Dai Consorzi Agrari linfa per le imprese agricole - Consorzio Agrario ...

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Dai Consorzi Agrari linfa per le imprese agricole - Consorzio Agrario ...

Sommario

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Il punto

Dai Consorzi Agrari linfa per le imprese agricole

Terza pagina

Mais: più Qualità con meno CO2

Usl e CAP: sul mais un incontro senza scontro

Cereali: campagna 2008 e prospettive 2009

Tecnica

Concimi alle stelle: le proposte del CAP

L’età del farro

Aglio

Il prato in scatola si colora di nuovo

ValParma: apre il nuovo punto vendita a Ravadese

L’espertizzatore: un mestiere, quasi un’arte

Parmigiano-Reggiano: prezioso e conveniente

Dall’aloe prodotti originali per il benessere delle bovine

Un anno pieno di novità con i mangimi Emilcap del CAP

Il futuro dipende dalla conoscenza

La composizione del latte come indicatore dello stato

nutrizionale della bovina

Mercato: ecco i trattori più venduti in Italia

Cronaca

Un nuovo parassita minaccia il castagno: la vespa cinese

Festival del Prosciutto di Parma: matrimonio tra prosciutto

e pane

27 festa dell’emigrante a Bardi: in difesa del Made in Italy

Un nuovo market a Bardi

Giorno per giorno

L’AvvenireAgricolo 5/2008 1

Periodico per l’Operatore agricolo

fondato da Antonio Bizzozzero

Direttore Responsabile

Domenico Fini

Direttore Editoriale

Lamberto Colla

Redazione

Adriano Facchini, Lamberto Colla,

Roberto Guareschi, Fabrizio Bernuzzi,

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Andrea Rossi, Barbara Troise Rioda,

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Segreteria di Redazione

Carlotta Violi

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Tribunale di Parma n° 351 del 12 dicembre

1962 - ROC n° 9260

In copertina:

Concorso Fotografico “Obiettivo

Agricoltura”. Gentile concessione di Fata

Gruppo Generali. Foto di Basileo Stanislao


Il punto

Dai Consorzi Agrari linfa

per le imprese agricole

di Fabio Massimo Cantarelli

Solo una settimana prima del crack

Lehman (16 settembre) la Commissione

europea annunciava che il rallentamento

dell’economia si stava

dimostrando più accentuato del previsto.

Il clima di incertezza nell’economia

mondiale, il rallentamento

della crescita globale e la tensione

dei mercati finanziari hanno contribuito,

recitava il comunicato del 10 settembre,

a diffondere un clima di sfiducia

in tutti i paesi e in tutti i comparti.

In una tale situazione di incertezza

l’affaire Lehman ha agito da detonatore

innescando una bomba che sta

ancora minacciando l’economia reale.

Quell’economia tradizionale che è il

risultato delle imprese basate sulla

migliore combinazione dei fattori produttivi:

lavoro, capitale e terra specificatamente

per le imprese agricole.

Anche l’agricoltura, tradizionalmente

lontana dalle speculazioni finanziarie,

è stata perciò travolta dagli effetti di

una distorta concezione della globalizzazione.

Mai come in questi ultimi

18 mesi, infatti, le quotazioni dei prodotti

agricoli sono state condizionati

dai movimenti di capitali che hanno

continuato a spostarsi dai mercati

finanziari a quelli delle materie prime.

Basti pensare al prezzo del petrolio

che è arrivato a superare i 140 dollari

al barile in piena estate 2008 prima

di crollare in picchiata al di sotto dei

60 dollari di ottobre. Il frumento duro

che, a inizio d’anno, sembrava non

poter scendere al di sotto dei 500

euro tonnellata ora ha raggiunto quota

220 e il tenero sceso al di sotto dei

160 euro.

Non altrettanto rapidamente si sono

allineati i costi della produzione e

così, per fare un esempio, i concimi

sono saliti del 56% nell’ultimo anno

(fonte coldiretti). Una crisi mondiale

che appesantisce il sistema agrario

già in tensione da quasi un lustro.

A fine 2007 erano ben 36 i miliardi

d’euro imputabili all’esposizione delle

imprese agricole verso il settore bancario.

In costante e rapida crescita

dal 2001 quando all’epoca

l’esposizione globale, ammontava a

soli 23 miliardi.

Le aziende agricole, come è noto,

sono caratterizzate da alcune peculiarità

che le distinguono dalle altre

tipologie d’impresa: una scarsa redditività,

un elevato costo del fattore

“terra” e l’esistenza di molteplici rischi

esclusivi tra quali i rischi ambientali

e quelli meteorologici.

In questa situazione di base, che

caratterizza da anni il mondo agricolo,

si inserisce la crisi finanziaria, a seguito

della quale, le banche hanno

reagito nei confronti di tutte le imprese

e delle aziende agricole, in particolare,

riducendo i fidi ed esigendo sempre

maggiori garanzie.

L’intervento governativo, atto a fronteggiare

la crisi internazionale della

finanza, è stato rivolto in particolare

verso il sistema bancario che, come

più volte sottolineato anche dalla

presidente di Confindustria, Emma

Marcegaglia, dovrà a sua volta destinare

risorse al sostegno delle imprese

affinché la crisi non si espanda e

radichi anche nel sistema

dell’economia reale.

Al pari delle altre tipologie d’impresa,

L’AvvenireAgricolo 5/2008 3

le aziende agricole, hanno la necessità

che il sistema bancario, in questo

momento difficile, sia sempre più

vicino agli imprenditori, coltivatori e

allevatori, affinché questi possano

riprendere competitività e dare corso

ai loro programmi di investimento.

E’ oltremodo importante che gli istituti

di credito assicurino un ragionevole

ed equilibrato rapporto tra i prestiti

e le garanzie perché l’impegno finanziario

possa risultare sostenibile. A

margine delle imprese agricole vi sono

poi i Consorzi Agrari che, a tutti gli

effetti, possono essere inquadrati tra

i soggetti creditizi in forza di una loro

specifica prerogativa; l’erogazione

del “credito in natura”, ovvero

l’esercizio di credito a fronte di somministrazione

di merci come sementi,

concimi, mangimi e macchinari. Una

caratteristica distintiva che, sin dalla

istituzione dei Consorzi, rappresenta

un utile strumento di sostegno alla

conduzione delle aziende agricole.

Da questo punto di vista anche i

Consorzi Agrari appartengono, in

qualche modo, a quel mondo del

credito che ha ricevuto aiuti dal governo.

Il finale è logico: se le banche

hanno beneficiato degli aiuti, anche

i Consorzi Agrari devono beneficiare

degli stessi aiuti: non per se stessi,

ma per aiutare a loro volta le imprese

agricole.


4 L’AvvenireAgricolo 5/2008

MAIS: più Qualità con meno CO2

“+Q-CO2”

di Lamberto Colla

Il tema della sostenibilità

dell’agricoltura e, ancor più in generale,

di tutte le attività umane, deve

fare il salto di qualità e passare

dall’enunciazione alla concretizzazione

di progetti misurabili.

Ormai dal 2005 la Unione Europea

ha avviato il programma “Emission

Trading” volto a stabilire il tetto massimo

di emissione di gas serra per

ogni paese membro, mentre negli

Stati Uniti esiste dal 2003, la cosiddetta

“borsa dei “fumi” – Chicago

Climate Exchange”, due diversi modi

per raggiungere il medesimo obiettivo:

premiare i più virtuosi.

E’ di questi giorni la notizia che il

gruppo E.LECLERC, ha avviato un

programma sperimentale di sensibilizzazione

dei consumatori, che prevede

l’inserimento nello scontrino

e sugli scaffali del valore, espresso

in chilogrammi, di gas a effetto serra,

generati dai 50.000 prodotti referenziati

presi in esame. Un test limitato

nei punti vendita francesi di Templeuve

e di Wattrelos che se verrà

apprezzato potrà diventare un modello

di riferimento per una nuova

politica distributiva più vicina

all’ambiente.

Il contributo del Consorzio Agrario

di Parma alla causa ambientale passa

attraverso i progetti di filiera e la

ricerca dei mezzi tecnici a minor

impatto ambientale riassumibile nello

slogan “+Qualità e –CO2”.

Avviato lo scorso anno, il progetto

è stato ufficialmente presentato agli

operatori e partner nello scorso mese

di agosto in quel di Sanguigna

di Colorno in occasione della illustrazione

delle prove dimostrative

di coltivazione di mais.

“Vi abbiamo chiamato per dar forma

ad un’idea, afferma Adriano Facchini

direttore generale del Cap di Parma,

produrre “più qualità con meno anidride

carbonica”. Oggi iniziamo questo

progetto, perché parlare di filiera

significa parlare di progetti, parlare

di valore significa tenere in mano il

pallino, perché il valore è di chi lo

comunica, non di chi lo fa. Noi ritiriamo

500.000/600.000 quintali di

frumento, l’abbiamo sempre venduto

in tutti i mulini d’Italia, stiamo

cercando di fare accordi con

l’industria del territorio e di operare

con quelli che sono ad una distanza

massima, ci autodiscipliniamo. Per

fare qualità servono tre parametri:

mancanza di difetti (no tossine, no

ogm), parametri tecnologici adatti

alla destinazione e l’aspetto salutistico.”

Gli aspetti tecnici delle prove sono

stati illustrati da Mirco Casagrandi,

responsabile dello sviluppo progettuale,

informando innanzitutto

sull’importanza dei trattamenti alla

piralide per ridurre lo sviluppo di

micotossine e dei benefici riscontrati

dall’utilizzo di mietitrebbie assiali.

“Più qualità, sostiene Casagrandi,

e meno anidride carbonica. Obiettivi

perseguibili attraverso la gestione

di tutti i parametri come la gestione

dell’acqua e il miglior utilizzo dei

fertilizzanti. In questo campo dimostrativo

abbiamo raggruppato le

varietà che potevano andare bene

per il nostro mangimificio o meglio

per le produzioni più diffuse del nostro

impianto: alimenti per bovini e

per polli. E’ scontato che quello che

va bene per gli uni non va bene per

gli altri. Ecco quindi che le prove

che oggi presenteremo sono suddivise

in tre settori: mais per la produzione

mangimistica bovina, mais per

la mangimistica avicola e un terzo

appezzamento nel quale stiamo studiando

alcune varietà che potrebbero

diventare interessanti in un prossimo

futuro”.

Terza pagina

L’importanza del Mais nell’alimentazione

zootecnica e dell’importanze

delle prove agronomiche sono state

evidenziate dal dott. Carlo Fornari

responsabile del settore specifico

del Consorzio Agrario. L’importanza

del Mais nell’alimentazione zootecnica

e l’importanza delle prove agronomiche

sono state evidenziate dal

dott. Carlo Fornari responsabile del


settore specifico del Consorzio

Agrario.” Il mais è ormai il cereale

foraggero per eccellenza. Rappresenta

infatti in forma di farina, fiocco.pastone

o insilato di pianta integrale

buona parte della razione di

una bovina da latte. E’ anche il componente

principale dei mangimi prodotti

per alimentare le vacche del

comprensorio del Parmigiano-

Reggiano oltre che di quelli destinati

alle galline ovaiole.

Le caratteristiche nutrizionali richieste

per le diverse specie sono estremamente

diverse.

In particolare sono richiesti mais a

frattura vitrea e ad alto contenuto

in xantofille (coloranti naturali) per

alimentare le galline ovaiole, allo

scopo di mantenere una buona colorazione

naturale del tuorlo.

Sono al contrario indicati mais a

frattura più farinosa per alimentare

le bovine da latte e i suini. Nel primo

caso per la migliore fermentescibilità

ruminale dell’amido della cariosside

L’AvvenireAgricolo 5/2008 5

Da sinistra Massimo Botti (Cossade Sementi), Manlio Annoni (CAP) e Adriano Facchini (Direttore CAP)

Da sinistra Antonio Zucchi e Roberto Passera, tecnici Agroparma, durante le prove in campo

nel secondo dei per assicurare una

migliore digeribilità intestinale

dell’amido stesso.

Il Mais destinato alle bovine è bene

abbia anche un’elevata resistenza

all’attacco parassitario, in modo da

garantire un dosaggio basso di Aflatossina

M1 vista la tendenza della

mammella a concentrare queste

molecole nel latte .

Nel mais destinato alle bovine da

latte il terzo parametro richiesto,

oltre alla qualità e alla quantità, è

una presenza di aflatossine molto

molto bassa, perché il rumine e la

mammella fanno da concentratori.”


6 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Expò mais 2008

Az. Agr. PAGANINI ENRICO

Analisi di laboratorio

Consorzio Agrario

Dott.ssa Zatti

Per quanto concerne le produzioni ad

ettaro saranno comunicate sul prossimo

numero de Avvenire Agricolo.

Si ringrazia Fausto Baraldi e Manlio

Annoni dell'Ufficio Sviluppo per la realizzazione

e raccolta dati della prova.

Az. Agr. PAGANINI ENRICO

Rilievi pre-raccolto

Terza pagina


8 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Usl e Consorzio Agrario Parma:

sul mais un incontro senza scontro

A cura di Mirco Casagrandi e

Barbara Troise Rioda

L’incontro con le Usl è scaturito da un

colloquio formale tenutosi in Regione

tra i responsabili degli stoccaggi dei

Consorzi Agrari e di alcune cooperative

con gli organi competenti regionali

nella persona del Dr. Francesco Bonicelli

(Direzione Generale Sanità e Politiche

Sociali).

In questa occasione si è sentita

l’esigenza di approfondire i temi tecnici

con una visita sul campo tra le stesse

Usl e il Consorzio Agrario di Parma.

Si è creato quindi un ponte tra un

importante realtà locale come il Consorzio,

le presenti autorità veterinarie

preposte ai controlli e la Regione Emilia

Romagna rappresentata nell’occasione

dalla Dott.ssa Roberta Chiarini

e Dr. Daniele Govi.

Un momento che ha visto superati di

fatto i rispettivi ruoli di chi controlla e

di chi è controllato in un clima di stimolante

confronto e in qualche caso

di rilassato scambio di idee. Si è creato

così un trait d’union tra due realtà con

ruoli profondamente diversi, ma uniti

da un unico orientamento: la tutela

della qualità del mais. Nella visita in

campo si è messo in evidenza il problema

relativo alla piralide del mais e

la conseguente contaminazione fungina

che normalmente scaturisce nella

possibile formazione di micotossine.

A questo proposito si è potuto apprez-

Il gruppo USL e Regione Emilia Romagna

Un momento dello scarico del mais

zare il buon esito del trattamento insetticida

volto al controllo della piralide.

La visita è poi proseguita al centro di

stoccaggio di Santa Croce a Zibello

dove Giovanni Chiozza, Responsabile

della struttura, ha fatto da Cicerone

illustrando tutta la filiera dalla fase di

raccolta, pulizia, essiccazione e stoccaggio

del mais. L’Usl come organo

di controllo e come istituzione locale

ha seguito con grande interesse

l’intero processo e i nodi fondamentali

che tessono l’intera filiera. Molto interessati

e attivamente partecipi con

domande pertinenti il piano di autocontrollo

realizzato con cura dal Consorzio

Agrario. Alle domande hanno

risposto con una pronta analisi il Dott.

