Gioco di Sogno - genepazzo
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<strong>Gioco</strong> <strong>di</strong> <strong>Sogno</strong><br />
<strong>di</strong> Nicola Ambrosi
<strong>Gioco</strong> <strong>di</strong> <strong>Sogno</strong><br />
<strong>di</strong> Nicola Ambrosi<br />
Cosa succede quando la realtà ed il sogno perdono la loro definizione, i<br />
loro confini. Un giovane spovveduto si trova in questa situazione, sballottato<br />
tra eventi reali che sembrano sogni, e sogni talmente vivi<strong>di</strong> da risultare<br />
reali, palpabili. A voi scoprire quali siano gli uni e quali gli altri.
Prelu<strong>di</strong>o<br />
Il sogno dal quale mi sono svegliato questa<br />
mattina era molto trafficato, violento. Mi<br />
ha scombussolato molto, tanto che mi stanno<br />
ancora tremando lievemente le mani. E<br />
sono passati già <strong>di</strong>eci minuti da quando ho<br />
aperto gli occhi. Non riesco ad alzarmi dal<br />
letto, sono come impietrito. La schiena mi si<br />
è gelata come il bastoncino <strong>di</strong> un ghiacciolo<br />
tenuto in un freezer su Saturno, e la cosa che<br />
più mi fa sorridere <strong>di</strong> tutto questo è che non<br />
mi ricordo nemmeno cosa stessi sognando.<br />
Ecco, la schiena ricomincia a rispondere agli<br />
stimoli del cervello. Prima le lombari, poi<br />
più sopra; infine riesco a tirarmi seduto sul<br />
letto, ma le mani tremano ancora. Si ferme-<br />
ranno mai? Questa domanda mi passa per la<br />
testa fulminea, non ho nemmeno il tempo <strong>di</strong><br />
leggere tutte le parole che compone nel cervello.<br />
Tutto corre, lì dentro, a velocità supersoniche,<br />
senza lasciarmi il tempo <strong>di</strong> capire<br />
cosa stia succedendo. Devo rallentare.<br />
Mi alzo <strong>di</strong> scatto e vado a prepararmi un tè.<br />
Di colpo, e <strong>di</strong> sorpresa, le mani smettono <strong>di</strong><br />
4<br />
tremare. Me ne accorgo solo quando devo<br />
accendere il fornello per l’acqua. Si, l’acqua.<br />
Devo riempire un pentolino con dell’acqua.<br />
Mi avvicino al lavan<strong>di</strong>no della cucina, ma<br />
questo mi appare strano. Non lo avevo mai<br />
visto in quella forma e colore. Sembra più<br />
lucido, più espanso e lattiginoso. Cerco il<br />
rubinetto dell’acqua calda, ma trovo al suo<br />
posto un fiore secco, rosso, sembra <strong>di</strong>pinto.<br />
Sorpreso ma non spaventato giro un attimo<br />
il capo verso la finestra, che prosegue dritta<br />
in <strong>di</strong>rezione della mia spalla destra, e lo rigiro<br />
con tutta la calma <strong>di</strong> questo mondo, osservando<br />
tutti i particolari delle orizzontali<br />
tracciate dall’intersezione delle mattonelle<br />
attaccate al muro. Alcune sono veramente<br />
sporche. C’è del sugo sopra le mattonelle vicino<br />
ai fornelli, il giorno prima avevo mangiato<br />
spaghetti allo scoglio; ricordo <strong>di</strong> averli<br />
preparati io stesso con tanta attenzione e cura<br />
che… il mio sguardo poggia poi sul rubinetto<br />
dell’acqua calda, che questa volta pare in<br />
tutto e per tutto un rubinetto, solo ha dei colori<br />
molto più vivi<strong>di</strong>, psichedelici.<br />
Lo tocco per capire se è vero, e in tutto e<br />
5
per tutto la sensazione è quella <strong>di</strong> toccare un<br />
rubinetto vero, è freddo e liscio, leggermente<br />
umido al tatto. Lo giro e mi stupisco per la<br />
seconda volta. Dal tubo non esce acqua, o se<br />
anche lo è non è comune acqua. Ha un colore<br />
giallognolo, sembra vischiosa ma fluida<br />
al tempo stesso, a tratti sembra salire anziché<br />
scendere. Non faccio una piega e chiudo il<br />
rubinetto. Guardo verso l’alto velocemente,<br />
con decisione, dopo<strong>di</strong>ché fisso con estrema<br />
fermezza il rubinetto, poi <strong>di</strong> scatto il tubo,<br />
poi apro il rubinetto e l’acqua esce questa<br />
volta in maniera consona, normale. Me lo<br />
aspettavo.<br />
Tutt’al più, mi <strong>di</strong>co, saranno giochi della mente.<br />
Continuo a ripetermi “Io sono, io sono”.<br />
Ma non accade nulla. Guardo l’orologio,<br />
sono le otto meno un quarto. Tra un paio <strong>di</strong><br />
ore mi devo presentare al ricevimento, mi<br />
devo laureare tra qualche settimana. Devo<br />
tenere i nervi sal<strong>di</strong>. A <strong>di</strong>re la verità un poco<br />
sono agitato, ma a tutti <strong>di</strong>co <strong>di</strong> non esserlo,<br />
perché fa più uomo. Devo mettere l’acqua a<br />
bollire. Accendo il fuoco del fornello, quello<br />
più grande, davanti alla mia sinistra. Poi vi<br />
6<br />
poso sopra il pentolino con l’acqua già tiepida<br />
dentro. A volte l’acqua riacquista riflessi<br />
giallo-verdognoli, ma un istante dopo<br />
passano. Che tè mi bevo oggi?<br />
Opto per una tisana al tarassaco, mi devo purificare<br />
il fegato, unita ad un poco <strong>di</strong> semi <strong>di</strong><br />
finocchio e cannella; tocco finale una spruzzatina<br />
<strong>di</strong> pepe nero. Lo so, ho dei gusti un<br />
poco strani, eccentrici li definirei, ma con<br />
i tempi che corrono mi stupirei <strong>di</strong> trovare<br />
per strada una persona omologata per due.<br />
L’approvazione oramai l’ho rifiutata, non<br />
so cosa sia il decoro, ed ancora peggio mi<br />
sono <strong>di</strong>menticato <strong>di</strong> cosa significhi giu<strong>di</strong>care.<br />
Così, quando guardo la televisione con<br />
gli amici, non ho argomenti e mi tocca stare<br />
zitto. Gli altri, io penso, mi prenderanno per<br />
uno stupido. Ma io penso, in realtà non lo<br />
penso io, ma c’è un detto che lo <strong>di</strong>ce ed a me<br />
piace moltissimo, che fa così: taci e lascia<br />
agli altri il dubbio della tua stoltezza, piuttosto<br />
che aprire bocca e togliere ogni dubbio<br />
dalla mente dei tuoi interlocutori. Non so se<br />
erano proprio queste le parole, ma il senso,<br />
all’incirca, è questo.<br />
7
Beh, ora devo sbrigarmi, l’acqua bolle e sono<br />
già quasi le nove. Non so dove perdo sempre<br />
tutto questo tempo, ma mi capita spesso.<br />
Verso l’intruglio in una tazza gialla, per la<br />
sinergia, ed aspetto un poco, scotta ancora.<br />
Nel mentre ripasso mentalmente quello che<br />
devo fare oggi: andare al ricevimento, passare<br />
dalla copisteria, vedermi con Adriana,<br />
carpire il segreto degli ovetti Kinder.<br />
Sarà una giornata faticosa. Per fortuna<br />
l’aperitivo questa sera lo faccio vicino casa,<br />
forse si va in quel bellissimo posticino vicino<br />
all’Havana, Dove hanno del buonissimo rum<br />
d’importazione. Si vedrà. Per ora cominciamo<br />
la giornata, che già fatica a partire.<br />
8<br />
Il mondo sommerso<br />
Esco, ma non mi ricordo <strong>di</strong> essermi vestito.<br />
Do un’occhiata al mio abbigliamento, e non<br />
mi ricordo neppure <strong>di</strong> avere mai avuto quegli<br />
abiti prima <strong>di</strong> oggi. Indosso una giacca simile<br />
a quella che avevo comperato due stimane<br />
fa, color sabbia, sportiva. È simile ma non<br />
uguale, a meno che io mi sia ammattito tutto<br />
d’un colpo ed abbia perso la ragione.<br />
Può essere? Me lo domando ma subito mi<br />
rispondo che se mi domando queste cose<br />
ancora un pochino <strong>di</strong> ragione mi è rimasta,<br />
altrimenti non me lo chiederei nemmeno.<br />
Sono molto stravagante oggi, anche se non<br />
ne conosco il motivo.<br />
Mi pavoneggio camminando per strada<br />
come se fossi il principe della città. Indosso<br />
i Ray Ban che ho sempre sognato. Ehi, un<br />
momento! Ma io quei Ray Ban non li ho mai<br />
avuti! Quando ero andato a comprarli a quel<br />
mercatino dell’usato non li avevano più, li<br />
avevano già venduti. Come faccio ad averli?<br />
Vabbè, l’importante è averli. Mentre penso<br />
9
a queste cose sono già arrivato in facoltà.<br />
Sembra quasi che abbia volato, tanto poco<br />
ci ho messo. Percorro le scale per salire al<br />
primo piano, dove si trovano la biblioteca<br />
e gli stu<strong>di</strong> per i ricevimenti. Incontro molte<br />
ragazze nel tragitto, tutte bellissime.<br />
Alcune <strong>di</strong> loro mi fanno cenni d’assenso,<br />
come se approvassero il mio abbigliamento<br />
o la mia persona; una mi fa ad<strong>di</strong>rittura<br />
l’occhiolino. Noncurante, passo oltre questo<br />
fiume <strong>di</strong> Ragazze che perdura per tutte<br />
le scale ed entro nell’atrio della biblioteca.<br />
Improvvisamente cambio ambiente, in tutti<br />
i sensi. Il vociare piacevole ed euforico <strong>di</strong><br />
femmine allegre in primavera lascia improvvisamente<br />
le mie orecchie, tutto in una volta,<br />
e nulla viene a bilanciarlo. Improvvisamente<br />
si crea un assoluto ed inquietante silenzio,<br />
mentre percorro i corridoi angusti e fred<strong>di</strong><br />
della biblioteca.<br />
Le tende alle finestre sono tutte tirate, ed il<br />
sole che al <strong>di</strong> fuori batte forte sugli oggetti,<br />
dentro quel luogo si infiltrava timido. Raggiungo<br />
lo stu<strong>di</strong>o <strong>di</strong> Cristina Detra, la mia relatrice,<br />
ma ad attendere ci sono una decina<br />
10<br />
<strong>di</strong> studenti. Pensavo <strong>di</strong> essere arrivato in anticipo,<br />
o quantomeno in tempo; invece mi<br />
ritrovo ad essere uno tra gli ultimi. Inizio comunque<br />
a parlare con gli altri miei colleghi,<br />
come se ci conoscessimo da una vita. In realtà<br />
non conosco nessuno, ma tutte le facce che<br />
incontro con lo sguardo mi sembrano famigliari.<br />
Parliamo per ore, almeno, a me sembrano<br />
ore, <strong>di</strong> politica, pacifismo, terrorismo,<br />
computer e genetica. Tutti in quella sala<br />
d’attesa sembrano afferrati nel loro campo, e<br />
gli argomenti si mischiano e si sovrappongono<br />
creando un bellissimo mosaico <strong>di</strong> <strong>di</strong>scorsi<br />
sulla vita, ognuno visto dalla prospettiva <strong>di</strong><br />
chi ne osserva la sua visuale. Sembra quasi,<br />
metaforicamente parlando, un <strong>di</strong>amante<br />
tagliato, con tante sfaccettature. Ogni faccia<br />
<strong>di</strong> quel <strong>di</strong>amante crea una visione <strong>di</strong>versa <strong>di</strong><br />
questo, ma tutto l’oggetto <strong>di</strong>amante insieme<br />
crea un mondo inscin<strong>di</strong>bile, dove tutte le visioni<br />
si unificano. Questi erano pure i nostri<br />
<strong>di</strong>scorsi: pur parlando <strong>di</strong> cose estremamente<br />
<strong>di</strong>fferenti si rifacevano ad una stessa realtà <strong>di</strong><br />
fondo. Dio in questa realtà non veniva contemplato,<br />
argomento troppo complesso.<br />
11
Poi mi sento chiamare, ma da lontano. È<br />
Cristina, la chiamo per nome, e mi invita ad<br />
entrare.<br />
- Com’è allora essere laureati?<br />
- Ma, veramente… io… non mi devo<br />
laureare tra tre settimane?<br />
- Sciocchino – mi risponde lei con una<br />
voce angelica e dolce – ti va <strong>di</strong> scherzare? Ti<br />
sei laureato settimana scorsa.<br />
Mentre mi risponde in questa maniera mischia<br />
un mazzo <strong>di</strong> carte, ed estrae una carta<br />
ponendomela <strong>di</strong> fronte. Vedo <strong>di</strong> sfuggita che<br />
si tratta del due <strong>di</strong> coppe.<br />
- Allora hai già deciso cosa farai adesso?<br />
- Non ancora, a <strong>di</strong>re il vero. Spero <strong>di</strong> trovare<br />
qualcosa che mi piaccia. Vorrei seguire<br />
un gruppo <strong>di</strong> teatro in giro per il mondo, e<br />
fare spettacoli metafisici per vivere.<br />
- Che bello! Vedrai che se ci cre<strong>di</strong> molto<br />
nulla ti sarà <strong>di</strong> ostacolo. E non ti preoccupare<br />
degli ostacoli. – Mentre prosegue con il <strong>di</strong>scorso<br />
estrae da una borsa colorata che teneva<br />
sotto la cattedra un carosello e lo aziona.<br />
- Sono messi proprio in quel posto per farti<br />
12<br />
crescere. Basta affrontarli con la giusta dose<br />
<strong>di</strong> convinzione e vedrai che tutto si risolverà.<br />
Ma adesso vai, che ho altri ragazzi da confortare.<br />
- Ma allora con la tesi siamo apposto.<br />
- Ma allora mi pren<strong>di</strong> in giro. Te l’ho<br />
già detto che ti sei già laureato. E passa a<br />
trovarmi quando vuoi.<br />
Non potevo crederci: Sono già laureato!<br />
13
Scena del bar<br />
Mi <strong>di</strong>rigo celermente verso la grande porta<br />
che dalla biblioteca conduce prima nell’atrio,<br />
poi nel cortile interno dell’abbazia. Mi sento<br />
su <strong>di</strong> giri, e cammino gallato pavoneggiandomi<br />
come uno sbarbatello che ha appena<br />
cuccato una sfinzia. Nulla mi può scuotere<br />
