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le opere di aristotele

Vincenzo Medde · Liceo “ALessAndro VoLtA” · ghiLArzA


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opere di aristotele


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opere di aristotele


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tre modi di far scuola

socrate: discutere in piazza e non

scrivere nulla.

platone: discutere in accademia e

scrivere riproponendo la modalità del

dialogo.

aristotele: raccolte naturalistiche,

ricerche di di biologia, mineralogia,

astronomia, matematica, analisi di

casi e reperti, studio, discussione

e scrittura di trattati per fissare i

risultati raggiunti.


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la scuola di aristotele

gustav Adolph spangenberg (1828-1891) “scuola di Aristotele


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«Aristotele faceva lezione, e la cerchia più

ristretta degli allievi annotava: probabilmente

interloquiva, e Aristotele teneva o non teneva

conto di tali interventi; approfondiva, rielaborava,

provava nuove stesure. riproponeva, nel tempo,

gli stessi “corsi” con nuove formulazioni o

integrazioni. e così procedette per almeno tredici

anni (335-323 a.c.). non di rado riprendeva il tema

da principio.

Per esempio il cosiddetto trattato sulla Politica

in otto libri […] è l’agglomerato di una serie di

«corsi», ripetuti nel tempo, in cui Aristotele

affronta e torna ad affrontare, e riprende

alla radice, e riespone ogni volta ab imis il

medesimo argomento facendo passi avanti

o anche rimettendo tutto in discussione. Per

rendersene conto basta considerare le definizioni,

che mutano di libro in libro, della nozione di

«democrazia». solo inizialmente essa è per lui il

«governo della maggioranza numerica», ma alla

fine abbandona questa nozione banalizzante e

coMe AristoteLe insegnAVA

molto astratta, per approdare alla conclusione

che «democrazia» è il governo di nullatenenti,

quale che sia il loro numero (che è la ragione per

cui quel tipo di regime non gli piace affatto).

nei libri sulla Fisica è possibile addirittura

individuare frasi che sono probabilmente note, o

meglio osservazioni, di ascoltatori. La successione

logica del tutto risulta in questi casi quanto mai

provvisoria. Ma l’originaria natura di quegli

scritti […] era: che non dovessero essere capiti

da chiunque. in una lettera di Aristotele ad

Alessandro, inclusa da Andronico nel suo scritto,

ciò era detto chiaramente: “sappi che essi hanno

circolato ma è come se ciò non fosse accaduto:

in quanto possono essere capiti soltanto da chi

ha ascoltato le nostre lezioni”. secondo Plutarco

un esempio evidente del carattere segreto,

quasi iniziatico, di questi scritti erano i libri sulla

Metafisica».

(L. canfora, Un mestiere pericoloso. La vita quotidiana

dei filosofi greci, Palermo, sellerio, 2000, pp. 145-7)


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le lezioni di aristotele

«Ma qual era lo stato iniziale dei trattati

di scuola di Aristotele? i testi del corpus

non sembrano essere appunti presi dagli

allievi durante le lezioni o preparati prima

dallo stesso Aristotele, come a volte si è

detto. essi appaiono piuttosto il risultato

di un lavoro collettivo, nel quale il

maestro incorporava alcune delle critiche

e dei commenti degli astanti, che di fatto

più che allievi erano colleghi».

(P. Pellegrin, Aristotele, in Il sapere greco.

Dizionario critico, ii, torino, einaudi, 2005,

p. 43)


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iL rAcconto di strAbone (60 a.c.-20 d.c.)

