Giugno

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POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D. L. 353/2003 (CONV. IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 2, DCB - NA - TASSA PAGATA TAXE PERÇUE

Il Rosario

e la Nuova Pompei

Anno 126 - N. 5 - Giugno 2010

FATIMA: l'Affidamento

dei sacerdoti a Maria

Il Convegno degli Sposi Cristiani

L'incontro della

Chiesa Campana a Pompei


Il RosaRIo

e la Nuova PomPeI

rivisTa FondaTa nel 1884

dal beaTo barTolo longo

Piazza bartolo longo, 1

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Anno 126 - N. 5 - Giugno 2010

Direttore: Carlo Liberati

Direttore Responsabile: Francesco Rosso

Caporedattore: Nicola Nicoletti

Redazione: C. Cozzolino, M. D’Amora

Collaboratori: A. Aiello, S. Cipriani, N. Di Bianco,

G. Buono, G. Cento, K. Di Ruocco, C. Fabbricatore,

A. Fontanella, T. Lasconi, G. Lungarini, A. Matteo,

D. Modena, D. Romano, G. Ruggiero, E. Scarici

Realizzazione Grafica: Ettore Palermo e Mario Curtis

Fotografie: G. Angellotto, I. Assalto, S. Brugno,

A. Di Stefano, Foto Di Paolo, Interfoto/Archivi Alinari,

Osservatore Romano, F. Rizzo

Stampa: Mediagraf S.p.A. - Padova

Giugno 2010

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N. 32 del 15/07/1996

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Sommario

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Il Papa, Fatima, Il Rosario

✠ Carlo Liberati

Consacrati al Cuore di Maria

Nicola Nicoletti

Con Maria, un cammino di

vita familiare

Giuseppe Lungarini

Famiglia: di fronte all'inedito

tornare alle radici

Giosy Cento

Università: terra di missione?

Armando Matteo

La grandezza di Dio nel Creato

Settimio Cipriani

Maestro buono, cosa devo fare

per avere la Vita Eterna?

Marida D'Amora

Condividiamo gioie

e speranze

Elena Scarici

Il Prefetto di Napoli scrive al

nostro Arcivescovo Prelato

Cercasi prete e basta

✠ Arturo Aiello

Il sacerdote uomo obbediente

Nicola Di Bianco

Il Tribunale della Rota Romana

a Pompei

Marida D'Amora

Pregare è importante

Tonino Lasconi

8 maggio,

la Supplica a Pompei

Marida D'Amora

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Al via i Campus estivi

a cura della Redazione

Il segno della Donna

Giuseppe Ruggiero

Maria di Nazareth,

maestra dell'Amore

Damiano Modena

Maria, donna in cammino

don Tonino Bello

I Giochi Lasalliani: danza e

sport a Pompei

Giovanni Angellotto

Un missionario, tre medici,

e tanta Africa

Giuseppe Buono

In cammino con la

Madonna Pellegrina

a cura di Andrea Fontanella

Ho creduto nell'Amore, eccomi!

Concetta Fabbricatore

Al festival di Cannes trionfa il

film sui martiri Trappisti

Nicola Nicoletti

Pellegrini del Rosario

a cura di Marida D'Amora

Grati alla Madonna e al Beato

a cura di Ciro Cozzolino

La parola ai lettori

a cura di Katia Di Ruocco

In copertina: Benedetto XVI

nel suo viaggio a Fatima

E d i t o r i a l e

Il Papa, Fatima, il Rosario

di ✠ Carlo Liberati*

❝Solo l’esperienza

della grazia divina

e l’incontro

continuo con il

Signore Gesù

Cristo è sorgente

inesauribile dell’amore

e della

pace❞.

Con il suo viaggio a Fatima e nel

Portogallo, nel X Anniversario

della Beatificazione dei “Pastorelli”

Giacinta e Francesco (13 marzo 2000) e

nell’anno particolarmente dedicato al

mistero e al ministero del sacerdozio

per il 150o Anniversario della morte di

S. Giovanni Maria Vianney (4 agosto

1859), il Santo Padre Benedetto XVI

ha reso uno straordinario servizio d’amore

a tutta la Chiesa.

Nell’atmosfera che è impregnata di

religiosità profonda, in Fatima, e nella

quale si avverte in maniera quasi palpabile

- come ha avvertito lo stesso

Sommo Pontefice - la presenza di Maria

SS.ma, Benedetto XVI ci ha affidato

messaggi e direttive apostoliche per

l’Anno sacerdotale.

Nella Cova da Iria, nella Cappellina

delle Apparizioni, il Santo Padre

presentando alla Madre di Gesù e

nostra nella fede, le gioie, le attese,

le miserie e le sofferenze del mondo

intero, ci ha invitati alla speranza e a

confidare nell’azione di Dio presente

e vivo nella nostra storia.

Il 13 maggio la Celebrazione eucaristica

è stata culmine della Visita apostolica

del Santo Padre Benedetto XVI,

nell’anniversario della prima apparizione

della Madonna a Francesco, Giacinta

e Lucia.

Il messaggio del Papa incentrato sulla

necessità del ricorso alla preghiera,

alla penitenza e alla conversione,

costituisce un appello fondamentale al

cambiamento di una società che soffre

quotidianamente per le minacce

alla convivenza umana, per i pericoli

incombenti e gli orrori della storia.

Solo l’esperienza della grazia divina e

l’incontro continuo con il Signore Gesù

Cristo è sorgente inesauribile dell’amore

e della pace.

Ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose,

ai diaconi e ai seminaristi tutti, il Santo

Padre ha rivolto il suo vivo ringraziamento

per la loro fedeltà al Vangelo

e alla Chiesa.

E in quest’Anno Sacerdotale, ormai

concluso, ha incoraggiato tutti i

400.000 Sacerdoti cattolici del

mondo “a dare priorità al religioso

ascolto della Parola di Dio, all’intima

conoscenza di Cristo, all’intensa celebrazione

dell’Eucaristia, guardando al

luminoso esempio del Santo Curato

d’Ars” (Benedetto XVI).

Lo stesso Sommo Pontefice si è preoccupato

di affidare e consacrare noi

tutti Sacerdoti della Chiesa cattolica

sparsa nei continenti, al Cuore Immacolato

di Maria, vero modello di discepola

del Signore. Alla sera, come

spesso avviene nei Santuari Mariani

disseminati nel mondo, la recita del

Santo Rosario ha rappresentato

la stupenda conclusione di una

straordinaria Visita pastorale al

cospetto dell’intera Chiesa cattolica

e all’attenzione ammirata di tutto il

mondo, specialmente per le persone

anche di altre Religioni che credono al

primato dell’Amore.

Questa meravigliosa preghiera, il

S. Rosario, cui è dedicato il Santuario

di Pompei, ci ricolma di gioia insieme

alle centinaia e centinaia di milioni

di cattolici nel mondo i quali non dimenticano,

nel recitarlo, che lo stesso

Sommo Pontefice Benedetto XVI ha

definito, il 19 ottobre 2008 in visita a

Pompei, la nostra incantevole Basilica:

“il più importante Santuario dedicato

alla Vergine del S. Rosario”.

E ciò con grande letizia di tutti noi.

* Arcivescovo-Prelato e Delegato Pontificio

per il Santuario di Pompei

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Il Santo Padre Benedetto XVI

in preghiera al cospetto

della Madonna di Fatima.

■ di Nicola Nicoletti

❝Guidati da te, vogliamo essere Apostoli

della Divina Misericordia,

lieti di celebrare ogni giorno il Santo Sacrificio dell'Altare

e di offrire a quanti ce lo chiedono il sacramento

della Riconciliazione❞.

❝Consacrati al

Cuore di Maria❞

Nel decimo anniversario della beatificazione

di Giacinta e Francesco, Papa Benedetto ha

pregato per il clero e per il mondo a Fatima

Fatima è un luogo speciale, privilegiato per chi fa un cammino di

fede. Lo è anche per i due ultimi Pontefici che qui sono venuti

in momenti particolari della loro vita. Dopo l’attentato in piazza

San Pietro, Giovanni Paolo II venne qui a pregare e ringraziare Maria:

la protezione della Madre fu una difesa inespugnabile e insuperabile

per i colpi dell’attentatore che avrebbe voluto porre fine alla vita di un

Papa che stava cambiando la storia, con la preghiera e con l’azione.

Benedetto XVI è venuto a Fatima dall’11 al 14 maggio per affidare i

sacerdoti alla Madre, e l’incontro è stato, finora, tra

i più toccanti del pontificato del Papa tedesco. Circa

un milione di persone hanno seguito l’evento lì, in

Portogallo, nei placidi luoghi delle apparizioni, nonostante

il tempo tendente al freddo e la stanchezza

del viaggio. Hanno capito che dovevano essere presenti

in questo momento di “orazione e purificazione”,

come lo stesso Pontefice ha spiegato, in un accorato

richiamo alla fedeltà totale a Cristo. La marea

di fiammelle portate dai pellegrini ha testimoniato la

presenza di quella Chiesa che accompagna il cammino

del Papa, il successore di Pietro, perennemente

nella storia, senza stanchezza nonostante le tante

avversità. C’era commozione, ma anche la voglia di

stringersi alla Vergine che qui, a tre piccoli pastorelli,

apparve e comunicò i tre segreti che parlano della

storia del mondo. “Innanzitutto - ha detto il Papa alla

stampa - vorrei esprimere la mia gioia di andare a

Fatima, di pregare davanti alla Madonna che per noi

è un segno della presenza della fede, che proprio dai

piccoli nasce una nuova forza della fede, che non si

riduce ai piccoli, ma che ha un messaggio per tutto

il mondo e tocca la storia proprio nel suo presente,

e illumina questa storia”. Poi l’atto di affidamento

e consacrazione dei sacerdoti nell’anno sacerdotale.

“Siamo consapevoli che, senza Gesù, non possiamo

fare nulla di buono e che, solo per Lui, con Lui ed in

Lui, saremo per il mondo strumenti di salvezza (…)

Aiutaci, con la tua potente intercessione, a non venir

Sono passati 29 anni dagli spari a Giovanni

Paolo II in piazza San Pietro. L’anniversario

dell’attentato è stato ricordato da Benedetto

XVI dinanzi alla Vergine di Fatima durante

la sua visita dello scorso maggio. Erano le

17.19 del 13 maggio 1981, quando colpi di

pistola risuonarono tra la folla accorsa in

Piazza San Pietro per l’udienza generale:

Giovanni Paolo II, colpito, si accasciò sulla

papamobile, sorretto dai suoi collaboratori

più stretti.

Ferito all’addome, il Pontefice rischiò di morire

dissanguato nel trasporto all’ospedale

Gemelli, dove subì un intervento di 5 ore.

Giovanni Paolo II ha attribuito il fatto di non

essere morto sotto i colpi di Alì Agca proprio

grazie all’intercessione della Madonna di

Fatima, tanto da far incastonare nella corona

della statua della Vergine la pallottola che

lo aveva ferito gravemente, ma non ucciso.

L’attentato, infatti, avvenne nel giorno in cui

ricorreva l’apparizione della Madonna ai tre

pastorelli di Fatima, per questo il Papa attribuì

la sua salvezza a Maria.

Giacinta, Francesco e Lucia, i tre pastorelli ai quali apparve la

Madonna di Fatima, il 13 maggio 1917

mai meno a questa sublime vocazione, a non cedere

ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo ed alle

suggestioni del Maligno. Preservaci con la tua purezza,

custodiscici con la tua umiltà e avvolgici col

tuo amore materno, che si riflette in tante anime a te

consacrate diventate per noi autentiche madri spirituali.

(…) La tua presenza faccia rifiorire il deserto

delle nostre solitudini e brillare il sole sulle nostre

oscurità, faccia tornare la calma dopo la tempesta,

affinché ogni uomo veda la salvezza del Signore, che

ha il nome e il volto di Gesù, riflesso nei nostri cuori,

per sempre uniti al tuo! Così sia!”.

Fatima: quando la Vergine

salvò Papa Wojtyla

Piazza San Pietro, 13 maggio 1981, attentato a Papa Wojtyla

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [196] Il Rosario e la Nuova Pompei

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■ Giuseppe Lungarini*

Con Maria un cammino

di vita familiare

Pompei XIII Convegno degli Sposi Cristiani

Il 5 e 6 giugno, nel teatro “Di Costanzo-Mattiello”

di Pompei, coppie di

sposi e di fidanzati, che si avviano al

matrimonio, provenienti da tutta Italia,

hanno partecipato al XIII Convegno

degli Sposi Cristiani, organizzato

dall’Ufficio di Pastorale Familiare e

della Vita.

Il convegno, diventato un appuntamento

atteso, di anno in anno suscita

sempre più interesse per le tematiche

che affronta, tematiche che sono presenti

nel vissuto quotidiano delle famiglie.

Anche questa edizione, come

ogni anno, ha cercato di focalizzare

l’attenzione su una realtà con la quale

la famiglia deve confrontarsi: la crisi

economica, quale futuro. Il futuro

della società è legato alla famiglia, possiamo

dire che la famiglia è l’istituzione

del futuro, ma è lo stile della famiglia

che garantisce e costruisce il futuro,

a seconda di come essa si concepisce

avremo la società.

Pertanto è stato quanto mai opportuno

richiamare il messaggio dei Vescovi

per la 32esima giornata della

vita: “La forza della vita una sfida

nella povertà”. Un tema che invita a

riflettere e a pensare come la nostra

vita l’abbiamo legata alla prosperità

economica privandola del suo valore

essenziale. Il benessere economico, ci ricordano

i Vescovi, “non è un fine ma

un mezzo, il cui valore è determinato

dall’uso che se ne fa: è a servizio della

vita, ma non è la vita. Quando, anzi,

pretende di sostituirsi alla vita e di diventarne

la motivazione, si snatura e si

perverte”. I lavori sono stati introdotti

da Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo

Prelato di Pompei e Delegato Pontificio

per il Santuario. Mons. Liberati

che con un’analisi chiara ed appassionata,

come sempre quando affronta

le tematiche della famiglia, ha toccato

diversi aspetti della realtà di oggi. Profondo

è stato l’accostamento a Maria,

immobile sotto la croce, donna della

sofferenza e del dolore; nel donare la

Madre a Giovanni e, in lui, ai futuri discepoli,

Gesù svela il mistero di Dio

che diventa dono per tutta l’umanità.

“Che cosa avrà provato Maria in quel

momento? È troppo grande il mistero

del suo dolore per poterlo comprendere

e condividere”. Ma quel suo dolore

apre uno spiraglio agli uomini di

tutti i tempi, li avvicina a Dio.

Su questi pensieri, nel mio ruolo di moderatore,

ho richiamato la speranza

cristiana. “Siamo entrati, nel terzo millennio,

con una società molto fragile,

disunita, definita dal sociologo Bauman:

società liquida. Secondo lui tutto

è liquido dall’amore, agli affetti,

alle relazioni tutto diventa debole; i

rapporti sono diventati precari. Nella

famiglia l’educazione svanisce e

prevale l’impulso immediato. Le ripercussioni

negative oggi minano la

cellula fondante della società stessa:

la famiglia. Ciò nonostante, le risorse

insite nella sua stessa natura, ci permettono

di aprire uno spiraglio di speranza

nel giusto cammino della vita.

Nella famiglia, nata dal matrimonio,

ciascuno scopre che la vocazione fondamentale

della persona è quella di

amare e di essere amato. Essa, infatti

è il primo luogo in cui l’amore viene

accolto e vissuto”. Accolto con un

caloroso applauso prende la parola

don Lorenzo Elia, Vicario Episcopale

della Diocesi di Oria (BR) per la

Pastorale Familiare che espone la sua

relazione sul tema con argomenta-

zioni concrete che toccano la realtà

delle famiglie. Dettagliata e quanto mai

significativa, soprattutto nel rapporto

genitori e figli in ordine al dialogo religioso

è stata la relazione della dottoressa

Elsa Belotti, psicologa - Consulente

Coniugale, autrice di testi per

la famiglia e per il dialogo religioso

con i figli - Fondatrice del centro Family

Hope di Brescia.

Una testimonianza di concretezza e

di conoscenza dei bisogni e delle difficoltà

della famiglia nel vissuto quotidiano

è stata raccontata da Enzo

Rossi, imprenditore pastaio di Mace-

I partecipanti al Convegno degli Sposi Cristiani

rata, che ha voluto sperimentare le

difficoltà di vita della famiglia, vivendo

per un certo tempo con lo stipendio

di “milleurista”, poco più poco meno,

come i suoi dipendenti. Domenica gli

sposi hanno partecipato alla solenne

celebrazione Eucaristica presieduta

da Mons. Liberati con il rinnovo delle

promesse matrimoniali a cui ha fatto

seguito il pranzo di gala con l’impegno

di rivedersi nel 2011 per il XIV Convegno

degli Sposi Cristiani.

*Sacerdote incaricato per la Pastorale

Familiare della Prelatura di Pompei

Famiglia: una sfida

per il quotidiano

Il racconto delle scelte coraggiose

di una coppia di focolarini campani

Ketty e Massimo, il vostro cammino coniugale è stato segnato da varie

difficoltà che però non hanno minato la vostra solida unione e che,

nonostante tutto, avete affrontato con scelte coraggiose e altruiste.

Potete raccontarci brevemente la vostra storia?

Ci siamo fidanzati giovanissimi, io avevo 13 anni e Massimo 15. Subito

dopo il diploma abbiamo cominciato entrambi a lavorare nella ditta di

mio padre, che si occupava di meccanica di precisione: io come segretaria,

Massimo come meccanico. Così è stato naturale, quando io avevo 21

anni e lui 23, decidere di sposarci. Eravamo felici, lavoravamo tutti e due,

avevamo una bella casa. Qualche volta temevamo che questo bel sogno

potesse finire da un momento all’altro. Purtroppo è stato così. La perdita

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di un fratello e una sorella di Massimo,

entrambi colpiti da una grave

malattia, e il tracollo della ditta di

famiglia ha stravolto il nostro quotidiano.

