Salvemini storico e politico - Biblioteca del Consiglio Regionale ...

bcr.puglia.it

Salvemini storico e politico - Biblioteca del Consiglio Regionale ...

SALVEMINI

storico e politico

sempre non conformista

di Leonardo Sacco

T

A trent'anni dalla morte

un ricordo

attraverso documenti e libri

rent'anni fa - alle il,30 di venerdì

I 5 settembre ,57 _ moriva Gaetano

salvemini. Ir sue uldme parole furono

di r.ingraziamento per i tanti amici f"a;:

li che aveva avuto in vita ("sonó contento

di morire così,_ contornato dagli u*ici,

anche

{a tuel]i.che non-ronó quìrr;,

nella villa La Rufola di capo di Sorren-

!o, dove era _ospite da qualótre anno della

marchesa.Benz_oni, li stesru *rii q*

le nel luglio '25, dopo avere visi^tato

Giustino Fortunato a i'tapòti, éru resrato

una diecina di giorni prima di rilàtriare.

La ricorrenza sta suggerendo artre

riflessioni e ricerche di iífinirioni -p.;

t-q pgrqgnalità e l'azione del profesróiò

di Molfetta, che risultano r.*pr. interessanti,

a conferma

. dell'importanza

del ruolo da lui svolto rn mezzo secolo

,di vita culturale e politica n-ionale.

L'amenzione su sarveriúni non ii e inràiti.

esauryta, come dimostrano convegni e

libri a lui dedicati: non per niente fino

all'ultimo si mantenne stud.ioso e potitico

anticonformista, senza dmóre di restare

in minoranza, o rassegnato che

non valesse la^pena di batterii,


f

ffi

\ì/n^ \O

L'intervento alla tavola rotonda del convegno di Firenze, del novembre '75

Salvemini: la sua capacità

di nuotare contro il torrente

di Leo Valiani

o sono stato, idealmente, solo idealmente perchè di fatto non ho

I mai potuto studiare sotto di lui, allievo anche di Salvemini. Sono

stato anche suo compagno di lotta per molti anni, duranúe la dittatura

fascista e in democrazia, fino alla sua morte. Penso che sia del tutto

sbagliato parlare, a proposito di Salvemini, di un uomo sconfitto, così

come sarebbe fuori luogo parlare di lui come di un vittorioso. Ir

anime di fuoco come Salvemini sfuggono a queste definizioni. Giordano

Bruno fu arso sul rogo, Campanella fece 27 anni di prigione,

passarono dei secoli prima che fossero rivalutati. Cattaneo e Mazzini,

sono morti esuli in Patria. Gramsci, quando morì, era uno sconfitto,

se volete parlare di vincitori e di sconfitti. Egli era isolato nel

partito che aveva adottato una linea politica che era la negazione della

linea di Gramsci. In Russia quasi tutti i compagni, non di Gramsci

soltanto, ffia di Lenin, erano stati non solo sterminati sui patiboli o

in Siberia, ma calunniati atrocemente come spie naziste, come spie

di Hitler. Gramsci dunque era uno sconfitto,

ma poi dopo è diventato vincitore, vittorioso

debbo dire soprattutto grazie al XX congresso

del Partito comunista sovietico e a

Kruscev, perchè altrimenti sarebbe ancora

mu m.mific ato, imb als amato, ma rnutilato nell o

spirito intimo di quello che fu il suo pensiero.

Queste dello sconfitúo, del vitúorioso,

sono etichette importanti quando si parla di

un gcnerale, di un uomo di goveffio, del segretario

di un partito, e di un partito normale,

non di un partito quale quello cui Gramsci aderiva

nella clandestinità, ma di un partito

quale è oggi il Partito comunista. Ed anche

la motivazione del perchè Salvemini sarebbe

stato sconfitto, del suo presunto disprezzo

per le masse, della sua sfiducia totale nelle

masse, non mi pare esatta. Certo Salvemini

cercava di valutare realisticamente le masse.

