3ntini - Festa di San Nicola e del Vischio

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3ntini - Festa di San Nicola e del Vischio

Laverastoriadi

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Storia Segreti Leggende

Curiosità Tradizioni

Disegnatori Pubblicità Satira

Lettere Regali Canzoni

Film Libri Cartoline

Siti Internet

testi di Antonio Bianchi con illustrazioni di Luca Tarlazzi

3ntini

E D I T O R E


SOMMARIO

4 Introduzione:

La vera storia di Babbo

Natale

6 Le origini:

San Nicola

Vita, morte miracoli

10 Dalla Turchia all’Italia:

Un Santo da Myra a Bari

12 La devozione:

San Nicola

Le tradizioni nel mondo

16 La metamorfosi:

Da Santo a Santa

un mito a stelle e strisce

20 I grandi disegnatori:

Thomas Nast,

ritratto di Santa Claus

24 I grandi disegnatori:

Haddon Sundblom,

il signor Coca Cola

28 Tradizioni:

Babbo Natale nel mondo

uno, nessuno, centomila

32 Gli amici di Santa Claus:

Rudolph & Company,

le renne di Babbo Natale

34 Un mito che vende:

Il testimonial, Babbo

Natale e la pubblicità

36 Il volto del mito:

La galleria

Ritratti di Babbo Natale

38 Galleria satirica:

Esiste o non esiste?

40 La residenza:

A casa di Babbo Natale

42 Lettere e regali:

Caro Babbo Natale

44 Musica e cinema:

Le canzoni e i film

47 Internet:

Babbo Natale nella Rete

48 Curiosità:

Natale dalla A alla Zeta

50 Libri:

La biblioteca di Babbo

Natale

pag. 6

San Nicola

Vita, morte e miracoli

pag. 16

Da Santo a Santa, un

mito a stelle e strisce

pag. 20

Nast e Sundblom:

I grandi disegnatori

pag. 42

Lettere e regali:

Caro Babbo Natale...

EDITORIALE

Natale Babbo

La vera storia di

testi di Antonio Bianchi

con illustrazioni di Luca Tarlazzi

Lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

e` cosi` che cominciano milioni di letterine che ti

arriveranno fra pochi giorni… Quella che ti sto

scrivendo e` un po diversa dalle altre. Prima di

tutto perche´ ho appena oltrepassato i quarantanni.

E poi perche´ devo confessarti che quando ero

piccolo non scrivevo a te, bensi` alla Befana.

La tua simpatica figura di nonno vestito di rosso

non si era ancora imposta sul mercato. Forse la

tua immagine tentava di farsi spazio su qualche

manifesto di citta` che pubblicizzava prodotti

americani, e io sono cresciuto in provincia… Cera

la tv, ma era ancora in bianco e nero, e il tuo

costume rosso non poteva sedurre noi piccoli spettatori.

Ti scrivo solo ora perche´ con il tuo personaggio e`

successo quello che in anni molto piu` recenti e`

accaduto con Halloween: una festa dalle origini

europee che emigra in America e ci torna indietro

col vestito nuovo.

Se ci pensiamo, tu occupi uno spazio importantissimo

per tutti noi. Sembri una figura che esiste

da sempre, un personaggio ancestrale, legato a

tradizioni che affondano nella notte dei tempi…

Qualcosa di ancestrale, in effetti, ti appartiene

profondamente. E noi ci siamo divertiti ad esplorarlo,

sperando di divertire anche te.

Buon Natale

Stefano Trentini, editore


INTRODUZIONE

COSA SI NASCONDE DIETRO LA FIGURA DEL RUBICONDO NONNONE AMATO DA

4

La vera

di Babbo

In Italia lo conoscono

tutti come Babbo

Natale. Qualcuno lo

chiama Papà Natale, forse

perché in certe regioni

“babbo” è considerato

irriverente. Nel resto

del mondo i nomi si

sprecano: Santa

Claus, Father

Christmas, Father

Frost, Joulupukki,

Kris Kringle, Père

Noël, Sabdiklos,

Sinter Klaas,

Weihnachtsmann...

Ma dietro questi

mille nomi si

nasconde la stessa

identica figura: un

vecchio paffuto e

rubicondo, con una

candida barba bianca e

un inesauribile sacco

pieno zeppo di doni. I

bambini di tutto il

mondo lo amano. Ma

anche i più grandi continuano

a lasciarsi sedurre

dall’espressione paciosa di

questo grosso nonno. I pubblicitari,

poi, lo adorano: è

lui il testimonial più richiesto

e gettonato degli ultimi 100

anni.

Non tutti sanno che la figura

del rubicondo nonnone è

stata ispirata da un

santo, amatissimo sia

nel mondo cattolico

che in quello ortodos-

so. Parliamo di San Nicola,

vescovo di Myra, nato nel III

secolo d.C. a Pàtara, città

portuale della Lycia (penisola

meridionale dell’Asia

Minore, l’odierna Turchia).

La devozione popolare gli ha

attribuito numerosi miracoli,

in buona parte rivolti a fanciulli

e giovani ragazze. Per

questo, è considerato il

Santo dei bambini”.

In occasione della festa di

San Nicola - il 6 dicembre -,

in alcuni Paesi europei

(Germania, Olanda e, più in

generale, nel Nord Europa)

si affermò l’usanza di affidare

a San Nicola il ruolo di

dispensatore di regali ai

bambini: secondo la leggenda,

il Vescovo si sposterebbe

nottetempo in groppa a un

cavallo (o a un asino),

lasciando dolci e strenne

nelle scarpe dei bimbi

buoni. In talune tradizioni,

San Nicola è visibile in

pieno giorno ed è scortato

da un losco individuo (il cui

nome varia a seconda dei

Paesi: Black Pete, Krampus,

Père Fouettard…): mentre il

Vescovo premia i bambini

buoni, il suo “truce” aiutante

si occupa dei monelli.

La tradizione dei regali arrivò

negli Stati Uniti con gli

emigranti olandesi che fondarono

New Amsterdam. Il

loro Sinter Klaas, in breve


GRANDI E PICCINI?

storia

Natale

tempo, si trasformò in

Santa Claus. E il suo arrivo

(tradizionalmente legato

alla festa del santo) fu fatto

coincidere con il Natale.

Un ruolo particolarmente

incisivo per il Santa Claus

americano ebbero gli scrittori

Washington Irving e

Clement Clarke Moore e i

disegnatori Thomas Nast e

Haddon Sundblom. Furono

loro a delineare il ritratto di

Babbo Natale che tutti

conosciamo: il vestito rosso

bordato di pellicciotto bianco,

la slitta volante, le renne,

l’ingresso dal camino,la casa

al Polo Nord, la fabbrica di

giocattoli…

Questa nostra pubblicazione

ripercorre tappa dopo

tappa la metamorfosi di San

Nicola in Santa Claus. Non

si tratta di una favola ad uso

e consumo dei più piccini

(come la maggior parte dei

libri e delle pubblicazioni

legate a Santa Claus).

Questo numero speciale è

una indagine storica, “sociologica”

e culturale effettuata

consultando centinaia fra

libri, riviste e siti Internet.

Dentro ci sono centomila

Santa Claus diversi, antichi

e nuovissimi, impregnati di

religiosità o di più “sfrontate”

velleità commerciali. E

ogni lettore potrà trovare il

suo preferito.

DA SAN

NICOLA

A BABBO

NATALE

I due volti di

Babbo Natale

interpretati

da Luca

Tarlazzi.

A sinistra,

San Nicola in

abiti vescovili.

In questa

pagina un

Babbo Natale

di transizione”,

con il

bastone

vescovile e il

classico copricapo

al posto

della tiara.

Le rifiniture

del costume

sono ispirate

a motivi

ornamentali

lapponi

5


LE ORIGINI

DIETRO IL “LAICO” BABBO NATALE SI NASCONDE LA FIGURA DI UN NOTO SANTO

San Nicola

VITA, MORTE, MIRACOLI

L’ETIMOLOGIA DEL NOME E DELLE SUE VARIANTI: NICOLÒ, NICCOLÒ E NICOLETO

NATO IN LYCIA DA UNA RICCA FAMIGLIA, NEL 300 FU ELETTO VESCOVO DI MYRA

L’ANEDDOTO DEI TRE SACCHETTI D’ORO. UN MITO A METÀ FRA REALTÀ E LEGGENDA

6

Oggi, per i più, Babbo

Natale incarna l’anima

“laica” delle

festività di fine anno. Da

una parte c’è il presepe, vero

emblema “religioso” della

festa, dall’altra ci sono l’albero

e Babbo Natale, che ne

incarnano la dimensione

“consumistica”.

Ma questa contrapposizione

non rende giustizia alla vera

origine “religiosa” di Babbo

Natale: non tutti sanno che

all’origine di questa figura

ammantata di opulenza e di

“appeal” commerciale si

nasconde un santo, entrato

prepotentemente nella

devozione popolare sia nel

mondo cattolico che in

quello ortodosso. Parliamo

di San Nicola. Il nome, come

le varianti Nicolò e Niccolò,

deriva dal greco niké, “vittoria”,

e laòs, “popolo”.

Le testimonianze storiche

sulla sua vita sono estremamente

sparute, e forse

anche questo aspetto ha

contribuito ad ammantare

la sua figura di un alone leggendario.

Le prime agiografie sono di

poco precedenti l’anno

Mille. In alcune di queste

sono confluite leggende che

i devoti e i marinai a lui

fedeli (fautori di una autentica

fioritura del culto nei


IL SANTO DEI BAMBINI

Una illustrazione di Alexander Anderson per il

primo “Festival of St. Nicholas” (6 dicembre 1810).

L’evento fu organizzato dalla New-York Historical

Society, i cui membri, nel 1804, elessero San Nicola

loro patrono. Nell’illustrazione, appare ancora in

abiti vescovili, ma fanno capolino riferimenti al futuro

Santa Claus (i bambini, il camino, gli elfi e le calze

traboccanti di strenne)

porti di tutto il mondo) si

tramandavano oralmente.

Qualcuno ha ravvisato

anche un pizzico di confusione

fra le vicende legate al

San Nicola vero e proprio e

quelle di altri santi dal nome

affine.

La vita

La data di nascita è avvolta

dal mistero: alcuni studiosi la

fanno risalire al 280-286, ma

sembrano più attendibili le

fonti che indicano gli anni

compresi fra il 250 e il 255. Si

narra che appena nato, invece

di vagire e agitarsi, Nicola

si fosse messo in piedi nel

catino dove lo stavano lavando,

giunse le mani e cominciò

a pregare.

Di sicuro, Nicola trascorse

l’infanzia a Pàtara, città portuale

della Lycia (penisola

meridionale dell’Asia Minore,

l’odierna Turchia), pargolo di

una famiglia piuttosto agiata,

da cui ereditò una cospicua

fortuna che distribuì fra i

poveri. La Leggenda atirea lo

descrive come un bambino

di eccellente fibra e già incline

all’ascesi: il mercoledì e il

venerdì rifiutava il latte

materno. Da ragazzo “schifava

le dissoluzioni e le vanità e

usava la chiesa maggiormente”.

Diventò vescovo di Myra nel

300. La leggenda narra che il

Signore apparve a uno dei

vescovi riuniti a Myra chiedendogli

di scegliere come

futuro vescovo della città

colui che per primo si fosse

recato in chiesa all’alba per

pregare. Il più mattutino fu,

appunto, San Nicola.

Secondo altre fonti, San

Nicola fu nominato vescovo

a furor di popolo: i concittadini

erano già a conoscenza

dello spirito caritatevole e

della generosità del futuro

santo.

L’elezione avvenne sotto il

governo dell’imperatore

Diocleziano. Si trattava di un

periodo particolarmente

duro per i cristiani, duramente

perseguitati per tutto

l’Impero Romano. In questa

fase, che perdurò anche sotto

UN SANTO IN PILLOLE

San Nicola nacque

fra il 250 e il 255.

Altre fonti fanno riferimento

agli anni

compresi fra il 280 e il

286. In ogni caso, il

futuro santo trascorse

l’infanzia a Pàtara, in

Lycia. La leggenda

narra di una precocissima

vocazione religiosa.

Dalla famiglia

d’origine, piuttosto

agiata, ereditò una

cospicua fortuna che

distribuì fra i poveri.

Diventò vescovo

di Myra nel 300, sotto

il governo dell’imperatore

Diocleziano.

Secondo alcune testimonianze

fu eletto a

furor di popolo: i concittadini

erano già a

conoscenza dello spirito

caritatevole e della

generosità del futuro

santo.

Gli anni del

governo di

Diocleziano e di

Licinio furono particolarmente

ostili al cristianesimo.

E così, a

ridosso della nomina,

il neo-vescovo di Myra

fu imprigionato e

mandato al confino.

Nel 313, con l’avvento

di Costantino il

Grande, Nicola fu

liberato e potè ricoprire

il suo incarico di

vescovo.

Nel 325 prese

parte al concilio di

Nicea. La leggenda

narra di uno schiaffo

che San Nicola diede

all’eretico Ario.

Negli ultimi anni

di vita si recò a Roma,

in visita al Santo

Padre.

Ancora in vita, il

vescovo Nicola era già

ammantato della

fama di santo.

L’aneddoto più celebre,

narrato anche da

Dante (Purgatorio,

Canto XX) è legato

alle tre fanciulle che il

padre aveva destinato

alla prostituzione.

Nottetempo, San

Nicola gettò nella

loro dimora tre sacchetti

zeppi di monete

d’oro: grazie a

questa dote, le tre

fanciulle poterono

sposarsi.

San Nicola morì

fra il 334 e il 352 (in

compenso, si conosce

il giorno esatto: il 6

dicembre).

Fu seppellito a Myra

(oggi Demre), in

Turchia.

Il 20 aprile 1087,

le spoglie del santo

furono “rapite” ad

opera dei marinai di

tre imbarcazioni partite

appositamente dal

porto di Bari.

Le reliquie giunsero

al porto barese di

San Giorgio il 9 maggio

1087.

Le spoglie furono

depositate nella

Chiesa di San

Benedetto, poi nella

Chiesa di San

Eustrazio. L’abate Elia,

contemporaneamente,

avviò la costruzione

del tempio destinato a

custodire definitivamente

le reliquie.

7


LE ORIGINI

8

L?ICONOGRAFIA

Nell’iconografia popolare, la

figura di San Nicola è soggetta

a numerose varianti.

L’unica costante è la sontuosa

veste vescovile, con la tiara, il

mantello rosso, il pastorale e

un libro. Quasi sempre ha fra

le mani i tre involti delle

monete (raffigurati come

pomi, sfere, mele o – come

dicevano i medievisti – “limosine”

d’oro). Talvolta ha ai piedi

una tinozza dal quale spuntano

i tre fanciulli resuscitati. Fra

gli attributi meno ricorrenti, da

segnalare il pane, l’àncora, la

nave...

Le numerose rappresentazioni

pittoriche d’epoca medievale e

rinascimentale lo vedono

intento a compiere miracoli e

atti di carità. I beneficiari sono

quasi sempre bambini o giovinetti.

Ed è per questo che l’immaginario

popolare lo ha progressivamente

identificato nel

ruolo di santo particolarmente

benevolo nei confronti dei più

piccini.

La storia dell’arte è disseminata

di capolavori raffiguranti San

Nicola. Fra questi c’è la straordinaria

Pala Ansidei di

Raffaello. L’opera, che prende il

nome dal committente

Bernardino Ansidei, risale al

1505 (gli anni del primo soggiorno

perugino dell’artista).

Oggi è conservata alla National

Gallery di Londra. Vi è raffigurata

la Madonna fra San

Giovanni Battista e San Nicola,

con il pastorale nella mano destra

e con ai piedi le tre borse di

monete. Il vescovo di Myra è raffigurato

con fronte alta e sguardo

pensoso. Al contrario di altre raffigurazioni,

qui è senza barba.

Le prime dissertazioni sulla vera

fisionomia del volto di San Nicola,

intorno al 1100, si devono ai tedeschi.

Basandosi su un’icona che il

monaco-abate Gregorio acquistò a

Costantinopoli, il viso del santo fu

definito “lungo, molto serio e

venerabile; la fronte è fiera, i

capelli e barba piuttosto stanchi”.

Una sorta di “verifica” risale al

1957, quando il prof. Luigi

Martino effettuò una ricognizione

TRE SACCHETTI

PIENI D?ORO

Il più celebre aneddoto legato

a San Nicola riguarda tre

fanciulle che il padre aveva

destinato alla prostituzione.

Nottetempo, Nicola gettò in

casa tre sacchetti pieni d’oro.

Con questa dote, le tre fanciulle

poterono sposarsi. Da

sinistra, la raffigurazione del

miracolo in una miniatura

medievale e nella rappresentazione

di Beato Angelico

(Musei Vaticani)

sulle reliquie, descrivendo il

volto come “ascetico, nobile,

armoniosamente conformato e

proporzionato nelle sue parti,

con fronte alta, larga, spaziosa

che potremmo chiamare luminosa.

Gli occhi sono grandi, leggermente

incavati, dolci e nel contempo

severi, di un uomo pensoso

e sofferente. Gli zigomi un

poco forti e sporgenti sopra

guance appena incavate. Mento

piuttosto prominente entro la

leggera scriminatura della

barba. Questa immagine del

santo non fa escludere la sua

eventuale appartenenza al tipo

bruno levantino”.

SAN NICOLA NELLA STORIA DELL?ARTE

Tre fra le più note raffigurazioni di San Nicola:

da sinistra, il San Nicola di Beato Angelico. La

piccola tavola risale 1424/25. Al centro, la Pala

Ansidei di Raffaello (1505). A destra, il San

Nicola del pittore pesarese settecentesco

Maurizio Sparagnini


il governo di Licinio, Nicola

fu imprigionato e mandato al

confino. Il cristianesimo fu

permesso solo con l’avvento

dell’imperatore Costantino il

Grande: nel 313 San Nicola fu

liberato e potè finalmente

ricoprire il suo incarico di

vescovo. Impegnato nella

lotta all’idolatria e alle eresie,

San Nicola svolse un’attività

pastorale particolarmente

caritatevole. Con ogni probabilità

prese parte al concilio

di Nicea nel 325 (dove schiaffeggiò

l’eretico Ario). Alcune

testimonianze relative agli

ultimi anni di vita confermano

anche un viaggio a Roma,

in visita al Santo Padre. San

Nicola morì il 6 dicembre di

un anno compreso fra il 334

e il 352, e fu seppellito a Myra

(oggi Demre, in Turchia).

I miracoli

Alla figura di San Nicola -

considerato santo quand’era

ancora in vita – sono legati

numerosi miracoli e atti di

carità. In molti, ricorre

misteriosamente il numero 3.

L’aneddoto più celebre – a

cui l’iconografia europea ha

attinto a piene mani - è sicuramente

quello legato alle

tre fanciulle che il padre,

non potendo disporre di

denari per la dote, aveva

destinato alla prostituzione.

