Il reportage narrativo del primo Novecento - Associazione degli ...
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<strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> <strong>del</strong> <strong>primo</strong> <strong>Novecento</strong><br />
L’esempio di Curzio Malaparte *<br />
Giulia Ragonese<br />
Nella prima metà <strong>del</strong> <strong>Novecento</strong> numerosi scrittori italiani<br />
affrontarono il tema <strong>del</strong> viaggio, narrando gli episodi vissuti nei<br />
territori <strong>del</strong>la vecchia Europa ed oltre oceanici in <strong>reportage</strong> narrativi in<br />
cui l’elemento fantastico e romanzato si contaminava con quello più<br />
strettamente cronachistico. Tra gli autori che contribuirono a fare <strong>del</strong><br />
<strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> un genere <strong>del</strong>l’epoca, i più importanti furono:<br />
Emilio Cecchi che, dopo aver viaggiato da Est a Ovest <strong>degli</strong> Stati Uniti,<br />
raccolse gli articoli pubblicati dal «Corriere <strong>del</strong>la Sera» in America<br />
Amara (1939), e poi ancora altri articoli formarono Appunti per un<br />
periplo <strong>del</strong>l’Africa (1954), Messico (1932) e Et in Arcadia ego (1936); Mario<br />
Praz raccolse gli articoli pubblicati sul quotidiano «<strong>Il</strong> Tempo» nel<br />
volume Penisola Pentagonale <strong>del</strong> 1928 e nel 1942 scrisse Viaggio in Grecia;<br />
*Bibliografia essenziale: Camminare scrivendo. <strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> e dintorni, a cura di<br />
N. Bottiglieri, Università <strong>degli</strong> studi di Cassino, Cassino, 2001; G. De Pascale, Scrittori in<br />
viaggio. Narratori e poeti italiani <strong>del</strong> <strong>Novecento</strong> in giro per il mondo, Bollati Boringhieri,<br />
Milano, 2001; M. Farnetti, Reportages. Letteratura di viaggio <strong>del</strong> <strong>Novecento</strong> italiano,<br />
Guerini Studio, Milano, 1994; C. Malaparte, Opere scelte, Mondadori, Milano, 1997; L.<br />
Martellini, Nel labirinto <strong>del</strong>le scritture, Editrice Salerno, Roma, 2006; E. Ronchi Suckert,<br />
Malaparte (vol. I-XII), Ponte alle Grazie, Firenze 1991, 1992, 1993, 1994, 1995
Gli Scrittori d'Italia – XI Congresso Nazionale <strong>del</strong>l'ADI<br />
Mario Soldati provò a spiegare il significato <strong>del</strong>la traversata oceanica<br />
vista come salto nel vuoto, nell’ignoto, in America <strong>primo</strong> amore nel 1935;<br />
Guido Piovene scrisse, ancora sull’America, il De America nel 1953,<br />
raccolta di articoli pubblicati per il «Corriere <strong>del</strong>la Sera» dove mise in<br />
luce il carattere di incontro e confronto con l’altro che il viaggio stesso<br />
presuppone; Alberto Moravia pubblicò parte <strong>degli</strong> articoli scritti tra il<br />
‘30 ed il ‘60 in A quale tribù appartieni (1952), Un mese in URSS (1958) e<br />
Un’idea <strong>del</strong>l’India (1962); nel 1934 Ardengo Soffici scrisse su «<strong>Il</strong><br />
Selvaggio», Roma, la cronaca <strong>del</strong>la sua esperienza parigina, assegnando<br />
a Parigi il ruolo di motore essenziale per lo sviluppo <strong>del</strong>l’avanguardia<br />
europea con un articolo dal titolo Ritratto <strong>del</strong>le cose di Francia; Alberto<br />
Savinio raccolse le prose giornalistiche dalla fine <strong>degli</strong> anni ‘20 all’inizio<br />
<strong>degli</strong> anni ‘40 in Souvenirs (1945); Corrado Alvaro pubblicò nel 1943 i<br />
servizi scritti per «La Stampa» nel 1935 in I maestri <strong>del</strong> diluvio e nel 1932<br />
Viaggio in Turchia; Filippo Marinetti scrisse Spagna veloce e toro futurista<br />
(1931), nel quale applaudiva alla potenza dei mezzi di trasporto ed<br />
all’esperienza <strong>del</strong>la velocità e nel 1933 pubblicò in <strong>Il</strong> fascino <strong>del</strong>l’Egitto gli<br />
elzeviri comparsi tra il 1930 ed il 1931 sulla Gazzetta <strong>del</strong> Popolo; fu<br />
pubblicato nel 1957 Amori d’Oriente di Giovanni Comisso. 1 L’idea di<br />
formare dei volumi in cui venissero raccolti gli articoli di viaggio<br />
pubblicati nelle testate nazionali era condivisa da gran parte <strong>degli</strong><br />
