Giugno 2006 - Sankalpa

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Giugno 2006 - Sankalpa

TRIMESTRALE DELLíASSOCIAZIONE SANKALPA ONLUS

Elly Schlein

Dal sanscrito: il ìprimo giornoî

(dalla dipendenza alla libert‡)

ANNO 6 N 2

"Eí la mente che ha ispirato il mio cuore con vivida

immaginazione

E che si piacque di infondere ali alle mie spalle

E di trasportarmi il cuore ad una meta prestabilita

da un ordine eccelso".

ìDE IMMENSOî Giordano Bruno


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1981 - 25 giugno - 2006

NOI DI APLAKNAS

ìFolco, svegliati, si va a vedere la levata del sole a...î ìcaí

delle oreî

Dal fango al cielo

Le parole che non ti ho mai detto

Venticinque anni fa...

SVOLTE

Intervista ad un amico

Memory

Il battito ancestrale del cuore

intervista a ìPelli Sinteticheî

Dai diamanti nasce niente...

A tu per tu

Un autista ìdella Madonnaî

30-04-2006 Padre Marinko Sakota

Dalla merda al cielo: si inginocchi un ìpusillanimeî e sorga

un cavaliere

Gente di strada e societ‡

Compagnia del vento...

Quando il pane parla

Le modifiche alla normativa sugli stupefacenti

Aspettando líAssisi bike

Annessi e connessi

Zetasguardi - Guatemala

pag. 3

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pag. 6

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pag. 8

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pag. 18

pag. 19

pag. 20

pag. 22

pag. 26

pag. 28

pag. 30

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19/09/2001

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1981

25 giugno

Questo Ë un tempo speciale: Ë l'anno che ci permette

di guardare disincantati alla strada fatta, al

cammino compiuto, 25 anni di lotte e di speranze, di

fede e di infedelt‡Ö alla fine scopriamo che Ë stato

tutto uno stupendo meraviglioso gioco d'amore. Siamo

cresciuti insieme e con i poveri, abbiamo condiviso tutto

e leggeri come 25 anni fa siamo ancora pronti a continuare

a volare, a sperare, a sognare. Tutto Ë stato

Provvidenza e Disegno di Dio, comprese - ovvio - le

fatiche, le delusioni, gli abbandoni, le contraddizioniÖ

Mi dico sempre che gli orti migliori e che danno i frutti

pi˘ sani e abbondanti sono ai bordi del letameÖ Qui

allora, non solo io, ma tutti insieme, e siamo migliaia,

dobbiamo dire GRAZIE a Dio perchÈ ci siamo incontrati,

abbiamo creduto nella vita, nel tesoro nascosto di

ognuno e insieme ci siamo fatti compagni di viaggio per

risalire la china e tornare alla LuceÖ una, due, cento,

mille volteÖ GRAZIE perchÈ abbiamo imparato - Ë

chiaro, a nostre spese - che l'Amore vince sempre, vince

nonostante le nostre e altrui fragilit‡. Buon anniversario,

allora! A tutti e a ciascuno e la festa sia tutta intima, interiore,

appassionata per mete altre, dove e come Dio

vorr‡. Oggi come allora e ancor meglio, io mi metto in

gioco, spero di avere tante e tanti compagni di viaggio.

P. Ireneo

2006

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NOI DI APLAKNAS

ìFolco, svegliati, si va a vedere la levata del sole aî CAí DELLE ORE

Ancora la brezza di questa estate tanto desiderata

solleva le pagine di un libro, sparpagliando

parole che parlano di noi... riusciamo a sentirle?

ìFacciamo una cosa molto semplice, viviamo vite

troppo di corsa, troppo piene di stimoli, continuamente

distratti dal lavoro, dal telefono, la televisione,

i giornali, da quelli che ci vengono a trovare.

Siamo sempre di corsa, sempre di corsa, non

ci fermiamo. Chi si prende pi˘ degli spazi vuoti,

del tempo per il silenzio? La sera al bambino gli

danno da mangiare, lo mettono un po' davanti

alla televisione e poi a letto, perchÈ questi vogliono

vedere un film, quelli vogliono andare dagli

amici. Sarebbe cosÏ semplice dire "Fermi tutti.

Stasera si va a vedere le lucciole!" Non Ë cosÏ

complicato, non Ë una congiura, siamo noi a metterci

nei guai. Capisco la congiura del consumismo,

che Ë una macchina che ti fagocita, ma qui

non c'Ë nessuna congiura. Sei tu, tu che puoi scegliere

se andare in pizzeria o se portare il bambino

a vedere le lucciole. Onestamente, Folco, questo

mondo Ë una meraviglia. Non c'Ë niente da

fare, Ë una meraviglia. E se riesci a sentirti parte

di questa meraviglia - ma non tu, con i tuoi due

occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di

te, sente d'essere parte di questa meraviglia - ma

che vuoi di pi˘, che vuoi di pi˘? Una macchina

nuova?î

Da ìLa fine Ë il mio inizioî di Tiziano Terzani


L'attuale societ‡ opulenta ad alto livello tecnologico presenta un

grave e triste rovescio: insieme con i gruppi integrati nell'attivit‡

produttiva, risucchiati dal vortice consumistico, convivono gli

esclusi, gli emarginati, i "deviati" i quali si escludono o vengono

esclusi dal sistema, costituendo cosÏ una sorta di subumanit‡. CosÏ

l'individuo deviato va a sradicare il suo processo originario di

socializzazione escludendosi automaticamente al suo naturale

percorso di vita che lo porterebbe a stabilire rapporti con gli altri.

Ne consegue una forma di solitudine, di isolamento che non puÚ

trarre beneficio dall'opera altrui.

Ci si accorge quindi che anche pensando a se stessi non si puÚ

farlo senza pensare anche a coloro con cui si vive: la tua personalit‡

si confonde quasi con quella dei tuoi genitori, dei tuoi fratelli,

delle persone insomma che ti sono vicine lasciando perÚ spazio

ad una tua libert‡ provvista di caratteristiche fisiche e morali che

ti rendono diverso eppure parte integrante.

Tutto ciÚ che va a contrastare la tua personalit‡ reca quindi un

danno infernale a te stesso e alla societ‡ che ti circonda.

Partendo da queste basi, steso nella branda di una cella per la

prima volta mi sono reso conto di quella sorta di subumanit‡ inutile;

e mi sono reso conto che dentro quella cella avevo trascinato

anche la mia famiglia e le persone che ancora speravano in una

mia rinascita. La dipendenza fino a quel momento non era stata

un elemento sufficiente per farmi sentire un deviato, un emarginato.

La vita fino a quel momento non mi aveva ancora presentato

il conto e seppur drogato barcollavo tra una menzogna e un'altra

senza rendermi conto che la droga mi aveva impedito di

emergere come personalit‡, come uomo; anzi la mia difesa era

una sorta di benzina che bruciava tutto, oltre che me stesso.

Arrivato a quel punto perÚ non avevo pi˘ possibilit‡ di scelta. In

carcere dove la libert‡ mi Ë stata negata, ho ripercorso la mia

vita, ho rivisto le facce dei miei genitori martoriati dal dolore, il

Dal fango al cielo

di Mario C.

mio corpo trasformato in uno scheletro, incapace

di vedere una strada, una via d'uscita necessaria per

ricominciare a vivere. Solo fango...

Una vita spesa a crearmi false illusioni dove la sofferenza,

dono straordinario per capire che Ë il

momento di cambiare, era stata soffocata da false

illusioni che a poco a poco mi hanno trascinato in

carcere.

L'emotivit‡ sconquassata dall'effetto della droga, la

sensibilit‡ sbriciolata dall'ipocrisia a quel punto, solo

a quel punto, la consapevolezza di non essere nessuno.

Ma forse proprio la consapevolezza era ciÚ

che avevo perso di pi˘ prezioso. A quel punto perÚ

uno spiraglio si Ë aperto, appunto la consapevolezza

di trovarmi tra un gruppo di persone, una societ‡

di emarginati, ma pur sempre parte integrante

d'un sistema. I carcerati nella loro emarginazione

hanno in comune una speranza, che per me Ë stata

non solo una speranza ma un credo, una volont‡,

una convinzione: cambiare. Ora guardandomi alle

spalle, mi rendo conto che quell'esperienza cosÏ

forte, cosÏ travolgente poteva trasformarsi in un'opportunit‡.

Prima o poi il carcere sarebbe finito e

aver toccato il fondo fu come cadere in una rete

elastica e che una volta uscito poteva darmi una

spinta per ripartire, o meglio partire per una nuova

vita, fatta di sacrifici, di impegni, di verit‡.

Quando e' arrivato quel giorno e le porte si sono

aperte la decisione era presa, mai pi˘ la vecchia

strada. PerÚ non avevo finito di pagare il conto e

ogni momento mi ricordava il recente passato.

Ma proprio quella consapevolezza che mi fece rendere

conto di quanto in basso ero caduto ora, era

diventata una luce pronta ad illuminarmi la strada in

salita della rinascita.

A quel punto, tanti malesseri, tante facce pronte a

ricordarmi il mio passato, tanta tristezza attorno a

me ma la voglia di risalire mi bastava per sorreggermi.

Avevo perÚ bisogno di un aiuto, bisogno di

riporre la fiducia nelle persone che nonostante

tutto mi sono state vicine nei peggiori momenti.

La dipendenza era il primo problema al quale se ne

aggiungevano una serie infinita ma dare ascolto alle

persone era diventato in quel momento un'ancora

di salvataggio. CosÏ poco a poco la luce ora comincia

ad illuminare il mio difficile cammino. Sar‡ ancora

lunga la strada, ma la vita Ë una strada, un percorso

che va affrontato nelle difficolt‡ prima che

nei piaceri per poter cosÏ dire di essere qualcuno,

di essere semplicemente un uomo.

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Le parole che non ti

ho mai detto

di Salvatore A.

Non lasciare che io ti imbrogli, non lasciarti ingannare dalla mia

faccia, perchÈ io porto mille maschere che ho paura di dover

togliere, ma nessuna di queste sono io. » solo un espediente che

mi forma una seconda natura.ma non lasciarti ingannare da questa,

per amor di Dio, non lasciare che io ti inganni. L'impressione

che do Ë di una persona socievole, tutto sembra radioso e sereno

in me, dentro e fuori, come se il mio nome fosse fiducia, come

fossi un acqua limpida che nulla nasconde e di nessuno ha bisogno.

Ma ti prego credimi. Non credere alla mia maschera perchÈ

dietro niente le assomiglia. Dietro sono come veramente sono:

confuso, insicuro e solo. E se lo nascondo Ë perchÈ ho paura che

qualcuno se ne accorga. Ho paura dei miei perchÈ, ho paura delle

mie debolezze, ho paura di compromettermi agli occhi degli altri.

Ed Ë per questo che invento delle maschere dietro le quali

nascondermi; una forte, intelligente facciata che mi mette al sicuro

dallo sguardo di chi potrebbe riconoscermi. Eppure quello

sguardo sarebbe la mia salvezza e io lo so, sarebbe la sicurezza

che da solo non riesco a darmi: che io valgo veramente qualche

cosa. Ma questo io non te lo dico, non oso farlo, io ho paura, nel

profondo di me stesso, di non valere niente e che tu lo veda e mi

respinga. CosÏ gioco il mio gioco, ti parlo di tanto e di niente, ti

racconto tutto quello che in realt‡ non Ë niente di ciÚ che Ë veramente,

niente di tutto ciÚ che in me grida. PerciÚ non lasciarti

ingannare da me da ciÚ che io dico per abitudine. Ti prego ascolta

con cura e cerca di sentire quello che io non dico, quello che vorrei

dire e che non posso dire. Detesto il gioco che faccio, vorrei

essere schietto e spontaneo, semplicemente me stesso, ma tu mi

devi aiutare, devi stendere la tua mano anche se sembra l'ultima

cosa che io desidero. Ogni volta, quando sei amorevole e dolce,

ogni volta quando cerchi di capire, ogni volta quando ti preoccupi

veramente per me, tu mi dai il coraggio e il mio cuore mette le

ali. Vorrei che tu sapessi, vorrei che tu sapessi quanto sei importante

per me, come puoi farmi diventare la persona che veramente

sono. Vorrei che tu lo volessi, tu solo puoi demolire il

muro, tu solo puoi togliermi la maschera, tu solo puoi liberare il

mio mondo dalle ombre, dalla paura, dalla insicurezza. Ti prego

non ignorarmi, non stancarti di me. Non ti sar‡ facile perchÈ

difenderÚ la mia maschera e pi˘ ti avvicinerai pi˘ vorrÚ allontanarmi.