Nottetempo, San Nicola

gettò nella loro dimora tre

sacchetti zeppi di monete

d’oro. L’avvenimento è noto

anche per essere stato narrato

dal greco Michele

Archimandrita (IX sec.) e da

Dante nel Canto XX del

Purgatorio: “Esso parlava

ancor della grandezza/ che

fece Nicolao alle pulcelle/ per

condurre ad a onor loro giovinezza”.

A questo atto di

carità è legata una fioritura

di aneddoti, probabilmente

scaturiti dall’immaginario

popolare. Si dice, per esempio,

che San Nicola gettò

nella casa tre sacchetti per

tre notti consecutive. Per

due volte trovò le finestre

aperte. La terza notte, invece,

dovette arrampicarsi sul

tetto per far scivolare i sacchetti

di monete attraverso il

camino. Al mattino, le fanciulle

trovarono il tesoro

all’interno delle calze appese

ad asciugare. Si tratta evidentemente

di una leggenda

popolare nata per legittimare

le affinità fra San Nicola e

Babbo Natale.

Un altro miracolo è legato

all’imperatore Costantino, a

cui San Nicola si rivolse

(taluni riferiscono che gli

apparve in sogno) chiedendo

la grazia per tre giovani

ufficiali condannati a morte.

Più incredibile l’aneddoto

dei tre ragazzini uccisi da un

oste avido e malvagio, i cui

corpi mutilati erano stati trasformati

in carne in salamoia.

La leggenda narra che

i corpi rimasero sotto sale

per tre anni (sette per i

devoti della Lorena). San

Nicola capitò per caso in

quell’osteria, e non appena

gli fu servito il piatto di

carne in salamoia si fece il

segno della croce.

All’improvviso, i tre ragazzini

resuscitarono.

DIO PAGANO

O SANTO?

____________________

C’è chi sostiene

l’ipotesi che San

Nicola non sia mai

esistito e che la sua

figura derivi da

qualche dio pagano.

Le associazioni fra i

santi e gli dei pagani

erano piuttosto

frequenti nei primi

anni del cristianesimo.

Varie fonti accostano

la figura di

San Nicola a quella

del romano

Nettuno, del teutonico

Nickar, di Odino

(il dio dell’aria) e -

in particolare - al

greco Poseidone

(che qualcuno chiamava

“il marinaio”,

titolo poi ereditato

da San Nicola).

Questo stretto legame

sembra essere

confermato dal

fatto che molti templi

dedicati a

Poseidone siano

stati poi intitolati a

San Nicola.

MILLE ICONE

Una panoramica di

icone, antiche e non,

raffiguranti San Nicola.

L’unica costante è la

sontuosa veste vescovile.

Fra le mani, il santo

regge un libro. Talvolta

appaiono anche il

copricapo (tiara) e il

bastone vescovile

9


DALLA TURCHIA ALL’ITALIA

LA CITTÀ PUGLIESE E IL SUO PATRONO: LA BASILICA E LA SAGRA PRIMAVERILE

Un Santo

da Myra a Bari

LE SPOGLIE FURONO “RAPITE” IL 20 APRILE 1087

PER RAGIONI DI PRESTIGIO RELIGIOSO E POLITICO.

LA SPEDIZIONE: 62 MARINAI SU TRE IMBARCAZIONI.

IL 9 MAGGIO LO SBARCO AL PORTO DI SAN GIORGIO

10

IL VIAGGIO DEL SANTO

A fianco, da sinistra, una

cartina dell’Asia minore e un

affresco di Myra raffigurante

San Nicola. In basso, la

facciata della Basilica di

San Nicola, a Bari

Nel XI secolo, l’Asia

Minore cadde sotto il

dominio turco. Si

registrò una drastica frattura

fra cristianità occidentale e

orientale. La Puglia era sotto

la dominazione dei

Normanni, desiderosi di

mostrare al mondo la propria

audacia. E’ da intendere in

questo senso la spedizione

partita da Bari per impadronirsi

delle spoglie di San

Nicola, custodite a Myra.

Fautori del “rapimento” – che

avvenne il 20 aprile 1087 -

furono 62 marinai, partiti su

tre imbarcazioni.

Niccolò Putignano, canonico

e storico minuzioso, nei suoi

documenti settecenteschi fa

riferimento a due pellegrini,

uno greco e uno francese. “I

due – scrive Putignano – riferirono

che la chiesa era situata

in luogo solitario, senza

clero e senza popolo, custodita

soltanto da tre monaci, fuori

de’ quali niun altro vi era che

impedir potesse l’impresa. La

via dunque era libera. I baresi

potevano avviarsi verso il

sacro luogo a compiere la

memoranda impresa”.

Le reliquie giunsero al porto

barese di San Giorgio il 9

maggio 1087. Testimoni oculari

dello sbarco e cronisti

dell’evento furono Niceforo e

Giovanni Arcidiacono.

Le spoglie furono dapprima

depositate nella Chiesa di San

Benedetto, poi – su indicazione

dell’abate Elia - nella

Chiesa di San Eustrazio. Nel

frattempo, lo stesso abate

avviò la costruzione del tempio

destinato a custodire definitivamente

le reliquie. “San

Nicola di Myra” diventò “San

Nicola di Bari”, patrono della

Regione Puglia, della Città,

dell’Arcidiocesi e della provincia

barese.

La traslazione delle ossa – che

può essere considerata frutto

di un vero e proprio rapimento

– rappresentò per la città

pugliese una importante

opportunità sia a livello religioso

che a livello politico,

economico e culturale. San

Nicola, fin da allora, era con-


siderato un “santo senza frontiere”,

venerato da Oriente ad

Occidente. Un messaggero

dell’ecumenismo e della pace

rispettato da cattolici, ortodossi,

protestanti.

La Basilica di Bari

La Basilica di San Nicola di

Bari sorge sull’area della

bizantina corte del Catapano.

Nel 1089 era già stata realizzata

la cripta, pronta ad ospitare

le reliquie. Nel 1098 nella

Basilica si svolgeva il Concilio,

alla presenza di papa Urbano

II (che collocò le reliquie

sotto l’altare) e di 185 vescovi.

La consacrazione vera e propria

risale solo al 1197, come

recita un’iscrizione sulla facciata.

Sotto la dominazione

angioina, la Basilica si arricchì

enormemente. Fra i tesori

custoditi, da menzionare la

“Cattedra di Elia”, il ciborio

dei primi anni del XII secolo,

un trittico tardo bizantino di

Rico de Candia, una pala del

veneziano Bartolomeo

Vivarini, l’icona di Urosio II e

un altare d’argento dedicato

al Santo. Citazione doverosa

anche per il soffitto dorato

seicentesco, opera di Carlo

Rosa, e per il mausoleo di

Bona Sforza, regina di

Polonia. Il recupero dell’edificio

e della cripta (continuamente

invasa dalle acque

marine) risale al primo

Novecento, con interventi di

restauro in certi casi piuttosto

invasivi.

La sagra

di San Nicola

Di norma, il 7, 8 e 9 maggio,

Bari celebra l’arrivo delle spoglie

di San Nicola con una

sagra. La città si riempie di

pellegrini provenienti dalle

più svariate zone, muniti di

gonfaloni, stendardi, spighe

di grano, pani benedetti... E

nelle strade del centro storico

si possono gustare delle caldissime

“sgagliozze” (fritture

di polenta). Nel corso della

prima giornata, dal porto di

San Giorgio si forma un corteo

storico in costume medievale

(sbandieratori, guerrieri,

marinai, dame, paggi...) che

GLI ALTRI SAN NICOLA

Nicola, Nicolò, Niccolò,

Nicoleto… L’etimologia del

nome (dal greco “vincitore del

popolo”) ha subito numerosi

adattamenti. Ma la radice è la

stessa. Oltre al San Nicola vero e

proprio esistono altre figure dal

nome affine. Il santo nato a

Patara (il vero San Nicola) è stato

a lungo confuso con San Nicola

di Pinara, vissuto tre secoli

dopo, archimandrita del monastero

della Santa Sion e vescovo

di Pinara (non distante da Myra).

Il predominio del pinarese fu

promosso da Nicola Carmine

Falcone, studioso e vescovo di S.

Severina (CZ), nell’opera Acta

antiqua (o Primigenia), pubblicata

nel 1751. Dopo aver rintracciato

nella Biblioteca Vaticana

un codice membranaceo su

Nicola di Pinara, Falcone sostenne

che gli scritti relativi a Nicola

attraversa la città nuova al

seguito di un antico quadro

raffigurante San Nicola. Il

corteo raggiunge il piazzale

della Basilica per il momento

clou: le porte si spalancano e

i monaci (Domenicani)

riprendono in consegna l’immagine

sacra. L’8 maggio, la

statua del santo (una bellissima

icona di fine Settecento,

presumibilmente opera di

Giovanni Corsi, custodita

nella Basilica di San Nicola

Superiore) viene imbarcata

su un peschereccio e portata

in processione sulle acque

del mare, seguita da un corteo

di barche. Alla sera, la

statua viene riportata a terra

e accolta festosamente, con

tanto di fuochi pirotecnici. Il

9 maggio, la festa si conclude

fra riti religiosi e iniziative

culturali. Alcune curiosità: a

Bari, San Nicola non porta

doni ai bambini. Il culto religioso

ha sempre avuto la

meglio sulle espressioni laiche

che hanno fatto la fortuna

di Santa Claus/Babbo

Natale.

di Myra, così come la sua stessa

esistenza, erano da considerarsi

pura leggenda. La tesi gli fu

duramente contestata dal canonico

barese Nicola Putignani.

Oggi si propende per l’esistenza

di entrambi i Nicola: un vescovo

di Myra, vissuto fra III e IV secolo,

e un vescovo di Pinara, vissuto

della prima metà del VI secolo. A

rendere ancora più complessa la

situazione, è da segnalare la presenza

di un terzo caso di omonimia:

parliamo di San Nicola

“Zio paterno”, vissuto tre secoli

dopo il Vescovo di Myra e probabile

zio per ascendenza paterna

di Nicola di Pinara; così si evince

da incisioni su marmo e da targhe

della Chiesa del Lido di

Venezia, dove sono custoditi i

resti, trafugati da marinai veneziani

fra il 1099 e il 1101. Le spoglie

mortali dei tre Nicola riposa-

TESORI BARESI

La statua di San Nicola

custodita a Bari, probabile

opera settecentesca

di Giovanni Corsi. Più in

alto, l’interno della

Basilica di San Nicola

Superiore

vano in luoghi molto vicini (il

monastero della Santa Sion, dove

erano custoditi i resti del pinarese

e dello zio, era situato a 6 chilometri

da Myra) e c’è chi ha

avanzato dubbi sull’attribuzione

delle reliquie custodite a Bari e a

Venezia.

Meritano menzione anche San

Nicola da Tolentino e San

Nicola di Flùe, particolarmente

popolare in Svizzera, dove nacque

nel 1417, presso Sachseln,

nel Cantone di Obwalden. Esiste

anche San Nicola di Trani, “il

Pellegrino” proveniente dalla

Grecia, sbarcato a Otranto e arrivato

a Trani il 18 maggio 1094.

Morì appena 16 giorni dopo. Su

interessamento dell’arcivescovo

Bisanzio, che si recò a Roma per

informare papa Urbano II, Nicola

di Trani fu proclamato santo nel

1098.

11


LA DEVOZIONE

LA RAPIDA DIFFUSIONE DEL CULTO: DALL’IMPERO BIZANTINO AI PAESI EUROPEI

San Nicola

LE TRADIZIONI NEL MONDO

12

IL CALENDARIO LO FESTEGGIA IL 6 DICEMBRE

LE PRINCIPALI FESTE DEL VECCHIO CONTINENTE

DA PATRONO DEI MARINAI A SANTO DEI BAMBINI

L’EUROPA DEL NORD E LA CONSEGNA DEI REGALI

Oggi, San Nicola è

patrono della

Grecia, della Russia

e della Lorena, ma anche di

Ancona, Bari, Merano,

Sassari, Venezia e della

Sicilia. Il calendario lo

festeggia il 6 dicembre. Le

chiese italiane a lui dedicate

sono circa 1200; quelle tedesche

sfiorano quota 2400;

quelle inglesi, invece, sono

circa 400.

La diffusione del culto fu

sorprendentemente rapida e

capillare. Dall’Impero

Bizantino, dove San Nicola

era venerato come sostenitore

della fede ortodossa, la

sua influenza si estese

all’Europa occidentale

intorno al secolo VII. I marinai

normanni, che fecero di

San Nicola il loro patrono,

ebbero influenza soprattutto

in Francia, Germania (XII

secolo) e nei paesi cechi (fra

XIII e XIV secolo).

Un santo per tutti

Nel corso dei secoli, l’immaginario

popolare lo ha identificato

come protettore di

bambini e scolari (buona

parte dei suoi miracoli è

legata all’infanzia e all’età


dell’innocenza). Mai prima

di allora i bambini avevano

avuto un santo tutto per

loro.

San Nicola diventò protettore

anche delle ragazze da

marito o in pericolo, di prigionieri,

pellegrini, pescatori,

marinai, zatterieri, farmacisti,

fabbricatori e commercianti

di profumi, osti, bottai,

mercanti di vino, mastri

birrai, macellai, contadini,

tessitori, commercianti di

panno e di pizzi, scalpellini,

operai nelle cave, rilegatori,

bottonai, candelai, pompieri,

notai, avvocati, giudici e

vittime di errori giudiziari.

Avendo salvato dalla carestia

la popolazione di Myra

moltiplicando il grano, San

Nicola è considerato patrono

di panettieri, mugnai e

commercianti di grano.

Storicamente, il santo si

invoca anche per tenere i

ladri lontano dalla propria

casa. Grazie a lui è possibile

ritrovare oggetti smarriti.

Un mito nordico

San Nicola è considerato il

“primo portatore di doni”

della storia, anche se alcuni

esperti fanno risalire questo

ruolo a figure mitologiche

come il teutonico Odino o il

germanico Thor. Il culto è

particolarmente radicato in

Olanda e nei paesi germanici.

Qui, la festa in suo onore,

è storicamente caratterizzata

da visite ai parenti, con

regali ai più piccini, ed è

sempre stata considerata

una delle principali ricorrenze

invernali, fino a collegarsi

idealmente al Natale.

Nei paesi del Nord Europa

I REGALI DI SAN NICOLA

A sinistra, un dipinto del fiammingo Jan

Steen (1625 – 1679), intitolato “I regali della

notte di San Nicola”. Il santo è considerato

il “primo portatore di doni della storia”.

Questo ruolo è particolarmente radicato in

Olanda, Austria, Germania, Danimarca e

anche in parte dell’Italia settentrionale.

In basso, due antiche cartoline raffiguranti

San Nicola circondato da bambini

(in particolare Austria,

Germania, Olanda e

Danimarca, ma anche

nell’Italia settentrionale),

San Nicola era descritto

come un vecchio dal manto

rosso, che si spostava in

groppa a un asinello o a un

cavallo. Secondo la leggenda

popolare, il santo impiegava

un giorno e una notte per

percorrere l’itinerario. E

così, in Olanda, la consegna

dei doni avviene la notte del

5 dicembre; in Germania, la

mattina del 6; in Austria, la

sera del 6 dicembre. Quando

non può presentarsi di persona,

San Nicola lascia i

regali nelle scarpe o nelle

calze che i bambini dispongono

fuori dalla porta o sul

davanzale della finestra.

Talvolta, San Nicola è scortato

da figure minacciose

(come lo gnomo Peter il

nero, oppure Krampus, Piet,

Père Fouettard…) a cui era

affidato il compito di punire

i bambini ancora svegli.

Ancora oggi, in occasione

del 6 dicembre, le vetrine di

tutti i Paesi del nord si riempiono

di dolci che riproducono

San Nicola: sculture di

cioccolata, caramelle, leccalecca,

biscotti…

San Nicola contro

Gesù Bambino

Un periodo di crisi di San

Nicola è legato alla Riforma

protestante. Il ruolo di

dispensatore di doni passò a

Gesù Bambino, a sua volta

coadiuvato da qualche aiutante,

talvolta affine a Babbo

Natale (il francese Pére

Noel), altre volte più insolito

(come il nano Belsnickles).

A zonzo per l’Europa

La sera del 5 dicembre,

i bambini

dell’Italia settentrionale

mettono sul davanzale calze

e scarpe. Nella notte di San

Nicola, l’anziano vescovo

percorre le strade per distribuire

dolci, giocattoli e strenne

nelle calzature dei bambini

buoni. Non si conosce la

ragione per cui i regali vengano

depositati proprio nelle

calzature. C’è anche chi ha

provato a forzare la leggenda

legata alle tre fanciulle: alcune

fonti raccontano che San

Nicola, trovando le finestre

chiuse, gettò i tre sacchetti

ricolmi d’oro all’interno del

camino (ed ecco spiegata

anche la ragione per cui

Babbo Natale si calerebbe

dai tetti). E i sacchetti, invece

di atterrare sulle braci ardenti,

si sarebbero casualmente

infilati all’interno delle calze

appese ad asciugare…

In Grecia il culto del

Santo era già diffuso

prima ancora che fiorissero

TUTTI I NOMI

DI SAN NICOLA

____________________

Una testimonianza

dell’enorme diffusione

del culto di San

Nicola si evince dalla

fioritura di nomi con

cui è identificato nei

vari Paesi: in

Danimarca, è noto

come Niels o Nils; in

Francia, come Colin,

Colette, Nicol, Colas;

in Germania, come

Niklas, Nickel e

Klaus; in Gran

Bretagna, come

Collins o Cole; in

Olanda, come Niklas

e Klass; in Spagna,

come Nicolas; in

^

Polonia, MikoLaj; per

i popoli magiari è

Miklos; per i russi,

Nikolai o Kolia...

scritti sulla sua vita. Lo venerava,

in particolare, la gente

di mare: alcuni pescatori

greci, storicamente, usano

portare un’icona del santo

sulle loro imbarcazioni.

Anche in Francia la

popolarità di San

Nicola risale alla notte dei

tempi. Qui, il culto precede

la traslazione a Bari, come

testimoniano un tempio del

1038 (consacrato a Notre

Dame et Saint-Nicolas) e

l’intitolazione della Chiesa

dell’ospizio del Gran San

13


LA DEVOZIONE

Bernardo (nel 1049). Fra il

1495 e il 1553, a Saint-

Nicolas de Port, è stato realizzato

un solenne tempio

gotico. Al suo interno è

custodito anche un frammento

del dito del Santo, trafugato

nella tomba barese da

alcuni pellegrini. La sera del

6 dicembre, nella stessa località,

un vecchio vestito da

San Nicola si aggira fra le

case per interrogare i bambini:

coloro che si sono dimostrati

buoni e pii ricevono in

dono dolci e regali; al contrario,

i più birboni e capricciosi

vengono affidati all’accompagnatore

di San Nicola, un

barbone chiamato Père

Fouettard, che ha l’incarico

di appioppare piccoli scappellotti.