in questo istante <strong>di</strong> gloria passeggera.<br />
Arrivo nell’atrio e <strong>di</strong> nuovo la stessa situazione,<br />
la scala che collega i due ambienti si<br />
riempie <strong>di</strong> ragazze bellissime, che dove andranno<br />
tutte queste ragazze non l’ho ancora<br />
capito. Indosso i miei occhiali Ray Ban ed<br />
esco in cortile, cercando con lo sguardo una<br />
faccia conosciuta. Capita a volte, spesso,<br />
<strong>di</strong> trovare più amici nel cortile, soprattutto<br />
quando fa bel tempo, piuttosto che in biblioteca.<br />
Scorgo un bel viso carino che mi sorride,<br />
ma del quale non ho il ricordo. Mi avvicino<br />
presentandomi come Mandrake. Lei<br />
mi risponde che:<br />
- Ci conosciamo già, non ricor<strong>di</strong>?<br />
- A <strong>di</strong>re il vero no.<br />
14<br />
- Dai, a quella serata <strong>di</strong> lettura <strong>di</strong> poesia<br />
all’Alto Tasso. Tu pure leggevi. Mi sono piaciute<br />
così tanto le tue poesie.<br />
- Forse ricordo. – Mentii spudoratamente.<br />
- Ma che combini adesso <strong>di</strong> bello?<br />
- Sono qua che leggo una cosa, ma non<br />
mi interessa più <strong>di</strong> tanto.<br />
- Ti va <strong>di</strong> andare a bere un caffé al bar<br />
qui <strong>di</strong> fronte?<br />
- Ci sto. Lasciami prendere un attimo le<br />
cose da dentro ed arrivo. Cinque minuti.<br />
- Prima che vai, mi <strong>di</strong>ci il tuo nome?<br />
- No, ti lascio questo tempo per pensarci.<br />
Magari ti viene in mente.<br />
Detto questo la ragazza misteriosa si avvia<br />
verso la porta che conduce per l’interno della<br />
facoltà, lasciandomi quel mistero eleusino<br />
da risolvere. Come si chiamava poi? La faccia<br />
mi sembrava <strong>di</strong> conoscerla, e forse mi ricordo<br />
anche la sera che ci siamo visti, ma il<br />
nome… Come mai potrà chiamarsi?<br />
- Ciao Gimbo<br />
- Hei, ciao grande!<br />
- Come te la passi, belo.<br />
- Non c’è male. Poi oggi ho scoperto<br />
15
che mi sono laureato.<br />
- Dai! Allora c’è da festeggiare! An<strong>di</strong>amo<br />
al baretto qua <strong>di</strong> fronte che ci beviamo<br />
qualcosa.<br />
- Si, mi piacerebbe.<br />
- Ma…<br />
- Ma ci devo già andare con una mia<br />
amica.<br />
- E vabbè, noi an<strong>di</strong>amo. Quando arriva<br />
viene al bar <strong>di</strong>rettamente.<br />
- Non so, devo ancora ricordarmi il suo<br />
nome.<br />
- Ma se nemmeno sai come si chiama,<br />
cosa stai qui a farmi storie. Dai che an<strong>di</strong>amo.<br />
- Vabbè.<br />
Mi <strong>di</strong>mentico completamente della ragazza<br />
senza nome e seguo Giorgio, detto il Giangi,<br />
in questa impresa festereccia. Mentre camminiamo<br />
pronti a <strong>di</strong>rigerci verso il suddetto<br />
baretto, Giangi mi racconta tutte le novità<br />
che gli sono capitate. È stato in Spagna, si è<br />
laureato anche lui, ed ora fa l’avvocato per<br />
McDonald. Io rimango un attimo straniato<br />
dai racconti <strong>di</strong> Giangi, perché mi paiono un<br />
16<br />
misto <strong>di</strong> deja vue e futuri improbabili. A fermare<br />
tutto questo la vista <strong>di</strong> un gatto certosino<br />
che ci attraversa la strada, mi fissa per<br />
un attimo negli occhi e se ne va tranquillo,<br />
sco<strong>di</strong>nzolando.<br />
Questa cosa mi fa riflettere. Ma non abbastanza<br />
in fretta perché arriviamo in un<br />
istante al baretto. Entriamo, e la scena mi fa<br />
riflettere ancora <strong>di</strong> più. C’è una cameriera<br />
molto alta, che serve al bancone vestita da<br />
mucca. In parte a lei un tizio losco vestito da<br />
generale delle S.S. Mi scruta con sguardo indagatore,<br />
come se stesse cercando <strong>di</strong> carpire<br />
segreti che neanche io conosco.<br />
- Bel posto eh.<br />
- Beh, che c’è <strong>di</strong> strano? – Mi risponde<br />
ti rimando Giangi.<br />
- Non ti sembra un poco strano tutto<br />
questo?<br />
- Questo cosa.<br />
- Beh. Guarda ci rinuncio. Beviamo?<br />
- Propongo <strong>di</strong> berci due calici <strong>di</strong> sangue<br />
<strong>di</strong> Giuda.<br />
- Il vino?<br />
- Certo, cosa credevi. Che ti dessero da<br />
17
ere il sangue <strong>di</strong> Giuda?<br />
- Per un attimo ne ho avuto il presentimento.<br />
Or<strong>di</strong>na.<br />
- Signorina, due calici <strong>di</strong> Sangue <strong>di</strong> Giuda,<br />
per favore.<br />
18<br />
Incontro con Cristo<br />
Ci se<strong>di</strong>amo ad un tavolino in <strong>di</strong>sparte, in<br />
un angolo della stanza. Questa mi appare<br />
lievemente sformata, bislunga. È come se<br />
dal punto in cui mi trovassi si <strong>di</strong>panasse una<br />
specie <strong>di</strong> linea temporale, <strong>di</strong> colore verde,<br />
che <strong>di</strong>storcesse lo spazio con il quale viene a<br />
contatto. Sbatto le palpebre e l’effetto scompare,<br />
rimane però il fatto che la stanza sembra<br />
più lunga e stretta <strong>di</strong> prima.<br />
Non ci faccio caso e continuo a <strong>di</strong>scorrere<br />
piacevolmente con Giangi.<br />
- Allora, progetti, mi <strong>di</strong>cevi?<br />
- Non lo so ancora. – Gli rispondo perplesso.<br />
– Vorrei andare da qualche parte, girare<br />
l’Europa o forse il mondo, cercarmi un<br />
lavoro decente. Adesso ve<strong>di</strong>amo.<br />
- Io vado alla festa della regina.<br />
- Ad Ansterdam?<br />
- Certo. Mi hanno detto che è bellissima.<br />
Tutti si vestono <strong>di</strong> arancio, e si riversano<br />
per le strade a fare festa. Lì è la festa più<br />
importante.<br />
19
- Ma davvero?<br />
- Certo.<br />
- Più <strong>di</strong> capodanno o, che so, Natale?<br />
- Più <strong>di</strong> tutte.<br />
Mentre parliamo con piacere del più e del<br />
meno, noto che dalla porta entrano due tipi<br />
strani. Uno sembra israeliano, ed è vestito <strong>di</strong><br />
stracci; l’altro sembra un decadente uscito<br />
da un libro <strong>di</strong> storia contemporanea scritto<br />
male. Si avvicinano la bancone e… mio <strong>di</strong>o:<br />
è Gesu Cristo. È appena entrato Gesu Cristo<br />
dalla porta <strong>di</strong> quel bar! Mi viene un mancamento.<br />
- Cos’hai? - Mi chiede Giangi. Io riprendo<br />
forze e cerco <strong>di</strong> spiegargli la mia visione.<br />
Intanto fisso Cristo che si è appoggiato<br />
al bancone e sta <strong>di</strong>scorrendo amabilmente<br />
con il suo interlocutore.<br />
- Ma non ti sei reso conto <strong>di</strong> chi è appena<br />
entrato dalla porta? – Giangi si volta<br />
lento e calmo, come se non capisse la reale<br />
portata della mia agitazione.<br />
- Beh, quello sembra proprio Gesu<br />
Cristo, ed il suo amico sembra un mago da<br />
strapazzo, un alchimista moderno o qualcosa<br />
20<br />
del genere.<br />
Non credevo alla realtà della situazione.<br />
Mentre lo fisso con gli occhi sgranati, Cristo<br />
si avvicina al nostro tavolo, preceduto dal<br />
suo bizzarro amico. Mi lancia un sorriso, poi<br />
guarda il suo amico che inizia a parlare.<br />
- Salute a voi viaggiatori tra li mon<strong>di</strong>.<br />
- Ciao a te. A proposito chi sei?<br />
- Che impertinenza, voi piuttosto chi<br />
siete.<br />
- Io sono Gimbo, lui è Giangi.<br />
- Bene. Felice <strong>di</strong> avervi incontrati. –<br />
Fanno per andarsene.<br />
- No, aspetta un momento. Vorrei rivolgere<br />
una domanda al signore che hai accanto,<br />
Cristo.<br />
- Si lui è colui che tu <strong>di</strong>ci. Ma anche<br />
se gli poni una domanda <strong>di</strong>fficilmente<br />
risponderà. Egli è sordo.<br />
- Ed allora come fate a capirvi?<br />
- Mi parla con lo sguardo.<br />
- Allora potresti tu rispondere per lui<br />
alla mia domanda?<br />
- Se proprio insistete?<br />
- Insisto.<br />
21
- Che sia, allora.<br />
- Vorrei sapere cosa si prova ad avere<br />
cambiato il corso della storia ed ad avere<br />
mutato la vita a tutte quelle persone.<br />
- Vattela a pesca quando verrà questo<br />
giu<strong>di</strong>zio vaticinato dalla melanconica pazzia<br />
apocalittica.<br />
- E che vuol <strong>di</strong>re.<br />
- Non lo so, io sono solo un menestrello<br />
<strong>di</strong> parole senza senso, mica un fine filosofo<br />
<strong>di</strong> scienza.<br />
- Scusi ma allora questa non è la risposta<br />
<strong>di</strong> Cristo.<br />
- No. Ve<strong>di</strong> ragazzo, la risposta sua non<br />
la potresti mai comprendere, nemmeno stu<strong>di</strong>ando<br />
vite intere. Capirai il suo stato quando<br />
<strong>di</strong>venterai tu stesso un Cristo.<br />
- Ahhhhhh…..<br />
A quell’affermazione iniziai a gridare forte,<br />
talmente forte che la trama della materia <strong>di</strong><br />
cui era fatto quel mondo iniziò a <strong>di</strong>sgregarsi,<br />
e mi ritrovai ma<strong>di</strong>do <strong>di</strong> sudore nel mio letto,<br />
in preda alle convulsioni. Avevo sognato un<br />
sogno. Ed il problema era che oramai non<br />
riuscivo più a capire se anche quello fosse un<br />
22<br />
sogno o realtà vera. Toccai le lenzuola con<br />
indagatrice minuzia, ma non m fidavo più<br />
delle mie percezioni. Anche prima sembravano<br />
reali… poi…<br />
Dopo qualche minuto ebbi il coraggio <strong>di</strong> alzarmi<br />
ed andare in bagno, per scaricarmi un<br />
poco. Questa volta sembrava davvero tutto<br />
normale: niente giochi <strong>di</strong> luci, niente oggetti<br />
strani, tutto a posto insomma.<br />
23
Primo risveglio<br />
Mi alzo dal letto con calma, senza sforzo. Mi<br />
sento scosso, ma non agitato. Sono sicuro,<br />
questa volta, <strong>di</strong> non stare sognando. Tutto<br />
nella stanza ha un colore nitido e permanente,<br />
non luccica né sfarfalla come se stesse<br />
per scomparire il battito <strong>di</strong> ciglia successivo.<br />
Mi sento stabile, compatto, coniugato con il<br />
resto del mondo.<br />
Vedo dei pesci nel cielo, immagini ipnopompiche<br />
residui dello stato precedente, ma<br />
questo è normale. Spesso mi capita <strong>di</strong> vedere<br />
nella forma delle nuvole oggetti soliti ed insoliti,<br />
volti <strong>di</strong> persone conosciute o famose.<br />
Questo non mi preoccupa, anche perché i<br />
pesciolini che sono apparsi nel cielo scompaiono<br />
un istante subito dopo, lasciando tutto<br />
come prima.<br />
Niente sembra fuori posto. Controllo la<br />
scrivania, osservo ogni oggetto con attenzione<br />
investigativa. Cerco tracce <strong>di</strong> stranezza,<br />
ma questa volta non trovo nulla. Sollevo la<br />
matita, e questa sembra pesare con lo stesso<br />
24<br />
peso; apro un libro sull’alchimia, ed anche<br />
quello risponde positivamente agli stimoli<br />
somministrati. Infine apro le finestre ed una<br />
leggera brezza profumata, dello stesso profumo<br />
del Vernel (quello giallo) entra nella<br />
stanza rinfrescandola.<br />
Sono felice! Tutto intorno a me sorride mentre<br />
inizio a roteare estatico per la stanza che<br />
pare <strong>di</strong>ventare un castello. Elastico inizio a<br />
fare i miei esercizi <strong>di</strong> yoga, per iniziare bene<br />
la mattinata. Comincio con un saluto al sole,<br />
passando poi alla recitazione del Gayatri. Mi<br />
faccio poi trenta flessioni e mi sento come<br />
nuovo. Me ne vado in cucina e mi preparo<br />
qualcosa <strong>di</strong> speciale, sono veramente contento<br />
oggi. Prendo il mortaio e comincio a<br />
frantumare ed a pestare la cannella. Ottima<br />
per riprendere energie ed attivarsi. Aggiungo<br />
del pepe bianco e noce moscata, artiglio del<br />
<strong>di</strong>avolo (per togliermi un dolorino alla schiena<br />
che mi da fasti<strong>di</strong>o) ed echinacea.<br />
Trituro tutto con forza e metto intanto a bollire<br />
l’acqua. Quando vedo affiorare le prime<br />
bolle sulla superficie dell’acqua, spengo e<br />
verso la polvere che ho composto. Davvero<br />
25
una bomba! Ho ripreso a pieno la forma fisica,<br />
ed ora mi posso concentrare sulla giornata.<br />
Primo compito sull’agenda, andare a<br />
parlare con la mia correlatrice, ce tra poco<br />
più <strong>di</strong> due settimane mi devo laureare. Per<br />
l’occasione mi devo sistemare a puntino. Voglio<br />
fare una gran bella figura. Sono carico e<br />
voglio arrivare in anticipo.<br />
Mi vesto con cura, avendo premura <strong>di</strong> sistemare<br />
a modo i colori e le tinte tra <strong>di</strong> loro,<br />
infine le scarpe; oggi quelle gialle. Esco<br />
chiudendomi con velocità la porta <strong>di</strong>etro le<br />
spalle, scendo in strada, prendo la mia bicicletta<br />
fucsia e pedalo come un forsennato<br />
verso la meta.<br />
Sono velocissimo, schivo le macchine e sorpasso<br />