Nel 2001, come conseguenza

dell’attacco terroristico alle Twin

Towers, le commesse nel nostro

settore hanno cominciato a diminuire

in modo vertiginoso fino ad annullarsi

totalmente. La nostra ditta,

nella quale, oltre a noi, lavoravano

mio padre, mio fratello e quindici

operai, ha cominciato ad accumulare

debiti, che non sapevamo come

onorare. Molti ci consigliavano di

dichiarare fallimento, ma non ce la

sentivamo di lasciare quindici fa-

miglie senza un sostegno dalla sera

alla mattina. Abbiamo fatto il possibile

per salvare l’attività, soprattutto

per non licenziare i nostri operai,

ma i debiti aumentavano e non

abbiamo potuto evitarlo. Abbiamo

chiuso, però, solo dopo aver trovato

a tutti i nostri operai un altro lavoro.

Al contrario, noi siamo rimasti senza

lavoro, senza ditta, senza soldi,

senza niente… Ci restava solo Dio,

il nostro amore, la nostra famiglia.

Piano, piano abbiamo superato quei

momenti difficili.

La scelta del matrimonio oggi viene

spesso avvertita come un cammino

Da sinistra, don Giuseppe Lungarini e i relatori del Convegno degli Sposi Cristiani

irto di ostacoli. Alla luce della vostra

esperienza, secondo voi quale

ne è il motivo e cosa direste ad una

giovane coppia che si prepara ad

affrontare questa ‘avventura’?

Che nonostante le difficoltà il matrimonio

è una bellissima avventura.

Sì, forse anche piena di difficoltà,

ma con il sostegno dei familiari, degli

amici e, nel nostro caso, anche

della comunità del Movimento dei

Focolari, al quale apparteniamo fin

da ragazzi, e che ci ha aiutato tantissimo,

sostenendoci moralmente e

materialmente, ci ha fatto capire che

non si è mai soli quando si ha fede.

Molte famiglie oggi hanno timore ad

avere più di uno o due figli: paura di

non riuscire a seguirli, preoccupazioni

economiche, difficoltà a conciliare

lavoro e famiglia. Cosa ha fatto superare

voi tutti questi timori? Quali sono

stati i ‘punti di forza’ che vi hanno

permesso di portare avanti il ‘progetto

famiglia’ senza arrendervi e nello

stesso tempo di farlo con serenità?

L’affidarci a Dio, alla Provvidenza.

Lungo il nostro cammino, sono

tanti gli episodi nei quali abbiamo

sperimentato concretamente l’amore

di Dio e siamo certi che è Lui che

rende il nostro amore, già così grande

umanamente, davvero speciale

e ci dà la forza di andare avanti

ogni giorno. Le nostre scelte certo

non sono state le più facili, ma, ora

come allora, ci sembrano le più giuste

e le uniche da poter prendere. I

nostri figli, che oggi hanno 16 e 13

anni, hanno condiviso il nostro stile

di vita, basato sulla fiducia nella

Provvidenza, che si è sempre fatta

presente nel quotidiano e anche essi

hanno compreso e condiviso.

Ad esempio, sapere che quel giubbino,

proprio quello visto a scuola

e desiderato, ci veniva donato da

qualcuno che se ne era privato per

darlo a noi lo rendeva ancora più

bello.

Famiglia: di fronte all'inedito,

tornare alle radici

■ di Giosy Cento*

Non vorrei dare ricette

prefabbricate.

Soltanto tentare degli

umili suggerimenti sulla vicenda

famigliare che è di tutti noi.

Innanzitutto credo che bisogna

accettare questa sfida di costruire

la famiglia oggi.

C’è bisogno di giovani e giovani-adulti

che si giocano la vita

non su un problema, ma nell’avventura

più alta e realizzante per

l’uomo e la donna. Questa è l’epoca storica delle persone

coraggiose che non vogliono fare notizia o spettacolo, ma

che semplicemente e nascostamente credono nell’amore

possibile di alta qualità e che conduce alla felicità di vivere.

I nostri nonni hanno creduto a questo in periodi più o

meno difficili di adesso.

I genitori devono permettere ai figli di inserirsi nella vita

con una mentalità più combattiva, senza sostituirsi sempre

a loro (dall’economia alle scelte di vita), preparandoli alle

lotte, alle sconfitte esistenziali e ad affrontare ogni situazione.

Chi fa’ famiglia deve essere molto umile di fronte al

“mistero famigliare” quotidiano che nasconde felicità e

insidie, dolore e progetti di vita. Capire che è bello inventarsi

creativamente la vita nelle case, affrontando le stanchezze

che la caotica vita di oggi ci costringe a sopportare.

Le relazioni: la famiglia vale per quanto sono veri e inossidabili

i suoi legami interni. È bello pensare che esistono

insieme uomodonna, figlibambini e giovani, nonni, zii e

parentela … non per mangiare… (scusate!) soltanto la pizza

insieme il più spesso possibile. Per fare tutto questo, fatemi

parlare da uomo e da prete, ci vuole una alta spiritualità

che abbiamo messo troppo da parte, non credendo che il

vivere materialistico regala vita facile ma non soddisfacente

e felice.

Ci vuole Fede, nel senso che il senso del vivere e l’alto

amore di famiglia non può poggiare soltanto sulle forze

dell’uomo. Ma che solo Dio è il riferimento stabile che rende

saldo ogni momento facile o difficile dell’amore coniugale

e della famiglia intera. E poi… pregare. Qualcuno dirà che

non c’è tempo, che oggi bisogna correre per non restare

indietro. Ma forse è solo la Famiglia che sa stare insieme a

dialogare e a rispondersi nel profondo davanti al Dio dell’Amore

ha oggi un futuro. È oggi il futuro.

(2)

*Sacerdote e cantautore

Preghiera delle famiglie del Rosario

Vergine del Santo Rosario,

Sposa di Giuseppe e Madre di Cristo,

Regina della famiglia, noi ci consacriamo a Te.

Tu conosci, o Madre, quanto bello e grande

è il dono di essere famiglia, cuor solo e anima sola,

riflesso nel tempo dell'eterno amore

delle Tre persone divine.

Ma Tu vedi anche, o Madre, la nostra piccolezza,

Tu vedi i pericoli, che insidiano il nostro cammino.

Donaci, col tuo Rosario,

di contemplare e assimilare il mistero del tuo Gesù,

sorgente di amore, di gioia e di vita.

Guida i nostri passi. Rendici costanti nella fedeltà,

generosi nell'amore, aperti alla vita,

forti nel dolore testimoni del Vangelo

nella famiglia e nella società.

Madre della Santa Famiglia

e Regina di tutte le famiglie del mondo:

a Te ci affidiamo, in Te confidiamo.

Sii Tu la nostra Madre e Regina,

nel tempo e nell'eternità. Amen.

Pellegrini in preghiera alla Supplica dell'8 maggio

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [201]


Giovani in un'aula universitaria

Università:

terra di missione?

Gli studenti universitari faticano

a trovare tempo per momenti

formativi di respiro spirituale

L’università italiana non vive uno dei

suoi momenti migliori. Agli anni

di dibattiti senza riforme sono

poi repentinamente succeduti gli anni

delle riforme senza dibattiti, mentre

è continuato a crescere il numero di

studenti universitari - circa 2 milioni - e

■ di Armando Matteo*

di conseguenza di poli didattici, sparsi

sul territorio nazionale.

Nel frattempo più incisivo, e per alcuni

aspetti destrutturante, è apparso il

percorso del cosiddetto “processo di

Bologna” e cioè di quella comune volontà

di rendere gli studi universitari

delle nazioni europee omogenei sotto

il profilo della struttura, della valutazione

dei corsi, degli esami e infine

dei titoli.

In ogni caso quell’auspicata “modernizzazione”

del sistema universitario

italiano è ancora di là da venire. Lo

testimonia sopra ogni cosa il problema

della difficile transizione dai banchi di

studio al mondo del lavoro, proprio

per un numero crescente di laureati.

La questione più delicata è al momento,

infine, quella dei finanziamenti: se

è noto che l’Italia non ha mai eccelso

per quel che riguarda la spesa pubblica

destinata alla formazione e alla

ricerca, recenti decreti governativi

sembrano annunciare lunghi e difficili

anni di “vacche magre” proprio per il

sistema università.

Dietro la spinta di tutto ciò, la vita

dello studente universitario è divenuta

molto frenetica: sempre a inseguire

crediti, a superare esami o frazioni

di esami, a seguire lezioni ad orari

impossibili, ad arrangiarsi nel mondo

selvaggio degli affitti. Ma la cosa più

grave resta la grande incognita che

ogni giovane universitario porta dentro

il suo cuore: “che cosa sarà di me

domani?”, “a cosa serve studiare, se

ciò che mi aspetta è un lungo precariato?”,

“perché impegnarmi al massimo

se è sicuro che il mio futuro lavoro

da precario non avrà nulla o

poco a che fare con le cose che sto

studiando?”.

Questo spiega lo scarso regime di motivazioni

che recentemente si registra

negli studenti universitari e forse rende

ragione della lieve diminuzione, registrata

negli ultimi due anni, delle immatricolazioni.

A fronte di questa situazione generale,

cosa significa essere cristiani oggi

in università? Il primo dato del quale

bisogna tenere conto è il fatto che gli

studenti universitari faticano a trovare

tempo per momenti formativi di respiro

spirituale.

Oggi quel corso prima di cena, domani

quell’esonero, dopodomani quel convegno

di aggiornamento con tanto di

crediti formativi e lo spazio per la cura

dell’anima si riduce sempre di più. Le

associazioni cattoliche dedicate esplicitamente

al mondo universitario

Studenti in assemblea

non hanno perciò lavoro facile. Le

diocesi, dal canto loro, non sempre

prestano la dovuta attenzione a questo

ambito di impegno: in alcune manca

proprio un incaricato di pastorale

universitaria. Le parrocchie infine nel

cui territorio gravitano grossi centri

accademici raramente esprimono una

specifica ospitalità per gli universitari:

basterebbe pensare agli orari attuali

delle messe prefestive e festive.

La cosa non ha poche ricadute sulla

salute “spirituale” degli universitari,

anche per quelli che hanno alle spalle

un percorso di formazione cristiana

molto intenso. L’impressione è che la

comunità ecclesiale li abbia per così

dire affidati a loro stessi e alla loro

buona volontà di non disperdere quel

cammino di fede compiuto sino agli

anni del liceo.

Né va passato sotto silenzio il recente

ritorno di una cultura laicistica che si

pone - soprattutto nel mondo universitario

- esplicitamente contro la

Chiesa e l’esperienza di fede in generale,

come ha testimoniato il doloroso

episodio della mancata visita del

Papa Benedetto XVI alla Sapienza, nel

gennaio 2008. Per questa cultura la

scienza e la fede restano inconciliabili

e la religione è una superstizione da

abbattere con ogni mezzo, anche con la

derisione e il dileggio. Come Chiesa,

dobbiamo allora prendere coscienza

che il mondo dell’università è profondamente

cambiato, ponendo nuove

sfide e reclamando nuovo impegno.

Più precisamente, si tratta di afferrare

che oggi in Italia e più in generale in

Europa l’università è davvero “terra

di missione”.

*Assistente Nazionale Fuci

Universitari in un momento di relax

Il Rosario e la Nuova Pompei 10 Anno 126 - N. 5 - 2010 [202] Il Rosario e la Nuova Pompei 11

Anno 126 - N. 5 - 2010 [203]


■ di Settimio Cipriani*

La grandezza di Dio

nel Creato

I Salmi 12 e 15

«Salvami, Signore! Non c’è più un uomo giusto» (v. 2).

È l’inizio del Salmo 12, piuttosto pessimista sulla situazione

in cui si trova il Salmista. Come contropartita si può

collocare il Salmo 15, che invece esalta la “benevolenza”

del Signore che accetta nella sua intimità il Salmista, «che

pratica la giustizia/ e dice la verità che ha nel cuore» (v. 2).

Proprio su questi due Salmi piuttosto concisi, ma molto

significativi, vorrei fermare la mia attenzione e quella del

lettore.

Salmo 12

E incominciamo dal Salmo 12, che nel sottotitolo viene attribuito

a David, che, nel caso, domanderebbe protezione

a Dio dal mondo “menzognero”, in cui si trova a vivere a

corte e in mezzo al suo popolo.

2 Salvami, Signore! Non c’è più un uomo giusto;

sono scomparsi i fedeli tra i figli dell’uomo.

3 Si dicono menzogne l’uno all’altro,

labbra adulatrici parlano con cuore doppio.

4 Recida il Signore le labbra adulatrici;

la lingua che vanta imprese grandiose,

5 quanti dicono: «Con la nostra lingua siamo forti,

le nostre labbra sono con noi:

chi sarà il nostro padrone.

6 Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri,

ecco, mi alzerò – dice il Signore –;

metterò in salvo chi è disprezzato».

7 Le parole del Signore sono parole pure,

argento separato dalle scorie nel crogiuolo,

e raffinato sette volte.

Tu, o Signore, le manterrai,

ci proteggerai da questa gente, per sempre,

anche se attorno girano i malvagi

e cresce la corruzione in mezzo agli uomini.

«Salvami, Signore!»

Il Salmista inizia con una richiesta di salvezza, perché è

circondato da gente «menzognera», capace soltanto d’inganno

e sopraffazione.

Come manto per coprire la propria falsità adopera l’adulazione

e l’ambiguità di linguaggio, per cui non è facile

scoprire i veri sentimenti che animano questi diversi personaggi

di corte: «Salvami, Signore! Non c’è più un uomo

giusto; sono scomparsi i fedeli tra i figli dell’uomo» (v. 2).

Persino tra di loro ci sono questi loschi personaggi, falsi e

bugiardi, che si ingannano a vicenda «parlando con cuore

doppio» (v. 3).

Una triste situazione di falsità e di menzogna, che rende

irrespirabile l’ambiente in cui viene a trovarsi il Salmista.

Di qui la sua reazione sdegnata, che arriva persino a

invocare il Signore perché «recida la lingua» ai mentitori,

che l’adoperano per denigrare e demolire i loro

avversari: «Recida il Signore le labbra adulatrici/…

quanti dicono: “Con la nostra lingua siamo forti/... chi

sarà il nostro padrone?”» (vv. 4-5).

Il Signore, invocato, risponde

E, di fatto, il Signore risponde garantendo il suo intervento

in aiuto ai «miseri» e agli oppressi: «Per l’oppressione dei

miseri e il gemito dei poveri/ ecco mi alzerò/... metterò in

salvo chi è disprezzato» (v. 6).

Queste “parole” di consolazione e di salvezza rassicurano

l’orante, perché le sa libere da ogni possibilità di menzogna.

Egli adopera qui un’immagine molto forte per descrivere

la sincerità, che paragona all’argento ben depurato:

«Le parole del Signore sono parole pure,/argento separato

dalle scorie nel crogiuolo,/raffinato sette volte» (v. 7).

Il Salmo si conclude, ribadendo la fiducia del Signore che

manterrà fede alle sue parole di protezione per il giusto,

a tutti i costi, «anche se attorno si aggirano i malvagi/ e

cresce la corruzione in mezzo agli uomini» (v. 9). Nonostante

la “crescita” del male, la forza del bene avrà dunque

il sopravvento!

Un invito, dunque, alla fiducia, nonostante la sempre incombente

suggestione del male.

Salmo 15

Di contenuto completamente diverso è il Salmo 15, che

descrive la particolare “purezza di vita” che devono praticare

tutti coloro che vengono ad onorare il Signore nel

suo “tempio” in Gerusalemme.

Il luogo santo per eccellenza esige anche santità di vita in

tutti coloro che intendono frequentarlo. È questo il tema

di fondo di questo Salmo di altissimo contenuto morale.

1 Signore, chi abiterà nella tua tenda?

Chi dimorerà sulla tua santa montagna?

2 Colui che cammina senza colpa,

pratica la giustizia,

e dice la verità che ha nel cuore,

3 non sparge calunnie con la sua lingua,

non fa danno al suo prossimo,

e non lancia insulti al suo vicino.

4 Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,

ma onora chi teme il Signore.

Anche se ha giurato a proprio danno,

mantiene la parola;

5 non presta il suo denaro a usura

e non accetta doni contro l’innocente.

Colui che agisce in questo modo

resterà saldo per sempre.

«Signore, chi abiterà nella tua tenda?»

È particolarmente interessante l’inizio del Salmo con

quell’interrogativo, rivolto a Dio, per sapere chi possa accedere

alla sua “tenda”, espressione che sta a indicare il

tempio di Gerusalemme. Di fatto, nel periodo d’ingresso

nella Terra promessa era sostituito da una “tenda”, che

si spostava seguendo i movimenti del popolo eletto. La

«santa montagna», poi, sta a indicare Gerusalemme, che,

di fatto, si erge sopra un’altura. Al solenne interrogativo,

proposto all’inizio dal Salmista, sembra rispondere lo stesso

Signore, che indica le condizioni, tutte molto esigenti,

che si richiedono da coloro che vogliono presentarsi nel

suo tempio in Gerusalemme.

E sono tutte “condizioni” , particolarmente esigenti, di san-

tità, di vita, / e di purezza interiore, come risulta dal testo:

«Colui che cammina senza colpa,/ pratica la giustizia/ e dice

la verità che ha nel cuore» (v. 2).

Bellissima l’ultima espressione sulla «verità che ha nel cuore»

, , per indicare appunto la trasparenza di uno, incapace

di mentire prima di tutto a se stesso.

E proprio per questa limpidezza di spirito è incapace di

inventare “calunnie” contro il suo prossimo e di lanciare

contro di lui «insulti vergognosi» (v. 3).

Al contrario, non solo lui personalmente rifugge dal male,

ma ha pure un’istintiva avversione contro chiunque opera

il male: «Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,/ ma onora

chi teme il Signore» (v. 4).

