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Teodolinda da Principessa a Regina - Comune di Monza

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XXXI<br />

Rievocazione Storica<br />

<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong><br />

<strong>da</strong> <strong>Principessa</strong> a <strong>Regina</strong><br />

Testi a cura <strong>di</strong><br />

Ghi Meregalli<br />

Hanno collaborato<br />

Pier Franco Bertazzini<br />

Gigi Caregnato<br />

Beppe Colombo<br />

Alberto Crespi<br />

Francesca Daverio<br />

Giustino Pasciuti<br />

Rodolfo Profumo<br />

Fotografie <strong>di</strong><br />

Maurizio Anderlini


La rievocazione storica, conclusi i festeggiamenti per i primi 30<br />

anni, guar<strong>da</strong> verso il futuro e traccia un nuovo percorso per rinnovarsi,<br />

anno dopo anno, sempre e comunque nel rispetto delle tra<strong>di</strong>zioni.<br />

Grande novità che getta i semi per un futuro ra<strong>di</strong>oso, è la<br />

collaborazione con due realtà scolastiche del territorio. L’Istituto<br />

Statale d’Arte <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> è infatti stato parte attiva nella realizzazione<br />

dello sten<strong>da</strong>rdo ufficiale della rievocazione. Si tratta evidentemente<br />

<strong>di</strong> un messaggio positivo <strong>di</strong> speranza, un pretesto per coinvolgere<br />

i ragazzi in una delle manifestazioni culturali più importanti della<br />

nostra <strong>Monza</strong>. Troppo spesso, infatti, la tra<strong>di</strong>zione è custo<strong>di</strong>ta e fin<br />

troppo protetta <strong>da</strong>lle sapienti mani degli adulti. Con il coinvolgimento<br />

dei giovani si dà concretamente il via all’importante passaggio<br />

del testimone, necessario per portare avanti quelle iniziative serie<br />

e sentite come la rievocazione storica. La Scuola <strong>di</strong> Danza Mirtillo<br />

verrà invece chiamata a rappresentare in piazza Duomo una <strong>da</strong>nza<br />

me<strong>di</strong>evale.<br />

L’Amministrazione Comunale non può fare altro che ringraziare<br />

i tanti volontari che per mesi lavorano silenziosamente per mettere<br />

in scena l’evento. Da segnalare l’importante risvolto benefico della<br />

manifestazione a sostegno del Comitato Maria Letizia Verga <strong>di</strong> cui<br />

Ghi Meregalli è volontaria <strong>da</strong>lla fon<strong>da</strong>zione.<br />

3


XXXI RIEVOCAZIONE STORICA<br />

TEODOLINDA<br />

<strong>da</strong> <strong>Principessa</strong> a <strong>Regina</strong><br />

Tra<strong>di</strong>zionale evento ispirato alla storia monzese<br />

realizzato in collaborazione con numerose associazioni<br />

storiche della provincia <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e Brianza.<br />

Realizzazione a cura <strong>di</strong> Ghi Meregalli.<br />

Manifestazione promossa <strong>da</strong>l Comitato Maria Letizia Verga, in collaborazione con il <strong>Comune</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Monza</strong> Assessorato al Turismo e Spettacolo, con il patrocinio della Provincia <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

e Brianza, con il contributo <strong>di</strong> ENERXENIA ACSM-AGAM s.p.a., Arco Spe<strong>di</strong>zioni s.p.a.,<br />

Lions Club International, Associazione Amici dei Musei <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e Brianza onlus, la Società<br />

Italiana Manichini ABC s.r.l. <strong>di</strong> Brugherio.<br />

Me<strong>di</strong>a partner: Il Citta<strong>di</strong>no - Giornale <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e della Brianza, <strong>Monza</strong>brianza TV.<br />

Sabato 16 giugno 2012, ore 21.00<br />

Centro storico <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, piazza Arengario e piazza Duomo<br />

Una giovane principessa destinata a <strong>di</strong>ventare una grande sovrana. Così ci viene presentata<br />

quest’anno la regina <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, per la quarta volta protagonista della tra<strong>di</strong>zionale rievocazione<br />

storica del giugno monzese, evento <strong>di</strong> punta delle manifestazioni della Sagra <strong>di</strong> San<br />

Giovanni. Un grande personaggio legato in modo in<strong>di</strong>ssolubile al nostro territorio e fonte<br />

inesauribile <strong>di</strong> notizie e aneddoti. Quest’anno l’attenzione sarà focalizzata in particolare sulla<br />

prima parte della vita <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, <strong>da</strong>lle sue origini bavare al fi<strong>da</strong>nzamento e successivo<br />

matrimonio con il re longobardo Autari fino al precoce stato <strong>di</strong> vedovanza cui la regina fu<br />

costretta <strong>da</strong>lla prematura morte del coniuge, probabilmente vittima <strong>di</strong> un intrigo <strong>di</strong> corte.<br />

“<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> <strong>da</strong> principessa a regina” è dunque il titolo <strong>di</strong> questa rievocazione, che nella<br />

serata <strong>di</strong> sabato 16 giugno farà vivere alla città <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> particolari emozioni e suggestioni,<br />

4<br />

COMUNICATO STAMPA<br />

COMITATO MARIA LETIZIA VERGA<br />

Per lo stu<strong>di</strong>o e la cura della leucemia del bambino<br />

presso la Clinica Pe<strong>di</strong>atrica dell’Università <strong>di</strong> Milano<br />

OSPEDALE SAN GERARDO - VIA DONIZETTI - TEL. 039.2333526 - FAX 039.2332325 - CASELLA POSTALE 84 20052 MONZA


con il coinvolgimento <strong>di</strong> <strong>di</strong>versi gruppi <strong>di</strong> volontari e professionisti, non solo del territorio<br />

brianteo, impegnati in esibizioni e animazioni <strong>di</strong> gusto me<strong>di</strong>evale.<br />

La serata avrà inizio verso le ore 21.00, quando <strong>da</strong> Largo Mazzini partirà il grande corteo<br />

storico, una straor<strong>di</strong>naria sfilata <strong>di</strong> centinaia <strong>di</strong> figuranti in costume d’epoca che si snoderà<br />

poi lungo via Italia e piazza Roma. All’Arengario il corteo farà una sosta per accogliere il<br />

solenne <strong>di</strong>scorso del Magnifico Messere, novità della manifestazione <strong>di</strong> quest’anno, un personaggio<br />

che vuole rappresentare la più alta autorità civica <strong>di</strong> quello che doveva essere il borgo<br />

<strong>di</strong> <strong>Monza</strong> nel XV secolo: è quella infatti l’epoca della realizzazione degli affreschi dei fratelli<br />

Zavattari sulla vita della regina <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> e della sua famiglia, fonte principale <strong>di</strong> ispirazione<br />

per tutti coloro che desiderano accostarsi alla storia leggen<strong>da</strong>ria della sovrana longobar<strong>da</strong>.<br />

La sfilata in costume proseguirà quin<strong>di</strong> in via Vittorio Emanuele e via Lambro per concludersi<br />

in piazza Duomo. Qui un giullare-cantastorie avrà già intrattenuto il pubblico con la narrazione<br />

<strong>di</strong> alcune simpatiche novelle <strong>di</strong> epoca me<strong>di</strong>evale, intervallate <strong>da</strong> intermezzi musicali<br />

suonati <strong>da</strong>l vivo <strong>da</strong>l quartetto femminile “Arpe Diem”. Il giullare accoglierà dunque il corteo,<br />

illustrandone i principali gruppi e personaggi, e <strong>da</strong>rà l’avvio alla rappresentazione recitata <strong>di</strong><br />

alcune scene della prima parte della vita <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, intervallate <strong>da</strong> brevi intermezzi musicali.<br />

Concluderanno la serata, come è ormai tra<strong>di</strong>zione, lo straor<strong>di</strong>nario spettacolo della Compagnia<br />

dei Folli e l’emozionante “volo” della colomba <strong>da</strong>l campanile del Duomo.<br />

Una serata ricca <strong>di</strong> suggestioni, insomma, la cui realizzazione coinvolge <strong>da</strong> mesi <strong>di</strong>versi<br />

gruppi e associazioni. Tra questi, <strong>da</strong> quest’anno anche le giovani generazioni <strong>di</strong> due scuole <strong>di</strong><br />

5


<strong>Monza</strong>: la Scuola <strong>di</strong> Danza Mirtillo e l’Istituto Statale d’Arte <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>. La prima sarà chiamata<br />

a rappresentare in piazza Duomo la <strong>da</strong>nza me<strong>di</strong>evale del Bene e del Male; la secon<strong>da</strong> è<br />

stata impegnata nelle scorse settimane in un lavoro <strong>di</strong> ricerca che ha portato alla realizzazione,<br />

<strong>da</strong> parte <strong>di</strong> <strong>di</strong>versi allievi, <strong>di</strong> alcuni bozzetti rappresentativi dei principali simboli della storia<br />

monzese. Il lavoro meglio riuscito, selezionato <strong>da</strong> una giuria, è stato quin<strong>di</strong> riprodotto su uno<br />

sten<strong>da</strong>rdo che rimarrà esposto all’Arengario quale simbolo ideale dell’intera manifestazione.<br />

Quest’ultimo manufatto, insieme alla riproduzione <strong>di</strong> ulteriori pezzi del Tesoro <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> –<br />

il pettine, il ventaglio e il porta-ventaglio <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> –, va così ad aggiungersi al vastissimo<br />

patrimonio storico-artistico realizzato in tutti questi anni per <strong>da</strong>re ulteriore lustro a una manifestazione<br />

giunta ormai alla sua trentunesima e<strong>di</strong>zione, nata con lo scopo <strong>di</strong> far conoscere al<br />

vasto pubblico il Comitato Maria Letizia Verga e <strong>di</strong>venuta nel tempo molto <strong>di</strong> più: momento<br />

<strong>di</strong> incontro per tutta la città nell’ambito della sua Sagra <strong>di</strong> San Giovanni, ma anche occasione<br />

<strong>di</strong> intrattenimento <strong>di</strong> qualità e <strong>di</strong> promozione turistica e storico-culturale delle ra<strong>di</strong>ci più profonde<br />

del territorio monzese.<br />

La <strong>da</strong>nza me<strong>di</strong>evale del Bene e del Male sarà rappresentata <strong>da</strong>lla Scuola <strong>di</strong> Danza Mirtillo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>.<br />

