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Sicilia: l'identità di una terra nata dalle onde - Liceo magistrale

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Sicilia: l'identità di una terra nata dalle onde - Liceo

SICILIA: l’identità di una terra nata dalle onde Non è facile capire la Sicilia. Non vi resta che lasciarvi sedurre. Esattamente come si lasciarono sedurre i Micenei che nel 1300 a.C. vennero da queste parti per acquistare ossidiana e pomice alle Eolie, quando non si conosceva altro per tagliare e levigare. E come successe ai Fenici che nel 1000 a.C. su queste coste crearono i loro primi empori affidati alla tutela di gente ingaggiata in ogni angolo del Mediterraneo e che convissero in pace, commerciando, con Siculi, Sicani ed Elimi. Elimi da ex limen, in latino sta per profugo, cacciato da casa. E questo dà, subito, un’idea dell’antica civiltà isolana. Ogni popolo lasciò in questa terra fragranze diverse. Ancora oggi si percepisce la rimembranza di popolazioni che non invasero semplicemente, ma arricchirono culturalmente la nostra Sicilia. E tra queste dominazioni ricordiamo: gli Elimi,1200 a.C., che fondarono l’incantevole Segesta; i Fenici, 1000 a.C.; gli Elleni, 800 a.C.; i Romani che arrivarono in Sicilia alla fine della seconda Guerra Punica; i Vandali, i Goti, i Bizantini, che dominarono per più di tre secoli; gli Arabi, 827 d.C., i Normanni, 1000 d.C., che crearono un regno normanno con capoluogo Palermo; gli Svevi,1200 d.C.; gli Angioini, gli Aragonesi, gli Spagnoli; e poi ancora nel 1713 d.C. il dominio sabaudo, nel 1720 d.C. il dominio austriaco, nel 1734 d.C. il dominio borbonico, finchè il 21 ottobre 1860 la Sicilia aderì, con il plebiscito unitario, al Regno d’Italia. Ai vostri occhi solo il giallo delle messi ed il verde delle vigne. Pane e vino che questa terra offre a chi ha saputo amarla. Se poi vi venisse voglia di esplorarla, fra parchi, riserve ed oasi protette, ci scoprirete tanti altri colori e profumi. "Dal tempo di Proserpina, la Sicilia è stata la casa dei fiori. Si dice che le Dee vergini, Proserpina, Minerva e Diana, tesserono una tonaca di fiori variopinti per il padre Giove... Ora capisco perché gli Dei hanno tanto amato la Sicilia." Scriveva così, nel 1880, una "Milady in Sicilia". Le sue isolette e la stessa Sicilia sono come gemme incastonate in un liquido zaffiro. Lacrime laviche, piane calcaree battute dal vento, lande assolate colore del bronzo:ognuna delle isole orna il litorale siciliano come un filo di perle orna il collo di una bella donna. Sono quattordici le figlie della Sicilia, per non parlare di Mozia che a volte la bassa marea unisce alla costa di Marsala. Quattordici paradisi d’incontaminata bellezza. Alcune dal fascino africano, come le Pelagie, in provincia di Agrigento, e Pantelleria in provincia di Trapani. Altre, invece, signore incontrastate del mare e dei suoi segreti come Levanzo, Favignana e Marettimo:l’arcipelago delle Egadi nel mare di Trapani. Più a nord, in splendido isolamento, si trova Ustica, l’Isola di Circe, con la sua intatta riserva marina. Mentre nelle Eolie, in provincia di Messina, si danno convegno l’acqua e il fuoco. Qui, insomma, è ancora la natura che detta i suoi ritmi e al viaggiatore non resta che lasciarsi ammaliare dalle magiche atmosfere dei pescatori e degli agricoltori isolani, ultimi custodi di antiche tradizioni mediterranee. A voi la scelta fra le mondanità eoliane, i silenzi delle Pelagie o i profumi delle Egadi. Come puoi rifiutare di buttarti in un viaggio all’insegna dei sapori e delle tradizioni popolari? La cucina siciliana, infatti, è l’amalgama perfetto delle influenze delle diverse culture che sull’isola si sono avvicendate. Più che un giacimento culturale,la cucina, è il tratto più resistente di una cultura. La tavola, rimane, il luogo d’introspezione delle diverse civiltà che sono passate sull’isola. Un piacere antico, se già Platone, ospite a Siracusa, criticò quei cittadini rei, ai suoi occhi, “di mettersi a tavola più volte al giorno”.

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