Ma qualcuno mi ha detto che il vero amore Ë pi˘ forte di

qualsiasi baluardo ed Ë su questo che si fonda la mia speranza. Ti

prego cerca di demolire questo muro, con mano sicura, ma con

la sensibilit‡ che si riserva ad un bambino. Chi sono, vuoi saperlo?

Sono qualcuno che conosci molto bene, sono ognuno che incontri,

sono ogni uomo, sono ogni donna.

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Venticinque anni fa...

di Marco M.

Ho conosciuto la comunit‡, che al tempo si chiamava FRATERNITAí

S. FRANCESCO nel 1987, quando stavo in carcere e facevo settimanalmente

i colloqui con FRA BEPPE. Lui mi parlava di questo posto,

dove si accoglievano i carcerati e finalmente, dopo un lungo e sofferto

periodo di "purificazione" sono riuscito ad entrare e vivere questa

esperienza unica, invidiabile e indimenticabile. Al tempo il programma

si divideva in tre fasi.

1)Pre accoglienza che si faceva fuori dalla comunit‡.

2)Accoglienza, cioË il periodo di residenza in comunit‡

3)Il rientro, il tempo che si passava all'eremo di San Pietro o a casa

Il programma terapeutico era incentrato nel ritrovare i veri valori

della vita attraverso il lavoro (offerto da alcune ditte del territorio) la

quotidianit‡ e lo stare insieme agli altri in un confronto diretto, non

facile, perchÈ gli ospiti di quegli anni venivano da situazioni un po'

diverse dagli ospiti attuali; si privilegiavano ragazzi con arresti domiciliari

o affidamento sociale, quindi con pene da scontare in alternativa

al carcere. Buona parte di questi ospiti erano inoltre senza famiglia,

senza casa, senza affetti, sbandatiÖmolto pi˘ incattiviti rispetto ad

oggi. Ci si doveva arrangiare a fare tutto, dai lavori domestici come

cucinare, lavare, stirare, ai lavori esterni come accudire l'orto, il giardino,

accudire gli animali, come in una grande famiglia..

Non c'erano operatori, solo i Frati (Emilio, Antonio, Mario, Beppe,

Ireneo) supportati da una psicologa e tanti volontari. Con la loro

disponibilit‡ e pazienza ci facevano riscoprire la vita respirando i valori

francescani della semplicit‡ e della umilt‡, mai imposti ma sempre

presenti. Avevo 22 anni, non mi facevo ancora la barba, ero un bambino

e per me Ë stato molto difficile relazionarmi con le diverse realt‡

dei compagni di viaggio, perchÈ tutto sommato io ho sempre

avuto una famiglia che camminava al mio fianco e mi dava sostegno.

Dopo questo periodo di 2 anni, padre Ireneo volle mettermi alla

prova e mi accolse all'Eremo di San Pietro e questo Ë stato il periodo

pi˘ splendido della mia vita, come mi piace direÖ ho visto a colori!

Era arrivato il momento di ripartire, tenendo " i piedi" per terra, frase

ripetuta ad oltranza in questo periodo. Ho condiviso l'esperienza con

moltissima gente che in estrema solidariet‡ ha reso questo posto un

perfetto trampolino di lancio nel mondo dei veri valori. Insieme ad

Achille, una lambretta di trent'anni, una vecchia Fiat 127 color

zabaione, una manciata di soldi e la fiducia del padre (alchimista) iniziÚ

la vera avventura. Dopo un anno decidemmo di creare una nuova

possibilit‡, il gruppo di auto aiuto: una vecchia casa regalata, un lavoro

semplice e la voglia di vivereÖ fu battezzata "il cantico delle creature".

Fu un anno intensissimo di emozioni e nuove esperienze che

facevano parte di quel mondo che mi circondava ma che non avevo

mai visto: l'amicizia, la natura, i sentimenti, il lavoro, la fatica, il guadagno

e la soddisfazione di esserci. Sento un po' di nostalgia quando

ripenso a quegli anni, a quei posti sicuri, a quei cuori pronti ad accogliermi

in ogni situazione, a quei volontari privi di pregiudizi. A parte

gli sbagli che ho fatto nella vita sono comunque contento di aver trovato

"questo mondo fuori dal mondo" e di averlo vissuto, anche soffrendo,

sulla mia pelle; ho scoperto la felicit‡ nelle piccole cose ed ho

scoperto che vivere senza alterare la realt‡ Ë vivere con se stessi e

non con i fantasmiÖViva la Vita.

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I PENSIERI DI CHI ENTRA ED ESCE DALLA COMMUNITAí

Intervista ad un amico

di Tiziano B. e Massimo G.

Caro Tiziano: per chi non ti conosce vuoi raccontare chi sei?

Sono nato a Montebelluna (TV) nel 1972, figlio minore, cresciuto in una famiglia

con vari disagi, che mi hanno portato fin dalla giovinezza a ribellarmi dal mondo

che mi circondava e quindi, allontanarmi molto velocemente dalla famiglia.

I tuoi trascorsi con la tossicodipendenza fino a dove ti hanno spinto?

Con l'uso delle sostanze e tutti i miei eccessi, nel giro di pochissimi anni mi sono

ritrovato a vivere tra "sballo, carcere, discoteche e momenti di depressione", in una

vita alla ricerca di un qualcosa sempre pi˘ emozionante, che appagasse la mia ricerca

di piaceri momentanei, per riuscire a soffocare la pesantezza e la tristezza che

mi portavo dentro e che inevitabilmente aumentava, saturo di tutta questa situazione

e non pi˘ in grado di gestire la mia vita nel mondo degli eccessi.

Tutte queste circostanze mi portarono a dover scegliere di entrare per la prima

volta in una Comunit‡ Terapeutica dove, anche se con molte insicurezze, riuscii a

capovolgere la situazione in cui navigavo, trovando fiducia in me stesso, ma soprattutto

negli altri.

Nei sette anni dopo la comunit‡ come stavi, ma soprattutto, come ti sentivi?

Il periodo della mia vita in cui sono stato lontano da tutti i casini, Ë stato molto difficile,

ma allo stesso tempo molto soddisfacente e appagante, per tutte le cose che

giorno per giorno con molta difficolt‡ riuscivo ad ottenere. CosÏ creandomi delle

amicizie vere, un lavoro che mi entusiasmava e mi rendeva le giornate molto pi˘

piacevoli, per la prima volta mi sono sentito libero e capace di vivere la mia vita.

Vorresti parlarci della tua ricaduta?

FinchÈ tutto funzionava come da me previsto vivere serenamente ed Ë stato facile

stare lontano dalle sostanze. Ma da quando sono subentrate varie difficolt‡ come la

rottura del rapporto con la fidanzata e la scoperta che l'amico con cui condividevo

l'appartamento aveva parecchi problemi con l'alcool, mi sono sentito solo, senza

alcuna voglia di affrontare discussioni e situazioni difficili con lui. Quando tornavo a

casa sentivo di aver perso anche un amico e mi dicevo che la sua situazione non mi

riguardava, che era un problema suo e visto che io da certi problemi mi ero allontanato

da tempo sarei riuscito a rimanerci lontano.

Questo alla fine si rivelÚ solo un modo di raccontarmela per non affrontare certe

fatiche.

Mi ritrovai che a parte il non rimanere distante dalla sua situazione, iniziai pure io a

bere qualche volta in maniera esagerata e poi a fumare qualche spinello.

Questo mi faceva sentire sempre pi˘ in colpa e sempre pi˘ lontano da tutti i principi

e idee che mi ero posto per il mio futuro.

CosÏ mi ritrovai sempre pi˘ in depressione e con la sensazione di fallimento addosso

che mi faceva allontanare da tutte le persone che prima facevano parte della mia

vita: in quel momento mi sentivo di averle tradite e questo mi faceva allontanare da

loro e mi rendeva incapace di chiedergli una mano. A quel punto, sempre pi˘ solo,

ricominciai a"farmi".

Quali sono le tue aspettative per il futuro?

Mi aspetto di portare a termine questa nuova esperienza comunitaria, dove sto

ritrovando tutta l'energia e la voglia di vivere che mi appartiene, per ritornare ad

apprezzare tutte le cose che prima di questa ricaduta mi sono appartenute.


Memory

di Antonio M.

Io penso che sia difficile cancellare

il passato, perÚ per quanto brutto

sia ,si puÚ imparare dai nostri sbagli,

per vivere al meglio il nostro

presente e costruire le basi per un

futuro sereno.

Ho visto, e ho capito che per tanti

Ë difficile esser comprensibili quando

si Ë in una situazione di malessere.

Ho cominciato a rendermi conto

dopo anni d'alienazione dalle droghe,

che la mia vita si Ë fermata il

giorno che ho cominciato a farne

uso. Io penso che ora la miglior

vendetta contro la droga sia vivere.

Mi rimane solo un rancore ed Ë

quello di non averlo capito prima.

Intervista ad un amico

di Luciano G. e Fabio B.

Come hai deciso il percorso Sankalpa?

Ad un certo punto della mia esperienza da tossicodipendente, mi sono fermato a

chiedermi "cosa ne faccio della mia vita?". Entrai in comunit‡ ma avvertii subito che

il programma da me scelto non lavorava sul mio problema pi˘ grande, gli spazi

vuoti, qui mi venivano sempre e comunque riempiti. A questo punto decisi

Sankalpa dove mi furono dati degli strumenti che mi permisero di iniziare un lavoro

d'introspezione importantissimo per la mia vita complicata. Con momenti difficili

scoprii un equilibrio che fa vivere momenti belli o brutti senza pensare di essere lo

sfigato di turno.

Dove ancora fai fatica?

Come dicevo la gestione dei miei spazi. Cerco di non far coinvolgere la mente dall'esterno

con giudizi e stati d'animo che in questo anno ho imparato ad ascoltare.

Subito lavoro auto casa sembrava tutto molto facile ma mi stavo spostando inconsapevolmente

dentro a situazioni negative che in maniera molto sottile riemergevano.

In un attimo stavo perdendo valori acquisiti come l'onest‡ e ancora una volta ad

alimentare una forma di non rispetto di me e degli altri. Ripresi con forza la filosofia

Sankalpa e questo mi aiutÚ a superare il momento difficile che stavo vivendo.

Cosa ricerchi?

Cerco una tranquillit‡ quotidiana che mi faccia vivere bene il rapporto con me stesso

e con gli altri.

Cosa hai vissuto con piacere?

Ho vissuto molte esperienze belle e ognuna a suo modo resteranno nel mio cuore.

Non posso comunque non ricordare l'affetto di tutte le persone che mi sono state

vicino, le loro carezze, i loro abbracci dati finalmente senza nessun interesse.

Grazie Fabio da parte mia e di tutti per la tua gentilezza e amicizia. Buona fortuna.

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Il battito ancestrale del cuore

intervista a ìPelli sinteticheî

di La Redazione

Molti ci avevano parlato di loro come di un gruppo coinvolgente, da conoscere.

CosÏ, in occasione della festa organizzata per il primo maggio, siamo andati a

conoscere "le pelli sintetiche", convinti di trovarci di fronte ad una piccola band

musicale. Invece, con nostra grande meraviglia, siamo stati coinvolti da un'idea

rivoluzionaria, senza confini.

Valentina, Ciccio e Giulia sono pelli sintetiche e ci hanno raccontatoÖ

Come Ë cominciata la storia delle Pelli Sintetiche?

Con una richiesta di aiuto ad un giovane Frate del nostro paese. Eravamo

due ragazzi con problemi di dipendenza e non sapevamo come uscirne. Lui

ci propose di fare musica nelle piazze con due semplici tamburi, per riappropriarci

delle nostre vite e mostrarci alla gente per come eravamo, gettando

le maschere e togliendo ciÚ che era in pi˘. CosÏ abbiamo fatto: per

esempio abbiamo separato i tamburi dalla voglia di fumare gli spinelli ed Ë

rimasto solo quello che era importante, la musica. Certo, all'inizio provavamo

molto imbarazzo ma con il tempo si aggiungevano sempre pi˘ giovani

tanto che attualmente siamo circa in 200 e non tutti sono cristiani. Il nostro

motto Ë "facendo il bene si sta bene" e chiunque lo faccia, ballando, suonando

o cantando, Ë una pelle sintetica.

PerchÈ avete scelto la musica tribale?

