03.06.2013 Views

3 Il 29 In San DomenICo Pasqua, un concerto per i nostri lettori

3 Il 29 In San DomenICo Pasqua, un concerto per i nostri lettori

3 Il 29 In San DomenICo Pasqua, un concerto per i nostri lettori

SHOW MORE
SHOW LESS

Do you know the secret to free website traffic?

Use this trick to increase the number of new potential customers.

TARIFFA REGIME LIBERO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% - DCB (BOLOGNA)

3

Uno scultore

da scoprire

Lydsten

e il saluto

all’infanzia

www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove

5 Grande musica

al Comunale

Napolitano

per il decennale

dell’Hospice

Anno IX - n° 3

Marzo 2012

Il 29 In San DomenICo

Pasqua, un concerto

per i nostri lettori

Volontari

alla ribalta

I ‘miracoli’

dei Diavoli

Rossi

15 11


I nostri ‘giusti’, un esercito da ricordare ogni giorno

Il Giardino dei Giusti è

sorto, nel 1962, a Gerusalemme

presso il

Museo di Yad Vashem,

il luogo della memoria

della Shoah. E’ nato con

l’unico scopo di commemorare

quei giusti

che hanno rischiato la

loro vita, nel tempo e

a qualsiasi latitudine,

per aiutare degli ebrei.

Alberi di carrubo piantati

per raccontare le

vicende, spesso rimaste

nell’oblio, di chi ha

pensato al prossimo

prima che a se stesso,

di chi ha messo

in gioco la propria vita

perché qualcun altro

potesse salvarla.

Ci sono tanti nomi di

italiani in questo Giardino,

non passati alla

Il Consiglio direttivo dell’Associazione no profit,

editrice di “le Buone notizie”, è così formato:

Giorgio albéri - Presidente

Fabio Raffaelli - Vice Presidente

ornella elefante - Segretario/Tesoriere

maria Dagradi - Consigliere

Paola miccoli - Consigliere

andrea Ponzellini - Consigliere

luisella Gualandi - Revisore dei conti (Presidente)

Donatella Bruni - Revisore dei conti

2

grande Storia ma comunque

giusti .Perché

questa introduzione?

Perché ritengo sia necessario,

per noi tutti,

un attimo di sosta, voltarsi

indietro per capire

in quale direzione

stiamo andando. Chi è

rimasto in casa, bloccato

da quella neve

che tanto amiamo ma

che, al tempo stesso,

ci inquieta, avrà potuto

riassaporare un qualcosa

di prezioso che

spesso non riusciamo

a governare: il tempo.

Presi come siamo da

mille occupazioni raramente

ci soffermiamo

sul nostro presente,

Comitato di Redazione:

Cecilia Canella, Valentina Caprini,

Giorgia Fioretti, massimo Guandalini

sulle ore o i momenti

che dedichiamo al

prossimo. Tanta gente,

in questi giorni bianchi

e drammatici, non

si è fermata, è uscita

sfidando il ghiaccio,

il freddo pungente, il

caos per le strade. Mi

riferisco ai volontari

delle associazioni,

ai medici dell’Ant che

non hanno mancato di

portare sollievo e medicinali

ai malati terminali.

Novemila in Italia,

quelli assistiti dalla

Fondazione bolognese,

come spesso ricorda il

fondatore, Franco Pannuti.

Perché non vederli

come dei ‘giusti’? In

BASTANO 30 EURO PER SOSTENERE

da ritornare via fax al 051/436558

SCHEDA PER SOSTENERE E ABBONARSI ALLA RIVISTA “LE BUONE NOTIZIE”

Io sottoscritto, per conto - proprio, dell’Associazione, dell’Ente - chiede di attivare n° ...................... abbonamenti (10 numeri a 30 euro) a partire

dal mese di ............................................ dell’anno ............................... Allego fotocopia del pagamento avvenuto sul c/c postale n° 60313194, ABI 07601, CAB

02400, Codice Iban IT47 N076 0102 4000 0006 0313 194 intestato all’Associazione Buone Notizie. La rivista è da inviare a:

1. Nominativo ............................................................................................................................................................. Via .............................................................................................................................. cap ............................................

città .......................................................................................................................... prov. ...................................... tel. ............................................................................. e-mail ...............................................................................................

2. Nominativo ............................................................................................................................................................. Via .............................................................................................................................. cap ............................................

città .......................................................................................................................... prov. ...................................... tel. ............................................................................. e-mail ...............................................................................................

data ............................................ Firma ...............................................................................................................

un mondo sicuramente

malato (di egoismo in

primo luogo) queste

persone brillano per il

loro mettersi a disposizione

dell’altro, senza

nulla reclamare, senza

bisogno di sfilare, senza

necessità di apparire

in un qualche modo

sui giornali o in tv. Liberi

e forti come quegli

alberi di carrubo,

generosi come piante

che, anno dopo anno,

non dimenticano di

regalarci copiosi frutti.

Poco importa che le

loro gesta restino nel

silenzio e nell’ombra.

Loro, sì proprio loro,

ci danno ancora quella

Visitate il nostro sito

www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove

Le Buone Notizie nasce da un’idea

di Francesca Golfarelli e Fabio Raffaelli

Testi e fotografie vanno inviati all’e-mail

info@bolognamiami.it

Edito da Associazione Buone Notizie

Redazione: Piazza Volta, 7 - 40134 Bologna

Tel. 051.6142327 - Fax 051.436558

Direttore responsabile: Fabio Raffaelli

Direttore editoriale: Giorgio Albèri

Segreteria di redazione: Ornella Elefante

gioia di saperci grandi,

compensando con quotidiani

sforzi quelle carenze,

a volte voragini,

della nostra società.

Sfogliate questo numero

con attenzione,

riconoscerete i nostri

‘giusti’ tra una riga e

l’altra dei servizi. Sono

tanti, molto più di

quelli che ci potremmo

immaginare. Anche

a loro, se volete,

sarà dedicato il Grande

Concerto di Pasqua che

abbiamo organizzato

per i nostri lettori. Segnate,

29 marzo Basilica

di San Domenico.

Non mancate, anche

per loro.

Buona lettura

Dal vostro direttore

Fabio Raffaelli

Stampa: Tipolito Casma - via B. Provaglia 3 - Bologna

Registrazione al Tribunale di Bologna n° 7361 del 11/09/2003


Pasqua, grande musica per i nostri lettori

Ci sono tutti i

grandi nomi:

da Mozart con

l’Ave Verum Corpus

e il celeberrimo Lacrimosa

a Rossini, in

stato di grazia, con

il suo Dal Tuo Stellato

Soglio tratto dal

Mosè. Passando per

tanti altri grandi, da

Puccini a Verdi, da

Mascagni a Webber,

compositori scelti con

cura dal maestro Antonio

Ammaccapane

per il Grande Concerto

di Pasqua in

programma giovedì

29 marzo alle 21

nella Basilica di San

Domenico a Bologna.

Un grande evento

firmato ancora una

volta da editutto e

realizzato in collaborazione

con Profutura

e la nostra rivista,

per cogliere appieno

il grande messaggio

che viene dalla festività

della Pasqua. E

la musica, si sa, aiuta

a riflettere e ad avvicinarsi

ai significati

più alti dell’esistenza.

Uno scenario ineguagliabile,

dal punto di

vista monumentale,

ma anche una Corale

che oramai passa di

successo in successo,

come testimoniano

le ultime esecuzioni

del Requiem di Mozart.

“Anche stavolta

- conferma Ammaccapane,

da anni ‘motore’

del Coro Jacopo

da Bologna - sarà

un appuntamento

musicale di grande

impatto, grazie alle

splendide voci degli

ottanta coristi e

ai collaudati solisti”.

Patrizia Calzolari, soprano

e Andrea Nobili,

basso solo hanno

accettato con entusiasmo

l’invito: “Ogni

volta che ci esibiamo

in San Domenico -

raccontano all’unisono

- scatta un qualcosa

di magico, un

affiatamento unico e

irripetibile”. Il pubblico,

del resto, non

fa mistero di amare

in modo particolare

questa compagine

squisitamente bolognese

ma con velleità

oramai nazionali ed

internazionali (si parla,

a breve, di un’esecuzione

del Requiem

proprio nella patria

del compositore, a

Salisburgo). Ogni

evento è contraddistinto

dal tutto esaurito

e, sicuramente,

anche questo Grande

Concerto farà scattare

la corsa al biglietto.

