Copia di giornale:1-52.qxd.qxd - Campo de'fiori

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Copia di giornale:1-52.qxd.qxd - Campo de'fiori

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SOMMARIO

Editoriale:

Giovani sorrisi grandi speranze..................3

Intervista:

Carlo Croccolo .........................................5

Collezionismo:

Una raccolta stuzzicante .......................6-7

Suonare Suonare:

Mamma, mi compri una chitarra?...........8-9

Curriculum vitae:

Valentina Marziali ...................................10

Contributo alla comprensione del

“secondo” Battisti...............................11

A passeggio per la via Amerina..........12

Roma com’era ....................................13

Cinema News:

Il caso dell’infedele Klara.........................14

Caccia al cinghiale .............................15

Il profitto e la virtù.............................16

Come eravamo:

La carraccia 2 .. il ritorno .......................17

Concerto per Roma ............................18

Una “Fabrica” di ricordi:

In posa per una foto .........................20-21

Campo de’ fiori

Premio opera IMAIE 2009..................22

Ceral:

Corso di dizione......................................23

Le guide di Campo de’ fiori:

Tarano ..................................................24

La SS Lazio tra la gente .....................25

Esclusivo terremoto in Abruzzo ....26-27

Ass. Artistica IVNA:

Emanuela Trombetti ..............................28

Il giallo di una poesia ........................30

Il Fumetto:

Dears ....................................................31

La storia del cimitero di Civita

Castellana ...........................................32

La rubrica dei perchè..........................33

Le storie di Max:

Renato Zero ..........................................34

III rassegna teatrale Anchise

Marcelli................................................35

Il mondo del Jazz:

La swing era ........................................36

Cos’è un HUB ......................................37

Manifestazioni .............................38 -43

Nuomero unico - Nel cuore ...............39

L’arte della ceramica a Civita ............40

L’angolo dell’avvocato:

Nasce lo stalking ...................................41

L’angolo del Bon Ton:

Il caffè ..................................................42

Madonna delle Piagge.........................45

Giochi antichi - Filastrocche ..............46

Vita cittadina.......................................47

Quarantenni di Corchiano ..................48

La bellezza nell’arte di Eraldo

Bigarelli...............................................49

Messaggi....................................50-51-52

I nostri amici ......................................53

Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59

Annunci Gratuiti ............................60-61

Oroscopo..............................................62

Selezione Offerte Immobiliari.......63-64

Foto di copertina di Roberto Moscioni

Foto Editoriale Delia e Nadia De Angelis


di Sandro Anselmi

Campo de’ fiori 3

Z|ÉätÇ| áÉÜÜ|á|?

zÜtÇw| áÑxÜtÇéx

Mi intrattengo spesso a guardare le foto d’archivio di Campo de’ fiori, e mi piace farlo con calma, per scoprire ogni volta

nuovi particolari.

Mi fermo ad interrogare le espressioni ritratte nei volti di persone ormai passate e, mentre immagino parti del loro vissuto,

cerco improbabili confronti con il mondo odierno.

E’ immediata l’interpretazione degli sguardi, dei sorrisi, delle pose, e lì cerco i caratteri, le somiglianze, quasi volessi arrivare

ad una catalogazione antropologica, ad una classificazione fisiognomica.

Mi colpiscono, soprattutto, i bambini, che raccontano, meglio di tutti, la realtà.

A seconda dell’epoca d’appartenenza della foto, vedo la gioia, i pensieri e la paura, la rassegnazione, la disperazione.

Siccome l’archivio di Campo de’ fiori è copioso

di materiale del secolo scorso, è sconvolgente

scoprire la tristezza negli sguardi persi

dei bambini affamati dei primi decenni del

‘900 e, poi, invece, divertente e confortante,

vedere l’ottimismo ed i sorrisi nei bambini

degli anni ’60, quando il benessere e la stabilità

economica avevano dato, finalmente,

certezza e corpo a quei sogni delusi per troppo

tempo.

Non appena esco da questo incanto e mi

appresto a “fotografare” la vita di oggi, è

crudo registrare i comportamenti che i giovani

hanno verso la prospezione e la proposizione

di progetti per il loro futuro, e mi sono

accorto, deluso e dispiaciuto, delle paure,

delle incertezze che avviluppano e soffocano

le loro speranze.

La loro energia fresca e vitale è intimorita,

imprigionata da una famiglia debole, una

società egoista ed edonista, che li spinge

sempre più in basso, e fiacca in loro la voglia

di reagire e di combattere.

Negli alti e bassi che accompagnano la nostra

esistenza, la carica delle emozioni e dei sentimenti

è alternante, ma i giovani dovrebbero

essere comunque allegri, solari, dovrebbero

dare positività, giusto valore alle cose che

contano e mettere per primi gli affetti.

Devono trovare quella forza speciale che

accenda di nuovo i loro sorrisi e garantisca un

investimento per il loro futuro.

I giovani sono il domani, devono guadagnare

fiducia, solidarietà fra loro e ricominciare a

sorridere, per far rinascere la speranza di un

futuro migliore.


L’intervista L’intervista

E’ un grande onore incontrare uno dei personaggi

che hanno fatto la storia del cinema

e del teatro nazionale. Carlo Croccolo,

grande attore napoletano trapiantato nella

nostra città, è all’ennesima replica del

Medico per forza di Moliere e lo troviamo

al Ghione, uno dei teatri più belli ed

accoglienti di Roma, proprio vicino alla

Basilica di San Pietro.

Maestro, un titolo che la riguarda da vicino:

veramente da giovane ha studiato

medicina? “Mia madre voleva fortemente

che io facessi il medico, ma alla fine, invece,

ho fatto il comico, ed al professore che

agli esami mi chiedeva perché volevo fare

questa professione, risposi così: prima di

morire con me si fanno una risata, con lei

manco quello! Parlando di questo spettacolo,

potremmo dire che questa commedia

di Moliere è un testo divertente e molto

attuale? “Sicuramente! E’ un testo eccezionale

e attualissimo soprattutto perchè

parla del protagonista che può far finta di

esser medico anche se non lo è! Perché ci

si accorge che conta più l’immagine dell’essenza;

l’importante è far credere di

essere una cosa, tanto le persone ci cascano

e quando sono convinte che tu sei

quello che vedono, sono pronte a credere

a tutto ciò che gli si dice ed anche se dici

cose incomprensibili fanno finta di aver

capito lo stesso. Avrete quindi comprerso

che stiamo parlando di un testo basato

tutto sull’immagine, quindi più attuale di

così...” Adesso Maestro, parliamo della sua

carriera, anche se queste nostre pagine

non basterebbero mai per raccontarla

tutta. Lei ha iniziato nel 1950, interpretando

alla radio la commedia Don Ciccillo si

gode il sole, diretto da Mario Soldati.

Da li ricordiamo i film 47 morto che

Campo de’ fiori

Carlo Croccolo

Dopo 118 film, a 82 anni vive la sua ennesima giovinezza

parla, Miseria e Nobiltà, Totò lascia o

raddoppia, Signori si nasce con Totò,

Ragazze da marito con Eduardo De

Filippo, Non è vero...ma ci credo con

Peppino Di Filippo... Ieri, oggi e

domani di Vittorio De Sica, Una Rolls-

Roice gialla con Ingrid Bergman,

Casotto di Sergio Citti, O Re di Luigi

Magni (David di Donatello e Ciak d’Oro

come migliore attore non protagonista

1988) e molti altri. “Diciamo che io ho

avuto la fortuna di aver fatto tante carriere.

Ho fatto quella dell’attore, del regista,

del doppiatore, del produttore e poi in

Italia, in Francia, in Canada, in America, e,

nonostante gli 82 anni, ho ancora voglia di

altre carriere ed altri successi. Sto vivendo

una bellissima parte della mia pur bella

vita: recito, salto, sono innamorato...

insomma una seconda, terza,

quarta...ennesima giovinezza!”

