Come eravamo - Campo de'fiori

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Come eravamo - Campo de'fiori

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Campo de’ fiori

SOMMARIO

Editoriale:

E’ passata un’epoca ............................03

Intervista:

Aldo Donati .......................................04

Andy Luotto ..................................14-15

Collezionismo:

Ricordi dal mondo .........................06-07

Suonare Suonare:

L’“orrore” a Roma .........................08-09

Viaggio in un’Italia tutta da scoprire

con Mario Tozzi ...............................10

Roma che se n’è andata:

Il colle Aventino e il buco di Roma .12-13

Come eravamo:

Noi cresciuti tra cessi e piatti ..............16

Una “Fabrica” di ricrdi:

Storie di emigranti ..............................18

Quando non c’era l’argilla ..............20

Ecologia e ambiente:

Energia e pane ..................................21

Le guide di Campo de’ fiori:

Andalo ...............................................22

Ceral:

Adolescenti silenziosi ..........................23

Castello Orsini di Vasanello ...........24

Radio Punto Zero ............................26

Oroscopo .........................................27

Arte:

Manuela Petti .....................................28

Il Fumetto:

Bleach ...............................................29

I girasoli ..........................................30

Le “Macere” di Civita Castellana ...31

La facebook mania .........................32

Le storie di Max:

Gianni Morandi ...................................34

12° Mini festival “Città di Viterbo”.35

Vita cittadina .............................36-37

Il mondo del Jazz:

Il Chicago Style ..................................38

L’angolo Cin Cin:

Effetto dell’alcool sull’organismo ..........39

Per conoscere Nicola Sinopoli ...40-41

Ricordando un amico .....................42

Maria Rosa Beltrametti ..................43

Teatro Bianconi di Carbognano .....44

Lassateme sognà ............................46

Rubrica dei perchè..........................47

Messaggi.............48-49-50-51-52-53-54

I nostri amici ..................................55

Album dei ricordi...............56-57-58-59

Annunci Gratuiti ........................60-61

foto di copertina di Roberto Moscioni

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di Sandro Anselmi

E’ definitivamente passato questo periodo storico

in cui sono prevalsi i mirabilianti progressi

della scienza e della tecnica, in cui si è rincorso

il benessere a tutti i costi, e tanti hanno sognato

che le distanze sociali si sarebbero accorciate e le

povere miserie annullate.

Sono spallidite le certezze di una economia facile

e, con esse, le facce di tanti magnati della

finanza che, oramai, non sanno più dove parare!

Tanti re Mida che hanno fatto brillare l’oro in

tutto lo splendore, oggi rincorrono l’utopia di far

tornare tutto come prima, ma è tardi!

Per troppo tempo si è navigato in un’economia

virtuale, astratta, fatta di metodi e termini incomprensibili

ai più.

Oggi lo Stato (che siamo tutti noi) ci chiede

umilmente aiuto per risolvere i problemi dei tanti

carrozzoni che hanno già bruciato infinite ricchezze,

come l‘Alitalia, le banche e quant’altri, e

recupera operando tagli alla sanità, alla scuola,

ed a tutte le fascie più deboli!

Proprio quello Stato, che fino ad oggi ha tutelato,

anche nell’illegalità, quel sistema, ha creato i

divari più incolmabili fra le classi sociali e, privilegiando

i pochi, ha ridotto alla fame i più!

E’ giusto questo?

Campo de’ fiori 3

E’ Passata un’epoca

Profitti privati, perdite pubbliche


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Campo de’ fiori

Aldo Donati

Si è svolta qualche

settimana fa al Teatro

Olimpico di Roma

la 18° Edizione

del Festival della

Canzone Romana e

tra i numerosi per-

di Sandro Alessi

sonaggi intervenuti

quali Lando Fiorini,

Giorgio Onorato, Pamela Prati, Alberto

Cheli, ci siamo voluti intrattenere con il

cantante romano con la voce più particolare,

colui che con la Schola Cantorum ha

rappresentato la nostra città in tutto il

mondo: Aldo Donati. Durante la serata

abbiamo ascoltato alcuni dei grandi successi

eseguiti con la Schola come Lella e

Cavalli Alati e altri da solista come

Cocca, brano tratto dalla commedia musicale

“Lungomare” scritta con Alex Britti e

Maurizio Costanzo. Subito gli chiediamo se

è cambiato qualcosa da quando iniziò a

cantare nel lontano 1973 al Cantagiro con

Johnny Dorelli.

“E’ cambiato tutto. E’ dalla fine degli anni

‘70 che non ascolto più niente di bello.

Artisti come Rino Gaetano, Claudio

Baglioni, Ivan Graziani e lo stesso Stefano

Rosso, che ci ha lasciato da poco, ce li

ricordiamo tutti e tutti ricordiamo le loro

canzoni. Oggi non c’e’ più originalità e

nemmeno personalità. D’altronde da anni

le case discografiche non producono più

dischi, anche perché non si vendono quasi

più…. Ci potrebbero essere tanti giovani

con grandi capacità che non hanno lo spazio

per emergere. Le produzioni personali

costano sempre di più e la visibilità è sempre

più difficile”

Lella, Le tre campane, Il mio amore

ed i favolosi anni ‘70: quella di stasera è

un occasione per incontrare vecchi amici e

colleghi!

“Certamente! Lando Fiorini lo conosco da

quando creò il Puff in Via dei Salumi. Io

allora ero ragazzetto ed insieme al fratello

lo aiutai a verniciare le pareti… Qualche

anno dopo, nel 1978, Garinei e Trovajoli

mi vollero al Sistina per interpretare

“Rugantino” al posto di Lando ed al fianco

di Aldo Fabrizi, Bice Valori, Enrico

Montesano. Corsi e ricorsi storici. Oltre a

Lando rincontrerò Luciano Rossi, Giorgio

Onorato e tanti altri amici.”

Ricordiamo che Aldo ha collaborato come

autore con numerosi artisti tra cui ricordiamo

Mina (Mio di chi, Così, Amornero) e

Gianni Morandi (Canzoni Stonate)

“A tal proposito vorrei ricordare che l’anno

scorso, proprio Canzoni Stonate, è stata

incisa da Andrea Bocelli e Stevie Wonder

ed ha venduto quattro milioni e mezzo di

dischi solo in America: una grande soddisfazione!”

Cinque partecipazioni al Festival di

Sanremo (4° posto nel 1890 con Canterò

Canterò Canterò), numerose partecipazioni

a manifestazioni canore e televisive tra

cui il Festivalbar, il Cantagiro, Un Disco per

l’ Estate, Domenica In, Buona Domenica.

Entrato ormai nel giro radiotelevisivo come

opinionista sportivo cosa ci riservi per il

futuro?

“Ho terminato di registrare un disco di

canzoni romane nuove che comprende

canzoni interpretate negli ultimi anni del

festival, una che ha ricevuto il premio

come miglior canzone tradizionale a

Sanremo con Daniele Piombi, una scritta

con Stelvio Cipriani e molte altre. Uscirà

tra poco e penso che non lo metterò in

vendita…. Lo regalerò agli amici, agli

appassionati ed alle radio per farlo sentire

!”

Un impegno nobile questo di Aldo Donati

in un mondo che corre dietro agli euro….

Lo ringraziamo e gli diamo appuntamento

per la presentazione di questo progetto.

Ciao grande Aldo!


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Da qualche tempo,

scorrendo le

inserzioni che

appaiono su

alcuni periodici di

collezionismo o,

alle volte, sulla

stampa nazionadi

Alfonso Tozzi le e di provincia,

si nota che sono

sempre più frequenti le richieste di notizie

in merito alla collezione di etichette di

albergo e, cosa più sorprendente, numerose

sono le richieste di scambio e di acquisto.

Approfondendo “l’indagine” ci si è accorti

che il pubblico dei richiedenti è formato in

buona parte da giovani, evidentemente

insoddisfatti del mondo in cui vivono, alla

ricerca di qualcosa che possa soddisfare le

proprie esigenze spirituali, esigenze che

sperano di appagare nel collezionismo cartaceo,

e questo, in un’epoca che sta alienando

la carta e che basa buona parte

della sua attività, ludica e lavorativa, sul

PC!

La cosa non può che meravigliare e fare

enorme piacere, non solo ai collezionisti

vecchio stampo, ma a quanti hanno a

cuore il futuro della nostra gioventù, e,

mai come ora, risulta valida ed attuale l’affermazione

di Johann Wolfang von Goethe

– figura predominante di tutta la letteratu-

Campo de’ fiori

Ricordi

Una collezione dimenticata che app

ra tedesca del Settecento e Ottocento - il

quale ebbe ad affermare che “il collezionismo

appaga la mente e rende chi lo pratica

una persona soddisfatta e felice”.

Le prime etichette cominciarono a circolare

all’inizio del Novecento quando, grazie

ai nuovi mezzi di trasporto, diventò più

agevole effettuare i viaggi in tutto il

mondo. Originariamente l’adesivo sulle

valige serviva a scopi puramente pratici :

nome ed indirizzo dell’ospite in partenza

venivano appiccicati sul bagaglio dall’inserviente

dell’albergo per evitare confusione.

I marbetofili, (dallo spagnolo Marbeto :

cartellino), fecero la loro comparsa all’inizio

del 1900 : infatti, viene concordemente

e “storicamente” riconosciuta all’Italia

l’invenzione della prima etichetta, apparsa

a cura del SAVOY HOTEL di San Remo,

verso la fine del 1886 : riproduceva un

facchino con sulle spalle il tipico baule da

viaggio dell’epoca e l’etichetta dell’albergo

incollata ben evidente.

Il messaggio delle prime etichette tendeva

a magnificare la bellezza dell’edificio, sede

dell’albergo, sull’uso delle case regnanti e

dei palazzi famosi del tempo.

Successivamente su molte etichette venne

riportato, in un linguaggio figurativo denso

di efficacia, la situazione che l’ospite

avrebbe incontrato al suo arrivo e l’ultimo

cortese saluto dell’hotel all’ospite.

Partito dall’Italia, paese turistico per eccellenza,

il sacro fuoco del collezionismo delle

etichette, bruciò in tutto il mondo e gli

stampatori del nostro Paese quali le “Arti

Grafiche Mauri” di Arona e la Richter di

Napoli, tanto per citarne alcuni, si imposero

come i migliori produttori del tempo per

la bellezza grafica del prodotto, spesso

opera di illustri disegnatori.

La collezione generalmente si articola in :

alberghi montani, marini, lacunari, luoghi

di cura e pensioni tenendo distinti i nazionali

dagli esteri; le etichette considerate

rare sono quelle ovviamente che appartengono

ad alberghi non più esistenti

oppure a quelle di vecchia emissione non

più ristampata, così come sono molto

ricercate le etichette dell’URSS, Paese

tenuto lontano per tanto tempo dai flussi

turistici internazionali.

Fra le etichette nazionali molto richiesta è


al Mondo

Campo de’ fiori 7

assiona anche i navigatori di internet

il collezionista Dott. Michele Tavella

quella del REGINA PALACE HOTEL di

Stresa, salito agli onori delle cronache del

dopo guerra grazie al concorso di Miss

Italia che, da quell’anno prese a celebrarsi

sul lago Maggiore e di cui quest’anno l’hotel

ricorda il centenario della sua apertura.

E’ altresì ricercatissima l’etichetta del

GRAND’HOTEL di Rimini, dichiarato nel

1994 “monumento nazionale”, con le sue

suite da sogno, i saloni bella époque, gli

arredi artistici e le opere d’arte, presso il

quale hanno soggiornato numerose personalità

italiane e straniere quali : Luciano

Pavarotti, Christian Barnard, Michail

Gorbaciov e che Federico Fellini scelse

come casa e musa ispiratrice : anche questa

gloria nazionale festeggia, in questi

giorni, i cento anni della sua esistenza.

Molti sono i collezionisti italiani che si dedicano

alla ricerca ed allo studio di questo

tipo di raccolta, ma il più attivo e convinto

è il ligure, trapiantato in Puglia, dott.

Michele Travella, con una sincera passio-

ne del collezionismo ed una raccolta di

oltre 500 esemplari, alcuni molto rari e

belli e di indubbio valore venale e collezionistico;

il Travella è così entusiasta di questa

collezione che si sta adoperando per

realizzare un’associazione internazionale

tesa a valorizzare la marbetofilia promuovendo

lo scambio fra gli associati.

Altri collezionisti di un certo spessore possono

essere considerati Angelo Godino di

Montagna Valtellina (SO), Bruno Borio di

Torino, Giuseppe Alba di Palermo, tutti con

raccolte dignitose.

Giova completare e concludere il discorso

sulle etichette di albergo segnalando che

si è tenuto a Modena fino allo scorso luglio

una mostra di oltre trecento etichette,

dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta

e che, sul lago di Garda, nella hall del FEE-

LING HOTEL LUISE si possono ammmirare

etichette d’epoca provenienti da più di

trenta Paesi diversi, dall’Olanda al

Portogallo, dall’Argentina al Congo; alcuni

preziosi esemplari di alberghi italiani del

lago di Garda e di Riva del Garda.


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Campo de’ fiori

L’ “ORRORE” a Roma

24-25 maggio 1968 : Jimi Hendrix “le suona a Roma” … le sue canzoni!

(terza parte)

Nel maggio del 1968, Jimi Hendrix si esibì

in Italia, eseguendo la sua musica e dimostrando

la propria tenuta scenica in 6

memorabili concerti; con uno schema simil

calcistico, “1-4-1”, Milano-Roma e Bologna

annoverarono le uniche apparizioni italiane

del mitico musicista/chitarrista Americano,

scomparso nel settembre 1970… un ventottenne

mancato!. Artista di punta di

grandi eventi della storia del rock alla fine

dei mitici anni ’60, quali il Festival pop di

Monterey, Woodstock, il festival dell’Isola

di Wight, performer in centinaia e centinaia

di concerti su ribalte Europee e

Americane, Hendrix trovò ospitalità in quel

del Teatro Brancaccio per 4 micidiali concerti

tra il 24 e il 25 maggio del 1968.

Qualcuno in qualche parte nel Mondo

esternò: .

Qualcun altro … un ragazzetto di quattordici

anni … dopo aver visto ed udito

Hendrix, “incandescente” con la sua chitarra

Fender Stratocaster “paletta ad ore

10 ” bianca, lì a pochi metri da lui, sulle

assi del Teatro Brancaccio, disse, qualche

anno più tardi, ricordandosi di quel giorno:

… era Roberto

Ciotti, talentuoso “ChitarrAutore” dal

sangue … blues! Tanta strada, metaforicamente

e”kilometricamente” parlando, ha

fatto quel quattordicenne per niente

domo al pensiero uniforme, più incline ad

un pensiero unico: musica per la vita!

Ciao Roberto, rieccoci!

E’ con grande e sincero piacere che ti ritrovo!

E’ trascorso un po’ di tempo dalla pubblicazione

della tua autobiografia, il libro+cd

musicale, “UNPLUGGED-una vita

senza fili”(nda: ampio articolo sul n° 43

della rivista, scaricabile anche dal sito

www.caampodefiori.biz) e sei di nuovo “in

pista” con un altro progetto: un DVD, il tuo

primo, che ti ha “captured live” durante

un tuo (come di consueto) partecipato

concerto: “Stazione Birra”, il sempre più

affermato music club della Capitale è stato

il luogo dell’evento, il 7 dicembre del 2007,

il momento … nella storia del mondo!

Ricordo le tue parole di attesa per quel

evento quando, la mattina del 1 dicembre

dello scorso anno, realizzammo un’intervi-

sta dai microfoni di RADIO ROMA (mhz

103,9 nel Lazio), ospiti del programma

dell’amico Sandro Alessi: intervista resa

ancor più preziosa dall’alternanza con

diversi brani del tuo repertorio perlopiù

eseguiti (magistralmente) in diretta, nonostante

l’alzataccia a cui ti sottoponesti

per rispettare i tempi della messa in onda.

Io e Sandro ti rinnoviamo la ns gratitudine

per l’ampia disponibilità accordataci … non

comune! Abbiamo ricordato “i 40 anni”

dai giorni di maggio del 1968 quando Jimi

Hendrix “le suono a Roma…le sue canzoni”

e tu eri tra quei ragazzi di “sottopalco”:

a quale concerto, tra i 4 nelle due

Roberto Ciotti

date, sei andato?

R.Ciotti: Sono passati ….40 anni, per

l’appunto … il giorno non lo ricordo ma mi

sembra di esservi stato per lo spettacolo

serale

Carlo:dalla tua autobiografia si apprende

che nel ’68 già suonavi : ma ti eri già esibito

con qualche tua formazione ? Hendrix

dichiarò di essersi esibito per la prima

volta a 15 anni in un arsenale militare guadagnando

i suoi primi 35 centesimi ... tu

ricordi la “tua prima volta”?

R.Ciotti: a scuola, al liceo scientifico

Malpighi di Roma, con pezzi di Alvin Lee

e… Jimi Hendrix; poi, in trio, per guadagnare,

con Mary Afi una cantante nera in

un locale ai “Castelli” e a Fiumicino, in un

posto che si chiamava “La Marina”, con il

mio trio e con alla voce Enzo Becchetti …

avevo 15 anni.

Carlo: riprendendo una dichiarazione di

Hendrix: ...a te come è

andata?

R.Ciotti: mio padre suonava la fisarmonica

e amava Claudio Villa … io ero ribelle in

casa su tutto e cercavo il mio interesse

musicale oltre il pop … dilagante in quegli

anni!

Carlo: quale è stato il tuo primo approccio

con la musica di Hendrix? E il brano, i

brani che più ti avevano entusiasmato?

R.Ciotti: Hendrix l’ho ascoltato inizialmente

alla radio che suonava “Hey Joe”,

un brano che mi capita di proporre, alla

mia maniera, negli spettacoli … ma nella

mia discografia ci sono altri due omaggi ad

Hendrix: “Angel” e “Foxy lady” … sempre

rivisitati nel mio stile … più morbido … al

Brancaccio andai da solo e rimasi folgorato

dalla sua esibizione che, per un

15enne, era pazzesca … io di Hendrix ho

tenuto la ricerca del suono, la melodia …

ma non l’ho mai copiato e ho uno stile

completamente diverso … per un periodo

giovanile ho esagerato anche io facendo

feedback e un gran frastuono ma non era

quello il forte di Jimi … di lui rimane la

composizione e la melodia dei suoi assoli

malgrado le esagerazione epocali!

Carlo: Rberto, volendole dire proprio

tutte: non c’eri solo tu a quel concerto …

ma anche la tua chitarra semi acustica

Gibson 335.

R.Ciotti: eh già … ma non era ancora mia

… in quella circostanza “si accompagnava”

al suo proprietario, il chitarrista dei Folks,

uno dei gruppi che “apriva” il concerto di

Hendrix …. e’ la chitarra con la quale … ho

scoperto l’America .… più in generale la

vita “on the road” per la musica ….verso di

lei ci sono in me i ricordi delle origini, le

esperienze iniziali alla “scuola del blues”!

Carlo: quando ci incontrammo, a dicembre

dello scorso anno, avevi due “urgenze”:

la realizzazione del concerto a

Stazione Birra, “fermato” nel dvd di cui

parleremo più avanti e un minitour in

Brasile …..

R.Ciotti: ah …il Brasile … è stata una gran

bella esperienza! Ho conosciuto una terra


Jimi Hendrix Experience Group

magica e molto musicale, grande fantasia

e improvvisazione nel loro spirito e la mia

musica e il mio modo di essere è stato

accettato in pieno! Ho suonato il mio

repertorio e un paio di covers come faccio

sempre con l’acustica, il loop e con

Flavinho Vargas alle percussioni che mi ha

dato una mano…anzi due …. con il groove

e i colori. La gente di lì è molto calda e se

l’acchiappi ti ripaga di tutti i chilometri fatti

per arrivare laggiù! Il desiderio è di tornarci

presto … non ti nascondo che mi

sento a casa mia … là più di qua!

Carlo: la trasferta ti ha stimolato “spunti”

compositivi e hai ritorno sull’andamento

delle vendite della tuo libro-autobiografia

“UNPLUGGED“?

R.Ciotti: no, non ho ancora scritto niente

dopo il Brasile; il libro, mi dicono dalla casa

editrice, sta andando bene e adesso ho

l’uscita del dvd+cd “MY BLUES –The

best live songs” con distribuzione nelle

edicole ad un prezzo ragionevolissimo di €

12,90: con la band “in quintetto” … abbiamo

colto l’atmosfera “vera” di un live in

un club … ho consacrato il lavoro di 8

anni con i miei collaboratori, si chiama “MY

BLUES” proprio perché sono … tutti brani

miei! … 16 pezzi già pubblicati, diversi stili,

assoli lunghi e tirati, alcune “ballad” … il

Campo de’ fiori 9

tutto selezionando da alcuni dei miei progetti

discografici, a partire dal 1996; il

materiale inedito me lo riservo per il

nuovo cd che non ho ancora idea con chi

pubblicherò... chi ha sentito qualcosa da

questo materiale mi ha espresso giudizi

lusinghieri …

Carlo: da chi è pubblicato “MY

BLUES…”?

R.Ciotti: dalla “Suono records”, etichetta

discografica della testata giornalistica

“SUONO”, storica ed autorevole rivista

Italiana nel settore dell’hi-fi. Il progetto è

frutto della stretta intesa … direi “di vera

passione” tra “SUONO records”, nella persona

del suo direttore Paolo Corciulo, e

“INDIE” il programma musicale televisivo

ideato e condotto dalle frequenze di Roma

UNO (nda:ch 860 Sky e ch 31 per Roma)

da Guido Bellachioma, giornalista, direttore

artistico, discografico. Il dvd, oltre al

concerto, propone una lunga, approfondita

intervista che realizzai proprio con

Guido nel 2006 per il suo “INDIE”.

Carlo: mi piacerebbe sapere come ti prepari

quando affronti un tour o un concerto:

provi molto?

R.Ciotti: con la band abbiamo degli

arrangiamenti collaudati e non c’è bisogno

di tante prove a meno che non montiamo

di Carlo Cattani

pezzi nuovi; in genere preparo sul computer

il sound per i nuovi pezzi e poi lo faccio

vivere coi musicisti ed è importante il

feeling del live … quando faccio dei blues

più semplici riduco l’arrangiamento e proviamo

soprattutto il groove.

Carlo: attualmente quali sono gli strumenti

del “mestiere”?

R.Ciotti: uso un amplificatore “Bassman

Fender” e una chitarra “Fender Strato 62”

riedizione vintage; ho sempre usato chitarre

Americane Fender e Gibson elettriche

e acustiche Guild , Martin e Gibson, ampli

Fender valvolari twin vibroverb bassman …

in trio, anni fa, usavo anche un Marshall …

il modello testata e cassa 4 coni è il più

bello ma è troppo pesante!.... e tutti quelli

riedizione vintage sono buoni per me; il

suono classico è malleabile al tuo tocco e

alla tua musica, i vecchi ampli hanno circuiti

più semplici e non tagliano le frequenze

basse … puoi tirar fuori, se sei

capace, tutte le frequenze dalla chitarra

elettrica. I nuovi ampli hanno il suono

tagliato e portato sui medi in modo che

chiunque ne tiri fuori un suono e sono più

commerciali.

