Itinerario Educativo - dove abiti

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che da seguirlo fidandosi del Suo amore. Dove ci condurrà questo pastore premuroso?

Non sia mai di non ascoltarlo e non seguirlo: rischieremmo l’esperienza dell’assurdo,

appunto, che ci rimanda proprio all’idea dell’essere surdus, del non aver saputo ascoltare

la parola di vita che salva. Sì, perché Lui è il Buon Pastore. Il Pastore Bello e Buono. Noi

possiamo non ascoltarlo, non riconoscere la sua voce suadente ed amata, meno che mai

seguirlo, ma Lui no, non vuole e non può dimenticarsi di noi. A Lui importano le pecore,

tutte, l’una e le novantanove. Importano: cioè sono importanti. Noi di fronte all’unica

pecora smarrita diremmo: che fa! E’ una sola! Lui no: quell’unica pecora lontana da Lui,

fa! Perché semplicemente gli appartiene ed è disposto a dare la vita per lei.

“Conosco le mie pecore”, dice Gesù. Si tratta qui di una conoscenza profonda. La stessa

con cui il Padre e il Figlio vivono la loro reciproca, totale comunione d’amore. Gesù ci

conosce nel profondo, vede in noi la nostra appartenenza al Padre, scopre in noi una

Bellezza interiore nascosta a noi stessi. Lo sguardo del Signore è uno sguardo amante.

Ed è talmente grande questo amore con cui ci guarda che Gesù offre la Sua vita. Si fa

Dono. E invita il Suo gregge a fare altrettanto. Dietro questo Pastore s’impara la lezione.

Dare la vita è l’unico comando, è l’unico modo per farla bella e grande e trovare pienezza.

I TAPPA

“SALVI” CON NOME

Obiettivo

I ragazzi e i giovani vengono aiutati a riconoscere se stessi. Attraverso il sentirsi chiamati

per nome mettono ordine alla propria vita. Vengono aiutati a sentirsi chiamati per nome

all’interno della Comunità

In profondità

La giovinezza è un'età affascinante, fatta di grandi aspirazioni e di drammi nascosti: è

l'età dell'«ancora tutto è possibile». E' l'età segnata dal volersi distaccare dal controllo

direttivo dei propri genitori (che spesso si prolunga anche nei trentenni ancora inseriti

nel nucleo famigliare) dal desiderio di dimostrare che si è capaci da fare le cose da soli, di

essere in gamba e autonomi...

E' l'età dei "vorrei" e dei "mi piacerebbe", della ricerca di quelle cose che quando le fai o se

potessi farle, ti fanno sentire soddisfatto di te stesso... Alle volte è solo desiderio di

evasione o trasgressione, altre volte sono veri e propri "sogni nel cassetto" o "progetti per

il futuro".

In definitiva è un momento che, tra paura e desiderio, uno impegna per prendere in

mano sé stesso e la sua vita. Questo è il punto nodale dell'esperienza intima dell'essere

giovani: per prendere in mano sé stessi bisogna conoscere cosa si è! E' il presupposto

della propria autonomia del proprio diventare adulti: scoprire sé stessi.

L'esempio della caffettiera che vuole fare il frullatore... Pur riempiendosi di pezzettoni di

frutta, mettendosi nel fornello non farà altro che decretare la sua autodistruzione

annullando i sogni di qualsiasi frappe. Se si cerca di diventare ciò che non si è si finisce

per auto distruggersi.

Qual'è il risvolto cristiano che il credente dovrebbe affrontare per scoprire sé stesso?

Si tratta di partire dal dubbio che non siamo frutto del caso, abbandonati agli eventi

che ci circondano, ma siamo creature di Dio e se siamo fatti da Dio e fatti "di" Dio, allora

in quel Dio c'è qualcosa di noi stessi.

San Paolo ha scritto ai cristiani: "Siamo stati chiamati prima della creazionedel mondo

per essere santi e immacolati nell'amore".

Noi siamo ed esistiamo perché siamo stati "pensati" e "amati" da Dio: noi siamo noi stessi

se recuperiamo quel "pensiero", quella "parola" di Dio che ci fa esistere.

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