Vale la pena menzionare

il gioco del bambino

vescovo, in uso nei monasteri

francesi dal XII secolo: il 6

dicembre, un ragazzino veniva

scelto per impersonare

San Nicola. Al piccolo, vestito

14

in abiti episcopali, era affidato

il compito di distribuire

doni ai bambini buoni e di

perdonare i peccati a quelli

cattivi. Talvolta, questa usanza

si protraeva fino al 28

dicembre (come in Polonia).

Come in Francia,

anche in Germania il

culto è antecedente la traslazione

a Bari. Alcuni studiosi

fanno risalire la diffusione

della figura di San Nicola al

972, anno in cui il futuro

imperatore Ottone II sposò

la principessa bizantina

Teofana. Poco dopo il suo

arrivo, in terra tedesca si

contarono 13 chiese consacrate

a San Nicola. Alla sua

fama contribuirono anche le

liturgie, basate su un’alternanza

di responsorii e antifone,

vere e proprie cantate

sulle vite dei santi. Una delle

più famose fu la “Historia”,

cullata da una melodia gregoriana,

composta intorno

al 1075 da Reginaldo di

Eichstatt. San Nicola distribuisce

i doni la mattina del 6

dicembre.

In Austria il periodo

natalizio inizia con

l’avvento. Molti bambini

hanno un calendario su cui

contare i giorni fino a

Natale. Ogni giorno aprono

una finestra, dietro la quale

si trova una piccola sorpresa.

San Nicola arriva la sera del

6 dicembre, talvolta accompagnato

dal suo fido

Krampus.

In Olanda, il 6

dicembre, San Nicola

è protagonista di una allegra

cerimonia. Una persona

vestita da San Nicola attraversa

il centro storico di

Amsterdam distribuendo

dolci ai bambini buoni. Nel

suo percorso, il santo è

accompagnato da un servo

nero chiamato Zwarte Piet.

I FASTI MEDIEVALI: LETTERATURA E TEATRO

San Nicola è da sempre un santo

del popolo nell’accezione più

ampia (e laica) del termine. C’è

un’antica lauda medievale (risalente

al XI secolo circa), cantata per piazze

e campagne, impregnata di un’allegria

che esprime bene il calore che

ha sempre circondato questa figura:

“Lingua d’omo dir non poria / quante

fue sua santitade... / Più duro

saria / contar la giocuntitade / che

Cristo per sua pietade / li ha donata

in paradiso / ove sempre in gioco e

in riso / cum li angeli sta beato”.

Il Vescovo di Myra affascinò anche il

mondo letterario europeo. Intorno a

San Nicola fiorì una ricca produzione

di laudi, drammi liturgici e spettacoli

popolari, talvolta tacciati di

eccesso di satira, che in Francia presero

il nome di “jeux” (giochi). Alla

sua figura è legato anche quello che

taluni considerano il primo testo

teatrale della storia. Ci riferiamo a

“Le jeu de Saint Nicolas”, opera di

Jean Bodel, un giullare ammalato di

lebbra. Il normanno Robert Wace gli

dedicò un poema (“Io sono normanno

ed ho nome Wace / mi è stato

detto e richiesto di comporre / la

vita in volgare di San Nicola, / che

fece miracoli belli e grandi”).

Sempre in Olanda, a Leida, si

svolge una importante manifestazione

studentesca: i

ragazzi sfilano per le strade

vestiti con abiti storici. Il corteo

è preceduto da un carro,

trainato da cavalli impennacchiati,

sul quale viaggia lo

studente più bravo, vestito

da San Nicola.

In Gran Bretagna,

San Nicola era venerato

prima della conquista

normanna. Sono state censite

385 chiese a lui dedicate,

costruite anteriormente alla

scissione anglicana. Il più

delle volte sorgevano in riva

al mare (Harwich, Great

Yarmouth, Liverpool,

Whiteheaven, Dover...), poiché

i marinai, di cui il santo

era protettore, dovevano

poter scorgere i campanili in

lontananza. Anche in Gran

Bretagna, fra il 6 e il 28

dicembre, si usava eleggere

un vescovo-ragazzo, ma la

tradizione fu abolita dalla

riforma luterana. La figura

religiosa fu gradualmente

superata in popolarità da

Father Christmas.

Nell’immenso territorio

e nella straordinaria

varietà di popolazioni

che caratterizzano la terra

russa, la figura di San Nicola

è oggetto di una devozione

superiore a quella dei profeti,

degli apostoli, dei martiri

e di qualsiasi altro santo. Le

sue icone trovavavo collocazione

accanto a quelle di

Cristo e della Madonna. In

tutte le città più importanti

si trova almeno una chiesa

intitolata a suo nome. La più

antica fu eretta a Novgorod

nel 1113 (nella stessa città ne


furono costruite altre.

Secondo il desiderio popolare

avrebbero dovuto essere

tante quanti erano i giorni

dell’anno). Nella liturgia

ortodossa (che fra l’altro

proibiva le statue, ad eccezione

di quella di san

Nicola), il giovedì è il giorno

dedicato al santo, occasione

per letture corali di episodi

della sua vita, coronate da

momenti di preghiera. I

fedeli, al cospetto delle

icone di San Nicola, non si

limitavano a un cenno d’inchino

(come per tutti gli

altri santi), ma si piegavano

addirittura fino a portare il

viso a terra. Un’icona era

anche alla corte dello zar e

per consuetudine, di fronte

all’immagine del santo,

venivano collocate grossi

cesti di pane e di frutta da

distribuire a mendicanti e a

sacerdoti poveri.

La Polonia è caratterizzata

da una fortissima

religiosità popolare.

Qui, la figura di San Nicola è

oggetto di un’utentica venerazione.

Taluni associano a

lui l’avvento del cristianesi-

mo: la leggenda narra che il

vescovo di Myra riuscì a

distruggere con una scure la

quercia secolare in cui si

annidava il dio pagano

Swiatowid (considerato falso

e bugiardo), dimostrando la

superiorità del vero Dio.

Nelle varie zone del Paese,

San Nicola si celebra nei più

svariati modi. Di particolare

interesse le solennità in suo

onore che caratterizzano

alcune province settentrionali:

la festa durava dal 6 al

28 dicembre (giorno della

festa degli innocenti), e

quelle giornate erano occasione

per aiutare i bambini

poveri e gli orfanelli. Il 6

dicembre, nella notte di san

Nicola, i bambini appendevano

le loro calze nei caminetti,

sperando di trovarle

piene di doni e dolciumi.

In Islanda, in occasione

della festa del

santo, i bambini mettono

una scarpa sul davanzale

della finestra. Se sono stati

buoni ricevono un dono da

San Nicola. Se sono stati

cattivi, invece, devono

accontentarsi di una patata.

In Slovacchia, il 6

dicembre, i bambini

puliscono le proprie scarpe

e le mettono sul davanzale.

Gli adulti si mascherano da

San Nicola, da diavolo e da

angelo.

In Svizzera, la figura

di San Nicola è protagonista

di una importante

festa a Friburgo, in programma

il 6 dicembre nella

cattedrale gotica dedicata al

santo. Si tratta di una ricorrenza

religiosa, coronata

però da una grande fiera e

da un corteo notturno organizzato

dai ragazzi della

locale facoltà di

Giurisprudenza, in cui il

santo si sposta a bordo di un

asinello carico di cesti zeppi

di cioccolata. Uno degli studenti,

vestito da vescovo,

visita gli anziani e i piccoli

ammalati. Ai bambini buoni

regala biscotti a forma di

San Nicola. Mentre i piccoli

che osano impossessarsi

senza permesso di uno dei

dolciumi vengono affidati al

Père Fouettard.

In Spagna, il culto di

San Nicola si è affermato

con meno forza, in

particolare per quanto

riguarda il ruolo di dispensatore

di strenne. Qui (come

in quasi tutti i paesi di lingua

spagnola), i regali vengono

portati il 6 gennaio.

IL SAN NICOLA DI VIPITENO

Anche in Italia si svolgono numerose

feste dedicate a San Nicola.

La sequenza fotografica a sinistra

ripercorre alcuni momenti della

festa di Vipiteno, in provincia di

Bolzano. San Nicola non è l’unico

protagonista: lo affiancano due

mori e un gruppo di dispettosi

diavoli (Krampus), che

esemplificano le forze del male

IL PROTETTORE

DEI MARINAI

____________________

C’è una associazione

strettissima fra la

figura del santo e i

marinai. Per augurare

una buona traversata,

molti lupi di

mare ancora oggi

dicono: “Che San

Nicola stia al tuo

timone”. C’è una

nutrita serie di miracoli

che conferma

questo legame. Il più

celebre racconta di

una nave in traversata

sul Mediterraneo

sorpresa da una tempesta.

Alle invocazioni

del comandante e

della ciurma, San

Nicola apparve miracolosamente,mettendosi

al timone

della nave. Riuscì a

trarre in salvo l’intero

equipaggio, esortandolo

ad essere

più compassionevole

e caritatevole.

SAN NICOLA E PØRE FOUETTARD

San Nicola e il suo accompagnatore Père Fouettard

visti da due bambini francesi. In molti Paesi, san

Nicola è scortato da un “losco figuro” addetto alla

punizione dei bimbi monelli.

Nella foto piccola all’interno del box, il dipinto

San Nicola salva la nave” di Beato Angelico

15


LA METAMORFOSI

FRA ‘600 E ‘800 GLI EMIGRANTI EUROPEI DIFFUSERO IL CULTO

UN MITO AMERICANO

Una illustrazione emblematica

realizzata da Luca Tarlazzi.

Furono i coloni olandesi a portare

Sinter Klaas negli Stati

Uniti. Il personaggio piacque

agli americani, che trasformarono

il nome in Santa Claus,

lo privarono di tutte le

implicazioni religiose

e portarono la festa

a ridosso del Natale

UN MITO

A STELLE E

STRISCE

Santo Santa

16

da a


IN USA. LA FESTA FU PORTATA A RIDOSSO DEL NATALE

PRIMO RITRATTO

LETTERARIO

Washington Irving

(nel ritratto a destra)

è l’autore del libro

“History of New

York” (1809). Il volume

contiene il primo

ritratto di San Nicola-

Santa Claus, descritto

come un minuscolo

omino vestito di

scuro (come confermano

le due illustrazioni

d’epoca)

LA FIGURA

DI S. NICOLA

ASSUNSE

CARATTERI

SEMPRE

PIÙ LAICI.

LA NASCITA

LETTERARIA

DI “SANCTE

CLAUS”:

I LIBRI DI

WASHINGTON

IRVING E

CLEMENT

CLARKE MOORE

Fra XVIII e XIX secolo,

gli emigranti tedeschi

esportarono la festa di

Sinter Klass negli Stati Uniti,

preceduti – nel corso del

Seicento – dai coloni olandesi,

che per primi diffusero

il culto di San Nicola nella

cosiddetta New Amsterdam,

poi diventata New York. La

figura di “Sinter Klass” piacque

molto anche ai coloni

inglesi che storpiarono il

nome in “Santa Claus”.

Furono esportati anche

Belzinickles (immaginato

come un adulto baffuto,

vestito con una casacca di

pelliccia, che aveva il compito

di spaventare i bambini

monelli) e Gesù Bambino

(che diventò Khris

Kringle).

Anno dopo anno,

in America,

Sinter Klass,

Gesù

Bambino e

Belzinickles

si “fusero”

idealmente

in un’unica

figura, identificabile

in Santa

Claus. Taluni lo

immaginavano

vestito con un giaccone

di pelle e pantaloni

verdi, mentre la mitra vescovile

si trasformava nel caratteristico

berretto a punta. La

festa di San Nicola assunse

caratteri sempre più laici e

si sovrappose gradualmente

alla festa del Natale.

Il contesto americano

Un momento particolarmente

importante per la

“nascita” di Santa Claus è

datato 1804. Si tratta dell’anno

di nascita della New

York Historical Society, i cui

membri elessero San Nicola

come santo patrono. Più in

particolare, alla neonata

società piacque l’idea del

Sinter Klaas dispensatore di

doni, ereditata dalla tradizione

tedesca.

Gli americani si impossessarono

di questa figura con

criteri del tutto personali.

Visto che gli inglesi protestanti

non

osservavano

le festività dei santi, la

visita di San Nicola fu fatta

coincidere con il Natale.

Nel 1810, Samuel Pintard,

portavoce di un’antica fami-

glia inglese, contribuì a

riformulare il concetto di

Natale, trasformandolo in

una giornata di festa dedicata

all’intera famiglia e affossando

in parte l’idea di celebrazione

“pubblica” fino ad

allora legata all’arrivo del

nuovo anno.

La nascita

di Sancte Claus

In questo clima di revisione

della festa si delinea anche il

primo “ritratto americano”

di Santa Claus: ci riferiamo

al libro History of New York

(1809), di Washington

Irving, che per l’occasione

sfoderava lo

pseudonimo

Diedrich

Knickerbocker.

Più che di un saggio

storico propriamente inteso,

era un’opera narrativa pervasa

di un gusto satirico,

capace, però, di ricreare con

grande fragranza e vivacità

17


LA METAMORFOSI

IL POEMA DI

CLEMENT CLARKE

MOORE

In Usa, Santa Claus

deve molto a

Clement Clarke

Moore, autore di

“The night before

Christmas” (1822/23).

Nel disegno in alto,

Moore legge il

poema alla famiglia.

Nella pagina

a fianco alcune

antiche edizioni

18

cronistica l’epoca coloniale

di New York. Nella prima

edizione, Knickerbocker ironizzava

sulle origini tedesche

di New York. E fra una

considerazione e l’altra

descriveva la figura di San

Nicola come un uomo

anziano, vestito di scuro,

che si aggirava per le vie

della città in groppa a un

cavallo.

Nel 1810, in occasione della

festa annuale dedicata a San

Nicola, fu presentata una

statua in legno che raffigurava

Sinter Klaas nel ruolo

più tradizionale (una figura

alta e con abito lungo). La

presentazione pubblica

della statua fu accompagnata

dalla lettura di una poesia

in tedesco, nel cui testo

faceva capolino il nome

Sancte Claus”. Quello stesso

anno, Diedrich

Knickerbocker entrò a far

parte della New York

Historical Society. E nel 1812

consegnò alle stampe una

nuova edizione di History of

New York, dove appariva un

ritratto ben più articolato di

San Nicola, descritto come

un vescovo che, la notte di

Natale, si sposta con una

carrozza trainata da cavalli.

La vettura è in grado di elevarsi

sulle cime degli alberi

e sui tetti dei palazzi, per

consentire a San Nicola di

calarsi dai camini per portare

doni ai bambini buoni.

Dai cavalli alle renne

Una ulteriore passo in avanti

nella messa a fuoco di Santa

Claus è datata 1821, quando

il tipografo newyorkese

William Gilley pubblicò un

poema dedicato a

Sancteclaus (un altro nome

diverso). Il personaggio

diventava minuscolo: un

vescovo in miniatura, vestito

con abito di pelliccia, che

guidava una slitta trainata da

una sola renna (e non più dai

cavalli).

Nel 1822 fu bubblicato un

altro piccolo poema, intitolato

The Children’s Friend

(L’Amico dei bambini) in cui

la slitta, trainata da alcune

renne (non più una sola),

diventava magicamente

“volante”.

Clement Clarke

Moore

Ma la figura letteraria più

influente per i piccoli americani

è rappresentata da

Clement Clarke Moore,

dentista e studioso di teologia

di Chelsea. Il suo poema

A visit from St. Nicholas fu

scritto nel 1822 (anche se

qualcuno attribuisce la

paternità a Henry

Livingston) e pubblicato il

23 dicembre 1823 sul giornale

newyorkese Troy

Sentinel. Dal 1836, il lavoro

è noto a livello planetario

con il titolo ‘Twas the night

before Christmas.

Con Moore, la figura di

Santa Claus si arricchisce di

mille piccoli nuovi particolari

rispetto ai ritratti delineati

da History of New York

e The Children’s Friend. Il

poema fu scritto durante

un soggiorno al villaggio di

Greenwich: il St. Nicholas


di Moore fu ispirato dal

personaggio tedesco che

guidava la vettura.

Il personaggio è descritto

come un piccolo personaggio

curioso, vivace e rapidissimo

che si cala nelle

case dei bambini buoni

attraverso i caminetti. Viene

riconfermata l’idea della

slitta volante trainata da

renne. Moore, rispetto ai

suoi predecessori, compie

un passo decisivo in più: ne

indica anche il numero e il

nome. Le renne sarebbero

otto. I loro nomi sono

Blitzen (originariamente

Blixem), Comet, Cupid,

Dancer, Dasher, Donner

(originariamente Dunder),

Prancer e Vixen (manca

solo la nona renna, che si

aggiungerà all’appello solo

nel 1939).

Soprattutto, l’autore è il

primo che colloca stabilmente

l’arrivo di Santa

Claus la notte del 24 dicembre,

alla vigilia di Natale

(come ben si evince dal titolo).

Il libro ebbe un enorme

successo sia negli Stati Uniti

che in Europa: grazie a

Moore, i bambini del

Vecchio Continente si riappropriarono

del loro vecchio

San Nicola in versione “a

stelle e strisce”. E sulla scia

della crescente diffusione,

questo volume può essere

considerato emblematico

della definitiva cesura fra la

figura di San Nicola e quella

di Santa Claus.

UNA LETTERINA

AL NEW YORK SUN

___

Nella piccola storia

statunitense di Santa

Claus è entrata anche

una lettera al New

York Sun inviata nel

1897 da Virginia

O'Hanlon. La piccola

lettrice chiedeva lumi

circa l'esistenza di

Babbo Natale. “Sì,

Virginia. Santa Claus

esiste - le rispose il

redattore Francis

Pharcellus Church -

Santa è lo spirito di

Natale. E risiede

all'interno dei nostri

cuori”. La letterina

(anche se qualcuno,

nel corso dei decenni,

ne ha messo in

dubbio la veridicità)

e la relativa risposta

confluirono di lì a

poco su un piccolo

libro che è diventato

un riferimento

imprescindibile delle

feste di Natale negli

Stati Uniti.

19


I GRANDI DISEGNATORI

IL CARICATURISTA È NOTO COME “IL PAPÀ DEI VIGNETTISTI POLITICI AMERICANI”

ThomasNast

RITRATTI DI SANTA CLAUS

LA SUA PRIMA TAVOLA SUL TEMA RISALE AL 1860

E FU COMMISSIONATA DAL PRESIDENTE ABRAMO LINCOLN

LE CELEBRI ILLUSTRAZIONI PER “HARPER’S WEEKLY”

I COLORI DEL TIPOGRAFO BOSTONIANO LOUIS PRANG

IL PRIMO RITRATTISTA

Thomas Nast, nella foto in alto, è considerato

il primo ritrattista di Babbo Natale.

