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N° 2 del 2012 - Collegio IPASVI Pavia

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Registrazione presso il Tribunale di <strong>Pavia</strong> n. 355 <strong>del</strong> 08.02.1989. Sped. in abb. postale - Comma 20/C 2 L. 662/96 - Fil. di <strong>Pavia</strong> - IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A PAGARE LA RELATIVA TASSA - REINVIARE ALL’UFFICIO PAVIA-FERROVIA<br />

Infermiere<br />

2/<strong>2012</strong><br />

aP<br />

A V I A<br />

Maggio, non solo rose<br />

...anche Infermieri<br />

ISSN 1722-2214


E “So<br />

DITORIALE<br />

Duilio Loi<br />

Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

Rivista trimestrale <strong>del</strong> <strong>Collegio</strong> IP.AS.VI. di <strong>Pavia</strong><br />

Anno XXIV n. 1/<strong>2012</strong> gennaio-marzo <strong>2012</strong><br />

Editore <strong>Collegio</strong> Infermiere professionali,<br />

Assiatenti Sanitarie, Vigilatrici d’Infanzia<br />

<strong>del</strong>la Provincia di <strong>Pavia</strong><br />

Direttore Responsabile Enrico Frisone<br />

Direttore Editoriale Duilio Loi<br />

Segretaria di Redazione Emanuela Cattaneo<br />

Responsabili settori<br />

Clinico: Monica Gabetta<br />

Sociale: Ruggero Rizzini<br />

Formazione, Ricerca e<br />

Aggiornamento: Paola Ripa<br />

Etico Deontologico: Annamaira Tanzi<br />

Vita di <strong>Collegio</strong>: Giuseppe Braga e Gabriele Ciancio<br />

Redattori: Cinzia Ancarani, Carina Gomez Añamuro,<br />

Giovanni Baccalini, Mauretta Cattanei,<br />

Gabriele Ciancio, Claudia Fiore, Silvia Giudici,<br />

Nadia Granata, Nunzio Giuseppe Greco,<br />

Emanuela Sacchi, Maria Teresa Visconti Tosco<br />

Hanno collaborato Silvia Casella, Osama Gamal,<br />

a questo numero: Antonio Monteleone, Laura Nicola,<br />

Giuseppina Savino, Pakhnyuk Tetyana,<br />

Mara Zambelli<br />

Immagine di copertina Rosa Betty Boop, foto di Giuseppe Calsamiglia<br />

Impianti e stampa Gemini Grafica snc - Melegnano (MI)<br />

Direzione, Redazione, Via A. Volta, 25 - 27100 <strong>Pavia</strong><br />

Amministrazione Tel. 0382/525609, Fax 0382/528589<br />

CCP n. 108162700<br />

I punti di vista e le opinioni espressi negli articoli sono degli<br />

autori e non rispettano necessariamente quelli <strong>del</strong>l’Editore.<br />

Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati,<br />

non saranno restituiti.<br />

Registrazione presso il Tribunale di <strong>Pavia</strong> n. 355 <strong>del</strong> 08.02.1989.<br />

Spedizione. in abb. postale - Comma 20/C 2 L. 662/96 - Fil. di <strong>Pavia</strong>.<br />

La rivista è inviata gratuitamente agli iscritti al <strong>Collegio</strong> IP.AS.VI.<br />

di <strong>Pavia</strong>. Finito di stampare nel mese di aprile <strong>2012</strong> presso<br />

Gemini Grafica snc di A. Girompini & C., Melegnano (MI)<br />

Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

…E in mezzo al prato,<br />

c’è una Contadina<br />

che la notte è come il giorno perché nessuna cosa <strong>del</strong>la notte esiste,<br />

nel giorno, e per chi è solo, se incomincia a sentirsi solo, la notte è<br />

una terribile eternità.”<br />

Pensieri notturni di una persona ricoverata. Oggi come allora, inalterati,<br />

in<strong>del</strong>ebili. Forse cambia lo scenario.<br />

Di cosa parliamo? Di chi parliamo? Cosa c’entra con il mondo Infermieristico?<br />

Parliamo di: “Addio alle armi”, di Ernest Hemingway e se mi seguirete<br />

nelle righe sottostanti, sarà anche comprensibile la correlazione con gli Infermieri.<br />

Il romanzo di Hemingway, parzialmente autobiografico, racconta una<br />

storia di amore e guerra che si svolge in Italia a ridosso e subito dopo, la<br />

battaglia di Caporetto <strong>del</strong> 1917.<br />

Il paziente ferito è quindi Frederic Henry (Hemingway) e la protagonista<br />

femminile, è Catherine Barkley, giovane Infermiera britannica.<br />

Il romanzo come ricorderete, mette in luce tristezza e desolazione <strong>del</strong>la<br />

guerra e al tempo stesso, la spettacolare umanità espressa nei sentimenti<br />

<strong>del</strong>le persone.<br />

“…Ma con Catherine soltanto questo era diverso tra la notte e il giorno:<br />

che la notte era ancora più bella. Se qualcuno riesce ad essere così forte,<br />

il mondo può solamente ucciderlo per spezzarlo e naturalmente lo fa.<br />

Non c’è nessuno che il mondo non spezzi, molti poi si rafforzano nel<br />

punto dove sono stati spezzati.<br />

Quelli che non si spezzano altrimenti, il mondo li uccide.”<br />

Dopo questo passaggio narrativo, provate a sviluppare una riflessione in<br />

parallelo con la vostra esperienza professionale e il rapporto con le migliaia<br />

di Persone che avete curato. Provate a verificare di quale dirompente<br />

forza intrinseca, può essere dotata la relazione.<br />

In “Addio alle armi”, così come nella quotidianità al letto <strong>del</strong> malato,<br />

spesso si confronta e condensa, la violenta, precaria e cru<strong>del</strong>e materialità<br />

<strong>del</strong>la vita, ma al tempo stesso, è proprio lì che è possibile -nel dialogo <strong>del</strong>le<br />

rispettive solitudini- trovare la straordinaria capacità che oggi scientificamente<br />

chiamiamo “resilienza”.<br />

Mentre scrivo, affiora alla memoria un’intervista che tenni 15 anni fa,<br />

ad uno dei più autorevoli Cantautori Italiani, Francesco De Gregori.<br />

Nell’intervista trovarono spazi di trattazione temi a carattere sociale e<br />

sanitario (AIDS, chiusura imminente dei manicomi, rapporto cittadino-infermiere).<br />

Quell’intervista fu anche il momento per chiarire una sana curiosità che<br />

serbavo da anni, relativamente al testo <strong>del</strong>la canzone “Generale”.<br />

Il passaggio “incriminato”, “…farsi fare l’amore, l’amore dalle infermiere”,<br />

l’avevo sempre ricondotto (erroneamente) ad una immagine stereotipata<br />

e mediocremente sociale, che non si addiceva al personaggio e<br />

che comunque, non esitai a ricordargli.


3<br />

Numero 2/<strong>2012</strong> PAGINA<br />

Mi corre l’obbligo di riportare per esteso quel passaggio:<br />

“…guarda, non c’è malizia ne cattiveria nei confronti<br />

<strong>del</strong>la classe infermieristica, quella canzone è figlia di<br />

un mondo letterario che parte soprattutto da “addio alle<br />

armi” di Hemingway, dove c’è una figura di Infermiera<br />

dolcissima. Quel verso, richiama solamente la<br />

desolazione <strong>del</strong>la guerra, dove non c’è assolutamente<br />

un intento caricaturale o un’accusa di bassa moralità<br />

nei confronti <strong>del</strong>le Infermiere, stiamo scherzando? Anzi,<br />

mi sembrerebbe più la testimonianza di una dolcezza<br />

da parte di chi svolge questo lavoro.”<br />

Naturalmente soddisfatto <strong>del</strong>la risposta, continuammo<br />

l’intervista.<br />

Ho voluto condividere le celebrazioni <strong>del</strong> “12 maggio”,<br />

con un Editoriale che fosse all’insegna <strong>del</strong>la riflessione<br />

sulla centralità <strong>del</strong>le cure Infermieristiche;<br />

che lo fosse, partendo da elementi di essenziale e inderogabile<br />

umanità, mettendo in luce le permanenti<br />

contraddizioni di ieri e di oggi.<br />

I n d i c e<br />

Essendo costantemente “chiamati alle armi”, continuiamo<br />

ad osservare lo scempio <strong>del</strong>le guerre, siano esse<br />

di “baionetta” o di fondi cosi detti “distratti” e come<br />

la “contadina curva sul tramonto”, continuiamo a contribuire,<br />

garantendo una dose inalterata di solidità valoriale<br />

insita nel nostro DNA professionale; patrimonio<br />

da preservare e tramandare con orgoglio e fierezza.<br />

Duilio Loi<br />

Direttore Editoriale<br />

Giuseppina Savino, Mara Zambelli - L’esperienza infermieristica in ambulatorio di<br />

ecocolordopplergrafia vascolare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4<br />

Osama Gamal - la primavera araba in Egitto: la notizia più twittata <strong>del</strong> 2011 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6<br />

Medicina e malattia nell’Antico Egitto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9<br />

Cinzia Ancarani (a cura di) - Recensione <strong>del</strong> libro “L’altro” di Ryszard Kapuscinski . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10<br />

Annamaria Tanzi, Silvia Casella (a cura di) - Parlando con l’Altro e con me stesso: liberi pensieri<br />

e argomentazioni <strong>del</strong> gruppo utenti <strong>del</strong> Dipartimento di salute mentale <strong>del</strong>l’A.O. di <strong>Pavia</strong> . . . . . . . . . . . . . 12<br />

Laura Nicola - “Le cure pulite sono cure più sicure”. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15<br />

Inserto: PAtto InFerMIere CIttADIno 12 maggio 1996 - 12 MAGGIo <strong>2012</strong><br />

Pakhnyuk Tetyana, Paola Ripa - Revisione bibliografica “L’ospedalizzazione ed il paziente isolato” . . . . . . 22<br />

Silvia Giudici - Incontro con i mediatori linguistico-culturali: le interviste, strumento per conoscere l’altro. . 28<br />

Antonio Monteleone - IPAsvI e cIvEs insieme a <strong>Pavia</strong>... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34<br />

Ruggero Rizzini - come l’infermieristica può interagire e collaborare con il mondo <strong>del</strong> sociale,<br />

<strong>del</strong>l’associazionismo e <strong>del</strong> volontariato: un primo passo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36<br />

Imparare a sorridere con i suoi occhi. La volontà di spendersi per gli altri attraverso la professione<br />

di infermiere. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37<br />

Silvia Giudici - Aggiornamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39


4PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

* Savino Giuseppina e<br />

Zambelli Mara<br />

Mi presento: Giuseppina Savino Infermiere<br />

presso la Divisione di Cardiologia<br />

Riabilitativa <strong>del</strong> centro medico di <strong>Pavia</strong> <strong>del</strong>la<br />

Fondazione S. Maugeri dal 1999.<br />

Nel 2008 mi è stata data opportunità di<br />

affiancare la Dr.ssa Mara Zambelli nell’ambulatorio<br />

di angiologia e diagnostica vascolare<br />

e, dopo full immersion didattica<br />

per ciò che concerne nozioni di anatomia,<br />

fisiologia e fisiopatologia <strong>del</strong>le malattie vascolari,<br />

e di pratica ecotomografica con<br />

Color flow imaging, attualmente mi occupo<br />

<strong>del</strong>la acquisizione <strong>del</strong>le immagini relative<br />

a una parte degli esami diagnostici vascolari<br />

che vengono effettuati nel centro,<br />

alla refertazione assistita e alla cogestione<br />

<strong>del</strong> buon andamento <strong>del</strong>l’ambulatorio.<br />

In questi quattro anni di attività ho ampliato<br />

le mie conoscenze in campo vascolare<br />

e vorrei condividere con voi i numerosi<br />

e affascinanti scenari che si prospettano<br />

a chi si avvicina a questa disciplina.<br />

La malattia aterosclerotica è caratterizzata<br />

dalla polidistrettualità, ciò significa<br />

che vari segmenti <strong>del</strong> nostro albero vascolare<br />

possono essere contemporaneamente<br />

interessati dalla formazione di placche<br />

ateromasiche che nella loro storia naturale<br />

evolvono verso la formazione di stenosi<br />

più o meno estese e piu’ o meno marcate<br />

a carico dei vari distretti vascolari, condizionando<br />

la riduzione di afflusso di sangue,<br />

e quindi di ossigeno e nutrimento, ai<br />

particolari distretti di distribuzione cui tali<br />

vasi afferiscono.<br />

Mentre tutto ciò si può tradurre a livello<br />

cardiaco in angina o infarto miocardio, a<br />

carico degli assi carotidei e vertebrali può<br />

L’esperienza infermieristica<br />

in ambulatorio<br />

di ecocolordoppler grafia<br />

vascolare<br />

condizionare la comparsa di TIA, o ictus e<br />

tutta una serie di eventi sintomatologici<br />

con un grande spettro di sfumature, a livello<br />

degli arti inferiori si traduce nella “claudicatio”<br />

o nella ischemia relativa o assoluta<br />

dei vari segmenti d’arto interessato.<br />

Sul versante venoso l’occlusione di un<br />

vaso determina la comparsa di una trombosi<br />

venosa profonda o superficiale a seconda<br />

<strong>del</strong>l’asse interessato, che apre lo<br />

scenario <strong>del</strong>le diagnosi differenziali e <strong>del</strong>la<br />

prevenzione <strong>del</strong>le complicanze.<br />

Con l’introduzione <strong>del</strong>l’ecotomografia<br />

vascolare associata al color flow imaging<br />

si è reso possibile lo studio accurato, ripetibile<br />

e non invasivo dei vari distretti vascolari<br />

<strong>del</strong>l’organismo, quali quello relativo ai<br />

tronchi sovraaortici, il circolo artero-venoso<br />

degli arti superiori e degli arti inferiori,<br />

l’esplorazione <strong>del</strong>l’aorta nel suo tratto addominale<br />

e dei suoi rami principali, con la<br />

possibile precisa e corretta identificazione<br />

di una “topografia” lesionale caratterizzata<br />

da una vera e propria mappatura dei distretti<br />

interessati da steno-ostruzione.<br />

È quindi oggi più agevole poter decidere,<br />

a seconda dei casi che si presentano<br />

nell’ambulatorio dedicato, se le lesioni riscontrate<br />

necessitano solo di un follow up<br />

o se la percentuale di stenosi a carico di<br />

un vaso diventa una discriminante che impone<br />

l’invio <strong>del</strong> paziente alla valutazione<br />

chirurgica vascolare per il trattamento più<br />

consono.<br />

È quindi necessario lo sforzo da parte<br />

<strong>del</strong> medico di famiglia di selezionare, sulla<br />

base <strong>del</strong>la sintomatologia clinica, <strong>del</strong>l’esame<br />

obiettivo, <strong>del</strong>l’anamnesi e <strong>del</strong> rischio<br />

cardiovascolare i pazienti da avviare ad<br />

iter diagnostico che come primo step, proprio<br />

per le sue caratteristiche di ripetibilità,<br />

accuratezza e non invasività, identifica<br />

proprio l’ecocolordoppler vascolare.<br />

Mi ha colpito in questa mia esperienza,<br />

come sia possibile ottenere immagini diagnostiche<br />

sullo stato dei vasi, la possibile<br />

descrizione dei diversi tipi di placche a seconda<br />

<strong>del</strong> loro contenuto in colesterolo più<br />

o meno calcificato, la loro estensione e le<br />

variazioni <strong>del</strong>l’emodinamica nei casi di stenosi<br />

importanti o sul versante venoso lo<br />

studio <strong>del</strong>le trombosi, dei circoli collaterali<br />

e la possibilità di seguire strettamente<br />

l’evoluzione di tali patologie.<br />

È stato possibile quindi per me vedere<br />

come un paziente venga seguito nel tempo,<br />

nel caso di diagnosi di stenosi chirurgica<br />

inviato dal chirurgo vascolare per intervento<br />

di disostruzione o di angioplastica<br />

+ stent e rivisto successivamente a distanza<br />

<strong>del</strong> trattamento chirurgico o percutaneo<br />

per il controllo post-procedura e<br />

reinserito nel follow up.<br />

Altrettanto dicasi per le diagnosi di trombosi<br />

venose profonde sia dei soggetti<br />

esterni afferenti all’ambulatorio di diagnostica<br />

vascolare per invio dal medico di famiglia<br />

spesso con procedura d’urgenza e<br />

“BOLLINO VERDE” sia per i pazienti ricoverati<br />

nelle unità operative più “a rischio”<br />

come recupero e rieducazione funzionale<br />

in particolare post-intervento ortopedico e<br />

oncologia. Viene stilata dallo specialista<br />

angiologo <strong>del</strong>l’ambulatorio la diagnosi,<br />

viene consigliata la terapia farmacologica<br />

congrua e la contenzione elastica personalizzata.<br />

Mi ha affascinato il peculiare aspetto <strong>del</strong>le<br />

cosiddette false flebiti quali serie di patologie<br />

che mimano la presenza di un processo<br />

trombotico venoso, vale a dire le cisti<br />

<strong>del</strong> cavo popliteo o le rotture di vv. muscolari<br />

di polpaccio. Particolarmente interessante<br />

poi il quadro <strong>del</strong>le trombosi venose<br />

“sentinella” come unico e spesso precoce<br />

sintomo di patologia neoplastica e<br />

che in genere insorte in pazienti in apparente<br />

buono stato di salute, a ciel sereno,<br />

impongono l’approfondimento degli accertamenti<br />

in questo senso<br />

Ho compreso come una corretto trattamento<br />

<strong>del</strong>la trombosi venosa profonda o<br />

superficiale non possa essere disgiunto<br />

da una corretta e tempestiva contenzione<br />

elastica per prevenire l’estensione <strong>del</strong>la<br />

trombosi, ridurre l’edema e ostacolare la<br />

comparsa <strong>del</strong>le sequele tardive <strong>del</strong>la sindrome<br />

post-flebitica.<br />

Mi sono resa conto quanto altrettanto<br />

importante sia nelle flebopatie una serie di<br />

norme di igiene di vita che possono apparire<br />

banali, ma che banali in realta’ non so-


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

no: i fondamenti di una sana alimentazione<br />

e di una corretta attivita’ fisica con la<br />

correzione <strong>del</strong> soprappeso o <strong>del</strong>l’obesità;<br />

l’utilizzo di calzature con tacco idoneo; la<br />

nocività <strong>del</strong>la esposizione al sole da fermi<br />

o un’attività che non consenta una alternanza<br />

di postura.<br />

Ho notato come sia difficile per il paziente<br />

molte volte attenersi alle norme igienicodietetiche<br />

su cui così pesantemente insiste<br />

l’angiologo o il dover rinunciare a fumo,<br />

alcool, ad una alimentazione malsana<br />

Trombosi di v. giugulare interna<br />

Trombo in v. femorale comune scarsamente adeso alle pareti<br />

ricca di grassi saturi o eccesso di carboidrati<br />

e non da ultimo la scarsa compliance<br />

al trattamento farmacologico con la messa<br />

a rischio di equilibri costruiti con tanta fatica.<br />

Così è stato ideato nel nostro ambulatorio<br />

di diagnostica vascolare un manuale<br />

pratico per il paziente affetto da arteriopatia<br />

agli arti inferiori volto a far comprendere<br />

ai soggetti con AOCP come si manifesta<br />

la patologia e quali sono attualmente gli<br />

strumenti diagnostici e terapeutici sia far-<br />

Trombosi di v. femorale comune<br />

5 PAGINA<br />

macologici che riabilitativi di tale affezione.<br />

Ho compreso quindi in tutta la sua straordinaria<br />

importanza come il controllo dei<br />

fattori di rischio <strong>del</strong>la patologia aterosclerotica,<br />

integrato al trattamento precoce<br />

siano tesi a proteggere il più a lungo possibile<br />

il paziente dalla progressione <strong>del</strong><br />

quadro lesionale, nonché dalle complicanze<br />

cardiovascolari associate, che più frequentemente<br />

determinano ancora elevati<br />

tassi di mortalità.<br />

Placca condizionante stenosi emodinamicamente significativa<br />

<strong>del</strong>la a carotide interna


6PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

* Osama Gamal<br />

rIAssunto<br />

Poco più di un anno fa nelle piazze <strong>del</strong><br />

Nord Africa esplodevano il movimento e<br />

la ribellione che l’Occidente avrebbe<br />

chiamato Primavera Araba. Uno sconvolgimento<br />

di governi e società che ha<br />

scosso una realtà che sembrava pietrificata<br />

nel tempo con i suoi dittatori più o<br />

meno violenti, le sue oligarchie privilegiate<br />

e le enormi masse di giovani poveri<br />

cui non è restato altro che la fuga in<br />

Europa e nei casi più estremi veri e propri<br />

atti di auto-immolazione.<br />

In prima linea rivoluzionari, controrivoluzionari,<br />

civili e militari, reporter, operatori<br />

sanitari, quest’ultimi barricati in veri e<br />

propri ospedali da campo rischiando le<br />

proprie vite per soccorrere feriti e gestire<br />

le salme.<br />

Inevitabile la serie di proteste ed agitazioni<br />

in Egitto, in particolare modo al<br />

Cairo, comprendenti scioperi, marce,<br />

cortei, sfociate in una vera e propria rivoluzione<br />

di massa il 25 gennaio 2011,<br />

denominata “giornata <strong>del</strong>la collera”, dopo<br />

18 giorni di continue dimostrazioni<br />

accompagnate da vari episodi di violenza,<br />

arresti, feriti, morti, anche nelle città<br />

egiziane di Suez, Port Said, Ismailia,<br />

Alessandria. Da questo momento in poi<br />

una serie di importanti eventi politici, sociali<br />

ed economici che segnano la storia<br />

contemporanea <strong>del</strong> Paese a cui appartengo.<br />

La primavera araba<br />

in Egitto:<br />

la notizia più twittata<br />

<strong>del</strong> 2011<br />

La Primavera Araba ha visto i suoi albori<br />

il 18 dicembre 2010 in seguito alla protesta<br />

estrema <strong>del</strong> tunisino Mhohamed Bouazizi<br />

che si è dato fuoco in seguito a maltrattamenti<br />

da parte <strong>del</strong>la polizia. Si può dire<br />

che il suo gesto è servito da scintilla per<br />

l’intero moto di rivolta in tutto il Nord Africa<br />

e Medio Oriente.<br />

Le vere cause dei disordini sono riconducibili<br />

alla corruzione, all’assenza di libertà<br />

individuali, alla violazione dei diritti umani,<br />

all’aumento <strong>del</strong> costo <strong>del</strong>la vita. Il crescere<br />