Difficile resistere

all’incanto di alcune

arie tratte dalla Petite

Messe Solennelle

di Rossini, difficile

perdersi un Coro a

bocca chiusa di Puc-

cini o un’Ave Maria

come quella tratta

dall’Otello verdiano.

Un grazie di cuore agli abbonati

Prima di dare alla tipografia

la cosiddetta ‘ciano’

di questo giornale,

ho variato il numero e l’anno

sul frontespizio e ho provato

una grande emozione, un

grande senso di riverenza

verso questa testata che va

per il nono anno di vita.

Penso a quanti fatti storici,

a quanti avvenimenti folcloristici

e a quanti scritti

di importanti persone siano

apparsi su queste pagine.

Ciò mi inorgoglisce in quanto

vuol dire che un po’ abbiamo

lavorato bene e la responsabilità

che sento è grande.

Infatti, insieme al Comitato

di Redazione ed ai collaboratori

esterni, devo mantenere

ciò che i lettori si aspettano

da questi ‘fogli’ e cioè che

esso sia un piacevole legame

con le tradizioni, con varie

storie, insomma con le buone

notizie.

Il crescente interesse per

questo giornale ha portato

ad un aumento della tiratura,

gli articoli che ci pervengono

sono sempre più numerosi

ed interessanti e ciò, francamente,

mi riempie di grande

soddisfazione.

Grazie, grazie cari lettori

per avere rinnovato l’abbonamento

anche per l’anno

2012 e contribuito, così, al

mantenimento in vita del nostro

mensile. Per noi ‘tecnici’

l’impegno, come sempre,

sarà massimo per continuare

e migliorare quel rapporto di

grande stima e fiducia che

esiste con Voi, cari lettori.

Il Direttore Editoriale

Giorgio Albéri

Giovedì

29 marzo 2012

ore 21

Basilica

di San Domenico

Prevendita:

Zinelli Tessuti

Piazza della

mercanzia 5

Bologna

“Abbiamo cercato di

comporre un mosaico

musicale - continua

Andrea Pizzoli, anche

lui artefice del

successo dello Jacopo

da Bologna - che

fosse gradito a tutti,

anche a un pubblico

giovanile. Alternando

veri e propri cavalli

di battaglia della nostra

Corale ad altri,

meno conosciuti ma

sicuramente coinvolgenti.

Mi auguro che,

anche questa volta, e

grazie alla partecipazione

attiva di varie

ed importanti realtà

del territorio, si possa

arrivare ad un pieno

successo”. Un ruolo

di primaria importanza

sarà quello svolto

da Roberto Bonato

che accompagnerà

il Grande Concerto

all’organo.

(Manuela Valentini)

3


Bologna? Una protagonista della Storia

Palazzo Pepoli

Vecchio, uno dei

più bei palazzi

di Bologna, è stato

restituito ai bolognesi

dopo i lavori di

restauro, iniziati nel

2005 e curati dall’architetto

Mario Bellini

che, nel 2003, si era

aggiudicato il primato

al ‘concorso di idee’

bandito dalla società

Museo della Città di

Bologna. Il progetto

grafico è stato invece

curato dall’architetto

Italo Lupi.

Il Museo della Storia,

ivi inserito, è nato su

iniziativa di Fabio Roversi

Monaco e della

Fondazione Carisbo

con l’idea di valorizzare

il patrimonio

artistico e storico

della nostra città che

è come un museo

a cielo aperto dove

le strade della città

sembrano corridoi

che portano alla scoperta

di ‘sale museali’

che altro non sono

che palazzi, chiese e

musei della città.

Il percorso culturale

e museale riguarda

l’intero arco della

storia della città e dei

suoi abitanti a partire

dagli Etruschi fino ai

nostri giorni.

Il racconto è strutturato

in diverse sezioni

distribuite in successione

cronologica e

4

per grandi temi per

oltre 6.100 metriquadri.

Le vicende cittadine

sono raccontate

in modo innovativo e

dinamico..

Al centro della corte

di Palazzo Pepoli l’Architetto

Mario Bellini

ha collocato, ‘La Torre

del Tempo’, una

leggera torre ombrello

di vetro e acciaio

che reinventa la corte

sfigurata dal tempo

facendogli riacquistare

dignità e funzione.

Una lanterna magica

inondata dall’alto di

luce naturale, quasi

a sfidare la Bologna

delle Torri.

Una scelta strategica,

che rende possibile

l’intero percorso di

visita tra piano terra

e piano nobile, di cui

proprio la torre e la

corte diventano epicentro.

La comunicazione

multimediale è ricca

e diversificata all’interno

di tutto il Museo

e prevede diversi

dispositivi: dal

singolo schermo alla

videoproiezione fino

alla realizzazione di

ambienti complessi

e interattivi per

specifici approfondimenti

tematici: il

Teatro Virtuale per

la visione di

filmati in 3D

che ospita

per l’occasione

un filmato

in cartoni

animati sulla

storia di Bologna

il cui

personaggio

guida - un

e t r u s c o d i

nome Apa -

è stato doppiato

da Lucio

Dalla; lo

Spazio multimediale,

caratterizzato da un

lungo tappeto interattivo

che propone

una passeggiata virtuale

per le strade di

Bologna; la Sala Parlano

i Bolognesi, in

cui si possono vedere

le interviste a personaggi

della vita culturale,

sociopolitica,

musicale, letteraria

e artistica

bolognese

contemporanea

come

Francesco

Guccini,

Umberto

Eco, Romano

Prodi. E

poi ancora

la Sala

delle acque,

in cui

il visitatore

si ritrova in

una specie

di canale

che scorre

al buio, sotto

le strade

della città,

realizzato con ampie

superfici specchianti

e un sistema di illuminazione

a fibre

ottiche; inoltre, l’installazione

dedicata

alla Storia dell’Università

di Bologna in

cui sono i libri stessi

che si estraggono da

un’antica libreria, si

aprono davanti al visitatore

e gli parlano

con voci, filmati, rumori

e fotografie.

Nel Museo sono

esposte più di 200

opere e capolavori

provenienti dalle

Collezioni della Fondazione

Cassa di Risparmio

di Bologna,

suddivise tra disegni,

incisioni, fotografie,

libri, dipinti, sculture,

insegne e altri reperti

storici, selezionati in

base alla loro pertinenza

rispetto ai temi

affrontati.

Il museo della Storia

è inoltre accessibile

a disabili; il lettering

consente una agevole

lettura anche a

persone ipovedenti;

sono previsti spazi di

ricevimento, sosta e

transito; i dispositivi

video sono installati

con apparati di diffusione

sonora che

agevolano l’ascolto

individuale senza in-

terferire con il resto

dell’ambiente.

“Spero - ha detto

il presidente della

Fondazione Carisbo,

Fabio Roversi Monaco

- che i visitatori

siano tanti. Bolognesi

e non. Un museo

nuovo nella concezione,

interattivo e

con tanta tecnologia.

Una realtà che non

si sovrappone nè fa

concorrenza agli altri

musei cittadini

dai quali anzi, siamo

stati supportati’’.

Donatella Bruni


Napolitano per il ‘via’ al decennale dell’Hospice

Un concerto straordinario

al

Teatro Comunale

di Bologna, alla

presenza del Presidente

della Repubblica

Giorgio Napolitano,

ha dato il via il 30

gennaio scorso agli

eventi celebrativi del

Decennale dell’Hospice

Seràgnoli di Bentivoglio.Accompagnato

dalla moglie Clio,

da Isabella Seragnoli

e dalle autorità cittadine,

il Presidente ha

assistito al Concerto

a favore dell’Hospice

in cui la soprano

Anna Caterina Antonacci

e il baritono

Ruggero Raimondi,

con Leone Magiera

al pianoforte, hanno

interpretato brani di

Verdi, Bizet e Rossini.

In onore del Capo

dello Stato anche alcuni

grandi classici

napoletani. Marco

Alemanno ha recitato

sonetti di Francesco

Francia e di Michelangelo,

accompagnato

al flauto da Pedro

Memelsdorff.

Nella veste di presentatore,

Lucio Dalla

(che in un finale fuori

programma ha voluto

salutare il Presidente

con la sua ‘Caruso’)

ha sottolineato l’impegno

e la grande attività

dell’Hospice Seragnoli.