intellettuali, come dimostrato dall’elenco appena citato, a cui tra gli<br />
1 G. De Pascale, Scrittori in viaggio.
Giulia Ragonese – <strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> <strong>del</strong> <strong>primo</strong> <strong>Novecento</strong>: l’esempio di Curzio Malaparte<br />
altri bisognerebbe aggiungere almeno Ungaretti, Montale, Levi,<br />
Gozzano. <strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> era dunque costume d’epoca, in cui<br />
spirito d’arte e libertà intellettuale e di scrittura si legavano spesso a<br />
ragioni politico-ideologiche. Non fanno parte <strong>del</strong> genere quei testi di<br />
viaggio strettamente di propaganda, voluti in particolare dal regime<br />
fascista, che facevano <strong>del</strong> paese e <strong>del</strong> popolo straniero un mezzo per<br />
elogiare l’operato <strong>del</strong>la dittatura, come ad esempio l’ampio campo <strong>del</strong>la<br />
letteratura coloniale, in particolar modo sull’Etiopia, oggetto di studi<br />
autonomi. Non rientrano nel genere neanche quell’altro ambito <strong>del</strong>la<br />
letteratura di viaggio che è la cosiddetta “letteratura d’emigrazione”,<br />
anch’esso oggetto di studi diversi ed a sé stanti. In questo ultimo<br />
decennio la critica letteraria si è interrogata cercando di dare una<br />
definizione ed una veste al così particolare genere <strong>del</strong> <strong>reportage</strong><br />
<strong>narrativo</strong>, organizzandosi in convegni incentrati sui nuovi orizzonti<br />
<strong>del</strong>la letteratura di viaggio. Nel convegno tenutosi a Cassino nel<br />
dicembre <strong>del</strong> 1999, Nicola Bottiglieri diede <strong>del</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong><br />
questa interessante definizione:<br />
«<strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> si limita ad essere un’inchiesta, l’approfondimento di un giornale su<br />
un evento di grande interesse e raccontato al lettore da un cronista, mentre il<br />
<strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> è strutturato come un testo di lungo respiro, opera di uno<br />
scrittore-reporter. […] <strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> deve andare oltre le urgenze <strong>del</strong>la<br />
cronaca e trasmettere al lettore la conoscenza profonda di un paese, di un<br />
avvenimento, pertanto il tempo <strong>narrativo</strong> che lo pervade sarà più ampio, teso a<br />