tutti. I semafori per me non hanno segreti,<br />
li conosco tutti a memoria oramai. Sembra<br />
quasi che voli, le ruote si sollevano da<br />
terra. Arrivo ad un semaforo, sta per scattare<br />
il rosso, me è ancora arancio. Accelero con<br />
uno scatto alla Coppi, schivo una macchina,<br />
mi giro <strong>di</strong> scatto verso destra per controllare<br />
se qualcuno si pone tra me e la vittoria, poi<br />
<strong>di</strong> scatto verso sinistra e… sento solamente<br />
26<br />
un dolore fitto al braccio, alla quarta costola,<br />
un rumore assordante come stare davanti<br />
ad una cassa in un concerto metal, vedo per<br />
un attimo il cielo limpido del mattino, poi<br />
il buio. Non sento più niente. Non vedo più<br />
niente. Dov’è finita la mia bici? Mi sento<br />
molto stanco… penso che riposerò un poco<br />
qui per terra.<br />
27
Finale alternativo<br />
<strong>di</strong> Tagio e Gianda<br />
- Cosa ci facciamo qui Taglio.<br />
- Non lo so Gianda. Oramai non mi ricordo<br />
più nemmeno dove ero e cosa stavo<br />
facendo prima <strong>di</strong> finire in questo posto. E<br />
tu?<br />
- Effettivamente. Chissà cosa sarà successo.<br />
Mi ricordo solo che stavamo andando<br />
ad un concerto punk, ed ad un certo punto<br />
siamo caduti in una specie <strong>di</strong> tunnel dentro<br />
ad un bar scadente. Questi sono i miei ultimi<br />
ricor<strong>di</strong>.<br />
- Beh, si. Anche io non è che mi ricor<strong>di</strong><br />
molto <strong>di</strong> più.<br />
- Non ci resta che proseguire con<br />
l’impresa eroica.<br />
- Si, tu <strong>di</strong> eroico, permettimi, non hai<br />
proprio un cazzo.<br />
- Ma se sei tu che ti sei nascosto <strong>di</strong> fronte<br />
al giaguaro bianco con le macchie nere.<br />
- Tu sei ad<strong>di</strong>rittura svenuto.<br />
- Si, ma quello mi teneva lo stinco tra le<br />
28<br />
fauci.<br />
- Quello dopo che sei svenuto. E lo<br />
ha fatto per tenerti sveglio. Ci ha aiutati fin<br />
dall’inizio.<br />
- Questo è vero. E poi, ti <strong>di</strong>rò, cominciava<br />
pure a starmi simpatico.<br />
- Si. Devo <strong>di</strong>re che aveva tutto un suo<br />
modo particolare <strong>di</strong> far capire le cose. Però,<br />
alla sua maniera, ti faceva capire tutto. Ma<br />
piuttosto, tu hai capito dove dobbiamo andare<br />
ora?<br />
- L’ultima cosa che mi ricordo è che<br />
stavamo per essere inghiottiti da un serpente<br />
gigante, in una foresta, ed ora ci troviamo su<br />
<strong>di</strong> una montagna. Cosa si fa.<br />
- Secondo me dobbiamo arrivare là <strong>di</strong>etro.<br />
Oramai manca poco. E da là potremo vedere<br />
tutta la situazione.<br />
- Si, ed una volta che abbiamo visto tutto.<br />
- Non lo so, Gianda, anche tu sempre<br />
a farmi queste domande. Come posso fare a<br />
saperlo che sono nella tua stessa situazione.<br />
- Vabbè, non innervosirti però. Chiedevo<br />
solo.<br />
29
I due raggiunsero la vetta <strong>di</strong> quella strana e<br />
tortuosa montagna, dopo quattro ore <strong>di</strong> camminata.<br />
I passi , sulle ultime arrampicate, si<br />
facevano sempre più stanchi, e la mente sempre<br />
più leggera. La cima, che sembrava sempre<br />
vicina, si <strong>di</strong>mostrava infine sempre un<br />
passo dopo. I due eroi arrivarono stremati a<br />
godere della vista che il suggestivo luogo gli<br />
donò: una visuale completa su tutto ciò che<br />
li circondava. Dalla montagna si stendevano<br />
immense pianure fiorite, boschi immensi<br />
e ver<strong>di</strong>, <strong>di</strong> un verde acceso. Più in là, sulla<br />
destra, un fiume che sembrava condurre in<br />
breve al mare; che però non si riusciva a<br />
scorgere ad occhio nudo.<br />
Ma la cosa più sconcertante i ragazzi la<br />
videro nel posto in cui si fermarono: due<br />
colonne poste esattamente nel punto più alto<br />
della montagna. Una era bianca-trasparente,<br />
l’altra d’ebano. Sopra tenevano in pie<strong>di</strong> un<br />
architrave rosso, del colore del rubino acceso.<br />
Dentro si poteva scorgere tutto un altro<br />
mondo, fatto <strong>di</strong> stelle ed infinito. I due rimasero<br />
esterrefatti <strong>di</strong> fronte a questa visione.<br />
- La ve<strong>di</strong> anche tu quella cosa?<br />
30<br />
- Quella lì in mezzo alla montagna?<br />
- Si, Gianda.<br />
- Allora si.<br />
- E che cos’è.<br />
- Ah, non lo so proprio.<br />
I due si avvicinarono per scrutare le forme<br />
ed i particolari <strong>di</strong> quella singolare costruzione.<br />
In vita loro non avevano mai visto nulla<br />
<strong>di</strong> simile. Sembrava qualcosa <strong>di</strong> sovraumano,<br />
o comunque inumano. Toccarono con<br />
mano le colonne, sembravano fatte <strong>di</strong> pietra.<br />
A questo punto la domanda cruciale.<br />
- Ed ora che facciamo?<br />
- Beh, dopo tutta la strada che abbiamo<br />
fatto, mi pare il minimo entrare.<br />
I due entrarono nel portale, e tuttora non so<br />
che fine abbiano fatto. Alcuni ipotizzano che<br />
i due pionieri <strong>di</strong>mensionali siano esplosi al<br />
contatto con l’universo, altri che stiano tuttora<br />
vagando per l’interspazio alla ricerca <strong>di</strong><br />
un portale che li riporti a casa, io credo che<br />
stiano percorrendo la strada del multiverso<br />
<strong>di</strong>retti verso mete che noi non possiamo<br />
comprendere. Chissà.<br />
31
Sole <strong>di</strong> mezzanotte<br />
C’era un’elfa che era stata incatenata ad un<br />
albero. Un castello alto alto dove io ho perso<br />
Asdrubale (AB), vari antri con persone<br />
strane.<br />
Alzai gli occhi, era notte. Eppure c’era qualcosa<br />
<strong>di</strong> strano ed insolito in cielo. Certo! Nel<br />
cielo scuro della notte potevo scorgere con<br />
nitidezza un cerchio luminoso, come un sole<br />
surreale che si mostrava a me in tutto il suo<br />
splendore, senza filtri né pudore. Era semplicemente<br />
meraviglioso tutto questo. Era<br />
come vivere in un sogno, dove anche se tutto<br />
attorno è <strong>di</strong>verso da come potrebbe essere in<br />
realtà, <strong>di</strong>venta coerente all’interno <strong>di</strong> quel<br />
nuovo sistema <strong>di</strong> riferimento affrontato.<br />
Parcheggiai la bicicletta dentro ad un portone,<br />
che stranamente aveva un letto situato<br />
appena all’entrata. Non mi curai nemmeno<br />
<strong>di</strong> legare la bici con una catena per evitare<br />
che la rubassero, ero sicuro che nessuno<br />
32<br />
l’avrebbe toccata lì dentro. Chiamatelo sesto<br />
senso. Deciso a risolvere l’enigma del sole<br />
notturno mi misi all’osservazione minuziosa<br />
del cielo, in modo da tentare <strong>di</strong> capire da<br />
dove venisse la fonte, e come potesse essere<br />
schermata in modo da lasciare comunque il<br />
cielo buio.<br />
Si perché dovete immaginarvi che questo<br />
cerchio luminoso appariva come un solido<br />
ben definito nel cielo, del <strong>di</strong>ametro relativo<br />
<strong>di</strong> cinque, sei metri. In realtà non riuscivo<br />
nemmeno lontanamente a comprenderne la<br />
reale grandezza, cerano troppi fattori da tenere<br />
in considerazione. Trovai un posticino<br />
appartato, posto sotto un muro secolare dove<br />
l’edera aveva coperto la fredda pietra, e mi<br />
appoggiai con la schiena lì, intento a percepire<br />
ogni minimo cambiamento della sfera.<br />
Mentre scruto con devozione ed infinita attenzione<br />
quello strano fenomeno meteorologico,<br />
un anziano vecchietto mi passa <strong>di</strong><br />
fronte e si viene a sedere proprio ad una ventina<br />
<strong>di</strong> centimetri da me. Indossa abiti che<br />
non appartengono al mio costume, sembra<br />
più un arabo, o un in<strong>di</strong>ano. Anche la pelle è<br />
33
scura, ma la barba e quei pochi capelli che<br />
gli rimangono sono <strong>di</strong> un brillante bianco<br />
platino. Giurerei che si illuminassero al buio,<br />
come effetto <strong>di</strong> riverbero della luce <strong>di</strong> quello<br />
strano oggetto nel cielo, che oramai non mi<br />
appariva più poi nemmeno tanto strano.<br />
- Che serata piacevole, non trova? –<br />
esor<strong>di</strong>sce lui in tono pacato.<br />
- Certo. Molto rilassante. Sembra quasi<br />
che questa luce mi culli. Ma a proposito, lei<br />
sa che cos’è quell’oggetto appeso in cielo?<br />
Mentre gli chiedo questo, noto che tiene in<br />
mano uno strumento <strong>di</strong> misurazione che ho<br />
già visto in qualche libro, ma del quale ora<br />
non mi ricordo né nome né funzione. Sembra<br />
una specie <strong>di</strong> cannocchiale con un goniometro<br />
attaccato, forse si chiamava astrolabio,<br />
o qualcosa <strong>di</strong> simile.<br />
- Ma certo, mio caro fanciullo. Ti posso<br />
chiamare fanciullo?<br />
- Mi chiami un po’ come vuole…<br />
- Quella è la fiamma della conoscenza<br />
<strong>di</strong>vina, l’angelo, l’intelletto <strong>di</strong> Kether che riversa<br />
sulla terra una lacrima della sua eterna<br />
ed infinita conoscenza. Hai capito?<br />
34<br />
- Nulla.<br />
- Ve<strong>di</strong>amo. – Ed intanto si accarezza<br />
tirando la barba irsuta. – Come posso spiegarti.<br />
Bene. Tu pensi a qualcosa, no?<br />
- Beh, certo. Di solito penso.<br />
- Si, bravo. Ed altra gente pensa come<br />
te, probabilmente.<br />
- Suppongo <strong>di</strong> si.<br />
- Ecco. Ve<strong>di</strong>, quando tante persone pensano<br />
tutte la stessa cosa si crea una energia<br />
particolare, una condensazione d’intenti.<br />
- Fin qui ti seguo.<br />
- Si, qui arriva il <strong>di</strong>fficile. Pensa<br />
all’universo come ad un ente pensante. Quando<br />
la volontà dell’universo segue una linea,<br />
tutte le molecole dell’universo si adattano a<br />
questa volontà per preservare un equilibrio<br />
cosmico. Questo succede naturalmente, senza<br />
sforzo.<br />
- E questo cosa c’entra con noi e la stella?<br />
- Ma allora sei duro, piccolo mio.<br />
L’universo è intrinsecamente interconnesso,<br />
l’hanno <strong>di</strong>mostrato anche i vostri scienziati,<br />
ora. Quella che tu ve<strong>di</strong> nel cielo è una<br />
35
piccola parte <strong>di</strong> quella consapevolezza che<br />
l’universo lascia a voi, ve la fa gestire autonomamente;<br />
è una sorta <strong>di</strong> regalo. Chiaramente<br />
tutto poi va ad influire su tutto, e ciò<br />
che è uscito torna all’interno della mente del<br />
primo. D’altronde sognare per voi è una gran<br />
fonte <strong>di</strong> costruzione, potete costruire universi<br />
vostri , fare tante cose. Quella luce è un<br />
simbolo. Significa che tu sei riuscito a comprendere<br />
questo fatto ed ora lo puoi utilizzare.<br />
Con questa conoscenza ti sentirai più<br />
libero.<br />
- A <strong>di</strong>rti la verità ora mi sento solo più<br />
stanco.<br />
A quelle parole sentii i miei occhi farsi improvvisamente<br />
più pesanti, e tutto intorno a<br />
me oscurarsi. Salutai <strong>di</strong> fretta il vecchio, non<br />
<strong>di</strong>menticando <strong>di</strong> ringraziarlo per la lezione<br />
ricevuta. Lui mi rispose con un sorriso intenso,<br />
fisico. Mi <strong>di</strong>ressi verso il portone, e vi<br />
trovai come par miracolo un letto bell’effatto<br />
che sembrava anche molto comodo.<br />
Mi sdraiai senza pensarci due volte. Da <strong>di</strong>re<br />
il vero mentre mi sdraiavo mi venne per un<br />
attimo in mente la favola <strong>di</strong> riccioli d’oro,<br />
36<br />
ma fu come un fulmine che attraversò il mio<br />
cervello stanco. Mi addormentai quasi <strong>di</strong><br />
colpo.<br />
37
Oceano <strong>di</strong> latte<br />
Devo essermi perso qualcosa. Mi ricordo<br />
che stavo sfrecciano come una saetta scagliata<br />
da Zeus in un mare <strong>di</strong> ciliegie blu, che<br />
però avevano il gusto <strong>di</strong> albicocca. Ricordo<br />
<strong>di</strong> essermi insospettito un poco <strong>di</strong> fronte a<br />
questa osservazione, ma d’altronde tutti<br />
gli orsi polari sono nati al freddo, non vi<br />
pare? Provate voi a portare un orso polare<br />
all’equatore, e vedete cosa vi <strong>di</strong>ce, sicuramente<br />
non vi ringrazierà; non è una vacanza<br />
per lui. Comunque eccomi qui oramai da<br />
ore, mesi forse in questo campo <strong>di</strong> nulla e<br />
pensieri folli, inconsistente quanto un fuoco<br />
fatuo, avvolgente come le braccia della propria<br />
amante.<br />
Sono un cosmonauta perso in un mare <strong>di</strong><br />
stelle vuote e senza senso, un’illusionista che<br />
crede veramente ai trucchi che compie, una<br />
falena che va verso la luce incurante della<br />
sua morte. Che il libro tibetano dei morti abbia<br />
