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<strong>da</strong> <strong>Arte</strong> <strong>italiana</strong> e<br />

<strong>arte</strong> <strong>antica</strong><br />

di Nicole Dacos<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 1


Edizione di riferimento:<br />

in Storia dell’<strong>arte</strong> <strong>italiana</strong>, I. Materiali e problemi,<br />

3. L’esperienza dell’antico, dell’Europa, della religiosità,<br />

a cura di Giovanni Previtali, Einaudi, Torino<br />

1979<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 2


Indice<br />

17. Accademismo e ispirazione libera<br />

nel Settecento 4<br />

18. L’antichità aberrante del Piranesi 7<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 3


17. Accademismo e ispirazione libera nel Settecento.<br />

La morte di Alessandro VII (1667) segna per Roma<br />

la fine di un’epoca di fasti. Da allora il mecenatismo<br />

pontificio declina rapi<strong>da</strong>mente e la Città Eterna perde<br />

il suo prestigio culturale. Continua a richiamare gli artisti<br />

stranieri, ma, a questo punto essi non vengono piú a<br />

cercarvi incarichi, bensí a vedere e studiare gli antichi,<br />

senza però che questo aspetto della loro formazione si<br />

riveli fon<strong>da</strong>mentale per la loro <strong>arte</strong>.<br />

I papi si preoccupano nel vedere i marmi romani<br />

prendere la stra<strong>da</strong> del Nord Europa, dove vanno ad<br />

accrescere sempre piú le collezioni che si stanno formando,<br />

soprattutto in Inghilterra. Innocenzo XI si vede<br />

costretto a vietarne l’esportazione e, negli editti del<br />

1701 e del 1704, tale misura viene confermata <strong>da</strong> Clemente<br />

XI. Quest’ultimo concepisce anche la creazione<br />

in Vaticano di un nuovo museo d’antichità, seguito in<br />

ciò <strong>da</strong> Clemente XII, Benedetto XIII e Clemente XIV<br />

(1769-74), che dà infine inizio alla costruzione del nuovo<br />

museo, il «Pio-Clementino» 1 .<br />

Questo fervore archeologico si nota soprattutto sotto<br />

il pontificato di Clemente XII (1730-40), che ha il merito<br />

di aver aperto al pubblico il primo museo d’antichità<br />

della città – quello del Campidoglio – e che manifestava<br />

anche un interesse tutto particolare per l’architettu-<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 4


Nicole Dacos - <strong>Arte</strong> <strong>italiana</strong> e <strong>arte</strong> <strong>antica</strong><br />

ra. Si deve a lui, nel 1732, il famoso concorso per la facciata<br />

di San Giovanni in Laterano, vinto <strong>da</strong>l toscano<br />

Alessandro Galilei, con il progetto piú classicheggiante,<br />

nel quale la cultura romana si unisce al ricordo di Michelangelo<br />

2 .<br />

Ma a questo punto non si può già piú parlare di cultura<br />

strettamente <strong>italiana</strong>. Anche se oggi appare eccessivo<br />

spiegare lo stile del Galilei con l’apporto del neopalladianesimo<br />

inglese e bisogna invece riconoscergli<br />

una certa originalità in seno all’ambiente romano, gli<br />

scambi erano diventati numerosi, soprattutto con gli<br />

inglesi e i francesi, che si incontravano nelle accademie.<br />

Roma svolge sempre un ruolo importante, ma gli artisti<br />

che vi si trovavano non erano piú necessariamente italiani<br />

3 .<br />

In pittura e in scultura, all’inizio del xviii secolo,<br />

regnava un gusto ancora essenzialmente barocco e<br />

rococò, nel quale lo studio dell’antico era ormai decisamente<br />

di secon<strong>da</strong>ria importanza 4 . Esso era ormai privo<br />

di interesse per la maggior p<strong>arte</strong> dei pittori che, inneggiando<br />