Negli Stati Uniti è annoverato come il “papà

dei vignettisti politici”. Le sue illustrazioni

per “Harper’s Weekly” hanno contribuito a

diffondere negli Stati Uniti l’immagine

del Santa Claus grasso e rubicondo che tutti

conosciamo

20

La descrizione di Santa

Claus effettuata da

Clement Clarke

Moore sopravvisse per una

ventina d’anni. Già nei

primi anni Quaranta era in

atto una progressiva “umanizzazione”

del personaggio.

Le cronache di Philadelphia

del 1841 riportano la notizia

di un commerciante che, in

occasione delle feste di

Natale, assunse un uomo

dalle doti acrobatiche non

comuni, lo vestì da

“Criscringle” (così riportano

le fonti) e lo fece arrampicare

sul camino esposto all’esterno

del negozio.

Ancor più dei libri e delle

bizzarre idee dei commercianti

statunitensi, la definizione

del personaggio di

Santa Claus è opera soprattutto

dei disegnatori.

Avvalendosi dei suggerimenti

e delle tracce letterarie,

alcuni illustratori hanno

contribuito a delineare

ancor più dettagliatamente

le caratteristiche del personaggio.

Per molti, il papà del Santa

Claus che tutti conosciamo

è il caricaturista americano

Thomas Nast, noto come

“The father of American

political Cartooning” (“Il

papà dei vignettisti politici

americani”). La sua prima

tavola documentata dedicata

a Babbo Natale risale al

1860. Si dice che a commissionargliela

fu niente di

meno che il presidente

Abraham Lincoln. Nast, per


LE TAVOLE PI FAMOSE

In questa pagina, la più celebre tavola

di Thomas Nast raffigurante Santa

Claus. La prima gli fu commissionata nel

1860 dal presidente Abramo Lincoln.

Santa Claus appariva in mezzo

a un gruppo di soldati

21


I GRANDI DISEGNATORI

L?ELFO DIVENTA

UN ESSERE

UMANO

Ancor più degli

scrittori americani,

Thomas Nast ha

saputo arricchire la

figura di Santa Claus

di mille nuovi particolari.

A cominciare

dalla metamorfosi da

elfo a essere umano.

Grazie al disegnatore

hanno fatto capolino

le barba bianca e

fluente, la casa al

Polo Nord, la fabbrica

di giocattoli, le

renne, le montagne

di lettere, la pipa, il

cinturone…

22

l’occasione, disegnò Santa

Claus in mezzo a un gruppo

di soldati dell’Unione. Lo

scopo era quello di demoralizzare

gli avversari, lasciando

subodorare la tranquillità

e l’imperturbabilità dei soldati.

Questa tavola è entrata

negli annali come esempio

di guerra psicologica.

Fra il 1863 e il 1886, Nast

realizzò per Harper’s Weekly

una nutrita serie di illustrazioni

natalizie che sono

considerate una pietra

miliare nell’evoluzione del

personaggio Santa Claus. In

questi disegni, il nostro

beniamino non è più un

elfo, bensì un uomo, anche

se di dimensioni variabili

(talvolta appare di statura

bassa, ma perfettamente

proporzionato). Questo

buffo personaggio – attempato,

grasso, rubicondo,

caratterizzato da una fluente

e candida barba – è

immediatamente riconoscibile

per gli abiti bordati di

pelliccia e per il cinturone

nero che sostiene i pantaloni.

Fra una tavola e l’altra,

Thomas Nast fornisce mille

altri particolari che poi sono

diventati elementi caratteristici

del personaggio. Si deve

a Nast, per esempio, l’idea

che Santa Claus viva al Polo

Nord. Ma non solo: è stato il

disegnatore ad ideare l’immensa

fabbrica di giocattoli

popolata di gnomi-operai e

ad inventare il librone su cui

il grasso nonno segna i

nomi dei bambini buoni e

dei bambini cattivi.

Oltre alle celeberrime tavole

per Harper’s Weekly, Thomas

Nast ha realizzato un volume

monografico intitolato

Santa Claus and his works,

pubblicato in due edizioni

nel 1866 e 1869 (nella

seconda versione appare

anche un contributo scritto

di George P.). In un ulteriore

ciclo di tavole del 1881, intitolato

Merry Old Santa

Claus, Nast approda al

Babbo Natale più simile a

quello che tutti oggi conosciamo.


HARPER?S WEEKLY

Alcune copertine di

“Harper’s Weekly” realizzate

da Thomas Nast fra

il 1863 e il 1886. L’assenza

di colore delle sue tavole

è stata “compensata”

dall’avvento delle cartoline

natalizie. Prima di

queste, Santa Claus era

raffigurato con costumi

di colore sempre diverso.

Il boom delle cartoline, in

Usa, si deve al tipografo

bostoniano Louis Prang


LE CARTOLINE DI LOUIS PRANG: DAL BIANCO E NERO AL COLORE

Il Santa Claus “umano” di

Thomas Nast è alla base di

una autentica fioritura di tavole

e illustrazioni: alla fine

dell’Ottocento la figura di

Babbo Natale è nota a buona

parte degli americani. Eppure la

familiarità e la riconoscibilità

del personaggio si scontrano

con l’assenza di una vera standardizzazione:

sulle riviste illustrate

del periodo, appaiono

dei Santa Claus sempre diversi.

C’è chi lo disegna grasso e rubicondo

e chi lo rappresenta smunto

e serioso. Gli abiti sono sempre

diversi (c’è chi lo infila in un cappottone

lungo, chi in una pelliccia,

chi lo abbiglia con casacca e pantaloni...),

per non parlare dei colori

dei tessuti (rossi, blu, verdi, porpora...).

La caratteristica divisa rosso vermiglio,

con rifiniture di pelliccia bianca,

comincia a delinearsi solo a

partire dal 1880. Fautore di questa

“svolta” è un intraprendente

tipografo di Boston, chiamato

Louis Prang. Fu lui a diffondere

negli Stati Uniti la tradizione

delle cartoline natalizie, diffusissime

in Inghilterra. Nel 1885 ne

realizzò una in cui Santa Claus

appariva vestito di uno squillante

abito rosso. Secondo gli

esperti, quella cartolina rappresenta

il punto di partenza di

una consuetudine che sopravvive

fino ai giorni nostri.

23


I GRANDI DISEGNATORI

L’ILLUSTRATORE CHE HA SUGGELLATO IL BOOM INTERNAZIONALE DI BABBO NATALE

il signorCoca

LE ILLUSTRAZIONI

DI HADDON SUNDBLOM

24


Cola

Se c’è un personaggio a cui Santa

Claus deve popolarità internazionale

e un’effige ben riconoscibile,

questo è sicuramente

l’americano di origini svedesi

Haddon Sundblom.

Probabilmente il nome non

dice granché a buona parte

dei lettori italiani. Ma c’è

una parola in grado di

evocarlo in quattro e

quattr’otto: “Coca Cola”.

Ebbene sì, Haddon

Sundblom è proprio l’autore

delle celeberrime tavole

pubblicitarie natalizie

che – dal 1931 al 1964 -

hanno trasformato

Santa Claus in un’icona

dalle precise

caratteristiche fisiche.

Senza il disegnatore,l’evoluzione

di Santa

Claus sarebbe

stata ben più

imprevedibile:

oggi avremmo

potuto ritrovarcelo

magro e senza

barba; con un’e-

IL VOLTO DEL SUO SANTA CLAUS

ISPIRATO ALL’AMICO LOU PRENTICE

CENTINAIA DI TAVOLE NATALIZIE

REALIZZATE FRA 1931 E 1964

LA SFIDA: INCREMENTARE LA VENDITA

DI BIBITE GHIACCIATE IN INVERNO

IL TESTIMONIAL E LA CAMPAGNA

SI RIVELARONO UN SUCCESSONE

spressione meno ammiccante e un po’

più austera (come è lecito immaginare

la figura del vescovo che lo ha ispirato:

San Nicola); al posto dell’inconfondibile

vestito rosso bordato

di pelliccia bianca avrebbe

potuto indossare, mettiamo,

un cappottone blu;

invece della slitta trainata

da renne si sposterebbe

su una barca sospinta da

cavallucci marini...

Insomma, non c’è limite

alle congetture: senza

Sundblom, Santa Claus

non avrebbe avuto il

volto che tutti conosciamo.

Testimonial

invernale

La brillante idea

di affidare alla

matita di

Sundblom questo

“testimonial”

d’eccezione risale

agli anni

Trenta. Un gruppo

di intraprendenti

pubblicitari

TRENT?ANNI DI TAVOLE PUBBLICITARIE

La prima tavola di Haddon Sundblom per la Coca Cola risale al 1931. La più recente

al 1964. Nel corso della collaborazione trentennale non sono mancati riferimenti a

San Nicola. E’ il caso del cartonato pubblicitario che vedete nella foto più in alto

25


I GRANDI DISEGNATORI

26

UN ILLUSTRATORE FRA BABBO NATALE E LE PIN-UP

Nato a

Muskegon,

nel Michigan,

Haddon

Hubert

“Sunny”

Sundblom

(1899-1976) è considerato uno dei

più rappresentativi illustratori americani

del XX secolo. Lasciò la scuola a

13 anni, dopo la morte della madre

Karin Andersson (di origini svedesi,

come il padre Karl Wilhelm).

Completò la formazione dapprima

attraverso corsi serali; poi al Chicago

Art Institute e all’American Academy

of Art. Le sue prime tavole risalgono

agli anni Venti, in quel di Chicago.

Qui, nel 1925, aprì uno studio-scuola

con i colleghi Howard Stevens ed

Edwin Henry: molti loro allievi

hanno fatto grande fortuna come

illustratori pubblicitari. La notorietà

di Sundblom è legata principalmente

alle illustrazioni natalizie per la Coca

Cola, realizzate fra il 1931 e il 1964,

ma la sua maestria si è affermata

della Coca Cola Company

era in cerca di espedienti

per incrementare le vendite

della celeberrima bibita

anche nei mesi invernali,

quando le richieste calavano

sensibilmente.

La campagna pubblicitaria

si rivelò un successo superiore

alle aspettative. Negli

anni, l’associazione fra la

bibita e il suo testimonial di

carta è diventata talmente

stretta che molti considerano

Santa Claus un’invenzione

della Coca Cola

Company. In realtà, come

abbiamo visto nelle pagine

precedenti, la vicenda

è ben più

articolata.

anche in campagne pubblicitarie per

Colgate, Maxwell House, Procter and

Gamble… C’è anche un campo d’azione

misconosciuto: Sundblom era

un abile e gettonatissimo disegnatore

di pin-up e di figure femminili

dalle forme procaci (non dimentichiamo

che erano gli anni delle

cosiddette “maggiorate”). Il suo stile

(influenzato da Anders Zorn e John

Singer Sargent) si caratterizza per le

tinte accese e i forti contrasti luminosi

e cromatici.

Fra i libri a lui dedicati, merita una

menzione Dream of Santa: Haddon

Sundblom’s Advertising Paintings for

Christmas, 1931-1964” (Gramercy

Books, New York 1992, di Barbara

Charles e J.R. Taylor. Si tratta di una

coloratissima carrellata di immagini

realizzate nel corso della trentennale

collaborazione con la Coca Cola,

arricchita da un saggio sull’autore e

da una cronistoria sull’evoluzione

della figura di San Nicola-Santa Claus

dalle origini all’avvento (è proprio il

caso di definirlo così) di Sundblom.

Marchio “vivente”

Per le sue prime tavole raffiguranti

Santa Claus – quelle

databili fra il 1931 e il 1949 -,

Sundblom si ispirò all’amico

Lou Prentice, un grasso e

rubicondo commerciante in

pensione (morto alla fine

degli anni Quaranta). Nelle

tavole più recenti – approssimativamente

fra il 1950 e il

1964 – in Santa Claus fanno

capolino caratteristiche

attribuibili allo stesso

Sundblom.

Secondo alcuni, il disegnatore

ha fatto

tesoro

dei colori che da sempre

contraddistinguono la bibita:

il rosso e il bianco. Dal

punto di vista cromatico, il

Santa Claus di Sundblom

può essere considerato una

sorta di marchio vivente,

una figura in grado di

ammiccare, sedurre, divertire

e accentuare subliminalmente

l’appeal del prodotto

agli occhi del pubblico.

C’è chi dice che le affinità

cromatiche con il marchio

Coca Cola siano una semplice,

fortunata coincidenza.

Secondo Barbara Charles e

J.R. Taylor – autori

del libro “Dream

of Santa:

Haddon


Sundblom’s Advertising

Paintings for Christmas,

1931-1964” - Sundblom si

impossessò di criteri rappresentativi

già nell’aria, suggellandoli

definitivamente.

A riprova di ciò, i due autori

citano anche un articolo

apparso sul New York Times

del 27 novembre 1927, dove

si legge che fra i bambini

americani si andava sempre

più affermando un’immagine

precisa di Santa Claus,

con altezza, peso e stazza

sempre più definiti, indumenti

rossi bordati di bianco,

cappuccio e una folta

barba a cespuglio…

LA GUERRA DELLE COLE

Il Santa Claus griffato Haddon

Sundblom ha rappresentato un caso

davvero spettacolare nella storia

della pubblicità. L’associazione fra il

personaggio natalizio e la bibita è

talmente stretta che anche le cole

concorrenti hanno tentato di emulare

il fortunato abbinamento.

Nelle nostre scorribande fra siti

Internet, vecchie riviste, libri e volumi

sul collezionismo internazionale ci

siamo imbattuti in almeno due Papà

Natale al sapore di Cola: il primo è

assolutamente degno di menzione

perché coinvolge la rivale numero

uno della American Coke: la Pepsi

Cola. Il secondo, invece, riguarda la

Royal Crown Cola (RC Cola).

Il Santa Claus della Pepsi è assolutamente

degno di attenzione perché

porta la firma di uno fra i più leggendari

illustratori americani:

Norman Rockwell. L’illustrazione

risale al 1965. Probabilmente non si

tratta di un anno casuale: le ultime

tavole di Sundblom per la Coca Cola

risalgono al 1964. L’interruzione del

sodalizio deve aver spinto la Pepsi a

“impossessarsi” dell’ambito testimonial,

affidandolo alla matita di un

disegnatore ancor più prestigioso di

Sundblom. Il Santa Claus della Pepsi è

un po’ più stilizzato rispetto a quello

della Coke: Rockwell elimina gli scarponi,

il cinturone e le bordature in

pellicciotto bianco. Casacca e pantaloni

diventano un po’ più attillati.

Rimangono solo i bottoni dorati, il

Il Santa

Claus

testimonial

della Royal

Crown Cola

cappuccio e

la folta

barba bianca

(di lunghezzastandardizzata).

In

compenso

compare

una nota

distintiva: il

Santa Claus

della Pepsi

fuma la pipa. Una curiosità: negli

stessi anni di Sundblom, Rockwell ha

realizzato tavole pubblicitarie anche

per la Coca Cola: mentre il collega di

origini svedesi si occupava delle tavole

natalizie, Rockwell ha creato

immagini di argomento più generico.

La Royal Crown, dal 1905, ha collezionato

una galleria di prestigiosissimi

testimonial (una delle più importanti

è stata Shirley Temple quando

aveva ancora i “riccioli d’oro”). Il

Santa Claus della RC Cola, oltre a

essere contemporaneo di quello della

Coca Cola, è in tutto e per tutto affine

a quello di Sundblom. Anzi: con

ogni probabilità l’autore della pubblicità

cartonata che vi presentiamo

in questa pagina è proprio il disegnatore

di origini svedesi. Non si tratta

dell’unico Santa Claus adottato dalla

Royal Crown: qualche anno più tardi

ne ha proposto una versione riveduta

e corretta che, però, non ha avuto un

vero seguito.

Il Santa

Claus di

Rockwell

per la

Pepsi Cola

27


TRADIZIONI

NEL DOPOGUERRA, IL MITO SI È DIFFUSO A MACCHIA D’OLIO NEI CINQUE CONTINENTI

Babbo N

UN MITO

MONDIALE

Sulla scia delle

tavole pubblicitarie

della Coca Cola,

Babbo Natale ha

conquistato fama

internazionale.

Oggi è un mito

ovunque,

dall’estremo

Oriente

all’Africa

illustrazione di Luca Tarlazzi

28

IN ALCUNE NAZIONI È ANCORA UNA

FIGURA AMMANTATA DI MISTICISMO.

NEI PAESI SCANDINAVI È IL MINUSCOLO

E ANZIANO ELFO “JULENISSE”.

IN OLANDA ARRIVA VIA MARE, A

BORDO DI UNA CARATTERISTICA

IMBARCAZIONE.

IL SANTA KUROSHU

GIAPPONESE HA QUATTRO

OCCHI PER VEDERE IL

PASSATO. I RIVALI:

GESÙ BAMBINO, I RE

MAGI, LA BEFANA

E BABOUSHKA


A ZONZO PER IL GLOBO, ALLA SCOPERTA DEGLI INNUMEREVOLI VOLTI DI SANTA CLAUS

atale nel mondo

UNO, NESSUNO, CENTOMILA

Se il Santa Claus della

pubblicità è un personaggio

ben caratterizzato,

con una storia ben delineata,

una slitta, un corollario

di aiutanti (gli elfi, le

renne e Rudolph) e un’effige

sempre riconoscibile, esistono

milioni di altri Papà

Natale “concorrenti”. Alcuni

sono del tutto invisibili e arrivano

di notte, quando i bambini

dormono. Altri, invece,

attraversano in tutta tranquillità

le strade di paesi e

città, e lo fanno in pieno giorno.

Ci sono Santa Claus che

viaggiano su una slitta e altri

che arrivano in sella a un

cavallo. Esistono “Babbi”

Natale grassi e rubicondi e

altri più smunti ed emaciati.

In alcune nazioni è ancora

un piccolo elfo, mentre in

altre è un imponente nonnone.

Alcune tradizioni lo

associano ancora alla figura

religiosa che lo ha ispirato

(San Nicola), mentre altre

conoscono solo il Babbo

Natale “commerciale”. In certi

Paesi, addirittura, esistono

fino a tre o quattro Santa

Claus concorrenti fra loro,

con nome e caratteristiche

diverse. Difficile che questa

molteplicità di dimensioni

possa ripetersi per un altro

personaggio. E ancor più difficile

che questi centomila

ritratti possano coesistere

nello stesso periodo storico.

Ma non bisogna dimenticare

che l’evoluzione di San

Nicola in Santa Claus è stata

così storicamente lenta e

geograficamente frammentaria

da dar vita a figure e rap-

presentazioni talvolta in

combutta fra loro.