Anch'egli poteva sbagliare. Io per esempio,

in proposito, ho sostenuto spesso delle polemiche

con Salvemini. Se un giorno il suo epistolario

sarà pubblicato inkgralmente, fino alla sua morte, vedrete le

critiche che lui faceva a me e le mie repliche. Per esempio, io sostenev


gli uomini del Risorgimento, che avevano

saputo unire I insegnamento superio_

re all'attiviÈ poljtica, con spregiúdica_

tezza e indipendenza assolúte-[...] Il

luo ling.uaggio non conformista, qúasi

mcreorbile m un paese come I'Italia, tra_

duce bene questo modo di intendeie la

ppre.+azia^dell'uomo di cultura [...] Se

in Italia ci fu un uomo, in questo-seiolo,

che abbia avuto il senso rèligioso della

missione educatrice, questi flu S. Ebbe

sempre il coraggig di -affrontare i peri-

coli, le. minacce, I'impopolarità; e se è

coragglo, coraggio, questo che altri ebbero- ebbero, nessunessuno osò osÒ come lui correre il rise.hin rischio di chq- sba-

gliare, di cader nell'assurdo - e soesso

sbagliò, e disse assurdità; e più di oeni

altro osò rimanere solo, isolato, fuoridi

ogni gruppo. organizzatn o pariito, senza

pose eroiche, senza retoiica, battendosi

eroicamenúe. anche per piccole cose,

in apparexza insignifi-cantj. euando,

ricercando il signifióato della èultura,

concluse un suo scritto con la parol a piustizia,

dichiarò in che modo -intendósse

il compito dell'intellettuale nella socie-

È: indicare, a costo di essere sempre in

contrasto con tutti, quello che è giusto,

anche se tutti pensano diverso; esércitare,

senza. riguardo, il diritto di critica,

senza cui l'uomo cessa di essere tale.

Quando si sbaglia, riconoscere il propng

errore; fr&,, piuttosto che rinunc-iare

a vivere secondo ragione, affrontare o_

gni rischio, e non tacere'finchè non si

sia razionalmente convinti. euesta è la

giustizia senza cui la convivènza umana

non è sgpportabile. In questo è il senso,

non solo del "moralismb" salveminia_

no, ma anche del suo fedele socialismo:

"intendiamo essere critíci risoluti ma amichevoli

degli errori socialis Íi e awer_

sari irridrcibili di tutúo quel conslomerato

di ingordigie e di vighadcherie

che spera di profittare

cialisti per consolidare

in [talia".

Una biografta

per una negozione totale

A Salvemini doveva capitare (nel

'7I-) di venire biografato, nèll'appoiita

paludata collana della UIET, neil'unico

volume per il quale si doveva invece

riconoscere che perfino la fotografia per

la sovraco. perta èra stata sceltà perfidamente.

L'operazione va ricordata non

qnp .percfé molro critica nei riguardi

di Salvemini, quanto per il modó con

cui il tentativo di totale demolizione

fu condotto, e che finì per condizionarlo,

at punto 4q fargli aisumere bersagli

che nessuno si è poi sentito di cond.ivid"ere.

Poteva, por esempio, sembrare inverosimilg,.

prima di allòra, che si ponesse

in dubbio I'attaccamento di Salvemini

per il Mezzogiorno. Eppure, utilizzando

qualche frase staccatà-o qualcuno dei

suoi stati d'animo espressi - paradossalmente,

anche questo veniva fàtto nel volume

di Gaspare De Caro, il quale non esitava

a tacciare Salvemini di-


VALIANI ISALVEMNI

do scriveva in tal senso, I-enin credeva ancora di morire forse senza

vedere la vittoria. Nella sua conferenza del gennaio del 'I7 a Zurigo

ai giovani socialisti disse


pitalistico del nostro paese, che S. col

suo meridionalismo arcaico, non awebbe

capito,. menffe Giolitti in parallelo col

riformista Turati avrebbe bènissimo in-

lltito; In questa pa.rre centrale del libro,

r a. raceva una cunosa somma di tesi liberali

e riformiste, per dar torto a S. da

una posizione che voleva essere


VALIANI ISALVEMIM

zionalista. Anch'esso comprendeva degli opportunisti, come quasi

tutti i movimenti in Italia, ma comprendeva anche Ferruccio Parri e

decine d'alhi idealisti che ritroveremo nel Partitll d'azione della Resistenza.

Vengo al Partito socialista. Basso ha ragione sulla q_uestione

delle riforme di struttura; è vero, questo è uno dei meriti di Salvemini,

ma non solo di Salvemini. Bisogna ricordare anche il suo compagno

in quella battaglia, Modigliani. Nel Partito socialista i due che

sostenevano le riforme di struttura erano Salvemini e Modigliani.

