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filarmonicarovereto.it

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ASSOCIAZIONE FILARMONICA DI ROVERETO

ORCHESTRA “HAYDN” DI BOLZANO E TRENTO

XCI

StagIone deI ConCertI

2012-2013

INIZIATIVA REALIZZATA CON IL SOSTEGNO DI:

MInIStero Per I BenI e Le attIVItÀ CULtUraLI

ProVInCIa aUtonoMa dI trento - aSSeSSorato aLLa CULtUra

CoMUne dI roVereto - aSSeSSorato aLLa ConteMPoraneItÀ


ASSOCIAZIONE FILARMONICA DI ROVERETO

Fondatore Pietro Marzani (1889-1974)

Presidente Onorario Silvio de Florian (1908-1995)

Presidente andrea Condini

Vice Presidente Mauro Bondi

Direttore artistico Mariano andreolli

Consiglieri Luisa Canal

renato Filippi

Flavio Martinelli

giuseppe Mocatti

Lorenza Soave

Mauro tonolli

Revisori dei conti anna gianmoena

Carlo guarinoni

Maurizio Setti

Segreteria Bianca gaifas

Segreteria:

38068 Rovereto (TN) - Italia

Corso Rosmini, 78 - Tel. e Fax 0464·435255


2012

STAGIONE 2012-2013 - CALENDARIO DEI CONCERTI

Lunedì giuseppe albanese, pianoforte

22 ottobre Musiche di: C. Debussy, B. Bartók, Bellini / Liszt

Sala Filarmonica

Venerdì atoS trIo

9 novembre annette von Hehn, violino

Sala Filarmonica Stefan Heinemeyer, violoncello

thomas Hoppe, pianoforte

Musiche di: L. van Beethoven, F. Schubert

Lunedì orCHeStra HaYdn

12 novembre ottavio dantone, direttore e clavicembalo

Sala Filarmonica Musiche di: G. F. Händel, J. S. Bach, J. Haydn

Sabato MereL QUartet

24 novembre Mary ellen Woodside e Meesum Hong, violini

Sala Filarmonica alexander Besa, viola

rafael rosenfeld, violoncello

Musiche di: W. A. Mozart, S. Veress, J. Brahms

Venerdì BraKe drUM PerCUSSIon

7 dicembre Pietro Bertelli, enrico Bertelli, Luca Carrara, percussioni

Sala Filarmonica Marco dalpane, pianoforte, toy piano, pianoforte preparato,

percussioni

Musiche di: J. Cage, G. Scelsi


2013

Sabato QUartetto dI CLarInettI aLFred

12 gennaio Sara Cazzanelli, clarinetto

Sala Filarmonica roberto alotti, clarinetto

Marco Bruschetti, clarinetto e clarinetto piccolo

gianpiero Costaraoss, clarinetto basso

Musiche di: J. S. Bach, E. Caracristi,

A. Uhl, B. Bartók, A. Piazzolla, G. Gioia

Lunedì anna Kravtchenko, pianoforte

28 gennaio Stefan Milenkovich, violino

auditorium Melotti Musiche di: L. van Beethoven, J. Brahms,

M. Ravel

ConCerto dI CarneVaLe

giovedì orCHeStra HaYdn

7 febbraio Johannes Wildner, direttore

auditorium Melotti

Venerdì dUo CHIeSa - BagLInI

22 febbraio Silvia Chiesa, violoncello

Sala Filarmonica Maurizio Baglini, pianoforte

Musiche di: F. Schubert, S. Rachmaninov

giovedì dUo LotUS

28 febbraio Inês d’avena

Sala Filarmonica Claudio ribeiro, clavicembalo

Musiche di: C. P. E. Bach, J. S. Bach


Sabato QUartetto ProMeteo

9 marzo giulio rovighi e aldo Campagnari, violini

Sala Filarmonica Massimo Piva, viola

Francesco dillon, violoncello

Musiche di: G. F. Ghedini, L. van Beethoven, A. Dvoràk

Sabato enSeMBLe PrIMI FIatI

16 marzo deLL’orCHeStra HaYdn

Sala Filarmonica Luciano gottardi, burattini

ore 16.00 Musiche di: P. Dukas

giovedì renato Samuelli, chitarra

21 marzo Musiche di: M. Giuliani, A. Barrios,

Sala Filarmonica M. Castelnuovo-Tedesco, M. M. Ponce

giovedì dUo CaMPagnarI – FUJIno

28 marzo aldo Campagnari, violino

Sala Filarmonica Mari Fujino, pianoforte

Musiche di: F. Schubert, L. van Beethoven,

F. Busoni

Venerdì Sofya gulyak, pianoforte

5 aprile Musiche di: J. Brahms, S. Rachmaninov

Sala Filarmonica

Martedì orCHeStra HaYdn

9 aprile thomas Mandl, direttore

Sala Filarmonica Svetlana Kotina, mezzosoprano

george Vincent Humphrey, tenore

Musiche di: G. Mahler


17 aprile orCHeStra HaYdn

auditorium S. Chiara gustav Kuhn, direttore

trento Marco Mandolini, violino

Margherita Pigozzo, viola

Musiche di: W. A. Mozart, A. Bruckner

Lunedì roberto Prosseda, pianoforte

29 aprile Musiche di: F. Schubert, F. Mendelssohn,

Sala Filarmonica G. Verdi, Verdi/Liszt

Martedì orCHeStra HaYdn

4 giugno Musiche di: W. A. Mozart

Chiesa S. Marco

L’Associazione Filarmonica di Rovereto si riserva la facoltà di apportare variazioni al calendario

della stagione concertistica 2012-2013 per cause di forza maggiore.


ORchestRA hAydn


Nel segno di una rinnovata collaborazione con l’Associazione Filarmonica cittadina l’Orchestra

Haydn si presenta quest’anno a Rovereto con un cartellone sinfonico di grande valore artistico: sei

appuntamenti concertistici che andranno ad arricchire l’offerta musicale di vocazione cameristica

dello storico sodalizio cittadino.

Il ventaglio delle proposte spazia dal programma barocco di Ottavio Dantone, impegnato nel duplice


Johannes Wildner. Fra le novità, una esecuzione inedita del Canto della Terra di Gustav Mahler nella

versione per orchestra da camera trascritta da Arnold Schönberg e un pomeriggio per i bambini e le

loro famiglie con l’Apprendista stregone, spettacolo su musiche di Paul Dukas, che vedrà protagonisti

i Fiati solisti dell’Orchestra assieme ai burattini di Luciano Gottardi. Completa il cartellone l’incompiuto

Requiem mozartiano, una pagina immortale che troverà esecuzione nella Chiesa di S. Marco.

Agli abbonati viene offerta inoltre la possibilità di assistere al Concerto che l’Orchestra Haydn terrà

presso l’Auditorium S. Chiara a Trento il 17 aprile 2013, sotto la direzione del M° Gustav Kuhn,

nell’ambito della 53° Stagione sinfonica.

Con questo programma si riafferma la mission dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, quale istituzione

culturale regionale impegnata anzitutto nella promozione e nella costante valorizzazione del

dialogo culturale-musicale con le comunità del territorio. Un ruolo centrale rappresenta tra queste,

per vocazione e storia, Rovereto.

Chiara Zanoni

Presidente dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento


I CONCERTI

2012-2013


SALA FILARMONICA

LUNEDì 22 OTTOBRE 2012 - ORE 20.45

gIUSePPe aLBaneSe

pianoforte

CLAUDE DEBUSSY Suite bergamasque

(1862-1918) Prélude

Menuet

Clair de lune

Passepied

Pour le Piano

Prélude (Assez animé et très rythmé)

Sarabande (Avec une élégance grave et lente)

Toccata (Vif)

L’isle joyeuse

BÉLA BARTÓK Suite Szabadban (All’aria aperta) SZ 81

(1881-1945) - Con pifferi e tamburi (Pesante)

- Barcarola (Andante)

- Musette (Moderato)

- Musica della notte (Lento, un poco più Andante)

- La caccia (Presto)

FERENC LISZT Réminiscences de Norma

(1811-1886) (Grande Fantasia di bravura sulla «Norma»

di V. Bellini)


gIUSePPe aLBaneSe si è diplomato a 17 anni al Conservatorio «g. rossini» di Pesaro con lode e menzione d’onore. Ha


Pèlerinage. a 25 anni è stato docente universitario a contratto sulla cattedra di Metodologia della comunicazione musicale.


con orchestre da autorevoli ribalte internazionali quali il Metropolitan Museum, la rockefeller University e la Steinway Hall

di new York; l’auditorium amijai di Buenos aires; la Konzerthaus di Berlino; la Laeisz Halle di amburgo; la Philharmonie di


narodowa di Varsavia; la Filarmonica Slovena di Lubiana; la gulbenkian di Lisbona; il Cenart di Mexico City; il teatro della

Musica araba de Il Cairo. negli ultimi tempi albanese si è distinto per essere stato l’unico pianista della sua generazione ad

essere invitato a suonare in ben dieci primari enti Lirici: il Petruzzelli di Bari, il Comunale di Bologna, il teatro del Maggio

Musicale Fiorentino, il Carlo Felice di genova, il teatro San Carlo di napoli, il Massimo di Palermo, il teatro dell’opera di

roma, il Verdi di trieste, la Fenice di Venezia, l’arena di Verona. Collabora con direttori di livello internazionale come James

Conlon, Julian Kovatchev, alain Lombard, Hubert Soudant, Michel tabachnik, Jeffrey tate, ecc. Ha eseguito il Concerto in

do di nino rota all’ auditorium Parco della Musica di roma e altrove; il Concerto n. 1 di Liszt all’auditorium toscanini di

torino; la rapsodia su tema di Paganini di rachmaninov al teatro degli arcimboldi di Milano; il Concerto n. 5 di Prokof ’ev

e il Concerto n. 1 di ajkovskij al teatro dal Verme di Milano; la rhapsody in blue di gershwin all’auditorium di Milano; il


- SettembreMusica e al Winter arts Square Festival di Yuri temirkanov a San Pietroburgo.


note aL PrograMMa

DEBUSSY – I tre brani debussyani che aprono il programma, sono nati negli anni tra il 1890 e il 1903 e costituiscono una sorta


clavicembalismo francese settecentesco delle forme danzanti: il che comporta una ricerca di eleganza e leggerezza, delle scelte timbriche


Fêtes galantes si rifà la Suite

bergamasque (1890), così chiamata perché allusiva della città di Arlecchino e, per esteso, delle maschere della Commedia dell’Arte

che nella ricreazione estetizzante diventano le enigmatiche e languide abitatrici di un ideale paesaggio preromantico privo di pathos a

Prélude, con le sue armonie

arcaiche e tonalmente defunzionalizzate; mentre il grazioso Ménuet

varietà dell’elemento ritmico che muta ad ogni ripresa del ritornello, disegnando una stilizzata danza di maschere. Il celebre, evanescente

Clair de lune è una musica incantatrice, di tenerezza sognante: momento di sospensione contemplativa la cui poesia nasce dalla

suggestione delle armonie vaganti e dei timbri ovattati scaturiti dalla tastiera. La suite è portata a conclusione dall’animato Passepied

(ma più propriamente passamezzo) che recupera discreti ritmi di danza e che evidenzia, attraverso il meccanico accompagnamento

staccato della mano sinistra, un’imitazione del pizzicato del liuto.

Pour le piano, pubblicato nel 1901 ma

formato di pagine scritte anteriormente e connotato da un tratto più sfogato di virtuosismo tastieristico. Gli studiosi annettono all’opera

la massima importanza poiché essa rivela, nel progetto che ne sta alla base, una personalità musicale autonoma e audace, capace di

andar oltre il modello tardoromantico tedesco con le sue pesantezze e le sue logiche di sviluppo per adottare un principio costruttivo basato


timbrica, cui concorre anche un uso ripensato del pedale di risonanza in modo da creare sfumate iridescenze di colori molteplici.

Per L’Isle joyeuse

culturale sotto forme per lo più di elegante svagatezza nostalgica.


mobile e discontinua: vaga armonicamente per l’uso estensivo della scala esatonale e di cumuli politonali e timbricamente indirizzata



sgranati che rimandano direttamente alla lezione di Liszt.

BARTÓK – Dietro il titolo di All’aria aperta (1927), che all’apparenza sembra ispirato a un senso di semplice e ingenua allusività


nulla deve al facile impressionismo di facciata ma si confronta, misurandoli sulle vibrazioni misteriose della propria interiorità, con

i segreti del mondo naturale vissuto attraverso un processo di percezione soggettiva ricco di intuizione e sensibilità.


nelle cose, il suo sapersi confrontare con il mistero panico della natura animata.

Musicalmente tutto ciò si traduce in un pianismo dal tratto intenzionalmente primitivo ossia depurato di cantabilità diffusa e pensato


che seguono, si rivolge ancora a un paesaggio animato dalla presenza umana. Andando avanti, però, si svelano aspetti più ineffabili

allorché la natura domina sola e incontrastata, avvolta nel suo eterno mistero che solo con purezza d’animo è possibile avvicinare e

comprendere. Qui l’uomo, non più visibile, è ormai compenetrato nella materia, confuso nell’elemento naturale, ed è solo il respiro,

l’essenza delle cose che egli ora percepisce sotto forma di fruscii, gorgoglii, arcani versi d’animali.


ivestita in tante liriche immagini che avevano nutrito i sogni e gli incubi dell’anima romantica.

LISZT – Il peso numerico che le trascrizioni e le rielaborazioni-variazioni-fantasie-reminiscenze-parafrasi su musiche altrui hanno


occasionale e legato ad un consumo corrente, alla stregua di ogni altra opera d’arte. Esso anzi trova ancor più ampia motivazione e



virtuosismo. L’approccio lisztiano ai repertori storici prevede varie sfumature riguardo al grado di fedeltà adottato, che va dall’adesione

letterale all’originale alla libera ricreazione artistica. Ma ciò che conta è che in tutte le opere più o meno illustri da lui sottoposte a

trattamento Liszt vede non dei fossili inamovibili bensì degli organismi dinamici che nella riconsiderazione posteriore possono essere

di nuovo indagati nei loro fondamenti e riattualizzati attraverso la valorizzazione delle loro tensioni interiori. Così, sia che vengano




anche per soddisfare le esigenze del mercato editoriale nonché le proprie personali necessità economiche.


voga dei repertori francese e italiano, da Robert le diable al Don Giovanni, da Lucrezia Borgia a Lucia di Lammermoor

La juive, al Simon Boccanegra e, più rinomata di tutte, la Norma











delle dinamiche sociali, il fenomeno ha assolto molto bene al compito di diffondere presso il vasto pubblico i motivi principali delle



adattamenti si trovano spesso valori musicali autentici e molti tratti pianistici di pregio. Brahms, che non si trovava certo sulla linea

lisztiana, spese parole elogiative nei confronti delle sue trascrizioni da opere individuando in esse il vero classicismo del pianoforte.

