Morti - Campo de'fiori

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Morti - Campo de'fiori

Campo de fiori

2

E’ la fine dell’anno e si approssimano le Sante Festività Natalizie.

In questo anno Campo de’ fiori è molto cresciuto e per questo sono profondamente grato a tutti i lettori, agli amici sponsor ed ai collaboratori,

che hanno reso possibile la realizzazione di questo bellissimo sogno. Campo de’ fiori percorre oramai una strada importante

e farò del tutto per esserne degno e responsabile. Tante e tante persone di tutte le età, hanno ritrovato in Campo de’ fiori il gusto della

sana lettura ed hanno riscoperto così le profonde radici della nostra terra, le sue tradizioni, la sua arte e la sua ricca cultura. Campo de’

fiori è un elemento socialmente aggregante e la sua valenza popolare, ha contribuito ad abbattere tante barriere mentali che oscuravano

i sentimenti e le buone intenzioni. Oggi essi sono più espressi e manifesti, e la soddisfazione di constatare questo processo evolutivo,

mi colma di gioia. Vorrei nella gioia poter abbracciare tutti Voi e le vostre famiglie, specialmente quelle dove c’è da combattere

il male ed il bisogno. Vorrei poterci guardare negli occhi, per scambiarci un sereno sorriso ed augurarci di cuore un Buon Natale e Felice

Anno Nuovo. Il Direttore - Sandro Anselmi

GRAZIE AGLI SPONSOR

ai sostenitori, agli abbonati ed ai collaboratori che da soli sostengono Campo de’ fiori e, con il loro

prezioso contributo, danno vita ad importanti operazioni sociali, promosse e realizzate dalla

ACCADEMIA INTERNAZIONALE D’ITALIA.

Campo de’ fiori, con le oltre 30.000 copie, la distribuzione mirata ed i siti internet

www.campodefiori.biz - www.campodefiorionline.it -

www.accademiainternazionaleditalia.it,

DA’ VALORE ALL’IMMAGINE DELLA VOSTRA AZIENDA.

Campo de’ fiori cerca validi redattori in ogni paese.

Campo de’ de’ fiori fiori porta porta bene bene

ATTENZIONE alcune persone non autorizzate hanno venduto spazi pubblicitari a nome di Campo de’ fiori.

Diffidiamo dell’operato di questi ignoti personaggi e avvisiamo la gentile clientela, che i nostri collaboratori si

distinguono tramite un cartellino identificativo.


Sandro Anselmi

La saggezza

dei silenzi

Quando mi accingo a scrivere

queste mie poche righe,

ho sempre il dubbio di cosa

devo trattare e lo faccio così

alla chiusura del numero,

LETTERA AL DIRETTORE

Egregio Signor Direttore,

sono pienamente d’accordo

su quanto Lei ha scritto sul

numero dodici di Campo de’

fiori, nell’editoriale dal titolo

“Telesogno”. Io sono una

mamma pentita della TV e le

assicuro che l’altro giorno

l’ho spenta ed ho costruito

con mio marito un vecchio

gioco per mio figlio che ha

otto anni, copiandolo da un

vecchio numero di Campo

de’ fiori. Il gioco del rocchetto,

se lo ricorda? Ci siamo

divertiti un mondo e sono

convinta che, oltre al mio

Luca, questo abbia fatto un

gran bene anche a me e a

mio marito. Grazie, Marina

Longhi.

IL DIGIUNO TELEVISIVO

Tanta eco ha avuto l’argomento

che ho affrontato nel

precedente numero di

Campo de’ fiori e precisamente

quello del “Telesogno”.

Non avevo e non ho

nessuna intenzione di criminalizzare

il pubblico televisivo,

specialmente quello femminile.

Ribadisco che la condanna

era solo nei confronti

del mezzo e solo ad esso era

rivolta. Le donne semmai,

sono vittime inconsapevoli

ed innocenti di un sistema

diabolico e perverso che

crea dipendenza passiva e

ERRATA CORRIGE

sul n. 12: rubrica “Angolo ... cin

cin”, Busto Arsizio è in provincia di

Varese e non Milano. La foto di

Tribolati è relativa ad un campeggio

a Fregene della Soc. Sportiva Calcio

quando, pressato dai tempi

tecnici, mi compiaccio almeno

di essermi potuto attualizzare

ai temi più importanti

del momento. Questi però

sono naturalmente più

d’uno ed allora, fidandomi

del mio istinto, scrivo sempre

tutto d’un fiato, per non

lasciar tempo all’autocritica,

alla prudenza, alla riflessione

ed ai dubbi. Non so se è

un buon modo, ma a dar

ragione ai vostri consensi ed

alle vostre lusinghe, mi illudo

di aver fatto bene. Ci

sono argomenti che, seppur

validi, non riesco a trattare,

ed anche se spinto qualche

volta da una certa dose di

incoscienza, riesco poi a frenare

quell’impulso che vorrebbe

usassi il mio Campo

de’ fiori, per delle soddisfapropone

modelli falsati di

comportamento e di vita. Ad

esse è rivolta l’attenzione dei

manipolatori di masse perché

sono le maggiori fruitrici.

La riprova di ciò si evidenzia

anche nel vedere i

risultati dell’ultima “Isola dei

Famosi”. Le eliminate sono

state tutte donne perché

essendo le stesse donne

quelle che maggiormente

seguono e perciò votano,

hanno scelto di far vincere

gli uomini e, fra quelli, quello

più bello. Il loro esplicito

apprezzamento del modello

comportamentale televisivo,

rafforza poi nel giovane l’idea

che il suo futuro, sia

quello di fare il calciatore, il

cantante, l’attore o la velina.

Nessuno più che parli dei

lavori tradizionali, che affermi

quanto anch’essi siano

sani, indispensabili ed auspicabili,

visti i tempi. Troppi

palestrati, troppa plastica,

troppi esseri immortali, troppi

involucri vuoti! Non c’è più

spazio per coltivare lo spirito,

i buoni sentimenti, l’amore

con la A maiuscola e,

quando questi vengono

inseriti dentro ad un programma,

questi sono falsi al

90% ed interpretati da attoruncoli

che percepiscono un

compenso per interpretare

la parte. La TV non risparmia

più nessuno e facendo

leva su un facile pietismo,

Campo de fiori

zioni personali. Tanta e

tanto profonda è la stima

che ho dei miei cari lettori,

che mai diventeranno strumento

per i miei disegni e

prevarrà sempre la saggezza

dei silenzi. L’istinto

quand’è sano, guida a traguardi

insperati e pur se

diventiamo vulnerabili per

aver superato tante barriere,

il rischio di perdere un

amico, ci aiuta a farcene

altri. Per rispondere a qualcuno,

tutto ciò che dico non

sarà forse assolutamente

vero, ma è ciò che penso e

sento e se c’è una cosa che

vorrei trasparisse da queste

pagine, è l’amore e la passione

con la quale esse vengono

scritte. Merito a tutti i

collaboratori. Il Direttore

Sandro Anselmi

usa spesso anche le persone

disabili!!! Non c’è più decenza!

Bisogna fermarli, bisogna

dare un segnale forte

perché possa portare ad un

cambiamento radicale e

definitivo. Perché possiamo

avere una televisione migliore,

c’è una sola strada: IL

DIGIUNO TELEVISIVO! Per

realizzare concretamente

questo proposito, invito tutti

i lettori di Campo de’ fiori (e

siete tanti), a spegnere la TV

ogni qualvolta eccede con la

pornografia, la violenza, l’indecenza.

Facciamolo adesso!

Faccia-molo durante le

feste Natalizie, quando è più

bello ascoltare un sermone,

una favola dei nonni, un po’

di buona musica. Quand’è

più romantico fare una bella

passeggiata, leggere un

buon libro o parlare tutti

insieme in famiglia. La riscoperta

di tutto ciò ci farà

molto bene e ci regalerà la

meraviglia di essersi ritrovati

migliori. Chissà se i padroni

dell’etere allora, depauperati

del loro potere e conseguentemente

impoveriti dai mancati

introiti pubblicitari, non

riconvertiranno prima i loro

animi e poi i loro programmi?

Operiamo questo miracolo,

spegniamo la televisione

cattiva.

il Direttore

Sandro Anselmi

Campo de

fiori

Periodico Sociale di Arte, Cultura

ed attualità edito dall’Associazione

“Accademia Internazionale D’Italia”

(A.I.D.I.) - senza fini di lucro

Presidente Fondatore:

Sandro Anselmi

Direttore:

Sandro Anselmi

Direttore Responsabile:

Sandro Anselmi

Segretaria di Redazione:

Cristina Evangelisti

Impaginazione e Grafica:

Cristina Evangelisti

Reg. Trib. VT n. 351 del 2/6/89

Stampa:

Centro Poligrafico Romano

La realizzazione di questo giornale e

la stesura degli articoli sono liberi e

gratuiti ed impegnano esclusivamente

chi li firma. Testi, foto, lettere e

disegni, anche se non pubblicati, non

saranno restituiti se non dopo preventiva

ed esplicita richiesta da parte

di chi li fornisce. L’editore non

risponde delle informazioni degli

inserzionisti. I diritti di riproduzione e

di pubblicazione, anche parziale, sono

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redazione, pubblicità ed abbonamenti:

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Redazione di Roma

3


Civita Castellana Ottobre 2004

4

Foto

01.10 Martina Carlaccini

16.10 Riccardo Compagni

06.10 Leonardo Dominici

15.10 Elisa Epifani

25.10 Sofia Fantera

da

15.10 Dafne Molinari

05.10 Simone Petroni

Leggere

13.10 Leonardo Santini

Campo de fiori

NATI Matrimoni Morti

03.10

Luca Antonini/Michela Pieralisi

03.10

Maurizio D’Aguanno/Stefania Francioli

02.10

Stefania D’Ascanio/Domenico Venditti

31.10

Giuseppe Diaco/Elisa Marrati

02.10

Luana Franco/Daniele Sebastiani

23.10

Azzurra Lanzi/Vincenzo Patrizi

02.10

Aurel Marcu/Valentina Cati Ilie

10.10

Andrea Polverini/Alessandra Picucci

Tutti cercano funghi

ma c’è chi li trova...

Se i funghi costassero

come i tartufi, l’amico

Enzo Tizi sarebbe

straricco.

Eccolo mentre ci mostra

uno dei tanti esemplari

che ha trovato.

Vincenzo Carabelli

Enegilde Coletta

Astree’ Giordano

Ersilia Lemme

Francesco Melone

Irina Novac

Rolando Ricci

Pierino Stotani

Roberto Meloni

Ivana Nelli

Franco Evangelisti


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Campo de fiori

Per un amico: Roberto

Ciao Roberto,

hai lasciato di

te un ricordo

indelebile.

Queste parole

avrei dovuto

dirle il giorno

del tuo funerale,

ma la commozione

(bada

bene, la commozione,

non

l’emozione),

me lo ha impedito.

Colgo

allora l’occasione che Campo de’ fiori mi dà,

per celebrare a mente fredda la morte di un

amico. Sei stato il fondatore e per sei anni il

presidente della “Associazione Catamellesi

Doc”, da te fortemente voluta e realizzata

con il ripristino dell’antica festa del Quartiere

Catamello ed io, come segretario della stessa,

sono stato al tuo fianco ed ho avuto

modo di conoscerti a fondo.

Eri un vero personaggio, la tua gioia di vivere,

la tua forza, le mille battaglie che giornalmente

combattevi e vincevi contro quella

malattia che per più di venti anni ha cercato

di indebolirti nel fisico, non sono riuscite ad

intaccare il tuo spirito. Quello spirito che ti

ha fatto mascherare per più di quarant’anni

consecutivi, tu emblema del Carnevale

Civitonico, di cui ne eri l’allegro apripista,

davanti alla “Rustica” o sopra i carri allegorici.

Mi raccontavi, durante le tante cene

delle feste associative, della tua vita, della

tua infanzia tipica di una famiglia allora

povera e di tuo padre Carlo (o “mulinaro” de

Toto) che faceva l’impossibile per allevarla

degnamente.

Poi, tra una pillola e l’altra, segno tangibile

delle armi che usavi per la battaglia quotidiana

contro il male, mi facevi rivivere le tue

imprese di camionista (il tuo mestiere),

quando tra motrice e rimorchio caricavi il

doppio del peso consentito. E io ridevo sulle

scappatoie che cercavi all’Alt della Stradale,

quando aprivi il portafoglio e, quasi piangendo

mostravi pochi spiccioli che esso conteneva.

Riuscivi così a patteggiare una multa più

mite o addirittura ad evitarla dopo aver

impietosito la pattuglia. Poi, una volta risalito

in cabina, rimettevi al suo posto il “vero

portafoglio”, quello con cui lavoravi, che era

ben più gonfio. Mentre scrivo, i ricordi di te,

mi si presentano a “valanga” e non so quali

rievocare. Mi voglio però soffermare su un

tuo aspetto che, forse, i più ignorano: la tua

fede e la tua devozione alla Madonna. Nel

giardino della tua nuova casa, che avevi

voluto ultimare ed arredare con i sacrifici e

Indovina

l Artista

Nel riquadro sottostante

è riportata una famosa

raffigurazione denominata

“Il Giudizio

Universale”. Sai dirci chi

l’ha dipinta? I primi tre

che, indovinato lo comu-

la “tigna” tipica di chi è abituato a lottare,

avevi innalzato una statua alla “Madonnina”

(come tu la chiamavi). Ne eri orgoglioso e

quando a Luglio ti venni a trovare mi facesti

notare le rose che, rigogliose, circondavano

quella piccola statua.

Certo mi mancherai, ci mancherai, mancherai

soprattutto a tua moglie e ai tuoi figli che

hai aiutato nel lavoro fino all’ultimo; mancherai

a noi catamellesi, mancherai a tutti i

civitonici e a tutti quelli che, assistendo alle

sfilate del prossimo

carnevale, non vedranno

più quella

“bella donna” truccata,

con veletta,

calze nere e tacchi a

spillo che si aggirava

tra le maschere

ridendo e scherzando,

quando lasciavi

da parte per un

giorno tutte le pene

di una vita vissuta

tra esaltazioni e sofferenze.

Ciao Roberto,

con te non è

morto Roberto Meloni,

con te è morto

un amico. Ciao

“Melorobby”.


8

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it

Bar Alessandrini

snc di

Alessandrini B.e C.