Rossi e Dott Scaccaglia che hanno

illustrato i punti critici e le precauzioni

adottate per ognuno di questi. Dal

punto di vista più prettamente pratico

abbiamo avuto la possibilità di vedere

e descritta dal vivo la nuovissima New

Holland modello CR90 80 del contoterzista

Dante Miconi , una mietitrebbia

a flusso assiale che permette un trattamento

della granella non invasivo,

limitando di conseguenza l’aumento

della contaminazione di micotossine.

Terza pagina

Innovativa mietitrebia New Holland a flusso assiale

Il confronto conclusosi in campo si è

di fatto protratto anche durante il pranzo

presso il Ristorante “il Cavallino

Bianco” tra un ottimo piatto di

culatello“la trasformazione più nobile

del mais” e un buon bicchiere di vino.

Per questo ricordiamo i punti indagati

nel progetto:

• Scelta di un ibrido idoneo ad ogni

zona di coltivazione, e possibilmente

evitare le classi più precoci (Classe

FAO 300 400);

• Semine anticipate o tempestive;

• Difesa ottimale del seme in concia

con fungicida e insetticida;

• Gestione dell’irrigazione;

• Concimazione ottimale;

• Programma di diserbo idoneo (soglia

zero per le infestanti);

• Controllo della piralide;

• Trebbiatura tra il 22% e il 26% di

Umidità;

• Raccolta preferibilmente con mietitrebbie

assiali;

• Gestione degli ammassi entro e non

oltre le 48 ore;

• Essiccazione della granella inferiore

al 14% di umidità

• Pulizia della granella di mais;

• Compartimentazione delle partite.


Cereali: campagna 2008 e

prospettive 2009

di Carlotta Violi

Tra luci ed ombre si è chiuso il sipario

sulla campagna cerealicola

2007/2008 ed è tempo di tirare le

somme per reimpostare la nuova

stagione cerealicola avendo acquisito

una gran mole di dati oggettivi e di

esperienze in uno degli anni più difficili

per andamento climatico.

Esperienze che, come ha illustrato il

vice direttore del Consorzio Agrario

di Parma Lamberto Colla, in occasione

degli incontri con i produttori convocati

a Fornovo, Medesano, Soragna,

Colorno, dimostrano come

l’applicazione rigorosa delle tecniche

di coltivazione abbia consentito di

ottenere risultati notevolmente superiori

rispetto alle più diffuse tecniche

agronomiche.

“Da 116 anni, sottolinea Lamberto

Colla, il Consorzio è al servizio

dell’agricoltura parmense fianco a

fianco degli agricoltori e sempre attento

allo sviluppo agricolo e al mantenimento

degli equilibri di mercato.

E lo sarà, auguriamoci, ancora per

altri 116 anni.

Certamente le sfide oggi sono più

ardue e i risultati meno visibili. Se un

tempo il tasso di crescita della meccanizzazione

dell’industrializzazione

delle campagne era misurabile anche

ad occhio nudo, oggi il contributo

aziendale allo sviluppo locale passa

attraverso processi meno visibili ma

altrettanto importanti e incisivi. Oggi

sono già calcolabili i primi effetti della

globalizzazione dei mercati. I cereali,

stretti nella morsa dei mercati finanziari,

nell’arco di 18 mesi sono andati

dalle stalle alle stelle per tornare a

posare i piedi per terra in questi ultimi

giorni, grazie al legame con i future

del petrolio. Quest’anno la divina

provvidenza ci ha ancora rammentato

che l’agricoltura è l’unica attività economica

a cielo aperto e le intense

piogge delle ultime due decadi di

maggio e la prima di giugno, almeno

per i frumenti, sono state deleterie.

Ma se il Consorzio non avesse operato

strategicamente sui processi di

filiera e sulla diffusione delle più innovative

tecniche di coltivazione gli

effetti sarebbero stati ancor più drammatici

come confermato dai dati raccolti.

Infatti, negli areali dove i nostri protocolli

di coltivazione sono stati applicati

le performance sono notevolmente

superiori rispetto ai testimoni non

disciplinati. L’esperienza non trascritta

non è acquisita. Perciò, dalla scorsa

stagione il nostro reparto tecnico ha

avviato la registrazione della casistica

e analizzato i risultati al fine di divulgare

le migliori pratiche coerenti con

l’ambiente e la stagione climatica e

per le diverse destinazioni commerciali

sanciti attraverso gli accordi di

filiera”.

Mirco Casagrandi , responsabile ufficio

sviluppo del CAP, ha illustrato i

fattori influenzanti la produzione di

cereali autunno vernini soffermandosi

sulle proposte tecniche innovative:

la concimazione localizzata e i conci-

L’AvvenireAgricolo 5/2008 9

Il Mercato Mondiale dei Cereali

- Settembre 2008 (fonte borsa

merci IGC-Modena)

Nel corso del mese di settembre il mercato

dei cereali è stato fortemente condizionato

dai problemi della finanza internazionale

e del dollaro statunitense. In tale situazione

si sono registrati cali generalizzati di prezzo

per il frumento, il mais e la soja.

Le previsioni di produzione di frumento

sono stimate alla cifra record di 676 milioni

di tonnellate (+11% rispetto al 2007)

mentre i consumi sono attestati a 646

milioni di tonnellate (+3 milioni rispetto al

2007), il divario tra produzione e consumi

determinerà per i cinque maggiori paesi

esportatori una proiezione di scorte di 41

milioni di tonnellate. Invariata la produzione

di mais negli Stati Uniti, mentre la

produzione mondiale per l’anno 2008 è

stata stimata in 771 milioni di tonnellate

(-16 mln di tonn. rispetto al record del

2007) a causa delle minori produzioni di

Messico e Argentina. La proiezione delle

scorte, con 109 mln di tonnellate, risulta

essere inferiore di 18 mln di tonnellate

rispetto all’anno 2007 e rappresenta il

livello minimo degli ultimi cinque anni.

mi microgranulari (Cap start), i concianti

biologici (cedemon) e le tecniche

di diserbo.

Sulla base delle esperienze acquisite

e in considerazione delle risposte

ricevute dai test di ricerca, Andrea

Rossi, ha relazionato sulle varietà

che, nei diversi areali della provincia,

hanno meglio reagito alle straordinarie

avversità atmosferiche di fine maggio

e primi di giugno.


10 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Concimi alle stelle: le proposte

del Consorzio Agrario di Parma

di Mirco Casagrandi e Barbara Troise

Rioda

Il 2007 è stato l’anno dell’impennata

dei concimi principalmente a causa

dell’offerta poco elastica del mercato

e per l’impossibilità da parte della

produzione internazionale di far fronte

all’accresciuta domanda.

Le principali motivazioni sullo scenario

mondiale da cui è dipeso l’aumento

della richiesta di fertilizzanti sono

state:

- la richiesta di cereali aumentata

esponenzialmente a livello mondiale

con azzeramento delle scorte

strategiche in particolare di Stati

Uniti ed Europa

- l’impoverimento delle superfici destinate

a produzioni alimentari per

la produzione di biomasse a fini

energetici

- l’aumento del petrolio che ha determinato

aumenti di tutti mezzi

tecnici incidenti sui costi di produzione

degli stessi cereali

- lo scenari finanziario in un momento

in cui le Banche soffrono per mancanza

di liquidità, Basilea 2 impone

regole rigide negli affidamenti

- I mercati dei paesi emergenti Cina,

India, etc. incidono sull’offerta contribuendo

all’impennata dei prezzi.

Dunque i prezzi dei fertilizzanti sono

quasi raddoppiati negli ultimi mesi.

Tutto questo mette il mondo agricolo

in ginocchio.

La concimazione, che rimane un mezzo

fondamentale per aumentare la

produttività e sconfiggere la fame, (

articolo del dott. Salvo di Pietragazili

su Terra e Vita/inserto Fertilizzare

Oggi) deve concettualmente evolversi

soprattutto col concorso di tutti i

produttori agricoli.

Il settore della concimazione, rispetto

agli agrofarmaci e alle sementi, trova

in generale, l’agricoltore meno preparato

sulla complessa evoluzione di

quanto la scienza e la tecnologia dei

fertilizzanti mette a disposizione. La

sua visione del problema che spesso

si limita al calcolo delle unità nutritive

che la pianta richiede in base agli

asporti delle produzioni, va supportata

con interventi e mezzi tecnici da parte

di specialisti della nutrizione in merito

alla problematica della concimazione

della fertilità agronomica del terreno

e sulla risposta fisiologica della pianta

e sulla dinamica degli scambi nutritivi

fra pianta e terreno.

Il recente aumento dei prezzi dei concimi

deve pertanto rappresentare un

ulteriore stimolo per interpretare la

concimazione in maniera più aggiornata

e più in sintonia con le conoscenze

e i mezzi che la tecnologia

industriale del settore mette a disposizione.

La concimazione più attuale deve

integrare la conoscenze delle disponibilità

del terreno e delle richieste

della pianta in termini di asportazioni,

in relazione anche alla fisiologia produttiva

di ciascuna coltura.

Per quanto riguarda il terreno, la concimazione

deve tenere conto del calo

eventuale della sostanza organica,

del clima sempre più siccitoso, della

frequente alterazione dei parametri

che regolano gli scambi nutritivi e

accentuano gli antagonismi e le perdite.

L’aspetto più importante da teneri in

considerazione nella provincia si Parma

è quello della sostanza organica,

di cui i terreni sono particolarmente

dotati. A questo proposito l’utilizzo

degli organi minerali (BIOFERT N-P

8-16-0+2MgO+7SO3 +7,5C e SPI-

GADORO N-P 8-18-0+8C+22SO3)

rimangono indispensabili dove questa

dotazione è scarsa, mentre in tutti gli

altri casi, la concimazione localizzata

resto la base su cui fondare gli apporti

dei nutrienti.

Il concetto innovativo è quello di concimare

la coltura e non il terreno;

localizzando i nutrienti all’interno del

Tecnica

solco di semina a contatto con il

seme del cereale. I prodotti più idonei

per questo tipo di applicazione sono

concimi microgranulari che grazie alle

ridotte dimensione dei granuli (0,4-

2mm) possono venire impiegati stratificati

in mezzo al seme e depositati

vicino a questo realizzando una uniformità

di copertura davvero eccellente

rispetto ai tradizionali concimi.

L’effetto principale che ne consegue

è quello STARTER per l’imprinting

degli elementi nutritivi e dei coadiuvanti

sullo sviluppo dell’apparato radicale

e sugli scambi nutritivi in rizosfera.

Ciò consente una levata di campo

più rapida ed un uniforme sviluppo

della coltura anche negli stadi successivi.

I microgranuli ideali oltre a realizzare

la migliore copertura a parità di dosaggio

per ettaro localizzato possiedono:

- la massima compattezza contro lo

sfarinamento

- un elevato peso specifico per uniforme

distribuzione

- minima influenza dell’umidità in

fase applicativa

- elevata scorrevolezza

- uniformità di dosaggio

Per concludere i prodotti più idonei

per questo tipo di applicazione sono

CAPSTART (10.46.0+1 Zn al dosaggio

di 25-30 kg/Ha) oppure TURBO SEED

Zn (0.47.31 + 1 Zn a 15-20 Kg/Ha)

tutti localizzati al seme.

Riteniamo quindi fondamentale

l’utilizzo di queste tecniche innovative

al fine di avere un notevole risparmio

sui costi ettaro, ma allo stesso tempo

gli stessi benefici della concimazione

tradizionale a pieno campo.


L’AvvenireAgricolo 5/2008 11


12 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Terza pagina


Terza pagina

L’età del farro

di Barbara Troise Rioda

Non di solo grano vive l'uomo, ma di

tanti affascinanti frutti della terra. Il

trend gastronomico degli ultimi anni

porta, non a caso, alla riscoperta di

farine quasi dimenticate. In un incredibile

viaggio a ritroso nel tempo, alla

ricerca del cereale perfetto. Antico,

nutriente, incontaminato. Da ridurre

in farina per preparare il pane, ma

soprattutto la pasta. Dopo tutto siamo

italiani. Abbiamo bisogno di cambiare,

ma restando in qualche modo fedeli

alla tradizione. Così anche i chicchi

da sempre presenti sulle nostre tavole,

come il mais e il riso, si sono trasformati

in penne e spaghetti, diventando

praticamente dei surrogati. Colpa,

almeno in parte, di allergie e intolleranze

alimentari che diventano ogni

giorno più diffuse e fastidiose. Non

tutti infatti digeriscono facilmente il

frumento, molte persone sono celiache,

cioè allergiche al glutine. Sogniamo

tutti, intolleranti e non, alimenti

rassicuranti e puliti. Abbiamo voglia

di disintossicarci, di eliminare le tossine

e quindi ci rivolgiamo sempre più

spesso a erboristerie e negozi specializzati.

Per depurarci e stare meglio

abbiamo imparato a seguire la dieta

a rotazione, basata sulla variazione

continua degli alimenti. Finché si tratta

di carne, pesce o formaggio va tutto

bene. Diventa molto più complicato

invece sostituire il pane e la pasta per

tre giorni di fila. Anche in questo caso

tornano utili paste e farine alternative.

La scelta, a dire la verità, è varia e

spesso gustosa. Si va dal farro, antico

cereale utilizzato anche nella dieta

degli antichi soldati romani, ai più

comuni (e meno saporiti) mais e riso.

Senza contare poi il grano saraceno,

che, a dispetto del nome, non solo

non ha niente a che fare con il frumento,

ma non appartiene nemmeno alla

famiglia delle graminacee. Occupiamoci

in particolare del farro. Pianta

erbacea della famiglia delle graminacee.

Se ne distinguono tre tipi: il Triticum

dicoccum, il farro propriamente

detto, il Triticum spelta, chiamato

anche spelta o farro maggiore, e il

Triticum monococcum, chiamato anche

piccolo farro. Il farro è un cereale

molto antico. Sembra che il luogo di

origine di questo cereale sia stata la

Palestina, da qui si è poi diffuso in

Egitto (è stato trovato nelle tombe

egizie) e in Siria (è citato già nelle

opere di Omero). Per secoli il farro è

stato l’alimento base dei romani: era

considerato un bene molto prezioso,

fungeva infatti da merce di scambio

e partecipava al rituale del matrimonio:

la sposa offriva allo sposo un dolce

o un pane fatto con la farina di farro,

che consumavano insieme. Il farro

veniva anche utilizzato in alcune cerimonie

religiose, come dono propiziatorio

agli dei. Il farro ha avuto un successo

notevole grazie al fatto che

cresce bene in terreni poveri ed è

molto resistente al freddo. Con

l’avvento di altri cereali, nel medioevo

venne progressivamente abbandonato

perché la resa per ettaro non è

molto elevata e la raccolta difficoltosa

poiché i chicchi tendono a cadere sul

terreno man mano che maturano.

