I liberali e la resistenza - Luigi Sturzo
I liberali e la resistenza - Luigi Sturzo
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gerardo nicolosi<br />
I <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
premessa<br />
In un saggio dedicato all’interpretazione liberale del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
pubblicato non molto tempo fa, cercammo di mettere in<br />
evidenza come il problema del contributo dei <strong>liberali</strong> italiani<br />
nel<strong>la</strong> fase di transizione dal fascismo al<strong>la</strong> repubblica continuasse<br />
a rimanere pressoché eluso dal discorso storiografico prevalente,<br />
e ciò nonostante <strong>la</strong> fioritura di titoli dedicati al<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
e al<strong>la</strong> liberazione che puntualmente si registra a ogni decennale<br />
del<strong>la</strong> ricorrenza 1 . Un silenzio che invece contrasta con<br />
<strong>la</strong> realtà documentabile di una partecipazione attiva e non<br />
marginale a uno dei momenti fondanti e allo stesso tempo più<br />
discussi del<strong>la</strong> nostra storia nazionale. Accettammo <strong>la</strong> tesi, a dire<br />
il vero poco confutabile, di chi ha sostenuto che in primo<br />
luogo si sia trattato di una sorta di autorinuncia al<strong>la</strong> trasmissione<br />
di una memoria storica 2 , ma andammo avanti, interrogandoci<br />
sulle ragioni di tale rinuncia, che rintracciammo nelle<br />
stesse matrici politico-culturali di una tradizione che più di<br />
altre ha dovuto avvertire il vissuto antifascista e resistenziale innanzitutto<br />
come esigenza di ricomposizione nazionale e quindi<br />
in cui forse fu più viva <strong>la</strong> volontà di chiudere in fretta una<br />
pagina in fondo triste del<strong>la</strong> più recente storia italiana, nonché<br />
1. g. nicolosi, L’interpretazione liberale del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong>, in «Ventunesimo secolo»,<br />
ivi, 8, ottobre 2005, pp. 93-120.<br />
2. Cfr. g. orsina, Quando l’Antifascismo sconfisse l’antifascismo. Interpretazioni<br />
del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> nell’alta cultura antifascista italiana (1955-1965), in «Ventunesimo secolo»,<br />
ivi, 7, aprile 2005, pp. 9-43.
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di fuggire, dopo vent’anni di fascismo, dalle sirene del<strong>la</strong> retorica<br />
e dal<strong>la</strong> «frenesia del martirio», per ricorrere a una formu<strong>la</strong><br />
di Alfredo Parente che si ritrova in un editoriale del «Mattino»<br />
di Napoli di qualche giorno successivo al 25 luglio 3 .<br />
Tuttavia, ci convincemmo anche del fatto che in uno spazio<br />
pubblico che per cinquant’anni è stato dominato da una<br />
“guerra del<strong>la</strong> memoria”, si dovette trattare, realisticamente, anche<br />
di un problema di “forza”. È indubbio infatti che a partire<br />
dai primi anni Sessanta e per alcuni decenni <strong>la</strong> cultura liberale<br />
si sia eclissata, con un consequenziale forte ridimensionamento<br />
di tutti quei potenziali strumenti di cui usualmente si serve<br />
ogni politica culturale: giornali di partito, riviste, editori, centri<br />
di studio e di documentazione, capaci di arrivare al discorso<br />
pubblico e di rinverdire un appeal che <strong>la</strong> tradizione liberale,<br />
al contrario, andava irrimediabilmente perdendo, soprattutto<br />
tra le giovani generazioni. Ciò comportò una progressiva perdita<br />
del<strong>la</strong> memoria determinata anche dal<strong>la</strong> naturale scomparsa<br />
dei protagonisti di quei giorni, <strong>la</strong> cui eredità veniva raccolta<br />
soltanto parzialmente e con molta difficoltà 4 . Per avere un’idea<br />
del clima che si respirava negli anni del<strong>la</strong> “guerra del<strong>la</strong> memoria”<br />
e del suo reale significato, varrà questa lettera di Nina Ruffini<br />
del febbraio del 1968, in cui informa Leone Cattani del<strong>la</strong><br />
richiesta di Bianca Ceva, al tempo in forza all’insmli, di acquistare<br />
<strong>la</strong> raccolta completa di «Risorgimento liberale», l’organo<br />
del pli nato in c<strong>la</strong>ndestinità subito dopo il 25 luglio e<br />
pubblicato sino al 1948. Così <strong>la</strong> Ruffini al cognato:<br />
Caro Leone, ti unisco questa lettera di Bianca Ceva. Vedi se puoi accontentar<strong>la</strong>.<br />
El<strong>la</strong> si occupa assiduamente e con molta intelligenza di<br />
questo fornitissimo Istituto sul movimento di liberazione in Italia che<br />
3. a. parente, “Meriti e ricompense”, in «Il Mattino» di Napoli, 15 agosto 1943.<br />
4. Riguardo al<strong>la</strong> memoria resistenziale del pli va ricordato il meritorio <strong>la</strong>voro di<br />
recupero di Ercole Camurani, cui si deve <strong>la</strong> pubblicazione di La stampa c<strong>la</strong>ndestina<br />
liberale 1943-45, Poligrafici, Reggio Emilia 1968; L’Italia e il secondo Risorgimento,<br />
Forni, Bologna 1970; La delegazione Alta Italia del pli, Forni, Bologna 1970; Il<br />
Partito liberale nel<strong>la</strong> Resistenza, Fondazione <strong>Luigi</strong> Einaudi, Roma 1971.
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è stato riconosciuto ufficialmente come ente giuridico e ha dallo Stato<br />
ben cinquanta milioni l’anno per acquisti e funzionamento. La presenza<br />
del<strong>la</strong> Ceva come Segretaria ha impedito e impedisce le infiltrazioni<br />
comuniste che certo non riuscirebbe ad evitare Parri con <strong>la</strong> sua inconcludente,<br />
diciamo, ingenuità. Tu conosci <strong>la</strong> Ceva e sai che carabiniere<br />
può essere. Ha scongiurato così <strong>la</strong> fusione di questo istituto con quello<br />
Gramsci, di ben chiara coloritura politica, e si è rifiutata di accettare come<br />
editori gli Editori Riuniti 5 .<br />
Se, quindi, nell’immediato dopoguerra e per i primi decenni<br />
repubblicani si trattò più che altro di un’autorinuncia volontaria,<br />
a partire dai primi anni Sessanta, proprio quando il discorso<br />
antifascista riprendeva quota e in un clima in cui, come<br />
ha scritto Sergio Cotta, «l’intento politico» prevaleva «sull’intendimento<br />
storico, condizionando fortemente non solo<br />
l’interpretazione ma anche <strong>la</strong> stessa ricostruzione dei fatti» 6 ,<br />
andò profi<strong>la</strong>ndosi una sorta di autorinuncia indotta e d’incapacità<br />
di ri<strong>la</strong>nciare qualsiasi discorso sul<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> liberale,<br />
ciò che invece di essere recuperato andava inevitabilmente disperdendosi.<br />
In questa generale dispersione di memoria, si trascurò un<br />
fatto di rilevanza primaria, e cioè che i <strong>liberali</strong> italiani, lungi<br />
dal considerarsi ormai condannati dal<strong>la</strong> storia, almeno sino alle<br />
prime consultazioni elettorali del 1946 giocarono il loro<br />
ruolo convinti di essere su posizioni di forza. È vero che Pannunzio<br />
nel 1944, a proposito di quei giovani che avevano aderito<br />
al pli, scriveva di un «atto di coraggio» e «di sfida», ma<br />
proprio le pagine di “Risorgimento liberale”, che Pannunzio<br />
diresse sino al 1947, sono <strong>la</strong> testimonianza viva di un orgoglio<br />
liberale. Quest’autopercezione dei <strong>liberali</strong> italiani negli anni<br />
immediatamente successivi al<strong>la</strong> caduta del regime fascista,<br />
5. Lettera di N. Ruffini a L. Cattani del 22 febbraio 1968. La lettera di Bianca<br />
Ceva a N. Ruffini è del 14 febbraio precedente, ambedue in Archivio Centrale dello<br />
Stato (acs), Fondo Leone Cattani, b. 16.<br />
6. s. cotta, Quale Resistenza. Aspetti e problemi del<strong>la</strong> guerra di liberazione in Italia,<br />
Rusconi, Mi<strong>la</strong>no 1977, p. 32.
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molto viva soprattutto nel<strong>la</strong> generazione “di mezzo”, indipendentemente<br />
dal<strong>la</strong> corrispondenza con ciò che diffusamente avvertiva<br />
il paese, dev’essere assunta qui come premessa necessaria,<br />
perché altrimenti risulterebbero inspiegabili gesti e comportamenti<br />
politici che sostanziarono un’azione quanto mai<br />
tenace e combattiva, e se vogliamo anche vincente, a difesa<br />
delle proprie posizioni, che sono quelle di una delle «grandi<br />
forze del<strong>la</strong> democrazia italiana» 7 , potenziale protagonista di<br />
tutti i possibili scenari “a venire”.<br />
Obiettivo di questo saggio è dunque quello del<strong>la</strong> ricostruzione<br />
di tale azione. Nel quadro complessivo del dibattito coevo<br />
tra forze politiche circa natura, modalità e istituti del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong>,<br />
si è deciso di prestare partico<strong>la</strong>re attenzione al<strong>la</strong> posizione<br />
assunta in merito al<strong>la</strong> questione del cln, che, superfluo<br />
ricordarlo, ebbe una incidenza primaria sui futuri assetti politici<br />
e istituzionali dell’Italia democratica.<br />
antifascismo liberale e <strong>resistenza</strong><br />
come «fatto morale»<br />
In un articolo di fondo pubblicato sul «Mondo» nel 1949, Mario<br />
Ferrara scriveva che <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
fu un fatto morale prima di essere un fatto politico; <strong>la</strong> protesta irriducibile<br />
dello spirito umano, contro ogni forma di compressione, ogni<br />
imposizione dall’alto, ogni pretesa di giudicare gli uomini secondo un<br />
metodo di convenienza politica, e di imporre loro pensieri e religioni di<br />
partito; e soprattutto di pretendere che le fortune di un partito e le sorti<br />
del<strong>la</strong> patria siano tutta una cosa 8 .<br />
7. Da un intervento di L. Cattani, pubblicato il 17 marzo 1945 su «Risorgimento<br />
liberale» con il titolo Terreno comune. Su Pannunzio e <strong>la</strong> scelta liberale degli anni<br />
1943-1944, si veda quanto afferma r. pertici, “La crisi del<strong>la</strong> cultura liberale nel<br />
primo ventennio repubblicano”, in «Ventunesimo secolo», ivi, 8, cit., p. 150 n. 4.<br />
8. m. ferrara, “La Resistenza non è finita”, in «Il Mondo», I, 13, 14 maggio<br />
1949.
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i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
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Secondo Ferrara, pertanto, <strong>la</strong> svalutazione del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong>,<br />
avvertita in quegli anni sia come reviviscenza neo-fascista, che<br />
come reazione democratica al ciellenismo militante e al<strong>la</strong> retorica<br />
dell’antifascismo, non poteva essere compresa «in termini<br />
di fascismo e antifascismo, ma in termini di democrazia<br />
e di totalitarismo» 9 . Si tratta di un’affermazione che ai fini del<br />
nostro discorso assume valore assiomatico, perché rimanda<br />
all’idea guida che ispirò e mosse i <strong>liberali</strong> italiani dal primo ricostituirsi<br />
del partito sino al<strong>la</strong> liberazione e oltre. Tuttavia, <strong>la</strong><br />
qualificazione dell’antifascismo come categoria dell’antitotalitarismo<br />
può essere pienamente compresa soltanto se si guarda<br />
all’intero percorso compiuto dai <strong>liberali</strong> italiani durante gli<br />
anni del regime fascista, che ha come momento iniziale il colpo<br />
di stato del 3 gennaio del 1925. Occorre sottolineare che<br />
riguardo a tale atteggiamento il giudizio storiografico sul crollo<br />
dell’Italia liberale ha avuto un po’ l’effetto di una s<strong>la</strong>vina,<br />
che ha travolto un’intera c<strong>la</strong>sse politica senza alcuna distinzione<br />
e in maniera quasi definitiva, protagonista di una storia<br />
che, salvo poche eccezioni, a partire dal<strong>la</strong> marcia su Roma è<br />
stata considerata soltanto fallimentare, oltreché viziata di col<strong>la</strong>borazionismo<br />
10 . Per ragioni di sintesi, ci soffermeremo qui<br />
sui momenti più significativi di questo percorso, di cui il congresso<br />
che il pli tenne a Livorno dal 4 al 6 ottobre del 1924<br />
fu uno dei momenti iniziali. Congresso drammatico, con un<br />
partito di<strong>la</strong>niato, diviso tra col<strong>la</strong>borazionisti, centristi sostenitori<br />
di un “ritorno allo Statuto” per una costituzionalizzazione<br />
del fascismo e fautori di una linea indipendente del partito,<br />
che pur non confondendosi con le forze dell’Aventino,<br />
avrebbe dovuto avere il significato di una opposizione al governo.<br />
Questi ultimi, tra l’altro, già vittime dello scherno e<br />
9. Ibidem.<br />
10. Un primo <strong>la</strong>voro di recupero di questa storia dimenticata è sicuramente in a.<br />
jannazzo, Il <strong>liberali</strong>smo italiano del Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli<br />
2003, soprattutto pp. 97-135, dedicate al Croce c<strong>la</strong>ndestino. Più di recente f. grassi<br />
orsini, Riaprire il cantiere: i <strong>liberali</strong> dal<strong>la</strong> crisi del regime al<strong>la</strong> ricostituzione del<br />
partito, in «Ventunesimo secolo», ivi, 8, cit., pp. 13-64.