E’ stato così

avviato, nel modo

più autorevole, il Decennale

per ricordare

come l’Hospice assicuri

un importante

sostegno ai Pazienti

non guar

i b i l i e

alle loro

famiglie,

nel ris

p e t -

to della

persona

e d e l l a

sua dignità. La Fondazione

Hospice

mT.C. Seràgnoli è

una onlus che opera

nel campo delle Cure

Palliative in risposta

ad un crescente bisogno

di servizi di

assistenza oncologica

destinati ai malati non

guaribili. Fin dall’inizio,

la Fondazione ha

avuto l’obiettivo di

proporre un modello

di intervento integrato

comprensivo di assistenza,

formazione

e ricerca. L’assistenza

si concretizzanellagestionediretta

degli

H o s p i c e

di Bentivoglio

e

dell’Hospice

Bellaria, dove

i pazienti e i familiari

vengono accolti

Quando i ricordi diventano Arte

Quando i ricordi riaffiorano

nelle nostre menti, spesso

trascinano pensieri

malinconici o gioiosi.

Insomma quegli stessi pensieri

ci riportano ad emozioni che, il

più delle volte, rappresentano il

motore dell’espressione creativa

di un artista. E’ proprio il tema

della reminescenza il filo conduttore

della mostra intitolata

“La Memoria

delle Cose” proposta

a Frassinagodiciotto

dalla galleria on-line

di fotografia d’autore

artistocratic. Il

pubblico ha potuto

ammirare alcuni

splendidi scatti di

Mario Giacomelli accanto

ai lavori fotografici

di tre giovani

talenti: Nicola Vinci,

Roberto Toja (nella foto uno

dei suoi lavori) e Alessandro

Vicario. Un grande maestro del

‘900 a confronto con la ben più

sofisticata tecnologia dei nostri

anni, per una mostra (curata da

Manuela Valentini) che ha riscosso

un grande successo in quanto

a presenze: 700 persone solo il

giorno dell’inaugurazione.

e presi in carico da

un’équipe multidisciplinare

composta

da professionisti altamente

qualificati,

che attraverso una

sinergia virtuosa rispondono

ai bisogni

fisici, psicologici e

spirituali. L’accreditamento

con il Servizio

Sanitario Nazionale e

i contributi dei sostenitori

permettono ai

Pazienti e ai familiari

di accedere gratuitamente.L’accademia

delle Scienze

di medicina Palliativa

gestisce tutte le

attività di formazione

e di ricerca scientifica,

sia per formare i

professionisti dell’Hospice,

sia per offrire

corsi specialistici per

l’applicazione delle

Cure Palliative nei reparti

ospedalieri che

richiedono questo

tipo di assistenza.

Il miglioramento della

qualità di vita è

l’obiettivo primario

delle Cure Palliative:

medici, infermieri,

psicologi, fisioterapisti,

operatori sociosanitari

e assistenti

sociali si prendono

cura della vita dei

pazienti, privilegiandone

gli aspetti qualitativi

e mettendo

al centro il rispetto

dell’essere umano.

Roberta Bolelli

5


Voglio farmi un regalo prezioso, il tempo

Quando arriverà la

bella stagione (non

temete, è qui dietro

l’angolo come ogni

anno), complici l’allungamento

delle

giornate e la temperatura

più tiepida

dell’aria, può far

scaturire il desiderio

di passare un po’

di tempo all’aperto,

magari facendo delle

passeggiate, in

compagnia di amici

o anche da soli.

Alcune persone, pur

desiderando fortemente

il fatto di rallentare

i propri ritmi,

in realtà non riescono

a dare seguito ai loro

intenti, perchè percepiscono

questa esigenza

come una per-

dita di tempo. Spesso

si tratta di individui

ai quali il senso del

dovere è stato loro

trasmesso in maniera

molto forte fin

dalla giovane età e

“ staccare la spina”,

6

anche se per poco

tempo, viene inteso

come espressione di

debolezza e di scarsa

volontà.

P i ù i n g e n e ra l e ,

queste persone difficilmente

riescono

a ‘lasciarsi andare’,

sono costantemente

impegnate nel proposito

di migliorare,

di correggersi, di...

fare di più.

Se sentiamo di avere

qualcosa in comune

con questo modo di

stare nella nostra

vita, possiamo provare

a chiederci quali

sono i vantaggi e gli

svantaggi che ci porta.

Se, tutto sommato

riteniamo che in

fondo ci va bene così,

forse non ha senso

provare a cambiare,

ma se al contrario,

la percezione che si

fa strada in noi è

quella di... un senso

di pesantezza, un

sorta di stanchezza

indefinita, ma anche

semplicemente una

curiosità, beh allora...

non mettiamola

a tacere. Che vuol

dire: non mettiamoci

a tacere? Riuscire

a stare in ascolto di

noi non sempre è

cosa facile, specie se

viene percepito come

una specie di colpa,

perchè ci è stato insegnato

che... prima

il dovere e poi il piacere.

In realtà, quanto più

noi siamo e restiamo

in sintonia con il

nostro sentire, con

le nostre sensazioni

più vere, con le

nostre necessità più

autentiche, tanto più

riusciremo a reagire

con maggiore equilibrio

ai richiami della

realtà che ci circonda:

famiglia, lavoro,

società.

La nostra spontaneità

è la parte più vera e

vitale di noi, è quella

che, istintivamente,

è in grado di metterci

nelle condizioni

migliori perchè è direttamente

collegata

alle parti più profonde

del nostro essere.

Tutte le volte che

possiamo, non dobbiamo

reprimerla,

ma assecondarla perchè

ci restituisce la

nostra autenticità.

Tornando alle passeggiate

all’aperto,

ad esempio, può essere

che la nostra

spontaneità ci stia

dicendo che abbiamo

bisogno di fare un po’

di silenzio e spazio

dentro di noi, nei nostri

pensieri.

Due passi in tranquillità,

lasciando la

mente e lo sguardo

liberi di fluttuare e

posarsi liberamente

, possono essere una

ottima opportunità.

Più in generale, ogni

volta che avvertiamo

la necessità di apportare

un cambiamento

nella nostra vita,

rispetto all’esigenza

di sostare di più in

ascolto delle nostre

reali esigenze e /

o aspettative, proviamo

a non zittirci

subito giudicandoci

inopportuni o magari

ingrati.

Proviamo a concederci

più tempo e

diamoci la possibilità

di osservare il nostro

desiderio con uno

sguardo più allargato,

più ampio, più

benevolo.

Non cerchiamo di

scacciarlo o di reprimerlo;

accogliamolo

come se fosse un

nostro caro amico;

un amico che non vediamo

e sentiamo da

tanto tempo. Ora è

qui ed ha tante cose

da raccontarci.

Paola Miccoli


Quante vite legate al nome di Maria Trebbi

8

marzo, giornata

internazionale

della donna.

Manifestazioni e congressi

sulla questione

femminile e sulla rivendicazione

del voto

alle donne furono

organizzati già dai

primi anni del ‘900.

Le celebrazioni, fortemente

connotate

politicamente, si diffusero

prima in Russia,

negli Stati Uniti

e poi in Europa, ma

si interruppero con

le Guerre mondiali.

Con la fine della seconda,

nel 1946, la

giornata dell’8 marzo

fu celebrata anche in

Italia e vide la comparsa

della mimosa,

che fiorisce proprio i

primi di marzo, quale

simbolo della festa.

Il valore di questa

giornata portò l’Assemblea

generale

delle Nazioni Unite

ad adottare una decina

di anni dopo una

risoluzione, per riconoscere

l’importanza

del ruolo della donna,

sociale, politico, economico,

scientifico e

negli sforzi di pace.

Proprio nel mese della

festa quindi, desidero

raccontarvi la

storia di una donna

che per i sanlazzaresi

ha fatto molto: Maria

Trebbi.

Nata il 4 aprile 1909,

fu l’ostetrica di San

Lazzaro dal 1932 al

1974. Prima di lei,

la madre e la sorella

Elena, per un periodo

totale quindi di circa

76 anni, durante i

quali, grazie a loro,

nacquero intere generazioni

di abitanti

di San Lazzaro di

Savena.

La storia di questa

donna è stata ricostruita

attingendo le

informazioni dal suo

diario personale, nel

quale annotò nomi,

cognomi, date e nomi

dei genitori dei bimbi

nati nel Comune.

Nel 1929 si iscrisse

alla Scuola di Ostetricadell’Università

di Bologna, dove

conseguì il diploma

nel 1932. Il suo primo

parto ufficiale è

datato 15 agosto,

così almeno annotò

su quel quaderno,

ma sappiamo che già

nel marzo dell’anno

precedente aveva accompagnato

la madre,

quasi in un passaggio

di consegne,

a far nascere Ermide.

