TASTE & WINE - Food IN

food.in.it

TASTE & WINE - Food IN

Copia Omaggio - Supplemento gratuito al mensile Il Punto city life numero 63 - anno X Ottobre 2011 - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L 27/02/2004 N° 46) Art. 1 comma 1 CNS/CBPA-NO-Torino

to u r t r a iL p i e m o n t e

e n o g a s t r o n o m i c o

Le buone quaLità

deL gusto

Lo r e n z o

Br a n c h e t t i

testimoniaL a L L’e ve n t o

ta s t e & Wi n e


Nel salotto si ricevono gli ospiti, si parla amabilmente, indugiando nei piaceri della

vita. È la filosofia che ispira The Cigar Inn: il fashion bar di via San Tommaso 20 a

Torino ha fatto dell’accoglienza e dell’esclusività il proprio fiore all’occhiello. In

un ambiente raffinato, contraddistinto da arredi di studiata eleganza, ci si rilassa,

sorseggiando un calice di champagne, un cocktail preparato dalle mani del barman

esperto. Come da tradizione si celebra il rito del tè, scegliendo tra le miscele più

pregiate. A qualsiasi ora del giorno il palato è stuzzicato dalle proposte create dallo

chef. Salumi, formaggi e prodotti freschi di stagione vengono preparati e tagliati sul

momento. L’ospitalità è curata nel dettaglio: la cigar lounge accoglie chi ama fumare

sigari, sigarette o la pipa. Il ricambio dell’aria è garantito dall’avveniristico sistema

di aspirazione. Da Cigar Inn non si vendono sigari e sigarette ma i clienti che lo desiderano

possono lasciare il proprio Avana in uno speciale scrigno in legno di cedro,

con tanto di targa e chiavetta, al cui interno è assicurata la giusta umidità per una

perfetta conservazione. Cortesie per gli ospiti.


CHI

4 Mattia Poggi

5 Daniel McVicar

6 Monica Brenna

star

7 Lorenzo Branchetti:

Il “pasticcione” della Prova del Cuoco

DOLce

10 Miele, delicate dolcezze

12 Cioccolato, elisir d’amore

saLatO

15 Formaggio, morbida tentazione

18 Italia? La terra dei salumi

amarO

20 Grappa e liquori piaceri riscoperti

22 Caffè, piacere nero bollente

asprO

24 Agrumi, che sapori nell’aria!

26 Aceto: il nobile che fa la differenza

sagre

30 Alba: Fiera internazionale del tartufo bianco

33 Baceno: Mele Miele

36 Banchette: Pignoletto Rosso

39 Montalto Dora: Sagra del Cavolo Verza

foto cover: courtesy rai

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4

42 Chieri: Fiera di San Martino

44 Ovada: Vino e Tartufi

47 Mercatini di Natale in Val di Susa

50 Gal Monferrato:

Le Sagre del Basso Monferrato Astigiano

53 Calamandrana: Un paese da scoprire

56 Giaveno: Fiere d’Autunno

DOve

60 Eventi di gusto

62 Nuovi trend e vecchie manie del mangiare fuori

65 Girovagare intorno al cibo

quanDO

70 Tutte le stagioni del gusto

cOme

74 Il cibo non è solo per il palato

78 Libri

80 Golosi di tutto il mondo unitevi!

84 La creatività è servita

88 Vero o falso?

intervista

90 Giuseppe Martelli

sommario

in cantina cOn

92 Il comico Gianluca Impastato

perchè

95 Dieta bandita la tristezza

the cigar inn 2° di cop. - Pag. 1

evento taste & wine Pag. 3

l’alimentari Pag. 14

cascina chicco Pag. 28

sagra baceno mele miele Pag. 35

mais rosso di banchette Pag. 36

ivrea evolution sPort Pag. 38

la sagra del cavolo verza Pag. 41

ovada vino e tartufi Pag. 46

birrificio s. andrea Pag. 49

inserzionisti

fiera monferrato astigiano Pag. 52

macelleria umberto Pag. 55

essentia, centro di naturoPatia Pag. 58-59

birreria coblan Pag. 68-69

rosella mode Pag. 73

atelier madagascar Pag. 77

volver Pag. 83

be brand creative Platform Pag. 87

dott.ssa etta finocchiaro Pag. 94

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www.ilpuntotorino.it


Quali cibi adorano, di quali non possono fare a meno, quanto tempo dedicano alla cucina:

lo abbiamo chiesto a Mattia Poggi, giovane e brillante chef che conduce da più

stagioni su Alice Tv il programma di cucina ‘Mattia detto fatto’, a Daniel McVicar,

Quali sono gli ingredienti che non mancano mai nel tuo frigo?

“Non mancano mai i pomodori, i cetrioli e la feta, nel caso avessi voglia di un’insalata greca.

Poi l’anguria e qualche formaggio da accompagnare per l’aperitivo alla cachaca”.

Per Quale Piatto italiano vai Pazzo e ti fai Prendere Per la gola?

“Potrei vivere di sola pizza…la adoro! E poi adoro la trippa alla genovese…”.

hai un aneddoto da raccontarci sul cibo che Preferisci?

“Amo così tanto la pizza che ogni volta che vado a mangiare fuori con il mio migliore amico

ne prendiamo tre tipi differenti e ce le dividiamo per assaggiarne e mangiarne il più possibile.

Inoltre adoro il gelato e sono convinto sia un ottimo digestivo...il gelato non basta

mai...”.

cosa ami cucinare Per gli osPiti Quando li inviti a casa?cucini tu o tua moglie?

“Mia moglie Laura non è tipo da cucinare e quindi tocca a me...di solito preparo un risotto,

piace a tutti ed è di grande effetto”.

Quale è il vino che adori?

“Ribolla, decisamente...”.

6

chi

Cosa mangiano… i vip?

Mattia Poggi

di Francesca Martinengo


attore americano che oggi vive a Torino e che – abbiamo scoperto – è anche produttore

di birra, infine a Monica Brenna, alias MonnyB, cuoca e foodblogger torinese, conduttrice

del programma ‘Semplicemente MonnyB’, in onda su Gambero Rosso Channel.

Queste le loro risposte…

Daniel McVicar

Quali sono gli ingredienti che non mancano mai nel tuo frigo?

“Nel nostro frigo ci sono sempre qualche verdura, frutta e magari un po’ di formaggio Blu

del Moncenisio.

Anche un po’ di vino bianco, come l’Arneis e la McVicar Beer (www.mcvicarbeer.com)”.

Per Quale Piatto italiano vai Pazzo e ti fai Prendere Per la gola?

“Ho un debole per pizza e pasta, sono il mio “comfort food”. Adoro la pizza alla diavola e

le trofie al pesto. Poi alla fine c’è sempre il gelato che, come diceva mio nonno, sciogliendosi

riempie “i buchi”.

hai un aneddoto da raccontarci sul cibo che Preferisci?

“Ogni tanto mi piace gustare la cucina americana, ad esempio la torta americana con gelato.

Potrò assaggiarla in occasione del ThanksDinner a novembre qui a Torino. Quest’anno

sarà il terzo di questa iniziativa di charity (www.thanksdinner.org)”.

cosa ami cucinare Per gli osPiti Quando li inviti a casa? cucini tu o virginia?

“Quando cucino io faccio un barbecue con hamburger con cipolle e gorgonzola. Ma Virginia

è proprio brava in cucina e mangio bene in ogni caso”!

7


Monica Brenna

Quali sono gli ingredienti che non mancano mai nel tuo frigo?

“Nel mio frigo non può assolutamente mancare il mio ingrediente “salvavita” per eccellenza:

la pasta sfoglia! È perfetta per gli inviti improvvisi perché mi permette di creare piatti

originali dall’antipasto al dolce, cuoce in brevissimo tempo e non mi fa sporcare troppe padelle!

Ad esempio per un antipasto stuzzicante posso creare salatini o pizzette, come piatto

unico la uso per quiche o fagottini e come dolce delle squisite sfogliatine con la marmellata

e frutta fresca”!

Per Quale Piatto vai Pazza e ti fai Prendere Per la gola?

“Nella vita non bisogna mai rinunciare alla cioccolata, io ne faccio largo uso sia per il puro

piacere di gustarla che come medicina per l’umore: a quadretti quando sono felice e spalmabile

per consolarmi”!

hai un aneddoto da raccontarci sul cibo che Preferisci?

“Ormai giunti alla fine dell’estate i miei ricordi sono orientati al mio frutto preferito: l’anguria.

Posso mangiarla solo per pochissime settimane all’anno e quindi visto che ho poco tempo

ne consumo tonnellate con un piccolo problema… la mia pancia diventa un pallone”!

cosa ami cucinare Per gli osPiti Quando inviti a casa?

“Per i miei ospiti amo cucinare la pasta, per me è il piatto migliore da gustare in compagnia,

poiché si adatta a tutti i gusti, a tutte le stagioni e mi permette di dare pieno sfogo alla fantasia:

servita fredda, al forno, con verdure, carne o pesce… ormai non riesco più a contare

tutte le versioni in cui l’ho preparata”!

Quale è il vino che adori?

“Anche se non è sulla mia tavola tutti i giorni, in un momento speciale per me non può

mancare un buon bicchiere di Barbaresco”.

8


Il “pasticcione”

della Prova del Cuoco

Si definisce proprio così: il pasticcione che il sabato,

durante la trasmissione Rai La prova del

Cuoco, si cimenta nella preparazione di merende

al fianco di Antonella Clerici nello spazio dedicato

ai bambini.

Una esperienza stimolante iniziata già lo scorso

anno per Lorenzo Branchetti, che con i bambini

ha un feeling particolare per via del suo storico

personaggio: il folletto Milo Cotogno, protagoni-

star

LOrenzO

Branchetti

di Loredana Tursi - foto: Rai

sta di successo da otto anni nella fiction per bambini

Melevisione, in onda attualmente sul canale

digitale terrestre Rai YoYo. Sembrano calzargli

benissimo i panni del folletto e del pasticcione

perché Lorenzo, dietro la sua seria professionalità

di attore, è un ragazzo dal volto pulito, molto

spontaneo dalla simpatia tipica della sua terra

toscana, molto determinato, eclettico e iperattivo,

che a soli 30 anni ha vissuto il mondo del teatro,

9


approcciato il cinema recitando anche una parte

seria, in un film di Tinto Brass ed è approdato in

televisione partecipando a diverse fiction.

Una bella gavetta.

Ma da cosa è nata la tua passione per il teatro?

“Forse è nata con me. Ho resistito fino alla fine

delle scuole e a diciotto anni ho studiato recitazione,

danza e canto per il genere musical al

Teatro Politeama di Prato sotto la direzione di Simona

Marchini, da lì sono iniziati i miei spettacoli

un po’ in Toscana un po’ a Roma dove poi mi sono

trasferito per avvicinarmi al mondo del cinema e

della televisione. E’ stata dura, per mantenermi

facevo il gelataio e anche questo come sapete mi

è servito. Sarà stato un segno del destino o forse

perché nel mio dna c’è un po’ di arte e di gusto

avendo una madre pianista che mi ha fatto amare

il canto e la musica e un padre eccellente fornaio

e pasticcere che anche la mia carriera è ricca di

questi ingredienti”.

Chi sono i tuoi fan? “I miei primi fan sono ovvia-

[ LE PASSIONI]

SPORT: Sono un super sportivo e tifoso e ho la fortuna

di vivere nella città della mia squadra, la Juve . Gioco

a calcio anche nella squadra della Rai e mi alleno

appena posso perché me lo sport è un grande sfogo

SEGNI PARTICOLARI: Iperattivo

10

mente i miei genitori ma direi che sono amato,

e questo mi lusinga molto, da un pubblico molto

trasversale, dagli adolescenti ai genitori ai nonni

e tanti hanno con me un rapporto costante soprattutto

su Facebook che io utilizzo molto per

avere uno stretto contatto con il mio pubblico”.

Cosa cercano secondo te i ragazzi oggi in tivù e

come la tivù oggi può essergli veramente utile?

“Purtroppo i ragazzi vogliono superare se stessi


[ IL GUSTO NELLA MIA VITA]

La cucina per te è? Tutto. Mi piace sperimentare soprattutto

nei primi e nei secondi piatti e sono un’ottima

forchetta.

Se dovessi paragonare la tua vita ad un piatto?

Un tortellino pasticciato

Cosa rimpiangi a cena della cucina toscana?

La grande fiorentina

Il piatto piemontese che preferisci?

La bagna couda e gli eccezionali formaggi

Per una cena a lume di candela il tuo piatto forte è?

Un sofisticato risottino o del cibo etnico sempre un

po afrodisiaco

Ad una cena con amici non può mancare?

Un buon vino e spaghetti aglio e olio

Il gusto della vita? Amo il piccante

imitando i protagonisti televisivi che a mio parere

spesso purtroppo sono molto devianti. Quello che

io consiglio sempre è di godersi tutte le meraviglie

di ogni età che mai più torneranno e soprattutto

ai genitori di indirizzare anche le scelte

mediatiche dei figli. Ad esempio Melevisione ha

molto successo perché attraverso la fiaba si racconta

in modo educativo la quotidianità e questo

non crea falsi miti e prospettive, così come nella

Prova del Cuoco si approccia il gusto dei ragazzi

in maniera divertente”.

Quanto c’è di Milo, il folletto responsabile, in Lorenzo?

“Dopo otto anni di convivenza c’è molto

Milo in Lorenzo e viceversa. Siamo cresciuti insieme

e siamo diventati ottimi amici. Milo mi ha

molto responsabilizzato così come lo fa con tutti

i bambini da bravo fratello maggiore e Lorenzo

invece lo ha reso più folle, giocherellone, simpatico”.

Oggi i bambini anche in Italia riscontrano seri

problemi nutrizionali, il tuo ruolo di cuoco pasticcione

all’interno della Prova del Cuoco, oltre

a fornire spunti per nuove ricette per bambini,

educa anche alla cortezza alimentazione? “Il mio

ruolo è molto ludico e simpatico ma cerca proprio

di correggere degli errori alimentari, suggerendo

alle famiglie la preparazione di merende sane,

Testimonial del primo evento

Il Punto Taste & Wine

23 ottobre

Ippodromo di Torino

semplici da fare anche con i bambini coinvolgendoli

per avvicinarli anche all’arte culinaria. Inoltre

una volta al mese in studio è presente anche la

nutrizionista Evelina Flachi che dà delle regole

per una giusta alimentazione che favorisce quindi

anche la crescita”.

Vivi a Torino da diversi anni ma sei sempre un

po’ girovago per via della tua carriera. Quali i

tuoi prossimi progetti? “Continuerò a partecipare

alla Prova del Cuoco fino alla fine del programma

a maggio e girerò nuove puntate di Melevisione,

ma nei week and non mollerò gli spettacoli

dal vivo e i tour nelle varie città italiane con il cast

di Melevisione. Il 23 ottobre mi farà piacere partecipare

come testimonial alla manifestazione Il

Gran premio dei sapori in Piemonte Taste &Wine

proprio qui all’Ippodromo di Torino”.

Il tuo sogno più grande? “Lavorare con il mio

mito nonché concittadino Roberto Benigni”.

[LA MERENDA CONSIGLIATA PER I BAMBINI]

Tiramisù alle fragole , semplice, fresco e privo di alcool.

Frullati allo yougurt

11


12

DOLce

Miele,

delicate dolcezze

di Alessandra Bedin

ORIGINI: L’uso del miele nell’alimentazione

risale a ben prima dell’apicoltura, a quando l’uomo

lo ricercava ancora prodotto dalle api selvatiche.

Tutt’oggi, molti nativi usano procacciarsi il

miele per sopperire ai propri bisogni alimentari.

Il loro metodo di ricerca è simile a quello adottato

dagli antichi, presso i quali l’apicoltura è stata

un’acquisizione tardiva. I primi alveari costruiti

dall’uomo risalgono al neolitico e già tremila anni

prima di Cristo troviamo in Egitto apicoltori che

si spostavano lungo il Nilo per seguire la fioritura

delle piante. Riferimenti a usi e abitudini legati

a questo dolce alimento ci giungono inoltre dalla

Bibbia, dalle testimonianze greche, romane e di

altri popoli.

PROPRIETÀ: Merita soffermarsi su alcune

delle virtù del miele che, insieme agli altri prodotti

delle api (pappa reale, polline e soprattutto

propoli e veleno d’ape), lo fanno impiegare come

terapia per la cura di affezioni reumatiche, ulcere,

artriti e alcune malattie infiammatorie. Le sue

principali proprietà sono: antiossidante, antiradicali

liberi e antimicrobica.

I composti contenuti nel miele possiedono anche

altre specificità di carattere farmacologico, tuttora

fonte di studio, al di là dei rimedi comuni di cui

tutti ne conosciamo le proprietà: dalla cura dei

sintomi influenzali delle vie respiratorie, soprattutto

in casi di tosse grassa, all’impiego al posto

degli zuccheri lavorati.


Miele, pappa reale,

polline e propoli

sono impiegati

come cura di alcune

patologie come affezioni

reumatiche, ulcere,

artriti e alcune malattie

infiammatorie

TIPI: Esistono due categorie di miele: unifloreale

e multifloreale. Il primo deriva da una sola specie

botanica mentre il secondo da raccolte che si

protraggono per un certo periodo e in cui non vi è

una varietà preponderante. Per definire se il miele

è unifloreale è necessario studiare numerosi

campioni dell’origine in questione, provenienti da

diverse zone e rappresentativi di diverse annate.

Attualmente sono stati classificati 18 tipi di miele

unifloreale prodotto in Italia: robinia, cardo, ca-

stagno, erica, agrumi, eucalipto, corbezzolo, erba

medica, rododendro, girasole, sulla, rosmarino,

nespolo del Giappone, tiglio, timo, tarassaco, melata

di Metcalfa e melata di abete. I mieli unifloreali

sono considerati una tipologia privilegiata,

ma in realtà il loro valore non è intrinsecamente

superiore a quello dei millefiori; ad esempio

possono non essere graditi alla maggior parte

dei consumatori per il loro sapore peculiare; per

contro però i mieli uni floreali hanno il vantaggio

di essere tra loro diversi, con caratteristiche costanti

e ben riconoscibili.

BEAUTY: Considerato sostanza miracolosa

anche per i capelli, ecco alcuni consigli che

si scambiano le donne sul web! Sciogliere un

cucchiaino di miele in quattro bicchieri di acqua

calda e applicare la soluzione sui capelli appena

lavati e ancora bagnati; senza sciacquare, tamponare

i capelli fino ad asciugarli e poi procedere

con la piega. Oppure: preparare un impacco con:

una tazza di miele, mezza di olio e due gocce di

limone. Fare riposare per un giorno, poi stendere

e massaggiare dal cuoio capelluto alle punte lasciando

in posa per almeno mezz’ora. Sciacquare

e procede con lo shampoo.

È importate scegliere un miele che non sia troppo

solido, affinché non si indurisca troppo sui

capelli e provare questi “rimedi della nonna” al

fine settimana, così da poter riparare in tempo a

brutte sorprese!

La ricetta

Le rOSe AL MIeLe

INGREdIENTI: 1 etto di farina, 1 uovo, mezzo

cucchiaio d’olio e 1 cucchiaino di sale. Unire gli

ingredienti ottenendo un impasto morbido, stenderlo

come se si dovesse fare la pasta e tagliarlo

a striscioline. Comporre le liste a forma di rose e

friggerli in olio abbondante. Intanto sciogliere il

miele a fuoco basso e una volta raffreddati i nidi,

ricoprirli di miele a volontà.

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Cioccolato,

elisir d’amore

ORIGINI: Il cacao ha origini antichissime e

lontane. Gli studi botanici fanno risalire questa

pianta a più di 6mila anni fa nella culla del Rio

delle Amazzoni.

Con la scoperta dell’America da parte degli spagnoli,

questo alimento, insieme a molti altri, è

stato portato in Europa.

Per quanto riguarda l’Italia, in primis è a Modica,

all’epoca del protettorato spagnolo, che approda

il cacao. A cavallo tra Cinquecento e Seicento

incomincia la sua espansione nella nostra penisola

a partire dal Piemonte con Caterina, figlia

di Filippo II di Spagna, che sposò nel 1585 Carlo

Emanuele I, duca di Savoia.

14

DOLce

di Alessandra Bedin - foto Regione Piemonte

BENEfIcI: Non tutti sanno che è ricco di antiossidanti,

favorisce il buon umore, fa bene alla


pelle e ai denti. Un toccasana per il cuore, ricco di

energia per chi fa sport e per i più golosi, per un

culmine di gusto e piacere. Soprattutto il cacao

fondente extra è una sorta di golosa medicina per

contrastare l’invecchiamento. Lo stesso cacao è

un’arma di difesa per il cuore: numerosi studi

hanno dimostrato che l’assunzione di un quadratino

di cioccolato fondente al giorno è sufficiente

per assicurarsi una buona dose di polifenoli, che

aiutano a combattere l’insorgenza dei radicali liberi.

Infatti i polifenoli sono in grado di abbassare

il colesterolo e abbassare la pressione per chi ne

soffre.

STRANEzzE: Due ambiziosi ambientalisti

britannici, preoccupati che in questa era non

esista ancora un carburante davvero alternativo

ed efficace, nel 2007,a bordo di un poderoso SUV,

son partiti dal Regno Unito alla volta di Timbuctu

in Mali, utilizzando 2 mila litri di biodiesel ricavati

da 80 mila barre di cioccolato per un totale di 4

tonnellate. Lo scopo non era quello di dimostrare

che le auto, in futuro, dovranno andare a cioccolato,

piuttosto dare prova che possono esistere

carburanti alternativi a basso inquinamento, se

solo si volesse perseguire, seriamente, questa

strada. Peter Landorg, invece, è l’inventore tede-

sco dei dischi di cioccolato che, oltre a riprodurre

vera musica su di essi incisa, sono commestibili

e gustabili. Per finire, quest’anno, 2011, a Torino,

durante la fiera annuale dedicata al cioccolato,

CioccolaTò, è stata esposta un’Italia in miniatura

composta da 14 tonnellate di cacao per 13 metri

di lunghezza, la più grande riproduzione del

nostro paese interamente creata dall’irresistibile

“fondente”.

La ricetta

Le PALLINe dI cIOccOLATO

ALLe VArIANTI PIù SfIzIOSe

PREPARAzIONE: passare i biscotti nel

mixer, mescolarvi il rhum o il latte o

il burro fuso e il cioccolato sciolto

in quantità sufficiente da ottenere

un impasto solido; a questo punto

formare delle palline e passarle nel

cocco grattugiato. Saranno perfette

in qualsiasi momento della giornata!

INGREdIENTI: biscotti savoiardo o gallette, cioccolato

al latte o fondente, rhum o latte o burro e

cocco grattugiato o nocciole.

15


Formaggio

morbida tentazione

di Monica Rosolen

ORIGINI: Il termine deriva dal greco “formos”,

che designava il piccolo contenitore di giunco nel

quale si metteva a colare il latte cagliato.

Il mitico inventore sarebbe stato Aristeo, figlio di

Apollo e di Cirene, che ne avrebbe appreso la lavorazione

dalle ninfe sue nutrici. Omero ne cantò

le lodi nei suoi poemi, ma fu soprattutto nell’antica

Roma che il formaggio diventò un alimento

importantissimo, quando il suo nome latino era

“caseus”, cacio.

Veniva fatto con latte munto da poche ore, al quale

venivano mescolate, per ottenere una rapida

coagulazione, sostanze diverse, come il latte cagliato

tolto dallo stomaco degli animali, il latte di

fico o i fiori di cardo. La cagliata veniva poi aromatizzata

in vari modi e infine versata in speciali

recipienti, affinché il siero potesse colare.

Era molto diffuso il formaggio caprino fresco e

una parte della produzione veniva fatta stagio-

saLatO

nare e conservata per l’inverno. Il formaggio

piccante era consumato con l’aggiunta di aceto e

timo, mosto oppure pesce conservato e sostanze

aromatiche diverse. Con il latte vaccino si confezionava

una specie di mozzarella, immergendo

la cagliata nell’acqua bollente e dandole poi

con le mani una forma tondeggiante. I formaggi

umbri erano a forma di piramide, mentre quello

etrusco dei dintorni di Luni era confezionato in

forme gigantesche che arrivavano a pesare più

di trecento chili.

Esisteva anche un formaggio semiliquido, paragonabile

allo yogurt, detto “melca”, che consisteva

in cagliata mista a grassi fortemente aromatizzata.

È accertata l’importazione di formaggi

dalle Gallie (ma molti secoli più tardi sul finire del

XV secolo) e altre varietà compirono il cammino

inverso passando dall’Italia alla Francia per opera

di artigiani trasferitisi al di là delle Alpi.

17


PER Il BENESSERE

Per il suo alto contenuto di sostanze nutritive

(grassi, proteine, sali minerali e vitamine) il formaggio

rappresenta un alimento di primaria importanza,

che secondo i dietologi può sostituire

vantaggiosamente le uova, il pesce e la carne:

mezzo chilo di pane mangiato con un etto e mezzo

di formaggio costituisce un pasto completo.