Sto’ Ciotti sarà pure un “comunicatore

parsimonioso” … .ma “MY BLUES”

trasmette a piene note tutta l’onestà

e la qualità artistica del “King of

nothing” Roberto Ciotti … ACQUI-

STARE ad occhi chiusi … ma poi

riapriteli per deliziarvi spiluccando

polpose “bacche” … in blues!

Per seguire le attività di Roberto Ciotti:

www.robertociotti.com

Programma “INDIE”:

www.myspace.com/indieromatv


10 Campo de’ fiori

Viaggio in un’Italia tutta da scoprire

con MARIO TOZZI

Un viaggio decisamente insolito, ma molto

affascinante, è quello descritto da Mario

Tozzi, nel suo ultimo libro, pubblicato da

Rizzoli, Italia Segreta – Viaggio nel sotterraneo

da Torino a Palermo. Conosciamo

già poco delle numerosissime meraviglie

che caratterizzano la superficie delle città

della nostra bellissima Italia, figurarsi se

possiamo conoscere tutto ciò che si trova

sotto il suolo che ogni giorno calpestiamo,

che è altrettanto meraviglioso perché ricco

di storia e di mistero. Quello di Tozzi è un

itinerario millenario tra preistoria e storia,

dal neolitico agli Etruschi, dai Romani agli

Arabi, per arrivare fino ai bombardamenti

della Seconda Guerra Mondiale e alla vita

nei rifugi antiaerei. Un saggio fra archeologia,

cronaca e misteri mai risolti, per

conoscere ciò che abbiamo sotto i piedi.

Ma è anche una riflessione sui rischi e le

opportunità ambientali, legati ad una realtà

spesso trascurata, solo perché lontana

dai nostri occhi.

E’ un vero piacere lasciarsi guidare da un

cicerone d’eccezione come Tozzi, tanto

esperto quanto appassionato, e leggendo

è impossibile non lasciarsi prendere dalla

passione della sua narrazione,

che deriva,

senza dubbio, dall’amore

con cui si è voluto

cimentare in questa

esperienza unica.

Il libro è dedicato al

padre, Alfonso Tozzi,

suo primo ammiratore e

sostenitore e nostro

grande collaboratore,

che da diverso tempo,

ormai, cura su questa

rivista la rubrica dedicata

al collezionismo, di

cui è massimo conoscitore.

Mario, geologo e Primo

Ricercatore del Consiglio

Nazionale delle Ricerche,

si occupa dell’evoluzione

geologica del

Mediterraneo, in particolare

del settore adriatico-ellenico,

e studia le

deformazioni delle rocce

per ricostruirne la storia

nel passato più lontano.

Ha all’attivo, con la

Rizzoli, già altri tre libri:

Gaia (2004), Catastrofi

(2005) e Italia a secco

(2006). Ma oltre ad essere autori di libri e

a collaborare con quotidiani, riviste e

periodici, tra cui National Geographic,

Newton, Consumatori, La Stampa di

Torino, Vanity Fair ed altri, è anche un

volto noto della tv. Ha condotto, infatti,

diversi programmi televisivi e documentari

quali Gaia il pianeta che vive, La via

Francigena, Che bella l’Italia, Le grandi

città italiane, G come Geologia, Serata

Marte, Terzo Pianeta.


12

Come ben sai i

Rioni di Roma rappresentano

il profondo

legame che

da sempre unisce i

romani alla loro

storia popolare,

alle loro caratteristiche,

alle loro

di Riccardo Consoli

usanze, il nome

deriva dalle 14 “regiones” in cui l’imperatore

Augusto aveva divisa la città; nel

corso dei secoli il numero dei Rioni è

mutato in funzione di accorpamenti e

sdoppiamenti, oltre che in dipendenza

delle sorti politiche della città, fino a giungere

all’attuale suddivisione in 22 Rioni

che sorgono, nel numero di 19 in sponda

sinistra del Tevere e 3 (Trastevere, Borgo

e Prati), in sponda destra.

Poichè desiderio ricordare alcuni degli

aspetti più importanti che caratterizzano i

singoli Rioni, non posso non citare il sonetto

di Giuseppe Gioachino Belli dal titolo “Li

sparagni” composto il 3 dicembre 1832

rilevando come, nella circostanza, il poeta

di Roma dimostri ancora una volta tutta la

Veduta della cupola di San Pietro dalla serratura

del portone del Complesso dell'Ordine dei Cavalieri

di Malta

sua capacità di essere quanto mai attuale.

Vivendo papa Pio messe uguarmente / a

Roma un Presidente per Urione. / Come fu

mmorto lui, papa Leone / ristrinze ogni du’

Urioni un Presidente.

Ma a li sette scartati puramente / jè seguitò

a ffà ddà la su’ penzione. / Poi venne un

antro Pio d’antra oppiggnone / c’arimesse

cuer ch’era anticamente.

Però li sette Presidenti novi, / lui nu li ripijjò

da li levati, / e pperò st’antri musi oggi

sce trovi.

Nun c’à mmejjo che cquanno se sparagna!

/ E accussì da cuattordisci pagati mò ssò

vventuno, e oggnun de cuesti magna.

I ricordati pontefici sono, naturalmente Pio

VII, Barnaba Chiaramonte, 1800 - 1823, il

Campo de’ fiori

Papa del Marchese del Grillo; Leone XII,

Annibale della Genga, 1823 -1829 e Pio

VIII, Francesco Saverio Castiglioni, 1829 -

1830.

ll Rione Ripa nasce da una delibera dell’anno

1921 allorquando furono staccati

dall’antico corpo i pre esistenti Rioni di

Testaccio e San Saba, tre le zone che lo

compongono: l’Aventino, la c.d. Valle

Murcia e l’isola Tiberina; se dovessi avere

occasione di transitare da questo Rione,

avendone tempo e voglia, ascolta un consiglio,

arrampicati sul Colle Aventino,

supera la basilica di Santa Sabina e la chiesa

di Sant’Alessio, ti troverai così a Piazza

dei Cavalieri di Malta, qui insiste un grande

complesso con un portone e una grossa

“serratura” sulla quale ti intratterrò più

avanti.

Il colle Aventino è posto a quota 47 metri

sul livello del mare ed è uno dei sette colli

su cui avvenne la fondazione di Roma, la

leggenda vuole che proprio qui, nelle

acque stagnanti di un porticciolo naturale,

sia approdata la piccola cesta con Romolo

e Remo trovata e presa in custodia dalla

lupa, ancora secondo la leggenda sembrerebbe

sia proprio questo il luogo dove i

due gemelli presero gli auspici per la fondazione

della città, l’altura fa infatti parte

di Roma fin dai tempi di Anco Marzio, salvo

poi rimanere quasi completamente

disabitata e fuori dai

confini della città stessa per

tutta l’epoca repubblicana.

Due le elevazioni che caratterizzano

il colle, una a nord

detta il Grande Aventino,

dove sorgono le chiese di

Sant’Anselmo, Santa Prisca e

Sant’Alessio e la basilica di

Santa Sabina accanto alla

quale si trova il Parco

Savello, meglio conosciuto

come Giardino degli Aranci

per la presenza di numerosi

alberi di melangoli, ossia

aranci amari, l’altra a sud,

detta il Piccolo Aventino dove

insistono le chiese di San

Saba e di Santa Balbina, tra le

due cime si sviluppa Viale

dell’Aventino che collega

Porta Capena con il Testaccio.

Piazza dei Cavalieri di Malta

dicevo, luogo che prende il

nome dall’omonimo Ordine,

qui sorge infatti un complesso,

edificato nel 939 su un di

Roma che se n’è andata: lu

Il colle Aventino

Santa Prisca all’Aventino

palazzo con torri donato da Alberico II, per

divenire Monastero benedettino con

annessa chiesa dedicata a San Basilio; alla

fine del XII secolo il Monastero passa alla

proprietà dei Templari, ossia di quei

monaci - guerrieri difensori della cristianità

contro la minaccia musulmana, ma nell’anno

1312 l’Ordine dei Templari viene

soppresso per mano del re di Francia

Filippo il Bello appoggiato dal Pontefice di

Roma, il Convento passa così ai Cavalieri

di Rodi, confraternita religiosa istituita in

Terra Santa dal monaco amalfitano

Gerardo allo scopo di dare assistenza

ospedaliera e alberghiera a tutti quei pellegrini

che si recavano in visita al Santo

Sepolcro e che, nel 1522 cambia il suo

nome in Gran Priorato di Roma dei

Cavalieri di Malta.

Arriviamo così all’anno 1765 allorquando,

per volere di Giovan Battista Rezzonico,

patrizio veneto e Priore dei Cavalieri di

Malta, nipote di Papa Clemente XIII, Carlo

Rezzonico, 1758 - 1769, vengono eseguiti

lavori di rifacimento e di restauro della

chiesetta di San Basilio, in quella stessa

occasione viene realizzata la facciata d’ingresso

e le mura di cinta dell’antistante

piazza, tutta la zona, per volere dello stesso

Priore, è adattata a luogo di culto,

riflessione e preghiera.


oghi, figure, personaggi.

e il buco di Roma

Veneziano il Gran Priore, veneziano Papa

Clemente XIII, i lavori non potevano che

essere affidati al celebre incisore e vedutista

veneziano Giovan Battista Piranesi che

realizzò il progetto della chiesa e della

sistemazione dell’intero edificio e dei giardini,

oltre che dell’intera piazza antistante

che, circondata dal verde di molti cipressi,

è famosa per i suoi obelischi, le cartelle

commemorative e gli stucchi celebrativi

del fasto dell’Ordine.

Giovan Battista Piranesi giunge a Roma

nel 1740, ha soltanto vent’anni e Roma

diventa subito la sua città di adozione che

egli impara subito ad amare, come si fa a

non capirlo!

Ottiene un primo incarico di disegnatore al

seguito del nuovo Ambasciatore della

Serenissima Francesco Venier, quindi frequenta

l’Accademia di Francia e lo studio

di Giuseppe Vasi, uno dei principali incisori

del tempo, è grande l’amore dell’artista

per le magnifiche rovine di Roma e la sua

classicità, nel suo “Antichità romane” così

scrive:

“ … vedendo che i resti degli antichi edifici

di Roma, sparsi in gran parte negli orti e

in altri luoghi coltivati, diminuiscono giorno

per giorno o per l’ingiuria del tempo o

per l’avarizia dei proprietari che con barbara

licenza li distruggono clandestinamente

e ne vendono i pezzi per costruire

edifici moderni, ho deciso di fissarli nelle

mie stampe … “,

quello che in buona sostanza faranno più

avanti Ettore Roesler Franz con i suoi

acquerelli e Bartolomeo Pinelli con le sue

incisioni.

L’artista veneziano, che è un ammiratore

dell’Ordine dei Cavalieri Templari, si adopera

per edificare splendidamente il colle

Campo de’ fiori 13

Piazza dei Cavalieri di Malta

facendo ricorso all’inserimento di tutta una

serie di simboli, architetture e fregi in

modo da renderlo immediatamente riconoscibile

nei secoli, sono questi i simboli

cari alla Massoneria e costituiscono messaggi

segreti per tutti coloro che possiedono

la giusta chiave di lettura.

Ultimati gli interventi, il colle diviene il simbolo

della “nave templare” infatti, vuole la

leggenda, che tutto il colle Aventino sarebbe

in realtà un’unica, immensa nave, sacra

ai Cavalieri Templari in procinto di salpare

verso la Terra Santa ed è proprio per dare

l’idea della nave che i lavori tendono al

raggiungimento di questo scopo; la prua è

costituita da una grande V che taglia la

parte meridionale del colle che guarda

verso il Tevere, l’ingresso della villa dei

Cavalieri di Malta è l’entrata del cassero

del veliero, i labirinti dei giardini ubicati

dietro il portone rappresentano, simbolicamente,

il dedalo delle funi del sartiame, i

parapetti del parco sono gli spalti della

tolda e la selva di obelischi che adornano

la piazza rappresentano gli alberi dell’imbarcazione.

Ma torniamo al complesso dell’Ordine dei

Cavalieri di Malta, al suo “portone” ed alla

grossa “serratura” e, considerato che hai

deciso di seguire il mio modesto consiglio

giungendo fin quì, contraddici per una sola

volta le regole della buona educazione,

piegati su te stesso e guarda attraverso la

toppa di quella “serratura”, scoprirai il più

insolito dei panorami di Roma, un panorama

che non avresti mai immaginato di

vedere, quel “foro” infatti mostra la celeberrima

veduta della Cupola della Basilica

di San Pietro inquadrata da un viale con

spalliere di alloro. E’ questo “il buco di

Roma”.

Sembrerebbe che Giovan Battista Piranesi

abbia volutamente realizzato, in linea con

la toppa, un vialetto alberato tale da incorniciare

la Cupola della Basilica di San

Pietro e, per rendere ancora più suggestiva

questa vista, abbia pensato di mettere

nel pesante portone la grossa “serratura”;

la gente fa la fila per avere la possibilità di

inchinarsi un attimo e vedere San Pietro

attraverso questo particolare “pertugio”.

La sensazione che immediatamente ne

ricavi è quella del Cupolone ubicato li,

quasi a portata di mano, ma la effettiva

distanza è di ben tre chilometri; la linea

retta che collega il “buco di Roma” con la

Cupola passa, infatti, sull’Ospizio di San

Michele in sponda destra del Tevere, piazza

Mastai, piazza Santa Maria in

Trastevere, le chiese di Sant’Egidio e di

Santa Maria della Scala, il palazzo Corsini,

il carcere di Regina Coeli, l’ospedale del

Bambin Gesù, porta Cavalleggeri, l’Aula

delle Udienze Pontificie e, finalmente, la

Cupola della Basilica di San Pietro; lo avresti

mai creduto?

Veduta di Roma dal giardino degli aranci


14

di Maria

Cristina

Caponi

Sono le 21.00 di un’afosa

serata di fine agosto a Sutri.

Visitando il paesino, ad un

tratto c’imbattiamo nell’insegna

di un ristorante “Il

D’Angeli”. Decidiamo di

entrare. L’ambiente che si

profila sotto i nostri occhi,

appena vi accediamo, è

quella di un grazioso e raf-

finato locale, con tanto di porcellane decorate

che fanno bella mostra di sé su tavoli

apparecchiati con gusto fine e ricercato.

Rimaniamo a bocca aperta, quando lo chef

in persona ci accoglie con aria affabile ed

amichevole. Scatta una molla e subito dietro

a quell’enorme cappellone da cuoco ci

sembra di riconoscere un volto familiare o

forse già visto, chissà magari proprio nel

tubo catodico. Ad un tratto, esclamiamo

con un misto d’eccitazione e sorpresa: “ma

si, è proprio lui!”. Volete sapere

di chi stiamo parlando? E allora

eccovi subito accontentati: si

tratta di Andy Luotto, attore e

presentatore televisivo statunitense,

nato e cresciuto alla

“corte dei miracoli” di uno strabiliante

Renzo Arbore. Non resistiamo

alla tentazione di fargli

qualche domanda.

D: “Tu nasci a Brooklyn, (New

York) nel 1950 da una famiglia

d’origine italiana, quando vieni a

vivere in Italia?”

R: “Arrivai in Italia il 20 luglio del

1965, all’età di quindici anni.

All’inizio fu veramente traumatico,

nei primi mesi addirittura

insopportabile e poi man mano

mi abituai. Da qualche anno, ho

preso anche la cittadinanza italiana,

perciò sono a tutti gli effetti

italiano”.

D: “Parlaci del tuo incontro con lo showman

Renzo Arbore”

R: “Facevo una trasmissione su una rete tv

privata di Roma chiamata Pts ovvero

People Television Service; Arbore mi vide

e subito decise di chiamarmi. Lui, all’epoca,

era già in onda sulla seconda Rete con

l’Altra domenica. Insieme decidemmo di

dare vita al personaggio del cugino americano,

che entrò nelle case degli Italiani

con il suo tormentone a base di “bbuono”

o “nobbuono”. Tuttavia, se la mia macchietta

non piacque assolutamente ai dirigenti

Rai, invece divertì moltissimo il pubblico.

Correva l’anno 1979. La trasmissione

fu un successo strepitoso grazie soprattutto

ad un cast davvero incredibile, che van-

Campo de’ fiori

Metti una sera a cena…

Intervista con l’attore Andy Luotto nel suo locale

Quando il cinema incontra la buona tavola..

tava la presenza –tra gli altri- delle Sorelle

Bandiera, Maurizio Nichetti, Isabella

Rossellini, Fabrizio Zampa, Milly Carlucci, e

tanti altri ancora. Fra questi, vi era anche

il grande Roberto Benigni, che aveva già

debuttato sul grande schermo con

Belinguer ti voglio bene di Giuseppe

Bertolucci. Si tratta di tutta la banda d’artisti

che, più o meno, partecipò poi al film

Pap’occhio di Renzo Arbore. Io penso che

nessuno di noi sapeva con precisione quello

che facevamo e dove eravamo diretti; si

può dire che tutto partiva da una semplice

intuizione, un guizzo. La struttura del programma

fu inventata da Renzo Arbore e

Ugo Porcelli, insieme a Mario Marenco, il

padre della comicità goliardica e surreale

italiana. Un giorno, ci venne offerta- addirittura-

una crociera su una nave russa.

Come dire di no ad un viaggio di piacere

che da Genova ci avrebbe condotto fino a

caricatura di Andy Luotto nei panni dell’arabo

Casablanca, in compagnia della creme

della creme degli artisti russi, fra cui alcune

bellissime ballerine del Bolscioj? Su

questo lussuoso transatlantico nacque l’idea

di Quelli della notte. Ritornati in Italia,

passammo tre mesi interi chiusi in casa di

Arbore ad improvvisare ognuno il proprio

sketch. Il mio era quello di uno sceicco

arabo. Alla fine d’ogni giornata di lavoro, il

produttore ci dava il suo parere personale

e, da quello che secondo lui era un buon

materiale, iniziavano le prove del giorno

dopo. Grazie a questo tipo di lavoro, alla

fine tutti ci sentimmo perfettamente calati

nel nostro personaggio. In fondo, strano a

dirsi, regnava un forte rigore fra noi artisti,

un rigore all’interno del quale si poteva

scoprire una gran libertà. Ripensandoci, lo

ritengo un impegno completamente diverso

rispetto a quello dei comici d’alcune trasmissioni

odierne, come ad esempio Zelig,

in cui ogni comico si esibisce con il proprio,

studiato monologo”.

D: “Il debutto nel cinema?”

R: “Avvenne nel 1979 con SuperAndy- il

fratello brutto di Superman, che reputo

una delle peggiori opere di tutti i tempi.

(Qui Andy Luotto scoppia in una fragorosa

risata). In ogni caso, prima di questo lungometraggio,

avevo già partecipato sia ad

un progetto con Paolo Villaggio sia ad uno

con il grandissimo attore di teatro Bruno

Cirino, scomparso nel 1981. Più tardi, ho

lavorato ben due volte con l’amico Ricky

Tognazzi in I giudici e Canone Inverso,

Sergio Citti in Mortacci, Federico Fellini,

Luciano De Crescenzo e Francesco Rosi. Il

ricordo più bello è senz’altro quello legato

a John Turturro, conosciuto sul

set de La tregua. Non meno piacevole

è il segno che ha lasciato

su di me la pellicola I giudici,

dove interpretavo il giudice

Paolo Borsellino al fianco di un

versatile Chazz Palminteri nella

parte di Giuseppe Falcone.

Ricordo che con Palminteri ci

capivamo alla perfezione, esattamente

come due fratelli, forse

anche per via del fatto che io

sono nato a Brooklyn, mentre

lui è del Bronx. La mia interpretazione

nell’opera di Tognazzi

ottenne delle buone critiche e

ricevetti anche dei premi in

America; ma, devo riconoscere,

che ho molte più soddisfazioni

in cucina perché credo fortemente

che “noi siamo quello

che mangiamo”. Quanto al mercato

cinematografico anglofono,

per molti anni sono stato il doppiatore d’alcuni

noti interpreti italiani come Giancarlo

Giannini, Michele Placido, Massimo Troisi e

di moltissimi altri. Uno degli ultimi lavori

per il teatro, invece, mi ha visto impegnato

sulle assi del palcoscenico al fianco di

Gabriele Lavia ne L’avaro di Moliere.

Infine, ho fatto anche degli spot pubblicitari

per emittenti televisive locali, in special

modo del meridione. Fra le pubblicità,

mi sovviene quella per la marca Gessica

Gelati, con cui ho collaborato per circa

quindici anni. Alla fine, ho smesso con il

mondo dello spettacolo, perché da quattro

anni ho adottato una bambina, tutta da

coccolare e viziare”.

D: “Ora ti occupi di programmi culinari per


il gambero rosso, vero?

R: Si, mi è balenata nella

mente l’idea originale di realizzare

videoclip per alcune ricette

gastronomiche a tempo di

musica, cosicché la massaia

impara a cucinare con un sottofondo

sonoro.

Per quanto riguarda i progetti

futuri, entro l’anno uscirà un

mio libro prodotto dalla Col

diretti- la Camera di Commercio

di Viterbo- e dalla Provincia

che s’intitolerà Tuscia, bellezze

e bontà. Al suo interno, verranno

menzionati i nomi di

trenta paesini dell’alto Lazio,

con i prodotti tipici di ognuno

di loro, ricette caratteristiche

e, in più, una mia personale

interpretazione dei piatti

nostrani”.

D: “Da dove nasce la tua passione per la

cucina?”

R: “È una passione lontana, che affonda le

radici sin dalla mia adolescenza. Tuttavia,

quando espressi a mio padre il desiderio di

divenire cuoco, egli mi fece capire che

avrebbe preferito per suo figlio una formazione

scolastica di tutt’altro tipo, sicuramente

più affine a degli studi di natura

umanistica.

Così fu. Infatti, dapprima frequentai il liceo

americano a Roma e, in seguito, mi laureai

in Comunicazione all’Università di Boston.

Per mantenermi ed essere così autosufficiente,

iniziai ben presto a cucinare in casa

di persone altolocate.

Finalmente, ora, ho trovato una dimensione

perfetta e sono riuscito a mettere in

piedi il mio progetto più ambizioso: il ristorante

“D’Angeli” inaugurato nel 2007 a

Campo de’ fiori 15

Cristina Caponi (seconda da sx) dopo l’intervista ad Andy Luotto

nel ristorante di Sutri.

Sutri (Viterbo), rigorosamente a conduzione

familiare. Ringrazio calorosamente l’affettuosa

complicità di mia moglie

Antonella, delle sue due sorelle Patrizia e

Roberta (rispettivamente caposala e sommelier)

e dell’eccellente designer dei piatti

Carlo Scaparro; senza di loro questo progetto

non sarebbe mai stato possibile”.

Dopo Andy Luotto, anche il suo staff c’illustra

dettagliatamente alcuni aspetti della

loro impresa. La parola passa così alle

sorelle D’Angeli e a Carlo Scaparro. “Ci

siamo tutti improvvisati ristoratori perché

nessuno di noi aveva mai svolto prima di

allora questo tipo di mestiere; tuttavia, per

supportare la passione di Andy ognuno ha

contribuito con quello che sapeva fare e

secondo le proprie attitudini.

