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Gli anni Cinquanta e Sessanta<br />

ino agli anni Sessanta inoltrati, le donne in Alto Adige<br />

furono scarsamente coinvolte nella politica attiva,<br />

salvo alcune sparute eccezioni: nel 1948 venne eletta<br />

in Consiglio comunale a Bolzano Marcella Negri della<br />

Dc a cui fu assegnato l’assessorato all’assistenza. Marcella<br />

Negri fu rieletta consigliera anche nelle elezioni<br />

del 1952. Nello stesso anno a Brunico venne eletta Consigliera<br />

comunale Agnes Guem della Svp, che fu riconfermata<br />

nel 1956 e nel 1960.<br />

Le condizioni sociali negli anni ’50 erano ancora tali da<br />

non favorire un coinvolgimento delle donne nell’attività<br />

politica: l’Alto Adige, in quegli anni, era una zona a prevalente<br />

vocazione agricola, caratterizzata dalla presenza<br />

di strutture familiari di tipo patriarcale, con grandi differenze<br />

tra città e periferia e fra i diversi gruppi linguistici.<br />

Mentre la stragrande maggioranza della popolazione<br />

di lingua tedesca e ladina era occupata nell’agricoltura,<br />

quella di lingua italiana si concentrava nelle città, nell’industria<br />

e nell’impiego pubblico.<br />

L’azione della classe politica di lingua tedesca era protesa<br />

alla difesa del proprio gruppo linguistico e al mantenimento<br />

del patrimonio e il ruolo che veniva assegnato<br />

alle donne era subordinato a questi scopi e quindi veniva<br />

loro concesso scarsissimo spazio di autonomia. Considerata<br />

quindi la presenza di un modello sociale conservatore,<br />

legato alla difesa della tradizione, non deve<br />

stupire il fatto che, mentre nel 1950 si approvava, in<br />

Italia, la legge 860 a tutela delle lavoratrici madri che ne<br />

vietava il licenziamento fino al raggiungimento di un<br />

anno di età del bambino, in Alto Adige, nel 1954, si<br />

approvava la legge a tutela del “maso chiuso” che discriminava<br />

le donne, escludendole dall’asse ereditario.<br />

Anche le sezioni locali delle organizzazioni femminili<br />

italiane non contribuirono certo in quegli anni a rompere<br />

il modello di donna e famiglia tradizionale. Sia<br />

l’Udi che il Cif erano organizzazioni con programmi<br />

moderati che offrivano corsi di cucito e cucina, dapprima<br />

per affrontare le difficoltà dei duri anni del dopo<br />

guerra, poi per la formazione della brava madre di famiglia.<br />

L’eventuale attività sociale si limitava alla promozione<br />

di iniziative caritatevoli, prima per gli invalidi<br />

di guerra, poi per i soggetti socialmente svantaggiati,<br />

orfani e anziani. Solo le donne dell’Udi erano un po’<br />

più impegnate, rispetto alle donne di altri partiti, sul<br />

fronte dell’emancipazione femminile.<br />

Pur in questo quadro tendenzialmente conservatore<br />

anche in Alto Adige negli anni ’50 e ’60 però qualcosa<br />

si mosse. Nel corso della ricostruzione, l’allentarsi delle<br />

strutture patriarcali in campo economico e sociale<br />

offrivano assai più di prima la possibilità a molte persone<br />

di formarsi una famiglia propria: il 90% di coloro<br />

Elenco delle elette nei Comuni di<br />

Bolzano e Provincia fino al 1960<br />

Nel Comune di Bolzano:<br />

1948: Marcella Negri (DC) - assessorato all’assistenza<br />

1952: Marcella Negri (DC)<br />

1957: Anna Lucia erraris Chiesa (PNM)<br />

Lidia Menapace (DC)<br />

1961: nessuna donna<br />

1966: Helga von Aufschnaiter (SVP)<br />

1969: Olga Perini (DC)<br />

1974: Maria Leopardi (PCI)<br />

1980: Vea Carpi (PCI)<br />

Lorenza Mascagni (PCI)<br />

Eva Klotz (SVP)<br />

Maria Jole Greco (DC) - assessorato al personale)<br />

Marina Rossi (NS-NL)<br />

Comuni in Provincia:<br />

1952 e 1956: Agnes Guem (SVP) a Brunico<br />

1956: Ada Giacomin (DC) a Bressanone<br />

1960: Agnes Guem (SVP) a Brunico<br />

Martha Ambach (SVP) a Caldaro<br />

Giuseppina Del Ciondolo (MSI) a Merano<br />

Maria Steinkeller (SVP) a Ora<br />

192<br />

192. Una contadina che lavora nei campi in alta montagna.


193, 194. “Dolomiten” del 15 novembre 1952 “Ganz Südtirol geschlossen für<br />

Edelweis” in occasione delle prime elezioni comunali in Provincia di Bolzano.<br />