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delle offese dei fascisti per le vie del<strong>la</strong> città <strong>la</strong>bronica, come nel<br />
caso di Dino Philipson 11 . Proprio Philipson che, assieme a<br />
Soleri e Vil<strong>la</strong>bruna, fu tra i più convinti sostenitori del<strong>la</strong> necessità<br />
di negare ogni appoggio a Mussolini, sostenne in quel<strong>la</strong><br />
sede che il dissenso col partito al potere derivava «dal<strong>la</strong> soppressione<br />
del<strong>la</strong> libertà garantita dallo Statuto, nel<strong>la</strong> confusione<br />
delle amministrazioni pubbliche, nelle viziose ricostruzioni<br />
del par<strong>la</strong>mento, nell’annientamento delle autonomie locali,<br />
nel<strong>la</strong> costituzione di una milizia di parte che ostentava <strong>la</strong><br />
sua prepotenza senza limiti, nel<strong>la</strong> manomissione dei diritti<br />
garantiti dal<strong>la</strong> Costituzione coi decreti sul<strong>la</strong> stampa». Secondo<br />
Philipson, l’Italia era già «un paese rotto da un sistema autoritario,<br />
privato d’ogni garanzia politica nelle mani di una<br />
oligarchia» che esercitava «il suo potere con <strong>la</strong> forza» 12 . Ancora<br />
più incisivo fu il discorso di Marcello Soleri, che guardava<br />
ai rischi che un appoggio al governo avrebbe comportato per<br />
il futuro del partito:<br />
Io dico che in questo congresso ho sentito con profondo accoramento<br />
e con qualche stupore alcuni oratori i quali sono venuti a dire che al-<br />
11. Ciò risulta dall’intervento di Philipson al ii Congresso Nazionale del pli, i cui<br />
atti sono oggi pubblicati in g. orsina (a cura di), Guida alle fonti archivistiche per<br />
<strong>la</strong> storia del PLI. Atti dei Congressi e Consigli nazionale, Statuti del pli, 1922-1992,<br />
Rubbettino, Soveria Mannelli 2004.<br />
12. Ivi, Atti del iii Congresso nazionale del pli, Livorno 4-6 ottobre 1924, pp. 27<br />
e 28. Tra l’altro Philipson in un diverbio con un congressista col<strong>la</strong>borazionista aveva<br />
avuto modo di delucidare meglio le ragioni del<strong>la</strong> sua decisione, riferendosi al<strong>la</strong><br />
propria vicenda personale, che è da considerarsi emblematica per molti esponenti<br />
<strong>liberali</strong>: «io nel ’19, sedendo sui banchi del<strong>la</strong> destra sono stato il primo ad assumere<br />
<strong>la</strong> responsabilità degli atti dei fascisti. Durante il Ministero Nitti chiesi l’arresto<br />
di Ma<strong>la</strong>testa meritando le minaccie [sic] degli anarchici come oggi ho quelle fasciste,<br />
come avvenne ieri sera per le vie di Livorno. Io difesi i fascisti in par<strong>la</strong>mento e<br />
uscii dal<strong>la</strong> democrazia liberale per iscrivermi tra i Liberali di destra perché non potevo<br />
rimanere in un partito che aveva dichiarato <strong>la</strong> sua neutralità, quando in un odg<br />
in cui si deploravano le violenze vi si aggiunse <strong>la</strong> paro<strong>la</strong>: fascista. Io sono contrario<br />
alle violenze di destra e di sinistra, ma ho difeso allora i fascisti. Ora anche contro<br />
i miei interessi personali mi sono schierato contro i fascisti e non ammetto che si<br />
metta in dubbio <strong>la</strong> mia lealtà»
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l’infuori del fascismo non vi è salvezza. Parecchi oratori, uomini d’ingegno,<br />
di scienza e di cultura, lo hanno affermato. Io chiedo: con quale<br />
sensibilità politica possono essi far qui, di fronte al paese che ci guarda,<br />
questo hara-kiri del partito liberale? 13 .<br />
Molto lucide riguardo a una situazione politica che ormai non<br />
<strong>la</strong>sciava adito a dubbi erano le parole di Vil<strong>la</strong>bruna, secondo il<br />
quale il delitto Matteotti era stato «uno squarcio portato a un<br />
magnifico ve<strong>la</strong>rio attraverso il quale si è potuto vedere ove si può<br />
giungere con certi metodi e sistemi di governo» 14 . Al<strong>la</strong> fine di tre<br />
giorni di discussione molto animata, <strong>la</strong> maggioranza del congresso<br />
rigettò <strong>la</strong> posizione col<strong>la</strong>borazionista proposta da Vincenzo<br />
Riccio, mentre riusciva vittorioso l’odg del delegato di Bologna<br />
Agostino Pedrazzi, che riportava integralmente le parole<br />
pronunciate dai combattenti al congresso di Assisi, svoltosi poco<br />
tempo prima, che avevano rotto con il fascismo, e nel quale<br />
era confluito anche l’odg Fossombroni-Nori, per una scelta anticol<strong>la</strong>borazionista,<br />
anche se Pedrazzi sottolineava nel suo intervento<br />
ancora <strong>la</strong> necessità dell’unione di tutte le forze nazionali.<br />
Se si guarda ai risultati congressuali, il partito ne usciva spaccato<br />
quasi per due terzi, con una posizione di maggioranza che<br />
non risultava molto definita, ma non si può negare che il tono<br />
generale delle discussioni e il risultato finale suonavano nel<strong>la</strong> loro<br />
sostanza come un severo atto di sfiducia al governo e soprattutto<br />
come una condanna nei confronti del fascismo e dei suoi<br />
metodi di intimidazione e di coercizione politica 15 .<br />
Alle risoluzioni dell’organizzazione partitica su sca<strong>la</strong> nazionale,<br />
che tra il 1924 e il 1925 registrava l’adesione di Ruffini,<br />
Croce, Einaudi, Mosca, si deve aggiungere <strong>la</strong> presa di posizione<br />
di alcuni tra i principali leader par<strong>la</strong>mentari. Il 22 novem-<br />
13. Ivi, intervento di Marcello Soleri, pp. 108 e 116.<br />
14. Ivi, intervento di Bruno Vil<strong>la</strong>bruna, p. 131.<br />
15. Per quanto riguarda l’odg Pedrazzi si vedano gli Atti citati a p. 102. Sul suo<br />
odg furono raccolti 23.714 voti favorevoli e 5.490 contrari, mentre l’odg Riccio ebbe<br />
10.680 voti favorevoli e 23.623 contrari.
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bre del 1924, prendendo spunto dal<strong>la</strong> discussione del disegno<br />
di legge re<strong>la</strong>tivo allo stato di previsione del<strong>la</strong> spesa del Ministero<br />
dell’interno, Vittorio Emanuele Or<strong>la</strong>ndo pronunciava<br />
al<strong>la</strong> Camera il suo voto negativo al regime fascista 16 . Poche settimane<br />
dopo, il 16 gennaio del 1925, in occasione del<strong>la</strong> discussione<br />
del disegno di legge sulle modificazioni al testo unico<br />
del<strong>la</strong> legge elettorale politica del 1923, il faccia a faccia tra il<br />
“presidente del<strong>la</strong> Vittoria” e Mussolini si fece ancora più aspro.<br />
Fu il famoso discorso che Or<strong>la</strong>ndo, tra interruzioni e commenti,<br />
terminò par<strong>la</strong>ndo di un paese incapace di una vita civile<br />
perché oscil<strong>la</strong>nte tra «una libertà pazza e un’autorità inferocita»,<br />
parole che Or<strong>la</strong>ndo ricordò il 9 marzo 1946 al<strong>la</strong> Consulta<br />
nazionale in occasione delle discussioni su natura e forma<br />
del<strong>la</strong> Costituente, in un altro memorabile discorso che su<br />
proposta di Boggiano Pico, accolta da De Gasperi «con entusiasmo»,<br />
fu deciso di stampare e affiggere in tutti i comuni d’Italia<br />
17 . In quell’occasione, tra l’altro, Or<strong>la</strong>ndo ricordò l’odg<br />
presentato il 16 gennaio 1925 di opposizione alle modificazioni<br />
a una legge elettorale che tendeva ad annul<strong>la</strong>re l’autorità del<br />
par<strong>la</strong>mento, che aveva avuto come primo firmatario Giolitti,<br />
seguito da Sa<strong>la</strong>ndra e, assieme a loro, Pasqualino-Vassallo,<br />
Boeri, Ducos, Giovannini, De Grecis, Musotto, Rubilli, Bavaro,<br />
questi ultimi ancora presenti al<strong>la</strong> Consulta 18 . Non è da<br />
16. Rivolgendosi direttamente al Presidente del consiglio, Or<strong>la</strong>ndo pronunciò le<br />
seguenti parole: «Onorevole Mussolini, non mi domandi che cosa è <strong>la</strong> libertà [...]<br />
<strong>la</strong> libertà non si definisce, si sente. Ma, del resto, io le potrei dare una definizione<br />
molto ovvia ed assai poco cattedratica di quello che io intendo per libertà, cioè a<br />
dire <strong>la</strong> fedeltà a quelle che erano state le istituzioni del paese nostro, attraverso le<br />
quali esso, genti divise e asservite allo straniero, poté man mano pervenire all’unità,<br />
all’indipendenza, al<strong>la</strong> grandezza luminosa del<strong>la</strong> vittoria!», v. e. or<strong>la</strong>ndo, Discorsi<br />
par<strong>la</strong>mentari, ivi, Roma 1965, pp. 1567-568.<br />
17. Ivi, Consulta Nazionale, seduta pomeridiana del 9 marzo 1946, pp. 1587-606.<br />
18. Riguardo all’iter par<strong>la</strong>mentare del<strong>la</strong> Legge Acerbo e alle successive modifiche<br />
elettorali si rimanda al<strong>la</strong> documentata ricostruzione di m. s. piretti, Le elezioni<br />
politiche in Italia dal 1848 ad oggi, Laterza, Roma-Bari 1995, pp. 288 e ss., <strong>la</strong> quale,<br />
a proposito del<strong>la</strong> riforma elettorale del 1925, ha scritto che in realtà essa «segna<br />
una tappa che merita considerazione, non foss’altro per <strong>la</strong> scissione che denota al-
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i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
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dimenticare poi che nell’estate di quell’anno Or<strong>la</strong>ndo fu protagonista,<br />
assieme all’“Unione palermitana per <strong>la</strong> Libertà”, di<br />
un’accesissima competizione elettorale per le amministrative<br />
del capoluogo siciliano, persa anche perché visibilmente alterata<br />
dal clima di intimidazione e dai brogli, che può essere<br />
considerata come una delle ultime battaglie combattuta sul<br />
piano legale per ostaco<strong>la</strong>re <strong>la</strong> costruzione di un regime illiberale.<br />
Già dimessosi da deputato nell’agosto del 1925, nel 1928<br />
gli fu offerto da Mussolini un seggio al Senato, «nel quadro di<br />
una politica di appeasement nei riguardi di un esponente del<strong>la</strong><br />
vecchia c<strong>la</strong>sse liberale», che Or<strong>la</strong>ndo rifiutò, rispondendo che<br />
avrebbe accettato a patto di un riconoscimento dei partiti democratici<br />
19 .<br />
Si trattò dunque di un momento fondamentale, che dopo<br />
due anni di col<strong>la</strong>borazione governativa nel tentativo di<br />
portare il fascismo su basi costituzionali, segnava il deciso<br />
passaggio dei <strong>liberali</strong> all’opposizione. Ne è testimonianza<br />
quanto scrive Mario Ferrara a Or<strong>la</strong>ndo nello stesso giorno del<br />
suo intervento par<strong>la</strong>mentare, il 16 gennaio 1925, il cui significato<br />
è stato forse sottovalutato, ma che nel milieu liberale<br />
l’interno del fronte liberalfascista, restituendo a Giolitti Or<strong>la</strong>ndo e Sa<strong>la</strong>ndra, capi<br />
storici di un <strong>liberali</strong>smo troppo compromesso, <strong>la</strong> loro identità liberale». L’odg fu<br />
firmato da 34 deputati, che oltre ai già citati furono: Savelli, Beneduce, Vincenzo<br />
Bianchi, Carboni Codacci-Pisanelli, Fazio, Fontana, Lanza di Trabia, Motta, Orefici,<br />
Paoletti, Paratore, Pel<strong>la</strong>nda, Pivano, Ponti, Ponzio di San Sebastiano, Pezzullo,<br />
Palma, Porzio, Poggi, Pennisi, Rossini, Riccio, Soleri, Vio<strong>la</strong>, Valentini. Nel<strong>la</strong><br />
discussione si dichiarò favorevole all’odg anche Gasparotto. La fiducia al governo<br />
fu invece rinnovata da un gruppo di <strong>liberali</strong> capitanati da Gino Sarrocchi, ivi, p.<br />
303-05.<br />
19. F. Grassi Orsini, introduzione a v.e. or<strong>la</strong>ndo, Discorsi par<strong>la</strong>mentari, il Mulino,<br />
Bologna 2002, p. 106, al quale si rimanda anche per una accurata ricostruzione<br />
del<strong>la</strong> «opposizone al fascismo», pp. 104-110. Sul<strong>la</strong> battaglia elettorale di Palermo,<br />
Anche «l’Avanti!» nell’edizione del 31 luglio affermò: «tutta l’Italia attende<br />
da Palermo non tanto un’affermazione elettorale quanto l’ammonimento che un secolo<br />
di storia italiana non si distrugge con l’illiberale ripulsa del passato», così a.<br />
jannazzo, Il 1925 a Palermo, intervento al convegno “Il movimento liberale in<br />
Italia dall’antifascismo e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> al 1953”, che si è svolto a Siena il 21 e 22 settembre<br />
2004, atti in corso di pubblicazione.