Il segreto del nostro successo risiede nel

fatto che, fra di noi, non ci sono né gerar-

EMERGENZA CUBA

I due recenti uragani abbattutisi su Cuba hanno distrutto case, scuole, ospedali.

Migliaia di persone tra bambini, famiglie, anziani, malati hanno perso tutto.

L’Associazione Umanitaria “Semi di Pace” onlus di Tarquinia, presente a Cuba

da 10 anni, sta raccogliendo offerte in denaro e materiali di prima necessità

per rispondere alle innumerevoli necessità delle popolazioni cubane colpite

dagli uragani.

Assicuriamo la massima trasparenza nell’utilizzazione dei fondi raccolti.

C’è bisogno di intervenire con azioni concrete . “Semi di Pace” sta organizzando

la raccolta del seguente materiale presso la CITTADELLA DEI GIOVANI DI

chie né ruoli. Noi abbiamo

cercato di impostarla in

questi termini: “Un incontro

fra un attore, un pittore e

tre sorelle neoimprenditrici

con il pallino del buon

gusto, che ha trovato la sua

naturale espressione in un

ristorante che è il frutto

delle loro intuizioni e fantasie”.

Così, recita il nostro

motto.

Quando abbiamo creato

questo locale, ci siamo posti

nella prospettiva dei nostri

potenziali clienti. Il risultato

che credo ne sia venuto

fuori è quello di un ambiente

rustico, avvolto in una

calda atmosfera familiare,

dove l’avventore possa sentirsi

pienamente a suo agio.

Inoltre, contiamo molto sul passaparola

fra amici e conoscenti, sicuramente la

migliore forma di pubblicità per un pubblico

selezionato di frequentatori. Infine,

ogni mese cerchiamo di organizzare una

serata a tema con prodotti esclusivi magari

accompagnati da uno dei 60 e più vini

della nostra pregiata cantina, vedasi in tal

senso quella realizzata per ferragosto a

base di “vera” mozzarella di bufala campana”.

Che dire di più?Andy Luotto non ci delude

mai, sia sul piccolo o grande schermo sia

alle prese con i fornelli. Buon appetito!

Il D’Angeli - Via dell’Ospedale, 18.

Sutri, Vt. Tel. 0761600226.

TARQUINIA (INGRESSO STRADA PROVINCIALE LUPO CERRINO – VICINO AL CENTRO

COMMERCIALE TOP 16): viveri a lunga conservazione, lenzuola, coperte, cuscini,

pentole, piatti e posate di plastica, vestiti leggeri, carta igienica, prodotti

per l’igiene, asciugamani, lampadine, candele, fiammiferi, materiale elettrico.

Raccolta di generi di prima necessità

Per le offerte in denaro si possono utilizzare i seguenti conti corren-

in una scuola di Civitavecchia

ti:

CONTO CORRENTE POSTALE N° 11149010 IBAN IT 45 P 07601 14500 000011149010

CONTO CORRENTE BANCARIO N° 2517 ABI 05390 CAB 73290 Banca Etruria Ag. Tarquinia IBAN IT 15 D 05390 73290

000000002517

Intestati a: Associazione Umanitaria “Semi di Pace” onlus Alberata Dante Alighieri, 29 01016 Tarquinia VT

Causale: PER CUBA

Si ringrazia per la generosità Per informazioni: Tel e Fax sede 0766 842566 – Tel e Fax Cittadella (mattino) 0766 842056

sito web: www.semidipace.org – e-mail: info@semidipace.org


16

Come eravamo

Affrontare un ricordo

del genere, in questo

periodo di crisi qui a

Civita Castellana,

sembrerebbe un po’

fuori luogo, ma i

ricordi, come torno a

ripetere in ogni mio

scritto, formano la

di Alessandro Soli base del nostro futuro.

La mia generazione

ha vissuto in prima persona tutta l’evoluzione

che il settore della ceramica nei

comparti sanitari e stoviglieria ha subito

dal dopo guerra ad oggi. Ecco allora che

dal tramonto dei due grandi complessi

industriali costituiti dalla Ceramica

Marcantoni e dalla Ceramica Sbordoni a

gestione prettamente “padronale”, nasce

l’escalation della classe operaia civitonica.

I nostri padri già operai ceramisti, con la

ceramica nel loro DNA fin dai tempi dei

Falisci, si lanciano nell’impresa.

Si riuniscono, si aggregano, formano piccole

società e cooperative, insomma per

dirla in gergo : se fanno a fabbrichetta

ognuno pe’ conto suo, rompendo gli schemi

del grande stabilimento, ignari forse

dell’errore di fondo che stavano commettendo.

Furono anni di enormi sacrifici, di grandi

debiti verso banche e fornitori, di stipendi

( o meglio quindicine) arretrati, ma l’Italia,

in piena ricostruzione edilizia assorbì il

Campo de’ fiori

Noi cresciuti tra cessi e piatti

prodotto civitonico. Come

dimenticare oggi il duro lavoro

degli stampatori a mano, che

rifinivano (lisciavano) i pezzi

appena essiccati, con la carta

vetrata, soffiando e respirando

quella polvere mortale, madre

della silicosi.

Come non ricordare i cosiddetti

fornaciari che incasellavano,

infornavano e sfornavano le

ceramiche nelle fornaci toscane,

alimentate a legna, sempre

seminudi e sudati, incuranti

delle stagioni e dei malanni che

avrebbero minato per sempre

la loro salute.

Come non ricordare i reparti

presse, dove enormi botti di

ferro ruotando frantumavano i

componenti base “pe’ fà a

creta”, e per riempirle, ecco lo

sforzo di operai manovali

arrampicati con pesanti contenitori

su scaloni posti all’imboccatura

delle botti.

Si andò avanti così per anni e

anni, tra alti e bassi, superando

piccole e grandi crisi, ma se è

vero che il lavoro paga, ed è

vero, quegli operai, assaporarono

le gioie di un benessere economico per

loro inaspettato. Si ritrovarono una disponibilità

economica, che permise loro di

COME FARO’

Come farò a scordammite paese mio,

te che ce fai campà cò piatti e cessi,

me dovrebbe pijià un gorpo dico io

se ‘ngomingiassi a litigà cò essi.

A creta, cò a porvere e o cottimo

Ci’anno dato i sòrdi, semo diventati famosi,

ma pensamice bene, fermamice un attimo,

ci’anno lasciato pure a silicosi.

Ceramica Marcantoni 1926

In cinquant’anni, doppo tante crisi

Civita è rimasta sempre a galla,

stavorda, che rivedo brutti visi,

nun ce ‘mpaurimo pe’ a minaccia gialla.

Noi civitonichi semo fatti così,

pronti a magnà e beve, e a diverticce

nun ce penzamo si dovemo morì,

indando ‘nfilamo ste sargicce.

Alessandro Soli

comprarsi una casa, di investire ancora in

ceramica, facendo nuove e moderne fabbriche,

di poter far studiare i propri figli, di

vivere una vita diversa.

Il rovescio della medaglia?

Quella malattia professionale che

ha pietrificato i polmoni di tantissimi

ceramisti di allora: la silicosi,

che una volta presa, refrattaria

ad ogni tipo di cura, progredisce

sempre. Oggi è quasi tutto robotizzato,

l’ambiente di lavoro è

totalmente diverso dagli anni di

cui sopra, la tecnica e la professionalità

ci distinguono dappertutto,

ma la globalizzazione ed il

risveglio di quei paesi, ai quali

inconsapevolmente, abbiamo

insegnato “a fà cessi e piatti”, ci

stanno mettendo in crisi.

Personalmente sono fiducioso in

una ripresa, se son altro per

mantenere vivo ed alto il ricordo

di chi ha costruito il futuro di

quella che oggi a Civita

Castellana è la classe dirigente.


Campo de’ fiori 17


18

di

Sandro Anselmi

Restava poco nelle

case dopo quell’inverno

del 1916, e Giuseppe,

uscito di casa, si era

soffermato ad osservare

i rami spogli di un

albero appoggiato al

muro della stalla,

anch’essa vuota, e

pensava che, se fosse

partito, non avrebbe

visto le nuove foglie sbocciare a primavera.

La guerra e le cattive stagioni avevano

rovinato la sua famiglia, come quasi tutte

le altre del paese, e si arrendeva, con profonda

tristezza, all’unica soluzione rimastagli:

quella di emigrare in America.

Cominciò così a parlarne in casa, tentando

di convincersi che non sarebbe stata poi

così dura, ma il suo pensiero già correva al

giorno del suo ritorno, quando grazie ai

guadagni fatti, avrebbe risolto la situazione,

comperando qualche pezzo di terra e,

soprattutto, una bella casa per la sua famiglia.

Non aveva osato mai chiedere alla moglie

di seguirlo assieme alle sue due piccole

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie e immagini di Fabrica di Roma

Giuseppe Monfeli, Maddalena Alessi e le

figlie Ada e Teresa.

Storie di emigranti

figlie, ma il cuore gli doleva

per doverle lasciare sole, e

quella maledetta lontananza

lo terrorizzava. Ma la Vigilia di

Natale, dopo avere aspettato

la mezzanotte per salutare la

nascita del Bambino Gesù ed

essersi abbracciati tutti,

Maddalena gli disse che non

l’avrebbe lasciato mai e

sarebbe partita con lui, assieme

alle bambine.

Il vento gelido di quella notte

non riuscì a raffreddare i loro

cuori! Prima di Pasqua partirono

da Napoli con un bastimento

carico di povera gente

e, dopo una lunga traversata,

arrivarono nel porto di New

York. Scesi, vennero messi in

fila con le loro valige di cartone,

subito visitati dalla guardia

medica locale, spogliati e

disinfettati con il DDT.

Dopo la quarantena, per

scongiurare ogni tipo di contagio alla

popolazione americana, vennero alloggiati

in povere baracche, e rimpiansero non

poco il bel suolo natio. Poi, con l’avvio al

lavoro di Giuseppe, seguì, pian piano, il

lento adattamento alle usanze del luogo,

ed il rispetto delle regole e degli abitanti

facilitò la loro integrazione.

Giuseppe lavorava da fabbro nell’Illinois, a

Melrose Park, e tutto andava liscio. Arrivò,

allora, a far compagnia alle sorelle Ada e

Teresa, la terzogenita Maria che nasceva,

così, in America. Aveva appena due anni

quando, improvvisamente,

Maddalena si ammalò e, di lì

a poco, morì di polmonite, a

soli trentatrè anni.

Giuseppe cadde nella disperazione

e così lontano e solo,

con le sue tre piccole bambine,

capì che non ce l’avrebbe

proprio fatta.

Decise, allora, di tornare in

Italia. Qui incontra Elvira

Grandi, si innamora e la

sposa. Da questo matrimonio

nascono Vittorugo e Silvana.

Son certo, però, che non

passò giorno della sua vita

senza pensare a quella tomba

lontana e sola, dove era

sepolta la sua Maddalena.

Molti anni dopo, ed era il ’56,

Giuseppe Monfeli con le figlie Ada, Teresa e la piccola

Maria, dopo la morte della moglie

anche Gino Ciappici, il marito di Maria

Monfeli, assieme a tanti altri, dovette emigrare.

La famosa nevicata di quell’anno

aveva seccato tutte le piantagioni da frutto,

e la carestia più nera aveva colpito il

paese!

Emigrarono in America, in Belgio, in

Australia… Gino si imbarcò sull’Andrea

Doria ed andò a lavorare a Detroit, facendo

il carpentiere, e con i primi soldi inviati

alla moglie, mandava a dire di ripiantare

gli ulivi che la “secca” aveva decimato.

Anche queste sono storie di emigranti……

Da dx Maria Monfeli, il marito Gino Ciappici

ed altri familiari


20

Il recente ritrovamento di un quaderno di

appunti di un ceramista locale, ci permette

di conoscere una pagina dimenticata

della storia, illustre e millenaria, della ceramica

civitonica, quando nel 1936 subito

dopo la conquista dell’Etiopia da parte di

Mussolini, la Società delle Nazioni, l’O.N.U.

del tempo, stabilì di interrompere tutte le

forniture economiche all’Italia, un vero e

proprio embargo, causando non pochi

danni materiali alla popolazione civile che

risentì fortemente della crisi economica

conseguente. Con la restrizione delle forniture

materiali, dai tessuti ai generi alimentari,

tutto venne nuovamente “reinventato”:

dal tessuto di “Orbace” alla lana

di coniglio. “………Nel 1936 gli stati da cui

l’Italia importava le materie prime per la

ceramica cessarono le forniture. Era il

cosiddetto periodo delle “sanzioni”, per cui

le ceramiche civitoniche dovettero affrontare

un problema molto difficile, appunto

per la mancanza di materie prime come

argille, caolino, biossido di stagno, ecc..

In quel periodo l’Ingegnere Finesi si recò

in Sardegna per prelevare una campionatura

di argilla sarda e al suo ritorno la fece

provare alle maggiori ceramiche del

tempo, (Coletta, Vincenti, Marcantoni,

Profili, Sbordoni, De Angeli, Bernardi).

I risultati delle prove non furono soddisfacenti,

poiché questa argilla presentava una

notevole refrattarietà che dava luogo al

difetto del cavillo in maniera molto evidente.

Occorreva, quindi, rendere l’argilla più

fusibile, ma questa operazione presentava

notevoli difficoltà in quanto le materie

necessarie erano anch’esse colpite dalle

sanzioni, (soda, borace anitro, allumina,

acido borico, minio, carbonato di piombo,

ecc.).

Per tutto il periodo delle sanzioni si trattava

di sospendere la lavorazione della ceramica

a Civita Castellana, con le conseguenze

di danni enormi. Cominciai così ad

effettuare delle prove per rendere più fusibile

l’argilla sarda e dopo numerosi tentativi

trovai il materiale che faceva al caso e

cioè rottami di vetro. Ricordo bene l’esperimento

riuscito perfetto su di un piccolo

Campo de’ fiori

Quando non c’era l’argilla...

la ceramica civitonica e le sanzioni economiche

del 1936.

lavabo da angolo, la cui superficie era di

un bel bianco brillante per quanto la vernice

fosse con l’arsenico essendo sanzionato

anche lo stagno. Lo stesso Ing. Finesi

mostrò i risultati da me ottenuti in una

riunione con gli industriali di Civita

Castellana al Cinema Flaminio. L’esito delle

mie ricerche destò interesse ma anche

incredulità da parte di qualcuno che, evidentemente,

non aveva compreso l’importanza

dei miei risultati.

Comunque grazie ai risultati ottenuti l’industria

della ceramica potè riprendere la

normale produzione utilizzando argilla

sarda soltanto per la foggiatura perché,

data la refrattarietà non era colabile. Per

quanto riguardava l’opacizzante degli

smalti, in quei tempi, all’infuori del biossido

di stagno non si conoscevano altre

materie prime come l’opazon, lo zircobit,

lo stronzio, ecc., per cui sia per i sanitari

che per le piastrelle si usava l’anidrite

arseniosa. In questo clima di difficoltà sia

per la mancanza di mezzi che per la negligenza

di alcune persone, ho prestato la

mia opera di tecnico dedicando i miei

migliori anni alla ceramica di cui ho tutto-

di Enea Cisbani

Civita Castellana anni ‘40 - operaia della Ceramica Sbordoni

ra una grande passione. In fatto di scarsità

dei mezzi basti pensare che il dimagrante,

chiamato allora composto, formato

dalla dolomite e dalla silice, si portava a

macinare sotto al Ponte Clementino dove

c’erano i macinelli ad acqua e una volta

macinato veniva trasportato per mezzo di

asini a tutte le fabbriche. Anche il lavoro

che oggi è svolto dagli “scioglitori”, veniva

effettuato manualmente come molte altre

fasi della lavorazione fino alla foggiatura.

Oggi con tutti i ritrovati tecnici e i miglioramenti

degli impianti di produzione suggeriti

dalle esperienze dei vecchi ceramisti,

il lavoro manuale in una fabbrica è ridotto

al minimo. Nuovi macchinari e nuovi procedimenti

di lavorazione hanno dato un

volto nuovo all’industria ceramica civitonica

collocandola ai primi posti del settore

E’ a questa mia ceramica che dedico queste

poche righe con le quali ho espresso

una piccola parte di quelle esperienze vissute

che sono il segno tangibile della mia

passione per la ceramica, la mia “seconda”

famiglia………………………..”.

Una storia dimenticata della ceramica

di Civita Castellana.


Credo che l’energia

sia una merce

tra le più indispensabile

nella nostra

società, ma, a differenza

degli altri

beni come il

petrolio, il rame,

l’acciaio, il pane

che si possono

di Giovanni Francola toccare e pesare,

l’energia non si

vede e tanto meno si può toccare.

Se prendiamo come esempio il pane, la

sua esistenza è resa possibile dall’insieme

di diverse energie, dall’energia solare che

consente la fotosintesi nelle pianta, nel far

combinare l’acqua con l’anidride carbonica,

dando così la formazione di amidi,

grassi e proteine. Siamo davvero sicuri che

l’energia applicata sia soltanto andata

dentro il chicco di grane e nella sua trasformazione?

Quanta energia, nel corso della trasformazione

di un qualsiasi prodotto o alimento,

viene dispersa nell’ambiente e soprattutto

Campo de’ fiori 21

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Energia e pane

chi è in grado di contabilizzarla?

Ad esempio per l’acciaio, il processo può

partire sia dal minerale che dal rottame,

ed è ovvio che l’unità di massa sarà diversa

come diversi saranno i costi energetici,

e nasce proprio da qui l’importanza del

recupero di merci, sottoprodotti, rottami e

soprattutto rifiuti.

Se pensiamo che il costo energetico di una

giornata di vita di una persona si può valutare

sulla base del contenuto energetico

degli alimenti pari a circa 10 MJ (2.500

Kcal) (peccato che questi quantitativi al

mondo troppe persone non potranno mai

averne), nasce spontanea l’importanza di

non dover sprecare nessun tipo di energia,

e tanto meno il prodotto finale.

Concludo dicendo che la madre di tutte le

energie sulla terra è l’energia solare che

innesca poi altre forme di energie

che a loro volta ritornano

nello spazio sotto forma di

calore e non solo: un continuo

movimento da un corpo

all’altro che permette il proseguimento

della vita. Troppo

spesso la frenesia del consumismo più

sfrenato fa si che questo tipo di valutazioni

siano trascurate, ma senza dubbio

occorre recuperare tutto quello che si può,

per non esaurire fonti e risorse indispensabili

per la nostraesistenza.

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22

di Ermelinda

Benedetti

foto M. Topini

Campo de’ fiori

Le guide di Campo de’ fiori

continua dal numero 53

ITINERARIO TURI-

STICO Il paese di

Andalo è un’ottima

meta turistica sia per

l’inverno che per l’estate,

grazie al suo

clima temperato e fresco

nel periodo estivo,

e alle temperature

rigide del periodo

i n v e r n a l e .

Passeggiando per il

centro del paese sono ancora visibili i

segni del tempo, caratteristici locali, in

particolar modo la configurazione a masi.

A nord spicca la presenza di un bel laghetto

carsico, con acque copiose nei periodi di

intensa attività pluviometrica, con evidenti

fenomeni di glacialismo, alimentato

da sorgenti sotterranee.

Ad est dell’abitato si

inerpicano le pendici della

Raganella, che sfiora i 2125

m. A sud dell’abitato si

estende il maestoso gruppo

del Brenta, ricco di

grandiose vette, pinnacoli

e pareti vertiginose. Dalle

sue sommità si possono

ammirare le cime del

Catinaccio, del gruppo del

Sella, il monte Civetta, la

Marmolada, le Pale di San

Martino, la catena del

Lagorai. Per la sua posizione il

gruppo rimane incluso, dal punto

di vista geografico, ancora nelle Alpi

Retiche. Tuttavia, le sue rocce, in prevalenza

sedimentarie, lo differenziano nettamente

dai massicci cristallini delle Alpi

Centrali, conferendogli il nome di Dolomiti

del Brenta. Andalo è interessato dalla presenza

del Parco Naturale Adamello Brenta,

la più vasta area protetta del Trentino,

con i suoi 618 kmq, che comprende i

gruppi montuosi dell’Adamello e del

Brenta.

Andalo

Nel suo territorio si possono contare, inoltre,

più di cinquanta laghi e si può

ammirare uno dei ghiacciai più estesi

d’Europa, il ghiacciaio dell’Adamello.

SAPORI TIPICI Tra i prodotti tipici

locali spicca la produzione di formaggi,

caratteristici di tutta la zona del

Trentino. Il formaggio di maggior successo

è senz’altro il Grana del

Trentino. Ottimo formaggio a pasta

molle è l’Asiago, profumato e dal

sapore accentuato. Altri noti formaggi

sono la Mozzarella, la Caciotta, il

Dolomiti, la Robiola e la Tosela,

una cagliata che si ottiene dalla coagulazione

di latte di fresca mungitura, il

Casolet della Val di Sole, il Fontal, il

Mezzana, la Spressa delle Giudicarie

e Rendena, il Nostrano Fassano, detto

anche Puzzone di Moena o Spretz Tsaorì.

Altro prodotto tipico è lo speck, una sorta

di prosciutto affumicato, ricavato dalla

spalla disossata del maiale cruda, che

viene salata a secco con una mistura di

erbe aromatiche e, successivamente, affumicata

con l’esposizione a bracieri per non

più di una settimana.

La carne salada, invece, è una

carne magrissima aromatizzata

e prestagionata. Si

mangia cruda a fette molto

sottili, da accompagnare

ad esempio con scaglie di

grana e rucola, o a fette

più grossa cotta ai ferri

dopo averla passata in

olio di oliva con alcune

gocce di aceto, servita su

un piatto caldo. La polenta

è un alimento di antichissima

origine, molto comune nelle

Chiesa di San Vito

zone dell’Italia settentrionale,

per molto

tempo alimento principale

delle genti

povere, è stata riscoperta

dai grandi cuochi

e viene oggi servita

in centinaia di modi

diversi. I canederli

sono un primo piatto

tipico della cucina trentina.

Si tratta di gnocchi di

pane, latte e uova, solitamente

insaporiti con aggiunta di speck, prosciutto,

formaggio e prezzemolo, a forma

di palline di circa 7-8 cm di diametro, cotte

in acqua salata. Possono essere serviti con

il brodo di cottura oppure asciutti con il

burro fuso, ma le ricette, anche in questo

caso, sono numerosissime. Nell’area germanofona

sono conosciuti con il nome di

Knodel, e risalgono al XIII secolo, dato che

nella cappella di Castel d’Appiano si trovano

affreschi romanici che ritraggono una

signora che mangia canederli. Anche tra i

vini ce ne sono alcuni prodotti tipicamente

in questa zona.

Fra i vini bianchi autoctoni è impossibile

non nominare il Nosiola, con un sapore

delicato che lo rende il più caratteristico di

tutta la zona. Dall’appassimento delle sue

uve si ricava poi il rinomato Vino Santo

Trentino. Fra i grandi rossi va ricordato

invece il Marzemino gentile e il

Teroldego Rotolino.


