio: 3/5 m

albero : 28,43 m

dislocamento: 5,40t

costruzione:

Carbonio/Epoxy

sup.velica:300 m2

sup.velica nelle

portanti 430 m2

Architetti: Van

Peteghem/Lauriot-

Prevost

Varo: Juillet 1998

strani quadrati galleggianti, si ruotarono verso l’alto gli scafi

laterali, così da averne sempre almeno uno sollevato dall’acqua

anche alle basse velocità. L’originale stratagemma consentì di

dimezzare l’area d’appoggio del trimarano proprio durante il

momento più critico: la virata. Riducendo in modo drastico la

larghezza massima apparente, da 18 a soli 9 metri, si è permesso

ai primi trimarani quadrati della storia di comportarsi

come dei normali monoscafi e di virare tranquillamente anche

se in modo goffo. A tale proposito è bene ricordare che qualsiasi

altra barca delle stesse dimensioni non potrebbe mai farlo.

Superato brillantemente il problema della virata e riducendo

la superficie d’impatto con le onde, i progettisti focalizza-

rono l’attenzione sulla ricerca di equilibri dinamici che migliorassero

le prestazioni della barca. Gli scafi laterali furono dotati

di “foils”, derive mobili angolate, con funzioni analoghe a

quelle dei pattini degli aliscafi. Lo scafo di sottovento, già

unico punto d’appoggio del sistema, fu fatto “levitare” fuori

dall’acqua. Con la riduzione della superficie bagnata si perse

stabilità ma si guadagnò ulteriore velocità. I trimarani diventarono

sempre più veloci, meno immersi e soprattutto sempre

più sopraelevati rispetto al moto ondoso.

L’equilibrio delle forze in gioco, è diventato talmente dinamico

e sottile che attualmente non si conoscono i limiti delle

prestazioni di questi strani aliscafi a vela. Le velocità di 30,

35, 40, 42 nodi sono barriere ormai appartenenti al passato,

cadute in un solo decennio. Simili prestazioni sono possibili

soltanto con l’emersione totale anche dell’ultimo scafo. Più

l’equipaggio riesce a far “levitare” il trimarano e a mantenere

in equilibrio instabile il sistema, più le prestazioni sono esal-

Giri di boa

Foncia è un trimarano di ultima

generazione, varato nell’aprile

del 2002 dotato di un dislocamento

complessivo di 5.6 tonnellate

a pieno carico

tanti. Il dramma si scatena appena l’equilibrio

si rompe: si ammara o ci si ribalta.

L’estrema instabilità ottenuta per

aumentare le prestazioni è il vero limite dei tri di ultima generazione.

Si tratta di un bilanciamento di forze molto simile

a quello dei motociclisti in curva che più li si guarda più ci si

domanda come facciano a non cadere.

CONCLUSIONI

I trimarani del circuito Orma, quelli che si vedranno a Rimini,

Cagliari e Marsiglia la prossima estate, sono frutto di progettazioni

estreme. Esageratamente costosi, si parla di tre milioni

di euro, leggeri, pesano solo cinque tonnellate, e sofisticati,

gli affascinanti trimarani di ultima generazione sono “farciti”

d’idraulica ed elettronica, resatano pur sempre instabili.

Chissà se questi inquietanti multiscafi diverranno anche flessibili

come gli ancestrali scafi polinesiani. La cosa non ci dovrebbe

sorprendere. Team Philips, l’enorme catamarano super

tecnologico varato per vincere la regata “The Race”, non prevedeva

forse la libera oscillazione dell’intera parte ante-

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