alla libera ispirazione, al capriccio e alla «macchia»,<br />

giungono a rifiutare una formazione basata sullo<br />

studio delle statue romane. La lettera che Antonio Balestra,<br />

pittore formatosi presso il Maratti, fedele agli insegnamenti<br />

del suo maestro e in aperta polemica con le<br />

nuove tendenze rococò, scrive nel settembre del 1733,<br />

è significativa a questo proposito:<br />

Il male deriva <strong>da</strong>ll’uso pernicioso introdotto di presente<br />

comunemente per tutte le scuole, di non volere studiare<br />

se non <strong>da</strong>lla loro fantasia, senza prima aver imparato a<br />

disegnare e a componer su le buone forme e dietro le<br />

buone massime. Non si vedono piú giovani an<strong>da</strong>r a disegnare,<br />

e studiar <strong>da</strong>gli antichi, anzi son venuti a tanto di<br />

derider questo studio come inutile e pernicioso; e se talora<br />

qualche giovane, persuaso <strong>da</strong>lla ragione e <strong>da</strong> chi ha sano<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 5


Nicole Dacos - <strong>Arte</strong> <strong>italiana</strong> e <strong>arte</strong> <strong>antica</strong><br />

giudizio, vuol mettersi a studiare e disegnar <strong>da</strong>gli antichi,<br />

viene <strong>da</strong>gli altri beffeggiato; sicché il misero è costretto<br />

<strong>da</strong>lla vergogna a tralasciare, e an<strong>da</strong>r dietro alla corrente<br />

degli altri; perloché preveggo che in tal forma la povera pittura<br />

voglia an<strong>da</strong>r in ruina 5 .<br />

La prima reazione non si nota nella grande <strong>arte</strong>, ma<br />

piuttosto nelle statue e nei rilievi antichi e pseudoantichi<br />

di cui all’estero v’è una richiesta sempre crescente.<br />

In questo campo la personalità piú importante è quella<br />

di Bartolomeo Cavaceppi, che iniziò la sua carriera come<br />

restauratore del cardinale Albani, quando questi, nel<br />

1733-34, vendette un’importante collezione a Clemente<br />

XII, proprio per il Museo del Campidoglio appena<br />

creato. Al Cavaceppi si deve una produzione enorme,<br />

che va <strong>da</strong>i restauri piú o meno importanti ai rifacimenti<br />

e alle copie 6 . Egli, infatti, ha continuato a lavorare per<br />

il cardinal Albani che, in qualità di collezionista, dominava<br />

la scena romana. Utilizzando le numerose relazioni<br />

che si era fatto nella società inglese grazie alla sua funzione<br />

di diplomatico incaricato dei rapporti tra l’Inghilterra<br />

e la Santa Sede, egli unisce ai suoi interessi culturali<br />

per l’antichità un’attività commerciale molto<br />

importante: il costituire collezioni non è soltanto un<br />

investimento, ma il punto di p<strong>arte</strong>nza di una lucrosissima<br />

attività 7 .<br />

In questo contesto culturale, alcuni pittori continuano<br />

a sfruttare il filone classicheggiante, sulle orme di<br />

Maratti. Il piú celebre tra loro è il lucchese Pompeo<br />

Batoni, che <strong>da</strong>l suo arrivo a Roma nel 1727 vi dominò<br />

la scena per circa sessant’anni (1786). Si sa che si era formato<br />

studiando gli affreschi di Raffaello e dei Carracci,<br />

e anche le statue del Belvedere, che egli non disdegnava<br />

di copiare. Da giovane artista povero, ottenne d’altra<br />

p<strong>arte</strong> i suoi primi successi vendendo simili disegni<br />

agli inglesi. Piú tardi, accanto alle grandi composizioni<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 6


