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Ordine Inchiesta Multimediale Personaggi - Ordine dei Giornalisti

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New<br />

<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong><br />

della Lombardia<br />

N.6<br />

Novembre-Dicembre 2007<br />

Direzione e redazione<br />

Via A. da Recanate 1<br />

20124 Milano<br />

tel. 026771371<br />

fax 0266716194<br />

http:/www.odg.mi.it<br />

e-mail: odgmi@odg.mi.it<br />

Poste Italiane Spa Sped.<br />

abb. post. DIn: 353/2003<br />

(conv.in L27/2/2004 n.46) art.1<br />

(comma 2). Filiale di Milano<br />

XXXVII<br />

TabloidAnno<br />

Associazione “Walter Tobagi”- Istituto per la formazione al Giornalismo “Carlo De Martino”<br />

<strong>Ordine</strong><br />

Il nuovo ConsIglIo<br />

sI presenta<br />

aglI IsCrIttI<br />

<strong>Inchiesta</strong><br />

la free press<br />

dà la sveglIa<br />

all’edItorIa<br />

<strong>Multimediale</strong><br />

I free lanCe<br />

e le nuove<br />

professIonI<br />

<strong>Personaggi</strong><br />

fabIo fazIo<br />

rICorda<br />

enzo bIagI<br />

L’informazione<br />

che cambia


4 editoriale<br />

Un altro <strong>Ordine</strong> è possibile<br />

di Letizia Gonzales<br />

6 inchiesta<br />

La free press sveglia l’editoria<br />

di Paolo Pozzi<br />

16 iniziative dell’ordine<br />

Quando la cronaca dà buone notizie<br />

di Angelo Maria Perrino<br />

Convegno. Anna Politkovskaja:<br />

«Vivo e scrivo ciò che vedo»<br />

Corso praticanti. A lezione di stile<br />

di Alberto Comuzzi<br />

22 i risultati delle elezioni<br />

Da Franco Abruzzo a Letizia Gonzales<br />

29 MultiMedialità<br />

News dal web<br />

di Marco Pratellesi<br />

30 FotoGiornalisMo<br />

Fotogiornalisti... da ascoltare<br />

di Leonardo Brogioni<br />

New Tabloid - Periodico ufficiale<br />

del Consiglio dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />

della Lombardia<br />

Poste Italiane Spa. Sped. Abb. Post.<br />

Dl n. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004<br />

n. 46) art. 1 (comma 2).<br />

Filiale di Milano - Anno XXXVII<br />

N. 6/ novembre - dicembre 2007<br />

Direttore responsabile:<br />

Letizia Gonzales<br />

Redazione:<br />

Paolo Pozzi (coordinamento)<br />

Antonio Andreini<br />

Progetto grafico e realizzazione:<br />

Maria Luisa Celotti<br />

Studio Grafica & Immagine<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

Sommario Primo piano<br />

New Tabloid n. 6 novembre-dicembre 2007<br />

33 la voce delle province<br />

Bergamo. Quel “pasticciaccio” da vip<br />

34 la voce <strong>dei</strong> pubblicisti<br />

Il primo articolo non si scorda mai<br />

di Stefano Gallizzi<br />

36 l’osservatorio sull’estero<br />

I giornali nel 2020<br />

a cura di Pino Rea<br />

38 colleGhi in libreria<br />

La casta <strong>dei</strong> giornali e quella dell’editoria<br />

a cura di Antonio Andreini<br />

40 colleGhi alla ribalta<br />

<strong>Giornalisti</strong> e attori servitori di due padroni<br />

di Paolo Pietroni<br />

42 Gruppo cronisti loMbardo<br />

Tra nera e giudiziaria vince la privacy?<br />

44 testiMonianze<br />

Enzo Biagi: Fabio Fazio lo ricorda così<br />

Brunello Tanzi: pubblicista per scelta<br />

di Franco Abruzzo<br />

46 i nuMeri<br />

Direzione, redazione e amministrazione:<br />

Via Antonio da Recanate 1<br />

20124 Milano<br />

Tel: 02/67.71.371 - Fax 02/66.71.61.94<br />

Consiglio dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />

della Lombardia:<br />

Letizia Gonzales: presidente<br />

Stefano Gallizzi: vicepresidente<br />

Mario Molinari: consigliere segretario<br />

Alberto Comuzzi: consigliere tesoriere<br />

Consiglieri: Franco Abruzzo,<br />

Mario Consani, Laura Hoesch,<br />

Laura Mulassano, Paolo Pirovano,<br />

Collegio <strong>dei</strong> revisori <strong>dei</strong> conti:<br />

Ezio Chiodini (presidente)<br />

Marco Ventimiglia, Angela Battaglia<br />

Direttore OgL: Elisabetta Graziani<br />

Registrazione n. 213 del 26-05-1970<br />

presso il Tribunale di Milano.<br />

Testata iscritta al n. 6197 del Registro degli<br />

Operatori di Comunicazione (ROC)<br />

La tiratura di questo numero è di 26.300 cp.<br />

Chiuso in redazione il 30 novembre 2007<br />

Stampa: Seregni Grafiche<br />

Via Puecher 1<br />

Paderno Dugnano (Mi)<br />

Concessionaria di pubblicità:<br />

iMaGina di Gabriella Cantù<br />

Corso di Porta Romana 128 - 20122 Milano<br />

E.mail: imagiuno@tin.it<br />

Tel: 02/58320509 - Fax: 02/58319824<br />

3


Editoriale<br />

Un altro <strong>Ordine</strong> è possibile<br />

Cambiare. Perché cambiare, dirà qualcuno di voi affezionato<br />

al vecchio Tabloid, ai suoi commenti giuridici, alla sua<br />

formula in nero e bianco, alle sue parole sferzanti, alle<br />

sue polemiche. Perché l’<strong>Ordine</strong>, i suoi rappresentanti, il<br />

suo Presidente sono stati eletti con lo slogan “Un altro<br />

ordine è possibile”. Ed è possibile davvero. Cambiare.<br />

Nello spirito, nell’agire, nel modo di comunicare. Per essere<br />

al fianco sempre di più <strong>dei</strong> nostri iscritti. Ecco perché<br />

abbiamo deciso di progettare un nuovo giornale, formato<br />

magazine, che abbiamo chiamato New Tabloid e sarà bimensile<br />

e a colori. Anche il sito avrà una sua diversa veste grafica,<br />

come la news letter che abbiamo iniziato a mandarvi già<br />

quest’estate. Il giornale con le sue 48 pagine, più agile<br />

di formato, più moderno nella grafica, diviso idealmente in<br />

tre sezioni vuole essere una pubblicazione al servizio <strong>dei</strong><br />

colleghi. Troveranno spazio nelle prime pagine inchieste<br />

sull’editoria: copie, diffusione e commenti sulla free press<br />

in questo primo numero. Poi, nei numeri successivi, documenti<br />

e testimonianze <strong>dei</strong> grandi temi che investono il giornalismo,<br />

la deontologia, l’accesso alla professione. A seguire pagine<br />

di servizio riservate alle redazioni, ai problemi, ai disagi,<br />

ai malesseri comuni da condividere con tutti. Uno “specchio<br />

<strong>dei</strong> tempi” che fotografa e riflette un lavoro sempre più<br />

difficile e complesso. Che segnala nuove iniziative o crisi<br />

di settore, come quelle che hanno investito alcuni storici<br />

giornali cattolici e non solo. Che racconta gli uffici<br />

stampa, una realtà abbastanza sconosciuta che accoglie molti<br />

validissimi professionisti. Testimonia discriminazioni ed<br />

4 Tabloid 6 / 2007


Tabloid 6 / 2007<br />

Editoriale<br />

esclusioni frutto dell’insofferenza alla libertà di critica.<br />

I pubblicisti, oggi un’eterogenea categoria che raccoglie<br />

molte anime della nostra professione, hanno nel nuovo giornale<br />

spazio per raccontare e raccontarsi.<br />

Inoltre una parte importante di New Tabloid che sta molto a cuore<br />

al suo direttore-presidente sarà dedicata all’approfondimento<br />

ed alla conoscenza <strong>dei</strong> tanti giornalismi sul territorio della<br />

Lombardia. I giornali di provincia, le radio, le televisioni<br />

locali sono una parte fondamentale dell’informazione e, secondo<br />

ricerche recenti realizzate nei paesi all’avanguardia nelle<br />

nuove formule di giornalismo, le vere cinghie di trasmissione<br />

fra il cittadino e l’informazione.<br />

Parleremo <strong>dei</strong> passi in avanti delle nuove tecnologie, di<br />

come cambia il lavoro di molti di noi, degli strumenti per<br />

comunicare sempre più sofisticati e daremo spazio alle novità<br />

ed alle esperienze di quei paesi, soprattutto anglosassoni,<br />

che anticipano i mutamenti che poi avvengono nei nostri media.<br />

Ai corsi, aggiornamenti, iniziative di approfondimento,<br />

novità in campo legislativo, dedicheremo di volta in volta<br />

altre pagine del giornale. Chiudono New Tabloid recensioni<br />

di libri <strong>dei</strong> colleghi o per i colleghi, spettacoli e film e<br />

accoglieremo anche ricordi, testimonianze, suggerimenti, per<br />

tenere vivo il dialogo con i nostri iscritti.<br />

Mentre il giornale sta andando in stampa è scoppiato il caso sul<br />

presunto rapporto amichevole (e quindi non concorrenziale) tra<br />

Rai e Mediaset al tempo del governo Berlusconi. La Repubblica<br />

del 21 novembre ha pubblicato stralci di conversazioni fra<br />

manager aziendali e giornalisti delle due aziende televisive<br />

relative ai dati elettorali delle elezioni amministrative del<br />

2 aprile 2005 diffusi con ritardo. Secondo Repubblica, nelle<br />

intercettazioni del caso Hdc “la prova che alla concorrenza<br />

si era sostituita la complicità”. Ne parleremo se occorre<br />

nel prossimo numero, anche perché l’<strong>Ordine</strong> della Lombardia è<br />

chiamato ad accertare se ci sono state violazioni deontologiche<br />

da parte di alcuni giornalisti coinvolti in questa vicenda<br />

iscritti al nostro albo professionale.<br />

Il presidente<br />

Letizia Gonzales<br />

5


L’inchiesta<br />

NATA NEL 2000, è GIà ALLA SECONDA GENERAZIONE<br />

La free press<br />

sveglia l’editoria<br />

Sono quasi 5,5 milioni i lettori <strong>dei</strong> quotidiani gratuiti,<br />

di cui circa un milione in Lombardia. 250 i giornalisti<br />

nelle redazioni, più di un terzo nella nostra regione<br />

di Paolo Pozzi<br />

E’ la vera novità degli ultimi dieci<br />

anni dell’editoria. Osteggiata e sottovalutata<br />

da editori e giornalisti, al<br />

suo esordio. Accolta, invece, con<br />

curiosità e interesse dai lettori-consumatori.<br />

E’ la free press a essersi conquistata<br />

un posto al sole nel mercato della<br />

carta stampata. E ha costretto tutti<br />

a prenderne atto, in un mercato, tra<br />

l’altro, nel quale le novità sono davvero<br />

rare. Segno <strong>dei</strong> tempi.<br />

Oggi la free press vale 5 milioni e<br />

452mila lettori, secondo l’ultima rilevazione<br />

Audipress 2007. E il dato<br />

si riferisce solo ai primi tre quotidiani<br />

gratuiti censiti (Leggo, City e<br />

Metro che distribuiscono, da soli, 2<br />

milioni e 200mila copie). E questo<br />

è il primo dato con cui fare i conti:<br />

5,5 milioni di lettori free press corrispondono,<br />

più o meno, alla stessa<br />

quota di copie diffuse dai quotidiani<br />

Fieg a pagamento che si vendono<br />

nelle edicole.<br />

Con la differenza che la free press<br />

ha conquistato 5 milioni e mezzo di<br />

lettori in soli sette anni mentre i quotidiani<br />

a pagamento non si scostano<br />

dai 5/6 milioni di copie diffuse da<br />

cinquant’anni a oggi. Per l’esattezza,<br />

nel 2006, i 58 quotidiani a paga-<br />

mento associati Fieg hanno diffuso<br />

5 milioni e 569mila copie (fonte Ads,<br />

metre i lettori totali di quotidiani sono<br />

stati 22 milioni e 487mila).<br />

Gli investimenti pubblicitari<br />

unica risorsa in bilancio<br />

Due le fonti di riferimento per calcolare<br />

gli investimenti pubblicitari<br />

netti sui quotidiani gratuiti: Fcp-<br />

Fieg (Federazione delle concessionarie<br />

di pubblicità e Federazione<br />

italiana editori giornali) e Nielsen<br />

Media Research, organismo internazionalmente<br />

riconosciuto per il<br />

calcolo degli investimenti pubblicitari<br />

nel mondo <strong>dei</strong> media.<br />

Fino a poco fa ci si doveva affidare<br />

esclusivamente alle dichiarazioni<br />

<strong>dei</strong> singoli editori. Fcp-Fieg, infatti,<br />

ha cominciato a calcolare a quanto<br />

ammonta la pubblicità sulla free<br />

press solo a partire da marzo 2006,<br />

Nielsen a partire da gennaio 2007.<br />

Oggi la quota pubblicitaria sulla<br />

free press vale circa il 5% dell’intero<br />

mercato <strong>dei</strong> quotidiani (un anno<br />

fa valeva il 4%).<br />

Da gennaio a settembre 2007 i<br />

quotidiani gratuiti hanno sfiorato i<br />

60 milioni di euro di introiti pubblicitari,<br />

secondo i dati Fcp-Fieg (che<br />

calcola 3 testate: Leggo, City e<br />

Metro) che diventano, in verità, 83<br />

milioni secondo Nielsen (che calcola<br />

invece 5 testate: Leggo, City,<br />

Metro 24 Minuti ed E Polis). La previsione,<br />

a fine 2007, è che la free<br />

press varrà almeno un centinaio<br />

di milioni di euro l’anno. Al calcolo<br />

sfugge però la quota relativa alla<br />

free press locale e ai quotidiani<br />

gratuiti nati in provincia (come ad<br />

esempio Il Nuovo Giornale di Bergamo<br />

e i tre In Città di Brescia, Verona<br />

e Padova) stimabile in almeno<br />

2 milioni di euro.<br />

Sono all’incirca 250 i giornalisti che<br />

lavorano nelle redazioni delle testate<br />

free press, più di un terzo di costoro<br />

è a Milano e in Lombardia.<br />

La pubblicità vale circa 100 milioni di euro l’anno, in forte<br />

crescita (+ 24,6%) rispetto ai quotidiani a pagamento (+3,8%)<br />

6 Tabloid 6 / 2007


Il vento del Nord<br />

sul Belpaese<br />

Arriva dalla Norvegia il vento della<br />

free press sul Belpaese. Nel pieno<br />

dell’estate romana, il 3 luglio del<br />

2000, sbarca infatti nella città capitolina<br />

un quotidiano gratuito che<br />

nelle terre scandinave è già un mito.<br />

E’ Metro, infatti, a far da apripista<br />

sul mercato italiano. La testata nasce<br />

a Stoccolma nel 1995 (seguita<br />

da Praga nel 1997) e oggi è il quotidiano<br />

più diffuso al mondo, contando<br />

70 edizioni in 93 principali città<br />

di 21 Paesi e in 19 lingue. Tanto che<br />

l’8 novembre 2006, ha vinto il premio<br />

ufficiale <strong>dei</strong> guinnes: 18 milioni<br />

di lettori al giorno vanta Metro, in<br />

tutto il mondo. I primi otto mesi, in<br />

Italia, sono un po’ in sordina, tra la<br />

diffidenza generale. Ma l’anno successivo,<br />

il 5 marzo 2001, scende in<br />

campo Francesco Gaetano Caltagirone<br />

(editore del Messaggero di<br />

Roma, del Mattino di Napoli e del<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

All’estero<br />

In Europa è boom, negli Usa arranca<br />

Il successo della free press è evidente in tutta Europa dove i quotidiani<br />

gratuiti rappresentano ormai quasi il 50% del mercato.<br />

Differente, invece, la situazione negli Stati Uniti dove la free press<br />

raggiunge a malapena il 6% ed è stata introdotta più recentemene.<br />

Nel Vecchio Continente vengono pubblicati, in ogni caso, i due terzi delle<br />

42 milioni di copie stampate al mondo ogni giorno. Evidente il confronto<br />

che spesso si rileva, nei vari Paesi europei, tra il leggero calo <strong>dei</strong><br />

quotidiani a pagamento e la crescita vorticosa della free press.<br />

In Francia, nel 2005, al calo delle testate a pagamento (-1,6%) ha<br />

corrisposto infatti il forte incremento delle testate gratuite (+15,2%),<br />

in Danimarca (-2,6% i quotidiani a pagamento, +31,2% i gratuiti), in<br />

Olanda (-3,7% e +14,4% la free press) così come in Portogallo (-3,9%<br />

contro un +211%), in Svezia (-1,3% contro un +15,9%). In Polonia,<br />

invece, sono aumentati sia i quotidiani a pagamento (+9,8%) sia quelli<br />

gratuiti (+118,7%). Casi anomali quelli del Belgio e dell’Ungheria dove<br />

entrambe le categorie sono in flessione (-1,3% i quotidiani a pagamento<br />

e –0,9% la free press in Belgio, –0,7% e –2,9% in Ungheria). Sono solo<br />

una quarantina, invece, i quotidiani gratuiti in Usa, dove comunque<br />

stanno conquistando sempre più lettori giovani delle città. La ragione del<br />

crescente successo di questi giornali è la dimensione locale.<br />

7


Leggo<br />

Primo network<br />

tanto sport<br />

niente politica<br />

Per chi, come<br />

me, ci è arrivato<br />

dopo 27 anni a<br />

Il Messaggero,<br />

la direzione di<br />

Leggo è stata la<br />

possibilità di realizzare un sogno:<br />

regalare informazione. Scegliendo<br />

personalmente ogni collaboratore.<br />

Oggi Leggo vuole essere<br />

un giornale giovane, fresco,<br />

sbarazzino ma autorevole, leggero<br />

ma documentato. Particolarmente<br />

seguito e di successo il “Filo<br />

diretto tra redazione e lettori”.<br />

Redazione e pubblicità, poi,<br />

viaggiano una accanto all’altra,<br />

quasi una simbiosi, ma al tempo<br />

stesso a tracciare la linea <strong>dei</strong><br />

binari di un treno: marciano<br />

vicinissime, ma non s’incontrano<br />

mai. La redazione ha l’assoluta,<br />

totale libertà nella scelta <strong>dei</strong><br />

temi, delle notizie, delle analisi.<br />

Per questo Leggo non ha mai<br />

temuto di poter …deragliare,<br />

guadagnandosi la stima <strong>dei</strong> suoi<br />

lettori. “Le cattive notizie arrivano<br />

da sole, quelle buone bisogna<br />

andarsele a cercare”: è una<br />

delle mie parole d’ordine. Sta ad<br />

indicare che bisogna, sempre e<br />

comunque, cercare argomenti,<br />

temi, spunti che strappino un<br />

sorriso, un commento, una battuta<br />

positiva. Non ci occupiamo, per<br />

scelta dell’editore, di politica: lo<br />

considero un bonus, un regalo<br />

ch’è sinonimo di tranquillità,<br />

che azzera seccature, che tiene<br />

lontani gli equilibrismi. Alla fine<br />

puoi raccontare e regalare cose<br />

che interessano davvero la gente.<br />

Un sogno che si è realizzato.<br />

E più bello di quanto avessi<br />

immaginato.<br />

Giuseppe Rossi<br />

direttore di Leggo<br />

L’inchiesta<br />

Quotidiano di Puglia, oggi anche del<br />

Corriere Adriatico di Ancona e del<br />

Gazzettino di Venezia) con Leggo,<br />

che in un solo anno diventa metwork.<br />

E il mercato si accorge della<br />

free press.<br />

Quando poi, a settembre dello stesso<br />

anno, il 2001, ci mette lo zampino<br />

anche un pezzo da novanta come<br />

Rcs mediaGroup, allora si arriva<br />

al punto di non ritorno. C’è spazio<br />

per tre soli quotidiani, si diceva,<br />

nel 2001, perché a far funzionare i<br />

free press è la pubblicità e la torta è<br />

quella che è. Oggi c’è stata la moltiplicazione<br />

<strong>dei</strong> pani e <strong>dei</strong> pesci: tre<br />

sono i network nazionali, ma sono<br />

nati i free locali e s’è inventata la<br />

formula del free&pay. Tra il 2005 e il<br />

2006 tutti i quotidiani gratuiti hanno<br />

già vissuto l’epoca del primo grande<br />

restyling e ora sono già alla seconda<br />

generazione, con inserti tematici<br />

e iniziative editoriali mirate a target<br />

di lettori di “grande” nicchia: dallo<br />

sport alla moda, dagli eventi giovanili<br />

alle manifestazioni fieristiche e<br />

quant’altro.<br />

Si sono assunti giornalisti e grafici,<br />

ma è anche esploso il telelavoro che<br />

non pochi problemi ha creato dal<br />

punto di vista sindacale. Di certo la<br />

free press ha aperto, comunque, lo<br />

Il Nuovo Giornale di Bergamo<br />

spazio a una sperimentazione che i<br />

quotidiani a pagamento non conoscevano<br />

da anni.<br />

I quotidiani gratuiti<br />

alla guerra di Francia<br />

L’irruzione della free press sul mercato<br />

<strong>dei</strong> quotidiani, d’altronde, è<br />

stata problematica un po’ in tutta<br />

Europa. Il caso più clamoroso è<br />

accaduto in Francia, dove l’ostilità<br />

degli editori di quotidiani ha permesso<br />

una vera e propria rivolta del<br />

sindacato <strong>dei</strong> poligrafici che, in una<br />

prima fase, ha apertamente boicottato<br />

il lancio <strong>dei</strong> quotidiani gratuiti.<br />

Il 18 febbraio 2002, infatti, il gruppo<br />

svedese Metro International è stato<br />

costretto a rinviare l’uscita prevista<br />

del primo numero di Metro a Marsiglia<br />

a causa di una cinquantina di tipografi<br />

del sindacato Livre Cgt che,<br />

sotto una pioggia battente, non ha<br />

avuto remore ad assaltare la tipografia<br />

Ips di Chateaurenard dove si<br />

erano appena stampate 50mila copie<br />

del quotidiano gratuito.<br />

Nemmeno la stampa di 200mila coie<br />

del giornale, in gran segreto in Lussemburgo,<br />

con destinazione Parigi,<br />

malgrado un accordo con il gruppo<br />

editoriale italiano di Andrea Monti<br />

Riffeser per l’utilizzo della tipografia<br />

La free press ci ha salvato dalla chiusura<br />

Due anni di quotidiano gratuito sono stati, per noi, una<br />

brillante operazione di marketing. Dal 2002 al 2004 siamo<br />

stati free&pay con 5mila copie di tiratura in edicola e<br />

10mila in distribuzione gratuita. Quelle 10mila copie free<br />

press hanno fatto miracoli. Da quando siamo tornati solo a<br />

pagamento, infatti, abbiamo guadagnato il 30-40% di copie<br />

in più, in edicola, rispetto al periodo precedente al biennio free press.<br />

L’esperimento quindi è servito a farci conoscere. E a farci leggere là dove<br />

ancora non ci conoscevano e non ci leggevano. La free press è, insomma,<br />

un invito alla lettura, avvicina utenti prima sconosciuti. E non nascondo<br />

che è servita a farci uscire dal tunnel di una forte crisi economica. Nel<br />

2001 l’azienda aveva un deficit di quasi 2,5 miliardi di lire, oggi quasi<br />

interamente ripianato fino a 50mila euro di rosso nel 2006. E questo grazie<br />

all’incremento delle vendite in edicola. Al punto che abbiamo anche potuto<br />

assumere giornalisti e produrre nuovi inserti.<br />

Paolo Provenzi<br />

direttore di Il Nuovo Giornale di Bergamo<br />

8 Tabloid Tabloid 6 / 2007


InCittà Brescia<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

L’inchiesta<br />

Una vetrina sulle notizie locali<br />

In Città punta a privilegiare le notizie di cronaca locale. Con<br />

un’informazione veloce, di facile lettura, semplice e chiara, per gli<br />

studenti che devono raggiungere i luoghi di studio, per i pendolari<br />

in genere. Dedichiamo ogni giorno tre pagine alla cronaca di<br />

Brescia e una alla cronaca di Desenzano, perché dal lago è più<br />

forte il pendolarismo verso la citta’ capoluogo. Cronaca <strong>dei</strong> fatti<br />

ma anche di servizio, nel senso che almeno una delle tre pagine è dedicata agli<br />

avvenimenti programmati in citta’: spettacoli, incontri, conferenze, appuntamenti<br />

di ogni genere. Che il venerdì trova la sua realizzazione in una sorta di “vetrina”<br />

sul week-end. L’apertura del giornale è di notizie locali ben evidenziate anche<br />

graficamente. Lo stesso vale per lo sport, dove ad una pagina di notizie<br />

nazionali ne viene affiancata una analoga di notizie locali. Questo, ovviamente,<br />

non significa che il mondo si fermi a Brescia. Non a caso altre tre pagine sono<br />

dedicate all’attualità nazionale e internazionale. Non abbiamo mai avuto la<br />

pretesa di porci in concorrenza con la stampa tradizionale: il nostro scopo è stato<br />

ed è quello di fornire ai lettori un’informazione quanto più completa possibile,<br />

certo, ma anche più immediata. Un’informazione “televisiva” su un giornale.<br />