preso spunto dalla vita delle falene? Non<br />
so. Tutte le mie certezze sono crollate in que-<br />
38<br />
sto stato catatonico <strong>di</strong> incurante per<strong>di</strong>zione,<br />
sono in balia del vuoto cosmico, sento scorrere<br />
del mercurio nelle vene, sorseggio pastisse<br />
virtuali in bistrot mai esistiti.<br />
Per strada per caso incontro cinque monete<br />
d’oro e me ne preoccupo. Una capisce le mie<br />
ansie e se ne va premurosa; ne rimangono<br />
quatto. Con quattro, tutto quadra. C’è il Sole<br />
in Capricorno sulle monete, e <strong>di</strong> questo me<br />
ne rallegro. Le raccolgo e proseguo il cammino.<br />
Malkut mi da il benvenuto, anche se non<br />
sento la usa voce possente. Più avanti vedo<br />
una fonte che si <strong>di</strong>rama in due vie d’acqua<br />
limpida. Me ne innamoro. L’acqua è fresca<br />
e giovane, sempre nuova e mutevole. Entra<br />
nella mia bocca a gran<strong>di</strong> sorsi, penetra tutto<br />
il corpo, ogni singola cellula, si <strong>di</strong>ssolve entrando<br />
a far parte <strong>di</strong> me.<br />
Ma non è tempo <strong>di</strong> restare, ho ancora molta<br />
strada da percorrere. Sospinto da venti panegirici<br />
mi <strong>di</strong>rigo verso Est, la terra dell’acqua,<br />
solo per ritrovarmi sperduto in un oceano <strong>di</strong><br />
latte. Ci sono delle rose che affiorano dal latte<br />
can<strong>di</strong>do, e galleggiando <strong>di</strong>segnano delle spi-<br />
39
ali concentriche aleatorie. Vedo una barca<br />
sulla riva <strong>di</strong> questo grande oceano bianco;<br />
è in vimini. Non mi da troppa sicurezza, ma<br />
decido comunque <strong>di</strong> affrontare il viaggio<br />
senza dubbio alcuno.<br />
Lascio le monete al terreno e prendo la barca<br />
<strong>di</strong> vimini, che all’interno ha tutti i confort. Un<br />
frigobar, tavolo e se<strong>di</strong>e, un lavabo, e persino<br />
una lavastoviglie. Durante il tragitto mi affaccio<br />
per osservare l’infinita <strong>di</strong>stesa <strong>di</strong> latte,<br />
stando ben attento a non caderci dentro. Il<br />
liquido è talmente denso da non permettermi<br />
<strong>di</strong> vedere cosa si trovi al <strong>di</strong> sotto, ma è comunque<br />
uno spettacolo coinvolgente.<br />
Dopo qualche ora <strong>di</strong> viaggio prendo coraggio<br />
e cerco <strong>di</strong> raccogliere una rosa dall’oceano.<br />
Mi sporgo dalla barca <strong>di</strong> vimini e giocherello<br />
un poco con il bianco frutto della vacca, assaporando<br />
tra le <strong>di</strong>ta la sensazione <strong>di</strong> morbidezza<br />
vellutata che produce il contatto.<br />
Infine oso! Prendo coraggio e mi sporgo<br />
ancora <strong>di</strong> più, cerco <strong>di</strong> afferrare una grande<br />
rosa rossa che mi sta passando vicino. Non ci<br />
riesco, riprovo. Allungo spropositatamente il<br />
braccio, mi sporgo ancora, tento il tutto e per<br />
40<br />
tutto e…<br />
Cazzo! Scivolo fuori dalla barca e cado come<br />
un sasso nel mezzo <strong>di</strong> questo oceano bianco<br />
e denso. Il peso è insopportabile, mi attira<br />
verso il fondo. In realtà ho il presentimento<br />
che il basso non sia il fondo, o che scendere<br />
non sia andare in basso… insomma.<br />
Mentre mi muovo verso il fondo dell’oceano,<br />
immerso in questo bianco ricco e nutriente,<br />
mi sembra che le <strong>di</strong>mensioni spaziali perdano<br />
la loro definizione, la loro importanza.<br />
Sono Felice ed incosciente allo stesso tempo,<br />
riccio e fenice, grattacielo e promenade, una<br />
galassia <strong>di</strong> supernove ed un piccolo spillo.<br />
Sento solo un puuuuuuuuu continuo che<br />
dopo minuti <strong>di</strong>venta silenzio, si fonde interamente<br />
con il mio corpo, o quello che ne<br />
rimane. Non so dove sto andando, e francamente<br />
non me ne importa un granché. Mi lascio<br />
semplicemente andare.<br />
Vesto i panni del folle, della forza e delle<br />
stelle, l’eone verrà. Un momento, vedo un<br />
mondo sotto <strong>di</strong> me. Forse sto andando laggiù?<br />
La <strong>di</strong>rezione sembra proprio quella. La<br />
sensazione è quella <strong>di</strong> penetrare una serie <strong>di</strong><br />
41
piani orizzontali, tutti bi<strong>di</strong>mensionali ed impilati<br />
uno sull’altro, ed io li sto <strong>di</strong>scendendo.<br />
Il mondo si fa sempre più vicino, le figure<br />
più numerose ed i pensieri tornano ad affollare<br />
la mia mente gia stanca. Sto tornando?<br />
Non ci sono mai stato? Dove sto andando?<br />
Da dove vengo? Che persona banale che<br />
sono, non sono ancora nato e penso già ai<br />
problemi che mi assilleranno tutta la vita.<br />
42<br />
La valle <strong>di</strong> Eden<br />
Digerisco mentre cado a velocità supersonica<br />
e tutto si fa nitido e definito. Innanzitutto<br />
sono in una foresta. Ma come sono vestito. E<br />
sono negro? Ma non ero negro prima! Prima<br />
<strong>di</strong> questo viaggio s’intende. O almeno credo.<br />
Mi sembra <strong>di</strong> ricordare, o almeno l’ultimo<br />
ricordo certo che ho, è quello <strong>di</strong> me che mi<br />
facevo una colazione appena sveglio a casa<br />
mia, e stavo pensando a laurearmi.<br />
La laurea! Non faccio tempo a pensare questo<br />
che sento un ringhio dal folto della boscaglia.<br />
Distolgo ogni mio pensiero da qualsiasi<br />
cosa non sia sopravvivenza e inizio a correre<br />
verso una zona che mi sembra meno folta e<br />
quin<strong>di</strong> più sicura. Corro per circa un minuto,<br />
poi penso, e se volassi? Allora sento i miei<br />
pie<strong>di</strong> che si staccano dal suolo, il mio corpo<br />
si mette in parallelo col terreno. Sono velocissimo.<br />
Affronto le curve con la sicurezza <strong>di</strong><br />
Nichy Lauda, ed arrivo in poco tempo fuori<br />
dalla selva oscura. Mi si apre un paesaggio<br />
ampio, una pianura verde che lascia spazio<br />
43
in lontananza alle sinuose curve <strong>di</strong> colli dolci<br />
come la Cagnina <strong>di</strong> Faenza.<br />
Le nuvole galoppano nel cielo, lasciando in<br />
lontananza spicchi <strong>di</strong> limoni <strong>di</strong>panati e succosi.<br />
ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ…<br />
- Non dare le perle ai porci, tieniti le<br />
migliori per te. Sono cresciuto con le buone<br />
convinzioni, ed ora guarda un po’ dove mi<br />
ritrovo.<br />
Il povero vecchietto si sorreggeva a stento<br />
su quell’esile bastone. Mi impietosivano le<br />
rughe del suo viso, che facevano intravedere<br />
tempi felici, i pochi, che oramai erano<br />
soltanto futili ricor<strong>di</strong>. La via portava in breve<br />
al grande castello che avevo visto prima in<br />
lontananza, all’orizzonte. Ora quello era lì, a<br />
pochi passi certi da me, tra la mia concezione<br />
e quello strambo vecchietto tutto su<strong>di</strong>cio<br />
e malcurato.<br />
- Non andare da quella parte, ma non<br />
sfuggire al tuo futuro.<br />
- Non capisco, cosa <strong>di</strong>ci?<br />
- Non devi entrare il castello impreparato,<br />
ti serve una guida.<br />
44<br />
- Ah, ho capito. Tu vorresti che ti dessi<br />
dei sol<strong>di</strong> affinché tu mi faccia da guida.<br />
Bastava <strong>di</strong>rlo subito allora. Tieni, quanto<br />
vuoi? Avevo delle monete. – Frugandomi in<br />
tasca mi ricordo <strong>di</strong> avere lasciato le monete<br />
sulla riva dell’oceano senza fine. – Un momento,<br />
non le ho più; mi spiace vecchio.<br />
- A, ma hai capito male. Io non entrerei<br />
in quel posto nemmeno se mi pagassero! Ci<br />
sono stato una volta, tanto tempo fa. Ci sono<br />
rimasto per tre anni, sperduto in quel labirinto<br />
<strong>di</strong> strade, trabocchetti, figure allegoriche e<br />
magia. Quel posto mi ha ridotto come tu mi<br />
ve<strong>di</strong> ora, miserabile e vecchio, senza forze.<br />
Mi sono avventurato per cercare fortuna ed<br />
ho incontrato solamente rovina <strong>di</strong> fronte a<br />
me.<br />
- Questo mi sconforta, ma la mia curiosità<br />
è ancora più forte della paura del fallimento.<br />
- Beh, allora permettimi prima un consiglio.<br />
Vai repente al fiume, addentrati nella<br />
foresta, a quell’altezza, e troverai un uomo.<br />
Lui è riuscito a solcare tutti i ventidue cammini<br />
del castello, ad arrivare alla torre della<br />
45
luce nera. Chie<strong>di</strong> consiglio a lui; se e quando<br />
ti risponderà, allora potrai avere la forza necessaria<br />
per iniziare il cammino senza guida.<br />
Le sue parole lasciavano trasparire, per la<br />
prima volta da quando l’avevo incontrato,<br />
un accenno <strong>di</strong> speranza; i suoi occhi si erano<br />
fatti più gran<strong>di</strong>, e la sua grave voce schiarita.<br />
- Ti ringrazio vecchio. Tu ora che farai?<br />
- Io continuerò a vagare. Sono un eremita,<br />
sai? Vago ed ammonisco la gente, la<br />
metto in guar<strong>di</strong>a rispetto ai pericoli, pericoli<br />
che si trovano ovunque.<br />
- Non ti sembra <strong>di</strong> essere un po’ troppo<br />
drastico? Insomma, certo che i pericoli esistono<br />
per tutti, ma se uno sta lì a vedere tutto<br />
quello che gli succede non vive più, scusa.<br />
- Fai presto tu a parlare, sei ancora<br />
giovane ed inesperto. Le cose per te sono<br />
tutte semplici e nuove, non hanno profon<strong>di</strong>tà,<br />
non hanno stu<strong>di</strong>o.<br />
- Non per questo sono meno importanti,<br />
anzi. A me piace vivere così, spensierato, e<br />
46<br />
non per offenderti, ma piuttosto che ridurmi<br />
come te preferirei rischiare qualcosa in più e<br />
vedere cosa succede.<br />
- Ah, voi giovani.<br />
- Si, va bene. Questa l’ho già sentita<br />
tante volte, sai? Ora ti saluto che si è fatto<br />
tar<strong>di</strong>. Ti penserò nei momenti <strong>di</strong>fficili, e ti<br />
saluterò il tuo amico giù al fiume.<br />
In quel momento il vecchio sorrise, non lo<br />
aveva mai fatto, mi guardò dritto negli occhi<br />
e mi rispose:<br />
- Non ce n’è bisogno.<br />
47
Licantropi<br />
Mi ritrovai quasi per caso a performare una<br />
partita <strong>di</strong> Licantropi a Trieste. Ero molto eccitato<br />
e tutti mi <strong>di</strong>cevano che era il momento<br />
<strong>di</strong> esportare questo gioco in tutto il mondo,<br />
partendo da Trieste. Ora, non so se l’acqua<br />
placida che tocca il molo Audace abbia tutta<br />
questa forza <strong>di</strong> portare le idee lontano, nel<br />
mondo sconfinato; fatto sta che questo gioco<br />
cominciò ancora prima che io entrassi in<br />
casa. Per strada vedevo sguar<strong>di</strong> indagatori,<br />
scrutatori, sguar<strong>di</strong> che non mi lasciavano<br />
aria, respiro. Persino le signorine, solitamente<br />
sorridenti al mio passaggio, ora <strong>di</strong>ffidavano<br />
della mia persona.<br />
Cosa avrò combinato poi <strong>di</strong> male per essere<br />
trattato così? Cammino per la strada con il<br />
mio amico Martin, perfettamente incurante,<br />
lui, degli sguar<strong>di</strong> a noi rivolti. Volevo scomparire<br />
dalla faccia della terra, oppure volevo<br />
trasformarmi veramente in un licantropo e<br />
sbranarli tutti. Nel pensare questo sento i<br />
miei denti come allungarsi, ed i peli rizzarsi<br />
48<br />
su tutte le parti del corpo. È una sensazione<br />
che dura solo un attimo, ma a me basta per<br />
venire sconvolto profondamente, alla ra<strong>di</strong>ce.<br />
Sento la vera potenzialità <strong>di</strong> quel pensiero,<br />
ne assaporo la grandezza, mi <strong>di</strong>letto della<br />
sua infinita maestosità.<br />
Governo gli elementi e <strong>di</strong>rigo le forze sottese<br />
alla materia, lascio scorrere in me i flussi<br />
cosmici, fido del fatto che non mi annienteranno.<br />
Il delirio <strong>di</strong> onnipotenza a tratti fa capolino<br />
nella mia mente, cercando <strong>di</strong> spazzar<br />
via tutto il resto, ma ancora riesco a controllarmi.<br />
Tutto è magnifico e perfettamente in<br />
equilibrio, un equilibrio <strong>di</strong>namico. Lo sento,<br />
sto per scoppiare.<br />
- Ma stai bene Gimbo?<br />
- Perché - Questo brusco ritorno alla realtà<br />
mi fece raggelare le vene.<br />
- Non so, ti vedo strano, su<strong>di</strong> più del solito.<br />
- Stravo pensando ad una cosa.<br />
- Non pensare che fa male.<br />
- No, a parte gli scherzi. Secondo te sono mai<br />
esistiti i Werewolf?<br />
- Che domande, si!<br />
- Ed è possibile che io sia uno <strong>di</strong> loro?<br />
49
- Ti piacerebbe vero? No, non è possibile. Se<br />
lo fossi, a questa età avresti già cambiato la<br />
tua prima muta, e te lo ricorderesti, cre<strong>di</strong>mi.<br />