Diego R. Cescotti


SALA FILARMONICA

VENERDì 9 NOVEMBRE 2012 - ORE 20.45

atoS trIo

thomas Hoppe pianoforte

annette von Hehn violino

Stefan Heinemeyer violoncello

LUDWIG VAN BEETHOVEN Trio in si bemolle maggiore op. 97 «L’arciduca»

(1770-1827) Allegro moderato

Scherzo: Allegro

Andante cantabile, ma però con moto

Allegro moderato - Presto

FRANZ SCHUBERT Trio n. 2 in mi bemolle maggiore op. 100, D929

(1797-1828) Allegro

Andante con moto

Scherzo: Allegro moderato

Allegro moderato


Il trio atoS è stato fondato nel 2003 e nell’arco

di pochi anni ha collezionato un gran numero

di riconoscimenti nei più importanti concorsi

internazionali di musica da camera, arrivando

ad essere oggi una delle formazioni tedesche più

apprezzate dalle grandi stagioni concertistiche

mondiali.

nell’ottobre del 2007 ha ricevuto il Kalichstein-

Laredo-robinson International trio award, il

più famoso premio americano per la categoria

trio con pianoforte, legato a un ciclo pluriennale

di concerti che si tengono su tutto il territorio

degli Stati Uniti. In europa, il trio ha vinto il

primo premio al Concorso Schubert di graz nel

2006 e nel 2007 ha avuto lo stesso riconoscimento

al Concorso Internazionale di Melbourne. Per gli

anni 2010 e 2011 l’atos è stato inserito nell’esclusivo

programma «new generation artists» della

BBC radio3, con esecuzioni in studio e numerosi

concerti presso i grandi festival inglesi.

Pur svolgendo altre attività, i musicisti che compongono

il trio danno ad esso la priorità assoluta,

con l’ambizione dichiarata di trasferire in questa

formazione lo spirito del quartetto d’archi.


Sud america e Stati Uniti, il trio atoS ha partecipato

a famosi festival tedeschi (per esempio lo

Schleswig-Holstein Musik Festival, il rheingau

Musik Festival, il Festspiele Mecklenburg-Vorpommern,

il Ludwigsburger Schlossfestspiele)

ed europei (City of London, Cheltenham, Budapest

Spring, Bemus Festival Belgrad). nella

stagione 2009-2010 il trio atoS ha debuttato

alla Wigmore Hall di Londra, al Concertgebouw

di amsterdam e al festival enescu di Bucarest.

nell’ambito del progetto «rhapsody in School»,

lanciato dal pianista Lars Vogt, il trio atoS si

reca regolarmente nelle scuole tedesche per trasmettere

alle nuove generazioni un’ immagine

vitale della musica classica e degli artisti che la

eseguono.

ogni sua esibizione ha ottenuto critiche molto

positive per la perfetta fusione, il calore espressivo,

la capacità di coinvolgimento.


note aL PrograMMa

BEETHOVEN – Tra i non pochi brani composti da Beethoven per la formazione pianoforte-violino-violoncello, il Trio in si bemolle

maggiore op. 97 dedicato all’arciduca Rodolfo d’Asburgo (1811) rimane il più memorabile per pregi di

rendono espressione di un sommo esercizio di stile che è anche testimonianza di una contingenza creativa particolarmente felice e di




materiali tematici e farli scontrare violentemente tra loro, come avviene in tanti altri suoi lavori dal carattere più sperimentale o mossi

da un’urgenza più cogente di messaggio; ma che viceversa è intento a perseguire un ideale discorsivo ove le idee si susseguano con

freschezza e siano perfettamente dominate dal buon gusto, dall’esattezza delle proporzioni e degli scambi e da una distensione ampia

e agevole delle forme, sì da consentirne un decorso improntato a calma dignità. Così, secondo la sua stessa indicazione, il primo

movimento (Allegro moderato)

Lo stesso registro si mantiene nel tempo successivo (Scherzo-Allegro), tutto intessuto di grazia e semplicità e giocato con sottile alternanza

di colori sonori, non turbato da alcunché di aspro o drammatico se non nella sezione centrale, che oppone un disegno cromatico dalle

screziature più scure e meditative. Il vertice della composizione è posto nell’Andante cantabile in forma di variazioni, che segue al

terzo posto: pagina incantevole per espressione nonché abilissima nella concezione formale per il trattamento integrale cui le variazioni

sottopongono il tema espresso all’inizio.

Allegro, che nel

suo tono di leggero disimpegno si incarica di far scendere la temperatura emotiva e portare a conclusione il brano su più rassicuranti

e concreti elementi di convenzionalità.

SCHUBERT – L’apporto dato da Schubert alla formazione del trio per pianoforte e archi fu determinante, specie con i due capolavori


tracce durature nel corso dei tempi.

Il Trio in mi bemolle maggiore (1827) è tra i rari lavori dell’ultimo Schubert ad aver conosciuto l’onore della stampa e dell’esecuzione

pubblica. L’elemento di novità presente nella scrittura si rende già evidente nelle premesse di ordine strutturale, che mirano a superare

la logica rettilinea della forma-sonata per ricercare una perfetta coesione formale attraverso un ritorno ciclico di elementi tematici

nel corso dei vari movimenti, come poi diventerà prassi sempre più comune. Lo stesso fatto di non avere dedicatari fa capire come il

lavoro fosse stato scritto per pura necessità intima dell’autore e destinato solo “a chi l’apprezzerà”, ovvero al pubblico indifferenziato

e magari postumo che vorrà comprenderlo.


Allegro si impone con slancio appassionato, se non

Andante

con moto

tanto schubertiana, sotto la cui semplicità di linee si intuisce un messaggio estremamente profondo. La melodia guida, annunciata


canzone popolare svedese dal titolo Se solen sjunker (Guarda, il sole tramonta) e, nella sua inesorabilità di fondo, che ricorda da

vicino lo spirito del ciclo Winterreise,


a un mistero o di aver condiviso un fatale presagio.

L’angoscia è subito dissipata dallo Scherzo, che segue vie più convenzionali; mentre l’Allegro pur esso annunciantesi con toni

di gaiezza spensierata, si carica nel suo lungo itinerario di umori variabili, in un accumulo di idee che gli fa raggiungere le “divine


riproposizione testuale e inaspettata del “tema svedese”, che poi ritornerà ancora nelle ultime battute, va a chiudere l’intera peripezia

senza che la serenità sia ripristinata del tutto.

Diego R. Cescotti


SALA FILARMONICA

LUNEDì 12 NOVEMBRE 2012 - ORE 20.45

orCHeStra HaYdn

ottavio dantone direttore e clavicembalista

GEORG FRIEDRICH HäNDEL Water Music

(1685-1759)

JOHANN SEBASTIAN BACH Concerto n. 4 in la maggiore BWV 1055

(1685-1750) per clavicembalo e archi

Allegro

Larghetto

Allegro ma non tanto

FRANZ JOSEF HAYDN Sinfonia in mi minore “Funebre” Hob I:44

(1732-1809) Allegro con brio

Minuetto (Allegretto)

Adagio

Finale (Presto)


SALA FILARMONICA

SABATO 24 NOVEMBRE 2012 - ORE 20.45

MereL QUartet

Mary ellen Woodside violino

Meesum Hong violino

alexander Besa viola

rafael rosenfeld violoncello

WOLFGANG AMADEUS MOZART Quartetto in sol maggiore K 387

(1756-1791) Allegro vivace assai

Menuetto

Andante cantabile

Molto Allegro

SÁNDOR VERESS Quartetto n. 1

(1907-1992) Recitativo-Presto

Andante

Vivo

JOHANNES BRAHMS Quartetto in do min. op. 51 n. 1

(1833-1897) Allegro

Romanza (Poco Adagio)

Allegretto molto moderato e comodo

Allegro


A proposito del Merel Quartet il direttore

Bernard Haitink ha detto: «ogni suo

componente è un musicista di eccellente

abilità tecnica, ma quello che più ancora

impressiona è la coesione e l’omogeneità

che essi sanno creare.

Il loro approccio lucido alle opere è ricco

di intelligenza e maturità. Se tutto questo

sembra troppo serio, lasciate che sottolinei

quanto siano gioiose e fresche le loro interpretazioni».

E il pianista Alfred Brendel

ha sostenuto che questa formazione, da

poco salita sul palcoscenico mondiale della

musica da camera, abbia tutti i requisiti

per meritare i più ampi apprezzamenti.

Fin dalla sua costituzione nel 2002, il Merel

Quartet ha ricevuto elogi unanimi. La

Wiener Zeitung ha scritto: «Questo giovane

ensemble di Zurigo fa musica in modo

straordinariamente preciso e ottimamente

equilibrato dal punto di vista sonoro»,

mentre la «Neue Zürcher Zeitung» ha

elogiato «la grande espressività, il sottile

senso della forma e la qualità del dialogo

che i quattro interpreti sanno costruire».

Il Merel Quartet si è esibito in tutta

Europa presso sedi prestigiose quali la

Zürich Tonhalle e la Wigmore Hall, e presso

importanti festival quali Salzburger

Festspiele, Lucerne Festival, Kunstfest

Weimar, Ittingen Whitsun Festival e Menuhin

Festival Gstaad. Collaborano con

il quartetto molti artisti di primo piano.

Il successo ottenuto con esecuzioni e programmi

radio dal vivo, grazie ad un repertorio

che si estende da Bach alle opere

contemporanee di maestri quali György

Kurtág e Kaija Saariaho, conferma la

forte versatilità di questa formazione.

Il Quartetto si è recentemente occupato

di opere di Robert Schumann, Léoš

Janáek e del compositore svizzero David

Philip Hefti, nonché di Felix e Fanny

Mendelssohn.

note aL PrograMMa

MOZART –

il 1782 e il 1785 (K 387-465), che costituiscono una tappa fondamentale nella storia


ai cosiddetti Quartetti russi di Haydn ed a lui dedicati, furono scritti non senza un

aggravio di impegno e di fatica secondo la stessa ammissione dell’autore; e certo la

loro importanza storica risiede proprio nel rapporto di vicinanza e mutuo scambio




mai libera tra le voci in campo pur nel perseguimento di una stretta unità tematica.




impronta personale, fatta di molte trovate nuove, insolite, inaspettate nelle pieghe



sfociata talora in giudizi apertamente negativi; il gentiluomo poi che ci è detto essersi

infuriato arrivando al punto di strappare platealmente le parti è un chiaro sintomo

dell’aria nuova che percorreva le stanze della musica tra ancien e nouveau régime.

L’accusa principale era di aver troppo poco concesso al sentimento per ricercare effetti

cervellotici: la solita accusa di tecnicismo che in ogni epoca storica si è agitata di


mozartiano l’appunto è forse riconducibile alla ricchezza e densità del costrutto,

all’articolazione più stringente delle linee polifoniche, al tono generale ormai del

tutto fuori dallo spirito semplicistico del divertimento galante.

VERESS – Il percorso artistico di Sándor Veress lo rivela perfetto allievo e seguace


etnomusicologica, e anche di Zoltán Kodály che gli fu maestro di composizione. Egli

a sua volta fu maestro di alcuni autori di spicco della generazione ancora successiva


della moderna scuola ungherese e l’importante ruolo di pernio avuto da Veress. Le


un impianto ‘classico’ di tutto rispetto sostenuto da una conoscenza approfondita e competente degli immensi repertori popolari dei

Paesi dell’Est-Europa.

Lo spirito di Bartók e di Kodály aleggia percepibilmente nelle sue pagine, seppure in forme meno audaci ed estreme, benché per un



possibile includere nella tendenza neoclassica, come risulta anche dai titoli Musica concertante, Partita, Passacaglia concertante,

Sonata per orchestra

Quartetto, composto nel 1931, è un buon esempio del suo stile che non manca di soluzioni originali e interessanti.

BRAHMS


con la poderosa e intimorente eredità beethoveniana, che egli, con la sua nota scrupolosità di artista serio, sentiva tuttora incombere

con la sua formidabile forza di persuasione.




meglio della civiltà musicale classico-romantica dell’area austro-tedesca nel suo aspetto più esclusivo e aristocratico.

Analogie esterne con Beethoven si riscontrano nello stesso metodo di lavoro, ossia nel concepire insieme, a mo’ di dittico, due lavori

omologhi ma al tempo stesso diversi per carattere, che nel caso in oggetto diventeranno appunto il Quartetto n. 1 e il Quartetto n. 2

dell’op. 51, coincidendo anche in parte con la creazione del Requiem tedesco.

Il primo, che si ascolterà stasera, fu portato avanti a intermittenza nel corso dell’estate del 1873 e sottoposto periodicamente al giudizio


un omaggio esplicito al genio di Beethoven e ispiratrice dei tanti spiriti drammatici che lo animano al suo interno.



era avvenuto piuttosto spesso nelle opere giovanili, ma persegue al contrario un ideale di concentrazione. L’impegno costruttivo vi è

dispiegato in piena lucidità d’intenti e con esiti di assoluta impeccabilità, così da non offrire il lato ad alcun rilievo critico.

La forma-sonata dimostra di poter reggere ancora benissimo e di avere ancora molto da dire, tanto più se conformata allo spirito della



autodisciplina che esercita un controllo costante sulla materia. Si tratta di musica oltremodo colta, alta d’intendimenti, che richiede

un approccio meditato e concentrato poiché non vi è in nulla vi è in essa che non sia importante e profondo.

Diego R. Cescotti


SALA FILARMONICA

VENERDì 7 DICEMBRE 2012 - ORE 20.45

BraKe drUM PerCUSSIon

Pietro Bertelli, enrico Bertelli, Luca Carrara, percussioni

Marco dalpane, pianoforte, pianoforte preparato, toy piano, percussioni

JOHN CAGE Second Construction in metal (1940)

(1912-1992) Credo in US (1942)

Living Room Music (1940)

Amores (1943)

One 4 (1990)

Three 2 (1991)

What about noise of crumpling paper (1985)

Suite for Toy Piano (1945)

GIACINTO SCELSI I riti: Marcia rituale

(1905-1988) I funerali d’Achille (1962)

Il concerto rientra nel programma di

una rassegna che la città di Rovereto dedica al centenario dalla nascita di John Cage

con concerti e incontri, a cura di Francesca Aste.