Riccardo Bormioli<br />

direttore di Aga-InCittà Brescia<br />

di France Soir, ad Aubervilliers, ha<br />

fatto demordere gli oppositori della<br />

free press. “Commandos” di tipografi<br />

si sono ugualmente precipitati<br />

alle stazioni ferroviarie e alle fermate<br />

delle principali stazioni delle metropolitane<br />

e le copie del quotidiano<br />

gratuito appena arrivato in treno dal<br />

Lussemburgo sono finite nella Senna.<br />

La scena si è ripetuta per alcuni<br />

giorni. Con il gratuito Metro che, di<br />

fatto, veniva distribuito quasi clandestinamente,<br />

a Parigi, tra risse e<br />

incidenti.<br />

Oggi Metro France, filiale del gruppo<br />

svedese Metro International,<br />

distribuisce 630mila copie del gratuito<br />

Metro di cui 240mila a Parigi.<br />

E 800mila (450mila a Parigi) ne<br />

distribuisce il gruppo norvegese<br />

Schibsted con 20 minutes, il quotidiano<br />

gratuito che ora è leader in<br />

Francia.<br />

Da Eurisko ad Audipress<br />

una telenovela all’italiana<br />

Nessun boicottaggio alla francese,<br />

in Italia, ma scaramucce se ne sono<br />

viste tante. A cominciare da una<br />

spaccatura netta all’interno della<br />

Fieg, la Federazione italiana editori<br />

giornali (con una forte ritrosia da<br />

parte di alcuni forti editori di quotidiani<br />

a pagamento) ma soprattutto<br />

<strong>dei</strong> due enti preposti alla certificazione<br />

della diffusione e <strong>dei</strong> lettori<br />

<strong>dei</strong> giornali, Ads (Accertamento diffusione<br />

stampa, che calcola quant’è<br />

la tiratura e la diffusione <strong>dei</strong> quotidiani<br />

e <strong>dei</strong> periodici a pagamento) e<br />

Audipress che invece fa una ricerca<br />

quantitativa e qualitativa sui lettori<br />

di un panel di giornali venduti in<br />

edicola.<br />

Ci sono voluti anni di vivaci polemiche<br />

e due ricerche Eurisko commissionate<br />

dai primi tre network nazio-<br />

Bergamo ha inaugurato il free&pay.<br />

A Verona, Vicenza e Brescia<br />

i primi quotidiani gratuiti di provincia<br />

City<br />

La griffe<br />

delle news<br />

di qualità<br />

L’avvio della free<br />

press è stato un<br />

salto nel buio, per<br />

tutti. Dovevamo<br />

farci accettare dal<br />

pubblico e sfatare<br />

alcuni luoghi comuni. Si pensava<br />

che il quotidiano gratuito non<br />

avrebbe potuto essere di qualità<br />

e neppure avere gli investimenti<br />

pubblicitari giusti. E ciò per un<br />

quotidiano che deve vendere<br />

notizie e vive di pubblicità.<br />

La prima fase è durata tre anni.<br />

Ora abbiamo capito come fare<br />

un giornale e per quale tipo di<br />

lettore. La mission della free<br />

press è dare notizie chiare e utili.<br />

Il nostro lettore è giovane, attivo<br />

e metropolitano. Per centrare gli<br />

obiettivi abbiamo recentemente<br />

fatto non un semplice restyling,<br />

ma abbiamo cambiato la formula<br />

del giornale, rivoluzionando la<br />

priorità delle notizie. I nostri storici<br />

competitor sulla free press danno<br />

infatti notizie leggere, con un<br />

criterio di scelta e priorità che non<br />

si discosta dagli altri quotidiani a<br />

pagamento.<br />

City ha inventato una formula<br />

propria, di grande respiro e<br />

qualità. Abbiamo voluto insomma<br />

mettere una firma, dare una griffe<br />

al nostro giornale.<br />

Le pagine 2 e 3 sono, ad<br />

esempio, uniche e sintetizzano<br />

i personaggi e i fatti della<br />

giornata, con l’aggiunta di una<br />

riflessione autorevole affidata,<br />

di voilta in volta, a uomini di<br />

cultura. L’Agenda informativa è<br />

selezionata ed è fondamentale<br />

il dialogo con i lettori. In prima<br />

pagina abbiamo aggiunto un po’<br />

di tenerezza e personalità.<br />

Bruno Angelico<br />

direttore di City<br />

9


Metro<br />

Il quotidiano<br />

globale che ha<br />

scosso il mercato<br />

A sette anni dal<br />

primo numero di<br />

Metro, in Italia si<br />

parla ancora di free<br />

press come di novità<br />

editoriale. Sette<br />

anni per un mercato in continua<br />

evoluzione come quello <strong>dei</strong> media<br />

sono un’era geologica, ma tant’è. Il<br />

mercato continua periodicamente<br />

ad “accorgersi della novità” e a<br />

temere la free press, senza dubbio<br />

la risposta più forte che la carta<br />

stampata ha saputo opporre negli<br />

ultimi anni alla lenta ma inesorabile<br />

ascesa dell’informazione su<br />

Internet. Una risposta di contenuto,<br />

alternativa per un pubblico che<br />

non vuole leggere altro (non c’è<br />

concorrenza con i quotidiani pay)<br />

e che se non trovasse Metro per la<br />

strada tornerebbe a guardare la tv<br />

o siti web. I gratuiti hanno trovato<br />

milioni di nuovi lettori nelle università,<br />

nelle scuole, alla fermata del metrò,<br />

sui bus o al bar, abituandoli alla<br />

lettura del giornale. Lettori giovani,<br />

nuovi, consumatori attivi, di notizie<br />

e di pubblicità. Anzi, i quotidiani free<br />

stanno portando molti giovani dal<br />

web alla carta stampata; giovani che<br />

tra dieci anni sentiranno il bisogno<br />

di maggiore analisi, contenuti più<br />

approfonditi, e saranno magari<br />

disposti a pagare per averli. Metro<br />

ha aperto redazioni e assunto<br />

professionisti, ha conquistato il<br />

pubblico <strong>dei</strong> non lettori con un<br />

modello distributivo flessibile e<br />

un format giornalistico facile, alla<br />

portata di tutti. I giornali tradizionali<br />

hanno seguitato a contendersi gli<br />

stessi lettori di sempre. La battaglia<br />

sulla pubblicità? Il nemico è altrove,<br />

si chiama Tv. La carta stampata è<br />

viva. Viva la free press.<br />

Giampaolo Roidi<br />

direttore di Metro<br />

L’inchiesta<br />

nali (Leggo, City e Metro) per arrivare<br />

ad avere uno studio ufficiale e certificato<br />

<strong>dei</strong> lettori free press (vedi box<br />

a pag. 12). Merito di Metro, che ha<br />

sollevato il caso davanti all’Autorità<br />

Antitrust. Forte delle altre esperienze<br />

all’estero dove il mercato pubblicitario<br />

e i lettori hanno dati e numeri da<br />

tempo certificati e divulgati, la testata<br />

che fa capo a Metro International<br />

reclama l’inserimento <strong>dei</strong> quotidiani<br />

distribuiti gratuitamente nella certificazione<br />

Ads e Audipress<br />

La prima ricerca Eurisko sulla free<br />

press in Italia risale al 2004 con la<br />

pubblicazione di dati riferiti- al 2003,<br />

quindi tre anni dopo la comparsa<br />

della prima edizione italiana di un<br />

quotidiano gratuito. La prima ricerca<br />

Audipress, invece, arriva sette<br />

anni dopo, nel 2007. Già dalle prime<br />

indagini Eurisko, comunque, la<br />

free press mostra i muscoli, con una<br />

quantità di lettori, nel giorno medio,<br />

che arriva a 1 milione e 642mila. Che<br />

l’anno successivo, nel 2004, salgono<br />

a 1 milione e 738mila (dati pubblicati<br />

L’IDENtIkIt<br />

nel 2005). Una marcia trionfale che<br />

sfodera, di anno in anno, un numero<br />

di lettori in costante e vorticosa<br />

crescita fino ad arrivare ai 5 milioni e<br />

452mila nel 2006, secondo i dati certificati<br />

da Audipress e divulgati al mercato<br />

il 20 febbraio 2007. Fin dall’inizio<br />

il primato delle copie distribuite (fonte<br />

editori) ma soprattutto del numero di<br />

lettori (fonti Eurisko e Audipress) è di<br />

Leggo, quotidiano del gruppo Caltagirone,<br />

diretto da Giuseppe Rossi<br />

(ex Messaggero). Secondo è City,<br />

terzo Metro. Una classifica, pur nel<br />

progressivo aumento delle copie<br />

distribuite, che si manterrà invariata<br />

anche negli anni successivi. Mentre<br />

il target di riferimento che viene segnalato<br />

dalle prime ricerche è soprattutto<br />

quello <strong>dei</strong> giovani e delle<br />

donne. Numeri e dati, in ogni caso,<br />

che scuotono il mercato dell’editoria.<br />

E dire che quello <strong>dei</strong> quotidiani<br />

gratuiti rappresenta solo il 50% del<br />

totale delle copie annue distribuite<br />

dalla free press in Italia, il cui mercato<br />

(con un centinaio di testate<br />

Testata Primo Numero Totale copie Editore<br />

numero edizioni distribuite<br />

Metro 3-7-2000 8 850.000 Edizioni Metro srl<br />

(Gruppo Metro International)<br />

Leggo 5-3-2001 12 1.050.000 Leggo Spa<br />

(Gruppo Caltagirone Editore)<br />

City 3-9-2001 10 850.000 City Italia Spa<br />

(Rcs MediaGroup)<br />

InCittà 22-3-2002 3 110.000 Nuova Editoriale Verona<br />

(Gruppo Athesis)<br />

E Polis 1-10-2004 15 570.000 Società Editrice E Polis Spa<br />

Anteprima 12-10-2006 1 110.000 Rcs MediaGroup<br />

Corriere<br />

24’ 20-11-2006 2 450.000 Gruppo Il Sole 24 Ore<br />

* Il numero di giornalisti, in questo caso, è riferito all’intera redazione di Radiocor (Milano,<br />

** Il numero di giornalisti è riferito alla redazione dell’Agenzia Aga di Roma<br />

10 Tabloid 6 / 2007


Tabloid 6 / 2007<br />

L’inchiesta<br />

I network nazionali “scoprono”<br />

le province lombarde. Da Varese a Lodi,<br />

da Lecco a Pavia le edizioni di Milano<br />

periodiche oltre a quelle quotidiane)<br />

vale più di 2 miliardi di copie l’anno,<br />

secondo l’Associazione della<br />

free press che ora pubblica anche<br />

un’apposita guida-annuario.<br />

La risposta locale<br />

ai network nazionali<br />

E’ partita dal Nord-Est la risposta<br />

locale all’invasione <strong>dei</strong> network nazionali<br />

<strong>dei</strong> quotidiani gratuiti. Così<br />

all’asse Milano-Roma <strong>dei</strong> tre giganti<br />

Leggo, City, Metro, si contrappone<br />

l’asse Venezia-Verona-Brescia, con<br />

vicende alterne e con una guerra<br />

che ha visto il crocevia di tutte le<br />

battaglie a Padova, dove, a un certo<br />

punto, tra quotidiani provinciali, dorsi<br />

locali di quotidiani nazionali e free<br />

press, si sono contesi il mercato ben<br />

sei testate contemporaneamente.<br />

Primi a distribuire un quotidiano<br />

gratuito locale sono stati il gruppo<br />

editoriale Athesis (che edita già<br />

i quotidiani L’Arena di Verona, Il<br />

Giornale di Vicenza e BresciaOggi)<br />

e la Sep (che edita Il Gazzettino di<br />

Venezia) con le testate InCittà. Un<br />

accordo tra i due editori e tra le rispettive<br />

concessionarie di pubblicità,<br />

Publiadige e Area Nord (oggi<br />

diventata Piemme, dopo l’acquisto<br />

del Gazzettino da parte di Caltagirone),<br />

consente, già a partire dal 2002,<br />

una sinergia d’intenti che porta a<br />

sperimentare il lancio di quotidiani<br />

gratuiti nelle città dove gli stessi<br />

editori mandano già in edicola<br />

Concessionaria Direttore Numero di cui in<br />

pubblicità <strong>Giornalisti</strong> Lombardia<br />

Publikompass (naz.) Giampaolo Roidi 22 14<br />

Metro Pubblicità (loc.)<br />

Piemme Giuseppe Rossi 29 4<br />

Rcs Pubblicità Bruno Angelico 24 12<br />

Publiadige Riccardo Bormioli 9** 3<br />

PubliePolis Antonio Cirpiani 120 16<br />

Rcs Pubblicità Costantino Muscau 5 5<br />

24 Ore System Fabio Tamburini 46* 31<br />

Roma e Bruxelles) che lavora indifferentemente per l’agenzia del Sole 24 Ore e per la free press<br />

24minuti<br />

E il Sole<br />

del pomeriggio<br />

ha il target d’oro<br />

Il gruppo Sole 24<br />

Ore pubblica un<br />

quotidiano gratuito<br />

pomeridiano,<br />

24’, in due città,<br />

Milano e Roma,<br />

che hanno già vantato, in<br />

passato, grande tradizione<br />

di quotidiani del pomeriggio<br />

con La Notte, Il Corriere<br />

d’Informazione e Paese Sera.<br />

La scelta è stata di completare<br />

la gamma <strong>dei</strong> prodotti offerti<br />

per sfruttare le potenzialità del<br />

marchio aziendale e perché il<br />

settore della free press negli<br />

ultimi anni è cresciuto a ritmi<br />

elevati, diventando un fenomeno<br />

editoriale davvero significativo.<br />

24’ è un quotidiano free press<br />

di seconda generazione che,<br />

come sta avvenendo nei<br />

principali Paesi europei, risulta<br />

particolarmente curato sia nei<br />

contenuti sia nella grafica. Ciò<br />

è possibile anche perché la<br />

redazione è quella dell’agenzia di<br />

stampa Radiocor, che ora con 46<br />

giornalisti (sedi a Milano e Roma,<br />

più un ufficio di corrispondenza<br />

a Bruxelles) confeziona due<br />

prodotti: il notiziario economicofinanziario<br />

e la free press. Da<br />

una ricerca commissionata a<br />

un’agenzia esterna risulta che<br />

il target del quotidiano gratuito<br />

del pomeriggio è costituito per<br />

il 63% da pubblico maschile,<br />

per quasi il 48% da lettori di<br />

età compresa nelle due fasce<br />

<strong>dei</strong> 25/35 anni e <strong>dei</strong> 35/45 anni,<br />

per quasi l’80% da diplomati e<br />

laureati. L’obiettivo aziendale<br />

era di realizzare una free press<br />

di target medio-alto ed è stato<br />

raggiunto.<br />

Fabio Tamburini<br />

direttore di Radiocor-24’<br />

11


L’inchiesta<br />

GLI INvEstIMENtI puBBLICItArI MEsE pEr MEsE<br />

2006 Marzo % Aprile % Maggio % Giugno %<br />

Commerciale nazionale 9.635 24,3 12.622 19,4 17.059 19,1 21.045 15,8<br />

Di servizio 346 -15,2 438 -13,6 567 -10,3 700 -5,1<br />

Commerciale locale 6.329 9,9 8.836 8,3 11.991 9,5 14.840 8,9<br />

Totale 6.310 17,2 21.896 13,9 29.617 14,4 36.585 12,4<br />

2007 Gennaio % Febbraio % Marzo % Aprile %<br />

Commerciale nazionale 3.250 4,2 n.d n.d 13.203 24,4 17.159 22,5<br />

Di servizio 99 -16,5 n.d n.d 318 -8,3 411 -6,3<br />

Commerciale locale 1.548 32,6 n.d n.d 6.122 14,7 8.163 9,6<br />

Totale 4.897 11,2 n.d n.d 19.643 20,5 25.733 17,6<br />

Fcp (Federazione delle concessionarie di pubblicità) e Fieg (Federazione italiana editori giornali) hanno iniziato a calcorare gli investimenti<br />

quotidiani provinciali a pagamento.<br />

Nella convinzione che è meglio creare<br />

in casa propria il free press per<br />

togliere l’ossigeno della pubblicità<br />

locale ai network nazionali, senza<br />

far troppa concorrenza ai quotidiani<br />

locali. Dalle prime esperienze di<br />

Verona e Vicenza, il virus della free<br />

press locale si estende poi a Cremona<br />

(dove per un periodo la Voce<br />

di Cremona passa da quotidia-<br />

no a pagamento a gratuito per poi<br />

chiudere i battenti), a Brescia e a<br />

Bergamo dove nascono e reggono<br />

due esperienze-pilota del delicato<br />

mondo provinciale della free press.<br />

Emanazione del gruppo editoriale<br />

Athesis, il quotidiano gratuito In-<br />

Città Brescia (edito da Nuova Editoriale<br />

Verona) viene realizzato da<br />

un service (fino due anni fa era Novecolonne<br />

di Paolo Pagliaro, oggi è<br />

Chi certifica i lettori e il numero delle copie diffuse<br />

l’agenzia Aga di Riccardo Bormioli,<br />

(vedi box a pag. 8) che ha sede a<br />

Roma per la parte nazionale e, con<br />

il supporto di alcuni collaboratori<br />

bresciani, distribuisce 24 pagine full<br />

color (l’impaginazione grafica è affidata<br />

alla società Darco di Milano)<br />

in 30 mila copie. La stessa Nuova<br />

Editoriale di Verona che fa capo ad<br />

Athesis distribuisce poi altre due<br />

edizioni in Veneto, con In città Vero-<br />

Audipress, vince la free press. E di Ads si può fare a meno<br />

Una telenovela lunga due anni per riuscire a certificare<br />

i dati della free press. Tutto inizia il 28 settembre 2005<br />

quando l’Autorità Antitrust (presidente Antonio Catricalà)<br />

apre ufficialmente un’istruttoria nei confronti di Ads<br />

(Accertamenti diffusione stampa) e Audipress (che<br />

certifica invece numero e qualità <strong>dei</strong> lettori) per accertare<br />

che non vi siano .<br />

A far scattare l’istruttoria è Metro, che, con un esposto<br />

all’Antitrust, sostiene che la mancanza di dati ufficiali di<br />

Ads e Audipress da presentare agli investitori pubblicitari<br />

penalizzi i quotidiani gratuiti riguardo all’unica fonte<br />

di ricavi possibili, cioè la pubblicità. Audipress dice<br />

che non può fare rilevazioni sulla free press perché,<br />

per statuto, si possono rilevare solo testate certificate<br />

Ads. Da parte sua Ads dice che non può rilevare la free<br />

press perché, per statuto, può certificare solo testate<br />

vendute in edicola. Un’impasse che sembra non avere<br />

vie d’uscita. La situazione si sblocca solo il 23 ottobre<br />

2005 quando il consiglio direttivo di Audipress approva<br />

una deroga al regolamento per un anno e s’impegna a<br />

modificare gli articoli 2 e 12 del proprio statuto togliendo<br />

ogni riferimento ad Ads. Audipress approva la modifica<br />

allo statuto il 25 gennaio 2006 e può così procedere a<br />

inserire i quotidiani gratuiti nelle rilevazioni semestrali<br />

che iniziano a primavera 2006 e che prevedono la<br />

pubblicazione <strong>dei</strong> dati a febbraio 2007. L’Antitrust<br />

chiude così l’istruttoria Audipress il 21 febbraio 2006.<br />

Ma risolta la questione Audipress, rimane invece<br />

ingarbugliata la querelle Ads. Che il 22 giugno 2006 si<br />

spacca: Assocomunicazione e Unicom si dimettono dal<br />

consiglio Ads in polemica soprattutto con Fieg (Upa fa<br />

da mediatore), mentre sullo sfondo s’impone di risolvere<br />

anche la questione del free & pay E Polis. L’Antitrust<br />

impone ad Ads di presentare una bozza di nuovo<br />

statuto entro il 31 ottobre, poi prorogato al 30 marzo<br />

2007. Nel frattempo per quattro mesi viene bloccata<br />

la pubblicazione <strong>dei</strong> dati Ads che riprendono a essere<br />

divulgati solo nell’ottobre 2006. Alla fine ha deciso il<br />

mercato: i dati Audipress ci sono e per gli editori free<br />

press basta e avanza. Di Ads si può fare a meno. Il<br />

motivo? Per la pubblicità quel che conta è il costocontatto<br />

che è certificato dai lettori Audipress.<br />

12 Tabloid 6 / 2007


Tabloid 6 / 2007<br />

L’inchiesta<br />

Agosto % Settembre % Ottobre % Novembre % Dicembre %<br />

23.746 13,7 27.428 13,1 31.785 12,3 36.059 11,1 40.433 11,8<br />

796 -2,6 976 0,9 1.098 2,6 1.220 1,5 1.274 -1,7<br />

17.228 9,8 19.708 7,7 22.362 8,4 25.115 7,9 28.064 6<br />

41.770 11,7 48.112 10,6 55.245 10,5 62.394 9,6 69.771 9<br />

Maggio % Giugno % Agosto % Settembre %<br />

23.931 25 30.225 28,1 34.304 28,6 40.047 3<br />

553 -2,6 700 -0,3 815 2,2 553 -2,6<br />

10.979 10,7 13.727 12,3 16.244 13,6 18,840 15,9<br />

35.463 19,7 44.652 22,2 51.363 23 59.968 24,6<br />

pubblicitari da marzo 2006.<br />

Fonte: Fcp-Fieg (valori in migliaia di euro)<br />

na e In Città Vicenza. Avviata anche<br />

in Laguna, ma con alterne vicende,<br />

il 9 maggio 2002, la free pess locale<br />

con In Città Venezia da parte del<br />

Gazzettino che poco dopo ha però<br />

chiuso l’esperienza per aprire, il 3<br />

febbraio 2003, a In Città Trieste.<br />

Antesignano del free&pay, invece,<br />

il quotidiano di provincia Il Nuovo<br />

Giornale di Bergamo, ancor prima<br />

di E Polis, primo network nazionale<br />

free&pay. Quotidiano ricco di storia<br />

e avventure Il Nuovo Giornale di<br />

Bergamo, che eredita il nome della<br />

testata nata nel 1848 e, nella sua<br />

attività quasi bi-centenaria, è morta<br />

e risorta più volte, vivendo forti<br />

crisi e periodi di cassa integrazione<br />

e fallimenti.<br />

Negli ultimi decenni, con alterne vicende<br />

e nomi differenti, è arrivata,<br />

nell’ottobre 2002, con la direzione<br />

di Paolo Provenzi, alla svolta<br />

della free press. Un mix, in verità,<br />

tra quotidiano a pagamento con<br />

foliazione completa distribuita in<br />

5mila copie nella città capoluogo,<br />

Bergamo, e in 10mila copie in provincia<br />

con una edizione ridotta.<br />

Quando, nel 2004, Il Nuovo Giornale<br />

di Bergamo chiude l’esperienza<br />

free press e torna alla sola<br />

edicola (vedi box a pag. 8) si ritrova<br />

a vendere mediamente 2.200<br />

copie rispetto alle 1.500 che vendeva<br />

prima d’iniziare l’esperimento<br />

free press e allontana lo spettro<br />

di una nuova crisi. Così, con i<br />

conti pressoché ripianati e undici<br />

giornalisti in redazione, il giornale<br />

torna anche a investire in inserti<br />

settimanali e mensili arrivando, in<br />

questi casi, anche alle 3.500 copie<br />

diffuse.<br />

Il caso Anteprima<br />

del Corriere della sera<br />

E’ la prima sperimentazione di free<br />

press quotidiana di fascia pomeridiana.<br />

Lanciata sul mercato bru-<br />

La distribuzione<br />

I leader città per città<br />

ciando le tappe rispetto all’annunciato<br />

lancio del quotidiano gratuito<br />

del Sole 24 Ore che uscirà un mese<br />

dopo e ai progetti di irruzione sul<br />

mercato della free press anche da<br />

parte del Gruppo l’Espresso che<br />

poi, invece, rinuncerà alla partita.<br />

Anteprima del Corriere della Sera<br />

esce alle ore 17 di giovedì 12 ottobre<br />

2006 con un foglio tabloid di 4<br />

pagine, distribuito in 110mila copie<br />

METRO: Roma (3/7/2000) 230mila copie - Milano (30/10/2000) 220mila copie -<br />

Bologna, Firenze, Genova e Torino (21/3/05 ) 70mila copie per ogni edizione - Veneto<br />

(Padova, Verona, Vicenza, Treviso, Venezia) 80mila copie - Lombardia 1 (Monza,<br />

Lecco, Varese, Pavia, Lodi) e Lombardia 2 (Bergamo, Brescia 10/1/05) 70mila copie.<br />

LEGGO: Roma (5/3/2001) 260mila copie - Milano (21/5/2001) 260mila - Torino<br />

(15/10/2001) 120mila - Napoli (12/11/2001) 80mila - Bologna (26/11/2001) 50mila<br />

- Firenze (26/11/2001) 50mila - Venezia (13/5/2002) 40mila - Padova (13/5/2002)<br />

35mila - Verona (13/5/2002) 40mila - Bari (11/4/2005) 40mila - Genova (18/4/2005)<br />

35mila - Lombardia (Bergamo, Brescia, Como, Varese18/4/2005) 40mila.<br />

CITY: Milano (3/9/2001) e Lombardia (10/3/2005) 240mila copie - Bologna<br />

(26/11/2001) 46mila - Firenze (26/11/2001) 46mila - Roma (3/4/2002) 235mila<br />

- Napoli (14/2/2002) 85mila - Bari (8/2/2002) 38mila - Torino (31/3/2005) 85mila -<br />