V ia Vincenzo Ferretti,

Campo de fiori

Il personaggio misterioso

Vi invitiamo ad indovinare il personaggio misterioso riprodotto

nella foto sotto.

I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto a ricevere un premio

offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta:


Campo de fiori

Amarcord

i luoghi dell infanzia

Il Castellaccio e la grande croce visti dal Ponte Clementino

Torre di caccia

risalente

al 1400

Questa volta i nostri

amici Fabrizio e

Massimo non sono

andati troppo lontano

a cercare i loro ricordi,

perché hanno rivisitato

un luogo che è

sotto gli occhi di tutti

e che tutti amiamo

per la sua suggestiva

bellezza: il “Castellaccio”.

Questa singolare

penisola che termina

con il suo caratteristico

promontorio

poco più in là del

Ponte Clementino, fa da baluardo alla vallata

sottostante, solcata nei due lati dai

fiumi Rio Purgatorio e Rio Maggiore. La

grande Croce, che è uno dei simboli caratteristici

della nostra città, s’erge proprio

alla fine del pianoro ed all’inizio del precipizio,

quasi a proteggerci da quell’orrido

bello che tanto colpì Goethe. Essa fu

impiantata a memoria di una missione e

da lì sembra proteggere tutti i viandanti

del ponte. Il Castellaccio, accessibile da

Via Terrano, è un sito archeologico di

grande importanza. Testimonianze danno

la certezza della sua occupazione fin dall’età

del ferro, poi la presenza etrusca, ha

lasciato una serie di tombe molto importanti.

Tra l’800 ed il 1000 fu costruito il

castello, che aggettivato poi dispregiamente

dal popolo il Castellaccio, dà il

nome al sito. Esso era praticamente

imprendibile e, l’unica via di accesso che

correva verso occidente, era sbarrata da

una porta turrita e munita di spalti, dai

quali vigilavano sicure le guardie, come

comprovato da recenti ricerche del Prof.

Bruno Bernardi. Poco più ad ovest, c’è una

torre in pianta quadrata del ‘400, presumi-

Tombe Etrusche al Castellaccio

9

di Sandro Anselmi

bilmente ad uso di caccia. Tutti i resti sono

perfettamente conservati e testimoniano

le varie civiltà che si sono succedute in

questo luogo. Tutti questi tesori così vicini,

ma a noi praticamente sconosciuti, non

dovevano esserlo per Fabrizio e Massimo

che invece li frequentavano con assiduità

nella loro infanzia. Oggi cercano di ricordare

i tanti compagni di giochi e vanno alla

ricerca di questa o quella grotta (tombe

etrusche aperte e già profanate) dove giocavano

a nascondino, per rivedere quei

momenti lontani che hanno fissato per

sempre nella loro memoria.

mura perimetrali del Castellaccio


10

Chi lascia il suo

paese, per andare

altrove a

realizzare le

proprie aspirazioni

e raggiungeretraguardiimpor-

Alessandro Soli

tanti, non tradisce

le sue

origini, ma le aggiunge addirittura

al cognome. Un nostro concittadino

appunto, è conosciuto nel

variegato mondo dell’Arte, quella

con la A maiuscola, come Enzo

Rossi da Civita.

Artista poliedrico, Enzo Rossi è

architetto,scultore, pittore, progettista

e restauratore. Classe 1932 ,

ha frequentato l’ Istituto Statale

d’Arte di Civita Castellana, per poi

diplomarsi al Liceo Artistico di

Roma.

Rivelò fin dalla tenera età la sua

inclinazione per l’arte,che lo ha

spinto a frequentare, una volta

lasciata Civita Castellana, nei primi

anni 60, l’Accademia di Brera a

Milano, ed a laurerasi in architettura.

Abilitato all’insegnamento di

disegno, storia dell’arte, pittura e

Campo de fiori

Enzo Rossi da Civita Castellana

scultura, ha svolto per lunghi anni

la carriera di docente in vari istituti.

La sua seconda patria è stata

Cameri, una cittadina in provincia

di Novara, dove tutt’ora vive

con la sua famiglia, ed è proprio a

Cameri che ultimamente la sua

arte si è espressa in modo tangibile,

e la sua forma espressiva ha

trovato il suo sfogo naturale.

Ha realizzato su commissione

della parrocchia , la “Cappella

del Giubileo dell’Incarnazione”,

una vera e propria chiesetta

“d’autore”. Enzo Rossi ha firmato

tutte le opere e gli arredi che

la “impreziosiscono”: altare, tabernacolo,

leggìo, seggiola pastorale,

i banchi per i fedeli, in legno brasiliano

con formelle scolpite e persino

l’inginocchiatoio per gli sposi.

Certo sono ormai lontani i tempi,

quando ancor giovane realizzò l’edicola

votiva della Madonna “su

alle case popolari”, in fondo a Via

Mazzini , ma Enzo Rossi “civitonico

d.o.c.” non si è dimenticato e,

pur essendo divenuto “maestro”,

ricorda la sua città con orgoglio ,

come noi civitonici con orgoglio lo

ricordiamo e andiamo fieri di lui.

di Alessandro Soli


Miti

Dei

ed Eroi

di Barbara Pastorelli

La più grande tra

le dee dell’Olimpo,

che insieme a

Zeus e Atena

(Minerva) costituisce

per i Romani

la Triade Capitolina,

è Era o

Giunone. Ho sempre

avuto una predilezioneparticolare

per questa

divinità perché, nelle numerose vicende

che la vedono protagonista, ha tirato fuori

tutta la sua caparbietà ed ostinazione

riuscendo, ogni volta, ad avere la meglio.

Era, nome che nella nostra lingua significa

“Signora”, è figlia di Crono (che alla nascita

la ingoiò come gli altri figli) e sorella

maggiore di Zeus; è la dea sovrana

dell’Olimpo, protettrice dei matrimoni e dei

parti. Sono diversi i racconti riguardanti le

nozze di questa con il fratello Zeus. La più

diffusa tra di esse è quella che narra che

un giorno Zeus, avendo visto Era sola, lontana

dagli altri dei, aveva desiderato sedurla.

In pochi istanti si era tramutato in un

cuculo, aveva scatenato un violento temporale

e si era posato su di un monte, che

da allora prese il nome di “Monte Cuculo”.

Campo de fiori

Era: la sposa di Zeus

Lì Era camminava silenziosamente quando

il cuculo,accortosi di lei, andò timidamente

a posarsi sul suo grembo. La dea, impietosita

dall’uccello che appariva impaurito, lo

coprì con le sue vesti. Fu allora che Zeus

riprese le sue vere sembianze e la volle

fare sua amante. Era però si difese con

tutte le forze ed aspettò che Zeus le facesse

la promessa di nozze. La dea fu sposa

fedele e odiò e punì amaramente l’infedeltà

del marito. Perseguitò con ostinazione

tutte le sue rivali in amore e anche i figli

delle amanti di Zeus. Fu spietata con Leto,

incinta di Apollo ed Artemide, ma divenne

ancora più crudele con Semele, che Zeus

amò intensamente. Era istigò a tal punto la

rivale fino a che questa non chiese a Zeus

di mostrarsi in tutta la sua maestà; il Padre

degli dei obbedì ma , all’istante, Semele

rimase incenerita per l’abbagliante splendore.

L’ira funesta di Era si manifestò

anche contro Ino e Atamante che, per aver

difeso Dioniso, figlio di Semele e Zeus,

furono destinati ad impazzire. Di Era si dice

che fosse

“casta” e

pura e che

avesse generato

una

figlia, Ebe,

che fu il

simbolo

dell’eterna

giovinezza

e purezza.

Il culto di

Era, nato

ad Argo, si

estese poi

Profilo di Era

a Samo,

11

Zeus ed Era, Vathi (Samos) - Museo

nel Peloponneso e in Italia, dove fu venerata

col nome di Giunone. Qui il suo epiteto

più comune fu Giunone”Lucina”, invocata

dalle partorienti perché proteggesse i

loro bambini appena venivano alla luce. A

Roma fu venerata anche col il nome di

Giunone “Prònuba”, cioè di colei che conduceva

la sposa alla casa del marito e

come Giunone Regina, protettrice dello

Stato Romano. Da questa prese il nome il

mese di Giugno.

Giochi Antichi

Un esempio di grande ingegneria applicata

al gioco era il Filobus. Per costruirlo si

usava materiale del tutto naturale. Bastava

avere a disposizione quattro ruote, un

pezzo di legno dal quale si ricavava il

corpo del gioco, un piccolo tronchetto con

un foro per poter infilare una lunga canna

di bambù, dello spago, chiodi e martello.

Il Filobus avanzava per lo rotolamento del

filo, avvolto in precedenza sull’asse delle

ruote posteriori e tenuto in tiro dalla canna

di bambù issata al tronchetto, che formava

la parte anteriore del mezzo.

Questo muoversi autonomo era la gioia dei

bambini che gareggiavano fra loro nel

creare il filobus più veloce.

Cristina Evangelisti


12

Campo de fiori

Come eravamo

di Alessandro Soli

Leonda a

I veri civitonici,

non l’hanno mai

dimenticata: qualcuno,

grazie al

figlio Lorenzo,

riesce ancora a

gustare quel genuino

sapore che

solo ‘o fritto de

Leonda riusciva a

dare. Era per

Civita una istitu-

Leontina Scopetti zione, quasi un

rito propiziatorio, che si consumava nei

pomeriggi festivi, specialmente nella stagione

fredda. Noi giovani degli anni ’60,

appena usciti dal cinema, verso le ore

17,30, di corsa ci recavamo lì, all’inizio di

Via di Corte, davanti alla farmacia del Dr

Filizzola, per comprare ‘e patatine fritte

de Leonda (Leontina Scopetti). C’era

sempre la fila, bisognava aspettare, impazienti,con

lo sguardo languido fisso sull’enorme

padellone colmo d’olio bollente,

appoggiato sopra un fusto di carburante,

dove galleggiavano sfrigolando, le fette di

patatine (allora erano sbucciate e tagliate

a mano ed avevano un certo spessore)

rivestite della “famosa pastella”, che

solo lei sapeva fare. Quella pastella era

fatta sì con acqua e farina, ma c’era qualcosa

in più tra gli ingredienti che la rendeva

unica , che faceva parte del segreto

che la famiglia Grimaldi si tramandava

ormai da generazioni.

Già, perché

il vero friggitore

era il marito

di Leonda, appunto

Onilio Grimaldi,

ma questa, da buona allieva, aveva

superato il maestro. Purtroppo ad aspettare

non c’eravamo solo noi; le persone più

grandi ordinavano anche i “filetti de baccalà”(

altra specialità unica), e spesso e

volentieri, comprando quel fritto per la

cena, data la quantità necessaria, esaurivano

la “padellata” in corso, provocando

così lo scontento generale tra chi, come

noi, stava aspettando il suo turno.” A chi

tocca?” diceva Leonda, e subito:”C’ero

io, c’ero prima

io”. Ricordo con

una certa emozione

la gioia che ci dava

quel “cartoccetto”

di patate avvolto a

imbuto con la

“carta straccia”(in

italiano carta paglia),

che oltre ad

assorbire l’olio, ti

scaldava le mani

intirizzite dalla lunga

attesa. Poi, chi

rimaneva senza, e

non voleva rifare la

fila, doveva, diciamo

così, accontentarsi

degli “sfrizzoli”,

le dorate gocce

della pastella, cadu-

te in mezzo all’olio

bollente, che Leon-

in Via

Attilio Bonanni

c’è ... ...

da aveva appena scolato con la “schiumarola”

(classica paletta di alluminio traforata).

Erano anch’essi una delizia per il

palato. Leonda continuò la sua attività,

coadiuvata dal figlio Lorenzo fino al 1973,

regalando ai civitonici quelle emozioni

culinarie che solo quel fritto casareccio

era riuscito a dare alle precedenti

generazioni. Certo oggi è cambiato tutto

con l’industrializzazione (se così si può

definire) del mangiare, vedi le patatine

tagliate a macchina “a fiammifero”, surgelate,

fritte e mangiate con quell’intingolo

fatto di maionese o Ketchup, che tanto

piace alle nuove generazioni, ma “’e

patate fritte de Leonda”……

Lorenzo Grimaldi (col camice azzurro), il figlio di Leontina,

ha ereditato il mestiere dei genitori.


Continuiamo il nostro

viaggio alla ricerca di

film girati a Civita

Castellana. Era il 1940

di Roberto Moscioni

quando, a Civita Castellana,

si sparse la

voce che “giù a Treia” (fiume Treia), all’altezza

del vecchio ponte crollato della ferrovia,

erano arrivati quelli del cinematografo

(così venivano chiamate le troupe

cinematografiche) per girare un film e che

servivano comparse di tutte le età con una

paga giornaliera di 20 Lire. Molti furono i

civitonici che aderirono all’invito e, una

volta arrivati “giù a valle” , nel campo sottostante

il ponte, vennero spogliati dei loro

abiti, truccati con barbe e parrucche ,

vestiti con sontuosi costumi di velluto e

con armature corredate di scudi e spade

dell’epoca dei fatti narrati nel film. Il film

del quale parliamo è La Corona di Ferro,

diretto da Alessandro Blasetti (grande

regista del cinema sonoro e del famoso

film Quattro passi fra le nuvole), fondatore

della famosa “Scuola Nazionale di

Cinematografia” di Roma.

Il film racchiude una miriade di stili che

vanno dalla tragedia greca ai miti nordici,

dal fantastico al Santo Graal. Esso narra

del viaggio verso Roma della “Corona di

Ferro”, oggetto sacro capace di dare potere

e pace a colui che l’avrebbe indossata,

portata in dono dall’Imperatore Bizantino

al Pontefice.

Durante il viaggio l’Imperatore, con a

seguito i suoi cavalieri e tutta la sua corte,

è costretto ad effettuare una deviazione, a

causa del crollo di un ponte, che lo porta

ad entrare nella terra di Kindaor, regno

immaginario. Qui si è appena commesso

un fratricidio da parte di Sedemodo che,

spodestato suo fratello, legittimo sovrano

di Kindaor, si impadronisce del reame.