Ad un certo punto

della sua carriera

lei decise di lasciare

l’ Italia ed andare

a lavorare all’estero,

perchè ? “Ho

lasciato l’Italia perché

non è mai

stata generosa con

me. Il pubblico mi

adorava, ma non

riuscivo a lavorare

perché ero odiato

da tanti colleghi,

che mi ritenevano

poco colto ed intellettuale

e troppo

poco povero anche

per quelli di serie

B, tanto che mi

di Sandro Alessi

sentivo di far parte di una casta a parte.”

Tanti film all’attivo, precisamente 118:

non tutti possono vantare un record del

genere! “Mi dispiace aver interrotto la carriera

cinematografica proprio all’interpretazione

più bella, quella con Aldo

Giovanni e Giacomo in Tre Uomini e

una gamba: meravigliosa! Mi hanno fatto

fare la parte del suocero rompiscatole ed

era un personaggio bellissimo, che ha

avuto molto successo soprattutto tra i giovani.”

Ricordando infine la sua breve storia

d’amore con la diva più amata da tutti gli

uomini, Marilyn Monroe, alla fine della

sua breve vita, ci sediamo in platea per

assistere all’interpretazione di un grande

attore e di un grande uomo.

5


6

L’origine di questa

lista è antichissima :

già Lucullo e

Trimalcione usavano

dettagliare i piatti

ed i vini che offrivano

nei loro lussuosi

banchetti, ma sono

pervenuti a noi

anche note di pranzi

storici organizzati da

Principi e Sovrani in

di Alfonso Tozzi

periodi meno lontani.

Il menù più antico

del mondo è quello realizzato in occasione

di un pranzo offerto da Luigi XV il 21

giugno 1751 al castello di Choisy; si trattava

di 54 piatti : due antipasti, due minestre,

due fagiani, 16 portate : tacchino,

pollo, piccioni e dolci.Collocati tra le raccolte

“charme” i menù vantano oggi una

vasta rete di appassionati collezionisti in

tutto il mondo. La più ricca collezione che

sia mai stata messa insieme sull’argomento

si chiamava “Leopoldo”, dal nome del

principe Leopoldo di Baviera che la volle e

la curò: comprendeva oltre 5.000 ricette.

Fu ordinata in duecento album, in base al

giudizio che, di volta in volta, gustando le

varie pietanze, il principe aveva emesso.

Egli dava in sostanza un voto ed era questo

il giudizio che decideva la convocazione

della ricetta nella raccolta. E quindi,

nello stesso album, si potevano trovare,

una accanto all’altra, la ricetta cinese e

quella napoletana. Questo monumentale

omaggio, lasciato da Leopoldo per testamento

alla sua morte avvenuta nel 1812,

dopo essere stata in parte distrutta in un

incendio, tutta la collezione finì sotto un

bombardamento nel 1944. Il menù, elemento

ragionato e appetitoso di tutto

quanto viene servito a tavola, vide la luce

a Parigi verso la metà del XIX Secolo nelle

sale di ristorazione del Palais Royal.

Durante gli ultimi decenni, nello splendore

della Belle Epoque, divenne la più importante,

diffusa e decorata manifestazione,

avendo attirato attorno a se un gran

numero di artisti, pittori, incisori, litografi,

i quali, oltre che trarne guadagno, avevano

la possibilità di mettersi in mostra in

tante occasioni presso gli esponenti sociali

più in vista. Fra gli artisti più noti che

crearono menù si possono ricordare

Camille Corot, Toulouse Lautrec, Paul

Gauguin e, in Italia – ma arriviamo un

secolo dopo – Mario Vellani Marchi, Franco

Gentilini, Giorgio Capogrossi ed Enrico Baj

Campo de’ fiori

UNA RACCOLTA STUZZICANTE

ALLA RIBALTA DEL

COLLEZIONISMO MONDIALE

e altri. Queste opere grafiche, spesso di

pregio artistico e interessanti sul piano del

costume, non potevano non attirare l’attenzione

degli editori. Ed ecco, Auguste

Escoffier, nato nel 1846, scomparso nel

1945, e considerato il maggiore chef del

periodo aureo del grande turismo di élite,

redasse e pubblicò nel 1812 il “Livre des

Menus” che completa i ricettari del maestro,

formando un corpus che i discepoli

definirono il nuovo testamento della cucina;

e, nel 1898, che viene stampato il libro

“Menues et programmes illustrès” di Leon

Maillard, edito dalla “Librairiè Artistiques

Boudet”, e corredato di ben 450 illustrazioni.

Fu quello il primo di una copiosa serie

di libri sull’argomento, l’ultimo dei quali, da

noi, è “Mangiare con gli occhi” (Storia del

Menu), redatto da Massimo Alberini e pubblicato

dalle “Edizioni Panini” tempo addietro.

I grandi collezionisti cercano di reperire

naturalmente i menù manoscritti e di

assicurarseli nei baratti o nelle aste, ma

sono ugualmente molto richiesti e profumatamente

pagati i menù della “Belle

Epoque” o quelli dell’inizio del Secolo. Uno

per tutti : il menù su seta del 1812, pre-

Il prezioso menù dello Scià nelmpranzo per i

2500 anni dell’Impero Persiano

parato per il pranzo offerto dalla colonia

tedesca di Milano al Kaiser Gugliemo II, è

ora valutato diversi euro. Generalmente i

collezionisti usano dividere i menù in quattro

grandi categorie : al primo appartengono

gli esemplari più pregevoli, cioè quelli

che, oltre allo stato di conservazione,

offrono una visione precisa del momento

stesso in cui gli artisti ed i loro committenti

vivevano; al secondo gruppo appartengono

quelli con illustrazioni un po’ osè,


audaci in rapporto alla morale dell’epoca;

la terza categoria comprende gli esemplari

creati per i grandi ufficiali, cioè pranzi che

vedono tra i convitati sovrani, principi,

etc.; l’ultima categoria è costituita dalle

liste dei ristoranti che sicuramente annoverano

gli esemplari più poveri e modesti

sotto l’aspetto illustrativo. Veniamo ora al

collezionismo meno difficile e forse più

divertente, quello cioè delle liste che ognuno

può procurarsi gratuitamente o con

Campo de’ fiori 7

poca spesa, raccogliendoli nei pranzi ai

quali partecipa, magari con le firme dei

commensali, o i menù sottratti nei ristoranti

in cui si è consumato un pasto. Il più

grande collezionista italiano è Enrico

Guadagnini di Castagneto Carducci, il

quale con i 20 mila pezzi ha addirittura

creato a Bolgheri il “Museo dei Menù”; collezionisti

con meno esemplari, ma altrettanto

importanti sono l’attore Andy Luotto,

Pietro Fiechter di Milano specializzato nei

menù Liebig ed il romano Cesare

Nardiello. Per finire, una curiosità : ecco il

menù servito in occasione del matrimonio

di Maria Josè ed Umberto di Savoia nel

1930 “uova alla Montebello; aligusta (aragosta)

con salsa tartara; fagiano allo spiedo

con crescioni; insalata alla fiorentina;

asparagi con salsa spumosa; gelato di

crema alla palermitana; torta nuziale; grissini

all’olandese. Vini : Capri bianco,

Falerno, Ramascato, spumante Cinzano.


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Campo de’ fiori

Mamma mi compri una chitarra?

Bruno Rubino ci racconta la sua F I A BA

C’era una volta, in

casa mia, un vecchio pianoforte...

Inizia così la mia conversazione con

Bruno Rubino ,compositore e musicista

Siciliano, “locomotore” d’intelletto e di

braccia della band Siracusana Fiaba ,

compagine “in ballo” sin 1994, deliziosa

con il suo cospicuo bouquet di composizioni

fuori dal nostro tempo, “acque tranquille”

per immersioni profonde in storie

vivacizzate da

folletti,orchi,principesse,draghi,gnomi

e…nipoti di streghe, sostenute da suoni

“metallizzati” resi “arieti” per le nostre

orecchie da ritmi “che solo la testa di

Rubino sa come li concepisce” …che

spiazzano e poi ti ammaliano, ben saldi

( p a r t e III )

alle numerose “sporgenze” chitarristiche

e per nulla intimoriti dal timbro vocale di

assetto tenorile del portaVOCE di tutta la

“fantasia “ dei Fiaba, un “buffone molto

serio nel suo ruolo”: Giuseppe Brancato !

