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TINERARI ARCHEOLOGICI - Comune di Perugia

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PERUGIA CORCIANO DERUTA TORGIANO<br />

Itinerari<br />

Guida ai siti, musei, collezioni<br />

nel comprensorio perugino<br />

sistema turistico locale del perugino


Progetto e testi<br />

Lorena Rosi Bonci<br />

Collaborazione scientifica<br />

Paolo Braconi<br />

Realizzazione<br />

Quattroemme, <strong>Perugia</strong><br />

Si ringraziano particolarmente<br />

la Soprintendenza ai Beni Archeologici<br />

dell’Umbria e Simonetta Stopponi<br />

In copertina<br />

Urna dalla tomba dei Cutu.<br />

Museo Archeologico Nazionale <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>,<br />

III sec. a.C.<br />

(foto archivio Sopr. Beni Arch. Umbria)<br />

A pagina 3 in alto<br />

Tratto delle mura etrusche<br />

in via della Canapina a <strong>Perugia</strong><br />

(foto G. Aglietti-Quattroemme)<br />

A pagina 3 in basso<br />

Urna <strong>di</strong> Arunte Volumnio,<br />

Ipogeo dei Volumni<br />

(foto G. Aglietti-Quattroemme)<br />

In questa pagina<br />

Urna con Sacrificio <strong>di</strong> Ifigenia<br />

dalla necropoli <strong>di</strong> Ponticello <strong>di</strong> Campo,<br />

Ponte San Giovanni, <strong>Perugia</strong><br />

(foto A. Scaleggi)<br />

A pagina 5<br />

Arco etrusco, da U. Tarchi, L’arte etruscoromana<br />

nell’Umbria e nella Sabina,<br />

Bergamo 1936<br />

Referenze fotografiche<br />

Archivio Soprintendenza per i Beni<br />

Archeologici dell’Umbria, <strong>Perugia</strong>: nn. 13,<br />

16, 21.1-4,6,7,9-14, 23, 30.1-4<br />

Fototeca del Servizio Musei e Beni Culturali<br />

della Regione dell’Umbria, <strong>Perugia</strong>: nn. 33, 34<br />

Museo del Vino. Fondazione Lungarotti,<br />

Torgiano: nn. 31.1-3<br />

Museo dell’Olivo e dell’Olio. Fondazione<br />

Lungarotti, Torgiano: n. 32<br />

Giovanni Aglietti-Quattroemme: nn. 1, 2,<br />

5-8, 11, 13, 14, 17, 19.a, 20, 21.1, 22, 24-28,<br />

30.1,3,4<br />

Paolo Braconi: nn. 10, 12.1-4<br />

Simona Cortona: n. 3<br />

Adamo Scaleggi: nn. 21.5,8<br />

Enrico Chianella: n. 7.a<br />

La presente guida vuole essere uno strumento <strong>di</strong>vulgativo per la conoscenza e<br />

fruizione del notevole patrimonio archeologico della città <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong> e del suo<br />

comprensorio. Propone ai visitatori interessati alle testimonianze dell’epoca<br />

antica itinerari tematici, da realizzare autonomamente o accompagnati<br />

da guide turistiche, a pie<strong>di</strong>, con mezzi pubblici o privati, per la durata <strong>di</strong> una<br />

o più giornate. Naturalmente tali percorsi possono collegarsi e integrarsi con<br />

altri itinerari storico-artistici, per una lettura completa della città e del<br />

territorio. Si consiglia al visitatore, prima <strong>di</strong> iniziare gli itinerari, <strong>di</strong> verificare<br />

le necessarie informazioni pratiche (parcheggi, viabilità, orari, accessibilità,<br />

eventuali prenotazioni, tariffe d’ingresso) presso i punti informativi<br />

e <strong>di</strong> accoglienza del Servizio Turistico Territoriale <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>.


Il territorio nell’antichità<br />

Il territorio in esame riguarda la parte centrale dell’Umbria, organizzata,<br />

sin dall’età arcaica, attraverso centri etruschi e inse<strong>di</strong>amenti fortificati umbri,<br />

in seguito trasformati in municipi e colonie dal processo <strong>di</strong> romanizzazione.<br />

L’area rappresenta il punto <strong>di</strong> confluenza <strong>di</strong> due ambiti etnicamente e culturalmente<br />

<strong>di</strong>stinti, quello umbro e quello etrusco, rispettivamente collocati<br />

a sinistra e a destra del Tevere. Il corso del fiume infatti per lungo tratto<br />

rappresentò il confine tra i due territori, seppure con flessibiliità, nel corso<br />

delle varie epoche, finchè in età augustea fissò la frontiera tra regio VI<br />

(Umbria) e regio VII (Etruria). Piuttosto che vero e proprio confine, il Tevere<br />

fu in realtà un fondamentale veicolo <strong>di</strong> comunicazione e <strong>di</strong> scambi, sia<br />

commerciali che culturali, tra i popoli rivieraschi e con Roma. Il fiume era<br />

infatti navigabile, pur con <strong>di</strong>versi mezzi, da Tifernum Tiberinum (Città <strong>di</strong><br />

Castello) a Ostia.<br />

Fin dall’epoca più antica <strong>Perugia</strong> svolse un ruolo egemone sul territorio circostante,<br />

grazie proprio alla sua eminente posizione topografica (a quota<br />

493 m sul livello del mare), a dominio del Tevere, nel tratto in cui si apre<br />

sulla Valle Umbra, controllata dalle antiche città <strong>di</strong> Assisi, Spello e Spoleto.<br />

Al <strong>di</strong> là del <strong>di</strong>battito sulle sue origini, se umbre o etrusche, in epoca arcaica<br />

(VII-VI a.C.) e con maggiore documentazione a partire dal V-IV secolo a.C.,<br />

<strong>Perugia</strong> è uno dei più importanti centri dell’Etruria interna, insieme alle vicine<br />

Chiusi, a ovest, e Orvieto a sud. Grazie agli avamposti territoriali <strong>di</strong> Arna<br />

e Vettona, alla sinistra del Tevere, ben presto si assicurò il controllo <strong>di</strong><br />

entrambe le rive del fiume e dei suoi gua<strong>di</strong>. Verso ovest, attraverso un prolungamento<br />

della via Amerina da Perusia a Clusium e le sue numerose <strong>di</strong>ramazioni,<br />

<strong>Perugia</strong> era strettamente collegata con il lago Trasimeno, con l’agro<br />

chiusino e Cortona.<br />

5


A giu<strong>di</strong>care dalla sua crescita economico-sociale e culturale, dal III secolo<br />

a.C. <strong>Perugia</strong> assunse in Etruria il ruolo dominante rivestito da Orvieto prima<br />

della conquista romana (264 a.C.). La cinta muraria, risalente alla seconda<br />

metà del III secolo a.C., fu monumentalizzata con la realizzazione delle<br />

due porte principali. Un esteso programma e<strong>di</strong>lizio vide, tra l’altro, la realizzazione<br />

del Pozzo Sorbello e <strong>di</strong> una serie <strong>di</strong> e<strong>di</strong>fici templari urbani ed extra<br />

urbani. Intorno alla città e nel territorio aumentò il numero delle necropoli,<br />

caratterizzate dal rito dell’incinerazione entro urne in travertino,<br />

tipica produzione <strong>di</strong> serie perugina. Con il bellum perusinum (guerra <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>,<br />

41-40 a.C.), in cui la città, sostenitrice della fazione <strong>di</strong> Marco Antonio,<br />

fu asse<strong>di</strong>ata e conquistata da Ottaviano, il futuro Augusto, si conclude<br />

la fase della romanizzazione. La completa eliminazione o la cooptazione nei<br />

ranghi romani delle aristocrazie locali etrusche fu seguita dalla confisca e<br />

<strong>di</strong>stribuzione delle loro terre ai veterani dell’esercito vittorioso e alla restrizione<br />

del territorio <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong> a un solo miglio dalla cinta muraria.