<strong>del</strong> prezzo dei generi alimentari e<br />

AbstrACt<br />

Just over a year ago squares of North<br />

Africa exploded movement and rebellion<br />

that the West would have called<br />

Arab Spring. An upheaval of governments<br />

and societies that shook a reality<br />

that seemed petrified in time with its<br />

more or less violent dictators, its privileged<br />

elites and masses of poor young<br />

people that do not have remained nothing<br />

more than the flight to Europe and in<br />

most cases extremes to actual acts of<br />

self-immolation. Disorders begin. The<br />

whole word looks with bated breath.<br />

At the forefront of revolutionaries, counterrevolutionaries,<br />

civil and military, reporters,<br />

health workers barricaded the<br />

latter in actual field hospitals, risking<br />

their lives to rescue injured and handle<br />

the bodies.<br />

Inevitable series of protests and unrest<br />

in Egypt, particularly so in Cairo, including<br />

strikes, marches, parades, led to a<br />

revolution of mass 25 January 2011,<br />

called “day of anger” after 18 days of<br />

continuous demonstrations accompanied<br />

by several episodes of violence, arrests,<br />

injuries, deaths, even in the Egyptian<br />

city of Suez, Port Said, Ismailia,<br />

Alexandria. From this moment on a series<br />

of important political events, social<br />

and economic factors that mark the<br />

contemporary history of the country<br />

where I belong.<br />

<strong>del</strong>la fame, ad esempio, causate dalla speculazione<br />

finanziaria di Europa ed USA,<br />

dalla siccità russa e <strong>del</strong> Kazakistan, dalla<br />

crisi Argentina, hanno alimentato il malcontento<br />

tra le fasce più disagiate <strong>del</strong>la<br />

popolazione, poiché costrette ad acquistare<br />

a prezzi elevati generi commestibili di<br />

largo consumo importati dall’estero a sua<br />

volta in crisi.<br />

Inevitabile la serie di proteste in Egitto,<br />

in particolare modo al Cairo, in quella piazza<br />

ormai nota a tutti come piazza Taharir,<br />

dove il popolo, stanco <strong>del</strong>lo stato d’emergenza<br />

in atto dal 1981, che prevede de iure,<br />

tra le altre cose, arresti preventivi e controllo<br />

diretto sui media, chiede democrazia<br />

ed immediate dimissioni <strong>del</strong> suo leader e<br />

<strong>del</strong>l’intero governo perché ritenuti corrotti.<br />

Le agitazioni si inaspriscono prolungandosi<br />

in giorni di violenti scontri tra manifestanti<br />

e polizia.<br />

Piazza Taharir e le strade adiacenti diventano<br />

il Bronx, soprattutto al calar <strong>del</strong><br />

sole quando gli “arrabbiati” si scatenano.<br />

L’area viene transennata. Chi vuole accedervi<br />

lo fa a suo rischio e pericolo mostrando<br />

alla sicurezza il carnet d’identità. I<br />

civili si organizzano a difesa di donne,<br />

bambini, anziani, <strong>del</strong>le loro abitazioni e<br />

proprietà, dei turisti malcapitati, coalizzandosi<br />

con l’esercito attraverso posti di blocco<br />

e coprifuoco, armati di bastoni, spranghe,<br />

sassi, fionde, poiché poliziotti corrotti<br />

fanno evadere dalle prigioni 24.000 detenuti<br />

facili al saccheggio, agli scippi e alle<br />

rapine. Voglio precisare che civili e militari,<br />

insieme, hanno contribuito molto alla sicurezza<br />

nazionale. Imperdonabile invece l’errore<br />

<strong>del</strong>la polizia verso i dimostranti. Una<br />

manovra assurda dettata dal supremo comando<br />

<strong>del</strong> Ministro degli Interni, ora in carcere<br />

come Mubarak per avere ordinato<br />

l’uccisione di oltre mille persone.<br />

Eccovi alcune date storiche. Il 29 gennaio<br />

2011 il Presidente <strong>del</strong>la Repubblica Araba<br />

d’Egitto, Hosni Mubarak è costretto a licenziare<br />

il governo e a nominare come<br />

suo vice l’ex capo <strong>del</strong>l’intelligence Omar<br />

Suleiman. Il 5 febbraio 2011 si dimette<br />

l’esecutivo <strong>del</strong> Partito Nazionale Democratico,<br />

mentre l’11 febbraio 2011 Mubarak, al


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

suo quinto mandato presidenziale (in totale<br />

30 anni), rassegna le proprie dimissioni.<br />

L’Egitto viene lascito nelle mani <strong>del</strong>la giunta<br />

militare presieduta dal feldmaresciallo<br />

Mohamed Hussein Tantawi in attesa che<br />

venga emandata la nuova costituzione e<br />

che venga predisposta la convocazione di<br />

prossime elezioni presidenziali. Hosni Mubarak,<br />

i figli Alaa e Gamal, molti politici e<br />

uomini d’affari, accusati di corruzione,<br />

vengono imprigionati (e pensare che Trasparency<br />

International, nel valutare l’indice<br />

di corruzione politica <strong>del</strong> Paese, aveva collocato<br />

l’Egitto al 70° posto su 159 nazioni).<br />

Inizia l’iter processuale per ognuno di loro.<br />

In primo piano Mubarak, ovviamente.<br />

Questo suona strano se pensiamo che<br />

Hosni Mubarak, per anni, è stato considerato<br />

un leader moderato <strong>del</strong> mondo arabo,<br />

un buon amico <strong>del</strong>l’Occidente, tanto che<br />

nessun quotidiano, in Italia e all’estero,<br />

nessun capo di stato europeo e d’oltre<br />

oceano lo avevano mai designato col nome<br />

di “dittatore”. Nominato più volte “Gran<br />

Maestro” e “Cavaliere” da molti regnanti<br />

occidentali. Ma esistono anche i voltagabbana<br />

da salotto, quelli che sfoderano il<br />

tappeto rosso e poi lo ritirano non appena<br />

l’opinione pubblica, stanca <strong>del</strong>le condizioni<br />

di vita, <strong>del</strong>la negazione di libertà, diritti e<br />

democrazia, cambia idea, si rivolta. Vi ricordate<br />

l’accoglienza regale riservata al<br />

rais libico Muammar Gheddafi al suo arrivo<br />

in Italia lo scorso anno? Bene! Dopo<br />

tanto denaro investito o meglio sperperato<br />

per garantirgli il massimo confort, cosa gli<br />

hanno destinato? Una tomba nei fondali<br />

<strong>del</strong> mare! E i capi di stato che lo hanno<br />

sempre stimato e riverito (per convenienza),<br />

lo hanno lasciato al suo destino, quello<br />

di morire come un vile dittatore tiranno!<br />

La borsa egiziana crolla e, come ovvio,<br />

l’economia <strong>del</strong>l’intero Paese.<br />

Intanto il popolo esulta, per lo meno<br />

quelli che hanno smosso le acque, i protagonisti<br />

più sinceri <strong>del</strong>la rivolta, i liberali, i<br />

giovani “connessi” che amano il proprio<br />

paese, ma anche gli intellettuali e professionisti<br />

acculturati, la gente comune, onesta<br />

e di sani principi.<br />

E se la rivolta era iniziata con tutti gli intenti<br />

positivi di un cambiamento, da subito<br />

si sono fatti strada molti “infiltrati” che hanno<br />

inquinato le prospettive per un futuro<br />

migliore. Tra i rivoluzionari liberali ed idealisti,<br />

una sorta di rivoluzionari teppisti,<br />

sprovvisti di educazione e cultura, corrotti<br />

dal vecchio regime, fautori di atti vandalici<br />

e disordini, il tutto per favorire il processo<br />

distruttivo <strong>del</strong> Paese.<br />

Una sorta di caos che nemmeno gli egiziani<br />

più esperti riescono a capire e domare.<br />

E se si cerca di domare, guai: allora sei<br />

un animale, un anti democratico, un tiranno<br />

come il nostro ex Presidente! Guai se si<br />

alza un dito contro un manifestante! Certo,<br />

mai, è un suo diritto dimostrare! Ma se<br />

quel manifestante è un violento, un teppista?<br />

E se quel teppista violento, magari<br />

estremista conservatore, brucia un museo,<br />

abbatte una statua, brucia la bandiera, assale<br />

i ministeri, le ambasciate, tira bombe<br />

molotov, come deve comportarsi il militare<br />

o la polizia? Devono porgere fiori, a scapito<br />

<strong>del</strong>le loro vite, o è meglio che si difendano<br />

arrestando i mal intenzionati?<br />

Le forze <strong>del</strong>l’ordine si sentono nel mirino<br />

di mass-media ed opinione pubblica mondiale.<br />

Se si muovono ed attaccano, allora<br />

tanti dibattiti sul perché si muovono; se<br />

non si muovono, vengono ritenuti dei venduti.<br />

Ma venduti a Mubarak, o sostenitori<br />

degli idealisti? Non si capisce! Forse neanche<br />

entrando nella testa di ognuno potremmo<br />

trovare risposta. E quindi avanti<br />

così, tra periodi di calma e momenti violenti.<br />

Ma la calma è solo apparente perché<br />

questa instabilità sociale, politica ed economica<br />

crea in ciascun egiziano insicurezza<br />

e paura. L’allerta massima si avverte il<br />

fine settimana che per un egiziano coincide<br />

con il giovedì/venerdì. Durante il week<br />

end è consuetudine organizzare manifestazioni<br />

pacifiche. Peccato che il più <strong>del</strong>le<br />

volte si tramutano in atti aggressivi e violenti.<br />

Oppure quando si va allo stadio perché<br />

si rischia di essere picchiati da una<br />

massa di giovani rabbiosi ed inviperiti<br />

(Port Said 1 febbraio <strong>2012</strong>). E se si chiede<br />

a questi ragazzi perché lo fanno, non lo<br />

sanno neppure loro. Il nervosismo è tangibile<br />

ovunque. Anche tra gli automobilisti,<br />

un tempo armati di santa pazienza, malgrado<br />

l’invivibilità <strong>del</strong> traffico e la cacofonia<br />

7 PAGINA<br />

<strong>del</strong>la città, oggi si arrabbiano per un non<br />

nulla. Il tutto nasce da un malessere psicofisico<br />

a prova di egiziano, noto per essere<br />

sempre stato ottimista, solare, di indole<br />

socievole.<br />

Finalmente, dopo tanta attesa, sono<br />

giunti i risultati <strong>del</strong>le prime elezioni veramente<br />

libere e democratiche. Giustizia e<br />

Libertà, il partito dei Fratelli Musulmani, da<br />

sempre l’opposizione più organizzata, ha<br />

conquistato il 47% dei seggi <strong>del</strong>la nuova<br />

assemblea popolare; Al Nour, il partito dei<br />

Salafiti, musulmani ultraconservatori, ha<br />

ottenuto il 24% dei seggi; il primo dei partiti<br />

laici-liberali, il Wafd, uno dei gruppi più<br />

antichi <strong>del</strong>la politica egiziana, prende il<br />

9%; il secondo, la coalizione <strong>del</strong> Blocco<br />

Egiziano, il 6%. Risultato: poco spazio per<br />

i partiti dei giovani <strong>del</strong>la primavera araba<br />

che si accaparrano un ristretto angolo in<br />

Parlamento.<br />

Ventisette milioni di persone si recano<br />

alle urne per votare. Ribadisco 27.000.000.<br />

Cifra di elettori mai raggiunta nella storia<br />

<strong>del</strong>la politica egiziana! Anche al secondo<br />

turno vincono i Fratelli Musulmani.<br />

Esultano i leader politici europei e lo<br />

stesso Obama, desiderosi di legittimarsi<br />

presso le nuove avanguardie democratiche,<br />

nell’illusione di poterle poi controllare.<br />

Non solo i Fratelli Musulmani potrebbero<br />

diventare papabili per le rappresentanze<br />

politiche straniere, ma anche l’intero<br />

Egitto, sia per la posizione geo-strategica<br />

di alto livello (vicinanza con i Paesi <strong>del</strong> Medio<br />

Oriente ricchi di petrolio) che per le<br />

sue risorse (turismo e arte).<br />

Ma come mai i Fratelli Musulmani? Ci<br />

sono diverse ragioni. Innanzitutto la mag-


8PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

gioranza <strong>del</strong>la popolazione è di religione<br />

musulmana (80%). Poi, la corrente vincitrice<br />

è una corrente islamica democratica<br />

che punta alla libertà e giustizia, prerogative<br />

ricercate dagli egiziani; è presente sulla<br />

scena politica da molto tempo (quasi 60<br />

anni) e quindi è saldamente organizzata; i<br />

suoi membri posseggono un alto livello<br />

culturale e un carisma; non sono fanatici<br />

religiosi; loro obiettivo è relazionarsi con il<br />

mondo intero e rispettare tutti i patti politici<br />

ed economici firmati in passato; loro<br />

prerogativa è quella di assomigliare il più<br />

possibile alla Turchia per assetto politico,<br />

economico, sociale. Si aggiungano inoltre<br />

la disinformazione politica <strong>del</strong>la classe medio-bassa<br />

<strong>del</strong>la popolazione, che nasce a<br />

seguito di una campagna elettorale debole<br />

e disorganizzata dei partiti minori, e<br />

l’astuzia dei Fratelli Musulmani di dare al<br />

partito un nome così forte come “Libertà e<br />

Giustizia”. Queste due condizioni hanno<br />

fatto sì che il popolo si orientasse verso<br />

quella scelta poiché garante di libertà, giustizia,<br />

democrazia, identità religiosa (musulmana),<br />

stabilità. La vittoria dei Fratelli<br />

Musulmani ha rincuorato il popolo egiziano<br />

desideroso di avere al più presto il suo<br />

nuovo presidente ed un parlamento di tutto<br />

rispetto.<br />

La Fratellanza Musulmana si trova ora<br />

ad un bivio. Potrebbe scegliere di allearsi<br />

con le forze liberali, mandando un chiaro<br />

segnale di cambiamento e innovazione all’intero<br />

Paese in rivolta; oppure decidere di<br />

ripiegare sui “cugini” Salafiti, volgendo lo<br />

sguardo al passato piuttosto che al futuro.<br />

Mentre i vertici di Libertà e Giustizia continuano<br />

a interrogarsi su cosa fare, a piazza<br />

Tharir le proteste continuano con cadenza<br />

quasi settimanale. Alla prima scintilla, ecco<br />

che i giornali <strong>del</strong> mondo intero dedicano<br />

al caso la prima pagina di copertina.<br />

I mass media però sottovalutano (forse<br />

non conoscono) questo importante particolare.<br />

Le centinaia di migliaia di manifestanti<br />

di piazza Taharir non rappresentano<br />

gli oltre ottanta milioni di abitanti <strong>del</strong>l’Egitto<br />

(il censimento non è mai stato rigoroso).<br />

C’è una maggioranza silenziosa, naturalmente<br />

conservatrice, ostile sia agli eccessi<br />

che agli integralismi, che in seguito alla<br />

caduta <strong>del</strong> regime di Mubarak, che a suo<br />

modo la proteggeva e la controllava, ora<br />

ha paura perché non sa chi andrà al potere,<br />

ma allo stesso tempo cerca un padrone<br />

o meglio un leader. Questa maggioranza<br />

attende con impazienza ed inquietudine<br />

che i militari se ne vadano dalla scena<br />

politica. Questi ultimi, a loro volta, promettono<br />

al popolo di rimanere al comando sino<br />

alla nomina <strong>del</strong> nuovo presidente. Di<br />

fatto il termine ultimo <strong>del</strong>le elezioni presidenziali<br />

è stato più volte prorogato con<br />

l’intento, forse opportunistico, di “riciclar-<br />

si” e governare ad oltranza. Intanto i rivoluzionari<br />

organizzati proseguono con le<br />

manifestazioni protestando contro una rivoluzione<br />

“tradita ed incompiuta”. In mezzo<br />

a questo marasma, come già detto, ci<br />

sono gli infiltrati vandalisti-teppisti-estremisti<br />

che peggiorano la situazione già di per<br />

sé critica. Ora, esercito e polizia sono costretti<br />

ad intervenire con le maniere forti<br />

senza sapere se stanno punendo il manifestante<br />

pacifista o il manifestante terrorista<br />

in combutta tra di loro. E ci scappa così<br />

il ferito o peggio ancora il morto! (strage<br />

di piazza Taharir, strage di Qasr Al Eini,<br />

strage di Maspero, quella di via Mohammed<br />

Mahmoud, tanto per fare qualche<br />

esempio).<br />

Per giustificare le immagini <strong>del</strong>la violenza<br />

sui civili, il premier Kamal Ganzuri ha<br />

descritto quanti sono stati in piazza come<br />

controrivoluzionari che non hanno nulla a<br />

che vedere con la rivolta scoppiata il 25<br />

gennaio scorso. E se il governo addossa<br />

le colpe dei disordini a forze controrivoluzionarie,<br />

l’Esercito incolpa forze straniere,<br />

che starebbero cospirando contro l’Egitto.<br />

Si arriverà ad un dunque?<br />

Tutti, io per primo, vogliamo fortemente<br />

un Egitto democratico, libero. Ma a queste<br />

condizioni ci si arriva non solo con la perseveranza<br />

e la lotta, ma anche e soprattutto<br />

con l’educazione, la disciplina, la diplomazia,<br />

la pazienza, il confronto intelligente<br />

e rispettoso. I diritti e la libertà non si possono<br />

ottenere in poco tempo! Il cambiamento<br />

deve essere graduale e questo<br />

molti egiziani non lo capiscono.<br />

La rivolta in Egitto è, così come è stato in<br />

Tunisia, una rivolta giovane, una rivolta generazionale.<br />

L’età media degli insorti è di<br />

circa 24 anni (faccio notare che più di 2/3<br />

<strong>del</strong>la popolazione egiziana ha meno di 30<br />

anni). Questa è una <strong>del</strong>le ragioni principali<br />

<strong>del</strong>la sua nascita, ma non solo; è la ragione<br />

<strong>del</strong>la sua forza e velocità di propagazione.<br />

Gli individui giovani sono i migliori<br />

rivoluzionari per coraggio e rabbia e grazie<br />

ai social network, Twitter, Facebook,<br />

You Tube ed altri ancora, sono stati in grado<br />

di organizzarsi per sovvertire il regime<br />

e le regole ingiuste. Una gioventù che ha<br />

tante cose in comune con la vostra, in particolar<br />

modo il diritto alla libertà e alla democrazia.<br />

Chapeau a tutti quanti, ma senza<br />

i poveri <strong>del</strong> Cairo o <strong>del</strong> sud <strong>del</strong>la Tunisia,<br />

le rivolte non sarebbero mai esplose.<br />

Sono loro che si sono fatti ammazzare per<br />

la libertà.<br />

E come si suol dire, dopo la tempesta<br />

arriva la calma. Ed è proprio così, in attesa<br />

<strong>del</strong>le elezioni presidenziali. La vita continua:<br />

scuole, università, negozi e servizi di<br />

ogni genere hanno ripreso a funzionare a<br />

pieno ritmo. La voce inconfondibile di<br />

Umm Kulthum (cantante folk) e il richiamo<br />

alla preghiera <strong>del</strong> muezzin riecheggiano<br />

nelle strade; il tabacco aromatizzato dei<br />

narghilè profuma i coffee shop nuovamente<br />

affollati. Gli egiziani sono speranzosi.<br />

Sperano nella rinascita <strong>del</strong>l’Egitto, ricco e<br />

glorioso come lo era nel passato, all’epoca<br />

degli Antichi Egizi; moderno e libero come<br />

lo sono le società contemporanee europee;<br />

aperto al mondo e all’interculturalità;<br />

stabile e sicuro per la gioia <strong>del</strong>la sua<br />

gente, dei turisti e degli amanti <strong>del</strong>la storia,<br />

<strong>del</strong>l’arte e di una cultura unica al mondo. A<br />

tal proposito l’Egitto ne ha da vendere e vi<br />

aspetta a braccia aperte per mostrarvi gli<br />

stupefacenti e colossali monumenti; il deserto<br />

e i suoi tramonti mozzafiato; le città<br />

fortificate patrimonio <strong>del</strong>l’umanità. E poi<br />

ancora: il Nilo, linfa vitale per le comunità<br />

contadine; l’acqua turchese <strong>del</strong> suo mare<br />

e la bellezza dei suoi fondali; il fascino e<br />

l’esotismo <strong>del</strong>la capitale, con le sue maestose<br />

moschee, grandiosi palazzi reali e<br />

musei, il variopinto e suggestivo souk di<br />

Khan el Kalili; la cordialità <strong>del</strong>la sua gente<br />

che vive in armonia condividendo nel pieno<br />

rispetto le due grandi religioni: Islam e<br />

Cristianesimo. Fatevi coccolare da questa<br />

terra, punto di inizio di tutte le storie, anche<br />

la vostra.<br />

L’autore<br />

* Ph.D., Professore Universitario in Letteratura<br />

e Lingua spagnola - cairo, Egitto<br />

Guida Turistica accreditata dal Ministero <strong>del</strong><br />

Turismo Egiziano


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

Cinquemila anni fa l’Egitto era la<br />

superpotenza che dominava il<br />

mondo e vantava di una società<br />

evoluta. Mentre in America, in Europa<br />

ed in Asia vagavano cacciatori<br />

preistorici, gli egizi scoprivano<br />

l’agricoltura e la scrittura. Grazie ad<br />

attente osservazioni astronomiche<br />

definirono l’anno solare suddividendolo<br />

in mesi, settimane, giorni<br />

ed ore. Sapevano fondere il rame,<br />

estrarre l’oro, fabbricare gioielli, vetrificare<br />

superfici di pietra, fare<br />

esperimenti su piante ed animali,<br />

curare le malattie. Vantavano inoltre un importante sistema sanitario<br />

ben organizzato.<br />

La medicina nell’Antico Egitto si poteva distinguere in due filoni<br />

differenti: quello magico-religioso, che comprendeva elementi<br />

primordiali, e quello empirico-razionale, basato sull’esperienza<br />

e l’osservazione, privo di componenti mistiche.<br />

Solitamente il medico trascorreva nelle scuole dei templi anni<br />

di duro addestramento, in modo da apprendere l’arte <strong>del</strong>l’interrogazione<br />

<strong>del</strong> malato, <strong>del</strong>la sua ispezione e <strong>del</strong>la palpazione. La<br />

“Casa <strong>del</strong>la Vita” era considerata l’alta scuola di tutte le scienze,<br />

ovvero un proto-ospedale dove si impartivano lezioni e dove si<br />

curavano i malati.<br />

I medici erano numerosi. Ognuno di loro si occupava quasi<br />

esclusivamente <strong>del</strong>le patologie che meglio conosceva, come veri<br />

e propri specialisti, ed erano affiancati da altrettanti professionisti<br />

gerarchicamente più importanti (paragonabili ai Primari o<br />

Direttori di oggi), da ispettori e sovrintendenti.<br />

Ad assisterli c’era <strong>del</strong> personale “paramedico”<br />

di sesso maschile (i primi infermieri<br />

che la storia propone). Essi dovevano le<br />

loro conoscenze anatomiche all’osservazione<br />

degli animali durante il macello e all’imbalsamazione<br />

<strong>del</strong> defunto, pratiche riservate<br />

ai sacerdoti devoti ad Anubi, divinità<br />

che proteggeva le necropoli e il mondo<br />

dei morti. Il personale paramedico era in<br />

grado di effettuare semplici interventi chirurgici,<br />

ma i casi più difficili erano riservati<br />

ai medici esperti. Gli strumenti più comuni usati durante una pratica<br />

chirurgica erano: pinze, coltelli, schegge, fili di sutura, trapani,<br />

sonde, bende, mortai, spugne, bilance, di svariate misure e<br />

calibro. Un intervento di antica tradizione era la trapanazione <strong>del</strong><br />

cranio allo scopo di curare cefalee e disturbi mentali.<br />

Il cuore era considerato sede <strong>del</strong>le emozioni e <strong>del</strong>l’intelletto,<br />

mentre il benessere <strong>del</strong> corpo si doveva allo scorrimento dei suoi<br />

liquidi nei metu, i vasi che lo attraversano. Se uno di questi metu<br />

si ostruiva, allora si manifestava la malattia.<br />

La polmonite e la tubercolosi erano tra le malattie più diffuse a<br />

causa <strong>del</strong>l’inalazione di sabbia o <strong>del</strong> fumo dei focolari domestici.<br />

Altre patologie di facile riscontro erano quelle parassitarie a causa<br />

<strong>del</strong>la mancanza di norme igieniche. I disturbi più comuni venivano<br />

solitamente curati dai medici con metodo empirico-razionale,<br />

grazie al fatto che gli organi colpiti erano facilmente accessibili;<br />

mentre gli altri problemi di salute, non trattabili tradizionalmente,<br />

venivano curati da stregoni con magie e incantesimi.<br />

9 PAGINA<br />

Medicina e malattia nell’Antico Egitto<br />

Anche l’organizzazione farmaceutica<br />

era gerarchizzata, con un capo<br />

farmacista che dirigeva e controllava<br />

i “conservatori dei farmaci”, responsabili<br />

<strong>del</strong>la loro buona tenuta,<br />

coadiuvati da tecnici.<br />

La farmacopea <strong>del</strong> tempo includeva<br />

sostanze medicinali vegetali.<br />

L’uso di lassativi come fichi, datteri e<br />

olio di ricino era pratica comune,<br />

mentre l’acido tannico, derivato<br />

principalmente dalla noce di galla,<br />

era considerato utile nel trattamento<br />

<strong>del</strong>le ustioni.<br />

Durante la III dinastia il medico iniziò a distinguersi come figura,<br />

sia pure primitiva, di scienziato, diversa dallo stregone e dal<br />

sacerdote.<br />

Il primo medico egizio il cui nome è giunto sino a noi è Imhotep<br />

(vissuto intorno al 2725 a.C.), famoso anche come costruttore<br />

di piramidi e come astrologo, mentre il primo medico donna<br />

conosciuta fu Peseshet, che esercitò la sua attività durante la IV<br />

dinastia. Oltre al suo ruolo di supervisore, Peseshet faceva la levatrice<br />

in una scuola medica di Sais.<br />

Mentre progrediva il concetto di assistenza nell’impero romano<br />

di oriente ed occidente, nel mondo islamico evolveva “l’arte<br />

<strong>del</strong>l’assistenza infermieristica” che trovava le sue radici culturali<br />

nel decadente classicismo greco-romano con evidenti influssi<br />

cristiani. Fu così che nel 708 d.C. il califfo Al Walid I istituì al Cairo<br />

il primo ospedale fornito di tutto il necessario per l’aspetto caritativo-assistenziale<br />

con personale specifico dedicato, biblioteche<br />

e una scuola di medicina.<br />

Grazie alle ricerche archeologiche,<br />

oggi è possibile<br />

ammirare diversi reperti<br />

che testimoniano<br />

l’importanza <strong>del</strong>la medicina<br />

e <strong>del</strong>la cura nell’Antico<br />

Egitto. Ne è un esempio il<br />

papiro Ebers (1550 a.C.)<br />

che, con i suoi venti metri<br />

di intatta lunghezza, raffigura<br />

una raccolta sistemica<br />

di casi di medicina estrapolati da diversi trattati d’epoca. La<br />

rappresentazione mette in luce le molteplici scienze tra cui la chirurgia,<br />

la medicina generale e le specialità di oftalmologia, ginecologia,<br />

pediatria, gerontologia e proctologia. Oppure il papiro<br />

Edwin Smith, scritto in ieratico (forma corsiva <strong>del</strong>la scrittura geroglifica),<br />

risalente alla XVI-XVII dinastia <strong>del</strong> secondo periodo intermedio<br />

<strong>del</strong>l’Egitto (1600 a.C.), riporta un approccio moderno e<br />

prettamente scientifico <strong>del</strong>la malattia e cura <strong>del</strong> paziente traumatizzato.<br />

Il papiro è lungo 4,68 m, è alto 33 cm ed è costituito da<br />

12 fogli scritti in nero e rosso.<br />

Altro reperto degno di nota è il bassorilievo dedicato agli strumenti<br />

chirurgici e alla sedia gestatoria osservabile presso il tempio<br />

di Kom Ombo (epoca tarda, dinastia tolemaica-romana).


10 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

* Cinzia Ancarani (a cura di)<br />

AbstrACt<br />

The experience of many years spent among<br />

others, in distant countries, which<br />

teaches kindness to them is the only<br />

way to avoid the vibrating chord of humanity.<br />

Premessa<br />

Chi è veramente l’altro da noi ?<br />

A questa domanda, l’autore risponde:<br />

“ Ogni volta che l’uomo si è incontrato<br />

con l’altro, ha sempre avuto davanti a se<br />

tre possibilità di scelta: fargli la guerra, isolarsi<br />

dietro un muro o stabilire un dialogo<br />

[…].<br />

L’esperienza di tanti anni trascorsi in<br />

mezzo agli altri di paesi lontani mi insegna<br />

che la benevolenza nei loro confronti è<br />

l’unico atteggiamento capace di far vibrare<br />

la corda <strong>del</strong>l’umanità”.<br />

recensione<br />

L’altro è un saggio scritto dal reporter<br />

Polacco Ryszard Kapuscinski che raccoglie<br />

quattro conferenze dedicate al tema<br />

<strong>del</strong>l’altro tenutesi tra il 1990 e il 2004.<br />

Kapuscinski è nato a Pinsk, in Polonia<br />

Orientale, oggi Bielorussia, nel 1932. Dopo<br />

gli studi a Varsavia ha lavorato fino al<br />

1981 come corrispondente estero <strong>del</strong>l’agenzia<br />

di stampa polacca PAP. E’ morto<br />

a Varsavia il 23/01/2007.<br />

L’autore è affascinato da questa tematica,<br />

ha trascorso buona parte <strong>del</strong>la sua vita<br />

in paesi stranieri, fuori dall’Europa e lui<br />

stesso si è trovato ad essere ”altro” rispet-<br />

Recensione <strong>del</strong> libro<br />

“L’altro”<br />

di Ryszard Kapuscinski<br />

to a popolazione diverse per colore<br />

di pelle, religione, lingua e<br />

cultura.<br />

Nella conferenza Viennese tratta<br />

il tema <strong>del</strong>l’incontro con l’altro<br />

nella storia <strong>del</strong>l’umanità. Secondo<br />

l’autore l’uomo inizialmente si<br />

sposta per desiderio espansionistico,<br />

per far prevalere il dominio<br />

e assoggettare i popoli vinti. Secondo<br />

Kapuscinski l’ uomo è portato alla<br />

sedentarietà soprattutto dopo la scoperta<br />

<strong>del</strong>l’agricoltura, <strong>del</strong>la pesca e <strong>del</strong>l’arte di<br />

costruire le città. Solo i nostri predecessori<br />

Greci e Romani rappresenterebbero un<br />

eccezione, manifestando la curiosità per il<br />

mondo, il desiderio di conoscerlo e non<br />

solo di assoggettarlo e dominarlo. Egli fa<br />

riferimento alle storie di Erodoto, lo storico<br />

Greco che già duemilacinquecento anni fa<br />

parla degli altri senza disprezzo né<br />

odio;cerca di capirli di conoscerli; Erodoto<br />

viaggia in continuazione, vuole conoscere<br />

gli altri.<br />

Gli altri sono lo specchio in cui ci vediamo<br />

riflessi.<br />

Dopo i Greci e i Romani, l’Europa ha<br />

continuato in maniera cruenta l’esplorazione<br />

di mondi lontani. Conquistare, colonizzare,<br />

dominare, assoggettare: è questo<br />

l’impulso nei confronti degli altri che da<br />

sempre si ripete nella storia <strong>del</strong> mondo.<br />

L’era <strong>del</strong>l’Illuminismo, <strong>del</strong>l’Umanesino<br />

ha segnato l’inizio di un cambiamento.<br />

L’uomo occidentale ha iniziato ad avvicinarsi<br />

all’altro con l’idea di uguaglianza: il<br />

non-bianco, il non-Cristiano, il selvaggio,<br />

questo altro mostruoso è anch’esso un<br />

uomo esattamente come noi.<br />

Lo studio <strong>del</strong>l’Antropologia ha contribuito<br />

e modificato l’immagine che gli Europei<br />

avevano degli altri. Ha dimostrato la molteplicità,<br />

la ricchezza, l’unitarietà logico funzionale<br />

di culture agli Europei prima sconosciute.<br />

Non solo bisogna andare da loro,<br />

ma anche vivere tra o con loro.<br />

Le relazioni con gli altri si sono sollevate<br />

a un livello più alto.<br />

Kapuscinski continua con la svolta prodotta<br />

dalla filosofia di Emmanuel Levinas,<br />

dove il rapporto con l’altro è uno dei principali<br />

temi di riflessione, proclama l’elogio<br />

<strong>del</strong>l’altro, la sua superiorità.<br />

L’altro è il nostro maestro e la relazione<br />

con l’altro dovrebbe essere un movimento<br />

in direzione <strong>del</strong> bene. Levinas<br />

vuole strapparci dall’egoismo,<br />

dall’indifferenza, dal desiderio di<br />

chiuderci in noi stessi. Ci mostra<br />

una nuova dimensione <strong>del</strong>l’io:<br />

non l’individuo isolato, ma l’individuo<br />

che comprende in sé anche<br />

l’altro, dando vita a un nuovo<br />

genere di persona, di essere.<br />

Per cinque secoli l’Europa ha<br />

dominato il mondo politicamente, economicamente<br />

e culturalmente. Ha imposto<br />

fede, stabilito leggi, scale di valori, mo<strong>del</strong>li<br />

di comportamento, lingue. Relazioni con<br />

gli altri sbilanciate sempre a nostro favore.<br />

La fine <strong>del</strong> XX secolo segna un notevole<br />

cambiamento. E’ l’inizio <strong>del</strong>l’epoca tutt’ora<br />

in corso <strong>del</strong> mondo multiculturale.<br />

L’atmosfera filodemocratica favorisce la<br />

mobilità <strong>del</strong>la gente. La rivoluzione elettronica,<br />

lo sviluppo dei trasporti, dei collegamenti,<br />

ha accorciato le distanze e il mondo<br />

è diventato più piccolo dando l’opportunità<br />

di favorire i contatti tra popoli diversi per<br />

razza, religione, lingua, usi e costumi. Si riconosce<br />

la multiculturalità <strong>del</strong> mondo.<br />

Alla conferenza tenutasi a Graz il<br />

12/10/1990 parla <strong>del</strong> suo modo di interpretare<br />

l’altro, descrive la visione <strong>del</strong> mondo<br />

come una torre di Babele dove Dio non ha<br />

mescolato solo le lingue ma anche culture,<br />

costumi, passioni e interessi facendo suo<br />

abitante una creatura ambivalente comprendendo<br />

in sé l’io e il non io, sé stesso e<br />

l’altro, il simile e l’estraneo.<br />

Nella conferenza <strong>del</strong>l’altro nel villaggio<br />

totale Kapuscinski mette in evidenza quanto<br />

la globalizzazione crea un paradosso ;<br />

da un lato gli uomini si avvicinano tra loro<br />

ma dall’altro ci si sente soli, smarriti. La società<br />

<strong>del</strong> nostro pianeta fa pensare alla folla<br />

di un grande aeroporto;una folla di persone<br />

frettolose, sconosciute tra loro e perfettamente<br />

indifferenti le une alle altre.<br />

Infine nella conferma <strong>del</strong>l’incontro con<br />

l’altro come sfida <strong>del</strong> XXI secolo il reporter<br />

ripensa ai suoi viaggi come ad una incognita<br />

il cui esito dipendeva sempre dal suo<br />

modo di approciare l’altro.<br />

Queste esperienze gli hanno insegnato<br />

che l’uomo ha sempre due opportunità:<br />

instaurare un dialogo o chiudersi in isolamento,<br />

magari innalzando un muro. Scegliendo<br />

la seconda opzione, il secolo scorso<br />

ha prodotto orrori come i “lager”nazisti


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

e comunisti e l’”haparteid “ (e oggi il rifiuto<br />

<strong>del</strong> clandestino). Vale la pena aprirsi al dialogo<br />

e all’accoglienza, tenendo sempre in<br />

mente il principio <strong>del</strong>l’ospitalità, <strong>del</strong>l’importanza<br />

che ha avuto fin dall’antichità:<br />

Ulisse non avrebbe mai fatto ritorno ad<br />

Itaca se non fosse stato ospitato durante il<br />

suo peregrinare.<br />

L’esperienza di tanti anni trascorsi in<br />

mezzo agli altri paesi lontani ha insegnato<br />

a Kapuscinski che la benevolenza, la volontà<br />

di conoscere lega l’uomo all’uomo.<br />

Considerazioni<br />

La lettura di questo saggio porta inevitabilmente<br />

a riflettere sull’altro, l’altro inteso<br />

come individuo umano, come essere unico<br />

e irripetibile, non possiamo scegliere<br />

l’indifferenza e/o l’isolamento. Abbiamo un<br />

dovere etico all’apertura, all’avvicinamento<br />

che è proprio <strong>del</strong>la nostra professione, il<br />

tema <strong>del</strong>l’altro offre molti stimoli per un<br />

confronto umano e professionale. Condividere<br />

la sorte di essere uomo siamo tutti<br />

pronti e consapevoli (fame, sete, gioia, dolore<br />

… ) ma, chi è veramente l’altro?<br />

Non posso non pensare alla mia esperienza<br />

in Togo, dove io stessa ero l’altro …<br />

ero l’uomo bianco (Iavò) di razza diversa,<br />

con credenze, valori culture e costumi diversi.<br />

Siamo nel pianeta <strong>del</strong>le grandi occasioni<br />

dove, da un lato globalizziamo la realtà<br />

e dall’altro lato conserviamo le nostre diversità,<br />

la nostra unicità e irripetibilità. Un<br />

mondo che se da un lato offre molto, dall’altro<br />

chiede molto e dove cercare facili<br />

scorciatoie significa spesso non arrivare<br />

da nessuna parte.<br />

L’altro è un saggio di cui consiglio la lettura,<br />

settantasette pagine che si leggono<br />

in un fiato per la semplicità e la profondità<br />

degli argomenti trattati . Un testamento di<br />

Kapuscinski che ha saputo ammaliare trasmettendo<br />

conoscenza, umanità e compassione<br />

per le tragedie cui ha assistito<br />

nell’arco <strong>del</strong>la sua vita.<br />

Accettare e accogliere l’altro significa<br />

già di per sé, ammettere che esiste una<br />

ricchezza che non appartiene solo a noi,<br />

ma che è di tutti.<br />

L’Incontro e la convivenza con l’Altro …<br />

è la sfida attuale, la sfida di una società<br />

ancor oggi troppo dominata, imprigionata<br />

ma anche tradita dal narcisismo, ego/an-<br />

11 PAGINA<br />

tropocentrismo e dominio.<br />

Una società che in modi culturalmente<br />

diversi rifugge quando non ripudia l’Altro.<br />

“Chi sarà questo nuovo altro? Come si<br />

svolgerà il nostro incontro? Che cosa ci diremo?<br />

In quale lingua? Riusciremo ad<br />

ascoltarci e a capirci a vicenda? Riusciremo<br />

insieme a trovare, come dice Conrad,<br />

ciò che parla alla nostra capacità di provare<br />

meraviglia e ammirazione, al senso <strong>del</strong><br />

mistero che circonda la nostra vita, al nostro<br />

senso <strong>del</strong>la pietà, <strong>del</strong> bello e <strong>del</strong> dolore,<br />

alla segreta comunione con il mondo<br />

intero e, infine, alla sottile ma insopprimibile<br />

certezza <strong>del</strong>la solidarietà che unisce la<br />

solitudine di infiniti cuori umani, all’identità<br />

di sogni, gioie, dolori, aspirazioni, illusioni,<br />

speranze e paure che lega l’uomo all’uomo<br />

e accomuna l’intera umanità: i morti ai<br />

vivi e i vivi agli ancora non nati?”.<br />

L’autore<br />

* Infermiera<br />

AsL <strong>Pavia</strong><br />

Dipartimento Prevenzione Medica Ufficio Malattie<br />

Infettive


12 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

* Annamaria Tanzi<br />

** Silvia Casella<br />

(a cura di)<br />

Quello che segue è il resoconto di una<br />

nostra recente esperienza sul campo nell’ambito<br />

<strong>del</strong>la riabilitazione psichiatrica<br />

con le attività <strong>del</strong> Gruppo Giornale con<br />

Pensieri di Carta, trimestrale <strong>del</strong>la Comunità<br />

Torchietto nato nel 2004 e <strong>del</strong> Gruppo<br />

Lettura denominato simpaticamente DivanoLETTO.<br />

All’interno di queste attività tante<br />

sono le tematiche dibattute e argomentate<br />

(temi <strong>del</strong>la vita personale, culturale,<br />

politica, sociale e <strong>del</strong> vivere quotidiano)<br />

con Loro. Chi? Gli Altri … gli altri da noi.<br />

Chi? I malati, i malati psichiatrici, quelli che<br />

…, quelli che non danno respiro, quelli<br />

con i vuoti affettivi e relazionali, quelli con<br />

gli sguardi tristi ma profondi, quelli a volte<br />

assenti o persi in un mondo che possiamo<br />

solo immaginare più brutto <strong>del</strong> nostro,<br />

quelli “diversi”, sì proprio quelli, quelli di<br />

cui poi ci si accorge con sorpresa che<br />

possono donarti vere e proprie lezioni di<br />

vita, ricordandoci sentimenti che noi, “normali”<br />

o meglio “normalizzati”, abbiamo<br />

perso perchè rubataci dalla falsità <strong>del</strong>la vita<br />

quotidiana e facendoci riscoprire il si-<br />

Parlando con l’Altro e …<br />

con me stesso:<br />

liberi pensieri e<br />

argomentazioni <strong>del</strong> gruppo<br />

utenti <strong>del</strong> Dipartimento<br />

di Salute Mentale<br />

<strong>del</strong>l’A.O. di <strong>Pavia</strong><br />

gnificato <strong>del</strong>l’essere, e non <strong>del</strong>l’apparire;<br />

facendoci riappriopriare <strong>del</strong>l’amore, <strong>del</strong>l’affetto<br />