6


La prima parte deLLa vita <strong>di</strong> teodoLin<strong>da</strong> tra storia e Leggen<strong>da</strong><br />

teodoLin<strong>da</strong> <strong>da</strong> principessa a regina<br />

La vita della regina <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, o Teodelin<strong>da</strong>, così come si può ricostruire attraverso le<br />

principali fonti storiche del passato, è ricca <strong>di</strong> avvenimenti importanti e momenti <strong>di</strong> svolta<br />

spesso impreve<strong>di</strong>bili, quasi una vicen<strong>da</strong> romanzesca dove storia e leggen<strong>da</strong> si intrecciano in<br />

modo in<strong>di</strong>ssolubile. Ripercorriamo qui la prima parte dell’esistenza <strong>di</strong> questa donna fuori <strong>da</strong>l<br />

comune, <strong>da</strong>l fi<strong>da</strong>nzamento con il re dei Longobar<strong>di</strong> Autari fino al precoce stato <strong>di</strong> vedovanza<br />

che la costrinse ad assumersi la responsabilità <strong>di</strong> <strong>di</strong>ventare regina <strong>di</strong> un popolo al quale per<br />

origine non apparteneva.<br />

Una carezza fUrtiva<br />

Nell’anno del Signore 588 d.C. il re longobardo Autari, desideroso <strong>di</strong> contrarre utili alleanze<br />

politiche attraverso un matrimonio conveniente, mandò ambasciatori in Baviera per chiedere<br />

al re dei Bavari, Garibaldo, una delle sue figlie in sposa. Con questo matrimonio i due popoli<br />

si sarebbero accor<strong>da</strong>ti contro il loro comune nemico, i Franchi, che allora minacciavano<br />

le loro terre. Re Garibaldo accolse con favore la richiesta promettendo sua figlia <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>.<br />

Appena Autari ebbe ricevuto tale consenso,<br />

desideroso <strong>di</strong> vedere coi propri occhi la sposa,<br />

partì senza indugio alla volta della Baviera,<br />

vestito <strong>da</strong> semplice cavaliere e accompagnato<br />

<strong>da</strong> pochi uomini scelti. Quando il gruppo fu<br />

ricevuto in u<strong>di</strong>enza <strong>da</strong>l re Garibaldo, Autari,<br />

che nessuno conosceva <strong>di</strong> persona, fingendosi<br />

ambasciatore chiese al re bavaro <strong>di</strong> poterne<br />

vedere la figlia promessa sposa, onde poterne<br />

poi riferire con precisione l’aspetto al futuro<br />

marito.<br />

Garibaldo acconsentì alla richiesta e fece<br />

chiamare la ragazza. All’apparire <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>,<br />

Autari rimase a contemplarne in silenzio<br />

la bellezza. Quin<strong>di</strong> espresse il desiderio <strong>di</strong> vedersi<br />

offrire <strong>da</strong>lle sue stesse mani una coppa<br />

<strong>di</strong> vino, prelu<strong>di</strong>o <strong>di</strong> quanto la ragazza avrebbe<br />

fatto in futuro con il re suo marito.<br />

<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> offrì dunque una coppa <strong>di</strong> vino<br />

ai suoi ospiti. Autari bevve e poi, restituendole<br />

la coppa, senza che nessuno se ne accorgesse,<br />

la sfiorò allungandole una carezza furtiva.<br />

La giovane <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> con la sua nutrice<br />

8


<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, ancora soffusa <strong>di</strong> rossore, riferì tutto alla propria nutrice, che le fece intuire la<br />

vera identità del personaggio: se quello non fosse stato il re in persona, promesso sposo della<br />

ragazza, non avrebbe infatti mai osato toccarla. Suggerì tuttavia <strong>di</strong> passare questo fatto sotto<br />

silenzio, esprimendo comunque apprezzamento per l’ar<strong>di</strong>re del giovane, insieme al bell’aspetto<br />

e al portamento fiero.<br />

venti <strong>di</strong> gUerra e promesse d’amore<br />

Il tempo del fi<strong>da</strong>nzamento <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> e Autari fu <strong>di</strong> breve durata: poco tempo dopo gli<br />

accor<strong>di</strong> matrimoniali tra Bavari e Longobar<strong>di</strong>, i Franchi minacciarono infatti il territorio bavarese,<br />

mettendo in pericolo la vita della famiglia reale e costringendo <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> e il fratello<br />

Gundoaldo fuggire per riparare in Italia, dove furono prontamente accolti <strong>da</strong> Autari.<br />

Le nozze furono così anticipate: il 15 maggio 589 <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> e Autari <strong>di</strong>vennero marito<br />

e moglie presso Verona, alla presenza dell’esercito. Ebbe inizio così la storia <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong><br />

regina dei Longobar<strong>di</strong>.<br />

intrighi <strong>di</strong> corte<br />

Dopo le nozze con Autari <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> risiedette probabilmente a Verona, allora una delle<br />

maggiori città del regno longobardo, e in seguito a Pavia. I due sposi non trascorsero del resto<br />

molto tempo insieme: il re fu <strong>da</strong> subito impegnato nella guerra contro i Franchi e i loro<br />

alleati bizantini e nelle trattative <strong>di</strong>plomatiche che miravano a trovare accor<strong>di</strong> <strong>di</strong> pace. Mentre<br />

la macchina della <strong>di</strong>plomazia era al lavoro, tuttavia, il 5 settembre 590 Autari morì a Pavia,<br />

probabilmente avvelenato in seguito a una congiura <strong>di</strong> palazzo. <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> restò così sola,<br />

vedova, a reggere le sorti <strong>di</strong> un popolo a cui apparteneva <strong>da</strong> poco più <strong>di</strong> un anno.<br />

Autari beve il veleno<br />

9<br />

Francesca Daverio


Le Leggen<strong>da</strong>rie origini deLLa famigLia <strong>di</strong> teodoLin<strong>da</strong><br />

Una donna <strong>di</strong> antica stirpe regaLe<br />

Poco sappiamo della vita <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> prima del fi<strong>da</strong>nzamento con il re longobardo Autari.<br />

Alcune notizie riguar<strong>da</strong>no in particolare le sue origini e la sua famiglia.<br />

<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> era figlia del duca bavaro Garibaldo e della regina Valdrata, della stirpe dei<br />

Letingi.<br />

I Bavari erano un popolo che proveniva <strong>da</strong>ll’Europa centrale e che all’epoca delle gran<strong>di</strong><br />

migrazioni germaniche si era stanziato nella regione poi chiamata Baviera, in un territorio<br />

prossimo a quello degli Svevi, dei Franchi e dei Burgun<strong>di</strong>; i Letingi erano invece una stirpe<br />

prestigiosa che, stando ai racconti <strong>di</strong> Paolo Diacono, poteva ad<strong>di</strong>rittura vantare origini mitiche.<br />

Secondo la leggen<strong>da</strong>, infatti, sette gemelli generati <strong>da</strong> una madre prostituta furono gettati<br />

in una vasca per pesci per essere annegati. Il re Agilmondo capitò accanto a quella vasca; uno<br />

dei gemelli, Lamissione, si aggrappò alla lancia del re, che ne ebbe compassione e lo fece<br />

allevare con cura, attribuendogli poi il potere dopo la sua morte.<br />

Dal figlio <strong>di</strong> Lamissione, Leth, avrebbe poi avuto origine la stirpe dei Letingi, che regnò<br />

sui Longobar<strong>di</strong> per sette generazioni fino a Vacone, nonno materno <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, il quale<br />

governò <strong>da</strong>l 510 al 540 d.C., basando il suo successo sulla forza delle armi e su una sapiente<br />

politica matrimoniale, sia per sé (si sposò tre volte) sia per i suoi <strong>di</strong>scendenti. La sorte <strong>di</strong> sua<br />

figlia Valdrata, futura madre <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, fu perciò <strong>di</strong> an<strong>da</strong>re in sposa <strong>da</strong>pprima al sovrano<br />

franco d’Austrasia Teodebaldo in sostituzione <strong>di</strong> una sorella morta precocemente; la donna<br />

passò quin<strong>di</strong> al re franco <strong>di</strong> Soissons, Clotario I, e infine <strong>di</strong>venne moglie del duca Garibaldo.<br />

Sulla base <strong>di</strong> queste vicissitu<strong>di</strong>ni matrimoniali <strong>di</strong> Valdrata, la nascita <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> si può<br />

collocare perciò tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta del VI secolo.<br />

<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> aveva <strong>di</strong>versi fratelli e sorelle, ma non è chiaro se tutti figli <strong>di</strong> Valdrata o <strong>di</strong> una<br />

precedente moglie <strong>di</strong> Garibaldo. Tra questi consanguinei, i documenti ricor<strong>da</strong>no in particolare<br />

una sorella maggiore, che fu man<strong>da</strong>ta in sposa al potente duca longobardo Ewin <strong>di</strong> Trento, e<br />

il fratello Gundoaldo, che seguì le sorelle in Italia, <strong>di</strong>ventando poi duca <strong>di</strong> Asti: <strong>da</strong> lui <strong>di</strong>scenderà<br />

un’altra <strong>di</strong>nastia <strong>di</strong> sovrani longobar<strong>di</strong>.<br />

Anche il matrimonio <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> con Autari<br />

rispondeva a un preciso <strong>di</strong>segno politico-<strong>di</strong>plomatico<br />

<strong>di</strong> alleanza tra Bavari e Longobar<strong>di</strong>, essendo<br />

entrambi i popoli nemici dei temutissimi Franchi.<br />

In più <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> era bavara solo per metà, e poteva<br />

vantare un preesistente <strong>di</strong>ritto regale sui Longobar<strong>di</strong>,<br />

in quanto per parte <strong>di</strong> madre risultava <strong>di</strong>scendente<br />

degli antichi dominatori Letingi.<br />

In questa perfetta continuità tra passato e presente,<br />

i protagonisti <strong>di</strong> questa storia potevano così<br />

scorgere i segni <strong>di</strong> un progetto <strong>di</strong>vino <strong>di</strong> or<strong>di</strong>ne su-<br />