L’impianto urbanistico etrusco-romano <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong> si imposta sull’incrocio <strong>di</strong><br />

due assi viari, <strong>di</strong> cui la via principale (cardo maximus) aveva un andamento<br />

nord-sud, dall’Arco <strong>di</strong> Augusto alla Porta Marzia, attraverso l’attuale<br />

corso Vannucci e piazza IV Novembre. Qui era il centro della città antica<br />

con il Foro <strong>di</strong> età romana. Un’altra strada (da identificare con il decumano<br />

maggiore) percorreva la città da est a ovest, dall’Arco dei Gigli all’Arco <strong>di</strong><br />

Porta Trasimena attraverso via dei Priori (dove, all’altezza del civico 69, sono<br />

visibili resti del basolato). Altri tracciati viari sono stati in<strong>di</strong>viduati grazie<br />

a spora<strong>di</strong>ci ritrovamenti o dedotti da altri elementi topografici.<br />

I due seguenti itinerari tematici riguardano le mura e le porte (I)<br />

e i resti archeologici all’interno della città e nei suoi imme<strong>di</strong>ati<br />

<strong>di</strong>ntorni (II). Naturalmente si possono integrare o intersecare tra <strong>di</strong> loro:<br />

al visitatore la scelta <strong>di</strong> comporre un itinerario compatibile con le<br />

proprie esigenze e <strong>di</strong>sponibilità <strong>di</strong> tempo.<br />

Si tenga presente che per una “minima” cognizione delle mura non si<br />

potrà prescindere dalle due porte principali e da almeno uno dei due<br />

tratti meglio conservati <strong>di</strong> via Battisti o <strong>di</strong> via della Cupa (pp. 9 e 10).<br />

Per quanto riguarda gli altri monumenti, si segnalano in particolare<br />

il Pozzo Sorbello per l’epoca etrusca, il mosaico <strong>di</strong> Santa Elisabetta<br />

e il tempio <strong>di</strong> Sant’Angelo per l’epoca romana (vedere la Carta degli<br />

Itinerari e le Informazioni utili alle pagine iniziali).<br />

7


I - <strong>Perugia</strong><br />

Circuito delle mura<br />

e delle porte<br />

L’itinerario può iniziare dal<br />

centro storico <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>, racchiuso<br />