(nda: del gruppo potete recuperare un

vasto articolo sul n 19 del 2005 di CDF ).

Dunque,un Bruno Rubino , che , lasciato

dal sottoscritto opportunamente al

pascolo brado dei ricordi ,rievoca per i

lettori di Campo de’ Fiori i suoi “giorni” di

giovane alla scoperta del “pianeta musica”,

non mancando di aggiornarci sulle attività

discografiche della sua band.

Carlo: Ciao Bruno, che ne dici di metterci

comodi comodi sotto questa betulla e

sederci su questi due “sgabelli di rospo”?

Prego ….

Bruno: direi che è una condizione ideale

per me ….sono a casa: betulle e funghetti

son miei prediletti!

Carlo: e allora ,parlami di come hai iniziato

il tuo cammino sulla “via della musica”

Bruno: e

dunque,che

dire per iniziare

? Beh

,che la famiglia

di mia

m a d r e

annovera

numerosi

musicisti

…… credo

che la passione

per la

musica sia

una cosa

innata ….da

bambino ad

orecchio

strimpellavo,semplicemente

ascoltando

musica. Da

ragazzino

,proprio per

quella presenza

di un

di Carlo Cattani

pianoforte nell’angolo di una stanza di

casa mia , scoccò la scintilla e il naturale

interesse per i tasti bianchi e neri …..col

crescere, la passione per la musica si

andava focalizzando verso un genere preciso,

l’heavy metal, che negli anni ’80,

come settore, non contemplava il pianoforte

e le tastiere quali strumenti tipici

di….” combattimento musicale” e, dunque,

fui, per così dire, obbligato ad una scelta:

chitarra elettrica o batteria? Ora, caro

Carlo, se sei stato attento a seguire la mia

storia nei Fiaba, come pensi si indirizzò la

scelta?

Carlo: dunque,vediamo ….per fare un

albero ci vuole il legno…per fare una batteria

ci vuole pure il legno ….per realizzare

e suonare una “batteria –albero “

…beh, ci vuole la fantasia e l’abilità tecnica

di “Rubinello” alias Bruno Rubino!

Bruno: quindi ,intendo bene che la tua

risposta definitiva è la batteria ? Ok ,sei

stato attento ! All’epoca ,quindi , considerando

,erroneamente , quest’ultima uno

strumento più abbordabile, iniziai, sempre

da autodidatta, a suonarla , ma proprio la

reale (sottovalutata) progressiva difficoltà

mi stimolò a continuare ! Premetto che

amo tutti gli strumenti ma con il passare

del tempo mi sono reso conto che ,quello

che credevo fosse stato un sogno dell’infanzia,

SUONARE LA BATTERIA (!!!) , in

realtà corrispondeva ad un ben preciso

ricordo …… lontanissimo ! Avrò avuto due

o tre anni quando mia nonna mi mise a

sedere sopra la prima batteria della mia

vita, nel sottoscala di casa di mio zio,

componente di una band di musicisticabarettisti

assai nota negli anni’70 “I

Mammasantissima”. Credo che quell’imprinting

sia stato inconsciamente un fattore

determinante nella scelta dello strumento:

prendendo le bacchette in mano

avrei voluto saperlo suonare….vissuta con

gli occhi di un bimbo la cosa si configurava

come essere al pannello di controllo di

un’astronave e non saper farla decollare

…. ed eccomi qui invece,oggi , a dimenarmi

tra …i rami della mia “batteria albero”!

Carlo: e dopo il primo incontro ravvicina-


to con una batteria , sfruttando la “pora

nonna”,quale è stata la “proprio tua”

prima batteria in assoluto ?

Bruno: una Hollywood con finitura

madreperla bianca , il rullante era tigrato e

lo sgabello con i glitter (insomma sbrilluccicante)

! Il secondo tom era stato autocostruito

in compensato dal vecchio proprietario,

con il cerchione della risonante

del primo (tom) e quindi si accordava

diversamente . Avevo un poster degli Iron

Maiden dove si vedeva chiaramente la batteria

di Clive Burr (nda: il primo batterista

degli I.Maiden) con quel tommino sopra

tutti: questa cosa mi faceva impazzire !

Per rispettare le proporzioni mi costruii un

tom da 8 “ con una vecchia grossa latta

dell’olio e per rivestirlo con la carta adesiva

cercando di fare un lavoretto pulito,

non avendo una taglierina , tolsi con un

paio di forbici una lametta da un rasoio

usa e getta…. il rasoio si aprì ed il pollice

scivolò sopra la lama. Riuscii a fare il mio

tom da 8 “ ma …… screziato di rosso ….ho

ancora la cicatrice !

Carlo:torniamo “in famiglia”: sei stato

sostenuto dai genitori per lo sviluppo

del tuo interesse per la musica ?

Bruno: Diciamo che ho avuto la fortuna di

non essere stato ostacolato… e sicuramente

dal loro punto di vista sono stato

sostenuto, ma penso anche che essere

sostenuti sia ben altro…

Carlo: vorrei,ora ,che mi parlassi delle tue

diverse “militanze” musicali

Bruno:la mia prima esperienza di gruppo

fu con gli Ironclad Fire...... ma il primo

album lo feci con gli Ydra , su vinile, con

una etichetta di lestofanti di Savona…. un

altro gruppo con i quali incisi furono i

Love Machine ma , ovviamente, con una

distribuzione del disco pressoché inesistente!

Nel ’90 suonavo con i Neoria, una

sorta di band new wave con ritmiche da

tecno metal , ma facemmo solo una compilation

a Bologna, “Il Centofiori” nel 1990,

anch’essa su vinile. Devo, inoltre, citare i

Crow Nest: con i miei “compari” di allora

non riuscimmo a pubblicare nulla , ma

l’orgoglio di esser stati componenti della

prima band heavy metal in assoluto nata a

Siracusa…beh quello non ce lo toglie nessuno

!!! Poi c’è stato Hancient Oak

Consort, ensemble con il quale ho realizzato

due album ,nel 1997 e nel 2007 ,

insieme al polistrumentista e compositore

Andrea Vaccarella (vedere : http://ancientoakconsort.com/pictures/page_4.htm

-

http://www.rock-impressions.com/ancientoakconsort1.htm)

. Ancora, ricordo diverse

collaborazioni con svariati solisti e gruppi,

come gli Arabesque, di Andrea

Quartarone, pubblicando un promo AOR

ed un brano nella compilation cd Electric

Minstrels…ho curato, nel 1994, la produzione

artistica dell’unico album degli

Alembic Virtual…e tante altre cose che

adesso mi sfuggono.

Carlo: facciamo una “planata” sui tuoi

ascolti musicali e citami qualche musicista

che hai particolarmente “studiato” nel suo

Campo de’ fiori 9

drumming e composizioni predilette dove

risalta la batteria?

Bruno: ho ascoltato Iron Maiden come

dicevo prima, Queensryche, Manowar,

Fates Warning, Watch Tower; amo tantissimo

anche gli Spiral Architect (nda:Spiral

Architect è un band di progressive metal

Norvegese uscita alla fine degli anni

novanta ; prende nome dall’omonima

canzone dei Black Sabbath pubblicata in

un loro mitico album, “Sabbath Bloody

Sabbath” ); l’elenco sarebbe lungo…ho

studiato molto Clive Burr e Nikko Mcbrain

(nda: il primo è l’ex batterista e il secondo

attuale batterista degli I. Maiden). Ho

ascoltato Colaiuta (Vinny) ed i grandi batteristi

fusion e jazz rock…ne ho sempre

apprezzato la loro originalità e quindi per

seguire le loro orme …… ho cercato di tro-

Bruno Rubino Batteria Albero

Bruno Rubino young

vare un mio stile , non imitandoli se non

nell’intento di essere originali ! Fra i classici

album dei gruppi citati, ricorderei “Piece

of Mind” (I.Maiden) , “Perfect Simmetry” e

“Control and Resistence”( Watch Tower).