Divenuto quasi una coltivazione “di

nicchia”, trova oggi una collocazione

naturale nelle aziende biologiche.

Qualità nutrizionali

• Il farro è senza dubbio il cereale in

chicchi più indicato per la sua versatilità,

la facilità di cottura, il gusto

e le caratteristiche nutrizionali. E’

consigliabile scegliere sempre il

farro decorticato e non quello per-

L’AvvenireAgricolo 5/2008 13

lato, poiché l’operazione di perlatura

elimina gran parte delle fibre

ma non porta alcun vantaggio in

termini di gusto, abbassa solamente

i tempi di cottura. Il farro decorticato

presenta le seguenti caratteristiche:

• cuoce in un tempo abbastanza breve

(45 minuti circa), molto inferiore

all’orzo e alla segale;

• non necessita di ammollo preventivo

(anche se è consigliato);

• non ha lo sgradevole sapore di

crusca dei cereali integrali pur contenendo

parecchie fibre (circa il

7%), e quindi ha un sapore neutro

che si sposa bene con qualunque

preparazione fredda o calda;

• assorbe una quantità di acqua notevole

in cottura, quasi 2,5 volte il

suo peso, determinando un indice

di sazietà notevole; il farro è il cereale

migliore per preparare piatti;

• è il cereale meno calorico in assoluto

(335 calorie per 100 g);

• contiene ben il 15% di proteine, è

quindi adatto per essere combinato

con i legumi per ottenere piatti

unici non troppo calorici.


14 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Lo sapevate che...

Oggi parliamo di aglio (Allium sativum)

A cura di Stefano Baratta

Caratteristiche botaniche

Famiglia delle liliaceae, pianta

erbacea bulbosa, perenne. Il bulbo

è composto, ricoperto da tuniche e

formato da numerosi bulbilli a forma

di spicchi.

Proprietà

È uno dei più potenti battericidi

naturali, oltre che espettorante,

antisettico, purifica il sangue, riduce

il colesterolo.

Diminuisce il tasso di glucosio nel

sangue.

Impiego

Nel cibo e come infuso per curare

dolori reumatic e febbri.

L’estratto viene usato in molte

preparazione farmacologiche contro

la pressione alta.

Avvertenze

Controindicato a chi soffre di

pressione bassa, dermatosi e ai

malati di fegato.

Curiosità

Era coltivato già da tempo dagli

Antichi Egizi, una razione quotidiana

somministrata agli operai che

lavoravano alle piramidi manteneva

la loro resistenza fisica. La tradizione

popolare attribuisce all’aglio

proprietà afrodisiache. Veniva

considerato un rimedio miracoloso

anche in caso di malattie gravissime

come il colera. Cucinato con lo

zenzero fresco previene la nausea.

L’aglio respinge gli insetti e può

essere applicato alle loro

morsicature e punture.

Fitoterapia

Decotto di aglio: 30 g di spicchi

d’aglio, 50 g di olio d’oliva, succo

di mezzo limone.

Massaggiate per 5 min. la parte

dolente e qundi ricoprite con un

pezzo di lana per lenire i dolori

reumatici (tratto da “CENT’ERBE”

Demetra).

Parere personale

consumare possibilmente crudo e

in piccole dosi giornaliere (uno

spicchio al giorno), non di sera …

Terza pagina

per evitare di dormire con le finestre

aperte!!! Buona salute a tutti.

I bulbi per la semina sono in vendita

presso i Garden del Consorzio

Agrario di Parma.

Per informazioni:

baratta.s@consorzioagrarioparma.it


Tecnica

Il prato in scatola

si colora di nuovo

di Barbara Troise Rioda

La family brand che sarà distribuita

nel canale “specializzato” Garden

Cap della provincia e in tutto il territorio

nazionale è uno dei frutti della

nuova strategia aziendale: fornire

prodotti di alta qualità all’utilizzatore

finale, che richiede mezzi tecnici ad

alte prestazioni. Tutte e sette le tipologie

di prato vengono dalla ricerca

e selezione del Consorzio oltre che

da una lunga esperienza sul campo.

In occasione del lancio della nuova

Campagna 2008/2009, il Consorzio

Agrario di Parma ha così presentato

la nuova linea Magic Garden.

NUOVA GAMMA DI PRATI MAGIC

GARDEN

La nuova gamma di prati in occasione

del lancio dei nuovi mix del

2009 sarà ringiovanita da un importante

restyling del brand e

dell’identità visiva di tutte le confezioni

che la compongono. La vera

novità, oltre la nuova e innovativa

veste grafica, è nella composizione

del prodotto e nel mix aggiornato

secondo le ultime ricerche di settore.

Data l’innovazione di prodotto e la

formulazione studiata per le diverse

esigenze (di terreno, clima e sole,

acqua) e la semplicità di manutenzione

come gli elementi principali

da comunicare, il Consorzio ha privilegiato

una creatività costruita attraverso

illustrazioni più attuali come

ad esempio una piscina, un campo

da calcio,ecc. Immagini che collocano

il miscuglio nel proprio habitat

ideale.

iImmagini capaci di evocare immediatamente

l’uso del miscuglio.

L’applicazione nel layout del pack

di tinte forti per differenziare i prodotti

– scelta destinata a sottolineare la

diversità d’impiego e l’elevata specificità

di ogni singolo prato. La confezione

mette in grande risalto il

marchio di linea Magic Garden sul

fronte e in più offre la presentazione

della gamma completa sul fianco

della scatola. Il packaging esterno

fa eco al contenuto, grazie ad

un’identità visiva declinata sulla base

di quanto già fatto per il sacchetto

da 1 chilo del manto erboso “Alta

Valle” e “Vecchia Scozia”; attraente

L’AvvenireAgricolo 5/2008 15

ed informativa, la confezione esterna

fa leva sull’attenzione dell’acquirente,

che viene colpito dalla comunicazione

dell’immagine e dei colori.

Più nel dettaglio, la gamma della

campagna autunnale include:

PRATO UNIVERSALE ULTRA RE-

SISTENTE

Mix Sport è un miscuglio di graminacee

studiato per la semina di tappeti

erbosi ad uso sportivo, ma largamente

utilizzato anche per parchi

e giardini molto frequentati.

La sua composizione garantisce la

rapida crescita di un manto erboso

fitto, di colore verde intenso e resistente

al calpestio.Si adatta a tutti

i tipi di terreno con medie esigenze

di manutenzione.

PRATO PER OMBRA AD ALTO VA-

LORE ESTETICO

Mix Scozia miscuglio studiato per

chi vuole un tappeto erboso molto

elegante e di facile manutenzione.

È consigliato per la creazione di

parchi, giardini e aree ricreative prevalentemente

ombreggiate.L’utilizzo

di varietà pregiate conferisce al prato,

già a 30-40 giorni dalla semina,

resistenza al calpestio e finezza della

foglia con manto erboso denso e

compatto, di colore verde brillante.


16 L’AvvenireAgricolo 5/2008

PRATO SOLEGGIATO A RAPIDO

INSEDIAMENTO

Mix Garden miscuglio di facile impianto

per la semina di prati esposti

al sole. Indicato per aree verdi comuni,

giardini condominiali e aiuole.

Le varietà utilizzate garantiscono il

rapido insediamento di un tappeto

erboso con buona resistenza al cal-

pestio, folto e di un bel colore verde

brillante.

Adatto a tutti i tipi di terreno, richiede

una ridotta manutenzione.

PRATO A LENTA CRESCITA PER

OMBRA E SOLE

Mix Green miscuglio adatto per

giardini residenziali, ornamentali,

Tecnica

calpestabili e ad alto valore estetico.

La finezza e la resistenza delle varietà

selezionate garantiscono, indipendentemente

dall’esposizione alla

luce, un prato folto e di colore verde

smeraldo.

Miscuglio a bassa manutenzione

composto da graminacee pregiate

a lenta ricrescita. Consigliato per

semine autunno-primaverili e adatto

a tutti i tipi di terreno.

Prato TENACE per climi caldi e

SICCITOSI

Mix Oasi miscuglio pregiato, a bassa

manutenzione, indicato per la

formazione di un manto erboso particolarmente

resistente all’usura.

Non teme la siccità e le temperature

molto alte.

Grazie alle caratteristiche delle varietà

utilizzate si ottiene in poco

tempo un prato robusto, compatto

e di un bel colore verde intenso.

Mix RIGENERANTE per prati da

rinfoltire

Mix OVER miscuglio studiato per

migliorare la densità dei manti

erbosi e per il buon mantenimento

di un campo sportivo o di un prato

ornamentale.

Le varietà utilizzate, di colore verde

intenso, garantiscono un rapido attecchimento

ed una efficace azione

radicante e rigenerante.


L’AvvenireAgricolo 5/2008 17


18 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Tecnica


20 L’AvvenireAgricolo 5/2008

di Barbara Troise Rioda

E’ il Rag. Flaminio Peroni l’uomo

che la scorsa primavera acquistava

dal Consorzio Agrario di Parma la

sua nuova mietitrebbia e che ci ha

accompagnato alla scoperta

dell’importante realtà produttiva di

cui è proprietario. Nella tenuta di

Novellara, a meno di 19 km da Reggio

Emilia, aiutati dal fascino

dell’atmosfera dal sapore genuino,

davanti ad un pasto a base di

“Prodotti Selezionati ValParma” e

un ottimo vino Franciacorta scopriamo

i valori che accomunano le due

realtà locali. La domanda sorge

spontanea, almeno per chi ha visitato

l’Azienda Agricola Peroni, perché

non sfruttare questa opportunità

di collaborazione?

Ben 1.500 ettari di terra coltivati in

parte a mais ed un moderno impianto

di essiccazione che permette di

gestire al meglio i rischi derivanti

dalla contaminazione di micotossione.

A Ravadese invece ha sede

l’Azienda Zootecnica che conta 300

vacche da latte (con l’idea di triplicare

presto i capi) e dolcis in fundo,

vicino al centro del paese, si colloca

un punto vendita di ben 400 metri

quadrati. A pochi mesi dall’incontro

in azienda, ecco presto posata la

prima pietra di un accordo destinato

ad ampliarsi e durare nel tempo. Un

nuovo punto vendita interamente

dedicato all'alimentare di qualità e

al legame con la tradizione del territorio.

Il nuovo spazio, caratterizzato

da uno stile minimal e attuale, ospita

i marchi selezionati da Valparma –

Andalini, Terre Ducali, Bisini e Gambetti

– e naturalmente tutti i prodotti

di casa del Consorzio Agrario di

Parma come il Burro e le confezioni

di Parmigiano, dal design d'effetto

e innovativo. All'interno del punto

vendita sono presenti diversi prodotti

che vengono "interpretati" per differenti

consumi, gusti e soprattutto

provenienza. Insomma, la tradizione

regna sovrana in questo nuovo punto

vendita, con il quale il Consorzio

intende perseguire e confermare il

più importante degli obiettivi prefissati

lo scorso anno: la propria leadership

nei progetti di filiera.

Flaminio Peroni, titolare dell'azienda

reggiana, ha maturato un'esperienza

più che decennale nel settore, raggiungendo

la professionalità indispensabile

allo sviluppo di

un’Azienda Agricola dinamica e al

passo coi tempi. Per questo ci ha

scelto e lo abbiamo scelto come

partner di filiera. E mai come questa

volta “la collaborazione è bella perché

è varia”. Bella perché accomuna

due aziende che credono e seguono

principi comuni legati alla filiera e

allo sviluppo sostenibile. Varia perché

va dall’assistenza sul campo

delle colture, all’alimentazione zootecnica,

fino ad arrivare a valle con

la distribuzione dei prodotti e

Tecnica

ValParma: apre il nuovo punto vendita a Ravadese

Tra il CAP e l’Azienda Agricola Peroni l’intesa è bella perché è varia

l’apertura del nuovo punto vendita

alimentare. Per quel che riguarda le

colture il Consorzio Agrario può infatti

offrire un’assistenza tecnica e

un portafoglio prodotti per seguire

in modo costante e professionale la

produzione. L’Azienda Agricola Peroni

fornisce al CAP un mais di alta

qualità, che farà parte dei mangimi

distribuiti nell’areale del Parmigiano

Reggiano. L’eccezionalità dell’accordo

sta proprio nel grado di copertura

delle fasi di produzione, trasformazione

e distribuzione dei

prodotti agricoli e soprattutto dei

prodotti alimentari. L’Azienda Agricola

fornirà infatti al Consorzio Agrario

la panna per la produzione del

burro e affiderà a quest’ultimo

l’allestimento nonché la cura del

punto vendita di Novellara. Un nuovo

punto Valparma nel reggiano quindi,

con un format a vocazione “local”.

L’assortimento prevede referenze

tipiche del mercato locale. Lo sforzo

del Consorzio Agrario va proprio

nella direzione di ampliare la propensione

dei clienti verso consumi legati

alla tradizione che svolgono oggi

un’attrazione importante. E’ il caso

del Parmigiano-Reggiano e del nostro

Burro, prodotti di punta con i

quali il Consorzio Agrario di Parma

ritiene di avere un know-how consolidato.

L’intesa nasce dallo spirito di creare

sinergie tra due gruppi che hanno

in comune progetti di filiera e valori

di sostenibilità ambientale. Era impensabile

pertanto non cogliere questa

opportunità che vede insieme

un’azienda come il Consorzio Agrario

di Parma in grado di seguire e

supportare tutti i passaggi di filiera

dal campo, alla stalla, all’alimentare

con una realtà del territorio dinamica,

moderna, affidabile, tecnicamente

all'avanguardia come l’Azienda Agricola

Peroni.


22 L’AvvenireAgricolo 5/2008

L’espertizzatore: un mestiere, quasi un’arte

di Giancarlo Basili

Profumato, gustoso, nutriente, raffinato,

facile da digerire e dal sapore

antico che si tramanda ormai da

secoli. Questi sono gli aggettivi che

descrivono, insieme alle sapienti

mani esperte del casaro, un prodotto

unico al mondo, che vive anche

grazie all’espertizzatore ovvero colui

che, solo nella storia relativamente

recente, è entrato a far parte della

filiera della produzione.

Dotato di una grande esperienza,

finezza tattile, udito e odorato

l’espertizzatore, battendo una forma

sia sullo scalzo che sui piatti, interpreta

le vibrazioni ed i suoni, riuscendo

a capire, dal rimbalzo del

martello al momento del contatto

con la crosta, se all’interno esistono

imperfezioni.

Con l’operazione della “battitura” e

cioè con la percussione del martelletto

sulla forma, egli ricava un giudizio

sulla struttura interna del formaggio:

è, per così dire,

“un’auscultazione”.

La spillatura serve ad estrarre una

minima quantità di pasta per mezzo

dell'ago a vite: la resistenza che la

pasta oppone alla penetrazione dà

indicazioni sulla sua consistenza; la

pasta estratta rivela l’aroma ed il

grado di maturazione. Altre caratteristiche

si rendono evidenti al semplice

esame visivo.