Il Brake drum Percussion nasce nel 1983 da un’idea di Pietro Bertelli che, attraverso assidua ricerca e numerose collaborazioni

con compositori e musicisti, crea un ensemble capace di promuovere ed eseguire il repertorio della musica contemporanea per

strumenti a percussione e non solo.

Ad oggi, la line-up variabile che può arrivare a 14 percussionisti, conta su uno strumentario di oltre 150 pezzi. L’ensemble

annovera in repertorio capolavori di Cage, Xenakis, Nono, Radulescu, Donatoni, Scelsi, Reich, Riley, Obst, Nishimura, Holten,

Flammer, Brizzi, Scannavini, Cisternino, Centazzo, Dufourt, Correggia, Varèse, Louvier, Sani e molti altri, vantando

oltre 50 prime mondiali.

Numerose le performance a Festival di Musica Contemporanea in Italia: Biennale Musica e Sonopolis (Venezia), Progetto

Siddharta (Mestre), Computer Art Festival (Padova), Settembre Musica e Festival Antidogma a Torino, Finestre Sul ‘900

(Treviso), Musica Verticale, Nuova Consonanza, Roma Incontra Il Mondo (Roma), Omaggio A (Acqui Terme), Echi Musicali

(Modena), Ather Forum (Ferrara), Cinema Ritrovato (Bologn), University of Pennsylvania - The Graduate School of Fine Arts,

Computer Art Festival (Padova), Time Zones (Bari), Accademia Chigiana (Siena), Festival Luigi Nono (Trieste - diretta live su

Radio3Suite), Settant’anni di Sylvano Bussotti (Asolo), Asolo Art-Film Festival (AIAF), Festival Cinema Muto (Pordenone),


(Siviglia), Auditorium Nacional (Madrid), Lucero Festival (Parigi), Les Semaines Musicales Internationales d’Orleans (FRA),

Staadtische Museum (Heilbronn - GER), Registrazione e trasmissione per la Radio Tedesca SWR Sudwestrundfunk (GER).

Tra le registrazioni più prestigiose, Pléiades di Iannis Xenakis nel 1995, sviluppata con la collaborazione di Xenakis stesso,

Percussioni d’Italia dedicata alla Contemporanea Italiana di Scelsi, Correggia, Donatoni, Giommoni e Cisternino, con notevole

successo di critica. Del 2008, l’incisione di I speak percussion con brani per solo e duo. Nel 2011 esce BDPton, emblema della

proposta BDP 2.1 per due percussionisti e live electronics con lavori cutting edge dell’elettroacustica.

Il BDP non ha mai trascurato l’attività didattica. Un progetto di lezioni concerto è promosso di anno in anno nelle scuole

primarie e secondarie, mirato a sensibilizzare gli studenti verso la musica e l’intero universo della Percussione.

note aL PrograMMa


che chiamava lo spirito intrinseco ai materiali e sostenne che il suono prodotto con un legno aveva uno spirito diverso da uno prodotto

con il vetro. Il giorno seguente cominciai ascrivere musica che doveva essere suonata con strumenti a percussione.

John Cage (Confessioni di un compositore)


pianoforte preparato, spesso inserito negli organici di sole percussioni. Questi lavori sono nati principalmente su commissione di


a rimanere.

Il suono indeterminato degli strumenti a percussione e l’espansione timbrica del pianoforte preparato hanno permesso a Cage di


Edgar Varèse e Harry Partch.

L’affrancamento dall’idea tradizionale di armonia permette a John Cage di organizzare le composizioni secondo strutture ritmiche



Queste intuizioni saranno alla base di tutta l’opera successiva di Cage, rendendo il lavoro degli anni ’40 fondamentale anche per la

comprensione delle composizioni dei decenni successivi.


JOHN CAGE

Second Construction (1940) per quattro esecutori

First Construction (in metal) è basata su un ciclo di 16 battute

(divise in 4/3/4/5) ripetute 16 volte.


assente. Gli strumenti impiegati sono principalmente metalli e pelli, e il pianoforte preparato che utilizza la tecnica del muting (corde


sulla tastiera si esegue un trillo.

Credo in US (1942) per quattro esecutori


sopravvissute, Imaginary lanndscape No. 2 e Credo in Us.

La partitura di Credo in Us prevede l’impiego, oltre alle percussioni e al pianoforte, di un giradischi o di una radio. Questa è la


suoni imprevedibili.

amores (1943)



Coomaraswamy. Cage richiede al pianista di suonare senza avere l’impressione di avere sotto le dita un pianoforte o un pianoforte

preparato. Il risultato della preparazione deve approdare a uno strumento originale che possieda le proprie caratteristiche.

one 4 (1990)


commissioni ricevute in vista del suo ottantesimo compleanno. Si tratta di brani di musica strumentale, denominati da James Pritchett



l’esecutore (o gli esecutori) producano i suoni all’interno di determinati limiti temporali.





But what about the noise of crumpling paper (1985)

Il brano è una celebrazione dell’opera di Jean Arp nel centenario della sua nascita ed è stato scritto da Cage per l’ensemble Les Percussions



Suite for toy Piano (1948)

In alternativa alle sonorità complesse e spesso magmatiche degli strumenti a percussione, vi sono altre composizioni degli stessi anni


di Satie, da Cage considerato un vero precursore, si fa sentire.

La Suite for Toy Piano


Per la brillantezza del suono e la vitalità dei ritmi impiegati è considerata una delle opere più gioiose del suo catalogo.


GIACINTO SCELSI

I riti: Marcia rituale - I funerali d’achille (1962) per quartetto di percussioni

La dimensione rituale è intrinsecamente legata alla concezione della musica di Giacinto Scelsi, tanto da permeare gran parte della sua

produzione. Un emblematico esempio è costituito dai tre lavori intitolati proprio “Riti”, ribadito poi nel comune sottotitolo “Marcia

rituale”: Riti: I funerali - d’Achilled’Alessandro Magno (323 a. C.), per ensemble di cinque

strumenti (1962); - di Carlo Magno (A. D. 814), per violoncello e percussione (1967).


funebre; la regolarità della pulsazione è scandita dalle campane, cristalline e aeree.

Il compositore crea un ambiente timbrico assai peculiare, riunendo strumenti di diversi materiali (legni, metalli, pelli), per ricercare

una fusione delle varie sonorità. John Cage nel 1939 affermava: “La musica percussiva è rivoluzionaria”, “la musica per strumenti

a percussione è una transizione contemporanea della musica tonale […] verso la sonorità integrale del futuro”. (John Cage, Silenzio,

Milano, ShaKe Edizioni, p. 11 e p. 112).

Un andare oltre - guardando al futuro - senza dubbio comune ai due compositori che, oltre ad una vivace amicizia, hanno condiviso

idee e prospettive.

(A cura della Fondazione Isabella Scelsi)


SALA FILARMONICA

SABATO 12 GENNAIO 2013 - ORE 20.45

QUartetto dI CLarInettI aLFred

Sara Cazzanelli clarinetto

roberto alotti clarinetto

Marco Bruschetti clarinetto e clarinetto piccolo

gianpiero Costaraoss clarinetto basso

Concerto in ricordo di Fabrizio Zeni

JOHANN SEBASTIAN BACH Contrappunto I (da L’Arte della Fuga)

(1685-1750)

EDGAR CARACRISTI Quartetto per clarinetti in re minore

(1972)

ALFRED UHL Divertimento

(1909-1992) Allegro - Andante sostenuto, molto espressivo

Allegro con brio

BÉLA BARTÓK 7 Danze popolari rumene (arr. Marco Mazzini)

(1881-1945)

ASTOR PIAZZOLLA Histoire du Tango (arr. Bruce Edwards)

(1921-1992 ) Bordel 1900

Café 1930

Night club 1960

Concert d’aujourd’hui

GIANFRANCO GIOIA Almost Tango (arr. Roberto Alotti)

(1971)


Il Quartetto alfred è nato

nel 2008 con l’intento di

approfondire e far conoscere

il repertorio di questa particolare

formazione.

I suoi componenti, uniti

dalla comune passione per

il clarinetto, hanno seguito

individualmente dei percorsi

di studio e formazione,

collaborando con varie compagini

musicali e orchestre

sinfoniche.

L’ensemble propone un repertorio

che spazia principalmente

nella musica del

novecento e contemporanea,

grazie anche al prezioso

sodalizio con il compositore

edgar Caracristi che ha

scritto appositamente per

il Quartetto pregevoli brani

originali. Il Quartetto presenta

un organico ad assetto

variabile, mettendo in luce, a

seconda delle composizioni

presentate, i vari modelli

della famiglia del clarinetto;

accanto al clarinetto soprano

in si bemolle, potremo così

ascoltare il clarinetto basso,

il corno di bassetto in fa, e

il clarinetto piccolo in mi

bemolle.

nel 2011 Sara Cazzanelli, in

virtù del grande affetto che

la lega alla famiglia Zeni,

è entrata a far parte del

Quartetto in seguito alla

prematura scomparsa di

Fabrizio Zeni appassionato

fondatore e promotore del

gruppo, dando continuità a

quest’esperienza musicale.


note aL PrograMMa

EDGAR CARACRISTI si è diplomato in Decorazione pittorica all’Istituto statale




performances artistiche, video-proiezioni e cortometraggi.

Allegro robusto in forma tripartita con

un fugato nel mezzo, un Adagio espressivo

Allegro vivace in forma di sonata a incastro. I due tempi centrali, nutriti dalle suggestioni delle coste del Peloponneso e delle onde

dell’Egeo, tendono ad un aroma…ad un sapore di grecità.

Il compositore austriaco ALFRED UHL, diplomatosi nel 1932 in composizione all’Accademia Musicale di Vienna, si distinse come


la sua attività lo vide membro di riferimento presso l’Accademia di Vienna per tutta la vita con il conseguimento di prestigiosi premi

musicali. Il suo linguaggio unisce elementi tratti dal neo-classicismo, atonalità e serialismo, ad uno spiccato gusto per il contrappunto,

Divertimento per 3 clarinetti e clarinetto basso, scritto

nel 1952, rappresenta una esemplare sintesi, dal gusto un po’ hindemithiano, di elaborazione dello sviluppo tematico e di un avanzato

linguaggio armonico; il tutto unito in una inventiva ritmica e un’arguzia ed un umorismo a volte inattesi. Si tratta di una Suite in tre

movimenti, piacevolmente eccentrica, che abilmente sfrutta e mette in luce le possibilità espressive e timbriche dell’ensemble di clarinetti.

Le Danze popolari rumene (Román népi táncok) costituiscono una suite di sette brevi brani, composti da BéLA BARTÓK nel 1915

attraverso l’elaborazione di altrettante danze popolari originarie della Transilvania. Esse furono scritte originariamente per pianoforte

solo e in seguito, nel 1917, trascritte per piccola orchestratonalità, in realtà

Bartók utilizza scale modali come nelle danze popolari originali.

Joc cu bât (La danza con il bastone), energica e festosa, proviene da Voiniceni, provincia di Maros-Torda (oggi distretto di Mure,

Transilvania).

Brâul (La cintura) proviene da Egres (oggi Agri, nel distretto di Mure, Transilvania).

Pe Loc (Sul Posto) ha una melodia caratterizzata da un passo lento, per grado congiunto o per intervalli brevi. Ricorda il repertorio

per cornamusa. Proviene da Egres.

Buciumeana (La danza del corno di montagna) è originaria di Torda-Aranyos (oggi distretto di Alba).


Poarga Româneasc (Polka romena) è un’antica danza romena simile alla Polka, con un movimento veloce, festoso e pieno di

vita. Proviene da Belényes (oggi Beiu, nel distretto di Bihor

Mrunel (Danza veloce) è una danza rapida, a passi veloci e movimenti brevi. Proviene da Belényes.




musicali con il non ancora celebre compositore Alberto Ginastera. L’altro importante periodo d’apprendistato avvenne a Parigi con


La carriera di Piazzolla è costellata di successi internazionali, anche se il suo originale modo di concepire e di suonare il tango faticherà

soprattutto in Argentina ad avere il riscontro atteso.

Innumerevoli le orchestre e le ensemble musicali costituite da Piazzolla, la musica scritta e arrangiata per ogni sorta di formazione



L’Historie du Tango

in luce il formidabile estro del compositore argentino. Se nel primo domina un forte senso giocoso, nel secondo ha il sopravvento un


voler provocare un moto di stizza nell’ascoltatore, nel caso fosse stanco di soluzioni armoniche scontate.

Almost Tango di

fare riferimento allo stile del tango. Il compositore palermitano, non senza una vaga ironia, ha scelto di manipolare liberamente alcuni

dei più tipici elementi stilistico-musicali propri del variegato e affascinante mondo musicale del tango (ma senza alcun riferimento

all’aspetto coreutico) realizzando un brano che ne avesse gli elementi distintivi, ma che non ne assumesse del tutto la forma. Appunto,

un “quasi tango”.

Tali stilemi sono rintracciabili in due distinti aspetti musicali del brano: il ritmo, la cui architettura complessa è data dalla combinazione


dipana solo in senso orizzontale; ed alcune melodie, fortemente caratterizzate, che prevedono invece l’assunzione di un ruolo solistico da



alla piacevolezza dell’ascolto.


un languido calore latino, proprio dello strumento in ebano.


AUDITORIUM MELOTTI

LUNEDì 28 GENNAIO 2013 - ORE 20.45

SteFan MILenKoVICH

violino

anna KraVtCHenKo

pianoforte

LUDWIG VAN BEETHOVEN Sonata in re maggiore n. 1 op. 12/1

(1770-1827) Allegro con brio

Tema con variazioni (Andante con moto)

Rondò (Allegro)

JOHANNES BRAHMS Sonata n. 3 in re minore op. 108

(1833-1897) Allegro

Adagio

Un poco presto e con sentimento

Presto agitato

MAURICE RAVEL Sonata op. post.

(1875-1937) Allegretto

Blues (Moderato)

Perpetuum mobile (Allegro)

Tzigane


Stefan Milenkovich, nativo di Belgrado, ha iniziato lo

studio del violino all’età di tre anni, dimostrando subito un

raro talento che lo ha portato ad esibirsi come solista con

l’orchestra ad appena sei anni di età.

Dieci anni dopo ha già potuto festeggiare il suo millesimo

concerto. Ha partecipato a diversi concorsi internazionali,

risultando spesso vincitore: tra questi il Concorso di

Indianapolis, il «Tibor Varga» (Svizzer), il «Queen

Elizabeth» (Bruxelles), lo «Yehudi Menuhin» (Gran

Bretagna), il «Lipizer») Gorizia e il «Paganini» (Genova).