Adolescenti silenziosi

Dott.ssa

Maura Brugnoni

Psicologa

Gli adolescenti di oggi

sono silenziosi. Non

scendono in piazza,

non protestano, non

contestano, non irrompono

sulla scena sociale

proponendo nuove e

grandi utopie. Spesso

gli adulti li criticano per

questo, come se disobbedissero

al mandato

che ambiguamente

hanno loro affidato di apportare novità e

cambiamento. Questa generazione di adolescenti

non si interessa alla “cosa pubblica”,

non si impegna sul piano politicosociale,

differenziandosi dalle culture giovanili

degli anni ’60 e ’70. Dal punto di

vista dei cinquantenni i ragazzi di oggi

appaiono remissivi, taciti, indifferenti.

Neppure la cronaca nera è riuscita a generalizzare

il significato di certi episodi di violenza

che negli ultimi anni hanno visto

coinvolti gruppi di giovanissimi. Gli adulti

però ignorano o non si curano di decodificare

i messaggi che gli adolescenti inviano

continuamente alla società riguardo la

relazione, il gruppo dei pari, l’amicizia, il

rapporto tra i sessi, il nuovo galateo amoroso,

il mutamento dei ruoli e delle relazioni

all’interno della famiglia. Su questi

argomenti i giovani appaiono tutt’altro che

silenti. Propongono novità che non fanno

rumore e che non riguardano la politica

ma il mondo degli affetti. Anche dal punto

di vista psicologico, sia nel nostro Paese

che all’estero, si nota un fenomeno nuovo

sul piano dei processi di socializzazione e

dei modelli educativi: la fine della contestazione

contro l’autorità genitoriale e istituzionale.

Nel contesto attuale il processo

di crescita e separazione dalla famiglia non

assume più i connotati del conflitto generazionale.

Questo accade anche perché la

famiglia è diventa “lunga”, cioè deve contenere

i figli oltre i trent’anni, a causa della

formazione sempre più specializzata

richiesta dal mondo del lavoro, spesso

Campo de’ fiori 23

neppure premiata sul piano

professionale ed economico.

La convivenza pacifica

e prolungata tra adulti e

giovani diviene perciò necessaria. Di conseguenza

il processo di crescita non è più

caratterizzato dall’emancipazione e dalla

differenziazione, bensì dalla ricerca del

valore personale. Il “conflitto edipico” si è

placato. I giovani di oggi non pensano che

per conquistare la libertà e l’identità personale

debbono uccidere simbolicamente

il padre. Cercano nella propria mente e nel

proprio corpo l’affermazione di sé. Edipo è

stato spodestato da Narciso. Più che il

conflitto è la difficoltà a mantenere l’autostima

a farli stare male. Crescono in famiglia

sentendosi unici e preziosi, protetti

dalle frustrazioni e finiscono inevitabilmente

per sviluppare una grande fragilità narcisistica.

Si aspettano molto da se stessi e

maturano forti attese rispetto al successo

e al riconoscimento del proprio valore.

Perciò durante il passaggio dall’infanzia

all’adolescenza, che segna l’inizio del confronto

con il mondo esterno e risulta spesso

deludente da questo punto di vista,

sono soggetti a ferite e disinganni.

Fragilità del Sé, permalosità, ritiro, disinteressamento,

rottura del contatto con ciò

che potrebbe mettere a repentaglio l’autostima,

sono tra le principali conseguenze.

Certamente il nuovo modo di organizzare

la vita familiare, caratterizzato da una contrazione

dei tempi riservati al contatto

educativo come pure alla funzione di contenimento

e accudimento dei figli, non

giova. Dopo il “disarmo del padre” e la

delega dell’esercizio dell’autorità alla scuola,

le regole si stabiliscono negoziando. I

genitori contrattano su tutto con i figli, dal

voto alle norme, ma spesso la negoziazione

è impastata di affetti, emozioni, attese,

esigenze. Così, quando l’adolescente trasgredisce,

non lede un valore sancito dallo

stato o dalla religione, ma infligge un dolore

alla mamma o al papà. Ne derivano

intensi sensi di colpa e vergogna. La perdita

dei valori in sé e dell’autorità genitoriale

non rafforza, bensì rende indifesi gli

adolescenti di oggi. Infliggere punizioni

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con scarsa convinzione o evitare i conflitti

perché si ha poco tempo per appianarli,

significa anche non insegnare ai ragazzi a

gestire le relazioni, cioè condannarli a trovarsi

impreparati quando dovranno affrontare

i primi rapporti con i pari. Nella società

del narcisismo e della precarietà la

costruzione autonoma e creativa di sé

stessi ha sostituito il conflitto sociale e

familiare quale valore da perseguire nel

processo di crescita. Ciò ha favorito lo sviluppo

di una forte vocazione espressiva e

comunicativa finalizzata all’individuazione

di sé. I ragazzi di oggi suonano strumenti,

creano graffiti, producono immagini e le

trasmettono agli abitanti del pianeta tramite

Internet, realizzano blog. Insomma

non protestano, parlano poco ma cercano

sé stessi e cercano di esprimere sé stessi

utilizzando i più vari canali comunicativi.

Tutto ciò obbliga gli adulti a mettere a

punto nuovi dispositivi di ascolto, a non

barricarsi dietro la critica acritica con cui i

benpensanti sono soliti difendersi da

quanto non conoscono. L’universo dei giovani

è difficile da comprendere e facile da

fraintendere. Il lavoro dei genitori, delle

istituzioni e degli esperti che lavorano per

loro e con loro deve perciò essere centrato

sull’ascolto, la comprensione, l’accompagnamento

lungo il percorso di ricerca

del Sé.


24

della Prof.ssa Maria Cristina Bigarelli

Il Castello Orsini di Vasanello, del XIII

secolo, ha spalancato le porte per il secondo

anno consecutivo, ospitando nelle vetuste

sale interne e nei secolari ambienti

esterni una serie di persone attive e dinamiche,

impegnate a proporre differenti

forme d’arte, a far risuonare la voce di un

memorabile passato della ceramica bassanellese

di grande vanto per il territorio,

a ricostituire le botteghe d’arte, nelle quali

con minuzia e competenza certosina, oltre

che tecnica, un tempo rappresentavano

l’operosità umana appagando la vista con

fiori, frutti, piante, e l’olfatto con il loro

gradevole profumo che tanto sa di arcaico.

Il titolo dato alla manifestazione, svoltasi

nei giorni 5, 6 e 7 settembre, è stato

“OLTRE IL GIARDINO” patrocinata dal

Comune di Vasanello, la Provincia di

Viterbo, la Regione Lazio, l’Università

Agraria ed è stata curata dalla BASSANEL-

LO SOCIETA’ COOPERATIVA con la

Direzione Artistica della Marchesa Donna

Elena Misciattelli, proprietaria del Castello.

All’inaugurazione erano presenti il Sindaco

di Vasanello Primo Paolocci, i

Rappresentanti la maggioranza e l’opposizione

del comune, le autorità

dell’Università Agraria, la Contessa Bianchi

Ninni, la Senatrice Laura Allegrini, altre

Autorità e numerose persone del paese e

dintorni. La Bassanello Società

Cooperativa nasce un anno fa dal bisogno

di professionalità per una serie di servizi

che spaziano dal sociale alla manutenzione

del verde fino alla promozione turistica:

la Presidente è la Signora Orietta Paolocci,

la Vice-Presidente è la Dott.ssa Sabrina

Costanzi. La Cooperativa comprende

anche dei soci che collaborano al raggiungimento

degli obiettivi prefissati. Per

la realizzazione della manifestazione “Oltre

il Giardino” organizzata in una mostra

Campo de’ fiori

Castello Orsini di Vasanello

Palcoscenico della cultura tra arte, ceramica, botteghe d’arte, piante aromatiche

e antiche fragranze.

Castello Orsini di Vasanello

Esposizione di piante e fiori nel giardino del Castello

mercato, si è curato nei minimi particolari

lo svolgimento a cominciare dalla “reception”

d’entrata con donne e ragazze in

costume fino alla scelta degli espositori:

nel contempo è stata eccezionalmente

riaperta l’antica fabbrica ceramica che

poteva essere non soltanto visitata, ma

grazie alle spiegazioni di supporto, poteva

anche esserne compreso il senso storico.

Si è andati alla ricerca dei decoratori, degli

artigiani di un tempo, ancora viventi che

hanno portato le loro opere, esponendole.

Si è trattato di un appuntamento importante

per il quale, fin dallo scorso anno,

sono stati partecipi tutti i membri della

Bassanello S.Cooperativa. Nella prima edizione,

il pubblico ha potuto ammirare le

opere create dagli artisti come Del Drago,

Mazzacurati, Spadini ed ha potuto osservare

numerosi oggetti dipinti da decoratrici

del luogo nei bellissimi e suggestivi locali

dell’antico Museo della ceramica di

Bassanello. Si tratta di oggetti unici, ideati

e realizzati con sapienza, cura e perizia

anche per le peculiari, contingenti

circostanze che

potevano crearsi nei Nobili

Ambienti del Vecchio Dott.

Misciattelli, Marchese (

Chimico ed esperto di terre

): opere realizzate dal Dott.

Giovanni Massaro, diciannovenne

nel primo dopoguerra,

appena uscito dalla scuola

d’arte di Faenza, che venne

a dirigere questa fabbrica

realizzando per una decina

di anni una produzione

straordinaria e sterminata,

con commesse da Tiffany a

New York e contatti in Giappone.

L’innovazione stava nell’ impasto creato

che divenne ben presto tipico di

Bassanello riconoscibile nella forma del

castello come marchio di autenticità riprodotto

sul fondo degli oggetti. Da allora la

fabbrica ha vissuto varie fasi, fino alla

chiusura, poiché risentì del cambiamento

dei tempi. Presenti, tra gli espositori di

vasi, targhe, manufatti, testine, decorazioni

e ceramiche, Isabella Pace, Linceo

Orlandi, Giancarlo Tabacchi, Rina Tusoni,

Giulio Francesconi, Orlando Orlandi,

Alverio Orlandi, Sirio Orlandi, Maria Franca

Ciuffi, Benvenuto Mancini, Ilaria Creta,

Mario Pieri, Benito Tamburrini e il Maestro

Capucci. Esposti i documenti della

Biblioteca del Dott. Armando Bonifazi e i

prodotti dello Stabilimento dello stesso.

La mostra-mercato si è arricchita, nel

biennio, facendo esporre piante rare dai

colori variegati, dalle forme più bizzarre e

dagli aromi che rievocavano antichi ricordi

d’infanzia fino ad oltrepassare quel giardino

per raggiungere memorie più lontane.

Presidente Bassanello Soc. Coop.

Orietta Paolocci e

Vice -Presidente Dott.ssa

Sabrina Costanzi

La prima edizione ha visto esporre le

splendide opere in terracotta, in ceramica

ed acquerelli di Fiorella Corsi. Inoltre sono

stati esposti i lavori di Cascella e ammirata

la performance di Ioppolo, figlio del

noto Artista. Quest’anno la prima serata si

è conclusa con concerto di clavicembalo e

violoncello; il Maestro Luca Purchiaroni ha

eseguito musica dell’epoca di Giulia

Farnese con una copia del cembalo

Barberini conservato nel castello. Il concerto

è stato dedicato alla memoria di

Paola Pesci. Le conferenze tenute per lo

più da relatori universitari, in entrambi gli

anni, hanno avuto grande successo ed

hanno preso al vaglio la storia della ceramica

del paese del Prof. Antonino Scarelli,

le Considerazioni su 99 anni di rose del

Prof. Walter Branchi, La riscoperta della

vecchia coltura della Canapa del Dott.

Amedeo Santini Sindaco di S. Anatolia,del

Prof. Isidoro Peroni, Ing. Flavio

Domenichini, della Prof.ssa Blenda

Gianpaoli, l’Iconografia e l’araldica nella

ceramica farnesiana del

Prof. Enrico Anselmi fino

alla Conversazione sulla

Ceramica giapponese nel

suo significato di Fuoco e

di Terra con l’intervento

del Prof. Francesco Lizzani,

Patrimonio culturale,

ambiente e territorio…

quale risorsa economica?

del Prof. Lorenzo Venzi,

L’alimentazione e la

depressione quale correlazione

del Dott. Giuseppe

Messina, L’Orto Botanico

dell’Università della Tuscia

del Prof. Silvano Onori, Potenzialità, qualità

e criteri di gestione delle risorse idriche

sotterranee del Prof. Vincenzo Piscopo,

Argille e ceramiche del ‘900 vasanellese

del Prof. Antonino Scarelli. Grande interesse

ha suscitato la proiezione del documentario

su Giulia Farnese, storica dama

del castello, il successivo dibattito con gli

autori Alessandra Gigante, Fabio Andriola

e le studiose Patrizia Rosini e Felicita

Meneghini. Al termine della manifestazione

sono stati premiati i lavori del laboratorio

ceramico tenuto nel mese di agosto ed

esposti insieme alle terrecotte vasanellesi.

La Bassanello Soc. Coop. ha pensato proprio

a tutto anche ad offrire un ristoro per

gli ospiti allestendolo nel suggestivo scenario

del Castello, diventato, palcoscenico

di espressione culturale, che ha oltrepassato

il giardino fino a raggiungere tutti

quelli che vivono fuori di esso, ma che in

esso hanno ritrovato, seppur per pochi

giorni il bello dell’arte eccelsa dell’immagine,

della parola, della tradizione , della

botanica, del bello interiore della realtà.


26

Campo de’ fiori

Storia di un sogno chiamato

“Tele Radio Punto Zero”

Da Maurizio Tocchi al Vescovo Rosina

La Ceramica

Halesius-Faience

subì un improvviso,

forte tracollo

economico ed i

proprietari che

erano, come ben

sappiamo, gli stessi

dell’emittente,

furono costretti a

mollare Tele Radio

di Secondiano Zeroli Punto Zero.

E a chi la mollarono?

Ma a Stefano Principalli, naturalmente,

che ancora una volta si trovava a doversi

far carico d’una organizzazione che scricchiolava

pericolosamente ed il cui futuro

appariva avvolto da una fitta coltre di nebbia.

Stefano cominciò a tessere una serie

di abboccamenti con diversi gruppi, anche

ideologicamente contrapposti, ma alla fine

riuscì a trovare una controparte davvero

all’altezza niente di meno che nella Curia di

Civita Castellana. Il vescovo Rosina, accorto

pastore d’anime, proveniente dal lontano

Piemonte, volle impadronirsi dell’emittente

e al termine di incessanti e febbrili

incontri tra le parti, fu apposto il classico

nero su bianco. La proprietà era passata

alla Curia Vescovile di Civita Castellana e,

ricordo ancora nitidamente, la benevola

ma ferma esortazione di Stefano a non criticare,

in una trasmissione che avrei condotto

la sera su argomenti universitari, la

posizione della FUCI (Federazione

Universitaria Cattolici Italiani) perché

“Tele Radio Punto Zero ora è dei preti!”.

L’influenza della Chiesa, a dir la verità, non

si sentì troppo ed in fondo la cosa più rilevante

che accadde fu lo spostamento della

sede dell’emittente da Piazza Marconi a

Piazza Matteotti. I locali dell’ex-seminario

Secondiano Zeroli

...continua dal numero 53

erano molto ampi e tutti accettammo di

buon grado l’avvenuto avvicendamento di

proprietà. Pochi giorni dopo, mentre con il

cameraman Ivano Gabrielli, seguivo una

imponente manifestazione sindacale in

corso di svolgimento a Viterbo, un gruppo

di femministe civitoniche vedendoci

riprendere la manifestazione, improvvisò

una poco gradevole rima che faceva:

“Punto Zero clericale a fa’ in… devi andare”.

Togliemmo l’audio e tutto finì lì.

Anche il giornalista di Famiglia Cristiana

Guglielmo Nardocci fu inserito nell’organico

di Tele Radio Punto Zero e da subito

cominciarono le incomprensioni, per non

dire i contrasti, con il direttore Gian Franco

Faperdue.

Guglielmo aveva preso l’abitudine di iniziare

invariabilmente ogni discorso

dicendo:”Sono stato dal Vescovo, il quale

mi ha detto…” ovviamente tutto veniva a

suo vantaggio e le dispute con Gian

Franco crescevano in maniera esponenziale.

Ben presto però l’influenza del rampante

Guglielmo si affievolì ed anche le sue

aspirazioni di assumere la direzione del TG

divennero soltanto velleitarie. Un ospite

graditissimo fu nel mentre introdotto da

Franco Bozzi.

Si chiamava Edoardo Vianello ed era reduce

dalla fine della relazione con Wilma

Goich. Credo, senza timore di essere

smentito, che quel periodo sia stato per

Edoardo uno dei più sofferti della sua vita,

perché la vitalità che il cantante ha sempre

mostrato in pubblico, in quei tempi trascorsi

a Civita Castellana era davvero artificiale.

Edoardo Vianello era stressato,

ansioso, molto preoccupato del suo futuro.

Spesso pranzavo con lui presso lo storico

ristorante Mignolò e cercavo, inutilmente,

di tirarlo su di morale. Conduceva una trasmissione

a quiz,

che, dopo essere

stata trasmessa sulla

nostra televisione,

veniva venduta ad

una televisione

abruzzese e ad una

campana. Non cantava

e questa era un

po’ l’anomalia del

programma ma se la

cavava piuttosto

bene anche facendo

soltanto il conduttore.

Ora invece le cose

gli vanno molto

meglio ed Edoardo

ha ripreso alla grande

ad interloquire

con i suoi Vatussi ! Nella nostra TV non

poteva mancare la vendita in diretta dei

quadri di artisti grandi e meno grandi.

All’uopo veniva da Assisi, il sardo Zeno

Zoccheddu. Aveva un piccolo furgone

pieno zeppo di opere d’arte, come lui le

chiamava, ed era una vera sfacchinata

portare tutto quel materiale pesante,

come noi lo chiamavamo, e poi ricaricarlo

sull’automezzo alla fine dell’asta. Una salutare

bevuta, nel bar vicino, ci ripagava

comunque della faticaccia e Zeno se ne

andava soddisfatto (anche perché vendeva

abbastanza) verso la sua verde Umbria.

Sul finire del 1983 si avvicinò all’emittente

l’immobiliarista Sandro Anselmi, che da

una quindicina d’anni aveva iniziato a vendere

case e terreni a Civita Castellana e

nell’intera area faleritana.

Dimostrò subito professionalità e cordialità

nel pubblicizzare le sue offerte immobiliari

e all’istante si stabilì tra noi una forte amicizia

che il tempo non è più riuscito a scalfire.

Con Sandro e il cameraman Ivano,

passai piacevoli ore a riprendere case antiche

e villini in costruzione, abitazioni

moderne e vecchi casali da ristrutturare.

Mi piaceva in Sandro la signorilità innata

ed il suo ottimismo nell’affrontare le avversità

della vita.

La sua rubrica diventò presto un fiore

all’occhiello dell’emittente ed un appuntamento

da non perdere nella sua cadenza

settimanale.

continua sul prossimo numero...

Sandro Anselmi


Campo de’ fiori 27

Inchiesta di Campo de’ fiori e del C.I.S.P.R.A. Centro Italiano Pranoterapeuti

UOMINI E SPIRITUALITA’

Una ricerca tra verità e leggenda - sacralità millenaria di Gaetano Grasso

pranoterapeuta - parapsicologo

Uomini e spiritualità

nella vita moderna

... continua dal numero 53

Tanto per avere un’idea, l’arte magica ha

prodotto l’alchimia, che oggi ha preso le

sembianze della chimica e della metallurgia,

pur avendo perso qualcosa; ha prodotto

l’astrologia, che poi si è tramutata in

astronomia, astrofisica ecc., l’antica erboristeria

che oggi è diventata farmacologia.

E’ importante ricordare che fino a poche

centinaia di anni fa i Maghi comperavano i

cadaveri per studiare il corpo umano,

dando quindi vita alla moderna medicina…

Grandi personaggi della storia e scienziati

straordinari erano maghi; basti pensare a

Leonardo Da Vinci, o Newton, Cardano

ecc. Il termine Magia secondo un dizionario

del 1880 era l’antica scienza di filosofi

e sacerdoti persiani detti magi. Secondo lo

Zingarelli, decisamente più moderno, è

l’arte di conoscere i segreti per dominare

la natura; se è a fin di bene si tratta di

magia bianca; se è a fin di male si tratta di

magia nera. A mio modesto avviso, la

magia è l’arte, la conoscenza che ti permette

di vivere in armonia con l’universo

intero, di vivere in armonia e non per

dominare, controllare e soggiogare, che

dona disarmonia. Il termine etimologicamente

ha le sue origini nella radice caldea

MAGH, che significa saggezza, illuminazione,

sapienza. Questo erano i Re Magi, non

sovrani effetti ma rispettati come tali perché

saggi, sapienti e illuminati. Oggi, purtroppo,

si è fatto scempio di questa prerogativa

sacra dell’uomo e non importa chi

ne è colpevole. Quel che è certo è che la

verità resiste e si ripresenta sempre e

amorevolmente nel momento in cui l’uomo

ne avrà bisogno. Ancora una volta chi

mago lo è veramente, sarà pronto a sacrificare

se stesso per essere guida ed esempio

di un’umanità confusa.

Chi ha domande da fare, chiedere chiarimenti o consigli, può scrivere in redazione… risponderemo a tutti.

Chi vuole può anche raccontare il suo problema o l’esperienza vissuta.

Previsioni astrologiche generali per il mese di Ottobre 2008

Ariete Non a parole, ma coi fatti ti piacerò … così cantava Ovidio. Fai tue queste parole, cerca di essere meno serioso, impegnati, alla

fine del mese riuscirai a ritrovare l’accordo con i tuoi cari.

Toro Ci sono nuove prese di coscienza e nuove “aperture mentali”, hai capito che un po’ di trasgressività aiuta in amore.

Ci sono nuove occasioni e trattative concludenti in affari. Continua così…

Gemelli Ottobre all’insegna dell’avventura e del pericolo. Attenti il rischio è alto… se tu fossi saggio e maturo diresti no, ma la tentazione

è forte, leccarti poi le ferite è ancora più doloroso.

Cancro I dardi degli avversari cadranno spuntati ai tuoi piedi. Arriva di nuovo l’allegria, fidati del tuo fascino. Nuovi incontri saranno

favoriti, naturalmente pieni di passione.

Leone Sei un po’ combattuto tra un polo e l’altro dell’emotività. Vorresti il ritorno di un vecchio amore, ma ne desideri ardentemente

uno nuovo. Il periodo propizio è quello al centro del mese. L’amore c’è.

Vergine Caratterialmente sei pratico, ciò ti aiuterà nel far crescere le tue entrate, ma non puoi cambiare il mondo, sei tu che ti devi

adattare. L’amore c’è, malgrado il tuo cattivo umore sei favorito.

Bilancia Ti sei ritrovato rinvigorito, ciò ti aiuterà a fare un po’ di pulizia in ogni tipo di rapporto ed in vari aspetti della tua vita, insomma

è la preparazione ad un rinnovamento.