«E non presta ad usura»

Tanto grande è l’attaccamento alla “verità” che, se si accorge

di aver fatto un “giuramento” sbagliato, «mantiene

la parola», pagando di persona , senza cercare inutili scuse

(v. 4). Un altro aspetto di quest’uomo retto, descritto

nel nostro Salmo, è il suo disinteresse di fronte al denaro:

trovandosi egli in condizioni piuttosto agiate, e avendo

notevole disponibilità di denaro, se gli viene chiesto

di «prestarlo», lo fa gratuitamente, senza ricercare esosi

guadagni. Egli, infatti, «non presta il suo denaro ad usura,/

e non accetta doni contro l’innocente» (v. 5).

L’ultima espressione è come la sintesi di quanto detto in

precedenza: «Colui che agisce in questo modo/ resterà saldo

per sempre» (v. 5).

Il Salmista conferma così tutto quanto detto in precedenza,

sicuro che Dio non mancherà di corroborare con la sua

assistenza l’orante, che mette tutta la sua fiducia in Dio.

*Biblista

Il Monte Sinai

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [204] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [205]


Come ogni anno migliaia di giovani si sono ritrovati, il 1° maggio, a Pompei

per il XXIV Meeting dei Giovani.

Una giornata di festa, emozioni e preghiera ma soprattutto, come ha

spiegato don Giovanni Russo, Responsabile della Pastorale Giovanile diocesana

e organizzatore della manifestazione, “un’occasione di incontro e di confronto

per tutti quei giovani che scelgono di vivere alla luce degli insegnamenti di

Gesù”. Quest’anno le riflessioni dei protagonisti del Meeting si sono raccolte

intorno alla grande attenzione di Gesù verso i giovani, le loro attese e le loro

speranze e verso il Suo desiderio di dialogare con ognuno di loro. Il tema scelto

per l’appuntamento del 1° maggio, “Maestro buono, che cosa devo fare per

avere in eredità la vita eterna?”, è, infatti, tratto dal passo del Vangelo di Marco

che narra dell’incontro del giovane ricco con Gesù che, interrompendo il suo

cammino, dialoga con questo giovane desideroso di imparare da Lui “a percorrere

la strada della vita”. Il tema è stato il filo conduttore della catechesi guidata

da mons. Pietro Santoro, vescovo di Avezzano, e di un incontro-dibattito tra

i giovani e alcuni ospiti d’eccezione dell’evento come lo stesso mons. Santoro,

Chiara Amirante, fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti, e il vaticanista

Luigi Accattoli.

Molti i volti noti intervenuti al Meeting, tra questi l’attaccante del Napoli, Fabio

Quagliarella, amatissimo dai giovani, che ha consigliato loro di essere selettivi

nello scegliere le proprie amicizie. «È importante che i giovani scelgano i loro

amici tra persone che provengano da famiglie con valori forti e che coltivino

Il gruppo Amnesia

Maestro buono, cosa devo fare per

avere la vita eterna? ■ di Marida D'Amora

Giovani e musica al XXIV Meeting dei Giovani a Pompei

la fede. E soprattutto - ha aggiunto

il popolare calciatore - bisogna diffidare

dei ‘falsi’ amici e non lasciarsi

influenzare da nessuno nelle proprie

scelte». Nel pomeriggio, grande attenzione

alla legalità. Ad offrire la propria

testimonianza su questo tema, il Direttore

del Penitenziario Minorile di

Nisida, Gianluca Guida, Luigi Bobbio,

Capo di Gabinetto del Ministero della

Gioventù, e Francesco Pinto, assessore

alla Provincia di Napoli per le

Politiche giovanili.

Poi la santa messa celebrata in area

meeting. «È necessario un progetto di

vita esigente ed appassionante che vi

coinvolga tutti secondo il disegno che

Dio ha su ciascuno di voi. Non fuggite,

non abdicate». È stato l’invito rivolto

da mons. Carlo Liberati, Arcivescovo

di Pompei, ai giovani del Meeting.

«Gesù - ha detto il Prelato - ricorda

al giovane ricco i comandamenti per

‘avere in eredità la vita eterna’. Sono

riferimento essenziale per vivere nell’amore,

distinguere il bene dal male

e costruire un progetto di vita solido

e duraturo. Certo si tratta di andare

controcorrente rispetto alla mentalità

L'Arcivescovo di Pompei, mons. Carlo Liberati,

durante la celebrazione eucaristica

attuale. Oggi non si vogliono regole,

norme oggettive, si vuole vivere liberi

da ogni vincolo, in libera uscita.

Non si accettano limiti al desiderio

del momento. E si diventa schiavi di se

stessi, del potere, del denaro, del piacere

sfrenato e di tutte le seduzioni.

Ascoltare i Comandamenti e metterli

in pratica vuol dire incamminarsi verso

la liberazione da tutti i limiti e imbroccare

il sentiero della giustizia e

della pace». Poi, l’appassionato invito a

non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà

e all’incertezza del futuro perché

«Dio - ha concluso mons. Liberati -

sta dalla vostra parte, la Chiesa crede

in voi con la potenza dello Spirito di

Gesù e del Padre. Coraggio, mirate in

alto e raggiungerete i traguardi della

gioia e del senso pieno della vita».

Assieme all’Arcivescovo Liberati, i

giovani hanno poi ‘marciato per la legalità’

attraverso le strade principali

della città fino a ritornare al santuario

per recitare la piccola supplica a Maria.

Il Meeting si è concluso con il concerto

di Angelo Branduardi dedicato a Papa

Benedetto XVI, al quale, durante la

manifestazione, grazie all’iniziativa sms

solidale, sono stati inviati numerosi

sms carichi di affetto, stima e fiducia,

che saranno raccolti in un ‘diario’ che

sarà donato al Pontefice in una delle

prossime udienze del mercoledì.

Le testimonianze dei giovani

Angela, da Bari: Durante il Meeting

ho sperimentato la Presenza di un Dio

vivo che forse mai avevo conosciuto,

una Presenza forte, vera, che mi ha

aperto il cuore e mi ha concesso di

vibrare con il cuore di chi prima sentivo

lontano. È stata una grande gioia!

Maria, da Napoli, la sua prima volta

al Meeting: Mi ha colpito vedere tanti

giovani di diverse provenienze e di

differenti culture capaci di vivere insieme

e di intessere autentici rapporti

di amicizia. Insieme abbiamo vissuto

momenti di preghiera e di servizio per

chi nel mondo soffre. Tutto questo

Il vaticanista Luigi Accattoli I giovani del Meeting durante un momento di preghiera in Basilica Angelo Branduardi

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [206] Il Rosario e la Nuova Pompei

15

Anno 126 - N. 5 - 2010 [207]


mi dà speranza perché mi aiuta a

credere che è possibile costruire un

mondo nuovo.

Pasquale, responsabile di AC giovani

della parrocchia “San Marco” di Afragola:

Il Meeting ci comunica sempre

qualcosa di vivo, di importante, attraverso

la preghiera, le catechesi, le testimonianze,

la musica, ci parla dei

profondi valori della vita e della fede

cristiana. È un momento per confrontarci

e per condividere insieme momenti

di gioia, di amicizia, di riflessione,

importanti per la crescita spirituale

ed umana.

Paolo, da Formia, veterano del Meeting:

Le testimonianze ascoltate oggi

ci hanno illuminato ed aiutato ad avere

fiducia nella vita, a credere nella co-

Giovani in festa durante il meeting

Momenti di spettacolo sul palco

munione e a spenderci per rendere

migliore la vita degli altri!

L’esperienza

di Chiara Amirante

Chiara ci racconti l’episodio che ha

cambiato la tua vita?

L’episodio che ha cambiato la mia vita

è stato l’incontro con alcuni giovani il

cui volto risplendeva di gioia. Quando

ho chiesto qual era il loro segreto, mi

hanno risposto di provare a vivere

il Vangelo, che non racconta solo la

vita di un uomo straordinario, ma è

Parola del Signore, Parola che ci ha

lasciato per darci le risposte ai bisogni

fondamentali della nostra esistenza.

Quando hai incontrato il Signore?

Ho incontrato il Signore quando ero

molto giovane. Il Signore è la gioia

è la forza che ci aiuta ad affrontare le

difficoltà della vita. Grazie a lui e al

Suo sostegno ho affrontato la malattia

e ho condiviso la mia vita con i più

disperati.

Il Signore l’ho incontrato negli occhi di

ragazzine vendute alla prostituzione,

che hanno subìto violenze, che hanno

sofferto. Per me è stato un vero shock

scoprire e confrontarmi con queste

vite segnate dal dolore. In particolare,

ciò che mi ha segnato particolarmente

è stato l’incontro con Viria, venduta

dal fratello alla prostituzione a soli

16 anni. Viria aveva sul corpo i segni

della violenza e nell’animo delle

ferite profonde. Dopo questo incontro

ho deciso di ascoltare il grido di aiuto

di questi giovani disperati, dedicando

la mia vita a loro.

La Campania è una regione difficile

che, soprattutto oggi, vive un momento

difficile. Qual è l’augurio che fai ai

giovani campani?

Io direi ai giovani che l’errore più

grande che stiamo facendo è fare della

felicità il nostro dio dimenticandoci

che Dio è la felicità, che il Signore

della creazione ci ha amato tanto da

venire in mezzo a noi, e morire per

noi. Dunque, l’augurio che faccio loro

e a tutti noi è che possiamo lasciarci

raggiungere dalla pienezza di questa

gioia e portarla ai tanti che sono nella

disperazione.

Chiara Amirante

Il Rosario e la Nuova Pompei

16

Anno 126 - N. 5 - 2010 [208]

■ di Elena Scarici*

Condividiamo

gioie e speranze

Incontro della Chiesa campana a Pompei

«Uscite dai palazzi e denunciate

l’illegalità». È l’invito che

il Cardinale Sepe ha rivolto

ai preti di Napoli e della Campania

nel corso del convegno “Preti oggi

in Campania, un ministero di spe-

L'Arcivescovo di Napoli, Card. Crescenzio Sepe

e l'Arcivescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati

ranza per la nostra gente che si è

tenuto l’11 maggio a Pompei. Oltre

600 i sacerdoti presenti. Oltre ai 25

vescovi della conferenza episcopale

campana. «Il prete non può stare in

sacrestia - ha proseguito l’arcivesco-

I Vescovi e i sacerdoti presenti all'incontro

vo - deve uscire nelle strade, andare

tra la gente, sentire come batte il polso

delle persone, anche il vescovo

deve uscire dal Palazzo. Il sacerdote

deve anche avere il coraggio di denunciare

il potere malavitoso, senza

mandarlo a dire, ma parlando con

chiarezza».

Il convegno è stato organizzato per

riflettere sulla figura del sacerdote,

in occasione dell’anno sacerdotale,

in un momento in cui annunciare la

speranza del Vangelo appare sempre

più una sfida in una terra malata

di pessimismo e di contraddizioni.

Lo ha ribadito con forza il cardinale

Sepe: «Nella nostra terra malata di

sfiducia dove le forze vitali che invitano

a reagire, spesso non riescono

a intravedersi, di fronte ai tanti

mali, non bisogna arrendersi. Il sacerdote

è perciò profeta di speranza,

sa cogliere le difficoltà del proprio

tempo. La Campania in particolare

presenta difficoltà enormi legate

alla presenza della camorra che

come un cancro maligno distrugge

tutto». Qui, ammonisce l’arcivescovo,

non bisogna usare mezze misure

ma dire al camorrista, uomo malefico,

che non è cristiano e perciò senza

Dio. I sacerdoti di Napoli hanno

dato grandi esempi di coraggio e

testimonianza. A partire proprio da

quei territori dove la malavita è più

forte. Perché, ha aggiunto il cardinale,

«Napoli è una città eterogenea

dove bisogna attuare una pastorale

differenziata nei diversi territori.

Il Vomero non è Scampia e Chiaia

non sono i Quartieri Spagnoli, i sacerdoti

devono saper cogliere queste

differenze perché a Napoli non

esiste una zona franca. Anche nei

quartieri cosiddetti bene ci sono dei

problemi magari legati al benessere

sociale che spesso porta a mali diversi».

Una soluzione può venire dal

lavorare insieme più parrocchie in

un’unica unità pastorale.

*Giornalista di Nuova Stagione

Settimanale diocesano di Napoli

Il Rosario e la Nuova Pompei

17

Anno 126 - N. 5 - 2010 [209]


Il Prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, scrive al nostro Arcivescovo Prelato

Educhiamo insieme cittadini liberi e responsabili

Eccellenza Reverendissima,

ho letto con particolare attenzione le Sue

lettere, dalle quali traspare una preoccupazione

sofferta per la situazione di

malessere che la città di Pompei sta

vivendo a causa della degenerazione

e del degrado, soprattutto morale, in

conseguenza del dilagante fenomeno

della prostituzione su quel territorio.

Non vi è dubbio che l'attività di meretricio

costituisca oggi uno dei problemi

sociali più avvertiti dall'opinione pubblica

per la situazione di tensione e di

disgregazione sociale che determina

nell'ambito della civile convivenza,

oltre a costituire il segnale di realtà

criminose specifiche, quali lo sfruttamento

della prostituzione, nei casi più

odiosi anche minorile.

Consapevole della rilevanza e delicatezza

del problema, che si riflette in

termini negativi sull'ordine pubblico e

sul tessuto sociale cittadino, ho trattato

l'argomento il 19 marzo scorso in un

incontro presso questa prefettura, cui

hanno partecipato le forze dell'ordine,

volto a valutare la reale portata di un

fenomeno che ha fatto registrare notevoli

cambiamenti in ordine alle modalità

esplicative: dall'adescamento "su

La risposta del Prefetto di Napoli, che pubblico integralmente,

mi invita alla speranza.

Sono ormai trascorsi cinque anni dalle mie prese di

posizione e rivelazioni sulla situazione della gravità

socio-culturale e religiosa di Pompei. Qualcuno mi

ha definito coraggioso. Per me si è trattato soltanto

di attendere all’osservanza di un dovere morale,

come si esige da un Pastore che vive in mezzo al

suo popolo e lo ama. Le risposte da parte di chi è

stato toccato nel vivo sono state: minacce, insulti,

molte lettere anonime. Pazienza!

Ma ciò che è più grave è che è stata coinvolta mia

madre, a poche ore dal termine della sua faticosa e

meravigliosa vita terrena: è morta il 15 febbraio 2009.

Si è trattato di un gesto inimmaginabile (almeno per

me!) e inqualificabile: l’hanno fatta singhiozzare

strada" si è passati, infatti, all'utilizzo

di strutture alberghiere, camping e

case private. In quella sede è emersa

la necessità di modulare l’attività di

contrasto alle nuove dinamiche, intensificando

i servizi infoinvestigativi

mirati all’emersione delle nuove fattispecie

di reato, associati all'attività di

prevenzione generale e di controllo

integrato del territorio, che pure nel

corso dell’anno 2009 ha fatto registrare

rilevanti successi per le forze

dell’ordine, con operazioni che hanno

determinato lo smantellamento

di consorterie criminali dedite allo

sfruttamento della prostituzione ed

il sequestro di strutture alberghiere

utilizzate per la turpe attività. Non

vi è dubbio, tuttavia, che un'efficace

azione deterrente, finalizzata alla prevenzione

ed alla repressione delle

fattispecie criminose, può realizzarsi

con strumenti tecnologici idonei a

monitorare i territori più a rischio,

purché coniugati con adeguati, mirati

interventi intesi a migliorare le condizioni

di vivibilità dei nostri territori.

Converrà con me che è attraverso il

risanamento del territorio urbano che

i cittadini torneranno ad appropriarsi

della loro città e delle sue radici, tutt'ora

ancorate a valori sacri quali l’accoglienza,

l’amicizia, la compagnia nelle

avversità. Nell’assicurarle, dunque, il

mio personale impegno, in sinergia

con le forze dell’ordine e con le istituzioni

presenti sul territorio, per la

realizzazione di questo percorso di

“rinascita” accolgo con entusiasmo l’invito,

che promana dal Suo accorato

appello alla costruzione di coscienze

civili mature e consapevoli, a proseguire,

insieme, quali testimoni della legalità,

nella battaglia quotidiana per contrastare

malaffare e violenza.

Con sentimenti di sincera devozione

Le porgo i miei più cordiali saluti.

Alessandro Pansa

Prefetto di Napoli

nell’agonia. I mass-media hanno poi messo in luce,

con servizi particolari, come la “città della grazia”

di giorno, si trasformi di notte nella “città delle miserie

umane”.

Signor Prefetto Le sono vivamente grato per ciò che

mi dice. Noi continuiamo a seminare il bene con i

920 alunni delle nostre scuole parificate di ogni ordine

e grado.

Continueremo ad educare con la più attenta perseveranza

per seminare il bene, diffondere speranza

in un avvenire migliore, costruendo un futuro più

umano e accogliente per questa città.

Il Signore ci benedica e ci illumini. La Vergine

SS.ma, Madre di Gesù e della Chiesa, ci protegga.

✠ Carlo Liberati

Arcivescovo-Prelato di Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

18

Anno 126 - N. 5 - 2010 [210]

In un tempo in cui il vestito vale

più di chi lo indossa, in cui il

colore della pelle vale più della

persona, l’appartenenza all’area

politica o al clan ha più peso del

semplice essere uomo, l’essere tifoso

del Napoli o della Juve finisce

col superare le quotazioni di essere

cittadino italiano, insomma in un

clima culturale in cui gli aggettivi

valgono più dei sostantivi, è lecito

che un vescovo desideri d’avere nel

suo presbiterio “preti e basta”?

I nostri presbiteri rischiano di

diventare un parlamento in cui,

a ventaglio, si passa dal rosso al

nero attraversando tutte le possibili

sfumature creando problemi di

governo di difficile soluzione. Ad

esempio Don Luigi che appartiene

ai Neri sopporterà come collaboratore

Don Nico che è invece dei

Bianchi? E sarà possibile coniugare

(nel senso matrimoniale del

termine: “sotto lo stesso giogo”,

“cum iugum”) Don Bartolomeo

che appartiene ai Celestini con la

Parrocchia di Sant’Erasmo che è

di tradizione Arancione? E che ne

sarà del giovane e inesperto Don

Claudio, di fede Turchese fin dai

tempi del seminario ora che inizia

il suo ministero come vice di Don

Massimiliano di chiara matrice

Rosso Tramonto nella parrocchia di

Santa Elisabetta fino a ieri informata

di Giallo Paglierino dal ministero

di Don Cosimo?