Agli effetti di un giudizio qualitativo

sul formaggio maturo, vecchio e

stravecchio, debbono essere valutate

le seguenti caratteristiche:

L’età: l’anno di produzione si rileva

dalle cifre incise sia nello scalzo

della forma che nel marchio a fuoco,

impresso sulle forme che presentano

i requisiti previsti dallo standard.

Il grado di stagionatura: è in relazione

all’età, ma si desume anche dal

grado di dolcezza, di fragranza e

dalla consistenza della pasta. Caratteristica

del Parmigiano-Reggiano

maturo è la mantecatezza della pasta

che si scioglie in bocca;

L’aroma: cioè il sapore e il profumo,

caratteri organolettici insieme caratteristici

e inconfondibili;

La struttura: è radialmente convergente

verso il centro della forma.

Aprendo a regola d'arte una forma

matura, il formaggio si frange in linea

diritta e con lievi incavature;

Il colore della pasta: è paglierino e

uniforme, con tonalità varianti dal

paglierino-oro al paglierino tenue;

La consistenza: è in relazione soprattutto

al grado di stagionatura e al

tenore di lipidi polinsaturi. la pasta

è morbida e può presentarsi cosparsa

di granuli bianchi che si formano

per la trasformazione naturale delle

sostanze azotate;

Lo stato della crosta: al naturale, è

integra, di colore giallo oro antico e

di spessore di circa cinque millimetri,

un vero e proprio scrigno aureo naturale;

Tecnica

La pezzatura: il peso medio di una

forma varia da 33 a 40 chili.

Il lavoro dell’esperto non si limita

solo all’utilizzo del martello e ad

ascoltare suoni provenienti dalla

forma: è fatto anche di una buona

conoscenza dell’unica materia prima

utilizzata, il latte, il metodo di lavorazione

e la stagionatura.

Espertizzare il formaggio non è compito

facile in gergo si dice “forma

non sincera” quella che pur emettendo

un suono da far individuare

che la perfezione è certa, in realtà

nel frazionare la forma si notano

imperfezioni puramente visive.

Il Parmigiano non suona sempre

nello stesso modo: ci sono tantissime

varianti, dipende dal clima, dalla

stagione, dalla mano del casaro,la

valutazione è, comunque, molto

soggettiva.

Nel mondo degli operatori colui che

sbaglia di meno è definito “buon

battitore”.


L’AvvenireAgricolo 5/2008 23

Parmigiano-Reggiano: prezioso e conveniente

A Parma dati oggettivi smontano errate percezioni sul prezzo

a cura del Consorzio del Parmigiano

Reggiano

Nel vissuto del consumatore il Parmigiano-Reggiano

si conferma senza alcun

dubbio come il formaggio per antonomasia,

alimento cardine della

tradizione agroalimentare e, di più,

come vero e proprio simbolo del made

in Italy, associato alla moda, alla Ferrari,

alle vette dolomitiche. L’indagine GfK

Eurisko presentata da Elena Presezzi

al convegno sul futuro del Parmigiano-

Reggiano tenutosi a Monticelli Terme

per iniziativa della sezione provinciale

del Consorzio di tutela non lascia dubbi:

siamo di fronte ad un prodotto che si

posiziona al vertice della notorietà, di

cui sono conosciuti gli aspetti produttivi

legati a origini, naturalità, artigianalità

(con qualche vuoto sui meccanismi e

sulla lunghezza della naturale stagionatura,

qualcuno anche sull’ampiezza

delle sue proprietà), apprezzato per il

gusto e la versatilità. I problemi, semmai,

cominciano quando la percezione del

consumatore viene valutata sul fronte

del prezzo: nonostante il prodotto sia

amato e i consumatori appaiano veri e

propri “appassionati”, accanto all’attesa

di un formaggio che rimanga fedele a

se stesso e alla sua tradizione, ecco

inserirsi quella – pressoché assente

quando le quotazioni all’origine erano

ben superiori a quelle attuali e i prezzi

al consumo non apparivano sostanzialmente

diversi – relativa ad un calo dei

prezzi, esplicitati come un ostacolo ad

una pur desiderata maggior frequenza

di consumo. Le insicurezze e le difficoltà

economiche delle famiglie, dunque, si

riversano su un prodotto d’eccellenza,

non già da un punto di vista dei consumi

(sostanzialmente stabili), quanto piuttosto

nell’aprire la via ad altri prodotti,

la gran parte dei quali oggettivamente

più costosi e neppure paragonabili al

Parmigiano-Reggiano sia dal punto di

vista nutrizionale (confermate dal prof.

Carlo Cannella tutte le sue virtù per il

benessere psicofisico, con nuove acquisizioni

circa le sue caratteristiche di

antiossidante, anticancerogeno e quelle

relative al miglioramento del rapporto

fra massa magra e massa grassa del

corpo umano) che del valore di processi

artigianali (e soprattutto della lunga

stagionatura) che assicurano in modo

naturale anche la sanità del prodotto,

senza il ricorso ad alcun processo industriale

e senza l’aggiunta di conservanti.

E la conferma del fatto che il

Parmigiano-Reggiano presenta uno

straordinario rapporto qualità/prezzo,

ma che anche in termini semplicemente

economici risulta più conveniente di

tanti altri derivati del latte viene dalla

stessa distribuzione (Vincenzo Giuliani,

dirigente Conad), che nel Parmigiano-

Reggiano individua uno dei più importanti

prodotti d’attrazione nei punti di

vendita e che per prima dichiara di

stentare a comprendere l’attesa dei

consumatori sul versante dei prezzi.

Una distribuzione che afferma di avere

una modestissima o inesistente marginalità

su questo prodotto dalle caratteristiche

uniche, mentre invece ha riscontri

ben più appaganti con altri formaggi

non percepiti come “cari” dal consumatore.

I produttori – e lo ha detto

chiaramente il presidente della sezione

di Parma del Consorzio del Parmigiano-

Reggano, Stefano Cavazzini – oggi

scontano quotazioni che neppure coprono

i costi di produzione (poco più

di 7 euro al kg., con un calo del 25%

rispetto alle quotazioni di qualche anno

fa e valori ben al di sotto della media

del 2007); la distribuzione dichiara di

non avere margini, anche perché l’80%

del prodotto è venduto in promozione,

a prezzi al di sotto dei 10 euro/kg., e il

prezzo medio al consumo nel 2007 si

è attestato attorno ai 13 euro; i consumatori,

infine, nutrono la speranza di

un calo dei prezzi (anche se lo definiscono

leggero”). Molte e diverse attese

Tavolo dei relatori al convegno di Monticelli Terme

si associano dunque nelle domande

circa il futuro del Parmigiano-Reggiano,

e anche alcune contraddizioni tra percezioni

e dati oggettivi sul fronte dei

prezzi. Che fare, allora? Secondo Paolo

Bandini, vicepresidente del Consorzio

del Parmigiano-Reggiano, c’è un bisogno,

ritenuto drammatico, di tonificare

le quotazioni alla produzione, e si tratta

di un processo del tutto compatibile

con un contenimento dei prezzi al consumo,

in un percorso che veda la distribuzione

impegnata a promuovere

un prodotto d’assoluta eccellenza e di

forte richiamo nei punti di vendita (anche

per questo “accontentandosi” di margini

magari più modesti rispetto a quelli

garantiti da prodotti industriali) e,

dall’altra parte, i produttori (e in primo

luogo il Consorzio) orientati a sostenere

azioni comunicative che non si limitino

a far conoscere le ragioni di

un’eccellenza alimentare, ma anche le

ragioni di un acquisto che risulta sicuramente

economico (e Bandini ha esplicitamente

detto che il Parmigiano-

Reggiano è per questo “prezioso e

conveniente”) sia nel rapporto con altri

formaggi sia in funzione di quanto il

Parmigiano-Reggiano assicura ai consumatori

in termini nutrizionali, di gusto

e di benessere. Al convegno di Monticelli

sono intervenuti, tra gli altri, il Sindaco

di Montechiarugolo, Fabrizio Bolzoni,

e l’assessore provinciale

all’Agricoltura e Alimentazione, Pier

Luigi Ferrari.


24 L’AvvenireAgricolo 5/2008

di Carlo Fornari

Il Consorzio Agrario di Parma ha

recentemente stipulato un accordo

di distribuzione in esclusiva per

l’Emilia di un’originale linea di prodotti

naturali a base di Aloe arborescens

con l’azienda NUTRIZOO.

ALOE VERDE GEL, di facile applicazione

e pronto assorbimento, ha

una funzione lenitiva e decongestionante

ed è destinato al buon mantenimento

della mammella e alla

risoluzione di lesioni, ragadi o abrasioni

di origine diverse.

LESIONEX e ALOE MAMMARIO,

sempre per uso mammario, unisce

l’utile azione dell’Aloe, potenziata

dalla presenza di Calendula, Propoli

e Tea tree oil.

Il VIGORSAN è destinato alla nutrizione

della vitella da rimonta in fase

di allattamento-svezzamento. In forma

liquida si aggiunge semplicemente

ad un pasto di latte ricostituito

in dose di 20 cc al giorno, per 20

giorni a partire dai primi giorni di

vita. A base di Aloe, alga spirulina

e carota esplica un’importante azione

protettiva nei confronti della mucosa

intestinale del vitello assieme

ad una decisa azione immunostimolante

generale e ad una importante

funzione epatoprotettiva. Mettendo

a confronto a 21 giorni di vita, due

Tecnica

Dall’ALOE prodotti originali per il benessere delle

nostre bovine

gruppi di vitelle in svezzamento (trattato

e non) sarà chiaramente evidente,

nel gruppo trattato, il maggior

incremento ponderale, la minor incidenza

di forme diarroiche, la maggior

lucentezza del pelo. Per le caratteristiche

della specialità, il

trattamento è particolarmente indicato

negli allevamenti con problemi

virali, allo scopo di prevenire le complicanze

sempre purtroppo presenti.

Con una spesa, per vitello svezzato,

di meno di dieci euro.


di Carlo Fornari

È già passato un altro anno e

l’approssimarsi della fiera di Cremona

2008 favorisce riflessione e

bilanci su ciò che si è fatto nell’anno

trascorso e scelte importanti per

l’anno che deve venire.

Per il Consorzio Agrari di Parma il

2008, quasi trascorso, è stato un

periodo di proficue novità.

Con un intervento sull’impianto produttivo

del Cornocchio è stato infatti

possibile incrementare le già positive

caratteristiche tecniche ed ampliare

la linea “alta” della gamma di miscele

per bovini da latte denominata MUL-

TIMIX. I Multimix sono composti da

miscele preparate con macinati,

sbriciolati espandati e fioccati/schiacciati

a vista.

- Vengono prodotti in un miscelatore

dedicato partendo da oltre

dieci componenti semilavorati.

- Sono alimenti utilizzabili per tutte

la categorie di animali e in diversi

stati fisiologici delle bovine.

- Possono essere distribuiti sia in

autoalimentatore che in carro unifeed.

- Sono graditi agli animali e danno

fiducia all’allevatore per l’evidenza

della componentistica.

- Sono adatti ad alimentare in modo

intenso le grandi lattifere in piena

lattazione.

- Sono facilmente “personalizzabili”.

Gli ultimi nati si chiamano:

Multimix 16-38

Multimix 17-30

Multimix 16-35

Multimix starter

Sono tutte miscele che rispondono

ai requisiti richiesti dal disciplinare

del Parmigiano-Reggiano, destinate

all’alimentazione di vacche forti produttrici

di latte, composte da fiocchi

di mais, favino e soja a vista e una

parte “fibrosa “ strutturata e sbriciolata.

È stato sperimentato con successo

e quindi messo in commercio anche

il NUCLEO CORRETTORE AA

EXP. Si tratta di un alimento proteico

L’AvvenireAgricolo 5/2008 25

Un anno pieno di novità con i mangimi Emilcap

del Consorzio Agrario Parma

integrato con aminoacidi di sintesi

trattato termicamente e atto a correggere

il profilo aminoacidico delle

diete delle grandi lattifere.

L’introduzione in razione al posto di

1-1,5 kg di f.e.di Soja assicura un

miglioramento produttivo unito ad

un incremento di proteina del latte.

Chiudono le novità per le bovine da

latte il Mix VDL RIMEDIA e EMIL-

COW MEDIMILK.

Il primo risolve i problemi di chetosi

post-partum grazie all’elevato contenuto

di carnitina e componenti

glucogenetici.

Il secondo è specificamente studiato

per migliorare il valore dell’acidità

del latte destinato alla trasformazione

in Parmigiano.


26 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Il futuro dipende dalla

conoscenza

di Alessandro Fantini

In genere l’umanità ha una visione

del futuro piuttosto negativa. Se

riflettiamo su come la letteratura ed

il cinema interpretano il tempo che

verrà, constatiamo un generale atteggiamento

pessimistico di guerre

distruttive, carestie e comunque una

visione generalmente negativa del

futuro. Questo atteggiamento, probabilmente

tipico della natura umana,

ha ispirato la “vision” della nostra

zootecnia, almeno fino a pochi mesi

or sono. Le conversazioni nelle

aziende, nelle fiere e sulle riviste

divulgative del nostro settore

s’imperniavano su di una serie di

luoghi comuni del tipo “tanto all’Italia

interessa poco l’agricoltura”,

“saranno i paesi dell’Est a produrre

latte e carne”, “ora arriverà la Cina

che ci seppellirà di prodotti e

tecnologie”. Se pur vero nella sostanza,

la foga del pessimismo impediva

una visione più “oggettiva”

di quello che nel mondo stava in

realtà accadendo. La forte crescita

economica dei paesi dell’Est europeo,

dell’India e della Cina stava

già, dallo scorso anno, creando le

condizioni per un’impennata della

domanda d’alimenti d’origine animale

come latte e carne e soprattutto

di prodotti di qualità. Una popolazione

che si affranca dalla

Il Prof. Charlie Sniffen e Marco Moretti

povertà aumenta i propri consumi

di generi di prima necessità e parallelamente

diventa più sensibile alla

loro qualità. Qualità intesa come

fattore intrinseco ma anche percepita.

La qualità del “Made in Italy” è universalmente

più percepita all’estero

che presso di noi. A mutare questa

situazione ha contributo sensibilmente

la variazione “strutturale “del

clima della terra. La ridotta e discontinua

disponibilità idrica ha premiato

quelle nazioni e quei continenti dove

l’attenzione delle risorse idriche è

gestita da tempo. Pozzi, bacini di

stoccaggio ed un'irrigazione razionale,

hanno stabilizzato le conseguenze

negative devastanti nella

produzione di cereali ed oleaginose

del pianeta.

Per farla breve un’Europa centrale

che apparentemente sembrava essere

relegata a subire importazioni

massicce dal resto del mondo si è,

di fatto, consolidata come produttore

di latte e carne e suoi derivati,

soprattutto di qualità.