Sarò banale…tra i più famosi batteristi

Dave Weckl, Trilok Gurtu, mi piace comunque

la musica d’insieme e non amo i virtuosismi

gratuiti, quindi non saprei citarti

composizioni particolari, nelle quali emerge

questo strumento.

Carlo: Bruno …stop….continuiamo sul

prossimo numero ….ma,nel frattempo, la

gradisci una tisana di petali di papavero,

arancio amaro e melissa?

(www.fiabaweb.comwww.myspace.com/fiabaweb)


10 Campo de’ fiori

CURRICULUM VITAE

Incontro Valentina Marziali nel mio

girovagare tra le pagine di Facebook, e,

nel suo sorriso riconosco quello della

Giulietta shakespeariana nella rivisitazione

di Gigi Proietti da lei interpretata nel

2003.

La giovane e brava attrice romana inizia la

sua avventura teatrale nel 1998, interpretando,

per la regia di F. Tatulli, Atti Unici

di Cechov e Spirito allegro di Coward.

VALENTINA MARZIALI

Per completare e migliorare le sue esperienze,

decide di partecipare ad alcuni

stage, tra cui quello di recitazione cinematografica

condotto da Walter Toschi, sull’analisi

della parola tenuto da Silvia Luzzi,

sulla Commedia dell’ Arte con Antonio

Fava. Nel 2006 segue il seminario

Schermo/Scena con Ennio Coltorti e l’anno

dopo perfeziona la sua voce prendendo

lezioni di canto con Arianna Todero.

Per il teatro vogliamo ricordare le

interpretazioni dei goldoniani La

Locandiera e Gl’innamorati

con la regia di F. Tatulli,

Rumori fuori scena, per la

regia di G. Santi, L.o.l.i.t.a. di

Polselli, Sogno di una notte

di mezza estate, regia di

Riccardo Cavallo, Buonanotte...Nessuno!

regia di

di Sandro Alessi

Angelo Favaro, Lo scopone scientifico,

diretto da Renato Giordano, e tanti altri.

Interpreta per il piccolo schermo la soap

televisiva Incantesimo 6 e, successivamente,

Posso chiamarti amore? (protagonista

con E.Loverso).

Nello scorrere degli anni Valentina perfeziona

la danza classica e l’inglese che

reputa complementari per la sua carriera

di attrice.


Campo de’ fiori 11

Contributo alla comprensione

del “secondo” Battisti

... continua dal numero 58

Se si vuol distruggere un edificio si attaccano

le fondamenta.

Battisti fa questo, azzerando “la routine

del cantar leggero” distruggendo sintassi e

semantica dei testi – e la musica che vi si

lega – col paroliere Panella.

È un’operazione che somiglia molto alla

catarsi, alla purificazione, per partire di

nuovo corroborati da una nuova frizzante

energia. Mi sono chiesto se questa scelta

sia stata dettata a Lucio da una narcisistica

convinzione: “la mia musica è un linguaggio

talmente forte e profondo da fare

a meno di storie da raccontare e posso

dimostrarlo seminando a caso parole slegate,

neologismi incomprensibili, ossimori

ed altre figure retoriche, che affascinano,

ma che risultano difficili da collegare alla

sfera delle esperienze personali”.

Tre parole di fila, un aggettivo collegato al

soggetto in modo surreale, mostrano realtà

nascoste, emozioni che valicano il dato

sensibile, confondendosi, talvolta, in un

sogno sognato.

È l’essenza stessa del surreale che cerca e

trova la verità, non solo nella sfera razionale

delle esperienze concrete e reali, ma

anche nell’intrecciarsi onirico della nostra

irrazionalità e dell’emotività.

Nonostante l’irriverenza di stampo dadaista,

in uno con l’anticonformismo e la provocazione

di Panella, i testi sono misteriosi

ma stimolanti.

Non piacciono a tutti, ma se ne sospende

il giudizio rimandandolo a tempi più maturi

per capirne l’avanguardia.

La scelta di Battisti–Panella si gioca sulla

semantica delle parole.

L’esperienza della musica/parola esorbita

dal conformismo musicale, circoscrive

nuclei vuoti, si avventura in significanti e

significati solo in modo occasionale. Si

configura, prima di tutto, come sostanza

del ritmo.

L’aspetto ludico di questa ricerca configura

ogni parola in cerca di un suo corpo visivo

all’interno di una commistione di codici e

della contaminazione tra parole, strumentazione

tecnologica e suoni.

Si ricrea un collage di suoni/immagine

evocate, di fonemi e lessemi che emergono

come frammenti da un magma sonoro

continuo, fondato sulla compenetrazione e

la sincronia, come le figure di un quadro

ribaltate sulla superficie bidimensionale. In

ogni caso si cerca di rendere opaca la

parola, in modo da impedirle la transitività

immediata voluta dalla comunicazione corrente.

La scrittura tende a darsi un corpo nuovo

senza peso, privo di contorni definiti e

pronto a qualsiasi metamorfosi. In questo

senso non sembra azzardato un parallelismo

tra l’opera di Magritte ed il nuovo

corso di Battisti–Panella.

Nelle arti visive l’artista belga indaga il rapporto

parola-immagine, facendoli coesistere

sulla tela e forzando nell’osservatore

una riflessione sul codice semantico che li

configura nel pensiero comune e che li

rende più o meno arbitrariamente reali (si

veda, ad esempio, una delle versioni di

Ceci n’est pas une pipe). Il fine è sempre

creativo e sottolinea l’ambiguità delle

parole in uno con i limiti del linguaggio.

Non paia blasfemo un ulteriore parallelismo

con l’accostamento degli esiti battistiani

alla ricerca filosofico-linguistica di

Wittgenstein.

Per questi il significato della realtà sta proprio

nei nostri infiniti modi d’interpretazione

della stessa, come se il mondo non

fosse altro che occasione linguistica: “ciò

che l’immagine deve avere in comune con

la realtà, per poterla raffigurare (correttamente

e falsamente) nel proprio modo, è

la forma di raffigurazione propria dell’immagine...;

i limiti del mio linguaggio significano

i limiti del mio mondo...; su ciò di

cui non si può parlare si deve tacere”. I

suoni, le parole e le immagini danno un

senso al mondo, ma il mondo è totalmente

autonomo rispetto

alle nostre capacità

e possibilità linguistiche:

noi ci

muoviamo all’interno

di questa vertiginosa

separatezza.

Tornando sul versante

della ricerca

musicale intrapresa

da Battisti e

Panella, possiamo

notare che, ad

essere minato, è il

significato che

diamo alla sequenza

delle lettere e,

successivamente,

alla stessa sintassi.

Non solo.

È ancora la sequenza

dei suoni vocali

che dev’essere collegata

alle note

musicali.

L’idea è rivoluzionaria.

Sembra ridurre

una canzone ai rapporti

di suoni sillabici

e delle parole

di Ettore Racioppa

all’interno di un ritmo musicale.

I testi panelliani compongono una sequenza

di suoni corti, fissati nell’esprime un

concetto e, subito dopo, negarlo con il

concetto opposto (io ti vorrei incontrare

però non lo vorrei; aperti come i mari/ e

come i mari chiusi), oppure nella ripetizione

ossessiva delle finali (niente per niente…pungente…vincente):

scelte provocatrici

che paiono rispondere sempre più ad

esigenze fonetiche.

Sembra addirittura di vedere, da “Don

Giovanni” ad “Hegel”, un processo d’impoverimento

semantico a vantaggio di un

ritmo assoluto fatto di sola musica. Con

“Hegel” il processo è compiuto, si giunge

all’astrazione, al buddistico mormorio indistinto

e piatto di mantra laici.