entro la cinta muraria<br />

etrusca. Quest’ultima, principale<br />

monumento archeologico<br />

della città, è espressione della<br />

ricchezza e della potenza raggiunta<br />

dalla metropoli etrusca,<br />

ed è un esempio tra i più imponenti<br />

e antichi dell’Italia centrale.<br />

Il tracciato delle mura si<br />

estendeva per circa 3 km, seguendo<br />

all’incirca una stessa<br />

curva <strong>di</strong> livello. L’andamento<br />

planimetrico a “trifoglio” è dovuto<br />

all’accidentata conformazione<br />

delle due alture racchiuse<br />

nella cerchia (il colle del Sole,<br />

a nord, e il colle Landone, a<br />

sud) e dai profon<strong>di</strong> avvallamenti<br />

che ne incidono i fianchi.<br />

I blocchi squadrati <strong>di</strong> travertino<br />

locale (probabilmente dalle<br />

cave <strong>di</strong> Santa Sabina), sono<br />

messi in opera a secco, in filari<br />

piuttosto regolari e ben rifiniti<br />

in facciata, più rozzi nella<br />

parte interna, addossata al<br />

terrapieno. Si <strong>di</strong>scute ancora<br />

sulla cronologia delle mura e<br />

delle porte. L’ipotesi più accre<strong>di</strong>tata<br />

è che la fase monumentale<br />

oggi visibile risalga alla<br />

metà del III secolo a.C., con interventi<br />

effettuati su una cinta<br />

originaria preesistente (della<br />

metà del IV sec. a.C.).<br />

Sono visibili tratti considerevoli<br />

lungo i lati nord e sud-est e sei<br />

porte, <strong>di</strong> cui la principale è l’Arco<br />

Etrusco o <strong>di</strong> Augusto (1).<br />

1<br />

Alto 11 m e con una luce <strong>di</strong> più<br />

<strong>di</strong> 4, rappresenta l’ingresso monumentale<br />

della città, a nord,<br />

in piazza Braccio Fortebraccio,<br />

posto al termine settentrionale<br />

del car<strong>di</strong>ne massimo (attuale<br />

corso Vannucci-via Rocchi).<br />

Due possenti torrioni, rastremati<br />

verso l’alto, delimitano<br />

l’arco a tutto sesto, costituito<br />

da due serie <strong>di</strong> conci ra<strong>di</strong>ali,<br />

sormontati da una cornice.<br />

L’iscrizione ‘AUGUSTA PERUSIA’<br />

fu apposta, oltre due secoli dopo<br />

la sua e<strong>di</strong>ficazione, a ricordo<br />

delle ristrutturazioni volute<br />

da Augusto, a seguito del bellum<br />

perusinum sopra citato.<br />

Più in alto corre una seconda<br />

iscrizione, ‘COLONIA VIBIA’, a ricordo<br />

dello ius coloniae concesso<br />

dall’imperatore romano<br />

<strong>di</strong> origine perugina C. Vibio<br />

Treboniano Gallo (251-253). Ai<br />

lati dell’arco sono inseriti i resti<br />

<strong>di</strong> due sculture, in pietra<br />

arenaria, assai logore. Un fregio<br />

<strong>di</strong> scu<strong>di</strong> alternati a triglifi<br />

(decorazione a gruppi <strong>di</strong> tre<br />

scanalature verticali) separa


2<br />

la porta da un arco a tutto sesto,<br />

ora tamponato, inserito tra<br />

due pilastri ionici. Tale apertura,<br />

secondo una recente ipotesi,<br />

doveva servire per le armi da<br />

getto in caso d’asse<strong>di</strong>o. Un’altra<br />

ipotesi vede nell’arco superiore<br />

il ricordo <strong>di</strong> una porta preesistente,<br />

<strong>di</strong> cui le sculture in arenaria<br />

sarebbero le <strong>di</strong>vinità tutelari,<br />

trasferite nella nuova. La<br />

parte superiore dell’arco è stata<br />

rimaneggiata in epoca rinascimentale,<br />

come attesta il loggiato<br />

a coronamento della torre<br />

orientale.<br />

Si procede a destra della porta<br />

seguendo uno dei più bei tratti<br />

<strong>di</strong> mura, lungo via Cesare<br />

Battisti (2), che fu costruita<br />

agli inizi del 1900; il tratto, ben<br />

conservato, rende visibile una<br />

cornice marcapiano, segno del<br />

camminamento <strong>di</strong> ronda. La<br />

cornice sale in contropendenza<br />

rispetto al piano stradale,<br />

sostenuta da conci in calcare<br />

compatto, nettamente <strong>di</strong>versi<br />

dagli altri. La fascia alta e obliqua<br />

del muro evidenzia la saldatura<br />

tra la cinta più antica e<br />

l’aggiunta della porta turrita in<br />

epoca più recente.<br />

Si prosegue fino all’altezza dell’Arco<br />

me<strong>di</strong>evale <strong>di</strong> via Appia,<br />

nei pressi del quale doveva essere<br />

ubicata la seconda porta<br />

della cinta etrusca. Dalla scalinata<br />

è possibile raggiungere il<br />

cunicolo me<strong>di</strong>evale dell’acquedotto,<br />

collegato sin dal momento<br />

della sua costruzione alla<br />

postierla (piccola porta),<br />

detta della Conca (3), accesso<br />

pedonale su un percorso in forte<br />

pendenza.<br />

3<br />

Le mura riaffiorano a ovest negli<br />

orti sottostanti via del Verzaro<br />

e in piazza Ermini, all’interno<br />

dei locali della Facoltà <strong>di</strong><br />

Scienze della Formazione, dove<br />

è visibile l’unico tratto interno<br />

della cinta; la superficie dei<br />

blocchi è irregolare in quanto<br />

originariamente in fondazione e<br />

addossata al terrapieno. Le mura<br />

proseguono quin<strong>di</strong> in via del<br />

Poggio per interrompersi e ricomparire<br />

all’imbocco <strong>di</strong> via del<br />

Piscinello nella Porta Trasimena<br />

o <strong>di</strong> San Luca (4), in fondo<br />

a via dei Priori; della costruzione<br />

originaria etrusca si conservano<br />

solo i piedritti, su cui<br />

ora si imposta l’arco me<strong>di</strong>evale.<br />

9


Si seguono le mura in via Tornetta<br />

e della Canapina (presso<br />

porta Santa Susanna, con un<br />

percorso da via della Sposa a<br />

piazza del Drago) e successivamente,<br />

piegando verso sudovest,<br />

in via della Cupa, dove si<br />

può ammirare uno dei tratti<br />

meglio conservati. Da segnalare<br />

qui la cornice marcapiano,<br />

che in<strong>di</strong>ca la probabile quota<br />

interna <strong>di</strong> frequentazione della<br />

città.<br />

Scendendo alla base del muro,<br />

si può osservare la postierla<br />

della Cupa (5), ritenuta un secondo<br />

passaggio pedonale per<br />

l’ingresso in città. Tale modesta<br />

apertura si trova a uguale<br />

<strong>di</strong>stanza tra le porte Trasimena<br />

e della Mandorla, nel punto<br />

in cui le mura s’incuneavano<br />

profondamente nell’incisione<br />

creata dal fosso della Cupa, <strong>di</strong>segnando<br />

un percorso in ripida<br />

pendenza e in <strong>di</strong>retta comunicazione<br />

con il centro.<br />

5<br />

Resti <strong>di</strong> una porta etrusca si<br />

trovano nell’Arco della Mandorla<br />

(6), tra via Bruschi e via<br />

San Giacomo, che sul lato destro<br />

conserva ancora i conci<br />

7<br />

6<br />

originali fino all’imposta della<br />

copertura, sostituita da un arco<br />

a sesto acuto.<br />

A sinistra continua un bel tratto,<br />

anche se molto rimaneggiato,<br />

lungo le scalette <strong>di</strong> via del<br />

Para<strong>di</strong>so; da notare alcune iscrizioni<br />

frammentarie relative<br />

alla colonia romana. Seguono<br />

resti ben conservati sotto la<br />

Torre Donati.<br />

Le mura proseguivano tra via<br />

Bonazzi e via del Pozzo, ora<br />

non più visibili.<br />

Continuando per viale In<strong>di</strong>pendenza,<br />

si raggiunge la seconda<br />

porta monumentale, la Porta<br />

Marzia, inglobata in un bastione<br />

della Rocca Paolina, per volere<br />

<strong>di</strong> Antonio Sangallo nel<br />

1540 (7).


La porzione superiore della porta,<br />

destinata a essere <strong>di</strong>strutta<br />

dai lavori della fortezza, fu<br />

smontata e ricomposta nella<br />

fronte del bastione. La posizione<br />

originaria, arretrata <strong>di</strong> quattro<br />

metri, risulta dai resti degli<br />

stipiti all’interno della rocca.<br />

Costruita in travertino, come il<br />

resto delle mura, nella sua forma<br />

attuale presenta un arco a<br />

tutto sesto, costituito da un filare<br />

<strong>di</strong> conci a raggera, sottolineato<br />

da una cornice aggettante.<br />

Al <strong>di</strong> sopra corre una balaustra<br />

scan<strong>di</strong>ta da quattro pilastrini<br />

in stile italo-corinzio, dalla<br />

quale sporgono cinque sculture,<br />

interpretate come Giove<br />

tra i Dioscuri (7a), Castore e<br />

Polluce, e i rispettivi cavalli alle<br />

due estremità.<br />

7a<br />

La decorazione è racchiusa entro<br />

due alti pilastri italo-corinzi,<br />

che partono dalla base dell’arco<br />

e supportano la cornice<br />

superiore dove è incisa l’iscrizione<br />

‘COLONIA VIBIA’, che, come<br />

‘AUGUSTA PERUSIA’, posta alla base<br />

della balaustra, ripete gli<br />

epiteti della città già visti sull’Arco<br />

Etrusco.<br />

8<br />

Si raggiunge facilmente la chiesa<br />

<strong>di</strong> Sant’Ercolano, al cui interno<br />

è un bel sarcofago romano<br />

in marmo, decorato da leoni<br />

(ve<strong>di</strong> II itinerario, p. 17); lungo<br />

l’omonima via, a fianco della<br />

chiesa, è visibile un tratto <strong>di</strong><br />

mura, piuttosto deteriorato, su<br />

cui si addossano gli e<strong>di</strong>fici costruiti<br />

in varie epoche. Accanto<br />

si apre l’Arco <strong>di</strong> Sant’Ercolano<br />

(8), che conserva la struttura<br />

originaria etrusca solo negli<br />

stipiti, su cui fu impostato<br />

l’arco gotico.<br />

Si prosegue per via Oberdan,<br />

dove resti <strong>di</strong> murature sono<br />

conservati all’interno della<br />

chiesa <strong>di</strong> Santa Maria della Misericor<strong>di</strong>a<br />

(annessa all’ex Ospedale,<br />

che poggiava <strong>di</strong>rettamente<br />

sulla cinta muraria) e<br />

nei locali sottostanti al numero<br />

civico 52.<br />

Proseguendo per via Oberdan,<br />

all’interno del numero civico<br />

28, vi è un bel tratto con filari<br />

perfettamente rettilinei.<br />

La cinta, originariamente se-<br />

11


9<br />

guiva il margine occidentale <strong>di</strong><br />

piazza Matteotti, lungo il prospetto<br />

dell’attuale Palazzo delle<br />

Poste. La piazza era detta<br />

del Sopramuro (9), a in<strong>di</strong>care<br />

la sua posizione a ridosso del<br />

muro me<strong>di</strong>evale che la conteneva.<br />

La cinta antica prosegue<br />

lungo le vie Cartolari e della<br />

Viola e riappare in alcuni tratti<br />

in via Alessi, ai numeri civici<br />

26 e 30 e in via della Pazienza.<br />

Per la via Sdrucciola si raggiunge<br />

un angolo delle mura<br />

che si aprono obliquamente<br />

nella porta <strong>di</strong> via Bontempi,<br />

detta Arco dei Gigli (10).<br />

10<br />

Ben conservato fino a una certa<br />

altezza, fu mo<strong>di</strong>ficato in epoca<br />

me<strong>di</strong>evale dall’arco gotico,<br />

su cui furono apposti i gigli<br />

in onore dello stemma <strong>di</strong> Paolo<br />

III Farnese.<br />

11<br />

Si raggiunge nuovamente l’Arco<br />

<strong>di</strong> Augusto, risalendo verso<br />

Porta Sole e scendendo per la<br />

bella scalinata <strong>di</strong> via delle Prome<br />

(11), che immette sulla <strong>di</strong>scesa<br />

<strong>di</strong> via Bartolo, al termine<br />

della quale si può ammirare<br />

l’ultimo tratto contiguo alla<br />

porta. In alternativa si può<br />

scendere per via del Roscetto<br />

in via Pinturicchio e da qui tornare<br />

in piazza Fortebraccio.


La città delle porte sospese<br />

Paolo Braconi<br />

Quando un centro urbano antico si perpetua nei secoli, normalmente si<br />

stratificano i segni delle varie epoche e il suolo sale <strong>di</strong> livello così che,<br />

scavando, si trovano le vestigia delle “città” che furono. Nel caso <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>,<br />

invece, a ben guardare, ci si accorge che i livelli me<strong>di</strong>evali sono<br />

spesso al <strong>di</strong> sotto <strong>di</strong> quelli più antichi.<br />

È opportuno ricordare che l’originaria conformazione dell’altura che ospita<br />

<strong>Perugia</strong> si articolava in due rilievi, il colle del Sole (a nord) e il colle<br />

Landone (a sud), separati da una valle. Oltre alla grande opera <strong>di</strong> munizione<br />

e terrazzamento costituita dalle mura <strong>di</strong> cinta, dovevano perciò essere<br />

presenti altri apprestamenti che regolavano la <strong>di</strong>stribuzione dello<br />

spazio urbano in gradoni terrazzati e rampe <strong>di</strong> accesso. Ma le gran<strong>di</strong> opere<br />

<strong>di</strong> sistemazione urbanistica intraprese dal libero <strong>Comune</strong> hanno alterato<br />

notevolmente sia l’originario andamento del suolo che la sua antica<br />

modellazione. Uno degli esempi più evidenti<br />

è proprio nel cuore della città, dove<br />

la “Platea Magna” me<strong>di</strong>evale si sovrappose<br />

in parte all’antico Foro. Qui, sotto le<br />

“Logge <strong>di</strong> Braccio”, la fondazione del<br />

campanile della più antica cattedrale<br />

(12.1) riutilizza materiali (se non fondamenta)<br />

antichi e mostra chiaramente che<br />

fino al XIII secolo la piazza aveva conservato<br />

un piano <strong>di</strong> frequentazione all’incirca<br />

coincidente con l’attuale pavimento<br />

del duomo. Prova <strong>di</strong> questo antico livello<br />

più alto sono anche le porte, oggi tampo-<br />

12.1<br />

nate e “sospese”, a circa due metri d’altezza,<br />

sopra i civici 1 e 3 <strong>di</strong> via della Gabbia<br />

(12.2). Nella stessa via, un attento osservatore<br />

potrà notare che il piede della<br />

torre <strong>di</strong> Madonna Dialdana, inglobata nel<br />

Palazzo dei Priori, oggi mostra le fondamenta<br />

scalzate e le aperture palesemente<br />

ribassate: segno evidente che furono<br />

concepite in rapporto ad un esterno più<br />

elevato <strong>di</strong> quello tardo-duecentesco, ancora<br />

oggi praticato.<br />

Si può, insomma, dedurre che l’antico<br />

Foro occupava un vasto terrazzamento,<br />

in parte coincidente con la platea della<br />

cattedrale e che in origine si spingeva<br />

ben oltre, verso sud. All’angolo nord-oc- 12.2<br />

13


cidentale della terrazza<br />

forense, noto grazie agli<br />

scavi della Soprintendenza<br />

Archeologica dovevano<br />

corrispondere altrettanto<br />

imponenti sostruzioni verso<br />

sud, a prospettare sulla<br />

valle tra i colli del Sole e<br />

Landone, oggi sepolta sotto<br />

corso Vannucci. Seguendo<br />

proprio l’asse via- 12.3<br />

rio nord-sud verso l’Arco<br />

<strong>di</strong> Augusto, si trova un altro<br />

esempio <strong>di</strong> “scavo” della città antica, in via Ulisse Rocchi. Qui altre<br />

aperture oggi “sospese” e rifoderature delle fondamenta <strong>di</strong> alcuni e<strong>di</strong>fici<br />

me<strong>di</strong>evali in<strong>di</strong>cano un drastico ribassamento dei livelli antichi. Prova<br />

finale <strong>di</strong> questo continuo lavorio al “ribasso” è il monumento principe<br />

della città: l’Arco Etrusco. Qui si vede nettamente (a ben guardare) come<br />

la quota della “soglia” antica sia oltre 2 m al <strong>di</strong> sopra dell’attuale<br />