<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> principessa offre una coppa <strong>di</strong> vino<br />

ad Autari, suo promesso sposo<br />

periore.<br />

10<br />

Francesca Daverio


Le principaLi caratteristiche deLLa società Longobar<strong>da</strong><br />

Uomini d’arme e d’onore<br />

Nel complesso evolversi della storia d’Italia, la presenza<br />

per circa due secoli del popolo longobardo ha<br />

<strong>da</strong>to un’impronta alla nostra civiltà, accanto alle preesistenti<br />

forme culturali <strong>di</strong> origine celtica, etrusca, romana,<br />

tanto che ancora oggi possiamo considerarci ere<strong>di</strong><br />

dei Longobar<strong>di</strong>.<br />

Segno <strong>di</strong> questa permanenza del loro influsso sono,<br />

ad esempio, i toponimi, a cominciare <strong>da</strong> quello della<br />

regione Lombar<strong>di</strong>a, ed altri nomi ancora oggi in uso<br />

<strong>di</strong> origine longobar<strong>da</strong> (ad esempio, “guancia”, “sala”,<br />

“spranga” ecc.).<br />

Questo popolo una volta aveva fama <strong>di</strong> essere particolarmente<br />

crudele; in realtà rispetto agli altri popoli<br />

barbari che invasero l’Italia fu invece tollerante.<br />

Proveniva <strong>da</strong>lla Scan<strong>di</strong>navia e, dopo essere emigrato<br />

prima presso l’Elba e poi in Pannonia, nel 569 sotto la<br />

gui<strong>da</strong> <strong>di</strong> re Alboino giunse in Italia.<br />

Durante queste migrazioni in Europa era venuto a<br />

contatto con l’Impero bizantino, col quale aveva collaborato in spe<strong>di</strong>zioni militari, e questi<br />

contatti avevano parzialmente influito sugli usi e costumi, a cominciare <strong>da</strong>lla religione. All’inizio<br />

dell’invasione in Italia questi guerrieri, al cui seguito venivano anche le famiglie, erano<br />

pagani o cristiani ariani. Questa connotazione religiosa aveva un particolare significato politico<br />

che identificava questo popolo germanico e che lo <strong>di</strong>fferenziava, ad esempio, <strong>da</strong>i Franchi,<br />

che erano cattolici.<br />

La conversione al cattolicesimo dei Longobar<strong>di</strong>, iniziata con <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, sarà un percorso<br />

molto lungo e contrad<strong>di</strong>ttorio che si compirà al tempo del re Liutprando (713-744).<br />

Gli invasori, venendo a contatto con gli Italiani, occuparono parte delle loro terre, inse<strong>di</strong>andosi<br />

nelle campagne e anche in alcune zone citta<strong>di</strong>ne, in una situazione economica molto<br />

<strong>di</strong>sagiata perché gli abitanti del nostro territorio erano appena usciti <strong>da</strong>lla lunga guerra gotica<br />

che li aveva debilitati. La convivenza dei due popoli permise che cattolici e ariani avessero i<br />

loro luoghi <strong>di</strong> culto vicini senza antagonismi.<br />

Alla base <strong>di</strong> questa convivenza stava la concezione giuri<strong>di</strong>ca dei popoli germanici: a <strong>di</strong>fferenza<br />

dei Romani, il loro <strong>di</strong>ritto non era a base territoriale ma personale, per cui, per quanto<br />

riguar<strong>da</strong>va il <strong>di</strong>ritto privato, i citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> origine longobar<strong>da</strong> seguivano i loro costumi e le loro<br />

leggi, quelli <strong>di</strong> origine italiana le loro consuetu<strong>di</strong>ni.<br />

Gli antichi costumi longobar<strong>di</strong>, detti gawarfide, erano traman<strong>da</strong>ti oralmente; soltanto nel<br />

643 fu compilato, in lingua latina, l’E<strong>di</strong>tto <strong>di</strong> Rotari, che co<strong>di</strong>ficava in 388 norme il <strong>di</strong>ritto <strong>di</strong><br />

questo popolo, a cui poi si aggiunsero altre <strong>di</strong>sposizioni <strong>da</strong>te in seguito <strong>da</strong> altri re: Grimoaldo,<br />

Liutprando, Rachis, Astolfo, sempre più simili al <strong>di</strong>ritto romano e anche canonico.<br />

11<br />

Re Autari assiso in trono emana il suo e<strong>di</strong>tto.<br />

Miniatura <strong>da</strong>l Codex Legum Langobardorum<br />

(courtesy Ba<strong>di</strong>a <strong>di</strong> Cava dei Tirreni)


E’ <strong>da</strong>lla lettura dell’E<strong>di</strong>tto <strong>di</strong> Rotari e della Storia dei Longobar<strong>di</strong>, scritta nel 789 <strong>da</strong> Paolo<br />

Diacono, che conosciamo le caratteristiche della società longobar<strong>da</strong> e i suoi usi e costumi.<br />

Ricor<strong>di</strong>amo che il regno dei Longobar<strong>di</strong> (e non della Longobar<strong>di</strong>a, essendo le leggi personali<br />

e non territoriali) si estendeva per gran parte dell’Italia, ad eccezione <strong>di</strong> alcune zone<br />

prevalentemente costiere che erano sotto il dominio bizantino e in particolare <strong>di</strong> Roma, sede<br />

del papato, che, proprio per <strong>di</strong>fendersi <strong>da</strong>i Longobar<strong>di</strong>, chiamò in aiuto i Franchi.<br />

Con i Longobar<strong>di</strong> quin<strong>di</strong> si spezzò l’unità politica d’Italia e tale situazione rimase fino al<br />

Risorgimento.<br />

A <strong>di</strong>fferenza dei precedenti regni barbarici, il regno dei Longobar<strong>di</strong> ebbe una capitale: Pavia.<br />

A capo del regno stava il re, eletto inizialmente <strong>da</strong>lla assemblea degli arimanni, gli uomini<br />

atti alle armi, e in seguito <strong>da</strong>i duchi.<br />

In Italia vi erano una ventina <strong>di</strong> ducati. Al duca si affiancava un funzionario regio, il gastaldo,<br />

con funzioni amministrative.<br />

Sottoposti al duca vi erano gli scul<strong>da</strong>sci, con funzioni giuri<strong>di</strong>che e militari.<br />

La popolazione era costituita <strong>da</strong>gli uomini liberi, gli arimanni, <strong>da</strong>i semiliberi, gli al<strong>di</strong>, e<br />

<strong>da</strong>gli schiavi. Queste ultime due categorie erano composte probabilmente <strong>da</strong> persone fatte<br />

prigioniere durante le guerre.<br />

La donna longobar<strong>da</strong> era in con<strong>di</strong>zioni <strong>di</strong> totale sottomissione a un parente maschio, il<br />

mundualdo; non poteva ere<strong>di</strong>tare, né vendere o donare senza il suo consenso.<br />

La sposa riceveva <strong>da</strong>l padre un dono, il faderfio, e il corredo, detto scerpa, e, se era vergine,<br />

riceveva <strong>da</strong>l marito dopo la prima notte <strong>di</strong> nozze un dono, detto morgengab.<br />

Il marito aveva pieno potere sulla moglie: poteva anche ucciderla in caso <strong>di</strong> adulterio.<br />

Nel campo della giustizia il <strong>di</strong>ritto longobardo prevedeva che la composizione delle liti,<br />

faide, potesse avvenire tramite una compensazione in denaro, guidrigildo.<br />

L’E<strong>di</strong>tto <strong>di</strong> Rotari riporta una curiosa casistica. Ad esempio, per una ferita a seguito <strong>di</strong> un colpo<br />

<strong>di</strong> bastone 6 sol<strong>di</strong>, per una percossa con un pugno 3 sol<strong>di</strong>, per la per<strong>di</strong>ta <strong>di</strong> un dente 16 sol<strong>di</strong>.<br />

I Longobar<strong>di</strong> erano un popolo <strong>di</strong> guerrieri ma non trascuravano gli aspetti economici e<br />

commerciali. La loro moneta era il tremisse, coniato <strong>da</strong>pprima ad imitazione delle monete<br />

bizantine e in seguito con l’effigie dei re longobar<strong>di</strong>.<br />

Rimangono a <strong>Monza</strong> importanti<br />

testimonianze dell’oreficeria<br />

longobar<strong>da</strong>, che sono il cuore<br />

del Tesoro del Duomo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>.<br />

Oggi proprio <strong>da</strong>i reperti archeologici<br />

(come ad esempio<br />

<strong>da</strong>lle tombe scoperte a Trezzo)<br />

possiamo avere maggiori conoscenze<br />

su una popolazione che<br />

ha contribuito a forgiare quella<br />

civiltà me<strong>di</strong>oevale in cui affon<strong>da</strong>no<br />

le nostre ra<strong>di</strong>ci.<br />

Pagina <strong>di</strong> “Historia Langobardorum” <strong>di</strong> Paolo Diacono<br />

(Civi<strong>da</strong>le - Museo Archeologico Nazionale)<br />

12<br />

Beppe Colombo


testimonianze ed ere<strong>di</strong>tà Longobarde neLLe nostre terre<br />

Un popoLo che ha Lasciato iL segno<br />

La vocazione manifatturiera <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> risale all’epoca longobar<strong>da</strong>, quando, anche per la<br />

presenza <strong>di</strong> una Corte e <strong>di</strong> una Basilica, si era sviluppato un artigianato del ferro e dei metalli<br />

preziosi.<br />

Le principali testimonianze sono affi<strong>da</strong>te a una ricca serie <strong>di</strong> oggetti in metallo, quali cuspi<strong>di</strong><br />

<strong>di</strong> lancia, scu<strong>di</strong> <strong>da</strong> parata con ricche decorazioni in bronzo, cinture per appendere le spade,<br />

fibule, croci provenienti in gran parte <strong>da</strong>lle necropoli longobarde e generalmente lavorate<br />

con un’elementare tecnica <strong>di</strong> oreficeria e decorate con intrecci lineari o con motivi d’uso zoomorfi.<br />

Non mancano tuttavia figurazioni stilizzate. Spesso alcuni oggetti <strong>di</strong> oreficeria sono<br />

arricchiti con pietre preziose o semplicemente colorate.<br />

Gli oggetti che caratterizzano la cultura longobar<strong>da</strong> sono anzitutto le croci in lamina d’oro,<br />

lavorate a sbalzo ovvero a punzonatura. Vi compaiono decorazioni della più varia provenienza<br />

e non necessariamente legate alla fede cristiana, che pure le croci attestano.<br />