Nicole Dacos - <strong>Arte</strong> <strong>italiana</strong> e <strong>arte</strong> <strong>antica</strong><br />

religiose eseguí anche i ritratti dei viaggiatori durante il<br />

loro grand tour. È significativo notare come gli esemplari<br />

piú celebri che egli amava disporre sullo sfondo dei suoi<br />

quadri non erano cambiati <strong>da</strong>ll’epoca rinascimentale:<br />

l’Apollo, l’Arianna,l’Ermes e il Laocoonte riassumevano<br />

sempre le aspirazioni ellenistiche che erano già state<br />

quelle del primo Cinquecento 8 .<br />

18. L’antichità aberrante del Piranesi.<br />

Accanto a questa vena accademica, in <strong>It</strong>alia i soli artisti<br />

che esaltassero l’antichità erano i vedutisti e i pittori<br />

di paesaggi, per i quali le rovine, consumate <strong>da</strong>gli elementi<br />

naturali, costituivano un elemento particolarmente<br />

significativo della poesia del passato. Da questo<br />

contesto tuttavia si stacca, sulla metà del secolo, Piranesi,<br />

che sarebbe in seguito divenuto uno dei piú grandi<br />

artisti formatisi sulla conoscenza del mondo antico e<br />

le cui incisioni stavano per diffondere in tutta l’Europa<br />

una visione assolutamente originale, in cui le forme<br />

architettoniche tradizionali degli antichi <strong>da</strong>vano adito a<br />

una interpretazione aberrante, che fa di lui nella storia<br />

della cultura occidentale uno dei casi piú tipici di affrancazione<br />

decisiva <strong>da</strong>lle regole classicheggianti, in nome<br />

della libertà piú totale.<br />

Il processo è già concluso nella raccolta delle Carceri<br />

(1750), dove appare chiaramente il rovesciamento totale<br />

delle concezioni tradizionali della struttura architettonica.<br />

Wittkower ha notato con acutezza come gli elementi<br />

portanti diventino spesso decorativi e quelli decorativi,<br />

portanti, in costruzioni talmente strane <strong>da</strong> suscitare<br />

un senso di malessere e di incubo 9 .<br />

L’idea fon<strong>da</strong>mentale sottesa a queste creazioni consiste<br />

tuttavia nell’ammirazione per l’<strong>arte</strong> romana e nella<br />

convinzione della sua superiorità sull’<strong>arte</strong> greca, idea che<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 7


Nicole Dacos - <strong>Arte</strong> <strong>italiana</strong> e <strong>arte</strong> <strong>antica</strong><br />

l’artista espose sul piano teorico alcuni anni dopo. A<br />

questo proposito gli studiosi di tutta l’Europa erano<br />

divisi in due fazioni. Le due diverse posizioni derivavano<br />

<strong>da</strong>ll’interpretazione che si <strong>da</strong>va a un celebre passaggio<br />

di Vitruvio, in cui si affermava che i greci avevano<br />

derivato la loro architettura <strong>da</strong>gli egizi, l’avevano perfezionata<br />

e poi l’avevano trasmessa ai romani. Coloro<br />

che prendevano partito per la Grecia pretendevano che<br />

i romani si erano limitati ad applicarne le regole, senza<br />

tuttavia mantenerne la purezza. Gli altri invece sostenevano<br />

che i greci si erano limitati a riprendere i canoni<br />

egiziani e che solamente i romani avevano portato<br />

l’architettura alla perfezione.<br />

Nella sua raccolta De Romanorum magnificentia et<br />

architectura Piranesi si schiera contro l’apologia dello<br />

stile greco, diffusa soprattutto in Inghilterra e in Francia<br />

e, anticipando in modo stupefacente le rivendicazioni<br />

di primati nazionali, che si svilupperanno in periodo<br />

romantico, prende posizione in favore dell’<strong>arte</strong> etrusca.<br />

Per lui, non l’<strong>arte</strong> greca si distingue per la semplicità<br />

e per la purezza delle sue linee, bensí l’<strong>arte</strong> etrusca,<br />

uguagliata soltanto <strong>da</strong>ll’<strong>arte</strong> egizia. Tuttavia, alcuni anni<br />