Mi si dirà che esagero e che alla

fine è solo questione di attenzione

alle persone da parte dei vescovi. E

invece il problema che ho presentato

con la parodia dei colori non è

solo un rompicapo di chi ha l’umile

compito di governo di una Diocesi,

ma un più serio problema di

identità presbiterale. In una parola

è come se fosse venuta meno la

percezione univoca del ministero

presbiterale dando vita a una serie

infinita di possibilità che, parten-

Cercasi

“prete e basta”

È possibile sognare preti senza aggettivi, amanti del

mondo e del cielo, costruttori di Chiesa con le ginocchia

consumate e le tasche vuote, tessitori di comunione,

amici degli uomini e di Dio?

do da una legittima prospettiva di

creatività sta in realtà sfaldando

la concezione stessa dell’essere

prete al punto che l’aggettivazione

non si limita solo a qualificare il

sostantivo, ma ne è parte essenziale

e costitutiva.

Alla domanda “Chi sei?” non si

può più rispondere con il sostantivo

“Un prete!” perché l’interlocutore

ti subissa con mille domande “si,

ma di destra o di sinistra? Conservatore

o progressista? Del Concilio

Vaticano I o III? Focolarino o Carismatico?

Anticamorra o no-global?

Metallaro o Neomelodico? Classico

o Casual? Con il collo romano

o tarcisiano? Con o senza fascia?

Facebook o piccioni viaggiatori?

Un povero Vescovo può chiedere di

resettare i colori tornando a essere

■ di ✠ Arturo Aiello*

preti e basta, chiamati da Gesù

per la Comunione e la Missione?

Può sognare preti senza aggettivi,

amanti del mondo e del cielo,

costruttori di Chiesa con le ginocchia

consumate e le tasche vuote,

tessitori di comunione, amici degli

uomini e di Dio? Così hanno

vissuto i Santi preti di ieri e di oggi

offrendosi ogni giorno con Gesù

sull’altare, non hanno fatto storie,

ma hanno informato la storia, sono

apparsi insignificanti agli occhi

degli uomini ma oggi risplendono

come stelle fisse a indicare la

strada in questa notte che sembra

non voler finire. Sì, cerco preti così

per la Chiesa e per le nostre Chiese

campane a volte a corto di speranza.

Preti senza aggettivi.

Preti e basta.

* Vescovo della Diocesi di Teano-Calvi

Il Rosario e la Nuova Pompei

19

Anno 126 - N. 5 - 2010 [211]


Consacrazione di quattro sacerdoti

da parte di mons. Liberati a Pompei

Il sacerdote

Uomo Obbediente

“Solo chi sa ascoltare sa obbedire”

■ di Nicola Di Bianco* Il sacerdote è l’uomo obbediente come

Cristo lo fu nei confronti della volontà

del Padre. Nella lettera ai Filippesi

Paolo si rivolge ai membri della

comunità invitandoli a guardare all’umiltà

di Cristo e nell’inno cristologico

afferma che Cristo: «umiliò se stesso

facendosi obbediente fino alla morte

e alla morte di croce» (Fil 2,8).

Nel testo originale greco l’aggettivo

usato dall’apostolo è hypékoos (obbediente)

che deriva dal verbo greco

hypakoúõ (un composto del verbo

akoúõ (udire) che significa “prestare

attenzione a”, “rispondere”). Tale

verbo traduce generalmente l’ebraico

šhãma` (ascoltare), con cui JHWH

insistentemente richiama all’ascolto il

suo popolo (šhemà Išrael). L’obbediente

è, innanzitutto, colui che accresce

ogni giorno l’attitudine all’ascolto. È

chi percepisce la presenza dell’Altro

e le necessità degli altri e vi risponde

prontamente e generosamente.

I veri obbedienti sono i santi che vivono

in costante ascolto di Dio e degli altri.

Modello di questa obbedienza è Gesù

Cristo, che fu obbediente fino alla morte

di croce. Per questo l’apostolo Paolo

considera sua missione condurre ogni

intelligenza all’obbedienza del Cristo.

L’obbedienza verso Cristo è l’obbedienza

della fede. E l’obbedienza a

Cristo non va mai disgiunta da quella

verso i suoi apostoli e verso il Vangelo

da essi predicato. L’obbedienza cristiana

è finalizzata alla libertà dei figli

di Dio; orienta a far esperimentare un

vivere libero nello Spirito di Cristo in

comunione d’amore col Padre.

Dall’obbedienza al Signore deriva anche

la volontaria sottomissione alle

autorità terrene, ai genitori, ai superiori,

che d’altra parte dovranno

riconoscere nel Signore Gesù Cristo

la più alta autorità. Chi è obbediente

realizza la “beatitudine dell’ascolto”

di cui ci parla l’evangelista Luca nel

suo Vangelo. A una donna, che grida

tra la folla: «Beato il grembo che ti

ha portato e il seno che ti ha allattato»,

(Lc 11, 27) Gesù risponde: «Beati

piuttosto quelli che ascoltano la parola

di Dio e la osservano» (Lc 11,

28).

“Alla scuola dei santi s’impara a

obbedire”

Mettiamoci ora alla scuola dei santi

che hanno brillato per la loro umile

e caritatevole attuazione dell’obbedienza.

Per san Francesco d’Assisi,

che il santo padre Benedetto XVI ha

definito un gigante della santità, l’obbedienza

consiste nel mettersi alla sequela

di Cristo con l’ascolto e l’osservanza

del Vangelo e con il desiderare

sopra tutte le cose lo Spirito del Signore

e la sua santa operazione. Egli

afferma che la prima e maggiore obbedienza

è riconoscere il Dio altissimo e

Signore, e obbedirgli direttamente e

indirettamente. Egli esigerà nella regola

dai suoi fratelli l’obbedienza alla Parola

di Dio, all’ispirazione del Signore, alla

benedizione di Dio sempre in attesa

dell’uomo.

Tutte le altre obbedienze che Francesco

indicherà espressamente (obbedienza

alla Chiesa, a tutte le creature,

a tutti gli uomini, …) prendono senso

e valore da queste.

Poiché viviamo nel tempo terreno e

non siamo completamente trasformati

in senso pasquale, né stabiliti nella

carità completa, il nostro obbedire è

sempre vissuto fra i voleri di autorità

umana. In ogni nostro atto obbedienziale

vi è, tuttavia, un’intenzione rivolta

a Dio. In ogni adesione al superiore

terreno e nell’adempimento di

regolamenti umani occorre risalire al

contatto personale col Signore e cercare

d’intuire il disegno divino. Dobbiamo

al santo francescano Bonaventura

da Bagnoregio la strutturazione

teologica dell’obbedienza. Egli ritiene

che la perfezione dell’obbedienza dipenda

da soggiacenti gradi d’amore

caritativo. L’obbedienza è perfetta

solo in quanto esprime e si immedesima

con la carità. In proporzione

che l’anima è purificata, in misura che

è trasformata nello Spirito di Cristo,

secondo il grado di partecipazione

alla vita divina caritativa, essa è anche

capace d’intuire i voleri e i desideri di

Dio Padre, di elevarsi in obbedienza

immediata ai suoi sentimenti e ai suoi

desideri. Nella comunità ecclesiale

siamo chiamati a vivere l’esperienza

obbedienziale sottomettendoci «in

spirito di fede ai superiori che fanno

le veci di Dio». (Perfectae caritatis n. 14)

Dio, nel suo ordine provvidenziale,

si rivolge ai suoi figli mediante intermediari;

si avvale di persone poste in

autorità per coordinare il tutto secondo

il suo ordine provvidenziale e manifesta

ordinariamente la sua volontà

attraverso i superiori. L’autorità diventa

un ufficio; s’istituzionalizza; va

assumendo una configurazione molto

condizionata al contesto culturale

del tempo. San Bernardo afferma che

l’obbedire è perfetto quando appare

integrato all’interno del suo atto da

un complesso di virtù, dato che l’obbedienza

è destinata a completarsi fra

gli altri atteggiamenti virtuosi della

persona. L’obbedienza non si configura

isolatamente, ma solo come un

momento di una vita interamente virtuosa.

L’obbediente riesce ad essere

veramente tale solo se nel medesimo

atto obbediente esercita pietà filiale,

spirito di carità, senso di sacrificio,

prontezza d’adesione, avveduta docilità,

sagacia operosa, umiltà paziente,

ed altre qualità spirituali.

“Non manchi al gregge la sollecitudine

del pastore e al pastore la

docilità del suo gregge”

Poiché l’autorità umana, per quanto

sia nobilmente elevata, cela in se stes-

sa la tentazione della propria bramosia

di potere il Concilio Vaticano II

raccomanda a quanti sono in autorità

nella Chiesa “di non estinguere lo

Spirito” (Lumen Gentium 12) e di essere

coscienti che con tutta la comunità

“si è sempre bisognosi di purificazione”

(Lumen Gentium 8). L’autorità

deve, pertanto, snodarsi qual sevizio e

non come dominio: «chi vorrà diventare

grande fra voi si farà vostro servo»

(Mt 20, 26). Concepire sia l’autorità

sia l’obbedienza come un servizio

di ognuno verso tutti e di tutti verso

ciascuno è un qualificare simili atteggiamenti

come capacità di fare il bene

in ossequio allo Spirito interiore; è

un comunicare la carità nei rapporti

umani, in quanto ognuno è sospinto

a sacrificarsi per l’altro a imitazione

del Cristo e per sua grazia. Il sacerdote

deve essere obbediente al superiore

e, nello stesso tempo, cercare di

trascenderlo per riferirsi immediatamente

al Padre nello Spirito di Cri-

Il Rosario e la Nuova Pompei

20

Anno 126 - N. 5 - 2010 [212] Il Rosario e la Nuova Pompei 21

Anno 126 - N. 5 - 2010 [213]


sto; deve riconoscere l’autorità qual

grazia per risalire e attuare il disegno

divino e, insieme, impegnarsi nel promuoverla

per renderla meno alienata

dai voleri di Dio; avere fede che nella

gerarchia è presente il Signore e,

contemporaneamente, sapere che il

volto di Dio in Cristo è ineffabile; abbandonarsi

all’obbedienza come alla

via per acquisire la libertà cristiana e,

insieme, impegnarsi ad andare al di là

della persona del superiore, per non

cadere nel servilismo.

■ Anche Giovanni Paolo II nell’esortazione

apostolica Pastores dabo vobis

(n. 28) suggerisce ai presbiteri di conformare

la propria vita sacerdotale

all’obbedienza di Cristo: «Tra le virtù

che più sono necessarie nel ministero

dei presbiteri, va ricordata quella

disposizione d’animo per cui sempre

sono pronti a cercare non la propria

volontà, ma il compimento della volontà

di Colui che li ha inviati». Il testo

non usa esplicitamente la parola

obbedienza ma la evoca con l’invito

contenuto nella locuzione «cercare la

volontà di Colui che li ha inviati». Il

presbitero è chiamato a riconoscere

la struttura gerarchica della Chiesa e a

riservare “filiale rispetto e obbedienza”

al sommo Pontefice, al Collegio

episcopale e in particolare al suo Vescovo.

La libera sottomissione all’autorità

gerarchica non va confusa con

scelte demagogiche, ma va esercitata

con trasparenza evangelica. La divina

rivelazione, l’esperienza umana e la

sapienza popolare possono concordemente

confermare che tra la virtù

dell’obbedienza e il servizio dell’autorità

o del comando c’è un legame

inscindibile, che ci consente di richiamare

la nota sentenza: «Chi non

sa obbedire non sa comandare». Dio

sorgente dell’amore assista i pastori

e le comunità loro affidate, perché

“non manchi al gregge la sollecitudine

del pastore e al pastore la docilità

del suo gregge”.

Per accogliere, guidare e soprattutto

far conoscere il Santuario

di Pompei e la sua storia ai fedeli

che vi giungono ogni giorno in

pellegrinaggio, nasce nel 1998,

l’Associazione “Pompei Tourist

Tutors”. L’Associazione, come

si legge nel suo atto costitutivo, è

indipendente, apolitica e non ha

fini di lucro. I 15 volontari che ne

fanno parte sono tutti ragazzi di età

compresa tra i 20 e i 30 anni che

per passione, ma soprattutto per il

grande amore che nutrono per la

Vergine e il beato Bartolo Longo,

si impegnano nella diffusione della

conoscenza della storia del Longo e

I Pompei Tourist Tutors

Volontari del Santuario

della sua opera fondatrice. Nel corso

degli anni l’Associazione ha lavorato

in stretto contatto con l’ufficio di

Rettorato del Santuario di Pompei,

per accompagnare i pellegrini in

un dettagliato viaggio attraverso

i tesori artistici del Santuario,

senza dimenticare la dimensione

spirituale, facendo rivivere ai fedeli

il cammino di fede compiuto dal

Beato, culminato nella nascita della

Nuova Pompei e il suo santuario.

L’Associazione, i cui responsabili

sono Giuseppe Di Paola e Vincenzo

Di Martino, periodicamente

organizza incontri-studio sulla storia

del fondatore Bartolo Longo.

Roma: Papa Benedetto XVI

con i Giudici della Rota Romana

Il Tribunale della Rota Romana a Pompei

S. E. Mons. Antoni Stankiewicz ,

e Mons. Carlo Liberati

sull’eccezionale figura di Santa

È Caterina da Siena, Vergine e Dottore

della Chiesa e Patrona d’Italia,

che si è soffermato mons. Carlo Liberati,

Arcivescovo Prelato e Delegato

Pontificio di Pompei, durante l’omelia

pronunciata il 29 aprile, festa del-

la Santa, in occasione della visita al

Santuario mariano del Tribunale della

Rota Romana. «Amore per Dio,

contemplazione di Cristo crocifisso,

servizio della Chiesa: la liturgia - ha

detto mons. Liberati - riassume in questi

termini la vita e l’azione di Santa Ca-

terina». Il Prelato ha, poi, sottolineato

come Caterina da Siena sia la Santa

della fedeltà e della concretezza, spiegando

che la concretezza è il “giusto

rapporto tra ascolto, decisione e azione,

è equilibrio tra orecchio e occhio,

cuore e mani”.

Invitando tutti a riflettere sulla forza

della concretezza, l’Arcivescovo ha

esortato i presenti a “non rimandare,

ad agire qui e ora”, così come ha fatto

la Vergine Maria. «I rimandi - ha, infine,

detto mons. Liberati - ci logorano,

ci marciscono dentro. L’uomo che non

è concreto, è diviso, è pervaso da segrete

paure. È pericoloso non fare ciò

che va fatto e che è giusto e vero».

La messa è stata concelebrata da S. E.

mons. Velasio De Paolis, Arcivescovo

Presidente della Prefettura per gli Affari

Economici della Santa Sede, e dal

Vescovo mons. Antoni Stankiewicz,

Decano del Tribunale della Rota Romana.

■ Marida D'Amora

S. E. mons. Stankiewicz, S. E. mons. Velasio De Paolis,

Presidente dell'APSA, e i Rev.mi Prelati Uditori a Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [214] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [215]


Pregare è importante

Il valore della messa

Caro don Tonino, sono un ragazzo di 10 anni, mi chiamo Gabriele

e ti chiedo di farmi capire l’importanza della Messa, perché io

mi annoio e per me è ripetitiva. Grazie.

Caro Gabriele, ho risposto altre volte

a richieste come la tua, ma rispondo

anche a te, perché in questo periodo

tantissimi bambini della tua età partecipano

per la prima volta, nelle parrocchie

italiane - anche nella mia - alla

Messa di Prima Comunione.

L’importanza della Messa sta nelle

parole di Gesù, che tu certamente

conosci. Nell’ultima sua cena, dopo

aver detto: «Questo è il mio corpo.

Prendete e mangiate. Questo è il mio

sangue. Prendete e bevete», aggiunge:

«Fate questo in memoria di me».

I discepoli di Gesù hanno subito obbedito

a questo vero e proprio testamento

con una celebrazione che allora

si chiama spezzare il pane.

Infatti il pane veniva spezzato e condiviso,

come aveva fatto Gesù. Attenzione,

però! I primi cristiani non dividevano

soltanto il pane consacrato,

ma anche il pane del forno, che essi

Gabriele

portavano per dividerlo con i poveri.

Gli apostoli avevano capito benissimo

che Gesù con il «fate questo» non

intendeva soltanto dire: «Ripetete questo

gesto», ma «ripetete quello che

il gesto significa». Cioè: «Amatevi gli

uni gli altri, aiutatevi tra voi, non vi

dimenticate dei più poveri, come ho

fatto io». In seguito, quando i cristiani

sono diventati tantissimi, non si poteva

più portare il pane in chiesa per

dividerlo con i poveri. Ce ne sarebbe

voluta una montagna. I cristiani, però,

non hanno dimenticato (e non possono

dimenticare!) che celebrare la

Messa significa chiedere a Gesù, che

ritorna realmente presente in mezzo

a loro, la forza per vivere come lui,

cioè per mettere la propria vita a disposizione

degli altri, per creare fratellanza,

giustizia, solidarietà, pace,

amore. Questa è la Messa! Gabriele,

vedi bene che essa non può essere

Una giornata disposta al bene

Caro don Tonino, vorrei sapere perché dobbiamo pregare e chiedere

che la giornata vada bene. Ma se dimentico di pregare la

giornata va bene ugualmente? Gianluca

Caro Gianluca, per provare a rispondere al tuo quesito è necessario chiarire due

cose: che significa pregare; che vuol dire che una giornata va bene. Cominciamo

dalla prima. Pregare non significa recitare qualche formula, per quanto bellissima,

come il Padre Nostro o l’Ave Maria, al mattino, alla sera, o quando sta per arrivare

l’interrogazione, e poi andare avanti in famiglia, a scuola, nel gioco, con gli amici

seguendo ciò che è più facile e che ci fa più comodo, senza preoccuparci di ciò

che è buono, bello, giusto. Tantomeno pregare è chiedere al Signore di evitare le

conseguenza della nostra cattiva volontà, come non finire all’ospedale cadendo

dal motorino guidato senza indossare il casco, oppure evitare un brutto voto

senza avere studiato. Pregare significa dialogare con il Signore in ogni momento

e in ogni situazione della giornata, chiedendogli luce per fare le scelte giuste,

■ di Tonino Lasconi*

una cosetta leggera e divertente. Per la

famiglia della Chiesa, la Messa è come

il lavoro che la tua famiglia affronta

per procurare il cibo che dia a tutti

voi la forza per vivere sani e forti. Si divertono

i tuoi genitori per procurare

il cibo che dia a tutti voi la forza per

vivere sani e forti. Si divertono i tuoi

genitori per procurare il cibo tutti i

giorni?