Riconosciuto a livello internazionale per le sue eccezionali

doti artistiche, ha suonato come solista con l’Orchestra

Sinfonica di Berlino, l’Orchestra di Stato di San

Pietroburgo, l’Orchestra del Teatro Bol’šoj, la Helsinki

Philharmonic, l’Orchestra di Radio-France, l’Orchestra

Nazionale del Belgio, la Filarmonica di Belgrado,

l’Orchestra di Stato del Messico, l’Orchestra Sinfonica di

Stato di San Paolo, l’Orpheus Chamber Orchestra,

le Orchestre di Melbourne e del Queensland,

l’Indianapolis Symphony Orchestra,

la New York Chamber Symphony Orchestra,

la Chicago Symphony Orchestra,

collaborando con direttori come Lorin Maazel,

Daniel Oren, Lu Jia, Neville Marriner.

Nell’ambito della musica da camera, è invitato

regolarmente alle Jupiter Chamber Music Series,

ed è fondatore e membro del Corinthian Piano Trio

e più recentemente del Formosa Quartet.

Dedito anche all’insegnamento, nel 2002

è stato assistente di Itzhak Perlman alla

Juilliard School di New York, prima di

accettare l’attuale incarico di Professore di

violino all’Università dell’Illinois

Urbana-Champaign.


anna Kravtchenko è nata in Ucraina, dove ha

iniziato lo studio della musica a cinque anni.

Dall’età di nove ha frequentato una scuola

speciale di musica studiando con Leonid

Margarius.

Nel 1992 le è stato assegnato all’unanimità

il I° Premio al concorso «Busoni» di

Bolzano, in seguito al quale è iniziata per

lei la carriera internazionale, con un tour

europeo di sessanta concerti, dal Festival

di Brescia e Bergamo alla Scala di Milano,

dalla Herculessaal di Monaco di Baviera, alla

Salle Gaveau di Parigi, e ancora a Berlino

(Sala della Filarmonica), Karlsruhe, Zurigo

(Tonhalle), ecc. Nel 1994 con l’Orchestra della

Radio di Berlino ha eseguito le Variazioni

su tema di Paganini di Rachmaninov e nel

1995 è stata in tournée con la Israel Chamber

Orchestra in Germania e Austria, suonando

al Musikverein di Vienna il Concerto n. 1 di

Šostakovi.

Si è poi trasferita in Italia, essendo stata

ammessa ad honorem all’Accademia

Pianistica Internazionale di Imola.

Negli anni seguenti è riuscita a

conciliare la prosecuzione degli

studi con una intensa attività

concertistica, suonando a Londra,

Ginevra, Zurigo, Tolosa, Vancouver,

Bergen, Dortmund, Sud Africa e

Giappone.

Nel 2000 ha ricevuto il master

dall’Accademia Pianistica di Imola

entrando a far parte del corpo

docente.

In Italia suona spesso per

le istituzioni musicali più

importanti.

Recentemente è stata a Palermo

e a Torino con l’Orchestra

Filarmonica,

con cui ha anche compiuto una

tournée in Italia e in Svizzera.


note aL PrograMMa

BEETHOVEN – Poiché l’apprezzamento ‘colto’ di un brano di musica non può mai prescindere del tutto dalle ragioni storiche, si

tende, per comune abito mentale, ad adottare un parametro valutativo più favorevole nei confronti dei brani che mostrano di saper


appare più resistente alle spinte in atto. Ciò avviene anche all’interno della produzione di uno stesso autore, come appunto è il caso

di Beethoven e delle sue Sonate, dove il pianoforte solo, per ragioni storiche e sociali sottese all’evoluzione delle forme e delle pratiche,








essa rimane di spirito ancien-régime è il bel garbo, lo stile di conversazione, il tono di piacevolezza, il carattere di naturalezza e

Andante


e franchezza. Il Finale è un Rondò che conferma l’adesione agli schemi tradizionali e si fa notare per il tono brillante e l’impulso

ritmico, che è un connotato di tutta la Sonata.

BRAHMS – Risale agli anni della grande maturità di Brahms la composizione della Terza sonata in re minore (1886-88), da

sempre prediletta dagli interpreti e dal pubblico per l’eccezionale compattezza e concisione della sua struttura e per l’appassionata

Allegro, con il violino che disegna la sua



pienezza di suono, diversamente da altre più meditate e cesellate pagine dello stesso Autore. Ricchezza melodica ed esuberanza tematica


supremo controllo dei mezzi formali che le idee si strutturano liberamente in tracciati sicuri e coerenti senza essere costrette in vincoli


Adagio

seguente, costruito sulle peripezie di due idee tematiche di diversa natura espressiva, è concordemente additato come uno dei vertici

del lirismo brahmsiano. Poi, proprio come in una sinfonia, Brahms sente il bisogno di inserire un terzo movimento diversivo sotto

forma di scherzo, o forse meglio di intermezzo, dal tratto capriccioso e fantastico, con zone più affettuose, pur esso prodigo di invenzioni

Presto agitato si impone subito per l’ardente, vitalissimo tema

d’attacco che poi prosegue in un gioco ricco di contrasti dinamici e di preziosismi timbrici e di fraseggio. Sullo slancio esultante di


unitarietà discorsiva ed esattezza di proporzioni.

RAVEL –



puntiglioso e perfezionista.

La Sonata per violino (1927) – ultima della serie – è un lavoro che dimostra la possibilità storica di far convivere le istanze di una

modernità marcata e anche spregiudicata con la richiesta di gradevolezza e di comunicativa. Per ammissione dell’autore, non gli


enfatizzando l’indipendenza delle parti. Di fatto, la rispettata idiomaticità di entrambi va a vantaggio di una combinazione del tutto

soddisfacente sul piano sonoro.


La Sonata vive di svariati elementi eterogenei che la rendono sapida e imprevedibile, pur risultando nel suo insieme perfettamente

(Allegretto


parentela con le atmosfere di Ma mère l’Oye. Un certo carattere misterioso e arcano si respira nelle melodie che si susseguono nel violino

con la massima naturalezza e senza alcun appello al pathos.


blues che dà modo all’autore di svolgere con la leggerezza ironica di cui era capace un tessuto di succosi rimandi a un mondo sonoro (il

jazz) che all’epoca furoreggiava in Europa affascinando molti musicisti colti e che lui stesso avrebbe approfondito nel viaggio in USA





tour-de-résistence ha luogo nell’ultimo tempo, con il violino lanciato in una corsa sfrenata e inarrestabile, come


di parossismo sonoro e di mobilità che non manca mai di cogliere il bersaglio.

Tzigane, che accanto al Boléro

autore, per altri versi delicato e controllatissimo, di ricercare e ottenere il successo più plateale attraverso offerte musicali che avessero

nell’esuberanza coloristica e nella sfrenatezza dionisiaca la loro ragion d’essere e come tali sapessero sortire un effetto infallibile sugli


la sua attenzione a un modello di ‘pezzo caratteristico’ assai libero e disinvolto nella forma che si propone di ricreare fantasiosamente


esecutiva sul violino, recuperandone l’anima appassionata e gli irrefrenabili spiriti vitali. Fu il puro istinto a determinare la decisione


Tzigane e che



e dell’effetto consoni allo spirito di esso. Un’ampia cadenza per violino solo, che sfrutta largamente la IV corda e insiste sull’esotico




stimolo della fantasia: eccolo allora alternare atmosfere e climi espressivi diversi, tra languidi glissandi, scivolate di note in terze e

seste, passaggi in tempo rubato, utilizzo di sonorità aggressive o al contrario contenute in una rarefatta iridescenza: il tutto condito

da una sontuosa mèsse di tutte le acrobazie che si possono richiedere a un violino virtuoso. Va aggiunto a titolo di curiosità che Ravel

aveva pensato per l’accompagnamento a uno strano strumento chiamato piano-luthéal

del cimbalom ungherese. È nota poi la brillante versione con orchestra che lo stesso Ravel approntò e che presso il pubblico contende


Diego R. Cescotti


AUDITORIUM MELOTTI

GIOVEDì 7 FEBBRAIO 2013 - ORE 20.45

orCHeStra HaYdn

Johannes Wildner direttore

Concerto di carnevale

Musiche della dinastia Strauß


SALA FILARMONICA

VENERDì 22 FEBBRAIO 2013 - ORE 20.45

SILVIa CHIeSa

violoncello

MaUrIZIo BagLInI

pianoforte

FRANZ SCHUBERT Sonata in la minore D821

(1797-1828) per arpeggione e pianoforte

Allegro moderato

Adagio

Allegretto

SERGEJ RACHMANINOV Sonata in sol maggiore op. 19

(1873-1943) Lento - Allegro moderato

Allegro scherzando

Andante

Allegro mosso


Silvia Chiesa, milanese, dopo gli studi con Rocco

Filippini, Mario Brunello e Antonio Janigro ha intrapreso

una brillante carriera solistica internazionale

che l’ha vista protagonista in Francia con l’orchestra

del Teatro di Rouen, in Inghilterra alla Barbican Hall

e Cadogan Hall con la Royal Philarmonic Orchestra,

in Russia con i Solisti di San Pietroburgo, in Italia

con l’Orchestra della Rai, I Pomeriggi Musicali e

l’Orchestra Verdi e altro ancora. Nel 2004, in occasione

di un prestigioso tour in America del Nord

con la Royal Philarmonic, la critica ne ha esaltato

le qualità musicali ed espressive.

In veste di solista ha collaborato con i direttori d’orchestra

Luciano Acocella, Paolo Arrivabeni, Gürer

Aykal, Giampaolo Bisanti, Daniele Gatti, Corrado

Rovaris, Howard Shelley e Brian Wright; sul versante

della musica da camera invece con artisti quali

Mario Brunello, Michel Bessler, Bruno Canino, Wolfram

Christ, Anton Dressler, David Grimal, Rocco

Filippini, Raina Kabaivanska, Alicia de Larrocha,

Andrea Lucchesini, Shlomo Mintz, Franco Petracchi,

Danilo Rossi e Pavel Vernikov.

Particolarmente sensibile alla musica contempora-


nea, ha interpretato in prima assoluta alcune composizioni

di Nicola Campogrande, Aldo Clementi, Michele

Dall’Ongaro, Peter Maxwell Davies e Giovanni Sollima,

ed è stata dedicataria del Concerto per violoncello e


insieme a Maurizio Baglini, della Suite per violoncello

e pianoforte D’après...cinq chansons d’élite di Azio

Corghi.

Nel 2005 ha costituito con Baglini un duo stabile, applaudito

su prestigiosi palcoscenici internazionali, tra

cui la Salle Gaveau di Parigi, l’Oriental Art Center di

Shangai, la Sala Cecília Meireles di Rio de Janeiro nonché

in Libano, Russia, Brasile, Belgio, Islanda e Israele.

Silvia Chiesa suona un violoncello Giovanni Grancino

del 1697.

Maurizio Baglini è stato premiato ancora giovanissimo

nei più importanti concorsi pianistici internazionali

come il «Busoni» di Bolzano, affermandosi anche presso

il «Kapell» del Maryland e il «World Music Piano Master»

di Montecarlo. È ospite dei più prestigiosi festival:

La Roque d’Anthéron, Loeckenhaus, Yokohama Piano

Festival, Australian Chamber Music Festival, «Benedetti

Michelangeli» di Bergamo e Brescia, Rossini Opera

Festival, e viene regolarmente invitato come solista e

in formazioni cameristiche nelle maggiori istituzioni

internazionali: Salle Gaveau di Parigi, Kennedy Center

di Washington, Auditorium del Louvre, Gasteig di

Monaco di Baviera. Dal 2005 suona stabilmente anche

in duo con la violoncellista Silvia Chiesa.

Ha un repertorio che spazia da Byrd ai contemporanei,

con riferimento privilegiato a Chopin. Nel 2007 è stato

invitato come unico pianista italiano a festeggiare i

cento anni della Salle Gaveau.

Ha anche eseguito al Musée d’Orsay la trascrizione

lisztiana della Nona Sinfonia di Beethoven, poi ripresa

al Teatro Ponchielli di Cremona. Nel 2009 all’Israel

Festival ha eseguito nella stessa serata un monumentale

programma formato dalla “Nona” di Beethoven-Liszt

e l’integrale degli Studi di Chopin. Nel 2011 ha inaugurato,

in duo con Silvia Chiesa, la rassegna dei Concerti

del Quirinale.

La rivista American Record Guide lo ha segnalato come

migliore interprete su disco degli Studi di Chopin.

note aL PrograMMa

SCHUBERT – Dell’arpeggione, strumento costruito in

Austria nel 1823 da Johann Georg Staufer, non si saprebbe

oggi assolutamente nulla, se non fosse che ad esso Franz

Schubert ha consacrato una Sonata particolarmente amata dal


i più grandi violoncellisti nonché, più raramente dei violisti.

I dizionari ci informano che lo strumento di Staufer, ai tempi

chiamato anche Chitarra d’amore, è da ritenersi una sorta di

viola da gamba munita di sei corde e appunto una tastatatura che

ricorda la chitarra. A differenza di altri strumenti stravaganti


d’ora di popolarità, l’arpeggione non riuscì mai ad imporsi


l’esistenza riproponendo su un modello moderno di esso la Sonata

in la minore di Schubert, che continua a restare il componimento


Il rischio di comporre una pagina per uno scopo di promozione

pubblicitaria si rivelò per Schubert in tutta la sua amara realtà,

ché il rapido decadimento dello strumento di Staufer trascinò con



dopo la morte dell’autore. Permane, per la verità, ancor oggi nel


brillantezza e franca melodiosità si vuol vedere una scoperta

appartenenza all’estetica Biedermeier

esteriorità, faciloneria e mondanità ciò comporta. Sono punti


specie dopo aver ascoltato il pezzo da un vero grande solista che

sappia valorizzarne ogni piega. Rostropovi, raccontando di






suo accompagnatore al pianoforte: la loro interpretazione rimane

tutt’oggi tra le più preziose testimonianze dell’incontro di due

superiori intelligenze musicali.

Strutturata in tre tempi, la Sonata in la minore

dall’inizio una bella linea melodica di pacata malinconia.

L’Adagio che segue è in mi maggiore e rientra nei climi tipici


condurre l’intero discorso, limitandosi il pianoforte a un discreto

accompagnamento.


Allegretto in forma di rondò, comprensivo di due sezioni centrali contrastanti.



RACHMANINOV


sonorità piena che lo contraddistingue, a colpire la sua fantasia la volta che ha osato evadere momentaneamente dall’ambito a lui solito:

il violoncello, non il violino, che gli avrebbe dato altrettanta vibrazione sonora ma una brillantezza di cui non era in cerca, nonché un


una voce baritonale rispetto agli slanciati acuti di un soprano.

