Mobilita - Sintesi - Provincia di Milano

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Mobilita - Sintesi - Provincia di Milano

Lavoro, Crisi Industriali e Occupazionali

la

mobilità


Presentazione

In uno scenario normativo assai complesso

del mondo del lavoro, l’Amministrazione Provinciale

attraverso l’Assessorato al Lavoro

e al Contrasto Crisi Industriali e Occupazionali,

in collaborazione con la Direzione Regionale dell’INPS,

ha voluto realizzare questo opuscolo

di facile e pronta consultazione,

che possa essere uno strumento utile

sia per gli operatori del settore

sia per i privati cittadini,

con particolare attenzione a coloro che vivono

una situazione di disagio occupazionale.

Se l’intento del mio mandato

è quello di un intervento a priori,

quando la realtà industriale

può ancora essere “salvata”

insieme ai posti di lavoro dei dipendenti,

ci si deve confrontare purtroppo

con casi di imprese in sofferenza,

per le quali si può solo intervenire

nella gestione degli esuberi,

con il compito istituzionale

della ricerca di una loro ricollocazione.

È per questo motivo che si è voluto realizzare

una “guida” sulle politiche passive del lavoro

affinchè sia possibile conoscere e affrontare

nel modo migliore le problematiche

che riguardano il campo delle prestazioni

a sostegno del reddito.

Bruno Casati

Assessore al Lavoro

e al Contrasto Crisi Industriali e Occupazionali

2

Premessa

La procedura di mobilità consiste nel licenziamento collettivo per

riduzione di personale sia quando si è in presenza di una riduzione

dell’attività economica dell’impresa, sia in caso di riduzione o cessazione

dell’attività. La procedura ha finalità e modalità diverse di

attuazione in base alla dimensione dell’azienda, al settore di attività

nel quale opera e al numero dei lavoratori coinvolti.

La mobilità è uno degli strumenti previsti dalla legge (i cosiddetti

ammortizzatori sociali) per garantire temporaneamente un reddito ai

lavoratori che perdono il lavoro e contestualmente favorirne il reinserimento

offrendo agevolazioni ai datori di lavoro che li assumono.

Non rappresenta quindi un semplice aiuto economico ai lavoratori

licenziati, ma anche uno strumento di politica attiva del lavoro incentivando

il passaggio dei lavoratori licenziati da aziende in crisi ad

altre che hanno bisogno di manodopera.

Stante gli effetti dell’avvio della procedura di mobilità su aspetti

importanti del rapporto di lavoro, la legge ha dettato norme rigide

che il datore di lavoro deve osservare. La conoscenza della complessa

procedura, ed il rispetto delle prescrizioni previste dalla

legge, sono essenziali al fine di non incorrere in comportamenti errati

che potrebbero far invalidare la procedura di riduzione del personale.

Riferimenti normativi

Legge 23 luglio 1991, n. 223

Decreto Legislativo 26 maggio 1997, n. 151

Legge 20 marzo 1998, n. 52

Legge 19 luglio 1993, n. 236

Decreto Legislativo 8 aprile 2004, n. 110

Legge 3 dicembre 2004, n. 291, art. 1-bis


Imprese destinatarie

La procedura per il collocamento in mobilità si applica a due diverse

fattispecie di licenziamento per riduzione di personale:

• la prima (licenziamento collettivo), prevista dall’art. 24 della L. n.

223/1991, riguarda tutti i datori di lavoro, a condizione che occupino

più di quindici dipendenti, che intendano effettuare almeno

cinque licenziamenti, nell’arco di centoventi giorni, in ciascuna

unità produttiva o in più unità produttive nell’ambito del territorio

di una stessa provincia;

• la seconda, prevista dall’art. 4 della L. n. 223/1991, riguarda le

sole imprese che rientrano nella disciplina dell’intervento straordinario

della cassa integrazione e che, una volta ammesse a fruire

di tale intervento, prevedano di non poter reimpiegare tutti o parte

dei lavoratori sospesi.

Il limite di “almeno cinque licenziamenti”, riferito ai lavoratori coinvolti

nella riduzione di personale, riguarda l’apertura della procedura,

mentre la procedura stessa può concludersi anche con un numero

di licenziamenti inferiore a cinque (Circ. Min. Lav. n. 62/1996 all.

“istituto della mobilità”). Il numero dei licenziamenti collettivi effettuati

può essere quindi inferiore a cinque, purché al momento dell’avvio

della procedura di mobilità il datore di lavoro abbia inteso procedere

al licenziamento di almeno cinque unità. L’arco temporale dei centoventi

giorni fissato dalla norma, entro cui effettuare i licenziamenti,

può essere prorogato se espressamente stabilito dall’accordo

sindacale raggiunto durante la procedura di mobilità.

La procedura non si applica alle eccedenze di personale determinate

da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attività stagionali o saltuarie,

nonché per i lavoratori assunti con contratto a termine.

La procedura prevista dall’art. 24 si applica anche ai datori di lavoro

non imprenditori che svolgono, senza fini di lucro, attività di natura

politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di

culto (ad esempio le associazioni politiche o sindacali, le associazioni

di volontariato, gli enti senza fini di lucro, gli studi professionali)

(D.Lgs 110/2004).

A fronte delle due possibilità previste dalla legge per il collocamento

in mobilità dei lavoratori (art. 24 e art. 4), solo per i lavoratori

licenziati da aziende rientranti nel campo di intervento della CIGS è

prevista l’erogazione di una apposita indennità mensile.

L’indennità spetta ai lavoratori collocati in mobilità dalle seguenti

tipologie di imprese:

• imprese industriali, anche lapidee con esclusione di quelle edili,

con più di 15 dipendenti;

• imprese artigiane dell’indotto con più di 15 dipendenti. Per aziende

artigiane dell’indotto si intendono quelle soggette ad un influsso

gestionale prevalente da parte di imprese soggette alla CIGS.

Si ha influsso gestionale prevalente quando, nel biennio precedente,

il fatturato dei beni e servizi verso imprese rientranti nella disciplina

CIGS è superiore al 50%;

• imprese commerciali e della logistica con più di 200 dipendenti;

• imprese del settore turistico e le agenzie di viaggio con più di 200

dipendenti;

• imprese di mensa e ristorazione con più di 15 dipendenti, operanti

in imprese soggette alla CIGS, limitatamente ai dipendenti

addetti all’appalto presso tali imprese;

• cooperative agricole e zootecniche con più di 15 dipendenti;

• settori ausiliari delle Ferrovie dello Stato con più di 15 dipendenti;

• imprese giornalistiche con versamento dei contributi all’INPGI,

senza limiti di dipendenti;

• settore dei giornali periodici, imprese radiotelevisive private e

aziende funzionalmente collegate, senza limiti di dipendenti;

• vettori aerei e società da questi derivanti a seguito di processi di

riorganizzazione o trasformazioni societarie, a decorrere dal

1.1.2005 (L. n. 291/2004, art. 1-bis).

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aziende

Per le imprese di seguito elencate, la disciplina viene estesa mediante

provvedimenti legislativi rinnovati annualmente. Peraltro la regolarità

delle proroghe, che si susseguono anno per anno sin dal 1994,

fa ragionevolmente presumere una prossima inclusione a regime

nella normativa. Attualmente le aziende per le quali la proroga viene

disposta annualmente sono le seguenti:

• imprese commerciali con più di 50 dipendenti;

• imprese della logistica con più di 50 dipendenti;

• agenzie di viaggio e turismo con più di 50 dipendenti;

• imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti nel semestre precedente.

Lavoratori destinatari

Hanno diritto all’indennità di mobilità i lavoratori assunti a tempo

indeterminato, se licenziati da imprese operanti nel campo di intervento

della CIGS, rivestenti la qualifica di: operai, impiegati, quadri,

lavoratori a domicilio (Circ. INPS n. 142/2001), lavoratori soci di

cooperative di produzione e lavoro. Tali categorie beneficiano dell’indennità

a condizione che abbiano un’anzianità aziendale minima di

dodici mesi di cui almeno sei mesi di lavoro effettivamente prestato.

Sono equiparati a servizio effettivamente prestato i periodi di

sospensione dal lavoro derivanti da ferie, festività e infortuni e quelli

di astensione obbligatoria dal lavoro per gravidanza e puerperio.

Non hanno diritto all’indennità: dirigenti (anche se sono soggetti al

versamento del contributo mensile), apprendisti, lavoratori stagionali

o saltuari, lavoratori con contratti a termine, lavoratori del trasporto

marittimo e aereo, giornalisti (per questi ultimi è previsto uno specifico

trattamento erogato direttamente dall’INPGI), fine lavoro nelle

costruzioni edili, i lavoratori di qualunque qualifica licenziati da

imprese non rientranti nel campo di intervento della CIGS.

Avvio della procedura

La procedura si svolge in due fasi collegate fra loro:

• la prima fase è esclusivamente sindacale;

• la seconda è promossa dall’autorità amministrativa competente

(che può essere la Regione, ovvero il Ministero del Lavoro).

La procedura inizia con la comunicazione che deve essere obbligatoriamente

inviata alle rappresentanze sindacali aziendali e alle

rispettive associazioni di categoria ovvero, mancando le prime,

come per le aziende con unità produttive con meno di sedici dipendenti,

solo alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni

maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

La comunicazione alle OO.SS. deve contenere i motivi che determinano

la situazione di eccedenza di personale, quelli di natura tecnica

che impediscono il ricorso alle misure che potrebbero evitare, in

tutto o in parte, la riduzione di personale, il numero, la collocazione

aziendale, i profili professionali del personale eccedente, la percentuale

di manodopera femminile, i tempi di attuazione del programma

di mobilità e le eventuali misure per fronteggiare le conseguenze

sociali di tale programma.

