La fondazione di Cirene Erodoto IV 150-153, 155-159 150. Sin qui ...

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La fondazione di Cirene Erodoto IV 150-153, 155-159 150. Sin qui ...

domi di colonizzare la Libia! E con quali mezzi,

con quali forze?». Ma le sue parole non

persuasero certo l’oracolo a un diverso responso;

e visto che otteneva sempre la stessa

risposta Batto piantò lì tutto e fece ritorno a

Tera.

156. Da allora a lui personalmente e agli altri

cittadini di Tera tutto andava storto. I Terei,

non comprendendo il senso delle loro sciagure,

mandarono a Delfi una delegazione per

chiedere lumi sulle presenti disgrazie; e la

Pizia sentenziò che, se avessero colonizzato

Cirene in Libia insieme con Batto, gli sarebbe

andata meglio. Allora i Terei spedirono via

Batto con due penteconteri. Gli inviati navigarono

fino alla Libia, ma quando poi, non

sapendo che altro fare, tornarono a Tera, i

Terei li respinsero via, non li lasciarono accostare

a terra, anzi intimarono loro di ripartire

per la Libia. Essi, costretti a farlo, raggiunsero

di nuovo la Libia e colonizzarono nei suoi

pressi un’isola, quella chiamata, come si è

detto, Platea. E si dice che l’isola sia grande

come l’attuale città di Cirene.

157. Per due anni abitarono Platea senza che

gliene venisse alcun vantaggio, finché, lasciato

sul posto uno di loro, gli altri si recarono

tutti a Delfi; qui giunti, si rivolsero all’oracolo,

dichiarando che stavano abitando la Libia,

ma che, malgrado ciò, non ci avevano guadagnato

nulla. La Pizia a tale protesta rispose:

«Se tu conosci meglio di me la Libia ricca di

greggi, e io ci sono stato, e tu invece no, mi

complimento assai per la tua sapienza». Udito

il responso, Batto e suoi tornarono indietro;

il dio infatti non li scioglieva dall’obbligo

di fondare una colonia, prima che avessero

raggiunto la Libia vera e propria. Arrivati

nell’isola, raccolsero l’uomo che vi avevano

lasciato e andarono a colonizzare un territorio

del continente libico, in faccia a Platea; tale

località, attorniata da bellissime alture boscose

e bagnata da un fiume su uno dei lati, si

chiama Aziri.

158. Abitarono questo posto per sei anni; al

settimo dei Libici, promettendo loro di accompagnarli

in una zona migliore, li convinsero

ad abbandonare Aziri e li guidarono da lì

verso occidente. E perché i Greci non vedes-

sero, attraversandolo, il territorio più bello,

calcolarono i tempi del viaggio in modo da

farveli transitare di notte; si tratta della regione

detta di Irasa. Li condussero poi presso

una sorgente, che si afferma sia di Apollo e

dissero: «Greci, a voi conviene stanziarvi qua;

qua il cielo è forato».

159. Finché vissero Batto, il fondatore, che

regnò per quaranta anni, e suo figlio Arcesilao,

che regnò per sedici, i Cirenei colà residenti

rimasero tanti quanti vi erano stati

mandati a fondare la colonia. Sotto il terzo re,

Batto soprannominato Felice, la Pizia con un

responso sollecitò tutti i Greci a imbarcarsi

per andare ad abitare con i Cirenei, in Libia; i

Cirenei dal canto loro li attiravano con la

prospettiva di una spartizione delle terre. Ecco

le parole dell’oracolo: «Chi giunge troppo

tardi nell’amabile Libia, quando la terra è già

stata distribuita, dico che un giorno se ne

pentirà».

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