Interessante la foto con dialogo tra donna e uomo.<br />

194<br />

193<br />

195<br />

196<br />

195, 196. Donne nel mondo contadino e in<br />

città.<br />

73


74<br />

che si trovavano in età matrimoniale contrassero negli<br />

anni ’50 e ’60 un matrimonio religioso: fu un boom<br />

senza precedenti. Probabilmente, in particolare negli<br />

anni del dopoguerra e negli anni ’50, il matrimonio e la<br />

famiglia venivano visti come rifugio dopo un’epoca di<br />

insicurezza segnata dalla guerra, dalle opzioni e dalle<br />

migrazioni.<br />

Anche se il modello familiare continuava ad avere nell’uomo<br />

il “capo”, che provvedeva al mantenimento<br />

della famiglia, e nella donna l’ angelo del focolare domestico<br />

che si occupava della vita affettiva, la donna iniziava<br />

ad acquistare uno spazio via via sempre più ampio<br />

di autonomia nella gestione della casa e della famiglia.<br />

Anche l’avvento degli elettrodomestici contribuì<br />

a dare valore e carattere “specialistico” al lavoro<br />

domestico.<br />

Negli anni ’60 si aprirono gradualmente alle donne degli<br />

spazi anche in alcuni ambiti della vita pubblica, in particolare<br />

iniziarono a essere presenti nelle associazioni<br />

di volontariato (come ad esempio le Acli, il KVW).<br />

Al tempo stesso anche il lavoro femminile retribuito divenne<br />

una condizione socialmente sempre più ammessa,<br />

soprattutto per le donne sole, le quali erano relativamente<br />

numerose (vedove di guerra o a causa di una ridotta<br />

presenza di uomini in quanto morti in guerra).<br />

Queste donne svolgevano per lo più lavori considerati<br />

tipicamente “femminili”: domestica, commessa, cameriera,<br />

segretaria, maestra, infermiera, assistente sociale.<br />

ra l’altro un numero consiste di donne nubili di lingua<br />

tedesca in cerca di lavoro emigrò agli inizi degli anni ’60<br />

in località italiane, svizzere e germaniche tanto che la<br />

classe politica tedesca cercò di porre un argine a questa<br />

“fuga” che “indeboliva” il gruppo linguistico tedesco<br />

con interventi economici e politici indirizzati espressamente<br />

alle donne. Anche nel mondo dell’istruzione femminile<br />

si poté assistere a un importante cambiamento: il<br />

numero delle studentesse di scuola superiore andava<br />

aumentando in modo costante e si passò dalle 2.638,<br />

nel 1951, alle 8.863, nel 1971. Il lento affermarsi di un<br />

benessere sociale che sarebbe esploso nei primi anni ’60<br />

nel boom economico, portò a una crescita del tempo<br />

libero e allo sviluppo di un relativo mercato che si rivolgeva<br />

anche alle donne promuovendo un’immagine di<br />

donna sportiva e moderna.<br />

Intanto a livello europeo e nazionale continuavano a<br />

essere emanate disposizioni in ottemperanza al principio<br />

di uguaglianza tra donna e uomo. Ne riportiamo<br />

qui alcune: nel 1956 l’Italia aderì alla convenzione n.<br />

100 sulla parità salariale, adottata nel 1951 dall’Organizzazione<br />

internazionale del lavoro e nel 1961 le donne<br />

furono finalmente ammesse alla carriera diplomatica<br />

e alla magistratura.<br />

Nel 1963 furono ammesse a tutte le cariche professio-<br />

nali e a tutti gli impieghi pubblici, senza limitazioni di<br />

mansioni e con la legge n. 7 del 9 gennaio si vietò il<br />