(12.3-4).<br />

Alla <strong>di</strong>ffusa attività <strong>di</strong> erosione dei livelli antichi all’interno della città<br />

corrisponde la creazione <strong>di</strong> nuovi livelli, che proprio da quell’erosione<br />

devono avere tratto materia: oltre alla citata colmatura della “valle” tra<br />

i due colli, lo smantellamento della platea dell’antico Foro sarà senz’altro<br />

servito alla grande colmata del Sopramuro, la piazza che il potente<br />

<strong>Comune</strong> me<strong>di</strong>evale volle giustapporre alle mura etrusche. È <strong>di</strong>fficile, infatti,<br />

separare questi due eventi che, sotto la guida <strong>di</strong> fra Bevignate, cambiarono<br />

ra<strong>di</strong>calmente il volto della città. Questi apprestamenti permisero,<br />

tra l’altro, <strong>di</strong> abbassare sensibilmente il piano <strong>di</strong> posa della nuova<br />

Fonte <strong>di</strong> Piazza e, <strong>di</strong> conseguenza, <strong>di</strong> favorire (o permettere?) la “mostra”<br />

del sospirato acquedotto...<br />

12.4


II - <strong>Perugia</strong><br />

Archeologia urbana<br />

Oltre il percorso delle mura, in<br />

varie parti della città si incontrano<br />

i resti del centro etrusco<br />

e romano, per i quali si cercherà<br />

<strong>di</strong> seguire una <strong>di</strong>rezione da<br />

nord a sud.<br />

Coevo alla cinta muraria, costruito<br />

con lo stesso travertino,<br />

risulta il Pozzo Etrusco o Pozzo<br />

Sorbello (13), ubicato in<br />

piazza Danti, all’interno del<br />

Palazzo Ranieri <strong>di</strong> Sorbello. Si<br />

trova circa 4 m al <strong>di</strong> sotto dell’attuale<br />

livello stradale; è scavato<br />

nel cosiddetto “tassello<br />

mandorlato”, conglomerato tipico<br />

della città, ed è alimentato<br />

da acqua sorgiva. Struttura<br />

unica nel suo genere, sia per la<br />

monumentalità, che l’originalità<br />

della doppia funzione <strong>di</strong> pozzo<br />

e <strong>di</strong> cisterna, ha una profon<strong>di</strong>tà<br />

<strong>di</strong> circa 35 m e un <strong>di</strong>ametro<br />

<strong>di</strong> 5,6 m nella parte superiore<br />

della canna. Questa è rivestita<br />

da blocchi <strong>di</strong> travertino,<br />

per 17 filari, fino a circa 5,3 m<br />

<strong>di</strong> profon<strong>di</strong>tà, e va restringendosi<br />

verso il basso fino a 3 m<br />

circa <strong>di</strong> <strong>di</strong>ametro.<br />

13<br />

13<br />

Da sottolineare il sistema <strong>di</strong><br />

copertura, realizzata da due<br />

possenti capriate, formate ciascuna<br />

da cinque gran<strong>di</strong> blocchi<br />

<strong>di</strong> travertino (due monoliti orizzontali,<br />

due monoliti trasversali<br />

e una chiave <strong>di</strong> volta), come<br />

base <strong>di</strong> appoggio dei lastroni<br />

pavimentali sui quali poggiava<br />

la vera quadrata, entro cui era<br />

ricavata l’apertura per l’attingimento<br />

dell’acqua. Aveva una<br />

capacità fino a 424.000 litri e si<br />

può considerare il principale<br />

serbatoio idrico della città antica.<br />

Altri pozzi e cisterne (come<br />

quella assai simile al Pozzo<br />

Sorbello, in via Caporali, inglobata<br />

dopo l’età etrusca in una<br />

casa romana) si trovavano all’interno<br />

della città antica e rimasero<br />

in uso fino alla costruzione<br />

del primo acquedotto<br />

pubblico nel XIII secolo.<br />

Da piazza Piccinino si prosegue<br />

in piazza IV Novembre, dove<br />

si può visitare (con ingresso<br />

a pagamento) il Museo Capitolare<br />

della Cattedrale <strong>di</strong> San Lorenzo,<br />

nei cui sotterranei recenti<br />

scavi hanno riportato alla<br />

luce strutture murarie etrusche<br />

(14), tra cui un probabile<br />

e<strong>di</strong>ficio sacro.<br />

15


14<br />

A breve <strong>di</strong>stanza, in via delle<br />

Cantine, all’interno degli e<strong>di</strong>fici<br />

ai numeri 12, 14, 16 è stato<br />

scoperto il possente tratto <strong>di</strong><br />

muro <strong>di</strong> sostruzione del Foro,<br />

ortogonale al tratto già da tempo<br />

noto visibile in via Maestà<br />

delle Volte (n. 10). Si raggiunge<br />

infine l’Area archeologica<br />

<strong>di</strong> piazza Cavallotti (15), interessante<br />

frammento della storia<br />

urbanistica <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>. È<br />

visibile al <strong>di</strong> sotto della piazza<br />

dove, nel 1984, a seguito <strong>di</strong> lavori<br />

<strong>di</strong> ripavimentazione, si<br />

rinvennero strutture pertinenti<br />

a varie fasi e<strong>di</strong>lizie. Di epoca<br />

romana, e forse preesistente, è<br />

l’incrocio <strong>di</strong> due tratti <strong>di</strong> strada,<br />

lastricati da basoli in calcare<br />

bianco, recanti le tracce<br />

dei solchi <strong>di</strong> usura dei carri.<br />

A<strong>di</strong>acenti alla strada sono i resti<br />

<strong>di</strong> una fontana monumentale,<br />

a pianta semicircolare, originariamente<br />

rivestita in marmo,<br />

quin<strong>di</strong> ripavimentata con<br />

una decorazione musiva a tessere<br />

rosa. Si conservano inoltre<br />

opere <strong>di</strong> canalizzazione, a<br />

essa collegate.<br />

Da piazza Cavallotti, girando<br />

in via Baldeschi, scendendo<br />

per via Appia, si fiancheggia il<br />

percorso pedonale del vecchio<br />

acquedotto, fino a via Pascoli,<br />

16<br />

dove si trova il Dipartimento <strong>di</strong><br />

Scienze Biologiche. All’interno<br />

è visibile il Mosaico romano<br />

<strong>di</strong> Santa Elisabetta (16), così<br />

denominato dalla chiesa, in seguito<br />

demolita, costruita sui<br />

resti <strong>di</strong> un e<strong>di</strong>ficio termale, <strong>di</strong><br />

età imperiale. Nel mosaico a<br />

tessere bianche e nere è raffigurata<br />

una scena con Orfeo: il<br />

mitico cantore greco suona la<br />

cetra, seduto su una roccia,<br />

mentre quaranta animali <strong>di</strong>visi<br />

in due gruppi, <strong>di</strong>sposti su file<br />

parallele, avanzano attratti<br />

dalla sua musica. Il mosaico,<br />

pertinente a un vasto complesso<br />

termale pubblico, può essere<br />

datato al II secolo d.C.; fu<br />

probabilmente riutilizzato in<br />

età cristiana, come attestano i<br />

resti <strong>di</strong> un’abside e i segni <strong>di</strong><br />

due croci sul pavimento.