Salvemini, però, vedeva altresì che I'incapacita del movimento operaio

italianó, di decidersi fra rivoluzione e riforme 1o avrebbe condotto

alla catastrofe. A mio avviso, se il movimento operaio italiano,

di nuovo non sa scegliere fra riforme e rivoluzione, andra alla catastrofe

di nuovo come nel !920. Mi sembra che i comunisti italiani

oggi ne siano ben consapevoli. Salvemini però vedeva sin d'allora

qiésta, che era I'incoereiza di fondo del movimento operaio italiano.

Non ignorava i pregi di quello che facevano Turati e gli altri riformisti

d;l Partito socialista. Prova ne è che a me rimproverava, e

aveva ragione lui, e avevo torúo io, nel '42, di sotúovalutare, io che

venivo Oatta corrente rivoluzionaria, quello che di positivo era stato

edificato dai riformisti turatiani'

(ínterruzione di Amendola:.. .nel'42,

non rul '10)

Va bè nel 1910, critivava i riformisti,

ma nel 1910 chi poteva sapere come andavano,a

finire le cose? Allora scusa, Amendola,

tu avresti dovuto sapere nel '36 o nel

'37 tutto quello che oggi sai su Stalin, dopo

il rapporto Kruscev e avresti anche potuto

saperlo, ffi& intanto non 1o sapevi. Io invece

ti stimo perché quando l'hai saputo

l'hai detto, non hai cercato di arzigogolare

e di cavillare. Quando Salvemini capì...di

aver sbagliato, anche lui I'ha riconosciuto.

Tutti sbagliamo. Io i rniei molti errori li ho

riconosciuti, credo che non ce ne sia uno

che non abbia riconosciuto. Non c'è nessuno

più autocritico di me, aîzi, siccome sono

uno studioso, anche nella discussione

politica sovente mi metto in posizine di equanimita

quando invece bisognerebbe rispondere

per le rime a chi ciurla nel manico.

Quest,o è il mio maggior difetto. Ma non si

tratta di me, io sono solo un piccolo scrivano,

si tratta di Salvemini. E anche I'idea di

Salvemini, sulla quale finisco, e cioè che una

terza forza fosse necessaria, era dovuta

alle condizioni imposte dallo stalinismo. Che cosa doveva dire? Andiamo

con i comunisti? Io ero in polemica con lui anche su questn,

gli dicevo che, malgrado 1o stalinismo, il Partito comunista italiano

iintunru a la principile forza antifascista in Italia e noi dovevamo allearci

con esio. Questa è stata la mia polemica con lui, all'epoca pro-

prio del fronte popolare del 1948 e della


nosciuto dieci anni prima, quapta maggiore.

ricchezza di informazioni e quanto

minore ottimismo mi avrebbe accompagnato

nel trattare una materia, che era

da lui ben più profondamente conosciuta

che da me. Non mi sarei limitato, per

esempio, nel L897 a scrivere che l'Itàlia

meridionale non era tutta paese di latifondi,

ma una fascia costiela di piccole

proprleta inbnsamente coltivate -faceva

eccezione a quella regola: avrei saputo

e detto che il latifondo copriva soltanto

la Sicilia centrale e occidentale e parte

della Calabria; oltre alle zone a piècola

proprieÈ intensamente coltivaia e a

latifondo sfruttato da una agricoltura miserabile,

la regola era una piccola proprietà.

non meno mal coltivala e non meno

miserabile che il latifondo, e questo

problema era ancora più difficile a risolvere

che quello del latifondo, e formava

i quatho quinti della questione meridionale.

I rapporto di Salvemini con Fortunato

è apparso in tutta la sua importanza

solo con la pubblicazione del earteggio

dell'uomo polirico lucano (ed.Later-

,\), -sia per la storia dei due protagonisti

che per gli sviluppi della lóma ireridionalista.

Anche péi Fortunato I'inconffo

con Salvemini costituì una grande

occasione, che gli diede una nuova voglia

dj fare politica, "di riprendere la

battaglia su un piano diversò da quello

sino ad allora accettato e con comfagni

di cordata diversi 9q quelli che gli eiano

stati afrini e vicini sino ad àllorarr.