Componente principale del formaggio è la paracaseina,

sostanza altamente proteica. Il contenuto

di grassi è notevole anche se varia a seconda

delle qualità; quanto ai sali minerali e

alle vitamine, sono abbondanti il

calcio e il fosforo e presenti in

discreta quantità (soprattutto

nei tipi freschi, a pasta

molle) tutte le vitamine

-esclusa la C- che si

trovano nel latte. Il formaggio

è un ottimo tocco

finale per ogni pasto,

ha infatti un certo effetto

stimolante delle secrezioni

digestive; comunque sono più

digeribili quelli poco o per nulla

fermentati, quelli poco stagionati e

semigrassi. Tutti i formaggi sono altamente indicati

per i diabetici, perché quasi totalmente privi

di idrati di carbonio. Chi ha problemi di linea è

bene che eviti i formaggi grassi e preferisca quelli

semigrassi; particolarmente adatti i formaggini

fusi magri e le ricotte. Per chi segue diete povere

di sale sono da consigliare la mozzarella, i

caprini, l’emmental, la ricotta piemontese e il fior

di latte. Anche per i formaggi esistono delle controindicazioni

che riguardano in modo particolare

gli arteriosclerotici, i cardiopatici, gli ipertesi

e chi è affetto da malattie renali; in questi casi si

devono limitare le quantità dando la preferenza ai

formaggi freschi e semigrassi.

PROdOTTI dEl TORINESE

E dEl PIEmONTE

L’elenco comprende la ricotta stagionata Saras

del Fen che proviene dai pascoli delle Valli Valdesi,

la Tuma di Trausella, la Toma di Lanzo e la Tuma

del lait Brusc, dei pascoli delle Valli di Lanzo, di

Susa e Sangone, il Cevrin di Coazze, formaggio

18

caprino della Val Sangone.

La Toma Piemontese, prodotta fin dall’epoca

romana, è un formaggio dall’aroma marcato e

dalla pasta compatta, ottenuto con latte vaccino

lasciato stagionare 60 giorni. Accanto alle Tome

classiche, tra cui il Bra tenero e duro, il Maccagno

(costituisce il condimento della “polenta cônscia

d’Oropa”), il Castelmagno, la Toma d’Alba, la Toma

di Ala, quella del Moncenisio, il rarissimo Bettelmatt,

la nostra regione produce molti formaggi

a base di latte di capra -soprattutto nell’astigiano-

e anche di pecora -prevalentemente

nell’alessandrino; tra questi, sono

ben noti le robiole di Murazzano

(di latte crudo ovino in purezza,

oggi lavorata da una trentina

di produttori), il Testun di

capra, i Tomini del Talucco,

il Raschera d’Alpeggio che

nella sua caratteristica forma

quadrata mischia latte

di mucca e di pecora, la Robiola

di Roccaverano.

ROccAVERANO

La ’rbiora o arbiora (così viene chiamata

in dialetto) deve essere ottenuta esclusivamente

con latte di capra, tutt’al più addizionato con

piccole quantità di latte ovino, un procedimento

addirittura millenario. Per chi volesse gustare il

Roccaverano prodotto secondo la più antica tradizione,

a Cessole d’Asti esiste una società, la Arbiora,

nata per salvaguardarne la qualità e farlo

conoscere.

cURIOSITÀ Ed EccEllENzE

Documenti che risalgono ai secoli XII e XIII sono

la testimonianza autentica più antica, la prima al

di là delle leggende, di un formaggio prodotto in

Piemonte. Si tratta del Castelmagno, oggi definito

“Il re dei formaggi”; i documenti attestano

che questo pregiato prodotto, la cui cagliata è

impastata due volte, allora veniva dato come pagamento.

Al Plasentif è dedicato un mercato esclusivo a

Perosa Argentina; il motivo di questo privilegio

è che si tratta di un raro formaggio d’alpeggio

detto “delle viole” per via della delicata sfumatura


del suo sapore dovuta al pascolo di cui si nutrono

le vacche che forniscono il latte.

Attualmente raro è anche il Montebore, di latte

vaccino prodotto nella provincia di Alessandria; la

sua particolarità è la forma a torta nuziale, dovuta

alla sovrapposizione di tre forme dalle dimensioni

digradanti.

RIcERcATO PER mUffA

Inconfondibile per l’aroma fin troppo intenso, per

la pasta morbida e cremosa e il sapore unico dolce

o piccante. Si tratta del Gorgonzola, uno dei

formaggi italiani più diffusi e famosi nel mondo.

Un fungo microscopico, il Penicillium glaucum,

dà origine alle sue caratteristiche striature bluverdi

(che ne fanno un erborinato), protagoniste

di una storia millenaria incominciata intorno

all’anno 879 nell’area di Gorgonzola, alle porte di

Milano. Quello che in origine era chiamato “stracchino

di Gorgonzola” (perché fatto con il latte di

vacche “stracche”, cioè stanche per la transumanza

dagli alpeggi estivi alle praterie della Pianura

Padana dove venivano condotte a svernare)

si trasformò nel Gorgonzola forse per il merito,

involontario, dell’oste “della malora” che servì a

dei clienti ubriachi dello stracchino rancido.

Esistono anche altre leggende che narrano di

mandriani che per un motivo o per l’altro una sera

dimenticarono del latte munto al quale, l’indomani

ormai leggermente acidificato, unirono quello

della mungitura del mattino seguente. Messo a

stagionare in grotte, il formaggio dopo due o tre

mesi presentò all’interno delle forme delle muffe

che ne determinarono subito il successo.

lA lAVORAzIONE

Il segreto del Gorgonzola comunque sta nella

lavorazione, basata sull’unione del latte di due

mungiture diverse: la cagliata ottenuta la sera

veniva lasciata appesa a un trespolo per tutta

la notte ed era proprio durante questa fase che

avveniva la contaminazione della massa caseosa

con le spore fungine; il giorno successivo la

cagliata era riposta in “fascieroli” a strati alterni

con quella del mattino e lasciata maturare. Il

momento determinante era poi quello della foratura

delle forme, destinata a favorire l’ingresso

dell’aria nella pasta e quindi lo sviluppo delle

foto di Michele d’Ottavio

caratteristiche muffe, originate dunque dall’incontro

tra una particolare situazione ambientale

e una tecnica adottata dall’uomo.

Su quella tecnica antica si basa ancor oggi la lavorazione,

tuttavia modernizzata, del centinaio di

caseifici che producono il Gorgonzola; nella zona

natia non sopravvive alcun caseificio, invece la

produzione dal 1955 (anno in cui ottenne il riconoscimento

Doc) avviene principalmente nella provincia

di Novara. Nel 1996 è avvenuta la concessione

marchio Dop europeo. La quasi totalità dei

produttori fa parte del Consorzio per la tutela del

formaggio Gorgonzola il cui marchio, una “g” minuscola

con il cerchietto superiore incompleto in

modo da formare una ”c”, è impresso sulla carta

stagnola che, dopo due o più mesi di stagionatura,

avvolge le forme per limitare il calo provocato

dall’evaporazione e difende la crosta da possibili

rotture, ma soprattutto protegge la pasta anche

in vista della spedizione all’estero, infatti circa il

30 per cento del prodotto viene esportato.

Il RE dI mOlTI mENU

Il Gorgonzola, soprattutto in autunno e inverno,

è l’indiscusso protagonista di piatti fantasiosi,

ingrediente principale della farcitura dei gambi

di sedano, della crema con spinaci per condire

le penne rigate, della farcitura di false arance di

riso e patate, del composto con polpa di avocado,

della crema con cui ricoprire le pere cotte. E

in vista delle feste di fine anno va provato con la

mostarda.

19


saLatO

Italia?

La terra dei salumi

di Monica Rosolen - foto Regione Piemonte

ORIGINI: In tutta la nostra penisola l’uso alimentare

delle carni di maiale, salate e trasformate

in salumi, ha radici antichissime. Nella

salumeria italiana - ricchissima di prodotti, si

dice infatti che siano almeno 666 - si possono distinguere

varie radici storico-geografiche; il Piemonte

appartiene alla zona celtica, la cui tipicità

è costituita da salumi crudi e cotti con limitato

contenuto di sale.

Anticamente, nella zona celtica in particolare, si

allevava il maiale da grasso, ideale per produrre

lardo, che con un’accorta selezione, un’opportuna

alimentazione e adeguati sistemi di allevamento,

è stato via via trasformato nell’attuale maiale da

carne matura o maiale pesante da salumeria

pregiata, che si differenzia dal maiale da carne o

da macelleria allevato in tutto il mondo. Nel corso

degli ultimi cinquant’anni, il maiale pesante è

stato selezionato per la produzione di carni mature

caratterizzate da limitatissimi quantitativi di

20

grassi non solo di copertura, ma anche di struttura;

gli animali raggiungono i 180/200 kg, pesi

elevati indispensabili per la produzione di prodotti

salumieri pregiati come i prosciutti DOP, il culatello,

ecc.

L’alimentazione del maiale in Italia è particolarmente

curata, si utilizzano regimi alimentari ricchi

di mais, soia e altri vegetali, con l’esclusione

di prodotti di riciclo e del siero di latte, perciò le

carni italiane sono poverissime di colesterolo e

ricche di acidi grassi insaturi.

cURIOSITÀ?

Fra tutte le parole salumiere, oggi salame è una

delle più importanti eppure nell’antichità non esisteva.

Il termine può sembrare di origine semplice,

è invece ambigua e contraddittoria; che derivi

dal sale che serve per la sua preparazione non

c’è dubbio, ma non basta, perché con il sale, fin

dall’antichità, si conservano molti alimenti. La


definizione salame per indicare l’insaccato che

conosciamo compare per la prima volta nel manuale

di cucina di Vincenzo Cervio (1581).

cON lA dIETA

Un tempo, per lo stile di vita dei consumatori, si

ricercava nei prodotti salumieri l’apporto di energia

e quindi la presenza di grasso; ora invece la

richiesta predominante è quella di alimenti con

ridotto contenuto calorico e i salumi si sono adeguati.

Così i prodotti italiani contengono quantità

di grassi minime, come nel caso del prosciutto

crudo (parte muscolare) che ne presenta il 3-4%.

I salumi italiani, particolarmente ricchi di parti

muscolari, apportano fattori nutrizionali pregiati

come diversi oligoelementi (ferro, zinco, selenio,

cromo) in forma altamente utilizzabile dall’organismo;

inoltre durante la fermentazione salumiera

si producono pregiate cariche vitaminiche, in

particolare del gruppo B. Infine i prodotti moderni

sono caratterizzati da una diminuzione del sale

tale da essere al limite del mantenimento delle

caratteristiche gastronomiche.

cOmE SI TAGlIANO

Affettare i salumi è una vera arte. Ecco qualche

piccolo consiglio dell’Accademia Italiana di Cucina,

a cominciare dal salame. Innanzitutto se è

ben stagionato deve sbucciarsi facilmente; le fette

devono essere spesse quanto un grano di pepe,

così da poterlo eliminare con facilità. In generale

poi, i prosciutti e gli altri salumi non devono mai

essere tagliati e serviti freddi, altrimenti buona

parte del gusto va persa. Se si usa un’affettatrice

(sempre preferibile), lasciate passare qualche

secondo tra una fetta e l’altra, perché il calore

della lama potrebbe ossidare il grasso.

GlI ABBINAmENTI

Il pane esalta sicuramente il gusto dei salumi.

L’ideale sarebbe accompagnarli con i pani tipici

regionali. Inoltre non si può non tenere conto di

quale vino sia più adatto al tipo di salume che si

consuma. Un discorso a parte merita l’associazione

di salumi e frutta: melone, fichi, uva dolce,

melagrana o frutta esotica come ananas, papaia,

ananas o kiwi.

lA RIScOPERTA dEllE TIPIcITÀ

La rivalutazione della tradizione culinaria ha portato

alla riscoperta dei prodotti tipici delle regioni

italiane. In Piemonte, nel Novarese, nel Vercellese,

in Lomellina si producono i salami d’oca; nelle

stesse zone, dalla carne di suini alimentati con

cereali si ottiene il prelibato salame della duja o

salamin d’la dujia (l’orcio di terracotta invetriata

dove vengono riposti dopo la maturazione e ricoperti

da strutto fuso che protegge e mantiene

morbido l’impasto). Queste sono soltanto due

delle molte specialità del nostro territorio insieme

a salumi prodotti dalla lavorazione della carne

suina, ma anche di manzo, capra, cinghiale,

capriolo, cervo, cavallo, asino e oca. Abbiamo la

bresaola di carne bovina della val d’Ossola (dove

fanno anche una mortadella di puro suino) e

quelle di cavallo o di cervo (la prima della zona

di Borgomanero oltre che del Monferrato, l’altra

della provincia di Novara), le Bale d’aso del

Monregalese, il raro Bisecon di Santo Stefano

Belbo, il Crespone del Monferrato, il Fegatino

sotto grasso prodotto nelle province di Novara e

Vercelli, le polpette a base di frattaglie di maiale

dette Frissa nel Monferrato e Griva nella Langa, il

lardo al rosmarino di Cavour, il prosciutto di Stura

di Demonte (Cn) detto Lonzardo, la mortadella

di fegato o Fidighin delle province orientali della

regione, la Mula, una via di mezzo fra salame e

cotechino, la Muletta, salame monferrino dalla

caratteristica forma a pera che si ottiene dalle

parti migliori del maiale, la Mustardela della Valpellice,

sanguinaccio preparato ancora secondo

una lunga ed elaborata ricetta contadina, i prosciutti

della val d’Ossola e della valle Vigezzo, da

suini portati al pascolo agli alpeggi, o quello di

Canale innaffiato con Arneis e cotto in forno a legna

(un tempo rigorosamente di vite, ora spesso

fieno), il salame crudo a grana grossa ricavato da

suini pesanti delle valli Tortonesi, i salami di cavallo

tipico delle colline tra il Ticino e l’Agogna in

provincia di Novara, del Monferrato e dell’Astigiano

e l’ormai raro salamino di pecora e capra della

zona del cuneese, la salciccia di Bra, il Violino di

camoscio e quello di capra delle valli Ossolane.

21


22

amarO

Grappa e liquori

piaceri riscoperti

di Michele Leone

ORIGINI

Liquori ed acquaviti conosco il loro sviluppo e diffusione

nel medioevo. Tra i primi i medici della

Scuola Salernitana scoprirono che le acquaviti

potevano fungere da solventi per i principi officinali.

Fu così che iniziarono a prodursi per scopo

medico quelli che potremmo definire gli antenati

dei liquori e delle grappe aromatizzate. Nel frattempo

nei monasteri e nelle abbazie il lavoro degli

erboristi si fondeva con quello dei distillatori

producendo nuovi liquori.

Nel XV secolo Michele Savonarola (nonno di Girolamo),

frate padovano, trovò il modo per migliorare

e accelerare le produzioni di acquavite.

Probabilmente il più antico amaro-liquore è il

Bénédictine la cui ricetta è del 1510. La ricetta

nei secoli ha subito alcune variazioni sino a quella

del 1886 che ha portato a 27 il numero di erbe,

radici e spezie. Il Certosino, preparato dai frati

della certosa di Monte Acuto (FI) da molti secoli,

potrebbe essere all’origine del più famoso Chartreuse

(liquore dalle proprietà digestive) che ha

una storia che potrebbe essere narrata in un romanzo.

La ricetta i certosini di Vauvert, l’hanno

sempre tenuta segreta e l’hanno portata con loro

anche quando nel 1904 dovettero lasciare la loro

abbazia e trasferirsi in Tarragona. Oggi ne vengono

prodotti e commercializzati due tipi, quello

giallo con 40° di gradazione e quello bianco con

55° di gradazione.

A Carmagnola è nata una diatriba tra i padri Maristi

locali e quelli giunti dalla Francia nel 1903

sulla paternità della ricetta originale dell’ Apestre

o Arquebuse. Tradizionalmente contiene 33 erbe


tra cui valeriana, tanaceto, genziana, etc.

Ancora oggi nel nostro paese è ricca la produzione

di liquori nei vari monasteri o abbazie.

l’IdEA PER Il dOPOcENA

Per un dopo cena abbinare una torta sbrisolona

(tipico dolce del mantovano di origine contadina)

con una buona grappa o come si usa talvolta inumidire

la torta con la grappa stessa. Dopo aver

bevuto il caffè procedere con rasentin (letteralmente

risciacquo), ovvero versare nella tazza del

caffè vuoto la grappa (abitudine veneta)

GRAPPA O lIqUORE

AllA mElAGRANA

Sistemare su della carta da forno i chicchi di una

melagrana grande e matura. Farli essiccare al

sole per cinque giorni, poi mettrli in un vaso a

chiusura ermetica con la grappa (rigorosamente

bianca e non aromatizzata) o l’alcool, insieme alla

scorza di limone, al miele ed alle spezie. Trascorsi

venti giorni in un luogo asciutto e buio, nei quali

di tanto in tanto si sarà agitato il vaso, si può procedere

all’operazione di mescita in bottiglia, non

prima di aver filtrato almeno due volte. Ingredienti:

un litro di grappa, una melagrana matura,

La ricetta

rISOTTO dI ANATrA e rOSMArINO ALLA GrAPPA

PREPARAzIONE:

Far saltare la dadolata di anatra (tagliata a cubetti piccoli) in una padella con olio di oliva

extra vergine ed una foglia di alloro versare la grappa e fiammeggiare. Far saltare il riso

in una pentola con burro, olio e scalogno; aggiungere vino rosso ed all’asciugatura continuare

a bagnare con brodo di carne. Verso la fine della cottura unire la dadolata ed il

rosmarino tritato. Mantecare con burro e pepe macinato fresco.

INGREdIENTI:

500 gr. di riso, 350 gr. di petto d’anatra, rosmarino, una foglia di alloro, olio di oliva extra

vergine, grappa, vino rosso, brodo di carne, pepe in grani.

una stecca di cannella, un cucchiaio di miele e la

scorza di un limone.

Il VERmOUTh mAdE IN TO

Nel 1786 nel laboratorio della sua bottega di liquori,

sotto i portici di piazza Castello, Antonio

Carpano inventò il Vermouth che è vino aromatizzato

con la china. In breve divenne la “bevanda

preferita del Re”. Questo nome fu scelto riadattando

il tedesco Wermut (assenzio).

Ma non solo il Vermouth, da Antonio Carpano è

nato anche il Punt e Mes (punto e mezzo in piemontese).

La storia vuole che nel 1870 nei locali

di Carpano si incontrasso degli operatori di borsa

per prendere l’aperitivo. Come tutti i clienti abituali

ognuno ordinava i punti di amaro da aggiungere

al Vermouth.

La borsa aveva chiuso con fluttuazioni di un punto

e mezzo ed il barista equivocando chiese se

quella dovesse essere la correzione, la risposta

fu affermativa e così nacque il Punt e Mes. Da

questo episodio nasce anche la curiosa abitudine

di ordinarlo a gesti; basta sollevare il pollice

(un punto, punt) e segnare con la mano una linea

orizzontale nell aria (un mezzo, mes).

Dai monasteri alle Abbazie

ora la grappa si fa in casa.

Rimane un ingrediente

importante per cucinare o

per il dopocena

23


ORIGINI

amarO

Caffè,

piacere nero bollente

Alcune tesi lo vogliono già presente a Troia ad i

tempi di Omero. Un’altra leggenda vuole la scoperta

del caffè nel 600 a.c. quando un pastore

etiope notò che le sue capre zampettavano più

energicamente dopo aver mangiato le bacche di

questa pianta sempreverde.

Nel 1454 era consuetudine berlo nei territori

dell’odierno Yemen ed addirittura il governo ne

approvò il consumo per le qualità corroboranti.

Da qui si diffuse presso tutti i popoli arabi e venne

definito “vino dell’islam” in quanto il vino vero

e proprio era proibito dal corano. Nel 1500 era

già molto diffuso e a Damasco esistevano già due

locali dove berlo: il Caffè delle Rose e il Caffè della

24

di Michele Leone

via della Salvezza.

Il caffè arriva in Italia, e per la precisione a Venezia,

intorno al 1615 e possiamo attribuirne

il merito a Prospero Alpini, medico del console

di Venezia in Egitto. Venezia divenne il punto di

partenza per la diffusione del caffè in Italia ed in

Europa ed ancora oggi passeggiando per le calle

della città lagunare sotto i portici di piazza San

Marco troviamo il Caffè Florian, la più antica caffetteria

d’Europa.

A differenza del mondo arabo, il caffè in Europa

trovò l’ostacolo del clero che la definiva bevanda

del diavolo: venne addirittura chiesto a papa

Clemente VIII di scomunicarla; questo una volta

assaggiata la bevanda non solo non la volle


ScAMPI AL cAffe’

PREPARAzIONE:

prepare il fumetto con 4 tazzine di caffè ristretto, 8 teste di scampi ed un rametto di maggiorana;

dopo una decina di minuti spegnere e filtrare. Soffriggere con un filo d’ olio una

dadolata di scalogno, sedano e carota (circa 200 gr), versare mezzo bicchiere di brandy

e appena sfumato bagnare con il fumetto e aggiungere 250 gr di panna liquida. Salare

quanto basta ed a fuoco lento lasciare sobbollire. Nel frattempo rosolare a fuoco vivo

con una noce di burro gli scampi tagliati per senso verticale e non sgusciati. Una volta

rosolati (pochissimi minuti) trasferirli nella padella con la salsina, lasciare insaporire ed

aggiungere pepe e chicchi di caffè.

scomunicare ma addirittura la definì “bevanda

cristiana”. Da qui il caffè conobbe uno sviluppo

continuo ed inarrestabile legando al suo nome

anche i locali dove si beveva questa bevanda e

frequentati da politici, intellettuali ed artisti.

AlcUNI TIPI

Arabica: è la miscela più diffusa e forse pregiata

di caffè al mondo. È corposa ed aromatica, ha un

sapore dolce e una gradevole punta di amaro. Ha

un contenuto di caffeina relativamente bassa, tre

volte inferiore a quella contenuta nella miscela

Robusta.

Robusta: è un caffè più leggero dell’arabica e

spesso i suoi profumi ricordano le terre in cui

viene coltivato (altitudini di 600/700m s.l.m.).

Liberica: è la varietà più conosciuta tra le meno

coltivate. Si trova sopratutto tra Indonesia e Filippine.

Mauritania: è un caffè nero coltivato sopratutto

nelle isole della Reunione e San Maurizio.

PROPRIETÀ BENEfIchE

Il caffè ha diverse proprietà che possono essere

benefiche per l’organismo e la psiche, che ovviamente

possono divenire dannose se si eccede.

La caffeina ha effetti positivi sull’umore e aiuta

a mantenere la concentrazione ad esempio durante

lo svolgimento di compiti noiosi. La caffeina

facilita la digestione in quanto stimola la secrezione

dei succhi gastrici. Il caffè, stimolando la

dilatazione dei bronchi, potrebbe giovare a chi

soffre di riniti allergiche ed avere anche un effetto

anticarie in quanto sembra che i suoi tannini

contrastino lo sviluppo dei batteri cariogeni. Secondo

alcuni studi l’abitudine di consumare quo-

La ricetta

tidianamente caffè potrebbe prevenire il declino

celebrale dovuto alla età avanzata.

cURIOSITÀ

A Napoli c’è l’usanza di lasciare il “caffè sospeso”:

alcuni avventori pagano due caffè in modo che le

persone meno abbienti possano trovare un caffè

già pagato nella caffetteria. “Il caffè” può essere

considerato il primo periodico italiano fondato da

un gruppo di illuministi tra cui i fratelli Verri e Cesare

Beccaria. Qui si parlava di Arte, vita sociale

e scienze. In Turchia, in passato, se un marito

proibiva di bere caffè alla moglie questa poteva

chiedere il divorzio per “giusta causa”.

IN PIEmONTE

Se nell’immaginario popolare il caffè è associato

a Napoli, per storia, tradizione e volume di affari

il caffè è anche piemontese. Basti pensare a Lavazza,

Costadoro e Vergnano. Ma non solo torrefazioni,

a Torino è nata la mitica Victoria Arduino

che potremmo definire la macchina per il caffè

che è divenuta nel tempo uno status symbol.

Il caffè sottovuoto nasce a Torino in casa Lavazza

negli anni ‘60. Quella del caffè piemontese è

una tradizione viva che nel 2010 ha portato delle

grandi soddisfazioni al International Coffee Tasting

che si è tenuta a Brescia.

All’interno del carcere delle Vallette di Torino è

nato nel 2004 il laboratorio di Pausa Cafè una cooperativa

sociale. In un locale di circa 200 metri

quadrati è stato allestito il reparto di torrefazione,

stoccaggio e confezionamento che vede impegnati

alcuni detenuti del carcere.

25


amarO asprO

Agrumi,

che sapori nell’aria!

Limoni, arance, pompelmi, mandarini, cedri,

mandaranci e chinotti: ecco alcuni nomi degli

agrumi più famosi al mondo. Dai colori vivaci e

dal sapore aspro, gli agrumi hanno importanti

impieghi e vantaggi. Sono frutti da mangiare, da

bere e anche bellissimi da ammirare all’aperto,

soprattutto in terrazzi e giardini.

ORIGINI lONTANE

Hanno origini orientali. Anche se i Romani conoscevano

già il limone, la loro grande diffusione

nel Mediterraneo si deve all’espansione araba

verso l’occidente a partire dal 1100.

26

di Liliana Carbone

PROPRIETÀ BENEfIchE

E cURATIVE

Gli agrumi hanno importanti proprietà benefiche

per l’alimentazione giornaliera di grandi e piccini,

La polpa, infatti, che può variare dal color giallo,

rosato, arancio o rosso e molto succosa, è ricca

di vitamine.

Prendiamone alcuni:

- Il limone è ricchissimo di vitamine del gruppo C,

B, A e PP. È ricco di sali minerali, oligoelementi ed

oli essenziali (contenuti nella buccia). Ha un’elevatissima

capacità antibatterica e disinfettante;

è antireumatico, tonico, astringente, deminera


lizzante, antiossidante, anticancerogeno e viene

usato come coadiuvante nelle malattie infettive

e arteriosclerotiche. Protegge anche dall’invecchiamento

perché combatte i radicali liberi.