Una volta entrato nel regno, il perfido

Sedemodo, ruba la corona per poi gettarla

in un burrone dove questa, magicamente,

si fonde nella roccia. Il neonato

Arminio, figlio dello spodestato, viene por-

Michele Moscioni ci mostra il vecchio ponte

sopra il fiume Treia, dove vennero girate

alcune scene del film

Campo de fiori

CIAK SI GIRA

La Corona di

tato nella valle dei leoni affinché questi lo

divorino. Ma il destino vuole che Arminio

venga allevato e cresciuto dai leoni.

Diventato uomo, si unisce ai popolani

capeggiati dalla bellissima Tuntra, figlia del

sovrano del regno confinante a Kindaor

per combattere il re Sedemodo.

Passano gli anni e, per uno scherzo del

destino Arminio ottiene la mano di Elsa,

figlia di Sedemodo, ma questa muore, a

causa di una profezia già presagita da una

Sibilla. Sul paese ormai pacificato regneranno

il giovane Arminio e la principessa

Tuntra. Il film ebbe una schiera di interpreti

che favorirono il grande successo

della pellicola, vincitrice nel 1941 del

Leone D’Oro al festival di Venezia.

Gli interpreti principali furono Gino Cervi

(Sedemodo), divenuto negli anni celebre

per avere interpretato il sindaco Peppone

nella serie “Don Camillo” e “il Commissario

Maigret”, Massimo Girotti (Arminio) che,

grazie a questo ruolo, si aggiudicò la fama

di Bello come un Tarzan, scomparso

recentemente dopo la sua ultima interpretazione

nel film “La finestra di fronte” di

Ferzan Optek, Elisa Cegani (Elsa), Osvaldo

Valenti (l’invincibile cavaliere), Luisa Ferida

(Tundra).

Quest’ultima, insieme al suo compagno

Osvaldo Valenti, venne giustiziata ed uccisa

con l’accusa di aver preso parte alle

attività della Repubblica di Salò.

Dopo una lunga ricerca, sono riuscito a

trovare vecchie fotografie che testimoniano

quei giorni e che ritraggono tre giovani

civitonici vestiti con gli abiti di scena. Essi

sono: Renzo Angeletti, Antonio Finesi e

Castrenze Pizzi che, pur non essendo più

tra noi, voglio ugualmente omaggiare con

queste immagini che li ritraggono “ignoti

protagonisti” di questo film. Poi ho incontrato

Marfisa Galligani che, all’epoca,

aveva solo quattordici anni.

Signora mi può raccontare qualcosa

di quei giorni?

Si, mi ricordo come se fosse adesso. A mio

padre Fioriggi Galligani, gli venne dato il

ruolo di Cardinale e mi sono rimasti

impressi la folta barba e i grandi baffoni

che gli misero in faccia. A me diedero il

ruolo di damigella e a mia madre, fece ro

indossare un sontuoso abito di velluto.

Mi potrebbe spiegare di preciso che

scena girarono a Civita ?

Noi, dico così perché eravamo moltissimi a

partecipare alle riprese, venimmo usati per

la scena del corteo che accompagnava la

corona verso Roma e che viene poi fermato

a causa dell’improvviso crollo del ponte,

dove caddero cavalli e cavalieri.

E’ vero che la paga era di venti lire al

giorno ?

13

Si, è vero. Mi ricordo che noi lavorammo

per cinque o sei giorni, dalla mattina alla

sera, sempre a disposizione della produzione.

Una bella paga!

Si, comunque anche in fabbrica a fare i

“cessi” guadagnavo venti lire al giorno,

da sx Renzo Angeletti, Antonio Finesi e

Castrenze Pizzi

solo che lì si faticava un po’ di più.

Purtroppo, a causa del deterioramento

delle vecchie pellicole, questa scena girata

qui a Civita Castellana e ricordata a

memoria d’uomo da chi vide il film molti

anni fa, non esiste più.

Scopro poi che il film venne girato tra la

neonata Cinecittà, dove furono ricostruite

gigantesche scenografie, firmate da

Virgilio Marchi e le campagne vicino a

Roma come Civita Castellana e Nepi.

Chissà perché venne scelto il ponte crollato

di Civita Castellana per queste scene?

Eppure avendo visto la sontuosità delle

scenografie ricostruite negli stabilimenti di

Cinecittà, non sarebbe stato difficile ricostruire

un ponte di cartone. Probabilmente

c’era qualcuno della produzione che

amava particolarmente questi luoghi,

adatti per l’ambientazione di set cinematografici.

C’è chi dice che questo qualcuno

fosse proprio il grande Blasetti, innamorato

di Civita Castellana.

Osvaldo Valenti in una scena del film


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1950 Famiglia Mario Crescenzi, di Civita Castellana,

foto data dal Sig. Vincenzo Crescenzi

8 Aprile 1958

Festa a Borghetto - Civita Castellana

Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere

Torneo studentesco di Civita Castellana , anni ‘50 - foto data dal Geom. Antonio Sansonetti


Campo de fiori

rdidei 1940 La famiglia di Giulio Arpini, di Civita Castellana, davanti al loro casale vicino alla ex Ceramica Vincenti.

1955 - classe 5^ elementare - foto data dal Sig. Franco Fontana

pubblicate le vostre foto portatele presso la redazione di Campo de’ fiori. Esse vi verranno subito restituite.

17


18

Campo de fiori

Una Fabrica

Nell’aria fredda della sera, le voci delle

madri che chiamavano i figli per farli rientrare

a casa, si rincorrevano una dopo l’altra

ed era un rito quasi tribale che si ripeteva

sempre dopo i rintocchi della campana

dell’ “or di notte”. Il vento spesso portava

lontane le voci che si perdevano infilandosi

nei vicoli e nelle piazzette e così, le madri

richiamavano a perdifiato, allungando di

molto l’ultima vocale del

nome, nella speranza di

essere udite.

Perciò quando Sandro

diventava Sandroooooo,

prendevi a malincuore la

strada di casa, invidioso dei

compagni che non erano

stati ancora chiamati e

seguitavano a giocare.

Poi, prima della cena, si preparavano

i compiti per la

scuola. A tavola si riuniva

tutta la famiglia che, dopo

aver cenato, restava a scaldarsi

vicino al fuoco. Non

c’era ancora la TV e spesso

anche altre famiglie di amici

si riunivano per stare tutti

insieme ed allora le parole, i

discorsi, i racconti catturavano

l’interesse di tutti, tenendo

unite diverse generazioni.

I nonni raccontavano,

per la millesima volta, della

guerra del ‘15-’18, i genitori

parlavano di stagioni e di

lavoro, i fanciulli, poco più in

là, giocavano chiassosi ed i

ragazzi “fidanzati in casa”, si

scambiavano di nascosto

effusioni e frasi d’amore.

C’era una sera dell’ inverno nella quale bisognava

ubbidire senza indugi nel rientrare a

casa, ed era il 9 Dicembre.

Infatti, una vecchissima usanza, voleva che i

cacciatori sparassero in aria con i loro fucili in

quella notte, per accompagnare con i loro

spari la Madonna di Loreto, che saliva in cielo

con la sua casa. Nel rispetto perciò del

mistero dell’evento e per evitare eventuali

incidenti, tutti i fanciulli rientrati in casa, non

dovevano più affacciarsi alla finestra anzi,

subito dopo cena,

dovevano infilarsi

sotto le coperte.

Allora si sentivano

echeggiare nella

notte spari a non

finire, mentre le

nonne, ancora accanto

al camino, salmoidiavano

sotto

voce ed in profondo

raccoglimento.

Ecco allora che si

ripeteva come una

cantilena, la famosa

frase in rima baciata:

“il 9 se ne viene

cheto cheto, il 10 è

la Madonna di Loreto”.

Sandro Anselmi


20

Campo de fiori

Album rico

Anno scolasti 1976-77 - scuola elementare II A di Civita Castellana

1970 - ceramisti civitonici sulle Dolomiti durante le cure climatiche - foto data dalla Sig.ra Lucia Midossi

Se vi riconoscete in queste foto venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere p


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rdidei Gruppo di amici civitonici nati nel 1930

ubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.

21

1970 - giovani calciatori di Fabrica di Roma


22

L Angolo misterio-

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Tra i capolavori

architettonici del

Viterbese, la Chiesa

Collegiata di

San Silvestro

Papa di Fabrica di

Roma, svolge un

ruolo attivo e predominante,

per

una meraviglia architettonica

non

ancora compresa e

sottovalutata nella

sua immagine artistica

e simbolica,

dove partiture architettoniche

di

pregio si fondono

mirabilmente con

una ricchezza di

apparati pittorici e

scultorei in una

sintesi unica e

mirabile, tipica del

Barocco e al pari di

altre opere del

Viterbese come la

Chiesa di Santa

Teresa degli Scalzi di Caprarola

dell’Architetto Girolamo Rainaldi.

La Chiesa presenta il tipico impianto a

Croce Commissa: un’unica navata con

tre absidi, di cui due minori e la centrale,

ampia e maestosa, totalmente affrescata.

L’impianto tipologico risale agli inizi del

XII° secolo, forse realizzato dalle prime

comunità religiose che si insediarono a

Fabrica di Roma, a cui si deve la costruzione

della primitiva architettura.

La facciata, eccettuato il Campanile realizzato

nel 1672, è chiaramente Tardo

Romanica e realizzata in epoca successiva

al resto dell’impianto: il rosone circolare

centrale, il portale con la lunetta a tutto

sesto superiore e il timpano triangolare

sommitale, rimandano a modelli architettonici

del tempo.

Il notevole slancio ascensionale della facciata,

accentuato anche dallo stesso campanile,

riflette modi e forme dell’architettura

religiosa del Nord Italia.

E’ nel periodo compreso tra il 1630-1672,

che la Chiesa Collegiata di San Silvestro

Papa, conosce interventi architettonici e

tipologici altamente significativi: viene

completamente rifatta ed intonacata la

Facciata, aggiunto il Campanile a pianta

quadrata ponendolo non lateralmente alla

stessa, come consuetudine, ma praticamente

vicino al portale d’ingresso, forse

per necessità strutturali o per mancanza di

uno spazio laterale idoneo.

E’ nell’interno che troviamo l’intervento più

significativo: alla primitiva muratura

medioevale viene sovrapposta una nuova

partitura muraria, per concezione e modi,

tipicamente Barocca: i due prospetti interni

della navata sono costituiti, rispettivamente,

da tre cappelle a pianta rettangolare

e da una, l’abside minore originaria, a

pianta circolare, intervallate da sei paraste

con ordine Tuscanico superiore, di cui le

Campo de fiori

Fabrica di Roma

Chiesa Collegiata di San Silvestro Papa

1177 - 1772

due centrali, singolarità architettonica

della Chiesa, sono Binate e con al centro

due ingressi a vari ambienti della Chiesa

stessa.

Un imponente Cornicione, praticabile con

balaustra metallica, a doppia fascia di

modanature, separa la zona inferiore dal

piano d’imposta della superba volta a

botte lunettata, con otto finestroni rettangolari

che danno luce all’interno, creando

particolari effetti luminosi.

Il basamento delle paraste interne presenta

una particolare variante della base

Attica tipica della tradizione architettonica

del tempo, consistente in una Scozia,

Trochilo, posta tra due Tori e talvolta senza

plinto: troviamo due Tori, di diverso raggio

e curvatura, sovrapposti con collarino

superiore, poggianti su un rilevante plinto.

Altra singolarità degna di menzione, è l’utilizzo

delle Colonne Tortili con Capitello

Corinzio stilizzato, utilizzate nella

Cappella Mizzelli, a destra dell’ingresso

della Chiesa: un richiamo alle antiche

colonne del Tempio di Gerusalemme ed

utilizzate dal Bernini nel Baldacchino di

San Pietro in Roma.

Nel 1776 vengono aggiunti gli speroni

laterali per rinforzare le murature perimetrali

della Chiesa su progetto dell’Architetto

Camporesi.

Nel corso dell’800 si registrano, infine, vari

interventi manutentivi che però non stravolgono

l’immagine Barocca della Chiesa.

L’ultimo intervento sul complesso data il

1954: vengono consolidate le strutture

murarie e ricavato un vasto ambiente sotterraneo

al di sotto della Chiesa dove un

tempo venivano sepolti i religiosi.

Due sono le questioni irrisolte: la

paternità del Progetto e l’autore

degli Affreschi interni dell’abside

centrale.

Per il primitivo impianto medioevale non si

23

può parlare di un

progettista ma di

una corporazione

di artigiani ed

ignoti esecutori,

mentre per la fase

Barocca, a cui si

deve l’immagine

finale e complessiva,

dettagli e

forme portano la

firma dell’Architetto

Pontificio

Michele da Bergamo,

molto attivo

nel territorio tra

il 1624 e il 1630.

Per gli affreschi

dell’Abside, la

Critica Ufficiale li

attribuisce a Taddeo

Zuccari,

autore degli affreschi

del Palazzo

Farnese di Caprarola.

Recenti ricerche,

alla Scuo-la di

Raffaello. In assenza

di precise fonti documentarie, si può

ipotizzare la realizzazione degli affreschi

da parte di pittori della bottega degli

Zuccari non dimenticando, infatti, che dal

1539 al 1649 Fabrica di Roma apparteneva

alla Famiglia Farnese, proprietaria

della tenuta di Falleri, l’antica Faleri Novi, e

che commissionò la costruzione del

Palazzo-Castello posto sulla piazza del

Comune e poco distante dalla Collegiata di

San Silvestro.

È indubbio che tali opere pittoriche appartengono

alla prima fase di realizzazione

del complesso religioso, mostrano varie e

diverse fasi di esecuzione, evidenziano

forme e figure piuttosto fredde e grossolane

in alcuni dettagli, ma chiaramente non

appartengono a Taddeo Zuccari.

Accurate ricerche d’archivio e analisi del

tessuto pittorico chiariranno in futuro l’annoso

dilemma.

A contrasto con le forme vivaci e sinuose

dell’interno, l’esterno della Chiesa si presenta

come una rocca fortificata e

imponente, parte intonacata e a facciavista,

che la collocazione acropolica accentua

nella sua funzione di baluardo.

La forma rettangolare del primitivo

impianto, lo sporgere delle tre absidi e i

possenti speroni del XVIII° secolo, formano

un complesso architettonico di rara bellezza.

Prof. Arch. Enea Cisbani


24

Campo de fiori

Il gusto di riscoprire il magico mondo della poesia

La giovinezza è una “stagione lieta” come cantava

Giacomo Leopardi in un suo celebre verso

della poesia “Il Sabato del Villaggio” e come

tale va vissuta intensamente.

