ARTISTI STRANIERI IN GRASSI - Galleria d'Arte moderna di Milano

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ARTISTI STRANIERI IN GRASSI - Galleria d'Arte moderna di Milano

ARTISTI STRANIERI IN GRASSI

10 LUGLIO – 27 DICEMBRE 2011

Il prestito delle opere non si traduce in una parete vuota. La Galleria d’Arte Moderna ha sempre

creduto nella valorizzazione delle sue collezioni. Per questo motivo, al posto dei capolavori di

Segantini che resteranno in Giappone fino a dicembre, non troverete soltanto il solito cartellino che

segnala l’assenza dell’opera, ma un’altra opera. Vi offriamo infatti la possibilità di ammirare dei quadri

provenienti dai nostri depositi, inseriti in un percorso studiato per mettere in risalto le peculiarità

della Collezione Grassi. Su tutte, il rapporto fra collezionisti italiani e artisti stranieri.

Collezionismo

Lo sguardo del collezionista è uno sguardo sul mondo. Ormai libero dai dettami dell’Accademia, può

orientare le sue scelte in base al gusto personale. Non di rado, per questo, riesce a scoprire talenti e a

stringere importanti relazioni con gli artisti. Carlo Grassi, ad esempio, predilige opere in cui pittori

importanti e affermati sperimentano stili e linguaggi innovativi. Grubicy, invece, trae dai rapporti con

gli artisti e dai frequenti viaggi in Europa ispirazione per le opere che egli stesso dipingeva: era un

collezionista-mercante-pittore, che riuscì ad ampliare la fortuna degli artisti italiani all’estero e quella

degli stranieri in Italia. Questi, insieme a Canavese e Crivelli, sebbene con declinazioni diverse, sono i

protagonisti di una stagione culturale in cui la nobiltà e la borghesia milanesi diventano i nuovi

mecenati dell’arte italiana e internazionale. Tutti hanno scelto di donare le loro collezioni a un ente

pubblico, nella fattispecie il Comune di Milano, convinti che l’arte sia un patrimonio da condividere e

conservare.

Consonanze

I rimandi che intercorrono tra queste opere e gli altri pezzi della raccolta, apparentemente casuali,

sono frutto di una scelta attenta, che mira a evidenziare l’affinit{ nel gusto e la consonanza nelle

tendenze di collezionisti che operavano nella stessa epoca storica, ma in contesti diversi. Sargent

dialoga con De Nittis, Boldini e Helleu, con i quali ha vissuto la mondanit{ della Parigi dell’Ottocento.

Daubigny e De Bock, esponenti della Scuola di Barbizon, rivaleggiano con i paesaggi di Corot. Lovis

Corinth e Wilhelm Trubner condividono con Max Liebermann l’esperienza di rottura col passato che fu

la Secessione Berlinese (1893).


Opere esposte

John Sargent, Donna distesa, 1908. Legato Maria Zambianchi, 1968 Milano.

In questa delicata opera il pittore si cimenta con l’acquerello, che conferisce

al quadro un’atmosfera eterea. Abituato ai ritratti mondani, ora Sargent

sceglie di raffigurare una donna colta in un momento di abbandono e intimo

riposo.

Charles François Daubigny, Paesaggio, ante 1882. Donazione Vittore Grubicy

de Dragon, 1920 Milano. “Nella squisitezza del disegno, la composizione

rivelava la mano maestra di Daubigny”: è lo stesso Grubicy che commenta

l’opera in un’iscrizione sul retro del quadro. La resa luministica,

caratterizzata da forti contrasti di luci e ombre, è frutto dell’osservazione

diretta della natura, tipica della scuola di Barbizon.

Teophile De Bock, Il fieno tagliato, 1881. Donazione Vittore Grubicy de

Dragon, 1920 Milano. Veri protagonisti di questo paesaggio sono i covoni,

soggetti campestri che hanno sempre attirato l’attenzione degli artisti, da

Monet a Lega, da Millet a Kandinskij. Il colore dorato del grano si presta,

infatti, agli studi luministici tipici della pittura ottocentesca.

Thomas Couture, Pazzo nella cella, 1840. Lascito Crivelli, 1902 Milano.

Thomas Couture, maestro di Manet, è un artista di formazione accademica. Il

protagonista della scena è un pazzo, la cui follia è espressa dalla posa

instabile, dallo sguardo perso nel vuoto e dallo strano gesticolare delle mani.

Accanto a lui due figure femminili disperate ed una natura morta, ormai

completamente avvizzita, contribuiscono ad accentuare il dramma.

Wilhelm Trubner, Nudo di donna, 1876. Deposito Pinacoteca di Brera, 1902

Milano. L’opera, come spesso accade nella tradizione accademica, è

ambientata nell’atelier dell’artista, riconoscibile dalla tavolozza e dalla

cartella sulla sinistra, contenente dei disegni. La scena, piuttosto cupa, mette

in risalto il corpo nudo di una donna intenta a contemplare un teschio,

esplicita allusione alla caducità umana.

Henry Jean Guillaume Martin, Idillio. Donazione Ausonio Canavese, 1936

Milano. Amico di Auguste Rodin e vincitore della medaglia d’oro al Salon del

1889, Martin è vicino alla tecnica del puntinismo e non è estraneo

all’influenza simbolista di Puvis de Chavannes. La scena mostra la sintonia

fra il sentimento umano e il risveglio della natura.

Lovis Corinth, Ritratto di un pastore protestante, 1899. Acquisto ignoto,

1904 Milano. Fra i principali esponenti della Secessione Berlinese, Corinth

rappresenta con massima coerenza la serietà del soggetto. Tutto nella scena,

dall’ambiente ai colori, alla posa sobria e concentrata del protagonista,

rimandano all’austerit{ tipica dei pastori protestanti.

L’esposizione temporanea “Artisti stranieri in Grassi” è visitabile grazie alla collaborazione

tra i Volontari Touring per il Patrimonio Culturale e il Corpo dei Civici Custodi Museali

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