- L’arancio è ricchissimo di vitamina C, aumenta

la resistenza dell’organismo contro i vari agenti

chimici, fisici ed ambientali sostenendo le difese

immunitarie contro virus e batteri.

Ci protegge da fastidiose malattie come l’angina,

la gengivite, la bronchite, l’emicrania, la cefalea

e i reumatismi, e da malattie ben più gravi come

l’ipertensione, il diabete, i disturbi cardiovascolari

e il tumore.

Favorendo la deposizione del calcio e del fosforo

ci protegge dall’osteoporosi, aiutando l’assorbimento

del ferro, combatte efficacemente l’ane-

mia. Il suo contenuto di vitamine B1 e B2 stimola

l’appetito, l’accrescimento, la digestione e migliora

il sistema respiratorio. I caroteni sono utili

per il sistema visivo.

USI AlTERNATIVI

Gli oli essenziali (estratti dalle foglie e dai fiori)

e i frutti sono largamente impiegati per scopo

cosmetico. Ma l’occhio vuole anche la sua parte:

ecco perché la bellezza di queste piante (bel fogliame,

profumate, con ripetute fioriture e dalla

vistosa e colorata produzione di frutti) ha fatto si

che nel corso dei secoli gli agrumi divenissero

elementi ornamentali di giardini e terrazze.

RIcETTA dA GUSTARE

Vicini al Natale, vi consigliamo Charlotte natalizia

al mandarancio (www.mangiarebene.com), una

delizia per gli occhi e il palato.

lA fESTA

PIù cOlORATA d’ITAlIA

La sagra degli agrumi di Zerfaliu, in Sardegna,

è la principale manifestazione organizzata dalla

pro loco locale Viene pubblicizzata con l’affissione

di mille cartelli, 400 locandine e 5mila depliant

distribuiti nelle attività commerciali di tutta la

Sardegna. Alla domenica nella piazza Trasfigurazione,

vengono distribuiti piatti a base di agrumi,

creme e liquori di limone e di arancio, crostate

e torte e allestita una mostra di circa cinquanta

cultivar di agrumi, molte delle quali coltivate a

Zerfaliu.

27


amarO asprO

Aceto:

il nobile che fa la differenza

Rende stuzzicanti i piatti, come le fantasiose

insalate, alcuni tipi di pesce e tutte le varietà di

carni. Ma apporta benefici anche al nostro corpo.

Come? Scopriamolo insieme.

VINO E BATTERI, l’ORIGINE

L’aceto di vino è nato più di 5mila anni fa. Si ottiene

dalla fermentazione del vino bianco o del

vino nero ed è il prodotto dell’azione dei batteri

Acetobacter che, in presenza di aria, ossidano

l’etanolo contenuto nel vino e lo trasformano in

acido acetico.

Stesso modus operandi per l’aceto di mele: si

28

di Liliana Carbone

ottiene facendo fermentare il succo di mela in

grandi botti di legno fino a quando diventerà sidro;

successivamente si aggiungono i batteri del

genere Acetobacter. Diventerà aceto di mele

lE SUE cARATTERISTIchE

L’aceto è composto per l’80% circa da acqua e da

molti altri composti a seconda del tipo di aceto;

aminoacidi, vitamine, alcoli, tannini, sali minerali

e acidi organici sono le sostanze che gli conferiscono

le proprietà caratteristiche.

Nell’aceto di vino si trovano anidride solforosa,

alcol etilico, ceneri, glicerina, metanolo, minerali


vari come ferro, zinco, calcio, rame e piombo. Tra

gli aminoacidi sono presenti arginina, alanina,

acido aspartico e acido glutammico.

Nell’aceto di mele l’acqua è presente circa al

90%, possiede una maggior varietà di minerali,

potassio in primis, oltre a calcio, sodio, fosforo, e

moltissime vitamine ( A, B, C, D, E, K e J ).

UN AIUTO

PER Il NOSTRO ORGANISmO

Usarlo regolarmente apporta benefici. L’aceto di

mele è diuretico, brucia una parte dei grassi in

eccesso; ha un’azione mineralizzante e riequilibrante

dell’acidità dell’organismo e un’azione

battericida.

In caso di infiammazione bere tre bicchieri al

giorno di acqua e aceto per una settimana; in

caso di mal di gola fate i gargarismi con acqua

e aceto di mele.

È efficace contro la puntura degli insetti: basta

cospargersi la pelle con aceto di vino bianco, e

se vi hanno punto, tamponate la parte interessata

con cotone imbevuto in aceto di mele per alleviare

bruciore e prurito.

UNA PEllE PIù BEllA

Grazie al suo alto contenuto di minerali e potassio,

l’aceto di mele rallenta il processo di indurimento

dei vasi sanguigni e ha un’azione fluidificante

sul sangue che dona un aspetto migliore

alla nostra pelle.

AmIcO dEllA cASA

Versato su un panno, l’aceto è in grado di pulire

rubinetti, acciaio inossidabile, elettrodomestici,

piani di lavoro e residui di sapone. Rimuove gli

accumuli di calcare, pulisce e rinfresca i tappeti,

rimuove le macchie e gli odori e bilancia il ph del

terreno del nostro giardino.

È perfetto per eliminare gli odori dai contenitori

per gli alimenti. Usate pane bagnato nell’aceto e

lasciatelo per una notte nel contenitore.

IN TAVOlA

Provate la salsa di pomodoro, prezzemolo e capperi

(con aceto di vino bianco): accompagna carni

e molluschi, riso lessato o uova; è ideale con

bruschette e per condire insalate estive. Ecco

la salsa alle sardine (con aceto di vino bianco):

accompagna crostacei bolliti, pesce azzurro, verdure

crude o lessate. E ancora: salsa di spezie al

miele (con aceto di mele): accompagna verdure

crude o bollite. Infine, ecco servita la vinaigrette

di aceto e mele (con aceto di mele) per condire

insalate, verdure lessate e bolliti di carne. Buon

appetito!

29


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oggi conduce direttAmente vigneti rigorosAmente in coLLinA, con produzioni pregiAte di

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credits: Fiera internazionale del tartufo bianco di Alba

È Le

festa!

Le piazze dei paesi si animano: riscoprite le tradizioni, gli angoli

più belli del nostro territorio, i sapori genuini che si credevano perduti.

Nelle sagre e nelle fiere si celebra il gusto:

piatti tradizionali e prodotti tipici aspettano gli eno-gastronauti.

Mettetevi in viaggio con noi.

credits: Evento tradizionale del biologico: Mais Rosso di Banchette

31


Alba diventa capitale del gusto: fino al 13 novembre

la città delle Langhe ospita l’81 edizione

della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco. Un

prodotto che è diventato il simbolo del territorio:

non a caso durante la visita ufficiale del Presidente

della Repubblica nella provincia di Cuneo

svoltasi l’8 ottobre scorso, Giorgio Napolitano

32

Fiera Internazionale

del Tartufo Bianco

d’Alba

ALBA: fino al 13 novembre

credits: ente turismo alba bra langhe e roero foto dutto

è stato omaggiato, da parte del sindaco di Alba

Maurizio Marello con la consegna di un “tartufo

d’onore”. Filo rosso della kermesse 2011 sono gli

abbinamenti tra il tartufo e la pasta all’uovo, altra

specialità portabandiera della cucina italiana nel

mondo. La sfida lanciata dagli organizzatori della

Fiera è di sondare i golosi accostamenti che si

possono creare tra questi due mondi. Una sfida

culinaria che coinvolgerà tutti, attraverso un fitto

programma di eventi diffusi sul territorio, importanti

ristoranti della zona, food blogger, istituzioni

ma soprattutto i foodies che raggiungeranno

Alba. Tra i protagonisti c’è Agnesi, sponsor della

manifestazione, uno dei brand di pasta più amati

e apprezzati nel Belpaese. Chi conosce i sapori

piemontesi conoscerà già il livello assoluto di godimento

sensoriale che si crea quando i tajarin, la

pasta fatta a mano tipica delle Langhe,incontrano

il tartufo bianco in un connubio di profumi superbo.

Uno dei momenti più attesi della manifestazione

è fissato per domenica 13 novembre al castello

di Grinzane Cavour con l’asta mondiale del tartufo,

attraverso un collegamento via satellite con

Hong Kong un pubblico selezionato di “generosi

gourmet” internazionali si contenderà gli esem-


plari più pregiati di Tuber magnatum Picum.

L’anno scorso 13 tartufi erano stati battuti per

un prezzo complessivo di 307,2 mila euro, all’asta

aveva presenziato anche il presidente del Senato

Renato Schifani. Una delle trifole più preziose, dal

valore di 105 mila euro, era andata a Jannnie Cho

Lee, autorevole esperta e critica vinicola cinese.

Tra i numerosi appuntamenti da non perdere

assolutamente ci sono i “sabati foodies”: fino al

12 novembre gli appassionati del buon cibo e del

buon vino potranno partecipare ai laboratori di

analisi sensoriale e di cucina dedicate alle migliori

eccellenze del territorio. Si assaggeranno

gli accostamenti tra cioccolato e Barolo chinato

(29 ottobre), il 5 novembre la “fassona” albese e

il bue di Carrù “incontreranno” il Dolcetto d’Alba

mentre sabato 12 la nocciola Tonda Gentile delle

Langhe verrà esaltata dall’abbinamento con il

Moscato d’Asti.

Uno dei cuori pulsanti della rassegna è il Palatartufo

(cortile della Maddalena, orari: sabato e

domenica 9-20, aperture straordinarie 31 ottobre

e 1° novembre), dove si tiene il Mercato Mondiale.

I visitatori possono acquistare trifole certificate.

Ogni prodotto prima della vendita viene infatti

controllato e analizzato da una commissione ad

hoc, che ne certifica la provenienza con il marchio

di Tuber magnatum Picum. Accanto si trova

la rassegna enogastronomica AlbaQualità: oltre

cento stand dove conoscere e acquistare altre

specialità locali come i grandi vini, i salumi, i formaggi

dop, la pasticceria (ingresso 2 euro, ridotto

per gruppi superiori alle 30 persone 1,50 euro,

bambini e ragazzi under 15 gratis).

A rendere ancora più gourmet la Fiera contribuiranno

i locali del “Truffle Club”, il più grande

circuito di ristoranti che ha scelto di aderire a un

preciso codice etico per la selezione, conservazione

il servizio, gli abbinamenti, i modi corretti

di degustare il tartufo bianco. Un patrimonio di

saperi e di tradizioni vincolato da un patto di trasparenza

con il consumatore finale.

Fitto anche il cartellone di mostre che accompagnano

la fiera: fino a dicembre il Museo “Federico

Eusebio” ospita la mostra “Ornamenta femminili

ad Alba e nel Cuneese in età antica” (via Vitto-

33


io Emanuele 19, tel: 0173.292473, orari: martedì

venerdì 15-18, sabato 15-19, domenica e festivi

10-13, 14-17, ingresso gratuito). Il pubblico potrà

ammirare preziosi monili provenienti dalle

necropoli presenti sul territorio. Tra i tanti tesori

esposti sono splendidi per fattura e precisione

dei dettagli gli orecchini in oro e i gioielli in pasta

vitrea ritrovati durante gli scavi nella necropoli

longobarda di Sant’Albano Stura. Al Castello di

Mango fino al 18 novembre si visita “Eros e tartufi

verità nascoste:… messe in evidenza”. La mostra,

curata da Giordano Berti, presenta una carrellata

di opere che evidenziano le proprietà afrodisiache

del tartufo, ulteriormente esaltate da antiche

ricette inserite lungo il percorso di visita. Fino

al 13 novembre il Palazzo Mostre e Congressi di

Alba è sede della mostra “Le Langhe di Camillo

Cavour”. Le trasformazioni del paesaggio, rurale

e urbano, è testimoniato da mappe, vedute e

disegni d’epoca, puntualmente raffrontati con la

situazione odierna. Le varie articolazioni della

società sono rappresentate da ritratti, ex voto e

fotografie, che testimoniano anche delle trasformazioni

del costume e dei modi di vivere. Il rapporto

tra i Cavour e le Langhe è oggetto di una

ricostruzione attenta: le modalità con cui la famiglia

pervenne in possesso di Grinzane, le funzioni

di Sindaco di quel Comune del giovane Camillo, le

sue iniziative come imprenditore agricolo. Un’ultima

parte della mostra riconduce il visitatore ai

luoghi della memoria risorgimentale disseminati

34

nelle Langhe e ai volti e alle vicende di quanti parteciparono

al Risorgimento italiano.

Anche la musica è in primo piano con la VII rassegna

delle corali di Langa e Roero in programma

presso la chiesa di San Domenico (17, 23, 25

novembre, 1° dicembre). Non manca neppure

un appuntamento dedicato allo sport: sabato 6

novembre, alle 9, prenderà il via la seconda Eco

maratona del Barbaresco e del Tartufo Bianco

d’Alba. Un’occasione per scoprire una delle zone

più belle del Piemonte.

TArTUfO deLL’ANNO

Si deve a Giacomo Morra, l’idea di inviare il migliore

esemplare di tartufo a personaggi dell’imprenditoria,

della politica, dello spettacolo. Sono

stati omaggiati star del calibro di Rita Hayworth,

Marilyn Monroe, Winston Churchill. In tempi più

recenti sono venuti ad Alba per ritirare l’ambito

e “profumato” premio Marcello Lippi, Luciano

Pavarotti, Francis Ford Coppola, Sophia Loren,

Alberto di Monaco.

cOMe rAGGIUNGere ALBA

In auto: prendere l’A6 direzione Marene/Cherasco.

Uscire direzione Marene – Bra. Seguire E74

direzione Asti/Alba/Cherasco/Bra/La Morra. Prima

di Bracontinuare sulla SP3Bis direzione Savona/Barolo/Alba

C.so Eeuropa. Prendere l’uscita

Alba.


La sagra Mele Miele,

dolcezze

e naturalezze

Ti accolgono le mele profumatissime che rincorrono

il miele dai mille colori, e tutt’attorno,

i formaggi d’alpeggio, l’elegante Bettelmatt e i

nostrani formaggi locali, produzioni di piccole e

grande aziende agricole. Da dietro l’angolo sbucano

incuriosite le castagne, i salumi di capra e di

asino dondolano, il pane appena sfornato riempie

l’aria: come non fare un assaggio delle torte fatte

in casa dalle mamme e dalle nonne?

E poi c’è il vino e la birra artigianale, le tisane del

consorzio con le erbe officinali coltivate nei campi

tutt’attorno, le caramelle e il necessario per

preparare il liquore digestivo; marmellate, confetture,

creme sfiziose e gustose, da spalmare e

da leccarsi dita e baffi. Sagra Mele Miele è questo:

la mostra del prodotto semplice, di piccola

produzione agricola ma naturale, naturalissimo;

prodotto a Baceno e dintorni, nel Parco Naturale

dell’Alpe Devero, in questa Terra d’Ossola, a due

passi dal confine svizzero. E oltre ai prodotti puoi

trovare l’oggetto artigianale di legno, quello scolpito

sulla pietra o ricamato a mano. 50 bancarelle

in bella mostra, che da più di vent’anni rendono

varia e vera questa Sagra, una delle prime a par-

BAceNO: 29, 30, 31 ottobre - 1 novembre

lare di naturale e di biologico, così di moda oggi.

Ma da alcuni anni Sagra mele miele è incontri,

convegni, musica, laboratori creativi per i bambini,

dialoghi serali con personaggi noti e meno

noti che si ritrovano a parlare di montagna, agricoltura,

natura. Bepi De Marzi, Cristian Ghedi-

35


na, Edoardo Raspelli, Teresio Valsesia sono solo

alcuni dei personaggi che hanno fatto visita alla

Sagra. Ogni anno un tema diverso e quest’anno si

parla di alberi, di foreste, di boschi, in linea con il

2011, l’anno internazionale delle Foreste.

Durante i quattro giorni di sagra, nei ristoranti

locali sarà possibile gustare menu autunnali a

tema “melemiele”. La gola, la pancia, la vista, il

gusto, ringraziano e la dieta… rigorosamente da

mercoledì! Ancora, visite guidate ai musei del

Torchio di Croveo e alla Monumentale Chiesa di

San Gaudenzio di Baceno, camminate agli Orridi

di Uriezzo, piccole e grandi escursioni a cura delle

Guide Naturalistiche.

PArcO NATUrALe VeGLIA deVerO

L’area protetta con una superficie di 86Kmq distesa

su un dislivello che va dai 1600 ai 3550 m

di altitudine tutela i grandi alpeggi di Veglia e di

Devero, due gioielli di rara bellezza incastonati

tra le vette delle Alpi Lepontine occidentali. Dolce

e austero, il paesaggio offre una grande varietà

di ambienti alpini con i verdi pascoli ricchi di

corsi d’acqua, laghi, torbiere e zone umide circondati

da fitti boschi di larice con sottobosco di

rododendri e mirtilli; le praterie d’alta quota che

regalano straordinarie fioriture di rare specie botaniche,

fino al regno delle rocce e dei ghiacciai.

36

Oltre sessanta itinerari segnalati permettono di

esplorare il parco, senza tornare sui propri passi

e sono innumerevoli le possibilità di gite lungo

sentieri adatti a ogni esigenza e preparazione,

dal percorso quasi pianeggiante fino alle ascensioni

alpinistiche

info 0324 72572 Parco www.parcovegliadevero.it

LA SAGrA MeLe MIeLe SI TrOVA:

A dieci minuti dalle Terme di Premia, il centro

termale con acqua naturale 35° www.premiaterme.com;

a 30 minuti dal parco Naturale dell’Alpe

veglia e Devero www.parcovegliadevero.it; a 40

minuti dalla Cascata del Toce in Val Formazza

www.valformazza.it/cascata-toce

Per INfOrMAzIONI e PrOGrAMMA:

PRO LOCO BACENO: Tel. 0324 62579

cell. 392 333 14 84 - prolocobaceno@libero.it

IAT ALTA OSSOLA TEL: Tel. 0324 600005

iataltaossola@libero.it

www.melemiele.blogspot.com

www.distrettolaghi.it/eventi

Facebook: Sagra MeleMiele


Tutto è iniziato da un sogno basato su un progetto

tangibile e concreto: fare di una tradizione e

dell’elemento base dell’alimentazione contadina

il veicolo promozionale del paese di Banchette.

A disposizione c’erano appezzamenti di terreno

incolti, un seme autoctono, quello del Pignoletto

Rosso, che era in via di estinzione e la volontà di

riprendere l’antica coltivazione seguendo però la

via del biologico. Il risultato? Un’eccellente farina

macinata a pietra, ottenuta dall’instancabile e paziente

lavoro di un gruppo di agricoltori del paese

38

Evento tradizionale del biologico:

Mais Rosso

di Banchette

BANcHeTTe: 6 novembre

che hanno saputo valorizzare la propria risorsa

locale. Ma non solo. Perché insieme alla farina, la

comunità di Banchette ha trovato il suo simbolo e

un modo nuovo di fare promozione. La manifestazione

dedicata al prodotto tipico locale ha lo scopo

di coinvolgere le persone facendo conoscere la

coltivazione e la raccolta del mais rosso nonché

apprenderne le proprietà in cucina.

Promuovere il Pignoletto Rosso – spiega l’ideatore

del progetto Gianni Sabolo – significa valorizzare

e far conoscere non soltanto Banchette, ma


anche tutta la zona che ci circonda. Crediamo che

questo sia un valore aggiunto per l’intero territorio.

L’utilizzo dei metodi biologici nella coltivazione

ci ha permesso non soltanto di conseguire ottimi

risultati di prodotto, ma soprattutto di sviluppare

una sperimentazione sostenibile e un processo di

lavorazione della farina che con la macinatura a

pietra la rende unica nel suo genere. Non dimentichiamoci

che questo progetto potrebbe in futuro

avere delle rilevanze anche economiche. Molto

dipenderà da quanto sapremo crederci e soprattutto

dall’impegno che svilupperanno i giovani che

su questo territorio vogliono continuare a vivere

occupandosi di agricoltura e cercando nuove

strade per fare impresa.

E infatti il Mais Rosso ha iniziato a fare capolino

non solo nei ristoranti, nelle pasticcerie e nelle

panetterie locali, ma sta crescendo la domanda

anche da parte di distributori che hanno scoperto

le potenzialità del prodotto.

Non sono soltanto i canavesani a poter gustare

la farina di Mais Rosso perchè i confini della sua

distribuzione si stanno via via ampliando anche in

Liguria, Emilia Romagna, Valle d’Aosta, Lombardia,

Marche. Puntuale quindi come ogni anno, dal

4 al 6 novembre, ritorna il scena e soprattutto in

tavola il Mais Rosso, l’antica varietà di mais riscoperta

da un gruppo di agricoltori del paese che

anche quest’anno farà la gioia di ogni palato proponendosi

al pubblico in polente calde e gustose

oppure in dolci stuzzicanti. La versatilità di questo

mais permette infatti di realizzare non soltanto

piatti salati, ma di sposarsi alla perfezione con lo

zucchero. Domenica 6 sarà la volta della tradizionale

polenta che si potrà gustare nelle piole insieme

a merluzzo, cinghiale, formaggi, salsiccia,

moscardini, spezzatino, suet. Ogni anno il Mais

Rosso, già inserito nel Paniere dei Prodotti Tipici

della provincia di Torino e nell’elenco degli Antichi

Mais Piemontesi, acquisisce ulteriori riconoscimenti

e si fregia anche del Marchio Biologico

Certificato (presente sull’etichetta dei pacchetti di

farina) a garanzia della sua ineccepibile qualità.

Soltanto in questo modo, il consumatore potrà

evitare frodi.

Per festeggiare il Mais Rosso, a Banchette, sono

stati organizzati numerosi appuntamenti curati da

altrettante associazioni e gruppi presenti sul territorio

canavesano che daranno vita ad una spumeggiante

festa autunnale con musica, laboratori

del gusto, mostre, mercatino, giochi equestri e

naturalmente buon cibo. E’ stata l’unicità del suo

gusto a facilitare l’ascesa di questa varietà di mais

nelle cucine, apprezzato anche per la sua versatilità

che regala polente calde e gustose e si sposa

alla perfezione anche con lo zucchero. I suoi dolci

infatti indossano i colori dell’autunno e si sposano

con le castagne, i melograni, le arance, i liquori, le

nocciole, il cacao, il latte, mentre il mais offre la

sua inconfondibile nota di sapore.

cOMe ArrIVAre A BANcHeTTe d’IVreA

In auto, da Torino (distanza 48 km), per raggiungere

Banchette basta immettersi sull’autostrada

Torino-Aosta A5 e uscire ad Ivrea. In treno dalla

stazione di “Torino Porta Nuova” prendere il treno

regionale delle Ferrovie dello Stato della linea Chivasso-Ivrea

e scendere alla stazione di “Ivrea”.

cALeNdArIO

dOMENICA 6 NOVEMBRE 2011

ore 9.00 - Vie del Paese

MERCATINO E PRESENTAzIONE dei prodotti del

Paniere della Provincia di Torino, delle province

di Asti, Biella, Torino e Vercelli, delle regioni Valle

d’Aosta e Lombardia.

ore 9.00 - Salone Emilio Pinchia

MOSTRE: - MOdELLISMO STATICO - STORIA dEL

TRICOLORE 1861-2011.

ore 9.00 - Chiesa di San Giuseppe

dIMOSTRAzIONE dI SCULTURA a cura degli

scultori Sisto Lombardo di Biella e Cozzani Roveno

di Fiorano. dIMOSTRAzIONE LAVORAzIONE

TERRACOTTA AL TORNIO a cura dell’artista Maria

Teresa Rosa di Castellamonte.

ore 10.00 - Vie di Banchette

PASSEGGIATE ECOLOGICHE su carri trainati da

cavalli. ESPOSIzIONE TRATTORI d’EPOCA.

FATTORIA dOMESTICA dAL VIVO a cura di azien-

39


de agricole locali e FATTORIA dIdATTICA a cura

dell’Azienda ortofrutticola “La Braja” rivolte ai

bambini che potranno giocare con gli animali e

prendere parte al laboratorio artistico dedicato al

tema della fattoria.

ore 10.00 - Padiglione allestito sul piazzale del

Municipio. LABORATORIO dEL GUSTO E SALUTE:

“Consigli utili per una sana alimentazione” a base

di Mais Rosso di Banchette con stuzzichini gustosi

e salutari cucinati dallo chef Giovanni Allegro e

offerti dalla Associazione.

ore 12.00 - Piole allestite nel centro storico

dEGUSTAzIONE CIBI A BASE dI POLENTA dI

MAIS ROSSO dI BANCHETTE: Merluzzo, Cinghiale,

Formaggi, Salciccia, Moscardini, Spezzatino,

40

Polenta Concia e Suet ... e altre particolarità come

Miasse, Friceui d’Pom, caldarroste e zabaglione.

Il tutto allietato da “i Cantori” di Loranzè e dal

Gruppo Storico “Ij Ruset” di Pavone Canavese.

ore 14.00 - Vie di Banchette

PASSEGGIATE ECOLOGICHE su carri trainati da

cavalli.

ore 15.00 - Padiglione allestito sul piazzale del

Municipio

LABORATORIO dEL GUSTO E SALUTE: “Mangia

che ti passa - Gusto e salute” con assaggi a base

di Mais Rosso di Banchette cucinati dallo chef

Giovanni Allegro, offerti dall’Associazione e degustazione

di vini doc.

GIOVANNI ALLeGrO

È un famoso chef specializzato in cucina naturale.