Si tratta di una composizione lunga, densa, dalle ampie linee, che continuamente si rinnova nel pathos cantabile di pretta marca


di nobile malinconia.








lo stesso medico-violoncellista.

La Sonata richiede all’interprete una tensione continua, una palpitante presenza, una sonorità ora intensa ora soffusa,

per l’espressione diretta delle emozioni lì riversate.

Il primo tempo s’inizia con un’introduzione in tono meditativo che serve a presentare le sue credenziali di serietà, per poi partire

inanellando le sue trame motiviche in piena interazione tra i due strumenti.

L’Allegro che segue è agitato, fortemente ritmico e ha l’andamento ma non il carattere di uno Scherzo. Tra una ripresa e l’altra si

intercalano dei bei interventi melodici del violoncello di carattere nobilmente patetico e dall’intonazione indovinatissima.

L’Andante che sta al terzo posto è da considerarsi il cuore della Sonata. Inizia il pianoforte a proporre il tema e vi si inserisce subito

dopo lo strumento ad arco sviluppandolo e mantenendo sempre alto il livello dell’emozione.


e con un carattere volto al positivo, ma sempre con parti interne cantabili del violoncello che rievocano a volte momenti già sentiti in


un’esuberanza di cose da dire e che si trova in un moment produttivo particolarmente felice.

Diego R. Cescotti

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SALA FILARMONICA

GIOVEDì 28 FEBBRAIO 2013 - ORE 20.45

LotUS

Inês d’avena

Claudio ribeiro clavicembalo

CARL PHILIPP EMANUEL BACH (attr.) Sonata H. 542.5

(1714-1788) (trascrizione della Sonata in la minore per violino e

cembalo, attribuita anche a J. S. Bach, BWV 1020)

Allegro, Adagio, Allegro

JOHANN SEBASTIAN BACH Concerto in sol minore per clavicembalo

(1685-1750) solo BWV 975 (trascrizione da A. Vivaldi, op. 4 n. 6)

Allegro, Largo, Giga (Presto)

Partita in re minore BWV 997

(trascrizione della Partita per liuto)

Preludio, Fuga, Sarabanda, Giga

Concerto in do minore per clavicembalo

solo BWV 981 (trascrizione da B. Marcello, op. 1 n. 2)

Adagio, Vivace, Prestissimo

Organ Trio in fa maggiore BWV 525

(trascrizione del Trio per organo)

Allegro moderato, Adagio, Allegro


L’ensemble Lotus si è formato all’Aja nel 2004. I suoi membri

lavorano insieme dal 2001 in seguito al loro programma di studi

compiuto presso il Royal Conservatoire della città olandese. Negli

ultimi 7 anni l’ensemble si è esibito in Brasile, Olanda e Italia. Il

repertorio di Lotus consiste in pezzi originali o trascritti del XVII


della pratica stilistica e storica e una vivace resa musicale caratterizzano

l’ensemble. Inês d’Avena e Claudio Ribeiro lavorano inoltre

presso l’orchestra Collegium Musicum dell’Aja che fondarono

insieme nel 2006 e di cui Claudio Ribeiro è il direttore artistico.

Inês d’avena

nel 2001 si è trasferita in Olanda nel 2001 per studiare presso il

Koninklijk Conservatorium all’Aja, concludendo il suo percorso

formativo nel 2005 con un Bachelor Degree sotto la guida di Reine-

Marie Verhagen e nel 2007 con un Master Degree sotto la guida di

Sébastien Marq, facendo ricerche musicologiche sul tema «Napoli


Peter van Heyghen.

tembre

2010 Inês ha lavorato per un Dottorato presso la Leiden

University / Orpheus Institute Gent. Inês D’Avena si è esibita in

formazioni da camera e orchestrali in Brasile, Olanda, Francia,

Spagna, Austria, Germania e Italia. Nel 2008 si è esibita come

solista con l’Amsterdam Baroque Orchestra sotto la direzione di

Ton Koopman, all’Itinéraire Baroque Festival. Nell’ottobre 2010

ha vinto la II International Competition Prince Francesco Maria

Ruspoli.

Claudio ribeiro (clavicembalo) è nato a São Paulo nel 1976. Ha

un Bachelor Degree in direzione presso l’Università dello Stato

di Campinas, dove ha studiato clavicembalo con Edmundo Hora,

e un secondo Bachelor e Master Degree in musica antica presso

il Conservatorio dell’Aja, sotto la guida del clavicembalista Jacques

Ogg. La sua formazione musicale è arricchita da numerosi

masterclasses e corsi in Sud America e in Europa, approfondendo

competenze nella direzione, nella composizione, nel pianoforte,

nel violino barocco, nell’organo e clavicembalo.

Claudio Ribeiro è membro fondatore e direttore del Collegium

Musicum dell’Aja e della Companhia de Música (Brasile); inoltre

è membro, oltre che di Lotus, del Giardino Musicale, di Música

Temprana e di De Swaen. È regolarmente invitato a insegnare

in masterclasses nel suo Paese d’origine ed è insegnante ospite e

accompagnatore presso il Conservatorio Reale dell’Aja.

note aL PrograMMa

Studio, divertimento, divulgazione, omaggio all’autore


capillare della pratica della trascrizione nel corso della



– per citare il titolo di un noto volume che, così, evita elegantemente

l’ambiguo termine ‘barocco’. Il Rinascimento

aveva conosciuto il fenomeno diffuso dell’adattamento di

partiture vocali a diverse compagini strumentali, e con

l’abitudine di destinare molte composizioni genericamente

“per ogni sorta di strumenti” aveva ampiamente coltivato

un approccio disinvolto agli organici, aiutato dal fatto che


(anche rispetto alla voce) non si era ancora delineato con

nitidezza.

-


precisare gli organici, i singoli strumenti sviluppano un

proprio ‘dialetto’ (se non vogliamo parlare di lingua, che

resta per molti tratti comune), e si struttura una produzione

schiettamente strumentale che dà luogo ai due grandi generi

della sonata e del concerto.

na

ai generi che riguarda semplicemente la destinazione

strumentale (le versioni delle celeberrime Sonate op. V


esempi più noti del periodo), sia, stimolata soprattutto dal

concerto, per una prassi a scavalco, con la trasformazione

in concerto di composizioni sonatistiche (Corelli nelle


di Avison ne sono testimonianza), sia con la riduzione di

composizioni più o meno orchestrali per tastiera o poco più.

Qual era il motivo per cui si sentiva la necessità di trascrivere?

Come si diceva sopra, la spinta all’adattamento

di musica propria o altrui aveva origini differenti. Lo


la metabolizzazione dei contenuti musicali attraverso vari generi di elaborazione.

-


disponibilità sul mercato delle più fantasiose manipolazioni del repertorio in voga.

Trascrivere voleva dire anche implicitamente riconoscere un particolare valore all’oggetto preso in considerazione, così come utiliz-


l’impossibilità di far conoscere concretamente – a prescindere dalla possibilità di leggere le partiture mentalmente – le composizioni

più complesse di autori considerati importanti; ecco allora che in epoche che ancora non disponevano dei mezzi tecnici di cui possiamo

godere oggi, l’esecuzione in forma ridotta, trascritta, adattata rappresentava uno dei veicoli di divulgazione e riproduzione

della ‘grande musica’.

Il programma di Lotuszioni

storiche e proponendone di proprie.

dono

non tanto al desiderio di studiare le forme italiane – che Bach, al tempo già affermato professionista, doveva già conoscere



all’instancabile editoria olandese, come pure con la prassi della riduzione organistica dei più moderni concerti italiani, vera e

propria passione dell’organista della cattedrale, Johann Jacob Grave. Il fatto che non solo Bach, ma anche l’organista suo cugino

Walther, pure a servizio del principe, si siano dedicati in parallelo ad una cospicua attività di trascrizione tastieristica di concerti

lascia appunto immaginare che la spinta non sia stata interna (lo studio), ma esterna (il committente).

Le altre composizioni vengono assunte e proposte da Lotus per il proprio organico, sfruttando l’ambiguità delle destinazioni originarie,

gli spazi che le ipotesi dei musicologi lasciano alla possibilità che siano state concepite per diversi strumenti o semplicemente

il gusto di adattare, oggi come allora, la musica al proprio desiderio di interpreti, non senza un retroterra di devoto omaggio a


immediatamente successive alla sua.

La sonata di Carl Philipp Emanuel, che andava sotto il numero 1020 del catalogo paterno come sonata per violino ma è più at-



senz’altro le mosse da una pratica storica.

La Partita per liuto BWV 997 a sua volta, nonostante l’esistenza di una intavolatura per liuto, lascia molto in dubbio sulla sua


appare abbastanza decisamente cembalistica. Sempre in agguato inoltre, come in altre composizioni similari, è l’ipotesi che fosse


storiche intorno al pezzo lascia ampio margine agli interpreti per le scelte di organico.

La Sonata per organo (o per cembalo con pedaliera) BWV 525, come le altre 5 che la seguono nel catalogo bachiano, ha una





di committenza o amore per un compositore e per la sua musica) decide di proporre la propria e unica lettura di un’opera musicale.

Angela Romagnoli


SALA FILARMONICA

SABATO 9 MARZO 2013 - ORE 20.45

QUartetto ProMeteo

giulio rovighi violino

aldo Campagnari violino

Massimo Piva viola

Francesco dillon violoncello

LUDWIG VAN BEETHOVEN Quartetto in mi minore op. 59 n. 2

(1770-1827) Allegro

Molto adagio

Allegretto

Finale (Presto)

GIORGIO FEDERICO GHEDINI Quartetto n. 3 in un sol tempo

(1892-1965)

ANTONÍN DVOØÁK Quartetto in re minore op. 34

(1841-1904) Allegro

Alla Polka (Allegretto scherzando)

Adagio

Finale (Poco Allegro)


Vincitore della 50a edizione del Concorso

Internazionale Primavera di Praga nel

1998, il Quartetto Prometeo è stato insignito

del Premio Speciale Bärenreiter

per la migliore esecuzione fedele al testo

originale del Quartetto K 590 di Mozart,

del Premio Città di Praga come migliore

quartetto e del Premio Pro Harmonia

Mundi.

Nel 1998 il Quartetto Prometeo è stato

eletto complesso residente della Britten-

Pears Academy di Aldeburgh e nel 1999

ha ricevuto il premio Thomas Infeld dalla

Internationale Sommer Akademie Prag-

Wien-Budapest per le «straordinarie capacità

interpretative di una composizione

del repertorio cameristico per archi» ed è

risultato secondo al Concours International

des Quatuors di Bordeaux.

Nel 2000 è stato nuovamente insignito del

Premio Speciale Bärenreiter al Concorso

ARD di Monaco. È stato ospite del Concertgebouw

di Amsterdam, del Musikverein,

della Wigmore Hall, del Festival di

Mecklenburg, dell’Accademia di Santa

Cecilia a Roma, della Società del Quartetto

di Milano, della Settimana Musicale

Senese, delle Settimane Musicali di Stresa,

della Società Veneziana dei Concerti, del

GOG di Genova, dell’Associazione Scarlatti

di Napoli, degli Amici della Musica

di Firenze. Collabora con musicisti quali

Mario Brunello, David Geringas, Veronika

Hagen, Alexander Lonquich, Stefano

Scodanibbio, il Quartetto Belcea. Particolarmente

intenso il rapporto artistico

con Salvatore Sciarrino, che ha dedicato

al Prometeo gli Esercizi di tre stili e il

nuovo Quartetto n. 8 commissionato dalla

Società del Quartetto di Milano.

Prosegue la collaborazione con Ivan Fedele,

di cui ha eseguito ha interpretato

Morolòja, commissionato dall’Accademia

Filarmonica Romana.

note aL PrograMMa

BEETHOVEN – I tre Quartetti dell’op. 59 di Beethoven sono concordemente ritenuti


l’evoluto pensiero musicale e la salda dottrina combinatoria di cui essi sono intrisi

pregiudichino la loro natura cordiale, comunicativa e fantasiosamente discorsiva. In



essendo al contempo libere di intrecciarsi in reciproche interconnessioni.

Sinfonia Eroica

certo respiro sinfonico, il che all’effetto pratico si tradurrebbe in un taglio più generoso,

in un gioco di sviluppi più esteso, in una maggiore consistenza e varietà di contenuti.


troppo audaci, troppo stravaganti, troppo lunghi e ricchi di materiali, di situazioni e


l’assoluta validità di un prodotto artistico.

Invero tali caratteristiche di sapiente facondia sono per lo più appannaggio del primo

Quartetto in fa maggiore, che rimane il più felice e perfetto della raccolta; mentre il

secondo in mi minore (1806), che si udrà stasera, palesa una natura più ombrosa

ed enigmatica, una volontà sperimentale più insistita che richiede all’ascoltatore un

impegno leggermente più sofferto.



lo percorre e che fa presagire Schumann. L’inizio con le sue frasi brevi e irruenti


il prosieguo riesce ad allontanarsi da tale sensazione di affanno. Anche il tempo








movimento conta invece tra i primi esempi di Scherzo beethoveniano, ed è risolto


committente e dedicatario del lavoro, Beethoven inserisce nella sezione interna un

tema russo corrispondente all’inno Slava bogu na nebe Slava,


nella sua versione originale (come tale lo si sente risuonare nella scena dell’incoronazione del Boris Godunov),



Un elemento di ambiguità è rappresentato dal fatto che il pezzo è impostato in mi minore ma il tema è costantemente mantenuto in

do, producendo un effetto di indeterminatezza tonale.

GHEDINI –


generi strumentali, rivisitati in direzione di un archeolgismo neobarocco innestato su un vocabolario non scevro da audacie moderniste.

La sua scrittura orchestrale e cameristica è profondamente innervata nella logica di un solido costruttivismo e non rinuncia mai a



Il Quartetto n. 3 ‘in un sol tempo’ in programma stasera offre un’occasione rara di penetrare nel mondo sonoro dell’autore cuneese e

di venire a conoscenza di un repertorio che in passato aveva incontrato l’interesse, tra gli altri, del celebre Quartetto Italiano.