licenziamento della lavoratrice per causa di matrimonio.<br />

Questi provvedimenti legislativi a favore della parità e<br />

il lento mutamento sociale in atto rispetto ai ruoli femminili<br />

e maschili, iniziarono ad avere qualche, seppur<br />

lieve, ricaduta anche sul territorio altoatesino. u così<br />

che negli anni ’60 apparsero sulla scena politica provinciale<br />

anche le prime donne. Nel 1964 furono elette<br />

in Consiglio Provinciale per la prima volta due donne:<br />

Lidia Menapace per la Dc e Waltraud Gebert per la<br />

Svp. Entrambe furono cooptate in giunta provinciale,<br />

la prima come assessore alla Sanità e attività sociali e la<br />

seconda come sua vice.<br />

Waltraud Gebert era presidente della sezione femminile<br />

del Kvw. In tale veste era stata candidata e poi<br />

eletta in Consiglio provinciale. Anche il granitico mondo<br />

conservatore di lingua tedesca doveva dunque faticosamente<br />

aprirsi verso una, seppur limitata, presenza<br />

pubblica e politica delle donne.<br />

Nel 1964 il “movimento femminile sudtirolese” trovò<br />

finalmente formale riconoscimento nello statuto della<br />

Svp che così cita: al fine di assicurare alle donne sudtirolesi il<br />

peso che loro giustamente compete nella vita pubblica del paese, il<br />

Partito promuove il movimento femminile sudtirolese […] che si<br />

propone principalmente il compito di rappresentare gli interessi<br />

delle donne sudtirolesi e di attivarsi sul piano caritativo-assistenziale<br />

e sociale.<br />

u però solo due anni dopo, nel 1966, che Waltraud<br />

Gebert Deeg diede inizio alla creazione dell’organizzazione<br />

femminile della Svp, che tenne la sua prima<br />

assemblea provinciale nel 1972.<br />

Il modello di donna che la Svp aveva in mente non si<br />

allontanava però da quello tradizionale di moglie e<br />

madre che aveva la sua vocazione primaria, se non<br />

esclusiva, nella famiglia di stampo cattolico.<br />

In linea con questa concezione la donna, per l’Svp,<br />

poteva partecipare alle decisioni politiche solo in<br />

quanto esse riguardavano “questioni femminili” come<br />

il matrimonio, la famiglia e l’educazione dei figli o<br />

tuttalpiù poteva occuparsi del settore assistenziale e<br />

sociale verso il quale si riteneva fosse “naturalmente”<br />

predisposta.<br />

Intanto però a livello nazionale e internazionale i tempi<br />

stavano cambiando e stavano per affacciarsi sulla<br />

scena sociale e politica i movimenti di protesta giovanile<br />

e femminista che esplosero nel 1968 e contribuirono<br />

a portare, in pochi anni, profondi cambiamenti<br />

nel costume e nella mentalità della società e contribuirono<br />

in modo decisivo a ridefinire l’immagine e il ruolo<br />

della donna. Questi movimenti fecero breccia anche<br />

in Alto Adige.


197. Waltraud Gebert-Deeg in<br />

una immagine di un incontro<br />

del KVW a Bolzano nel maggio<br />

del 1954 (la terza da sinistra<br />

nella prima fila).<br />

198<br />

198. Lidia Menapace in un congresso della DC, 1961.<br />

200<br />

199<br />

201<br />

202<br />

197<br />

199, 201. Gli elettrodomestici<br />

aprono<br />

nuove prospettive<br />

alle donne.<br />

200. Tempo libero in<br />

Val Pusteria, fine<br />

anni Quaranta.<br />

202. Impiegata alla<br />

macchina da scrivere.<br />

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