Alla comunicazione sindacale deve essere allegata copia del bollettino

di versamento dell’anticipo del contributo di mobilità (comunemente

detta “tassa di ingresso”) da versare all’INPS.

Contributo d’ingresso

L’azienda, per poter avviare le procedure per la messa in mobilità,

deve versare all’INPS un importo pari ad un mese di mobilità per

ogni lavoratore interessato, anche se si tratta di un soggetto non

avente diritto alla relativa indennità. La ricevuta del versamento deve


essere allegata alla comunicazione ed inviata alle parti interessate

(L. n. 223/1991, art. 4, c. 3). L’anticipazione non è dovuta dalle

imprese non soggette al contributo per l’indennità di mobilità che

attivano la procedura di licenziamento collettivo ai sensi dell’art. 24,

L. n. 223/1991 e dalle imprese in procedura concorsuale. Per questa

ultima tipologia, l’esonero spetta solo se la procedura di messa

in mobilità è stata avviata dal curatore, liquidatore o commissario,

mentre non spetta se l’avvio delle procedure concorsuali è attivato

dall’imprenditore.

L’importo del mese di mobilità, da anticipare per ciascun lavoratore,

è pari al massimale lordo valido per la CIGS, in relazione alla retribuzione,

in vigore al momento dell’avvio della procedura, senza operare

la riduzione del contributo a percentuale previsto per gli apprendisti.

Per l’anno 2007 il massimale mensile è pari a:

• euro 844,06 per i lavoratori la cui retribuzione, comprensiva dei

ratei della tredicesima mensilità e delle altre eventuali mensilità

aggiuntive (quattordicesima, premio di produzione, ecc.) è pari o

inferiore a euro 1.826,07 lordi mensili;

• euro 1.014,48 per i lavoratori che hanno una retribuzione superiore

a euro 1.826,07 lordi mensili.

La retribuzione mensile di riferimento si determina sommando alla

retribuzione mensile corrente le quote di mensilità aggiuntive (13^,

14^ e premi). Al fine di stabilire l’esatto massimale di riferimento per

i lavoratori part-time occorre rapportare la retribuzione spettante

con quella del lavoratore a tempo pieno (Circ. INPS n. 155/1994).

Il mancato versamento dell’anticipazione non sospende la procedura

né comporta la perdita, da parte dei lavoratori interessati, del

diritto a percepire l’indennità. Il versamento dell’anticipazione deve

essere effettuato utilizzando un bollettino di conto corrente postale

intestato alla sede INPS competente per territorio con il numero di

conto utilizzato dall’INPS per le riscossioni varie.

Codice Sede Sede Conto Corrente Postale

4900 Milano 245274

4901 Monza 16069205

4902 Milano Nord 24745200

4903 Milano Missori 52634201

4904 Milano Fiori 16980203

4905 Milano Corvetto 18376202

4908 Legnano 52081205

4927 Lodi 24740201

4995 Desio 712208

Nella causale del bollettino devono essere riportati i seguenti dati:

• la matricola aziendale;

• il numero dei lavoratori eccedenti;

• la dicitura “Anticipazione contributo art. 5, comma 4, Legge

223/1991”;

• il conto di imputazione “GAU 21013”.

Iscrizione nelle liste di mobilità

Per poter procedere all’inserimento nella lista di mobilità, ai sensi

della L. n. 223/91, dei lavoratori licenziati da società che abbiano

più di 15 dipendenti, è necessario che la società faccia pervenire

alla Regione Lombardia - Struttura Politiche Attive e Preventive del

Lavoro - Via Cardano 10, 20124 Milano - la seguente documentazione

in una sola copia:

• accordo sindacale o copia del verbale di mancato accordo;

• versamento dovuto all’INPS a titolo di contributo di ingresso o

dichiarazione attestante le motivazioni per le quali non si è proceduto

al versamento;

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aziende

dichiarazione che la società è in possesso del requisito occupazionale

di cui all’art. 1 c. 1 della L. n. 223/91 al momento dell’apertura

della procedura;

dichiarazione esplicativa dei criteri di scelta dei lavoratori;

dichiarazione attestante “che nel collocare in mobilità i lavoratori

di cui alle allegate schede, è stata data piena attuazione alla delibera

CRI n. 441 del 25/5/94 e che sono stati messi in atto gli

opportuni correttivi per garantire il rispetto dell’art. 6, c. 5 bis,

della L. n. 236/93”.

La Delibera CRI n. 441 del 1994 prevede che:

1.le risoluzioni di rapporto di lavoro con conseguente messa in

mobilità dei lavoratori ex artt. 4 e 24, L. n. 223/1991 comportano

il rispetto dei criteri di cui all’art. 6 comma 5 bis, L. n.

236/1993 con riferimento alle cessazioni per le quali non siano

state utilizzate misure normativamente diverse o alternative alla

risoluzione traumatica del rapporto (con particolare riferimento a

prepensionamenti, mobilità lunga, risoluzioni incentivate);

2.relativamente alle cessazioni per le quali non siano state adottate

le diverse misure sopra citate in via esemplificativa, l’azienda

dovrà inoltrare alla CRI la seguente dichiarazione: “si dichiara che

nel collocare in mobilità i lavoratori/lavoratrici di cui alle allegate

schede, è stata data piena attuazione alla delibera CRI n. 441 del

25.5.94 e che sono stati messi in atto gli opportuni correttivi per

garantire il rispetto dell’art. 6, comma 5 bis, L. n. 236/93.”

lnoltre, l’art. 6 della L. n. 236/93 prevede che l’impresa non possa

collocare in mobilità una percentuale di manodopera femminile superiore

alla percentuale di manodopera femminile occupata con riguardo

alle mansioni prese in considerazione.

Oltre alle dichiarazioni di cui sopra è necessario che vengano compilate

la scheda azienda e la scheda lavoratore, che possono essere

scaricate dal sito www.borsalavorolombardia.net all’interno della

Sezione Lavoro >Crisi aziendali > La procedura di mobilità.

Deve essere compilata una scheda per ciascun lavoratore interessato,

ad esclusione degli assunti con contratto a termine, di formazione

e lavoro, di apprendistato ed i dirigenti.

Al fine di favorire un puntuale inserimento nelle liste di mobilità dei

lavoratori coinvolti e la conseguente erogazione del trattamento, si

richiama l’attenzione sulla corretta compilazione delle schede per

quanto riguarda la parte anagrafica e contrattuale.

Per agevolare, inoltre, i competenti servizi per il lavoro nella ricollocazione

dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, si raccomanda

particolare cura nell’indicazione della mansione utilizzando le apposite

codifiche.

Qualora l’azienda sia destinataria di decreti di autorizzazione alla

mobilità lunga è indispensabile che ne indichino la data e il numero.

Il datore di lavoro, al fine di consentire al lavoratore di percepire l’indennità

di mobilità, deve compilare e consegnare allo stesso il modello

DS22, che può essere ritirato presso qualsiasi sede INPS oppure

scaricato dal sito www.inps.it - sezione “Moduli” - Prestazione a sostegno

del reddito - Dichiarazione del datore di lavoro ai fini della concessione

dell’indennità di disoccupazione o di mobilità.

Quando i licenziamenti dei lavoratori da collocare in mobilità sono

suddivisi in diversi periodi, è sufficiente trasmettere la prima volta

tutta la documentazione di cui sopra e le volte successive solo la

scheda azienda e la scheda dei lavoratori.

La Commissione regionale per l’approvazione delle liste di mobilità

si riunisce mensilmente. Le liste approvate vengono successivamente

trasmesse ai Centri per l’Impiego delle Province lombarde competenti.


Versamento delle rate

Raggiunto l’accordo, ovvero esaurita la procedura, per ciascun lavoratore

che al termine della procedura viene effettivamente collocato

in mobilità, il datore di lavoro è tenuto a versare un contributo di

ingresso alla mobilità. Il contributo varia a seconda del fatto che il

collocamento in mobilità sia successivo ad un periodo di CIGS,

oppure sia derivante da licenziamento per riduzione di personale o

cessazione di attività, e se sia stato raggiunto o meno l’accordo sindacale

per la messa in mobilità.

Il contributo di ingresso è pari a:

• 9 volte il trattamento netto dell’indennità di mobilità spettante al

dipendente, nel caso in cui si tratti di collocamento in mobilità

derivante da licenziamento per riduzione di personale o cessazione

di attività;

• 6 volte il trattamento nel caso di collocamento in mobilità derivante

dalla impossibilità di rientro al lavoro al termine di un periodo di

CIGS.

Nel caso sia raggiunto l’accordo sindacale il contributo d’ingresso è

dovuto in misura ridotta ed è pari a 3 volte l’importo netto del trattamento.

Sono escluse dal versamento le aziende in procedure concorsuali e

le imprese non soggette al contributo per l’indennità di mobilità.

L’importo netto del contributo di ingresso è determinato calcolando

l’importo totale in base al numero dei dipendenti collocati in mobilità

e al coefficiente moltiplicatore in dipendenza del fatto che sia

intervenuto o meno accordo sindacale, detratto l’importo anticipato

al momento dell’avvio della procedura. L’impresa che rinuncia a

licenziare o licenzia in misura inferiore a quanto programmato, nel

caso in cui l’importo finale dovuto a titolo di contributo di ingresso

alla mobilità sia inferiore a quanto già anticipato, ha diritto al rimborso

delle somme versate in più a titolo di acconto, mediante conguaglio

con il mod. DM10/2.

Si riporta di seguito la tabella relativa agli importi mensili.