dare al testo una struttura durevole». 2<br />
2 Camminare scrivendo.
Gli Scrittori d'Italia – XI Congresso Nazionale <strong>del</strong>l'ADI<br />
<strong>Il</strong> genere si muove tra l’ambito letterario e quello più strettamente<br />
giornalistico ed è quindi connotato da due elementi principali:<br />
News (cronaca): il <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> nasce dalla necessità <strong>del</strong>l’autore di<br />
raccontare la propria esperienza di viaggio, riportando le vicende e gli<br />
accadimenti che si concretizzano nel luogo visitato e che ne fanno da contesto.<br />
Fiction (invenzione): l’autore utilizza il materiale che costituisce l’esperienza <strong>del</strong><br />
viaggio (persone, incontri, paesaggi, eventi) come sfondo all’invenzione di storie<br />
mitiche, inventate, rielaborando i contenuti <strong>del</strong>l’esperienza nell’evasione fantastica<br />
e spesso intimistica. <strong>Il</strong> viaggio suscita ricordi, memorie andate perdute nel tempo,<br />
si fa metafora di un mondo interiore, superando di gran lunga l’ormai tramontato<br />
true travel account, cronaca dettagliata ed il più possibile oggettiva <strong>del</strong> viaggio. Le<br />
origini <strong>del</strong> genere sono anglosassoni. I primi autori sono infatti inglesi e<br />
statunitensi, tra cui: Hanry M. Stanley (Una excursiòn a los indios raqueles, 1870;<br />
Come ritrovai Livingstone in Africa centrale, 1873), John Reed (Messico Insorto, 1914; I<br />
dieci giorni che sconvolsero il mondo, 1919), George Orwell, Ernest Heminguay,<br />
Joseph Conrad. In Italia, ancor prima <strong>del</strong> 1900, Edmondo De Amicis scrisse per «La<br />
Nazione» Spagna (1973), Olanda (1974), Marocco (1876), Costantinopoli (1877) ed<br />
Oceano nel 1900. 3 Le ragioni che poi mossero altri scrittori come quelli citati sopra<br />
a proseguire nella scrittura di <strong>reportage</strong> narrativi agli inizi di questo secolo furono<br />
molte. I mezzi di trasporto come auto, treno e aereo facilitavano gli spostamenti;<br />
la modernizzazione dei mezzi di comunicazione rendeva più agevole la<br />
trasmissione di contenuti ed informazioni; nella prima metà <strong>del</strong> <strong>Novecento</strong> gli<br />
accadimenti storici coinvolsero, oltre l’Italia, tutta l’Europa e così l’intero globo.<br />
Per tale ragione cresceva l’interesse <strong>del</strong>la classe intellettuale e politica nazionale<br />
verso ciò che accadeva a livello internazionale: le testate dei più importanti<br />
quotidiani nazionali si impegnavano a seguire le vicende statunitensi, sovietiche<br />
ed europee e, durante la colonizzazione, si moltiplicavano le trasmissioni riguardo<br />
le abitudini, i costumi e le leggende dei territori colonizzati. Si formava in questi<br />
anni la copiosa produzione letteraria coloniale sull’Etiopia.<br />
Durante la prima metà <strong>del</strong> secolo operò in quest’ambito Curzio<br />
Malaparte, il quale rimane ora un valido esempio per la scrittura di<br />
<strong>reportage</strong> narrativi, avendo fatto <strong>del</strong> “camminare scrivendo” il carattere<br />
3 Camminare scrivendo.
Giulia Ragonese – <strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> <strong>del</strong> <strong>primo</strong> <strong>Novecento</strong>: l’esempio di Curzio Malaparte<br />
distintivo e quasi la ragione <strong>del</strong>la sua stessa vita: per Curzio Malaparte<br />
era necessario raccontare l’esotico, il diverso, e portare testimonianza<br />
<strong>del</strong>la forma che l’Europa assumeva tra le due fatidiche guerre mondiali.<br />
Di origine tedesca, Malaparte fu uno scrittore stravagante ed eclettico.<br />
A causa <strong>del</strong>la sua condotta politica, da simpatizzante fascista a caro<br />
amico di Togliatti, egli subì censure di ogni tipo e per lungo tempo la<br />
sua scrittura fu inabissata da critiche più ideologiche che letterarie.<br />
Sebbene Malaparte abbia scritto molto sulla necessità di essere libero<br />
da ideologie e partitismi, come ci rivela l’archivio <strong>del</strong>le epistole situato<br />
nella biblioteca “A.Lazzarini” di Prato, i critici lo liquidarono come<br />
egocentrico, spavaldo, ed opportunista scrittore di regime. Come<br />
sottolineano Luigi Martellini e Giancarlo Vigorelli, si sta aprendo adesso<br />
una strada alla rivalutazione critica <strong>del</strong>l’opera malapartiana, che<br />
apprezza l’impegno continuativo <strong>del</strong>l’autore nel recare testimonianza<br />
<strong>del</strong>l’uomo moderno, 4 attraverso un’importante produzione di romanzi e<br />
corrispondenze di viaggio ancora poco lette e studiate. L’esempio<br />
malapartiano ha una duplice funzione: analizzare un esempio di<br />
scrittura di viaggio <strong>primo</strong> novecentesca come <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong>;<br />
restituire una lettura <strong>del</strong>le opere di Malaparte libera dai giudizi sulle<br />
scandalose vicende biografiche <strong>del</strong>l’autore. Curzio Malaparte viaggiò<br />
molto fin da giovanissimo. Nel 1915 scappò dal Liceo Cicognini di Prato<br />
4 Sulla rivalutazione critica <strong>del</strong>l’opera malapartiana si legga il saggio Malaparte:<br />
testimonianza e proposta di revisione di G. Vigorelli; sulla vicenda letteraria <strong>del</strong>l’autore<br />
si legga Introduzione di L. Martellini, entrambi presenti in C. Malaparte, Opere scelte.