Nel gennaio 1933

subentrò nell’incarico

di ostetrica comunale

e da quel momento

aiutò a nascere 8.500

bambini, spostandosi

da una casa all’altra,

in sella alla bici o alla

Vespa, correndo senza

fermarsi, neppure

durante la Seconda

Guerra mondiale.

La sua storia è come

uno scrigno, racchiude

migliaia di altre

storie, testimonianze

di un tempo ormai

lontano, ma ancora

vivo nei ricordi di famiglia.

Il piacere di

conoscerle, sentirle

raccontare o leggere,

è senza eguali.

Nel libro dedicato a

lei, scritto dai suoi

figli alcuni anni fa, si

legge di bambini assistiti

giorno e notte,

bambini a cui fece

le iniezioni contro la

poliomelite, bambini

riscaldati da incubatrici

di fortuna, create

con bottiglie piene di

acqua calda e ricoperte

da un panno…

la dedizione e la professionalità

di Maria

Trebbi è stata testimoniata

da centinaia

di madri e padri e

anche da colui che

allora era il medico di

San Lazzaro, Giovan-

ni Cremonini, padre

del cantautore Cesare.

L’Amministrazione

comunale la premiò

nel 1983 e nel 2001

le è stato intitolato

un asilo nido, per

tutto ciò e non solo.

Maria Trebbi, infatti,

si distinse anche per

la prevenzione dei

tumori.

Negli anni sessanta,

con la nascita del

Consorzio sociosanitario

del Comune, e

l’avvio nel 1965 dello

screening contro i

tumori dell’utero del

Professor Maltoni,

la Trebbi si dedicò

a questo nuovo impegno,coinvolgendo

migliaia di donne

sanlazzaresi.

Le chiamava di persona,

spiegava l’importanza

dell’esame,

rassicurava, informava.

Con il suo operato,

la stima e la fiducia

conquistate nella

popolazione femminile,

e non solo, tra-

smise la cultura della

prevenzione e questo

fu un suo grande merito.

Operò fino al 1974.

L’anno dopo il suo

pensionamento, il

1975, fu l’Anno Internazionale

delle Donne.

Le organizzazioni

femminili celebrarono

in tutto il mondo

la giornata dell’8

marzo, con manifestazioni

ed eventi per

ricordare le conquiste

femminili ma anche

le discriminazioni e

le violenze cui esse

erano e di cui sono

ancora oggi oggetto

in molte parti del

mondo.

Quando morì, il 13

agosto 1989 all’Ospedale

Sant’Orsola di

Bologna, al suo funerale

parteciparono

centinaia di persone.

La storia di Maria

Trebbi è emblematica

dell’importanza della

figura femminile, è

una delle tante storie

di donne che hanno

fatto la differenza, sia

nel contesto sociale

che professionale,

nel campo medico,

scientifico, artistico

e non solo.

Valentina Caprini

7


Per non dimenticare i giorni dell’odio

Ogni 27 gennaio,

istituito nel 2000

dal Parlamento

italiano per ricordare

tutte le vittime del nazifascismo

e dei campi

di concentramento,

ricorre il ‘Giorno della

Memoria’. Fu proprio

in questa data che,

nel 1945, le truppe

dell’Armata Rossa invasero

la città di auschwitz

abbattendo i

cancelli del campo di

concentramento più

famoso della storia.

Per celebrare questa

giornata il Comune di

Bologna ha proposto

una serie di iniziative.

Dopo la deposizione

di una corona davanti

alla lapide a ricordo dei

tanti morti, il Prefetto

angelo Tranfaglia ha

consegnato la medaglia

d’onore a 14 cittadini

internati nei lager

nazisti.

Era presente il Maggiore

arrigo Bompani,

una persona veramente

straordinaria, di doti

morali ineguagliabili,

che all’età di 97 anni,

continua ad essere un

esempio tangibile del

grande amore verso

la Patria e ci sembra

doveroso trascrivere

una sintesi del

discorso che lui, ex

militare internato nei

lager nazisti, ha tenuto

nel corso della seduta

congiunta dei Consigli

comunale e provinciale

in occasione di questo

importante giorno.

”Ho l’onore oggi 27

gennaio 2012, di commemorare

i miei compagni

caduti nei lager

nazisti. L’8 settembre

1943 segnò per l’Italia

oltre l’epilogo doloroso

della guerra fasci-

8

sta anche lo sfacelo

di uno Stato incapace

di reggere, con le sue

strutture inadeguate,

l’urto di un conflitto che

durava da oltre tre anni

e che aveva dato, come

unici frutti, solo lutti,

macerie e la perdita di

un terzo del territorio

nazionale conquistato

dalle forze alleate”.

Ha poi sottolineato

quanto fece il ma-

resciallo Badoglio

e il primo impatto

quando entrò nella

baracca del campo

di concentramento.

”Raggiungemmo il lager

la sera del 14 settembre.

Il solo cancello

principale era illuminato

mentre il resto del

campo era nel buio più

profondo e ciò in contrasto

con le norme del

trattato internazionale

del 1929 che obbligava

l’illuminazione dei campi

di concentramento

per evitare errori nei

bombardamenti aerei

e quant’altro. Il lager

contraddistinto dalla

sigla XB è ubicato nella

Bassa Sassonia località

Sandbostel, lager

enorme che poteva

ospitare circa 100.000

prigionieri. Il lager è un

luogo creato appositamente

per annullare la

personalità dell’uomo,

deprimerne lo spirito

con tutta una serie di

imposizioni illegali e di

sistematici crescenti

maltrattamenti che,

in sintesi, si prefiggono

di rendere arrendevole

il prigioniero.

Entrati nella baracca le

guardie ci ordinarono di

spogliarci e posare tutto

su di un bancone per

dare loro la possibilità

di frugare per appropriarsi

di tutto ciò che

faceva loro gola anche

una semplice limetta

per unghie. Mi rivestii

in fretta per essere

accompagnato nella

baracca che mi avrebbe

ospitato. Il vociare

osceno che mi accolse

e n -

trand

o

n e l l a

baracc

a m i

risve- g l i ò d a l

torpore nel quale ero

caduto con lo sfacelo

dello Stato e la mia

cattura. La convivenza

di 200 persone chiuse

in uno spazio ristretto,

prive di comodità diventò

un problema, un

nonnulla bastava per

accendere discussioni

che rasentavano il litigio:

il tutto completato

da urla, oscenità, anche

bestemmie. Giovannino

Guareschi nel “Diario

clandestino” scrive:

‘Ognuno si trovò improvvisamente

nudo;

tutto fu lasciato fuori

del reticolato: la fama

e il grado, bene o male

guadagnati. E ognuno

si trovò soltanto con le

cose che aveva dentro.

Con la sua effettiva

ricchezza o con la sua

effettiva povertà. E

ognuno diede quello

che aveva dentro

e che poteva dare’.

Il 20 Settembre Hitler,

motu proprio, ci privò

della identità di prigionieri

per applicarci

quella di internati. Ciò

in quanto il prigioniero

di guerra, secondo le

convenzioni internazionali

di Ginevra ha

di-

ritto, tra

l’altro, di essere appoggiato

oltre che dalla

Croce Rossa Nazionale

dei prigionieri anche

da quella Internazionale

mediante l’invio

di viveri di conforto,

medicinali, vestiario e

quant’altro. L’internato,

viceversa, non essendo

voce prevista dal Codice

internazionale, non

aveva diritto ad alcun

appoggio del genere,

per cui anche quando

con l’accentuarsi dei

disagi, delle malattie

e dei decessi, la Croce

Rossa Internazionale

tentò di intervenire in

nostro favore fu opposto

un netto rifiuto da

parte del Reich”.

Poi l’ex internato ha

ricordato i vari spostamenti

subiti nel corso

della prigionia e quanto

fossero peggiorate

le condizioni di vita.

”Addio umanità. La

sporcizia regnava sovrana

in ogni angolo,

mancava persino l’acqua

potabile che venne

sostituita da una tisana

di tiglio, privi di sapone.

