maison LaVEZZi - Ezequiel Lavezzi

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maison LaVEZZi - Ezequiel Lavezzi

ANNO 14. N.13 (633), 6 aprile 2013. Poste Italiane Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano. Non acquistabile separatamente da La Gazzetta dello Sport, € 1,70 (SportWeek € 0,50 + La Gazzetta dello Sport € 1,20). Nei giorni successivi € 1,70 + il prezzo del quotidiano. Non vendibile separatamente.

ezequiel lavezzi

con il cane camilo nella

sua villa di parigi.

maison

LaVEZZi

un anno fa lo avevamo incontrato a napoli.

oggi ci ha aperto la sua casa di parigi:

«qui È bellissimo. ma se mi chiamasse il milan…»


introduzione

IN

© riproduzione riservata

PAROLE

di Matteo dore

capacità

Giusto un anno fa eravamo andati a trovare Ezequiel Lavezzi nella sua casa di Napoli. Una terrazza

sul mare, una discesa privata agli scogli e pure una piscina, anche se era da condividere

con gli altri condomini. E l’umana esclamazione era stata: beh, mica male, vedi dove si arriva

grazie alle proprie capacità. Questa volta Lavezzi ci ha accolti a Parigi. Villa su tre piani, sei o

sette bagni e un bel giardino dove far correre il cane che, si sa, ha sempre bisogno di spazio. E

l’umana reazione è stata: che cane fortunato. Lo abbiamo intervistato (Lavezzi, non il cane) e lui

ci ha detto che prima o poi gli piacerebbe giocare a Londra oppure a Milano, meglio se al Milan

che ha più fascino dell’Inter. E l’umana domanda è stata: e dove appoggerà i bagagli? A Kensington

Palace? Al Castello Sforzesco?

talento

Viviamo un tempo in cui si parla tanto di pauperismo. C’è Papa Francesco che non vuole l’oro e

l’appartamento gli sembra troppo grande. C’è Beppe Grillo che urla che chi non si taglia lo stipendio

del trenta, no del cinquanta, no del settanta per cento è un ladro e un puttaniere. E c’è la

decrescita. E la crisi. E la disoccupazione. Insomma, nonostante ci sia chi si augura un futuro in

cui saremo tutti più poveri, ma forse anche più felici, per il momento siamo sì più poveri ma di

sicuro anche più infelici.

Eppure tutti noi tifosi, con meno soldi in tasca e meno lavoro nel futuro, chiediamo che la nostra

squadra compri Messi o almeno Cristiano Ronaldo e che il nostro presidente li tiri fuori quegli

euro che tiene chissà dove e se non può si faccia da parte che sta per arrivare uno sceicco ricco

sfondato a comprarci. E ogni volta che Lavezzi (ognuno sostituisca con il nome che preferisce) fa

un gol pensiamo che se li merita proprio tutti i soldi che guadagna e che sarebbe anche meglio

aumentargli lo stipendio prima che venga qualcuno, mannaggia a questi sceicchi ricchi sfondati

che non vogliono la nostra squadra, a portarcelo via. È la regola del talento non sostituibile:

possiamo pensare di essere più bravi di un onorevole e di saper fare il suo lavoro, ma sappiamo

che Lavezzi sul campo è altra roba e si merita quello che si mette in tasca. Così guardiamo casa

sua con un pizzico di invidia, va be’ anche più di un pizzico, ma non con rancore.

valore

Però, a proposito di talento non sostituibile e di persone davvero straordinarie: a pagina 77 c’è

l’intervista a Shaul Ladany che da bambino è sopravvissuto a un lager nazista, nel ’72 era a Monaco

ed è scampato ai terroristi palestinesi di Settembre Nero buttandosi da un balcone, pochi anni

fa ha superato un tumore e ancora oggi partecipa alle maratone. L’intervista è stata fatta correndo

con lui a Tel Aviv e dopo 42 chilometri lo abbiamo lasciato con una convinzione e con una lezione

da ricordare: che i soldi non possono essere l’unità di misura del valore delle persone.