Scorpione Mese piuttosto positivo, dove il raccolto è copioso. L’amore è serio ed irresistibile come le amicizie, insomma si al centro del

mondo… ma… il futuro incombe ed è ad esso che devi pensare, tutte le buone possibilità sono davanti a te.

Sagittario Periodo tranquillo dove metti in cantiere o segui bene progetti a lunga scadenza. Momento positivo per consolidare rapporti

di collaborazione… ma anche l’amore. Metticela tutta, la riuscita c’è.

Capricorno Questo mese preannuncia tranquillità e scorrevolezza… definisci bene le regole e sii il primo a rispettarle, ciò indurrà gli

altri al rispetto… l’amore si fa insistente… apri gli occhi.

Acquario Ottobre arriva con idee importanti in grado di segnare positivamente la tua vita… ascolta la tua voce interiore, allarga la tua

visione, le tue possibilità di crescita saranno aumentate, l’amore un po’ meno.

Pesci Cresce la tua sicurezza e ti aiuterà a prendere decisioni e a far pulizia nei rapporti… cerca di volerti bene. Favorito il lavoro soprattutto

per i giovani, e l’amore.


28

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana

condividono l’arte

L’ESPRESSIONE DEL CUORE

NELLA PITTURA DI MANUELA PETTI

Manuela Petti dipinge da sempre con dedizione

e passione. La sua produzione di

tele, sulle quali imprime immagini, decori

delicati e raffinati, ci mostra come sia interessante

il discorso dell’arte per l’arte. Il

significato dell’espressione risiede nel

gusto di Manuela di fare arte per confortare

i moti dell’animo di coloro che visitano

le sue opere pittoriche. Manuela sa essere

splendida artista in quanto abile ambasciatrice

dell’espressione del cuore con un

atteggiamento disincantato. I suoi angeli, i

suoi putti, le sue dame inserite in atmosfere

ottocentesche, le sue pagine ed i suoi

fogli di libri antichi consumati dal tempo,

lievemente scomposti da un impercettibile

soffio di vento, i suoi volti senza età, i suoi

luoghi senza spazi precisi, i suoi tavoli e

piani su cui poggiano personaggi un po’

immaginari, fatati, soavi e puri sono i protagonisti

delle sua produzione sensibile e

della sua creazione estetica. Interessante

quanto emerge in questi dipinti di visione

classica impressa dalla sua innata delicatezza

e dal suo naturale talento: nulla è

reale delle sue creazioni pittoriche, nulla è

attualmente tangibile, ma incredibilmente

vissuto come estremo

impulso interiore atto

a ristabilire un sano e

urgente nutrimento

della fantasia come

piacevole ausilio della

realtà, capace di alleviare

le sofferenze spirituali,

ammorbidendo

l’impatto con il reale.

Dai suoi dipinti emerge

la presenza dei

fiori, piccoli esseri

viventi corruttibili,

anch’essi riprodotti

con toni e colori tenui,

sfumati quasi a voler

apparire non completamente

vivi. I colori

acquerellati richiamano

in vita gli affetti

passati e le luci baluginanti

che accompagnano

il cammino dell’uomo

verso un

mondo senza tempo.

La scelta di un’atmosfera

immutabile è

resa grazie ai tratti

netti e precisi intorno

all’intera immagine, e

nel contempo la serenità

che emana è

donata mirabilmente

dai colori più digradati

e flebili. La solennità

delle immagini sacre e

la freschezza delle immagini pagane esaltano

la locuzione del cuore, la speranza

dell’animo, la gioia

di vivere: tre sentimenti

che difendono

dalla deteriorabilità

della fisionomia

esteriore , che

impediscono la

putrefazione dell’identità

interiore.

Tutto è illuminato

dalla luce generata

dalla combinazione

del giallo, della

terra bruciata, del

rosa che in una

tonalità perpetua

ci dona un’altra

perla dell’arte.

a cura della

Prof.ssa Maria

Cristina

Bigarelli


di

Daniele Vessella

Entusiasmante e appassionante.

Questo manga ha raccolto

consensi in tutto il

mondo, e meritandoseli.

Lo shonen (manga per

ragazzi, dove prevalgono

i combattimenti) in

questione parte in sordina,

quasi in modo noioso

e banale; si ha la

sensazione di avere tra

le mani un qualcosa di già visto.

All’inizio può sembrare la classica storia di

qualcuno che vede i fantasmi dei morti.

Ma già dal secondo numero la situazione

cambia radicalmente; la storia segue la

vita di Ichigo Kurosaki, uno studente quindicenne

con l’abilità di vedere i fantasmi, e

di Rukia Kuchiki, uno Shinigami (letteralmente

Dio della Morte, o anche Mietitore

di Anime) che lo incontra durante una caccia

ad un Hollow (uno spirito maligno).

Durante lo scontro con lo spirito, Rukia

rimane gravemente ferita ed è costretta a

trasferire parte dei suoi poteri ad Ichigo,

che accetta la proposta della Shinigami nel

tentativo di proteggere i suoi familiari, alimentando

così la speranza di Rukia che lui

sconfigga l’Hollow al suo posto.

Tuttavia, durante il processo di trasferimento

qualcosa va storto, e Ichigo assor-

Campo de’ fiori 29

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

BLEACH di Tite Kubo - edito dalla Panini Comics

serie di 29 numeri, in corso

be tutti i poteri di Rukia, diventando uno

Shinigami a pieno titolo.

Da qui parte la loro avventura che si fa

sempre più avvincente di volume in volume.

L’autore ci regala un fumetto capace di

emozionare, ricco di pathos, avventura e

siparietti comici, atti a spezzare la tensione

del momento.

Questo è dovuto, oltre ad una trama lineare

ma ben congegnata, ai personaggi ottimamente

caratterizzati e dal forte carisma.

Ichigo col passare dei numeri matura per

affrontare avversari a lui superiori, ma il

nostro protagonista non è solo il sostituto

di un “acchiappafantasmi”, è un personaggio

determinato a proteggere i suoi amici

dagli Hollow… a costo della propria vita.

Intorno ai personaggi, Tite Kubo incastra

una storia di magia, combattimenti, amicizia,

dove il colpo di scena è dietro l’angolo

e questo ti tiene incollato alle pagine del

fumetto.

Non vedi l’ora che esca il numero successivo

per sapere come va a finire una determinata

situazione, grazie anche agli splendidi

disegni dell’autore.

Lo stile di Tite Kubo è dinamico e pulito,

questo permette al lettore di capire tutto

lo svolgimento di ogni singolo combattimento.

L’unica pecca di Bleach è la strategia nei

combattimenti: avversari sempre più forti

affronteranno i protagonisti e ogni qualvolta

la vittoria sembrerà impossibile, una

manifestazione di volontà o una fuga

seguita da un qualche strambo allenamento

porterà una crescita dei poteri tale da

rendere la situazione facilmente risolvibile.

Questo schema ricorda quello usato in

Dragon Ball, che ha ucciso l’arte bellica nei

fumetti e purtroppo ha fatto proseliti…


30 Campo de’ fiori

il diario dei

Giras

questa pagina è dei ragazzi speciali

li

E’ difficile che si parli dei nostri amici

sui giornali, nelle radio, o nelle tv.

E’ difficile che se parli in genere!

Fanno notizia ed interessano le

avventure dei calciatori, delle veline,

delle cantanti e degli attori, o la

disperazione dei partecipanti ai reality

show.

C’è una sola encomiabile eccezione:

la coppia Costanzo – De Filippi.

Maurizio Costanzo prima, con il

suo Show e Maria De Filippi poi,

con C’è posta per te, hanno sempre

ospitato con garbo e simpatia ragazzi

down e, tra una lacrima ed un sorriso

hanno emozionato milioni di

telespettatori.

Ho visto la bontà e la gioia sincera

nei volti dei due conduttori, sorpresi

dalla spontaneità e contenti della soddisfazione dei loro ospiti “particolari”.

Vadano, allora, a Maurizio e Maria il mio apprezzamento più sincero ed un sentito ringraziamento per l’affetto che rivolgono ai nostri

cari angioletti e posso dire (soprattuto perché lo vivo personalmente) che, anche grazie a loro, i nostri piccoli vengono guardati, ora,

più simpaticamente e con meno distacco.

Coraggio Maurizo e Maria, siete grandi!

Un bacio ed un abbraccio fortissimi dalle persone più buone del mondo!

Sandro Anselmi


Campo de’ fiori 31

Le “Macere” di Civita Castellana:

Le recinzioni dei fondi con blocchi di materiale tufaceo.

di Enea Cisbani

Civita Castellana occupa geograficamente

il punto terminale della Valle del Treja e,

quale centro nevralgico di un sistema viario

moderno ed efficiente e con una posizione

dominante tra l’entroterra e la Valle

del Tevere, ha sempre assunto nelle varie

epoche storiche una funzione portante e

catalizzatrice nell’ambito del suo comprensorio.

Nel tempo, seppur in modi diversi tra loro,

l’economia locale si è sempre basata sull’industria

ceramica e, in percentuali minori,

sul commercio e l’agricoltura.

Gli storici e gli esperti di storia economica

locale, hanno sempre tralasciato o volutamente

dimenticato, tutto il fenomeno produttivo

e tecnico legato all’attività

estrattiva di materiale lapideo, come il

travertino e il tufo, che raggiunge l’apice

della produzione e inaspettati livelli di

notorietà e importanza tra gli anni ’30 e

’50.

Che l’attività estrattiva sia stata nel tempo

una valenza, consistente e notevole, dell’economia

locale è una fatto storicamente

accertato: nel 1506, il celebre Architetto

Donato Bramante, nella realizzazione delle

fondazioni della nuova Basilica di San

Pietro, utilizza materiale tufaceo proveniente

dalla cave di Civita Castellana,

come citano gli stessi documenti archiviali

e un secolo più tardi, esattamente nel

1620, l’Architetto Carlo Maderno, sempre

in San Pietro, utilizza tufo e travertino di

Civita Castellana, trasportato a Roma da

chiatte caricate sul Tevere nei pressi di

Ponte Felice a Borghetto.

In tempi storicamente recenti, nel 1950 in

occasione della costruzione della nuova

Stazione Termini di Roma, la fornitura

delle lastre di travertino delle facciate su

piazza dei Cinquecento e sulle vie limitrofe

è della Ditta “Luigi Parroccini & C.”, con

sede in Ponzano, nei pressi della Strada

Statale Flaminia.

Soltanto negli anni ’30 si contavano a

Civita Castellana numerose ditte estrattive

di tufo e travertino, quest’ultimo particolarmente

noto per la sua lucentezza e

lavorabilità e denominato in gergo tecnico

“biancone”, utilizzato per opere di rifinitura

e di particolare pregio.

Una particolare forma di lavorazione

era riservata alla fornitura di grandi

blocchi di materiale tufaceo delle

dimensioni di ml.1,10-1,20, spessore

cm.60 e altezza circa 50 cm., utilizzato

per le recinzioni dei terreni, in

sostituzione delle palizzate di legno e

filo spinato: le Macere di Civita

Castellana.

La tecnica di lavorazione prevedeva le

seguenti fasi: individuato il banco tufaceo

idoneo, venivano tracciate sul piano di

lavoro delle linee di riferimento corrispondenti

alla larghezza dei blocchi.

Con il piccone l’operaio addetto cominciava

a scavare e incidere le tracce così individuate,

fino a raggiungere la profondità

voluta.

Successivamente, con dei cunei in legno

veniva scalzato ed estratto il blocco di

tufo, pronto per essere trasportato sul

luogo di costruzione.

Il trasporto era la fase certamente più

impegnativa: il blocco veniva caricato su

piani inclinati di legno con lunghe aste

laterali e trainato dagli asini e in tempi più

recenti con l’avvento dei primi mezzi di trasporto

a bordo di camion.

La posa era praticamente manuale: quattro

operai montavano e collocavano ogni

singolo blocco su più piani di posa e senza

l’utilizzo di malta cementante.

Una tecnica costruttiva, complessa e antica,

rintracciabile nelle mura di Faleri Novi.

Distrutte dall’incuria dell’uomo e dimenticate,

sopravvivono oggi in alcuni rari

esempi, a perenne testimonianza degli

ignoti e antichi operai che le hanno realizzate.


32

a cura della Dott.ssa

Ilaria Becchetti

Campo de’ fiori

LA FACEBOOK MANIA

Facebook, social

network nato nel

2004 dall’idea di

alcuni studenti di

Harvard, è oggi uno

dei siti più visitati e

utilizzati in tutto il

mondo. Per accedervi

è necessario

andare sul sito

www.facebook.com

e procedere alla registrazione. Gli utenti

creano profili che spesso contengono foto

e liste di interessi personali, scambiano

messaggi privati o pubblici e fanno parte

di gruppi di amici.

La visione dei dati dettagliati del profilo è

ristretta ad utenti della stessa rete o di

amici confermati. la richiesta di amicizia,

infatti, è sempre subordinata all’accettazione

del destinatario.

L’occasione è per tutti coloro che cercano

nuove amicizie, per chi vuole ritrovare vecchi

compagni di scuola o di università o

per chi vuole soltanto creare un micro-network

con i suoi amici di sempre, per condividere

con loro foto o video.

Facebook è opera di un giovane studente

americano, Mark Zuckerberg, che nel febbraio

2004, all’epoca soltanto diciannovenne

e studente di Harvard, senza saperlo

creava un fenomeno di costume.

Facebook oggi conta 90 milioni di utenti in

tutto il mondo ed è un sito assolutamente

gratuito. Dal luglio 2007 figura nella Top

10 dei siti più visitati al mondo ed è anche

il sito numero uno per foto negli Stati Uniti

con oltre 60 milioni di foto caricate settimanalmente.

È previsto per ottobre il «Primo mega

party Facebook Roma». gli utenti del social

network più famoso del mondo si potranno

così finalmente incontrare e conoscere

dal vivo grazie al «I love Facebook party».

Una mega festa organizzata nella Capitale

per radunare tutti gli iscritti, non solo quelli

romani. Perchè, come si legge sulla pagine

del gruppo Facebook creato per promuovere

l’evento, «non importa la nazionalità,

dove vivi o da dove vieni, la festa è

di tutti». Nato dall’idea di un gruppo di

amici, l’evento si sta diffondendo sul web

grazie alla potenza del passa parola.

Il fenomeno facebook ha destato l’attenzione

anche della Sony, che produrrà un

film interamente dedicato al social network

di Mark Zuckerberg. A realizzarlo

sarà Aaron Sorkin, già scenaggiatore di

Mark Zuckerberg

«La guerra di Charlie Wilson». Sarà

soprattutto un film di storie personali, confidenze,

amicizie: la ricostruzione di

Facebook secondo Aaron Sorkin racconterà

i particolari della nascita del più grande

social networking del mondo e sarà farcita

dai racconti di vita di quei milioni e

milioni di utenti che ogni giorno intrecciano

relazioni sul sito inventato dal giovanissimo

Zuckerberg.

L’aspetto umano è quello che sembra interessare

di più il regista per trasporre la

storia di Facebook in pellicola e il celebre

sito è colmo di vicende di uomini, donne,

ragazzi, potenti e persone qualunque.

In attesa di vedere il film, l’appuntamento

è su facebook.com!

IV° Campionato Mondiale

di Karate JKSA

Il karate è una disciplina prettamente orientale, che, però, da diversi anni a questa parte, ormai, si è

ampiamente diffusa anche nel mondo occidentale. Si è tenuto, infatti, dal 22 al 24 Agosto 2008, il 4°

Campionato Mondiale di Karate Jska a Manchester, dove il maestro Taghva Khosro, alla guida della Jska

Italia, ha conquistato ben due medaglie: l’oro in kata e il bronzo in kumite. Di origine iraniana, Khosro si

appassiona presto all’arte del combattimento, praticando la boxe e la difesa personale. Nel 1969 arriva in

Italia per studiare architettura. Si laurea nel 1976 e nel frattempo diventa istruttore di karate. Nel 1984

prende il 4° dan e il titolo di maestro, così che gli viene affidata la carica di direttore tecnico della regione

Lazio. Nel 1989 diventa 5° dan e nel 1992, lasciata la Ski-i, fonda la FU.S.KA.I. (Fujiyama Shotokan

Karate-do Italia). Nel 2003 entra nella JSKA (Japan Shotoka Karate Association) e viene nominato direttore

tecnico e capo istruttore della Jska per Italia. Nel 2004 conquista il 7° dan e il grado di Shihan.

I suoi allievi, amici e collaboratori, oltre ad ammirare la sua bravura, la passione e le grandi doti e qualità,

sono fieri dei prestigiosi titoli mondiali che è riuscito a raggiungere. In particolar modo gli appartenenti

al gruppo che fa capo a Civita Castellana, ma provenienti da molti paesi limitrofi, ringraziano gli sponsor

Stop in Italy, Passini Bevande e Bar Sale Fino, per il contributo, sperando ad una partecipazione più

massiccia per i prossimi mondiali e ad un buon risultato nel Campionato Italiano che si terrà nei prossimi

28, 29, 30 Novembre a Corchiano.

Ermelinda Benedetti


Associazione Nazionale Marinai d’Italia

Gruppo “Alberto Zilli”

COMUNICATO STAMPA

Campo de’ fiori 33

Ho il piacere di comunicare alla stampa locale che il Socio Effettivo Angelini Angelo del

Gruppo ANMI di Civita Castellana, con atto pubblicato nel Supplemento Ordinario n. 191

della Gazzetta Ufficiale n. 188 del 12 Agosto 2008, ha ricevuto la onorificenza di Cavaliere

della Repubblica (O.M.R.I.).

Angelini Angelo è nato ad Artena (RM) il 21.11.1921 ed è residente a Civita Castellana sin

dalla sua giovane età. Ha svolto il servizio militare in Marina come Comune di 1 classe

Cannoniere Puntatore, durante la seconda guerra mondiale. E’ stato imbarcato sull’incrociatore

leggero “Alberto da Giussano” fino al 13.12.1941 quando, in seguito all’affonda-

Cavaliere Angelo Angelini

mento dell’unità, ha fatto naufragio rimanendo in acqua per 14-15 ore. Ha ricevuto l’onorificenza

della Croce al Merito di Guerra. Si è iscritto all’ANMI nel 1983 nel gruppo di Viterbo dove ha ricoperto la carica di Consigliere.

Dal 2001 è iscritto nel neonato Gruppo ANMI di Civita Castellana dove spesso ha svolto il ruolo di Alfiere del gruppo, dimostrando un

attaccamento alla Marina e ai valori patriottici non comune. Ha attivamente promosso e seguito la realizzazione del Monumento ai

Caduto del Mare, ora presente a Civita Castellana in Via E.Minio, all’incrocio con Via Marinai d’Italia. Per le motivazioni sopra esposte il

Gruppo di C.Castellana, nel 2005, ha proposto il Socio Angelini Angelo per l’onorificenza di Cavaliere OMRI alla Presidenza Nazionale

ANMI che ha approvato la proposta ed ha inoltrato tale proposta per il lungo iter (Direzione Generale del Personale Militare, Prefettura,

Presidenza della Repubblica) recentemente conclusosi con il felice esito della nomina. Con il presente conferimento si è accresciuto il

numero dei Cavalieri OMRI del Gruppo ANMI di Civita Castellana che vanta tra i suoi iscritti Altivello Paparelli, uno dei pochi sopravvissuti

all’affondamento della corazzata “Roma” durante il secondo conflitto mondiale.

Il Presidente

Antonio Peri


34

Le storie

di

Max

Gianni Morandi fa parte di quei giovanissimi

cantanti italiani che esordiscono negli

anni ’60 ed hanno fatto la storia della

musica leggera fino ai giorni nostri, senza

mai perdere la stima e l’ammirazione del

pubblico, che si è rinnovato di generazione

in generazione.

Gianluigi, questo il nome completo di

Morandi, è figlio di un ciabattino comunista

di un piccolo paese delle montagne del

bolognese, Monghidoro, dove tutti conoscono

la sua voce e la sua voglia di cantare.

Il giovane, infatti, non perde occasione

per esibirsi e dar sfogo alla sua ugola,

tanto da cantare addirittura durante le

pausa tra il primo ed secondo tempo dei

film proiettati al piccolo cinema del suo

paese. Ci sono brani che ama particolarmente,

quali Il torrente, Corde della mia

chitarra, Incantatella, Domenica è sempre

domenica. Tutto questo avviene fino a che

non si presenta l’occasione della sua vita.

Arriva, un giorno, a Monghidoro, Silvio

Gigli, venuto a far conoscere a tutti il televisore,

un apparecchio affascinante, ma

che pochi ancora potevano permettersi, e

sempre in cerca di nuovi artisti. Gigli capisci

subito che il ragazzo ha stoffa e che le

sue qualità vanno affinate. Così consiglia

Campo de’ fiori

Gianni Morandi

alla famiglia di Gianni di fargli

prendere lezioni di canto.

Nonostante le difficoltà economiche,

i genitori mandano il

figlio a Bologna, dove viene

seguito dalla maestra Alda

Scaglioni. Ben presto gli viene

data l’opportunità di entrare a

far parte, come cantante, di

un’orchestra che si esibisce

nei fine settimana, e ne

diventa l’attrazione principale,

tanto da guadagnarsi ventimila

lire per poco più di un’ora di

spettacolo. Nel Novembre del

1961, Gianni, accompagnato da

Paolo Lionetti, ex arbitro di box e

gestore di un jukebox, per l’occasione

nei panni di talent-scout, sostiene il suo

primo provino presso le sale della nota

casa discografica romana RCA. Interpreta

tre brani: Non arrossire, il successo di

Giorgio Gaber, la più ritmata Non esiste l’amore,

di Adriano Cementano, e Come sinfonia,

di Pino Donaggio, accompagnato al

pianoforte da Lilli Greco. Il giovane, però,

non convince gli esaminatori, a parte

Franco Migliacci, che vede in lui un ragazzo

di grande talento. Ma, solo a distanza di

qualche mese, arriva il ripensamento.

E’ il 16 Aprile 1962,

esattamente il giorno dopo

che Gianni ha vinto Il festival

di voci nuove di Bellaria, uno

dei tanti concorsi canori ai

quali non rinunciava a partecipare,

quando viene chiamato

presso gli studi della casa

discografica, per incidere un

brano frizzante, che aveva

bisogno di un interprete giovanissimo.

Il simpatico pezzo

è Andavo a cento all’ora, ma

quello stesso giorno incide

altri due brani: Loredana,

scritta da un tale Zingariello,

che sarà il lato B di questo

disco d’esordio, e Margherita,

di Sergio Endrigo, che, invece,

non verrà mai edita. Qualche

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Campo de’ fiori è la migliore vetrina pubblicitaria!

Campo de’ fiori è la rivista più letta ed amata

di Sandro Anselmi

mese dopo il successo del suo primo quarantacinque

giri, gli viene affidato il brano

Go-kart twist, di Ennio Morricone, leitmotiv

del film Diciottenni al sole, diretto da

Camillo Mastrocinque e interpretato da

Catherine Spaak. La canzone viene presentata

nel programma musicale Alta

pressione di Enzo Trapani, una delle prime

trasmissioni rivolte ad un pubblico giovane

e trasmessa nel nuovo secondo canale

della tv. Insieme a Gianni, Rita Pavone,

anche lei giovanissima e agli inizi della sua

carriera, che aveva spopolato, poco prima,

con il suo disco d’esordio, La partita di pallone.