17<br />

Da via Pascoli, a sinistra, si sale<br />

nella piazza <strong>di</strong> San Francesco<br />

al Prato (raggiungibile anche<br />

da via dei Priori) all’Oratorio<br />

<strong>di</strong> San Bernar<strong>di</strong>no (XV sec.).<br />

All’interno si conserva, riutilizzato<br />

come altare, il cosiddetto<br />

sarcofago romano del “Beato<br />

Egi<strong>di</strong>o” (17), rinvenuto a non<br />

molta <strong>di</strong>stanza, fuori le mura.<br />

Notevole esempio <strong>di</strong> arte paleocristiana,<br />

fu probabilmente<br />

eseguito a Roma nel 360 d.C.<br />

Sul coperchio, tra due teste <strong>di</strong><br />

profilo, sono scolpite scene dell’Antico<br />

Testamento (Giona e<br />

arca <strong>di</strong> Noè). Sulla fronte sono<br />

sette nicchie, contenenti ciascuna<br />

un personaggio; al centro<br />

Cristo in trono; a sinistra una figura<br />

femminile, probabile rappresentazione<br />

della Chiesa, e<br />

ai lati personaggi vestiti <strong>di</strong> tunica<br />

e mantello (pallium), forse<br />

raffiguranti la comunità dei<br />

santi.<br />

Per via dei Priori, si riprende<br />

corso Vannucci, via Oberdan,<br />

fino a via Sant’Ercolano.<br />

Un altro importante sarcofago<br />

romano è conservato dentro la<br />

chiesa <strong>di</strong> Sant’Ercolano (attualmente<br />

chiusa per lavori <strong>di</strong> ristrutturazione),<br />

utilizzato come<br />

base dell’altare maggiore.<br />

Al suo interno sono conservate<br />

le reliquie <strong>di</strong> sant’Ercolano,<br />

protettore <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>; il sarcofago<br />

in marmo, <strong>di</strong> forma ovale,<br />

presenta una decorazione a<br />

strigilature (scanalature ondulate,<br />

a forma <strong>di</strong> strigile, lo<br />

strumento curvo con cui gli<br />

atleti antichi si detergevano);<br />

ai lati sono scene <strong>di</strong> caccia<br />

(due leoni che azzannano un<br />

cerbiatto e un cavallo) e due<br />

figure umane. Il tipo <strong>di</strong> sarcofago,<br />

proveniente dall’area della<br />

chiesa <strong>di</strong> Sant’Orfeto, appartiene<br />

a una tipologia piuttosto<br />

rara nel territorio perugino.<br />

Tale esemplare è databile al III<br />

secolo d.C.<br />

Si scende verso corso Cavour e<br />

via Po<strong>di</strong>ani, per una breve sosta<br />

al Museo <strong>di</strong> Palazzo Della<br />

Penna dove, al primo piano se-<br />

17


minterrato, sono visibili gli<br />

unici resti dell’anfiteatro romano<br />

(18).<br />

Si riprende corso Cavour in <strong>di</strong>rezione<br />

<strong>di</strong> San Pietro, oltrepassando<br />

il Museo Archeologico<br />

(ve<strong>di</strong> p. 19). La basilica <strong>di</strong> San<br />

Pietro (19), <strong>di</strong> straor<strong>di</strong>nario<br />

interesse storico e artistico,<br />

conserva importanti testimonianze<br />

delle precedenti fasi romane<br />

e paleocristiane. Presso<br />

l’ingresso si trovano i resti <strong>di</strong><br />

un monumento a pianta circolare,<br />

in blocchi <strong>di</strong> travertino. Si<br />

tratta del nucleo <strong>di</strong> un mausoleo<br />

<strong>di</strong> età romana, in seguito<br />

utilizzato come base per la torre<br />

campanaria. L’interno infatti<br />

è <strong>di</strong>viso in tre navate da 18<br />

colonne <strong>di</strong> epoca romana, in<br />

marmo e granito; i capitelli sono<br />

<strong>di</strong> tipo ionico (tranne l’ultima<br />

coppia). Dall’interno della<br />

chiesa è possibile accedere,<br />

sotto l’abside, alla cripta altome<strong>di</strong>evale<br />

(19.a), scoperta nel<br />

1979, a pianta circolare, con<br />

interessante ambulacro e pareti<br />

intonacate e <strong>di</strong>pinte con<br />

motivi geometrici e figurativi.<br />

Dall’altra parte della città, a<br />

19.a<br />

20<br />

nord, al termine <strong>di</strong> corso Garibal<strong>di</strong>,<br />

sorge la chiesa paleocristiana<br />

<strong>di</strong> Sant’Angelo (20),<br />

della fine del V secolo d.C. È un<br />

raro e<strong>di</strong>ficio a pianta circolare,<br />

originariamente ubicato lungo<br />

l’importante “via regale” che<br />

proveniva dall’Arco Etrusco. Il<br />

tamburo, che sorregge la copertura<br />

“a tenda” della chiesa,<br />

poggia su 16 colonne <strong>di</strong> marmo<br />

con capitelli in stile corinzio,<br />

<strong>di</strong> recupero da monumenti<br />

romani. Nella chiesa è conservato<br />

anche un cippo romano<br />

con de<strong>di</strong>ca all’imperatore Marco<br />

Aurelio.


Il Museo Archeologico<br />

Nazionale dell’Umbria<br />

L’attuale allestimento è<br />

provvisorio. Il museo ha<br />

sede dal 1948 nell’exconvento<br />

<strong>di</strong> San Domenico<br />

(21.1). Nel cortile<br />

21.1<br />

d’ingresso, sotto il portico,<br />

sono esposti materiali<br />

lapidei, facenti parte della sezione etrusco-romana, che si articola<br />

nel piano superiore. Da segnalare nella sala piano terra marmi romani<br />

<strong>di</strong> grande pregio, come il sarcofago con il mito <strong>di</strong> Meleagro e la vera <strong>di</strong><br />

pozzo con lotta tra Greci e Amazzoni, entrambi provenienti da Farfa Sabina,<br />

e il sarcofago, restaurato recentemente, con scena <strong>di</strong>onisiaca scolpita<br />

ad altorilievo, inquadrata tra due protomi leonine.<br />

Dal portico si accede anche alle se<strong>di</strong> espositive sotterranee, dove, dal<br />

2000, è possibile visitare la tomba dei Cai Cutu (21.2), scoperta fortuitamente<br />

nel 1983 nella necropoli <strong>di</strong> Monteluce. La tomba è stata qui ricostruita<br />

anche con ricollocazione del corredo funerario. Sul fondo della<br />

cella centrale è il sarcofago in arenaria con i resti dell’inumato, il capostipite.<br />

Ai lati 50 urne in travertino con iscrizioni pertinenti alla famiglia<br />

<strong>di</strong> origine orvietana dei Cai Cutu, gentilizio etrusco <strong>di</strong> origine servile,<br />

poi semplificato in Cutu, e, nelle urne più recenti, latinizzato in Cutius.<br />

La tomba mostra una continuità d’uso dal III al I secolo a.C.<br />

<strong>di</strong>segno <strong>di</strong> C. Ponzi<br />

21.2<br />

19


Nel loggiato superiore, attorno al chiostro, sono raggruppate le urne <strong>di</strong><br />

travertino provenienti dalle necropoli perugine. Si tratta <strong>di</strong> una caratteristica<br />

produzione in serie dell’artigianato etrusco <strong>di</strong> <strong>Perugia</strong> in età ellenistica<br />

(21.3).<br />

21.3<br />

Sul lato nord si accede alla sala espositiva delle lamine in bronzo sbalzato<br />

(21.4) e delle statuette in bronzo fuso, da Castel San Mariano (<strong>Comune</strong><br />

<strong>di</strong> Corciano). Si tratta <strong>di</strong> elementi del rivestimento e della decorazione<br />