piú tardi, Piranesi cambia idea e si esprime a favore della<br />

decorazione, la sola a permettere lo sbocciare della fantasia<br />

– alla quale, a dire il vero, egli aveva già fatto ricorso<br />

spontaneamente nelle Carceri. Sul finire della sua<br />

vita, nelle Diverse maniere d’adornare i cammini ed ogni<br />

altra p<strong>arte</strong> degli edifizi (1769), mentre ritorna sul primato<br />

dell’architettura egizia e di quella toscana, rivede<br />

anche la sua posizione nei confronti dei greci, che non<br />

con<strong>da</strong>nna piú, abbozzando cosí, <strong>da</strong>l punto di vista teorico,<br />

un ritorno parziale alle tendenze classicistiche.<br />

Le elucubrazioni teoriche del Piranesi, che hanno<br />

avuto le risposte polemiche che meritavano <strong>da</strong>i fautori<br />

dell’<strong>arte</strong> greca, non gli hanno tuttavia impedito di esercitare<br />

un’influenza enorme sui suoi contemporanei. Le<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 8


Nicole Dacos - <strong>Arte</strong> <strong>italiana</strong> e <strong>arte</strong> <strong>antica</strong><br />

dimensioni gigantesche, disumane, che egli aveva <strong>da</strong>to<br />

alle rovine romane nelle sue incisioni, hanno ispirato gli<br />

architetti <strong>da</strong>lla Russia agli Stati Uniti, molto piú dei<br />

modelli stessi che, a volte, i viaggiatori non riconoscevano<br />

nemmeno quando si recavano a Roma.<br />

1 c. pietrangeli, Il Museo Clementino Vaticano, in Atti della Pontificia<br />

Accademia Romana di archeologia. Rendiconti, 1951-54, 27, pp. 87-<br />

109, e il piú recente s. howard An Antiquarian Handlist and Beginnings<br />

of the Pio-Clementino, in «Eighteenth-Century Studies», 1973, 7, pp.<br />

40-61. Sul gusto anche dei dilettanti per l’archeologia nella prima metà<br />

del xviii secolo, si ve<strong>da</strong> ancora l. guerrini, Marmi antichi nei disegni di<br />

Pier Leone Ghezzi, Città del Vaticano 1971.<br />

2 Sull’architettura inglese di A. Galilei, si ve<strong>da</strong> i. toesca, Alessandro<br />

Galilei in Inghilterra, in «English Miscellany», 1952, 3, pp. 189-220.<br />

Il problema del concorso per la facciata di San Giovanni è trattato <strong>da</strong><br />

v. schendler, Alessandro Galilei: The Façade of S. Giovanni in Laterano,<br />

New York University, Ph. D. 1967. Sull’insieme dell’opera dell’artista,<br />

collocata nel contesto culturale del pontificato di Clemente<br />

XII, sarà presto pubblicata un’importente tesi di e. kieven, Alessandro<br />

Galilei (1691-1737) Architekt in England, Florenz und Rom, Diss.<br />

Univ., Bonn 1977.<br />

3 Per quanto riguar<strong>da</strong> l’architettura, il problema dell’internazionalizzazione<br />

al quale si assiste già prima della metà del xviii secolo è stato<br />

recentemente sottolineato <strong>da</strong> w. öchslin, Aspetti dell’internazionalismo<br />

nell’architettura <strong>italiana</strong> del primo Settecento, in Barocco europeo, barocco<br />

italiano, barocco salentino. Congressi salentini, I, Lecce 1969-70, e<br />

ripreso <strong>da</strong> id., Bildungsgut und Antikenrezeption des frühen Settecento in<br />