e <strong>del</strong>la semplicità.<br />

Eppure quelli lì nel momento in cui è stato<br />

lanciato un input, uno stimolo a parlare<br />

<strong>del</strong>l’Altro fuori da sè e dentro di sé, hanno<br />

saputo nel corso di una significativa quantità<br />

di ore dare la parola all’Altro … e lasciarmi<br />

senza parole.<br />

La spinta a riflettere sull’Altro da me e<br />

l’Altro in me, ci è stata offerta dalla scoperta<br />

<strong>del</strong> libro di Kapuscinski e in diversi spazi<br />

lavorativi dedicati alla riabilitazione in<br />

gruppo, abbiamo affrontato il tema <strong>del</strong>l’Altro,<br />

<strong>del</strong> chi è l’Altro? Dell’importanza di relazionarsi<br />

con l’Altro, ascoltare l’Altro ed<br />

essere ascoltati, <strong>del</strong>la reciprocità nella relazione<br />

e anche <strong>del</strong>l’Altro inteso come se<br />

stesso e sul dialogo interno.<br />

È stata presentata una batteria di poche<br />

domande:<br />

Chi è l’Altro? Chi sono gli Altri?<br />

(Le risposte riportate ad ogni rigo appartengono<br />

a persone diverse)<br />

L’Altro … è difficile, non saprei cosa dire<br />

ma ci possono essere tante definizioni <strong>del</strong>l’Altro.<br />

L’Altro è una persona ma forse un amico<br />

con cui puoi discutere, parlare, dire tante<br />

cose ed essere ascoltati.<br />

Per me l’Altro è … non lo so.<br />

Chiunque anche un animale.<br />

L’Altro è anche una persona che vuole<br />

ucciderti (in seconda battuta dirà che è anche<br />

uno che vuol far <strong>del</strong> male, un nemico)<br />

e anche una persona che passa per la<br />

strada che non conosci e che non sai che<br />

cosa fa.<br />

Può essere un’amica con cui parlare di<br />

tutto, che può ascoltarti e di cui avere fiducia.<br />

L’Altro significa confronto con una persona,<br />

animale, qualsiasi cosa … è un<br />

mondo tutto da scoprire. L’Altro nel senso<br />

lato <strong>del</strong>la parola, una entità che presenta<br />

tante sfaccettature: può essere un amico<br />

che ti ascolta o che tu ascolti, un interlocutore<br />

nel lavoro, uno che si incontra per caso<br />

in treno o per strada, un animale o una<br />

entità non vivente per esempio un quadro,<br />

un paesaggio o qualcosa che suscita<br />

emozioni. La natura, il vento per esempio<br />

è Altro pur non avendo il significato normale<br />

che si attribuisce a una domanda di<br />

questo tipo.<br />

È una persona che conosci ma anche<br />

che non conosci.<br />

L’Altro per me è una persona che deve<br />

saperti ascoltare e che bisogna cercare di<br />

aiutare ad aiutarti ad ascoltarlo.<br />

Per me l’Altro è qualsiasi essere umano<br />

che sta vicino a me, che si sta avvicinando<br />

ed allontanando ma l’altro per me è anche<br />

quell’insieme di pensieri che corrono velocemente<br />

nella mia mente e mi fanno dialogare<br />

con me stessa e si arriva ad un punto<br />

in cui sembra che sta scoppiando una<br />

bomba in testa.<br />

L’Altro è la persona che si ha di fronte e<br />

con cui si interloquisce.<br />

Gli Altri sono le persone.<br />

e’ importante ascoltare l’Altro?<br />

Sì, perché magari con il suo parlare mi<br />

da <strong>del</strong>le idee.<br />

Sì, perché è un confronto fra argomenti<br />

che alla fine possono farmi capire che le<br />

idee che ho non sono quelle che pensavo.<br />

Sì, perché l’importante è partecipare<br />

non vincere.<br />

Sì, perché l’Altro in senso generale è<br />

molto di più di me cioè tutte le cose che<br />

sono fuori di me quindi l’Universo, l’immensità<br />

<strong>del</strong> creato è talmente più grande<br />

di me che per forza ha da darmi di più.<br />

Sì, perché un altro può avere tanta esperienza,<br />

può darti tante idee specie le per-


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

sone di cui ti fidi.<br />

Sì, perché ci si può anche innamorare o<br />

litigare oppure essere in sintonia sulla<br />

stessa lunghezza d’onda. A prescindere<br />

dai formalismi che ascoltare è educazione<br />

nel negativo e positivo, è sempre un fatto<br />

che arricchisce, stimola la curiosità che<br />

per me è sinonimo di intelligenza e vivacità<br />

mentale.<br />

Sì e importante ed è importante anche<br />

essere ascoltati ma non sempre è così.<br />

Si è importante perché abbiamo sempre<br />

da imparare qualcosa.<br />

Se non si ascolta l’Altro non ci si arricchisce<br />

e non si impara ad affrontare il nostro<br />

egocentrismo.<br />

Sì perché ti da suggerimenti che possono<br />

fare <strong>del</strong> bene.<br />

Si è importante perché ascoltando le<br />

sue argomentazioni posso cambiare le<br />

convinzioni.<br />

L’Ascolto è reciprocità?<br />

Sì perché uno ascolta l’altro, discute e<br />

vengono fuori <strong>del</strong>le idee e dei ragionamenti.<br />

Sì, perché comunque e ad esempio io<br />

che faccio volontariato con una persona<br />

invalida, la cosa più bella e che quando lo<br />

rivedi lui ti sorride e la cosa più affascinante<br />

e dare una mano ad una persona così e<br />

portarlo fuori e vederlo contento. Ormai<br />

sono tre mesi che io ed altri pazienti siamo<br />

inseriti in un progetto di reciprocità e con<br />

la persona che stiamo seguendo è nato un<br />

rapporto di amicizia quasi.<br />

Sì, perché comunque è un meccanismo<br />

fondamentale <strong>del</strong>la vita comunicare, anche<br />

il silenzio è comunicazione.<br />

Sì, comunicare, discutere, parlare, mettere<br />

fuori <strong>del</strong>le ragioni. Io per esempio nella<br />

mia esperienza lavorativa che dura già<br />

da quattro anni e da un mese ho un rapporto<br />

a tempo inderteminato con i miei<br />

colleghi di lavoro ho un buon rapporto ma<br />

l’ascolto non è sempre possibile perché<br />

bisogna lavorare.<br />

Sì perché è un elemento fondamentale<br />

<strong>del</strong>la vita, una priorità, una esigenza visto<br />

che siamo animali sociali.<br />

Fa parte <strong>del</strong>la quotidianità perché in<br />

qualsiasi momento può esserci un fattore<br />

di reciprocità, anche come ha detto M …<br />

la reciprocità con se stessi, il sapersi<br />

ascoltare e riflettere nel chiedersi domande<br />

e rispondere può costituire un elemento<br />

di arricchimento positivo anche quando<br />

i contenuti possono essere negativi.<br />

No, perché non ti ascolta nessuno perché<br />

se non hai i soldi non ti danno niente.<br />

C’è un Altro che invece è in noi?<br />

Sì per esempio quello che si fa un illusione<br />

di quello che non è.<br />

L’Altro che deve essere ascoltato non è<br />

solo l’Altro da me, ma è anche l’Altro che<br />

è in me.<br />

Sì, ci sono dei momenti in cui uno ha un<br />

dialogo interiore non proprio un dialogo<br />

ma se deve prendere una decisione è necessario<br />

riflettere.<br />

Io volevo dire questa cosa e cioè che<br />

prima io ero molto convinto <strong>del</strong> fatto (perché<br />

facevo introspezione) che se conosci<br />

te stesso e più ti conosci, più riesci a comprendere<br />

l’Altro. Ultimamente sto scoprendo<br />

il contrario perché mi accorgo che è<br />

una evoluzione, più ascolto gli altri e imparo<br />

dagli altri più riesco a darmi spiegazioni<br />

… Sai, mi dice, hai presente il simbolo <strong>del</strong><br />

TAO? Gli dico sì e prosegue: c’è stato un<br />

periodo in cui, secondo me, io nella mia vita<br />

ero abbastanza solo, stavo con <strong>del</strong>le<br />

persone ma ero solo lo stesso ora invece,<br />

mi sento “guarito” (è lui che dice tra virgolette)<br />

da questa situazione e non so spiegarmi<br />

il motivo anche se qualche spiegazione<br />

me la do e non so se è tutto il contesto<br />

perché, ci sono degli elementi che formano<br />

un contesto e a seconda di come<br />

stanno questi elementi una persona si<br />

sente meglio o peggio.<br />

Sì, il dialogo con se stessi c’è e tanto io<br />

parlo con me stesso, domande e risposte<br />

e come se avessi un fratello certe volte<br />

con cui mi sfogo e come se ragionasse lui<br />

e mi da gli input, a volte ha ragione la voce<br />

di quello che devo fare. Sì ogni tanto<br />

questa cosa mi permette di riflettere ma<br />

non arrivo mai alle conclusioni.<br />

Anch’io penso con me stessa alla mia vita,<br />

alla mia mamma, qualche volta mi viene<br />

da piangere per il mio futuro perché sto<br />

13 PAGINA<br />

diventando vecchia per farmi una famiglia<br />

come tutti.<br />

E’ una cosa costante di tutti i giorni, un<br />

confronto con se stessi, occupa mediamente<br />

il 60% nel rapporto con il prossimo.<br />

Non stiamo parlando <strong>del</strong>le voci “allucinazioni<br />

uditive” ma <strong>del</strong>le voci interne, <strong>del</strong><br />

dialogo con se stessi che è importante.<br />

Sì per me è importante ascoltare l’Altro<br />

da me perché mi aiuta a crescere interiormente.<br />

L’Altro che abita dentro di me lo ritengo<br />

molto più importante perchè mi aiuta<br />

a capire anche gli Altri.<br />

Ascoltare l’Altro dentro di me spesso mi<br />

impedisce di ascoltare l’Altro fuori da me<br />

perché non mi consente di concentrarmi<br />

nelle relazioni esterne, ma sto cercando di<br />

fare leva su una buona riuscita <strong>del</strong>l’ascolto<br />

<strong>del</strong>l’Altro perché ci tengo.<br />

Si ma non lo, con il dialogo interno sono<br />

messa male.<br />

Hanno collaborato:<br />

Cristiano, Massimo & Massimo, Cesare,<br />

Violeta, Caterina, Amin,<br />

Sergio, Donatella, Nadia, Vittoria, Mario,<br />

Daniela.<br />

Chi sono allora gli Altri?<br />

Daniela… ha ancora sottolineato: sono<br />

le persone che incontriamo ogni giorno<br />

per strada.<br />

L’Altro è il drogato ai bordi <strong>del</strong>le strade,<br />

e poi è quello noioso e fastidioso che vogliamo<br />

evitare perché non lo sopportiamo.<br />

L’Altro è il carcerato, è colui che riteniamo<br />

colpevole peggiore di noi. L’Altro è la


14 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

persona di colore che si siede accanto a<br />

noi sul treno o sui mezzi pubblici …<br />

cominciamo a vedere gli Altri, quando<br />

smettiamo di alimentare il nostro EGO, il<br />

nostro egocentrismo.<br />

L’Altro abita dentro di noi e spesso ci dimentichiamo<br />

che esiste.<br />

Qualcuno ha chiesto “cosa significa ego<br />

ed egocentrismo”, qualcun altro risponde<br />

“quando si dice solo io, io, io … io e sempre<br />

e soltanto io” e allora gli utenti sono<br />

stati resi partecipi di uno scritto che porta<br />

il nome di eduardo Galeano che riportiamo<br />

testualmente:<br />

nell’estate <strong>del</strong> 1972, Carlos Lenkersdorf<br />

ascoltò questa parola per la prima<br />

volta.<br />

Era stato invitato a un’assemblea degli<br />

indios Tzeltales, nel villaggio di Bachajòn e<br />

non capiva niente. Lui non conosceva la<br />

lingua, e la discussione, molto animata, gli<br />

suonava come pioggia battente. La parola<br />

tik attraversava quella pioggia. Tutti la dicevano<br />

e la ripetevano, tik, tik, tik, e il suo<br />

ticchettio s’imponeva nella fiumana di voci.<br />

Era un’assemblea in chiave tik.<br />

Carlos aveva viaggiato molto, e sapeva<br />

che la parola io è quella che più si usa in<br />

tutte le lingue. Tik, la parola che brilla in<br />

mezzo ai detti e ai fatti di questa comunità<br />

maya, significa “noi”.<br />

E se questa non è poesia …<br />

L’altro è difficile da cogliere<br />

È ciò che si nasconde<br />

Nelle giornate<br />

Che non sappiamo capire<br />

Osserviamo ciò che siamo<br />

Nello specchio di ciò<br />

Che siamo stati<br />

Tra molti riflessi<br />

È un cercare di carpire<br />

Il mondo in divenire<br />

Un po’ come accadeva un tempo<br />

Senza troppo struggimento<br />

È quello che è accaduto<br />

L’altro ieri, anche se<br />

Qualcuno afferma<br />

Si tratti di cose <strong>del</strong>l’altro mondo!<br />

Espressioni di quanto<br />

Appare incomprensibile<br />

All’occhio comune<br />

Di chi ci vuol bene<br />

Sono altre storie<br />

Che si accumulano<br />

Come scorie<br />

Che non riusciamo ad eliminare<br />

Il nostro io interno<br />

Può rimanere impigliato<br />

Tra le pagine di un quaderno<br />

Che non è più moderno<br />

Rintocchi chiamano alla mente<br />

Una serie di esperienze<br />

Che non riusciamo<br />

A definire<br />

Recuperare quanto ci portiamo dentro<br />

Rimane racchiuso in tutto ciò<br />

Che risulta difficile<br />

Da mettere in luce<br />

Frasi che si confondono<br />

In situazioni<br />

A volte complesse<br />

Che possono dare malessere<br />

L’altro che c’è in noi<br />

È difficile da domare<br />

E spesso ci fa soffrire<br />

Ma cosa si può dire?<br />

Altro no, al trono!<br />

Sono solo giochi<br />

Ma lasciano pochi risvolti<br />

Per provare a funzionare<br />

C’è altro?<br />

Grazie Vincenzo<br />

Grazie Samuela per i meravigliosi disegni.<br />

Si ringraziano tutti gli utenti <strong>del</strong> Dipartimento<br />

di Salute Mentale <strong>del</strong>l’A.O. di <strong>Pavia</strong>,<br />

redattori e collaboratori di Pensieri di Carta,<br />

trimestrale <strong>del</strong>la Comunità Torchietto di<br />

<strong>Pavia</strong> che hanno dato il loro consenso a<br />

pubblicare questo lavoro.<br />

Gli autori<br />

* Infermiera<br />

cRM (comunità a Media Assistenza)<br />

Dipartimento di salute Mentale A.O. <strong>del</strong>la<br />

Provincia di <strong>Pavia</strong><br />

** Infermiera<br />

cPs (centro Psico sociale)<br />

Dipartimento di salute Mentale A.O. <strong>del</strong>la<br />

Provincia di <strong>Pavia</strong>.


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

* Laura Nicola<br />

AbstrACt<br />

The health care-associated infections<br />

worldwide every year and affect hundreds<br />

of millions of patients. These infections,<br />

which are a side effect of care,<br />

are responsible for exacerbation of underlying<br />

disease, prolongation of hospital<br />

stay and disability long term. Not only<br />

is costly for patients and their families,<br />

but also exacerbate the economic burden<br />

on health systems and, last but certainly<br />

not in order of important cause of<br />

preventable deaths. Many infections<br />

can in effects be prevented. Hand hygiene<br />

is the primary measure to reduce<br />

infection. Although it is a simple action,<br />

lack of adherence by health professionals<br />

is a problem around the world.<br />

15 PAGINA<br />

“Le cure pulite sono cure<br />

più sicure”<br />

Obiettivo:<br />

Ridurre le infezioni correlate all’assistenza<br />

Igiene <strong>del</strong>le mani<br />

come pietra miliare<br />

Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria<br />

colpiscono ogni anno nel mondo<br />

centinaia di milioni di pazienti. Queste infezioni,<br />

che rappresentano un effetto indesiderato<br />

<strong>del</strong>l’assistenza, sono responsabili<br />

di aggravamento <strong>del</strong>la patologia di base,<br />

prolungamento <strong>del</strong>la degenza e disabilità<br />

a lungo termine. Non solo comportano costi<br />

elevati per i pazienti e per le loro famiglie,<br />

ma aggravano anche il carico economico<br />

per i sistemi sanitari e, in ultimo ma<br />

non certo in ordine di importanza, provocano<br />

morti evitabili. Molte infezioni possono<br />

in effetti essere prevenute. L’igiene <strong>del</strong>le<br />

mani è la principale misura per ridurre le<br />

infezioni. Sebbene sia un’azione semplice,la<br />

mancanza di adesione da parte degli<br />

operatori sanitari rappresenta un problema<br />

in tutto il mondo.<br />

Recentemente, una migliore comprensione<br />

<strong>del</strong>l’epidemiologia <strong>del</strong>l’adesione all’igiene<br />

<strong>del</strong>le mani, ha consentito di sviluppare<br />

nuovi approcci che si sono rivelati efficaci.<br />

La Sfida Globale per la Sicurezza<br />

<strong>del</strong> Paziente (Global Patients safety<br />

challenge 2005‐2006): “Cure pulite sono<br />

cure più sicure” focalizza l’attenzione sul<br />

miglioramento degli standard e <strong>del</strong>le pratiche<br />

di igiene <strong>del</strong>le mani nell’assistenza sanitaria<br />

e nel supportare l’attuazione di interventi<br />

efficaci. paesi sono invitati ad<br />

adottare la Sfida per i loro sistemi sanitari.<br />

E’ importante che vengano coinvolti pienamente<br />

anche i pazienti e tutti coloro che<br />

utilizzano i servizi, oltre agli operatori sanitari,<br />

nella definizione dei piani di implementazione.<br />

Ricordiamoci che “Cure pulite<br />

sono cure più sicure” non rappresenta<br />

una scelta, ma un diritto di base <strong>del</strong> paziente<br />

alla qualità <strong>del</strong>l’assistenza. Le mani<br />

pulite prevengono sofferenze e salvano vite.<br />

Uno studio di prevalenza condotto dall’OMS<br />

in 55 ospedali di 14 paesi rappresentativi<br />

<strong>del</strong>le regioni OMS(Sud-est asiatico,<br />

Europa, Mediterraneo orientale e Pacifico<br />

occidentale) ha evidenziato come, in<br />

media, l’8,7% dei pazienti in ospedale presenti<br />

una infezione nosocomiale. In qualsiasi<br />

momento, 1,4 milioni di persone nel<br />

mondo sono colpite da una infezione insorta<br />

come complicanza.<br />

Un’infezione correlata all’assistenza sanitaria<br />

è definita come “l’infezione che si<br />

verifica in un paziente durante il processo<br />

assistenziale in un ospedale o in un’altra<br />

struttura sanitaria e che non era manifesta<br />

né in incubazione al momento <strong>del</strong> ricovero”.<br />

Le infezioni correlate all’assistenza possono<br />

causare: malattie più severe, prolungamento<br />

<strong>del</strong>la degenza, disabilità a lungo<br />

termine, morti evitabili, consumo di risorse<br />

economiche aggiuntive, alti costi indivi-


16 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

duali sui pazienti e loro famigliari.<br />

La soluzione<br />

Sono necessarie indicazioni chiare, efficaci e fattibili sulle misure<br />

per controllare la diffusione di infezioni. Sebbene l’igiene<br />

<strong>del</strong>le mani sia considerata la misura più importante per prevenire<br />

e controllare le infezioni<br />

correlate all’assistenza, assicurarne la promozione rappresenta<br />

un compito complesso e difficile. Le Linee<br />

guida <strong>del</strong>l’OMs sull’igiene <strong>del</strong>le mani nell’assistenza sanitaria<br />

forniscono a operatori sanitari,amministratori ospedalieri e autorità<br />

sanitarie una revisione accurata dei diversi aspetti <strong>del</strong>l’igiene<br />

<strong>del</strong>le manie informazioni approfondite per superare le barriere<br />

potenziali. Queste linee guida possono essere utilizzate in<br />

qualsiasi contesto nel quale venga prestata assistenza sanitaria.<br />

Gli interventi sono disponibili, ma non vengono utilizzati<br />

La maggior parte dei decessi e <strong>del</strong>la sofferenza per i pazienti,<br />

attribuibile alle infezioni correlate all’assistenza, potrebbero<br />

essere prevenuti. Esistono, infatti, procedure a basso‐costo e di<br />

semplice applicazione per prevenire queste infezioni. L’igiene<br />

<strong>del</strong>le mani, un’azione semplice, rimane la misura principale per<br />

ridurre le infezioni correlate all’assistenza e la diffusione <strong>del</strong>la resistenza<br />

agli antibiotici, promuovendo la sicurezza <strong>del</strong> paziente<br />

in tutti gli ambiti assistenziali. Tuttavia, l’adesione all’igiene <strong>del</strong>le<br />

mani rimane molto bassa in tutto il mondo ed è essenziale che<br />

i governi assicurino che la promozione <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani riceva<br />

sufficiente attenzione e risorse per poter essere realizzata.<br />

La disponibilità di prodotti a base di alcol per l’igiene <strong>del</strong>le<br />

mani è un elemento critico per promuovere efficacemente<br />

l’igiene <strong>del</strong>le mani, in particolare in contesti ove non si ha<br />

accesso all’acqua corrente. L’introduzione di un prodotto alcolico<br />

per l’igiene <strong>del</strong>le mani ha portato ad un aumento <strong>del</strong>l’adesione<br />

all’igiene <strong>del</strong>le mani degli operatori sanitari e ad<br />

una diminuzione <strong>del</strong>le infezioni correlate all’assistenza.<br />

Fattori che influenzano l’adesione alle pratiche raccomandate<br />

di igiene <strong>del</strong>le mani<br />

A. Fattori di rischio di scarsa adesione osservati<br />

– Indossare camice/guanti<br />

– Lavandino automatico<br />

– Attività ad alto rischio di trasmissione di microrganismi<br />

– Scarsità di personale o sovraffollamento


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

– Medico (rispetto a infermiere)<br />

b. Fattori di rischio di scarsa adesione percepiti<br />

– I prodotti per l’igiene <strong>del</strong>le mani causano irritazione e secchezza<br />

<strong>del</strong>la cute<br />

– I lavandini sono collocati in modo non opportuno o carenza di<br />

lavandini<br />

– Mancanza di sapone, tovaglioli di carta, asciugamani<br />

– Essere troppo occupati o avere poco tempo<br />

– I bisogni <strong>del</strong> paziente hanno la priorità assoluta<br />

– L’igiene <strong>del</strong>le mani interferisce con la relazione operatore sanitario-paziente<br />

– Basso rischio di acquisire infezioni dai pazienti<br />

– Indossare i guanti o credere che l’uso dei guanti renda inutile<br />

l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

– Scarsa conoscenza di linee guida e protocolli<br />

– Non pensarci, dimenticarsene<br />

– Mancanza di esempio da parte di colleghi o superiori<br />

– Scetticismo sul valore <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

– Disaccordo con le raccomandazioni<br />

– Assenza di informazioni scientifiche conclusive sull’impatto<br />

<strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani sui tassi di infezioni correlate all’assistenza<br />

C. ulteriori barriere percepite all’igiene appropriata <strong>del</strong>le<br />

mani<br />

– Mancanza di partecipazione attiva all’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

– Mancanza di mo<strong>del</strong>li di ruolo per l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

– Mancanza di una priorità istituzionale per l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

– Mancanza di sanzioni amministrative per coloro che non aderiscono/incentivi<br />

per coloro che aderiscono<br />

– Mancanza di un clima istituzionale sulla sicurezza<br />

raccomandazioni<br />

1. Indicazioni per il lavaggio e l’antisepsi <strong>del</strong>le mani<br />

A. Lavare le mani con sapone e acqua quando visibilmente<br />

sporche o contaminate con materiale proteico o visibilmente imbrattate<br />

con sangue o altri liquidi biologici o se è probabile o accertata<br />

l’esposizione a microrganismi sporigeni (IB) o dopo<br />

l’uso dei servizi igienici (II).<br />

B. Utilizzare preferibilmente una frizione a base alcolica per<br />

l’antisepsi di routine <strong>del</strong>le mani in tutte le situazioni cliniche descritte<br />

nei punti da Ca a Cf elencati di seguito, se le mani non<br />

sono visibilmente sporche (IA). In alternativa, lavare le mani<br />

con acqua e sapone (IB).<br />

C. Eseguire l’igiene <strong>del</strong>le mani:<br />

a. Prima e dopo il contatto diretto con il paziente (IB);<br />

b. Dopo la rimozione dei guanti (IB);<br />

c. Prima di manipolare un dispositivo invasivo per l’assistenza<br />

al paziente (indipendentemente dall’uso dei guanti) (IB);<br />

d. Dopo il contatto con i fluidi e le secrezioni corporee, membrane<br />

mucose, cute non integra, o medicazioni <strong>del</strong>le ferite (IA);<br />

e. In caso di passaggio da un sito corporeo contaminato ad<br />

uno pulito nel corso <strong>del</strong>l’assistenza allo stesso paziente (IB);<br />

f. Dopo contatto con oggetti inanimati (inclusi i presidi sanitari)<br />

nella immediata vicinanza <strong>del</strong> paziente (IB).<br />

D. Lavare le mani con sapone semplice o sapone antisettico<br />

e acqua o frizionare le mani con una preparazione a base alcolica<br />

prima di manipolare farmaci o preparare il cibo (IB).<br />

E. Evitare l’uso contemporaneo di frizioni a base alcolica e sapone<br />

antisettico (II).<br />

2. Tecnica di igiene <strong>del</strong>le mani<br />

17 PAGINA<br />

A. Applicare il prodotto sul palmo <strong>del</strong>le mani e coprire tutte le<br />

superfici <strong>del</strong>le mani. Frizionare le mani fino a quando non sono<br />

asciutte (IB).<br />

B. Quando si lavano le mani con sapone e acqua,bagnare le<br />

mani con acqua e applicare la quantità d prodotto necessaria a<br />

coprire tutte le superfici. Eseguire una frizione rotazionale vigorosa<br />

su ambedue i palmi <strong>del</strong>le mani e tra le dita per coprire tutte<br />

le superfici. Sciacquare le mani con acqua e asciugarle accuratamente<br />

con un asciugamano monouso. Usare acqua corrente<br />

e pulita ovunque possibile. Utilizzare l’asciugamano per chiudere<br />

il rubinetto (IB).<br />

C. Assicurarsi che le mani siano asciutte. Adottare metodi che<br />

non provochino la ricontaminazione <strong>del</strong>le mani. Assicurarsi che<br />

gli asciugamani non vengano utilizzati più volte o da persone diverse<br />

(IB). Evitare di usare acqua bollente<br />

Raccomandazioni per il lavaggio chirurgico <strong>del</strong>le mani<br />

A. Se le mani sono visibilmente sporche, lavare le mani con<br />

sapone semplice prima <strong>del</strong> lavaggio chirurgico (II). Rimuovere<br />

eventuali residui sotto le unghie utilizzando lo strumento apposito,<br />

preferibilmente sotto l’acqua corrente (II).<br />

B. I lavandini dovrebbero essere progettati in modo da ridurre<br />

il rischio di spruzzi (II).<br />

C. Rimuovere anelli, orologi e braccialetti prima di iniziare il lavaggio<br />

chirurgico <strong>del</strong>le mani (II). E’ vietato l’uso di unghie artificiali<br />

(IB).<br />

D. L’antisepsi chirurgica va eseguita utilizzando un sapone<br />

antisettico o la frizione con prodotti in base alcolica, preferibilmente<br />

usando prodotti con attività prolungata, prima di indossare<br />

guanti sterili (IB).<br />

E. Se la qualità <strong>del</strong>l’acqua <strong>del</strong>la sala operatoria non è garantita,<br />

si raccomanda l’antisepsi chirurgica con frizione alcolica<br />

prima di indossare i guanti sterili quando si seguono interventi<br />

chirurgici (II).<br />

F. Quando si esegue il lavaggio chirurgico <strong>del</strong>le mani con un<br />

sapone antisettico, strofinare mani e avambracci per la durata di<br />

tempo raccomandata dal produttore, per 2-5 minuti. Non sono<br />

necessari periodi di tempo più lunghi (ad esempio 10 minuti)<br />

(IB).


18 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

G. Quando si esegue il lavaggio chirurgico <strong>del</strong>le mani con frizione<br />

alcolica con un prodotto adattività prolungata, seguire le<br />

indicazioni <strong>del</strong> produttore. Applicare il prodotto solo su mani<br />

asciutte (IB). Non utilizzare in sequenza illavaggio chirurgico<br />

con sapone antisettico e la frizione alcolica (II).<br />

H. Quando si usa un prodotto in base alcolica, utilizzare una<br />

quantità sufficiente a mantenere bagnate mani e avambracci<br />

durante tuttala procedura (IB). Dopo l’applicazione <strong>del</strong> prodotto<br />

in base alcolica, aspettare che mani e avambracci siano asciutti<br />

prima di indossare i guanti sterili (IB).<br />

Igiene <strong>del</strong>le mani e utilizzo dei guanti<br />

GuAntI+IGIene DeLLe MAnI: MAnI PuLIte<br />

GuAntI-IGIene DeLLe MAnI:trAsMIssIone MICrobICA<br />

L’utilizzo dei guanti non è sostitutivo <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani,<br />

quando indicata!<br />

A. L’utilizzo dei guanti non è sostitutivo all’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

con frizione alcolica o lavaggio (IB).<br />

B. Utilizzare i guanti tutte le volte che ci si aspetti di venire a<br />

contatto con sangue o altro materiale potenzialmente infetto,<br />

membrane mucose o cute non intatta (IC).<br />

C. Rimuovere i guanti dopo aver assistito un paziente. Non indossare<br />

lo stesso paio di guanti per assistere più di un paziente<br />

(IB).<br />

D. Quando si indossano i guanti, rimuoverli nel passare da un<br />

sito <strong>del</strong> corpo contaminato ad un altro pulito durante l’assistenza<br />

allo stesso paziente o all’ambiente (II). Evitare di riutilizzare i<br />

guanti (IB). Se i guanti vengono riutilizzati, attivare metodi di reprocessing<br />

che assicurino l’integrità dei guanti e la loro decontaminazione<br />

microbiologica<br />

L’impegno <strong>del</strong>la Fondazione Maugeri Istituto di <strong>Pavia</strong><br />

La Fondazione Maugeri aderisce alla sfida globale “le cure<br />

pulite sono cure sicure” mediante l’applicazione sistematica<br />

<strong>del</strong>le linee guida <strong>del</strong>l’OMS.<br />

Presso l’Istituto di <strong>Pavia</strong>, grazie alla tenacia di persone che<br />

credono nel progetto, è stata istituita una “commissione qualità”<br />

costituita da medici, infermieri coordinatori, farmacisti, referente<br />

qualità, Direzione Sanitaria con lo scopo di attuare e calare nella<br />

propria realtà le linee guida.<br />

Il primo passo è stato è stata la stesura <strong>del</strong>l’Istruzione Operativa<br />

(IO) che recepisce le linee guida e la distribuzione a tutto il<br />

personale dipendente; nella IO sono descritte le attività, il campo<br />

di applicazione e le modalità operative; sono stati redatti e distribuiti<br />

in tutte le unità operative e in ogni camera di degenza i<br />

poster informativi; è stata effettuato una indagine conoscitiva<br />

sull’applicazione dei protocolli/linee guida a tutto il personale<br />

(l’indagine viene ripetuta annualmente); sono stati distribuiti e<br />

messi a disposizione <strong>del</strong> personale, dei pazienti e dei visitatori,<br />

in ogni camera i gel a base alcolica per la frizione <strong>del</strong>le mani; è<br />

in fase di avvio il corso formativo obbligatorio per tutto il personale;<br />

sono state redatte <strong>del</strong>le brochures informative tascabili<br />

che riassumono le linee guida; è in corso di attuazione una indagine<br />

inerente il grado si sensibilità <strong>del</strong>l’operatore in riferimento<br />

alla problematica <strong>del</strong>le infezioni ospedaliere; sono in fase di<br />

implementazione le schede osservazionali (come si lavano le<br />

mani gli operatori?); monitoraggio dei consumi dei prodotti per<br />

il lavaggio <strong>del</strong>le mani.<br />

Il progetto, in parte già realizzato e applicato e in parte in fase<br />

di avvio, verrà rivalutato dopo un anno dalla partenza in modo<br />

integrale, mediante l’analisi <strong>del</strong>l’incidenza <strong>del</strong>le infezioni endogene<br />

nelle nostre Unità operative, confrontando i dati con gli<br />

anni precedenti.