<strong>di</strong> tre carri da parata, databili tra il 570-520 a.C., considerati tra<br />

le opere più rilevanti della bronzistica etrusca arcaica. I carri provengono<br />

da una tomba principesca, ricca <strong>di</strong> altri pregiati materiali, ora <strong>di</strong>spersi<br />

in vari musei europei.<br />

21.4


21.5<br />

Dal loggiato, lungo la galleria<br />

che prende luce dal chiostro<br />

minore, sono vetrine con corre<strong>di</strong><br />

<strong>di</strong> tombe etrusche, esposti<br />

secondo il tema della cosmesi<br />

e dell’ornamento nel mondo<br />

antico (come i balsamari d’argento<br />

da Civitella d’Arna)<br />

(21.5).<br />

In fondo alla galleria, nell’ala<br />

seicentesca, sono i materiali<br />

più arcaici, quali la stele funeraria<br />

<strong>di</strong> monte Gualandro (fine<br />

VII-inizi VI sec. a.C.) (21.6),<br />

21.7<br />

in arenaria, raffigurante due<br />

guerrieri affrontanti, e il sarcofago<br />

dello Speran<strong>di</strong>o (21.7):<br />

si tratta <strong>di</strong> un importante manufatto<br />

in pietra tenera (cosiddetta<br />

fetida), <strong>di</strong> produzione<br />

chiusina, databile intorno al<br />

510-500 a.C.; sulla fronte è raffigurato<br />

un lungo corteo, variamente<br />

interpretato, e sui lati<br />

brevi scene <strong>di</strong> banchetto.<br />

21.5<br />

21


Nella stessa sala sono altre importanti<br />

basi e cippi <strong>di</strong> età<br />

etrusco-arcaica. Di grande interesse<br />

i corre<strong>di</strong> e le urnette<br />

dalle necropoli etrusche del<br />

Frontone, <strong>di</strong> Monteluce, del Cimitero;<br />

in particolare si segnalano<br />

quelle pertinenti all’ipogeo<br />

della famiglia Satna da<br />

Ponticello <strong>di</strong> Campo, che, grazie<br />

anche a un recente restauro,<br />

presentano policromia ben<br />

conservata (21.8).<br />

Di notevole importanza per la<br />

documentazione epigrafica è il<br />

cippo perugino (21.9), con un<br />

lungo testo inciso, che regola<br />

rapporti giuri<strong>di</strong>ci <strong>di</strong> proprietà<br />

tra due famiglie etrusche, gli<br />

Afuna, <strong>di</strong> Chiusi, e i Velthina,<br />

<strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>.<br />

21.9<br />

21.8<br />

Un percorso <strong>di</strong>dattico introduce<br />

la Sezione Preistorica, costituita<br />

dai materiali appartenenti<br />

alla ricca Collezione Bellucci<br />

(21.10,11), or<strong>di</strong>nata con<br />

criterio in parte tipologico e in<br />

parte topografico. Si tratta <strong>di</strong><br />

materiali d’epoca paleolitica e<br />

neolitica, provenienti dall’Umbria,<br />

dalla Toscana, dalle Marche<br />

e dall’Abruzzo, raccolti dal<br />

chimico, paletnologo, etnografo<br />

perugino Giuseppe Bellucci<br />

(1844-1921).<br />

21.10<br />

21.11


21.12<br />

Segue la Raccolta Umberto<br />

Calzoni collocata nel Salone<br />

dei Bronzi (21.12), che ospita<br />

materiali <strong>di</strong> varia provenienza,<br />

dal paleolitico all’età del ferro.<br />

Di particolare interesse i materiali<br />

provenienti da Cetona, i<br />

bronzi da <strong>Perugia</strong> e dall’Italia<br />

centrale, i <strong>di</strong>schi aurei da<br />

Gualdo Ta<strong>di</strong>no.<br />

Dal 2000 è visitabile anche la<br />

sezione della Collezione Bellucci,<br />

che espone parte della<br />

ricca raccolta <strong>di</strong> amuleti e strumenti<br />

magico-religiosi (21.13),<br />

comprendente oltre 1700 oggetti,<br />

provenienti dalle regioni<br />

centro-meri<strong>di</strong>onali dell’Italia,<br />

or<strong>di</strong>nati tipologicamente dall’epoca<br />

preistorica fino al XX<br />

secolo.<br />

21.13 21.14<br />

È inoltre esposta una parte<br />

esemplificativa della Collezione<br />

Guardabassi (21.14), costituita<br />

da reperti, perlopiù romani,<br />

raccolti in anni <strong>di</strong> ricerche<br />

dal pittore e stu<strong>di</strong>oso perugino<br />

Mariano Guardabassi<br />

(1823-80), autore del celebre<br />

In<strong>di</strong>ce-Guida dei monumenti<br />

perugini. Tra i reperti, degni <strong>di</strong><br />

nota, alcuni anelli romani con<br />

sigillo, ghiande missili, una pregevole<br />

teca <strong>di</strong> specchio in bronzo<br />

dorato <strong>di</strong> età ellenistica.<br />

23


III - Le necropoli etrusche<br />

e il territorio<br />

Rappresentano un’importante<br />

emergenza archeologica del<br />

territorio perugino e una straor<strong>di</strong>naria<br />

fonte per la conoscenza<br />

della cultura artistica e<br />

dell’or<strong>di</strong>namento sociale della<br />

città. Erano ubicate fuori della<br />

cinta muraria, ai lati delle <strong>di</strong>rettrici<br />

viarie che si <strong>di</strong>partono<br />

dalle sue porte, pertinenti sia<br />

al centro urbano che ai sobborghi.<br />

Delle numerose necropoli,<br />

costituite da sepolture<br />

ipogee a camera o a fossa, in<br />

certi casi risalenti anche al VI<br />

secolo a.C., sono visitabili soprattutto<br />

alcune delle tombe<br />

più recenti.<br />

Partendo dall’Arco Etrusco, attraverso<br />

corso Garibal<strong>di</strong> e via<br />

dello Speran<strong>di</strong>o, si raggiunge<br />

la necropoli dello Speran<strong>di</strong>o<br />

(22), costituita perlopiù da<br />

tombe a camera, oltre che da<br />

tombe a cassone e a fossa, con<br />

una continuità d’uso dal VI al II<br />

secolo a.C.<br />

Predomina il rito inumatorio,<br />

ma è attestato anche quello incineratorio,<br />

che ha restituito<br />

numerose urnette in travertino.<br />

Dalla necropoli provengono<br />

anche cippi funerari e materiali<br />

ceramici, in bronzo e in<br />

ferro, conservati presso i musei<br />

<strong>di</strong> <strong>Perugia</strong>, <strong>di</strong> Firenze e il British<br />

Museum <strong>di</strong> Londra. È visitabile<br />

(v. scheda informativa)<br />

una delle tombe a camera più<br />

recenti (fine IV-III sec. a.C.).<br />

Restaurata recentemente, conserva<br />

il lastrone che sigillava<br />

22<br />

l’ingresso e, all’interno, un semplice<br />

sarcofago <strong>di</strong> arenaria, pertinente<br />

alla ricca proprietaria<br />

dei gioielli d’oro (conservati al<br />

Museo <strong>di</strong> Firenze), tra cui un<br />

prezioso <strong>di</strong>adema, che ha dato<br />

il nome alla tomba, cosiddetta<br />

della “Principessa”.<br />

Uscendo dalla città, in auto o<br />

in bus, in <strong>di</strong>rezione ovest, dalle<br />

necropoli settentrionali si<br />

può passare a quelle occidentali,<br />

ubicate presso Madonna<br />

Alta e Ferro <strong>di</strong> Cavallo.<br />

La necropoli <strong>di</strong> Madonna Alta<br />

fu scoperta casualmente, in<br />

località Centova, durante i lavori<br />

per la costruzione della<br />

strada statale E45 ed è raggiungibile<br />

da via Cortonese e<br />

dal raccordo per la superstrada.<br />

Superato un viadotto, s’incontra<br />

un piccolo piazzale, al<br />

<strong>di</strong> sopra del quale, sulla sommità<br />

<strong>di</strong> una collina, sono conservate<br />

sei tombe a camera,<br />

scavate nel tassello, con pareti<br />

e copertura rivestite da blocchi<br />

<strong>di</strong> travertino. Di queste, so-


lo una tomba è stata rinvenuta<br />

inviolata; presenta tetto a doppio<br />

spiovente e conteneva 16<br />

urne cinerarie in travertino,<br />

con iscrizioni appartenenti alla<br />

famiglia Alfa. La necropoli è<br />

databile al II-I secolo a. C.<br />

Ipogeo <strong>di</strong> San Manno<br />

La tomba risulta ubicata lungo<br />

l’importante asse viario che<br />

conduceva verso il lago Trasimeno<br />

e Chiusi, segnalato dalla<br />

presenza <strong>di</strong> varie necropoli, a<br />

circa 5 km da <strong>Perugia</strong>, in località<br />

Ferro <strong>di</strong> Cavallo.<br />

Attualmente si presenta come<br />

cripta della chiesetta <strong>di</strong> San<br />

Manno (23), all’interno del complesso<br />

architettonico <strong>di</strong> proprietà<br />

del Sovrano Or<strong>di</strong>ne dei<br />

Cavalieri <strong>di</strong> Malta.<br />

23<br />

La chiesa è decorata da affreschi<br />

del ’300 e del ’500. Per una<br />

scala aperta successivamente<br />

nella parete <strong>di</strong> fondo, si accede<br />

a una tomba, interamente rivestita<br />

<strong>di</strong> gran<strong>di</strong> blocchi <strong>di</strong> travertino,<br />