DVOÁK – Tutte le forme della musica strumentale da camera sono ampiamente rappresentate nel catalogo delle opere di Dvoák:

i soli Quartetti sono in numero di 14, composti nell’arco di tempo più che trentennale che va dal 1862 al 1895. Meno coinvolto del


soluzione ‘neoclassicica’ di Brahms, di cui fu conoscente e amico, pur non potendo rinunciare all’impiego di mezzi tecnico-espressivi



largo uso di materiali originali accogliendo all’interno delle proprie opere elementi del folklore nativo ma anche di altri paesi dell’area



slavo che sempre trova modo di emergere con tutto il dovuto rilievo attraverso aperture liriche di struggente malinconia, robusti ritmi di





Dvo

rimangono per lui i campi privilegiati dell’alta cultura borghese che egli non intende in alcun modo tradire o travisare ma semmai




e fantasia, alternando atteggiamenti di pensosità severa, lieti umori paesani e momenti di introspezione contemplativa.

Diego R. Cescotti


SALA FILARMONICA

SABATO 16 MARZO 2013 - ORE 16.00

I FIatI SoLIStI

deLL’orCHeStra HaYdn

I BUrattInI

dI LUCIano gottardI

PAUL DUKAS L’Apprendista stregone

(1865-1935)


SALA FILARMONICA

GIOVEDì 21 MARZO 2013 - ORE 20.45

renato SaMUeLLI

chitarra

MARIO CASTELNUOVO-TEDESCO Sonata op 77 (omaggio a Boccherini)

(1895-1968) Allegro con spirito


Tempo di minuetto

Vivo ed energico

AUGUSTÍN BARRIOS MANGORÉ Julia Florida Pais de Abanico

(1885-1944)

MAURO GIULIANI Rossiniana N° 5 op.123

(1781-1829)

MANUEL MARIA PONCE Sonata Romantica

(1882-1948) (Hommage à F.Schubert qui aimait la guitare)

Allegro moderato

Andante espressivo

Allegretto vivo-più lento espressivo

Allegro non troppo e serioso

AUGUSTÍN BARRIOS MANGORÉ Un sueno en la Floresta

MARIO CASTELNUOVO-TEDESCO Rondò per chitarra op.129


enato Samuelli è originario di Gargnano

sul Garda (Brescia) dove è nato il 17 febbraio

1963. Ha studiato chitarra classica

al Conservatorio di Riva del Garda sotto

la guida di Mariano Andreolli, diplomandosi

nel 1984 con il massimo dei voti e

la lode. Si è poi perfezionato con Oscar

Ghiglia, Ruggero Chiesa, Alberto Ponce

e a Vienna con Eliot Fisk; ha inoltre

seguito i corsi tenuti da Andrés Segovia

al Conservatorio di Ginevra (1982). Si

è affermato in numerosi e importanti

Concorsi Internazionali a cominciare

dal premio speciale quale più giovane

e meritevole concorrente al «Fernando

Sor» di Roma (1980), al «Manuel Maria

Ponce» di Carpentras (1983), al Concorso

d’Interpretazione musicale di Gargnano

(1983), al Concorso «Emilio Pujol» di

Sassari (1986). A coronamento di questo


nel 1987 la vittoria del Primo Premio

Assoluto al «Concorso Internazionale

di Musica Città di Milano» (edizione

dedicata a Heitor Villa-Lobos nel centenario

della nascita), che lo ha imposto

al pubblico e alla critica internazionali


repertorio chitarristico. Grazie a queste

affermazioni ha potuto esibirsi in vari

Paesi europei (Slovacchia, Ungheria,

Austria, Germania, Francia, Svizzera,

Spagna, Serbia) e in Sudamerica. Ha al

suo attivo concerti e tournée sia come

solista che in formazioni da camera e

con orchestra. L’approfondimento del

repertorio originale ottocentesco e la

continua ricerca stilistica lo hanno stimolato

all’utilizzo di strumenti d’epoca

per un progetto dedicato all’integrale

delle “Rossiniane” di Mauro Giuliani. È

attualmente titolare della cattedra di chitarra

classica al Conservatorio «Evaristo

Felice Dall’Abaco» di Verona.

note aL PrograMMa

La Sonata in re magg. op. 77 di Mario Castelnuovo-tedesCo

Boccherini) venne composta nel 1934 e dedicata al grande chitarrista spagnolo




sapientemente a reinterpretare elementi e forme del passato rivisitandoli in chiave

contemporanea. Di particolare interesse il terzo movimento “Tempo di minuetto”


per archi op 13/5 di Luigi Boccherini.

Chitarrista-compositore paraguayano tra i più apprezzati del primo novecento,

augustin Barrios Mangoré prende spunto per le sue opere dal canto e dai ritmi

dei vari paesi dell’America latina. L’ispirazione folclorica unita ad una grande

maestria nell’uso della forma danno alle sue opere un sapore evocativo e malinconico.

Julia Florida, País de Abanico e Un sueño

en la Floresta, in cui grazie ad un sapiente uso della tavolozza timbrica e delle varie

tecniche proprie della chitarra Barrios riesce a creare atmosfere ricche di suggestione.

Mauro giuliani è senza alcun dubbio una delle personalità più importanti e

rappresentative tra i compositori che si sono dedicati al repertorio chitarristico tra

‘700 e ‘800. “Le Rossiniane”, sei pot-pourris su temi di G. Rossini, sono tra le sue


motivi delle arie d’opera tratti da Il Barbiere di Siviglia, Tancredi, Cenerentola e

La gazza ladra, facendoli seguire da variazioni originali e concatenandoli in modo

assai convincente, dimostrando disinvoltura nel trattare la materia compositiva e



dello stile del Maestro pesarese, fra tutti il proverbiale “crescendo”.

La Sonata Romantica “Hommage a Franz Schubert qui aimait la guitare” fu

scritta nel 1929 dal compositore messicano Manuel Maria PonCe e fa parte del



timbriche e tecniche della chitarra. Il riferimento stilistico al Romanticismo

schubertiano ben si fonde con l’intento segoviano di dotare la chitarra di un

repertorio che avesse sicura presa sul pubblico. In particolare il secondo movimento

si caratterizza per la straordinaria bellezza della melodia mai scontata e supportata


Il Rondò op 129, scritto da M. Castelnuovo-Tedesco nel 1946, si colloca nella seconda

parte della sua produzione (la cosiddetta epoca post-bellica) che si caratterizza per

i toni più cupi e pessimisti dovuti all’esilio in terra americana a seguito delle leggi


rappresenta un ritorno al passato e alle forme più classiche e testimonia una sorta

di autodifesa nei confronti dell’ambiguità di certa musica di consumo nel mondo

del cinema americano (Castelnuovo-Tedesco si mantiene proprio scrivendo colonne


Renato Samuelli


SALA FILARMONICA

GIOVEDì 28 MARZO 2013 - ORE 20.45

aLdo CaMPagnarI

violino

MarI FUJIno

pianoforte

FRANZ SCHUBERT Sonata in la maggiore D 574 (op. 162)

(1797-1828) Allegro moderato

Scherzo (Presto)

Andantino

Allegro vivace

LUDWIG VAN BEETHOVEN Sonata n. 7 in do minore op. 30 n. 2

(1770-1827) Allegro con brio

Adagio cantabile

Scherzo (Allegro)

Finale (Allegro)

FERRUCCIO BUSONI Sonata n. 2 in mi minore op. 36a

(1866-1924) - Langsam

- Presto

- Andante, piuttosto grave

- Andante con moto (Thema)

- Var. 1: Poco più andante

- Var. 2: Alla marcia, vivace

- Var. 3: Lo stesso movimento

- Var .4: Andante


- Var. 6: Allegro deciso, un poco maestoso


aldo Campagnari si è diplomato in

violino sotto la guida di Pierantonio

Cazzulani e armando Burattin.

dopo essere stato primo violino di

spalla nell’orchestra giovanile Italiana,

suonando sotto la direzione

di r.Muti, C.M.giulini, g.g.rath,

g.Sinopoli, ha collaborato con l’orchestra

del teatro alla Scala di Milano;

nel mentre si perfezionava con

Massimo Quarta a Bologna e presso

il Conservatorio Superiore di Musica

di Lugano. dal 1997 è membro del

Quartetto Prometeo con il quale ha

vinto premi in prestigiosi concorsi internazionali

(Primo premio assoluto

a Praga, Bordeaux, ard Monaco)

e viene chiamato ad esibirsi dalle

più prestigiose società concertistiche

internazionali, collaborando con artisti

come Mario Brunello, alexander

Lonquich, Veronika Hagen, reiner

Schmidt, Michele Campanella, antony

Pay, enrico Pace, david geringas,

J. g. Queiras, C. Widmann. Ha

effettuato registrazioni per rai radio

3, ard (Monaco e Saarbrueken),

orF (austria), radio Ceca, BBC

(Belfast). nel 2006 ha fondato il

Quartetto Prometeo Festival ed ha

diretto dal 2006 al 2009 il festival di

musica contemporanea Contempo-


alter ego (roma) quintetto con cui

sperimenta la musica di oggi, collaborando

con i maggiori compositori

del nostro tempo in tutto il mondo.

Insegna quartetto d’archi presso il

Conservatorio Superiore di Lugano,

ed ha tenuto corsi all’orlando Festival

la

California e presso il Conservatorio

di trento. Insegna violino alla Scuola

Musicale «J. novak».


Mari Fujino è nata a Ishikawa

in giappone, dove a

tre anni ha iniziato lo studio

del pianoforte. nel 1998 si è

diplomata a tokyo presso

l’Università della Musica

“to-Ho” sotto la guida di

Izumi Komoriya, e nello

stesso anno si è trasferita in

Italia. nel 2002 si è diplomata

presso il Conservatorio

“g.B. Martini” di Bologna

con il massimo dei voti, la

lode e la menzione d’onore,

sotto la guida di Carlo Mazzoli.

nel 2003 si è diplomata

al corso triennale di Musica

da camera dell’accademia

Pianistica Internazionale di

Imola sotto la guida di Pier

narciso Masi. Ha seguito

inoltre seminari di perfezionamento

di pianoforte tenuti

da arnaldo Cohen, tomislav

Bainov, Karl-Heinz Kämmerling,

e si è perfezionata

con Pier narciso Masi e Massimo

neri. Ha vinto premi

in vari concorsi nazionali

ed internazionali, sia come

solista che in formazioni da

camera. Collabora costantemente

quale pianista accompagnatrice

in masterclass

e corsi musicali, in Italia e

negli Stati Uniti, tenuti da

insegnanti di primo piano.

Mari Fujino ha un’intensa

attività concertistica sia

come solista che in varie

formazioni cameristiche,

oltre che in collaborazione

con vari strumentisti e con

cantanti.


note aL PrograMMa

SCHUBERT – La Sonata in la maggiore (1817) è, assieme alla Fantasia in do maggiore D 934, il contributo maggiore dato dal

compositore austriaco alla letteratura per violino. Come avvenne per la maggior parte delle sue opere, essa rimase inedita mentre

era in vita e fu pubblicata solo nel 1851 come op. 162 e con la dizione “Duo”. L’opera era stata scritta nel 1817, l’anno dopo le tre







Basta ascoltare l’attacco del primo movimento (Allegro moderato) con l’incedere dinoccolato del pianoforte e il violino subito


serenità, con lo strumento ad arco che subito padroneggia il discorso tematico e il pianoforte per lo più mantenuto in una funzione

di accompagnamento.


viene mai enfatizzato in senso patetico o drammatico. L’uso delle strutture formali appare ancora vincolante, pur nel ripensamento

originale del gioco tonale, sicché il lavoro si vede inserito a pieno diritto nella gloriosa tradizione del classicismo viennese tuttora

ignaro degli scompensi emotivi del romanticismo pieno. Si gusti, nello Scherzo, il piglio scattante ed energico impresso al movimento

e, nel delicato Andantino, la transizione centrale dall’atmosfera vagamente liederistica. Il Finale, pur esso con carattere di scherzo,

porta a termine in modo brillante la composizione.

BEETHOVEN – Se la IX Sonata op, 47


gode di considerazione non meno ampia, e anzi si guarda senza mezzi termini ad essa come a un’opera di svolta, capace di aprire



Sonata per pianoforte

op. 26 e le due dell’op. 27, tutte concluse nel 1801, o alla Sonata ‘Patetica’ op. 13

piglio imperioso dei movimenti estremi (l’“eroica protervia” di cui parlava Busoni) come preannuncio della terza Sinfonia ormai



Un motto di carattere meditativo cui le pause di attesa accrescono il senso di mistero avvia il primo Allegro

si sviluppa un dialogo serrato tra i due strumenti fatto di continue incalzanti riprese in un generale clima di concitazione. Il




secondo movimento Adagio

Scherzo che segue, e irruento l’ultimo Allegro

suo ruolo conclusivo, è stato paragonato un po’ forzosamente al tempo omologo della Sonata “Al chiaro di luna”

Allegro

ultimi movimenti di un pezzo.

BUSONI –

complessa e affascinante che contribuì solidamente, anche come elaboratore di teorie avanzate, al dibattito sui destini della musica


ispetto agli effettivi meriti, e ancor oggi è conosciuto e apprezzato solo in ambiti ristretti di studiosi.

Il retaggio familiare (il padre italiano, la madre tedesca) gli permise di operare scelte di campo in accordo con le proprie esigenze,

facendolo inclinare verso il mondo germanico che offriva condizioni culturali migliori, pur con il rimpianto di non poter contribuire

più direttamente alle sorti del proprio paese di nascita, dove sognava di mettersi alla guida di un’azione di rinnovamento ma senza


Busoni ci si presenta piuttosto come uomo di dimensione cosmopolita, portato dalla propria attività concertistica o didattica a

soggiornare nei posti più disparati, da Lipsia a Helsinki, da Mosca a Boston, da Zurigo a Berlino, che rimase la sua città di

riferimento.

La sua seconda Sonata per volino e pianoforte (1898) appartiene a un momento cruciale della sua vita: egli stesso aveva

dichiarato esplicitamente di aver trovato attraverso di essa la sua propria strada come compositore e la piena affermazione della

propria personalità di artista.

La distribuzione piuttosto anomala dei tempi fa pensare a certe soluzioni beethoveniane rispetto alla macroforma, con il peso


per passare poi a un lunghissimo movimento inglobante un tema con sei variazioni, che costituisce il vero cuore del componimento.


così al componimento una continuità perfetta lungo i trenta minuti in cui dura.

Come è tipico di Busoni nelle grandi strutture (si veda tra tutte lo straripante Concerto per pianoforte e coro maschile), si trova

nello sviluppo interno dei materiali una congerie di situazioni e caratteri fantasiosamente accostati e fatti interagire, sì che non



alla Sonata un carattere precipuo di peripezia.




percorso ricorre per l’ultima volta il ricordo del motto d’inizio del movimento e addirittura la situazione di apertura della sonata

che vale come suggello posto all’intera composizione.

