N° 2 del 2012 - Collegio IPASVI Pavia
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Registrazione presso il Tribunale di <strong>Pavia</strong> n. 355 <strong>del</strong> 08.02.1989. Sped. in abb. postale - Comma 20/C 2 L. 662/96 - Fil. di <strong>Pavia</strong> - IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A PAGARE LA RELATIVA TASSA - REINVIARE ALL’UFFICIO PAVIA-FERROVIA<br />
Infermiere<br />
2/<strong>2012</strong><br />
aP<br />
A V I A<br />
Maggio, non solo rose<br />
...anche Infermieri<br />
ISSN 1722-2214
E “So<br />
DITORIALE<br />
Duilio Loi<br />
Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
Rivista trimestrale <strong>del</strong> <strong>Collegio</strong> IP.AS.VI. di <strong>Pavia</strong><br />
Anno XXIV n. 1/<strong>2012</strong> gennaio-marzo <strong>2012</strong><br />
Editore <strong>Collegio</strong> Infermiere professionali,<br />
Assiatenti Sanitarie, Vigilatrici d’Infanzia<br />
<strong>del</strong>la Provincia di <strong>Pavia</strong><br />
Direttore Responsabile Enrico Frisone<br />
Direttore Editoriale Duilio Loi<br />
Segretaria di Redazione Emanuela Cattaneo<br />
Responsabili settori<br />
Clinico: Monica Gabetta<br />
Sociale: Ruggero Rizzini<br />
Formazione, Ricerca e<br />
Aggiornamento: Paola Ripa<br />
Etico Deontologico: Annamaira Tanzi<br />
Vita di <strong>Collegio</strong>: Giuseppe Braga e Gabriele Ciancio<br />
Redattori: Cinzia Ancarani, Carina Gomez Añamuro,<br />
Giovanni Baccalini, Mauretta Cattanei,<br />
Gabriele Ciancio, Claudia Fiore, Silvia Giudici,<br />
Nadia Granata, Nunzio Giuseppe Greco,<br />
Emanuela Sacchi, Maria Teresa Visconti Tosco<br />
Hanno collaborato Silvia Casella, Osama Gamal,<br />
a questo numero: Antonio Monteleone, Laura Nicola,<br />
Giuseppina Savino, Pakhnyuk Tetyana,<br />
Mara Zambelli<br />
Immagine di copertina Rosa Betty Boop, foto di Giuseppe Calsamiglia<br />
Impianti e stampa Gemini Grafica snc - Melegnano (MI)<br />
Direzione, Redazione, Via A. Volta, 25 - 27100 <strong>Pavia</strong><br />
Amministrazione Tel. 0382/525609, Fax 0382/528589<br />
CCP n. 108162700<br />
I punti di vista e le opinioni espressi negli articoli sono degli<br />
autori e non rispettano necessariamente quelli <strong>del</strong>l’Editore.<br />
Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati,<br />
non saranno restituiti.<br />
Registrazione presso il Tribunale di <strong>Pavia</strong> n. 355 <strong>del</strong> 08.02.1989.<br />
Spedizione. in abb. postale - Comma 20/C 2 L. 662/96 - Fil. di <strong>Pavia</strong>.<br />
La rivista è inviata gratuitamente agli iscritti al <strong>Collegio</strong> IP.AS.VI.<br />
di <strong>Pavia</strong>. Finito di stampare nel mese di aprile <strong>2012</strong> presso<br />
Gemini Grafica snc di A. Girompini & C., Melegnano (MI)<br />
Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
…E in mezzo al prato,<br />
c’è una Contadina<br />
che la notte è come il giorno perché nessuna cosa <strong>del</strong>la notte esiste,<br />
nel giorno, e per chi è solo, se incomincia a sentirsi solo, la notte è<br />
una terribile eternità.”<br />
Pensieri notturni di una persona ricoverata. Oggi come allora, inalterati,<br />
in<strong>del</strong>ebili. Forse cambia lo scenario.<br />
Di cosa parliamo? Di chi parliamo? Cosa c’entra con il mondo Infermieristico?<br />
Parliamo di: “Addio alle armi”, di Ernest Hemingway e se mi seguirete<br />
nelle righe sottostanti, sarà anche comprensibile la correlazione con gli Infermieri.<br />
Il romanzo di Hemingway, parzialmente autobiografico, racconta una<br />
storia di amore e guerra che si svolge in Italia a ridosso e subito dopo, la<br />
battaglia di Caporetto <strong>del</strong> 1917.<br />
Il paziente ferito è quindi Frederic Henry (Hemingway) e la protagonista<br />
femminile, è Catherine Barkley, giovane Infermiera britannica.<br />
Il romanzo come ricorderete, mette in luce tristezza e desolazione <strong>del</strong>la<br />
guerra e al tempo stesso, la spettacolare umanità espressa nei sentimenti<br />
<strong>del</strong>le persone.<br />
“…Ma con Catherine soltanto questo era diverso tra la notte e il giorno:<br />
che la notte era ancora più bella. Se qualcuno riesce ad essere così forte,<br />
il mondo può solamente ucciderlo per spezzarlo e naturalmente lo fa.<br />
Non c’è nessuno che il mondo non spezzi, molti poi si rafforzano nel<br />
punto dove sono stati spezzati.<br />
Quelli che non si spezzano altrimenti, il mondo li uccide.”<br />
Dopo questo passaggio narrativo, provate a sviluppare una riflessione in<br />
parallelo con la vostra esperienza professionale e il rapporto con le migliaia<br />
di Persone che avete curato. Provate a verificare di quale dirompente<br />
forza intrinseca, può essere dotata la relazione.<br />
In “Addio alle armi”, così come nella quotidianità al letto <strong>del</strong> malato,<br />
spesso si confronta e condensa, la violenta, precaria e cru<strong>del</strong>e materialità<br />
<strong>del</strong>la vita, ma al tempo stesso, è proprio lì che è possibile -nel dialogo <strong>del</strong>le<br />
rispettive solitudini- trovare la straordinaria capacità che oggi scientificamente<br />
chiamiamo “resilienza”.<br />
Mentre scrivo, affiora alla memoria un’intervista che tenni 15 anni fa,<br />
ad uno dei più autorevoli Cantautori Italiani, Francesco De Gregori.<br />
Nell’intervista trovarono spazi di trattazione temi a carattere sociale e<br />
sanitario (AIDS, chiusura imminente dei manicomi, rapporto cittadino-infermiere).<br />
Quell’intervista fu anche il momento per chiarire una sana curiosità che<br />
serbavo da anni, relativamente al testo <strong>del</strong>la canzone “Generale”.<br />
Il passaggio “incriminato”, “…farsi fare l’amore, l’amore dalle infermiere”,<br />
l’avevo sempre ricondotto (erroneamente) ad una immagine stereotipata<br />
e mediocremente sociale, che non si addiceva al personaggio e<br />
che comunque, non esitai a ricordargli.
3<br />
Numero 2/<strong>2012</strong> PAGINA<br />
Mi corre l’obbligo di riportare per esteso quel passaggio:<br />
“…guarda, non c’è malizia ne cattiveria nei confronti<br />
<strong>del</strong>la classe infermieristica, quella canzone è figlia di<br />
un mondo letterario che parte soprattutto da “addio alle<br />
armi” di Hemingway, dove c’è una figura di Infermiera<br />
dolcissima. Quel verso, richiama solamente la<br />
desolazione <strong>del</strong>la guerra, dove non c’è assolutamente<br />
un intento caricaturale o un’accusa di bassa moralità<br />
nei confronti <strong>del</strong>le Infermiere, stiamo scherzando? Anzi,<br />
mi sembrerebbe più la testimonianza di una dolcezza<br />
da parte di chi svolge questo lavoro.”<br />
Naturalmente soddisfatto <strong>del</strong>la risposta, continuammo<br />
l’intervista.<br />
Ho voluto condividere le celebrazioni <strong>del</strong> “12 maggio”,<br />
con un Editoriale che fosse all’insegna <strong>del</strong>la riflessione<br />
sulla centralità <strong>del</strong>le cure Infermieristiche;<br />
che lo fosse, partendo da elementi di essenziale e inderogabile<br />
umanità, mettendo in luce le permanenti<br />
contraddizioni di ieri e di oggi.<br />
I n d i c e<br />
Essendo costantemente “chiamati alle armi”, continuiamo<br />
ad osservare lo scempio <strong>del</strong>le guerre, siano esse<br />
di “baionetta” o di fondi cosi detti “distratti” e come<br />
la “contadina curva sul tramonto”, continuiamo a contribuire,<br />
garantendo una dose inalterata di solidità valoriale<br />
insita nel nostro DNA professionale; patrimonio<br />
da preservare e tramandare con orgoglio e fierezza.<br />
Duilio Loi<br />
Direttore Editoriale<br />
Giuseppina Savino, Mara Zambelli - L’esperienza infermieristica in ambulatorio di<br />
ecocolordopplergrafia vascolare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4<br />
Osama Gamal - la primavera araba in Egitto: la notizia più twittata <strong>del</strong> 2011 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6<br />
Medicina e malattia nell’Antico Egitto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9<br />
Cinzia Ancarani (a cura di) - Recensione <strong>del</strong> libro “L’altro” di Ryszard Kapuscinski . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10<br />
Annamaria Tanzi, Silvia Casella (a cura di) - Parlando con l’Altro e con me stesso: liberi pensieri<br />
e argomentazioni <strong>del</strong> gruppo utenti <strong>del</strong> Dipartimento di salute mentale <strong>del</strong>l’A.O. di <strong>Pavia</strong> . . . . . . . . . . . . . 12<br />
Laura Nicola - “Le cure pulite sono cure più sicure”. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15<br />
Inserto: PAtto InFerMIere CIttADIno 12 maggio 1996 - 12 MAGGIo <strong>2012</strong><br />
Pakhnyuk Tetyana, Paola Ripa - Revisione bibliografica “L’ospedalizzazione ed il paziente isolato” . . . . . . 22<br />
Silvia Giudici - Incontro con i mediatori linguistico-culturali: le interviste, strumento per conoscere l’altro. . 28<br />
Antonio Monteleone - IPAsvI e cIvEs insieme a <strong>Pavia</strong>... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34<br />
Ruggero Rizzini - come l’infermieristica può interagire e collaborare con il mondo <strong>del</strong> sociale,<br />
<strong>del</strong>l’associazionismo e <strong>del</strong> volontariato: un primo passo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36<br />
Imparare a sorridere con i suoi occhi. La volontà di spendersi per gli altri attraverso la professione<br />
di infermiere. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37<br />
Silvia Giudici - Aggiornamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
4PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
* Savino Giuseppina e<br />
Zambelli Mara<br />
Mi presento: Giuseppina Savino Infermiere<br />
presso la Divisione di Cardiologia<br />
Riabilitativa <strong>del</strong> centro medico di <strong>Pavia</strong> <strong>del</strong>la<br />
Fondazione S. Maugeri dal 1999.<br />
Nel 2008 mi è stata data opportunità di<br />
affiancare la Dr.ssa Mara Zambelli nell’ambulatorio<br />
di angiologia e diagnostica vascolare<br />
e, dopo full immersion didattica<br />
per ciò che concerne nozioni di anatomia,<br />
fisiologia e fisiopatologia <strong>del</strong>le malattie vascolari,<br />
e di pratica ecotomografica con<br />
Color flow imaging, attualmente mi occupo<br />
<strong>del</strong>la acquisizione <strong>del</strong>le immagini relative<br />
a una parte degli esami diagnostici vascolari<br />
che vengono effettuati nel centro,<br />
alla refertazione assistita e alla cogestione<br />
<strong>del</strong> buon andamento <strong>del</strong>l’ambulatorio.<br />
In questi quattro anni di attività ho ampliato<br />
le mie conoscenze in campo vascolare<br />
e vorrei condividere con voi i numerosi<br />
e affascinanti scenari che si prospettano<br />
a chi si avvicina a questa disciplina.<br />
La malattia aterosclerotica è caratterizzata<br />
dalla polidistrettualità, ciò significa<br />
che vari segmenti <strong>del</strong> nostro albero vascolare<br />
possono essere contemporaneamente<br />
interessati dalla formazione di placche<br />
ateromasiche che nella loro storia naturale<br />
evolvono verso la formazione di stenosi<br />
più o meno estese e piu’ o meno marcate<br />
a carico dei vari distretti vascolari, condizionando<br />
la riduzione di afflusso di sangue,<br />
e quindi di ossigeno e nutrimento, ai<br />
particolari distretti di distribuzione cui tali<br />
vasi afferiscono.<br />
Mentre tutto ciò si può tradurre a livello<br />
cardiaco in angina o infarto miocardio, a<br />
carico degli assi carotidei e vertebrali può<br />
L’esperienza infermieristica<br />
in ambulatorio<br />
di ecocolordoppler grafia<br />
vascolare<br />
condizionare la comparsa di TIA, o ictus e<br />
tutta una serie di eventi sintomatologici<br />
con un grande spettro di sfumature, a livello<br />
degli arti inferiori si traduce nella “claudicatio”<br />
o nella ischemia relativa o assoluta<br />
dei vari segmenti d’arto interessato.<br />
Sul versante venoso l’occlusione di un<br />
vaso determina la comparsa di una trombosi<br />
venosa profonda o superficiale a seconda<br />
<strong>del</strong>l’asse interessato, che apre lo<br />
scenario <strong>del</strong>le diagnosi differenziali e <strong>del</strong>la<br />
prevenzione <strong>del</strong>le complicanze.<br />
Con l’introduzione <strong>del</strong>l’ecotomografia<br />
vascolare associata al color flow imaging<br />
si è reso possibile lo studio accurato, ripetibile<br />
e non invasivo dei vari distretti vascolari<br />
<strong>del</strong>l’organismo, quali quello relativo ai<br />
tronchi sovraaortici, il circolo artero-venoso<br />
degli arti superiori e degli arti inferiori,<br />
l’esplorazione <strong>del</strong>l’aorta nel suo tratto addominale<br />
e dei suoi rami principali, con la<br />
possibile precisa e corretta identificazione<br />
di una “topografia” lesionale caratterizzata<br />
da una vera e propria mappatura dei distretti<br />
interessati da steno-ostruzione.<br />
È quindi oggi più agevole poter decidere,<br />
a seconda dei casi che si presentano<br />
nell’ambulatorio dedicato, se le lesioni riscontrate<br />
necessitano solo di un follow up<br />
o se la percentuale di stenosi a carico di<br />
un vaso diventa una discriminante che impone<br />
l’invio <strong>del</strong> paziente alla valutazione<br />
chirurgica vascolare per il trattamento più<br />
consono.<br />
È quindi necessario lo sforzo da parte<br />
<strong>del</strong> medico di famiglia di selezionare, sulla<br />
base <strong>del</strong>la sintomatologia clinica, <strong>del</strong>l’esame<br />
obiettivo, <strong>del</strong>l’anamnesi e <strong>del</strong> rischio<br />
cardiovascolare i pazienti da avviare ad<br />
iter diagnostico che come primo step, proprio<br />
per le sue caratteristiche di ripetibilità,<br />
accuratezza e non invasività, identifica<br />
proprio l’ecocolordoppler vascolare.<br />
Mi ha colpito in questa mia esperienza,<br />
come sia possibile ottenere immagini diagnostiche<br />
sullo stato dei vasi, la possibile<br />
descrizione dei diversi tipi di placche a seconda<br />
<strong>del</strong> loro contenuto in colesterolo più<br />
o meno calcificato, la loro estensione e le<br />
variazioni <strong>del</strong>l’emodinamica nei casi di stenosi<br />
importanti o sul versante venoso lo<br />
studio <strong>del</strong>le trombosi, dei circoli collaterali<br />
e la possibilità di seguire strettamente<br />
l’evoluzione di tali patologie.<br />
È stato possibile quindi per me vedere<br />
come un paziente venga seguito nel tempo,<br />
nel caso di diagnosi di stenosi chirurgica<br />
inviato dal chirurgo vascolare per intervento<br />
di disostruzione o di angioplastica<br />
+ stent e rivisto successivamente a distanza<br />
<strong>del</strong> trattamento chirurgico o percutaneo<br />
per il controllo post-procedura e<br />
reinserito nel follow up.<br />
Altrettanto dicasi per le diagnosi di trombosi<br />
venose profonde sia dei soggetti<br />
esterni afferenti all’ambulatorio di diagnostica<br />
vascolare per invio dal medico di famiglia<br />
spesso con procedura d’urgenza e<br />
“BOLLINO VERDE” sia per i pazienti ricoverati<br />
nelle unità operative più “a rischio”<br />
come recupero e rieducazione funzionale<br />
in particolare post-intervento ortopedico e<br />
oncologia. Viene stilata dallo specialista<br />
angiologo <strong>del</strong>l’ambulatorio la diagnosi,<br />
viene consigliata la terapia farmacologica<br />
congrua e la contenzione elastica personalizzata.<br />
Mi ha affascinato il peculiare aspetto <strong>del</strong>le<br />
cosiddette false flebiti quali serie di patologie<br />
che mimano la presenza di un processo<br />
trombotico venoso, vale a dire le cisti<br />
<strong>del</strong> cavo popliteo o le rotture di vv. muscolari<br />
di polpaccio. Particolarmente interessante<br />
poi il quadro <strong>del</strong>le trombosi venose<br />
“sentinella” come unico e spesso precoce<br />
sintomo di patologia neoplastica e<br />
che in genere insorte in pazienti in apparente<br />
buono stato di salute, a ciel sereno,<br />
impongono l’approfondimento degli accertamenti<br />
in questo senso<br />
Ho compreso come una corretto trattamento<br />
<strong>del</strong>la trombosi venosa profonda o<br />
superficiale non possa essere disgiunto<br />
da una corretta e tempestiva contenzione<br />
elastica per prevenire l’estensione <strong>del</strong>la<br />
trombosi, ridurre l’edema e ostacolare la<br />
comparsa <strong>del</strong>le sequele tardive <strong>del</strong>la sindrome<br />
post-flebitica.<br />
Mi sono resa conto quanto altrettanto<br />
importante sia nelle flebopatie una serie di<br />
norme di igiene di vita che possono apparire<br />
banali, ma che banali in realta’ non so-
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
no: i fondamenti di una sana alimentazione<br />
e di una corretta attivita’ fisica con la<br />
correzione <strong>del</strong> soprappeso o <strong>del</strong>l’obesità;<br />
l’utilizzo di calzature con tacco idoneo; la<br />
nocività <strong>del</strong>la esposizione al sole da fermi<br />
o un’attività che non consenta una alternanza<br />
di postura.<br />
Ho notato come sia difficile per il paziente<br />
molte volte attenersi alle norme igienicodietetiche<br />
su cui così pesantemente insiste<br />
l’angiologo o il dover rinunciare a fumo,<br />
alcool, ad una alimentazione malsana<br />
Trombosi di v. giugulare interna<br />
Trombo in v. femorale comune scarsamente adeso alle pareti<br />
ricca di grassi saturi o eccesso di carboidrati<br />
e non da ultimo la scarsa compliance<br />
al trattamento farmacologico con la messa<br />
a rischio di equilibri costruiti con tanta fatica.<br />
Così è stato ideato nel nostro ambulatorio<br />
di diagnostica vascolare un manuale<br />
pratico per il paziente affetto da arteriopatia<br />
agli arti inferiori volto a far comprendere<br />
ai soggetti con AOCP come si manifesta<br />
la patologia e quali sono attualmente gli<br />
strumenti diagnostici e terapeutici sia far-<br />
Trombosi di v. femorale comune<br />
5 PAGINA<br />
macologici che riabilitativi di tale affezione.<br />
Ho compreso quindi in tutta la sua straordinaria<br />
importanza come il controllo dei<br />
fattori di rischio <strong>del</strong>la patologia aterosclerotica,<br />
integrato al trattamento precoce<br />
siano tesi a proteggere il più a lungo possibile<br />
il paziente dalla progressione <strong>del</strong><br />
quadro lesionale, nonché dalle complicanze<br />
cardiovascolari associate, che più frequentemente<br />
determinano ancora elevati<br />
tassi di mortalità.<br />
Placca condizionante stenosi emodinamicamente significativa<br />
<strong>del</strong>la a carotide interna
6PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
* Osama Gamal<br />
rIAssunto<br />
Poco più di un anno fa nelle piazze <strong>del</strong><br />
Nord Africa esplodevano il movimento e<br />
la ribellione che l’Occidente avrebbe<br />
chiamato Primavera Araba. Uno sconvolgimento<br />
di governi e società che ha<br />
scosso una realtà che sembrava pietrificata<br />
nel tempo con i suoi dittatori più o<br />
meno violenti, le sue oligarchie privilegiate<br />
e le enormi masse di giovani poveri<br />
cui non è restato altro che la fuga in<br />
Europa e nei casi più estremi veri e propri<br />
atti di auto-immolazione.<br />
In prima linea rivoluzionari, controrivoluzionari,<br />
civili e militari, reporter, operatori<br />
sanitari, quest’ultimi barricati in veri e<br />
propri ospedali da campo rischiando le<br />
proprie vite per soccorrere feriti e gestire<br />
le salme.<br />
Inevitabile la serie di proteste ed agitazioni<br />
in Egitto, in particolare modo al<br />
Cairo, comprendenti scioperi, marce,<br />
cortei, sfociate in una vera e propria rivoluzione<br />
di massa il 25 gennaio 2011,<br />
denominata “giornata <strong>del</strong>la collera”, dopo<br />
18 giorni di continue dimostrazioni<br />
accompagnate da vari episodi di violenza,<br />
arresti, feriti, morti, anche nelle città<br />
egiziane di Suez, Port Said, Ismailia,<br />
Alessandria. Da questo momento in poi<br />
una serie di importanti eventi politici, sociali<br />
ed economici che segnano la storia<br />
contemporanea <strong>del</strong> Paese a cui appartengo.<br />
La primavera araba<br />
in Egitto:<br />
la notizia più twittata<br />
<strong>del</strong> 2011<br />
La Primavera Araba ha visto i suoi albori<br />
il 18 dicembre 2010 in seguito alla protesta<br />
estrema <strong>del</strong> tunisino Mhohamed Bouazizi<br />
che si è dato fuoco in seguito a maltrattamenti<br />
da parte <strong>del</strong>la polizia. Si può dire<br />
che il suo gesto è servito da scintilla per<br />
l’intero moto di rivolta in tutto il Nord Africa<br />
e Medio Oriente.<br />
Le vere cause dei disordini sono riconducibili<br />
alla corruzione, all’assenza di libertà<br />
individuali, alla violazione dei diritti umani,<br />
all’aumento <strong>del</strong> costo <strong>del</strong>la vita. Il crescere<br />
<strong>del</strong> prezzo dei generi alimentari e<br />
AbstrACt<br />
Just over a year ago squares of North<br />
Africa exploded movement and rebellion<br />
that the West would have called<br />
Arab Spring. An upheaval of governments<br />
and societies that shook a reality<br />
that seemed petrified in time with its<br />
more or less violent dictators, its privileged<br />
elites and masses of poor young<br />
people that do not have remained nothing<br />
more than the flight to Europe and in<br />
most cases extremes to actual acts of<br />
self-immolation. Disorders begin. The<br />
whole word looks with bated breath.<br />
At the forefront of revolutionaries, counterrevolutionaries,<br />
civil and military, reporters,<br />
health workers barricaded the<br />
latter in actual field hospitals, risking<br />
their lives to rescue injured and handle<br />
the bodies.<br />
Inevitable series of protests and unrest<br />
in Egypt, particularly so in Cairo, including<br />
strikes, marches, parades, led to a<br />
revolution of mass 25 January 2011,<br />
called “day of anger” after 18 days of<br />
continuous demonstrations accompanied<br />
by several episodes of violence, arrests,<br />
injuries, deaths, even in the Egyptian<br />
city of Suez, Port Said, Ismailia,<br />
Alexandria. From this moment on a series<br />
of important political events, social<br />
and economic factors that mark the<br />
contemporary history of the country<br />
where I belong.<br />
<strong>del</strong>la fame, ad esempio, causate dalla speculazione<br />
finanziaria di Europa ed USA,<br />
dalla siccità russa e <strong>del</strong> Kazakistan, dalla<br />
crisi Argentina, hanno alimentato il malcontento<br />
tra le fasce più disagiate <strong>del</strong>la<br />
popolazione, poiché costrette ad acquistare<br />
a prezzi elevati generi commestibili di<br />
largo consumo importati dall’estero a sua<br />
volta in crisi.<br />
Inevitabile la serie di proteste in Egitto,<br />
in particolare modo al Cairo, in quella piazza<br />
ormai nota a tutti come piazza Taharir,<br />
dove il popolo, stanco <strong>del</strong>lo stato d’emergenza<br />
in atto dal 1981, che prevede de iure,<br />
tra le altre cose, arresti preventivi e controllo<br />
diretto sui media, chiede democrazia<br />
ed immediate dimissioni <strong>del</strong> suo leader e<br />
<strong>del</strong>l’intero governo perché ritenuti corrotti.<br />
Le agitazioni si inaspriscono prolungandosi<br />
in giorni di violenti scontri tra manifestanti<br />
e polizia.<br />
Piazza Taharir e le strade adiacenti diventano<br />
il Bronx, soprattutto al calar <strong>del</strong><br />
sole quando gli “arrabbiati” si scatenano.<br />
L’area viene transennata. Chi vuole accedervi<br />
lo fa a suo rischio e pericolo mostrando<br />
alla sicurezza il carnet d’identità. I<br />
civili si organizzano a difesa di donne,<br />
bambini, anziani, <strong>del</strong>le loro abitazioni e<br />
proprietà, dei turisti malcapitati, coalizzandosi<br />
con l’esercito attraverso posti di blocco<br />
e coprifuoco, armati di bastoni, spranghe,<br />
sassi, fionde, poiché poliziotti corrotti<br />
fanno evadere dalle prigioni 24.000 detenuti<br />
facili al saccheggio, agli scippi e alle<br />
rapine. Voglio precisare che civili e militari,<br />
insieme, hanno contribuito molto alla sicurezza<br />
nazionale. Imperdonabile invece l’errore<br />
<strong>del</strong>la polizia verso i dimostranti. Una<br />
manovra assurda dettata dal supremo comando<br />
<strong>del</strong> Ministro degli Interni, ora in carcere<br />
come Mubarak per avere ordinato<br />
l’uccisione di oltre mille persone.<br />
Eccovi alcune date storiche. Il 29 gennaio<br />
2011 il Presidente <strong>del</strong>la Repubblica Araba<br />
d’Egitto, Hosni Mubarak è costretto a licenziare<br />
il governo e a nominare come<br />
suo vice l’ex capo <strong>del</strong>l’intelligence Omar<br />
Suleiman. Il 5 febbraio 2011 si dimette<br />
l’esecutivo <strong>del</strong> Partito Nazionale Democratico,<br />
mentre l’11 febbraio 2011 Mubarak, al
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
suo quinto mandato presidenziale (in totale<br />
30 anni), rassegna le proprie dimissioni.<br />
L’Egitto viene lascito nelle mani <strong>del</strong>la giunta<br />
militare presieduta dal feldmaresciallo<br />
Mohamed Hussein Tantawi in attesa che<br />
venga emandata la nuova costituzione e<br />
che venga predisposta la convocazione di<br />
prossime elezioni presidenziali. Hosni Mubarak,<br />
i figli Alaa e Gamal, molti politici e<br />
uomini d’affari, accusati di corruzione,<br />
vengono imprigionati (e pensare che Trasparency<br />
International, nel valutare l’indice<br />
di corruzione politica <strong>del</strong> Paese, aveva collocato<br />
l’Egitto al 70° posto su 159 nazioni).<br />
Inizia l’iter processuale per ognuno di loro.<br />
In primo piano Mubarak, ovviamente.<br />
Questo suona strano se pensiamo che<br />
Hosni Mubarak, per anni, è stato considerato<br />
un leader moderato <strong>del</strong> mondo arabo,<br />
un buon amico <strong>del</strong>l’Occidente, tanto che<br />
nessun quotidiano, in Italia e all’estero,<br />
nessun capo di stato europeo e d’oltre<br />
oceano lo avevano mai designato col nome<br />
di “dittatore”. Nominato più volte “Gran<br />
Maestro” e “Cavaliere” da molti regnanti<br />
occidentali. Ma esistono anche i voltagabbana<br />
da salotto, quelli che sfoderano il<br />
tappeto rosso e poi lo ritirano non appena<br />
l’opinione pubblica, stanca <strong>del</strong>le condizioni<br />
di vita, <strong>del</strong>la negazione di libertà, diritti e<br />
democrazia, cambia idea, si rivolta. Vi ricordate<br />
l’accoglienza regale riservata al<br />
rais libico Muammar Gheddafi al suo arrivo<br />
in Italia lo scorso anno? Bene! Dopo<br />
tanto denaro investito o meglio sperperato<br />
per garantirgli il massimo confort, cosa gli<br />
hanno destinato? Una tomba nei fondali<br />
<strong>del</strong> mare! E i capi di stato che lo hanno<br />
sempre stimato e riverito (per convenienza),<br />
lo hanno lasciato al suo destino, quello<br />
di morire come un vile dittatore tiranno!<br />
La borsa egiziana crolla e, come ovvio,<br />
l’economia <strong>del</strong>l’intero Paese.<br />
Intanto il popolo esulta, per lo meno<br />
quelli che hanno smosso le acque, i protagonisti<br />
più sinceri <strong>del</strong>la rivolta, i liberali, i<br />
giovani “connessi” che amano il proprio<br />
paese, ma anche gli intellettuali e professionisti<br />
acculturati, la gente comune, onesta<br />
e di sani principi.<br />
E se la rivolta era iniziata con tutti gli intenti<br />
positivi di un cambiamento, da subito<br />
si sono fatti strada molti “infiltrati” che hanno<br />
inquinato le prospettive per un futuro<br />
migliore. Tra i rivoluzionari liberali ed idealisti,<br />
una sorta di rivoluzionari teppisti,<br />
sprovvisti di educazione e cultura, corrotti<br />
dal vecchio regime, fautori di atti vandalici<br />
e disordini, il tutto per favorire il processo<br />
distruttivo <strong>del</strong> Paese.<br />
Una sorta di caos che nemmeno gli egiziani<br />
più esperti riescono a capire e domare.<br />
E se si cerca di domare, guai: allora sei<br />
un animale, un anti democratico, un tiranno<br />
come il nostro ex Presidente! Guai se si<br />
alza un dito contro un manifestante! Certo,<br />
mai, è un suo diritto dimostrare! Ma se<br />
quel manifestante è un violento, un teppista?<br />
E se quel teppista violento, magari<br />
estremista conservatore, brucia un museo,<br />
abbatte una statua, brucia la bandiera, assale<br />
i ministeri, le ambasciate, tira bombe<br />
molotov, come deve comportarsi il militare<br />
o la polizia? Devono porgere fiori, a scapito<br />
<strong>del</strong>le loro vite, o è meglio che si difendano<br />
arrestando i mal intenzionati?<br />
Le forze <strong>del</strong>l’ordine si sentono nel mirino<br />
di mass-media ed opinione pubblica mondiale.<br />
Se si muovono ed attaccano, allora<br />
tanti dibattiti sul perché si muovono; se<br />
non si muovono, vengono ritenuti dei venduti.<br />
Ma venduti a Mubarak, o sostenitori<br />
degli idealisti? Non si capisce! Forse neanche<br />
entrando nella testa di ognuno potremmo<br />
trovare risposta. E quindi avanti<br />
così, tra periodi di calma e momenti violenti.<br />
Ma la calma è solo apparente perché<br />
questa instabilità sociale, politica ed economica<br />
crea in ciascun egiziano insicurezza<br />
e paura. L’allerta massima si avverte il<br />
fine settimana che per un egiziano coincide<br />
con il giovedì/venerdì. Durante il week<br />
end è consuetudine organizzare manifestazioni<br />
pacifiche. Peccato che il più <strong>del</strong>le<br />
volte si tramutano in atti aggressivi e violenti.<br />
Oppure quando si va allo stadio perché<br />
si rischia di essere picchiati da una<br />
massa di giovani rabbiosi ed inviperiti<br />
(Port Said 1 febbraio <strong>2012</strong>). E se si chiede<br />