La consapevolezza di questo ampiamente

prevedibile ruolo ha nel

secondo semestre di quest’anno

dissolto la nebbia di un pessimismo

irreversibile. Gli allevatori ed in particolare

i produttori di latte hanno

conseguito la consapevolezza che

un futuro c’è, ma forse non sarà per

tutti. Credo che il fatalismo insito da

sempre nell’agricoltura stia molto

rapidamente lasciando il posto ad

una vera cultura d’impresa. A ciò

ha ulteriormente contribuito

l’impennata strutturale del costo

delle materie prime e dell’energia,

che sta ulteriormente premiando e

punendo chi ha o non ha, rispettivamente,

una cultura d’impresa. Dopo

questa lunga premessa possiamo

arrivare al nocciolo del problema.

Chi ha deciso di continuare a fare

Tecnica

ancora l’allevatore per una propria

passione o per una propria necessità

si rende conto che quei problemi

tecnici, causa di tante diseconomie,

necessitano di una rapida, certa ed

economica soluzione. Ogni allevatore

sa quali sono i “colli di bottiglia”

del suo allevamento o del suo essere

allevatore. Lo sa da solo o lo sa

perché reso consapevole dai tecnici

che a vario titolo lo circondano. Lui

sa che deve fare delle scelte. Acquistare

prodotti, cambiare metodi di

lavoro e comunque porsi obiettivi

più alti, abbandonando pessimismo

e fatalismo. A supportarlo in queste

scelte c’è la cosiddetta “ comunità

dei tecnici” intendendo per essa

tutte quelle professionalità pubbliche

o private che a vario titolo e più o

meno ufficialmente abilitate, accompagnano

e seguono l’allevatore nelle

scelte strategiche e tattiche per il

proprio allevamento. Le scelte, i

cambi d’impostazione o la correzione

di rotta sono quasi sempre onerosi

e in tempi come questi lasciano

poco spazio ad errori, pena a volte

la sopravvivenza stessa dell’impresa.

Nella nostra Italia, paese che politi-


camente e da sempre, crede poco

al valore della ricerca e affida il proprio

sviluppo tecnologico interamente

sulle spalle e alla capacità di rischio

dell’imprenditore, la cosa è a

volte molto complicata.

La ricerca scientifica è affidata nel

mondo alla cosiddetta“comunità

scientifica”. Essa è l’insieme degli

scienziati che fa ricerca per cercare

di spiegare gli intimi meccanismi

della natura ed individuare come

indirizzarli per creare dei vantaggi

per l’umanità, intesi come prosperità

economica e qualità della vita. La

comunità scientifica ha delle sue

regole ferree attraverso le quali fa

ricerca, la referenzia e la mette a

disposizione dei suoi fruitori. La

ricerca può essere di base, spesso

astratta, ma necessaria a capire il

funzionamento delle cose o applicata,

ossia indirizzata a testare quei

processi e quei prodotti che possono

, se applicati o utilizzati, dare

degli immediati vantaggi all’individuo

o all’impresa. La ricerca è per sua

natura e da sempre globalizzata. È

un gigantesco puzzle a cui ogni

scienziato o gruppo di ricerca ag-

giunge o sostituisce un tassello.

Parla lo stesso linguaggio e possiede

delle regole inviolabili e dei sistemi

di controllo molto ferrei. La ricerca,

quasi sempre pubblica, prima di

essere messa a disposizione di chi

poi ne utilizzerà i risultati, subisce

molte verifiche. La reputazione dei

singoli scienziati o dei gruppi di

ricerca a cui appartengono, la presenza

di comitati che verificano la

qualità dei lavori prima di essere

divulgati e la possibilità di attrarre

investimenti pubblici, rende la ricerca

di per se affidabile. Ma questa

“marea” d’informazioni dove sono

presentate? Come si fa ad utilizzarle?

La comunità scientifica in genere

pubblica su alcune note riviste ultraspecializzate

dotate di “referees”

ossia ricercatori che valutano la qualità

della ricerca e ne autorizzano la

pubblicazione. Le riviste vengono

poi classificate da una società esterna

che attribuisce ad ogni testata

un indice denominato “ Impact

factor” che misura sostanzialmente

il quante volte articoli di una data

rivista sono citati nella bibliografia

d’altri lavori .La comunità scientifica

comunque scrive libri, partecipa a

congressi, produce materiale divulgativo

e scrive anche sulle cosiddette

riviste “divulgative” ossia prive di

filtri e immediatamente accessibili

a tutti. Internet, strumento divulgativo

sostanzialmente privo di regole,

ha ulteriormente accelerato il processo

di divulgazione. Di questa

“valanga” d’informazioni, di questo

oggi si tratta, il primo fruitore è la

cosiddetta “ comunità dei tecnici.

Quasi fossero dei sacerdoti sono la

struttura preposta a trasformare i

risultati della ricerca in sviluppo

tecnologico ossia filtrare i paradigmi

di una ricerca in continua evoluzione

in prodotti e processi destinati allo

sviluppo dell’impresa zootecnica.

Attraverso questo meccanismo

l’umanità è arrivata a questo punto,

gli allevamenti producono di più e

meglio del passato. Genetica, management,

sanità, nutrizione ed ambiente

hanno subito i vistosi miglioramenti

che abbiamo sotto gli occhi

L’AvvenireAgricolo 5/2008 27

Ecografo

grazie al binomio ricerca scientificasviluppo

tecnologico mediato dalla

comunità dei tecnici. Se le regole

che governano l’operato della comunità

scientifica sono ferree, globali

e stabili nel tempo, altrettanto non

si può dire per quelle della comunità

dei tecnici. L’assistenza tecnica italiana

è sostanzialmente priva di regole

sia nel pubblico che nel privato.

Tranne per professioni specifiche

dove è richiesta un’abilitazione

all’esercizio e aggiornamenti professionali

certificati chiunque può veicolare

informazioni tecniche presso

gli allevamenti siano esse attinte

dalla ricerca o siano esse proprie

convinzioni od interpretazioni. Queste

informazioni referenziate o meno

e spesso contraddittorie creano nelle

mente dell’imprenditore zootecnico

molta confusione, diseconomie e

una sostanziale diffidenza per la

ricerca, rigettando verso fatalismo

ed autarchia la gestione dei problemi

dell’allevamento. Questa situazione,

ovviamente parzialmente generalizzabile,

è tipicamente italiana.

In un momento così delicato ma

pieno d’opportunità per la zootecnia

italiana è necessario accelerare lo

sviluppo tecnologico degli allevamenti

attraverso una regolamentazione

interna ed esterna della qualità

dell’assistenza tecnica pubblica e

privata. Le notizie diffuse o meglio

i quanti informativi che costituiscono

i paradigmi, secondo le illuminate

definizioni di Giuseppe Pulina, devono

essere, in attesa di regolamentazioni,

il più possibile referenziati e

derivanti da professionisti che fanno

della propria reputazione l’ambizione

più importante.


Tecnica

di Quarantelli A., Righi F., Romanelli S.

Le Associazioni Provinciali Allevatori

(APA) sono preposte alla raccolta

periodica dei dati di controllo funzionale

riguardanti tutti i parametri

produttivi, riproduttivi ed analitici

rilevati o rilevabili sulle mandrie e

sul singolo animale in allevamento

(APA Notiziario n. 37, 2005).

Fra i parametri analitici, particolare

rilevanza è attribuita alle analisi condotte

sul latte sia di massa sia individuale.

Sul latte vengono condotte principalmente

le seguenti analisi:

1. Grasso

2. Proteine, caseina

3. Lattosio

4. Urea

5. Acidità titolabile del latte

6. Lattodinamografia (LDG)

7. Cellule somatiche

8. Carica batterica totale

Tali parametri, ormai da molto tempo,

vengono raccolti e messi a disposizione

dell’allevatore con una

periodicità di circa 30 giorni. Nella

tabella 1 sono indicati i tenori di

riferimento per ciascun parametro

preso in esame. Un attento confronto

di questi dati con quelli registrati

nell’ambito di ciascuna azienda consente

all’allevatore di valutare la

qualità del latte prodotto e, al tempo

stesso, diventa un prezioso strumento

di valutazione dello stato

nutrizionale in cui si trova la bovina

da latte nonché un importante mezzo

diagnostico per l’individuazione

di eventuali patologie mammarie

(mastiti sub cliniche) e metaboliche

(acidosi, chetosi). In tale contesto

abbiamo ritenuto interessante riproporre

all’attenzione degli allevatori

il significato tecnico e applicativo

che i controlli analitici condotti sul

latte consentono di ottenere (Tabella

1).

1. IL CONTENUTO DI GRASSO

Il grasso è presente nel latte sotto

forma di globuli di gliceridi tenuti in

emulsione da una particolare membrana

costituita principalmente da

proteine, fosfolipidi, gliceridi e colesterolo.

La sintesi avviene soprattutto

a livello mammario a partire

dall’acido acetico e dal betaidrossibutirrato

prodotti dalle fermentazioni

ruminali. Fanno parte

della componenti lipidica del latte

anche gli acidi grassi a lunga catena

carboniosa (da 18 atomi di carbonio)

provenienti dalle riserve organiche

e dall’alimentazione.

Tenore di riferimento: 3,5%

Aspetti pratico-gestionali: Il tenore

L’AvvenireAgricolo 5/2008 29

La composizione del latte come indicatore dello

stato nutrizionale della bovina

Campionamento singolo di latte in stalla

lipidico del latte varia notevolmente

in funzione dell’alimentazione, delle

condizioni ambientali (si abbassa

durante la stagione calda e si alza

durante la stagione fredda) e dello

stadio di lattazione.

2. IL CONTENUTO DI PROTEINE

La sintesi delle proteine presenti nel

latte avviene principalmente nel tessuto

mammario che utilizza gli aminoacidi

presenti nel circolo ematico.

Le sieroalbumine e le sieroglobuline

arrivano alla mammella già preformate

direttamente dal circolo ematico.

Non tutto l’azoto presente nel

latte è però di origine proteica in

quanto almeno il 5% di questo è

rappresentato da sostanze differenti

Tabella 1 - Analisi effettuate sul latte di massa e/o sul latte delle singole bovine.


30 L’AvvenireAgricolo 5/2008

quali urea, amminoacidi, nucleotidi

ed altre sostanze non proteiche.

Tenore di riferimento: 3,2% di proteina

totale

Aspetti pratico-gestionali: Il tenore

di proteine del latte è condizionato

dall’alimentazione in modo meno

significativo rispetto alla quota lipidica

tuttavia le condizioni ambientali

(si abbassa durante la stagione

calda, si alza durante la stagione

fredda), lo stadio di lattazione e fattori

genetici possono portare variazioni

per questo parametro.

3. IL RAPPORTO GRASSO-

PROTEINE

L’alimentazione influenza in modo

significativo il tenore lipidico del

latte. Opportuni interventi nutrizionali

e/o errori alimentari possono determinare

variazioni del contenuto lipidico

del latte anche di due punti

percentuali. La percentuale di grasso

del latte dovrebbe essere superiore

a quella della proteina. Il tenore di

proteina per le bovine di razza Frisona,

dovrebbe infatti essere pari

a circa l’85% della percentuale di

grasso.

Condizioni di riferimento: In condizione

di corretta gestione non si

dovrebbero mai osservare inversioni

del rapporto GRASSO/PROTEINA

del latte.

Aspetti pratico-gestionali:

Singoli campioni di latte

l’inversione del rapporto GRAS-

SO/PROTEINA è spesso associato

a stati di acidosi ruminale, a razioni

con un elevato apporto di concentrati,

all’impiego di foraggi di poco

digeribili. Il rapporto grasso/proteine

perde valore allorquando viene valutato

sul latte di massa.

4. IL CONTENUTO DI LATTOSIO

È lo zucchero maggiormente rappresentato

nel latte. Viene sintetizzato

all’interno delle cellule del parenchima

mammario mediante l’unione di

due monosaccaridi quali il glucosio

ed il galattosio. La quantità di lattosio

sintetizzata nella mammella è condizionata

dalla disponibilità dei due

monosaccaridi nel circolo ematico

e svolge un ruolo fondamentale nel

regolare l’equilibrio del tono osmotico

del latte rispetto al sangue. Il

lattosio è infatti il fattore limitante

della produzione del latte. Gli animali

che producono poco latte sono anche

quelli che sintetizzano poco

lattosio.

Il tenore di lattosio nel latte presenta

variazioni minime (dal 4,7% al 5%).

Tenore di riferimento (fisiologico):

4,8%

Aspetti pratico-gestionali:

- livelli bassi (4,7%) possono essere

associati a carenze energetiche

nella razione con presenza di animali

magri oppure a stati patolo-

Tecnica

gici della mammella dovuti a mastite.

- livelli alti (5%) possono essere

conseguenti all’impiego di razioni

caratterizzate da un buon contenuto

energetico con presenza di

animali in buona forma corporea

5. IL CONTENUTO DI UREA

L’urea è una molecola che si forma

nel fegato e nel rene a partire

dall’ammoniaca (NH3). Nel ruminante

l’ammoniaca può avere origine

endogena, derivando alla degradazione

delle proteine rimosse dai tessuti

corporei dell’animale, oppure

esogena. Quest’ultima in genere è

la forma prevalente ed è prodotta

nel rumine a partire dalla degradazione

delle proteine più facilmente

degradabili presenti nella razione.

Quando nel rumine è presente un

quantitativo troppo elevato di proteina

degradabile, l'ammoniaca che

non viene utilizzata dai microrganismi

passa attraverso la parete ruminale

e mediante il flusso sanguigno

giunge nel fegato, dove viene convertita

in urea. Il latte rappresenta

una delle vie di escrezione dell’urea

ed i valori riscontrati equivalgono a

quelli presenti nel plasma.

Tenore di riferimento: 24 –27

mg/100 ml di latte

Aspetti pratico-gestionali: Il tenore

di urea presente nel latte è utilizzato

come indicatore di eventuali squilibri

proteici ed energetici della razione

e come strumento diagnostico in

caso di infertilità e problemi sanitari

nella bovina da latte.

5. ACIDITÀ TITOLABILE DEL

LATTE

Il valore di acidità titolabile del latte

è un parametro importante in quanto

influenza l’attitudine dello stesso

alla coagulazione nonché la riuscita

ottimale della cagliata. Il grado di

acidità del latte è dato dalla somma

delle funzioni acide apportate dal

contenuto in caseina, dalla quantità

di fosfati e citrati. Questo tipo di

acidità è detta “titolabile” in quanto

si valuta mediante titolazione di un

indicatore colorimetrico aggiunto al

latte, la fenoftaleina, e viene espressa

in gradi Soxhlet – Henckel (SH°).


Tenore di riferimento:

3.2 – 3.8 °SH/50

Latte con acidità normale

< 3.2 °SH/50

Latte ipoacido

> 3.8 °SH/50

Latte iperacido

Aspetti pratico-gestionali:

L’ipoacidità del latte può essere

causata da problemi alimentari con

squilibri fra calcio e fosforo, da eccesso

proteico e/o carenza energetica,

dalla presenza di mastiti (anche

subcliniche), dalla fase della lattazione

e da stress ambientali. Il latte

ipoacido da origine ad una cagliata

lenta e lo spurgo del siero risulta

difficoltoso. Il latte iperacido può

derivare da errori gestionali ed alimentari

(carenza di energia, di proteine

o di fosforo), da anomalie ambientali,

dalla fase della lattazione.

