I giovani nel Terzo Reich - EmScuola
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Una ricerca di Lucie Varga della Scuola delle Annales<br />
I <strong>giovani</strong> <strong>nel</strong> <strong>Terzo</strong> <strong>Reich</strong><br />
Lucie Varga: una biografia intellettuale<br />
La rivista de “Les Annales”, fondata da Lucien Febvre e<br />
Marc Bloch <strong>nel</strong> 1929, che tanta parte ha avuto <strong>nel</strong> corso del<br />
XX secolo per il rinnovamento della ricerca storica, aveva<br />
tra i suoi collaboratori un’unica donna: Lucie Varga. Il nome<br />
di Lucie Varga appare per la prima volta in una lettera del<br />
1934 di Febvre <strong>nel</strong> carteggio con Marc Bloch. Lucie Varga<br />
nasce il 21 giugno 1904 a Baden presso Vienna. Il suo vero<br />
nome è Rosa Stern. La sua famiglia era di religione ebraica<br />
e originaria dell’Ungheria. La lingua madre di Rosa era il<br />
tedesco e studia inglese, francese fin da piccola; frequenta<br />
la scuola progressista privata di “Genia Schrzwald” dove<br />
circolavano le idee non convenzionali dei movimenti <strong>giovani</strong>li.<br />
Fu qui che Rosa decise di trasformare il suo nome<br />
in Lucia Stern, che suonava come un simpatico pleonasmo<br />
(Stern in tedesco significa stella). Nel 1923 superò l’esame<br />
di maturità e si unì in matrimonio con un medico ungherese,<br />
Josef Varga, un uomo colto e bello, di dodici più anziano.<br />
Frequenta l’Università di Vienna, ma in modo irregolare a<br />
causa di problemi di salute. Il maestro di Lucie Varga era<br />
Alphons Dopsch, uno dei più importati storici dell’area di<br />
lingua tedesca, i suoi studi vertevano principalmente sulla<br />
storia economico-sociale soprattutto d’epoca moderna. Dopsch<br />
era uno dei pochi storici d’area tedesca in contatto con gli<br />
studiosi francesi di “Les Annales” e conosceva personalmente<br />
Marc Bloch. Dopo la separazione dal marito, Lucie Varga<br />
va ad abitare a Vienna e frequenta un giovane intellettuale<br />
viennese ebreo, d’area socialdemocratica. Dopo la presa del<br />
potere di Hitler in Germania, Lucie Varga e il suo compagno,<br />
si trasferiscono a Parigi, dove si sposano. Qui Lucie entra in<br />
contatto con Lucien Febvre e comincia a collaborare con la rivista “Les Annales”, con studi storico-sociali e di storia della<br />
mentalità. Anche il marito diventa un collaboratore della rivista di Febvre e Bloch, si occupa prevalentemente di storia e<br />
di sviluppo internazionale del sindacalismo, ma ben presto si trasferisce da Parigi a Londra, poi a Panama e in Spagna.<br />
Il matrimonio con Lucie Varga si sgretola e la studiosa, in grave crisi economica, viene chiamata a collaborare in modo<br />
sistematico con Febvre per alcune ricerche sulla storia dell’Austria e della Germania. La situazione in Europa precipita<br />
dopo l’annessione dell’Austria al <strong>Terzo</strong> <strong>Reich</strong>: Lucie Varga per garantirsi la mobilità in Europa (e riuscire a procurarsi i<br />
medicinali per sopravvivere) cambia nuovamente cognome sposando Robert Morin, da cui subito dopo si separa. Le misure<br />
contro gli “emigranti” in Francia diventano sempre più restrittive e la Varga, rimasta sola con la figlia Berta di 10 anni si<br />
presta a svolgere le più umili professioni: operaia in fabbrica, pulizie, assistenza domestica. Nel 1939 viene assunta come<br />
traduttrice dalla “Agence Havas”, incaricata dell’ascolto, delle traduzioni e sintesi di informazioni provenienti dall’area<br />
tedesca. Poi l’agenzia si trasferisce a Bordeaux e nuovamente la Varga si trova senza mezzi di sostentamento. La carenza<br />
40<br />
a cura di Milena Cossetto<br />
39<br />
di alimenti, il freddo, la vita in campagna fanno peggiorare la malattia che dall’infanzia aveva<br />
minato la sua salute e il 28 aprile 1941 Lucie Varga muore a soli 36 anni. La figlia Berta lascia la<br />
Francia per raggiungere il padre e la nonna a Budapest. Tutti scomparvero <strong>nel</strong> fumo della Shoah,<br />
