«BELLA PARIGI. NAPOLI PERÒ…» - Ezequiel Lavezzi

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«BELLA PARIGI. NAPOLI PERÒ…» - Ezequiel Lavezzi

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EXTRATIME - 4 DICEMBRE 2012

Decatrends

DI ALESSANDRO DE CALÒ

5RIPRODUZIONE RISERVATA

COMINCIA

LA GIOSTRA

DEI GRANDI

TECNICI

Ballano Mou, Wenger,

Benitez, Mancini. E

Ancelotti. Si va verso

un turnover epocale

RR La turbolenza minaccia

di assumere proporzioni

epocali. Parliamo di panche

e di allenatori eccellenti.

Forse sta per partire una

giostra di quelle memorabili.

Può darsi che i tuoni e

i lampi annuncino un

temporale che non arriverà

mai. Ma intanto i bagliori ci

sono, forti e chiari. Qualcosa

scricchiola, definitivamente.

Il Bernabeu fischia

Mourinho, i tifosi

dell’Arsenal delusi da

Wenger applaudono la

squadra che batte i Gunners,

i fan del Chelsea non

vogliono Benitez, Mancini

e Spalletti inseguono

una fragile linea di

galleggiamento dopo essere

sprofondati in Champions,

e anche Carlo Ancelotti, a

Parigi, non sta tanto bene.

Abbiamo appena finito di

fare i conti in tasca ai tecnici

più pagati del pianeta e ce

li ritroviamo già al centro

di un grande potenziale

ingorgo, mentre il numero

uno, Pep Guardiola osserva

la scena con malcelato

distacco, dall’alto del suo

anno sabbatico.

Questa sera Ancelotti può

scolorire un po’ dei fantasmi

che lo inseguono battendo il

solido Porto, in una specie di

spareggio per il primo posto

nel gruppo di qualificazione

Champions. Alle spalle resta

la settimana più nera del Psg

da quando è in mano agli

sceicchi: l’eliminazione nei

quarti della coppa di Lega,

la sconfitta di Nizza in

campionato, e poi quel trio

(Lione, Marsiglia, St-Etienne)

davanti in classifica che è

come uno sfregio se si

considera le briciole spese

sul mercato rispetto alle

vagonate di milioni messi

a disposizione di Leo e

Carletto.

Lo spogliatoio resta spaccato

tra new entry e vecchio

nucleo francese. La voragine

rischia di mandare la

squadra a picco. Per uscirne,

i due ex milanisti

dovrebbero liberarsi dei

«nemici» interni ma è poco

probabile possano vedere

rinnovata la piena fiducia in

un passaggio così delicato.

Curiosamente il Mourinho

che non va più tanto bene

al Real, viene evocato

in Francia come sicuro

taumaturgo. E lo stesso vale

per Wenger, nonostante i

flop con l’Arsenal.

Fa parte del gioco, normale.

Comincia a piovere sui

verdetti di fine anno.

«PSG FORMATO

CHAMPIONS»

«In campionato con noi giocano tutti alla morte.

Ma con i nostri talenti la spunteremo anche lì: con

Ibra è tutto più facile, Silva è un grande, Verratti

mi ha sorpreso. E quando si riprenderà Pastore...»

l Mi

identikit

ORO OLIMPICO 2008

IN 5 ANNI A NAPOLI

48 GOL IN 188 GARE

Ezequiel Lavezzi è nato a

Villa Gobernador Galvez, in

Argentina, il 3 maggio 1985.

Ha iniziato nel 2003 con

l'Estudiantes Buenos Aires,

poi dopo un provino con la

Fermana (con cui arrivò

persino alla firma) e uno

con l’Ascoli è andato ritiro

con il Genoa nell'estate

2004 prima dello scandalo

della valigetta e del rientro

in patria, al San Lorenzo.

In Italia

Nel 2007 è «tornato»

al Napoli, con cui in totale

ha giocato 188 partite,

segnando 48 reti. Alla fine

della scorsa stagione è stato

ceduto al Paris Saint

Germain per 30 milioni

di euro: ha firmato un

contratto quadriennale da 4

milioni di euro a stagione.

Con l’Argentina

Il Pocho vanta 10 presenze

e 6 reti con l’Olimpica

dell’Argentina, con cui ha

vinto l’oro olimpico a

Pechino 2008. Con la

Seleccion maggiore (esordio

nel 2007) invece le gare

sono 20 e i gol due.