La musica tribale richiama il battito del cuore, tanto che anche i bambini si

sentono attratti da questi suoni: Ë il suono primordiale che muove il corpo

e smuove gli istinti pi˘ profondi. Con la musica le persone si lasciano andare,

si trasformano senza forzature, seguendo il loro ritmo e abbandonano la

loro rigidit‡. Il viso comincia a sorridere. Di concerto in concerto le persone

si fanno coinvolgere. La musica tribale rompe gli schemi precostituiti,

lasciando spazio all'inaspettato. Per questo non servono molte prove prima

di un concerto perchÈ la musica tribale nasce e si crea all'istante e prende

ciÚ che ognuno porta dentro.

Come si fa a conoscersi senza maschere?

» un cammino ad ostacoli: occorre superare le proprie barriere per raggiungere

gli altri e farci vedere per come siamo. Per esempio per me all'inizio

il tamburo era la mia difesa dalle persone; poi con il tempo sono passato

al microfono e adesso finalmente mi permetto anche di ballare. L'idea che

non si Ë giudicati aiuta ad essere liberi anche se Ë pi˘ facile esserlo in un

piccolo gruppo che la pensa come te. Non a caso, quando le pelli sintetiche

sono diventate un gruppo numeroso molti se ne sono andati perchÈ non

hanno pi˘ trovato "l'oasi felice".

Ma voi suonate e basta?

La musica ci serve per comunicare e conoscere, sostenendo- attraverso il

ricavato dai nostri concerti- le nostre pi˘ importanti iniziative, quali le adozioni

a distanze (in India), le esperienze di missioni e le richieste di aiuto sul

territorio.

Noi siamo pronti, ci scateniamo?

Seguiteci e rompete gli schemi.

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Dai diamanti nasce

niente...

di Padre Ireneo

Una vecchia canzone di De AndrË dei miei anni giovanili ritornellava:

"dai diamanti nasce niente, dal letame nascono i fioriÖ"

Questa profezia laica si rivela puntualmente ogni qualvolta si

prende coscienza di sÈ, della propria storia personale e con umilt‡

ci si sporca le mani e ci si mette sinceramente in discussione.

Questo esercizio Ë il primo passo che ci permette in piena libert‡

di scegliere e sperimentare cosa significhi SPERARE oppure disperare.

Personalmente mi reputo fortunato perchÈ ho sempre

nutrito dentro di me - magari in contemporanea a tanti errori e

miserie - la FEDE in Qualcuno che sento presente e vivo nella

mia povera vita. Questo qualcuno ha un nome (Dio) che via via Ë

diventato esperienza (Amore) e, come ho sempre saputo,

l'AMORE tutto perdona, tutto comprende, tutto sopportaÖ (S.

Paolo). Ecco, io credo in questa relazione con l'Amore che Ë una

relazione d'amore. Ho scoperto che accettare, accogliere il proprio

lato oscuro senza giudizi, critiche, Ë vincere la paura e aprire

il cuore alla VERIT¿, alla luce della Verit‡.

Questa esperienza mi ha permesso di aprire gli occhi e guardare

non solo me stesso e la mia storia, ma anche gli altri e le loro storie.

L'Amore guarisce e le mie piaghe curate con amore hanno fatto

crescere in me la consapevolezza limpida che ciÚ che avevo

imparato sui libri di teologia e psicologia era niente rispetto alla

esperienza viva del sentire - sperimentare Dio nella vita.

Via via ho imparato a capire i messaggi che arrivano da dentro e

da fuori e a distinguere la voce del bene e la voce del male mettendoli

tutti sotto il riflettore di quel famoso Amore e lÏ, cari miei,

non ci sono nÈ trucchi, nÈ imbrogli!

Certamente questo non Ë un cammino senza sofferenza perchÈ si

deve "potare" tutto quello che dentro e intorno Ë falso e nel fare

questo ti conforta il sapere che non sei solo: una Persona Ë con

te e ti sollecita a non voltarti indietro.

» importante trovare una buona Guida Spirituale che aiuti a correggere

il tiro e aiuti a comprendere la bellezza del cammino. Dio

si serve di questi uomini per rendere ancora pi˘ efficace la Sua

Cura.

Devo dire che ho sempre "creduto" in Dio ma l'esperienza di Dio

Ë un'altra cosa. Credere perchÈ si fa esperienza Ë Credere, Ë credere

nella Fede che lui E'. Ecco allora cadere le paure, e sciogliersi

i nodi che bloccavano la tua realizzazione come Vera Persona. »

una esperienza unica, prendi finalmente in mano il timone della

tua barca.

Ricordo tanti anni fa, quando Padre Giovanni con dolce fermezza

mi ripeteva fino alla nausea di non mentire a me

stesso per non addolcire la mia realt‡.

Allora ho incominciato a superare il senso della mia

indegnit‡ che mi prendeva guardando alle mie

debolezze e iniziavo finalmente ad agire con

responsabilit‡ per quel perdono e quella compassione

che sentivo avvolgere tutta la mia vita.

Ricordo, e l'ho anche scritto da qualche parte, che

fu una scoperta straordinaria che sintetizzavo cosÏ:

"certo io non sono tutto a posto ma mi pare che

anche Dio sia un po' mattoÖ" SÏ, perchÈ il Suo Ë

Amore ad oltranza, sempre costante, forte e dolce,

avvolgente e liberanteÖ.. non "ragiona", non calcola...

Ë vivo, fresco, giovaneÖ SEMPRE e COMUN-

QUEÖ. ditemi voi se questa non Ë folliaÖ. E' divina

- follia di un Amore che si d‡ e si consuma e

rigenera appassionatamente gratuitamente.

Beh, raccontare, mi rendo conto che non rende

giustizia a ciÚ che Ë l'esperienza, fatto sta che spero

serva almeno per tentare di provare, di cercareÖ.di

essere un po' pi˘ fiduciosi per sÈ, gli altri, il

futuroÖe diamoci una mossa finendola di piagnucolare

e rischiando finalmente la Via, la Verit‡, la

VITA...


A tu per tu

di Andrea G.

Il mendicante

che io vidi per via

chiedendo pane

a chi lo poteva dare,

si ritrasse sgomento, impietrito,

perchÈ l'appello non ebbe risposta.

Chiunque tu sia

uomo che neghi

un pane a chi ha fame

e uno sguardo all'uomo che Ë triste,

tu scavi un fosso attorno a te stesso,

tu poni una mina alla vita sociale.

Anonimo

Come stai?

Ormai sono 9 mesi che sono in comunit‡ e posso dire che mi

sento abbastanza sereno. Il primo periodo devo dire non Ë stato

certo facile, lasciare gli affetti e sradicare le vecchie abitudini per

cominciare un nuovo percorso penso sia duro per tutti. Ma la mia

situazione stava precipitosamente peggiorando e la dipendenza mi

aveva ridotto ad una schiavit˘ che non riuscivo a sopportare. Non

avevo nessuna prospettiva e vedevo davanti a me che il mondo si

stava sgretolando. Ora grazie al percorso che ho intrapreso posso

dire di sentirmi pi˘ libero, pi˘ vero nei confronti delle persone

che mi circondano e che mi hanno sostenuto nei momenti pi˘

delicati della mia vita.

La tua tossicodipendenza Ë cominciata molto presto, cosa pensavi

di trovare nella droga? Cosa invece hai trovato?

La mia vita Ë stata caratterizzata da una vivacit‡ molto forte e fin

da piccolo mi sentivo a mio agio tra le persone pi˘ esuberanti. La

parte del " monello " mi apparteneva e quando mi trovavo di

fronte a dei divieti volevo emergere per infrangerli. Nel periodo

adolescenziale come ad ogni ragazzo della mia et‡ mi trovai di

fronte alla possibilit‡ di entrare a far parte ( attivamente ) del

pericoloso mondo della droga. Forse l'inesperienza e la giovane

et‡ hanno pregiudicato ogni mia possibilit‡ di contenimento.

All'inizio le relazioni con le altre persone era facilitata e le sostanze

mi aiutavano a comunicare. Sinceramente la droga si mostrÚ

ciÚ che veramente Ë: un'arma a doppio taglio a quel punto non

ricercavo pi˘ la compagnia ma la sostanza e mi isolavo perchÈ era

l'unica cosa che contava per me. A quel punto la droga mi aveva

reso schiavo e mi aveva dimostratola sua vera natura.

Adesso hai 23 anni come vedi il tuo futuro dopo 9

mesi di percorso a Sankalpa?

All'inizio pensavo che l'unico mio problema fosse la

dipendenza poi mi resi conto che

i problemi erano pi˘ profondi. Capii che li vero

cambiamento imponeva una reazione. A quel punto

vidi che il mio futuro stava prendendo forma. E

oggi pi˘ che mai mi sento deciso a raggiungere il

mio obbiettivo. Vivere, in completa libert‡.

Quali sono le persone che ti sono state vicino in

questo percorso?

Premetto che ho la fortuna di avere una famiglia

molto unita anche se i miei genitori sono divorziati

da almeno 20 anni. Loro mi hanno sempre sostenuto

assieme ai nonni e agli zii. Posso dire che ho

anche una splendida ragazza che ancora oggi Ë

accanto a me nonostante tutte le difficolt‡ passate

insieme.

PerchÈ proprio Sankalpa?

Sankalpa l'ho scoperta tre anni fa quando mia

madre mi fissÚ un colloquio con il presidente P.

Ireneo, da quel momento parlando con il padre

restai affascinato dal modo che aveva di esprimersi

e di trasmettere le cose; anche il luogo mi sembrava

adatto per intraprendere questo tipo di percorso,

ma in quel momento non ero pronto, pensavo

che la comunit‡ non fosse per me, sentivo di poter

risolvere il mio problema da solo. In modo scherzoso

P. Ireneo mi disse: "va bene arrivederci a presto

allora". Dopo quell'incontro provai sulla mia

pelle che il metodo "fai da te" non dava buoni risultati.

Fu cosÏ che cominciai ad interessarmi pi˘

approfonditamente di Sankalpa, sulle attivit‡, sul

metodo,sui principi base di questa comunit‡. Restai

molto incuriosito e entusiasta dei racconti degli ex

utenti e miei conoscenti che avevano gi‡ svolto il

programma Sankalpa con risultati positivi. Le particolarit‡

che mi colpivano furono le diverse terapie

che si svolgono qui come lo yoga , lo shiatsu, la

danza terapia, il rebyrthing, che a mio parere potevano

essermi di grande aiuto. CosÏ ho scelto

Sankalpa e strada facendomi sono accorto che questo

luogo oltre che una comunit‡ Ë una vera e propria

scuola di vita, dove un individuo privo di valori

e principi puÚ se lo desidera rinascere, imparare a

conoscersi meglio, maturare e crescere per poter

poi tornare a vivere da uomo libero nella societ‡.

Adesso sono ormai alla fine del mio percorso qui a

Sankalpa e vorrei ringraziare le persone che ogni

giorno risono state vicino con amore e dedizione

come una famiglia, trasmettendomi valori che mi

porterÚ dentro tutta la vita, perchÈ Sankalpa, il

primo giorno di una nuova vita Ë per sempre Ö

Grazie di cuore a tutti, in particolare a Sonia.

13


Un autista ìdella Madonnaî

intervista a Fabio Zappon a cura della Redazione

Sulla strada del ritorno dal consueto pellegrinaggio a Medjugorie e

dopo averlo lasciato riposare un po', facciamo qualche domanda a

Fabio, il nostro autista puntualmente in anticipo. Inizialmente Ë un

po' schivo, ci dice che "ga solo la tersa media" e che "le domande

xe complicate". Poi, semplicemente, con poche parole ci dice

molte cose.

Che differenza c'Ë tra un viaggio ed un pellegrinaggio?

Penso che un viaggio sia soprattutto un modo per conoscere luoghi

diversi, persone ed usanze di altri paesi. In un pellegrinaggio si

vive invece l'opportunit‡ di trovare se stessi, di conoscersi e capire

il rapporto che si puÚ avere con Dio innanzitutto e con gli altri.

Cosa rappresenta per te Medjugorie?

Medjugorie per me Ë un appuntamento fondamentale, mi serve

per ricaricare le batterie. Un pocket coffee per l'anima insomma.

In sintesi penso che Medjugorie sia allo stesso tempo un centro di

spiritualit‡, un distributore di fede ed una fonte di energia vitale.

E' importante per te il fatto di accompagnare molte persone a

Medjugorie?

Considero questa possibilit‡ un privilegio e mi sento onorato. Nel

mio lavoro puÚ capitare di non aver voglia di fare un viaggio ma

un pellegrinaggio a Medjugorie lo faccio sempre volentieri, non mi

stanca mai. Sento veramente che Ë un onore offrire agli altri una

grande opportunit‡ di aprire il cuore.

Come vedi i pellegrini alla partenza e come al ritorno?