solo Berta sopravvisse, divenne medico, vive e lavora come neurologa a Budapest..<br />
Pubblichiamo qui, per la prima volta in lingua italiana, uno studio di Lucie Varga del 1938: è parte<br />
di un’ampia e lucida analisi storico-sociale sulla nascita e lo sviluppo del Nazionalsocialismo in<br />
Germania e la sua diffusione poi in Europa. La studiosa prende in esame anche aspetti della storia di<br />
mentalità e del ruolo dell’educazione e della “trasmissione dei valori” cogliendo in questo contesto<br />
la complessità del rapporto genitori-figli il ruolo delle associazioni <strong>giovani</strong>li a sfondo religioso<br />
(Luterane e Cattoliche), la crisi di autorevolezza e credibilità delle istituzioni democratiche (la<br />
Repubblica di Weimar), le Università e le Chiese. La parte del saggio che proponiamo è dedicata<br />
ad alcune riflessioni sul libro di Robert D’Harcourt , Il Vangelo della forza. L’immagine della giovinezza<br />
<strong>nel</strong> <strong>Terzo</strong> <strong>Reich</strong> (Parigi 1936) che affronta proprio il tema del passaggio dalla “gioventù<br />
che conviveva con quelle del passato e del futuro” e la “gioventù di Stato”.<br />
storiae 43
41<br />
44 storiae<br />
La gioventù <strong>nel</strong> <strong>Terzo</strong> <strong>Reich</strong><br />
Lucie Varga (1938)<br />
«Un testimone oculare osserva la gioventù del<br />
<strong>Terzo</strong> <strong>Reich</strong> con una “lente cattolica” 1 : la sua visione<br />
non è molto ampia, ma le sue osservazioni<br />
sono ricercate, umane e precise, le annotazioni<br />
di tipo psicologico sono spesso indovinate. Così,<br />
per esempio, troviamo delle osservazioni sull’abisso<br />
che divide le due generazioni, sul fatto<br />
che i genitori spesso si limitano ad “adeguarsi”,<br />
mentre tra i <strong>giovani</strong> regna una fede entusiasta; o<br />
sulla silenziosa complicità che unisce le autorità<br />
nazionalsocialiste con i <strong>giovani</strong> che si ribellano in<br />
casa; oltre a questo succede che spesso i genitori<br />
temono i propri figli; e infine sulla propaganda<br />
anticlericale: come giustamente osserva l’autore,<br />
accanto agli ebrei viene indicato il clero cattolico<br />
come ostacolo sempre più forte alla propaganda<br />
nazista. Gli argomenti contro la “razza maledetta”<br />
si dirigono ora anche contro i “trafficanti di valuta”<br />
e gli “avidi giudei”, che distruggono la morale<br />
cristiana, contro i “ratti voraci”, che <strong>nel</strong>l’ombra<br />
lavorano per sgretolare la società, gli “impudici”<br />
e gli “ipocriti” che silenziosamente minano la<br />
morale. Il grande “Processo Francescano” offrì<br />
un’occasione propizia a questa propaganda anticlericale<br />
2 .<br />
Di fatto risulta che la propaganda ufficiale contro<br />
un clero “criminale” è legata a una lotta<br />
ufficiosa ma tenace contro la comunità di fede<br />
cristiana, di cui la proibizione delle leghe gio-<br />
41. Campo della gioventù hitleriana.<br />
42. Manifesto di propaganda.<br />
43. Manifesto per l’arruolamento <strong>nel</strong>la Wehrmacht.<br />
44. Giovanissimi soldati alla fine della guerra.<br />
vanili cattoliche offre solo un esempio. In ogni<br />
caso bisogna vedere (e l’autore lo ha notato) che<br />
gli oppositori del cattolicesimo e del protestantesimo<br />
<strong>nel</strong>la Germania odierna non sono tanto il<br />
“neopaganesimo” e il “dilettantismo religioso”<br />
ad esso legato, un fenomeno che, al di fuori di<br />
alcune cerchie intellettuali, non ha alcun valore,<br />
ma è lo stesso nazionalsocialismo, dunque una<br />
religione politica, che si sostituisce al divino col<br />
suo “Vangelo della Violenza”, titolo che assume<br />
42
il libro di Robert d’Harcourt.<br />
Lo studioso francese fornisce anche<br />
un elenco delle formule, degli slogan<br />
contro l’intellettualismo e i “poveri in<br />
ispirito” con i quali, giorno dopo giorno<br />
e ovunque, viene nutrito il buon lettore<br />
tedesco. Anche qui regna una sbalorditiva<br />