Gianni guadagna ancor più successo,

però, con il successivo quarantacinque

giri: Fatti mandare dalla mamma a prendere

il latte, testo di Franco Migliacci e

musica di Luis Enriquez. Considerato il

successo che aveva dato alla prima, la

RCA decide di affidare a Morandi un’altra

colonna sonora, quella del film I motorizzati,

commedia italiana di un caratteristico

cinema in bianco/nero, che, però, contrariamente

alle aspettative, passerà quasi

sotto silenzio.

continua sul prossimo numero ...


Campo de’ fiori 35

12° 12°

MINI FESTIVAL “CITTA’ DI VITERBO”

Tornano i piccoli grandi cantanti del Mini Festival “Città di

Viterbo”!

La manifestazione, giunta alla sua dodicesima edizione, avrà il

suo epilogo – a Viterbo – lunedì 8 dicembre p.v., dopo aver

svolto le semifinali a Ronciglione (23 novembre p.v.) e

Monte Romano (30 novembre p.v.).

Come il solito, l’organizzazione è a cura dell’Associazione

“Omniarts”, in collaborazione con Campo de’ Fiori, Corriere

di Viterbo, Il Messaggero, Il Nuovo Corriere Viterbese,

Melting Pot, Nuovo Viterbo Oggi, Radio Verde, Tuscia in

Jazz, UnoNotizie.it e viterbowebtv.com.

Quest’anno la manifestazione avrà il patrocinio ed il contributo

della Regione Lazio e dei Comuni di Viterbo, Monte

Romano e Ronciglione.

Anche nel 2008, inoltre, il Mini Festival diventerà promotore di

solidarietà, in quanto farà parte delle manifestazioni promosse da

“Viterbo con Amore”.

Circa 40 bambini/e e ragazzi/e, d’età compresa tra i 6 ed i 18 anni

e provenienti da Viterbo, da paesi della provincia ed oltre, hanno

partecipato alla passata edizione, i cui vincitori sono stati:

cat. 6 – 10 anni: Davide Valeri (Villa San Giovanni in Tuscia), con

il brano “La ballata dell’amore cieco”; cat. 11 – 14 anni: Chiara

Anselmi (Villa San Giovanni in Tuscia), con il brano “Amami per

sempre”; cat. 15 – 18 anni: Giulia Karimi (Monterosi), con il

brano “Nobody’s wife”.

Fino al 22 ottobre p.v. è possibile iscriversi al Mini Festival; ogni

partecipante sceglie il brano da cantare e, se non l’ha già, ne

riceve il testo e la base musicale.

Per le iscrizioni basta telefonare a Pierluigi Alberti (tel.

0761/305486 – 320/1435180) o Paolo Moricoli (328/7188646); a

fine ottobre ed inizio novembre si svolgeranno le selezioni per le

semifinali, presso il Porter Tavern di Viterbo.

I partecipanti saranno, ovviamente, giudicati da una giuria di assoluta

qualità che, anche quest’anno, sarà presieduta dal giovane tenore

viterbese Antonio Poli – vincitore del Mini Festival 1998 – già

apprezzatissimo cantante lirico in Italia e, soprattutto, all’estero.

È possibile prendere visione del regolamento sul sito

www.omniarts.it.

Oltre ad un simpatico omaggio per tutti i partecipanti e ai premi per

i primi tre classificati di ogni categoria (cat. 1 per i nati tra il 1998 e

il 2002, cat. 2 per i nati tra il 1994 e il 1997, cat. 3 per i nati tra il

1990 e il 1993), il vincitore della sezione dedicata ai più grandi avrà

la possibilità di incidere un CD in una sala di registrazione professionale.

Tuscia in Jazz, invece, offrirà ai primi tre classificati della cat. 3 la

possibilità di partecipare, gratuitamente, ai suoi stage formativi estivi.

Il nostro concorso canoro sta crescendo edizione dopo edizione;

in questi anni abbiamo lanciato talenti come le già famose Anna

Tatangelo (vincitrice della Sez. Giovani del Festival di San Remo nel

2002 e della categoria “donne” nel 2006) e Alina (seconda classificata

della Sez. Giovani del Festival di San Remo nel 2003), abbiamo

fatto fare una proficua esperienza internazionale ai migliori cantanti

(nel 2004), inviato i partecipanti più giovani allo “Zecchino d’Oro” e,

i più “grandi”, al Festival di Saint Vincent, sempre con lusinghieri

risultati. In campo lirico, il nostro Presidente di Giuria – Antonio Poli

– sta affermandosi come serio candidato al ruolo di nuovo Pavarotti…

Altri giovani interpreti si stanno già mettendo in mostra (la qualità

degli stessi cresce ogni anno di più) e, con un po’ di fortuna, contiamo

di poterne annoverare altri – tra non molto – nella lista dei “viterbesi

bravi e famosi”.

p. Ass. OMNIARTS

Paolo Moricoli


36

foto Mauro Topini

Campo de’ fiori

Civita Castellana Feste Patronali dei S.S. Martiri Marciano e Giovanni

Processione - Corteo Storico e Palio degli Anelli

Vita Ci

Civita Castellana 20-28 Settembre PLAYFAIR 2008

Manifestazione per il recupero, lo sviluppo e la valorizzazione del territorio falisco e del Bacino del Treja, durante la quale oltre a momenti di

svago e momenti di preghiera è stata inaugurata la mostra “Corredi funerari dalla Via Amerina”


ttadina

Nepi - 8 Ottobre

La Comunità parrocchiale ha festeggiato

i 25 anni di sacerdozio di Don Mariano.

Erano presenti alla cerimonia il Vescovo

della Diocesi di Civita Castellana,

Romano Rossi, e il Vescovo emerito

Mons. Divo Zadi.

Campo de’ fiori 37

Civita Castellana - 12 Ottobre

S.E. Romano Rossi Vescovo ha nominato

don Maurizio Medici parroco del Duomo di

Civita Castellana, alla presenza del sindaco

della cittadina, Dott. Massimo Giampieri, e

del sindaco di Bassano Romano,Dott. Luigi

De Luca, parrocchia da cui proviene il

giovane sacerdote.

Civita Castellana - 2 ottobre

Il Prefetto Alessandro Giacchetti ha consegnato ai genitori di Ivan Rossi il brevetto e la medaglia d’oro

al valore civile conferiti dal Presidente della Repubblica con la seguente motivazione: “Con generoso

slancio e coraggiosa determinazione, non esitava a tuffarsi nel mare mosso per forti correnti, in soccorso

di alcuni ragazzi che rischiavano l’annegamento. Nel disperato tentativo, stremato dallo sforzo, perdeva

i sensi. Recuperato da alcuni animosi veniva trasportato d’urgenza in ospedale, ma durante il tragitto

decedeva con sindrome da annegamento. Splendido esempio di umana solidarietà ed elette virtù

civiche”. Tra i presenti alla cerimonia i deputati Marini e Sposetti, la Senatrice Laura Allegrini, il

Presidente della Provincia Mazzoli, il Sindaco Giampieri, il Questore, il Vescovo Romano Rossi e numerose

altre cariche civili e militari.


Il 26 febbraio 1917 è una data storica per

il jazz, negli studi di registrazione della

Victor Talking Machine Company di

New York, la Original Dixieland Jazz

Band incide il brano dal titolo: Livery

Stable Blues, si tratta della prima registrazione

di un brano Jazz. All’epoca di questa

prima registrazione l’organico della

Band, in perfetto stile New Orleans, è

costituito da Yellow Nunez al clarinetto,

Henry Ragas al pianoforte, Tony

Sbarbato alla batteria, Eddie Edwards

al trombone e Nick LaRocca alla cornetta.

La Original Dixieland Jazz Band

nasce nel 1916 con il seguente organico,

Larry Shield al clarinetto, Herry Ragas

al pianoforte, Tony Sbarbato alla batteria,

Eddie Edwards al trombone e Nick

LaRocca alla cornetta; non si tratta di un

gruppo che riunisce i migliori musicisti

bianchi di New Orleans, i loro nomi non

si pongono sullo stesso piano di pionieri

mitici come Papa Jack Laine, nelle cui

formazioni alcuni di questi avevano militato,

si tratta piuttosto di validi orchestrali

con un Larry Shield un pò più avanti dei

suoi colleghi. Per la verità attorno a questa

formazione si stende una sorta di cortina

fumogena nel senso che, secondo alcuni

pareri, i suoi componenti hanno rappresentato

dei veri e propri miti giovanili,

secondo altri, furono soltanto degli abili

imitatori privi di sostanza Jazzistica e, il

fatto che fossero arrivati per primi in uno

studio di registrazione, sarebbe da attribuire

esclusivamente a motivi razziali;

molto probabilmente i cinque giovanotti di

New Orleans furono entrambe le cose. E’

certo che la Band era capeggiata da un

vero leader, l’energico e ambizioso Nick

LaRocca, figlio di un calzolaio italo americano,

amava la musica della sua città, era

quella una New Orleans piena di suoni e,

in questo ambiente musicalmente rigoglioso,

il piccolo Nick rimase subito affascinato

dalle esecuzioni delle molte Bands

nelle quali, non di rado, si esibivano solisti

di assoluto valore. Il padre si oppose con

forza e decisione a questa passione del

suo figliolo, ma Nick era decisamente un

osso duro ed aveva capito che la musica,

quella musica, avrebbe potuto dargli gloria

di Riccardo Consoli

e benessere, un obiettivo questo che Nick

perseguirà sempre con decisione ottenendo

per alcuni anni un successo planetario

paragonabile soltanto a quello ottenuto, in

quel periodo, da Enrico Caruso. Abbiamo

già ricordato che la Band, come costituita

all’epoca della prima registrazione, aveva

accettato di trasferirsi da New Orleans a

Chicago per esibirsi nel famoso Booster

Club di quella città, il solo Larry Shield

avendo rifiutato era stato sostituito con

Yellow Nunez; qui la Band si ferma per

un intero anno per trasferirsi, al termine di

detto periodo, a New York dove, su presentazione

di Al Jolson, approda al famosissimo

Cafè Reisenweber della 50° strada.

Ciò detto, sulla Original Dixieland

Jazz Band occorre ancora osservare

come il pubblico avesse sposato le nuove

tendenze richiedendo, con sempre maggiore

insistenza, l’impiego del saxofono

nelle Bands tanto che nel 1921, allorquando

un’altra storica Band, la New

Orleans Rhythm Kings entra in uno studio

di registrazione, proprio per accontentare

il pubblico, si vede costretta ad includere

nel proprio organico un saxofono

tenore. La verità è che questo strumento

musicale non poteva essere più ignorato e

persino il grande King Oliver, per poter

sostenere la concorrenza, è costretto ad

impiegarlo nella sua King Oliver’s

Creole Jazz Band nasce così quel

Chicago Style nel quale il saxofono contralto

tende sempre più a soppiantare il

clarinetto, mentre il sax tenore prende il

posto del trombone.

E’ questa una sorta di rivoluzione musicale

e il violino, fin qui considerato la colonna

portante delle Dance Bands dell’epoca,

fa sempre più fatica a mantenere il suo

posto; gli strumenti a fiato diventano sempre

più determinanti e numerosi e, fra

questi, il saxofono è di certo il più invadente,

per molti anni dopo l’ingresso del

sax nelle orchestre da ballo è facile trovare

violinisti che per sopravvivere hanno

imparato a suonare questo strumento.

Anche Sidney Bechet, che certamente

non muore dalla voglia di suonare il saxofono,

tanto è il suo attaccamento al clarinetto,

per poter lavorare passa anch’egli al

sax per poi abbandonarlo non appena passata

la moda.

coninua sul prossimo numero ...


di Letizia Chilelli

L’argomento che tratterò in questo articolo,

potrebbe sembrare poco interessante o addirittura

noioso. Visto però, l’amore che io nutro per

il mio lavoro e per la vita, credo sia indispensabile

che, apprese le notizie delle stragi che quasi

tutti i sabati avvengono sulle nostre strade e

visti tutti gli incidenti stradali (causati spessissimo

dall’abuso di alcol) in cui si continua a morire,

anche e soprattutto come pedoni, credo sia

giusto, se non doveroso da parte mia, trattare

questo tema. Il nostro organismo, è capace di

assorbire e metabolizzare quantità modeste di

alcol, senza problemi. Ma se questa dose viene

superata, l’alcol diventa un nemico occulto che

mina lentamente l’organismo sia al livello fisico

che psichico. La via più facile attraverso cui l’alcol

raggiunge la circolazione sanguigna è data

dalla sua ingestione e dal suo assorbimento

attraverso l’apparato gastro-enterico. L’alcol

viene assorbito molto velocemente per semplice

diffusione diretta dallo stomaco ma soprattutto

al livello del primo tratto dell’intestino

tenue. Passato nel sangue, l’alcol viene distribuito

in tutto l’organismo dal circolo sanguigno

con l’assorbimento variabile da tessuto a tessuto.

Fegato, reni e cervello sono organi che rapidamente

lo assorbono e sui quali l’alcol produce

altrettanto rapidamente i suoi effetti tossici.

Come capirete, quindi, l’alcol produce effetti e

danni molteplici. Dosi modeste possono determinare

arrossamento del volto grazie al processo

di vasodilatazione cutanea, stimolando la

secrezione di acido cloridrico da parte dello stomaco

ma, in concentrazione sempre più alta,

l’alcol inibisce la secrezione gastrica e procura

una infiammazione della mucosa gastrica.

Importantissima è l’azione che esercita sul fega-

Campo de’ fiori 39

L’ ANGOLO ... CIN CIN

Effetto dell’alcool sull’organismo

to in quanto è in questo organo che avviene il

metabolismo dell’alcol:mediante sistemi enzimatici

l’alcol ingerito si trasforma in acetaldeide

(sostanza altamente tossica), acetato, anidride

carbonica e acqua. Una eccessiva assunzione di

bevande alcoliche provoca un aumento della

quantità di alcol nel sangue e una metabolizzazione

ridotta di esso comportando gravissimi

danni a carico del fegato: accumulo di grasso

nella cellula epatica, epatite alcolica finché poi

si arriverà alla Cirrosi Epatica. Questi sono gli

effetti che produce sul corpo, ora vediamo come

agisce sulla parte psichica ed è quello che ci

interessa di più visto che è proprio il nostro

stato psichico che viene sollecitato ogni volta

che ci si siede in macchina. Benché l’alcol agisca,

quindi, su numerose parti del corpo, esercita,

però, l’effetto maggiore sul sistema nervoso

centrale con una azione depressiva. A concentrazioni

basse di alcol nel sangue, l’individuo

presenta una espansività eccessiva, quindi a

mano a mano che la concentrazione di alcol

aumenta, si ha la cosiddetta fase dell’euforia,

caratterizzata da diminuzione delle inibizioni e

del potere di critica, lieve incordinazione dei

movimenti, risposte agli stimoli indebolite;

segue, continuando a bere, una notevole euforia,

l’individuo è sempre più impacciato nei

movimenti ed ha una andatura vacillante, si ha

una attenzione marcatamente diminuita; si

passa poi alla fase dell’ubriachezza con accentuazione

dell’incoordinazione muscolare, linguaggio

sboccato, notevole instabilità emotiva,

diminuzione della sensibilità al dolore; si può

arrivare alla fase del pre-coma in cui accanto ai

disturbi della sfera emotiva come pianto, riso,

disperazione e irascibilità, si osservano nausea,

vomito, sonnolenza, stato stuporoso e

fenomeni di paralisi molto gravi, si può

arrivare al coma e alla morte. Come

dicevo nelle prime righe del mio articolo,

è accertato che le stragi del sabato

sera e l’aumento del numero degli incidenti

mortali sulle strade è provocato

dall’abuso di alcol, in quanto il deterioramento

delle facoltà psichiche rende

pericolosa la guida dell’autovettura. È

necessaria quindi la ricerca della concentrazione

di alcol etilico presente nel

sangue, cioè l’alcolemia che viene

espressa normalmente in grammi di

alcol per un litro di sangue. I dati che si

ottengono dall’esame alcolimetrico sono

utilizzabili sia per la dimostrazione degli

stati di ubriachezza in ambito giuridico

sia per scopi diagnostici in ambito chimico.

Molto si discute sul nesso tra valori

alcolemici e grado di intossicazione

alcolica: va ricordato che la resistenza

all’alcol varia da organismo ad organismo

essendo influenzata da diversi fattori,

tra i quali sono molto importanti le

condizioni psico-fisiche del bevitore.

Ricordo che in Italia è in vigore l’alcol

test. Riporto testualmente, estratto dal

sito dell’Arma dei Carabinieri e della

Polizia di Stato che ringrazio per la loro

preziosa collaborazione, le norme che

devono essere rispettate e le ammende in cui si

incorre se si è alla guida di un mezzo di trasposrto

sotto l’effetto dell’alcol: L’art. 186 del

Codice della Strada sanziona la guida in stato di

ebbrezza. La guida sotto l’effetto di sostanze

alcoliche è tra le principali cause degli incidenti

stradali gravi e mortali, in particolare fra i giovani.

Si stima che almeno il 35% degli incidenti

stradali sia causato da guida in stato di ebbrezza

alcolica. Si è in uno stato di ebbrezza alcolica

quando si supera il livello alcolemico di 0,5

grammi per litro di sangue. L’assunzione di

alcool, anche a livelli molto bassi, riduce la performance

dei guidatori, allungando i tempi di

reazione agli stimoli visivi e aumentando la tendenza

ad agire in modo rischioso. La normativa

vigente stabilisce sanzioni in aumento in base al

livello di tasso alcolemico riscontrato: tra 0,5 e

0,8 g/l, è prevista un’ammenda da 500 a 2000

Euro e la sospensione della patente da 3 a 6

mesi; tra 0,8 e 1,5 g/l, l’ammenda varia da 800

a 3200 Euro ed è previsto l’arresto fino a 6 mesi

e la sospensione della patente per un periodo di

tempo compreso tra 6 mesi ed 1 anno; oltre

1,5 g/l, è previsto il pagamento di un’ammenda

da 1500 a 6000 Euro, l’arresto da tre mesi ad 1

anno, la sospensione della patente da 1 a 2

anni e la confisca del veicolo con la sentenza di

condanna. Il veicolo, qualora non possa essere

guidato da altra persona idonea, può essere

fatto trainare al luogo indicato dall’interessato o

fino alla più vicina autorimessa e lasciato in

consegna al proprietario con le normali garanzie

per la custodia. Nel caso in cui lo stato di

ebbrezza alcolica provochi un incidente stradale,

le sanzioni sono raddoppiate e se, il veicolo

risulta di proprietà di chi ha commesso l’illecito,

è previsto il fermo amministrativo dello stesso

per 90 giorni. Chiunque, senza giustificato motivo,

rifiuta di sottoporsi all’esame di accertamento

del tasso di alcool, commette un illecito

penale punibile con le sanzioni seguenti: arresto

da tre mesi ad un anno; ammenda da 1500

a 6000 Euro; sospensione della patente per un

periodo da 6 mesi a 2 anni e la revoca nel caso

in cui il conducente sia stato condannato per il

medesimo reato nei due anni precedenti; fermo

amministrativo del veicolo se di proprietà di chi

ha commesso l’illecito. Ricordiamo poi che è

comunque provato che 12 grammi di alcol – che

comportano una concentrazione di 0,2 grammi

di alcol nel sangue in una persona di circa 60

chili di peso a stomaco pieno - corrispondono in

linea di massima a: 1 bicchiere da 125 ml di

vino; 1 lattina da 330 ml di birra; 1 bicchierino

da 40 ml di superalcolico; 1 bicchiere da 80 ml

di aperitivo. Per superare i limiti massimi dunque

basta poco. Ancora meno per le donne, la

cui costituzione fisica le rende più vulnerabili

all’alcol. Faccio quindi personalmente un appello

al buonsenso, se avete superato il limite, non

mettetevi alla guida, diventerete un pericolo per

tutti e ricordatevi sempre che riconoscere i propri

limiti, non è da codardi, ma è un atto di

amore e di vita verso se stessi e gli altri. (Per gli

effetti dell’alcol sull’organismo ho estratto l’articolo

dall’Enciclopedia della Scienza Illustrata.

Fabbri Editori).


40 Campo de’ fiori

di Arnaldo Ricci

Ricordo ancora bene: era il

maggio 1985 ed io, con la mia

famiglia, ero andato a vedere a

Fabrica di Roma i lavori di una

palazzina quadrifamiliare dove

avevo prenotato l’acquisto di un

appartamento. I lavori non

erano ancora iniziati ma accanto

al terreno, dove sarebbe dovuta

sorgere, vi era una palazzina

gemella, già costruita ed abitata

da poco tempo.

Seguendo il suggerimento di un’

amica di mia moglie che era con

noi, suonammo al cancelletto di

accesso al giardino, chiedendo

se potevamo vedere l’interno. Ci

venne ad aprire una gentile

signora, dalla leggera e gradevole

inflessione romanesca, alla

quale ci presentammo esprimendo

il nostro desiderio. La

signora ci accolse con gentilezza

e ci fece visitare tutta casa, presentandoci

anche suo marito, il quale era intento

sistemare alcuni volumi nella sua ben fornita

libreria, al piano di sopra. Nella breve

conversazione, venimmo a conoscenza

che la signora ed il marito abitavano a

Roma, in un attico nelle vicinanze di

Piazzale Clodio ed utilizzavano la casa di

Fabrica solo come seconda casa nei giorni

festivi. Non sapevamo di aver conosciuto

un dirigente RAI, ancora in sevizio, ben

noto in via Teulada e la moglie Agata

Ragni, anch’essa già impiegata RAI.

Trascorsero ancora due anni e nel giugno

1987 venni ad abitare nella nuova casa di

Fabrica (per me casa di residenza) lasciando

la casa dell’Esquilino, dove avevo abitato

per dieci anni. Tutto questo perché

impiegavo meno tempo per raggiungere la

sede della filiale di Roma della Philips (

dove lavoravo nel settore telecomunicazioni

militari) che dal 1986 era in via

Flaminia, accanto al complesso Euclide. In

auto impiegavo, per recarmi al lavoro,

meno tempo da Fabrica che dall’Esquilino!

Iniziai a conoscere la famiglia Sinopoli che

era presente a Fabrica di Roma solo nei

giorni festivi e ricordo che Sinopoli mi

esortava ad usare il tu nel parlargli, ma

per circa un anno faticai un po’ ad abituarmi.

Nicola Sinopoli lasciò la RAI dopo

46 anni di servizio, essendo entrato

nell’EIAR (Ente Italiano Audizioni

Radiofoniche) nel 1940. Nicola e Tina si

trasferirono a Fabrica, lasciando al figlio

Federico (dirigente di banca) la bellissima

casa di Roma. Potevo parlare con lui solo

Per conoscere

Nicola Sinopoli

da sinistra Nicola Sinopoli, Arnaldo Ricci e Agata Ragni

nei week end, dato che al mattino partivo

molto presto e rientravo a casa abbastanza

tardi, comunque, quando uscivo di

casa, alle 06.30, lui era sempre pronto a

salutarmi dalla sua veranda o dal giardino.