Gli Scrittori d'Italia – XI Congresso Nazionale <strong>del</strong>l'ADI<br />
per recarsi ad Avignone ed arruolarsi nella Legione Garibaldina. La<br />
Francia rimarrà per sempre il luogo prediletto per lo scrittore,<br />
territorio di libertà artistica e revanche intellettuale, dove, oltre a<br />
conoscere molti scrittori a lui contemporanei, pubblicherà gran parte<br />
<strong>del</strong>le sue opere e metterà in scena diverse commedie. I paesi che ebbe<br />
modo di visitare furono: Belgio (1918), Ungheria (1919), Polonia (1920),<br />
Russia (1929), Germania (1930), Inghilterra (1933), Africa Orientale (1937),<br />
Grecia (1940), Bulgaria, Jugoslavia, Romania, Croazia, Ucraina (1941),<br />
Lettonia, Lituania, Estonia, Lapponia, Svezia e Circolo Polare Artico<br />
(1942), Cile (1952), Perù, Uruguay, Bolivia, Argentina (1953), nuovamente<br />
Russia e poi Cina nel 1956. 5 In molti di questi luoghi egli affrontò<br />
esperienze terribili come la guerra o momenti di grande lavoro<br />
scrittorio e meditazione artistica. Una gran parte <strong>del</strong>le opere<br />
<strong>del</strong>l’autore coincide con la scrittura odeporica. Malaparte era<br />
innanzitutto un giornalista e mandò corrispondenze di viaggio da tutti<br />
i luoghi visitati, utilizzando poi la sua esperienza di viaggiatore come<br />
sfondo e materiale di alcuni tra i suoi più famosi romanzi, come Kaputt.<br />
Curzio Malaparte scrisse quattro <strong>reportage</strong> narrativi ed ognuno di essi<br />
ebbe interessanti vicende editoriali:<br />
1. Intelligenza di Lenin: il volume raccoglieva gli articoli pubblicati sulla<br />
«Stampa» nel 1929 e nel 1930 durante il <strong>primo</strong> viaggio in Unione<br />
Sovietica, paese scelto dall’autore, allora direttore <strong>del</strong> quotidiano, per<br />