I rivali di Babbo

Natale

Esistono Paesi in cui la figura

di Babbo Natale deve fare i

conti con agguerritissimi

rivali. In Spagna, in

Argentina, nel Messico e in

tanti paesi di lingua spagnola,

per esempio, buona parte

dei bambini aspetta con

maggior trepidazione i Re

Magi.

In Svizzera, un ruolo molto

importante è affidato a

“Christkind”, l’equivalente

del nostro Gesù Bambino. E

lo stesso, in fondo, accade in

Italia e nei Paesi dalla spiccata

“vocazione” cattolica. Basti

pensare alle famose letterine

di Natale: molti bambini non

si rivolgono a Babbo Natale,

ma scrivono a Gesù

Bambino.

Una curiosità consiste nel

fatto che, in alcuni Paesi –

come l’Austria e la Germania

-, la figura di “Christkind” è

assimilabile a quella del vecchio

“Kris Kringle”. Malgrado

l’etimologia del nome, Gesù

Bambino e Babbo Natale si

sono gradualmente trasformati

nello stesso personaggio.

L’iconografia vuole Kris

Kringle vestito di bianco con

bordature rosse. In una mano

regge un minuscolo alberello

di Natale.

Il folclore russo

In alcune nazioni dove

Babbo Natale è superstar

incontrastata, la sua figura è

ben diversa da quella del

Santa Claus americano,

grassoccio, allegro, che viaggia

a bordo di una slitta trainata

da renne e si cala dai

camini a notte fonda per

evitare di essere scoperto

dai bambini. In Russia, per

esempio, Santa Claus deve

ancora fare i conti con la

“leadership” di San Nicola (il

nome è ancora uno dei più

diffusi fra i bambini russi).

Alla figura del santo si sono

lentamente sovrapposti

caratteri popolari. Taluni

paesi hanno trasformato

San Nicola in un vecchio

barbuto vestito di blu che,

in occasione del Natale, distribuisce

doni simbolici (fra

cui alberi di Natale). Altri

hanno lentamente sovrapposto

alla figura di San

Nicola quella di Dedt Moroz

(o Papà Ghiaccio), figura

leggendaria della Siberia

capace di doni generosissimi

(diamanti) e punizioni

atroci (Dedt Moroz è in

grado di congelare per l’eternità).

Father Christmas

e Julenisse

In Inghilterra c’è “Father

Christmas”, figura nobile,

ammantata di misticismo e

rispettabilità, ben lontana

dalla goffa giocosità del

Santa Claus americano.

Questa figura, che sopravvive

ancor oggi nell’immaginario

popolare, deriva dalla

tradizione vittoriana.

L’elegantissimo Father

Christmas è dispensatore di

TRA PASSATO E PRESENTE

In senso orario: un San Nicola francese (il santo convive

con il “discendente” Santa Claus), un Babbo Natale

cinese, un Santa Claus cinese amante delle immersioni

e un gruppo di Papà Natale londinesi in metropolitana

29


TRADIZIONI

30

BABBO NATALE IN QUARANTA LINGUE

Baschtscha Koljeda o Diado Coleda (Bulgaria)

Babbo Natale o Papà Natale (Italia)

Bozic Bata (Serbia)

Christmas Man (Inghilterra, USA, ecc...)

Dedek Mraz o Deda Mraz (Slovenia)

Dedt Moroz, Ded Moroz o Djed Maros (Russia)

Dun Che Lao Ren o Shengdan Laoren (Cina)

Father Christmas (paesi anglofoni)

Father Frost (Inghilterra)

Gaghant Baba e Ts’mer Babik (Armenia)

Ganesha (India)

Jezisek (Repubblica Ceca)

Jólesveinn o Jolasveinn (Islanda)

Julemand o Julemanden (Danimarca)

Julenisse o Julenissen (Norvegia)

Joulupukki (Finlandia)

Jouluvana (Estonia)

Julgubben (Svezia e Finlandia)

Jultomten o Tomten (Svezia)

Kalédu Senu, Kaledu Senis o Kaledu Senelis (Lituania)

Kanakaloka (Hawaii)

Kerstman (Olanda, Belgio)

Kersvader (Africa)

Kris Kringle (Germania del Sud)

Lan Khoong o Sing Dan Lo Ian (Hong Kong)

Noel Baba (Turchia)

Pai Natal (Portogallo)

Papà Noel (paesi di lingua spagnola)

Papai Noel, Grandpapa Indian o Vovo Indo (Brasile)

Père Noël (Francia e Belgio)

Sabdiklos (Scandinavia)

Salatêtis (Lettonia)

Santa (USA)

Santa Claus, Santa Clause o l’arcaico Sancte Claus (paesi anglofoni)

Santa Kurousu o Santa Kurohsu (Giappone)

Shakhta Babah (Azerbaijan)

Sinter Klaas (Germania)

Tatã Crãciun (Romania)

Télapó o Karacsony Apò (Ungheria)

Weihnachtsmann o il più raro Wiehnachtsmann (nel nord della Germania)

doni per i bambini ed è

emblema di gioia per gli adulti.

Nei Paesi scandinavi, invece,

Babbo Natale è un vecchio

e piccolo elfo chiamato

“Julenisse” che arriva nottetempo,

al riparo da occhi

indiscreti.

Babbo Natale

e Krampus

In altre nazioni, Babbo

Natale non si nasconde allo

sguardo dei bambini, ma

appare in tutta la sua solennità

(il più delle volte nei

panni di san Nicola), quasi

sempre accompagnato da

una seconda persona.

In Germania, per esempio, è

affiancato da un truce assistente

chiamato “Krampus”.

Questo losco figuro si porta

appresso un sacco e un’asta.

Al cospetto dei bambini

bravi, Krampus (che in altri

Paesi è noto anche con altri

nomi, come “Black Pete”)

estrae dal sacco un regalino.

Al contrario, se il piccolo

interlocutore non si è dimostrato

particolarmente

buono, Krampus si limita a

dare due o tre colpetti con il

bastone. Sempre in

Germania c’è “Sinter Klaas”,

che si sposta su un magnifico

cavallo bianco e lascia i

propri regali all’interno delle

scarpe dei bambini buoni.

In Finlandia, Babbo Natale

San Nicola europeo San Nicola russo San Nicola medievale Father Christmas Il siberiano Dedt


consegna i regali ai bambini

buoni e rami secchi a quelli

cattivi. Ma c’è una leggenda

che dovrebbe rassicurare

anche i più monelli: sino a

oggi, pare che Babbo Natale

non abbia mai avuto bisogno

di portare rami secchi a nessuno.

Santa Claus

“marinaio”

In Olanda, Babbo Natale è

assimilabile a San Nicola.

Non si sposta con la slitta:

ogni anno, il 6 dicembre,

arriva via mare, a bordo di

una caratteristica imbarcazione,

portandosi appresso

un grande libro su cui sono

riportati i nomi dei bambini

buoni e di quelli cattivi. Nel

suo viaggio, il Babbo Natale

olandese è scortato da una

misteriosa figura scura,

chiamata “Black Peter”, a

cui vengono affidati i bambini

cattivi.

Santa con gli occhi

a mandorla

Un Santa Claus del tutto

particolare è quello dei

bambini nipponici. In

Giappone il Natale è arrivato

solo all’inizio del

Novecento, e si è diffuso

grazie ad alcuni prodotti

natalizi realizzati in loco per

il mercato internazionale. Il

Babbo Natale nipponico si

chiama Santa Kuroshu ed è

munito di occhi anche sul

retro della testa. E’ perciò

capace di guardare sia

davanti che dietro e, metaforicamente,

sa identificare

il comportamento dei bambini

nel corso dell’intero

anno. Alcuni assimilano la

figura di Santa Kuroshu a

Hoteiosho, un dio della cultura

giapponese. Secondo

altre fonti, i bambini giapponesi

lo chiamano “Santa

No Ojisan”, che significa lo

“Zio Santa”.

Moroz Father Frost vittoriano Santa Claus

GADGET DA TUTTO IL MONDO

Alcuni gadget natalizi raffiguranti Babbo Natale.

L’icona è così adattabile che Santa Claus può trasformarsi

in un eschimese, in un uomo di colore, in un

piccolo cinesino o in un altero scozzese in costume

tipico, munito di cornamusa

LA BEFANA E BABOUSCHKA:

BABBO NATALE IN GONNELLA

n alcune pubblicazioni

I straniere e in tanti (tantissimi)

siti Internet stranieri

regna una enorme

confusione fra Babbo

Natale e alcuni personaggi

identificabili come suoi

“rivali”. Un esempio clamoroso,

almeno per noi

italiani, è rappresentato

dalla Befana. “In Italy,

Santa is La Befana and

comes dressed in black,

and brings gifts on Juanary

6th”. La traduzione di questo

frammento estrapolato

da un sito Internet (ma

confermato da una corposa

serie di articoli e, addirittura,

di libri dall’apparenza

seriosa) suona così:

“In Italia, Santa Claus si

chiama La Befana, veste di

nero e porta doni il 6 gennaio”.

Ma la Befana non è

l’unica “rivale femminile”

di Santa Claus. In Russia,

per esempio, c’è

Baboushka, che alcuni

identificano come il nome

russo di Babbo Natale. In

realtà, Baboushka era una

laboriosa signora vissuta

tanti anni fa. La leggenda

racconta che abitasse in

una minuscola casa

immersa nella foresta. Un

giorno, fra gli ululati del

vento e la neve fittissima,

sentì avvicinarsi delle voci:

erano tre uomini affamati,

che si erano perduti mentre

erano in cerca di un piccolo

principe per portargli dei

doni (il riferimento è a Gesù

bambino). Lo avrebbero

potuto trovare seguendo

una stella. Ma la bufera di

neve impediva di vedere l’astro

e così i tre uomini si

erano perduti. Baboushka li

ospitò, li rifocillò e ascoltò

attentamente il loro racconto.

Si mostrò talmente incantata

e coinvolta che i tre

uomini la invitarono a unirsi

a loro. Baboushka rifiutò: si

sentiva troppo legata alla

sua vita solitaria. Eppure,

quando i tre ospiti ripresero

il loro cammino, si sentì sola

come non mai, al punto che

decise di mettersi a cercare

da sola il bambino, portandosi

appresso una montagna

di regali. Baboushka non

riuscì a trovare il piccolo

santo, ma da quel giorno

non ha mai smesso di cercarlo,

lasciando doni a tutti i

bambini incontrati lungo il

suo percorso.

LA METAMORFOSI DI UN ICONA

Contrariamente a quel che si pensa, Santa Claus non

ha soppiantato San Nicola. In molti Paesi sopravvivono

ancora le versioni più arcaiche. Da sinistra, una

panoramica in ordine cronologico delle metamorfosi

da Santo a Santa: il San Nicola europeo, russo,

medievale, il Father Christmas inglese, il siberiano

Dedt Moroz, il Father Frost vittoriano e Santa Claus

31


GLI AMICI DI SANTA CLAUS

CHI TRAINA LA SLITTA DEL NONNONE? LA FORMAZIONE AL GRAN COMPLETO:

Rudolph Company and

LE RENNE DI BABBO NATALE

NEL 1822, CLEMENT CLARKE MOORE HA RIVELATO PER PRIMO I LORO NOMI

UNA FILASTROCCA AMERICANA NE DESCRIVE PERSONALITÀ E MANSIONI

E NEL 1939 È ARRIVATO UN CAPOBRANCO DAL GROSSO NASO FENDINEBBIA

32

UNA SLITTA E

NOVE RENNE

In questo disegno di

Luca Tarlazzi, Babbo

Natale pronto a

calarsi dal camino

con il sacco pieno di

riviste delle Edizioni

Trentini. Sullo sfondo:

la slitta parcheggiata

e le nove renne

pronte a riprendere

la loro corsa


DONATO, COMETA, CUPIDO, BALLERINA, FULMINE, SALTARELLO, DONNOLA E FRECCIA

Che mezzo di trasporto

usa Babbo Natale?

Le fonti storiche

sono in combutta: c’è chi

parla di un cavallo, chi di

una carrozza trainata da

cavalli, chi di una slitta condotta

da una renna volante…

Il dubbio è stato risolto

una volta per tutte nel 1823,

quando lo scrittore americano

Clement Clarke Moore

ha consegnato alle stampe A

Visit from St. Nicholas. In

questo racconto, universalmente

noto con il titolo

Twas the night before

Christmas, Babbo Natale

viaggia a bordo di una slitta

trainata da otto renne.

L’autore le cita una per una:

le renne si chiamano

Donato (in inglese, Blitzen o

Blixem), Cometa (Comet),

Cupido (Cupid), Ballerina

(Dancer), Fulmine (Dasher),

Saltarello (Donner o

Donder o anche Dunder),

Donnola (Prancer) e Freccia

(Vixen).

Santa’s Reindeers

C’è una nota filastrocca

americana

(Santa’s Reindeers)

che si è spinta un

po’ più in là, raccontando

personalità e mansioni

delle otto compagne di

viaggio di Santa Claus.

Cometa è il “radar” del

gruppo: è in grado di dialogare

con le stelle, che le

comunicano le esatte coordinate

della casa da raggiungere.

Fulmine è il

“meteorologo”:

sbirciando il cielo

sa prevedere che

tempo farà lungo il percorso,

in particolare se è prevista

una bella nevicata.

Donnola ha il

compito di agevolare

il percorso,

scegliendo il vento favorevole

e scansando le nuvole che

intralciano il percorso.

Freccia si assicura

che i tempi siano

rispettati al secondo:

tutti i regali

devono essere consegnati

seconda una tabella di marcia

serratissima, dato che il

tempo perduto non potrà

essere recuperato il giorno

seguente.

In questo ruolo,

Freccia è ben

coadiuvato da

Ballerina: è lei che

dà il passo e cadenza il

ritmo delle altre renne.

Saltarello dà il via

alla corsa: quando

la slitta è pronta a

ripartire, lui scalpita

in modo che i compagni di

viaggio si muovano all’unisono

e in perfetta sincronia.

Donato è la renna

“postino”: è a lui

che sono affidate

le lettere dei singoli

bambini che Babbo Natale

ha deciso di premiare.

Cupido è considerato

la renna dal

“cuore d’oro”: a

lui è affidato il

compito di sorvegliare il

carico preziosissimo di

regali e giocattoli.

Rudolph,

la renna superstar

All’appello manca solo la

renna più famosa. Parliamo

di Rudolph, entrato nel

cuore degli americani grazie

al grosso naso rosso. La leggenda

narra che Santa Claus

si prese cura di Rudolph

proprio in virtù del suo

difetto estetico. Ma questo

“brutto anatroccolo” ha

saputo ricambiare in grande

stile la generosità

del suo padrone,

diventando una

colonna portante

del branco:

nelle notti

di nebbia, o

quando la visibilità

è davvero

scarsa, il grosso

nasone rosso di

Rudolph si trasforma

in un efficace fendinebbia. E

così, la slitta di Santa Claus

riesce a solcare il cielo in

tutta tranquillità.

Non tutti sanno che la

nascita di Rudolph risale

solo al 1939. Potrà sembrare

“spoetizzante”, ma il lieto

evento si deve a una vera e

propria operazione di “marketing”

di una importante

catena di magazzini americana:

la Montgomery Ward

di Chicago. In occasione

delle feste di fine anno del

1939, i pubblicitari della

catena realizzarono un libro

che conteneva la favola di

Rudolph. L’autore era

Robert L. May, coadiuvato

dal disegnatore Denver

Gillen, che si ispirò ad una

renna del Lincoln Park Zoo.

Con questo racconto, l’auto-

re voleva favorire

l’autostima

dei piccoli

lettori più

timidi, gracili

e insicuri.

Il successo

fu

folgorante: il

libro, in occasione

del Natale

’39, vendette 2

milioni e 400 mila copie. E

di lì a poco, la renna col

nasone rosso si trasformò in

una sorta di personaggio

autosufficiente.

A Rudolph sono state dedicate

canzoni, film, fumetti,

giocattoli e ogni sorta di

gadget. Vale la pena citare la

canzone Rudolph the rednosed

reindeer, scritta da

Johnny Marks: un successo

da 2 milioni di dischi venduti

(nell’esecuzione di Gene

Autry). Anno dopo anno, la

canzoncina è diventata un

autentico classico del Natale

a stelle e strisce, contribuendo

alla diffusione dei

nomi “errati” di Donner e

Blitzen (che Clement Clark

Moore, nel suo A visit from

Saint Nicholas aveva chiamato

Dunder e Blixem).

MASCHIETTI O FEMMINUCCE?

Le renne di Babbo Natale sono maschi o

femmine? C’è chi ha tentato una risposta

scientifica: mentre le renne maschio, annualmente,

perdono le loro corna molto prima del

25 dicembre, le femmine le mantengono

almeno fino a gennaio. E’ lecito supporre che

tutte le renne di Babbo Natale siano femminucce,

visto che in tutte le rappresentazioni

fanno sfoggio del loro bel palco di corna. C’è

chi ha provato a supporre che alcuni esemplari

siano giovani maschi o, addirittura, adulti

evirati. Ma i più preferiscono sorvolare su

qualsiasi limitazione scientifica: le renne di

Babbo Natale sfuggono a qualsiasi regola valida

per gli altri esemplari.

33


UN MITO CHE VENDE

SANTA CLAUS È IL PERSONAGGIO PIÙ AMBITO DAI CREATIVI DI TUTTO IL MONDO

Testimonial

il BABBO NATALE E LA PUBBLICITÀ

DA ALMENO UN SECOLO È LUI IL SIMBOLO DEL CONSUMISMO PIÙ SFRENATO

I DUE VOLTI: L’IDOLO DEI BAMBINI E IL PERSONAGGIO “VIETATO AI MINORI”

UNA STERMINATA GALLERIA DI PRODOTTI: BIBITE, SUPERALCOLICI, MOTORI, SIGARETTE…

Certo che ne ha fatta

di strada… Da simbolo

religioso a

emblema supremo del consumismo.

Babbo Natale è da

almeno un secolo il testimo-

34

nial più amato, idolatrato e

ambito dai pubblicitari di

tutto il mondo. In pratica,

non c’è prodotto a cui il suo

bel faccione rubicondo non

sia stato almeno una volta

associato. In una ipotetica

classifica dei personaggi più

gettonati dai creativi (e dai

potenziali acquirenti di un

prodotto), lui svetterebbe al

primo posto.

I due volti

di Babbo Natale

Nelle tavole dei primi

decenni del Novecento,

Babbo Natale era il classico

nonno buono, ammantato

EVOLUZIONE

DI UN MITO

A sinistra, tre

esempi del primo

Babbo Natale

pubblicitario.

La sua effige era

utilizzata per

reclamizzare

giochi, dolciumi

e prodotti per

bambini.

A destra, in alto,

il mito di Santa

Claus affrancato

dai riferimenti

all’infanzia.

Il personaggio è

così noto che

per evocarlo è

sufficiente

alludere al

cinturone.