È docente a “Cascina rosa”, la scuola di cucina

preventiva presso la fondazione Irccs istituto

nazionale dei tumori di milano. Collabora inoltre

con i centri di prevenzione oncologica di Torino e

Firenze nell’ambito di progetti di ricerca sulla prevenzione.

cONTATTI

www.pignolettorosso.it

cell. 347 2742260


Il Canavese si incontra a Montalto Dora. La 16’

sagra del Cavolo Verza, in programma dal 9 al

13 novembre, porta in piazza le eccellenze agroalimentari,

la cultura e la storia di un intero territorio.

La manifestazione, oltre a far conoscere al grande

pubblico i prodotti tipici della zona, è infatti

riuscita a rievocare la memoria della civiltà

contadina, inesorabilmente travolta dall’avvento

dell’industrializzazione, dallo spopolamento

delle campagne, con il conseguente abbandono

del lavoro agricolo. Come? Attraverso “La notte

delle lanterne”, una grande rievocazione storica,

giunta alla decima edizione, che fa rivivere la vita

quotidiana agli inizi del Novecento, nei paesi del

Canavese. Le vie e le piazze del centro storico di

Montalto Dora si animano, accogliendo centinaia

di persone in abiti tradizionali che ripropongono

un particolare momento della vita di un secolo

fa. Quest’anno l’evento è dedicato ai 150 anni

dell’Unità del Paese: sabato 11 novembre, alle

21, si taglierà in nastro inaugurale de “Il villaggio

dell’Unità”: nell’area centrale dei giardini venti

comuni piemontese e valdostani ricostruiranno

Sagra

del Cavolo Verza

& la Notte

delle Lanterne

MONTALTO dOrA: 9 - 13 novembre

la vita rurale del ‘900, in un ideale percorso tematico

che unisce pianura e montagna. Gli spettatori

potranno toccare con mano macchinari

d’epoca, assistere a vecchi mestieri scomparsi

per sempre, osservare come nascono i prodotti

tipici del posto. Ogni scena è ricostruita con una

precisione filologica. Durante la serata verranno

liberate nel cielo centinaia di lanterne volanti:

molte potranno essere accese direttamente dal

pubblico, ponendo all’interno un desiderio beneaugurante.

In corso Marconi la sezione Associazione

Nazionale Alpini di Ivrea, in rappresentanza

di tutti i gruppi Canavesani allestirà un campo

militare degli Alpini di inizio secolo con attrezzature

e esposizione di divise d’epoca. Sempre

sabato, alle 11, è prevista l’esposizione e la premiazione

delle migliori produzioni di cavolo verza,

mentre alle 18, il centro storico ospita la seconda

edizione del mercato notturno del prodotto tipico

e dell’artigianato di qualità.

Ma sono tanti gli eventi da non perdere: si parte

mercoledì 9, alle 20, presso l’anfiteatro Angelo

Burbatti con la cena di gala preparata dalla cucina

dei ristoranti della tradizione Canavesana. In

41


tavola verrà servito un menù pensato apposta per

celebrare i 150 anni del Paese (costo 40 euro, prenotazione

obbligatorio entro venerdì 4 novembre,

tel: 0125.652771). Giovedì 10 e venerdì 11 sempre

presso l’anfiteatro Angelo Burbatti si terranno le

serate della Bagna caoda, organizzate dall’equipe

del guinness mondiale dei primati (prenotazione

obbligatoria, tel: 0125.650007, 3342815829). Un

classico della cucina piemontese dove le verdure,

e il cavolo verza di Montalto Dora in particolare,

sposano la bagna con olio d’oliva, aglio e acciughe.

Un piatto da gustare in compagnia, un inno

alla convivialità, ma anche l’ennesima testimonianza

della saggezza contadina “applicata” in

cucina: con pochi ma genuini prodotti della terra

ha saputo infatti creare un piatto eccezionale,

ambasciatore del gusto della regione nel mondo.

Altro evento clou è con la grande fiera di domenica

13: dalle 7.30 del mattino il pubblico potrà

aggirarsi tra gli oltre 500 espositori delle vie del

gusto, dove acquistare dei golosi “souvenir” ovvero

prodotti tipici, leccornie e sapori della cucina

canavesana e della Val d’Aosta, dell’artigianato

piemontese e valdostano, e dell’antiquariato minore,

con l’esposizione di pezzi di brocantage e

mobili d’epoca,… Un appuntamento unico per gli

amanti degli oggetti d’antan.

Alle 17 di domenica al Palazzo Municipale è prevista

la premiazione dei Comuni che hanno partecipato

alla Notte delle Lanterne. Durante tutta

la giornata sono in funzione quattro ristoranti: in

piazza del Municipio si assaggiano le specialità

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del ristoro dei Castellani, in piazza Prat quelle

del ristorante del Carnevale, nella zona vicino

alla chiesa Parrocchiale è in funzione il ristorante

dell’Oratorio, all’Anfiteatro Angelo Burbatti si

provano le specialità del ristorante dei contadini.

Presso il ristorante dell’Associazione dei Coltivatori

del Cavolo Verza verranno servite specialità

come i favolosi agnolotti al cavolo verza.

Fa da corollario alla fiera l’incontro fissato per

sabato 11, alle 16, presso il Palazzo Municipale

sul tema “Il ruolo dei piccoli Comuni fra tradizioni

e identità: come coltivare una memoria storica

condivisa in funzione di una economia turistica

premiante”.

Per scoprire gli scorci naturalistici più belli fatevi

guidare dagli Informatori Turistici Montaldesi

tra le vigne, le colline e i laghi che abbracciano

il paese, uno dei pochi dove l’ambiente è ancora

incontaminato. Alzando lo sguardo vi capiterò di

osservare la lunga striscia della Serra di Ivrea,

l’anfiteatro morenico scavato dal ghiacciaio balteo

milioni di anni fa. Un gigante di terra che separa

Canavese, dal Biellese e dalla Valle d’Aosta,

testimone silenzioso della storia.

IL cAVOLO VerzA, PIU’ dI UN OrTAGGIO

La varietà coltivata a Montalto Dora, una delle migliori

di tutta Italia, è nota con il nome di “sabauda”.

Viene raccolto nella prima metà di novembre.

E’ uno degli ingredienti di alcuni piatti tradizionali

della cucina canavesana come la zuppa d’ pan e

còi, la zuppa di pane e cavoli, piatto povero ma

ricco di gusto, servito nella pentola di terracotta,

i caponet, dove le foglie della verza vengono

farcite da un ripieno di carne tritata, pangrattato,

parmigiano e uova. Non manca mai tra le verdure

da servire con la bagna cauda, è “buona regola”

usare le foglie del cavolo verza per raccogliere più

bagna possibile.

cOMe rAGGIUNGere MONTALdO dOrA

In auto: da Ivrea attraverso le autostrade A4 e A5

e la bretella che le collega e si prosegue oltre, per

pochi chilometri, sulla statale verso Aosta. Per

chi arriva dalla Francia e dalla Svizzera l’uscita

consigliata è Quincinetto, dopodiché si viaggia

sulla statale per poco meno di 10 chilometri.


Ritorna uno degli appuntamenti storici nel cartellone

degli eventi che ogni anno anima la cittadina

della collina torinese: dall’11 al 15 novembre Chieri

apre le porte alla Fiera di San Martino. Tema

che farà da filo conduttore all’edizione numero

XXXIII è la tutela dell’ambiente e le energie rinnovabili.

Argomento “caldo”, il pianeta in cui viviamo

deve infatti fare i conti con gli effetti, devastanti,

dell’effetto serra nell’atmosfera: ridurre le emissioni

di CO2, imparare a consumare meno energia,

mettendo in pratica delle politiche ambientali

veramente efficaci diventa quindi prioritario. Per

riuscirvi occorre modificare abitudini e stili di

vita, anche nella vita di tutti i giorni: non a caso

uno degli obiettivi della fiera è la valorizzazione

delle produzioni tipiche locali, agricole e artigianali.

Un invito a riscoprire i sapori di casa nostra,

i prodotti a km 0 facilmente reperibili sul territorio.

Come la carne bovina di razza piemontese,

fiore all’occhiello della gastronomia piemontese.

E proprio in piazza Quarini si tiene uno dei momenti

più attesi e seguiti: la grande esposizione

zootecnica che da anni calamita a Chieri allevatori

e operatori del settore. Attorno all’esposizione

dei capi è infatti cresciuta, fin dagli anni Settanta,

44

Alla fiera

di San Martino

cHIerI: 11-15 novembre

la fiera di San Martino. Nel tempo si sono “aggiunti”

iniziative collaterali come mostre d’arte,

serate danzanti, gare sportive, mostra di macchine

agricole, spettacoli di cabaret, appuntamenti

enogastronomici. Nel 1989, in via Vittorio Emanuele

II, si è addirittura tentato di scrivere il nome

di Chieri nel Guinness dei primati, con la focaccia

più lunga al mondo: ben 130,50 metri. I giornali


accontano di due ali di folla ai lati della pantagruelica

tavolata che attendono con trepidazione

il termine delle operazioni di misurazione della

focaccia, prima di appagare la loro golosità.

Anche oggi Chieri ha in serbo un programma allettante:

in piazza Dante verrà allestito il padiglione

commerciale e enogastronomico, con l’area

ristorazione e spettacoli e lo stand istituzionale

della Città di Chieri. In piazzale Monti il divertimento

dei bambini è assicurato dalle attrazioni

del luna park mentre in via Palazzo di Città si terranno

i mercati straordinari della domenica e del

martedì.

Domenica 6 novembre, dalle 8 alle 19, in piazza

Umberto I, via Carlo Alberto, piazza Mazzini, via

San Giorgio e in via Visca il pubblico potrà ammirare

i pezzi esposti sulle bancarelle della rassegna

antiquaria e del collezionismo “Città di Chieri”

(info: associazione Barrumba).

Domenica 13, dalle 15 alle 18, l’appuntamento è

con “Monumenti aperti”, un tour guidato tra le

principali bellezze architettoniche del posto: la

collegiata di Santa Maria della Scala, le chiese di

San Domenico, San Leonardo, Santa Margherita,

Sant’Antonio Abate e il Museo del Tessile (ingresso

libero, info: 011.9428404, info@carreumpotentia.it,

www.carreumpotentia.it). Durante tutta la

giornata della fiera si susseguiranno le serate

danzanti e musicali, la ristorazione dove gustare

grigliate e piatti tipici del posto (l’ingresso alla fiera

è libero, per info: 011.9428470, www.comune.

chieri.to.it).

I rUBATÀ

Tra le tante sfiziosità da acquistare non lasciatevi

sfuggire i rubatà, i grissini dalla forma “allungata”,

impastati a mano con acqua, farina, lievito,

sale e l’aggiunta di strutto oppure olio e strutto.

La pasta viene tirata fino a raggiungere la lun-

ghezza di circa 40-50 centimetri, poi si passa alla

cottura nel tradizionale forno a legna. Il termine

deriva da robat, un antico attrezzo contadino, formato

da un cilindro in legno, che veniva impiegato

per spianare il terreno.

L’ArcHIVIO STOrIcO fILIPPO GHIrArdI

Sabato 26 novembre il Polo Culturale di via Vittorio

Emanuele II, 1 (ritrovo ore 10, sala accoglienza

della biblioteca civica Nicolò e Paola Francone,

ingresso massimo 20 persone, info: 0119428404,

www.comune.chieri.to.it) è in programma “Sette

secoli di presenza domenicana a Chieri”, organizzato

per il ciclo di incontri “La città di carta: visita

guidata all’archivio storico Filippo Ghirardi”. L’occasione

per scoprire un altro aspetto della città:

l’archivio custodisce infatti la documentazione

prodotta dal Comune fin dal 1194. Tanti gli scritti

importanti: gli Statuti Civili medievali del 1311,

il famoso Libro Rosso, che testimonia i rapporti

con i paesi vicini, la Carta dell’Impiccato, preziosa

mappa del territorio del 1457, il quattrocentesco

Messale Francescano con disegni di Bernardo

Vittone, gli Ordinati Comunali, gli atti del periodo

dell’occupazione napoleonica.

45


Tel. 0143/821043

iat@comune.ovada.al.it

Si fa festa con i prodotti della terra. Succederà

domenica 13 novembre con “Ovada vino e tartufi”:

dalle 9 del mattino fino alle 18 di sera il centro

storico della cittadina dell’Alto Monferrato apre le

porte a una delle manifestazioni più attese dagli

appassionati dell’enogastronomia e non solo.

Organizzata dalla locale Pro Loco, con il Patrocinio

del Comune di Ovada e con la collaborazione

del Consorzio di Tutela del Dolcetto di Ovada

e delle Associazioni di categoria è una vera “full

immersion” tra i colori e i profumi del Piemonte.

Con la famiglia o gli amici, compagni fidati di

“avventure” gourmand, raggiungete Ovada, bella

città dell’alessandrino, e lasciatevi andare ai

tanti golosi assaggi e alle degustazioni proposte

dagli espositori che per tutta la giornata presenteranno

i prodotti simbolo del territorio. Su tutti

spiccano il Dolcetto di Ovada doc, l’Ovada docg

e il tartufo bianco. Andate a zonzo per le strade,

simili ai carrugi liguri: è una delle eredità del passato,

quando nel Cinquecento Ovada passò sotto

il dominio del Ducato di Genova, governata da

Andrea Doria. Nei portoni dei palazzi, una location

davvero suggestiva, le aziende presentano i

grandi vini della zona.

Acquistando i bicchieri ricordo della manifestazione,

con il logo di Ovada, e con la comoda

e simpatica sacchetta, per avere sempre a portata

di mano il proprio calice, si fa il giro delle

46

Ovada

Vino & Tartufi

OVAdA: 12 - 13 novembre

Tel. 0143/821043

iat@comune.ovada.al.it

degustazioni. Nella bella loggia di San Sebastiano,

l’antica parrocchiale, si incontrano i trifolau,

pronti a mostrare il frutto del loro lavoro:

i superbi tartufi bianchi, autentiche “gemme”

gastronomiche. Fatevi raccontare i segreti della

ricerca che ha come protagonista il cane alleato

prezioso nello scovare i preziosi tuber. Volete

scoprire gli abbinamenti culinari migliori? Nello

stand gestito dalla Pro Loco di Ovada vengono

serviti i piatti della tradizione come gli impedibili

agnolotti al vino. Non manca una scelta di numerosi

primi e secondi preparati sempre a base di

tartufo. La giornata è arricchita dalle numerose


ancarelle del mercato con i migliori coltivatori e

aziende agricole e vinicole. I negozi sono “vestiti”

a festa: le vetrine sfoggiano allestimenti studiati

ad hoc per la manifestazione. Per un pausa di

gusto fermatevi nei ristoranti della città: per l’occasione

servono dei piatti a tema, a prezzo fisso.

Protagonista è sempre il tartufo, accompagnato

da bottiglie di Ovada Docg.

Si continua con la castagnata: nel primo pomeriggio

verranno distribuite le caldarroste, preparate

nelle tipiche padelle traforate, sotto un fuoco

scoppiettante. Proprio come accadeva una volta,

quando nelle domeniche d’autunno, si faceva festa

con le castagne e un buon bicchiere di vino.

Sapori di una volta, autentici, sani e genuini che

Ovada aiuta a riscoprire.

OVAdA dOcG e dOLceTTO dI OVAdA dOc:

I GrANdI VINI deL TerrITOrIO

L’Ovada Docg e il Dolcetto di Ovada Doc sono i

due vini pregiati della zona, ricercati da chi ama

bere bene. Il primo, dopo il riconoscimento della

Docg nel 2008, è prodotto a Ovada e in venti comuni

dell’Alto Monferrato.

Ha un colore rosso rubino tendente al granata.

Il sapore è asciutto, con sentori di frutta e mandorla.

Si sposa bene con i piatti di carne e con

“sua maestà” il tartufo bianco. Provatelo in abbinamento

con un piatto di tajarin, con sopra una

grattata del famoso tubero. Il Dolcetto di Ovada

ha invece un bouquet dalle note floreali, il sapore

più asciutto e morbido. Si abbina bene con i primi

e i formaggi.

“SUA MAeSTA’” IL TArTUfO

Il tuber magnatum pico, questo il nome scientifico,

o trifola, come viene chiamato in dialetto

piemontese, è uno dei prodotti regionali più apprezzati

al mondo. Il tartufo bianco arriva dalle

colline attorno a Ovada.

Nei boschi, agli inizi dell’autunno il trifolau, inizia

la ricerca. Nella “caccia al tesoro” gioca un ruolo

fondamentale il cane, capace di scovare, annusando

il terreno, il tartufo. Il profumo intenso e

gradevole ne fa il naturale accompagnamento

per i piatti tipici della cucina regionale: dalla carne

cruda a un classicissimo risotto.

cOMe rAGGIUNGere OVAdA

In auto: autostrada: sulla A26, il casello di Ovada

si trova a:

40 km da Genova

104 km da Milano

110 km da Torino

110 Km da Piacenza

Statale: 30 km da Alessandria.

47


Natale

www.azetaservices.it in Valle di Susa

www.azetaservices.it

L’atmosfera magica del Natale in Valle di Susa ha

un nome: AZeta Services

Creare o gestire un evento è per AZeta Services

motivo di grande emozione: nulla può essere lasciato

al caso. AZetaServices è un’organizzazione

in grado di comunicare e sviluppare qualsiasi

idea affinchè l’obiettivo venga raggiunto, dando

voce, anima e personalità a prodotti, servizi,

aziende.

Nel mese di Dicembre potrete toccare con mano

il loro “mestiere” visitando i MERCATINI DI NA-

TALE che da oltre dodici anni vengono da loro

organizzati.

La nascita dei mercatini di Natale, viene infatti

fatta risalire al periodo del 1300 circa, quando

l’acquisto di beni, oggetti e prodotti agroalimentari

avveniva esclusivamente per mezzo delle fiere,

di cui quella dell’Avvento era sicuramente la

più importante.

La tradizione dei Mercatini di Natale, rivive ancora

in Valle di Susa con AZETA SERVICES: infatti, in

questi mercatini, vengono esposti migliaia di pro-

dotti , ed oggetti artigianali realizzati a mano, in

legno, ceramica o stoffa, che diventano tante idee

regalo originali. Ma i Mercatini di Natale in Valle di

Susa, non sono solo un’occasione per comprare

le decorazioni natalizie, essi si caratterizzano anche

per la presenza di numerosi stand gastronomici,

nei quali è possibile degustare caldarroste,

biscotti natalizi speziati, dolci e vin brulè, un vero

toccasana per riscaldarsi dal freddo pungente

dell’inverno. E per le numerose rappresentazioni

folcloristiche popolari, musiche, suoni, spettacoli

ed intrattenimento per i più piccoli, che rendono

l’atmosfera dei Mercatini davvero magica.

Il profumo: è quello di cannella e spezie, di legno

di montagna e di dolci fatti in casa, di vin brulè e

di abeti decorati a festa.

La luce: è quella degli espositori tutti ordinati ed

addobbati, è quella che viene dall’albero di Natale,

che brilla negli occhi dei bambini.

Le dolci note: canti natalizi, tradizione in musica,

allegra armonia che si sprigiona nell’aria.

I sapori: dolci doni per il palato, Gofri dolci e sala-

49


ti, biscotti fatti in casa.

Il calore fra le mani: quello della lana cotta, del loden,

delle candele decorate, di una tazza fumante

in compagnia di amici.

I Mercatini di Natale organizzati dall’AZeta Services

sono una festa per tutti e 5 i sensi: ascoltare

e poi ammirare, respirare e poi gustare, toccare

con mano la tradizione, vivere il clima di festa che

avvolge e riscalda. Magiche le sensazioni dove si

respira un’atmosfera di sincero calore, si sente il

valore più vero e profondo del Natale.

GLI APPUNTAMeNTI dA NON Perdere:

SUSA 8-11 dicembre

BUSOLENO 4-8 DICEMBRE

GIVOLETTO 18 Dicembre

SAUZE D’OULX 23 e 24 Dicembre

CASELETTE 11 Dicembre

VOLPIANO 11 - 18 - 24 Dicembre

Per info AzetaServices: tel. 0122.600248,

cell: 3487137070 - www.azetaservices.it

info@azetaservices

50

I GOfrI: I dOLcI dI NATALe

Dalla Val Susa arrivano le dolci cialde, da consumare

durante le feste invernali. Per farli occorre

una particolare piastra detta “gofriera”, uno

stampo speciale, solitamente in ghisa, che darà

la forma caratteristica. L’impasto è semplice:

acqua, farina e lievito, materie prime facilmente

reperibili, segno di una cucina povera ma sapida.

Una volta cotte, bastano pochi secondi, poi spazio

alla fantasia, divertitevi a farcirle con gli ingredienti

che più preferite: marmellata, cioccolato,

miele oppure formaggio e affettati, per una pausa

all’insegna del gusto.

VIN BrULe’ Per BrINdAre IN ALLeGrIA

Bevanda corroborante per affrontare le giornate

di freddo del lungo inverno piemontese ma anche

per brindare con gli amici. La ricetta prevede vino

rosso, zucchero e spezie come cannella, chiodi

di garofano, vaniglia, pepe nero, cardamomo coriandolo,

alloro,… Il vino, assieme agli altri ingredienti,

viene fatto bollire per circa per 8 minuti,

poi viene filtrato e servito bollente in una tazza.

IL PreSePe PIeMONTeSe

Tra i tanti personaggi che compongono il presepe

non manca un “rappresentante” del Piemonte. E’

il pastore-contadino Gelindo, descritto mentre,

con una pecorella sulle spalle, si incammina verso

la grotta di Betlemme. Secondo la tradizione è

lui ad indicare a Giuseppe e Maria l’umile stalla

dove riposare la notte della Vigilia. Spesso a fargli

compagnia c’è la moglie Alinda, intenta a portare

fasce e indumenti puliti al Bambin Gesù appena

nato. Entrambi sono originari del Monferrato,

come gli abitanti del Piemonte hanno un carattere

schivo ma bonario.


Un tuffo nel Monferrato alla “riscoperta” delle

tradizioni, dei saperi, della propria identità attraverso

le antiche fiere storiche…

Per coloro che desiderano assaporare prodotti

tipici, gustosi piatti della cucina tradizionale accompagnati

da vini eccellenti l’invito è di venire

nel Monferrato. Il 16 ottobre con la fiera “L’Asino

Vola” di Calliano, sarà possibile assistere al

Palio Ragliante dove a sfidarsi sono i dieci rioni

del paese i cui rispettivi asini si misurano fra

loro guidati da due esperti palafrenieri. L’evento

è interamente dedicato all’animale più generoso,

docile e resistente delle nostre campagne: l’asino.

Immersi in un paesaggio collinare suggestivo,

dove i vigneti di barbera e grignolino regalano

nella stagione autunnale le loro migliori sfumature,

fatevi dunque coinvolgere dall’appassionante

“Palio Ragliante” e dalle scenografiche acrobazie

degli Sbandieratori. Non perdete l’occasione

di scoprire gli splendidi monumenti di Calliano,

ricco paese monferrino che per secoli fu conteso

tra il fiero Comune di Asti e i potenti Marchesi

del Monferrato. Nell’ambito della Fiera, a partire

dalle ore 10, alcune guide professioniste saranno

52

Le sagre

del basso

Monferrato Astigiano

a vostra disposizione per accompagnarvi gratuitamente

in una suggestiva passeggiata tra i vicoli

e le chiese di Calliano, svelandone leggende e

curiosità.

Il percorso, della durata di un’ora circa, vi aiuterà

a leggere la particolarissima struttura del centro

storico, disteso a gradoni intorno alla rocca che

ospitava il castello, toccherà la Parrocchiale settecentesca

intitolata al SS. Nome di Maria, che

conserva diverse opere d’arte di notevole pregio,

tra cui alcune tele del noto pittore Guglielmo Caccia,

detto il Moncalvo, e la suggestiva chiesetta

romanica di San Pietro, fondata addirittura nel

IX secolo. In particolare verrà narrata la storia

di questa terra, legata anche alle antiche cave di

gesso, tanto da essere recentemente denominata

“Le colline del gesso”. Per informazioni: Coop

“La pervinca – Agenzia Viaggi “Turismo e Territorio”,

tel: 0141 1765082 – 339 5315104 - info@

welcomepiemonte.it – www.welcomepiemonte.it,

GAL Basso Monferrato Astigiano - www.monferratoastigiano.it.

Ma durante tutto l’anno il Basso Monferrato è terra

di sagre e manifestazioni: ad aprile, Cocconato

ospita “Riviera in fiore”, l’antica fiera di San Mar-


co. Durante la giornata si potrà acquistare uno

dei prodotti tipici del posto: la robiola di Cocconato,

fatta con puro latte vaccino, da consumare

fresca. In bocca ha un sapore tendente al dolce.

A maggio si fa tappa a Buttigliera per “Le contrade

del Freisa”, la festa di primavera celebra

il vino locale: dai vitigni abbarbicati sulle colline

si ottiene il Freisa, dal caratteristico color rosso

rubino e dal sapore aromatico, con note di lampone.

Sempre a maggio Villafranca d’Asti propone

“Maiale d’autore”, dove assaggiare piatti a

base di suino, uno degli animali indispensabili

della vita contadina. Montemagno apre le porte

a “Pane al Pane”, l’alimento più semplice della

nostra alimentazione viene declinato in mille forme

diverse. Un invito a riscoprire l’importanza e

l’importanza di materie prime biologiche.

Giugno si inaugura con “Stelle in Stalla” a Tigliole,

fiera zootecnica nata per valorizzare la razza bovina

piemontese, una delle migliori.