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start

zoom

solo in america

chi schiaccia e chi prega

questa sÌ che È follia

via col vento under 14

quasi 1.200 ragazzi di tutto il mondo

tra i 9 e i 14 anni hanno partecipato

alla regata meeting del garda optimist

inchiesta

cambio casa

i traslochi dei calciatori:

uno stress, soprattutto

per le loro mogli…

sommario

n. 13 (633)

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sabato 6 aprile 2013

© riproduzione riservata

ripartenze

antonio conte

e il tifo professionale

cover storY

ezequiel lavezzi

La foto di

copertina è di

simone perolari

il pocho ci ha aperto le porte della

sua villa a parigi. parlando di napoli

e psg e svelando il suo sogno segreto…

i miti dei nostri miti

rock and gol

leggende della musica

nel pallone

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intervista

sommario

N. 13

ophÉlie ah-koueN

club

la storia

shaul ladaNy

l’incredibile vita

del marciatore

israeliano

giovane, bella, elegante,

modaiola: È il nuovo

fenomeno del surf europeo

al ceNtro c’È il teNNis

le strutture giovanili estive della fit:

guida ai corsi intensivi dove fare il salto

di qualitÀ. e magari imparare l’inglese

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l’evento

milaNo city marathoN

ecco come la corsa lombarda È

diventata il primo evento per fondi

raccolti a favore delle onlus

photogNok

comics

maNgaka

il romanzo di

formazione del

maestro tatsumi

ritratti

portieri

sulla tela

il pittore

milanese

giovanni cerri

ha dedicato

una galleria

ai numeri uno

italiani,

da albertosi

a zoff

moda

Funny time


cover story/Nella villa del Pocho

di fabrizio salvio ~ foto di simone perolari

bella parigi, ma se

l’italia e la francia. il napoli e il psg. i compagni di oggi e di ieri. la vita vecchia

il pocho ci apre di nuovo la sua casa. e, tra il rimpianto per la serie a e il

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Ezequiel Lavezzi

il padrone di casa

ezequiel lavezzi, 27 anni, seduto sulla poltrona che, come molte altre

cose della vecchia abitazione, si è portato dietro da napoli.

milano chiama...

e la nuova. un anno dopo napoli, prima della sfida di champions al barÇa

piacere di una libertÀ mai provata, confessa il suo sogno segreto

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cover story/Ezequiel Lavezzi

Un lunghissimo vialone a

doppio senso di marcia e

quattro corsie: pensavi a

una strada residenziale e

trovi una specie di tangenziale.

Tra le due carreggiate, una fila di

pini e platani restituisce ossigeno a polmoni

stremati dallo scarico delle auto. A

destra e a sinistra, anonimi palazzi rettangolari

bianchi e grigi separati da

qualche casetta colorata di fine ’800-inizi

’900: un velo di trucco a un quartiere

altrimenti ridotto a dormitorio. In fondo,

un incrocio con un semaforo in mezzo:

svoltando a destra, ancora 150 metri ed

è già Parigi.

Ti stai ancora chiedendo per quale motivo

uno che non dovrebbe spaventarsi

del caos perché abituato a Napoli

e provvisto di risparmi

sufficienti a prendere casa a

Place des Vosges – il salotto

buono della città – scelga invece

di nascondersi in questa

triste lingua d’asfalto, quando,

dietro a un cancello grigio antracite,

appare la villetta a tre

piani dove Ezequiel Lavezzi,

27 anni, si è sistemato da luglio

insieme alla sua Yanina:

e lì cominci a capire. Poi metti

piede dentro e hai tutte le risposte.

Cinque camere da letto, 6 (o 7?)

bagni, una matrimoniale

grande quasi quanto metà

campo da calcio, giardino interno,

spazi, luce naturale diffusa

esaltata dal bianco dei

mobili, arredo essenziale e di

gusto. Colonne e capitelli,

quelli, già c’erano. Insomma,

un’oasi di lusso nel deserto della periferia.

Dopo 5 anni il Pocho (diminutivo di

Pocholo, il nome del cane che aveva da

bambino) ha lasciato l’Italia per stabilirsi

qui, in Boulevard Bineau, a Neuillysur-Seine.

Soprattutto, ha lasciato il

Napoli di un produttore cinematografico

(Aurelio De Laurentiis) per il Paris Saint

Germain di uno sceicco (Al Thani): carriera,

conto in banca e contorno ambientale

alla mano, la sua rimane in ogni

caso una vita da film, della quale mercoledì

10, nel ritorno dei quarti di Champions,

girerà a Barcellona una scena cult.

Una vita diversa dalla precedente, ripeterà

l’argentino durante l’intervista. Diversa

e basta. Non dirà mai: migliore.

Un anno fa, a Napoli, ci ospitò nella

sua abitazione affacciata sul Golfo:

perché ora si è stabilito fuori città?

«A me piace vivere in villa, perciò ho

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salta, bello!

