Ordine Inchiesta Multimediale Personaggi - Ordine dei Giornalisti
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New<br />
<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong><br />
della Lombardia<br />
N.6<br />
Novembre-Dicembre 2007<br />
Direzione e redazione<br />
Via A. da Recanate 1<br />
20124 Milano<br />
tel. 026771371<br />
fax 0266716194<br />
http:/www.odg.mi.it<br />
e-mail: odgmi@odg.mi.it<br />
Poste Italiane Spa Sped.<br />
abb. post. DIn: 353/2003<br />
(conv.in L27/2/2004 n.46) art.1<br />
(comma 2). Filiale di Milano<br />
XXXVII<br />
TabloidAnno<br />
Associazione “Walter Tobagi”- Istituto per la formazione al Giornalismo “Carlo De Martino”<br />
<strong>Ordine</strong><br />
Il nuovo ConsIglIo<br />
sI presenta<br />
aglI IsCrIttI<br />
<strong>Inchiesta</strong><br />
la free press<br />
dà la sveglIa<br />
all’edItorIa<br />
<strong>Multimediale</strong><br />
I free lanCe<br />
e le nuove<br />
professIonI<br />
<strong>Personaggi</strong><br />
fabIo fazIo<br />
rICorda<br />
enzo bIagI<br />
L’informazione<br />
che cambia
4 editoriale<br />
Un altro <strong>Ordine</strong> è possibile<br />
di Letizia Gonzales<br />
6 inchiesta<br />
La free press sveglia l’editoria<br />
di Paolo Pozzi<br />
16 iniziative dell’ordine<br />
Quando la cronaca dà buone notizie<br />
di Angelo Maria Perrino<br />
Convegno. Anna Politkovskaja:<br />
«Vivo e scrivo ciò che vedo»<br />
Corso praticanti. A lezione di stile<br />
di Alberto Comuzzi<br />
22 i risultati delle elezioni<br />
Da Franco Abruzzo a Letizia Gonzales<br />
29 MultiMedialità<br />
News dal web<br />
di Marco Pratellesi<br />
30 FotoGiornalisMo<br />
Fotogiornalisti... da ascoltare<br />
di Leonardo Brogioni<br />
New Tabloid - Periodico ufficiale<br />
del Consiglio dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />
della Lombardia<br />
Poste Italiane Spa. Sped. Abb. Post.<br />
Dl n. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004<br />
n. 46) art. 1 (comma 2).<br />
Filiale di Milano - Anno XXXVII<br />
N. 6/ novembre - dicembre 2007<br />
Direttore responsabile:<br />
Letizia Gonzales<br />
Redazione:<br />
Paolo Pozzi (coordinamento)<br />
Antonio Andreini<br />
Progetto grafico e realizzazione:<br />
Maria Luisa Celotti<br />
Studio Grafica & Immagine<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
Sommario Primo piano<br />
New Tabloid n. 6 novembre-dicembre 2007<br />
33 la voce delle province<br />
Bergamo. Quel “pasticciaccio” da vip<br />
34 la voce <strong>dei</strong> pubblicisti<br />
Il primo articolo non si scorda mai<br />
di Stefano Gallizzi<br />
36 l’osservatorio sull’estero<br />
I giornali nel 2020<br />
a cura di Pino Rea<br />
38 colleGhi in libreria<br />
La casta <strong>dei</strong> giornali e quella dell’editoria<br />
a cura di Antonio Andreini<br />
40 colleGhi alla ribalta<br />
<strong>Giornalisti</strong> e attori servitori di due padroni<br />
di Paolo Pietroni<br />
42 Gruppo cronisti loMbardo<br />
Tra nera e giudiziaria vince la privacy?<br />
44 testiMonianze<br />
Enzo Biagi: Fabio Fazio lo ricorda così<br />
Brunello Tanzi: pubblicista per scelta<br />
di Franco Abruzzo<br />
46 i nuMeri<br />
Direzione, redazione e amministrazione:<br />
Via Antonio da Recanate 1<br />
20124 Milano<br />
Tel: 02/67.71.371 - Fax 02/66.71.61.94<br />
Consiglio dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />
della Lombardia:<br />
Letizia Gonzales: presidente<br />
Stefano Gallizzi: vicepresidente<br />
Mario Molinari: consigliere segretario<br />
Alberto Comuzzi: consigliere tesoriere<br />
Consiglieri: Franco Abruzzo,<br />
Mario Consani, Laura Hoesch,<br />
Laura Mulassano, Paolo Pirovano,<br />
Collegio <strong>dei</strong> revisori <strong>dei</strong> conti:<br />
Ezio Chiodini (presidente)<br />
Marco Ventimiglia, Angela Battaglia<br />
Direttore OgL: Elisabetta Graziani<br />
Registrazione n. 213 del 26-05-1970<br />
presso il Tribunale di Milano.<br />
Testata iscritta al n. 6197 del Registro degli<br />
Operatori di Comunicazione (ROC)<br />
La tiratura di questo numero è di 26.300 cp.<br />
Chiuso in redazione il 30 novembre 2007<br />
Stampa: Seregni Grafiche<br />
Via Puecher 1<br />
Paderno Dugnano (Mi)<br />
Concessionaria di pubblicità:<br />
iMaGina di Gabriella Cantù<br />
Corso di Porta Romana 128 - 20122 Milano<br />
E.mail: imagiuno@tin.it<br />
Tel: 02/58320509 - Fax: 02/58319824<br />
3
Editoriale<br />
Un altro <strong>Ordine</strong> è possibile<br />
Cambiare. Perché cambiare, dirà qualcuno di voi affezionato<br />
al vecchio Tabloid, ai suoi commenti giuridici, alla sua<br />
formula in nero e bianco, alle sue parole sferzanti, alle<br />
sue polemiche. Perché l’<strong>Ordine</strong>, i suoi rappresentanti, il<br />
suo Presidente sono stati eletti con lo slogan “Un altro<br />
ordine è possibile”. Ed è possibile davvero. Cambiare.<br />
Nello spirito, nell’agire, nel modo di comunicare. Per essere<br />
al fianco sempre di più <strong>dei</strong> nostri iscritti. Ecco perché<br />
abbiamo deciso di progettare un nuovo giornale, formato<br />
magazine, che abbiamo chiamato New Tabloid e sarà bimensile<br />
e a colori. Anche il sito avrà una sua diversa veste grafica,<br />
come la news letter che abbiamo iniziato a mandarvi già<br />
quest’estate. Il giornale con le sue 48 pagine, più agile<br />
di formato, più moderno nella grafica, diviso idealmente in<br />
tre sezioni vuole essere una pubblicazione al servizio <strong>dei</strong><br />
colleghi. Troveranno spazio nelle prime pagine inchieste<br />
sull’editoria: copie, diffusione e commenti sulla free press<br />
in questo primo numero. Poi, nei numeri successivi, documenti<br />
e testimonianze <strong>dei</strong> grandi temi che investono il giornalismo,<br />
la deontologia, l’accesso alla professione. A seguire pagine<br />
di servizio riservate alle redazioni, ai problemi, ai disagi,<br />
ai malesseri comuni da condividere con tutti. Uno “specchio<br />
<strong>dei</strong> tempi” che fotografa e riflette un lavoro sempre più<br />
difficile e complesso. Che segnala nuove iniziative o crisi<br />
di settore, come quelle che hanno investito alcuni storici<br />
giornali cattolici e non solo. Che racconta gli uffici<br />
stampa, una realtà abbastanza sconosciuta che accoglie molti<br />
validissimi professionisti. Testimonia discriminazioni ed<br />
4 Tabloid 6 / 2007
Tabloid 6 / 2007<br />
Editoriale<br />
esclusioni frutto dell’insofferenza alla libertà di critica.<br />
I pubblicisti, oggi un’eterogenea categoria che raccoglie<br />
molte anime della nostra professione, hanno nel nuovo giornale<br />
spazio per raccontare e raccontarsi.<br />
Inoltre una parte importante di New Tabloid che sta molto a cuore<br />
al suo direttore-presidente sarà dedicata all’approfondimento<br />
ed alla conoscenza <strong>dei</strong> tanti giornalismi sul territorio della<br />
Lombardia. I giornali di provincia, le radio, le televisioni<br />
locali sono una parte fondamentale dell’informazione e, secondo<br />
ricerche recenti realizzate nei paesi all’avanguardia nelle<br />
nuove formule di giornalismo, le vere cinghie di trasmissione<br />
fra il cittadino e l’informazione.<br />
Parleremo <strong>dei</strong> passi in avanti delle nuove tecnologie, di<br />
come cambia il lavoro di molti di noi, degli strumenti per<br />
comunicare sempre più sofisticati e daremo spazio alle novità<br />
ed alle esperienze di quei paesi, soprattutto anglosassoni,<br />
che anticipano i mutamenti che poi avvengono nei nostri media.<br />
Ai corsi, aggiornamenti, iniziative di approfondimento,<br />
novità in campo legislativo, dedicheremo di volta in volta<br />
altre pagine del giornale. Chiudono New Tabloid recensioni<br />
di libri <strong>dei</strong> colleghi o per i colleghi, spettacoli e film e<br />
accoglieremo anche ricordi, testimonianze, suggerimenti, per<br />
tenere vivo il dialogo con i nostri iscritti.<br />
Mentre il giornale sta andando in stampa è scoppiato il caso sul<br />
presunto rapporto amichevole (e quindi non concorrenziale) tra<br />
Rai e Mediaset al tempo del governo Berlusconi. La Repubblica<br />
del 21 novembre ha pubblicato stralci di conversazioni fra<br />
manager aziendali e giornalisti delle due aziende televisive<br />
relative ai dati elettorali delle elezioni amministrative del<br />
2 aprile 2005 diffusi con ritardo. Secondo Repubblica, nelle<br />
intercettazioni del caso Hdc “la prova che alla concorrenza<br />
si era sostituita la complicità”. Ne parleremo se occorre<br />
nel prossimo numero, anche perché l’<strong>Ordine</strong> della Lombardia è<br />
chiamato ad accertare se ci sono state violazioni deontologiche<br />
da parte di alcuni giornalisti coinvolti in questa vicenda<br />
iscritti al nostro albo professionale.<br />
Il presidente<br />
Letizia Gonzales<br />
5
L’inchiesta<br />
NATA NEL 2000, è GIà ALLA SECONDA GENERAZIONE<br />
La free press<br />
sveglia l’editoria<br />
Sono quasi 5,5 milioni i lettori <strong>dei</strong> quotidiani gratuiti,<br />
di cui circa un milione in Lombardia. 250 i giornalisti<br />
nelle redazioni, più di un terzo nella nostra regione<br />
di Paolo Pozzi<br />
E’ la vera novità degli ultimi dieci<br />
anni dell’editoria. Osteggiata e sottovalutata<br />
da editori e giornalisti, al<br />
suo esordio. Accolta, invece, con<br />
curiosità e interesse dai lettori-consumatori.<br />
E’ la free press a essersi conquistata<br />
un posto al sole nel mercato della<br />
carta stampata. E ha costretto tutti<br />
a prenderne atto, in un mercato, tra<br />
l’altro, nel quale le novità sono davvero<br />
rare. Segno <strong>dei</strong> tempi.<br />
Oggi la free press vale 5 milioni e<br />
452mila lettori, secondo l’ultima rilevazione<br />
Audipress 2007. E il dato<br />
si riferisce solo ai primi tre quotidiani<br />
gratuiti censiti (Leggo, City e<br />
Metro che distribuiscono, da soli, 2<br />
milioni e 200mila copie). E questo<br />
è il primo dato con cui fare i conti:<br />
5,5 milioni di lettori free press corrispondono,<br />
più o meno, alla stessa<br />
quota di copie diffuse dai quotidiani<br />
Fieg a pagamento che si vendono<br />
nelle edicole.<br />
Con la differenza che la free press<br />
ha conquistato 5 milioni e mezzo di<br />
lettori in soli sette anni mentre i quotidiani<br />
a pagamento non si scostano<br />
dai 5/6 milioni di copie diffuse da<br />
cinquant’anni a oggi. Per l’esattezza,<br />
nel 2006, i 58 quotidiani a paga-<br />
mento associati Fieg hanno diffuso<br />
5 milioni e 569mila copie (fonte Ads,<br />
metre i lettori totali di quotidiani sono<br />
stati 22 milioni e 487mila).<br />
Gli investimenti pubblicitari<br />
unica risorsa in bilancio<br />
Due le fonti di riferimento per calcolare<br />
gli investimenti pubblicitari<br />
netti sui quotidiani gratuiti: Fcp-<br />
Fieg (Federazione delle concessionarie<br />
di pubblicità e Federazione<br />
italiana editori giornali) e Nielsen<br />
Media Research, organismo internazionalmente<br />
riconosciuto per il<br />
calcolo degli investimenti pubblicitari<br />
nel mondo <strong>dei</strong> media.<br />
Fino a poco fa ci si doveva affidare<br />
esclusivamente alle dichiarazioni<br />
<strong>dei</strong> singoli editori. Fcp-Fieg, infatti,<br />
ha cominciato a calcolare a quanto<br />
ammonta la pubblicità sulla free<br />
press solo a partire da marzo 2006,<br />
Nielsen a partire da gennaio 2007.<br />
Oggi la quota pubblicitaria sulla<br />
free press vale circa il 5% dell’intero<br />
mercato <strong>dei</strong> quotidiani (un anno<br />
fa valeva il 4%).<br />
Da gennaio a settembre 2007 i<br />
quotidiani gratuiti hanno sfiorato i<br />
60 milioni di euro di introiti pubblicitari,<br />
secondo i dati Fcp-Fieg (che<br />
calcola 3 testate: Leggo, City e<br />
Metro) che diventano, in verità, 83<br />
milioni secondo Nielsen (che calcola<br />
invece 5 testate: Leggo, City,<br />
Metro 24 Minuti ed E Polis). La previsione,<br />
a fine 2007, è che la free<br />
press varrà almeno un centinaio<br />
di milioni di euro l’anno. Al calcolo<br />
sfugge però la quota relativa alla<br />
free press locale e ai quotidiani<br />
gratuiti nati in provincia (come ad<br />
esempio Il Nuovo Giornale di Bergamo<br />
e i tre In Città di Brescia, Verona<br />
e Padova) stimabile in almeno<br />
2 milioni di euro.<br />
Sono all’incirca 250 i giornalisti che<br />
lavorano nelle redazioni delle testate<br />
free press, più di un terzo di costoro<br />
è a Milano e in Lombardia.<br />
La pubblicità vale circa 100 milioni di euro l’anno, in forte<br />
crescita (+ 24,6%) rispetto ai quotidiani a pagamento (+3,8%)<br />
6 Tabloid 6 / 2007
Il vento del Nord<br />
sul Belpaese<br />
Arriva dalla Norvegia il vento della<br />
free press sul Belpaese. Nel pieno<br />
dell’estate romana, il 3 luglio del<br />
2000, sbarca infatti nella città capitolina<br />
un quotidiano gratuito che<br />
nelle terre scandinave è già un mito.<br />
E’ Metro, infatti, a far da apripista<br />
sul mercato italiano. La testata nasce<br />
a Stoccolma nel 1995 (seguita<br />
da Praga nel 1997) e oggi è il quotidiano<br />
più diffuso al mondo, contando<br />
70 edizioni in 93 principali città<br />
di 21 Paesi e in 19 lingue. Tanto che<br />
l’8 novembre 2006, ha vinto il premio<br />
ufficiale <strong>dei</strong> guinnes: 18 milioni<br />
di lettori al giorno vanta Metro, in<br />
tutto il mondo. I primi otto mesi, in<br />
Italia, sono un po’ in sordina, tra la<br />
diffidenza generale. Ma l’anno successivo,<br />
il 5 marzo 2001, scende in<br />
campo Francesco Gaetano Caltagirone<br />
(editore del Messaggero di<br />
Roma, del Mattino di Napoli e del<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
All’estero<br />
In Europa è boom, negli Usa arranca<br />
Il successo della free press è evidente in tutta Europa dove i quotidiani<br />
gratuiti rappresentano ormai quasi il 50% del mercato.<br />
Differente, invece, la situazione negli Stati Uniti dove la free press<br />
raggiunge a malapena il 6% ed è stata introdotta più recentemene.<br />
Nel Vecchio Continente vengono pubblicati, in ogni caso, i due terzi delle<br />
42 milioni di copie stampate al mondo ogni giorno. Evidente il confronto<br />
che spesso si rileva, nei vari Paesi europei, tra il leggero calo <strong>dei</strong><br />
quotidiani a pagamento e la crescita vorticosa della free press.<br />
In Francia, nel 2005, al calo delle testate a pagamento (-1,6%) ha<br />
corrisposto infatti il forte incremento delle testate gratuite (+15,2%),<br />
in Danimarca (-2,6% i quotidiani a pagamento, +31,2% i gratuiti), in<br />
Olanda (-3,7% e +14,4% la free press) così come in Portogallo (-3,9%<br />
contro un +211%), in Svezia (-1,3% contro un +15,9%). In Polonia,<br />
invece, sono aumentati sia i quotidiani a pagamento (+9,8%) sia quelli<br />
gratuiti (+118,7%). Casi anomali quelli del Belgio e dell’Ungheria dove<br />
entrambe le categorie sono in flessione (-1,3% i quotidiani a pagamento<br />
e –0,9% la free press in Belgio, –0,7% e –2,9% in Ungheria). Sono solo<br />
una quarantina, invece, i quotidiani gratuiti in Usa, dove comunque<br />
stanno conquistando sempre più lettori giovani delle città. La ragione del<br />
crescente successo di questi giornali è la dimensione locale.<br />
7
Leggo<br />
Primo network<br />
tanto sport<br />
niente politica<br />
Per chi, come<br />
me, ci è arrivato<br />
dopo 27 anni a<br />
Il Messaggero,<br />
la direzione di<br />
Leggo è stata la<br />
possibilità di realizzare un sogno:<br />
regalare informazione. Scegliendo<br />
personalmente ogni collaboratore.<br />
Oggi Leggo vuole essere<br />
un giornale giovane, fresco,<br />
sbarazzino ma autorevole, leggero<br />
ma documentato. Particolarmente<br />
seguito e di successo il “Filo<br />
diretto tra redazione e lettori”.<br />
Redazione e pubblicità, poi,<br />
viaggiano una accanto all’altra,<br />
quasi una simbiosi, ma al tempo<br />
stesso a tracciare la linea <strong>dei</strong><br />
binari di un treno: marciano<br />
vicinissime, ma non s’incontrano<br />
mai. La redazione ha l’assoluta,<br />
totale libertà nella scelta <strong>dei</strong><br />
temi, delle notizie, delle analisi.<br />
Per questo Leggo non ha mai<br />
temuto di poter …deragliare,<br />
guadagnandosi la stima <strong>dei</strong> suoi<br />
lettori. “Le cattive notizie arrivano<br />
da sole, quelle buone bisogna<br />
andarsele a cercare”: è una<br />
delle mie parole d’ordine. Sta ad<br />
indicare che bisogna, sempre e<br />
comunque, cercare argomenti,<br />
temi, spunti che strappino un<br />
sorriso, un commento, una battuta<br />
positiva. Non ci occupiamo, per<br />
scelta dell’editore, di politica: lo<br />
considero un bonus, un regalo<br />
ch’è sinonimo di tranquillità,<br />
che azzera seccature, che tiene<br />
lontani gli equilibrismi. Alla fine<br />
puoi raccontare e regalare cose<br />
che interessano davvero la gente.<br />
Un sogno che si è realizzato.<br />
E più bello di quanto avessi<br />
immaginato.<br />
Giuseppe Rossi<br />
direttore di Leggo<br />
L’inchiesta<br />
Quotidiano di Puglia, oggi anche del<br />
Corriere Adriatico di Ancona e del<br />
Gazzettino di Venezia) con Leggo,<br />
che in un solo anno diventa metwork.<br />
E il mercato si accorge della<br />
free press.<br />
Quando poi, a settembre dello stesso<br />
anno, il 2001, ci mette lo zampino<br />
anche un pezzo da novanta come<br />
Rcs mediaGroup, allora si arriva<br />
al punto di non ritorno. C’è spazio<br />
per tre soli quotidiani, si diceva,<br />
nel 2001, perché a far funzionare i<br />
free press è la pubblicità e la torta è<br />
quella che è. Oggi c’è stata la moltiplicazione<br />
<strong>dei</strong> pani e <strong>dei</strong> pesci: tre<br />
sono i network nazionali, ma sono<br />
nati i free locali e s’è inventata la<br />
formula del free&pay. Tra il 2005 e il<br />
2006 tutti i quotidiani gratuiti hanno<br />
già vissuto l’epoca del primo grande<br />
restyling e ora sono già alla seconda<br />
generazione, con inserti tematici<br />
e iniziative editoriali mirate a target<br />
di lettori di “grande” nicchia: dallo<br />
sport alla moda, dagli eventi giovanili<br />
alle manifestazioni fieristiche e<br />
quant’altro.<br />
Si sono assunti giornalisti e grafici,<br />
ma è anche esploso il telelavoro che<br />
non pochi problemi ha creato dal<br />
punto di vista sindacale. Di certo la<br />
free press ha aperto, comunque, lo<br />
Il Nuovo Giornale di Bergamo<br />
spazio a una sperimentazione che i<br />
quotidiani a pagamento non conoscevano<br />
da anni.<br />
I quotidiani gratuiti<br />
alla guerra di Francia<br />
L’irruzione della free press sul mercato<br />
<strong>dei</strong> quotidiani, d’altronde, è<br />
stata problematica un po’ in tutta<br />
Europa. Il caso più clamoroso è<br />
accaduto in Francia, dove l’ostilità<br />
degli editori di quotidiani ha permesso<br />
una vera e propria rivolta del<br />
sindacato <strong>dei</strong> poligrafici che, in una<br />
prima fase, ha apertamente boicottato<br />
il lancio <strong>dei</strong> quotidiani gratuiti.<br />
Il 18 febbraio 2002, infatti, il gruppo<br />
svedese Metro International è stato<br />
costretto a rinviare l’uscita prevista<br />
del primo numero di Metro a Marsiglia<br />
a causa di una cinquantina di tipografi<br />
del sindacato Livre Cgt che,<br />
sotto una pioggia battente, non ha<br />
avuto remore ad assaltare la tipografia<br />
Ips di Chateaurenard dove si<br />
erano appena stampate 50mila copie<br />
del quotidiano gratuito.<br />
Nemmeno la stampa di 200mila coie<br />
del giornale, in gran segreto in Lussemburgo,<br />
con destinazione Parigi,<br />
malgrado un accordo con il gruppo<br />
editoriale italiano di Andrea Monti<br />
Riffeser per l’utilizzo della tipografia<br />
La free press ci ha salvato dalla chiusura<br />
Due anni di quotidiano gratuito sono stati, per noi, una<br />
brillante operazione di marketing. Dal 2002 al 2004 siamo<br />
stati free&pay con 5mila copie di tiratura in edicola e<br />
10mila in distribuzione gratuita. Quelle 10mila copie free<br />
press hanno fatto miracoli. Da quando siamo tornati solo a<br />
pagamento, infatti, abbiamo guadagnato il 30-40% di copie<br />
in più, in edicola, rispetto al periodo precedente al biennio free press.<br />
L’esperimento quindi è servito a farci conoscere. E a farci leggere là dove<br />
ancora non ci conoscevano e non ci leggevano. La free press è, insomma,<br />
un invito alla lettura, avvicina utenti prima sconosciuti. E non nascondo<br />
che è servita a farci uscire dal tunnel di una forte crisi economica. Nel<br />
2001 l’azienda aveva un deficit di quasi 2,5 miliardi di lire, oggi quasi<br />
interamente ripianato fino a 50mila euro di rosso nel 2006. E questo grazie<br />
all’incremento delle vendite in edicola. Al punto che abbiamo anche potuto<br />
assumere giornalisti e produrre nuovi inserti.<br />
Paolo Provenzi<br />
direttore di Il Nuovo Giornale di Bergamo<br />
8 Tabloid Tabloid 6 / 2007
InCittà Brescia<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
L’inchiesta<br />
Una vetrina sulle notizie locali<br />
In Città punta a privilegiare le notizie di cronaca locale. Con<br />
un’informazione veloce, di facile lettura, semplice e chiara, per gli<br />
studenti che devono raggiungere i luoghi di studio, per i pendolari<br />
in genere. Dedichiamo ogni giorno tre pagine alla cronaca di<br />
Brescia e una alla cronaca di Desenzano, perché dal lago è più<br />
forte il pendolarismo verso la citta’ capoluogo. Cronaca <strong>dei</strong> fatti<br />
ma anche di servizio, nel senso che almeno una delle tre pagine è dedicata agli<br />
avvenimenti programmati in citta’: spettacoli, incontri, conferenze, appuntamenti<br />
di ogni genere. Che il venerdì trova la sua realizzazione in una sorta di “vetrina”<br />
sul week-end. L’apertura del giornale è di notizie locali ben evidenziate anche<br />
graficamente. Lo stesso vale per lo sport, dove ad una pagina di notizie<br />
nazionali ne viene affiancata una analoga di notizie locali. Questo, ovviamente,<br />
non significa che il mondo si fermi a Brescia. Non a caso altre tre pagine sono<br />
dedicate all’attualità nazionale e internazionale. Non abbiamo mai avuto la<br />