Ad agosto si fa tappa a Cinaglio per “Dolci e colline”,

dove provare specialità come i canestrelli,

preparati con dei particolari ferri per dare la tipica

forma a cialda. Friabili dalla forma sottile,

sono citati in un documento del XVII secolo. Il paese

è noto anche per il miele, uno dei migliori che

si possa trovare nel territorio.

A settembre Piea fa festa con “La zucca delle

meraviglie”, mentre a ottobre occorre spostarsi

a Villanova per ammirare i migliori esemplari di

gallina bionda piemontese, riconoscibile per il

folto piumaggio tendente al dorato, protagonista

di “Elogio della bionda”. Castellaro diventa invece

la “Città della nocciola”, un occasione per parlare

dei molteplici utilizzi di questo prezioso frutto.

A dicembre sono in scena due piatti della cucina

piemontese: Moncalvo presenta “Sua Maestà il

bue grasso” mentre a San Damiano c’è “Cappone

in festa”, un grande classico della tavola delle

festività

cALeNdArIO

17 aprile, Cocconato: Riviera in Fiera

1 maggio, Buttigliera: Le Contrade del Freisa

14 e 15 maggio, Villafranca: Maiale d’Autore

29 maggio, Montemagno: Pane al Pane

12 giugno, Tigliole: Stelle in Stalla

28 agosto, Cinaglio: Dolci e Colline

25 settembre, Piea: La Zucca delle Meraviglie

2 ottobre, Villanova: Elogio della Bionda

9 ottobre, Castellero: Città della Nocciola

16 ottobre, Calliano: L’asino vola

7 dicembre, Moncalvo:Sua Maestà il Bue Grasso

12 dicembre, San Damiano: Il Cappone in festa

Per info: www.welcomepiemonte.it,

info@welcomepiemonte.it

53


Sono mille i motivi per programmare una gita a

Calamandrana, borgo storico dell’Astigiano. Appena

arrivati godetevi il panorama: la vista spazia

dalle colline delle Langhe a quelle del Monferrato,

in un susseguirsi di paesi e vigne che incorniciano

l’orizzonte. Riscoprite il piacere di vivere

“slow”: a passo lento ammirate i tanti tesori architettonici

e naturalistici del posto. Camminate

tra i vicoli, osservate le facciate delle case e poi

emozionatevi dinnanzi alla chiesetta romanica di

San Giovanni delle Conche, l’edificio, costruito in

muratura, custodisce affreschi e pitture e vanta

una bella torre campanaria dalla pianta quadrata.

Altro sosta culturale è davanti al Castello:

distrutto, costruito e poi rimaneggiato nel corso

dei secoli testimonia, con la sua mole di pietra, la

storia di Calamandrana. Si raggiunge dopo aver

superato una ripida e tortuosa strada, poi, superato

il caratteristico ponte levatoio, si entra nella

struttura, abbracciata da un grande parco. Segni

del passato ritornano nelle cantine, nei camminamenti,

nella cisterna dell’antica fortezza e nella

torre angolare che presidia il territorio. Anche la

chiesa della Concezione di Maria Vergine merita

una visita meditata: la parrocchiale vanta infatti

una architettura barocca di pregevole fattura.

Calamandrana,

un paese

da scoprire

LA BOTTeGA deL VINO

Si trova nella ex cantina sociale, in piazza Martiri

della Liberazione (è aperta al pubblico il sabato

e la domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle

18, tel: 0141.75390). La bottega del vino è una associazione

tra produttori vinicoli di Calamandrana,

la zona può infatti contare su una superficie

coltivata a vite di 350 are. Visitandola si possono

55


degustare, imparando a conoscerne ogni segreto,

bicchieri di Barbera, dal sapore sapido e robusto,

Dolcetto, dall’inconfondibile colore rosso

rubino, Grignolino, dal bouquet profumato. Tra

i bianchi spiccano il Cortese, che bene si sposa

con gli antipasti, dal profumo delicato. Il tour tra

i sapori si chiude con le note dolci del Moscato, il

vino da dessert per antonomasia. Ottimi anche

la Freisa, indicato per chi apprezza i vini vivaci,

a bassa gradazione alcolica, e il Brachetto d’Acqui,

leggermente frizzante e dai sentori spiccati

di rosa. Nella bottega del vino si possono trovare

numerose etichette di produttori locali, ogni bottiglia

nasconde una storia. Fatevela raccontare.

IL MercATO deLLA TerrA AMIcA

Inaugurato il 26 giugno 2010 il mercato si svolge

ogni sabato dalle 9 alle 13 nel piazzale della

Stazione. Durante i mesi invernali viene ospitato

in una sede coperta. E’ stato voluto dal Comune

di Calamandrana, con il contributo della Regione

Piemonte e la partecipazione della fondazione

Campagna Amica di Coldiretti, della Cia, di Slow

Food e della Bottega del Vino di Calamandrana.

Il mercato è uno spettacolo di colori e profumi:

sulle bancarelle sono esposti frutta e verdura

di stagione, vino, miele, formaggi, salumi, erbe

56

aromatiche,… I produttori arrivano dalla Langa

astigiana, dall’alessandrino, dalla vicina Nizza

Monferrato. Tra le tante specialità provate la

Bèlécauda, la tradizionale farinata di ceci cotta

nel forno a legna. Una leccornia da assaggiare

mentre fate la spesa. Tra gli acquisti non dimenticate

di portare a casa il cardo gobbo di Nizza

Monferrato, presidio Slow Food, croccante e dal

gusto unico, è una delle verdure immancabili da

accompagnare con la bagna cauda, e la Robiola

di Roccaverano, un formaggio fresco, di latte

vaccino, citato anche da Plinio il Vecchio nella sua

Naturalis Historia.

Le MANIfeSTAzIONI

Il cartellone di eventi è nutritissimo. Uno dei più

attesi è il festival Teatro e colline, in programma

a luglio. Ogni anno sono protagoniste compagnie

di primo piano del teatro contemporaneo. Per la

XXI edizione sono saliti sul palco Federica Fracassi,

Oscar De Summa, i tedeschi Woog Riots, la

compagnia Zaches…Il festival, diretto da Stefano

Labate, gode del patrocinio e del contributo del

comune e della Regione Piemonte. Ma in ogni

periodo dell’anno Calamandrana sa come attrarre

i turisti: la terza domenica di gennaio si assiste

al raduno dei trifolau, i cercatori di tartufo, il primo

lunedì del mese di agosto viene organizzato il

mercato dei bovini di razza piemontese, uno dei

più importanti della regione, giunto alla 55 edizione.

cOMe rAGGIUNGere cALAMANdrANA

In auto: da Torino prendere la A55, seguire la

direzione A21 Piacenza e continuare sulla A21/

E70. Uscire ad Asti Est, in prossimità di Asti continuare

sulla SS231/E74 e prendere l’uscita Nizza

Monferrato/Canelli e poi proseguire per Calamandrana.


57

La MACELLERIA UMBERTO ha pensato un nuovo servizio

CATERING rivolto alla ristorazione che offre, oltre alla qualità

e cortesia di sempre, tutta una gamma di prodotti pronti di sua

produzione, forniti sottovuoto o confezionati, anche a domicilio.

Hamburger - Rollatine - Spiedini

Salsiccia - Bistecche

Carni bianche - Carni bovine - Carni Suine

Carne avicola

Linea Salumi - Precotti - Bon Roll

Via Acciarini 7 - Torino - c/o supermercato U2

Viale dei Mughetti 426 - Torino - c/o supermercato UNES

Tel. 349 6933215 - umbi43@tiscali.it

57


Autunno caldo a Giaveno, l’evento di Fungo in

Festa appena concluso nella sua espressione

massima di degustazioni a base di fungo porcino

nei RistoFungo della Val Sangone e di offerta di

prodotto nel Mercato dei Funghi Freschi spontanei

apre la via a quanto in sapori e colori Giaveno

offre nelle prossime settimane.

Una cornice di boschi e radure e di sentieri che li

attraversano, passando vicino alle oltre 100 borgate

di Giaveno, insediamenti del passato rivalutati

e abitati oggi da chi ama ed è alla ricerca di

formule di vita più vicine ai ritmi della natura e

ad una quotidianità slow nei sapori, insieme ad

un centro cittadino vivace di negozi, caffè e ristoranti,

accolgono i frequentatori abituali e non di

Giaveno e della sua valle. Una valle che rivela un

territorio montano ed alpino, dolce ed accogliente,

capace di coccolare il turista e il visitatore offrendogli

relax e un paniere di bontà semplici di

gusto eccellente.

Ogni giorno in Viale Regina Elena il Mercato dei

Prodotti Locali propone frutta, verdura e formaggi

delle Aziende Agricole locali, una spesa a chilometri

zero di patate, cipolle, insalata, mele, pere,

castagne, formaggi freschi e stagionati, miele,

58

Giaveno

autunno in festa

prodotti legati alla stagionalità acquistabili anche

direttamente in Cascina dove è possibile trovare

anche il latte “alla spina”, yogurt, gelati, piccoli

frutti, farina di mais lavorati artigianalmente. La

città vanta inoltre cioccolato e pasticceria di qualità,

pane, grissini e prodotti da forno graditi ed

affermati oltre l’ambito locale.

“Va detto - spiega Carlo Giacone, Vice Sindaco e

Assessore al Turismo della Città di Giaveno - e lo

si riscontra che vi è sempre più frequentemente

voglia di gustare cibi sani e genuini che possano

raccontare il territorio dal quale provengono, in

questo senso i prodotti locali assumono un’importanza

strategica per valorizzare le risorse turistiche

proprie di ogni realtà”.

Fra i prodotti non alimentari da conoscere e apprezzare

vanno segnalate le lavorazioni artigianali

della ceramica, della decorazione, del legno

e in particolare il ricamo.

In questo contesto la Città di Giaveno, l’Assessorato

al Turismo a regia diretta e in collaborazione

con le associazioni del territorio organizza per i

prossimi mesi una prosecuzione di manifestazione

che completano la ricca programmazione

che da febbraio e soprattutto da giugno a ottobre


fanno di Giaveno una meta d’attrazione per un

vasto pubblico.

Da non perdere gli appuntamenti di domenica

23 ottobre, in piazza a partire dalle ore 12 la Pro

Loco distribuirà il piatto che maggiormente rappresenta

il Piemonte a tavola, la Bagna Cauda,

servita in terrina e accompagnata dalle verdure

miste, e proposta in novità quest’anno abbinata

ad un fumante Bollito misto, anch’esso un piatto

che rivela le peculiarità di questa regione. Toma

locale per chiudere e in bicchiere Barbera Doc.

La manifestazione si svolge sotto piazza Mautino,

un’area coperta nel centro cittadino molto ampia

e prossima agli altri spazi che domenica 23 saranno

animati.

Come ogni quarta domenica del mese – escluso

dicembre – nel Centro Storico si svolgerà il Mercato

delle Pulci, oltre 70 le bancarelle presenti

con mobili, quadri, libri, oggetti e articoli per curiose

collezioni. Un passatempo interessante per

scoprire rarità e trovare quello che si è sempre

cercato per rendere unica la propria casa, per

darle quel non so che di personale ed artistico.

In piazza verrano preparate inoltre le castagne

“brusatà”, l’Associazione Veciu e Bocia con l’Associazione

Amici del Cavallo organizza la 17° Sagra

della Castagna, il sacchettino di calde gustose

proposte con del vino rosso, ci riscalderanno dal

primo freddo. Autunno caldo a Giaveno domenica

23, anche per i ritmi caraibici che presso il Palazzatto

dello Sport vivranno il terzo trofeo Latin

Diablos e la quarta e ultima prova del Gran Prix di

Coppa Italia e Master Professionisti, organizzata

dall’Associazione Sportiva Scuola di Danza El

Diablo Latin in collaborazione con l’Associazione

Italiana Danze Caraibiche e la Città di Giaveno.

Provenienti da tutta l’Italia scenderanno in pista

i migliori ballerini a disputarsi la quarta e ultima

prova a punteggio elevato del Gran Prix di Coppa

Italia 2011, da un’età compresa dai 6 anni agli

over 62, ma il massimo della manifestazione sarà

quando scenderanno in pista i Master Professionisti

a disputarsi il gradino più alto del podio

tricolore, e saranno loro a mandare in delirio il

numeroso pubblico, che come nelle passate edizioni

a gremito le gradinate del Palazzetto dello

Sport di Giaveno. A novembre, domenica 27 Mercato

delle Pulci nelle vie e piazzette del cuore cittadino,

con l’avvicinarsi del Natale l’occasione è

buona per iniziare a fare i primi regali, cogliendo

al volo la possibilità di comprare presenti originali

e del tempo passato capaci di stupire.

A novembre e dicembre il panorama di eventi

punta ai concerti, quelli delle Bande Musicali,

della Banda Musicale Giaveno e Vasl Sangone e

della Leone XIII, e alle atmosfere del Natale rese

brillanti dal grande albero illuminato a fianco della

Torre dell’Orologio, dalle luci e dagli scintillii

delle vie e dei negozi e dai mercatini di Natale,

con piccoli e grandi oggetti creati a mano; auguri

con Babbo Natale, panettone e cioccolata calda.

INfOrMAzIONI

Il programma dettagliato degli appuntamenti sarà

presto disponibile su www.giaveno.it e contattando

l’Ufficio Turistico Comunale:

Tel. 011.9374053 – infoturismo@giaveno.it.

Città di Giaveno - Palazzo Marchini:

Tel. 011.9326400 - Fax 011.9364039

Assessorato al Turismo Tel. 011.9326402

59


Essentia Centro di Naturopatia

DIMAGRIRE SENZA PERDERE IL SORRISO

Perdere peso è una scelta che molti rinunciano ad

affrontare. La sola parola dieta evoca rinunce e sofferenze,

ricorda tentativi falliti, beveroni e barrette sostitutive

del pasto sgranocchiate nella speranza, vana,

di liberarsi in pochi giorni dei chili di troppo. Nessuno

rinuncia al piacere del cibo, l’ultimo “bene rifugio” rimasto

in un’epoca avara di soddisfazioni. E nessuno deve

rinunciarvi, come spiega la nutrizionista Marina Luciani,

collaboratrice del Centro Essentia di Torino.

Perché farsi aiutare da un nutrizionista? “Il tema

dell’alimentazione è molto serio perchè è strettamente

legato alla salute, sia in termini di prevenzione che in

termini di cura per specifiche patologie. Oggi purtroppo

chiunque si improvvisa esperto su questo tema, basta

pensare a quello che ci arriva ogni giorno dai mass

media, pubblicità ingannevoli e promesse di miracoli

affidati a prodotti o diete assurde se non pericolose.

Quando ci sono problemi di peso, disturbi gastrointestinali,

intolleranze, allergie, specifiche patologie

oppure condizioni come la gravidanza, la menopausa

è doveroso affidarsi ad un nutrizionista professionista

per evitare pericolosi “fai da te” che andrebbero solo a

danno della propria salute”.

Spesso stress, ansia e tensioni emotive sono tra le

cause del sovrappeso. Come affrontarle e rimuoverle?

“Uno stress cronico sia di tipo fisico che psichico

ha un effetto negativo sulla nostra salute in quanto

provoca importanti alterazioni a livello sia ormonale

che immunologico. Una variazione della composizione

corporea come per esempio l’aumento della massa

grassa, in particolare a livello addominale (la classica

“pancia”), è molto spesso una delle tante manifestazioni,

e peraltro non la sola, di un disequilibrio ormonale

che va corretto per evitare conseguenze peggiori (malattie

cardiovascolari, diabete...). Ottimi risultati

nel fronteggiare questa situazione si ottengono

a cura della dott.ssa Marina Luciani

Biologa Nutrizionista

con un approccio integrato, ovvero stabilire un percorso

che preveda da un lato l’intervento nutrizionale, indispensabile

per utilizzare adeguatamente il cibo come

modulatore ormonale, dall’altro un aiuto psicologico,

tecniche antistress, attività fisica...che permettano una

migliore gestione dello stress”.

Dimagrire è anche una questione di testa? “Purtroppo

sì, nel bene e nel male. Cominciare una dieta richiede

motivazione e determinazione e quando arrivano

i primi risultati questi rafforzano la nostra volontà nel

perseverare. È però anche vero che persone sottoposte

a stress cronico aumentano la ricerca di cibo, in

particolare quello ad alto contenuto di zuccheri e grassi

come “conforto”. Ecco allora che la testa non riesce

a fare a meno di tale gratificazione e piacere, e le restrizioni

dietetiche alimentano ulteriormente lo stress,

pregiudicando i risultati. Come già ricordato la gestione

dello stress è parte integrante del lavoro da fare”.

Seguiamo una dieta ma i risultati non arrivano.

Come mai? “Siamo abituati a pensare che seguire una

dieta significhi dover mangiare meno. In realtà le diete

ipocaloriche purtroppo spesso falliscono perchè il problema

nella maggior parte dei casi non sono le troppe

calorie ingerite, ma errati comportamenti e stili di vita

che alterano il corretto e armonico funzionamento del

nostro organismo il quale mette in atto meccanismi di

difesa di cui una variazione di peso, per esempio, ne è

una manifestazione evidente e per taluni soggetti, specie

di sesso femminile, la più antipatica. In questi casi

occorre individuare strategie mirate di recupero della

funzionalità dell’organismo e ciò non può che essere

fatto rivolgendosi ad un nutrizionista”.

Seguire il ciclo della natura, mangiando frutta e verdura

di stagione, aiuta?

“Assolutamente sì,

frutta e verdura vanno


consumate in abbondanza e rigorosamente di stagione.

Così facendo avremo maggiori garanzie sulla loro

genuinità, potremo evitare la monotonia delle nostre

scelte alimentari e sarà anche una buona abitudine con

cui educare i più piccoli, insegnando loro a conoscere

la stagionalità di tutti i prodotti che la natura ci offre”.

Meglio i prodotti biologici o quelli ipocalorici?

“Come già detto è sbagliato ritenere le calorie la fonte

di tutti i mali, molto più spesso è un problema di qualità

dei prodotti che mangiamo e della loro frequenza di assunzione,

quindi rifugiarsi nel cibo ipocalorico spesso

non risolve e a volte diventa la scusante per mangiare

di più. Meglio puntare sulla qualità. Il biologico ha

molti meriti, primo fra tutti il fatto che è l’unico sistema

alimentare controllato e garantito per legge “dal seme

al piatto”, tuttavia le etichette a volte sono ingannevoli

e compriamo per biologico un prodotto che non lo è,

quindi attenzione!

La scelta del biologico può essere consigliata ma non

imposta, visto che oltretutto i costi sono più elevati rispetto

ai prodotti tradizionali. A mio avviso una buona

regola di base potrebbe essere quella dell’imparare a

comprare sempre meno al supermercato e molto più

nei mercati!”.

Ci sono degli alimenti da “bandire” assolutamente?

“Divieti assoluti non ci sono, i problemi nascono in realtà

più da un discorso di ripetitività. Non arreca danno

mangiare occasionalmente cibi considerati “cattivi”,

come fritti, grassi di origine animale, piatti ipercalorici,

il danno si ha quando questi cibi vengono assunti ripetutamente

diventando la nostra abitudine alimentare”.

Abbiamo raggiunto il nostro peso forma. Ora come

mantenerlo, evitando di ricadere nelle cattive abitudini

alimentari di prima?

“Se siamo stati seguiti da un nutrizionista sicuramente

il lavoro svolto si è protratto per più mesi, avendo puntato

più sull’educazione/rieducazione che su severe

restrizioni. In tale percorso quindi avremo imparato un

nuovo modo di mangiare che facendoci stare meglio

sarà il nostro nuovo stile di vita che difficilmente vorremo

abbandonare”.

Oggi anche molti bambini devono fare i conti con i

chili in eccesso. Quali le conseguenze sulla salute?

“L’obesità infantile è in continuo aumento, in molti paesi

Europei 1 bambino su 5 è in sovrappeso o obeso

e questo è un grave problema poiché l’obesità dell’infanzia

è una malattia pediatrica cronica con possibili

complicanze immediate e a lungo termine, sia fisiche

che psicologiche. L’obesità infantile si associa spesso

a diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, iperinsulinemia

e inoltre i bambini obesi sviluppano spesso

un’immagine corporea negativa e denotano una scarsa

autostima”.

Come impostare una dieta corretta per i bambini?

“È complesso e delicato il discorso e dipende molto

dall’età. In linea di massima si tende ad evitare severe

restrizioni dietetiche e a puntare più sull’educazione

suggerendo regole di buona alimentazione che coinvolgano

tutta la famiglia in scelte più sane: aumento del

consumo di cibi ricchi di fibre, riduzione dei cibi ad alto

contenuto di grassi e zuccheri semplici, incentivazione

dell’attività fisica ed eventuale supporto psicologico”.

Sport, come scegliere quello più indicato? “La sedentarietà

è tra i fattori di rischio più sicuri nel favorire

l’insorgenza dell’obesità e del diabete di tipo 2 e purtroppo

rappresenta uno stile di vita diffuso tanto tra i

bambini quanto tra gli adulti.

Accanto ad una corretta alimentazione è indispensabile

associare la pratica di una regolare attività fisica,

spontanea o sportiva che sia. Vanno consigliate tutte

quelle attività in grado di migliorare l’efficienza cardiovascolare,

quindi attività quali corsa, bicicletta, nuoto,

di lunga durata e media intensità. In tutti i casi, l’attività

più facilmente realizzabile è camminare, per 30 minuti

al giorno o più, quanti più giorni possibili alla settimana,

meglio se tutti i giorni”.

C.so A. De Gasperi n. 32 - 10129 Torino - Tel: 011 0568573

www.centroessentia.it - www.naturopatiaessentia.com


Negli ultimi decenni sono nati molti eventi di

rilievo internazionale che hanno come comun

denominatore l’amore per la buona tavola e il

vino. Tra i vari appuntamenti ci sarà a Rimini

Fiera SAPORE 2012 tasting experience, dal 25

al 28 febbraio. La scorsa edizione ha contato

79.823 visitatori professionali e 731 giornalisti

accreditati. Numeri esorbitanti per un contesto

internazionale dedicato ai gusti, riti e tendenze

della ristorazione extradomestica. Un nuovo lay

out della fiera vedrà per quest’edizione sezioni

dedicate alle birre speciali artigianali italiane e

straniere, sezioni per il catering, per la filiera ittica

e per gli alimenti surgelati. Novità dell’anno

sarà il Sapore grand prix, che premierà le novità

pronte ad invadere il mercato per soddisfare una

domanda mutevole e attenta alle tendenze tipica

di questi anni, attraverso l’International chef

contest. Tra i vari appuntamenti legati a Sapore

ritorna anche Cooking pasta, il campionato italiano

della ristorazione che mette in gara giovani

62

DOve

eventi Gusto

di gusto

di Marta del Buono

in Scena - Lugano

pastai accompagnati da maestri pastai e giovani

chef accompagnati da chef stellati, su proposte

innovative dalle diverse regioni d’Italia. Nel mondo

del food and beverage ritorna anche la manifestazione

GUSTO IN SCENA, tenutasi l’anno

scorso a Lugano, che nel 2012 si svolgerà dal 15

al 17 aprile. Il bilancio dell’anno scorso si è chiuso

con numeri significativi per esser stata la prima

edizione, circa 500 visitatori al giorno principalmente

professionisti del settore e amatori d’elite

e 70 giornalisti. La location si è rivelata perfetta,

il Palazzo dei Congressi ha permesso di avere

molto spazio tra un tavolo e l’altro consentendo

ai visitatori di prendere contatto con gli espositori

in modo riservato personale. Questo evento

è un festival di eccellenze sia a livello culinario

che enologico, inoltre è una scuola per i giovani,

circa duecento, che possono essere ospitati alla

manifestazione per imparare l’arte del gusto dai

più grandi maestri europei. Meno internazionale

ma radicata nelle tradizioni del territorio è la


Sagra dell’Ulivo e dell’Olio di Brisighella il il 27

novembre 2011. Giunta alla 52° edizione vanta

l’eccellenza dell’olio extravergineche che si potrà

gustare appena uscito dal frantoio della C.A.B.

insieme ai prodotti tipici del C.o.p.a.f. accompagnati

da complessi musicali per tutto il pomeriggio,

passeggiando tra gli stand delle prelibatezze

locali. Più internazionale e frequentatissimo tornarà

il biennale Salone del Gusto di Torino con

la sua decima edizione a Torino. La data non è

ancora stata stabilita ma si terrà probabilmente

le ultime settimane di ottobre. Questo salone è

particamente l’unico al mondo dove piccole realtà

contadine incontrano artigiani e professionisti intessendo

reti d’amicizia fittissime che hanno dato

vita a presidi locali per mantenere viva l’arte del

gusto di una volta. Terra Madre è il fiore all’occhiello

della manifestazione e ospita personaggi

da tutto il mondo per creare una diffusa sensibilità

per il rispetto e la valorizzazione della diversità

sia culturale che culinaria. Inoltre il Salone ad

ogni edizione dona un forte impulso al progetto

Slow Food che promuove una cultura sana e attenta

alle forme di coltivazione e allevamento che

con le attività intensive abbiamo perso. I numeri

dell’ultima edizione sono esorbitanti, 20000 visitatori

da tutto il mondo e più di 900 espositori tra

nazionali e internazionali. L’Italia si è aggiudicata

per il 2012 anche l’evento International Wine

Tourism Conference And Workshop che si terrà

dal 30 gennaio al 2 febbraio a Perugia nella medievale

piazza Italia. Giunto alla quarta edizione

ospiterà oltre quaranta esperti del settore e farà

vivere esperienze di gusto intense grazie a workshop,

conferenze e laboratori enogastronomici.