Lavezzi con la sua

collezione di scarpe

sportive e, sotto,

con Camilo, un

labrador di 2 anni.

detto a Yanina: o ne trovi una oppure

scegliamo un appartamento al centro di

Parigi. Lei ha trovato la villa: il proprietario

è spagnolo e l’ha ristrutturata poco

alla volta; Yanina, che studia architettura

d’interni, l’ha arredata. Sono a 20 minuti

dal centro di allenamento del Psg, a

Saint-Germain-en-Laye. I compagni abitano

in zona oppure nel Sedicesimo, uno

dei posti più belli di Parigi, dietro alla

Tour Eiffel e vicino allo stadio».


Quando le chiedemmo qual era il

posto più bello in cui era stato, rispose:

Parigi. Questo, quanto ha influito

nella scelta di trasferirsi?

«In una percentuale che non so definire.

Parigimi piace perché dovunque guardi

scopri quanto è bella, anche se non è facile

viverci perché la gente è diversa rispetto

a quella italiana o argentina».

In cosa consiste la differenza?

(ride, tossicchia): «Diciamo che non hanno

la stessa naturalezza nel trattare gli altri

che dimostrano gli argentini o gli italiani.

Stanno, come si dice, sulle loro. Sono

riservati. Non sono peggiori o migliori:

sono diversi. Devi abituarti».

Insomma, a Napoli usciva e la portavano

in trionfo, qui invece non la fila

nessuno?

«Qua la gente sa chi sei e ti riconosce,

forse può chiederti una foto o un autografo,

ma non è invadente. Soprattutto,

non si fa impressionare dalla tua fama e

dalla tua professione. A Napoli, ma anche

a Milano, potevo chiamare un qualsiasi

ristorante pure di domenica alle 10 di

sera, sicuro che un tavolo sarebbe uscito.

Qui, se la sala è piena, ti dicono che è

piena. Se vuoi, aspetti. Se no, ciao. Anche

se ti chiami Lavezzi. E so di locali dove i

calciatori non sono ben accetti. A Parigi

sei come tutti gli altri, nessuno ti guarda

in maniera diversa, compresi i vigili. Ma

a me è andata bene».

Cioè?

«Mi ero infilato per sbaglio contromano

in una via. Li trovo all’uscita. Sono in

due. Penso: sono finito. Mi chiedono i

documenti, mi guardano e uno dice: ma

lei è il Lavezzi che gioca nel Psg? Borbotto

un “sì” perché non so bene cosa mi

convenga rispondere. E aggiungo: scusate,

mi sono perso. Non mi hanno multato.

I compagni hanno detto che ho avuto

un culo grande così».

Le dispiace ricevere meno attenzioni

e considerazione rispetto all’Italia?

«Al contrario, penso sia la cosa migliore

che mi potesse capitare. Io non farò il


A Parigi nessuno

si impressiona

perché sei calciatore.

E nessun ristorante

ti libera un tavolo

IN salotto

Eccolo sul divano di

casa, anche questo già

nell’abitazione di

Napoli. Pocho ha al suo

servizio una signora.

calciatore tutta la vita: essere trattato

come una persona normale mi aiuta a

tenere i piedi per terra».

Nella prima intervista a SW disse che

non le importava guadagnare tanto,

ma, ricordando da dove era partito

– l’Argentina, una famiglia povera –

salire nella scala sociale. L’arrivo a

Parigi e al Psg le ha permesso di superare

un altro gradino?

«Sicuramente. Questa è un’esperienza

calcistica e di vita. Una città come Parigi

ti fa crescere anche come uomo».

In cosa sente di essere cresciuto?

«Sto imparando una lingua e un modo

di pensare differenti. Ma si cresce col

tempo in tante piccole cose di cui nemmeno

ti rendi conto. So però che i miei

vecchi amici si accorgono che sono una

persona diversa. Parlavo l’altro giorno

al telefono con un mio vecchio compagno

del San Lorenzo, e a un certo punto lui

mi ha detto: “Come ragioni bene, Pocho,

sei maturato. Si vede che hai approfittato

del calcio per crescere”. Di questo devo

ringraziare innanzi tutto l’Italia».

Cosa le ha insegnato, il calcio, che

non sapeva?

«A conoscere posti migliori di quelli che

frequentavo. Semplicemente, a sedere a

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cover story/Ezequiel Lavezzi

tavola insieme con persone importanti.

A comportarmi nella

maniera adeguata nelle circostanze

più diverse. Anche soltanto

per dire, dopo, che questi

posti che ho conosciuto non sono

poi così migliori, per la gente che

incontri, di quelli in cui ero abituato

a stare. L’importante è poter

scegliere».