pretesa di porci in concorrenza con la stampa tradizionale: il nostro scopo è stato<br />
ed è quello di fornire ai lettori un’informazione quanto più completa possibile,<br />
certo, ma anche più immediata. Un’informazione “televisiva” su un giornale.<br />
Riccardo Bormioli<br />
direttore di Aga-InCittà Brescia<br />
di France Soir, ad Aubervilliers, ha<br />
fatto demordere gli oppositori della<br />
free press. “Commandos” di tipografi<br />
si sono ugualmente precipitati<br />
alle stazioni ferroviarie e alle fermate<br />
delle principali stazioni delle metropolitane<br />
e le copie del quotidiano<br />
gratuito appena arrivato in treno dal<br />
Lussemburgo sono finite nella Senna.<br />
La scena si è ripetuta per alcuni<br />
giorni. Con il gratuito Metro che, di<br />
fatto, veniva distribuito quasi clandestinamente,<br />
a Parigi, tra risse e<br />
incidenti.<br />
Oggi Metro France, filiale del gruppo<br />
svedese Metro International,<br />
distribuisce 630mila copie del gratuito<br />
Metro di cui 240mila a Parigi.<br />
E 800mila (450mila a Parigi) ne<br />
distribuisce il gruppo norvegese<br />
Schibsted con 20 minutes, il quotidiano<br />
gratuito che ora è leader in<br />
Francia.<br />
Da Eurisko ad Audipress<br />
una telenovela all’italiana<br />
Nessun boicottaggio alla francese,<br />
in Italia, ma scaramucce se ne sono<br />
viste tante. A cominciare da una<br />
spaccatura netta all’interno della<br />
Fieg, la Federazione italiana editori<br />
giornali (con una forte ritrosia da<br />
parte di alcuni forti editori di quotidiani<br />
a pagamento) ma soprattutto<br />
<strong>dei</strong> due enti preposti alla certificazione<br />
della diffusione e <strong>dei</strong> lettori<br />
<strong>dei</strong> giornali, Ads (Accertamento diffusione<br />
stampa, che calcola quant’è<br />
la tiratura e la diffusione <strong>dei</strong> quotidiani<br />
e <strong>dei</strong> periodici a pagamento) e<br />
Audipress che invece fa una ricerca<br />
quantitativa e qualitativa sui lettori<br />
di un panel di giornali venduti in<br />
edicola.<br />
Ci sono voluti anni di vivaci polemiche<br />
e due ricerche Eurisko commissionate<br />
dai primi tre network nazio-<br />
Bergamo ha inaugurato il free&pay.<br />
A Verona, Vicenza e Brescia<br />
i primi quotidiani gratuiti di provincia<br />
City<br />
La griffe<br />
delle news<br />
di qualità<br />
L’avvio della free<br />
press è stato un<br />
salto nel buio, per<br />
tutti. Dovevamo<br />
farci accettare dal<br />
pubblico e sfatare<br />
alcuni luoghi comuni. Si pensava<br />
che il quotidiano gratuito non<br />
avrebbe potuto essere di qualità<br />
e neppure avere gli investimenti<br />
pubblicitari giusti. E ciò per un<br />
quotidiano che deve vendere<br />
notizie e vive di pubblicità.<br />
La prima fase è durata tre anni.<br />
Ora abbiamo capito come fare<br />
un giornale e per quale tipo di<br />
lettore. La mission della free<br />
press è dare notizie chiare e utili.<br />
Il nostro lettore è giovane, attivo<br />
e metropolitano. Per centrare gli<br />
obiettivi abbiamo recentemente<br />
fatto non un semplice restyling,<br />
ma abbiamo cambiato la formula<br />
del giornale, rivoluzionando la<br />
priorità delle notizie. I nostri storici<br />
competitor sulla free press danno<br />
infatti notizie leggere, con un<br />
criterio di scelta e priorità che non<br />
si discosta dagli altri quotidiani a<br />
pagamento.<br />
City ha inventato una formula<br />
propria, di grande respiro e<br />
qualità. Abbiamo voluto insomma<br />
mettere una firma, dare una griffe<br />
al nostro giornale.<br />
Le pagine 2 e 3 sono, ad<br />
esempio, uniche e sintetizzano<br />
i personaggi e i fatti della<br />
giornata, con l’aggiunta di una<br />
riflessione autorevole affidata,<br />
di voilta in volta, a uomini di<br />
cultura. L’Agenda informativa è<br />
selezionata ed è fondamentale<br />
il dialogo con i lettori. In prima<br />
pagina abbiamo aggiunto un po’<br />
di tenerezza e personalità.<br />
Bruno Angelico<br />
direttore di City<br />
9
Metro<br />
Il quotidiano<br />
globale che ha<br />
scosso il mercato<br />
A sette anni dal<br />
primo numero di<br />
Metro, in Italia si<br />
parla ancora di free<br />
press come di novità<br />
editoriale. Sette<br />
anni per un mercato in continua<br />
evoluzione come quello <strong>dei</strong> media<br />
sono un’era geologica, ma tant’è. Il<br />
mercato continua periodicamente<br />
ad “accorgersi della novità” e a<br />
temere la free press, senza dubbio<br />
la risposta più forte che la carta<br />
stampata ha saputo opporre negli<br />
ultimi anni alla lenta ma inesorabile<br />
ascesa dell’informazione su<br />
Internet. Una risposta di contenuto,<br />
alternativa per un pubblico che<br />
non vuole leggere altro (non c’è<br />
concorrenza con i quotidiani pay)<br />
e che se non trovasse Metro per la<br />
strada tornerebbe a guardare la tv<br />
o siti web. I gratuiti hanno trovato<br />
milioni di nuovi lettori nelle università,<br />
nelle scuole, alla fermata del metrò,<br />
sui bus o al bar, abituandoli alla<br />
lettura del giornale. Lettori giovani,<br />
nuovi, consumatori attivi, di notizie<br />
e di pubblicità. Anzi, i quotidiani free<br />
stanno portando molti giovani dal<br />
web alla carta stampata; giovani che<br />
tra dieci anni sentiranno il bisogno<br />
di maggiore analisi, contenuti più<br />
approfonditi, e saranno magari<br />
disposti a pagare per averli. Metro<br />
ha aperto redazioni e assunto<br />
professionisti, ha conquistato il<br />
pubblico <strong>dei</strong> non lettori con un<br />
modello distributivo flessibile e<br />
un format giornalistico facile, alla<br />
portata di tutti. I giornali tradizionali<br />
hanno seguitato a contendersi gli<br />
stessi lettori di sempre. La battaglia<br />
sulla pubblicità? Il nemico è altrove,<br />
si chiama Tv. La carta stampata è<br />
viva. Viva la free press.<br />
Giampaolo Roidi<br />
direttore di Metro<br />
L’inchiesta<br />
nali (Leggo, City e Metro) per arrivare<br />
ad avere uno studio ufficiale e certificato<br />
<strong>dei</strong> lettori free press (vedi box<br />
a pag. 12). Merito di Metro, che ha<br />
sollevato il caso davanti all’Autorità<br />
Antitrust. Forte delle altre esperienze<br />
all’estero dove il mercato pubblicitario<br />
e i lettori hanno dati e numeri da<br />
tempo certificati e divulgati, la testata<br />
che fa capo a Metro International<br />
reclama l’inserimento <strong>dei</strong> quotidiani<br />
distribuiti gratuitamente nella certificazione<br />
Ads e Audipress<br />
La prima ricerca Eurisko sulla free<br />
press in Italia risale al 2004 con la<br />
pubblicazione di dati riferiti- al 2003,<br />
quindi tre anni dopo la comparsa<br />
della prima edizione italiana di un<br />
quotidiano gratuito. La prima ricerca<br />
Audipress, invece, arriva sette<br />
anni dopo, nel 2007. Già dalle prime<br />
indagini Eurisko, comunque, la<br />
free press mostra i muscoli, con una<br />
quantità di lettori, nel giorno medio,<br />
che arriva a 1 milione e 642mila. Che<br />
l’anno successivo, nel 2004, salgono<br />
a 1 milione e 738mila (dati pubblicati<br />
L’IDENtIkIt<br />
nel 2005). Una marcia trionfale che<br />
sfodera, di anno in anno, un numero<br />
di lettori in costante e vorticosa<br />
crescita fino ad arrivare ai 5 milioni e<br />
452mila nel 2006, secondo i dati certificati<br />
da Audipress e divulgati al mercato<br />
il 20 febbraio 2007. Fin dall’inizio<br />
il primato delle copie distribuite (fonte<br />
editori) ma soprattutto del numero di<br />
lettori (fonti Eurisko e Audipress) è di<br />
Leggo, quotidiano del gruppo Caltagirone,<br />
diretto da Giuseppe Rossi<br />
(ex Messaggero). Secondo è City,<br />
terzo Metro. Una classifica, pur nel<br />
progressivo aumento delle copie<br />
distribuite, che si manterrà invariata<br />
anche negli anni successivi. Mentre<br />
il target di riferimento che viene segnalato<br />
dalle prime ricerche è soprattutto<br />
quello <strong>dei</strong> giovani e delle<br />
donne. Numeri e dati, in ogni caso,<br />
che scuotono il mercato dell’editoria.<br />
E dire che quello <strong>dei</strong> quotidiani<br />
gratuiti rappresenta solo il 50% del<br />
totale delle copie annue distribuite<br />
dalla free press in Italia, il cui mercato<br />
(con un centinaio di testate<br />
Testata Primo Numero Totale copie Editore<br />
numero edizioni distribuite<br />
Metro 3-7-2000 8 850.000 Edizioni Metro srl<br />
(Gruppo Metro International)<br />
Leggo 5-3-2001 12 1.050.000 Leggo Spa<br />
(Gruppo Caltagirone Editore)<br />
City 3-9-2001 10 850.000 City Italia Spa<br />
(Rcs MediaGroup)<br />
InCittà 22-3-2002 3 110.000 Nuova Editoriale Verona<br />
(Gruppo Athesis)<br />
E Polis 1-10-2004 15 570.000 Società Editrice E Polis Spa<br />
Anteprima 12-10-2006 1 110.000 Rcs MediaGroup<br />
Corriere<br />
24’ 20-11-2006 2 450.000 Gruppo Il Sole 24 Ore<br />
* Il numero di giornalisti, in questo caso, è riferito all’intera redazione di Radiocor (Milano,<br />
** Il numero di giornalisti è riferito alla redazione dell’Agenzia Aga di Roma<br />
10 Tabloid 6 / 2007
Tabloid 6 / 2007<br />
L’inchiesta<br />
I network nazionali “scoprono”<br />
le province lombarde. Da Varese a Lodi,<br />
da Lecco a Pavia le edizioni di Milano<br />
periodiche oltre a quelle quotidiane)<br />
vale più di 2 miliardi di copie l’anno,<br />
secondo l’Associazione della<br />
free press che ora pubblica anche<br />
un’apposita guida-annuario.<br />
La risposta locale<br />
ai network nazionali<br />
E’ partita dal Nord-Est la risposta<br />
locale all’invasione <strong>dei</strong> network nazionali<br />
<strong>dei</strong> quotidiani gratuiti. Così<br />
all’asse Milano-Roma <strong>dei</strong> tre giganti<br />
Leggo, City, Metro, si contrappone<br />
l’asse Venezia-Verona-Brescia, con<br />
vicende alterne e con una guerra<br />
che ha visto il crocevia di tutte le<br />
battaglie a Padova, dove, a un certo<br />
punto, tra quotidiani provinciali, dorsi<br />
locali di quotidiani nazionali e free<br />
press, si sono contesi il mercato ben<br />
sei testate contemporaneamente.<br />
Primi a distribuire un quotidiano<br />
gratuito locale sono stati il gruppo<br />
editoriale Athesis (che edita già<br />
i quotidiani L’Arena di Verona, Il<br />
Giornale di Vicenza e BresciaOggi)<br />
e la Sep (che edita Il Gazzettino di<br />
Venezia) con le testate InCittà. Un<br />
accordo tra i due editori e tra le rispettive<br />
concessionarie di pubblicità,<br />
Publiadige e Area Nord (oggi<br />
diventata Piemme, dopo l’acquisto<br />
del Gazzettino da parte di Caltagirone),<br />
consente, già a partire dal 2002,<br />
una sinergia d’intenti che porta a<br />
sperimentare il lancio di quotidiani<br />
gratuiti nelle città dove gli stessi<br />
editori mandano già in edicola<br />
Concessionaria Direttore Numero di cui in<br />
pubblicità <strong>Giornalisti</strong> Lombardia<br />
Publikompass (naz.) Giampaolo Roidi 22 14<br />
Metro Pubblicità (loc.)<br />
Piemme Giuseppe Rossi 29 4<br />
Rcs Pubblicità Bruno Angelico 24 12<br />
Publiadige Riccardo Bormioli 9** 3<br />
PubliePolis Antonio Cirpiani 120 16<br />
Rcs Pubblicità Costantino Muscau 5 5<br />
24 Ore System Fabio Tamburini 46* 31<br />
Roma e Bruxelles) che lavora indifferentemente per l’agenzia del Sole 24 Ore e per la free press<br />
24minuti<br />
E il Sole<br />
del pomeriggio<br />
ha il target d’oro<br />
Il gruppo Sole 24<br />
Ore pubblica un<br />
quotidiano gratuito<br />
pomeridiano,<br />
24’, in due città,<br />
Milano e Roma,<br />
che hanno già vantato, in<br />
passato, grande tradizione<br />
di quotidiani del pomeriggio<br />
con La Notte, Il Corriere<br />
d’Informazione e Paese Sera.<br />
La scelta è stata di completare<br />
la gamma <strong>dei</strong> prodotti offerti<br />
per sfruttare le potenzialità del<br />
marchio aziendale e perché il<br />
settore della free press negli<br />
ultimi anni è cresciuto a ritmi<br />
elevati, diventando un fenomeno<br />
editoriale davvero significativo.<br />
24’ è un quotidiano free press<br />
di seconda generazione che,<br />
come sta avvenendo nei<br />
principali Paesi europei, risulta<br />
particolarmente curato sia nei<br />
contenuti sia nella grafica. Ciò<br />
è possibile anche perché la<br />
redazione è quella dell’agenzia di<br />
stampa Radiocor, che ora con 46<br />
giornalisti (sedi a Milano e Roma,<br />
più un ufficio di corrispondenza<br />
a Bruxelles) confeziona due<br />
prodotti: il notiziario economicofinanziario<br />
e la free press. Da<br />
una ricerca commissionata a<br />
un’agenzia esterna risulta che<br />
il target del quotidiano gratuito<br />
del pomeriggio è costituito per<br />
il 63% da pubblico maschile,<br />
per quasi il 48% da lettori di<br />
età compresa nelle due fasce<br />
<strong>dei</strong> 25/35 anni e <strong>dei</strong> 35/45 anni,<br />
per quasi l’80% da diplomati e<br />
laureati. L’obiettivo aziendale<br />
era di realizzare una free press<br />
di target medio-alto ed è stato<br />
raggiunto.<br />
Fabio Tamburini<br />
direttore di Radiocor-24’<br />
11
L’inchiesta<br />
GLI INvEstIMENtI puBBLICItArI MEsE pEr MEsE<br />
2006 Marzo % Aprile % Maggio % Giugno %<br />
Commerciale nazionale 9.635 24,3 12.622 19,4 17.059 19,1 21.045 15,8<br />
Di servizio 346 -15,2 438 -13,6 567 -10,3 700 -5,1<br />
Commerciale locale 6.329 9,9 8.836 8,3 11.991 9,5 14.840 8,9<br />
Totale 6.310 17,2 21.896 13,9 29.617 14,4 36.585 12,4<br />
2007 Gennaio % Febbraio % Marzo % Aprile %<br />
Commerciale nazionale 3.250 4,2 n.d n.d 13.203 24,4 17.159 22,5<br />
Di servizio 99 -16,5 n.d n.d 318 -8,3 411 -6,3<br />
Commerciale locale 1.548 32,6 n.d n.d 6.122 14,7 8.163 9,6<br />
Totale 4.897 11,2 n.d n.d 19.643 20,5 25.733 17,6<br />
Fcp (Federazione delle concessionarie di pubblicità) e Fieg (Federazione italiana editori giornali) hanno iniziato a calcorare gli investimenti<br />
quotidiani provinciali a pagamento.<br />
Nella convinzione che è meglio creare<br />
in casa propria il free press per<br />
togliere l’ossigeno della pubblicità<br />
locale ai network nazionali, senza<br />
far troppa concorrenza ai quotidiani<br />
locali. Dalle prime esperienze di<br />
Verona e Vicenza, il virus della free<br />
press locale si estende poi a Cremona<br />
(dove per un periodo la Voce<br />
di Cremona passa da quotidia-<br />
no a pagamento a gratuito per poi<br />
chiudere i battenti), a Brescia e a<br />
Bergamo dove nascono e reggono<br />
due esperienze-pilota del delicato<br />
mondo provinciale della free press.<br />
Emanazione del gruppo editoriale<br />
Athesis, il quotidiano gratuito In-<br />
Città Brescia (edito da Nuova Editoriale<br />
Verona) viene realizzato da<br />
un service (fino due anni fa era Novecolonne<br />
di Paolo Pagliaro, oggi è<br />
Chi certifica i lettori e il numero delle copie diffuse<br />
l’agenzia Aga di Riccardo Bormioli,<br />
(vedi box a pag. 8) che ha sede a<br />
Roma per la parte nazionale e, con<br />
il supporto di alcuni collaboratori<br />
bresciani, distribuisce 24 pagine full<br />
color (l’impaginazione grafica è affidata<br />
alla società Darco di Milano)<br />
in 30 mila copie. La stessa Nuova<br />
Editoriale di Verona che fa capo ad<br />
Athesis distribuisce poi altre due<br />
edizioni in Veneto, con In città Vero-<br />
Audipress, vince la free press. E di Ads si può fare a meno<br />
Una telenovela lunga due anni per riuscire a certificare<br />
i dati della free press. Tutto inizia il 28 settembre 2005<br />
quando l’Autorità Antitrust (presidente Antonio Catricalà)<br />
apre ufficialmente un’istruttoria nei confronti di Ads<br />
(Accertamenti diffusione stampa) e Audipress (che<br />
certifica invece numero e qualità <strong>dei</strong> lettori) per accertare<br />
che non vi siano .<br />
A far scattare l’istruttoria è Metro, che, con un esposto<br />
all’Antitrust, sostiene che la mancanza di dati ufficiali di<br />
Ads e Audipress da presentare agli investitori pubblicitari<br />
penalizzi i quotidiani gratuiti riguardo all’unica fonte<br />
di ricavi possibili, cioè la pubblicità. Audipress dice<br />
che non può fare rilevazioni sulla free press perché,<br />
per statuto, si possono rilevare solo testate certificate<br />
Ads. Da parte sua Ads dice che non può rilevare la free<br />
press perché, per statuto, può certificare solo testate<br />
vendute in edicola. Un’impasse che sembra non avere<br />
vie d’uscita. La situazione si sblocca solo il 23 ottobre<br />
2005 quando il consiglio direttivo di Audipress approva<br />
una deroga al regolamento per un anno e s’impegna a<br />
modificare gli articoli 2 e 12 del proprio statuto togliendo<br />
ogni riferimento ad Ads. Audipress approva la modifica<br />
allo statuto il 25 gennaio 2006 e può così procedere a<br />
inserire i quotidiani gratuiti nelle rilevazioni semestrali<br />
che iniziano a primavera 2006 e che prevedono la<br />
pubblicazione <strong>dei</strong> dati a febbraio 2007. L’Antitrust<br />
chiude così l’istruttoria Audipress il 21 febbraio 2006.<br />
Ma risolta la questione Audipress, rimane invece<br />
ingarbugliata la querelle Ads. Che il 22 giugno 2006 si<br />
spacca: Assocomunicazione e Unicom si dimettono dal<br />
consiglio Ads in polemica soprattutto con Fieg (Upa fa<br />
da mediatore), mentre sullo sfondo s’impone di risolvere<br />
anche la questione del free & pay E Polis. L’Antitrust<br />
impone ad Ads di presentare una bozza di nuovo<br />
statuto entro il 31 ottobre, poi prorogato al 30 marzo<br />
2007. Nel frattempo per quattro mesi viene bloccata<br />
la pubblicazione <strong>dei</strong> dati Ads che riprendono a essere<br />
divulgati solo nell’ottobre 2006. Alla fine ha deciso il<br />
mercato: i dati Audipress ci sono e per gli editori free<br />
press basta e avanza. Di Ads si può fare a meno. Il<br />
motivo? Per la pubblicità quel che conta è il costocontatto<br />
che è certificato dai lettori Audipress.<br />
12 Tabloid 6 / 2007
Tabloid 6 / 2007<br />
L’inchiesta<br />
Agosto % Settembre % Ottobre % Novembre % Dicembre %<br />
23.746 13,7 27.428 13,1 31.785 12,3 36.059 11,1 40.433 11,8<br />
796 -2,6 976 0,9 1.098 2,6 1.220 1,5 1.274 -1,7<br />
17.228 9,8 19.708 7,7 22.362 8,4 25.115 7,9 28.064 6<br />
41.770 11,7 48.112 10,6 55.245 10,5 62.394 9,6 69.771 9<br />
Maggio % Giugno % Agosto % Settembre %<br />
23.931 25 30.225 28,1 34.304 28,6 40.047 3<br />
553 -2,6 700 -0,3 815 2,2 553 -2,6<br />
10.979 10,7 13.727 12,3 16.244 13,6 18,840 15,9<br />
35.463 19,7 44.652 22,2 51.363 23 59.968 24,6<br />
pubblicitari da marzo 2006.<br />
Fonte: Fcp-Fieg (valori in migliaia di euro)<br />
na e In Città Vicenza. Avviata anche<br />
in Laguna, ma con alterne vicende,<br />
il 9 maggio 2002, la free pess locale<br />
con In Città Venezia da parte del<br />
Gazzettino che poco dopo ha però<br />
chiuso l’esperienza per aprire, il 3<br />
febbraio 2003, a In Città Trieste.<br />
Antesignano del free&pay, invece,<br />
il quotidiano di provincia Il Nuovo<br />
Giornale di Bergamo, ancor prima<br />
di E Polis, primo network nazionale<br />
free&pay. Quotidiano ricco di storia<br />
e avventure Il Nuovo Giornale di<br />
Bergamo, che eredita il nome della<br />
testata nata nel 1848 e, nella sua<br />
attività quasi bi-centenaria, è morta<br />
e risorta più volte, vivendo forti<br />
crisi e periodi di cassa integrazione<br />
e fallimenti.<br />
Negli ultimi decenni, con alterne vicende<br />
e nomi differenti, è arrivata,<br />
nell’ottobre 2002, con la direzione<br />
di Paolo Provenzi, alla svolta<br />
della free press. Un mix, in verità,<br />
tra quotidiano a pagamento con<br />
foliazione completa distribuita in<br />
5mila copie nella città capoluogo,<br />
Bergamo, e in 10mila copie in provincia<br />
con una edizione ridotta.<br />
Quando, nel 2004, Il Nuovo Giornale<br />
di Bergamo chiude l’esperienza<br />
free press e torna alla sola<br />
edicola (vedi box a pag. 8) si ritrova<br />
a vendere mediamente 2.200<br />
copie rispetto alle 1.500 che vendeva<br />
prima d’iniziare l’esperimento<br />
free press e allontana lo spettro<br />
di una nuova crisi. Così, con i<br />
conti pressoché ripianati e undici<br />
giornalisti in redazione, il giornale<br />
torna anche a investire in inserti<br />
settimanali e mensili arrivando, in<br />
questi casi, anche alle 3.500 copie<br />
diffuse.<br />
Il caso Anteprima<br />
del Corriere della sera<br />
E’ la prima sperimentazione di free<br />
press quotidiana di fascia pomeridiana.<br />
Lanciata sul mercato bru-<br />
La distribuzione<br />
I leader città per città<br />
ciando le tappe rispetto all’annunciato<br />
lancio del quotidiano gratuito<br />
del Sole 24 Ore che uscirà un mese<br />
dopo e ai progetti di irruzione sul<br />
mercato della free press anche da<br />
parte del Gruppo l’Espresso che<br />
poi, invece, rinuncerà alla partita.<br />
Anteprima del Corriere della Sera<br />
esce alle ore 17 di giovedì 12 ottobre<br />
2006 con un foglio tabloid di 4<br />
pagine, distribuito in 110mila copie<br />
METRO: Roma (3/7/2000) 230mila copie - Milano (30/10/2000) 220mila copie -<br />
Bologna, Firenze, Genova e Torino (21/3/05 ) 70mila copie per ogni edizione - Veneto<br />
(Padova, Verona, Vicenza, Treviso, Venezia) 80mila copie - Lombardia 1 (Monza,<br />
Lecco, Varese, Pavia, Lodi) e Lombardia 2 (Bergamo, Brescia 10/1/05) 70mila copie.<br />
LEGGO: Roma (5/3/2001) 260mila copie - Milano (21/5/2001) 260mila - Torino<br />
(15/10/2001) 120mila - Napoli (12/11/2001) 80mila - Bologna (26/11/2001) 50mila<br />
- Firenze (26/11/2001) 50mila - Venezia (13/5/2002) 40mila - Padova (13/5/2002)<br />
35mila - Verona (13/5/2002) 40mila - Bari (11/4/2005) 40mila - Genova (18/4/2005)<br />
35mila - Lombardia (Bergamo, Brescia, Como, Varese18/4/2005) 40mila.<br />
CITY: Milano (3/9/2001) e Lombardia (10/3/2005) 240mila copie - Bologna<br />
(26/11/2001) 46mila - Firenze (26/11/2001) 46mila - Roma (3/4/2002) 235mila<br />
- Napoli (14/2/2002) 85mila - Bari (8/2/2002) 38mila - Torino (31/3/2005) 85mila -<br />
Genova (31/3/2005) 40mila - Verona (31/3/2005) 35mila<br />
INCITTA’: Verona (22/3/2002) 40mila copie - Padova (8/4/2002) 40mila copie -<br />
Brescia (8/4/2002) 30mila copie - Trieste (3/2/2003) 30mila copie<br />