Questo varia molto, dipende da ogni singolo pellegrino.

Innanzitutto chi Ë gi‡ stato parte con entusiasmo e la consapevolezza

di ciÚ che Ë Medjugorie, tornando cosÏ rinfrancato.

Tra quelli che vanno per la prima volta noto due tipi di atteggiamento;

da una parte, quelli che si avvicinano con scetticismo e

cuore duro finendo cosÏ solo col vedere sassi e negozi di souve-

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nir; in questo modo tornano vuote come prima.

Dall'altra parte ci sono quelli che si avvicinano con

fede, aprono il cuore, dicono sÏ a tutto, mettendosi

cosÏ a disposizione per incontrare Maria e Ges˘

attraverso di lei. Questi tornano con qualcosa di

nuovo. Dipende insomma dagli occhi con cui si

guarda; non si puÚ pensare che milioni di pellegrini

siano tutti scemiÖ

Tu quali strade hai percorso nella tua vita?

Le strade che hanno percorso pi˘ o meno tutti,

belle e brutte, dritte e storte. C'Ë stato un momento

molto importante durante il servizio militare

quando Don Max, il cappellano, mi chiese. "Sei

disposto a sputtanarti per Cristo?". Grazie ai pellegrinaggi

sono tornato a Cristo e adesso sono in

grado di dire "SÏ, posso sputtanarmi per Lui". Spero

di aver preso la strada giusta, che mi porter‡ ad

essere un marito fedele, un buon padre ed un

bravo autista.

Ti senti cambiato dalla prima volta che sei stato a

Medjugorie?

SÏ, sono molto cambiato negli ultimi 5-6 anniÖ per

prima cosa non bestemmio pi˘. Adesso la mia

ambizione pi˘ grande Ë quella di pregare il Rosario

con il mio figlio che sta per nascere. Per me Ë

un'arma ed Ë ossigeno allo stesso tempo. Lo prego

regolarmente ogni giorno da tre anni e se per caso

salto un giorno, quello seguente ne dico due. Sento

di doverlo fare, Ë la goccia di ogni giorno che alimenta

la fede.


30-04-2006 Padre Marinko Sakota

di Michele N.

ìVivere con il cuoreî

La figura e l'opera di Padre Slavko Barbaric.

Vivere con il cuore Ë un libro scritto da Padre

Marinko che riporta la vita di Padre Slavko il quale

ha dato tutto sÈ stesso nel vivere di persona i messaggi

della madonna a Medjugorje, una figura da cui

tutti noi possiamo prendere esempio. Padre

Marinko Ë un frate francescano nato a Ciltuk, un

paesino vicino a Medjugorje, il 12 luglio 1968.

Nella sera del 30-04-2006 abbiamo avuto il dono di

trovarci a Medjugorje per un pellegrinaggio e stiamo

aspettando l'arrivo di Padre Marinko che dovr‡

presentarci il suo libro tradotto da poco in italiano.

Nel racconto di Padre Marinko troviamo la figura

francescana di Padre Slavko che dopo le prime

apparizioni Ë sempre rimasto vicino a quei luoghi

carichi di spiritualit‡. Egli osserva che all'inizio aveva

assunto un atteggiamento di prudenza poichÈ non

sapeva se ciÚ che stava accadendo fosse vero o no.

Durante i primi mesi preferiva osservare con attenzione

ciÚ che stava succedendo attorno a quei sei,

allora adolescenti, ciÚ che essi dicevano con convinzione

e senza timore nonostante la pressione

politica e le minacce che subivano dal regime. Con

la forza della preghiera e aprendo il cuore alla

madonna, ben presto la sua vita prese un'altra

dimensione fino a diventare testimone e amministratore

dell'amore di Maria madre celeste attraverso

il quale ci porta a Ges˘ Cristo. Il primo vero

contatto che P. Marinko ebbe con P. Slavko f˘ nel

1995 in periodo di quaresima mentre stava finendo

gli studi di teologia ed era ancora alla ricerca della propria via,

aveva paura di andare avanti, di prendere i voti e di fare chiarezza

in sÈ. Ma una sera, inaspettatamente, gli telefonÚ P. Slavko chiedendogli

se avesse qualche problema, Marinko era imbarazzato,

consapevole di non aver mai parlato con nessuno delle sue paure

tanto meno con P. Slavko. Subito gli aprÏ il cuore. P. Slavko non gli

diede soddisfazioni immediate perchÈ sicuramente non voleva forzare

la mano, dandogli il tempo di maturare da solo. Dopo un po'

di tempo andÚ a Medjugorje per partecipere al programma di preghiera

serale e all'inizio del santo rosario P. Slavko lo avvicina chiedendogli:

che fine hai fatto? Marinko rispose: eccomi. Un semplice

eccomi da un profondo significato che traccia la sua via. In sua

compagnia si sente guarito dalle sue paure e decide che la strada

sacerdotale Ë la sua vocazione. P. Slavko era un uomo superiore a

tanti, sia per la parola che per le azioni, che coincidevano entrambe

perchÈ venivano dalle sue esperienze. Era una figura spirituale

di riferimento con consigli durante le confessioni, specialmente

come uscire dalle situazioni fosche. E quando qualcuno cadeva

non si meravigliava, ma cercava di aiutarlo a rialzarsi. La sua idea

era che nessuno Ë perfetto nella crescita specialmente i giovani

non seguendo una retta via, perdono l'orientamento.

Purtroppo questa figura spirituale Ë venuta a mancare un venerdÏ

del 2000 dopo aver guidato nel krizevac, monte delle apparizioni,

un gruppo di pellegrini nella preghiera della via crucis. Al ritorno

facendo qualche passo dalla croce alla stazione della deposizione

di Cristo nel sepolcro si fermÚ, si piegÚ verso la terra e spirÚ,

ritornando alla casa del padre.

La preghiera detta con il cuore e la fede in Dio sono invincibili e ci

aiutano ad aprire i nostri cuori martoriati da questo benessere

materiale che ci soffoca giorno per giorno senza rispetto dell'amore

vero, illudendoci di essere felici.

Un ringraziamento speciale a P. Marinko che attraverso il suo libro

ci ha fatto conoscere P. Slavko.

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Dalla merda al cielo: si inginocchi un

ìpusillanimeî e sorga un cavaliere

di Fr. Pierangelo B.

Tra il 20 e il 24 marzo, l'Ordine dei Frati Minori ha organizzato ad

Assisi un incontro/atelier sulle nuove fraternit‡ in missione e sulle

possibile strade che la "missionariet‡", termine che ormai dice

poco e che forse sarebbe meglio sostituire con "presenza tra la

gente", dovrebbe prendere.

Tra i partecipanti all'incontro, i rappresentanti delle nuove forme

di missione: chi vive tra i Rom, chi in itineranza, chi in condominio

tra la gente, chi in contatto e dialogo profondo con altre religioni.

Una delle proposte pi˘ interessanti dell'incontro Ë stato il tema

"La societ‡ in Europa guarda i Frati Minori: impressioni ed attese"

presentazione fatta da Paolo Giuntella, laico, giornalista, volto Rai

dal Quirinale che ha cercato di delineare una visione di ciÚ che la

societ‡ europea Ë oggi e di ciÚ che si aspetta dai cristianesimo e

dal francescanesimo in particolare, sviluppando un doppio richiamo

per chi oggi vuole seguire la strada del Vangelo usando come

strumento la via indicata da Francesco.

"Il Dio Oro, il dio denaro, che Ë la vera divinit‡ dell'occidente

appena ricoperta da una polverina argentata, da una spruzzatina

di identit‡ cristiana solo geo-politica, ha finito per sdoganare la

ricchezza come speranza, o surrogato di speranza, di senso della

vita, di appagamento, come criterio di inclusione. ÖÖÖ. [Ë

divenuto] risposta immediata alle angosce dell'et‡ della precariet‡

dappertutto, dal lavoro agli affetti, alle condizioni ideali, politiche,

religioseÖÖ.La risposta pi˘ istintiva [a questo nuovo paganesimo]

puÚ diventare solo moralistica. Questa Ë la tentazione della

via breve di molti cristiani rassegnati o depressiÖ."

"Dunque la prima emergenza Ë restituire cittadinanza, dignit‡,

corso legale alla povert‡ anche tra i cristiani, rispetto a tante

interpretazioni fasulle che la vogliono solo come metafora, come

vago riferimento spirituale, che non deve assolutamente nuocere

all'imperativo categorico del libero mercato Örestituire cittadinanza,

dignit‡ culturale, esistenziale, oserei dire anche politica alla

povert‡ ÖÖ cercando i crocevia di altre prigionie, oppressioni,

povert‡ e solitudini, che sono quelle dei popoli radunati dai nuovi

culti di Baal nei grandi centri commerciali. Nelle grandi periferie

urbane, dove ancor pi˘ invadenti e coinvolgenti sono i nuovi pulpiti

e i nuovi miti televisivi, e tutte le attese di felicit‡ sono concentrare

sulla nuova auto, la nuova maglietta, i nuovi jeans, le

nuove scarpe, il nuovo piercing, il nuovo look, proprio dai pi˘

poveri, dai ragazzi, dalle ragazze, dai quarantenni di famiglie che

guadagnano 1000 euro al mese."

"Essere li, presenti, come segno (in qualche caso come tenda) di

accoglienza, come giullari che con il sorriso, la tenerezza, l'intelligenza,

l'inculturazione, cercano di dire: attenzione il re Ë nudo.

Povert‡ non come frustrazione, oppressione, assillo di non arriva-

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re a fine mese, ma come libert‡ e liberazione dall'idolatria,

dalla schiavit˘, come condizione per la

strada verso la felicit‡, una felicit‡ non istantanea,

non liofilizzata."

Primo richiamo quindi per i cristiani: ridare dignit‡

alla povert‡; non pi˘ vendere tutto per non possedere

nulla, ma rendersi conto che nulla Ë quello

che invece ci agitiamo per andare a comprare; che

tutto ciÚ per cui rischiamo i bilanci familiari sempre

pi˘ precari, per cui investiamo il frutto del nostro

lavoro Ë un miraggio nel deserto che ti fa correre e

spendere le ultime forze per lasciarti con un pugno

di mosche. Continua il giornalista:

"Ö.L'altra grande angoscia dei nostri contemporanei

- sempre esorcizzata, se Ë possibile rinviata,

ovattata, nascosta, considerata un intralcio alla vita,

alla professione, al tempo libero - Ë la paura della

morte, l'angoscia del dolore, Ö il dubbio che nulla

ci sia oltre la tomba, oltre il ritorno in polvere, diffuso

anche in molti credenti praticanti, almeno

come paura. E dunque la rabbia per l'ingiustizia del

dolore innocente, della morte dei bambini, dell'accanimento

del male fisico su alcune persone. PuÚ

Dio onnipotente permettere tanto male, tanto

dolore?" [a questo lacerante interrogativo]

"Ö..troppi cristiani, troppi preti, assistenti, animatori,

rispondono con frasi fatte, in modi non convincenti,

Ë certo un impegno al quale sono chiamati

tutti i cristiani. Ma i discepoli di chi chiamava la

morte "Sorella morte", di pi˘ ed in modo particolare.

CioË coerente con il proprio carisma. Öniente

pi˘ democratici "pace e bene" niente pi˘ scontate

parole, senza forza senza consolazione, niente pi˘

frasi al limite del folkloreÖÖnoi sappiamo che la

morte, l'esperienza del dolore, l'esperienza del

dubbio e della rabbia, sono tempi privilegiati, contatti

di evangelizzazione Ö.. che non possiamo

sprecare per pigrizia o incomunicabilit‡ o per non

disturbare il sonno delle pecorelle."

Secondo richiamo!

"Vorrei vedere delle pattuglie francescane, magari

con chitarre e merengas, o semplicemente, con

buone letture alle spalle, ruminando la Parola, la

propria fede e letture di filosofi e teologi fino a

riuscire nell'avventura di una "parlata nuova", di una


nuova comunicazione popolare capace di parlare di Sorella

Morte alle persone del XXI secolo; frequentare i luoghi di

dolore e di morte, ma anche i giardini pubblici dominati dagli

spacciatori, a portare segnali di un'altra gioia, di un'altra allegria

possibile, di una fede che Ë esperienza di liberazione dalla

paura, dalla morte, dal dolore Öriaffermare il senso della vita,

riaprire percorsi d'infinito nella finitezza umana, restituire il

soffio della dignit‡ al degrado, all'emarginazione, alle solitudini."