L’esame delle tombe delle necropoli <strong>di</strong> Civi<strong>da</strong>le del Friuli (la prima terra occupata <strong>da</strong> queste<br />

genti), <strong>di</strong> Testona in Piemonte, <strong>di</strong> Castel Trosino presso Ascoli Piceno, <strong>di</strong> Nocera Umbra<br />

Elementi dell’abbigliamento femminile<br />

13


e Trezzo sull’Ad<strong>da</strong> in Lombar<strong>di</strong>a,<br />

ha <strong>di</strong>mostrato che le croci venivano<br />

cucite su stoffa pregiata per<br />

essere poi deposte sul viso del defunto.<br />

Il corredo delle tombe femminili<br />

ci documenta molti monili,<br />

che consistono in fibbie caratteristiche<br />

sul petto e sulle spalle,<br />

perle variopinte al collo e a volte<br />

anche ai polsi con inseriti ciondoli<br />

d’oro e grani <strong>di</strong> ametista. Sono<br />

stati trovati anche resti <strong>di</strong> borse<br />

legate alla cintura e resti <strong>di</strong> nastri<br />

con amuleti e poi vari tipi <strong>di</strong> ornamenti,<br />

tra cui orecchini e anelli.<br />

Nei sarcofagi insieme con il<br />

ca<strong>da</strong>vere venivano deposti tutti<br />

Una croce in lamina d’oro, <strong>da</strong> Civi<strong>da</strong>le<br />

quegli oggetti che in vita, oltre a<br />

in<strong>di</strong>viduare una precisa con<strong>di</strong>zione<br />

sociale ed economica, erano <strong>di</strong> fatto utilizzati. Ciò rivela la <strong>di</strong>ffusa persuasione dell’esistenza<br />

<strong>di</strong> una vita materiale ultraterrena, e quin<strong>di</strong> una concezione della morte che è in evidente<br />

conflitto con quella cristiana.<br />

Altro aspetto legato a forme religiose pagane era l’abitu<strong>di</strong>ne longobar<strong>da</strong> piuttosto comune<br />

<strong>di</strong> ricorrere al “giu<strong>di</strong>zio <strong>di</strong> Dio” attraverso le “or<strong>da</strong>lie”, vere e proprie “sfide” che rasentavano<br />

l’orrore: camminare su un certo numero <strong>di</strong> vomeri infuocati, mettere un braccio dentro un<br />

contenitore d’acqua bollente, farsi buttare in un fiume con mani e pie<strong>di</strong> legati... Innocenti<br />

erano quelli che <strong>da</strong>lla prova uscivano vivi senza un graffio...<br />

L’onore personale era tenuto in gran conto presso i Longobar<strong>di</strong>, che <strong>da</strong>vano più importanza<br />

alla parola <strong>da</strong>ta che a qualsiasi contratto scritto. È <strong>di</strong> questo tipo un’abitu<strong>di</strong>ne rimasta in<br />

uso in molte zone, particolarmente in Brianza, fino al secolo scorso: la “palmata”, una forma<br />

<strong>di</strong> contratto verbale per la ven<strong>di</strong>ta <strong>di</strong> terreni o <strong>di</strong> animali secondo il quale i due contraenti si<br />

stringevano semplicemente la mano.<br />

Fibbie per cinture, <strong>da</strong> Civi<strong>da</strong>le<br />

14<br />

Ghi Meregalli


testi e docUmenti per conoscere megLio La regina Longobar<strong>da</strong><br />

teodoLin<strong>da</strong>: Un percorso bibLiografico<br />

Sul finire del VI secolo le nozze col re Autari elevano Teodelin<strong>da</strong>, figlia del re dei Bavari,<br />

al rango <strong>di</strong> regina dei Longobar<strong>di</strong>; sposa in seconde nozze Agilulfo duca <strong>di</strong> Torino <strong>da</strong> cui avrà<br />

un figlio: A<strong>da</strong>loaldo; sceglie <strong>Monza</strong> come sede regale dove costruisce un palazzo e una basilica<br />

che dota <strong>di</strong> preziosi oggetti fra cui alcuni co<strong>di</strong>ci ricevuti <strong>da</strong> papa Gregorio Magno, oggi<br />

smarriti, che costituirono il primo nucleo della biblioteca capitolare.<br />

Le opere e i giorni <strong>di</strong> Teodelin<strong>da</strong> sono stati traman<strong>da</strong>ti nell’VIII secolo <strong>da</strong>lla Historia Langobardorum<br />

<strong>di</strong> Paolo Diacono, colto monaco longobardo. A questa fonte <strong>di</strong> primaria ed imprescin<strong>di</strong>bile<br />

importanza dovranno fare riferimento tutti coloro che narreranno <strong>di</strong> Teodelin<strong>da</strong><br />

nel corso del tempo: <strong>da</strong> Bonicontro Morigia il quale nel suo Chronicon del XIV secolo immagina<br />

il racconto della colomba che in<strong>di</strong>ca a Teodelin<strong>da</strong> il luogo <strong>di</strong> fon<strong>da</strong>zione della basilica;<br />

a Bartolomeo Zucchi che nel XVII secolo salderà storiograficamente la figura della <strong>Regina</strong><br />

alle fortune <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>; ad Anton Francesco Frisi che sul finire del XVIII secolo porrà anche<br />

attenzione ai doni inviati <strong>da</strong> Gregorio Magno alla <strong>Regina</strong> dei Longobar<strong>di</strong>.<br />

La conservazione della memoria <strong>di</strong> Teodelin<strong>da</strong> nella sua Città è affi<strong>da</strong>ta anche all’opera<br />

degli artisti. La sua raffigurazione si trova, infatti, nella lunetta sovrastante il portale del duomo,<br />

nell’affresco della Messa <strong>di</strong> San Michele (già collocato nella scomparsa chiesa <strong>di</strong> San<br />

Michele), nel <strong>di</strong>pinto della cappella della Corona del Ferro nel duomo e, sempre nel duomo,<br />

nel ciclo degli affreschi degli Zavattari.<br />

Eppure l’importanza storica della figura della <strong>Regina</strong> dei Longobar<strong>di</strong> non deve essere<br />

esclusivamente connessa con la sua Basilica e la sua Città, a cui conferì l’identità regia: Teodelin<strong>da</strong><br />

favorì con determinazione la convivenza pacifica fra Romani e Longobar<strong>di</strong> e si adoperò<br />

costantemente per la collaborazione con la Sede Apostolica.<br />

Segnalazioni bibliografiche essenziali, <strong>di</strong>sponibili presso la Biblioteca Civica <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>:<br />

• Paolo Diacono, Storia dei Longobar<strong>di</strong>. Testo originale e versione italiana. Introduzione <strong>di</strong> Clau<strong>di</strong>o Leonar<strong>di</strong>.<br />

Apparati critici e iconografici <strong>di</strong> Roberto Cassanelli. Milano, 1985. Comprende anche contributi sui<br />

Longobar<strong>di</strong>, sulla cronologia e sulla cartografia. (L’opera <strong>di</strong> Paolo Diacono è <strong>di</strong>sponibile anche nell’e<strong>di</strong>zione<br />

della Fon<strong>da</strong>zione Lorenzo Valla (Milano 1992) e nell’e<strong>di</strong>zione della BUR (Milano 2000).<br />

• Bonincontri Morigiae Chronicon Modoetiense, in Rerum Italicarum Scriptores, XII, Me<strong>di</strong>olani 1728,<br />

coll. 1069-1072 (libera trad. italiana: V. Maspero, Bonincontro e il Chronicon modoetiense, Roma 2011).<br />

• Bartolomeo Zucchi, Tre illustrissime glorie <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> città imperiale, per vita della Reina Theodelin<strong>da</strong>,<br />

per la corona ferrea e per la vita <strong>di</strong> San Gherardo, Milano 1613.<br />

• Anton Francesco Frisi, Memorie storiche <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e sua corte, Milano 1794, I, pp. 15-36.<br />

• <strong>Monza</strong>. La Messa <strong>di</strong> San Michele. Storia e restauri, a cura <strong>di</strong> R. Conti – E. De Giacomi, <strong>Monza</strong> 1990.<br />

• <strong>Monza</strong>. Il duomo nella storia e nell’arte, a cura <strong>di</strong> R. Conti, Milano 1989 (Si ve<strong>da</strong>no i contributi <strong>di</strong> R. Cassanelli<br />

Sepolture altome<strong>di</strong>evali <strong>di</strong>pinte e <strong>di</strong> J. Shelle La cappella <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>; gli affreschi degli Zavattari).<br />

• Renato Mambretti, <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> (+627?), in Dizionario della Chiesa ambrosiana, Milano 1994, VI, pp.<br />

3649-3652.<br />

• Felice Bonalumi, <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>. Una regina per l’Europa, Cinisello Balsamo 2006 (<strong>di</strong> taglio <strong>di</strong>vulgativo,<br />

l’opera comprende tra l’altro parti de<strong>di</strong>cate ai Longobar<strong>di</strong> e alle leggende <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>).<br />

15<br />

Giustino Pasciuti


i visconti e La cappeLLa zavattari<br />

Una storia prestigiosa per Una stirpe eLetta<br />

Paolo Diacono si limita a ricor<strong>da</strong>re che Teodelin<strong>da</strong><br />

ha de<strong>di</strong>cato al Beato Giovanni Battista “la basilica cha<br />

aveva eretto a <strong>Monza</strong>”.<br />

È Bonincontro Morigia, cronista monzese del Trecento,<br />

a raccogliere una probabile leggen<strong>da</strong> orale circolante<br />

e a porre una equivalenza tra la chiesa e la città.<br />

La regina si attendeva infatti che lo Spirito Santo, sotto<br />

forma <strong>di</strong> colomba, le in<strong>di</strong>casse dove costruire la chiesa<br />

che aveva fatto voto <strong>di</strong> de<strong>di</strong>care al Battista. Morigia<br />

scrive che la colomba appare sopra una vite in un luogo non abitato, chiamato Olmea per<br />

le bellissime foreste <strong>di</strong> olmi. Un luogo deserto, un luogo voluto <strong>da</strong> Dio e <strong>da</strong> Dio protetto. E<br />

il cronista traccia un parallelismo tra la regina e la vicen<strong>da</strong> <strong>di</strong> Giacobbe, narrata in Genesi:<br />

entrambi stanchi in viaggio, sostano, s’addormentano, sognano, ricevono rivelazioni, costruiscono<br />

un altare, cambiano nome al luogo.<br />

Già Paolo Diacono ricor<strong>da</strong> che Teodelin<strong>da</strong> eresse l’Oraculum “per sé e per i figli e per le<br />

figlie e per tutti i Longobar<strong>di</strong> d’Italia” e ricor<strong>da</strong> ancora la promessa <strong>di</strong> fare un’offerta annuale<br />

al Battista nel giorno della <strong>di</strong> lui nascita, così che, avendolo come intercessore, l’esercito longobardo<br />

non potesse essere sconfitto.<br />

I <strong>di</strong>pinti della Cappella teodelindea e il ciclo degli Zavattari sono chiaramente firmati <strong>da</strong>gli<br />

stemmi viscontei, <strong>da</strong>i biscioni inquartati con le aquile dell’impero, <strong>da</strong>lle sigle <strong>di</strong> Filippo<br />