E POLIS: Cagliari (1/10/2004) 40mila copie - Sassari (14/2/2005) 40mila copie -<br />
Padova (21/2/2006) Venezia e Mestre (2/3/06), Treviso (14/3/06), Vicenza (16/3/06),<br />
Verona (21/3/06), Bergamo, (23/3/06) Brescia (30/3/06) 40mila copie ciascuno -<br />
Milano (28/9/2002006) 230mila copie - Roma (28/9/2006) 220mila copie - Napoli,<br />
Bologna, Firenze (20/6/2006) 60mila copie ogni edizione.<br />
Tra parentesi le date di lancio del primo numero nelle singole città.<br />
13
INvEstIMENtI puBBLICItArI<br />
2007 suLLA FrEE prEss<br />
Mese milioni euro<br />
Gennaio* 5,4<br />
Febbraio 12,8<br />
Marzo 22<br />
Aprile 28,9<br />
Maggio** 46<br />
Giugno 62<br />
Luglio 71<br />
Agosto 71,7<br />
Settembre 83<br />
Fonte: Nielsen Media Research.<br />
*Da gennaio 2007 sono stati censiti<br />
i quattro quotidiani gratuiti certificati<br />
Audipress, cioè Leggo, City, Metro<br />
e 24 Minuti. **Da maggio viene censito<br />
anche il free&pay E Polis certificato Ads.<br />
L’inchiesta<br />
dagli strilloni nelle strade di Milano<br />
(poi anche a Bergamo e Brescia).<br />
Il nuovo free press viene realizzato<br />
in via Solferino da una piccola redazione<br />
di quattro giornalisti coordinata<br />
da Costantino Muscau e offre ai<br />
lettori, nell’ora del rientro dall’ufficio,<br />
un’anticipazione <strong>dei</strong> temi di maggior<br />
rilievo che saranno approfonditi dallo<br />
stesso Corriere della Sera in edicola<br />
l’indomani mattina.<br />
Il free&pay E polis<br />
e la novità del telelavoro<br />
Il progetto era ambizioso fin dall’inizio.<br />
Nato dall’idea di Nicola Grauso<br />
(ex editore dell’Unione Sarda) e<br />
fondato, in buona parte, sul telelavoro<br />
<strong>dei</strong> giornalisti, E Polis vorrebbe<br />
essere, nelle intenzioni, il network<br />
di quotidiano popolare più diffuso<br />
puBBLICItà % A CoNFroNto<br />
Free press - Quotidiani a pagamento<br />
Free press Quotidiani<br />
a pagamento<br />
Marzo 2006 17,2 1,6<br />
Aprile 13,9 1,7<br />
Maggio 14,4 2,7<br />
Giugno 12,4 2,5<br />
Agosto 11,7 2,1<br />
Settembre 10,6 2,3<br />
Ottobre 10,5 2,5<br />
Novembre 9,6 2,3<br />
Dicembre 9,1 1,9<br />
Gennaio 2007 11,2 10,5<br />
Febbraio * *<br />
Marzo 20,5 8,4<br />
Aprile 17,6 5<br />
Maggio 19,7 4,2<br />
Giugno 22,2 3,7<br />
Agosto 23,0 3,7<br />
Settembre 24,6 3,8<br />
* a febbraio 2007 per problemi tecnici non è stata efettuata la<br />
rilevazione (Fonte: Fcp-Fieg)<br />
nelle province d’Italia. Dopo la crisi<br />
e la chiusura del giornale, l’estate<br />
scorsa, e il passaggio di proprietà<br />
al finanziere Alberto Rigotti, il progetto<br />
è ancora più ambizioso di<br />
prima. Che è tutto dire! E prevede il<br />
raddoppio del numero di testate in<br />
due anni, dalle 15 attuali a 30 entro<br />
il 2009 e l’apertura di quattro nuove<br />
redazioni con relative testate (Monza-Brianza,<br />
Torino, Bari e Palermo)<br />
è già stata programmata entro l’inizio<br />
del 2008. E Polis, ora, è a metà<br />
del guado. E scommettere è ancora<br />
più difficile. Ma i nuovi editori, anzi,<br />
il nuovo editore non ha dubbi. Tanto<br />
che il rilancio, in grande stile, dell’intero<br />
progetto passa attraverso un<br />
obiettivo di pareggio del bilancio<br />
addirittura nel 2007.<br />
Cosa impensabile solo fino a prima<br />
I quotidiani gratuiti sono il 50% delle copie distribuite dalla free<br />
press in Italia. Che, con i periodici, vale 2 miliardi di copie l’anno<br />
14 Tabloid 6 / 2007
Il contropelo<br />
di quest’estate, quando sembrava<br />
che il piccolo impero creato da Niky<br />
Grauso dovesse rovinosamente capitolare<br />
in men che non si dica. Il<br />
debito, quest’estate, era di circa 40<br />
milioni di euro. Rigotti ha ricapitalizzato<br />
l’azienda con 56 milioni di euro.<br />
Tanto è stato pattuito per il 75%<br />
della proprietà di E Polis Spa. Che<br />
a sua volta detiene anche il 95%<br />
di Pubbli E Polis (ex E Polis Media)<br />
società di pubblicità e marketing in<br />
mano a Marcello Dell’Utri, che ha il<br />
compito di rilanciare la pubblicità.<br />
Un buon gruzzolo <strong>dei</strong> soldi che Rigotti<br />
ha messo nell’operazione E<br />
Polis è arrivato dalla vendita delle<br />
quote azionarie che il finanziere<br />
aveva nella società Milano Serravalle<br />
Milano Tangenziali Spa rivendute<br />
a 7,45 euro (erano state acquistate<br />
a 6,06 euro) che hanno fruttato una<br />
cifra vicina ai 14 milioni di euro.<br />
Sulla free press, insomma, s’investe.<br />
Non tantissimo. Ma tant’è.<br />
paolo.pozzi@odg.mi.it<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
L’inchiesta<br />
Quel target da sogno di Piet Bakker*<br />
Il numero <strong>dei</strong> lettori che abbandonano i giornali a pagamento per quelli gratuiti è minimo.<br />
Ma non è detto che i quotidiani gratuiti raggiungano il target di lettori che essi sostengono<br />
di raggiungere.<br />
Ogni giornale gratuito tiene a sottolineare: “i nostri lettori sono giovani, benestanti,<br />
pieni di relazioni e ricchi”. Ma sono molto pochi i giornali che hanno un 50% di lettori<br />
di quel target. I lettori della free press, è vero, sono più giovani di quelli <strong>dei</strong> giornali<br />
a pagamento, ma non sono predominanti. Nessuno rifiuta un gratuito. Il fatto è che,<br />
molto semplicemente, non ci sono cento milioni di ventenni che lavorano nelle banche<br />
d’investimento.<br />
Almeno la metà di quelli che leggono la free press sono nuovi lettori mentre l’altra metà<br />
legge sia gli uni che gli altri. Ma sono pochi quelli che si spostano dal gratuito a quello<br />
tradizionale. I gratuiti, in ogni caso, trovano nuovi lettori in gruppi sociali che non leggevano prima.<br />
I quotidiani gratuiti si diversificano con sport, qualità e argomenti leggeri, ma in alcuni mercati questo modello ha<br />
fallito forse perché c’è poca pubblicità in questi settori. Gli uomini amano lo sport ma in molti casi non hanno la<br />
possibilità di prendere decisioni finanziarie nelle loro famiglie.<br />
I giornali gratuiti di solito devono affrontare la concorrenza di altri gratuiti sullo stesso mercato. I costi di partenza<br />
sono più bassi <strong>dei</strong> costi <strong>dei</strong> giornali a pagamento, ma ora i costi stanno già aumentando e ci vogliono, in genere,<br />
dai tre ai cinque anni per raggiungere il punto di break-even. Ciò nonostante, ci sono delle forze di mercato reali che<br />
incoraggiano la free press: il loro bacino di audience sta crescendo e la pubblicità su questi giornali piace e viene<br />
apprezzata dai consumatori. Il giornale gratuito è ora un modello accettato.<br />
Estratto da Shaping the Future of the Newspaper<br />
(*) Docente al Centro di ricerche per la comunicazione e il giornalismo della Hogeschool in Olanda.<br />
LEttorI AuDIprEss 2007/I-2006/II<br />
Testata Totale Uomini Donne Resp. Acq.<br />
La Gazzetta<br />
dello Sport 3.592 3.219 372 684<br />
La Repubblica 2.944 1.671 1.273 1.202<br />
Corriere<br />
della Sera<br />
2.615 1.551 1.065 1.074<br />
Leggo 2.031 1.068 962 739<br />
City 1.733 911 822 639<br />
Metro<br />
Corriere dello<br />
1.688 862 826 630<br />
Sport-Stadio 1.396 1.253 143 243<br />
La Stampa 1.378 821 556 587<br />
Il Messaggero 1.364 812 552 541<br />
Il Sole 24 Ore 1.208 800 407 427<br />
Fonte: Audipress v (valori assoluti per 1.000)<br />
15
Le iniziative<br />
dell’<strong>Ordine</strong><br />
DUE GIORNI DI LAVORO E DIBATTITI CON I DISABILI DELLA CASCINA BIBLIOTECA<br />
Redattori sociali a Milano:<br />
quando la cronaca è buona<br />
Tanti giovani giornalisti provenienti dalle scuole alla seconda edizione<br />
del seminario che a Milano replica il corso che da 14 anni si tiene a Capodarco,<br />
nelle Marche, nella Comunità di don Vinicio Albanesi<br />
di Angelo Maria Perrino*<br />
Il titolo del seminario era ambizioso:<br />
“Miglioratori del peggio-I giornalisti<br />
e la responsabilità di raccontare<br />
(anche) la speranza”. Uno stimolo e<br />
una provocazione forte da parte degli<br />
organizzatori del secondo Redattore<br />
Sociale Milano, l’iniziativa che<br />
da due anni replica a Milano, nello<br />
splendido contesto della Cascina<br />
Biblioteca, dentro il Parco Lambro,<br />
l’omonimo seminario che da 14 anni<br />
si tiene l’ultima settimana di novembre<br />
a Capodarco, nelle Marche, nella<br />
comunità guidata da don Vinicio<br />
Albanesi.<br />
Anffas Milano, Cnca e Redattore Sociale,<br />
con la collaborazione di due<br />
testate indipendenti, Terre di mezzo<br />
e Affaritaliani.it hanno chiamato al<br />
confronto con esponenti importanti<br />
del mondo del sociale, giornalisti di<br />
diverse estrazioni professionali scelti<br />
per il particolare taglio impegnato<br />
con cui interpretano il loro lavoro. Dal<br />
presidente dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />
della Lombardia Letizia Gonzales al<br />
presidente dell’associazione Lombarda<br />
<strong>dei</strong> giornalisti Giovanni Negri,<br />
da Gad Lerner a Riccardo Iacona,<br />
dal direttore di Altraeconomia Miriam<br />
Giovenzana al direttore della Stampa<br />
Giulio Anselmi, alla chicca finale:<br />
Lamberto Sechi, l’85enne mitico direttore<br />
di Panorama ormai in pensione,<br />
che ha il merito di aver introdotto<br />
in Italia la formula del newsmagazine<br />
alla Time e alla Newsweek e di aver<br />
lanciato il giornalismo indipendente<br />
d’inchiesta e l’approfondimento sulla<br />
base della famosa formula: ”I fatti<br />
separati dalle opinioni”. Ma sono intervenuti<br />
anche esponenti importanti<br />
del fotogiornalismo, come il direttore<br />
dell’agenzia Contrasto a Milano Denis<br />
Curti e il noto fotoreporter Marco<br />
Vacca.<br />
Due giorni di dibattito intenso, nella<br />
bella campagna lombarda, all’inizio<br />
di un autunno dolce e mite, insieme<br />
con i ragazzi disabili che colà risiedono<br />
e, sotto la guida illuminata del<br />
presidente Angelo Fasani, portano a<br />
casa un diploma prezioso da cuochi,<br />
giardinieri e artieri.<br />
Le buone notizie non vendono?<br />
E’ un luogo comune da sfatare<br />
Una bella occasione di scambio e<br />
contaminazione tra universi spesso<br />
lontani, il giornalismo e il mondo<br />
del disagio, secondo la filosofia<br />
ispiratrice dell’evento: fornire ai<br />
giornalisti strumenti di conoscenza<br />
e occasioni di formazione intorno a<br />
universi, quello della disabilità, ma<br />
anche quello del volontariato, del<br />
non profit, delle ong e delle onlus,<br />
spesso seguiti senza la conoscenza<br />
e specializzazione che quel mondo<br />
e la sua complessa articolazione richiedono.<br />
Molti i giovani giornalisti<br />
presenti, provenienti dalle scuole<br />
milanesi; pochi i giornalisti già affermati<br />
e inseriti.<br />
“Uno <strong>dei</strong> luoghi comuni più ricorrenti<br />
nel giornalismo è che le buone<br />
notizie ”non fanno vendere”, hanno<br />
insistito gli organizzatori.” Come<br />
tutti i luoghi comuni, anche questo<br />
ha un fondo di verità: ciò che fa vendere,<br />
infatti, sono le notizie e basta.<br />
Buone o cattive che siano. Ma in un<br />
mondo ormai dominato dall’inquietudine<br />
e dalla paura, in cui i media<br />
sembrano comunicare solo preoccupazioni,<br />
ansie e allarmi, diventa<br />
sempre più cruciale il compito di chi<br />
seleziona le notizie, individua i luoghi<br />
dove andarle a cercare, sceglie<br />
le parti da raccontare”.<br />
Parole straordinariamente simili a<br />
quelle usate proprio alla vigila del<br />
seminario dal presidente della Repubblica<br />
Giorgio Napoletano, che<br />
ha inviato un caldo messaggio ai<br />
partecipanti sollecitando i giornalisti<br />
a una maggiore responsabilità (le<br />
sintesi si trovano sui siti Affaritaliani.<br />
it e Redattoresociale.it).<br />
La conclusione si può attribuire al<br />
padre nobile Lamberto Sechi, applauditissimo<br />
nel suo confronto<br />
con l’allievo Giulio Anselmi. Niente<br />
eccessi ideologici né religiosi, ma<br />
un ritorno alle origini: stile asciutto,<br />
ricerca sul campo, molta documentazione,<br />
controllo rigoroso delle<br />
fonti. E, soprattutto, i fatti separati<br />
dalle opinioni. In questo modo anche<br />
i giornalisti possono fornire alla<br />
pubblica opinione una loro pedagogia,<br />
dando così un forte contributo a<br />
“migliorare il peggio”.<br />
*direttore di Affaritaliani.it<br />
16 Tabloid 6 / 2007
• Gli “inviati” dell’<strong>Ordine</strong><br />
lombardo: sopra, Tiziana<br />
Cauli, in alto a destra<br />
Giulio Maria Piantadosi<br />
e, sotto, Guido Romeo.<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
Le iniziative<br />
dell’<strong>Ordine</strong><br />
I vincitori delle Borse di studio<br />
“Un ponte dalla Lombardia all’Africa”<br />
“Un ponte dalla Lombardia<br />
all’Africa”: questo il titolo della<br />
Borsa di studio istituita dall’<strong>Ordine</strong><br />
<strong>dei</strong> giornalisti della Lombardia.<br />
Inizialmente prevista per due free<br />
lance, con un budget di 2 mila euro<br />
ciascuna. Vista l’eccellenza di alcuni<br />
curriculum tra le candidature prese<br />
in esame, il Consiglio ha deciso<br />
di portare da 2 a 3 il numero delle<br />
Borse di studio da assegnare e di<br />
aumentare il budget di ciascuna<br />
da 2mila a 2.500 euro. I 3 free<br />
lance iscritti all’<strong>Ordine</strong> lombardo<br />
che hanno vinto sono Tiziana Cauli<br />
(28 anni, professionista), Guido<br />
Romeo (36 anni, professionista) e<br />
Giulio Maria Piantadosi (27 anni,<br />
praticante) e sono stati inviati a<br />
seguire la Conferenza internazionale<br />
sui conflitti africani di Nairobi (Kenia)<br />
il 6, 7 e 8 dicembre 2007.<br />
L’iniziativa dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />
giornalisti della Lombardia, nata in<br />
collaborazione con il Coordinamento<br />
nazionale enti locali Pace e Diritti<br />
umani per l’Africa, l’Associazione<br />
Ilaria Alpi, Koinonia Community<br />
e Africa Peace Point, ha voluto<br />
mettere in luce le connessioni tra<br />
la lotta per il controllo delle risorse<br />
e altri fattori, quali ad esempio<br />
lo sviluppo, i diritti umani, le<br />
relazioni internazionali, l’ecologia<br />
e la demografia, incentivando il<br />
giornalismo d’inchiesta e indagine<br />
su questioni internazionali e, nel<br />
caso specifico, portare all’attenzione<br />
dell’opinione pubblica occidentale i<br />
problemi dell’Africa.<br />
Le Borse di studio erano<br />
esclusivamente riservate a<br />
giornalisti non dipendenti (free<br />
lance) iscritti all’<strong>Ordine</strong> della<br />
Lombardia, di età compresa fra i<br />
24 e i 40 anni, con passaporto in<br />
regola, con perfetta conoscenza<br />
delle lingue francese e inglese e<br />
con significative esperienze su temi<br />
africani.<br />
«E’ la prima volta che l’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />
giornalisti della Lombardia organizza<br />
un’iniziativa di questo genere<br />
e, visto il successo, intendiamo<br />
mettere in cantiere altri progetti<br />
similari – spiega Letizia Gonzales,<br />
presidente dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />
della Lombardia. - Nell’intento di<br />
valorizzare l’aggiornamento <strong>dei</strong><br />
colleghi free lance con particolare<br />
attenzione ai giovani. L’attuale<br />
presidenza, infatti, intende<br />
imprimere una svolta nell’attività<br />
dell’<strong>Ordine</strong> lombardo con nuove<br />
prossime iniziative, culturali e<br />
professionalmente formative».<br />
Contro la mafia<br />
Una firma<br />
per Lirio Abbate<br />
Il Consiglio<br />
dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />
giornalisti della<br />
Lombardia ha<br />
promosso una<br />
raccolta di firme<br />
in solidarietà a Lirio Abbate, il<br />
collega dell’Ansa di Palermo<br />
minacciato dalla mafia e costretto<br />
a vivere sotto scorta. Numerose<br />
iniziative sono state fatte nei mesi<br />
scorsi, ma è opportuno, oggi,<br />
non far cadere l’attenzione alla<br />
solidarietà nei suoi confronti.<br />
«Lirio Abbate è un cristallino<br />
e coraggioso esempio di<br />
deontologia, di ricerca della verità,<br />
così come prescrive il nostro<br />
codice e la nostra coscienza.<br />
Sono tanti i colleghi che, da<br />
Milano a Palermo, da Varese a<br />
Trapani, hanno la stessa tempra<br />
professionale e mantengono<br />
la schiena dritta, come aveva<br />
esortato a farel’ex presidente<br />
della Repubblica Carlo Azeglio<br />
Ciampi. Ma oggi Lirio Abbate<br />
è un esempio per tutti noi, per<br />
i giornalisti e per l’opinione<br />
pubblica, e in questo momento<br />
ha bisogno di tutti noi. Non va<br />
lasciato solo. Sappia il collega<br />
Lirio Abbate che i giornalisti<br />
lombardi gli sono vicini. Per<br />
questo lanciamo una raccolta di<br />
firme tra i nostri iscritti»: questo<br />
il testo proposto da Letizia<br />
Gonzales, presidente dell’<strong>Ordine</strong><br />
<strong>dei</strong> giornalisti della Lombardia,<br />
e sottoscritto, all’unanimità, dal<br />
Consiglio. Chi vuole sottoscrivere<br />
l’appello può scaricare il testo<br />
sul sito dell’<strong>Ordine</strong> www.odg.<br />
mi.it e rispedirlo firmato (nome<br />
e cognome, qualifica e testata<br />
oppure nome e cognome free<br />
lance) a tabloid@odg.mi.it o a<br />
odgmi@odg.i.it oppure ancora<br />
spedirlo (con firma leggibile) al fax<br />
dell’<strong>Ordine</strong>: 02/ 66716194.<br />
17
Le iniziative<br />
dell’<strong>Ordine</strong><br />
IL MONITO DI ANNA POLITKOVSKAJA AL CIRCOLO DELLA STAMPA DI MILANO<br />
«Vivo e scrivo ciò che vedo»<br />
I firmatari di “Per non dimenticare” hanno ricordato la giornalista russa uccisa il 7 ottobre<br />
2006. Sconosciuta in Patria, per i suoi coraggiosi reportage era ben nota in Occidente,<br />
dove veniva spesso. Diceva: «La gente è la mia protezione, la mia salvezza».<br />
La giornalista russa Anna Politkovskaja,<br />
uccisa il 7 ottobre 2006 sul<br />
portone di casa a Mosca, probabilmente<br />
fa più male al presidente<br />
Vladimir Putin da morta piuttosto<br />
che da viva. È questa una delle<br />
tesi emerse da parte <strong>dei</strong> numerosi<br />
relatori in un convegno dal tema<br />
significativo, “Per non dimenticare”,<br />
promosso il 6 ottobre scorso,<br />
al Circolo della Stampa di Milano,<br />
dai firmatari di Non dimenticare<br />
Anna Politkovskaja e dall’<strong>Ordine</strong><br />
<strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia.<br />
«Non dimentichiamo anche i nostri<br />
colleghi italiani che sono perseguitati<br />
solo perché hanno osato approfondire,<br />
indagare, testimoniare<br />
Hanno aderito all’iniziativa:<br />
Affaritaliani.it, Arci Lombardia, Articolo<br />
21, Associazione Memorial Italia,<br />
Associazione Radicale “Enzo Tortora”,<br />
Associazione Saveria Antiochia<br />
Omicron, CGIL Lombardia, Circolo<br />
Rosselli Milano, Comitato per la<br />
Foresta <strong>dei</strong> Giusti, Comitato per la<br />
pace nel Caucaso, Commissione<br />
Pari Opportuinità Fnsi, Corsi di<br />
laurea in Comunicazione (Cim/Ecm)<br />
dell’Università di Pavia, Critica Liberale,<br />
Fondazione Donna di Milano,<br />
Donne in nero di Bologna, Fondazione<br />
europea Dragan, Libera, Regione<br />
Lombardia, Master in Giornalismo,<br />
Alta Scuola in Media comunicazione e<br />
spettacolo dell’Università Cattolica<br />
del Sacro Cuore di Milano, Master<br />
in giornalismo dell’Università<br />
degli studi di Milano, Memorial<br />
internazionale Mosca, Sinistra<br />
liberale, Stampa Estera Milano.<br />
Tonino Muci (3)<br />
realtà difficili», ha detto Letizia<br />
Gonzales, presidente <strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />
<strong>Giornalisti</strong> della Lombardia, durante<br />
l’apertura <strong>dei</strong> lavori del convegno<br />
seguito, per un’intera mattinata,<br />
da circa trecento persone.<br />
Chi era la Politovskaja<br />
La giornalista Anna Politkovskaja<br />
ha pubblicato centinaia di articoli,<br />
interviste e inchieste soprattutto<br />
sulla Cecenia su Novaja Gazeta<br />
dal 1998 al 2004. Era sconosciuta,<br />
nella sua Patria, al grande pubblico<br />
eppure i suoi coraggiosi reportage<br />
sulle violazioni <strong>dei</strong> diritti umani a<br />
Groznyj come in tutta la Russia<br />
erano ben noti in Occidente.<br />
Ecco gli stralci di alcuni interventi.<br />
Taisa Izmailova, già giornalista del<br />
Grozninskij Rabochij, presidente della<br />
diaspora in Belgio: «In un convegno<br />
a Bruxless, poche settimane prima<br />
di essere assassinata, ricordo che<br />
un collega le aveva chiesto “Ana, ma<br />
non hai paura? E’ un miracolo che sei<br />
ancora viva”. Molti ceceni, persone<br />
comuni, militari, funzionari avevano<br />
il suo numero di telefono, il suo indirizzo<br />
e la chiamavano e si confidavano<br />
con lei. Ana era l’unica persona a<br />
cui tanti ceceni che avevano perso la<br />
speranza di avere giustizia potevano<br />
rivolgersi. E nessuno aveva la sua costanza,<br />
testardaggine e sincerità. Ma<br />
negli ultimi tempi anche il suo giornale<br />
• Da sinistra Anna<br />
Politkovskaja e al<br />
microfono l’attrice Lella<br />
Costa durante il convegno<br />
al Circolo della Stampa.<br />
18 Tabloid 6 / 2007
le aveva chiesto di non occuparsi così<br />
tanto della Cecenia. Per le trasferte le<br />
davano 30 dollari. In Russia oggi c’è<br />
solo la verità di Putin, non ci possono<br />
essere altre verità. E’ difficile fare informazione<br />
in Cecenia. Oggi i giornalisti<br />
ci raccontano della ricostruzione e di<br />
normalità, ma la verità è un’altra ed è<br />
quella di cui parlava Anna».<br />
Francesca Sforza, inviata in Cecenia<br />
per La Stampa: «Anna era il punto<br />
di riferimento obbligato per qualsiasi<br />
giornalista occidentale che dovesse<br />
andare in Cecenia. In Cecenia non ci<br />
sono viaggi autorizzati per i giornalisti.<br />
Quando ci siamo incontrate mi ha<br />
dato alcuni consigli utili per non essere<br />
arrestata. Lei in Cecenia c’è stata<br />
una cinquantina di volte quando non<br />
si poteva entrare. Conosceva la gente,<br />