Forse l’estremo limite cui poteva aspirare

una ricerca così coraggiosa da rimettere in

discussione le scelte vittoriose senza

tempo alla ricerca di un tempo assoluto.

Del resto, anche la data scelta per l’uscita

dell’ultima raccolta, il 29 settembre, sembra

proprio rappresentare il desiderio

inconscio di chiudere lì la sua avventura

artistica, iniziata realmente col successo

della celebre “29 settembre” nell’ormai

lontano 1967.

Una sorta di alfa e omega coincidenti che

lo renderanno mito per lungo tempo a

venire.


12

XI Settimana della Cultura

Campo de’ fiori

A passeggio per la Via Amerina

Grande successo per i tesori di Fabrica di

Roma e Civita Castellana. I due Comuni,

che fanno parte del progetto di valorizzazione

del comprensorio della Via Amerina,

hanno preso parte con i loro preziosi

reperti archeologici alla XI Settimana

della Cultura che si è appena conclusa.

Un’occasione che ha richiamato un gran

numero di persone, si stima in migliaia,

che hanno visitato in concomitanza con

questo evento nazionale la Via Amerina,

l’antica via romana, che si snoda per 50

kilometri da Nepi a Orte e che fu creata

per raggiungere l’Umbria da Roma. Grazie

anche alle belle giornate di sole la strada

che sale verso la Tuscia, immersa nelle

coltivazioni di noccioli, tra campi coltivati e

antiche vestigia etrusche e romane che

affiorano, i tanti visitatori hanno scoperto i

paesi della Via Amerina sull’alto delle loro

rocche che dominano la valle del Treja. E

poi la maestosità della Chiesa romanica di

Santa Maria di Falleri di Fabrica di

Roma, l’antica Falerii Novi, che in questi

giorni si è animata di persone richiamate

dall’illustre presenza del Cippo dei Lari, un

antico rinvenimento che si pensava ormai

perduto. Invece, grazie alla sapiente opera

degli esperti della Soprintendenza per i

Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale,

il Cippo è stato ripulito e sistemato in

TARQUINIA (VT): PROROGATO AL

30 MAGGIO IL TERMINE PER LA

PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

DI PARTECIPAZIONE AL PREMIO

INTERNAZIONALE ARCAISTA.

È stato prorogato al 30 maggio, il termine per la presentazione

delle domande per partecipare al Premio Internazionale

Arcaista di pittura, scultura e grafica, che si svolgerà a Tarquinia

(VT) dall’11 al 19 luglio 2009. “Abbiamo prorogato di un mese

il termine per la presentazione della domanda di partecipazione

al Premio -dice entusiasta Massimo Stefani, Presidente dell’associazione

arcaista- poiché giungono in sede 15-20 plichi. È un

flusso continuo, inarrestabile, che proviene da artisti italiani e

stranieri. Abbiamo abbondantemente superato il numero dei

partecipanti dell’anno scorso e quella di quest’anno si preannuncia

come una grande edizione. La commissione giudicatrice,

presieduta dal critico d’arte ed editore Sandro Serradifalco, è

sottoposta a un grande lavoro per visionare e selezionare le

opere degli artisti che aspirano a partecipare alla fase finale del

Premio. Porteremo ed esporremo a Tarquinia, dall’11 al 19

luglio, le opere di duecento artisti finalisti.

Sarà un’occasione straordinaria- conclude Stefani- per far conoscere

la Storia e la Cultura della città di Tarquinia”.Chi vuole

ricevere il Bando di partecipazione può inviare una mail all’indirizzo:

arcaista@alice.it. Intanto, prosegue la stesura del libro di

Massimo Stefani, intitolato “Il teorema Arte”, che sarà pubblicato

a novembre dalla casa editrice Mondatori e che conterrà

scritti di importanti personalità del mondo dell’arte e della cultura.

fondo alla navata centrale della Chiesa.

Quando il Comune di Fabrica di Roma

acquistò il Palazzo e l’annesso giardino

appartenuti al Conte Giuseppe Cencelli,

per farne la propria sede, fu notato questo

enorme cilindro di pietra tufacea che faceva

mostra di sé tra le piante del giardino.

L’antica iscrizione, con la dedica ai Lari

Compitali per la protezione del viaggio, era

molto mal ridotta e solo il lavoro degli

archeologici e la tecnologia adeguata

hanno potuto riportarla alla luce. Ed oggi

possiamo ammirare questo reperto ma

soprattutto sapere dalla sua iscrizione, che

pare sia l’unico esempio esistente di devozione

ai Lari Compitali, quanto gli antichi

popoli falisci presenti nella Tuscia fossero

devoti agli spiriti protettori che, secondo le

tradizioni romane, vegliavano sul buon

andamento della famiglia, della proprietà

o delle attività in generale. La XI

Settimana della Cultura è stata anche l’occasione

per gustare l’enogastronomia

locale nei tanti ristoranti ed agriturismi

presenti lungo il percorso della Via

Amerina, e vedere da vicino anche l’altro

cimelio esposto dalla Soprintendenza. A

Civita Castellana, nella suggestiva fortezza

Sangallo oggi sede del Museo

Archeologico dell’Agro Falisco, per la prima

volta è stato esposto al pubblico un pre-

zioso corredo funerario ritrovato in questa

zona. Si tratta di una testimonianza che

attesta l’appartenenza del defunto all’aristocrazia

dominante del VII secolo a.C. e

ci riporta agli usi e costumi dei nostri antenati.

Nelle sale del Museo sono stati sistemati

tutti gli oggetti che appartenevano

alla persona defunta e che, secondo le

credenze del tempo, dovevano accompagnarlo

nel suo viaggio nel mondo dell’aldilà.

Di questo prezioso corredo funerario

fanno parte oggetti in metalli preziosi e

pietre dure che dovevano essere di uso

quotidiano tanto da far pensare ad una

persona di ceto sociale elevato. Per i ritardatari

sarà ancora possibile visitarlo fino al

30 settembre secondo gli orari del Museo.

Rosangela Petillo

Sabato 9 – Domenica 10 maggio 2009

FESTA DEGLI

AQUILONI

Giornate Nazionali Donazione e

Trapianto di Organi e Tessuti

Castel Porziano – Cancello 1 –

Via Litoranea (Ostia)

Ingresso libero – Laboratorio per bambini gratuito

Un’iniziativa realizzata dal Centro Nazionale Trapianti con le

Associazioni di volontariato intitolata “Un dono per la vita, un

pensiero che vola alto”.

Il 9 e 10 maggio 2009 il cielo di Castel Porziano si dipingerà di

varie forme e colori. In occasione delle Giornate Nazionali

Donazione e Trapianto di organi e tessuti, il Centro Regionale

Trapianti del Lazio e le Associazioni di volontariato Associazione

Amici del Trapianto di Fegato, ACTI, ADMO, AIDO, ANED,

Associazione Malati di Reni, Marta Russo) organizzano infatti un

fine settimana dedicato agli aquiloni. Da ogni parte d’Italia sono

attesi gli appassionati di questo hobby che per molti sta diventando

una vera e propria attività competitiva. Aquiloni statici, acrobatici

e da trazione sfileranno per tutta la giornata, dalle 10 alle

20, contemporaneamente alle attività di laboratorio proposte dai

maestri aquilonisti italiani per costruire insieme al pubblico convenuto

aquiloni di ogni tipo che verranno donati a tutti i bambini presenti.

Lo scopo dell’iniziativa, sostenuta dalla Regione Lazio con il

patrocinio del Presidente del XIII Municipio di Roma, è quello di

sensibilizzare la gente alla donazione degli organi e tessuti

mediante la distribuzione di un dettagliato materiale informativo

realizzato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche

Sociali, dal Centro Nazionale Trapianti, dal Centro Regionale

Trapianti in collaborazione con le Associazioni stesse.


Campo de’ fiori 13

Roma com’era

Via Capo le Case

Dove una volta c’era la

campagna, oggi è arrivata la

città con il suo rumore

ed il suo caos.