<strong>di</strong>sposti in filari regolari.<br />

Una pregevole volta a botte<br />

copre la vasta camera ret-<br />

tangolare (m 7,70 x 4,05 x 3,65),<br />

su cui si aprono due piccole<br />

nicchie. Di particolare rilievo<br />

risulta l’iscrizione <strong>di</strong>sposta in<br />

tre linee sulla parete a sinistra<br />

dell’attuale ingresso. È uno dei<br />

testi funerari etruschi più lunghi<br />

tra quelli conservati (5 m),<br />

che permette <strong>di</strong> attribuire la<br />

tomba alla famiglia etrusca<br />

Precu, <strong>di</strong> cui sono nominati il<br />

padre, la madre e i fratelli Aule<br />

e Larth. L’ipogeo risulta l’esempio<br />

architettonico più importante<br />

tra quelli con volta a<br />

botte <strong>di</strong>ffusi nel territorio. È<br />

databile al III-II secolo a.C e<br />

confrontabile con la tomba del<br />

Colle <strong>di</strong> Bettona. Attualmente<br />

è sottoposta a lavori <strong>di</strong> restauro<br />

(v. scheda informativa).<br />

Uscendo da <strong>Perugia</strong>, in <strong>di</strong>rezione<br />

sud-ovest, lungo l’attuale<br />

strada statale Pievaiola, presso<br />

l’abitato <strong>di</strong> Castel del Piano, si<br />

trova la necropoli <strong>di</strong> Strozzacapponi<br />

(<strong>Comune</strong> <strong>di</strong> Corciano)<br />

(24). Le tombe, rinvenute a più<br />

riprese negli anni già a partire<br />

dall’800 durante lavori agricoli<br />

e interventi e<strong>di</strong>lizi, fanno parte<br />

<strong>di</strong> un’estesa necropoli, utilizza-<br />

24<br />

25


ta tra il II e il I secolo a.C. Si<br />

tratta della fase storica in cui si<br />

compie il passaggio dalla civiltà<br />

etrusca a quella romana, come<br />

attestato dal mutamento<br />

linguistico delle iscrizioni sulle<br />

urne: in etrusco le più antiche,<br />

in latino le più recenti. L’ubicazione,<br />

nei pressi delle cave <strong>di</strong><br />

Santa Sabina, suggerirebbe la<br />

vicinanza a un inse<strong>di</strong>amento <strong>di</strong><br />

personale addetto alla lavorazione<br />

del travertino, come testimonierebbe<br />

anche la con<strong>di</strong>zione<br />

sociale me<strong>di</strong>o bassa dei<br />

defunti. Nella sua parte centrale<br />

è formata da tombe a camera,<br />

scavate nel banco <strong>di</strong> travertino,<br />

con banchine sui lati per<br />

la deposizione dei corre<strong>di</strong>. Si<br />

accedeva tramite un vestibolo<br />

alla porta chiusa da una lastra<br />

in travertino; il soffitto, perlopiù<br />

a doppio spiovente, in molti<br />

casi risulta franato. La parte<br />

attualmente visitabile è <strong>di</strong>sposta<br />

al <strong>di</strong> sotto <strong>di</strong> un e<strong>di</strong>ficio a<strong>di</strong>bito<br />