Tra gli appuntamenti d’Oltralpe e d’Oltreoceano

ricordiamo brevemente anche l’Internationale

Grüne Woche dal 20 al 29 gennaio 2012 dedicata

Sapore gran prix

Sapore gran prix

all’alimentazione, all’agricoltura e all’orticoltura

che vanta 76 edizioni alle spalle. Questo evento

consente la vendita diretta dai produttori ai consumatori

in uno spazio dedicato alla produzione

biologica denominato Bio Markt. Molti i temi delle

conferenze, risorse rinnovabili, ricerca scientifica

nei campi dell’allevamento del bestiame e coltivazioni

biologiche. Dal 2 al 21 marzo si terrà il

ventesimo Melbourne food and wine festival, indimenticabile

viaggio tra ristoranti e terrazze che

per l’occasione si apriranno ai turisti provenienti

da ogni parte del mondo. Una delle manifestazioni

più importanti a livello planetario che prevede

l’organizzazione ci oltre 250 deliziosi eventi collegati.

Cento tra gli chef più quotati del mondo

terranno seminari e dimostrazioni di alta cucina

per professionisti e appassionati. Compie 10 anni

il Madrid Fusion, dal 24 al 26 gennaio verranno

svelate tutte le novità e le tecniche della cucina

fusion. Gare tra giovani chef decreteranno i cuochi

migliori dell’anno facendo di questo eappuntamento

l’evento enogastronomico più importante

d’Europa. Per i golosi aggiungiamo che le

prelibatezze saranno a disposizione dei visitatori

presso il Palazzo municipale dei congressi di Madrid.

Non molto lontano in linea d’area ma decisamente

più vicino come data è il salone di San

Sebastiàn dal 20 al 23 novembre 2011. 5 mila metri

quadrati di stand su tre piani ospiteranno oltre

130 espositori presso il Palacio Kursaal. Questo

evento è il referente commerciale del networking

nazionale ed estero dei professionisti del settore

ed è famoso per essere il luogo privilegiato

per la nascita di molte collaborazioni tra i leader

dell’enogastronomia europea.

63


nuOvi trenD

e vecchie manie del mangiare fuori casa

FAST FOOd, GOOd FOOd

L’abbinamento “hamburger e patatine fritte” è

un menù molto amato, ma quello proposto nei

classici fast food è ormai risaputo non essere

ideale nell’ambito di un’alimentazione sana. Per

non rinunciare al gusto e alla soddisfazione di

addentare questo sfizioso pasto veloce sono nate

le hamburgherie che preparano cibi dagli ingredienti

biologici tratti da coltivazioni e allevamenti

locali certificati. Due recenti esempi torinesi sono

il “M**BUN” di Corso Siccardi 8/A e “La Granda

64

DOve

di Claudia Villani

in mezzo al Pane” di Piazza Solferino 16/a, centralissime

sedi del panino farcito con carne che si

propongono come preferibile alternativa alle più

note catene di ristorazione legate a questo alimento.

La prima applica poche semplici regole,

quelle del ritorno all’uso di prodotti sani e gustosi

che provengano dal territorio con filiera corta

e la seconda è “figlia” del progetto “Eataly”, con

hamburger di carne della Granda, associazione

di allevatori di una razza bovina piemontese alimentata

secondo un disciplinare che garantisce


una carne che si è guadagnata il presidio Slow

Food. In entrambi i casi, l’offerta per un mangiare

etico si accompagna alla scelta di non trascurare

anche i particolari: piatti, posate, bicchieri biodegradabili

e compostabili e spazi pensati apposta

per i più piccini rendono queste hamburgherie

luoghi sempre più vicini a una forma di consumo

sostenibile. www.mbun.it; www.lagrandainmezzoalpane.it

IN PUNTA dI dITA

Abolisce l’uso delle posate e si presta a essere

consumato ovunque e facilmente, sta prendendo

sempre più piede, conquistando fiere di settore

e diventando una tra le più valide alternative alla

cucina tradizionale: è il “finger food”, ossia il cibo

preparato in piccole porzioni pronte da mangiare

in un sol boccone e rigorosamente con le mani.

La scelta è quanto mai vasta: dai vol au vent alle

tartine, dai canestrelli di riso ai piccoli timballi di

pasta passando per tutto ciò che la fantasia può

suggerire. L’importante è saper ridurre il tutto in

porzioni tali da appagare gola e curiosità, quella

che si sprigiona davanti alla possibilità di poter

assaggiare tutto quello che viene proposto nel

ricco e vario buffet. Niente viene trascurato, dai

mini antipasti ai mini dessert, ecco riabilitato il

vizio di “piluccare” in nuovo trend per gustare il

cibo. Anche il mondo del design non si è lascia-

to sfuggire l’occasione per sbizzarrire la fantasia

creativa riguardo agli accessori utili per un perfetto

“finger food party”: dopo le immancabili ciotoline

per servire le piccole porzioni sono nati i

“finger dip”, ditali monouso in lattice naturale per

mangiare con le mani senza la preoccupazione e

il fastidio di sporcarsele. Proposti dal duo italiano

Eleonora Barbareschi e Alessandra Mantovani

dello studio Am&Be, sono igienici, monouso e

anche molto divertenti, disponibili in molteplici

colori. www.finger-dip.it

VINO E ALTA RISTORAzIONE,

BINOMIO dEL GUSTO

Una ricerca realizzata dall’Osservatorio Internazionale

Permanente di S. Pellegrino (il primo

laboratorio di studi e ricerche sui nuovi trend che

emergono dai ristoranti più rinomati ed esclusivi

al mondo), in collaborazione con la Eta Meta

65


Research, ha esaminato le nuove tendenze sul

consumo di vino presenti nell’alta ristorazione.

Negli ultimi dieci anni sono aumentati i consumi

a livello globale, mentre si è rilevata una

contrazione nei soli Paesi europei, nonostante

la più solida tradizione nella produzione vinicola.

Quanto all’export, Francia e Italia segnano il passo

rispetto ai Cabernet Sauvignon, Pinot e Syrah

provenienti dai Paesi emergenti – questi si evidenziano

invece grazie al sapore vellutato e alla

facile beva. I consumatori si dimostrano decisamente

più informati, esigenti e curiosi rispetto

al passato. Persiste un atteggiamento di fedeltà

verso le etichette locali o nazionali, controbilanciato

da un crescente interesse verso proposte

di gusto internazionale. Il vino resta, insieme

all’acqua, la bevanda più consumata. Tuttavia alternative

come il tè, la birra, il sakè e i soft drink

stanno iniziando a essere introdotte stabilmente

anche nei menu dei ristoranti di alto livello. Dalla

stessa ricerca sono emersi tre nuovi modi di

proporre e servire il vino: la cantina a vista come

elemento dominante dell’arredamento, fulcro e

mood del locale; il vino al bicchiere inserito nella

carta dei vini (in Francia, il concetto del vin au

verre sta dimostrandosi una soluzione vincente in

un contesto di generale flessione dei consumi di

vino nella ristorazione); il wine corkage, servizio

che consiste nello stappare e servire al tavolo una

bottiglia di vino che il cliente ha acquistato altrove

e portato con sé. Da segnalare infine la crescente

importanza che viene data oggi al sommelier: secondo

il 58,2% del campione esaminato, il sommelier

ha una primaria importanza ai fini della

cosiddetta “dining experience”, un’importanza

66

che è seconda solo a quella dello chef.

MANGIARE UN CONO, PASSEGGIANdO

Da qualche tempo a questa parte mangiare per

strada non significa più accontentarsi di un tramezzino

freddo o di un gelato che sazia ma non

troppo, ma è possibile gustare veri piatti, caldi, e

che sfiziosi.

Re Calamaro, aperto a Torino in ben due sedi

(via Carlo Alberto e in Piazza Palazzo di Città),

propone la frittura di pesce da passeggio. Coni

di carta con fritto di pesce, anelli di totano, calamari,

gamberetti sgusciati o ancora palline di

baccalà, cipolla e fiori si zucca, solo per citare

qualche piatto! È possibile scegliere tra cono

piccolo o grande, comodi da asporto e ideali per

le pause brevi ma gustose. Stesso concetto per

Pausa pranzo, un delizioso fast food che si trova

in pieno centro, nelle vicinanze di Palazzo Nuovo,

comodissimo anche per gli studenti. Offrono primi

piatti a 3 Euro circa, si sceglie la pasta fresca

e poi il condimento tra i tanti abbinamenti possibili;

da mangiare nel locale o passeggiando sotto

i portici di via Po.


Viaggiare attraverso il territorio alla scoperta di

tradizioni, storia e meraviglie da gustare.

L’agnello sambucano della Valle Stura, il Castelmagno

della Valle Grana, il marrone della Val di

Susa, il pane nero di Coimo, il salame di capra

della Val d’Ossola, il seirass de fen della Val Pellice,

il tartufo d’Alba, i vini del Monferrato, la tuma

del lait brusc del Parco Naturale Orsiera Rocciavrè

sono solo una minima parte dell’elenco

lunghissimo dei prodotti tipici piemontesi noti in

tutto il mondo. Un territorio ricco di prelibatezze

DOve

girOvagare

intorno al cibo

di Mariella Valente

eno-gastronomiche ma anche di storia, cultura,

tradizioni e bellezze naturali da togliere il fiato.

Allora perché non unire questi tesori, che il Piemonte

offre generosamente ai suoi visitatori, in

diversi itinerari da scoprire di volta in volta? Ve

ne segnaliamo qualcuno, particolarmente adatto

a questo periodo dell’anno e tutti della durata di

un week end, per la gioia del palato e del portafoglio.

Siamo certi di non aver esaudito la vostra

curiosità di conoscerne altri, ma le vie del gusto

in Piemonte sono infinite.. volete scommettere?

67


ANTICHI SAPORI OCCITANI

L’itinerario parte da Borgo San Dalmazzo, sede

della “Fiera Fredda”, che, dal 1569, elegge a regina

della gastronomia la chiocciola, apprezzata in

deliziose ricette. Risalendo la valle seconda tappa

sarà Vinadio, comune alpino storicamente legato

all’allevamento dell’agnello sambucano, qui si

avrà l’opportunità di visitare il Forte Albertino,

splendido esempio di architettura militare alpina,

su tre livelli, con circa dieci chilometri di percorsi

interni. Il giorno successivo a Demonte consigliamo

visitare il Palazzo Bolleris (XVI secolo),

sede del Centro di documentazione, intitolato alla

scrittrice e pittrice Lalla Romano, che nacque

in questo comune. Quindi, attraverso il Vallone

dell’Arma, si lascia la Valle Stura per raggiungere

la Valle Grana. Simbolo religioso e dell’antica

architettura alpina è il santuario di Castelmagno,

borgo che presta il suo nome al prelibato ed

esclusivo formaggio DOP che viene prodotto in

questa località. A Pradleves si potrà degustare,

oltre al castelmagno, i ravioles, deliziosi gnocchi

tipici della cucina occitana, nella piacevole atmosfera

di una locanda. Il viaggio si conclude con

la visita a Caraglio, antica sede romana, al suo

centro storico e al suo filatoio, ora attivo centro

culturale e museale. www.turismoinlanga.it

CURIOSI ITINERARI NOTTURNI

Se cercate un itinerario insolito alla scoperta delle

eccellenze del Piemonte provateci al buio!

Sono, infatti, le suggestive notti d’autunno, lontano

da occhi indiscreti, il momento migliore per

andare in cerca di tartufi lungo i sentieri nascosti

delle Langhe e del Roero, accompagnati so-

68

lamente dal proprio cane che grazie al suo fiuto

straordinario individuerà il “tesoro” lasciando al

trifolau il compito di estrarlo dal terreno con il

particolare zappettino. Consigliato per i più esigenti

che desiderano scoprire i posti segreti in

cui gli esperti cercatori vanno a ricercare il pregiato

da abbinare a un Barolo d’annata! L’itinerario

include, oltre alla ricerca notturna del prezioso

fungo, degustazioni in cantina e alla mitica distilleria

di Romano Levi, con il grappaiolo Angelico,

cene gourmet nelle migliori trattorie e deliziosi

Un territorio ricco di prelibatezze

enogastronomiche e di tesori

architettonici, scoprite luoghi magici

come il santuario di Castelmagno

borgo che presta il suo nome al

prelibato formaggio dop


agriturismi del territorio. E per concludere, la

merenda Sinoira, per rivivere la tradizione contadina

al tempo della vendemmia con i prodotti delle

Langhe, nella cantina di un autentico casolare

piemontese. www.insolitipercosi.it

SULLE SALITE dEI CAMPIONI

Amate il ciclismo? Questo itinerario che unisce

sport, territorio e buon cibo fa per voi. L’impresa

comincia a Benevello e si prosegue verso Albaretto

Torre per affrontare, sempre in sella alla

vostra bici, la prima sfida: la salita Gino Bartali,

lungo la quale i vigneti del Dolcetto lasciano spazio

ai noccioleti, qui si consiglia una sosta per

la degustazione. Poi l’entusiasmante avventura

prosegue in direzione di Cissone fino alla salita

Louison Bobet e, dopo pochi chilometri, affronterete

la salita Jacques Anquetil, che regala subito

una serie di cinque ripidi tornanti prima di

raggiungere il piano della frazione Lovera, da

dove si può ammirare uno splendido panorama.

Il tracciato torna a salire fino ai confini del paese

di Murazzano, tappa della Strada Romantica delle

Langhe e del Roero, concedetevi a questo punto

uno spuntino a misura di ciclista assaggiando il

celebre Murazzano DOP presso un’azienda casearia.

Il giorno dopo dalla Valle Belbo si affronta

la salita Fausto Coppi: breve e nervosa, porta al

paese più alto delle Langhe, Mombarcaro. Scendendo

fino a Cravanzana dopo la frazione Bosia,

inizia l’epica salita dedicata a Marco Pantani. Si

prosegue sul falso piano in salita fino al paese di

Lequio Berria, sede della Collezione del Pastello

Soffice . Da qu si procede per Borgomale e Trezzo

Tinella, fino alla salita Charly Gaul, immersa nei

vigneti del Moscato DOCG. Per terminare concedetevi

un brindisi con questo delizioso vino, al

campione che c’è in voi! www.turismoinlanga.it

69


BIRRERIA

PIZZERIA

RISTORANTE

APPUNTAMENTO AL

“COBLAN”

Stile british? Sì, grazie. Soprattutto se si parla del felice

connubio ristorazione-divertimento. Se l’indirizzo della

vostra scelta è questo, e se siete alla ricerca di garanzie

nella qualità del servizio, nel cuore del centro storico di

Grugliasco trovate un esempio tra i più significativi del settore:

un angolo elegante ed accogliente che da anni è il

punto di ritrovo di moltissimi affezionati. È il Coblan Pub,

locale caratterizzato da un inconfondibile stile inglese che

da sempre fa della cordialità e dell’accoglienza due punti

di chiave della propria filosofia, dall’alto di una “carriera”

ormai consacrata nella ristretta cerchia delle “icone” cittadine.

Un ambiente caldo e raffinato accoglie il cliente

immergendolo in un’atmosfera suggestiva: da subito,

varcando l’ingresso del locale, ci si trova a proprio agio.

Lo spazio è sapientemente organizzato, tutto è curato e

disposto nei modi giusti. Il pub si sviluppa su tre locali:

una prima sala che ospita il bancone ed accoglie il cliente,

un ampio dehor privato sul retro - capace di ospitare fino

a 160 persone - ed un’ulteriore sala al piano inferiore. Nel

complesso, uno spazio capace di ospitare comodamente

fino a 250 persone. Va ricordato, inoltre, che il locale si affaccia

proprio davanti ad un ampio parcheggio e pertanto

non si pone nemmeno una delle questioni più spinose delle

uscite serali: trovare un posto macchina. Dietro a tanta at-


tenzione c’è l’impegno costante di uno staff collaudatissimo,

formato dal signor Luciano, la moglie

Graziella e la figlia Monica. Le caratteristiche

della loro gestione hanno conquistato i visitatori

nel tempo fino a diventare un autentico “marchio

di fabbrica”: i tre hanno instaurato un rapporto

di amicizia e reciproca stima con la clientela più

abituale, e non mancano di mostrare allegria e

cordialità con chiunque entri nel locale per la prima

volta. Atteggiamento, questo, corredato da

una qualità del servizio sempre puntuale ed impeccabile.

Perché la felicità del cliente è la felicità

dei titolari. Un impegno del resto riconosciuto

anche dagli “addetti ai lavori”: nel 2000, infatti, il

Coblan Pub ha conquistato il premio “Italia che

lavora” per l’attualità e la qualità del servizio offerto

alla clientela, sempre messa in primo piano.

Certo, il “menu” dell’offerta del locale di Grugliasco

- aperto ininterottamente tutti i giorni dalle

19 alle 4 di mattina - è capace di soddisfare le

esigenze dei clienti più esigenti, a partire dalla

birra, garanzia di tradizione e pregevole qualità:

a Tennent’s, sicuramente tra i più noti marchi

inglesi. In cucina, oltre ai classici hamburger, pa-

Birreria

pizzeria

ristOrante

nini e patatine, uno dei piatti forti è sicuramente

la pizza, sfiziosa e richiestissima, ma c’è ampio

spazio anche per le specialità “regine” della

grande tradizione italiana: primi a base di pasta

fresca e secondi di ogni tipo, tra cui le stuzzicanti

e celebri grigliate di carne o pesce (per le

quali è gradita la prenotazione telefonica). Non

può mancare, ovviamente, una degustazione di

vini riservata per occasioni particolari. Insomma,

ce n’è abbastanza per far concorrenza anche ai

ristoranti più rinomati, a partire dai prezzi, davvero

accessibili a tutti. Ma, si sa, uno degli ingredienti

più importanti a tavola è la compagnia. A

questo proposito l’atmosfera del Coblan è uno

splendido invito a passare dei piacevolissimi momenti

insieme ad amici e parenti, grazie alla disponibilità

di giochi da tavolo, e per vivere tutte le

emozioni del grande calcio, grazie alla presenza

degli schermi sintonizzati sugli anticipi e posticipi

del campionato di Serie A. Di fronte alle ammalianti

proposte del pub, non c’è scusa che tenga:

parafrasando un celebre refrain di Ligabue, ci vediamo

da Coblan. Il posto giusto per una serata

davvero unica.

Dehors estivo e invernale

Via Cravero, 67 - 10095 Grugliasco (TO) - Tel. 011 787212 - Cell. 338 8408725


Arriva l’autunno e le nostre tavole si colorano

con ortaggi e frutta di stagione, che cuciniamo

davanti al tepore dei primi caminetti accesi. Ma

quali sono questi prodotti? Dalle castagne, ai

funghi, la nota varietà dei porcini al tartufo, alla

zucca, e tanti altre leccornie, questo è un periodo

particolarmente florido per la nostra salute e il

benessere. Andiamo a scoprire come…

AUTUNNO, dALLA TerrA ALLA TAVOLA

È importante che gli alimenti che consumiamo

siano stagionali, altrimenti essi risultano insapori

e di bassa qualità. Consumare prodotti di stagio-

72

quanDO

tutte

le stagioni del gusto

di Silvia Calvi - foto Regione Piemonte

ne significa prediligere alimenti che hanno tutte

le migliori qualità nutritive, prodotti freschi, sani

e più ricchi di vitamine, genuini, in linea con la

stagionalità e la provenienza geografica di frutta

e verdura. I prodotti stagionali influiscono sullo

stato di salute aiutano a ridurre di un terzo il rischio

di insorgenza di malattie metaboliche e di

patologie cardiovascolari, sia a prevenire alcuni

tumori. Acquistare prodotti di stagione comporta

anche una minore spesa, perché quelli fuori

stagione sono importati o richiedono comunque

tecniche particolari. Se ne convenga che è preferibile,

oltre che salutare, consumare prodotti di


stagione. Ma quali sono i prodotti da ricercare in

autunno tra mercati e bazar? Le bietole da cucinare

crude e in insalata, i broccoli per condire la

pasta, i carciofi da cucinare in padella, le carote

da sgranocchiare con un filo d’olio crudo, i cavolfiori

da passare “gratin” al forno, i cavoli, il cavolo

cappuccio, il cavolo verza, i cetrioli e le cicorie per

un’insalata più saporita che mai. E poi ancora i

fagiolini, i finocchi, i funghi, le melanzane, le onnipresenti

patate; i peperoni, il radicchio, la rapa,

i ravanelli, gli spinaci, le zucchine e la famosa

zucca, ormai inflazionata per ricorrenze oltreoceano

come “Halloween”.

Ed è proprio sulla zucca, regina dell’autunno, che

ci concentreremo, fornendovi alcune deliziose e

semplici ricette di leccornie da preparare a casa

in un attimo, soddisfacendo i palati più raffinati e

non contravvenendo alla regola della stagionalità

del cibo.

LA zUccA, Le PrOPrIeTÀ BeNefIcHe

Utilizzata non solo in cucina, ma anche in cosmesi

e in medicina, la zucca viene persino usata

come contenitore e come utensile.

La zucca appartiene alla grande famiglia delle

Cucurbitacee, molto ricca di varietà, sia per

quanto riguarda la forma, che per il colore. Le

specie più note sono la Cucurbita maxima (zucca

dolce) e la Cucurbita moschata (zucca torta

o zucca pepona), da non confondere con la Cucurbita

pepo, specie cui appartengono le comuni

zucchine. Nella Cucurbita maxima il “frutto”,

considerato la zucca per eccellenza, ha una forma

voluminosa e appiattita in alto, caratterizzata

da una spessa buccia verde solcata da striature

longitudinali. Generalmente è di grandi dimensioni

(può arrivare a pesare anche 80 kg), mentre

la Cucurbita maxima presenta una polpa di colore

giallo-arancio farinosa e dolciastra. La Cucurbita

moschata invece, ha una forma allungata,

cilindrica, un po’ “gonfia” all’estremità, è di colore

verde/arancione, di dimensioni medie ed ha una

polpa dolce e tenera. In Italia, le varietà di zucche

più coltivate sono la Marina di Chioggia, molto

diffusa nel Nord, e la Lunga di Napoli.

come si sceglie una buona zucca?

La zucca viene seminata in primavera e arriva a

maturazione in agosto. Al momento dell’acquisto

è importante che il prodotto sia fresco, ben maturo

e sodo. Basta “colpirla” con le nocche della

mano e verificare che emetta un suono sordo.

Inoltre, il picciolo, inoltre, deve essere morbido e

ben “attaccato” alla zucca e la buccia deve essere

pulita e senza ammaccature. Visto che, generalmente

le sue dimensioni sono enormi, la zucca

viene venduta a tranci o fette, ma occorre tener

presente che la buccia e semi rappresentano

uno scarto del 30-35%. Specialmente nel caso in

cui venga acquistata a fette, occorrerà verificare

bene che la parte tagliata ed esposta all’aria non

sia eccessivamente asciutta.

come si conservano le zucche?

Acquistata una zucca intera, la si può conservare

per tutto l’inverno, in un ambiente buio, fresco

e asciutto. Secondo la tradizione, le zucche

andrebbero mangiate entro carnevale. I pezzi di

zucca cruda, si conservano invece nel frigorifero,

generalmente nello scomparto delle verdure, avvolti

nella carta trasparente: in questo caso però,

vanno consumate entro alcuni giorni poiché facilmente

“si disidratano”. Se invece la si vuole conservare

nel congelatore, si dovrà limare la buccia,

tagliare la zucca a dadini e “sbollentarla” un po’,

prima di congelarla.

Le proprietà nutrizionali:

La zucca è in grado di “riempire” un intero menù,

dall’antipasto al dolce, poiché molte sono le sue

“virtù” ed ogni piatto risulterà quindi gustoso e

salutare. Ecco le proprietà nutrizionali della zucca,

riferite a 100 grammi di prodotto

73


74

Le ricette della nonna

La zucca Tart

Ingredienti: 500 g zucca mantovana, 150 g patate farinose, 50 g parmigiano reggiano, 25 g burro, 4 uova, pane grattugiato,

1 vasetto di fonduta ossolana, Brencio.

Preparazione: Sbucciare la zucca e tagliarla a pezzetti, metterla in una teglia e cuocerla

in forno a 200°C tenendola coperta con un foglio di alluminio e aggiungendo

del sale grosso. A cottura ultimata passarla al setaccio e unirla alle patate passate

e in precedenza lessate. Aromatizzate con parmigiano, fiocchetti di burro e uova.

Nel frattempo scaldate la fonduta a fuoco basso e girate spesso.

Mettete il composto in stampini imburrati e passati nel pangrattato ed infornate a

bagnomaria a 180°C per circa 20 minuti. Servite lo sformatino caldo accompagnato

dalla fonduta.

Ossibuchi brasati al vino rosso

Ingredienti per 6 persone: 6 Ossibuchi di vitello, 300 ml di Barbera d’Alba superiore,

150 g di cipolla, 150 g di funghi alla boscaiola QB, 100 g carote, 80 g sedano,

2 cucchiai farina grano tenero BIO Antico Molino, 4 cucchiai di olio extravergine di

oliva, Sale, Pepe in grani.

Preparazione: Infarinate leggermente gli ossibuchi, quindi rosolateli in padella, a

fuoco vivo, nell’olio caldo. Trasferiteli poi in una teglia con il loro fondo di cottura,

aggiungete il sedano, la carota, la cipolla, il tutto tagliato a tocchetti, il vino, un pizzico

di sale e alcuni grani di pepe.