i militari, aveva creato una fitta rete<br />
di rapporti con i ceceni.<br />
Per capire il contesto in cui è stata uccisa<br />
bisogna dire che Putin ha cecenizzato<br />
la Cecenia, per cui i clan sono<br />
gli uni contro gli altri. E’ quindi anche<br />
plausibile che possa essere stato un<br />
ceceno a ucciderla, per fare un favore<br />
ai russi che magari potevano anche<br />
fare a meno di quel favore. A Putin<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
Le iniziative<br />
dell’<strong>Ordine</strong><br />
la Politkovskaja nuoce molto di più<br />
da morta che da viva. Andava spesso<br />
e volentieri ai convegni all’estero,<br />
soprattutto in Europa, perché diceva<br />
che la gente era la sua protezione, il<br />
pubblico era la sua salvezza».<br />
Anna Raffetto, editor della Casa<br />
editrice Adelphi: «Sono stata con lei<br />
nella primavera del 2005 e abbiamo<br />
passato una giornata insieme al Festival<br />
di Mantova. Era una donna libera,<br />
intelligente che riferiva e scriveva tutto<br />
quello che vedeva. Diceva: “Io vivo ora<br />
e scrivo ciò che vedo”. E ancora: “Vale<br />
l’informazione prima di tutto, non ciò<br />
che penso io”. Quando dovevo contattarla<br />
per lavoro le scrivevo la e.mail;<br />
ma spesso i messaggi o non arrivavano<br />
o mi tornavano inditetro. Riusciva<br />
a viaggiare all’estero perché era nata<br />
a New York, ma mi diceva che doveva<br />
stare molto attenta a tutto, a chi<br />
incontrava perché riceveva minacce<br />
al telefono e via e.mail. Ogni mattina,<br />
uscendo di casa, controllava sotto la<br />
macchina se ci fosse una bomba”.<br />
Lella Costa, attrice: «L’avevo conosciuta<br />
al Festioval di Mantova. Mi<br />
aveva colpito la sua consapevolezza<br />
di essere in “scadenza”».<br />
I relatori<br />
del convegno<br />
Ha aperto i lavori Letizia<br />
Gonzales, presidente <strong>Ordine</strong><br />
<strong>dei</strong> giornalisti della Lombardia<br />
e sono intervenuti Susanna<br />
Camusso, segretario generale<br />
Cgil Lombardia, l’attrice Lella<br />
Costa, Francesca Gori, di<br />
Memorial Italia, curatrice del<br />
libro “La Cecenia <strong>dei</strong> bambini. I<br />
giovani raccontano la tragedia<br />
del Caucaso”, Frank Paul Weber,<br />
Stampa Estera Milano, Taisa<br />
Izmailova, già giornalista del<br />
Grozninskij Rabochij, presidente<br />
della diaspora cecena in Belgio,<br />
Mario Mauro, europarlamentare<br />
di Forza Italia, vice presidente<br />
del Parlamento europeo, Bruno<br />
Mellano, deputato della Rosa<br />
nel Pugno e membro della<br />
Commissione agricoltura della<br />
Camera <strong>dei</strong> Deputati, Anna<br />
Raffetto, editor di Adelphi,<br />
curatrice dell’edizione italiana di<br />
“La Russia di Putin”, Francesca<br />
Sforza, inviata del quotidiano<br />
La Stampa, autrice del libro<br />
“Mosca-Grozny, neanche un<br />
bianco su questo treno - Viaggio<br />
nella Cecenia di Vladimir Putin”,<br />
Luigi Lucenti dell’Arci Gay,<br />
Eleonora Voltolina, segretaria<br />
dell’Associazione radicale “Enzo<br />
Tortora” di Milano, il giornalista<br />
Rai Andrea Riscassi. Ha moderato<br />
il dibattito Salvatore Carrubba,<br />
editorialista de Il Sole 24 Ore.<br />
• Nella foto, Taisa Izmailova<br />
con la rivista cecena Parola,<br />
dedicata ad Anna Politkovskaja.<br />
19
La sessione autunnale dell’esame di<br />
Stato per diventare giornalisti professionisti<br />
ha spinto 180 praticanti (174<br />
del nostro <strong>Ordine</strong> e 6 di altri) a iscriversi<br />
al corso che abbiamo promosso,<br />
dall’1 al 6 ottobre, presso l’ Università<br />
Cattolica di Milano nella sede<br />
di via Morozzo della Rocca. Una vera<br />
e propria full immersion con tre prove<br />
scritte, durate complessivamente circa<br />
15 ore, alle quali si sono aggiunte<br />
5 ore di correzione individuale <strong>dei</strong> testi<br />
e altre 29 di lezioni teoriche (dieci<br />
delle quali dedicate alle materie giuridiche).<br />
La sera del 29 ottobre, due<br />
giorni prima della prova scritta presso<br />
l’Ergife Palace Hotel di Roma, Luisa<br />
Espanet ha sviluppato una serie di temi<br />
su moda e costume portando così<br />
il corso a 51 ore. All’auditorium “Don<br />
Alberione”, in via Giotto 36 a Milano,<br />
è stata la volta delle raccomandazioni<br />
di rito: evitare tracce di riconoscimento,<br />
non dimenticare documenti<br />
d’identità, controllare<br />
l’efficienza della<br />
macchina per scrivere,<br />
etc. Che cosa<br />
è mutato rispetto al<br />
passato? Nulla sotto<br />
il profilo formale (la<br />
frequenza a un corso<br />
di almeno 45 ore<br />
è obbligatoria per<br />
accedere all’esame<br />
di Stato, come stabilito<br />
dal Consiglio<br />
nazionale dell’<strong>Ordine</strong><br />
Le iniziative<br />
dell’<strong>Ordine</strong><br />
CORSI PRATICANTI, Le NOvITà deLLA SeSSIONe AuTuNNALe Myriam De Cesco, Dario Fertilio,<br />
Marco Mazzei, Cesare Romanò,<br />
Giovanni Santambrogio, Massimo<br />
A lezione di stile<br />
le firme di domani<br />
Fino al marzo scorso erano previste 120 ore nell’arco<br />
di tre mesi, per tre giorni la settimana. Oggi invece è<br />
una full immersion, con costi notevolmente ridotti per<br />
chi frequenta. Il 50% <strong>dei</strong> praticanti viene dalle province<br />
di Alberto Comuzzi<br />
il 5 luglio 2002 e ribadito nella seduta<br />
del 21-22 giugno 2005). Qualcosa<br />
nella sostanza. Fino al marzo 2007 i<br />
praticanti frequentavano un corso di<br />
120 ore che, nell’arco di tre mesi, li<br />
vedeva impegnati per tre giorni la settimana:<br />
mercoledì e venerdì sera, per<br />
le lezioni teoriche, sabato mattina,<br />
per le prove scritte. Da ottobre invece<br />
abbiamo preferito la formula della<br />
full immersion, con costi enormemente<br />
ridotti: 150 euro invece di 400<br />
d’iscrizione e, in media, con spese di<br />
trasporto passate da 360 a 60 euro<br />
(per un praticante proveniente da un<br />
luogo distante non più di 50 chilometri<br />
da Milano).<br />
I docenti<br />
Il corso ha permesso di avvicinare<br />
i giovani professionisti di domani a<br />
firme che, con il loro prestigio, onorano<br />
il giornalismo. Diversi colleghi<br />
- Carlo Verdelli, Leonardo Coen,<br />
COme vaLuta IL COrsO?<br />
Ottimo 4,8%<br />
Buono 56,8%<br />
Sufficiente 31,2%<br />
Insufficiente 7,2%<br />
Ferrari, Daniela Stigliano, Paolo Pardini<br />
- hanno animato intense ore di<br />
lezione, mentre altri - Enzo Crocetti,<br />
Angelo Gallizzi, Nino Gorio, Mariella<br />
Tanzarella, Angelo Montonati, Vincenzo<br />
Sansonetti, Paolo Zucca - si<br />
sono attivati nel dare consigli pratici<br />
per la stesura degli articoli. A spiegare<br />
la natura e l’importanza <strong>dei</strong> vari<br />
organismi di categoria sono intervenuti,<br />
nel ruolo istituzionale da essi<br />
ricoperto, Andrea Leone (Casagit),<br />
Guido Besana (Fnsi e Inpgi) e Marina<br />
Cosi (Fondo complementare).<br />
Il sondaggio<br />
La percezione di essere stati concretamente<br />
aiutati da giornalisti di<br />
consolidata esperienza emerge dalle<br />
risposte che 126 praticanti hanno<br />
dato al questionario predisposto<br />
ad hoc per misurare gradimento ed<br />
efficacia della full immersion. Due<br />
parole meritano di essere spese su<br />
questo elementare, ma utile strumento<br />
di verifica del lavoro svolto.<br />
Alla domanda “Come valuta il<br />
corso?”, hanno risposto: “ottimo”<br />
il 4.8% “buono” il 56.8, “sufficiente”<br />
il 31.2 e “insufficiente” il 7.2. Se<br />
si tiene conto che in quest’ultima<br />
percentuale sono racchiusi diversi<br />
praticanti che svolgono mansioni<br />
di grafico, si può tranquillamente<br />
sostenere che la nuova formula del<br />
corso è stata ampiamente apprezzata.<br />
Alla domanda “Come valuta la<br />
capacità espositiva <strong>dei</strong> docenti?”,<br />
lo 0.8% non ha risposto, il 3,2 ha<br />
risposto “ottimo”, l’87 “buono”, il<br />
33 “sufficiente”; ma, quel<br />
che più conta, neppure un<br />
praticante ha risposto “insufficiente”.Sostanzialmente<br />
positivo anche il giudizio<br />
che emerge dal terzo quesito<br />
posto, “Come valuta i suggerimenti<br />
offerti per la composizione<br />
<strong>dei</strong> testi?”: a fronte<br />
dell’11.2 % di “insufficiente”<br />
si collocano il 33.6 di “sufficiente”,<br />
il 39.2 di “buono” e<br />
il 14,4 di “ottimo”; l’1.6 non<br />
risponde. Capitolo a parte è<br />
20 Tabloid 6 / 2007
Tabloid 6 / 2007<br />
COme vaLuta La CaPaCItà<br />
esPOsItIva DeI DOCeNtI<br />
Ottimo 3,2%<br />
Buono 87%<br />
Sufficiente 33%<br />
Insufficiente 0%<br />
Non risponde 0,8%<br />
poi quello che riguarda la propensione<br />
<strong>dei</strong> praticanti interpellati a<br />
“seguire corsi d’aggiornamento a<br />
costi limitati”. Il 72 per cento si dice<br />
favorevole, il 28 contrario. Tra i favorevoli<br />
il 55,5 per cento prediligerebbe<br />
essere impegnato nei giorni<br />
feriali (contro il 42.2 che manifesta<br />
interesse per il fine settimana, mentre<br />
il 2 per cento non esprime alcun<br />
parere) e il 52.2 per cento sceglierebbe<br />
il giorno (contro il 44.4 che<br />
propende per la sera e il 3.4 per<br />
cento che non si esprime). Tra i suggerimenti<br />
e i consigli spiccano quelli<br />
di alcuni grafici (“avremmo bisogno<br />
di maggiori prove scritte”, lamentano<br />
giustamente e, ancor meglio,<br />
“vorremmo che l’esame, come in<br />
passato, tenesse conto del nostro<br />
Le iniziative<br />
dell’<strong>Ordine</strong><br />
particolare lavoro”) e di coloro che<br />
non hanno studi giuridici alle spalle<br />
(“è difficile assimilare norme e procedure<br />
spiegate nel linguaggio del<br />
diritto”, osservano).<br />
Le lezioni dell’avvocato Caterina Malavenda<br />
- a completamento di quelle<br />
degli avvocati Caterina Martinoli ed<br />
Elisa Cesari - sono state particolarmente<br />
apprezzate e sottolineate da<br />
fragorosi applausi.<br />
La prova del nove<br />
Certo, va ricordato che non sarà mai<br />
un corso, per quanto ben congegnato<br />
e strutturato di 50, 120 o 240 ore,<br />
a formare un buon giornalista. I colleghi<br />
commissari che hanno corretto<br />
le tre prove scritte confermano, tutti,<br />
che il livello medio di preparazione<br />
PrOPeNsIONe a seGuIre COrsI<br />
D’aGGIOrNameNtO a COstI LImItatI<br />
CONTRARIO<br />
28%<br />
(Base 126 rispondenti)<br />
FAVOREVOLE<br />
72%<br />
COme vaLuta I suGGerImeNtI OffertI<br />
Per La COmPOsIzIONe DeI testI<br />
Ottimo 14,4%<br />
Buono 39,2%<br />
Sufficiente 33,6%<br />
Insufficiente 11,2%<br />
Non risponde 1,6%<br />
era buono. Analizzando le prove simulate<br />
(sintesi di 30 righe e articoli<br />
di 3000 battute) la domanda che si<br />
ponevano era: pubblicherei questo<br />
testo? In almeno l’80 per cento <strong>dei</strong><br />
casi la risposta è stata affermativa.<br />
Dei 180 praticanti va ricordato che<br />
ben sessanta provenivano dalle<br />
Scuole di specializzazione (32 dal<br />
nostro Istituto “Carlo De artino”, 14<br />
rispettivamente dallo Iulm e dalla<br />
Cattolica), 114 da testate lombarde<br />
(televisione, radio, carta stampata),<br />
6 da altre regioni.<br />
Elevato anche il numero <strong>dei</strong> praticanti<br />
occupati fuori dalla provincia<br />
di Milano, circa il 50%. Relativamente<br />
pochi, infine, i giovani impegnati<br />
nelle pagine della cronaca, circa il 18<br />
per cento del totale.<br />
Nei giorni feriali 55,5%<br />
Nei fine settimana 42,2%<br />
Non risponde 2%<br />
Il giorno 52,2%<br />
La sera 44,4%<br />
Nei giorni feriali 3,4%<br />
21
Primo piano<br />
RISULTATI deLLe eLezIONI deLL’ORdINe IN LOMBARdIA<br />
Da Franco Abruzzo<br />
a Letizia Gonzales<br />
I nomi e i seggi del nuovo Consiglio regionale. La Lombardia può contare, a Roma,<br />
su 15 professionisti e 12 pubblicisti. I numeri e le preferenze di eletti e non eletti<br />
L’attuale composizione del Consiglio<br />
<strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia è risultata<br />
dal responso delle elezioni di ballottaggio<br />
che si sono svolte lo scorso<br />
28 e 29 maggio. Le elezioni del 2007<br />
hanno sancito, con la prima riunione<br />
del nuovo consiglio direttivo il 7 giugno,<br />
il cambio di presidenza, con Letizia<br />
Gonzales che ha raccolto il testimone<br />
da Franco Abruzzo, consigliere<br />
dal 1986 e presidente dell’ente per 18<br />
anni ininterrotti, dal 15 maggio 1989.<br />
Nella sala Orlando dell’Unione del<br />
Commercio di Milano (presente<br />
l’avvocato Carlo Bossi dello studio<br />
notarile Antonio Carimati e i componenti<br />
l’ufficio elettorale presieduto da<br />
Gaspare Basile), hanno votato 1.475<br />
professionisti (20,26%) su 7.069<br />
iscritti all’omonimo elenco e 1.177<br />
pubblicisti (9,68%) su 12.156 iscritti<br />
all’omonimo elenco. Si sono presentati<br />
alle urne 241 professionisti in più e<br />
86 pubblicisti in più rispetto alla prima<br />
tornata del 20/21 maggio (l’aumento<br />
è più consistente se confrontato con<br />
il 2004: in tutto +349 professionisti e<br />
+ 392 pubblicisti). A scrutinio ultimato<br />
per il consiglio regionale si sono registrate<br />
12 schede nulle e 25 bianche<br />
per i professionisti, 18 bianche e 28<br />
nulle per i pubblicisti, mentre per i<br />
lombardi in consiglio nazionale sono<br />
risultate 25 bianche e 12 nulle per i<br />
professionisti e 13 bianche e 9 nulle<br />
per i pubblicisti.<br />
La mappa del Consiglio<br />
Il Consiglio regionale è composto<br />
da 9 consiglieri (6 professionisti<br />
e 3 pubblicisti), il Collegio revisore <strong>dei</strong><br />
conti da 2 prof. e 1 pubbl. Sostengono<br />
Letizia Gonzales 4 formazioni (Nuova<br />
Informazione, Movimento Liberi<br />
<strong>Giornalisti</strong>, Impegno sindacale e<br />
Senza Bavaglio) con 8 consiglieri su 9.<br />
Il cartello dell’ex presidente dell’<strong>Ordine</strong><br />
della Lombardia, Franco Abruzzo<br />
(“Movimento <strong>Giornalisti</strong> per<br />
la Costituzione”) è composto<br />
invece da tre formazioni (Stampa<br />
democratica, Quarto Potere e Tribuna<br />
Stampa) con 1 seggio.<br />
22 Tabloid 6 / 2007
CONSIGLIO NAZIONALE<br />
PROFESSIONISTI<br />
1. Bruno Ambrosi voti 731<br />
2. Stefano Jesurun 710<br />
3. Piergiorgio Acquaviva 675<br />
4. Michele Urbano 670<br />
5. Sergio Borsi 665<br />
6. Fabio Benati 655<br />
7. M.T. Gegia Celotti 652<br />
8. Marzio Quaglino 650<br />
9. Giuseppe M. di Gregorio 641<br />
1 0 . Pierpaolo Bollani 626<br />
1 1 . Stefano Natoli 623<br />
1 2 . Filippo Poletti 621<br />
1 3 . Saverio Paffumi 618<br />
1 4 . Laura Incardona 589<br />
1 5 . Marco Volpati 573<br />
Non eletti<br />
Marilisa Verti voti 543<br />
elena Golino 500<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
Primo piano<br />
Paolo Chiarelli 497<br />
david Messina 475<br />
daniela Stigliano 460<br />
Ruben Razzante 454<br />
Giuseppe Baiocchi 452<br />
Anna del Freo 445<br />
Gianni de Felice 439<br />
Andrea Morigi 435<br />
Stefano Camozzini 429<br />
Gerry Romano 414<br />
Giuseppe Ciulla 413<br />
Giuseppe Altamore 405<br />
Fabrizio Cassinelli 398<br />
CONSIGLIO NAZIONALE<br />
PUBBLICISTI<br />
1. Giacomo Metta voti 535<br />
2. Giuseppe Spatola 534<br />
3. Rino Felappi 533<br />
4. Massimo Cherubini 524<br />
5. Massimiliano Saggese 524<br />
Consiglio Regionale Professionisti<br />
1. Letizia Gonzales 764<br />
2. Paolo Pirovano 742<br />
3. Alberto Comuzzi 695<br />
4. Mario Consani 673<br />
5. Laura Mulassano 675<br />
6. Franco Abruzzo 636<br />
Non eletti<br />
Amelia Beltramini 634 - Sebastiano Grasso 513<br />
Andrea Montanari 513 - Sergio d’Asnasch 479<br />
enrico Fedocci 477 - Lucia Bellaspiga 472<br />
Collegio <strong>dei</strong> revisori <strong>dei</strong> conti<br />
1. Ezio Chiodini 761<br />
2. Marco Ventimiglia 680<br />
3. Angela Battaglia (pubblicista) 553<br />
Non eletto<br />
Maurizio Michelini 442<br />
Consiglio Regionale Pubblicisti<br />
1. Stefano Gallizzi 614<br />
2. Laura Hoesch 540<br />
3. Mario Molinari 526<br />
Non eletti<br />
damiano Nigro 523 - Raffaella Parisi 500<br />
Giacinto Sarubbi 485<br />
6. Camillo Albanese 523<br />
7. Luigi Vigevano 521<br />
8. Nicoletta Morabito 519<br />
9. Marco Roncalli 518<br />
1 0 . Angelo Baiguini 518<br />
1 1 . Paolo Ferrari 515<br />
1 2 . dario Collio 511<br />
Non eletti<br />
domenico Tedeschi voti 500<br />
Franz Foti 495<br />
Jole zangari 491<br />
Onofrio Francioso 485<br />
Giuseppe Alberti 483<br />
Agostino Picicco 473<br />
Isotta Gaeta 473<br />
Assunta Currà 473<br />
Massimo Sala 468<br />
Alberto Arrigoni 465<br />
Franco Marelli Coppola 463<br />
emilio Pastormerlo 459<br />
23
Primo piano<br />
ecco i consiglieri<br />
Letizia GonzaLes, Presidente (professionista)<br />
dal 1964 all’84 ad “Amica”, Gruppo RCS. Trascorso quasi un anno da vicedirettore<br />
a “eva” (Rusconi), nell’ 1986 torna in RCS, come collaboratore<br />
freelance di “europeo”, “Capital” e “Bella”. Nel 1999 lascia, anche perché<br />
eletta al Consiglio regionale dell’<strong>Ordine</strong> e responsabile dell’Ufficio Relazioni<br />
con il Pubblico (Urp). Nel 2003 viene eletta nel Consiglio di amministrazione<br />
dell’INPGI, con il massimo <strong>dei</strong> voti. Ora è anche membro del consiglio direttivo<br />
della Società del Quartetto. Ha tenuto un corso di Giornalismo presso il<br />
Machina Institute di Brescia e per un anno ha svolto il ruolo di tutor al Master<br />
in Giornalismo presso l’università Statale di Milano.<br />
stefano GaLLizzi, vicepresidente (pubblicista)<br />
37 anni, laureato in Scienze Politiche. Ha iniziato la sua attività in alcune<br />
testate locali di Sesto San Giovanni, per poi passare a “La Notte” e a “L’eco<br />
di Bergamo” come collaboratore. Attualmente giornalista freelance, è corrispondente<br />
della “Gazzetta dello Sport”. dal 1995 al 2007 è stato consigliere<br />
nazionale dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong>, dove negli ultimi sei anni ha ricoperto la<br />
carica di membro del Comitato esecutivo.<br />
MaRio MoLinaRi, segretario (pubblicista)<br />
Giornalista, autore e regista. dal 1988 al 1991 coautore di programmi TV,<br />
servizi e videoclips; dal 1993 al 2005 a “Striscia la Notizia”, “Cronache Marziane”<br />
(Italia1), “Matrix” di enrico Mentana (Canale 5, ed. 2005 > 2006). docente<br />
all’Università degli Studi di Milano e di Genova. Regista ed autore di<br />
“Notte d’Altrove”, cortometraggio, e curatore di “Loose Change 2nd”, film<br />
inchiesta sui fatti dell’ 9/11. Autore di “Nebbia italiana”, monologo sull’incidente<br />
di Linate. Musicista, compositore.<br />
aLbeRto CoMuzzi, tesoriere (professionista)<br />
Ha lavorato al “Tempo”, durante la direzione di Guglielmo zucconi, un anno<br />
all’Assolombarda (Rapporti esterni) e cinque anni ad “Avvenire”. Laureato in<br />
Scienze Politiche all’Università Cattolica (1973) poi allla Scuola superiore delle<br />
comunicazioni sociali (1975). entrato alla Periodici San Paolo nel 1979 ha lavorato<br />
nei periodici del gruppo. Attualmente è capo servizio del mensile “Jesus”.<br />
PaoLo PiRoVano, consigliere (professionista)<br />
44 anni, milanese, attualmente è redattore dell’emittente televisiva Telenova.<br />
e’ stato collaboratore del “Corriere della Sera” e vicedirettore della radio<br />
americana Icn, Italian communication network, di New York, dove ha lavorato<br />
due anni. Ha pubblicato “Gli stadi di Italia 90”, tradotto in inglese e tedesco,<br />
e due monografie, “Milan 2001-2002” e “Juventus 2001-2002”.<br />
MaRio Consani, consigliere (professionista)<br />
Giornalista del “Giorno”, vive a Milano e si occupa di cronaca giudiziaria.<br />
Ha vissuto la stagione di Mani pulite e ha seguito processi importanti, come<br />
quelli per le stragi milanesi a cavallo degli anni ’70, l’omicidio Gucci, la tragedia<br />
all’aeroporto di Linate. Nato ad Asolo, nel Trevigiano, non lontano dai<br />
luoghi che fanno da sfondo alle oscure vicende di Piazza Fontana. Alla sua<br />
città di origine, da secoli terra di elezione per artisti e viaggiatori, ha dedicato<br />
il volumetto “Asolo per noi” (Aurelia edizioni, 2003).<br />
24 Tabloid 6 / 2007
Tabloid 6 / 2007<br />
Primo piano<br />
LauRa MuLassano, consigliere (professionista)<br />
In A.Mondadori dal 1958 al 1979, poi in Rcs. Nel 1983 ritorna in Mondadori,<br />
dove rimane fino al 1992 come coordinatrice del settore viaggi. Freelance in<br />
travel writing dal 1992 e cofondatrice di Neos, associazione di giornalisti di<br />
viaggi. Già nel passato Consiglio, ora ha incarichi di relazioni con il pubblico<br />
e di monitoraggio stampa, con particolare riguardo alle violazioni deontologiche<br />
nella commistione tra informazione e pubblicità.<br />
fRanCo abRuzzo, consigliere (professionista)<br />
dal 1989, per sette volte Presidente dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia.<br />
Ha alle spalle una lunga carriera di cronista giudiziario a “Il Giorno”<br />
(1964-1983). e’ stato caporedattore centrale de “Il Sole 24 Ore” (dal 1983<br />
al 2001). Ha fondato, assieme a Walter Tobagi e a Massimo Fini, la corrente<br />
di “Stampa democratica” della Fnsi. Protagonista delle battaglie in difesa<br />
della professione giornalistica agganciata all’università, è considerato uno<br />
<strong>dei</strong> maggiori esperti italiani di diritto dell’informazione, che insegna anche<br />
all’Università di Milano Bicocca e all’Università Iulm di Milano.<br />
LauRa HoesCH, consigliere (pubblicista)<br />
Avvocato civilista, esercita a Milano, dove dal 2000 al 2004 è stata membro<br />
del Consiglio dell’<strong>Ordine</strong>. Ha collaborato con l’Istituto di diritto del Lavoro<br />
della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Membro del Comitato<br />
di Redazione della rivista giuridica “Lavoro ‘80” e titolare fino al 2004<br />
di una rubrica settimanale sull’inserto “Corriere Lavoro” del “Corriere della<br />
Sera”, ha fatto parte di vari Comitati etici. dal 2006 è nel Consiglio degli<br />
esperti del Comune di Milano.<br />
ezio CHioDini, presidente revisori (professionista)<br />
Laureato alla Università Bocconi, ha lavorato con diversi incarichi a”Il Giorno”,<br />