a questi ragazzi perché lo fanno, non lo<br />
sanno neppure loro. Il nervosismo è tangibile<br />
ovunque. Anche tra gli automobilisti,<br />
un tempo armati di santa pazienza, malgrado<br />
l’invivibilità <strong>del</strong> traffico e la cacofonia<br />
7 PAGINA<br />
<strong>del</strong>la città, oggi si arrabbiano per un non<br />
nulla. Il tutto nasce da un malessere psicofisico<br />
a prova di egiziano, noto per essere<br />
sempre stato ottimista, solare, di indole<br />
socievole.<br />
Finalmente, dopo tanta attesa, sono<br />
giunti i risultati <strong>del</strong>le prime elezioni veramente<br />
libere e democratiche. Giustizia e<br />
Libertà, il partito dei Fratelli Musulmani, da<br />
sempre l’opposizione più organizzata, ha<br />
conquistato il 47% dei seggi <strong>del</strong>la nuova<br />
assemblea popolare; Al Nour, il partito dei<br />
Salafiti, musulmani ultraconservatori, ha<br />
ottenuto il 24% dei seggi; il primo dei partiti<br />
laici-liberali, il Wafd, uno dei gruppi più<br />
antichi <strong>del</strong>la politica egiziana, prende il<br />
9%; il secondo, la coalizione <strong>del</strong> Blocco<br />
Egiziano, il 6%. Risultato: poco spazio per<br />
i partiti dei giovani <strong>del</strong>la primavera araba<br />
che si accaparrano un ristretto angolo in<br />
Parlamento.<br />
Ventisette milioni di persone si recano<br />
alle urne per votare. Ribadisco 27.000.000.<br />
Cifra di elettori mai raggiunta nella storia<br />
<strong>del</strong>la politica egiziana! Anche al secondo<br />
turno vincono i Fratelli Musulmani.<br />
Esultano i leader politici europei e lo<br />
stesso Obama, desiderosi di legittimarsi<br />
presso le nuove avanguardie democratiche,<br />
nell’illusione di poterle poi controllare.<br />
Non solo i Fratelli Musulmani potrebbero<br />
diventare papabili per le rappresentanze<br />
politiche straniere, ma anche l’intero<br />
Egitto, sia per la posizione geo-strategica<br />
di alto livello (vicinanza con i Paesi <strong>del</strong> Medio<br />
Oriente ricchi di petrolio) che per le<br />
sue risorse (turismo e arte).<br />
Ma come mai i Fratelli Musulmani? Ci<br />
sono diverse ragioni. Innanzitutto la mag-
8PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
gioranza <strong>del</strong>la popolazione è di religione<br />
musulmana (80%). Poi, la corrente vincitrice<br />
è una corrente islamica democratica<br />
che punta alla libertà e giustizia, prerogative<br />
ricercate dagli egiziani; è presente sulla<br />
scena politica da molto tempo (quasi 60<br />
anni) e quindi è saldamente organizzata; i<br />
suoi membri posseggono un alto livello<br />
culturale e un carisma; non sono fanatici<br />
religiosi; loro obiettivo è relazionarsi con il<br />
mondo intero e rispettare tutti i patti politici<br />
ed economici firmati in passato; loro<br />
prerogativa è quella di assomigliare il più<br />
possibile alla Turchia per assetto politico,<br />
economico, sociale. Si aggiungano inoltre<br />
la disinformazione politica <strong>del</strong>la classe medio-bassa<br />
<strong>del</strong>la popolazione, che nasce a<br />
seguito di una campagna elettorale debole<br />
e disorganizzata dei partiti minori, e<br />
l’astuzia dei Fratelli Musulmani di dare al<br />
partito un nome così forte come “Libertà e<br />
Giustizia”. Queste due condizioni hanno<br />
fatto sì che il popolo si orientasse verso<br />
quella scelta poiché garante di libertà, giustizia,<br />
democrazia, identità religiosa (musulmana),<br />
stabilità. La vittoria dei Fratelli<br />
Musulmani ha rincuorato il popolo egiziano<br />
desideroso di avere al più presto il suo<br />
nuovo presidente ed un parlamento di tutto<br />
rispetto.<br />
La Fratellanza Musulmana si trova ora<br />
ad un bivio. Potrebbe scegliere di allearsi<br />
con le forze liberali, mandando un chiaro<br />
segnale di cambiamento e innovazione all’intero<br />
Paese in rivolta; oppure decidere di<br />
ripiegare sui “cugini” Salafiti, volgendo lo<br />
sguardo al passato piuttosto che al futuro.<br />
Mentre i vertici di Libertà e Giustizia continuano<br />
a interrogarsi su cosa fare, a piazza<br />
Tharir le proteste continuano con cadenza<br />
quasi settimanale. Alla prima scintilla, ecco<br />
che i giornali <strong>del</strong> mondo intero dedicano<br />
al caso la prima pagina di copertina.<br />
I mass media però sottovalutano (forse<br />
non conoscono) questo importante particolare.<br />
Le centinaia di migliaia di manifestanti<br />
di piazza Taharir non rappresentano<br />
gli oltre ottanta milioni di abitanti <strong>del</strong>l’Egitto<br />
(il censimento non è mai stato rigoroso).<br />
C’è una maggioranza silenziosa, naturalmente<br />
conservatrice, ostile sia agli eccessi<br />
che agli integralismi, che in seguito alla<br />
caduta <strong>del</strong> regime di Mubarak, che a suo<br />
modo la proteggeva e la controllava, ora<br />
ha paura perché non sa chi andrà al potere,<br />
ma allo stesso tempo cerca un padrone<br />
o meglio un leader. Questa maggioranza<br />
attende con impazienza ed inquietudine<br />
che i militari se ne vadano dalla scena<br />
politica. Questi ultimi, a loro volta, promettono<br />
al popolo di rimanere al comando sino<br />
alla nomina <strong>del</strong> nuovo presidente. Di<br />
fatto il termine ultimo <strong>del</strong>le elezioni presidenziali<br />
è stato più volte prorogato con<br />
l’intento, forse opportunistico, di “riciclar-<br />
si” e governare ad oltranza. Intanto i rivoluzionari<br />
organizzati proseguono con le<br />
manifestazioni protestando contro una rivoluzione<br />
“tradita ed incompiuta”. In mezzo<br />
a questo marasma, come già detto, ci<br />
sono gli infiltrati vandalisti-teppisti-estremisti<br />
che peggiorano la situazione già di per<br />
sé critica. Ora, esercito e polizia sono costretti<br />
ad intervenire con le maniere forti<br />
senza sapere se stanno punendo il manifestante<br />
pacifista o il manifestante terrorista<br />
in combutta tra di loro. E ci scappa così<br />
il ferito o peggio ancora il morto! (strage<br />
di piazza Taharir, strage di Qasr Al Eini,<br />
strage di Maspero, quella di via Mohammed<br />
Mahmoud, tanto per fare qualche<br />
esempio).<br />
Per giustificare le immagini <strong>del</strong>la violenza<br />
sui civili, il premier Kamal Ganzuri ha<br />
descritto quanti sono stati in piazza come<br />
controrivoluzionari che non hanno nulla a<br />
che vedere con la rivolta scoppiata il 25<br />
gennaio scorso. E se il governo addossa<br />
le colpe dei disordini a forze controrivoluzionarie,<br />
l’Esercito incolpa forze straniere,<br />
che starebbero cospirando contro l’Egitto.<br />
Si arriverà ad un dunque?<br />
Tutti, io per primo, vogliamo fortemente<br />
un Egitto democratico, libero. Ma a queste<br />
condizioni ci si arriva non solo con la perseveranza<br />
e la lotta, ma anche e soprattutto<br />
con l’educazione, la disciplina, la diplomazia,<br />
la pazienza, il confronto intelligente<br />
e rispettoso. I diritti e la libertà non si possono<br />
ottenere in poco tempo! Il cambiamento<br />
deve essere graduale e questo<br />
molti egiziani non lo capiscono.<br />
La rivolta in Egitto è, così come è stato in<br />
Tunisia, una rivolta giovane, una rivolta generazionale.<br />
L’età media degli insorti è di<br />
circa 24 anni (faccio notare che più di 2/3<br />
<strong>del</strong>la popolazione egiziana ha meno di 30<br />
anni). Questa è una <strong>del</strong>le ragioni principali<br />
<strong>del</strong>la sua nascita, ma non solo; è la ragione<br />
<strong>del</strong>la sua forza e velocità di propagazione.<br />
Gli individui giovani sono i migliori<br />
rivoluzionari per coraggio e rabbia e grazie<br />
ai social network, Twitter, Facebook,<br />
You Tube ed altri ancora, sono stati in grado<br />
di organizzarsi per sovvertire il regime<br />
e le regole ingiuste. Una gioventù che ha<br />
tante cose in comune con la vostra, in particolar<br />
modo il diritto alla libertà e alla democrazia.<br />
Chapeau a tutti quanti, ma senza<br />
i poveri <strong>del</strong> Cairo o <strong>del</strong> sud <strong>del</strong>la Tunisia,<br />
le rivolte non sarebbero mai esplose.<br />
Sono loro che si sono fatti ammazzare per<br />
la libertà.<br />
E come si suol dire, dopo la tempesta<br />
arriva la calma. Ed è proprio così, in attesa<br />
<strong>del</strong>le elezioni presidenziali. La vita continua:<br />
scuole, università, negozi e servizi di<br />
ogni genere hanno ripreso a funzionare a<br />
pieno ritmo. La voce inconfondibile di<br />
Umm Kulthum (cantante folk) e il richiamo<br />
alla preghiera <strong>del</strong> muezzin riecheggiano<br />
nelle strade; il tabacco aromatizzato dei<br />
narghilè profuma i coffee shop nuovamente<br />
affollati. Gli egiziani sono speranzosi.<br />
Sperano nella rinascita <strong>del</strong>l’Egitto, ricco e<br />
glorioso come lo era nel passato, all’epoca<br />
degli Antichi Egizi; moderno e libero come<br />
lo sono le società contemporanee europee;<br />
aperto al mondo e all’interculturalità;<br />
stabile e sicuro per la gioia <strong>del</strong>la sua<br />
gente, dei turisti e degli amanti <strong>del</strong>la storia,<br />
<strong>del</strong>l’arte e di una cultura unica al mondo. A<br />
tal proposito l’Egitto ne ha da vendere e vi<br />
aspetta a braccia aperte per mostrarvi gli<br />
stupefacenti e colossali monumenti; il deserto<br />
e i suoi tramonti mozzafiato; le città<br />
fortificate patrimonio <strong>del</strong>l’umanità. E poi<br />
ancora: il Nilo, linfa vitale per le comunità<br />
contadine; l’acqua turchese <strong>del</strong> suo mare<br />
e la bellezza dei suoi fondali; il fascino e<br />
l’esotismo <strong>del</strong>la capitale, con le sue maestose<br />
moschee, grandiosi palazzi reali e<br />
musei, il variopinto e suggestivo souk di<br />
Khan el Kalili; la cordialità <strong>del</strong>la sua gente<br />
che vive in armonia condividendo nel pieno<br />
rispetto le due grandi religioni: Islam e<br />
Cristianesimo. Fatevi coccolare da questa<br />
terra, punto di inizio di tutte le storie, anche<br />
la vostra.<br />
L’autore<br />
* Ph.D., Professore Universitario in Letteratura<br />
e Lingua spagnola - cairo, Egitto<br />
Guida Turistica accreditata dal Ministero <strong>del</strong><br />
Turismo Egiziano
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
Cinquemila anni fa l’Egitto era la<br />
superpotenza che dominava il<br />
mondo e vantava di una società<br />
evoluta. Mentre in America, in Europa<br />
ed in Asia vagavano cacciatori<br />
preistorici, gli egizi scoprivano<br />
l’agricoltura e la scrittura. Grazie ad<br />
attente osservazioni astronomiche<br />
definirono l’anno solare suddividendolo<br />
in mesi, settimane, giorni<br />
ed ore. Sapevano fondere il rame,<br />
estrarre l’oro, fabbricare gioielli, vetrificare<br />
superfici di pietra, fare<br />
esperimenti su piante ed animali,<br />
curare le malattie. Vantavano inoltre un importante sistema sanitario<br />
ben organizzato.<br />
La medicina nell’Antico Egitto si poteva distinguere in due filoni<br />
differenti: quello magico-religioso, che comprendeva elementi<br />
primordiali, e quello empirico-razionale, basato sull’esperienza<br />
e l’osservazione, privo di componenti mistiche.<br />
Solitamente il medico trascorreva nelle scuole dei templi anni<br />
di duro addestramento, in modo da apprendere l’arte <strong>del</strong>l’interrogazione<br />
<strong>del</strong> malato, <strong>del</strong>la sua ispezione e <strong>del</strong>la palpazione. La<br />
“Casa <strong>del</strong>la Vita” era considerata l’alta scuola di tutte le scienze,<br />
ovvero un proto-ospedale dove si impartivano lezioni e dove si<br />
curavano i malati.<br />
I medici erano numerosi. Ognuno di loro si occupava quasi<br />
esclusivamente <strong>del</strong>le patologie che meglio conosceva, come veri<br />
e propri specialisti, ed erano affiancati da altrettanti professionisti<br />
gerarchicamente più importanti (paragonabili ai Primari o<br />
Direttori di oggi), da ispettori e sovrintendenti.<br />
Ad assisterli c’era <strong>del</strong> personale “paramedico”<br />
di sesso maschile (i primi infermieri<br />
che la storia propone). Essi dovevano le<br />
loro conoscenze anatomiche all’osservazione<br />
degli animali durante il macello e all’imbalsamazione<br />
<strong>del</strong> defunto, pratiche riservate<br />
ai sacerdoti devoti ad Anubi, divinità<br />
che proteggeva le necropoli e il mondo<br />
dei morti. Il personale paramedico era in<br />
grado di effettuare semplici interventi chirurgici,<br />
ma i casi più difficili erano riservati<br />
ai medici esperti. Gli strumenti più comuni usati durante una pratica<br />
chirurgica erano: pinze, coltelli, schegge, fili di sutura, trapani,<br />
sonde, bende, mortai, spugne, bilance, di svariate misure e<br />
calibro. Un intervento di antica tradizione era la trapanazione <strong>del</strong><br />
cranio allo scopo di curare cefalee e disturbi mentali.<br />
Il cuore era considerato sede <strong>del</strong>le emozioni e <strong>del</strong>l’intelletto,<br />
mentre il benessere <strong>del</strong> corpo si doveva allo scorrimento dei suoi<br />
liquidi nei metu, i vasi che lo attraversano. Se uno di questi metu<br />
si ostruiva, allora si manifestava la malattia.<br />
La polmonite e la tubercolosi erano tra le malattie più diffuse a<br />
causa <strong>del</strong>l’inalazione di sabbia o <strong>del</strong> fumo dei focolari domestici.<br />
Altre patologie di facile riscontro erano quelle parassitarie a causa<br />
<strong>del</strong>la mancanza di norme igieniche. I disturbi più comuni venivano<br />
solitamente curati dai medici con metodo empirico-razionale,<br />
grazie al fatto che gli organi colpiti erano facilmente accessibili;<br />
mentre gli altri problemi di salute, non trattabili tradizionalmente,<br />
venivano curati da stregoni con magie e incantesimi.<br />
9 PAGINA<br />
Medicina e malattia nell’Antico Egitto<br />
Anche l’organizzazione farmaceutica<br />
era gerarchizzata, con un capo<br />
farmacista che dirigeva e controllava<br />
i “conservatori dei farmaci”, responsabili<br />
<strong>del</strong>la loro buona tenuta,<br />
coadiuvati da tecnici.<br />
La farmacopea <strong>del</strong> tempo includeva<br />
sostanze medicinali vegetali.<br />
L’uso di lassativi come fichi, datteri e<br />
olio di ricino era pratica comune,<br />
mentre l’acido tannico, derivato<br />
principalmente dalla noce di galla,<br />
era considerato utile nel trattamento<br />
<strong>del</strong>le ustioni.<br />
Durante la III dinastia il medico iniziò a distinguersi come figura,<br />
sia pure primitiva, di scienziato, diversa dallo stregone e dal<br />
sacerdote.<br />
Il primo medico egizio il cui nome è giunto sino a noi è Imhotep<br />
(vissuto intorno al 2725 a.C.), famoso anche come costruttore<br />
di piramidi e come astrologo, mentre il primo medico donna<br />
conosciuta fu Peseshet, che esercitò la sua attività durante la IV<br />
dinastia. Oltre al suo ruolo di supervisore, Peseshet faceva la levatrice<br />
in una scuola medica di Sais.<br />
Mentre progrediva il concetto di assistenza nell’impero romano<br />
di oriente ed occidente, nel mondo islamico evolveva “l’arte<br />
<strong>del</strong>l’assistenza infermieristica” che trovava le sue radici culturali<br />
nel decadente classicismo greco-romano con evidenti influssi<br />
cristiani. Fu così che nel 708 d.C. il califfo Al Walid I istituì al Cairo<br />
il primo ospedale fornito di tutto il necessario per l’aspetto caritativo-assistenziale<br />
con personale specifico dedicato, biblioteche<br />
e una scuola di medicina.<br />
Grazie alle ricerche archeologiche,<br />
oggi è possibile<br />
ammirare diversi reperti<br />
che testimoniano<br />
l’importanza <strong>del</strong>la medicina<br />
e <strong>del</strong>la cura nell’Antico<br />
Egitto. Ne è un esempio il<br />
papiro Ebers (1550 a.C.)<br />
che, con i suoi venti metri<br />
di intatta lunghezza, raffigura<br />
una raccolta sistemica<br />
di casi di medicina estrapolati da diversi trattati d’epoca. La<br />
rappresentazione mette in luce le molteplici scienze tra cui la chirurgia,<br />
la medicina generale e le specialità di oftalmologia, ginecologia,<br />
pediatria, gerontologia e proctologia. Oppure il papiro<br />
Edwin Smith, scritto in ieratico (forma corsiva <strong>del</strong>la scrittura geroglifica),<br />
risalente alla XVI-XVII dinastia <strong>del</strong> secondo periodo intermedio<br />
<strong>del</strong>l’Egitto (1600 a.C.), riporta un approccio moderno e<br />
prettamente scientifico <strong>del</strong>la malattia e cura <strong>del</strong> paziente traumatizzato.<br />
Il papiro è lungo 4,68 m, è alto 33 cm ed è costituito da<br />
12 fogli scritti in nero e rosso.<br />
Altro reperto degno di nota è il bassorilievo dedicato agli strumenti<br />
chirurgici e alla sedia gestatoria osservabile presso il tempio<br />
di Kom Ombo (epoca tarda, dinastia tolemaica-romana).
10 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
* Cinzia Ancarani (a cura di)<br />
AbstrACt<br />
The experience of many years spent among<br />
others, in distant countries, which<br />
teaches kindness to them is the only<br />
way to avoid the vibrating chord of humanity.<br />
Premessa<br />
Chi è veramente l’altro da noi ?<br />
A questa domanda, l’autore risponde:<br />
“ Ogni volta che l’uomo si è incontrato<br />
con l’altro, ha sempre avuto davanti a se<br />
tre possibilità di scelta: fargli la guerra, isolarsi<br />
dietro un muro o stabilire un dialogo<br />
[…].<br />
L’esperienza di tanti anni trascorsi in<br />
mezzo agli altri di paesi lontani mi insegna<br />
che la benevolenza nei loro confronti è<br />
l’unico atteggiamento capace di far vibrare<br />
la corda <strong>del</strong>l’umanità”.<br />
recensione<br />
L’altro è un saggio scritto dal reporter<br />
Polacco Ryszard Kapuscinski che raccoglie<br />
quattro conferenze dedicate al tema<br />
<strong>del</strong>l’altro tenutesi tra il 1990 e il 2004.<br />
Kapuscinski è nato a Pinsk, in Polonia<br />
Orientale, oggi Bielorussia, nel 1932. Dopo<br />
gli studi a Varsavia ha lavorato fino al<br />
1981 come corrispondente estero <strong>del</strong>l’agenzia<br />
di stampa polacca PAP. E’ morto<br />
a Varsavia il 23/01/2007.<br />
L’autore è affascinato da questa tematica,<br />
ha trascorso buona parte <strong>del</strong>la sua vita<br />
in paesi stranieri, fuori dall’Europa e lui<br />
stesso si è trovato ad essere ”altro” rispet-<br />
Recensione <strong>del</strong> libro<br />
“L’altro”<br />
di Ryszard Kapuscinski<br />
to a popolazione diverse per colore<br />
di pelle, religione, lingua e<br />
cultura.<br />
Nella conferenza Viennese tratta<br />
il tema <strong>del</strong>l’incontro con l’altro<br />
nella storia <strong>del</strong>l’umanità. Secondo<br />
l’autore l’uomo inizialmente si<br />
sposta per desiderio espansionistico,<br />
per far prevalere il dominio<br />
e assoggettare i popoli vinti. Secondo<br />
Kapuscinski l’ uomo è portato alla<br />
sedentarietà soprattutto dopo la scoperta<br />
<strong>del</strong>l’agricoltura, <strong>del</strong>la pesca e <strong>del</strong>l’arte di<br />
costruire le città. Solo i nostri predecessori<br />
Greci e Romani rappresenterebbero un<br />
eccezione, manifestando la curiosità per il<br />
mondo, il desiderio di conoscerlo e non<br />
solo di assoggettarlo e dominarlo. Egli fa<br />
riferimento alle storie di Erodoto, lo storico<br />
Greco che già duemilacinquecento anni fa<br />
parla degli altri senza disprezzo né<br />
odio;cerca di capirli di conoscerli; Erodoto<br />
viaggia in continuazione, vuole conoscere<br />
gli altri.<br />
Gli altri sono lo specchio in cui ci vediamo<br />
riflessi.<br />
Dopo i Greci e i Romani, l’Europa ha<br />
continuato in maniera cruenta l’esplorazione<br />
di mondi lontani. Conquistare, colonizzare,<br />
dominare, assoggettare: è questo<br />
l’impulso nei confronti degli altri che da<br />
sempre si ripete nella storia <strong>del</strong> mondo.<br />
L’era <strong>del</strong>l’Illuminismo, <strong>del</strong>l’Umanesino<br />
ha segnato l’inizio di un cambiamento.<br />
L’uomo occidentale ha iniziato ad avvicinarsi<br />
all’altro con l’idea di uguaglianza: il<br />
non-bianco, il non-Cristiano, il selvaggio,<br />
questo altro mostruoso è anch’esso un<br />
uomo esattamente come noi.<br />
Lo studio <strong>del</strong>l’Antropologia ha contribuito<br />
e modificato l’immagine che gli Europei<br />
avevano degli altri. Ha dimostrato la molteplicità,<br />
la ricchezza, l’unitarietà logico funzionale<br />
di culture agli Europei prima sconosciute.<br />
Non solo bisogna andare da loro,<br />
ma anche vivere tra o con loro.<br />
Le relazioni con gli altri si sono sollevate<br />
a un livello più alto.<br />
Kapuscinski continua con la svolta prodotta<br />
dalla filosofia di Emmanuel Levinas,<br />
dove il rapporto con l’altro è uno dei principali<br />
temi di riflessione, proclama l’elogio<br />
<strong>del</strong>l’altro, la sua superiorità.<br />
L’altro è il nostro maestro e la relazione<br />
con l’altro dovrebbe essere un movimento<br />
in direzione <strong>del</strong> bene. Levinas<br />
vuole strapparci dall’egoismo,<br />
dall’indifferenza, dal desiderio di<br />
chiuderci in noi stessi. Ci mostra<br />
una nuova dimensione <strong>del</strong>l’io:<br />
non l’individuo isolato, ma l’individuo<br />
che comprende in sé anche<br />
l’altro, dando vita a un nuovo<br />
genere di persona, di essere.<br />
Per cinque secoli l’Europa ha<br />
dominato il mondo politicamente, economicamente<br />
e culturalmente. Ha imposto<br />
fede, stabilito leggi, scale di valori, mo<strong>del</strong>li<br />
di comportamento, lingue. Relazioni con<br />
gli altri sbilanciate sempre a nostro favore.<br />
La fine <strong>del</strong> XX secolo segna un notevole<br />
cambiamento. E’ l’inizio <strong>del</strong>l’epoca tutt’ora<br />
in corso <strong>del</strong> mondo multiculturale.<br />
L’atmosfera filodemocratica favorisce la<br />
mobilità <strong>del</strong>la gente. La rivoluzione elettronica,<br />
lo sviluppo dei trasporti, dei collegamenti,<br />
ha accorciato le distanze e il mondo<br />
è diventato più piccolo dando l’opportunità<br />
di favorire i contatti tra popoli diversi per<br />
razza, religione, lingua, usi e costumi. Si riconosce<br />
la multiculturalità <strong>del</strong> mondo.<br />
Alla conferenza tenutasi a Graz il<br />
12/10/1990 parla <strong>del</strong> suo modo di interpretare<br />
l’altro, descrive la visione <strong>del</strong> mondo<br />
come una torre di Babele dove Dio non ha<br />
mescolato solo le lingue ma anche culture,<br />
costumi, passioni e interessi facendo suo<br />
abitante una creatura ambivalente comprendendo<br />
in sé l’io e il non io, sé stesso e<br />
l’altro, il simile e l’estraneo.<br />
Nella conferenza <strong>del</strong>l’altro nel villaggio<br />
totale Kapuscinski mette in evidenza quanto<br />
la globalizzazione crea un paradosso ;<br />
da un lato gli uomini si avvicinano tra loro<br />
ma dall’altro ci si sente soli, smarriti. La società<br />
<strong>del</strong> nostro pianeta fa pensare alla folla<br />
di un grande aeroporto;una folla di persone<br />
frettolose, sconosciute tra loro e perfettamente<br />
indifferenti le une alle altre.<br />
Infine nella conferma <strong>del</strong>l’incontro con<br />
l’altro come sfida <strong>del</strong> XXI secolo il reporter<br />
ripensa ai suoi viaggi come ad una incognita<br />
il cui esito dipendeva sempre dal suo<br />
modo di approciare l’altro.<br />
Queste esperienze gli hanno insegnato<br />
che l’uomo ha sempre due opportunità:<br />
instaurare un dialogo o chiudersi in isolamento,<br />
magari innalzando un muro. Scegliendo<br />
la seconda opzione, il secolo scorso<br />
ha prodotto orrori come i “lager”nazisti
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
e comunisti e l’”haparteid “ (e oggi il rifiuto<br />
<strong>del</strong> clandestino). Vale la pena aprirsi al dialogo<br />
e all’accoglienza, tenendo sempre in<br />
mente il principio <strong>del</strong>l’ospitalità, <strong>del</strong>l’importanza<br />
che ha avuto fin dall’antichità:<br />
Ulisse non avrebbe mai fatto ritorno ad<br />
Itaca se non fosse stato ospitato durante il<br />
suo peregrinare.<br />
L’esperienza di tanti anni trascorsi in<br />
mezzo agli altri paesi lontani ha insegnato<br />
a Kapuscinski che la benevolenza, la volontà<br />
di conoscere lega l’uomo all’uomo.<br />
Considerazioni<br />
La lettura di questo saggio porta inevitabilmente<br />
a riflettere sull’altro, l’altro inteso<br />
come individuo umano, come essere unico<br />
e irripetibile, non possiamo scegliere<br />
l’indifferenza e/o l’isolamento. Abbiamo un<br />
dovere etico all’apertura, all’avvicinamento<br />
che è proprio <strong>del</strong>la nostra professione, il<br />
tema <strong>del</strong>l’altro offre molti stimoli per un<br />
confronto umano e professionale. Condividere<br />
la sorte di essere uomo siamo tutti<br />
pronti e consapevoli (fame, sete, gioia, dolore<br />
… ) ma, chi è veramente l’altro?<br />
Non posso non pensare alla mia esperienza<br />
in Togo, dove io stessa ero l’altro …<br />
ero l’uomo bianco (Iavò) di razza diversa,<br />
con credenze, valori culture e costumi diversi.<br />
Siamo nel pianeta <strong>del</strong>le grandi occasioni<br />
dove, da un lato globalizziamo la realtà<br />
e dall’altro lato conserviamo le nostre diversità,<br />
la nostra unicità e irripetibilità. Un<br />
mondo che se da un lato offre molto, dall’altro<br />
chiede molto e dove cercare facili<br />
scorciatoie significa spesso non arrivare<br />
da nessuna parte.<br />
L’altro è un saggio di cui consiglio la lettura,<br />
settantasette pagine che si leggono<br />
in un fiato per la semplicità e la profondità<br />
degli argomenti trattati . Un testamento di<br />
Kapuscinski che ha saputo ammaliare trasmettendo<br />
conoscenza, umanità e compassione<br />
per le tragedie cui ha assistito<br />
nell’arco <strong>del</strong>la sua vita.<br />
Accettare e accogliere l’altro significa<br />
già di per sé, ammettere che esiste una<br />
ricchezza che non appartiene solo a noi,<br />
ma che è di tutti.<br />
L’Incontro e la convivenza con l’Altro …<br />
è la sfida attuale, la sfida di una società<br />
ancor oggi troppo dominata, imprigionata<br />
ma anche tradita dal narcisismo, ego/an-<br />
11 PAGINA<br />
tropocentrismo e dominio.<br />
Una società che in modi culturalmente<br />
diversi rifugge quando non ripudia l’Altro.<br />
“Chi sarà questo nuovo altro? Come si<br />
svolgerà il nostro incontro? Che cosa ci diremo?<br />
In quale lingua? Riusciremo ad<br />
ascoltarci e a capirci a vicenda? Riusciremo<br />
insieme a trovare, come dice Conrad,<br />
ciò che parla alla nostra capacità di provare<br />
meraviglia e ammirazione, al senso <strong>del</strong><br />
mistero che circonda la nostra vita, al nostro<br />
senso <strong>del</strong>la pietà, <strong>del</strong> bello e <strong>del</strong> dolore,<br />
alla segreta comunione con il mondo<br />
intero e, infine, alla sottile ma insopprimibile<br />
certezza <strong>del</strong>la solidarietà che unisce la<br />
solitudine di infiniti cuori umani, all’identità<br />
di sogni, gioie, dolori, aspirazioni, illusioni,<br />
speranze e paure che lega l’uomo all’uomo<br />
e accomuna l’intera umanità: i morti ai<br />
vivi e i vivi agli ancora non nati?”.<br />
L’autore<br />
* Infermiera<br />
AsL <strong>Pavia</strong><br />
Dipartimento Prevenzione Medica Ufficio Malattie<br />
Infettive
12 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
* Annamaria Tanzi<br />
** Silvia Casella<br />
(a cura di)<br />
Quello che segue è il resoconto di una<br />
nostra recente esperienza sul campo nell’ambito<br />
<strong>del</strong>la riabilitazione psichiatrica<br />
con le attività <strong>del</strong> Gruppo Giornale con<br />
Pensieri di Carta, trimestrale <strong>del</strong>la Comunità<br />
Torchietto nato nel 2004 e <strong>del</strong> Gruppo<br />
Lettura denominato simpaticamente DivanoLETTO.<br />
All’interno di queste attività tante<br />
sono le tematiche dibattute e argomentate<br />
(temi <strong>del</strong>la vita personale, culturale,<br />
politica, sociale e <strong>del</strong> vivere quotidiano)<br />
con Loro. Chi? Gli Altri … gli altri da noi.<br />
Chi? I malati, i malati psichiatrici, quelli che<br />
…, quelli che non danno respiro, quelli<br />
con i vuoti affettivi e relazionali, quelli con<br />
gli sguardi tristi ma profondi, quelli a volte<br />
assenti o persi in un mondo che possiamo<br />
solo immaginare più brutto <strong>del</strong> nostro,<br />
quelli “diversi”, sì proprio quelli, quelli di<br />
cui poi ci si accorge con sorpresa che<br />
possono donarti vere e proprie lezioni di<br />
vita, ricordandoci sentimenti che noi, “normali”<br />
o meglio “normalizzati”, abbiamo<br />
perso perchè rubataci dalla falsità <strong>del</strong>la vita<br />
quotidiana e facendoci riscoprire il si-<br />
Parlando con l’Altro e …<br />
con me stesso:<br />
liberi pensieri e<br />
argomentazioni <strong>del</strong> gruppo<br />
utenti <strong>del</strong> Dipartimento<br />
di Salute Mentale<br />
<strong>del</strong>l’A.O. di <strong>Pavia</strong><br />
gnificato <strong>del</strong>l’essere, e non <strong>del</strong>l’apparire;<br />
facendoci riappriopriare <strong>del</strong>l’amore, <strong>del</strong>l’affetto<br />
e <strong>del</strong>la semplicità.<br />
Eppure quelli lì nel momento in cui è stato<br />
lanciato un input, uno stimolo a parlare<br />
<strong>del</strong>l’Altro fuori da sè e dentro di sé, hanno<br />
saputo nel corso di una significativa quantità<br />
di ore dare la parola all’Altro … e lasciarmi<br />
senza parole.<br />
La spinta a riflettere sull’Altro da me e<br />
l’Altro in me, ci è stata offerta dalla scoperta<br />
<strong>del</strong> libro di Kapuscinski e in diversi spazi<br />
lavorativi dedicati alla riabilitazione in<br />
gruppo, abbiamo affrontato il tema <strong>del</strong>l’Altro,<br />
