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Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - NE/PD - Contiene I.R. - Periodico dell’Associazione Madonna di Fatima - Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione

Numero 120

Aprile 2013

Papa Francesco

Associazione Madonna di Fatima


Gustavo Kralj

“Sant’Isidoro di

Siviglia” - Basilica di

Sant’Isidoro, León

(Spagna)

I In

Dimostra quello

che di fatto sei

tutti i tuoi atti, in tutte le tue opere e nella

tua conversazione, imita i buoni, emula i santi.

Considera con attenzione gli esempi dei giusti, e

cerca di imitarli. [...]

Non fingere una vita di santità. Sii, di fatto, tale

come ti presenti. Dimostra quello che sei, non solo

con la tua postura, ma anche col tuo procedimento.

Si veda nella tua presentazione la semplicità, nel

tuo movimento la purezza, nel tuo gesto la gravità,

nel tuo portamento l’onestà. Non dimostrare con i

tuoi atteggiamenti il vergognoso, il lascivo, il petulante,

l’insolente, il superficiale. Infatti, l’anima

traspare nell’aspetto del corpo. L’atteggiamento del

corpo è simbolo della mente, il gesto del corpo svela

lo stato dell’anima. Di conseguenza, il tuo andare

non rappresenti la superficialità, la tua condotta

non offenda il tuo prossimo.

Non prestarti a essere spettacolo per gli altri, non

permettere che ti denigrino, non ti unire a persone

vane. Evita i cattivi, cautelati contro gli iniqui,

rintuzza gli indolenti, fuggi dagli improbi, caccia

i pigri. Allontanati dalle turbe di uomini, soprattutto

da quelli che per la loro età sono più propensi

ai vizi.

Unisciti ai buoni, desidera la loro convivenza,

cerca la loro compagnia. Segui l’uomo santo. Se

partecipi al suo convivio, parteciperai anche alle sue

virtù. Chi cammina con i saggi sarà saggio; chi va

con gli stolti, sarà stolto, poiché i simili sono soliti

unirsi ai loro simili.

(Sant’Isidoro di Siviglia.

Synonyma¸ l.II, c.41.43-44)


Periodico dell’Associazione

Madonna di Fatima - Maria, Stella

della Nuova Evangelizzazione

Anno XV, numero 120, Aprile 2013

Direttore responsabile:

Zuccato Alberto

Consiglio di redazione:

Guy Gabriel de Ridder, Suor Juliane

Vasconcelos A. Campos, EP,

Luis Alberto Blanco Cortés, Madre

Mariana Morazzani Arráiz, EP,

Severiano Antonio de Oliveira

Traduzione: Antonietta Tessaro

Amministrazione:

Via San Marco, 2A

30034 Mira (VE)

CCP 13805353

Aut. Trib. Venezia 11 del 31/3/12

Poste italiane, s.p.a – Spedizione

in Abbonamento Postale - D.L.

353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46)

art. 1, comma 1, NE PD

Contiene I.R.

www.araldi.org

www.salvamiregina.it

Con la collaborazione

dell’Associazione

Privata Internazionale di Fedeli

di Diritto Pontificio

ArAldi del VAngelo

Viale Vaticano, 84 Sc. A, int. 5

00165 Roma

Tel. sede operativa

a Mira (VE): 041 560 08 91

Montaggio:

Equipe di arti grafiche

degli Araldi del Vangelo

Stampa e rilegatura:

ELCOGRAF S.p.A.

Via Mondadori, 15

37131 Verona

Gli articoli di questa rivista potranno essere

riprodotti, basta che si indichi la fonte e si invii

copia alla Redazione. Il contenuto degli articoli

firmati è di responsabilità dei rispettivi autori.

SommariO

Scrivono i lettori 4

Misericordia,

il difficile equilibrio (Editoriale) 5

La voce del Papa –

Cristo guida la Chiesa

attraverso il suo Spirito

6

Commento al Vangelo –

Nella sofferenza,

la radice della gloria

10

Il Concilio di Nicea

18

I Consigli Evangelici

22

Lei sapeva

25

Araldi nel mondo

26

San Damiano de Veuster –

Padre e servo dei lebbrosi

32

Intervista con Don

Salvador Aguilera López –

Il Rito Ispano-mozarabico

36

La parola dei Pastori –

Strappate i cuori!

38

È accaduto nella

Chiesa e nel mondo

40

Storia per bambini –

Dio ti vede!

46

I Santi di ogni giorno

48

Magnifica architettura

divina

50


Scrivono i lettori

Un valore per la

Chiesa e l’Umanità

Approfittando dell’opportunità

di questa lettera alla redazione della

rivista Araldi del Vangelo, desidero

ringraziare questa stimata Associazione

per il bene che fa alla Chiesa

e all’umanità. Che il Signore benedica

il vostro lavoro e lo renda sempre

più fecondo per il Regno di Dio.

Sono una religiosa carmelitana

italiana, arrivata in Brasile nel 1977.

Ho trascorso alcuni anni nel Pará e

nell’Amapá, sono arrivata a Belo Horizonte

nel 1982 e sono ora nel Carmelo

di Brumadinho. Sono molti

i membri di questa edificante Associazione

che frequentano la nostra

chiesa nel Carmelo di Belo Horizonte,

dando ai fedeli un’ammirevole

testimonianza. Alcuni anni or sono,

un gruppo di trenta giovani cantò

divinamente lì, in un bellissimo evento.

A partire da allora, ricevo mensilmente

la rivista Araldi del Vangelo. La

leggo con profondo interesse e approfitto

delle varie foto della Madonna

per il mio artigianato a beneficio

della nostra scuola materna.

Che il Signore benedica questa

bella Associazione e faccia di essa

sempre più un valore per la Chiesa

e l’umanità.

Suor Rosangela F.

Carmelo Santa Teresa d’Avila

Brumadinho – Brasile

progredire spiritUalmente

e moralmente

I miei ringraziamenti per l’invio

della rivista Araldi del Vangelo, il cui

contenuto ci fa progredire spiritualmente

e moralmente. Chiedo a Gesù

e alla Vergine Santissima che vi

accompagnino sempre e vi colmino

con le loro benedizioni nei lavori

4 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

dell’edizione di questa Rivista. Prego

affinché essa possa aiutare le famiglie

e i giovani del mondo intero

a incontrare in Cristo Gesù il vero

cammino della salvezza, con l’intercessione

di Maria, nostra Madre.

Lourdes G. C.

Cuenca – Ecuador

evangelizza e rafforza la fede

Sono molto felice di ricevere questa

Rivista, poiché essa ci informa di

quanto sta accadendo nel mondo riguardo

alla nostra Chiesa, evangelizza

i più giovani e rafforza la Fede

nei più anziani. Sono molto grata a

Dio per aver posto gli Araldi come

veri angeli qui nella Serra da Cantareira.

Chiedo a Dio che copra di

benedizioni tutti gli Araldi affinché

continuino questo importante lavoro

che stanno realizzando.

Edite S. R.

Mairiporã – Brasile

aUmenta la CUltUra dei lettori

Ho guardato con mio fratello più

piccolo alcuni numeri della rivista

Araldi del Vangelo – gli faccio sempre

leggere le storie per bambini – e vorrei

menzionare un articolo che mi è

piaciuto molto, pubblicato nel numero

128, dell’agosto dell’anno scorso,

intitolato Seguendo i passi del Santissimo

Redentore, riguardo Sant’Alfonso

Maria de’ Liguori. Quest’articolo

ha richiamato molto la mia attenzione,

per la relazione del suddetto Santo

con l’arte. Ringrazio la Rivista perché

aumenta la cultura dei suoi lettori.

Javier M. M.

Lima – Perù

rendere pUbbliCo Un

riConosCimento

Invio queste righe per incoraggiare

alla divulgazione di questa pubblicazione

e ringraziare per i benefici spirituali

che essa ci offre. Tengo con me l’“onorificenza

mariana” che avete inviato

ai lettori di questa eccellente Rivista internazionale.

Se riceviamo l’immagine

della Vergine, benedetta, come “segno

di affetto e gratitudine”, credo che corrisponda

a tutti noi rendere pubblica

la nostra riconoscenza per il lavoro fecondo

che quest’Associazione mariana

sta realizzando da più di un decennio,

che ha come obiettivo, in quest’Anno

della Fede, far sì che “l’umanità si

apra al Vangelo con i Cuori di Gesù e

di Maria”. È quello che desidero con

tutto il cuore.

Ginés A. G.

Madrid – Spagna

piena di insegnamenti

e riflessioni

Ho visto in internet la versione

in PDF di alcuni numeri della Rivista

Araldi del Vangelo. Essa ci dà la

possibilità di conoscere gli insegnamenti

del Papa, approfondire le conoscenze

del Vangelo, della Sacra

Scrittura e dei Santi. Trovo la pagina

web della Rivista interessantissima e

piena di insegnamenti e riflessioni.

Le foto e le illustrazioni sono bellissime,

un’opera d’arte inserita nella

vostra pubblicazione. Mi piacerebbe

ricevere mensilmente questa meravigliosa

Rivista, in carta stampata.

Luisa B.

Canicattì – Italia

risposta alle diffiColtà

della vita

Mi piace molto leggere tutti gli

articoli della rivista Araldi del Vangelo,

principalmente le spiegazioni o

Commenti al Vangelo, di Mons. João

Scognamiglio Clá Dias. Imparo molto

con questa rivista e vi trovo sempre

risposte alle difficoltà che incontro

nella mia vita. Che Gesù e la Madonna

di Fatima benedicano tutti

voi che fate parte della redazione di

questa meravigliosa Rivista.

Vânia O.

Mococa – Brasile


Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - NE/PD - Contiene I.R. - Periodico dell’Associazione Madonna di Fatima - Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione

Numero 120

Aprile 2013

Papa Francesco

Associazione Madonna di Fatima

Prime parole di

Papa Francesco

subito dopo la sua

elezione

(Foto: L’Osservatore Romano)

Editoriale Misericordia,

il difficile equilibrio

Mai come ai nostri giorni l’umanità ha avuto tanto bisogno di misericordia. Forse

questa è l’unico rimedio per i mali spirituali e materiali della nostra epoca. Tuttavia,

è estremamente difficile riuscire ad applicarla in modo conveniente, poiché

questo esige un equilibrio, un’esattezza, una fermezza possibile solo con l’ausilio divino.

Generalmente, quando si sente parlare della misericordia divina, la prima idea che

viene in mente è quella dell’annullamento della giustizia e, persino, della revoca di certi

precetti della Legge di Dio, più ardui da praticare. Insomma, se Dio trattasse il mondo

soltanto secondo i dettami della giustizia, da molto un nuovo Diluvio avrebbe lavato

la faccia della Terra da tanti peccati e crimini con cui gli uomini l’hanno macchiata. Invece

Egli non l’ha fatto perché tiene conto delle debolezze umane, come così bene ha ricordato

Papa Francesco, nell’Angelus del 17 marzo, con quell’esempio della vecchietta,

che ha affermato: “Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”.

Allora, si deve tollerare tutto, in nome della misericordia? È questo il difficile equilibrio:

come esercitarla in modo da ricondurre il peccatore sulla buona strada?

Il passo del Vangelo della donna adultera (Gv 8, 1-11), sorpresa in flagrante e trascinata

dai farisei fino ai piedi di Gesù, è un mirabile esempio di questo equilibrio divino.

La legge mosaica determinava la lapidazione immediata dei colpevoli. Era l’applicazione

rigorosa della giustizia, senza posto per il perdono, per la misericordia.

Commenta San Tommaso d’Aquino che i farisei speravano che Gesù, per coerenza con

i suoi insegnamenti, avrebbe perdonato la peccatrice, dando loro così il pretesto per accusarLo

di trasgredire la Legge di Mosè. Essi Lo misero alla prova su due punti: quanto alla

giustizia e quanto alla misericordia. Gesù seppe preservare l’una e l’altra. È bellissimo

il simbolismo del gesto di scrivere con il dito, sulla terra. Infatti, la Legge Antica era stata

scritta su tavole di pietra, immagine della sua durezza; il nostro Redentore scrive sulla terra

morbida, a significare la dolcezza e flessibilità della Nuova Legge da Lui promulgata.

Tuttavia, Cristo ha pronunciato la sentenza in accordo con la giustizia: “Chi di voi è

senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (Gv 8, 7). Ha rispettato, dunque,

la Legge mosaica ed è andato ancora più lontano nel rigore della giustizia, come se

avesse detto: se volete condannarla, soffrite con lei la stessa pena, poiché anche voi siete

peccatori. Nessuno ha avuto il coraggio di prendere l’iniziativa... Gesù applica allora

la misericordia: “Neanch’io ti condanno; va e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 11).

Le impone soltanto una condizione: di “non tornare a peccare”.

È molto significativo che in uno dei primi atti pubblici del suo promettente pontificato,

Papa Francesco abbia parlato della misericordia, commentando questo passo

della donna adultera. Ha parlato spontaneamente, dall’abbondanza del suo cuore

di pastore e padre, offrendo all’umanità sofferente il rimedio di cui tanto ha bisogno

per tornare alla casa del Padre: la misericordia, la pazienza di Dio con il peccatore, il

suo instancabile desiderio di perdonare chi si volge a Lui col cuore contrito. Dio non

Si stanca mai di perdonare, ricordava il Papa, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere

perdono. Se confidiamo nella misericordia di Dio, troveremo questo difficile equilibrio

tra la Legge e il perdono, che rigenererà la nostra epoca, come diceva il Papa: sentire

la misericordia “trasforma tutto, trasforma il mondo” (Angelus, 17/3/2013). ²

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 5


Cristo guida la Chiesa

attraverso il suo Spirito

Cari Fratelli Cardinali, questo

nostro incontro vuol

essere quasi un prolungamento

dell’intensa comunione

ecclesiale sperimentata in

questo periodo. Animati da profondo

senso di responsabilità e sorretti

da un grande amore per Cristo e per

la Chiesa, abbiamo pregato insieme,

condividendo fraternamente i nostri

sentimenti, le nostre esperienze e riflessioni.

6 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

La voce deL PaPa

Abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa il coraggio di

perseverare e di cercare nuovi metodi di evangelizzazione.

Lo Spirito Santo crea e dà

l’armonia ai diversi carismi

In questo clima di grande cordialità

è così cresciuta la reciproca

conoscenza e la mutua apertura;

e questo è buono, perché noi siamo

fratelli.

Qualcuno mi diceva: i Cardinali

sono i preti del Santo Padre. Quella

comunità, quell’amicizia, quella vicinanza

ci farà bene a tutti. Questa conoscenza

e questa mutua apertura ci

hanno facilitato la docilità all’azione

dello Spirito Santo.

Egli, il Paraclito, è il supremo

protagonista di ogni iniziativa e manifestazione

di fede. E’ curioso: a

me fa pensare, questo. Il Paraclito

fa tutte le differenze nelle Chiese, e

sembra che sia un apostolo di Babe-

le. Ma dall’altra parte, è Colui che fa

l’unità di queste differenze, non nella

“ugualità”, ma nell’armonia. Io ricordo

quel Padre della Chiesa che lo

definiva così: “Ipse harmonia est”. Il

Paraclito che dà a ciascuno di noi carismi

diversi, ci unisce in questa comunità

di Chiesa, che adora il Padre,

il Figlio e Lui, lo Spirito Santo.

Portare Gesù Cristo all’uomo

e condurre l’uomo all’incontro

con Gesù Cristo

Proprio partendo dall’autentico

affetto collegiale che unisce il Collegio

Cardinalizio, esprimo la mia

volontà di servire il Vangelo con

rinnovato amore, aiutando la Chiesa

a diventare sempre più in Cristo

e con Cristo, la vite feconda del Signore.

Stimolati anche dalla celebrazione

dell’Anno della Fede, tutti insieme,

Pastori e fedeli, ci sforzeremo di

rispondere fedelmente alla missione

di sempre: portare Gesù Cristo

all’uomo e condurre l’uomo all’incontro

con Gesù Cristo Via, Verità

e Vita, realmente presente nella

Chiesa e contemporaneo in ogni

uomo. Tale incontro porta a diventare

uomini nuovi nel mistero della

Grazia, suscitando nell’animo quella

gioia cristiana che costituisce il centuplo

donato da Cristo a chi lo accoglie

nella propria esistenza.

La Chiesa è condotta da Cristo

attraverso lo Spirito Santo

Come ci ha ricordato tante volte

nei suoi insegnamenti e, da ultimo,

con quel gesto coraggioso e umile,

il Papa Benedetto XVI, è Cristo

che guida la Chiesa per mezzo del

suo Spirito. Lo Spirito Santo è l’anima

della Chiesa con la sua forza

vivificante e unificante: di molti fa

un corpo solo, il Corpo mistico di

Cristo. Non cediamo mai al pessimismo,

a quell’amarezza che il diavolo

ci offre ogni giorno; non cediamo

al pessimismo e allo scoraggiamento:

abbiamo la ferma certezza

che lo Spirito Santo dona alla

Chiesa, con il suo soffio possente,

il coraggio di perseverare e anche

di cercare nuovi metodi di evangelizzazione,

per portare il Vangelo

fino agli estremi confini della

Terra (cfr. At 1,8). La verità cristiana

è attraente e persuasiva perché

risponde al bisogno profondo

dell’esistenza umana, annunciando

in maniera convincente che Cristo

è l’unico Salvatore di tutto l’uomo

e di tutti gli uomini. Questo an-


L’Osservatore Romano

nuncio resta valido oggi come lo fu

all’inizio del cristianesimo, quando

si operò la prima grande espansione

missionaria del Vangelo.

Trasmettere la saggezza

ai più giovani

Cari Fratelli, forza! La metà di

noi siamo in età avanzata: la vecchiaia

è – mi piace dirlo così – la sede

della sapienza della vita. I vecchi

hanno la sapienza di avere camminato

nella vita, come il vecchio Si-

I

Papa Francesco durante l’Udienza ai

rappresentanti dei mass media, 16/3/2013

meone, la vecchia Anna al Tempio.

E proprio quella sapienza ha fatto

loro riconoscere Gesù.

Doniamo questa sapienza ai giovani:

come il buon vino, che con gli

anni diventa più buono, doniamo ai

giovani la sapienza della vita. Mi viene

in mente quello che un poeta tedesco

diceva della vecchiaia: “Es

ist ruhig, das Alter, und fromm”: è il

tempo della tranquillità e della preghiera.

E anche di dare ai giovani

questa saggezza.

L’annuncio del Buono,

del Vero e del Bello

Tornerete ora nelle rispettive

sedi per continuare il vostro ministero,

arricchiti dall’esperienza di

questi giorni, così carichi di fede e

di comunione ecclesiale. Tale esperienza

unica e incomparabile, ci ha

permesso di cogliere in profondi

tutta la bellezza della realtà ecclesiale,

che è un riverbero del fulgore

di Cristo Risorto: un giorno guarderemo

quel volto bellissimo del

Cristo Risorto!

Alla potente intercessione di

Maria, nostra Madre, Madre della

Chiesa, affido il mio ministero

e il vostro ministero. Sotto il suo

sguardo materno, ciascuno di noi

possa camminare lieto e docile alla

voce del suo Figlio divino, rafforzando

l’unità, perseverando concordemente

nella preghiera e testimoniando

la genuina fede nella

presenza continua del Signore.

Con questi sentimenti – sono veri!

– con questi sentimenti, vi imparto

di cuore la Benedizione Apostolica,

che estendo ai vostri collaboratori

e alle persone affidate alla vostra

cura pastorale.

Siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade

esistenziale che conformano verità, bontà e bellezza.

l ruolo dei mass media è andato

sempre crescendo in questi

ultimi tempi, tanto che esso è

diventato indispensabile per narrare

al mondo gli eventi della storia contemporanea.

Un ringraziamento speciale

rivolgo quindi a voi per il vostro

qualificato servizio dei giorni scorsi

– avete lavorato, eh! avete lavorato!

–, in cui gli occhi del mondo cattolico

e non solo si sono rivolti alla Città

Eterna, in particolare a questo territorio

che ha per “baricentro” la tomba

di San Pietro.

(Estratto dell’Udienza al Collegio

Cardinalizio, 15/3/2013)

La Chiesa è di natura

essenzialmente spirituale

In queste settimane avete avuto

modo di parlare della Santa Sede,

della Chiesa, dei suoi riti e tradizioni,

della sua fede e in particolare del

ruolo del Papa e del suo ministero.

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 7


L’Osservatore Romano

“La Chiesa non è di natura politica, ma essenzialmente spirituale”

Udienza ai rappresentanti dei mass media, 16/3/2013

Un ringraziamento particolarmente

sentito va a quanti hanno saputo

osservare e presentare questi

eventi della storia della Chiesa

tenendo conto della prospettiva

più giusta in cui devono essere letti,

quella della fede. Gli avvenimenti

della storia chiedono quasi sempre

una lettura complessa, che a volte

può anche comprendere la dimensione

della fede.

Gli eventi ecclesiali non sono certamente

più complicati di quelli politici

o economici! Essi però hanno

una caratteristica di fondo particolare:

rispondono a una logica che non

è principalmente quella delle categorie,

per così dire, mondane, e proprio

per questo non è facile interpretarli

e comunicarli ad un pubblico

vasto e variegato.

La Chiesa, infatti, pur essendo

certamente anche un’istituzione

umana, storica, con tutto quello che

comporta, non ha una natura politica,

ma essenzialmente spirituale: è

il Popolo di Dio, il Santo Popolo di

Dio, che cammina verso l’incontro

con Gesù Cristo. Soltanto ponendosi

in questa prospettiva si può rendere

pienamente ragione di quanto la

Chiesa Cattolica opera.