Rom. Studien zum römischen Aufenthalt Bernardo Antonio Vittones,<br />

Zürich 1972, pp. 109-17. Ma lo stesso fenomeno si è verificato nelle<br />

altre arti.<br />

4 È caratteristico a questo proposito che nel recente libro di r.<br />

engass, Early Eighteenth-Century Sculpture in Rome. An Illustrated Catalogue<br />

Raisonné, University Park, London 1976, che tratta del periodo<br />

che va <strong>da</strong>l pontificato d’Innocenzo XI (1676-89) a quello di Clemente<br />

XII (1730-1740) non si parli affatto di rapporti con l’amico.<br />

5 La lettera, del 10 settembre 1733, è pubblicata <strong>da</strong> g. g. bottari,<br />

Raccolta di lettere sulla pittura, scultura ed architettura, II, Milano 1822,<br />

pp. 404-5.<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 9


Nicole Dacos - <strong>Arte</strong> <strong>italiana</strong> e <strong>arte</strong> <strong>antica</strong><br />

6 Su B. Cavaceppi si attende la pubblicazione della tesi di s.<br />

howard, che è anche autore dell’articolo che deve apparire nel Dizionario<br />

biografico degli italiani. Si ve<strong>da</strong>no anche dello stesso Howard i<br />

seguenti articoli: Boy on a Dolphin: Nollekens and Cavaceppi, in «Art<br />

Bulletin», 1954, 46, pp. 178-89; Bartolomeo Cavaceppi and the Origins<br />

of Neoclassical Sculpture, in «Art Qu<strong>arte</strong>rly», 1970, 33, pp. 120-33;<br />

Sculptures of Bartolomeo Cavaceppi and Origins of Neo-Classicism: Ceres<br />

Series and Sundries, in Congrès international d’histoire de l’art, Actes<br />

(Bu<strong>da</strong>pest 1969), Bu<strong>da</strong>pest 1972, pp. 227-32; The Antiquarian Market<br />

in Rome and the Rise of Neo-Classicism: a Basis for Canova’s new Classics,<br />

in Studies on Voltaire and the eighteenth Century, 1976, 41-45, pp.<br />

1057-68.<br />

7 Sul ruolo del cardinal Albani <strong>da</strong>l punto di vista politico, artistico<br />

e antiquario, cfr. l’appassionante libro di l. lewis, Connoisseurs and<br />

Secret Agents in Eighteenth Century Rome, London 1961. Dello stesso<br />

autore è l’articolo su Alessandro Albani nel Dizionario biografico degli<br />

italiani, I, 1960, pp. 595-98.<br />

8 i. belli barsali, Mostra di Pompeo Batoni, catalogo, Lucca 1967,<br />

p. 32.<br />

9 r. wittkower, Piranesi’s «Parere su l’architettura», in «Journal of<br />

the Warburg and Courtauld Institutes», 1938-39, 2, pp. 147-58. Da<br />

allora la bibliografia su Piranesi è enorme. Da ultimo, per il problema<br />

di cui ci stiamo occupando, si ve<strong>da</strong> p. d. cate, Piranesi’s Imperial Vision<br />

of Rome, in «Art News», 1973, 72, pp. 40-44; r. kroll, Giovanni Battista<br />

Piranesi und die antike römische Baukunst, in Archäologie zur Zeit<br />

Winckelmanns, Sten<strong>da</strong>l 1975, pp. 55-60. La piú recente bibliografia è<br />

legata alle due ultime esposizioni organizzate sull’artista, G. B. Piranesi.<br />

Dalle architetture e prospettive alle carceri. 1743-1750, catalogo della<br />

mostra Rassegna di stampe, a cura di T. Villa Salamon, Calcografia<br />

Nazionale, Roma 1976, e Piranèse et les Français. 1740-1790, catalogo<br />

della mostra di Roma, Villa Medici; Dijon, Palais des États de Bourgogne;<br />

Paris, Hôtel de Sully, 1976.<br />

Storia dell’<strong>arte</strong> Einaudi 10

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