<strong>del</strong> chi è l’Altro? Dell’importanza di relazionarsi<br />
con l’Altro, ascoltare l’Altro ed<br />
essere ascoltati, <strong>del</strong>la reciprocità nella relazione<br />
e anche <strong>del</strong>l’Altro inteso come se<br />
stesso e sul dialogo interno.<br />
È stata presentata una batteria di poche<br />
domande:<br />
Chi è l’Altro? Chi sono gli Altri?<br />
(Le risposte riportate ad ogni rigo appartengono<br />
a persone diverse)<br />
L’Altro … è difficile, non saprei cosa dire<br />
ma ci possono essere tante definizioni <strong>del</strong>l’Altro.<br />
L’Altro è una persona ma forse un amico<br />
con cui puoi discutere, parlare, dire tante<br />
cose ed essere ascoltati.<br />
Per me l’Altro è … non lo so.<br />
Chiunque anche un animale.<br />
L’Altro è anche una persona che vuole<br />
ucciderti (in seconda battuta dirà che è anche<br />
uno che vuol far <strong>del</strong> male, un nemico)<br />
e anche una persona che passa per la<br />
strada che non conosci e che non sai che<br />
cosa fa.<br />
Può essere un’amica con cui parlare di<br />
tutto, che può ascoltarti e di cui avere fiducia.<br />
L’Altro significa confronto con una persona,<br />
animale, qualsiasi cosa … è un<br />
mondo tutto da scoprire. L’Altro nel senso<br />
lato <strong>del</strong>la parola, una entità che presenta<br />
tante sfaccettature: può essere un amico<br />
che ti ascolta o che tu ascolti, un interlocutore<br />
nel lavoro, uno che si incontra per caso<br />
in treno o per strada, un animale o una<br />
entità non vivente per esempio un quadro,<br />
un paesaggio o qualcosa che suscita<br />
emozioni. La natura, il vento per esempio<br />
è Altro pur non avendo il significato normale<br />
che si attribuisce a una domanda di<br />
questo tipo.<br />
È una persona che conosci ma anche<br />
che non conosci.<br />
L’Altro per me è una persona che deve<br />
saperti ascoltare e che bisogna cercare di<br />
aiutare ad aiutarti ad ascoltarlo.<br />
Per me l’Altro è qualsiasi essere umano<br />
che sta vicino a me, che si sta avvicinando<br />
ed allontanando ma l’altro per me è anche<br />
quell’insieme di pensieri che corrono velocemente<br />
nella mia mente e mi fanno dialogare<br />
con me stessa e si arriva ad un punto<br />
in cui sembra che sta scoppiando una<br />
bomba in testa.<br />
L’Altro è la persona che si ha di fronte e<br />
con cui si interloquisce.<br />
Gli Altri sono le persone.<br />
e’ importante ascoltare l’Altro?<br />
Sì, perché magari con il suo parlare mi<br />
da <strong>del</strong>le idee.<br />
Sì, perché è un confronto fra argomenti<br />
che alla fine possono farmi capire che le<br />
idee che ho non sono quelle che pensavo.<br />
Sì, perché l’importante è partecipare<br />
non vincere.<br />
Sì, perché l’Altro in senso generale è<br />
molto di più di me cioè tutte le cose che<br />
sono fuori di me quindi l’Universo, l’immensità<br />
<strong>del</strong> creato è talmente più grande<br />
di me che per forza ha da darmi di più.<br />
Sì, perché un altro può avere tanta esperienza,<br />
può darti tante idee specie le per-
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
sone di cui ti fidi.<br />
Sì, perché ci si può anche innamorare o<br />
litigare oppure essere in sintonia sulla<br />
stessa lunghezza d’onda. A prescindere<br />
dai formalismi che ascoltare è educazione<br />
nel negativo e positivo, è sempre un fatto<br />
che arricchisce, stimola la curiosità che<br />
per me è sinonimo di intelligenza e vivacità<br />
mentale.<br />
Sì e importante ed è importante anche<br />
essere ascoltati ma non sempre è così.<br />
Si è importante perché abbiamo sempre<br />
da imparare qualcosa.<br />
Se non si ascolta l’Altro non ci si arricchisce<br />
e non si impara ad affrontare il nostro<br />
egocentrismo.<br />
Sì perché ti da suggerimenti che possono<br />
fare <strong>del</strong> bene.<br />
Si è importante perché ascoltando le<br />
sue argomentazioni posso cambiare le<br />
convinzioni.<br />
L’Ascolto è reciprocità?<br />
Sì perché uno ascolta l’altro, discute e<br />
vengono fuori <strong>del</strong>le idee e dei ragionamenti.<br />
Sì, perché comunque e ad esempio io<br />
che faccio volontariato con una persona<br />
invalida, la cosa più bella e che quando lo<br />
rivedi lui ti sorride e la cosa più affascinante<br />
e dare una mano ad una persona così e<br />
portarlo fuori e vederlo contento. Ormai<br />
sono tre mesi che io ed altri pazienti siamo<br />
inseriti in un progetto di reciprocità e con<br />
la persona che stiamo seguendo è nato un<br />
rapporto di amicizia quasi.<br />
Sì, perché comunque è un meccanismo<br />
fondamentale <strong>del</strong>la vita comunicare, anche<br />
il silenzio è comunicazione.<br />
Sì, comunicare, discutere, parlare, mettere<br />
fuori <strong>del</strong>le ragioni. Io per esempio nella<br />
mia esperienza lavorativa che dura già<br />
da quattro anni e da un mese ho un rapporto<br />
a tempo inderteminato con i miei<br />
colleghi di lavoro ho un buon rapporto ma<br />
l’ascolto non è sempre possibile perché<br />
bisogna lavorare.<br />
Sì perché è un elemento fondamentale<br />
<strong>del</strong>la vita, una priorità, una esigenza visto<br />
che siamo animali sociali.<br />
Fa parte <strong>del</strong>la quotidianità perché in<br />
qualsiasi momento può esserci un fattore<br />
di reciprocità, anche come ha detto M …<br />
la reciprocità con se stessi, il sapersi<br />
ascoltare e riflettere nel chiedersi domande<br />
e rispondere può costituire un elemento<br />
di arricchimento positivo anche quando<br />
i contenuti possono essere negativi.<br />
No, perché non ti ascolta nessuno perché<br />
se non hai i soldi non ti danno niente.<br />
C’è un Altro che invece è in noi?<br />
Sì per esempio quello che si fa un illusione<br />
di quello che non è.<br />
L’Altro che deve essere ascoltato non è<br />
solo l’Altro da me, ma è anche l’Altro che<br />
è in me.<br />
Sì, ci sono dei momenti in cui uno ha un<br />
dialogo interiore non proprio un dialogo<br />
ma se deve prendere una decisione è necessario<br />
riflettere.<br />
Io volevo dire questa cosa e cioè che<br />
prima io ero molto convinto <strong>del</strong> fatto (perché<br />
facevo introspezione) che se conosci<br />
te stesso e più ti conosci, più riesci a comprendere<br />
l’Altro. Ultimamente sto scoprendo<br />
il contrario perché mi accorgo che è<br />
una evoluzione, più ascolto gli altri e imparo<br />
dagli altri più riesco a darmi spiegazioni<br />
… Sai, mi dice, hai presente il simbolo <strong>del</strong><br />
TAO? Gli dico sì e prosegue: c’è stato un<br />
periodo in cui, secondo me, io nella mia vita<br />
ero abbastanza solo, stavo con <strong>del</strong>le<br />
persone ma ero solo lo stesso ora invece,<br />
mi sento “guarito” (è lui che dice tra virgolette)<br />
da questa situazione e non so spiegarmi<br />
il motivo anche se qualche spiegazione<br />
me la do e non so se è tutto il contesto<br />
perché, ci sono degli elementi che formano<br />
un contesto e a seconda di come<br />
stanno questi elementi una persona si<br />
sente meglio o peggio.<br />
Sì, il dialogo con se stessi c’è e tanto io<br />
parlo con me stesso, domande e risposte<br />
e come se avessi un fratello certe volte<br />
con cui mi sfogo e come se ragionasse lui<br />
e mi da gli input, a volte ha ragione la voce<br />
di quello che devo fare. Sì ogni tanto<br />
questa cosa mi permette di riflettere ma<br />
non arrivo mai alle conclusioni.<br />
Anch’io penso con me stessa alla mia vita,<br />
alla mia mamma, qualche volta mi viene<br />
da piangere per il mio futuro perché sto<br />
13 PAGINA<br />
diventando vecchia per farmi una famiglia<br />
come tutti.<br />
E’ una cosa costante di tutti i giorni, un<br />
confronto con se stessi, occupa mediamente<br />
il 60% nel rapporto con il prossimo.<br />
Non stiamo parlando <strong>del</strong>le voci “allucinazioni<br />
uditive” ma <strong>del</strong>le voci interne, <strong>del</strong><br />
dialogo con se stessi che è importante.<br />
Sì per me è importante ascoltare l’Altro<br />
da me perché mi aiuta a crescere interiormente.<br />
L’Altro che abita dentro di me lo ritengo<br />
molto più importante perchè mi aiuta<br />
a capire anche gli Altri.<br />
Ascoltare l’Altro dentro di me spesso mi<br />
impedisce di ascoltare l’Altro fuori da me<br />
perché non mi consente di concentrarmi<br />
nelle relazioni esterne, ma sto cercando di<br />
fare leva su una buona riuscita <strong>del</strong>l’ascolto<br />
<strong>del</strong>l’Altro perché ci tengo.<br />
Si ma non lo, con il dialogo interno sono<br />
messa male.<br />
Hanno collaborato:<br />
Cristiano, Massimo & Massimo, Cesare,<br />
Violeta, Caterina, Amin,<br />
Sergio, Donatella, Nadia, Vittoria, Mario,<br />
Daniela.<br />
Chi sono allora gli Altri?<br />
Daniela… ha ancora sottolineato: sono<br />
le persone che incontriamo ogni giorno<br />
per strada.<br />
L’Altro è il drogato ai bordi <strong>del</strong>le strade,<br />
e poi è quello noioso e fastidioso che vogliamo<br />
evitare perché non lo sopportiamo.<br />
L’Altro è il carcerato, è colui che riteniamo<br />
colpevole peggiore di noi. L’Altro è la
14 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
persona di colore che si siede accanto a<br />
noi sul treno o sui mezzi pubblici …<br />
cominciamo a vedere gli Altri, quando<br />
smettiamo di alimentare il nostro EGO, il<br />
nostro egocentrismo.<br />
L’Altro abita dentro di noi e spesso ci dimentichiamo<br />
che esiste.<br />
Qualcuno ha chiesto “cosa significa ego<br />
ed egocentrismo”, qualcun altro risponde<br />
“quando si dice solo io, io, io … io e sempre<br />
e soltanto io” e allora gli utenti sono<br />
stati resi partecipi di uno scritto che porta<br />
il nome di eduardo Galeano che riportiamo<br />
testualmente:<br />
nell’estate <strong>del</strong> 1972, Carlos Lenkersdorf<br />
ascoltò questa parola per la prima<br />
volta.<br />
Era stato invitato a un’assemblea degli<br />
indios Tzeltales, nel villaggio di Bachajòn e<br />
non capiva niente. Lui non conosceva la<br />
lingua, e la discussione, molto animata, gli<br />
suonava come pioggia battente. La parola<br />
tik attraversava quella pioggia. Tutti la dicevano<br />
e la ripetevano, tik, tik, tik, e il suo<br />
ticchettio s’imponeva nella fiumana di voci.<br />
Era un’assemblea in chiave tik.<br />
Carlos aveva viaggiato molto, e sapeva<br />
che la parola io è quella che più si usa in<br />
tutte le lingue. Tik, la parola che brilla in<br />
mezzo ai detti e ai fatti di questa comunità<br />
maya, significa “noi”.<br />
E se questa non è poesia …<br />
L’altro è difficile da cogliere<br />
È ciò che si nasconde<br />
Nelle giornate<br />
Che non sappiamo capire<br />
Osserviamo ciò che siamo<br />
Nello specchio di ciò<br />
Che siamo stati<br />
Tra molti riflessi<br />
È un cercare di carpire<br />
Il mondo in divenire<br />
Un po’ come accadeva un tempo<br />
Senza troppo struggimento<br />
È quello che è accaduto<br />
L’altro ieri, anche se<br />
Qualcuno afferma<br />
Si tratti di cose <strong>del</strong>l’altro mondo!<br />
Espressioni di quanto<br />
Appare incomprensibile<br />
All’occhio comune<br />
Di chi ci vuol bene<br />
Sono altre storie<br />
Che si accumulano<br />
Come scorie<br />
Che non riusciamo ad eliminare<br />
Il nostro io interno<br />
Può rimanere impigliato<br />
Tra le pagine di un quaderno<br />
Che non è più moderno<br />
Rintocchi chiamano alla mente<br />
Una serie di esperienze<br />
Che non riusciamo<br />
A definire<br />
Recuperare quanto ci portiamo dentro<br />
Rimane racchiuso in tutto ciò<br />
Che risulta difficile<br />
Da mettere in luce<br />
Frasi che si confondono<br />
In situazioni<br />
A volte complesse<br />
Che possono dare malessere<br />
L’altro che c’è in noi<br />
È difficile da domare<br />
E spesso ci fa soffrire<br />
Ma cosa si può dire?<br />
Altro no, al trono!<br />
Sono solo giochi<br />
Ma lasciano pochi risvolti<br />
Per provare a funzionare<br />
C’è altro?<br />
Grazie Vincenzo<br />
Grazie Samuela per i meravigliosi disegni.<br />
Si ringraziano tutti gli utenti <strong>del</strong> Dipartimento<br />
di Salute Mentale <strong>del</strong>l’A.O. di <strong>Pavia</strong>,<br />
redattori e collaboratori di Pensieri di Carta,<br />
trimestrale <strong>del</strong>la Comunità Torchietto di<br />
<strong>Pavia</strong> che hanno dato il loro consenso a<br />
pubblicare questo lavoro.<br />
Gli autori<br />
* Infermiera<br />
cRM (comunità a Media Assistenza)<br />
Dipartimento di salute Mentale A.O. <strong>del</strong>la<br />
Provincia di <strong>Pavia</strong><br />
** Infermiera<br />
cPs (centro Psico sociale)<br />
Dipartimento di salute Mentale A.O. <strong>del</strong>la<br />
Provincia di <strong>Pavia</strong>.
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
* Laura Nicola<br />
AbstrACt<br />
The health care-associated infections<br />
worldwide every year and affect hundreds<br />
of millions of patients. These infections,<br />
which are a side effect of care,<br />
are responsible for exacerbation of underlying<br />
disease, prolongation of hospital<br />
stay and disability long term. Not only<br />
is costly for patients and their families,<br />
but also exacerbate the economic burden<br />
on health systems and, last but certainly<br />
not in order of important cause of<br />
preventable deaths. Many infections<br />
can in effects be prevented. Hand hygiene<br />
is the primary measure to reduce<br />
infection. Although it is a simple action,<br />
lack of adherence by health professionals<br />
is a problem around the world.<br />
15 PAGINA<br />
“Le cure pulite sono cure<br />
più sicure”<br />
Obiettivo:<br />
Ridurre le infezioni correlate all’assistenza<br />
Igiene <strong>del</strong>le mani<br />
come pietra miliare<br />
Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria<br />
colpiscono ogni anno nel mondo<br />
centinaia di milioni di pazienti. Queste infezioni,<br />
che rappresentano un effetto indesiderato<br />
<strong>del</strong>l’assistenza, sono responsabili<br />
di aggravamento <strong>del</strong>la patologia di base,<br />
prolungamento <strong>del</strong>la degenza e disabilità<br />
a lungo termine. Non solo comportano costi<br />
elevati per i pazienti e per le loro famiglie,<br />
ma aggravano anche il carico economico<br />
per i sistemi sanitari e, in ultimo ma<br />
non certo in ordine di importanza, provocano<br />
morti evitabili. Molte infezioni possono<br />
in effetti essere prevenute. L’igiene <strong>del</strong>le<br />
mani è la principale misura per ridurre le<br />
infezioni. Sebbene sia un’azione semplice,la<br />
mancanza di adesione da parte degli<br />
operatori sanitari rappresenta un problema<br />
in tutto il mondo.<br />
Recentemente, una migliore comprensione<br />
<strong>del</strong>l’epidemiologia <strong>del</strong>l’adesione all’igiene<br />
<strong>del</strong>le mani, ha consentito di sviluppare<br />
nuovi approcci che si sono rivelati efficaci.<br />
La Sfida Globale per la Sicurezza<br />
<strong>del</strong> Paziente (Global Patients safety<br />
challenge 2005‐2006): “Cure pulite sono<br />
cure più sicure” focalizza l’attenzione sul<br />
miglioramento degli standard e <strong>del</strong>le pratiche<br />
di igiene <strong>del</strong>le mani nell’assistenza sanitaria<br />
e nel supportare l’attuazione di interventi<br />
efficaci. paesi sono invitati ad<br />
adottare la Sfida per i loro sistemi sanitari.<br />
E’ importante che vengano coinvolti pienamente<br />
anche i pazienti e tutti coloro che<br />
utilizzano i servizi, oltre agli operatori sanitari,<br />
nella definizione dei piani di implementazione.<br />
Ricordiamoci che “Cure pulite<br />
sono cure più sicure” non rappresenta<br />
una scelta, ma un diritto di base <strong>del</strong> paziente<br />
alla qualità <strong>del</strong>l’assistenza. Le mani<br />
pulite prevengono sofferenze e salvano vite.<br />
Uno studio di prevalenza condotto dall’OMS<br />
in 55 ospedali di 14 paesi rappresentativi<br />
<strong>del</strong>le regioni OMS(Sud-est asiatico,<br />
Europa, Mediterraneo orientale e Pacifico<br />
occidentale) ha evidenziato come, in<br />
media, l’8,7% dei pazienti in ospedale presenti<br />
una infezione nosocomiale. In qualsiasi<br />
momento, 1,4 milioni di persone nel<br />
mondo sono colpite da una infezione insorta<br />
come complicanza.<br />
Un’infezione correlata all’assistenza sanitaria<br />
è definita come “l’infezione che si<br />
verifica in un paziente durante il processo<br />
assistenziale in un ospedale o in un’altra<br />
struttura sanitaria e che non era manifesta<br />
né in incubazione al momento <strong>del</strong> ricovero”.<br />
Le infezioni correlate all’assistenza possono<br />
causare: malattie più severe, prolungamento<br />
<strong>del</strong>la degenza, disabilità a lungo<br />
termine, morti evitabili, consumo di risorse<br />
economiche aggiuntive, alti costi indivi-
16 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
duali sui pazienti e loro famigliari.<br />
La soluzione<br />
Sono necessarie indicazioni chiare, efficaci e fattibili sulle misure<br />
per controllare la diffusione di infezioni. Sebbene l’igiene<br />
<strong>del</strong>le mani sia considerata la misura più importante per prevenire<br />
e controllare le infezioni<br />
correlate all’assistenza, assicurarne la promozione rappresenta<br />
un compito complesso e difficile. Le Linee<br />
guida <strong>del</strong>l’OMs sull’igiene <strong>del</strong>le mani nell’assistenza sanitaria<br />
forniscono a operatori sanitari,amministratori ospedalieri e autorità<br />
sanitarie una revisione accurata dei diversi aspetti <strong>del</strong>l’igiene<br />
<strong>del</strong>le manie informazioni approfondite per superare le barriere<br />
potenziali. Queste linee guida possono essere utilizzate in<br />
qualsiasi contesto nel quale venga prestata assistenza sanitaria.<br />
Gli interventi sono disponibili, ma non vengono utilizzati<br />
La maggior parte dei decessi e <strong>del</strong>la sofferenza per i pazienti,<br />
attribuibile alle infezioni correlate all’assistenza, potrebbero<br />
essere prevenuti. Esistono, infatti, procedure a basso‐costo e di<br />
semplice applicazione per prevenire queste infezioni. L’igiene<br />
<strong>del</strong>le mani, un’azione semplice, rimane la misura principale per<br />
ridurre le infezioni correlate all’assistenza e la diffusione <strong>del</strong>la resistenza<br />
agli antibiotici, promuovendo la sicurezza <strong>del</strong> paziente<br />
in tutti gli ambiti assistenziali. Tuttavia, l’adesione all’igiene <strong>del</strong>le<br />
mani rimane molto bassa in tutto il mondo ed è essenziale che<br />
i governi assicurino che la promozione <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani riceva<br />
sufficiente attenzione e risorse per poter essere realizzata.<br />
La disponibilità di prodotti a base di alcol per l’igiene <strong>del</strong>le<br />
mani è un elemento critico per promuovere efficacemente<br />
l’igiene <strong>del</strong>le mani, in particolare in contesti ove non si ha<br />
accesso all’acqua corrente. L’introduzione di un prodotto alcolico<br />
per l’igiene <strong>del</strong>le mani ha portato ad un aumento <strong>del</strong>l’adesione<br />
all’igiene <strong>del</strong>le mani degli operatori sanitari e ad<br />
una diminuzione <strong>del</strong>le infezioni correlate all’assistenza.<br />
Fattori che influenzano l’adesione alle pratiche raccomandate<br />
di igiene <strong>del</strong>le mani<br />
A. Fattori di rischio di scarsa adesione osservati<br />
– Indossare camice/guanti<br />
– Lavandino automatico<br />
– Attività ad alto rischio di trasmissione di microrganismi<br />
– Scarsità di personale o sovraffollamento
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
– Medico (rispetto a infermiere)<br />
b. Fattori di rischio di scarsa adesione percepiti<br />
– I prodotti per l’igiene <strong>del</strong>le mani causano irritazione e secchezza<br />
<strong>del</strong>la cute<br />
– I lavandini sono collocati in modo non opportuno o carenza di<br />
lavandini<br />
– Mancanza di sapone, tovaglioli di carta, asciugamani<br />
– Essere troppo occupati o avere poco tempo<br />
– I bisogni <strong>del</strong> paziente hanno la priorità assoluta<br />
– L’igiene <strong>del</strong>le mani interferisce con la relazione operatore sanitario-paziente<br />
– Basso rischio di acquisire infezioni dai pazienti<br />
– Indossare i guanti o credere che l’uso dei guanti renda inutile<br />
l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
– Scarsa conoscenza di linee guida e protocolli<br />
– Non pensarci, dimenticarsene<br />
– Mancanza di esempio da parte di colleghi o superiori<br />
– Scetticismo sul valore <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
– Disaccordo con le raccomandazioni<br />
– Assenza di informazioni scientifiche conclusive sull’impatto<br />
<strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani sui tassi di infezioni correlate all’assistenza<br />
C. ulteriori barriere percepite all’igiene appropriata <strong>del</strong>le<br />
mani<br />
– Mancanza di partecipazione attiva all’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
– Mancanza di mo<strong>del</strong>li di ruolo per l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
– Mancanza di una priorità istituzionale per l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
– Mancanza di sanzioni amministrative per coloro che non aderiscono/incentivi<br />
per coloro che aderiscono<br />
– Mancanza di un clima istituzionale sulla sicurezza<br />
raccomandazioni<br />
1. Indicazioni per il lavaggio e l’antisepsi <strong>del</strong>le mani<br />
A. Lavare le mani con sapone e acqua quando visibilmente<br />
sporche o contaminate con materiale proteico o visibilmente imbrattate<br />
con sangue o altri liquidi biologici o se è probabile o accertata<br />
l’esposizione a microrganismi sporigeni (IB) o dopo<br />
l’uso dei servizi igienici (II).<br />
B. Utilizzare preferibilmente una frizione a base alcolica per<br />
l’antisepsi di routine <strong>del</strong>le mani in tutte le situazioni cliniche descritte<br />
nei punti da Ca a Cf elencati di seguito, se le mani non<br />
sono visibilmente sporche (IA). In alternativa, lavare le mani<br />
con acqua e sapone (IB).<br />
C. Eseguire l’igiene <strong>del</strong>le mani:<br />
a. Prima e dopo il contatto diretto con il paziente (IB);<br />
b. Dopo la rimozione dei guanti (IB);<br />
c. Prima di manipolare un dispositivo invasivo per l’assistenza<br />
al paziente (indipendentemente dall’uso dei guanti) (IB);<br />
d. Dopo il contatto con i fluidi e le secrezioni corporee, membrane<br />
mucose, cute non integra, o medicazioni <strong>del</strong>le ferite (IA);<br />
e. In caso di passaggio da un sito corporeo contaminato ad<br />
uno pulito nel corso <strong>del</strong>l’assistenza allo stesso paziente (IB);<br />
f. Dopo contatto con oggetti inanimati (inclusi i presidi sanitari)<br />
nella immediata vicinanza <strong>del</strong> paziente (IB).<br />
D. Lavare le mani con sapone semplice o sapone antisettico<br />
e acqua o frizionare le mani con una preparazione a base alcolica<br />
prima di manipolare farmaci o preparare il cibo (IB).<br />
E. Evitare l’uso contemporaneo di frizioni a base alcolica e sapone<br />
antisettico (II).<br />
2. Tecnica di igiene <strong>del</strong>le mani<br />
17 PAGINA<br />
A. Applicare il prodotto sul palmo <strong>del</strong>le mani e coprire tutte le<br />
superfici <strong>del</strong>le mani. Frizionare le mani fino a quando non sono<br />
asciutte (IB).<br />
B. Quando si lavano le mani con sapone e acqua,bagnare le<br />
mani con acqua e applicare la quantità d prodotto necessaria a<br />
coprire tutte le superfici. Eseguire una frizione rotazionale vigorosa<br />
su ambedue i palmi <strong>del</strong>le mani e tra le dita per coprire tutte<br />
le superfici. Sciacquare le mani con acqua e asciugarle accuratamente<br />
con un asciugamano monouso. Usare acqua corrente<br />
e pulita ovunque possibile. Utilizzare l’asciugamano per chiudere<br />
il rubinetto (IB).<br />
C. Assicurarsi che le mani siano asciutte. Adottare metodi che<br />
non provochino la ricontaminazione <strong>del</strong>le mani. Assicurarsi che<br />
gli asciugamani non vengano utilizzati più volte o da persone diverse<br />
(IB). Evitare di usare acqua bollente<br />
Raccomandazioni per il lavaggio chirurgico <strong>del</strong>le mani<br />
A. Se le mani sono visibilmente sporche, lavare le mani con<br />
sapone semplice prima <strong>del</strong> lavaggio chirurgico (II). Rimuovere<br />
eventuali residui sotto le unghie utilizzando lo strumento apposito,<br />
preferibilmente sotto l’acqua corrente (II).<br />
B. I lavandini dovrebbero essere progettati in modo da ridurre<br />
il rischio di spruzzi (II).<br />
C. Rimuovere anelli, orologi e braccialetti prima di iniziare il lavaggio<br />
chirurgico <strong>del</strong>le mani (II). E’ vietato l’uso di unghie artificiali<br />
(IB).<br />
D. L’antisepsi chirurgica va eseguita utilizzando un sapone<br />
antisettico o la frizione con prodotti in base alcolica, preferibilmente<br />
usando prodotti con attività prolungata, prima di indossare<br />
guanti sterili (IB).<br />
E. Se la qualità <strong>del</strong>l’acqua <strong>del</strong>la sala operatoria non è garantita,<br />
si raccomanda l’antisepsi chirurgica con frizione alcolica<br />
prima di indossare i guanti sterili quando si seguono interventi<br />
chirurgici (II).<br />
F. Quando si esegue il lavaggio chirurgico <strong>del</strong>le mani con un<br />
sapone antisettico, strofinare mani e avambracci per la durata di<br />
tempo raccomandata dal produttore, per 2-5 minuti. Non sono<br />
necessari periodi di tempo più lunghi (ad esempio 10 minuti)<br />
(IB).
18 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
G. Quando si esegue il lavaggio chirurgico <strong>del</strong>le mani con frizione<br />
alcolica con un prodotto adattività prolungata, seguire le<br />
indicazioni <strong>del</strong> produttore. Applicare il prodotto solo su mani<br />
asciutte (IB). Non utilizzare in sequenza illavaggio chirurgico<br />
con sapone antisettico e la frizione alcolica (II).<br />
H. Quando si usa un prodotto in base alcolica, utilizzare una<br />
quantità sufficiente a mantenere bagnate mani e avambracci<br />
durante tuttala procedura (IB). Dopo l’applicazione <strong>del</strong> prodotto<br />
in base alcolica, aspettare che mani e avambracci siano asciutti<br />
prima di indossare i guanti sterili (IB).<br />
Igiene <strong>del</strong>le mani e utilizzo dei guanti<br />
GuAntI+IGIene DeLLe MAnI: MAnI PuLIte<br />
GuAntI-IGIene DeLLe MAnI:trAsMIssIone MICrobICA<br />
L’utilizzo dei guanti non è sostitutivo <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani,<br />
quando indicata!<br />
A. L’utilizzo dei guanti non è sostitutivo all’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
con frizione alcolica o lavaggio (IB).<br />
B. Utilizzare i guanti tutte le volte che ci si aspetti di venire a<br />
contatto con sangue o altro materiale potenzialmente infetto,<br />
membrane mucose o cute non intatta (IC).<br />
C. Rimuovere i guanti dopo aver assistito un paziente. Non indossare<br />
lo stesso paio di guanti per assistere più di un paziente<br />
(IB).<br />
D. Quando si indossano i guanti, rimuoverli nel passare da un<br />
sito <strong>del</strong> corpo contaminato ad un altro pulito durante l’assistenza<br />
allo stesso paziente o all’ambiente (II). Evitare di riutilizzare i<br />
guanti (IB). Se i guanti vengono riutilizzati, attivare metodi di reprocessing<br />
che assicurino l’integrità dei guanti e la loro decontaminazione<br />
microbiologica<br />
L’impegno <strong>del</strong>la Fondazione Maugeri Istituto di <strong>Pavia</strong><br />
La Fondazione Maugeri aderisce alla sfida globale “le cure<br />
pulite sono cure sicure” mediante l’applicazione sistematica<br />
<strong>del</strong>le linee guida <strong>del</strong>l’OMS.<br />
Presso l’Istituto di <strong>Pavia</strong>, grazie alla tenacia di persone che<br />
credono nel progetto, è stata istituita una “commissione qualità”<br />
costituita da medici, infermieri coordinatori, farmacisti, referente<br />
qualità, Direzione Sanitaria con lo scopo di attuare e calare nella<br />
propria realtà le linee guida.<br />
Il primo passo è stato è stata la stesura <strong>del</strong>l’Istruzione Operativa<br />
(IO) che recepisce le linee guida e la distribuzione a tutto il<br />
personale dipendente; nella IO sono descritte le attività, il campo<br />
di applicazione e le modalità operative; sono stati redatti e distribuiti<br />
in tutte le unità operative e in ogni camera di degenza i<br />
poster informativi; è stata effettuato una indagine conoscitiva<br />
sull’applicazione dei protocolli/linee guida a tutto il personale<br />
(l’indagine viene ripetuta annualmente); sono stati distribuiti e<br />
messi a disposizione <strong>del</strong> personale, dei pazienti e dei visitatori,<br />
in ogni camera i gel a base alcolica per la frizione <strong>del</strong>le mani; è<br />
in fase di avvio il corso formativo obbligatorio per tutto il personale;<br />
sono state redatte <strong>del</strong>le brochures informative tascabili<br />
che riassumono le linee guida; è in corso di attuazione una indagine<br />
inerente il grado si sensibilità <strong>del</strong>l’operatore in riferimento<br />
alla problematica <strong>del</strong>le infezioni ospedaliere; sono in fase di<br />
implementazione le schede osservazionali (come si lavano le<br />
mani gli operatori?); monitoraggio dei consumi dei prodotti per<br />
il lavaggio <strong>del</strong>le mani.<br />
Il progetto, in parte già realizzato e applicato e in parte in fase<br />
di avvio, verrà rivalutato dopo un anno dalla partenza in modo<br />
integrale, mediante l’analisi <strong>del</strong>l’incidenza <strong>del</strong>le infezioni endogene<br />
nelle nostre Unità operative, confrontando i dati con gli<br />
anni precedenti.