Il latte iperacido da origine ad una

cagliata troppo asciutta e provoca

difetti nel formaggio.

Valutazione LATTODINAMOGRA-

FICA (LDG)

La Valutazione LATTODINAMO-

GRAFICA (LDG) consente di qualificare

il latte secondo tre parametri

importanti ai fini della trasformazione

casearia. Essi sono:

- il tempo di coagulazione (in minuti)

consente di valutare la velocità di

inizio della coagulazione presamica.

Un latte ipoacido o carente in

calcio o in caseina tarderà a coagulare.

- il tempo di rassodamento (in minuti)

esprime la velocità con cui

procede la sineresi (coagulazione

con relativo spurgo del siero)

- la consistenza del coagulo (in millimetri)

esprime la forza della cagliata

dopo un tempo standard

dall’inizio della coagulazione.

Il parametro LDG è influenzato negativamente

dalla presenza di cellule

somatiche elevate nel latte le quali

favoriscono un innalzamento del

pH oltre il valore soglia di 6.7. Tale

azione fa sì che i tempi di coagulo

risultino allungati e vengano identificati

con le sigle AE, E, EE, F, FF.

Le razioni caratterizzate da una quota

energetica carente e la lunghezza

“Cell Counter” conteggio cellule somatiche

della lattazione figurano fra le cause

di tali anomalie. Al contrario tempi

di coagulo troppo veloci, identificati

con le lettere D e AD sono da imputare

alla presenza di cariche microbiche

elevate rappresentate non da

batteri lattici ma da E. coli o da

batteri “anticaseari” che portano ad

una acidificazione precoce della

massa del latte. Per il latte che presenta

tempi di coagulo troppo veloci

non bisogna trascurare inoltre il ruolo

svolto dalle vacche con patrimonio

genetico di caseina Kaa non adatta

alle trasformazioni casearie.

6. LE CELLULE SOMATICHE

L’espressione “CELLULE

SOMATICHE” è normalmente utilizzata

per indicare l’insieme di elementi

cellulari presenti nel latte rappresentati

da globuli bianchi

(neutrofili, macrofagi, linfociti) e da

una piccola percentuale di cellule

dell’epitelio ghiandolare. I globuli

bianchi rappresentano infatti il meccanismo

di difesa della mammella

nei confronti dei microrganismi patogeni.

Situazioni di malessere

dell’animale e della mammella in

particolare conseguenti ad errori

gestionali e stress ambientali possono

provocare innalzamenti anche

molto consistenti di cellule nel latte.

Tenore di riferimento: 50.000 unità/ml

(circa) nel latte di animali la

cui ghiandola mammaria non presenta

fenomeni infiammatori.

Aspetti pratico-gestionali: Un ele-

L’AvvenireAgricolo 5/2008 31

vato contenuto di cellule somatiche

del latte, oltre ad essere indice dello

stato di salute della mammella rappresenta

un fattore negativo per la

produzione giornaliera di latte e per

la qualità del medesimo ai fini della

sua trasformazione in formaggio.

Valori elevati di cellule somatiche

peggiorano infatti le caratteristiche

casearie del latte con aumento del

tempo di formazione della cagliata,

con diminuzione della consistenza

della medesima e con una riduzione

della resa di caseificazione per minor

sintesi di caseina .

7. CARICA BATTERICA TOTALE

(CBT)

Rappresenta l’insieme dei germi vivi

contenuti in un millilitro di latte a

seguito della sua contaminazione

microbica. Il parametro è utilizzato

per valutare le condizioni igieniche

delle operazioni di mungitura e di

stoccaggio del latte. Il latte esce

dalla mammella sana in condizioni

pressoché sterili. I germi rappresentati

soprattutto da batteri, lieviti,

muffe arrivano dall’esterno attraverso

tutto quello con cui il latte viene

a contatto: aria della stalla, cute

dell’animale, mani del mungitore,

impianto di mungitura e stoccaggio

del latte. In condizioni normali il latte

appena munto presenta una carica

microbica scarsa, difficilmente superiore

a 5000 germi/ml, ma in condizioni

ambientali precarie i germi

possono moltiplicarsi raggiungendo

livelli dannosi per la qualità e la

lavorabilità del latte stesso.

Parametri di riferimento: n.ro

100.000 unità/ml di latte a +30°C.

Aspetti pratico-gestionali: per il

parametro carica microbica totale

(CBT) è responsabile l’allevatore per

le modalità con cui munge, conserva

e trasporta il latte.

Da quanto sopra esposto è auspicabile

che gli allevatori prestino sempre

più attenzione alle analisi condotte

sia sul latte di massa sia sul

latte individuale di ciascuna bovina.

Una attenta lettura dei risultati ottenuti

per ciascun controllo può portare

informazioni utili alla gestione della

mandria.


Tecnica

Mercato: ecco i trattori più venduti in Italia

E’ stata pubblicata nei mesi scorsi,

a cura della rivista “MAD”, la

classifica dei trattori più venduti nel

corso del 2007.

La classifica, stilata con la collaborazione

delle case produttrici,

evidenzia le prime dieci posizioni

assolute con l’aggiunta delle prime

tre posizioni dei trattori venduti

suddivisi per classi di potenza e per

tipologia.

TRATTORI CONVENZIONALI

DA 56 A 100 CV

PRIMO CLASSIFICATO:

NEW HOLLAND TL 100 A DT

TRATTORI CONVENZIONALI

DA 101 A 180 CV

PRIMO CLASSIFICATO

NEW HOLLAND TS 135 A DT

TRATTORI STANDARD

PRIMO CLASSIFICATO

NEW HOLLAND TM 190

L’AvvenireAgricolo 5/2008 33

TRATTORI SPECIALIZZATI

PRIMO CLASSIFICATO

NEW HOLLAND TNF 95 A

TRATTORI CINGOLATI

PRIMO CLASSIFICATO

NEW HOLLAND TK100 A

Nel 2007 il più venduto in assoluto di tutte le categorie è risultato il modello TL 100 a DT


Cronaca

di Chiara Delvago, Roberto Zambini,

Millo Martini, Valentino Testi (Consorzio

Fitosanitario Provinciale di

Parma)

Un nuovo insetto esotico, recentemente

introdotto nel nostro Paese,

minaccia da quest’anno i boschi di

castagno dell’Emilia-Romagna e

della provincia di Parma. Infatti, alla

fine di maggio Dryocosmus kuriphilus,

imenottero cinipide originario

della Cina noto come “vespa cinese

del castagno”, è stato trovato

nell’Appennino reggiano, in comune

di Carpineti, e successivamente sono

stati individuati altri focolai nelle

province di Modena, Bologna e Forlì-

Cesena.

Nella nostra provincia, dopo

l’incontro tenutosi a Neviano Arduini

il 19 giugno durante il quale funzionari

del Servizio Fitosanitario regionale

e del Consorzio Fitosanitario

di Parma hanno illustrato le caratteristiche

biologiche, morfologiche ed

epidemiologiche dell’insetto, è stato

identificato, in collaborazione con

Corpo forestale dello Stato e Comuni,

un focolaio in un castagneto posto

in frazione Pieve di Gravago nel

comune di Bardi.

A seguito di tali ritrovamenti il Servizio

Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna

ha emesso la determinazione

n. 7.214 del 20 giugno 2008

“Delimitazione delle zone focolaio

e prescrizioni fitosanitarie relative a

Dryocosmus kuriphilus ai sensi del

D.M. 30/10/2007. Purtroppo, è di

alcuni giorni fa il ritrovamento di

altre piante infette in località Barchetto,

frazione di Campora, nel

comune di Neviano Arduini.

L’introduzione della vespa cinese

del castagno, avvenuta per la prima

volta a sud di Cuneo nel 2002, segue

quella di Anoplophora chinensis,

coleottero noto come “cerambicide

dalle lunghe antenne” osservata su

diverse latifoglie arboree in Lombardia

dal 2000; questi sono solo gli

ultimi esempi di un fenomeno in

grande crescita legato alla globalizzazione

ed al trasferimento di specie

vegetali, ornamentali o produttive,

dai loro luoghi naturali di origine ad

altri habitat per fini colturali e commerciali.

Ciclo biologico

Dryocosmus kuriphilus è un insetto

galligeno, cioè provoca la formazione

di galle, di dimensioni variabili

da 5 a 20 mm di diametro, a carico

dei germogli e delle foglie, all’interno

delle quali si compie il ciclo biologico

larvale. Il parassita effettua una generazione

all’anno costituita da sole

femmine, lunghe 2- 2,5 mm e di

colore nero con zampe giallo-brune,

che si riproducono per partenoge-

L’AvvenireAgricolo 5/2008 35

Un nuovo parassita minaccia il castagno:

la vespa cinese (dryocosmus kuriphilus yasumatsu)

Foto di galle su foglie e germogli su gemma

Foto di femmina adulta di D. kuriphilu

nesi.

Nel periodo giugno-luglio le femmine

depongono, all’interno delle gemme,

fino a 25 uova. La loro schiusura

avviene dopo circa 40 giorni.

Le larve passano il periodo autunno-


36 L’AvvenireAgricolo 5/2008

invernale all’interno delle gemme

senza che all’esterno vi siano sintomi

evidenti della loro presenza.

In primavera, prima del risveglio

vegetativo, esse inducono una reazione

nella gemma con formazione,

nell’arco di 15 giorni, di ingrossamenti

tondeggianti (galle) di 5-20

mm di diametro color verderossastro.

Danni

La galle possono trovarsi su diversi

organi del castagno: nervature centrali

delle foglie, apici vegetativi e

infiorescenze. Su quest’ultime provocano

la distruzione dei fiori femminili,

degli amenti maschili e di

conseguenza la riduzione della fruttificazione.

Se l’infestazione è intensa la pianta

presenta una chioma diradata, perde

progressivamente in vigoria e può

anche morire.

Diffusione

La diffusione D. kuriphilus in Giappone

e Korea ha causato, negli

anni’60, gravi danni ai castagneti da

frutto.

Dall’Asia il parassita si è propagato

in vari Stati del Nord-America attraverso

materiale vivaistico

d’importazione infetto.

Nell’anno 2002 l’insetto è comparso

Ciclo biologico dell’insetto

Larve all’interno della galla

per la prima volta in provincia di

Cuneo e successivamente è stato

segnalato in Campania, Lazio e Toscana.

Secondo alcuni dati raccolti in Piemonte

il danno produttivo può arrivare

anche all’80%.

Le specie più colpite sono sia il

castagno europeo (Castanea sativa)

sia gli ibridi euro-giapponesi (C.

crenata x C. sativa).

Dopo il ritrovamento in Emilia-

Romagna si teme che l’infestazione

possa estendersi rapidamente in

mote altre aree del Nord Italia sia

su castagneti naturali che su impianti

da reddito.

Le femmine adulte possono spostarsi

in modo attivo con il volo per

pochi chilometri, mentre gli spostamenti

su medie-lunghe distanze avvengono

tramite le correnti d’aria e

soprattutto attraverso gli scambi

commerciali di materiale vivaistico.

Lotta

Cronaca

La difesa contro Dryocosmus kuriphilus

deve essere prevalentemente

preventiva evitando l’introduzione

del parassita. Gli interventi di lotta

nei boschi di castagno già infestati

sono infatti assai limitati. Su piante

di dimensioni ridotte è possibile

effettuare la potatura e la distruzione

degli organi infestati nei mesi di

maggio-giugno prima dello sfarfallamento

delle femmine.

La lotta chimica ha scarsa efficacia

e, su vasta scala, da problemi di

tipo ambientale inaccettabili; potrebbe

essere attuata solo in vivaio o in

giovani impianti e in caso di focolai

molto localizzati.

In mancanza di metodi di controllo

efficaci si confida nella lotta biologica:

l’introduzione e la diffusione

dell’imenottero calcidoideo Torymus

sinensis, che nei luoghi di origine

parassitizza le larve di D. kuriphilus,

ha fornito in passato buoni risultati

in Giappone e Corea ed attualmente

si sta sperimentando in Piemonte.

Il Servizio Fitosanitario della Regione

Emilia-Romagna, ai sensi del D.M.

23 febbraio 2006 (Misure per la lotta

obbligatoria contro il cinipide del

castagno Dryocosmus kuriphilus

Yasumatsu), ha iniziato una serie di

azioni per contrastare la sua diffusione

nel territorio regionale:

• ha individuato tre “zone focolaio”

e per ciascuna di esse una “fascia

tampone” di 15 km di raggio dal

confine dell’area infestata;

• ha stabilito che all’interno della

zona focolaio debbano essere

tagliate e distrutte tramite il fuoco

tutte le parti infestate entro il 15

luglio;

• ha vietato lo spostamento di materiale

di propagazione al di fuori

o all’interno della zona focolaio;

• ha intensificato l’opera di informazione

dei castanicoltori, vivaisti,

Comunità montane e Comuni attraverso

pubblicazioni e incontri

divulgativi;

• ha intensificato il monitoraggio

dei vivai e degli impianti in produzione.


38 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Festival del Prosciutto di Parma:

matrimonio tra prosciutto e pane

A Langhirano si è celebrato un

importante matrimonio tra il prosciutto,

una carne salutistica con

poco sale, e un pane che risponde

alle nuove esigenze di abbassare

il contenuto di cloruro di sodio

di Carlotta Violi

All’interno della manifestazione

“Festival del Prosciutto di Parma”,

tenutasi a Langhirano il 5-6-7 settembre

si è svolto l’incontro “Prosciutto

e dintorni: cibo e salute”. Il convegno,

organizzato dal Consorzio Agrario di

Parma, ha posto al centro del dibattito

uno dei temi maggiormente discussi

negli ultimi anni: l’eccesso di cibo e

il ricorso a una dieta non equilibrata.

Nessuno mette più in dubbio la necessità

di trovare soluzioni per prevenire

alcune patologie del benessere.

Se oggi il consumatore è attento a

ciò che porta sulla tavola, domani

conquisterà il concetto di

“prevenzione a tavola”. E allora non

deve stupire che Parma, la città, che

secondo Adriano Facchini, direttore

del Consorzio di Parma, meglio ha

saputo fare propria l‘idea di filiera,

diventasse il centro di una ricerca di

un nuovo approccio al cibo, un approccio

che unisce il tema agricolo,

Vincenzo Dieci, Vincenzo Brandolini, Fabio Massimo Cantarelli

nutrizionale, edonistico e salutare.