Genova (31/3/2005) 40mila - Verona (31/3/2005) 35mila<br />

INCITTA’: Verona (22/3/2002) 40mila copie - Padova (8/4/2002) 40mila copie -<br />

Brescia (8/4/2002) 30mila copie - Trieste (3/2/2003) 30mila copie<br />

E POLIS: Cagliari (1/10/2004) 40mila copie - Sassari (14/2/2005) 40mila copie -<br />

Padova (21/2/2006) Venezia e Mestre (2/3/06), Treviso (14/3/06), Vicenza (16/3/06),<br />

Verona (21/3/06), Bergamo, (23/3/06) Brescia (30/3/06) 40mila copie ciascuno -<br />

Milano (28/9/2002006) 230mila copie - Roma (28/9/2006) 220mila copie - Napoli,<br />

Bologna, Firenze (20/6/2006) 60mila copie ogni edizione.<br />

Tra parentesi le date di lancio del primo numero nelle singole città.<br />

13


INvEstIMENtI puBBLICItArI<br />

2007 suLLA FrEE prEss<br />

Mese milioni euro<br />

Gennaio* 5,4<br />

Febbraio 12,8<br />

Marzo 22<br />

Aprile 28,9<br />

Maggio** 46<br />

Giugno 62<br />

Luglio 71<br />

Agosto 71,7<br />

Settembre 83<br />

Fonte: Nielsen Media Research.<br />

*Da gennaio 2007 sono stati censiti<br />

i quattro quotidiani gratuiti certificati<br />

Audipress, cioè Leggo, City, Metro<br />

e 24 Minuti. **Da maggio viene censito<br />

anche il free&pay E Polis certificato Ads.<br />

L’inchiesta<br />

dagli strilloni nelle strade di Milano<br />

(poi anche a Bergamo e Brescia).<br />

Il nuovo free press viene realizzato<br />

in via Solferino da una piccola redazione<br />

di quattro giornalisti coordinata<br />

da Costantino Muscau e offre ai<br />

lettori, nell’ora del rientro dall’ufficio,<br />

un’anticipazione <strong>dei</strong> temi di maggior<br />

rilievo che saranno approfonditi dallo<br />

stesso Corriere della Sera in edicola<br />

l’indomani mattina.<br />

Il free&pay E polis<br />

e la novità del telelavoro<br />

Il progetto era ambizioso fin dall’inizio.<br />

Nato dall’idea di Nicola Grauso<br />

(ex editore dell’Unione Sarda) e<br />

fondato, in buona parte, sul telelavoro<br />

<strong>dei</strong> giornalisti, E Polis vorrebbe<br />

essere, nelle intenzioni, il network<br />

di quotidiano popolare più diffuso<br />

puBBLICItà % A CoNFroNto<br />

Free press - Quotidiani a pagamento<br />

Free press Quotidiani<br />

a pagamento<br />

Marzo 2006 17,2 1,6<br />

Aprile 13,9 1,7<br />

Maggio 14,4 2,7<br />

Giugno 12,4 2,5<br />

Agosto 11,7 2,1<br />

Settembre 10,6 2,3<br />

Ottobre 10,5 2,5<br />

Novembre 9,6 2,3<br />

Dicembre 9,1 1,9<br />

Gennaio 2007 11,2 10,5<br />

Febbraio * *<br />

Marzo 20,5 8,4<br />

Aprile 17,6 5<br />

Maggio 19,7 4,2<br />

Giugno 22,2 3,7<br />

Agosto 23,0 3,7<br />

Settembre 24,6 3,8<br />

* a febbraio 2007 per problemi tecnici non è stata efettuata la<br />

rilevazione (Fonte: Fcp-Fieg)<br />

nelle province d’Italia. Dopo la crisi<br />

e la chiusura del giornale, l’estate<br />

scorsa, e il passaggio di proprietà<br />

al finanziere Alberto Rigotti, il progetto<br />

è ancora più ambizioso di<br />

prima. Che è tutto dire! E prevede il<br />

raddoppio del numero di testate in<br />

due anni, dalle 15 attuali a 30 entro<br />

il 2009 e l’apertura di quattro nuove<br />

redazioni con relative testate (Monza-Brianza,<br />

Torino, Bari e Palermo)<br />

è già stata programmata entro l’inizio<br />

del 2008. E Polis, ora, è a metà<br />

del guado. E scommettere è ancora<br />

più difficile. Ma i nuovi editori, anzi,<br />

il nuovo editore non ha dubbi. Tanto<br />

che il rilancio, in grande stile, dell’intero<br />

progetto passa attraverso un<br />

obiettivo di pareggio del bilancio<br />

addirittura nel 2007.<br />

Cosa impensabile solo fino a prima<br />

I quotidiani gratuiti sono il 50% delle copie distribuite dalla free<br />

press in Italia. Che, con i periodici, vale 2 miliardi di copie l’anno<br />

14 Tabloid 6 / 2007


Il contropelo<br />

di quest’estate, quando sembrava<br />

che il piccolo impero creato da Niky<br />

Grauso dovesse rovinosamente capitolare<br />

in men che non si dica. Il<br />

debito, quest’estate, era di circa 40<br />

milioni di euro. Rigotti ha ricapitalizzato<br />

l’azienda con 56 milioni di euro.<br />

Tanto è stato pattuito per il 75%<br />

della proprietà di E Polis Spa. Che<br />

a sua volta detiene anche il 95%<br />

di Pubbli E Polis (ex E Polis Media)<br />

società di pubblicità e marketing in<br />

mano a Marcello Dell’Utri, che ha il<br />

compito di rilanciare la pubblicità.<br />

Un buon gruzzolo <strong>dei</strong> soldi che Rigotti<br />

ha messo nell’operazione E<br />

Polis è arrivato dalla vendita delle<br />

quote azionarie che il finanziere<br />

aveva nella società Milano Serravalle<br />

Milano Tangenziali Spa rivendute<br />

a 7,45 euro (erano state acquistate<br />

a 6,06 euro) che hanno fruttato una<br />

cifra vicina ai 14 milioni di euro.<br />

Sulla free press, insomma, s’investe.<br />

Non tantissimo. Ma tant’è.<br />

paolo.pozzi@odg.mi.it<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

L’inchiesta<br />

Quel target da sogno di Piet Bakker*<br />

Il numero <strong>dei</strong> lettori che abbandonano i giornali a pagamento per quelli gratuiti è minimo.<br />

Ma non è detto che i quotidiani gratuiti raggiungano il target di lettori che essi sostengono<br />

di raggiungere.<br />

Ogni giornale gratuito tiene a sottolineare: “i nostri lettori sono giovani, benestanti,<br />

pieni di relazioni e ricchi”. Ma sono molto pochi i giornali che hanno un 50% di lettori<br />

di quel target. I lettori della free press, è vero, sono più giovani di quelli <strong>dei</strong> giornali<br />

a pagamento, ma non sono predominanti. Nessuno rifiuta un gratuito. Il fatto è che,<br />

molto semplicemente, non ci sono cento milioni di ventenni che lavorano nelle banche<br />

d’investimento.<br />

Almeno la metà di quelli che leggono la free press sono nuovi lettori mentre l’altra metà<br />

legge sia gli uni che gli altri. Ma sono pochi quelli che si spostano dal gratuito a quello<br />

tradizionale. I gratuiti, in ogni caso, trovano nuovi lettori in gruppi sociali che non leggevano prima.<br />

I quotidiani gratuiti si diversificano con sport, qualità e argomenti leggeri, ma in alcuni mercati questo modello ha<br />

fallito forse perché c’è poca pubblicità in questi settori. Gli uomini amano lo sport ma in molti casi non hanno la<br />

possibilità di prendere decisioni finanziarie nelle loro famiglie.<br />

I giornali gratuiti di solito devono affrontare la concorrenza di altri gratuiti sullo stesso mercato. I costi di partenza<br />

sono più bassi <strong>dei</strong> costi <strong>dei</strong> giornali a pagamento, ma ora i costi stanno già aumentando e ci vogliono, in genere,<br />

dai tre ai cinque anni per raggiungere il punto di break-even. Ciò nonostante, ci sono delle forze di mercato reali che<br />

incoraggiano la free press: il loro bacino di audience sta crescendo e la pubblicità su questi giornali piace e viene<br />

apprezzata dai consumatori. Il giornale gratuito è ora un modello accettato.<br />

Estratto da Shaping the Future of the Newspaper<br />

(*) Docente al Centro di ricerche per la comunicazione e il giornalismo della Hogeschool in Olanda.<br />

LEttorI AuDIprEss 2007/I-2006/II<br />

Testata Totale Uomini Donne Resp. Acq.<br />

La Gazzetta<br />

dello Sport 3.592 3.219 372 684<br />

La Repubblica 2.944 1.671 1.273 1.202<br />

Corriere<br />

della Sera<br />

2.615 1.551 1.065 1.074<br />

Leggo 2.031 1.068 962 739<br />

City 1.733 911 822 639<br />

Metro<br />

Corriere dello<br />

1.688 862 826 630<br />

Sport-Stadio 1.396 1.253 143 243<br />

La Stampa 1.378 821 556 587<br />

Il Messaggero 1.364 812 552 541<br />

Il Sole 24 Ore 1.208 800 407 427<br />

Fonte: Audipress v (valori assoluti per 1.000)<br />

15


Le iniziative<br />

dell’<strong>Ordine</strong><br />

DUE GIORNI DI LAVORO E DIBATTITI CON I DISABILI DELLA CASCINA BIBLIOTECA<br />

Redattori sociali a Milano:<br />

quando la cronaca è buona<br />

Tanti giovani giornalisti provenienti dalle scuole alla seconda edizione<br />

del seminario che a Milano replica il corso che da 14 anni si tiene a Capodarco,<br />

nelle Marche, nella Comunità di don Vinicio Albanesi<br />

di Angelo Maria Perrino*<br />

Il titolo del seminario era ambizioso:<br />

“Miglioratori del peggio-I giornalisti<br />

e la responsabilità di raccontare<br />

(anche) la speranza”. Uno stimolo e<br />

una provocazione forte da parte degli<br />

organizzatori del secondo Redattore<br />

Sociale Milano, l’iniziativa che<br />

da due anni replica a Milano, nello<br />

splendido contesto della Cascina<br />

Biblioteca, dentro il Parco Lambro,<br />

l’omonimo seminario che da 14 anni<br />

si tiene l’ultima settimana di novembre<br />

a Capodarco, nelle Marche, nella<br />

comunità guidata da don Vinicio<br />

Albanesi.<br />

Anffas Milano, Cnca e Redattore Sociale,<br />

con la collaborazione di due<br />

testate indipendenti, Terre di mezzo<br />

e Affaritaliani.it hanno chiamato al<br />

confronto con esponenti importanti<br />

del mondo del sociale, giornalisti di<br />

diverse estrazioni professionali scelti<br />

per il particolare taglio impegnato<br />

con cui interpretano il loro lavoro. Dal<br />

presidente dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />

della Lombardia Letizia Gonzales al<br />

presidente dell’associazione Lombarda<br />

<strong>dei</strong> giornalisti Giovanni Negri,<br />

da Gad Lerner a Riccardo Iacona,<br />

dal direttore di Altraeconomia Miriam<br />

Giovenzana al direttore della Stampa<br />

Giulio Anselmi, alla chicca finale:<br />

Lamberto Sechi, l’85enne mitico direttore<br />

di Panorama ormai in pensione,<br />

che ha il merito di aver introdotto<br />

in Italia la formula del newsmagazine<br />

alla Time e alla Newsweek e di aver<br />

lanciato il giornalismo indipendente<br />

d’inchiesta e l’approfondimento sulla<br />

base della famosa formula: ”I fatti<br />

separati dalle opinioni”. Ma sono intervenuti<br />

anche esponenti importanti<br />

del fotogiornalismo, come il direttore<br />

dell’agenzia Contrasto a Milano Denis<br />

Curti e il noto fotoreporter Marco<br />

Vacca.<br />

Due giorni di dibattito intenso, nella<br />

bella campagna lombarda, all’inizio<br />

di un autunno dolce e mite, insieme<br />

con i ragazzi disabili che colà risiedono<br />

e, sotto la guida illuminata del<br />

presidente Angelo Fasani, portano a<br />

casa un diploma prezioso da cuochi,<br />

giardinieri e artieri.<br />

Le buone notizie non vendono?<br />

E’ un luogo comune da sfatare<br />

Una bella occasione di scambio e<br />

contaminazione tra universi spesso<br />

lontani, il giornalismo e il mondo<br />

del disagio, secondo la filosofia<br />

ispiratrice dell’evento: fornire ai<br />

giornalisti strumenti di conoscenza<br />

e occasioni di formazione intorno a<br />

universi, quello della disabilità, ma<br />

anche quello del volontariato, del<br />

non profit, delle ong e delle onlus,<br />

spesso seguiti senza la conoscenza<br />

e specializzazione che quel mondo<br />

e la sua complessa articolazione richiedono.<br />

Molti i giovani giornalisti<br />

presenti, provenienti dalle scuole<br />

milanesi; pochi i giornalisti già affermati<br />

e inseriti.<br />

“Uno <strong>dei</strong> luoghi comuni più ricorrenti<br />

nel giornalismo è che le buone<br />

notizie ”non fanno vendere”, hanno<br />

insistito gli organizzatori.” Come<br />

tutti i luoghi comuni, anche questo<br />

ha un fondo di verità: ciò che fa vendere,<br />

infatti, sono le notizie e basta.<br />

Buone o cattive che siano. Ma in un<br />

mondo ormai dominato dall’inquietudine<br />

e dalla paura, in cui i media<br />

sembrano comunicare solo preoccupazioni,<br />

ansie e allarmi, diventa<br />

sempre più cruciale il compito di chi<br />

seleziona le notizie, individua i luoghi<br />

dove andarle a cercare, sceglie<br />

le parti da raccontare”.<br />

Parole straordinariamente simili a<br />

quelle usate proprio alla vigila del<br />

seminario dal presidente della Repubblica<br />

Giorgio Napoletano, che<br />

ha inviato un caldo messaggio ai<br />

partecipanti sollecitando i giornalisti<br />

a una maggiore responsabilità (le<br />

sintesi si trovano sui siti Affaritaliani.<br />

it e Redattoresociale.it).<br />

La conclusione si può attribuire al<br />

padre nobile Lamberto Sechi, applauditissimo<br />

nel suo confronto<br />

con l’allievo Giulio Anselmi. Niente<br />

eccessi ideologici né religiosi, ma<br />

un ritorno alle origini: stile asciutto,<br />

ricerca sul campo, molta documentazione,<br />

controllo rigoroso delle<br />

fonti. E, soprattutto, i fatti separati<br />

dalle opinioni. In questo modo anche<br />

i giornalisti possono fornire alla<br />

pubblica opinione una loro pedagogia,<br />

dando così un forte contributo a<br />

“migliorare il peggio”.<br />

*direttore di Affaritaliani.it<br />

16 Tabloid 6 / 2007


• Gli “inviati” dell’<strong>Ordine</strong><br />

lombardo: sopra, Tiziana<br />

Cauli, in alto a destra<br />

Giulio Maria Piantadosi<br />

e, sotto, Guido Romeo.<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

Le iniziative<br />

dell’<strong>Ordine</strong><br />

I vincitori delle Borse di studio<br />

“Un ponte dalla Lombardia all’Africa”<br />

“Un ponte dalla Lombardia<br />

all’Africa”: questo il titolo della<br />

Borsa di studio istituita dall’<strong>Ordine</strong><br />

<strong>dei</strong> giornalisti della Lombardia.<br />

Inizialmente prevista per due free<br />

lance, con un budget di 2 mila euro<br />

ciascuna. Vista l’eccellenza di alcuni<br />

curriculum tra le candidature prese<br />

in esame, il Consiglio ha deciso<br />

di portare da 2 a 3 il numero delle<br />

Borse di studio da assegnare e di<br />

aumentare il budget di ciascuna<br />

da 2mila a 2.500 euro. I 3 free<br />

lance iscritti all’<strong>Ordine</strong> lombardo<br />

che hanno vinto sono Tiziana Cauli<br />

(28 anni, professionista), Guido<br />

Romeo (36 anni, professionista) e<br />

Giulio Maria Piantadosi (27 anni,<br />

praticante) e sono stati inviati a<br />

seguire la Conferenza internazionale<br />

sui conflitti africani di Nairobi (Kenia)<br />

il 6, 7 e 8 dicembre 2007.<br />

L’iniziativa dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />

giornalisti della Lombardia, nata in<br />

collaborazione con il Coordinamento<br />

nazionale enti locali Pace e Diritti<br />

umani per l’Africa, l’Associazione<br />

Ilaria Alpi, Koinonia Community<br />

e Africa Peace Point, ha voluto<br />

mettere in luce le connessioni tra<br />

la lotta per il controllo delle risorse<br />

e altri fattori, quali ad esempio<br />

lo sviluppo, i diritti umani, le<br />

relazioni internazionali, l’ecologia<br />

e la demografia, incentivando il<br />

giornalismo d’inchiesta e indagine<br />

su questioni internazionali e, nel<br />

caso specifico, portare all’attenzione<br />

dell’opinione pubblica occidentale i<br />

problemi dell’Africa.<br />

Le Borse di studio erano<br />

esclusivamente riservate a<br />

giornalisti non dipendenti (free<br />

lance) iscritti all’<strong>Ordine</strong> della<br />

Lombardia, di età compresa fra i<br />

24 e i 40 anni, con passaporto in<br />

regola, con perfetta conoscenza<br />

delle lingue francese e inglese e<br />

con significative esperienze su temi<br />

africani.<br />

«E’ la prima volta che l’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />

giornalisti della Lombardia organizza<br />

un’iniziativa di questo genere<br />

e, visto il successo, intendiamo<br />

mettere in cantiere altri progetti<br />

similari – spiega Letizia Gonzales,<br />

presidente dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />

della Lombardia. - Nell’intento di<br />

valorizzare l’aggiornamento <strong>dei</strong><br />

colleghi free lance con particolare<br />

attenzione ai giovani. L’attuale<br />

presidenza, infatti, intende<br />

imprimere una svolta nell’attività<br />

dell’<strong>Ordine</strong> lombardo con nuove<br />

prossime iniziative, culturali e<br />

professionalmente formative».<br />

Contro la mafia<br />

Una firma<br />

per Lirio Abbate<br />

Il Consiglio<br />

dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />

giornalisti della<br />

Lombardia ha<br />

promosso una<br />

raccolta di firme<br />

in solidarietà a Lirio Abbate, il<br />

collega dell’Ansa di Palermo<br />

minacciato dalla mafia e costretto<br />

a vivere sotto scorta. Numerose<br />

iniziative sono state fatte nei mesi<br />

scorsi, ma è opportuno, oggi,<br />

non far cadere l’attenzione alla<br />

solidarietà nei suoi confronti.<br />

«Lirio Abbate è un cristallino<br />

e coraggioso esempio di<br />

deontologia, di ricerca della verità,<br />

così come prescrive il nostro<br />

codice e la nostra coscienza.<br />

Sono tanti i colleghi che, da<br />

Milano a Palermo, da Varese a<br />

Trapani, hanno la stessa tempra<br />

professionale e mantengono<br />

la schiena dritta, come aveva<br />

esortato a farel’ex presidente<br />

della Repubblica Carlo Azeglio<br />

Ciampi. Ma oggi Lirio Abbate<br />

è un esempio per tutti noi, per<br />

i giornalisti e per l’opinione<br />

pubblica, e in questo momento<br />

ha bisogno di tutti noi. Non va<br />

lasciato solo. Sappia il collega<br />

Lirio Abbate che i giornalisti<br />

lombardi gli sono vicini. Per<br />

questo lanciamo una raccolta di<br />

firme tra i nostri iscritti»: questo<br />

il testo proposto da Letizia<br />

Gonzales, presidente dell’<strong>Ordine</strong><br />

<strong>dei</strong> giornalisti della Lombardia,<br />

e sottoscritto, all’unanimità, dal<br />

Consiglio. Chi vuole sottoscrivere<br />

l’appello può scaricare il testo<br />

sul sito dell’<strong>Ordine</strong> www.odg.<br />

mi.it e rispedirlo firmato (nome<br />

e cognome, qualifica e testata<br />

oppure nome e cognome free<br />

lance) a tabloid@odg.mi.it o a<br />

odgmi@odg.i.it oppure ancora<br />

spedirlo (con firma leggibile) al fax<br />

dell’<strong>Ordine</strong>: 02/ 66716194.<br />

17


Le iniziative<br />

dell’<strong>Ordine</strong><br />

IL MONITO DI ANNA POLITKOVSKAJA AL CIRCOLO DELLA STAMPA DI MILANO<br />

«Vivo e scrivo ciò che vedo»<br />

I firmatari di “Per non dimenticare” hanno ricordato la giornalista russa uccisa il 7 ottobre<br />

2006. Sconosciuta in Patria, per i suoi coraggiosi reportage era ben nota in Occidente,<br />

dove veniva spesso. Diceva: «La gente è la mia protezione, la mia salvezza».<br />

La giornalista russa Anna Politkovskaja,<br />

uccisa il 7 ottobre 2006 sul<br />

portone di casa a Mosca, probabilmente<br />

fa più male al presidente<br />

Vladimir Putin da morta piuttosto<br />

che da viva. È questa una delle<br />

tesi emerse da parte <strong>dei</strong> numerosi<br />

relatori in un convegno dal tema<br />

significativo, “Per non dimenticare”,<br />

promosso il 6 ottobre scorso,<br />

al Circolo della Stampa di Milano,<br />

dai firmatari di Non dimenticare<br />

Anna Politkovskaja e dall’<strong>Ordine</strong><br />

<strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia.<br />

«Non dimentichiamo anche i nostri<br />

colleghi italiani che sono perseguitati<br />

solo perché hanno osato approfondire,<br />

indagare, testimoniare<br />

Hanno aderito all’iniziativa:<br />

Affaritaliani.it, Arci Lombardia, Articolo<br />

21, Associazione Memorial Italia,<br />

Associazione Radicale “Enzo Tortora”,<br />

Associazione Saveria Antiochia<br />

Omicron, CGIL Lombardia, Circolo<br />

Rosselli Milano, Comitato per la<br />

Foresta <strong>dei</strong> Giusti, Comitato per la<br />

pace nel Caucaso, Commissione<br />

Pari Opportuinità Fnsi, Corsi di<br />

laurea in Comunicazione (Cim/Ecm)<br />

dell’Università di Pavia, Critica Liberale,<br />

Fondazione Donna di Milano,<br />

Donne in nero di Bologna, Fondazione<br />

europea Dragan, Libera, Regione<br />

Lombardia, Master in Giornalismo,<br />

Alta Scuola in Media comunicazione e<br />

spettacolo dell’Università Cattolica<br />

del Sacro Cuore di Milano, Master<br />

in giornalismo dell’Università<br />

degli studi di Milano, Memorial<br />

internazionale Mosca, Sinistra<br />

liberale, Stampa Estera Milano.<br />

Tonino Muci (3)<br />

realtà difficili», ha detto Letizia<br />

Gonzales, presidente <strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Giornalisti</strong> della Lombardia, durante<br />

l’apertura <strong>dei</strong> lavori del convegno<br />

seguito, per un’intera mattinata,<br />

da circa trecento persone.<br />

Chi era la Politovskaja<br />

La giornalista Anna Politkovskaja<br />

ha pubblicato centinaia di articoli,<br />

interviste e inchieste soprattutto<br />

sulla Cecenia su Novaja Gazeta<br />

dal 1998 al 2004. Era sconosciuta,<br />

nella sua Patria, al grande pubblico<br />

eppure i suoi coraggiosi reportage<br />

sulle violazioni <strong>dei</strong> diritti umani a<br />

Groznyj come in tutta la Russia<br />

erano ben noti in Occidente.<br />

Ecco gli stralci di alcuni interventi.<br />

Taisa Izmailova, già giornalista del<br />

Grozninskij Rabochij, presidente della<br />

diaspora in Belgio: «In un convegno<br />

a Bruxless, poche settimane prima<br />

di essere assassinata, ricordo che<br />

un collega le aveva chiesto “Ana, ma<br />

non hai paura? E’ un miracolo che sei<br />

ancora viva”. Molti ceceni, persone<br />

comuni, militari, funzionari avevano<br />

il suo numero di telefono, il suo indirizzo<br />

e la chiamavano e si confidavano<br />

con lei. Ana era l’unica persona a<br />

cui tanti ceceni che avevano perso la<br />

speranza di avere giustizia potevano<br />

rivolgersi. E nessuno aveva la sua costanza,<br />

testardaggine e sincerità. Ma<br />

negli ultimi tempi anche il suo giornale<br />

• Da sinistra Anna<br />

Politkovskaja e al<br />

microfono l’attrice Lella<br />

Costa durante il convegno<br />

al Circolo della Stampa.<br />

18 Tabloid 6 / 2007


le aveva chiesto di non occuparsi così<br />

tanto della Cecenia. Per le trasferte le<br />

davano 30 dollari. In Russia oggi c’è<br />

solo la verità di Putin, non ci possono<br />

essere altre verità. E’ difficile fare informazione<br />

in Cecenia. Oggi i giornalisti<br />

ci raccontano della ricostruzione e di<br />

normalità, ma la verità è un’altra ed è<br />

quella di cui parlava Anna».<br />

Francesca Sforza, inviata in Cecenia<br />

per La Stampa: «Anna era il punto<br />

di riferimento obbligato per qualsiasi<br />

giornalista occidentale che dovesse<br />

andare in Cecenia. In Cecenia non ci<br />

sono viaggi autorizzati per i giornalisti.<br />

Quando ci siamo incontrate mi ha<br />

dato alcuni consigli utili per non essere<br />

arrestata. Lei in Cecenia c’è stata<br />

una cinquantina di volte quando non<br />

si poteva entrare. Conosceva la gente,<br />

i militari, aveva creato una fitta rete<br />

di rapporti con i ceceni.<br />

Per capire il contesto in cui è stata uccisa<br />

bisogna dire che Putin ha cecenizzato<br />

la Cecenia, per cui i clan sono<br />

gli uni contro gli altri. E’ quindi anche<br />

plausibile che possa essere stato un<br />

ceceno a ucciderla, per fare un favore<br />

ai russi che magari potevano anche<br />

fare a meno di quel favore. A Putin<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