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
Esempio di questionario utilizzato<br />
QuestIonArIo Per LA VALutAZIone InIZIALe suLLA Per-<br />
CeZIone DeLLA IGIene DeLLe MAnI e DeLLe InFeZIone<br />
Quotidianamente sei a diretto contatto con pazienti e questo<br />
è il motivo per cui siamo interessati alla tua opinione sulle infezioni<br />
correlate all’assistenza (ICA) e sull’igiene <strong>del</strong>le mani.<br />
– Il tempo medio previsto per la compilazione è di 10 minuti<br />
– Indica soltanto una risposta per ciascuna domanda.<br />
– Leggi attentamente la domanda prima di rispondere. Le tue<br />
risposte saranno anonime.<br />
– BREVE DIZIONARIO:<br />
Prodotto a base alcolica: una preparazione contenente alcol<br />
(liquido, gel o schiuma) ideata per essere applicata sulle mani<br />
allo scopo di eliminare i germi.<br />
Frizione <strong>del</strong>le mani: trattamento <strong>del</strong>le mani con un prodotto<br />
antisettico (preparazione contenente alcol).<br />
Lavaggio <strong>del</strong>le mani: lavare le mani con un detergente o un<br />
antisettico e acqua.<br />
1. Data:. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
2. struttura: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
3. servizio/DH: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
4. unità operativa: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
5. Professione* <strong>del</strong>la persona che compila il questionario:<br />
q Infermiere q Operatore di supporto assistenza q Medico<br />
q Tecnico q Terapista q Altro<br />
6. Disciplina (scegliere la disciplina più vicina a quella <strong>del</strong>la<br />
vostra uo):<br />
q Medicina generale q cure palliative q Chirurgia q RRF<br />
q nefrologia q dialisi q riab. alcologica q cardiologia riab.<br />
q pneumologia riab. q riab. Neuromotoria q unità risveglio<br />
q unità spinale q oncologia q Radiologia/radioterapia<br />
q Laboratorio q Altro (spec.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
7. Hai partecipato ad un corso di formazione sull’igiene <strong>del</strong>le<br />
mani? q Si q No<br />
8. È disponibile presso la tua struttura un prodotto a base alcolica<br />
per la frizione? q Si q No<br />
9. Qual è la percentuale media di pazienti ricoverati che soffriranno<br />
di una infezione correlata all’assistenza? I__I__I__I %<br />
10. normalmente, qual è l’impatto di un’infezione correlata<br />
all’assistenza sanitaria sull’esito <strong>del</strong> paziente?<br />
q molto basso basso q alto q molto alto<br />
11. Qual è l’efficacia <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani nel prevenire le<br />
infezioni correlate all’assistenza?<br />
q molto bassa bassa q alta q molto alta<br />
12. tra tutti gli obiettivi per la sicurezza <strong>del</strong> paziente, quanto<br />
è importante l’igiene <strong>del</strong>le mani per la Direzione <strong>del</strong>la tua<br />
struttura?<br />
q poco importante q moderatamente importante q importante<br />
q molto importante<br />
13. Qual è la percentuale media di occasioni in cui gli operatori<br />
sanitari nel tuo ospedale effettuano realmente l’igiene<br />
<strong>del</strong>le mani sia con un prodotto a base alcolica che con acqua<br />
e sapone quando raccomandato (tra 0 e 100%)?<br />
I__I__I__I %<br />
14. secondo te, quanto sono efficaci le seguenti azioni per<br />
aumentare in maniera permanente l’igiene <strong>del</strong>le mani nella<br />
tua struttura?<br />
barrare un “q” sulla scala secondo la propria opinione<br />
a. I Professionisti “leader” <strong>del</strong>la tua struttura sostengono e promuovono<br />
apertamente l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />
b. La struttura sanitaria rende disponibile il prodotto a base alcolica<br />
in tutti i punti di assistenza<br />
Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />
bibliografia<br />
1) World alliance for patient safety, OMS, 2007<br />
2) Istruzioni Operative di Fondazione Maugeri<br />
19 PAGINA<br />
c. Poster riguardanti l’igiene <strong>del</strong>le mani vengono affissi in tutti i<br />
luoghi di assistenza<br />
Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />
d. Ogni operatore sanitario viene formato sull’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />
e. Istruzioni semplici e chiare sull’igiene <strong>del</strong>le mani vengono<br />
messe a disposizione di ogni singolo operatore sanitario<br />
Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />
f. Gli operatori sanitari ricevono regolarmente i risultati <strong>del</strong>la loro<br />
aderenza all’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />
g. Tu effettui correttamente l’igiene <strong>del</strong>le mani (sei un buon<br />
esempio per i tuoi colleghi)<br />
Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />
h. I pazienti sono invitati a ricordare agli operatori sanitari di effettuare<br />
l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
Non efficace q—q—q—q—q—q—q Molto efficace<br />
15. Quanta importanza viene attribuita dal direttore <strong>del</strong>la tua<br />
unità operativa/reparto al fatto che tu effettui una corretta<br />
igiene <strong>del</strong>le mani?<br />
Nessuna importanza q—q—q—q—q—q—q Massima importanza<br />
16. Quanta importanza viene attribuita dai tuoi colleghi al<br />
fatto che tu effettui una corretta igiene <strong>del</strong>le mani?<br />
Nessuna importanza q—q—q—q—q—q—q Massima importanza<br />
L’OMS ringrazia l’Ospedale Universitario di Ginevra (HUG), in<br />
particolare i membri <strong>del</strong> programma per il controllo <strong>del</strong>le infezioni<br />
per la loro attiva partecipazione alla realizzazione di questo<br />
materiale. QuestIonArIo suLLA PerCeZIone DeLL’IGIene<br />
DeLLe MAnI Per GLI oPerAtorI<br />
17. Quanta importanza viene attribuita dai pazienti al fatto<br />
che tu effettui una corretta igiene <strong>del</strong>le mani?<br />
Nessuna importanza q—q—q—q—q—q—q Massima importanza<br />
18. Come consideri l’impegno richiesto per effettuare una<br />
buona igiene <strong>del</strong>le mani durante l’attività assistenziale?<br />
Impegno minimoImpegno minimo q—q—q—q—q—q—q<br />
Impegno massimo<br />
19. Qual è la percentuale media di occasioni in cui effettui<br />
l’igiene <strong>del</strong>le mani sia con un prodotto a base alcolica che<br />
con acqua e sapone quando raccomandato (tra 0 e 100%)?<br />
I__I__I__I %<br />
ti ringraziamo per la tua preziosa collaborazione.<br />
L’autore<br />
* Infermiera<br />
coordinatore Riabilitazione specialistica cardiologica<br />
ccoordinatore infermieristico Area Dipartimentale di riabilitazione<br />
specialistica, auditor interno dei sistemi di gestione qualità, responsabile<br />
scientifico per la formazione infermieristica IRccs Fondazione<br />
salvatore Maugeri <strong>Pavia</strong>.
FOGLIO INFORMATIVO 1<br />
LA PRIMA SFIDA GLOBALE PER LA SICUREZZA DEL PAZIENTE<br />
Cure Pulite sono Cure più Sicure<br />
Sommario <strong>del</strong>la Sfida, Cure Pulite sono Cure più Sicure<br />
La Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente è uno dei programmi cardine <strong>del</strong>l’Alleanza Mondiale per la<br />
Sicurezza <strong>del</strong> Paziente (World Alliance for Patient Safety).<br />
Il programma, in cicli successivi <strong>del</strong>la durata di due anni, affronta un aspetto significativo dei rischi<br />
<strong>del</strong>l’assistenza sanitaria.<br />
Per la prima Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente, è stato selezionato il tema <strong>del</strong>le infezioni correlate<br />
all’assistenza sanitaria (ICA); «Cure Pulite sono Cure più Sicure» ha come obiettivo centrale la promozione<br />
<strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani come caposaldo per prevenire la trasmissione di potenziali patogeni.<br />
Il carico di malattia causato dalle ICA<br />
L’impatto sulla salute <strong>del</strong>le infezioni correlate all’assistenza<br />
sanitaria (ICA) è enorme, con centinaia di milioni di pazienti<br />
coinvolti a livello mondiale ogni anno. Queste infezioni<br />
concorrono a provocare disabilità e morte nei pazienti, e<br />
promuovono la resistenza agli antibiotici.<br />
In ogni istante, oltre 1,4 milioni di persone in tutto il mondo<br />
vengono colpite da infezioni acquisite in ambito ospedaliero.<br />
Tra il 5% e il 10% dei pazienti ricoverati negli ospedali dei paesi<br />
industrializzati acquisisce una o più infezioni.<br />
Il rischio di ICA nei paesi in via di sviluppo è da 2 a 20 volte più<br />
elevato rispetto ai paesi industrializzati. In alcuni paesi in via di<br />
sviluppo, la proporzione di pazienti affetta da ICA può superare<br />
il 25%.<br />
In terapia intensiva, le ICA colpiscono approssimativamente il<br />
30% dei pazienti e la mortalità attribuibile può arrivare al 44%.<br />
In alcune nazioni, più <strong>del</strong>la metà dei bambini ospitati in reparti<br />
neonatali si ammala di ICA, con una percentuale di esiti fatali tra<br />
il 12% ed il 52%.<br />
I tassi di infezione associati a dispositivi intravascolari tra i<br />
neonati è da 3 a 20 volte più elevato nei paesi in via di sviluppo<br />
rispetto a quelli industrializzati.<br />
Le trasfusioni di sangue non sicure provocano 16 milioni di<br />
epatiti B, 5 milioni di epatiti C e 160.000 casi di HIV ogni anno a<br />
livello mondiale.<br />
(Fonte: Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> paziente 2005-2006- Cure Pulite sono Cure più<br />
Sicure).<br />
Elementi chiave<br />
Linee Guida OMS sull’Igiene <strong>del</strong>le mani<br />
nell’assistenza sanitaria<br />
Le nuove Linee Guida OMS sull’Igiene <strong>del</strong>le mani<br />
nell’assistenza sanitaria sono state elaborate in<br />
collaborazione con esperti provenienti da istituzioni<br />
accademiche e di ricerca di tutto il mondo e con tecnici<br />
esperti <strong>del</strong>l’OMS. Le linee guida comprendono:<br />
Evidenze scientifiche relative all’igiene <strong>del</strong>le mani;<br />
Raccomandazioni generali per l’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
nell’assistenza sanitaria;<br />
Raccomandazioni specifiche applicabili dai vari Stati<br />
Membri o da organizzazioni e società di professionisti;<br />
Misure <strong>del</strong>l’impatto <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani nei diversi<br />
contesti sanitari;<br />
Advocacy* e campagne per promuovere l’igiene <strong>del</strong>le<br />
mani.<br />
La versione avanzata <strong>del</strong>le linee guida è disponibile per gli<br />
Stati Membri al fine di supportare l’implementazione dei<br />
miglioramenti locali. È accessibile a:<br />
www.who.int/gpsc/en/index.html<br />
Si richiede da parte di tutti una valutazione critica <strong>del</strong>le linee<br />
guida e un feedback informale. Gli Stati Membri e le<br />
organizzazioni sono invitati a inviare commenti formali<br />
usando lo strumento AGREE (disponibile via internet al link<br />
sopracitato).<br />
*Advocacy significa farsi promotore e attivamente patrocinare una causa. Nel campo <strong>del</strong>la salute, l’advocacy consiste nell’uso strategico di<br />
informazioni e di altre risorse (economiche, politiche, ecc.) per modificare decisioni politiche e comportamenti collettivi e individuali allo scopo di<br />
migliorare la salute di singoli o comunità<br />
FOGLIO INFORMATIVO 1 1<br />
L’OMS ringrazia l’Ospedale Universitario di Ginevra (HUG),<br />
in particolare i membri <strong>del</strong> programma per il controllo <strong>del</strong>le infezioni per la loro attiva partecipazione alla realizzazione di questo materiale.
Il Patto infermiere-cittadino (12 maggio 1996)<br />
Io infermiere mi impegno nei tuoi confronti a:<br />
PRESENTARMI al nostro primo incontro, spiegarti chi sono e cosa posso fare per te.<br />
SAPERE chi sei, riconoscerti, chiamarti per nome e cognome.<br />
FARMI RICONOSCERE attraverso la divisa e il cartellino di riconoscimento.<br />
DARTI RISPOSTE chiare e comprensibili o indirizzarti alla persona e agli organi competenti.<br />
FORNIRTI INFORMAZIONI utili a rendere più agevole il tuo contatto con l’insieme dei servizi<br />
sanitari.<br />
GARANTIRTI le migliori condizioni igieniche e ambientali.<br />
FAVORIRTI nel mantenere le tue relazioni sociali e familiari.<br />
RISPETTARE il tuo tempo e le tue abitudini.<br />
AIUTARTI ad affrontare in modo equilibrato e dignitoso la tua giornata supportandoti nei gesti<br />
quotidiani di mangiare, lavarsi, muoversi, dormire, quando non sei in grado di farlo da solo.<br />
INDIVIDUARE i tuoi bisogni di assistenza, condividerli con te, proporti le possibili soluzioni,<br />
operare insieme per risolvere i problemi.<br />
INSEGNARTI quali sono i comportamenti più adeguati per ottimizzare il tuo stato di salute nel<br />
rispetto <strong>del</strong>le tue scelte e stile di vita.<br />
GARANTIRTI competenza, abilità e umanità nello svolgimento <strong>del</strong>le tue prestazioni assistenziali.<br />
RISPETTARE la tua dignità, le tue insicurezze e garantirti la riservatezza.<br />
ASCOLTARTI con attenzione e disponibilità quando hai bisogno.<br />
STARTI VICINO quando soffri, quando hai paura, quando la medicina e la tecnica non bastano.<br />
PROMUOVERE e partecipare ad iniziative atte a migliorare le risposte assistenziali<br />
infermieristiche all’interno <strong>del</strong>l’organizzazione.<br />
SEGNALARE agli organi e figure competenti le situazioni che ti possono causare danni e disagi.<br />
12 MAGGIO <strong>2012</strong><br />
INSERTO - Patto<br />
Infermiere - cittadino
INSERTO - Patto<br />
Infermiere - cittadino<br />
<strong>IPASVI</strong><br />
“L’assistenza è un arte; e se deve essere realizzata come arte,<br />
richiede una devozione totale e una reparazione, come<br />
qualunque opera di pittore o scultore, con la differenza che non<br />
si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo<br />
umano, il tempio <strong>del</strong>lo Spirito di Dio. E’ una <strong>del</strong>le belle arti, anzi<br />
la più bella <strong>del</strong>le arti”<br />
Florence Nightingale.<br />
Il 12 maggio 1820 è nata Florence Nightingale, fondatrice <strong>del</strong>le Scienze infermieristiche moderne. L’International Council of<br />
Nurses (l’Icn è una Federazione di più di 130 Associazioni nazionali infermieristiche, che rappresentano più di 13 milioni di infermieri<br />
nel mondo) ricorda questa data celebrando in tutto il mondo la Giornata internazionale <strong>del</strong>l’Infermiere.<br />
Negli anni Sessanta in Italia a celebrare il 12 maggio sono la Consociazione (Cnaioss), le Associazioni infermieristiche e qualche <strong>Collegio</strong><br />
provinciale. È nel 1980 che la Federazione nazionale Ipasvi decide di sostenere in prima persona l’iniziativa, annunciandola sul “Notiziario”.<br />
L’intento dichiarato dal gruppo dirigente è quello di richiamare l’attenzione <strong>del</strong>l’opinione pubblica sui valori di cui è portatrice<br />
la professione infermieristica: “una professione che trova il suo significato più originale e autentico nel servizio all’uomo”.<br />
La scelta appare quanto mai opportuna e raccoglie ampi consensi, come dimostra il fitto calendario di iniziative promosse dai Collegi e<br />
dalle Associazioni, che ormai tradizionalmente si concentrano intorno a quella data anche nel nostro Paese.<br />
A partire dal 1992 la Federazione nazionale Collegi Ipasvi sostiene la Giornata internazionale <strong>del</strong>l’Infermiere anche con la diffusione<br />
di manifesti che sottolineano l’impegno degli infermieri italiani sui temi <strong>del</strong>la solidarietà e <strong>del</strong>l’alleanza con i pazienti e le loro famiglie.<br />
Gli slogan proposti in oltre un decennio ribadiscono tutti la scelta di stare “dalla parte <strong>del</strong> cittadino”.<br />
PROGRAMMA<br />
12 Maggio <strong>2012</strong> - Giornata Internazionale <strong>del</strong>l’Infermiere<br />
<strong>Pavia</strong> 7-12 Maggio <strong>2012</strong><br />
Il <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> <strong>del</strong>la Provincia di <strong>Pavia</strong> in occasione <strong>del</strong>la Giornata Internazionale <strong>del</strong>l’Infermiere organizza una<br />
settimana celebrativa dal 7/5 al 12/5.<br />
La celebrazione sarà rivolta alla cittadinanza oltre alla comunità infermieristica e sanitaria/sociale allargata con l’obiettivo<br />
di condividere attraverso momenti di riflessione il PATTO INFERMIERE CITTADINO <strong>del</strong> 12 Maggio 1996.<br />
Il programma si articolerà in una serie di eventi culturali: concerti, conferenze, cineforum con la realizzazione di un<br />
ricordo fotografico dal titolo “I NOSTRI PRIMI ANNI (1959-1974) SCUOLA CONVITTO PROFESSIONALE<br />
PER INFERMIERE DEL POLICLINICO S. MATTEO DI PAVIA” e CONCORSO FOTOGRAFICO riservato<br />
agli iscritti al <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> Lombardi che prevede l’assegnazione di premi per le migliori fotografie riguardanti<br />
momenti di vita assistenziale.<br />
Sarà organizzata la presentazione ufficiale <strong>del</strong> programma il 2 Maggio <strong>2012</strong> presso la sede <strong>del</strong> <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> in<br />
Via Volta 25 a <strong>Pavia</strong> alle ore 10.00 con i media locali<br />
7 Maggio <strong>2012</strong><br />
Attori non protagonisti. Perché il quotidiano <strong>del</strong>l’infermiere non fa notizia?<br />
Ne parliamo con:<br />
Maria Grazia Piccaluga, giornalista de La Provincia Pavese<br />
Daniela Scherrer, giornalista de Il Ticino<br />
Dalle ore 17.00 alle ore 19.00<br />
Sede: Centro Servizi Volontariato CSV, Via Bernardo da <strong>Pavia</strong> 4, <strong>Pavia</strong>
<strong>IPASVI</strong><br />
L’infermieristica nelle missioni umanitarie<br />
Ne parliamo con:<br />
Antonia Conte, infermiera volontaria per Emergency in Sudan<br />
Dalle ore 20.00 alle ore 23.00<br />
Sede: COLLEGIO UNIVERSITARIO FEMMINILE “SENATORE”, via Menocchio 1, <strong>Pavia</strong><br />
INSERTO - Patto<br />
Infermiere - cittadino<br />
8 Maggio <strong>2012</strong><br />
Pre … TESTI per riflettere sull’assistenza infermieristica<br />
Ne parliamo con:<br />
Professionisti <strong>del</strong>le Scienze Infermieristiche e <strong>del</strong>le Scienze Umane e Sociali con la collaborazione <strong>del</strong> gruppo di lettrici<br />
metropolitane.<br />
Dalle ore 17.30 alle ore 19.30<br />
Sede: SALONE DEL TERZO MILLENNIO – Casa <strong>del</strong> Giovane, Via Lomonaco, <strong>Pavia</strong><br />
Serata con il Coro Amadeus<br />
Chiesa <strong>del</strong> Crocefisso in Via Olevano a <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 21.15 alle ore 23.00<br />
9 Maggio <strong>2012</strong><br />
Lavorare insieme per costruire il bene comune<br />
Ne parliamo con:<br />
Ing. Majocchi Marco, Coordinatore Commissione solidarietà <strong>del</strong>l’Ordine degli Ingegneri di <strong>Pavia</strong><br />
Dott. Celestino Abbiati, Coordinatore Gruppo di Lavoro dei Paesi in via di sviluppo<br />
Dott. Roberto Braschi, Presidente Ordine dei Farmacisti <strong>del</strong>la Provincia di <strong>Pavia</strong><br />
Pinuccia Balzamo, Presidente Centro Servizi Volontariato di <strong>Pavia</strong> e Provincia<br />
Francesco Brendolise, Assessore Volontariato ed Associazionismo, Cooperazione Internazionale Provincia di <strong>Pavia</strong><br />
Marco Galandra, Assessore Cooperazioni Internazionali Comune di <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 17.00 alle ore 19.00<br />
Sede: Ordine degli Ingegneri,Viale Indipendenza, 11 – <strong>Pavia</strong><br />
Infermovies<br />
Cineforum a cura di Filippo Ticozzi<br />
ORE 20.30: GOSTANZA DA LIBBIANO di Paolo Benvenuti<br />
ORE 22.00: HOSPICE di Andrea Caccia<br />
INSCH’ALLAH di Rocco Matteo Busi e Sara Pattini<br />
con la presenza degli autori<br />
Sede: Cinema Corallo<br />
10 Maggio <strong>2012</strong><br />
Percorsi diversi: esperienze infermieristiche sul territorio<br />
Ne parliamo con:<br />
Campano Cristina e Mariangela Frascarolo, Infermiere Assistenza Domiciliare a Domodossola che presenteranno<br />
il progetto CORSO DI INFORMAZIONE SANITARIA DI BASE PER ASSISTENTI FAMILIARI.<br />
Cinzia Ancarani e Silvia Lodola, Infermiera e Assistente Sanitaria <strong>del</strong> Dipartimento di Prevenzione Medico UO Prevenzione<br />
Malattie Infettive ASL <strong>Pavia</strong> che presenteranno il Progetto: Sorveglianza e controllo <strong>del</strong>l’infezione da HIV.<br />
Anna Maria Ferro e Monica Balzani, Infermiere Assistenza Domiciliare a Reggio Emilia che presenteranno il libro<br />
“Percorsi Insieme”<br />
Angela Porcelli, Infermiera SERD (Servizio Dipendenze) ASL <strong>Pavia</strong> con la presentazione <strong>del</strong>l’esperienza nazionale<br />
e locale con i Club degli Alcolisti in Trattamento (CAT) Metodo Hudolin.<br />
Sede: Aula Universitaria Istituto di Cura Città di <strong>Pavia</strong>, Via Parco Vecchio 27, <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 17.00 alle ore 19.00
INSERTO - Patto<br />
Infermiere - cittadino<br />
11 Maggio <strong>2012</strong><br />
<strong>IPASVI</strong><br />
Conferenza: Chi è l’Altro?<br />
Ne parliamo con:<br />
Professionisti e Rappresentanti <strong>del</strong>l’Area Sanitaria locale e <strong>del</strong>la Regione Lombardia, di Medicina Penitenziaria, <strong>del</strong>l’ANFASS,<br />
<strong>del</strong>la Caritas e <strong>del</strong> Volontariato Sociale.<br />
Sede: SALONE DEL TERZO MILLENNIO – Casa <strong>del</strong> Giovane, Via Lomonaco, <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 21.00 alle ore 23.00<br />
12 Maggio <strong>2012</strong><br />
Convegno: <strong>Pavia</strong> Città <strong>del</strong>la salute. Dalle cure intensive alle cure estensive<br />
Ne parliamo con Luciano Bresciani Assessore alla Sanità Regione Lombardia, Prof. Antonio Dal Canton Preside Facoltà<br />
di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di <strong>Pavia</strong>, Annalisa Silvestro Presidente Federazione <strong>IPASVI</strong>, Stefano Citterio<br />
Presidente <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> di Como, Anna Michetti Direttore SITRA Azienda Ospedaliera S. Anna di Como, Direzione<br />
UOC Cure Domiciliari ASL Lombardia. Introduce i lavori Enrico Frisone Presidente <strong>IPASVI</strong> <strong>Pavia</strong>.<br />
Sede: AULA GOLGI FONDAZIONE IRCCS POLICLINICO SAN MATTEO, Viale Golgi 19, <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 9.30 alle ore 12.30<br />
Primo Incontro Letture con l’Associazione A ruota libera<br />
Sede: VILLA FLAVIA - CENTRO DIURNO INTEGRATO PER ANZIANI (C.D.I. Struttura socio-sanitaria),<br />
Viale Lodi 47, <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 10.00 alle ore 12.00<br />
Secondo Incontro Letture con l’Associazione A ruota libera<br />
Sede: Libreria IL DELFINO Piazza <strong>del</strong>la Vittoria 11, <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 17.00 alle ore 19.00<br />
Roberto Durkovic e I FANTASISTI DEL METRO’ in Concerto<br />
Sede: Salone <strong>del</strong> Centro Diurno presso Comunità Torchietto – Dipartimento di Salute Mentale <strong>del</strong>l’A.O. <strong>del</strong>la Provincia<br />
di <strong>Pavia</strong>, Via Vivai 21, <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 16.00 alle ore 18.30<br />
L’amor donna ch’io te porto: l’amor sacro e l’amor profano<br />
Concerto <strong>del</strong>l’Associazione Musicale “Audite Nova”<br />
Sede: Chiesa San Mauro, Via Riviera, <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 21.00 alle ore 23.00<br />
Concerto musicale a cura di Tommaso Moneta<br />
Sede: Chiesa San Giacomo e Filippo, via Luigi Porta, <strong>Pavia</strong><br />
Dalle ore 21.00 alle ore 23.00<br />
Durante il concerto verrà effettuata la Premiazione al Concorso fotografico“L’immagine <strong>del</strong>l’assistenza infermieristica nella realtà<br />
Lombarda: ieri e oggi”.<br />
EVENTO STRAORDINARIO:<br />
Stiamo organizzando l’arrivo <strong>del</strong> CIVES con il S.A.R.I. (Sistema Avanzato di Risposta Infermieristica)<br />
in <strong>Pavia</strong> nelle giornate <strong>del</strong> 10, 11, 12 maggio. Il SARI si compone di due moduli ed ha<br />
la finalità di fornire al Sistema Nazionale di Protezione Civile e alla popolazione colpita da calamità,<br />
team infermieristici qualificati, immediatamente operativi e pienamente autosufficienti sotto<br />
il profilo logistico, muniti di attrezzature speciali in grado di fornire adeguato supporto alla presenza<br />
di medici sul territorio, anche con riferimento alla rete di medicina generale territoriale.
Cure Pulite sono Cure più Sicure – un’iniziativa globale senza precedenti<br />
È stata lanciata un’iniziativa senza precedenti a livello mondiale per contrastare le infezioni associate<br />
all’assistenza attraverso la promozione di pratiche sicure e pulite.<br />
Il coordinamento degli interventi a livello mondiale, per stimolare una maggiore attenzione al problema, e la<br />
promozione di interventi a livello nazionale per dare priorità alla prevenzione di queste infezioni ha il potenziale di<br />
produrre enormi benefici in termini di sicurezza <strong>del</strong> paziente.<br />
Molto può essere ottenuto attraverso l’integrazione e l’impiego ottimale degli interventi già in atto mirati a<br />
prevenire e controllare le infezioni nell’assistenza sanitaria.<br />
Numerosi stati membri sono riusciti a tenere sotto controllo il problema <strong>del</strong>le infezioni correlate all’assistenza<br />
sanitaria e a ridurre i rischi per i pazienti nelle strutture sanitarie.<br />
Tuttavia in molti paesi esiste ancora un divario fra i possibili miglioramenti nella sicurezza <strong>del</strong> paziente e quanto<br />
effettivamente attuato. Tale divario può dipendere dal fatto che gli strumenti e le strategie esistenti non sono state<br />
implementati in modo appropriato o lo sono stati ma su scala troppo ridotta.<br />
La “Sfida Globale per la Sicurezza dei Pazienti” ha lo scopo di integrare le linee guida <strong>del</strong>l’OMS sull’Igiene <strong>del</strong>le<br />
mani in ambito sanitario con azioni continuative sulla sicurezza <strong>del</strong> sangue, la sicurezza di iniezioni e<br />
vaccinazioni, la sicurezza <strong>del</strong>le pratiche cliniche e la sicurezza di acqua, servizi igienici e gestione dei rifiuti. Le<br />
semplici azioni pianificate in queste strategie a basso costo hanno dato prova di essere molto efficaci nel ridurre il<br />
carico <strong>del</strong>le infezioni correlate all’assistenza sanitaria.<br />
L’igiene <strong>del</strong>le mani, un’azione molto semplice, resta la misura primaria per ridurre le infezioni correlate<br />
all’assistenza sanitaria e la diffusione <strong>del</strong>la resistenza agli antibiotici.<br />
Come funziona la “Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente”<br />
La “Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente” supporta i paesi che hanno individuato le infezioni correlate<br />
all’assistenza sanitaria come una priorità. L’obiettivo è promuovere una maggiore attenzione al controllo <strong>del</strong>le<br />
infezioni ed alla sicurezza <strong>del</strong> paziente. La “Sfida Globale per la Sicurezza <strong>del</strong> Paziente” si basa su tre strategie<br />
principali:<br />
Aumento <strong>del</strong>la consapevolezza: campagne nazionali e globali, che iniziano con il lancio <strong>del</strong>la Sfida Globale<br />
per la Sicurezza, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza <strong>del</strong>l’impatto <strong>del</strong>le infezioni correlate<br />
all’assistenza sanitaria e <strong>del</strong> ruolo <strong>del</strong>l’igiene <strong>del</strong>le mani nella prevenzione e di catalizzare l’impegno nella lotta<br />
a queste infezioni.<br />
Impegno nazionale: i ministri <strong>del</strong>la sanità e le principali associazioni di professionisti <strong>del</strong>la salute sono invitati<br />
a partecipare a questa iniziativa, impegnandosi a contrastare le ICA, a dare la priorità all’igiene <strong>del</strong>le mani<br />
nell’ambito <strong>del</strong>l’assistenza sanitaria e a condividere i risultati e quanto appreso a livello internazionale.<br />
Sperimentazione distrettuale: in sei distretti pilota si valuterà l’implementazione <strong>del</strong>le linee guida <strong>del</strong>l’OMS<br />
sull’Igiene <strong>del</strong>le Mani nell’Assistenza Sanitaria e le altre quattro componenti <strong>del</strong>la “Sfida Globale per la<br />
Sicurezza <strong>del</strong> Paziente” relativamente a:<br />
a) Prodotti Puliti – sicurezza <strong>del</strong>le trasfusioni di sangue<br />
b) Pratiche Pulite – sicurezza per le procedure chirurgiche e d’emergenza<br />
c) Dispositivi Puliti – sicurezza <strong>del</strong>le iniezioni<br />
d) Ambiente Pulito – sicurezza di acqua, servizi igienici e rifiuti<br />
Ulteriori informazioni per i paesi che vogliono rispondere alla Sfida o condividere informazioni sul loro lavoro in<br />
quest’area, sono disponibili via internet sul sito web <strong>del</strong>la Sfida Globale: www.who.int/gpsc/en/index.html<br />
__________________________________________________________________________________________________________________________<br />
Questo è il Foglio Informativo 1 di una serie di 7 Fogli Informativi relativi alla Sfida Cure Pulite sono Cure più Sicure(Clean Care is safer Care Challenge).<br />
Gli opuscoli sono basati sulle Linee Guida OMS per l’Igiene <strong>del</strong>le Mani nell’Assistenza Sanitaria (Bozza Avanzata).<br />
Per ulteriori informazioni sulla campagna Cure Pulite sono Cure più Sicure, contattare la segreteria <strong>del</strong>la World Alliance for patient Safety,<br />
e-mail: patientsafety@who.it, o per la lista completa degli strumenti visitare il sito: www.who.int/gpsc/en/index.htlm<br />
FOGLIO INFORMATIVO 1 2<br />
L’OMS ringrazia l’Ospedale Universitario di Ginevra (HUG),<br />
in particolare i membri <strong>del</strong> programma per il controllo <strong>del</strong>le infezioni per la loro attiva partecipazione alla realizzazione di questo materiale.