Anno Retribuzione CIG/CIGS Aliquota CIG/CIGS

di riferimento mensile di riduzione mensile

lordo netto

2006 fino a 1.797,31 830,77 5,54% 784,75

oltre 1.797,31 998,50 5,54% 943,18

2007 fino a 1.826,07 844,06 5,84% 794,77

oltre 1.826,07 1.014,48 5,84% 955,23

L’importo del contributo di ingresso alla mobilità può essere versato

in unica soluzione o in trenta rate mensili senza interessi. La rateazione

non riguarda l’anticipazione per l’avvio della procedura, che deve

essere versata in unica soluzione con il bollettino da allegare alle

comunicazioni, ma solo la parte eccedente tale anticipazione.

Esemplifichiamo quali sono gli adempimenti che i datori di lavoro

devono osservare per l’attivazione della procedura di mobilità e, a

conclusione della stessa, le modalità di calcolo dell’importo delle

rate da versare.

In sintesi, le imprese:

• versano l’anticipazione in unica soluzione;

• portano a compimento la procedura per la messa in mobilità e determinano

il numero esatto dei lavoratori da collocare in mobilità;

• calcolano il contributo di ingresso dovuto (3, 6 o 9 volte il trattamento

di mobilità per ciascun lavoratore in funzione del raggiungimento

o meno dell’accordo sindacale);

• detraggono dall’importo complessivamente dovuto, la somma

versata a titolo di anticipazione;

• versano la somma rimanente (la parte eccedente l’anticipazione)

in unica soluzione oppure in trenta rate mensili.

5

aziende

Esempio di calcolo del contributo di ingresso

Nota: i valori riportati nell’esempio sono riferiti all’anno 2006.

Si supponga che l’azienda debba avviare le procedure di messa in

mobilità per 50 lavoratori. La prima operazione da fare consiste

nel determinare la retribuzione lorda del lavoratore per individuare

quale massimale applicare. Per i lavoratori con una retribuzione

mensile lorda inferiore a € 1.797,31 si applica il massimale lordo

di € 830,77, mentre per quelli con retribuzione pari o superiore il

massimale lordo di € 998,50.

Ipotizzando che vi siano 8 lavoratori con massimale più basso e 42

con massimale più elevato, l’anticipazione deve essere pari a:

N. 8 lavoratori moltiplicato € 830,77 = € 6.646,16;

N. 42 lavoratori moltiplicato € 998,50 = € 41.937,00

Totale anticipazione da versare con bollettino:

€ 6.646,16 + € 41.937,00 = € 48.583,16

Ipotizzando che al termine della procedura sia stato raggiunto l’accordo

sindacale e che il numero dei lavoratori effettivamente da collocare

in mobilità si sia ridotto a 30 unità, suddivise tra 6 unità con

retribuzione inferiore a € 1.797,31 e 24 con retribuzione pari o

superiore, il datore di lavoro è tenuto a versare tre rate di mobilità

nette per ciascun lavoratore effettivamente collocato in mobilità.

L’importo netto del trattamento di mobilità si ricava riducendo l’importo

lordo dell’aliquota a percentuale prevista per gli apprendisti,

che per l’anno 2006 è pari al 5,54%. Si ottengono quindi gli importi

netti di € 784,75 e € 943,18 in relazione all’imponibile.

L’importo complessivo è così determinato:

• 6 (num. lavoratori) moltiplicato 3 (num. delle rate nette) moltiplicato

€ 784,75 (Trattamento netto di mobilità) = € 14.125,50

• 24 (num. lavoratori) moltiplicato 3 (num. delle rate nette) moltiplicato

€ 943,18 (Trattamento netto di mobilità) = € 67.908,96

Totale dovuto al termine della procedura:

€ 14.125,50 + € 67.908,96 = € 82.034,46

Anticipazione già versata: € 48.583,16

Netto da versare: € 82.034,46 - € 48.583,16 = € 33.451,30

L’importo residuo netto può essere versato in unica soluzione oppure

in trenta rate mensili. In questo secondo caso l’importo della rata

mensile è pari a:

€ 33.451,30 (netto da versare) diviso 30 = € 1.115,04.

Qualora il datore di lavoro rinunci alla procedura ovvero metta in

mobilità un numero di lavoratori molto inferiore rispetto alle ipotesi

iniziali, al termine della procedura potrebbe risultare a credito nei

confronti dell’INPS. Ad esempio, qualora nel caso precedente i lavoratori

effettivamente collocati in mobilità fossero 15, per due dei

quali si applica il massimale inferiore, si arriverebbe alla seguente

conclusione:

• 2 (numero lavoratori) moltiplicato 3 (num. delle rate nette) moltiplicato

€ 784,75 (Trattamento netto di mobilità) = € 4.708,50.

• 13 (numero lavoratori) moltiplicato 3 (num. delle rate nette) moltiplicato

€ 943,18 (Trattamento netto di mobilità) = € 36.784,02.

Totale dovuto al termine della procedura:

€ 4.708,50 + € 36.784,02 = € 41.492,52.

Anticipazione già versata: € 48.583,16.

Importo a credito azienda:

€ 48.583,16 - € 41.492,52 = € 7.090,64.

L’importo a credito può essere recuperato in unica soluzione con il

primo DM10/2 utile.

Il contributo di ingresso alla mobilità è soggetto, in caso di omesso

o ritardato pagamento, al normale regime sanzionatorio. Il pagamento

in trenta rate non comporta l’applicazione di sanzioni o interessi.

È invece sanzionato l’omesso o ritardato pagamento dell’im-


porto complessivo o di parte di esso alle scadenze previste, secondo

le norme di carattere generale (omissione contributiva con sanzione

pari al T.U.R. maggiorato di 5,5 punti).

Il pagamento del contributo d’ingresso deve essere effettuato in

unica soluzione in caso di sospensione o cessazione dell’attività dell’impresa.

Qualora la sospensione o la cessazione avvenga nel

corso della rateazione in trenta rate, le rate residue devono essere

saldate in unica soluzione.

Esonero dal versamento dell’anticipazione e delle rate

Gli organi delle procedure concorsuali che dichiarino l’eccedenza di

personale, ai sensi dell’art. 4, nei casi di fallimento, di omologazione

del concordato preventivo consistente nella cessione dei beni, di

liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all’amministrazione

straordinaria, qualora la continuazione dell’attività non

sia disposta o sia cessata, sono esonerati sia dal versamento dell’anticipazione

che dal contributo d’ingresso.

L’esonero, tuttavia, è riconosciuto solo agli organi delle procedure

concorsuali che attivano le procedure e non agli imprenditori.

Non spetta, quindi, se è l’impresa che attiva la procedura, nelle

more della omologa del concordato preventivo consistente nella

cessione dei beni, ovvero nel caso del fallimento successivo alla

procedura stessa.

Esonero dal versamento delle restanti rate

L’impresa che secondo le procedure determinate dalla Regione procuri

offerte di lavoro a tempo indeterminato ai lavoratori collocati in

mobilità, è esonerata dal versamento delle restanti rate per tali lavoratori,

sia nel caso che il lavoratore accetti che rifiuti. L’offerta di

lavoro deve essere equivalente a quella esercitata nell’azienda che

lo ha collocato in mobilità. In mancanza di professionalità equivalenti

è consentita l’assunzione con mansioni omogenee rilevabili dai

contratti collettivi di lavoro, purché con un livello retributivo non inferiore

del 10%.

L’esonero viene riconosciuto anche per i lavoratori che perdono il

diritto al trattamento di mobilità in conseguenza del rifiuto di tali

offerte.

L’esonero, comunque, non può essere concesso qualora l’impresa

presenti, nei confronti dell’impresa disposta ad assumere nello stesso

o diverso settore di attività, assetti proprietari sostanzialmente

coincidenti, ovvero risulti con quest’ultima in rapporto di collegamento

o controllo.

Anche qualora il lavoratore sia stato assunto con contratto a termine

e successivamente mantenuto a tempo indeterminato, si applica

l’esonero; tuttavia lo stesso decorre dalla data di trasformazione a

tempo indeterminato del rapporto e le rate interessate sono quelle

residue dalla data di trasformazione fino al termine previsto.

L’esonero può trovare applicazione solo in caso di pagamento rateale,

pertanto qualora il datore di lavoro che ha collocato in mobilità

abbia versato tutto in unica soluzione non può procedere ad alcun

recupero (Circ. n. 171/2001).

Sulla sussistenza dei requisiti per la concessione dell’esonero parziale

decide l’INPS.

Documentazione

da consegnare ai lavoratori

Il datore di lavoro dovrà consegnare ai lavoratori la seguente documentazione:

• lettera di licenziamento;

• modello DS22 debitamente compilato.

6

aziende

Codifica delle aziende

ed esposizione sul DM10

Il contributo di ingresso alla mobilità, per la parte eccedente l’anticipazione,

deve essere versato dalle aziende mediante il modello

DM10/2, in unica soluzione oppure in trenta rate mensili senza interessi.

Il versamento deve iniziare dal periodo di paga in corso alla

data di comunicazione del recesso al primo lavoratore e, in caso di

sospensione o cessazione dell’attività, le rate residue devono essere

versate in unica soluzione.

Nel caso in cui la messa in mobilità dei lavoratori non avvenga in

unica soluzione, ma frazionata nel tempo, l’importo delle rate residue

fino al completamento delle trenta, può essere determinato in

relazione al numero dei lavoratori effettivamente messi in mobilità,

incrementando l’importo in corrispondenza della messa in mobilità

di ciascun gruppo di lavoratori.

Alle aziende che versano il contributo d’ingresso in trenta rate viene

attribuito il codice di autorizzazione 6K.

Il versamento deve essere effettuato esponendo nel Quadro B-C del

modello DM10/2 il codice M000 in caso di versamento rateale.

Qualora il contributo sia versato in unica soluzione, ovvero a saldo in

caso di cessazione dell’attività, deve essere utilizzato il codice M001.