Mancavano le medicine,

ma esisteva l’infermeria,

che di luogo di

cura aveva solo la targa


esterna. Per la visita

si doveva attendere il

proprio turno all’aperto

anche in caso di pioggia

o neve. La qualifica

di internati trasformò

l’appello mattutino e

serale in conta come

fossimo animali, conta

che diventò mezzo di

violenza fisica in quanto

se effettuata in giornate

di sole si esauriva

in pochi minuti mentre

occorreva oltre un’ora

con la pioggia, la neve

o con un freddo polare,

che in quell’inverno

raggiunse picchi di 25°

sottozero. L’unico conforto

era l’amicizia con

gli altri internati. L’ 8

gennaio 1944, salì sul

podio un Ten. Col. degli

Alpini italiano che si

dilungava a decantare

la R.S.I.. Stanchi di

stare in piedi al freddo

e insofferenti di udire

solo chiacchiere cominciammo

a defilarci

per entrare in baracca.

Accortosi della fuga

lesse la seguente adesione

alla R.S.I. . Ci

furono concessi due

giorni di riflessione per

decidere. Sentii come

se una mano gelida

mi stringesse il cuore:

rimasi senza fiato. Un

silenzio anomalo avvolse

il lager: in fretta

entrammo nella ba-

racca per meditare e

consultarci. La scelta

era difficilissima. Con

il “SI” dopo pochi giorni

si potevano abbracciare

i propri cari, ma con il

“NO” si doveva continuare

a combattere

una guerra impari e a

mani nude armati solo

della propria fierezza

di essere un soldato

italiano consapevole di

riscattare in quel modo

l’onta dell’8 settembre.

Avremmo resistito fino

alla fine della guerra?

L’importante era

non venire meno al

giuramento di fedeltà

alla Patria. Solo Dio ci

poteva salvare la vita.

I 2.500 ufficiali e 200

soldati che quattro

mesi prima erano giunti

in quel lager ancora

sufficientemente in forma,

quel mattino del 10

gennaio erano irriconoscibili

per gli effetti

della cura dimagrante,

delle angherie, del freddo

intenso e per i patimenti

continui subiti. I

tedeschi pregustavano

la gioia della vittoria

ottenuta con la fame e

i patimenti inferti a dei

poveri esseri inermi.

Ogni internato doveva

presentare ad un ufficiale

tedesco il foglietto

che ci era stato distribuito

in baracca: se era

firmato il collega veniva

preso in consegna ad

un ufficiale, se il foglietto

era senza firma

il collega ritornava al

suo vecchio posto. Alla

fine circa un terzo degli

ufficiali aveva aderito;

per noi fu un numero

assai alto di adesioni,

per i nostri custodi fu

una sconfitta totale. La

media delle adesioni di

tutti i campi oscillò fra il

5 e 6%. Il nostro “NO”

silenzioso si trasformò

in un boato talmente

fragoroso da frastornare

e stordire sia i grandi

capi sia tutto il popolo

tedesco che furono costretti

a considerarci

non più dei pusillanimi

facilmente addomesticabili,

ma come veri

combattenti e a rivedere

i loro piani per soggiogarci

al loro volere.

Infatti, con la nostra

resistenza passiva cooperammo

a quella resistenza

e a quella lotta

che restituì la libertà a

l’unità alla nostra amatissima

Patria. Viva

l’Italia. Arrigo Bompani

matricola 4938”.

Ogni parola è superflua

e non possiamo far altro

che ammirare, dal

profondo del cuore,

tanto coraggio e tanta

lealtà.

Giorgio Albéri

Questo è il simbolo

degli emigranti nel mondo

Il 26 gennaio, in

Bologna, ha preso

parte alla cerimonia

di apertura di Arte

Fiera un particolare

‘drappo’: la ‘Bandiera

degli Italiani nel mondo’.

è la “doppia” bandiera

creata dall’artista

Mario Alvar-ez con il

legno portato dal mar

Ligure, dipinta da un

lato con il Tricolore Italiano

e dall’altro con il

bianco-celeste dell’Argentina.

Quel ‘pezzo di legno’,

giunto sulle coste italiane

trasportato dal

mare, simboleggia

per l’artista il ritorno

del nonno materno in

quella patria che ha

sempre avuto nel cuore,

ma che non ha più

potuto rivedere. Nello

stesso tempo il legno

è il simbolo della terra

e del lavoro dell’uomo,

senza il quale non sarebbe

stato possibile

navigare.

Il percorso della “doppia

bandiera” unisce

l’acqua e la terra, elementi

essenziali per

la vita di tutti i popoli.

Il progetto nasce

dal mare che ha visto

partire tanti emigranti

e che oggi diventa via

di comunicazione e di

unione tra i popoli..

Il progetto itinerante

dell’artista italo-argentino

è stato creato per

riflettere sul tema so-

ciale dell’emigrazione,

sull’arte come mezzo

di incontro e sulla bandiera

come simbolo del

rapporto di ogni essere

umano con la sua terra

di origine.

Questa bandiera, inoltre,

ha un altro significato:

di orgoglio e di

valore patriottico particolare,

perché unisce

due Paesi e due popoli

di migranti in un unico

simbolo e collega tutti

i discendenti di italiani,

nati in Argentina

(come il ligure Manuel

Belgrano, eroe nazionale

ed ideatore della

bandiera argentina).

La ‘Bandiera degli italiani

nel mondo’ nasce

quindi unendo i

due Paesi che formano

la storia personale

dell’artista, ma vuole

farsi simbolo universale,

per rappresentare

tutti i nostri connazionali

emigrati nelle

varie parti del mondo.

Mario Alvarez ha ideato

un progetto espositivo

itinerante che sta

toccando, sia via mare

sia via terra, varie città

in Italia. Continuerà

poi in Argentina, attraversando

tutta la Nazione,

fino ad essere

portata sull’Aconcagua

(la cima più alta del

continente americano)

e nella Terra del Fuoco

(il punto abitato più a

sud del pianeta), per

poi proseguire

in tutti

gli altri Paesi

in Sud America

e nel

mondo, in

cui gli italiani

sono emigrati.

Beatrice

Sileo

9


Tv e bambini, un rapporto ad alto rischio

Violenza gratuita

ed eccessiva,

pubblicità subdola

e fuorviante, passività

e tolleranza nella

vita: sono quegli

aspetti più allarmanti

dell’uso smodato della

Televisione.

La maggioranza dei

bambini di età inferiore

ai cinque anni siedono

davanti al teleschermo

circa quattro ore al

giorno. Ciò significa che

l’adolescente, arrivato

all’età liceale, avrà

passato un numero elevatissimo

di ore a guardare

trasmissioni televisive;

sarà stato ‘maltrattato’

con migliaia

di annunci pubblicitari

e, indirettamente, avrà

“partecipato” a decine

di migliaia di omicidi.

La conclusione: dopo i

genitori, la televisione

avrà concorso più di

qualsiasi altra fonte a

formare convinzioni,

atteggiamenti, valori

e comportamenti dei

giovani.

Indubbiamente il piccolo

schermo ha arrecato

anche qualche beneficio.

I bambini, in linea

di massima, godono di

un mondo molto più

ampio e, sicuramente,

possiedono un vocabolario

molto più ricco.

Ma non possiamo nascondere

che qualsiasi

spettacolo di violenza

10

tende a stimolare un

comportamento aggressivo

tra i giovani;

infatti, essa riguarda

la salute psichica individuale.

Il tempo che i

bambini trascorrono se-

duti in stato di tensione

davanti all’apparecchio

televisivo è sottratto

ad occupazioni salutari

quali la lettura, il gioco

all’aperto, persino

la semplice solitudine

contemplativa. Pochi

sono i genitori che riescono

a lottare contro

la tirannica attrazione

del piccolo schermo.

Le ore dopo la scuola e

le prime ore della sera

erano, di solito, il momento

per un dialogo

sulle esperienze della

giornata. Oggi è l’apparecchio

televisivo a fare

la maggior parte dei

discorsi. Probabilmente

un’eccessiva dipendenza

dalla TV soffoca l’immaginazione

creativa.

Non vi sono più bambini

capaci di ricavare

i loro giocattoli da cose

senza valore; non si

vedono più giocare alla

‘luna’, a fare i ‘cow boy’

o improvvisare nuovi

giochi. Tutto viene sug-

isolarsi dal resto del

mondo e dal momento

che ‘trasferisce’ negli

spettatori tanta violenza,

forse non fa più

impressione vederla dal

vivo o quando vengono

compiuti gli stessi

atti antisociali visti nel

piccolo schermo. Anche

la pubblicità rivolta ai

bambini può essere

deleteria: quanti prodotti

fanno “breccia”

nei bimbi abituandoli a

scadenti usi alimentari

molto prima che sviluppino

capacità mentali di

difesa! Senza arrivare

alla soppressione totale

della TV o usarla

come una baby-sitter

elettronica, i genitori

dovrebbero essere

direttamente coinvolti

guardando occasionalmente

la TV accanto ai

propri figli ed aiutarli

a valutare quello che

vedono. E’ difficile, ma

si può fare!