- Va bene, ti credo. E questo gioco com’è?<br />
- Molto, molto realistico!<br />
- Nel senso che la gente viene sbranata davvero?<br />
- Vedrai.<br />
- Come vedrai! Ma ti sembra?<br />
- Dai non ti preoccupare, scherzavo. é un<br />
gioco <strong>di</strong> ruolo come gli altri, la gente fa finta<br />
<strong>di</strong> essere qualcun’latro che non è, come il<br />
mondo <strong>di</strong> tutti i giorni.<br />
- Capisco.<br />
Mentre facevamo queste e simili conversazioni,<br />
ci capitò <strong>di</strong> giungere alla magione<br />
della ragazza <strong>di</strong> Martin, che ci aspettava impaziente.<br />
- Venite, gli altri sono già seduti al loro posto.<br />
Mancate solo voi.<br />
Dicendo questo ci prese per il braccio, entrambi,<br />
e ci condusse in salotto. Lì trovammo<br />
della gente già seduta al terreno, un gradevolissimo<br />
parquet a listelli gran<strong>di</strong>, che ci fissò<br />
con sguardo indagatore appena entrammo.<br />
50<br />
Io e Martin ci sedemmo negli unici due<br />
posti liberi e cominciammo a far conversazione<br />
con i vicini <strong>di</strong> posto. Parlando, tutti<br />
notammo una cosa molto curiosa. Eravamo<br />
in nove persone, e partendo da me che sono<br />
un segno <strong>di</strong> terra, avevamo terra, acqua,<br />
acqua, acqua, terra, aria fuoco, fuoco, aria.<br />
Era una cosa incre<strong>di</strong>bile e meravigliosa!<br />
Senza metterci prima d’accordo, avevamo<br />
creato un <strong>di</strong>segno con i nostri segni zo<strong>di</strong>acali:<br />
infatti le tre acque sono circoscritte dalla<br />
terra, opposte ai due fuochi che brillano nel<br />
cielo. Se fate un <strong>di</strong>segnino tutto appare più<br />
chiaro. Comunque era bellissimo osservare<br />
questa casuale perfezione, questo inserirsi<br />
della geometria sacra nella vita quoti<strong>di</strong>ana,<br />
senza che nemmeno la gente debba fare dei<br />
calcoli. Noi semplicemente ci eravamo seduti.<br />
Iniziammo la partita con spirito nuovo.<br />
- Allora ragazzi, adesso do le carte.<br />
State attenti così le cose le <strong>di</strong>co una volta<br />
sola.<br />
51
Dottore pagliaccio<br />
(la porta <strong>di</strong> Lilith)<br />
Mi risveglio in un ospedale. Fuori dalla mia<br />
stanza un vociare <strong>di</strong> ragazze giovani, forse<br />
belle. Non comprendo ancora a pieno il motivo<br />
per il quale mi trovo in questo posto<br />
bianco, asettico, freddo anche se ci saranno<br />
stati 40 gra<strong>di</strong>. Cerco con lo sguardo qualcuno<br />
che mi possa spiegare, scruto dalla porta<br />
semiaperta il corridoio, in modo da poter<br />
chiamare chiunque mi sembri inerente, qualificato<br />
a rispondermi. Purtroppo da dove mi<br />
trovo vedo passare solamente una donna in<br />
tailleur, un pagliaccio e qualche passante <strong>di</strong><br />
poco o nullo interesse.<br />
Mi rigiro nel letto, guardo fuori dalla finestra<br />
per vedere che tempo fa. Il cielo è particolarmente<br />
luminoso oggi ed ha assunto un<br />
colore particolare, più vivido. Sul viola acceso<br />
del cielo, ci saranno delle luci particolari<br />
sul perimetro dell’ospedale, penso, vedo<br />
svolazzare uccellini piccoli piccoli. Sento il<br />
loro cinguettio che mi conforta, mi culla, mi<br />
52<br />
fa venir voglia <strong>di</strong> richiudere gli occhi.<br />
- Allora come an<strong>di</strong>amo!<br />
Faccio un salto nel letto, per un attimo tutto il<br />
corpo mi si gela. Non mi aspettavo un entrata<br />
così forte, una voce così presente. Mi volto<br />
<strong>di</strong> scatto e vedo entrare una persona che assomiglia<br />
pazzescamente a mio zio, solo che<br />
questo tipo ha i baffi.<br />
- Finalmente ti sei svegliato.<br />
- Si, beh. Da quanto tempo dormo?<br />
- Saranno trenta, quaranta ore ormai.<br />
Stavamo tutti scommettendo su quando<br />
avresti aperto <strong>di</strong> nuovo gli occhi.<br />
- E lei ha vinto?<br />
- No, sono arrivato secondo. Ma secondo<br />
è sempre meglio che non mangiare, no?<br />
- Se lo <strong>di</strong>ce lei?<br />
Da questa triste battuta capii che chi avevo<br />
<strong>di</strong> fronte non avrebbe ceduto dal farne <strong>di</strong><br />
altre altrettanto orribili; ed oltremodo non<br />
avrebbe mai risposto ai miei quesiti. Cercai<br />
<strong>di</strong> sviare per mettermi in salvo.<br />
- E quando, secondo lei, potrei andarmene<br />
da qui?<br />
- Ah, non so. Probabilmente mai più.<br />
53
– E cominciò a sorridere sarcasticamente,<br />
come se avesse appena fatto la battuta più<br />
comica del mondo.<br />
- Mi scusi, ma non ho voglia <strong>di</strong> scherzare.<br />
Tra un paio <strong>di</strong> giorni sarò fuori <strong>di</strong> qui?<br />
- Tra un paio <strong>di</strong> giorni sarai un aeromobile.<br />
- Mi scusi, ma la smette con queste battute!<br />
Mi sta infastidendo.<br />
- Delitto e fasti<strong>di</strong>o, gran bel libro.<br />
- Ma che cazzo <strong>di</strong>ce!<br />
- Suvvia, non si alteri. La vedo tornato<br />
in piene forze, ma non è bene agitarsi subito<br />
appena svegli. Si rischia <strong>di</strong> peggiorare.<br />
- Guar<strong>di</strong>, peggio <strong>di</strong> così.<br />
- Non sia sarcastico.<br />
- Lei <strong>di</strong>ce… Piuttosto si può sapere perché<br />
sono arrivato qui, cosa mi è successo?<br />
Non ricordo molto ad essere sincero.<br />
- Ma come, lei è qui perché non si ricorda<br />
più chi è.<br />
- Ma, veramente… io…<br />
Era vero. Non mi ricordavo più assolutamente<br />
chi fossi. Se cercavo <strong>di</strong> pensarci non<br />
riuscivo a percepire nessuna immagine, nes-<br />
54<br />
sun ricordo. Più mi sforzavo, più aumentava<br />
il mal <strong>di</strong> testa, mi si chiudeva la mente e non<br />
ragionavo più. Era insopportabile quel dolore;<br />
era come avere in testa uno tsunami che<br />
travolge ogni pensiero e non gli permette <strong>di</strong><br />
uscire, sterile ricordo del passato ormai inutile.<br />
Mi alzai <strong>di</strong> colpo ed uscii dalla porta della<br />
camera. Lo feci con istinto, quasi a voler<br />
sfuggire dalla situazione nella quale mi trovavo.<br />
Speravo che uscendo da quella porta<br />
tutto si sarebbe trasformato, sarebbe <strong>di</strong>ventato<br />
qualcos’altro, che si sarebbe rivelato<br />
uno scherzo; così come il me<strong>di</strong>co che mi<br />
visitava non poteva essere altro che un terribile<br />
scherzo della natura.<br />
Uscii <strong>di</strong> prepotenza dalla porta e… incre<strong>di</strong>bile!<br />
Mi ritrovai veramente in un altro posto.<br />
Era una specie <strong>di</strong> foresta con un laghetto al<br />
centro; più in là si poteva scorgere una montagna<br />
molto alta. Non riuscivo quasi a capacitarmi<br />
<strong>di</strong> questo, ma c’ero. Era tutto così<br />
reale da lasciarmi senza fiato: i colori, gli<br />
odori; le foglie sentite al tatto erano foglie<br />
vere! Tutto era vero! Ma dov’ero?<br />
55
Non ci capisco più nulla, quando scorgo una<br />
persona vicino al laghetto. Mi avvicino con<br />
ansia speranzosa, fedele del fatto che lui ci<br />
capirà più <strong>di</strong> me in questa storia.<br />
56<br />
In riva al lago<br />
- Salve, curioso viandante.<br />
- Salve a te, gaio vecchietto.<br />
- Se sapessi la mia vera età non mi prenderesti<br />
in giro in questa maniera.<br />
- Ma io non intendevo…<br />
- Non ti preoccupare, la sostanza <strong>di</strong><br />
questo mondo è labile come il legame gravitazionale,<br />
poco solida e vorace <strong>di</strong> cambiamenti<br />
repentini; come i pensieri che per associazione<br />
passano i ponti della logica saltando<br />
<strong>di</strong> palo in frasca.<br />
- Si, va bene. – Annuisco facendo finta<br />
<strong>di</strong> avere capito tutto, quando invece non ho<br />
afferrato una parola <strong>di</strong> quello che il vecchio<br />
mi ha comunicato. – Piuttosto, mi sai spiegare<br />
cosa ci faccio qui, visto che poco fa ero<br />
in un ospedale, e la porta dalla quale sono<br />
uscito ora è scomparsa?<br />
- Tu in realtà stai cercando un castello.<br />
- Castello?<br />
- Si, il castello delle illusioni e della<br />
loro caduta.<br />
57
- Ma quale castello! – Un’immagine<br />
mi passa per la mente veloce come la<br />
luce, 300.000 metri al secondo. – Ora ricordo.<br />
Volevo entrare in un castello, ma un<br />
vecchietto mi ha detto <strong>di</strong> venire in riva ad un<br />
fiume a cercare un uomo che poteva aiutarmi<br />
ad entrare, altrimenti mi sarei perduto.<br />
- Ve<strong>di</strong> che se ti impegni…<br />
Il vecchio che avevo <strong>di</strong> fronte assomigliava<br />
in tutto per tutto a quello che avevo incontrato<br />
poco prima nelle vicinanze del castello,<br />
eppure quei due erano sostanzialmente <strong>di</strong>fferenti.<br />
Questo che avevo <strong>di</strong> fronte era un uomo<br />
molto più anziano del primo, ma era anche<br />
molto più rilassato e felice. Nei suoi occhi<br />
si poteva scorgere una pace intensa, vissuta;<br />
come <strong>di</strong> chi ha compiuto un lungo viaggio ed<br />
ora si riposa all’ombra, dopo tante fatiche.<br />
Mentre il primo vecchio che ho visto aveva<br />
tutta la pelle del viso tirata, piena <strong>di</strong> rughe e<br />
segni <strong>di</strong> decadenza, questo aveva una pelle<br />
tirata e sana, naturalmente scolpita dal vento<br />
e dal sole, con grazia e dolcezza. Sentivo <strong>di</strong>ffondersi<br />
nell’aria un gradevole profumo <strong>di</strong><br />
gardenia, che sembrava emanare proprio dal<br />
58<br />
vecchietto.<br />
- Allora?<br />
- Allora cosa.<br />
- Allora lo vuoi sapere come si fa ad entrare<br />
nel castello <strong>di</strong> Hallabak?<br />
- Ah, si, certo! Probabilmente sono<br />
venuto qui apposta per questo motivo.<br />
- Sicuro, e per altri che probabilmente<br />
né io ne tu conosceremo mai. Allora, ve<strong>di</strong>,<br />
prima <strong>di</strong> tutto occorre conoscere un poco <strong>di</strong><br />
storia. Quel castello racchiude in sé tutti i segreti<br />
della creazione, con tutte le verità ed i<br />
trabocchetti illusori che essa si porta trascinandosi<br />
per l’infinito. Innanzitutto devi stare<br />
molto attento a <strong>di</strong>stinguere cosa sia vero da<br />
cosa non lo è.<br />
- E come faccio? Non è che sia così facile<br />
- Certo che non lo è. Per questo in pochi<br />
escono da lì, e <strong>di</strong> quei pochi che escono solo<br />
alcuni rimangono sani ed equilibrati.<br />
- E se non esco che fine faccio?<br />
- Beh, vagherai per sempre nell’illusione<br />
<strong>di</strong> una delle torri, senza sapere cosa ti stia<br />
capitando, incosciente che la tua vita sta pas-<br />
59
sando.<br />
- E tu? Sei mai entrato ed uscito da lì?<br />
- Due volte. Una viaggiando fino in<br />
fondo, fino al regno <strong>di</strong> Terek, l’ultima torre,<br />
l’altra entrando per salvare e portare fuori<br />
una persona alla quale tenevo molto. Ma ora<br />
non c’è tempo da perdere. Io ti ho insegnato<br />
tutto quello che devi sapere, anche se ora non<br />
ti sembra un granché. Ora chiu<strong>di</strong> gli occhi e<br />
vai. L’ultima raccomandazione, nei casi <strong>di</strong>fficili<br />
segui il tuo cuore e gli istinti più forti.<br />
Quasi come se fosse un riflesso incon<strong>di</strong>zionato,<br />
i miei occhi si chiusero e si spalancò<br />
una visione infinita nella mia mente, gran<strong>di</strong><br />
confini <strong>di</strong>sgregati, monti, giunchi, barbie, selinunte,<br />
una gatta nera, due uova sode, la casa<br />
<strong>di</strong> mio padre da piccolo, un boiler, una supernova,<br />
Clint Eastwood, un computer, e poi<br />
più nulla; perso in coriandoli d’esistenza.<br />
60<br />
Festa a Carpi<br />
Guardo l’orologio del cellulare, sono le 19.30<br />
<strong>di</strong> sabato 19 maggio. Sono capitato nel mezzo<br />
<strong>di</strong> una bellissima festa, in un posto tenuto<br />
da amici <strong>di</strong> amici, nei pressi <strong>di</strong> Carpi. C’è un<br />
e<strong>di</strong>ficio a due piani che offre della musica indecente<br />
e birra low-price. Appena entrato ho<br />
incontrato cinque cani, tutti in branco, che<br />
mi sono venuti incontro. Dapprincipio ho<br />
avuto un poco <strong>di</strong> paura, ma quando li ho visti<br />
socievoli ho capito <strong>di</strong> non essere in pericolo.<br />
Quello più grande <strong>di</strong>grignava i denti, ma non<br />
mordeva mai. Anzi, quando gli mettevo la<br />
mano davanti alla faccia me la leccava tutta.<br />
Fuori vedo dei giocolieri abbastanza bravi,<br />
ma in un primo momento non me ne curo.<br />
Mi metto a parlare con delle persone in prossimità<br />
