Rinaldi Atti Volpedo2.pdf - Unitus DSpace

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1982 (l’unica altra mostra documentata risale al 1913), ma più facilmente quando il dipinto venne

trasferito nel 1937 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, anche se in archivio non esiste

alcuna documentazione di interventi eseguiti.

Questa verniciatura riscalda tutte le tonalità del dipinto e rende meno evidenti gli spessori delle

pennellate, accrescendo la sensazione visiva di un passaggio sfumato dalla sommità del cespuglio al

chiarore del cielo, che viceversa è ottenuto con almeno tre fasce cromatiche differenziate che vanno

progressivamente digradando verso il bianco-celeste: una fascia di pennellate verdine e violette

prevalentemente ottenute con il verde smeraldo e il rosso di cadmio (o forse la lacca rossa) schiarito

con il bianco, e applicati con tratti lineari sistematicamente incrociati, al di sotto dei quali si

scorgono dei puntini di colore.

La fascia di colore successiva è compattamente violetta e senza un trattamento a puntini né a

tratteggio, per giungere alla stesura compatta del chiarore del cielo prevalentemente ottenuto con il

bianco, appena sporcato con l’oltremare francese.

Le zone più scure e in ombra del dipinto, come nel caso del cespuglio, appaiono eseguite con una

velatura oggi bruna sulla stesura verde della zona in luce; allo stesso modo tra le rose si scorgono

degli arbusti di colore rosso-bruno, che sembrano ottenuti con una terra rossa resa maggiormente

satura dalla verniciatura.

La pennellata omogenea ossessivamente replicata dal primo all’ultimo piano notata in altri dipinti

coevi 10 , non appare qui presente, mentre si osserva l’adozione sistematica di colori brillanti in primo

piano e progressivamente più sbiaditi sul fondo.

Questo tipo di correlazioni, che a livello percettivo appaiono intuitivamente evidenti, divengono

oggi in certo grado misurabili mediante l’adozione della spettrofotometria in riflettanza che

consente di ottenere un diagramma in assi cartesiani (cioè una curva) con la lunghezza d’onda e la

percentuale di radiazione riflessa da quella stessa lunghezza d’onda 11 .

Confrontando i parametri spettrofotometrici degli stessi punti esaminati con la fluorescenza dei

raggi x è possibile infatti correlare le lunghezze d’onda dominanti dei pigmenti ai composti chimici

individuati 12 . L’elaborazione dei dati delle misure spettrofotometriche condotte per l’occasione da

Sergio Omarini dell’ENEA, consente subito una prima valutazione relativa alla notevole varietà di

lunghezze d’onda presenti nel campo del visibile (cioè tra 380 e gli 800 nanometri).

Rimandando in appendice al saggio di Omarini, si può sottolineare la rilevanza degli studi

condotti sulle miscele di pigmenti, che hanno consentito recentemente a Roy Berns di ottenere la

simulazione elettronica dell’aspetto della Grande Jatte di Seurat senza le alterazioni cromatiche

10 A. Scotti, Angelo Morbelli, Soncino 1991.

11 S. Omarini, Diagnostica con i colori, Enea, Roma 2003.

12 N. F. Barnes, A Spectrophotometric Study of Artists’ Pigments, in «Technical Studies in the Field of the Fine Arts»,

VII, 1939, 3, pp. 120-138.

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