In basso a destra,

alcuni esempi di

sfruttamento

“trasgressivo”

del mito


di nobili e ben saldi principi

morali. La sua effige era utilizzata

soprattutto per pubblicizzare

prodotti per l’infanzia

o dolci natalizi.

Questa dimensione continua

a sopravvivere ancora

oggi. Ma al Babbo Natale del

“luogo comune” si è gradualmente

affiancato un

Santa Claus ad uso e consumo

del pubblico adulto. La

nuova dimensione comincia

ad affermarsi nel dopoguerra,

in concomitanza con i

boom economici e la crescente

importanza di radio,

tv e riviste illustrate. In questo

clima, Santa Claus si

emancipa definitivamente

dal mondo dei bambini per

trasformarsi in simbolo

adattabile anche a prodotti

insoliti, se non “vietati ai

minori”: superalcolici, sigarette,

macchine di lusso...

Babbo Natale

in posa

Dagli anni Cinquanta,

diventano più saltuari i Papà

Natale disegnati e si moltiplicano

quelli “in carne e

ossa”. I Santa Claus fotografati

non si limitano al prototipo

del luogo comune, pingue

e barbuto. Molti pubblicitari

giocano a sottolineare

il paradosso, infilando il

copricapo rosso alle tipologie

umane più disparate. A

beneficiare di questa adattabilità

del personaggio sono

stati soprattutto i divi anni

‘50/60: è davvero sterminato

l’elenco di testimonial prestigiosi

che si sono trasformati

in Santa Claus. Fra

anni ’70 e ’80, fanno capolino

tante ammiccanti fanciulle

“vestite” col cappello

di Babbo Natale.

L’assenza-presenza

Dagli anni Ottanta, il linguaggio

pubblicitario ha

effettuato un enorme passo

in avanti. Le fotografie si

sono fatte più allusive. Il

dettaglio è diventato più

importante dell’insieme.

Quel che si cerca di veicolare

è innanzitutto il messaggio

subliminale. Ed è in questa

fase che si assiste alla

“spersonalizzazione” di

Santa Claus. Non c’è più

bisogno di rappresentarlo

come essere umano: è sufficiente

alludere a un dettaglio

del suo vestito per evocarlo.

Un classico esempio

di assenza-presenza.

Troviamo così bottiglie di

liquore con il copricapo

rosso; scatole di cioccolatini

e orologi appoggiati su un

tessuto rosso bordato di pellicciotto;

cellulari sotto il

cinturone…

Pubblicitari

iconoclasti

Negli ultimi anni, Babbo

Natale è tornato a essere un

personaggio in carne e ossa.

Ma a questa ritrovata “fisicità”

corrisponde con una

sostanziale revisione del personaggio.

Rappresentativo è

lo spot televisivo di una nota

marca di surgelati: nottetempo,

un bambino scopre

Babbo Natale intento a rovistare

nel freezer. “Che ci fai

tu qui?”, chiede il piccolo,

con lo sguardo indispettito.

“Non posso mica aspettare

Natale per assaggiare questa

specialità”, ribatte sarcastico

il pingue nonnone, già alle

prese con i fornelli.

“Insomma a me niente?”,

chiede il bambino, pronto a

pregustare la specialità

gastronomica. Il nonnetto

annuisce e chiede: “Allora tu

cosa vuoi, petto o coscia?”. Il

bimbo risponde: “Coscia!”. Al

che, Babbo Natale gli risponde

con tono canzonatorio:

“Peccato... tutto petto”. E lo

spot si conclude così, con

Santa Claus davanti a un bel

piatto fumante e il bambino

rimasto con un palmo di

naso.

Questo spot – andato in

onda in primavera - è emblematico

di un’altra curiosa

tendenza: la figura di Santa

Claus sembra essersi emancipata

dai limiti stagionali.

Non riguarda più solo ed

esclusivamente le festività di

fine anno. Qualche esempio?

“E chi sono io? Babbo

Natale?”, recitava lo spot di

una nota marca di biscotti

italiana. Altri creativi gli

hanno tolto il giaccone per

immergerlo in piscina. Il

caso limite di approccio iconoclasta

è probabilmente

rappresentato dalla pubblicità

di un tour operator, che ha

puntato su un Babbo Natale

in mutandoni, mollemente

adagiato su un’amaca, alle

prese con la tintarella.

35


IL VOLTO DEL MITO

TUTTI I PIÙ GRANDI DISEGNATORI SI SONO SBIZZARRITI CON L’EFFIGE DI SANTA CLAUS

la

36

Galleria

BABBO NATALE D’AUTORE

NORMAN ROCKWELL E LE COPERTINE DEL “SATURDAY EVENING POST”

IL RITRATTO BEFFARDO DEL FORMIDABILE CARICATURISTA SEBASTIAN KRÜGER

UN TENERO E MALATICCIO PÈRE NOËL GRIFFATO JEAN-BAPTISTE MONGE

L?IRRIVERENTE SEBASTIAN KR GER

Santa Claus secondo Sebastian Krüger, noto

come “Il re della caricatura canagliesca”.

Il caricaturista-illustratore-pittore tedesco

(nato nel 1963) è autore di copertine per i

principali newsmagazines europei: “Der

Spiegel”, “Stern”, “L’Espresso”… Le sue

vittime predilette sono i politici e i personaggi

del mondo dello spettacolo e dello sport.

E nella sua galleria di Vip non poteva

mancare Babbo Natale

JEAN-BAPTISTE MONGE

A destra, Père Noël visto da

Jean-Baptiste Monge.

L’illustrazione è tratta dal volume

“Halloween” (Editions “Avis

de Tempete”), dove il

disegnatore si diverte

a reinterpretare

in chiave malvagia

le creature fatate


IL FORMIDABILE

ROCKWELL

E’ l’illustratore

americano per

antonomasia.

Norman

Rockwell

(1894-1978)

ha dato vita

a una strepitosagalleria

di

immagini

di fantasia.

E in periodonatalizio

ha realizzato

per

la rivista

“Saturday

Evening

Post” una

leggendaria

serie di copertine

dedicate

a Babbo

Natale.

Il Santa

Claus

griffato

Rockwell

è

talmente

noto agli

americani da

poter essere

considerato

l’unico “rivale”

di quello formulato

da

Haddon

Sundblom.

Una curiosità:

Norman

Rockwell,

nel 1965, ha realizzato

un Babbo

Natale per la Pepsi

Cola

37


GALLERIA SATIRICA

FIGURA REALE O IMMAGINARIA? LE DUE SCUOLE

Esiste

oDI PENSIERO

non

A CONFRONTO

PROMOTORI E DETRATTORI DI BABBO NATALE

NEGLI STATI UNITI, VENT’ANNI FA, È SORTA UN’ORGANIZZAZIONE

CHE RICERCA PROVE SCIENTIFICHE E TESTIMONIANZE SU SANTA CLAUS

I PIÙ “CATTIVI” RISPONDONO CON VIGNETTE, DIPINTI IRRIVERENTI

E MINUZIOSE ANALISI CHE SMONTANO IL MITO PEZZO PER PEZZO

LA SATIRA

Alcuni esempi del

mito di Babbo

Natale rivisitato in

chiave satirica.

Nella pagina a

fianco, in basso, il

dipinto blasfemo

realizzato nel 1989

da Robert

Cenedella

38

Altro che creatura

immaginaria... Babbo

Natale è talmente

addentro l’immaginario collettivo

che negli Stati Uniti

sarebbe sorta un’associazione

che ne sostiene l’esistenza

e va in cerca di prove e

testimonianze scientifiche.

Si tratta dell’Institute of

Scientific Santaclausism.

Non siamo riusciti a trovare

una conferma attendibile

dell’esistenza di questa

organizzazione. Si sa solo

che gli “adepti” avrebbero

raccolto un sorprendente

pacchettino di documenti,

fra registrazioni sonore,

avvistamenti (la concentrazione

massima si è avuta

in Finlandia nel 1988),

orme, scatti rubati e

interviste ai fortunati

che hanno avuto l’onore

di un “incontro

ravvicinato del

terzo tipo” col

vero Santa Claus.

Le testimonianze dell’organizzazione

si perdono del

dicembre 1988, in concomitanza

con la notizia che un

giudice californiano avrebbe

diffuso al più presto prove

legali dell’esistenza di

Babbo Natale.

La perfidia

dei detrattori

Ma si sa: il successo altrui

infastidisce. E anche la figura

del nonnone vestito di rosso

ha dovuto fare i conti con l’ironia,

se non con la perfidia

dei detrattori. La satira legata

a Babbo Natale è davvero

multiforme: vignette, barzellette,

analisi minuziosissime...

Navigando su Internet,

per esempio, è facile imbattersi

in una inchiesta scientifica

dichiarata come “annuale”

(in realtà, è sempre la

stessa). In questa indagine, la

figura di Babbo Natale è

smontata pezzo per pezzo,

con un pizzico di crudeltà.

L’inchiesta (vedi box a lato)

è stata originariamente

pubblicata sul magazine

Spy, a firma di Richard

Waller. E anno dopo

anno è diventata

patrimonio collettivo,

tradotta in

tutte le lingue e

inviata a migliaia di indirizzi

e-mail.

Il dipinto “blasfemo”

Qualche volta, la critica al

personaggio è parsa a taluni

addirittura blasfema, come

nel caso di un dipinto del


esiste ?

1989 di Robert Cenedella,

artista di New York dalla forte

impronta satirica. Il quadro

rappresentava una Babbo

Natale crocifisso che domina

una montagna di regali rovesciata

su una città. Alcuni

gruppi religiosi hanno criticato

quest’opera. Eppure

dietro il linguaggio forte, si

cela un significato piuttosto

chiaro e condiviso: nella

società contemporanea, la

figura di Santa Claus ha simbolicamente

sostituito quella

di Gesù Bambino, nel senso

che la dimensione consumistica

del Natale ha soppiantato

quella religiosa.

INDAGINE SCIENTIFICA: BABBO NATALE Ø MORTO

Nessuna specie conosciuta di

renna può volare. Ma dal

momento che esistono 300mila specie

di organismi viventi ancora da

classificare (in buona parte insetti o

germi), ciò non esclude la possibilità

che esistano renne volanti.

Nel mondo ci sono due miliardi di

ragazzi (calcolando i minori di 18

anni). Dal momento che Babbo

Natale non visita musulmani, indù,

ebrei e buddisti, il lavoro si riduce al

15% del totale: 378 milioni. Ad una

media censita di 3,5 ragazzi per abitazione,

il numero di case ammonterebbe

e 91,8 milioni.

Ora supponiamo che ci sia almeno

un “bravo ragazzo” per ogni casa.

Favorito dai fusi orari e alla rotazione

della Terra, Babbo Natale avrebbe

31 ore per sbrigare il suo lavoro.

Ipotizzando, come sembra logico,

che viaggi da Est verso Ovest, questo

comporta una media di 822,6 visite

al secondo. Per ogni casa, Babbo

Natale dovrebbe: parcheggiare,

scendere dalla slitta, scendere per il

camino, riempire le calze, mettere i

regali sotto l’albero, mangiare qualsiasi

cosa sia stata lasciata, risalire

per il camino, balzare sulla slitta,

raggiungere la casa successiva. Il

tutto in un tempo medio di 1,2 millesimi

di secondo.

Se ciascuna di queste 91,8 milioni di

fermate fosse distribuita omogeneamente

sulla Terra, calcoleremmo una

distanza media di circa 1,154 Km per

casa e un viaggio complessivo di 112

milioni di Km. La slitta di Babbo

Natale si dovrebbe spostare ad una

velocità di 962 Km al secondo, cioè

tremila volte la velocità del suono. A

titolo informativo, il più veloce veicolo

costruito dall’uomo, la sonda

spaziale Ulisse, viaggia alla misera

velocità di 40,5 Km al secondo, mentre

una renna qualsiasi può raggiungere

al massimo i 22 Km all’ora.

Ammesso che ogni bambino non

ottenga nulla di più che un pacchettino

del peso di 900 grammi, la slitta

trasporterebbe 321.300 tonnellate,

senza contare Babbo Natale stesso.

Una renna convenzionale può trainare

136 Kg. Anche accettando l’ipotesi

che le “renne volanti” possano

trainare un peso dieci volte superiore

a quello di una renna normale,

servirebbero 214.200 renne. Questo

incrementa il peso lordo a 353.400

tonnellate, slitta esclusa.

Una massa di quasi 400mila tonnellate

che viaggia a 962 Km al secondo

crea un enorme attrito con l’atmosfera.

Ciò provocherà il riscaldamento

delle renne nella stessa misura

di un’astronave al rientro dallo

spazio. La prima coppia di renne

assorbirà da 1 a 1,3 quintilioni di

Watt (ciascuna): si volatilizzerà all’istante

esponendo le renne alle loro

spalle alla stessa sorte e creando un

assordante bang supersonico.

L’intero gruppo di renne si vaporizzerà

in 4,26 millesimi di secondo e

Babbo Natale, contemporaneamente,

sarà soggetto a forze centrifughe

pari a 17.500,06 G. Un Babbo Natale

appena sopra il quintale verrebbe

schiacciato sul fondo della slitta da

una forza di 1.957.420 Kg.

Se ne deduce che se Babbo Natale

ha mai tentato di consegnare regali

alla vigilia di Natale, ora è sicuramente

morto.

39


LA RESIDENZA

TUTTI I PAESI NORDICI (E NON SOLO) SONO IN COMPETIZIONE PER ACCAPARRARSI

A casa di Babbo

Babbo Natale è nato in

Groenlandia. Lo ha

rivelato un gruppo di

130 babbi e mamme Natale

nel corso della quarantesima

edizione del Congresso

mondiale dei Santa Claus,

evento che si tiene a cadenza

annuale in Danimarca.

Ma dov’è la sua dimora? A

questa domanda hanno

provato a rispondere in

molti. C’è chi colloca la sua

casa nei paesi più freddi

40

LA RESIDENZA UFFICIALE È A ROVANIEMI, IN FINLANDIA

LA CAPITALE DELLA LAPPONIA OSPITA ANCHE IL SANTAPARK

C’È CHI PARLA DI UNA DIMORA SEGRETA A KORVATUNTURI

dell’Europa o dell’America

del Nord e chi in località più

miti e temperate...

Qualcuno parla di una casa

costruita a Berna, sul cucuzzolo

di una montagna.

Quest’abitazione sarebbe

costituita da una fabbrica di

giocattoli (i macchinari sono

stati costruiti dagli gnomi

aiutanti e azionati da una

caldaia a legna) e l’abitazione

vera e propria, al cui

interno è collocato un bel

tavolone da 12 posti, un

camino e una poltrona rossa

su cui Babbo Natale si accomoda

per leggere le letterine

dei bambini di tutto il

mondo. Al piano superiore

c’è una grande stanza che

ospita le renne: dall’alto,

possono più agevolmente

spiccare il volo la sera della


LA CITTADINANZA DI SANTA CLAUS

Natale chio-radar,

Vigilia.

Altri pensano che Babbo

Natale viva in piccolo villaggio

chiamato Polo Nord, 500

chilometri a nord di

Anchorage, la capitale

dell’Alaska. Nella località

vivono circa 500 persone e

della dimora di Santa Claus

si occupa la famiglia Miller.

All’ufficio postale arrivano

circa 60mila letterine all’anno.

E c’è un’associazione di

volontari che si occupa dello

smistamento della posta.

La residenza

“ufficiale”

Da qualche anno, però, il

rubicondo nonnone ha una

dimora ufficiale. Si tratta di

Rovaniemi, capoluogo della

Lapponia finlandese e rinomatissima

località sciistica,

facilmente raggiungibile da

Helsinki sia in treno che in

autobus (nel periodo festivo

le corse si moltiplicano a più

non posso).

Il villaggio di Babbo Natale si

trova a 5 chilometri dal centro

di Rovaniemi.

Passeggiando per le stradine

è possibile ascoltare un bel

sottofondo musicale di canzoni

natalizie. Alzando gli

occhi verso il cielo si rimane

sbigottiti dalle luminarie e

dai festoni coloratissimi. E

ovunque fanno capolino

indicazioni per raggiungere

facilmente la dimora di

Babbo Natale, pronto a mettersi

in posa per l’immancabile

foto ricordo. Nel piazzale,

davanti a un bel fuoco

scoppiettante, è possibile

ammirare spettacolari parate

e divertenti giochi organizzati

dai concittadini dell’illustre

personaggio. Le viuzze ospitano

decine di negozietti

convenzonati con Babbo

Natale: qui è possibile trovare

assolutamente tutto ciò

che può piacere ai bambini.

C’è anche un attrezzatissimo

ufficio postale a cui scrivono

i bambini di tutto il mondo.

Mentre il padrone di casa

stringe la mano ai suoi ospiti,

tutt’intorno è possibile

osservare i suoi aiutanti, in

particolare gli addetti allo

smistamento delle lettere,

impegnati a smaltire la posta

e ad impacchettare regalini.

Ci sono anche tre folletti aiutanti,

in grado di parlare

tante lingue straniere: Uuras,

Puhku e Puolukka.

Il Santapark

Ad appena 2 chilometri dal

centro storico di Rovaniemi

sorge un altro “tempio”

dedicato a Babbo Natale. Si

tratta del Santapark, un

grande parco giochi, in

parte ricavato all’interno di

una grotta. E’possibile salire

a bordo di una slitta magica

e di altre giostre sontuosamente

addobbate in chiave

natalizia. Anche qui c’è

sempre un Babbo Natale

pronto a mettersi in posa

per tutti coloro che desiderano

una bella foto ricordo.

La casa segreta

I più informati affermano

che Rovaniemi sia solo la

“casa di rappresentanza”.

Babbo Natale vivrebbe in

una dimora segretissima,

sempre in Finlandia. La

località è Korvatunturi, che

in finlandese significa

“montagna-orecchio”. Il

nome non è casuale: il villaggio

sorge su una montagna

dalla forma a orecchio

di lepre. Grazie a questi

mastodontici padiglioni

auricolari, Babbo Natale

riesce a captare le voci dei

bambini di tutto il mondo:

sa se un bambino ha fatto il

bravo oppure no, se un

bambino ha detto troppe

bugie, se un bambino ha

fatto troppi capricci. Babbo

Natale segna tutto su un

immenso librone, dove sono

scritti i nomi dei bambini

buoni e di quelli cattivi, e si

regola di conseguenza...

Ma non solo. Grazie all’orec-

Babbo Natale

riuscirebbe anche a sentire i

desideri dei bambini. Ed è

per questo che alcuni pensano

che sia del tutto inutile

inviargli una letterina.

Tanto, Babbo Natale sa già

tutto... C’è anche chi dice

che sia sufficiante che i

bambini consegnino la letterina

ai genitori: avvalendosi

dell’udito strepitoso di

Babbo Natale, la mamma, il

papà, un fratello o una

sorella più grandi, i nonni o

gli zii potranno leggere ad

alta voce la lettera. Babbo

Natale li sentirà e agirà di

conseguenza...