Passate in forno a 200°C per 50 minuti circa.

Nel frattempo sgocciolate bene dal loro olio i funghi e riscaldateli in padella aggiungendo qualche fogliolina di prezzemolo

alla fine. Ultimata la cottura in forno, trasferite gli ossibuchi con il loro saporito intingolo in un piatto da portata e

serviteli accompagnati dai funghi e, volendo, con un morbido purè di patate.

Gelato di castagna

Ingredienti per 6 persone: 1 litro di latte, 15 g di amido, 400 g di zucchero, 6 tuorli

d’uovo, 200 g crema di marroni alla vaniglia QB, 1 bastoncino di cannella Castagne

sciroppate QB.

Preparazione: In una pentola sciogliete l’amido nel latte freddo e profumate il tutto

con la cannella. Passate il composto sul fuoco e portatelo ad ebollizione.

In un altra casseruola montate i tuorli d’uovo, aggiungete lo zucchero e diluiteli con

il latte dal quale si dovrà togliere il bastoncino di cannella. Lasciate raffreddare ed

incorporate la crema di castagne. Amalgamate bene il tutto. Versate la crema in

uno stampo e mettetelo nel freezer. Potete servirlo a fette, decorato con le castagne sciroppate.


A pensarci bene il cibo è sempre stato sinonimo di

salute. Nel nostro Meridione, così come in Africa,

le donne devono vantare qualche chilo di troppo

per ostentare il loro benessere, e per piacere di

più agli uomini anche. In Sud America poi persino

le icone dello spettacolo mettono in mostra curve

mozzafiato, che sono potente mezzo di seduzione

e sensualità. E al cibo si torna, nelle ricette più

tradizionali, come rimedio di bellezza e salute.

Proviamo a fare un viaggio virtuale alla scoperta

di segreti e pozioni.

76

cOme

iL ciBO

non è solo per il palato

di Alfonsa Sabatino

L’OrO deL MArOccO

L’Olio di Argan ha un gusto molto forte ed è utilizzato

nella cucina marocchina per condire il pane,

le insalate o per preparare l’ amlou con mandorle

pestate e miele, un dolce servito spesso agli invitati

più graditi che oltre ad essere molto buono

sembra avere grandi virtù afrodisiache. L’olio

prodotto dai semi della pianta d’argan, nella zona

sud occidentale del Marocco, è utilizzato da sempre

dalle donne per i suoi benefici nutrizionali e

cosmetici. Ingrediente immancabile nella cucina


nella preparazione di tajine di pesce e di carne,

l’olio, ricco di vitamina E (il doppio dell’olio d’oliva)

e di acidi essenziali, è sorprendente anche per la

cura dei capelli e della pelle, che nutre e rivitalizza

dando lucentezza e freschezza. Da usare dopo

il tradizionale hammam o dopo una semplicissima

doccia, l’olio di Argan è prodotto da diverse

cooperative di donne, che sono state sostenute

nel tempo dallo stesso governo marocchino.

www.olio-argan.com/produzione-olio-argan

www.etoiledargan.it

Le LeNTIccHIe NON SOLO A cAPOdANNO

In ayurveda i legumi sono considerati alimenti in

grado di purificare e di dare struttura, contengono

pochi grassi, molte fibre, ferro e sali minerali:

per questo non devono mancare nella nostra dieta.

Non solo nel piatto, anche nei momenti che

dedichiamo alla cura del nostro corpo. Le polveri

Dal nostro Meridione

all’America Latina

il cibo è sinonimo di benessere,

e nelle ricette tradizionali

di mezzo mondo

sono gli alimenti il rimedio

di bellezza e salute.

ricavate dalla farina di legumi (farina di lenticchie

rosse o riso, soia verde, e di ceci o mais a seconda

del nostro dosha) vengono mescolate con olii

vegetali ed olii essenziali fino a ricavarne una pasta

cremosa da applicare su tutto il corpo: questo

procedimento distende, tonifica e può contribuire

a riattivare la microcircolazione del tessuto muscolare,

lasciando la pelle distesa e soffice.

LA cereTTA è dOLce

Caramel è uno dei film libanesi più famosi (2007,

diretto dall’attrice Nadine Labaki) e prende il titolo

dal metodo di epilazione usata in Medioriente,

che usa zucchero, acqua e succo di limone riscaldati

assieme. Lasciando stupite anche le più

scettiche, la ceretta al caramello sta prendendo

77


piede anche da noi.

Basta far bollire due

manciate di zucchero

con mezzo bicchiere

d’acqua, quando il caramello

acquista un colore

dorato bisogna aggiungere

alcune gocce di limone e 2

cucchiai di miele. Immergere

la pasta nell’acqua fredda

per farla intiepidire e poi lavorarla

fino a ottenere una

palla di caramello. La cera è

fatta: è sufficiente stendere

la pasta sulle gambe e dal

basso verso l’alto, e strappare

con gesto deciso. Questa tecnica

naturale al 100% ha un effetto che

dura tre settimane, è consigliata alle

donne che hanno i capillari fragili perché

più delicata, per la temperatura moderata e

per il piacevole massaggio provocato dalla palla.

LA rIceTTA deLLe ANde

La quinoa (Chenopodium quinoa) viene coltivata

da oltre 5000 anni sugli altipiani pietrosi delle

Ande a 4000 metri sul livello del mare ed è cibo

essenziale per le popolazioni andine. Inevitabilmente

resistente, la pianta non richiede particolari

trattamenti e produce una spiga ricca di semi

rotondi, simili a quelli del miglio. Usato nella cucina

al posto di riso o miglio, ottima nelle zuppe e

nelle insalate, la quinoa è un alimento ricco di proprietà

nutritive: contiene fibre e minerali, come

fosforo, magnesio, ferro e zinco, ed è un’ottima

fonte di proteine vegetali. I grassi contenuti nella

78

quinoa sono prevalentemente insaturi e non

contenendo glutine è un alimento leggero,

adatto sia agli adulti che ai bambini. Per le sue

proprietà nutritive e ricostituenti, riconosciute

già dagli antichi Incas, viene utilizzata anche in

estetica e la società del Karitè propone la CREMA

di QUINOA, che utilizza i principi attivi dell’antico

cereale sudamericano per un trattamento di

morbidezza ed idratazione. Altra fragranza

lanciata sul mercato è quella a base

di RISO E MIELE, che combina

le proprietà

emollienti del

latte di riso e

la dolcezza del

miele che garantisconoidratazione

e vitalità.

www.karite.it, www.

altromercato.it

IL PIccANTe

Per eSSere BeLLI e IN fOrMA

Le proprietà del peperoncino mettono d’accordo

la Calabria con la lontana Cina, la Turchia con il

Messico, che riconoscono i benefici del potente

cornetto rosso. A differenza del pepe nero, che

non sembra fare molto bene alla salute, il peperoncino

facilita la digestione, soprattutto se preparato

in infuso con camomilla e miele. Ricco di

vitamina C e E, il peperoncino è un potente anticancro,

previene infarti e malattie cardiovascolari,

abbassa il colesterolo, rafforza arterie e cuore.

Fatto macerare nell’alcol e usato come impacco

sulle zone doloranti in caso di artriti e reumatismi

aiuta ad alleviare il dolore; dicono essere utile per

i postumi di una sbronza, è un ottimo afrodisiaco

e secondo la medicina cinese è un efficace rimedio

contro la depressione. Ancora, nelle cure di

bellezza, il peperoncino viene usato in maschera

contro l’acne, per avere una pelle giovane e

fresca; le lozioni a base di alcol e peperoncino

vanno tamponate sulla cute per rinforzare i capelli

e contro la calvizia e fanghi a base di argilla e

peperoncino in polvere sono ottimi per impacchi

contro l’adiposità in eccesso.

www.peperoncino.org


Direttamente

a Porta Palazzo,

le 25 spezie

del Madagascar

Atelier Madagascar

Via Borgo Dora 21, Torino

www.vanigliabourbon.net

Tel. 011 276 74 79

Cell. 338 255 87 35

info@vanigliabourbon.net

Edith Elise Jaomazava è in Italia da 14 anni e dopo aver fatto

la mamma a tempo pieno e aver cresciuto i suoi quattro bambini

si è trovata con tanta voglia di lavorare e una bellissima idea di

progetto. Insignita del Money Gram Award nel 2010, come miglior

imprenditore immigrato dell’anno, è originaria del Madagascar.

Ha pensato di portare qui un po’ dei colori e dei sapori della sua

terra e così ha iniziato a importare e vendere vaniglia e cannella.

“Anche nella cucina italiana si utilizzano le nostre spezie e puntando

sulla qualità della produzione e delle tipicità del Madagascar ho

iniziato questa piccola attività”. Una piccola attività divenuta

grande e oggi sono 25 le spezie che l’Atelier Madagascar vende

all’ingrosso e al dettaglio e presto si farà promotrice di un’intera

cultura e tradizione. Nel mese di novembre, infatti, verrà inaugurato

il negozio di via Borgo Dora 21, in piena Porta Palazzo, che

sarà uno spazio di vendita, ma anche e soprattutto di incontro:

“abbiamo in mente un calendario fitto di appuntamenti e iniziative

culturali, di degustazione di diversi tipi di the e magari del vin brulé

fatto con le nostre spezie durante il Gran Balon nelle domeniche

invernali. In questi anni tante persone si sono interessate agli usi e

alle proprietà delle spezie del Madagascar che vendiamo e così ho

deciso di organizzare, una volta al mese, una conferenza proprio per

raccontare le ricette in cucina, per la salute e bellezza a base delle

nostre spezie”. Ottimo il gelato alla vaniglia per il palato e il the

con un po’ di zenzero contro il raffreddore. Allora muniti di carta e

penna, come in uno dei tanti romanzi di moda di questi ultimi anni,

possiamo andare all’atelier e ritrovare un angolo di paradiso, di

tradizione e cultura speziatissima e golosa.


[ IL PePerONcINO]

[ IL PIAcere deL VINO]

80

LiBri

di Silvia dallo

Lorena fiorni

Newton Compton Editore

447 pagine

Il peperoncino, una spezia

amata in molte parti

del mondo e in Italia, con

indubbie qualità terapeutiche.

Un rimedio naturale

con una storia estremamente

antica. L’autrice

propone non solo ricette

dall’antipasto al dessert

caratterizzate dalla presenza

del peperoncino,

ma anche una sezione

in cui suggerisce rimedi attraverso i quali curare

i più comuni malesseri attraverso l’utilizzo di questa

spezia, malesseri come l’artrite, la cefalea, la

depressione e altre ancora. Non esclude neppure

suggerimenti che riguardano la bellezza. Un volume

divertente e piacevole, tutto rosso, dalla copertina al

colore del testo.

Paola Gho – Giovanni ruffa

Slow Food Editore

303 pagine

Un libro che ci insegna a

bere meglio, spiegandoci

l’universo sensoriale

e i cinque gusti coinvolti

nella degustazione, cosa

significa degustare un

vino, quali sono i ferri del

mestiere e in che ambiente

geografico l’uva

cresce meglio. Spiega poi

come l’uva venga lavorata,

come si trasforma in vino e i vari modi in cui si

presenta ai nostri occhi: colore, limpidezza, fluidità.

Un capitolo a parte è dedicato ai profumi e al gusto

e alle tecniche di degustazione. Altrettanto interessanti

gli approfondimenti sui tappi e sulla letteratura

che lo riguarda, ma anche sulle etichette più

prestigiose e antiche.

[ UNA MeLA AL GIOrNO: MA qUALe?I]

Augusto Innocenti - carlo Prunet

Espress Edizioni

238 pagine

Sempre più spesso si

parla di etichette dei cibi

confezionati, etichette che

corrispondono alle direttive

europee, ma sono di

difficile comprensione, e

non è sempre facile capire

il loro significato. Questo

interessante volume

del biologo nutrizionista

Innocenti e dello psicologo e psicoterapeuta Pruneti

cerca, appunto, di aiutare i consumatori a destreggiarsi

di fronte a queste piccole, ma fondamentali,

etichette. Un manuale che ci aiuta a comprenderle

per poter scegliere cosa vogliamo mettere in tavola

con consapevolezza, sicuri di aver capito cosa troviamo

scritto nelle etichette.

[ LA cUcINA deLLA SALUTe]

Laura rangoni

Newton Compton Editore

431 pagine

Autrice di diversi volumi

di cucina e giornalista,

Laura Rangoni

propone, questa volta,

un volume suddiviso

mese per mese, con

l’obiettivo di sfruttare al

meglio la cucina di stagione.

Per ogni mese

indica quindi i prodotti

più tipici, le loro caratteristiche,

come si conservano e le curiosità che li

riguardano, prima di passare alle ricette per cucinarli.

Un volume interessante e utile. Soprattutto

perchè, spesso, i prodotti di stagione sono anche

quelli più a buon prezzo.


[ 365 VOLTe PIeMONTe]

M.Bonavero-B.Gambarotta-d.Musci-c.Santacroce

Il Punto Editrice

573 pagine

Un volume elegantemente

rilegato che ripercorre

la tradizione

culinaria

del Piemonte.

La parte storica

fotografa i menù

consumati in occasioni storiche di rilievo, mentre

una seconda parte riporta alla luce oggetti e strumenti

utilizzati in un passato non poi così lontano.

Esiste uno spazio anche per le ricette della tradizione.

Un libro curioso e interessante, che apre più di

una finestra sul passato e sul presente.

[ rIceTTe Per cASALINGHI dISPerATI ]

Paola Balducchi

Newton Compton Editore

527 pagine

L’autrice ed esperta di

ricette antiche e moderte

ha scelto di scrivere

questo volume venendo in

soccorso a tutti quei single

che hanno abitudini,

esigenze e tempi diversi

da chi vive in famiglia. Un

ricettario pensato per chi

vive da solo ma non vuole

rinunciare ai piaceri della buona tavola. L’autrice ha

diviso l’universo dei single in undici profili, e ad essi

suggerisce le sue ricette. Nel volume troveremo,

quindi, quelle per il vegetariano, per il carnivoro, per

il frettoloso, per il risparmiatore e il raffinato, per il

festaiolo e il goloso...

[ LA cUcINA deLLe STAGIONI IN cITTÀ]

francesco Passalacqua – federica Giacobino

Blu Edizioni

62 pagine

Un libro di ricette

incentrato sull’importanza

di seguire

la stagionalità dei

prototti. Cucinare,

insomma, ciò che è

di stagione. Il volume,

suddiviso nelle

quattro stagioni,

propone per ciascuna

ricette semplici ma antiche, tipiche della tradizione,

dove verdura e spezie acquistano un valore

fondamentale. Le illustrazioni di Federica Giacobino

rendono ancora più accattivanti le ricette del famoso

cuoco Francesco Passalacqua.

[ IL PIAcere deLL’OrTO]

Alberto Arossa

Slow Food Editore

300 pagine

Un invito a coltivare un

orto buono, pulito e giusto,

perché racconta

come fare crescere le

piante migliori per il territorio

in cui si abita, con

tecniche meno dispendiose

e più ecologiche.

Senza dimenticare che

l’orto, prima di ogni altra

cosa, deve gratificare a chi lo cura. Completa il libro

la guida alla scelta degli ortaggi con 56 schede illustrate

e 15 proposte di attività ludiche per le scuole e

i più giovani e utili appendici finali.

81


La buona cucina parla un linguaggio internazionale

che viene apprezzato in maniera indistinta.

Ecco allora alcuni piatti assolutamente da provare…

C’è chi desidera preparare manicaretti e c’è

chi invece vuole assaggiarli. La sottoscritta appartiene

alla seconda categoria e non ha alcun

problema a sperimentare menù originali e fuori

dal comune, magari provenienti da paesi lontani.

Curiosando qua e là sul web ho scoperto alcune

ricette sfiziose e interessanti, firmate da chef

82

cOme

gOLOsi

di tutto il mondo unitevi!

di Barbara Odetto

rinomati, che suggerisco a quanti invece amano

dilettarsi tra i fornelli. Prima di iniziare questo


viaggio gastronomico, però, vi pongo una domanda:

lo sapete che alcuni cuochi sono considerati

delle vere celebrities e vengono pagati come le

star di Hollywood?

Beati loro e beati quanti possono gustare una

delle loro costosissime portate.

Nobuyuki Matsuhisa, ad esempio, è considerato

a pieno titolo il massimo esperto di sushi del

pianeta e possiede circa venti ristoranti in tutto il

mondo che fanno parte della catena Nobu e che

sono spesso frequentati da attori del calibro di

Robert De Niro.

Oltre che per la capacità di interpretare in maniera

innovativa il sashimi, lo chef giapponese è celebre

anche per il Merluzzo nero in salsa di Miso

e per i Gamberetti in funghi di mare e fagiolini

verdi: ricette tanto appetitose quanto impossibili

da imitare, purtroppo.

(dosi per 6-8 persone)

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 45 minuti

difficoltà: facile

Casseruola di gamberi e riso

Ingredienti:

1 chilogrammo di gamberi già sgusciati - peperone - 1 cipolla -

prezzemolo tritato - 2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva - 50

grammi di burro - 2 bicchieri di - unghi secchi - 2 tazze di formaggio

cheddar cheese o parmigiano - 4 bicchieri d riso

Lo chef Monny B

Se invece desiderate cimentarvi in portate diverse

da quelle classiche che potete trovare nei libri

di cucina più consultati, ecco alcune idee originali

e… very international. Per stupire i vostri ospiti

con sapori speciali!

Lo chef Paula deen

Preparazione

In una casseruola far soffriggere nell’olio extra vergine d’oliva il prezzemolo, il peperone e la cipolla sino a quando

questa non sarà dorata e il peperone morbido. Aggiungere i gamberi precedentemente lavati, bolliti e sgusciati. Nel

frattempo ammorbidire i funghi essiccati in acqua e, una volta pronti, sminuzzarli in modo da renderli una crema.

Versare la crema di funghi nel tegame e mescolare a lungo. Aggiungere una tazza di cheddar cheese oppure di parmigiano,

mescolare nuovamente e versare tutto il riso. Quando questo sarà quasi cotto aggiungere il restante formaggio

e mescolare in modo da creare un composto omogeneo. Dopo aver cosparso il tutto con il burro, infornare e cuocere a

250 gradi con ventilazione per mezz’ora-quarantacinque minuti al massimo.

Lo chef

Originaria della Georgia, l’americana Paula Deen non è solo considerata una cuoca d’eccellenza, ma un vero fenomeno

a stelle e strisce. Dopo la morte dei suoi genitori e la separazione dal marito, la donna soffrì a lungo di agorafobia. La

passione per la cucina la salvò dal baratro: inaugurò infatti The Bag Lady, un servizio di consegna a domicilio di pietanze

preparate in maniera casalinga che in poco tempo conquistò il Paese. Oggi Paula conduce due trasmissioni televisive

dedicate all’arte culinaria e i suoi libri di ricette, così come le biografie, sono ogni volta un best seller di successo.

83


(dosi per 6 persone)

Tempo di preparazione: 1 ora e 10 minuti

Tempo di cottura: 40 minuti

difficoltà: facile

84

Polpettone ai carciofi e spinaci

Ingredienti:

400 grammi di carne tritata - 3 carciofi - 300 grammi di spinaci lessati - 1 limone - 1 scalogno - 1 mazzetto di prezzemolo

- 1 spicchio di aglio - mollica di pane - latte qb - 100 grammi di prosciutto cotto in 1 sola fetta - 100 grammi di

mortadella in 1 sola fetta -1 uovo - 150 grammi di speck a fette spesse - olio extravergine di oliva sale e pepe qb.

Preparazione

Pulire i carciofi eliminando i gambi, le foglie esterne più dure e le punte. Tagliarli a spicchi e metterli in acqua acidulata

con succo di limone per evitare che anneriscano. Soffriggere in poco olio lo scalogno tritato, unire i carciofi e gli spinaci

e cuocerli per circa 20 minuti, dopo averli cosparsi di prezzemolo e aglio tritati molto finemente. Preriscaldare il forno a

180 gradi. Bagnare la mollica di pane con un po’ di latte e metterla nel mixer assieme alla carne e a tutti gli ingredienti

tranne lo speck, quindi condire con sale e pepe. Foderare uno stampo rettangolare con le fette di speck, facendole

uscire dal bordo, e riempirlo con il polpettone preparato, cercando di dargli una forma rotonda. Ripiegare le fette di

speck sul polpettone e passarlo in forno per 40 minuti.

Lo chef

MonnyB non è una cuoca stellata, ma una donna creativa che ha fatto della cucina un’arte. Perché saper mixare il

poco tempo che ognuna di noi ha per preparare le pietanze con i sapori più sfiziosi, la fantasia nell’esecuzione dei piatti

con l’aspetto economico è davvero un’arte. MonnyB è anche una mamma attenta ad un’alimentazione buona, sana e

rispettosa del bilancio familiare, un’amica che rimane a lungo tra i fornelli per soddisfare gli ospiti e uno chef molto

seguito sul blog www.monnyb.it e in televisione nel programma Semplicemente Monnyb. Da poco è in libreria con il suo

primo titolo: La cucina senza tempo (da perdere).


NoveNo Cumpleaños

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Neuvième aNNiversaire

Via Botero, 7 - Torino - Tel: 011 5660524

Corso Appio Claudio, 116 - Tel: 011 7509269

www.ristorantivolver.com


La tavola degli italiani si tinge di colori, si personalizza,

si reinventa per essere sempre di più

lo specchio dell’anima del padrone di casa. Così,

anche al di fuori di occasioni comandate come

comunioni, battesimi, pranzi e cene di Natale e

di Santo Stefano, anche quotidianamente una tavola

addobbata secondo gusti e fantasia di chi la

governa con amore, può essere eclettica, romantica,

raffinata, senza mai però eccedere in quella

“ingessatura” da bon ton. Insomma, la tavola diventa

sempre di più originale e “divertente”.

Già, accomodarsi a tavola oggi è sempre più

86

cOme

La creatività

è servita

di Liliana Carbone

conviviale e attorno ad essa si respira allegria,

serenità e quel tocco di glamour che non passa

inosservato. Complici servizi di piatti, posate e

di bicchieri e novità in fatto di pentole che portano

aria nuova sulla tavola del 2011. Ma non solo.

“Oggi apparecchiare una tavola significa metterci

del proprio – spiega Donatella Galli, presidente

dell’associazione “ART- Arti della tavola e del

Regalo” -, è il frutto della propria personalità e

dell’amore per ciò che si fa. Ecco perché si può

creare una tavola coordinata ed originale anche

senza essere grandi maestri di stile”.


Perché in fondo il segreto sta in queste parole:

“Il primo ospite di casa tua sei tu, perché ci sei

tutti i giorni, e per un ospite si hanno sempre i

migliori riguardi!”.

PIATTI: fOrMe e cOLOrI SI MeScOLANO

Preparare tavola non è mai stato così creativo!

La parola d’ordine è mescolare, perché solo in

questo modo si porta agli occhi dei commensali

quell’allure di originalità che fa bello e gradevole

un pranzo o una cena in famiglia o con amici.

«Il servizio di piatti, realizzato in porcellana, ceramica

o in stoneware è un tripudio di forme e di

colori che si sposano con armonia e complicità»

spiega Donatella Galli. “Dal servizio di piatti più

semplice a quello più prestigioso (per l’aggiunta

di decori raffinati e ricercati), la tavola si reinventa

con armonia”.

Armonico è l’accostamento dei piatti di portata

che hanno forme diverse. “Così – prosegue

Donatella Galli -, ecco il piatto piano quadrato, il

piatto frutta rotondo e il piatto fondo a forma di

foglia”.

Anche i colori si combinano felicemente. “Si incontrano

nei servizi di piatti punte di bianco su

fondi colorati, e viceversa. Anche gli accessori

della tavola sono decorati e colorati”.

La parola d’ordine è mescolare:

solo così si porta

agli occhi dei commensali

quell’allure di originalità

che fa bello e gradevole

un pranzo in famiglia.

87


NUOVe TONALITÀ Per feSTeGGIAre

IL NATALe

Ma c’è di più. A Natale, oltre ai consueti e tradizionali

rosso, verde, oro e argento, faranno bella

mostra di sé nuove tonalità come il blu e il viola,

spesso attraversati dal bianco. «La rivoluzione

dei colori interesserà i servizi di piatti ma anche

le tovaglie e i tovaglioli» spiega Galli. «Al via dunque

accostamenti raffinati tra il blu e l’argento,

passando per il viola e bianco che dà luminosità

all’insieme. La tavola si personalizza con gusto e

divertimento».

Ad OGNUNO LA SUA POSATA

Colorate quanto basta, in acciaio, in argento (si

può lavare in lavastoviglie e non si aspettano Natale

o ricorrenze speciali per metterlo in mostra!),

oppure in acrilico colorato, in corno o in legno, le

posate hanno la loro importanza. Al punto che

alle forchette e ai cucchiai oggi si aggiunge anche

un coltello fatto apposta per tagliare la carne. Ebbene

sì, anche in fatto di posate nasce l’esigenza

di avere sotto il naso uno strumento specifico per

il piatto che andremo a gustare. Così potremmo

trovare accanto al piatto di ceramica a forma

quadrata un affilato coltello per tagliare il nostro

“filetto alle cento erbe”.

SeNzA GAMBO O PIù BASSO?

Torna il bicchiere basso senza gambo per l’acqua

minerale, ma restano fedeli al bon ton il flute

88

e la coppa di champagne. Anche per i bicchieri

degustare un buon vino diventa un momento unico,

al punto che berremo un vino bianco in una

specifica forma di calice e un rosso nero d’Avola

in un bicchiere apposito.