I sogni, la voglia irrefrenabile di realizzare qualcosa

di grande, le amarezze e le piccole delusioni

fanno parte di questa ma sono proprio tali

aspetti che la rendono unica e intramontabile e

ci preparano, senza rammarico, alla stagione

successiva, quella in cui si è ormai cresciuti e,

con coscienza, ci si prepara ad affrontare le

grandi responsabilità della vita.

Questo preambolo mi è sembrato doveroso perché mi aiuta ad introdurre

il poeta che ho conosciuto in questi giorni, il giovane Alessandro

Dionisi, di cui mi accingo a parlare. Alessandro ha ventiquattro anni e

vive a Civita Castellana insieme alla sua famiglia. Lavora come operaio

in ceramica, ma ogni pomeriggio si reca a Roma con il treno per frequentare

la scuola di musica leggera “Per Cento musica”.

Incontrando Alessandro sono tornata indietro nel tempo, quando

anch’io, alla sua età, andavo a Roma per studiare all’università e nei

suoi occhi ho intravisto una luce intensa tipica di chi (me compresa),

nella vita vuole realizzare i propri sogni.

Timido, di poche parole mi mostra le sue poesie e mi spiega come sia

nato l’amore verso il genere poetico. “Scrivo nei momenti tristi” , mi ha

detto con voce tremante e questa frase mi ha particolarmente colpita.

Per lui scrivere rappresenta un rifugio dell’anima, un angolo di paradiso,

la maniera più dolce di sentirsi nuovamente vivo. Chiacchierando

ancora un po’ con lui riesco a scoprire come custodisca gelosamente le

sue poesie (ne ha scritte circa ottanta) e come sia soddisfatto quando,

chi le legge, lo gratifica.

Alessandro è un giovane pieno di sogni e di speranze. E’ appassionato

di musica e di canto ; suona il pianoforte e la chitarra. Il suo più grande

desiderio sarebbe quello di poter, un giorno non troppo lontano, scrivere

canzoni ed incidere un disco come solista.

Mi rivela che ama ascoltare i testi delle canzoni del cantante Franco

Battiato perché, ogni volta, resta colpito dal contenuto poetico e filosofico

di questi. Vorrebbe anche lui arrivare a scrivere in questo modo e,

dopo aver apprezzato le sue poesie, credo sicuramente che potrà

riuscirvi. Un verso di un suo componimento poetico mi ha colpito: “La

mia mente cerca penna e poesia, liberata dal peso di ogni giorno….”

Nella sua profonda semplicità il nostro giovane poeta sente il bisogno di

rifuggire dal mondo, quando questo non ha più niente di bello da dirgli,

e trova sollievo nel Verso.

Allora scrive fiumi di dolci parole che sembrano essere l’unico conforto

nei momenti in cui l’animo si sente affranto. Un elogio particolare va a

questo ragazzo che, diversamente da molti suoi coetanei, sente nascere

dentro di sé, durante il giorno, la necessità di allontanarsi da tutti ed

immergersi nel mondo della poesia. E quando non trova l’ispirazione

non si scoraggia e, con tanto interesse, si dedica alla lettura di testi filosofici

e psicologici. Prima di salutarmi Alessandro mi dice che il suo

amore per la poesia è talmente grande che desidererebbe conoscere

altri poeti, di ogni età, per poter avere con loro uno scambio di poesie.

Questa è una cosa esemplare e mi auguro vivamente che gli amanti del

Verso possano, tramite noi, contattarlo ed iniziare con lui una fitta “corrispondenza”.

Nel centro dei miei sensi ...

Nel centro dei miei sensi

la mia mente cerca penna e poesia,

liberata dal peso di ogni giorno

come uccelli che guardano lontano.

Ora per ora idee e riflessioni

scorrono il volto di una vita difficile

che gira intorno ai miei occhi

chiamandomi nessuno.

Il pensiero si perde in un tunnel di risposte

che non voglio sapere nè sentire

ma solo scrivere.

Alberi ...

Alberi, alberi secolari da non più tagliare,

alberi che hanno radici più forti

di ogni forza che esiste.

di Barbara Pastorelli

Alessandro Dionisi

Alberi che insegnano, che respirano, che guardano

alberi che sentono ogni cosa

ma indifferenti tacciono.

Alberi che accendono il colore della notte,

alberi accesi nella tristezza della loro sorte.

I miei silenzi ...

I miei silenzi sono statue fragili da non toccare,

fiaccole accese nel mio grande cielo.

Il suono della notte riempie i miei spazi di luce chiara

asciugando lacrime ad un triste futuro,

ma il dolce abbandono

diventa noia nello scetticismo dei curiosi

che frantumano pensieri fabbricandosi un muro.

Adoro ascoltare il vento

quando il mondo si insordisce di parole.

INDOVINA IL VERSO

Conosci quale è il titolo della poesia da cui è stato tratto il verso seguente ?

Il primo che indovinerà e ne darà comunicazione in redazione

avrà diritto a ricevere un premio offerto dalla libreria CLUSTER.

“Nè più mai toccherò le sacre sponde

ove il mio corpo fanciulletto giacque...”


MESSAGGI MESSAGGI MESSAGGI MESSAGGI MESSAGGI MESSAGGI

Campo de fiori

L angolo ... cin cin di

... continua da campo de fiori n. 12

Ma cosa si intende per vinificazione in

bianco, rosso e rosato? Dobbiamo subito

specificare che le diverse tipologie di vino

si ottengono non solo per la grande varietà

di vitigni che si possono utilizzare, ma

anche per l’applicazione di tecniche e

sistemi di vinificazione decisamente diversi

tra loro. Nella vinificazione in bianco,

prima di iniziare la

pigiatura dell’uva, si

esegue la diraspatura;

dopo la pigiatura c’è la

separazione immediata

delle parti solide come

bucce e semi dalla

parte liquida ovvero il

mosto. Eseguita la

sgrondatura, il mosto

viene illimpidito per

mezzo della decantazione,

della filtrazione e

della centrifugazione

per ottenere migliori

caratteristiche di finezza.

Da questo processo

si possono ottenere vini

bianchi da uve non aromatiche

e vini bianchi

da uve a bacca rossa.

Nella vinificazione in

rosato abbiamo ugualmente

l’allontanamento

Spaghetti sole e mare

Sei davanti ai fornelli,

stai cucinando e stornelli.

Qualche rima ti sto dando,

su quel che in musica vai preparando.

Metti gli spaghetti sopra il tavolino,

tira fuori olio , erbetta, sale e peperoncino.

Groviera fatta in piccoli cubetti,

sgusciati un po’ di gamberetti.

Gli ingredienti son semplici da trovare,

ora mettiti pian pianino a organizzare.

Per guadagnare tempo e prima finire,

metti in una pentola acqua a bollire.

Dopo aver aggiunto di sale un pocherello,

prepara la padella su un fornello.

In essa metti olio,erbetta e di sale un pizzichetto,

dei raspi prima della pigiatura, in questo

caso però abbiamo una breve macerazione

(24/48 ore) di bucce nel mosto prima

dell’inizio della fermentazione; a seconda

del tempo quindi, si otterranno vini chiaretti

(più simili ai vini rossi) e cerasuoli (più

simili ai vini bianchi). Con questa vinificazione

avremo vini rosati da uve a bacca

rossa. La vinificazione in rosso è invece

Ecco la truppa al completo dei

“Rampolli del 54 di Fabrica di Roma

auguri a Cristina Alessi, Pasquale Angeletti, Rita Anselmi, Patrizia Aramini, Alberto

Ascenzi, Graziella Baldassi, Angela Canu, Mario Capitoni, Mauro Carofei,

Carla Cati, Leandro Ceccarelli, Giulia Celeste, Annino Cencelli, Massimo Ferrelli, Mauro

Ferrelli, Nazzareno Germani, Emanuela Manini, Simonetta Mariani, Raimondo Maurizi,

Assunta Mecarelli, Rossella Minella, Gianni Mizzelli, Francesca Nardelli, Claudio Pozzo,

Claudio Principali, Claudio Ricci, Giuseppe Ricci, Annunziata Rizzello, Angela Sacchi,

Giuseppe Salvi, Andrea Spadoni, Agnese Stocchi, Nicolina Vargiu, Rossana Volutelli.

TANTI AUGURI a DANIELE MARIANTONI che il

16 Dicembre compie 1 anno. Auguri da zia Roberta, zio Mario e le cuginette

Giada e Beatrice. Al piccolo Daniele gli auguri di tutta la redazione.

Chilelli Letizia

continua con i gamberetti e fa un soffritto.

Prima della groviera a cubetti,

nell’acqua bollente disponi gli spaghetti.

Mentre si cuoce il condimento,

unisci peperoncino a piacimento.

Gli spaghetti sono al dente dopo un quarto d’

ora,

scolali e inseriscili nella padella insieme alla

groviera.

La rima viene male al cuoco affamato,

mescola e fai sciogliere tutto il preparato.

Sulla tavola già sta,

vino bianco in quantità.

Ora e’ pronto finalmente,

si e’ buono,ma non mangiare ingordamente.

Non mi resta che a te dire,

buon appetito a non finire.

Erminio Quadraroli

25

caratterizzata dalla macerazione, cioè dal

contatto più o meno prolungato delle

vinacce con il mosto che si sta trasformando

in vino. Si allontanano anche qui i

raspi e dopo la pigiatura si lasciano in

macerazione bucce e mosto. Per i novelli il

tempo varia da 6 a 10 gg, per i vini più

importanti si arriva anche a 20 gg di macerazione.

Il processo più importante però in

questo caso è il rimontaggio

che si effettua

due volte al giorno e

consiste nello spillare il

mosto dalla parte più

bassa del fermentatore

spruzzandolo poi sulla

parte più alta della

massa in fermentazione,

affinchè le bucce si

tengano bagnate per

garantire una migliore

circolazione dell’ossigeno.

Grazie a questo

processo si ottengono

vini corposi e coloriti.

La prossima volta che

terrete in mano una

bottiglia, quindi, pensate

a quanta strada ha

percorso il vino prima di

arrivare fin lì! E credetemi....siamo

solo all’inizio

!!!

Tantissimi auguri a

Erminia Pugliesi e Giuseppe Benvenuti

che il 22 Novembre hanno festeggiato

51 anni di matrimonio da Mario,

Barbara, parenti ed amici.

Auguri e 100 di questi giorni dalla

redazione di Campo de’ fiori.

BUON COMPLEANNO

Marta

ti auguro tutto il bene del

mondo per i prossimi cento

anni.

Ti amo tanto

Luca

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26

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Civita Castel-

Maria Grazia Gradassai lana il 31 Luglio

1969, nasce

anche una grande passione per l’arte,

ereditata geneticamente da suo

padre Franco, abile scultore e dallo zio

Luigi Paolelli, noto pittore al quale si

sono ispirati tanti artisti civitonici. Maria

Grazia frequenta l’Istituto Statale D’Arte

Ceramica di Civita Castellana e dopo il

diploma si iscrive all’Accademia delle

Belle Arti di Roma, uscendone nel ’92

con una specializzazione in decorazione.

Proprio all’Accademia delle Belle Arti

consolida la passione per la lavorazione

del vetro con la tecnica a grisaglia, tipica

delle bellissime vetrate sacre delle

chiese. Acquisite tutte le tecniche ed i

segreti per la lavorazione del vetro, nei

vari corsi di specializzazione, conscia

della sua abilità e delle sue doti, Maria

Grazia apre un suo laboratorio “Studio

D’Arte Bell’Ornato” a Civita

Castellana, Via G. Garibaldi 6, Tel.

0761.517729, che la porta a farsi

conoscere. Le vengono commissionati

importanti lavori come quello della realizzazione

delle vetrate sacre della chiesa

di San Lorenzo a Civita Castellana,

eseguite con la tecnica del mosaico di

vetro unito a piombo. La sua produzione

è incentrata soprattutto nell’arredamento

interno per case. Porte, divisori, finestre,

punti luce e complementi d’arredo

(come tavoli da salotto, lampade, specchiere,

oggettistica) creati dalle mani di

Porta stile liberty tecnica Tiffany

Campo de fiori

Cristina Evangelisti

Raffigurazione della Madonna

in vetro a mosaico

Porta in vetrofusione

Maria Grazia

secondo le tecniche

Tiffany,

vetrofusione,

pittura, impreziosiscono

moltissime

case attribuendogli

un

tono elegante,

ricercato e

originale. Per

Maria Grazia la

passione per il

vetro è diventata

una ragione di

vita. Vive nella continua

ricerca di forme,

di colori e novità che

possano rendere unici, sia

dal punto di vista artistico,

che funzionale, quegli esclusivi

oggetti d’arredamento.

Scorcio di Roma - pittura su vetro

Grisaglia - tratto dalla Madonna della Candeletta di Crivelli 1491

Rosone

della

chiesa di

San Lorenzo

realizzato da Maria

Grazia e Franco

Gradassai


Elvira Cianfoni nasce a

Cori, paese della provincia

di Frosinone,

nel 1947. Frequenta a

Velletri l’Istituto D’Arte

scegliendo l’indirizzo

ceramico che si è

dimostrato, fin da giovanissima,

la sua passione.

Raggiunta la

Elvira Cianfoni maturità, frequenta

l’Accademia di Belle

Arte di Roma e si iscrive ad un corso di decorazione

sotto la guida di un grande maestro, il

Prof. Monachesi. Ottenuta l’abilitazione per

questa specializzazione, ha insegnato per

nove anni presso l’Istituto Statale D’Arte di

Civita Castellana. In tutte le opere che realizza,

Elvira si ispira ad una natura primitiva,

integra ed incontaminata.

Le sue creazioni pertanto risultano uniche ed

originali. Queste, sono il frutto di profonde

riflessioni sul mondo, sull’uomo, sulla religione

e sull’io più profondo e riconducono inevitabilmente

l’artista, a quella natura della quale si

sente parte integrante.

Un’opera singolare è quella che è stata donata

alla giornalista Franca Zamponi, ispirata

dalle parole di una piccola, grande donna, la

Beata Maria Teresa di Calcutta. “Io sono una

piccola matita nelle mani del Signore…”.

La scultura, infatti, ha una base sferica con la

quale l’artista ha voluto rappresentare il

mondo. Su di esso una matita traccia il suo

segno, quasi come fosse mossa da una mano

invisibile, da un’entità superiore.