54. scepsis a donné naissance à plusieurs

philosophes de l’école socratique, notamment

à eraste, à coriscus et à nélée, fils de coriscus,

disciple d’Aristote et de théophraste, et légataire

qui plus est de la bibliothèque de théophraste,

laquelle se trouvait comprendre aussi celle

d’Aristote. on sait, en effet, qu’Aristote, en

laissant à théophraste son école, lui avait

laissé tous ses livres : or il avait été le premier,

à notre connaissance, à faire ce qu’on appelle

une collection de livres, en même temps qu’il

donnait aux rois d’egypte l’idée de former leur

bibliothèque. des mains de théophraste, ladite

collection passa à celles de nélée, qui, l’ayant

transportée à scepsis, la laissa à ses héritiers ;

mais ceux-ci étaient des gens grossiers, illettrés,

qui se contentèrent de la garder enfermée, sans

prendre la peine de la ranger. ils se hâtèrent

même, quand ils apprirent avec quel zèle les

princes de la famille des Attales, dans le royaume

desquels scepsis était comprise, faisaient

chercher les livres de toute nature pour en

composer la bibliothèque de Pergame, de creuser

un trou en terre et d’y cacher leur trésor. Aussi

ces livres étaient-ils tout gâtés par l’humidi

et tout mangés aux vers, quand plus tard les

descendants de nélée vendirent à Apellicôn de

téos, pour une somme considérable, la collection

d’Aristote, augmentée de celle de théophraste.


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iL rAcconto di strAbone (60 a.c.-20 d.c.)

Par malheur, cet Apellicôn était lui-même plutôt

un bibliophile qu’un philosophe, il chercha à

réparer le dommage que les vers et les rats

avaient causé et fit faire de ces livres de nouvelles

copies, mais les lacunes furent suppléées tout de

travers et il n’en donna qu’une édition pleine de

fautes. Les premiers péripatéticiens, successeurs

immédiats de théophraste, n’ayant plus à

leur disposition les livres mêmes du Maître, à

l’exception d’un petit nombre de traités, mais de

traités exotériques pour la plupart, s’étaient vus

dans l’impossibilité d’aborder aucune question

philosophique suivant la vraie méthode d’Aristote

et ils avaient été réduits à développer en style

ampoulé de simples lieux communs. en revanche,

du moment que les livres [d’Aristote] eurent

reparu, on put observer chez leurs successeurs

un progrès marqué : leur méthode était devenue

plus philosophique, plus aristotélique, bien que

conjecturale encore sur beaucoup de points,

par suite des fautes nombreuses qui s’étaient

introduites dans le texte original. ces fautes,

rome ne contribua pas peu à en accroître le

nombre ; car, à peine Apellicôn fut-il mort,

que sylla, qui venait de prendre Athènes, mit

la main sur la bibliothèque et la fit transporter

ici, à rome, où le grammairien tyrannion,

péripatéticien passionné, qui avait su gagner

les bonnes grâces du bibliothécaire, en disposa

tout à son aise. Quelques libraires aussi y eurent

accès, mais ils n’employèrent que de mauvais

copistes, dont ils ne prirent pas même la peine de

collationner le travail, ce qui est le cas, du reste,

de toutes les copies qui, se font pour la vente,

aussi bien à Alexandrie qu’ici.

Géographie de strabon, xiii, traduction française en quatre

volumes d’Amédée tardieu, éditée à Paris, hachette, en 1867.

http://www.mediterranees.net/geographie/strabon/Xiii-1.html


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teofrAsto 371-287

Morto Aristotele (322 a.c.), fu teofrasto

a guidare il Peripato, fino alla morte nel

286 a.c., e dunque per trentasei anni.

teofrasto oltre alla guida della scuola

eredita anche i libri di Aristotele e del

liceo.


10

neleo iii a.c.

teofrasto nel suo testamento dispone che l’intera sua biblioteca, dove

erano compresi anche i libri di Aristotele, vada a neleo. Questi era figlio

di corisco, cioè dell’uomo che insieme con erasto e Aristotele era passato

da Atene ad Atarneo nel 347, quando Aristotele, con i suoi fedelissimi e

fedelissimi di ermia aveva lasciato l’Accademia. neleo, inoltre, era stato

anche discepolo di Aristotele, prima che di teofrasto.

solo che alla morte di teofrasto, alla guida del Liceo non fu eletto neleo

ma stratone di Lampsaco. così neleo lasciò Atene per scepsi, in Asia

Minore, portandosi dietro la sua biblioteca, che conteneva anche i libri di

aristotele.