22 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
* Pakhnyuk Tetyana<br />
** Paola Ripa<br />
AbstrACt<br />
Revisione bibliografica di alcuni studi italiani<br />
e stranieri sul tema relativo all‘ospedalizzazione<br />
ed il paziente isolato”.<br />
parole chiave: infermiere, comunicazione,<br />
paziente in isolamento<br />
Literature review of studies of Italian and<br />
foreign about hospital and the patient<br />
isolated. “ Key words: nurses, communication,<br />
patient isolation<br />
L’ospedale è, per sua natura, un ambiente<br />
confinato e dedicato alla cura <strong>del</strong>le<br />
persone malate, dove molte situazioni influenzano<br />
il loro benessere psichico. Le<br />
emozioni che i pazienti provano sono<br />
comprensibili, tenendo conto che all’ingresso<br />
la “persona” diventa un “paziente”,<br />
in un ordine sociale nuovo e molto differente;<br />
lui o lei è il contenitore passivo di<br />
procedure diagnostiche, terapeutiche e di<br />
assistenza infermieristica, mentre i loro<br />
simboli di identità personale, come i vestiti,<br />
vengono rimossi e la loro privacy violata.<br />
1 Entrare nell’ambiente ospedaliero provoca<br />
un certo impatto psicologico nelle<br />
persone, che possono manifestare reazioni<br />
come ansia, aggressività, depressione e<br />
isolamento. La persona ricoverata vive allora<br />
un processo normale di adattamento,<br />
che richiede tempo e la messa in atto di<br />
strategie difensive più o meno adeguate.<br />
In particolare, coloro che sono stati posti<br />
Revisione bibliografica<br />
“L’ospedalizzazione<br />
ed il paziente isolato”<br />
in isolamento per una determinata malattia<br />
o per un determinato trattamento, hanno<br />
lamentato livelli di ansia e depressione significativamente<br />
maggiori, con minore autostima<br />
e senso di controllo.<br />
Dalla revisione <strong>del</strong>la letteratura sull’ isolamento<br />
e su i suoi effetti negativi si evince<br />
che:<br />
un paziente in una camera singola viene<br />
generalmente usato in ospedale come<br />
metodo per mantenere un paziente lontano<br />
dagli altri. 2 coloro che necessitano di<br />
isolamento come conseguenza di una malattia<br />
infettiva non solo interrompono la loro<br />
normale routine, ma sono esposti anche<br />
ad ulteriori sollecitazioni che possono<br />
portare a manifestazioni emotive e comportamentali<br />
negativi. Oldman nel 1998 affermava<br />
inoltre che l’isolamento impone<br />
restrizioni alla libertà di movimento e alla<br />
capacità di comunicare; a sostegno di ciò,<br />
alcuni di loro sono inclini a solitudine, ansia<br />
, depressione, stigma e rapidi cambiamenti<br />
di umore spesso provocati dalla rimozione<br />
di oggetti familiari e dalla routine.<br />
Alcuni autori hanno suggerito che ciò è<br />
dovuto al tipo di personalità individuale e<br />
che la preferenza o meno di stare in isolamento<br />
di un paziente dipende dal normale<br />
ambiente sociale nel quale il paziente stesso<br />
vive normalmente. 3<br />
La separazione dagli altri è identificata<br />
come uno dei gli effetti negativi di isolamento;<br />
ad esempio l’esperienza dei pazienti<br />
in quarantena colpiti da una grave<br />
sindrome respiratoria acuta (SARS) in Canada<br />
ha evidenziato quanto si siano sentiti<br />
isolati sottolineando la mancanza di vita<br />
sociale e la mancanza dei familiari. La paura<br />
<strong>del</strong>la solitudine è dettata dall’incapacità<br />
<strong>del</strong>la persona di stare da sola con se stessa.<br />
In questi casi l’isolamento è stato descritto<br />
come traumatico e i pazienti possono<br />
arrivare a modificazioni <strong>del</strong> comportamento<br />
mostrandosi scontenti in quanto limitati<br />
, altri addirittura possono arrivare fino<br />
a camminare in tondo nella stanza. 4<br />
L’isolamento può provocare deprivazione<br />
sensoriale con conseguente comportamento<br />
disorganizzato e sintomi quali noia,<br />
mancanza di pensiero coerente, paura e<br />
ansia. I casi di pazienti isolati hanno , statisticamente,<br />
un significativo aumento di livelli<br />
d’ansia , depressione , suscettibilità e<br />
la gravità <strong>del</strong>le alterazioni <strong>del</strong>l’umore aumenta<br />
con la lunghezza <strong>del</strong>l’ isolamento. 5<br />
In alcuni casi sono stati statisticamente<br />
significativi i tassi di aumento di depressione<br />
e disturbo post traumatico da stress<br />
(PTSD) in persone in quarantena con SARS<br />
che erano isolati per più di 10 giorni. 6<br />
Tuttavia, la letteratura suggerisce che<br />
l’essere in isolamento non è sempre un’<br />
esperienza negativa e alcuni pazienti sono<br />
addirittura contenti di starci in quanto hanno<br />
la possibilità di guardare la televisione<br />
e ascoltare la radio senza auricolari, dormire<br />
indisturbati e avere maggior privacy<br />
tanto che la solitudine e la pausa di riflessione<br />
sono state valutate come un aspetto<br />
positivo poiché consentiva a loro un tempo<br />
per risolvere i problemi personali. 7<br />
Inoltre suggerire la formula di un diario<br />
giornaliero dei pensieri e sentimenti offrirebbe<br />
una comprensione più globale degli<br />
effetti psicologici individuando la gamma<br />
di emozioni provocate durante l’emarginazione.<br />
8<br />
Lo stigma è stata definito come un attributo<br />
che rende un individuo differente dal<br />
resto <strong>del</strong>la gente e crea quindi una percezione<br />
negli altri che scredita e danneggia<br />
l’identità di coloro che sono colpiti. 9<br />
I pazienti ritengono che lo stigma <strong>del</strong>la<br />
diagnosi di una malattia infettiva colpisca<br />
gli atteggiamenti <strong>del</strong> “personale”, che a<br />
sua volta colpisce la loro cura. I pazienti<br />
con diagnosi di una malattia infettiva spesso<br />
associano questa diagnosi e la possibilità<br />
di stigma con l’essere sporco o impuro.<br />
10<br />
Uno degli esempi più evidenti di stigmatizzazione<br />
è esporre la diagnosi <strong>del</strong> paziente<br />
con un segnale sulla porta <strong>del</strong>la<br />
stanza. Questa è una pratica difficile e per<br />
fortuna in disuso perché il paziente ha il diritto<br />
alla riservatezza ma gli operatori sanitari<br />
hanno il dovere di proteggere gli altri<br />
pazienti dalla possibile esposizione e descrive<br />
la preoccupazione degli utenti per i<br />
segni di identificazione <strong>del</strong>le infezioni sulle<br />
porte <strong>del</strong>le camere perché temono che<br />
questo possa scoraggiare gli operatori sanitari<br />
ad entrare nelle loro stanze. La stigmatizzazione<br />
è la sensazione <strong>del</strong> paziente<br />
che sia un pericolo per sé e per gli altri e<br />
può essere anche aumentata ed esagerata<br />
dall’ utilizzo inappropriato di indumenti
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
di protezione da parte <strong>del</strong> personale sanitario<br />
, come l’uso di indumenti protettivi<br />
durante il trattamento che può aggiungere<br />
un ulteriore ostacolo alla comunicazione;<br />
a prova di ciò si riporta uno studio in cui è<br />
stato individuato ripetutamente questo<br />
commento “mi ha fatto sentire come fossi<br />
sporco, impuro vedendo i medici e gli infermieri<br />
che entrano nella stanza indossando<br />
grembiuli, camici e toccandomi con<br />
i guanti”. Madeo(2001)<br />
È evidente che non siano le infezioni a<br />
provocare stigmatizzazione , ma gli atteggiamenti<br />
degli operatori sanitari e il modo<br />
in cui il tutto viene gestito. La mancanza di<br />
attenzione da parte <strong>del</strong> personale infermieristico<br />
viene identificato come un problema<br />
nella letteratura. 11<br />
Secondo alcuni studi il contatto degli<br />
operatori sanitari con i pazienti isolati è circa<br />
la meta di quello con i pazienti non isolati<br />
, e il tempo passato con i pazienti isolati<br />
è <strong>del</strong> 22% in meno. 12<br />
La mancanza di contatto visivo tra la<br />
persona e l’infermiere è vista come una<br />
barriera per la cura e come unico metodo<br />
per attirare l’attenzione <strong>del</strong>l’infermieri divenne<br />
il campanello. Infatti un’ attesa troppo<br />
lungo alla risposta di chiamata fa sentire<br />
i pazienti trascurati, arrabbiati , ansiosi<br />
tanto che si possono avere implicazioni<br />
negative per la loro salute fisica. 13<br />
In risposta a ciò, pur comprendendo, gli<br />
infermieri tendonio a ridurre il contatto a<br />
causa <strong>del</strong>la mancanza di competenze nel<br />
trattare con i bisogni psicologici. 14<br />
Da questa premessa, l’abilità, richiesta<br />
dal nurse, consiste nel creare un clima assistenziale<br />
che consenta al paziente di<br />
esprimere il suo problema e le emozioni<br />
ad esso correlate, attraverso il colloquio.<br />
Valutare la capacità e le alterazioni <strong>del</strong>la<br />
comunicazione <strong>del</strong>l’assistito e nei confronti<br />
<strong>del</strong>l’assistito è una <strong>del</strong>le priorità nel rapporto<br />
infermiere-paziente.<br />
Con l’apporto <strong>del</strong>la PNL (Programmazione<br />
Neuro Linguistica ) si crea un “rapport”,<br />
che intende creare una relazione di<br />
simpatia, empatia, accordo, affinità, concordanza,<br />
cooperazione. Essere d’accordo<br />
o allineato-verbalmente, non verbalmente<br />
o in entrambi i modi-con un’altra<br />
persona, oppure avere una certa somiglianza<br />
con lui o lei, allora significa essere<br />
in uno stato di rapport con quella persona.<br />
15<br />
E’ importante che gli infermieri imparino<br />
a ricalcare i pazienti. “ ricalcare” un paziente<br />
ha il significato di “andargli incontro”<br />
nel punto in cui lui si trova, riproducendo<br />
parzialmente, durante l’interazione ,<br />
i suoi schemi di comunicazione, le sue<br />
convinzioni e la sua esperienza sia fisica<br />
che mentale.<br />
E’ stato osservato infatti che le persone<br />
capaci di comunicare tra loro a vari livelli<br />
tendendo spesso, inconsapevolmente, ad<br />
agire e a muoversi in maniera speculare. I<br />
loro rispettivi gesti, il tono di voce, il modo<br />
di parlare, le espressioni linguistiche , persino<br />
il ritmo e la profondità <strong>del</strong>la loro respirazione<br />
tendono ad assomigliarsi in termini<br />
di ampiezza, di altezza, di velocità, persino<br />
in alcuni casi a sincronizzarsi. 16 E’ un<br />
modo per stabilire fiducia con il paziente.<br />
Quando fai un’azione di rinforzo ad un’altra<br />
persona, in pratica le si sta dicendo:”<br />
Sono come te; oppure sei al sicuro oppure<br />
puoi fidarti di me.”<br />
Quando si è creato il rapport tra l’infermiere<br />
e il paziente , l’infermiere avrà una<br />
possibilità di persuaderlo a seguire il suo<br />
percorso terapeutico; ma prima di tentare<br />
di guidarlo sarebbe opportuno scoprire se<br />
si è davvero stabilito un rapport. Come verificarlo?<br />
Facendo un piccolo test in modo<br />
discreto sincronizzandosi con alcuni<br />
aspetti <strong>del</strong> linguaggio corporeo cambiando<br />
la postura e vedere se a questo punto<br />
il paziente ci segue. E’ molto probabile<br />
che anche il paziente segua e operi qualche<br />
riassestamento <strong>del</strong>la sua postura. Se<br />
tale reazione si verifica, in tal caso siamo in<br />
rapport con lui.<br />
Se vogliamo che la tecnica di ricalcolo<br />
funzioni dobbiamo ricordare che la tecnica<br />
usata deve essere “invisibile”, in caso contrario,<br />
otterremo l’effetto opposto a quello<br />
desiderato. Però a volte il ricalco potrebbe<br />
essere inefficace o poco efficace, in quel<br />
caso dobbiamo smettere di fare quello che<br />
si sta facendo e tentare con qualcos’altro.<br />
Se ricalcare significa fare una cosa di simile<br />
a quello che sta facendo l’altra persona,<br />
guidare significa fare qualcosa di diverso.<br />
Il primo passo per un’efficace comunicazione<br />
verbale consiste nel saper ascoltare,<br />
una funzione che ci permette di capire ciò<br />
che è stato detto. L“Ascolto attivo” ha origini<br />
rogersiane negli anni ’60. La capacità<br />
di ascoltare da parte <strong>del</strong>l’infermiere è molto<br />
importante per permettere di stabilire<br />
dei rapporti costruttivi con la persona assistita.<br />
Ascoltare attivamente il paziente significa,<br />
imparare a vedere, udire e sentire<br />
al suo stesso modo. In realtà questa è<br />
un’altra forma di ricalco, un altro modo per<br />
stabilire il rapport. L’insoddisfazione <strong>del</strong><br />
paziente per cattiva comunicazione ha un<br />
peso superiore all’insoddisfazione per le<br />
competenze tecniche. Altrettanto importante<br />
è la capacità di osservazione, ovvero<br />
il non limitarsi a dedicare attenzione alle<br />
parole <strong>del</strong> paziente, soffermandosi invece<br />
anche su tutti quegli elementi non verbali<br />
come gesti, sguardo, postura, mimica, che<br />
spesso conferiscono significato emotivo e<br />
intenzionale alle comunicazione.<br />
Per ciò che riguarda il paziente di medicina<br />
nucleare, altra frontiera di esperienza<br />
da “isolato”, subisce il ricovero in “stanze<br />
23 PAGINA<br />
protette” dedicate esclusivamente agli<br />
utenti che vi si sottopongono al trattamento<br />
peculiare che non consente di ricevere<br />
visite o di potersi allontanare dalla stanza<br />
di degenza. Grazie al sofisticato impianto<br />
di video comunicazione è possibile per il<br />
degente mantenere sempre un contatto<br />
vocale con gli operatori sanitari nel massimo<br />
<strong>del</strong>la sicurezza e <strong>del</strong> comfort. Per molte<br />
persone potrebbe essere insolito questa<br />
forma di segregazione e sapere di essere<br />
osservati in continuazione da una telecamera<br />
comporta un’influenza nel comportamento<br />
<strong>del</strong>la persona ricoverata, in<br />
quanto è un sostanziale vincolo alla libertà,<br />
che può estrinsecarsi anche solo in un<br />
condizionamento <strong>del</strong> comportamento <strong>del</strong>la<br />
persona inoltre parlare ad un citofono<br />
non è certamente il massimo come tipo di<br />
relazione interpersonale, ma è comprensibile<br />
nel contesto di medicina nucleare ed è<br />
comunque tranquillizzante percepire una<br />
persona dietro la voce. L’infermiere che<br />
opera in ambito di Medicina Nucleare deve<br />
avere formata la cultura <strong>del</strong>la medicina<br />
preventiva, per se stesso, ed ancora di più<br />
per intervenire in maniera appropriata nei<br />
confronti <strong>del</strong> paziente. Occorre sapere<br />
che, durante le prime 24 ore dalla somministrazione<br />
<strong>del</strong> radio farmaco , il tempo<br />
d’assistenza totale per turno va limitato allo<br />
stretto indispensabile cercando di non<br />
superare le 2 ore per turno e mantenendo<br />
per quanto possibile una distanza dal paziente<br />
uguale o superiore ai 50 cm. In queste<br />
condizioni l’esposizione al paziente<br />
comporta durante le prime 24 ore una dose<br />
di radiazioni per il lavoratore inferiore<br />
ad un mSv. Nelle successive 24 ore, a causa<br />
<strong>del</strong> decadimento radioattivo, il tempo<br />
d’assistenza per turno può essere raddoppiato.<br />
La permanenza, 4-5 giorni in reparto<br />
di degenza protetta (isolamento in una<br />
stanza schermata), anche se parzialmente<br />
mitigato da beni di comfort ( telefono, TV,<br />
bagno in camera) spesso crea, soprattutto<br />
in pazienti predisposti, uno stato ansiosodepressivo.<br />
In questo è fondamentale il<br />
ruolo <strong>del</strong> personale infermieristico che ha<br />
il compito di sostenere<br />
psicologicamente tali pazienti, consapevoli<br />
che dietro la porta schermata c’è sempre<br />
qualcuno a disposizione. Talune volte<br />
bastano poche parole d’incoraggiamento,<br />
nel momento in cui l’effetto <strong>del</strong>la solitudine<br />
prende il sopravvento, altre volte occorre<br />
intervenire con trattamenti farmacologici<br />
(ansiolitici). Inoltre, e non ultimo, un operatore<br />
sanitario informato può interagire positivamente<br />
con il risultato terapeutico .17<br />
Sottoporre un paziente a misure di isolamento<br />
presenta spesso alcuni svantaggi<br />
per il paziente, il personale sanitario, i visitatori<br />
e l’ospedale.<br />
L’isolamento protetto richiede attrezzature<br />
particolari e modificazioni ambientali.
24 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
La solitudine forzata priva il paziente <strong>del</strong>le<br />
normali relazioni sociali e può essere psicologicamente<br />
dannosa, specialmente per<br />
le persone che soffrono.<br />
Dal pensiero di alcuni ricercatori si evince<br />
che: a seconda <strong>del</strong>la legislazione specifica<br />
in diversi paesi, una sostanziale percentuale<br />
di pazienti trattati con la terapia<br />
radionuclide trascorre un tempo variabile<br />
in isolamento. La permanenza in reparto di<br />
degenza protetta (isolamento in una stanza<br />
schermata), la privazione di un partner<br />
più prezioso, i figli e altri membri <strong>del</strong>la famiglia<br />
per un tempo variabile può creare<br />
disagio e minaccia. 18<br />
Attualmente, non esiste una letteratura<br />
disponibile sull’impatto psicologico <strong>del</strong>la<br />
terapia radionuclide ma in uno studio prospettico,<br />
sono state valutate le variabili che<br />
sono coinvolte con l’insorgenza dei disturbi<br />
ansiosi durante l’isolamento e la terapia<br />
radionuclide. Sono stati presi in esame 48<br />
pazienti (esclusi pazienti con le malattie<br />
mentali), tra cui 24 maschi e 24 femmine ricoverati<br />
in isolamento di medicina nucleare<br />
.26 pazienti <strong>del</strong> gruppo erano affetti da<br />
malattia maligna, 22 pazienti avevano malattia<br />
benigna. L’ età media <strong>del</strong> gruppo era<br />
di 57,8 anni; tra cui uomini 64,2 anni, le<br />
donne 51,5 anni. Ogni paziente ha ricevuto<br />
chiare informazioni verbali e scritte sul<br />
suo stato di malattia e la procedura di trattamento<br />
compresa radio protezione.<br />
L’ingresso in stanza era accessibile solo<br />
al personale sanitario. La valutazione è<br />
stata effettuata attraverso l’utilizzo di questionari<br />
composti da 17 pagine di autovalutazione<br />
per misurare l’ansia, l’umore, la<br />
personalità e il coping.<br />
L’ansia è caratterizzata da sentimenti<br />
pervasivi e sgradevoli di tensione e terrore<br />
in risposta ad un imminente pericolo, insicurezza<br />
o una situazione sconosciuta e<br />
minacciosa. E’ Stata usata scala Spielberger<br />
State and Trait Anxiety Inventory (STAI)<br />
per valutare i livelli di ansia di stato STAI-1<br />
definito come un transitorio stato di emozione<br />
momentanea che deriva da stress<br />
che fluttua nel tempo ; STAI-2 ansia di tratto<br />
si riferisce alla predisposizione <strong>del</strong>le<br />
persone a reagire con ansia quando si pone<br />
una situazione stressante. I livelli di disperazione<br />
e depressione sono stati valutati<br />
con Beck Hopelessness Scale (BHS) e<br />
Beck Depression Inventory (BDI). Tutti<br />
questionari sono stati compilati a mezzogiorno<br />
<strong>del</strong> primo giorno di isolamento, per<br />
evitare possibile variazioni emotive.<br />
L’ analisi statistica è stata effettuata utilizzando<br />
il Pacchetto Statistica per le scienze<br />
sociali (SPSS) i dati che sono scaturiti evidenziano<br />
che né il sesso, l’età, la lunghezza<br />
<strong>del</strong> periodo di isolamento (tre o sei giorni)<br />
, il tipo di malattia (se benigna o maligna<br />
) e il livello di istruzione non hanno avuto effetto<br />
significativo sulla differenza di ansia<br />
mostrata dai pazienti ma che il livello di ansia<br />
durante il ricovero dipende direttamente<br />
dal fatto che il paziente stesso sia ansioso<br />
di natura o meno. Per verificare una possibile<br />
correlazione con i pazienti sottoposti<br />
ad un regime di isolamento infettivo sono<br />
stati presi in esame alcuni articoli.<br />
Alcuni studi hanno dimostrato che l’ isolamento<br />
per lungo periodo per le malattie<br />
infettive comporta effetti negativi come ansia<br />
e depressione. In questo articolo sono<br />
stati studiati i livelli di ansia , depressione e<br />
qualità <strong>del</strong>la vita nei pazienti esposti a breve<br />
termine di isolamento. La ricerca è stata<br />
svolta in un ospedale universitario nel<br />
centro di Utrecht (Olanda) in uno studio<br />
trasversale di corte, confrontando due<br />
gruppi di pazienti: un gruppo di 42 pazienti<br />
posti in isolamento per la prevenzione di<br />
infezioni e l’ altro gruppo di 84 pazienti di<br />
controllo sono stati ammessi nello stesso<br />
reparto ma senza nessun metodo di isolamento.<br />
19<br />
I Pazienti partecipanti erano maggiorenni<br />
ricoverati per un minimo di 24 ore fino a<br />
massimo 48 ore in una stanza singola.<br />
Confrontando i dati di due gruppi di pazienti<br />
che avevano condizioni mediche simili,<br />
ricoverati nello stesso momento e trattati<br />
dagli stessi operatori sanitari. I dati che<br />
sono stati raccolti erano riguardanti: dati<br />
demografici, etnia, educazione ricevuta,<br />
comorbidità, ragione di ammissione e<br />
l’isolamento, numero di ricoveri nell’ anno<br />
precedente allo studio. I sintomi di ansia e<br />
depressione sono stati valutati in entrambi<br />
i gruppi di pazienti utilizzando la versione<br />
olandese <strong>del</strong>la Hospital Anxiety and Depression<br />
Scale convalidata e la scala VAS<br />
EQ-5D per ottenere il risultato quantitativo<br />
giudicato dai pazienti . EQ VAS registrava<br />
le risposte riguardanti le qualità <strong>del</strong>lo stato<br />
di cura da “0”- peggior stato di cura a<br />
“100”- miglior stato di cura. Il questionario<br />
che era composto da 14 domande relative<br />
a sintomi di ansia e depressione aveva un<br />
punteggio attribuito a ciascun elemento e<br />
la somma dei punteggi viene interpretato<br />
come : normale 0-7, borderline 8-10, disturbo<br />
psichiatrico maggiore 11. E’ stato<br />
dato ai pazienti un questionario chiamato<br />
“questionario valutazione di isolamento”<br />
dove tramite una scala analogica visiva<br />
(VAS) i pazienti potevano valutare la loro<br />
esperienza con le misure di isolamento, da<br />
“100”-molto positivo, “0”- molto negativo<br />
dovevano poi scegliere tra 7 coppie di aggettivi<br />
da associare al trattamento di isolamento.<br />
Il questionario infine conteneva 10<br />
domande riguardanti la percezione <strong>del</strong> pazienti<br />
<strong>del</strong>la qualità <strong>del</strong>le cure e <strong>del</strong> contatto<br />
con il personale scegliendo tra 3 risposte<br />
: positivo, negativo, neutrale.<br />
I pazienti che erano stati in isolamento<br />
per 48 ore avevano più alti punteggi VAS<br />
rispetto a quelli isolati per 24 ore. La lun-<br />
ghezza <strong>del</strong> soggiorno in ’ospedale (24 ore<br />
contro 48 ore o minore di 1 settimana contro<br />
maggiore di1 settimana) non hanno<br />
mostrato livelli differenti tra HADS e EQ<br />
VAS in entrambi i gruppi di pazienti. Nessuna<br />
associazione tra l’essere in isolamento,<br />
età, sesso, livello di istruzione, reparto<br />
di ammissione la durata <strong>del</strong> ricovero in<br />
ospedale può essere dimostrata. Tutti pazienti<br />
isolati hanno risposto al questionario<br />
con una valutazione media di 62,5 sulla<br />
VAS. La maggior parte dei pazienti presentava<br />
associazioni positive con le misure di<br />
controllo <strong>del</strong>le infezioni. Il 95% ha dichiarato<br />
di essere informato sulle misure di trattamento,<br />
il 47% ha dichiarato di avere ricevuto<br />
le informazioni scritte. Il 93% dei pazienti<br />
pensa che l’isolamento debba terminare<br />
entro 14 giorni e il 64% dei pazienti<br />
isolati pensano che isolamento dovrebbe<br />
durare per un massimo di 3 giorni.<br />
In studi precedenti usando strumenti<br />
convalidati psicometrici su sintomi di ansia,<br />
depressione, bassa stima e basso<br />
senso di controllo si sono verificati più frequentemente<br />
in pazienti isolati rispetto a<br />
pazienti ricoverati normalmente. In altri<br />
studi le alterazioni negative <strong>del</strong> carattere e<br />
ansia si sono presentate maggiormente<br />
dopo una settimana di isolamento.<br />
Questo studio invece denota come l’isolamento<br />
breve non abbia comportato importanti<br />
alterazioni <strong>del</strong> carattere e stati di<br />
ansia come invece accade nel pazienti isolati<br />
per lungi periodi di tempo. E’ altresì<br />
emerso che i pazienti hanno avuto un atteggiamento<br />
positivo nei confronti <strong>del</strong>l’<br />
isolamento per la prevenzione <strong>del</strong>l’infezione,<br />
e come per le studi di Gasink, hanno<br />
percepito l’ isolamento come un miglioramento<br />
<strong>del</strong>le cure mediche ricevute.<br />
A rinforzo di questo pensiero, è stata fatta<br />
una revisione sistematica <strong>del</strong>la letteratura<br />
per determinare se esistono o no effetti<br />
collaterali fisici e psicologici che possano<br />
essere associati all’isolamento <strong>del</strong> paziente.<br />
La ricerca è stata fatta sulla banca dati<br />
di Medline e CINAHL, le parole chiave utilizzate<br />
per la ricerca erano: “isolamento”,<br />
“effetti avversi”, “impatto psicologico”, “sicurezza”.<br />
Gli autori <strong>del</strong>la revisione hanno<br />
preso in esame 40 studi a partire dal 1966<br />
fino al 2009 che comprendevano sia bambini<br />
che adulti. Gli studi erano inclusi quando<br />
i pazienti ricoverati venivano sottoposti<br />
a misure di isolamento per un’indicazione<br />
medica o se si erano presentati eventuali<br />
problemi legati all’isolamento. Di questi 40<br />
studi 16 hanno risposto ai criteri imposti<br />
dagli autori, il resto sono stati esclusi in<br />
quanto: non vi era alcuna valutazione clinica<br />
in questione, il motivo specifico o il tipo<br />
di isolamento non era specificato, o non vi<br />
erano problemi dei pazienti documentati .<br />
La selezione finale era composta da 16<br />
articoli che contemplava i criteri di revisio-
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
ne. Nei 15 studi inclusi vi erano 7 studi caso-controllo,<br />
7 studi prospettivi e 1 studio<br />
retrospettivo. Di questi 15 studi sono stati<br />
esclusi quelli effettuati sui bambini. 20<br />
La maggior parte ha avuto campioni di<br />
piccole dimensioni, di cui il più piccolo era<br />
di 19 pazienti, il più grande studio comprendeva<br />
un totale di 234 pazienti in reparti<br />
generali di medicina, chirurgia, terapia<br />
intensiva, reparto di malattie infettive, reparto<br />
di riabilitazione per isolamento infettivo.<br />
Sette di questi hanno utilizzato una scala<br />
standardizzata di punteggio per valutare<br />
l’impatto psicologico <strong>del</strong>l’isolamento.<br />
Questi includevano: Hamilton Ansia/Depression<br />
rating Scale (HAM-D e HAM-A),<br />
Hospital Anxiety and Depression Scale<br />
(HADS),Self-Esteem Scale (SES),Beck Inventory<br />
Depression (BOI), State Anxiety Inventory(STAI),Profile<br />
of Mood States<br />
(POMS), Barthel Index, Geriatric Depression<br />
Scale(GDS).<br />
Due hanno sviluppato il proprio questionario<br />
, tre hanno utilizzato osservazione diretta<br />
e gli ultimi due l’intervista. Alcuni hanno<br />
impiegato uno o più di questi metodi in<br />
combinazione. Gli out come per la maggior<br />
parte sono stati relativi all’impatto <strong>del</strong>l’<br />
isolamento <strong>del</strong> paziente, il benessere<br />
mentale, la soddisfazione, la sicurezza e il<br />
tempo trascorso dagli operatori sanitari<br />
nella cura diretta.<br />
Tra gli studi che si sono concentrati sull’impatto<br />
psicologico <strong>del</strong>l’ isolamento la<br />
maggioranza ha dimostrato un impatto negativo<br />
sulla psicologia e sul comportamento<br />
<strong>del</strong> paziente infatti si sono registrati<br />
punteggi alti per la depressione, l’ansia, la<br />
rabbia, l’ ostilità, la paura e la solitudine.<br />
Lo studio caso-controllo di Catalano et<br />
al. mostra che i punteggi HADS dei pazienti<br />
in isolamento aumentano in proporzione<br />
alla durata <strong>del</strong>la loro permanenza da<br />
7,25 a 8,83 rispetto ai controlli.<br />
Lo studio caso-controllo di Gammon<br />
mostra che i pazienti al 7° giorno di isolamento<br />
hanno avuto anche più alti punteggi<br />
medi per ansia 12,75 vs 8,15, depressione<br />
12,45 vs 7,3, riduzione di autostima<br />
14,35 vs 16,1 rispetto ai controlli.<br />
Lo studio prospettivo di Tarzi et al. dimostra<br />
che i pazienti in isolamento hanno mostrato<br />
tassi significativamente più elevati di<br />
depressione (P minore 0,01) e ansia (P minore<br />
0,02) rispetto ai non isolati.<br />
Al contrario, Kennedy e Hamilton nello<br />
studio prospettivo non hanno trovato alcuna<br />
differenza statisticamente significativa<br />
in termini di depressione e ansia tra pazienti<br />
isolati e non isolati, ma hanno trovato<br />
più alti punteggi di rabbia e ostilità 12,4<br />
vs 4,9 (P=0,037) nei pazienti isolati.<br />
Lo studio prospettivo di Newton et al.<br />
eseguito su un totale di 19 pazienti mostra<br />
che 7 pazienti si sentivano isolati e si la-<br />
mentava per la mancanza di attenzione da<br />
parte <strong>del</strong> personale infermieristico, invece<br />
10 pazienti hanno espresso un impatto positivo<br />
riguardo l’ isolamento grazie anche a<br />
maggiore libertà e privacy.<br />
Lo studio caso-controllo di Kirkland e<br />
Weinstein dimostra che gli operatori sanitari<br />
sono entrati circa due volte meno nella<br />
stanza dei pazienti in isolamento, rispetto<br />
ai non isolati, con ingresso in camera<br />
media/h di 3,9 vs 7,9 (P=0.06). Le visite<br />
sono state la meta nei pazienti isolati rispetto<br />
ai controlli 2,1 vs 4,2 (P=0,03),<br />
mentre non c’era differenza nella durata<br />
<strong>del</strong>la visita.<br />
Lo studio di Gasink et al. valuta la soddisfazione<br />
dei pazienti utilizzando il CAHPS.<br />
Tra una corte di 86 pazienti, <strong>del</strong>la quale<br />
metà erano isolati, non hanno trovato alcuna<br />
differenza statistica fra le risposte dei<br />
pazienti in isolamento e dei pazienti non in<br />
isolamento per quanto riguarda le cure<br />
ospedaliere. Dei 39 pazienti in isolamento,<br />
solo 3 (7,7%) ritengono che l’isolamento<br />
peggiori la loro cura mentre 24 pazienti<br />
(61,5%) ritiene che sia un miglioramento.<br />
La maggior parte degli studi in questa revisione<br />
sistematica ha rilevato che nonostante<br />
l’isolamento sia un aspetto importante<br />
e consolidato <strong>del</strong> controllo <strong>del</strong>le infezione<br />
il processo fisico di isolamento ha un<br />
impatto negativo sullo stato d’animo dei<br />
pazienti inclusi i tassi più elevati di depressione,<br />
ansia, paura e ostilità. Alcuni autori<br />
hanno suggerito che la preparazione di<br />
questi pazienti emotivamente, prima <strong>del</strong>l’isolamento,<br />
può aiutare a diminuire l’ansia.<br />
Nello stesso modo, una buona comunicazione<br />
e l’educazione dei pazienti per<br />
quanto riguarda l’isolamento può essere<br />
utile e può aiutare i pazienti a capire meglio<br />
la necessità e può ridurre l’ansia e l’ angoscia.<br />
Sebbene gli studi abbiano dimostrato<br />
che l’isolamento <strong>del</strong> paziente possa influire<br />
negativamente sul benessere psicologico<br />
è necessario valutare anche la sicurezza<br />
<strong>del</strong> paziente, la soddisfazione, la cura.<br />
L’isolamento è un metodo stabilito per il<br />
controllo <strong>del</strong>le infezioni. I pazienti sono curati<br />
da soli in camere singole con servizi<br />
privati. Le camere singole sono anche preferibili<br />
per i pazienti che chiedono privacy<br />
e isolamento. 21<br />
Nel ultimi anni il numero di camere singole<br />
negli ospedali sono aumentate. Nel<br />
2009 è stato stimato che oltre il 28% degli<br />
ospedali nazionali avevano letti in camere<br />
singole(National Nursing Research Unit<br />
2009). La predisposizione di reparti di isolamento<br />
dedicati invece è rara. L’evidenza<br />
<strong>del</strong>l’ efficacia di isolamento è stata contestata<br />
ma è generalmente raccomandata<br />
per la cura dei pazienti con infezioni trasmissibili<br />
o per quelli vulnerabili alle infezioni.<br />
Negli ospedali <strong>del</strong>la Gran Bretagna si è<br />
25 PAGINA<br />
verificata una mancata corrispondenza tra<br />
la disponibilità di servizi di isolamento e il<br />
numero di pazienti che li richiedono. Ci sono<br />
sicuramente vantaggi per i pazienti in<br />
camere singole che includono: privacy, dignità,<br />
meno disturbo degli altri pazienti,<br />
maggior controllo <strong>del</strong>le visite e <strong>del</strong>l’ ambiente<br />
tuttavia potenziali svantaggi includono<br />
una riduzione negli standard di cura<br />
e maggior rischi. Mettere i pazienti in isolamento<br />
può avere effetti negativi potrebbe<br />
inibire la cura, ostacolare la riabilitazione e<br />
aumentare la durata <strong>del</strong>la degenza.<br />
Gli studi hanno concluso che il personale<br />
ha meno probabilità di entrare o esaminare<br />
i pazienti in isolamento.<br />
L’isolamento durante il ricovero può anche<br />
avere effetti psicologici e in studi precedenti<br />
è stato paragonato ad una pena<br />
detentiva che può far aumentare rabbia,<br />
depressione e ansia. 22<br />
Pazienti invece con lievi sintomi che necessitano<br />
di poche cure possono lamentare<br />
noia e solitudine (Maunder et al,2003).<br />
Da considerare anche il costo elevato di<br />
gestione dei pazienti in camere singole,<br />
verificando un costo maggiore <strong>del</strong>l’ 85% rispetto<br />
alle cure classiche. (Conterno et al,<br />
2007).<br />
L’originale strumento di priorità di isolamento<br />
fu sviluppato attraverso un semplice<br />
sistema di punteggi basato su fattori<br />
che potevano influenzare la trasmissione<br />
ai quali veniva assegnato un punteggio e<br />
in base al punteggio totale veniva assegnata<br />
la priorità di isolamento che era divisa<br />
in alta, media e bassa priorità. Rao e<br />
Jeanes nel 1999.<br />
Dieci anni dopo un nuovo strumento di<br />
definizione <strong>del</strong>le priorità è stato sviluppato<br />
dal personale di un ospedale universitario<br />
di Londra. Lo strumento è stato sviluppato<br />
e verificato per circa 6 mesi ed è stato adattato<br />
per migliorare la facilità d’uso. Comprende<br />
una guida breve con istruzioni chiare<br />
<strong>del</strong> tipo di isolamento che i pazienti necessitano.<br />
Il peso dei punteggi è stato cambiato<br />
per riflettere il reale ritorno <strong>del</strong> bisogno<br />
di isolamento per poter gestire meglio<br />
le priorità di isolamento. Il nuovo strumento<br />
è stato testato dagli studenti per confrontare<br />
l’adeguatezza <strong>del</strong>le assegnazioni e ha dimostrato<br />
che la prevalenza <strong>del</strong>le priorità assegnate<br />
era in linea con il sistema di punteggio.<br />
Tuttavia è stata aggiunta una guida<br />
breve che consiste in un elenco <strong>del</strong>le più<br />
comuni condizioni e infezioni <strong>del</strong>le quali dà<br />
la categoria di isolamento , divise in bassomedio-alto<br />
rischio, e una guida specifica<br />
per la durata <strong>del</strong>l’isolamento.<br />
Attualmente è in uso e a disposizione di<br />
tutti gli staff tramite intranet. Si prevede<br />
che con il tempo potrebbe essere fatta una<br />
registrazione elettronica in tempo reale<br />
che farebbe parte <strong>del</strong>le registrazioni <strong>del</strong><br />
paziente.