Manlio Rossi-Doria ha sottolineato questi

aspetti (nel volume laterziàno,

l^t

Movimento comunista e meridionalismo

Firenze 1923- Salvemini, Marion Cave e il marito Carlo Rosselli; penultimo a destra, Ernesto Rossi.

eftamente,. lo stato maggiore comulista meridionale. è oggi. assai superiore per intelligenserieÈ

a Y ? quelli chdiurono laggiù nei primi venti annT?i qu"rt" r'óóio

"

i rìo- pi.ag?è.sori.

Per citare un solo esempio, una rivista èome "Cronache nérioionai" non sarebbe stata

pensabile prima del 1920. Ma sta il fatJo che i comunisti cercano ouunqui i punti d'appossio

per.sollevare il più est€so malcontento possibile, e non per proporre rimddi chè attenuiirb iT?lt^i.{tP:,!

P Slel lavoro p.ef reclutar comllnque malcontenti promettono tutto a tutti, anche se

.ql9t^"1. t_1în_o sppt-.e agll,uni.fa a pug.qi con quello 9fe fannò sperarc agli alri. E, quando ven_

g9l9 giustizia

9,lL",lproblemi.di

disFibutiva fra italiani del Nórd e itdiiani del Sud, che possono

disturbare i.beati Possidenti dell'Italia settenfrionale, i comunisti scantrcnano: nón voÉtolo,

tu,{bury. q}94i operai del Nord che hanno interessi comuni col capitalismo parassitarifi, ai

cui gli zulù del Mezzogiomo fanno le spese.

E allora? E allora lasciando I'avve'nire dove st4. cioè sulle ginocchia di Giove, ognuno di

noi faccia il fuoco.che può, con quelle legna di cui dispone.

. -

dell'85, sú Fortunato):


I

l

I

sione del fascismo? E' verissimo quello che Amendola ne dice, ma il

VALIANTI / SALVEMINI

fascismo Bordiga lo capì ancora meno e Bordiga era il segretario

generale del partito comunista italiano, aveva la investitura della

Lui rimproverava a Turati di non fare questo sforzo anche nel Terza Internazionale di l-enin.

Sud. Il suo dissenso da Turati incomincia a parte il giudizio sui vo- Però poi, Salvemini capì il fascismo e riuScì a spiegarlo all'eti

favorevoli al ministero Giolitti, perchè egli diceva:


te che anche . e soprattutto dal punto di

vista economico il^ Mezzogiornó sia suscettibile

di notevole progresso. euale

è dunquq la. mia pregiudizlale? Che prima

.e principale condizione del grairde

avviamento alla nosffa redenzione sia

quella che il Mezzogiorno conosca bene

se stesso, tutto se stesso, nel passato e

ne.l n1eq9nte. No, neanche il bène è più

utile della veritàn.

Suona ancora attuale il eiudizio di

Forturiato: >. A

Salvemini - siamo ancora nel 1909 - consiglia_

il libro di F.S. Merlino, uscito

nel '90 a Parigi: . L'Italie telle qu,elle

esr (una sua ffaduzione italiana è stata e_

dita solo nel 1953):


VALIANI / SALVEMINI

parlamentare, non solo in Italia ma altrove. E chi più di l-enin li ha viitit

Anche la concezione di L,enin è abbastanzaelitaria ed ha a che fare

anche con la instaurazione della dittatura di partiùo nell'URSS. I-a

cancezione stessa dei soviet era la negazione della democrazia parlamentare,

chiedeva una democrana diretta invece della democrazia

rappreseniativa. La chiedeva anche perchè Lenin vedeva la comtttela"

i'imp otenza,la paralisi della demo qazia rappresentativa. Tutta la

cultura europea dei primo quindicennio di secolo - ma è su lrnin che

bisognerebbe fare in proposito uno studio, perché è quello che manca

- è una critica severa alla democrazia parlamentare. C'è chi sposa

il punto di vista della democr az;ra diretta e un altro sposa il.punto di

viita illuministico. Le differenze riflettono diverse posizioni di

classe, ma la democr aztaparlamentare era considerata fradicia e marcia

in tutta l'Europa nel primo quindicennio del secolo, esattamente

come 1o è il motivo del mio moderato ottimismo, perchè quando vedo

la situazione italiana di oggi mi dispererei a vedere il parlamento

italiano e tutùo il resto così c-om'è, ma pbi mi dico, se quella crisi ha

potuto essere superat4 è vero che ci

vollero due gueffe mondiali, speriamo

questa volta di no, ma se quella

crisi ha potuto essere superata e la

democrazia nel'45 ha potuto essere

vittoriosa, forse anche questa crisi

pofta essere suPerata. CerÚo fra le

due guene Salvemini si trovava in una

situazione comune del resto a tutti

noi. Amendola ha fatto una confessione

preziosa, però vorrei che la ponessimo

un momento sotùo il microscopio.