Allora per il cristiano e per chi si sente francescano tornano

alla mente i primi compagni di Ges˘ come i primi compagni di

Francesco, gente che viveva tra il popolo, che del popolo condivideva

condizione, quotidianit‡ e quindi linguaggio e passione;

cristiani tutti chiamati a testimoniare: Patriots to arms;

engagÈ vouz

zione di chi guarda al passato, di fronte alla tentazione di

attaccarci ad una religione identitaria legata ad una appartenenza

geopolitica, culturale, di fronte alla commercializzazione

di Dio, ecco il tempo della purificazione, delle allegre brigate

dei redenti, delle allegre brigate dei francescani, dei puri di

cuore, dei miti, degli assetati di giustizia."

"C'Ë una urgenza di francescanesimo, dunque, come forse mai

dai tempi del lontano secolo XIII. Riconoscimento della necessit‡,

della ricchezza dell'alterit‡, mitezza, tolleranza, tenerezza,

cammino ecumenico senza paure e senza arretramenti Öper

rispondere alla domanda radicale di senso dei contemporanei,

all'eclissi di Dio dai discorsi dei salotti e dei caffË ben educati,

ma anche dai mugugni delle discoteche. "

Francescani in mezzo alla gente, nei quartieri di emarginazione,

di immigrati, nella periferia, fraternit‡ di accoglienza, di

"Credo che su questi due territori, diciamo quello di "Sorella

Povert‡" e quello di "Sorella Morte", o fratel "Dolore" e del

mistero del Male, tutti i cristiani del nuovo secolo e del nuovo

millennio debbano muoversi in modo creativo, innovativo,

profetico. E che l'avanguardia spetti ai francescaniÖ.Fede e

AllegriaÖ.. variante della perfetta letizia. Dobbiamo liberare

definitivamente il cristianesimo da una certa tristezza, dalla tristezza

incupita, ora rassegnata, ora fatta di rimpianti e nostalgie,

dei cristiani.Ö. Liberare l'immagine di Dio dai rimbrotti,

dai rimproveri, dai "no", e proiettare la sequela di Dio sulla

strada dei si, si alla vita, si alla gioia di vivere, si al piacere di

vivere, si al piacere di sentirsi cristiani, si alla allegria di chi ha

liberato Dio, un certo Dio, anzi una certa e tutta nostra, idea

di Dio, dal mercato, dal dominio. Di fronte alla tristezza dei

moralisti e dei piagnoni, di fronte ai rimpianti e alla rassegna-

preghiera comune e di dialogo interreligioso nel prossimo

futuro: "Sogno da anni dei monaci, ed anche dei frati minori, di

citt‡, metropolitani, in vespa o in motorino, o in ascolto nelle

metropolitane e nei treni dei pendolari, fratelli annunciatori di

una Parola che salva o almeno di una parola anche soltanto

umana che tende una manoÖ.. portatori di nuove forme di

liturgia, di preghiera, di allegria e di silenzi e di rumori liturgici,

in una alternanza sincopata e hip hop, rappata - come Ë la cultura

quotidiana che respiriamo - di contemplazione ed esplosione

di giubilo. In fondo se il motto dei cristiani e dei francescani

del XXI secolo dovrebbe essere "Fede e allegria" o

magari "Fede speranza e allegria" (perchÈ di speranza abbiamo

soprattutto bisogno, speranza fondata non ottimismo degli

imbecilli o dei bonaccioni) " il grido di battaglia deve essere

"Meno lagne pi˘ soul" e ovviamente noi approviamo.

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18

Gente di strada e societ‡

di Michele N. e Laura T.

Dopo 4 uscite del nostro giornale con le interviste fatte per questa

rubrica abbiamo voluto fermarci un attimo e ripercorrere con

la mente e pi˘ ancora con il cuore quello che abbiamo fatto,

quello che abbiamo sentito da persone fin prima anonime, e di

portare in questo numero per noi speciale, visto l'anniversario dei

25 anni della nostra grande famiglia, un po' le nostre sensazioni, i

nostri pensieri.

Ci siamo chiesti perchÈ abbiamo voluto con tanta insistenza continuare

per questa via, perchÈ questa cosa ci appassionava cosÏ

tanto, perchÈ eravamo sempre pi˘ presi da queste storie di disagio.

Ci siamo chiesti soprattutto che cosa ci d‡ ascoltare queste

viteÖ abbiamo iniziato questa rubrica per portare a galla il dolore

che queste persone hanno dentro, nel loro abisso pi˘ profondo.

Siamo abituati a vederli agli angoli delle strade, o sotto qualche

porticato, e molta gente, vedendoli cosÏ pensa che non si meritano

altro. Spinti dal racconto di un nostro amico che per un periodo

ha vissuto questa situazione di disagio e sofferenza, abbiamo

sentito il desiderio di incontrarli e con il passare del tempo ci

siamo resi conto che c'Ë un filo che ci tiene legati a queste persone,

non solo per gli articoli che grazie a loro abbiamo fatto, o per

i complimenti che la gente ci fa; sentiamo un legame che v‡ oltre

l'intervista, in ognuno di loro c'Ë qualcosa che ci colpisce in modo

particolare, da Miki Paloma con la sua grande passione per la

musica, che con la sua fisarmonica colora anche i grigiori pi˘

intensi dell'anima, a Marisa che ama i suoi gatti e i suoi cani come

fossero dei figli, a Gianni che dietro un velo di orgoglio misto a

vergogna ci dice della sua vita quasi piangendo, a Maurizio, l'uomo

dal baffo simpatico che solo dopo vari tentativi ci racconta di se e

ci fa riflettere su quanto il passato pesi sul futuro. Ci hanno aperto

le porte su un mondo che non vedevamo, forse non volevamo

vederlo, ci hanno fatto capire quanto poco basta per ritrovarsi

cosÏ, per strada, senza niente, senza nessuno tra gli sguardi indifferenti

di chi passa, ti guarda e subito, cosÏ troppo facilmente ti

giudica, senza neanche conoscerti. Forse vedendoli cosÏ, passando

sembrano scontrosi e non aperti al dialogo e sinceramente questa

Ë stata la nostra sensazione iniziale. Tanto che non sapevamo

come presentarci perchÈ ci sembrava di dover scavalcare un

muro infinitamente alto; sono bastate poche parole, mettere da

parte un po' di imbarazzo e il gioco Ë stato fatto. Vogliamo usare

questo spazio del giornale per riportare queste vicende vere che

noi abbiamo toccato con mano e vogliamo sperare che un po' vi

tocchino, che sappiate leggere anche al di la del nostro italiano a

volte"poco italiano", che vi si smuova dentro qualche cosa e vi

rendiate conto che anche queste persone fanno parte delle

nostre vite, anche se non le conosciamo per nome, o non sappiamo

perchÈ sono in questa situazione.

Vogliamo raccontarvi che anche loro fino ad un certo punto della

loro storia hanno avuto una vita normale, una casa, un lavoro, una

famiglia e tutto quello che fa sentire un uomo parte buona della

societ‡, ma che ad un certo momento per colpa di

qualcosa questa loro storia Ë cambiata, per alcuni Ë

stata la guerra, per altri il lavoro per altri ancora l'amore

o un momento di debolezza finito tra alcool

e droga. Vogliamo dirvi quanta sofferenza c'Ë in

loro, di quanto male puÚ fare una nostra parola

detta in modo sbagliato, uno sguardo di sdegno nei

loro confronti, quanto male puÚ fare il nostro essere

sordi e ciechi al loro bisogno, il nostro non tener

conto della loro sensibilit‡, delle loro emozioni dei

loro sentimenti e anche dei loro sogni.

Ci sentiamo in dovere di ringraziarli ma Ë un ringraziamento

che vuole andare al di la delle parole

scritte, e un grazie per tutte le volte che ci hanno

fatto sentire inutili ma al tempo stesso preziosi per

quelle ore passate al tavolino di un bar, sotto i portici

seduti per terra a chiacchierare del pi˘ e del

meno, delle cose importanti o delle sciocchezze

della tristezza o della felicit‡ ridendo per qualche

aneddoto particolare, di tutte le cose che la vita ci

da, mentre molti passanti ci guardavano con aria

indifferente.


Compagnia del vento...

di Michele N.

Come il vento che viene e v‡ in varie direzioni arrivando

all'improvviso, anche Alessandro Gassman in compagnia

di due suoi amici e della nostra cara Pia, in viaggio

per una tournËe teatrale decide di cambiare direzione,

venendo a trovare P. Ireneo all'eremo di S.

Pietro: arrivando all'improvviso, proprio come il vento,

È stato un incontro interessante da vedere, innanzitutto

osservare Alessandro e i suoi amici interessati ad

ascoltare cosa diceva P. Ireneo che quasi si volevano

fermare alla S. Messa, ma purtroppo il tempo a disposizione

non glielo permetteva. Sinceramente quando ho

sentito che arrivava Alessandro Gassman ho pensato di

trovarmi di fronte un personaggio che non si faceva

avvicinare come molti attori cinematografici di un certo

calibro fanno, che si arieggiano stranamente "con la

puzza sotto il naso". Il mio pensiero era errato avendo

riscontrato in Gassman un ragazzo semplice, aperto al

dialogo cosÏ comíerano anche i suoi due amici e naturalmente

anche Pia. Peccato per il poco tempo a

disposizione, ma proprio come il vento che viene e v‡

in varie direzioni cosÏ anche Gassman e i suoi amici se

ne vanno, riprendendo il loro viaggio.

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20

Quando il pane parla

di Federico M.

Il modo

Ma dalla famiglia Gobbo, insieme alla ricetta del pane abbiamo

imparato anche un modo per stare insieme in famiglia, un modo

diverso dal raduno davanti alla televisione o dal pomeriggio al

centro commerciale. Certo fare il pane Ë una fatica, un lavoro,

ma nel vedere l'armonia che c'era tra i membri di questa famiglia

sembrava quasi un gioco.

Al pane abbiamo fatto l'abitudine trovandolo pronto e comodo

sulla tavola ogni giorno, senza far caso a quello che c'Ë dietro alla

sua sostanza, al suo profumo. Qualcosa di semplice e meraviglioso

allo stesso tempo. Abbiamo anche scoperto che il pane parla,

ha una sua voce; Ë lui stesso infatti che durante la domatura ad un

certo punto fa nervo, ed Ë il rumore come di uno strappo ad

avvertire che Ë tempo di infornarlo. Lo si sente chiaro quel rumore.

Fa nervo Ë l'espressione che pi˘ ci ha colpiti. Ma ci sono poi

un gergo, un modo di chiamare le diverse forme molto interessante.

CosÏ, scherzando, Ë venuto fuori che il pap‡ di tutto Ë il

pandolo, la forma allungata ricavata dall'impasto. E' dal pandolo

che infatti nascono le ciope, i cioponi, i paneti, e per i bambini la

colombeta, una forma quasi ricamata. Ci vogliono mani esperte,

ma non solo; anche molta passione, amore per ciÚ che si fa. Si

avvertivano nei nostri amici panettieri autentici sentimenti, ereditati

e custoditi probabilmente da quando, intorno ai 10 anni,

hanno imparato dai propri genitori questa piccola arte. Un tesoro

di conoscenza che perÚ ora rischia di restare senza eredi, cosÏ

come molti altri antichi mestieri. Senza fare della retorica antimodernista,

possiamo comunque dire che tenere in vita queste tradizioni

aiuterebbe molto a recuperare il valore delle cose, soprattutto

attraverso quelle piccole opere che danno un significato ai

giorni. Sarebbe un bene se ci fossero per tutti pi˘ occasioni di

avvicinarsi a queste attivit‡ dimenticate. Noi abbiamo avuto questa

fortuna grazie alla gentilezza di una famiglia. Ovviamente non

potete andare tutti a casa loro, ma vi assicuriamo che quel pane Ë

molto pi˘ buono, pi˘ profumato e pi˘ vero.

La ricetta

(per 8/10 kg di pane, 40 ciope insomma)

Lievito; 2 hg d'estate / 2 hg d'inverno

10 kg di farina

2 hg di sale

3 litri di acqua

Durante l'impastatura va aggiunto un altro litro

e mezzo di acqua.

L'impasto va poi domato a mano 7/8 volte per

renderlo pi˘ soffice.

Una volta diviso in ciope di diverse forme,

dimensioni e nomi, queste vengono lasciate

ferme ben coperte per 45 min./1 h (in questo

lasso di tempo, aumentano di volume).

Dopo aver scaldato il forno con legna di vite, il

pane viene cotto per 45 minuti (per farlo biscotto,

ci vuole un'intera giornata).

Alla ricetta aggiungete, un po' di vino e del salame,

anche questi caserecci, per ingannare piacevolmente

l'attesa finchÈ il pane non Ë pronto.