26 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
In conclusione l’uso <strong>del</strong>l’ isolamento per<br />
il controllo <strong>del</strong>le infezioni è ben stabilito<br />
ma potrebbe essere limitato dalla disponibilità<br />
di camere singole quindi l’uso di un<br />
strumento pragmatico di priorità di isolamento<br />
basato sul rischio può razionalizzare<br />
e ottimizzare le risorse disponibili per<br />
migliorare la qualità <strong>del</strong>le cure.<br />
Centrata sul paziente la comunicazione<br />
è una componente fondamentale di cura e<br />
assistenza in quanto facilita lo sviluppo di<br />
un rapporto positivo tra infermiere e paziente<br />
che, insieme ad altri fattori organizzativi,<br />
fornisce i risultati di una assistenza<br />
infermieristica di qualità.<br />
L’infermieri sono spesso descritti in letteratura<br />
come poveri comunicatori, tuttavia,<br />
pochissimi studi hanno esaminato le<br />
esperienze dei pazienti sulla comunicazione<br />
infermiere-paziente.<br />
In un altro studio il risultato era volto a<br />
capire cosa accade di fatto e le esperienze<br />
relative espressi dai pazienti sulla comunicazione<br />
infermiere-paziente.<br />
I dati sono stati raccolti utilizzando le interviste<br />
strutturate che erano dei nastri registrati<br />
<strong>del</strong>la durata circa 30 min. L’ Analisi<br />
dei dati è un processo di riflessione e i risultati<br />
sono stati presentati attraverso la<br />
descrizione e l’interpretazione di temi e<br />
sottotemi, questi erano: “mancanza di comunicazione”,<br />
“partecipazione”, “empatia”<br />
e “l’infermiere amichevole”. 23<br />
La dimensione <strong>del</strong> campione era di 8<br />
pazienti tra i quali vi erano 5 femmine e 3<br />
maschi di età compresa tra 20 e 70 anni e<br />
che erano stati ricoverati in un ospedale di<br />
insegnamento generale nella Repubblica<br />
d’ Irlanda per un minimo di 4 giorni. Ciò significa<br />
che ogni partecipante avrebbe comunicato<br />
regolarmente con gli infermieri<br />
durante la degenza. Ai partecipanti è stato<br />
chiesto di raccontare le proprie esperienze<br />
su come gli infermieri hanno comunicato<br />
singolarmente con loro durante il ricovero.<br />
Lo scopo <strong>del</strong>lo studio era di esplorare e<br />
produrre dichiarazioni relative alle esperienze<br />
dei pazienti sulla comunicazione infermiere-paziente.<br />
Quattro temi principali relativi ad aspetti<br />
di comunicazione infermieristica sono<br />
emerse dall’analisi:<br />
1.”Mancanza di comunicazione”. I partecipanti<br />
di questo studio hanno riferito che<br />
gli infermieri non hanno fornito informazioni<br />
sufficienti e molti hanno espresso che<br />
erano più interessati ai loro compiti che<br />
non al parlare con loro. Inoltre, tutti i partecipanti<br />
hanno dichiarato che non era una<br />
colpa loro in quanto troppo oberati. Questo<br />
tema verrà discusso in due sotto-temi :<br />
comunicazione centrata sul paziente e comunicazione<br />
centrata sui compiti.<br />
2. Partecipazione. Il comportamento di<br />
assistenza infermieristica è descritto come<br />
la dimostrazione fisica di accessibilità e la<br />
disponibilità degli infermieri nel capire i pazienti<br />
attraverso l’uso di comunicazione<br />
non verbale . I partecipanti di questo studio<br />
non riferiscono direttamente al tipo di assistenza<br />
ricevuta ma descrivono i comportamenti<br />
degli infermieri valutandoli specificamente.<br />
Questi comportamenti saranno discussi<br />
in sotto-temi “Dare il tempo ed essere<br />
li” e “Comunicazione aperta e onesta”.<br />
3. L’empatia. Definita come la capacità<br />
di percepire e ragione, nonché la capacità<br />
di comunicare la comprensione dei sentimenti<br />
<strong>del</strong>l’altra persona e dei loro significati<br />
annessi.<br />
Sebbene i partecipanti a questo studio<br />
non si riferiscono direttamente al termine<br />
empatia, si riferivano spesso a molti dei<br />
comportamenti che formano la base <strong>del</strong>la<br />
comunicazione empatica. Sembra importante<br />
per i partecipanti che gli infermieri<br />
comunichino la loro comprensione per la<br />
situazione <strong>del</strong> paziente. Non si aspettavano<br />
che l’infermiere fosse capace di guarire<br />
tutto, ma che alleviasse la loro ansia e i<br />
sentimenti incerti.<br />
In conclusione l’utilizzo di una comunicazione<br />
incentrata sul paziente e un approccio<br />
personale che crei empatia tra pazienti<br />
e infermieri è essenziale per la qualità<br />
<strong>del</strong>le cure. Ciò implica che la mancanza<br />
di personale o l’essere troppo occupati<br />
non può essere usata come scusa per la<br />
scarsa comunicazione tra infermieri e pazienti.<br />
A livello universitario e post laurea l’<br />
istruzione in materia di comunicazione<br />
centrata sul paziente dovrebbe concentrarsi<br />
sul far riflettere criticamente gli infermieri<br />
sul modo di comunicare con i pazienti<br />
, questo contribuirebbe a sviluppare<br />
il loro senso di consapevolezza di sé e aumentare<br />
la loro capacità di comunicazione<br />
empatica garantendo l’erogazione di un<br />
migliore servizio di cure.<br />
Ci sono pochi dati sulla soddisfazione dei<br />
pazienti e sulla percezione <strong>del</strong> ricovero di<br />
pazienti in isolamento. Un’indagine trasversale<br />
è stata eseguita in reparti di medicina<br />
e chirurgia presso l’ospedale <strong>del</strong>l’università<br />
di Pennsylvania, in un centro di cura terziario.<br />
Le indicazione per l’isolamento includevano<br />
l’infezione pregressa o in corso con<br />
organismi resistenti ai farmaci e i pazienti<br />
per essere compresi nello studio dovevano<br />
avere trascorso almeno 3 giorni consecutivi<br />
in isolamento, sono stati presi in considerazione<br />
anche i pazienti non isolati. 24<br />
La valutazione è stata fatta utilizzando<br />
CAHPS Hospital Survey Chartbook, è una<br />
forma di questionario standardizzata che<br />
registra le informazioni sulla esperienze<br />
dei pazienti adulti con le cure ospedaliere.<br />
Questo questionario in genere viene compilato<br />
entro 48 ore dopo la dimissione ma<br />
in questo studio i pazienti sono stati intervistati<br />
durante il ricovero per massimizzare<br />
la partecipazione e ridurre al minimo le ri-<br />
sposte non rilevanti. Un intervistatore ha<br />
fatto fare il questionario in modo verbale ai<br />
quei pazienti che non erano in grado di rispondere<br />
in maniera scritta ma in modo<br />
verbale si. A questo sono state anche aggiunte<br />
<strong>del</strong>le domande per capire la percezione<br />
e la comprensione <strong>del</strong>l’ isolamento.<br />
Gli autori hanno preso in considerazione<br />
86 pazienti tra i quali 43 sono pazienti isolati<br />
e 43 pazienti non isolati . Dei 43 pazienti<br />
isolati, 26(60%) erano stati isolati nel corso<br />
di un ricovero precedente.<br />
Su una scala da “0” (peggior possibile)<br />
a “10” (migliore) i pazienti non isolati hanno<br />
dato all’ ospedale un punteggio di 8,<br />
(range interquartile,7-10); quelli isolati un<br />
punteggio di 9 (range interquartile, 8-10).<br />
Tuttavia, in multivariata analisi, non vi era<br />
alcuna differenza statisticamente significativa<br />
tra le risposte date dai due tipi di pazienti.<br />
I casi di pazienti isolati generalmente<br />
hanno risposto meno favorevolmente per<br />
le domande riguardanti le loro esperienze<br />
di ricovero ospedaliero rispetto a quelli<br />
non isolati, anche se la differenza ha raggiunto<br />
la significatività statistica per solo 2<br />
domande. Tuttavia, in una analisi multivariata,<br />
statisticamente significativa, non è<br />
stata trovata associazione tra il fatto di essere<br />
in isolamento e la risposta “di solito”<br />
o “sempre” a qualsiasi domanda.<br />
Dei 43 pazienti isolati, 35(81,4%) hanno<br />
riferito che avrebbe “probabilmente” o “sicuramente”<br />
consigliato l’ospedale ad un<br />
amico, rispetto a 40(95,2%) <strong>del</strong>lo stesso<br />
numero di campione di non isolati. Anche<br />
in questo caso, l’analisi multivariata non<br />
ha mostrato alcuna differenza statisticamente<br />
significativa.<br />
Dei 43 pazienti isolati,39 (91%) hanno risposto<br />
alle domande supplementari . Di<br />
questi 39, solo 18 (46,2) hanno riferito che<br />
la logica e le procedure per l’isolamento<br />
sono stati adeguatamente spiegati e 11<br />
(28,2%) non ritenevano necessario l’utilizzo<br />
di guanti e camici da parte degli infermieri.<br />
Dei 26 pazienti che sono stati isolati<br />
in precedenza, 13 (50%) hanno riferito che<br />
l’isolamento è stato adeguatamente spiegato,<br />
e 7 (26,9%) erano a conoscenza <strong>del</strong>le<br />
procedure correte.<br />
Dopo le opportune procedure che sono<br />
state spiegate ai pazienti isolati la maggioranza<br />
dei pazienti isolati [36 (92,3%)] hanno<br />
riferito che gli infermieri solitamente<br />
usavano guanti e camici.<br />
La maggior parte dei pazienti isolati [37<br />
(94,9%)] hanno risposto che l’isolamento<br />
è stato usato per il bene degli altri, 15<br />
(38,5%) hanno risposto che l’isolamento<br />
ha portato benefici solo agli altri, mentre<br />
22 (56,4%) ritengono che l’isolamento abbia<br />
beneficiato agli altri e a loro stessi, 2<br />
(5,1%) hanno risposto che l’isolamento ha<br />
prodotto beneficio solo per loro.
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
Avendo utilizzato un questionario validato<br />
sulla soddisfazione <strong>del</strong> paziente e l’analisi<br />
multivariata gli autori di questo studio<br />
non hanno trovato alcuna differenza statisticamente<br />
significativa, tra i pazienti isolati<br />
e quelli non isolati, riguardante la cura e<br />
il ricovero. Anche se i pazienti hanno dimostrato<br />
un’istruzione inadeguata per<br />
quanto riguarda la logica e le procedure<br />
<strong>del</strong>l’isolamento la maggior parte di essi<br />
pensa che l’isolamento sia benefico e migliori<br />
le cure.<br />
Studi precedenti avevano mostrato che i<br />
pazienti isolati hanno meno contatto e attenzione<br />
da parte degli operatori sanitari,<br />
hanno subito eventi avversi e hanno manifestato<br />
più carenze nei processi di cura rispetto<br />
ai pazienti non isolati. Conseguenze<br />
sui pazienti isolati come cambiamenti di<br />
umore , di psiche e di soddisfazione sono<br />
stati segnalati come inadeguati. Però è anche<br />
vero che i precedenti studi sulla soddisfazione<br />
<strong>del</strong> paziente erano basati su<br />
piccoli campioni e usavano inadeguati<br />
controlli di campionamento, tuttavia il presente<br />
studio non ha trovato significative<br />
differenze statistiche tra le risposte dei pazienti<br />
isolati e quelli non isolati.<br />
Secondo quanto analizzato in questo<br />
studio i pazienti isolati non percepiscono il<br />
loro ricovero come esperienza inferiore , rispetto<br />
ai pazienti non isolati, e non sono<br />
meno soddisfatti <strong>del</strong>le loro cure ma spesso<br />
percepiscono l’isolamento come un miglioramento<br />
dei servizi di cura.<br />
In conclusione:<br />
L’infermiere è la figura <strong>del</strong>l’equipe che<br />
vede quotidianamente l’ammalato, che entra<br />
in relazione con lui cercando di rispondere<br />
a tutti i suoi bisogni, cercando di captare<br />
ogni modificazione attraverso l’osservazione<br />
e l’ascolto non solo <strong>del</strong>le parole,<br />
ma anche dei gesti, <strong>del</strong>le espressioni e dei<br />
silenzi. L’infermiere rappresenta per il malato<br />
una importante figura di riferimento<br />
perché è la persona che sta accanto a lui<br />
per più lungo tempo e più direttamente, vede<br />
la sua sofferenza di giorno e di notte.<br />
L’operatore sanitario attiverà quindi una<br />
comunicazione che farà parte di una relazione<br />
per rincanalare tutte quelle risorse<br />
personali <strong>del</strong> soggetto che non sono più<br />
sufficienti per affrontare adeguatamente<br />
una circostanza critica come potrebbe essere<br />
quella <strong>del</strong>la “malattia nell’isolamento”.<br />
Per cui senza rinnegare il mo<strong>del</strong>lo biomedico,<br />
occorre coniugare l’esperienza<br />
<strong>del</strong> paziente riferita all’illness con l’espe-<br />
Gli autori<br />
* Infermiera<br />
** Responsabile rientamento, addestramento e<br />
inserimento personale servizi assistenziali,<br />
Istituto clinico Humanitas, Rozzano (MI)<br />
rienza <strong>del</strong> professionista rispetto al disease<br />
integrando le competenze tecnico-professionali<br />
con le competenze etiche.<br />
Non possiamo pertanto non porre il giusto<br />
accento sulle parole che il paziente<br />
sceglie per esprimere pensieri, emozioni e<br />
sensazioni.<br />
Se il degente vive una condizione emotiva<br />
difficile, è importante che nella relazione<br />
ci sia un rifermento esplicito nel quale<br />
possa riferire e descrivere senza remore<br />
ciò che sta provando per attribuire oltre al<br />
significato, anche il nome.<br />
Entrare in contatto con le emozioni <strong>del</strong><br />
paziente è uno dei momenti essenziali <strong>del</strong><br />
bibliografia<br />
27 PAGINA<br />
processo di costruzione <strong>del</strong>la relazione<br />
con lui.<br />
Il timore di perdersi e di “caricarsi” nel<br />
racconto che può avere le forme più svariate,<br />
dalla semplice preoccupazione, alla<br />
tensione, all’ansia possono indurre l’infermiere<br />
a non creare le condizioni utili per<br />
mettere l’utente a suo agio.<br />
Ciascuno di noi reagisce in modo diverso<br />
alla malattia e all’eventuale ospedalizzazione;<br />
si possono individuare alcuni fattori-personali,<br />
legati alla natura <strong>del</strong>la malattia,<br />
legati al contesto sociale che, interagendo<br />
tra loro, incidono su numerosi processi<br />
psicologici.<br />
1. Bacchini MG. Il significato <strong>del</strong>le discipline umanistiche nella relazione d’aiuto. Roma,<br />
Società Editrice Universo, 2009.<br />
2. Rossi N. Psicologia clinica per le professioni sanitarie. Bologna, il Mulino, 2004. pag.<br />
125<br />
3. Oldman T. Isolated cases. Nursing Times 1998;94(11):67-70.<br />
4. Madeo M. The psychological impact of isolation. Nursing Times 2003;99(7):54-5.<br />
5. Cava M et al., The experience of quarantine for individuals affected by SARS in Toronto.<br />
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6. Laliotis G. Anxiety and depression in hospitalized patients in resistant organism isolation.<br />
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7. Hawryluck L. et al., SARS control and psychological effects of quarantine,<br />
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8. Madeo M. Understanding the MRSA experience. Nursing Times 2001;97(30):36-39.<br />
9. Oldman T. Isolated cases. Nursing Times 1998;94(11):67-70.<br />
10. Madeo M. Understanding the MRSA experience. Nursing Time 2001;97(30):36-39.<br />
11. Newton J., et al. Patients’ perceptions of methicillin-resistant staphylococcus aureus<br />
and source isolation: a qualitative analysis of source isolated patients. Journal of Hospital<br />
Infection 2001;48(4):275-280.<br />
12. Morgan D., et al. Adverse outcomes associated with contact precautions: a review of<br />
the literature. American Journal of Infection Control 2009;37(2):85-93.<br />
13. Knowles H. The experience of infectious patients in isolation. Nursing Times<br />
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14. Esiodo. Testo greco a fronte. Apollodoro “Biblioteca”, Carroci,2010,p.57-58.<br />
15. Roberti A., Belotti C., Caterino L. Comunicazione medico-paziente. Bergamo, Alessio<br />
Roberti Editore Srl., 2006, pag. 103.<br />
16. Santoro LR., La Salandra P., Celletti E. La Medicina Nucleare: trattamento dei pazienti<br />
con carcinomi tiroidei e paliazione <strong>del</strong> dolore da metastasi ossee. Scienza e Management.L’infermiere7/2003,<br />
pag.16.<br />
17. Brans B., Van Den Eynde F., Audenaert K. et al. Depression and anxiety during isolation<br />
and radionuclide therapy. Nucl Med Commun. 2003; 24(8); 881-6.<br />
18. Wassenberg M.W.M., Severs D., Bonter M.J.M. Psychological impact of short-term<br />
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19. Abad C., Fearday A., Safdar N. Adverse effects of isolation in hospitalised patients:<br />
a systematic review. Journal of Hospital Infection 2010;76(2);97-102.<br />
20. Jeanes A., Macrae B., Ashby J. Isolation prioritization tool: revision, adaptation and<br />
application. British Journal of Nursing 2011; 20(9);540-4.<br />
21. Maunder R., Hunter J., Vincent L., et al. The immediate psychological and occupational<br />
impact of the 2003 SARS outbreak in a teaching hospital 2003;CMAJ<br />
168(10):1245-51.<br />
22. McCabe C. Nurse-patient communication: an exploration of patients’ experiences .<br />
Journal of Clinical Nursing 2004; 13(1);41-49..<br />
23. Crowe M. The nurse-patient relationship: a consideration of its discursive context.<br />
Journal of Advanced Nursing 2000;31:962-967.<br />
24. Bongiorno A., Malizia S. Comunicare la diagnosi grave. Il medico, il paziente e la sua<br />
famiglia. Roma,Carocci Faber 1°edizione 2002.<br />
http://www.ipasvi.it/archivio_news/download/314_1302198187_553.pdf
28 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
* Silvia Giudici<br />
rIAssunto<br />
Nell’ottica <strong>del</strong> Nursing Transculturale,<br />
per poter erogare un’assistenza efficace,<br />
la professione infermieristica dovrebbe<br />
approfondire le tematiche legate<br />
ai soggetti stranieri immigrati nel nostro<br />
Paese, considerando come punti deboli<br />
e al contempo forti <strong>del</strong> processo assistenziale<br />
diversi elementi, tra cui quelli<br />
etnico-culturali, relazionali, valoriali, giuridici<br />
ed organizzativo-strutturali di ogni<br />
specifica cultura. L’operatore sanitario<br />
deve essere in grado non solo di interagire<br />
con il paziente, ma anche con i familiari<br />
per evitare l’isolamento <strong>del</strong> soggetto<br />
malato, rischio frequente <strong>del</strong>le nostre<br />
istituzioni sanitarie. E’ chiaro che<br />
non si possono conoscere tutte le culture.<br />
Il mediatore linguistico-culturale rappresenta<br />
una risorsa indispensabile<br />
perché diventa il facilitatore <strong>del</strong>la comunicazione<br />
e <strong>del</strong>l’interazione terapeutica.<br />
Ma qual è il modo migliore per conoscere<br />
a fondo l’altro? La “sete” di conoscenza<br />
mi ha portato ad incontrare di<br />
persona i mediatori, ad intervistarli e ad<br />
ascoltare la loro storia: una esperienza<br />
che mi ha arricchito molto non solo professionalmente,<br />
ma anche spiritualmente.<br />
Non posso che ringraziare le persone<br />
che hanno permesso tutto ciò, Naima,<br />
Manjula, Luis e Mariglena. A loro il<br />
mio augurio più sincero e cioè quello di<br />
mantenere vivo l’entusiasmo che dimostrano<br />
in tutto quello che fanno.<br />
Incontro con i mediatori<br />
linguistico-culturali:<br />
le interviste, strumento<br />
per conoscere l’altro<br />
nAIMA MouHACHIM, mediatrice linguistico-culturale<br />
arabofona marocchina,<br />
Progetto Con-tatto, Coop. sociale<br />
onlus. Il sistema sanitario in Marocco non<br />
ha ancora subito radicali cambiamenti<br />
malgrado gli sforzi <strong>del</strong> giovane re Moham-<br />
AbstrACt<br />
As part of Transcultural Nursing, in order<br />
to <strong>del</strong>iver effective care, the nursing<br />
profession should have detailed information<br />
on subjects foreign immigrants<br />
in our country, considering how both<br />
strong and weak points of the care<br />
process several elements, including<br />
those of ethnic-cultural, relational, values,<br />
legal and organizational-structural<br />
elements of each specific culture. The<br />
healthcare provider must be able not<br />
only to interact with the patient, but also<br />
with family members to avoid the isolation<br />
of the sick person, frequently risk<br />
our health institutions. It’ clear that one<br />
can’t know all the cultures. The linguistic-cultural<br />
mediator is an indispensable<br />
resource that it becomes the facilitator<br />
of communication and the therapeutic<br />
interaction. But what is the best way to<br />
get to know each other? The “thirst” for<br />
knowledge led me to personally meet<br />
the mediators, to interview them and<br />
hear their story: an experience that has<br />
enriched me a lot not only professionally<br />
but also spiritually.<br />
med VI che si è dato da fare per portare<br />
<strong>del</strong>le migliorie. Purtroppo qui, come in tanti<br />
Paesi in via di sviluppo, c’è molta corruzione,<br />
una vera e proprio piaga per chi vive<br />
in Marocco. Questo problema è presente<br />
in tutti i settori ed è molto radicato anche<br />
negli ospedali. In teoria, le cure mediche<br />
offerte dal sistema sanitario pubblico<br />
dovrebbe essere gratuite e accessibili a<br />
tutti, ma in realtà ciò non avviene.<br />
Premetto che, ciò che leggerete, non è<br />
la regola. Non tutte le persone sono corrotte,<br />
ma molto spesso sì. Per ricevere attenzioni<br />
si paga tutto e tutti “sotto banco”:<br />
il medico, l’infermiere, il necessario per un<br />
intervento chirurgico, i farmaci. In più ti devi<br />
portare da casa tutti gli effetti letterecci<br />
perché l’ospedale pubblico non fornisce<br />
nulla, se non il letto. Bisogna pagare anche<br />
gli addetti alle pulizie altrimenti ti lasciano<br />
la camera di degenza sporca. Nel<br />
pubblico non è possibile effettuare una visita<br />
o un intervento urgente se non corrispondendo<br />
al medico una cospicua “parcella-mancia”.<br />
Allora ti si aprono le porte;<br />
allora l’impossibile diventa possibile! Così<br />
salti l’attesa, salti la fila a discapito di chi<br />
da tempo attende il suo turno. Ma tu hai<br />
pagato e sei quindi un privilegiato! Inizia<br />
una vera e propria fase trattativa col chirurgo:<br />
insieme a lui si decide la cifra che devi<br />
pagare perché tu venga operato (in realtà<br />
non dovresti pagare nulla). Oppure puoi<br />
mostrare un certificato attestante la mancanza<br />
di disponibilità economiche necessarie<br />
per affrontare le spese di ricovero,<br />
ma non riceverai una buona assistenza.<br />
Allora fai la fila, attendi mesi prima di ricevere,<br />
se vogliamo chiamarle così, cure. E<br />
se sei grave, allora puoi morire! Coloro<br />
che non possono pagare le prestazioni sanitarie<br />
sono a volte costretti ad autocurarsi<br />
a domicilio, come meglio possono e con<br />
rimedi naturali.<br />
Nel privato la situazione non cambia<br />
molto. Bisogna sapere dove rivolgersi. Vai<br />
dove ti fidi di più, perché quel medico ha<br />
<strong>del</strong>le buone referenze, altrimenti rischi di<br />
imbatterti in un approfittatore che ti opera<br />
anche se non esiste la necessità, solo per<br />
soldi.