E’ il caso di via

Capo le Case dove, tra l’altro,

è sparito completamente

il giardino di S. Isidoro.

La loggetta dei Borgia

dominava il paesaggio.

Ricordi in immagini

Via Giulia

Una romantica vista

della Roma sparita,

dove si evidenzia la

tranquillità dei

personaggi ritratti

spontaneamente

ed in posa.

Il pino dei

giardini Farnesi,

che equilibrava l’alto

campanile della

chiesa della Morte

ed il cavalcavia,

oggi non esiste più.


14

di

Maria Cristina

Caponi

Il caso dell’infedele Klara,

Italia, 2009. Genere:

commedia; regia: Roberto

Faenza; sceneggiatura:

Roberto Faenza,

Maite Carpio Bulgari,

Marzio Casa; interpreti:

Claudio Santamaria,

Iain Glen, Laura Chiatti,

Kierston Wareing,

Paulina Bakarova, Anna Geislerovà;

fotografia: Maurizio Calvesi; montaggio:

Massimo Fiocchi, Francesco Bilotti;

scenografia: Francesco Frigeri; costumi:

Grazia Materia; musica: Giovanni

Venosta; distribuzione: Medusa; durata:

90 minuti .

“La gelosia è un mostro dagli occhi verdi

che si prende gioco della carne di cui si

nutre”

(Otello, atto III).

E voi, vi siete chiesti almeno una volta

nella vita cos’è la gelosia? È un sentimento

letale e chi ne è affetto crede soltanto

in quello che vede e se- come ne Il caso

dell’infedele Klara- le prove non esistono, il

sospettoso non si dà per vinto; ma continua

a cercare, a caccia anche del minimo

indizio che possa alimentare la propria

ossessione. Un presentimento, un chiodo

fisso, un sospetto, tutti sinonimi del rovello

amoroso descritto da William

Shakespeare con così tanta acutezza ne

L’Otello. L’unico rimedio per liberarsi di

tale tarlo angosciante è la certezza del tradimento.

Ne è convinto il regista Roberto

Faenza, giunto alla sua quindicesima

prova d’autore. «Paradossalmente» dice

Faenza «finché l’infedeltà non viene scoperta

la gelosia rimane inappagata e continua

ad espandersi. Nel film mi interessava

mostrare come i diversi personaggi reagiscono

all’amore». Prendendo spunto dal

romanzo omonimo dello scrittore cecoslovacco

Michal Viewegh (narratore praticamente

del tutto sconosciuto in Italia), il

regista de I vicerè conferma la passione

che da sempre nutre per la letteratura, da

cui spesso ha tratto buoni soggetti per le

sue opere cinematografiche. Qui, apporta

alcune modifiche rispetto al testo originale,

atte a giustificare l’apporto di due star

nostrane quali il bravo Claudio

Santamaria e la lanciatissima Laura

Chiatti, in una stupenda Praga da cartolina.

Questo tormentato carosello del dubbio

vede due coppie relazionarsi in modo

antitetico rispetto al dramma della gelosia.

I primi due fidanzatini sono, per l’appunto,

Santamaria e Chiatti. Lui si chiama

Luca, maestro di musica in una scuola elementare

di giorno e artista techno di

notte. Lei è Klara, una bella e sensuale

studentessa di architettura prossima alla

Campo de’ fiori

IL CASO DELL’INFEDELE KLARA

laurea con una tesi sull’acqua alta a

Venezia. Tutto sembra filare liscio, se non

fosse per le ambigue intenzioni di Pavel,

ovvero il tutor universitario di Klara, che

insospettiscono il già di per sé insicuro

fidanzato della giovane. La seconda coppia

è quella costituita dal detective- psicologo

Denis (Iain Glen) e dalla sua affascinante

moglie (Paulina Bakarova). La loro è

un’unione completamente fuori dagli schemi,

dal momento che il consorte accetta

con fare accomodante le continue scappatelle

della compagna, consolandosi con un

«ma se tu sei felice così, anche io sono

felice così». A far sì che i loro opposti stili

e filosofie di vita entrino in contatto è un

caso fortuito: Luca entra nell’agenzia di

Denis, per chiedere all’investigatore di

tenere d’occhio la sua dolce metà, offrendogli

in cambio di denaro. È l’inizio della

fine. A quanto pare, ultimamente la frizzante

Laura Chiatti si trova a suo agio

(sul set) con uomini oltremodo possessivi.

Infatti, dopo la parte di Desdemona nel

postmoderno Iago di Volfango De Biasi,

eccola di nuovo recitare nel ruolo di una

giovane donna ossessionata da un compagno

preoccupato di un eventuale tradimento.

In verità, come lei stessa ha confidato

a un giornalista, nella vita privata l’attrice

è l’esatto contrario: «Ho

bisogno di conferme e di sentirmi

dire continuamente “ti amo”. Se

una ragazza per strada ha guardato

il mio fidanzato passo le

giornate a pensarci e, a volte,

come succede in Klara, mi verrebbe

anche voglia di pagare un

detective privato. Ma, poi, mi

fermo in tempo». Tuttavia, nonostante

un autore amato dal pubblico

e un cast di sicuro richiamo,

il film non decolla. Fino all’ultimo

si aspetta, si attende invano un

colpo di scena, sapendo già

quanto sia oramai inutile dare

ossigeno a un cadavere ambulante.

Sinceramente è il caso di stendere

un velo pietoso, anzi più di

uno e per più di una volta, su

questa pellicola senza né spina

dorsale né un briciolo d’immaginazione,

che ruota senza sosta su

se stessa e, nel farlo, come se

non bastasse, perde mano a

mano i propri caduchi ingranaggi.

Facciamo il punto della situazione:

la regia? Anonima e scialba,

incolore insomma. Agghiacciante

a dir poco- aggiungo- il modo in cui è stata

ripresa la bollente scena di sesso tra i due

affiatati protagonisti: sembra di assistere a

un filmato hard core casalingo, in parte

censurato. L’interpretazione degli attori?

Un passo falso nella loro carriera per tutti

gli interpreti, nessuno escluso.

Francamente rammarica assistere alla

piatta performance di un artista versatile

quale Claudio Santamaria, sempre

capace di far vibrare con una gran varietà

di toni le parti affidategli. Insopportabile,

inoltre, il gigione Iain Glein che, peraltro,

aveva già collaborato con Roberto

Faenza in Prendimi l’anima, dove interpretava

il celebre psichiatra Carl Jung. La

ritrovata Kierston Wareing, attrice- rivelazione

lanciata dal regista britannico Ken

Loach in In questo mondo libero, fa una

ben magra figura in quest’opera, intralciata

pure da un pessimo doppiaggio. Unica

nota positiva riguarda il tamtam pubblicitario,

dispensatore di considerevoli aspettative,

per un film che sembrava puntare

molto in alto. Peccato che questo supposto

benefit sia tutto a vantaggio della casa di

distribuzione Medusa e non del povero

spettatore, incredulo in sala per via delle

orribili immagini che scorrono sul grande

schermo davanti ai suoi occhi.


Campo de’ fiori 15

Caccia al cinghiale

Sullo specchietto

retrovisore mi

comparve all’improvviso

la sagoma

d’un cinghiale

che stava

attraversando la

strada.

Si trascinava

zoppicando

di Secondiano Zeroli

vistosamente e

lasciva sull’asfalto

una scia ininterrotta di sangue.

Mi trovavo in prossimità dell’abitato di S.

Lorenzo Nuovo, sulla Statale Maremmana,

e molte macchine erano disordinatamente

parcheggiate sui due cigli della carreggiata.

Una di queste si mise a clacsonare insistentemente;

doveva trattarsi d’un richiamo

per gli amici cacciatori che si trovavano

nella macchia accanto.

Mi fermai poco oltre, approfittando d’un

piccolo slargo, proprio mentre un nutrito

gruppo di agguerriti cacciatori, con il fucile

imbracciato, stava attraversando la strada,

seguendo la pista del sangue fresco.