Al bando bottiglie d’acqua di plastica sulla tavo-


la! “Servitevi – consiglia Donatella Galli – di una

semplice brocca. Sulla tavola ha un suo perché

anche una semplice brocca contenente della normale

acqua minerale”.

TOVAGLIe: VOGLIA dI cOTONe,

LINO e fIANdre MA ANcHe dI PrATIcITÀ

Senza tempo e sempre amate sono le tovaglie di

cotone, di lino e di fiandra. Fresche e classiche

e sempre attuali non perdono mai la loro importanza

in un momento di convivialità a tavola. Accanto

a questi tessuti però la novità non è solo la

tovaglia di lino antimacchia o quelle in versione

“enduit” (materiale lavabile e pratico per tutti i

giorni o per scampagnate in giardino). La tovaglia

si presenta sotto l’effetto stropicciato del froissé,

proposto in mille colori. I tovaglioli invece? Rigorosamente

di cotone.

TeNdeNze cHe BOLLONO IN PeNTOLA

Non più manici di pentole che scottano! Da WMF

arriva il brevetto mondiale „Cool+“ che impedisce

il surriscaldamento dei manici di una pentola

molto speciale. Il suo nome? “Premium One”

che è stata presentata a Macef, il “Salone internazionale

della Casa” (8-11 settembre).

Funzioni innovative, squisito design ad opera

di Peter Ramminger e lavorazione eccellente

“made in Germany”: questi sono i presupposti

della nuova serie di pentole “Premium One”

adatte per friggere, cucinare al vapore, bollire,

cuocere carne o verdure, scaldare il latte. E se si

tocca non brucia perché la tecnologia brevettata

“Cool+” applicata ai manici (di pentola e coperchio)

assicura che durante la cottura rimangano

davvero “cool”.

La tecnologia “Cool+” è riconoscibile sulle pentole

dai “cool-dots”, elementi di silicone tra la pentola

e i manici che si fanno notare per il colore

rosso acceso che dà alla pentola un inconfondibile

segno di design. Il nuovo sfiato per il vapore

sui coperchi inoltre impedisce fuoriuscite incontrollate

evitando ustioni provocate dal vapore o

da zampilli d’acqua bollente. E poi la forma delle

pentole è studiata per permettere di impilarle per

risparmiare spazio.

Via Ventimiglia, 65 Torino

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89


1 - L’a c q u a d i s c o l at u r a d e l l a pa s ta m a c c h i a

l e p e n t o l e?

Falso. L’acqua di scolatura è un ottimo sgrassante

se usata ancora calda per lavare le stoviglie grazie

all’alto contenuto di amido.

2 - Il l i m o n e b r u c i a l’e p i d e r m i d e?

Falso. è un ottimo rimedio naturale per avere la

pelle morbida e proteggerla contro agenti esterni

3 - Il l i m o n e è u n potente s g r a ss ato r e?

Vero. Toglie anche gli odori fastidiosi dei cibi, come

il pesce, durante il lavaggio.

4 - È v e r o c h e l’ac e to è efficace p e r l ava r e i v e t r i?

Vero. E col tempo noterete che gli specchi tendono

ad appannarsi molto meno.

5 - La cenere delle sigarette fa b e n e alle p i a n t e?

Falso. La cenere di cui si parla come fertilizzante

è cenere di legna e foglie, nelle sigarette sono contenuti

decine di prodotti chimici dannosissimi.

6 - Le fo g l i e d i ta b ac c o s o n o u n antiparassitario?

Vero. Nel caso di foglie macerate. Vaporizzando il

composto ottenuto sulle foglie allontana parassiti

e gli afidi.

7 - Ll f u m o d i s i g a r e t ta fa m a l e a l l e p i a n t e?

Falso. Il fumo contribuisce ad aumentare il tasso di

anidride carbonica che aiuta le piante nel processo

di produzione dell’ossigeno.

90

VERO? ? ?

8 - Il s a l e d a c u c i n a fa m a l e a l lo s c a r i c o

d e l l a v a n d i n o p e r v i a d e l c a lc a r e?

Falso. Mescolando il sale col bicarbonato in parti

uguali e facendolo scorrere con acqua bollente nello

scarico lo stura e lo mantiene libero.

9 – La m a n d o r l a fa b e n e alla pelle?

Vero. Mischiata con aloe, argilla e lavanda contribuisce

a pulire e nutrire la pelle.

10 - l b i c a r b o n at o fa b e n e a i d e n t i?

Falso. Alla lunga corrode lo smalto e sensibilizza i denti.

11 – L’ac e to r e n d e i capelli più lu c i d i?

Vero. Deterge a fondo e protegge contro gli agenti

esterni.

12 – Il c i o c c o l ato p r i m a d i a n d a r e a d o r m i r e

fa b e n e?

Falso. Il cacao contiene caffeina, teobromina serotonina

e feniletilamina, che essendo sostanze eccitanti

rovinano il sonno.

13 - Il l i m o n e è u n b u o n d e t e r g e n t e p e r il

f o r n o a m i c r o o n d e?

Vero. Lasciato 5 minuti nel forno acceso con

dell’acqua pulisce a fondo e disinfetta.

14 – L’a c e to d i s i d r o fa d i m a g r i r e?

Vero. L’acido acetico, contenuto in misura maggiore

in questa variante di aceto, aiuta a liberare

l’energia dei grassi e dei glucidi.

? ? ?

?


? ?15

– Il r a v a n e l l o fa b e n e a l l a p e l l e d e l v i s o?

Vero. Tritato dopo averlo lasciato in un colino con

del sale, per eliminare l’acqua interna, diventano

un’ottima maschera per il viso adatta per attenuare

le macchie lasciate dall’abbronzatura estiva.

16 – L’o l i o d i l i n o fa b e n e ai m o b i l i?

Vero. L’olio di lino mischiato con alcool diventa un

ottimo detergente e nutriente per mobili in legno.

17 – be r e t r o p p o tè n e r o fa m a l e ?

Falso. Da recenti studi giapponesi risulta un ottimo

antinfluenzale.

18 – La cottura fa p e r d e r e la vitamina a n e i c i b i.

Falso. La vitamina A si disperde con la luce e a

contatto con l’aria, non con la cottura.

19 – Le m a c c h i e d i ciliegia s o n o difficili

d a t o g l i e r e?

Falso. Le macchie di ciliegia si toglono molto facilmente

immergendo, prima del lavaggio, la parte

sporca nel latte.

20 – I c h i o d i d i g a r o fa n o s o n o u n ot t i m o rimedio

a l l’o d o r e d i m u f fa n e g l i a r m a d i?

Vero. Le nostre nonne usavano principalmente

questo metodo negli anni passati.

21 – Le u n g h i e m a c c h i at e d i c i b o d i v e n ta n o p u l i t e

s o lo c o n i s o lv e n t i?

Falso. Le unghie macchiate di cibo tornano pulitissime

se tenute a bagno nello yogurt per qualche

minuto.

O FALSO? ? ?

26 – L’a lo e è u n ot t i m o rimedio c o n t r o

l e b r u c i at u r e.

Vero. Ricco di elementi aiuta la pelle a rigenerarsi

molto velocemente.

22 – La c e n e r e d i s i g a r e t ta to g l i e l e m a c c h i e

d e l l a t i n ta d a l v i s o?

Vero. Immergendo un batuffolo di cotone in acqua

tiepida e poi passato nella cenere risulta efficace

per togliere macchie di tinte dal viso, ma non dai

vestiti.

23 – pe r p u l i r e l e stoviglie in r a m e b a s ta

d e l l’a c e to?

Falso. Il rame ritrova il suo splendore se trattato

con farina gialle, sale e solo in fine l’aceto.

22 – Il b r o c c o lo è u n c i b o c o n p r o p r i e tà

a n t i c a n c e r o g e n e?

Vero. Insieme al cavolfiore è il più ricco di elementi

anticancerogeni.

23 – Pe p e r o n c i n o i n f i a m m a lo s t o m a c o ?

Falso. Stimola la digestione e fornisce un alto apporto

di vitamina C.

? ?

24 – Il s u c c o d i m e l e r e n e t t e a i u ta a m a n t e n e r e

l a p i e g a d e i ca p e l l i p i ù a l u n g o?

Vero. Usato al posto del balsamo ridona anche vigore

al cuoio capelluto

91


Casa e famiglia a Galliate, valigia sempre a portata

di mano, pronto a partire per annunciare

la “buona novella” del vino italiano. Non è pleonastico

né esagerato descrivere così Giuseppe

Martelli, galliatese di 61 anni, una vita dedicata

ai problemi dell’enologia. È lui l’ambasciatore nel

mondo del prodotto Made in Italy, da 31 anni alla

guida dell’Associazione Enologi Enotecnici italiani,

che oltre a rappresentare i tecnici del settore

vitivinicolo, ne salvaguardia l’immagine: più di

quattromila professionisti, che nel 2011 hanno

celebrato i 120 anni di costituzione della categoria

più antica al mondo nello specifico settore.

92

intervista

amBasciatOre

del Made in Italy

di Gianfranco Quaglia - Fonte: NOI (Mensile Novarese) numero di ottobre 2011

Martelli, diplomato in enologia a Conegliano e

laureato in biologia all’Università di Pavia, è anche

presidente del Comitato nazionale per la tutela

e la valorizzazione delle denominazioni d’origine

e delle indicazioni geografiche tipiche dei

vini in seno al Ministero delle Politiche Agricole.

Insomma, la massima autorità in materia.

Attualmente è anche presidente onorario

dell’Union Internationale des Oenologues, guidato

per sei anni, e a dicembre il ministro dell’Agricoltura

francese gli consegnerà le insegne di

“Cavaliere al merito agricolo”.

Quando Martelli parla a Pechino, piuttosto che a


Shangai, Hong Kong, Nuova Delhi, oppure Bombai,

New York, Montreal, Toronto, Budapest, Parigi,

Saigon (tanto per citare alcune delle tappe

delle sue frequenti missioni all’estero) è come se

apponesse un timbro sul passaporto per il vino

italiano.

Lei gira il mondo per illustrare l’alto livello del

settore vitivinicolo nazionale. Quanto è difficile

difendere la nostra produzione? “È dura. Il fatturato

dell’intero settore è di oltre 14 miliardi di

euro, di cui 4 dati dall’esportazione. Abbiamo lavorato

molto, con professionalità e umiltà e i risultati

non sono mancati. Anche oggi, nonostante

la crisi, stiamo meglio di altri. Basti pensare che

dopo aver chiuso un brillante 2010, i primi sei

mesi del 2011 hanno fatto registrare un aumento

del 15% in valore e del 16,5% in volume”.

Non le capita, quando è lontano, di aver nostalgia

di Galliate? “Le radici non si dimenticano

mai. Del resto nonostante abbia vissuto per lungo

tempo in Sardegna, in Veneto e gli uffici siano

sempre stati a Milano, la mia residenza è sempre

stata a Galliate. Una delle cose che mi pesa di più

è proprio quella di non riuscire a vivere il territorio

come vorrei e di frequentarlo. Di incontrare gli

amici di un tempo, di dedicarmi al Lions, di cui

sono socio fondatore. Insomma di vivere la mia

novaresità con gioia e professionalità. Quando

Novara ha chiamato però ho sempre risposto sia

professionalmente che personalmente”.

Che cosa significa per lei il mondo dell’enologia?

“Non per imposizione, ma per scelta, sono

sempre stato un uomo-azienda. Casa e bottega

per intenderci. Quando il lavoro ti piace è normale

che ti coinvolga e che tu ti appassioni al di là delle

tue responsabilità professionali”.

Tutto questo gran lavorare colme si concilia

con la vita privata e familiare? “Certe volte molto

male. Ho però una famiglia meravigliosa che

fin dall’inizio ha creduto nelle mie scelte e mi ha

spronato ad andare avanti. Sia io che mia moglie

arriviamo da famiglie che hanno sempre dato importanza

al lavoro, che non si sono mai concesse

più di quanto potevano permettersi, nella filosofia

che prima di fare un gradino devi consolidare

quello precedente. Hobby? Non ne ho più, ho dovuto

abbandonare il tennis, lo sci, le camminate

in montagna. Mi rimangono la musica classica,

pochi amici e molti libri da leggere, per il momento,

ancora tutti rigorosamente di viticoltura

e di enologia”. Un sogno nel cassetto, magari

per quando smetterà? “Ristrutturare casa mia

per viverci senza valigia in mano, sono anni che

ci penso”.

Ma noi sappiamo che quel momento è lontano,

perché il vino italiano deve fare ancora molta

strada e ha bisogno di lui.

[ ASSOCIAZIONE eNOLOGI eNOTecNIcI ITALIANI]

L’Assoenologi venne costituita ad Asti il 7 maggio

1891. Il padre fondatore fu Arturo Marescalchi. Oggi

i tecnici sono 4400, di cui il 40% inquadrato con responsabilità

direttive in aziende cooperative o private,

il 50% è costituito da impiegati e il 10% svolge la libera

professione. Il lavoro dell’enologo si è modellato

durante gli anni sul mutato panorama del patrimonio

viticolo italiano, passato da 1,2 milioni di ettari degli

anni ‘80 ai 640 mila attuali, mentre la produzione di

vino è passata da una media di 63,6 milioni di ettolitri

nel periodo 1986-95 ai 45,5 milioni di ettolitri

dell’ultimo triennio. la dimensione minima richiesta a

un’azienda per poter giustificare e sostener ei lricorso

a un enologo è di 30 ettari. In Italia operano circa

un milione di aziende vitivinicole, ma quelle che raggiungono

tale standard sono meno di 5 mila.

93


in cantina cOn:

Il comico

Gianluca Impastato

Il vino è cosa seria: schiere di sommelier non mancano di ricordarlo,

decantando con termini aulici, le virtù nascoste in un bicchiere. Il mondo

ovattato degli intenditori, o presunti tali, è diventato terreno fertile per

le incursioni comiche di Gianluca Impastato. Membro dei Turbolenti, i

fantastici quattro del cabaret di Colorado Cafè, ha portato sul palco della

trasmissione Chicco d’Oliva, intenditore ciarlatano, svelando il lato divertente

che gravita attorno al mondo dell’enologia.

Come il tuo alter

ego Chicco d’oliva

condividi la passione

per il vino? “Sì,

sono un amante del

bere bene. Il personaggio

che ho

portato a Colorado

Cafè, nasce osservando

i tanti esperti

che popolano le trasmissioni

televisive

dedicate all’enogastronomia.

La mia

fonte d’ispirazione

è stata Paolo Luciani,

il sommelier

della rubrica Gusto

del TG 5. Quel suo

modo di parlare

forbito, elegante,

suadente mi ha

suggerito la figura

dell’intenditore Chicco d’oliva. L’anno scorso ho pubblicato “Che tracannata

signori”, una divertente guida ai vini con la postazione firmata

proprio da Paolo Luciani”.

Come smascherare un falso intenditore? “Basta domandar loro quale

vino preferiscono. Al posto di citare l’etichetta, con la casa produttrice

solitamente rispondono dicendo la barbera o il nome del vitigno. E

l’aspirante sommelier è smascherato. Nel nostro Paese troviamo tanti

vitigni autoctoni, alcuni portano nomi “imbarazzanti” come “Passerina”

presente nelle Marche, o l’uva “Pecorino”. Un materiale a cui ho attinto

per il mio personaggio”.

94

di Filippo Vernetti


Gli italiani un popolo di aspiranti sommelier? “Siamo un popolo di “tuttologi”, abituati a seguire

il vento imposto delle mode. Di volta in volta ci scopriamo allenatori di calcio, metereologi,

economisti. Durante l’America’s Cup abbiamo scoperto il fascino della regata, anche se in pochissimi

capivano come si svolgevano le gare. Con i Turbolenti abbiamo portato sul palcoscenico

una nostra versione di Luna Rossa, l’imbarcazione italiana del team Prada, prontamente

ribattezzata Luna Rosa, raccontavamo le avventure marinare di un equipaggio gay”.

Un vino da assaggiare assolutamente? “Sono diversi, restando in Piemonte ho apprezzato il

Barolo Monfortino annata 2003 di Giacomo Conterno e il Barbaresco etichetta rossa del 1982

di Bruno Giacosa, Barbera d’Alba Riserva Vigneto Pozzo dell’Annunziata”.

Quanto sei disposto a spendere per una bottiglia? “Notoriamente ho le mani bucate ma negli

ultimi tempi ho abbassato il budget: per acquistare bottiglie importanti si spendono delle

cifre considerevoli. Per la mia cantina mi faccio consigliare da amici o dai produttori, visito le

aziende, cammino nelle vigne, seguo e mi faccio spiegare i momenti della vendemmia, dell’imbottigliamento

e dell’invecchiamento. È un modo per conoscere in profondità ogni aspetto del

vino che finisce nel bicchiere. Non seguo le guide perché non sempre rispecchiano i

miei gusti”.

Preferisci gli italiani o gli stranieri? Produciamo il miglior vino al mondo. In

enoteca ma anche negli ipermercati si trovano delle etichette di fascia media

proposte a prezzi interessanti. I cugini d’Oltralpe vantano una tradizione

secolare nell’enologia e probabilmente sono più bravi di noi nella vendita dei

loro prodotti”.

Scendiamo nella tua cantina. Come è composta? “Attualmente ho circa

300-400 bottiglie. Ogni tanto mi capita tra le mani un pezzo pregiato,

un vino invecchiato che non ricordavo di avere. Festeggio la scoperta

stappandola con gli amici o in occasioni speciali”.

Un personaggio del mondo dello spettacolo cultore del buon vino?

“Diego Abatantuono, quando si presenta a cena porta sempre dei

vini interessanti”.

E tra i Turbolenti? “Abbiamo tutti uno spirito godereccio, quando

si tratta di dedicarci ai piaceri della buona tavola non ci tiriamo indietro.

L’unico che ha un passione per i vini è Stefano Vogogna”.

Quali sono i prossimi progetti lavorativi che ti attendono in autunno?

“A ottobre uscirà nei cinema “Bar sport”, diretto da Massimo

Martelli, con Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro,

tratto dall’omonimo libro di Stefano Benni. Un cast importante,

sono felice di farne parte. Il romanzo di Benni racconta del calcio

degli anni ’70, quando l’atmosfera che si percepiva attorno al mondo

del pallone era più divertente, rilassata di quella che si respira

oggi. Forse c’era più ingenuità ma sicuramente meno isterismi attorno

al tifo di una squadra”.

Hai mai pensato di scrivere un film tuo, seguendo le orme di alcuni colleghi

comici? “No, nel cassetto ho delle proposte per altri progetti. Un

sogno che vorrei realizzare è pubblicare un libro. Ho già scritto la bozza.

Amo leggere, soprattutto romanzi, tra i miei scrittori preferiti ci sono Mario

Vargas Llosa e Dan Brown, e libri di storia. Vedremo”.

95


in a u t u n n o,

il r i e n t r o della l i n e a

Superata la prova bikini, eccoci di nuovo davanti

allo specchio perché rimanere in linea è importante

tutto l’anno e con l’autunno si rinnovano gli

impegni di lavoro, dieta e sport.

Sempre più si parla di frutta e verdura di stagione,

ottima per la qualità, eticamente corretta e

decisamente più saporita. Esistono diete stagionali?

Non proprio, ma tutte le diete tengono conto

e consigliano prodotti di stagione che sono evidentemente

più ricchi di sali minerali e antiossidanti.

Mangiare frutta e verdura di stagione e locale non

è solo una scelta eticamente corretta, che riduce i

passaggi intermedi quindi i costi, l’inquinamento e

che favorisce le economie locali, ma è anche garanzia

di qualità: i chilometri che i prodotti fuori stagione

o esotici percorrono fanno perdere sapore e

gusto ai cibi e sono meno sani, perché trattati per

la lunga conservazione. La natura ha offerto una

varietà stagionale dei suoi prodotti e non per caso:

sembra banale, ma è una grande verità che noi professionalmente

dobbiamo rispettare.

Meglio i prodotti biologici o ipocalorici? Sono

prodotti dalle caratteristiche molto diverse. Il biologico

prevede una coltivazione molto attenta, non

trattata e i prodotti sono meno velenosi, più ricchi,

in tutti i sensi.

Le linee di cibi ipocalorici sono, per moda e per

esigenza, molto attenti alla linea e ad un basso

contenuto calorico. È importante stare attenti alla

quantità di grassi che, soprattutto chi inizia una

dieta, introduce, ma è altrettanto evidente che a

fronte di una grande manipolazione per la riduzione

di grassi, la qualità diminuisce. Per questo

bisogna controllare bene le etichette ed evitare gli

alimenti manipolati dall’industria alimentare. Una

cosa però posso dirla: da qualche anno a questa

parte possiamo rilevare una maggiore attenzione

agli alimenti ipocalorici, sono meno grassi e con

più proteine.

In autunno ci si iscrive in palestra e si cominciano

i corsi sportivi dopo la pausa: come sce-

gliere lo sport ideale e quanto l’attività fisica è

importante nella riuscita di una dieta? Non solo

è importante, ma fondamentale iniziare un’attività

fisica insieme all’inizio di una dieta. L’attività sportiva

garantisce una riduzione della massa grassa e

l’aumento del dispendio energetico. Di qualunque

sport e disciplina si tratti, noi consigliamo di andare

2/3 volte a settimana per allenamenti da 45

minuti/ 1 ora alla volta.

Mantenere i risultati e i successi di una dieta:

come? Oltre all’attività fisica costante è necessario,

per mantenere i risultati a lungo termine, seguire

un regime dietetico variato, modificando le ricette

e i piatti e seguendo i ritmi delle stagioni.

Un cambiamento dello stile di vita deve comprendere

una dieta equilibrata, sana con alimenti

offerti dalla stagione e un’attività fisica costante

nel tempo,in questo modo si avranno risultati duraturi.

Dott.ssa Etta Finocchiaro

Studio Solferino Gran Madre - Via Gioanetti 7/A Torino - Tel. 011 8399088

Via Beaumont 42 Torino - Tel. 011 4342651 - efinocchiaro@libero.it


Dieta,

bandita

la tristezza

di Alessandra Bedin

Quante volte ci si alza affaticati dopo

un pasto? Quante volte arrivano i sensi

di colpa dopo scorpacciate di dolci?

Quante volte ci si sente gonfi e fuori

forma? Ecco alcuni semplici consigli

che gli esperti suggeriscono per

un’alimentazione sana. 14 regole

d’oro da seguire evitando le diete fai

da te: 1)bere ogni giorno acqua in

abbondanza; 2) a tavola variare le

proprie scelte ad ogni pasto; 3) fare

sempre una sana prima colazione

evitando di saltare i pasti; 4) consumare

almeno 2 porzioni di frutta e

2 porzioni di verdura ogni giorno; 5)

consumare quotidianamente dei cereali,

intesi come pane, pasta, riso ecc., in

una quantità adeguata al proprio peso-forma;

6) mangiare pesce un paio di volte la settimana;

7) consumare altrettante volte i legumi, che forniscono

proteine di buona qualità e fibre; 8) limitare

invece il consumo di grassi, soprattutto quelli di

origine animale, privilegiando l’olio extravergine

di oliva; 9) non eccedere con il sale (spesso è

cattiva abitudine salare gli alimenti prima di assaggiarli);

10) controllare il consumo di dolci e di

bevande caloriche e gassate; 11)limitare (per non

dire “evitare”) il consumo di bevande alcoliche;

perchè

97


Oltre ad una dieta equilibrata

e a piccoli accorgimenti

educativi nell’approccio

al rituale dei pasti,

è consigliato

fare quotidianamente

un po’ di attività fisica.

12) limitare la carne rossa, prediligendo quella

bianca (pollo o tacchino); 13) evitare la carne

di maiale e tutti i tipi di insaccati; 14) masticare

adeguatamente ogni boccone e prendere il giusto

tempo per i pasti principali, al fine di poter permettere

all’apparato digestivo di compiere senza

fatica il processo di assorbimento dei cibi. In

questo modo ci si sentirà sazi con porzioni meno

abbondanti e la sensazione di pesantezza e gonfiore

post pasto non si presenterà più.

Oltre ad una dieta equilibrata e a piccoli accorgimenti

educativi nell’approccio al rituale dei pasti,

è consigliato fare quotidianamente un po’ di attività

fisica. Se non si ha tempo o voglia di andare

in palestra o iscriversi allo sport amato, una bel-

98

la passeggiata casa-ufficio potrebbe essere un

buon compromesso! Insomma, dedicare almeno

una mezz’ora al giorno ad una camminata sostenuta,

potrebbe essere un discreto allenamento

base.

Polemizzato dalla cultura del consumismo e esaltato

dalle filosofie di alimentazione “alternativa”,

il digiuno è un’altra pratica che, se svolta correttamente,

può portare a molti benefici. In questo

caso si fa riferimento al digiuno depurativo, quello

breve, che a seconda del soggetto, della sua

costituzione e di ciò di cui ha bisogno, può durare

da un minimo di 24 ore ad un massimo di 5 giorni.

Digiunando si cessa di apportare alimenti al

corpo motivandolo a sviluppare una nuova strategia

per ottenere energia.

La sua strategia è quella di rivolgersi alle riserve:

ispeziona tutti i tessuti per inventariare i grassi,

le proteine, le vitamine e i minerali di riserva che

può usare senza farsi male. Elenca e distrugge

(grazie al processo di autolisi) i tessuti usurati,

danneggiati o in eccesso, riciclando le parti riutilizzabili

ed eliminando le scorie nocive. Il digiuno

accelera inoltre la pulizia dei vasi sanguigni, delle

cellule e dell’ambiente nel quale queste ultime

vivono.

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