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392<br />
ebbe una grande eco. Riteniamo che <strong>la</strong> lettera valga una citazione<br />
per intero:<br />
Illustre professore, permetta ad un giovane – ma non più tanto – che<br />
fu suo sco<strong>la</strong>ro di esprimerle <strong>la</strong> sua riconoscenza per il suo discorso di<br />
oggi. Io sono stato, ripeto, suo discepolo. E non ho dimenticato quelle<br />
fredde, ma felici mattinate d’inverno nelle quali El<strong>la</strong> commentava Jellinek.<br />
Ultimo conforto a quanti, oramai, cominciano a disperare del<strong>la</strong><br />
salute del<strong>la</strong> patria è constatare che le idee, bandite dal<strong>la</strong> cattedra, non<br />
erano per i maestri vana dialettica o più vana accademia, ma sostanza<br />
del loro spirito. El<strong>la</strong> ha rivendicato, oggi, l’Italia degli italiani che hanno<br />
studiato per far migliori se stessi e più grande <strong>la</strong> patria; e anche l’umile,<br />
ma grande Italia, che volle <strong>la</strong> guerra e, sotto <strong>la</strong> sua guida, <strong>la</strong> vinse.<br />
Ma purtroppo, noi non possiamo che ringraziare i maestri; e lottare,<br />
per nostro conto, nei nostri campi diversi con tutta <strong>la</strong> saldezza del<strong>la</strong><br />
nostra volontà 20 .<br />
La chiusa del<strong>la</strong> lettera del giovane avvocato amendoliano, in<br />
cui un’esplicita dichiarazione di antifascismo si accompagna al<br />
gesto di deferenza nei confronti di un maestro di dottrina liberale,<br />
permette di comprendere meglio l’ascendente che i<br />
vecchi leader politici o i grandi uomini di cultura esercitavano<br />
sui giovani <strong>liberali</strong> incamminatisi sul<strong>la</strong> via dell’opposizione al<br />
regime: oltre a Or<strong>la</strong>ndo, pensiamo ai casi di Francesco Ruffini,<br />
<strong>Luigi</strong> Albertini, <strong>Luigi</strong> Einaudi, Giovanni Amendo<strong>la</strong>, Alessandro<br />
Casati, Giovanni Giolitti, a proposito del quale Anton<br />
Dante Coda, presente al congresso di Livorno del 1924 e poi<br />
attivissimo resistente liberale nel clnai, così scrive in una memoria<br />
inedita:<br />
Ad ogni suo arrivo al<strong>la</strong> stazione di Torino, eravamo ormai in pochi ad<br />
accoglierlo, tre o quattro persone al massimo, mentre <strong>la</strong> grande massa<br />
dei postu<strong>la</strong>nti che gli fu d’intorno nell’ora del successo, si squagliava<br />
20. M. Ferrara a V.E. Or<strong>la</strong>ndo il 16 gennaio 1925, acs, Fondo V.E. Or<strong>la</strong>ndo,<br />
Carteggio, b. 11, fasc. 498.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 393<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
393<br />
vergognosamente affettando di ignorarlo. Conservo come un sacro ricordo<br />
di quei tempi le fotografie dei funerali dello Statista a Cavour,<br />
dove a reggere <strong>la</strong> bara ero io con Soleri, Vil<strong>la</strong>bruna, Fazio, Bouvier, Sel<strong>la</strong><br />
e pochi altri 21 .<br />
In questo senso, il passaggio di Croce all’opposizione, sanzionato<br />
dal<strong>la</strong> pubblicazione sul «Mondo» di Amendo<strong>la</strong> il primo<br />
maggio 1925 del Manifesto degli intellettuali antifascisti, fu di<br />
enorme importanza. È da quel momento che singoli fermenti<br />
di antifascismo di marca liberale – e non solo liberale - trovano<br />
un importante punto di riferimento, come nel caso dell’eterogeneo<br />
gruppo raccolto attorno al<strong>la</strong> «Rivoluzione liberale»<br />
di Gobetti, che non era stata affatto tenera con i congressisti<br />
<strong>liberali</strong> riuniti a Livorno, <strong>la</strong> «Rinascita liberale» di Adolfo Tino<br />
e Armando Zanetti, che tra l’altro era stata fondata con<br />
l’aiuto di <strong>Luigi</strong> Albertini e Carlo Sforza o <strong>la</strong> romana Unione<br />
Goliardica del<strong>la</strong> Libertà, a proposito del<strong>la</strong> quale Leone Cattani,<br />
ricordando i tempi del<strong>la</strong> giovanile amicizia con Ugo La<br />
Malfa, scriveva di come essa avesse anticipato tra gli studenti<br />
«<strong>la</strong> solidarietà che si verificò nell’Aventino dopo il delitto Matteotti»<br />
22 . Non vi è dubbio che l’effetto maggiore dell’antifascismo<br />
di Croce si poté registrare sul piano culturale, rispetto al<br />
quale l’obiettivo che andò profi<strong>la</strong>ndosi fu quello del<strong>la</strong> preparazione<br />
di una c<strong>la</strong>sse dirigente che fosse in grado di riprendere<br />
in mano le redini del paese. I diversi interventi che il filosofo<br />
dedicò ai giovani nell’immediato dopoguerra, a quei giovani<br />
cresciuti durante il ventennio, sono una delle tante cartine<br />
di tornasole di tale strategia. Riflettendo sull’incidenza del<strong>la</strong><br />
cultura crociana negli anni in questione, Leo Valiani ha<br />
scritto che<br />
21. A. Dante Coda al<strong>la</strong> Segreteria generale del pli, 1 aprile 1945, acs, Fondo L.<br />
Cattani, b.1<br />
22. Da una lettera di L. Cattani del 1979 al<strong>la</strong> famiglia La Malfa in occasione del<strong>la</strong><br />
morte di Ugo, acs, Fondo L. Cattani, b. 16. Sul<strong>la</strong> «Rivoluzione Liberale» e il<br />
Congresso di Livorno del pli, si veda l’articolo di U. Morra di Lavriano dal titolo<br />
L’Accademia degli Avvalorati, a. 3, n. 38, 1924.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 394<br />
394<br />
È pacifico che Croce non fu, e non voleva essere agitatore politico, e<br />
tanto meno agitatore rivoluzionario. Dice bene però, nelle sue belle<br />
memorie, Barbara Al<strong>la</strong>son: “Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente<br />
il faro e <strong>la</strong> guida”. Proprio per il fatto di trovarsi, come filosofo<br />
di fama internazionale, e come senatore del Regno, in una condizione<br />
partico<strong>la</strong>re, Croce poteva par<strong>la</strong>re e parlò, in pubblico 23 .<br />
Ancora Valiani, in Tutte le strade conducono a Roma, ricorda che<br />
arrivando a Palermo dopo lo sbarco alleato ebbe il dubbio se il<br />
fascismo fosse mai esistito in Italia, a giudicare dalle vetrine delle<br />
librerie, dove non si vedevano che libri a carattere liberale e<br />
democratico, di Croce e di suoi allievi e amici come De Ruggiero,<br />
Salvatorelli, Omodeo, e quindi chiedendosi «che non sia<br />
questa una delle ragioni del crollo vertiginoso del<strong>la</strong> dittatura,<br />
nel momento in cui gli alleati misero piede in Sicilia?» 24 .<br />
Tuttavia, non si trattò soltanto di questo, che fu già tantissimo.<br />
Alcuni recenti risultati del<strong>la</strong> ricerca storica, che da una<br />
parte capitalizzano quanto troppo facilmente dimenticato e<br />
dall’altra si basano su documentazione inedita, hanno mostrato<br />
come Croce fosse il punto di riferimento di una “rete” che<br />
negli anni andò progressivamente al<strong>la</strong>rgandosi e strutturandosi<br />
e che fu pronta a fornire elementi all’organizzazione cospirativa<br />
che poi ebbero parte importante nel<strong>la</strong> fase di transizione<br />
e <strong>la</strong> cui fede antifascista fu unanimemente riconosciuta.<br />
Credo che poco possa aggiungersi a una recente ricostruzione<br />
del<strong>la</strong> “famiglia crociana” pubblicata dal<strong>la</strong> rivista “Ventunesimo<br />
secolo” 25 , ma va comunque ancora sottolineata l’importanza<br />
23. l. valiani, Fra Croce e Omodeo. Storia e storiografia nel<strong>la</strong> lotta per <strong>la</strong> libertà,<br />
Le Monnier, Firenze 1984, p. 8<br />
24. l. valiani, Tutte le strade conducono a Roma, il Mulino, Bologna 1995, p. 55.<br />
25. f. grassi orsini, Riaprire il cantiere, cit. Tra <strong>la</strong> documentazione inedita di<br />
cui si avvale l’Autore per <strong>la</strong> sua ricostruzione vi è tra l’altro il diario inedito di Alfredo<br />
Parente, conservato presso l’archivio del<strong>la</strong> Fondazione Einaudi di Roma, che<br />
è una straordinaria testimonianza di quegli anni. Una ricostruzione del<strong>la</strong> rete dell’antifascismo<br />
liberale in cui si riconosce il ruolo attivo di Croce è comunque in c.l.<br />
ragghianti, Disegno del<strong>la</strong> liberazione italiana, Nistri-Lischi, Pisa 1954.
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i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
395<br />
di questo <strong>la</strong>voro sottile, durato un ventennio, applicazione costante<br />
e quotidiana di quel<strong>la</strong> religione del<strong>la</strong> libertà di cui Croce<br />
scrisse in un libro, <strong>la</strong> Storia d’Europa del secolo decimonono,<br />
che nel 1943 era giunta al<strong>la</strong> sua sesta edizione.<br />
Il variegato mondo del<strong>la</strong> “<strong>resistenza</strong> morale” al fascismo non ebbe<br />
“c<strong>la</strong>sse”, ebbe semmai una patria; fu di varia geografia, così<br />
come manifestò <strong>la</strong> sua presenza in vario modo. Innanzitutto,<br />
nel riserbo e nel contegno che si esplicitava in un aperto rifiuto<br />
di partecipare a ogni manifestazione del regime. Enzo Storoni<br />
ha ricordato che nel 1938, quando assieme al padre Emilio<br />
espletava funzioni di consulenza legale al Ministero del<strong>la</strong> Real<br />
Casa, l’allora ministro Acquarone, «forse su benevo<strong>la</strong> insinuazione<br />
di qualche collega deluso», scoprì che non aveva <strong>la</strong> tessera<br />
fascista e dopo averlo invitato a prender<strong>la</strong> rimase stupito dal<br />
secco rifiuto, «che definì cocciutaggine» 26 . Poi l’opposizione<br />
ve<strong>la</strong>ta che si concretizzava nel linguaggio criptico di giornalisti<br />
e scrittori, che ricorda un po’ <strong>la</strong> modalità di espressione dei moderati<br />
italiani durante <strong>la</strong> restaurazione: quale significato dare,<br />
per esempio, agli articoli che Manlio Lupinacci, tra il 1941 e il<br />
1942 dopo <strong>la</strong> rottura con «Primato», firmava su «Oggi» con lo<br />
pseudonimo di Massimo Benso, con allusione a D’Azeglio e<br />
Cavour, e che gli fecero guadagnare definitiva fiducia negli ambienti<br />
dell’antifascismo? Un’opposizione che oppure poteva<br />
ravvisarsi nelle recensioni di libri scomodi o di autori non allineati,<br />
come nel caso di Gabriele Pepe, che nel 1941 pubblicò Il<br />
Medioevo barbarico in Italia, recensito da Croce come un «alto<br />
esempio di storiografia etica», che secondo Gennaro Sasso, assieme<br />
al<strong>la</strong> Storia del <strong>liberali</strong>smo europeo di De Ruggiero, «divenne<br />
il libro dell’antifascismo liberale e democratico; e di quello<br />
direi, più drastico, più deciso, più radicale» 27 . E ancora l’op-<br />
26. e. storoni, “La congiura del Qurinale”, in «Il Mondo», I, 12, 7 maggio 1949.<br />
27. Su G. Pepe mi permetto di rinviare a g. nicolosi, Da Primato al<strong>la</strong> tradizione<br />
liberale: il breve viaggio attraverso <strong>la</strong> guerra, in p. craveri, g. quagliariello<br />
(a cura di), La Seconda guerra mondiale e <strong>la</strong> sua memoria, Rubbettino, Soveria Mannelli<br />
2006, pp. 460-461 e alle indicazioni bibliografiche ivi contenute.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 396<br />
396<br />
posizione nascosta nel<strong>la</strong> satira, nelle arringhe degli avvocati – lo<br />
stesso Ferarra fu impegnato nel<strong>la</strong> difesa al processo del “Non<br />
Mol<strong>la</strong>re!” – e nelle sentenze dei magistrati, nelle lezioni dalle<br />
cattedre universitarie e nelle aule del<strong>la</strong> scuo<strong>la</strong> secondaria, nel<br />
col<strong>la</strong>borazionismo perfino di elementi del<strong>la</strong> pubblica sicurezza<br />
o di funzionari e impiegati ministeriali, come nel caso dello storico<br />
siciliano Ignazio Scaturro, un ex libertario finito ispettore<br />
centrale del Ministero dell’educazione nazionale, corrispondente<br />
di Croce, che passava informazioni sul<strong>la</strong> censura a Omodeo,<br />
con cui era in intimi rapporti. E non mancò, comunque,<br />
anche il gesto ec<strong>la</strong>tante, come quello del liberale e monarchico<br />
Lauro de Bosis, scomparso nei cieli del Tirreno il 3 ottobre del<br />
1931 dopo un volo su Roma durante il quale disseminò<br />
400.000 manifestini contenenti un monito e un appello al re<br />
e al popolo italiano di contenuto antifascista 28 . A proposito del<br />
progetto di “Alleanza Nazionale” di de Bosis, che godette dell’appoggio<br />
di personaggi come Mario Vinciguerra, Umberto<br />
Zanotti Bianco, il duca di Cesarò, il banchiere Romolo Ferlosio,<br />
Renzo Rendi e del<strong>la</strong> «simpatia» dello stesso Croce, Gaetano<br />
Salvemini sottolineava come nel<strong>la</strong> propaganda in suo favore<br />
non vi fosse «una so<strong>la</strong> paro<strong>la</strong> che eccitasse ad azioni illegali o<br />
rivoluzionarie» e i lettori fossero «invitati, se volevano rimanere<br />
in pace con <strong>la</strong> loro coscienza, a non <strong>la</strong>sciare alle forze sovversive<br />
il monopolio del<strong>la</strong> lotta contro il fascismo» 29 .<br />
Enfatizzando un po’ su dimensioni che in realtà non ebbe,<br />
Mario Ferrara scrisse di un «esercito del<strong>la</strong> ribellione morale» 30 ,<br />