Il bosco aveva inghiottito il povero animale,

che però ben presto, immaginai, sarebbe

finito nelle mani degli inseguitori.

Non vidi cani e la cosa mi meravigliò non

poco, come del resto, mentre stavo ripartendo,

mi sorprese il fatto di non sapere

praticamente nulla di questi animali.

Così, per appagare la mia curiosità, ho

dovuto chiedere a persone competenti e

ricorrere a riviste specializzate, per venire

a conoscenza che ormai, nella nostra provincia

di Viterbo, come un po’ in tutta

Italia, si è arrivati ad una vera e propria

emergenza cinghiali.

Troppi cinghiali

in giro.

Questi animali

hanno letteralmente

invaso le nostre

campagne, stanno

provocando gravi

danni all’agricoltura

e stanno diffondendo

la peste

suina negli allevamenti.

Ma quali sono le

cause di questo

autentico “boom”

demografico? La

prima causa è la

mancanza di predatori (i lupi, ormai, non

esistono più da tempo nelle nostre campagne);

la seconda è la sbalorditiva capacità

di adattamento dell’animale a diversi

ambienti; la terza ed ultima, la sua alimentazione

non specializzata.

Insomma nessun altro animale lo uccide,

si adatta ad ogni ambiente e per sopravvivere

mangia di tutto.

Davvero un bel problema! Del resto non è

veramente facile impedire ai cinghiali di

provocare danni all’agricoltura. Misure preventive,

quali repellenti di tipo chimico e

acustico, non funzionano, sono invece efficaci

le recinzioni, soprattutto quelle elettriche,

ma sono molto costose ed hanno

bisogno di manutenzione.

Ancor più difficile è impedire la diffusione

della peste suina negli allevamenti, primo

perché si sta ancora cercando di definire

quali possono essere i migliori vaccini da

impiegare, e secondo perché le modalità

di somministrazione sono ancora tutte da

inventare.

Gli animali sono tanti, sono molto proliferi

e si muovono, stante l’abbandono di molte

campagne, in assoluta libertà.

A rendere il quadro ancor più fosco c’è il

problema di quelle aree, come i parchi

nazionali e regionali, in cui la caccia è vietata.

Dove non lo è, il metodo di caccia più diffuso

è la “braccata”, che prevede l’impiego

di venti-trenta cani, e la presenza d’un

folto gruppo di cacciatori, dai venti ai quaranta.

Ma la caccia è aperta solo in determinati

periodi dell’anno e pertanto è difficile

ridurre il numero di esemplari a livelli

meno esplosivi.

Si stanno dunque cercando soluzioni ad un

caso difficile che per molti, troppi anni, è

stato completamente e colpevolmente

ignorato.

In un dèpliant dell’Istituto Nazionale per la

Fauna Selvatica si legge testualmente: “I

metodi migliori per catturare i cinghiali,

senza creare troppi problemi all’ambiente,

sono i chiusini, trappole costituite da piccoli

recinti con porte a ghigliottina, la cui

chiusura è provocata dall’animale stesso,

attirato da un’esca”.

Non seguire questo cervellotico consiglio,

sarebbe già un primo passo sulla strada

d’una ricerca seria e razionale, che miri a

risolvere il delicato problema!


16

Campo de’ fiori

Il profitto e la virtù di Giovanni Francola

Presentato a Fabrica di Roma e presto in altri paesi

Le autorità militari ed alcuni degli intervenuti.

Sabato 4 aprile presso la splendida sala

consiliare del comune di Fabrica di Roma,

ex Palazzo del Conte Cencelli, completamente

ristrutturato e munito di attrezzature

moderne che lo rendono facilmente

accessibile a tutti ed uniscono il passato al

presente, si è tenuta la presentazione del

libro Il profitto e la virtù, edito dalla

Ennepilibri, del nostro collaboratore

Giovanni Francola, impegnato in una

importante causa: la difesa dell’ambiente

in cui viviamo, che la sconsideratezza dell’uomo,

dedito sempre e solo al profitto,

sta distruggendo. Abbiamo già avuto

modo di presentarvi gli argomenti del

libro, spesso trattati dallo stesso Giovanni

nella rubrica Ambiente ed ecologia, da lui

tenuta sulle pagine di questa rivista e non

Da sx: il Vicesindaco Francesco Pierantonelli,

l’autore Giovanni Francola, la relatrice Ermalinda

Benedetti e il Sindaco Giuseppe Palmeggiani.

vogliamo

svelarvi

altro, per

non togliervi

il piacere di

una sana ed

utile lettura.

Ad aprire la

discussione

il sindaco

Giuseppe

Palmeggiani,

che ha

accennato

alla biografia

dell’autore, ben noto ai suoi compaesani.

La parola è poi passata alla relatrice,

Ermelinda Benedetti, che ha illustrato

sommariamente gli argomenti affrontati

nel libro, soffermandosi su alcuni punti

salienti, più volte ribaditi, anche dall’autore,

all’interno del testo: il ruolo dei mass

media e la corsa sfrenata al profitto, a

discapito di ogni altra cosa. È stato, dunque,

il momento di Francola che ha approfondito

alcuni punti, incuriosendo anche il

pubblico con numeri ed informazioni apparentemente

comuni, ma non per questo

conosciuti o meno importanti. Il vicesindaco,

Francesco Pierantonelli, si è infine

complimentato a lungo, anche a nome di

tutta la comunità di Fabrica di Roma, con

Giovanni, motivo di compiacimento per il

paese, nonchè esempio da seguire.

A chiudere, un filmato con immagini veramente

molto eloquenti, che hanno catturato

particolarmente l’attenzione degli

intervenuti, realizzato da Simone De

Mattia. L’amministrazione ha voluto offrire,

in segno di riconoscenza, allo scrittore un

piatto con lo stemma comunale. Tra i presenti,

i volontari della protezione civile del

posto, di cui Giovanni è vice presidente.

Per finire un ricco buffet allestito in un’altra

delle splendide stanze del palazzo

comunale, e il taglio della torta, preparata

da Teresa, la moglie di Giovanni.

Presto il libro verrà presentato in seno ad

altre manifestazioni. Promuoverlo è importante

visto il fine benefico che Francola ha

voluto legare ad esso.

Aquistate Il Profitto e la

Virtù di Giovanni Francola.

Parte dei diritti d’autore

ricavati dalla vendita del

libro verranno devoluti

all’organizzazione Medici

Senza Frontiere Onlus.

Ricordiamo ai lettori che i

libri possono essere

richiesti alla propria

libreria di fiducia oppure

ordinati inviando una

e-mail a ennepilibri@tin.it,

o via fax allo 0183.661126,

con recapito e codice

fiscale. Saranno spediti in

contrassegno senza

addebito di spese postali,

anche per ordini di una

sola copia.