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

Esempio di questionario utilizzato<br />

QuestIonArIo Per LA VALutAZIone InIZIALe suLLA Per-<br />

CeZIone DeLLA IGIene DeLLe MAnI e DeLLe InFeZIone<br />

Quotidianamente sei a diretto contatto con pazienti e questo<br />

è il motivo per cui siamo interessati alla tua opinione sulle infezioni<br />

correlate all’assistenza (ICA) e sull’igiene <strong>del</strong>le mani.<br />

– Il tempo medio previsto per la compilazione è di 10 minuti<br />

– Indica soltanto una risposta per ciascuna domanda.<br />

– Leggi attentamente la domanda prima di rispondere. Le tue<br />

risposte saranno anonime.<br />

– BREVE DIZIONARIO:<br />

Prodotto a base alcolica: una preparazione contenente alcol<br />

(liquido, gel o schiuma) ideata per essere applicata sulle mani<br />

allo scopo di eliminare i germi.<br />

Frizione <strong>del</strong>le mani: trattamento <strong>del</strong>le mani con un prodotto<br />

antisettico (preparazione contenente alcol).<br />

Lavaggio <strong>del</strong>le mani: lavare le mani con un detergente o un<br />

antisettico e acqua.<br />

1. Data:. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />

2. struttura: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />

3. servizio/DH: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />

4. unità operativa: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />

5. Professione* <strong>del</strong>la persona che compila il questionario:<br />

q Infermiere q Operatore di supporto assistenza q Medico<br />

q Tecnico q Terapista q Altro<br />

6. Disciplina (scegliere la disciplina più vicina a quella <strong>del</strong>la<br />

vostra uo):<br />

q Medicina generale q cure palliative q Chirurgia q RRF<br />

q nefrologia q dialisi q riab. alcologica q cardiologia riab.<br />

q pneumologia riab. q riab. Neuromotoria q unità risveglio<br />

q unità spinale q oncologia q Radiologia/radioterapia<br />

q Laboratorio q Altro (spec.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />

7. Hai partecipato ad un corso di formazione sull’igiene <strong>del</strong>le<br />

mani? q Si q No<br />

8. È disponibile presso la tua struttura un prodotto a base alcolica<br />

per la frizione? q Si q No<br />

9. Qual è la percentuale media di pazienti ricoverati che soffriranno<br />

di una infezione correlata all’assistenza? I__I__I__I %<br />

10. normalmente, qual è l’impatto di un’infezione correlata<br />

all’assistenza sanitaria sull’esito <strong>del</strong> paziente?<br />

q molto basso basso q alto q molto alto<br />

11. Qual è l’efficacia <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani nel prevenire le<br />

infezioni correlate all’assistenza?<br />

q molto bassa bassa q alta q molto alta<br />

12. tra tutti gli obiettivi per la sicurezza <strong>del</strong> paziente, quanto<br />

è importante l’igiene <strong>del</strong>le mani per la Direzione <strong>del</strong>la tua<br />

struttura?<br />

q poco importante q moderatamente importante q importante<br />

q molto importante<br />

13. Qual è la percentuale media di occasioni in cui gli operatori<br />

sanitari nel tuo ospedale effettuano realmente l’igiene<br />

<strong>del</strong>le mani sia con un prodotto a base alcolica che con acqua<br />

e sapone quando raccomandato (tra 0 e 100%)?<br />

I__I__I__I %<br />

14. secondo te, quanto sono efficaci le seguenti azioni per<br />

aumentare in maniera permanente l’igiene <strong>del</strong>le mani nella<br />

tua struttura?<br />

barrare un “q” sulla scala secondo la propria opinione<br />

a. I Professionisti “leader” <strong>del</strong>la tua struttura sostengono e promuovono<br />

apertamente l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />

b. La struttura sanitaria rende disponibile il prodotto a base alcolica<br />

in tutti i punti di assistenza<br />

Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />

bibliografia<br />

1) World alliance for patient safety, OMS, 2007<br />

2) Istruzioni Operative di Fondazione Maugeri<br />

19 PAGINA<br />

c. Poster riguardanti l’igiene <strong>del</strong>le mani vengono affissi in tutti i<br />

luoghi di assistenza<br />

Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />

d. Ogni operatore sanitario viene formato sull’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />

e. Istruzioni semplici e chiare sull’igiene <strong>del</strong>le mani vengono<br />

messe a disposizione di ogni singolo operatore sanitario<br />

Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />

f. Gli operatori sanitari ricevono regolarmente i risultati <strong>del</strong>la loro<br />

aderenza all’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />

g. Tu effettui correttamente l’igiene <strong>del</strong>le mani (sei un buon<br />

esempio per i tuoi colleghi)<br />

Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />

h. I pazienti sono invitati a ricordare agli operatori sanitari di effettuare<br />

l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />

15. Quanta importanza viene attribuita dal direttore <strong>del</strong>la tua<br />

unità operativa/reparto al fatto che tu effettui una corretta<br />

igiene <strong>del</strong>le mani?<br />

Nessuna importanza q—q—q—q—q—q—q Massima importanza<br />

16. Quanta importanza viene attribuita dai tuoi colleghi al<br />

fatto che tu effettui una corretta igiene <strong>del</strong>le mani?<br />

Nessuna importanza q—q—q—q—q—q—q Massima importanza<br />

L’OMS ringrazia l’Ospedale Universitario di Ginevra (HUG), in<br />

particolare i membri <strong>del</strong> programma per il controllo <strong>del</strong>le infezioni<br />

per la loro attiva partecipazione alla realizzazione di questo<br />

materiale. QuestIonArIo suLLA PerCeZIone DeLL’IGIene<br />

DeLLe MAnI Per GLI oPerAtorI<br />

17. Quanta importanza viene attribuita dai pazienti al fatto<br />

che tu effettui una corretta igiene <strong>del</strong>le mani?<br />

Nessuna importanza q—q—q—q—q—q—q Massima importanza<br />

18. Come consideri l’impegno richiesto per effettuare una<br />

buona igiene <strong>del</strong>le mani durante l’attività assistenziale?<br />

Impegno minimoImpegno minimo q—q—q—q—q—q—q<br />

Impegno massimo<br />

19. Qual è la percentuale media di occasioni in cui effettui<br />

l’igiene <strong>del</strong>le mani sia con un prodotto a base alcolica che<br />

con acqua e sapone quando raccomandato (tra 0 e 100%)?<br />

I__I__I__I %<br />

ti ringraziamo per la tua preziosa collaborazione.<br />

L’autore<br />

* Infermiera<br />

coordinatore Riabilitazione specialistica cardiologica<br />

ccoordinatore infermieristico Area Dipartimentale di riabilitazione<br />

specialistica, auditor interno dei sistemi di gestione qualità, responsabile<br />

scientifico per la formazione infermieristica IRccs Fondazione<br />

salvatore Maugeri <strong>Pavia</strong>.


FOGLIO INFORMATIVO 1<br />

LA PRIMA SFIDA GLOBALE PER LA SICUREZZA DEL PAZIENTE<br />

Cure Pulite sono Cure più Sicure<br />

Sommario <strong>del</strong>la Sfida, Cure Pulite sono Cure più Sicure<br />

La Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente è uno dei programmi cardine <strong>del</strong>l’Alleanza Mondiale per la<br />

Sicurezza <strong>del</strong> Paziente (World Alliance for Patient Safety).<br />

Il programma, in cicli successivi <strong>del</strong>la durata di due anni, affronta un aspetto significativo dei rischi<br />

<strong>del</strong>l’assistenza sanitaria.<br />

Per la prima Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente, è stato selezionato il tema <strong>del</strong>le infezioni correlate<br />

all’assistenza sanitaria (ICA); «Cure Pulite sono Cure più Sicure» ha come obiettivo centrale la promozione<br />

<strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani come caposaldo per prevenire la trasmissione di potenziali patogeni.<br />

Il carico di malattia causato dalle ICA<br />

L’impatto sulla salute <strong>del</strong>le infezioni correlate all’assistenza<br />

sanitaria (ICA) è enorme, con centinaia di milioni di pazienti<br />

coinvolti a livello mondiale ogni anno. Queste infezioni<br />

concorrono a provocare disabilità e morte nei pazienti, e<br />

promuovono la resistenza agli antibiotici.<br />

In ogni istante, oltre 1,4 milioni di persone in tutto il mondo<br />

vengono colpite da infezioni acquisite in ambito ospedaliero.<br />

Tra il 5% e il 10% dei pazienti ricoverati negli ospedali dei paesi<br />

industrializzati acquisisce una o più infezioni.<br />

Il rischio di ICA nei paesi in via di sviluppo è da 2 a 20 volte più<br />

elevato rispetto ai paesi industrializzati. In alcuni paesi in via di<br />

sviluppo, la proporzione di pazienti affetta da ICA può superare<br />

il 25%.<br />

In terapia intensiva, le ICA colpiscono approssimativamente il<br />

30% dei pazienti e la mortalità attribuibile può arrivare al 44%.<br />

In alcune nazioni, più <strong>del</strong>la metà dei bambini ospitati in reparti<br />

neonatali si ammala di ICA, con una percentuale di esiti fatali tra<br />

il 12% ed il 52%.<br />

I tassi di infezione associati a dispositivi intravascolari tra i<br />

neonati è da 3 a 20 volte più elevato nei paesi in via di sviluppo<br />

rispetto a quelli industrializzati.<br />

Le trasfusioni di sangue non sicure provocano 16 milioni di<br />

epatiti B, 5 milioni di epatiti C e 160.000 casi di HIV ogni anno a<br />

livello mondiale.<br />

(Fonte: Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> paziente 2005-2006- Cure Pulite sono Cure più<br />

Sicure).<br />

Elementi chiave<br />

Linee Guida OMS sull’Igiene <strong>del</strong>le mani<br />

nell’assistenza sanitaria<br />

Le nuove Linee Guida OMS sull’Igiene <strong>del</strong>le mani<br />

nell’assistenza sanitaria sono state elaborate in<br />

collaborazione con esperti provenienti da istituzioni<br />

accademiche e di ricerca di tutto il mondo e con tecnici<br />

esperti <strong>del</strong>l’OMS. Le linee guida comprendono:<br />

Evidenze scientifiche relative all’igiene <strong>del</strong>le mani;<br />

Raccomandazioni generali per l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

nell’assistenza sanitaria;<br />

Raccomandazioni specifiche applicabili dai vari Stati<br />

Membri o da organizzazioni e società di professionisti;<br />

Misure <strong>del</strong>l’impatto <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani nei diversi<br />

contesti sanitari;<br />

Advocacy* e campagne per promuovere l’igiene <strong>del</strong>le<br />

mani.<br />

La versione avanzata <strong>del</strong>le linee guida è disponibile per gli<br />

Stati Membri al fine di supportare l’implementazione dei<br />

miglioramenti locali. È accessibile a:<br />

www.who.int/gpsc/en/index.html<br />

Si richiede da parte di tutti una valutazione critica <strong>del</strong>le linee<br />

guida e un feedback informale. Gli Stati Membri e le<br />

organizzazioni sono invitati a inviare commenti formali<br />

usando lo strumento AGREE (disponibile via internet al link<br />

sopracitato).<br />

*Advocacy significa farsi promotore e attivamente patrocinare una causa. Nel campo <strong>del</strong>la salute, l’advocacy consiste nell’uso strategico di<br />

informazioni e di altre risorse (economiche, politiche, ecc.) per modificare decisioni politiche e comportamenti collettivi e individuali allo scopo di<br />

migliorare la salute di singoli o comunità<br />

FOGLIO INFORMATIVO 1 1<br />

L’OMS ringrazia l’Ospedale Universitario di Ginevra (HUG),<br />

in particolare i membri <strong>del</strong> programma per il controllo <strong>del</strong>le infezioni per la loro attiva partecipazione alla realizzazione di questo materiale.


Il Patto infermiere-cittadino (12 maggio 1996)<br />

Io infermiere mi impegno nei tuoi confronti a:<br />

PRESENTARMI al nostro primo incontro, spiegarti chi sono e cosa posso fare per te.<br />

SAPERE chi sei, riconoscerti, chiamarti per nome e cognome.<br />

FARMI RICONOSCERE attraverso la divisa e il cartellino di riconoscimento.<br />

DARTI RISPOSTE chiare e comprensibili o indirizzarti alla persona e agli organi competenti.<br />

FORNIRTI INFORMAZIONI utili a rendere più agevole il tuo contatto con l’insieme dei servizi<br />

sanitari.<br />

GARANTIRTI le migliori condizioni igieniche e ambientali.<br />

FAVORIRTI nel mantenere le tue relazioni sociali e familiari.<br />

RISPETTARE il tuo tempo e le tue abitudini.<br />

AIUTARTI ad affrontare in modo equilibrato e dignitoso la tua giornata supportandoti nei gesti<br />

quotidiani di mangiare, lavarsi, muoversi, dormire, quando non sei in grado di farlo da solo.<br />

INDIVIDUARE i tuoi bisogni di assistenza, condividerli con te, proporti le possibili soluzioni,<br />

operare insieme per risolvere i problemi.<br />

INSEGNARTI quali sono i comportamenti più adeguati per ottimizzare il tuo stato di salute nel<br />

rispetto <strong>del</strong>le tue scelte e stile di vita.<br />

GARANTIRTI competenza, abilità e umanità nello svolgimento <strong>del</strong>le tue prestazioni assistenziali.<br />

RISPETTARE la tua dignità, le tue insicurezze e garantirti la riservatezza.<br />

ASCOLTARTI con attenzione e disponibilità quando hai bisogno.<br />

STARTI VICINO quando soffri, quando hai paura, quando la medicina e la tecnica non bastano.<br />

PROMUOVERE e partecipare ad iniziative atte a migliorare le risposte assistenziali<br />

infermieristiche all’interno <strong>del</strong>l’organizzazione.<br />

SEGNALARE agli organi e figure competenti le situazioni che ti possono causare danni e disagi.<br />

12 MAGGIO <strong>2012</strong><br />

INSERTO - Patto<br />

Infermiere - cittadino


INSERTO - Patto<br />

Infermiere - cittadino<br />

<strong>IPASVI</strong><br />

“L’assistenza è un arte; e se deve essere realizzata come arte,<br />

richiede una devozione totale e una reparazione, come<br />

qualunque opera di pittore o scultore, con la differenza che non<br />

si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo<br />

umano, il tempio <strong>del</strong>lo Spirito di Dio. E’ una <strong>del</strong>le belle arti, anzi<br />

la più bella <strong>del</strong>le arti”<br />

Florence Nightingale.<br />

Il 12 maggio 1820 è nata Florence Nightingale, fondatrice <strong>del</strong>le Scienze infermieristiche moderne. L’International Council of<br />

Nurses (l’Icn è una Federazione di più di 130 Associazioni nazionali infermieristiche, che rappresentano più di 13 milioni di infermieri<br />

nel mondo) ricorda questa data celebrando in tutto il mondo la Giornata internazionale <strong>del</strong>l’Infermiere.<br />

Negli anni Sessanta in Italia a celebrare il 12 maggio sono la Consociazione (Cnaioss), le Associazioni infermieristiche e qualche <strong>Collegio</strong><br />

provinciale. È nel 1980 che la Federazione nazionale Ipasvi decide di sostenere in prima persona l’iniziativa, annunciandola sul “Notiziario”.<br />

L’intento dichiarato dal gruppo dirigente è quello di richiamare l’attenzione <strong>del</strong>l’opinione pubblica sui valori di cui è portatrice<br />

la professione infermieristica: “una professione che trova il suo significato più originale e autentico nel servizio all’uomo”.<br />

La scelta appare quanto mai opportuna e raccoglie ampi consensi, come dimostra il fitto calendario di iniziative promosse dai Collegi e<br />

dalle Associazioni, che ormai tradizionalmente si concentrano intorno a quella data anche nel nostro Paese.<br />

A partire dal 1992 la Federazione nazionale Collegi Ipasvi sostiene la Giornata internazionale <strong>del</strong>l’Infermiere anche con la diffusione<br />

di manifesti che sottolineano l’impegno degli infermieri italiani sui temi <strong>del</strong>la solidarietà e <strong>del</strong>l’alleanza con i pazienti e le loro famiglie.<br />

Gli slogan proposti in oltre un decennio ribadiscono tutti la scelta di stare “dalla parte <strong>del</strong> cittadino”.<br />

PROGRAMMA<br />

12 Maggio <strong>2012</strong> - Giornata Internazionale <strong>del</strong>l’Infermiere<br />

<strong>Pavia</strong> 7-12 Maggio <strong>2012</strong><br />

Il <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> <strong>del</strong>la Provincia di <strong>Pavia</strong> in occasione <strong>del</strong>la Giornata Internazionale <strong>del</strong>l’Infermiere organizza una<br />

settimana celebrativa dal 7/5 al 12/5.<br />

La celebrazione sarà rivolta alla cittadinanza oltre alla comunità infermieristica e sanitaria/sociale allargata con l’obiettivo<br />

di condividere attraverso momenti di riflessione il PATTO INFERMIERE CITTADINO <strong>del</strong> 12 Maggio 1996.<br />

Il programma si articolerà in una serie di eventi culturali: concerti, conferenze, cineforum con la realizzazione di un<br />

ricordo fotografico dal titolo “I NOSTRI PRIMI ANNI (1959-1974) SCUOLA CONVITTO PROFESSIONALE<br />

PER INFERMIERE DEL POLICLINICO S. MATTEO DI PAVIA” e CONCORSO FOTOGRAFICO riservato<br />

agli iscritti al <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> Lombardi che prevede l’assegnazione di premi per le migliori fotografie riguardanti<br />

momenti di vita assistenziale.<br />

Sarà organizzata la presentazione ufficiale <strong>del</strong> programma il 2 Maggio <strong>2012</strong> presso la sede <strong>del</strong> <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> in<br />

Via Volta 25 a <strong>Pavia</strong> alle ore 10.00 con i media locali<br />

7 Maggio <strong>2012</strong><br />

Attori non protagonisti. Perché il quotidiano <strong>del</strong>l’infermiere non fa notizia?<br />

Ne parliamo con:<br />

Maria Grazia Piccaluga, giornalista de La Provincia Pavese<br />

Daniela Scherrer, giornalista de Il Ticino<br />

Dalle ore 17.00 alle ore 19.00<br />

Sede: Centro Servizi Volontariato CSV, Via Bernardo da <strong>Pavia</strong> 4, <strong>Pavia</strong>


<strong>IPASVI</strong><br />

L’infermieristica nelle missioni umanitarie<br />

Ne parliamo con:<br />

Antonia Conte, infermiera volontaria per Emergency in Sudan<br />

Dalle ore 20.00 alle ore 23.00<br />

Sede: COLLEGIO UNIVERSITARIO FEMMINILE “SENATORE”, via Menocchio 1, <strong>Pavia</strong><br />

INSERTO - Patto<br />

Infermiere - cittadino<br />

8 Maggio <strong>2012</strong><br />

Pre … TESTI per riflettere sull’assistenza infermieristica<br />

Ne parliamo con:<br />

Professionisti <strong>del</strong>le Scienze Infermieristiche e <strong>del</strong>le Scienze Umane e Sociali con la collaborazione <strong>del</strong> gruppo di lettrici<br />

metropolitane.<br />

Dalle ore 17.30 alle ore 19.30<br />

Sede: SALONE DEL TERZO MILLENNIO – Casa <strong>del</strong> Giovane, Via Lomonaco, <strong>Pavia</strong><br />

Serata con il Coro Amadeus<br />

Chiesa <strong>del</strong> Crocefisso in Via Olevano a <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 21.15 alle ore 23.00<br />

9 Maggio <strong>2012</strong><br />

Lavorare insieme per costruire il bene comune<br />

Ne parliamo con:<br />

Ing. Majocchi Marco, Coordinatore Commissione solidarietà <strong>del</strong>l’Ordine degli Ingegneri di <strong>Pavia</strong><br />

Dott. Celestino Abbiati, Coordinatore Gruppo di Lavoro dei Paesi in via di sviluppo<br />

Dott. Roberto Braschi, Presidente Ordine dei Farmacisti <strong>del</strong>la Provincia di <strong>Pavia</strong><br />

Pinuccia Balzamo, Presidente Centro Servizi Volontariato di <strong>Pavia</strong> e Provincia<br />

Francesco Brendolise, Assessore Volontariato ed Associazionismo, Cooperazione Internazionale Provincia di <strong>Pavia</strong><br />

Marco Galandra, Assessore Cooperazioni Internazionali Comune di <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 17.00 alle ore 19.00<br />

Sede: Ordine degli Ingegneri,Viale Indipendenza, 11 – <strong>Pavia</strong><br />

Infermovies<br />

Cineforum a cura di Filippo Ticozzi<br />

ORE 20.30: GOSTANZA DA LIBBIANO di Paolo Benvenuti<br />

ORE 22.00: HOSPICE di Andrea Caccia<br />

INSCH’ALLAH di Rocco Matteo Busi e Sara Pattini<br />

con la presenza degli autori<br />

Sede: Cinema Corallo<br />

10 Maggio <strong>2012</strong><br />

Percorsi diversi: esperienze infermieristiche sul territorio<br />

Ne parliamo con:<br />

Campano Cristina e Mariangela Frascarolo, Infermiere Assistenza Domiciliare a Domodossola che presenteranno<br />

il progetto CORSO DI INFORMAZIONE SANITARIA DI BASE PER ASSISTENTI FAMILIARI.<br />

Cinzia Ancarani e Silvia Lodola, Infermiera e Assistente Sanitaria <strong>del</strong> Dipartimento di Prevenzione Medico UO Prevenzione<br />

Malattie Infettive ASL <strong>Pavia</strong> che presenteranno il Progetto: Sorveglianza e controllo <strong>del</strong>l’infezione da HIV.<br />

Anna Maria Ferro e Monica Balzani, Infermiere Assistenza Domiciliare a Reggio Emilia che presenteranno il libro<br />

“Percorsi Insieme”<br />

Angela Porcelli, Infermiera SERD (Servizio Dipendenze) ASL <strong>Pavia</strong> con la presentazione <strong>del</strong>l’esperienza nazionale<br />

e locale con i Club degli Alcolisti in Trattamento (CAT) Metodo Hudolin.<br />

Sede: Aula Universitaria Istituto di Cura Città di <strong>Pavia</strong>, Via Parco Vecchio 27, <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 17.00 alle ore 19.00


INSERTO - Patto<br />

Infermiere - cittadino<br />

11 Maggio <strong>2012</strong><br />

<strong>IPASVI</strong><br />

Conferenza: Chi è l’Altro?<br />

Ne parliamo con:<br />

Professionisti e Rappresentanti <strong>del</strong>l’Area Sanitaria locale e <strong>del</strong>la Regione Lombardia, di Medicina Penitenziaria, <strong>del</strong>l’ANFASS,<br />

<strong>del</strong>la Caritas e <strong>del</strong> Volontariato Sociale.<br />

Sede: SALONE DEL TERZO MILLENNIO – Casa <strong>del</strong> Giovane, Via Lomonaco, <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 21.00 alle ore 23.00<br />

12 Maggio <strong>2012</strong><br />

Convegno: <strong>Pavia</strong> Città <strong>del</strong>la salute. Dalle cure intensive alle cure estensive<br />

Ne parliamo con Luciano Bresciani Assessore alla Sanità Regione Lombardia, Prof. Antonio Dal Canton Preside Facoltà<br />

di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di <strong>Pavia</strong>, Annalisa Silvestro Presidente Federazione <strong>IPASVI</strong>, Stefano Citterio<br />

Presidente <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> di Como, Anna Michetti Direttore SITRA Azienda Ospedaliera S. Anna di Como, Direzione<br />

UOC Cure Domiciliari ASL Lombardia. Introduce i lavori Enrico Frisone Presidente <strong>IPASVI</strong> <strong>Pavia</strong>.<br />

Sede: AULA GOLGI FONDAZIONE IRCCS POLICLINICO SAN MATTEO, Viale Golgi 19, <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 9.30 alle ore 12.30<br />

Primo Incontro Letture con l’Associazione A ruota libera<br />

Sede: VILLA FLAVIA - CENTRO DIURNO INTEGRATO PER ANZIANI (C.D.I. Struttura socio-sanitaria),<br />

Viale Lodi 47, <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 10.00 alle ore 12.00<br />

Secondo Incontro Letture con l’Associazione A ruota libera<br />

Sede: Libreria IL DELFINO Piazza <strong>del</strong>la Vittoria 11, <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 17.00 alle ore 19.00<br />

Roberto Durkovic e I FANTASISTI DEL METRO’ in Concerto<br />

Sede: Salone <strong>del</strong> Centro Diurno presso Comunità Torchietto – Dipartimento di Salute Mentale <strong>del</strong>l’A.O. <strong>del</strong>la Provincia<br />

di <strong>Pavia</strong>, Via Vivai 21, <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 16.00 alle ore 18.30<br />

L’amor donna ch’io te porto: l’amor sacro e l’amor profano<br />

Concerto <strong>del</strong>l’Associazione Musicale “Audite Nova”<br />

Sede: Chiesa San Mauro, Via Riviera, <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 21.00 alle ore 23.00<br />

Concerto musicale a cura di Tommaso Moneta<br />

Sede: Chiesa San Giacomo e Filippo, via Luigi Porta, <strong>Pavia</strong><br />

Dalle ore 21.00 alle ore 23.00<br />

Durante il concerto verrà effettuata la Premiazione al Concorso fotografico“L’immagine <strong>del</strong>l’assistenza infermieristica nella realtà<br />

Lombarda: ieri e oggi”.<br />

EVENTO STRAORDINARIO:<br />

Stiamo organizzando l’arrivo <strong>del</strong> CIVES con il S.A.R.I. (Sistema Avanzato di Risposta Infermieristica)<br />

in <strong>Pavia</strong> nelle giornate <strong>del</strong> 10, 11, 12 maggio. Il SARI si compone di due moduli ed ha<br />

la finalità di fornire al Sistema Nazionale di Protezione Civile e alla popolazione colpita da calamità,<br />

team infermieristici qualificati, immediatamente operativi e pienamente autosufficienti sotto<br />

il profilo logistico, muniti di attrezzature speciali in grado di fornire adeguato supporto alla presenza<br />

di medici sul territorio, anche con riferimento alla rete di medicina generale territoriale.


Cure Pulite sono Cure più Sicure – un’iniziativa globale senza precedenti<br />

È stata lanciata un’iniziativa senza precedenti a livello mondiale per contrastare le infezioni associate<br />

all’assistenza attraverso la promozione di pratiche sicure e pulite.<br />

Il coordinamento degli interventi a livello mondiale, per stimolare una maggiore attenzione al problema, e la<br />

promozione di interventi a livello nazionale per dare priorità alla prevenzione di queste infezioni ha il potenziale di<br />

produrre enormi benefici in termini di sicurezza <strong>del</strong> paziente.<br />

Molto può essere ottenuto attraverso l’integrazione e l’impiego ottimale degli interventi già in atto mirati a<br />

prevenire e controllare le infezioni nell’assistenza sanitaria.<br />

Numerosi stati membri sono riusciti a tenere sotto controllo il problema <strong>del</strong>le infezioni correlate all’assistenza<br />

sanitaria e a ridurre i rischi per i pazienti nelle strutture sanitarie.<br />

Tuttavia in molti paesi esiste ancora un divario fra i possibili miglioramenti nella sicurezza <strong>del</strong> paziente e quanto<br />

effettivamente attuato. Tale divario può dipendere dal fatto che gli strumenti e le strategie esistenti non sono state<br />

implementati in modo appropriato o lo sono stati ma su scala troppo ridotta.<br />

La “Sfida Globale per la Sicurezza dei Pazienti” ha lo scopo di integrare le linee guida <strong>del</strong>l’OMS sull’Igiene <strong>del</strong>le<br />

mani in ambito sanitario con azioni continuative sulla sicurezza <strong>del</strong> sangue, la sicurezza di iniezioni e<br />

vaccinazioni, la sicurezza <strong>del</strong>le pratiche cliniche e la sicurezza di acqua, servizi igienici e gestione dei rifiuti. Le<br />

semplici azioni pianificate in queste strategie a basso costo hanno dato prova di essere molto efficaci nel ridurre il<br />

carico <strong>del</strong>le infezioni correlate all’assistenza sanitaria.<br />

L’igiene <strong>del</strong>le mani, un’azione molto semplice, resta la misura primaria per ridurre le infezioni correlate<br />

all’assistenza sanitaria e la diffusione <strong>del</strong>la resistenza agli antibiotici.<br />

Come funziona la “Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente”<br />

La “Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente” supporta i paesi che hanno individuato le infezioni correlate<br />

all’assistenza sanitaria come una priorità. L’obiettivo è promuovere una maggiore attenzione al controllo <strong>del</strong>le<br />

infezioni ed alla sicurezza <strong>del</strong> paziente. La “Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente” si basa su tre strategie<br />

principali:<br />

Aumento <strong>del</strong>la consapevolezza: campagne nazionali e globali, che iniziano con il lancio <strong>del</strong>la Sfida Globale<br />

per la Sicurezza, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza <strong>del</strong>l’impatto <strong>del</strong>le infezioni correlate<br />

all’assistenza sanitaria e <strong>del</strong> ruolo <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani nella prevenzione e di catalizzare l’impegno nella lotta<br />

a queste infezioni.<br />

Impegno nazionale: i ministri <strong>del</strong>la sanità e le principali associazioni di professionisti <strong>del</strong>la salute sono invitati<br />

a partecipare a questa iniziativa, impegnandosi a contrastare le ICA, a dare la priorità all’igiene <strong>del</strong>le mani<br />

nell’ambito <strong>del</strong>l’assistenza sanitaria e a condividere i risultati e quanto appreso a livello internazionale.<br />

Sperimentazione distrettuale: in sei distretti pilota si valuterà l’implementazione <strong>del</strong>le linee guida <strong>del</strong>l’OMS<br />

sull’Igiene <strong>del</strong>le Mani nell’Assistenza Sanitaria e le altre quattro componenti <strong>del</strong>la “Sfida Globale per la<br />

Sicurezza <strong>del</strong> Paziente” relativamente a:<br />

a) Prodotti Puliti – sicurezza <strong>del</strong>le trasfusioni di sangue<br />

b) Pratiche Pulite – sicurezza per le procedure chirurgiche e d’emergenza<br />

c) Dispositivi Puliti – sicurezza <strong>del</strong>le iniezioni<br />

d) Ambiente Pulito – sicurezza di acqua, servizi igienici e rifiuti<br />

Ulteriori informazioni per i paesi che vogliono rispondere alla Sfida o condividere informazioni sul loro lavoro in<br />

quest’area, sono disponibili via internet sul sito web <strong>del</strong>la Sfida Globale: www.who.int/gpsc/en/index.html<br />

__________________________________________________________________________________________________________________________<br />

Questo è il Foglio Informativo 1 di una serie di 7 Fogli Informativi relativi alla Sfida Cure Pulite sono Cure più Sicure(Clean Care is safer Care Challenge).<br />

Gli opuscoli sono basati sulle Linee Guida OMS per l’Igiene <strong>del</strong>le Mani nell’Assistenza Sanitaria (Bozza Avanzata).<br />

Per ulteriori informazioni sulla campagna Cure Pulite sono Cure più Sicure, contattare la segreteria <strong>del</strong>la World Alliance for patient Safety,<br />

e-mail: patientsafety@who.it, o per la lista completa degli strumenti visitare il sito: www.who.int/gpsc/en/index.htlm<br />

FOGLIO INFORMATIVO 1 2<br />

L’OMS ringrazia l’Ospedale Universitario di Ginevra (HUG),<br />

in particolare i membri <strong>del</strong> programma per il controllo <strong>del</strong>le infezioni per la loro attiva partecipazione alla realizzazione di questo materiale.