Giorgio Albéri

C’è anche una neve ‘affascinante’

Nonostante i disagi

che le forti nevicate

creano ai cittadini e

alle varie attività umane,

c’è anche una neve “affascinante”

che è rimasta

nella memoria delle persone.

Per chi è più avanti con gli

anni, la nevicata suscita

il ricordo di quando da

ragazzi si veniva assunti

per spalare la neve: era

quasi una festa perché

i giovani guadagnavano

qualche lira, si sentivano

utili, e anche quelli che avevano solo studiato

sperimentavano cosa significa il lavoro delle

braccia. Bastava essere in possesso di stivaloni

di gomma, perché i guanti e il badile venivano

forniti dai dipendenti comunali. Non c’erano partita

IVA, trattenute IRPEF e INPS: si lasciavano

i dati anagrafici, si lavorava e poi dopo qualche

mese si anÅdava alla tesoreria della Cassa di Risparmio

a incassare il compenso. Era un modo

per guadagnare e per sentirsi utili; era un modo

per far capire che un fenomeno climatico come

una grande nevicata era un problema per tutta

la città e per tutti i cittadini.

Poi c’erano le nevicate brevi di varia intensità,

quelle che imbiancano la città e le danno un

aspetto diverso, un fascino particolare: cambiano

i colori e le luci, il paesaggio urbano e quello

delle colline; cambiano le distese agricole della

“bassa” che paiono avvolte da infiniti silenzi

gerito dalla televisione

che può inculcare un

atteggiamento globale

da spettatore anche

rispetto alla vita, una

tendenza a tirarsi indietro

dal coinvolgimento

diretto in esperienze di

vita reale.

Ai bambini viene troppo

spesso insegnata la

passività: essa crea in

loro l’illusione di essere

stati in qualche posto,

di avere fatto e visto

qualcosa, quando in realtà

sono rimasti seduti

in casa. I figli della televisione,

probabilmente,

hanno poca tolleranza

per l’apprendimento

nella scuola. Forse si

distolgono da qualsiasi

impegno se non vi è

gratificazione (alla prima

difficoltà si sciolgono

in lacrime in quanto

vorrebbero tutto facile

come guardare la televisione).

Spesso la “scatola

magica” è l’ideale per

ed anche l’immagine del

Santuario della Madonna

di San Luca assume un

aspetto diverso.

E poi la neve interviene

sulla vita quotidiana,

sulle nostre abitudini: il

manto bianco interrompe

le routine perché obbliga

a cambiare le scarpe

alle persone ed anche

alle automobili che reclamano

gomme speciali o

catene.

Neve significa anche Natale

e Natale significa fede,

feste, presepe, albero, scuole chiuse, tortellini,

cotechino con lenticchie, panettone e certosino.

Significa regali e la Messa cantata, significa parenti

che vedi poche volte all’anno e che ora vedi

di seguito per due giorni se non tre: la vigilia, il

25 dicembre e S. Stefano.

Da anziani, forse la neve non piace più, ma evoca

la passata giovinezza e ciò determina, almeno, un

effetto consolatorio e prodigioso al tempo stesso:

quello di farti tornare indietro a quando la neve

non era fredda, non era scomoda, non gelava,

non creava danno, non fermava le automobili,

non entrava nelle scarpe, non ti chiudeva in casa.

Era un’altra neve. Una neve che aveva un altro

colore, il verde: quello degli anni che non tornano

più. A differenza della neve.

Marco Poli

(Tratto da Walter Breveglieri, Bologna sotto la neve, a

cura di Marco Poli, Minerva, Bologna 2010).


I piccoli miracoli dei Diavoli Rossi

Da ormai quas

i t r e m e s i

ogni mercoledì

mattina presso la

polisportiva S. Biagio

a Casalecchio di

Reno, nelle vicinanze

di Bologna, accompagno

gli ospiti di “Villa

Bianconi”.

è così che ho conosciuto

questa affascinante

ed emozionante

esperienza,

voluta e pensata da

pazienti, familiari,

amici ed operatori

volontari che da 10

anni con dedizione e

passione seguono la

Polisportiva “I diavoli

rossi”.

Il gruppo supportato

da altre realtà già

presenti sul territorio

nazionale che hanno

dato vita all’ANPIS

(Associazione Nazionale

delle polisportive

per l’integrazione

sociale), nasce

dall’interesse sempre

più diffuso verso la

pratica sportiva come

elemento aggregante

e riabilitativo.

In particolare unisce

i CSM “Centro salute

mentale) di S. Lazzaro,

di Vergato e di

Casalecchio di Reno.

Le finalità si colgono

dalle attività che vedo

svolgere negli incontri:

coinvolgimento

diretto e partecipato

di ciascun componente

in attività non solo

inerenti lo sport, ma

culturali in genere tra

cui la gita ad Oxford

che avverrà nel mese

di marzo.

In particolare si vuole

realizzare una

attività riabilitativa

sistematica indirizzata

al recupero delle

capacità fisiche e

psichiche delle persone

ammalate; in

poche parole: fornire

la possibilità di

praticare uno sport

a persone altrimenti

escluse dai normali

circuiti sportivi.

Creare momenti di

socializzazione, sensibilizzare

il contesto

sociale in cui viviamo

relativo al disagio

mentale, affinché sia

più agevole l’integrazione

dei soggetti con

disturbi psichici.

E ancora: costruire/

ricostruire l’autosti-

Come sostenere

le Buone Notizie?

Vedi a pagina 2

ma ed aumentare

l’autonomia, contrastare

lo stigma e

l’emarginazione del

disagio psichico.

In questo caso lo

sport acquista un

nuovo sapore; non

quello della competizione

in cui ciò che

importa è essere primi,

ma come modo

di stare insieme, di

condividere regole e

rispetto gli uni verso

gli altri, in cui non

conta vincere, ma

partecipare uniti in

un gruppo in cui si

cresce momento per

momento dando spazio

all’individualità di

ciascuno.

Le attività si concretizzano,attraverso

un allenamento

settimanale presso

una struttura sportiva

messa a disposizione

gratuitamente

dal comune, con la

partecipazione a tor-

nei regionali Anpis, a

manifestazioni nazionali

ed internazionali

(da qualche anno si

è creata una rete anche

tra i diversi paesi

europei).

Mentre li guardo penso

che realizzino nel

profondo lo spirito

dello stare insieme,

ma allo stesso tempo

mi fanno esultare

quando vedo dei gol

davvero fantastici.

Ma non vi è ombra di

violenza o desiderio

di essere primi e

vincenti: si vince insieme

facendo squadra

e dando spazio

all’originalità di ogni

componente.

I ‘diavoletti’, come li

amo chiamare, hanno

davvero tanto da

insegnare anche solo

guardandoli e vedere

realizzati tanti

progetti con un

semplice gioco di

piedi, mi fanno sentire

orgogliosa. Ed è

già questa la vittoria:

il poter contare

sulla squadra, su

ogni componente del

gruppo che non vince

mai da solo, ma

come esito dello spirito

di collaborazione

e cooperazione da

realizzare insieme.

I ‘Diavoli Rossi’,

quando li incontro,

con i loro sorrisi, mi

fanno sentire ben

accolta e la grinta

nella preparazione

degli allenamenti, la

tolleranza verso gli

errori, la calda partecipazione

alle partite,

lo spazio dell’ascolto

e della condivisione,

ripagano di tutte le

gravose fatiche.

Un grazie a tutti i

volontari che coordinano

le attività con

dedizione.

Assunta Pischedda

Bastano

Euro30

11


Quirico Filopanti, l’amico di tutti

Nel 2012 ricorre il

200° anniversario

della nascita di Giuseppe

Barilli nato a Budrio

nel 1812 e scomparso

a Bologna

nel 1894, più conosciuto

come

Quirico Filopanti.

Era un personaggio

molto conosciuto

e stimato

dai bolognesi

dell’Ottocento e

rivelò una forte

personalità fin da

ragazzo quando,

ancora ventenne,

decise di scegliersi

il nome di

“battaglia” Quirico

Filopanti che

significa “L’Amico

di tutti”.

Non meno rilevante

il suo apporto

come matematico

e astronomo; professore

di meccanica

ed idraulica

nell’Università di Bologna,

propose l’adozione dei fusi

orari e fu uno dei maggiori

divulgatori scientifici del

suo tempo.