Nel caso in cui la differenza tra quanto anticipato dal datore di lavoro,

al momento dell’avvio delle procedure per la messa in mobilità,

e quanto dovuto, in base al numero dei lavoratori effettivamente

messi in mobilità, sia a credito del datore di lavoro, la differenza può

essere recuperata esponendola nel Quadro D del modello DM10/2

con il codice G800.


La mobilità per il lavoratore

Il lavoratore che riceve la lettera di licenziamento da parte dell’azienda

dove svolge la propria attività, deve recarsi al Centro per

l’Impiego territorialmente competente in base al luogo di residenza/domicilio.

Il lavoratore licenziato da un’azienda non soggetta alla CIGS può

essere iscritto nelle liste di mobilità ai sensi della L. n. 236/1993,

art. 4, (comunemente chiamata “piccola mobilità”) . In questo caso

è il lavoratore che deve attivarsi per l’iscrizione nella lista presentando

domanda al Centro per l’Impiego entro 60 giorni dal ricevimento

della comunicazione di licenziamento o dalla comunicazione dei

motivi, se non contestuale.

Al momento della presentazione, il lavoratore (o una persona da lui

delegata nel caso di impossibilità a presentarsi) deve esibire all’operatore

del Centro per l’Impiego:

• lettera di licenziamento;

• documento di riconoscimento in corso di validità;

• scheda del lavoratore compilata e firmata a cura dell’azienda

(reperibile presso i Centri per l’Impiego);

• scheda dell’azienda compilata e firmata a cura dell’azienda stessa

(reperibile presso i Centri per l’Impiego).

Se, invece, si tratta di mobilità ai sensi della L. n. 223/1991, ovvero

di procedura attivata dall’impresa, esaurita la procedura stessa,

il lavoratore collocato in mobilità si reca al Centro per l’Impiego territorialmente

competente dove, pur non essendone obbligato, può

rilasciare la propria dichiarazione di disponibilità al lavoro come previsto

dal D. Lgs n. 297/2002 che gli permette di essere destinatario

dei servizi offerti, finalizzati alla ricerca di nuova occupazione.

In entrambi i casi sopra riportati, il lavoratore è iscritto nell’elenco

anagrafico, informato sui diritti e doveri derivanti dallo status di lavoratore

in mobilità e gli viene rilasciata l’attestazione dello “stato

occupazionale”.

Il Centro per l’impiego, ricevuta la richiesta del lavoratore, la trasmette

alla Commissione Regionale per le politiche del lavoro e della formazione

che provvede ad iscrivere il lavoratore nelle liste di mobilità.

A seguito dell’approvazione della lista di mobilità da parte della

Commissione Regionale per le politiche del lavoro e della formazione,

il Centro per l’Impiego provvede a trasmettere, a mezzo posta, al

domicilio del lavoratore, il certificato di iscrizione alle liste di mobilità.

Il Centro per l’Impiego offre al lavoratore in mobilità la possibilità di

trovare una ricollocazione grazie alla raccolta delle schede anagrafica

e professionale che, evidenziando le esperienze e le competenze

maturate dal singolo lavoratore, consentono al servizio di incontro tra

domanda ed offerta di lavoro della Provincia di Milano di individuare i

profili professionali da inserire nelle aziende che ne sono alla ricerca.

Possono essere iscritti nelle liste di mobilità tutti i lavoratori assunti

con contratto a tempo indeterminato, collocati in mobilità dalla loro

azienda, esclusi dirigenti ed apprendisti.

Non tutti i soggetti iscritti nelle liste di mobilità hanno diritto anche

all’indennità di mobilità, ma l’iscrizione alle liste consente una più

agevole ricollocazione lavorativa, potendo il datore di lavoro, che

assume dalle liste di mobilità, godere di agevolazioni contributive.

Il lavoratore licenziato a seguito di procedura di mobilità attivata da

azienda rientrante nel campo di intervento della CIGS ed iscritto

nella lista di mobilità approvata dalla Commissione Regionale per le

politiche del lavoro e della formazione, percepisce l’indennità di

mobilità. A tutti gli altri iscritti ai quali non spetta l’indennità di mobilità,

spetta l’indennità di disoccupazione, previa presentazione della

domanda all’INPS.

7

lavoratori

Sospensione, cancellazione

e reiscrizione

nelle liste di mobilità

L’iscrizione alle liste ed il conseguente trattamento economico possono

essere temporaneamente sospesi in caso di assunzione a

tempo determinato o in caso di assunzione a tempo indeterminato

parziale ed in caso di lavoratrice in maternità, a richiesta dell’interessata,

a partire dal settimo mese di gestazione e per un massimo di

11 mesi (comprensivi dei 2 mesi precedenti il parto, dei 3 mesi successivi

- la cosiddetta maternità obbligatoria - e i 6 mesi di congedo

parentale/astensione facoltativa).

Il lavoratore in mobilità viene cancellato dalla lista di mobilità e, ove

spettante, perde il diritto di percepire l’indennità di mobilità, al verificarsi

di uno dei seguenti casi:

• in caso di assunzione a tempo pieno ed indeterminato;

• per scadenza del termine di permanenza nella lista;

• per riscossione dell’indennità di mobilità in un’unica soluzione;

• compimento dell’età per la pensione di vecchiaia ex L. n.

223/1991, art. 7, c. 3;

• rifiuto di un’occupazione congrua al profilo professionale dell’utente;

• mancata comunicazione all’INPS di riassunzione a tempo parziale

o determinato entro 5 giorni;

• mancata preventiva comunicazione all’INPS in caso di assunzione

con contratto di somministrazione di lavoro superiore a 6 mesi;

• rifiuto o irregolare frequenza dei corsi di formazione promossi

dalla Regione;

• rifiuto ad essere impiegato in lavori socialmente utili;

• rifiuto o mancata presentazione, senza giustificato motivo, alla

convocazione da parte dei Centri per l’Impiego;

Il lavoratore viene reiscritto in lista di mobilità se:

• assunto con un contratto a tempo pieno ed indeterminato, non

supera il periodo di prova;

• in seguito a visita medica, viene giudicato non idoneo a svolgere

l’attività a cui si riferiva l’avviamento;

• viene licenziato, e non ha maturato i requisiti temporali per il diritto

all’indennità ovvero un’anzianità aziendale di almeno 12 mesi,

di cui 6 mesi effettivamente lavorati.

Presentarsi all’INPS

Come già specificato, non tutti i lavoratori che risultano iscritti nelle

liste di mobilità hanno diritto a percepire la relativa indennità di mobilità,

ma è comunque necessario recarsi all’INPS entro 68 giorni dalla

data del licenziamento perché, in questo caso, è possibile presentare

la domanda per ottenere l’indennità ordinaria di disoccupazione.

Indennità di mobilità

Requisiti

Il lavoratore al momento del licenziamento deve:

• avere un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

• avere la qualifica di operaio, impiegato, quadro;

• avere una anzianità aziendale di almeno 12 mesi, di cui almeno 6

di effettivo lavoro (comprese le assenze per ferie, festività ed

infortuni, congedo di maternità e congedo parentale), presso l’ultima

azienda;

• avere ricevuto una formale comunicazione di licenziamento;

• essere iscritto nelle liste di mobilità.

Domanda

Per ottenere l’indennità di mobilità occorre compilare e presentare

all’INPS il modello DS21. Tale modello può essere ritirato presso


qualsiasi sede INPS oppure scaricato dal sito www.inps.it nella

sezione “Moduli” - Prestazione a sostegno del reddito - Domanda di

prestazione di disoccupazione.

La domanda può essere presentata:

direttamente allo sportello, rivolgendosi alla sede INPS competente

per territorio in base alla residenza del lavoratore;

• mediante posta ordinaria o, preferibilmente, raccomandata con

ricevuta di ritorno;

• tramite patronato.

Oltre al modello è necessario presentare, anche in un momento successivo

alla domanda:

dichiarazione dell’ultimo datore di lavoro su apposito modulo chiamato

“DS22”;

dichiarazione per detrazioni IRPEF (il modello per tale dichiarazione

può essere ritirato presso qualsiasi sede INPS oppure scaricato

dal sito www.inps.it, nella sezione “Moduli “ - Prestazioni a

sostegno del reddito - Dichiarazione concernente il diritto alle

detrazioni di imposta).

In caso di richiesta di assegno nucleo familiare occorre compilare l’apposito

quadro su mod. DS21 ovvero il modello ANF/PREST (il modello

per tale dichiarazione può essere ritirato presso qualsiasi sede

INPS oppure scaricato dal sito www.inps.it, nella sezione “Moduli” -

Prestazione a sostegno del reddito - Domanda di assegno per il nucleo

familiare lavoratori dipendenti) mediante il quale si può autocertificare

la composizione e i redditi del proprio nucleo familiare.

Termine di presentazione

Per avere diritto all’indennità di mobilità è necessario presentare la

domanda all’INPS entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto

di lavoro o dalla data di fine indennità di mancato preavviso.

Se la domanda viene presentata oltre tale termine, la stessa viene

respinta, pertanto, non si ha diritto ad alcuna indennità.

Decorrenza

L’indennità di mobilità è corrisposta:

• dall’ottavo giorno successivo alla data del licenziamento, nel caso

in cui la domanda sia presentata entro otto giorni dall’inizio della

disoccupazione (esempio: licenziamento 31 gennaio 2007,

domanda presentata entro il 7 febbraio 2007, l’indennità decorre

dall’8 febbraio 2007);

• dal quinto giorno alla data di presentazione della domanda nel

caso in cui questa sia presentata oltre gli otto giorni dopo il licenziamento

(esempio: licenziamento 31 gennaio 2007, domanda

presentata il 15 febbraio 2007, l’indennità decorre dal 20 febbraio

2007).