Cristo è il centro

e guida della Chiesa

Cristo è il Pastore della Chiesa,

ma la sua presenza nella storia pas-

8 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

sa attraverso la libertà degli uomini:

tra di essi uno viene scelto per

servire come suo Vicario, Successore

dell’Apostolo Pietro, ma Cristo

è il centro, non il Successore di

Pietro: Cristo. Cristo è il centro. Cristo

è il riferimento fondamentale,

il cuore della Chiesa. Senza di Lui,

Pietro e la Chiesa non esisterebbero

né avrebbero ragion d’essere. Come

ha ripetuto più volte Benedetto

XVI, Cristo è presente e guida la

sua Chiesa.

In tutto quanto è accaduto il

protagonista è, in ultima analisi,

lo Spirito Santo. Egli ha ispirato la

decisione di Benedetto XVI per il

bene della Chiesa; Egli ha indirizzato

nella preghiera e nell’elezione

i Cardinali.

E’ importante, cari amici, tenere

in debito conto questo orizzonte

interpretativo, questa ermeneutica,

per mettere a fuoco il cuore degli

eventi di questi giorni.

La Chiesa esiste per comunicare

la Verità, la Bontà e la Bellezza

Da qui nasce anzitutto un rinnovato

e sincero ringraziamento

per le fatiche di questi giorni particolarmente

impegnativi, ma anche

un invito a cercare di conoscere

sempre di più la vera natura della

Chiesa e anche il suo cammino

nel mondo, con le sue virtù e con i

suoi peccati, e conoscere e le mo-

tivazioni spirituali che la guidano

e che sono le più autentiche per

comprenderla.

Siate certi che la Chiesa, da parte

sua, riserva una grande attenzione

alla vostra preziosa opera;

voi avete la capacità di raccogliere

ed esprimere le attese e le esigenze

del nostro tempo, di offrire gli

elementi per una lettura della realtà.

Il vostro lavoro necessita di

studio, di sensibilità, di esperienza,

come tante altre professioni, ma

comporta una particolare attenzione

nei confronti della verità, della

bontà e della bellezza; e questo ci

rende particolarmente vicini, perché

la Chiesa esiste per comunicare

proprio questo: la Verità, la Bontà

e la Bellezza “in persona”. Dovrebbe

apparire chiaramente che

siamo chiamati tutti non a comunicare

noi stessi, ma questa triade

esistenziale che conformano verità,

bontà e bellezza.

Una Chiesa povera e per i poveri

Alcuni non sapevano perché il

Vescovo di Roma ha voluto chiamarsi

Francesco. Alcuni pensavano

a Francesco Saverio, a Francesco di

Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io

vi racconterò la storia.

Nell’elezione, io avevo accanto a

me l’arcivescovo emerito di San Paolo

e anche prefetto emerito della

Congregazione per il Clero, il cardinale

Claudio Hummes: un grande

amico, un grande amico! Mentre

la cosa diveniva un po’ pericolosa,

lui mi confortava. E quando

i voti sono saliti a due terzi, è arrivato

l’applauso consueto, perché

è stato eletto il Papa. E lui mi ha

abbracciato, mi ha baciato e mi ha

detto: “Non dimenticarti dei poveri!”.

E quella parola è entrata qui: i

poveri, i poveri.

Poi, subito, in relazione ai poveri

ho pensato a Francesco d’Assisi.

Poi, ho pensato alle guerre, mentre

lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i


voti. E Francesco è l’uomo della pace.

E così, è venuto il nome, nel mio

cuore: Francesco d’Assisi.

E’ per me l’uomo della povertà,

l’uomo della pace, l’uomo che ama

Camminare,edificare, confessare

In queste tre Letture vedo che

c’è qualcosa di comune: è il

movimento. Nella Prima Lettura

il movimento nel cammino; nella Seconda

Lettura, il movimento nell’edificazione

della Chiesa; nella terza, nel

Vangelo, il movimento nella confessione.

Camminare, edificare, confessare.

“Cammina in mia presenza

e sii irreprensibile”

Camminare. “Casa di Giacobbe,

venite, camminiamo nella luce del Signore”

(Is 2, 5). Questa è la prima cosa

che Dio ha detto ad Abramo: Cammina

nella mia presenza e sii irreprensibile.

Camminare: la nostra vita è un

cammino e quando ci fermiamo, la

cosa non va. Camminare sempre, in

presenza del Signore, alla luce del Signore,

cercando di vivere con quella

irreprensibilità che Dio chiedeva ad

Abramo, nella sua promessa.

Pietre vive, pietre unte

dallo Spirito Santo

Edificare. Edificare la Chiesa. Si

parla di pietre: le pietre hanno consistenza;

ma pietre vive, pietre unte

dallo Spirito Santo. Edificare la

Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella

pietra angolare che è lo stesso Si-

e custodisce il creato; in questo momento

anche noi abbiamo con il creato

una relazione non tanto buona,

no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito

di pace, l’uomo povero… Ah, co-

gnore. Ecco un altro movimento

della nostra vita: edificare.

“Chi non prega il Signore,

prega il diavolo”

Terzo, confessare. Noi possiamo

camminare quanto vogliamo, noi

possiamo edificare tante cose, ma se

non confessiamo Gesù Cristo, la cosa

non va. Diventeremo una ONG

assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa

del Signore. Quando non si cammina,

ci si ferma.

Quando non si edifica sulle pietre

cosa succede? Succede quello che succede

ai bambini sulla spiaggia quando

fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene

giù, è senza consistenza. Quando non

si confessa Gesù Cristo, mi sovviene

la frase di Léon Bloy: “Chi non prega

il Signore, prega il diavolo”. Quando

non si confessa Gesù Cristo, si confessa

la mondanità del diavolo, la mondanità

del demonio.

Edificare la Chiesa sul

sangue del Signore

Camminare, edificare-costruire,

confessare. Ma la cosa non è così facile,

perché nel camminare, nel costruire,

nel confessare, a volte ci sono scosse,

ci sono movimenti che non sono

me vorrei una Chiesa povera e per i

poveri!

Abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con

la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato

sulla Croce; di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso.

proprio movimenti del cammino: sono

movimenti che ci tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una

situazione speciale. Lo stesso Pietro

che ha confessato Gesù Cristo, gli dice:

Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo.

Io ti seguo, ma non parliamo di

Croce. Questo non c’entra. Ti seguo

con altre possibilità, senza la Croce.

Quando camminiamo senza la Croce,

quando edifichiamo senza la Croce

e quando confessiamo un Cristo

senza Croce, non siamo discepoli del

Signore: siamo mondani, siamo Vescovi,

Preti, Cardinali, Papi, ma non

discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi

giorni di grazia, abbiamo il coraggio,

proprio il coraggio, di camminare

in presenza del Signore, con la Croce

del Signore; di edificare la Chiesa

sul sangue del Signore, che è versato

sulla Croce; e di confessare l’unica

gloria: Cristo Crocifisso. E così la

Chiesa andrà avanti.

Io auguro a tutti noi che lo Spirito

Santo, per la preghiera della Madonna,

nostra Madre, ci conceda questa

grazia: camminare, edificare, confessare

Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.

(Omelia nella Messa

“Pro Ecclesia”, 14/3/2013)

Tutti i diritti sui documenti pontifici sono riservati alla Libreria Editrice Vaticana.

La versione integrale di questi documenti può essere trovata in www.vatican.va

(Estratto dell’Udienza ai rappresentanti

dei media 16/3/2013)

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 9


“Il bacio di Giuda” - Chiesa di

Tutte le Nazioni, Giardino di

Getsemani, Gerusalemme

10 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

a Vangelo A

31 Quand’egli fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato, e anche

Dio è stato glorificato in lui. 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà

da parte sua e lo glorificherà subito.

33 Figlioli, ancora per poco sono con voi. 34 Vi do un comandamento nuovo: che vi

amiate gli uni gli altri; come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli al-

tri” (Gv 13, 31-33a.34-35).

Gustavo Kralj


v domenica di Pasqua

Nella sofferenza,

la radice della gloria

Sebbene costatiamo l’istintiva ripugnanza della nostra natura

nei confronti di ogni sofferenza, è in essa che si trova la

porta dell’autentica felicità. E nell’amore al prossimo il

segno distintivo del cristiano.

I – L’armonIa deLLa natura

umana In ParadIso

La nostra vita sulla Terra si può definire come

una grande prova, poiché siamo venuti a

questo mondo per affrontare un’esistenza macchiata

dal peccato, piena di difficoltà, e solo se

saremo fedeli alle grazie ricevute otterremo il

premio dell’eterna beatitudine. La prova è posta

dal Creatore nel cammino di tutti gli esseri

intelligenti, e neppure gli Angeli sono stati

chiamati alla visione beatifica senza esservi passati.

1 Adamo ed Eva, i nostri progenitori, erano

stati introdotti in Paradiso, in grazia, anche

per esser messi alla prova e non sono stati fedeli.

Rompendo l’obbedienza e mangiando il frutto

proibito, sono stati espulsi dall’Eden e privati

di molti dei privilegi concessi da Dio quando vivevano

in stato di giustizia, tra i quali la scienza

infusa, che dava la conoscenza dei segreti del-

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

la natura, l’impassibilità, grazie alla quale non

si ammalavano, e il magnifico dono d’integrità.

Il dono d’integrità

Questo dono specialissimo faceva sì che tutte

le inclinazioni delle passioni e gli impulsi della

natura fossero in armonia con la legge divina. 2

La sensibilità e la volontà erano governate dalla

ragione perfettamente equilibrata, e questa si

sottometteva con docilità alle determinazioni di

Dio. L’ordinamento dell’uomo prima del peccato

potrebbe esser paragonato a un motore perfetto,

senza nessuna vite allentata, o a un lavoro

all’uncinetto molto ben fatto, senza nessun punto

sciolto; in tutti i movimenti dell’anima e del

corpo regnava il più completo equilibrio, senza

alcuno sforzo. Con il dono dell’integrità non

avremmo mai versato una lacrima, non avremmo

mai avuto dolori o sofferenze di nessun tipo,

Col dono di

integrità

non verseremmo

mai

una lacrima,

non avremmo

dolori o

sofferenze di

qualsiasi tipo

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 11


Come i nostri

muscoli

hanno bisogno

di essere

esercitati per

non deperire,

così anche

noi abbiamo

bisogno di

passare per

l’esercizio

della

sofferenza

e il dramma non si presenterebbe nelle nostre

vite, poiché tutto sarebbe conforme all’ordine

stabilito dal Creatore.

Solo conoscendo da vicino Nostro Signore

e la Madonna potremmo avere un’idea esatta

di tale privilegio, visto che entrambi lo possedettero

fin dal primo istante del concepimento,

in quanto non passò per Essi nemmeno l’ombra

della macchia del peccato. In Gesù troviamo

questo dono al grado infinito, poiché in Lui

tutte le azioni umane sono un riflesso delle divine,

in conseguenza dell’unione indistruttibile

tra le due nature. Questa grazia d’unione fa sì

che Egli, proprio in quanto Uomo, sia intrinsecamente

e assolutamente impeccabile, e che tutto

il suo Corpo, fino al più piccolo dei suoi movimenti,

sia santo in maniera infinita. 3 Nel caso

della Madonna, pura creatura umana divinizzata

dalla grazia, riconosciamo questo dono perché

non c’è in Lei nessun movimento disordinato.

Dov’è l’origine della necessità del dono d’integrità

per l’uomo? Nel fatto che lui è un microcosmo,

che ha nella sua natura elementi del regno

minerale, vegetale, animale e spirituale, ai

quali si aggiunge una partecipazione alla vita divina,

con la grazia. Questi elementi portano con

sé leggi contraddittorie che, a seguito del peccato,

si scontrano dentro di noi. Per esempio, se da

un lato l’elemento spirituale chiede una dedizione

sempre maggiore agli impalpabili e al soprannaturale,

la legge animale sfugge a questa tendenza,

chiamando la nostra attenzione a ciò che

è concreto e materiale. Mentre il Comandamento

di Dio ordina di non desiderare le cose altrui,

i nostri istinti ci inducono all’appropriazione di

quello che ci piace, sebbene non ci appartenga.

Gli esempi potrebbero esser moltiplicati all’infinito,

poiché c’è una lotta costante tra le varie leggi

che originano le difficoltà di questa vita e causano

tormento, perplessità e dolore. Ecco la ragione

per cui San Paolo afferma: “Acconsento

nel mio intimo alla Legge di Dio, ma nelle mie

membra vedo un’altra legge, che muove guerra

alla legge della mia mente e mi rende schiavo

della legge del peccato che è nelle mie membra”

(Rm 7, 22-23). È il precetto di Dio a esigere

dall’Apostolo un determinato comportamento,

mentre l’istinto lo porta ad assumere atteggiamenti

in senso opposto. Questo è il dramma

dell’essere umano sulla faccia della Terra.

Per questo, voler programmare una vita senza

sofferenza è impossibile, poiché non esiste

12 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

nessuno libero da contrarietà. Nonostante ciò,

si può compensare l’assenza di questo dono, facendo

sì che, in qualche maniera, i suoi effetti

si operino nelle nostre anime?

Ritornare alle vie del dono d’integrità

La soluzione si trova in un fattore riguardo al

quale ci fu chi ha osato approssimarlo al genere

dei sacramenti, 4 forse un “ottavo sacramento” –

aggiungendo in forma analogica un nuovo componente

al definitivo settenario che la dottrina

cattolica ci insegna –, e questo fattore è la sofferenza.

C’è nell’anima umana, infatti, un’attitudine

che il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira designava

come “soffritiva”, che consiste in “una sorta

di capacità e necessità di soffrire”. 5 Come i nostri

muscoli hanno bisogno di essere esercitati per

non indebolirsi, così anche noi – una volta espulsi

dal Paradiso e perso il dono d’integrità – dobbiamo

passare per l’esercizio della sofferenza affinché

questo equilibri la nostra natura disordinata.

E quando la nostra facoltà di soffrire “non si

esaurisce con la sofferenza effettiva, finisce per

determinare una frustrazione maggiore che fa

soffrire più della sofferenza. Se nella vita si accetta

la sofferenza, si soffre meno. Una delle ragioni

profonde degli squilibri moderni è che le persone

non soffrono, perché finiscono per stabilire l’idea

che è possibile condurre una vita senza sofferenza”.

6 In una parola, è il dolore che fa dell’uomo

una creatura felice in questa vita di stato di prova.

Tale dottrina sembra molto difficile da concepire,

poiché la nostra natura non può rifiutare la felicità

ed è a ogni istante alla sua ricerca. Tuttavia, già

i filosofi pagani intuirono, col semplice ricorso alla

ragione e alla logica, il ruolo del dolore nella vita

umana. “Ti ritengo un disgraziato se mai lo sei

stato: hai trascorso la vita senza aver contrarietà;

nessuno (neanche tu) conoscerà fino a dove arrivano

le tue forze”, 7 giunse ad affermare Seneca.

Dio, che ci ha creati avidi di trovare la felicità,

ha anche posto nella nostra anima la capacità di

soffrire. Quale la ragione di questo divino modo

di agire? È quello che ci insegna con grande profondi

la Liturgia della 5ª Domenica di Pasqua.

II – La vera gLorIa nasce

soLtanto daL doLore

Il Vangelo presenta un passo del discorso di

commiato di Nostro Signore nell’Ultima Cena.

In questo momento supremo, in cui Egli istituiva


Francisco Lecaros

“Ultima Cena”, del Maestro di Sigena - Museo Nazionale d’Arte della Catalogna, Barcellona (Spagna)

per i secoli futuri il Sacramento dell’Eucaristia

– il più prezioso di tutti i Sacramenti, per quanto

riguarda la sostanza –, aveva davanti a Sé un

vicino di tavola di pessime intenzioni. Dopo che

Giuda ebbe ricevuto il pezzo di pane bagnato, la

morte entrò in lui, poiché, sebbene già fosse in

peccato mortale per aver tramato la consegna

del Divino Maestro, diventò preda di un demonio

animato da grande furia, il quale non sopportava

più l’umiliazione inflitta agli inferi da un

Uomo che operava così grandi miracoli e aveva

tanto potere. Lo spirito delle tenebre, da molto

prima, aveva costatato quanto il suo impero periclitasse

ormai fuori controllo. 8

31 Quand’egli fu uscito, Gesù disse:

“Ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato,

e anche Dio è stato glorificato in

lui. 32 Se Dio è stato glorificato in lui,

anche Dio lo glorificherà da parte sua e

lo glorificherà subito”.

A prima vista, il versetto sembra incomprensibile.

Qual è il momento, l’ora, in cui Nostro Signore

dice che è glorificato? È quando Giuda abbandona

in forma definitiva il convivio del Collegio

Apostolico, al fine di consegnare il Salvatore

ai poteri di questo mondo, affinché fosse

processato e ucciso. Gesù, nella sua natura divina,

aveva piena conoscenza di tutti i dolori per

i quali sarebbe passato, al punto da sudare Sangue

nell’Orto degli Ulivi. Di fronte alla prospettiva

del tradimento, tuttavia, rimase “turbato nel

suo spirito” (Gv 13, 21) poiché, pur avendo nella

sua personalità divina la scienza di quell’istante,

fin da tutta l’eternità, per quanto riguarda i meri

sentimenti umani ancora non aveva sofferto l’esperienza

della slealtà, esperienza che dilacerò il

suo istinto di socievolezza. Inoltre, un altro Apostolo

avrebbe dovuto rinnegarLo e gli altri sarebbero

fuggiti; per questo Egli dice: “Dove vado

io voi non potete venire” (Gv 13, 33). La scena

è pungente, poiché, essendo la sua natura umana

perfetta, questa infedeltà Gli costò molto più

di quanto sarebbe costata a uno qualsiasi di noi.

“L’anima così delicata e ponderata di Gesù

dovette soffrire molteplici incomprensioni, preconcetti

e idee ambiziose dei suoi Apostoli. […]

Un dolore più lancinante era riservato al Cuore

di Gesù: uno dei Dodici, che Egli aveva scelto

con tanto zelo, seguito con tanta dedizione, a cui

aveva dato anche una missione di fiducia, avrebbe

dovuto tradirLo”. 9 Cristo ricevette quell’ingratitudine

con equilibrio perfetto, con uno stato

di spirito pienamente rassegnato. Tuttavia, in

quanto soffriva, ricevette anche la consolazione,

perché sapeva che era attraverso questa accettazione

che sarebbe iniziata la sua gloria.

Il Padre voleva la maggior gloria per il Figlio

A partire dal momento in cui Nostro Signore

– Seconda Persona della Santissima Trinità e, allo

stesso tempo, Uomo perfettissimo con l’anima

nella visione beatifica, dotato di scienza infusa e

di conoscenza sperimentale – diede il suo pieno

consenso alla Passione, questa gloria si realizzò.

La sua esaltazione consistette nell’esser catturato,

passare per tutti i tormenti della condanna,

Un dolore più

lancinante

era riservato

al Cuore di

Gesù: uno

dei Dodici,

che Egli

aveva scelto

con tanto

zelo, avrebbe

dovuto

tradirLo

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 13


L’anima

del Verbo

Incarnato era

stata creata

nella visione

beatifica e,

malgrado

ciò, assunse

un corpo

sofferente,

quando

avrebbe

dovuto esser

glorioso

salire al Calvario, esser sollevato sulla Croce e lì

versare tutto il Sangue, fino ad avere il suo Cuore

trafitto. Quando il Verbo eterno Si incarnò, lo

fece invertendo una legge da Lui istituita, poiché

la sua anima era stata creata nella visione beatifica

e, malgrado ciò, assunse un corpo sofferente,

quando avrebbe dovuto esser glorioso. 10 Egli rifiutò

tali prerogative perché desiderava un corpo

simile al nostro, soltanto non macchiato dal peccato,

per poter patire, darci l’esempio e, soprattutto,

perché lo voleva il Padre, affinché la gloria

eterna di Lui come uomo fosse la maggiore possibile.

La sofferenza ben accettata, amata e assunta

Gli ottenne il trionfo, dimostrando che il

compimento dei disegni del Padre non esigeva la

magnificenza del corpo glorioso, lo splendore di

un potere terreno o un’esaltazione da parte degli

uomini, ma soltanto la conformità con il dolore.

Inoltre, Nostro Signore era consapevole che la

fine non era la morte, ma la Resurrezione e l’Ascensione

al Cielo, dove avrebbe ricevuto la definitiva

glorificazione e il riconoscimento eterno

del Padre, dei beati e degli Angeli, per aver compiuto

la sua missione redentrice. Reciprocamente,

anche il Padre sarebbe stato glorificato, perché

Egli e il Figlio sono uno. Questa era un’unione sostanziale

che avrebbe permesso, con l’accettazione

della sofferenza così come essa si presentava,

che Gesù magnificasse Colui che Lo aveva inviato.

Anche la nostra gloria deve

essere nella sofferenza

Un’analisi più profonda dei patimenti di Cristo

indica che anche la nostra gloria è ottenuta con la

sofferenza. Quante volte la grazia ci ispira a percorrere

una determinata via, che cominciamo a

percorrere con entusiasmo, nella quale, intanto,

sorgono difficoltà. Di fronte alla sofferenza non

dobbiamo mai scoraggiarci. Al contrario, quando

la croce si presenta, spetta a noi imitare il Signore

Gesù: inginocchiamoci, baciando lo strumento

della nostra amarezza e mettendolo sulle spalle

con determinazione, certi che così inizia il cammino

della nostra gloria. In questo senso insegna con

saggezza San Francesco di Sales: “Quanto felici

sono le anime che […] bevono coraggiosamente il

calice delle sofferenze con Nostro Signore, che si

mortificano portando la loro croce, e che soffrono

e ricevono dalla sua divina mano ogni sorta di

avvenimenti, con sottomissione e amore, conforme

al suo beneplacito”. 11 Lo stesso Dottore della

Chiesa ancora commenta: “La sofferenza dei ma-

14 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

li è la più degna offerta che possiamo fare a Colui

che ci ha salvato soffrendo”. 12

I drammi che dobbiamo affrontare sono indispensabili

per la conquista dell’eternità felice.