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
Paghi anche l’ambulanza che chiami per<br />
un’emergenza. Ma non paghi l’uscita macchina<br />
o la prestazione perché previste, ma<br />
il conducente corrotto, altrimenti non ti viene<br />
a soccorrere.<br />
La medicina tradizionale viene tramandata<br />
da generazione in generazione ed è<br />
essenzialmente caratterizzata da elementi<br />
presenti in natura. Ad esempio si usa l’origano<br />
per trattare problemi addominali; la<br />
buccia di melograno, seccata e macinata,<br />
mischiata al miele, per il mal di stomaco;<br />
l’uovo con zenzero e succo di limone per la<br />
tosse; la canna da zucchero, vaporizzata e<br />
respirata sotto forma di aerosol, per il mal<br />
di testa; fette di limone sulle tempie e acqua<br />
di rose sulla testa per la febbre; l’aglio<br />
e l’olio di oliva, bolliti insieme al miele, per<br />
combattere il dolore, da assumere la sera<br />
prima di coricarsi; una miscela di lavanda,<br />
olio di oliva, miele e un pizzico d’aglio, per<br />
curare il catarro dei neonati; sciacqui al cavo<br />
orale con foglie di oliva e sale, bolliti in<br />
acqua, per risolvere le aftee; cumino nero<br />
con miele d’origano, o miele d’arancio, da<br />
somministrarsi a digiuno (secondo la tradizione<br />
marocchina quest’ultimo trattamento<br />
curerebbe il cancro poiché il preparato<br />
produce diarrea e/o vomito e quindi l’eliminazione<br />
<strong>del</strong>le cellule tumorali).<br />
Solo quando il malato si aggrava, allora<br />
si ricorre alla medicina moderna.<br />
La maggior parte dei marocchini in Italia,<br />
come pure un numero considerevole di<br />
stranieri nord africani, provengono dalla<br />
campagna. Sono poco propensi all’apertura<br />
interculturale e alla conoscenza <strong>del</strong>l’altro.<br />
Questa “chiusura” non è presente<br />
solo negli immigrati di prima generazione,<br />
ma anche in quelli di seconda generazione<br />
che fanno fatica a socializzare. Il problema<br />
è riscontrabile già a partire dall’infanzia<br />
a causa <strong>del</strong> processo educativo impartito<br />
al bimbo dai genitori, a loro volta introversi.<br />
Lo stesso vale per l’isolamento<br />
<strong>del</strong>la donna che, in procinto di partorire, ricorre<br />
per la prima volta a cure mediche<br />
senza mai aver eseguito un controllo durante<br />
i mesi di gravidanza. Difficilmente si<br />
confidano con la mediatrice culturale, e se<br />
lo fanno chiedono alla stessa di non riferire<br />
determinati dettagli (importanti) al ginecologo<br />
di turno. A volte preferiscono partorire<br />
in casa malgrado l’opera di persuasione<br />
condotta dagli operatori. Non conosco-<br />
no la data d’arrivo <strong>del</strong>le mestruazioni, e se<br />
queste non sopraggiungono, allora vuol<br />
dire che molto probabilmente avranno un<br />
figlio.<br />
In Marocco la donna in stato di gravidanza<br />
è molto considerata. Tutti le sono vicini.<br />
Parenti, conoscenti ed amici le offrono<br />
<strong>del</strong> cibo preparato in casa. Questa attenzione<br />
ed altruismo è dettato dal Corano:<br />
la donna incinta è fragile e quindi deve<br />
essere aiutata. Questo avviene anche se<br />
non esistono normalmente rapporti quotidiani<br />
di vicinato. Non è lasciata da sola<br />
neppure dopo il parto, quando la madre e<br />
le altre donne l’aiutano nell’accudimento e<br />
nella crescita <strong>del</strong> neonato e nel prepararle<br />
piatti calorici con l’obiettivo di favorire, seconda<br />
la tradizione, la produzione <strong>del</strong> latte<br />
materno.<br />
In Italia la realtà è ben diversa poiché a<br />
volte non si conosce nemmeno l’inquilino<br />
<strong>del</strong>la porta accanto. Quindi la situazione si<br />
fa dura perché la donna immigrata non riceve<br />
attenzioni da nessuno, nemmeno dal<br />
marito, occupato tutto il giorno a lavorare.<br />
Sola anche in ospedale, dove si dovrà accontentare<br />
di un pasto da lei ritenuto scarso<br />
o di una dieta restrittiva.<br />
Nell’Islam l’interesse per la guarigione<br />
espressa dal Corano e negli hadith (narrazioni<br />
riguardanti il Profeta Maometto e gli<br />
aspetti <strong>del</strong>la vita sociale e religiosa) costituisce<br />
una parte importante <strong>del</strong>la rivelazione.<br />
Per considerare l’eziologia <strong>del</strong>la malattia<br />
bisogna fare riferimento ad un principio<br />
<strong>del</strong>l’Islam: la volontà di Dio è la risposta a<br />
tutte le domande umane. Da Dio dipende<br />
il benessere ed il malessere <strong>del</strong>l’umanità.<br />
E’ Lui che guarisce il malato, fa morire le<br />
persone e le fa vivere di nuovo. Ma la vita<br />
non è solo sofferenza, è anche gioia. L’immagine<br />
che il musulmano ha <strong>del</strong>la vita è<br />
ottimista; per mezzo <strong>del</strong> culto, all’uomo<br />
viene offerta la possibilità di stringere amicizia<br />
con Dio. Con l’animo reso più forte<br />
da questo rapporto di fiducia, diviene più<br />
semplice dominare la vita ed è più facile<br />
sopportare il dolore. La malattia ha importanti<br />
funzioni spirituali: purificazione (punizione<br />
per i peccati), meritorietà (ricompensa<br />
positiva).<br />
L’atteggiamento <strong>del</strong> malato musulmano<br />
può essere contraddistinto da una rassegnata<br />
accettazione <strong>del</strong> suo destino, oppure<br />
da una paura celata perché potrebbe indicare<br />
una mancanza di fiducia nel giudizio<br />
e nella misericordia di Dio.<br />
Ogni comportamento si svolge in armonia<br />
con i dettami <strong>del</strong>la religione. Un buon<br />
musulmano infatti rispetta le osservanze<br />
che la religione gli impone. Ad esempio il<br />
Corano dice che bisogna aiutare le persone<br />
soprattutto nel momento <strong>del</strong> bisogno.<br />
Di conseguenza la vicinanza al paziente<br />
ospedalizzato da parte <strong>del</strong>la parentela, degli<br />
amici e conoscenti è forte. Egli non viene<br />
mai lasciato in solitudine. Anche i fami-<br />
29 PAGINA<br />
liari più lontani devono andare a trovarlo.<br />
Non visitare un malato significa essere disonesti<br />
nei suoi confronti.<br />
In Marocco non esistono gli hospice. I<br />
malati terminali vengono curati a domicilio.<br />
Quando la persona si aggrava, allora viene<br />
portata in ospedale. Come già detto, il<br />
musulmano ha una grande fede in Dio e<br />
spera sempre nella guarigione (fin che c’è<br />
respiro e attività cardiaca c’è vita). E’ Dio<br />
che decide la” fine” e non il medico. Molti<br />
si offendono quando un operatore sanitario,<br />
nella fase terminale di vita di un malato,<br />
invitano i parenti ad uscire dalla camera<br />
di degenza perché “il paziente sta<br />
morendo e non c’è più nulla da fare”.<br />
La salma può essere toccata e gestita<br />
solo da un musulmano. In ospedale l’operatore<br />
sanitario deve conoscere questa regola.<br />
Quindi si limiterà a rimuovere gli accessi<br />
invasivi dal corpo <strong>del</strong> defunto, mentre<br />
la ricomposizione e vestizione <strong>del</strong> morto<br />
sarà di competenza dei familiari. Tutto<br />
decade se la persona non ha parenti a seguito.<br />
Se muore una donna, sarà una donna<br />
a rendersi carico <strong>del</strong>la procedura, se a<br />
morire è un uomo, sarà l’uomo ad occuparsene.<br />
Se nemmeno questo è possibile,<br />
allora sarà l’uomo o la donna più anziana<br />
ad effettuare il rito indipendentemente dal<br />
sesso <strong>del</strong> defunto, coprendo preventivamente<br />
le parti intime.<br />
Si ricordano infine alcuni divieti che un<br />
musulmano praticante deve osservare: il<br />
divieto di assumere alcolici e di mangiare<br />
carne di maiale.<br />
MAnJuLA GIMHAnI bAnDArA, mediatrice<br />
linguistico-culturale cingalese,<br />
sri Lanka, Progetto Con-tatto, Coop.<br />
sociale onlus. In Sri Lanka la prevalenza<br />
<strong>del</strong>la popolazione è buddhista. Esistono<br />
poi gli induisti e minoranze di musulmani e<br />
cristiani. In Sri Lanka, denominata anche<br />
“isola risplendente” o “lacrima <strong>del</strong>l’India”,<br />
vivono in armonia due etnie: i cingalesi e i<br />
tamil, riappacificati dopo quasi trent’anni<br />
di guerra civile (attentati e rivendicazioni),<br />
grazie alla mediazione posta in essere dal<br />
nuovo governo. Questa manovra ha portato<br />
benefici e migliorie in tutti i settori, anche<br />
a livello sanitario. Tuttavia, malgrado questi<br />
enormi sforzi, negli ospedali pubblici per-
30 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
mangono <strong>del</strong>le carenze, soprattutto la forza<br />
lavoro per l’insufficiente numero di medici.<br />
Solo ultimamente si assiste al rimpatrio<br />
di questi professionisti che, dopo la loro<br />
esperienza all’estero, preferiscono operare<br />
in strutture ospedaliere private. Qui,<br />
però, la maggior parte <strong>del</strong>le prestazioni si<br />
paga in anticipo mediante bonifico. Non<br />
esiste un’assicurazione sanitaria. Per lo<br />
meno questi medici hanno maturato ottime<br />
abilità; inoltre sono molto attive le collaborazioni<br />
professionali tra medici <strong>del</strong>l’India e<br />
medici <strong>del</strong>lo Sri Lanka e grazie a questa sinergia<br />
si erogano prestazioni curative ed<br />
assistenziali di qualità. Nel pubblico invece<br />
c’è corruzione (non tanto tra il personale<br />
medico, quanto paramedico ed ausiliario).<br />
Tuttavia, la gente preferisce rivolgersi in<br />
ospedali che erogano la medicina ayurvedica<br />
poiché in questo Paese vale la regola<br />
che “prevenire è meglio che curare”. In antichità<br />
anche le malattie gravi venivano<br />
trattate con la medicina tradizionale. Si<br />
preferisce il trattamento ayurvedico anche<br />
per altri motivi: il primo è di ordine economico<br />
(la medicina moderna è troppo costosa;<br />
il secondo è di tipo organizzativo<br />
(per molte persone è improbabile raggiungere<br />
le grandi città non avendo la macchina);<br />
il terzo è di ordine pratico (le sostanze<br />
sono di facile reperibilità e le bevande possono<br />
essere preparate in casa su indicazione<br />
<strong>del</strong> medico prescrittore).<br />
Il termine “ayurveda” deriva da “ayu” che<br />
significa vita o longevità e “veda” che significa<br />
scienza. Per la medicina ayurvedica<br />
esiste una connessione con le leggi naturali:<br />
universo e essere umano sono governati<br />
dalle stesse leggi fisiche, pertanto<br />
solo la Natura può essere fonte di ispirazione<br />
per una reale conoscenza di noi<br />
stessi e, insieme, di fonte di sanazione<br />
profonda. Di conseguenza tutti i rimedi utilizzati<br />
sono naturali. Inoltre la salute <strong>del</strong>l’uomo<br />
dipende dalla salute di mente e<br />
anima in equilibrio tra loro. Quando questo<br />
benessere manca, la medicina ayurvedica<br />
interviene per riportare l’equilibrio fisico,<br />
psichico e spirituale.<br />
La medicina ayurvedica può essere considerata<br />
una forma di medicina preventiva.<br />
Si utilizza sin da piccoli quando le mamme,<br />
al posto <strong>del</strong> latte e biscotti, somministrano<br />
ai loro figli bevande a base di erbe<br />
allo scopo di farli crescere sani. Una influenza,<br />
un mal di stomaco, un mal di testa,<br />
vengono curati con le erbe, piante e<br />
fiori. La medicina ayurvedica è anche una<br />
forma di medicina cosmetica visto che viene<br />
usata per accentuare bellezza e forma<br />
fisica. Non difficili da trovare le farmacie<br />
ayurvediche, dove i dipendenti sono<br />
esperti conoscitori di proprietà e rimedi<br />
derivanti dalle piante mediche.<br />
Focalizzeremo l’attenzione sul buddhismo,<br />
essendo Manjula buddhista.<br />
Nel suo Paese i figli ricevono molte atten-<br />
zioni dalla famiglia, in particolare le femmine<br />
e questo lo si può notare in ogni occasione<br />
<strong>del</strong> processo di vita. Il passaggio tra<br />
infanzia e adolescenza ad esempio viene<br />
festeggiato con quella che si chiama “festa<br />
<strong>del</strong>la signorina”, un momento <strong>del</strong>icato per<br />
la ragazza che subisce cambiamenti fisici.<br />
Una festa molto importante che si svolge<br />
con riti puramente tradizionali.<br />
Tutto ruota intorno all’astrologia: l’esistenza,<br />
la quotidianità, le decisioni che si<br />
fanno in vita. A partire dalle scelte <strong>del</strong> Presidente,<br />
all’inaugurazione di una casa, tutto<br />
viene dettato da ciò che dicono gli astri<br />
e le stelle.<br />
Data <strong>del</strong>la festa <strong>del</strong>la signorina, orario e<br />
colore <strong>del</strong>l’abito, vengono decisi dall’astrologo<br />
in funzione a segno zodiacale<br />
<strong>del</strong>la ragazza, scelto a sua volta, alla nascita,<br />
in base all’orario <strong>del</strong> parto.<br />
Il giorno <strong>del</strong>la festa, la ragazza riceve vari<br />
trattamenti di bellezza tra cui una doccia<br />
con acqua, fiori ed erbe ayurvediche. Poi<br />
viene coperta da un telo bianco. Fiori bianchi<br />
e telo bianco sono simboli di purezza.<br />
Il colore dei fiori e il tipo di erbe utilizzate<br />
sono sempre scelte dall’astrologo.<br />
Questi trattamenti rendono la ragazza<br />
radiosa, rilassata e più bella.<br />
Per scacciare il malocchio si spacca una<br />
noce di cocco e l’albero <strong>del</strong> caucciù. Il liquido<br />
lattescente, che fuoriesce da entrambi<br />
è sinonimo di purezza (si usa anche<br />
far bollire il latte fuori dalla pentola per simboleggiare<br />
la prosperità).<br />
La ragazza riceverà dei regali anche costosi<br />
che andranno a far parte <strong>del</strong>la sua<br />
dote.<br />
Se in passato il matrimonio era combinato<br />
ed avveniva solo se sussisteva compatibilità<br />
dei segni zodiacali, ora ci si sposa<br />
perché c’è affinità di coppia e perché<br />
ragazzo e ragazza si amano. Se in antichità<br />
il matrimonio durava sette giorni, oggi<br />
viene festeggiato in due giorni distinti.<br />
L’astrologo studia la compatibilità dei segni<br />
zodiacali <strong>del</strong>la futura coppia e decide<br />
giorno ed orario <strong>del</strong> matrimonio.<br />
Il primo giorno di matrimonio viene festeggiato<br />
a casa <strong>del</strong>la famiglia <strong>del</strong>la sposa<br />
(oggi la tendenza è quella di farlo al di fuori<br />
dalle mura domestiche, in grandi strutture<br />
o alberghi). La ragazza indossa l’abito<br />
bianco. Avrà un orario per salire sull’altare,<br />
un orario per scendere dall’altare, un orario<br />
per indossare il velo, sempre in funzione<br />
ai dettami <strong>del</strong>l’astrologo. Prima <strong>del</strong>lo<br />
scambio <strong>del</strong>le fedi, un rito tradizionale è<br />
quello di legare i mignoli degli sposi con<br />
un filo bianco o d’oro per simboleggiare<br />
l’unione (sull’altare lo sposo regala alla<br />
sposa una collana d’oro in simbolo <strong>del</strong><br />
suo amore eterno e il sari rosso da indossare<br />
il secondo giorno <strong>del</strong>la cerimonia). Lo<br />
sposo poi dona alla suocera il sari, tradizionale<br />
indumento femminile costituito da<br />
una larga fascia di stoffa, la cui lunghezza<br />
può variare da quattro a nove metri. Il sari<br />
simboleggia il latte materno e il passaggio,<br />
o meglio trasferimento, <strong>del</strong>la sposa nella<br />
casa <strong>del</strong> marito.<br />
Dopo la cerimonia, la sposa può cambiarsi<br />
d’abito. Inizia la luna di miele. Dopo<br />
la prima notte di nozze, i parenti verificano<br />
la verginità <strong>del</strong>la ragazza controllando le<br />
condizioni <strong>del</strong>l’abito (solo simbolicamente).<br />
In passato, se al controllo <strong>del</strong> vestito<br />
non vi era alcun segno chiarificatore (macchie<br />
di sangue), erano guai per la sposa.<br />
Terminata la luna di miele, si celebra il<br />
secondo giorno di nozze. Questa volta la<br />
cerimonia si svolge a casa dei familiari <strong>del</strong>lo<br />
sposo. La ragazza indossa il sari rosso<br />
regalato dallo sposo che simboleggia la<br />
perdita <strong>del</strong>la verginità. Tutti partecipano<br />
ancora al rito.<br />
Durante la gravidanza, la donna si trasferisce<br />
di nuovo presso la propria famiglia<br />
e ritorna ad essere al centro <strong>del</strong>l’attenzione.<br />
Tutti le sono vicini per renderle il<br />
meno pesante possibile la gestazione.<br />
Tende a mangiare di tutto e abbondantemente<br />
perché, secondo la tradizione indiana,<br />
bisogna mangiare per due: lei e nascituro.<br />
Si crede molto alle “voglie”. Così, familiari,<br />
conoscenti ed amici, preparano cibo<br />
in relazione alle sue esigenze e richieste.<br />
Rispetto alla cultura araba, il marito si interessa<br />
di più alla moglie incinta e partecipa<br />
con moderazione alla gestione <strong>del</strong> figlio<br />
appena nato, anche se non con la<br />
stessa assiduità <strong>del</strong>la nonna e <strong>del</strong>le altre<br />
donne di famiglia.<br />
Il nome <strong>del</strong> bimbo è deciso dai genitori<br />
dopo la nascita, e comunque dopo avere<br />
consultato l’astrologo che fisserà segno<br />
zodiacale ed iniziali <strong>del</strong> nome in funzione<br />
a data e orario di nascita.<br />
Questo vuol dire che, se una donna partorisce<br />
all’estero, i genitori dovranno decidere<br />
su due piedi il nome da dare al proprio<br />
figlio, avendo il Paese ospitante altre<br />
regole e dovendo rispondere alle normative<br />
<strong>del</strong> sistema sanitario vigente. Dando dei<br />
nomi casuali, il rischio è che in futuro i genitori<br />
si pentano, sentendosi in colpa e <strong>del</strong>usi<br />
per la scelta fatta.<br />
Credendo al malocchio, il bebè viene<br />
protetto da talismani. Ad esempio, alla nascita,<br />
si mette al collo <strong>del</strong> bambino una
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
collanina con un ciondolo d’oro, oppure si<br />
pone sulla sua fronte una “macchia nera”<br />
che ha lo scopo di rimuovere l’attenzione<br />
dal viso <strong>del</strong>l’infante.<br />
Quando una persona si ammala, i familiari<br />
interpellano un astrologo poiché si<br />
crede fermamente che la vita sia influenzata<br />
dall’astrologia e dalla costellazione.<br />
Per augurare al malato una pronta guarigione,<br />
i familiari vanno al tempio e pregano<br />
per la sua anima. Tutto si svolge di fronte<br />
ad un albero che viene purificato con<br />
<strong>del</strong>l’acqua. E’ abitudine dei monaci buddhisti<br />
donare un braccialetto di filo bianco<br />
(simbolo di prosperità) che è considerato<br />
di buon auspicio per la guarigione <strong>del</strong> sofferente.<br />
Egli lo indossa al polso per tutta la<br />
durata <strong>del</strong>la malattia.<br />
In India e in Sri Lanka non esiste la cultura<br />
<strong>del</strong> ricovero nelle case di riposo. Si tende<br />
a curare gli anziani in casa. Infatti, per la<br />
concezione indiana, l’allontanamento dei<br />
vecchi è visto come un atto ignobile, un<br />
torto. Se ciò avviene, è solo perché costui<br />
non ha parenti che lo possono accudire.<br />
Lo stesso vale per i neonati che vengono<br />
cresciuti direttamente dalla mamma e dalla<br />
nonna evitando così l’asilo nido.<br />
Quando una persona muore, la salma<br />
viene sottoposta a procedura conservativa.<br />
La bara viene lasciata aperta e tutte le<br />
persone che lo conoscono, a turno, rimangono<br />
al suo capezzale. In quei giorni i familiari<br />
<strong>del</strong> defunto ricevono tanta solidarietà<br />
da parte di parenti ed amici: visite, cibo,<br />
e molte altre attenzioni. Coloro che partecipano<br />
al funerale devono indossare rigorosamente<br />
abiti bianchi (anche per andare<br />
ai tempi buddhisti bisogna vestirsi di bianco).<br />
Il defunto può indossare sia un abito<br />
moderno che un abito tradizionale. Ciò dipende<br />
dal desiderio espresso in vita o dal<br />
volere dei familiari (ad es. una giovane<br />
sposa può indossare l’abito bianco <strong>del</strong><br />
suo matrimonio).<br />
Non esiste alcuna proibizione dettata<br />
dalla religione sulla gestione <strong>del</strong>la salma<br />
da parte di operatori sanitari appartenenti<br />
ad un credo diverso (l’eccezione esiste se<br />
l’indiano cingalese è musulmano).<br />
Se la persona muore all’estero, si tende<br />
a far rimpatriare il feretro il prima possibile<br />
per l’espletamento <strong>del</strong> funerale e di una dignitosa<br />
sepoltura o cremazione.<br />
Credendo nella reincarnazione, al settimo<br />
giorno, a tre mesi, e a un anno dal funerale,<br />
parenti ed amici si riuniscono per<br />
commemorare il defunto. Successivamente,<br />
ogni anno, il giorno <strong>del</strong> funerale si commemora<br />
attraverso le preghiere dei monaci<br />
buddhisti che vengono direttamente a<br />
casa. Tutte occasioni per meditare sulla<br />
propria vita e sulle azioni compiute, per liberarsi<br />
dai pensieri cattivi e dai peccati<br />
commessi. Allora si fa beneficienza, si da<br />
cibo ai senza tetto e si dona il necessario<br />
ai bisognosi.<br />
LuIs AGuIrre ZereGA, mediatore<br />
linguistico-culturale cileno, Progetto<br />
Con-tatto, Coop. sociale onlus. Dal<br />
punto di vista demografico la sottile striscia<br />
<strong>del</strong> Cile, che occupa il lato sinistro<br />
<strong>del</strong>l’affusolata estremità <strong>del</strong> Sud America,<br />
è relativamente omogenea. Oltre alla popolazione<br />
di origine europea spagnola e<br />
non spagnola, vi sono molte mescolanze<br />
tra popoli di origine diversa: esiste il creolo,<br />
il meticcio, il mulatto, lo zambo. Poi ci<br />
sono le etnie, riconosciute finalmente tali<br />
nel 1993 grazie alla Legge “indigena” n.<br />
19.253 che ha permesso loro di promuovere<br />
lo sviluppo integrale <strong>del</strong>la comunità e<br />
favorire la partecipazione alla vita nazionale,<br />
e alla Dichiarazione Onu sui “diritti dei<br />
popoli indigeni” (2007). In Cile si trovano i<br />
Mapuche, gli Aymara, i Rapa Nui o Pascuense,<br />
gli Atacameños, i Quechua, i Kolla,<br />
i Diaguitas, i Kawashkar o Alacalufes, gli<br />
Yámanas o Yaganes.<br />
Dopo i giorni cupi, derivati dal sanguinoso<br />
colpo di stato <strong>del</strong> 1973, che videro morti,<br />
epurazioni, torture, esili imposti, negazione<br />
dei diritti, in Cile è tornata la democrazia.<br />
Dal marzo 2010 Sebastián Piñera,<br />
<strong>del</strong> Partito Renovación Nacional, è il nuovo<br />
presidente <strong>del</strong> Cile. Piñera si è impegnato<br />
ad essere il presidente di tutti, anche dei<br />
popoli indigeni, diffondendo un sistema<br />
politico basato sulla partecipazione attiva<br />
ed assicurando maggiori garanzie sociali.<br />
Il sistema sanitario in Cile è misto, con<br />
partecipazione pubblica e privata nelle assicurazioni,<br />
nei finanziamenti e nell’erogazione<br />
<strong>del</strong>le prestazioni mediche, anche se<br />
la tendenza futuristica è quella di privatizzare<br />
definitivamente il settore.<br />
Il sistema dovrebbe garantire una copertura<br />
universale senza distinzione tra ricchi<br />
e meno ricchi. In realtà il settore pubblico<br />
tende a favorire solo i più bisognosi e a trascurare<br />
la classe media. Questo divario è<br />
stato maggiormente sottolineato con la riforma<br />
sanitaria che ha concesso solo ai<br />
ricchi i programmi assicurativi più completi,<br />
mentre ai meno fortunati i pacchetti “minimi”<br />
che non coprono tutti i rischi e che rimangono<br />
a loro totale carico.<br />
Oggi la libera concorrenza privata garantisce<br />
agli utenti la qualità dei servizi sanitari<br />
ed è stata in grado di far barcollare il<br />
31 PAGINA<br />
monopolio statale. Essendoci però il principio<br />
<strong>del</strong>l’equivalenza tra premio pagato e<br />
rischio, se quest’ultimo oltrepassa il primo,<br />
non permette copertura, che si traduce in<br />
“assenza di spesa” da parte <strong>del</strong>l’ospedale<br />
poiché sarà l’utente a pagare il divario.<br />
Nel sistema sanitario pubblico c’è un’assicurazione<br />
sociale gestita dal FONASA<br />
(Fondo Nacional de Salud) finanziata in<br />
parte dall’erario e in parte dai versamenti<br />
degli affiliati (7% <strong>del</strong> reddito imponibile).<br />
Nel sistema sanitario privato esistono invece<br />
le compagnie di assicurazione ISAPRE<br />
(Instituciones de Salud Previsional) ed i<br />
“productores de salud privados” (ospedali,<br />
cliniche e professionisti indipendenti)<br />
che possono servire anche gli affiliati al sistema<br />
sanitario pubblico.<br />
Impiegati pubblici e lavoratori privati<br />
hanno l’obbligo di versare il 7% <strong>del</strong> loro<br />
reddito imponibile, potendo scegliere tra<br />
FONASA o una <strong>del</strong>le numerose ISAPRE.<br />
Il sistema sanitario pubblico, che serve il<br />
70% <strong>del</strong>la popolazione, offre infrastrutture<br />
inadeguate e in cattivo stato, con macchinari<br />
obsoleti, farmaci e risorse insufficienti,<br />
lunghe liste di attesa. Ma ciò non basta<br />
perché anche il privato, che da assistenza<br />
al 30% degli utenti, conta i suoi limiti: come<br />
già detto, non è un sistema equo riguardo<br />
l’accessibilità e i premi assicurativi,<br />
inoltre tende a lasciare scoperte le persone<br />
in caso di malattie catastrofiche.<br />
Esiste poi la medicina tradizionale che<br />
sin dall’antichità veniva usata per rafforzare<br />
l’equilibrio tra corpo, terra e natura.<br />
Una popolazione indigena che ancora<br />
oggi pratica queste conoscenze è la Mapuche<br />
che considera la malattia come<br />
espressione di un disordine che può essere<br />
causato da spiriti malefici, da cause naturali<br />
o dall’uomo; una sorta di squilibrio di<br />
tipo socio-psico-biologico-spirituale provocato<br />
dalla natura e/o dal soprannatura-
32 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
le. Il cosmo, secondo la concezione mapuche,<br />
è organizzato in una piattaforma<br />
quadrata con quattro angoli (i punti cardinali):<br />
Est e Sud rappresentano le forze <strong>del</strong><br />
Bene; mentre Nord e Ovest rappresentano<br />
le forze <strong>del</strong> male, cioè distruzione e morte.<br />
Secondo la visione cosmica dualistica mapuche,<br />
il Mapu è considerato il mondo reale<br />
in cui coesistono le forze <strong>del</strong> Bene e <strong>del</strong><br />
Male, polarità che tende all’unione, in una<br />
dinamica che è garanzia <strong>del</strong>l’equilibrio.<br />
Le cause naturali di malattia sarebbero il<br />
freddo, il caldo, la debolezza, la fame, la<br />
cattiva alimentazione, l’eccesso di lavoro e<br />
l’eccesso di cibo. Tra le cause soprannaturali<br />
invece: l’azione diretta di uno stregone o<br />
di uno spirito maligno (sia direttamente che<br />
indirettamente), gli oggetti di potere magico<br />
o maligni gettati vicino all’abitazione, l’incontro<br />
casuale con uno spirito cattivo e<br />
l’azione punitiva <strong>del</strong>le divinità mapuche.<br />
La prevenzione <strong>del</strong>le malattie avviene detenendo<br />
oggetti denominati “contra”, quali<br />
rami spinosi, oggetti taglienti, pungenti o<br />
contundenti; realizzando rogative e rituali<br />
diagnostici; ubbidendo a norme culturali e<br />
comportamentali, assumendo erbe medicinali.<br />
Per diagnosticare la malattia, il machi<br />
(medico mapuche con funzioni di guida<br />
spirituale), analizza l’urina e i vestiti <strong>del</strong> paziente.<br />
Con il sogno sciamanico, che si<br />
svolge in due sessioni, il machi aspetta l’arrivo<br />
di un messaggio onirico dal Wenu Mapu<br />
(Terra Alta), e, aiutandosi con il membranofono,<br />
entra in trance e scopre il male (cerimonia<br />
rituale chiamata Machitún).<br />
Generalmente la figura <strong>del</strong> machi è rappresentata<br />
da una donna, ma esistono anche<br />
machi uomini. Il machi, oltre ad essere<br />
una guida spirituale <strong>del</strong>la sua comunità, è<br />
anche custode <strong>del</strong> sapere e <strong>del</strong>la storia <strong>del</strong>la<br />
sua terra. Il machi sceglie una o due giovani<br />
donne <strong>del</strong> villaggio, meglio se ancora<br />
bambine, per insegnare loro tutti i suoi segreti.<br />
Questa formazione dura sino alla morte<br />
<strong>del</strong>l’insegnante. Insieme meditano, parlano,<br />
studiano. Ha poi il ruolo di consigliere:<br />
infatti il capo villaggio ascolta il suo parere<br />
prima di prendere decisioni, esattamente<br />
come si faceva in passato al momento di<br />
scelte importanti, come il trasferimento <strong>del</strong>la<br />
popolazione o l’entrata in guerra.<br />
Il governo, appoggiato da diverse organizzazioni<br />
internazionali, ha deciso di finanziare<br />
due milioni di dollari per circa 120<br />
progetti con l’intento di promuovere e sviluppare<br />
le pratiche sanitarie mapuche.<br />
Recentemente è stato sviluppato un Programma<br />
speciale per la salute <strong>del</strong> popolo<br />
indigeno che ha molti obiettivi tra cui: la<br />
costruzione partecipativa di un mo<strong>del</strong>lo<br />
sanitario con una visione interculturale; la<br />
partecipazione <strong>del</strong>le comunità indigene alla<br />
pianificazione ed esecuzione <strong>del</strong>le politiche<br />
sanitarie ad esse rivolte; lo sviluppo<br />
di strategie volte a garantire il rafforzamento<br />
e il rispetto <strong>del</strong>le cosmovisioni e <strong>del</strong>le<br />
culture specifiche dei popoli autoctoni;<br />
l’incorporazione alla rete dei servizi sanitari<br />
di un approccio interculturale, capace di<br />
orientare il suo operato verso le comunità<br />
autoctone e il loro ambiente; il riconoscimento,<br />
la protezione e promozione <strong>del</strong>le<br />
conoscenze e usanze ancestrali che riguardano<br />
la salute; la divulgazione tra gli<br />
operatori <strong>del</strong>la salute <strong>del</strong>la realtà mapuche;<br />
la generazione di programmi per la<br />
protezione <strong>del</strong>l’ambiente con la partecipazione<br />
dei popoli originari. Già realizzati alcuni<br />
step tra cui: spazi per il lavoro <strong>del</strong>le<br />
machi; spazi per la realizzazione <strong>del</strong> parto<br />
in posizione verticale, secondo i riti aymara<br />
e mapuche; azioni di promozione <strong>del</strong>la<br />
salute secondo la cosmovisione indigena,<br />
di rispetto <strong>del</strong>la terra (Pachamama) e di<br />
armonia tra gli esseri viventi; creazione di<br />
orti medicinali, di ospedali e di farmacie<br />
mapuche.<br />
Ne è un esempio l’ospedale interculturale<br />
Makewe, la cui gestione è affidata all’Asociación<br />
mapuche para la salud Maquewe-Pelale,<br />
che serve 20.000 abitanti<br />
dei comuni di Padre Las Casas, Temuco,<br />
Freire e Imperial, oppure il progetto Farmacie<br />
Mapuche Makelawen.<br />
Quest’ultimo mira all’applicazione <strong>del</strong>le<br />
conoscenze <strong>del</strong>l’erboristeria mapuche in<br />
beneficio di tutta la comunità, attuando<br />
una medicina complementare. I suoi dipendenti,<br />
per lo più mapuche, sono in grado<br />
di orientare i clienti nell’utilizzo dei prodotti<br />
più adatti alle loro sintomatologie. I<br />
prodotti sono elaborati dalle comunità mapuche,<br />
a base di erbe medicinali e altri<br />
prodotti naturali che vengono certificati da<br />
farmacisti autorizzati. In questo processo<br />
intervengono machi e medici allopati appartenenti<br />
a queste comunità.<br />
Qui di seguito alcuni dei prodotti usati.<br />
Foldo: migliora la digestione; ireire: elimina<br />
l’acidità; kachanlawen: cura il mal di<br />
stomaco e il reflusso; maitén: utile per l’acne<br />
e la psoriasi; pengo: protettore e depuratore<br />
epatico; kumelen: rilassante muscolare,<br />
serve per lo stress; kuri dillngau: ottimo<br />
antistaminico; tupa: broncodilatatore;<br />
pirkun: usato per dimagrire; palwen: stimolatore<br />
<strong>del</strong>la libido.<br />
Anche in ambito accademico non mancano<br />
iniziative interculturali tra cui corsi e<br />
master ai quali possono accedervi tutti i<br />
Paesi associati alla UII (Universidad Indigena<br />
Intercultural). Un interessante progetto<br />
è stato quello, ad esempio, <strong>del</strong>la<br />
creazione <strong>del</strong>la cátedra Indígena Itinerante,<br />
una equipe conformata di saggi, esperti,<br />
accademici, leader e dirigenti indigeni,<br />
che tiene corsi di formazione applicando<br />
una metodologia partecipativa basata sul<br />
dibattito e riflessione critica.<br />
MArIGLenA toLA, mediatrice linguistico-culturale<br />
albanese, Progetto Contatto,<br />
Coop. sociale onlus. Dal punto di<br />
vista geografico, l’Albania è molto vicino<br />
all’Italia e, in un certo senso, anche dal<br />
punto di vista culturale essendoci molte similitudini<br />
soprattutto col sud Italia. Esistono<br />
naturalmente anche <strong>del</strong>le differenze legate<br />
alla presenza di riti e credenze relative<br />
al ciclo di vita, quindi nascita, matrimonio,<br />
morte. Questa ritualità è sicuramente<br />
influenzata dall’esistenza di tre importanti<br />
religioni all’interno <strong>del</strong> Paese. Secondo gli<br />
ultimi sondaggi il 50% <strong>del</strong>la popolazione<br />
appartiene alla religione musulmana e il<br />
30% a quella ortodossa, soprattutto al sud<br />
<strong>del</strong> Paese, e il 20% a quella cattolica che<br />
troviamo principalmente al nord, nelle città<br />
di Scutari e nella regione di Mirdita.<br />
E’ doveroso sottolineare che la maggioranza<br />
<strong>del</strong>la popolazione albanese non è<br />
praticante. Questo è dovuto anche al fatto<br />
che l’Albania è stata per 25 anni un Paese<br />
ateo. Chi ha vissuto quegli anni non era libero<br />
di seguire la propria convinzione religiosa<br />
ed i riti ad essa connessa, visto che,<br />
in un certo senso, la ritualità era pressoché<br />
omologata, anche se ovviamente non <strong>del</strong><br />
tutto. Soltanto negli Anni ’90 è stato possibile<br />
ricostruire le varie istituzioni di culto e<br />
la popolazione si è sentita libera di esprimere<br />
la propria fede religiosa.<br />
Prima <strong>del</strong>la transizione e quindi durante<br />
il periodo comunista, il sistema sanitario in<br />
Albania dipendeva in toto dal governo<br />
centrale che ne controllava tutti gli aspetti.<br />
Il ministero <strong>del</strong>la sanità assicurava e regolava<br />
il suo funzionamento, decidendo la<br />
diffusione <strong>del</strong>le risorse e la nomina <strong>del</strong><br />
personale medico. Questo tipo di amministrazione<br />
portò a scarsi risultati e ad un deterioramento<br />
<strong>del</strong>le infrastrutture.<br />
La gravissima crisi interna che portò ad<br />
una guerra civile nel 1997 e la guerra <strong>del</strong><br />
Kosovo nel 1999 prolungarono la durata<br />
<strong>del</strong> processo. Il caos che coinvolse il Paese<br />
nel 1997 non solo danneggiò ancora di<br />
più le infrastrutture e le apparecchiature,<br />
ma portò anche all’interruzione di alcuni<br />
servizi fondamentali, alla mancanza di lavoro<br />
e, di conseguenza, a veri e propri