5 G.B. Guerri, L’Arcitaliano. Vita di Curzio Malaparte, Mondadori, Milano, 2000.
Giulia Ragonese – <strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> <strong>del</strong> <strong>primo</strong> <strong>Novecento</strong>: l’esempio di Curzio Malaparte<br />
l’interesse nei confronti <strong>del</strong> bolscevismo e <strong>del</strong>la classe operaia russa,<br />
protagonista proprio in quegli anni di fatidici scioperi in Francia ed in<br />
Belgio. Ma il <strong>reportage</strong>, appena uscito per la Treves di Milano nel 1930,<br />
fu sequestrato su ordine di Mussolini. Nel 1932 Curzio Malaparte<br />
provvide a riutilizzare gli articoli scritti in Intelligenza di Lenin nel<br />
saggio Le bonhomme Lènin, riprendendo il tema <strong>del</strong>la lotta proletaria e<br />
<strong>del</strong>la rivoluzione bolscevica. Quest’ultimo testo non fu mai pubblicato<br />
in Italia, ostacolato dalla terribile censura, ed uscì solo in Francia per la<br />
Grasset nel 1932. La traduzione italiana di Le bonhomme Lènin uscirà<br />
postuma nel 1962, edizione curata da Enrico Falqui per la Vallecchi,<br />
Firenze (Lenin buonanima);<br />
2. <strong>Il</strong> Volga nasce in Europa: tra il 1941 ed il 1942 Malaparte percorse,<br />
insieme all’esercito tedesco, il fronte russo-tedesco arrivando fino a<br />
Leningrado. In quest’occasione inviò una serie di articoli al «Corriere<br />
<strong>del</strong>la Sera», i quali però furono sottoposti a forti censure seguite<br />
dall’arresto <strong>del</strong>l’autore da parte <strong>del</strong>la Gestapo in Ucraina nel 1941.<br />
Malaparte tuttavia non rinunciò a raccogliere gli articoli, modificandoli<br />
ed operando continue revisioni su di essi, e riuscì comunque a far<br />
pubblicare il volume dalla Bompiani nel 1943. <strong>Il</strong> testo fu distrutto nello<br />
stesso anno dai bombardamenti che rasero al suolo la tipografia.<br />
Ristampato, il libro apparve in agosto ma a settembre fu sequestrato<br />
dalle autorità italiane per ordine <strong>del</strong>la polizia tedesca. Intanto<br />
Malaparte, non contento <strong>del</strong>la sorte <strong>del</strong> suo <strong>reportage</strong>, utilizzava gli<br />
stessi articoli per scrivere il romanzo Kaputt, uscito a Napoli per
Gli Scrittori d'Italia – XI Congresso Nazionale <strong>del</strong>l'ADI<br />
l’editrice Casella nel 1944. Terminata la guerra ed in un clima di<br />
maggiore distensione, quantomeno per ciò che riguarda la produzione<br />
nazionale letteraria, <strong>Il</strong> Volga nasce in Europa uscì, in seguito ad una<br />
ulteriore revisione <strong>degli</strong> articoli, nel 1952, presso la casa editrice Aria<br />
d’Italia, che curava l’edizione completa <strong>del</strong>le opere malapartiane;<br />
3. Viaggio fra i terremoti: nel 1952 Malaparte si trovava in Italia<br />
impegnato nell’ambiente cinematografico e teatrale. <strong>Il</strong> suo film <strong>Il</strong> Cristo<br />
proibito veniva scelto dalla Commissione ministeriale per il Festival di<br />
Cannes insieme ad altri nomi di grande rilievo (De Sica, De Filippo);<br />
l’autore-regista partecipava al Festival di Losanna ed a quello di Berlino<br />
dove veniva premiato con l’Orso d’Argento. Nell’archivio pubblicato da<br />
Edda Ronchi Suckert leggiamo che nel 1952 Malaparte era in polemica<br />
col generale Rommel per il giudizio che quest’ultimo aveva espresso sul<br />
film La volpe <strong>del</strong> deserto, ma soprattutto si lamentava <strong>del</strong>l’ambiente<br />
culturale ostile e dei numerosi ritardi subiti per mettere in scena le<br />
proprie commedie. Malaparte mostrava insofferenza per dover<br />
rimanere in Italia, a Forte dei Marmi, per seguire i lavori di<br />
ristrutturazione <strong>del</strong>la sua abitazione. 6 Nel novembre <strong>del</strong> 1952 Malaparte<br />
propose quindi, ed ottenne, la sua candidatura per essere inviato in Cile<br />
a rappresentare l’Italia al Primo Congresso Mondiale <strong>del</strong>la «Stampa». <strong>Il</strong><br />
suo rientro in Italia era previsto per Dicembre, ma in una lettera<br />
6 E. Ronchi Suckert, Malaparte (vol. I-XII), Ponte alle Grazie, Firenze<br />
1991,1992,1993,1994,1995.