“I misteri della luce” è un’altra bellissima

opera, nella quale traspare la fede in Dio da

parte dell’ artista. Essa ha una forma circolare

che la Cianfoni ripete in quasi tutte le sue

opere, a significare la perfezione. Raffigura i

quattro elementi primordiali: l’acqua, il fuoco,

l’aria e la terra, legati da raggi di luce argentata,

dai quali traspare una croce dorata ed

una colomba, simbolo indiscusso dello Spirito

Santo.

Elvira Cianfoni, con la sua semplicità e dolcezza,

fa conoscere il suo animo, il suo io più profondo

attraverso le sue opere, rese uniche da

quel sincero amore per la vita e per la fede.

Campo de fiori

Scopri l Artedi Cristina Evangelisti

opera ispirata alla Beata

Madre Teresa di Calcutta

lampada con base in ceramica

I misteri della luce

29


30

...Ancora una volta il

destino sembra

essere avverso;

la caduta dalla

cascata divide i due

fratelli. Il piccolo

Noel è privo di

conoscenza ed il forte

Kroneg scopre

il popolo delle cascate...

Campo de fiori

Cari amici

la storia di Noel si arricchisce sempre più

di nuove avventure.

Conservate gli inserti e ... buona lettura

dai vostri Cecilia e Federico

continua sul prossimo numero ...


Abbandonati

dall’attenzione del

mondo occidentale

V.A.

... continua da campo

de fiori n. 12

La mattina

nessuno

vuole andare

a

lavorare

negli altri

reparti.

Vogliono

abbandonare

l’ospedale. As-

Padre Elio Croce semblea con tutto

il personale. Alcuni

propongono di portare gli ammalati nella

savana e fare un lazzaretto lontano dai centri

abitati. Un infermiere dice che era

meglio se pagava i suoi volontari a fine giornata

perché non sapevano e arrivavano al

mattino. Suor Maria, suora africana, si alza

indignata contro questo infermiere dicendo

di vergognarsi a parlare così, che non c’erano

soldi al mondo che potessero pagare la

loro vita. Loro lavoravano in reparto ebola

coscienti anche di poter morire ma lo facevano

per amore del prossimo come Gesù ci

aveva insegnato e per fedeltà alla loro missione.

Matthew ha ribadito di vergognarsi a

parlare così davanti a gente che dava la vita

per li altri. Lui, anche se fosse rimasto solo,

avrebbe continuato e riferendosi a quello

che aveva fatto quella mattina per Simon

diceva che aveva rifatto il letto, pulito il

corpo di Simon ed il sangue sparso sulle

pareti e per terra. Concluse poi che, se lui

avesse abbandonato, non avrebbe avuto

più il coraggio di presentarsi sulla faccia

della terra perché avrebbe tradito la sua

missione e la sua vocazione. Pochi giorni

dopo il Matthew si ammala.La sera del 28

novembre Matthew ha 38 e mezzo di febbre

e un fortissimo mal di testa. Vuole che gli

porti la Novalgina. “È malaria”, dice. La

mattina presto vado ancora a trovarlo: sta

ancora male e la Novalgina non gli ha fatto

niente. Il sospetto che abbia l’Ebola e’ grande.

Diciamo insieme una preghiera di

abbandono alla volontà di Dio e mettiamo

tutto nelle mani della Madonna. Vuole che

Chiami il Dr. Cipriano, suo vice. Crede di

avere una sinusite ed anche malaria. Viene

fatto il test dell’ebola: risultato negativo.

Tiriamo tutti un sospiro di sollievo. Il giorno

dopo, 29 Novembre, Matthew sta ancora

male. Viene fatto un nuovo prelievo per

effettuare un secondo test. Ancora negativo.

La mattina del giorno dopo, Pierre

Rollen, capo del team Americano del CDC

rifà il test. Si pensa opportuno di trasferirlo

da casa sua all’ ospedale. Lo porto io in

macchina e lo aiuto a salire fino alla stanza

dell’ospedale. Completamente senza protezione.

Sono le tre del pomeriggio e mi trovo

in macchina con Piero Corti. Stiamo andan-

Campo de fiori

do al cimitero, per il funerale di

Helen, un’altra infermiera morta di

Ebola. Piero mi dice: “Il test di

Matthew è positivo: è Ebola”. Sento

come una mazzata in testa. Le

lacrime mi rigano il volto. Al ritorno

dal funerale, trovo il dr. Yotty e

Juliet, responsabile delle infermiere,

e Babù. Do loro la notizia e ci

mettiamo tutti a piangere. Dopo

due giorni il suo quadro clinico si fa sempre

più tragico. I polmoni si riempiono di acqua

e i suoi reni non funzionano più. Respira

sempre peggio. Lo vogliamo salvare a tutti

i costi. Si pensa anche di portarlo in un centro

specializzato in sud Africa, ma il permesso

viene negato. In una precedente epidemia

in Gabon, un altro medico colpito da

ebola era stato portato in sud Africa. Lui era

guarito ma una infermiera sud Africana si

era infettata e morta , da allora hanno

negato il ricovero di questi casi ai non sud

africani. Viene allora intubato ed applicato

il respiratore automatico. Viene assistito a

turni di quattro ore da medici anestesisti.

Uno fa parte dell’OMS, venuto per l’ebola.

Gaetano Azimonti specialista in anestesia,

volontario dell’Avsi viene da un altro ospedale

per fare i turni. Dall’Italia sono pronti

a partire altri medici specialisti in anestesia

e rianimazione che lo hanno conosciuto e

sono pronti a portare anche un apparecchio

per la dialisi. Matthew muore il 5 dicembre

all’una e venti di notte. Sento squillare il

telefono. Chiama il dr. Gaetano. Mi dice di

chiamare subito il Dr. Simon Mandel del

Organizzazione Mondiale della Sanità, perché

Matthew ha incominciato a sanguinare.

Quando arriviamo in reparto è già morto.

Vado a chiamare la moglie Margaret e la sua

mamma. Sono le due di notte. Sono ancora

in piedi. Stanno pregando. Quando la

mamma arriva in reparto, il corpo di

Matthew è stato già chiuso nella sacca di

plastica.La mamma piange: “Quando è nato

l’ho preso in braccio, l’ho lavato, l’ho asciugato;

ora non solo non posso stringerlo,

lavarlo e asciugarlo: non posso neanche

vedere il suo viso per l’ultima volta”. E poi

madre e moglie si mettono a pregare.

Margaret, la moglie, piena di rassegnazione

e di fede ringrazia il Signore Gesù. Diceva:

“Gesù, in questo momento di dolore, fin

quasi a morire, ti ringrazio di avermi donato

un marito così caro e meraviglioso come

Mathew che ha offerto la sua vita per gli

ammalati e per la tua gloria. La mamma,

anche lei piena di fede, davanti al suo figlio

morto ha pregato così: “Ti prego mio Dio

che il dottore Lokwia sia il salvatore del

popolo che vive a Lacor malato di ebola.

Perché lui morì per salvare la vita del suo

popolo . Tuo figlio Gesu Cristo morì pure per

salvare il popolo e adesso anche Lokwya ha

sacrificato la sua vita per salvare la vita

degli altri. Il Sacrificio di Matthew, unito

al sacrificio di tutti quei sanitari che sono

morti e il coraggio di tutti gli altri che hanno

accettato di lavorare come volontari ha

impedito, probabilmente, che quei morti

fossero migliaia. E ha dato dignità alla

morte di quanti non ce l’hanno fatta. Noi

all’Ospedale di Lacor abbiamo conosciuto

molti momenti difficili: la guerra, guerriglia,

saccheggio, distruzione, epidemie, e ogni

31

volta siamo stati in grado di rispondere con

tutte le nostre energie. Pensavamo che non

ci fosse niente peggiore di quello che avevamo

gia’ vissuto, ma non avevamo fatto i

conti con l’ebola, con questa sfida così insidiosa.

Il male è terribile: colpisce in poco

tempo quasi tutti gli organi, il dolore è lacerante,

la mente rimane lucida fino alla fine

nella maggioranza dei casi. E’ per questo

che è importante il lavoro del personale

sanitario: ridurre la sofferenza e curare per

quanto possibile il male e controllare il contagio.

Quello che sta avvenendo in me da

quando e’ iniziata l’epidemia è una riflessione

che sta dando una svolta alla mia vita, e

riguarda la comprensione della professione

medica che noi scegliamo un giorno, forse

per il prestigio o perchè siamo intelligenti o

perchè vogliamo salvare vite umane. Oggi

capisco più in profondità che è una vocazione,

una chiamata da Dio, e che il servizio

alla vita è inscindibile dalla disponibilità a

donare la propria vita. Sono consapevole

del rischio oggi nell’esercizio della professione

medica, ma io ho fatto la mia scelta e

non mi tiro indietro. La mia vita e’ cambiata

e non sarà più come prima. A illuminare

questa decisione è anche l’esempio del

nostro personale morto di ebola. Sono tutte

persone giovani, al termine della loro carriera

con un futuro davanti , sogni che finalmente

credono di poter realizzare e poi

all’improvviso si trovano di fronte la morte.

Mai una parola di rimpianto, mai risentimento

o pentimento per aver scelto una

professione così rischiosa. Hanno accettato

con serenità la tragica realtà. Daniel, in

punto di morte ha ringraziato per tutto quello

che aveva ricevuto durante la sua permanenza

nella scuola infermieri e aveva soggiunto:

‘io sto per morire, ma voi continuate

con coraggio, è troppo importante il

nostro lavoro ’. Sono tutti martiri della carità”.

Dott. Matthew Lukwiya


Campo de fiori

Il 5 Novembre

2004 ricorreva il

primo anniversario

della

morte di classe elementare. I tempi sono duri per

Suor Maria tutti ed in modo particolare per gli abitan-

Tolomea ti di quel piccolo paese che basano la loro

Cammillucci, nata economia sulle risorse agricole.

a Castel Sant’Elia il 6 Genitori e figli lavorano piccoli appezza-

Ottobre 1908. Suor Maria Tolomea menti di terreno dai quali ricavano a mala

entra nella congregazione delle “Suore pena il fabbisogno necessario al sostenta-

dell’Addolorata” a Roma il 19 Marzo 1930. mento della famiglia e, spesso e volentie-

Nel 1937, dopo aver fatto la prima profesri, si vedono costretti a migrare verso altri

sione e conseguito il diploma di maestra paesi che possano offrire nuove risorse

giardiniera, viene assegnata al convento di economiche.

Castel Sant’Elia quale coordinatrice e inse- L’asilo, per la popolazione, è un nido-oasi

gnante nell’asilo locale “Bambin Gesù”. di pace e amore, dove i piccoli trovano una

Con grande impegno, zelo e carità cristia- accoglienza materna senza limiti di tempo

na, inizia la sua missione di insegnante e un sicuro pasto caldo.

tuttofare, riservando per lei la sezione Le mamme, dopo i lavori casalinghi,

maschile perché più numerosa, vivace e accompagnano i figli a scuola e raggiun-

bisognosa di essere preparata alla prima gono i mariti nei campi. Le instancabili

suore, che

conoscono le

esigenze di

quelle modeste

famiglie,

accudiscono

i loro figli

senza limite

di orario.

I bambini arrivano

da loro

la mattina

presto ed escono

la sera

tardi, quando

i loro ge-

1937 Asilo di Castel Sant’Elia con Suor Maria Tolomea,

Suor Angeletta e Agnese Darida

nitoriritorna- Castel

CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE

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33

di Riccardo Pieralisi

no dai campi.

Nell’Ottobre

1956 Suor

Maria Tolomea

viene

chiamata a

Roma per

coordinare ed

avviare l’apertura

di

una nuova

casa-asilo a

Capannelle. Suor Maria Tolomea

Il 20 Ottobre

1957, assolto l’incarico ricevuto a Roma,

ritorna a Castel S.Elia dove riprende, con

rinnovato entusiasmo, la sua missione che

proseguirà per lunghi anni, meritandosi il

privilegio di aver seguito e cresciuto ben

tre generazioni.

Non era raro, negli ultimi anni della sua

vita, sentire Suor Maria Tolomea dire ad

un bambino: “Tu sei vivace e scatenato

come tuo padre e tuo nonno”.

Nel 1990, ormai anziana e con i suoi

“acciacchi”, ma lucida e sempre presente,

viene ricoverata a Capannelle, in quella

stessa struttura che Lei stessa aveva contribuito

ad avviare e da lei tanto amata,

trasformata poi in casa di riposo.

Qui, la mattina del 5 Novembre 2003 si

spegne serenamente alla venerabile età di

novantacinque anni. Suor Maria Tolomea

ora riposa nel Cimitero di Castel Sant’Elia.

Sant El Suor Maria Tolomea

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34

Campo de fiori

Italiani all’estero

G.V.

Questa rubrica molto

apprezzata dai nostri connazionali,

emigrati nei vari

paesi del mondo, è di grande

soddisfazione per la

nostra rivista. Il sapere che

essa viene attesa con trepidazione

dai nostri amici che

così si tengono informati e

si sentono più vicini alla

nostra patria, ci riempie di

orgoglio. Le richieste di

abbonamenti sono in forte

crescita.

La famiglia della quale pubblichiamo

la storia, risiede

da molti anni in Canada e

grazie ai buoni contatti che

mantiene con i parenti in

Italia, vi raccontiamo del

suo “viaggio”. Marino

Arnaldo, classe 1931, fratello

maggiore di Ivana e Rita

e figlio di Nicola e Filomena

Angeletti, parte a venti anni per il Canada, perché

chiamato per lavoro dallo zio materno Giuseppe, che

era già a Toronto.

La traversata dell’Oceano con la nave dura oltre un

mese e, arrivato, trova tutte le difficoltà proprie degli

Italiani emigrati di quel periodo.

Pensa bene perciò di andare subito a scuola di lingua

ed accetta, di buon grado, qualsiasi lavoro gli capiti.

Fa l’apprendista gioielliere poi, da un mestiere all’altro,

arriva ad aprire un negozio di abbigliamento da

uomo. Con questa posizione più stabile, mette su

famiglia sposando Giulia Mezzoferro, figlia di emigrati

Italiani ed ha un figlio, Nicolas.