28. Su Ignazio Scaturro (1892-1956) nel ruolo di informatore antifascista, si veda<br />
una lettera di Omodeo a <strong>Luigi</strong> Russo del 1932, in a. omodeo, Lettere. 1910-1946,<br />
Einaudi, Torino 1963, p. 498. Su Lauro De Bosis e sul<strong>la</strong> sua impresa, si veda a.<br />
cortese de bosis (a cura di), Storia del<strong>la</strong> mia morte. Il volo antifascista su Roma,<br />
Mancosu editore, [Roma 1995] e il bel <strong>la</strong>voro di s. rogari, Lauro De Bosis e l’Alleanza<br />
nazionale per <strong>la</strong> Libertà, ora in Antifascismo. Resistenza. Costituzione, Franco<br />
Angeli, Mi<strong>la</strong>no 2006, pp. 34-55.<br />
29. Gaetano Salvemini su Lauro de Bosis, in a. cortese de bosis (a cura di),<br />
Storia del<strong>la</strong> mia morte, cit.<br />
30. m. ferrara, Ribellione degli italiani, in «Risorgimento liberale», 4 luglio<br />
1944.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 397<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
397<br />
che tuttavia non deve far pensare a un tentativo di assoluzione<br />
nei confronti di una massa degli italiani di cui non veniva disconosciuta<br />
<strong>la</strong> corresponsabilità nei confronti del fascismo. «Dove<br />
finisce il fascismo e dove cominciano gli italiani?» si chiedevano<br />
i <strong>liberali</strong> in un opuscolo c<strong>la</strong>ndestino dell’immediato post 25 luglio,<br />
con riferimento a quel<strong>la</strong> «massa sorda e ostile ad ogni richiamo»<br />
verso <strong>la</strong> quale più che «una sanatoria», s’invocava «un<br />
risanamento», raggiungibile soltanto attraverso un «fermo riconoscimento<br />
dei nostri errori e una consapevole espiazione» e rigettando<br />
l’idea che gli italiani dovessero attendersi passivamente<br />
da una minoranza <strong>la</strong> loro liberazione, ciò che avrebbe poi legittimato<br />
una «partigiana posizione di priorità nel futuro governo<br />
del<strong>la</strong> cosa pubblica» 31 . Più verosimile quindi vedere <strong>la</strong> realtà<br />
dell’opposizione morale al fascismo – di manzoniana discendenza,<br />
secondo una felice interpretazione di Walter Maturi 32 –<br />
come un “<strong>la</strong>boratorio” del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> politica e militare e un vivaio<br />
di c<strong>la</strong>sse dirigente del<strong>la</strong> repubblica, i cui contenuti sostanziali<br />
furono il valore assoluto del<strong>la</strong> libertà e del<strong>la</strong> dignità dell’uomo,<br />
l’esigenza di rispetto e di civiltà, <strong>la</strong> sensibilità nei confronti<br />
di una nazionalità offesa e avvilita dal<strong>la</strong> grettezza del regime e<br />
<strong>la</strong> necessità di un riscatto che fosse ispirato agli ideali del risorgimento,<br />
il ripudio del<strong>la</strong> retorica, <strong>la</strong> consapevolezza dell’importanza<br />
del piccolo gesto quotidiano e di una ricostruzione sul piano<br />
morale e, soprattutto, il rifiuto del<strong>la</strong> violenza, che è il vero<br />
elemento differenziale rispetto al mondo cui si opponeva <strong>resistenza</strong>.<br />
C’è un passo del diario di Piero Ca<strong>la</strong>mandrei del maggio<br />
del 1939 che è drammaticamente eloquente rispetto al<strong>la</strong><br />
scelta dell’opposizione morale e di non abbandonare l’Italia:<br />
Andar via dall’Italia, peggio: vorrebbe dire rinunciare anche a quel<strong>la</strong><br />
parte di azione quotidiana, che consiste nel continuare a resistere in<br />
31. pli. Delegazione Alta Italia, Primi Chiarimenti, in «Quaderni del Partito Liberale»,<br />
n. 8, 1945 (ristampa di un opuscolo del Movimento liberale italiano del<br />
periodo c<strong>la</strong>ndestino di cui è autore Nicolò Carandini), pp. 4-10.<br />
32. Cfr. w. maturi, Il Piscane di Rosselli, ora in n. rosselli, Carlo Pisacane nel<br />
Risorgimento italiano, Einaudi, Torino 1977, p. 373.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 398<br />
398<br />
mezzo a questa putrida liquefazione generale. Passare all’azione con<br />
qualche gesto disperato? Ma non ne abbiamo <strong>la</strong> stoffa: ed è dunque proprio<br />
questa mancanza in noi del<strong>la</strong> attitudine a <strong>la</strong>nciarsi nel delitto politico<br />
che ci rende ridicoli? E per contribuire al<strong>la</strong> restaurazione di un regime<br />
di libertà e di civiltà, dovremmo cominciare dal ricorrere noi a<br />
quel<strong>la</strong> violenza che odiamo? 33 .<br />
Ma c’è un’altra testimonianza significativa sul valore di questo<br />
mondo del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> in patria, di queste forze che erano nel<br />
paese «più o meno camuffate, disseminate dappertutto», che<br />
agivano «oscuramente», a volte «ignare l’una dall’altra», ma<br />
che «istintivamente e individualmente formarono un freno,<br />
un controllo alle manifestazioni estreme del<strong>la</strong> dittatura». È una<br />
testimonianza di Corrado Alvaro del 1945, quando ancora<br />
gravitava nell’area liberale, fortemente autobiografica, ma nel<strong>la</strong><br />
quale è anche possibile scorgere il percorso di una generazione<br />
di intellettuali, una testimonianza in cui Alvaro rivendica<br />
il diritto, a liberazione avvenuta, di «par<strong>la</strong>re senza infamia<br />
e senza vergogna»:<br />
Ognuno fece <strong>la</strong> sua strada, ognuno si difese come poté dal<strong>la</strong> violenza<br />
materiale e morale del<strong>la</strong> dittatura. Rimanere nel paese, seguirne il travaglio,<br />
e anche le folli speranze e le illusioni, credere che dal<strong>la</strong> mortale<br />
avventura il paese potesse tirarsi indietro se non altro per virtù di una<br />
tradizione privata e di una provvidenza che si andava spegnendo su di<br />
esso perché esso peccava contro lo spirito, è stata per molti una via più<br />
dolorosa che il carcere o l’esilio: dico per spiriti sensibili, disinteressati,<br />
e non per gli innumerevoli mezzani del<strong>la</strong> dittatura. D’altra parte si vide<br />
questo: che in tutte le dittature europee, le nazioni abbandonate dai<br />
loro intellettuali si sono ritrovate poi senza risorse, senza c<strong>la</strong>sse dirigente,<br />
senza pensiero, senza fermenti” 34 .<br />
33. p. ca<strong>la</strong>mandrei, Diario 1939-1945, a cura di G. Agosti, I: 1939-1941, La<br />
nuova Italia, Firenze 1982, pp. 37-38.<br />
34. Avvertenza di C. Alvaro datata agosto 1945, in g. co<strong>la</strong>marino, Il fantasma<br />
liberale, Bompiani, Mi<strong>la</strong>no 1945, p. vii.
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i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
399<br />
Tra il 1939 e il 1940, il def<strong>la</strong>grare del conflitto mondiale<br />
agì da elemento definitivamente chiarificatore nelle coscienze<br />
dei <strong>liberali</strong> italiani e se pur con qualche differenza generazionale,<br />
con una vecchia guardia maggiormente combattuta dall’amor<br />
di patria e le giovani generazioni più propense a scorgere<br />
negli eventi bellici <strong>la</strong> possibilità di una più rapida dissoluzione<br />
del regime, essi passarono risolutamente all’azione 35 . Ercole<br />
Camurani ha già fornito dati essenziali sui primi passi del<br />
Partito liberale nel<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong>, dai quali si desume che tale<br />
riorganizzazione avvenne soprattutto sotto l’egida dei leader<br />
del <strong>liberali</strong>smo prefascista (Croce, Casati, Einaudi, Or<strong>la</strong>ndo,<br />
Soleri e, anche se all’estero, Nitti) grazie al<strong>la</strong> quale i preesistenti<br />
nuclei antifascisti diventarono le prime tessere del ricostituito<br />
partito, che già tra <strong>la</strong> fine del 1943 e il 1944 si può dire che<br />
aveva acquisito una base nazionale. La riorganizzazione e<br />
un’attivissima politica resistenziale è possibile registrare a Torino,<br />
Mi<strong>la</strong>no, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari,<br />
Lecce, per limitarci ai centri maggiori. A proposito dei <strong>liberali</strong><br />
del meridione, non bisogna sottovalutare poi il rimpasto<br />
di governo del novembre del 1943, con il quale Badoglio<br />
imbarcò Raffaele De Caro ed Epicarmo Corbino, che poterono<br />
svolgere un’importante opera di ricostruzione anche organizzativa<br />
delle file <strong>liberali</strong>; i risultati elettorali del 1946 di Benevento,<br />
collegio storico di De Caro, dimostrano <strong>la</strong> prolificità<br />
dell’azione svolta sotto questo aspetto 36 .<br />
35. Sui <strong>liberali</strong> di fronte al<strong>la</strong> guerra, si veda f. grassi orsini, I <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> guerra:<br />
vecchie e nuove generazioni a confronto, in p. craveri, g. quagliariello (a<br />
cura di), La Seconda guerra mondiale, cit., pp. 417-444.<br />
36. Per una mappa del<strong>la</strong> ricostituzione, si rimanda a e. camurani, Il Partito Liberale<br />
nel<strong>la</strong> Resistenza, cit., pp. 39 e ss. A Torino fu subito attivo un gruppo liberale<br />
monarchico stretto attorno a Edgardo Sogno, Vittorio Baudi di Selve, Nini Medici,<br />
che stabilì subito un contatto con noti esponenti <strong>liberali</strong> quali Coda e Antonicelli,<br />
dando vita a un nucleo che ebbe parte attiva nel<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> del Nord, composto<br />
soprattutto da giovani e dal quale poi si formò <strong>la</strong> “mitica” organizzazione<br />
Franchi. A Mi<strong>la</strong>no, i punti di riferimento erano il duca Tommaso Gal<strong>la</strong>rati Scotti<br />
e Giustino Arpesani, in collegamento con Casati, al quale si aggiunse presto Cesare<br />
Merzagora, allora direttore centrale del<strong>la</strong> Pirelli, che poi divenne una sorta di mi-
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 400<br />
400<br />
In un intervento del 4 ottobre 1944 al comitato promotore<br />
del<strong>la</strong> sezione romana del pli, Leone Cattani riferendo sull’attività<br />
del periodo c<strong>la</strong>ndestino, ricordava l’incontro, «verso<br />
<strong>la</strong> fine del 1942, con vari altri gruppi e movimenti sorti spontaneamente<br />
in ogni parte d’Italia con denominazioni diverse e<br />
spesso facenti capo a vecchi gloriosi combattenti dell’idea liberale»;<br />
<strong>la</strong> posizione e il ruolo di Benedetto Croce, «capo» naturale<br />
del movimento; l’intesa con «altre correnti democratiche,<br />
<strong>la</strong> cattolica e <strong>la</strong> socialista» e <strong>la</strong> col<strong>la</strong>borazione al giornale c<strong>la</strong>ndestino<br />
«La Ricostruzione», «che impostò intorno all’on. Bonomi<br />
<strong>la</strong> battaglia politica che sfociò al 25 luglio»; <strong>la</strong> creazione<br />
di «Risorgimento liberale», nato per distinguere l’azione del ricostituito<br />
partito «dal<strong>la</strong> di<strong>la</strong>gante stampa pseudoliberale», per<br />
denunciare «<strong>la</strong> liquidazione puramente formalistico-giuridica<br />
e non etico-politica del fascismo» e che «invocò per primo <strong>la</strong><br />
guerra del popolo italiano contro <strong>la</strong> Germania nazista» per un<br />
ritorno dell’Italia nel circolo del<strong>la</strong> vita europea, «secondo <strong>la</strong><br />
tradizione cavourriana». Cattani ricordava come soprattutto<br />
attorno all’8 settembre i giovani sentirono di non poter rimanere<br />
chiusi «nelle catacombe e nei conventi» e che bisognava<br />
«resuscitare energie, aiutare <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong>, partecipare al<strong>la</strong> lotta<br />
di tutto il mondo civile, porre le premesse per <strong>la</strong> nostra resur-<br />
nistro del tesoro del clnai. A Genova, si formò un gruppo attorno all’economista<br />
Bruno Minoletti, al quale appartenevano Roberto Einaudi, figlio di <strong>Luigi</strong>, Gian<br />
Maria So<strong>la</strong>ri, Francesco Manzitti, Andrea D’Andrea, il dott. Bottaro. A Bologna,<br />
a dirigere le fi<strong>la</strong> furono Felice Faldel<strong>la</strong>, Antonio Zuccoli, Filippo Erco<strong>la</strong>ni. A Firenze<br />
fu attivo un qualificatissimo gruppo di cui facevano parte il già citato Eugenio<br />
Artom, Aldobrando Medici Tornaquinci, Gaetano Casoni, Aristo e Corrado Ciruzzi,<br />
Giacomo Devoto, il senatore <strong>Luigi</strong> Di Lel<strong>la</strong>, il conte Guglielmo di San Giorgio,<br />
Renato Fantoni, Marco Marchini, Marino Mari, il nobile lucchese Cesare<br />
Matteucci, Vittorio Santoli. A Roma fu attivo il nucleo di Cattani, Carandini, Storoni,<br />
Lupinacci, Brosio, Cassandro, Antoni, Calvi; a Napoli, il gruppo crociano<br />
dei Parente, Florio, Cortese, Morelli, Arangio Ruiz. Da menzionare è poi tutto il<br />
<strong>liberali</strong>smo politico meridionale con dei gruppi ben riconoscibili come quello dei<br />
Perrone Capano a Trani, dei De Grecis e Laterza a Bari, dei Grassi, Fumaro<strong>la</strong>, De<br />
Pietro a Lecce. Un aggiornamento di tale processo di ricostruzione, anche dal punto<br />
di vista delle fonti documentarie, è avvenuto grazie al convegno di Siena “Il movimento<br />
liberale in Italia dall’antifascismo e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> al 1953”, cit.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 401<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
401<br />