22 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

* Pakhnyuk Tetyana<br />

** Paola Ripa<br />

AbstrACt<br />

Revisione bibliografica di alcuni studi italiani<br />

e stranieri sul tema relativo all‘ospedalizzazione<br />

ed il paziente isolato”.<br />

parole chiave: infermiere, comunicazione,<br />

paziente in isolamento<br />

Literature review of studies of Italian and<br />

foreign about hospital and the patient<br />

isolated. “ Key words: nurses, communication,<br />

patient isolation<br />

L’ospedale è, per sua natura, un ambiente<br />

confinato e dedicato alla cura <strong>del</strong>le<br />

persone malate, dove molte situazioni influenzano<br />

il loro benessere psichico. Le<br />

emozioni che i pazienti provano sono<br />

comprensibili, tenendo conto che all’ingresso<br />

la “persona” diventa un “paziente”,<br />

in un ordine sociale nuovo e molto differente;<br />

lui o lei è il contenitore passivo di<br />

procedure diagnostiche, terapeutiche e di<br />

assistenza infermieristica, mentre i loro<br />

simboli di identità personale, come i vestiti,<br />

vengono rimossi e la loro privacy violata.<br />

1 Entrare nell’ambiente ospedaliero provoca<br />

un certo impatto psicologico nelle<br />

persone, che possono manifestare reazioni<br />

come ansia, aggressività, depressione e<br />

isolamento. La persona ricoverata vive allora<br />

un processo normale di adattamento,<br />

che richiede tempo e la messa in atto di<br />

strategie difensive più o meno adeguate.<br />

In particolare, coloro che sono stati posti<br />

Revisione bibliografica<br />

“L’ospedalizzazione<br />

ed il paziente isolato”<br />

in isolamento per una determinata malattia<br />

o per un determinato trattamento, hanno<br />

lamentato livelli di ansia e depressione significativamente<br />

maggiori, con minore autostima<br />

e senso di controllo.<br />

Dalla revisione <strong>del</strong>la letteratura sull’ isolamento<br />

e su i suoi effetti negativi si evince<br />

che:<br />

un paziente in una camera singola viene<br />

generalmente usato in ospedale come<br />

metodo per mantenere un paziente lontano<br />

dagli altri. 2 coloro che necessitano di<br />

isolamento come conseguenza di una malattia<br />

infettiva non solo interrompono la loro<br />

normale routine, ma sono esposti anche<br />

ad ulteriori sollecitazioni che possono<br />

portare a manifestazioni emotive e comportamentali<br />

negativi. Oldman nel 1998 affermava<br />

inoltre che l’isolamento impone<br />

restrizioni alla libertà di movimento e alla<br />

capacità di comunicare; a sostegno di ciò,<br />

alcuni di loro sono inclini a solitudine, ansia<br />

, depressione, stigma e rapidi cambiamenti<br />

di umore spesso provocati dalla rimozione<br />

di oggetti familiari e dalla routine.<br />

Alcuni autori hanno suggerito che ciò è<br />

dovuto al tipo di personalità individuale e<br />

che la preferenza o meno di stare in isolamento<br />

di un paziente dipende dal normale<br />

ambiente sociale nel quale il paziente stesso<br />

vive normalmente. 3<br />

La separazione dagli altri è identificata<br />

come uno dei gli effetti negativi di isolamento;<br />

ad esempio l’esperienza dei pazienti<br />

in quarantena colpiti da una grave<br />

sindrome respiratoria acuta (SARS) in Canada<br />

ha evidenziato quanto si siano sentiti<br />

isolati sottolineando la mancanza di vita<br />

sociale e la mancanza dei familiari. La paura<br />

<strong>del</strong>la solitudine è dettata dall’incapacità<br />

<strong>del</strong>la persona di stare da sola con se stessa.<br />

In questi casi l’isolamento è stato descritto<br />

come traumatico e i pazienti possono<br />

arrivare a modificazioni <strong>del</strong> comportamento<br />

mostrandosi scontenti in quanto limitati<br />

, altri addirittura possono arrivare fino<br />

a camminare in tondo nella stanza. 4<br />

L’isolamento può provocare deprivazione<br />

sensoriale con conseguente comportamento<br />

disorganizzato e sintomi quali noia,<br />

mancanza di pensiero coerente, paura e<br />

ansia. I casi di pazienti isolati hanno , statisticamente,<br />

un significativo aumento di livelli<br />

d’ansia , depressione , suscettibilità e<br />

la gravità <strong>del</strong>le alterazioni <strong>del</strong>l’umore aumenta<br />

con la lunghezza <strong>del</strong>l’ isolamento. 5<br />

In alcuni casi sono stati statisticamente<br />

significativi i tassi di aumento di depressione<br />

e disturbo post traumatico da stress<br />

(PTSD) in persone in quarantena con SARS<br />

che erano isolati per più di 10 giorni. 6<br />

Tuttavia, la letteratura suggerisce che<br />

l’essere in isolamento non è sempre un’<br />

esperienza negativa e alcuni pazienti sono<br />

addirittura contenti di starci in quanto hanno<br />

la possibilità di guardare la televisione<br />

e ascoltare la radio senza auricolari, dormire<br />

indisturbati e avere maggior privacy<br />

tanto che la solitudine e la pausa di riflessione<br />

sono state valutate come un aspetto<br />

positivo poiché consentiva a loro un tempo<br />

per risolvere i problemi personali. 7<br />

Inoltre suggerire la formula di un diario<br />

giornaliero dei pensieri e sentimenti offrirebbe<br />

una comprensione più globale degli<br />

effetti psicologici individuando la gamma<br />

di emozioni provocate durante l’emarginazione.<br />

8<br />

Lo stigma è stata definito come un attributo<br />

che rende un individuo differente dal<br />

resto <strong>del</strong>la gente e crea quindi una percezione<br />

negli altri che scredita e danneggia<br />

l’identità di coloro che sono colpiti. 9<br />

I pazienti ritengono che lo stigma <strong>del</strong>la<br />

diagnosi di una malattia infettiva colpisca<br />

gli atteggiamenti <strong>del</strong> “personale”, che a<br />

sua volta colpisce la loro cura. I pazienti<br />

con diagnosi di una malattia infettiva spesso<br />

associano questa diagnosi e la possibilità<br />

di stigma con l’essere sporco o impuro.<br />

10<br />

Uno degli esempi più evidenti di stigmatizzazione<br />

è esporre la diagnosi <strong>del</strong> paziente<br />

con un segnale sulla porta <strong>del</strong>la<br />

stanza. Questa è una pratica difficile e per<br />

fortuna in disuso perché il paziente ha il diritto<br />

alla riservatezza ma gli operatori sanitari<br />

hanno il dovere di proteggere gli altri<br />

pazienti dalla possibile esposizione e descrive<br />

la preoccupazione degli utenti per i<br />

segni di identificazione <strong>del</strong>le infezioni sulle<br />

porte <strong>del</strong>le camere perché temono che<br />

questo possa scoraggiare gli operatori sanitari<br />

ad entrare nelle loro stanze. La stigmatizzazione<br />

è la sensazione <strong>del</strong> paziente<br />

che sia un pericolo per sé e per gli altri e<br />

può essere anche aumentata ed esagerata<br />

dall’ utilizzo inappropriato di indumenti


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

di protezione da parte <strong>del</strong> personale sanitario<br />

, come l’uso di indumenti protettivi<br />

durante il trattamento che può aggiungere<br />

un ulteriore ostacolo alla comunicazione;<br />

a prova di ciò si riporta uno studio in cui è<br />

stato individuato ripetutamente questo<br />

commento “mi ha fatto sentire come fossi<br />

sporco, impuro vedendo i medici e gli infermieri<br />

che entrano nella stanza indossando<br />

grembiuli, camici e toccandomi con<br />

i guanti”. Madeo(2001)<br />

È evidente che non siano le infezioni a<br />

provocare stigmatizzazione , ma gli atteggiamenti<br />

degli operatori sanitari e il modo<br />

in cui il tutto viene gestito. La mancanza di<br />

attenzione da parte <strong>del</strong> personale infermieristico<br />

viene identificato come un problema<br />

nella letteratura. 11<br />

Secondo alcuni studi il contatto degli<br />

operatori sanitari con i pazienti isolati è circa<br />

la meta di quello con i pazienti non isolati<br />

, e il tempo passato con i pazienti isolati<br />

è <strong>del</strong> 22% in meno. 12<br />

La mancanza di contatto visivo tra la<br />

persona e l’infermiere è vista come una<br />

barriera per la cura e come unico metodo<br />

per attirare l’attenzione <strong>del</strong>l’infermieri divenne<br />

il campanello. Infatti un’ attesa troppo<br />

lungo alla risposta di chiamata fa sentire<br />

i pazienti trascurati, arrabbiati , ansiosi<br />

tanto che si possono avere implicazioni<br />

negative per la loro salute fisica. 13<br />

In risposta a ciò, pur comprendendo, gli<br />

infermieri tendonio a ridurre il contatto a<br />

causa <strong>del</strong>la mancanza di competenze nel<br />

trattare con i bisogni psicologici. 14<br />

Da questa premessa, l’abilità, richiesta<br />

dal nurse, consiste nel creare un clima assistenziale<br />

che consenta al paziente di<br />

esprimere il suo problema e le emozioni<br />

ad esso correlate, attraverso il colloquio.<br />

Valutare la capacità e le alterazioni <strong>del</strong>la<br />

comunicazione <strong>del</strong>l’assistito e nei confronti<br />

<strong>del</strong>l’assistito è una <strong>del</strong>le priorità nel rapporto<br />

infermiere-paziente.<br />

Con l’apporto <strong>del</strong>la PNL (Programmazione<br />

Neuro Linguistica ) si crea un “rapport”,<br />

che intende creare una relazione di<br />

simpatia, empatia, accordo, affinità, concordanza,<br />

cooperazione. Essere d’accordo<br />

o allineato-verbalmente, non verbalmente<br />

o in entrambi i modi-con un’altra<br />

persona, oppure avere una certa somiglianza<br />

con lui o lei, allora significa essere<br />

in uno stato di rapport con quella persona.<br />

15<br />

E’ importante che gli infermieri imparino<br />

a ricalcare i pazienti. “ ricalcare” un paziente<br />

ha il significato di “andargli incontro”<br />

nel punto in cui lui si trova, riproducendo<br />

parzialmente, durante l’interazione ,<br />

i suoi schemi di comunicazione, le sue<br />

convinzioni e la sua esperienza sia fisica<br />

che mentale.<br />

E’ stato osservato infatti che le persone<br />

capaci di comunicare tra loro a vari livelli<br />

tendendo spesso, inconsapevolmente, ad<br />

agire e a muoversi in maniera speculare. I<br />

loro rispettivi gesti, il tono di voce, il modo<br />

di parlare, le espressioni linguistiche , persino<br />

il ritmo e la profondità <strong>del</strong>la loro respirazione<br />

tendono ad assomigliarsi in termini<br />

di ampiezza, di altezza, di velocità, persino<br />

in alcuni casi a sincronizzarsi. 16 E’ un<br />

modo per stabilire fiducia con il paziente.<br />

Quando fai un’azione di rinforzo ad un’altra<br />

persona, in pratica le si sta dicendo:”<br />

Sono come te; oppure sei al sicuro oppure<br />

puoi fidarti di me.”<br />

Quando si è creato il rapport tra l’infermiere<br />

e il paziente , l’infermiere avrà una<br />

possibilità di persuaderlo a seguire il suo<br />

percorso terapeutico; ma prima di tentare<br />

di guidarlo sarebbe opportuno scoprire se<br />

si è davvero stabilito un rapport. Come verificarlo?<br />

Facendo un piccolo test in modo<br />

discreto sincronizzandosi con alcuni<br />

aspetti <strong>del</strong> linguaggio corporeo cambiando<br />

la postura e vedere se a questo punto<br />

il paziente ci segue. E’ molto probabile<br />

che anche il paziente segua e operi qualche<br />

riassestamento <strong>del</strong>la sua postura. Se<br />

tale reazione si verifica, in tal caso siamo in<br />

rapport con lui.<br />

Se vogliamo che la tecnica di ricalcolo<br />

funzioni dobbiamo ricordare che la tecnica<br />

usata deve essere “invisibile”, in caso contrario,<br />

otterremo l’effetto opposto a quello<br />

desiderato. Però a volte il ricalco potrebbe<br />

essere inefficace o poco efficace, in quel<br />

caso dobbiamo smettere di fare quello che<br />

si sta facendo e tentare con qualcos’altro.<br />

Se ricalcare significa fare una cosa di simile<br />

a quello che sta facendo l’altra persona,<br />

guidare significa fare qualcosa di diverso.<br />

Il primo passo per un’efficace comunicazione<br />

verbale consiste nel saper ascoltare,<br />

una funzione che ci permette di capire ciò<br />

che è stato detto. L“Ascolto attivo” ha origini<br />

rogersiane negli anni ’60. La capacità<br />

di ascoltare da parte <strong>del</strong>l’infermiere è molto<br />

importante per permettere di stabilire<br />

dei rapporti costruttivi con la persona assistita.<br />

Ascoltare attivamente il paziente significa,<br />

imparare a vedere, udire e sentire<br />

al suo stesso modo. In realtà questa è<br />

un’altra forma di ricalco, un altro modo per<br />

stabilire il rapport. L’insoddisfazione <strong>del</strong><br />

paziente per cattiva comunicazione ha un<br />

peso superiore all’insoddisfazione per le<br />

competenze tecniche. Altrettanto importante<br />

è la capacità di osservazione, ovvero<br />

il non limitarsi a dedicare attenzione alle<br />

parole <strong>del</strong> paziente, soffermandosi invece<br />

anche su tutti quegli elementi non verbali<br />

come gesti, sguardo, postura, mimica, che<br />

spesso conferiscono significato emotivo e<br />

intenzionale alle comunicazione.<br />

Per ciò che riguarda il paziente di medicina<br />

nucleare, altra frontiera di esperienza<br />

da “isolato”, subisce il ricovero in “stanze<br />

23 PAGINA<br />

protette” dedicate esclusivamente agli<br />

utenti che vi si sottopongono al trattamento<br />

peculiare che non consente di ricevere<br />

visite o di potersi allontanare dalla stanza<br />

di degenza. Grazie al sofisticato impianto<br />

di video comunicazione è possibile per il<br />

degente mantenere sempre un contatto<br />

vocale con gli operatori sanitari nel massimo<br />

<strong>del</strong>la sicurezza e <strong>del</strong> comfort. Per molte<br />

persone potrebbe essere insolito questa<br />

forma di segregazione e sapere di essere<br />

osservati in continuazione da una telecamera<br />

comporta un’influenza nel comportamento<br />

<strong>del</strong>la persona ricoverata, in<br />

quanto è un sostanziale vincolo alla libertà,<br />

che può estrinsecarsi anche solo in un<br />

condizionamento <strong>del</strong> comportamento <strong>del</strong>la<br />

persona inoltre parlare ad un citofono<br />

non è certamente il massimo come tipo di<br />

relazione interpersonale, ma è comprensibile<br />

nel contesto di medicina nucleare ed è<br />

comunque tranquillizzante percepire una<br />

persona dietro la voce. L’infermiere che<br />

opera in ambito di Medicina Nucleare deve<br />

avere formata la cultura <strong>del</strong>la medicina<br />

preventiva, per se stesso, ed ancora di più<br />

per intervenire in maniera appropriata nei<br />

confronti <strong>del</strong> paziente. Occorre sapere<br />

che, durante le prime 24 ore dalla somministrazione<br />

<strong>del</strong> radio farmaco , il tempo<br />

d’assistenza totale per turno va limitato allo<br />

stretto indispensabile cercando di non<br />

superare le 2 ore per turno e mantenendo<br />

per quanto possibile una distanza dal paziente<br />

uguale o superiore ai 50 cm. In queste<br />

condizioni l’esposizione al paziente<br />

comporta durante le prime 24 ore una dose<br />

di radiazioni per il lavoratore inferiore<br />

ad un mSv. Nelle successive 24 ore, a causa<br />

<strong>del</strong> decadimento radioattivo, il tempo<br />

d’assistenza per turno può essere raddoppiato.<br />

La permanenza, 4-5 giorni in reparto<br />

di degenza protetta (isolamento in una<br />

stanza schermata), anche se parzialmente<br />

mitigato da beni di comfort ( telefono, TV,<br />

bagno in camera) spesso crea, soprattutto<br />

in pazienti predisposti, uno stato ansiosodepressivo.<br />

In questo è fondamentale il<br />

ruolo <strong>del</strong> personale infermieristico che ha<br />

il compito di sostenere<br />

psicologicamente tali pazienti, consapevoli<br />

che dietro la porta schermata c’è sempre<br />

qualcuno a disposizione. Talune volte<br />

bastano poche parole d’incoraggiamento,<br />

nel momento in cui l’effetto <strong>del</strong>la solitudine<br />

prende il sopravvento, altre volte occorre<br />

intervenire con trattamenti farmacologici<br />

(ansiolitici). Inoltre, e non ultimo, un operatore<br />

sanitario informato può interagire positivamente<br />

con il risultato terapeutico .17<br />

Sottoporre un paziente a misure di isolamento<br />

presenta spesso alcuni svantaggi<br />

per il paziente, il personale sanitario, i visitatori<br />

e l’ospedale.<br />

L’isolamento protetto richiede attrezzature<br />

particolari e modificazioni ambientali.


24 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

La solitudine forzata priva il paziente <strong>del</strong>le<br />

normali relazioni sociali e può essere psicologicamente<br />

dannosa, specialmente per<br />

le persone che soffrono.<br />

Dal pensiero di alcuni ricercatori si evince<br />

che: a seconda <strong>del</strong>la legislazione specifica<br />

in diversi paesi, una sostanziale percentuale<br />

di pazienti trattati con la terapia<br />

radionuclide trascorre un tempo variabile<br />

in isolamento. La permanenza in reparto di<br />

degenza protetta (isolamento in una stanza<br />

schermata), la privazione di un partner<br />

più prezioso, i figli e altri membri <strong>del</strong>la famiglia<br />

per un tempo variabile può creare<br />

disagio e minaccia. 18<br />

Attualmente, non esiste una letteratura<br />

disponibile sull’impatto psicologico <strong>del</strong>la<br />

terapia radionuclide ma in uno studio prospettico,<br />

sono state valutate le variabili che<br />

sono coinvolte con l’insorgenza dei disturbi<br />

ansiosi durante l’isolamento e la terapia<br />

radionuclide. Sono stati presi in esame 48<br />

pazienti (esclusi pazienti con le malattie<br />

mentali), tra cui 24 maschi e 24 femmine ricoverati<br />

in isolamento di medicina nucleare<br />

.26 pazienti <strong>del</strong> gruppo erano affetti da<br />

malattia maligna, 22 pazienti avevano malattia<br />

benigna. L’ età media <strong>del</strong> gruppo era<br />

di 57,8 anni; tra cui uomini 64,2 anni, le<br />

donne 51,5 anni. Ogni paziente ha ricevuto<br />

chiare informazioni verbali e scritte sul<br />

suo stato di malattia e la procedura di trattamento<br />

compresa radio protezione.<br />

L’ingresso in stanza era accessibile solo<br />

al personale sanitario. La valutazione è<br />

stata effettuata attraverso l’utilizzo di questionari<br />

composti da 17 pagine di autovalutazione<br />

per misurare l’ansia, l’umore, la<br />

personalità e il coping.<br />

L’ansia è caratterizzata da sentimenti<br />

pervasivi e sgradevoli di tensione e terrore<br />

in risposta ad un imminente pericolo, insicurezza<br />

o una situazione sconosciuta e<br />

minacciosa. E’ Stata usata scala Spielberger<br />

State and Trait Anxiety Inventory (STAI)<br />

per valutare i livelli di ansia di stato STAI-1<br />

definito come un transitorio stato di emozione<br />

momentanea che deriva da stress<br />

che fluttua nel tempo ; STAI-2 ansia di tratto<br />

si riferisce alla predisposizione <strong>del</strong>le<br />

persone a reagire con ansia quando si pone<br />

una situazione stressante. I livelli di disperazione<br />

e depressione sono stati valutati<br />

con Beck Hopelessness Scale (BHS) e<br />

Beck Depression Inventory (BDI). Tutti<br />

questionari sono stati compilati a mezzogiorno<br />

<strong>del</strong> primo giorno di isolamento, per<br />

evitare possibile variazioni emotive.<br />

L’ analisi statistica è stata effettuata utilizzando<br />

il Pacchetto Statistica per le scienze<br />

sociali (SPSS) i dati che sono scaturiti evidenziano<br />

che né il sesso, l’età, la lunghezza<br />

<strong>del</strong> periodo di isolamento (tre o sei giorni)<br />

, il tipo di malattia (se benigna o maligna<br />

) e il livello di istruzione non hanno avuto effetto<br />

significativo sulla differenza di ansia<br />

mostrata dai pazienti ma che il livello di ansia<br />

durante il ricovero dipende direttamente<br />

dal fatto che il paziente stesso sia ansioso<br />

di natura o meno. Per verificare una possibile<br />

correlazione con i pazienti sottoposti<br />

ad un regime di isolamento infettivo sono<br />

stati presi in esame alcuni articoli.<br />

Alcuni studi hanno dimostrato che l’ isolamento<br />

per lungo periodo per le malattie<br />

infettive comporta effetti negativi come ansia<br />

e depressione. In questo articolo sono<br />

stati studiati i livelli di ansia , depressione e<br />

qualità <strong>del</strong>la vita nei pazienti esposti a breve<br />

termine di isolamento. La ricerca è stata<br />

svolta in un ospedale universitario nel<br />

centro di Utrecht (Olanda) in uno studio<br />

trasversale di corte, confrontando due<br />

gruppi di pazienti: un gruppo di 42 pazienti<br />

posti in isolamento per la prevenzione di<br />

infezioni e l’ altro gruppo di 84 pazienti di<br />

controllo sono stati ammessi nello stesso<br />

reparto ma senza nessun metodo di isolamento.<br />

19<br />

I Pazienti partecipanti erano maggiorenni<br />

ricoverati per un minimo di 24 ore fino a<br />

massimo 48 ore in una stanza singola.<br />

Confrontando i dati di due gruppi di pazienti<br />

che avevano condizioni mediche simili,<br />

ricoverati nello stesso momento e trattati<br />

dagli stessi operatori sanitari. I dati che<br />

sono stati raccolti erano riguardanti: dati<br />

demografici, etnia, educazione ricevuta,<br />

comorbidità, ragione di ammissione e<br />

l’isolamento, numero di ricoveri nell’ anno<br />

precedente allo studio. I sintomi di ansia e<br />

depressione sono stati valutati in entrambi<br />

i gruppi di pazienti utilizzando la versione<br />

olandese <strong>del</strong>la Hospital Anxiety and Depression<br />

Scale convalidata e la scala VAS<br />

EQ-5D per ottenere il risultato quantitativo<br />

giudicato dai pazienti . EQ VAS registrava<br />

le risposte riguardanti le qualità <strong>del</strong>lo stato<br />

di cura da “0”- peggior stato di cura a<br />

“100”- miglior stato di cura. Il questionario<br />

che era composto da 14 domande relative<br />

a sintomi di ansia e depressione aveva un<br />

punteggio attribuito a ciascun elemento e<br />

la somma dei punteggi viene interpretato<br />

come : normale 0-7, borderline 8-10, disturbo<br />

psichiatrico maggiore 11. E’ stato<br />

dato ai pazienti un questionario chiamato<br />

“questionario valutazione di isolamento”<br />

dove tramite una scala analogica visiva<br />

(VAS) i pazienti potevano valutare la loro<br />

esperienza con le misure di isolamento, da<br />

“100”-molto positivo, “0”- molto negativo<br />

dovevano poi scegliere tra 7 coppie di aggettivi<br />

da associare al trattamento di isolamento.<br />

Il questionario infine conteneva 10<br />

domande riguardanti la percezione <strong>del</strong> pazienti<br />

<strong>del</strong>la qualità <strong>del</strong>le cure e <strong>del</strong> contatto<br />

con il personale scegliendo tra 3 risposte<br />

: positivo, negativo, neutrale.<br />

I pazienti che erano stati in isolamento<br />

per 48 ore avevano più alti punteggi VAS<br />

rispetto a quelli isolati per 24 ore. La lun-<br />

ghezza <strong>del</strong> soggiorno in ’ospedale (24 ore<br />

contro 48 ore o minore di 1 settimana contro<br />

maggiore di1 settimana) non hanno<br />

mostrato livelli differenti tra HADS e EQ<br />

VAS in entrambi i gruppi di pazienti. Nessuna<br />

associazione tra l’essere in isolamento,<br />

età, sesso, livello di istruzione, reparto<br />

di ammissione la durata <strong>del</strong> ricovero in<br />

ospedale può essere dimostrata. Tutti pazienti<br />

isolati hanno risposto al questionario<br />

con una valutazione media di 62,5 sulla<br />

VAS. La maggior parte dei pazienti presentava<br />

associazioni positive con le misure di<br />

controllo <strong>del</strong>le infezioni. Il 95% ha dichiarato<br />

di essere informato sulle misure di trattamento,<br />

il 47% ha dichiarato di avere ricevuto<br />

le informazioni scritte. Il 93% dei pazienti<br />

pensa che l’isolamento debba terminare<br />

entro 14 giorni e il 64% dei pazienti<br />

isolati pensano che isolamento dovrebbe<br />

durare per un massimo di 3 giorni.<br />

In studi precedenti usando strumenti<br />

convalidati psicometrici su sintomi di ansia,<br />

depressione, bassa stima e basso<br />

senso di controllo si sono verificati più frequentemente<br />

in pazienti isolati rispetto a<br />

pazienti ricoverati normalmente. In altri<br />

studi le alterazioni negative <strong>del</strong> carattere e<br />

ansia si sono presentate maggiormente<br />

dopo una settimana di isolamento.<br />

Questo studio invece denota come l’isolamento<br />

breve non abbia comportato importanti<br />

alterazioni <strong>del</strong> carattere e stati di<br />

ansia come invece accade nel pazienti isolati<br />

per lungi periodi di tempo. E’ altresì<br />

emerso che i pazienti hanno avuto un atteggiamento<br />

positivo nei confronti <strong>del</strong>l’<br />

isolamento per la prevenzione <strong>del</strong>l’infezione,<br />

e come per le studi di Gasink, hanno<br />

percepito l’ isolamento come un miglioramento<br />

<strong>del</strong>le cure mediche ricevute.<br />

A rinforzo di questo pensiero, è stata fatta<br />

una revisione sistematica <strong>del</strong>la letteratura<br />

per determinare se esistono o no effetti<br />

collaterali fisici e psicologici che possano<br />

essere associati all’isolamento <strong>del</strong> paziente.<br />

La ricerca è stata fatta sulla banca dati<br />

di Medline e CINAHL, le parole chiave utilizzate<br />

per la ricerca erano: “isolamento”,<br />

“effetti avversi”, “impatto psicologico”, “sicurezza”.<br />

Gli autori <strong>del</strong>la revisione hanno<br />

preso in esame 40 studi a partire dal 1966<br />

fino al 2009 che comprendevano sia bambini<br />

che adulti. Gli studi erano inclusi quando<br />

i pazienti ricoverati venivano sottoposti<br />

a misure di isolamento per un’indicazione<br />

medica o se si erano presentati eventuali<br />

problemi legati all’isolamento. Di questi 40<br />

studi 16 hanno risposto ai criteri imposti<br />

dagli autori, il resto sono stati esclusi in<br />

quanto: non vi era alcuna valutazione clinica<br />

in questione, il motivo specifico o il tipo<br />

di isolamento non era specificato, o non vi<br />

erano problemi dei pazienti documentati .<br />

La selezione finale era composta da 16<br />

articoli che contemplava i criteri di revisio-


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

ne. Nei 15 studi inclusi vi erano 7 studi caso-controllo,<br />

7 studi prospettivi e 1 studio<br />

retrospettivo. Di questi 15 studi sono stati<br />

esclusi quelli effettuati sui bambini. 20<br />

La maggior parte ha avuto campioni di<br />

piccole dimensioni, di cui il più piccolo era<br />

di 19 pazienti, il più grande studio comprendeva<br />

un totale di 234 pazienti in reparti<br />

generali di medicina, chirurgia, terapia<br />

intensiva, reparto di malattie infettive, reparto<br />

di riabilitazione per isolamento infettivo.<br />

Sette di questi hanno utilizzato una scala<br />

standardizzata di punteggio per valutare<br />

l’impatto psicologico <strong>del</strong>l’isolamento.<br />

Questi includevano: Hamilton Ansia/Depression<br />

rating Scale (HAM-D e HAM-A),<br />

Hospital Anxiety and Depression Scale<br />

(HADS),Self-Esteem Scale (SES),Beck Inventory<br />

Depression (BOI), State Anxiety Inventory(STAI),Profile<br />

of Mood States<br />

(POMS), Barthel Index, Geriatric Depression<br />

Scale(GDS).<br />

Due hanno sviluppato il proprio questionario<br />

, tre hanno utilizzato osservazione diretta<br />

e gli ultimi due l’intervista. Alcuni hanno<br />

impiegato uno o più di questi metodi in<br />

combinazione. Gli out come per la maggior<br />

parte sono stati relativi all’impatto <strong>del</strong>l’<br />

isolamento <strong>del</strong> paziente, il benessere<br />

mentale, la soddisfazione, la sicurezza e il<br />

tempo trascorso dagli operatori sanitari<br />

nella cura diretta.<br />

Tra gli studi che si sono concentrati sull’impatto<br />

psicologico <strong>del</strong>l’ isolamento la<br />

maggioranza ha dimostrato un impatto negativo<br />

sulla psicologia e sul comportamento<br />

<strong>del</strong> paziente infatti si sono registrati<br />

punteggi alti per la depressione, l’ansia, la<br />

rabbia, l’ ostilità, la paura e la solitudine.<br />

Lo studio caso-controllo di Catalano et<br />

al. mostra che i punteggi HADS dei pazienti<br />

in isolamento aumentano in proporzione<br />

alla durata <strong>del</strong>la loro permanenza da<br />

7,25 a 8,83 rispetto ai controlli.<br />

Lo studio caso-controllo di Gammon<br />

mostra che i pazienti al 7° giorno di isolamento<br />

hanno avuto anche più alti punteggi<br />

medi per ansia 12,75 vs 8,15, depressione<br />

12,45 vs 7,3, riduzione di autostima<br />

14,35 vs 16,1 rispetto ai controlli.<br />

Lo studio prospettivo di Tarzi et al. dimostra<br />

che i pazienti in isolamento hanno mostrato<br />

tassi significativamente più elevati di<br />

depressione (P minore 0,01) e ansia (P minore<br />

0,02) rispetto ai non isolati.<br />

Al contrario, Kennedy e Hamilton nello<br />

studio prospettivo non hanno trovato alcuna<br />

differenza statisticamente significativa<br />

in termini di depressione e ansia tra pazienti<br />

isolati e non isolati, ma hanno trovato<br />

più alti punteggi di rabbia e ostilità 12,4<br />

vs 4,9 (P=0,037) nei pazienti isolati.<br />

Lo studio prospettivo di Newton et al.<br />

eseguito su un totale di 19 pazienti mostra<br />

che 7 pazienti si sentivano isolati e si la-<br />

mentava per la mancanza di attenzione da<br />

parte <strong>del</strong> personale infermieristico, invece<br />

10 pazienti hanno espresso un impatto positivo<br />

riguardo l’ isolamento grazie anche a<br />

maggiore libertà e privacy.<br />

Lo studio caso-controllo di Kirkland e<br />

Weinstein dimostra che gli operatori sanitari<br />

sono entrati circa due volte meno nella<br />

stanza dei pazienti in isolamento, rispetto<br />

ai non isolati, con ingresso in camera<br />

media/h di 3,9 vs 7,9 (P=0.06). Le visite<br />

sono state la meta nei pazienti isolati rispetto<br />

ai controlli 2,1 vs 4,2 (P=0,03),<br />

mentre non c’era differenza nella durata<br />

<strong>del</strong>la visita.<br />

Lo studio di Gasink et al. valuta la soddisfazione<br />

dei pazienti utilizzando il CAHPS.<br />

Tra una corte di 86 pazienti, <strong>del</strong>la quale<br />

metà erano isolati, non hanno trovato alcuna<br />

differenza statistica fra le risposte dei<br />

pazienti in isolamento e dei pazienti non in<br />

isolamento per quanto riguarda le cure<br />

ospedaliere. Dei 39 pazienti in isolamento,<br />

solo 3 (7,7%) ritengono che l’isolamento<br />

peggiori la loro cura mentre 24 pazienti<br />

(61,5%) ritiene che sia un miglioramento.<br />

La maggior parte degli studi in questa revisione<br />

sistematica ha rilevato che nonostante<br />

l’isolamento sia un aspetto importante<br />

e consolidato <strong>del</strong> controllo <strong>del</strong>le infezione<br />

il processo fisico di isolamento ha un<br />

impatto negativo sullo stato d’animo dei<br />

pazienti inclusi i tassi più elevati di depressione,<br />

ansia, paura e ostilità. Alcuni autori<br />

hanno suggerito che la preparazione di<br />

questi pazienti emotivamente, prima <strong>del</strong>l’isolamento,<br />

può aiutare a diminuire l’ansia.<br />

Nello stesso modo, una buona comunicazione<br />

e l’educazione dei pazienti per<br />

quanto riguarda l’isolamento può essere<br />

utile e può aiutare i pazienti a capire meglio<br />

la necessità e può ridurre l’ansia e l’ angoscia.<br />

Sebbene gli studi abbiano dimostrato<br />

che l’isolamento <strong>del</strong> paziente possa influire<br />

negativamente sul benessere psicologico<br />

è necessario valutare anche la sicurezza<br />

<strong>del</strong> paziente, la soddisfazione, la cura.<br />

L’isolamento è un metodo stabilito per il<br />

controllo <strong>del</strong>le infezioni. I pazienti sono curati<br />

da soli in camere singole con servizi<br />

privati. Le camere singole sono anche preferibili<br />

per i pazienti che chiedono privacy<br />

e isolamento. 21<br />

Nel ultimi anni il numero di camere singole<br />

negli ospedali sono aumentate. Nel<br />

2009 è stato stimato che oltre il 28% degli<br />

ospedali nazionali avevano letti in camere<br />

singole(National Nursing Research Unit<br />

2009). La predisposizione di reparti di isolamento<br />

dedicati invece è rara. L’evidenza<br />

<strong>del</strong>l’ efficacia di isolamento è stata contestata<br />

ma è generalmente raccomandata<br />

per la cura dei pazienti con infezioni trasmissibili<br />

o per quelli vulnerabili alle infezioni.<br />

Negli ospedali <strong>del</strong>la Gran Bretagna si è<br />

25 PAGINA<br />

verificata una mancata corrispondenza tra<br />

la disponibilità di servizi di isolamento e il<br />

numero di pazienti che li richiedono. Ci sono<br />

sicuramente vantaggi per i pazienti in<br />

camere singole che includono: privacy, dignità,<br />

meno disturbo degli altri pazienti,<br />

maggior controllo <strong>del</strong>le visite e <strong>del</strong>l’ ambiente<br />

tuttavia potenziali svantaggi includono<br />

una riduzione negli standard di cura<br />

e maggior rischi. Mettere i pazienti in isolamento<br />

può avere effetti negativi potrebbe<br />

inibire la cura, ostacolare la riabilitazione e<br />

aumentare la durata <strong>del</strong>la degenza.<br />

Gli studi hanno concluso che il personale<br />

ha meno probabilità di entrare o esaminare<br />

i pazienti in isolamento.<br />

L’isolamento durante il ricovero può anche<br />

avere effetti psicologici e in studi precedenti<br />

è stato paragonato ad una pena<br />

detentiva che può far aumentare rabbia,<br />

depressione e ansia. 22<br />

Pazienti invece con lievi sintomi che necessitano<br />

di poche cure possono lamentare<br />

noia e solitudine (Maunder et al,2003).<br />

Da considerare anche il costo elevato di<br />

gestione dei pazienti in camere singole,<br />

verificando un costo maggiore <strong>del</strong>l’ 85% rispetto<br />

alle cure classiche. (Conterno et al,<br />

2007).<br />

L’originale strumento di priorità di isolamento<br />

fu sviluppato attraverso un semplice<br />

sistema di punteggi basato su fattori<br />

che potevano influenzare la trasmissione<br />

ai quali veniva assegnato un punteggio e<br />

in base al punteggio totale veniva assegnata<br />

la priorità di isolamento che era divisa<br />

in alta, media e bassa priorità. Rao e<br />

Jeanes nel 1999.<br />

Dieci anni dopo un nuovo strumento di<br />

definizione <strong>del</strong>le priorità è stato sviluppato<br />

dal personale di un ospedale universitario<br />

di Londra. Lo strumento è stato sviluppato<br />

e verificato per circa 6 mesi ed è stato adattato<br />

per migliorare la facilità d’uso. Comprende<br />

una guida breve con istruzioni chiare<br />

<strong>del</strong> tipo di isolamento che i pazienti necessitano.<br />

Il peso dei punteggi è stato cambiato<br />

per riflettere il reale ritorno <strong>del</strong> bisogno<br />

di isolamento per poter gestire meglio<br />

le priorità di isolamento. Il nuovo strumento<br />

è stato testato dagli studenti per confrontare<br />

l’adeguatezza <strong>del</strong>le assegnazioni e ha dimostrato<br />

che la prevalenza <strong>del</strong>le priorità assegnate<br />

era in linea con il sistema di punteggio.<br />

Tuttavia è stata aggiunta una guida<br />

breve che consiste in un elenco <strong>del</strong>le più<br />

comuni condizioni e infezioni <strong>del</strong>le quali dà<br />

la categoria di isolamento , divise in bassomedio-alto<br />

rischio, e una guida specifica<br />

per la durata <strong>del</strong>l’isolamento.<br />

Attualmente è in uso e a disposizione di<br />

tutti gli staff tramite intranet. Si prevede<br />

che con il tempo potrebbe essere fatta una<br />

registrazione elettronica in tempo reale<br />

che farebbe parte <strong>del</strong>le registrazioni <strong>del</strong><br />

paziente.