“Il Mondo”, “Il Sole 24 Ore” e “ Corriere della Sera”.<br />
e’ stato direttore di “ GenteMoney”, “Club3” e Telenova. Autore di libri di<br />
divulgazione economica, è attualmente direttore del Servizio comunicazioni,<br />
rapporti con la stampa e relazioni esterne della Banca popolare di Milano. e’<br />
giornalista professionista dal 1971, dopo essere stato pubblicista.<br />
MaRCo VentiMiGLia, revisore <strong>dei</strong> conti (profesionista)<br />
46 anni, giornalista de l’ “Unità” dal 1989 e professionista dal 1992.<br />
Ha dapprima lavorato a Roma nella redazione Sportiva, dove ha seguito da<br />
inviato le principali manifestazioni, per poi passare nell’ufficio <strong>dei</strong> redattori<br />
capo occupandosi delle chiusure notturne del giornale. dal 2001 è redattore<br />
economico presso la sede milanese, di cui è stato rappresentante sindacale<br />
per 4 anni. Revisore <strong>dei</strong> conti dell’<strong>Ordine</strong> dal 2004.<br />
anGeLa battaGLia, revisore <strong>dei</strong> conti (pubblicista)<br />
Ha collaborato per dieci anni al “Corriere della Sera”, con 150 pubblicazioni,<br />
fino al 1996. dal 1986 dirige la rivista “Prevenzione cardiovascolare” e,<br />
dal 2004, il giornale on line “Comunicazione e forme”. Ha conseguito un<br />
Master in portavoce, con uno stage presso la Sala Stampa vaticana con<br />
Joaquin Navarro Walls. Impegnata nell’area comunicazione della difesa<br />
civica, è docente di comunicazione ai corsi gestiti dal CIOFS.<br />
25
1) Marco Volpati, esordisce nella<br />
redazione di Milano dell’“Avanti” nel<br />
1966. Professionista dal 1968. dal<br />
1970 al 1991 alla RAI: redattore del<br />
Giornale Radio a Milano, poi caposervizio.<br />
dal 1979 al TG3 Lombardia. dal<br />
1988 Capo della Redazione RAI della<br />
Liguria. Nel 1991 a Mediaset, Caporedattore<br />
centrale prima a Studio Aperto,<br />
poi al TG4. e’ stato vicesegretario<br />
della Fnsi, segretario dell’Algi, consigliere<br />
dell’<strong>Ordine</strong> in Lombardia e<br />
Consigliere Nazionale dall’89 al ‘92,<br />
Consigliere dell’Inpgi e del Fondo integrativo<br />
di Previdenza.<br />
2) bruno ambrosi, giornalista “storico”<br />
della televisione italiana, dai<br />
servizi giornalistici ancora sperimentali<br />
(1953) al TG2 voluto dalla riforma<br />
della RAI (1976), al TG3 degli anni ’90,<br />
dove ha chiuso la carriera come Caporedattore<br />
dopo essere stato inviato<br />
speciale in europa, Africa e America<br />
Latina. Autore di inchieste e servizi<br />
speciali e conduttore di una delle<br />
prime rubriche di approfondimento,<br />
“Az: un fatto come e perché”, per la<br />
quale meritò un “Premiolino”, è stato<br />
cronista di grandi eventi (la morte di<br />
1<br />
5<br />
Primo piano<br />
2 3<br />
i professionisti lombardi al Consiglio nazionale<br />
enrico Mattei, la tragedia del Vajont,<br />
il terremoto in Sicilia, l’inquinamento<br />
di Seveso, le missioni estere di Presidenti<br />
della Repubblica e Papi, la<br />
stagione del terrorismo, “Mani pulite”).<br />
Ha lasciato la RAI a metà degli<br />
anni ’90. Ha presieduto per nove anni<br />
l’Associazione per la formazione al<br />
giornalismo “Walter Tobagi” e l’Istituto<br />
per la Formazione al giornalismo<br />
“Carlo de Martino”, dove ha insegnato<br />
per l’intero periodo “Analisi critica<br />
<strong>dei</strong> mass media”.<br />
3) Maria teresa (Gegia) Celotti<br />
All’ufficio grafico di “Amica” dal 1973,<br />
partecipa alla fondazione di “Salve”<br />
nel 1976. Caporedattore dell’ufficio<br />
grafico a “Italia Oggi ” fin dall’esordio<br />
del quotidiano nel 1986, poi caporedattore<br />
a “Il Giorno” dal 1989.<br />
4) fabio benati, lavora a Lombardia<br />
Notizie, agenzia di stampa della Giunta<br />
regionale della Lombardia. durante<br />
la precedente legislatura è stato revisore<br />
<strong>dei</strong> Conti all’<strong>Ordine</strong> Nazionale,<br />
membro del collegio <strong>dei</strong> Probiviri della<br />
Fnsi ed ha partecipato ai lavori della<br />
Commissione Contratto.<br />
5) Pierpaolo bollani, ha iniziato<br />
la professione come collaboratore<br />
e corrispondente da Torino per<br />
“Tempo illustrato”, “L’espresso” e<br />
“Il Secolo XIX”. Praticante al mensile<br />
“Successo”, di cui ha curato la<br />
pubblicazione settimanale “Lettera<br />
riservata”. entrato al “Mondo”, ha<br />
seguito i settori Affari e tecnologie<br />
e, dal 1989 al 1996, è stato caposervizio<br />
della sezione esteri. Oggi<br />
responsabile del settore Carriere e<br />
professioni. Per tre mandati è stato<br />
consigliere nazionale della Fnsi, poi<br />
vicepresidente dell’Alg.<br />
6) Giuseppe M. Di Gregorio, è nato<br />
a Catania il 15-7-57 e vive a Milano<br />
dal 1986. Ha cominciato come critico<br />
cinematografico a “La Sicilia” di Catania,<br />
si trasferisce a Milano (collabora<br />
con “il Giornale ” di Montanelli) poi<br />
è praticante al settimanale televisivo<br />
“Telepiù”. Nel 1989 viene assunto da<br />
Candido Cannavò alla “Gazzetta dello<br />
Sport”, dove rimane fino al 1996.<br />
da quella data è redattore ordinario<br />
al “Corriere della Sera”, prima nella<br />
redazione della Lombardia e oggi agli<br />
eventi.<br />
26 Tabloid 6 / 2007<br />
6<br />
4<br />
7
7) Marzio Quaglino, milanese, 46<br />
anni, laureato in Lettere Moderne<br />
all’Università Cattolica di Milano, è<br />
professionista dal ’90. Ha iniziato in<br />
una tv locale, Canale 6 ha lavorato al<br />
quotidiano “Avvenire” e poi all’ufficio<br />
stampa della Coldiretti e delle Acli milanesi.<br />
Approdato nel ‘92 alla Rai, è<br />
ora capo servizio nella redazione economia<br />
del Tgr Lombardia. dal 1997 al<br />
’99 ha lavorato con enzo Biagi nella<br />
redazione del programma “Il Fatto”.<br />
8) Laura incardona, ex Ifg, praticante<br />
all’“Indipendente” di Riccardo<br />
Franco Levi. Ha lavorato tre anni al<br />
“Manifesto”. da quattro anni è vicecaporedattore<br />
nell’ufficio centrale di<br />
Flair, mensile della Mondadori.<br />
9) Michele urbano, laureato in Sociologia,<br />
con pubblicazione di una<br />
tesi sulla tecnica giornalistica. Classe<br />
1948, entra giovanissimo all’Unità di<br />
Milano: cronista, capocronista, inviato<br />
e infine caporedattore. Redattore<br />
capo in uno <strong>dei</strong> primi giornali on-line<br />
italiani. dal 2002 al 2007 è stato direttore<br />
di “<strong>Giornalisti</strong>”, il bimestrale edito<br />
unitariamente da Fnsi, <strong>Ordine</strong>, Inpgi,<br />
Casagit e Fondo. Attualmente dirige<br />
un trimestrale culturale edito da una<br />
Fondazione. e’ stato tesoriere dell’<strong>Ordine</strong><br />
nazionale.<br />
10) stefano natoli, 48 anni, è vice<br />
caposervizio a Radiocor, agenzia<br />
economico-finanziaria di “Il Sole 24<br />
Ore”. Scrive per ‘Ventiquattrominuti’,<br />
la free press del gruppo Sole 24 Ore,<br />
su argomenti legati principalmente alla<br />
cronaca milanese e lombarda. Per<br />
Il Sole 24 ore del Lunedì cura l’agenda<br />
degli appuntamenti macroeconomici<br />
e redige la rubrica di approfondimento<br />
congiunturale Focus Italia. Sul portale<br />
11<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
Primo piano<br />
del gruppo, www.ilsole24ore.com, recensisce<br />
libri di economia e finanza.<br />
11) saverio Paffumi, ha lavorato<br />
all’“Unità” dal ‘79 all’ ‘87 e all’“europeo”<br />
fino alla chiusura nel ‘94, occupandosi<br />
di cronaca, attualità, costume<br />
e spettacoli. Oggi freelance ha collaborato<br />
con Mondadori libri, Sperling<br />
e Kupfer, Touring Club, Il “diario della<br />
settimana”, il “Gambero Rosso”, Rai<br />
Sat-Gambero Rosso Channel, “Tuttoturismo”,<br />
Meridiani e “City”. Autore di<br />
libri, è direttore editoriale della rivista<br />
enogastronomica “RistorArte”.<br />
12) sergio borsi, professionista dal<br />
1963, lavorato a Il Popolo, all’Ansa,<br />
all’Avvenire e alla Rai (Milano, Torino<br />
e alla direzione generale di Roma) ed<br />
è stato direttore dell’eco di Bergamo.<br />
dal 1972 al 1978 responsabile dell’ufficio<br />
sindacale dell’Alg. dal 1978 al<br />
1981 vice segretario nazionale della<br />
Fnsi, è stato poi eletto segretario nazionale,<br />
incarico ricoperto dal 1981<br />
al 1985. Attualmente è consigliere di<br />
amministrazione della Casagit. dal<br />
2000 è consulente dell’Ufficio per le<br />
comunicazioni sociali della diocesi di<br />
Milano.<br />
13) filippo Poletti, è laureato in<br />
musicologia e, parallelamente, ha<br />
studiato chitarra e composizione al<br />
8<br />
12<br />
13<br />
Conservatorio di Milano. Ha collaborato<br />
a diverse testate nazionali come<br />
“Corriere della Sera”, “Il Giornale” e<br />
“Avvenire”. dal 2006 è redattore ordinario<br />
della “Padania”. All’attività giornalistica<br />
affianca quella di consulente<br />
nel settore della comunicazione politica<br />
e istituzionale.<br />
14) Piergiorgio acquaviva, a “Il<br />
Giorno” dal dicembre 1972, dal 1997<br />
caporedattore dell’ufficio di Milano e<br />
vaticanista del “Quotidiano Nazionale”<br />
(“Il Giorno-Il Restodel Carlino-La<br />
Nazione”). Laureato in Scienze politiche<br />
all’Università Cattolica di Milano,<br />
ho studiato un anno, nel 1987-88,<br />
all’Università di Stanford (California)<br />
con una borsa di studio per il programma<br />
“John Knight Fellowship for<br />
professional journalists”.<br />
15) stefano Jesurum, è nato a Milano<br />
nel 1951. Laureato in Filosofia<br />
all’Università Statale della sua città,<br />
ha iniziato il lavoro giornalistico partecipando<br />
alla fondazione de “il Nuovo”<br />
di Firenze, primo tabloid locale<br />
italiano. Passato poi alla cronaca de<br />
“Il Giorno”, ha condiviso l’esperienza<br />
della nascita di “la Repubblica” dove<br />
è rimasto fino al 1981. Inviato speciale<br />
all’“europeo”, a “Oggi” e poi di nuovo<br />
all’“europeo” (1986) fino alla chiusura<br />
del giornale. dal 1996 è al “Corriere<br />
della Sera”. Ha collaborato a programmi<br />
televisivi di Beniamino Placido<br />
ed enzo Biagi. È autore di romanzi,<br />
racconti e saggi.-<br />
14<br />
9<br />
10<br />
27<br />
15<br />
17
Primo piano<br />
i pubblicisti al Consiglio nazionale<br />
1) angelo baiguini, 49 anni, ha iniziato<br />
a lavorare nel settimanale “Giornale<br />
di Merate”, divenendone direttore<br />
nel 1992. Ha fondato diversi settimanali,<br />
tra cui il “Giornale di Monza”, il<br />
“Giornale di Treviglio” e il “Giornale di<br />
Vimercate”.<br />
2) Dario Collio, nel 1984 fonda il<br />
settimanale “La Gazzetta della Martesana”.<br />
Attualmente opera nel gruppo<br />
editoriale dmedia spa, che ha creato<br />
“Netweek-Media Locali” con 29 testate<br />
e 274.000 copie diffuse in Lombardia<br />
e Piemonte.<br />
3) Massimo Cherubini, 42 anni,<br />
laureato in Sociologia con indirizzo<br />
comunicazione mass media. dal gennaio<br />
2003 è capo ufficio utampa di<br />
AssoGenerici (Associazione Nazionale<br />
delle Aziende produttrici di Farmaci<br />
Generici). dal 2005 è partner di Value<br />
Relations, agenzia di comunicazione<br />
specializzata nella gestione degli uffici<br />
stampa in ambito salute.<br />
4) Marco Roncalli, 46 anni, ha collaborato<br />
con “Il Giornale di Bergamo-<br />
Oggi”, “epoca” e l’inserto domenicale<br />
del “Sole 24ore”. Oggi collabora alle<br />
pagine culturali di “Jesus”, “Club3”,<br />
“Luoghi dell’Infinito”, e ad Agorà di<br />
“Avvenire” come editorialista. Autore<br />
di una quindicina di libri sulla storia<br />
della chiesa e il papato. Ha guidato<br />
per 15 anni l’Ufficio Stampa edizioni<br />
San Paolo, da tre è capo ufficio stampa<br />
del Gruppo editoriale La Scuola.<br />
5) Luigi e. Vigevano, redattore ad<br />
“Annabella” dal 1964 al 1967 e a “Panorama”<br />
dal 1967 al 1986. Collabora<br />
a varie pubblicazioni Mondadori, periodici<br />
nazionali e internazionali. Caporedattore<br />
<strong>dei</strong> femminili al Gruppo<br />
Fabbri sino al 1989, poi alla gestione<br />
<strong>dei</strong> Tecnici etas-Bompiani-Sonzogno.<br />
Nel giugno 1995 progetta e poi dirige<br />
la rivista “Tuttocavallo”. Nel 2003 è direttore<br />
del bimestrale “Italia e’”.<br />
6) Paolo antonio M. ferrari<br />
dal 1972 al ‘78 nella comunicazione tv<br />
e collaboratore RAI. dal 1983 al ‘91,<br />
per Rete A, cura servizi e rubriche,<br />
collabora al Tg di emilio Fede, è inviato<br />
di guerra. dal 1996 al 2003 è alla<br />
direzione di Lombardia 7, dell’agenzia<br />
di stampa Action Movie, delle testate<br />
“Bergamo Turistica” e “Parliamone”.<br />
dal 2004 a oggi dirige “TV7News”,<br />
dal 2006 “Il Giornale Sebino”.<br />
7) Giacomo Metta, laureato in<br />
scienze economiche, è pubblicista<br />
dal 1992. Ha diretto il settimanale “Il<br />
nuovo giornale di Sesto” e il mensile<br />
“Trenta giorni tra Langhe, Monferrato<br />
e Roero”.<br />
8) nicoletta Morabito, dal 1981-<br />
1983 a Commercio e Turismo (Confcommercio).<br />
dal 1980 ha collaborato<br />
a “Il Sole 24 Ore”, “Bella”, “Quaderni<br />
di Controinformazione”, “Giornale<br />
del Farmacista”, “Giornale del Medico”,<br />
“Tecnica Ospedaliera”, “Il Latte”.<br />
Collabora con “Io donna”.<br />
9) Giuseppe spatola, ha iniziato a<br />
16 anni collaborando con Teletutto,<br />
emittente privata bresciana, per poi<br />
passare a “Il Giorno” e, nel 1997, al<br />
“Corriere della Sera”. e’ giornalista<br />
professionista dal 6 ottobre del 2006,<br />
scegliendo comunque di rimanere<br />
iscritto tra i pubblicisti (elenco a cui<br />
appartiene dal 1995).<br />
10) Rino felappi, inizia, nel ‘46, come<br />
corrispondente da Sesto San Giovanni<br />
per il “Quotidiano l’Italia” e per<br />
l’Ansa. dal 1948 in poi è corrispondente<br />
per Rai, “Corriere della Sera”,<br />
“Corriere d’Informazione”, “La Notte”,<br />
“Corriere Lombardo”. Nel 1951 fonda<br />
e dirige il settimanale sportivo “La<br />
Gazzetta Cittadina” e il mensile “Grattacielo”;<br />
nel 1953, il settimanale indipendente<br />
“L’informatore”. Nel 1956 è<br />
assunto a “Il Giorno”; collabora con<br />
“l’espresso”, è inviato per il settimanale<br />
“Lo sport illustrato”.<br />
11) Massimiliano saggese, nato<br />
a Milano il 9 agosto 1967, ha conseguito<br />
il diploma di maturità classica.<br />
Pubblicista dal 2002. Collabora al “Il<br />
Giorno” dal 1992 e come collaboratore<br />
fisso dal 2000.<br />
12) Camillo albanese, studioso di<br />
storia del Mezzogiorno. Ha pubblicato<br />
una ventina di opere con Sperling &<br />
Kupfer, Franco Angeli, esi, Newton &<br />
Compton e Mursia.<br />
28 Tabloid 6 / 2007<br />
2<br />
6<br />
10<br />
8<br />
11<br />
1<br />
4<br />
5<br />
3<br />
12<br />
7<br />
9
Tabloid 6 / 2007<br />
Multimedialità<br />
ConsIglI utIlI per ChI lavora “navIgando”<br />
News dal web<br />
In dieci anni, con la tecnologia, è cambiato tutto. Ma<br />
al centro c’è sempre il lettore. Il direttore di Corriere.it<br />
racconta come sta cambiando la nostra professione<br />
di Marco Pratellesi*<br />
Negli ultimi anni molto si è dibattuto<br />
sul destino del giornalismo, fra morte<br />
del quotidiano e futuro della professione.<br />
Ma il futuro è già qui. Nelle nostre<br />
redazioni le trasformazioni sono<br />
in atto ormai da un decennio, anche<br />
se a volte stentiamo ad ammetterlo o<br />
fingiamo di non saperlo.<br />
Alla fine degli anni Novanta la battaglia<br />
fu convincere gli editori a fornire<br />
l’accesso a internet e alla posta elettronica<br />
a tutti i giornalisti. “Perdono<br />
tempo”, era l’obiezione. Oggi, internet<br />
e posta elettronica sono strumenti<br />
talmente imprescindibili nelle redazioni<br />
che se si fermano ci sentiamo<br />
perduti.<br />
Un “marciapiede” online<br />
In questi dieci anni è cambiato tutto.<br />
Si è velocizzato il ciclo delle notizie e i<br />
quotidiani sono invecchiati come non<br />
era mai accaduto nei precedenti tre<br />
secoli. Non è cambiata la professione,<br />
è cambiato il modo di lavorare. Fino<br />
alla fine degli anni Novanta una buona<br />
parte del mio lavoro si svolgeva sul<br />
marciapiede: dalla procura al tribunale,<br />
dalla questura al carcere, non tralasciando<br />
bar e ristoranti dove potevo<br />
incontrare avvocati e magistrati. Il giro<br />
aveva uno scopo: raccattare notizie e<br />
storie da raccontare sul giornale. Oggi<br />
non è cambiato molto, da questo<br />
punto di vista. Certo, la sveglia suona<br />
un po’ prima (nelle redazioni online si<br />
comincia a lavorare alle 7 e si tira fino<br />
alle 24), ma l’obiettivo è sempre<br />
lo stesso: trovare notizie, raccontare<br />
storie e informare i nostri lettori. Al<br />
marciapiede abbiamo sostituito la<br />
rete, fonte inesauribile di notizie se<br />
usata con discrezione e esperienza:<br />
dai siti ufficiali delle istituzioni ai blog,<br />
dai social network, come YouTube o<br />
Facebook, ai siti scientifici.<br />
Il flusso di lavoro e i pixel<br />
Redattori e collaboratori navigano sul<br />
web, escono fuori quando necessario<br />
e usano il telefono per inseguire una<br />
notizia e raccontarla. E non solo. Le<br />
notizie sul web vengono date con le<br />
parole, ma anche con le immagini (video<br />
e foto) o con la voce (i file audio<br />
di testimoni, inviati sul posto) quando<br />
è possibile ed opportuno.<br />
Spesso, nei convegni, sento dire che<br />
“la professione è finita”. Io credo invece<br />
che questo sia uno <strong>dei</strong> momenti<br />
migliori per fare il giornalista: per la<br />
ricchezza delle fonti e per la possibilità<br />
che abbiamo di esprimerci con più<br />
linguaggi per raccontare con maggiore<br />
forza e completezza una storia.<br />
Ma, soprattutto, perché con la rete<br />
il giornalismo è sceso dalla torre per<br />
avvicinarsi al pubblico. Oggi il lettore<br />
è centrale, un protagonista dell’informazione<br />
che dialoga, suggerisce,<br />
commenta, corregge, impone temi<br />
e notizie sul “suo” giornale. Questo<br />
nuovo pubblico, nato con internet,<br />
vuole essere ascoltato e non sembra<br />
più tollerare un giornalismo che sfugge,<br />
presuntuoso o spaventato dal<br />
confronto. Difficile disegnare scenari<br />
in un momento in rapida evoluzione.<br />
Ma se ci atteniamo alle trasformazioni<br />
in atto possiamo trarre due indicazioni<br />
certe: i quotidiani stanno riducendo<br />
i formati, i siti web li stanno ampliando.<br />
Dalla risoluzione a 800 pixel, siamo<br />
passati a quella 1024 che occupa<br />
l’intero schermo <strong>dei</strong> nostri computer.<br />
Le notizie sui siti aumentano giorno<br />
dopo giorno e diventano sempre più<br />
ricche. La notizia breve, asciutta, che<br />
imperversava nei siti dieci anni fa,<br />
sta lasciando il passo alle inchieste,<br />
agli approfondimenti testuali e multimediali.<br />
La velocità, il tempo reale,<br />
si è fatto meno importante man mano<br />
che è cresciuta la profondità e la<br />
qualità dell’informazione in grado di<br />
soddisfare il lettore più esigente.<br />
Presto avremo redazioni web molto<br />
più ricche di figure professionali<br />
in grado di svolgere il lavoro a 360<br />
gradi. Il quotidiano stampato diverrà<br />
sempre più complementare rispetto<br />
al flusso delle notizie “bruciate” dalle<br />
reti. Sarà più piccolo, più magro,<br />
ma anche più autorevole, di qualità e<br />
in grado di dare al lettore quello che<br />
nessun altro media può dare. Questa<br />
trasformazione avrà come protagonisti<br />
i giornalisti è potrà avvenire solo<br />
quando tutti, carta e web, capiremo<br />
che non è importante il mezzo su cui<br />
si pubblica, ma la qualità dell’informazione<br />
che offriamo ogni giorno ai<br />
nostri lettori.<br />
*Direttore di Corriere.it è autore<br />
di New Journalism, teoria<br />
e tecnica del giornalismo<br />
multimediale, Bruno Mondadori,<br />
2004. E’ stato cronista di<br />
giudiziaria e ha vinto il Premio<br />
cronista dell’anno nel 1997<br />
per l’inchiesta sul riciclaggio<br />
di denaro sporco Phoney Money.<br />
Dal febbraio 1999 si occupa<br />
di informazione online e insegna<br />
Teoria e tecniche <strong>dei</strong> nuovi media<br />
all’Università di Siena.<br />
29
Il concetto di web 2.0 ben si adatta<br />
all’attualità del fotogiornalismo. I<br />
lavori che meglio di altri esemplificano<br />
questo tipo di fotogiornalismo<br />
sono gli “audiovisivi”. Potrei usare<br />
termini inglesi come “interactive<br />
features” o “audioslideshow”<br />
o “online photojournalism”, ma<br />
questa traduzione italiana - una<br />
volta tanto - ben racchiude e riassume<br />
tutte le caratteristiche <strong>dei</strong><br />
lavori di cui andremo a parlare.<br />
Gli audiovisivi, in voga ormai da<br />
qualche anno, sono una realtà consolidata<br />
del fotogiornalismo contemporaneo:<br />
sono servizi fotografici<br />
abbinati a contributi audio registrati<br />
in presa diretta (spesso dallo stesso<br />
fotografo, ma non necessariamente)<br />
e montati in modo da ottenere<br />
un breve filmato da fruire comodamente<br />
on line.<br />
Files flash e video in rete<br />
Parlando più tecnicamente, sono<br />
<strong>dei</strong> files in formato flash o delle<br />
semplici pagine web o addirittura<br />
files video: molto leggeri, facilmente<br />
esportabili sui siti e facilmente<br />
scaricabili dal visitatore. Quindi<br />
l’introduzione dell’audio (con interviste,<br />
testimonianze, rumori di<br />
sottofondo, voci narranti) è la vera<br />
novità in questo settore del giornalismo<br />
e della fotografia. Volete un<br />
esempio? Guardatevi Kingsley’s<br />
Crossing, il viaggio di sei mesi del<br />
Fotogiornalismo<br />
Una nIcchIa della categorIa In rapIda evolUzIone<br />
Fotogiornalisti<br />
...da ascoltare<br />
Una volta bastava la macchina fotografica, ora sono<br />
gli audiovisivi a far la differenza. I reportage<br />
d’inchiesta fanno audience sul web, ma possono<br />
dare una mano a salvare anche i giornali di carta<br />
di Leonardo Brogioni<br />
23enne Kingsley, un ragazzo camerunense<br />
che decide di abbandonare<br />
il suo paese, la sua famiglia, i suoi<br />
amici, per cercare fortuna in Europa.<br />