scempiaggine, che pone di fronte<br />
all’arzigogolo intellettuale e allo sforzo<br />
del pensiero astratto la fatica immediata<br />
del lavoro manuale; una mistica della<br />
fabbrica, una lirica del martello che<br />
ricordano le Repubbliche Socialiste Sovietiche<br />
(UdSSR). Attraverso una scelta<br />
riuscita di testi ben tradotti - ritagli di<br />
stampa, frammenti di poesie estrapolati<br />
qua e là, citazioni da documenti ufficiali<br />
- l’autore ci ripropone il clima e la particolare<br />
disposizione di spirito che si<br />
respirava da quella parte del<br />
Reno. La gioventù del <strong>Terzo</strong><br />
<strong>Reich</strong> è una gioventù politicizzata,<br />
formata dallo Stato<br />
e per lo Stato, una gioventù<br />
con una psiche collettiva, per<br />
la quale l’epoca dei padri era<br />
finita e tutto quello che prima<br />
di Hitler “aveva valore”,<br />
ora ne è privo. Una gioventù<br />
che vive in un mondo diverso<br />
rispetto a quello dei padri e<br />
rispetto al nostro, vive in un<br />
altro contesto materiale, ideale<br />
e morale.<br />
Il capitolo meno esauriente<br />
del libro, a detta degli storici,<br />
è quello che riguarda le origini<br />
del Nazionalsocialismo. L’autore<br />
ci fornisce tre ragioni, che<br />
rappresentano al tempo stesso<br />
tre “condanne” per la gioventù,<br />
per spiegare la presa di<br />
potere del nazismo: anzitutto<br />
una causa materiale, poi una<br />
intellettuale, e infine una causa<br />
morale. La “crisi economica”<br />
rappresenta solo la base materiale;<br />
gli altri due aspetti,<br />
secondo d’Harcourt, sono da<br />
addebitarsi alla democrazia.<br />
Agli occhi della gioventù essa<br />
era talmente indifesa, ingenua<br />
e misera che loro, del tutto<br />
comprensibilmente, si sono<br />
allontanati da essa e si sono<br />
gettati ad occhi chiusi in altre braccia. Forse. Ma<br />
da dove venivano dunque i predicatori del nuovo<br />
ideale? O tralasciamo questa domanda indiscreta<br />
per chiedere all’autore solo di mettere a confronto<br />
la gioventù del Secondo <strong>Reich</strong> con quella del<br />
<strong>Terzo</strong> <strong>Reich</strong>, oppure ancora la gioventù della Repubblica<br />
di Weimar con quella sotto il dominio di<br />
Hitler. Allora bisognerebbe stabilire questo: oggi<br />
esiste una “gioventù di Hitler”, che raccoglie la<br />
maggior parte della gioventù tedesca. Prima di<br />
Hitler non c’era una “gioventù tedesca”. La molteplicità<br />
dei suoi programmi e modi di vita, che si<br />
estendeva anche all’abbigliamento e all’aspetto<br />
fisico, era una delle caratteristiche della “gioventù<br />
tedesca”, come si dice per comodità. Allora, e<br />
non è passato molto tempo, i <strong>giovani</strong> vivevano<br />
43<br />
44<br />
storiae 45
per lo più in associazioni: cattoliche, socialiste o<br />
comuniste. Accanto a queste, le associazioni borghesi<br />
apolitiche, le “associazioni” con le loro articolazioni<br />
più o meno definite. Per contro le vere<br />
associazioni politiche si sono delineate e isolate<br />
sempre più, sia che fossero fondate direttamente<br />
per i <strong>giovani</strong> o riservate agli adulti come la “Jugendeutsche<br />
Orden”, la “Bismarckbund”, la “Werwolf”,<br />
la “Stahlhelm”, e così via. In tutte queste<br />
organizzazioni si manifestava un chiaro regresso<br />
del sentimento religioso. E Hitler non fu il primo<br />
a scoprire la strada per il “dominio della gioventù<br />
tedesca”: la strada contro l’ambiente familiare,<br />
la strada per frantumare le strutture sociali e le<br />
tradizioni consolidate. E da almeno trent’anni<br />
per tutti questi gruppi questa strada esisteva già.<br />
Tali gruppi si proposero come alternativi e come<br />
“Wandervögel”*, “uccelli migratori” in rivolta<br />
contro la famiglia e allo stesso tempo contro la<br />
scuola, per diventare alla fine seguaci di Hitler.<br />
Erano gruppi di <strong>giovani</strong> che non sopportavano<br />