Le iniziative<br />

dell’<strong>Ordine</strong><br />

la Politkovskaja nuoce molto di più<br />

da morta che da viva. Andava spesso<br />

e volentieri ai convegni all’estero,<br />

soprattutto in Europa, perché diceva<br />

che la gente era la sua protezione, il<br />

pubblico era la sua salvezza».<br />

Anna Raffetto, editor della Casa<br />

editrice Adelphi: «Sono stata con lei<br />

nella primavera del 2005 e abbiamo<br />

passato una giornata insieme al Festival<br />

di Mantova. Era una donna libera,<br />

intelligente che riferiva e scriveva tutto<br />

quello che vedeva. Diceva: “Io vivo ora<br />

e scrivo ciò che vedo”. E ancora: “Vale<br />

l’informazione prima di tutto, non ciò<br />

che penso io”. Quando dovevo contattarla<br />

per lavoro le scrivevo la e.mail;<br />

ma spesso i messaggi o non arrivavano<br />

o mi tornavano inditetro. Riusciva<br />

a viaggiare all’estero perché era nata<br />

a New York, ma mi diceva che doveva<br />

stare molto attenta a tutto, a chi<br />

incontrava perché riceveva minacce<br />

al telefono e via e.mail. Ogni mattina,<br />

uscendo di casa, controllava sotto la<br />

macchina se ci fosse una bomba”.<br />

Lella Costa, attrice: «L’avevo conosciuta<br />

al Festioval di Mantova. Mi<br />

aveva colpito la sua consapevolezza<br />

di essere in “scadenza”».<br />

I relatori<br />

del convegno<br />

Ha aperto i lavori Letizia<br />

Gonzales, presidente <strong>Ordine</strong><br />

<strong>dei</strong> giornalisti della Lombardia<br />

e sono intervenuti Susanna<br />

Camusso, segretario generale<br />

Cgil Lombardia, l’attrice Lella<br />

Costa, Francesca Gori, di<br />

Memorial Italia, curatrice del<br />

libro “La Cecenia <strong>dei</strong> bambini. I<br />

giovani raccontano la tragedia<br />

del Caucaso”, Frank Paul Weber,<br />

Stampa Estera Milano, Taisa<br />

Izmailova, già giornalista del<br />

Grozninskij Rabochij, presidente<br />

della diaspora cecena in Belgio,<br />

Mario Mauro, europarlamentare<br />

di Forza Italia, vice presidente<br />

del Parlamento europeo, Bruno<br />

Mellano, deputato della Rosa<br />

nel Pugno e membro della<br />

Commissione agricoltura della<br />

Camera <strong>dei</strong> Deputati, Anna<br />

Raffetto, editor di Adelphi,<br />

curatrice dell’edizione italiana di<br />

“La Russia di Putin”, Francesca<br />

Sforza, inviata del quotidiano<br />

La Stampa, autrice del libro<br />

“Mosca-Grozny, neanche un<br />

bianco su questo treno - Viaggio<br />

nella Cecenia di Vladimir Putin”,<br />

Luigi Lucenti dell’Arci Gay,<br />

Eleonora Voltolina, segretaria<br />

dell’Associazione radicale “Enzo<br />

Tortora” di Milano, il giornalista<br />

Rai Andrea Riscassi. Ha moderato<br />

il dibattito Salvatore Carrubba,<br />

editorialista de Il Sole 24 Ore.<br />

• Nella foto, Taisa Izmailova<br />

con la rivista cecena Parola,<br />

dedicata ad Anna Politkovskaja.<br />

19


La sessione autunnale dell’esame di<br />

Stato per diventare giornalisti professionisti<br />

ha spinto 180 praticanti (174<br />

del nostro <strong>Ordine</strong> e 6 di altri) a iscriversi<br />

al corso che abbiamo promosso,<br />

dall’1 al 6 ottobre, presso l’ Università<br />

Cattolica di Milano nella sede<br />

di via Morozzo della Rocca. Una vera<br />

e propria full immersion con tre prove<br />

scritte, durate complessivamente circa<br />

15 ore, alle quali si sono aggiunte<br />

5 ore di correzione individuale <strong>dei</strong> testi<br />

e altre 29 di lezioni teoriche (dieci<br />

delle quali dedicate alle materie giuridiche).<br />

La sera del 29 ottobre, due<br />

giorni prima della prova scritta presso<br />

l’Ergife Palace Hotel di Roma, Luisa<br />

Espanet ha sviluppato una serie di temi<br />

su moda e costume portando così<br />

il corso a 51 ore. All’auditorium “Don<br />

Alberione”, in via Giotto 36 a Milano,<br />

è stata la volta delle raccomandazioni<br />

di rito: evitare tracce di riconoscimento,<br />

non dimenticare documenti<br />

d’identità, controllare<br />

l’efficienza della<br />

macchina per scrivere,<br />

etc. Che cosa<br />

è mutato rispetto al<br />

passato? Nulla sotto<br />

il profilo formale (la<br />

frequenza a un corso<br />

di almeno 45 ore<br />

è obbligatoria per<br />

accedere all’esame<br />

di Stato, come stabilito<br />

dal Consiglio<br />

nazionale dell’<strong>Ordine</strong><br />

Le iniziative<br />

dell’<strong>Ordine</strong><br />

CORSI PRATICANTI, Le NOvITà deLLA SeSSIONe AuTuNNALe Myriam De Cesco, Dario Fertilio,<br />

Marco Mazzei, Cesare Romanò,<br />

Giovanni Santambrogio, Massimo<br />

A lezione di stile<br />

le firme di domani<br />

Fino al marzo scorso erano previste 120 ore nell’arco<br />

di tre mesi, per tre giorni la settimana. Oggi invece è<br />

una full immersion, con costi notevolmente ridotti per<br />

chi frequenta. Il 50% <strong>dei</strong> praticanti viene dalle province<br />

di Alberto Comuzzi<br />

il 5 luglio 2002 e ribadito nella seduta<br />

del 21-22 giugno 2005). Qualcosa<br />

nella sostanza. Fino al marzo 2007 i<br />

praticanti frequentavano un corso di<br />

120 ore che, nell’arco di tre mesi, li<br />

vedeva impegnati per tre giorni la settimana:<br />

mercoledì e venerdì sera, per<br />

le lezioni teoriche, sabato mattina,<br />

per le prove scritte. Da ottobre invece<br />

abbiamo preferito la formula della<br />

full immersion, con costi enormemente<br />

ridotti: 150 euro invece di 400<br />

d’iscrizione e, in media, con spese di<br />

trasporto passate da 360 a 60 euro<br />

(per un praticante proveniente da un<br />

luogo distante non più di 50 chilometri<br />

da Milano).<br />

I docenti<br />

Il corso ha permesso di avvicinare<br />

i giovani professionisti di domani a<br />

firme che, con il loro prestigio, onorano<br />

il giornalismo. Diversi colleghi<br />

- Carlo Verdelli, Leonardo Coen,<br />

COme vaLuta IL COrsO?<br />

Ottimo 4,8%<br />

Buono 56,8%<br />

Sufficiente 31,2%<br />

Insufficiente 7,2%<br />

Ferrari, Daniela Stigliano, Paolo Pardini<br />

- hanno animato intense ore di<br />

lezione, mentre altri - Enzo Crocetti,<br />

Angelo Gallizzi, Nino Gorio, Mariella<br />

Tanzarella, Angelo Montonati, Vincenzo<br />

Sansonetti, Paolo Zucca - si<br />

sono attivati nel dare consigli pratici<br />

per la stesura degli articoli. A spiegare<br />

la natura e l’importanza <strong>dei</strong> vari<br />

organismi di categoria sono intervenuti,<br />

nel ruolo istituzionale da essi<br />

ricoperto, Andrea Leone (Casagit),<br />

Guido Besana (Fnsi e Inpgi) e Marina<br />

Cosi (Fondo complementare).<br />

Il sondaggio<br />

La percezione di essere stati concretamente<br />

aiutati da giornalisti di<br />

consolidata esperienza emerge dalle<br />

risposte che 126 praticanti hanno<br />

dato al questionario predisposto<br />

ad hoc per misurare gradimento ed<br />

efficacia della full immersion. Due<br />

parole meritano di essere spese su<br />

questo elementare, ma utile strumento<br />

di verifica del lavoro svolto.<br />

Alla domanda “Come valuta il<br />

corso?”, hanno risposto: “ottimo”<br />

il 4.8% “buono” il 56.8, “sufficiente”<br />

il 31.2 e “insufficiente” il 7.2. Se<br />

si tiene conto che in quest’ultima<br />

percentuale sono racchiusi diversi<br />

praticanti che svolgono mansioni<br />

di grafico, si può tranquillamente<br />

sostenere che la nuova formula del<br />

corso è stata ampiamente apprezzata.<br />

Alla domanda “Come valuta la<br />

capacità espositiva <strong>dei</strong> docenti?”,<br />

lo 0.8% non ha risposto, il 3,2 ha<br />

risposto “ottimo”, l’87 “buono”, il<br />

33 “sufficiente”; ma, quel<br />

che più conta, neppure un<br />

praticante ha risposto “insufficiente”.Sostanzialmente<br />

positivo anche il giudizio<br />

che emerge dal terzo quesito<br />

posto, “Come valuta i suggerimenti<br />

offerti per la composizione<br />

<strong>dei</strong> testi?”: a fronte<br />

dell’11.2 % di “insufficiente”<br />

si collocano il 33.6 di “sufficiente”,<br />

il 39.2 di “buono” e<br />

il 14,4 di “ottimo”; l’1.6 non<br />

risponde. Capitolo a parte è<br />

20 Tabloid 6 / 2007


Tabloid 6 / 2007<br />

COme vaLuta La CaPaCItà<br />

esPOsItIva DeI DOCeNtI<br />

Ottimo 3,2%<br />

Buono 87%<br />

Sufficiente 33%<br />

Insufficiente 0%<br />

Non risponde 0,8%<br />

poi quello che riguarda la propensione<br />

<strong>dei</strong> praticanti interpellati a<br />

“seguire corsi d’aggiornamento a<br />

costi limitati”. Il 72 per cento si dice<br />

favorevole, il 28 contrario. Tra i favorevoli<br />

il 55,5 per cento prediligerebbe<br />

essere impegnato nei giorni<br />

feriali (contro il 42.2 che manifesta<br />

interesse per il fine settimana, mentre<br />

il 2 per cento non esprime alcun<br />

parere) e il 52.2 per cento sceglierebbe<br />

il giorno (contro il 44.4 che<br />

propende per la sera e il 3.4 per<br />

cento che non si esprime). Tra i suggerimenti<br />

e i consigli spiccano quelli<br />

di alcuni grafici (“avremmo bisogno<br />

di maggiori prove scritte”, lamentano<br />

giustamente e, ancor meglio,<br />

“vorremmo che l’esame, come in<br />

passato, tenesse conto del nostro<br />

Le iniziative<br />

dell’<strong>Ordine</strong><br />

particolare lavoro”) e di coloro che<br />

non hanno studi giuridici alle spalle<br />

(“è difficile assimilare norme e procedure<br />

spiegate nel linguaggio del<br />

diritto”, osservano).<br />

Le lezioni dell’avvocato Caterina Malavenda<br />

- a completamento di quelle<br />

degli avvocati Caterina Martinoli ed<br />

Elisa Cesari - sono state particolarmente<br />

apprezzate e sottolineate da<br />

fragorosi applausi.<br />

La prova del nove<br />

Certo, va ricordato che non sarà mai<br />

un corso, per quanto ben congegnato<br />

e strutturato di 50, 120 o 240 ore,<br />

a formare un buon giornalista. I colleghi<br />

commissari che hanno corretto<br />

le tre prove scritte confermano, tutti,<br />

che il livello medio di preparazione<br />

PrOPeNsIONe a seGuIre COrsI<br />

D’aGGIOrNameNtO a COstI LImItatI<br />

CONTRARIO<br />

28%<br />

(Base 126 rispondenti)<br />

FAVOREVOLE<br />

72%<br />

COme vaLuta I suGGerImeNtI OffertI<br />

Per La COmPOsIzIONe DeI testI<br />

Ottimo 14,4%<br />

Buono 39,2%<br />

Sufficiente 33,6%<br />

Insufficiente 11,2%<br />

Non risponde 1,6%<br />

era buono. Analizzando le prove simulate<br />

(sintesi di 30 righe e articoli<br />

di 3000 battute) la domanda che si<br />

ponevano era: pubblicherei questo<br />

testo? In almeno l’80 per cento <strong>dei</strong><br />

casi la risposta è stata affermativa.<br />

Dei 180 praticanti va ricordato che<br />

ben sessanta provenivano dalle<br />

Scuole di specializzazione (32 dal<br />

nostro Istituto “Carlo De artino”, 14<br />

rispettivamente dallo Iulm e dalla<br />

Cattolica), 114 da testate lombarde<br />

(televisione, radio, carta stampata),<br />

6 da altre regioni.<br />

Elevato anche il numero <strong>dei</strong> praticanti<br />

occupati fuori dalla provincia<br />

di Milano, circa il 50%. Relativamente<br />

pochi, infine, i giovani impegnati<br />

nelle pagine della cronaca, circa il 18<br />

per cento del totale.<br />

Nei giorni feriali 55,5%<br />

Nei fine settimana 42,2%<br />

Non risponde 2%<br />

Il giorno 52,2%<br />

La sera 44,4%<br />

Nei giorni feriali 3,4%<br />

21


Primo piano<br />

RISULTATI deLLe eLezIONI deLL’ORdINe IN LOMBARdIA<br />

Da Franco Abruzzo<br />

a Letizia Gonzales<br />

I nomi e i seggi del nuovo Consiglio regionale. La Lombardia può contare, a Roma,<br />

su 15 professionisti e 12 pubblicisti. I numeri e le preferenze di eletti e non eletti<br />

L’attuale composizione del Consiglio<br />

<strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia è risultata<br />

dal responso delle elezioni di ballottaggio<br />

che si sono svolte lo scorso<br />

28 e 29 maggio. Le elezioni del 2007<br />

hanno sancito, con la prima riunione<br />

del nuovo consiglio direttivo il 7 giugno,<br />

il cambio di presidenza, con Letizia<br />

Gonzales che ha raccolto il testimone<br />

da Franco Abruzzo, consigliere<br />

dal 1986 e presidente dell’ente per 18<br />

anni ininterrotti, dal 15 maggio 1989.<br />

Nella sala Orlando dell’Unione del<br />

Commercio di Milano (presente<br />

l’avvocato Carlo Bossi dello studio<br />

notarile Antonio Carimati e i componenti<br />

l’ufficio elettorale presieduto da<br />

Gaspare Basile), hanno votato 1.475<br />

professionisti (20,26%) su 7.069<br />

iscritti all’omonimo elenco e 1.177<br />

pubblicisti (9,68%) su 12.156 iscritti<br />

all’omonimo elenco. Si sono presentati<br />

alle urne 241 professionisti in più e<br />

86 pubblicisti in più rispetto alla prima<br />

tornata del 20/21 maggio (l’aumento<br />

è più consistente se confrontato con<br />

il 2004: in tutto +349 professionisti e<br />

+ 392 pubblicisti). A scrutinio ultimato<br />

per il consiglio regionale si sono registrate<br />

12 schede nulle e 25 bianche<br />

per i professionisti, 18 bianche e 28<br />

nulle per i pubblicisti, mentre per i<br />

lombardi in consiglio nazionale sono<br />

risultate 25 bianche e 12 nulle per i<br />

professionisti e 13 bianche e 9 nulle<br />

per i pubblicisti.<br />

La mappa del Consiglio<br />

Il Consiglio regionale è composto<br />

da 9 consiglieri (6 professionisti<br />

e 3 pubblicisti), il Collegio revisore <strong>dei</strong><br />

conti da 2 prof. e 1 pubbl. Sostengono<br />

Letizia Gonzales 4 formazioni (Nuova<br />

Informazione, Movimento Liberi<br />

<strong>Giornalisti</strong>, Impegno sindacale e<br />

Senza Bavaglio) con 8 consiglieri su 9.<br />

Il cartello dell’ex presidente dell’<strong>Ordine</strong><br />

della Lombardia, Franco Abruzzo<br />

(“Movimento <strong>Giornalisti</strong> per<br />

la Costituzione”) è composto<br />

invece da tre formazioni (Stampa<br />

democratica, Quarto Potere e Tribuna<br />

Stampa) con 1 seggio.<br />

22 Tabloid 6 / 2007


CONSIGLIO NAZIONALE<br />

PROFESSIONISTI<br />

1. Bruno Ambrosi voti 731<br />

2. Stefano Jesurun 710<br />

3. Piergiorgio Acquaviva 675<br />

4. Michele Urbano 670<br />

5. Sergio Borsi 665<br />

6. Fabio Benati 655<br />

7. M.T. Gegia Celotti 652<br />

8. Marzio Quaglino 650<br />

9. Giuseppe M. di Gregorio 641<br />

1 0 . Pierpaolo Bollani 626<br />

1 1 . Stefano Natoli 623<br />

1 2 . Filippo Poletti 621<br />

1 3 . Saverio Paffumi 618<br />

1 4 . Laura Incardona 589<br />

1 5 . Marco Volpati 573<br />

Non eletti<br />

Marilisa Verti voti 543<br />

elena Golino 500<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

Primo piano<br />

Paolo Chiarelli 497<br />

david Messina 475<br />

daniela Stigliano 460<br />

Ruben Razzante 454<br />

Giuseppe Baiocchi 452<br />

Anna del Freo 445<br />

Gianni de Felice 439<br />

Andrea Morigi 435<br />

Stefano Camozzini 429<br />

Gerry Romano 414<br />

Giuseppe Ciulla 413<br />

Giuseppe Altamore 405<br />

Fabrizio Cassinelli 398<br />

CONSIGLIO NAZIONALE<br />

PUBBLICISTI<br />

1. Giacomo Metta voti 535<br />

2. Giuseppe Spatola 534<br />

3. Rino Felappi 533<br />

4. Massimo Cherubini 524<br />

5. Massimiliano Saggese 524<br />

Consiglio Regionale Professionisti<br />

1. Letizia Gonzales 764<br />

2. Paolo Pirovano 742<br />

3. Alberto Comuzzi 695<br />

4. Mario Consani 673<br />

5. Laura Mulassano 675<br />

6. Franco Abruzzo 636<br />

Non eletti<br />

Amelia Beltramini 634 - Sebastiano Grasso 513<br />

Andrea Montanari 513 - Sergio d’Asnasch 479<br />

enrico Fedocci 477 - Lucia Bellaspiga 472<br />

Collegio <strong>dei</strong> revisori <strong>dei</strong> conti<br />

1. Ezio Chiodini 761<br />

2. Marco Ventimiglia 680<br />

3. Angela Battaglia (pubblicista) 553<br />

Non eletto<br />

Maurizio Michelini 442<br />

Consiglio Regionale Pubblicisti<br />

1. Stefano Gallizzi 614<br />

2. Laura Hoesch 540<br />

3. Mario Molinari 526<br />

Non eletti<br />

damiano Nigro 523 - Raffaella Parisi 500<br />

Giacinto Sarubbi 485<br />

6. Camillo Albanese 523<br />

7. Luigi Vigevano 521<br />

8. Nicoletta Morabito 519<br />

9. Marco Roncalli 518<br />

1 0 . Angelo Baiguini 518<br />

1 1 . Paolo Ferrari 515<br />

1 2 . dario Collio 511<br />

Non eletti<br />

domenico Tedeschi voti 500<br />

Franz Foti 495<br />

Jole zangari 491<br />

Onofrio Francioso 485<br />

Giuseppe Alberti 483<br />

Agostino Picicco 473<br />

Isotta Gaeta 473<br />

Assunta Currà 473<br />

Massimo Sala 468<br />

Alberto Arrigoni 465<br />

Franco Marelli Coppola 463<br />

emilio Pastormerlo 459<br />

23


Primo piano<br />

ecco i consiglieri<br />

Letizia GonzaLes, Presidente (professionista)<br />

dal 1964 all’84 ad “Amica”, Gruppo RCS. Trascorso quasi un anno da vicedirettore<br />

a “eva” (Rusconi), nell’ 1986 torna in RCS, come collaboratore<br />

freelance di “europeo”, “Capital” e “Bella”. Nel 1999 lascia, anche perché<br />

eletta al Consiglio regionale dell’<strong>Ordine</strong> e responsabile dell’Ufficio Relazioni<br />

con il Pubblico (Urp). Nel 2003 viene eletta nel Consiglio di amministrazione<br />

dell’INPGI, con il massimo <strong>dei</strong> voti. Ora è anche membro del consiglio direttivo<br />

della Società del Quartetto. Ha tenuto un corso di Giornalismo presso il<br />

Machina Institute di Brescia e per un anno ha svolto il ruolo di tutor al Master<br />

in Giornalismo presso l’università Statale di Milano.<br />

stefano GaLLizzi, vicepresidente (pubblicista)<br />

37 anni, laureato in Scienze Politiche. Ha iniziato la sua attività in alcune<br />

testate locali di Sesto San Giovanni, per poi passare a “La Notte” e a “L’eco<br />

di Bergamo” come collaboratore. Attualmente giornalista freelance, è corrispondente<br />

della “Gazzetta dello Sport”. dal 1995 al 2007 è stato consigliere<br />

nazionale dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong>, dove negli ultimi sei anni ha ricoperto la<br />

carica di membro del Comitato esecutivo.<br />

MaRio MoLinaRi, segretario (pubblicista)<br />

Giornalista, autore e regista. dal 1988 al 1991 coautore di programmi TV,<br />

servizi e videoclips; dal 1993 al 2005 a “Striscia la Notizia”, “Cronache Marziane”<br />

(Italia1), “Matrix” di enrico Mentana (Canale 5, ed. 2005 > 2006). docente<br />

all’Università degli Studi di Milano e di Genova. Regista ed autore di<br />

“Notte d’Altrove”, cortometraggio, e curatore di “Loose Change 2nd”, film<br />

inchiesta sui fatti dell’ 9/11. Autore di “Nebbia italiana”, monologo sull’incidente<br />

di Linate. Musicista, compositore.<br />

aLbeRto CoMuzzi, tesoriere (professionista)<br />

Ha lavorato al “Tempo”, durante la direzione di Guglielmo zucconi, un anno<br />

all’Assolombarda (Rapporti esterni) e cinque anni ad “Avvenire”. Laureato in<br />

Scienze Politiche all’Università Cattolica (1973) poi allla Scuola superiore delle<br />

comunicazioni sociali (1975). entrato alla Periodici San Paolo nel 1979 ha lavorato<br />

nei periodici del gruppo. Attualmente è capo servizio del mensile “Jesus”.<br />

PaoLo PiRoVano, consigliere (professionista)<br />

44 anni, milanese, attualmente è redattore dell’emittente televisiva Telenova.<br />

e’ stato collaboratore del “Corriere della Sera” e vicedirettore della radio<br />

americana Icn, Italian communication network, di New York, dove ha lavorato<br />

due anni. Ha pubblicato “Gli stadi di Italia 90”, tradotto in inglese e tedesco,<br />

e due monografie, “Milan 2001-2002” e “Juventus 2001-2002”.<br />

MaRio Consani, consigliere (professionista)<br />

Giornalista del “Giorno”, vive a Milano e si occupa di cronaca giudiziaria.<br />

Ha vissuto la stagione di Mani pulite e ha seguito processi importanti, come<br />

quelli per le stragi milanesi a cavallo degli anni ’70, l’omicidio Gucci, la tragedia<br />

all’aeroporto di Linate. Nato ad Asolo, nel Trevigiano, non lontano dai<br />

luoghi che fanno da sfondo alle oscure vicende di Piazza Fontana. Alla sua<br />

città di origine, da secoli terra di elezione per artisti e viaggiatori, ha dedicato<br />

il volumetto “Asolo per noi” (Aurelia edizioni, 2003).<br />

24 Tabloid 6 / 2007


Tabloid 6 / 2007<br />

Primo piano<br />

LauRa MuLassano, consigliere (professionista)<br />

In A.Mondadori dal 1958 al 1979, poi in Rcs. Nel 1983 ritorna in Mondadori,<br />

dove rimane fino al 1992 come coordinatrice del settore viaggi. Freelance in<br />

travel writing dal 1992 e cofondatrice di Neos, associazione di giornalisti di<br />

viaggi. Già nel passato Consiglio, ora ha incarichi di relazioni con il pubblico<br />

e di monitoraggio stampa, con particolare riguardo alle violazioni deontologiche<br />

nella commistione tra informazione e pubblicità.<br />

fRanCo abRuzzo, consigliere (professionista)<br />

dal 1989, per sette volte Presidente dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia.<br />

Ha alle spalle una lunga carriera di cronista giudiziario a “Il Giorno”<br />

(1964-1983). e’ stato caporedattore centrale de “Il Sole 24 Ore” (dal 1983<br />

al 2001). Ha fondato, assieme a Walter Tobagi e a Massimo Fini, la corrente<br />

di “Stampa democratica” della Fnsi. Protagonista delle battaglie in difesa<br />

della professione giornalistica agganciata all’università, è considerato uno<br />