rezione». Egli fece riferimento a un’organizzazione c<strong>la</strong>ndestina<br />
basata su una «rigorosa» separazione tra le varie attività, «di organizzazione<br />
politica, di opere di assistenza, di organizzazione<br />
militare partigiana e di attività editoriale» che dette luogo anche<br />
a diverse critiche perché aveva impedito a molti di dare il<br />
contributo desiderato e che non aveva giovato ai <strong>liberali</strong> soprattutto<br />
da un punto di vista propagandistico 37 .<br />
Da un punto di vista tattico, accanto a una linea “costituzionale-monarchica”,<br />
che in effetti prevalse in origine e che si<br />
concretizzava nel tentativo di influenzare <strong>la</strong> corona per una soluzione<br />
del<strong>la</strong> crisi del regime fascista, andarono progressivamente<br />
accostandosi le strategie più diverse, anche le più radicali,<br />
paralle<strong>la</strong>mente all’evoluzione del<strong>la</strong> situazione politicomilitare,<br />
ognuna delle quali rispecchiava le diverse anime di<br />
quel variegato movimento che non a caso Alessandro Casati<br />
aveva paragonato a una «Tebe dalle cento porte». Nell’ambito<br />
di uno di questi interventi di antifascismo monarchico, in un<br />
promemoria sti<strong>la</strong>to da Manlio Lupinacci verso <strong>la</strong> fine del 1942<br />
per <strong>la</strong> marchesa Giuliana Benzoni – «punto di riferimento di<br />
intellettuali e politici antifascisti» – ma in realtà indirizzato al<strong>la</strong><br />
principessa di Piemonte allo scopo di illustrare «<strong>la</strong> situazione<br />
politica generale» ed esporre le «posizioni dell’ambiente liberale»<br />
38 , si legge:<br />
I <strong>liberali</strong> esistono ancora in Italia. Al vecchio nucleo rimasto fedele al<strong>la</strong><br />
sua dottrina attraverso questi vent’anni di dittatura si aggiungono<br />
ogni giorno coloro ai quali apre gli occhi sugli errori commessi <strong>la</strong> lenta<br />
soffocazione dell’indipendenza italiana in un preteso ordine nuovo contrario<br />
a tutte le tendenze del genio nazionale e coloro che si ritraggono<br />
da altri estremismi per <strong>la</strong> stanchezza e l’esperienza fatta di quello presente.<br />
Fedeli al loro carattere, i <strong>liberali</strong> accolgono anche i convertiti del-<br />
37. Copia di intervento al comitato promotore del PLI romano, 4 ottobre 1944,<br />
acs, fondo L. Cattani, b. 2.<br />
38. f. perfetti, “Il sapore del<strong>la</strong> libertà. La <strong>resistenza</strong> liberale e monarchica di Manlio<br />
Lupinacci”, in «Nuova Storia contemporanea», x, 4, luglio-agosto 2006, p. 87.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 402<br />
402<br />
le ultime ore, purché sinceri nel ripudiare con onesto orrore le ideologie<br />
che hanno così gravemente mortificato <strong>la</strong> dignità del<strong>la</strong> patria e quel<strong>la</strong><br />
degli italiani. Accresciuti numericamente da questi nuovi adepti,<br />
consapevoli di rappresentare <strong>la</strong> parte politicamente più preparata del<br />
popolo italiano, i <strong>liberali</strong> italiani hanno coscienza di costituire tuttora<br />
una grande forza del<strong>la</strong> nazione […]” 39 .<br />
Dal passo citato risulta evidente come <strong>la</strong> forza di richiamo del<br />
<strong>liberali</strong>smo trovasse nel ripudio di ogni totalitarismo una delle<br />
sue più solide basi di appoggio, un’attrazione quanto mai viva<br />
in prossimità del crollo del regime e al<strong>la</strong> quale paradigmaticamente<br />
fu sensibile quel gruppo di intellettuali che, con varie<br />
esperienze personali alle spalle, dal «Primato» di Bottai passò<br />
quasi in blocco al «Risorgimento liberale» di Cattani e Pannunzio,<br />
di cui si è scritto in altra occasione 40 .<br />
Manlio Lupinacci, un liberale conservatore e monarchico<br />
che, attivissimo nell’attività c<strong>la</strong>ndestina romana, ma con tutte<br />
le perplessità di un «appartenente al<strong>la</strong> honnêtes gens, senza<br />
vocazioni di ribellione, ligia per mentalità, abitudine, scelta<br />
intellettuale, alle istituzioni e alle leggi» 41 , passava dagli appelli<br />
a Vittorio Emanuele iii al mantenimento dei rapporti con i<br />
comunisti per un’azione comune, fu autore di un articolo pubblicato<br />
su «Risorgimento liberale» il 18 febbraio 1945 in cui <strong>la</strong><br />
guerra partigiana era vista come «un’insurrezione del<strong>la</strong> terra offesa».<br />
In esso si scriveva di una «guerra spontanea e vergine»,<br />
«diversa, ma anche unanime», con una so<strong>la</strong> vittoria da conseguire,<br />
«primitiva ed ingenua, <strong>la</strong> purificazione del suolo», al<strong>la</strong><br />
quale tutte le componenti stavano dando il loro contributo indistintamente,<br />
mettendo da parte le differenti opinioni, «i reparti<br />
del vecchio esercito con i loro ufficiali fedeli all’onore, e<br />
39. Ivi, p. 91. Si veda poi <strong>la</strong> Lettera a Vittorio Emanuele iii, di cui Lupinacci fu<br />
l’anonimo estensore, pubblicata alle pp. 93-95.<br />
40. g. nicolosi, Da “Primato” al<strong>la</strong> tradizione liberale, cit., in p. craveri, g.<br />
quagliariello (a cura di), La Seconda guerra mondiale, cit., pp. 445-470.<br />
41. m. lupinacci, La calda estate del 1943, in «Nuova Storia contemporanea»,<br />
cit., p. 103.
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i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
al familiare affetto delle mostrine; i volontari del<strong>la</strong> libertà che<br />
si raccolgono intorno ai nomi tratti dal Risorgimento; i “compagni”<br />
delle brigate comuniste» 42 . In una formu<strong>la</strong>, una “guerra<br />
di patrioti”, nazionale, per <strong>la</strong> libertà e l’indipendenza del<br />
paese, al<strong>la</strong> quale i <strong>liberali</strong> parteciparono al<strong>la</strong> pari con le altre<br />
forze del<strong>la</strong> democrazia italiana, pagando assieme a esse un elevato<br />
tributo in vite umane.<br />
ciellenismo liberale<br />
403<br />
Quest’idea liberale del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> ebbe modo di estrinsecarsi<br />
sotto due aspetti. Innanzitutto sul piano militare, del<strong>la</strong> lotta<br />
armata al nazifascismo, rispetto al quale bisogna ancora precisare<br />
che i <strong>liberali</strong> non disdegnarono <strong>la</strong> “guerra per bande”, anzi<br />
vi parteciparono e <strong>la</strong> sostennero, pur essendo dell’idea che il<br />
capitolo dovesse chiudersi a ogni chilometro guadagnato dal<br />
fronte alleato e che con <strong>la</strong> progressiva liberazione del territorio<br />
nazionale e in presenza di un governo legittimo <strong>la</strong> guerra dovesse<br />
essere condotta da forze rego<strong>la</strong>ri. Al proposito, va ricordato<br />
che sul primo numero di «Risorgimento liberale», pubblicato<br />
ancora in c<strong>la</strong>ndestinità il 18 agosto del 1943, dove si invocava<br />
guerra al<strong>la</strong> Germania e si invitava il maresciallo Badoglio<br />
a rompere gli indugi, si scrivesse di «cittadini e soldati»<br />
uniti in un solo esercito per «riconquistare l’indipendenza del<strong>la</strong><br />
Patria» 43 . E va anche precisato che dopo <strong>la</strong> liberazione di Roma<br />
e l’insediamento del governo Bonomi, non a caso il Partito<br />
liberale procedette allo scioglimento delle sue bande e avviò<br />
l’arruo<strong>la</strong>mento per il cil, ma non ricusando il suo sostegno<br />
all’«insurrezione dei partigiani» vista come «il grande indizio<br />
di questa nostra volontà di sopravvivere come popolo indipen-<br />
42. m. lupinacci, “La guerra dei partigiani”, in «Risorgimento liberale», 18 febbraio<br />
1945.<br />
43. “Al maresciallo Badoglio. Lettera di un italiano”, in «Risorgimento liberale»,<br />
18 agosto 1943.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 404<br />
404<br />
dente» 44 . Un “metodo liberale” ispirava <strong>la</strong> lotta armata, al centro<br />
come in alta Italia, dove più concretamente si stabilì un<br />
rapporto preferenziale con le formazioni autonome, di cui non<br />
ci occuperemo in questa sede, essendo l’argomento oggetto di<br />
altra re<strong>la</strong>zione 45 .<br />
In secondo luogo, va considerato un livello più propriamente<br />
politico, che riguarda <strong>la</strong> posizione assunta dal Partito liberale<br />
circa gli attori istituzionali del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong> e in partico<strong>la</strong>re<br />
sul<strong>la</strong> natura e il ruolo del cln, una posizione distintiva e<br />
originale rispetto alle altre forze politiche che vi sono rappresentate,<br />
così distintiva che in certi casi è difficile poter par<strong>la</strong>re<br />
di un blocco moderato. Essa venne pubblicamente al<strong>la</strong> luce ai<br />
primi di gennaio del 1944, quando riflettendo su quale dovesse<br />
essere il denominatore comune al<strong>la</strong> base del<strong>la</strong> politica del<br />
Comitato di liberazione, Leone Cattani rendeva noto che ai <strong>liberali</strong><br />
non sarebbe bastato un semplice richiamo all’antifascismo,<br />
né a un vago concetto di democrazia. Il problema era<br />
fondare un’alleanza su un elemento comune positivo, raggiungibile<br />
soltanto attraverso una precisazione del concetto di democrazia:<br />
[…] e ricordando che esso significa, contemporaneamente e indissolubilmente,<br />
anche libertà. Democrazia, nel suo contenuto storico attuale<br />
e nell’uso comune, non significa soltanto governo del popolo o<br />
del<strong>la</strong> maggioranza, ma anche rispetto delle libertà individuali e del<strong>la</strong><br />
minoranza. In questo senso e in questo soltanto essa si contrappone<br />
a qualsiasi forma di tirannide, di servitù, di oppressione, di intolleranza<br />
46 .<br />
44. Guerra partigiana, in «Risorgimento liberale», 7 giugno 1944. Per quanto riguarda<br />
l’attività a favore del Corpo italiano di liberazione, si veda Lo scioglimento<br />
delle bande organizzate dal Partito Liberale, ivi, 15 giugno 1944.<br />
45. Si veda infra, t. piffer, La «politica» delle Brigate autonome.<br />
46. La politica del Comitato di liberazione. Il denominatore comune, in «Risorgimento<br />
liberale», 5 gennaio 1944, articolo anonimo ma attribuibile a Cattani da<br />
quanto si deduce da un appunto manoscritto dal titolo Risorgimento Liberale. Articoli<br />
di Leone, acs, Fondo L. Cattani, b. 18.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 405<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
405<br />
In quello che può essere considerato come il manifesto del<br />
ciellenismo liberale, Cattani aggiungeva che democrazia e libertà<br />
altro non significavano che «normale funzionamento<br />
degli istituti politici costituzionali, sia nel<strong>la</strong> parte in cui stabiliscono<br />
il meccanismo di formazione dei governi attraverso il<br />
libero gioco dei partiti, sia in quel<strong>la</strong> in cui difendono i diritti<br />
delle minoranze e i diritti personali dei cittadini». Metodo democratico<br />
e metodo liberale significavano cioè «comporre e risolvere<br />
pacificamente i problemi e i conflitti politici». Soltanto<br />
su questo terreno era possibile definire l’antifascismo e soltanto<br />
impegnandosi a rispettare tale metodo politico i partiti<br />
antifascisti avrebbero potuto evitare <strong>la</strong> degenerazione del<strong>la</strong><br />
lotta «in nuove dittature, in nuovi travestiti fascismi». Nelle<br />
parole di Cattani troviamo i requisiti essenziali di una concezione<br />
dell’antifascismo fondato sull’ideale del<strong>la</strong> libertà, «che è<br />
insieme esigenza di ordine, di rispetto delle idee di tutti, di dignità<br />
civile», di cui abbiamo già fatto cenno, ciò che avrebbe<br />
dovuto costituire l’humus di un’alleanza in cui «velleità e aspirazioni<br />
di dittatura, residui di violenza partigiana, manifestazioni<br />
di intransigenza totalitaria – purtroppo non del tutto<br />
scomparsa, né dalle manifestazioni di qualche giacobino, né<br />
dagli oscuri progetti di elementi conservatori post-fascisti»,<br />
aggiungeva Cattani – non avrebbero trovato giustificazione e<br />
sarebbero dovuti sparire; preme qui ricordare che siamo al<br />
gennaio del 1944.<br />
Nello stesso intervento, veniva sottolineato come il cln<br />
non andasse inteso come «un comitato di salute pubblica», né<br />
avrebbe dovuto trasformarsi in una oligarchia. Suo compito<br />
precipuo era invece <strong>la</strong> promozione di un governo che avesse<br />
avuto come obiettivo prioritario quello di chiamare il popolo<br />
italiano al<strong>la</strong> riscossa nazionale per l’indipendenza e per <strong>la</strong> costruzione<br />
degli istituti del<strong>la</strong> libertà. Rientravano tra questi fini,<br />
concretamente, «<strong>la</strong> demolizione del<strong>la</strong> struttura tirannica<br />
del fascismo, <strong>la</strong> restaurazione del<strong>la</strong> libertà di stampa, di associazione,<br />
di riunione» e, non ultimo, <strong>la</strong> garanzia del<strong>la</strong> «libera<br />
decisione del popolo italiano sugli istituti che avrebbero do-
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 406<br />
406<br />
vuto presiedere <strong>la</strong> sua vita avvenire». Per ciò che concerneva il<br />