Dopo venti anni Marino torna in Italia per partecipare

al matrimonio della sorella Ivana che ha lasciato

quando questa aveva solo due anni. Passa il tempo

ed oggi anche Nicolas ha quarant’anni ed è, a sua

volta sposato con una figlia di emigrati Italiani.

Si occupa di una impresa di trasporti e la moglie lavora

in una banca.

Il sangue e le radici hanno dato a questi nostri connazionali,

l’orgoglio necessario per emergere e farsi

apprezzare.


Cos’è la dislessia?

A cura della dott.ssa Sandra Falzone del

Centro di Civita Castellana

Campo de fiori

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento

e riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo

corretto e fluente. Il bambino dislessico può leggere e

scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo

le sue capacità e le sue energie, poiché non può

farlo in maniera automatica. La dislessia non è causata

da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali

o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici,

ma è una caratteristica costituzionale dell’individuo. E’

Dott.ssa Sandra Falzone

da considerarsi una forma congenita, presente fin

dalla nascita nel patrimonio genetico, che accompagna pertanto tutta la vita della

persona. Si può quindi trasmettere da una generazione all’altra come qualsiasi

altra caratteristica somatica come il colore degli occhi, la statura, la forma del

viso ecc.. Purtroppo in Italia la dislessia è poco conosciuta, benché si calcoli che

riguardi almeno 1.500.00 persone. La dislessia costringe all’impiego di una dose

di attenzione superiore alla norma per la decodifica del testo scritto, a discapito

del contenuto. Difficoltà di concentrazione, irrequietezza, scarso rendimento:

queste sono le più diffuse caratteristiche del bambino dislessico, un bambino

intelligente, che l’insegnante – nella maggior parte dei casi – scambia per svogliato,

scarsamente motivato, distratto o, addirittura, poco capace. Il bambino

che non riesce ad imparare a leggere bene nella scuola elementare non potrà

raggiungere buoni risultati neanche nelle altre materie che, in gran parte, richiedono

buone capacità di lettura. Inoltre è stato osservato che i problemi emotivi

di un bambino dislessico iniziano nelle prime classi a seguito delle frustrazioni

causate dalla propria incapacità di leggere come i suoi compagni. Questo insuccesso,

più di ogni altra cosa, può inculcare in lui l’idea che, nonostante gli sforzi

più ostinati, non imparerà mai a leggere, allora, piuttosto che fallire di nuovo,

decide di non provarci più. Il nostro compito attuale è quello di occuparci dell’individuazione,

prevenzione e rieducazione di soggetti con problemi di apprendimento

del linguaggio e con dislessia, di modo che, chi presenta difficoltà in ambito

scolastico, e ha perciò un’immagine di sé negativa, non acquisisca anche problemi

comportamentali derivanti da una mancata individuazione. Indici di autovalutazione:

LETTURA:

-Rispetto ai suoi coetanei legge ad un livello molto più basso.

-Non legge per conto suo.

-Riesce a leggere determinate parole per breve tempo poi le dimentica.

-Legge a rovescio, comincia con l’ultima lettera,cambia l’ordine delle lettere (il-li,

perso-spero, la-al, porto-pronto)

-Non comprende bene quello che legge.

-Legge ad alta voce con poca espressione ed intonazione.

-Fa molti errori con parole brevi.

-Omette o sostituisce le parole.

-Quando legge parole lunghe, non guarda tutta la parola ma cerca di indovinarla

partendo da alcune lettere soltanto.

-Legge in fretta, sbagliando, ma proseguendo anche quando la frase non ha più

senso.

-Legge molto lentamente, con molta fatica, provando a pronunciare tutte le lettere,

spesso sbagliando.

-Perde spesso il segno.

-Si autocorregge spesso.

ANALISI FONETICA:

-Spesso non riesce ad associare la lettera al suono

-Ha molta più difficoltà ad imparare i suoni delle vocali che delle consonanti.

-Spesso non riesce a sillabare.

ORTOGRAFIA:

-Rovescia le lettere in tutti i modi.

-Cambia la sequenza delle lettere.

-Sbaglia più spesso le vocali.

-Non scrive tutte le lettere della parola.

-Non sembra sentire i suoni come sono e può scrivere”pemissista” per “pessimista”,

“rado” per “ratto”, “vafe” per “fave”.

-Sa scrivere foneticamente ma sbaglia con i digrammi (sc, gn, gl, ch, ecc..)

SCRITTURA:

-Rovescia lettere come: p-q-d-b.

-Spesso dimentica come si scrive una lettera.

-Cambia l’altezza delle lettere.

-Forma la lettera cominciando dalla riga e andando verso l’alto.

-Lascia spazi fra le lettere di una parola.

-Scrive lettere maiuscole in mezzo alla parola.

CERAL - Via Torquato Tasso, 6/a - Civita Castellana - Tel. 0761.517522

Arti e Mestieri

Il Cestaio

35

Mani esperte che intrecciavano

fili di vimini e,

piano piano, creavano utili

contenitori o ceste. Questo

è il lavoro che un

tempo svolgeva il cestaio.

I cesti erano gli unici contenitori

in cui un tempo

potevano riporsi frutta,

verdura, legumi, pane e,

quando raramente c’erano,

i dolci. Portati abilmente

in equilibrio sulla

testa dalle donne di un

tempo, trasportavano i panni sporchi o appena lavati nelle

fontane pubbliche oppure il raccolto dell’orto. Oggi, nelle

nostre case, le ceste di vimini non vengono più utilizzate.

Raramente se ne trova qualcuna usata quale contenitore

di riviste o, quelle molto grandi, come raccoglitore di

panni sporchi. Una regione in cui questo oggetto viene

ancora usato correntemente è il Trentino. Nei piccoli paesi

si trovano ancora ragazzini che, con sulle spalle ceste di

vimini di ogni dimensione e di forma conica, trasportano

il latte imbustato o fascine di legna per il fuoco.

Cristina Evangelisti

P illole di sapienza popolare

Perché si dice che “ … il

gatto nero porta male ”?

Dopo i fasti e la gloria

dell’Impero Romano, giunse

in Italia un periodo oscuro

fatto di decadenza e miseria:

il Medioevo.

Antichi monumenti vennero

letteralmente smantellati e

con le loro pietre, abilmente

decorate, furono costruite

case umili ancora oggi visibili

nei raccolti borghi sorti

in posti arroccati qua e là

per la penisola. Questa condizione

di povertà estrema toccò sia il campo letterario

che economico e fu amplificata da un continuo ed inarrestabile

eclissarsi di sicurezza in ogni settore. Il mar

Mediterraneo, da sempre centro di frenetici scambi, era

divenuto “porto franco” per scorribande di barbari e saccheggiatori.

Questi, dovendo affrontare lunghi viaggi per mare prima

di arrivare sulle coste italiane, dovevano riempire le stive

con cibo e vino in quantità.

Ghiotti topi salivano a bordo delle loro navi portando

malattie.

Essi gioiosamente potevano mangiare il cibo necessario

alla sopravvivenza dei predoni del mare. Per ridurre al

minimo questo rischio i devastati marinai portavano con

sé innumerevoli gatti che in quelle terre erano di colore

nero.

I velieri calavano le ancore e non appena approdavano

sulla terra ferma, i felini impauriti correvano via e invadevano

le città preannunciando la carica saccheggiatrice.

L’arrivo di queste “bestie nere” profetizzava una scorribanda

sicura fatta di morte e distruzione.

Erminio Quadraroli


36

“…l’amico è il più deciso della compagnia…e

ti convincerà a non arrenderti tutte

le volte che rincorri l’impossibile…ti spinge

a correre, ti lascia vincere…”. Nulla, al pari

di questa frase di una famosa canzone di

Baldan Bembo, può descrivere appieno lo

spirito che ha animato la presentazione

dell’edizione 2004/2005 di “Viterbo con

Amore”. Lo scorso trenta Settembre, nella

suggestiva cornice del paese medievale di

San Martino al Cimino, all’interno del

Palazzo Doria Panphilj, si è tenuta a battesimo,

in una atmosfera colma di sentimento,

la seconda edizione di questa manifestazione

all’insegna dell’amicizia e della

solidarietà.

La “squadra” guidata dal Presidente

Giuseppe Genovese e dal Presidente

Onorario Don Alberto Canuzzi, alla presenza

del Vescovo di Viterbo Monsignor

Lorenzo Chiarinelli e del giornalista

Arnoldo Sassi, ha messo in campo i suoi

obiettivi: proposte concrete, misurabili e

tangibili, lontane da ogni colore o fazione

politica.

All’interno di una sala nobile del Palazzo,

dove i soffitti decorati con le effigi degli

antichi dominatori del borgo cimino fanno

ancora bella mostra di sè, tutti i relatori

hanno cercato di portare alle orecchie del

mondo quel grido tanto silenzioso quanto

Campo de fiori

V iterbo con amore... L amico

doloroso e straziante di chi, consapevole

della propria fragile esistenza, rischia di

lasciarsi trasportare dagli eventi senza trovare

la forza di combattere. Nella certezza

che l’intercomunicazione tra i popoli e tra

le generazioni può abbattere l’alto muro di

insensibilità eretto dall’uomo stesso in

nome del proprio Egoismo, le varie associazioni

viterbesi hanno illustrato i loro

obiettivi per questa nuova e sempre più

vigorosa edizione dell’evento.

Ampliare i centri di accoglienza per i bambini

poveri del Perù, contribuire alla prevenzione

dell’AIDS in Mozambico, recuperare

i tossicodipendenti, sostenere gli

anziani bisognosi e soli,

creare luoghi di divertimento

per disabili e reinserire

nel sociale i detenuti, sono

stati gli obiettivi cardine

della manifestazione che si

è conclusa con una sincera

commozione di tutti i partecipanti

conseguente alle

parole del Presidente

Giuseppe Genovese. L’atmosfera

è stata resa ancora

più suggestiva da alcuni

intermezzi musicali eseguiti

dal quintetto del “Maggio

Musicale Fiorentino”. Il

di Erminio Quadraroli

vascello della solidarietà, guidato da questi

valorosi capitani, anche quest’anno solcherà

mari impervi pieni di dolore, secche

distruttrici cariche di indifferenza e, senza

mai arrendersi, proseguirà diritto verso

quell’isola lontana chiamata felicità e verso

quelle terre dove si moltiplicano le gioie per

dividere le sofferenze.

Nota di redazione

Campo de’ fiori e l’A.I.D.I. sono stati

presenti alla manifestazione svoltasi

a Viterbo il 10 Ottobre 2004 con una

collettiva di pittura ed uno stand, in

Piazza del Comune.


Un anno e mezzo

fa in televisione

veniva trasmesso

un film interpretato

dall’attore

Lino Banfi intitolato “Un

Posto tranquillo”. La storia narrava di

quattro frati cappuccini che abitavano

in un vecchio convento di una cittadina

della Toscana e che si ritrovavano a lottare

con tutte le forze per evitare che

il sindaco del paese lo chiudesse a causa

delle sue cattive condizioni . Il convento

nel quale è stato girato il film si trova a

Morlupo, in provincia di Roma, ed è conosciuto

con il nome di convento di Santa

Maria Seconda. Fu costruito intorno al

XVI secolo ad opera dei Clareni ed è

un’opera di straordinaria bellezza. Poco

distante da questo sorge una quercia

secolare, da tutti conosciuta come l’albero

di San Francesco.Attualmente il

convento è chiuso al pubblico e viene

aperto una sola volta all’anno, vale a dire

il 25 Marzo, giorno della festa dell’annunciazione.

In questa occasione molti

morlupesi (e non solo) si recano nel piaz-

Roncigli

Alcuni luoghi a Ronciglione, assumono importanza

non solo per la loro storia, ma anche per

le manifestazioni che ospitano.

Proprio questo è accaduto lo scorso 21 ottobre

nell’affascinante semplicità della chiesa dell’ex

Collegio. Qui l’unione di più “cuori” ha celebrato

l’importanza della solidarietà con il convegno

organizzato dalla Presidente della sezione femminile

della C.R.I. di Ronciglione Olympia

d’Onofrio Bucossi dal titolo : “Pace: una scommessa

possibile”. In un’atmosfera resa emozionante

da prestigiose presenze si sono susseguiti

interventi molto profondi capaci di smuovere

anche gli animi più insensibili.

Come una vallata che aprendosi a perdita d’occhio

fa scoprire un fantastico mondo verdeggiante,

così i cuori dei partecipanti si sono spalancati

ed hanno mostrato la luce portatrice

della consapevolezza che un futuro migliore è

possibile. Dopo l’intervento delle autorità locali

per dare il benvenuto a tutti i partecipanti,

hanno preso la parola in successione Don

Roberto Salvati, il giornalista Magdi Allam e il

Commissario della Croce Rossa Avv. Maurizio

Scelli, i quali hanno messo l’accento sulla pace

non solo come scommessa, ma anche come

Campo de fiori

zale antistante il convento e si radunano

per alcune ore curiosando tra le bancarelle

che, per l’occasione, animano quel

luogo che negli altri giorni resta isolato.

Eppure in passato non era così. Mi racconta

mia madre, originaria di Morlupo,

che negli anni del dopoguerra, all’incirca

nel 1950, questo luogo era meta delle

colonie estive. Per quindici giorni, tantissimi

bambini e bambine (compresa mia

madre), accompagnati da alcune insegnanti,si

alzavano alle prime luci dell’alba

e si incamminavano verso il bellissimo

convento. Una volta arrivati a destinazione

trascorrevano la giornata all’interno

dello splendido giardino del chiostro e

qui giocavano per ore.Era meraviglioso

correre su e giù per il piazzale del convento,

godendo di tanto in tanto dello

splendido panorama che da lì si poteva

ammirare . Ci si divertiva con poco, tra

preghiere e canti, ma questo bastava ad

ogni bambino che avrebbe ricordato per

sempre quella magnifica estate. Quando

poi la sera si tornava a casa si raccontava

tutto ai genitori e, con gli occhi colmi

di gioia, ci si augurava che la notte si

fiducia e speranza, come interazione tra i popoli

e abbattimento delle incomprensioni dettate

dalla brama di potere. Si è descritto l’uomo

come essere, nello stesso tempo, istintivo e

razionale, capace di procurare sofferenze

mascherandole con il nome di giustizia e contemporaneamente,

in grado di interagire con

altri simili per condurre tutti ad un bene comune:

la pace. Il discorso di Don Roberto Salvati si

è concluso con una riflessione sulle parole di

Papa Giovanni Paolo II, il quale ha cercato di

delineare i quattro pilastri della pace: verità,

giustizia, amore e libertà. L’intervento del giornalista

Magdi Allam ha sottolineato l’instaurazione

di una cultura della vita, lontana da quella

della morte che purtroppo sta avvolgendo i

paesi del Medio Oriente dove ci sono ogni giorno

decine di morti. Tra di loro non esistono

quelle giuste o non giuste, poiché questo eccidio

scaturisce da una mancanza di condivisione

dei valori che dovrebbero essere basati sulla

sacralità della vita. Per ultimo ha preso la parola

il Commissario della Croce Rossa Avv.