Sei mesi di traversata dal Cameroun<br />
alla Francia (passando per Nigeria,<br />
Algeria, Marocco, Spagna), documentati<br />
in ogni momento dal fotografo<br />
Olivier Jobard di Sipa Press.<br />
Un lavoro molto professionale, con<br />
l’audio che si integra con le foto, ne<br />
accresce il valore informativo. Il tutto<br />
è molto efficace da un punto di vista<br />
giornalistico e anche interessante da<br />
vedere e da ascoltare grazie all’uso<br />
del montaggio e della grafica.<br />
L’audiovisivo consente di approfondire<br />
e diffondere il tema affrontato<br />
con una ricchezza e una quantità di<br />
materiale impensabile per qualsiasi<br />
altro mass media (un numero così alto<br />
di immagini non potrebbe trovare<br />
spazio su una rivista, ad esempio).<br />
Ce ne sono tantissimi in rete, di questi<br />
audiovisivi fotogiornalistici, tanto<br />
che alcuni siti si sono presi la briga<br />
di raccoglierli, ad esempio Interactive<br />
Narratives (del professor De<br />
Vigal), Photography channel e altri.<br />
Ci sono poi concorsi come Best of<br />
Photojournalism (organizzato da<br />
Nppa), National Magazine Award<br />
(della American Society of Magazine<br />
Editors), Pictures of the Year International,<br />
che hanno istituito delle<br />
categorie riservate al fotogiornalismo<br />
mutimediale. Recentemente è<br />
stato organizzato un frequentatissimo<br />
workshop per la realizzazione di<br />
audiovisivi fotogiornalistici. Un successo<br />
che si sta consolidando.<br />
Le Monde ha fatto scuola<br />
Non è difficile attrarre gente su un<br />
sito, ma è molto difficile tenerla lì’.<br />
E gli slideshow, ma soprattuto gli<br />
audiovisivi lo fanno, ci riescono,<br />
funzionano.<br />
Lo ha capito Le Monde che ha deciso<br />
di dare ampio spazio a Territoires<br />
de Fictions, che è il progetto di un<br />
gruppo di 52 fotografi francesi decisi<br />
a ridefinire il linguaggio del fotogiornalismo<br />
in collaborazione con<br />
creativi, montatori, operatori audio<br />
e grafici, al fine di realizzare un lavoro<br />
sull’identità francese. Da questa<br />
collaborazione è nato un nuovo<br />
prodotto chiamato “POM” (Petite<br />
oeuvre multimédia ovvero Piccola<br />
Opera <strong>Multimediale</strong>). Alcune considerazioni:<br />
1) i lettori si spostano su<br />
internet (siti e blog) e sui suoi accessori<br />
o surrogati (podcast e telefonini)<br />
e sono lettori interessanti, giovani,<br />
colti e benestanti; 2) la pubblicità li<br />
segue, quindi gli inserzionisti migrano<br />
sulla rete alla caccia di questa<br />
ghiotta preda; 3) gli editori assecondano<br />
gli inserzionisti e incrementano<br />
la loro presenza on line perchè<br />
con essa incrementano gli introiti<br />
da pubblicità; 4) di conseguenza i<br />
siti internet sono interessati a fornire<br />
30 Tabloid 6 / 2007
•<br />
Alcuni siti che<br />
raccolgono audiovisivi<br />
fotogiornalistici e concorsi.<br />
A destra in basso<br />
il racconto fotografico<br />
del camerunense Kingsley.<br />
prodotti editoriali che tengano sulle<br />
pagine del loro sito i visitatori, al fine<br />
di fargli vedere sempre più pubblicità;<br />
5) quindi gli audiovisivi e i contenuti<br />
interattivi sono uno strumento<br />
ideale per raggiungere questo scopo,<br />
perchè sono graditi al pubblico<br />
e consentono al giornale di offrire<br />
un prodotto denso di competenza,<br />
analisi, narrativa, spiegazioni, contesto:<br />
un prodotto giornalistico che<br />
raggiunge un duplice scopo: fare informazione<br />
di qualità e guadagnare<br />
dalla pubblicità.<br />
Cosa succederà ai fotografi?<br />
Tutto ciò cosa significa per i fotografi,<br />
destinati a utilizzare l’audio oltre<br />
che le immagini, a passare molto<br />
tempo in operazioni di editing e di<br />
montaggio, a vedere stravolte le regole<br />
che nel passato stabilivano un<br />
valore per i loro servizi in esclusiva?<br />
Chi li ripagherà di questo surplus di<br />
lavoro? E quanto dovrebbero essere<br />
pagati per questi nuovi prodotti<br />
multimediali, per questo lavoro di<br />
giornalismo che comporta dispendio<br />
di energie, di tempo, acquisizione<br />
di professionalità nuove?<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
Fotogiornalismo<br />
A queste nuove esigenze dell’editoria<br />
hanno saputo rispondere bene<br />
i cosiddetti “fotografi di staff”<br />
statunitensi (i fotografi interni <strong>dei</strong><br />
quotidiani: figura pressochè sconosciuta<br />
alle redazioni italiane), i quali<br />
hanno i mezzi (messi a disposizione<br />
dall’editore), l’obbligo (gli editori<br />
vogliono questi prodotti) e anche la<br />
necessità di realizzare nuovi e creativi<br />
servizi (come ha detto la Schiller,<br />
fotografa del NYT, che si è trovata<br />
a doversi inventare degli strumenti<br />
per combattere lo strapotere delle<br />
grandi agenzie fotografiche che rischiava<br />
di rendere i fotografi di staff<br />
poco convenienti per i quotidiani). Il<br />
fotogiornalista è tornato ad avere il<br />
controllo sull’intero servizio: sceglie<br />
le foto, i tagli di ogni immagine, la<br />
sequenza, la modalità di presentazione,<br />
il senso e il significato dell’intero<br />
servizio grazie al lavoro di montaggio<br />
e di abbinamento con l’audio<br />
(un modo per tornare al fotoreporter<br />
degli anni ‘60 che si metteva<br />
accanto all’art director e decideva<br />
l’impaginazione del suo servizio).<br />
Ma qui da noi cosa potrà succedere?<br />
Avranno seguito i tentativi di<br />
E’ più semplice fare buona informazione<br />
con delle belle immagini. I giornali<br />
italiani si dotino di uno staff di fotografi<br />
cambiamento che hanno portato<br />
all’invenzione e alla diffusione degli<br />
audiovisivi fotogiornalistici? Ci sarà<br />
una domanda e un’offerta?<br />
Le inchieste fanno audience<br />
I giornali italiani si devono dotare di<br />
fotografi di staff: questa potrebbe<br />
essere l’occasione, la svolta, per<br />
l’editoria italiana di uniformarsi alle<br />
buone abitudini di quella straniera.<br />
Oppure potrebbe succedere che<br />
fotografi free lance vengano incaricati<br />
di svolgere reportage e inchieste<br />
fotogiornalistiche. Il giornalismo<br />
di inchiesta fa audience e<br />
procura lettori.<br />
E Il fotogiornalismo deve essere prima<br />
di tutto giornalismo di qualità, di<br />
inchiesta. Occorre uscire dall’orticello<br />
<strong>dei</strong> fotografi, che vogliono far vedere<br />
quanto sono bravi a realizzare<br />
belle immagini, per prendere consapevolezza<br />
di appartenere a un team<br />
che lavora per l’informazione e non<br />
solo per le foto. Occorre che qualcuno<br />
ci consenta di fare questo.<br />
Tanto più che fare belle immagini<br />
è molto ma molto più semplice<br />
che fare buona informazione.<br />
Ma non dimentichiamoci che tutti<br />
questi bei discorsi sono appesi a<br />
un filo. Quello della connessione ad<br />
internet. Senza quella crolla tutto: la<br />
paura della pagina bianca deve farci<br />
riflettere.<br />
31
Tabloid 6 / 2007<br />
La voce<br />
delle province<br />
L’ ATALANTA RITIRA L’ACCREDITO STAMPA A UN COLLEGA<br />
Quel “pasticciaccio” da vip<br />
Un collaboratore dell’Eco di Bergamo, firma di punta del quotidiano, nel mirino<br />
della società di calcio per un corsivo ironico sulle leccornìe durante la partita allo stadio<br />
Una delle bandiere del giornalismo<br />
sportivo bergamasco fuori dallo<br />
stadio per una questione di pasticcini.<br />
L’Atalanta in questi ultimi<br />
tempi non è stata al centro delle<br />
cronache solo per la coraggiosa<br />
battaglia del suo presidente Ivan<br />
Ruggeri alla violenza ultrà. No, da<br />
metà ottobre l’Atalanta è scivolata…<br />
sulla crema (del bignè), sospendendo<br />
la tessera stagionale<br />
d’accesso a tribuna e sala stampa<br />
di Pier Carlo Capozzi, di professione<br />
imprenditore del settore alberghiero,<br />
pubblicista da quarant’anni<br />
e firma di punta de L’Eco di Bergamo,<br />
il più prestigioso e diffuso<br />
quotidiano cittadino. Capozzi da<br />
sempre scrive in punta di penna,<br />
occupandosi <strong>dei</strong> pezzi di colore<br />
con uno stile e un umorismo assolutamente<br />
inimitabili.<br />
Due bigné, un rigore<br />
Ebbene domenica 7 ottobre, il giorno<br />
dopo Atalanta-Udinese 0-0 giocata<br />
in anticipo il sabato pomeriggio,<br />
e preceduta della sfilata degli ex<br />
atalantini per celebrare il centenario<br />
della società, nella sua rubrica “L’altra<br />
partita”, intitolata “Come all’oratorio,<br />
ogni 11 angoli c’è un rigore”,<br />
Capozzi tra le altre cose ha criticato<br />
le capacità organizzative dell’Atalanta.<br />
E, soprattutto, ha raccontato di<br />
aver scoperto di “leccornie” in sala<br />
vip, aggiungendo di aver conquistato<br />
due cabaret di pasticcini per i<br />
giornalisti “minacciando ritorsioni su<br />
carta stampata”.<br />
Critica non gradita<br />
Del pezzo hanno riso tutti tranne<br />
il direttore aziendale dell’Atalanta,<br />
dottor Cesare Giacobazzi (il braccio<br />
destro del presidente Ruggeri),<br />
•<br />
Un’azione di Atalana-Udinese, occasione del corsivo ironico “indigesto”.<br />
che ha preso carta e penna e ha<br />
scritto a Capozzi, e per conoscenza<br />
a L’Eco di Bergamo, sospendendo<br />
la sua tessera (e chiedendone la restituzione)<br />
e invitandolo a trascorrere<br />
in modo diverso le domeniche<br />
pomeriggio, così da potersi divertire<br />
di più. Capozzi, che d’animo è un<br />
gentiluomo, non ha reso la tessera<br />
e non s’è più presentato allo stadio.<br />
Del caso si è interessato l’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />
A Varese e a Lecco<br />
giornalisti della Lombardia al quale<br />
l’Eco di Bergamo ha richiesto un<br />
parere scritto. La presidente dell’<strong>Ordine</strong>,<br />
Letizia Gonzales, ha messo<br />
nero su bianco leggi e regolamenti<br />
citando il diritto di cronaca, il diritto<br />
di critica e quant’altro, a tutela del<br />
lavoro del giornalista coinvolto. Ora<br />
tutto tace. Si vedrà. Per un buffet<br />
mal giudicato, per dell’ironia sui pasticcini.<br />
Luce e Resegone, un progetto per due<br />
Un progetto editoriale che prevederebbe un’unica testata regionale con edizioni<br />
locali. Lo studio, ora nelle mani di alcuni consulenti della Curia di Milano,<br />
potrebbe riportare in vita, seppur con foliazione ridotta, Luce e Resegone, i due<br />
settimanali espressione della voce cattolica di Varese e di Lecco, le cui testate,<br />
dopo 94 anni e 126 anni rispettivamente, sono state chiuse a settembre.<br />
Nel suo ultimo editoriale il direttore responsabile uscente del Luce di Varese,<br />
Saverio Clementi, ha scritto: «Paghiamo l’esclusione da salotti e centri di<br />
potere la cui frequentazione è spesso condizione indispensabile per attingere<br />
a prebende di varia natura, ma abbiamo anche voluto sottolineare la nostra<br />
diversità nel fare un’informazione non gridata ma di qualità».<br />
33
La voce<br />
<strong>dei</strong> pubblicisti<br />
L’IDENTIKIT DI UN ALBO ORMAI MOLTO CAMBIATO<br />
Il primo articolo<br />
non si scorda mai<br />
Diminuita drasticamente la richiesta d’iscrizione<br />
da parte di chi fa un’altra professione. Il pubblicismo<br />
è diventato porta d’ingresso per la professione<br />
di Stefano Gallizzi<br />
Pubblicisti. Chi sono? Cosa fanno?<br />
Quali sono i loro problemi e soprattutto<br />
quale sarà il loro futuro?<br />
Queste semplici domande ci hanno<br />
spinto a dedicare all’interno di<br />
New Tabloid una sezione dedicata<br />
ai pubbliicisti.<br />
Nella tabella che trovate nella pagina<br />
a fianco si possono vedere i<br />
numeri <strong>dei</strong> pubblicisti in Lombardia<br />
comparati ai professionisti. Numeri<br />
importanti, che devono far pensare<br />
al peso di questi giornalisti all’interno<br />
della categoria. Però prima di entrare<br />
nei problemi specifici (chiediamo ai<br />
colleghi di segnalarli e di partecipare<br />
alla discussione) vorremmo tracciare<br />
un breve quadro della situazione<br />
ricordando perchè è stato creato<br />
l’elenco <strong>dei</strong> pubblicisti.<br />
Cosa dice la legge<br />
Quando nel lontano 1963 con la<br />
Legge del 3 febbraio 1963, n. 69<br />
vennero istituiti i princìpi che prevedono<br />
l’accesso e lo svolgimento<br />
dell’attività giornalistica, il legislatore<br />
al punto C inserì questa norma:<br />
«La suddivisione <strong>dei</strong> giornalisti che<br />
svolgono l’attività in forma professionale<br />
si divide in due categorie:<br />
quella <strong>dei</strong> “professionisti” e quella<br />
<strong>dei</strong> “pubblicisti”. La prima, composta<br />
da coloro che esercitano in<br />
modo esclusivo e continuativo la<br />
professione giornalistica; la seconda,<br />
da coloro che svolgono attività<br />
giornalistica non occasionale e retribuita,<br />
anche se contestualmente ad<br />
altre professioni o impieghi. A tale<br />
distinzione corrisponde la suddivisione<br />
dell’Albo in due elenchi».<br />
Se si pensa che questa definizione<br />
è stata elaborata e adottata 44 anni<br />
fa, si capisce la lungimiranza del legislatore<br />
di allora. Purtroppo, però,<br />
ancora oggi le regole e i requisiti per<br />
coloro che sono diventati e devono<br />
diventare pubblicisti sono sempre le<br />
stesse.<br />
Aggiornamento necessario<br />
La mancanza di un aggiornamento<br />
della normativa in anni di grande<br />
evoluzione della professione ha costretto<br />
gli Ordini Regionali a interpretare<br />
la legge per cercare di adeguarla<br />
alla realtà contemporanea. Basti<br />
pensare, ad esempio, che nel 1963<br />
esistevano solo tre mezzi di comunicazione<br />
(radio, televisione e giornali)<br />
e peraltro in numero estremamente<br />
ridotti, mentre oggi l’informazione<br />
spazia dalla carta stampata ai siti<br />
web, dalle radio locali ai telefonini ai<br />
blog, con una infinità di testate registrate<br />
in Tribunale.<br />
Basta dare un’occhiata alle domande<br />
che vengono presentate all’<strong>Ordine</strong><br />
della Lombardia per capire bene<br />
come il mondo dell’informazione sia<br />
cambiato.<br />
Bisogna anche dire che le domande<br />
rivolte ai nostri uffici sono quasi<br />
tutte di giovani freelance che vedono<br />
nell’iscrizione all’elenco <strong>dei</strong><br />
pubblicisti il primo passo verso la<br />
professione.<br />
Onlus<br />
Volontari sì,<br />
ma retribuiti<br />
Gli aspiranti pubblicisti che<br />
sono membri di una Onlus<br />
devono documentare di essere<br />
retribuiti per ottenere l’iscrizione<br />
all’Albo. L’editoria e il giornalismo<br />
non rientrano, infatti, tra le attività<br />
delle Onlus previste dalla legge<br />
460/1997. Così gli aspiranti<br />
pubblicisti che svolgono attività<br />
di volontariato (legge 266/1991),<br />
anche aderendo alle Onlus<br />
(organizzazioni non lucrative<br />
di utilità sociale) regolate dal<br />
dlgs 460/1997 devono esibire<br />
la documentazione contabile.<br />
Questa è una decisione adottata,<br />
nella seduta del 7 novembre<br />
scorso, dal Consiglio dell’<strong>Ordine</strong><br />
<strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia<br />
sulla base dell’articolo 10 del dlgs<br />
460/1997, che fissa i settori nei<br />
quali si può dispiegare l’attività<br />
delle Onlus. E fra queste attività<br />
non c’è l’editoria né il giornalismo.<br />
34 Tabloid 6 / 2007
Meno medici e avvocati<br />
Vediamo ora le cause della crisi di<br />
un settore dove la deregulation è<br />
all’ordine del giorno: i tanti editori<br />
senza scrupoli che si sono affacciati<br />
sul mercato in questi ultimi<br />
anni, sfruttando i giovani per realizzare<br />
giornali a basso costo e molto,<br />
troppo spesso senza qualità; e la<br />
mancanza del rinnovo del contratto<br />
di lavoro; la trasformazione tecnologica<br />
sempre più rapida. Sono<br />
alcune delle cause che hanno fatto<br />
sì che molti giovani non riescano<br />
più a trovare il posto fisso. Collaborano<br />
e a dismisura, riempiono<br />
<strong>dei</strong> vuoti, ma non riescono ad ottenere<br />
il praticantato per diventare<br />
professionisti. Così ormai la figura<br />
del pubblicista, pensata nel 1963,<br />
non è più la stessa. Avvocati, ingegneri<br />
o medici (ad esempio) che<br />
chiedono l’iscrizione sono solo una<br />
piccola parte, mentre la stragrande<br />
maggioranza delle richieste viene<br />
da persone che, armate di buona<br />
volontà e passione, provano l’ebbrezza<br />
<strong>dei</strong> primi articoli con la speranza<br />
di aver trovato la strada per<br />
diventare giornalisti e che vedono<br />
nel pubblicismo il primo passo.<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
La voce<br />
<strong>dei</strong> pubblicisti<br />
Iscritti all’<strong>Ordine</strong><br />
22.963<br />
Professionisti<br />
7.166<br />
(di cui 1.128 laureati)<br />
Maschi 4.065<br />
Femmine 3.101<br />
Pubblicisti<br />
12.433<br />
(di cui 5.064 laureati)<br />
Maschi 7.445<br />
Femmine 4.988<br />
Elenco Speciale<br />
3.364<br />
Uffici stampa<br />
Ora la frequenza<br />
ai corsi non basta<br />
Negli ultimi anni la precedente<br />
gestione dell’<strong>Ordine</strong> della<br />
Lombardia aveva concesso<br />
l’iscrizione all’elenco <strong>dei</strong><br />
Pubblicisti a tutti coloro che<br />
lavoravano negli uffici stampa<br />
da almeno due anni, dopo<br />
aver frequentato un corso a<br />
pagamento e superato un<br />
esame finale.<br />
Questo grazie a una<br />
interpretazione della sanatoria<br />
della legge 150/2000. L’<strong>Ordine</strong><br />
Nazionale in una nota del<br />
gennaio 2007 ha sancito la fine<br />
di questi corsi, che non avevano<br />
più, alcun valore per l’iscrizione<br />
all’elenco <strong>dei</strong> pubblicisti.<br />
Per questo motivo il Consiglio<br />
dell’<strong>Ordine</strong> della Lombardia<br />
ha stabilito i criteri ai quali<br />
attenersi e i requisiti necessari<br />
per chi, lavorando negli uffici<br />
stampa, fa ora richiesta<br />
di iscrizione all’Albo <strong>dei</strong><br />
Pubblicisti:<br />
• due anni ininterrotti di lavoro;<br />
• le ricevute degli introiti per<br />
l’attività svolta;<br />
• la dichiarazione di un<br />
responsabile dell’Ufficio Stampa<br />
che sia iscritto all’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong><br />
<strong>Giornalisti</strong> (non deve essere<br />
iscritto all’Elenco Speciale) che<br />
attesti il lavoro giornalistico;<br />
• comunicati stampa<br />
di carattere giornalistico<br />
(60 pezzi) ed eventuale riscontro<br />
di pubblicazione degli stessi su<br />
testate regolarmente registrate.<br />
Le pratiche che non hanno<br />
i requisiti richiesti non potranno<br />
quindi essere accolte dal Consiglio<br />
dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti della<br />
Lombardia.<br />
In particolare, le dichiarazioni<br />
di amministratori delegati<br />
o proprietari di azienda non<br />
hanno valore ai fini<br />
dell’iscrizione all’<strong>Ordine</strong>.<br />
35
A che cosa somiglieranno i giornali nel<br />
2020? Il progetto ‘’Shaping the Future<br />
of the Newspaper’’ – che fa capo alla<br />
Associazione mondiale <strong>dei</strong> giornali<br />
(World Association of Newspapers,<br />
WAN) - ha chiesto a 22 futurologhi, accademici,<br />
manager industriali, pionieri<br />
di internet e altri esperti di immaginare<br />
il futuro <strong>dei</strong> giornali e le loro risposte<br />
dicono molto anche del presente del<br />
business <strong>dei</strong> giornali. Ne è nato un<br />
ampio Rapporto dal titolo “Envisioning<br />
the Newspaper 2020”.<br />
Qualcuno sostiene che i giornali somiglieranno<br />
a un magazine patinato o<br />
che verranno tagliati a misura di ciascun<br />
lettore. E altri ancora li vedono<br />
come <strong>dei</strong> network generatori di notizie<br />
o degli hub digitali di informazioni. Tutti<br />
questi scenari hanno una cosa in comune:<br />
l’ economia del multimediale.<br />
Un settore economico<br />
ancora in sviluppo<br />
Anche la Conferenza e l’Expo ‘’The<br />
World Editor & Marketeer’’, che si sono<br />
tenute a metà ottobre ad Amsterdam,<br />
hanno mostrato una grande<br />
vitalità del settore, sia nella stampa<br />
che nell’online.<br />
Secondo la World Association of<br />
Newspapers (WAN), che ha organizzato<br />
gli incontri, la Conferenza ha<br />
illustrato un’ampia varietà di strategie<br />
innovative che le aziende editoriali<br />
stanno utilizzando per aumentare il<br />
numero di lettori e i ricavi. Sono stati<br />
analizzati casi di sviluppo nella integrazione<br />
delle redazioni, il lancio di<br />
nuovi giornali e siti online e le strategie<br />
di promozione della diffusione.<br />
“I giornali sono un settore economico<br />
L’osservatorio<br />
sull’estero<br />
aNtIcIpazIoNI, aNalIsI e frammeNtI dal fUtUro<br />
I giornali nel 2020<br />
1 miliardo e 600 milioni di persone al mondo leggono<br />
un giornale ogni giorno. Nel 2007 i quotidiani Usa perdono<br />
3,5 miliardi di dollari e il traffico web è fermo da due anni.<br />
In crescita strabiliante il “piccolo” mercato asiatico<br />
a cura di Pino Rea per lsdi*<br />
in sviluppo, come diffusione, percentuale<br />
di mercato e reddito pubblicitario<br />
e cresce il consumo di giornali<br />
online così come il numero delle testate’’,<br />
dice Eamonn Byrne, direttore<br />
Business della WAN, nel suo intervento<br />
di apertura alla Conferenza.<br />
Nessuna sorpresa, le notizie negative<br />
ma inaccurate sull’industria <strong>dei</strong> giornali,<br />
combinate con delle previsioni<br />
esagerate per il futuro <strong>dei</strong> media<br />
digitali, hanno dato a molti la falsa<br />
impressione che il giornali fossero<br />
morti o stessero morendo. In realtà, i<br />
giornali si stanno innovando, sia nella<br />
stampa che nell’online.<br />
Cina, Giappone e India<br />
i motori della crescita<br />
“Le indicazioni sono che il mercato<br />
vuole la stampa, e molta, ogni giorno’’,<br />
ha aggiunto Byrne. ‘’La gente ogni<br />