Accettando una sofferenza con completa rassegnazione,

amore e pietà, introduciamo nell’anima

la pace, poiché facciamo tacere l’egoismo

e manifestiamo, non solo con parole, ma anche

con atti, il desiderio di andare in Cielo, una volta

che “la felicità consiste nel soffrire con peso e misura,

avendo presente un determinato fine”. 13 In

questo modo, quando la tribolazione si abbatte

su di noi, non dobbiamo mai mormorare contro

Dio per il fatto di averla permessa; dobbiamo seguire

l’esempio di Gesù, che ha esclamato: “Padre,

se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia

non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc

22, 42). Pieni di contentezza, ci conformiamo alla

volontà di Dio, certi che tutto quello che ci succede

miri al bene delle nostre anime, poiché Egli

non può volere per noi il male.

Consideriamo con gioia che siamo su questa

Terra soltanto di passaggio, poiché, se vi rimanessimo

per sempre, i tormenti varierebbero

e si succederebbero indefinitamente. Pertanto,

per coloro che affrontano bene la prova ad imitazione

di Nostro Signore, la morte significa che

è giunto il momento di riposare. Per questo la

Chiesa nella Liturgia dei defunti canta: “requiescant

in pace – riposino in pace”.

Non è che questo l’insegnamento di San Barnaba

e San Paolo ai fedeli di Antiochia, contemplato

nella prima lettura di questa Liturgia: “ È necessario

attraversare molte tribolazioni per entrare nel

regno di Dio” (At 14, 22). D’altra parte, l’assenza

della sofferenza significa la perdita di una preziosa

opportunità per confermarci quanto siamo transitori

e dipendiamo da Dio, visto che esistiamo solo

perché Egli ci sostenta nell’essere, a ogni istante.

Di questa dipendenza ci persuadiamo solo col

dolore, poiché esso mostra la nostra piccolezza e

ci porta a riconoscere che abbiamo bisogno di un

Bene infinito, non esistente in noi.

III – una PratIca antIca sotto

una nuova forma

Senza dubbio, affinché il dolore ben accetto

dia i suoi frutti, Gesù ci offre un mezzo sicuro:

un nuovo comandamento per guidare la

condotta di tutti quelli che si considerano suoi

discepoli.


33a “Figlioli, ancora per poco sono con

voi”.

Il Maestro era consapevole, com’è stato ricordato,

che l’ora della dipartita ormai era prossima

e, pur resuscitando, li avrebbe lasciati dopo

l’Ascensione al Cielo. Così, prima dell’inizio

dei suoi supplizi, desiderava trasmettere le raccomandazioni

più importanti, creando le condizioni

affinché gli Apostoli si rendessero conto

dell’imminenza della Passione e fissassero l’essenza

della sua divina dottrina.

34 “Vi do un comandamento nuovo: che

vi amiate gli uni gli altri; come Io vi ho

amato, così amatevi anche voi gli uni gli

altri”.

Sorprende che nella prima frase di questo versetto

Nostro Signore Si riferisca all’amore degli uni

verso gli altri come ad un comandamento nuovo.

Sappiamo che dall’inizio dell’umanità l’amore era

già praticato e tutti si amavano in qualche maniera.

Dov’è la novità? Precisamente nella forma che ci è

indicata, poiché questo amore non è come prima.

Questa novità è l’esempio dato da Lui, come insegna

San Giovanni Crisostomo: “Come mai ha chiamato

‘nuovo’ questo comandamento, se già si trova

nell’Antico Testamento? Egli lo ha reso nuovo

per il modo in cui si sarebbero amati. Per questo fine,

ha aggiunto: ‘come Io vi ho amato’. […] Non ha

menzionato i miracoli che avrebbero realizzato e li

ha identificati [i discepoli] per la loro carità. Perché

ha fatto questo? Perché questa virtù è il segno distintivo

degli uomini santi e la base di ogni virtù. Per

mezzo di questa siamo tutti salvi”. 14 Infatti, fino ad

allora l’amore si plasmava su modelli umani, corrispondendo

alla ricompensa di un beneficio ricevuto

o a un’iniziativa che avrebbe portato come conseguenza

l’aiuto desiderato. C’era sempre un interesse

di fondo – o un vantaggio, per lo meno – nell’amore

per il prossimo come era concepito nelle società

dell’Antico Testamento. Dunque, Gesù ci insegna

che non è questo l’amore che Egli ha per noi.

In quanto Dio, Egli vuol bene a ognuno con

amore perfetto, eterno e assoluto; così come a partire

dalla sua umanità ci ama come fratelli; l’origine

di questa affezione è la sua divinità. L’amore di Dio

per le sue creature è misterioso e ha le sue peculiarità,

poiché, come Creatore, Egli è l’unico che non

può amare quello che ha fatto se non per amore di

Se stesso, visto che, creando, ha lasciato il suo segno

in tutti gli esseri, 15 come leggiamo nel Libro della

Sapienza: “Poiché tu ami tutte le cose esistenti e

nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato

qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe

sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi

se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu

risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore,

amante della vita” (Sap 11, 24-26). Intanto, trattandosi

degli esseri razionali, Dio non ha posto in loro

una traccia soltanto, ma li ha fatti a sua immagine. 16

Possiamo meglio comprenderlo, in qualche misura,

attraverso un esempio. La macchina fotografica

gode di un’immensa accettazione nella nostra società,

perché con essa si può conservare il ricordo

di qualche momento della vita che vorremmo rivivere.

Ora, la fotografia è soltanto una riproduzione

inanimata degli avvenimenti, e non smette di esser

vero che essa trattiene qualcosa di ciò che succede.

Noi siamo “fotografie”, nelle quali le Tre Persone

della Santissima Trinità Si compiacciono nel riconoscere

la loro immagine e nell’amare Se stesse

riflesse, contemplando in atto il piano ideato da tutta

l’eternità per ognuno di noi.

Questo punto di partenza, veramente sublime,

apre nuove prospettive per il convivio umano, che

viene allora regolato dalla ricerca reciproca, negli

altri, dei riflessi della bontà che esiste in Dio in un

grado infinito. Il nostro prossimo deve esser visto

da noi come uno specchio della Santissima Trinità,

un capolavoro o una pietra preziosa folgorante, di

incalcolabile valore, lavorata dal potere divino. Da

qui nasce l’autentica consonanza, che è la scintilla

prima dell’amore tra le anime chiamate a unirsi di

fronte a un ideale, verso cui guardano in armonia,

come ha notato con sottigliezza Saint-Exupéry definendo

la superiore forma di unione sorta quando

“uomini dello stesso gruppo sperimentano lo

stesso desiderio di vincere”. 17 Se tra persone che

amano Dio, si verifica una convergenza che ha la

sua origine in questo santo idealismo, viene confermata

la pratica del nuovo comandamento.

Non dimentichiamoci, però, che il vero amore

degli uni verso gli altri deve esser gerarchizzato,

visto che Dio ha posto i suoi riflessi nelle

anime in forma diseguale, dando a ciascuna

un aspetto unico, con una varietà che manifesta

l’incomparabile ricchezza del Creatore.

Amore manifestato nell’impegno

di santificare gli altri

L’estensione dell’amore divino è incommensurabile,

poiché Dio è disposto a fare per noi

“La

sofferenza

dei mali è

la più degna

offerta che

possiamo fare

a Colui che

ci ha salvato

soffrendo”

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 15


Anche il

nostro amore

verso gli altri

deve esser

portato fino

alle estreme

conseguenze,

desiderando

per loro quello

che Dio vuole

per ognuno di

noi: la santità

tutto quanto è necessario, al punto da aver offerto

la propria vita passando per la crocifissione,

il peggior supplizio del suo tempo. Egli Si

è immolato per tutti e lo avrebbe fatto anche

fosse stato per un uomo solo. Per questa ragione

anche il nostro amore per gli altri deve esser

portato fino alle ultime conseguenze, ambendo

per loro quello che Dio vuole per ognuno

di noi: la santità. Desiderare che il prossimo

esca dalla considerazione egoista, pragmatica

e interessata del mondo e si diriga alla Gerusalemme

Celeste è la più perfetta manifestazione

d’amore che possiamo dargli. Dobbiamo impegnare,

per questo, tutti i mezzi a nostra disposizione,

sopportando le sue debolezze, correggendolo

con compassione, dando buoni esempi

e sacrificando i nostri gusti e preferenze personali,

se con questo lo aiutiamo nella pratica

della virtù, sapendo anche che questi piccoli

atti rappresentano pochissimo rispetto a quello

che ci è riservato varcando le soglie dell’eternità,

per i meriti infiniti del Divino Modello.

Meraviglioso comandamento che, essendo

praticato, ordina l’anima ed elimina affezioni,

capricci e difficoltà del rapporto umano. In

questa maniera, tutte le miserie svaniscono, rimanendo

soltanto un amore soprannaturale,

che è la tenerezza di Dio per le creature e delle

creature tra loro.

È opportuno anche applicare questo insegnamento

su un piano individuale, a ognuno di

noi. Se questo deve essere il nostro amore verso

gli altri, ricordiamoci che quando la pratica della

virtù dell’umiltà è mal concepita, c’è la tendenza

a guardare alle proprie insufficienze per

autodistruggerci, andando contro l’amore di

Dio. Una volta che siamo stati creati, possiamo

affermare con piena certezza che esiste in noi

un riflesso divino che deve esser oggetto del nostro

amore verso noi stessi, parallelo all’amore

che Egli ha per noi. Quando facciamo qualco-

1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUI-

NO. Somma Teologica. I, q.64,

a.2.

2 Cfr. Idem, q.95, a.1.

3 Cfr. ROYO MARÍN, OP, Antonio.

Jesucristo y la vida cristiana. Madrid:

BAC, 1961, p.72-73.

4 Cfr. BEAUDENOM, Léopold.

ditations affectives et pratiques

sur l’Évangile. Paris: Lethielleux,

16 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

1912, t.I, pp.227-228; FABER,

apud CHAUTARD, OSCO, Jean-

Baptiste. A alma de todo apostolado.

São Paulo: FTD, 1962, p.112.

5 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio.

Conferenza. São Paulo, 23

mag. 1964.

6 Idem, ibidem.

7 SENECA. Tratados filosóficos. Cartas.

México: Porrúa, 1979, p.75.

sa di buono e Lui ci premia, non sta esaltando il

nostro sforzo, ma i suoi propri doni, 18 e, pertanto,

glorifica Se stesso. Se sono i suoi doni che riconosciamo

in noi, ci tocca amarli per praticare

il nuovo comandamento con ogni integrità.

Il segno distintivo dei veri cristiani

35 “Da questo tutti sapranno che siete

miei discepoli, se avrete amore gli uni

per gli altri”.

In quest’ultimo versetto Nostro Signore fa

un passo in avanti e dichiara che la forma d’amore

insegnata da Lui è il distintivo di chi realmente

Lo segue. Le persone estranee al convivio

dei cristiani, vedendo un amore così autentico,

si rendono conto che lì è presente Dio

stesso. Sebbene Egli sia andato in Cielo, non

ha abbandonato la sua Chiesa, poiché ha promesso:

“Dove sono due o tre riuniti nel mio

nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Il

fatto di vivere sotto l’influsso dell’amore soprannaturale

di cui Egli ci ha dato l’esempio è

un modo di prolungare su questa Terra la sua

presenza, orientando, proteggendo e istruendo

con disinteresse quelli che pure Lo amano,

senza nessun sentimentalismo, romanticismo o

egoismo, ma con un amore così puro da causare

stupore negli uomini e anche negli stessi

Angeli, al punto che questi ultimi possono trovare

sulla faccia della Terra uno specchio limpido

del convivio tra gli eletti nella visione beatifica.

Iv – sofferenza e amore: cause

deL PremIo fInaLe

Di fronte al panorama svelato dal Vangelo

di questa 5ª Domenica di Pasqua, non possiamo

non tener presente il fine al quale ci conduce

la nozione soprannaturale della sofferenza e

8 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUI-

NO, op. cit., III, q.81, a.2.

9 TANQUEREY, Adolphe. La divinisation

de la souffrance. Tournai:

Desclée, 1931, p.26.

10 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUI-

NO, op. cit., III, q.14, a.1, ad 2.

11 SAN FRANCESCO DI SALES.

Sermon pour la feste de Saint

Jean Porte-Latine. In: Œuvres


Francisco Lecaros

“Apparizione di Gesù e Maria a San Francesco” - Affresco della Cappella della Porziuncola, Assisi

dell’amore al prossimo portato fino all’imitazione

di quello che Nostro Signore ha manifestato

per noi. Tal fine è indicato con molta chiarezza

nella seconda lettura, tratta dall’Apocalisse:

“Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà

tra di loro ed essi saranno suo popolo ed

egli sarà il Dio-con-loro. E tergerà ogni lacrima

dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto,

lamento, né affanno, perché le cose di prima

sono passate” (21, 3-4).

San Giovanni indica, profeticamente, il luogo

destinato a tutti coloro che seguiranno le raccomandazioni

fatte dal Redentore, dove non

esiste più il dolore e la gioia è piena nella visione

diretta di Dio. Di fronte all’eternità felice

ogni sofferenza di questa Terra sarà nulla, come

ha scritto Santa Teresina: “se penso che da

una sofferenza sopportata con gioia ameremo

meglio Dio per tutta l’eternità!”. 19 Sì, neppure

ci ricorderemo delle difficoltà che abbiamo avu-

Complètes. Sermons. 2.ed. Paris:

Louis Vivès, 1862, t.IV, p.540.

12 SAN FRANCESCO DI SALES.

Lettre CXII, à une dame. In:

Œuvres Complètes. Lettres Spirituelles,

op. cit., t.X, p.333.

13 CORRÊA DE OLIVEIRA, op.

cit.

14 SAN GIOVANNI CRISOSTO-

MO. Homilía LXXII, n.3. In: Ho-

milías sobre el Evangelio de San

Juan (61-88). Madrid: Ciudad

Nueva, 2001, v.III, p.130.

15 Cfr. ROYO MARIN, OP, Antonio.

Dios y su obra. Madrid: BAC,

1963, p.451.

16 Idem, ibidem.

17 SAINT-EXUPÉRY, Antoine de.

Vol de nuit. Paris: Gallimard,

1931, p.104.

to in questo mondo, perché lo stato di prova sarà

passato in un batter d’occhio. Resterà soltanto

la beatitudine.

Non siamo capaci di concepire come sarà la

vita nell’eternità: così piena di piacere che San

Paolo, dopo esser salito al terzo cielo, è tornato

senza riuscire ad esprimere, in termini umani,

quello che Dio ha preparato per quelli che Lo

amano (cfr. I Cor 2, 9), e della quale San Giovanni

Bosco, avendo visitato in sogno l’anticamera

del Paradiso, è ritornato descrivendo meraviglie.

20 Il convivio con gli Angeli, con i Santi,

con la Madonna e con Dio è quello che ci aspetta;

ma, per giungere a questo Regno, accettiamo

con rassegnazione tutte le sofferenze permesse

dalla Provvidenza Divina per il nostro bene

e amiamo i nostri fratelli con sincero affetto.

Non dimentichiamoci che i dolori terminano

nell’ora della nostra morte, mentre nel Cielo “la

carità non avrà mai fine” (I Cor 13, 8).²

18 Cfr. SANT’AGOSTINO. Epistola

CXCIV, c.V, n.19. In: Obras. 2.ed.

Madrid: BAC, 1972, v.XIb, p.71.

19 SANTA TERESA DI LISIEUX.

Carta 43b, à Irmã Inês de Jesus.

In: Obras Completas. Paço de Arcos:

Carmelo, 1996, p.345.

20 Cfr. SAN GIOVANNI BOSCO.

Vestíbulo del Cielo. In: Biografía

y escritos. Madrid: BAC, 1955,

p.654-663.

Di fronte

all’eternità

felice, ogni

sofferenza di

questa Terra

sarà nulla

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 17


Il Concilio di Nicea

Convocato da un imperatore vacillante tra l’ortodossia e l’eresia,

il primo Concilio di Nicea denunciò e condannò le dottrine di Ario,

consolidando definitivamente le basi della Cristologia. Tuttavia, 1800

anni dopo, il dibattito continua ad essere ancora vivo.

Seguendo le impronte del

suo Divino Fondatore, la

Santa Chiesa di Dio subì

fin dalle sue origini persecuzioni

e contraddizioni. Persecuzioni

cruente promosse dagli imperatori

romani dilacerarono i cristiani dei

primi secoli, portandone alcuni all’apostasia

e altri a ottenere la palma del

martirio.

Il più insidioso e pericoloso dei

suoi nemici non venne, tuttavia,

dall’esterno, ma dalle sue proprie fila:

fu quello delle eresie che tentarono

di seminare disordine al suo interno.

Nascoste dietro ad un ingannevole

velo dottrinale, a volte molto

sottile, mettevano a rischio l’integrità

degli insegnamenti apostolici

e la stessa Fede. Se avessero trionfato,

sarebbe stato sfigurato il volto

dell’Istituzione divina fondata dal

Signore Gesù.

Si compì, tuttavia, la promessa

fatta a Pietro e, come successe tante

volte nella Storia della Chiesa, le

porte dell’inferno non prevalsero

contro di essa (cfr. Mt 16, 18). Per

ottenere la vittoria in quella lotta, la

Provvidenza si servì di anime note-

18 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

voli per la loro santità e saggezza: i

Padri della Chiesa che, con la loro

fedeltà agli insegnamenti degli Apostoli,

combatterono l’errore e consolidarono

il dogma cristiano.

Strumenti per la difesa della Fede

Ma lo Spirito Santo, che assiste

continuamente la Chiesa, gli diede

in più uno strumento provvidenziale

per la difesa della Fede: i Concili

ecumenici, che attraverso i secoli

non solo condannarono le eresie,

ma diedero la spiegazione dottrinale

e razionale della Fede, e fissarono i

grandi dogmi della nostra Religione.

I primi furono realizzati in Asia

Minore, nelle città di Nicea, Costantinopoli,

Efeso e Calcedonia. Lì c’era

la maggior proporzione di cristiani,

era il luogo dove si trovava la capitale

dell’Impero e in cui sorsero le

prime eresie. A causa dell’età avanzata

e dei mezzi di trasporto inadeguati,

i Sommi Padri dell’epoca non

poterono comparire a queste assemblee,

ma si fecero rappresentare dai

loro emissari. Mostrarono anche, attraverso

lettere e altri mezzi, quanto

da vicino accompagnassero quel-

Don Juan Carlos Casté, EP

le riunioni, preoccupati per la gloria

di Dio, purezza della Fede e salvezza

delle anime.

Convocato nell’anno 325 dall’Imperatore

Costantino, su istanza del

Vescovo Osio, di Cordova, il primo

Concilio di Nicea aprì la lista di queste

assemblee universali della Chiesa.

Contò sulla totale approvazione

di Papa San Silvestro I, che inviò

due legati. In esso fu condannata

una delle maggiori eresie sorte fino

ad oggi: l’arianesimo.

L’anima provvidenziale suscitata

da Dio per fissare il percorso di questo

primo Concilio ecumenico fu il

grande Sant’Atanasio. Egli si distinse

nei dibattiti, non solo smascherando

la cattiveria dell’arianesimo,

ma anche indicando i cammini teologici

per i secoli futuri.

“Fu egli il più genuino rappresentante

dell’ortodossia e pietra di

paragone della purezza della Fede

dell’Episcopato. Dovette soffrire

un continuo martirio per mantenere

questa Fede, poiché non significa

altra cosa quella lotta feroce

di insidie, calunnie e anche persecuzioni

materiali, e l’ininterrotta


successione di esili che sopportò durante

tutta la sua vita”. 1

Ario nega la divinità di Cristo

All’origine degli errori analizzati

a Nicea fu un sacerdote chiamato

Ario, nato in Libia ed educato

ad Antiochia. Nell’anno 318 egli

cominciò a diffondere l’idea che nella

Santissima Trinità non ci sono tre

Persone, ma solo una: il Padre, al di

fuori del quale non ci sono che semplici

creature.

Ario, spiega don Bernardino

Llorca, “considerava l’unità assoluta

di Dio, eterno, increato, incomunicabile.

Fuori di Lui, tutte sono mere

creature sue. Da questo principio

deriva l’affermazione fondamentale

che il Verbo o Cristo non è eterno

e fu creato dal nulla, ma non per

necessità, quanto per liberissima volontà

e per servire al Padre Celeste

da strumento per creare il mondo”.2

Come corollario di questa visione

teologica sorge tutta una costellazione

di errori, perfettamente sintetizzati

nella sua opera dal famoso storico

dei Concili, Carlos José Hefele.