E dove va, quando esce?

«Non ho ancora un posto particolare.

Mangio più volentieri

italiano che francese, ma ho provato

un po’ di tutto».

E a visitare il Louvre, c’è andato?

«Non ancora. A me non piace

tanto visitare musei e monumenti.

Per esempio non sono mai

salito sulla Tour Eiffel, neanche

quando sono venuto a Parigi in

vacanza».

Ma come?! Yanina non le ha

mai chiesto di portarla?

«Lei può andare quando vuole.

A me scoccia fare una fila di tre

ore. Il Louvre, la Torre… Bellissimi,

chi dice niente? Ma visti da

fuori».

E Ibra? » vero che si è già

stufato della Francia?

«Il suo problema è che è stato

fischiato. Ha fatto un sacco di gol, ha

vinto certe partite da solo. Per questo

dicevo che la mentalità dei francesi è

differente. Se un fuoriclasse come lui

sbaglia due o tre partite in Italia, nessuno

si permette di dire qualcosa. Qui non

ti perdonano niente, e se non sono d’accordo

lo fanno vedere e sentire».

Ma anche qui lo svedese si arrabbia

pure se un compagno sbaglia un passaggio

o se perde la partitella d’allenamento?

«Lui mi ha spiegato che si innervosisce

con quelli che possono dare molto e non

lo fanno. Devono abituarsi a giocare con

la pressione addosso, dice. È vero, ma

non tutti reagiscono alla stessa maniera.

Dipende dalla personalità di ognuno».

E se a lei Ibra dice qualcosa, se la

prende?

«No. Può anche succedere che io dica

qualcosa a lui. Ma usciamo spesso insieme.

Col gruppo degli stranieri del Psg mi

trovo molto bene».

Con Ibra parla dell’Italia?

«Tanto. Guardiamo le partite, discutiamo

delle squadre».

Le manca il nostro calcio?

«Per me rimane uno dei più belli al mondo.

A vederlo forse è meno spettacolare

di altri, ma giocarlo e viverlo ogni giorno

è straordinario. Oggi non è al livello

di qualche anno fa, quando sono arrivato,

ma la crisi economica non si sente

solo in Italia e nel giro di qualche anno

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Pocho Privato

A sinistra, la

riproduzione di una

foto di Al Pacino.

Sotto, Lavezzi Ƃrma

la sua maglia del Psg.

sono sicuro che la Serie A tornerà quello

che era».

E Napoli le manca?

«Non è facile dimenticare una città dove

sei stato 5 anni, né voglio farlo. L’affetto

e le attenzioni che ho ricevuto là non le

troverò da nessun’altra parte».

Qui però si sente più libero…

(risponde come se non fosse così importante)

«Sì, sì… È diverso. Per un calciatore la

vita a Napoli è stancante, ma alla fine ci

si abitua. A Parigi, appena arrivato, vivevo

nello stesso albergo di Verratti.

Andavamo fuori a mangiare e poi gli

dicevo: io torno a piedi. E lui: ma sei pazzo?

E io: a Napoli non ero abituato, qui

posso godermi la città. Così io cammina-


vo e lui andava in taxi. Ma Napoli è bellissima

e non viene apprezzata come

merita».

Ci tornerebbe?

«Non lo so. A trovare gli amici, sicuro».

Ha incontrato napoletani, a Parigi?

«Certo. Ho conosciuto dei pizzaioli».

E cosa le hanno detto?

«Le solite cose: perché sei andato via,

perché ci hai lasciato…».

Parole da innamorati traditi.

«Io non penso che nel mio caso si possa

parlare di un amore tradito. Io non ho

mai detto che sarei rimasto a Napoli a

vita. La gente ha capito perché sono andato

via: ho voluto cambiare per vivere

un’altra esperienza, e l’ho fatto. A volte

uno deve fare certe scelte, e solo alla fine

si renderà conto se sono state sbagliate o

no. Io credo che la scelta che ho fatto è

stata quella giusta. Poi, se mi chiede se

mi mancano gli amici, lo spogliatoio,

rispondo di sì».

Quali compagni sente ancora?

«Tutti. Sono venutiatrovarmiDeSanctis,

Cannavaro… Sento Hamsik, Inler, i sudamericani…».

E Cavani?

«Con lui non parlo da tempo».

Quanta importanza hanno avuto

i soldi, nella sua scelta?