più di essere educati a vivere in un prolungato<br />
XIX secolo mentre ora si vedevano precipitati improvvisamente<br />
in un caotico XX secolo, che non<br />
aveva alcun legame con quello precedente. Anche<br />
per un altro motivo non si dovrebbe parlare della<br />
gioventù tedesca <strong>nel</strong>l’anno 1918 o 1933, di solito<br />
si calcolano trent’anni per una generazione. Ma in<br />
un’epoca segnata dalla cesura della guerra e poi<br />
dalla sconfitta e dalla conclusiva svalutazione di<br />
ogni cosa, si forma tutta una serie di nuovi gruppi,<br />
all’interno della stessa generazione, a seconda di<br />
come queste persone percepiscano questi avvenimenti<br />
all’età di 10, 20 o 30 anni, oppure se sono<br />
nate <strong>nel</strong> 1895, 1905 o 1915.<br />
Durante la Repubblica di Weimar, tutti questi<br />
gruppi, tutte queste diverse generazioni di <strong>giovani</strong><br />
coesistevano, ciascuno con le proprie esperienze;<br />
la gioventù del passato conviveva con quella di<br />
ieri e con quella di oggi, che, in modo parziale,<br />
sosteneva la gioventù di domani e così la preparava.<br />
Sotto Hitler poteva esistere in fondo solo<br />
una gioventù: quella che era nata fra il 1914 e il<br />
1924 e che si riteneva giovane in eterno. Quello<br />
che la distingueva dalle gioventù tedesche precedenti<br />
è che la si riconosce solo come gioventù di<br />
Stato; che le si apre il più vasto campo d’azione<br />
che mai fosse stato offerto ad una gioventù. Ma<br />
<strong>nel</strong> momento in cui le si riconosce questo, non le<br />
si sottrae la sua stessa “giovinezza”?»<br />
(Traduzione italiana di Jolanda Savioli Sartori)<br />
Note<br />
1 D’HARCOURT R., L’Evangelie de la force. Le visage de la jeunesse<br />
du IIIe <strong>Reich</strong> (Il Vangelo della forza. L’immagine della<br />
giovinezza <strong>nel</strong> <strong>Terzo</strong> <strong>Reich</strong>), Paris 1936, p. 248.<br />
2 Negli anni 1936/37 sulle pratiche del regime nazionalsocialista<br />
si trovarono 2000 procedure d’inchiesta e circa 250 processi per<br />
la moralità contro religiosi cattolici e fratelli laici (conversi).<br />
Nella misura in cui entrava sullo sfondo il contrasto con la Chiesa<br />
cattolica, vennero rinviati e archiviati per “motivi politici”. Vedi<br />
a questo proposito, Hans Günter Hockerts, Die Sittlichkeitsprozesse<br />
gegen katholische Ordensangehörige und Priester<br />
46 storiae<br />
Das Lied der Wandervögel<br />
Ihr Wandervögel in der Luft,<br />
im Ätherglanz, im Sonnenduft<br />
in blauen Himmelswellen,<br />
euch grüß’ ich als Gesellen!<br />
Ein Wandervogel bin ich auch<br />
mich trägt ein frischer Lebenshauch,<br />
und meines Sanges Gabe<br />
ist meine liebste Habe.<br />
Otto Roquette (1824-1896)<br />
Il canto dei Wandervögel è tratto dalla raccolta di tradizioni e<br />
leggende di Otto Roquettes, Märchenepos Waldmeisters Brautfahrt.<br />
1936/1937 (I processi per moralità contro gli appartenenti agli<br />
ordini cattolici e i sacerdoti 1936/37), Mainz 1971.<br />
* L’autrice gioca sulla metafora degli “uccelli migratori”,<br />
(Wandervögel), nome anche di un movimento <strong>giovani</strong>le molto<br />
diffuso in Germania alla fine del XIX secolo. Era nato come un<br />
circolo di studenti del Ginnasio di Berlino e si era sviluppato in<br />
pochi anni fino a diventare una delle organizzazioni <strong>giovani</strong>li<br />
più importanti dei primi del Novecento in Germania. Amore per<br />
la natura, vita all’aria aperta, canti ed escursioni in montagna<br />
sono gli elementi centrali intorno ai quali si costruisce un’idea<br />
di gioventù capace di portare nuova linfa al secolo appena nato.<br />
Simili al movimento scout i Wandervögel sono presenti in Germania<br />
fino all’avvento del Nazismo quando vennero sostituiti<br />
dalla Hitler-Jugend, la gioventù nazista.<br />
45. Ludwig Richter, Wanderschaft, xilografia.<br />
46. Manifesto di propaganda per la gioventù hitleriana.<br />
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