Così il Consorzio di Parma ha dato

vita ad una tavola rotonda che ha

affrontato il tema del prosciutto e dei

suoi principali componenti: la carne

di suino, con i suoi aspetti nutrizionali

positivi, il sale, in qualità di fattore

conservante senza dimenticare

l’elemento che non può mancare sulla

tavola italiana, il pane. Il convegno è

stato aperto da una breve introduzione

del presidente del Consorzio Agrario

di Parma Fabio Massimo Cantarelli

con un intervento di carattere culturale.

“Il cibo procura un piacere unico

a causa della durata irraggiungibile

da ogni alto tipo di godimento, ma

soprattutto non ha età! Il cibo si lega

poi alla tavola e, dunque, conquista

un valore culturale, che porta al benessere

fisico, ma anche psichico,

consentendo il raggiungimento della

serenità”. Subito dopo ha preso la

parola Adriano Facchini, direttore

generale del Consorzio Agrario di

Parma: “Il successo del nostro paese

è rappresentato dalla capacità di fare

scuola, ma per fare questo occorre

sviluppare la creatività. A questo proposito

voglio ricordare che le piccole

manifestazioni, lo sviluppo del localismo,

consentono di creare un clima

di relazioni tra persone con culture

Giorno per giorno

diverse che permette di creare in

modo originale. Forse pochi se ne

sono accorti, ma è finita l’epoca delle

contrapposizioni, è nata l’epoca delle

relazioni.”

Impariamo a conoscere il sale

Ed è Vincenzo Brandolini, bromatologo

dell’Università di Ferrara, a entrare

nel vivo dell’incontro: “Per produrre

qualcosa di buono, occorre la

materia prima ma anche l’ambiente

(e questo non è riproducibile, neppure

dai cinesi!). Oggi occorre mangiare

bene, evitando gli eccessi”. Un tema

interessante della relazione di Brandolini

è la parte dedicata al sale: “Il

sale è un minerale diffusissimo che

si ricava dal mare, da cui si ottiene

per evaporazione, e dal suolo, da cui

si estrae la salgemma. L’uso del sale

risale a 10.000 anni fa e, una volta,

Il Sindaco di Langhirano Stefano Bovis


era utilizzato soprattutto per conservare

i cibi. Oggi ne esistono diversi

tipi: il sale da cucina, da tavola, il sale

marino, il sale da baia (sale marino

prodotto dall’evaporazione dell’acqua

di mare dovuta al sole e al vento) e

il salnitro, in realtà un nitrato di potassio.”

Sale e salute

Ad analizzare il sale dal punto di vista

medico è Alvaro Vaccarella, primario

di cardiologia: “il sale è una delle

principali cause dell’ipertensione arteriosa,

una delle più diffuse malattie

del benessere. Fino alla seconda

guerra mondiale era rarissimo parlare

di tale malattia, che si è diffusa con

il cambiamento del regime alimentare.

Rispetto ai nostri antenati noi consumiamo

il 473%in meno di fibre e il

463% in più di sale. Il tutto è stato

confermato grazie a degli studi attuati

sulle popolazioni primitive che ancora

abitano alcune parti del mondo, come

ad esempio l’Amazzonia. E’ il sale il

maggiore responsabile dell’ipertensione?

In Usa è stato condotto un

esperimento con protagonisti dei ratti

spontaneamente ipertesi, sono stati

divisi in cinque gruppi e nutriti con

diverse diete. I topi sottoposti alla

dieta meno ricca di sale conoscevano

un decadimento della pressione. Ma

è vero anche nell’uomo? Sempre

negli Usa tre gruppi di uomini, sottoposti

l’uno ad una dieta standard

ricca di glutine, l’altro a una standard

ricca di verdure e l’ultimo a una dieta

Pierluigi Ferrari, Adriano Facchini, Vincenzo Dieci

standard povera di sali, hanno dato

il seguente risultato: il primo gruppo

manteneva inalterata la pressione, il

secondo l’abbassava e il terzo la

riduceva. Un successivo studio americano

ha confermato che più è bassa

la quantità di sale, maggiore è la

riduzione dei valori di pressione. La

ricerca più recente consente di stabilire

che 8 grammi di sodio al giorno

sono eccessivi, 6 grammi è accettabile,

ma che il quantitativo ottimale è

di 4 grammi al giorno. Sempre da

studi americani si è arrivati alla conclusione

che si devono bilanciare le

calorie a seconda dell’attività fisica,

consumare una dieta ricca di frutta

e di verdure, scegliere cibi con grano

intero e molte fibre, consumare pesce

azzurro, limitare i grassi saturi, scegliere

carni magre, cibi poveri e privi

di sale. Se non è possibile portare il

consumo di sale a un grammo e mezzo,

cerchiamo di limitarlo a 2,5, al

massimo, 3 grammi”.

La grande novità

E’ un pane a basso contenuto di

sodio ed arricchito con omega 3 una

delle novità più importanti presentate

al Festival del Prosciutto conclusosi

nei giorni scorsi a Langhirano, patria

di uno dei più raffinati prodotti del

made in Italy.

L’anteprima è stata proposta durante

il convegno “Prosciutto e Dintorni –

Cibo e salute” organizzato dal Consorzio

Agrario di Parma ed è stata

introdotta direttamente dal suo

L’AvvenireAgricolo 5/2008 39

“creatore”: il panificatore ferrarese

Olivio Vassali titolare dell’omonima

Vassalli Backering.

E’ un pane con bassissimo contenuto

di cloruro di sodio e con alto contenuto

di fibre, grazie all’utilizzo della

parte bianca bianca del grano, è ricco

di omega 3, noto per le sue proprietà

protettive nelle malattie cardiovascolari,

con l’aggiunta di inulina.

“Il sale è fortemente presente nel

pane- ha commentato il Dr. Vaccarella

, primario di cardiologia , che è intervenuto

al convegno. “ In una fetta di

pane ai cereali ne troviamo 1,39 grammi!

Lo stesso vale per i biscotti. I

governi di diverse nazioni hanno deciso

di intervenire: in Inghilterra si è

proposta una tassa sul sale, più

l’alimento è salato, più è sottoposto

ad un’imposta; negli Usa si vuole fare

una legge che impone dei limiti”

Una soluzione che non sfoci nel terrorismo

è che siano i produttori stessi

a diminuire l’utilizzo del sale: una

interpretazione del binomio cibo/salute

che nel “pane della salute”

ha trovato una felice collocazione.

Non a caso il prodotto è stato presentato

a Parma. La città che, secondo

Adriano Facchini, direttore del

Consorzio Agrario di Parma, meglio

ha saputo fare propria l ‘idea di filiera.

Una città prossima a diventare il centro

di ricerca verso un approccio al

cibo: un approccio che unisce il

tema agricolo, nutrizionale, edonistico

e salutare.

Alvaro Vaccarella


40 L’AvvenireAgricolo 5/2008

27 a festa dell’emigrante a Bardi:

in difesa del Made in Italy

di Carlotta Violi

Una comunità solida e solidale quella

di Bardi che, ogni anno, rinnova la

tradizionale ricorrenza dell’Emigrante.

Giunta alla 27 esima edizione, l’evento

agostano, quest’anno richiama

l’attenzione sul made in italy, quel

“prodotto in Italia” che tanto piace

all’estero e ancor più ai Bardigiani o

Bardesi che hanno “fatto fortuna” chi

Londra e chi in Oceania e che mai

hanno dimenticato le loro origini italiche

ma ancor più bardigiane al punto

che non solo hanno creato una

“comunità” internazionale ma

dall’estero si sono sempre adoperati

per il bene comune del loro bellissimo

borgo montano difeso dal maestoso

castello dei Landi.

Sarebbe riduttivo pensare alla “festa

dell’emigrante come una sorta di

“adunata di reduci o compagni di

classe” proprio per il legame costante

e duraturo nel tempo che gli espatriati

hanno con il paese.

Una comunità che ha sostenuto molte

iniziative imprenditoriali e di servizio

tali da collocare il borgo della ValCeno

tra i più e meglio “cablati” d’Italia.

Tutta la cittadina infatti è servita dal

Wi.Fi. – “Without Files” consentendo

a chiunque di collegarsi in internet

appunto “senza fili”.

A discutere sul tema del made in italy

e come ampliarne il valore si sono

dati appuntamento il 13 agosto scorso

esponenti della politica locale e

regionale come Tiberio Rabboni, Vincenzo

Bernazzoli, Pierluigi Ferrari,

Alessandro Cardinali nella doppia

veste di sindaco di Tornolo e presidente

della SOPRIP, Pietro Tambini,

esponenti di spicco del sistema imprenditoriale

tra i quali si ergeva in

tuta la sua simpatia Giovanni Rana,

il re del tortellino, ma anche Adriano

Facchini, il bardigiano Andrea Pontremoli

già amministratore delegato

di IBM e da qualche mese ai vertici

di un altro gioiello locale, la scuderia

“Dallara” l’editore Paolo Dalcò e lo

scrittore giallista Sandro Toni in rappresentanza

della collana “Il Gusto

del Delitto”, una serie di gialli realizzati

dai più grandi scrittori emiliano romagnoli.

“Il cibo è cultura ed è lo specchio

Da sinistra Adriano Facchini, Paolo Dalcò

e Vincenzo Bernazzoli Giovanni Rana e Adriano Facchini

Cronaca

delle relazioni, lo specchio tra la propria

e le altrui comunità e le altre

diverse culture” è il commento

dell’assessore regionale all’agricoltura

Tiberio Rabboni il quale prosegue

sostenendo che “per vendere dobbiamo

investire sulla cultura perché

i prodotti e i territori sono unici e

irripetibili”. Il nuovo consumatore,

stando all’assessore, ha bisogno di

riconosce l’”Anima” dei prodotti locali

che sta proprio nei valori culturali

identificativi i quello e di quell’altro

luogo.

Tanto è vero che il localismo tira che,


come sostiene l’editore Paolo Dalcò

“oggi anche la più grande catena

distributiva statunitense, WALL MART,

ha aperto e promuove i prodotti

locali”. Per Adriano Facchini, direttore

generale del Consorzio Agrario di

Parma, sostenitore antesignano del

“Glocalismo”, la creatività è una dote

tipica italiana “e può fare scuola in

tutte le arti e mestieri” . Il Consorzio

Agrario, conclude Facchini, ha sempre

creduto nel locale. A riprova di

questo non chiuderemo agenzie di

montagna anzi le rafforzeremo come

già abbiamo provveduto a fare su

quella di Bardi”. Andrea Pontremoli

ammonisce sulla necessità di passare

dall’analisi al “fare” perché della globalizzazione

“ancora non abbiamo

visto nulla, tra cinque anni entreranno

nell’area globale altri 3 miliardi di

persone (cinesi, e indiani ndr) contro

il miliardo attuale.” Per fronteggiare

questo tsunami occorre prepararsi a

vendere quello che “Ho solo Io!” e

conclude incitando all’aggregazione.

Il cibo in quanto prodotto dell’uomo

è cultura. E’ l’opinione di Sandro Toni,

il famoso “giallista” ospite del convegno

il quale osserva che “il cibo è

anche comunicazione umana a caratterizzazione

intima e sociale - cibo

è quindi relazione umana” rafforzando

e integrando i concetti precedentemente

espressi dall’assessore Rabboni

e da Facchini.

Un nuovo market a Bardi

di Carlotta Violi

Aperto nei mesi scorsi, il nuovo

Market del Consorzio Agrario raddoppia

la superficie di vendita

presentandosi totalmente rinnovato

ed aggiornato secondo i canoni

della moderna distribuzione.

Finalmente anche a Bardi, il Consorzio

Agrario investe nella centralissima

agenzia con un importante

investimento innovando il

negozio (quasi un supermercato)

e quindi l’offerta di prodotti alimentari

e non.

L’ambiente, molto luminoso e capiente,

è in grado di offrire una

maggiore gamma di prodotti

all’insegna della razionalità e

dell’efficienza per rispondere, in

modo più moderno, alle sempre

maggiori esigenze della Clientela

locale.

Nuovi e giovani sono anche i gestori

a partire dal dr. Daniele Mazzocchi

(titolare e responsabile del

market) coadiuvato dalla sorella

Enrica e dalla cugina Silvia. A

completamento della totale innovazione

non poteva mancare un

nuovo fornitore della gamma prodotti:

la veronese MIGROSS

L’AvvenireAgricolo 5/2008 41

MARKET, un affermato gruppo

nella distribuzione con vasto assortimento

di prodotti, un intenso

calendario promozionale in grado

di rispondere alle esigenze del

mercato durante tutto l’anno.

Con il nuovo Market, il Consorzio

Agrario con la partneship del

Gruppo Migross e la collaborazione

dei nuovi gestori, confida

di riuscire a realizzare un servizio

sempre maggiore al paese ed a

tutta la zona di Bardi, affinando

ogni dettaglio operativo tipico

della gestione moderna dei

market.

Un esempio di questo ultimo

aspetto sono una intensa comunicazione

attraverso la distribuzione

di volantini con l’obiettivo

di offrire sempre maggiori opportunità

cercando di fidelizzare la

clientela.

L'ambientazione del nuovo punto

vendita, la pubblicità,

l'assortimento dei prodotti, sono

studiati per comunicare e offrire

l'opportunità di fare una spesa

comoda e veloce senza rinunciare

a quelle caratteristiche di qualità

sempre più ricercate e tipiche di

un tempo.


42 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Scolmatura e antitrust:

il dibattito è aperto

Parma 23 ottobre 2008. L’impegno

assunto, nei giorni scorsi, dal Ministro

delle Politiche Agricole, Luca Zaia,

di mettere a disposizione cospicue

risorse finanziarie per consentire il

ritiro dal mercato di 100.000 forme

di Parmigiano Reggiano per destinarle

agli indigenti è stato, quasi

unanimemente, accolto con favore.

Un intervento tempestivo e di forte

impatto emotivo per gli attori del

comparto che ora sono chiamati a

mettere rapidamente in campo quei

progetti di breve termine idonei a

non vanificare l’intervento governativo

e di medio lungo periodo atti alla

messa in sicurezza del mercato del

Parmigiano senza, peraltro, incorrere

nelle censure dell’antitrust.

L’Antitrust, infatti, è quell’insieme di

norme e di organi tendenti a reprime-

Lehman: caduta e ricadute

Parma 2 ottobre 2008. Sopravvissuta

all’attacco delle torri gemelle, una

sola vittima tra i 6.500 dipendenti

distribuiti nei tre piani del World Trade

Center di New York, Lehman

Brotrher’s, crolla definitivamente il 17

settembre 2008, intossicata da quella

“finanza creativa” così di moda nei

paesi anglosassoni e che cominciava

a essere apprezzata anche in Italia.

“L’inizio della fine, per la Lehman

Brother’s - commenta Fabio Massimo

Cantarelli- è databile nel 2007 quando

un’ errata acquisizione si traduce in

un pessimo affare per la banca americana.

Nel 2007 la Lehman acquista

infatti una società che aveva in corpo

qualcosa come 88.000 unità immobiliari.