Tra essi, bisognerebbe sottolineare

“Il Primo Concilio di Nicea” - Affresco della chiesa di Stavropoleos, Bucarest (Romania)

i seguenti: “Dio non è stato sempre

Padre, ci fu un momento in cui Egli

non lo era; il Logos di Dio fu creato

dal nulla, non esistette dall’eternità;

il Figlio, mera creatura, non è simile

in sostanza al Padre, non è veramente

e secondo la sua natura il Verbo e

la Sapienza di Dio; di conseguenza,

e per la sua natura, Egli è soggetto a

cambiamenti, ossia, potrebbe cadere

nel peccato; Egli non conosce completamente

Dio, né la sua propria

natura; Egli fu creato per noi, affinché

Dio ci potesse creare per Lui,

come suo strumento; se Dio non Lo

avesse chiamato all’esistenza, Egli

non esisterebbe”. 3

Questa dottrina che, oltre a negare

la Santissima Trinità, gettava

a terra l’opera della Redenzione e i

Vangeli, trovò molti sostenitori. “Tra

gli intellettuali provenienti dall’ellenismo

– molto abituati allora all’idea

del Summus Deus, di un essere

supremo – aveva una facile accoglienza,

poiché come distruggeva

tutto il mistero della Trinità, diventava

facilmente intellegibile”. 4

Allo stesso tempo, degradando

Gesù Cristo da Dio a creatura, essa

aveva analogie con la dottrina platonica

del Demiurgo, un essere intermediario

tra Dio e gli uomini. Questo

campo propizio contribuì molto

alla rapida diffusione dell’eresia,

che si estese rapidamente a tutto il

mondo greco, facendo temere Costantino

per l’unità religiosa e, quindi,

politica del suo impero.

Scomunica e ostinazione di Ario

Kostisl

Ario si valeva abilmente di argomenti

presi dalle Sacre Scritture per

appoggiare le sue erronee affermazioni,

usando i testi biblici nei quali

si marcava una differenza o che potevano

essere interpretati come “dimostrazione”

di un’inferiorità o subordinazione

del Figlio al Padre.

Per esempio: “Il Padre è più grande

di me” (Gv 14, 28); o allora “ Prima

dei secoli, fin dal principio, Egli mi

creò” (Sir 24, 14); e ancora: “Il Signore

mi ha creato all’inizio della

sua attività, prima di ogni sua opera,

fin d’allora” (Pr 8, 22).

Cominciò a divulgare queste dottrine

ad Alessandria. Costatando la

sua gravità, Sant’Alessandro, Vescovo

di quella città, fece moltissimi

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 19


Gustavo Kralj

tentativi per convincerlo, con buone

maniere, di quegli errori, ma egli si

ostinò nelle sue idee. 5 Esaurite tutte

le risorse, Sant’Alessandro convocò

nel 321 un sinodo di Vescovi dell’Egitto

e della Libia, che condannò le

tesi di Ario e lo scomunicò.

Questi, tuttavia, pertinace e irritato

per questa scomunica, si lanciò

con maggiore ardore a diffondere la

sua eresia. Si diresse in Palestina e a

Nicomedia, dove conquistò nuovi e

numerosi adepti, tra i quali il Vescovo

Eusebio di Nicomedia, e lo storico

Eusebio di Cesarea. Quest’ultimo

fu sempre uno dei suoi migliori protettori,

anche se non si dichiarò mai

apertamente ariano.

Unendo la virtù a una brillante

intelligenza, Sant’Atanasio demoliva con

facilità gli errori degli ariani

“Sant’Atanasio” - Basilica di San Nicola in

Carcere, Roma

20 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

Convocazione di

un Concilio ecumenico

Allarmato di fronte al pericolo

di una divisione nei suoi domini,

l’imperatore Costantino, che ancora

non era stato battezzato, cercò di

pacificare gli animi, inviando lettere

a Sant’Alessandro e ad Ario. Tuttavia,

l’eresia aveva già preso proporzioni

tali da rendere necessarie altre

misure.

Tutto indica che, non ottenendo

successo nei suoi tentativi di

ricondurre Ario sulla retta via,

sia stato Osio di Cordova a dare

all’imperatore il suggerimento di

convocare un Concilio ecumenico,

ossia, universale, con la partecipazione

di Vescovi di tutte

le regioni dove fioriva la Religione

cristiana. Secondo

alcuni storici, Costantino

fece la convocazione di comune

accordo con Papa San

Silvestro I che, non potendo

comparire personalmente,

inviò i presbiteri Vito e Vincenzo

come legati.

Si realizzò il concilio dal

20 maggio al 25 luglio dell’anno

325, nella città di Nicea,

vicino a Nicomedia, dove risiedeva

l’imperatore. Bisogna

sottolineare che Costantino

favorì in tutti i modi possibili

la sua concretizzazione,

anche mettendo a disposizione

dei Padri Conciliari

il sistema di poste e trasporti

dell’Impero, fornendo sostegno

materiale a tutti i partecipanti

e sottolineando con la

sua presenza l’inaugurazione

dell’Assemblea.

“Quando i Vescovi entrarono

nel locale delle sessioni”,

racconta Hefele, “ognu-

no si diresse al suo posto

e attese in silenzio l’arrivo

dell’Imperatore. Arrivarono

poi i funzionari della Corte,

anche se solo quelli che era-

no cristiani. Quando entrò l’imperatore,

tutti i presenti si alzarono.

L’imperatore apparve come un inviato

di Dio, vestito d’oro e ricoperto

di pietre preziose. Era un uomo

alto, elegante, bello e maestoso. A

questa aura di grandezza, egli univa

una sincera modestia e una religiosa

umiltà. Manteneva modestamente

gli occhi abbassati e non si sedette

sul trono d’oro preparato per

lui finché i Vescovi non gli diedero

il segnale di farlo”. 6 In seguito egli

prese la parola e lesse un discorso

in latino, chiedendo la pace religiosa

nell’Impero.

Il più vigoroso avversario

dell’Arianesimo

Oltre ad Ario e ai suoi seguaci,

come Eusebio di Nicomedia, parteciparono

al Concilio di Nicea circa

trecento Vescovi, tra i quali il già citato

Osio di Cordova. Alcuni di loro

avevano ancora nei loro corpi le cicatrici

dei tormenti subiti durante le

recenti persecuzioni.

L’Arcivescovo Sant’Alessandro di

Alessandria accorse accompagnato

da un giovane diacono di 20 anni.

Era Sant’Atanasio, futuro Dottore

della Chiesa, che lì si rivelò l’uomo

più intelligente e dialettico, e il

più vigoroso avversario dell’arianesimo.

7

Le sessioni si caratterizzarono

per le ardue polemiche tra i difensori

della Fede e i sostenitori di

Ario. In queste discussioni il futuro

Dottore della Chiesa si distinse

per la sua “abilità dialettica che

smascherava tutte le astuzie e sofismi

degli eretici”, 8 ed era per questo

il più odiato da loro. Infatti, unendo

la virtù a una brillante intelligenza,

Sant’Atanasio demoliva con facilità

le tesi fallaci degli ariani.

Simbolo che riflette la fedeltà

agli insegnamenti apostolici

Come già spiegato sopra, questi

affermavano che Gesù Cristo


non era di natura divina,

ma una creatura; creatura

straordinaria, eminente

ma semplice creatura.

Percependo come questa

dottrina si scontrasse

frontalmente con gli insegnamenti

ricevuti dagli

Apostoli, i Padri Conciliari,

ispirati dallo Spirito

Santo, decisero di stabilire

un simbolo che riflettesse

la fedeltà a questi

insegnamenti, rispettata

dalla Chiesa fin dalle

sue origini. Così nacque

il Credo di Nicea, nel

quale si afferma che Gesù

Cristo è “della sostanza

del Padre, Dio da Dio,

Luce da Luce, Dio vero

da Dio vero, generato

non creato, consustanziale

al Padre”.

Secondo Sant’Ilario,

Sant’Atanasio ebbe un

ruolo preponderante nella

redazione del Credo di Nicea,

il quale risultò da lunghe

e discusse deliberazioni.

Ad eccezione di soli due Vescovi,

i Padri Conciliari lo ratificarono

con straripante entusiasmo. Ario fu

nuovamente scomunicato ed esiliato

dall’Imperatore.

Nel frattempo, Costantino, nonostante

tutto l’appoggio dato alla

Chiesa, conservava simpatie

per l’arianesimo e, qualche tempo

dopo, i buoni contatti che Eusebio

di Nicomedia possedeva

nella Corte ottennero da lui l’autorizzazione

che Ario tornasse a

Alessandria, dando origine a un

periodo di prove e sofferenze per

Sant’Atanasio.

Vittoria della Chiesa e

trionfo della Fede

Riuscì il Concilio di Nicea a sconfiggere

definitivamente l’arianesimo?

La pietra fondamentale della Cristologia era

definitivamente deposta

“Cristo Pantocratore” - Basilica di San Paolo

Fuori le mura, Roma

In un certo senso sì, e totalmente.

Infatti la dottrina della Divinità

del Figlio rimase in esso solidamente

stabilita, lasciando ai Concili successivi

il compito di spiegare e definire

altri dogmi, come quello della

Santissima Trinità. La pietra fondamentale

della Cristologia era definitivamente

confermata.

Il colpo ricevuto a Nicea fu,

senza dubbio, terribile per l’eresia

ariana. A partire dal Concilio,

essa si divise in diverse correnti. I

radicali (chiamati anomeni), in numero

ridotto, continuarono a difendere

la tesi della non consustanzialità

del Figlio con il Padre.

Dall’altro lato, sorsero i semi-ariani

(homeusiani), i quali non accettavano

che il Figlio fosse consustanziale

al Padre, ma “attenuavano”

la loro posizione, affermando

Gustavo Kralj

che era una “somiglianza

nella sostanza”, secondo

il Credo recentemente

approvato nel Concilio.

C’erano infine gli homeos,

che cercavano anche

loro di prendere una

posizione più conciliante.

L’arianesimo era stato

denunciato e condannato,

ma le sue conseguenze

si prolungarono per molti

anni. Secoli dopo l’eresia

imperversava ancora tra i

visigoti e non mancano teologi

che indichino la sua

impronta in certe deviazioni

teologiche della nostra

epoca.

Ma non apriamo troppo

il ventaglio delle nostre riflessioni

e rimaniamo con

la lezione che, a proposito

di quest’episodio, la Storia

ci dà. Il Concilio di Nicea

fu convocato da un imperatore

vacillante tra l’ortodossia

e l’eresia, in circostanze

difficili per la Chiesa.

Umanamente parlan-

do, il risultato avrebbe potuto essere

molto differente. Ma il fervore del

collegio episcopale e la partecipazione

provvidenziale di Sant’Atanasio

ottennero come risultato la vittoria

della Chiesa e il trionfo della Fede,

perché è lo Spirito Santo che governa

la Nave di Pietro. ²

1 LLORCA, Bernardino. Historia de la Iglesia

Católica. Edad Antigua. Madrid:

BAC, 2005, vol.I, p.460.

2 Idem, p.385.

3 HEFELE, Charles Joseph. Histoire des

Conciles. Paris: Letouzey et Ané, 1907,

tomo I, p.366-368.

4 LLORCA, op. cit., p.386.

5 Cfr. HEFELE, op. cit., p.362.

6 Idem, p.423-424.

7 Cfr. Idem, p.369.

8 Idem, p.421.

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 21


Gustavo Kralj

I Consigli Evangelici

Per i semplici fedeli, la santificazione si ottiene osservando i precetti del

Vangelo. Tuttavia, un numero più ristretto di battezzati riceve dal Divino

Maestro una speciale chiamata alla perfezione.

22 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

Infiniti e universali sono i

frutti del sacro albero della

Croce. Ma, come ci insegna

la Parabola del Seminatore,

gli uomini non se ne beneficiano

in ugual misura. Oltre alle sementi

che muoiono senza produrre nulla,

tre sono le categorie di quelle piantate

in terreno fertile, che hanno dovuto

anch’esse morire, rendendo quantità

differenti: “una cento, un’altra sessanta

e un’altra trenta” (Mt 13, 8). Gesù,

in quest’occasione, spiega ai suoi

discepoli che si riferisce ai fedeli che

ascoltano e osservano la parola di Dio

(cfr. Mt 13, 23), i quali muoiono per il

peccato e per se stessi.

Sorge, allora, una domanda: a chi

toccherà rendere il cento per uno, o

immolarsi completamente?

La vocazione religiosa

Per il cattolico comune, il cammino

della santificazione consiste principalmente

nell’osservare i precetti

del Vangelo, ognuno nel rispettivo

stato di vita, e perseverare nella grazia

di Dio, al fine di ottenere la salvezza

eterna. Tuttavia, un numero

più ristretto di battezzati riceve dal

Divino Maestro l’invito ecceziona-

Sebastián Correa Velásquez

le di non ridursi ai mezzi comuni ma,

rinunciando a tutto quello che possiedono

(cfr. Lc 14, 33), abbracciare

uno stato speciale di perfezione, vivendo

già su questa Terra “come gli

Angeli del Cielo” (Mt 22, 30). Questi

sono conosciuti nella Chiesa Cattolica

col nome di “religiosi”, i quali,

seguendo più da vicino Nostro Signore

per l’“angusta via” e per la “porta

stretta” (cfr. Mt 7, 14), sperimentano

quanto copiosa sia la Redenzione

che in Lui si trova (cfr. Sal 129, 7). 1

Nell’Antica Alleanza, la vita consacrata

era una vocazione estremamente

rara. Chi non aveva discendenza

era facilmente discriminato,

poiché era privato dell’essere antenato

del Messia. Inoltre, i beni materiali,

specialmente le terre, erano considerati

come un segno di predilezione

divina. L’avvento di Cristo invertì

questa situazione: il suo regno non

è di questo mondo (cfr. Gv 18, 36) e

si realizza nell’intimo dei cuori. Egli

stesso affermò che sono suoi familiari

coloro che “ascoltano la parola di

Dio e la osservano” (Lc 8, 21). Così,

per mezzo del suo divino esempio di

distacco terreno, si aprì una nuova e

splendida via di santificazione.


Da dove viene questa forza?

Una volta, mentre era in Giudea,

un giovane si avvicinò a Gesù e Gli

chiese: “Maestro buono, che cosa devo

fare per avere la vita eterna?” Egli

rispose: “Osserva i Comandamenti”.

Gli disse il giovane: “Maestro, tutte

queste cose le ho osservate fin dalla

mia giovinezza. Cosa mi manca ancora?”

Gesù fissò su di lui lo sguardo con

grande amore e aggiunse: “Và, vendi

quello che hai e dallo ai poveri e avrai

un tesoro in cielo; poi vieni e segui-

Mi!” Il giovane si fece pieno di tristezza,

poiché era molto ricco e non voleva

obbedire alle parole del Divino Maestro

(cfr. Mc 10, 17-22; Mt 19, 16-22).

“Gesù disse allora ai suoi discepoli: ‘In

verità vi dico: difficilmente un ricco

entrerà nel regno dei cieli!’ [...] Allora

Pietro prendendo la parola disse: ‘Ecco,

noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo

seguito; che cosa dunque ne otterremo?’

Rispose Gesù: ‘In verità vi

dico: [...] chiunque avrà lasciato case, o

fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o

figli, o campi per il mio nome, riceverà

cento volte tanto e avrà in eredila vita

eterna’” (Mt 19, 23.27-29).

Ora, da dove proviene questa forza

per lasciare tutto e configurarsi pienamente

con Cristo, povero, casto e obbediente?

Essa emana, precisamente,

dalla parola dello stesso Dio incarnato,

capace di incutere la grazia nelle

anime: “SeguiMi!”. Questo è stato

l’invito fatto a molti dei suoi discepoli,

come a Filippo (cfr. Gv 1, 43) e a

Matteo (cfr. Mt 9, 9), per altri sarà stato

appena un gesto o forse un semplice

sguardo, ma è sempre la divina volontà

che, desiderando un consenso da

colui che è chiamato, sceglie e incentiva

interiormente ognuno, come dice il

Vangelo: “Non voi avete scelto me, ma

io ho scelto voi e vi ho costituiti perché

andiate e portiate frutto e il vostro

frutto rimanga” (Gv 15, 16).

Sementi di un frutto abbondante

A somiglianza del ragazzo ricco,

Gesù guarda con amore ai suoi pre-

scelti, consigliandoli paternamente:

“Se volete esser perfetti, venite e

seguiteMi!” (cfr. Mt 19, 21); in questo

modo, sembra dire loro: “Venite

a essere trasformati in altrettanti

Me stesso!”

Magnifica promessa per quelli

che, immolandosi nelle mani di

Nostro Signore, lasciano tutto e Lo

seguono. Diventano sementi di un

frutto abbondante, poiché, ascoltando

e osservando con maggiore perfezione

i consigli evangelici di povertà,

castità e obbedienza, si sottraggono

all’eredità del peccato,

morendo alla triplice concupiscenza:

2 rinunciando ai loro beni, consegnano

a Dio la capacità di possedere;

praticando con radicalità la virtù

della purezza, Gli consacrano i loro

corpi e obbedendo alle decisioni dei

loro superiori, mortificano la superbia

della propria volontà.

La vita comunitaria

Nella storia della Chiesa sorsero

diversi mezzi per rendere effettiva

questa forma più perfetta di consegna,

tra i quali occorre sottolineare

l’ingresso in una comunità, poiché è

nella vita in comune “dove i consigli

evangelici di povertà e obbedienza

ricevono applicazione e realizzazione

concrete”. 3 Così, “guidato dai superiori,

aiutato dai suoi fratelli, sostenuto

dalle regole, che determinano

fin nei minimi dettagli quello che

deve fare, il religioso sentirà la realtà

del Corpo Mistico di Cristo”. 4

Quanti Santi i religiosi hanno come

esempi da imitare! Molto di più,

essi hanno lo stesso Dio incarnato,

primo ed esimio praticante dei suoi

divini consigli. Chi tutto possedeva,

Si spogliò della ricca condizione,

per nascere in una situazione poverissima,

come disse l’Apostolo: “Conoscete,

infatti, la grazia del Signore

nostro Gesù Cristo: da ricco che

era, si è fatto povero per voi, perché

voi diventaste ricchi per mezzo della

sua povertà” (II Cor 8, 9). Anche

“Gesù con il giovane ricco” - Vetrata

della Cattedrale di Hamilton (Canada)

“Non voi avete

scelto me, ma io ho

scelto voi e vi ho

costituiti perché

andiate e portiate

frutto e il vostro

frutto rimanga”

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 23

Gustavo Kralj


la castità religiosa [...] è veramente

voler essere come Cristo; tutte le ragioni

che si possono presentare svaniscono

davanti a questa ragione essenziale:

Gesù era puro”. 5 E, infine,

“il consiglio evangelico di obbedienza

è il richiamo che si diffonde da

quest’obbedienza di Cristo ‘fino alla

morte’ (Fil 2, 8)”, 6 poiché “similmente,

come per la disobbedienza

di uno solo tutti sono stati costituiti

peccatori, così anche per l’obbedienza

di uno solo tutti saranno costituiti

giusti” (Rm 5, 19).

Ora, come si porta a termine la

pratica dei consigli evangelici di povertà,

castità e obbedienza in seno

alla vita consacrata? Significherà,

per esempio, che un religioso non

avrà i mezzi necessari per la sussistenza

abbracciando la povertà? È

quello che vedremo in un prossimo

articolo. ²

1 Cfr. BEATO GIOVANNI

PAOLO II. Redemptionis

Donum, n.1.

2 L’apostolo San Giovanni, nella

sua prima epistola, divide

in tre categorie questa tendenza

dell’uomo al pecca-

24 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

Guidato dai superiori, aiutato dai suoi fratelli, sostenuto dalle regole, il religioso

sentirà la realtà del Corpo Mistico di Cristo

to: “La concupiscenza della

carne, la concupiscenza degli

occhi e la superbia della

vita” (I Gv 2, 16), ossia,

la tendenza sregolata per i

piaceri dei sensi, per l’attaccamento

smisurato ai beni

terreni e per soddisfare la

“San Romuando si rivolge ai suoi monaci” - Eremo di Camaldoli, Arezzo

propria volontà, molte volte

screditata.

3 GAMBARI, Elio. La vita comune,

apud ROYO MARÍN,

OP, Antonio. Teología de la

Perfección Cristiana. 12.ed.

Madrid: BAC, 2007, p.861.

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4 Idem, p.862.

5 BEATO GIOVANNI PAO-

LO II. Incontro con le religiose.

n.3. Parigi, del 31/5/1980.

6 BEATO GIOVANNI PAO-

LO II. Redemptionis Donum,

n.13.

Francisco Lecaros


ì, anche i ponti hanno il loro santo

patrono: è San Giovanni Nepomuceno.

Nato in Boemia, nella città di Nepomuk,

da dove gli viene il nome,

Giovanni Welflin, o Wolfflin, venne

al mondo intorno all’anno 1345 e fu

assassinato a Praga il 20 marzo 1393.

Forse per il prestigio del padre,

che era stato giudice, nel 1369 divenne

Notaio Imperiale nella cancelleria

dell’Arcivescovado di Praga

e nel 1380 fu ordinato sacerdote.

Svolse vari incarichi di una certa importanza,

arrivando a essere uno dei

due Vicari Generali dell’Arcivescovo

Giovanni von Jenstein.

Ma, come è arrivato a essere patrono

dei ponti?

Era l’epoca del Grande Scisma

d’Occidente e il re di Boemia, Venceslao

IV, desiderava far prevalere

le sue leggi in questioni di am-

Lei sapeva...

Che i ponti hanno un patrono?

S

Nel primo venerdì dopo la festa

dell’Ascensione, una città del

Baden-Württemberg celebra un’antichissima

processione equestre, che

nell’anno 2010 è stata definita dal

quotidiano Südkurier come la maggiore

del genere nel mondo, con la

partecipazione di circa 3 mila

cavalieri.