Mica tanto! Lo fanno perché è giusto

e necessario, anche quando è faticoso,

pesante, ripetitivo. Già! «La Messa è

ripetitiva», dici tu. Per certi aspetti è

vero, ma dimmi un pò: il pranzo a casa

tua non è ripetitivo? Dipende dalla

comunità che la celebra renderla ogni

volta una gioia. Anche per i bambini

come te.

forza per metterle in pratica, perdono

per non riuscirci sempre e non sempre

al cento per cento. Pregare significa

ringraziarlo per il dono della vita, e

lodarlo per tutte le cose belle che essa

ci permette di sperimentare. Insomma,

pregare è tenere sempre il telefonino

aperto con il Signore, avere con lui

una chat continua, uno scambio di

e-mail ininterrotto, in modo da essere

e tornare sempre in sintonia con lui.

Veniamo al secondo punto: quando

una giornata è andata bene? I criteri

di giudizio sono molto diversi. Per

un ladro la giornata è andata bene

se i carabinieri non l’hanno pizzicato;

Il Rosario e la Nuova Pompei

24

Anno 126 - N. 5 - 2010 [216]

per un bugiardo, se non è stato

smascherato; per chi ha viaggiato

in motorino senza casco, se non ha

incontrato i vigili e non è finito in

ospedale; per chi non ha studiato, se ha

scampato l’interrogazione … Continua

tu! Perché una giornata vada bene in

questo senso non occorre pregare. Se

invece abbiamo scelto di riempire la

nostra giornata di cose belle, buone,

giuste, vere, capaci di migliorare la

nostra vita e quella degli altri allora

il nostro «telefonino sempre acceso»

con il Signore deve diventare rovente.

Perché, senza la sua luce, il suo aiuto,

la sua misericordia, il suo perdono

non riusciremo mai a realizzare in

pienezza il nostro desiderio di bontà,

di bellezza, di giustizia. Senza di lui

non potremmo mai vivere giornate

come le sue passate facendo del bene

a tutti.

Le note degli angeli

Su RAI 1, dal Santuario di Pompei,

musica e spettacolo all'insegna

della solidarietà.

Il 22 luglio alle 23, su Rai Uno, andrà in onda, per il terzo

anno consecutivo, la trasmissione “Le Note degli Angeli”.

Farà da cornice alla serata varietà la splendida Basilica della

Madonna del Rosario di Pompei. La sua Facciata, uno dei

monumenti alla Pace più belli ed imponenti d’Italia, diverrà

parte integrante della scenografia e del set televisivo. Una

cornice suggestiva e di ineguagliabile bellezza che, unitamente

ad un nutrito ed internazionale cast, renderà la serata

magica, mistica e spettacolare. Una fusione da suscitare,

per bellezza di immagini, nei telespettatori un sicuro

interesse.

Piccole citazioni lette da attori di fama, intervallate da momenti

di musica e spettacolo e il repertorio canoro, accuratamente

scelto tra le canzoni tratte dal panorama musicale

di tutto il mondo, renderà la serata lieta e gradevole per

tutti i telespettatori. Come gli altri anni, sarà nuovamente

attivata, durante la serata, l’iniziativa SMS Solidale.

Con questa campagna di raccolta fondi, grazie alla collaborazione

delle Missioni legate al Santuario, si vuole donare

ai bambini del “Terzo Mondo” una sorta di borsa di

studio che, almeno per un anno, gli garantisca non solo il

sostentamento fisico, acqua e cibo, ma anche l’opportunità

di poter studiare. Quindi ancora una volta ci si affiderà alla

sensibilità ed alla solidarietà degli italiani.

al numero

* Sacerdote, educatore

e scrittore

Il Rosario e la Nuova Pompei

25

Anno 126 - N. 5 - 2010 [217]


8 maggio, la Supplica a Pompei

■ di Marida D'Amora

«Ci siamo fatti tutti pellegrini

in questo amato santuario

della Madonna di Pompei, in

questo giorno solennissimo, per

ascoltare la Parola del Signore, Parola

che ci aiuti ad avere fiducia,

speranza, che ci metta nel cuore il

desiderio di diventare migliori e

di portare nelle nostre case e al lavoro,

la forza della testimonianza

della fede cristiana». Lo ha detto

nell’omelia il Cardinale Agostino

Vallini, Vicario generale di Papa

Benedetto XVI per la Diocesi di

Roma, durante la celebrazione eucaristica

che ha preceduto la recita

della Supplica alla Vergine di

Pompei. Migliaia i pellegrini, provenienti

da ogni parte del mondo,

che si sono radunati sul sagrato

della basilica mariana, l’8 maggio,

Il Rosario e la Nuova Pompei

26

Anno 126 - N. 5 - 2010 [218] Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Cardinale Agostino Vallini

presiede la Concelebrazione

Fedeli e volontari recitano la Supplica

per partecipare alla santa messa e

recitare insieme la preghiera composta

dal beato Bartolo Longo nel

1883. L’“Ora del Mondo” ha visto

così nuovamente ‘esplodere’ a

Pompei l’amore di tantissimi fedeli

per la Vergine del Rosario.

Nel suo affettuoso saluto, l’Arcivescovo

della città mariana, mons.

Carlo Liberati, ha ricordato il legame

che il Cardinale Vallini ha

con la Vergine di Pompei e con la

Campania, terra difficile, ma piena

di speranza. Ripercorrendo gli

anni che il Cardinale Vallini ha

trascorso a Napoli, come Rettore

del Seminario Maggiore e come

Vescovo Ausiliare del Capoluogo

partenopeo, lo ha ringraziato per

aver “aderito a questo felice momento

per salutare la Madre di Gesù

e di tutta la Chiesa e parlare di

Lei, ringraziandoLa insieme con

Pompei e la sua Chiesa e milioni e

milioni di fratelli di tutto il mondo,

che recitano il Santo Rosario ogni

giorno”. Il Cardinale Vallini ha tracciato

la figura di Maria, “colei che ha

27

accolto la Parola, l’ha conservata nel

cuore e ha messo in pratica quello

che Dio, che si è fatto Parola, le chiedeva”.

Sottolineando, poi, come Pompei

sia città di pace e di carità, ha continuato

invitando tutti a farsi, come

Maria, umili ascoltatori della

Parola, perché «senza la forza di

Dio, senza lo Spirito Santo, non siamo

capaci di essere al di là degli

impegni, di quello che ci piace, di

essere uomini e donne capaci di

trasmettere l’amore con un cuore

grande come quello di Bartolo Longo,

come quello di Pompei, città

dove, attraverso Maria, schiere di

uomini e donne hanno incontrato

Cristo e ricevuto lo Spirito Santo».

Infine, un messaggio di speranza e

un invito alla preghiera, via efficace

per sentirsi diversi, più coraggiosi,

più sereni. Nell’accommiatarsi, il Cardinale

ha esortato tutti a pregare per

i giovani, i quali vanno sostenuti e

incoraggiati, e per i quali dobbiamo

operarci affinché possano trovare

una strada aperta al futuro.

Anno 126 - N. 5 - 2010 [219]


Per una santità di vita

seguendo l'insegnamento

della Vergine Maria

❝In questa giornata ho pregato

affinchè fioriscano autentiche

testimonianze di santità di vita,

ma ho pregato anche per tutti voi,

per le vostre famiglie, per le vostre

preoccupazioni, per i vostri

ragazzi, per i giovani, preghiamo

molto per i giovani. Sosteniamoli

e adoperiamoci per rendere loro

una strada aperta al futuro. Tante

volte ho notato lo sconforto da

parte di giovani sani, abbiamo

necessità di sostenerli ma anche

di aiutarli a trovare il loro posto

nella vita.

Possa la Madonna di Pompei in

questa città dell’Amore e della

Carità, aiutarci a diventare sempre

di più veri e gioiosi cristiani.

Auguri a tutti con la Santa benedizione

di Dio❞.

Dal saluto del Cardinale Agostino Vallini

Il Cardinale Agostino Vallini

e l'Arcivescovo di Pompei, mons. Carlo Liberati

I Cavalieri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di

Gerusalemme presenti alla celebrazione

Fedeli in preghiera durante la Supplica

Al via i Campus Estivi 2010

Tanti appuntamenti per l’estate

e una serie di itinerari

tra le bellezze della natura

Giugno

Campus Bambini

Fiume Calore

Parco Nazionale del Circeo

Solofra

Trecchina

Pontecagnano: Isola Verde

Ischia

Paestum

Luglio

Montevergine

Capri

Campus Ragazzi

Fiume Calore

Pontecagnano: Isola Verde

S. Giovanni Rotondo - S. Michele

Manfredonia

Parco Nazionale del Circeo

Anche quest’anno il Centro di

Accoglienza Oratoriale semiresidenziale

“Bartolo Longo” organizza i

campus estivi per tutti i ragazzi ospiti

del Centro.

Al termine dell’anno scolastico, trascorso

tra studio e attività formative,

il campus, diretto da Fratel Filippo

Rizzo, vuole offrire ai bambini un’estate

all’insegna della scoperta e della

gioia di stare insieme, un’occasione

speciale di divertimento, di gioco ed

educazione attraverso la creatività,

l’autonomia, l’amicizia, la vita in comune.

I campus, che si dividono per

fasce d’età, prevedono, oltre ai tanto

‘sospirati’ tuffi in piscina e al mare,

anche visite culturali, momenti di

riflessione e di preghiera.

Fratel Filippo Rizzo e i ragazzi del "Bartolo Longo" durante il campus estivo

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [220] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [221]


Cultura e Comunicazione

Il segno della Donna

■ di Giuseppe Ruggiero

Il libro che abbiamo il piacere di presentare è un omaggio

che l’autore, Mons. Michele Masciarelli, docente al Marianum

di Roma, ha offerto al Santo Padre Benedetto XVI,

per ripercorrere il suo insegnamento su Maria.

Nella presentazione, il Card. Tarcisio Bertone ricorda

che non si tratta di un libro devozionale, fine a se stesso.

È un libro di teologia, scritto però con parole semplici e

familiari.

Nell’introduzione, l’autore definisce il campo della sua

indagine, comprendente i due volumi scritti da Joseph

Ratzinger: La Figlia di Sion, (1978) e Maria, Chiesa nascente

(1981). Se si pensa alla sua imponente produzione, potrebbero

apparire ben poca cosa. In realtà, commenta

Masciarelli, offrono un metodo, un criterio per una giusta

collocazione di Maria nella fede cattolica e per trarne conclusioni

in vista della testimonianza cristiana, oltreché stimoli

per la cultura degli uomini fuori del mondo cristiano

e persino dell’esperienza credente.

In sostanza il libro distende il pensiero di Ratzinger per

tutta l’esistenza di Maria: dalla sua Immacolata Concezione

alla sua Assunzione nella gloria, passando per le “ore”

della sua presenza nella vita pubblica di Gesù.

Maria è un’esistenza tra due grazie, è segno vivo dell’amore

del Dio trinitario.

La prima grazia, la sua Immacolata Concezione, la pone

al vertice della creazione di Dio e la fa ponte tra l’antica

e la nuova Alleanza.

Della prima, Maria è un resto fedele, il suo frutto più maturo:

tutto Israele si concentra in lei. Della seconda è primizia

santa: anticipazione

e immagine più bella e più

vera della Chiesa.

C’è stato un momento, l’Annunciazione,

in cui il suo

“sì” fu insieme la sintesi e il

superamento della fede di

Abramo, fu l’atto dell’inclusione

dell’antico patto nel

nuovo, il transito dal giudaismo

al cristianesimo e

fu un passaggio senza rotture

(p. 50).

Da questa prima grazia

scoccano le “ore” della sua

vita insieme a Cristo: l’ora

della sua verginità, della sua maternità, del suo discepolato

(cap. IV), in cui Ratzinger sottolinea il rapporto vitale di

Maria con il Vangelo e la Croce, rendendo così credibile

il cristianesimo.

Questo rapporto lo si comprende in tutta la sua forza se

pensiamo all’importanza che egli attribuisce al “guardare

il Crocifisso”, come orientamento di tutta la vita e unica

direzione per trovare la salvezza. Il discorso continua nel

cap. V, dove ella viene presentata come donna dell’ascolto

e profetessa.

Per Ratzinger, Maria entra in dialogo interiore con la Parola,

la riflette, la penetra con umiltà e obbedienza, non la

domina. E proprio così è profetessa credibile e fedele in

un senso interiore e mistico, come si vede dal Magnificat.

Questa è l’eredità che riceve dal popolo giudaico e consegna

alla Chiesa. In conseguenza di questo ascolto, nel

cap. VI si passa al tema di Maria credente e madre dei credenti.

Anche per lei la fede è stata una conquista. Ratzinger ha

qui un’intuizione profonda: la sua fede è partecipazionecomunione

all’umiliazione del suo Figlio fino alla morte di

croce, laddove c’è oscurità e strazio.

Il cap. VII è un commento al tema della mediazione materna

della Vergine, intesa non come ostacolo all’unica

mediazione di Cristo, ma come compito che ella si vede

affidato per favorire l’unione del Maestro con i suoi discepoli,

inoltre come testimonianza e missione, entrambe

finalizzate alla gioia dell’incontro con Cristo. Ora che è

in cielo, Maria non cessa di chiedere ed ottenere da Dio

la gioia per tutti. Gioia è infatti il nome del cristianesimo,

il nome di Dio, il nome del futuro che ci attende oltre

questa vita.

Proprio a questa realtà ultima conduce il cap. finale, che

raccorda il secondo polo della vita di Maria, la sua seconda

grazia: la glorificazione in cielo. Qui Ratzinger sosta da par

suo su questo mistero che apre Maria, anima e corpo,

alla piena conformazione a Cristo risorto, divenendo per

i credenti epifania del “realismo cristiano”: ella cioè fa vedere

la verità e la fondatezza di ciò che crediamo e mostra

come Dio ci fa entrare nella sua gloria totalmente,

senza riduzione.

Alla fine di questo percorso il nocciolo della teologia mariana

di Ratzinger si può riassumere in queste parole

dell’autore: “(Egli) guarda alla Vergine come alla prospettiva

buona per uscire dalle difficoltà di fede del nostro

tempo…

Il vero problema è quello di rinnovare esistenzialmente il

rapporto con lei e di accogliere con maggiore apertura la

luce della sua presenza” (p.134-135).

»Accetto con gioia, mi sembra

un segno, l’invito a scrivere

qualche riga sulla Madre. Mi

sembra un segno perché “Il Rosario

e la nuova Pompei” è dedicato a

Maria la mamma di Pompei (e non

solo), perché nel mese di maggio

c’è la festa della mamma, e perché

questo mese è dedicato alla Madre di

Gesù. Tutte coincidenze che mi hanno

convinto a provare a balbettare

qualcosa di una delle creature più

misteriose e luminose della storia

dell’umanità: Maria di Nazareth.

Il volume di Cristina Tessaro,

con prefazione del Cardinale

Camillo Ruini, narra con

stile spigliato e raffinato la vicenda

umana e spirituale di

Teresa e Francesco Ugenti,

due “santi” sposi, genitori del

nostro tempo, che, con i fatti,

hanno mostrato la bellezza

del matrimonio cristiano e la

gioia di credere.

In un momento così difficile,

come quello in cui versa la società

contemporanea, dominata

da egoismo, falsi modelli,

vane illusioni, e segnata sempre più da una profonda crisi

dei valori, l’esempio di Francesco e Teresa Ugenti è una

Maria di Nazareth,

maestra dell’Amore

Solo a Maria ciascuno di noi può dire: “tu sei mia Madre”

in modo assolutamente pieno e gratificante

Penso alla sua misteriosità non tanto

per il suo essere “senza peccato”, in

fondo l’umanità stessa in origine

era così; né per aver concepito il Figlio

in modo “non naturale”, oggi

anche l’uomo è capace di farlo.

La misteriosità di Maria mi colpisce

soprattutto per la sua silenziosa preparazione

alla Croce. Mi pare che

nessun essere umano sia mai stato

capace, tranne Lei, di guardare in

faccia il dolore del Figlio, con tanto

coraggio, con tanta determinazione,

con tanto amore. L’unicità di Maria

è quella di essere stata “inventata”

dal Padre come capace di accogliere

come figli coloro che le uccidono il

Figlio, di diventare la Madre di uomini

che, non solo non sono stati

concepiti da Lei, ma le hanno strappato

l’unico immenso amore della

sua vita. Maria è rimasta lì, sotto la

La casa della gioia

■ di Damiano Modena

Croce, senza recriminazioni, senza

maledizioni, senza chiedere giustizia

per l’ingiustizia subita.

Attenta a non aggiungere un grammo

alla infinita sofferenza del Figlio,

attenta a rispondere ad ogni

suo supplice sguardo… non per sé,

ma per coloro che lo uccidevano.

Nessuna Madre può raggiungere un

livello d’amore così alto, nessuna

Madre potrà mai eguagliarla in quanto

a maternità!

Questo mistero tuttavia non la allontana

da noi, se è ineguagliabile in

maternità Ella ci raggiunge in ogni

figliolanza anche la più dispersa,

anche la meno riconosciuta, anche

la più disperata… solo della Madre

ciascuno di noi può dire: “tu sei mia

Madre” in modo assolutamente pieno

e gratificante.