mattina prende ancora la decisione<br />
di comprare un giornale. Ci sono 1,6<br />
miliardi di persone che leggono un<br />
giornale ogni giorno – se questo non<br />
è un media di massa, non so come<br />
definirlo!’’. Tra i temi affrontati dalla<br />
Conferenza i casi di sviluppo di redazioni<br />
integrate: il MEN Media Group e<br />
il Telegraph Media Group nel Regno<br />
Unito, RBS Media Group in Brasile<br />
e de Volkskrant in Olanda, le ultime<br />
ricerche sul fenomeno <strong>dei</strong> quotidiani<br />
gratuiti e il loro impatto su quelli a pa-<br />
gamento nei vari mercati, il lancio di<br />
nuovi titoli per giovani, prodotti non<br />
convenzionali in India e Olanda, sia a<br />
stampa che online.<br />
In linea col trend economico globale,<br />
Cina, Giappone e India saranno<br />
i motori della crescita globale dell’<br />
industria <strong>dei</strong> giornali nel mondo, bilanciando<br />
così l’andamento negativo<br />
della stampa nel mondo occidentale.<br />
Il Rapporto annuale diffuso da Yomiuri<br />
Shimbun qualche giorno fa - rileva un<br />
articolo di Allheadlinenews - mostra<br />
che il 92% <strong>dei</strong> giapponesi considera<br />
i giornali come necessari e l’87%<br />
‘’notevolmente’’ o ‘’moderatamente’’<br />
affidabili i loro contenuti. In India, la<br />
Ricerca sulla Readership nel 2007 afferma<br />
che è diminuito in sei anni il numero<br />
<strong>dei</strong> lettori <strong>dei</strong> 10 giornali più importanti<br />
del paese, mentre i quotidiani<br />
più grandi, Dainik Jagran (16.5 milioni<br />
di lettori) e il Times of India (6.5 milioni)<br />
hanno invece registrato aumenti di<br />
audience. Larry Kilman, direttore della<br />
comunicazione di WAN, ha aggiunto<br />
che “Sette su 10 <strong>dei</strong> 100 quotidiani<br />
più venduti al mondo sono ora pub-<br />
I quotidiani diventeranno un magazine<br />
patinato o saranno a misura di ciascun<br />
lettore, altri ancora degli hub digitali<br />
36 Tabloid 6 / 2007
licati in Asia’’. L’India ha più di 4,000<br />
giornali, letti da 222 milioni di persone.<br />
Un numero strabiliante, ma ancora<br />
relativamente piccolo se si considera<br />
che la popolazione supera 1 miliardo<br />
di persone e che 359 milioni di indiani<br />
alfabetizzati non leggono nessun giornale.<br />
A marzo, uno studio della PriceWaterhouseCoopers<br />
preparato per<br />
la Federazione delle Camere di Commercio<br />
indiane spiegava che il mondo<br />
<strong>dei</strong> media e quello dell’entertainement,<br />
insieme, avrebbero avuto una crescita<br />
del 18% da ora al 2011. Con un valore<br />
generale di 25,26 miliardi di dollari, più<br />
del doppio del fatturato odierno, 11<br />
miliardi di dollari.<br />
Al contrario, il numero di lettori in<br />
Nord America ed Europa sono in costante<br />
declino con una media di circa<br />
600.000 lettori in meno all’ anno nel’<br />
ultimo decennio. Nel 2004 Asia Times<br />
Online identificava la Cina e l’India come<br />
le guide dello sviluppo <strong>dei</strong> giornali<br />
nella regione. C’ erano 2.119 giornali in<br />
lingua cinese, con 85 milioni di copie<br />
vendute al giorno, mentre l’ India ha<br />
una circolazione di 72 milioni di copie<br />
al giorno e il Giappone di 70 milioni di<br />
copie. Complessivamente, comincia<br />
però a declinare la crescita <strong>dei</strong> giornali<br />
di lingua inglese, come le edizioni asiatiche<br />
di Wall Street Journal e Financial<br />
Times, che vendono rispettivamente<br />
85.000 e 30.000 copie.<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
L’osservatorio<br />
sull’estero<br />
Dietro l’angolo<br />
Più news o più paper?<br />
Ecco i commenti di alcuni guru americani del mercato <strong>dei</strong> media. “I giornali del<br />
futuro saranno veramente diversi, – sostiene Juan Antonio Giner, di Innovation<br />
International Media Consulting Group, USA – e saranno più ancora redditizi di<br />
prima, se abbracceranno i cambiamenti e le innovazioni senza perdere di vista<br />
il cuore e l’anima della loro attività: il giornalismo’’.<br />
“I giornali sopravviveranno – rileva Rob Curly, Vice Presidente per lo Sviluppo<br />
del prodotto al Washington Post/Newsweek Interactive, USA -. Faremo le cose<br />
nel modo con cui le abbiamo sempre fatte? Assolutamente no. Negli Stati Uniti<br />
ci sono due tipi di editori di giornale: quelli che della parola ‘newspaper’ pensano<br />
sia più importante il ‘news’ e quelli per i quali è più importante il ‘paper’…<br />
Non dobbiamo aver paura di raggiungere i nostri lettori in nuovi modi. Sarà una<br />
delle chiavi del futuro successo della nostra industria’’.<br />
“Noi vediamo ancora la stampa come una parte integrante del futuro - dice<br />
Eamonn Byrne, direttore Business della Wan, - ma bisognerà andare presto su<br />
piattaforme digitali al meglio, realizzando contenuti rilevanti, aggregando una<br />
audience crescente e mostrandola ai nostri inserzionisti’’.<br />
Quotidiani locali Usa: pubblicità<br />
mai così in basso da dieci anni<br />
Continuano ad arrivare brutte notizie<br />
per la stampa quotidiana Usa<br />
locale a pagamento. La Newspaper<br />
Association of America (NAA )<br />
ha annunciato che i ricavi pubblicitari<br />
nei primi due trimestri 2007<br />
non erano mai stati così bassi da<br />
almeno dieci anni. Un arretramento<br />
dell’8,6% in rapporto allo stesso<br />
periodo del 2006. E questo malgrado<br />
un aumento <strong>dei</strong> ricavi della<br />
pubblicità su internet del 19% (796<br />
milioni di dollari). E una economia<br />
americana che resta, nonostante<br />
tutto, in ottima forma.<br />
A questo ritmo - osserva Jeff Mignon<br />
su Mediacafé, - i giornali dovrebbero<br />
perdere quest’anno circa 3,5 miliardi<br />
di dollari. Il calo maggiore sembra<br />
venire dal settore <strong>dei</strong> piccoli annunci.<br />
Le tre categorie – auto, immobiliare<br />
e lavoro – scendono del 14,8%<br />
in questa metà 2007 (6,8 miliardi di<br />
dollari rispetto agli 8 miliardi dello<br />
stesso periodo del 2006).<br />
Alan Mutter – aggiunge Mignon - segnala<br />
il fatto che il primo semestre<br />
generalmente rappresenta il 47%<br />
<strong>dei</strong> ricavi annuali. E quindi prevede<br />
che le entrate della stampa quotidiana<br />
scenderanno dell’8% nel 2007.<br />
Dopo essere già calate del 3,7% nel<br />
2006. Ricordiamo che il risultato del<br />
2006 non ha impedito di ottenere<br />
<strong>dei</strong> profitti netti medi (prima delle<br />
imposte) del 20%. Restano quindi<br />
<strong>dei</strong> margini. Ma quello che impressiona<br />
è la velocità alla quale questa<br />
caduta si verifica.<br />
D’altra parte anche le notizie che<br />
vengono dalla rete non sembrano<br />
particolarmente incoraggianti. Uno<br />
studio del Joan Shorenstein Center<br />
on the Press dice che il traffico della<br />
maggioranza <strong>dei</strong> siti <strong>dei</strong> quotidiani<br />
non è cresciuto durante l’anno. Anzi<br />
è sceso negli ultimi due anni.<br />
160 quotidiani sono stati analizzati<br />
dal Joan Shorenstein Center.<br />
L’analisi vede degli aumenti del<br />
traffico sui siti di New York Times,<br />
Washington Post e USA Today. In<br />
generale, comunque, i siti <strong>dei</strong> giornali<br />
piccoli e medi sono in calo.<br />
“Ricordiamo – conclude Mignon<br />
– che quasi la metà della popolazione<br />
online ha meno di 35 anni nei<br />
paesi occidentali. Ci vuole ben altro,<br />
per attirare questi giovani, che<br />
del copia/incolla dalla carta al web.<br />
Secondo me, la stampa si deve focalizzare<br />
sui cinquantenni e oltre e<br />
il web su quelli che hanno meno di<br />
40 anni”. I media hanno bisogno di<br />
molto di più che di semplici capacità<br />
di gestione. O no?<br />
*Libertà di stampa diritto<br />
all’informazione<br />
37
Colleghi<br />
in libreria<br />
EDITORIA: SI VA VERSO I MILLE MILIONI DI EURO DI SOVVENZIONI OgNI ANNO<br />
La casta <strong>dei</strong> giornali<br />
e quella dell’editoria<br />
La denuncia di Beppe Lopez: nelle casse degli editori - grandi gruppi, partiti o cooperative -<br />
finisce un fiume di denaro pubblico. La distorsione del mercato,<br />
con l’informazione mortificata e ridotta a “specchio del diavolo” della casta del Potere<br />
a cura di Antonio Andreini<br />
Dopo la casta <strong>dei</strong> politici, ecco<br />
quella <strong>dei</strong> giornali.<br />
Tutto è cominciato con la legge del<br />
1981 che dava un aiuto ai giornali<br />
“di idee”, come quelli di partito. Se<br />
tutto fosse rimasto così, lo Stato<br />
sborserebbe ancora poche decine<br />
di milioni di Euro l’anno. Invece, nel<br />
1987 e nel 2001, la legge è via via<br />
cambiata. Così ora tutti gli editori<br />
godono di sovvenzioni -tanto più<br />
cospicue quanto maggiore è la<br />
diffusione o, semplicemente, la tiratura<br />
delle loro testate-, mediante<br />
finanziamenti diretti per l’acquisto<br />
della carta o attraverso “sconti”,<br />
come quello sui costi di spedizione<br />
e del telefono.<br />
A parlare del fiume di denaro pubblico<br />
che rimpingua le casse degli<br />
editori è stata dapprima la denuncia<br />
operata dal libro-inchiesta “La<br />
Casta: Così i politici italiani sono diventati<br />
intoccabili”, di Sergio Rizzo<br />
e Gian Antonio Stella, del “Corriere<br />
della Sera”. I “costi” della politica<br />
vengono poi ripresi e approfonditi<br />
L’autore<br />
Beppe Lopez, giornalista dal 1963,<br />
ha scritto inchieste, note e servizi per<br />
le più importanti testate e partecipato<br />
alla fondazione di “la Repubblica”.<br />
Ha dedicato diversi saggi al mercato<br />
<strong>dei</strong> giornali e alle tecniche editoriali,<br />
pubblicando, fra l’altro, “Il giornale<br />
che non c’è” e “Il quotidiano totale”.<br />
dal giornalista Beppe Lopez, che<br />
in “La casta <strong>dei</strong> giornali: così l’editoria<br />
italiana è stata sovvenzionata<br />
e assimilata alla casta <strong>dei</strong> politici”<br />
analizza uno <strong>dei</strong> più grossi scandali<br />
politico-amministrativi degli ultimi<br />
decenni: il finanziamento pubblico<br />
<strong>dei</strong> giornali, ormai vicino ai mille<br />
milioni di Euro l’anno.<br />
Un principio-cardine della vita democratica<br />
vuole che nella società<br />
le idee, le posizioni, le opinioni, le<br />
informazioni, i problemi del confronto<br />
civile vengano conosciuti e<br />
discussi dai cittadini in un pubblico<br />
dibattito, che può avvenire proprio<br />
per mezzo della libera stampa, oltre<br />
che di altri media. Uno Stato<br />
democratico, come il nostro, offre<br />
un supporto economico allo svilupparsi<br />
e al diffondersi della stampa<br />
libera, nel rispetto di tutte le posizioni.<br />
Ma, denuncia Lopez, oggi i<br />
giornali a maggior diffusione ricevono<br />
sovvenzioni milionarie anche<br />
a fronte di bilanci largamente attivi,<br />
mentre negli ultimi anni un’infinità<br />
di testate sono nate non tanto per<br />
favorire la pluralità dell’informazione,<br />
quanto per accaparrare fondi.<br />
Assistiamo dunque impotenti, afferma<br />
testualmente Lopez, a “una<br />
delle realtà più scandalose del sistema<br />
della comunicazione, e del<br />
rapporto fra istituzioni e società,<br />
fra democrazia e mercato: i contributi,<br />
i rimborsi e le agevolazioni<br />
per l’editoria”. Ciò nonostante, tarda<br />
ad arivare la tanto attesa legge<br />
di riforma, indicata come “Nuova<br />
disciplina dell’editoria”, che dovrebbe<br />
fare ordine anche nel finanziamento<br />
pubblico <strong>dei</strong> giornali.<br />
Lopez conclude: “Le due caste<br />
[della politica e del potere editoriale]<br />
sono ormai diventate in Italia<br />
forse una cosa sola. La casta del<br />
potere”.<br />
Ma la parola-chiave “casta” non si<br />
può certo accostare alla classe <strong>dei</strong><br />
giornalisti: mentre gli editori si abbarbicano<br />
alle provvidenze statali<br />
e intascano milioni di Euro di utili, i<br />
giornalisti sono costretti a lavorare<br />
da tre anni senza rinnovo del contratto<br />
nazionale.<br />
Beppe Lopez, “La casta<br />
<strong>dei</strong> giornali”, Stampa Alternativa–Eri<br />
Rai, Roma, 2007, pagg. 196, 10 €<br />
38 Tabloid 6 / 2007
Tabloid 6 / 2007<br />
Bill Kovach<br />
tom rosenstiel,<br />
“I fondamenti<br />
del Giornalismo”,<br />
Lindau, Torino,<br />
2007, pagg. 293,<br />
19 €<br />
Le buone regole<br />
del giornalismo<br />
Lo chiamano “istinto di<br />
consapevolezza”. Può essere<br />
assimilato, per importanza, a quello<br />
di conservazione e si riferisce<br />
alla necessità di notizie libere<br />
e pluralistiche di cui abbiamo<br />
bisogno per vivere consapevoli<br />
del nostro tempo, stringere<br />
legami autentici, identificare<br />
amici e nemici. E il giornalismo<br />
è fondamentale per ricevere<br />
queste informazioni. Ecco perché<br />
dobbiamo preoccuparci del genere<br />
di notizie e di giornalismo che<br />
abbiamo: l’informazione influenza<br />
la qualità della nostra vita, i nostri<br />
pensieri, la nostra cultura.<br />
Sulla base di questi presupposti,<br />
in “I fondamenti del Giornalismo”,<br />
due giornalisti americani, Bill<br />
Kovach (capo della redazione di<br />
Washington del “New York Times”)<br />
e Tom Rosenstiel, già del “Los<br />
Angeles Times”), hanno cercato<br />
di stabilire -attraverso una ricerca<br />
che ha coinvolto 300 giornalisti<br />
e 3.000 lettori - i fondamenti del<br />
buon giornalismo in un momento<br />
in cui l’informazione scivola<br />
sempre più pericolosamente<br />
verso l’intrattenimento. Di fronte<br />
ai cambiamenti della professione<br />
e alla possibilità che<br />
l’informazione perda la<br />
propria qualità essenziale,<br />
la libertà, travolta dalle<br />
regole del mercato e<br />
dell’affarismo, il solo modo<br />
che ci resta per opporci<br />
è proprio il rispetto delle<br />
norme essenziali del buon<br />
giornalismo.<br />
Colleghi<br />
in libreria<br />
I paladini<br />
della verità<br />
Nella prefazione al saggio<br />
“Paladini di carta”, del giornalista<br />
veneziano Claudio Cerasuolo,<br />
Arrigo Levi avverte che il<br />
lettore è atteso da una buona<br />
lettura, molto divertente. E, in<br />
effetti, non manca la piacevole<br />
sorpresa di un racconto sul<br />
giornalismo, e sui giornalisti,<br />
come li può ben descrivere chi,<br />
prendendo a prestito immagini<br />
da cinema, letteratura e storia,<br />
racconta questa professione<br />
in maniera insolita. Così, una<br />
disincantata e ironica rilettura<br />
della storia del giornalismo dalle<br />
sue origini ai giorni nostri ci<br />
mostra come in esso possano<br />
nascondersi i pericolosissimi<br />
virus dell’onnipotenza e del<br />
narcisismo -già ben noti a Balzac,<br />
Maupassant e Kraus-, nonché<br />
il mito del reporter senza paura,<br />
messo per la prima volta in<br />
discussione dal geniale Orson<br />
Welles in “Quarto potere”. Ma<br />
i “Paladini di carta” possono<br />
essere in particolare paladini della<br />
verità, interpreti, come recita il<br />
sottotitolo “di una professione<br />
che a volte si fa per caso e, più<br />
spesso, per passione”. Questo,<br />
allora, vorrebbe, e potrebbe,<br />
essere un libro di “istruzioni per<br />
l’uso” per aspiranti giornalisti.<br />
Ma la chiave di scrittura di<br />
Cerasuolo, al contempo seria e<br />
ironica, documentata e surreale,<br />
gli permette di destreggiarsi al<br />
confine del romanzesco e di<br />
avvincere così anche il lettore<br />
comune.<br />
Claudio<br />
Cerasuolo,<br />
“Paladini di carta”,<br />
Centro<br />
di documentazione<br />
giornalistica, Roma,<br />
2007, pagg. 328,<br />
18 €<br />
Grande guerra<br />
piccoli generali<br />
Piemontese<br />
d’origine,<br />
giornalista,<br />
appassionato<br />
storiografo<br />
e Presidente<br />
dell’<strong>Ordine</strong><br />
Nazionale <strong>Giornalisti</strong> dal 2001,<br />
Lorenzo Del Boca ha saputo<br />
indagare nella nostra storia<br />
con il fiuto del cronista di<br />
razza, alla scoperta di verità<br />
“scomode”. Ed ha scritto del<br />
nostro Risorgimento e della<br />
Prima guerra mondiale una<br />
storia controcorrente, al limite<br />
dell’irriverenza, con particolare<br />
attenzione alle vicende che<br />
hanno visto tra i protagonisti<br />
gli “eroi” della Casa Sabauda.<br />
Sono nati così, in un ritratto del<br />
Risorgimento sconvolgente,<br />
ma rigorosamente storico, due<br />
appassionanti saggi, “Indietro<br />
Savoia” e “Maledetti Savoia”.<br />
Nel saggio recente, “Grande<br />
guerra, piccoli generali”, Del<br />
Boca traccia “una cronaca<br />
feroce della Prima guerra<br />
mondiale”. In particolare, egli<br />
stigmatizza i comportamenti<br />
<strong>dei</strong> comandanti. Come a<br />
Caporetto, culmine di una<br />
tragedia dovuta all’insipienza<br />
<strong>dei</strong> capi ma pagata solo dai<br />
soldati, due volte vittime: del<br />
destino e della diffamazione.<br />
La Storia scritta dai vincitori più<br />
per giustificare se stessi che<br />
per amore di verità li ha vilipesi,<br />
infatti, per novant’anni. Ma,<br />
finalmente, essi hanno trovato<br />
giustizia in chi, come Del Boca,<br />
sa raccontare, con perfetto stile<br />
giornalistico e rigore storico,<br />
l’”altra” Storia.<br />
Lorenzo Del Boca, “Grande<br />
guerra, piccoli generali”, UTET,<br />
Torino 2007, pagg. 223, 14€ €<br />
39
All’interno della RCS periodici abbiamo<br />
allestito nel tempo di 18<br />
mesi uno spettacolo teatrale, Angelo<br />
2000, scritto e diretto da me,<br />
partendo quasi da zero in fatto di<br />
mestiere e di esperienza. Un regista<br />
(il sottocritto) che mai prima d’ora<br />
aveva fatto il regista, per quanto diplomato<br />
nel lontano 1963 all’Accademia<br />
<strong>dei</strong> Filodrammatici di Milano.<br />
E 6 attori di cui 5 giornalisti che mai<br />
avevano messo piede su un palcoscenico,<br />
più una sola attrice professionista<br />
che ha sostituito negli ultimi<br />
mesi un vicedirettore donna entrata<br />
in maternità.<br />
Siamo sempre stati consapevoli di<br />
non essere <strong>dei</strong> professionisti e neppure<br />
<strong>dei</strong> dilettanti. E’ stato un gioco<br />
ma soprattutto una scommessa: dimostrare<br />
che c’è un filo rosso che<br />
unisce i giornalisti e gli attori. Gli<br />
uni comunicano attraverso le parole<br />
Colleghi<br />
alla ribalta<br />
L’INSOLITA ESPERIENZA DI UN GRUPPO DI COLLEGHI IN RCS PERIODICI<br />
<strong>Giornalisti</strong> e attori<br />
servitori di due padroni<br />
C’è un filo rosso che unisce le due professioni: gli uni comunicano con le parole scritte,<br />
gli altri con le parole dette. Tutt’e due dialogano con il pubblico, i lettori “invisibili” <strong>dei</strong><br />
giornali o gli spettatori “tangibili” e pronti a ridere o a fischiare nella platea di un teatro<br />
di Paolo Pietroni<br />
scritte, gli altri attraverso le parole dette: ma questo è solo il primo capo<br />
del filo; il rosso profondo sta nel<br />
L’autore<br />
Paolo Pietroni: giornalista,<br />
scrittore, ciclista e autore teatrale.<br />
E’ stato direttore di Amica e ha<br />
inventato diverse testate come<br />
Salve, Insieme, Corriere Medico,<br />
Max e Sette. Primo direttore di<br />
Vanity Fair in Italia, oggi direttore<br />
di Ok Salute del Corriere della<br />
Sera. Autore di Sotto il vestito<br />
niente, pubblicato con lo<br />
pseudonimo di Marco Palma.<br />
•<br />
Da sinistra: Paolo Pietroni, Chiara Tronville, Simona Cattaneo, Alfredo Rossi,<br />
Margherita Biscaretti di Ruffia, Oscar Vaccari, Ornella Ingenito.<br />
fatto che entrambi comunicano a<br />
un pubblico “invisibile” e “inconoscibile”!<br />
Gli attori si rivolgono a una<br />
platea immersa nel buio, quella immensa,<br />
meravigliosa, terribile “bestia”<br />
adagiata davanti al palcoscenico,<br />
pronta a ridere e a piangere<br />
ma anche a mordere e fischiare. I<br />
giornalisti si rivolgono ai lettori del<br />
giornale su cui scrivono, che non<br />
potranno mai “vedere” globalmente.<br />
Gente nel primo caso, gente nel secondo<br />
con un volto unico, astratto,<br />
composto da tanti e tanti individui<br />
che diventano “altri” nel momento<br />
in cui si mischiano a formare una<br />
(UNA) comunità! E questa gente<br />
sia gli attori sia i giornalisti hanno<br />
scelto di amare e servire nell’arco<br />
totale della loro professione, creando<br />
una corrispondenza di amorosi<br />
sensi che spesso viene scossa da<br />
contraddizioni e da tempeste che<br />
occorre superare per continuare a<br />
vivere “comunicando”.<br />
Questa scommessa è stata vinta da<br />
Angelo 2000: tutti gli spettatori sono<br />
rimasti sorpresi davanti alla metamorfosi<br />
profonda di 5 giornalisti in 5<br />
attori “veri”.<br />
40 Tabloid 6 / 2007
•<br />
Due copertine della<br />
“Domenica del Corriere”<br />
realizzate dagli illustratori Walter<br />
Molino (sui Carabinieri) nel 1946<br />
e Achille Beltrame (disastro<br />
nelle Ferrovie) nel 1931.<br />
L’inedito<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
Colleghi<br />
alla ribalta<br />
Dino Buzzati e le tavole della “Domenica”<br />
Promossa dalla Fondazione del Corriere<br />
della Sera e dal Comune di Milano, si<br />
è inaugurata il 22 novembre scorso al<br />
Palazzo Reale di Milano una mostra<br />
con un obiettivo ambizioso: raccontare<br />
la storia dell’illustrazione italiana del<br />
Novecento attraverso le tavole della<br />
“Domenica del Corriere”. Il successo<br />
del settimanale allegato al “Corriere<br />
della Sera” - la “Domenica” nel 1936<br />
raggiunse una tiratura di 1.450.000<br />
copie- era in gran parte merito delle<br />
illustrazioni presenti in copertina. Nel<br />
1899, quando nasce come inserto<br />
settimanale di 12 pagine del “Corriere”,<br />
voluta da Luigi Albertini, arricchisce<br />
con immagini ricostruite da un pittore il<br />
racconto del fatto più significativo della<br />
settimana, spesso accaduto in terre<br />
lontane ed esotiche: la prima copertina<br />
rappresenta, per esempio, una bufera di<br />
neve che scuote il remoto Montenegro,<br />