dell’entrata. Quando i <strong>di</strong>scorsi cominciano<br />
a vertere sul sogno lucido e sul fatto <strong>di</strong><br />
riuscire ad incontrare le proprie paure sotto<br />
forma <strong>di</strong> demoni <strong>di</strong> due metri, vedo Fabio<br />
che entra dal grande cancello in ferro battuto.<br />
Lo saluto, lui mi fa un cenno <strong>di</strong>sinteressato<br />
61
e prosegue verso l’e<strong>di</strong>ficio. Io proseguo con<br />
il <strong>di</strong>scorso, ma noto subito che uno dei due<br />
giocolieri si avvicina: era Giangi! Non lo vedevo<br />
da tempo. Si meraviglia <strong>di</strong> trovarmi lì.<br />
L’altro giocoliere si avvicina tirandomi una<br />
pallina come sketch d’entrata. Lo riconosco,<br />
è un altro mio amico. Passiamo del tempo<br />
assieme, poi gli altri decidono <strong>di</strong> entrare<br />
mentre io sto in giar<strong>di</strong>no. Vedo dei bambini<br />
che giocano, la loro maestra non li sta<br />
seguendo ma guarda altrove. Vedo una bambina<br />
che si è fatta male passando sotto ad un<br />
albero, ma la maestra non la vede. Allora vado<br />
io a soccorrerla e vedo che ha un’abrasione<br />
sulla schiena.<br />
Corro dalla maestra con la bimba e le <strong>di</strong>co<br />
che deve fare qualcosa perché alla bambina<br />
fa male; intanto la bimba piange. La maestra<br />
<strong>di</strong>ce che non è niente e che la porterà a<br />
casa, solo a casa si occuperanno <strong>di</strong> lei. Io le<br />
<strong>di</strong>co che vado io dentro l’e<strong>di</strong>ficio a cercare<br />
dell’alcool e del cotone.<br />
Entro all’interno e ci sono i soliti cani che mi<br />
annusano ed è <strong>di</strong>fficile passare. Fabio un po’<br />
li richiama e riesco a passare. Vado al piano<br />
62<br />
<strong>di</strong> sopra dal ragazzo che organizzava e lui,<br />
con la faccia stanca, mi <strong>di</strong>ce che stavano chiudendo<br />
e che tutti dovevano già essere fuori<br />
<strong>di</strong> lì. Nel <strong>di</strong>re questo si sentono dei rumori<br />
dal basso ed affacciandoci ve<strong>di</strong>amo delle<br />
persone che stanno cercando <strong>di</strong> abbattere la<br />
porta con una se<strong>di</strong>a. A questa vista la gente<br />
dentro al palazzo prende in mano spranghe<br />
e mazze da baseball e scende con fare guerresco.<br />
Quando siamo al piano terreno, però, ve<strong>di</strong>amo<br />
che è stata chiamata la polizia e peggio<br />
ancora la televisione. Da quello che possiamo<br />
sentire <strong>di</strong>pingono il posto come covo<br />
<strong>di</strong> violenza dove i bambini si fanno male e<br />
non vengono aiutati. Ma non doveva essere<br />
la maestra a curarsi dei suoi bambini? Tutti<br />
stanno rintanati nel locale, io invece esco e<br />
mi <strong>di</strong>rigo verso chi ha fatto il video. Trovo<br />
tre persone: una intenta a montare, due a<br />
scrivere. Dico loro che non sono autorizzati<br />
a mostrare le scene <strong>di</strong> questo posto, e che la<br />
storia che raccontano non è vera. Si rivolge<br />
a me l’addetto al montaggio, perché avevo<br />
fatto un riferimento al metodo <strong>di</strong> montaggio<br />
63
che poteva sfasare la verità e mi corregge <strong>di</strong>cendomi<br />
che il metodo usato da lui è FDP. Io<br />
allora insisto e loro, con mia sorpresa, cominciano<br />
a farmi i complimenti. “ci vorrebbe<br />
più gente come voi”, “perché siete stati voi<br />
a cambiare il mondo”, “siete come i fumetti,<br />
cambiano il mondo senza che nessuno se ne<br />
accorga”. Io allora capisco che sono gente<br />
per bene e me ne vado. Prendo l’autobus e<br />
torno a casa, ma l’autobus passando in piazza<br />
Maggiore mi lascia ad un ristorante cinese<br />
(c’è una persona che mi prende dall’autobus<br />
e mi porta dentro al ristorante attraverso una<br />
se<strong>di</strong>a-trono). Tra l’altro prima <strong>di</strong> arrivare in<br />
piazza stavo proprio pensando al fatto che<br />
mi avevano parlato della nuova apertura <strong>di</strong><br />
questo posto in centro, ed io volevo passare<br />
a vedere. Così però mi sentivo un po’ obbligato,<br />
però visto che ero lì...<br />
64<br />
Secondo risveglio<br />
Mi preparo una colazione velocissima, intenzionato<br />
ad uscire il prima possibile <strong>di</strong><br />
casa. Sono ancora un poco assonnato, continuo<br />
a ripensare ai cani ed a cosa potessero<br />
significare nel sogno i cani. Erano cinque,<br />
ricordo bene. Ognuno aveva un colore <strong>di</strong>fferente,<br />
nero, bianco, marrone, rosso fulvo<br />
e grigio. Cammino pensieroso tra le strade<br />
<strong>di</strong> Bologna, una Bologna stranamente poco<br />
trafficata rispetto all’ora. Confronto l’ora sul<br />
cellulare: vi leggo 09:12. Ad un tratto una<br />
fila <strong>di</strong> macchine affolla la strada che un attimo<br />
prima era semi-desolata. Ora tutto è<br />
tornato normale.<br />
Mi sento come un bambino che ha appena<br />
scoperto il segreto per trovare un tesoro<br />
nascosto e che deve risolvere l’enigma prima<br />
<strong>di</strong> arrivarci. L’enigma, che <strong>di</strong> primo acchito<br />
sembra molto semplice, <strong>di</strong>venta sempre più<br />
complesso ad ogni ragionamento fatto. Ogni<br />
dettaglio è importante: quanto erano gran<strong>di</strong><br />
i cani, sia in rapporto tra <strong>di</strong> loro che presi<br />
65
singolarmente; che sensazione mi lasciava<br />
ogni cane quando ci giocavo, perché il più<br />
grande ringhiava… Tanti piccoli tasselli ricompongono<br />
una grande mappa che non mi<br />
porta da nessuna parte, forse perché sbaglio<br />
ad incastrare i singoli tasselli.<br />
Intanto cammino e camminando raggiungo<br />
la facoltà. Pensando per tutto il tragitto alla<br />
questione dei cani, mi sono <strong>di</strong>menticato <strong>di</strong><br />
pensare alla più importante questione <strong>di</strong> cosa<br />
devo <strong>di</strong>re alla mia correlatrice. Certi punti<br />
della tesi sono ancora lacunosi, ed il <strong>di</strong>scorso<br />
d’insieme rimane oscuro, insondabile da una<br />
mente logica. Insomma, non ci capisco nulla<br />
nemmeno io <strong>di</strong> quello che ho scritto.<br />
Cerco <strong>di</strong> racimolare le poche informazioni<br />
riguardanti la tesi che mi passano per la testa<br />
ed entro convinto, a testa alta, nell’atrio della<br />
facoltà. Il silenzio mi avvolge come bambagia,<br />
mi sento cullato da nuvole incantevoli,<br />
mentre passando ragazze bellissime si<br />
voltano a guardarmi, una per una. A questo<br />
punto mi sfugge <strong>di</strong> nuovo il filo del <strong>di</strong>scorso<br />
della mia tesi, ma non mi importa: decido <strong>di</strong><br />
improvvisare. D’altronde tutti i geni improv-<br />
66<br />
visano, perché io non dovrei?<br />
Scarico la tensione dalle piante dei pie<strong>di</strong> prima<br />
<strong>di</strong> arrivare alla porta dello stu<strong>di</strong>o.<br />
Stranamente non c’è nessuno ad aspettare,<br />
nessuno al ricevimento. “Mi è andata<br />
<strong>di</strong> lusso” penso tra me e me. Faccio un bel<br />
sospiro, mentre afferro il pomello della porta,<br />
che giro poi deciso. Apro ed entro.<br />
Dall’altra parte non trovo uno stu<strong>di</strong>o <strong>di</strong> professore,<br />
bensì mi trovo immerso in uno spettacolo<br />
orribile: gente che porta dei macigni<br />
pesantissimi, sofferente, in agonia. Persone<br />
che piangono le loro <strong>di</strong>sgrazie, si tuffano<br />
in fiumi <strong>di</strong> lava per riuscirne sotto forma<br />
<strong>di</strong> scheletri vivi, uomini e donne che fanno<br />
l’amore per noia, senza provare alcun sentimento;<br />
e sempre per noia si ammazzano<br />
l’uno con l’altro.<br />
AHHHHHHHHHHHH!<br />
La prima reazione è stata quella <strong>di</strong> urlare e<br />
vomitare sull’uscio. Poi una donna bellissima,<br />
vestita dei colori della terra, mi prende<br />
per mano e mi porta verso un’oasi dove ricomincio<br />
a respirare; si perché prima ero in<br />
apnea.<br />
67
- Questo non è luogo per te, dove vuoi<br />
andare?<br />
- Un vecchio, una volta, mi ha detto che<br />
se fossi arrivato qui, avrei dovuto percorrere<br />
tutti i sentieri fino ad arrivare a Terek.<br />
- Pazzo! Tu sei un folle! Ma forse questa<br />
qualità ti potrà salvare.<br />
- Se lo <strong>di</strong>ci tu? Mi puoi scortare per un<br />
po’, sono ancora scosso.<br />
- Certo, sono qui per questo. Ma due<br />
cose: non ti allontanare troppo da me, può<br />
essere pericoloso; ed usa sempre buone maniere<br />
in questo mondo, può essere ancora più<br />
pericoloso rispondere sgarbatamente!<br />
Ci incamminammo verso una foresta, lontani<br />
dalla palude della sofferenza. La foresta,<br />
mi <strong>di</strong>sse l’incantevole fanciulla, si chiamava<br />
Fairie, luogo abitato da strane creature.<br />
Mi <strong>di</strong>sse anche, mentre camminavamo, che<br />
da tempo ci trovavamo nella prima torre,<br />
Lamkut, e che dovevo avere molto più spirito<br />
<strong>di</strong> quello che avevo <strong>di</strong>mostrato all’entrata<br />
per vincere sulle illusioni <strong>di</strong> quei mon<strong>di</strong>.<br />
- Beh, siamo arrivati, io ti lascio qui.<br />
Proce<strong>di</strong> per quella strada e mi raccomando,<br />
68<br />
non perderti a parlare con gli sconosciuti, almeno<br />
che ti sembrino delle brave creature.<br />
69
Il sentiero <strong>di</strong> Tau<br />
Mi trovai <strong>di</strong> fronte ad un sentiero <strong>di</strong>ritto e<br />
molto lungo, il quale termine non si poteva<br />
scorgere che all’infinito. Per accedervi, si<br />
doveva passare al <strong>di</strong> sotto <strong>di</strong> una volta molto<br />
alta, che sembrava fosse stata costruita da<br />
giganti. Questa era <strong>di</strong> una pietra monolitica<br />
nera, dello stesso colore dell’ebano, tutta<br />
scolpita con delle scritte <strong>di</strong> una lingua a me<br />
sconosciuta, ma che evocava alla mia mente<br />
non logica ricor<strong>di</strong> atavici. Le scritte erano in<br />
bassorilievo, ripassate con un colore indaco<br />
in modo da dare un effetto vivido, quasi come<br />
se le scritte prendessero vita <strong>di</strong>ventando piccoli<br />
serpenti o spiriti aleggianti nell’aria<br />
pesante e densa <strong>di</strong> quel posto.<br />
Deciso attraverso l’arco, e mi trovo <strong>di</strong> fronte<br />
uno strano personaggio; beh, più che strano<br />
lo definirei agghiacciante. Una creatura alta<br />
più <strong>di</strong> tre metri, con un impermeabile nero in<br />
pelle, il volto coperto da una maschera tipo<br />
quella <strong>di</strong> V for Vengeance (per gli appassionati<br />
del fumetto), solo che era tutta nera,<br />
70<br />
sia la maschera che quel poco <strong>di</strong> faccia che<br />
la maschera lasciava trasparire.<br />
Gli occhi, che si potevano intravedere appena<br />
da piccole aperture della bautta, incutevano<br />
terrore e riverenza, soggezione. La prima<br />
reazione nell’incontrare il suo sguardo è<br />
stata quella <strong>di</strong> voltarmi <strong>di</strong> scatto, che quasi<br />
mi si staccava la testa da quanto veloce mi<br />
sono voltato. Poi mi sono rigirato un poco<br />
alla volta, abituandomi a quella figura a piccole<br />
dosi, in modo che una volta <strong>di</strong> fronte<br />
a lei non mi venissero le convulsioni. Ed in<br />
effetti la seconda volta che guardai l’essere<br />
negli occhi provai una sensazione incre<strong>di</strong>bilmente<br />
<strong>di</strong>versa: vi<strong>di</strong> in quegli occhi profonda<br />
saggezza, conoscenza delle leggi universali,<br />
della verità. Per un attimo quella figura mi<br />
ricordò il vecchietto che incontrai giorni prima<br />
all’entrata del castello, ma l’effetto durò<br />
solo un attimo.<br />
- Dimmi, perché sei qui?<br />
La sua voce risuonò per tutto il luogo che,<br />
vuoto, rendeva ancora più potente e piena<br />
quella voce tremenda. Persino tutto il mio<br />
corpo venne travolto dalle onde emanate da<br />
71
quella voce, vibrò per un secondo delle stesse<br />
vibrazioni della voce sua.<br />
- Beh, io, non lo so. Mi ci hanno portato.<br />
– Lui sorrise impercettibilmente, alla<br />
vista della mia codardaggine.<br />
- Dovrai essere molto più temerario <strong>di</strong><br />
così, se vuoi proseguire. – Ogni parola sembrava<br />
un tornado, un maremoto. – Piuttosto<br />
<strong>di</strong>mmi. Che cerchi.<br />
Ripresi un po’ <strong>di</strong> coraggio e mi feci avanti.<br />
Presi fiato e gli spiegai tutto quello che avevo<br />
vissuto e le esperienze che mi avevano<br />
portato fin lì.<br />
- Si, ma che stai cercando?<br />
- Cerco una via d’uscita, cerco la verità!<br />