Buon cammino di Fede.

luce che illumina il cammino di chi crede, di chi accetta la

sfida del matrimonio, di chi, nonostante le difficoltà, educa

i figli con impegno e responsabilità, affidandosi alla Provvidenza

Divina.

La vita coniugale di Francesco e Teresa comincia nel 1942,

in piena seconda guerra mondiale. Hanno sette figlie, due

muoiono in tenera età, ma la coppia non si getta nello

sconforto, si affida a Dio, e l’ordinazione sacerdotale del

figlio Antonio, religioso della Società San Paolo, regala loro

una gioia profonda. Loro stessi scelgono di consacrarsi

nell’istituto “Santa Famiglia” fondato dal beato Giacomo

Alberione e la gioia diventa piena. La consacrazione sarà per

loro fonte di maggior consapevolezza che il matrimonio è

per tutte le coppie cristiane, via di santità. Molti vescovi

hanno perorato la loro causa di beatificazione, che potrebbe

cominciare nei prossimi mesi.

Ed. Pro Sanctitate - pagg. 214 - € 12,00

Il Rosario e la Nuova Pompei

30

Anno 126 - N. 5 - 2010 [222] Il Rosario e la Nuova Pompei

31

Anno 126 - N. 5 - 2010 [223]


Pregando Maria

■ di don Tonino Bello

Maria, donna in cammino

Santa Maria, donna missionaria, concedi alla tua Chiesa il

gaudio di riscoprire, nascoste tra le zolle del verbo mandare,

le radici della sua primordiale vocazione. Aiutala

a misurarsi con Cristo, e con nessun altro: come te, che, apparendo

agli albori della rivelazione neotestamentaria accanto

a lui, il grande missionario di Dio, lo scegliesti come

unico metro della tua vita. Quando essa si attarda all’interno

delle sue tende dove non giunge il grido dei poveri, dàlle il

coraggio di uscire dagli accampamenti. Quando viene tentata

di pietrificare la mobilità del suo domicilio, rimuovila dalle

sue apparenti sicurezze. Quando si adagia sulle posizioni

raggiunte, scuotila dalla sua vita sedentaria. Mandata da Dio

per la salvezza del mondo, la Chiesa è fatta per camminare,

non per sistemarsi. Nomade come te, mettile nel cuore una

grande passione per l’uomo. Vergine gestante come te, additale

la geografia della sofferenza. Madre itinerante come te,

riempila di tenerezza verso tutti i bisognosi. E fa’ che di niente

altro sia preoccupata che di presentare Gesù Cristo, come facesti

tu con i pastori, con Simeone, con i magi d’Oriente, e

con mille altri anonimi personaggi che attendevano la redenzione.

Santa Maria, donna missionaria, noi ti imploriamo per tutti

coloro che avendo avvertito, più degli altri, il fascino struggente

di quella icona che ti raffigura accanto a Cristo, l’inviato

speciale del Padre, hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare

il Vangelo in terre lontane. Sostienili nella fatica.

Ristora la loro stanchezza. Proteggili da ogni pericolo. Dona

ai gesti con cui si curvano sulle piaghe dei poveri i tratti della

tua verginale tenerezza. Metti sulle loro labbra parole di pace.

Fa’ che la speranza con cui promuovono

la giustizia terrena non prevarichi sulle

attese sovrumane di cieli nuovi e terre

nuove. Riempi la loro solitudine.

Attenua nella loro anima i morsi della

nostalgia. Quando hanno voglia di piangere,

offri al loro capo la tua spalla di madre.

Rendili testimoni della gioia. Ogni

volta che ritornano tra noi, profumati di

trincea, fa’ che possiamo attingere tutti

al loro entusiasmo. Confrontandoci

con loro, ci appaia sempre più lenta la

nostra azione pastorale, più povera la

nostra generosità, più assurda la nostra

opulenza. E, recuperando su tanti colpevoli

ritardi, sappiamo finalmente correre

ai ripari.

Santa Maria, donna missionaria, tonifica

la nostra vita cristiana con quell’ardore

che spinse te, portatrice di luce, sulle

strade della Palestina. Anfora dello Spirito,

riversa il suo crisma su di noi, perché

ci metta nel cuore la nostalgia degli

«estremi confini della terra». E anche se

la vita ci lega ai meridiani e ai paralleli

dove siamo nati, fa’ che ci sentiamo

egualmente sul collo il fiato delle moltitudini

che ancora non conoscono Gesù.

Spalancaci gli occhi perché sappiamo

scorgere le afflizioni del mondo.

Non impedire che il clamore dei poveri

ci tolga la quiete. Tu che nella casa di

Elisabetta pronunciasti il più bel canto

della teologia della liberazione ispiraci

1’audacia dei profeti. Fa’ che sulle nostre

labbra le parole di speranza non

suonino menzognere. Aiutaci a pagare

con letizia il prezzo della nostra fedeltà

al Signore. E liberaci dalla rassegnazione.

Don Tonino Bello

Presidente di Pax Christi e vescovo di Molfetta.

Cittadino del mondo e pastore di

una Chiesa locale. Uomo di azione, di

parola, di preghiera. Nato il 18 marzo

1935 ad Alessano (Le), si è spento il 20

aprile 1993, consumato dal tumore. Ma è

il seme che muore a dare frutto. Vescovo,

ma per tutti don Tonino, fu testimone e

costruttore di pace, immerso nelle sfide dei

suoi anni. L'eloquenza e la fecondità della

sua profezia non sono venute meno.

Bambini e ragazzi

durante la manifestazione

di chiusura dei Giochi Lasalliani

I Giochi Lasalliani:

danza e sport a Pompei

Sabato 22 maggio si è svolta la manifestazione finale dei

giochi Lasalliani nella struttura del Centro di Accoglienza

Oratoriale Semiresidenziale Bartolo Longo a Pompei.

La manifestazione ha visto la partecipazione di tutte le

scuole del comune: 1° e 2° Circolo didattico, Scuole medie statali “Matteo della

Corte” e “Maiuri”, Scuola media Parificata “Bartolo Longo”, Liceo scientifico

statale “Pascal”, l’IPIA e l’Isitituto Socio-psico-pedagogico “Santa Caterina da

Siena”. I giochi hanno interessato in particolare Calcetto, Mini volley, Calcio,

Pallavolo maschile e femminile, Atletica leggera (60 m. piani - staffetta e mezzofondo).

Ad aprire la manifestazione è stato il balletto delle ragazze del “San-

Le alunne del "Bartolo Longo"

durante un'esibizione

■ di Giovanni Angellotto

ta Caterina da Siena” su musiche di

“Hush” e sotto la direzione artistica

della professoressa Antonietta Bruno.

Alla fine, il Coordinatore delle attività

del centro, fratel Filippo Rizzo, ha

premiato i ragazzi del 1° e 2° circolo

didattico che si sono cimentati nelle

discipline di calcetto e atletica leggera.

Le ragazze del centro di accoglienza

oratoriale, dirette dall’educatrice

Giusy Sorrentino, hanno ballato sulle

musiche di Micheal Jackson. Al termine

sono stati premiati i ragazzi delle

scuole medie che si sono cimentati

in varie discipline assieme ai ragazzi

dell’IPIA e del liceo “Pascal”. Un nuovo

balletto, ad opera degli alunni della

scuola media “Matteo della Corte” su

musiche da discoteca, ha preceduto

la premiazione di tutti i partecipanti

ai giochi. Prima del saluto finale alcuni

ragazzi delle scuole medie “M. della

Corte” e “Maiuri” hanno intonato alcuni

canti e suonato vari strumenti

come il clarinetto e la chitarra. Al termine

della manifestazione, a cui hanno

partecipato alcune autorità cittadine

e i dirigenti delle istituzioni scolastiche,

fratel Rizzo ha ringraziato i partecipanti

e ha dato appuntamento al

prossimo anno per continuare questa

tradizione che da nove anni accomuna

i ragazzi di tutte le istituzioni scolastiche

cittadine.

Il Rosario e la Nuova Pompei

32

Anno 126 - N. 5 - 2010 [224] Il Rosario e la Nuova Pompei

33

Anno 126 - N. 5 - 2010 [225]


Padre Giuseppe Buono, al centro,

con i protagonisti della missione

in Guinea Bissau

Un missionario, tre medici,

e tanta Africa

Tre progetti per un Paese in

cerca di serenità

di P. Giuseppe Buono*

La Guinea Bissau, tra i più poveri paese del mondo. Avevo pregato

più volte la Madonna del Rosario a Pompei perché rendesse

possibile la realizzazione di un mio antico sogno missionario:

andare in Guinea Bissau, in Africa Occidentale. Era stata la prima missione

del PIME di cui mi ero innamorato non ancora sacerdote, poi in

cinquant’anni di sacerdozio avevo visitato quasi tutti i paesi dell’Africa,

ma la Guinea Bissau, no!

Il sogno si è realizzato sulla fine dell’anno scorso, che era stato anche

l’anno del mio giubileo sacerdotale, celebrato proprio ai piedi della Vergine

del Santo Rosario a Pompei il 22 giugno scorso. Per l’occasione

ho accompagnato tre medici per una visita rapida ad alcuni centri e

villaggi della Guinea Bissau, soprattutto quelli di Bafatà, Bambadinga,

Gambiel, Sanbasilate, nella diocesi di Bafatà, che interessavano per la

realizzazione di alcuni progetti di assistenza. Dei tre medici, due erano

napoletani: il dott. Iodice Giuseppe, che è primario gastroenterologo al

Presidio Sanitario Santa Maria della Pietà, retto dai Padri Camilliani a

Casoria (Napoli); il dott. Roberto Capretti, medico chirurgo di Napoli;

il terzo medico, dott. Giuseppe Gorgoglione, è neurologo alla Casa Sollievo

della Sofferenza, l’ospedale fondato da Padre Pio da Pietrelcina a

San Giovanni Rotondo.

Poi c’ero io, napoletano e mezzo

scassato e che, nonostante abbia

fatto letteralmente la visita alle

missioni di mezzo mondo, ero

commosso come un missionario

alla prima partenza perché finalmente,

dopo aver visitato due terzi

dell’Africa, riuscivo a raggiungere

la Guinea Bissau. Mi aveva trasmesso

per questo paese un amore

straordinario il padre Settimio

Munno, del PIME, che ne è stato

il fondatore e che a noi ancora studenti

negli anni 1957-1964 parlava

sempre della Guinea Bissau da

dove si era dovuto allontanare per

la malaria ma che era ben radicata

nel suo cuore. È stata una visita rapida

ma realizzata in modo quasi

perfetto per le motivazioni serie

dei partecipanti e la guida eccezionale

nella persona di Padre Dionisio

Ferraro, del PIME, da trentatré

anni in Guinea Bissau e che non ci

ha lasciato respirare nei giorni della

nostra permanenza in Guinea.

La missione della Chiesa

In questa situazione il lavoro della

Chiesa e dei missionari si rivela

non solo urgente ma anche pieno

di difficoltà e porta a capire che il

primo vero contributo della Chiesa

allo sviluppo è la formazione

dell’uomo ai valori del Vangelo.

Per me è stato impressionante constatare

come i cattolici in Guinea

Bissau sono pochi: 151.000 su poco

più di un milione e mezzo di abitanti,

cioè l’8%; i musulmani sono

circa il 47%, il resto sono animisti.

Nel 2001 la Santa Sede istituiva

la seconda diocesi della Guinea

Bissau, quella di Bafatà, affidata

al vescovo Dom Pedro Zilli, missionario

del PIME originario del

Brasile, il 31 dicembre del 1982.

Il Rosario e la Nuova Pompei

34

Anno 126 - N. 5 - 2010 [226]

I progetti dell’amore

Poi, come sempre, il Vangelo dell’amore

si capisce meglio con le

opere dell’amore; in questa dimensione

ci siamo attivati per tre piccoli

progetti: due sono già nati, il terzo

è in fase di attivazione.

Si tratta della “Feira das Possibildades”,

nel villaggio di Nhabijão,

che vuole essere un luogo privilegiato

per scambio di idee, capacità

ed esperienze organizzando brevi

corsi di formazione nell’ambito

della produzione agricola, frutticola

e apicola e organizzando anche

associazioni e microcredito,

Scoperta dai portoghesi nel 1446

la Guinea Bissau è stata la loro prima

colonia in Africa ma considerata

terra per esiliati e punto di appoggio

per le navi che andavano in

Angola, Mozambico, Capo Verde

e nelle colonie portoghesi in Asia.

Soltanto nel 1932 la Santa Sede

impone ai francescani portoghesi di

accettare la missione in Guinea Bissau,

che viene eretta il 4 settembre

1940 come diocesi sui juris,

mentre fino ad allora era dipendente

dalla diocesi di Capo Verde.

Il PIME arriva in Guinea Bissau il

25 maggio 1947 su espresso desiderio

di Papa Pio XII.

Il 7 maggio 1940 il Portogallo firmava

con la Santa Sede un Concordato

con annesso un accordo missionario.

Il 10 settembre 1974 la Guinea

Bissau, dopo una guerra sanguinosa,

che costerà la prigionia, prima

a Bissau e poi a Lisbona, al padre

Antonio Grillo, missionario del

PIME originario di Acerenza (Potenza),

festeggia l’indipendenza. Ma

si instaura subito un regime filoso-

educazione civica e osservatori di

prevenzione dei conflitti.

La Comunità Missionaria Giovanni

Paolo II, che è un’associazione

privata di fedeli laici, su iniziativa

della dott.ssa Patrizia Pelosi, ha

raccolto fondi per sostenere il progetto

per l’anno in corso; in questo

modo si è voluto celebrare il 50°

di sacerdozio di padre Giuseppe

Buono.

L’altro progetto è stata la creazione

di un pozzo nel villaggio Gambiel:

l’acqua, al momento in cui

scriviamo, sta per scaturire tra la

gioia della gente che noi abbiamo

incontrato nella nostra visita.

Un Paese, una storia

vietico e filo-cubano di chiara marca

comunista che impone una dittatura

ideologica e poliziesca del Partito

unico comunista al potere.

Stranamente il Partito rispetta la libertà

della Chiesa: il motivo è che

la maggior parte dei capi avevano

frequentato le scuole dei missionari.

Si registra però nel paese un

graduale peggioramento del livello

di vita. Il 14 novembre 1980 un

colpo di Stato abbatte il dittatore Luis

Il pozzo è stato chiamato: Pozzo

Buono. Il terzo progetto è la costruzione

di un piccolo presidio sanitario,

sempre nel villaggio Gambiel,

(per questo si è fatto fretta per la

creazione del pozzo) per l’assistenza

agli ammalati dei villaggi della

zona.

Il presidio sanitario sarà dedicato

a: Hugo e Iego, due giovani avellinesi

morti due anni fa in incidenti

stradali. La sorella di Ugo, Maria

Grazia Pisano, è l’anima del progetto

e sta realizzando diversi eventi per

sensibilizzare i giovani all’aiuto agli

altri e alla missione della Chiesa.

* Missionario del Pime

Cabral, mettendo al suo posto Joào

Bernardo Vieira, che viene ucciso nel

maggio dell’anno scorso.

Attualmente c’è molta confusione

e paura nel paese. Noi abbiamo constatato

questo stato di cose soprattutto

osservando come la gente era

quasi timida e non rispondeva immediatamente

ai nostri saluti, contrariamente

allo stile gioioso degli

africani che io avevo riscontrato in

altri Paesi visitati.

Il Rosario e la Nuova Pompei

35

Anno 126 - N. 5 - 2010 [227]


Pietrelcina 13-16 maggio

“Un sogno è diventato realtà: il nostro amato Padre Pio in vita si recò in pellegrinaggio

a Pompei per pregare davanti l’Icona della Vergine del Rosario; oggi

è l’Icona della Vergine del Rosario a venire in pellegrinaggio a Pietrelcina!”. Con

queste parole, il 13 maggio scorso, Padre Giorgio Ramolo, parroco della chiesa

“Santa Maria degli Angeli”, ha accolto la Delegazione della Missione Mariana del

Il Rosario e la Nuova Pompei

36

Anno 126 - N. 5 - 2010 [228]

a cura di Andrea Fontanella

In cammino con la Madonna Pellegrina

Rosario che ha accompagnato l’Icona

sacra. Pietrelcina è stata felicissima

di accogliere la Vergine, la comunità,

infatti, da sempre devota a Maria, ha

sperimentato lungo i secoli la sua speciale

protezione. Fin dai suoi teneri

anni, Padre Pio nutrì una filiale devozione

alla Madonna di Pompei ed ebbe

sempre una fiducia incrollabile nell’efficacia

delle novene a quella cara

Mamma, per ottenere grazie per il bene

delle anime. Pochi giorni prima di

morire compì un gesto delicatissimo

di devozione verso la Madonna di Pompei.

Il 19 settembre 1968, gli venne regalato

un mazzo di 50 rose, a ricordo

dei suoi 50 anni di stimmate. Di

queste rose, una rosa l’affidò ad un

suo figlio spirituale diretto a Napoli,

perché la deponesse ai piedi della Madonna

di Pompei. Quella rosa è stata

portata a Pietrelcina dal Santuario di

Pompei. La devozione a Maria è stata

uno dei pilastri della spiritualità sacerdotale

e religiosa del Santo che la

esprimeva attraverso la recita di un

numero imprecisato di Rosari al giorno,

tanto da divenire l’Apostolo del

Rosario. Padre Pio definiva il Rosario

“arma” contro tutte le insidie del male.

Il suo testamento spirituale fu semplicemente

questo: “amate e fate amare

la Madonna, recitate e fate recitare la

corona del Rosario”. Tanti sono stati

i momenti di preghiera, di catechesi

e di confessioni che si sono susseguiti

nei giorni di permanenza dell’Icona.

Ricche di spiritualità sono state le

omelie dei padri missionari, di mons.

