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A Kiev, rileggendo La guardia bianca - East

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<strong>Kiev</strong> nei primi del Novecento<br />

“<br />

L<br />

architettura di <strong>Kiev</strong> meriterebbe un capitolo a<br />

’<br />

parte”, scrive Ryszard Kapuscinski in Imperium.<br />

“Non c’è epoca o stile che non vi sia rappresentato,<br />

a partire dai monasteri e dalle chiese medievali miracolosamente<br />

sopravvissute, fino all’orrendo realismo<br />

socialista staliniano. Tra gli uni e l’altro, il barocco, il neoclassico<br />

e soprattutto una dovizia del liberty più lussureggiante”.<br />

Passeggiando lungo la Volodymyrska, all’incrocio<br />

con la Prorizna, in una dolce mattina di primavera,<br />

il palazzo al civico 39, che in epoca sovietica ospitava<br />

il ristorante Lipsia, riporta subito alla memoria le pagine<br />

del reporter polacco.<br />

“Che bella città doveva essere una volta! <strong>La</strong> devastazione<br />

di questa perla architettonica cominciò nel 1917 e praticamente<br />

non si è ancora arrestata”.<br />

L’edifico costruito dall’architetto Shiman nel 1900, su<br />

commissione di Piotr Grigorovich Barsky, un commerciante<br />

di armi da caccia che voleva realizzare il palazzo<br />

più sontuoso di <strong>Kiev</strong> e che finì in bancarotta, non è solo<br />

un fulgido esempio del “liberty più lussureggiante”, ma<br />

un vero e proprio simbolo dell’eleganza architettonica<br />

della città all’inizio del secolo scorso.<br />

Il palazzo, un tempo, al piano terra, sede della famosa<br />

confetteria Marquise, citata anche ne <strong>La</strong> <strong>guardia</strong> <strong>bianca</strong> –<br />

è qui che Aleksey Turbin con un sussulto del cuore s’imbatte<br />

nelle odiate truppe petljuriane – è uno dei superstiti<br />

della furia distruttrice dei bolscevichi. “Un giorno – scrive<br />

ancora Kapuscinski – ho comprato uno strano documento,<br />

edito di recente dagli amatori della vecchia <strong>Kiev</strong>:<br />

una pianta della città con la lista degli edifici, delle chiese,<br />

dei palazzi e dei cimiteri programmaticamente distrutti.<br />

<strong>La</strong> lista elenca 254 costruzioni rase al suolo dai bolscevichi<br />

per cancellare ogni traccia della cultura di <strong>Kiev</strong>”.<br />

Celebri kieviti d’inizio secolo<br />

I<br />

palazzi ottocenteschi della Volodymyrska come<br />

quello, in tipico stile russo, al numero 43, in cui<br />

nacque il famoso giornalista Alexander Vertinsky,<br />

o quello al civico 40/2 decorato con torri barocche,<br />

sede a partire dal 1907 di una scuola privata dove insegnò<br />

Pyotr Korolyov, padre di Serghey, l’ingegnere spazia-<br />

A SINISTRA Una locandina pubblicitaria.<br />

AL CENTRO Maidan Nezalezhnosti,<br />

luogo simbolo della Rivoluzione arancione del 2004.<br />

A DESTRA <strong>La</strong> cattedrale di Sant’Andrea,<br />

realizzata nel 1754 dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli.<br />

le della navicella Soyuz, sono in grado di restituirci a livello<br />

visuale l’atmosfera della <strong>Kiev</strong> ginnasiale in cui si<br />

muove l’adolescente Michail Afanasevich.<br />

Distaccato, fiero monarchico (ne <strong>La</strong> <strong>guardia</strong> <strong>bianca</strong> farà<br />

dire al suo alter ego Aleksey Turbin: “Non sono socialista,<br />

purtroppo: sono… monarchico. E devo dire, la parola<br />

‘socialista’ non la posso proprio sopportare”), assorto<br />

nella sua vita privata, il giovane Bulgakov è totalmente<br />

impermeabile ai fermenti politico-sociali che sin dal<br />

1905 interessano la Russia zarista.<br />

Cinque anni più tardi – ricorda Jury Bukreev, un suo ex<br />

compagno di classe – mentre gran parte della popolazione<br />

studentesca partecipa alla manifestazione per la morte<br />

di Lev Tolstoj, Bulgakov, studente al primo anno di medicina,<br />

continua a preferire ai bagni di folla l’intimità della<br />

sua casa, fra amici, musica e danze.<br />

<strong>La</strong> figura dell’autore de Il Maestro e Margherita ricorda<br />

molto da vicino quella di un altro celebre kievita dell’epoca:<br />

Volodymyr Horowitz.<br />

L’adolescenza del celebre pianista ebreo raccontata nel<br />

libro di Alexis Salatko, Horowitz e mio padre, è scandita<br />

dagli stessi rituali, dalle stesse abitudini. Anche il mondo<br />

di riferimento, quello della media borghesia di insegnanti<br />

e funzionari di Stato, è a ben vedere lo stesso.<br />

<strong>La</strong> rivoluzione metterà fine a quel mondo dorato per entrambi.<br />

Andriyivsky uzviz<br />

L<br />

asciata alle spalle la cattedrale di Santa Sofia –<br />

eretta nel 1037, dopo vent’anni di lavoro, per celebrare<br />

la vittoria del principe Yaroslav il Saggio,<br />

ultimo grande sovrano della Rus’ di <strong>Kiev</strong>, contro i peceneghi,<br />

nomadi turchi che minacciavano con le loro razzie<br />

la città – proseguo lungo la Volodymyrska fino ad Andriyivsky<br />

uzviz, forse il più celebre luogo bulgakoviano.<br />

<strong>La</strong> Discesa di Andrea, dedicata al primo predicatore<br />

cristiano di <strong>Kiev</strong>, nonostante l’atmosfera turistica testimoniata<br />

dall’invasione di bancarelle di antiquari e venditori<br />

di souvenir, mantiene intatto tutto il suo fascino.<br />

Basta sollevare lo sguardo, estraniarsi dal vociare ridanciano<br />

di turisti e commercianti, per venire rapiti dalla<br />

suggestiva visione delle guglie verdi e oro della Chiesa<br />

barocca di Sant’Andrea che luccicano sullo sfondo del<br />

cielo terso.<br />

Costruita nel 1754 dall’architetto italiano Bartolomeo<br />

Rastrelli, famoso per avere realizzato il Palazzo d’Inverno<br />

a Pietroburgo, la splendida basilica dai tenui colori<br />

bianco e azzurro domina la Città Alta, proiettando il suo<br />

58 . east . europe and asia strategies numero 37 . luglio 2011 . 59

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