- Questa risposta mi piace. Ma tu, vuoi<br />
conoscere la verità o essere la verità?<br />
Sapevo che questa domanda avrebbe cambiato<br />
tutto il corso della mia vita, nonché il<br />
percorso che avrei intrapreso in quel viaggio.<br />
Perciò non esitai nemmeno un istante,<br />
risposi con il cuore:<br />
- Voglio essere la verità!<br />
- Bravo! Questa risposta ti conduce da<br />
72<br />
quella parte.<br />
Nel rispondere mi in<strong>di</strong>ca con l’in<strong>di</strong>ce la strada<br />
dritta tra le tre <strong>di</strong> un trivio che nel mentre<br />
si era formato <strong>di</strong>etro alla sua figura e che<br />
prima non c’era.<br />
- Prosegui lungo tutto quel sentiero, e<br />
vai sempre dritto, non voltare mai se vuoi<br />
un consiglio. Quella è la strada <strong>di</strong> Samech, il<br />
palo ancestrale.<br />
Dicendomi questo, la sua figura si <strong>di</strong>ssolse, ed<br />
io rimasi <strong>di</strong> nuovo solo <strong>di</strong> fronte all’ennesima<br />
strada vuota e lunga, lunga fino all’infinito.<br />
Chissà cosa mi potrà capitare ora.<br />
73
La temperanza<br />
Battendo le palpebre mi trovo <strong>di</strong> fronte, repentinamente,<br />
una volta del colore del cielo<br />
quando è limpido, con degli intarsi bianchi<br />
e giallo brillante. Alzando lo sguardo noto<br />
un’immagine che mi colpisce non tanto per<br />
la sua bellezza esecutiva, quanto per quella<br />
intrinseca: una giovine sta passando del liquido<br />
da una brocca dorata ad una argentata,<br />
con cura, senza sforzo, mentre ai suoi pie<strong>di</strong><br />
un fiume scorre calmo. Osservando con più<br />
insistenza quell’immagine, che oramai mi<br />
aveva stregato, potevo quasi vederla muoversi.<br />
Il fiume scorreva lento e pacato, mentre<br />
il liquido che usciva dalla brocca dorata,<br />
in realtà, percorreva entrambe le <strong>di</strong>rezioni:<br />
entrava ed usciva da entrambe le brocche!<br />
La comprensione <strong>di</strong> questo fenomeno mi<br />
fece trasalire per un attimo, dopo<strong>di</strong>chè guardai<br />
dritto <strong>di</strong> fronte a me.<br />
Al <strong>di</strong> là della volta, nel centro <strong>di</strong> un ambiente<br />
vuoto pressoché circolare, si ergeva una colonna<br />
altissima, <strong>di</strong> cui non si poteva vedere<br />
74<br />
la fine. Seppur mi sforzavo nell’in<strong>di</strong>rizzare<br />
lo sguardo oltre il termine della colonna, non<br />
riuscivo a trovare la fine. Decisi dunque <strong>di</strong><br />
avvicinarmi a quell’oggetto megalitico.<br />
Appena più vicino, notai che c’era conficcata<br />
una freccia <strong>di</strong> un metallo simile all’oro,<br />
ma che non doveva essere oro. Era conficcata<br />
nella colonna e sembrava lì da molto.<br />
Girai intorno alla colonna, ma non c’era altra<br />
novità, solo vuoto, una colonna ed una freccia<br />
conficcata. Non sapevo più cosa fare, nonostante<br />
ciò non ero in panico, anzi. Quella<br />
sembrava proprio una sfida, una specie <strong>di</strong> indovinello<br />
da risolvere.<br />
Mi sedetti <strong>di</strong> fronte alla freccia e cominciai<br />
a pensare, pensare, pensare… dovettero essere<br />
passati due anni quando sentii rumori <strong>di</strong><br />
zoccoli su <strong>di</strong> un terreno che sembrava avesse<br />
la consistenza del vetro. Vi<strong>di</strong> <strong>di</strong> fronte a me<br />
avvicinarsi una sagoma come <strong>di</strong> un uomo a<br />
cavallo, no ma aspetta un momento, l’uomo<br />
ed il cavallo non sono staccati, sono una cosa<br />
sola!<br />
Quando l’immagine si fece più vicina a me<br />
compresi le reali peculiarità della creatura:<br />
75
era uomo e cavallo, assieme. Vi<strong>di</strong> e conobbi<br />
in quel posto, per la prima volta, un centauro.<br />
Non sembrava scontroso a prima vista.<br />
- Salve a te! Io sono Chirone!<br />
Il suono della sua voce risuonò per tutto il<br />
luogo, facendomi rimbombare le orecchie.<br />
- Salve a te, Chirone. Ma tu sei proprio<br />
quel Chirone che si stu<strong>di</strong>a a scuola?<br />
- Temo proprio <strong>di</strong> si. – Stavolta limitò<br />
la sua veemenza vocale, forse perché aveva<br />
notato il mio <strong>di</strong>sagio.<br />
- Scusa se ti sembro tanto stupito, ma<br />
non è che ci stia capendo molto <strong>di</strong> questo<br />
viaggio.<br />
- Ah, beh. La storia è semplice. Tu<br />
devi salire la colonna. Non c’è altro modo<br />
<strong>di</strong> proseguire oramai. Hai preso la strada del<br />
centro, Samech, e tutte le altre vie ti sono<br />
precluse. Dal momento in cui tu hai scelto<br />
<strong>di</strong> essere, hai <strong>di</strong>chiarato la tua intenzione a<br />
voler scalare questa colonna, ed ora lo dovrai<br />
fare!<br />
- Si, ma come?<br />
- Questo lo dovrai capire da te.<br />
Mi venne un’idea malsana ma allo stesso<br />
76<br />
tempo geniale, quasi avessi preso spunto dal<br />
barone <strong>di</strong> Munchausen. Repente strappai la<br />
freccia dalla colonna che, contrariamente a<br />
quanto pensassi uscì come il coltello caldo<br />
esce dal burro; lanciai con tutta la forza che<br />
tenevo in corpo la freccia verso la cima della<br />
colonna e poi afferrai la freccia.<br />
I risultati furono inaspettati, esaltanti. La<br />
freccia prese una velocità inau<strong>di</strong>ta, vicina<br />
alla velocità della luce, ed io afferrato a lei<br />
viaggiavo in simultanea. Questo mi portò in<br />
qualche minuto, forse una mezz’ora, sulla<br />
cima della colonna, e che sorpresa!<br />
77
La donna vestita <strong>di</strong> Luna<br />
Di fronte al mio sguardo mi trovavo<br />
l’ennesima entrata, con tanto <strong>di</strong> colonne blu<br />
e glifi del bianco del latte, un’effige incomprensibile<br />
perché piena traboccante <strong>di</strong> simboli<br />
ed un odore pungente <strong>di</strong> canfora che<br />
entrava prepotentemente nelle narici insinuandosi<br />
poi in ogni parte del corpo, anche<br />
quelle che non sapevo <strong>di</strong> avere prima <strong>di</strong> quel<br />
momento.<br />
Ma non fu questa la sorpresa, quanto il trovarmi<br />
un cammello nel bel mezzo <strong>di</strong> un tempio<br />
greco, quest’ultimo nel bel mezzo <strong>di</strong> un<br />
complesso <strong>di</strong> templi sperduti nel nulla <strong>di</strong> una<br />
luce argentea, <strong>di</strong> quelle che ti fanno male un<br />
po’ gli occhi quando le guar<strong>di</strong> per tanto tempo,<br />
tipo dopo cinque secon<strong>di</strong>. Questa visione<br />
mi sconvolse a tal punto che dovetti sedermi<br />
un attimo, anche perché oramai stavo viaggiando<br />
da parecchio tempo, anni credo.<br />
Alzo per un attimo lo sguardo e vedo scendere<br />
dall’alto, come uno <strong>di</strong> quei trucchi da<br />
teatro da quattro sol<strong>di</strong> dove l’attore è appeso<br />
78<br />
ad un filo, una donna vestita in abiti cerimoniali.<br />
La osservo allibito mentre scende, e lei<br />
mi fa un gesto con l’occhio destro, come <strong>di</strong><br />
intesa, un’intesa profonda.<br />
Poi atterra a circa cinque metri da me, e si<br />
avvicina lenta ma decisa, muovendosi in<br />
maniera sinuosa, quasi sensuale.<br />
- Salve a te, visitatore della via che<br />
porta dalla sesta alla prima torre. Io sono la<br />
Sacerdotessa della Stella d’Argento, <strong>di</strong>mmi<br />
pure cosa ti affligge.<br />
Pensavo <strong>di</strong> impazzire sentendo la sua voce<br />
che mi rimbombava nelle orecchie creando<br />
un effetto <strong>di</strong> autopan o ping pong, simile a<br />
quelli che si usano nelle <strong>di</strong>scoteche per rimbambire<br />
la gente. Il problema stava nel fatto<br />
che io quell’effetto ce l’avevo all’interno<br />
delle orecchie, e pensavo in ogni momento<br />
<strong>di</strong> esplodere.<br />
- Vedo che non ti sei ancora abituato ai<br />
volumi <strong>di</strong> questi luoghi, piccolo viandante.<br />
– La sua voce <strong>di</strong>venne tenera ed avvolgente<br />
come una piscina <strong>di</strong> cotone.<br />
- Eh, no, purtroppo. Scusami, ma<br />
già per me compiere i salti <strong>di</strong>mensionali è<br />
79
un’impresa, mi procura un certo mal <strong>di</strong> testa<br />
ed un <strong>di</strong>sequilibrio interiore che… - Incre<strong>di</strong>bile!<br />
Mi sentivo perfettamente a mio agio, e<br />
sapevo che a lei avrei potuto <strong>di</strong>re tutto, anche<br />
quello che neanche io conoscevo <strong>di</strong> me.<br />
- Non preoccuparti, è normale. Anzi, tu<br />
sei il primo asceta che incontro da centinaia<br />
d’anni, forse settecento. Ora preferiscono<br />
tutti la spada fiammeggiane. Ma a te non interessano<br />
queste cose, tu vuoi piuttosto sapere<br />
come superare il velo, vero?<br />
- Penso <strong>di</strong> si.<br />
Senza che me ne rendessi conto, un velo <strong>di</strong><br />
nebbia si era creato fitto e denso <strong>di</strong>etro le<br />
spalle della donna <strong>di</strong> conoscenza, e mi impe<strong>di</strong>va<br />
<strong>di</strong> vedere tutto ciò che stava <strong>di</strong>etro <strong>di</strong><br />
lei.<br />
- Ma, in realtà, che cos’è quel velo?<br />
- Bravo! Hai posto una grande domanda,<br />
una domanda che ti porterà lontano.<br />
Ve<strong>di</strong>, spesso le persone non riescono ad andare<br />
avanti nella vita perché non si pongono<br />
le domande giuste. La risposta non è tanto<br />
importante quanto la domanda; e tu caro hai<br />
fatto una domanda molto intelligente.<br />
80<br />
Ve<strong>di</strong>, questo è il velo che separa l’ultima<br />
parte scissa del mondo dall’inseparabile, i<br />
contrari dall’Uno. Al <strong>di</strong> là <strong>di</strong> questo velo non<br />
esistono visioni, non esistono punti <strong>di</strong> vista,<br />
esiste un’unica, immensa ed in<strong>di</strong>fferenziata<br />
visione <strong>di</strong> tutto ciò che esiste, e tutto è sia<br />
eterno che istantaneo al <strong>di</strong> là <strong>di</strong> questo velo.<br />
Ora la parte interessante: come puoi fare a<br />
superarlo?<br />
- Si, penso che dovrei sapere anche<br />
questo, penso sia un punto importante.<br />
- È il nodo cruciale, è la domanda! Per<br />
superare il velo devi gettare alle tue spalle<br />
tutto! Tutto ciò che sei stato, tutte le tue esperienze,<br />
la tua stessa vita. La morte non<br />
deve più suscitare in te alcuna emozione, e<br />
le paure, tutte, devono essere abbandonate<br />
prima <strong>di</strong> oltrepassare il velo. Se non lo fai,<br />
il velo ti mangerà, e <strong>di</strong>venterai polvere incosciente<br />
d’infinito, poetica ma poco utile.<br />
- O.K. Io devo solo lasciare tutte le mie<br />
paure qui e passare quella nebbia. E <strong>di</strong> là?<br />
- Curioso… Nessuno ti può spiegare a<br />
parole cosa troverai. È più una sensazione,<br />
ma nemmeno. È qualcosa <strong>di</strong> talmente grande<br />
81
da non poter essere racchiuso dalla mente.<br />
- Va bene, penso <strong>di</strong> aver capito tutto.<br />
Ora ci provo. Un’ultima domanda. Cosa ci<br />
faceva un cammello in mezzo ad un tempio<br />
in mezzo a quella nebbia?<br />
- Quello lo scoprirai addentrandoti. Se<br />
ti <strong>di</strong>co tutto non è più <strong>di</strong>vertente. Ti basti sapere<br />
che è una specie <strong>di</strong> guida. Ma ora vai,<br />
vai deciso!<br />
Non pensai più a nulla e mi infilai in quel<br />
groviglio <strong>di</strong> polvere, vento e vapore. Mentre<br />
mi avvicinavo, mi sono spogliato <strong>di</strong> tutti i<br />
vestiti, uno alla volta, correndo. Entro nudo<br />
nella nebbia fitta, fredda, poi gelida. Non ho<br />
paura, non sento più niente, non sento nemmeno<br />
più il mio corpo, sento la mia essenza,<br />
il mio spirito se mai ne ho avuto uno gonfiarsi<br />
come un palloncino, <strong>di</strong>ventare <strong>di</strong> proporzioni<br />
enormi. Non voglio fermarmi, penso che<br />
non mi fermerò più, poi non penso più. Sono<br />
arrivato.<br />
82<br />
Parlando con Anna<br />
Disperso in questo universo <strong>di</strong> gocce <strong>di</strong> parole<br />
ed inflessioni, produco riflessioni <strong>di</strong><br />
specchi senza soggetto, puro effetto <strong>di</strong> ciò<br />
che non accade ma giace. La mente ferma si<br />
<strong>di</strong>scioglie in migliaia <strong>di</strong> sottilissime lamine<br />
<strong>di</strong> avorio e tormalina, questa mattina, ricordavo,<br />
stavo facendo colazione, e mentre<br />
versavo l’acqua nel pentolino qualcosa era<br />
strano, <strong>di</strong>verso.<br />
Ho voluto ricostituire l’antico culto del<br />
Dogzen, l’arte dell’addestrare i demoni per<br />
<strong>di</strong>struggere se stessi e rinascere come boccioli<br />