Maria Visconti, duca <strong>di</strong> Milano <strong>da</strong>l 1412 al 1447. E gli Zavattari firmano con il 1444 la parte<br />

del ciclo fino ad allora ultimata. Filippo Maria è certo il committente. Quel raro ammirabile<br />

spettacolo <strong>di</strong> pittura degli Zavattari è dovuto al suo mecenatismo.<br />

I Visconti, infatti, già con Gian Galeazzo avevano toccato il culmine del prestigio politico<br />

e avevano ripreso con il figlio Filippo Maria una politica <strong>di</strong> espansione. Pertanto vedevano<br />

l’opportunità <strong>di</strong> collegarsi ai Longobar<strong>di</strong>: Autari – narra Paolo – è fama sia arrivato fino a<br />

Reggio Calabria, quasi impostando il concetto geopolitico <strong>di</strong> un’Italia unita <strong>da</strong>lle Alpi allo<br />

stretto. E Teodelin<strong>da</strong> aveva fon<strong>da</strong>to a <strong>Monza</strong> un tempio con valenza nazionale. Inoltre, come<br />

Teodelin<strong>da</strong>, vedova <strong>di</strong> Autari, portava in dote il regno longobardo ad Agilulfo, così Bianca<br />

Maria, unica figlia <strong>di</strong> Filippo Maria, portava il ducato al marito Francesco Sforza.<br />

Questi forse i motivi per cui Filippo Maria, non sempre apprezzabile sotto altri profili,<br />

merita riconoscenza per aver commesso la complessità e la bellezza del ciclo degli Zavattari.<br />

Sul frontale dell’arco d’ingresso alla cappella, c’è un affresco certamente anteriore, <strong>di</strong> un<br />

pittore ignoto, <strong>di</strong>verso <strong>da</strong>gli Zavattari: al centro il Battista riceve l’omaggio, a sinistra <strong>di</strong> una<br />

schiera <strong>di</strong> <strong>da</strong>me capeggiate <strong>da</strong> Teodelin<strong>da</strong>, a destra <strong>di</strong> un gruppo <strong>di</strong> gentiluomini, tra i quali alcuni<br />

stu<strong>di</strong>osi ravvisano Autari, Agilulfo e A<strong>da</strong>loaldo, ma altri preferiscono riconoscere i Visconti.<br />

16<br />

Stemma visconteo.<br />

Ai lati dello stemma compaiono le sigle<br />

del duca <strong>di</strong> Milano, Filippo Maria<br />

Pier Franco Bertazzini


Un docUmento deL gotico internazionaLe<br />

Le storie <strong>di</strong> teodoLin<strong>da</strong> neLLa<br />

cappeLLa zavattari<br />

A fine Trecento, in epoca viscontea, il progetto <strong>di</strong> ampliamento della Basilica monzese<br />

impostato <strong>da</strong> Matteo <strong>da</strong> Campione riorganizzò la zona absi<strong>da</strong>le con la sostituzione delle cappelle<br />

esistenti in due nuove e simmetriche, a pianta poligonale: quella <strong>di</strong> destra de<strong>di</strong>cata alla<br />

Vergine e quella <strong>di</strong> sinistra, settentrionale, de<strong>di</strong>cata ai Santi Vito e Vincenzo.<br />

La decorazione parietale della secon<strong>da</strong> - de<strong>di</strong>cata alle storie della <strong>Regina</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, sovrana<br />

longobar<strong>da</strong> fon<strong>da</strong>trice della chiesa nel settimo secolo - fu realizzata lungo il quinto decennio<br />

del Quattrocento <strong>da</strong> Franceschino, Gregorio e Giovanni Zavattari, pittori attivi in quel<br />

periodo nei cantieri del Duomo <strong>di</strong> Milano e della Certosa <strong>di</strong> Pavia.<br />

Si tratta del più vasto ciclo decorativo del Gotico internazionale presente in Lombar<strong>di</strong>a<br />

e senza dubbio del più affascinante documento visivo della cultura <strong>di</strong> una stagione politica<br />

complessa per il Ducato <strong>di</strong> Milano - la più europea delle Corti italiane del XV secolo - quella<br />

del passaggio, col matrimonio fra Bianca Visconti e Francesco Sforza, <strong>da</strong>lla <strong>di</strong>nastia viscontea<br />

a quella sforzesca, che così si celebrava ricollegandosi per analogia all’epopea teodelindea<br />

<strong>di</strong> otto secoli prima. Allusioni per metafora a quelle nozze sono infatti presenti - insieme ai<br />

rispettivi simboli aral<strong>di</strong>ci nelle incorniciature dei finestroni - tra le 45 scene delle quali si compone<br />

il complesso figurale, e in particolare in quelle dei matrimoni contratti <strong>da</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong><br />

con Autari prima e quin<strong>di</strong> con Agilulfo.<br />

Le fonti dell’impresa pittorica sono due: dell’VIII secolo - quin<strong>di</strong> cronologicamente vicino<br />

alla stagione degli episo<strong>di</strong> illustrati - è la Historia Langobardorum <strong>di</strong> Paolo Diacono, mentre<br />

del XIV secolo è il Chronicon Modoetiense <strong>di</strong> Bonincontro Morigia.<br />

Committente <strong>di</strong>retto è il Capitolo del Duomo monzese, con un presumibile supporto finanziario<br />

sforzesco.<br />

Tra il 1441 (anno delle nozze citate che legittimano lo Sforza a succedere a Filippo Maria<br />

Visconti a Milano) e il 1446 si pongono dunque varie campagne pittoriche strettamente<br />

susseguentisi nelle quali si identificano <strong>di</strong>verse maniere assegnabili a membri della famiglia<br />

Zavattari.<br />

In cinquecento metri quadri circa, ottocento personaggi e figure d’animali - cavalli, cani,<br />

pecore, lepri, cervi, orsi, leopar<strong>di</strong>, colombe, falchi ed aironi - sono chiamati a <strong>di</strong>panare vicende<br />

portanti e cronache minute della <strong>di</strong>scesa e della vita in Italia <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>: preliminari<br />

<strong>di</strong> nozze e matrimonio tra la principessa bavara ed il longobardo Autari fino alla morte <strong>di</strong><br />

quest’ultimo nelle scene 1-23; preliminari e nozze tra <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> regina e il secondo marito<br />

Agilulfo nelle scene 24-30; fon<strong>da</strong>zione della basilica <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e morte dei sovrani nelle scene<br />

31-41; infruttuosa campagna in Italia dell’imperatore d’Oriente Costante e suo rientro a<br />

Bisanzio nelle scene 41-45.<br />

Sulla base <strong>di</strong> analisi stilistiche si è ritenuto che concezione generale e progetto del ciclo<br />

attengano a Franceschino Zavattari cui si assegnano le prime 12 scene; a Giovanni Zavattari<br />

quelle <strong>da</strong>lla 13 alla 34; a Gregorio le scene <strong>da</strong>lla 35 alla 41 e ad Ambrogio le quattro finali. La<br />

scena 32, nella quale compare la <strong>da</strong>ta del 1444 insieme con l’inequivocabile paternità delle<br />

17


pitture, è ritenuta lo snodo tra la prima e la secon<strong>da</strong> campagna decorativa cui si riferisce un<br />

contratto del 1445 nell’Archivio <strong>di</strong> Stato <strong>di</strong> Milano documentandone l’inizio.<br />

Al ciclo pittorico monzese, legato culturalmente e stilisticamente, se pur con minore plasticità,<br />

al clima <strong>di</strong> Pisanello nella Cappella Pellegrini in Sant’Anastasia <strong>di</strong> Verona, <strong>di</strong> Bonifacio<br />

Bembo e <strong>di</strong> Michelino <strong>da</strong> Besozzo, non attengono senso drammatico e dello spazio.<br />

È piuttosto una non più che generica impostazione narrativa che sottende la scenografica<br />

stesura <strong>di</strong> episo<strong>di</strong> della vita <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, condotta in cinque registri sovrapposti <strong>da</strong> leggersi<br />

lungo le pareti <strong>da</strong> sinistra a destra, unificati <strong>da</strong> un fon<strong>da</strong>le dorato - creato con il preciso scopo<br />

<strong>di</strong> stupire il visitatore con la sua sfavillante ricchezza - a circon<strong>da</strong>re le scene che vi si ritagliano.<br />

Intelligentemente variato risulta il ritmo imposto <strong>da</strong>gli artisti alle scene, serrato o <strong>di</strong>latato<br />

secondo le esigenze narrative e l’ampiezza e continuità della muratura <strong>di</strong>sponibile.<br />

Visioni <strong>di</strong> cortei, cavalcate, scene <strong>di</strong> caccia, <strong>di</strong> viaggio e <strong>di</strong> battaglia, compunte ambascerie,<br />

incontri regali e banchetti, sullo sfondo <strong>di</strong> paesaggi o nel contesto <strong>di</strong> architetture, sono<br />

pretesti per documentare, al <strong>di</strong> là <strong>di</strong> tipi e <strong>di</strong> portamenti idealizzati, l’eleganza sfarzosa della<br />

mo<strong>da</strong> civile, maschile e femminile - con le sue singolarità e bizzarrie, <strong>da</strong>lla houppelande al<br />

balzo - nonché guerresca, e delle suppellettili in voga nelle corti italiane fra tardogotico e<br />

Rinascimento.<br />

Alle <strong>di</strong>verse esigenze <strong>di</strong> rappresentazione si lega l’utilizzo <strong>di</strong> <strong>di</strong>verse tecniche pittoriche<br />