Nella città di Weingarten si

trova il monastero benedettino

dallo stesso nome, dove si venera

una reliquia che risale alla

Passione di Nostro Signore. Trafiggendo

il Cuore del Crocefisso

sul Golgota con la sua lancia

e cadendo nei suoi occhi alcune

gocce di sangue mescolate a lin-

bito esclusivamente ecclesiale. San

Giovanni si oppose a questa ingiusta

pretesa. Per questa ragione e anche,

a quanto pare, per essersi rifiutato

di rivelare al geloso re il contenuto

della Confessione della propria sposa,

Sofia di Baviera, il santo fu catturato,

torturato e infine gettato nel

fiume Moldava, dal ponte Carlos.

Da allora, sorsero pellegrinaggi

fino al ponte Carlos, dove oggi si venera

una statua eretta in onore del

Santo, nel luogo del suo martirio.

Poco a poco, soprattutto nell’Europa

centrale e dell’est, si è adottato

il costume di raccomandare i ponti

alle cure di San Giovanni Nepomuceno,

nel momento in cui la struttura

è inaugurata e benedetta. Allo

stesso tempo, non è raro che sia

collocata una statua del Patrono sul

ponte, o, per lo meno, una placca

con la dedica.

Alcune rappresentazioni del Santo

lo mostrano con la mano davanti

alla bocca, a simbolizzare il suo rispetto

per il sigillo della Confessione.

Allo stesso modo, è anche raffigurato

con un’aureola di cinque stelle, a rappresentare

le cinque lettere della parola

latina tacui – io ho taciuto!

Qual è la più grande proCessione eQuestre del mondo?

Ra Boe / Wikipedia

fa, Longino fu guarito dalla parziale

cecità. Convertito all’istante, il centurione

romano conservò le gocce

che erano cadute per terra, mescolandosi

con questa e fu questa preziosa

reliquia che, per diverse vie,

Guillermo Azurmendi

giunse a Weingarten, più di 950 anni

fa.

Una volta l’anno, il Prezioso Sangue

è portato in processione per benedire

case, stalle e terre. Il documento

più antico su di essa è datato

1529, dove si afferma che già

in quell’epoca l’atto avveniva “da

tempo immemorabile”. La reliquia

era portata dall’abate del

monastero, lui stesso a cavallo.

Dal 2010, l’onore di portare

la reliquia, tocca al Parroco del

posto.

Insieme ai cavalieri, una

fanfara di 80 musicisti e a volte

30 mila pellegrini accompagnano

il corteo. ²

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 25


N

ella vita di tutti i giorni è spesso difficile riservare

del tempo per pregare, studiare e conversare sulle

bellezze della nostra Religione. Il cuore di molti fedeli

risente anche della mancanza di opportunità per manifestare

in modo più intenso la sua devozione alla Madre

di Dio.

Mirando a riempire questo vuoto, i coordinatori

dell’Apostolato dell’Icona, ispirati all’esperienza missionaria

della “Cavalleria di Maria”, hanno lanciato

l’iniziativa nota come “Una giornata

con Maria”, consistente in un insieme

di attività destinate a far crescere

la devozione alla Madonna.

Durante un’intera giornata,

si succedono conferenze ammi-

26 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

Managua

Una giornata

Marin

con Maria

Astorga

nistrate da sacerdoti araldi, recitazione del rosario, imposizione

di scapolari e processioni. La Santa Messa è celebrata

con solennità, con lo scopo che tutti vi partecipino.

“Una giornata con Maria” è stata occasione di molte

grazie. A Maringá, per esempio, tre sacerdoti araldi

hanno ricevuto confessioni per cinque ore e mezza,

mentre si svolgevano le attività. In Paraguay, la Basilica

di Caacupé si è riempita di fedeli desiderosi di manifestare

il loro amore alla Santissima Vergine.

In Nicaragua, fedeli di varie parrocchie

di Managua, oltre a persone

venute da León, Boaco e Tipi

Tapa, si sono riunite per manifestare

il loro amore alla Madre

di Dio.

Caacupé


Esquipulas

Ilobasco Esquipulas

America Centrale – In Guatemala, El Salvador e altre nazioni dell’America Centrale, le manifestazioni di amore

a Maria Santissima prendono un colorito tutto speciale. Nelle foto sopra, processioni realizzate nella Parrocchia

Madonna dei Derelitti, a Ilobasco (El Salvador) e nella Basilica del Cigno Nero a Esquipulas (Guatemala).

1

3

Brasile – La “Giornata con Maria” realizzata nell’accogliente città di Itaí, nello Stato di San Paolo, ha richiamato

l’attenzione per il numero di partecipanti e per il loro fervore. La processione ha riunito circa 850 persone (foto 1 e 4). Ci

sono stati anche momenti per la venerazione della statua (foto 2) e un’animata presentazione musicale (foto 3).

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 27

2

4


Campos – Il 2 febbraio, gli Araldi del Vangelo hanno promosso la Devozione dei Primi Sabati nella Cattedrale

Basilica del Santissimo Salvatore. La Messa è stata presieduta da Don Jorge Gustavo Antonini Castellanos, EP.

Cooperatori del Nord Fluminense hanno partecipato al cerimoniale liturgico e hanno collaborato all’organizzazione.

Salvador – Mons. Murilo Sebastião Krieger,

SCJ, ha celebrato, nella Casa degli Araldi, una

Messa commemorativa per il 12º anniversario

dell’Approvazione Pontificia dell’entità.

Nuova Friburgo – Il coro degli Araldi ha partecipato

all’Eucaristia in omaggio al vescovo emerito, Mons. Rafael

Llano Cifuentes, in occasione del suo 80º compleanno.

28 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

Joinville – Il neo-eletto sindaco di Joinville, Udo Dölher,

ha visitato il centro giovanile degli Araldi del Vangelo,

il 14 febbraio, per conoscere la struttura.

Jaboatão dos Guararapes – Su richiesta della

comunità, Don Celio Luís Casale, EP, ha presieduto la

Messa della Festa della Madonna della Candelora.


Continuo infervoramento spirituale

I

n occasione delle feste di Carnevale, i Cooperatori

degli Araldi del Vangelo hanno organizzato,

per il tredicesimo anno consecutivo, un ritiro spirituale

secondo il metodo consacrato da Sant’Ignazio nei suoi

celebri “Esercizi Spirituali”.

Realizzato tra i giorni 9 e 11 di febbraio nella Casa

delle Suore Scalabriniane di Jundiaí, ha riunito

110 Cooperatori degli Stati di San Paolo, Paraná e

Minas Gerais (foto sopra).

Curitiba

Le prediche sono state fatte da Don José Roberto

Polimeni, EP, adattando le meditazioni proposte

dal fondatore dei gesuiti alle circostanze

concrete dei partecipanti. Altri tre sacerdoti araldi

sono stati a disposizione per amministrare il Sacramento

della Riconciliazione e dare orientamento

spirituale.

Anche altri ritiri sono stati promossi dagli Araldi

a Curitiba, Juiz de Fora (foto in basso) e altre città.

Juiz de Fora

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 29


Italia – Il 2 marzo, primo sabato del mese, gli Araldi del Vangelo hanno partecipato al Pellegrinaggio

della diocesi di Venezia guidato dal Patriarca Mons. Moraglia presso il Santuario

di Santa Maria Assunta a Borbiago di Mira.

Perù – Il 22 febbraio, Mons. James Patrick Green, Nunzio Apostolico in Perù, ha presieduto la solenne Eucaristia

in azione di grazie per il 12º anniversario dell’approvazione pontificia degli Araldi del Vangelo celebrata nella

Chiesa di San Giuseppe, a Lima.

Spagna – Nella settimana dal 20 al 27 gennaio, una Missione Mariana è stata realizzata nell’abitato di Almedinilla,

diocesi di Cordoba, e in sei villaggi adiacenti. Più di 400 persone hanno partecipato alla processione luminosa il

giorno 26 (foto a destra) e alla Messa di chiusura (foto a sinistra).

30 Araldi del Vangelo · Aprile 2013


I

La Statua Pellegrina visita Belize

l 5 febbraio, la Statua Pellegrina del Cuore Immacolato

di Maria è giunta all’aeroporto di Belize City,

dove un folto gruppo di fedeli l’aspettava per darle il

benvenuto (foto 1). Durante la settimana in cui è rimasta

in questo piccolo paese dell’America Centrale, essa ha

percorso, oltre a Belmopã (foto 5) e Belize City, piccoli

abitati come Benque Viejo (foto 6), San Ignacio, Independence,

Punta Gorda, Orange Walk, Cayo San Pedro

e Dangriga, dove tutti i bambini della scuola sono usci-

1 2

3 4

5 6

ti per andare incontro alla Statua (foto 2). Messe e processioni

sono state organizzate in onore della Madonna,

e nel corso di questi giorni 150 coordinatori dell’Icona

hanno ricevuto la caratteristica mantella arancione.

La Messa della domenica nella Cattedrale di Belize City-Belmopã

è stata presieduta dal Vescovo Ausiliare, Mons.

Christopher John Glancy, CSV (foto 4), e ha contato sulla

presenza del Vescovo Diocesano, Mons. Dorick McGowan

Wright (foto 3), che ha rivolto parole di stimolo ai fedeli.

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 31


Padre e servo dei lebbrosi

Il flagello della lebbra attraversò

la Storia come uno dei

simboli più espressivi d’infelicità,

desolazione e abbandono.

Poche sventure sembrano aver

rappresentato, fino ai nostri giorni, un

picco di disgrazia come quello provocato

da questa infermità che i referti

medici di tutti i tempi e luoghi registrano

con descrizioni drammatiche,

difficili da esser concepite anche dalle

immaginazioni più fervide.

Preceduta da un lungo e silenzioso

periodo di incubazione, la lebbra

si manifesta solo quando è ormai un

male stabilito, attraverso alcuni indizi

preconizzanti i tormenti che si avvicinano:

insensibilità della pelle alla

temperatura e al dolore provocato

da contusioni, oltre a macchie sparse

per il corpo. A poco a poco essa

avanza: le macchie si trasformano in

ulcere purulente, le membra colpite

si tumefanno e possono alla fine cadere,

tutto il corpo diventa una piaga

dall’odore nauseabondo. Nello

stadio più avanzato, attacca i nervi o

qualche organo vitale, debilitando le

vittime fino a portarle alla morte.

Per millenni, questa malattia

ha colpito rappresentanti di tutte

le classi sociali e ha mietuto eleva-

32 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

san damiano de veuster

Da anticamera dell’inferno, l’Isola di Molokai si trasformò nello

scenario di una straordinaria storia di eroismo. Tutto cominciò

quando sulle sue spiagge sbarcò un missionario deciso a dare la

vita per le vittime della lebbra.

te percentuali di popolazioni, senza

la minima prospettiva di cura. La

scoperta di trattamenti efficaci, che

hanno contrastato i suoi effetti e

hanno portato a soluzioni effettive,

è avvenuta soltanto nel XX secolo.

L’“Isola Maledetta”

Fortemente colpito dalla malattia,

l’Arcipelago delle Hawaii ha assistito

ad episodi crudeli nel corso

della seconda metà del XIX secolo.

La lebbra vi ha raggiunto una proliferazione

allarmante, poiché molti

nativi polinesiani non erano resistenti

al batterio. Attonito di fronte

a un male crescente che sfuggiva alla

sua capacità di coartazione, il governo

non trovò altro rimedio se non

segregare i malati in un luogo isolato,

volendo evitare il contagio. Il nome

dell’isola scelta a tale scopo, oggi

celebre per i fatti che ora narreremo,

restò nota al mondo intero come

sinonimo di tragedia: Molokai.

Nell’anno 1866 le autorità hawaiane

cominciarono a deportare i

lebbrosi nella penisola di Kalaupapa,

localizzata a nord di Molokai. In

quest’angolo di privilegiata bellezza

naturale, isolato dal resto dell’isola

da rupi invalicabili, furono stabiliti i

Suor Carmela Werner Ferreira, EP

villaggi di Kalawao e Kalaupapa, che

cominciarono a ricevere un numero

sempre maggiore di lebbrosi provenienti

da tutto l’Arcipelago. Nel giro

di alcuni anni essi sarebbero diventati

ottocento, arrivando a superare il

migliaio in alcune epoche.

Il racconto di quello che vi successe

da allora corrisponde più alla descrizione

di un incubo che a quello

della vita in un’isola paradisiaca. Ecco

comunque la rigorosa verità storica:

dopo una cattura traumatica, nella

quale con frequenza si faceva uso

della forza per vincere il disaccordo

dei malati e delle loro famiglie, essi

erano fatti sbarcare nella colonia, dove

vivevano nella più completa privazione

materiale e spirituale.

“Le forniture si esaurivano nel

giro di poche ore, i moribondi agonizzavano

all’aria aperta, i cadaveri

rimanevano insepolti. Non c’era

nemmeno una parvenza di ordine

pubblico; era uno spettacolo di

dissolutezza e licenziosità incredibili,

rappresentato al suono ininterrotto

e ignorato dei rantoli dei moribondi”.

1 I nuovi venuti erano ricevuti

dagli antichi abitanti che si affrettavano

a fare loro una sinistra comunicazione:

“Aole kanawai ma keia


wahi – Non esiste legge in questo

luogo”. 2 Tutti i tentativi di intervento

governativo – che, peraltro,

furono irrisori – fallirono

di fronte all’enormità dei problemi

di quegli uomini debilitati,

immersi in un misto di rivolta,

disperazione e odio.

Una sentenza di martirio

Archivio della Congregazione dei Sacri Cuori

La Santa Chiesa Cattolica,

nella persona del Vescovo

Mons. Luis Maigret, osservava

con dolore questa realtà così

contraria allo spirito del Vangelo,

chiedendosi cosa fare per

invertire il quadro. L’esistenza

di tante pecorelle smarrite lo indusse

a convocare alcuni sacerdoti

delle Hawaii ai quali espose

la questione di Molokai. Dopo

aver chiarito che non avrebbe

richiesto a nessuno di loro il

sacrificio di rinchiudersi in quel

posto, mostrò loro quanto il bene

di quelle anime abbandonate

reclamasse un’assistenza religiosa.

Con sorpresa da parte sua,

si presentarono volontariamente

quattro preti per la terribile missione,

tra i quali un belga di nome Damiano

de Veuster.

Questo missionario di 33 anni

era, senza ombra di dubbio, il più indicato

per questo compito. Era nato

nel villaggio fiammingo di Tremelo,

figlio di contadini ferventi che offrirono

quattro dei loro otto figli al

servizio della Chiesa. Giuseppe, l’ultimogenito,

aveva scelto il nome di

Damiano quando era entrato nella

Congregazione dei Sacri Cuori.

La sua decisione di seguire la chiamata

di Dio aveva lasciato una punta

di scontentezza nel padre, che vedeva

in lui il suo successore negli affari

familiari, poiché era un giovane

“abile e intelligente come quattro

messi insieme”. 3

Fedele all’appello della grazia,

entrò nel noviziato, fece gli studi

ecclesiastici e partì a 25 anni per le

Quando si offrì come volontario per

Molokai, aveva ormai otto anni di

esperienza evangelizzatrice

San Damiano a 33 anni, all’epoca in cui

partì per Molokai

Hawaii, dove fu ordinato presbitero.

Quando si offrì come volontario per

Molokai, aveva ormai otto anni di

feconda e proficua esperienza evangelizzatrice

tra i nativi.

Mons. Maigret accettò la sua offerta

senza esprimere un pensiero

inevitabile: questa decisione equivaleva

a una sentenza di martirio. Ancor

più ammirato verso quel missionario

di cui conosceva l’intrepidezza,

volle accompagnarlo personalmente

all’“Isola Maledetta”, dove

giunsero il 10 maggio 1873. Lì lo

zelante prelato seppe trovare parole

adeguate per trasmettere ai lebbrosi,

nella lingua nativa, la notizia

che avrebbe trasformato le loro vite:

“Finora, figli miei, siete stati abbandonati

e senza alcun aiuto. Ma

non sarà più così; vi ho portato qualcuno

che sarà come un padre, uno

che vi ama tanto che, per il benessere

di tutti e per la salvezza delle vostre

anime immortali, non ha esitato

a diventare uno di voi, al fine di

vivere e morire qui”. 4

Brilla una nuova speranza

Iniziò così un’avventura come

poche volte si è scritto, basata

sul coraggio di un uomo che

ha saputo affrontare la sofferenza

moltiplicata dalla sofferenza.

Il suo primo atto nell’isola fu

di celebrare la Messa in una piccola

cappella incompiuta. Due

lebbrosi si approssimarono con

timidezza, assistettero al Santo

Sacrificio e gli chiesero in seguito

di assistere un moribondo,

che finì per spirare poco dopo

tra le braccia del sacerdote.

Con l’anima dilacerata di

fronte a tanta miseria, padre

Damiano si rese subito conto di

quanto avesse da fare: in primo

luogo amministrare i Sacramenti,

ma anche, allo stesso tempo,

supplire alla mancanza di acqua,

di alimenti, di medicine e persino

di cimitero. Dovette risolvere

un problema ancora più grave: l’apatia

dei lebbrosi, che avevano perso

la volontà di vivere.

“Più ancora di questa rinascita

materiale, quello che la presenza di

padre Damiano operò nell’inferno

di Molokai fu la resurrezione morale”.

5 Il Santo stesso spiega il segreto

di questo risultato: “Bontà per tutti,

carità per i bisognosi, mano amica

per i sofferenti e moribondi, tutto

questo sommato a una solida formazione

religiosa ai miei ascoltatori:

questi sono stati i miei unici mezzi

per introdurre costumi morali tra

i lebbrosi”. 6

“Quello che mi mantiene qui è

Dio e la salvezza delle anime”

Se vogliamo scoprire la fonte del

suo coraggio per portare avanti questa

impresa umanamente impraticabile,

dovremo riconoscere che il suo

straordinario amore per il prossimo

lo muoveva ad agire così e gli dava

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 33


William Brigham

la forza per sopportare i patimenti

che ne derivavano. Ora, quest’amore

si dirigeva a Dio in primo luogo,

poiché, come insegna San Tommaso

d’Aquino, “l’amore del prossimo

non è meritorio se non amandolo a

causa di Dio”. 7 In un passo precedente,

aveva spiegato il Dottor Angelico:

“La ragione di amare il prossimo

è Dio; poiché quello che dobbiamo

amare nel prossimo è che egli

sia unito a Dio. È, pertanto, chiaro

che l’atto col quale Dio è amato,

è della stessa specie di quello per il

quale si ama il prossimo”. 8

In uno dei suoi scritti, San Damiano

rivela questa impostazione

interiore, commentando il desiderio

che aveva di salvare gli infermi:

“Il loro aspetto è orribile, ma

hanno un’anima riscattata dal prezzo

dell’adorabile Sangue del nostro

Divino Redentore. Anche Lui, nella

sua divina carità, consolò i lebbrosi.

Se non posso guarirli come Lui, almeno

posso consolarli e, per il santo

ministero che nella sua bontà mi

ha affidato, spero che molti di loro,

purificati dalla lebbra dell’anima, si

presenteranno davanti al suo Tribunale

in modo da poter entrare nella

comunità dei Beati”. 9

È innegabile che vivere solitario

in quel luogo di tormenti gli pesa-

34 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

va molto, come lui stesso riconobbe:

“Anche se mi offrissero tutti i tesori

della Terra, non rimarrei cinque minuti

di più in quest’isola. Quello che

mi mantiene qui è soltanto Dio e la

salvezza delle anime”. 10 La virtù prevaleva

sulle inclinazioni della natura,

con effetti che potevano esser notati

anche nel suo modo di trattare i

malati. Commoventi sono le parole

di un lebbroso, pronunciate in un improvvisato

discorso di ringraziamento

al Vescovo, per aver loro inviato il

missionario: “Egli ci riempie di cure

e affetto. È lui che costruisce le nostre

case, e quando uno di noi si ammala,

ci dà tè, biscotti e zucchero, e ai

poveri degli indumenti”. 11

Una colonia totalmente rinnovata

Con il passare del tempo, l’attività

apostolica di questo instancabile

uomo di Dio a Molokai ottenne risultati

che suscitarono ammirazione

nel mondo intero. Si occupò praticamente

da solo di 3.137 lebbrosi, dei

quali 2.312 morirono e furono seppelliti

da lui. Prima di ricevere qualsiasi

aiuto, costruì 300 capanne e fece

duemila bare con le proprie mani.

Trascorsi 11 anni di attività, la colonia

era totalmente rinnovata.

Durante tutto questo tempo, il

Santo manteneva la sua attenzione

totalmente rivolta alle necessità dei

suoi cari malati, e, come andava acquistando

esperienza nell’accompagnamento

della malattia, sembrava

intravvedere l’arrivo di medicine efficaci

per combatterla. “Padre Damiano

non si era scoraggiato quanto

alla scoperta della cura della lebbra.

‘Ma, per quanto ne so, non è stata

ancora trovata’, disse. ‘Chissà se,

con l’instancabile perseveranza dei

medici, questo succederà in un prossimo

futuro’”. 12

Infatti, meno di 50 anni dopo la

sua morte la scienza trovò i mezzi

per fermare l’azione del bacillo

Mycobacterium lepræ, scoperto dal

norvegese Gerhard Hansen, già al

tempo di Damiano.

Qualcosa, tuttavia, era prevedibile.

Sebbene tutti gli abitanti dell’Isola

Maledetta cercassero di allontanare

tale pensiero, presto o tardi il

missionario sarebbe stato anche lui

attaccato dalla malattia.