<strong>dei</strong> maggiori esperti italiani di diritto dell’informazione, che insegna anche<br />

all’Università di Milano Bicocca e all’Università Iulm di Milano.<br />

LauRa HoesCH, consigliere (pubblicista)<br />

Avvocato civilista, esercita a Milano, dove dal 2000 al 2004 è stata membro<br />

del Consiglio dell’<strong>Ordine</strong>. Ha collaborato con l’Istituto di diritto del Lavoro<br />

della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Membro del Comitato<br />

di Redazione della rivista giuridica “Lavoro ‘80” e titolare fino al 2004<br />

di una rubrica settimanale sull’inserto “Corriere Lavoro” del “Corriere della<br />

Sera”, ha fatto parte di vari Comitati etici. dal 2006 è nel Consiglio degli<br />

esperti del Comune di Milano.<br />

ezio CHioDini, presidente revisori (professionista)<br />

Laureato alla Università Bocconi, ha lavorato con diversi incarichi a”Il Giorno”,<br />

“Il Mondo”, “Il Sole 24 Ore” e “ Corriere della Sera”.<br />

e’ stato direttore di “ GenteMoney”, “Club3” e Telenova. Autore di libri di<br />

divulgazione economica, è attualmente direttore del Servizio comunicazioni,<br />

rapporti con la stampa e relazioni esterne della Banca popolare di Milano. e’<br />

giornalista professionista dal 1971, dopo essere stato pubblicista.<br />

MaRCo VentiMiGLia, revisore <strong>dei</strong> conti (profesionista)<br />

46 anni, giornalista de l’ “Unità” dal 1989 e professionista dal 1992.<br />

Ha dapprima lavorato a Roma nella redazione Sportiva, dove ha seguito da<br />

inviato le principali manifestazioni, per poi passare nell’ufficio <strong>dei</strong> redattori<br />

capo occupandosi delle chiusure notturne del giornale. dal 2001 è redattore<br />

economico presso la sede milanese, di cui è stato rappresentante sindacale<br />

per 4 anni. Revisore <strong>dei</strong> conti dell’<strong>Ordine</strong> dal 2004.<br />

anGeLa battaGLia, revisore <strong>dei</strong> conti (pubblicista)<br />

Ha collaborato per dieci anni al “Corriere della Sera”, con 150 pubblicazioni,<br />