- <strong>da</strong>ll’affresco, alla tempera all’uovo, dorature e argentature in foglia, incisione <strong>di</strong>retta su<br />

lamina metallica vieppiù arricchita con lacca sugli abiti dei personaggi maggiori, pastiglia a<br />

rilievo dorato per finimenti delle cavalcature e per armi, corone, gioielli - <strong>da</strong> parte della bottega<br />

degli Zavattari, forte <strong>di</strong> mezzo secolo d’esperienza, a partire <strong>da</strong>l lavoro del capostipite<br />

Cristoforo in Duomo a Milano nel primo decennio, e pronta ad altre committenze sul territorio<br />

se pur minori come ad esempio la Madonna col Bambino a firma Gregorio Zavattari nel<br />

santuario <strong>di</strong> Corbetta, <strong>da</strong>tata 1475.<br />

Se i colori delle pitture, ora in fase <strong>di</strong> nuovo recupero con il restauro Lucchini in corso <strong>da</strong>l<br />

2008 - che <strong>di</strong>rimerà finalmente giornate <strong>di</strong> lavoro, competenze dei vari artisti che concorsero<br />

all’opera e tecniche - appaiono <strong>di</strong> una tenerissima freschezza, stupefacente si sno<strong>da</strong> sotto i<br />

nostri occhi la panoplia <strong>di</strong> ori e gemme incastonate nei fregi ornamenti gioielli finimenti,<br />

uscita <strong>di</strong>rettamente <strong>da</strong>i forzieri castellani. Ben 28 delle scene della Cappella sono de<strong>di</strong>cate ai<br />

fasti nuziali, con netta prevalenza <strong>di</strong> un raffinatissimo clima profano cortese che induce un<br />

<strong>di</strong>ffuso senso <strong>di</strong> meraviglia, <strong>da</strong>te anche le minime concessioni al realismo, sulle esigenze <strong>di</strong><br />

una committenza religiosa che desiderava probabilmente legare l’omaggio pittorico ad una<br />

figura storica fon<strong>da</strong>nte per la chiesa altome<strong>di</strong>evale monzese, e scomparsa popolarmente in<br />

odore <strong>di</strong> santità.<br />

Alberto Crespi<br />

18


nota sUi costUmi<br />

Gli affreschi degli Zavattari <strong>da</strong>nno ragione della mo<strong>da</strong> del tempo, <strong>da</strong>lla metà del XIV alla<br />

metà del XV secolo, in particolare per le figure femminili. Proveniente <strong>da</strong>lla corte franco<br />

borgognona, la houppellande, volgarizzato in pellan<strong>da</strong>, opelan<strong>da</strong> o pellar<strong>da</strong>, è la sopravveste<br />

<strong>di</strong> lusso, lunga, maschile o femminile; richiedendo una grande quantità <strong>di</strong> stoffa, era appannaggio<br />

dei ceti benestanti. Strascico fino a cinque metri. Può essere a collo alto (come si vede<br />

sulla statua tombale <strong>di</strong> Ilaria del Carretto in San Martino <strong>di</strong> Lucca) o scollato a V anteriormente<br />

o sul dorso; la scollatura <strong>di</strong>venta più pronunciata e larga col passare del tempo. La manica<br />

è sempre doppia, con fodera <strong>di</strong> colore contrastante o anche <strong>di</strong> pelliccia, allargata sui polsi<br />

e tagliata a mostrare la manica interna d’altro colore. Per le donne la cintura è sempre alta,<br />

appena sotto il seno, fatto che enfatizza l’abito sull’addome attenendo alla figura una <strong>di</strong>retta<br />

idea <strong>di</strong> prosperità e fertilità.<br />

I capelli sono sempre raccolti. Dei copricapi femminili nor<strong>di</strong>ci, hennin a forma conica o<br />

a tronco <strong>di</strong> cono tipicamente gotici, si adottano in Italia quelli in seta o bisso leggerissimo a<br />

forma <strong>di</strong> sella rovesciata sostenuta <strong>da</strong> incastellatura o a bicorno; ma preferito sarà il balzo,<br />

<strong>da</strong>ll’ampio volume ovulare sostenuto <strong>da</strong> impalcatura metallica, che prevede depilazione della<br />

fronte: è lo stesso che si riscontra sulla principessa degli affreschi <strong>di</strong> Pisanello nella cappella<br />

Pellegrini in Sant’Anastasia a Verona.<br />

Le scarpe sono <strong>di</strong> seta o <strong>di</strong> pelle, a punta lunga. Le calze, maschili e femminili, sono solate.<br />

Le donne calzavano pianelle con zeppa alta che determinava un incedere lento e solenne.<br />

<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> principessa indossa una houppelande chiara mentre nei ritratti a cavallo, incoronata,<br />

con velo sotto la corona sui capelli sempre raccolti, indossa una houppelande cremisi,<br />

in velluto <strong>da</strong>mascato. Le <strong>da</strong>me del seguito hanno copricapo bicorne. Seduta a tavola, porta un<br />

balzo bianco o una sorta <strong>di</strong> cuffia e un abito chiaro <strong>di</strong> broccato o <strong>di</strong> velluto, con ricami in filo<br />

d’oro o <strong>di</strong> rame, o a filo metallico <strong>di</strong>rettamente inserito nell’or<strong>di</strong>to. Ha i capelli raccolti in minute<br />

trecce. Dietro la regina, le <strong>da</strong>me portano copricapi a sella rovesciata. <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> seduta<br />

in trono, sempre coronata e con velo, porta sull’abito una cintura gioiello.<br />

Nelle scene finali degli affreschi degli Zavattari, aumentano generalmente i contrasti cromatici.<br />

Gli abiti si fanno ancora più ricchi e la stoffa consente il gioco delle pieghe sulle quali<br />

la decorazione costruisce pattern complessi grazie all’utilizzo del lampasso <strong>di</strong> seta, prodotto<br />

in Italia <strong>da</strong>l 1200. Le spalle accentuano l’imbottitura, le maniche si fanno più larghe, a sbuffo,<br />

legate al gomito. Il gusto gotico è ormai alle spalle. Abiti e copricapi sono pienamente rinascimentali.<br />

(Ringrazio Daniela Casati Fava per le precisazioni sulla mo<strong>da</strong>)<br />

A. C.<br />

19


La rievocazione storica neLLe<br />

Il nostro passato <strong>di</strong>venta evento, <strong>di</strong>l<br />

20


immagini deLLe scorse e<strong>di</strong>zioni<br />

atando le immagini della memoria<br />

21


L’oggetto-testimonianza deLLa manifestazione o<strong>di</strong>erna<br />

iL rosone deLLa facciata<br />

trecentesca deL dUomo<br />

Il nostro Duomo, testimone della storia, dell’identità culturale e della religiosità del territorio<br />

monzese, fu fon<strong>da</strong>to nel 595 <strong>da</strong>lla <strong>Regina</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> sul luogo in<strong>di</strong>cato, secondo una<br />

leggen<strong>da</strong> me<strong>di</strong>evale, <strong>da</strong> una colomba.<br />

Nel Trecento fu ricostruito e ingran<strong>di</strong>to <strong>da</strong> Matteo <strong>da</strong> Campione, architetto e scultore versatile<br />

<strong>di</strong> grande ingegno.<br />

La sua facciata a vento in stile gotico-pisano in marmi bicromi è articolata in cinque campi.<br />

Il campo centrale presenta un ricco apparato decorativo costituito <strong>da</strong> uno splen<strong>di</strong>do rosone<br />

a se<strong>di</strong>ci spicchi, riquadrato <strong>da</strong> una cornice a formelle traforate e sovrastato <strong>da</strong> una regolare<br />

scacchiera. Il risultato è un mirabile pizzo.<br />

22<br />

Ghi Meregalli<br />

L’ideazione <strong>di</strong> questo oggetto-testimonianza è <strong>di</strong> Ghi Meregalli, il modellato della scultrice<br />

Mariella Convertini, l’esecuzione <strong>di</strong> Sergio Sorte.


Lo sten<strong>da</strong>rdo reaLizzato per qUesta manifestazione<br />

Una sintesi <strong>di</strong> simboLi antichi<br />

Lo sten<strong>da</strong>rdo progettato per l’Arengario <strong>da</strong> Domiziano Maselli,<br />

nell’ambito <strong>di</strong> una bella collaborazione tra l’Istituto Statale d’Arte<br />

<strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e il Comitato Maria Letizia Verga, nel riprendere antiche<br />

immagini e simboli <strong>di</strong> grande suggestione storica vuole evocare lo<br />

stretto legame tra la città e i suoi mercanti e unisce perciò ai simboli<br />

più noti della città i monogrammi, straor<strong>di</strong>nariamente affascinanti,<br />

che appartengono alla storia della sua corporazione più importante.<br />

La città viene personificata <strong>da</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, principessa bavara e<br />

moglie <strong>di</strong> Autari, re dei Longobar<strong>di</strong>, la fon<strong>da</strong>trice della basilica <strong>di</strong><br />

San Giovanni, colei che, secondo la leggen<strong>da</strong>, nel ricevere <strong>da</strong> una<br />

colomba la miracolosa in<strong>di</strong>cazione del luogo ove erigere la chiesa,<br />

avrebbe <strong>da</strong>to origine al nome della città. Di fronte alla regina<br />

si inginocchia il mercante, che ne riceve il berretto frigio, antico<br />

simbolo <strong>di</strong> libertà. Alle sue spalle si <strong>di</strong>segna la sintetica immagine<br />

me<strong>di</strong>oevale della città <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, chiusa tra alte mura, con il castello<br />

e la ben riconoscibile facciata del Duomo, sovrastata <strong>da</strong>l più antico<br />

e potente simbolo della città, la luna.<br />

A questa <strong>di</strong>mensione sintetica ed evocativa appartengono anche<br />

le scritte, i monogrammi dei mercanti, e le <strong>da</strong>te che completano e<br />

incorniciano lo sten<strong>da</strong>rdo: così, a destra, il nome moderno della città<br />

e la <strong>da</strong>ta d’oggi sono accostati al 595, <strong>da</strong>ta <strong>di</strong> fon<strong>da</strong>zione del duomo<br />

voluto <strong>da</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, ad evocare l’episo<strong>di</strong>o che sta alle origini del<br />

costituirsi della comunità urbana ed è richiamato <strong>da</strong>ll’antico nome<br />