governo, veniva riconosciuta <strong>la</strong> necessità che avesse potuto disporre<br />
di «poteri eccezionali», ma, a garanzia di libertà, avrebbe<br />
dovuto astenersi dall’assorbire anche i poteri del capo dello<br />
Stato e promuovere <strong>la</strong> creazione di una assemblea provvisoria<br />
anche con sole funzioni consultive, in modo da porre un<br />
limite a se stesso e facilitare un collegamento fra governo e popolo.<br />
Nell’intervento al comitato promotore del<strong>la</strong> sezione romana<br />
del pli che abbiamo citato, Cattani aveva ricordato che<br />
«l’esclusione di improvvisazioni rivoluzionarie, di tentativi di<br />
colpi di mano, di violenza faziosa e di intransigenza totalitaria»<br />
era stata una condizione sine qua non di adesione al cln.<br />
Riguardo al problema del rapporto tra governo e capo dello<br />
Stato, egli aveva precisato che nonostante fossero stati «i più<br />
intransigenti nel chiedere l’allontanamento dal trono di un Re<br />
che aveva condiviso <strong>la</strong> responsabilità del fascismo e del<strong>la</strong> guerra»,<br />
i <strong>liberali</strong> si erano sempre opposti «al<strong>la</strong> pretesa di commettere<br />
a chicchessia mutamenti costituzionali sui quali tutto il<br />
popolo, e meglio se direttamente, [avrebbe dovuto] essere<br />
chiamato a pronunziarsi» 47 . Sin dal settembre del 1943, il pli<br />
fu infatti contrario a qualsiasi decisione che avesse avuto il significato<br />
di una decadenza del<strong>la</strong> monarchia, una posizione che<br />
è possibile verificare grazie al<strong>la</strong> pubblicazione dei verbali del<br />
ccln, dai quali risulta che allora fu Casati a comunicare di<br />
aver ricevuto dagli «amici del partito liberale» un ordine del<br />
giorno contrario al<strong>la</strong> «progettata sospensione delle prerogative<br />
regie», ciò che fece mancare l’unanimità nazionale. Per comprendere<br />
quanto differenti fossero le posizioni in merito, ricordiamo<br />
che in quel<strong>la</strong> stessa seduta, al<strong>la</strong> domanda di Gronchi<br />
sul modo concreto di risolvere il problema del<strong>la</strong> monarchia,<br />
Scoccimarro rispondeva molto sbrigativamente che il<br />
Comitato, «divenuto governo», avrebbe riassunto «in sé stesso<br />
47. Copia di intervento di L. Cattani al comitato promotore del pli romano del<br />
4 ottobre 1944, cit.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 407<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
407<br />
tutti i poteri impegnandosi a convocare <strong>la</strong> costituente, senza<br />
pronunciare <strong>la</strong> decadenza del<strong>la</strong> monarchia né proc<strong>la</strong>mare <strong>la</strong> repubblica»<br />
e «sospendendo le prerogative regie in attesa del responso<br />
del paese», aveva aggiunto La Malfa 48 .<br />
Con maggior forza i <strong>liberali</strong> si erano opposti all’odg del 16<br />
ottobre del 1943 per l’ambiguità di una dichiarazione in cui si<br />
sosteneva, tra l’altro, che il governo avrebbe dovuto assumere<br />
«tutti i poteri costituzionali dello Stato», ciò che costituiva l’esatto<br />
contrario del percorso indicato dai <strong>liberali</strong>. In una lettera<br />
di risposta di Carandini a Bonomi del dicembre successivo,<br />
le direttrici di tale percorso erano nettamente tracciate. Al presidente<br />
del ccln che non condivideva <strong>la</strong> «incompatibilità del<br />
re attuale con le esigenze del<strong>la</strong> situazione» sostenuta dai <strong>liberali</strong>,<br />
Carandini opponeva il giudizio su un uomo – Vittorio<br />
Emanuele iii – «incapace e indegno di governare nei primi<br />
passi del<strong>la</strong> resurrezione un paese che concordemente lo addita<br />
fra i massimi responsabili del<strong>la</strong> sua rovina». Egli ricordava<br />
inoltre a Bonomi che a giustificazione del comportamento dei<br />
<strong>liberali</strong> stavano non solo le ragioni di indegnità morale del re,<br />
ma anche motivazioni più propriamente politiche, come<br />
l’«opportunità di non favorire il gioco dei partiti estremi, e non<br />
solo degli estremi, i quali [avrebbero avuto] tutto l’interesse a<br />
vedere identificata <strong>la</strong> invisa figura del Sovrano con quel<strong>la</strong> dell’istituto<br />
monarchico, per poter abbattere sotto lo stesso colpo<br />
di giustizia l’uno e l’altro». Tuttavia, non si trattava soltanto di<br />
una difesa a spada tratta del<strong>la</strong> monarchia come istituzione: poco<br />
più avanti Carandini sosteneva il rifiuto sia di un «governo<br />
48. 28 settembre 1943. Verbale sommario del<strong>la</strong> seduta del ccln, in g. fanello<br />
marcucci, Ivanoe Bonomi dal fascismo al<strong>la</strong> Repubblica. Documenti del Comitato<br />
Centrale di Liberazione Nazionale (dicembre 1942-giugno 1944), Lacaita, Manduria<br />
2005, p. 111. In quel<strong>la</strong> stessa seduta Nenni aveva dichiarato che «<strong>la</strong> soluzione che<br />
occorre raggiungere sta nell’assunzione del potere da parte di un organo investito<br />
del<strong>la</strong> volontà popo<strong>la</strong>re. Noi non facciamo oggi questione di monarchia o repubblica:<br />
è il popolo italiano che dovrà decidere. Solo se vi è pieno accordo su questo punto<br />
– sul<strong>la</strong> necessità cioè che il potere sia assunto da un organo politico rappresentativo<br />
del paese che possa consultare questo sul problema istituzionale – questo Comitato<br />
avrà una grande funzione da svolgere», ivi, p. 109
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 408<br />
408<br />
di coalizione dittatoriale che sotto <strong>la</strong> pressione dei suoi più audaci<br />
elementi [avesse potuto] instaurare di sorpresa <strong>la</strong> Repubblica<br />
trascinando il paese impreparato o assente ad una riforma<br />
istituzionale di carattere rivoluzionario», sia il rifiuto di un<br />
«Monarca il quale, assuefatto ad una costante infrazione dei<br />
suoi impegni costituzionali, [avesse potuto] mantenere sul<br />
paese <strong>la</strong> minaccia, non inverosimile, di far uso delle prerogative<br />
che gli [sarebbero] state conservate, o che [avrebbe potuto]<br />
con <strong>la</strong> forza riassumere, per prevenire con un colpo di stato<br />
le velleità popo<strong>la</strong>ri di riforma istituzionale». La scelta era per<br />
il mantenimento dei due poteri – monarchia e governo – in<br />
una posizione tale da «controbi<strong>la</strong>nciarsi» e condurre il paese in<br />
ordine e in libertà sino al giorno in cui avrebbe dovuto decidere<br />
del proprio futuro istituzionale. In tal modo, si sarebbe<br />
permesso al<strong>la</strong> monarchia «di presentarsi non condannata in<br />
anticipo al giudizio del<strong>la</strong> nazione»» e alle «correnti repubblicane<br />
[...] di realizzare il loro ideale non per imposizione di uno<br />
o più partiti, ma per <strong>la</strong> libera e consapevole scelta del<strong>la</strong> nazione<br />
riunita» 49 .<br />
Questa stessa posizione venne difesa da Carandini nel corso<br />
del<strong>la</strong> crisi del ccln aperta dall’odg socialista del 9 febbraio<br />
1944, che riproponeva una interpretazione radicale dell’odg<br />
del 16 ottobre 1943, non a caso così combattuto dal Partito liberale.<br />
I socialisti, presto seguiti dagli azionisti, rivendicavano<br />
«per il governo straordinario antifascista» i pieni poteri, quelli<br />
del «Par<strong>la</strong>mento e quelli del<strong>la</strong> Corona» e di conseguenza «l’accantonamento»<br />
del<strong>la</strong> monarchia, condizioni giudicate da Bonomi<br />
non accoglibili «per il ripudio del metodo democratico»<br />
e che furono <strong>la</strong> ragione principale delle sue dimissioni di fine<br />
marzo 1944. Nel<strong>la</strong> riunione romana del 18 marzo di quell’anno,<br />
era stato ancora Carandini a sostenere <strong>la</strong> necessità di «una<br />
onesta neutralità di fronte al<strong>la</strong> Costituente» e che l’abdicazione<br />
sarebbe stata necessaria per permettere al popolo italiano di<br />
49. Ivi, Carandini a Bonomi il 15 dicembre 1943, pp. 127-132. La lettera di Bonomi<br />
a Carandini dell’8 dicembre 1943 è alle pp. 125-127.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 409<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
409<br />
poter scegliere «fra <strong>la</strong> repubblica e una monarchia pulita e perciò<br />
confrontabile con <strong>la</strong> repubblica» 50 .<br />
Non vedere in questa opzione politica anche una considerazione<br />
opportunistica del<strong>la</strong> consistenza del sentimento monarchico<br />
nel<strong>la</strong> tradizione liberale sarebbe un po’ negare una<br />
realtà storica. Lo stesso Cattani, che fu da subito un convinto<br />
sostenitore del referendum e che difese fino all’ultimo <strong>la</strong> soluzione<br />
del<strong>la</strong> contemporaneità del voto, in modo tale che fosse<br />
il popolo e non l’Assemblea a decidere sul<strong>la</strong> forma istituzionale,<br />
molti anni dopo nel corso di una trasmissione televisiva dedicata<br />
al<strong>la</strong> nascita del<strong>la</strong> repubblica dichiarò che quell’atteggiamento<br />
era a «tute<strong>la</strong> dei legittimi sentimenti di aderenti ai nostri<br />
partiti» 51 e ammise francamente quanto fosse importante<br />
in quegli anni che «questo scoglio del<strong>la</strong> decisione sul problema<br />
istituzionale venisse superato senza che i nostri partiti venissero<br />
<strong>la</strong>cerati» 52 . Tuttavia, più che di legittimismo, sembra<br />
sia più giusto par<strong>la</strong>re di legalitarismo e ciò non soltanto per una<br />
fedeltà a quello che è uno dei principi cardine del <strong>liberali</strong>smo,<br />
ma anche per schietto realismo politico e per una analisi del<strong>la</strong><br />
situazione generale. Proprio le vicende del<strong>la</strong> crisi del ccln tra<br />
l’inverno e <strong>la</strong> primavera del 1944 mostravano come <strong>la</strong> via legalitaria,<br />
che prevedeva l’abdicazione di Vittorio Emanuele iii<br />
e l’investitura da parte del<strong>la</strong> corona di un governo antifascista<br />
capace di gestire una situazione emergenziale, fosse l’unica via<br />
percorribile tra le due rimanenti possibilità, che erano: un’investitura<br />
degli alleati, che avrebbe acuito <strong>la</strong> situazione già abbastanza<br />
grave di soggezione, o un’investitura rivoluzionaria,<br />
del<strong>la</strong> piazza, con tutti i rischi connessi, nell’assoluta mancanza<br />
di forze materiali e con gli eserciti stranieri sul territorio nazionale.<br />
Tanto più che a livello internazionale, al discorso di<br />
50. Ivi, dal verbale di Fenoaltea del<strong>la</strong> riunione del 18 marzo 1944, intervento di<br />
Carandini, pp. 206-208.<br />
51. Riferendosi anche al<strong>la</strong> dc [n.d.a.].<br />
52. Dattiloscritto degli interventi a una trasmissione andata in onda sul secondo<br />
canale tv il 2 giugno 1966. Intervento di Leone Cattani, acs, Fondo L. Cattani,<br />
b. 1, fasc. 4.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 410<br />
410<br />
Churchill ai Comuni del 21 settembre 1943 in cui si invitavano<br />
gli italiani a unirsi attorno al governo esistente e si riconosceva<br />
a essi il diritto a guerra finita di scegliere liberamente <strong>la</strong><br />
propria forma di stato, seguiva il riconoscimento sovietico del<br />
governo Badoglio, di cui si seppe a fine marzo 1944, che aprì<br />
le porte al<strong>la</strong> svolta di Salerno.<br />
Facile, quindi, comprendere <strong>la</strong> soddisfazione dei <strong>liberali</strong> a<br />
commento del gesto di Togliatti, giudicato un vero e proprio<br />
«colpo di scena», che «spostava le basi di discussione, invitando<br />
i partiti non soltanto ad abbandonare ogni richiesta di pieni<br />
poteri, ma a rinunziare al<strong>la</strong> abdicazione ed a col<strong>la</strong>borare<br />
persino col governo Badoglio». Un gesto «sconcertante» – si<br />
scriveva su «Risorgimento liberale» – che aveva suscitato «nei<br />
partiti estremi un comprensibile malce<strong>la</strong>to disagio», ma rispetto<br />
al quale il Partito liberale avrebbe potuto far valere<br />
«senza presunzione, il suo coerente e meditato atteggiamento»,<br />
rivendicando in tal modo <strong>la</strong> paternità di una linea sul<strong>la</strong><br />
quale andavano ora convergendo le altre forze dell’antifascismo.<br />
Ribadendo che quell’alleanza aveva avuto «una utile funzione<br />
di propulsione nel<strong>la</strong> lotta contro i tedeschi e i fascisti, di<br />
critica e di opposizione alle insufficienze del governo Badoglio,<br />
di preparazione e di avvio al<strong>la</strong> costituzione di un governo<br />
democratico idoneo ai vari compiti di un domani vicino e<br />
lontano», si sottolineava come «i <strong>liberali</strong> non [avessero smarrito]<br />
in nessun momento <strong>la</strong> netta comprensione del<strong>la</strong> permanente<br />
esistenza di un governo legale che, pur lontano e carico<br />
di responsabilità, aveva ancora in mano le residue forze organizzate<br />
del paese» 53 .<br />
Coerentemente a questa linea, il trasferimento dei poteri<br />
regi al principe Umberto e <strong>la</strong> designazione di Bonomi a capo<br />