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
esodi, anche clandestini, di persone in<br />
cerca di una nuova vita. Dal Paese si allontanò<br />
circa 1/3 <strong>del</strong> personale medico albanese,<br />
mentre gli investitori esteri si ritirarono.<br />
La crisi in Kosovo <strong>del</strong> 1999 portò ulteriori<br />
aggravamenti <strong>del</strong> sistema sanitario.<br />
Più di 4.000 rifugiati e tantissimi sfollati trovarono<br />
cure ed accoglienza negli ospedali,<br />
non preparati ad accogliere un numero<br />
così consistente di persone e non in grado<br />
di fronteggiare economicamente l’enorme<br />
ed inaspettata spesa sanitaria.<br />
Il processo di transizione è stato lungo e<br />
difficile. Soltanto ultimamente il Paese ne è<br />
uscito anche se alcuni dicono che permangono<br />
“strascichi di crisi” in tutti i settori,<br />
soprattutto nel campo <strong>del</strong>l’istruzione e<br />
sanità.<br />
Per quanto riguarda il profilo epidemiologico,<br />
in Albania le malattie infettive continuano<br />
ad essere la causa principale <strong>del</strong>la<br />
mortalità infantile ma non quella <strong>del</strong>la popolazione<br />
adulta che muore soprattutto in<br />
seguito a patologie cardiovascolari e tumorali.<br />
Si stima che in futuro il tasso di<br />
mortalità per infarto e cancro aumenterà<br />
considerevolmente causa l’innalzamento<br />
<strong>del</strong>le aspettative di vita.<br />
Secondo le ultime statistiche le percentuali<br />
di casi di diabete sarebbero più alte rispetto<br />
a molti paesi <strong>del</strong>l’Europa occidentale<br />
per tre motivi: in Albania sono cambiate<br />
le abitudini alimentari; la sanità non è in<br />
grado di sostenere né campagne preventive<br />
né curative per la carenza di risorse e<br />
fondi; negli ospedali mancano apparecchiature<br />
adeguate per fare diagnosi.<br />
Per fortuna la situazione sta migliorando<br />
anche se la crescita è lenta. Soltanto negli<br />
ultimi anni si sta ponendo maggiore attenzione<br />
ai malati in fase terminale, grazie alla<br />
presa di coscienza <strong>del</strong> fenomeno, alla<br />
necessità di intervenire prontamente e agli<br />
aiuti internazionali.<br />
Una importante parte <strong>del</strong>le entrate <strong>del</strong>l’Istituto<br />
<strong>del</strong>le Assicurazioni Sanitarie è<br />
spesa per i farmaci destinati ai malati di<br />
cancro nello stadio terminale di vita. Essi<br />
vengono trattati in centri specializzati situati<br />
principalmente a Tirana e Durazzo.<br />
Ogni giorno nell’ospedale oncologico di<br />
Tirana vengono diagnosticati 10 nuovi casi<br />
di tumore e secondo gli oncologi tale<br />
numero tenderà a crescere sempre di più.<br />
In Albania, come in altri Paesi occidentali,<br />
i tumori rappresentano la seconda causa<br />
di mortalità dopo le malattie <strong>del</strong> sistema<br />
cardiocircolatorio. Al primo posto troviamo<br />
il cancro al seno, seguito da quello <strong>del</strong>la<br />
pelle. Sono in crescita anche i tumori ginecologici<br />
e <strong>del</strong> polmone. Solo il 20% dei pazienti<br />
giunge in ospedale nella fase iniziale<br />
<strong>del</strong>la malattia (contro il 75% <strong>del</strong> resto<br />
d’Europa) e al restante 80% rimane ormai<br />
poco da vivere.<br />
Il concetto di “Cure Palliative” è ancora<br />
poco conosciuto. Molto spesso, l’inguaribilità<br />
<strong>del</strong>la patologia è vista come tabù; la<br />
complessità assistenziale comporta il rifiuto<br />
<strong>del</strong> ricovero ospedaliero, perché considerato<br />
inutile; il ricorso all’assistenza privata<br />
comporta degenze costose perché tutto<br />
è a carico <strong>del</strong> paziente; le eccessive distanze<br />
tra i villaggi e gli ospedali portano molto<br />
spesso le persone a sentirsi abbandonati a<br />
sé stessi. Per questi motivi, in alcune regioni<br />
<strong>del</strong> sud e <strong>del</strong> centro, si sono avviati progetti<br />
di assistenza sanitaria domiciliare<br />
multidisciplinare a favore di tutti quei malati<br />
affetti da patologia in fase cronica ed irreversibile,<br />
secondo la filosofia <strong>del</strong>la “medicina<br />
palliativa” che si prende carico <strong>del</strong>la<br />
persona nella sua globalità al fine di migliorare<br />
la qualità di vita o garantire una morte<br />
serena e dignitosa. Il problema principale<br />
di questa iniziativa è la scarsa fiducia nel sistema<br />
sanitario nazionale e negli stessi<br />
operatori. Quindi tutti coloro che dispongono<br />
di risorse sufficienti preferiscono curarsi<br />
all’estero. I Paesi principali di destinazione<br />
sono l’Italia e la Grecia.<br />
Ritornando a parlare di fede, è la ritualità<br />
legata al decesso quella più influenzata<br />
dall’appartenenza religiosa.<br />
Per quanto riguarda la ricomposizione<br />
<strong>del</strong>la salma in ospedale, non vi sono differenze<br />
rispetto all’Italia: il corpo viene preparato<br />
dal personale infermieristico (le cose<br />
cambiano se il defunto è musulmano).<br />
Delle differenze esistono invece nelle fasi<br />
successive, quando il morto viene trasportato<br />
a casa. Qui vi rimane sino al funerale<br />
(24 ore) e viene vigilato costantemente da<br />
familiari, amici e conoscenti. La salma viene<br />
posta al centro <strong>del</strong>la stanza, sopra al<br />
letto o ad un ripiano. Il prete o l’imam faranno<br />
le preghiere <strong>del</strong> caso. Tutti si mettono<br />
intorno al feretro.<br />
Normalmente in Albania la tragedia e il<br />
dolore per il lutto viene espressa in maniera<br />
molto forte e, se si può dire vistosa, attraverso<br />
il pianto. Si usa ancora oggi piangere<br />
il morto recitando o parlando ad alta<br />
voce. Lo fanno non solo i familiari, ma anche<br />
le altre persone. Addirittura in alcuni<br />
villaggi un tempo esistevano donne che lo<br />
facevano come mestiere. Il pianto rimane<br />
tutt’oggi una tradizione come pure rimane<br />
33 PAGINA<br />
viva l’abitudine, per alcuni, di portare il lutto<br />
per molto tempo in segno di rispetto (in<br />
passato le vedove si vestivano in nero, tenevano<br />
il lutto a vita e non si risposavano).<br />
Quando passa il corteo funebre, la gente<br />
estranea si ferma per strada sempre in<br />
segno di rispetto.<br />
Il giorno <strong>del</strong>la sepoltura tutti coloro che<br />
hanno preso parte al corteo funebre vengono<br />
invitati a pranzo, normalmente in un<br />
ristorante, in segno di ringraziamento.<br />
Questa usanza viene rispettata da tutti, indipendentemente<br />
dalla religione di appartenenza.<br />
Altra cosa tipica dopo la sepoltura è il silenzio.<br />
Non vengono accesi ne radio ne TV<br />
per diversi giorni e si ricevono visite di<br />
condoglianze che continuano ancora per<br />
molto tempo.<br />
Successivamente ci sono diverse tappe<br />
per ricordare il defunto e per stare vicino<br />
alla sua famiglia che differiscono a seconda<br />
<strong>del</strong> credo religioso.<br />
Ad esempio i musulmani si riuniscono il<br />
quarantesimo giorno dopo la morte e vanno<br />
al cimitero a pregare. I cattolici si riuniscono<br />
il settimo, il quarantesimo e per l’anniversario<br />
<strong>del</strong>la morte; invece gli ortodossi<br />
hanno molte più ricorrenze perché si incontrano<br />
il terzo, il sesto, il nono, il quarantesimo<br />
giorno dopo la morte; dopo<br />
tre/sei/nove mesi; dopo uno/due/tre anni.<br />
Tutte le ricorrenze legate al defunto, ad<br />
esempio il compleanno, il natale, la pasqua<br />
o le festività musulmane, sono occasione<br />
per fare beneficienza distribuendo<br />
cibo ai poveri. Negli ultimi anni si sta assistendo<br />
ad una progressiva perdita di queste<br />
tradizioni, come ad esempio portare il<br />
lutto oppure osservare il silenzio. Questo<br />
forse è legato al fenomeno <strong>del</strong>l’emigrazione<br />
e quindi anche all’importazione di mo<strong>del</strong>li<br />
esteri, per assomigliare a quell’occidente<br />
che a lungo è rimasto sconosciuto.<br />
riferimenti<br />
Interviste/relazioni mediatori linguisticoculturali,<br />
Progetto Con-Tatto, Coop. Sociale<br />
ONLUS, via Porta Calcinara 11, <strong>Pavia</strong>,<br />
tel. e fax 0382/30.11.83<br />
L’autore<br />
* Infermiera<br />
Neuroriabilitazione<br />
IRccs Fondazione salvatore Maugeri<br />
sede di via Boezio, <strong>Pavia</strong>
34 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
* Antonio Monteleone<br />
IPASvI e CIvES<br />
insieme a <strong>Pavia</strong>...<br />
Nei giorni 22-23-24, Marzo, <strong>2012</strong>, a Bologna,<br />
si è svolto il Congresso Nazionale<br />
<strong>del</strong>la Federazione <strong>IPASVI</strong>: un momento<br />
molto importante per noi professionisti Infermieri,<br />
una riflessione attenta e soprattutto<br />
uno sguardo verso il futuro.<br />
Durante tale evento, alle porte <strong>del</strong> Congresso,<br />
era presente una Postazione avanzata<br />
<strong>del</strong> CIVES (Coordinamento Infermieri<br />
Volontari Emergenza Sanitaria), una associazione<br />
ONLUS, in collaborazione con il<br />
collegio <strong>IPASVI</strong> e la Protezione Civile, che<br />
opera e svolge la sua funzione in modo totalmente<br />
Volontario, là, dove si rende necessaria<br />
la presenza di Infermieri e coordinamento<br />
sanitario in caso di calamità naturali<br />
o eventi avversi, sempre sotto indicazione<br />
<strong>del</strong>la Protezione Civile Nazionale.<br />
Il CIVES, associazione di cui ne faccio<br />
orgogliosamente parte perché iscritto al<br />
<strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> di <strong>Pavia</strong>, negli ultimi anni<br />
ha realizzato un progetto molto importante<br />
e all’avanguardia in caso di situazione di<br />
Emergenza: il S.A.R.I. (Sistema Avanzato<br />
di Risposta Infermieristica).<br />
Il progetto S.A.R.I. nasce dalla convinzione<br />
che noi infermieri possiamo aggiungere<br />
un tassello al Nostro Sistema di Protezione<br />
Civile: questa idea è maturata dopo<br />
l’esperienza <strong>del</strong> sisma in Abruzzo, dove<br />
abbiamo operato per più mesi in contesti<br />
logistici non ottimali.<br />
Il S.A.R.I. (Sistema Avanzato Risposta<br />
Infermieristica), si compone di 2 fasi:<br />
a) Modulo Coordinamento Infermieristico;<br />
b) Modulo Infermieristico Avanzato;<br />
La finalità <strong>del</strong> S.A.R.I. è di fornire al Sistema<br />
Nazionale di Protezione Civile e alle<br />
popolazioni colpite da calamità team di infermieri<br />
qualificati, immediatamente operativi<br />
e pienamente autosufficienti sotto il<br />
profilo logistico, muniti di attrezzature<br />
avanzate in grado di fornire adeguato supporto<br />
alla rete di medicina generale territoriale.<br />
Il modulo di coordinamento infermieristico<br />
(M.C.I.) prevede una task-force di infermieri<br />
esperti in area critica, triage, primo<br />
soccorso, Bls-D; un team leader di coordinamento;<br />
un infermiere responsabile e altri<br />
infermieri di supporto; la partenza avviene<br />
entro tre ore dall’attivazione ed ha un<br />
autonomia logistica ed operativa di 72 ore.<br />
Il modulo infermieristico avanzato<br />
(M.I.A.) misura 12,40 x 7 m; le pareti interne<br />
che <strong>del</strong>imitano le zone operative sono<br />
parte integrante <strong>del</strong>la struttura pneumatica;<br />
il loro dispiegamento avviene contestualmente<br />
al gonfiaggio <strong>del</strong>la tenda senza<br />
l’intervento di personale; garantisce<br />
l’assistenza infermieristica dalle prime fasi<br />
a tutto il periodo <strong>del</strong>l’emergenza; supporta<br />
le attività medico-specialistiche, di igiene e<br />
sanità pubblica; ha un autonomia logistica<br />
e operativa di almeno 72 ore e richiede la<br />
presenza di almeno otto infermieri H24.<br />
La realizzazione di questo progetto è il<br />
frutto di tante esperienze fatte sui vari campi<br />
in cui si è operato in condizioni logistiche<br />
spesso disagiate, progetto principalmente<br />
scaturito dal cuore, dall’impegno e<br />
dalla dedizione di tante persone che hanno<br />
vissuto il volontariato CIVES con la loro<br />
presenza silenziosa, discreta, operosa e<br />
fattiva, con competenza, responsabilità e<br />
professionalità.<br />
Noi infermieri dobbiamo sentirci stimolati<br />
ad intraprendere la strada <strong>del</strong> volontariato<br />
e tutti possiamo aderire al CIVES, se regolarmente<br />
iscritti al collegio <strong>IPASVI</strong> di appartenenza.<br />
Fare volontariato è un arric-
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
chimento continuo... è più quello che si riceve<br />
di ciò che si dà...<br />
La mia esperienza, come volontario CI-<br />
VES in Abruzzo, mi ha segnato in maniera<br />
positiva: provateci...!<br />
Con i volontari si crea, già dal primo<br />
giorno, un rapporto di stima, di collaborazione<br />
e di amicizia: concordi nel fare e nel<br />
programmare, pronti nell’aiutarsi e nell’incoraggiarsi,<br />
disponibili e solidali, tutti entusiasti<br />
nello stare vicini alle persone bisognose.<br />
Grazie alla partecipazione al congresso<br />
di Bologna <strong>del</strong>la Dott.ssa Barbara Mangiacavalli<br />
(Comitato Scientifico e organizzativo<br />
<strong>del</strong> <strong>Collegio</strong> Nazionale <strong>IPASVI</strong> e Direttrice<br />
<strong>del</strong> SITRA Fondazione IRCCS, Policlinico<br />
San Matteo di <strong>Pavia</strong>) e <strong>del</strong>la Dott.ssa<br />
Piera Bergomi (Coordinatore Didattico sezione<br />
di <strong>Pavia</strong> Corso di Laurea in Infermieristica),<br />
per loro espressa volontà ed iniziativa,<br />
in accordo con Michele Fortuna (Presidente<br />
Nazionale CIVES), Rosaria Capo-<br />
L’autore<br />
* Infermiera<br />
Pronto soccorso Accettazione<br />
IRccs Policlinico san Matteo, <strong>Pavia</strong><br />
tosto (Direttore Nazionale CIVES), e con il<br />
Presidente <strong>del</strong> <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> di <strong>Pavia</strong><br />
Enrico Frisone, nella settimana dal<br />
07.05.<strong>2012</strong> al 13.05.<strong>2012</strong> il <strong>Collegio</strong> IPA-<br />
SVI <strong>del</strong>la provincia parteciperà attivamente<br />
all’organizzazione e presentazione <strong>del</strong><br />
Progetto S.A.R.I. così tutti, cittadini e infermieri,<br />
potranno visionare la struttura e toccare<br />
con mano la realtà di un valido progetto.<br />
35 PAGINA<br />
In quell’occasione si potranno avere<br />
maggiori informazioni in merito alla associazione<br />
CIVES.<br />
Essere Infermiere CIVES è molto gratificante,<br />
sia perché si entra a far parte di un<br />
team di esperti <strong>del</strong>l’emergenza, sia soprattutto<br />
perché si riesce a prestare la propria<br />
professionalità in un modo nuovo e spesso<br />
in condizioni imprevedibili.
36 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
* Ruggero Rizzini<br />
Nel 2002 AINS Onlus, l’ associazione di<br />
cui sono responsabile, organizzò a <strong>Pavia</strong><br />
un momento di incontro/confronto dal titolo<br />
“L’infermiere nel sociale esperienze nazionali<br />
ed internazionali”. Per essere onesti<br />
quando decidemmo di organizzare questo<br />
momento informativo ci parve una bella<br />
idea e pensiamo lo sia anche ora; però<br />
questa stessa idea fu poco condivisa perché<br />
oltre ai relatori non vi partecipò nessun<br />
infermiere. Forse non era ancora il<br />
momento!<br />
Ma già dieci anni fa stavamo ragionando<br />
su come la professione infermieristica potesse<br />
interagire e collaborare con il mondo<br />
<strong>del</strong> sociale, <strong>del</strong>l’associazionismo e <strong>del</strong> volontariato,<br />
forti <strong>del</strong> fatto che avevamo da<br />
poco intrapreso un percorso di solidarietà<br />
internazionale in Guatemala dove avevamo<br />
scoperto (nonostante nella nostra prima<br />
partenza, ingenuamente, fossimo convinti<br />
di insegnare e operare solamente come<br />
infermieri e soprattutto in un solo abito,<br />
cioè quello sanitario) un mondo a noi completamente<br />
nuovo composto da povertà,<br />
disuguaglianze e bisogni non soddisfatti;<br />
la politica, in Guatemala, non aveva nessun<br />
interesse a stare dalla parte <strong>del</strong> più<br />
debole considerando il ‘povero’ addirittura<br />
un esubero che andava lasciato “deperire”<br />
spontaneamente senza fornirgli alcun tipo<br />
di strumento per una possibile crescita<br />
umana e cioè un lavoro, una casa, l’istruzione,<br />
ecc. (è triste scoprire che le persone,<br />
per qualcuno, sono considerate alla<br />
pari di oggetti, o, peggio, come una merce).<br />
Scoprimmo questo dato e arrivammo alla<br />
conclusione che (se è vero, come lo è)<br />
essere infermiere significa, per qualcuno<br />
avere solamente un posto sicuro di lavoro<br />
e uno stipendio da ritirare ogni 27 <strong>del</strong> mese,<br />
per tanti significa impegnarsi profes-<br />
Come l’infermieristica può<br />
interagire e collaborare<br />
con il mondo <strong>del</strong> sociale,<br />
<strong>del</strong>l’associazionismo e<br />
<strong>del</strong> volontariato:<br />
un primo passo<br />
sionalmente, eticamente ed umanamente<br />
per soddisfare i bisogni primari <strong>del</strong>le persone<br />
in un’ottica di solidarietà, condivisione,<br />
mettendosi a disposizione <strong>del</strong>l’altro.<br />
Perché, fondamentalmente, la nostra<br />
professione è questa cosa: mettersi a<br />
disposizione <strong>del</strong>l’altro, qualunque esso<br />
sia. E allora, ci dicemmo: perché non interessarci<br />
anche di diritti umani, solidarietà,<br />
cooperazione e di bene comune, collaborando<br />
in rete con altre realtà sociali<br />
ognuno per ciò che sa fare?<br />
Dieci anni dopo, la rivista <strong>del</strong> nostro collegio<br />
mi offre l’opportunità di diventare responsabile<br />
<strong>del</strong>l’Area “Sociale”, in seno al<br />
Comitato di redazione. Vedo in questo incarico<br />
gratuito una grande opportunità di<br />
crescita personale e professionale. Il nostro<br />
quotidiano, infatti, è sociale, sia come<br />
professionisti sia come cittadini (non sono<br />
due aspetti disgiunti!) per cui, per venire<br />
a qualche esempio:<br />
non possiamo pensare che il nostro<br />
quotidiano infermieristico non tenga conto<br />
<strong>del</strong> contesto sociale di provenienza di chi<br />
è ricoverato;<br />
non è pensabile non considerare quanto<br />
sia importante, in un contesto lavorativo<br />
di corsia, che sta diventando sempre più<br />
multiculturale, non coinvolgere nel piano<br />
assistenziale altre figure professionali come<br />
ad esempio il mediatore culturale;<br />
non si può non lavorare per creare un<br />
ponte su cui far incontrare la nostra professione<br />
e il mondo <strong>del</strong> volontariato, la nostra<br />
professione e le altre professioni<br />
La rivista con l’istituzione di quest’area<br />
“Sociale” deve diventare anche un luogo<br />
di incontro dove raccontare e far raccontare<br />
la nostra professione che è fatta di un<br />
mondo sommerso che va valorizzato e fatto<br />
conoscere. Un mondo composto da<br />
persone che si impegnano, si sentono<br />
gratificate per quello che fanno, sia umanamente<br />
che professionalmente. Queste<br />
persone devono essere aiutate e fatte conoscere.<br />
Occorre dare voce a chi da sem-<br />
pre da’ una mano alla nostra professione.<br />
Persone che, nonostante tutto, studiano,<br />
pensano, si danno da fare, progettano,<br />
scrivono, si incazzano e continuano a sognare<br />
perché il sogno è un altro modo con<br />
cui guardare il mondo.<br />
E poi dare spazio alla progettualità che<br />
diventa concretezza e realtà poiché ci sono<br />
colleghi che hanno progetti bellissimi<br />
che tengono nel cassetto. Dobbiamo fare<br />
in modo che li tirino fuori perché altri lo<br />
hanno già fatto, hanno avuto il coraggio di<br />
proporli e li stanno realizzando. Mi immagino<br />
la nostra rivista come se fosse una<br />
bottega <strong>del</strong> possibile, aperta e soprattutto<br />
un luogo dove si valorizza l’entusiasmo<br />
offendendoci se qualcuno lo distrugge.<br />
Proviamo a pensarci insieme e vediamo<br />
cosa succede.<br />
L’autore<br />
* Infermiere<br />
Malattie infettive e tropicali<br />
san Matteo - <strong>Pavia</strong>
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
Maggy Embamba (nella foto) sorride anche<br />
con gli occhi. Profondamente, serenamente.<br />
I suoi occhi sorridono mentre mi<br />
racconta la sua vita e io cerco, in qualche<br />
decina di minuti, di ripercorrere assieme a<br />
lei la strada che l’ha portata a pensare in<br />
grande, a un progetto che aiuti a curare e<br />
a educare i bambini <strong>del</strong> suo paese d’origine.<br />
Anche quando l’espressione <strong>del</strong> volto<br />
è seria, perché Maggy mi parla di mortalità<br />
infantile legata alla malnutrizione, alla<br />
malaria e alla mancanza di vaccinazioni<br />
contro le più comuni malattie infantili, i<br />
suoi occhi esprimono una fiducia profonda<br />
in Dio e una volontà decisa a mettere<br />
in campo tutte le forze disponibili per migliorare<br />
lo stato <strong>del</strong>le cose.<br />
Sono due le presenze che ritornano costantemente<br />
nel racconto <strong>del</strong>la sua vita: la<br />
fede religiosa e la volontà di spendersi per<br />
gli altri attraverso la professione di infermiere.<br />
Un diploma conseguito giovanissima<br />
in Congo, a cui fa seguito un viaggio in<br />
Italia e poi in Belgio a lavorare in una casa<br />
di riposo. Poi di nuovo in Italia per 3 anni,<br />
gli studi presso l’Università di <strong>Pavia</strong>, la laurea,<br />
il matrimonio e i viaggi periodici in<br />
Congo, la volontà di dare vita a un progetto<br />
strutturato per aiutare la popolazione infantile,<br />
i contatti con il Preside <strong>del</strong>la Facoltà,<br />
con l’Associazione Italiana di Nursing<br />
Sociale e infine questa intervista.<br />
Il progetto che vogliamo presentare sarà<br />
realizzato in due zone <strong>del</strong>la Repubblica<br />
Democratica <strong>del</strong> Congo: sulla base di due<br />
inchieste effettuate dall’Unicef e dal Programma<br />
Nazionale di Nutrizione (Ministero<br />
<strong>del</strong>la Salute), sono state individuate come<br />
particolarmente colpite dalla malnutrizione<br />
infantile la zona di Gemena (10,9 % di<br />
bambini sotto i 5 anni) e <strong>del</strong>la capitale Kinshasa<br />
(2,9%).<br />
Gemena è il capoluogo <strong>del</strong> distretto <strong>del</strong><br />
Sud-Ubangi, nella provincia <strong>del</strong>l’Equatore,<br />
situata nel nord <strong>del</strong> paese. Si trova in una<br />
zona particolarmente provata dai continui<br />
conflitti che si sono succeduti negli ultimi<br />
37 PAGINA<br />
Imparare a sorridere<br />
con i suoi occhi.<br />
La volontà di spendersi<br />
per gli altri attraverso la<br />
professione di infermiere<br />
due decenni, dalla fine <strong>del</strong>l’era Mobutu alla<br />
presa di potere, non pacifica né indolore,<br />
di Kabila padre e, in successione, di<br />
Kabila figlio che oggi è alla guida <strong>del</strong>la repubblica<br />
Democratica <strong>del</strong> Congo, fra disordini<br />
e accuse di continue violazioni dei<br />
diritti umani.<br />
Il progetto sostenuto da Maggy prevede<br />
il rilancio <strong>del</strong>la attività <strong>del</strong>le cure di salute<br />
primaria e <strong>del</strong>la nutrizione dei bambini minori<br />
di 5 anni. Per raggiungere l’obiettivo<br />
generale <strong>del</strong>la riduzione <strong>del</strong>la malnutrizione<br />
e <strong>del</strong>la mortalità infantile, il progetto si<br />
prefigge il raggiungimento di alcuni obiettivi<br />
specifici: oltre a istituire un programma<br />
di vaccinazioni e a rendere disponibili in<br />
tutte le case zanzariere impregnate contro<br />
la malaria, gran parte degli sforzi è tesa alla<br />
formazione di personale qualificato che<br />
sul posto si faccia carico di attuare strategie<br />
di lotta contro la malnutrizione. In particolare<br />
sono state individuate alcune figure<br />
da formare: quella dei prestatori di cure,<br />
degli intermediari comunitari, dei supervisori<br />
e degli esperti che andranno a costituire<br />
i comitati locali di nutrizione.<br />
Infatti mi spiegava Maggy che la Repubblica<br />
Democratica <strong>del</strong> Congo è molto ricca<br />
di materie prime: terreni fertili circondati da<br />
fiumi ricchi d’acqua e pescosi, natura rigogliosa<br />
e ampie zone di foresta ancora vergine<br />
che fornisce abbondante legname,<br />
paesaggi naturali unici (ricordiamo che<br />
Cinque dei parchi nazionali <strong>del</strong> paese sono<br />
compresi nel patrimonio <strong>del</strong>l’umanità<br />
<strong>del</strong>l’UNESCO). La guerra e il malgoverno,<br />
però, hanno depotenziato queste ricchezze,<br />
lasciando i parchi nazionali in uno stato<br />
di degrado, abbandonando le foreste<br />
nelle mani dei cacciatori di frodo e connotando<br />
l’attività agricola, che già sta attirando<br />
l’attenzione <strong>del</strong>le multinazionali, con le<br />
caratteristiche <strong>del</strong>l’agricoltura di sussistenza<br />
e <strong>del</strong> commercio a brevissimo raggio.<br />
Nonostante, quindi, la disponibilità di<br />
materie prime e di acqua, accade che la<br />
scarsa conoscenza <strong>del</strong>le tecniche di cottu-<br />
ra e di lavorazione dei cibi portino le famiglie<br />
a somministrare ai bambini una dieta<br />
poverissima di sostanze nutritive con le<br />
conseguenze che abbiamo già descritto<br />
sopra in termini di malnutrizione e di mortalità<br />
infantile.<br />
E’ quindi urgente dare il via a questo<br />
progetto, radicato in una volontà che vuole<br />
ottenere risultati duraturi e importanti<br />
per il benessere <strong>del</strong> territorio in cui vuole<br />
innestarsi. Il cuore di questo progetto, infatti,<br />
si concentra in un intervento di formazione<br />
di personale congolese, in modo da<br />
costruire una realtà continuativa, figure<br />
permanenti e un miglioramento stabile.<br />
Speriamo che altri vogliano condividere<br />
il sogno di Maggie e imparare a sorridere<br />
con i suoi occhi, sapendo osservare da vicino<br />
i bisogni <strong>del</strong>la sua gente e, contemporaneamente,<br />
sapendo guardare lontano,<br />
alla realizzazione <strong>del</strong>la possibilità di<br />
una vita migliore.<br />
testimonianza raccolta da:<br />
Ruggero Rizzini (Infermiere presso malattie<br />
Infettive e Tropicali – san Matteo<br />
<strong>Pavia</strong>) (ruggerorizzini@yahoo.it)<br />
Gabriella Gabutti (biscottasl@gmail.com)<br />
ebamba - Mumengo Marguerite Marie<br />
è nata il 25.05.1963 in Congo dove ha<br />
conseguito il diploma presso il Liceo<br />
scientifico opzione chimica-Biologia<br />
Monano “Binga” e, successivamente, la<br />
laurea in scienze infermieristiche presso<br />
la scuola infermieristica I.s.E.M/OMEcO<br />
di Kinshasa.<br />
Successivamente, in Italia, ha conseguito<br />
la sua seconda laurea in scienze infermieristiche<br />
presso Istituto Infermieristico<br />
“A. salaroli” <strong>Pavia</strong> (Italia).<br />
Attualmente lavora presso la Casa di Riposo<br />
“Arcobaleno” Cava Manara (<strong>Pavia</strong>,<br />
Italia)
38 PAGINA Infermiere a <strong>Pavia</strong><br />
10° anniversario di Cascina Rossago<br />
Persone adulte con autismo: è possibile una vita felice?<br />
CONVEGNO INTERNAZIONALE - 30 giugno - 1 luglio <strong>2012</strong><br />
CONCERTO<br />
Sabato 30 giugno <strong>2012</strong> - ore 21.00<br />
Aula <strong>del</strong> '400, Università di <strong>Pavia</strong><br />
Suoni e ritmi <strong>del</strong>l'autismo<br />
Musiche di Simona Concaro<br />
(prima esecuzione assoluta)<br />
Hanna Shybayeva (pianoforte)<br />
Pierluigi Politi (voce recitante)<br />
GIORNATA DI FESTEGGIAMENTI<br />
IN COLLINA<br />
Domenica 1 luglio <strong>2012</strong> - San Ponzo Semola<br />
(Ponte Nizza, PV), Cascina Rossago<br />
San Ponzo, Circolo ANSPI<br />
10.30-12.30<br />
Esperienze e prospettive <strong>del</strong>l’agricoltura sociale: da<br />
diverse debolezze può nascere una forza? Parteci-<br />
pano Saverio Senni (economista agrario), Alberto<br />
Grizzo (Forum Fattorie Sociali, Pordenone), comunità<br />
locali ed esponenti di “fattorie sociali”.<br />
Tavola rotonda<br />
12.30-13.00<br />
Cascina Rossago ringrazia<br />
il “suo” territorio e i suoi sostenitori.<br />
13.30-16.30<br />
Festa in piazza<br />
Pranzo e musica dal vivo<br />
Cascina Rossago<br />
Ore 17.00<br />
Suona l’Orchestra Invisibile<br />
www.cascinarossago.net
Numero 2/<strong>2012</strong><br />
* Silvia Giudici<br />
Aggiornamento<br />
Percorsi insieme<br />
AGGIornAMento In AnDAtA - LoMbArDIA<br />
CoMPLIAnCe In AMbIto sAnItArIo<br />
<strong>Pavia</strong>, 15 e 16 maggio <strong>2012</strong><br />
ecm: 16 crediti<br />
euro: 30,00 per associati Fials; 85,00 per<br />
non associati<br />
tel: 3392201764; fax: 0382049316<br />
mail: svetri@alice.it<br />
web: www.fialsformazione.it<br />
MutILAZIonI GenItALI FeMMInILI:<br />
stAto DeLL’Arte e strAteGIe DI<br />
PreVenZIone<br />
San Donà di Piave (VE), 17 maggio <strong>2012</strong><br />
ecm: in fase di accreditamento<br />
euro: gratis<br />
tel: 0533713275; fax: 0533717314<br />
mail: info@formatsas.com<br />
web: www.formatsas.com<br />
storie di malattia, dolore, ma anche di allegria e amore<br />
Anna Maria Ferro e Monica balzani, infermiere <strong>del</strong>l’Assistenza Domiciliare, hanno<br />
raccontato in un libro, “Percorsi insieme”, la loro esperienza a fianco di pazienti<br />
e familiari, cercando di trasmettere cosa significhi vivere quotidianamente la sofferenza,<br />
quale sia il carico di dubbi e fragilità, e quanta la forza interiore necessaria per<br />
cercare di alleviare il più possibile tale stato di afflizione.<br />
Entrambe le autrici si sono ritrovate ad affrontare la realtà <strong>del</strong>l’Assistenza Domiciliare<br />
dopo aver lavorato in diversi reparti ospedalieri, passando così da un lavoro di<br />
equipe a dover fare i conti, da sole, con dolore e malattia. Ciò comporta sicuramente<br />
maggiori responsabilità, ma favorisce l’instaurarsi col paziente e la sua famiglia, di<br />
un rapporto di fiducia e di una relazione tanto profonda da trasformare l’infermiere in<br />
compagno di viaggio con cui percorrere un tratto, purtroppo a volte l’ultimo, <strong>del</strong><br />
“cammino <strong>del</strong>la vita”, con reciproco arricchimento.<br />
Dalle storie narrate emerge chiaramente come, nelle<br />
difficoltà e nelle situazioni più drammatiche, la<br />
migliore risorsa per andare avanti e non mollare, sia<br />
la professionalità coniugata all’amore per l’altro,<br />
che è non solo il malato, ma anche il familiare spesso<br />
impotente davanti al dolore <strong>del</strong> proprio caro che<br />
trova nell’infermiere l’appoggio, il consiglio, la vicinanza<br />
e la capacità di gestire le situazioni. Il filo<br />
conduttore di tutte le vicende è così l’allegria alternata<br />
alla sofferenza, nel lavoro come nella vita.<br />
100 pagine - Euro 10<br />
Per informazioni e/o richiedere il libro:<br />
PER ACQUISTARLO IN SPEDIZIONE GRATUITA<br />
Richiederlo via e-mail: arequipa@genie.it<br />
Oppure telefonare al: 392 8388279<br />
39 PAGINA<br />
L’utILIZZo DeLLe MeDICAZIonI<br />
AVAnZAte e bIoAttIVe<br />
Noto (Siracusa), 26 maggio <strong>2012</strong> – prima<br />
ed.; 9 giugno <strong>2012</strong> – seconda ed.<br />
ecm: in fase di accreditamento<br />
euro: gratis<br />
tel: 0660210638; fax: 0665192051<br />
mail: info@cecongressi.com<br />
L’AssIstenZA InFerMIerIstICA<br />
trAnsCuLturALe: ACCoGLIere e<br />
reLAZIonArsI Con IL PAZIente<br />
strAnIero<br />
Trento, 7 giugno <strong>2012</strong><br />
ecm: in fase di accreditamento<br />
euro: 45,00 + IVA<br />
tel: 0533713275; fax: 0533717314<br />
mail: info@formatsas.com<br />
web: www.formatsas.com<br />
CoMe ConDurre un rCt<br />
neL CAMPo DeL wounD CAre<br />
<strong>Pavia</strong>, 9 giugno <strong>2012</strong><br />
ecm: in fase di accreditamento<br />
euro: soci Aislec 72,60; non soci 96,80<br />
tel: 3401644020<br />
mail: segreteria@aislec.it<br />
web: www.aislec.it<br />
LA sCLerosI LAterALe AMIotroFI-<br />
CA e Le Cure PALLIAtIVe<br />
Padova, 18-19-20 giugno <strong>2012</strong><br />
ecm: in fase di accreditamento<br />
euro: 200,00 + IVA<br />
tel: 3292838479; fax: 038227697<br />
mail: rr@aquarius-eventi.it<br />
web: www.aquarius-eventi.it<br />
L’autore<br />
* Infermiera<br />
Neuroriabilitazione<br />
IRccs Fondazione salvatore Maugeri<br />
sede di via Boezio, <strong>Pavia</strong>
INFERMIERI PROFESSIONALI<br />
ASSISTENTI SANITARI<br />
VIGILATRICI D’INFANZIA<br />
Protocollo, <strong>2012</strong>000 SPETT.<br />
Data 23 gennaio <strong>2012</strong><br />
AO <strong>Pavia</strong>, ASL <strong>Pavia</strong>, Fondazione IRCCS<br />
S.Matteo, Fondazione IRCCS Maugeri, Fondazione<br />
IRCCS Mondino, ASP S.Margherita<br />
Oggetto avvisi pubblici per il conferimento di incarichi per i posti di coordinatore <strong>del</strong> servizio<br />
aziendale di aggiornamento e formazione<br />
<strong>Collegio</strong> IP.AS.VI. Provincia di <strong>Pavia</strong><br />
27100 <strong>Pavia</strong><br />
Via Volta n. 25<br />
Telefono 0382/525609<br />
Fax 0382/528589<br />
Cod. Fisc. 80017010184<br />
Il <strong>Collegio</strong> <strong>IPASVI</strong> <strong>del</strong>la provincia di <strong>Pavia</strong> ha avuto modo di rilevare che in recenti bandi per<br />
l’attribuzione di incarichi di natura dirigenziale – segnatamente per posti di coordinatore <strong>del</strong> servizio<br />
aziendale di aggiornamenti e formazione – le Aziende Ospedaliere indicano tra i requisiti di<br />
partecipazione la laurea in: Lettere, Filosofia, Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economia e<br />
Commercio”.<br />
Non viene citata la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche che, in realtà, è la più<br />
qualificata per lo svolgimento <strong>del</strong>l’incarico di cui al bando posto che detto corso di laurea<br />
specificamente forma la figura professionale dotata di competenze avanzate ed approfondite per lo<br />
svolgimento <strong>del</strong>l’attività in tre macro aree: l’organizzazione e management, la ricerca e innovazione e<br />
la formazione ed educazione.<br />
L’esclusione o la non inclusione <strong>del</strong> detto titolo di studio negli avvisi pubblici per il conferimento<br />
di incarichi dirigenziali proprio nel Servizio Aziendale di Aggiornamento e Formazione, oltre a<br />
discriminare le figure professionali in possesso di tale laurea, di fatto depotenzia l’obiettivo –<br />
individuato nei bandi – di selezionare esperti in materia di aggiornamento e formazione, essendo il corso<br />
di laurea appena citato quello più appropriato a tale funzione.<br />
Si invitano, pertanto, le Pubbliche Amministrazioni e gli Enti in indirizzo ad inserire nei requisiti di<br />
ammissione relativi ai bandi in oggetto la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche.<br />
Con osservanza.<br />
Il Presidente<br />
Dott. Enrico Frisone