Durata

La durata dell’indennità di mobilità varia a seconda dell’età anagrafica

del lavoratore al momento della data di licenziamento, della zona

in cui è avvenuto il licenziamento e della anzianità aziendale.

Più precisamente la durata è di:

• 12 mesi se il lavoratore ha meno di 40 anni (si fa riferimento all’età

posseduta al giorno del licenziamento);

• 24 mesi, se il lavoratore ha già compiuto 40 anni;

• 36 mesi se il lavoratore ha compiuto 50 anni.

In ogni caso l’indennità non può avere una durata superiore all’anzianità

maturata presso l’impresa che ha attivato la procedura di mobilità.

Quando l’azienda o lo stabilimento dove il lavoratore ha prestato servizio

è nel Mezzogiorno, nelle zone previste dal DPR n. 218/ 1978,

la durata dell’indennità è aumentata di un anno, quindi:

8

lavoratori

• 24 mesi se il lavoratore ha meno di 40 anni;

• 36 mesi se il lavoratore ha già compiuto 40 anni;

• 48 mesi se il lavoratore ha compiuto 50 anni di età.

Importi

L’importo dell’indennità di mobilità, per i primi dodici mesi è pari

all’80% dello stipendio lordo, comprensivo di rateo della 13^ e/o

14^ mensilità, che il lavoratore aveva nel periodo immediatamente

precedente il licenziamento ma nei limiti di un tetto massimo mensile

annualmente rivalutato.

Anno Retribuzione CIG/CIGS Aliquota Mobilità Mobilità

di riferimento mensile di I° anno anni

lordo riduzione netto successivi

2006 fino a 1.797,31 830,77 5,54% 784,75 664,62

oltre 1.797,31 998,50 5,54% 943,18 798,80

2007 fino a 1.826,07 844,06 5,84% 794,77 675,25

oltre 1.826,07 1.014,48 5,84% 955,23 811,58

Dal tredicesimo mese in poi l’importo dell’indennità di mobilità viene

ridotto del 20%, diventa quindi pari all’80% dell’importo lordo corrisposto

nei primi 12 mesi. Sull’importo ridotto del 20% non viene

effettuata la trattenuta previdenziale del 5,54%.

Sugli importi di mobilità spettanti vengono calcolate le ritenute

IRPEF, che l’INPS trattiene al momento del pagamento, variabili da

lavoratore a lavoratore in base ai carichi familiari.

Pagamento

L’indennità è corrisposta dall’INPS con pagamento mensile posticipato.

Il lavoratore, al momento della presentazione della domanda (mod.

DS21) deve scegliere la modalità di pagamento che può avvenire

tramite:

• assegno circolare;

• bonifico bancario o postale;

• qualsiasi ufficio postale.

Nel caso di accredito in conto corrente bancario o postale sul modulo

DS21 devono essere indicati anche gli estremi dell’ufficio pagatore

presso cui si intende riscuotere la prestazione, nonché le coordinate

bancarie o postali (CIN, ABI, CAB) e il numero di conto corrente.

Sospensione

In caso di assunzione a tempo determinato o indeterminato part

time, l’indennità di mobilità viene sospesa per il periodo di svolgimento

della nuova attività lavorativa.

In questo caso il lavoratore ha l’obbligo di comunicare per iscritto

all’INPS l’avvenuta assunzione entro 5 giorni dalla stessa.

In caso di contratto di somministrazione di lavoro, di durata compresa

tra i 6 e i 12 mesi, la comunicazione all’INPS deve essere preventiva.

Sia nel primo caso che nel secondo la mancata comunicazione comporta

la cancellazione dalle liste e la perdita dell’indennità di mobilità.

La comunicazione dell’avvenuta assunzione è ritenuta valida dall’INPS

anche qualora il lavoratore non l’abbia comunicato direttamente, purchè

il datore di lavoro ne abbia dato comunicazione al Centro per

l’Impiego entro i 5 giorni, ovvero preventivamente in caso di somministrazione

di lavoro. In caso di maternità l’indennità di mobilità viene

sostituita dal trattamento economico per maternità per 5 mesi (2

mesi prima e 3 mesi dopo il parto). In caso di servizio militare l’indennità

viene sospesa e ripristinata al termine del servizio.

Quando cessa il pagamento dell’indennità di mobilità

L’indennità di mobilità cessa quando il lavoratore è cancellato dalle

liste di mobilità, e cioè quando:

• rifiuti un’offerta formativa o di riqualificazione. Si precisa che il

lavoratore è tenuto alla frequenza del corso nella misura minima

dell’80% della durata complessiva, salvo i casi di documentata


forza maggiore o di assenza in funzione dell’applicazione di normative

nazionali in materia di congedi parentali o maternità (*);

• rifiuti un’offerta di lavoro inquadrato in un livello retributivo non

inferiore del 20% rispetto a quello di provenienza. Detto rifiuto

deve riferirsi ad una proposta formale e documentabile formulata

da un datore di lavoro privato, da un’agenzia di somministrazione

o da un ente pubblico, ed, ovviamente, anche nei casi di complessive

azioni di ricollocamento lavorativo del soggetto (*);

• rifiuti l’offerta di partecipare ad un percorso di reinserimento o

inserimento nel mercato del lavoro (*);

• rifiuti di essere avviato ad un lavoro socialmente utile;

• venga assunto a tempo pieno e indeterminato;

• abbia chiesto ed ottenuto il pagamento dell’indennità di mobilità in

un’unica soluzione;

• venga cancellato dalle liste di mobilità per scadenza dei termini

previsti dalla legge per la permanenza nelle liste;

• raggiunga il diritto alla pensione di vecchiaia oppure percepisca

una qualsiasi pensione diretta (invalidità, inabilità, anzianità);

• svolga lavoro a tempo parziale ovvero a tempo determinato,

senza averne dato comunicazione all’INPS entro 5 giorni dalla

data di assunzione;

• abbia instaurato un contratto di somministrazione di lavoro, di

durata compresa tra i 6 e i 12 mesi, senza averne dato preventiva

comunicazione all’INPS;

• sia titolare di attività autonoma o sia diventato socio di

Cooperativa;

• non abbia risposto alla convocazione da parte del Centro per

l’Impiego.

(*) in un luogo distante non più di cinquanta chilometri o comunque

raggiungibile in ottanta minuti con mezzi pubblici, dalla

residenza/domicilio del lavoratore

Pagamento dell’indennità di mobilità

in unica soluzione (assegno anticipato)

Il lavoratore, che percepisce l’indennità di mobilità, può chiedere il

pagamento anticipato, in unica soluzione, dell’indennità di mobilità

che gli spetta, detratte le mensilità che gli sono state già corrisposte

se decide di:

• iniziare un’attività autonoma per la quale sia necessaria l’iscrizione

alla CCIAA o agli appositi albi professionali o elenchi di categoria;

• iniziare un’attività autonoma assoggettata a ritenuta di acconto

per la quale non è prevista l’iscrizione negli appositi albi professionali

e/o elenchi di categoria compresa l’attività imprenditoriale in

cui non si concorre in maniera prevalente col proprio lavoro;

• sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma iniziata durante il

periodo di lavoro dipendente.

La domanda deve essere presentata alla sede INPS territorialmente

competente, entro 60 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma

o dell’associazione in cooperativa, utilizzando l’apposito modello

mod DS21/ANT che può essere ritirato presso qualsiasi sede

INPS oppure scaricato dal sito www.inps.it, nella sezione “Moduli” -

Prestazioni a sostegno del reddito - Domanda di anticipazione indennità

di mobilità. Alla domanda dovrà essere allegata la documentazione

che attesti il tipo di attività che l’interessato intende avviare.

Attenzione: chi si rioccupa come lavoratore dipendente -pubblico o

privato- nei 24 mesi successivi alla data di erogazione dell’anticipo,

è tenuto a restituire all’INPS la somma percepita a tale titolo in un’unica

soluzione. La somma deve essere restituita con un unico pagamento

oppure, in casi particolari, in massimo 12 rate mensili.

Il lavoratore è tenuto a dare comunicazione scritta all’ INPS entro 10

giorni dall’avvenuta assunzione. In caso contrario si procederà al

recupero della somma erogata maggiorandola degli interessi legali.

9

Contribuzione figurativa

Per ogni periodo di indennità correttamente corrisposta sarà riconosciuta

la contribuzione figurativa; in sostanza è come se il lavoratore

avesse continuato a lavorare e a percepire una regolare retribuzione

e l’azienda a pagare i contributi. I contributi accreditati

dall’INPS sono, infatti, utili per il raggiungimento del diritto e per la

misura delle pensioni, compresa quella di anzianità.

Cosa fare se l’INPS respinge la domanda

Se la domanda viene respinta il lavoratore può presentare ricorso in

carta libera al Comitato provinciale dell’INPS entro 90 giorni dalla

data in cui ha ricevuto la raccomandata di respinta.

Il lavoratore deve allegare al ricorso tutti i documenti che ritiene utili

per l’accoglimento della domanda.

Il ricorso può essere presentato:

• alla sede INPS che ha respinto la domanda, direttamente allo

sportello o con raccomandata con ricevuta di ritorno;

• tramite uno degli enti di patronato riconosciuti dalla legge.

Se non si ha diritto all’indennità di mobilità è possibile presentare la

domanda per ottenere l’indennità ordinaria di disoccupazione.

Indennità ordinaria

di disoccupazione

lavoratori

Requisiti

1° requisito - almeno 2 anni di anzianità assicurativa nell’assicurazione

contro la disoccupazione involontaria (significa avere anche

solo 1 contributo settimanale nell’assicurazione contro la disoccupazione

involontaria versato almeno 2 anni prima della cessazione

dell’ultimo rapporto di lavoro).