del governo veniva salutata come <strong>la</strong> «fine di un equivoco» e<br />
in merito al<strong>la</strong> formu<strong>la</strong> del<strong>la</strong> luogotenenza si precisava che essa<br />
veniva accettata pur non ammettendone <strong>la</strong> «reticenza giuridica»<br />
e soltanto per «rispetto del<strong>la</strong> patria», cui si volevano<br />
53. “I partiti e <strong>la</strong> realtà”, in «Risorgimento liberale», 15 aprile 1944.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 411<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
risparmiare «polemiche funeste e indugi al<strong>la</strong> azione liberatrice»<br />
54 . Finito l’equivoco, i <strong>liberali</strong> potevano agire ancora con<br />
più fermezza sia a favore del ripristino delle regole del gioco<br />
democratico, sia per una piena rivendicazione dei “diritti italiani”<br />
nei confronti degli alleati. Riguardo al<strong>la</strong> prima esigenza,<br />
<strong>la</strong> battaglia per <strong>la</strong> legalità continuava con invariato vigore,<br />
con un’azione che investiva in primo piano il problema<br />
del<strong>la</strong> natura del cln, del suo ruolo e dei suoi rapporti con il<br />
governo.<br />
Nell’ottobre del 1944, continuavano le doglianze di Cattani<br />
affinché fossero ristabilite «rapidamente le garanzie dell’ordine<br />
pubblico» e potenziata l’autorità governativa. «Per rassicurare<br />
l’opinione pubblica e ispirarle fiducia nel metodo e<br />
nelle istituzioni democratiche», era ritenuta essenziale <strong>la</strong> creazione<br />
di una Consulta nazionale per un esame più ponderato<br />
dei provvedimenti legis<strong>la</strong>tivi e quindi per bi<strong>la</strong>nciare l’operato<br />
del governo. Nel novembre dello stesso anno, un’inchiesta per<br />
conto del Servizio Documentazione delle Nazioni Unite tra alcuni<br />
leader dei principali partiti italiani permette di rilevare<br />
che tra di essi i più convinti fautori del<strong>la</strong> creazione di un organo<br />
consultivo nel<strong>la</strong> forma in cui poi si realizzò fossero Or<strong>la</strong>ndo,<br />
sentito in qualità di presidente del<strong>la</strong> Camera dei deputati,<br />
e Brosio, il quale sostenne un sistema di designazione “mista”<br />
dei membri e in cui, al contrario di Or<strong>la</strong>ndo che non li nominò<br />
affatto e a dimostrazione dell’inesistenza nel pli di una<br />
pregiudiziale negativa nei confronti del cln, il nucleo principale<br />
del<strong>la</strong> Consulta avrebbe dovuto essere indicato dai Comitati<br />
di liberazione regionali e provinciali 55 . Il problema era infatti<br />
più complesso e ritornava a quello del<strong>la</strong> natura dell’orga-<br />
54. “Fine di un equivoco”, in «Risorgimento liberale», 10 giugno 1944.<br />
55. Per le posizioni di Cattani, si veda l’intervento dell’ottobre del 1944 al comitato<br />
promotore del PLI romano citato. Per quanto riguarda l’inchiesta citata, il documento<br />
ha per titolo Problemi dell’Italia occupata: l’Assemblea consultiva, è datato<br />
13 novembre 1944. Furono sottoposti a intervista Or<strong>la</strong>ndo, Sforza, De Gasperi,<br />
Togliatti, Ruini, Brosio, Nenni, Lussu, Pacciardi, Selvaggi, Rodano e Bastianina<br />
Musu Martini, acs, Fondo V.E. Or<strong>la</strong>ndo, b. 87, fasc. 1665.<br />
411
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 412<br />
412<br />
no, in una situazione di totale assenza delle istituzioni del<strong>la</strong><br />
rappresentanza politica. In occasione del comitato nazionale<br />
del pli, il 18 novembre 1944, il problema dei cln venne ampiamente<br />
dibattuto, come risulta dai verbali del<strong>la</strong> riunione, in<br />
cui si annotava che <strong>la</strong> «presunzione che i cln rappresentino <strong>la</strong><br />
maggioranza del paese» era stato uno degli argomenti di discussione,<br />
assieme ai problemi che riguardavano <strong>la</strong> natura dei<br />
Comitati provinciali di liberazione nazionale e dei rapporti tra<br />
questi e l’elemento prefettizio, ciò che è da presumere costituisse<br />
un nodo cruciale per <strong>la</strong> questione dell’ordine pubblico,<br />
così come furono oggetto di discussione i cln comunali, rispetto<br />
ai quali si par<strong>la</strong>va di un loro «non riconoscimento» 56 .<br />
Che il problema fosse all’ordine del giorno, è provato dal<strong>la</strong><br />
stessa crisi del primo governo Bonomi, che il 26 novembre ufficializzava<br />
le proprie dimissioni, a proposito del<strong>la</strong> quale Aldo<br />
G. Ricci ha scritto:<br />
Il punto centrale del contrasto, intorno al quale gli altri ruotavano, era<br />
certamente <strong>la</strong> diversa valutazione circa <strong>la</strong> natura del governo in carica:<br />
espressione esclusiva del cln, nel quale vedevano l’unica fonte di legittimità,<br />
per una parte delle forze di sinistra; risultato di un compromesso<br />
politico-istituzionale che conservava nel<strong>la</strong> corona <strong>la</strong> fonte del<strong>la</strong> legittimità<br />
costituzionale per le forze moderate 57 .<br />
Sempre Ricci ricorda che il motivo principale per cui socialisti<br />
e azionisti poi si rifiutarono di entrare nel secondo governo<br />
Bonomi fu il giudizio severamente critico nei confronti delle<br />
modalità del<strong>la</strong> crisi, con un presidente del consiglio che aveva<br />
presentato le dimissioni a Umberto, coerentemente con le modalità<br />
con le quali aveva ricevuto l’incarico – secondo quell’i-<br />
56. Appunti del<strong>la</strong> riunione del comitato nazionale del pli del 18 novembre 1944,<br />
Istituto Storico del<strong>la</strong> Resistenza in Toscana (isrt), Fondo Aldobrando Medici Tornaquinci,<br />
b. 5, fasc. 2.<br />
57. a.g. ricci (a cura di), Verbali del Consiglio dei ministri. Luglio 1943-Maggio<br />
1948, iii, Governo Bonomi 18 giugno 1944-12 dicembre 1944, Presidenza del Consiglio<br />
dei ministri, Roma 1995, p. xlvi.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 413<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
413<br />
dea dell’investitura legale sul<strong>la</strong> quale avevano tanto insistito i<br />
<strong>liberali</strong> – ma che secondo socialisti e azionisti costituiva da parte<br />
di Bonomi una vio<strong>la</strong>zione del suo patto con il cln. In una<br />
lettera al direttore di «Epoca» del 1974 a proposito di un articolo<br />
di Gorresio dal titolo Ad ogni crisi spunta il golpe, in cui si<br />
faceva riferimento al<strong>la</strong> crisi aperta dai <strong>liberali</strong> nel novembre<br />
1945 nei confronti del governo Parri, Cattani ebbe modo di ricordare<br />
a difesa dei <strong>liberali</strong> che «nello stesso modo era composto<br />
anche il primo governo Bonomi che nel novembre 1944<br />
venne messo in crisi e abbandonato da socialisti e azionisti<br />
mentre i nostri marinai e i nostri soldati a fianco degli alleati e<br />
i partigiani nelle zone ancora occupate dai tedeschi, combattevano<br />
e morivano e mentre le condizioni del<strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione civile<br />
erano drammatiche» 58 . Il tono molto aspro del passo di<br />
Cattani dimostra quanto fosse ancora vivo il ricordo delle polemiche<br />
di allora: dinanzi al Comitato nazionale del pli che<br />
seguì <strong>la</strong> crisi, Cattani respinse ogni accusa riguardo ai presunti<br />
«intrighi di forze oscure» e a «un deliberato programma di<br />
determinare <strong>la</strong> crisi per escludere le sinistre dal governo» di cui<br />
si diceva negli ambienti politici e ricordò ancora una volta come<br />
i <strong>liberali</strong> avessero combattuto sin dall’inizio «l’opinione di<br />
chi concepiva il cln come un comitato di salute pubblica, ente<br />
originario e sovrano di diritto politico». Cattani sottolineava<br />
che il pli non avrebbe potuto adeguarsi «nel<strong>la</strong> troppo facile<br />
formu<strong>la</strong> dei restauratori di destra che sognano un puro e<br />
semplice ritorno al<strong>la</strong> lettera dello statuto del ’48, mostrando di<br />
voler ignorare persino l’evoluzione imposta dal<strong>la</strong> prassi liberale<br />
fin dai primi tempi del<strong>la</strong> sua applicazione», ma che allo stesso<br />
modo non avrebbe potuto accettare quell’«interpretazione<br />
socialista» che riteneva che tutta <strong>la</strong> struttura dello stato italiano<br />
fosse da rifare e che vedeva «nei Comitati di liberazione le<br />
nuove cellule del<strong>la</strong> democrazia italiana e nel Comitato Centrale<br />
di liberazione una specie di nuovo organo costituzionale che<br />
58. Minuta di lettera di Cattani al direttore di «Epoca» il 18 dicembre 1944, acs,<br />
Fondo L. Cattani, b. 2, fasc. 4/2.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 414<br />
414<br />
si erge in posizione di equilibrio di fronte al<strong>la</strong> monarchia». Il<br />
problema stava in una diversa concezione istituzionale: «contrapporre<br />
i poteri di una pretesa monarchia di diritto divino a<br />
quelli di un Comitato che si pretend[eva] rappresent[asse] <strong>la</strong><br />
volontà popo<strong>la</strong>re» avrebbe riportato l’Italia «indietro di qualche<br />
secolo». Cattani riconosceva <strong>la</strong> lealtà del partito socialista<br />
nell’affermare <strong>la</strong> propria tesi, il quale però avrebbe dovuto dare<br />
atto degli sforzi compiuti dai <strong>liberali</strong> «per mantenere in vita<br />
<strong>la</strong> coalizione governativa e per salvare ad ogni modo, anche<br />
indipendentemente dal<strong>la</strong> composizione del governo, <strong>la</strong> concordia<br />
delle forze antifasciste che gareggiano insieme in eroismo<br />
e in sacrificio nell’Italia del nord», ciò di cui conservava<br />
memoria a trent’anni di distanza rivolgendosi all’amico Gorresio<br />
59 .<br />
Un’altra testimonianza del<strong>la</strong> crisi del fronte antifascista che<br />
coinvolse direttamente il problema del cln, fu il dibattito,<br />
aperto dal<strong>la</strong> lettera del Partito d’azione sui poteri del clnai,<br />
documento esemp<strong>la</strong>re di una concezione dei cln come nuclei<br />
di una palingenesi politica, sociale e amministrativa dell’Italia<br />
libera. Come ampiamente dimostrato dal<strong>la</strong> storiografia, quel<br />
dibattito è <strong>la</strong> prova dell’estrema varietà di vedute e anche di<br />
obiettivi dei partiti del fronte ciellenista e anticipa <strong>la</strong> lotta politica<br />
che di lì a poco li dividerà con tutta evidenza. Una varietà<br />
di vedute che percorreva anche all’interno i partiti, non<br />
ultimo quello liberale, dove sorsero divergenze tra il partito<br />
“romano” e i rappresentanti del Nord, in partico<strong>la</strong>re Arpesani,<br />
che si diceva d’accordo con le risoluzioni azioniste, ciò che<br />
dev’essere valutato anche in base al<strong>la</strong> differente situazione in<br />
cui si trovavano a operare i partiti nell’Italia liberata, già alle<br />
prese con le primissime esigenze del<strong>la</strong> ricostruzione. Un altro<br />
appunto che deve essere fatto riguardo al dibattito è che proprio<br />
in questo partico<strong>la</strong>re frangente, divergenze di vedute, e<br />
toni molto aspri, emersero tra pli e dc, a conferma di quan-<br />
59. Re<strong>la</strong>zione al c.n. del pli dopo <strong>la</strong> crisi Bonomi del 1944, ACS, Fondo L. Cattani,<br />
b. 2, fasc. 6.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 415<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
415<br />
to sostenuto sopra sul<strong>la</strong> difficoltà di individuazione di un<br />
omogeneo blocco moderato 60 .<br />
La risposta del pli, che rigettava in maniera molto artico<strong>la</strong>ta<br />
le tesi azioniste, fu pubblicata nel febbraio del 1945 sul<br />
giornale «Libertà». In essa veniva ricordato come il patto ciellenistico<br />
fosse stato stipu<strong>la</strong>to in base a due priorità: cacciare i<br />
tedeschi e liberare l’Italia dai residui di fascismo, restaurando<br />
un regime di libertà «senza aggettivi, non una di quelle tante<br />
“vere” libertà, ognuna diversa dall’altra, care ai totalitari e ai filototalitari<br />
di diversi colori». La situazione di eccezionalità<br />
comportava di evitare che <strong>la</strong> nuova democrazia italiana apparisse<br />
come una «République des Comités», con partiti arrogantisi<br />
pieni poteri esecutivi. Si escludeva al contempo qualsiasi<br />
ipotesi di svuotamento politico del clnai, che avrebbe dovuto<br />
mantenere il carattere di espressione «discordemente concorde»<br />
dell’opinione democratica e rinunciare invece ad essere<br />
voce esclusiva di determinate correnti politiche «col pretesto di<br />
dare al popolo una direttiva (brutta paro<strong>la</strong> di conio fascista)» 61 .<br />
La lettera del pli fu l’ultima a pervenire in ordine di tempo,<br />
in un momento in cui lo scontro tra partiti conobbe momenti<br />
critici e su varie questioni, come sull’assegnazione delle cariche<br />
pubbliche, rispetto alle quali i <strong>liberali</strong> rivendicavano <strong>la</strong><br />
designazione di un proprio membro per <strong>la</strong> prefettura di Torino<br />
– in virtù dei risultati delle elezioni del 1921 e del 1924 e<br />
dell’intensa attività antifascista – ai quali si opponevano i partiti<br />