Il crollo del mercato immobiliare

connesso con la difficoltà della restituzione

dei mutui mobiliari determina

la fine di questa banca. Un tracollo

imponente ma che altro non è che

il sintomo di una crisi finanziaria internazionale

della quale anche noi

europei soffriremo le conseguenze

tanto che qualche analista paragona

re e a scoraggiare l’abuso di posizioni

dominanti e di intese restrittive della

concorrenza. La materia è disciplinata

in Italia da una legge del 1990, ma

già il trattato di Roma istitutivo della

Comunità Europea con l’art. 81 reprimeva

le pratiche concordate al

fine di limitare la produzione. “Con

il termine scolmatura – commenta

Fabio Massimo Cantarelli Presidente

del Consorzio Agrario di Parma – gli

addetti ai lavori del settore lattierocaseario

intendono la destinazione

del latte dalla trasformazione in Parmigiano

Reggiano al consumo alimentare.

E’ un tema del quale si è

lungamente e diffusamente parlato

in questi ultimi anni di crisi. Ma

l’argomentazione principale per negarne

la fattibilità era proprio il divieto

dell’antitrust. Ma se è vero, come è

vero, che gli interventi di Stato non

sono più un peccato ma un imperativo

categorico come è stato detto

la crisi alla quale ci addentriamo alla

“Grande Depressione del 1929”.”

Era il 24 ottobre 1929 (giovedì nero)

al quale fece seguito il martedì nero

29 ottobre quando la borsa valori di

New York crollò rovinosamente. I

prezzi crollarono del 40-60% mettendo

in crisi in particolar modo le zone

rurali e minerarie che avevano poche

alternative d’impiego. Una crisi che

ebbe effetti ancor più devastanti per

le forti connessioni che legavano il

settore industriale a quello bancario.

Le previsioni, anche per la crisi attuale,

non sono buone. E viene da chiedersi

quali potranno essere le conseguenze

che il mondo agricolo

dovrà sopportare. Fra le diverse ipotesi

che gli esperti avanzano c’è anche

quella ingenti risorse finanziarie

Giorno per giorno

a livello governativo, se è vero come

è vero, che questi interventi hanno

avuto come oggetto l’Alitalia, ovvero

le banche sia a livello nazionale, sia

a livello comunitario che a livello

internazionale. Se è vero tutto questo

perché non ripensare alla scolmatura

come soluzione che possa consentire

ai produttori di continuare a produrre,

di essere in qualche modo

remunerati, peraltro a breve, e di

apportare al mercato una minore

quantità di Parmigiano Reggiano così

da organizzare l’offerta in modo adeguato

modulando le quantità a seconda

delle giacenze. Il tema non è

di facile soluzione, anche perché ci

si chiede se potrà essere facoltativo

o obbligatorio, quali possibilità di

riuscita potra' avere nell' una e nell'

altra ipotesi. Tutti temi che potranno

formare oggetto di dibattito nei prossimi

mesi all’interno del mondo dei

produttori del Re dei formaggi.”

vengano dirottate verso il “bene

terra”. La terra, che già molto costosa,

potrebbe tornare a rappresentare

il tipico bene rifugio con conseguente

impennata dei valori. “Ipotesi, questa

–commenta il presidente del Consorzio

Agrario di Parma, Fabio Massimo

Cantarelli, che, soprattutto per i giovani

imprenditori che troveranno un

ulteriore ostacolo per le loro intraprese

economiche, potrebbe rivelarsi

negativa per il comparto.” Ma vi è

un’altra conseguenza indiretto del

crollo della Borsa italiana ed in specifico

del titolo Parmalat. Come rileva

Cantarelli, “la scorsa settimana il

“Sole 24 Ore” aveva evidenziato come

la Lehman Brother’s avesse a

suo tempo coagulato alcuni investitori

internazionali determinando l’elezione

di Enrico Bondi e della sua squadra

alla guida della Parmalat. Venendo

meno il ruolo della grande banca

d'affari e tenendo conto della grande

disponibilità di liquidità nelle casse

di Bondi, viene da chiedersi se effettivamente

siamo giunti ad un fondamentale

crocevia della storia del colosso

di Collecchio.”


a cura di Carlotta Violi

Napoleone, pericolo giallo, bianco

latte

Parma 25 settembre 2008. Non si è

ancora spenta l’eco dello scandalo del

riciclaggio del formaggio grattugiato

di Piacenza che rivela le imperfezioni

del nostro sistema sanzionatorio che

si affaccia un nuovo "caso", quello del

latte (in povere) alla melamina che è

additivo normalmente utilizzato per

produrre le resine e che è notevolmente

tossico per l’alimentazione umana. E'

avvenuto in Cina dove si sono registrati

qualcosa come 53.000 intossicati e 4

morti, tutti bambini. La Cina non è

nuova all’utilizzo della melamina. Nel

2006 infatti gli Stati Uniti avevano

bloccato l’importazione dalla Cina di

cereali destinati ad alimenti per cani e

gatti e nel 2007 anche il Sud Africa

applicò le medesime misure restrittive

dopo che gli alimenti zootecnici inquisiti

Parmigiano: la filiera è come una

processione...

Parma 19 settembre 2008. Il Parmigiano

Reggiano è il “formaggio” per antonomasia,

ovvero, la sublimazione

delle caratteristiche “buone” del formaggio.

Un alimento cardine della

tradizione italiana e uno dei simboli

del “fatto in Italia”. E’ quanto emerge

dalla indagine di EURISKO presentata

nei giorni scorsi al tradizionale convegno

di Monticelli Terme. Ma vi è di più,

nell'immaginario collettivo il parmigiano

reggiano è associato a tutto ciò che

di bello e buono esprime l'Italia;la

Ferrari, le dolomiti, la moda. Sul piano

simbolico, al re dei formaggi, i consumatori

associano esclusivamente, dei

valori positivi. E’ simbolo della raffinatezza

e preziosità, rappresenta “la

cucina italiana”, addirittura è vissuto

come mito alimentare. Prendendo le

mosse da queste considerazioni e

dalla constatazione che le attuali quotazioni

in partita neppure coprono i

costi di produzione (poco più di 7 euro

al kg. con un calo del 25% rispetto ai

corsi di qualche anno fa ed alla media

2007), Fabio Massimo Cantarelli, pre-

avevano causato la morte di circa 1950

gatti e 2200 cani. Un fenomeno che

potrebbe avere proporzioni enormi a

livello planetario. Se fino alla metà degli

anni 50 la melamina era proposta come

fonte d’azoto non proteico per i ruminanti,

oggi, l’utilizzo di questo composto

chimico è utilizzato per la costruzione

di resine, colle e inchiostri.

L’utilizzo fraudolento invece deriva dai

componenti melaminici quale prodotto

di recupero delle acque di processo e

a quanto pare utilizzati per “arricchire”

di contenuto “proteico” del latte, almeno

di quello cinese. Sull' argomento

ha preso posizione il presidente del

Consorzio Agrario di Parma, avv. Fabio

Massimo Cantarelli, prendendo le mosse

dal fatto che da parte l'Unione Europea,

su circa 3.000 segnalazioni di

irregolarità nel 2007, quasi 400 contestazioni

sono state indirizzate a prodotti

cinesi: metalli pesanti, residui farma-

sidente del Consorzio Agrario di Parma

ha accostato questa emergenza ad

un altra rilevazione emersa nello stesso

convegno. A Monticelli, infatti, era

presente la Grande Distribuzione che

ha lamentato il fatto che, quanto al

Parmigiano non c'è guadagno. La

motivazione, secondo quanto ha affermato

il rappresentante della GDO,

risiede nel fatto che circa l’80% del

formaggio è venduto in promozione,

a prezzi al di sotto dei 10 euro / Kg.

con un margine lordo oscillante tra il

10 e il 20%. “Sono considerazioni che

fanno molto pensare, commenta Cantarelli,

e confermano come il Parmigiano

Reggiano, all’interno del canale

moderno, assolva perfettamente al

ruolo di prodotto d’attrazione e di

traffico; il classico prodotto “civetta”,

come candidamente ammesso dal

rappresentante della grande distribuzione."

Il Parmigiano viene venduto

grazie alla sua notorietà diffusa nel

mondo e nel nostro Paese ma anche

grazie alla campagna pubblicitaria e

di comunicazione che vengono poste

in essere dal Consorzio di Tutela. Ma

chi finanzia queste campagne di promozione?

“A finanziare la comunica-

L’AvvenireAgricolo 5/2008 43

ceutici veterinari, cancerogeni di diverso

tipo, ammine aromatiche, etc. sono

stati rilevati nei prodotti di importazione

da quel Paese. “Se si pensa che la

Cina esporta in Italia, prosegue Cantarelli,

qualcosa come 140 milioni di

Kg. di concentrato in scatola, ci si

rende conto del rischio che corrono i

consumatori italiani. Ma dalla Cina non

si importano solo concentrati, si importano

aglio, funghi, mele in scatola.

Tutti prodotti che devono essere accuratamente

controllati prima

dall’autorità e poi dall’attenzione del

consumatore che deve vigilare

sull’etichetta. Quando Napoleone

pronunciò il famoso detto “lasciate

dormire la Cina perché quando si sveglierà

farà tremare il mondo”, chissà

se aveva previsto oltre alla potenza

militare, a quella commerciale, qualche

altra tipologia di minaccia ascrivibile

al luogo comune "pericolo giallo"...”

zione, conclude Cantarelli, è un solo

soggetto della filiera. Non la finanziano

gli intermediari né i commercianti. La

finanziano solo i produttori i quali corrispondono

al Consorzio qualcosa

come 6,00 ¤/forma 2/3 dei quali spesi

dal Consorzio per la comunicazione.

Si tratta pressappoco di 12 milioni di

Euro all’anno.” Il paradosso è che i

produttori si fanno carico della comunicazione

e della pubblicità, pubblicità

e comunicazione che non produce il

maggior ritorno in capo a chi la finanzia,

anzi, serve per attrarre il consumatore

il quale, tra gli scaffali, farà sicuramente

altri acquisti più remunerativi

per il supermercato. “Insomma, spesso

la pubblicità e la comunicazione,

servono a tirare la volata, ad altri prodotti

meno importanti ma più remunerativi!

Un ulteriore effetto negativo

derivante dalla promozione ad oltranza

risiede nella svalutazione del prodotto.

Così facendo si sta educando il consumatore

a un prezzo che è ben distante

da quello reale del Parmigiano.

La filiera è come una processione; c’è

chi canta e chi porta la croce. Peccato

che a portare la croce siano ancora

una volta i produttori.”


44 L’AvvenireAgricolo 5/2008

Parmalat: a 5 anni dal crack è

sempre più appetibile

Parma 5 settembre 2008

Con la crisi Alitalia è tornata alla

ribalta la Legge Marzano, che

prende il nome dall'ex ministro delle

Attività Produttive, emanata il 21

febbraio 2004 e contenente le

misure per la ristrutturazione

industriale di grandi imprese in stato

di insolvenza. “Settembre 2008settembre

2003, cinque anni fa

iniziava quello che sarà definito il

crack Parmalat - commenta Fabio

Massimo Cantarelli Presidente del

Consorzio Agrario di Parma - e in

questi stessi giorni, il Sole 24 Ore,

denunciava un bond fantasma che

la Deutsche Bank aveva annunciato

e ritirato nell’arco di 24 ore. Era

l’inizio della fine. Nei giorni

successivi, nei mesi successivi dallo

scricchiolio delle incerte finanze di

Parmalat si passa al tracollo del

titolo, all'amministrazione

straordinaria, alle inchieste della

magistratura, alla nomina del

Commissario straordinario, alla

quotazione in borsa. E poi il rilancio

di Parmalat da parte di Enrico Bondi

e della sua squadra.” A cinque anni

il titolo Parmalat è quotato 1,82 ¤

(con un capitale sociale di ¤

1.667.667.936 per un egual numero

di azioni del valore nominale di un

Formaggio avariato:

isolare i truffatori

Parma 8 settembre 2008

Le recenti notizie di cronaca in

materia di adulterazione del

formaggio grattugiato riportano

all’attenzione dei consumatori un

tema di fondamentale importanza:

l'affidabilità del cibo che viene

proposto sugli scaffali e sulle tavole.

“I fatti descritti dalla stampa –

sottolinea Fabio Massimo Cantarelli

presidente del Consorzio Agrario di

Parma – sono di una gravità tale

che non abbisogna di commenti per

euro e una gestione economica che,

stando a una nota della stessa

parmalat, chiude il primo semestre

2008 con un utile consolidato di

426,9 milioni, quasi raddoppiato

rispetto l'analogo periodo

precedente (244,3 milioni di euro).

“Sulla base di questi dati si può dire

che la borsa, per usare un approccio

abbastanza semplicistico, continua

Cantarelli, valuta l’azienda oltre 3

miliardi di euro. Nonostante il crack,

Parmalat, nel mondo, è ancora molto

apprezzata; detiene marchi famosi,

impianti industriali nei cinque

continenti, un'elevata reputazione

di qualità a livello globale senza

contare che nelle sue casse vi è

qualcosa come un miliardo e

duecentomilioni di euro di liquidità

ai quali dovrebbero aggiungersi,

secondo gli analisti, altri circa 800

milioni di euro derivanti dalle

transazioni delle cause legali in

corso. Il titolo Parmalat oggi risente

sicuramente dell’andamento

negativo delle borse. Tuttavia,

proprio per le ragioni legate alla

appetibilità della “cassa” e del

“valore dell’Azione” la società di

Collecchio può essere oggetto di

scalate da parte di investitori.” Oggi

il capitale sociale di Parmalat è quasi

interamente posseduto da gruppi

del mondo anglosassone e

americano, i quali hanno rastrellato

Giorno per giorno

definire come “delinquenti” coloro

i quali hanno organizzato questa

frode ai danni della salute e dell'

affidamento dei consumatori, esiste

però, a latere dì questi crimini

alimentari, un mondo di “furbetti

del formaggino” che vivono di

espedienti illegali o al limite della

legalità e sfruttano l’eccelsa

reputazione del buon cibo italiano

per trarre ingiusti profitti.

Anch’essi, così come i contraffattori

inquisiti in questi giorni, devono

essere, oltreché perseguiti dalla

autorità giudiziaria, isolati dalla

stessa comunità economica

alimentare.”

presso gli antichi azionisti che erano

i creditori della vecchia Parmalat, le

azioni che si sono rese disponibili

sul mercato. Indiscrezioni

giornalistiche hanno recentemente

ipotizzato una fusione con Granarolo

peraltro giudicata improbabile in

ragione delle note difficoltà che

l’antitrust pone in presenza di

concentrazioni delle quote di

mercato. Ciononostante, viene

comunque da chiedersi quale sarà

dunque il futuro di Parmalat. Il futuro

di questa società che aveva fatto

sognare Parma con la serie A, che

aveva reso ancor più famosa la

nostra città con la sua notorietà a

livello mondiale, sembra proprio

annoverare un ventaglio di ipotesi

che però esclude - si rammarica il

presidente del Consorzio Agrario -

che siano dei parmigiani a

controllare il famoso marchio di

Collecchio.”

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