12

Le sue conferenze astronomiche,

dirette al popolo

e svolte nelle piazze delle

maggiori città italiane, gli

valsero l’appellativo, coniato

da Giuseppe Garibaldi,

di “professore dell’infinito”.

Rappresentante e difen-

sore del popolo nel ‘48,

per sfuggire all’arresto,

andò in esilio imbarcandosi

per l’America dove

rimase per un anno

e mezzo, prima di

trasferirsi a Londra.

Tornò in Italia nel

1859, ma non aveva

I bolognesi? Sempre più ... dolci

Da una ‘costola’

dell’Associazione

panificatori, in Bologna

si è costituita l’Associazione

dei pasticceri:

ci sembra veramente una

bella e “buona” notizia..

Francesco Mafaro, presidente

dei panificatori bolognesi,

in occasione della

presentazione alla stampa

ha spiegato che: “L’obiettivo

di questa nuova realtà

associativa sarà quello

di esaltare i vari aspetti

della tradizione e della cultura dolciaria

che opera in città e provincia. I nostri

dolci vantano un grande apprezzamento

e successo tra i consumatori bolognesi e

non; sono in molti, infatti, a rimanere colpiti

positivamente dalla bontà delle nostre

raviole, torte di riso, pinze

e dai nostri panoni e certosini,

oltre che dalle altre

numerose proposte della

nostra tavola. I prodotti

tradizionali sono simboli

da promuovere con orgoglio

non solo all’interno

dei confini nazionali, ma

anche in Europa e nel

resto del mondo.”

Affidiamo pertanto a questo

nuovo gruppo, caratterizzato

dalla presenza

di veri ‘fuoriclasse’ tra i

pasticceri del panorama italiano, il compito

e l’onore di far apprezzare ancora di più a

livello internazionale Bologna e contribuire

al mantenimento del patrimonio culinario

di cui la nostra città va fiera.

Ornella Elefante

dimenticato le proprie idee

rinunciando all’insegnamento

per non prestare

fedeltà alla monarchia.

Nel 1866, a 53

anni di età, combatté

per la libertà

nella terza guerra

di indipendenza.

Per tutta la vita,

proprio fino agli

ultimi giorni, lottò

per combattere

l’analfabetismo,

per fare crescere

la cultura, per

la diffusione dei

libri, affinché la

lettura diventasse

patrimonio di

tutti.

Scrisse opere storiche

e filosofiche,

mostrandosi legato alle

correnti illuministiche.

Morì in povertà nel 1894

all’età di 82 anni, all’Ospedale

Maggiore di Bologna.

Proprio per ricordare questo

nostro cittadino illustre,

il 17 marzo 2012

verrà inaugurata, presso

il Museo del Risorgimento,

una mostra a lui dedicata.

In essa verranno esposti

cimeli e documenti provenienti

dal Museo stesso e

da Casa Carducci (normalmente

non visibili al pubblico),

che testimoniano

l’eccezionale percorso di

questo poliedrico personaggio.

La mostra resterà aperta

fino al 15 aprile 2012.

Luisella Gualandi


Quando la Patria si mette in mostra

Il Circolo Ufficiali

dell’Esercito di

Bologna continua

nella sua vocazione

di ospitare eventi culturali

legati al mondo

delle Forze Armate.

Per alcuni giorni nella

sala del “Tribunale”

sono state esposte

oltre 40 opere di altrettanti

artisti delle

città di Bologna e di

Salerno che hanno

voluto affrontare il

tema delle missioni

di pace dei nostri militari.

Organizzatore/

promotore e ‘anima

artistica’ della mostra

è stato il prof. Mario

Modica che racconta

come è nata e si è sviluppata

l’iniziativa:

“La mattina del 4

novembre 2010 ero

in Piazza Maggiore,

all’ombra della Basilica

di S. Petronio ad

assistere alla sfilata

militare in omaggio

alle Forze Armate

Italiane. Durante la

manifestazione molti

avevano gli occhi

lucidi, pensando al

glorioso passato della

nostra Patria, ma

soprattutto

al

presente:

ai nostri

g i o v a n i

m i l i t a r i

partiti per

p o r t a r e

aiuti alle

popola-

zioni in tante parti

del mondo e che non

avevano fatto più ri-

torno. è nata, allora

in me. l’idea, come

artista, di realizzare

un evento che potesse

in qualche modo

esaltare ed omaggiare

le gesta virtuose

dei nostri soldati.

Ho sottoposto l’idea

al responsabile del

Circolo ricevendone

una commossa

approvazione. Sono

stati studiati tempi e

modi per realizzare

una mostra di pittura

dal titolo: “L’impegno

dell’Esercito Italiano

nei vari teatri operativi”.

“è doveroso sottolineare

l’entusiasmo

con cui gli artisti hannorisposto

al mio

i n v i t o .

Molti di

loro, pur

timorosi

di confrontarsi

c o n u n

tema dal-

le implicazioni morali

così alte, hanno

comunque aderito,

perché doppiamente

motivati ad esaltare,

sia come persone

sia come artisti,

l’impegno dei nostri

soldati”.

Numerosi gli artisti

presenti con acquarelli,

tempere ed olii:

dalla rappresentazione

delle tre cime

di Lavaredo con il

cappello da alpino,

dal fante che “libera”

una colomba bianca

in segno di pace, dal

carrista che offre una

bottiglia d’acqua ad

un bambino, ad una

soldatessa che conforta

un piccolo, forse,

rimasto orfano.

Artisti famosi e non,

che hanno permesso

di rendere omaggio

alle Forze Armate e

soprattutto di esaltare

i sentimenti

alti e nobili suscitati

dall’amore di

Patria.

Donatella Bruni

13


Pillinini, la tavolozza di un ingegnere

Perché un ingegnere

decide,

un giorno, di dedicarsi

alla pittura?

Giampaolo Pillinini

nasce a Trieste nel

1971, si laurea in

Ingegneria e si forma

artisticamente da

autodidatta, venendo

a contatto con importanti

esponenti della

pittura bolognese.

Ha frequentato l’Accademia

delle Belle

Arti e la Scuola Libera

del Nudo di Bologna e

partecipato a numerose

manifestazioni

artistiche in Italia e

all’estero, ricevendo

14

consensi e riconoscimenti

critici.

Il tavolo di Gianpaolo

è pieno di squadre,

tavole e fogli pieni di

calcoli,

m a a d

un tratt

o u n

r a g g i o

di sole

e n t r a

prepotentem

e n t e

nella sua

stanza e

colpisce

violentemente

i suoi la-

vori: è così che l’artista

decide di esplorare

il colore in tutte le

sue sfaccettature, in

modo deciso, anche

sporco, per esprimere

la sua forza d’animo.

Viaggia attraverso

questi colori rendendoci

partecipi delle

sue visioni incredibili

che fanno riferimento

agli insegnamenti del

museo del Novecento,

a partire da Cézanne

a lui così caro.

Utilizza

una tecnicamista,

con

o l i o e

carboncino

su

stucco e

tavola.

Inizialm

e n t e

figurativotradizionale,

dal 2000

dipinge

n a t u r e

m o r t e

e paes

a g g i

che assumonospec

i f i c h e

c r o m i e

espressioniste con

forti ispessimenti di

colore e profili a carboncino.

Il suo lavoro si snoda

alla ricerca di un

equilibrio estetico tra

le linee che definiscono

le forme e il colore

che ne esprime le

sensazioni.

Astratto ed informale,

Pillinini, ha dato vita

a forme che si uniscono

con dinamicità

affascinante, creando

quel mondo onirico

che esprime la sua

essenza pittorica. In

lui è viva l’immaginazione

di paesaggi colti

e costruiti con la forza

dell’animo, dove

gl’insegnamenti di

maestri del passato,

gli hanno trasmesso,

unendo con maestria

i due mondi a lui cari,

architettoniche geometrie

affiancate

dalle tonalità dai caldi

colori creando una

perfetta armonia.

L’artista, traendo

ispirazione da paesaggi

conosciuti

(dalla collina di San

Luca in Bologna ai

paesaggi francesi ed

andalusi), descrive

al visitatore le emozioni

suscitate da

quei luoghi, con un

sapiente utilizzo del

colore.

Il pittore si concentra

su alcuni punti che

definiscono le zone

abitate, mentre le linee

e la spatolatura

del colore delineano

l’orografia e la prospettivapanoramica.