“Noi, i lebbrosi”

“Egli ci riempie di cure e affetto, costruisce le nostre case, quando uno di noi si ammala,

ci dà tè, biscotti e zucchero”

Nel 1888, un anno prima della sua morte, accompagnato da 64 bambini che abitavano nella colonia

Un giorno, lasciando cadere accidentalmente

una teiera di acqua

bollente vicino ai piedi, non sentì alcun

dolore... Era il segnale inequivocabile

che aveva contratto la lebbra!

Nell’omelia della domenica seguente,

così si rivolse ai fedeli per

dar loro la notizia: “La

nostra vera patria è il

Cielo, dove noi, lebbrosi,

siamo certi di

andare molto presto

[…]. Là non ci sarà più

né lebbra né bruttezza,

e saremo trasfigurati”.

13 La temuta malattia,

che in chiunque

altro avrebbe causato

afflizione e forse disperazione,

in questo

ministro di Dio operò

“una profonda trasformazione.

Senza trascurare

le sue attività,

rispose ai progressi


della lebbra con un maggiore approfondimento

spirituale”. 14

Per cinque anni camminò verso

il suo calvario, con dolcezza

e mansuetudine, solo implorando

Dio che non lo lasciasse morire

prima che fosse assicurata la

continuità dell’assistenza ai lebbrosi.

La sua preghiera fu ascoltata:

“Come in un racconto di fate,

gli ultimi giorni di Damiano

s’illuminarono improvvisamente.

Le nubi della disperazione e della

solitudine, che da secoli pesavano

sulla lebbra, cominciarono a

dissiparsi e il mondo finalmente

si accorgeva dell’esistenza e delle

necessità dei lebbrosi. Era come

se tutti i sogni di questo sacerdote

solitario avessero ricevuto una

conferma esplicita da parte della

Provvidenza: insieme a coloro

che avrebbero dovuto succedergli,

cominciarono ad arrivare anche

donazioni e messaggi di solidarietà

da tutto il mondo”. 15

All’alba del 15 aprile del 1889, lunedì

della Settimana Santa, egli rese

serenamente la sua anima a Dio.

Sconsolati, i lebbrosi vennero a intonare

i loro canti e ad accomiatarsi

da questo sacerdote tanto amato,

al quale tanto dovevano. Allo stesso

tempo, regnava una grande pace

nelle esequie, poiché tutti sapevano

che Kamiano era andato, come aveva

desiderato, a passare la Pasqua

1 FARROW, John. Damião, o

leproso. São Paulo: Quadrante,

1995, p.82.

2 CLIFFORD, Edward. Father

Damien and others. London:

Church Army, [s.d.],

p.30-31.

3 GONZALEZ CHAVES, Alberto

José. Beato Damian

José de Veuster. In: ECHE-

VERRIA, Lamberto de;

LLORCA, Bernardino; RE-

PETTO BETES, José Luis

(Org.). Año Cristiano. Ma-

William Brigham / Hawaii State Archives

Per cinque anni camminò con dolcezza e

mansuetudine verso il suo calvario

San Damiano nel 1888, un anno prima

della sua morte

presso il suo adorato Salvatore, e sarebbe

stato ad aspettarli in Cielo.

La donazione di sé portata a

un limite inimmaginabile

Il caso di San Damiano non è unico,

poiché non mancano nella Chiesa

martiri della carità mossi da disposizioni

così encomiabili quanto

quelle sue. Comunque sia, il numero

di avversità che, insieme al dramma

drid: BAC, 2003, vol.IV,

p.312.

4 FARROW, op. cit., p.92.

5 DANIEL-ROPS, Henri. A

Igreja das Revoluções. Um

combate por Deus. São Paulo:

Quadrante, 2006, vol.IX,

p.512.

6 CLIFFORD, op. cit., p.29.

7 SAN TOMMASO D’AQUI-

NO. Somma Teologica. II-II,

q.27, a.8.

8 Idem, q.25, a.1.

9 SAN DAMIANO DE VEU-

STER, apud GONZÁLEZ

CHAVES, op. cit., p.316.

10 Idem, p.319.

11 FARROW, op. cit., pag.135.

12 CLIFFORD, op. cit., pag.30.

13 SAN DAMIANO DE VEU-

STER, apud GONZÁLEZ

CHAVES, op. cit., p.321.

14 DELVILLE, Jean-Pierre.

Damiano De Veuster.

In: LEONARDI, Claudio;

RICCARDI, Andrea; ZAR-

della lebbra, ricaddero sulle sue

spalle come una croce di proporzioni

smisurate, suscita una stima

tutta speciale.

Portare la donazione di se

stesso a questo limite inimmaginabile,

mosso soltanto dall’amore

per Cristo e per le anime, conferma

la sincerità del suo desiderio

di servire Dio e la Santa Chiesa

e risveglia negli altri, anche nei

non cattolici, sentimenti d’intensa

ammirazione. Un pastore anglicano,

inviando una voluminosa

donazione da lui raccolta per le

necessità dei lebbrosi di Molokai,

gli scrisse: “Il suo esempio è più

efficace per ottenere conversioni

alla sua Chiesa di tutte le prediche

che ho udito in vita mia”. 16

Nel 2009 Papa Benedetto

XVI ha iscritto il suo nome nel

Catalogo dei Santi. Questa canonizzazione

è stata motivo di

contentezza per quanti un giorno

hanno preso contatto con la

sua storia e aspettavano che gli fosse

data questa corona. Anche se

non siamo stati chiamati a prenderci

cura delle vittime della lebbra,

il suo esempio anima ognuno a

essere più generoso nel compimento

della propria vocazione, a comprendere

che “a Dio dobbiamo dare

tutto, assolutamente tutto, e dopo

aver dato tutto, ancora dobbiamo

dare la nostra stessa vita”. 17 ²

RI, Gabriella (Dir.). Il grande

libro dei santi. Dizionario

Enciclopedico. Torino: San

Paolo, 1998, vol.I, p.514.

15 FARROW, op. cit.,

pagg.173-174.

16 GONZÁLEZ CHAVES, op.

cit., p.322.

17 CORRÊA DE OLIVEI-

RA, Plinio. Via-Sacra. IX

Estação. 2.ed. São Paulo:

Copypress, 2006, p.34.

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 35


Il Rito Ispano-mozarabico

Il 7 gennaio, don Salvador

Aguilera López, sacerdote

dell’Arcidiocesi di Toledo,

ha presieduto nella Casa degli

Araldi di Camarenilla, in Spagna,

una Celebrazione Eucaristica molto

particolare. Essa non ha seguito l’abituale

Rito Latino, ma uno dei più antichi

e oggi meno conosciuti: l’Ispano-

Mozarabico.

Per meglio apprezzare questa reliquia

viva delle origini della Chiesa

ispanica, ricca di simbolismo e storia,

entriamo in contatto con lo stesso don

Aguilera che ci invia da Roma, dove

si trova attualmente per completare i

suoi studi nel Pontificio Istituto Orientale,

le risposte riprodotte a seguire.

36 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

intervista con don saLvador aguiLera LóPez

Tra la ricca diversità di cerimonie con cui la Chiesa celebra

il Mistero Pasquale, spicca questo venerabile e antichissimo

Rito che ancor oggi si mantiene con vitalità nell’Arcidiocesi

di Toledo.

Qual è l’origine del

Rito Ispanico-Mozarabico?

Fin dall’epoca apostolica, le chiese

locali hanno voluto realizzare il

mandato di Gesù nell’Ultima Cena:

“Fate questo in memoria di Me”

(Lc 22, 19). Per questo, sebbene tutte

le liturgie siano uguali nella parte

essenziale, differiscono in alcuni elementi

secondari, che sono frutto della

cultura, della storia e del temperamento

di ogni Chiesa particolare.

Possiamo dire che la formazione

della nostra Liturgia è stata lenta,

ed evidenziare che in essa si sono distinte

molto tre sedi metropolitane:

Toledo, Tarragona e Siviglia. Se fosse

necessario indicare un momento

storico concreto, segnaleremmo

l’anno 589, nel quale si realizzò il III

Concilio di Toledo, anno della conversione

ufficiale del regno dei visigoti

alla Fede cattolica. Seguì un’epoca

di splendore il, cui apice fu il

VII secolo, nel quale questa Liturgia

era celebrata anche nella Gallia narbonese

e nei Pirenei orientali.

Don Carlos Roberto Tonelli, EP

Quando gli arabi, nell’anno 711,

invasero la Penisola, i cristiani si videro

obbligati a fuggire per preservare

le loro vite. Altri, tuttavia, rimasero

là, celebrando occultamente la loro

Fede. Da questi deriva il termine

“mozarabico”: essi vivevano

“tra gli arabi”,

avendo molti di loro

ricevuto la palma

del martirio.

Quelli che emigrarono,

por-

Don Salvador Aguilera López ha presieduto la Messa celebrata secondo

il Rito Ispano-Mozarabico nella Casa degli Araldi a Camarenilla

Éric Salas


Mons. Braulio Rodríguez Plaza, mentre celebra la Messa secondo il Rito

Ispano-Mozarabico all’altare maggiore della Cattedrale di Toledo, 23/1/2013

tarono con sé i libri liturgici e le reliquie.

Così, per esempio, i resti mortali

di Sant’Isidoro di Siviglia si trovano

a León e quelli di Sant’Ildefonso di

Toledo, a Zamora. Anni più tardi, però,

su ordine del re Alfonso il Casto, si

sarebbe restaurata nelle Asturie, baluardo

della resistenza a questa occupazione,

la liturgia palatina tale come

era celebrata a Toledo.Nell’ XI secolo

un altro fatto di rilievo della storia di

questo Rito. Papa San Gregorio VII

ottenne dal re Alfonso VI la convocazione

di un concilio a Burgos (1080), il

quale decretò l’abolizione del Rito nei

regni di Castiglia e León,e istituendo

il Rito Romano. I cristiani mozarabici,

che avevano aiutato il re Alfonso VI

nella riconquista della città di Toledo

(1085), ricevettero, come riconoscimento

dei loro meriti, l’autorizzazione

a continuare a celebrare la propria

Liturgia, e così lo fecero nelle sei parrocchie

mozarabiche della città.

Come sopravvisse fino

ai nostri giorni?

Nella storia della sopravvivenza

del Rito Mozarabico si devono

segnalare i nomi di tre Arcivescovi

di Toledo, Cardinali della Santa

Chiesa: Cisneros, Lorenzana e

González. Il Cardinale Cisneros

istituì la Cappella Mozarabica nella

Cattedrale Primate, per assicurare

così la celebrazione della Santa

Messa e dell’Ufficio secondo questa

antichissima Liturgia; ordinò anche

l’edizione stampata del Messale

(1500) e del Breviario (1502). Il

Cardinale Lorenzana si incaricò della

riedizione di questi libri liturgici,

il Breviario nel 1775 e il Messale nel

1804. Infine il Cardinale Marcelo

González Martin portò a termine la

riforma del Rito secondo le direttive

della Costituzione Sacrosanctum

Concilium, del Concilio Vaticano II.

Chi volesse partecipare a una Celebrazione

Eucaristica in questo venerando

Rito, può farlo nella cappella

mozarabica del Corpus Domini,

della Cattedrale di Toledo. All’altare

maggiore di questa cattedrale,

l’Arcivescovo celebra secondo

questo Rito in tre occasioni speciali:

il 18 dicembre, nella Solennità di

Sant’Ildefonso, il 28 gennaio e nella

Solennità del Corpus Domini.

Potrebbe evidenziare alcune

delle sue caratteristiche

più salienti?

Per essere conciso, io sottolineerei

tre elementi che appartengono al

Rito della Comunione:

La proclamazione del

Credo e il Padre Nostro. Il

Rito della Comunione comincia

con la recitazione

del Credo, la cui formulazione

appartiene al I Concilio

di Costantinopoli. Il Rito

Ispanico sarà il primo rito

occidentale a introdurre

nella Celebrazione Eucaristica

il Simbolo della Fede.

Si fa questo da quando così

è stato ordinato dal Canone

nº 2 del III Concilio di Toledo

(589), con la finalità che

riceva Cristo solo chi ha professato

la Fede Cattolica. Il

Padre Nostro ha una struttura

particolare; comincia con

un’invocazione alla quale seguono

sette petizioni, e ad ognuna di esse il

popolo risponde “amen”.

La “Spartizione del Pane”.

Nell’Ultima Cena, Gesù prese il pane

e lo spezzò, proprio come ci attestano

i Vangeli, essendo così uno

degli elementi essenziali dell’Eucaristia.

In questa venerabile Liturgia,

la Spartizione si converte in un momento

epifanico nel quale, andando

a spartire il Corpo di Cristo e collocandoLo

nella patena a forma di

croce, andiamo a evocare i misteri

della sua opera salvifica proprio come

li troviamo nel Credo: Incarnazione,

Nascita, Circoncisione, Apparizione,

Passione, Morte, Resurrezione,

Gloria e Regno. Inizialmente

erano sette, come i sette sigilli di cui

ci parla l’Apocalisse. Più tardi, tuttavia,

se ne aggiunsero altri due, aumentando

le feste dell’Anno Liturgico:

Circoncisione e Apparizione.

La “Benedizione” prima di comunicare.

Potremmo dire che non c’è

maggior benedizione che ricevere il

Corpo e il Sangue di Cristo. Per questo

motivo si dà la benedizione prima

della Comunione, come ordina il IV

Concilio di Toledo (633). Essa non

ha, pertanto, il carattere di commiato

che ha nel Rito Romano. ²

Fernando Redondo

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 37


La ParoLa dei Pastori

Ci abituiamo poco a poco ad

ascoltare e a vedere, attraverso

i mezzi di comunicazione,

la cronaca nera della

società contemporanea, presentata

con tripudio quasi perverso, e ci abituiamo

anche a toccarla e sentirla intorno

a noi e nella nostra stessa carne.

Il dramma è nella strada, nel

quartiere, a casa nostra e – perché

no? – nel nostro cuore. Conviviamo

con la violenza che uccide,

che distrugge famiglie, attizza guerre

e conflitti in tanti paesi del mondo.

Conviviamo con l’invidia, l’odio,

la calunnia, la mondanità nel nostro

cuore. La sofferenza degli innocenti

e dei pacifici non smette di schiaffeggiarci;

non è lungi da noi il disprezzo

dei diritti degli individui e dei popoli

più deboli; l’impero del denaro

– con i suoi demoniaci effetti come

la droga, la corruzione, il traffico di

persone, anche di bambini, insieme

alla miseria materiale e morale – è

moneta corrente. Si uniscono a questa

sinfonia anche la distruzione del

lavoro degno, le dolorose emigrazioni

e la mancanza di futuro.

38 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

Strappate i cuori!

Nel suo ultimo messaggio quaresimale da Arcivescovo di

Buenos Aires, Papa Francesco ci invita a convertire i cuori alla

stessa santità di Dio.

Possiamo fare qualcosa

di fronte a questa situazione?

Non restano fuori da questo

grande panorama nemmeno i no-

stri errori e peccati come Chiesa. Gli

egoismi più particolari giustificati, e

non per questo minori, la mancanza

di valori etici in una società, che

getta metastasi nelle famiglie, nella

convivenza dei quartieri, abitati e

città, ci parlano della nostra limitatezza,

della nostra debolezza e della

nostra incapacità di poter trasformare

questa innumerevole lista di

realtà distruttrici.

L’inganno dell’impotenza ci induce

a pensare: Ha senso cercare

di cambiare tutto questo? Di fronte

a tale situazione, possiamo fare

qualcosa? Vale la pena tentare, se

il mondo prosegue la sua danza carnevalesca,

mascherando tutto in un

momento? Tuttavia, quando cade la

maschera, appare la verità e – sebbene

a molti sembri anacronistico

dirlo – riappare il peccato che ferisce

la nostra carne con tutta la sua

forza distruttiva, storcendo i destini

del mondo e della Storia.

Invitati a intraprendere un

cammino pasquale verso la Vita

La Quaresima si presenta a noi come

grido di verità e di sicura speranza

che viene a risponderci che sì, che

è possibile non truccarci e inscenare

sorrisi finti di plastica, come se nulla

accadesse. Sì, è possibile che tutto sia

Cardinale Jorge Mario Bergoglio, SJ

Arcivescovo di Buenos Aires

nuovo e differente, perché Dio continua

a essere “ricco di bontà e misericordia,

sempre disposto a perdonare”

e ci anima a ricominciare ripetute

volte. Oggi siamo nuovamente invitati

a intraprendere un cammino pasquale

verso la Vita, cammino che include

la croce e la rinuncia, che sarà

scomodo, ma non sterile. Siamo invitati

a riconoscere che qualcosa non

va bene in noi stessi, nella società o

nella Chiesa, a cambiare, a fare un

guizzo, a convertirci.

In questo giorno, sono forti e ci

sfidano le parole del profeta Gioele:

“Strappate il vostro cuore, non le vesti,

convertendovi al Signore vostro

Dio”. Sono un invito a tutto il popolo,

nessuno è escluso.

Strappate il cuore, non le vesti di

una penitenza artificiale senza garanzie

di futuro.

Strappate il cuore, non le vesti

di un digiuno formale e di una mera

cortesia che continua a mantenerci

soddisfatti.

Strappate il cuore, non le vesti di

una preghiera superficiale ed egoista

che non raggiunge le viscere della stessa

vita per lasciarla toccare da Dio.

Strappate i cuori per dire con il

Salmista: “Pecchiamo”. “La ferita

dell’anima è il peccato: O povero

ferito, riconosci il tuo Medico! Mo-


L’Osservatore Romano

straGli le piaghe delle tue colpe. E

siccome a Lui non sono occulti i nostri

segreti pensieri, faGli sentire il

gemito del tuo cuore. MuoviLo a

compassione con le tue lacrime, la

tua insistenza: importunaLo! Che

Egli ascolti i tuoi sospiri, che il tuo

dolore arrivi a Lui in modo che possa,

alla fine, dirti: il Signore ha perdonato

il tuo peccato” (San Gregorio

Magno). È questa la realtà della

nostra condizione umana. Questa

è la verità che può approssimarci

all’autentica riconciliazione... con

Dio e con gli uomini. Non si tratta

di togliere valore all’autostima, ma

di penetrare nel più profondo del

nostro cuore e prendere nella debita

considerazione il mistero della sofferenza

e il dolore che ci lega da secoli,

migliaia di anni... da sempre.

Strappate i cuori per poterci

guardare, attraverso questa crepa,

davvero.

Strappate i cuori, aprite i vostri

cuori, perché solamente in un cuore

strappato e aperto può entrare l’amore

misericordioso del Padre che

ci ama e ci cura.

Strappate i cuori, dice il profeta,

e Paolo ci chiede quasi in ginocchio:

“Lasciatevi riconciliare con

Dio”. Cambiare la maniera di vivere

è il segno e il frutto di questo cuo-

re smarrito e riconciliato da un amore

che ci domina.

È questo l’invito, a fronte di tante

ferite che ci pregiudicano e possono

portarci alla tentazione di indurirci:

Strappate i cuori per sperimentare

nella preghiera silenziosa e serena la

soavità della tenerezza di Dio.

Strappate i cuori per sentire questa

eco di tante vite traviate, e che

l’indifferenza non ci lasci inerti.

Strappate i cuori per poter amare

con l’amore con il quale siamo

amati, consolare con la consolazione

con la quale siamo consolati e condividere

quello che riceviamo.

Questo tempo liturgico che oggi la

Chiesa inizia non è soltanto per noi,

ma anche per la trasformazione della

nostra famiglia, della nostra comunità,

della nostra Chiesa, della nostra

patria, del mondo intero. Sono quaranta

giorni per convertirci alla stessa

santità di Dio, trasformarci in collaboratori

che ricevono la grazia e la

possibilità di ricostruire la vita umana

affinché ogni uomo sperimenti la

salvezza che Cristo ci ha conquistato

con la sua Morte e Resurrezione.

Un gesto efficace che

allevi il dolore

Insieme alla preghiera e alla penitenza,

come segno della nostra fe-

Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio

riceve il berretto cardinalizio dalle

mani del Beato Giovanni Paolo II il

21/2/2001

de nella forza della Pasqua che tutto

trasforma, disponiamoci anche a iniziare,

come negli anni scorsi, il nostro

“Gesto quaresimale solidale”.

Come Chiesa a Buenos Aires che

avanza verso la Pasqua e crede che

il Regno di Dio sia possibile, abbiamo

bisogno che, dai nostri cuori dilacerati

dal desiderio di conversione

e dall’amore, sbocci la grazia e fiorisca

il gesto efficace che allevi il dolore

di tanti fratelli che camminano

con noi. “Nessun atto di virtù può

esser grande se da esso non decorre

anche giovamento per gli altri... Così,

infatti, per quanto tu passi il giorno

nel digiuno, per quanto tu dorma

sul suolo duro e mangi cenere, e sospiri

senza sosta, nulla fai di grande

se non fai il bene agli altri” (San

Giovanni Crisostomo).

Quest’Anno della Fede che percorriamo

è anche l’occasione data

da Dio per crescere e maturare

nell’incontro con il Signore che Si fa

visibile nel volto sofferente di tanti

bambini senza futuro, nelle mani

tremanti degli anziani abbandonati

e nelle ginocchia vacillanti di tante

famiglie che continuano ad affrontare

la vita senza incontrare chi le sostenga.