Carlo Liberati, Arcivescovo di Pompei,

del Superiore del Convento, Padre

Francesco Scaramuzzi, e del Vicario

Generale mons. Pompilio Cristino. I

missionari, dal canto loro, hanno ricordato

che la presenza dell’Icona è

stata una visita storica, importante,

significativa, carica di evocazioni e di

emozioni nella quale è stato sottolineato

più volte il particolare legame

con la Madonna e con i due apostoli

del Rosario, il beato Bartolo Longo

e San Pio da Pietrelcina, che con la

loro vita hanno contribuito alla conoscenza e all'amore di

Cristo. Un laico, Bartolo Longo, che ha dato tutta la sua vita

alla diffusione del Rosario, ed un religioso, Padre Pio, che ha

sgranato per l’intera sua vita il Rosario. Hanno sottolineato,

altresì, che tra i due apostoli del Rosario, grazie all’incessante

preghiera, vi è stato un interscambio di evangelizzazione.

Un pugliese che in terra campana ha realizzato un Santuario

alla Vergine e tante opere di carità annesse, e un campano,

andato in terra di Puglia, per realizzare la Casa di Sollievo

della Sofferenza, un Santuario e tante opere di carità. Un ringraziamento

al parroco, Padre Giorgio, al Sindaco, Gennaro

Fusco, a tutte le autorità militari presenti ed al consigliere

Provinciale, Dante Molinaro, per l’accoglienza, la sensibilità e

la presenza nei giorni di permanenza della Vergine Santa.

Dopo la celebrazione eucaristica domenicale e la recita della

Supplica, tutta la comunità di Pietrelcina ha salutato l’Icona

che ha fatto ritorno nel suo Santuario.

di Domenico Romano

Calendario Missioni Mariane

Info: Tel. 081 8577260 Fax 081 8577487

missionemariana@libero.it

Un’esplosione di fiori e colori per celebrare la Madonna di Pompei

Petali di rose e gessetti colorati, fondi

di caffè e segatura multicolore.

Se a questo aggiungiamo l’allegria

e l’entusiasmo degli alunni della

Scuola Primaria “Eduardo De Filippo”

di Santa Maria La Carità (Na),

l’impegno dei loro insegnanti e l’amore

per la Vergine di Pompei,

‘otteniamo’ l’infiorata! Sembra una

espressione algebrica, in realtà l’infiorata

è una tradizione molto amata dai

bambini di questa scuola che grazie

all’aiuto delle maestre, in particolare

dell’insegnante di religione Liberata

Scarfato, l’8 maggio, giorno

della Supplica, celebrano la Vergine

di Pompei, realizzando nel cortile

della scuola, con i petali di rose,

un’immagine che la ritrae. Poi la

recita del Rosario e della Supplica.

Tutto è nato qualche anno fa grazie

all’inventiva di don Carmine Del

Gaudio, ex parroco della chiesa

“Santa Maria La Carità”. Fu lui a

dar vita a questa tradizione, donando

alla scuola una tela raffigurante la

Madonna di Pompei che, nel giorno

dell’infiorata, viene portata nel giar-

dino della scuola dagli alunni delle

quinte classi. Da allora, ogni anno,

nel giorno della Supplica, gli

alunni, gli insegnanti, il Dirigente

Scolastico Vincenzo D’Aniello, e

il nuovo parroco, don Francesco

Paolo Celotto, che ha continuato la

tradizione voluta da don Carmine,

17/20 Giugno 2010

AIELLI (AQ) Parrocchia “SS. Trinità”

Parroco Don Ennio Grossi - Tel. 0863 78212 Cell. 329 6120415

18 Luglio 2010

SALERNO -STADIO ARECHI - Congresso Internazionale

Rinnovamento Carismatico Servi di Cristo Vivo

Responsabile P. Michele Vassallo S. D. V.

Tel 0828/601317 - Cell 335/6489303

19/22 Settembre 2010

VERONA - Parrocchia Madonna delle Grazie

Parroco Don Massimo Malfer Cell 348/6924679

22/26 Settembre 2010

BEREGUARDO (PV) - Parrocchia S. Antonio Abate

Parroco Don Lino Canarini Tel 0382/928032

si riuniscono nel cortile per recitare

la preghiera composta da Bartolo

Longo nel 1883. Un giorno di

festa, di preghiera, un giorno per

stare insieme. L’infiorata coinvolge

anche i genitori e tanti passanti che

si uniscono alla recita della Supplica

dalla strada!

Gli alunni della scuola"Eduardo De Filippo"

durante l'infiorata

Il Rosario e la Nuova Pompei Anno 126 - N. 5 - 2010 [229]

37


“Ho creduto all’Amore

… eccomi!”

Pronunciato il "sì " di otto novizie. La celebrazione, presieduta

dall'Arcivescovo mons. Carlo Liberati, è stata animata dalla

schola cantorum e dalla comunità delle religiose.

Il 15 maggio i pellegrini che sono

venuti a Pompei, per aprire il proprio

animo alla Madonna celeste,

nel mese a Lei consacrato, sono

felici di essere spettatori di un

“qualcosa” di singolare: otto novizie

indonesiane, adorne di vesti

nuziali e di freschezza giovanile,

con simboliche lampade accese,

incedono verso l’Altare della

Regina del Rosario di Pompei,

per dire il loro “sì” alla sequela

Christi. Un prolungato applauso

accoglie le giovani, mentre tra le

ampie navate della Basilica mariana

riecheggiano le dolci melodie

dell’organo e si diffonde nell’aria

un festoso scampanio. Le giovani

novizie emettono nelle mani della

Superiora Generale delle Figlie del

Santo Rosario di Pompei, Madre

Angelica Bruno, i loro voti religiosi,

conservando il proprio nome di

Battesimo: Maria Trifonia, Carolina,

Fernanda, Isabel, Selviana,

Caterina, Francesca, Imelda. “Ho

■ di Concetta Fabbricatore

creduto all’Amore… eccomi!” (cfr

1 Gv 4,16). L’orizzonte in cui si

colloca ogni vocazione, dunque, è

“l’amore”. Da questo amore nasce

la chiamata di Dio: “Ti ho amato

di amore eterno” (Ger. 31,3).

Queste sorelle ora non si appartengono

più: nella totale rinuncia di

tutto quanto non è Dio, esse troveranno

la gioia di vivere in libertà

di cuore e unicamente per il loro

Sposo che le ha “inanellate” e posto

nel loro animo il “sigillo” di

nozze. La solenne Celebrazione,

animata dalla “schola cantorum”

diretta da don Francesco Di Fuccia,

è stata presieduta dal nostro

Arcivescovo, mons. Carlo Liberati

che, nell’omelia, ha elogiato la

preziosità di una donazione totale

a Cristo con l’impegno di conformarsi

allo Sposo povero, casto ed

obbediente.

Mons. Carlo Liberati

con le otto novizie che

hanno pronunciato il "sì"

Il calice donato al Santuario

Questo prezioso calice con patena,

dorati, della prima metà dell’Ottocento,

è un dono di straordinaria

bellezza e prodotto di oreficeria

artigiana di alto livello, realizzato

a mano da orefici creativi di alta

competenza e con caratteristiche

di vera arte.

La signora Lucia Botti e il figlio

Luigi, di Ercolano, lo hanno ereditato

da due zii sacerdoti: don

Aniello Gaudino e don Vincenzo

Gaudino, ancora ricordati dal popolo

ercolanese per la loro santità

di vita.

In un tempo non facile per chi cerca il silenzio, la dimensione

con l’Assoluto e la purezza di cuore, in un festival celebre

per la sua mondanità come quello di Cannes, vince un

film, “Des hommes et des dieux” di Xavier Beavouis, che

narra il martirio dei monaci Trappisti in Nord Africa. Si

tratta di un fatto di cronaca simbolo di dialogo tra le fedi

e testimonianza di coerenza totale, sino alla Croce. La

storia si svolge in un monastero situato in Algeria, terra

musulmana, dove l’avamposto di silenzio e ricerca di pace

interiore è vissuto da alcuni religiosi, fedeli della regola di

San Benedetto. Le loro giornate divise tra la preghiera e il

lavoro vengono turbate dalla violenza che mette a rischio la

loro stessa vita.

È un monastero sperduto sull’altopiano di Tibhirine. Sette

trappisti francesi conducono da tempo un’esistenza in

completa armonia con la collettività musulmana che vive

nel villaggio adiacente. Partecipano ai loro riti, portano il

miele prodotto nel loro mercato, offrono sostegno medico

grazie al frate che arriva a visitare anche 150 persone al

giorno, distribuendo medicinali e vestiti. Ma la situazione

Don Vincenzo Gaudino fondò un

Orfanotrofio in Ercolano ed era

legato da profonda amicizia con il

nostro beato Bartolo Longo.

Con un grazie vivissimo alla signora

Lucia Botti per questo dono

significativo e bellissimo, l’assicuriamo

che nelle celebrazioni eucaristiche

delle più solenni festività

annuali, verrà impiegato "per la

gloria di Dio e ad onore della Vergine

del Santo Rosario" sull’Altare

Maggiore del nostro Santuario.

L’Arcivescovo Carlo Liberati

cinema &Fede

Al festival di Cannes

trionfa il film sui

martiri Trappisti

■ di Nicola Nicoletti

politica del paese - dilaniato dal conflitto tra le forze governative

e i gruppi estremisti di matrice fondamelista

- costringerà i monaci a riflettere sulla loro posizione: restare,

e rischiare la vita, o fuggire in cerca di un luogo più

sicuro? Partendo dal reale fatto di cronaca del rapimento e

la conseguente uccisione di sette monaci trappisti avvenuta

nel 1996, il regista Xavier Beavouis porta in Concorso Des

Hommes et des Dieux e si concentra sul triennio precedente

la tragedia. Inquadrando l’umanità, le abitudini e -

soprattutto - la completa integrazione di questi frati con il

contesto circostante, e dimostrando in questo modo che

la pacifica coesistenza di diverse fedi è non solo possibile,

ma socialmente auspicabile, Beavouis costruisce un film in

cui il messaggio è di profonda riflessione per credenti e non

credenti.

Il Rosario e la Nuova Pompei

38

Anno 126 - N. 5 - 2010 [230] Il Rosario e la Nuova Pompei Anno 126 - N. 5 - 2010 [231]

39


Pellegrini del Rosario

1

■ di Marida D’Amora

1 Il 20 aprile, in pellegrinaggio al Santuario di Pompei, il gruppo di

preghiera Cuore Immacolato di Maria, di Scandicci (FI). Il gruppo, a

Pompei per tre giorni, era guidato da don Gianluca Scrimieri.

2 Pellegrini a Pompei il 26 aprile i Pii Operai Catechisti Rurali (Missionari

Ardorini) guidati dal Superiore Generale, P. Antonio De Rosa,

e da P. Gianfranco Todisco, Vescovo di Melfi-Rapolla Venosa. I

religiosi si sono riuniti nella città mariana per un incontro comunitario

di preghiera.

3 Il 27 aprile, dallo Stato del Nord Carolina (USA), i fedeli della parrocchia

Our Lady of Perpetual Help, accompagnati dal rev. Jim

Buchholz e dal rev. Jim Meares.

4 In visita al santuario mariano, il 27 aprile, il gruppo di preghiera

del Santo Rosario di Pompei di Arzano (NA), guidato da Alfonso

Esposito Marroccella.

2 3

4

5 Il 3 maggio, da Città del Messico, in visita

alla Basilica mariana, la Comunità Giuseppina

del Murialdo, guidata da P. Giuseppe Rainone

e P. Vincenzo Fiore, missionari in Messico.

6 In occasione della Supplica alla Vergine

di Pompei, come ogni anno, i fedeli di Pignataro

Maggiore (CE) sono giunti in pellegrinaggio

a piedi a Pompei, affrontando un

cammino di 90 chilometri.

7 Accompagnati da don Ciro Russo, i fedeli

della parrocchia San Ludovico D'Angiò di

Marano di Napoli (NA), pellegrini al Santuario

il 3 maggio.

Prenota in tempo

il tuo pellegrinaggio a Pompei

Tel. +39 081 8507000 +39 081 8577379

Fax +39 1782238781 +39 081 8577482

rettorato@santuariodipompei.it

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [232] Il Rosario e la Nuova Pompei

41

Anno 126 - N. 5 - 2010 [233]

5

6

7


Eccellenza Reverendissima,

grazie di cuore per aver pregato per mia mamma

Carla, operata giovedì 13 maggio, memoria di Nostra

Signora di Fatima, per un nodulo maligno al seno. L’intervento

è andato bene; ora aspettiamo l’esito dell’esame

istologico che metto nelle mani materne di Maria

Santissima, certo della Sua protezione. Se tutto andrà

per il meglio, vorrei venire a Pompei a ringraziare Dio

con la celebrazione della Messa e la Vergine Maria per

Sua intercessione. Grazie di cuore, anche a nome della

mamma, per la vicinanza paterna.

Sac. Paolo Ravasi, fdm

Sono Antonietta, ho settanta anni e vivo a Nocera

Inferiore (Sa). Sono una fervente devota della

Vergine del Rosario di Pompei. Ho deciso di scrivere

queste poche righe per far conoscere a tutti la bontà della

Madonna verso di me. Sono una persona che vive

intensamente la vita della Parrocchia e vivo con grande

gioia l’espressione dell’amore di Cristo e della Sua

Mamma Celeste. Più di tutto, vivo sempre con grande

entusiasmo il mese di maggio, infatti, la Madonna di

Pompei proprio in questo mese mi ha sempre regalato

grazie spirituali e materiali. Lo scorso anno, il giorno

della Supplica di Pompei, ho chiesto due grazie alla Regina

del Rosario: due dei miei figli erano disoccupati,

io pregavo tanto per loro. L’8 maggio ero disperata e

mi sono rivolta a Maria come solo una mamma sa fare,

con il cuore in mano, chiedendole di concedermi le due

grazie tanto attese. Con grande stupore e commozione,

a Settembre i miei due figli sono stati chiamati per lavorare

come bidelli, in due scuole diverse. Ora lavorano e

stanno bene. Sono felice! Non smetterò mai più di ringraziare

la Vergine di Pompei. Quando posso, mi reco

al Santuario per ringraziare la divina benefattrice; anzi

La ringrazio giorno e notte.

Grati alla Madonna

e al Beato

Bartolo Longo

a cura di Ciro Cozzolino

Vorrei dire a tutte le mamme sfiduciate che vivere l’esperienza

di Cristo è la cosa più bella che possa esistere, e

quando avete bisogno, affidatevi alla Sua Mamma.

Lei vi custodirà, vi proteggerà e insieme a Lei non vi

sentirete mai soli.

Antonietta Giordano

Ringrazio la Madonna di Pompei perché con il suo

aiuto mio figlio che seguiva terapie da quattro anni

finalmente è guarito, adoro la mia famiglia e se in essa

c’è serenità è grazie alla Madonna.

Ci benedica la Madonna di Pompei.

Luigi Mallardo

Giugliano in Campania (Na)

Il giorno della Madonna del Rosario, il 7 ottobre di

alcuni anni fa, io e mio figlio Lino, siamo partiti per

raggiungere mio marito, sul suo posto di lavoro a Civitavecchia,

sulla nave dove lavora come cuoco, per festeggiare

il mio onomastico.

Durante il tragitto, mio marito mi ha telefonato due volte

per dirmi di sentirsi poco bene: gli bruciava la gamba

destra e gli faceva male l’occhio. Arrivati sulla nave, i

suoi colleghi mi hanno consegnato alcuni effetti personali

e, con tanta commozione, mi hanno detto che mio

marito Enzo era stato trasportato in ospedale.

Ci recammo in ospedale e vidi Enzo in barella che ritornava

dalla T.A.C. Il medico mi disse che aveva avuto

un’emorragia celebrale, ed era in coma. Lino lo chiamava,

ma lui non dava segni di vita.

Fummo colti dalla disperazione, tanto che mio figlio

iniziò a dare pugni contro il muro, e fu calmato dai medici

e dagli infermieri. Diceva che il padre non poteva

lasciare lui e la sorella a soli cinquant’anni perché loro

avevano bisogno ancora di lui.

I medici mi dissero che doveva essere trasportato in un

ospedale più adeguato.

Nel frattempo si svegliò in maniera confusa. Così fu

trasportato, in eliambulanza all’Ospedale di Roma,

reparto neurologia, ma lì i medici dissero che non ce

l’avrebbe fatta, e non potevano farcelo vedere.

Anche se non si sa come, la porta si aprì, allora Lino

chiamò il padre e lui rispose. Entrando poi nella stanza

mio figlio trascinò anche me, nonostante il divieto dei

medici, così vedemmo Enzo che aveva la bocca e l’occhio

tirati, piangeva e diceva parole senza senso. Dopo

un’ora i dottori dissero che solo un miracolo lo poteva

salvare e fu inviato in terapia intensiva.

Il numero del letto era il 7, il giorno della Madonna.

Dopo due giorni mio marito era in reparto e da lì è iniziato

il cammino verso la guarigione.

Preghiera per la canonizzazione

Dio, Padre di misericordia, noi ti lodiamo per aver donato alla storia degli uomini

il Beato Bartolo Longo, ardente apostolo del Rosario e luminoso esempio di laico

impegnato nella testimonianza evangelica della fede e della carità.

Noi ti ringraziamo per il suo straordinario cammino spirituale, le sue intuizioni profetiche,

il suo instancabile prodigarsi per gli ultimi e gli emarginati, la dedizione

con cui servì filialmente la tua Chiesa e costruì la nuova città dell’amore a Pompei.

Noi ti preghiamo, fa’ che il Beato Bartolo Longo sia presto annoverato tra i Santi

della Chiesa universale, perché tutti possano seguirlo come modello di vita e godere

della sua intercessione. Amen

Dopo quasi due anni Enzo si è rassegnato alla sofferenza.

Ha un’emiparesi destra molto accentuata, a volte

dolorosa. Non può lavorare, guidare e camminare più

di dieci minuti, si serve della sedia, ma lui ha accettato

tutto, perché la Madonna gli ha dato la possibilità di

crescere i figli, e sta con me che, come dice lui, sono

un’ottima infermiera.