26 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

In conclusione l’uso <strong>del</strong>l’ isolamento per<br />

il controllo <strong>del</strong>le infezioni è ben stabilito<br />

ma potrebbe essere limitato dalla disponibilità<br />

di camere singole quindi l’uso di un<br />

strumento pragmatico di priorità di isolamento<br />

basato sul rischio può razionalizzare<br />

e ottimizzare le risorse disponibili per<br />

migliorare la qualità <strong>del</strong>le cure.<br />

Centrata sul paziente la comunicazione<br />

è una componente fondamentale di cura e<br />

assistenza in quanto facilita lo sviluppo di<br />

un rapporto positivo tra infermiere e paziente<br />

che, insieme ad altri fattori organizzativi,<br />

fornisce i risultati di una assistenza<br />

infermieristica di qualità.<br />

L’infermieri sono spesso descritti in letteratura<br />

come poveri comunicatori, tuttavia,<br />

pochissimi studi hanno esaminato le<br />

esperienze dei pazienti sulla comunicazione<br />

infermiere-paziente.<br />

In un altro studio il risultato era volto a<br />

capire cosa accade di fatto e le esperienze<br />

relative espressi dai pazienti sulla comunicazione<br />

infermiere-paziente.<br />

I dati sono stati raccolti utilizzando le interviste<br />

strutturate che erano dei nastri registrati<br />

<strong>del</strong>la durata circa 30 min. L’ Analisi<br />

dei dati è un processo di riflessione e i risultati<br />

sono stati presentati attraverso la<br />

descrizione e l’interpretazione di temi e<br />

sottotemi, questi erano: “mancanza di comunicazione”,<br />

“partecipazione”, “empatia”<br />

e “l’infermiere amichevole”. 23<br />

La dimensione <strong>del</strong> campione era di 8<br />

pazienti tra i quali vi erano 5 femmine e 3<br />

maschi di età compresa tra 20 e 70 anni e<br />

che erano stati ricoverati in un ospedale di<br />

insegnamento generale nella Repubblica<br />

d’ Irlanda per un minimo di 4 giorni. Ciò significa<br />

che ogni partecipante avrebbe comunicato<br />

regolarmente con gli infermieri<br />

durante la degenza. Ai partecipanti è stato<br />

chiesto di raccontare le proprie esperienze<br />

su come gli infermieri hanno comunicato<br />

singolarmente con loro durante il ricovero.<br />

Lo scopo <strong>del</strong>lo studio era di esplorare e<br />

produrre dichiarazioni relative alle esperienze<br />

dei pazienti sulla comunicazione infermiere-paziente.<br />

Quattro temi principali relativi ad aspetti<br />

di comunicazione infermieristica sono<br />

emerse dall’analisi:<br />

1.”Mancanza di comunicazione”. I partecipanti<br />

di questo studio hanno riferito che<br />

gli infermieri non hanno fornito informazioni<br />

sufficienti e molti hanno espresso che<br />

erano più interessati ai loro compiti che<br />

non al parlare con loro. Inoltre, tutti i partecipanti<br />

hanno dichiarato che non era una<br />

colpa loro in quanto troppo oberati. Questo<br />

tema verrà discusso in due sotto-temi :<br />

comunicazione centrata sul paziente e comunicazione<br />

centrata sui compiti.<br />

2. Partecipazione. Il comportamento di<br />

assistenza infermieristica è descritto come<br />

la dimostrazione fisica di accessibilità e la<br />

disponibilità degli infermieri nel capire i pazienti<br />

attraverso l’uso di comunicazione<br />

non verbale . I partecipanti di questo studio<br />

non riferiscono direttamente al tipo di assistenza<br />

ricevuta ma descrivono i comportamenti<br />

degli infermieri valutandoli specificamente.<br />

Questi comportamenti saranno discussi<br />

in sotto-temi “Dare il tempo ed essere<br />

li” e “Comunicazione aperta e onesta”.<br />

3. L’empatia. Definita come la capacità<br />

di percepire e ragione, nonché la capacità<br />

di comunicare la comprensione dei sentimenti<br />

<strong>del</strong>l’altra persona e dei loro significati<br />

annessi.<br />

Sebbene i partecipanti a questo studio<br />

non si riferiscono direttamente al termine<br />

empatia, si riferivano spesso a molti dei<br />

comportamenti che formano la base <strong>del</strong>la<br />

comunicazione empatica. Sembra importante<br />

per i partecipanti che gli infermieri<br />

comunichino la loro comprensione per la<br />

situazione <strong>del</strong> paziente. Non si aspettavano<br />

che l’infermiere fosse capace di guarire<br />

tutto, ma che alleviasse la loro ansia e i<br />

sentimenti incerti.<br />

In conclusione l’utilizzo di una comunicazione<br />

incentrata sul paziente e un approccio<br />

personale che crei empatia tra pazienti<br />

e infermieri è essenziale per la qualità<br />

<strong>del</strong>le cure. Ciò implica che la mancanza<br />

di personale o l’essere troppo occupati<br />

non può essere usata come scusa per la<br />

scarsa comunicazione tra infermieri e pazienti.<br />

A livello universitario e post laurea l’<br />

istruzione in materia di comunicazione<br />

centrata sul paziente dovrebbe concentrarsi<br />

sul far riflettere criticamente gli infermieri<br />

sul modo di comunicare con i pazienti<br />

, questo contribuirebbe a sviluppare<br />

il loro senso di consapevolezza di sé e aumentare<br />

la loro capacità di comunicazione<br />

empatica garantendo l’erogazione di un<br />

migliore servizio di cure.<br />

Ci sono pochi dati sulla soddisfazione dei<br />

pazienti e sulla percezione <strong>del</strong> ricovero di<br />

pazienti in isolamento. Un’indagine trasversale<br />

è stata eseguita in reparti di medicina<br />

e chirurgia presso l’ospedale <strong>del</strong>l’università<br />

di Pennsylvania, in un centro di cura terziario.<br />

Le indicazione per l’isolamento includevano<br />

l’infezione pregressa o in corso con<br />

organismi resistenti ai farmaci e i pazienti<br />

per essere compresi nello studio dovevano<br />

avere trascorso almeno 3 giorni consecutivi<br />

in isolamento, sono stati presi in considerazione<br />

anche i pazienti non isolati. 24<br />

La valutazione è stata fatta utilizzando<br />

CAHPS Hospital Survey Chartbook, è una<br />

forma di questionario standardizzata che<br />

registra le informazioni sulla esperienze<br />

dei pazienti adulti con le cure ospedaliere.<br />

Questo questionario in genere viene compilato<br />

entro 48 ore dopo la dimissione ma<br />

in questo studio i pazienti sono stati intervistati<br />

durante il ricovero per massimizzare<br />

la partecipazione e ridurre al minimo le ri-<br />

sposte non rilevanti. Un intervistatore ha<br />

fatto fare il questionario in modo verbale ai<br />

quei pazienti che non erano in grado di rispondere<br />

in maniera scritta ma in modo<br />

verbale si. A questo sono state anche aggiunte<br />

<strong>del</strong>le domande per capire la percezione<br />

e la comprensione <strong>del</strong>l’ isolamento.<br />

Gli autori hanno preso in considerazione<br />

86 pazienti tra i quali 43 sono pazienti isolati<br />

e 43 pazienti non isolati . Dei 43 pazienti<br />

isolati, 26(60%) erano stati isolati nel corso<br />

di un ricovero precedente.<br />

Su una scala da “0” (peggior possibile)<br />

a “10” (migliore) i pazienti non isolati hanno<br />

dato all’ ospedale un punteggio di 8,<br />

(range interquartile,7-10); quelli isolati un<br />

punteggio di 9 (range interquartile, 8-10).<br />

Tuttavia, in multivariata analisi, non vi era<br />

alcuna differenza statisticamente significativa<br />

tra le risposte date dai due tipi di pazienti.<br />

I casi di pazienti isolati generalmente<br />

hanno risposto meno favorevolmente per<br />

le domande riguardanti le loro esperienze<br />

di ricovero ospedaliero rispetto a quelli<br />

non isolati, anche se la differenza ha raggiunto<br />

la significatività statistica per solo 2<br />

domande. Tuttavia, in una analisi multivariata,<br />

statisticamente significativa, non è<br />

stata trovata associazione tra il fatto di essere<br />

in isolamento e la risposta “di solito”<br />

o “sempre” a qualsiasi domanda.<br />

Dei 43 pazienti isolati, 35(81,4%) hanno<br />

riferito che avrebbe “probabilmente” o “sicuramente”<br />

consigliato l’ospedale ad un<br />

amico, rispetto a 40(95,2%) <strong>del</strong>lo stesso<br />

numero di campione di non isolati. Anche<br />

in questo caso, l’analisi multivariata non<br />

ha mostrato alcuna differenza statisticamente<br />

significativa.<br />

Dei 43 pazienti isolati,39 (91%) hanno risposto<br />

alle domande supplementari . Di<br />

questi 39, solo 18 (46,2) hanno riferito che<br />

la logica e le procedure per l’isolamento<br />

sono stati adeguatamente spiegati e 11<br />

(28,2%) non ritenevano necessario l’utilizzo<br />

di guanti e camici da parte degli infermieri.<br />

Dei 26 pazienti che sono stati isolati<br />

in precedenza, 13 (50%) hanno riferito che<br />

l’isolamento è stato adeguatamente spiegato,<br />

e 7 (26,9%) erano a conoscenza <strong>del</strong>le<br />

procedure correte.<br />

Dopo le opportune procedure che sono<br />

state spiegate ai pazienti isolati la maggioranza<br />

dei pazienti isolati [36 (92,3%)] hanno<br />

riferito che gli infermieri solitamente<br />

usavano guanti e camici.<br />

La maggior parte dei pazienti isolati [37<br />

(94,9%)] hanno risposto che l’isolamento<br />

è stato usato per il bene degli altri, 15<br />

(38,5%) hanno risposto che l’isolamento<br />

ha portato benefici solo agli altri, mentre<br />

22 (56,4%) ritengono che l’isolamento abbia<br />

beneficiato agli altri e a loro stessi, 2<br />

(5,1%) hanno risposto che l’isolamento ha<br />

prodotto beneficio solo per loro.


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

Avendo utilizzato un questionario validato<br />

sulla soddisfazione <strong>del</strong> paziente e l’analisi<br />

multivariata gli autori di questo studio<br />

non hanno trovato alcuna differenza statisticamente<br />

significativa, tra i pazienti isolati<br />

e quelli non isolati, riguardante la cura e<br />

il ricovero. Anche se i pazienti hanno dimostrato<br />

un’istruzione inadeguata per<br />

quanto riguarda la logica e le procedure<br />

<strong>del</strong>l’isolamento la maggior parte di essi<br />

pensa che l’isolamento sia benefico e migliori<br />

le cure.<br />

Studi precedenti avevano mostrato che i<br />

pazienti isolati hanno meno contatto e attenzione<br />

da parte degli operatori sanitari,<br />

hanno subito eventi avversi e hanno manifestato<br />

più carenze nei processi di cura rispetto<br />

ai pazienti non isolati. Conseguenze<br />

sui pazienti isolati come cambiamenti di<br />

umore , di psiche e di soddisfazione sono<br />

stati segnalati come inadeguati. Però è anche<br />

vero che i precedenti studi sulla soddisfazione<br />

<strong>del</strong> paziente erano basati su<br />

piccoli campioni e usavano inadeguati<br />

controlli di campionamento, tuttavia il presente<br />

studio non ha trovato significative<br />

differenze statistiche tra le risposte dei pazienti<br />

isolati e quelli non isolati.<br />

Secondo quanto analizzato in questo<br />

studio i pazienti isolati non percepiscono il<br />

loro ricovero come esperienza inferiore , rispetto<br />

ai pazienti non isolati, e non sono<br />

meno soddisfatti <strong>del</strong>le loro cure ma spesso<br />

percepiscono l’isolamento come un miglioramento<br />

dei servizi di cura.<br />

In conclusione:<br />

L’infermiere è la figura <strong>del</strong>l’equipe che<br />

vede quotidianamente l’ammalato, che entra<br />

in relazione con lui cercando di rispondere<br />

a tutti i suoi bisogni, cercando di captare<br />

ogni modificazione attraverso l’osservazione<br />

e l’ascolto non solo <strong>del</strong>le parole,<br />

ma anche dei gesti, <strong>del</strong>le espressioni e dei<br />

silenzi. L’infermiere rappresenta per il malato<br />

una importante figura di riferimento<br />

perché è la persona che sta accanto a lui<br />

per più lungo tempo e più direttamente, vede<br />

la sua sofferenza di giorno e di notte.<br />

L’operatore sanitario attiverà quindi una<br />

comunicazione che farà parte di una relazione<br />

per rincanalare tutte quelle risorse<br />

personali <strong>del</strong> soggetto che non sono più<br />

sufficienti per affrontare adeguatamente<br />

una circostanza critica come potrebbe essere<br />

quella <strong>del</strong>la “malattia nell’isolamento”.<br />

Per cui senza rinnegare il mo<strong>del</strong>lo biomedico,<br />

occorre coniugare l’esperienza<br />

<strong>del</strong> paziente riferita all’illness con l’espe-<br />

Gli autori<br />

* Infermiera<br />

** Responsabile rientamento, addestramento e<br />

inserimento personale servizi assistenziali,<br />

Istituto clinico Humanitas, Rozzano (MI)<br />

rienza <strong>del</strong> professionista rispetto al disease<br />

integrando le competenze tecnico-professionali<br />

con le competenze etiche.<br />

Non possiamo pertanto non porre il giusto<br />

accento sulle parole che il paziente<br />

sceglie per esprimere pensieri, emozioni e<br />

sensazioni.<br />

Se il degente vive una condizione emotiva<br />

difficile, è importante che nella relazione<br />

ci sia un rifermento esplicito nel quale<br />

possa riferire e descrivere senza remore<br />

ciò che sta provando per attribuire oltre al<br />

significato, anche il nome.<br />

Entrare in contatto con le emozioni <strong>del</strong><br />

paziente è uno dei momenti essenziali <strong>del</strong><br />

bibliografia<br />

27 PAGINA<br />

processo di costruzione <strong>del</strong>la relazione<br />

con lui.<br />

Il timore di perdersi e di “caricarsi” nel<br />

racconto che può avere le forme più svariate,<br />

dalla semplice preoccupazione, alla<br />

tensione, all’ansia possono indurre l’infermiere<br />

a non creare le condizioni utili per<br />

mettere l’utente a suo agio.<br />

Ciascuno di noi reagisce in modo diverso<br />

alla malattia e all’eventuale ospedalizzazione;<br />

si possono individuare alcuni fattori-personali,<br />

legati alla natura <strong>del</strong>la malattia,<br />

legati al contesto sociale che, interagendo<br />

tra loro, incidono su numerosi processi<br />

psicologici.<br />

1. Bacchini MG. Il significato <strong>del</strong>le discipline umanistiche nella relazione d’aiuto. Roma,<br />

Società Editrice Universo, 2009.<br />

2. Rossi N. Psicologia clinica per le professioni sanitarie. Bologna, il Mulino, 2004. pag.<br />

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3. Oldman T. Isolated cases. Nursing Times 1998;94(11):67-70.<br />

4. Madeo M. The psychological impact of isolation. Nursing Times 2003;99(7):54-5.<br />

5. Cava M et al., The experience of quarantine for individuals affected by SARS in Toronto.<br />

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Toronto,Canada. Emerging Infectious Diseases 2004;10(7):1206-1212.<br />

8. Madeo M. Understanding the MRSA experience. Nursing Times 2001;97(30):36-39.<br />

9. Oldman T. Isolated cases. Nursing Times 1998;94(11):67-70.<br />

10. Madeo M. Understanding the MRSA experience. Nursing Time 2001;97(30):36-39.<br />

11. Newton J., et al. Patients’ perceptions of methicillin-resistant staphylococcus aureus<br />

and source isolation: a qualitative analysis of source isolated patients. Journal of Hospital<br />

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12. Morgan D., et al. Adverse outcomes associated with contact precautions: a review of<br />

the literature. American Journal of Infection Control 2009;37(2):85-93.<br />

13. Knowles H. The experience of infectious patients in isolation. Nursing Times<br />

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14. Esiodo. Testo greco a fronte. Apollodoro “Biblioteca”, Carroci,2010,p.57-58.<br />

15. Roberti A., Belotti C., Caterino L. Comunicazione medico-paziente. Bergamo, Alessio<br />

Roberti Editore Srl., 2006, pag. 103.<br />

16. Santoro LR., La Salandra P., Celletti E. La Medicina Nucleare: trattamento dei pazienti<br />

con carcinomi tiroidei e paliazione <strong>del</strong> dolore da metastasi ossee. Scienza e Management.L’infermiere7/2003,<br />

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17. Brans B., Van Den Eynde F., Audenaert K. et al. Depression and anxiety during isolation<br />

and radionuclide therapy. Nucl Med Commun. 2003; 24(8); 881-6.<br />

18. Wassenberg M.W.M., Severs D., Bonter M.J.M. Psychological impact of short-term<br />

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19. Abad C., Fearday A., Safdar N. Adverse effects of isolation in hospitalised patients:<br />

a systematic review. Journal of Hospital Infection 2010;76(2);97-102.<br />

20. Jeanes A., Macrae B., Ashby J. Isolation prioritization tool: revision, adaptation and<br />

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21. Maunder R., Hunter J., Vincent L., et al. The immediate psychological and occupational<br />

impact of the 2003 SARS outbreak in a teaching hospital 2003;CMAJ<br />

168(10):1245-51.<br />

22. McCabe C. Nurse-patient communication: an exploration of patients’ experiences .<br />

Journal of Clinical Nursing 2004; 13(1);41-49..<br />

23. Crowe M. The nurse-patient relationship: a consideration of its discursive context.<br />

Journal of Advanced Nursing 2000;31:962-967.<br />

24. Bongiorno A., Malizia S. Comunicare la diagnosi grave. Il medico, il paziente e la sua<br />

famiglia. Roma,Carocci Faber 1°edizione 2002.<br />

http://www.ipasvi.it/archivio_news/download/314_1302198187_553.pdf


28 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

* Silvia Giudici<br />

rIAssunto<br />

Nell’ottica <strong>del</strong> Nursing Transculturale,<br />

per poter erogare un’assistenza efficace,<br />

la professione infermieristica dovrebbe<br />

approfondire le tematiche legate<br />

ai soggetti stranieri immigrati nel nostro<br />

Paese, considerando come punti deboli<br />

e al contempo forti <strong>del</strong> processo assistenziale<br />

diversi elementi, tra cui quelli<br />

etnico-culturali, relazionali, valoriali, giuridici<br />

ed organizzativo-strutturali di ogni<br />

specifica cultura. L’operatore sanitario<br />

deve essere in grado non solo di interagire<br />

con il paziente, ma anche con i familiari<br />

per evitare l’isolamento <strong>del</strong> soggetto<br />

malato, rischio frequente <strong>del</strong>le nostre<br />

istituzioni sanitarie. E’ chiaro che<br />

non si possono conoscere tutte le culture.<br />

Il mediatore linguistico-culturale rappresenta<br />

una risorsa indispensabile<br />

perché diventa il facilitatore <strong>del</strong>la comunicazione<br />

e <strong>del</strong>l’interazione terapeutica.<br />

Ma qual è il modo migliore per conoscere<br />

a fondo l’altro? La “sete” di conoscenza<br />

mi ha portato ad incontrare di<br />

persona i mediatori, ad intervistarli e ad<br />

ascoltare la loro storia: una esperienza<br />

che mi ha arricchito molto non solo professionalmente,<br />

ma anche spiritualmente.<br />

Non posso che ringraziare le persone<br />

che hanno permesso tutto ciò, Naima,<br />

Manjula, Luis e Mariglena. A loro il<br />

mio augurio più sincero e cioè quello di<br />

mantenere vivo l’entusiasmo che dimostrano<br />

in tutto quello che fanno.<br />

Incontro con i mediatori<br />

linguistico-culturali:<br />

le interviste, strumento<br />

per conoscere l’altro<br />

nAIMA MouHACHIM, mediatrice linguistico-culturale<br />

arabofona marocchina,<br />

Progetto Con-tatto, Coop. sociale<br />

onlus. Il sistema sanitario in Marocco non<br />

ha ancora subito radicali cambiamenti<br />

malgrado gli sforzi <strong>del</strong> giovane re Moham-<br />

AbstrACt<br />

As part of Transcultural Nursing, in order<br />

to <strong>del</strong>iver effective care, the nursing<br />

profession should have detailed information<br />

on subjects foreign immigrants<br />

in our country, considering how both<br />

strong and weak points of the care<br />

process several elements, including<br />

those of ethnic-cultural, relational, values,<br />

legal and organizational-structural<br />

elements of each specific culture. The<br />

healthcare provider must be able not<br />

only to interact with the patient, but also<br />

with family members to avoid the isolation<br />

of the sick person, frequently risk<br />

our health institutions. It’ clear that one<br />

can’t know all the cultures. The linguistic-cultural<br />

mediator is an indispensable<br />

resource that it becomes the facilitator<br />

of communication and the therapeutic<br />

interaction. But what is the best way to<br />

get to know each other? The “thirst” for<br />

knowledge led me to personally meet<br />

the mediators, to interview them and<br />

hear their story: an experience that has<br />

enriched me a lot not only professionally<br />

but also spiritually.<br />

med VI che si è dato da fare per portare<br />

<strong>del</strong>le migliorie. Purtroppo qui, come in tanti<br />

Paesi in via di sviluppo, c’è molta corruzione,<br />

una vera e proprio piaga per chi vive<br />

in Marocco. Questo problema è presente<br />

in tutti i settori ed è molto radicato anche<br />

negli ospedali. In teoria, le cure mediche<br />

offerte dal sistema sanitario pubblico<br />

dovrebbe essere gratuite e accessibili a<br />

tutti, ma in realtà ciò non avviene.<br />

Premetto che, ciò che leggerete, non è<br />

la regola. Non tutte le persone sono corrotte,<br />

ma molto spesso sì. Per ricevere attenzioni<br />

si paga tutto e tutti “sotto banco”:<br />

il medico, l’infermiere, il necessario per un<br />

intervento chirurgico, i farmaci. In più ti devi<br />

portare da casa tutti gli effetti letterecci<br />

perché l’ospedale pubblico non fornisce<br />

nulla, se non il letto. Bisogna pagare anche<br />

gli addetti alle pulizie altrimenti ti lasciano<br />

la camera di degenza sporca. Nel<br />

pubblico non è possibile effettuare una visita<br />

o un intervento urgente se non corrispondendo<br />

al medico una cospicua “parcella-mancia”.<br />

Allora ti si aprono le porte;<br />

allora l’impossibile diventa possibile! Così<br />

salti l’attesa, salti la fila a discapito di chi<br />

da tempo attende il suo turno. Ma tu hai<br />

pagato e sei quindi un privilegiato! Inizia<br />

una vera e propria fase trattativa col chirurgo:<br />

insieme a lui si decide la cifra che devi<br />

pagare perché tu venga operato (in realtà<br />

non dovresti pagare nulla). Oppure puoi<br />

mostrare un certificato attestante la mancanza<br />

di disponibilità economiche necessarie<br />

per affrontare le spese di ricovero,<br />

ma non riceverai una buona assistenza.<br />

Allora fai la fila, attendi mesi prima di ricevere,<br />

se vogliamo chiamarle così, cure. E<br />

se sei grave, allora puoi morire! Coloro<br />

che non possono pagare le prestazioni sanitarie<br />

sono a volte costretti ad autocurarsi<br />

a domicilio, come meglio possono e con<br />

rimedi naturali.<br />

Nel privato la situazione non cambia<br />

molto. Bisogna sapere dove rivolgersi. Vai<br />

dove ti fidi di più, perché quel medico ha<br />

<strong>del</strong>le buone referenze, altrimenti rischi di<br />

imbatterti in un approfittatore che ti opera<br />

anche se non esiste la necessità, solo per<br />

soldi.


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

Paghi anche l’ambulanza che chiami per<br />

un’emergenza. Ma non paghi l’uscita macchina<br />

o la prestazione perché previste, ma<br />

il conducente corrotto, altrimenti non ti viene<br />

a soccorrere.<br />

La medicina tradizionale viene tramandata<br />

da generazione in generazione ed è<br />

essenzialmente caratterizzata da elementi<br />

presenti in natura. Ad esempio si usa l’origano<br />

per trattare problemi addominali; la<br />

buccia di melograno, seccata e macinata,<br />

mischiata al miele, per il mal di stomaco;<br />

l’uovo con zenzero e succo di limone per la<br />

tosse; la canna da zucchero, vaporizzata e<br />

respirata sotto forma di aerosol, per il mal<br />

di testa; fette di limone sulle tempie e acqua<br />

di rose sulla testa per la febbre; l’aglio<br />

e l’olio di oliva, bolliti insieme al miele, per<br />

combattere il dolore, da assumere la sera<br />

prima di coricarsi; una miscela di lavanda,<br />

olio di oliva, miele e un pizzico d’aglio, per<br />

curare il catarro dei neonati; sciacqui al cavo<br />

orale con foglie di oliva e sale, bolliti in<br />

acqua, per risolvere le aftee; cumino nero<br />

con miele d’origano, o miele d’arancio, da<br />

somministrarsi a digiuno (secondo la tradizione<br />

marocchina quest’ultimo trattamento<br />

curerebbe il cancro poiché il preparato<br />

produce diarrea e/o vomito e quindi l’eliminazione<br />

<strong>del</strong>le cellule tumorali).<br />

Solo quando il malato si aggrava, allora<br />

si ricorre alla medicina moderna.<br />

La maggior parte dei marocchini in Italia,<br />

come pure un numero considerevole di<br />

stranieri nord africani, provengono dalla<br />

campagna. Sono poco propensi all’apertura<br />

interculturale e alla conoscenza <strong>del</strong>l’altro.<br />

Questa “chiusura” non è presente<br />

solo negli immigrati di prima generazione,<br />

ma anche in quelli di seconda generazione<br />

che fanno fatica a socializzare. Il problema<br />

è riscontrabile già a partire dall’infanzia<br />

a causa <strong>del</strong> processo educativo impartito<br />

al bimbo dai genitori, a loro volta introversi.<br />

Lo stesso vale per l’isolamento<br />

<strong>del</strong>la donna che, in procinto di partorire, ricorre<br />

per la prima volta a cure mediche<br />

senza mai aver eseguito un controllo durante<br />

i mesi di gravidanza. Difficilmente si<br />

confidano con la mediatrice culturale, e se<br />

lo fanno chiedono alla stessa di non riferire<br />

determinati dettagli (importanti) al ginecologo<br />

di turno. A volte preferiscono partorire<br />

in casa malgrado l’opera di persuasione<br />

condotta dagli operatori. Non conosco-<br />

no la data d’arrivo <strong>del</strong>le mestruazioni, e se<br />

queste non sopraggiungono, allora vuol<br />

dire che molto probabilmente avranno un<br />

figlio.<br />

In Marocco la donna in stato di gravidanza<br />

è molto considerata. Tutti le sono vicini.<br />

Parenti, conoscenti ed amici le offrono<br />

<strong>del</strong> cibo preparato in casa. Questa attenzione<br />

ed altruismo è dettato dal Corano:<br />

la donna incinta è fragile e quindi deve<br />

essere aiutata. Questo avviene anche se<br />

non esistono normalmente rapporti quotidiani<br />

di vicinato. Non è lasciata da sola<br />

neppure dopo il parto, quando la madre e<br />

le altre donne l’aiutano nell’accudimento e<br />

nella crescita <strong>del</strong> neonato e nel prepararle<br />

piatti calorici con l’obiettivo di favorire, seconda<br />

la tradizione, la produzione <strong>del</strong> latte<br />

materno.<br />

In Italia la realtà è ben diversa poiché a<br />

volte non si conosce nemmeno l’inquilino<br />

<strong>del</strong>la porta accanto. Quindi la situazione si<br />

fa dura perché la donna immigrata non riceve<br />

attenzioni da nessuno, nemmeno dal<br />

marito, occupato tutto il giorno a lavorare.<br />

Sola anche in ospedale, dove si dovrà accontentare<br />

di un pasto da lei ritenuto scarso<br />

o di una dieta restrittiva.<br />

Nell’Islam l’interesse per la guarigione<br />

espressa dal Corano e negli hadith (narrazioni<br />

riguardanti il Profeta Maometto e gli<br />

aspetti <strong>del</strong>la vita sociale e religiosa) costituisce<br />

una parte importante <strong>del</strong>la rivelazione.<br />

Per considerare l’eziologia <strong>del</strong>la malattia<br />

bisogna fare riferimento ad un principio<br />

<strong>del</strong>l’Islam: la volontà di Dio è la risposta a<br />

tutte le domande umane. Da Dio dipende<br />

il benessere ed il malessere <strong>del</strong>l’umanità.<br />

E’ Lui che guarisce il malato, fa morire le<br />

persone e le fa vivere di nuovo. Ma la vita<br />

non è solo sofferenza, è anche gioia. L’immagine<br />

che il musulmano ha <strong>del</strong>la vita è<br />

ottimista; per mezzo <strong>del</strong> culto, all’uomo<br />

viene offerta la possibilità di stringere amicizia<br />

con Dio. Con l’animo reso più forte<br />

da questo rapporto di fiducia, diviene più<br />

semplice dominare la vita ed è più facile<br />

sopportare il dolore. La malattia ha importanti<br />

funzioni spirituali: purificazione (punizione<br />

per i peccati), meritorietà (ricompensa<br />

positiva).<br />

L’atteggiamento <strong>del</strong> malato musulmano<br />

può essere contraddistinto da una rassegnata<br />

accettazione <strong>del</strong> suo destino, oppure<br />

da una paura celata perché potrebbe indicare<br />

una mancanza di fiducia nel giudizio<br />

e nella misericordia di Dio.<br />

Ogni comportamento si svolge in armonia<br />

con i dettami <strong>del</strong>la religione. Un buon<br />

musulmano infatti rispetta le osservanze<br />

che la religione gli impone. Ad esempio il<br />

Corano dice che bisogna aiutare le persone<br />

soprattutto nel momento <strong>del</strong> bisogno.<br />

Di conseguenza la vicinanza al paziente<br />

ospedalizzato da parte <strong>del</strong>la parentela, degli<br />

amici e conoscenti è forte. Egli non viene<br />

mai lasciato in solitudine. Anche i fami-<br />

29 PAGINA<br />

liari più lontani devono andare a trovarlo.<br />

Non visitare un malato significa essere disonesti<br />

nei suoi confronti.<br />

In Marocco non esistono gli hospice. I<br />

malati terminali vengono curati a domicilio.<br />

Quando la persona si aggrava, allora viene<br />

portata in ospedale. Come già detto, il<br />

musulmano ha una grande fede in Dio e<br />

spera sempre nella guarigione (fin che c’è<br />

respiro e attività cardiaca c’è vita). E’ Dio<br />

che decide la” fine” e non il medico. Molti<br />

si offendono quando un operatore sanitario,<br />

nella fase terminale di vita di un malato,<br />

invitano i parenti ad uscire dalla camera<br />

di degenza perché “il paziente sta<br />

morendo e non c’è più nulla da fare”.<br />

La salma può essere toccata e gestita<br />

solo da un musulmano. In ospedale l’operatore<br />

sanitario deve conoscere questa regola.<br />

Quindi si limiterà a rimuovere gli accessi<br />

invasivi dal corpo <strong>del</strong> defunto, mentre<br />

la ricomposizione e vestizione <strong>del</strong> morto<br />

sarà di competenza dei familiari. Tutto<br />

decade se la persona non ha parenti a seguito.<br />

Se muore una donna, sarà una donna<br />

a rendersi carico <strong>del</strong>la procedura, se a<br />

morire è un uomo, sarà l’uomo ad occuparsene.<br />

Se nemmeno questo è possibile,<br />

allora sarà l’uomo o la donna più anziana<br />

ad effettuare il rito indipendentemente dal<br />

sesso <strong>del</strong> defunto, coprendo preventivamente<br />

le parti intime.<br />

Si ricordano infine alcuni divieti che un<br />

musulmano praticante deve osservare: il<br />

divieto di assumere alcolici e di mangiare<br />

carne di maiale.<br />

MAnJuLA GIMHAnI bAnDArA, mediatrice<br />

linguistico-culturale cingalese,<br />

sri Lanka, Progetto Con-tatto, Coop.<br />

sociale onlus. In Sri Lanka la prevalenza<br />

<strong>del</strong>la popolazione è buddhista. Esistono<br />

poi gli induisti e minoranze di musulmani e<br />

cristiani. In Sri Lanka, denominata anche<br />

“isola risplendente” o “lacrima <strong>del</strong>l’India”,<br />

vivono in armonia due etnie: i cingalesi e i<br />

tamil, riappacificati dopo quasi trent’anni<br />

di guerra civile (attentati e rivendicazioni),<br />

grazie alla mediazione posta in essere dal<br />

nuovo governo. Questa manovra ha portato<br />

benefici e migliorie in tutti i settori, anche<br />

a livello sanitario. Tuttavia, malgrado questi<br />

enormi sforzi, negli ospedali pubblici per-


30 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

mangono <strong>del</strong>le carenze, soprattutto la forza<br />

lavoro per l’insufficiente numero di medici.<br />

Solo ultimamente si assiste al rimpatrio<br />

di questi professionisti che, dopo la loro<br />

esperienza all’estero, preferiscono operare<br />

in strutture ospedaliere private. Qui,<br />

però, la maggior parte <strong>del</strong>le prestazioni si<br />

paga in anticipo mediante bonifico. Non<br />

esiste un’assicurazione sanitaria. Per lo<br />

meno questi medici hanno maturato ottime<br />

abilità; inoltre sono molto attive le collaborazioni<br />

professionali tra medici <strong>del</strong>l’India e<br />

medici <strong>del</strong>lo Sri Lanka e grazie a questa sinergia<br />

si erogano prestazioni curative ed<br />

assistenziali di qualità. Nel pubblico invece<br />

c’è corruzione (non tanto tra il personale<br />

medico, quanto paramedico ed ausiliario).<br />

Tuttavia, la gente preferisce rivolgersi in<br />

ospedali che erogano la medicina ayurvedica<br />

poiché in questo Paese vale la regola<br />

che “prevenire è meglio che curare”. In antichità<br />

anche le malattie gravi venivano<br />

trattate con la medicina tradizionale. Si<br />

preferisce il trattamento ayurvedico anche<br />

per altri motivi: il primo è di ordine economico<br />

(la medicina moderna è troppo costosa;<br />

il secondo è di tipo organizzativo<br />

(per molte persone è improbabile raggiungere<br />

le grandi città non avendo la macchina);<br />

il terzo è di ordine pratico (le sostanze<br />

sono di facile reperibilità e le bevande possono<br />

essere preparate in casa su indicazione<br />

<strong>del</strong> medico prescrittore).<br />

Il termine “ayurveda” deriva da “ayu” che<br />

significa vita o longevità e “veda” che significa<br />

scienza. Per la medicina ayurvedica<br />

esiste una connessione con le leggi naturali:<br />

universo e essere umano sono governati<br />

dalle stesse leggi fisiche, pertanto<br />

solo la Natura può essere fonte di ispirazione<br />

per una reale conoscenza di noi<br />

stessi e, insieme, di fonte di sanazione<br />

profonda. Di conseguenza tutti i rimedi utilizzati<br />

sono naturali. Inoltre la salute <strong>del</strong>l’uomo<br />

dipende dalla salute di mente e<br />

anima in equilibrio tra loro. Quando questo<br />

benessere manca, la medicina ayurvedica<br />

interviene per riportare l’equilibrio fisico,<br />

psichico e spirituale.<br />

La medicina ayurvedica può essere considerata<br />

una forma di medicina preventiva.<br />

Si utilizza sin da piccoli quando le mamme,<br />

al posto <strong>del</strong> latte e biscotti, somministrano<br />

ai loro figli bevande a base di erbe<br />

allo scopo di farli crescere sani. Una influenza,<br />

un mal di stomaco, un mal di testa,<br />

vengono curati con le erbe, piante e<br />

fiori. La medicina ayurvedica è anche una<br />

forma di medicina cosmetica visto che viene<br />

usata per accentuare bellezza e forma<br />

fisica. Non difficili da trovare le farmacie<br />

ayurvediche, dove i dipendenti sono<br />

esperti conoscitori di proprietà e rimedi<br />

derivanti dalle piante mediche.<br />

Focalizzeremo l’attenzione sul buddhismo,<br />

essendo Manjula buddhista.<br />

Nel suo Paese i figli ricevono molte atten-<br />

zioni dalla famiglia, in particolare le femmine<br />

e questo lo si può notare in ogni occasione<br />

<strong>del</strong> processo di vita. Il passaggio tra<br />

infanzia e adolescenza ad esempio viene<br />

festeggiato con quella che si chiama “festa<br />

<strong>del</strong>la signorina”, un momento <strong>del</strong>icato per<br />