Giulia Ragonese – <strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> <strong>del</strong> <strong>primo</strong> <strong>Novecento</strong>: l’esempio di Curzio Malaparte<br />
inviata alla sorella dal Cile e presente nell’archivio leggiamo che egli<br />
rimase “entusiasta” <strong>del</strong>le terre andine e volle rimanervi per più tempo.<br />
All’inizio <strong>del</strong> 1953 l’autore visitò l’Uruguay, l’Argentina e la Bolivia.<br />
Durante la sua permanenza in America Latina inviò una serie di articoli<br />
al settimanale milanese «Tempo», pubblicati tra l’agosto <strong>del</strong> ‘53 ed il<br />
marzo <strong>del</strong> ‘55. Gli articoli vennero raccolti postumo da Enrico Falqui nel<br />
1963 seguendo la consuetudine di Malaparte di raccogliere le<br />
corrispondenze di viaggio in volume, e furono pubblicati appunto<br />
nell’opera Viaggio fra i terremoti edita da Vallecchi, Firenze. Del volume<br />
fanno inoltre parte corrispondenze dalla Germania <strong>del</strong> 1952 inviate al<br />
settimanale «Tempo»;<br />
4. Io, in Russia e in Cina: nel 1956 Curzio Malaparte andò per la seconda<br />
volta in Russia e si spostò poi in Cina, con una <strong>del</strong>egazione di<br />
intellettuali mandata a Pekino per incontrare Mao Tse Tung. Mandò sei<br />
articoli al settimanale milanese «Tempo» diretto da Tofanelli ed undici<br />
articoli a «Vie Nuove», settimanale di orientamento e di lotta politica<br />
romano. Queste corrispondenze furono raccolte da Giancarlo Vigorelli<br />
in Io, in Russia e in Cina dopo la morte <strong>del</strong>l’autore, pubblicato dalla<br />
Vallecchi a Firenze nel 1958.<br />
I primi due volumi descritti sono <strong>reportage</strong> narrativi operati dallo<br />
stesso Curzio Malaparte, gli ultimi due sono invece <strong>reportage</strong> costruiti<br />
da curatori e pubblicati postumi. Resta da verificare se i criteri seguiti<br />
dai curatori di Malaparte nella costruzione dei due <strong>reportage</strong> narrativi<br />
sono simili a quelli seguiti dallo stesso autore. A dire il vero non vi
Gli Scrittori d'Italia – XI Congresso Nazionale <strong>del</strong>l'ADI<br />
sono documenti o lettere che attestino il fatto che Malaparte avesse<br />
un’idea precisa sul <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> come genere letterario ed è<br />
ipotizzabile che l’attribuzione <strong>del</strong> genere sia postuma alla creazione dei<br />
<strong>reportage</strong> stessi. Sembra invece probabile che l’autore avesse letto i<br />
volumi di viaggio dei suoi contemporanei e seguisse in questo senso la<br />
formazione <strong>del</strong> genere. Infatti già nel 1921, dopo aver rinunciato alla<br />
carriera diplomatica ed essere tornato a Roma da Varsavia, Malaparte<br />
frequentava Soffici, Savinio e Cecchi e si inseriva nel gruppo <strong>del</strong>la<br />
«Ronda»; Moravia, Alvaro e Praz firmarono poi alcuni <strong>degli</strong> scritti<br />
pubblicati nei primi numeri di «Prospettive», rivista fondata dallo<br />
stesso Malaparte nel 1937. Curzio Malaparte conosceva quindi<br />
l’esperienza <strong>del</strong> “viaggiare raccontando” come costume di un’epoca<br />
condiviso tra intellettuali e giornalisti e faceva <strong>del</strong>l’esperienza <strong>del</strong><br />
viaggio una prerogativa propria, assumendo come caratteristica il<br />
ritrovarsi in luoghi unici, contrassegnati da eventi di particolare<br />
rilevanza e spesso terrificanti come la guerra. I suoi viaggi ebbero inizio<br />
con un dannunziano interventismo e fin da Viva Caporetto!, la guerra<br />
venne percepita dall’autore come esperienza fondamentale di vita.<br />
Dopo i primi arditi esperimenti battaglieri, Malaparte non tornò più a<br />