IL VILLAGGIO FINLANDESE DI SANTA CLAUS

Nel disegno grande, opera di Luca Tarlazzi, una

veduta estiva della casa di Babbo Natale. In alto la

stessa nel periodo natalizio. Nelle tre foto, il

Villaggio di Santa Claus, a Rovaniemi (Finlandia)

41


LETTERE E REGALI

DOVE INVIARE LE LETTERINE? È SEMPRE MEGLIO CHIEDERE AIUTO A MAMMA E PAPÀ

Caro Babbo Na

L’ATTREZZATISSIMO UFFICIO POSTALE

DI ROVANIEMI, IN FINLANDIA.

ESISTE ANCHE UN INDIRIZZO ITALIANO:

SI TROVA A QUARTO (NAPOLI).

TUTTI I SEGRETI SULLA PRODUZIONE

E LA CONSEGNA DEI GIOCATTOLI

Qual è l’indirizzo di Babbo

Natale? Alcuni bambini consegnano

le letterine ai genitori.

Altri le imbucano senza francobollo,

mandando in tilt gli addetti

agli uffici postali di tutto il mondo. In

realtà esistono centinaia di indirizzi

“segreti” utili allo scopo. Ve ne possiamo

rivelare almeno due: il

Villaggio di Santa Claus a Rovaniemi

(in Finlandia) ospita un attrezzatissimo

ufficio postale. L’indirizzo è:

Joulupukin Pajakyla, 96930 Napapiiri

(Finlandia). Esiste anche un indirizzo

italiano, creato ad hoc dal “Babbo

42

Esiste un Babbo Natale italiano.

Vive a Quarto (Napoli), è un ex

ferroviere in pensione e si chiama

Armando Narciso. Nei primi anni

Novanta ha avuto la brillante idea

di registrare il brevetto e di ottenere

il copyright, diventando legalmente

il Babbo Natale italiano.

Appena possibile, il signor Narciso si

reca in visita a scuole, istituti di

beneficenza e orfanotrofi. Ma anno

dopo anno le richieste di parttecipazione

si sono fatte sempre più

numerose. Per difendere il marchio,

Armando Narciso (con la moglie

Elvira Maffia) ha fondato la società

Napoletana Servizi e attivato una

casella postale. Una raccolta delle

200 letterine più belle è stata pubblicata

qualche anno fa nel libro

Natale italiano” Armando Narciso

(vedi box a fondo pagina): è sufficiente

indirizzare la letterina alla

Casella Postale 70, 80010 Quarto

(NA). A tutti i bambini che non

dimenticano di scrivere il proprio

indirizzo, entrambi gli uffici faranno

pervenire una letterina autografa di

Babbo Natale, con un invito a essere

più buoni.

Fabbrica o Sacro Graal?

Per la richiesta dei giocattoli, i bambini

devono chiedere aiuto alla

mamma e al papà: solo loro sono in

UN SANTA CLAUS SOTTO IL VESUVIO

“Babbo Natale Casella Postale 70

80010 Quarto. Napoli” (ed. Agami,

Cuneo), con prefazione di don

Luigi Ciotti. I proventi sono stati

devoluti in beneficenza alla

Comunità Abele e al seminario della

Diocesi di Pozzuoli. Per avvantaggiare

i piccoli corrispondenti, nel luglio

1997 la Napoletana Servizi ha dato

vita al sito www.babbonatale.it e

all’indirizzo di posta elettronica

lettere@babbonatale.it. Il sito

offre la possibilità di esplorare la

figura di Babbo Natale dalle più

svariate angolazioni. Ma c’è anche

un aspetto che distingue il sito dai

tanti dedicati a Babbo Natale: è

forse l’unico privo di velleità commerciali

o pubblicitarie (non c’è

neanche un minuscolo banner).


tale...

grado di spiegare a Babbo

Natale il tipo di gioco desiderato.

Gli elfi che lavorano

nella fabbrica al Polo Nord

hanno bisogno di indicazioni

precisissime. Altrimenti si

corre il rischio di regalare il

gioco sbagliato (è successo

anche questo).

Esistono persone che non

credono all’esistenza della

fabbrica al Polo Nord:

secondo loro, Babbo Natale

è in possesso del Sacro

Graal, un oggetto che gli dà

la possibilità di creare – dal

niente - qualsiasi cosa e

senza limiti di quantità. Se

fosse vero, il nostro beniamino

non avrebbe bisogno

di trasportare sulla sua slitta

i regali e di calarsi attraverso

il camino: gli basterebbe

materializzare le scatole bell’e

infiocchettate direttamente

dentro le case.

I segreti di Santa

Claus

Ma come fa Babbo Natale ad

accontentare i bambini di

tutto il mondo? Secondo

alcuni, la slitta vola alla velocità

della luce. Secondo altri,

Santa Claus è in grado di fermare

il tempo: addormentando

le persone e fermando

gli orologi, può sbrigare il

suo lavoro con la massima

tranquillità.

Si dice che l’organizzazione

della fabbrica sia così perfetta

che Babbo Natale si limita

a caricare

solo un po’ di giocattoli, per

poi tornare a rifornirsi ogni

volta che il sacco si svuota: i

suoi aiutanti si accollerebbero

il compito di organizzare

il carico zona per zona, agevolando

il lavoro di distribuzione.

C’è un’altra teoria,

secondo la quale Babbo

Natale nasconderebbe

in tempo

utile i regali in

ripostigli

segreti (grotte,

caverne, cantine,

solai...) per

recuperarli

non appena

la slitta è nei

paraggi.

Un’ultima

teoria

vuole

che

Babbo Natale sappia moltiplicarsi:

in pratica, potrebbero

esserci tanti Babbo

Natale (ed altrettante slitte

trainate da nove renne)

quante sono le case da visitare.

Se così fosse, ogni bambino

avrebbe un Babbo

Natale tutto per sé.

43

illustrazione di Luca Tarlazzi


MUSICA E CINEMA

TUTTE LE PIÙ GRANDI VOCI AMERICANE HANNO RESO OMAGGIO A SANTA CLAUS

Le canzonieifilm

Negli USA, ogni dicembre,

le vetrine dei negozi di

dischi si riempiono di

“Christmas album”. Tutte le

superstar della canzone americana

hanno pubblicato almeno una

raccolta di canzoni natalizie, e grazie

a loro il repertorio festivo a stelle e

strisce si è costantemente aggiornato, dando vita a

un filone ben lontano dai canti tradizionali (le

“Christmas carols”) e dai solenni gospel e spiritual

(Oh happy day e dintorni). Alcune di queste

canzoni, intrise di un gusto laico e contemporaneo,

sono diventate patrimonio collettivo:

chi non conosce Jingle bells, White Christmas,

nella foto: Axum Mistri

44

di Babbo Natale

DA BING CROSBY A FRANK SINATRA:

IL BOOM DEI “CHRISTMAS ALBUM”.

EUROPA CONTRO USA:

DUE MODI DIVERSI DI

CANTARE IL NATALE.

NEL VECCHIO

CONTINENTE, GESÙ

BAMBINO BATTE

IL GRASSO

NONNONE

LE VOCI DEL NATALE

Frank Sinatra e Bing Crosby sono due

fra le più importanti voci americane che

hanno reso omaggio a Santa Claus

fotografia pubblicitaria

e still-life

via Garibaldi, 18/A

Argenta - Ferrara - Italy

tel. e fax ++39 0532 852436

cell. 347 2402087

e-mail: inf@maxsalani-photo.com


The Christmas song?

In Europa, al contrario, le

canzoni natalizie non si sono

mai discostate da una più

“ingessata” dimensione religiosa:

la tedesca Stille Nacht

(Astro del ciel), la francese

Noel, l’italiana Tu scendi

dalle stelle (rivisitazione di

Quanno nascette Ninno, di

Sant’Alfonso Maria de’

Liguori), la tradizionale

Adeste fideles sono lontanissime

dalla contemporaneità:

difficile immaginarle cantate

da un idolo pop-rock. Al

limite, le si possono associare

a un bel coro di voci bianche

(non a caso, in Italia,

pullulano i dischi natalizi

cantati da bambini).

Questa vocazione musicalreligiosa

trova conferma

nelle numerose partiture

europee dedicate a San

Nicola (brani corali o strumentali,

inni, composizioni

liturgiche, sonate medievali).

Ma all’appello manca Santa

Claus. I pochi exploit sono

trascurabili (per l’Italia ci tornano

in mente L’uccisione di

Babbo Natale di Francesco

De Gregori o Papà Natale fa

l’autostop del Piccolo Coro

dell’Antoniano di Bologna).

Le canzoni

più famose

Il songbook americano è

zeppo di omaggi a Babbo

Natale. A cominciare dalla

canzone più nota: Santa

Claus is coming to town. Dal

1934, l’hanno cantata tutti,

compresa la strana coppia

Frank Sinatra & Cindy

Lauper e il boss Bruce

Springsteen. Il testo è un

invito ai bambini a essere

più buoni, ad appendere le

calze e a mettersi a letto presto

la sera della Vigilia, così

come nelle altrettanto popolari

Here comes Santa Claus

e Santa is here.

L’esperimento più ambizioso

è di Perry Como, che in uno

dei suoi numerosi “Christmas

album” ha eseguito ’Twas the

night before Christmas, versione

musicale del poema

pubblicato nel 1823 di

Clement Clarke Moore.

La canzone che meglio esprime

una visione infantile del

personaggio è la spassosa I

saw mommy kissing Santa

Claus: svegliatasi di notte,

una bambina vede la

mamma dare un bacio affettuoso

a Santa Claus, e – tra

sé e sé – comincia a congetturare

sulle reazioni che il

papà avrebbe avuto assistendo

alla scena. La bimba non

si rende conto che sotto il

costume c’è proprio lui,

anche se comincia a sospettarlo…

Per gli adulti, l’exploit più

incredibile è Santa Baby, del

’54, della trasgressiva Eartha

Kitt (cantante-attrice-ballerina,

che Orson Welles definì

la “donna più sexy del

mondo”). In questa canzone,

la Kitt trasforma Babbo

Natale in un amante (lo chiama

“Baby”) e, con voce

maliarda e insinuante, chiede

in dono gioielli, assegni in

bianco e un bell’albero di

Natale decorato da Tiffany.

Canzoni sulla slitta

Esistono anche brani in cui

la figura di Santa Claus è

protagonista indiretta.

Pensiamo alle canzoni dedicate

alla slitta (Jingle Bells o

Sleigh Ride) o alle renne

(Rudolph, the red-noised

reindeer e Run, Rudolph,

run). In Santa Claus is watching

you, le renne si moltiplicano

a più non posso: a

Rudolph e alle sue otto compagne

si aggiungono Bruce,

Marvin, Leon, Cletus,

George, Bill, Slick, Do-right,

Clyde, Ace, Blackie, Queenie,

Prince, Spot e Rover, per un

totale di 24 renne.

IL SONGBOOK DI SANTA CLAUS

BEDTIME FOR TOYS (Stevie Wonder)

CHRISSY, THE CHRISTMAS MOUSE (Debbie Reynolds

& Donald O’Connor)

DONDE ESTA SANTA CLAUS (Augie Rios)

HE’LL BE COMING DOWN THE CHIMNEY (Gene Autry)

HERE COMES SANTA CLAUS (Gene Autry, Bing

Crosby, Elvis Presley)

I BELIEVE IN FATHER CHRISTMAS (Greg Lake)

I SAW MOMMY KISSING SANTA CLAUS (Teresa Brewer)

I SAW SANTA ROCKIN’ AROUND THE CHRISTMAS

TREE (Beach Boys)

I STILL BELIEVE IN SANTA CLAUS (Andy Williams)

IT’S CHRISTMAS EVERYWHERE (Paul Anka)

JINGLE BELLS (Bing Crosby, Frank Sinatra, Ella

Fitzgerald, Peggy Lee, Rosemary Clooney, Barbra

Streisand, Patti Labelle, Bobby Vinton, Burt Bacharach)

JOLLY OLD SAINT NICHOLAS (Eddy Arnold, Doris

Day, Mark Davis, Alvin & The Chipmunk)

LET’S GIVE A CHRISTMAS PRESENT TO SANTA

CLAUS (Rosemary Clooney)

LITTLE SAINT NICK (Beach Boys)

RUDOLPH, THE RED-NOISED REINDEER (Gene Autry,

Ella Fitzgerald, Dean Martin, Ray Charles, Johnny

Mathis, Diana Ross, Bing Crosby)

RUN RUDOLPH RUN (Chuck Berry)

SANTA BABY (Eartha Kitt)

SANTA BRING MY BABY BACK (Elvis Presley)

SANTA CLAUS BLUES (Louis Armstrong)

SANTA CLAUS GO STRAIGHT TO THE GHETTO (James

Brown)

SANTA CLAUS IS BACK TO TOWN (Elvis Presley)

SANTA CLAUS IS COMING TO TOWN (Bing Crosby,

Ella Fitzgerald, Peggy Lee, Patti Labelle, Ray Charles,

Frank Sinatra, Johnny Mathis, Diana Ross, Frank

Sinatra & Cindy Lauper, Bruce Springsteen)

SANTA CLAUS IS DEFINITELY HERE TO STAY (James Brown)

SANTA CLAUS IS WATCHING YOU (Ray Stevens)

SANTA CLAUS SANTA CLAUS (James Brown)

SANTA IS HERE (Ella Fitzgerald)

SANTA SANTA SANTA (Gene Autry)

SLEIGH RIDE (Bing Crosby, Johnny Mathis, Eydie

Gormé & Steve Lawrence)

THE CHRISTMAS WALTZ (Frank Sinatra, Peggy Lee)

THE MAN WITH ALL THE TOYS (Beach Boys)

THIS TIME OF THE YEAR (Brook Benton, Ray Charles)

TOYLAND (Doris Day)

TWAS THE NIGHT BEFORE CHRISTMAS (Perry Como,

Gene Autry & Rosemary Clooney)

‘ZAT YOU SANTA CLAUS (Louis Armstrong)

WHEN SANTA CLAUS GETS YOUR LETTER (Gene Autry)

YOU CAN SEE OLD SANTA CLAUS (Gene Autry)

Le renne non sono gli unici

animali associati a Babbo

Natale. Sul finire degli anni

‘50, Debbie Reynolds e

Donald O’Connor hanno

lanciato la canzoncina

Chrissy, the Christmas

mouse, favola di Chrissy,

topolina che vive nella casa

di Santa Claus e che, in virtù

della sua bravura, riesce a

conquistare un posticino

sulla slitta. Nel testo della

canzone, fa capolino anche

uno dei rarissimi riferimenti

musicali alla moglie di

Babbo Natale (è lei che

mette una buona parola

affinché Chrissy possa salire

sulla slitta).

45


MUSICA E CINEMA

46

I FILM PI BELLI SU BABBO NATALE

BUON NATALE (Italia, 1911)

di Pietro Calzabini, con Gina

Montes, Umberto Palmarini.

La pellicola, in bianco e nero, è

uno dei primissimi film italiani in

cui si cita la figura di Babbo Natale...

LA NOTTE DI NATALE

(The night before Christmas)

(Usa, 1933) di Walt Disney

Cortometraggio d’animazione,

contenuto in “Silly Symphony”:

Santa Claus capita in una casa

dove sette bambini dormono e

sette paia di calze sono appese al

camino.

IL MIRACOLO DELLA 34 ma

STRADA

(Miracle on 34 th Street)

(Usa, 1947), di George Seaton,

con Edmund Gwenn, Maureen

O’Hara, Natalie Wood

Ingaggiato dai Grandi Magazzini

di New York per fare Santa Claus,

Kris Kringle pretende di esserlo

davvero. Prima lo prendono per

matto ma poi dovranno ricredersi...

BIANCO NATALE

(White Christmas)

(Usa, 1954), di Michael Curtiz,

con Vera Ellen, Rosemary Clooney,

Bing Crosby, Danny Kaye

Commedia musicale con le celeberrime

canzoni natalizie di Irving

Berlin, a cominciare dalla “title-song”.

RUDOLPH’S SHINY NEW YEAR

(Usa, 1979)

di Jules Bass e Arthur Rankin Jr.

Anche la renna col nasone rosso, prediletta

di Santa Claus, ha avuto il suo

bravo ruolo di protagonista in questo

film d’animazione.

LA STORIA DI BABBO NATALE

(Santa Claus: the movie)

(GB, 1985), di Jeannot Szwarc, con

David Huddleston, Dudley Moore

Riuscitissima pellicola inglese di

genere fantastico.

TEMPO SCADUTO PER SANTA

CLAUSE (In the nick of the time)

(Usa, 1991), di George Miller, con

Conrad Bergsnheider, Richars

Blackburn, Lloyd Bridges.

Un tv-movie di pregevole fattura. Per

accordi contrattuali il mandato di

Babbo Natale ha una durata di 300

anni e – guarda caso - sta per scadere...

THE NIGHTMARE BEFORE

CHRISTMAS (Usa, 1993)

di Henry Selick

Dalla fantasia del grande Tim Burton

un film d’animazione che unisce horror

e musical. Un imperdibile cult.

CANTO PER UN ALTRO NATALE

(Carol for another Christmas)

(Usa, 1964) di Joseph L. Mankiewicz,

con Sterling Haiden, Ben Gazzara,

Peter Sellers.

Trasposizione televisiva del romanzo

“A Christmas Carol” di Charles Dickens.

SANTA CLAUS IS COMING TO TOWN

(Usa 1970), di Arthur Rankin Jr.

Un film d’animazione ispirato dalla

nota canzoncina. Fra i doppiatori c’è

anche Mickey Rooney.

IL MIRACOLO DELLA 34 ma STRA-

DA (Miracle on 34 th Street)

(Usa, 1994), di Les Mayfield, con

Richard Attenborough, Elizabeth Perkins

Remake della commedia del 1947.

Babbo Natale è il regista Richard

Attenborough, premio Oscar per Gandhi.

SANTA CLAUS (Usa, 1994)

di John Pasquin, con Tim Allen,

Eric Lloyd, Peter Boyle

Spassosa fantacommedia all’insegna

del più puro immaginario natalizio a

stelle e strisce.

MRS. SANTA CLAUS (Usa, 1996)

di Terry Hughes, con Angela Lansbury

e Charles Durning

Divertente commedia con le musiche

di Jerry Herman. La moglie di Santa

Claus lascia il Polo Nord per avventurarsi

nella New York di fine

Ottocento.

a cura di Matteo Bassi

CHI SONO? BABBO NATALE?

(Santa Who?) (Usa, 2000)

di William Dear, con Leslie

Nielsen, Steven Eckholdt,

Robyn Lively e Max Morrow

Spassosa commedia americana

con Leslie Nielsen nel ruolo del

protagonista.