Io, che sono un appassionato di storia,

capii subito che Nicola era una delle inesauribili

fonti di informazioni, a quei tempi

aveva già pubblicato alcuni libri. Ne cito

uno, La sua radio si spense ad Ischia, in

collaborazione con Eugenio Danese, altro

eminente ed indimenticabile commentatore

dello Sport Radiofonico. (Allegato a

questo articolo il Lettore troverà l’elenco

delle opere pubblicate da Nicola Sinopoli).

Nicola e Tina Sinopoli hanno abitato vicino

a me per circa dieci anni, poi si trasferirono

di nuovo a Roma per stare più vicini ai

loro figli e nipoti, nonché alla Biblioteca

Vaticana che Nicola era solito frequentare

quotidianamente per le sue ricerche. Nel

decennio di permanenza a Fabrica, lo

accompagnavo spesso in auto (lui non

guidava più) alla Biblioteca Vaticana ed

entrando da Porta Sant’Anna, le Guardie

Svizzere, che ormai conoscevano anche

me, ci salutavano senza chiedere il pass di

accesso. Non ho mai perso i contatti con

Nicola; andai diverse volte in via delle

Medaglie d’Oro ed in via Niccolai dove abitava,

comunque sempre a due passi dalla

Biblioteca Vaticana… la Cupola di San

Pietro era sempre visibile dal loro appartamento!

Nel 2004 i suoi figli. Mariella e

Federico, si trasferirono a Ragusa per

motivi di lavoro con le rispettive famiglie;

lui che aveva già la bella età di 83 anni,

senza indugio li seguì, perché era abituato

ai trasferimenti, avendo lavorato in diverse

sedi della RAI; ed io rimasi sempre in contatto

telefonico con lui e Tina. Quest’anno,

poi, ho deciso di fargli visita a Ragusa.

Sono partito insieme a mia moglie, una

mattina di settembre e dopo un volo per

Catania, abbiamo preso un comodo autobus

per Ragusa, dove abbiamo trovato

Mariella e suo marito Lello che ci aspettavano

per portarci nel loro caratteristico

residence di Ragusa Ibla, dove abbiamo

allogiato per qualche giorno; mi piace dire

che questo residence è ubicato nel centro

di Ibla, conosciuto dal gran pubblico perché

lì sono state riprese la maggior parte

degli episodi dello sceneggiato televisivo Il

commissario Montalbano. Abbiamo visitato

quei posti senza problemi, grazie anche

alla signora Tina che ha messo a nostra

disposizione la sua auto. Nicola Sinopoli

nacque l’8 agosto 1921 a San Vito sullo

Ionio in Calabria; a Catanzaro frequentò il

liceo, diplomandosi con ottimi voti.

Successivamente si trasferì a Napoli dove

si iscrisse alla facoltà di Scienze Politiche;

raggiunse poi Roma, dove entrò nell’EIAR

l’8 ottobre 1940. Ma nel 1941 fu chiamato

alle armi e destinato a Verona e subito

dopo a Lucca, per frequentare il corso

allievi ufficiali, corso che venne interrotto

per essere trasferito sul fronte Russo,

dove imperversava dura la battaglia. Lui,

uomo buono e mite, nemico della guerra e

di tutto quello che ne consegue! Fece

comunque il suo dovere, meritandosi una

medaglia al valor militare ed altrettanto


fecero i sui quattro fratelli: Guido, Mario,

Domenico e Vito; i due primi, generali

dell’Esercito, Domenico Guardia Marina,

Vito ufficiale medico dell’Aeronautica. Tutti

in zona di operazioni! Nel 1946, terminato

il flagello della guerra, la Rai riassunse

Nicola Sinopoli che vi rimase per 46 anni,

raggiungendo il grado di dirigente e di vice

direttore del centro di produzione di via

Teulada in Roma. Ora vive a Ragusa, ma in

lui vi è tanta nostalgia di Roma, con le sue

importanti biblioteche: dalla Vaticana alla

Nazionale, dalla Casanatense all’Archivio

Capitolino. Fu alla Vaticana che scoprì Dio

sia benedetto, la famosa preghiera, che un

tempo si recitava al termine di ogni messa

e in chiusura della vespertina benedizione,

era stata composta da un sacerdote di

Fabrica, il gesuita padre Luigi Felici, nato

nel 1736 che fece un libro contro la

bestemmia descrivendo situazioni con particolari

minuti, che illustrano non solo

Fabrica, ma anche Civita Castellana con il

suo Duomo ed i suoi monumenti. Sono

sicuro che Nicola Sinopoli leggerà questo

articolo, dato che la nostra rivista Campo

de’ fiori, per gentile concessione di Sandro

Anselmi, gli arriva a Ragusa ed è da lui

apprezzata tantochè in un suo libro è stata

anche citata. In chiusura di questo articolo

voglio augurare al mio amico, l’ottantasettene

Nicola Sinopoli (per me Nicola) i

più fervidi auguri di buona salute e un

abbraccio affettuoso da me per lui e per la

signora Tina, nonché gli auguri di tutta la

redazione della nostra rivista. Elenco delle

opere pubblicate da Nicola Sinopoli:

La sua Radio si spense ad Ischia - in collaborazione

con Eugenio Danese ITER editore

Roma, 1° edizione 1975, 2° edizione

Campo de’ fiori 41

1976 - Paese nostro lontano – in collaborazione

con il fratello Guido ITER Editore

Roma 1978 prefazione di Giacomo

Deuringer - Attualità di Santa Caterina fra

la povera gente – atti del congresso internazionale

di studi Cateriniani Siena Roma

1981 - San Tommaso cittadino del cielo –

con introduzione di Maria Lo Mastro,

Edizioni Templari, Roma 1983 - L’ultimo

viaggio di Garibaldi – con prefazione di

Mario Casali Nuovo Broglio editore, Roma

1983 - Salvo D’acquisto – Edizione J R

Roma 1986 - Una donna per la pace Berta

von Suttner accanto ad A. Nobel, con presentazione

di Giulio Andreotti Fratelli

Palombi Editori Roma 1986 - Dio sia benedetto

– Bestemmia e turpiloquio dal XVIII

secolo ai nostri giorni. Cesare Ardini

Editore Roma 1988 Il barbiere del Papa

nella Roma di G.G. Bell, Cesare Ardini

Editore, Roma 1989 - Vito Casalinuovo G.

Greco Editore, Napoli 1992 - Via Asiago 10

con prefazione di Federico Sinopoli Greco

Editore Napoli 1993 - Vito Casalinuovo

Cinquantesimo anniversario Roma 1995 -

L’EIAR a Montecatini Roma 1996 -

L’Albero di Minà (genealogia Casalinuovo)

Roma 1996 - I cinque Fratelli Sinopoli di

San Vito L & M Editori Roma 1° Edizione

Maggio 2000, 2° Edizione novembre 200 -

I primi ambasciatori giapponesi a Roma

nel 1585 L & M Editori Roma 2000 -

L’obelisco di Axsum e quello del foro

Italico L & M Editori Roma 2000 - Via

Nazionale 91 L’isola del tesoro L & M

Editori Roma 2000 - Dieci lettere di

Norberto Bobbio addottorato nella R.

Univerità di Torino L & M Editori Roma

2001 - Il conclave nell’anno 1774 L & M

Editori Roma 2001 - Giacomo Matteotti ed

i ragazzi del lungotevere L & M Editori

Roma aprile 2001 - Ernesto Bonaiuti nel

35° anniversario della sua morte L & M

Editori Roma 2001 - Giuseppe Morabito

poeta Latino L & M Editori Roma 2002 -

D’Annunzio, Mussolini e G. Scalise consigliere

di stato da Carlopoli Olimpus

Edizioni Roma 2002 - Marco Ugoli, il mio

barbiere Olimpus Edizioni Roma 2002 -

Ebrei senza pace L’antisemitismo ed alcuni

documenti d’archivio raccolti e commentati

da Nicola Sinopoli Olimpus

Edizioni Roma 2002 - Fratelli D’Italia ed il

Tricolore Nella nostra sfortunata giovinezza

Olimpus Edizioni Roma 2002 - Esilio e

carcere da Mazzini a Poerio Documenti

raccolti e commentati da Nicola Sinopoli

Olimpus Edizioni Roma 2002 - I martiri di

Catanzaro Edizioni Olimpus Roma 2003 -

Poesia del primo socialismo Articoli pubblicati

sulla pagina letteraria dell’Avanti

Organo del partito socialista Italiano

Olimpus Edizioni Roma 2003 - Contro

Giordano Bruno ed il suo monumento in

Campo dè Fiori Olimpus Edizioni 2003 -

L’incendio della Biblioteca Nazionale

Universitaria di Torino Olimpus Edizioni

Roma 2003 - Omaggio a G. Matteotti

Olimpus Edizioni Roma 2004 - Il Colosseo

e Don Carlo Tomasi da Ragusa Olimpus

Edizioni Ragusa 2004 - Costanza di

Chiaramente Olimpus Edizioni Ragusa

2005 - I miei appunti sul caso Mortasa

Olimpus Edizioni Ragusa 2006 - Friuli di

altri tempi Olimpus Edizioni Ragusa Aprile

2007 - Zibaldone da ( 1 – 25 ) Olimpus

Edizioni Ragusa 2005 – 2006 – 2007 –

2008 ( 25 libri).

Ileana Baldassi vince il primo premio della gara canora

La nocciola in festa

Come è di consueto in tutti i paesi d’Italia, anche a Caprarola si svolge la festa patronale; Il

Santo festeggiato è Egidio Abate.

In occasione dei festeggiamenti, è stata organizzata una gara canora denominata la nocciola

in festa che si è svolta il primo settembre 2008.

La gara è stata organizzata da Nicola Tossini Free Sound studio.

La nocciola non poteva mancare, anche perché Caprarola è forse il comune con la più grossa

quantità di produzione di questo frutto viterbese, dove rappresenta l’economia di base.

La giovane quattordicenne Ileana Baldassi di Fabrica di Roma, ha partecipato alla gara e ne

è risultata vincitrice, aggiudicandosi il primo premio, una nocciola d’oro, come si vede nella

foto.

Chi, a Fabrica, conosce Ileana non si stupisce, dato che lei è la componente più giovane del

coro del paese nonché della corale parrocchiale, dove la sua bellissima voce è apprezzata da

tutti.

Probabilmente la famiglia Baldassi ha il bel canto nel suo DNA, dato che il papà Ivano, le zie

Clora e Nila (sorelle di Ivano) nonché Roberto Romano, figlio di Nila, fanno parte tutti del coro

di Fabrica che io conosco molto bene perché ne sono un componente, assieme a mia moglie.

Al giovane talento Ileana Baldassi vanno ovviamente gli auguri dei genitori Doriana e Ivano e

della sorella Guenda, nonchè i miei più affettuosi auguri personali, associati a quelli di tutta

la redazione di Campodefiori, per una futura affermazione artistica nell’arte del bel canto.

Arnaldo Ricci


42

Ciao Antonio, te ne sei andato in una calda

giornata di fine Agosto, mentre eravamo

ancora in vacanza, e ora ci trovi dispiaciuti

per non essere stati presenti a renderti

l’estremo, umano, saluto.

L’hai fatto in punta di piedi, con quella

pacatezza e discrezione tipica del tuo

carattere che ti ha reso amico di tutti, in

modo particolare di chi, come te amava,

ed ama, la storia di questa città trimillenaria.

Non eri nato

a Civita Castellana

, ma già da

bambino, ad

appena cinque

anni eri salito fin

quassù da Tricase

(Le), insieme alla

tua numerosissima

famiglia. Hai

fatto i mestieri

più disparati: hai

lavorato in fabbrica,

in campagna,

sei stato guardia giurata, hai fatto il guardiapesca,

ma la tua folle passione è stata

da sempre l’archeologia. Civita Castellana

con i suoi numerosi scavi archeologici ha

rappresentato la palestra ideale per dar

sfogo ai tuoi sentimenti. Eccoti perciò

affiancare il G.A.R. (Gruppo Archeologico

Romano) nei ripetuti scavi lungo la Via

Amerina collaborando per ben venticinque

anni con la D.ssa Caretta. Sei stato un

ricercatore attivo di notizie sulla storia

locale, istradato da Don Giacomo Pulcini,

già professore e studioso d’arte, con il

quale fin dal lontano 1992, partecipasti

alla stesura di vari testi storici. E proprio da

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it

Campo de’ fiori

RICORDANDO UN AMICO

Antonio Turco

Una vita tra cocci e libri di Storia

Antonio Turco

(1936- 2008)

Don Giacomo ricevesti l’importante testimone

per continuare la meravigliosa opera

di far conoscere e mai dimenticare la tradizione

storico-culturale di questa terra. Ecco

allora i tuoi libri: Il sistema viario di Civita

Castellana, I racconti di Faleri secondo

Antonius da Goliano, La Guida Turistica,

Torri e Castelli del territorio Falisco, Notizie

Historiche e territoriali (già scritte da

Francesco Tarquini) ed ultimo Storia della

banda del brigante Gasperone.

Ma tutto questo ancora non ti bastava, la

tua sete di sapere, che riuscivi a dissetare

avendo accesso agli archivi Vaticani, e alla

Biblioteca Nazionale, ti portò a fondare

insieme all’amico Gen. Pietro Pistola,

l’Associazione Borgiana

che tutt’ora opera in

Civita Castellana, e fa

rivivere nei costumi

medievali il Palio

dell’Anello e i fasti di

Papa Alessandro VI che

tu stesso impersonavi

vestendone i panni.

Ciao Antonio, noi ti

ricorderemo sempre. Io,

in modo particolare, non

dimenticherò mai i tuoi

occhi azzurri che si

accendevano e sprizzavano

gioia, quando mi

raccontavi di cunicoli inesplorati, di scavi

incredibili, di aperture funerarie, di cocci e

reperti rari, perché mi facevi sognare. Quel

sogno oggi può solo continuare nel tuo

ricordo. Alessandro Soli

Antonio Turco sulla Via Amerina


A volte capita di imparare semplicemente

guardando qualcun altro all’opera. Questo

è ciò che è accaduto a Maria Rosa

Beltrametti, che, da circa dieci anni, si

diletta a realizzare piccoli oggetti in creta,

con la tecnica della colombina, una particolare

tecnica utilizzata tra la fine del

periodo mesolitico e l’inizio del neolitico.

Maria Rosa, infatti, apprende questo antichissimo

modo di foggiare la creta osservando

attentamente il marito, Giuseppe

Sacchi, mentre realizza alcune delle sue

opere mettendo a frutto gli insegnamenti

del professor Meli, dell’Istituto d’Arte

Ulderico Midossi di Civita Castellana, del

quale, a suo tempo, fu allievo. Durante il

nostro breve incontro presso il suo “laboratorio”,

mi mostra, soddisfatta, come fa a

realizzare tutti quei vasi e vasetti, anfore,

calici, bugie, ciotole: si parte da una base

di creta, sulla quale, piano piano, si sovrappongono

delle striscioline, sempre in creta,

leggermente schiacciate. Mano a mano che

si sale, si dà

f o r m a

all’oggetto,

allargandosi

o stringendosi

in base

a ciò che si

ha in

mente. Una

volta pla-

Campo de’ fiori 43

La colombina

di Maria Rosa Beltrametti

smato, si lascia ad

asciugare e poi

viene pulito dalle

parti di materia

che sono di troppo.

Particolare è la

fase successiva,

quella della cottura,

che avviene a

circa 600°, per

riduzione d’ossigeno

e può durare anche diversi giorni. Il

forno, una buca scavata nel terreno, viene

riempito per metà circa di fogliame e legna,

tutti combustibili naturali, sui quali vengono

adagiati gli oggetti da cuocere, poi

coperti fino a colmare la buca. Dopodiché

si accende il fuoco e si chiude il forno,

lasciando solo un piccolo foro per far entrare

l’aria, che permette una combustione

lenta. Sono proprio le fiamme e il fumo che

danno colore a ciascun oggetto: il fumo,

infatti, annerisce, mentre le fiamme conferiscono,

alla parte direttamente

colpita, un colore rossastro. Il

tocco finale è dato da una spennellata

di olio di semi di lino o di

albume d’uovo, che serve a dare

lucidità all’oggetto finito. Ma la

particolarità più grande sta nell’unicità

di

ciascun

pezzo,

grande o

piccolo

che sia.

Essendo

realizzati

completamente

a

mano,

infatti,

alcuni di

essi sono simili, ma nessuno è mai identico

ad un altro. Ecco perché possono essere

considerate delle piccole opere d’arte nel

loro genere. “Così posso esprimere tutta la

mia fantasia! Creare con le mie mani, dar

forma a qualcosa di informe, mi fa sentire

viva e completa - mi dice Maria Rosa -. Mi

sono commossa quando, visitando il Museo

Civico di Civita Castellana, vidi, per la

prima volta, dei reperti archeologici realizzati

proprio con la tecnica della colombina.

Mi emozionò costatare la somiglianza tra le

mie creazioni e quei ritrovamenti antichissimi,

che non avevo mai visto prima”. Maria

Rosa coltiva questa sua passione in una

piccola casa di campagna, che dice essere

il luogo ideale, sperando di poter organizzare

qualche esposizione per poter far

ammirare i suoi lavori a tutti gli estimatori,

visto anche il successo della mostra di

qualche anno fa, nella sala Pablo Neruda di

Civita Castellana.

Ermelinda Benedetti


44

Il Teatro Bianconi di Carbognano ha presentato

e pubblicato sul suo sito internet il

cartellone della nuova Stagione teatrale

2008/2009. Una stagione di grandi appuntamenti

a livello nazionale: il miglior modo,

ma non l’unico, con il quale il Gruppo GIAD

vuole festeggiare i suoi 30 anni dalla fondazione

avvenuta nell’ormai lontano 1978.

La stagione alle porte prevede ben dodici

proposte artistiche, provenienti da tutta

Italia, assolutamente originali con molte

novità rispetto agli anni scorsi e con alcune

suggestivi eventi che vedranno protagonisti

giovani attori, non ancora arrivati

alla celebrità mediatica ma dal talento artistico

cristallino. A dare inizio al nuovo

anno teatrale il 18 e il 19 ottobre sarà la

compagnia Anta & Go di Civitavecchia con

“A che servono questi Quattrini”, di

Armando Curcio. A seguite il 25 e il 26

ottobre un gradito ritorno: la Compagnia

Teatrale Le Vignacce di Canale Monterano,

formata da giovani talenti già protagonisti

di importanti spettacoli teatrali e programmi

televisivi, proporrà “Libertà e partecipazione”

su testi e canzoni dell’indimenticabile

Giorgio Gaber. Spettacolo divertente e

suggestivo per la mirabile capacità degli

attori di coinvolgere ed emozionare il pubblico

che già negli scorsi anno ha decretato

il successo della compagnia viterbese.

L’8 e il 9 novembre sarà la volta della compagnia

Colpi di Scena di Gravina di Puglia

(BA) con “Il Papocchio” di Samy Fayad. Il

22 e il 23 novembre un altro ritorno: La

Rive Gauche di Roma presenta “Flash

d’autore” tratto da opere e atti unici di

Eduardo De Filippo. Il 6 e il 7 dicembre

ancora la Puglia protagonista con la

Campo de’ fiori

Teatro Bianconi di Carbognano

stagione ricca di appuntamenti

Compagnia dei Teatranti di Bisceglie (BA)

che proporrà “Il mistero dell’assassino

misterioso” spassosissima commedia in

giallo firmata Lillo & Greg. Il tradizionale

spettacolo di Natale del Gruppo GIAD

Teatro “22° Ciao Natale” si svolgerà il 20 e

il 21 dicembre e quest’anno sarà un’edizione

particolarmente speciale perché fu

proprio con il primo Ciao Natale che il

Gruppo GIAD debuttò nel mondo del teatro

nel 1978. La particolare occasione

vedrà protagonisti tutti gli allievi

dell’Accademia Teatro. La scuola di teatro,

ballo e arti sceniche del Gruppo GIAD ospita

circa centro tra ragazzi e bambini provenienti

da tutta la provincia che seguono

i corsi tenuti da professionisti dello spettacolo

ed è la naturale evoluzione del lungo

lavoro formativo ed educativo con i giovani

e giovanissimi che fin dagli esordi è

stata una delle prerogative principali della

compagnia viterbese. Il nuovo anno teatrale

inizierà con un’altra novità proveniente

dal Nord: la Compagnia Arte Povera di

Mogliano Veneto (TV) il 17 e il 18 gennaio

presenterà un classico della comicità francese

“La dama di Chez Maxim” di Georges

Feydeau. Altro debutto il 31 gennaio e il 1°

febbraio quando sarà la volta della

Compagnia Il Sipario di Agropoli (SA) con

un classico del teatro napoletano “Un

ragazzo di campagna” di Peppino De

Filippo. Il 14 e il 15 febbraio un graditissimo

ritorno: la Compagnia Teatrale P.

Liuzzi di Caprarola presenterà il suo ultimo

lavoro originale “Tàvala più, tàvala

meno…“ di Romolo Passini. Ancora un

debutto assoluto per il Teatro Bianconi il 7

e l’8 marzo con la compagnia Gli amici di

Jachy di Genova con una delle commedie

musicali più famose della lunga tradizione

del Sistina: “Alleluja brava gente” di

Garinei e Giovannini. Il 21 e 22 marzo

ancora una nuova proposta: la compagnia

La Trappola di Vicenza presenta “Pigiama

per sei” di Marc Camoletti. Infine il 18 e il

19 aprile la compagnia Le voci di dentro di

S. Maria degli Angeli (PG) proporrà la

divertente “C’è un uomo nudo in casa” di

Tabacchini & Izzo. Dunque anche quest’anno

il cartellone annovera ben 12 spettacoli

attentamente selezionati per qualità

degli allestimenti e livello interpretativo tra

circa 50 proposte piovute da tutta Italia, ai

quali si aggiungeranno nei mesi di maggio

e giugno gli spettacoli di fine corso

dell’Accademia Teatro. Lo sforzo organizzativo

e economico dell’Associazione

Culturale Gruppo GIAD Teatro, sostenuto

grazie al volontariato dei suoi componenti

e con marginali aiuti economici privati e

pubblici, prosegue ormai da 30 anni con

una costante evoluzione educativa e culturale,

traendo continuo conforto dalla crescita

esponenziale del pubblico e del suo

gradimento ottenuta non grazie a nomi

altisonanti o dispendiose pubblicità ma

solo all’infinito passa parola tra gli spettatori

e al valore artistico e culturale delle

sue proposte. L’obiettivo di creare una

realtà artistica stabile ed efficiente in un

territorio, come quello della nostra provincia,

particolarmente avaro di strutture permanenti

e organizzate dedicate al teatro

(e in particolare al teatro socialmente diffuso

come quello amatoriale e popolare), è

stato finalmente raggiunto ed è in costante

crescita anche se, proprio la scarsità di

serie proposte alternative in un settore

caratterizzato solo da estemporanee e

sporadiche rassegne estive, meriterebbe

una maggiore attenzione e sostegno da

parte delle amministrazioni pubbliche e

delle varie fondazioni private attive sul

nostro territorio. Tutte le informazioni sugli

spettacoli e sui prezzi e abbonamenti

potrete trovarli sul sito: www.teatrobianconi.it

o al telefono 0761613695.