fino al 1996. dal 1986 dirige la rivista “Prevenzione cardiovascolare” e,<br />

dal 2004, il giornale on line “Comunicazione e forme”. Ha conseguito un<br />

Master in portavoce, con uno stage presso la Sala Stampa vaticana con<br />

Joaquin Navarro Walls. Impegnata nell’area comunicazione della difesa<br />

civica, è docente di comunicazione ai corsi gestiti dal CIOFS.<br />

25


1) Marco Volpati, esordisce nella<br />

redazione di Milano dell’“Avanti” nel<br />

1966. Professionista dal 1968. dal<br />

1970 al 1991 alla RAI: redattore del<br />

Giornale Radio a Milano, poi caposervizio.<br />

dal 1979 al TG3 Lombardia. dal<br />

1988 Capo della Redazione RAI della<br />

Liguria. Nel 1991 a Mediaset, Caporedattore<br />

centrale prima a Studio Aperto,<br />

poi al TG4. e’ stato vicesegretario<br />

della Fnsi, segretario dell’Algi, consigliere<br />

dell’<strong>Ordine</strong> in Lombardia e<br />

Consigliere Nazionale dall’89 al ‘92,<br />

Consigliere dell’Inpgi e del Fondo integrativo<br />

di Previdenza.<br />

2) bruno ambrosi, giornalista “storico”<br />

della televisione italiana, dai<br />

servizi giornalistici ancora sperimentali<br />

(1953) al TG2 voluto dalla riforma<br />

della RAI (1976), al TG3 degli anni ’90,<br />

dove ha chiuso la carriera come Caporedattore<br />

dopo essere stato inviato<br />

speciale in europa, Africa e America<br />

Latina. Autore di inchieste e servizi<br />

speciali e conduttore di una delle<br />

prime rubriche di approfondimento,<br />

“Az: un fatto come e perché”, per la<br />

quale meritò un “Premiolino”, è stato<br />

cronista di grandi eventi (la morte di<br />

1<br />

5<br />

Primo piano<br />

2 3<br />

i professionisti lombardi al Consiglio nazionale<br />

enrico Mattei, la tragedia del Vajont,<br />

il terremoto in Sicilia, l’inquinamento<br />

di Seveso, le missioni estere di Presidenti<br />

della Repubblica e Papi, la<br />

stagione del terrorismo, “Mani pulite”).<br />

Ha lasciato la RAI a metà degli<br />

anni ’90. Ha presieduto per nove anni<br />

l’Associazione per la formazione al<br />

giornalismo “Walter Tobagi” e l’Istituto<br />

per la Formazione al giornalismo<br />

“Carlo de Martino”, dove ha insegnato<br />

per l’intero periodo “Analisi critica<br />

<strong>dei</strong> mass media”.<br />

3) Maria teresa (Gegia) Celotti<br />

All’ufficio grafico di “Amica” dal 1973,<br />

partecipa alla fondazione di “Salve”<br />

nel 1976. Caporedattore dell’ufficio<br />

grafico a “Italia Oggi ” fin dall’esordio<br />

del quotidiano nel 1986, poi caporedattore<br />

a “Il Giorno” dal 1989.<br />

4) fabio benati, lavora a Lombardia<br />

Notizie, agenzia di stampa della Giunta<br />

regionale della Lombardia. durante<br />

la precedente legislatura è stato revisore<br />

<strong>dei</strong> Conti all’<strong>Ordine</strong> Nazionale,<br />

membro del collegio <strong>dei</strong> Probiviri della<br />

Fnsi ed ha partecipato ai lavori della<br />

Commissione Contratto.<br />

5) Pierpaolo bollani, ha iniziato<br />

la professione come collaboratore<br />

e corrispondente da Torino per<br />

“Tempo illustrato”, “L’espresso” e<br />

“Il Secolo XIX”. Praticante al mensile<br />

“Successo”, di cui ha curato la<br />

pubblicazione settimanale “Lettera<br />

riservata”. entrato al “Mondo”, ha<br />

seguito i settori Affari e tecnologie<br />

e, dal 1989 al 1996, è stato caposervizio<br />

della sezione esteri. Oggi<br />

responsabile del settore Carriere e<br />

professioni. Per tre mandati è stato<br />

consigliere nazionale della Fnsi, poi<br />

vicepresidente dell’Alg.<br />

6) Giuseppe M. Di Gregorio, è nato<br />

a Catania il 15-7-57 e vive a Milano<br />

dal 1986. Ha cominciato come critico<br />

cinematografico a “La Sicilia” di Catania,<br />

si trasferisce a Milano (collabora<br />

con “il Giornale ” di Montanelli) poi<br />

è praticante al settimanale televisivo<br />

“Telepiù”. Nel 1989 viene assunto da<br />

Candido Cannavò alla “Gazzetta dello<br />

Sport”, dove rimane fino al 1996.<br />

da quella data è redattore ordinario<br />

al “Corriere della Sera”, prima nella<br />

redazione della Lombardia e oggi agli<br />

eventi.<br />

26 Tabloid 6 / 2007<br />

6<br />

4<br />

7


7) Marzio Quaglino, milanese, 46<br />

anni, laureato in Lettere Moderne<br />

all’Università Cattolica di Milano, è<br />

professionista dal ’90. Ha iniziato in<br />

una tv locale, Canale 6 ha lavorato al<br />

quotidiano “Avvenire” e poi all’ufficio<br />

stampa della Coldiretti e delle Acli milanesi.<br />

Approdato nel ‘92 alla Rai, è<br />

ora capo servizio nella redazione economia<br />

del Tgr Lombardia. dal 1997 al<br />

’99 ha lavorato con enzo Biagi nella<br />

redazione del programma “Il Fatto”.<br />

8) Laura incardona, ex Ifg, praticante<br />

all’“Indipendente” di Riccardo<br />

Franco Levi. Ha lavorato tre anni al<br />

“Manifesto”. da quattro anni è vicecaporedattore<br />

nell’ufficio centrale di<br />

Flair, mensile della Mondadori.<br />

9) Michele urbano, laureato in Sociologia,<br />

con pubblicazione di una<br />

tesi sulla tecnica giornalistica. Classe<br />

1948, entra giovanissimo all’Unità di<br />

Milano: cronista, capocronista, inviato<br />

e infine caporedattore. Redattore<br />

capo in uno <strong>dei</strong> primi giornali on-line<br />

italiani. dal 2002 al 2007 è stato direttore<br />

di “<strong>Giornalisti</strong>”, il bimestrale edito<br />

unitariamente da Fnsi, <strong>Ordine</strong>, Inpgi,<br />

Casagit e Fondo. Attualmente dirige<br />

un trimestrale culturale edito da una<br />

Fondazione. e’ stato tesoriere dell’<strong>Ordine</strong><br />

nazionale.<br />

10) stefano natoli, 48 anni, è vice<br />

caposervizio a Radiocor, agenzia<br />

economico-finanziaria di “Il Sole 24<br />

Ore”. Scrive per ‘Ventiquattrominuti’,<br />

la free press del gruppo Sole 24 Ore,<br />

su argomenti legati principalmente alla<br />

cronaca milanese e lombarda. Per<br />

Il Sole 24 ore del Lunedì cura l’agenda<br />

degli appuntamenti macroeconomici<br />

e redige la rubrica di approfondimento<br />

congiunturale Focus Italia. Sul portale<br />

11<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

Primo piano<br />

del gruppo, www.ilsole24ore.com, recensisce<br />

libri di economia e finanza.<br />

11) saverio Paffumi, ha lavorato<br />

all’“Unità” dal ‘79 all’ ‘87 e all’“europeo”<br />

fino alla chiusura nel ‘94, occupandosi<br />

di cronaca, attualità, costume<br />

e spettacoli. Oggi freelance ha collaborato<br />

con Mondadori libri, Sperling<br />

e Kupfer, Touring Club, Il “diario della<br />

settimana”, il “Gambero Rosso”, Rai<br />

Sat-Gambero Rosso Channel, “Tuttoturismo”,<br />

Meridiani e “City”. Autore di<br />

libri, è direttore editoriale della rivista<br />

enogastronomica “RistorArte”.<br />

12) sergio borsi, professionista dal<br />

1963, lavorato a Il Popolo, all’Ansa,<br />

all’Avvenire e alla Rai (Milano, Torino<br />

e alla direzione generale di Roma) ed<br />

è stato direttore dell’eco di Bergamo.<br />

dal 1972 al 1978 responsabile dell’ufficio<br />

sindacale dell’Alg. dal 1978 al<br />

1981 vice segretario nazionale della<br />

Fnsi, è stato poi eletto segretario nazionale,<br />

incarico ricoperto dal 1981<br />

al 1985. Attualmente è consigliere di<br />

amministrazione della Casagit. dal<br />

2000 è consulente dell’Ufficio per le<br />

comunicazioni sociali della diocesi di<br />

Milano.<br />

13) filippo Poletti, è laureato in<br />

musicologia e, parallelamente, ha<br />

studiato chitarra e composizione al<br />

8<br />

12<br />

13<br />

Conservatorio di Milano. Ha collaborato<br />

a diverse testate nazionali come<br />

“Corriere della Sera”, “Il Giornale” e<br />

“Avvenire”. dal 2006 è redattore ordinario<br />

della “Padania”. All’attività giornalistica<br />

affianca quella di consulente<br />

nel settore della comunicazione politica<br />

e istituzionale.<br />

14) Piergiorgio acquaviva, a “Il<br />

Giorno” dal dicembre 1972, dal 1997<br />

caporedattore dell’ufficio di Milano e<br />

vaticanista del “Quotidiano Nazionale”<br />

(“Il Giorno-Il Restodel Carlino-La<br />

Nazione”). Laureato in Scienze politiche<br />

all’Università Cattolica di Milano,<br />

ho studiato un anno, nel 1987-88,<br />

all’Università di Stanford (California)<br />

con una borsa di studio per il programma<br />

“John Knight Fellowship for<br />

professional journalists”.<br />

15) stefano Jesurum, è nato a Milano<br />

nel 1951. Laureato in Filosofia<br />

all’Università Statale della sua città,<br />

ha iniziato il lavoro giornalistico partecipando<br />

alla fondazione de “il Nuovo”<br />

di Firenze, primo tabloid locale<br />

italiano. Passato poi alla cronaca de<br />

“Il Giorno”, ha condiviso l’esperienza<br />

della nascita di “la Repubblica” dove<br />

è rimasto fino al 1981. Inviato speciale<br />

all’“europeo”, a “Oggi” e poi di nuovo<br />

all’“europeo” (1986) fino alla chiusura<br />

del giornale. dal 1996 è al “Corriere<br />

della Sera”. Ha collaborato a programmi<br />

televisivi di Beniamino Placido<br />

ed enzo Biagi. È autore di romanzi,<br />

racconti e saggi.-<br />

14<br />

9<br />

10<br />

27<br />

15<br />

17


Primo piano<br />

i pubblicisti al Consiglio nazionale<br />

1) angelo baiguini, 49 anni, ha iniziato<br />

a lavorare nel settimanale “Giornale<br />

di Merate”, divenendone direttore<br />

nel 1992. Ha fondato diversi settimanali,<br />

tra cui il “Giornale di Monza”, il<br />

“Giornale di Treviglio” e il “Giornale di<br />

Vimercate”.<br />

2) Dario Collio, nel 1984 fonda il<br />

settimanale “La Gazzetta della Martesana”.<br />

Attualmente opera nel gruppo<br />

editoriale dmedia spa, che ha creato<br />

“Netweek-Media Locali” con 29 testate<br />

e 274.000 copie diffuse in Lombardia<br />

e Piemonte.<br />

3) Massimo Cherubini, 42 anni,<br />

laureato in Sociologia con indirizzo<br />

comunicazione mass media. dal gennaio<br />

2003 è capo ufficio utampa di<br />

AssoGenerici (Associazione Nazionale<br />

delle Aziende produttrici di Farmaci<br />

Generici). dal 2005 è partner di Value<br />

Relations, agenzia di comunicazione<br />

specializzata nella gestione degli uffici<br />

stampa in ambito salute.<br />

4) Marco Roncalli, 46 anni, ha collaborato<br />

con “Il Giornale di Bergamo-<br />

Oggi”, “epoca” e l’inserto domenicale<br />

del “Sole 24ore”. Oggi collabora alle<br />

pagine culturali di “Jesus”, “Club3”,<br />

“Luoghi dell’Infinito”, e ad Agorà di<br />

“Avvenire” come editorialista. Autore<br />

di una quindicina di libri sulla storia<br />

della chiesa e il papato. Ha guidato<br />

per 15 anni l’Ufficio Stampa edizioni<br />

San Paolo, da tre è capo ufficio stampa<br />

del Gruppo editoriale La Scuola.<br />

5) Luigi e. Vigevano, redattore ad<br />

“Annabella” dal 1964 al 1967 e a “Panorama”<br />

dal 1967 al 1986. Collabora<br />

a varie pubblicazioni Mondadori, periodici<br />

nazionali e internazionali. Caporedattore<br />

<strong>dei</strong> femminili al Gruppo<br />

Fabbri sino al 1989, poi alla gestione<br />

<strong>dei</strong> Tecnici etas-Bompiani-Sonzogno.<br />

Nel giugno 1995 progetta e poi dirige<br />

la rivista “Tuttocavallo”. Nel 2003 è direttore<br />

del bimestrale “Italia e’”.<br />

6) Paolo antonio M. ferrari<br />

dal 1972 al ‘78 nella comunicazione tv<br />

e collaboratore RAI. dal 1983 al ‘91,<br />

per Rete A, cura servizi e rubriche,<br />

collabora al Tg di emilio Fede, è inviato<br />

di guerra. dal 1996 al 2003 è alla<br />

direzione di Lombardia 7, dell’agenzia<br />

di stampa Action Movie, delle testate<br />

“Bergamo Turistica” e “Parliamone”.<br />

dal 2004 a oggi dirige “TV7News”,<br />

dal 2006 “Il Giornale Sebino”.<br />

7) Giacomo Metta, laureato in<br />

scienze economiche, è pubblicista<br />

dal 1992. Ha diretto il settimanale “Il<br />

nuovo giornale di Sesto” e il mensile<br />

“Trenta giorni tra Langhe, Monferrato<br />

e Roero”.<br />

8) nicoletta Morabito, dal 1981-<br />

1983 a Commercio e Turismo (Confcommercio).<br />

dal 1980 ha collaborato<br />

a “Il Sole 24 Ore”, “Bella”, “Quaderni<br />

di Controinformazione”, “Giornale<br />

del Farmacista”, “Giornale del Medico”,<br />

“Tecnica Ospedaliera”, “Il Latte”.<br />

Collabora con “Io donna”.<br />

9) Giuseppe spatola, ha iniziato a<br />

16 anni collaborando con Teletutto,<br />

emittente privata bresciana, per poi<br />

passare a “Il Giorno” e, nel 1997, al<br />

“Corriere della Sera”. e’ giornalista<br />

professionista dal 6 ottobre del 2006,<br />

scegliendo comunque di rimanere<br />

iscritto tra i pubblicisti (elenco a cui<br />

appartiene dal 1995).<br />

10) Rino felappi, inizia, nel ‘46, come<br />

corrispondente da Sesto San Giovanni<br />

per il “Quotidiano l’Italia” e per<br />

l’Ansa. dal 1948 in poi è corrispondente<br />

per Rai, “Corriere della Sera”,<br />

“Corriere d’Informazione”, “La Notte”,<br />

“Corriere Lombardo”. Nel 1951 fonda<br />

e dirige il settimanale sportivo “La<br />

Gazzetta Cittadina” e il mensile “Grattacielo”;<br />

nel 1953, il settimanale indipendente<br />

“L’informatore”. Nel 1956 è<br />

assunto a “Il Giorno”; collabora con<br />

“l’espresso”, è inviato per il settimanale<br />

“Lo sport illustrato”.<br />

11) Massimiliano saggese, nato<br />

a Milano il 9 agosto 1967, ha conseguito<br />

il diploma di maturità classica.<br />

Pubblicista dal 2002. Collabora al “Il<br />

Giorno” dal 1992 e come collaboratore<br />

fisso dal 2000.<br />

12) Camillo albanese, studioso di<br />

storia del Mezzogiorno. Ha pubblicato<br />

una ventina di opere con Sperling &<br />

Kupfer, Franco Angeli, esi, Newton &<br />

Compton e Mursia.<br />

28 Tabloid 6 / 2007<br />

2<br />

6<br />

10<br />

8<br />

11<br />

1<br />

4<br />

5<br />

3<br />

12<br />

7<br />

9


Tabloid 6 / 2007<br />

Multimedialità<br />

ConsIglI utIlI per ChI lavora “navIgando”<br />

News dal web<br />

In dieci anni, con la tecnologia, è cambiato tutto. Ma<br />

al centro c’è sempre il lettore. Il direttore di Corriere.it<br />

racconta come sta cambiando la nostra professione<br />

di Marco Pratellesi*<br />

Negli ultimi anni molto si è dibattuto<br />

sul destino del giornalismo, fra morte<br />

del quotidiano e futuro della professione.<br />

Ma il futuro è già qui. Nelle nostre<br />

redazioni le trasformazioni sono<br />

in atto ormai da un decennio, anche<br />

se a volte stentiamo ad ammetterlo o<br />

fingiamo di non saperlo.<br />

Alla fine degli anni Novanta la battaglia<br />

fu convincere gli editori a fornire<br />

l’accesso a internet e alla posta elettronica<br />

a tutti i giornalisti. “Perdono<br />

tempo”, era l’obiezione. Oggi, internet<br />

e posta elettronica sono strumenti<br />

talmente imprescindibili nelle redazioni<br />

che se si fermano ci sentiamo<br />

perduti.<br />

Un “marciapiede” online<br />

In questi dieci anni è cambiato tutto.<br />

Si è velocizzato il ciclo delle notizie e i<br />

quotidiani sono invecchiati come non<br />

era mai accaduto nei precedenti tre<br />

secoli. Non è cambiata la professione,<br />

è cambiato il modo di lavorare. Fino<br />

alla fine degli anni Novanta una buona<br />

parte del mio lavoro si svolgeva sul<br />

marciapiede: dalla procura al tribunale,<br />

dalla questura al carcere, non tralasciando<br />

bar e ristoranti dove potevo<br />

incontrare avvocati e magistrati. Il giro<br />

aveva uno scopo: raccattare notizie e<br />

storie da raccontare sul giornale. Oggi<br />

non è cambiato molto, da questo<br />

punto di vista. Certo, la sveglia suona<br />

un po’ prima (nelle redazioni online si<br />

comincia a lavorare alle 7 e si tira fino<br />

alle 24), ma l’obiettivo è sempre<br />

lo stesso: trovare notizie, raccontare<br />

storie e informare i nostri lettori. Al<br />

marciapiede abbiamo sostituito la<br />

rete, fonte inesauribile di notizie se<br />

usata con discrezione e esperienza:<br />

dai siti ufficiali delle istituzioni ai blog,<br />

dai social network, come YouTube o<br />

Facebook, ai siti scientifici.<br />

Il flusso di lavoro e i pixel<br />

Redattori e collaboratori navigano sul<br />

web, escono fuori quando necessario<br />

e usano il telefono per inseguire una<br />

notizia e raccontarla. E non solo. Le<br />

notizie sul web vengono date con le<br />

parole, ma anche con le immagini (video<br />

e foto) o con la voce (i file audio<br />

di testimoni, inviati sul posto) quando<br />

è possibile ed opportuno.<br />

Spesso, nei convegni, sento dire che<br />

“la professione è finita”. Io credo invece<br />

che questo sia uno <strong>dei</strong> momenti<br />

migliori per fare il giornalista: per la<br />

ricchezza delle fonti e per la possibilità<br />

che abbiamo di esprimerci con più<br />

linguaggi per raccontare con maggiore<br />

forza e completezza una storia.<br />

Ma, soprattutto, perché con la rete<br />

il giornalismo è sceso dalla torre per<br />

avvicinarsi al pubblico. Oggi il lettore<br />

è centrale, un protagonista dell’informazione<br />

che dialoga, suggerisce,<br />

commenta, corregge, impone temi<br />

e notizie sul “suo” giornale. Questo<br />

nuovo pubblico, nato con internet,<br />

vuole essere ascoltato e non sembra<br />

più tollerare un giornalismo che sfugge,<br />

presuntuoso o spaventato dal<br />

confronto. Difficile disegnare scenari<br />

in un momento in rapida evoluzione.<br />

Ma se ci atteniamo alle trasformazioni<br />

in atto possiamo trarre due indicazioni<br />

certe: i quotidiani stanno riducendo<br />

i formati, i siti web li stanno ampliando.<br />

Dalla risoluzione a 800 pixel, siamo<br />

passati a quella 1024 che occupa<br />

l’intero schermo <strong>dei</strong> nostri computer.<br />

Le notizie sui siti aumentano giorno<br />

dopo giorno e diventano sempre più<br />

ricche. La notizia breve, asciutta, che<br />

imperversava nei siti dieci anni fa,<br />

sta lasciando il passo alle inchieste,<br />

agli approfondimenti testuali e multimediali.<br />

La velocità, il tempo reale,<br />

si è fatto meno importante man mano<br />

che è cresciuta la profondità e la<br />

qualità dell’informazione in grado di<br />

soddisfare il lettore più esigente.<br />

Presto avremo redazioni web molto<br />

più ricche di figure professionali<br />

in grado di svolgere il lavoro a 360<br />

gradi. Il quotidiano stampato diverrà<br />

sempre più complementare rispetto<br />

al flusso delle notizie “bruciate” dalle<br />

reti. Sarà più piccolo, più magro,<br />

ma anche più autorevole, di qualità e<br />

in grado di dare al lettore quello che<br />

nessun altro media può dare. Questa<br />

trasformazione avrà come protagonisti<br />

i giornalisti è potrà avvenire solo<br />

quando tutti, carta e web, capiremo<br />

che non è importante il mezzo su cui<br />

si pubblica, ma la qualità dell’informazione<br />

che offriamo ogni giorno ai<br />

nostri lettori.<br />

*Direttore di Corriere.it è autore<br />

di New Journalism, teoria<br />

e tecnica del giornalismo<br />

multimediale, Bruno Mondadori,<br />

2004. E’ stato cronista di<br />

giudiziaria e ha vinto il Premio<br />

cronista dell’anno nel 1997<br />

per l’inchiesta sul riciclaggio<br />

di denaro sporco Phoney Money.<br />

Dal febbraio 1999 si occupa<br />

di informazione online e insegna<br />

Teoria e tecniche <strong>dei</strong> nuovi media<br />

all’Università di Siena.<br />

29


Il concetto di web 2.0 ben si adatta<br />

all’attualità del fotogiornalismo. I<br />

lavori che meglio di altri esemplificano<br />

questo tipo di fotogiornalismo<br />

sono gli “audiovisivi”. Potrei usare<br />

termini inglesi come “interactive<br />

features” o “audioslideshow”<br />

o “online photojournalism”, ma<br />

questa traduzione italiana - una<br />

volta tanto - ben racchiude e riassume<br />

tutte le caratteristiche <strong>dei</strong><br />

lavori di cui andremo a parlare.<br />

Gli audiovisivi, in voga ormai da<br />

qualche anno, sono una realtà consolidata<br />

del fotogiornalismo contemporaneo:<br />

sono servizi fotografici<br />

abbinati a contributi audio registrati<br />

in presa diretta (spesso dallo stesso<br />

fotografo, ma non necessariamente)<br />

e montati in modo da ottenere<br />

un breve filmato da fruire comodamente<br />

on line.<br />

Files flash e video in rete<br />

Parlando più tecnicamente, sono<br />

<strong>dei</strong> files in formato flash o delle<br />

semplici pagine web o addirittura<br />

files video: molto leggeri, facilmente<br />

esportabili sui siti e facilmente<br />

scaricabili dal visitatore. Quindi<br />

l’introduzione dell’audio (con interviste,<br />

testimonianze, rumori di<br />

sottofondo, voci narranti) è la vera<br />

novità in questo settore del giornalismo<br />

e della fotografia. Volete un<br />

esempio? Guardatevi Kingsley’s<br />

Crossing, il viaggio di sei mesi del<br />

Fotogiornalismo<br />

Una nIcchIa della categorIa In rapIda evolUzIone<br />

Fotogiornalisti<br />

...da ascoltare<br />

Una volta bastava la macchina fotografica, ora sono<br />

gli audiovisivi a far la differenza. I reportage<br />

d’inchiesta fanno audience sul web, ma possono<br />

dare una mano a salvare anche i giornali di carta<br />

di Leonardo Brogioni<br />

23enne Kingsley, un ragazzo camerunense<br />

che decide di abbandonare<br />

il suo paese, la sua famiglia, i suoi<br />

amici, per cercare fortuna in Europa.<br />

Sei mesi di traversata dal Cameroun<br />

alla Francia (passando per Nigeria,<br />

Algeria, Marocco, Spagna), documentati<br />

in ogni momento dal fotografo<br />

Olivier Jobard di Sipa Press.<br />

Un lavoro molto professionale, con<br />

l’audio che si integra con le foto, ne<br />

accresce il valore informativo. Il tutto<br />

è molto efficace da un punto di vista<br />

giornalistico e anche interessante da<br />

vedere e da ascoltare grazie all’uso<br />

del montaggio e della grafica.<br />

L’audiovisivo consente di approfondire<br />

e diffondere il tema affrontato<br />

con una ricchezza e una quantità di<br />

materiale impensabile per qualsiasi<br />

altro mass media (un numero così alto<br />

di immagini non potrebbe trovare<br />

spazio su una rivista, ad esempio).<br />

Ce ne sono tantissimi in rete, di questi<br />

audiovisivi fotogiornalistici, tanto<br />

che alcuni siti si sono presi la briga<br />

di raccoglierli, ad esempio Interactive<br />

Narratives (del professor De<br />

Vigal), Photography channel e altri.<br />

Ci sono poi concorsi come Best of<br />

Photojournalism (organizzato da<br />

Nppa), National Magazine Award<br />

(della American Society of Magazine<br />

Editors), Pictures of the Year International,<br />

che hanno istituito delle<br />

categorie riservate al fotogiornalismo<br />

mutimediale. Recentemente è<br />

stato organizzato un frequentatissimo<br />

workshop per la realizzazione di<br />

audiovisivi fotogiornalistici. Un successo<br />

che si sta consolidando.<br />

Le Monde ha fatto scuola<br />

Non è difficile attrarre gente su un<br />

sito, ma è molto difficile tenerla lì’.<br />

E gli slideshow, ma soprattuto gli<br />

audiovisivi lo fanno, ci riescono,<br />

funzionano.<br />

Lo ha capito Le Monde che ha deciso<br />

di dare ampio spazio a Territoires<br />

de Fictions, che è il progetto di un<br />

gruppo di 52 fotografi francesi decisi<br />

a ridefinire il linguaggio del fotogiornalismo<br />

in collaborazione con<br />

creativi, montatori, operatori audio<br />

e grafici, al fine di realizzare un lavoro<br />

sull’identità francese. Da questa<br />

collaborazione è nato un nuovo<br />

prodotto chiamato “POM” (Petite<br />

oeuvre multimédia ovvero Piccola<br />

Opera <strong>Multimediale</strong>). Alcune considerazioni:<br />

1) i lettori si spostano su<br />

internet (siti e blog) e sui suoi accessori<br />

o surrogati (podcast e telefonini)<br />

e sono lettori interessanti, giovani,<br />

colti e benestanti; 2) la pubblicità li<br />

segue, quindi gli inserzionisti migrano<br />

sulla rete alla caccia di questa<br />

ghiotta preda; 3) gli editori assecondano<br />

gli inserzionisti e incrementano<br />

la loro presenza on line perchè<br />

con essa incrementano gli introiti<br />

da pubblicità; 4) di conseguenza i<br />

siti internet sono interessati a fornire<br />

30 Tabloid 6 / 2007


•<br />

Alcuni siti che<br />

raccolgono audiovisivi<br />

fotogiornalistici e concorsi.<br />

A destra in basso<br />

il racconto fotografico<br />

del camerunense Kingsley.<br />

prodotti editoriali che tengano sulle<br />

pagine del loro sito i visitatori, al fine<br />

di fargli vedere sempre più pubblicità;<br />

5) quindi gli audiovisivi e i contenuti<br />

interattivi sono uno strumento<br />

ideale per raggiungere questo scopo,<br />

perchè sono graditi al pubblico<br />

e consentono al giornale di offrire<br />

un prodotto denso di competenza,<br />

analisi, narrativa, spiegazioni, contesto:<br />

un prodotto giornalistico che<br />

raggiunge un duplice scopo: fare informazione<br />

di qualità e guadagnare<br />

dalla pubblicità.<br />

Cosa succederà ai fotografi?<br />

Tutto ciò cosa significa per i fotografi,<br />

destinati a utilizzare l’audio oltre<br />

che le immagini, a passare molto<br />

tempo in operazioni di editing e di<br />

montaggio, a vedere stravolte le regole<br />

che nel passato stabilivano un<br />

valore per i loro servizi in esclusiva?<br />

Chi li ripagherà di questo surplus di<br />

lavoro? E quanto dovrebbero essere<br />

pagati per questi nuovi prodotti<br />

multimediali, per questo lavoro di<br />

giornalismo che comporta dispendio<br />

di energie, di tempo, acquisizione<br />

di professionalità nuove?<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

Fotogiornalismo<br />

A queste nuove esigenze dell’editoria<br />

hanno saputo rispondere bene<br />

i cosiddetti “fotografi di staff”<br />

statunitensi (i fotografi interni <strong>dei</strong><br />

quotidiani: figura pressochè sconosciuta<br />

alle redazioni italiane), i quali<br />

hanno i mezzi (messi a disposizione<br />

dall’editore), l’obbligo (gli editori<br />

vogliono questi prodotti) e anche la<br />

necessità di realizzare nuovi e creativi<br />

servizi (come ha detto la Schiller,<br />

fotografa del NYT, che si è trovata<br />

a doversi inventare degli strumenti<br />

per combattere lo strapotere delle<br />

grandi agenzie fotografiche che rischiava<br />

di rendere i fotografi di staff<br />

poco convenienti per i quotidiani). Il<br />

fotogiornalista è tornato ad avere il<br />

controllo sull’intero servizio: sceglie<br />

le foto, i tagli di ogni immagine, la<br />

sequenza, la modalità di presentazione,<br />

il senso e il significato dell’intero<br />

servizio grazie al lavoro di montaggio<br />

e di abbinamento con l’audio<br />

(un modo per tornare al fotoreporter<br />

degli anni ‘60 che si metteva<br />

accanto all’art director e decideva<br />

l’impaginazione del suo servizio).<br />

Ma qui da noi cosa potrà succedere?<br />

Avranno seguito i tentativi di<br />

E’ più semplice fare buona informazione<br />

con delle belle immagini. I giornali<br />

italiani si dotino di uno staff di fotografi<br />

cambiamento che hanno portato<br />

all’invenzione e alla diffusione degli<br />

audiovisivi fotogiornalistici? Ci sarà<br />

una domanda e un’offerta?<br />

Le inchieste fanno audience<br />

I giornali italiani si devono dotare di<br />

fotografi di staff: questa potrebbe<br />

essere l’occasione, la svolta, per<br />

l’editoria italiana di uniformarsi alle<br />

buone abitudini di quella straniera.<br />

Oppure potrebbe succedere che<br />

fotografi free lance vengano incaricati<br />

di svolgere reportage e inchieste<br />

fotogiornalistiche. Il giornalismo<br />

di inchiesta fa audience e<br />

procura lettori.<br />

E Il fotogiornalismo deve essere prima<br />

di tutto giornalismo di qualità, di<br />

inchiesta. Occorre uscire dall’orticello<br />

<strong>dei</strong> fotografi, che vogliono far vedere<br />

quanto sono bravi a realizzare<br />

belle immagini, per prendere consapevolezza<br />

di appartenere a un team<br />

che lavora per l’informazione e non<br />

solo per le foto. Occorre che qualcuno<br />

ci consenta di fare questo.<br />

Tanto più che fare belle immagini<br />

è molto ma molto più semplice<br />

che fare buona informazione.<br />

Ma non dimentichiamoci che tutti<br />

questi bei discorsi sono appesi a<br />

un filo. Quello della connessione ad<br />

internet. Senza quella crolla tutto: la<br />

paura della pagina bianca deve farci<br />

riflettere.<br />

31


Tabloid 6 / 2007<br />

La voce<br />

delle province<br />

L’ ATALANTA RITIRA L’ACCREDITO STAMPA A UN COLLEGA<br />

Quel “pasticciaccio” da vip<br />

Un collaboratore dell’Eco di Bergamo, firma di punta del quotidiano, nel mirino<br />

della società di calcio per un corsivo ironico sulle leccornìe durante la partita allo stadio<br />

Una delle bandiere del giornalismo<br />

sportivo bergamasco fuori dallo<br />

stadio per una questione di pasticcini.<br />

L’Atalanta in questi ultimi<br />

tempi non è stata al centro delle<br />

cronache solo per la coraggiosa<br />

battaglia del suo presidente Ivan<br />

Ruggeri alla violenza ultrà. No, da<br />

metà ottobre l’Atalanta è scivolata…<br />

sulla crema (del bignè), sospendendo<br />

la tessera stagionale<br />

d’accesso a tribuna e sala stampa<br />

di Pier Carlo Capozzi, di professione<br />

imprenditore del settore alberghiero,<br />

pubblicista da quarant’anni<br />

e firma di punta de L’Eco di Bergamo,<br />

il più prestigioso e diffuso<br />

quotidiano cittadino. Capozzi da<br />

sempre scrive in punta di penna,<br />

occupandosi <strong>dei</strong> pezzi di colore<br />

con uno stile e un umorismo assolutamente<br />

inimitabili.<br />

Due bigné, un rigore<br />

Ebbene domenica 7 ottobre, il giorno<br />

dopo Atalanta-Udinese 0-0 giocata<br />

in anticipo il sabato pomeriggio,<br />

e preceduta della sfilata degli ex<br />

atalantini per celebrare il centenario<br />

della società, nella sua rubrica “L’altra<br />

partita”, intitolata “Come all’oratorio,<br />

ogni 11 angoli c’è un rigore”,<br />

Capozzi tra le altre cose ha criticato<br />

le capacità organizzative dell’Atalanta.<br />

E, soprattutto, ha raccontato di<br />

aver scoperto di “leccornie” in sala<br />

vip, aggiungendo di aver conquistato<br />

due cabaret di pasticcini per i<br />

giornalisti “minacciando ritorsioni su<br />

carta stampata”.<br />

Critica non gradita<br />

Del pezzo hanno riso tutti tranne<br />

il direttore aziendale dell’Atalanta,<br />

dottor Cesare Giacobazzi (il braccio<br />

destro del presidente Ruggeri),<br />

•<br />

Un’azione di Atalana-Udinese, occasione del corsivo ironico “indigesto”.<br />

che ha preso carta e penna e ha<br />

scritto a Capozzi, e per conoscenza<br />

a L’Eco di Bergamo, sospendendo<br />

la sua tessera (e chiedendone la restituzione)<br />

e invitandolo a trascorrere<br />

in modo diverso le domeniche<br />

pomeriggio, così da potersi divertire<br />

di più. Capozzi, che d’animo è un<br />

gentiluomo, non ha reso la tessera<br />

e non s’è più presentato allo stadio.<br />

Del caso si è interessato l’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />

A Varese e a Lecco<br />

giornalisti della Lombardia al quale<br />

l’Eco di Bergamo ha richiesto un<br />

parere scritto. La presidente dell’<strong>Ordine</strong>,<br />

Letizia Gonzales, ha messo<br />

nero su bianco leggi e regolamenti<br />

citando il diritto di cronaca, il diritto<br />

di critica e quant’altro, a tutela del<br />

lavoro del giornalista coinvolto. Ora<br />

tutto tace. Si vedrà. Per un buffet<br />

mal giudicato, per dell’ironia sui pasticcini.<br />

Luce e Resegone, un progetto per due<br />

Un progetto editoriale che prevederebbe un’unica testata regionale con edizioni<br />

locali. Lo studio, ora nelle mani di alcuni consulenti della Curia di Milano,<br />

potrebbe riportare in vita, seppur con foliazione ridotta, Luce e Resegone, i due<br />

settimanali espressione della voce cattolica di Varese e di Lecco, le cui testate,<br />

dopo 94 anni e 126 anni rispettivamente, sono state chiuse a settembre.<br />

Nel suo ultimo editoriale il direttore responsabile uscente del Luce di Varese,<br />

Saverio Clementi, ha scritto: «Paghiamo l’esclusione da salotti e centri di<br />

potere la cui frequentazione è spesso condizione indispensabile per attingere<br />

a prebende di varia natura, ma abbiamo anche voluto sottolineare la nostra<br />

diversità nel fare un’informazione non gridata ma di qualità».<br />

33


La voce<br />

<strong>dei</strong> pubblicisti<br />

L’IDENTIKIT DI UN ALBO ORMAI MOLTO CAMBIATO<br />

Il primo articolo<br />

non si scorda mai<br />

Diminuita drasticamente la richiesta d’iscrizione<br />

da parte di chi fa un’altra professione. Il pubblicismo<br />

è diventato porta d’ingresso per la professione<br />

di Stefano Gallizzi<br />

Pubblicisti. Chi sono? Cosa fanno?<br />

Quali sono i loro problemi e soprattutto<br />

quale sarà il loro futuro?<br />

Queste semplici domande ci hanno<br />

spinto a dedicare all’interno di<br />

New Tabloid una sezione dedicata<br />

ai pubbliicisti.<br />

Nella tabella che trovate nella pagina<br />

a fianco si possono vedere i<br />

numeri <strong>dei</strong> pubblicisti in Lombardia<br />

comparati ai professionisti. Numeri<br />

importanti, che devono far pensare<br />

al peso di questi giornalisti all’interno<br />

della categoria. Però prima di entrare<br />

nei problemi specifici (chiediamo ai<br />

colleghi di segnalarli e di partecipare<br />

alla discussione) vorremmo tracciare<br />

un breve quadro della situazione<br />

ricordando perchè è stato creato<br />

l’elenco <strong>dei</strong> pubblicisti.<br />

Cosa dice la legge<br />

Quando nel lontano 1963 con la<br />

Legge del 3 febbraio 1963, n. 69<br />

vennero istituiti i princìpi che prevedono<br />

l’accesso e lo svolgimento<br />

dell’attività giornalistica, il legislatore<br />

al punto C inserì questa norma:<br />

«La suddivisione <strong>dei</strong> giornalisti che<br />

svolgono l’attività in forma professionale<br />

si divide in due categorie:<br />

quella <strong>dei</strong> “professionisti” e quella<br />

<strong>dei</strong> “pubblicisti”. La prima, composta<br />

da coloro che esercitano in<br />

modo esclusivo e continuativo la<br />

professione giornalistica; la seconda,<br />

da coloro che svolgono attività<br />

giornalistica non occasionale e retribuita,<br />

anche se contestualmente ad<br />

altre professioni o impieghi. A tale<br />

distinzione corrisponde la suddivisione<br />

dell’Albo in due elenchi».<br />

Se si pensa che questa definizione<br />

è stata elaborata e adottata 44 anni<br />

fa, si capisce la lungimiranza del legislatore<br />

di allora. Purtroppo, però,<br />

ancora oggi le regole e i requisiti per<br />

coloro che sono diventati e devono<br />

diventare pubblicisti sono sempre le<br />

stesse.<br />

Aggiornamento necessario<br />

La mancanza di un aggiornamento<br />

della normativa in anni di grande<br />

evoluzione della professione ha costretto<br />

gli Ordini Regionali a interpretare<br />

la legge per cercare di adeguarla<br />

alla realtà contemporanea. Basti<br />

pensare, ad esempio, che nel 1963<br />

esistevano solo tre mezzi di comunicazione<br />

(radio, televisione e giornali)<br />

e peraltro in numero estremamente<br />

ridotti, mentre oggi l’informazione<br />

spazia dalla carta stampata ai siti<br />

web, dalle radio locali ai telefonini ai<br />

blog, con una infinità di testate registrate<br />

in Tribunale.<br />

Basta dare un’occhiata alle domande<br />

che vengono presentate all’<strong>Ordine</strong><br />

della Lombardia per capire bene<br />

come il mondo dell’informazione sia<br />

cambiato.<br />

Bisogna anche dire che le domande<br />

rivolte ai nostri uffici sono quasi<br />

tutte di giovani freelance che vedono<br />

nell’iscrizione all’elenco <strong>dei</strong><br />

pubblicisti il primo passo verso la<br />

professione.<br />

Onlus<br />

Volontari sì,<br />

ma retribuiti<br />

Gli aspiranti pubblicisti che<br />

sono membri di una Onlus<br />

devono documentare di essere<br />

retribuiti per ottenere l’iscrizione<br />

all’Albo. L’editoria e il giornalismo<br />

non rientrano, infatti, tra le attività<br />

delle Onlus previste dalla legge<br />

460/1997. Così gli aspiranti<br />

pubblicisti che svolgono attività<br />

di volontariato (legge 266/1991),<br />

anche aderendo alle Onlus<br />

(organizzazioni non lucrative<br />

di utilità sociale) regolate dal<br />

dlgs 460/1997 devono esibire<br />

la documentazione contabile.<br />

Questa è una decisione adottata,<br />

nella seduta del 7 novembre<br />

scorso, dal Consiglio dell’<strong>Ordine</strong><br />

<strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia<br />

sulla base dell’articolo 10 del dlgs<br />

460/1997, che fissa i settori nei<br />

quali si può dispiegare l’attività<br />

delle Onlus. E fra queste attività<br />

non c’è l’editoria né il giornalismo.<br />

34 Tabloid 6 / 2007


Meno medici e avvocati<br />

Vediamo ora le cause della crisi di<br />

un settore dove la deregulation è<br />

all’ordine del giorno: i tanti editori<br />

senza scrupoli che si sono affacciati<br />

sul mercato in questi ultimi<br />

anni, sfruttando i giovani per realizzare<br />

giornali a basso costo e molto,<br />

troppo spesso senza qualità; e la<br />

mancanza del rinnovo del contratto<br />

di lavoro; la trasformazione tecnologica<br />

sempre più rapida. Sono<br />

alcune delle cause che hanno fatto<br />

sì che molti giovani non riescano<br />

più a trovare il posto fisso. Collaborano<br />

e a dismisura, riempiono<br />

<strong>dei</strong> vuoti, ma non riescono ad ottenere<br />

il praticantato per diventare<br />

professionisti. Così ormai la figura<br />

del pubblicista, pensata nel 1963,<br />

non è più la stessa. Avvocati, ingegneri<br />

o medici (ad esempio) che<br />

chiedono l’iscrizione sono solo una<br />

piccola parte, mentre la stragrande<br />

maggioranza delle richieste viene<br />

da persone che, armate di buona<br />

volontà e passione, provano l’ebbrezza<br />

<strong>dei</strong> primi articoli con la speranza<br />

di aver trovato la strada per<br />

diventare giornalisti e che vedono<br />

nel pubblicismo il primo passo.<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

La voce<br />

<strong>dei</strong> pubblicisti<br />

Iscritti all’<strong>Ordine</strong><br />

22.963<br />

Professionisti<br />

7.166<br />

(di cui 1.128 laureati)<br />

Maschi 4.065<br />

Femmine 3.101<br />

Pubblicisti<br />

12.433<br />

(di cui 5.064 laureati)<br />

Maschi 7.445<br />

Femmine 4.988<br />

Elenco Speciale<br />

3.364<br />

Uffici stampa<br />

Ora la frequenza<br />

ai corsi non basta<br />

Negli ultimi anni la precedente<br />

gestione dell’<strong>Ordine</strong> della<br />

Lombardia aveva concesso<br />

l’iscrizione all’elenco <strong>dei</strong><br />

Pubblicisti a tutti coloro che<br />

lavoravano negli uffici stampa<br />

da almeno due anni, dopo<br />

aver frequentato un corso a<br />

pagamento e superato un<br />

esame finale.<br />

Questo grazie a una<br />

interpretazione della sanatoria<br />

della legge 150/2000. L’<strong>Ordine</strong><br />

Nazionale in una nota del<br />

gennaio 2007 ha sancito la fine<br />

di questi corsi, che non avevano<br />

più, alcun valore per l’iscrizione<br />

all’elenco <strong>dei</strong> pubblicisti.<br />

Per questo motivo il Consiglio<br />

dell’<strong>Ordine</strong> della Lombardia<br />

ha stabilito i criteri ai quali<br />

attenersi e i requisiti necessari<br />

per chi, lavorando negli uffici<br />

stampa, fa ora richiesta<br />

di iscrizione all’Albo <strong>dei</strong><br />

Pubblicisti:<br />

• due anni ininterrotti di lavoro;<br />

• le ricevute degli introiti per<br />

l’attività svolta;<br />

• la dichiarazione di un<br />

responsabile dell’Ufficio Stampa<br />

che sia iscritto all’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Giornalisti</strong> (non deve essere<br />

iscritto all’Elenco Speciale) che<br />

attesti il lavoro giornalistico;<br />

• comunicati stampa<br />

di carattere giornalistico<br />

(60 pezzi) ed eventuale riscontro<br />

di pubblicazione degli stessi su<br />

testate regolarmente registrate.<br />

Le pratiche che non hanno<br />

i requisiti richiesti non potranno<br />

quindi essere accolte dal Consiglio<br />

dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti della<br />

Lombardia.<br />

In particolare, le dichiarazioni<br />

di amministratori delegati<br />

o proprietari di azienda non<br />

hanno valore ai fini<br />

dell’iscrizione all’<strong>Ordine</strong>.<br />

35


A che cosa somiglieranno i giornali nel<br />

2020? Il progetto ‘’Shaping the Future<br />

of the Newspaper’’ – che fa capo alla<br />

Associazione mondiale <strong>dei</strong> giornali<br />

(World Association of Newspapers,<br />

WAN) - ha chiesto a 22 futurologhi, accademici,<br />

manager industriali, pionieri<br />

di internet e altri esperti di immaginare<br />

il futuro <strong>dei</strong> giornali e le loro risposte<br />

dicono molto anche del presente del<br />

business <strong>dei</strong> giornali. Ne è nato un<br />

ampio Rapporto dal titolo “Envisioning<br />

the Newspaper 2020”.<br />

Qualcuno sostiene che i giornali somiglieranno<br />

a un magazine patinato o<br />

che verranno tagliati a misura di ciascun<br />

lettore. E altri ancora li vedono<br />

come <strong>dei</strong> network generatori di notizie<br />

o degli hub digitali di informazioni. Tutti<br />

questi scenari hanno una cosa in comune:<br />

l’ economia del multimediale.<br />

Un settore economico<br />

ancora in sviluppo<br />

Anche la Conferenza e l’Expo ‘’The<br />

World Editor & Marketeer’’, che si sono<br />

tenute a metà ottobre ad Amsterdam,<br />

hanno mostrato una grande<br />

vitalità del settore, sia nella stampa<br />

che nell’online.<br />

Secondo la World Association of<br />

Newspapers (WAN), che ha organizzato<br />

gli incontri, la Conferenza ha<br />

illustrato un’ampia varietà di strategie<br />

innovative che le aziende editoriali<br />

stanno utilizzando per aumentare il<br />

numero di lettori e i ricavi. Sono stati<br />

analizzati casi di sviluppo nella integrazione<br />

delle redazioni, il lancio di<br />

nuovi giornali e siti online e le strategie<br />

di promozione della diffusione.<br />

“I giornali sono un settore economico<br />

L’osservatorio<br />

sull’estero<br />

aNtIcIpazIoNI, aNalIsI e frammeNtI dal fUtUro<br />

I giornali nel 2020<br />

1 miliardo e 600 milioni di persone al mondo leggono<br />

un giornale ogni giorno. Nel 2007 i quotidiani Usa perdono<br />

3,5 miliardi di dollari e il traffico web è fermo da due anni.<br />

In crescita strabiliante il “piccolo” mercato asiatico<br />

a cura di Pino Rea per lsdi*<br />

in sviluppo, come diffusione, percentuale<br />

di mercato e reddito pubblicitario<br />

e cresce il consumo di giornali<br />

online così come il numero delle testate’’,<br />

dice Eamonn Byrne, direttore<br />

Business della WAN, nel suo intervento<br />

di apertura alla Conferenza.<br />

Nessuna sorpresa, le notizie negative<br />

ma inaccurate sull’industria <strong>dei</strong> giornali,<br />

combinate con delle previsioni<br />

esagerate per il futuro <strong>dei</strong> media<br />

digitali, hanno dato a molti la falsa<br />

impressione che il giornali fossero<br />

morti o stessero morendo. In realtà, i<br />

giornali si stanno innovando, sia nella<br />

stampa che nell’online.<br />

Cina, Giappone e India<br />

i motori della crescita<br />

“Le indicazioni sono che il mercato<br />

vuole la stampa, e molta, ogni giorno’’,<br />

ha aggiunto Byrne. ‘’La gente ogni<br />

mattina prende ancora la decisione<br />

di comprare un giornale. Ci sono 1,6<br />

miliardi di persone che leggono un<br />

giornale ogni giorno – se questo non<br />

è un media di massa, non so come<br />

definirlo!’’. Tra i temi affrontati dalla<br />

Conferenza i casi di sviluppo di redazioni<br />

integrate: il MEN Media Group e<br />

il Telegraph Media Group nel Regno<br />

Unito, RBS Media Group in Brasile<br />

e de Volkskrant in Olanda, le ultime<br />

ricerche sul fenomeno <strong>dei</strong> quotidiani<br />

gratuiti e il loro impatto su quelli a pa-<br />

gamento nei vari mercati, il lancio di<br />

nuovi titoli per giovani, prodotti non<br />

convenzionali in India e Olanda, sia a<br />

stampa che online.<br />

In linea col trend economico globale,<br />

Cina, Giappone e India saranno<br />

i motori della crescita globale dell’<br />

industria <strong>dei</strong> giornali nel mondo, bilanciando<br />

così l’andamento negativo<br />

della stampa nel mondo occidentale.<br />

Il Rapporto annuale diffuso da Yomiuri<br />

Shimbun qualche giorno fa - rileva un<br />

articolo di Allheadlinenews - mostra<br />

che il 92% <strong>dei</strong> giapponesi considera<br />

i giornali come necessari e l’87%<br />

‘’notevolmente’’ o ‘’moderatamente’’<br />

affidabili i loro contenuti. In India, la<br />

Ricerca sulla Readership nel 2007 afferma<br />

che è diminuito in sei anni il numero<br />

<strong>dei</strong> lettori <strong>dei</strong> 10 giornali più importanti<br />