PARIGI

ALESSANDRO GRANDESSO

5RIPRODUZIONE RISERVATA

D opo

un avvio tentennante,

penalizzato da

un’espulsione prematura

all’esordio da titolare ad Ajaccio,

e da un paio di infortuni, Ezequiel

Lavezzi si è ritagliato un posto

al sole nell’undici di Ancelotti,

firmando una doppietta a Kiev

che ha certificato la qualificazione

per gli ottavi di Champions League

del Psg che punta in alto,

ovunque. Anche se in campionato,

nonostante Ibrahimovic, il Paris

Saint Germain fatica. «Nel calcio

i nomi non bastano - spiega

l’ex napoletano -. Stiamo formando

una squadra nuova, dove si

parlano molte lingue, non è facile.

Ma alla lunga la qualità dei

singoli farà di sicuro la differenza».

Quali sono le differenze tra

Ligue 1 e Serie A?

«La Ligue è molto fisica, meno

tattica della A dove non trovi

squadre impreparate. Mi sto

adattando, spero di dare il mio

contributo, migliorando sotto

porta. Voglio segnare di più».

Quali sono le avversarie

più ostiche.

«Quelle che lottano con noi ai

vertici. Non mi aspettavo una battaglia

così serrata, ma ammetto

che prima non seguivo molto il

calcio francese».

Con Ibra vi trovate ad occhi

chiusi. Inevitabile?

«È facile giocare con lui. Si mette

al servizio della squadra e, a differenza

di Cavani, preferisce giocare

corto».

Tempo di Pallone d’oro.

Cosa manca a Ibrahimovic

per competere con Messi e

Ronaldo?

«Una Champions, che per il Pallone

d’oro conta molto».

Lei a chi lo darebbe?

«A Messi. Anche se non ha vinto

la Champions quest’anno, fa sempre

cose straordinarie».

Più forte Messi o Maradona?

«Entrambi, anche perché fanno

già parte nella storia del calcio,

come Di Stefano prima di loro. I

paragoni sono inutili. Ci siamo

goduti Maradona prima, adesso

godiamoci Messi».

LA TOP 11 DEI RIFIUTI A MORATTI

l

voleva l’Inter,

ma col Paris

Saint Germain

ho fatto

la scelta giusta

L’altro argentino del Psg,

Javier Pastore, invece è in

crisi profonda. Perché?

«Vive un periodo delicato. Deve

ritrovare fiducia in sé stesso, ma

nessuno può dubitare delle sue

qualità».

Lo spogliatoio del Psg è già

maturo per accogliere giocatori

come Ronaldo?

«Questo spogliatoio è tranquillo,

normale. Certo, quello del Napoli

era molto meglio perché ci conoscevamo

tutti, eravamo amici.

PRIMO PIANO

Ma è una questione di tempo e

cambierà anche qui. Ronaldo

non lo conosco, penso però che

chiunque possa adattarsi. E poi

magari si rivela un tipo tranquillo.

Il progetto Psg in ogni caso prevede

giocatori di quel calibro».

Chi l’ha impressionata di

più al Psg?

«Thiago Silva è un grandissimo

professionista. Ma chi mi ha sorpreso

è Verratti. Ha grandi doti

soprattutto per uno della sua età

che viene dalla B. Spetta pure a

noi aiutarlo, per evitare che si

bruci. Comunque ha una bella

personalità».

Differenze tra Ancelotti e

Mazzarri?

«Sanno gestire molto bene il

gruppo. Mazzarri però lavora di

più sulla tattica, ogni partita è

preparata nei minimi dettagli.

Ancelotti lo fa meno, ma forse

perché deve adattarsi al contesto

francese».

Lei a Napoli era una star, a

Parigi conduce una vita

quasi anonima. Perché?

«È diverso. A Napoli non potevo

neanche uscire di casa. Anche se

mi ero abituato a quel tipo di popolarità,

ogni tanto hai bisogno

di vivere tranquillo, e qui posso

farlo, senza essere assalito. Ma

l’affetto dei tifosi napoletani è

stato importante. Qui magari mi

riconoscono, ma mi lasciano

tranquillo. Qualche autografo lo

firmo ancora. Comunque, contrariamente

a quello che scrivono i

giornali, non esco tanto: qualche

ristorante italiano, un po’ di

shopping. La pizza buona la tro-

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