Diego R. Cescotti


SALA FILARMONICA

VENERDì 5 APRILE 2013 - ORE 20.45

SoFYa gULYaK

pianoforte

JOHANNES BRAHMS 2 Rapsodie op. 79

(1833-1897) -n. 1 in si minore

-n. 2 in sol minore

Variazioni su un tema di Händel op. 24

SERGEJ RACHMANINOV 6 Momenti musicali op. 16

(1873-1943) - Andantino in si bemolle minore

- Allegretto in mi bemolle minore

- Andante cantabile in si minore

- Presto in mi minore

- Adagio sostenuto in re bemolle maggiore

- Maestoso in do maggiore


Sofya gulyak è nativa del Kazan (russia), dove ha

iniziato gli studi pianistici per poi perfezionata a

Parigi alla Scuola normale alfred Cortot, a Imola

con Boris Petrušanskij e al royal College di Londra

con Vanessa Latarche.

nel 2009 ha vinto il primo premio e la medaglia

d’oro Principessa Mary alla sedicesima edizione

del Concorso pianistico di Leeds, prima donna

nella storia della manifestazione a raggiungere

l’ambito riconoscimento. Questo traguardo nella

vita artistica dell’interprete rappresenta il coronamento

di una serie di affermazioni in concorsi

internazionali. Pienamente inserita nel solco della


interprete dalla maturità sorprendente, nonostante

la giovane età, capace di condurre l’ascoltatore

nelle intimità più nascoste del pensiero musicale.

Il «times» di Londra ha recentemente elogiato

l’intensità e la non comune forza comunicativa del

suo pianismo. Molti i recital e i concerti con orchestra

tenuti in russia, Polonia, Francia, Finlandia,

norvegia, Inghilterra, USa, Svizzera, Marocco,

grecia, Corea del Sud, ospite delle migliori sale da

concerto: Salle gaveau, Pleyel e Cortot a Parigi,

Kenndey Center a Washington, Salle Molière a Lione,

Concert Hall di Helsinki, town Hall di Leeds,

Sala Verdi a Milano, teatro alighieri a ravenna,

Konzerthaus a Berlino. Si è esibita con l’orchestra

national de France, con la Liverpool Philarmonic,

la Copenaghen Symphony, la Helsinki Philarmonic,

la Finnish radio Symphony, l’orchestra da

camera del Kazan, la Baltimore Symphony e con i

direttori Vladimir aškenazij, Sakari oramo, Leif


di annecy, di ravello, di asolo, al nordlys Festival

in norvegia, al Keyboard Festival di new York e

di Sceaux.

I prossimi impegni dell’artista prevedono concerti

al gewandhaus di Lipsia, con la Brazile Symphonia

orchestra, la City of Birmingham orchestra,

l’orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, l’Halle

orchestra, e la partecipazione ai festival pianistici

della ruhr, di duzniki e di Cracovia.


note aL PrograMMa

BRAHMS – Due Rapsodie per pianoforte, scritte una dopo

l’altra nel 1879, rivelano un autore ancora disposto ad esibire tratti di foga e baldanza giovanili. Come scrittura esse risultano

forse meno spinte sul piano dell’innovazione linguistica, se paragonate con altri lavori contigui come i Klavierstücke op. 76;





impianto generale, non si adattasse al concetto che normalmente si ha di rapsodia. In realtà, se si tengono separati i termini




Una dualità tra impeto e sommesso lirismo sta alla base della prima Rapsodia in si minore, costruita secondo lo schema

esposizione-sviluppo-trio centrale-ripresa-coda. Essa si afferma con una sezione Agitato ove i due temi dal carattere contrastante

si alternano nel loro gioco reciproco e guidano alla parte centrale in maggiore (Meno agitato) dove è veicolato un pensiero più

teneramente espressivo.

Stesso gesto compositivo è presente nella Seconda Rapsodia in sol minore (Molto passionato, ma non troppo allegro), che più




memoria dell’ascoltatore per la sua intrinseca pregnanza. Questo celebre brano è in tutto e per tutto un primo tempo di sonata,


tono contrastante lo rende coerente con lo spirito rapsodico voluto dall’autore.

Quanto alle Variazioni su un tema di Händel (1861), ci troviamo di fronte a una pagina monumentale e di eccezionale impegno


di compositore ‘classico’: un’opera così densa e nuova da essere stata malintesa alle sue prime apparizioni e che resta tuttora

un’impresa che non tutti gli interpreti si sentono di tentare.

Circa il modo in cui Brahms considerava la variazione, è stato detto come egli non fosse interessato tanto alla trasformazione


che conta in un tema è soltanto il basso. Per me è sacro, è la terraferma su cui costruire le mie storie... sul basso dato io posso





una dopo l’altra in un continuo trascolorare di situazioni e caratteri musicali. La lunga peripezia, pur procedente senza alcuna

soluzione di continuità, è segmentabile in sezioni che si distinguono per ragioni di affinità, denotando alla base un progetto

costruttivo assolutamente solido.


cui viene richiesta una competenza da intenditori e un palato raffinato.

RACHMANINOV –

ufficiale che non ha mai perdonato al musicista russo il suo estraniarsi dalla storia e conseguentemente il suo sottrarsi dall’obbligo

di concorrere all’evoluzione dei linguaggi, rinfacciandogli il mancato discernimento dei valori autentici e l’adozione coerente


accattivante, estremamente professionale, molto pane per i loro denti.


E chi pianista non è si attacca volentieri ad altri sortilegi sonori difficili da togliersi di dosso una volta che se ne è rimasti

impigliati: le atmosfere di Aleko, del Cavaliere avaro, dell’Isola dei morti, della cantata Le campane. E ancora le tre Sinfonie,

le Danze sinfoniche. L’ampio melodismo del Trio e della Sonata per violoncello. La magica suggestione del Vocalise con il

suo avvolgente irresistibile arabesco. L’aura mistica spirante dai cori della Liturgia di San Giovanni Grisostomo. Difficile


i miti del progresso egli ha riproposto valori umani ed emotivi non tra i più accetti ai nostri giorni: il patetismo, l’introversione

malinconica, il pensiero della morte che ossessivamente percorre molte sue opere sulle note ammonitrici del Dies Iræ. Rachmaninov


che fa uso delle tristi melopee ereditate dal suo grande Paese per dar voce all’interiorità più sfogata. Uno che sceglie di scrivere

musica sentimentale e lo fa nel modo più aperto e spudorato. Un autore problematico e affascinante. Amato e avversato in pari

misura. Un autore imprescindibile.


manierismi e non si sa rinunciare a certe abusate citazioni gozzaniane che pretendono di fissare scale di valori estetici e morali.

Sui Momenti musicali

musicali (1896), lavoro capitale per definire la personalità di Rachmaninov, l’intimismo romantico degenerato in kitsch viene

rappresentato in teatro con scene e costumi, con luci, con un pubblico anonimo da coinvolgere emotivamente e intellettualmente...

Il senso dell’operazione condotta da Rachmaninov è evidente. Il punto di partenza è la musica kitsch della seconda metà del


classe di origine, appunto la piccola borghesia. Il kitsch piccolo-borghese, le buone cose di pessimo gusto vengono trasportate


romantica... Il sentimentalismo piccolo-borghese viene trasformato in arte della percezione sonora, in esposizione di sentimenti


Diego R. Cescotti


SALA FILARMONICA

MARTEDì 9 APRILE 2013 - ORE 20.45

orCHeStra HaYdn

thomas Mandl direttore

Svetlana Kotina mezzosoprano

george Vincent Humphrey tenore

GUSTAV MAHLER Das Lied von der Erde

(1860-1911) (arr. A. Schönberg e A. Webern)


AUDITORIUM CENTRO S. CHIARA - TRENTO

MERCOLEDì 17 APRILE 2013 - ORE 20.30

orCHeStra HaYdn

gustav Kuhn direttore

Marco Mandolini violino

Margherita Pigozzo viola

WOLFGANG AMADEUS MOZART Sinfonia concertante

(1756-1791) in mi bemolle maggiore K364

per violino, viola e orchestra

Allegro maestoso

Andante

Presto

ANTON BRUCKNER Sinfonia n. 4

(1824-1896) in mi bemolle maggiore “Romantica”

Bewegt, nicht zu schnell


Scherzo. Bewegt (Mosso)


Finale. Bewegt, doch nicht zu schnell

In occasione del concerto a Trento, per gli abbonati sarà organizzato un servizio pullman.


SALA FILARMONICA

LUNEDì 29 APRILE 2013 - ORE 20.45

roBerto ProSSeda

pianoforte

FRANZ SCHUBERT 4 Impromptus op. 90, D 899

(1797-1828) -n. 1 in do minore

-n. 2 in mi bemolle maggiore

-n. 3 in sol bemolle maggiore

-n. 4 in la bemolle maggiore

FELIX MENDELSSOHN Rondò capriccioso op. 14

(1809-1847)

GIUSEPPE VERDI Romanza senza parole in fa maggiore

(1813-1901)

Valzer in fa maggiore

FELIX MENDELSSOHN 6 Lieder ohne Worte

- op. 67 n. 1 in mi bemolle maggiore

- op. 38 n. 2 in do minore

- op. 67 n. 3 in fa maggiore

- op. 38 n. 6 in la bemolle maggiore “Duetto”

- op. 53 n. 2 in mi bemolle maggiore

- op. 85 n. 3 in mi bemolle maggiore=

FERENC LISZT Miserere dal Trovatore di Verdi

(1811-1886)

Parafrasi da Concerto sul Rigoletto


obeto Prosseda (Latina, 1975)

ha suonato come solista con la

London Philharmonic, la gewandhaus

orchester, la Filarmonica

della Scala, l’orchestra Santa

Cecilia di roma, la new Japan

Philharmonic, la royal Liverpool

Philharmonic, la Moscow

State Philharmonic, la Bruxelles

Philharmonic, e ha tenuto

concerti alla Wigmore Hall di

Londra, alla Philharmonie di

Berlino, al gewandhaus di Lipsia,

al teatro alla Scala di Milano.

dal 2011 suona in pubblico anche

to

e presentato in prima esecuzione

moderna il Concerto di Charles


orchestra con la Filarmonica

toscanini di Parma, e che rieseguirà

nei prossimi con i Berliner

Symphoniker, la Staatskapelle di

Weimar, l’orchestra della radio

Svizzera Italiana.

Si occupa anche di ricerca e di-


di tre documentari, dedicati a

Mendelssohn, Chopin e Liszt,

con la regia di angelo Bozzolini,

prodotti da raI educational e

distribuiti da euroarts. Ha curato

numerosi cicli radiofonici per

radio Vaticana e radiotre (tra

cui quello su aldo Clementi) ed è

autore del volume “guida all’ascolto

della musica pianistica”

(Curci, 2012).


Mendelssohn Italia, consulente

artistico del Festival Pontino e

co-fondatore e direttore artistico

dell’associazione di volontariato

“donatori di Musica”.


note aL PrograMMa

Il programma offre una carrellata di alcuni dei generi più tipici del salotto 800, che pur non proponendosi obiettivi particolarmente


interno degli autentici capolavori.

Gli Impromptus o Improvvisi sChuBert uno dei suoi cultori più


misura classica imposta dai canoni tradizionali, ha trovato un modo particolarmente adatto di esprimere se stessa sulla tastiera,

Biedermeier ha sempre arriso la fortuna che si riserva ai prodotti improntati alla



scrittura pianistica brillante e spigliata – se non virtuosa – richiede.

Romanze senza parole di cui Mendelssohn


sua e si caratterizza per la natura lirica e cantabile e la peculiare allure sentimentale che la fa rientrare a pieno titolo nel novero di


dei sentimenti e alle spericolatezze dei virtuosi alla moda. Ciò si addice bene alla cifra stilistica dell’autore amburghese che per indole,

formazione, cultura ed esperienze era alieno dalle espressioni violente ed eversive della corrente romantica, preferendo coltivare di



e del buon gusto. Il Rondò capriccioso op. 19

presso il pubblico comune. Si tratta di un campione molto rappresentativo del primo periodo produttivo di Mendelssohn ed è da vedere

Sogno di una notte di mezza estate, essendo al contempo debitore di certo Weber


in una danza di folletti.

E se i pezzi da salotto di verdi hanno il carattere dell’omaggio alle convenzioni borghesi cui anche l’uomo di teatro doveva sottoporsi,

gli arrangiamenti di liszt


dell’intervento creativo e per porzione di testo da trattare, sicché si deve parlare di volta in volta di fantasie, parafrasi, reminiscenze e

altro ancora. In tutti i casi il senso dell’operazione lisztiana ha sempre in sé notevolissimi elementi di interesse, tali da assicurare a



d’autore, pur conservando la riconoscibilità delle sue linee portanti, si arricchisca del valore aggiunto della personale interpretazione di


Trovatore

atto dell’opera verdiana con la riproduzione del coro del Miserere interpuntato dal rintocco della campana a morto, risultandone

un’atmosfera di notte tenebrosa percorsa da cupe visioni di morte. Ancora più interessante il trattamento riservato al Rigoletto, di







bocca di tutti.