Esempio: se licenziato il 31 gennaio 2007, deve avere un contributo

versato o dovuto almeno prima del 1 febbraio 2005, quindi se il

lavoratore ha avuto un rapporto di lavoro, anche solo di 1 settimana

prima del 1 febbraio 2005, possiede il requisito richiesto.

2° requisito - nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto

di lavoro il lavoratore deve far valere almeno un anno di lavoro,

anche non continuativo, pari a 52 contributi settimanali da

lavoro o figurativi (maternità, malattia, servizio militare).

Esempio: licenziato il 31 gennaio 2007, l’inizio dei due anni è il 1°

febbraio 2005 e all’interno di questo periodo devono risultare le cinquantadue

settimane di contributi versati nell’assicurazione per il

rischio della disoccupazione.

3° requisito - aver reso la dichiarazione di immediata disponibilità

al lavoro al Centro per l’Impiego e aver conservato la condizione

di disoccupato.

Domanda

Per ottenere l’indennità ordinaria di disoccupazione occorre compilare

e presentare all’INPS il modello DS21 entro 68 giorni dalla data

di cessazione del rapporto di lavoro. Tale modello può essere ritirato

presso qualsiasi sede INPS oppure scaricato dal sito www.inps.it,

nella sezione “Moduli” - Prestazione a sostegno del reddito -

Domanda di prestazione di disoccupazione.

La domanda può essere presentata:

direttamente allo sportello, rivolgendosi alla sede INPS competente

per territorio in base alla residenza del lavoratore;

• mediante posta ordinaria o, preferibilmente, raccomandata con

ricevuta di ritorno;

• tramite patronato.


I documenti da presentare insieme alla domanda sono:

dichiarazione di responsabilità del lavoratore disoccupato contenente

tutte le notizie relative agli stipendi e alle giornate lavorative

degli ultimi tre mesi (il modello per tale dichiarazione può essere

ritirato presso qualsiasi sede INPS oppure scaricato dal sito

www.inps.it, nella sezione “Moduli” - Prestazione a sostegno del

reddito - Dichiarazione sostitutiva del lavoratore sull’ultimo rapporto

di lavoro per la concessione dell’indennità di disoccupazione

ordinaria a requisiti normali);

dichiarazione per detrazioni di imposta IRPEF (il modello per tale

dichiarazione può essere ritirato presso qualsiasi sede INPS oppure

scaricato dal sito www.inps.it, nella sezione “Moduli “ -

Prestazioni a sostegno del reddito - Dichiarazione concernente il

diritto alle detrazioni di imposta).

In caso di richiesta di assegno nucleo familiare occorre compilare

l’apposito quadro su mod. DS21 e/o modello ANF/PREST (il modello

per tale dichiarazione può essere ritirato presso qualsiasi sede

INPS oppure scaricato dal sito www.inps.it, nella sezione “Moduli” -

Prestazione a sostegno del reddito - Domanda di assegno per il

nucleo familiare lavoratori dipendenti) mediante il quale si può autocertificare

la composizione e i redditi del proprio nucleo familiare.

Termine di presentazione

Per avere diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione è necessario

presentare la domanda all’INPS entro 68 giorni dalla data di cessazione

del rapporto di lavoro o dalla data di fine indennità di mancato

preavviso. Se la domanda viene presentata oltre tale termine la

stessa viene respinta; pertanto, non si ha diritto ad alcuna indennità.

Decorrenza

L’indennità ordinaria di disoccupazione è corrisposta:

• dall’ottavo giorno successivo alla data del licenziamento, nel caso

in cui la domanda sia presentata entro otto giorni dall’inizio della

disoccupazione (esempio: licenziamento 31 gennaio 2007,

domanda presentata entro il 7 febbraio 2007, l’indennità decorre

dall’8 febbraio 2007);

• dal quinto giorno successivo alla data di presentazione della

domanda nel caso in cui questa sia presentata oltre gli otto giorni

dopo il licenziamento (esempio: licenziamento 31 gennaio

2007, domanda presentata il 15 febbraio 2007, l’indennità decorre

dal 20 febbraio 2007).

Durata

L’indennità ordinaria di disoccupazione è corrisposta per:

• sette mesi, pari a 210 giorni consecutivi, comprese le domeniche

e gli altri giorni festivi (per un massimo di 30 giorni al mese) per

i lavoratori con meno di 50 anni;

dieci mesi, pari a 300 giorni per i lavoratori con almeno 50 anni

di età alla data del licenziamento.

Nel caso in cui l’indennità sia stata pagata per la durata massima

prevista, una nuova indennità potrà essere pagata solo dopo 365

giorni.

(esempio: se la prima indennità è stata pagata dal 31 gennaio 2007

al 1° settembre 2007 - 210 giorni - la seconda potrà partire dal 31

gennaio 2008)

Importi

A decorrere dal 1° aprile 2005, l’importo giornaliero dell’indennità

viene calcolato prendendo come riferimento la retribuzione media

giornaliera lorda, comprensiva dei ratei di tredicesima/quattordicesima,

relativa agli ultimi tre mesi di lavoro, nel seguente modo:

a.lavoratori con età inferiore a 50 anni: per i primi sei mesi è fissata

al 50% e per il settimo mese al 40%;

10

lavoratori

b.lavoratori con età pari o superiore a 50 anni: per i primi sei mesi

è fissata al 50%, per i tre mesi successivi al 40% e per il decimo

mese al 30%.

L’importo giornaliero non può comunque superare per il 2007

€ 33,81 al lordo IRPEF (detto massimale è stabilito ogni anno dalla

legge).

Pagamento

L’indennità è corrisposta dall’INPS con pagamento mensile posticipato.

Il lavoratore, al momento della presentazione della domanda (mod.

DS21) deve scegliere la modalità di pagamento che può avvenire

tramite:

• assegno circolare;

• bonifico bancario o postale;

• qualsiasi ufficio postale.

Nel caso di accredito in conto corrente bancario o postale devono

essere indicati anche gli estremi dell’ufficio pagatore presso cui si

intende riscuotere la prestazione, nonché le coordinate bancarie o

postali (CIN, ABI, CAB) e il numero di conto corrente.

Attenzione: il pagamento relativo all’ultimo mese del periodo spettante

sarà effettuato solo a condizione che il lavoratore faccia pervenire

all’INPS il modello DS56 bis, con il quale dichiara di essere

stato sempre disoccupato nel periodo di spettanza dell’indennità.

Tale modello, che viene inviato direttamente dall’INPS al domicilio

del lavoratore e che comunque è anche possibile scaricare dal sito

www.inps.it, nella sezione “Moduli” - Prestazione a sostegno del reddito

- Dichiarazione di permanenza delle condizioni per il diritto alla

riscossione dell’indennità di disoccupazione - è indispensabile, oltre

che per il pagamento del saldo, anche per evitare di ottenere un’indennità

che successivamente potrebbe risultare non dovuta e quindi

da restituire. Inoltre, in mancanza di tale modello non viene effettuato

l’accredito dei contributi figurativi relativi a tutto il periodo di

disoccupazione percepito.

Sospensione

L’indennità si sospende quando il lavoratore:

• ha diritto all’indennità di malattia;

• ha diritto all’indennità di maternità;

• inizia un rapporto di lavoro dipendente non superiore a cinque

giorni consecutivi;

• inizia un’attività autonoma saltuaria ed occasionale, anche superiore

a cinque giorni (collaborazione occasionale, lavoro a progetto,

associazione in partecipazione non superiore a 30 giorni);

• si reca all’estero per gravi motivi personali o familiari.

Cessazione

Il pagamento cessa quando il lavoratore:

• ha percepito tutte le giornate di indennità spettanti;

• ha iniziato un nuovo rapporto di lavoro subordinato (dovrà comunicarlo

immediatamente all’INPS), salvo il caso in cui si rioccupi

per un periodo non superiore ai 5 giorni consecutivi;

• ha iniziato un’attività di lavoro autonomo;

• ha perso lo status di disoccupato;

• è diventato titolare di pensione di vecchiaia, di inabilità o assegno

di invalidità (l’indennità è interamente cumulabile, invece, con le

pensioni indirette e di guerra, le pensioni di invalidità civile, l’assegno

sociale, le rendite da infortuni, le pensioni a carico di Stati

esteri non convenzionati e le pensioni privilegiate per infermità

contratta a causa del servizio);

• ha iniziato a prestare il servizio militare.

Contribuzione figurativa

Per ogni periodo di indennità, correttamente corrisposta, sarà

accreditata la contribuzione figurativa di disoccupazione, secondo le


seguenti modalità nel limite massimo di:

• sei mesi, per i lavoratori con età anagrafica inferiore a 50 anni;

• nove mesi per i lavoratori con età anagrafica pari o superiore a

50 anni, in quanto per il settimo e per il decimo mese non viene

riconosciuta tale contribuzione.

Cosa fare se l’INPS respinge la domanda

Se la domanda viene respinta il lavoratore può presentare ricorso in

carta libera al Comitato provinciale dell’INPS entro 90 giorni dalla

data in cui ha ricevuto la raccomandata di respinta.

Il lavoratore deve allegare al ricorso tutti i documenti che ritiene utili

per l’accoglimento della domanda.

Il ricorso può essere presentato:

• alla sede INPS che ha respinto la domanda, direttamente allo

sportello o con raccomandata con ricevuta di ritorno;

• tramite uno degli enti di patronato riconosciuti dalla legge.

Domande frequenti

Entro quanto tempo si può chiedere l’iscrizione nelle liste di

mobilità ai sensi della L. n. 236/93 (cosiddetta “piccola

mobilità)?

Il lavoratore si deve recare al Centro per l’Impiego per presentare

formale richiesta di iscrizione alle liste di mobilità, entro 60 giorni

dal ricevimento della comunicazione di licenziamento o dalla comunicazione

dei motivi, se non contestuale.

Chi approva l’iscrizione nelle liste di mobilità?