patria della futura regina Elena. Le<br />
tavole, che illustrano notizie di cronaca,<br />
eventi politici, campi di battaglia lontani,<br />
eccetera, si trasformano in un racconto<br />
irresistibile e affascinante per lettori che<br />
hanno bisogno di immaginare tutto, o<br />
quasi, il mondo, prima che l’avvento<br />
della fotografia, del cinema e della<br />
televisione decreti il prevalere, se non<br />
addirittura il prevaricare, dell’immagine<br />
sulla parola. Le copertine di allora erano<br />
più incisive della televisione di oggi,<br />
perché non erano immagini fuggevoli,<br />
né semplici fotografie, ma stimolavano<br />
chi le guardava a immaginare qualcosa<br />
di più, ad andare oltre, ad inventarsi<br />
un’altra realtà.<br />
Le immagini erano, tuttavia, corredate<br />
da testi di grande qualità, che<br />
completavano e rendevano accessibile<br />
la comprensione del “fatto” anche per<br />
il grande pubblico: lunghe didascalie<br />
indicavano una precisa chiave di<br />
lettura delle immagini. I testi, sempre<br />
più accurati e simili a brevi racconti,<br />
raggiungeranno il massimo della<br />
godibilità quando a comporli sarà un<br />
giornalista-scrittore, e pittore, della<br />
statura di Dino Buzzati (1906-1972),<br />
anima della “Domenica” dal 1948 al<br />
1964. Le illustrazioni della Domenica,<br />
frutto delle eccezionali capacità di<br />
artisti come Achille Beltrame, Walter<br />
Molino (nel 1941 assunto come<br />
“praticante”), Giorgio De Gasperi, Mario<br />
Uggeri e Aldo Di Gennaro -per citare<br />
solo alcuni tra i più noti autori di celebri<br />
copertine e tavole interne- sono entrate<br />
a far parte della storia dell’illustrazione<br />
italiana ed europea del Novecento.<br />
Domenico Porzio racconta Arnoldo Mondadori:<br />
«Ho conquistato Ungaretti recitando le sue poesie»<br />
Ha compiuto 100 anni la Arnoldo Mondadori. Un anniversario che la casa editrice di Segrate ha festeggiato il 14 novembre<br />
con la presentazione dell’Album Mondadori 1907/2007 (con 4mila immagini e 900 pagine, a cura di Gianni Ferrari) a Palazzo<br />
Visconti e un concerto straordinario al Teatro alla Scala di Milano.<br />
A “New Tabloid” piace ricordare la figura dell’editore Arnoldo Mondadori con la testimonianza diretta di un collega giornalista<br />
e scrittore, Domenico Porzio (collaboratore di Oggi, Epoca, Panorama) raccolta in un colloquio con il suo editore.<br />
“Gli scrittori sono per me la cosa più importante”, racconta Arnoldo Mondadori a Domenico Porzio”. “Sono tutti miei<br />
amici e vorrei che tutti avessero il massimo delle soddisfazioni. Proprio vorrei che a nessuno capitasse ciò che capitò<br />
a Pirandello. Ma sa che a Pirandello in vita, con tutti gli sforzi che feci, non riuscii a dare il successo che meritava? E<br />
pensare che l’anno dopo la sua morte, quando stampai l’Omnibus <strong>dei</strong> racconti, un volume alto così, andò a ruba...”.<br />
“Tutti amici, i miei scrittori”, prosegue Arnoldo. “Ma sa che Ungaretti mi si affezionò la prima volta che venne qui nel<br />
mio ufficio? Per la verità un’ora prima che venisse mi ero letto due poesie e le mandai a memoria: appena entrò, mi<br />
alzai, gli andai incontro e gliele recitai. Restò senza fiato, con quei suoi occhi azzurri sgranati come un bambino: ci<br />
abbracciammo. E firmò subito il contratto per tutta la sua opera...: che altro vuol dire?<br />
Quello che ho fatto è tutto qui, dentro il catalogo della Mondadori: quanta fatica per la mia baracca!”.<br />
41
Gruppo cronisti<br />
lombardo<br />
ELEttO iL nuOVO VERtiCE, GLi iSCRitti SOnO 350<br />
Tra nera e giudiziaria<br />
vince la privacy?<br />
La neo presidente, Rosi Brandi: «Rivendichiamo i nostri diritti». Crosti lascia:<br />
«Siamo in tanti, ma la bassa affluenza alle urne non riconosce il lavoro fatto»<br />
Sette anni fa era fermo, al palo e pieno<br />
di debiti. Oggi il Gruppo Cronisti<br />
Lombardo conta circa 350 iscritti in<br />
Lombardia ed è noto soprattutto per<br />
l’annuale Premio regionale intitolato<br />
a Guido Vergani (una cinquantina i<br />
candidati nel 2007), ma anche per<br />
alcuni studi sul diritto di cronaca e<br />
per la difesa del lavoro <strong>dei</strong> cronisti.<br />
A Michele Crosti di Radio Popolare<br />
(presidente dal 2004 al 2007 e prima<br />
ancora vicepresidente dal 2001)<br />
l’indiscusso merito di aver preso le<br />
redini di un gruppo pressoché moribondo<br />
e di averlo rilanciato dandogli<br />
gambe solide per camminare sugli<br />
irti sentieri della cronaca. Rieletto lo<br />
scorso ottobre, si è però dimesso<br />
“per la bassa affluenza alle urne che<br />
non riconosce e non dà riscontro del<br />
lavoro fatto”. Eppure lo stesso gruppo<br />
era stato capace di mobilitarsi<br />
nel maggio scorso, raccogliendo un<br />
•La nuova presidente del Gruppo<br />
Cronisti Lombardo, Rosi Brandi.<br />
migliaio di firme in Lombardia contro<br />
il disegno di legge Mastella. Segno<br />
evidente che, in ogni caso, quando<br />
si parla di problemi cari ai cronisti, il<br />
gruppo è ben presente.<br />
Così, dopo le dimissioni di Michele<br />
Crosti, è stato nominato un nuovo<br />
presidente del Gruppo Cronisti lombardi:<br />
Rosi Brandi. Quarantadue anni,<br />
oltre venti al quotidiano La Prealpina<br />
di Varese per il quale ha seguito<br />
i principali fatti di cronaca nera e<br />
giudiziaria. Dopo un lungo periodo<br />
come caposervizio nelle redazioni<br />
di Gallarate e di Busto Arsizio, attualmente<br />
è caporedattore nella redazione<br />
di Saronno. una delle prossime<br />
iniziative del GCL è il premio<br />
giornalistico riservato ai detenuti (la<br />
premiazione avverrà il 13 dicembre<br />
nel carcere di Bollate). il Premio, alla<br />
sua terza edizione, è promosso con<br />
la collaborazione del Provveditorato<br />
42 Tabloid 6 / 2007
egionale dell’amministrazione penitenziaria.<br />
Del Gruppo Cronisti lombardi anche<br />
la proposta (recepita dal Comune di<br />
Milano) di intitolare una zona di largo<br />
La Foppa a Guido Vergani: qualche<br />
mese fa, alla presenza dell’assessore<br />
Vittorio Sgarbi, è nata così<br />
“Piazzetta Vergani”. Ad affiancare<br />
Rosi Brandi, come vice presidente e<br />
tesoriere è stato nominato Gianfranco<br />
Pierucci. Sono state anche assegnate<br />
le deleghe per la comunicazione<br />
e per le problematiche legate<br />
alla cronaca giudiziaria ai membri di<br />
Giunta Mimmo Spina di Rainews24<br />
e Alessandro Galimberti della Provincia<br />
di Como.<br />
Diritto di cronaca e leggi<br />
«Fare il giornalista oggi è come una<br />
corsa a ostacoli – commenta la nuova<br />
presidente del Gruppo Cronisti<br />
lombardi.- normative e codici di autoregolamentazione<br />
dovrebbero facilitare<br />
il nostro lavoro, peccato che<br />
tutto sia soggetto alle interpretazioni<br />
più disparate. Prendiamo la legge<br />
sulla privacy: è sacrosanta perché<br />
tutela la dignità della persona ma la<br />
sua interpretazione in senso assai<br />
restrittivo, soprattutto da parte delle<br />
forze dell’ordine e della magistratura,<br />
si trasforma in una “privazione”<br />
di notizie. Basta leggere molti articoli<br />
pubblicati sui quotidiani provinciali e<br />
regionali: sono costellati dalle iniziali<br />
del nome e del cognome di persone<br />
arrestate anche per gravi fatti. incredibile,<br />
poi, che ai cronisti di nera<br />
vengano fornite le fotografie di arrestati<br />
addirittura con gli occhi coperti.<br />
non c’è notizia, ormai, anche la<br />
più banale e innocente, sulla quale<br />
il cittadino non sventoli la bandiera<br />
della privacy e minacci di chiamare<br />
l’avvocato. L’informazione corretta è<br />
un mix di doveri e di diritti. Essere<br />
informati su quanto accade intorno<br />
a noi è una garanzia di libertà. non<br />
dimentichiamo l’articolo 21 della<br />
Costituzione: i giornalisti hanno una<br />
funzione sociale. E i cronisti – esorta<br />
Rosi Brandi - dovrebbero rivendicare<br />
i loro diritti con maggiore consapevolezza<br />
della propria funzione<br />
sociale. Anche le amministrazioni<br />
Tabloid 6 / 2007<br />
Gruppo cronisti<br />
lombardo<br />
comunali non di rado sono tentate di<br />
considerarci meri amplificatori della<br />
loro attività, mentre da parte delle<br />
forze dell’ordine e della magistratura<br />
c’è la tendenza a convocare conferenze<br />
stampa soprattutto quando<br />
c’è qualche bella operazione.<br />
«Grazie alla fiducia e alla stima,<br />
che ogni giornalista deve<br />
conquistarsi sul campo, mi<br />
auguro che i rapporti con le<br />
istituzioni siano sempre più<br />
improntati alla collaborazione<br />
e al rispetto reciproco.<br />
«Come se non bastasse, il<br />
mondo politico tenta ciclicamente<br />
di fermarci. Lo stesso<br />
presidente del Senato Franco<br />
Marini, durante l’incontro a<br />
Palazzo Madama, ci confermò<br />
proprio l’atteggiamento di insofferenza<br />
e di ostilità che i politici nutrono<br />
nei confronti <strong>dei</strong> giornalisti. in seguito<br />
alla raccolta di firme e a una manifestazione<br />
di protesta a Roma, l’unione<br />
nazionale cronisti è stata convocata<br />
per una audizione alla Commissione<br />
Giustizia del Senato, con incoraggianti<br />
dichiarazioni di Cesare Salvi e<br />
del relatore Felice Casson. Per ora<br />
tutto tace, ma la preoccupazione resta».<br />
I migliori al Premio “Guido Vergani”<br />
il 10 novembre 2007 il Gruppo Cronisti Lombardo ha premiato:<br />
Sezione carta stampata e agenzie:<br />
Primo premio ex equo: Paolo Berizzi (La Repubblica) e Luigina Giliberti<br />
(Corriere della Sera)<br />
Secondo premio ex equo: Enrico Silvestri (Il Giornale) – Gisella Roncoroni<br />
e Dario Alemanno (La Provincia di Como)<br />
terzo premio: Paola Pioppi (Il Giorno)<br />
Menzione speciale: Marta Bravi (Il Giornale), Claudio Scarinzi (Ansa)<br />
Sezione radio-televisione:<br />
Primo Premio: Agostino Zappia (Rai)<br />
Secondo premio: Mauro Migliavada (Espansione tv)<br />
terzo premio: Anna Migliorati (Radio 24 il Sole 24 Ore)<br />
Menzione speciale: Davide D’Antoni (telelombardia), Paolo Pardini e<br />
Enrico Rotondi (Rai), Elena Scarrone (Rai), Antonella Mascali<br />
(Radio Popolare).<br />
Premi speciali: Vita da cronista: Mario Sacchi (Rai)<br />
Cronista onorario: Salvatore Furia (direttore Centro Geofisico Prealpino).<br />
•<br />
Dall’alto, Alessandro Galimberti,<br />
Michelino Crosti (a sinistra,<br />
presidente uscente), Mimmo Spina<br />
e il tesoriere Gianfranco Pierucci.<br />
43
Testimonianze<br />
e ricordi<br />
Si è Spento il 6 novembre alla clinica capitanio a milano<br />
L’addio a Enzo Biagi<br />
maestro di libertà<br />
Dall’esordio, a 17 anni sull’Avvenire d’Italia, alla prima assunzione a 20 anni<br />
al Resto del Carlino fino alla conduzione de Il Fatto su raiuno<br />
Una scomparsa che ha lasciato il vuoto, quella di<br />
Enzo Biagi (a destra nella foto durante un’intervista<br />
al presidente della Repubblica Sandro Pertini).<br />
Era nato il 9 agosto 1920 a Pianaccio, frazione di<br />
Lizzano in Belvedere, sull’Appennino bolognese.<br />
Il decano <strong>dei</strong> giornalisti italiani ha iniziato a<br />
scrivere a 17 anni per l’Avvenire d’Italia, ben prima<br />
dell’istituzione dell’<strong>Ordine</strong> professionale, quando<br />
ancora frequentava l’Istituto Tecnico Superiore<br />
“Pier Crescenzi” dove aveva dato vita anche a<br />
una rivista studentesca Il Picchio. Iscritto come<br />
praticante all’Albo Professionale <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> di<br />
Bologna dal 1 gennaio 1941 (dopo che il Sindacato<br />
interprovinciale fascista <strong>dei</strong> giornalisti gli aveva<br />
rifiutato l’iscrizione ai pubblicisti il 2 febbraio 1939<br />
per la giovane età), assunto a 20 anni al Resto<br />
del Carlino da cui è stato allontanato nel 1951 per<br />
aver aderito al Manifesto di Stoccolma contro la<br />
bomba atomica. Nel 1943 ha aderito alla Resistenza<br />
all’interno delle brigate di “Giustizia e Libertà”.<br />
Trasferito all’Associazione lombarda <strong>dei</strong> giornalisti<br />
di Milano il 25 novembre 1953, caporedattore del<br />
settimanale Epoca, inviato speciale alla Stampa di<br />
Torino nel 1960, direttore del Telegiornale nel 1961,<br />
ha scritto per il Corriere della Sera, La Repubblica,<br />
l’Europeo, Panorama, L’Espresso, Oggi e firmato<br />
numerose inchieste per la Rai. Conduttore de<br />
“Il Fatto” su Raiuno nel 1995 poi cancellato dal<br />
palinsesto Rai il 31 maggio 2002. Era ricomparso<br />
sulla tv pubblica il 22 aprile 2007 con “RT. Rotocalco<br />
Televisivo” su Raitre. Durante la sua carriera ha scritto<br />
un’ottantina di libri tra cui ‘La disfatta’ su Tangentopoli,<br />
‘Il boss è solo’ sui pentiti di mafia, ‘Il signor Fiat’,<br />
‘La mia America’ e la collana ‘L’Italia del ‘900’ ma<br />
anche ‘Lettera d’amore a una ragazza di una volta’,<br />
dedicato alla moglie Lucia. In occasione <strong>dei</strong> 50 anni<br />
d’iscrizione all’<strong>Ordine</strong>, il 25 marzo 1992, Enzo Biagi<br />
aveva raccontato i suoi esordi a Tabloid: «Ho iniziato<br />
in piena guerra mondiale e ne ho seguite molte altre<br />
per vedere, infine, crollare i muri e mutare equilibri<br />
che sembravano solidissimi in modo inaspettato».<br />
Il giornalismo italiano ha perso un maestro, alto e<br />
autorevole esempio di libertà di pensiero.<br />
Lo ricordiamo, a fianco, con un corsivo di Fabio Fazio.<br />
La testimonianza di Fabio Fazio<br />
“Così lo intervistai negli<br />
anni bui del suo esilio”<br />
Conoscevo Enzo Biagi fin da quando facevo le sue<br />
imitazioni. Negli anni bui del suo esilio, con l’aiuto<br />
di Loris Mazzetti, dirigente Rai, l’ho intervistato<br />
sei volte. Quando mi ha detto “Va bene perché<br />
alla mia età si scelgono le persone da cui farsi<br />
intervistare”, ne sono rimasto lusingato. E’ stato<br />
un attestato di stima e un ricordo che ancora<br />
porto nel cuore. Erano anni in cui se non urlavi o<br />
non aggredivi qualcuno non eri nessuno. Bene,<br />
proprio in quel periodo e molto più di tutta la sua<br />
pur brillante carriera, Biagi ha insegnato che non<br />
bisogna confondere la ragione con il clamore, non<br />
bisogna confondere l’onestà intellettuale con la<br />
debolezza. Credo poi che abbia lasciato un monito<br />
ai colleghi giornalisti e cioè che non bisogna mai<br />
dimenticare di essere cronisti. In tutto. Ma non solo.<br />
Ha dimostrato come un cronista può dare prova<br />
di onestà. Un cronista non sfrutta mai la propria<br />
posizione per diventare uomo di potere, al contrario<br />
rinuncia a essere uomo di potere, racconta ciò che<br />
vede e fa domande. Fare domande e raccontare<br />
ciò che si vede sono il dovere di un cronista. Tante<br />
volte, prima, si chiacchierava al bar della Rai. Per<br />
poterlo invitare alle interviste, dopo l’editto bulgaro<br />
del 18 aprile 2002, ci siamo invece frequentati a<br />
casa sua o a cena fuori. Negli anni bui del suo esilio<br />
per molti era anche scomodo intervistarlo.<br />
44 Tabloid 6 / 2007
Tabloid 6 / 2007<br />
Testimonianze<br />
e ricordi<br />
l’8 ottobre e’ ScomparSo brUnello tanzi<br />
Pubblicista per scelta<br />
Giornalista per amore<br />
e’ stato vicepresidente dell’ordine della lombardia per 39 anni.<br />
Una carriera dallo sport all’economia, ma sempre con fair-play<br />
Una tempra forte, di marinaio. Brunello Tanzi,<br />
classe 1923, cronista sportivo di punta nella<br />
Notte di Nino Nutrizio, vicepresidente dell’<strong>Ordine</strong><br />
<strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> della Lombardia dal 1965 al 2004<br />
(per 39 anni, prima con la presidenza di Carlo De<br />
Martino, poi con la presidenza del sottoscritto) e<br />
consigliere fino al maggio scorso, se ne è andato<br />
la notte dell’8 ottobre scorso. Aveva vissuto<br />
gli ultimi cinque mesi tra grandi sofferenze, ma<br />
con dignità e senza lamenti. La sua vita, come<br />
quella di migliaia di giovani, è stata segnata dalla<br />
tragedia nazionale dell’8 settembre 1943, quando<br />
frequentava, come aspirante Guardiamarina,<br />
l’Accademia di Livorno (trasferita, per ragioni di<br />
sicurezza, a Brioni). Prigioniero di guerra con Odb<br />
(Oreste del Buono, nipote dell’eroe della Marina<br />
Teseo Tesei), trascorse 20 mesi nell’Austria allora<br />
occupata dalla Germania nazista. Il grado - a<br />
titolo onorifico - di Guardiamarina gli è stato<br />
conferito il 19 febbraio 2001 grazie a una legge di<br />
due anni prima, che ha dato il grado di ufficiale a<br />
tutti coloro che frequentavano l’8 settembre 1943<br />
le Accademie militari delle Forze Armate regie.<br />
Convincerlo a presentare la domanda è stata una<br />
impresa: l’ho personalmente persuaso, dopo aver<br />
scoperto quella leggina.<br />
Alla fine Brunello aveva ceduto ed erano<br />
cominciate le ricerche <strong>dei</strong> suoi trascorsi militari<br />
negli archivi <strong>dei</strong> distretti di Milano e Genova. Il 29<br />
marzo 2001 toccherà proprio a lui consegnare a<br />
Odb la medaglia d’oro dell’<strong>Ordine</strong> per i 50 anni di<br />
giornalismo.<br />
Brunello Tanzi era nato a Calolziocorte (Lecco),<br />
ma si considerava milanese a pieno titolo. Tornato<br />
dalla prigionia aveva trovato lavoro in banca<br />
(la Bnl) ed aveva cominciato a collaborare con<br />
diversi giornali (Gazzetta dello Sport, TempoSport,<br />
Corriere lombardo, Stadio e Totocalcio, Calcio<br />
lombardo in veste di direttore). E’ stato iscritto<br />
nell’Albo <strong>dei</strong> pubblicisti il 1° aprile 1949. La<br />
passione per il giornalismo gli veniva dal padre,<br />
Gastone, giornalista. Notevole il suo impegno<br />
sindacale: fondatore, con Giovanni Bovio, della<br />
componente sindacale “Tribuna stampa”, era<br />
stato per diversi<br />
anni consigliere<br />
pubblicista<br />
dell’Associazione<br />
lombarda <strong>dei</strong><br />
giornalisti. Aveva<br />
contribuito il 14<br />
settembre 1978<br />
alla svolta nella<br />
Lombarda, favorendo<br />
con il voto <strong>dei</strong><br />
consiglieri di “Tribuna<br />
Stampa” la presidenza di Walter Tobagi.<br />
Il 25 marzo 1999 gli avevo consegnato, in<br />
occasione dell’assemblea annuale degli iscritti<br />
all’Albo, la medaglia d’oro dell’<strong>Ordine</strong> per i suoi<br />
50 anni di giornalismo. E quel giorno Brunello ha<br />
raccontato la sua vita professionale a Tabloid,<br />
così un po’ distrattamente, col fare di chi<br />
sembra non prendersi troppo sul serio, forse per<br />
esorcizzare la formalità di un’intervista con tanto<br />
di quaderno per appunti aperto davanti.<br />
Mi piace ora ricordarlo anche attraverso lo<br />
scritto del giovane praticante dell’Istituto per la<br />
formazione al giornalismo che lo intervistò: “Ho<br />
cominciato nel 1945 collaborando alla Gazzetta”.<br />
Si diverte a raccontare l’aneddoto d’esordio: «Mi<br />
avevano spedito a vedere la partita Casale - Pro<br />
Vercelli, partii alle 5.25 per arrivare a destinazione<br />
alle 8.30, trovai ad accogliermi il corrispondente<br />
della Gazzetta che mi trattava come se fossi il<br />
direttore del Times: fu una giornata memorabile».<br />
Ride, quasi a prendere un po’ in giro l’entusiasmo<br />
di quel ragazzino esordiente – raccontava<br />
Brunello Tanzi su Tabloid del mese di aprile<br />
1999. - La cronaca sportiva in particolare gli ha<br />
lasciato ricordi curiosi e un po’ avventurosi da<br />
raccontare, come quella tappa del giro d’Italia<br />
vissuta a cavalcioni di una moto ad appena dieci<br />
metri da Coppi, che in una delle sue imprese<br />
epiche, stava scalando lo Stelvio fra due pareti<br />
di quattro metri di neve”. Ecco, abbiamo perso il<br />
Coppi <strong>dei</strong> pubblicisti lombardi.<br />
Franco Abruzzo<br />
45
in quest’ultima pagina<br />
la nostra realtà<br />
“fotografata” in cifre<br />
6 miliardi<br />
205 milioni<br />
E’ il totale degli investimenti pubblicitari<br />
netti nel periodo gennaio-settembre 2007<br />
suddivisi tra:<br />
televisione (3,3 mld, -1,6% sul periodo<br />
omogeneo dell’anno precedente);<br />
stampa (2,1 mld, +3%, di cui 1,2 mld sui<br />
quotidiani con +3,5% e 920 milioni<br />
sui periodici con +2,3%);<br />
radio (339 milioni, +7,1%);<br />
Internet (189 milioni, +43,5%);<br />
affissioni (139 milioni, +1,5%);<br />
cinema (39 milioni, -10,9%).<br />
8 miliardi<br />
712 milioni<br />
E’ il totale degli investimenti pubblicitari<br />
netti nell’anno 2006 suddivisi tra:<br />
televisione (4,7 mld, +0,8% rispetto<br />
all’anno precedente);<br />
stampa (3 mld, +3,5%, di cui 1,8 mld<br />
sui quotidiani con + 1,7% e 1,2 mld sui<br />
periodici con +6%);<br />
radio (440 milioni, +7,8%);<br />
affissioni (196 milioni, -0,9%);<br />
cinema (76 milioni, -8,2%);<br />
Internet (197 milioni, +44,2%).<br />
(Fonte Nielsen Media Research)<br />
I numeri<br />
62<br />
professionisti 44<br />
praticanti<br />
285<br />
pubblicisti<br />
Sono le nuove iscrizioni<br />
all’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />
della Lombardia<br />
dal 1/6/2007<br />
al 31/10/2007.<br />
I seI quotIdIanI dI provIncIa<br />
della lombardIa certIfIcatI ads<br />
Testata Diffusione Variazione<br />
L’Eco di Bergamo 55.842 -1,4<br />
Il Giornale di Brescia 49.863 -0,3<br />
La Provincia di Como (Lc-So-Va) 45.028 2,8<br />
Gazzetta di Mantova 34.334 -2,3<br />
La Provincia di Cremona 23.113 0,2<br />
La Provincia Pavese 22.420 -0,4<br />
Fonte: Ads media mobile ottobre 2006-settembre 2007<br />
Filo diretto con i lettori<br />
Dal prossimo numero di New Tabloid riserveremo<br />
uno spazio alla posta <strong>dei</strong> lettori. L’indirizzo è tabloid@<br />
odg.mi.it. Sono graditi consigli sulla realizzazione<br />
del nuovo giornale, ma soprattutto segnalazioni<br />
e commenti sui temi che riguardano la categoria.<br />
Raccomandiamo lettere che non superino le trenta<br />
righe. Sia sul sito www.odg.mi.it sia su New Tabloid<br />
gennaio-febbraio del 2008 troverete poi un piccolo<br />
referendum (da compilare e rispedire in e.mail) sugli<br />
argomenti che vorreste siano trattati sul giornale.<br />
46 Tabloid 6 / 2007