22

Le modifiche alla

normativa sugli

stupefacenti

a cura del Pubblico Ministero Dott. Marco Peraro

Il Parlamento, praticamente al termine della XIV legislatura, Ë

intervenuto modificando la disciplina delle sostanze stupefacenti.

Di tale intervento hanno dato ampio risalto tutti gli organi di

informazione. Con le brevi annotazioni che seguono vorrei cercare

di illustrare sinteticamente le principali novit‡ introdotte.

La mia esposizione riguarder‡ principalmente le modifiche apportate

alla disciplina delle sanzioni penali e amministrative, anche se

Ë opportuno precisare come la modifica ha riguardato anche altri

settori della disciplina quali quello del recupero (dove, con scelta

innovativa, vi Ë stata una sostanziale parificazione delle strutture

private a quelle pubbliche, con l'attribuzione anche alle prime del

potere di certificare lo stato di tossicodipendenza), l'esecuzione

della pena detentiva nei confronti del detenuto tossicodipendente,

con un significativo ampliamento dell'ambito di operativit‡

degli istituti della sospensione dell'esecuzione della pena detentiva

e dell'affidamento in prova, al fine di accentuarne l'utilizzo per

favorire e premiare il recupero e la riabilitazione.

LíEQUIPARAZIONE TRA DROGHE PESANTI E DROGHE LEGGERE.

Per quanto riguarda la modifica delle sanzioni penali, l'attenzione

dei mass media si Ë incentrata su un aspetto della riforma e in

particolare sull'equiparazione in termini di risposta sanzionatoria

tra le condotte aventi ad oggetto le c.d. "droghe leggere" (es. hashish

e marjuana) e quelle aventi ad oggetto le c.d. droghe pesanti

(es. cocaina, eroina, ecstasy, per citare solo le sostanze pi˘ diffuse).

Una tale equiparazione tra droghe pesanti e droghe leggere nasce

evidentemente dal convincimento che tutte le sostanze stupefacenti

sono dannose per la salute umana.

L'oggettivo aggravamento del trattamento sanzionatorio che ne

derivava per le condotte aventi ad oggetto le droghe leggere (per

le quali la legge prevedeva prima la reclusione da due a sei anni,

oltre ad una pena pecuniaria), Ë stato compensato dal legislatore

con la riduzione del limite edittale previsto originariamente per le

droghe pesanti, che Ë stato portato da otto a sei anni di reclusione.

A ciÚ deve aggiungersi che Ë rimasta la previsione di un trattamento

sanzionatorio attenuato per i fatti c.d. di lieve entit‡ (art.

73, quinto comma, il quale prevede una pena grandemente ridotta

- e precisamente la reclusione da uno a sei anni e multa da

3.000 a 26.000 euro- quando il fatto deve considerarsi di lieve

entit‡, in considerazione dei "mezzi, modalit‡ o circostanze dell'azione

ovvero per la qualit‡ e quantit‡ delle sostanze"; prima della

riforma, per i fatti di lieve entit‡ aventi ad oggetto le droghe leggere,

era comminata la pena della reclusione da sei mesi a 4

anni).

Inoltre, sempre per compensare la scelta di rigore dovuta alla

parificazione tra le sostanze, il legislatore ha previsto che nel caso


icorra il fatto di lieve entit‡, il giudice, anzichÈ applicare la

pena detentiva, possa applicare quella del lavoro sostitutivo

(art. 73, comma 5 bis). Tale possibilit‡ Ë prevista perÚ solo per

i reati commessi da persona tossicodipendente o da assuntore

di sostanze stupefacenti o psicotrope, e presuppone la richiesta

dell'imputato.

Ove concesso, il lavoro di pubblica utilit‡ ha una durata corrispondente

a quella della sanzione detentiva che altrimenti

sarebbe stata irrogata. Tale misura sostitutiva puÚ perÚ essere

concessa per non pi˘ di due volte.

Tale facolt‡ di sostituzione della disposizione Ë volta al recupero

del trasgressore tossicodipendente o anche solo assuntore

di sostanze stupefacenti, giacchË vuole evitargli l'ingresso nel

circuito carcerario.

Il lavoro di pubblica utilit‡ potr‡ essere svolto anche nelle

strutture private di recupero, previo consenso di quest'ultime.

IN CASO DI RECIDIVA...

Alla luce delle predette considerazioni, nonostante l'equiparazione

tra droghe pesanti e droghe leggere, la novella legislativa

consente quindi tuttora, in astratto, di adeguare la sanzione

alla gravit‡ del fatto concreto, e quindi di operare ancora una

distinzione tra condotte aventi ad oggetto le droghe pesanti e

quelle aventi ad oggetto le droghe leggere.

Non si puÚ perÚ non sottolineare come tale facolt‡ di adeguare

la sanzione al fatto potrebbe rimanere preclusa nei confronti

dei soggetti recidivi, e cioË delle persone che dopo

essere statai condannati in via definitiva per un delitto, ne

commettono un altro.

La c.d. legge ex Cirielli (l. 5 dicembre 2005, n. 251) ha modificato

in maniera assai pesante il trattamento sanzionatorio nei

confronti dei recidivi, prevedendo, tra l'altro, il divieto di considerare

prevalenti le circostanze attenuanti sulla circostanza

aggravante della recidiva reiterata.

Per fare solo un esempio, si consideri il caso di una persona

tossicodipendente che riporti una condanna per un furto, e

poco tempo dopo riporti una seconda condanna, ad esempio

per un altro furto. In questo caso, nel pronunciare la seconda

condanna il giudice dichiarer‡ il soggetto recidivo. Nel caso in

cui tale soggetto successivamente si renda responsabile di un

piccolo spaccio per procurarsi del denaro (es. cessione di 3

grammi di hashish), stante il divieto di considerare prevalente

la circostanza attenuante del fatto di lieve entit‡ sull'aggravante

della recidiva reiterata, il giudice dovr‡ irrogare la pena base

della reclusione da sei a venti anni di reclusione.

Ma le modifiche per quanto riguarda l'aspetto sanzionatorio

non si sono fermate qui.

Per comprendere appieno la portata e la finalit‡ della riforma

Ë opportuno fare un breve excursus storico di quella che Ë

stata l'evoluzione della disciplina in materia.

Il sistema sanzionatorio previsto in origine dal dpr 309/90

aveva come punto di riferimento il concetto di "dose media

giornaliera" (individuata per ogni sostanza con il Decreto

Ministeriale 186/1990) e graduava la risposta sanzionatoria

attraverso la previsione di sanzioni amministrative e di sanzioni

penali.

Le condotte caratterizzate dalla destinazione a terzi della

sostanza stupefacente avevano sempre rilevanza penale, a prescindere

dal quantitativo della sostanza, anche se inferiore

quindi alla dose media giornaliera.

Rilevanza penale avevano altresÏ le condotte (importazione,

acquisto, detenzione) pur non destinate a terzi, qualora il

quantitativo fosse stato superiore alla dose media giornaliera.

Rilevanza amministrativa avevano invece, in via residuale, solo

le condotte di importazione, acquisto e detenzione caratterizzate

dall'uso personale e da un quantitativo non superiore alla

dose media giornaliera.

La risposta sanzionatoria amministrativa era diversificata. In un

primo tempo vi erano le sanzioni applicabili dal Prefetto (art.

75); in un secondo tempo erano previste sanzioni, sempre di

natura amministrativa ma pi˘ incisive, applicate dall'autorit‡

giudiziaria nei confronti dei recidivi e di coloro che trasgredivano

i provvedimenti del prefetto.

Questo sistema aveva il vantaggio della certezza applicativa,

proprio perchÈ basato su un parametro rigorosamente oggettivo

e facilmente accertabile, quale quello della "dose media

giornaliera".

Come Ë noto, questo sistema Ë stato profondamente innovato

dal referendum popolare del 18 e 19 aprile 1993, con l'abrogazione

del concetto della "dose media giornaliera" e con l'eliminazione

delle sanzioni amministrative irrogate dall'autorit‡

giudiziaria.

Ne Ë derivato conseguentemente un sistema (quello rimasto

in vigore per oltre un decennio, fino al 28 febbraio di quest'anno,

giorno di entrata in vigore della nuova disciplina) caratterizzato

da una indubbia incertezza nell'applicazione della disciplina

sanzionatoria nei casi in cui si doveva giudicare la condotta

di detenzione di sostanza stupefacente.

In questa situazione, ogniqualvolta un soggetto veniva trovato

in possesso di sostanza stupefacente spettava alle forze di

polizia e poi alla pubblica accusa dimostrare la destinazione

allo spaccio di tale sostanza. In concreto tale dimostrazione si

raggiungeva valutando tutte le circostanze soggettive od

oggettive del caso concreto. Al riguardo, il pi˘ importante elemento

probatorio di cui si poteva disporre era quello quantitativo:

la detenzione di quantitativi esorbitanti di sostanza stupefante

dimostrava il pi˘ delle volte, o concorreva a dimostrare,

che questa non era destinata all'uso esclusivamente personale

del detentore. In presenza di una quantit‡ di sostanza stupefacente

non elevata (pensiamo a pochi grammi di cocaina),

la dimostrazione passava attraverso altri elementi indiziari

quali ad esempio le qualit‡ soggettive del detentore (tossicodipendente

o no) e sul giudizio di compatibilit‡ tra le condizioni

economiche dello stesso e la detenzione della droga. Elementi

indiziari di carattere oggettivo potevano essere invece il frazionamento

in dosi della sostanza stupefacente, il ritrovamento

di sostanze stupefacenti di diversa natura, il ritrovamento di

sostanza da taglio o di strumenti atti a pesare la sostanza

(bilancini di precisione) o di ritagli di nailon predisposti per il

confezionamento delle dosi.

Sotto il profilo delle sanzioni amministrative, inoltre, il sistema

risultante appariva carente, per l'inidoneit‡ delle sole sanzioni

irrogate dal Prefetto a contrastare le condotte recidive e non

appariva idoneo a convincere il tossicodipendente a sottoporsi

ad un programma terapeutico di riabilitazione e di recupero.

La recente modifica legislativa si Ë posta l'obbiettivo di colmare

le lacune date dall'eccessiva discrezionalit‡ lasciata all'autorit‡

giudiziaria nella valutazione della destinazione a terzi della

sostanza stupefacente e lo scarso effetto deterrente delle sanzioni

amministrative applicate dal Prefetto.

Sotto il primo profilo, premesso che nulla Ë cambiato per

quanto riguarda le condotte che si caratterizzano per la desti-

23


24

nazione a terzi (produzione, fabbricazione, estrazione, vendita

offerta o messa in vendita, cessione distribuzione, trasporto,

consegna), di cui si occupa l'art. 73, primo comma, per quanto

riguarda le condotte non caratterizzate oggettivamente dalla

destinazione a terzi il legislatore ha voluto introdurre all'interno

della norma i criteri indiziari che finora trovavano applicazione

solo attraverso l'interpretazione del giudice per tracciare

la distinzione tra detenzione per uso personale o finalizzata

alla cessione a terzi.

Il nuovo comma 1 bis, lett. a), dell'art. 73 recita infatti: "Con le

medesime pene di cui al comma 1 (e cioË con la reclusione da

sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000)

Ë punito chiunque Ö importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi

titolo o comunque illecitamente detiene: a) sostanze stupefacenti

o psicotrope che per quantit‡, in particolare se

superiori ai limiti massimi indicati con decreto del Ministro

della Salute Ö , ovvero per modalit‡ di presentazione, avuto

riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato,

ovvero per altre circostanze dell'azione, appaiono

destinate ad un uso non esclusivamente personaleÖ ".

Autorevoli commentatori hanno giustamente evidenziato

come tra i parametri indiziari non Ë stato fatto riferimento

alle condizioni soggettive del trasgressore: cioË l'essere o no

questi un tossicodipendente. La qualit‡ soggettiva di tossicodipendente

sar‡ elemento che potr‡ essere utilizzato, in un ottica

difensiva, per giustificare il possesso di quantitativi di droga

superiori ai limiti massimi consentiti di principio attivo o di

peso lordo non insignificante.

Tale soluzione normativa Ë stata accolta da alcuni con favore,

in quanto ritenuta idonea a ridurre gli spazi di eccessiva

discrezionalit‡ finora vigente.

Spetter‡ comunque sempre al giudice nel caso concreto valutare

se la sostanza detenuta dal soggetto fosse destinata o

meno a terzi; e cosÏ pur in presenza di quantitativi superiori a

quelli indicati dal decreto ministeriale, il giudice potr‡ ritenere

che nel caso concreto la sostanza non era destinata a terzi;

per contro, spetter‡ sempre al giudice nel caso di detenzione

di quantitativi inferiori al limite previsto dal decreto ministeriale,

stabilire la sua destinazione.