la ragazza che subisce cambiamenti fisici.<br />

Una festa molto importante che si svolge<br />

con riti puramente tradizionali.<br />

Tutto ruota intorno all’astrologia: l’esistenza,<br />

la quotidianità, le decisioni che si<br />

fanno in vita. A partire dalle scelte <strong>del</strong> Presidente,<br />

all’inaugurazione di una casa, tutto<br />

viene dettato da ciò che dicono gli astri<br />

e le stelle.<br />

Data <strong>del</strong>la festa <strong>del</strong>la signorina, orario e<br />

colore <strong>del</strong>l’abito, vengono decisi dall’astrologo<br />

in funzione a segno zodiacale<br />

<strong>del</strong>la ragazza, scelto a sua volta, alla nascita,<br />

in base all’orario <strong>del</strong> parto.<br />

Il giorno <strong>del</strong>la festa, la ragazza riceve vari<br />

trattamenti di bellezza tra cui una doccia<br />

con acqua, fiori ed erbe ayurvediche. Poi<br />

viene coperta da un telo bianco. Fiori bianchi<br />

e telo bianco sono simboli di purezza.<br />

Il colore dei fiori e il tipo di erbe utilizzate<br />

sono sempre scelte dall’astrologo.<br />

Questi trattamenti rendono la ragazza<br />

radiosa, rilassata e più bella.<br />

Per scacciare il malocchio si spacca una<br />

noce di cocco e l’albero <strong>del</strong> caucciù. Il liquido<br />

lattescente, che fuoriesce da entrambi<br />

è sinonimo di purezza (si usa anche<br />

far bollire il latte fuori dalla pentola per simboleggiare<br />

la prosperità).<br />

La ragazza riceverà dei regali anche costosi<br />

che andranno a far parte <strong>del</strong>la sua<br />

dote.<br />

Se in passato il matrimonio era combinato<br />

ed avveniva solo se sussisteva compatibilità<br />

dei segni zodiacali, ora ci si sposa<br />

perché c’è affinità di coppia e perché<br />

ragazzo e ragazza si amano. Se in antichità<br />

il matrimonio durava sette giorni, oggi<br />

viene festeggiato in due giorni distinti.<br />

L’astrologo studia la compatibilità dei segni<br />

zodiacali <strong>del</strong>la futura coppia e decide<br />

giorno ed orario <strong>del</strong> matrimonio.<br />

Il primo giorno di matrimonio viene festeggiato<br />

a casa <strong>del</strong>la famiglia <strong>del</strong>la sposa<br />

(oggi la tendenza è quella di farlo al di fuori<br />

dalle mura domestiche, in grandi strutture<br />

o alberghi). La ragazza indossa l’abito<br />

bianco. Avrà un orario per salire sull’altare,<br />

un orario per scendere dall’altare, un orario<br />

per indossare il velo, sempre in funzione<br />

ai dettami <strong>del</strong>l’astrologo. Prima <strong>del</strong>lo<br />

scambio <strong>del</strong>le fedi, un rito tradizionale è<br />

quello di legare i mignoli degli sposi con<br />

un filo bianco o d’oro per simboleggiare<br />

l’unione (sull’altare lo sposo regala alla<br />

sposa una collana d’oro in simbolo <strong>del</strong><br />

suo amore eterno e il sari rosso da indossare<br />

il secondo giorno <strong>del</strong>la cerimonia). Lo<br />

sposo poi dona alla suocera il sari, tradizionale<br />

indumento femminile costituito da<br />

una larga fascia di stoffa, la cui lunghezza<br />

può variare da quattro a nove metri. Il sari<br />

simboleggia il latte materno e il passaggio,<br />

o meglio trasferimento, <strong>del</strong>la sposa nella<br />

casa <strong>del</strong> marito.<br />

Dopo la cerimonia, la sposa può cambiarsi<br />

d’abito. Inizia la luna di miele. Dopo<br />

la prima notte di nozze, i parenti verificano<br />

la verginità <strong>del</strong>la ragazza controllando le<br />

condizioni <strong>del</strong>l’abito (solo simbolicamente).<br />

In passato, se al controllo <strong>del</strong> vestito<br />

non vi era alcun segno chiarificatore (macchie<br />

di sangue), erano guai per la sposa.<br />

Terminata la luna di miele, si celebra il<br />

secondo giorno di nozze. Questa volta la<br />

cerimonia si svolge a casa dei familiari <strong>del</strong>lo<br />

sposo. La ragazza indossa il sari rosso<br />

regalato dallo sposo che simboleggia la<br />

perdita <strong>del</strong>la verginità. Tutti partecipano<br />

ancora al rito.<br />

Durante la gravidanza, la donna si trasferisce<br />

di nuovo presso la propria famiglia<br />

e ritorna ad essere al centro <strong>del</strong>l’attenzione.<br />

Tutti le sono vicini per renderle il<br />

meno pesante possibile la gestazione.<br />

Tende a mangiare di tutto e abbondantemente<br />

perché, secondo la tradizione indiana,<br />

bisogna mangiare per due: lei e nascituro.<br />

Si crede molto alle “voglie”. Così, familiari,<br />

conoscenti ed amici, preparano cibo<br />

in relazione alle sue esigenze e richieste.<br />

Rispetto alla cultura araba, il marito si interessa<br />

di più alla moglie incinta e partecipa<br />

con moderazione alla gestione <strong>del</strong> figlio<br />

appena nato, anche se non con la<br />

stessa assiduità <strong>del</strong>la nonna e <strong>del</strong>le altre<br />

donne di famiglia.<br />

Il nome <strong>del</strong> bimbo è deciso dai genitori<br />

dopo la nascita, e comunque dopo avere<br />

consultato l’astrologo che fisserà segno<br />

zodiacale ed iniziali <strong>del</strong> nome in funzione<br />

a data e orario di nascita.<br />

Questo vuol dire che, se una donna partorisce<br />

all’estero, i genitori dovranno decidere<br />

su due piedi il nome da dare al proprio<br />

figlio, avendo il Paese ospitante altre<br />

regole e dovendo rispondere alle normative<br />

<strong>del</strong> sistema sanitario vigente. Dando dei<br />

nomi casuali, il rischio è che in futuro i genitori<br />

si pentano, sentendosi in colpa e <strong>del</strong>usi<br />

per la scelta fatta.<br />

Credendo al malocchio, il bebè viene<br />

protetto da talismani. Ad esempio, alla nascita,<br />

si mette al collo <strong>del</strong> bambino una


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

collanina con un ciondolo d’oro, oppure si<br />

pone sulla sua fronte una “macchia nera”<br />

che ha lo scopo di rimuovere l’attenzione<br />

dal viso <strong>del</strong>l’infante.<br />

Quando una persona si ammala, i familiari<br />

interpellano un astrologo poiché si<br />

crede fermamente che la vita sia influenzata<br />

dall’astrologia e dalla costellazione.<br />

Per augurare al malato una pronta guarigione,<br />

i familiari vanno al tempio e pregano<br />

per la sua anima. Tutto si svolge di fronte<br />

ad un albero che viene purificato con<br />

<strong>del</strong>l’acqua. E’ abitudine dei monaci buddhisti<br />

donare un braccialetto di filo bianco<br />

(simbolo di prosperità) che è considerato<br />

di buon auspicio per la guarigione <strong>del</strong> sofferente.<br />

Egli lo indossa al polso per tutta la<br />

durata <strong>del</strong>la malattia.<br />

In India e in Sri Lanka non esiste la cultura<br />

<strong>del</strong> ricovero nelle case di riposo. Si tende<br />

a curare gli anziani in casa. Infatti, per la<br />

concezione indiana, l’allontanamento dei<br />

vecchi è visto come un atto ignobile, un<br />

torto. Se ciò avviene, è solo perché costui<br />

non ha parenti che lo possono accudire.<br />

Lo stesso vale per i neonati che vengono<br />

cresciuti direttamente dalla mamma e dalla<br />

nonna evitando così l’asilo nido.<br />

Quando una persona muore, la salma<br />

viene sottoposta a procedura conservativa.<br />

La bara viene lasciata aperta e tutte le<br />

persone che lo conoscono, a turno, rimangono<br />

al suo capezzale. In quei giorni i familiari<br />

<strong>del</strong> defunto ricevono tanta solidarietà<br />

da parte di parenti ed amici: visite, cibo,<br />

e molte altre attenzioni. Coloro che partecipano<br />

al funerale devono indossare rigorosamente<br />

abiti bianchi (anche per andare<br />

ai tempi buddhisti bisogna vestirsi di bianco).<br />

Il defunto può indossare sia un abito<br />

moderno che un abito tradizionale. Ciò dipende<br />

dal desiderio espresso in vita o dal<br />

volere dei familiari (ad es. una giovane<br />

sposa può indossare l’abito bianco <strong>del</strong><br />

suo matrimonio).<br />

Non esiste alcuna proibizione dettata<br />

dalla religione sulla gestione <strong>del</strong>la salma<br />

da parte di operatori sanitari appartenenti<br />

ad un credo diverso (l’eccezione esiste se<br />

l’indiano cingalese è musulmano).<br />

Se la persona muore all’estero, si tende<br />

a far rimpatriare il feretro il prima possibile<br />

per l’espletamento <strong>del</strong> funerale e di una dignitosa<br />

sepoltura o cremazione.<br />

Credendo nella reincarnazione, al settimo<br />

giorno, a tre mesi, e a un anno dal funerale,<br />

parenti ed amici si riuniscono per<br />

commemorare il defunto. Successivamente,<br />

ogni anno, il giorno <strong>del</strong> funerale si commemora<br />

attraverso le preghiere dei monaci<br />

buddhisti che vengono direttamente a<br />

casa. Tutte occasioni per meditare sulla<br />

propria vita e sulle azioni compiute, per liberarsi<br />

dai pensieri cattivi e dai peccati<br />

commessi. Allora si fa beneficienza, si da<br />

cibo ai senza tetto e si dona il necessario<br />

ai bisognosi.<br />

LuIs AGuIrre ZereGA, mediatore<br />

linguistico-culturale cileno, Progetto<br />

Con-tatto, Coop. sociale onlus. Dal<br />

punto di vista demografico la sottile striscia<br />

<strong>del</strong> Cile, che occupa il lato sinistro<br />

<strong>del</strong>l’affusolata estremità <strong>del</strong> Sud America,<br />

è relativamente omogenea. Oltre alla popolazione<br />

di origine europea spagnola e<br />

non spagnola, vi sono molte mescolanze<br />

tra popoli di origine diversa: esiste il creolo,<br />

il meticcio, il mulatto, lo zambo. Poi ci<br />

sono le etnie, riconosciute finalmente tali<br />

nel 1993 grazie alla Legge “indigena” n.<br />

19.253 che ha permesso loro di promuovere<br />

lo sviluppo integrale <strong>del</strong>la comunità e<br />

favorire la partecipazione alla vita nazionale,<br />

e alla Dichiarazione Onu sui “diritti dei<br />

popoli indigeni” (2007). In Cile si trovano i<br />

Mapuche, gli Aymara, i Rapa Nui o Pascuense,<br />

gli Atacameños, i Quechua, i Kolla,<br />

i Diaguitas, i Kawashkar o Alacalufes, gli<br />

Yámanas o Yaganes.<br />

Dopo i giorni cupi, derivati dal sanguinoso<br />

colpo di stato <strong>del</strong> 1973, che videro morti,<br />

epurazioni, torture, esili imposti, negazione<br />

dei diritti, in Cile è tornata la democrazia.<br />

Dal marzo 2010 Sebastián Piñera,<br />

<strong>del</strong> Partito Renovación Nacional, è il nuovo<br />

presidente <strong>del</strong> Cile. Piñera si è impegnato<br />

ad essere il presidente di tutti, anche dei<br />

popoli indigeni, diffondendo un sistema<br />

politico basato sulla partecipazione attiva<br />

ed assicurando maggiori garanzie sociali.<br />

Il sistema sanitario in Cile è misto, con<br />

partecipazione pubblica e privata nelle assicurazioni,<br />

nei finanziamenti e nell’erogazione<br />

<strong>del</strong>le prestazioni mediche, anche se<br />

la tendenza futuristica è quella di privatizzare<br />

definitivamente il settore.<br />

Il sistema dovrebbe garantire una copertura<br />

universale senza distinzione tra ricchi<br />

e meno ricchi. In realtà il settore pubblico<br />

tende a favorire solo i più bisognosi e a trascurare<br />

la classe media. Questo divario è<br />

stato maggiormente sottolineato con la riforma<br />

sanitaria che ha concesso solo ai<br />

ricchi i programmi assicurativi più completi,<br />

mentre ai meno fortunati i pacchetti “minimi”<br />

che non coprono tutti i rischi e che rimangono<br />

a loro totale carico.<br />

Oggi la libera concorrenza privata garantisce<br />

agli utenti la qualità dei servizi sanitari<br />

ed è stata in grado di far barcollare il<br />

31 PAGINA<br />

monopolio statale. Essendoci però il principio<br />

<strong>del</strong>l’equivalenza tra premio pagato e<br />

rischio, se quest’ultimo oltrepassa il primo,<br />

non permette copertura, che si traduce in<br />

“assenza di spesa” da parte <strong>del</strong>l’ospedale<br />

poiché sarà l’utente a pagare il divario.<br />

Nel sistema sanitario pubblico c’è un’assicurazione<br />

sociale gestita dal FONASA<br />

(Fondo Nacional de Salud) finanziata in<br />

parte dall’erario e in parte dai versamenti<br />

degli affiliati (7% <strong>del</strong> reddito imponibile).<br />

Nel sistema sanitario privato esistono invece<br />

le compagnie di assicurazione ISAPRE<br />

(Instituciones de Salud Previsional) ed i<br />

“productores de salud privados” (ospedali,<br />

cliniche e professionisti indipendenti)<br />

che possono servire anche gli affiliati al sistema<br />

sanitario pubblico.<br />

Impiegati pubblici e lavoratori privati<br />

hanno l’obbligo di versare il 7% <strong>del</strong> loro<br />

reddito imponibile, potendo scegliere tra<br />

FONASA o una <strong>del</strong>le numerose ISAPRE.<br />

Il sistema sanitario pubblico, che serve il<br />

70% <strong>del</strong>la popolazione, offre infrastrutture<br />

inadeguate e in cattivo stato, con macchinari<br />

obsoleti, farmaci e risorse insufficienti,<br />

lunghe liste di attesa. Ma ciò non basta<br />

perché anche il privato, che da assistenza<br />

al 30% degli utenti, conta i suoi limiti: come<br />

già detto, non è un sistema equo riguardo<br />

l’accessibilità e i premi assicurativi,<br />

inoltre tende a lasciare scoperte le persone<br />

in caso di malattie catastrofiche.<br />

Esiste poi la medicina tradizionale che<br />

sin dall’antichità veniva usata per rafforzare<br />

l’equilibrio tra corpo, terra e natura.<br />

Una popolazione indigena che ancora<br />

oggi pratica queste conoscenze è la Mapuche<br />

che considera la malattia come<br />

espressione di un disordine che può essere<br />

causato da spiriti malefici, da cause naturali<br />

o dall’uomo; una sorta di squilibrio di<br />

tipo socio-psico-biologico-spirituale provocato<br />

dalla natura e/o dal soprannatura-


32 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

le. Il cosmo, secondo la concezione mapuche,<br />

è organizzato in una piattaforma<br />

quadrata con quattro angoli (i punti cardinali):<br />

Est e Sud rappresentano le forze <strong>del</strong><br />

Bene; mentre Nord e Ovest rappresentano<br />

le forze <strong>del</strong> male, cioè distruzione e morte.<br />

Secondo la visione cosmica dualistica mapuche,<br />

il Mapu è considerato il mondo reale<br />

in cui coesistono le forze <strong>del</strong> Bene e <strong>del</strong><br />

Male, polarità che tende all’unione, in una<br />

dinamica che è garanzia <strong>del</strong>l’equilibrio.<br />

Le cause naturali di malattia sarebbero il<br />

freddo, il caldo, la debolezza, la fame, la<br />

cattiva alimentazione, l’eccesso di lavoro e<br />

l’eccesso di cibo. Tra le cause soprannaturali<br />

invece: l’azione diretta di uno stregone o<br />

di uno spirito maligno (sia direttamente che<br />

indirettamente), gli oggetti di potere magico<br />

o maligni gettati vicino all’abitazione, l’incontro<br />

casuale con uno spirito cattivo e<br />

l’azione punitiva <strong>del</strong>le divinità mapuche.<br />

La prevenzione <strong>del</strong>le malattie avviene detenendo<br />

oggetti denominati “contra”, quali<br />

rami spinosi, oggetti taglienti, pungenti o<br />

contundenti; realizzando rogative e rituali<br />

diagnostici; ubbidendo a norme culturali e<br />

comportamentali, assumendo erbe medicinali.<br />

Per diagnosticare la malattia, il machi<br />

(medico mapuche con funzioni di guida<br />

spirituale), analizza l’urina e i vestiti <strong>del</strong> paziente.<br />

Con il sogno sciamanico, che si<br />

svolge in due sessioni, il machi aspetta l’arrivo<br />

di un messaggio onirico dal Wenu Mapu<br />

(Terra Alta), e, aiutandosi con il membranofono,<br />

entra in trance e scopre il male (cerimonia<br />

rituale chiamata Machitún).<br />

Generalmente la figura <strong>del</strong> machi è rappresentata<br />

da una donna, ma esistono anche<br />

machi uomini. Il machi, oltre ad essere<br />

una guida spirituale <strong>del</strong>la sua comunità, è<br />

anche custode <strong>del</strong> sapere e <strong>del</strong>la storia <strong>del</strong>la<br />

sua terra. Il machi sceglie una o due giovani<br />

donne <strong>del</strong> villaggio, meglio se ancora<br />

bambine, per insegnare loro tutti i suoi segreti.<br />

Questa formazione dura sino alla morte<br />

<strong>del</strong>l’insegnante. Insieme meditano, parlano,<br />

studiano. Ha poi il ruolo di consigliere:<br />

infatti il capo villaggio ascolta il suo parere<br />

prima di prendere decisioni, esattamente<br />

come si faceva in passato al momento di<br />

scelte importanti, come il trasferimento <strong>del</strong>la<br />

popolazione o l’entrata in guerra.<br />

Il governo, appoggiato da diverse organizzazioni<br />

internazionali, ha deciso di finanziare<br />

due milioni di dollari per circa 120<br />

progetti con l’intento di promuovere e sviluppare<br />

le pratiche sanitarie mapuche.<br />

Recentemente è stato sviluppato un Programma<br />

speciale per la salute <strong>del</strong> popolo<br />

indigeno che ha molti obiettivi tra cui: la<br />

costruzione partecipativa di un mo<strong>del</strong>lo<br />

sanitario con una visione interculturale; la<br />

partecipazione <strong>del</strong>le comunità indigene alla<br />

pianificazione ed esecuzione <strong>del</strong>le politiche<br />

sanitarie ad esse rivolte; lo sviluppo<br />

di strategie volte a garantire il rafforzamento<br />

e il rispetto <strong>del</strong>le cosmovisioni e <strong>del</strong>le<br />

culture specifiche dei popoli autoctoni;<br />

l’incorporazione alla rete dei servizi sanitari<br />

di un approccio interculturale, capace di<br />

orientare il suo operato verso le comunità<br />

autoctone e il loro ambiente; il riconoscimento,<br />

la protezione e promozione <strong>del</strong>le<br />

conoscenze e usanze ancestrali che riguardano<br />

la salute; la divulgazione tra gli<br />

operatori <strong>del</strong>la salute <strong>del</strong>la realtà mapuche;<br />

la generazione di programmi per la<br />

protezione <strong>del</strong>l’ambiente con la partecipazione<br />

dei popoli originari. Già realizzati alcuni<br />

step tra cui: spazi per il lavoro <strong>del</strong>le<br />

machi; spazi per la realizzazione <strong>del</strong> parto<br />

in posizione verticale, secondo i riti aymara<br />

e mapuche; azioni di promozione <strong>del</strong>la<br />

salute secondo la cosmovisione indigena,<br />

di rispetto <strong>del</strong>la terra (Pachamama) e di<br />

armonia tra gli esseri viventi; creazione di<br />

orti medicinali, di ospedali e di farmacie<br />

mapuche.<br />

Ne è un esempio l’ospedale interculturale<br />

Makewe, la cui gestione è affidata all’Asociación<br />

mapuche para la salud Maquewe-Pelale,<br />

che serve 20.000 abitanti<br />

dei comuni di Padre Las Casas, Temuco,<br />

Freire e Imperial, oppure il progetto Farmacie<br />

Mapuche Makelawen.<br />

Quest’ultimo mira all’applicazione <strong>del</strong>le<br />

conoscenze <strong>del</strong>l’erboristeria mapuche in<br />

beneficio di tutta la comunità, attuando<br />

una medicina complementare. I suoi dipendenti,<br />

per lo più mapuche, sono in grado<br />

di orientare i clienti nell’utilizzo dei prodotti<br />

più adatti alle loro sintomatologie. I<br />

prodotti sono elaborati dalle comunità mapuche,<br />

a base di erbe medicinali e altri<br />

prodotti naturali che vengono certificati da<br />

farmacisti autorizzati. In questo processo<br />

intervengono machi e medici allopati appartenenti<br />

a queste comunità.<br />

Qui di seguito alcuni dei prodotti usati.<br />

Foldo: migliora la digestione; ireire: elimina<br />

l’acidità; kachanlawen: cura il mal di<br />

stomaco e il reflusso; maitén: utile per l’acne<br />

e la psoriasi; pengo: protettore e depuratore<br />

epatico; kumelen: rilassante muscolare,<br />

serve per lo stress; kuri dillngau: ottimo<br />

antistaminico; tupa: broncodilatatore;<br />

pirkun: usato per dimagrire; palwen: stimolatore<br />

<strong>del</strong>la libido.<br />

Anche in ambito accademico non mancano<br />

iniziative interculturali tra cui corsi e<br />

master ai quali possono accedervi tutti i<br />

Paesi associati alla UII (Universidad Indigena<br />

Intercultural). Un interessante progetto<br />

è stato quello, ad esempio, <strong>del</strong>la<br />

creazione <strong>del</strong>la cátedra Indígena Itinerante,<br />

una equipe conformata di saggi, esperti,<br />

accademici, leader e dirigenti indigeni,<br />

che tiene corsi di formazione applicando<br />

una metodologia partecipativa basata sul<br />

dibattito e riflessione critica.<br />

MArIGLenA toLA, mediatrice linguistico-culturale<br />

albanese, Progetto Contatto,<br />

Coop. sociale onlus. Dal punto di<br />

vista geografico, l’Albania è molto vicino<br />

all’Italia e, in un certo senso, anche dal<br />

punto di vista culturale essendoci molte similitudini<br />

soprattutto col sud Italia. Esistono<br />

naturalmente anche <strong>del</strong>le differenze legate<br />

alla presenza di riti e credenze relative<br />

al ciclo di vita, quindi nascita, matrimonio,<br />

morte. Questa ritualità è sicuramente<br />

influenzata dall’esistenza di tre importanti<br />

religioni all’interno <strong>del</strong> Paese. Secondo gli<br />

ultimi sondaggi il 50% <strong>del</strong>la popolazione<br />

appartiene alla religione musulmana e il<br />

30% a quella ortodossa, soprattutto al sud<br />

<strong>del</strong> Paese, e il 20% a quella cattolica che<br />

troviamo principalmente al nord, nelle città<br />

di Scutari e nella regione di Mirdita.<br />

E’ doveroso sottolineare che la maggioranza<br />

<strong>del</strong>la popolazione albanese non è<br />

praticante. Questo è dovuto anche al fatto<br />

che l’Albania è stata per 25 anni un Paese<br />

ateo. Chi ha vissuto quegli anni non era libero<br />

di seguire la propria convinzione religiosa<br />

ed i riti ad essa connessa, visto che,<br />

in un certo senso, la ritualità era pressoché<br />

omologata, anche se ovviamente non <strong>del</strong><br />

tutto. Soltanto negli Anni ’90 è stato possibile<br />

ricostruire le varie istituzioni di culto e<br />

la popolazione si è sentita libera di esprimere<br />

la propria fede religiosa.<br />

Prima <strong>del</strong>la transizione e quindi durante<br />

il periodo comunista, il sistema sanitario in<br />

Albania dipendeva in toto dal governo<br />

centrale che ne controllava tutti gli aspetti.<br />

Il ministero <strong>del</strong>la sanità assicurava e regolava<br />

il suo funzionamento, decidendo la<br />

diffusione <strong>del</strong>le risorse e la nomina <strong>del</strong><br />

personale medico. Questo tipo di amministrazione<br />

portò a scarsi risultati e ad un deterioramento<br />

<strong>del</strong>le infrastrutture.<br />

La gravissima crisi interna che portò ad<br />

una guerra civile nel 1997 e la guerra <strong>del</strong><br />

Kosovo nel 1999 prolungarono la durata<br />

<strong>del</strong> processo. Il caos che coinvolse il Paese<br />

nel 1997 non solo danneggiò ancora di<br />

più le infrastrutture e le apparecchiature,<br />

ma portò anche all’interruzione di alcuni<br />

servizi fondamentali, alla mancanza di lavoro<br />

e, di conseguenza, a veri e propri


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

esodi, anche clandestini, di persone in<br />

cerca di una nuova vita. Dal Paese si allontanò<br />

circa 1/3 <strong>del</strong> personale medico albanese,<br />

mentre gli investitori esteri si ritirarono.<br />

La crisi in Kosovo <strong>del</strong> 1999 portò ulteriori<br />

aggravamenti <strong>del</strong> sistema sanitario.<br />

Più di 4.000 rifugiati e tantissimi sfollati trovarono<br />

cure ed accoglienza negli ospedali,<br />

non preparati ad accogliere un numero<br />

così consistente di persone e non in grado<br />

di fronteggiare economicamente l’enorme<br />

ed inaspettata spesa sanitaria.<br />

Il processo di transizione è stato lungo e<br />

difficile. Soltanto ultimamente il Paese ne è<br />

uscito anche se alcuni dicono che permangono<br />

“strascichi di crisi” in tutti i settori,<br />

soprattutto nel campo <strong>del</strong>l’istruzione e<br />

sanità.<br />

Per quanto riguarda il profilo epidemiologico,<br />

in Albania le malattie infettive continuano<br />

ad essere la causa principale <strong>del</strong>la<br />

mortalità infantile ma non quella <strong>del</strong>la popolazione<br />

adulta che muore soprattutto in<br />

seguito a patologie cardiovascolari e tumorali.<br />

Si stima che in futuro il tasso di<br />

mortalità per infarto e cancro aumenterà<br />

considerevolmente causa l’innalzamento<br />

<strong>del</strong>le aspettative di vita.<br />

Secondo le ultime statistiche le percentuali<br />

di casi di diabete sarebbero più alte rispetto<br />

a molti paesi <strong>del</strong>l’Europa occidentale<br />

per tre motivi: in Albania sono cambiate<br />

le abitudini alimentari; la sanità non è in<br />

grado di sostenere né campagne preventive<br />

né curative per la carenza di risorse e<br />

fondi; negli ospedali mancano apparecchiature<br />

adeguate per fare diagnosi.<br />

Per fortuna la situazione sta migliorando<br />

anche se la crescita è lenta. Soltanto negli<br />

ultimi anni si sta ponendo maggiore attenzione<br />

ai malati in fase terminale, grazie alla<br />

presa di coscienza <strong>del</strong> fenomeno, alla<br />

necessità di intervenire prontamente e agli<br />

aiuti internazionali.<br />

Una importante parte <strong>del</strong>le entrate <strong>del</strong>l’Istituto<br />