del paese, mentre i quotidiani<br />

più grandi, Dainik Jagran (16.5 milioni<br />

di lettori) e il Times of India (6.5 milioni)<br />

hanno invece registrato aumenti di<br />

audience. Larry Kilman, direttore della<br />

comunicazione di WAN, ha aggiunto<br />

che “Sette su 10 <strong>dei</strong> 100 quotidiani<br />

più venduti al mondo sono ora pub-<br />

I quotidiani diventeranno un magazine<br />

patinato o saranno a misura di ciascun<br />

lettore, altri ancora degli hub digitali<br />

36 Tabloid 6 / 2007


licati in Asia’’. L’India ha più di 4,000<br />

giornali, letti da 222 milioni di persone.<br />

Un numero strabiliante, ma ancora<br />

relativamente piccolo se si considera<br />

che la popolazione supera 1 miliardo<br />

di persone e che 359 milioni di indiani<br />

alfabetizzati non leggono nessun giornale.<br />

A marzo, uno studio della PriceWaterhouseCoopers<br />

preparato per<br />

la Federazione delle Camere di Commercio<br />

indiane spiegava che il mondo<br />

<strong>dei</strong> media e quello dell’entertainement,<br />

insieme, avrebbero avuto una crescita<br />

del 18% da ora al 2011. Con un valore<br />

generale di 25,26 miliardi di dollari, più<br />

del doppio del fatturato odierno, 11<br />

miliardi di dollari.<br />

Al contrario, il numero di lettori in<br />

Nord America ed Europa sono in costante<br />

declino con una media di circa<br />

600.000 lettori in meno all’ anno nel’<br />

ultimo decennio. Nel 2004 Asia Times<br />

Online identificava la Cina e l’India come<br />

le guide dello sviluppo <strong>dei</strong> giornali<br />

nella regione. C’ erano 2.119 giornali in<br />

lingua cinese, con 85 milioni di copie<br />

vendute al giorno, mentre l’ India ha<br />

una circolazione di 72 milioni di copie<br />

al giorno e il Giappone di 70 milioni di<br />

copie. Complessivamente, comincia<br />

però a declinare la crescita <strong>dei</strong> giornali<br />

di lingua inglese, come le edizioni asiatiche<br />

di Wall Street Journal e Financial<br />

Times, che vendono rispettivamente<br />

85.000 e 30.000 copie.<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

L’osservatorio<br />

sull’estero<br />

Dietro l’angolo<br />

Più news o più paper?<br />

Ecco i commenti di alcuni guru americani del mercato <strong>dei</strong> media. “I giornali del<br />

futuro saranno veramente diversi, – sostiene Juan Antonio Giner, di Innovation<br />

International Media Consulting Group, USA – e saranno più ancora redditizi di<br />

prima, se abbracceranno i cambiamenti e le innovazioni senza perdere di vista<br />

il cuore e l’anima della loro attività: il giornalismo’’.<br />

“I giornali sopravviveranno – rileva Rob Curly, Vice Presidente per lo Sviluppo<br />

del prodotto al Washington Post/Newsweek Interactive, USA -. Faremo le cose<br />

nel modo con cui le abbiamo sempre fatte? Assolutamente no. Negli Stati Uniti<br />

ci sono due tipi di editori di giornale: quelli che della parola ‘newspaper’ pensano<br />

sia più importante il ‘news’ e quelli per i quali è più importante il ‘paper’…<br />

Non dobbiamo aver paura di raggiungere i nostri lettori in nuovi modi. Sarà una<br />

delle chiavi del futuro successo della nostra industria’’.<br />

“Noi vediamo ancora la stampa come una parte integrante del futuro - dice<br />

Eamonn Byrne, direttore Business della Wan, - ma bisognerà andare presto su<br />

piattaforme digitali al meglio, realizzando contenuti rilevanti, aggregando una<br />

audience crescente e mostrandola ai nostri inserzionisti’’.<br />

Quotidiani locali Usa: pubblicità<br />

mai così in basso da dieci anni<br />

Continuano ad arrivare brutte notizie<br />

per la stampa quotidiana Usa<br />

locale a pagamento. La Newspaper<br />

Association of America (NAA )<br />

ha annunciato che i ricavi pubblicitari<br />

nei primi due trimestri 2007<br />

non erano mai stati così bassi da<br />

almeno dieci anni. Un arretramento<br />

dell’8,6% in rapporto allo stesso<br />

periodo del 2006. E questo malgrado<br />

un aumento <strong>dei</strong> ricavi della<br />

pubblicità su internet del 19% (796<br />

milioni di dollari). E una economia<br />

americana che resta, nonostante<br />

tutto, in ottima forma.<br />

A questo ritmo - osserva Jeff Mignon<br />

su Mediacafé, - i giornali dovrebbero<br />

perdere quest’anno circa 3,5 miliardi<br />

di dollari. Il calo maggiore sembra<br />

venire dal settore <strong>dei</strong> piccoli annunci.<br />

Le tre categorie – auto, immobiliare<br />

e lavoro – scendono del 14,8%<br />

in questa metà 2007 (6,8 miliardi di<br />

dollari rispetto agli 8 miliardi dello<br />

stesso periodo del 2006).<br />

Alan Mutter – aggiunge Mignon - segnala<br />

il fatto che il primo semestre<br />

generalmente rappresenta il 47%<br />

<strong>dei</strong> ricavi annuali. E quindi prevede<br />

che le entrate della stampa quotidiana<br />

scenderanno dell’8% nel 2007.<br />

Dopo essere già calate del 3,7% nel<br />

2006. Ricordiamo che il risultato del<br />

2006 non ha impedito di ottenere<br />

<strong>dei</strong> profitti netti medi (prima delle<br />

imposte) del 20%. Restano quindi<br />

<strong>dei</strong> margini. Ma quello che impressiona<br />

è la velocità alla quale questa<br />

caduta si verifica.<br />

D’altra parte anche le notizie che<br />

vengono dalla rete non sembrano<br />

particolarmente incoraggianti. Uno<br />

studio del Joan Shorenstein Center<br />

on the Press dice che il traffico della<br />

maggioranza <strong>dei</strong> siti <strong>dei</strong> quotidiani<br />

non è cresciuto durante l’anno. Anzi<br />

è sceso negli ultimi due anni.<br />

160 quotidiani sono stati analizzati<br />

dal Joan Shorenstein Center.<br />

L’analisi vede degli aumenti del<br />

traffico sui siti di New York Times,<br />

Washington Post e USA Today. In<br />

generale, comunque, i siti <strong>dei</strong> giornali<br />

piccoli e medi sono in calo.<br />

“Ricordiamo – conclude Mignon<br />

– che quasi la metà della popolazione<br />

online ha meno di 35 anni nei<br />

paesi occidentali. Ci vuole ben altro,<br />

per attirare questi giovani, che<br />

del copia/incolla dalla carta al web.<br />

Secondo me, la stampa si deve focalizzare<br />

sui cinquantenni e oltre e<br />

il web su quelli che hanno meno di<br />

40 anni”. I media hanno bisogno di<br />

molto di più che di semplici capacità<br />

di gestione. O no?<br />

*Libertà di stampa diritto<br />

all’informazione<br />

37


Colleghi<br />

in libreria<br />

EDITORIA: SI VA VERSO I MILLE MILIONI DI EURO DI SOVVENZIONI OgNI ANNO<br />

La casta <strong>dei</strong> giornali<br />

e quella dell’editoria<br />

La denuncia di Beppe Lopez: nelle casse degli editori - grandi gruppi, partiti o cooperative -<br />

finisce un fiume di denaro pubblico. La distorsione del mercato,<br />

con l’informazione mortificata e ridotta a “specchio del diavolo” della casta del Potere<br />

a cura di Antonio Andreini<br />

Dopo la casta <strong>dei</strong> politici, ecco<br />

quella <strong>dei</strong> giornali.<br />

Tutto è cominciato con la legge del<br />

1981 che dava un aiuto ai giornali<br />

“di idee”, come quelli di partito. Se<br />

tutto fosse rimasto così, lo Stato<br />

sborserebbe ancora poche decine<br />

di milioni di Euro l’anno. Invece, nel<br />

1987 e nel 2001, la legge è via via<br />

cambiata. Così ora tutti gli editori<br />

godono di sovvenzioni -tanto più<br />

cospicue quanto maggiore è la<br />

diffusione o, semplicemente, la tiratura<br />

delle loro testate-, mediante<br />

finanziamenti diretti per l’acquisto<br />

della carta o attraverso “sconti”,<br />

come quello sui costi di spedizione<br />

e del telefono.<br />

A parlare del fiume di denaro pubblico<br />

che rimpingua le casse degli<br />

editori è stata dapprima la denuncia<br />

operata dal libro-inchiesta “La<br />

Casta: Così i politici italiani sono diventati<br />

intoccabili”, di Sergio Rizzo<br />

e Gian Antonio Stella, del “Corriere<br />

della Sera”. I “costi” della politica<br />

vengono poi ripresi e approfonditi<br />

L’autore<br />

Beppe Lopez, giornalista dal 1963,<br />

ha scritto inchieste, note e servizi per<br />

le più importanti testate e partecipato<br />

alla fondazione di “la Repubblica”.<br />

Ha dedicato diversi saggi al mercato<br />

<strong>dei</strong> giornali e alle tecniche editoriali,<br />

pubblicando, fra l’altro, “Il giornale<br />

che non c’è” e “Il quotidiano totale”.<br />

dal giornalista Beppe Lopez, che<br />

in “La casta <strong>dei</strong> giornali: così l’editoria<br />

italiana è stata sovvenzionata<br />

e assimilata alla casta <strong>dei</strong> politici”<br />

analizza uno <strong>dei</strong> più grossi scandali<br />

politico-amministrativi degli ultimi<br />

decenni: il finanziamento pubblico<br />

<strong>dei</strong> giornali, ormai vicino ai mille<br />

milioni di Euro l’anno.<br />

Un principio-cardine della vita democratica<br />

vuole che nella società<br />

le idee, le posizioni, le opinioni, le<br />

informazioni, i problemi del confronto<br />

civile vengano conosciuti e<br />

discussi dai cittadini in un pubblico<br />

dibattito, che può avvenire proprio<br />

per mezzo della libera stampa, oltre<br />

che di altri media. Uno Stato<br />

democratico, come il nostro, offre<br />

un supporto economico allo svilupparsi<br />

e al diffondersi della stampa<br />

libera, nel rispetto di tutte le posizioni.<br />

Ma, denuncia Lopez, oggi i<br />

giornali a maggior diffusione ricevono<br />

sovvenzioni milionarie anche<br />

a fronte di bilanci largamente attivi,<br />

mentre negli ultimi anni un’infinità<br />

di testate sono nate non tanto per<br />

favorire la pluralità dell’informazione,<br />

quanto per accaparrare fondi.<br />

Assistiamo dunque impotenti, afferma<br />

testualmente Lopez, a “una<br />

delle realtà più scandalose del sistema<br />

della comunicazione, e del<br />

rapporto fra istituzioni e società,<br />

fra democrazia e mercato: i contributi,<br />

i rimborsi e le agevolazioni<br />

per l’editoria”. Ciò nonostante, tarda<br />

ad arivare la tanto attesa legge<br />

di riforma, indicata come “Nuova<br />

disciplina dell’editoria”, che dovrebbe<br />

fare ordine anche nel finanziamento<br />

pubblico <strong>dei</strong> giornali.<br />

Lopez conclude: “Le due caste<br />

[della politica e del potere editoriale]<br />

sono ormai diventate in Italia<br />

forse una cosa sola. La casta del<br />

potere”.<br />

Ma la parola-chiave “casta” non si<br />

può certo accostare alla classe <strong>dei</strong><br />

giornalisti: mentre gli editori si abbarbicano<br />

alle provvidenze statali<br />

e intascano milioni di Euro di utili, i<br />

giornalisti sono costretti a lavorare<br />

da tre anni senza rinnovo del contratto<br />

nazionale.<br />

Beppe Lopez, “La casta<br />

<strong>dei</strong> giornali”, Stampa Alternativa–Eri<br />

Rai, Roma, 2007, pagg. 196, 10 €<br />

38 Tabloid 6 / 2007


Tabloid 6 / 2007<br />

Bill Kovach<br />

tom rosenstiel,<br />

“I fondamenti<br />

del Giornalismo”,<br />

Lindau, Torino,<br />

2007, pagg. 293,<br />

19 €<br />

Le buone regole<br />

del giornalismo<br />

Lo chiamano “istinto di<br />

consapevolezza”. Può essere<br />

assimilato, per importanza, a quello<br />

di conservazione e si riferisce<br />

alla necessità di notizie libere<br />

e pluralistiche di cui abbiamo<br />

bisogno per vivere consapevoli<br />

del nostro tempo, stringere<br />

legami autentici, identificare<br />

amici e nemici. E il giornalismo<br />

è fondamentale per ricevere<br />

queste informazioni. Ecco perché<br />

dobbiamo preoccuparci del genere<br />

di notizie e di giornalismo che<br />

abbiamo: l’informazione influenza<br />

la qualità della nostra vita, i nostri<br />

pensieri, la nostra cultura.<br />

Sulla base di questi presupposti,<br />

in “I fondamenti del Giornalismo”,<br />

due giornalisti americani, Bill<br />

Kovach (capo della redazione di<br />

Washington del “New York Times”)<br />

e Tom Rosenstiel, già del “Los<br />

Angeles Times”), hanno cercato<br />

di stabilire -attraverso una ricerca<br />

che ha coinvolto 300 giornalisti<br />

e 3.000 lettori - i fondamenti del<br />

buon giornalismo in un momento<br />

in cui l’informazione scivola<br />

sempre più pericolosamente<br />

verso l’intrattenimento. Di fronte<br />

ai cambiamenti della professione<br />

e alla possibilità che<br />

l’informazione perda la<br />

propria qualità essenziale,<br />

la libertà, travolta dalle<br />

regole del mercato e<br />

dell’affarismo, il solo modo<br />

che ci resta per opporci<br />

è proprio il rispetto delle<br />

norme essenziali del buon<br />

giornalismo.<br />

Colleghi<br />

in libreria<br />

I paladini<br />

della verità<br />

Nella prefazione al saggio<br />

“Paladini di carta”, del giornalista<br />

veneziano Claudio Cerasuolo,<br />

Arrigo Levi avverte che il<br />

lettore è atteso da una buona<br />

lettura, molto divertente. E, in<br />

effetti, non manca la piacevole<br />

sorpresa di un racconto sul<br />

giornalismo, e sui giornalisti,<br />

come li può ben descrivere chi,<br />

prendendo a prestito immagini<br />

da cinema, letteratura e storia,<br />

racconta questa professione<br />

in maniera insolita. Così, una<br />

disincantata e ironica rilettura<br />

della storia del giornalismo dalle<br />

sue origini ai giorni nostri ci<br />

mostra come in esso possano<br />

nascondersi i pericolosissimi<br />

virus dell’onnipotenza e del<br />

narcisismo -già ben noti a Balzac,<br />

Maupassant e Kraus-, nonché<br />

il mito del reporter senza paura,<br />

messo per la prima volta in<br />

discussione dal geniale Orson<br />

Welles in “Quarto potere”. Ma<br />

i “Paladini di carta” possono<br />

essere in particolare paladini della<br />

verità, interpreti, come recita il<br />

sottotitolo “di una professione<br />

che a volte si fa per caso e, più<br />

spesso, per passione”. Questo,<br />

allora, vorrebbe, e potrebbe,<br />

essere un libro di “istruzioni per<br />

l’uso” per aspiranti giornalisti.<br />

Ma la chiave di scrittura di<br />

Cerasuolo, al contempo seria e<br />

ironica, documentata e surreale,<br />

gli permette di destreggiarsi al<br />

confine del romanzesco e di<br />

avvincere così anche il lettore<br />

comune.<br />

Claudio<br />

Cerasuolo,<br />

“Paladini di carta”,<br />

Centro<br />

di documentazione<br />

giornalistica, Roma,<br />

2007, pagg. 328,<br />

18 €<br />

Grande guerra<br />

piccoli generali<br />

Piemontese<br />

d’origine,<br />

giornalista,<br />

appassionato<br />

storiografo<br />

e Presidente<br />

dell’<strong>Ordine</strong><br />

Nazionale <strong>Giornalisti</strong> dal 2001,<br />

Lorenzo Del Boca ha saputo<br />

indagare nella nostra storia<br />

con il fiuto del cronista di<br />

razza, alla scoperta di verità<br />

“scomode”. Ed ha scritto del<br />

nostro Risorgimento e della<br />

Prima guerra mondiale una<br />

storia controcorrente, al limite<br />

dell’irriverenza, con particolare<br />

attenzione alle vicende che<br />

hanno visto tra i protagonisti<br />

gli “eroi” della Casa Sabauda.<br />

Sono nati così, in un ritratto del<br />

Risorgimento sconvolgente,<br />

ma rigorosamente storico, due<br />

appassionanti saggi, “Indietro<br />

Savoia” e “Maledetti Savoia”.<br />

Nel saggio recente, “Grande<br />

guerra, piccoli generali”, Del<br />

Boca traccia “una cronaca<br />

feroce della Prima guerra<br />

mondiale”. In particolare, egli<br />

stigmatizza i comportamenti<br />

<strong>dei</strong> comandanti. Come a<br />

Caporetto, culmine di una<br />

tragedia dovuta all’insipienza<br />

<strong>dei</strong> capi ma pagata solo dai<br />

soldati, due volte vittime: del<br />

destino e della diffamazione.<br />

La Storia scritta dai vincitori più<br />

per giustificare se stessi che<br />

per amore di verità li ha vilipesi,<br />

infatti, per novant’anni. Ma,<br />

finalmente, essi hanno trovato<br />

giustizia in chi, come Del Boca,<br />

sa raccontare, con perfetto stile<br />

giornalistico e rigore storico,<br />

l’”altra” Storia.<br />

Lorenzo Del Boca, “Grande<br />

guerra, piccoli generali”, UTET,<br />

Torino 2007, pagg. 223, 14€ €<br />

39


All’interno della RCS periodici abbiamo<br />

allestito nel tempo di 18<br />

mesi uno spettacolo teatrale, Angelo<br />

2000, scritto e diretto da me,<br />

partendo quasi da zero in fatto di<br />

mestiere e di esperienza. Un regista<br />

(il sottocritto) che mai prima d’ora<br />

aveva fatto il regista, per quanto diplomato<br />

nel lontano 1963 all’Accademia<br />

<strong>dei</strong> Filodrammatici di Milano.<br />

E 6 attori di cui 5 giornalisti che mai<br />

avevano messo piede su un palcoscenico,<br />

più una sola attrice professionista<br />

che ha sostituito negli ultimi<br />

mesi un vicedirettore donna entrata<br />

in maternità.<br />

Siamo sempre stati consapevoli di<br />

non essere <strong>dei</strong> professionisti e neppure<br />

<strong>dei</strong> dilettanti. E’ stato un gioco<br />

ma soprattutto una scommessa: dimostrare<br />

che c’è un filo rosso che<br />

unisce i giornalisti e gli attori. Gli<br />

uni comunicano attraverso le parole<br />

Colleghi<br />

alla ribalta<br />

L’INSOLITA ESPERIENZA DI UN GRUPPO DI COLLEGHI IN RCS PERIODICI<br />

<strong>Giornalisti</strong> e attori<br />

servitori di due padroni<br />

C’è un filo rosso che unisce le due professioni: gli uni comunicano con le parole scritte,<br />

gli altri con le parole dette. Tutt’e due dialogano con il pubblico, i lettori “invisibili” <strong>dei</strong><br />

giornali o gli spettatori “tangibili” e pronti a ridere o a fischiare nella platea di un teatro<br />

di Paolo Pietroni<br />

scritte, gli altri attraverso le parole dette: ma questo è solo il primo capo<br />

del filo; il rosso profondo sta nel<br />

L’autore<br />

Paolo Pietroni: giornalista,<br />

scrittore, ciclista e autore teatrale.<br />

E’ stato direttore di Amica e ha<br />

inventato diverse testate come<br />

Salve, Insieme, Corriere Medico,<br />

Max e Sette. Primo direttore di<br />

Vanity Fair in Italia, oggi direttore<br />

di Ok Salute del Corriere della<br />

Sera. Autore di Sotto il vestito<br />

niente, pubblicato con lo<br />

pseudonimo di Marco Palma.<br />

•<br />

Da sinistra: Paolo Pietroni, Chiara Tronville, Simona Cattaneo, Alfredo Rossi,<br />

Margherita Biscaretti di Ruffia, Oscar Vaccari, Ornella Ingenito.<br />

fatto che entrambi comunicano a<br />

un pubblico “invisibile” e “inconoscibile”!<br />

Gli attori si rivolgono a una<br />

platea immersa nel buio, quella immensa,<br />

meravigliosa, terribile “bestia”<br />

adagiata davanti al palcoscenico,<br />

pronta a ridere e a piangere<br />

ma anche a mordere e fischiare. I<br />

giornalisti si rivolgono ai lettori del<br />

giornale su cui scrivono, che non<br />

potranno mai “vedere” globalmente.<br />

Gente nel primo caso, gente nel secondo<br />

con un volto unico, astratto,<br />

composto da tanti e tanti individui<br />

che diventano “altri” nel momento<br />

in cui si mischiano a formare una<br />

(UNA) comunità! E questa gente<br />

sia gli attori sia i giornalisti hanno<br />

scelto di amare e servire nell’arco<br />

totale della loro professione, creando<br />

una corrispondenza di amorosi<br />

sensi che spesso viene scossa da<br />

contraddizioni e da tempeste che<br />

occorre superare per continuare a<br />

vivere “comunicando”.<br />

Questa scommessa è stata vinta da<br />

Angelo 2000: tutti gli spettatori sono<br />

rimasti sorpresi davanti alla metamorfosi<br />

profonda di 5 giornalisti in 5<br />

attori “veri”.<br />

40 Tabloid 6 / 2007


•<br />

Due copertine della<br />

“Domenica del Corriere”<br />

realizzate dagli illustratori Walter<br />

Molino (sui Carabinieri) nel 1946<br />

e Achille Beltrame (disastro<br />

nelle Ferrovie) nel 1931.<br />

L’inedito<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

Colleghi<br />

alla ribalta<br />

Dino Buzzati e le tavole della “Domenica”<br />

Promossa dalla Fondazione del Corriere<br />

della Sera e dal Comune di Milano, si<br />

è inaugurata il 22 novembre scorso al<br />

Palazzo Reale di Milano una mostra<br />

con un obiettivo ambizioso: raccontare<br />

la storia dell’illustrazione italiana del<br />

Novecento attraverso le tavole della<br />

“Domenica del Corriere”. Il successo<br />

del settimanale allegato al “Corriere<br />

della Sera” - la “Domenica” nel 1936<br />

raggiunse una tiratura di 1.450.000<br />

copie- era in gran parte merito delle<br />

illustrazioni presenti in copertina. Nel<br />

1899, quando nasce come inserto<br />

settimanale di 12 pagine del “Corriere”,<br />

voluta da Luigi Albertini, arricchisce<br />

con immagini ricostruite da un pittore il<br />

racconto del fatto più significativo della<br />

settimana, spesso accaduto in terre<br />

lontane ed esotiche: la prima copertina<br />

rappresenta, per esempio, una bufera di<br />

neve che scuote il remoto Montenegro,<br />

patria della futura regina Elena. Le<br />

tavole, che illustrano notizie di cronaca,<br />

eventi politici, campi di battaglia lontani,<br />

eccetera, si trasformano in un racconto<br />

irresistibile e affascinante per lettori che<br />

hanno bisogno di immaginare tutto, o<br />

quasi, il mondo, prima che l’avvento<br />

della fotografia, del cinema e della<br />

televisione decreti il prevalere, se non<br />

addirittura il prevaricare, dell’immagine<br />

sulla parola. Le copertine di allora erano<br />

più incisive della televisione di oggi,<br />

perché non erano immagini fuggevoli,<br />

né semplici fotografie, ma stimolavano<br />

chi le guardava a immaginare qualcosa<br />

di più, ad andare oltre, ad inventarsi<br />

un’altra realtà.<br />

Le immagini erano, tuttavia, corredate<br />

da testi di grande qualità, che<br />

completavano e rendevano accessibile<br />

la comprensione del “fatto” anche per<br />

il grande pubblico: lunghe didascalie<br />

indicavano una precisa chiave di<br />

lettura delle immagini. I testi, sempre<br />

più accurati e simili a brevi racconti,<br />

raggiungeranno il massimo della<br />

godibilità quando a comporli sarà un<br />

giornalista-scrittore, e pittore, della<br />

statura di Dino Buzzati (1906-1972),<br />

anima della “Domenica” dal 1948 al<br />

1964. Le illustrazioni della Domenica,<br />

frutto delle eccezionali capacità di<br />

artisti come Achille Beltrame, Walter<br />

Molino (nel 1941 assunto come<br />

“praticante”), Giorgio De Gasperi, Mario<br />

Uggeri e Aldo Di Gennaro -per citare<br />

solo alcuni tra i più noti autori di celebri<br />

copertine e tavole interne- sono entrate<br />

a far parte della storia dell’illustrazione<br />

italiana ed europea del Novecento.<br />

Domenico Porzio racconta Arnoldo Mondadori:<br />

«Ho conquistato Ungaretti recitando le sue poesie»<br />

Ha compiuto 100 anni la Arnoldo Mondadori. Un anniversario che la casa editrice di Segrate ha festeggiato il 14 novembre<br />

con la presentazione dell’Album Mondadori 1907/2007 (con 4mila immagini e 900 pagine, a cura di Gianni Ferrari) a Palazzo<br />