Maurizio Scelli che, riempiendo di lacrime gli

occhi dei partecipanti, scuotendo gli animi come

un grido in una foresta, ha sottolineato che la

pace non si ottiene con manifestazioni o bandiere,

ma facendo sentire agli altri che siamo

37

affrettasse a passare per tornare l’indomani

in quel posto tranquillo dove

poter scherzare e sorridere ancora. -

Che bei tempi!- dice mia madre sospirando.

La guardo e sorrido; ho per un attimo

sognato con lei ed è stato stupendo.

V.A.

Morlupo-convento di S.Maria Seconda

Chiostro del Convento

La forza della cooperazione può...

dalla loro parte compiendo gesti concreti.

Questa stupenda manifestazione, sponsorizzata

dalla Banca Di Credito Cooperativo di

Ronciglione, con il patrocinio del Comune di

Ronciglione, della Provincia di Viterbo e della

Regione Lazio, si è conclusa regalando ai presenti

la consapevolezza che se l’uomo non pensasse

solamente al mero potere personale,

potrebbe usare tutta la bontà che cela nel proprio

animo, per costruire quella pace che prescinde

dal colore della pelle, dalla lingua e dalla

religione. Erminio Quadraroli

Quadraroli

insieme a

Magdi Allam

durante il

convegno

organizzato

dalla C.R.I.


Italiani dimenticati...

Italiani dimenticati...

Prof. Arch. Enea Cisbani

Campo de fiori

“ AI CADUTI DI AFRICA.

CASSANI DOMENICO FURIERE.

MANCINI PIETRO SOLDATO.

ROSSI LUIGI TROMBETTIERE.

1 MARZO 1896.”

Così recita l’iscrizione della Stele

Funeraria sita in Civita

Castellana in via Minolfo Masci,

nel giardino comunale poco

distante dalla centrale piazza

Matteotti.

CASSANI DOMENICO:

Contadino, nato a Civita

Castellana il 1 marzo 1871.

MANCINI PIETRO: Artigiano,

nato a Civita Castellana il 3

Agosto 1876. ROSSI LUIGI:

Contadino, nato a Civita

Castellana il 17 Novembre 1872.

Tre giovani ragazzi accomunati

dallo stesso tragico destino che

li vede morire insieme nella

Battaglia di Adua in terra

d’Africa del 1 Marzo 1896,

quando un’intera Brigata di

Fanteria composta da 6.000 soldati

Italiani viene sconfitta dalle

truppe Etiopiche, con ingenti

danni materiali, considerevoli

perdite in vite umane e feroci

ripercussioni politiche in Patria,

tanto da portare alle dimissioni

dell’allora Presidente del

Consiglio Francesco Crispi.

I nostri concittadini vengono

arruolati e incorporati nell’Esercito

Regio agli inizi del 1895 e

svolgono il periodo di addestramento

nell’attuale Caserma di

Castro Pretorio, da dove parti-

39

ranno come Volontari del Corpo di

Spedizione inviato dal Governo Crispi nel

1896, alla volta dell’Africa Centrale per costituire

le prime Colonie Italiane, purtroppo con

esiti tragici e disastrosi.

Nella Civita Castellana di fine Ottocento, le

condizioni economiche delle classi sociali più

povere non erano certamente delle più rosee

e l’arruolamento nelle file del giovane

Esercito Regio, che garantiva pasti regolari e

una discreta paga, costituiva una forte attrazione

per i ragazzi del tempo altrimenti destinati

al lavoro nei campi e nelle botteghe.

Dopo il fallimento nel 1882 di occupare la

Tunisia e l’Egitto, le prospettive coloniali

Italiane nel Mediterraneo erano agitate ed

oscure e la stessa Libia, che si presentava

disponibile e immediata, venne abbandonata

perché considerata poco remunerativa e insicura.

Le mire Italiane si rivolsero verso il Mar

Rosso, esattamente all’Etiopia, dove già esistevano

Possedimenti Italiani, che con notevole

rapidità aumentarono a dismisura, tanto

da portare le popolazioni locali a coalizzarsi

contro gli Italiani che vennero sconfitti nella

Battaglia di Adua del 1 Marzo 1896, che

segnò la fine del Governo Crispi e delle mire

coloniali Italiane in terra Africana.

I corpi dei giovani Civitonici non vennero

riportati in Patria e, se di resti possiamo

ancora parlare, essi giacciono nelle sabbie

del deserto Africano.

Rimane a loro memoria la Stele di via Masci,

purtroppo abbandonata e dimenticata.

CASSANI DOMENICO 1871-1896.

MANCINI PIETRO 1876-1896.

ROSSI LUIGI 1872-1896.


Campo de fiori

40

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Campo de fiori 43

Pagina autogestita dalla

Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di Civita Castellana

e sezioni associate di Faleria e Corchiano

Chi opera nel settore

dell’educazione sa

bene che, troppi adulti,

troppo spesso

ostentano interesse

per il mondo giovanile

per fini non sempre

connessi con la loro

formazione.

Talvolta i giovani si rendono conto di ciò

ma, il più delle volte, cedono al plagio rincorrendo

falsi miti e dannose utopie.

Per aiutare i giovani nel loro percorso formativo

occorre innanzi tutto capirli, per

capirli bisogna conoscere il loro mondo, le

loro paure, le loro aspettative, i loro sogni,

in sintesi il loro mondo interiore, la strate-

Offerta Formativa

La Scuola Media Statale “Dante

Alighieri” si propone di realizzare una

ampia gamma di progetti e laboratori

che, trattandosi di attività svolte in

forma operativa fuori dagli schemi tradizionali,

suscitano interesse, curiosità,

facendo emergere capacità ed abilità a

livello non solo cognitivo, ma organizzativo

e ricreativo.

Si prevedono, inoltre, le seguenti attività

opzionali per completare la formazione

dei ragazzi:

* Lab. Informatica *Lab. Letterario

*Lab. Musicale *Lab.Storico *Lab.Teatrale

*Lab.Linguistico *Lab. Scientifico

*Uscite didattiche *Visite d’Istruzione.

gia privilegiata è il DIALOGO.

Attraverso le colonne di questo giornale

noi vogliamo dare ai nostri alunni l’opportunità

di dialogare esternando sentimenti

ed opinioni. E’ notorio che la comunicazione

(scritta ed orale che sia):

-favorisce lo sviluppo dei processi mentali;

-è un mezzo importante per stabilire rapporti

sociali;

-chiarisce e struttura in modo articolato

l’esperienza sia razionale che affettiva;

-consente di esprimere sentimenti e stati

d’animo anche attraverso la forma estetica

della poesia e dell’arte figurativa.

Queste sono le finalità pedagogiche e

didattiche che ci prefiggiamo senza tralasciare

un’ ulteriore considerazione.

Utilizzo del Tempo

La Scuola Media “Dante Alighieri” organizzerà

il tempo scuola secondo le

seguenti strutture orario:

* 27 ore obbligatorie in orario antimeridiano

*27 ore obbligatorie + 3 opzionali

a scelta in orario antimeridiano * 27 ore

obbligatorie + 6 opzionali a scelta in orario

antimeridiano * 27 ore obbligatorie +

6 opzionali a scelta con un rientro pomeridiano

* 27 ore obbligatorie + 6 opzionali

con mensa e 2 rientri pomeridiani.

Stategia per

ottimizzare

le risorse

Per far emergere e valorizzare al massimo

le potenzialità di ogni alunno e per

ridurre la dispersione e la mortalità scolastica,

si adotteranno le seguenti strategie:

*potenziamento dei laboratori *sostegno

agli alunni in difficoltà *integrazione

alunni stranieri *programmazione

visite guidate e viaggi di istruzione collegati

alle attività curriculari ed extra

curriculari indicati nel POF *sensibilizzazione

delle famiglie ad una collaborazione

attiva con la scuola *attività di

continuità didattica *attività di orientamento

scolastico.

Anch’io scrivo su Campo de’ fiori

Chi può negare la predisposizione negativa

che spesso accompagna il compito in

classe d’Italiano: TEMA.

Esclusi pochi eletti, la maggior parte degli

alunni non ama scrivere: “scrivere cosa, a

chi, perché?”. Domande plausibili e, per

certi versi, anche giustificabili che potrebbero

trovare una risposta positiva nell’opportunità

di questo spazio giornalistico

generosamente ed entusiasticamente

offertoci dal Direttore del giornale Sig.

Sandro Anselmi a cui vanno i nostri più

sentiti ringraziamenti.

Il Dirigente Scolastico

Prof. Orlando Pierini

Collaborazione

con le famiglie

Viene valorizzato il contributo informativo

dei genitori, anche per un buon funzionamento

degli organi collegiali, attraverso:

*assemblee periodiche d’istituto

*assemblee bimestrali di classe con

docenti e genitori *colloqui settimanali

con i singoli docenti *coinvolgimento e

collaborazione nelle attività *comunicazione

scuola-famiglia chiara e tempestiva

sull’organizzazione e l’andamento scolastico

con informazioni bimestrali

(pagellino e scheda) *corretta gestione

del libretto delle giustificazioni e del

diario *programmazione degli incontri e

colloqui *progetto genitori.

E’ Natale ?

Fino a quando…

I sereni silenzi

saranno sconvolti

da strida di morte.

Fino a quando …

nella fame degli altri

affogheremo

i nostri rimorsi

e sazieremo

le nostre coscienze stravolte.

Fino a quando …

i singhiozzi sommessi

saranno sommersi

da risa scomposte

e il pianto di pochi

non sarà pianto da tutti.

Ogni Natale patirà

lo scandalo della Croce.


P O E S I E S O T T O

L A L B E R O


Campo de fiori

45


46

Corchi

Campo de fiori

ARNIES

Un “fiume” di solidarietà, impegno sociale

e cultura come Emergency a Corchiano

La redazione di Campo de’ fiori dà il

benvenuto alla nuova collaboratrice

Tamara Gori

E’ operativa da quasi

due anni a

Corchiano, l’associazione

no profit

Arnies. Un nome che

non è una sigla, ma

presumibilmente il

termine che gli antichi

Etruschi utilizza-

Tamara Gori

vano per indicare il

fiume. Fiume come luogo sulle cui rive si

sono sviluppate le più imponenti civiltà

nella storia dell’uomo. Fiume come portatore

di abbondanza e fautore di rinascita.

Fiume, come la vita che scorre con esso,

arricchendosi lungo il percorso di tutto ciò

che incontra. Fiume, come il Rio Fratta ,

che ha segnato nel tempo la forra su cui è

sorto Corchiano, determinandone la storia

e l’evoluzione. Nata dalla volontà di

pochissime persone, perlopiù giovani spinti

dalla curiosità di sperimentare esperienze

nuove, nel tempo si è arricchita di persone

con la voglia di dare un senso ad una

quotidianità che, sempre più, sembra perdersi

nel vuoto della sua scientifica assolutezza.

Ma l’impegno, la caparbietà e spesso

la volontà di realizzare sogni che sembrano

assumere la veste di utopie, costituiscono

la dimostrazione di come la vita

può essere ciò che noi scegliamo, consapevolmente

che sia. Da questa prospettiva

l’associazione trae le sue fondamenta, proponendosi

di offrire opportunità, integrazione,

cultura per il paese e il suo territorio,

nel pieno rispetto della dimensione

umana, culturale e spirituale di ogni individuo

e soprattutto nel riconoscimento della

ricchezza che può scaturire dalla

diversità culturale. Perché la pace e la

libertà sono frutto di atti e non solo di

parole. Ne è testimonianza il progetto

di cooperazione sanitaria, realizzato

lo scorso anno con la capitale della

Repubblica Democratica del Congo, i

progetti rivolti ai minori stranieri presenti

sul territorio, l’organizzazione del

Fescennino D’Oro, in collaborazione con il

Maestro Nicola Piovani; manifestazione

che, ormai da due anni, ha assunto una

mission solidale, devolvendo l’incasso al

recupero di Nsimba Kilema, bimbo congolese

operato lo scorso Novembre al Gaslini

di Genova. Ne è ulteriormente prova l’avvio

di un ciclo di conferenze sui Diritti

Umani, spesso dimenticati o dati per scontati,

ma il cui non rispetto è molto vicino a

noi. Lo scorso 6 Novembre, a Palazzo

Ridolfi a Corchiano, si è tenuto un incontro

speciale: quello con Emergency e con

Massimo Spalluto, infermiere professionale,

da dieci anni “medico di guerra e inviato

di pace” in Afghanistan, Sierra Leone e

Cambogia. Lo scopo di Emergency è stato

inizialmente di fornire assistenza medico

chirurgica a tutte le vittime della guerra e,

soprattutto a quelle delle mine antiuomo,

costruendo e gestendo ospedali nelle zone

maggiormente colpite. Oggi, a dieci anni

di attività, si contano cinquanta presidi

ospedalieri nel mondo e almeno un milione

di atti sanitari erogati a vittime di guerra,

dal Ruanda, al Kurdistan iracheno, alla

Cambogia, uno dei Paesi più minati al

mondo. Accanto agli ospedali sono stati

realizzati ventotto posti di primo soccorso

e almeno 1800 unità di personale locale,

che viene formato agli standard europei e

al quale si affidano quegli stessi ospedali,

scorcio panoramico di Corchiano

passata la prima fase di attivazione. Per

loro è un’opportunità di lavoro, ma anche

un messaggio forte che arriva a tutti i

pazienti: quello della riappropriazione della

loro identità. Per questo oggi Emergency

non è più solo riabilitazione medica, ma è

diventata anche opportunità di riabilitazione

sociale, per ritrovare il senso di sé, la

speranza reale di potercela fare. Un modo

per recuperare pezzi di diritti umani, per

coltivare una nuova utopia: quella di un

mondo dove la guerra non ha più motivo

di esistere; un mondo diverso dalla mediocrità

che ci siamo costruiti nel tempo.