MAMMA NON BACIARE

BABBO NATALE (I saw

mommy kissing Santa Claus)

(Usa, 2001), di John Shepphird,

con Conie Sellecca, Corbin

Bernsen, Cole Sprouse

Justin vede i suoi genitori litigare.

Ma poi scopre la madre baciare

Babbo Natale...

CHE FINE HA FATTO SANTA

CLAUSE? (Santa Clause 2)

(Usa, 2002), di Michael Lembeck,

con Tim Allen, Elizabeth Mitchell,

Eric Lloyd

Per quasi dieci anni Scott Calvin è

stato un perfetto Babbo Natale,

ma per le feste in corso qualcosa

non va per il verso giusto...


INTERNET

L’EVOLUZIONE DEL PERSONAGGIO: DALLE LETTERINE ALLA POSTA ELETTRONICA

Babbo Natale

nella Rete

UNA PANORAMICA

DEI PRINCIPALI LINK

ITALIANI E INTERNAZIONALI.

UN DIVERTENTE SITO

ITALIANO CHE SBEFFEGGIA

I SIMBOLI NATALIZI.

FRA LE CURIOSITÀ: LA

RADIO E LA TELEVISIONE

DI SANTA CLAUS

Per quasi cent’anni Babbo Natale

è stato associato alle letterine.

Oggi è un incontrastato “re di

Internet”. Ormai non si contano più i

siti a lui dedicati, tutti corredati del

loro bravo indirizzo e-mail.

Ovviamente, in questo mare magnum

virtuale c’è di tutto: siti su Santa Claus

o, più genericamente, sul Natale (il più

antico è finlandese). Alcuni hanno una

vocazione “culturale”, altri sono operazioni

commerciali. E non mancano siti

turistici, che promuovono itinerari alla

scoperta della “vera casa” di Babbo

Natale.

Un sito “capolavoro” è

www.stnicholascenter.org, a cura del

St. Nicholas Center (in Usa). Qui, in

inglese, è possibile esplorare tutto (ma

proprio tutto) ciò che riguarda San

Nicola. L’indagine è minuziosissima,

corredata da un vasto repertorio fotografico.

I siti italiani

Tra i siti italiani più adatti per muovere i

primi passi sull’argomento “Natale”, da

segnalare www.christmas.it e il meraviglioso

www.lagirandola.it/natale/. Per

quanto riguarda Babbo Natale vero e

proprio, www.babbonatale.it si distingue

per l’assenza di velleità commerciali.

Qui è possibile leggere splendide letterine.

E poi c’è

www.grandenabbonatale.com, che

consente di vedere Babbo Natale al

lavoro, 24 ore su 24, nella sua casa in

Lapponia.

Non mancano link “cattivi”:

www.oikos.org/xmas/ è il “sito ufficiale

di lotta al Natale”. Qui c’è ogni sorta di

curiosità negativa sulle feste. Le sezioni

sono tre: Interventi (barzellette, polemiche,

opinioni), Vergogna (con fatti di

cronaca “nera” natalizia) e un vivacissimo

Forum. Ovviamente, la figura di

Babbo Natale è sbeffeggiata in mille salse.

I siti stranieri

Per chi ha dimestichezza con le lingue, i

siti stranieri offrono un campionario

ancor più bizzarro: www.nettiradio.fi è

la “radio di Babbo Natale”. E’ sufficiente

“sintonizzarsi” per ascoltare un messaggio

di auguri. C’è anche una televisione:

collegandosi a www.santatelevision.com

è possibile spiare Babbo Natale e i suoi

aiutanti. I filmati vengono aggiornati

ogni 30 minuti. Il villaggio “ufficiale” di

Rovaniemi (in Finlandia) può essere

esplorato sui siti www.rovaniemi.fi,

www.santaclauslive.com,

http://puoti.pmk.posti.fi e – in italiano -

www.santagreeting.net. Per il villaggio

“segreto” c’è www.korvatunturi.fi. Da

segnalare i contatti per due parchi di

Babbo Natale: quello finlandese di

Rovaniemi (www.santapark.com) e quello

svedese (www.santaworld.se), che l’architetto

inglese J. Singer ha ricavato da

47


CURIOSITÀ

Natale

A Z

DALLA ALLA

A come Albero

E’ il simbolo festivo più diffuso. L’albero

di Natale non è nato come tradizione

pagana: le popolazioni del Nord Europa

lo associavano a Odino. Pini e abeti

erano originariamente addobbati con

frutti, fiori e candele accese.

B come Barbie

Le bambine saranno felici di scoprire

che esiste anche una Barbie-Babbo

Natale. Un autentico pezzo da collezione.

C come Cartoline

Cartoline e biglietti di auguri sono nati

in Inghilterra nel 1850. Negli Stati

Uniti, ogni anno, se ne spediscono 3

miliardi.

D come Decorazioni

Le più semplici, antiche ed efficaci

sono l’agrifoglio e le candele colorate.

C’è anche il vischio, che solitamente si

appende sullo stipite di una porta.

Quando vi si passa sotto è buona regola

dare un bacio.

48

E come Età

Santa Claus è invecchiato fino a una

certa età, ma grazie alla sua bontà e

alla sua generosità gli è stato assegnato

il dono dell’immortalità.

F come Fuoco

Babbo Natale è in grado di “congelare”

il fuoco per qualche istante: è per questo

che non si scotta e non si brucia il vestito

anche quando il camino è acceso.

G come Giocattoli

Babbo Natale avrebbe iniziato la sua

attività di giocattolaio intagliando statuine

di legno raffiguranti animali.

Oggi è in grado di riprodurre qualsiasi

giocattolo, compresi i videogames.

H come Horror

Il più noto horror legato a Babbo Natale

è The nightmare before Christmas, del

1993. Il film racconta di Jack Skeletron

capo di un villaggio abitato da mostri

(Halloween). Un bel giorno, scopre in

un tronco l’entrata al regno di Babbo

Natale. Lo rapisce e prende il suo

posto. Per fortuna c’è una bambola di

pezza, Sally, che riparerà alle malefatte.

I come Indigestione

Per evitare un’indigestione a Babbo

Natale, la sera della Vigilia non fategli

trovare cibi pesanti e porzioni abbondanti.

Assolutamente vietati gli alcolici:

si ubriacherebbe e non porterebbe a

termine il suo lavoro.

L come Lingue straniere

Si dice che Babbo Natale conosca tutte

le lingue del mondo. Grammatica e

dizione sono perfette, soprattutto in

prossimità del Natale.

M come Mrs. Santa Claus

Sul nome della moglie di Babbo Natale

aleggia il massimo mistero. Secondo

alcuni libri americani si chiama Jessica

Maria Claus (Maria in omaggio alla

Madonna). Si sa per certa una sola

cosa: nell’organizzazione perfetta del

lavoro di Santa Claus c’è il suo zampino.

N come Natale

Vedi box “Le origini del Natale”.

O come “Oh-oh”

Ben poche persone hanno sentito la

voce di Babbo Natale. Molti la associano

al suono “Oh-oh”, con cui il grasso

nonno incita le sue renne ad accelerare

il passo. Le poste canadesi hanno addirittura

istituito un codice di avviamento

postale per le letterine di Natale:

“HOH OHO” (scritto proprio così).

P come Peso

Avvistamenti effettuati mediante satelliti

e radar, confermano che Babbo

Natale sarebbe alto circa 1,70-75. Sulla


ase delle orme lasciate sulla neve,

peserebbe 135 chilogrammi (senza

sacco).

Q come Quattro

Lo sapevate che in occasione delle

feste natalizie (fra il solstizio d’inverno

e l’Epifania), nei paesi benestanti, si

ingrassa in media di quattro chilogrammi?

R come Raduno annuale

Dal 1963, in Danimarca, si svolge un

Congresso Internazionale dei Santa

Claus. L’evento si tiene a Bakken (il più

antico parco dei divertimenti del

mondo), a nord di Copenhagen. Le

prime edizioni ospitavano solo papà

Natale danesi. Ora ne arrivano oltre

cento, da tutto il mondo. Il congresso

dura tre giorni, con contorno di feste

per bambini, parate cittadine, concorsi

di bellezza (Miss Natale) e gare di

canoe fra Santa Claus.

LE ORIGINI DEL NATALE

ella tradizione cristiana,

N il Natale ricorda la

nascita di Gesù. Ma le origini

sono molto più antiche. I

Celti festeggiavano il solstizio

d’inverno come passaggio

da un ciclo stagionale a

un altro. Nel mondo germanico,

si celebrava la festa

solstiziale di Yule: si pensava

che, la notte del 24 dicembre,

i morti visitassero le

famiglie terrene. I Romani

celebravano i “Saturnalia”,

sette giorni di pace e di

gioia in onore di Saturno,

dio dell’agricoltura. Nel 274

d.C., l’imperatore Aureliano

proclamò il 25 dicembre

Festa del Sole” (o meglio:

Festa della Vittoria del

Sole”): il 25 cade pochi giorni

dopo il solsistizio d’inverno,

quando le giornate

cominciano ad allungarsi.

Nel corso di questa festa, di

antichissime origini egiziane

e legata al culto di Mithra,

si accendevano fuochi e si

scambiavano doni.

L’attuale significato del

Natale risale al IV secolo,

S come Spuntino

Babbo Natale, nel suo lungo viaggio, ha

bisogno di tanta energia. Gli sono sufficienti

tre o quattro biscotti e un bicchiere

di latte. Ben accetti anche dolcetti

di diverso tipo. Al mattino, di fianco

al piattino pieno di briciole, i piccoli

padroni di casa potrebbero trovare un

bigliettino di ringraziamento, con la

firma di Babbo Natale

T come Torta

Vedi box “La Torta di Babbo Natale”

con l’affermazione del

Cristianesimo. La festa si

appropriò delle tradizioni e

dei riti collegati alle precedenti

religioni. La data del Natale

fu ufficializzata da papa

Giulio, nel 337 d.C. La scelta

del 25 dicembre fu stabilita

mediante un calcolo preciso:

si partì dal presupposto che

Gesù visse 33 anni esatti

dopo la sua incarnazione.

Tenendo conto che la data di

morte era già stata fissata al

25 marzo, si calcolò che il 25

marzo di 33 anni prima Gesù

si era incarnato nel ventre di

Maria. E considerando che la

nascita non poteva che essere

avvenuta nove mesi dopo, il

Natale fu fissato al 25 dicembre.

Non mancarono le voci

dissonanti: secondo alcuni, la

nascita di Cristo era collegata

alla primavera (le precedenti

tradizioni cristiane lo festeggiavano

tra fine marzo e fine

maggio). Lo stesso Vangelo di

San Luca, il più completo sulla

nascita di Gesù, sembra evocare

un ambiente tipicamente

primaverile.

U come Uclaband

Lo sapevate che esiste un’orchestra formata

da tanti Santa Claus? Si tratta

della Jinglegroup-Uclaband, che prende

il nome dall’Università californiana

Ucla.

V come Vestito

Perché Babbo Natale è vestito di rosso?

Secondo la moglie, è un colore luminoso

e allegro che rappresenta al meglio

la personalità di Babbo Natale.

Z come Zucchero

Anche le renne necessitano di una

bella scorta di energia. E’ sufficiente

appoggiare pezzetti di carota sul

davanzale. Chi dispone di un piccolo

giardinetto può sparpagliare un po’ di

zucchero, di cui le renne sono ghiotte.

Al chiar di luna, i cristalli di zucchero si

illumineranno, e dall’alto sarà ancor

più facile identificare la casa dei bambini

più premurosi.

LA TORTA DI BABBO NATALE

Ingredienti:

farina g 150,

zucchero g 150,

burro g 50,

farina di mandorle g 50,

4 uova e 5 tuorli,

buccia d’arancia,

sale, burro e farina

per lo stampo

Per la guarnizione:

panna fresca g 500,

cioccolato fondente g 100,

salsa di cioccolato,

pasta di mandorle colorata

verde, rossa e bianca (da

richiedere in pasticceria)

Preparazione

In una ciotola resistente al

calore, riunite uova, tuorli,

zucchero e un pizzico di

sale. Immergete la ciotola

in un bagnomaria caldo,

tenendo il fuoco al minimo.

Montate il composto con la

frusta elettrica fin quando

inizierà ad addensarsi.

Togliete dal fuoco e continuate

a lavorare il composto.

Dovrà risultare gonfio e

spumoso. Incorporatevi la

farina di mandorle, la farina

bianca setacciata, la fecola, il

burro fuso e una grattugiata

di buccia d’arancia. Versate

l’impasto in uno stampo

imburrato e infarinato a

forma di Babbo Natale (nei

negozi specializzati se ne trovano

di tutti i tipi). Infornate

a 180 °C per 30 minuti circa.

Lasciate raffreddare, poi dividete

la torta a metà (in senso

orizzontale) e farcitela con

200 grammi di panna montata

e cioccolato fuso (ancora

tiepido). Ricomponete la

torta, e con la pasta di mandorle

colorata disegnate il

faccione di Babbo Natale.

Con il resto della panna

montata guarnitelo con

barba e baffi.

49


LIBRI

UNA INFINITA GALLERIA DI TITOLI, TRA RACCONTI, FAVOLE E VOLUMI DIDATTICI

La Biblioteca

La produzione letteraria

legata a Babbo

Natale è alquanto

composita. Pullulano i libri

per bambini, con Santa

Claus protagonista di favole

e storielle di tema natalizio.

Un altro filone esploratissimo

riguarda i volumi didattici,

che insegnano giochi,

canzoncine e attività legate

al Natale. Molto più rari i

volumi in cui Babbo Natale

è oggetto d’indagini storiche,

sociologiche e culturali.

Quasi sempre si tratta di

volumi dedicati al Natale

nell’accezione più ampia.

Uno dei più prolifici autori

di fiabe su Babbo Natale è

Raymond Briggs (“Babbo

Natale”, “Babbo Natale se la

spassa”, “Babbo Natale va in

vacanza”, “Il libro dei giochi

di Babbo Natale”). Un altro è

Thierry Robin (“Buongiorno,

piccolo Babbo Natale”,

“Felice Halloween, piccolo

Babbo Natale” e “Piccolo

Babbo Natale contro il

Dottor Perfidia”).

I libri per i più piccini, in

certi casi, sono autentici

gioiellini di inventiva. Un

esempio per tutti: “Un regalo

per Babbo Natale”, di Gerald

Hawksley (Ed. La

Coccinella, 2001), è un volume

a forma di Santa Claus

(le pagine sono contenute

nel sacco) che, una volta

letto, si può appendere

all’albero.

Nell’immensa biblioteca di

Santa Claus, non potevano

mancare libri intitolati “La

vera storia di Babbo Natale”.

Uno – pubblicato da Giunti

50

di Babbo Natale

nel 2001 – è di Anastasia

Zanoncelli e Leonardo

Forcellini. Il volume ripercorre

la vicenda di Santa

Claus con un linguaggio

adatto ai bambini ed è corredato

da una traccia a cui

ispirarsi per scrivere una

perfetta letterina di Natale.

Un altro “La vera storia di

Babbo Natale” (Edizioni

Panini, 2001) è stato scritto e

illustrato Giancarlo

Dallosta.

Esistono anche classici più o

meno rivolti agli adulti. E’ il

caso di “Babbo Natale – La

leggenda di Santa Claus”

(Alessandro Editore), di

Michael G. Ploog, tratto dal

romanzo di L. Frank Baum.

E poi vale la pena citare “Le

lettere di Babbo Natale”

(Bompiani, 2004), di John

Ronald Reuel Tolkien (a

cura di Baillie Tolkien). Il 25

dicembre 1920 J.R.R. Tolkien

cominciò ad inviare ai propri

figli lettere firmate

Babbo Natale, contenenti

narrazioni illustrate e poesie.

Questi bizzarri messaggi

continuarono ad arrivare a

casa Tolkien per oltre trent’anni.

Il libro è una selezione

delle lettere più belle.

LO SCAFFALE DEI BAMBINI

Lucio Angelini Il babbo che credeva a Babbo Natale (Ed. Libri Molto Speciali, 1999)

Hisako Aoki La storia preferita da Babbo Natale, con illustrazioni di Ivan Gantschev (Ed. Vita e Pensiero, 1991)

Maurizio Carandini Canta e suona con Babbo Natale (2001)

Philippe Corentin Babbo Natale e le formiche (Babalibri, 2001)

Nicoletta Costa Arriva Babbo Natale (Elle, 1995)

Claudio Delafosse Il caso di Babbo Natale, colorato da Agnes D’Orval (EL, 2000)

Maurizio Giannini Chi ha rapito Babbo Natale? (Bruno Mondatori Ed.)

Maria Loretta Giraldo Babbo Natale (Giunti, 2001)

Jeff Guinn (a cura di) L’autobiografia di Babbo Natale (Piemme, 1996)

Roberta e Walter Grazzani, Babbo Natale va in vacanza a Riccione, con illustrazioni di Lucia Salemi (Piemme, 2004)

Iskender Gider Aspettando Babbo Natale (Nord Sud, 2003)

Peter Grosz I tre Nicolò, con illustrazioni di Giuliano Lunelli (Nord Sud, 1998)

Penny Ives Mamma Natale (EL, 2003)

Kate Lee Il vestito di Babbo Natale, con illustrazioni di Edward Eaves (Emme, 2003)

Derek Matthews (illustrazioni di) Babbo Natale dove sei? (De Agostini, 2002)

Patrizia Nencini Babbo Natale con illustrazioni di Fabiano Fiorin (Giunti, 2003)

Ingrid Ostheeren, Il vero Babbo Natale sono io, con illustrazioni di Christa Unzner (Nord-Sud, 1999)

Suzanne Palermo Il segreto di Babbo Natale (De Agostini, 1992)

Marcus Pfister Svegliati, Babbo Natale! (Nord Sud, 2000)

Moe Price Le renne di Babbo Natale, con illustrazioni di Atsuko Morozumi (Piccoli, 1993)

Konrad Richter Gli stivali di San Nicolò, con illustrazioni di Jozef Wilkon (Nord-Sud, 1997)

Ursula Ritter Caro Babbo Natale (Edizioni Del Borgo, 2000)

Ann Rocard Presto è Natale!, con illustrazioni di Laurence Batigne e Kaori Souvignet.(Lito, 2001)

Marlis Scharff-Kniemeyer, Norbert Landa Dove sei, Babbo Natale? (Piccoli, 1998)

Grégoire Solotareff Dizionario di Babbo Natale (Fabbri, 1999)

Paul Stickland La casa di Babbo Natale libro animato (Arnoldo Mondatori, 1995)

Gabrielle Vincent (testo e illustrazioni di) Il mio piccolo Babbo Natale (C’era una volta, 1996)

Anne Wilsdorf Faustina e Babbo Natale (Babalibri, 2002)

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