Vale forse la pena sottolineare come in tale, per quanto

riguarda tale aspetto della riforma, vi Ë stato un ripensamento

tra l'originario progetto governativo (il quale prevedeva la rilevanza

in ogni caso del superamento della soglia quantitativa

prevista dal decreto ministeriale, con un ritorno quindi al

sistema in vigore prima dell'intervento abrogativo del referendume

del 1993) e la disciplina approvata, la quale prevede ora

che il superamento del dato quantitativo costituisce un mero

elemento indiziario vincibile dall'interessato attraverso l'apporto

di idonei elementi difensivi.

Quanto maggiore sar‡ il superamento del tasso soglia di cui al

decreto, tanto maggiore sar‡ l'onere di allegazione difensiva

dell'imputato.

Come detto, uno degli elementi pi˘ importanti per valutare la

finalit‡ della detenzione Ë il dato quantitativo. Il 24 aprile 2006

Ë stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero

della Salute il quale contiene le tabelle che indicano i

quantitativi, per ciascuna sostanza, superati i quali scatta la

presunzione di destinazione della detenzione a fini di spaccio.

Tali limiti quantitativi si basano sul concetto di "dose media

singola", intesa come la quantit‡ di principio attivo per singola

assunzione idoneo a produrre in un soggetto tolleratne e

dipendente l'effetto stupefacente.

Il limite tabellare Ë stato infatti ottenuto moltiplicando la dose

media singola per un fattore diverso da sostanza a sostanza, e

individuato peraltro in maniera assai arbitraria, avuto riguardo

anche al fatto che il legislatore non aveva fornito al ministero

competente linee guida precise cui attenersi. Passando all'enunciazione

di alcuni limiti tabellari, e limitandosi alle sostanze

stupefacenti di maggiore diffusione, per la cocaina Ë stata ad

esempio individuata una dose media singola di 0,150 grammi

di principio attivo e un fattore di moltiplicazione cinque, per

cui il quantitativo massimo di principio attivo Ë stato fissato in

0,750 grammi; per l'eroina Ë stata individuata una dose media

singola di 0,025 grammi di principio attivo e un fattore di moltiplicazione

dieci, per cui il quantitativo massimo di principio

attivo Ë stato fissato in 0,25 grammi; per la marjuana e l'hashish

Ë stata individuata una dose media singola di 0,025 grammi

di principio attivo e un fattore di moltiplicazione venti, per

cui il quantitativo massimo di principio attivo Ë stato fissato in

0,5 grammi.

LíUSO DI GRUPPO

Con la nuova legge, pare doversi rivalutare l'orientamento giurisprudenziale

che riteneva non penalmente rilevante (e quindi

sanzionabile solo in via amministrativa) il c.d. uso di gruppo,

sia nella forma del conferimento, esplicito o implicito, da parte

degli appartenenti al gruppo, del mandato ad acquistare la

droga solo a uno o ad alcuno degli appartamento al gruppo,

sia nella forma dell'uso collettivo, qualificato dall'acquisto in

comune della droga da parte di tutti gli appartenenti al gruppo

per l'assunzione in comune.

In tal senso depone l'espresso riferimento della norma, che

ora fa riferimento espressamente all' "uso non esclusivamente

personale".

Analoga questione si pone per la condotta di coltivazione

domestica, che ora parte della giurisprudenza riteneva penalmente

irrilevante (e quindi sanzionata solo in via amministrativa)

nel caso di coltivazione di poche piantine, destinate a consentire

di ricavare di modestissimi quantitativi di principio attivo.

La condotta di coltivazione non Ë prevista nÈ nell'art. 75,

nÈ nell'art. 73, comma 1 bis, lett. a), per cui sembrerebbe

doversi ricavare che la stessa assume sempre rilievo penale, a

meno che, nelle piante coltivate non sia del tutto assente qualsiasi

traccia di principio attivo, o in quantit‡ tale da non poter

sviluppare un effetto drogante.

ìLíART. 75î

Passando ad esaminare brevemente le modifiche apportate al

sistema della sanzioni amministrative, come si Ë gi‡ ricordato il

legislatore si Ë mosso con l'intento di rafforzare tali sanzioni,

con l'obbiettivo di renderle pi˘ efficaci in un ottica di recupero

della persona tossicodipendente (indotta ad accettare il programma

terapeutico per evitare le sanzioni), e idonee a sanzionare

pi˘ efficacemente le condotte oggettivamente o soggettivamente

pi˘ pericolose per la societ‡, per le quali sono

ora previste nuove sanzioni applicate da un giudice (Giudice di

Pace).

Il sistema sanzionatorio amministrativo, come si desume dall'art.

75, comma 1, Ë costruito per esclusione rispetto all'ambito

di operativit‡ delle sanzioni penali.

L'art. 75 disciplina le sanzioni irrogate dal Prefetto, previste


per il trasgressore, anche recidivo, che non abbia posto in

essere una condotta pericolosa per la societ‡.

Le sanzioni previste sono la sospensione della patente di guida

o il divieto di conseguirla, la sospensione della licenza di porto

d'armi o il divieto di conseguirla, la sospensione del passaporto

o di altro documento equipollente o il divieto di conseguirli, la

sospensione del permesso di soggiorno per motivi turistici o

divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario. Queste

sanzioni possono essere applicate anche congiuntamente tra

loro ed hanno una durata variabile da un mese ad un anno.

A queste sanzioni si unisce, in maniera innovativa, la previsione

dell'immediato ritiro della patente nel caso in cui il trasgressore,

al momento dell'accertamento della infrazione, risulti avere

la diretta e immediata disponibilit‡ di un veicolo a motore (nel

caso si tratti di un ciclomotore Ë previsto il ritiro del certificato

di idoneit‡ tecnica e il fermo amministrativo del mezzo).

Prima tali misure erano adottate solo nel caso di guida sotto

l'effetto di sostanze stupefacenti.

Prima di applicare la sanzione (scegliendo tipologia e durata) il

delegato del prefetto deve invitare il trasgressore a sostenere

un colloquio nel corso del quale viene formulato l'invito a sottoporsi

al programma terapeutico, se chi ha commesso l'infrazione

Ë persona tossicodipendente.

Il procedimento puÚ concludersi anche con un invito a non far

pi˘ uso delle sostanze stupefacenti (art. 75, comma 14), questo

perÚ solo se si tratti della prima infrazione e la violazione

sia lieve (non rileva la natura della sostanza).

In caso di mancata presentazione, viene irrogata la sanzione a

meno che il delegato del Prefetto non ritenga che la violazione

non sussistente.

L'applicazione della sanzione puÚ essere impugnata mediante

opposizione al Giudice di Pace (o al Tribunale dei Minorenni in

caso il trasgressore sia persona minore degli anni 18) entro 10

giorni dalla notifica.

Il procedimento puÚ concludersi ovviamente anche con l'archiviazione,

nel caso in cui il delegato del Prefetto ritenga la

violazione non sussistente.

Come parimenti si Ë gi‡ anticipato, la riforma ha previsto una

seconda tipologia di sanzioni amministrative, le quali vengono

applicate dal Questore e successivamente devono essere convalidate

dal Giudice di Pace entro 48 ore dalla notifica all'interessato.

Le sanzioni irrogabili sono: l'obbligo di presentarsi, almeno

due volte alla settimana, presso il locale ufficio della Polizia di

Stato o presso il comando dei Carabinieri territorialmente

competente; l'obbligo di rientrare presso l'abitazione entro un

determinato orario e di non uscirne prima di una certa ora; il

divieto di frequentare determinati locali pubblici; il divieto di

allontanarsi dal comune di residenza; l'obbligo di comparire in

un ufficio o in un comando di polizia negli orari di entrata e di

uscita degli istituti scolastici; il divieto di condurre veicoli a

motore.

Questi provvedimenti possono avere la durata massima di due

anni.

Tali sanzioni sono previste nel caso in cui, in relazione alle

modalit‡ o alle circostanze dell'uso, dalla condotta di cui all'art.

75 comma 1 possa derivare pericolo per la sicurezza pubblica

(nuovo art. 75 bis).

Altro dato di rilievo, Ë la previsione che la violazione di tali

misure interdittive costituisce un reato, punito con l'arresto da

tre a diciotto mesi (art. 75 bis, comma 6).

LE COMUNITAí DI RECUPERO

CercherÚ ora di illustrare brevemente alcune delle modifiche

che hanno interessato in maniera diretta l'attivit‡ delle comunit‡

di recupero delle persone tossicodipendenti, contemplate

gi‡ dall'originario art. 116 dpr 309/90 il quale, per l'appunto,

prevedeva la facolt‡ degli enti pubblici di avvalersi della collaborazione

di enti privati che gestivano strutture per la riabilitazione

ed il reinserimento sociale dei tossicodipendenti.

Gi‡ si Ë detto, ad esempio, parlando della nuova sanzione

sostitutiva del lavoro di pubblica utilit‡, come il legislatore

abbia espressamente previsto la possibilit‡ che tale lavoro

venga svolto presso tali strutture private autorizzate, previo

consenso di quest'ultime.

Una seconda novit‡, gi‡ ricordata, Ë la previsione che l'attestazione

dello stato di tossicodipendenza puÚ essere ora rilasciata,

oltre che dalle strutture pubbliche, anche da quelle private

per la cura delle tossicodipendenze accreditate per l'attivit‡ di

diagnosi prevista dal comma due, lettera d) dell'art. 116 (art.

89, comma 2).

L'attestazione dello stato di tossicodipendenza Ë assai rilevante,

perchÈ come gi‡ avveniva in passato, numerose disposizioni

normative del testo unico, prevedono un regime speciale,

generalmente di favore, quando gli indagati o gli imputati siano

persone tossicodipendenti o alcooldipendente ed abbiano in

corso un programma terapeutico di recupero presso i servizi

pubblici per l'assistenza ai tossicodipendenti, ovvero nell'ambito

di una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116.

L'art. 89, comma 1, prevede il divieto per il giudice di applicare

la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti

della persona tossicodipendente o alcooldipendente che abbia

in corso un programma terapeutico di recupero ove risulti che

l'interruzione del programma possa pregiudicare il recupero.

In tal caso verr‡ applicata la misura degli arresti domiciliari.

Nel caso in cui il soggetto sottoposto alla misura della custodia

cautelare in carcere intenda sottoporsi ad un programma terapeutico

di recupero, il giudice ha l'obbligo di sostituire la misura

con quella degli arresti domiciliari (art. 89, comma 2).

Se l'interessato interrompe l'esecuzione del programma ovvero

mantiene un comportamento incompatibile con la sua corretta

esecuzione o quando si accerta che lo stesso non ha collaborato

alla definizione del programma o ne ha rifiutato,

viene ripristinata o applicata la custodia cautelare in carcere

(art. 89, comma 3).

Vi Ë l'obbligo di segnalazione a carico dei responsabili delle

strutture ove il tossicodipendente segue il programma di recupero

delle eventuali violazioni da questo commesse, pena la

revoca o la sospensione dell'accreditamento nel caso le violazioni

integrino un reato (es. in caso di allontanamento dalla

struttura, condotta che integra il reato di evasione): art. 89,

comma 5 bis).

Altra previsione di favore Ë contenuta nell'art. 94, il quale prevede

che se una pena detentiva inferiore a sei anni deve essere

eseguita nei confronti i persona tossicodipendente o alcooldipendente

che abbia in corso un programma di recupero o

che ad esso intende sottoporsi, l'interessato puÚ chiedere di

essere affidato in prova al servizio sociale per proseguire o

intraprendere l'attivit‡ terapeutica sulla base di un programma

concordato con l'Asl o con una struttura privata di recupero.

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Aspettando líAssisi bike

di Lucio F. e Alessandro D.B.

Lucio Nadir Fogliato Ë nato a Thiene, da sempre ha un forte desiderio

d'amicizia e non si tira mai indietro nell'ascoltare gli altri.

Abita a Lampertico di Thiene, lavora in un supermercato e vive

una vita semplice e serena, ma ciÚ che lo distingue Ë la sua implacabile

passione per la bicicletta con la quale ha girato l'Europa in

lungo ed in largo; spesso da solo, mettendo in gioco tutto se stesso

nell'incontro con le diverse persone conosciute nel cammino.

Ma intervistiamoloÖ

Che insegnamenti possono arrivare da una bicicletta?