Un messaggio di pace quello di Emergency

e un covo di persone straordinarie. Ma

questa è un’opinione da esprimere a bassa

voce: Massimo Spalluto non sarebbe d’accordo.

“Due cose non accetto di sentirmi

dire: che siamo persone straordinarie, perché

questo giustifica le tante altre che,

considerandosi “normali”, non fanno niente.

Noi siamo persone comuni, con le

paure di tutti. Ma proprio per questo siamo

lì: perché la testimonianza più forte che

possiamo dare, è quella di poter scegliere

la direzione da seguire in questo mondo.

L’altra cosa è che non si può “sporcare” il

lavoro di Emergency con la politica.

Emergency è una associazione umanitaria

apolitica, che si adopera per costruire la

pace vera.

Tamara Gori


Campo de fiori

L OGGETTO MISTERIOSO

47

L ira della Lira

in questa foto pubblicata sul n. 12 di Campo de’ fiori

sono stati riconosciuti:

da sx Fabio Abballe, i fratelli Antonio, Marco e

Ermanno Quirini (gemelli), Mila Giordani, Luciana

Bettinelli, Vincenzo Alessandrini che tiene abbracciato il

piccolo Vittorio Calamanti, Lida Galiano, Fiorella

Bettinelli che stringe fra le

braccia la neonata Paola Calamanti.

La foto è stata scattata da Attilio De Angelis

proprietario anche della mitica Vespa.

Vi invitiamo ad indovinare l’oggetto misterioso riprodotto nella foto di lato.

I primi cinque che lo indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno

diritto a ricevere un premio offerto dal negozio

Il Quadrifoglio di Foggi Antonella

Ricordo della Lira

La nostra Lira amata,

da tanti bistrattata,

ormai è tramontata.

Coriandoli di carta

è diventata;

e adesso ... non c’è più.

Seppure fragilina,

c’era la sensazione

che fosse l’espressione

di tutta “una” nazione.

E questa sensazione

adesso... non c’è più.

E’ subentrato l’Euro

dal nome altolocato

che è proprio un rompicapo.

Le vecchie centomila

adesso son cinquanta,

quelle da diecimila

adesso sono cinque,

piene di luccichini

e spiccioli infiniti

per nuovi borsellini.

Ma fatti tutti i conti

abbiamo constatato

che il costo della vita è raddoppiato.

Ma guarda un pò

che triste risultato!

Addio mia Lira cara.

Qualche felicità

in fondo me l’hai data,

e ora, a dire il vero,

mi sento un pò spiazzata.

Ho l’impressione vaga

che ciò che hai dato tu

adesso... non c’è più.

M.D.P.


48

Momo

Momo Pesciaroli

è un

artista della

terra di

Tuscia, che

si è cimentatoattraverso

la

scultura a

Momo Pesciaroli

lavorare ogni

tipo di

materia; vive ed opera a Canepina.

Nelle sue opere traspare sempre il

forte legame che lo lega alle radici

della sua terra.

E’ sorprendente, come attraverso la

manipolazione della materia riesca

ad agguantare i fili della storia

umana, la storia della sua gente,

carica di pathos e di civiltà, fin dai

primordi. Le sue opere diventano

preziosi “involucri” ricchi di testimonianze,

saperi, memorie. Ciascuna

di esse si trasforma in un viaggio

suggestivo in cui ognuno ritrova

qualcosa che gli appartiene, risvegliando

emozioni latenti. Un viaggio

nel proprio essere, che trasporta in

dimensioni del tempo anche lontanissime,

suscitando sensazioni di

stupito turbamento. Le veneri

ancestrali, i volti etruschi, la Magna

Grecia, fino al dinamismo e alla

provocazione futurista che pur

negando la classicità volutamente

la esaltava, si ritrovano nell’arte di

Momo, in una sintesi di personale

rielaborazione, che riesce a promuovere

un dibattito tra passato e

presente; alimentando un’arte

potente, vibrante di memorie e di

forza. Le sue opere trasudano di

fatica, non solo fisica; evocano il

rumore dello scalpello e del martello,

perchè come i grandi artisti,

Momo non si sottrae dal saper

essere “anche artigiano”. La sua

arte esce dal ghetto del banale perché

riesce a “comunicare” e provocare

un vortice di percezioni, a

volte inconsce, ma sempre assolutamente

affascinanti e coinvolgenti.

Per concludere, un’amara riflessione:

pur tenendo conto di una

eccessiva umiltà dell’uomo Momo,

rimane il rammarico e stupisce

come almeno le istituzioni locali,

dai comuni, alla provincia, alla

regione, non trovino la volontà e i

mezzi per promuovere adeguatamente

un simile talento per farlo

diventare veramente patrimonio

culturale dell’intera comunità.

Prof. Arch. Massimo Cirioni

Giullare del sole

(terracotta patinata)

Gea (ulivo patinato)

Angelo del sole (bronzo)

Campo de fiori

di

Erminio Quadraroli

Un fiore e

... il cuore

È incredibile come, alcune volte, da piccole

cose possono prendere forma grandi pensieri.

Un esile filo d’era, una zolla di terreno arido,

un variopinto fiorellino di campo, possono

essere spunto per plasmare riflessioni molto

profonde.

Come in quel giorno di fine maggio quando il

buio mattutino mi nascondeva alla visione la

maggior parte degli scenari offerti dalla Via Cassia.

Quando poi, proseguendo verso Roma, il chiarore dell’alba mi

mostrò le prime immagini d’inizio estate, aprendo il finestrino della

macchina, mi sentii immerso in un leggero profumo dolciastro trasportato

da un timido vento che nella Valle del Baccano spesso

soffia trasversalmente.

Proprio in questo giorno seguendo quel delicato odore, come di

dolci leccornie, girando lo sguardo, ho notato, proprio là nella

valle, nel mezzo dei reperti archeologici, un campo colmo di una

vegetazione fittissima tra cui facevano capolino dei piccoli fiorellini

gialli sbocciati nella consapevolezza del loro destino e con la

speranza di essere curati da qualcuno.

In quella distesa, che si estendeva a perdita d’occhio, regnava la

Pace…si ma solo una Pace apparente.

Non ho avuto il coraggio di fermarmi, travolto com’ero dal traffico

di quest’antica strada.

Al ritorno, non potendo rinunciare ad immergermi in quel mondo,

trovando un angoletto, proprio là, dove si snoda una strada

secondaria, ho messo le quattro frecce e sono andato.

Avevo sfidato i pericoli, in quel tratto di strada dove il passaggio

delle macchine, fa vibrare e scuotere le lamiere delle autovetture

ferme.

Coraggiosamente ho scavalcato una staccionata ed ho raccolto

uno di quei fantastici fiori gialli di cui forse nessuno si era accorto

prima.

O forse, pur avendoli visti, mai alcuno aveva pensato al loro futuro…al

loro essere germogliati e fioriti nell’amara consapevolezza

che mai sarebbero stati annaffiati da una mano amica, ma solo dai

capricci del tempo, sfidando il mondo, scommettendo con la loro

esistenza.

Quel fiore, quella strada, quelle macchine mi hanno fatto riflettere

a lungo, durante il ritorno verso casa…

Tante persone probabilmente avevano notato quel campo, quel

profumo, ma nessuno aveva mai avuto il coraggio di riflettere, di

sfidare il destino per salvare le sorti di quel fiore…

Quel giorno ho visto la Pace…essa nasce, molti ne parlano, molti

ne sentono discutere, ma solo pochi la afferrano nel suo vero

significato.

Quel giorno ho capito il vero significato di Pace…che non è indossare

un vestito che ci calza a pennello o addormentarsi nella tranquillità

della propria famiglia…è molto di più!

Quel gesto gratuito di amore…era la Pace!

Se ognuno di noi non avesse soltanto orecchie per sentire e bocca

per parlare forse già quella ferita sanguinante tra etnie e realtà

diverse si sarebbe suturata.

Dopo qualche giorno, passando nuovamente di là, quando la calura

estiva era oramai opprimente, quel campo era diventato una

immensa distesa secca e arida, con solo una piccolissima zolla

divelta e visibile.

Quello era il punto in cui avevo raccolto quel fiore che ancora oggi

alla prima luce del sole dal davanzale della mia casa sembra dirmi:

“ Buongiorno amico mio, ogni giorno che apro i miei petali, lo faccio

per te, che hai abbandonato bocca e orecchie per dare spazio

al….CUORE!”


Vallerano

La redazione di Campo de’ fiori dà il benvenuto

alla nuova collaboratrice Diana Giovannini

Come Rita Hayworth e Clark Gable

Se volete fare un tuffo nel passato,riappropriarvi

di un’età perduta, provare emozioni

nuove che sanno di antico e siete abituati a

girar per mercatini, per assaporare tutto ciò,

ebbene non occorre spostarsi dalle proprie

case, specialmente se queste sono provviste

di soffitte o cantine (talvolta basta anche un

vecchio baule o un cassetto dimenticato).

Di certo rovistando tra carabattole e cianfrusaglie

varie, scoprirete anche dei piccoli tesori

che non vi aspettavate: arnesi di cui ignorate

la funzione, graziose boccette di vetro,

magari con tappi o intarsi in argento, cappel-

Engel Haus Pub Tel. 328.8645431

Via A. Meucci 8 - Rignano Flaminio (RM)

La Canzone Misteriosa

Avete indovinato il titolo della canzone? Telefonate in

redazione e i primi 5 riceveranno un omaggio dal Pub

Engel Haus di Bosso Graziano.

“... e lei, lei mi guardava con sospetto. Poi mi

sorrideva e...”

Campo de fiori

li dal gusto retrò, abiti vintage, monili, pizzi e

merletti ingialliti ma sempre affascinanti,

monete e ancora tantissimi oggetti curiosi ed

insoliti, che vanno comunque considerati se

non altro per la storia che essi hanno avuto o

rappresentano. Per quanto mi riguarda, forse

sembrerò un po’ di parte, essendo appassionata

di tutto ciò che è impolverato o odora di

naftalina, ma a dispetto dei miei trentadue

anni, considero il passato una sorta di età

dell’oro difficile da ripetere. Per restare in

tema condivido in pieno l’affermazione di

Agatha Christie: “il miglior marito per una

donna è l’archeologo perché più passa il

tempo, più la trova interessante”. Scherzi a

parte, lo so che sono discorsi anacronistici e

fuori moda, ma non trovate anche voi che

nelle vecchie foto le persone ritratte siano

sempre tutte bellissime e affascinanti, senza

nemmeno ritocchi al computer !!!? Le immagini

a fianco, ad esempio, non sono di due

divi di Hollywood, ma rispettivamente di mio

nonno e mia nonna !!! Allora ho ragione o

no?

Diana Giovannini

FabricanDo Festival dal 2 al 30 Gennaio 2005 - Fabrica di Roma

Organizzazione Comune di Fabrica di Roma, Assessorato alla Cultura, Associazione Pro - Loco, Presidente Stefania Stefanucci.

Patrocinio Provincia di Viterbo, Assessorato alla Cultura Apt. Direzione Artistica M° Maurizio Gregori, M° Emiliano Di Vozzo

Commissione del concorso “La Frase che suona” Dirigenti Scolastici degli Istituti Comprensivi della Provincia Presidente di Commissione, Magdi

Allam vicedirettore del Corriere della Sera Informazioni Ufficio Cultura – 0761.569001 – cultura2002@libero.it

Presentazione Artistica Il Fabricando Festival si appresta a ripercorrere il successo di pubblico ottenuto con la prima edizione. L’obiettivo è mescolare

una buona musica alle scenografie di luci e colori dei luoghi dello spettacolo. Gli spazi e gli scenari delle performance anche quest’anno sono quelli

naturali della bellezza che offre il comune di Fabrica di Roma; la Chiesa del Duomo, la Chiesa di S. Lorenzo, la Villa Finisterre e l’Aldero Hotel. Suoni

lontani e ritmi incalzanti, contamineranno quanti seguiranno i sei appuntamenti, diversi nello stile e nel linguaggio. Dallo Swing della Dixiitaly Jazz

Band (Domenica 2 gennaio – Chiesa di S. Lorenzo, ore 17.30), che propone una lettura originale in chiave jazz della canzone italiana d’autore, si

passa al Quintetto Classico (Domenica 9 gennaio – Chiesa del Duomo, ore 17.30) che ci lascerà momenti di sicura emozione, spostandoci idealmente

indietro nel tempo, tra le genti che vivevano la musica come un momento irrinunciabile e celebrativo. Il terzo appuntamento (Sabato 15 gennaio

– Aldero Hotel , ore 17.30) è ispirato e dedicato alla figura di Ulisse, rivisitata dal Prof. Mariano Ghirighini con la propria opera inedita “Verso

Itaca”. La Ozen Orchestra Klezmer (Domenica 16 gennaio – Villa Finisterre, ore 17.30) apre il quarto concerto con la propria musica intesa come

espressione della cultura ebraica; nella stessa occasione verranno premiati i ragazzi degli Istituti Comprensivi del viterbese che partecipano al concorso

“La frase che suona”. La commissione è presieduta dal noto giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam e composta dai Dirigenti

Scolastici degli Istituti che aderiscono al concorso. Il festival prosegue con una formazione anomala , ma originalissima nella timbrica e nelle esplorazioni

sonore; il Modern Saxophone Quartet (Domenica 23 gennaio – Chiesa di S. Lorenzo, ore 17.30) che dedica la serata al tango, accompagnato

dalla fisarmonica di Fausto Beccalossi. L’ultima serata si chiude con la voce dello swing per antonomasia, Nicola Arigliano Quartet (Domenica 30

gennaio – Villa Finisterre, ore 17.30) famoso per aver educato gli ascoltatori alla

canzone italiana, con qualità e spirito umoristico.

La Direzione Artistica M°Maurizio Gregori - M°Emiliano Di Vozzo

Pianoforti Pianoforti

- Strumenti Strumenti

- Edizioni Musicali

Via Palazzina, 109 - 01100 Viterbo - Tel. 0761.309095

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50

Campo de fiori

PROLOCO: Tel e fax 0744-910021 prolocomagliano@tiscali.it - 328.5472482 / 339.5963387

Prenotazioni ed informazioni sul mercatino: Mario 349.5394955 / 338.6179337

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