Visconti e un concerto straordinario al Teatro alla Scala di Milano.<br />

A “New Tabloid” piace ricordare la figura dell’editore Arnoldo Mondadori con la testimonianza diretta di un collega giornalista<br />

e scrittore, Domenico Porzio (collaboratore di Oggi, Epoca, Panorama) raccolta in un colloquio con il suo editore.<br />

“Gli scrittori sono per me la cosa più importante”, racconta Arnoldo Mondadori a Domenico Porzio”. “Sono tutti miei<br />

amici e vorrei che tutti avessero il massimo delle soddisfazioni. Proprio vorrei che a nessuno capitasse ciò che capitò<br />

a Pirandello. Ma sa che a Pirandello in vita, con tutti gli sforzi che feci, non riuscii a dare il successo che meritava? E<br />

pensare che l’anno dopo la sua morte, quando stampai l’Omnibus <strong>dei</strong> racconti, un volume alto così, andò a ruba...”.<br />

“Tutti amici, i miei scrittori”, prosegue Arnoldo. “Ma sa che Ungaretti mi si affezionò la prima volta che venne qui nel<br />

mio ufficio? Per la verità un’ora prima che venisse mi ero letto due poesie e le mandai a memoria: appena entrò, mi<br />

alzai, gli andai incontro e gliele recitai. Restò senza fiato, con quei suoi occhi azzurri sgranati come un bambino: ci<br />

abbracciammo. E firmò subito il contratto per tutta la sua opera...: che altro vuol dire?<br />

Quello che ho fatto è tutto qui, dentro il catalogo della Mondadori: quanta fatica per la mia baracca!”.<br />

41


Gruppo cronisti<br />

lombardo<br />

ELEttO iL nuOVO VERtiCE, GLi iSCRitti SOnO 350<br />

Tra nera e giudiziaria<br />

vince la privacy?<br />

La neo presidente, Rosi Brandi: «Rivendichiamo i nostri diritti». Crosti lascia:<br />

«Siamo in tanti, ma la bassa affluenza alle urne non riconosce il lavoro fatto»<br />

Sette anni fa era fermo, al palo e pieno<br />

di debiti. Oggi il Gruppo Cronisti<br />

Lombardo conta circa 350 iscritti in<br />

Lombardia ed è noto soprattutto per<br />

l’annuale Premio regionale intitolato<br />

a Guido Vergani (una cinquantina i<br />

candidati nel 2007), ma anche per<br />

alcuni studi sul diritto di cronaca e<br />

per la difesa del lavoro <strong>dei</strong> cronisti.<br />

A Michele Crosti di Radio Popolare<br />

(presidente dal 2004 al 2007 e prima<br />

ancora vicepresidente dal 2001)<br />

l’indiscusso merito di aver preso le<br />

redini di un gruppo pressoché moribondo<br />

e di averlo rilanciato dandogli<br />

gambe solide per camminare sugli<br />

irti sentieri della cronaca. Rieletto lo<br />

scorso ottobre, si è però dimesso<br />

“per la bassa affluenza alle urne che<br />

non riconosce e non dà riscontro del<br />

lavoro fatto”. Eppure lo stesso gruppo<br />

era stato capace di mobilitarsi<br />

nel maggio scorso, raccogliendo un<br />

•La nuova presidente del Gruppo<br />

Cronisti Lombardo, Rosi Brandi.<br />

migliaio di firme in Lombardia contro<br />

il disegno di legge Mastella. Segno<br />

evidente che, in ogni caso, quando<br />

si parla di problemi cari ai cronisti, il<br />

gruppo è ben presente.<br />

Così, dopo le dimissioni di Michele<br />

Crosti, è stato nominato un nuovo<br />

presidente del Gruppo Cronisti lombardi:<br />

Rosi Brandi. Quarantadue anni,<br />

oltre venti al quotidiano La Prealpina<br />

di Varese per il quale ha seguito<br />

i principali fatti di cronaca nera e<br />

giudiziaria. Dopo un lungo periodo<br />

come caposervizio nelle redazioni<br />

di Gallarate e di Busto Arsizio, attualmente<br />

è caporedattore nella redazione<br />

di Saronno. una delle prossime<br />

iniziative del GCL è il premio<br />

giornalistico riservato ai detenuti (la<br />

premiazione avverrà il 13 dicembre<br />

nel carcere di Bollate). il Premio, alla<br />

sua terza edizione, è promosso con<br />

la collaborazione del Provveditorato<br />

42 Tabloid 6 / 2007


egionale dell’amministrazione penitenziaria.<br />

Del Gruppo Cronisti lombardi anche<br />

la proposta (recepita dal Comune di<br />

Milano) di intitolare una zona di largo<br />

La Foppa a Guido Vergani: qualche<br />

mese fa, alla presenza dell’assessore<br />

Vittorio Sgarbi, è nata così<br />

“Piazzetta Vergani”. Ad affiancare<br />

Rosi Brandi, come vice presidente e<br />

tesoriere è stato nominato Gianfranco<br />

Pierucci. Sono state anche assegnate<br />

le deleghe per la comunicazione<br />

e per le problematiche legate<br />

alla cronaca giudiziaria ai membri di<br />

Giunta Mimmo Spina di Rainews24<br />

e Alessandro Galimberti della Provincia<br />

di Como.<br />

Diritto di cronaca e leggi<br />

«Fare il giornalista oggi è come una<br />

corsa a ostacoli – commenta la nuova<br />

presidente del Gruppo Cronisti<br />

lombardi.- normative e codici di autoregolamentazione<br />

dovrebbero facilitare<br />

il nostro lavoro, peccato che<br />

tutto sia soggetto alle interpretazioni<br />

più disparate. Prendiamo la legge<br />

sulla privacy: è sacrosanta perché<br />

tutela la dignità della persona ma la<br />

sua interpretazione in senso assai<br />

restrittivo, soprattutto da parte delle<br />

forze dell’ordine e della magistratura,<br />

si trasforma in una “privazione”<br />

di notizie. Basta leggere molti articoli<br />

pubblicati sui quotidiani provinciali e<br />

regionali: sono costellati dalle iniziali<br />

del nome e del cognome di persone<br />

arrestate anche per gravi fatti. incredibile,<br />

poi, che ai cronisti di nera<br />

vengano fornite le fotografie di arrestati<br />

addirittura con gli occhi coperti.<br />

non c’è notizia, ormai, anche la<br />

più banale e innocente, sulla quale<br />

il cittadino non sventoli la bandiera<br />

della privacy e minacci di chiamare<br />

l’avvocato. L’informazione corretta è<br />

un mix di doveri e di diritti. Essere<br />

informati su quanto accade intorno<br />

a noi è una garanzia di libertà. non<br />

dimentichiamo l’articolo 21 della<br />

Costituzione: i giornalisti hanno una<br />

funzione sociale. E i cronisti – esorta<br />

Rosi Brandi - dovrebbero rivendicare<br />

i loro diritti con maggiore consapevolezza<br />

della propria funzione<br />

sociale. Anche le amministrazioni<br />

Tabloid 6 / 2007<br />

Gruppo cronisti<br />

lombardo<br />

comunali non di rado sono tentate di<br />

considerarci meri amplificatori della<br />

loro attività, mentre da parte delle<br />

forze dell’ordine e della magistratura<br />

c’è la tendenza a convocare conferenze<br />

stampa soprattutto quando<br />

c’è qualche bella operazione.<br />

«Grazie alla fiducia e alla stima,<br />

che ogni giornalista deve<br />

conquistarsi sul campo, mi<br />

auguro che i rapporti con le<br />

istituzioni siano sempre più<br />

improntati alla collaborazione<br />

e al rispetto reciproco.<br />

«Come se non bastasse, il<br />

mondo politico tenta ciclicamente<br />

di fermarci. Lo stesso<br />

presidente del Senato Franco<br />

Marini, durante l’incontro a<br />

Palazzo Madama, ci confermò<br />

proprio l’atteggiamento di insofferenza<br />

e di ostilità che i politici nutrono<br />

nei confronti <strong>dei</strong> giornalisti. in seguito<br />

alla raccolta di firme e a una manifestazione<br />

di protesta a Roma, l’unione<br />

nazionale cronisti è stata convocata<br />

per una audizione alla Commissione<br />

Giustizia del Senato, con incoraggianti<br />

dichiarazioni di Cesare Salvi e<br />

del relatore Felice Casson. Per ora<br />

tutto tace, ma la preoccupazione resta».<br />

I migliori al Premio “Guido Vergani”<br />

il 10 novembre 2007 il Gruppo Cronisti Lombardo ha premiato:<br />

Sezione carta stampata e agenzie:<br />

Primo premio ex equo: Paolo Berizzi (La Repubblica) e Luigina Giliberti<br />

(Corriere della Sera)<br />

Secondo premio ex equo: Enrico Silvestri (Il Giornale) – Gisella Roncoroni<br />

e Dario Alemanno (La Provincia di Como)<br />

terzo premio: Paola Pioppi (Il Giorno)<br />

Menzione speciale: Marta Bravi (Il Giornale), Claudio Scarinzi (Ansa)<br />

Sezione radio-televisione:<br />

Primo Premio: Agostino Zappia (Rai)<br />

Secondo premio: Mauro Migliavada (Espansione tv)<br />

terzo premio: Anna Migliorati (Radio 24 il Sole 24 Ore)<br />

Menzione speciale: Davide D’Antoni (telelombardia), Paolo Pardini e<br />

Enrico Rotondi (Rai), Elena Scarrone (Rai), Antonella Mascali<br />

(Radio Popolare).<br />

Premi speciali: Vita da cronista: Mario Sacchi (Rai)<br />

Cronista onorario: Salvatore Furia (direttore Centro Geofisico Prealpino).<br />

•<br />

Dall’alto, Alessandro Galimberti,<br />

Michelino Crosti (a sinistra,<br />

presidente uscente), Mimmo Spina<br />

e il tesoriere Gianfranco Pierucci.<br />

43


Testimonianze<br />

e ricordi<br />

Si è Spento il 6 novembre alla clinica capitanio a milano<br />

L’addio a Enzo Biagi<br />

maestro di libertà<br />

Dall’esordio, a 17 anni sull’Avvenire d’Italia, alla prima assunzione a 20 anni<br />

al Resto del Carlino fino alla conduzione de Il Fatto su raiuno<br />

Una scomparsa che ha lasciato il vuoto, quella di<br />

Enzo Biagi (a destra nella foto durante un’intervista<br />

al presidente della Repubblica Sandro Pertini).<br />

Era nato il 9 agosto 1920 a Pianaccio, frazione di<br />

Lizzano in Belvedere, sull’Appennino bolognese.<br />

Il decano <strong>dei</strong> giornalisti italiani ha iniziato a<br />

scrivere a 17 anni per l’Avvenire d’Italia, ben prima<br />

dell’istituzione dell’<strong>Ordine</strong> professionale, quando<br />

ancora frequentava l’Istituto Tecnico Superiore<br />

“Pier Crescenzi” dove aveva dato vita anche a<br />

una rivista studentesca Il Picchio. Iscritto come<br />

praticante all’Albo Professionale <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> di<br />

Bologna dal 1 gennaio 1941 (dopo che il Sindacato<br />

interprovinciale fascista <strong>dei</strong> giornalisti gli aveva<br />

rifiutato l’iscrizione ai pubblicisti il 2 febbraio 1939<br />

per la giovane età), assunto a 20 anni al Resto<br />

del Carlino da cui è stato allontanato nel 1951 per<br />

aver aderito al Manifesto di Stoccolma contro la<br />

bomba atomica. Nel 1943 ha aderito alla Resistenza<br />

all’interno delle brigate di “Giustizia e Libertà”.<br />

Trasferito all’Associazione lombarda <strong>dei</strong> giornalisti<br />

di Milano il 25 novembre 1953, caporedattore del<br />

settimanale Epoca, inviato speciale alla Stampa di<br />

Torino nel 1960, direttore del Telegiornale nel 1961,<br />

ha scritto per il Corriere della Sera, La Repubblica,<br />

l’Europeo, Panorama, L’Espresso, Oggi e firmato<br />

numerose inchieste per la Rai. Conduttore de<br />

“Il Fatto” su Raiuno nel 1995 poi cancellato dal<br />

palinsesto Rai il 31 maggio 2002. Era ricomparso<br />

sulla tv pubblica il 22 aprile 2007 con “RT. Rotocalco<br />

Televisivo” su Raitre. Durante la sua carriera ha scritto<br />

un’ottantina di libri tra cui ‘La disfatta’ su Tangentopoli,<br />

‘Il boss è solo’ sui pentiti di mafia, ‘Il signor Fiat’,<br />

‘La mia America’ e la collana ‘L’Italia del ‘900’ ma<br />

anche ‘Lettera d’amore a una ragazza di una volta’,<br />

dedicato alla moglie Lucia. In occasione <strong>dei</strong> 50 anni<br />

d’iscrizione all’<strong>Ordine</strong>, il 25 marzo 1992, Enzo Biagi<br />

aveva raccontato i suoi esordi a Tabloid: «Ho iniziato<br />

in piena guerra mondiale e ne ho seguite molte altre<br />

per vedere, infine, crollare i muri e mutare equilibri<br />

che sembravano solidissimi in modo inaspettato».<br />

Il giornalismo italiano ha perso un maestro, alto e<br />

autorevole esempio di libertà di pensiero.<br />

Lo ricordiamo, a fianco, con un corsivo di Fabio Fazio.<br />

La testimonianza di Fabio Fazio<br />

“Così lo intervistai negli<br />

anni bui del suo esilio”<br />

Conoscevo Enzo Biagi fin da quando facevo le sue<br />

imitazioni. Negli anni bui del suo esilio, con l’aiuto<br />

di Loris Mazzetti, dirigente Rai, l’ho intervistato<br />

sei volte. Quando mi ha detto “Va bene perché<br />

alla mia età si scelgono le persone da cui farsi<br />

intervistare”, ne sono rimasto lusingato. E’ stato<br />

un attestato di stima e un ricordo che ancora<br />

porto nel cuore. Erano anni in cui se non urlavi o<br />

non aggredivi qualcuno non eri nessuno. Bene,<br />

proprio in quel periodo e molto più di tutta la sua<br />

pur brillante carriera, Biagi ha insegnato che non<br />

bisogna confondere la ragione con il clamore, non<br />

bisogna confondere l’onestà intellettuale con la<br />

debolezza. Credo poi che abbia lasciato un monito<br />

ai colleghi giornalisti e cioè che non bisogna mai<br />

dimenticare di essere cronisti. In tutto. Ma non solo.<br />

Ha dimostrato come un cronista può dare prova<br />

di onestà. Un cronista non sfrutta mai la propria<br />

posizione per diventare uomo di potere, al contrario<br />

rinuncia a essere uomo di potere, racconta ciò che<br />

vede e fa domande. Fare domande e raccontare<br />

ciò che si vede sono il dovere di un cronista. Tante<br />

volte, prima, si chiacchierava al bar della Rai. Per<br />

poterlo invitare alle interviste, dopo l’editto bulgaro<br />

del 18 aprile 2002, ci siamo invece frequentati a<br />

casa sua o a cena fuori. Negli anni bui del suo esilio<br />

per molti era anche scomodo intervistarlo.<br />

44 Tabloid 6 / 2007


Tabloid 6 / 2007<br />

Testimonianze<br />

e ricordi<br />

l’8 ottobre e’ ScomparSo brUnello tanzi<br />

Pubblicista per scelta<br />

Giornalista per amore<br />

e’ stato vicepresidente dell’ordine della lombardia per 39 anni.<br />

Una carriera dallo sport all’economia, ma sempre con fair-play<br />

Una tempra forte, di marinaio. Brunello Tanzi,<br />

classe 1923, cronista sportivo di punta nella<br />

Notte di Nino Nutrizio, vicepresidente dell’<strong>Ordine</strong><br />

<strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia dal 1965 al 2004<br />

(per 39 anni, prima con la presidenza di Carlo De<br />

Martino, poi con la presidenza del sottoscritto) e<br />

consigliere fino al maggio scorso, se ne è andato<br />

la notte dell’8 ottobre scorso. Aveva vissuto<br />

gli ultimi cinque mesi tra grandi sofferenze, ma<br />

con dignità e senza lamenti. La sua vita, come<br />

quella di migliaia di giovani, è stata segnata dalla<br />

tragedia nazionale dell’8 settembre 1943, quando<br />

frequentava, come aspirante Guardiamarina,<br />

l’Accademia di Livorno (trasferita, per ragioni di<br />

sicurezza, a Brioni). Prigioniero di guerra con Odb<br />

(Oreste del Buono, nipote dell’eroe della Marina<br />

Teseo Tesei), trascorse 20 mesi nell’Austria allora<br />

occupata dalla Germania nazista. Il grado - a<br />

titolo onorifico - di Guardiamarina gli è stato<br />

conferito il 19 febbraio 2001 grazie a una legge di<br />

due anni prima, che ha dato il grado di ufficiale a<br />

tutti coloro che frequentavano l’8 settembre 1943<br />

le Accademie militari delle Forze Armate regie.<br />

Convincerlo a presentare la domanda è stata una<br />

impresa: l’ho personalmente persuaso, dopo aver<br />

scoperto quella leggina.<br />

Alla fine Brunello aveva ceduto ed erano<br />

cominciate le ricerche <strong>dei</strong> suoi trascorsi militari<br />

negli archivi <strong>dei</strong> distretti di Milano e Genova. Il 29<br />

marzo 2001 toccherà proprio a lui consegnare a<br />

Odb la medaglia d’oro dell’<strong>Ordine</strong> per i 50 anni di<br />

giornalismo.<br />

Brunello Tanzi era nato a Calolziocorte (Lecco),<br />

ma si considerava milanese a pieno titolo. Tornato<br />

dalla prigionia aveva trovato lavoro in banca<br />

(la Bnl) ed aveva cominciato a collaborare con<br />

diversi giornali (Gazzetta dello Sport, TempoSport,<br />

Corriere lombardo, Stadio e Totocalcio, Calcio<br />

lombardo in veste di direttore). E’ stato iscritto<br />

nell’Albo <strong>dei</strong> pubblicisti il 1° aprile 1949. La<br />

passione per il giornalismo gli veniva dal padre,<br />

Gastone, giornalista. Notevole il suo impegno<br />

sindacale: fondatore, con Giovanni Bovio, della<br />

componente sindacale “Tribuna stampa”, era<br />

stato per diversi<br />

anni consigliere<br />

pubblicista<br />

dell’Associazione<br />

lombarda <strong>dei</strong><br />

giornalisti. Aveva<br />

contribuito il 14<br />

settembre 1978<br />

alla svolta nella<br />

Lombarda, favorendo<br />

con il voto <strong>dei</strong><br />

consiglieri di “Tribuna<br />

Stampa” la presidenza di Walter Tobagi.<br />

Il 25 marzo 1999 gli avevo consegnato, in<br />

occasione dell’assemblea annuale degli iscritti<br />

all’Albo, la medaglia d’oro dell’<strong>Ordine</strong> per i suoi<br />

50 anni di giornalismo. E quel giorno Brunello ha<br />

raccontato la sua vita professionale a Tabloid,<br />

così un po’ distrattamente, col fare di chi<br />

sembra non prendersi troppo sul serio, forse per<br />

esorcizzare la formalità di un’intervista con tanto<br />

di quaderno per appunti aperto davanti.<br />

Mi piace ora ricordarlo anche attraverso lo<br />

scritto del giovane praticante dell’Istituto per la<br />

formazione al giornalismo che lo intervistò: “Ho<br />

cominciato nel 1945 collaborando alla Gazzetta”.<br />

Si diverte a raccontare l’aneddoto d’esordio: «Mi<br />

avevano spedito a vedere la partita Casale - Pro<br />

Vercelli, partii alle 5.25 per arrivare a destinazione<br />

alle 8.30, trovai ad accogliermi il corrispondente<br />

della Gazzetta che mi trattava come se fossi il<br />

direttore del Times: fu una giornata memorabile».<br />

Ride, quasi a prendere un po’ in giro l’entusiasmo<br />

di quel ragazzino esordiente – raccontava<br />

Brunello Tanzi su Tabloid del mese di aprile<br />

1999. - La cronaca sportiva in particolare gli ha<br />

lasciato ricordi curiosi e un po’ avventurosi da<br />

raccontare, come quella tappa del giro d’Italia<br />

vissuta a cavalcioni di una moto ad appena dieci<br />

metri da Coppi, che in una delle sue imprese<br />

epiche, stava scalando lo Stelvio fra due pareti<br />

di quattro metri di neve”. Ecco, abbiamo perso il<br />

Coppi <strong>dei</strong> pubblicisti lombardi.<br />

Franco Abruzzo<br />

45


in quest’ultima pagina<br />

la nostra realtà<br />

“fotografata” in cifre<br />

6 miliardi<br />

205 milioni<br />

E’ il totale degli investimenti pubblicitari<br />

netti nel periodo gennaio-settembre 2007<br />

suddivisi tra:<br />

televisione (3,3 mld, -1,6% sul periodo<br />

omogeneo dell’anno precedente);<br />

stampa (2,1 mld, +3%, di cui 1,2 mld sui<br />

quotidiani con +3,5% e 920 milioni<br />

sui periodici con +2,3%);<br />

radio (339 milioni, +7,1%);<br />

Internet (189 milioni, +43,5%);<br />

affissioni (139 milioni, +1,5%);<br />

cinema (39 milioni, -10,9%).<br />

8 miliardi<br />

712 milioni<br />

E’ il totale degli investimenti pubblicitari<br />

netti nell’anno 2006 suddivisi tra:<br />

televisione (4,7 mld, +0,8% rispetto<br />

all’anno precedente);<br />

stampa (3 mld, +3,5%, di cui 1,8 mld<br />

sui quotidiani con + 1,7% e 1,2 mld sui<br />

periodici con +6%);<br />

radio (440 milioni, +7,8%);<br />

affissioni (196 milioni, -0,9%);<br />

cinema (76 milioni, -8,2%);<br />

Internet (197 milioni, +44,2%).<br />

(Fonte Nielsen Media Research)<br />

I numeri<br />

62<br />

professionisti 44<br />

praticanti<br />

285<br />

pubblicisti<br />

Sono le nuove iscrizioni<br />

all’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />

della Lombardia<br />

dal 1/6/2007<br />

al 31/10/2007.<br />

I seI quotIdIanI dI provIncIa<br />

della lombardIa certIfIcatI ads<br />

Testata Diffusione Variazione<br />

L’Eco di Bergamo 55.842 -1,4<br />

Il Giornale di Brescia 49.863 -0,3<br />

La Provincia di Como (Lc-So-Va) 45.028 2,8<br />

Gazzetta di Mantova 34.334 -2,3<br />

La Provincia di Cremona 23.113 0,2<br />

La Provincia Pavese 22.420 -0,4<br />

Fonte: Ads media mobile ottobre 2006-settembre 2007<br />

Filo diretto con i lettori<br />

Dal prossimo numero di New Tabloid riserveremo<br />

uno spazio alla posta <strong>dei</strong> lettori. L’indirizzo è tabloid@<br />

odg.mi.it. Sono graditi consigli sulla realizzazione<br />

del nuovo giornale, ma soprattutto segnalazioni<br />

e commenti sui temi che riguardano la categoria.<br />

Raccomandiamo lettere che non superino le trenta<br />

righe. Sia sul sito www.odg.mi.it sia su New Tabloid<br />

gennaio-febbraio del 2008 troverete poi un piccolo<br />

referendum (da compilare e rispedire in e.mail) sugli<br />

argomenti che vorreste siano trattati sul giornale.<br />

46 Tabloid 6 / 2007

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