Ho sempre pregato, prego e pregherò la Madonna del

Rosario.

Rosaria Scognamiglio

Aprilia (LT)

Chi riceve grazie per intercessione del Beato Bartolo Longo

è vivamente pregato di darne comunicazione

al Vice Postulatore della causa di canonizzazione

Mo n s . Ra f f a e l e Ma t R o n e

Piazza Bartolo longo, 1 - 80045 Pompei (NA)

Tel. (+39) 081 8577275 - (+39) 081 863 8366

Fax (+39) 081 850 3357

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [234] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [235]


La parola ai Lettori

Vostra Eccellenza Mons. Carlo Liberati,

nel corso degli anni sono stato sempre profondamente devoto alla Beata Vergine

di Pompei. Ho ricevuto molte grazie dalla nostra Santa Madre e sono molto

grato per il Suo amore per me. Sono altresì grato per la rivista che mi mandate, la

quale mi tiene aggiornato sul Meraviglioso Amore e Misericordia che la Madonna

mostra attraverso il suo titolo di Beata Vergine del Rosario di Pompei. Qualche

anno fa, quando scrissi per chiedere una reliquia del beato Bartolo Longo, vi dissi

che volevo diventare sacerdote. Ora ho la felicità e la gioia di annunciarvi che

sono entrato in una Comunità Religiosa qui nelle Filippine ed sono ora al 3° anno

dei miei studi filosofici.

Sono professo temporaneo e indosso già l’abito di San Francesco. La Congregazione

in cui sono entrato è francescana e fu fondata qui nelle Filippine dal

compianto mons. Maximino Mañalac. Quest’anno, l’11 febbraio 2010, la nostra

Comunità celebrerà il 10° Anniversario di Fondazione. A questo proposito, prego

Vostra Eccellenza di concederci la “grazia” di avere il vostro messaggio scritto

per commemorare questa occasione. In un libro commemorativo raccoglieremo

i messaggi del nostro Nunzio Apostolico, dei nostri Vescovi e Sacerdoti e, lo

speriamo vivamente, quello di incoraggiamento di Vostra Eccellenza. Il fatto

che lei sia il Pastore della Basilica Pontificia della Beata Vergine del Rosario,

è veramente indicativo perché il nostro compianto Santo Padre, il venerabile

Giovanni Paolo II ha detto che “il Rosario non è altro che contemplare il volto di

Cristo alla scuola di Maria”. Essere una congregazione dedicata al Volto Santo è

di grande impatto per la nostra piccola comunità. Spero che possa prendere in

considerazione la nostra umile richiesta. Ho riletto e allegato la lettera che mi

inviò in passato. Ho sempre custodito con cura quella lettera.

Ora le chiedo questo messaggio augurale per il nostro 10° Anniversario di

Fondazione, per favore lo invii il più presto possibile. Sarà per noi grande dono

dalla Basilica di Pompei. Vorrei, inoltre, chiedere un’immagine grande della

Caro Direttore, invio questa mia

piccola offerta in onore della Beata

Vergine di Pompei della quale sono

molto devota e La prego che ci

protegga e ci aiuti in questi tempi

difficili. La ringrazio anche a nome

di mio marito della bella Rivista

che ricevo ogni mese, la troviamo

molto interessante e ci dà tanta

gioia ricevere le belle notizie che ci

date. Cordiali saluti

Irma Favasuli - Malaga – Spagna

Gent.mo Direttore,

ricevo con piacere la Rivista della

Madonna, ci sono tante cose belle

da leggere.

Mando questa offerta per Pasqua,

pregate per me e per mio marito che

è infermo. Prego la Madonna che

aiuti anche tutta la mia famiglia.

Vostra devota,

Giuseppina Accettola

Seattle, Washington – USA

Invitiamo i nostri lettori a condividere con noi esperienze,

riflessioni, idee sul proprio cammino spirituale, in qualche

modo legate alla venerazione della Vergine del Rosario di

Pompei e del suo fedele Apostolo il Beato Bartolo Longo.

Potete contattarci, inviando lettere, fax o email ai recapiti

del Santuario

■ a cura di Katia Di Ruocco

Beata Vergine di Pompei per la nostra

cappella, delle immaginette in

inglese della madonna e del Beato

Bartolo Longo e delle medagline. La

ringrazio molto per la considerazione

che ci avete dimostrato e le chiedo di

pregare per me, che io possa perseverare

nella mia vocazione. Negli ultimi

10 anni il Volto Santo di Gesù ci ha fatti

Al Direttore de Il Rosario e la

Nuova Pompei

Sono un’anziana ed assidua lettrice

del vostro giornale Il Rosario e

la Nuova Pompei che mi giunge

puntualmente a casa. Io abito in

Svezia e vi assicuro che la vostra

compagnia mi fa molto piacere e

mi dà molta serenità, una serenità

che non vorrei perdere a causa del

mio cambio di indirizzo. Vi sarei

grata se mi inviaste la Rivista al

mio nuovo recapito che vi mando.

Vi ringrazio con grande cuore, e

prego la Madonna di proteggere

sempre la mia figliola e la mia

nipotina.

Rosa Galeandro

Helsingborg – Svezia

conoscere attraverso i suoi misteriosi

disegni. Continuate a pregare per

noi, nell’augurio di poter celebrare il

centesimo anniversario di servizio alla

Chiesa di Gesù. Speriamo e preghiamo

che continuiate a sostenerci in qualsiasi

modo possibile. Siamo profondamente

grati e riconoscenti per tutto.

Nel Volto Santo di Gesù e nel Rosario

di Maria.

Fratel Lynch Kristoffer B. Flores,

HFB Fratelli del Volto Santo

di Gesù

Novaliches, Quezon City

Philippines

Reverendissimo Padre Superiore

e Confratelli tutti,

Nella lieta ricorrenza del 10° anniversario

di fondazione della Vostra

Congregazione Francescana, fondata

dal compianto Msgr. Maximino

Manalac e dedicata al Santo Volto

di Gesù, mi è particolarmente caro

porgerVi un cordiale messaggio augurale

a nome del Santuario della

Beata Vergine Maria del Santo Rosario

di Pompei. La nostra Basilica,

definita dal Santo Padre Benedetto

XVI il “più importante Santuario

dedicato alla Beata Vergine del

Cara Eccellenza e voi tutti,

è sempre un gran piacere ricevere il

Vostro bel giornale e leggerlo ci dona

gioia e conforto, soprattutto per il bene

che arrecate a quanti ne hanno bisogno.

In special modo per i bambini,

per i quali sono infinitamente preoccupata

e dispiaciuta nel sentire di atteggiamenti

nei loro riguardi più che

deplorevoli e raccapriccianti. Grazie.

Cordiali saluti ed un mondo di bene a

voi caro Arcivescovo e collaboratori

tutti. Per me e la mia famiglia vi chiedo

una preghiera presso l’altare della

SS.ma Vergine di Pompei, di cui già i

miei cari genitori erano tanto devoti,

ed io ho ormai 77 anni! Ancora saluti

e tanta gratitudine.

Ludovica Montalbini

Scarborough, Ontario – Canada

La parola ai lettori

Santo Rosario”, è spiritualmente unita a Voi in occasione di questa preziosa

ricorrenza, segno di una continuità di fede e di amore al Santo Volto

del Signore e alla Sua Santissima Madre. Con la preghiera del Rosario,

cuore della spiritualità del Santuario di Pompei, contempliamo con Maria

il Volto di Cristo. Continuiamo ad invocare, insieme a Voi, la SS. Vergine

Maria, Madre di Gesù e nostra, perché nella contemplazione orante del

Volto di Cristo ci ottenga la grazia dell’unità e dell’amore fraterno nella

Comunione ecclesiale.

✠ Carlo Liberati

Arcivescovo Prelato di Pompei

L’ultimo voto del cuore

giunta in questi giorni la lettera della signora Maria Laura Schettino

È che ci informava di un dono inaspettato: un testamento congiunto da

parte di lei e di suo fratello Stefano, quest’ultimo scomparso l’anno scorso,

dopo una lunga vita dedicata alla missione di medico. La signora Maria

Laura, oggi ottantacinquenne, figlia di Alfredo, uno dei tre figli maschi

di Giuseppe Schettino, amico carissimo di Bartolo Longo, e di Laura Lucarelli,

ha voluto donare degli oggetti preziosi alla Madonna di Pompei.

Tra i doni ricevuti cinque piatti in maiolica di cui tre risalenti alla seconda

metà dell’Ottocento; una spilla in oro e dei volumi enciclopedici risalenti

alla prima metà dell’Ottocento che andranno ad arricchire la Biblioteca

del Santuario. Questi splendidi gioielli di famiglia desidera donarli alla

cara Mamma di Pompei, Colei che i nonni Giuseppe e Laura e il padre

Alfredo amavano profondamente. La nobildonna Laura Lucarelli era la

sorella di Clotilde, quest’ultima divenuta famosa nella storia di Pompei

per essere stata la prima miracolata dalla Vergine. Soffriva, infatti, la piccola

dodicenne, di convulsioni epilettiche, malattia diagnosticata dal celebre

Prof. Cardarelli che non aveva dato alcuna speranza di guarigione.

Il miracolo avvenne il 13 febbraio 1876, esattamente nel giorno in cui

l’Immagine della Madonna veniva esposta alla venerazione del popolo

pompeiano e si erigeva la Confraternita del Rosario. È doveroso far conoscere

questa bellissima storia di fede e di amicizia, raccontata dallo stesso

Bartolo Longo nel volume da lui scritto intitolato “Storia del Santuario di

Pompei – dalle origini al 1879”, e in particolare rimandiamo il lettore al

Libro IV, per il miracolo a Clorinda Lucarelli e al Libro VI, per l’amicizia

che lo legava a Peppino Schettino, dove è anche raccontato un altro prodigio

operato dalla Vergine di Pompei: la guarigione del piccolo Edoardo

Raffaele. Il volume è in vendita presso la libreria del Santuario.

Ecco come Bartolo Longo conclude la narrazione di quegli eventi straordinari:

«Due mirabili effetti – e furono duraturi – rifulsero dalla prodigiosa

guarigione del fanciullo Edoardo Raffaele. Quella grazia, che operò il

cuore clemente della Regina del Rosario, fu come un vivissimo raggio divino,

che fece brillare la Fede nel padre del fanciullo, e divampare vieppiù

la Carità di Giuseppe Schettino e di tutta la sua famiglia. Il nostro

amico Schettino poi aveva avuto un’altra prova luminosa, evidente della

potentissima intercessione della Madonna di Pompei. La constatava egli

medesimo, coi suoi occhi! Vedeva Eduardo, guarito completamente dopo

che in sua casa, la sera innanzi, noi l’avevamo esortato a pregare la Vergine

di Pompei!”.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [236] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [237]


INFORMAZIONI UTILI

Orario delle

Celebrazioni

Liturgiche

Per raggiungere

Pompei

Per comunicare

con il Santuario

gIoRnI FEstIVI

altaRE DElla MaDonna

Sante Messe: ore 06.00 - 07.00 - 08.00 - 09.00 (anche in altre lingue) - 10.00 - 11.00

- 13.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00 - 20.00

Lodi del mattino: 08.00 - Santo Rosario: ore 18.00

CaPPElla BEato BaRtolo longo

Sante Messe: ore 08,30 - 09.30 - 10.30 - 11.30 - 12.30 - 17.30

gIoRnI FERIalI

altaRE DElla MaDonna

Sante Messe: ore 07.00 (con Lodi) - 08.00 - 09.00 (anche in altre lingue) - 10.00 -

11.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00 (con Vespri)

Santo Rosario: ore - 18.00

CaPPElla BEato BaRtolo longo

Sante Messe: ore 06.30 - 08.30 - 09.30 - 10.30 - 11.30 - 12.30 - 17.30

CaPPElla s. gIUsEPPE MosCatI

S. Messa in lingua ucraina: domenica e giorni festivi ore 10.00

CaPPElla santa FaMIglIa

S. Messa in lingua inglese a richiesta: domenica e giorni festivi ore 8.00

S. Messa in lingua spagnola a richiesta: domenica e giorni festivi ore 11.00

S. Messa in lingua polacca a richiesta: 2 a domenica e giorni festivi ore 10.30

CRIPta

S. Messa in lingua francese a richiesta: domenica e giorni festivi ore 8.30

S. Messa in rito Siro-Malabarese: 2 a domenica di ogni mese ore 11.30

CaPPElla ConFEssIonI

07.00-12.30 e 15.30-19.00 (20.00 festivi)

In aEREo: Capodichino-Napoli aeroporto.

In aUto: A3 Autostrada Napoli-Salerno, uscita Pompei Ovest

(per chi viene dal Nord), e Pompeii Est-Scafati (per chi viene dal Sud).

In PUllMan: Sita: + 39 199730749 - www.sitabus.it

CSTP: Tel. + 39 089 487286; www.cstp.it

Circumvesuviana: Tel. + 39 081 7722444.

In tREno: Trenitalia - Pompei Stazione: Tel.. + 39 081 8506176;

Circumvesuviana: linea Napoli-Sorrento

con arrivo alla Stazione Pompei-Villa dei Misteri;

Napoli-Poggiomarino (via Scafati) con arrivo

alla Stazione Pompei-Santuario; Tel. + 39 081 7722444 - www.vesuviana.it.

In naVE: Stazione Marittima di Napoli

Tel. +39 081 2283291 - www.porto.napoli.it

CEntRalIno:

Tel. + 39 081 8577111- 8577370 - 8577371 - Fax: + 39 081 8503357

REttoRato:

Informazioni, celebrazioni e accoglienza dei pellegrini

Tel. + 39 081 8507000 - 081 8577379 - Fax + 39 081 85777482

rettorato@santuariodipompei.it

sEgREtERIa gEnERalE:

Corrispondenza devoti e abbonamenti Rivista:

Tel. + 39 081 8577321 - Fax: + 39 081 8503357

info@santuariodipompei.it

UFFICIo EstERo:

Tel. + 081 8577328 - ForeignOffice@santuariodipompei.it

INFORMAZIONI UTILI

Le Opere di Carità

del Santuario

di Pompei

Per inviare

offerte

al Santuario

CEntRo PolIFUnzIonalE DIURno “CREsCERE InsIEME”

Tel. + 39 081 8577401

CEntRo DI asColto “MyRIaM”

Tel. + 39 081 8577418 - centroascoltopompei@libero.it

MoVIMEnto PER la VIta E CEntRo DI aIUto alla VIta

Tel. + 39 081 8577458 - movimentovita.pompei@libero.it

“Casa EManUEl” PER gEstantI, MaDRI E BaMBInI

Tel. + 39 081 8577404 - casaemanuel@libero.it

gRUPPo aPPaRtaMEnto

Tel. + 39 081 8577402 - g.appartamento@libero.it

CoMUnItà DI tIPo FaMIlIaRE PER BaMBInI “gIaRDIno DEl soRRIso”

Tel. + 39 081 8633103 - giardinodelsorriso@alice.it

CEntRo DI aCCoglIEnza oRatoRIalE sEMIREsIDEnzIalE “BaRtolo longo”

Tel. + 39 081 8577700 - bartololongo@virgilio.it

“CoMUnItà InContRo” - Per il recupero dei tossicodipendenti - Tel. + 39 081 8599000

Polo sColastICo

Scuola Primaria - Tel. + 39 081 8577311 - 329

Scuola Secondaria - Tel. + 39 081 8577000

Casa alBERgo PER anzIanI “MaRIanna DE FUsCo” - Tel. + 39 081 8632712

Dall’ItalIa:

a) il Conto Corrente Postale prestampato inviato dal Santuario, oppure quello

in bianco da compilare personalmente intestando l’offerta al Santuario della

Beata Vergine di Pompei, c.c.p. n. 6817;

b) l’assegno non trasferibile (a mezzo assicurata) intestato al Santuario della

Beata Vergine di Pompei;

c) Bonifico bancario intestato al Santuario della Beata Vergine di Pompei, ad

uno dei seguenti Istituti Bancari:

CARIPARMA - IBAN: IT41S0623040080000056500729

CARIPARMA - Pompei per la pace e i bambini

IBAN: IT69A0623040080000056620664

MONTE PASCHI DI SIENA - IBAN: IT80G0103040080000000000166

BANCO DI NAPOLI S.p.A. - IBAN: IT32B0101040080000027000216

UNICREDIT BANCA DI ROMA - IBAN: IT30P0300240080000400000465

UNICREDIT BANCA DI ROMA - Restauro Basilica

IBAN: IT27P0300240080000400459329

BANCA DELLA CAMPANIA - IBAN: IT62H0539240080000000000288

BANCO POSTA - Offerte - IBAN: IT24R0760103400000000006817

Dall’EstERo:

a) Assegno non trasferibile o Vaglia internazionale bancario

intestato al Santuario della Beata Vergine di Pompei;

b) Bonifico bancario intestato al Santuario della Beata Vergine di Pompei,

ad uno dei seguenti Istituti Bancari:

CARIPARMA

IBAN: IT41S0623040080000056500729 - BIC: CRPPIT2P699

UNICREDIT BANCA DI ROMA Restauro Basilica

IBAN: IT27P0300240080000400459329 BIC: BROMITR1N98

c) Western Union (trasferimento rapido) indicando, come persona incaricata

di riscuotere l’offerta, il nome della Dott.ssa Caterina Di Ruocco;

d) Carta di credito, comunicando al Santuario, attraverso e-mail, fax, lettera, il

tipo, il numero, la scadenza della carta e l’importo dell’offerta.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 5 - 2010 [238] Il Rosario e la Nuova Pompei

47

Anno 126 - N. 5 - 2010 [239]


I lavori di restauro

della Basilica

Ecco le offerte finora pervenute per il

restauro della Basilica della Beata Vergine

del Santo Rosario di Pompei

Anno 2005 € 70.295,00

Anno 2006 € 134.225,84

Anno 2007 € 18.072,62

Anno 2008 € 23.343,09

Anno 2009 € 50.379,73

Anno 2010 € 15.939,00

Anno Totale € 312.255,28

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