Campo de’ fiori 45

A Civita Castellana nascono spontanei

bellissimi giardini pensili!

Nulla da invidiare a quelli più famosi di

Babilonia!

Peccato che non possiamo fruirne benchè siano

“pubblici”. Crescono, infatti, sui tetti del palazzo

di proprietà comunale in Via Ferretti,

recentemente restaurato,

dov’è la Farmacia Comunale F2

La compagine della

Flaminia Calcio

Civita Castellana

ai vertici nel girone G

della serie D.

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Piazza della Liberazione 2

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46

Nun se

campa ppiù!

Mmò, come

tte mòvi, tte

sonono! Si

vai a crompà

‘o pà nun te

pòi ‘nnà a tajià i capelli… Si tte vvecini a ‘n

negozio de vestiti, hai da sta dù giorni

senza magnà… Ma…si provi a ‘ccostatte da

‘o fruttarolo, allora si che sò guai!!! Si ppè

caso tte crompi ‘n chilo de mele, nun tte

pòi permetta mmanco ‘e medicine ppè

curatte…avojia a dì che ‘na mela a’ ‘o

ggiorno leva ‘o medico de torno!!!Co’

‘sti chiari de luna, figurete si pòi metta da

parte i sòrdi ppè levatte quarche sfizio o

ppè ‘cchittatte e pensà a’ fatte bella!!!

Tutte ‘ste cose Chiarina ‘e sa bbè, lle dicono

‘a scimmia!!! Fà ‘a commessa drento

‘n negozietto de vestiti e lli pochi sòrdi che

pijia lle bastono si e no ppè crompasse da

magnà. Essa sse vorrèbbe fà bella, ma da

quanno sò dentrati l’euri... Pòra fijia, essa

edè tarmente mar fatta che ‘a pòi usà

come rimedio ppè fatte passà ‘o signozzo…cià

‘na nasca cossì grossa che quanno

sta llì ppè ‘o mare nun po’ fà mai ‘o morto

a galla, sinnò ‘a scambiono ppè ‘no squalo

e corrono tutti via. Essa edè ‘a fijia de

Clementina, ‘na signora bassetta e pupò

robbusta, che campa de penziò e che ‘lle

piace de ‘nnà a fà spesa llì ppè piazza ppè

cecciolà pupò co’ Ninetta ‘a mojie de

Carluccio ‘o fruttarolo. Ninetta, ‘nvece, edè

‘n bastò vestito…anzi: ‘n bastò

gnudo…ppure d’inverno se mette a venna

‘a frutta lli ppè piazza co’i guarnelli dell’istate!!!

Sarrà ppe’ ‘o troppo lavorà, ma

ppure Carluccio nun edè ridotto troppo

bbè: edè arto e magro ‘n frego che pare

‘no spito; sse mette sempre ‘na giubba

griggia a quadri bordò, ‘na scoppola marrone

e ‘n paro de carzò tarmente jiempi de

toppe che si ‘i stenni ppè terra cce pòi

giocà a scacchi. A esso nun ll’è mai piaciuto

de lavorà e quanno che tocca spanne ‘o

banco de ‘a frutta, ‘o fa fà sempre a

Ninetta. ‘Ntanto che esso se legge pupò

de notizie llì ppè ‘o giornale, edè ‘a mojie

che scarga ‘e cassette... ‘Sta botteguccia

sta a cielo aperto: ppè pavimento cià i

sampietrini, ppè tetto ‘n ombrellò verde a

bordi gialli e ppè bancò quattro palanche

messe a scegna su du’cavalletti fatti de

pioppo fracico...’nsomma tte da proprio

gusto de ‘nnacce a fà spesa!!!!! Come ‘gni

sabboto che ha fatto Cristo, Chiarina

‘ccompagna ‘a matre a crompà ‘a frutta da

‘o compà Carluccio che ‘e saluta leggenno

‘na notizia llì ppè ‘o ggiornale:>. Pronta ‘a mojie, ‘lle

risponne:>, cce pensa

pupò…, >. Tra ‘na cassetta e ‘n’antra de

Campo de’ fiori

Lassateme sognà… di Erminio Quadraroli

melò che ciànno ‘n profumo che sse sente

da ‘n par de cento metri de distanza…>, dice Clementina

‘ntanto che sse pijia ‘na cerasa da ‘a cassetta

e s’’a magna, >.

>, replica

Carluccio, >.

‘A mojie s’‘o guarda e ‘ntanto che dà ‘nà

pesata a du’ finocchi che l’aveva passato

Clementina:>,

scrive ‘o prezzo de ‘a frutta su

ppè ‘na busta de cartò marrone co’ ‘n pennarello

nero che porta sempre sopra ‘na

‘recchia e…, .

Sotto ‘o sole de agosto co’ ‘o profumo

de i fichi che sse mischia co’ quello

de ‘o cocommoro e de ‘e persica mature

che tte fà venì vojia de magnatte ppure ‘o

bancò, Clementina risponne a’ ‘a commare:

;

de botto ‘a zitta Carluccio leggenno

‘n’ antra notizia de ‘o giornale: >, sse lliscia a capoccia co’ ‘a

mano sinitra e…, . >,

l’occhi lle se jiempono pupò de

lacrime, ‘a pepara lle se fà rossa e rincomincia,

>. >, dice Ninetta, >,

bassa pupò ‘a voce, < ederono du’ mesi

che nun me guardava ppiù e quanno ‘rrivava

llì ppè casa me diceva “Ninè, che se

magna stasera?”….Rafacanus m’ha detto “

signò, ‘o devi stuzzicà, dimanassera aprejie

‘a porta vestita co’ ‘n compretino provocante

leopardato e ‘na mascherina nera

su ppè ‘o grugno cossì l’effetto edè ‘ssicurato!”>>.

Clementina ‘a zitta e lle chiede:> Ninetta gonfia

‘o petto e risponne:> ppoi, ‘ntanto che co’ ‘na mà

sse tocca ‘a pansa, >. Clementina sse fa

‘na risata, llunga a Carluccio ‘na spòrta de

cetrioli ppè fajiele pesà e lle risponne: >, strillanno a voce arta ppè fasse

sentì mejio, >. E

Carluccio:>.

.

Esso llè fa du somme su ‘n pezzo de cartò:

>, e…co’ l’occhietto da paraculo

sse rivorge a ‘lla pòra fijia, >. A Chiarina lle se ‘ncominciorno

a gonfià ‘e vene de ‘o collo, ‘o grugno

lle se fece rosso fòco, ‘e guance lle se

bottonno come ‘o pallò de carnevale

e….doppo ‘n par de secondi sbotta:>, pijia pupò fiato e ricconta

,

se ggiusta pupò i capelli e …, >.


Modi di dire

Campa cavallo

Si racconta che un povero diavolo portava a mano un cavallo vecchio,

stanco, sfinito, per una strada sassosa dove si vedeva appena, di quando

in quando, un misero filuccio d’erba. Il cavallo stava per cadere

sopraffatto dalla fame, e il padrone cercava d’incoraggiarlo dicendogli:

“Non morire cavallo mio, tira avanti ancora per un po’, campa finchè

crescerà l’erba e potrai sfamarti”.

Campo de’ fiori 47

La rubrica dei perchè?

Perchè fa più freddo in montagna?

Non siamo forse più vicino al sole?

Il sole manda giù la sua energia. Questa

attraversa l’atmosfera e giunge a terra.

E’ proprio questa, la terra (non la Terra),

che assorbe gran parte di questa energia,

insieme al mare.

Le temperature che ci riguardano, quelle

che abbiamo nelle zone abitate da noi

umani, sono in larga parte determinate e

regolate (riscaldando l’aria) dalla terra e

dal mare. Più ci allontaniamo dal livello

zero più tale funzione regolatrice si attenua.

In montagna, quindi, l’aria è più fredda.

Inoltre, più si sale più la pressione diminuisce,

e questo significa che l’aria calda

generata al suolo, e che sale verso l’alto, si

espande e si raffredda.


48

Tanti auguri

a Lorenzo Valeri che

l’11 Ottobre compie

7 anni, da mamma

Sarah, papà Roberto,

i nonni

e gli zii.

Tantissimi

auguri di

buon

compleanno

a Elisa

Capobianchi

che il 1°

Novembre

festeggia il suo 26° compleanno!

Giorgio & Marta

Campo de’ fiori

Il 29 Ottobre 2007 la

stella più bella è caduta

sulla terra! Quella stella è mia figlia Melissa.

Tantissimi auguri a te, mia piccola, per il tuo

1° compleanno…

Mamma, papà, nonni, zii e tutti quelli che

ti vogliono bene!

Un omaggio alla musica di Piero

Pelù, alla sua simpatia e alla

nostra amicizia che il tempo

non porterà mai via.

Tanti auguri a Franca e Sergio

Maestri che il 9 Ottobre

festeggiano il 50° anniversario

di matrimonio dalla famiglia De

Rinaldis.

Auguri per questo meraviglioso

traguardo raggiunto.

Vi aspettiamo al secolo.

Tanti auguri a Stefano Bernardi e ad

Alice Cirioni che il 18 Ottobre compiono

31 e 3 anni, da Tiziana.

Un grandissimo

augurio va a Giulia

Puce che il 5 Ottobre

compie 3 anni… da

mamma Stefania,

papà Luigi, dai nonni e

parenti tutti, e anche

da tutti quelli che

tengono a lei…

Auguri Giulia!!

Tantissimi auguri di Buon Compleanno al

nostro caro nonno Euro che compie gli

anni il 31 Ottobre, dai nipoti.

Tanti auguri a Alina e Dino

De Angelis che il 28

Settembre 1958, davanti al

cospetto di Dio, si sono giurati

eterno amore. Oggi,

dopo aver trascorso momenti

significativi della vostra

vita, eccovi qui uniti più che

mai a festeggiare insieme a noi il traguardo dei 50 anni di

matrimonio. Vi auguriamo salute e serenità per tanti e tanti

anni ancora insieme a noi tutti. Le figlie, i nipoti Daniele,

Riccardo, Beatrice e tutto il resto della banda.


Tantissimi auguri di

buon compleanno a

Teresa che il 29

Settembre

festeggia il suo

compleanno.. Marta

Tantissimi auguri a

Roberto e Franca che il

28 Settembre

festeggiano 28 anni del

loro splendido

matrimonio! Vi vogliamo

troppo bene! Federica

e Simone.

Tanti auguri

a Simone

Spallacci

che compie

un anno il

19

Ottobre,

dallo zio

Maurizio.

Campo de’ fiori 49

Tantissimi

auguri di buon

compleanno da

tutta la sua

famiglia a

Marina

Gomiero che il

16 Novembre

compie 50

anni! Ti

vogliamo bene!

Tantissimi auguri di buon

compleanno a Davide che il

18 Ottobre compie

30 anni !!!

Dalla tua mogliettina,

ti amo tanto !!!

Tanti auguri da

Maria Tullo a

Sabrina e Dario di

Civita Castellana

che hanno compiuto

gli anni il 9 e il 21

Agosto.

Tantissimi auguri

di buon compleanno

a

Nazareno Cola e

Elisa Moscioni

che il 4 Ottobre

e l’ 8 Novembre

festeggiano il

loro compleanno!

Gli amici del bar

Un augurio

di Buon

Compleanno

a Anna

Olivieri che

compie gli

anni il

17 Ottobre,

dalla nipotina

Martina.

Tanti auguri

a Alessandro

Colamedici che

il 10 Ottobre

compie

1 anno, dai

genitori, i

nonni, gli zii

e dal

cuginetto

Federico.

Tantissimi

auguri di buon

compleanno

a Matteo

Roscioli che il

26 Settembre

compie

21 anni!!!


50

Tanti auguri a Angelo e

Patrizia di Corchiano che il

4 Ottobre festeggiano 22

anni di matrimonio, auguri

dai figli Veronica e Toni.

La sorellina Priscilla, i nonni, gli

zii e i bisnonni fanno tanti auguri

a Virginia Scarnati che il 18

Ottobre festeggia il suo

2° compeanno!

Campo de’ fiori

Tanti auguri a Assunta

Tullo che ha compiuto gli

anni il 5 Agosto da

Maria, Claudio, mamma e

le amiche.

Tanti auguri a

Mauro Misocchia

di Fabrica di

Roma che compie

gli anni il 3

Ottobre dai

genitori, il fratello,

la sorella e

la nonna.

Tanti auguri

a Federica

Cotronè che

compie gli

anni il 16

Novembre,

dai nipotini

Cristian e

Alessandro.

Tanti auguri a

Claudio Tullo

che il 21

Settembre

compie 43 anni,

da Maria,

Assunta e

mamma.

Tanti auguri a Giulia

di Niccola che

compie 1 anno il 7

Settembre, auguri

dalla mamma

Tiziana, dal papà

Alvaro e dalla sorellina

Aurora.

Tantissimi

auguri a

Angelica

Bongarzone

che compie

2 anni il 27

Settembre,

auguri dalla

mamma Sara,

dai nonni,

dagli zii

e dai cuginetti.

Tanti auguri a

Alessandro che il

20 Ottobre

compie 6 anni da zia

Patrizia, i genitori

e i nonni.


Tanti auguri a Stefano

Pazzielli che il 19

Ottobre compie 8 anni

da Simona, Marco,

mamma e papà. Ti

vogliamo tanto bene!!!

Per Giorgia Corelli

che il 9 Ottobre

compie 7 anni:

ti auguriamo di

andare sempre

avanti

con tanto amore e

tanta serenità,

da Mauro, Giulia,

Stefano e Sara.

Tanti Auguri a

Diego Capozucchi

che il 12 Ottobre

compie due anni da

mamma Alessia,

papà Carlo, dai

nonni, gli zii e da

“tatta” Daniela.

Tantissimi auguri di

buon compleanno ad

Adelmo Zezza che

compie i mitici 5 anni

il 19 Settembre

2008, ringraziando

ancora

l’ospedale Andosilla

di Civita Castellana!

Da tutti noi!!

Campo de’ fiori 51

Buon Compleanno

nonno Enri’!

Bello il cinghiale imbalsamato!

Adelmo

Auguri a Enrico del

Corso che il 3 Ottobre

festeggia il compleanno!

La tutta la tua

famiglia e la c.o.p.c.e.a.

Tanti auguri al

piccolo Daniele

Cencelli che il 1°

ottobre compie un

anno; dalla sorellina

Valentina, dalla

mamma Katia, dal

papà Massimo, dai

nonni, gli zii e parenti

tutti.

Tantissimi auguri a

Martina Longo che

compie 3 anni il 7

Ottobre da mamma,

papà, la sorellina

Sara, i nonni, gli zii e

i cuginetti Matteo e

Alice.

Buon anniversario

nonni per i vostri

29 anni di matrimonio!!!

L’anno prossimo

tutti in crociera!!!

Vengo anch’io!!!

Adelmo


52

Tanti auguri a Carlotta

Serpentaria che compie

18 anni il

1° Ottobre, da mamma,

papà, gli zii, i nonni, Alessio,

Camilla, Federico e Simone.

Campo de’ fiori

A Viola Cavallari, che il

17 Ottobre compie 5

anni:

ti auguriamo che ogni

giorno della tua vita sia

pieno di gioia, da

Mauro, Giulia, Stefano,

Sara e Daniela.

Tanti abbracci e

baci ad Edoardo

Cavallari,

che il 4 Ottobre

compie il suo primo

anno

di vita,

da Mauro, Giulia,

Stefano, Sara e

Daniele.

Tanti auguri di buon compleanno

alle due cuginette

Beatrice e Giulia Spitoni

che compiono 4 anni il 15

Novembre e il 29

Novembre dai genitori, i

nonni, gli zii e da Ricky e

Lorenzo.

Tantissimi auguri di buon compleanno

a Lorenzo che il 31 Ottobre compie 3

anni dai nonni, le zie e gli zii, da

babbo Mauro e mamma Jenny.

Auguri anche a “babbo” Mauro che il

26 Settembre compie 25 anni da

Lorenzo e Jenny.

Tanti auguri a Chiara

Basso che il 5 Ottobre

compie gli anni. Auguri,

auguri, auguri da tutti

gli amici. Auguri

Ciccina!!!

Tanti auguri a Francesco

che il 9 Ottobre compie 40

anni e a Chiara che il 2

Ottobre compie 7 anni, da

Sabrina.

La maestra Franca e suo marito

Rino, ringraziano

vivamente Ivansito,

Viviana, Fabrizio,

Alceste, Luca e

Stefano per la

grande manifestazione

di

amicizia ed il comportamento

onesto

e corretto adottato

nei nostri confronti;

vi auguriamo di raccoglierne

quanto

prima i frutti.


Tantissimi auguri alla mia

fidanzata Martina ed un

grande in bocca al lupo

per l’inizio della tua nuova

avventura scolastica. Da

parte del tuo unico

Emiliano, Francesca e

Maria Rita.

Sorpresa!!

Tanti auguri

a Irene

Panichelli

che il 7

Novembre

compie 13

anni…

Iry, se la

luna esprimesse il bene che ti

voglio, la notte non finirebbe mai…

TVB Federica.

Tantissimi auguri ai futuri coniugi

Wong che il 26 ottobre faranno il

grande passo...

un forte in bocca al lupo...

gli amici (Zoretto compreso!!!!)

Campo de’ fiori 53

Sorpresa! Non te lo saresti mai

immaginato vero? E invece eccoci qui

ad augurare un Buon Compleanno al

nostro “papi” che il 20 Ottobre compie

gli anni… ti vogliamo tanto bene:

Alessandra e Maria Luisa

Visto che ci tenevi tanto… ecco esaudito

il tuo desiderio!!! Congratulazioni Fede!

Flavia e Sara.

Tanti auguri a Filippo Carosi

che il 9 Novembre riceverà il

battesimo, auguri da mamma,

papà, i nonni, la cuginetta Asia

e tutti i parenti.

Auguri alla nostra

principessa Aurora che

compie 6 anni l’ 8 ottobre

da papa’ e mamma.

Tanti auguri a

Stefania Mascarucci

che il 17 Ottobre

compie 33 anni, dalla

mamma, la sorella e i

fratelli.

Tantissimi auguri di Buon

Compleanno a Daniela De

Clemente che compie gli anni il

31 Ottobre, da Massimo

e Tonia.


Vi invitano inoltre a continuare ad inviare

le foto dei vostri “amici” animali.

Non

abbandoniamoli,

adottiamoli!

Campo de’ fiori 55

Come tutti coloro che hanno cagne, questo abitante di Fabrica che ha un appezzamento di

terra in campagna, ha pensato bene di far fare una prima

cucciolata a una della sue due cagne femmine meticce di

taglia media. Ovviamente, non sa a chi affidare questi cuccioli...

L’ho invitato a sterilizzare, attraverso l’associazione,

le due cagne adulte, per evitare di fare cucciolate a più

non posso!Ora, rimane da far adottare gli scriccioli: sono

due maschi e due femmine. Sono i classici meticci, focati

neri e uno tutto color miele. Sono svezzati e avranno

appena cinquanta giorni.Bellissimi e sanissimi.

Vi prego, spargete la voce.

Grazie.

Angela 338/9383581 - Franco 338/3695668

Io sono TOMMY, meticcetto di circa 5 anni, sempre vissuto in

canile, finchè un giorno non riuscivo più a respirare e meno

male che in quel momento un volontario si è accorto di come

stavo male e che potevo morire soffocato... Questa situazione

si è ripetuta per ben due volte, sempre fortunatamente in presenza

di quel generoso volontario che la seconda volta portandomi

in Clinica Veterinaria, d’accordo con il dottore, mi ha fatto

operare alla trachea.Ora sto bene ma non abbaio più, poichè

durante l’intervento sono state toccate le corde vocali. Ora

respiro bene ma comunque non posso più tornare in canile: non

si sa mai! Sono in perfetta salute, sono vaccinato e verrò microchippato

a nome dell’adottante ovviamente con il foglio di affido.

Ah, dimenticavo: sono dolcissimo e....faccio le fusa come un

gattino! Cerco una famiglia che mi dia il calore e l’affetto che

purtroppo fino ad oggi non ho conosciuto.

Grazie e...guardatemi. Tommy

Potete chiamare Federico (il volontario che mi salvò)

3337788516


56

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Album d

Fabrica di Roma 1962 - Bar di Paggiò a Materano. Da sx: Giovanni Costantini, Memmo Anselmi, Carmelita Marinelli, Alba Massimiliani,

Assunta Alessi, Giancarlo Picchietti, Rodolfo Alessi, Anna Sciarrini, Attilio Anselmi, Anna Anselmi.

Campo de’ fiori

Civita Castellana anni ‘60 - foto di Laura Argelli. Da sx: il piccolo Sandro Sorge in braccio alla mamma Romanina Camerlengo , Anna Maria

D’Alessiu, Vincenza Riganelli, Sonia Miccini, Antonia Caccia.

I bambini in basso sono, da sx: Rita Sorge, Anna Rita Riganelli, Sergio Miccini e Oliviero.


Campo de’ fiori 57

ei ricordi

Campo de’ fiori

Civita Castellana - Santa Susanna - anni ‘60 - foto di Laura Argelli. Da sx: Argelli Laura, Maura, Mariella, De Angelis e Rita Menichelli.

Campo de’ fiori

Sassacci - 1969 I Elementare - foto di Loretta Biondi. In alto da sx: ..., Fabiola Dadario, Roberta Gagioli, ..., Moreno Frangioli, Tiziana Di

Matteo, Alessandro Pallozzi, Tiziana, ..., Maestra Giannini, Marco Gasperini; in basso da sx: ..., Antonio, Pamela Paiella, Giampiero Pallozzi,

Marco Tullo, Fabio Di Matteo, Marco Marcucci.


58

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Formazione civitonica degli anni ‘50 - foto del Sig. Giuseppe Martani.

In alto da sx: Ilario Guazzaroni, ..., Celeste Speranza, Serafini (Bazzichetta), Giuseppe Martani, allenatore Sclavi.

In basso da sx: Angelo Caroselli, Franco Severini, Costante Baldassini, Fernero De Luca, Sergio Vaselli, Alvaro Tronti.

Civita Castellana, strada Romana, anni ‘60 - foto della Sig.ra Laura Argelli. Da sx: Laura Argelli, Margherita De Toma, Brunella, Maria Farina

Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere


ei ricordi

Campo de’ fiori 59

pubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.

Campo de’ fiori

Civita Castellana 1958 - foto del vicinato in occasione della Prima Comunione della Sig.ra Laura Argelli

In alto da sx: Anna De Toma, Sonia Miccini, Menica, Maria Arrigoni, ..., Gina D’Alessio, Giannino De Toma, Marcello Argelli.

Al centro: Anna Maria D’Alessio, Romanina, Olga Magnarelli, il piccolo Franco Arrigoni.

Le bambine in prima fila: Rita Sorge e Laura Argelli.

Sala Cicuti 1955 - gara di ballo Forti e Veloci - il Maestro Ciarrocchi premia Franco Fantera (Rapera).

Campo de’ fiori


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