Vi auguro una santa Quaresima,

penitenziale e feconda Quaresima, e

vi chiedo, per favore, di pregare per

me. Che Gesù vi benedica e la Santa

Vergine vi custodisca. ²

(Messaggio quaresimale,

10/2/2013 – Traduzione:

Araldi del Vangelo)

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 39


Giovani cattolici di Hong Kong

preparano il viaggio per la GMG

Il seminario della diocesi di Hong

Kong, “Kung Kao Po”, ha annunciato

che, in occasione delle feste del

nuovo anno lunare in Cina, iniziato

il 10 febbraio, gli studenti di diverse

scuole cattoliche della città si sono

dedicati a raccogliere fondi per sostenere

i giovani cinesi desiderosi di

partecipare alla Giornata Mondiale

della Gioventù, a Rio de Janeiro.

L’iniziativa è partita da un gruppo

giovanile della Parrocchia di San

Giuda, e uno dei volontari ha spiegato

quello che questo lavoro ha significato:

“Durante i preparativi e l’esecuzione

del lavoro, abbiamo costatato

una stretta collaborazione con i

compagni di classe. Abbiamo capito

soprattutto lo sforzo e il sacrificio che

questo rappresenta per i nostri padri

e per le nostre madri, che devono affrontare

gli attuali costi della vita”.

Londra, 675 adulti saranno

battezzati a Pasqua

Seguendo le norme del Rito d’Iniziazione

Cristiana per Adulti

(RCIA), il 16 e 17 febbraio, 675 persone

di 115 parrocchie della Diocesi

di Westminster, in Inghilterra, hanno

assunto pubblicamente l’impegno

di entrare in piena comunione con la

Chiesa Cattolica, attraverso il Rito

di Elezione. La cerimonia, realizzata

nella Cattedrale, è stata presieduta

dai Vescovi ausiliari Mons. Alan Hopes,

Mons. John Arnold, Mons. John

Sherrington e dal canonico Paschal

Ryan, Vicario Episcopale.

40 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

Durante la cerimonia, Mons. Hopes

ha spiegato: “Oggi voi siete eletti,

chiamati alla salvezza. Siamo

chiamati a volgerci al Signore, siamo

chiamati alla santità. Siamo chiamati

a essere santi”.

Il RCIA è un processo che dura

dai nove mesi a un anno, o anche

più, poiché si adatta alle necessità

di ogni persona. In questa Pasqua,

340 adulti riceveranno il Battesimo

nell’Arcidiocesi e 335 il Sacramento

della Cresima.

Stemma e motto di

Papa Francesco

Il Servizio Stampa del Vaticano

ha presentato il 18 marzo lo stemma

e il motto del nuovo Pontefice,

che mantiene gli stessi simboli usati

da Papa Francesco quand’era Cardinale

e Arcivescovo di Buenos Aires.

Esso si compone di uno scudo azzurro

accompagnato dai simboli della

dignità pontificia: mitra tra chiavi

d’oro e argento incrociate, unite da

un cordone rosso. All’interno dello

scudo si trovano il monogramma

IHS, adottato da Sant’Ignazio di Loyola

come emblema della Compagnia

di Gesù, insieme a una stella e

un fiore di nardo, che simbolizzano,

rispettivamente, la Madonna e San

Giuseppe, il patrono della Chiesa.

Il motto Miserando atque eligendo

evoca un passo del Vangelo secondo

San Matteo: “lo guardò con misericordia

e lo scelse”. Questa espressione,

tratta da un’omelia di San Beda,

il Venerabile, corrisponde a “un

omaggio alla misericordia divina” e

rappresenta un “programma di vita”

del Papa argentino.

D’altra parte, il 17 marzo, alla fine

dell’Angelus domenicale, Papa Francesco

ha inviato il suo primo messaggio

attraverso l’account @pontifex di

Twitter, disattivato temporaneamente

durante la sede vacante. “Cari amici,

vi ringrazio di tutto cuore e chiedo

che continuate a pregare per me. Papa

Francesco”. Questo è il testo del

primo tweet, diffuso in nove lingue a 3

milioni e 400 mila sostenitori.

Donato terreno per la

Cattedrale di Manama

Il re del Bahrein, Hamadbin Issa

al-Khalifa, ha reso effettiva nel giorno

della Madonna di Lourdes, l’11

febbraio, la donazione di un terreno

per la costruzione della Cattedrale

della Madonna dell’Arabia a Manama,

capitale di questo piccolo regno

situato sulla costa occidentale del

Golfo Persico. La donazione del terreno,

di 9 mila metri quadrati, è stata

fatta a Mons. Camillo Ballin, MCCJ,

Vicario Apostolico dell’Arabia del

Nord, tramite il ministro Shaykh

Ahmed Bin Ateytallahal-Khalifa.

Cent’anni sotto il patrocinio

della Madonna

L’8 febbraio 2013 si è compiuto il

centenario della proclamazione della

Santissima Vergine del Pilar come

patrona della Guardia Civile Spagnola,

uno dei più antichi corpi di sicurezza

della Spagna.

L’Anno Giubilare è iniziato nel

febbraio 2012 con la concessione di

una Benedizione Papale accompagnata

da indulgenza plenaria ed è

stato caratterizzato da diverse iniziative,

tra le quali la creazione di

una medaglia commemorativa. In

questo periodo, la Vergine del Pilar

ha ricevuto anche la Gran Cruz de la

Orden del Mérito de la Guardia Civil

(Gran Croce dell’Ordine del Merito

della Guardia Civile) la più alta


L’Osservatore Romano

A

Rosario e adorazione eucaristica

presso la Cattedra di Pietro

l fine di chiedere l’assistenza dello Spirito Santo

nell’elezione del nuovo Pontefice, il collegio cardinalizio

si è riunito il 6 marzo davanti all’altare di San Pietro

per una cerimonia liturgica che è consistita nella recitazione

del Rosario, seguita dall’esposizione del Santissimo Sacramento,

durante la quale sono stati pregati i Vespri. La

Benedizione Eucaristica, amministrata dall’Arciprete della

Basilica Vaticana, Cardinale Angelo Comastri, ha concluso

l’evento, durante il quale sono risuonate le belle melodie

di canti eucaristici come Iesu, dulcis memoria e il Tantum

ergo. I Vespri sono stati conclusi con l’antifona mariana

Ave, Regina Cælorum.

Nonostante il vento e la pioggia, l’enorme quantità di

fedeli e religiosi desiderosi di partecipare alle orazioni,

onorificenza conferita dal Governo

a questa forza di sicurezza.

Il 6 febbraio scorso, una delegazione

ha partecipato a Roma all’Udienza

Generale, alla fine della quale il Santo

Padre Benedetto XVI ha rivolto loro

le seguenti parole: “Prego la Vergine

del Pilar di darvi la forza spirituale necessaria

per il vostro importante servizio

nella società spagnola”.

Omaggio musicale in onore

del Beato Angelico

Giovanni da Fiesole fu uno dei

maggiori artisti sacri del XV secolo.

Beatificato da Papa Giovanni Paolo II

nel 1982, è più conosciuto come Fra

Angelico, il suo nome da religioso, o

Beato Angelico. Nella basilica romana

di Santa Maria sopra Minerva, dove

si trova sepolto l’illustre pittore, è sta-

ha obbligato i responsabili della Basilica a limitare l’accesso.

La Radio Vaticana ha intervistato molti di loro, i

quali hanno manifestato con dichiarazioni come queste,

il loro desiderio di contribuire con la loro preghiera al futuro

Conclave: “In questo momento, dobbiamo invocare

lo Spirito Santo, perché illumini i Cardinali, affinché

il Papa sia secondo il cuore di Cristo, tale come già lo abbiamo

avuto”. “Penso che la preghiera sia la cosa più importante

da farsi in questi giorni, è quello di cui la Chiesa

ha bisogno. Il nuovo Papa avrà bisogno di preghiera...”.

“Mi sembra opportuno che i Cardinali e i fedeli si raccolgano

in preghiera in vista del Conclave”. “[Sono qui] per

manifestare in questo modo ancor più l’unione che vogliamo

avere con la Chiesa, con i Cardinali...”.

Due momenti della cerimonia liturgica del 6 marzo nell’altare della Cattedra di Pietro

ta realizzata il giorno 18 febbraio, festa

liturgica del beato, un’Eucarestia solenne

presieduta dal Cardinale Gianfranco

Ravasi. A questa, è seguito un

omaggio musicale eseguito dal coro e

orchestra dell’Opera di Roma e composto

da varie opere classiche del sacerdote

e compositore veneziano, Antonio

Vivaldi: il Credo RV 592, il Magnificat

RV 610, e il Gloria RV 589.

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 41


Anniversario a Vailankanni

L

a Conferenza Episcopale dell’India ha celebrato, il 10 febbraio, i 25

anni dalla sua fondazione. Per questo motivo, è stato organizzato

un incontro di Vescovi nel Santuario mariano di Vailankanni, al quale ha

partecipato come inviato speciale di Sua Santità, il Cardinale Fernando

Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

“La Chiesa in India è una Chiesa molto vivace, con una lunga e profonda

tradizione e nel contesto d’oggi deve affrontare molte sfide nel presentare

il Vangelo di Gesù Cristo in modo coerente e autentico” – ha affermato

Mons. Filoni.

Nella stessa occasione, è stato commemorato anche il 50° anniversario

della costruzione di questo santuario dedicato alla Madonna della

Buona Salute, che ha dato una connotazione nitidamente mariana all’evento.

Nell’omelia della Celebrazione Eucaristica, il Cardinale ha affermato:

“Qui, a Vailankanni, Maria ha trovato una casa, Le è stata offerta

una ‘casa’ dove alloggiare in modo permanente con voi, con le persone

di questo paese, per vivere e condividere con voi tutte le gioie e le sofferenze”.

E ha aggiunto: “Oggi, attraverso la nostra presenza qui, vorremmo

mostrarLe la nostra devozione e il legame che ci unisce a Lei, assicurandoLe

che è sempre la benvenuta e che questa è la sua casa, dove si

sente parte della popolazione indiana e di tutti gli indiani che con gioia e

fedeltà, vengono a farLe visita, a trovarLa e a pregarLa”.

Il Santuario e la Basilica Minore di Vailankanni, soprannominato

la “Lourdes d’Oriente”, è stato miracolosamente risparmiato dallo

tsunami del 26 dicembre 2004 nonostante sia situato a soli 100 metri

dal mare. Al momento della tragedia, c’erano circa 2 mila pellegrini

dentro la chiesa, che sono rimasti illesi.

Veduta generale del Santuario di Vailankanni

42 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

L’omaggio s’inserisce nel progetto

“Una porta verso l’infinito: l’uomo

e l’assoluto nell’arte” , a cura

del Vicariato di Roma, in collaborazione

con il Pontificio Consiglio

per la Cultura. Questo progetto,

che è già al suo secondo anno, ha

l’obiettivo di dimostrare che l’arte è

espressione della meravigliosa bellezza

di Dio.

Gonzalo Raymundo

Nuovo “Auditor Cameræ”

La Santa Sede ha reso pubblico

il 13 febbraio il nome del nuovo

Auditor Cameræ (Uditore della Camera)

della Casa Pontificia. Si tratta

di Mons. Giuseppe Sciacca, Vescovo

titolare di Fondi, segretario

del Governatorato dello Stato della

Città del Vaticano e prelato uditore

del Tribunale della Rota Romana

dal 1999.

L’incarico prevede tra gli altri obblighi,

l’amministrazione dei beni

della Casa Pontificia. Inoltre, il prelato

ha autorità canonica sui membri

della Corte Pontificia. La Camera

Apostolica è l’organo finanziario del

sistema amministrativo pontificio.

Con la morte o la rinuncia di un

Papa, i capi dei dicasteri e il Segretario

di Stato abbandonano i loro incarichi,

rimanendo in carica il Camerlengo,

il Penitenziario Maggiore,

il Vicario della Diocesi di Roma,

il Vicario della Città del Vaticano

e il decano del Collegio Cardinalizio.

Questi, insieme all’Uditore della

Camera, devono guidare la transizione

verso il nuovo Pontefice.


Congresso internazionale su

San Cirillo e San Metodio

Nei giorni 25 e 26 febbraio si è

realizzato a Roma il Congresso Internazionale

Santi Cirillo e Metodio

tra i popoli slavi: 1.150 anni dall’inizio

della loro missione. In questi due

giorni è stata studiata la relazione

tra lo sviluppo delle culture di queste

nazioni e la traduzione delle Sacre

Scritture, poiché con l’invenzione

dell’alfabeto glagolitico, San Cirillo

è stato all’origine della costruzione

dell’identità cristiana dei popoli

slavi.

Il congresso è stato ideato dal

Cardinale Jozef Tomko e organizzato

dal Pontificio Istituto Orientale,

presieduto dal Segretario della Congregazione

per le Chiese Orientali,

Mons. Cyril Vasil, SJ.

Nel suo intervento, il primo giorno,

il Cardinale Gianfranco Ravasi,

Presidente del Pontificio Consiglio

della Cultura ha ricordato che

“ogni traduzione delle Sacre Scritture

non è solo un fenomeno pastorale

pratico, è anche un evento culturale,

interculturale e di inculturazione”.

Ha citato anche il bel commento

di Sant’Agostino sul salmo 44: “

Una è la lingua africana, altra è la siriana,

altra la greca, altra l’ebraica, e

altre ancora. Tutte queste lingue compongono

la varietà nella veste della regina.

Come la varietà nelle vesti arrivano

ad una unità concorde, così tutte

le lingue si relazionano con l’unica

fede. Ci sia varietà nella veste, ma non

divisione”.

Cresce in Germania la

popolarità del Latino

In un’intervista all’agenzia cattolica

di notizie KNA, il presidente

dell’Unione di Filologia Antica,

Professor Bernhard Zimmermann,

ha spiegato che negli ultimi 15 anni

c’è stato un aumento straordinario

dell’interesse per il latino, in un

modo tale che al giorno d’oggi è studiato

dal 30 al 33% di tutti gli alun-

La Bolivia erige la più

grande statua della Madonna

S

otto l’invocazione della

Virgen de la Candelaria

del Socavón, è stata inaugurata

il giorno 1º febbraio a

Oruro, Bolivia, la più grande

statua della Madonna del

mondo e la più grande statua

religiosa dell’America del

Sud, superando di 7 metri il

famoso Cristo Redentore di

Rio de Janeiro.

La devozione alla Madonna

della Candelora, patrona

di questa città dell’altipiano

andino situata a 3.709 metri

di altitudine, vi è arrivata

nel 1559, attraverso i padri

agostiniani. La sua festa è

celebrata il 2 febbraio e il sabato

che precede il carnevale,

quando i devoti costumano

passare in ginocchio davanti

alla statua per rendere grazie

per i benefici ricevuti e chiedere

che non faccia mancare

ricchezze nei socavones, ossia, nelle

gallerie scavate nella montagna alla

ricerca di minerali.

In uno straripamento di devozione,

gli abitanti della regione

hanno deciso recentemente di erigere

in onore della loro patrona

una statua di 45 metri di altezza,

sul monte Santa Barbara. Il sindaco

di Oruro, Rocio Pimentel,

ha affermato all’agenzia EFE che

l’opera mostra il profondo fervore

cattolico degli abitanti della regione,

e sul modo in cui è stata costruita

la statua, così si è espresso:

“Questo monumento di fede ha

una struttura antisismica la cui fede

si sostiene nella fede incrollabile

e nella forza degli oruregni”.

Tony2510

La statua è stata benedetta dal

Vescovo Diocesano, Mons. Cristóbal

Bialasik durante una solenne

Concelebrazione Eucaristica,

alla quale hanno partecipato vari

Vescovi e autorità civili. Il fervore

dei presenti può esser sintetizzato

nelle parole di Ketty Vallejos, presidente

della Federación de las Juntas

Vecinales: “È un’icona della nostra

fede, della nostra mamma di

Socavón e oggi è un giorno gradito

per festeggiare e dire grazie a tutti

quelli che hanno partecipato a

quest’opera, ringraziare i nostri sacerdoti

e Vescovi che sempre sono

pendenti dalla fede del loro popolo

e sappiamo che Lei, la Virgen de

Socavón, sta intercedendo per noi”

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 43


ni delle scuole superiori. Zimmermann

è professore dell’Università

di Friburgo e afferma che “il latino

è all’altezza delle altre lingue straniere,

come il francese o l’italiano”.

Inoltre, il Professor Zimmermann

ha spiegato che lo studio del latino

aiuta enormemente gli alunni a

comprendere la struttura e l’essenza

delle lingue. I risultati sono promettenti:

numerose sono le scuole che

registrano grandi vantaggi nell’apprendimento

della lingua. Secondo

l’Istituto di Statistica del paese, nel

2010 erano circa 773 mila gli alunni

che studiavano latino. Nel 2012, erano

808 mila.

Annunciata la canonizzazione

di 800 martiri

Nel Concistoro Ordinario Pubblico

dell’11 febbraio, Papa Benedetto

XVI ha annunciato tre nuove canonizzazioni.

Le prime due riguardano

le fondatrici sud-americane: la Beata

Maria Guadalupe Garcia Zavala,

nata in Messico e fondatrice delle

Serve di Santa Margherita Maria

e dei Poveri e la Beata Laura Montoya

y Upegui, colombiana e fondatrice

della Congregazione delle Suore

Missionarie di Maria Immacolata

e Santa Caterina da Siena.

La terza delle cause approvate

riunisce gli 800 cattolici che sono

stati martirizzati a Otranto, il 13

agosto del 1480. In questa città della

costa adriatica, Antonio Primaldo

e i suoi compagni si erano rifiutati

di rinnegare Cristo. La regione

era all’epoca in guerra con l’impero

ottomano, e quando fu conquistata

dopo 11 giorni di assedio, il comandante

turco, Gedik Achmed Pacià,

44 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

riunì tutti gli uomini sopravvissuti di

più di 15 anni di età e volle obbligarli

a rinunciare alla Religione Cattolica.

Antonio Primaldo, calzolaio di

professione (in alcune cronache appare

come sarto), si rifiutò, a nome

di tutti i prigionieri. Tutti furono così

immediatamente giustiziati.

Il 14 dicembre 1771 fu fatto il primo

passo ufficiale verso la canonizzazione

che consistette nell’emissione

di un decreto ad immemorabili

che autorizzava il culto di questi

martiri. Nel 1988 una commissione

storica fu nominata per studiare i

fatti; tra il 1991 e il 1993 è stata eseguita

l’investigazione diocesana, e

riconosciuta il 27 maggio 1994 dalla

Congregazione per la Causa dei

Santi. Il 6 luglio 2007 Papa Benedetto

XVI ha emesso il decreto che dichiarava

che i beati erano morti per

la loro fedeltà a Cristo.

La comunità episcopale nordamericana

si fa cattolica

La comunità episcopale di St. Timothy

a Catonsville, storica congregazione

dello stato del Maryland,

USA, ha deciso di abbandonare la

Diocesi Episcopale del Maryland,

ed entrare in piena comunione con

la Chiesa Cattolica. La decisione è

stata presa con voto di maggioranza

il 10 febbraio, secondo un procedimento

definito dal rettore della comunità,

che abbandonerà il suo incarico

il primo aprile, come un “processo

di discernimento guidato dallo

Spirito Santo”.

Per ricevere gli anglicani episcopaliani

convertiti in Canada e ne-

gli Stati Uniti, la Santa Sede ha creato

l’Ordinariato della Cattedra di

San Pietro, al quale si sono già unite

36 comunità dalla sua creazione

nel gennaio 2012. Dopo 14 mesi di

esistenza, esso già conta 1600 fedeli

e 36 sacerdoti attivi.

Manfred Werner

Teologia nelle università

statali austriache

Il ministro per la Scienza e la Ricerca

austriaco, Karlheinz Töchterle,

ha fatto una veemente proposta

a favore dell’inserimento degli

studi di Teologia nelle Università

statali: “la Teologia e i teologi sono

necessari tanto ora come in passato,

e per questo il loro posto nella

scienza e nella vita professionale

non deve essere messo in discussione”,

come ha dichiarato alla rivista

Miteinander del Canisiuswerk,

centro vocazionale con personalità

canonica e giuridica in Austria, nel

suo numero di marzo.

La Teologia, secondo il ministro,

è una scienza precisa che porta risposte

chiare: “alle questioni centrali

dell’uomo, come Dio, la trascendenza

o le norme etiche”. È per questo

che la Teologia è necessaria ai

giorni nostri: “come portatrice di risposte

a domande di grande importanza

e, per lo meno fino a un certo

punto, fondamentali”, e questo fa

sì che i teologi abbiano grandi funzioni

da svolgere nella società, sia

nell’educazione e nella formazione,

che nelle comunicazioni e nei lavori

sociali.


L

Nuove campane

per la Cattedrale di Notre-Dame

a celebre Cattedrale di Notre-Dame di Parigi festeggia

nel corso del 2013 i suoi 850 anni di esistenza. Durante

tutto l’anno ci saranno diversi atti commemorativi per

celebrare la data, tra i quali,

la sostituzione di otto campane

installate nella cattedrale

nel XIX secolo. La

cattiva qualità del materiale

utilizzato in queste campane,

che hanno sostituito

www.notredameparis.fr

quelle distrutte durante la

Rivoluzione Francese, i difetti

nella loro costruzione e

la mancanza d’intonazione

in relazione al bourdon Emmanuel,

fuso nel 1685, hanno

reso necessaria l’installazione

di un nuovo insieme.

Così, l’anniversario della

cattedrale si è presta- Il “bourdon” Maria e la campana Dionisio

to a un’impresa ambiziosa,

secondo lo specialista in campane del ministero della

Cultura francese, Regis Singer, in una dichiarazione a

Le Parisien: nel 2012 “abbiamo costruito le armonie delle

future campane secondo il timbro del bourdon Emma-

nuel, che è eccezionale. Troveremo la musica che la cattedrale

aveva prima della distruzione della maggior parte

delle campane durante la Rivoluzione”.