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eredi e discendenti di neleo

neleo lasciò Atene per scepsi, in Asia Minore, portandosi dietro la sua

biblioteca, che conteneva anche i libri di Aristotele.

«i suoi discendenti ne furono non meno gelosi di lui. essi ormai non erano

che dei «privati»: gente che non aveva nulla a che fare con la filosofia

e con l’insegnamento di Aristotele. Perciò conservarono quel tesoro

come un bauletto di gioielli o un tesoretto di monete, lo nascosero in

cantina senza neanche porsi troppi problemi sulle tecniche più adatte alla

conservazione dei libri. fedeli alla consegna paterna, applicata alquanto

ottusamente, essi si limitarono a vietarne l’accesso a chiunque. Anche i

più influenti sovrani del tempo cercarono di farglieli cedere con offerte di

ogni genere: non solo gli Attalidi, nella cui giurisdizione si trovava la loro

piccola città, ma anche i tolomei, i sovrani che in egitto ad Alessandria

avevano creato la mitica biblioteca, che si diceva comprendesse tutti

i libri del mondo. dissero di no anche a loro. o meglio li presero in

giro cedendo loro la parte meno pregiata – così essi pensavano – del

loro tesoro: i libri di altri autori greci che Aristotele aveva posseduto.

e così, di generazione in generazione, trattennero nella loro umida

cantina, a marcire lentamente, gli “originali “ del Maestro, finché un loro

discendente stufo di seguitare in quella feticistica commedia, li vendette

ad Apellicone di teo». (L. canfora, 144)


12

APeLLicone di teo (i sec. a.c.)

«gli stessi eredi degli eredi dei proprietari, forse per stanchezza forse per

bisogno, alla fine pensarono che era meglio far fruttare quel tesoro prima

che andasse completamente in malora (già i parassiti avevano fatto il

loro lavoro). Apellicone era un acquirente ideale: da un lato non badava

a spese (e infatti sborsò una cifra enorme), dall’altro era pur sempre uno

della scuola. e così vendettero tutto a lui.

Ma i libri erano davvero malridotti. tarli, tigne, umido avevano

mangiucchiato quei rotoli tenuti per tanto tempo in una cantina

sotterranea dai proprietari gelosi e però improvvidi. così Apellicone

si decise ad una impresa superiore alle sue forze: far ricopiare lui quei

rotoli librari integrando, dove necessario, i luoghi danneggiati. così mise

insieme un testo integro sì, ma non propriamente sano, anzi pieno di

errori dovuti quasi sempre alla sua imperizia». (L. canfora, 133-4).


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Lucio siLLA (138 a.c.-78 a.c.)

ricostruzione di una biblioteca romana

Lucio cornelio silla,

generale romano,

nell’86 a.c. conquista

Atene, dove scova

la biblioteca di

Apellicone, se ne

impadronisce e la

porta a roma come

bottino di guerra.

il bibliotecario

privato di silla

era il grammatico

tirannione (maestro

di strabone), il quale,

per l’ennesima volta,

“aggiusta” i testi della

biblioteca che fu di

aristotele.


14

Andronico di rodi (i sec. a.c.)

originario di rodi, ultimo scolarca del Liceo

tra il 58 e il 47 a. c., cura tra il 40 ed il 20

la raccolta e la pubblicazione delle opere di

aristotele e teofrasto.

gli scritti aristotelici erano costituiti da una

congerie di “fascicoli” privi di un qualunque

ordinamento, Andronico li raccoglie e li

raggruppa in “trattati” secondo un criterio di

affinità tematica.

L’organizzazione, la disposizione, l’ordine

e anche diversi titoli degli scritti che oggi

leggiamo come di aristotele sono dunque

opera di andronico.


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aristotele

teofrasto

PAssAggi e testiMoni

neleo

discendenti di neleo

apellicone di teo

silla

tirannione

andronico di rodi

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