A me la bicicletta ha dato soddisfazioni immense; ha insegnato a

combattere, poichÈ la vita Ë un combattimento d'amore e per l'amore.

Il sacrificio Ë saper amare, saper ascoltare, saper capire il

prossimo e la bici Ë uno strumento efficacissimo per incontrare i

valori che stiamo dimenticando. La bicicletta mi ha insegnato,

attraverso il sacrificio immenso che comporta, a stare bene con

me stesso, a riflettere, a meditare e a crescere interiormente.

Per te che cosa ha significato andare in bicicletta?

Premetto che se non comprendo a fondo la sofferenza non posso

gioire. Nella "sofferenza" ho sempre trovato stimoli e motivazioni

continue per amare il prossimo. La bicicletta mi ha sempre dato

un'immensa gioia. Spesso le conseguenze a delusioni d'amore, alla

mancanza d'affetto o alla perdita di una persona cara, possono

essere distruttive e ci si puÚ lasciar andare ai veleni di questo

mondo: alcool, droga, sesso ed altro. A questo male ho sempre

reagito combattendo su due ruote e posso dire che la bicicletta Ë

stato il mezzo che mi ha permesso di sfogare tutta la mia rabbia,

la mia sofferenza trasformandole in gioia, apertura, entusiasmo,

carica emotiva per il mio cammino esistenziale. Mi ha fatto scoprire

la vita nella sua immensa bellezza sia della natura che dello

spirito di condivisione con gli altri. Per me la bicicletta significa

anche silenzio e rispetto della vita poichÈ non fa rumore come i

motori, non inquina e mantiene giovani e sani.

Nell'andare in bicicletta quali sono i momenti pi˘ importanti e spirituali?

In sella hai il tempo per pregare, meditare, ridere, piangere, gioire,

faticare, sognare, dialogare, respirare a pieni polmoni e cosa

c'Ë di pi˘ spirituale di questo? PerchÈ bisogna fare un viaggio in

aereo e andare in Hymalaja per trovare la tranquillit‡ interiore?

Basterebbe camminare nelle nostre colline, lungo un fiume o

nelle piccole-grandi Dolomiti per incontrare se stessi nel silenzio

e nel rullare delle gomme, Ë in questi momenti che comprendo

l'importanza dell'essere vivo. Con la bicicletta, essendo veicolo di

fatica-gioia, hai il modo di aprirti ed immergerti nella profondit‡

della realt‡ e dell'incontro con migliaia di persone che apprezzano

la tua generosit‡ e volont‡, il tuo valorizzare il sacrificio arrivando

ad una meta. Mi ricordo che fin da piccolo ho sempre avuto il

desiderio di conoscere cosa c'Ë oltre le nostre

montagne e anche adesso ho lo stesso entusiasmo

nella mia continua ricerca di fede, di pace, di amicizia

e di bene.

Altri momenti molto importanti che ho vissuto

sono gli incontri con persone meravigliose, le quali

mi hanno arricchito moltissimo, come un signore

che ho incrociato a Fara Vic. Che mi ha invitato a

casa sua ed Ë diventato per me come un secondo

padre e rivedo in lui la carica umana di mio pap‡

che Ë mancato dodici anni fa.

Che significato hanno avuto le mete che ti sei prefissato?

Nella vita credo che dovremmo tutti avere delle

mete continue da conquistare ed Ë la molla che

spinge ogni essere umano ad arricchirsi di conoscenze,

motivazioni, valori interiori e anche "virt˘"

sempre pi˘ forti nella fiducia verso il bene. Uno dei

miei sogni Ë sempre stato fare il giro del mondo in

bicicletta, come una fiammella che continua ad

ardere dentro di me, maturando nell'attesa e nella

pazienza, avendo anche una profonda sete di scoprire

le diverse culture, religioni e aspetti umani e

spirituali degli altri popoli. Per ora ho girato

l'Europa in 18 giorni: Thiene - Salisburgo - Monaco

- Francoforte - Aquisgrana - Amsterdam - Bruxelles

- Metz - Basilea - Lugano - Thiene. Un altro viaggio

importantissimo Ë stato Thiene - Caponord: ad

Oslo sono entrato in una pizzeria per cenare e un

signore del posto mi ha ospitato come un fratello; Ë

stata per me un'esperienza meravigliosa di incontro

e solidariet‡ fraterna.

Dopo queste esperienze che vivo ogni giorno e

ogni volta che salgo in sella, ho sempre l'emozione

dell'infanzia in cui tutto Ë stupore e novit‡: il mio

desiderio sarebbe che le persone tornassero al

valore reale del sacrificio che solo mediante questo

possiamo capire il valore essenziale della vita e

delle cose semplici.


LUCIO NADIR FOGLIATO

13 anni giro delle Vezzene

18 anni 15.000 km. annui in bici

23 anni 1 Milano - Sanremo, 1 Cuneo

- Pinerolo con cinque colli

francesi (300 km.)

24 anni il primo giro dolomitico - 800

km. In 3 giorni con 15 passi

scalati (20.000 km. annui)

27 anni progetto Europa: Thiene -

Salisburgo - Monaco -

Francoforte - Aachen -

Amsterdam - Bruxelles - Liegi

- Les Ardennes, 100 salite

continue su e gi˘, Nancy -

Lucerna - Lugano - Thiene.

30 anni Thiene - Corsica e ritorno in

10 giorni

32 anni Thiene - Innsbruk - Salisburgo

- Passau - Vienna - Bratislava

- Budapest - Graz - Villach -

Lienz - Tre Cime di Lavaredo -

Thiene. (2300 km. in 11 gior

ni)

38 anni Thiene - Caponord e ritorno

ad Hannover (4.500 km. in

21 giorni)

40 anni per festeggiarli ho scalato in

mountain bike 15 passi dolo

mitici in 3 giorni (600 km.)

41 anni in un giorno scalati 12 passi

dolomitici

In tutta la mia vita ho pedalato la bellezza di

600.000 km. sempre con l'entusiasmo di un

ragazzo alla prima uscita mattiniera.

27


28

Annessi e Connessi

di La Redazione

"Tu sei il mio amico"; cosÏ mi disse quella bambina che non

avevo mai visto prima, quando si sedette vicino a me il

primo giorno di scuola. "Io mi chiamo Teresa" - aggiunse

poi appoggiando un quaderno sopra il banco.

Teresa viveva in una casa come tante, cresciuta da due

genitori che la trattavano come il fiore pi˘ prezioso del

mondo.

Non c'Ë dubbio, l'amavano; ma il loro amore spesso diventava

paura che le accadesse qualcosa di brutto, che quel

fiore si sciupasse. CosÏ fin quando non iniziÚ ad andare a

scuola, Teresa non poteva giocare con la stessa libert‡ dei

suoi amici. Ogni volta che usciva, la mamma le diceva: "stai

attenta alla strada" , anche se ce ne era una sola dove passava

solo un'automobile al giorno; "stai attenta che piove"

anche se nel cielo non c'era nemmeno una nuvola".

Ogni giorno, Teresa correva, saltava e colpiva la palla, sempre

con la voce di sua mamma in testa che le diceva

"attenta qua, attenta l‡, su, gi˘..".

Questi brutti pensieri della mamma finirono per richiamare

tutte le nuvole dagli altri paesi e mentre Teresa era sui

prati a giocare scoppiÚ un forte temporale; cosÏ lei dovette

scappare a casa e quando giunse presso la strada per guardare

che non arrivassero auto non si accorse di un albero

davanti a lei e vi finÏ addosso, rimanendo per un po' svenuta

sotto la pioggia. Per fortuna che dopo qualche minuto

passÚ per la strada proprio quell'unica automobile del villaggio

che la raccolse, l'asciugÚ e la portÚ a casa. Appena la

vide la madre iniziÚ ad urlare ma il signore che l'aveva raccolta

la tranquillizzÚ subito dicendo che la bambina stava

bene ma aveva solo bisogno di stare al caldo.

Mentre stava vicino al fuoco la bambina iniziÚ a sognare di

giocare con dei nuovi amici e di essere circondata di animali

che non aveva mai visto prima e di cui non sapeva

proprio il nome.

Aveva preso un forte raffreddore e cosÏ dovette passare

molti giorni di quell'estate chiusa in casa; continuava ad

addormentarsi sul sof‡ e sempre nei suoi sogni appariva un

animale nuovo. Una volta guarita la mamma non le permise

di tornare subito a giocare, sempre per quella paura

che si facesse ancora male. Ma Teresa a stare in casa si

annoiava ed iniziÚ a desiderare la compagnia di quegli animali

che la venivano a trovare in sogno. CosÏ passava le

giornate a pensare a loro, desiderandoli e cercando in

qualche modo di farli tornare; chiudeva gli occhi, li stringeva

forte finchÈ nella sua mente non riapparivano; e lei per

tenerseli stretti iniziÚ a disegnarli; li disegnava benissimo

ma non sapeva dar loro un nome.

Allora faceva cosÏ; appena li aveva disegnati dava loro il

nome delle persone che conosceva; nel suo quaderno

c'era un animale misterioso col collo lungo che si chiamava

Paola, uno grande come 100 gatti e con le macchie sul

mantello che si chiamava AlbertoÖe cosÏ via. Ma quando li

ebbe disegnati tutti, sentÏ il bisogno anche di un nuovo

amico. Allora usÚ lo stesso metodo; chiuse ancora gli occhi

e provÚ a farsi tornare in mente il volto di uno di quei

bambini con cui giocava nei suoi sogni, e alla fine ne disegnÚ

uno.

Nemmeno quei bambini perÚ li aveva mai visti prima e

quindi non sapeva i loro nomi; per non confonderlo con gli

animali allora scrisse sotto il disegno: Il mio amico.

Finita l'estate anche per Teresa venne il momento di andare

a scuola; la mamma l'accompagnÚ tenendola per mano

fino alla porta e le disse: " attenta a non farti male (ancora)

e non sederti vicino ad un bambino." Ma Teresa non l'ascoltÚ

e venne a sedersi vicino a me, sorridendo e dicendomi:

"tu sei il mio amico". E io non capivo. E non capivo

nemmeno perchÈ quando la maestra ci faceva vedere le

foto di animali e ci chiedeva come si chiamassero, lei diceva:

Paola, Alberto e cosÏ viaÖ Era proprio buona Teresa,

solo che mi sembrava un po' strana; una che chiama una

giraffa Paola, un leopardo AlbertoÖmah.

Allora io, che sono un po' curioso, un giorno di nascosto

guardai quel quaderno che Teresa portava sempre con sÈ;

lo aprii e trovai dei bellissimi disegni di animali che si chiamavano

come le persone e mi facevano ridereÖ Paola,

AlbertoÖ finchÈ non trovai l'ultimo disegno; era il ritratto

di un bambinoÖ che assomigliava aÖ aÖ a me assomigliava!

ero ioÖ ero proprio io, come aveva fatto?!


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Zetasguardi -

GUATEMALA

Foto e testi di Carlotta Zarattini

San Antonio, dicembre 2004.

Un pÚ di terra e in fondo, dove poi c'Ë l'acqua, tre pali arrugginiti.

Un peso dondolandosi ha incurvato la traversa proprio come

sono incurvate quelle del campetto della mia scuola. Ci passo

davanti e mi ricordo la storia di quel bambino che per comprarsi

le scarpe con i tacchetti intreccia braccialetti insieme alla sorella.

In un paesino arroccato sulla montagna, sperduto sulle strade

sconnesse del Guatemala, scopro i sorrisi pi˘ segreti. Occhi che ti

scrutano, nel silenzio delle nostre lingue diverse, e giocano rincorrendo

grandi cerchi sulle strette stradine di sassi che portano

alla piazza. Si respira profumo d'incenso sulle scale della chiesa,

che si mescola ai sapori di cibi lontani. Dentro le case i vecchi

stanno seduti sulle loro stuoie e i bambini si nascondono dietro ai

vestiti delle madri. Sulla spiaggia saltano tra le barche, ridono, una

allunga la mano chiedendo un quezal, pochi centesimi di euro. Ha

legato alla schiena un pezzo di stoffa e dentro il fratellino di pochi

mesi ha un cappellino di lana. Non si preoccupa che possa soffocare,

ma forse siamo solo noi, con le nostre mille fisse, a credere

sia possibile.

(ho usato una nikon D70, obiettivo 18-70 f3,5-4,5)

sulle scale della chiesa

timido sorriso

"Fotografare Ë trattenere il respiro

quando tutte le nostre facolt‡

di percezione convergono davanti

alla realt‡ che fugge."

Henri Cartier-Bresson

occhi


sul molo

gioco di cerchi

per toccare l'acqua

incrocio

con il fratellino

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