Le liste di mobilità vengono approvate dalla competente Commissione

regionale per le politiche del lavoro e della formazione.

L’iscrizione alle liste di mobilità dà sempre diritto a percepire l’indennità?

No, l’indennità di mobilità spetta solo ai lavoratori che sono stati

licenziati da aziende che avevano i requisiti per usufruire della cassa

integrazione guadagni.

I lavoratori che sono iscritti nelle liste di mobilità, ma non hanno diritto

a percepire l’indennità di mobilità, possono presentare la domanda

all’INPS per ottenere l’indennità ordinaria di disoccupazione.

Se l’azienda mi paga l’indennità di mancato preavviso quando

devo presentare la domanda e il pagamento dell’indennità di

mobilità da quando decorre?

Se l’azienda ti paga l’indennità per mancato preavviso la domanda di

indennità deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 68°

giorno dal termine del preavviso e l’indennità di mobilità è corrisposta

dall’ottavo giorno successivo a quello della scadenza del periodo

corrispondente alla indennità per mancato preavviso.

Se sto percependo l’indennità di mobilità e decido di avviare

un’attività autonoma, cosa devo fare?

Se decidi di avviare un’attività autonoma puoi chiedere il pagamento

anticipato, in un’unica soluzione. Ti verrà pagata l’indennità di mobilità

che ti spetta meno ovviamente le mensilità che ti sono state già

corrisposte.

La domanda deve essere presentata alla sede INPS territorialmente

competente, entro 60 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma

o dell’associazione in cooperativa, utilizzando l’apposito modello

mod. DS21/ANT che può essere ritirato o presso qualsiasi sede

INPS oppure scaricato dal sito www.inps.it, cliccando su “Moduli” -

Prestazioni a sostegno del reddito - Domanda di anticipazione indennità

di mobilità - corredata dalla documentazione che attesti il tipo di

attività che l’interessato intende avviare.

11

lavoratori

Se dopo aver avviato un’attività autonoma, per la quale ho richiesto

il pagamento dell’indennità di mobilità in un’unica soluzione,

dopo alcuni mesi, per problemi sopraggiunti, devo chiudere l’attività,

cosa succede?

Non ci sono conseguenze, tuttavia non è possibile chiedere né il

reinserimento nelle liste di mobilità né una nuova indennità di mobilità

o di disoccupazione ordinaria.

Se dopo la cessazione dell’attività autonoma, per la quale ho

richiesto il pagamento dell’indennità di mobilità in un’unica soluzione,

trovo un lavoro come dipendente, cosa succede?

Se dopo aver cessato l’attività autonoma ti rioccupi come lavoratore

dipendente - pubblico o privato - nei 24 mesi successivi alla data

di erogazione dell’anticipo dell’indennità di mobilità, sei tenuto a

restituire all’INPS la somma percepita a tale titolo in un’unica soluzione.

La somma deve essere restituita con un unico pagamento oppure,

in casi particolari, in massimo 12 rate mensili.

Sei tenuto a dare comunicazione scritta all’ INPS entro 10 giorni dall’avvenuta

assunzione. In caso contrario l’INPS procederà al recupero

della somma erogata maggiorandola degli interessi legali.

Dopo aver percepito l’indennità di mobilità, posso chiedere l’indennità

di disoccupazione?

No.

I lavoratori delle cooperative possono richiedere l’iscrizione nelle

liste di mobilità?

Possono presentare, al Centro per l’Impiego competente, la domanda

di iscrizione in mobilità i lavoratori licenziati da cooperative di

lavoro o miste; in tal caso è necessario allegare, alla domanda suddetta,

il documento attestante l’iscrizione della cooperativa all’albo

informatico delle società cooperative o la visura camerale.

Posso lavorare come socio lavoratore e mantenere l’iscrizione

nelle liste di mobilità ?

No, in questo caso si ha la cancellazione dalle liste di mobilità con

conseguente perdita dell’indennità di mobilità. Tuttavia è possibile

chiedere il pagamento dell’indennità di mobilità in un’unica soluzione.

Se accetto un lavoro a tempo determinato, vengo cancellato

dalle liste con conseguente perdita dell’indennità di mobilità?

L’indennità di mobilità può essere sospesa per tutta la durata del

rapporto di lavoro, è necessario però che l’assunzione a tempo

determinato venga comunicata all’INPS entro 5 giorni.

È importante sapere che la permanenza nelle liste di mobilità non

può superare un periodo pari al doppio rispetto a quello inizialmente

riconosciuto.

Esempio: se hai diritto all’iscrizione nelle liste di mobilità con la relativa

indennità per 24 mesi (es. licenziato 31 luglio 2006, termine

finale 31 luglio 2008), il termine finale può slittare, per effetto di vari

rapporti a tempo determinato, fino ad un massimo di 24 mesi per

un totale di 48 mesi (31 luglio 2010). L’indennità di mobilità spetta,

comunque, per un massimo di 24 mesi. Se il 10 ottobre 2007 inizi

un rapporto di lavoro per 12 mesi, il tuo termine finale slitterà di 12

mesi pertanto sarà il 31 luglio 2009.

Se successivamente instauri un altro rapporto a tempo determinato

per 8 mesi (dal 1° marzo 2009 al 31 maggio 2010) il tuo termine

finale sarà 31 marzo 2010; se infine inizi un ulteriore rapporto di lavoro

per altri 12 mesi, il 31 luglio 2010 verrai cancellato dalle liste perché

hai raggiunto il tuo periodo massimo di permanenza nelle liste di

mobilità, tale termine non può subire ulteriori slittamenti.


Se accetto un contratto di somministrazione di lavoro (ex lavoro

interinale) perdo l’indennità di mobilità?

In questo caso occorre fare delle distinzioni a seconda del tipo di

contratto:

• se il contratto è a tempo indeterminato orario pieno, vieni cancellato

dalle liste e perdi anche l’indennità di mobilità;

• se il contratto è a tempo indeterminato part time dovrai darne

comunicazione all’INPS entro 5 giorni dalla data di assunzione e

avrai, quindi, la sospensione sia dell’iscrizione nelle liste di mobilità

che della relativa indennità, fino a quando non raggiungerai il

limite massimo di permanenza nelle liste e cioè un periodo pari al

doppio rispetto a quello iniziale (vedi faq precedente);

• se il contratto ha una durata inferiore ai 6 mesi, dovrai darne

comunicazione all’INPS entro 5 giorni dalla data di assunzione e

avrai una sospensione sia dell’iscrizione nelle liste che della relativa

indennità per tutta la durata del rapporto di lavoro. È importante

tuttavia sapere che, anche in questo caso, la permanenza nelle

liste di mobilità non può superare un periodo pari al doppio rispetto

a quello inizialmente riconosciuto;

• se il contratto ha una durata tra i 6 e i 12 mesi è necessario darne

preventiva comunicazione all’INPS, altrimenti vieni cancellato dalle

liste e perdi l’indennità di mobilità. Per tutta la durata del contratto

l’INPS continuerà ad erogarti l’indennità di mobilità e l’agenzia di

somministrazione che ti ha assunto ti pagherà solo la differenza tra

lo stipendio che avresti percepito e l’indennità di mobilità che ti ha

erogato l’INPS. In questo caso non si avrà né la sospensione dell’iscrizione

nelle liste di mobilità né della relativa indennità.

Se sono in mobilità e rifiuto un posto di lavoro, perdo il diritto

all’indennità di mobilità?

Se rifiuti un’offerta di lavoro che prevede un inquadramento in un

livello retributivo non inferiore del 20% rispetto a quello di provenienza

vieni cancellato dalle liste di mobilità e perdi il diritto a percepire

la relativa indennità. Tale rifiuto deve riferirsi ad una proposta formale

e documentabile formulata da un datore di lavoro privato, da un’agenzia

di somministrazione o da un ente pubblico, ed, ovviamente,

anche nei casi di complessive azioni di ricollocamento lavorativo del

soggetto.

Posso recarmi all’estero mentre sto percependo l’indennità di

mobilità?

Ti puoi recare all’estero per comprovati motivi di salute personale o

di un familiare senza perdere il diritto a percepire l’indennità di mobilità

in quanto, in tal caso, il pagamento della stessa viene sospeso;

è necessario tuttavia darne comunicazione all’INPS.

Se ti rechi all’estero in cerca di occupazione, in uno stato convenzionato

con l’Italia, puoi continuare a percepire l’indennità di mobilità

per tre mesi dalla data dell’espatrio.

Se sto lavorando con contratto part time e mi dimetto, rimango

iscritto nelle liste di mobilità continuando a percepire la relativa

indennità?

In caso di dimissioni dal lavoro con contratto part time, rimani iscritto

nelle liste di mobilità percependo la relativa indennità.

Mentre percepisco l’indennità di mobilità, mi vengono versati i

contributi per la pensione?

Sì, infatti per tutto il periodo in cui ti viene corrisposta l’indennità di

mobilità ti sarà riconosciuta la contribuzione figurativa; in sostanza

è come se avessi continuato a lavorare e a percepire una regolare

retribuzione e l’azienda a pagare i contributi. I contributi accreditati

dall’INPS sono, infatti, utili per il raggiungimento del diritto e per la

misura delle pensioni compresa quella di anzianità.

12

lavoratori

Se accetto un lavoro a progetto, perdo l’indennità di mobilità?

Sì, il lavoro a progetto attualmente non è compatibile con l’indennità

di mobilità; non si ha, infatti, una sospensione ma la perdita dell’indennità

stessa; è possibile, però, chiederne l’anticipazione in

unica soluzione.

Se sto lavorando a tempo determinato e mi dimetto, vengo reinserito

nelle liste di mobilità?