Diego R. Cescotti


CHIESA DI SAN MARCO

MARTEDì 4 GIUGNO 2013 - ORE 20.45

orCHeStra HaYdn

WOLFGANG AMADEUS MOZART Requiem K 626 in re minore

(1756-1791)


ALTRE INIZIATIVE


BIBLIOTECA CIVICA “G. TARTAROTTI” - ROVERETO

NOVEMBRE 2012 - APRILE 2013

Ingresso libero. Inizio ore 18.00

Musica in Biblioteca

MOMENTI MUSICALI

A CURA DI INSEGNANTI ED ALLIEVI

Scuola Musicale dei QuattroVicariati Operaprima

VENERdì 23 NOVEMBRE 2012


Scuola Musicale Jan Novák e Civica Scuola Musicale Riccardo Zandonai

VENERdì 21 dICEMBRE 2012


Scuola Musicale Jan Novák

VENERdì 22 fEBBRAIO 2013


Scuola Musicale dei QuattroVicariati Operaprima

VENERdì 15 MARzO 2013


Civica scuola musicale Riccardo Zandonai

VENERdì 19 APRILE 2013


Associazione Filarmonica di Rovereto

Biblioteca Civica “G. Tartarotti” - Comune di Rovereto - Assessorato alla Contemporaneità

Civica Scuola Musicale “R. Zandonai” - Rovereto

Scuola Musicale “J. Novák” - Villa Lagarina

Scuola Musicale dei Quattro Vicariati “OperaPrima” - Ala


SALA FILARMONICA

VENERDì 14 DICEMBRE 2012 - ORE 20.45

INGRESSO LIBERO

in occasione del 200° anniversario della nascita di Charles Dickens

riccardo zandonai

il grillo del focolare

Commedia musiCale in tre atti

libretto di Cesare Hanau

dal racconto The Cricket on the Hearth di Charles dickens

Esecuzione parziale in forma semiscenica

John Peeribyngle gabriele Spina (baritono)

Dot ombretta Macchi (soprano)

Caleb Plummer graziano de Pace (baritono)

Berta Francesca Poropat (mezzosoprano)

Edoardo david Sotgiu (tenore)

May Fiedling norma raccichini (soprano)

Tackleton Massimo rossetti (basso)

PIANISTA CONCERTATORE

Filippo Bulfamante

ATTORE

Jacopo Bertucci

REGIA

giuseppe Calliari

UNA PRODUZIONE DEL CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI «RICCARDO ZANDONAI»

IN COLLABORAZIONE CON LA CIVICA SCUOLA MUSICALE «RICCARDO ZANDONAI»

E CON L’ACCADEMIA ROVERETANA DEGLI AGIATI


IL grILLo deL FoCoLare

un’opera in tre trilli

Chi conosce Riccardo Zandonai per la sola Francesca da Rimini

potrebbe crederlo un autore di pretta indole tragica, senza sospettare

in lui un talento altrettanto spiccato per il genere commedia, che

invece curò in più occasioni. Il registro tenero connesso a piccole


dagli anni di studio, come testimonia tra le altre cose la crepuscolare

scena pascoliana del Sogno di Rosetta, indovinatissima per

atmosfera e ambientazione.

-


le proprie forze sul Grillo del focolare, soggetto ricavato dal ricco

fondaco della narrativa dickensiana che aveva già avuto nel recente

passato un altro paio di trattamenti musicali da parte di Karl

Goldmark (Das Heimchem am Herd, zie

(The Cricket on the Hearth, 1902); mentre Jules Massenet

aveva provveduto alle musiche di scena per una versione in prosa

rappresentata in Francia (Le Grillon du foyer, 1904).

Si era nel 1905-06, Zandonai aveva sui 22-23 anni e già si tro-





l’opera lirica. Un tentativo in tal senso, per la verità, era stato

già fatto un paio d’anni avanti con l’atto unico La coppa del re,


avrebbe riprovato con ben altre garanzie di sicurezza e forte della

considerazione goduta negli ambienti che contano.

Il Grillo del focolare è il frutto dell’investimento deciso dalla Casa

Ricordi per dar modo all’istinto teatrale della giovane recluta di

ckensano

sia venuta da una scelta personale di Zandonai maturata

attraverso la lettura diretta del racconto inglese o più semplicemente

dal fatto che la Ditta aveva lì a disposizione un adattamento librettistico

che non aspettava altro che di essere musicato. Come che


un suo respiro di poesia e soprattutto è costruita con buona logica

di intreccio e di sviluppo così da attrarre un musicista che voglia

farne uno studio di caratteri. Tipi e nomi del libretto sono gli stessi

che in Dickens: il bonario carrettiere John Peerybingle, l’amorevole


onesto Caleb segnato dalla sfortuna, la cieca Berta piena di uma-


sua May, il cinico Tackleton che porta turbamento nelle varie storie

individuali prima di essere neutralizzato e integrato nel mondo dei



può unire tutti in una concorde

armonia. Senza dimenticare

un personaggio invisibile ma

dominatore: il grillo, appunto,

che è insieme spirito del focolare

domestico, nume tutelare e


allegro trillo, o col suo silenzio,

segnala di volta in volta la sua

partecipazione alle gioie o alle

amarezze delle persone agendo

da voce della coscienza collettiva.

fondi

Zandonai dovette riconoscere

molto della propria stessa

origine popolana, e fu con slancio e partecipe convinzione che diede



una storia basata sui buoni sentimenti: la sua musica è semmai

nel segno dell’energia, con il suo andamento rapsodico, le sue

poliritmie a asimmetrie, il suo denso contrappunto, le sue robuste


con le dolci trame armoniche, le melodie spontanee, le sottolineature

umoristiche, le commoventi atmosfere che contornano soprattutto

l’elemento femminile – complessivamente più saggio – o il tema

della mutua solidarietà. Ciò che ne risulta è un’opera tutt’altro che

nalità

si dovette accorgere la stessa Casa Ricordi, che per il lavoro

Conchita) di

ben altra tempra e con ben altre occasioni di sfogare le esuberanze

e le intemperanze giovanili.

Il grillo del focolare andò con successo al suo battesimo il 28 novembre

1908 sulle scene del Teatro Chiarella di Torino, con riprese


di Zandonai cadde poi in un duraturo oblio. L’ultima rappre-



pianoforte e con alcuni tagli interni surrogati dalla presenza in voce

di un attore che legherà insieme i membri del racconto attraverso

commenti e considerazioni per una sua migliore comprensione.

Diego R. Cescotti


ROVERETO, OTTOBRE-DICEMBRE 2012

IL Progetto

La città di Rovereto nell’autunno 2012 celebra il centenario dalla nascita, e i venti anni dalla morte, di


contemporanea: John Cage.

Compositore, scrittore, padre della musica sperimentale americana, fra i primi ad introdurre il pensiero

-


forma, tempo, silenzio, John Cage è un punto di riferimento indiscusso dell’arte contemporanea.

Oratore affascinate e carismatico, maestro di vita per varie generazioni di artisti e compagno di strada di


aldilà del suono ed è tuttora imprescindibile per chiunque si accosti al mondo della creazione e dell’estetica.

Il progetto MUSICAGE, ideato e coordinato da Francesca Aste, con il patrocinio dell’Assessorato alla Contemporaneità

del Comune di Rovereto, realizzato a Rovereto da ottobre a dicembre 2012, offre un ritratto

originale e complesso del compositore americano, accostando iniziative che vanno dalla musica alla performance,

dal cinema alle arti visive.


molte realtà culturali del territorio:

Mart

associazione Filarmonica di rovereto

Cineforum di rovereto

Conservatorio “Bonporti” di trento

Federazione Scuole musicali trentine

Scuole musicali “r. Zandonai”, CdM di rovereto, “diapason” di gardolo,

Scuole Musicali alto garda


5 ottobre 2012

ore 18.30-20.00 - Foyer del primo piano del MART

ProIeZIone

“Cage/Cunningham” di Elliot Caplan

(USA, 90’, lingua originale inglese) con John Cage, Merce

Cunningham, Robert Rauschenberg, Jasper Johns.


ore 20.30-22.00 - Foyer del primo piano del MART

InContro e ProIeZIonI

con Cage

con Roberto Masotti, Francesca Aste e Gino Di Maggio.

A cura di MartUP, MART

6 ottobre 2012

ore 15.00-18.00 - MART, sale espositive e esterni

ConCerto HaPPenIng

Musicircus for Children

Un happening di John Cage per un numero indeterminato

di giovani musicisti.

Con la partecipazione della Federazione Scuole Musicali

Trentine e delle scuole musicali “Jan Novák” di Villalagarina,

“R. Zandonai” di Rovereto, “Diapason” di Gardolo, Scuola

Musicale Alto Garda, CDM Rovereto, Scuola di Circo

“Oppetelà” e molti altri

A cura di MartUP, MART

26 ottobre 2012

ore 21.00 - Sala Filarmonica, Rovereto

ConCerto

alfonso alberti, pianoforte

L’esecutore tra performance, virtuosismo e indeterminazione

JOHN CAGE 13’02.44914” for a Pianist (1954)

(1912-1992) (1946)

4’33’’ (1952)

Water Music (1952)

Music for Marcel Duchamp (1949-50)

Solo for Piano (1957-58)

(1987)

Music of changes II (1951)

A cura di Associazione MU

PrograMMa generaLe di MUSICAGE

29 novembre 2012

dalle 19.00 - Locanda delle 3Chiavi, Isera

Cena e SLoW readIng

“John Cage e i funghi”:

cena a base di funghi e letture

A cura di Sergio Valentini ,“Slow Food Trentino”

30 novembre 2012

ore 21.00 - Scuola Musicale “R. Zandonai” - Rovereto

Sala dei concerti

InContro e ConCerto

I Ching, l’alea e l’imitazione della natura

con

Augusto Shantena Sabbadini, studioso e traduttore

Leonardo Zunica, pianoforte

A cura di Associazione MU

7 dicembre 2012

ore 15.00 - Sala Filarmonica, Rovereto

WorKSHoP

di percussioni e musica da camera

per gli allievi delle Scuole musicali

A cura di Enrico Bertelli, Brake Drum Percussion

ore 20.45 - Sala Filarmonica, Rovereto

ConCerto

Brake Drum Percussion:

“La musica per percussioni di John Cage”

A cura dell’Associazione Filarmonica di Rovereto

Manifestazione organizzata con il sostegno di:

MART

Comune di Rovereto, Assessorato alla Contemporaneità

Associazione Filarmonica di Rovereto

Direzione artistica di Francesca Aste


SCUOLA MUSICALE “JAN

Aperitivi in

DOMENICA 11 NOVEMBRE - ORE 10.30

Maria Maddalena Kiniger

Franco Bosio

pianoforte a 4 mani

CLAUDE DEBUSSY Danse bohémienne (1880)

(1862-1918) Petite Suite (1886/89)

Ballade (1890

Nocturne (1890)

La plus que lent (1910)

Six épigraphes antiques (1914)

DOMENICA 18 NOVEMBRE - ORE 10.30

andrea Ferroni violino

elena Cotogno pianoforte

Mirko Pedrotti percussioni

«BAROCCO IN JAZZ»

J. S. BACH Sonata IV in do minore BWV 1017 per violino e pianoforte

(1685-1750) (Siciliano - Allegro - Andante - Allegro)

G. F. HäNDEL Suite n.11 Sarabanda e variazioni (Arr. di J. Loussier)

(1685-1759)

J. S. BACH Invenzione a 2 voci n.1 (Arr. di J. Loussier)

Jesus que ma joie demeure

Toccata e fuga in re minore


NOVÁK” - VILLA LAGARINA

musica 2012

DOMENICA 25 NOVEMBRE - ORE 10.30

ornella gottardi traversiere

tiziana angheben clavicembalo

Francesco Ciech violoncello

«L’ ETÀ DEL BASSO CONTINUO»

A. VIVALDI Sonata RV 50. in mi minore per traversiere e b.c.

(1678-1741) (Andante - Siciliano - Allegro - Arioso)

G. B. PLATTI Sonata n. 1 op. 3 in re maggiore per traversiere e b.c.

(1700 c.-1763) (Adagio - Allegro - Andantino - Tempo di Minuetto)

B. MARCELLO Sonata in sol maggiore per violoncello e b.c.

(1686-1739) (Adagio - Allegro - Grave - Allegro)

G. F. HäNDEL Sonata HWV 379 in mi minore per traversiere e b.c.

(1685-1759) (Larghetto - Andante - Largo - Allegro - Presto)

C. PH. E. BACH Sonata in re maggiore (1747) per traversiere e b.c.

(1714-1788) (Andante - Allegretto - Allegro)

J. S. BACH Sonata BWV 1034 in mi minore per traversiere e b.c.

(1685-1750) (Adagio ma non tanto - Allegro - Andante - Allegro)

In collaborazione con il Comune di Villa Lagarina

Ingresso: euro 5,00

Prenotazione obbligatoria alla segreteria della Scuola musicale 0464 411893 entro il giovedì precedente al concerto.

I sabati precedenti alle tre domeniche dei concerti si svolgeranno delle prove generali aperte solo agli allievi delle Scuole musicali,

dove i brani in programma verranno proposti in chiave didattica.

Per informazioni rivolgersi alla segreteria della Scuola.


Musicagio

Concerti di

Associazione Filarmonica di Rovereto

Civica Scuola Musicale Riccardo Zandonai

Scuola Musicale Jan Novák

Scuola Musicale dei 4 Vicariati Operaprima

Biblioteca Civica Girolamo Tartarotti

DoMeniCA 10 FeBBRAio 2013

Rovereto - Sala Filarmonica

ANDREA bONARRIgO pianoforte

DoMeniCA 24 FeBBRAio 2013

Rovereto - Sala Filarmonica

FRANCESCA TEMPORIN violino

LORENZA bALDO violoncello

DoMeniCA 10 MARzo 2013

Rovereto - Sala Filarmonica

SARA CALIARI flauto

ERRICO PAVESE chitarra

DoMeniCA 24 MARzo 2013

Rovereto - Sala Filarmonica

LUCREZIA SLOMP pianoforte

Per i nuovi


vane 2012

Primavera

interpreti

DoMeniCA 14 ApRile 2013

Rovereto - Biblioteca Civica “G. Tartarotti”

(Sala dell’Università)

FRANCESCA LOMbARDI

VERONICA MAESTRANZI

MONICA MODENA

MARCO POMAROLLI

ELISA VARESChI

LUCA SOZIO

flauti

DoMeniCA 28 ApRile 2013

Rovereto - Sala Filarmonica

SARA CAZZANELLI clarinetto

Inizio concerti: ore 10.30

Ingresso libero


MUSICA A PALAZZO

XII edIZIOne

Maggio e giugno 2013 - ALA

Concerti nei palazzi storici

SPETTACOLI DELLA SCUOLA MUSICALE PER IL TERRITORIO

23 MARZO 2013 - ALA

Concerto del Coro di Voci Bianche

20 APRILE 2013 - bRENTONICO

Il Circo ... che passione!

Spettacolo dei/per i bambini

25 MAggIO 2013 - MORI

L’isola di Roan (una leggenda irlandese)

Spettacolo multimediale delle formazioni orchestrali e degli altri ensemble della Scuola Musicale

8 gIUgNO 2013 - AVIO

OperaPrima Live

Concerto RockLab & JazzLab

INFORMAZIONI

OperaPrima - Scuola Musicale dei Quattro Vicariati - Via Zandonai, 1 – 38061 Pilcante di Ala (TN)

tel. 0464 680000 - 349 0542909 - E-mail: info@operaprima.org - www.operaprima.org


tutti i concerti avranno inizio alle ore 20.45.

Gli abbonati sono tenuti a prendere possesso dei loro posti entro le ore 20,40:

trascorso questo termine i posti potranno essere messi in vendita.

* * *

Si ringraziano i redattori delle note ai concerti:

Diego Cescotti

Angela Romagnoli

Renato Samuelli

Realizzato e stampato in Italia, nel mese di ottobre 2012,

tIPoFFSet MoSCHInI


Stampato su carta ecologica sbiancata senza cloro.

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