<strong>di</strong> stelle. Catarsi e risveglio, sono sveglio<br />
o sogno una vita parallela? E forse non è più<br />
reale un sogno, quando le luci, gli oggetti,<br />
le persone sono più vivide e reali che nella<br />
veglia?<br />
Giusto ieri ho sognato <strong>di</strong> andare in un castello,<br />
ed in una torre trovare una fata incatenata<br />
ad una trave. Io repente l’ho liberata, e<br />
mentre lei se n’è volata via senza nemmeno<br />
voltarsi ho capito il senso della gratitu<strong>di</strong>ne.<br />
83
L’ho compreso in sogno, mai nella veglia.<br />
Per esempio. Sono stanco <strong>di</strong> chi mi ad<strong>di</strong>ta<br />
come sognatore, illuso, produttore <strong>di</strong> fantasticherie<br />
contorte. Quello che vivo è quello<br />
che sogno, senza soluzione <strong>di</strong> continuità, attraverso<br />
ripetuti bar<strong>di</strong> pratico surf sulle onde<br />
<strong>di</strong> mon<strong>di</strong> e <strong>di</strong>mensioni incongruenti, domandandomi<br />
spesso dove sono capitato. Perché<br />
chi cammina dormendo nella veglia non se<br />
lo chiede mai? Dove sta? Che fa?<br />
L’analisi è utile all’inizio, solamente per poi<br />
venir scartata in favore <strong>di</strong> una sintesi delle<br />
cose, come quando da piccolo ti regalano<br />
una macchinina, tu la smonti tutta per capire<br />
come funziona, e poi tenti <strong>di</strong> rimontarla un<br />
po’ come meglio riesci. Se quando la rimonti<br />
riesci a fare tutti i passaggi all’inverso, allora<br />
la macchina funziona come prima. Così<br />
la vita. Non puoi capire la vita smontandola,<br />
capiresti solo <strong>di</strong> che pezzi è fatta. Devi poi<br />
rimontarla e vedere come funziona l’insieme,<br />
per tirare le conclusioni supreme.<br />
- Allora ve<strong>di</strong>, quando io ero dai miei,<br />
settimana scorsa…<br />
Cavoli! Ero al bar con questa ragazza da un<br />
84<br />
quarto d’ora e già mi ero messo a vagheggiare<br />
con la mente, talmente mi risultavano<br />
poco interessanti i suoi <strong>di</strong>scorsi. Devo <strong>di</strong>re<br />
che è stato anche piacevole, perché mi sembra<br />
<strong>di</strong> avere risolto qualcosa <strong>di</strong> importante,<br />
peccato che non me lo ricordo più.<br />
- Allora sono uscita con la mia amica<br />
che aveva la stessa maglia mia, uguale capisci.<br />
Senti, ma mi stai ascoltando?<br />
- Ma certo!<br />
- Avevi gli occhi come <strong>di</strong> uno che è a<br />
due isolati da qui.<br />
- Si, scusa. Ti ascoltavo, ma sono un po’<br />
stanco. È qualche giorno che sogno male, e<br />
la mattina mi sveglio che sono ancora un po’<br />
rimbambito.<br />
- Se vuoi facciamo un’altra volta, io<br />
posso…<br />
- No, no, davvero. Non preoccuparti.<br />
Adesso giuro che sto attento. – Mi piace davvero<br />
questa ragazza. Anche se non la conosco<br />
ha un qualcosa che me la rende familiare,<br />
come se la conoscessi. E poi è bellissima!<br />
- Dai, anche io sto bene, effettivamente.<br />
Sai, non mi capita spesso <strong>di</strong> trovare una per-<br />
85
sona con la quale riesco ad aprirmi in questa<br />
maniera, ti sto raccontando praticamente tutta<br />
la mia vita, e non ti conosco nemmeno. Tu<br />
sarai annoiatissimo ormai, immagino.<br />
- Non <strong>di</strong>rlo neanche per scherzo. Mi<br />
piacciono le tue storie, e mi piace moltissimo<br />
il suono della tua voce, è molto sensuale; è<br />
come fuoco.<br />
A queste parole le sue gote si arrossarono un<br />
poco, o forse era solo un effetto della luce<br />
soffusa <strong>di</strong> quel baretto universitario; lei abbassò<br />
lo sguardo e stette in silenzio per un<br />
istante. Poi riprese.<br />
Andammo avanti a parlare per ore quella<br />
sera, una sera molto piacevole. Infine arrivò<br />
il saluto: “Ci ve<strong>di</strong>amo domani a lezione, allora.”<br />
Io le <strong>di</strong>ssi <strong>di</strong> si. Poi lei se ne andò, ed<br />
io mi ricordai che il giorno dopo, esattamente<br />
a quell’ora, dovevo provare per lo spettacolo<br />
del 13. Bel dramma! Saltare le prove ed<br />
andare con lei, o saltare lei ed andare alle<br />
prove? Se non andavo il regista mi linciava.<br />
86<br />
<strong>Sogno</strong> dei mille pianeti<br />
(parte XMCXIII)<br />
Sono capitato in un posto veramente strano.<br />
Era un mondo <strong>di</strong>verso dal nostro anche se<br />
fisicamente non era molto <strong>di</strong>ssimile. Però vi<br />
abitavano <strong>di</strong>vinità. C’erano queste entità con<br />
corpo umano e testa animale, e vivevano a<br />
migliaia in questa città immensa, costruita<br />
su più piani. Erano molto più alti <strong>di</strong> me e<br />
mentre camminavo tra loro mi guardavano<br />
con superiore <strong>di</strong>stanza.<br />
Alcuni, forse impietositi, si fermano a parlare<br />
con me e mi spiegano la storia della loro<br />
civiltà (che è antichissima), la storia del loro<br />
mondo e come essa è correlata alla storia del<br />
nostro. Mentre parlano mantengono sempre<br />
questa aria <strong>di</strong> <strong>di</strong>stanza quasi superba, dovuta<br />
probabilmente al loro elevato sta<strong>di</strong>o evolutivo.<br />
Deduco che siano degli esseri molto<br />
evoluti a livello mentale, meno evoluti per<br />
quanto riguarda i sentimenti. Sono come il<br />
ghiaccio, fred<strong>di</strong>.<br />
Cammino su <strong>di</strong> un ponte <strong>di</strong> collegamento e<br />
87
mi guardo attorno (sotto <strong>di</strong> me c’erano come<br />
minimo altri quin<strong>di</strong>ci piani, ed altrettanti ve<br />
n’erano sopra. L’architettura <strong>di</strong> quel posto<br />
era veramente notevole) quando mi si fa vicino<br />
un essere con il volto molto scuro, <strong>di</strong> felino,<br />
che tutto allegro comincia a parlare con<br />
me. Mi spiega che non me la devo prendere<br />
per il fatto che tutti qui sono <strong>di</strong>stanti, è che la<br />
cultura del posto e l’evoluzione della specie<br />
li ha portati ad essere così. Poi questo essere<br />
mi invita a mangiare ed an<strong>di</strong>amo alla mensa<br />
della città, dove noto che tutta la popolazione<br />
mangia assieme. Mi spiega che la mensa<br />
rimane sempre aperta e che uno quando ha<br />
voglia passa <strong>di</strong> lì e mangia. È un rito sociale<br />
<strong>di</strong> comunione. Le vivande sono uguali per<br />
tutti, così c’è anche un’idea <strong>di</strong> eguaglianza<br />
perché il cibo è uguale per tutti. Noto che il<br />
cibo è molto semplice, ma altrettanto sostanzioso<br />
e buono.<br />
Mi reco all’esterno della città, dove trovo un<br />
deserto infinito ad aspettarmi. Lo sguardo si<br />
perde fino all’infinito, sembra ci sia del fuoco<br />
o comunque del rosso sopra l’orizzonte del<br />
cielo. Guardo per terra e raccolgo una pietra<br />
88<br />
che noto esser intarsiata. Sembra un altare<br />
con un arco a tutto sesto e delle nicchie. La<br />
fattura è pregiatissima, sulla terra quel pezzo<br />
sarebbe potuto costare 300 euro; quella cosa<br />
è grande sette, otto centimetri per quattro<br />
per sei. Guardo ancora per terra e noto che<br />
tutte le pietre <strong>di</strong> quello strano territorio sono<br />
intarsiate con la medesima fattura, ma tutte<br />
con decorazioni <strong>di</strong>verse. Ci sono delle opere<br />
bellissime! Ne guardo tre o quattro e decido<br />
<strong>di</strong> portarmene a casa una perché, penso,<br />
tanto per loro questi sono sassi. Guardando<br />
meglio, però, vedo che il primo strato <strong>di</strong> sassi<br />
è <strong>di</strong>sposto su <strong>di</strong> una fila verticale <strong>di</strong>ritta,<br />
ed io ho preso proprio un sasso <strong>di</strong> quelli. Lo<br />
prendo lo stesso.<br />
- Ma che cazzo <strong>di</strong> sogni fai tu, Gimbo?<br />
Me lo puoi spiegare?<br />
- Non lo so. Faccio questi sogni <strong>di</strong> andare<br />
in pianeti <strong>di</strong>versi da quando sono piccolo.<br />
Una volta sono finito in un posto dove<br />
tutti invece erano fuoco puro, e si ammazzavano<br />
gli uni con gli altri.<br />
Io mi sono innamorato della moglie del capo<br />
del pianeta e lui si è arrabbiato con me e vol-<br />
89
eva uccidermi, anche perché lei ci stava, ed<br />
era bellissima. Allora sono scappato in un<br />
passaggio <strong>di</strong>mensionale che si è aperto nel<br />
mare e…<br />
- Basta, ti prego! Mi scoppia il cervello<br />
se sento ancora qualcuna delle tue storie<br />
strampalate.<br />
- Ma ve<strong>di</strong>, secondo me queste non sono<br />
solo storie campate per aria, sogni insignificanti<br />
che non hanno nessun riferimento con<br />
la realtà. Per me i sogni contengono co<strong>di</strong>ci in<br />
grado <strong>di</strong> farci capire meglio la vita. Funzionando<br />
attraverso simboli, i sogni ci spiegano<br />
cosa nel mondo non potremmo capire perché<br />
ci siamo troppo attaccati.<br />
- Sarà, ma io mi tengo una ragazza reale<br />
piuttosto <strong>di</strong> una che ho conosciuto in sogno,<br />
fosse anche una principessa.<br />
- Si, su questo sono d’accordo con te.<br />
Anzi, quelle amiche tue, quelle che una era<br />
stilista, quand’è che organizzi un’uscita?<br />
Eravamo seduti da ore ormai, nel mio, nostro<br />
solito bar da aperitivi. Si erano fatte le nove,<br />
e l’aperitivo non lasciava speranza <strong>di</strong> evolversi<br />
in un vero e proprio pasto. Però c’era<br />
90<br />
molta intesa. Era da molto che non conversavo<br />
amabilmente con Sergio, uno dei mie<br />
più gran<strong>di</strong> amici. Una volta avevamo pure<br />
abitato assieme. Ora abbiamo preso delle<br />
strade <strong>di</strong>fferenti.<br />
È sempre piacevole, comunque, vedere come<br />
lui smonti sempre la mia parte visionaria e<br />
fantastica, e mi faccia rimettere subito i pie<strong>di</strong><br />
per terra. E poi conosce tutte le ragazze più<br />
belle della città. È sempre ben curato, alto,<br />
con un sorriso deciso. Mi alzo e vado al bagno,<br />
ho bevuto troppa birra e mi sa che andrò<br />
a casa presto stasera. Si, lo <strong>di</strong>co sempre. Poi<br />
mai niente. I buoni propositi. Potevano fare<br />
a meno <strong>di</strong> inventarli, visto che poi nessuno<br />
li segue.<br />
91
Amori ritrovati<br />
Elena! Ecco come si chiamava la ragazza<br />
bellissima che ho conosciuto alla lettura <strong>di</strong><br />
poesie all’Alto Tasso e che poi ho rivisto<br />
quel giorno nel cortile della biblioteca, e che<br />
poi non ho più rivisto. Gran peccato. Avrei<br />
forse potuto innamorarmi <strong>di</strong> quella ragazza.<br />
Era così dolce, delicata come un fiore che<br />
piega leggermente i suoi petali sotto la pioggia<br />
primaverile, ma anche forte e pungente<br />
quando era l’occasione, come una rosa spina<br />
quando deve essere colta, e bisogna usare<br />
la massima attenzione per non venire punti.<br />
Lei era così, per quel che ho potuto capire,<br />
era meravigliosa, <strong>di</strong>vina.<br />
Adesso che ci penso mi viene il rimpianto.<br />
Perché non ho aspettato lei invece <strong>di</strong> andare<br />
con quel mio amico, che pure non mi sta<br />
neanche troppo simpatico? Già. Non è che mi<br />
stia antipatico, ma tra lui e lei, avrei preferito<br />
mille volte lei.<br />
Mentre facevo queste considerazioni stavo<br />
camminando lentamente, assorto, per i por-<br />
92<br />
tici affollati del sabato pomeriggio <strong>di</strong> Bologna.<br />
Tutti i volti che incontravo erano anonimi,<br />
anche se curiosi. Ogni viso aveva la<br />
sua storia da raccontarmi, ogni persona un<br />
aneddoto da lasciarmi, come una scia che<br />
lascia la sua traccia indelebile, anche se flebile,<br />
nei ricor<strong>di</strong> delle persone.<br />
Ero piacevolmente attratto dall’altro, dai<br />
passanti, dal <strong>di</strong>verso. Tutto mi attraeva, mi<br />
<strong>di</strong>vertiva, mi emozionava. Poi il pensiero <strong>di</strong><br />
lei. Era veramente bellissima, ma non solo.<br />
Era una cosa indescrivibile, un connubio tra<br />
Dea e demone, verità e menzogna, pace e<br />
per<strong>di</strong>zione, vaniglia e marzapane, melanzane<br />
e Immanuel Kant, Agori e bene<strong>di</strong>zioni.<br />
93
94<br />
<strong>Gioco</strong> <strong>di</strong> <strong>Sogno</strong><br />
Cosa succede quando la<br />
realtà ed il sogno perdono la<br />
loro definizione, i loro confini.<br />
Un giovane spovveduto si<br />
trova in questa situazione,<br />
sballottato tra eventi reali<br />
che sembrano sogni, e sogni<br />
talmente vivi<strong>di</strong> da risultare<br />
reali, palpabili.<br />
A voi scoprire quali siano gli<br />
uni e quali gli altri.<br />
95<br />
<strong>di</strong> Nicola Ambrosi