Le dimissioni in caso di contratto a tempo determinato non implicano

la cancellazione dalle liste di mobilità ma consentono comunque

di mantenere l’iscrizione nelle liste. È necessario tuttavia presentarsi

al Centro per l’Impiego competente, per l’aggiornamento della

propria condizione lavorativa.

Se accetto un lavoro a tempo indeterminato part time, vengo

cancellato dalle liste?

No. La cancellazione dalle liste si ha solo in caso di assunzione a

tempo indeterminato con orario pieno. L’indennità di mobilità si

sospende; occorre darne comunicazione all’INPS entro 5 giorni dalla

data di assunzione.

Se accetto un lavoro a tempo indeterminato e mi dimetto, vengo

reinserito nelle liste di mobilità?

L’accettazione di un lavoro a tempo pieno ed indeterminato comporta

la cancellazione dalle liste di mobilità senza la possibilità di essere

reinseriti. Tuttavia, in caso di dimissioni per giusta causa, si può

presentare al Centro per l’Impiego la domanda per la reiscrizione

nelle liste di mobilità che sarà valutata dalla competente Commissione

regionale per le politiche del lavoro e della formazione che

potrà disporre la reiscrizione del lavoratore.

Se sono iscritta nelle liste di mobilità e sono in maternità, cosa

succede?

Puoi richiedere la sospensione dall’iscrizione alle liste di mobilità a

partire dal settimo mese di gestazione fino al compimento degli 11

mesi del bambino.

In caso di maternità durante la percezione dell’indennità di mobilità

questa si sospende per tutta la durata della maternità stessa (due

mesi precedenti e tre mesi successivi il parto) e durante tale periodo

verrà erogata dall’INPS l’indennità di maternità.

Il congedo parentale (ex astensione facoltativa), invece, non spetta

in quanto questo può essere riconosciuto solo in presenza di un rapporto

di lavoro.


Centri per l’Impiego

della Provincia di Milano

ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO

da lunedì a giovedì 9.00-12.30 / 14.15-15.30 venerdì 9.00-12.30

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di Corsico

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Magentino/Abbiatense

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20066 MELZO (MI)

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Tel. 0295529711

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Centro per l'Impiego

di Monza

20052 MONZA (MI)

Via Bramante da Urbino

Tel. 039839641

Fax 039837297

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Centro per l'Impiego

di Milano

20159 MILANO

V.le Jenner, 24

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Fax 0277406445

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13

Centro per l'Impiego

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20092 CINISELLO BALSAMO (MI)

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Tel. 026605651

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Via Buon Gesù, 21

Tel. 029392301

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Centro per l'Impiego

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Centro per l'Impiego

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20097 SAN DONATO MILANESE (MI)

Via F.Parri, 12

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della Provincia di Milano

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20037 PADERNO DUGNANO (MI)

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Fax 0299039660

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Ma-Gi 8.30-12.00/14.00-16.00

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20099 SESTO SAN GIOVANNI (MI)

Via N. Sauro, 38

Tel. 022495811

Fax 022495860

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.SestoSanGiovanni

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Ma-Gi 8.30-12.00/14.00-16.00

Direzione subprovinciale

di MILANO CORVETTO

20139 MILANO

Via Toffetti, 121

Tel. 02525761

Fax 025276221

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per le aziende:

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per i lavoratori:

SostegnoReddito.MilanoCorvetto@

inps.it

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Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

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20077 MELEGNANO (MI)

Via Martiri della Libertà, 16

Tel. 0298849311

Fax 0298849360

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Melegnano@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.00/14.00-16.00

Agenzia di Melzo

20066 MELZO (MI)

P.zza Risorgimento, 3

Tel. 0295416711

Fax 0295416760

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Melzo@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.00/14.00-16.00

14

Direzione subprovinciale

di MILANO FIORI

20141 MILANO

Via Ripamonti, 332/6

Tel. 02574791

Fax 0257479200

E-mail

per le aziende:

aziende.milanofiori@inps.it

per i lavoratori:

SostegnoReddito.MilanoFiori@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30/12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Abbiategrasso

20081 ABBIATEGRASSO (MI)

P.zza Cinque Giornate, 5

Tel. 02949971

Fax 029499760

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Abbiategrasso

@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.00

Ma-Gi 8.30-12.00/14.00-16.00

Agenzia di Milano - Baggio

20141 MILANO

Via Pietro Martire d’Anghiera, 2

Tel. 02574791

Fax 0257479245

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.MilanoBaggio

@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.00

Ma-Gi 8.30-12.00/14.00-16.00

Agenzia di Milano - Lorenteggio

20152 MILANO

Via Lorenteggio, 270/A

Tel. 024130181

Fax 0241301860

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.MilanoLorenteggio

@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.00

Ma-Gi 8.30-12.00/14.00-16.00

Direzione subprovinciale

di MILANO MISSORI

20122 MILANO

P.zza Missori, 8/10

Tel. 0285621

Fax 028562275

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per le aziende:

aziende.milanomissori@inps.it

per i lavoratori:

SostegnoReddito.MilanoMissori@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Direzione subprovinciale

di MILANO NORD

20149 MILANO

Via G. Silva, 38

Tel. 02480871

Fax 0248087408

E-mail

per aziende:

aziende.milanonord@inps.it

per lavoratori:

SostegnoReddito.MilanoNord@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Bollate

20021 BOLLATE (MI)

P.zza Aldo Moro, 1

Tel. 0235001911

Fax 0235001960

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Bollate@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 9.00-12.15

Ma-Gi 9.00-12.15/14.00-16.00

Agenzia di Garbagnate

Milanese

20024 GARBAGNATE MILANESE

(MI)

Via per Cesate, 64

Tel. 0299431211

Fax 0299431260

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.GarbagnateMilanese

@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Rho

20017 RHO (MI)

Via Cadorna, 30

Tel. 0293200111

Fax 0293200160

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Rho@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Direzione subprovinciale

di LEGNANO

20025 LEGNANO (MI)

Via Podgora, 2

Tel. 0331445111

Fax 0331445277

E-mail

per le aziende:

aziende.legnano.@inps.it

per lavoratori:

SostegnoReddito.Legnano@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00


Agenzia di Castano Primo

20022 CASTANO PRIMO (MI)

Via Acerbi, 55

Tel. 0331888911

Fax 0331888960

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.CastanoPrimo

@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Magenta

20013 MAGENTA (MI)

Via Milano, 166

Tel. 0297218711

Fax 0297218760

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Magenta@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Parabiago

20015 PARABIAGO (MI)

Via Montessori

Tel. 0331493211

Fax 0331493260

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Parabiago@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Ve 8.30-12.30

Ma-Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Direzione subprovinciale

di MONZA

20052 MONZA (MI)

Via Morandi angolo Via Correggio

Tel. 03920651

Fax 0392065543

E-mail

per le aziende:

aziende.monza@inps.it

per i lavoratori:

SostegnoReddito.Monza@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Me-Gi 8.45-12.15/14.00-16.00

Ma-Ve 8.45-12.15

Agenzia di Carate Brianza

20048 CARATE BRIANZA (MI)

Via Bergamo, 20

Tel. 0362908311

Fax 0362908360

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.CarateBrianza@

inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Ma-Me-Ve 8.30-12.30

Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Cesano Maderno

20031 CESANO MADERNO (MI)

Via Padre Boga, 20

Tel. 0362531211

Fax 0362531260

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Cesano.Maderno

@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Ma-Me-Ve 8.30-12.30

Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Desio

20033 DESIO (MI)

Via Roggia Traversi, 12

Tel. 0362611511

Fax 0362611560

E-mail

per le aziende:

aziende.desio@inps.it

per i lavoratori:

SostegnoReddito.Desio@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Ma-Me-Ve 8.30-12.30

Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Seregno

20038 SEREGNO (MI)

Via Della Boschina, 2

Tel. 036226011

Fax 036226060

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Seregno@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Ma-Me-Ve 8.30-12.30

Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

Agenzia di Vimercate

20059 VIMERCATE (MI)

Via Torri Bianche, 7

Tel. 0396251411

Fax 0396251460

E-mail per i lavoratori:

SostegnoReddito.Vimercate@inps.it

Orario di apertura al pubblico:

Lu-Ma-Me-Ve 8.30-12.30

Gi 8.30-12.30/14.00-16.00

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Hanno collaborato:

PROVINCIA DI MILANO

Direzione Centrale Sviluppo Economico Formazione e Lavoro

Servizio Crisi Aziendali

GIUSEPPE ZINGALE

Responsabile Servizo Crisi Aziendali

MANUELE MENEGHINI

Servizo Crisi Aziendali

SARA DEMITRI

Servizo Crisi Aziendali

INPS - Istituto Nazionale Previdenza Sociale

Direzione regionale Lombardia

CLARA PIA CLAUDIANI

Direzione regionale Lombardia

responsabile Team prestazioni a sostegno del reddito

BENIAMINO GALLO

Direzione provinciale Torino - responsabile Processo aziende con DM

GIOVANNA MAGGI

Direzione provinciale Pavia - Processo prestazioni a sostegno del reddito

GIOVANNI MELE

Direzione regionale Lombardia - Team coordinamento processi aziende

SONIA PANTONI

Direzione regionale Lombardia - Team prestazioni a sostegno del reddito

L'elaborazione delle fonti legislative e regolamentari,

curata con la massima attenzione,

non può comportare specifiche responsabilità per eventuali errori

ed omissioni, dei quali, peraltro, sarà gradita la segnalazione.

La pubblicazione è aggiornata con provvedimenti legislativi

pubblicati fino al 28.02.2007.


Direzione Centrale

Sviluppo Economico Formazione e Lavoro

Servizio Crisi Aziendali

viale Jenner, 24 - 20159 Milano

www.provincia.milano.it

Direzione regionale Lombardia

via Gonzaga, 6 - 20123 Milano

www.inps.it

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