<strong>di</strong> Modoetiam, strettamente legato al mito dell’antica regina longobar<strong>da</strong>,<br />

come ben sa ogni monzese. La cornice è completata appunto<br />

<strong>da</strong>i monogrammi degli antichi mercanti monzesi, segni sintetici ed<br />

evocativi, tratti <strong>da</strong>gli statuti della loro comunità, testimonianza viva<br />

dell’importanza del loro lavoro e della loro antica <strong>di</strong>gnità.<br />

A questi simboli, <strong>di</strong> grande suggestione, si accosta, infine, l’ormai<br />

storico simbolo dell’ISA - LAS <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, quasi una firma dello<br />

sten<strong>da</strong>rdo, a testimoniare come il lavoro della scuola sia teso ad<br />

accompagnare e valorizzare l’attività operosa della comunità citta<strong>di</strong>na<br />

e dei commercianti che ne costituiscono uno degli aspetti più<br />

importanti e vivaci.<br />

23<br />

Rodolfo Profumo<br />

Per la stampa dello sten<strong>da</strong>rdo si ringrazia il signor Aldo Neri - Colorzenith s.r.l. Milano


iL corteo deLLa rievocazione storica<br />

iL passato sfiLa per Le strade<br />

deLLa modernità<br />

Gli antichi suoni delle chiarine e dei tamburi ritmano l’avanzare delle gran<strong>di</strong> macchie colorate<br />

delle ban<strong>di</strong>ere. Il pubblico inizia ad essere coinvolto nell’affascinante atmosfera me<strong>di</strong>evale.<br />

Lo sten<strong>da</strong>rdo con lo stemma me<strong>di</strong>evale della luna<br />

rossa, le chiavi <strong>di</strong> Modoetia (così si chiamava <strong>Monza</strong><br />

nel Me<strong>di</strong>oevo) e dei ban<strong>di</strong>tori con i tamburi annunciano<br />

il Magnifico Messere, personaggio che ricalca la più<br />

alta carica civica nel governo del nostro Borgo nella<br />

prima metà del XV secolo. La sua numerosa famiglia<br />

è abbigliata, come lui, nei colori simbolo della nostra<br />

comunità: il bianco e il rosso.<br />

A loro salvaguar<strong>di</strong>a, alcuni militi.<br />

A seguire, l’autorità religiosa, l’Arciprete del Duomo,<br />

con il privilegio delle insegne vescovili, insieme ai<br />

Canonici e ai rappresentanti <strong>di</strong> alcuni Or<strong>di</strong>ni Monastici locali.<br />

Gli esponenti che gestiscono le sorti del <strong>Comune</strong> Me<strong>di</strong>evale mostrano, attraverso un autorevole<br />

anziano, il libro degli Statuti.<br />

Sfilano con le loro tavole identificative le numerose corporazioni che al tempo detenevano<br />

un forte potere economico e politico.<br />

Le agiate famiglie dei mercanti, con grande potere decisionale, sono precedute <strong>da</strong>l loro relativo<br />

stemma <strong>di</strong>pinto su<br />

uno scudo.<br />

Il popolo operoso,<br />

i guar<strong>di</strong>acaccia dei Signori<br />

<strong>di</strong> turno con cani<br />

e rapaci, i conta<strong>di</strong>ni che<br />

lavoravano la terra con<br />

grande fatica, concludono<br />

l’immagine della<br />

<strong>Monza</strong> Me<strong>di</strong>evale che<br />

vogliamo rappresentare.<br />

È quin<strong>di</strong> la volta <strong>di</strong><br />

due aral<strong>di</strong> con gli stemmi<br />

dei committenti degli<br />

24


incontro tra teodoLin<strong>da</strong> e aUtari<br />

25<br />

affreschi della Cappella della Basilica <strong>di</strong> San<br />

Giovanni: le famiglie Visconti e Sforza, qui<br />

rappresentate <strong>da</strong> Francesco Sforza, che continuerà<br />

la <strong>di</strong>nastia viscontea in virtù del matrimonio<br />

con Bianca Maria, figlia legittimata <strong>di</strong><br />

Filippo Maria Visconti.<br />

A seguire, i rappresentanti della famiglia<br />

degli Zavattari:<br />

il capofamiglia Francesco con i figli Gregorio,<br />

Giovanni e Ambrogio e alcuni lavoranti <strong>di</strong><br />

bottega esperti nella preparazione <strong>di</strong> colori e<br />

<strong>di</strong> terre sono gli autori degli affreschi nel Duomo<br />

<strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, fonte della nostra ispirazione<br />

nel narrare gli episo<strong>di</strong> degli anni giovanili <strong>di</strong><br />

<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>.<br />

Autari, desideroso <strong>di</strong> vedere con i propri occhi la sua futura sposa, parte per la Baviera<br />

vestito <strong>da</strong> semplice cavaliere per non farsi riconoscere. Si fa accompagnare <strong>da</strong> un vecchio<br />

uomo <strong>di</strong> fiducia e <strong>da</strong> pochi uomini scelti. Guar<strong>di</strong>e armate vegliano su Re Garibaldo, la <strong>di</strong> lui<br />

moglie la <strong>Regina</strong> Valdrata e la bellissima figlia <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, in compagnia della nutrice e <strong>di</strong><br />

alcune <strong>da</strong>me.<br />

gUerra tra franchi e<br />

bavari<br />

I guerrieri bavari <strong>da</strong>i colori<br />

bianco e azzurro sono<br />

sopraffatti <strong>da</strong>i guerrieri<br />

franchi contrad<strong>di</strong>stinti <strong>da</strong>i<br />

colori blu e rosso. Un messaggero<br />

bavaro riporta la<br />

notizia della sconfitta a Re<br />

Garibaldo.


matrimonio tra teodoLin<strong>da</strong> e aUtari<br />

La cerimonia nuziale si tiene nei pressi <strong>di</strong> Verona.<br />

Per questo sacro patto tra due popoli presenziano: fanciulli con cesti <strong>di</strong> fiori, un’ancella<br />

con gli anelli nuziali su un cuscino dorato, due paggi con coppe <strong>di</strong> confetti e soprattutto il<br />

celebrante, il Vescovo <strong>di</strong> Verona con canonici e chierici. Seguono i due augusti sposi: Autari<br />

e <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>. Ai festeggiamenti intervengono anche il fratello della sposa Godoaldo con la<br />

moglie, alcuni notabili e numerosi aristocratici anche a cavallo.<br />

Il fuoco che esce <strong>da</strong>lla bocca dei trampolisti me<strong>di</strong>evali simboleggia la purificazione dell’anima<br />

dei due sposi.<br />

intrighi <strong>di</strong> corte: La morte <strong>di</strong> aUtari<br />

Re Autari e la regina <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> si trasferiscono a Pavia con la loro corte.<br />

Un servo infedele avvelena il suo re con una coppa <strong>di</strong> vino.<br />

LUogo e fon<strong>da</strong>zione deL dUomo<br />

Un notaio e uno scriba portano rotoli <strong>di</strong> pergamena con elencati gli “Atti <strong>di</strong> donazione” alla<br />

Basilica <strong>di</strong> San Giovanni Battista <strong>di</strong><br />

sacri e preziosi oggetti. Li accompagnano<br />

l’abate Secondo <strong>di</strong> Non,<br />

due monaci e il figlio <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>,<br />

A<strong>da</strong>loaldo.<br />

Un forziere con oreficerie <strong>di</strong> gran<br />

valore e i pezzi più noti del Tesoro<br />

(la Corona Ferrea, la croce votiva <strong>di</strong><br />

Agilulfo, la chioccia con sette pulcini,<br />

la corona votiva <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, la<br />

tazza ritenuta <strong>di</strong> zaffiro sorretta <strong>da</strong><br />

un fusto rinascimentale, il reliquiario<br />

del dente <strong>di</strong> San Giovanni, la copertina<br />

dell’evangeliario, il pettine<br />

<strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, il ventaglio e il porta<br />

ventaglio <strong>di</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, la corona<br />

<strong>di</strong> Gundenberga) sono portati rispettivamente<br />

<strong>da</strong> paggi e <strong>da</strong> ancelle.<br />

Armigeri vegliano attentamente<br />

su questi oggetti unici e preziosissimi<br />

mentre i rappresentanti del popolo<br />

gui<strong>da</strong>to <strong>da</strong> una grande regina illuminata<br />

sono orgogliosi <strong>di</strong> far parte<br />

<strong>di</strong> questa comunità.<br />

Ghi Meregalli<br />

26


27<br />

A fronte: i personaggi del Notaio e dello Scriba<br />

In questa pagina: una riproduzione del “Reliquiario<br />

del dente <strong>di</strong> San Giovanni” realizzata per la rievocazione<br />

storica e il trasporto del forziere con la dotazione della<br />

Basilica


iL <strong>di</strong>scorso deL magnifico messere<br />

aL popoLo presso L’arengario<br />

modoetia riceve in dono gLi affreschi de<strong>di</strong>cati a teodoLin<strong>da</strong><br />

Miei cari borghigiani, valenti cavalieri e virtuose <strong>da</strong>me <strong>di</strong> questa Terra gloriosa sulla quale<br />

il Cielo continua riversare le sue bene<strong>di</strong>zioni,<br />

oggi, se<strong>di</strong>cesimo giorno <strong>di</strong> questo mese <strong>di</strong> giugno dell’anno del Signore 1446, io, Magnifico<br />

Messere <strong>di</strong> questa operosa Comunità, mi rivolgo a voi pieno <strong>di</strong> trepi<strong>da</strong> gioia per annunciarvi<br />

una lieta notizia, secondo la volontà del vostro magnifico signore Filippo Maria Visconti<br />

e <strong>di</strong> Francesco Sforza: <strong>da</strong> oggi la nostra cara Basilica custo<strong>di</strong>rà alcuni straor<strong>di</strong>nari affreschi<br />

realizzati in modo mirabile <strong>da</strong>l genio artistico della famiglia Zavattari.<br />

Tale meravigliosa opera scaturita <strong>da</strong>ll’ingegno umano rende omaggio alla venerata <strong>Regina</strong><br />

<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, fon<strong>da</strong>trice del nostro Duomo, e va ad arricchire un patrimonio storico-artistico<br />

<strong>di</strong> eccezionale rilievo, <strong>da</strong>i molteplici richiami <strong>di</strong> valenza spirituale, a cominciare <strong>da</strong>l Tesoro<br />

longobardo e <strong>da</strong>lla sua principale componente: la Corona del Ferro.<br />