di sinistra, con i comunisti che in partico<strong>la</strong>re sostenevano<br />
<strong>la</strong> necessità di un voto di maggioranza 62 .<br />
60. Un’accurata ricostruzione del dibattito, in cui questa diversità di vedute traspare<br />
nettamente è in g. grassi (a cura di), Verso il governo del popolo. Atti e documenti<br />
del clnai 1943-1946, Feltrinelli, Mi<strong>la</strong>no 1977, pp. 40 e ss.<br />
61. pli. I compiti e <strong>la</strong> struttura del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e<br />
dei Comitati Periferici, pubblicato in F. Jacini, Carattere. Pagine del periodo c<strong>la</strong>ndestino,<br />
Mi<strong>la</strong>no 1946. Una copia del documento è anche in acs, Fondo L. Cattani,<br />
b. 1. Per un’analisi più dettagliata del<strong>la</strong> risposta liberale nel contesto del dibattito si<br />
veda g. nicolosi, L’interpretazione liberale del<strong>la</strong> <strong>resistenza</strong>, cit., pp. 111 e ss.<br />
62. Cfr. g. grassi, introduzione a Verso il governo del popolo, cit., pp. 48-49
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 416<br />
416<br />
Al Comitato nazionale del pli che si tenne a Roma poco<br />
dopo <strong>la</strong> pubblicazione del<strong>la</strong> lettera, nel marzo 1945, assieme al<br />
problema del «riconoscimento di adeguati poteri dei cln dell’Alta<br />
Italia da parte del governo», vi era all’ordine del giorno<br />
<strong>la</strong> «riduzione dei cln nell’Italia liberata ai soli capoluoghi di<br />
provincia con funzioni di collegamento fra i partiti e consultive<br />
nei riguardi delle autorità governative per i problemi locali»,<br />
ciò che appunto costituiva una tendenza opposta a quel<strong>la</strong><br />
sostenuta dai partiti di sinistra di fare dei cln <strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> primaria<br />
del<strong>la</strong> ricostruzione dello Stato, dal livello dell’organizzazione<br />
amministrativa a quello dell’organizzazione economica e<br />
sociale. La re<strong>la</strong>zione politica del segretario Cattani fu molto<br />
esauriente in merito, con un’apertura dedicata ai motivi del<br />
pieno appoggio dei <strong>liberali</strong> a un governo dedito in via pregiudiziale<br />
al compito del<strong>la</strong> ricostruzione degli organi dello stato.<br />
Egli spiegava come quel sostegno non fosse da intendersi come<br />
un «gretto legalismo», né che vi fossero intenti conservatori:<br />
il problema rimaneva infatti «ricostruire dal nul<strong>la</strong> quel<strong>la</strong><br />
struttura statale, garanzia di ordine e di libertà per tutti, senza<br />
<strong>la</strong> quale nessuna convivenza è possibile, nessun progresso è<br />
ipotizzabile, nessuna libera e seria esigenza di riforma può trovar<br />
modo di manifestarsi e realizzarsi come soddisfazione del<strong>la</strong><br />
volontà e del bene comune». In quest’opera di ricostruzione,<br />
i cln erano da intendersi come «<strong>la</strong> sede di incontro, di collegamento<br />
e di consultazione tra i vari partiti», ma non avrebbero<br />
potuto «soffocarne l’individualità, l’autonomia e <strong>la</strong> caratteristica».<br />
Cattani faceva una differenza tra passione unitaria,<br />
di cui certo i <strong>liberali</strong> non potevano essere accusati di mancare,<br />
e «nostalgie totalitarie», paventando il rischio di emersione di<br />
un pensiero unico ciellenista e, di conseguenza, di un possibile<br />
partito unico ciellenista, anticipando una polemica che ebbe<br />
un certo riscontro negli ambienti <strong>liberali</strong> 63 .<br />
63. Basti citare Arturo Labrio<strong>la</strong>, che nel 1946 sarà su posizioni udn, il quale avvertiva<br />
del rischio che il trust dei partiti antifascisti potesse rappresentare quel<strong>la</strong><br />
tendenza «al<strong>la</strong> sovranità assoluta dello Stato rispetto al<strong>la</strong> Società» che era stata ti-
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 417<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
417<br />
Riguardo ai cln fu critica anche <strong>la</strong> posizione di Brosio,<br />
proveniente dall’antifascismo gobettiano e che rappresentava<br />
l’anima più resistenziale del partito “romano”, che, essendo<br />
ministro, ricorse a un linguaggio sensibilmente più misurato:<br />
Noi ci siamo avvicinati ai cln con sincera simpatia e con il desiderio di<br />
trovarvi una leale col<strong>la</strong>borazione; ma spesso <strong>la</strong> realtà non corrispose alle<br />
nostre speranze e imposero in pratica quelle riserve che in teoria si<br />
vorrebbero volentieri superare.<br />
A un odg presentato dal<strong>la</strong> componente più radicale del partito,<br />
in cui si dichiarava che i cln erano «strumenti indispensabili<br />
agli ideali di libertà», «garanzia di una vera democratizzazione<br />
del<strong>la</strong> vita pubblica ed espressione del<strong>la</strong> volontà di rinnovamento<br />
del popolo italiano», posizioni che, bisogna ricordare,<br />
avevano un certo seguito nel Partito liberale di quegli<br />
anni, un re<strong>la</strong>tore – di cui purtroppo non viene riportato<br />
il nome – rispose riferendo del settarismo di alcuni partiti<br />
«che si gettano all’arrembaggio delle varie cariche nei vari comuni,<br />
imponendo con le buone o con le cattive sindaci in<br />
maggioranza comunisti o socialisti». A poco più di un mese<br />
dal 25 aprile, non si nascondevano dubbi circa le conseguenze<br />
del<strong>la</strong> liberazione del Nord – che Cattani nel<strong>la</strong> sua re<strong>la</strong>zione<br />
aveva giudicato come «l’evento al quale tendiamo con tutta<br />
l’anima nostra» – e si faceva riferimento a «partiti (che pure<br />
fanno parte del cln) che dimostrano nel<strong>la</strong> maniera più palese<br />
che <strong>la</strong> loro propaganda di guerra ha sì come scopo <strong>la</strong> liberazione<br />
del Nord, ma anche, e forse soprattutto, <strong>la</strong> formazione<br />
di raggruppamenti armati, o nel caso più favorevole, di<br />
un esercito che sia un esercito di parte». Riferendosi ancora<br />
all’odg radicale, accusato di demagogismo, si concludeva che<br />
«in certi comuni a dichiarare di essere <strong>liberali</strong> si corrono gra-<br />
pica del fascismo, in Salvate l’Italia! (Dopo il fascismo), Faro, Roma 1945, in partic.<br />
p. 70.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 418<br />
418<br />
vi rischi. E questo i nostri radicali lo chiamano spirito di comitato?»<br />
64 .<br />
A dimostrazione di quanto il problema fosse sentito e di un<br />
clima che sotto questi aspetti non <strong>la</strong>sciava presagire nul<strong>la</strong> di<br />
buono, all’indomani del<strong>la</strong> chiusura del Comitato nazionale, il<br />
giornale del partito pubblicava come editoriale uno scritto di<br />
William Beveridge, in cui si poteva leggere che «il criterio fondamentale<br />
per stabilire se un dato paese sia democratico è se<br />
questo paese è capace di mutare il suo governo senza mettere<br />
al muro i governanti, o cosa ancora più probabile, senza che<br />
coloro i quali sono in disaccordo con i governanti in carica corrano<br />
il rischio di venire messi al muro» 65 . In effetti, a sfogliare<br />
le pagine di «Risorgimento liberale», dove venivano riportate<br />
notizie di violenze, intemperanze e discriminazioni a danno<br />
dei <strong>liberali</strong>, anche in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> loro attività amministrativa<br />
nei comuni o nelle deputazioni provinciali, non si può dire<br />
che si potesse par<strong>la</strong>re di un perfetto funzionamento dei comitati<br />
periferici, le sedicenti nuove cellule del<strong>la</strong> democrazia<br />
italiana 66 .<br />
Il pli continuò il suo percorso nei difficili anni del<strong>la</strong> transizione<br />
non abbandonando <strong>la</strong> propria idea guida ispirata al<br />
“legalitarismo”, né <strong>la</strong> propria strategia: con <strong>la</strong> fine del<strong>la</strong> guerra<br />
si apriva una nuova fase che metteva fine ai “governi del<strong>la</strong><br />
liberazione”. Nel periodo di gestazione del governo Parri, il<br />
partito ribadì <strong>la</strong> propria volontà di col<strong>la</strong>borazione a patto che<br />
64. La documentazione re<strong>la</strong>tiva al Comitato Nazionale da cui abbiamo tratto i<br />
passi citati è conservata in isrt, Fondo A. Medici Tornaquinci, Consiglio nazionale<br />
pli, 1945, marzo 1-4, b. 5, fasc. 2. L’intervento anonimo è del 2 marzo.<br />
65. w. beveridge, “Democrazia senza patibolo”, in «Risorgimento liberale», 6<br />
marzo 1945.<br />
66. Gli episodi di violenza politica e sociale conobbero una vera esca<strong>la</strong>tion, puntualmente<br />
registrata sull’organo del partito, a partire dal febbraio-marzo 1945. Si<br />
veda l’articolo di fondo “Domande ai comunisti”, in «Risorgimento liberale», 13<br />
marzo 1945, in cui si legge: «potremmo continuare. Lo spettacolo è sempre lo stesso:<br />
comizi, dimostrazioni, aggressioni, bandiere rosse che svento<strong>la</strong>no, sedi comunali<br />
invase, forza pubblica che non interviene, o interviene in ritardo, e quando interviene,<br />
lo fa con tale discrezione e prudenza da <strong>la</strong>sciare le cose al punto di prima».
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 419<br />
i <strong>liberali</strong> e <strong>la</strong> <strong>resistenza</strong><br />
419<br />
questa si fosse basata ancora su una «leale accettazione del<br />
metodo liberale» e precisò che si considerava esaurita soltanto<br />
<strong>la</strong> funzione militare dei cln. A essi si riconosceva il merito<br />
di «una grande funzione storica non solo nel campo militare,<br />
ma anche nel campo politico, come sede di incontro e<br />
di consultazione e come strumento di reciproca garanzia di<br />
libertà tra i vari partiti», funzione quest’ultima che veniva<br />
considerata come non ancora conclusa. Nel maggio del 1945,<br />
si sottolineava che i cln comunali e provinciali, come in effetti<br />
era già avvenuto quasi dappertutto, avrebbero dovuto ricostruire<br />
le giunte comunali e le deputazioni provinciali, affiancando<br />
così i sindaci e i prefetti nelle decisioni locali, mentre<br />
i cln regionali avrebbero dovuto continuare a esercitare<br />
le loro funzioni consultive fino al<strong>la</strong> durata del governo alleato,<br />
trasferendo le loro funzioni al<strong>la</strong> Consulta, sul<strong>la</strong> cui formazione<br />
tra l’altro avevano per legge un certo controllo. Era<br />
ancora Cattani a denunciare però <strong>la</strong> deriva «corporativa» dei<br />
cln, riferendosi all’inclusione di rappresentanze di organizzazioni<br />
sindacali o giovanili o femminili, che era stata caldeggiata<br />
dai comunisti sin dall’ottobre del 1944, che si risolveva<br />
in un aumento di rappresentanti di uno o di alcuni partiti,<br />
turbando l’equilibrio delle componenti politiche. L’esistenza<br />
dei «comitati di liberazione corporativi», come li chiamava<br />
Cattani, comportava quel<strong>la</strong> «duplicità di poteri che ci aveva<br />
afflitto durante il fascismo esautorando lo Stato a vantaggio<br />
del<strong>la</strong> fazione» 67 . D’altronde, anche per le rappresentanze dei<br />
sindacati e delle categorie del <strong>la</strong>voro era stata appositamente<br />
studiata <strong>la</strong> presenza di una Consulta nazionale, vecchio cavallo<br />
di battaglia dei <strong>liberali</strong> italiani. Le vicende successive<br />
che porteranno al<strong>la</strong> crisi del governo Parri, di cui in questa<br />
sede non ci occuperemo, significheranno, ricorrendo a parole<br />
dello stesso Cattani, <strong>la</strong> liquidazione definitiva del<strong>la</strong> «peri-<br />
67. “Le trattative per <strong>la</strong> crisi e l’atteggiamento dei <strong>liberali</strong>. Intervista a Cattani”, in<br />
«Risorgimento liberale», 27 maggio 1945. Sugli stessi temi era stato anche l’editoriale<br />
Il governo del<strong>la</strong> ricostruzione e del<strong>la</strong> Costituente, ivi, 15 maggio 1945.
16_Nicolosi 7-10-2007 10:48 Pagina 420<br />
420<br />
colosa e antidemocratica involuzione dei comitati di liberazione<br />
locali» 68 .<br />
Parafrasando quanto sostenuto da Brosio e da noi citato,<br />
fu una semplice constatazione del<strong>la</strong> realtà dei fatti a impedire<br />
ai <strong>liberali</strong> di superare quelle riserve su natura e ruolo dei cln<br />
già così presenti in teoria. La fedeltà nei confronti di un programma<br />
che aveva come obiettivo prioritario quello di ricostruire<br />
il più velocemente possibile gli istituti essenziali di una<br />
liberaldemocrazia rese ancora più netta l’opposizione a tutti<br />
quei progetti che potevano portare in una direzione diversa.<br />
Con l’evolversi del<strong>la</strong> situazione politica e militare e <strong>la</strong> radicalizzazione<br />
del<strong>la</strong> lotta, ciellenismo liberale significò <strong>la</strong> difesa<br />
delle condizioni minime di quell’equilibrio dei poteri sui quali<br />
si fonda l’idea stessa di Stato liberale e di quelle garanzie di<br />
giustizia quanto mai necessarie nel<strong>la</strong> gestione di una situazione<br />
che fu sempre considerata emergenziale.<br />
68. Dal<strong>la</strong> lettera di Cattani a «Ep0ca» del 1974 supra cit.