«I soldi c’entrano, perché serviranno per

garantire un futuro sereno a mio figlio

Tomas,quindiio non ho ildiritto discherzare

con il denaro. Più di tutto è stata

decisiva la voglia di stare un po’ tranquillo,

ma so che nessuno mai mi darà

quello che mi ha dato il Napoli. I tifosi

del Napoli, soprattutto».

E a giocare in Italia, tornerebbe?

«Sicuramente. In qualche momento ci

penso sul serio. Qui sono appena arrivato,

mi trovo bene e voglio vincere. Ma ho

4 anni di contratto, e 4 anni sono un

tempo molto lungo».

Se andasse via dal Psg dove le piacerebbe

giocare?

«In Inghilterra, in una qualsiasi squadra

di Premier di Londra. Potrei imparare

un’altra lingua e vivere in un’altra grande

città».

E in Italia?

«Le due squadre di Milano sarebbero

buone soluzioni. Sicuramente il fascino

del Milan è superiore a quello dell’Inter.

LA SUA CASA SUL GOLFO

IL POCHO

NAPOLETANO

Nel cambio, il Pocho ci ha guadagnato

un livello: la villa di Napoli era su 2

piani, questa di Neuilly-sur-Seine è su

3. Lì abbiamo contato 2 camini, qui ne

abbiamo visto uno solo, ma potremmo

sbagliarci. Di certo, Lavezzi si è portato

dietro quasi tutti gli oggetti e i

soprammobili della vecchia casa

napoletana, compresa la riproduzione

di Diabolik che vedete qui sotto appesa

alla parete della

sua abitazione

napoletana e che

Yanina, la sua

fidanzata, giura di

non aver visto tra i

bagagli. Forse è

ancora da

scartare, come

molto altro della

vita precedente.

a nudo

La copertina e due foto del servizio pubblicato

su SportWeek il 13 marzo dello scorso anno.

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Il Milan ha un fascino

superiore a quello

dell’Inter: è la forza

delle coppe

che ha vinto

LOrenzO CAStOre


cover story/Ezequiel Lavezzi

È la forza delle coppe vinte».

La sfida di Champions contro il Barcellona

è il definitivo esame di maturità

per lei, per il Psg o per entrambi?

«Se avessimo evitato il Barça sarei stato

contento, ma se vuoi vincere devi incontrare

le più forti. Lo scorso anno col Napoli

i pronostici ci davano per spacciati

contro il Chelsea, invece siamo andati a

tanto così dalla qualificazione (1-4 ai supplementari

in Inghilterra dopo il 3-1

dell’andata, ndr)».

Qual è stata la reazione sua e della

squadra al sorteggio?

«Io ho pensato che avevamo davanti due

partite per cambiare la storia del nostro

club. E che forse abbiamo più fame di

loro, che hanno già vinto tanto. Mister

Ancelotti invece ha fatto una delle sue

solite battute: datemi una maglia, ha detto,

e Messi lo marco io».

» la partita più importante della sua

vita?

«No. Ai primi posti ci sono la finale di

coppa Italia vinta contro la Juve un anno

fa, quella con l’Argentina contro gli

Stati Uniti per la conquista dell’oro ai

Giochi di Pechino 2008 e il successo

contro l’Arsenal che diede al mio San

Lorenzo il successo nel torneo Clausura

del 2007».

I suoI numerI

Punta esterna, a martedì 2 aprile Lavezzi ha

segnato 3 gol in 20 gare di Ligue1 e 5 in 7 in

Champions. In Serie A, 38 reti in 156 partite.

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Qui non c’è rispetto

per i campioni:

a uno come

Ibra danno certe

legnate…

Ma è vero che, come ha detto il direttore

sportivo Leonardo, siete una

squadra costruita in modo tale da

poter addirittura vincere più facilmente

in Champions che nel campionato

francese?

«Secondo me voleva dire che molti di noi

sono abituati a giocare in Champions,

mentre non hanno conoscenza del calcio

francese».

In cosa è diverso da quello italiano?

«È molto più fisico. È pieno di giocatori

di origine africana che la

mettono sulla corsa e sulla

forza. E in campo non

c’è rispetto verso i campioni:

arriva uno come

Ibra e gli danno certe legnate…

Poi, le squadre

sono tatticamente disordinate:

in confronto alla

vostra Serie A, la Ligue1

somiglia più al campionato

argentino».

Disse: se andrò via da

Napoli le saprò dire se

lì era meglio o peggio.

Adesso che se ne è andato,

qual è la risposta?

«Non lo so. Non so se qui è meglio o peggio,

è troppo presto per dirlo. Di una

cosa sono sicuro: è tutto diverso».

© rIProduzIone rIServAtA

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