Consegno dunque solennemente a voi, popolo <strong>di</strong> Modoetia, questa magnifica narrazione<br />

visiva che <strong>da</strong> ora e per sempre continuerà ad evocare la presenza nei nostri luoghi della cristianissima<br />

sovrana che mai il nostro borgo potrà <strong>di</strong>menticare: sappiate custo<strong>di</strong>re tale preziosissimo<br />

dono, segno tangibile dell’effettiva munificenza dei vostri nobili signori.<br />

Affi<strong>di</strong>amo questi <strong>di</strong>pinti murali alla protezione <strong>di</strong> Dio Onnipotente e <strong>di</strong> San Giovanni Battista,<br />

già caro alle genti Longobarde, affinché possano essere ammirati, conservati e tutelati in<br />

avvenire per sempre, almeno finché orma umana calcherà questo nostro suolo.<br />

Lunga vita e prosperità al popolo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, e che il nostro Santo patrono ci accompagni e<br />

ci assista in ogni nostro progetto e occupazione!<br />

Che San Giovanni protegga sempre questa Terra!<br />

Pulpito detto Ambone sul Palazzo<br />

della Magnifica Comunità.<br />

Incisione <strong>di</strong> Giulio Cesare Bianchi in:<br />

Anton Francesco Frisi, “Memorie<br />

Storiche <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e sua Corte”,<br />

Milano 1794, Tomo I,<br />

particolare <strong>di</strong> tav. VIII pag 119<br />

28<br />

Francesca Daverio


La mostra dei costUmi storici<br />

neLLa saLetta reaLe deLLa stazione<br />

Quest’anno l’Associazione Amici dei Musei <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e Brianza ha chiesto a Ghi Meregalli,<br />

responsabile dell’organizzazione del corteo storico della <strong>Regina</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong>, <strong>di</strong> partecipare<br />

alla prestigiosa manifestazione che vede affluire nelle vie del centro storico <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> migliaia<br />

<strong>di</strong> spettatori.<br />

La collaborazione della nostra Associazione consiste nel mettere a <strong>di</strong>sposizione la Sala <strong>di</strong><br />

attesa del Re, situata nella stazione ferroviaria e luogo istituzionale degli Amici dei Musei,<br />

considerando che la Saletta Reale ben poteva ospitare la <strong>Regina</strong> <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> come ha ospitato<br />

re e <strong>di</strong>plomatici in visita a Re Umberto in Villa Reale.<br />

La risposta entusiastica <strong>di</strong> Ghi Meregalli e il suo fattivo consenso hanno permesso <strong>di</strong> allestire<br />

un’ine<strong>di</strong>ta mostra <strong>di</strong> costumi storici intitolata “<strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> regina tra storia e leggen<strong>da</strong>”.<br />

Nella sala saranno esposti costumi e manufatti della rievocazione storica citta<strong>di</strong>na.<br />

Si inizierà con gli stemmi dei Visconti e degli Sforza, committenti degli affreschi quattrocenteschi<br />

degli Zavattari, <strong>di</strong>pinti nel Duomo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, ai quali si ispira il progetto. Accanto<br />

al costume della giovane <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> principessa bavara, si troveranno un trono me<strong>di</strong>evale, il<br />

costume <strong>di</strong> Re Autari e una coppa simile a quella che fu usata per avvelenarlo. Un pannello,<br />

copia fedele degli affreschi, illustrerà il matrimonio tra <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong> regina dei Longobar<strong>di</strong> e il<br />

duca <strong>di</strong> Torino Agilulfo, investito <strong>da</strong>lla moglie del titolo <strong>di</strong> Re: due coppe con alcuni confetti<br />

vi documentano, per la prima volta nella storia della pittura, la tra<strong>di</strong>zione, rispettata ancora<br />

oggi, <strong>di</strong> assaggiare ed offrire questi dolci durante il banchetto nuziale.<br />

Una ricca “pellan<strong>da</strong>”, costume della <strong>Regina</strong> e delle <strong>da</strong>me del seguito, sarà posta accanto ad<br />

un albero su cui appare la colomba (simbolo dello Spirito Santo) che aveva suggerito a <strong>Teodolin<strong>da</strong></strong><br />

il luogo <strong>di</strong> fon<strong>da</strong>zione della basilica de<strong>di</strong>cata a San Giovanni Battista.<br />

Chiudono la mostra una preziosa tiara pontificia ed il costume <strong>di</strong> Papa Gregorio Magno,<br />

che con la sovrana si pro<strong>di</strong>gò per la conversione<br />

al cattolicesimo dei Longobar<strong>di</strong> (ariani o pagani)<br />

e con lei scambiò preziosi doni e reliquie <strong>di</strong> altissimo<br />

valore, ora conservati nel museo del nostro<br />

Duomo. L’Associazione ringrazia Ghi Meregalli<br />

e i suoi collaboratori, Alberto Crespi, la Società<br />

Italiana ABC s.r.l. <strong>di</strong> Brugherio che ha generosamente<br />

fornito i manichini, e tutti coloro che a<br />

vario titolo hanno collaborato all’evento.<br />

Gigi Caregnato<br />

La mostra in Saletta Reale sarà visitabile<br />

<strong>da</strong>l 21 giugno al 7 luglio 2012 con orari<br />

<strong>da</strong> martedì a sabato <strong>da</strong>lle 15 alle 18<br />

29


qUesto avvincente viaggio<br />

neL nostro passato sarà raccontato<br />

con competenza e passione <strong>da</strong>:<br />

Associazione “Contra<strong>da</strong> Dügana” <strong>di</strong> Desio<br />

Associazione “La Ghiringhella”<strong>di</strong> Villasanta<br />

Associazione “Villasanta Me<strong>di</strong>evale”<br />

Bottega del Teatro <strong>di</strong> Triuggio<br />

Compagnia del Corvo dell’Associazione Brianza Me<strong>di</strong>evale<br />

<strong>di</strong> Giussano fraz. Robbiano<br />

Compagnia dei Folli <strong>di</strong> Marino del Tronto (Ascoli Piceno)<br />

Compagnia Teatrale “Il Volto e La Maschera” <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

G.A.P. Gruppo Amici del Presepe <strong>di</strong> Lissone<br />

Gruppo Falconieri <strong>di</strong> Dicamino (Alessandria)<br />

Gruppo “I Monsciaschi” <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e Brianza<br />

Gruppo Pa<strong>da</strong>no Levrieristi <strong>di</strong> Castano Primo (Como)<br />

“I amìs <strong>da</strong> la Cantuna<strong>da</strong>” <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Istituto Statale d’Arte <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Musici dell’Urna <strong>di</strong> Urgnano (Bergamo)<br />

Quartetto <strong>di</strong> Arpe “Arpe Diem” <strong>di</strong> Milano<br />

Scuola <strong>di</strong> Danza “Mirtillo” <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Scuola <strong>di</strong> merletto della C.S.P.S. <strong>di</strong> Carate Brianza<br />

**********<br />

Speaker della rappresentazione: Ivan Ottaviani<br />

**********<br />

Coor<strong>di</strong>natori del corteo: Gianni Carzaniga, Riccardo Malegori<br />

e Rosaria Raimon<strong>di</strong><br />

Sceneggiatura e testi: Francesca Daverio<br />

Regia, recitazione e <strong>da</strong>nze: I<strong>da</strong> Pastori<br />

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ingraziamenti<br />

Ghi Meregalli, a nome del Comitato Maria Letizia Verga, ringrazia l’Assessorato al Turismo e<br />

Spettacolo, il <strong>di</strong>rigente e la responsabile dell’Ufficio Settore Turismo e Spettacolo del <strong>Comune</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, l’Arciprete della Basilica <strong>di</strong> San Giovanni Battista Monsignor Silvano Provasi,<br />

la Fon<strong>da</strong>zione Gaiani, i sacrestani e i collaboratori del Duomo, i rappresentanti delle Forze<br />

dell’Or<strong>di</strong>ne e tutti coloro che hanno fattivamente collaborato per un intento comune.<br />

I sentimenti della più sincera gratitu<strong>di</strong>ne alle persone che, singolarmente o unite in associazioni,<br />

hanno offerto il loro intelligente e generoso operato, prestato volontariamente, al fine <strong>di</strong><br />

arricchire questa rievocazione storica.<br />

Un profondo apprezzamento ad alcune persone che, con un moderno e generoso atto <strong>di</strong> mecenatismo,<br />

hanno elargito un prezioso contributo con il quale è stata possibile, anche quest’anno,<br />

l’attuazione della Rievocazione Storica, evento <strong>di</strong> punta e momento d’incontro <strong>di</strong> tutta la<br />

Città <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e del suo Territorio nell’ambito della Sagra <strong>di</strong> San Giovanni.<br />

Un grazie sincero a:<br />

L’Assessorato alla Cultura del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

La Presidenza della Circoscrizione 1<br />

Il Preside, la Vicepreside e tutto il corpo insegnante dell’Istituto d’Arte <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Il fotografo Maurizio Anderlini <strong>di</strong> Arcore<br />

Il cineoperatore Fabio Barbalini <strong>di</strong> Milano<br />

Alice Aiolfi <strong>di</strong> Biassono<br />

Laura Fumagalli <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Anna Borsani <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

L’Ing. Gianni Riva <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

L’Ing. Luigi Pozzi <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

L’Ing. Elena Bellar<strong>di</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Il Dott. Alberto Crespi <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

La Prof.ssa Francesca Daverio <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

La Gioielleria Malberti <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

La Pasticceria Mariani <strong>di</strong> Muggiò<br />

Il fiorista Giovanni Santamaria <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

L’Architetto Sonia Multari <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

La scultrice Mariella Convertini <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

L’artigiano Sergio Sorte <strong>di</strong> Bergamo<br />

I Volontari del Comitato Maria Letizia Verga<br />

Il gruppo “Cascina Costa Alta” <strong>di</strong> Biassono<br />

Per il fattivo contributo nella realizzazione <strong>di</strong> manufatti,<br />

oggetti scenici e costumi si ringraziano:<br />

Carlo Barba, Andrea Biella, Mariuccia Brambilla, Adelia Carzaniga,<br />

Maria Anastasia Colombo, Angela Labranca, Anna Manfrinato,<br />

Annalisa Pietrobon, Irene Regonesi, Angelo Sala, Giusi Sorte.<br />

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Lo stemma me<strong>di</strong>evale <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Lo stemma attuale del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

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