combattere, per un male ai polmoni causato da gas nervini; fu da allora<br />
che decise di seguire i campi di battaglia come corrispondente di<br />
guerra. <strong>Il</strong> campo da combattimento divenne così il luogo privilegiato<br />
per la sua narrazione: luogo <strong>del</strong>la pietas che l’autore provava nei<br />
confronti di coloro che soffrono e che rivelano davanti ai suoi occhi
Giulia Ragonese – <strong>Il</strong> <strong>reportage</strong> <strong>narrativo</strong> <strong>del</strong> <strong>primo</strong> <strong>Novecento</strong>: l’esempio di Curzio Malaparte<br />
l’angoscia esistenziale e psicologica causata dalla guerra. Partire per i<br />
campi di battaglia e scrivere significava non lasciare alla storia la<br />
possibilità di cancellare gli eventi. La ricerca di conoscenza, di libertà di<br />
giudizio, di verità storica che l’autore operò in situazioni estreme, come<br />
la guerra, sembra costituire l’ideale <strong>del</strong>l’autore. Per tale ragione<br />
Malaparte non si limitava a mandare articoli e corrispondenze di<br />
guerra ai quotidiani nazionali, ma, al fine di diffondere la sua opinione<br />
su quello che sperimentava proprio coi suoi occhi, raccolse gli articoli<br />
nei <strong>reportage</strong> narrativi e utilizzò il materiale di viaggio come sfondo<br />
all’invenzione di storie poi pubblicate in forma di romanzo. La ricerca<br />
di una verità storica suggerisce il carattere di “fuga” che assume il<br />
viaggio malapartiano. Ancora studente, egli fuggì dal Liceo Cicognini di<br />
Prato verso la Francia; il trauma di crescere straniero in patria (cambiò<br />
il suo nome tedesco Erich Kurt Suckert in Curzio Malaparte e identificò<br />
come famiglia quella adottiva di Merziade Baldi) e le <strong>del</strong>usioni <strong>del</strong><br />
fascismo, lo portarono a dare un valore positivo alle terre straniere ed<br />
a denigrare l’Italia, qualificata come terra misera e corrotta, così come<br />
è descritta nel celebre romanzo La pelle. La tanto amata libertà sembra<br />
essere ritrovata invece in quei paesaggi che suggeriscono le memorie<br />
<strong>del</strong>l’infanzia, costanti puerili <strong>del</strong>l’animo, rimanendo fe<strong>del</strong>e alla<br />
Recherche proustiana. 7 Curzio Malaparte si mosse sempre tra<br />
giornalismo e letteratura, in uno spazio di scrittura tra lirismo ed<br />
7 L. Martellini, Nel labirinto <strong>del</strong>le scritture, Editrice Salerno, Roma, 2006, p. 119.
Gli Scrittori d'Italia – XI Congresso Nazionale <strong>del</strong>l'ADI<br />
analisi introspettiva applicata a contenuti esterni ed oggettivi,<br />
all’interno dei quali racconti estrosi e storie bizzarre si fondono con<br />
cronache vissute. Ne sono testimonianza gli articoli <strong>del</strong>la seconda parte<br />
di Viaggio fra i terremoti. In queste pagine l’autore sottolinea come la<br />
sua volontà non fosse quella di riportare le condizioni economico-<br />
sociali <strong>del</strong> paese, lo stile di vita <strong>del</strong>la popolazione, fatti insomma<br />
inerenti al territorio e che potevano risultare interessanti alle classi<br />
politico-isituzionali italiane, quanto quella di riportare e di descrivere<br />
l’esperienza <strong>del</strong>l’America Latina da parte di Curzio Malaparte in quanto<br />
uomo, intellettuale, persona. Per questo la gran parte <strong>del</strong>le<br />
corrispondenze <strong>del</strong>l’autore raccolgono le suggestioni personali di un<br />
Malaparte che si abbandona a palesi lirismi, allontanandosi sempre<br />
molto dalla cronaca ed innestando nel testo giornalistico episodi<br />
inventati e personaggi di finzione.