Le campane sono state

benedette il 2 gennaio, e dovranno

suonare per la prima

volta nelle due torri della

cattedrale durante le solennità

della Domenica delle

Palme. Seguendo una tradizione

secolare, esse sono

state anche “battezzate”: il

bourdon si chiama Marie, in

onore della Santissima Vergine.

Le altre campane sono

Gabriel, l’Arcangelo dell’Annunciazione;Anne-Geneviève,

in onore della madre

della Madonna, Santa An-

na e di Santa Genoveffa, patrona

della città; Denis (Dionigi),

il primo santo Vescovo di Parigi nel 250; Marcel, il nono

Vescovo di Parigi; Étienne (Stefano), protomartire; Benoît-

Joseph, in onore di Papa Benedetto XVI; Maurice, 72° Vescovo

di Parigi, e Jean-Marie, 139° Vescovo di Parigi.

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Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 45


L

46 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

storia Per bambini... o aduLti Pieni di fede?

Dio ti vede!

Nell’aprire l’ultimo armadio, che gioia! C’erano le mele! Guardò

intorno, per assicurarsi di essere solo, e rimase in punta di

piedi fino a prenderne una...

’edificio che ospitava il

convento situato fra le

montagne, era imponente

e grandioso, sembrava

più un castello di Dio. E questo non

pregiudicava per niente lo spirito di

povertà delle virtuose monache

che vi abitavano. Al contrario,

raccolte e totalmente

dedite alla preghiera, nella più

perfetta osservanza alla regola

del loro Ordine, il panorama e

l’ambiente le aiutavano ad approssimarsi

al Creatore, poiché

sapevano che tutto concorreva

alla Sua gloria, per la

quale vivevano.

Lavoravano la terra, mangiavano

quello che coltivavano

e vendevano dolci fatti con la

frutta che produceva il loro generoso

frutteto. Erano famose

le mele del convento. Tutti gli

abitanti della regione commentavano

che mai se n’erano viste

altre di più belle e saporite.

Nelle vicinanze viveva

Edoardo con il nonno, cui dava

una mano nella sua carpenteria.

Egli si sognava le

mele delle religiose... Non appena

poteva, sgattaiolava col

suo cucciolo Faru a giocare vi-

Suor Juliane Vasconcelos Almeida Campos, EP

cino al muro del convento e tentava

di scoprire dov’era il frutteto. Aveva

la speranza di trovare qualche frutto

caduto per terra.

Aveva già fatto la Prima Comunione

e sapeva bene che non pote-

Non appena poteva, sgattaiolava col suo

cucciolo Faru a giocare vicino al muro del

convento

va prendere nient’altro. Ma se la

mela fosse stata fuori dal muro non

avrebbe avuto più un padrone... Il

cane fiutava dappertutto, il bambino

cercava e cercava, e non trovarono

mai nulla!

Un pomeriggio, però, mentre

perlustravano la zona intorno

al convento, si aprì lentamente

il suo immenso portone

di legno.

– Faru – disse Eduardo al

cucciolo –, si arrabbieranno

con noi perché stiamo qui?

Impaurito, egli guardava

verso quella porta così grande

e consumata dal tempo,

nell’attesa di quello che sarebbe

successo. Apparve, allora,

la suora portinaia, ormai

di una certa età e di benevola

fisionomia:

– Buon giorno, piccolo

mio! Come ti chiami?

– Buon giorno, madre! – rispose

– Il mio nome è Edoardo.

E lei, come si chiama?

– Sono Suor Maria di Gesù…

ti vedo sempre giocare

qui intorno col tuo cagnolino.

Abiti qui vicino?

– Bau, bau, bau! – abbaiò

Faru, scuotendo la coda ami-


chevolmente, percependo di essere

stato nominato.

– Quieto, Faru! – lo sgridò il bambino.

E, rivolgendosi alla monaca,

continuò:

– Sì, abito qui vicino con mio

nonno, che è carpentiere.

– Carpentiere?! Da tanto ne cerchiamo

uno, per sistemare diversi

mobili delle sale e del refettorio.

Pensi che tuo nonno potrebbe farlo?

Se fosse possibile, chiederemo le debite

autorizzazioni al Signor Vescovo,

affinché possa entrare nella nostra

clausura e lavorare.

– Parlerò con lui. Penso che potrebbe,

certo. Solo che anch’io dovrei

entrare, perché sono il suo principale

aiutante...

– Non è un problema, chiediamo

l’autorizzazione per un ragazzino in

più – disse la religiosa.

Il bambino salutò la nuova amica

e scese giù per la collina, di corsa,

per raccontare la grande novità al

nonno. Avrebbero avuto un ottimo

lavoro e lui avrebbe realizzato il suo

grande sogno: entrare nel convento

e trovare le così famose mele...

– Nonno, nonno! Senti che cosa è

accaduto... – E gli narrò tutto.

Il nonno accettò la proposta,

perché avevano proprio bisogno di

nuovi lavori. Le ultime ordinazioni

erano quasi terminate ed egli si stava

preoccupando per la sopravvivenza

sua e del nipote, nel caso non

riuscisse a trovare qualcosa. Erano

tempi di magra quelli!

Passate alcune settimane, giunsero

le autorizzazioni del prelato.

Edoardo e il nonno si diressero

al convento per iniziare il lavoro. Il

bambino era emozionato. Non aveva

portato Faru, poiché poteva ostacolare

i suoi tentativi. Tuttavia, sentiva

la mancanza dell’amichetto in

quel momento così speciale.

Entrarono attraverso il grande e

antico portone, e tutte le monache,

avvisate delle visite, si ritiravano al

loro passaggio per salvaguardare la

clausura. Fecero visita al Santissimo

Sacramento nella bella cappella,

illuminata a quell’ora del

mattino dai raggi del Sole che incidevano

sulle vetrate, dipingendo

i marmi del pavimento e delle

colonne con i più svariati e brillanti

colori.

Dopo aver visto quello che

avrebbero dovuto fare, nonno e

nipote cominciarono a lavorare:

segavano, martellavano, scartavetravano

e levigavano. Erano

falegnami coi fiocchi!

All’ora della merenda, Edoardo

si fermò a riposare e decise di

esplorare le stanze del convento,

pensando: “è arrivato il momento!

Vado a cercare la dispensa.

Sicuramente le mele saranno immagazzinate

lì, perché non posso

andare nel frutteto”.

Trovata la cucina, rifletté: “Nessuno

conserva alimenti molto lontano

dalla cucina. La dispensa deve

essere da queste parti....

Andava passo a passo per

non suscitare l’attenzione di nessuna

monaca. In fondo a un corridoio,

si trovò davanti alla tanto ambita

dispensa. Entrato, vide vari armadi,

tutti molto puliti e ordinati, dove

c’erano scatole di riso, lattine di fagioli,

farina e zucchero. Dove potevano

essere le mele?

Il suo cuore batteva forte... Apriva

tutte le porte e trovava vasi di vetro,

bicchieri, piatti, pentole di cotto, mestoli

e cucchiai di legno. E neanche

l’ombra delle mele... Alla fine, quando

aprì l’ultimo armadio, che gioia!

C’erano le mele! C’erano anche pere,

guaiava e arance. Le mele erano

di un rosso come non aveva mai visto.

Ed enormi! Guardò intorno, per

assicurarsi di essere solo, e si mise in

punta di piedi fino a afferrarne una...

In quel momento, il suo sguardo

si posò su un bell’azulejo decorativo

fissato alla parete, che diceva a

grandi lettere azzurre e dorate: “Dio

ti vede!

Alla fine aprì l’ultimo armadio… Che

gioia! C’erano le mele!

Edoardo diventò pallido... Era

vero! Dio lo vedeva e lui era sul punto

di rubare una mela!

Chiuse la porta dell’armadio lentamente

e tornò a capo chino vicino

al nonno. Non avrebbe avuto sapore

quella mela così bella se fosse

stata rubata... se ne sarebbe sempre

ricordato nella vita, poiché Dio vede

tutti i nostri atti. Non siamo mai

da soli!

Giunta l’ora del pranzo, Suor Maria

di Gesù venne a portar loro una

deliziosa zuppa di gallina e verdure

fresche, raccolte nell’orto. E come

dessert... mele!!! Il bambino non

riusciva a crederci. Assaggiò la frutta

e sembrava del paradiso. Non aveva

mai mangiato nulla di simile! E non

ce n’era soltanto una, furono diverse

quelle che la monaca gli offrì.

Allo stesso modo agisce Dio con

noi. Egli ricompensa in abbondanza

quelli che sono onesti e retti di coscienza.

²

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 47

Edith Petitclerc


Velvet

I SantI dI ognI gIorno _______

1. Sant’Ugo di Grenoble, Vescovo

(†1132). Appoggiò l’opera dei

monaci di Cluny nella sua diocesi

e lavorò alla riforma del clero

propugnata da San Gregorio VII.

2. San Francesco di Paola, eremita

(†1507).

San Pietro Calungsod, catechista

e martire (†1672). Nato

nelle Filippine, partì con i missionari

gesuiti per evangelizzare

le Isole Marianne, in Oceania.

Fu martirizzato da nativi pagani

nell’isola di Guam.

3. San Sisto I, Papa (†128). Romano

di nascita, fu il sesto successore

di San Pietro. Resse la Chiesa al

tempo dell’imperatore Adriano.

4. Sant’Isidoro, Vescovo e Dottore

della Chiesa (†636).

Beato Guglielmo Cuffitelli,

eremita (†1411). Terziario francescano

che, rinunciando alla

passione per la caccia, abbracciò

la vita eremitica a Scicli, in Sici-

“Santa Zita”, di Arnoldo de Vuez -

Museo de l’Hospice Comtesse,

Lille (Francia)

48 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

lia, e trascorse 57 anni nella solitudine

e nella povertà.

5. San Vicenzo Ferrer, sacerdote

(†1419).

San Gerardo, abate (†1095).

Iniziato alla vita monastica a

Corbie, sua città natale, diventò

abate di San Vincenzo di Laon.

L’aumento di vocazioni lo portò

a fondare vari monasteri, fra cui

quello della Sauve-Majeure, in

Aquitania.

6. Beata Pierina Morosini, vergine

e martire (†1957). Giovane di 26

anni che morì difendendo la sua

verginità, a Fiobbio di Albino, a

Bergam).

7. II Domenica di Pasqua o della

Divina Misericordia.

San Giovanni Battista de la

Salle, sacerdote (†1719).

Beata Maria Assunta Pallotta,

vergine (†1905). Religiosa dell’Istituto

di Suore Francescane Missionarie

di Maria, morta a Dongerkou,

in Cina, dove esercitava

con semplicità le più umili funzioni.

8. Annunciazione del Signore (Solennità

trasferita dal giorno 25

marzo).

Beato Giuliano di Sant’Agostino,

religioso (†1606). Religioso

dell’Ordine dei Frati Minori

Scalzi, incompreso per il modo in

cue praticava austere penitenze.

9. San Massimo di Alessandria, Vescovo

(†282). Quando era sacerdote,

condivise l’esilio con il Vescovo

San Dionisio, al quale succedette

nella Sede di Alessandria,

in Egitto.

10. Beato Antonio Neyrot, sacerdote

e martire (†1460). Sacerdote

domenicano catturato da pirati e

condotto a Tunisi, i( Afric), dove

rinnegò la Fede. Pentito, riprese

il suo abito, proclain pubblico

la sua Fede e morì lapidato.

11. Sao Stanislao di Cracovia, Vescovo

e martire (†1079).

Beato Simrnriano Ducki, religioso

e martire (†1942). Cappuccino

francescano, martirizzato

nel campo di concentramento di

Auschwitz, in Polonia.

12. San Giuseppe Moscati, laico

(†1927). Medico di prestigio, non

riscuoteva alcun compenso dai

malati poveri. Morì a 47 anni a

Napoli.

13. San Martino I, Papa e martire

(†656).

San Saba Reyes Salazar, sacerdote

e martire (†1927). Sacerdote

fucilato dopo tre giorni

di torture a Totoclán, in Messico,

durante la persecuzione anticristiana.

14. III Domenica di Pasqua.

Santa Liduina, vergine

(†1433). Si consacrò a Dio a 12

anni a Schiedam, in Olanda. Rimasta

paralitica in gioventù, accettò

le sofferenze con mansuetudine,

offrendo tutto per la conversione

dei peccatori e la salvezza

del mondo.

15. Beato Cesare de Bus, sacerdote

(†1607). Fondò ad Avignone,

in Francia, la Congregazione dei

Padri della Dottrina Cristiana,

con la finalità di catechizzare l’infanzia,

i poveri e i contadini.

16. San Fruttuoso, Vescovo (†circa

nel 665). Monaco e fondatore di

monasteri, fu Vescovo di Dume e

poi Arcivescovo di Braga, in Portogallo.

17. Santa Caterina Tekakwitha,

vergine (†1680). Nata in una


_____________________ aprIle

tribù indigena degli Stati Uniti,

fu battezzata a 20 anni e, per

sfuggire dalla persecuzione di

un suo zio pagano, si rifugiò a

Montreal, in Canada. Lì fece voto

di verginità e condusse una

vita di pietà e mortificazioni.

18. San Galdino, Vescovo (†1176).

Creato Cardinale da Alessandro

III, lavorò nella restaurazione

della città di Milano distrutta dalla

guerra. Morì dopo aver celebrato

una Messa nella quale aveva

pronunciato un infiammato

sermone contro l’eresia catara.

19. San Geroldo, eremita (†circa

nel 978). Membro di una nobile

famiglia della Sassonia, condusse

una vita di penitenza e preghiera

nella regione di Vorarlberg,

nelle Alpi della Baviera.

20. Beata Chiara Bosatta, vergine

(†1887). Con l’aiuto di San Luigi

Guanella, fondò la Piccola Casa

della Divina Provvidenza. Morì a

Pianello, Como.

21. IV Domenica di Pasqua.

Sant’Anselmo, Vescovo e

Dottore della Chiesa (†1109).

Sant’Apollonio, filosofo e

martire (†185). Cittadino romano,

martirizzato dopo aver fatto

un’insigne apologia del Cristianesimo

davanti al prefetto Perennio

e al Senato di Roma.

22. Beato Francesco Venimbeni

(†1322). Sacerdote francescano,

superiore del convento di Fabriano.

Ricevette il titolo di “primo

fondatore di biblioteche francescane”.

23. San Giorgio, martire (†sec. IV).

Sant’Adalberto di Praga, Vescovo

e martire (†997).

Beata Elena Valentini, vedova

(†1458). Dopo la morte del mari-

Sergio Hollmann

“San Marco consacra vescovo

Sant’Aniano” - Cattedrale di Manresa

(Spagna)

to, diventò terziaria agostiniana,

dedicandosi alla preghiera, alla

lettura del Vangelo e alle opere

di misericordia.

24. San Fedele da Sigmaringen, sacerdote

e martire (†1622).

Sant’Egberto (†729). Sacerdote

e monaco che evangelizzò diverse

regioni dell’Europa. Morì

nell’Isola di Iona, in Scozia, subito

dopo aver celebrato la solennità

della Pasqua.

25. San Marco, Evangelista.

Sant’Aniano di Alessandria,

Vescovo (†circa nel 67). Calzolaio

convertito da San Marco,

fu suo successore nella Sede di

Alessandria, in Egitto, e la diresse

per 22 anni.

26. Beati Domenico e Gregorio

(†sec. XIII). Sacerdoti domenicani

che, mendicando il cibo necessario

di ogni giorno, percorsero

le terre d’Aragona, in Spagna,

annunciando a tutti la Parola

di Dio.

27. Santa Zita, vergine (†1278). Di

famiglia umile, a dodici anni cominciò

a lavorare come domestica

e svolse questo compito per 48

anni, dando prove di dedizione e

pazienza.

28. V Domenica di Pasqua.

San Pietro Chanel, sacerdote

e martire (†1841).

San Luigi Maria Grignion de

Montfort, sacerdote (†1716).

Beata Maria Ludovica di Gesù

Trichet, vergine (†1759). Prima

religiosa e superiora della

Congregazione delle Figlie

della Sapienza, fondata da

San Luigi Maria Grignion de

Montfort. Morì a Saint-Laurent-sur-Sèvre,

in Franci.

29. Santa Caterina da Siena, vergine

e Dottore della Chiesa

(†1380).

Sant’Antonio Kim Sŏng-u,

martire (†1841). Durante la persecuzione

a Seul, in Corea, riuniva

nella sua casa i cattolici per

pregare e leggere insieme le Sacre

Scritture, fu per questo catturato

e strangolato.

30. San Pio V, Papa (†1572).

San Giuseppe Benedetto Cottolengo,

sacerdote (†1842). Apostolo,

asceta, penitente, mistico e

grande devoto della Vergine Maria,

fondò in Italia le Piccole Case

della Divina Provvidenza, per

prendersi cura di malati, invalidi,

orfani e giovani in pericolo.

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 49


I

50 Araldi del Vangelo · Aprile 2013

Magnifica archi

Di fronte alla manifestazione esuberante e ineguagliabile della natura che avvolge

il Santuario Nazionale Madonna della Pietà, è impossibile non restare incantati.

l mirabile insieme paesaggistico,

naturalistico, architettonico,

storico, culturale

e religioso del Santuario

Nazionale Madonna della Pietà, casa

della Patrona di Minas Gerais, è

un tesoro che deve abitare nel cuore

di ogni brasiliano.

Santuario mariano e naturalistico,

dista 48 km da Belo Horizonte,

ed è un punto di riferimento

che riunisce valori di prim’ordine,

sacramentati nella Cappella

della Patrona, casa di clemenza

e di bontà. Include un patrimonio

naturalistico inestimabile,

eredità che merita tutto il ri-

spetto e l’impegno di preservazione,

un insieme paesaggistico del

più alto interesse turistico, con la

forza di produrre un fascino unico,

ricco di sfumature. È impossibile

non restare incantati di fronte

alla manifestazione esuberante

e ineguagliabile della natura, magnifica

architettura divina. La sua

fauna, flora,geografia, pietre, salite

e discese. Notevole è anche il

complesso architettonico del Santuario,

frutto delle passioni intelligenti

di Antonio da Silva Bracarena,

l’eremita portoghese che lo

ideò e ne iniziò la costruzione, nel

XVIII secolo.

La testimonianza indelebile della

presenza amorosa e fervente di

pellegrini per quasi due secoli, che

compone una storia di fede e miracoli,

fa del Santuario della Patrona

di Minas un incontestabile e necessario

cuore per tutto il Brasile.

È compito missionario coltivare

negli abitanti di questa terra l’amore

e la devozione alla loro patrona

e al Santuario. Così, tutte le persone,

di luoghi diversi, pellegrini, visitatori

e turisti troveranno questa

fonte di qualificazione dell’essere

attraverso la spiritualità, la fede,

la forza educativa e trasformatrice

della sua bellezza.


tettura divina

L’Arcidiocesi di Belo Horizonte

è la guardiana di questo ricco

patrimonio, un compito sostenuto

dalla registrazione dell’insieme

architettonico e paesaggistico,

nel 1956, da parte dell’Iphan e,

nel 2004, della IEPHA. Nel Giubileo

del Santuario, 31 luglio 2012,

in una solennità ufficiale, il governatore

di Minas Gerais ha decretato

l’interesse paesaggistico, artistico

e culturale del Santuario Nazionale

Madonna della Pietà come

Attrattiva Turistica di Speciale Rilevanza

a Minas Gerais. Un evento

che prevede l’impegno da parte

del governo di favorire lo svilup-

po del potenziale turistico, promozione,

divulgazione, preservazione

della biodiversità, incentivo agli

investimenti privati nell’infrastruttura

per un buon servizio ai pellegrini,

alle persone di passaggio e

ai turisti.

In questo stesso orizzonte d’impegni

miranti alla preservazione e

promozione del dono del Santuario

Madonna della Pietà, è l’importante

progetto del Cammino

Religioso della Strada Reale

(CRER) — dal Santuario della

Patrona di Minas al Santuario

della Patrona del Brasile, Madonna

Aparecida. Un cammino reli-

Mons. Walmor Oliveira de Azevedo

Arcivescovo metropolitano di Belo Horizonte

gioso, simile a quello di Santiago

di Compostela, che può esser percorso

a piedi, in bicicletta, a cavallo,

come turismo o pellegrinaggio.

Il percorso di 600 km passa

per 32 città, 27 a Minas Gerais e

cinque a San Paolo. Un’iniziativa

per coinvolgere governi, segmenti

imprenditoriali della società, arcidiocesi

e diocesi, avente come

obiettivo primario la religiosità, la

storia e la cultura.

Che la bellezza, la spiritualità e

il silenzio del Santuario Nazionale

Madonna della Pietà possano attrarre

sempre più e impreziosire

vite. ²

Aprile 2013 · Araldi del Vangelo 51

Archivio dell’Arcidiocesi di Belo Horizonte


“Madonna con il Bambino

Gesù” - Cattedrale di

Boston (USA)

Per Te la Trinità è

glorificata; la croce

è celebrata e adorata in

tutta la Terra; per Te i

Cieli fremono di gioia,

gli Angeli si rallegrano,

i demoni sono messi in

fuga, il demonio tentatore

è caduto dal Cielo, e la

creatura caduta è stata

ricollocata al suo posto.

(Mons. Jacques-Bénigne Bossuet)

Gustavo Kralj

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