Egli dice che nel '37 avrebbe dovuto

sapere che i delitti di Stalin erano

delitti. Giorgio, se tu avessi saputo

avresti dovuto tacere o andartene

dal partito. Non c'era via di mezzo.

Non potevi dire nel '37 al Partitn comunista

che Trotzkie Bucharin non erano

delle spie naziste e restare nel

partito. Ti cacciavano via come traditore

se 1o dicevi; se lo lenevi Per

te, era un'altra cosa...

Arrandola .eravcullo corresponsabíti

ugualmenfe arrclte senza saperlo. Perchè anunettevo il priniipio

della nccessítà del terrore e quindi esaltavo Stalin per iI


Sis.signore, 1g tua letúera è un magnifico

articolo per il terzn numero dell'U-nità; e

servira a rispondere a un articolo del iecondo

numero i cui I'Anzillotti dara dei

maiali o qualcosa di simile ai deputati

meridionali.

Copio la lettera in forma di articolo, e ti

mando il manoscritto perchè tu 1o riveda

e mi dia permesso di itampa.

E' il noto scritto in cui Don Giustino

è lieto di (compiere una buona, una

santa azione. La verità sacrosanta è questa:

che rebus sic stantibus, la Cameia è

migliore 4._t paese elettorale. Del paese

astratto, del paese in genere, io non so

che farmene. Ma il paese elettorale, oh

quello io 1o conosco assai, assai bene!

Ed è spaventevolmente basson. Dato il

livello dei parlamentwi, .

Ciò spi,ega ,.buona parte

della fortuna di Giolittirr,

il quale (


per Salvemini, prima della fondazione

dell"'Unita": I'intesa con Giustino Fortunato

- essenziale per la nascita del settimanale

- e I'uscita dal Partito socialista.

Si sentiva


allargamento di interqssi e del rassio di

interlocutori: cattedrarici e eioiialisti.

uomini politici e amici nello stesso

Mezzogiorno, i cui nomi e storie ritroveremo

poi in tante vicende e libri successrvr.

Nel '21, quando comincia questo volu,me_

del Carteggio, il profèssore di.

Molfetta è ancorà- deputató, ma gia intenzionato

a non ripetere I'esperiirento.

r-e pnme tettere, soprattutto ouelle al

molfettese Giacinto Panunzio, - trattano

di questo, offrendo una serie di vivaci

pareri sulle situazioni elettorali nusliesi

e sui rapporti col partito socjafista.

Quando I'eventualita è scongiurata - Der

lo scioglimento della Cameia voluto^da

Giolitti, e sulla cui base sarà rafforzata

la presenza fascista a Montecitorio -

Salvemini può confessare ad uno dei rari

amici cattolici, come Giuseppe Donati

(futqrq dilettore de "Il popblo";, di

sentirsi più libero e meglio-in salute,

ma . Poi, da Parigi, nel seueÀbre

del ,'25,. glí manderà uno dei più lucidi

riepiloghi dei motivi per i quili ha dovuto

espaEiare.

La situazione a Firenze era precipilqta,

4opo il delitto Mameorti e ia púbblicazione

clandestina del "Non n4bnare"

(prl il .quale mandò un contibuto finanziario

il direttore del "Corriere della

Sera", il senatore Albertini). Le note

esperienze, come quella del carcere, a

Roma e a Firenze,-il processo, la rottura

con I'apparato scolastico, tornano in

questo volume del Carteggio attraverso

le molte lettere, alcune dètte quali restano,

per un verso o per I'alro, particolarmente

interessanti,- come quella al

fratello Mauro o quelle alla moglie di

Albertini. Proprio a lei ed è elidente

che il messaggio era diretto a suo marito

esporrà la convinzione che la salvezza,

del paese potrà venire dalta


ile, (

More magazines by this user
Similar magazines