<strong>del</strong>le Assicurazioni Sanitarie è<br />

spesa per i farmaci destinati ai malati di<br />

cancro nello stadio terminale di vita. Essi<br />

vengono trattati in centri specializzati situati<br />

principalmente a Tirana e Durazzo.<br />

Ogni giorno nell’ospedale oncologico di<br />

Tirana vengono diagnosticati 10 nuovi casi<br />

di tumore e secondo gli oncologi tale<br />

numero tenderà a crescere sempre di più.<br />

In Albania, come in altri Paesi occidentali,<br />

i tumori rappresentano la seconda causa<br />

di mortalità dopo le malattie <strong>del</strong> sistema<br />

cardiocircolatorio. Al primo posto troviamo<br />

il cancro al seno, seguito da quello <strong>del</strong>la<br />

pelle. Sono in crescita anche i tumori ginecologici<br />

e <strong>del</strong> polmone. Solo il 20% dei pazienti<br />

giunge in ospedale nella fase iniziale<br />

<strong>del</strong>la malattia (contro il 75% <strong>del</strong> resto<br />

d’Europa) e al restante 80% rimane ormai<br />

poco da vivere.<br />

Il concetto di “Cure Palliative” è ancora<br />

poco conosciuto. Molto spesso, l’inguaribilità<br />

<strong>del</strong>la patologia è vista come tabù; la<br />

complessità assistenziale comporta il rifiuto<br />

<strong>del</strong> ricovero ospedaliero, perché considerato<br />

inutile; il ricorso all’assistenza privata<br />

comporta degenze costose perché tutto<br />

è a carico <strong>del</strong> paziente; le eccessive distanze<br />

tra i villaggi e gli ospedali portano molto<br />

spesso le persone a sentirsi abbandonati a<br />

sé stessi. Per questi motivi, in alcune regioni<br />

<strong>del</strong> sud e <strong>del</strong> centro, si sono avviati progetti<br />

di assistenza sanitaria domiciliare<br />

multidisciplinare a favore di tutti quei malati<br />

affetti da patologia in fase cronica ed irreversibile,<br />

secondo la filosofia <strong>del</strong>la “medicina<br />

palliativa” che si prende carico <strong>del</strong>la<br />

persona nella sua globalità al fine di migliorare<br />

la qualità di vita o garantire una morte<br />

serena e dignitosa. Il problema principale<br />

di questa iniziativa è la scarsa fiducia nel sistema<br />

sanitario nazionale e negli stessi<br />

operatori. Quindi tutti coloro che dispongono<br />

di risorse sufficienti preferiscono curarsi<br />

all’estero. I Paesi principali di destinazione<br />

sono l’Italia e la Grecia.<br />

Ritornando a parlare di fede, è la ritualità<br />

legata al decesso quella più influenzata<br />

dall’appartenenza religiosa.<br />

Per quanto riguarda la ricomposizione<br />

<strong>del</strong>la salma in ospedale, non vi sono differenze<br />

rispetto all’Italia: il corpo viene preparato<br />

dal personale infermieristico (le cose<br />

cambiano se il defunto è musulmano).<br />

Delle differenze esistono invece nelle fasi<br />

successive, quando il morto viene trasportato<br />

a casa. Qui vi rimane sino al funerale<br />

(24 ore) e viene vigilato costantemente da<br />

familiari, amici e conoscenti. La salma viene<br />

posta al centro <strong>del</strong>la stanza, sopra al<br />

letto o ad un ripiano. Il prete o l’imam faranno<br />

le preghiere <strong>del</strong> caso. Tutti si mettono<br />

intorno al feretro.<br />

Normalmente in Albania la tragedia e il<br />

dolore per il lutto viene espressa in maniera<br />

molto forte e, se si può dire vistosa, attraverso<br />

il pianto. Si usa ancora oggi piangere<br />

il morto recitando o parlando ad alta<br />

voce. Lo fanno non solo i familiari, ma anche<br />

le altre persone. Addirittura in alcuni<br />

villaggi un tempo esistevano donne che lo<br />

facevano come mestiere. Il pianto rimane<br />

tutt’oggi una tradizione come pure rimane<br />

33 PAGINA<br />

viva l’abitudine, per alcuni, di portare il lutto<br />

per molto tempo in segno di rispetto (in<br />

passato le vedove si vestivano in nero, tenevano<br />

il lutto a vita e non si risposavano).<br />

Quando passa il corteo funebre, la gente<br />

estranea si ferma per strada sempre in<br />

segno di rispetto.<br />

Il giorno <strong>del</strong>la sepoltura tutti coloro che<br />

hanno preso parte al corteo funebre vengono<br />

invitati a pranzo, normalmente in un<br />

ristorante, in segno di ringraziamento.<br />

Questa usanza viene rispettata da tutti, indipendentemente<br />

dalla religione di appartenenza.<br />

Altra cosa tipica dopo la sepoltura è il silenzio.<br />

Non vengono accesi ne radio ne TV<br />

per diversi giorni e si ricevono visite di<br />

condoglianze che continuano ancora per<br />

molto tempo.<br />

Successivamente ci sono diverse tappe<br />

per ricordare il defunto e per stare vicino<br />

alla sua famiglia che differiscono a seconda<br />

<strong>del</strong> credo religioso.<br />

Ad esempio i musulmani si riuniscono il<br />

quarantesimo giorno dopo la morte e vanno<br />

al cimitero a pregare. I cattolici si riuniscono<br />

il settimo, il quarantesimo e per l’anniversario<br />

<strong>del</strong>la morte; invece gli ortodossi<br />

hanno molte più ricorrenze perché si incontrano<br />

il terzo, il sesto, il nono, il quarantesimo<br />

giorno dopo la morte; dopo<br />

tre/sei/nove mesi; dopo uno/due/tre anni.<br />

Tutte le ricorrenze legate al defunto, ad<br />

esempio il compleanno, il natale, la pasqua<br />

o le festività musulmane, sono occasione<br />

per fare beneficienza distribuendo<br />

cibo ai poveri. Negli ultimi anni si sta assistendo<br />

ad una progressiva perdita di queste<br />

tradizioni, come ad esempio portare il<br />

lutto oppure osservare il silenzio. Questo<br />

forse è legato al fenomeno <strong>del</strong>l’emigrazione<br />

e quindi anche all’importazione di mo<strong>del</strong>li<br />

esteri, per assomigliare a quell’occidente<br />

che a lungo è rimasto sconosciuto.<br />

riferimenti<br />

Interviste/relazioni mediatori linguisticoculturali,<br />

Progetto Con-Tatto, Coop. Sociale<br />

ONLUS, via Porta Calcinara 11, <strong>Pavia</strong>,<br />

tel. e fax 0382/30.11.83<br />

L’autore<br />

* Infermiera<br />

Neuroriabilitazione<br />

IRccs Fondazione salvatore Maugeri<br />

sede di via Boezio, <strong>Pavia</strong>


34 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

* Antonio Monteleone<br />

IPASvI e CIvES<br />

insieme a <strong>Pavia</strong>...<br />

Nei giorni 22-23-24, Marzo, <strong>2012</strong>, a Bologna,<br />

si è svolto il Congresso Nazionale<br />

<strong>del</strong>la Federazione <strong>IPASVI</strong>: un momento<br />

molto importante per noi professionisti Infermieri,<br />

una riflessione attenta e soprattutto<br />

uno sguardo verso il futuro.<br />

Durante tale evento, alle porte <strong>del</strong> Congresso,<br />

era presente una Postazione avanzata<br />

<strong>del</strong> CIVES (Coordinamento Infermieri<br />

Volontari Emergenza Sanitaria), una associazione<br />

ONLUS, in collaborazione con il<br />

collegio <strong>IPASVI</strong> e la Protezione Civile, che<br />

opera e svolge la sua funzione in modo totalmente<br />

Volontario, là, dove si rende necessaria<br />

la presenza di Infermieri e coordinamento<br />

sanitario in caso di calamità naturali<br />

o eventi avversi, sempre sotto indicazione<br />

<strong>del</strong>la Protezione Civile Nazionale.<br />

Il CIVES, associazione di cui ne faccio<br />

orgogliosamente parte perché iscritto al<br />

<strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> di <strong>Pavia</strong>, negli ultimi anni<br />

ha realizzato un progetto molto importante<br />

e all’avanguardia in caso di situazione di<br />

Emergenza: il S.A.R.I. (Sistema Avanzato<br />

di Risposta Infermieristica).<br />

Il progetto S.A.R.I. nasce dalla convinzione<br />

che noi infermieri possiamo aggiungere<br />

un tassello al Nostro Sistema di Protezione<br />

Civile: questa idea è maturata dopo<br />

l’esperienza <strong>del</strong> sisma in Abruzzo, dove<br />

abbiamo operato per più mesi in contesti<br />

logistici non ottimali.<br />

Il S.A.R.I. (Sistema Avanzato Risposta<br />

Infermieristica), si compone di 2 fasi:<br />

a) Modulo Coordinamento Infermieristico;<br />

b) Modulo Infermieristico Avanzato;<br />

La finalità <strong>del</strong> S.A.R.I. è di fornire al Sistema<br />

Nazionale di Protezione Civile e alle<br />

popolazioni colpite da calamità team di infermieri<br />

qualificati, immediatamente operativi<br />

e pienamente autosufficienti sotto il<br />

profilo logistico, muniti di attrezzature<br />

avanzate in grado di fornire adeguato supporto<br />

alla rete di medicina generale territoriale.<br />

Il modulo di coordinamento infermieristico<br />

(M.C.I.) prevede una task-force di infermieri<br />

esperti in area critica, triage, primo<br />

soccorso, Bls-D; un team leader di coordinamento;<br />

un infermiere responsabile e altri<br />

infermieri di supporto; la partenza avviene<br />

entro tre ore dall’attivazione ed ha un<br />

autonomia logistica ed operativa di 72 ore.<br />

Il modulo infermieristico avanzato<br />

(M.I.A.) misura 12,40 x 7 m; le pareti interne<br />

che <strong>del</strong>imitano le zone operative sono<br />

parte integrante <strong>del</strong>la struttura pneumatica;<br />

il loro dispiegamento avviene contestualmente<br />

al gonfiaggio <strong>del</strong>la tenda senza<br />

l’intervento di personale; garantisce<br />

l’assistenza infermieristica dalle prime fasi<br />

a tutto il periodo <strong>del</strong>l’emergenza; supporta<br />

le attività medico-specialistiche, di igiene e<br />

sanità pubblica; ha un autonomia logistica<br />

e operativa di almeno 72 ore e richiede la<br />

presenza di almeno otto infermieri H24.<br />

La realizzazione di questo progetto è il<br />

frutto di tante esperienze fatte sui vari campi<br />

in cui si è operato in condizioni logistiche<br />

spesso disagiate, progetto principalmente<br />

scaturito dal cuore, dall’impegno e<br />

dalla dedizione di tante persone che hanno<br />

vissuto il volontariato CIVES con la loro<br />

presenza silenziosa, discreta, operosa e<br />

fattiva, con competenza, responsabilità e<br />

professionalità.<br />

Noi infermieri dobbiamo sentirci stimolati<br />

ad intraprendere la strada <strong>del</strong> volontariato<br />

e tutti possiamo aderire al CIVES, se regolarmente<br />

iscritti al collegio <strong>IPASVI</strong> di appartenenza.<br />

Fare volontariato è un arric-


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

chimento continuo... è più quello che si riceve<br />

di ciò che si dà...<br />

La mia esperienza, come volontario CI-<br />

VES in Abruzzo, mi ha segnato in maniera<br />

positiva: provateci...!<br />

Con i volontari si crea, già dal primo<br />

giorno, un rapporto di stima, di collaborazione<br />

e di amicizia: concordi nel fare e nel<br />

programmare, pronti nell’aiutarsi e nell’incoraggiarsi,<br />

disponibili e solidali, tutti entusiasti<br />

nello stare vicini alle persone bisognose.<br />

Grazie alla partecipazione al congresso<br />

di Bologna <strong>del</strong>la Dott.ssa Barbara Mangiacavalli<br />

(Comitato Scientifico e organizzativo<br />

<strong>del</strong> <strong>Collegio</strong> Nazionale <strong>IPASVI</strong> e Direttrice<br />

<strong>del</strong> SITRA Fondazione IRCCS, Policlinico<br />

San Matteo di <strong>Pavia</strong>) e <strong>del</strong>la Dott.ssa<br />

Piera Bergomi (Coordinatore Didattico sezione<br />

di <strong>Pavia</strong> Corso di Laurea in Infermieristica),<br />

per loro espressa volontà ed iniziativa,<br />

in accordo con Michele Fortuna (Presidente<br />

Nazionale CIVES), Rosaria Capo-<br />

L’autore<br />

* Infermiera<br />

Pronto soccorso Accettazione<br />

IRccs Policlinico san Matteo, <strong>Pavia</strong><br />

tosto (Direttore Nazionale CIVES), e con il<br />

Presidente <strong>del</strong> <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> di <strong>Pavia</strong><br />

Enrico Frisone, nella settimana dal<br />

07.05.<strong>2012</strong> al 13.05.<strong>2012</strong> il <strong>Collegio</strong> IPA-<br />

SVI <strong>del</strong>la provincia parteciperà attivamente<br />

all’organizzazione e presentazione <strong>del</strong><br />

Progetto S.A.R.I. così tutti, cittadini e infermieri,<br />

potranno visionare la struttura e toccare<br />

con mano la realtà di un valido progetto.<br />

35 PAGINA<br />

In quell’occasione si potranno avere<br />

maggiori informazioni in merito alla associazione<br />

CIVES.<br />

Essere Infermiere CIVES è molto gratificante,<br />

sia perché si entra a far parte di un<br />

team di esperti <strong>del</strong>l’emergenza, sia soprattutto<br />

perché si riesce a prestare la propria<br />

professionalità in un modo nuovo e spesso<br />

in condizioni imprevedibili.


36 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

* Ruggero Rizzini<br />

Nel 2002 AINS Onlus, l’ associazione di<br />

cui sono responsabile, organizzò a <strong>Pavia</strong><br />

un momento di incontro/confronto dal titolo<br />

“L’infermiere nel sociale esperienze nazionali<br />

ed internazionali”. Per essere onesti<br />

quando decidemmo di organizzare questo<br />

momento informativo ci parve una bella<br />

idea e pensiamo lo sia anche ora; però<br />

questa stessa idea fu poco condivisa perché<br />

oltre ai relatori non vi partecipò nessun<br />

infermiere. Forse non era ancora il<br />

momento!<br />

Ma già dieci anni fa stavamo ragionando<br />

su come la professione infermieristica potesse<br />

interagire e collaborare con il mondo<br />

<strong>del</strong> sociale, <strong>del</strong>l’associazionismo e <strong>del</strong> volontariato,<br />

forti <strong>del</strong> fatto che avevamo da<br />

poco intrapreso un percorso di solidarietà<br />

internazionale in Guatemala dove avevamo<br />

scoperto (nonostante nella nostra prima<br />

partenza, ingenuamente, fossimo convinti<br />

di insegnare e operare solamente come<br />

infermieri e soprattutto in un solo abito,<br />

cioè quello sanitario) un mondo a noi completamente<br />

nuovo composto da povertà,<br />

disuguaglianze e bisogni non soddisfatti;<br />

la politica, in Guatemala, non aveva nessun<br />

interesse a stare dalla parte <strong>del</strong> più<br />

debole considerando il ‘povero’ addirittura<br />

un esubero che andava lasciato “deperire”<br />

spontaneamente senza fornirgli alcun tipo<br />

di strumento per una possibile crescita<br />

umana e cioè un lavoro, una casa, l’istruzione,<br />

ecc. (è triste scoprire che le persone,<br />

per qualcuno, sono considerate alla<br />

pari di oggetti, o, peggio, come una merce).<br />

Scoprimmo questo dato e arrivammo alla<br />

conclusione che (se è vero, come lo è)<br />

essere infermiere significa, per qualcuno<br />

avere solamente un posto sicuro di lavoro<br />

e uno stipendio da ritirare ogni 27 <strong>del</strong> mese,<br />

per tanti significa impegnarsi profes-<br />

Come l’infermieristica può<br />

interagire e collaborare<br />

con il mondo <strong>del</strong> sociale,<br />

<strong>del</strong>l’associazionismo e<br />

<strong>del</strong> volontariato:<br />

un primo passo<br />

sionalmente, eticamente ed umanamente<br />

per soddisfare i bisogni primari <strong>del</strong>le persone<br />

in un’ottica di solidarietà, condivisione,<br />

mettendosi a disposizione <strong>del</strong>l’altro.<br />

Perché, fondamentalmente, la nostra<br />

professione è questa cosa: mettersi a<br />

disposizione <strong>del</strong>l’altro, qualunque esso<br />

sia. E allora, ci dicemmo: perché non interessarci<br />

anche di diritti umani, solidarietà,<br />

cooperazione e di bene comune, collaborando<br />

in rete con altre realtà sociali<br />

ognuno per ciò che sa fare?<br />

Dieci anni dopo, la rivista <strong>del</strong> nostro collegio<br />

mi offre l’opportunità di diventare responsabile<br />

<strong>del</strong>l’Area “Sociale”, in seno al<br />

Comitato di redazione. Vedo in questo incarico<br />

gratuito una grande opportunità di<br />

crescita personale e professionale. Il nostro<br />

quotidiano, infatti, è sociale, sia come<br />

professionisti sia come cittadini (non sono<br />

due aspetti disgiunti!) per cui, per venire<br />

a qualche esempio:<br />

non possiamo pensare che il nostro<br />

quotidiano infermieristico non tenga conto<br />

<strong>del</strong> contesto sociale di provenienza di chi<br />

è ricoverato;<br />

non è pensabile non considerare quanto<br />

sia importante, in un contesto lavorativo<br />

di corsia, che sta diventando sempre più<br />

multiculturale, non coinvolgere nel piano<br />

assistenziale altre figure professionali come<br />

ad esempio il mediatore culturale;<br />

non si può non lavorare per creare un<br />

ponte su cui far incontrare la nostra professione<br />

e il mondo <strong>del</strong> volontariato, la nostra<br />

professione e le altre professioni<br />

La rivista con l’istituzione di quest’area<br />

“Sociale” deve diventare anche un luogo<br />

di incontro dove raccontare e far raccontare<br />

la nostra professione che è fatta di un<br />

mondo sommerso che va valorizzato e fatto<br />

conoscere. Un mondo composto da<br />

persone che si impegnano, si sentono<br />

gratificate per quello che fanno, sia umanamente<br />

che professionalmente. Queste<br />

persone devono essere aiutate e fatte conoscere.<br />

Occorre dare voce a chi da sem-<br />

pre da’ una mano alla nostra professione.<br />

Persone che, nonostante tutto, studiano,<br />

pensano, si danno da fare, progettano,<br />

scrivono, si incazzano e continuano a sognare<br />

perché il sogno è un altro modo con<br />

cui guardare il mondo.<br />

E poi dare spazio alla progettualità che<br />

diventa concretezza e realtà poiché ci sono<br />

colleghi che hanno progetti bellissimi<br />

che tengono nel cassetto. Dobbiamo fare<br />

in modo che li tirino fuori perché altri lo<br />

hanno già fatto, hanno avuto il coraggio di<br />

proporli e li stanno realizzando. Mi immagino<br />

la nostra rivista come se fosse una<br />

bottega <strong>del</strong> possibile, aperta e soprattutto<br />

un luogo dove si valorizza l’entusiasmo<br />

offendendoci se qualcuno lo distrugge.<br />

Proviamo a pensarci insieme e vediamo<br />

cosa succede.<br />

L’autore<br />

* Infermiere<br />

Malattie infettive e tropicali<br />

san Matteo - <strong>Pavia</strong>


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

Maggy Embamba (nella foto) sorride anche<br />

con gli occhi. Profondamente, serenamente.<br />

I suoi occhi sorridono mentre mi<br />

racconta la sua vita e io cerco, in qualche<br />

decina di minuti, di ripercorrere assieme a<br />

lei la strada che l’ha portata a pensare in<br />

grande, a un progetto che aiuti a curare e<br />

a educare i bambini <strong>del</strong> suo paese d’origine.<br />

Anche quando l’espressione <strong>del</strong> volto<br />

è seria, perché Maggy mi parla di mortalità<br />

infantile legata alla malnutrizione, alla<br />

malaria e alla mancanza di vaccinazioni<br />

contro le più comuni malattie infantili, i<br />

suoi occhi esprimono una fiducia profonda<br />

in Dio e una volontà decisa a mettere<br />

in campo tutte le forze disponibili per migliorare<br />

lo stato <strong>del</strong>le cose.<br />

Sono due le presenze che ritornano costantemente<br />

nel racconto <strong>del</strong>la sua vita: la<br />

fede religiosa e la volontà di spendersi per<br />

gli altri attraverso la professione di infermiere.<br />

Un diploma conseguito giovanissima<br />

in Congo, a cui fa seguito un viaggio in<br />

Italia e poi in Belgio a lavorare in una casa<br />

di riposo. Poi di nuovo in Italia per 3 anni,<br />

gli studi presso l’Università di <strong>Pavia</strong>, la laurea,<br />

il matrimonio e i viaggi periodici in<br />

Congo, la volontà di dare vita a un progetto<br />

strutturato per aiutare la popolazione infantile,<br />

i contatti con il Preside <strong>del</strong>la Facoltà,<br />

con l’Associazione Italiana di Nursing<br />

Sociale e infine questa intervista.<br />

Il progetto che vogliamo presentare sarà<br />

realizzato in due zone <strong>del</strong>la Repubblica<br />

Democratica <strong>del</strong> Congo: sulla base di due<br />

inchieste effettuate dall’Unicef e dal Programma<br />

Nazionale di Nutrizione (Ministero<br />

<strong>del</strong>la Salute), sono state individuate come<br />

particolarmente colpite dalla malnutrizione<br />

infantile la zona di Gemena (10,9 % di<br />

bambini sotto i 5 anni) e <strong>del</strong>la capitale Kinshasa<br />

(2,9%).<br />

Gemena è il capoluogo <strong>del</strong> distretto <strong>del</strong><br />

Sud-Ubangi, nella provincia <strong>del</strong>l’Equatore,<br />

situata nel nord <strong>del</strong> paese. Si trova in una<br />

zona particolarmente provata dai continui<br />

conflitti che si sono succeduti negli ultimi<br />

37 PAGINA<br />

Imparare a sorridere<br />

con i suoi occhi.<br />

La volontà di spendersi<br />

per gli altri attraverso la<br />

professione di infermiere<br />

due decenni, dalla fine <strong>del</strong>l’era Mobutu alla<br />

presa di potere, non pacifica né indolore,<br />

di Kabila padre e, in successione, di<br />

Kabila figlio che oggi è alla guida <strong>del</strong>la repubblica<br />

Democratica <strong>del</strong> Congo, fra disordini<br />

e accuse di continue violazioni dei<br />

diritti umani.<br />

Il progetto sostenuto da Maggy prevede<br />

il rilancio <strong>del</strong>la attività <strong>del</strong>le cure di salute<br />

primaria e <strong>del</strong>la nutrizione dei bambini minori<br />

di 5 anni. Per raggiungere l’obiettivo<br />

generale <strong>del</strong>la riduzione <strong>del</strong>la malnutrizione<br />

e <strong>del</strong>la mortalità infantile, il progetto si<br />

prefigge il raggiungimento di alcuni obiettivi<br />

specifici: oltre a istituire un programma<br />

di vaccinazioni e a rendere disponibili in<br />

tutte le case zanzariere impregnate contro<br />

la malaria, gran parte degli sforzi è tesa alla<br />

formazione di personale qualificato che<br />

sul posto si faccia carico di attuare strategie<br />

di lotta contro la malnutrizione. In particolare<br />

sono state individuate alcune figure<br />

da formare: quella dei prestatori di cure,<br />

degli intermediari comunitari, dei supervisori<br />

e degli esperti che andranno a costituire<br />

i comitati locali di nutrizione.<br />

Infatti mi spiegava Maggy che la Repubblica<br />

Democratica <strong>del</strong> Congo è molto ricca<br />

di materie prime: terreni fertili circondati da<br />

fiumi ricchi d’acqua e pescosi, natura rigogliosa<br />

e ampie zone di foresta ancora vergine<br />

che fornisce abbondante legname,<br />

paesaggi naturali unici (ricordiamo che<br />

Cinque dei parchi nazionali <strong>del</strong> paese sono<br />

compresi nel patrimonio <strong>del</strong>l’umanità<br />

<strong>del</strong>l’UNESCO). La guerra e il malgoverno,<br />

però, hanno depotenziato queste ricchezze,<br />

lasciando i parchi nazionali in uno stato<br />

di degrado, abbandonando le foreste<br />

nelle mani dei cacciatori di frodo e connotando<br />

l’attività agricola, che già sta attirando<br />

l’attenzione <strong>del</strong>le multinazionali, con le<br />

caratteristiche <strong>del</strong>l’agricoltura di sussistenza<br />

e <strong>del</strong> commercio a brevissimo raggio.<br />

Nonostante, quindi, la disponibilità di<br />

materie prime e di acqua, accade che la<br />

scarsa conoscenza <strong>del</strong>le tecniche di cottu-<br />

ra e di lavorazione dei cibi portino le famiglie<br />

a somministrare ai bambini una dieta<br />

poverissima di sostanze nutritive con le<br />

conseguenze che abbiamo già descritto<br />

sopra in termini di malnutrizione e di mortalità<br />

infantile.<br />

E’ quindi urgente dare il via a questo<br />

progetto, radicato in una volontà che vuole<br />

ottenere risultati duraturi e importanti<br />

per il benessere <strong>del</strong> territorio in cui vuole<br />

innestarsi. Il cuore di questo progetto, infatti,<br />

si concentra in un intervento di formazione<br />

di personale congolese, in modo da<br />

costruire una realtà continuativa, figure<br />

permanenti e un miglioramento stabile.<br />

Speriamo che altri vogliano condividere<br />

il sogno di Maggie e imparare a sorridere<br />

con i suoi occhi, sapendo osservare da vicino<br />

i bisogni <strong>del</strong>la sua gente e, contemporaneamente,<br />

sapendo guardare lontano,<br />

alla realizzazione <strong>del</strong>la possibilità di<br />

una vita migliore.<br />

testimonianza raccolta da:<br />

Ruggero Rizzini (Infermiere presso malattie<br />

Infettive e Tropicali – san Matteo<br />

<strong>Pavia</strong>) (ruggerorizzini@yahoo.it)<br />

Gabriella Gabutti (biscottasl@gmail.com)<br />

ebamba - Mumengo Marguerite Marie<br />

è nata il 25.05.1963 in Congo dove ha<br />

conseguito il diploma presso il Liceo<br />

scientifico opzione chimica-Biologia<br />

Monano “Binga” e, successivamente, la<br />

laurea in scienze infermieristiche presso<br />

la scuola infermieristica I.s.E.M/OMEcO<br />

di Kinshasa.<br />

Successivamente, in Italia, ha conseguito<br />

la sua seconda laurea in scienze infermieristiche<br />

presso Istituto Infermieristico<br />

“A. salaroli” <strong>Pavia</strong> (Italia).<br />

Attualmente lavora presso la Casa di Riposo<br />

“Arcobaleno” Cava Manara (<strong>Pavia</strong>,<br />

Italia)


38 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />

10° anniversario di Cascina Rossago<br />

Persone adulte con autismo: è possibile una vita felice?<br />

CONVEGNO INTERNAZIONALE - 30 giugno - 1 luglio <strong>2012</strong><br />

CONCERTO<br />

Sabato 30 giugno <strong>2012</strong> - ore 21.00<br />

Aula <strong>del</strong> '400, Università di <strong>Pavia</strong><br />

Suoni e ritmi <strong>del</strong>l'autismo<br />

Musiche di Simona Concaro<br />

(prima esecuzione assoluta)<br />

Hanna Shybayeva (pianoforte)<br />

Pierluigi Politi (voce recitante)<br />

GIORNATA DI FESTEGGIAMENTI<br />

IN COLLINA<br />

Domenica 1 luglio <strong>2012</strong> - San Ponzo Semola<br />

(Ponte Nizza, PV), Cascina Rossago<br />

San Ponzo, Circolo ANSPI<br />

10.30-12.30<br />

Esperienze e prospettive <strong>del</strong>l’agricoltura sociale: da<br />

diverse debolezze può nascere una forza? Parteci-<br />

pano Saverio Senni (economista agrario), Alberto<br />

Grizzo (Forum Fattorie Sociali, Pordenone), comunità<br />

locali ed esponenti di “fattorie sociali”.<br />

Tavola rotonda<br />

12.30-13.00<br />

Cascina Rossago ringrazia<br />

il “suo” territorio e i suoi sostenitori.<br />

13.30-16.30<br />

Festa in piazza<br />

Pranzo e musica dal vivo<br />

Cascina Rossago<br />

Ore 17.00<br />

Suona l’Orchestra Invisibile<br />

www.cascinarossago.net


Numero 2/<strong>2012</strong><br />

* Silvia Giudici<br />

Aggiornamento<br />

Percorsi insieme<br />

AGGIornAMento In AnDAtA - LoMbArDIA<br />

CoMPLIAnCe In AMbIto sAnItArIo<br />

<strong>Pavia</strong>, 15 e 16 maggio <strong>2012</strong><br />

ecm: 16 crediti<br />

euro: 30,00 per associati Fials; 85,00 per<br />

non associati<br />

tel: 3392201764; fax: 0382049316<br />

mail: svetri@alice.it<br />

web: www.fialsformazione.it<br />

MutILAZIonI GenItALI FeMMInILI:<br />

stAto DeLL’Arte e strAteGIe DI<br />

PreVenZIone<br />

San Donà di Piave (VE), 17 maggio <strong>2012</strong><br />

ecm: in fase di accreditamento<br />

euro: gratis<br />

tel: 0533713275; fax: 0533717314<br />

mail: info@formatsas.com<br />

web: www.formatsas.com<br />

storie di malattia, dolore, ma anche di allegria e amore<br />

Anna Maria Ferro e Monica balzani, infermiere <strong>del</strong>l’Assistenza Domiciliare, hanno<br />

raccontato in un libro, “Percorsi insieme”, la loro esperienza a fianco di pazienti<br />

e familiari, cercando di trasmettere cosa significhi vivere quotidianamente la sofferenza,<br />

quale sia il carico di dubbi e fragilità, e quanta la forza interiore necessaria per<br />

cercare di alleviare il più possibile tale stato di afflizione.<br />

Entrambe le autrici si sono ritrovate ad affrontare la realtà <strong>del</strong>l’Assistenza Domiciliare<br />

dopo aver lavorato in diversi reparti ospedalieri, passando così da un lavoro di<br />

equipe a dover fare i conti, da sole, con dolore e malattia. Ciò comporta sicuramente<br />

maggiori responsabilità, ma favorisce l’instaurarsi col paziente e la sua famiglia, di<br />

un rapporto di fiducia e di una relazione tanto profonda da trasformare l’infermiere in<br />

compagno di viaggio con cui percorrere un tratto, purtroppo a volte l’ultimo, <strong>del</strong><br />

“cammino <strong>del</strong>la vita”, con reciproco arricchimento.<br />

Dalle storie narrate emerge chiaramente come, nelle<br />

difficoltà e nelle situazioni più drammatiche, la<br />

migliore risorsa per andare avanti e non mollare, sia<br />

la professionalità coniugata all’amore per l’altro,<br />

che è non solo il malato, ma anche il familiare spesso<br />

impotente davanti al dolore <strong>del</strong> proprio caro che<br />

trova nell’infermiere l’appoggio, il consiglio, la vicinanza<br />

e la capacità di gestire le situazioni. Il filo<br />

conduttore di tutte le vicende è così l’allegria alternata<br />

alla sofferenza, nel lavoro come nella vita.<br />

100 pagine - Euro 10<br />

Per informazioni e/o richiedere il libro:<br />

PER ACQUISTARLO IN SPEDIZIONE GRATUITA<br />

Richiederlo via e-mail: arequipa@genie.it<br />

Oppure telefonare al: 392 8388279<br />

39 PAGINA<br />

L’utILIZZo DeLLe MeDICAZIonI<br />

AVAnZAte e bIoAttIVe<br />

Noto (Siracusa), 26 maggio <strong>2012</strong> – prima<br />

ed.; 9 giugno <strong>2012</strong> – seconda ed.<br />

ecm: in fase di accreditamento<br />

euro: gratis<br />

tel: 0660210638; fax: 0665192051<br />

mail: info@cecongressi.com<br />

L’AssIstenZA InFerMIerIstICA<br />

trAnsCuLturALe: ACCoGLIere e<br />

reLAZIonArsI Con IL PAZIente<br />

strAnIero<br />

Trento, 7 giugno <strong>2012</strong><br />

ecm: in fase di accreditamento<br />

euro: 45,00 + IVA<br />

tel: 0533713275; fax: 0533717314<br />

mail: info@formatsas.com<br />

web: www.formatsas.com<br />

CoMe ConDurre un rCt<br />

neL CAMPo DeL wounD CAre<br />

<strong>Pavia</strong>, 9 giugno <strong>2012</strong><br />

ecm: in fase di accreditamento<br />

euro: soci Aislec 72,60; non soci 96,80<br />

tel: 3401644020<br />

mail: segreteria@aislec.it<br />

web: www.aislec.it<br />

LA sCLerosI LAterALe AMIotroFI-<br />

CA e Le Cure PALLIAtIVe<br />

Padova, 18-19-20 giugno <strong>2012</strong><br />

ecm: in fase di accreditamento<br />

euro: 200,00 + IVA<br />

tel: 3292838479; fax: 038227697<br />

mail: rr@aquarius-eventi.it<br />

web: www.aquarius-eventi.it<br />

L’autore<br />

* Infermiera<br />

Neuroriabilitazione<br />

IRccs Fondazione salvatore Maugeri<br />

sede di via Boezio, <strong>Pavia</strong>


INFERMIERI PROFESSIONALI<br />

ASSISTENTI SANITARI<br />

VIGILATRICI D’INFANZIA<br />

Protocollo, <strong>2012</strong>000 SPETT.<br />

Data 23 gennaio <strong>2012</strong><br />

AO <strong>Pavia</strong>, ASL <strong>Pavia</strong>, Fondazione IRCCS<br />

S.Matteo, Fondazione IRCCS Maugeri, Fondazione<br />

IRCCS Mondino, ASP S.Margherita<br />

Oggetto avvisi pubblici per il conferimento di incarichi per i posti di coordinatore <strong>del</strong> servizio<br />

aziendale di aggiornamento e formazione<br />

<strong>Collegio</strong> IP.AS.VI. Provincia di <strong>Pavia</strong><br />

27100 <strong>Pavia</strong><br />

Via Volta n. 25<br />

Telefono 0382/525609<br />

Fax 0382/528589<br />

Cod. Fisc. 80017010184<br />

Il <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> <strong>del</strong>la provincia di <strong>Pavia</strong> ha avuto modo di rilevare che in recenti bandi per<br />

l’attribuzione di incarichi di natura dirigenziale – segnatamente per posti di coordinatore <strong>del</strong> servizio<br />

aziendale di aggiornamenti e formazione – le Aziende Ospedaliere indicano tra i requisiti di<br />

partecipazione la laurea in: Lettere, Filosofia, Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economia e<br />

Commercio”.<br />

Non viene citata la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche che, in realtà, è la più<br />

qualificata per lo svolgimento <strong>del</strong>l’incarico di cui al bando posto che detto corso di laurea<br />

specificamente forma la figura professionale dotata di competenze avanzate ed approfondite per lo<br />

svolgimento <strong>del</strong>l’attività in tre macro aree: l’organizzazione e management, la ricerca e innovazione e<br />

la formazione ed educazione.<br />

L’esclusione o la non inclusione <strong>del</strong> detto titolo di studio negli avvisi pubblici per il conferimento<br />

di incarichi dirigenziali proprio nel Servizio Aziendale di Aggiornamento e Formazione, oltre a<br />

discriminare le figure professionali in possesso di tale laurea, di fatto depotenzia l’obiettivo –<br />

individuato nei bandi – di selezionare esperti in materia di aggiornamento e formazione, essendo il corso<br />

di laurea appena citato quello più appropriato a tale funzione.<br />

Si invitano, pertanto, le Pubbliche Amministrazioni e gli Enti in indirizzo ad inserire nei requisiti di<br />

ammissione relativi ai bandi in oggetto la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche.<br />

Con osservanza.<br />

Il Presidente<br />

Dott. Enrico Frisone

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