Un augurio ed

un ringraziamento

a Giampaolo per le

sue opere che offre,

con tanta poesia e

maestria.

Donatella Bruni


Così Guy Lydster saluterà l’infanzia

di Roberta Bolelli

Incontriamo Guy

Lydster scultore

neozelandese che

da anni vive e lavora

a Bologna, dove ha

partecipato ad Arte

Fiera Off 2012 e ha

tuttora importanti

opere esposte a Villa

Hercolani.

Lo incontriamo e gli

rivolgiamo alcune domande.

Secondo te

l’arte può avere un

effetto sociale sulla

comunità?

Sicuramente sì. Al

primo sguardo forse

i temi sociali non

sembrano centrali

nell’ arte contemporanea.

Invece non

vedo perché la contemporaneità

non

dovrebbe interessarsi

alla qualità della vita

civica. Un’efficace

declinazione civica

dell’arte non è un

semplice arredo degli

spazi urbani, ma

ha una valenza più

complessa, discende

da un idea forte di

rilevanza sociale ed

è capace di generare

reazioni emotive.

Quali i tuoi progetti

futuri?

Si chiamerà “Dark

Island” la mia prossima

mostra in programma

ad aprile

alla Galleria B4 di

Bologna. Presenterò

tutte opere inedite,

realizzate per l’occasione

sia per spazi

interni sia per esterni,

opere che rappresentano

per me

una sorta di saluto

all’infanzia. A livello

tecnico in questi ultimi

mesi ho realizzato

vari esperimenti cromatici,

mescolando

il colore nell’impasto

della creta. Spero

che i risultati di questa

ricerca mi aprano

una nuova porta

espressiva.

Quale l’eredità neozelandese

che ti porti

dentro?

Il ricordo del mare

e della spiaggia, il

vero luogo di nascita

di tutte le specie

terrestri. La Nuova

Zelanda è terra vulcanica.

Un eden galleggiante

che respira

fuoco. Forse questa

sensazione di instabilità

terrestre mi è

rimasta dentro. E per

uno strano scherzo

del destino questo

paesaggio oceanico

sta in corrispondenza

geografica con quello

italiano.

Ispirazione: quanto ti

ha dato l´Italia, quanto

il tuo paese d’origine

e come si legano

le due “diversità”?

L’ispirazione primitiva

l’ho trovata nei

miei luoghi di origine.

L’arte eschimese,

quella indiana e

quella imponente e

spirituale dell’Isola

di Pasqua sono per

la mia scultura riferimenti

importanti.

La mia formazione

artistica è comunque

italiana. I miei materiali

preferiti respirano

italianità: la terracotta

e il marmo.

Poi ho anche studiato

all’Accademia di Belle

Arti di Bologna. Sicuramente

questo mi

ha lasciato un gran-

de bisogno di confrontarmi

con la storia

dell’arte italiana.

Fondamentali per il

mio percorso di scultore

sono stati Henry

moore, Constantin

Brancusi, alberto

Giacomettii, tutti

intrisi di naturalismo

ed essenzialità.

Cosa pensi del sistema

arte in Italia?

In Italia nascono degli

artisti che a fatica

riescono ad emergere.

Il sistema deve

coltivare un più profondo

rispetto per

il ruolo dell’artista.

Cioè deve credere

davvero che la sua

presenza possa essere

risanante all’interno

di una società.

Un ultimo consiglio al

“Paese Italia”…

Più che un consiglio,

un’osservazione…. Se

l’artista è davvero un

attendibile interprete

del mondo attorno, e

non solamente di se

stesso, questo comporta

l’obbligo della

coerenza. La vera sostanza

dell’artista sta

nel suo tentativo di

cercare risposte alle

domande centrali

nella sua esistenza.

Il senso delle sue

risposte va espresso

emotivamente con un

linguaggio coltivato

dall’artista stesso. In

questo sta la sua originalità.Naturalmente

è necessario un

sistema che crei le

condizioni in cui l’originalità

possa fiorire.

In Italia c’è sempre

stata paura dell’originalità.

Questa paura

è condivisa dagli artisti

stessi. Credo invece

che l’originalità

sia in fondo uno dei

motori principali della

cultura italiana: vorrei

vederlo sempre

acceso, non spento

e nemmeno comodamente

“in folle”.

Guy Lydster scultore

neozelandese

nasce a Auckland

nell’aprile del 1955,

ma si trasferisce con

la famiglia a Vancouver

molto presto.

Inizia a studiare teatro,

poi si dedica alla

pittura e infine arriva

alla forma simbolica

a lui più congeniale:

la scultura. Nei primi

anni ‘80 per studiare

all’Accademia delle

Belle Arti si trasferisce

a Bologna, dove

decide di rimanere a

vivere e lavorare.

15


Le volontarie di Antoniano Insieme

durante la vendita di beneficenza

Su con la vita, ragazzi

di Chiara Segafredo

Ho avuto recentemente

la fortuna

di ricevere

dal fotografo Carlo

Meazza il catalogo

di una emozionante

mostra fotografica

intitolata La persona

down – progettiamo

un futuro adulto.

Le immagini mi hanno

notevolmente colpita

perché raccontano,

meglio di qualunque

altra testimonianza,

la vita nella sua quotidiana

ricerca di serena

normalità e, cito

16

dal testo in catalogo

di Giovanna Brebbia:

“la bellezza dell’integrazione

e della vita

vissuta in comunione

con tutti”.

Per i lettori de Le

Buone Notizie ho

scelto due foto che

ritraggono il sorriso

di genitori e figli affinché

ci esortino a

ricercare con determinazione

l’energia

e il buonumore per

portare avanti iniziative

coraggiose in

un tempo che appare

così duro e difficile

per tutti.

Con tale

spirito l’associazione

Antoniano

I n s i e m e

onlus ha

creato un

centro terapeuticomultidisci-

plinare che da oltre

trent’anni rivolge le

sue attività non profit

ai bambini portatori

della sindrome di

down e altri gravi patologie

per sostenerli

nello sviluppo fisico e

cognitivo, per aiutarli

nell’acquisire piccole

e grandi autonomie

con l’obiettivo finale

di migliorare la qualità

della vita loro e

delle loro famiglie.

L’associazione realizza

quindi interventi

educativi e riabilitativi

per i bambini, offre

supporto psicologico

alle famiglie e attività

di consulenza

per gli insegnanti

che la richiedono,

tutto questo grazie

ad un’equipe medica

specializzata in psicologia

e neuropsichiatria

infantile e ad

uno staff di operatori

altamente qualificati

nelle varie discipline

quali logopedia, fisioterapia,psicomotricità

e musicoterapia.

Per portare avanti

un’attività così strutturata

e onerosa, noi

socie di Antoniano

Insieme abbiamo realizzato

tante iniziative

per raccogliere

fondi, fra queste le

vendite di beneficen-

za Vintage e non…

di abbigliamento e

accessori donati dalle

socie e da amici

simpatizzanti sono

diventate ormai un

classico esempio

di come unendo le

energie positive si

ottengano risultati

insperati.

Auspichiamo quindi

che il pubblico ci

accordi ancora una

volta la sua fiducia

e venga a trovarci

nella prossima edizione

di fine marzo

per acquistare i capi

in vendita - per donna

uomo, ragazzi e

bambini - sapendo

che ogni euro verrà

devoluto ad Antoniano

Insieme e che il

suo acquisto contribuirà

a sostenere il

sorriso dei bambini

diversamente abili e

delle loro famiglie.

Foto di Carlo Meazza

dal progetto: La persona

down - progettiamo

un futuro adulto.

La vendita di abbigliamento ed accessori Vintage e non… con capi per donna,

uomo, ragazzi e bambini a favore dell’Associazione Antoniano Insieme onlus si

terrà da giovedì 29 marzo a domenica 1 aprile 2012 con orario continuato dalle

10 alle 18 presso la Sala mostre dell’Antoniano in via Guinizelli 3, Bologna.

Per chi desidera partecipare alle attività di Antoniano Insieme e farsi socio la

quota annuale è di € 120 - per associarsi o per fare offerte si può:

- rivolgersi direttamente all’Associazione in via Guinizelli 13 tel 051 390826

- fare un bonifico bancario sul conto IBAN IT80K063850242807400000555H

- versare l’importo tramite c/c postale n. 55841431 intestato a:

Provincia Minoritica di Cristo Re – Antoniano insieme

Antoniano Insieme gode dei benefici delle ONLUS.

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully !

Ooh no, something went wrong !