a negozio (v. scheda informativa).<br />

Da questo punto, si può proseguire<br />

per Corciano, piacevole<br />

borgo <strong>di</strong> età me<strong>di</strong>evale, nella<br />

cui residenza comunale sono<br />

allestite e visitabili la Raccolta<br />

<strong>di</strong> reperti paleontologici<br />

(resti <strong>di</strong> scheletri <strong>di</strong> animali<br />

del pleistocene me<strong>di</strong>o-inferiore<br />

e frammenti fossili), e la<br />

Raccolta <strong>di</strong> reperti archeologici,<br />

<strong>di</strong> provenienza locale,<br />

comprendente, tra l’altro, due<br />

gran<strong>di</strong> vasi <strong>di</strong> età villanoviana,<br />

urnette cinerarie <strong>di</strong> epoca<br />

etrusco-romana, cippi funerari<br />

e basi (25). Tra queste, <strong>di</strong> par-<br />

ticolare importanza, quella in<br />

travertino con de<strong>di</strong>ca votiva<br />

etrusca a una <strong>di</strong>vinità infernale,<br />

proveniente da Taverne <strong>di</strong><br />

Corciano (26).<br />

26<br />

25<br />

Da segnalare i due leoni in travertino,<br />

collocati ai pie<strong>di</strong> della<br />

scalinata che porta in piazza<br />

dei Caduti, attribuibili probabilmente<br />

ad un monumento funerario<br />

<strong>di</strong> epoca romana, databile<br />

tra il I secolo a.C e il I d.C<br />

(27).<br />

27


Uscendo da <strong>Perugia</strong>, verso sudest,<br />

sulla strada verso Assisi,<br />

nel tratto Piscille-Ponte San<br />

Giovanni, a circa 7 km dal centro,<br />

è la necropoli del Palazzone<br />

(dal nome della villa del<br />

conte Baglioni, proprietario del<br />

terreno del rinvenimento).<br />

Comprende quasi 200 tombe a<br />

camera scavate nel terreno<br />

della collina sovrastante il Tevere,<br />

databili all’età ellenistica,<br />

tranne cinque attribuibili<br />

al VI-V secolo a.C. Sono perlopiù<br />

a camera semplice o con<br />

celle, dotate <strong>di</strong> un corridoio<br />

d’ingresso e chiuse da una lastra<br />

<strong>di</strong> travertino. Sono attribuibili<br />

a nuclei familiari della<br />

tarda aristocrazia etrusca, come<br />

si desume dai corre<strong>di</strong> e dalle<br />

iscrizioni incise sulle urnette<br />

cinerarie (28), conservate<br />

nell’e<strong>di</strong>ficio all’ingresso della<br />

tomba più celebre della necropoli,<br />

l’Ipogeo dei Volumni.<br />

28<br />

Da Ponte San Giovanni, si può<br />

proseguire verso Torgiano, dove<br />

presso i musei della Fondazione<br />

Lungarotti, sono anche<br />

importanti collezioni archeologiche.<br />

Nei <strong>di</strong>ntorni, in vocabolo Vecchio<br />

<strong>di</strong> Miralduolo, è ubicata<br />

una importante tomba romana<br />

a camera, rinvenuta casualmente<br />

nel 1973, fortemente<br />

danneggiata, successivamente<br />

restaurata e protetta.<br />

La tomba, a pianta rettangolare,<br />

è costruita in opera cementizia,<br />

con volta a botte intonacata<br />

e <strong>di</strong>pinta all’interno.<br />

Lungo la parete <strong>di</strong> fondo è<br />

una banchina per la deposizione<br />

del defunto. La porta<br />

d’ingresso, chiusa da un lastrone<br />

in travertino, ha stipiti<br />

e architrave pure in travertino,<br />

come le tombe con volta a<br />

botte <strong>di</strong> età ellenistica.<br />

29<br />

Le manomissioni avvenute al<br />

momento del ritrovamento<br />

non permettono <strong>di</strong> conoscere<br />

né le deposizioni, né l’entità<br />

del corredo, <strong>di</strong> cui restano solo<br />

pochi materiali pertinenti<br />

a una defunta (gemme e oggetti<br />

da toeletta) (29). La tomba,<br />

non attualmente fruibile<br />

da un largo pubblico, si può<br />

datare nel I secolo d.C.<br />

Da Torgiano si può proseguire<br />

per Deruta dove, nel Museo Regionale<br />

della Ceramica, sono visitabile<br />

le raccolte archeologiche.<br />

27


Ipogeo dei Volumni (30.1)<br />

Attraverso un ripido dromos<br />

(corridoio d’ingresso) si raggiunge<br />

la porta, dotata <strong>di</strong> stipiti,<br />

architrave e lastrone <strong>di</strong><br />

chiusura in travertino. Sullo<br />

stipite destro è incisa l’iscrizione<br />

etrusca, che ricorda la<br />

fondazione della tomba da parte<br />

<strong>di</strong> Arunte e Lars Volumnio.<br />

Si entra in un complesso spazio<br />

architettonico ipogeo, che<br />

riproduce lo schema planimetrico<br />

<strong>di</strong> una casa romano-italica,<br />

con atrio centrale, tablino<br />

(corrispondente alla stanza <strong>di</strong><br />

fondo), e due piccole celle su<br />

ciascuno dei due lati (30.2). Da<br />

un vano trasversale <strong>di</strong> fronte al<br />

tablino si accede a due stanzette<br />

laterali, munite <strong>di</strong> banchine.<br />

Gli stessi soffitti sono decorati<br />

a imitazione delle travature lignee<br />

e della decorazione a cas-<br />

30.2<br />

30.1<br />

settoni. Il riquadro centrale<br />

del soffitto della camera <strong>di</strong> fondo<br />

è ornato da una testa <strong>di</strong> Medusa.<br />

La decorazione a rilievo<br />

del frontone sull’ingresso dell’atrio<br />

riproduce a rilievo uno<br />

scudo con testa <strong>di</strong> Gorgone tra<br />

due delfini. Di fronte, ai lati<br />

dell’ingresso del tablino, sono i<br />

probabili resti <strong>di</strong> protomi <strong>di</strong><br />

serpenti, con significato apo-


30.3<br />

tropaico; sul frontone soprastante<br />

è raffigurato uno scudo<br />

con testa <strong>di</strong> Gorgone tra spade<br />

sormontate da colombe e due<br />

protomi maschili. Sulle banchine<br />

della stanza <strong>di</strong> fondo sono<br />

<strong>di</strong>sposte sette urne cinerarie,<br />

tra cui spicca quella al centro<br />

della parete <strong>di</strong> fondo, attribuibile<br />

in base all’iscrizione al<br />

capofamiglia, Arunte Volumnio,<br />

figlio <strong>di</strong> Aule (30.3). È composta<br />

da una base su cui è <strong>di</strong>pinta<br />

al centro la porta dell’Ade,<br />

fiancheggiata da due Lase,<br />

<strong>di</strong>vinità infernali, a rilievo. Su<br />

questa poggia l’urna a forma <strong>di</strong><br />

kline (letto da banchetto), con<br />

il defunto semisdraiato. Una<br />

delle urne con la raffigurazione<br />

<strong>di</strong> una figura femminile seduta,<br />

appartiene a Velia Volumnia<br />

(30.4), figlia <strong>di</strong> Arunte.<br />

L’unica urna in marmo, a forma<br />

<strong>di</strong> tempietto, pertinente a<br />

Publius Volumnius, figlio <strong>di</strong><br />

Aulo, riporta un’epigrafe latina,<br />

databile all’inizio dell’età<br />

imperiale. L’ipogeo può datarsi<br />

tra la seconda metà del III secolo<br />

a.C. e il I d.C.<br />

30.4<br />

Si consiglia il percorso attraverso<br />

la necropoli del Palazzone,<br />

segnalato da cartellonistica<br />

<strong>di</strong>dattica, per raggiungere<br />

l’Antiquarium che ospita mostre<br />

tematiche temporanee <strong>di</strong><br />

reperti archeologici.<br />

29


Torgiano. Museo del Vino (31.1)<br />

31.1<br />

Il Museo del Vino (con sede nel Palazzo Graziani Baglioni) è de<strong>di</strong>cato alla<br />

produzione e alla <strong>di</strong>ffusione della vite e del vino, attraverso le varie epoche,<br />

nel bacino del Me<strong>di</strong>terraneo, a partire dall’antichità.<br />

Nella I sala sono esposti contenitori del vino <strong>di</strong> arte cicla<strong>di</strong>ca<br />

(31.2), anatolica, greca, italiota, etrusca e romana.<br />

Si segnalano pregevoli coppe protocorinzie e attiche<br />

(31.1), bronzi, buccheri, vetri e una interessante<br />

tipologia <strong>di</strong> anfore greche e romane, destinate al<br />

trasporto <strong>di</strong> vino su navi (31.3).<br />

31.2<br />

Nella IX sala sono<br />

esposti materiali proveniente<br />

dal territorio <strong>di</strong><br />

Torgiano, dove sono attestati<br />

resti <strong>di</strong> cisterne, <strong>di</strong><br />

villae rusticae e <strong>di</strong> necropoli<br />

<strong>di</strong> età etrusco-romana.<br />

31.3<br />

Foto Museo del Vino - Fondazione Lungarotti, Torgiano


Foto Museo dell'Olivo e dell'Olio - Fondazione Lungarotti, Torgiano<br />

Torgiano. Museo dell’Olivo<br />

e dell’Olio<br />

Il Museo dell’Olivo e dell’Olio<br />

è de<strong>di</strong>cato alle caratteristiche<br />

botaniche dell’olivo, alle <strong>di</strong>verse<br />

tecniche colturali dall’antichità<br />

a oggi e al <strong>di</strong>ffondersi dell’olivicoltura<br />

nel bacino del<br />

Me<strong>di</strong>terraneo.<br />

32<br />

In particolare la sala V s’incentra<br />

sul carattere sacrale<br />

dell’olivo, dono della dea Atena.<br />

Tra i reperti spiccano una<br />

eccezionale lucerna in stile<br />

dedalico (620-610 a.C.) in marmo<br />

pario (32), un alàbastron<br />

(vaso per unguenti)attico a figure<br />

rosse del “Pittore della<br />

Fonderia” (490-480 a.C.), e<br />

uno skyphos (profonda coppa)<br />

apulo a figure rosse; nella<br />

sala VII, vetrina 1, un’esemplificativa<br />

raccolta <strong>di</strong> lucerne dall’età<br />

preromana all’alto Me<strong>di</strong>oevo.<br />

Deruta. Museo Regionale<br />

della Ceramica.<br />

Collezione Milziade Magnini<br />

È costituita da circa 1000 pezzi<br />

<strong>di</strong> varia provenienza regionale,<br />

e in particolare dalla Puglia<br />

e dalla Lucania, tra cui,<br />

degna <strong>di</strong> nota, la serie <strong>di</strong> vasi <strong>di</strong><br />

ceramica apula databili al IV<br />

secolo a.C.<br />

33.1<br />

33.2<br />

Si segnalano in particolare una<br />

trozzella, peculiare forma della<br />

ceramica messapica (33), e<br />

un cratere a campana figurato<br />

(34).<br />

31<br />

© Fototeca del Servizio Musei e Beni Culturali della Regione dell’Umbria


Tomba del Faggeto<br />

Uscendo dalla città,<br />

a nord, attraverso la<br />

zona dell’Elce, San<br />

Marco, Cenerente,<br />

si raggiunge Colle<br />

Umberto, in auto o<br />

in bus, in circa 30<br />

minuti dal centro.<br />

Da qui, seguendo un<br />

tratto della strada<br />

provinciale per Umbertide<br />

e quin<strong>di</strong> un<br />

percorso d’interesse<br />

ambientale (non segnalato)<br />

sulle pen<strong>di</strong>ci<br />

<strong>di</strong> Monte Tezio,<br />

si giunge, in circa<br />

30-40 minuti, sulla<br />

cima della Cresta del-<br />

34<br />

la Fornace (m 607),<br />

dove, superata una<br />

breve radura e attraverso un piccolo sentiero, in 5 minuti si raggiunge facilmente<br />

la tomba del Faggeto (m 591), visibile entro un piccolo recinto,<br />

vigilata da giovani cipressi. Fu scoperta casualmente nel 1920, in proprietà<br />

tuttora privata, in un’area <strong>di</strong> grande interesse paesaggistico, dall’atmosfera<br />

suggestiva; la vista spazia da sud a ovest, dal monte Peglia a<br />

Montarale, monte Cetona, fino a Castel Rigone e Preggio. Attraverso un<br />

corridoio, fiancheggiato da due muretti, si raggiunge la porta (34), costituita<br />

da una pesante lastra rettangolare in arenaria (cm 144 x 75 x 11),<br />

tuttora girevole su car<strong>di</strong>ni infissi nell’architrave e nella soglia. Si presenta<br />

come una piccola camera sepolcrale, a pianta rettangolare, coperta da<br />

volta a botte, con conci <strong>di</strong>sposti ra<strong>di</strong>almente. La tomba risulta costruita<br />

da blocchi in pietra locale, <strong>di</strong>sposti su filari, piuttosto regolari. Ai lati restano<br />

tracce <strong>di</strong> una banchina, su cui si rinvenne l’urna cineraria in travertino,<br />

attribuibile, dall’iscrizione, a Arnth Cairnina, e pochi oggetti <strong>di</strong><br />

corredo. È databile intorno alla seconda metà del II secolo a.C.<br />

Esistono altri percorsi per raggiungere il sito, partendo anche dalla località<br />

<strong>di</strong> San Giovanni del Pantano.<br />

Agli escursionisti interessati si consiglia <strong>di</strong> dotarsi della Carta Turistica<br />

Kompass n. 663 “<strong>Perugia</strong>-Deruta”, in scala 1:5000, e comunque <strong>di</strong><br />

visitare il sito www.montideltezio.it, dove si trovano i riferimenti telefonici<br />

per le adeguate informazioni <strong>di</strong> visita a cura dell’ “Associazione<br />

Socioculturale Monti del Tezio”.

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