La Città del Sole - Sportello per lo Sviluppo Sostenibile (ass.sps.) è presente

sia nel territorio regionale laziale, con sede in Civita Castellana, via G. Garibaldi 11, Tel/fax

+390761516516, sia sul Web con il portale informativo sullo Sviluppo sostenibile www.progettosostenibile.eu

ed ha tra gli obiettivi di contribuire al raggiungimento degli accordi di Kyoto e la valorizzazione del territorio proponendo

introduzione di nuovi materiali nell’architettura contemporanea. E’ con questo obiettivo che ha partecipato al

SAIENERGIA08 riscuotendo un ottimo consenso. Dal primo febbraio l’associazione propone un percorso di qualità

per lo sviluppo sostenibile agli Enti Pubblici e Aziende denominato: FREE Enti e FREE Aziende. Un servizio

di audit energetico finalizzato alla raccolta dati energetici e supportato dall’apertura di due sportelli per lo sviluppo

sostenibile a Civita Castellana in via Rio del colle 1 e via G. Garibaldi 11. info@progettosostenibile.eu


Campo de’ fiori

Come eravamo

LA CARRACCIA 2 … IL RITORNO

E’ passato qualche

anno dal primo articolo

“ ‘A Carraccia,

la pista di tutti ”

(vedi Campo de’ Fiori

n° 20/2005), ed oggi

voglio ritornare sull’argomento,imitando

la consolidata tra-

di Alessandro Soli dizionecinematografica, che da sempre

sfrutta il filone del primo film, con la speranza

di ripeterne il successo. Mi riferisco

ai vari: Il Padrino, Rocky, Guerre Stellari,

Indiana Jones, e chi più ne ha, più ne

metta. La scenografia è sempre la stessa:

località La Carraccia, Civita Castellana, i

personaggi, gli stessi, ritroviamo attori

forse un po’ attempati, ma anche attori

giovani, vere e proprie promesse, non

mancano le comparse, come sempre

numerose. Certo, con il passare degli anni,

il set della Carraccia cambia aspetto: si

aggiunge qualche “casaletto”, sorgono piccoli

muri di cinta, c’è qualche albero in più,

ma il percorso principale, ormai tutto asfaltato,

rimane quello originario. La trama,

per i non civitonici, va spiegata: la

Carraccia, ovvero percorso periferico cittadino,

che sembra fatto apposta per un

“footing casareccio”, con passeggiate

“salottiere”, infastidite da latrati di cani

(ormai quasi tutti recintati e legati), palestra

all’aperto per smaltire qualche chilo di

troppo, per sudare e respirare a pieni polmoni,

ribattezzato ironicamente “ ‘O giro

dei culi mosci”. Gli attori principali, sono

quelli dell’altra volta: c’è Mario, che tutti i

giorni, instancabilmente, per tutto l’anno,

percorre il giro a passo veloce. E’ mattiniero,

infatti pochi riescono ad incontrarlo, lui

non aspetta il “Ciak si gira”, dato dal regista

alla troupe, parte di buon’ora, e si

incrocia con me, che sono una “comparsa

stagionale”, con il quale scambia qualche

battuta, alla fine della scena. C’è poi

Claudio, con la sua andatura lenta ma

costante. Lo incontri, lo saluti, lui ti guarda

con la sua aria paciosa, non invidia la

tua camminata “frizzante”, ma da vero

attore comico, ti fa sorridere con una battuta

ironica che è un invito a non mollare.

C’è poi Paolo, che affronta la scena da

vero atleta. Lui corre, la sua falcata è

lunga e continua, normalmente fa due giri

a tutta, noncurante delle camminate “terapeutiche”

di comparse massaie-casalinghe,

che trascinano i loro fianchi appesantiti

dalla cellulite, e non disdegnano pettegolezzi

su chi le ha appena sorpassate.

Sembra di essere sul set di un film storico,

dove s’incontrano personaggi mitici: ex

bancari, ex atleti, ex calciatori, tutti alla

ricerca della forma

fisica. Allora ecco

Carlo, ex calciatore

ed ex ceramista,

lui fa il cosiddetto

“giro lungo”, è un

attore non protagonista,

ma le sue

battute sono

importanti, specialmente

per una

”comparsa” come

me. Cerca di incitarmi,

per farmi

diventare attore, e

lasciare quella

anonima presenza

da comparsa che

mi vede raramente

calcare questa

scena. Eppure

qualche anno fa

(tanti per la verità),

io insieme ad

altri miei coetanei

che praticavano

atletica leggera,

frequentavo il set

del film La

17

Carraccia, da attore protagonista, quando

percorrevo con falcata da sprinter, quel

percorso ondulato e sterrato, incurante

delle pozzanghere che costellavano il tracciato

specialmente nei mesi invernali.

Una cosa è certa: questo film non finirà

mai, perché sia il regista che il produttore,

sono convinti ancora una volta di aver

fatto centro, poi gli attori non mancano

mai, anzi sono disposti a “lavorare” per

tutto il giorno, specialmente nella bella

stagione. Allora forza ragazzi, forza

Sandro, non rimaniamo semplici spettatori,

partecipiamo anche noi al film, e chissà

che presto vedremo “ La Carraccia 3 … la

corsa finale”. Magari in versione tridimensionale!


18

Campo de’ fiori

“CONCERTO PER ROMA” DI ELENA BONELLI

CONQUISTA PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO GREMITA DI PUBBLICO IN STANDING OVATION

Il “Concerto per Roma” ha chiuso il

successo dello Straordinario 2762°

Natale di Roma

Martedì 21 Aprile, Piazza del Campidoglio,

allestita per l’occasione con speciali proiezioni

sulle antiche mura, ha ospitato la

straordinaria performance di Elena Bonelli,

la nuova voce di Roma.

Il Sindaco Gianni Alemanno, il Vice

Sindaco Mauro Cutrufo e l’Assessore

alla Cultura Umberto Croppi, hanno

applaudito l’artista romana che ha

avvolto la piazza con il suo carisma scenico

e le sue capacità interpretative.

“Barcarolo Romano” di Romolo Balzani,

“Tanto pe’ Canta’ ” di Ettore Petrolini,

“Sinnò me moro” di Carlo Rustichelli, ma

anche inediti scritti in romanesco dalla

Bonelli e musicati da Mariella Nava, Pippo

Caruso, Cesare Lanza.

Questi solo alcuni dei brani cantati e in

sottofondo la voce del pubblico che seguiva

l’artista. La piazza è rimasta gremita,

per tutto lo spettacolo, di gente che, nonostante

il freddo e la minacciosa pioggia,

ha seguito con attenzione e passione la

performance della Bonelli. L’attrice ha

tenuto quasi due ore di spettacolo, intervallando

alle canzoni romane, brani recitati

e citazioni dei grandi personaggi della

romanità. Molto suggestiva la proiezione

sulle mura del Campidoglio dei filmati in

cui la Bonelli interpretava la grande Anna

Magnani, intervistata da Carlo Lizzani. Da

brivido l’interpretazione di “Chitarra

Romana in fado portoghese”, che dà l’idea

di sentire una Amalia Rodriguez capitolina

e molto divertente e apprezzata dal pubblico

una “Roma nun fa la stupida” in

swing americano. Il “Concerto per Roma”

ha chiuso le manifestazioni del Natale di

Roma, che hanno avuto un seguito di pubblico

davvero straordinario. Il pubblico ha

battuto il tempo di tutte le canzoni e, alla

fine dello spettacolo, ha omaggiato l’artista

con una standing ovation, che ha

accompagnato tutti i bis che l’attrice ha

voluto regalare al suo pubblico. Molto efficace

ed affiatata la NewBand, diretta da

Giandomenico Anellino - Chitarra, Roberto

Mezzetti - Percussioni, Roberto

Magnanensi - Fisarmonica, Luca Perroni -

Piano, Alessandro Mazza - Basso, Riccardo

Medile - Chitarra, coordinati dalla Bonelli

che di questo allestimento ha curato

anche la regia.

“Di tutti i bei teatri nel mondo questo non

ha uguali.

Per me, romana e portatrice di romanità

nel mondo, salire al campidoglio per cantare

è il massimo. Finalmente dopo tanti

anni di lavoro, mi sento parte integrante di

questa mia meravigliosa città”. Queste le

parole ed i sentimenti che l’artista, ormai

definita all’unanimità l’icona della romanità

e l’erede della tradizione popolare

romana, ha espresso anche durante lo

spettacolo. Al termine la Bonelli ha salutato

tutta la piazza, ma anche la città di

Roma, con un emozionante inno di Mameli

in versione integrale, che ha coinvolto

tutto il pubblico emozionato. Dopo Piazza

Campidoglio, la Bonelli riproporrà una

nuova versione di “Roma in The world” al

teatro Eliseo, il 25 e 26 maggio, per poi

portarlo in Georgia il 2 e 3 giugno al Teatro

dell’Opera di Tiblisi.

Arianna Cacciamani


20

di

Sandro Anselmi

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma

Quando farsi una foto

era un’occasione, e

questo succedeva non

molti anni fa, ci si preparava

come per sottoporsi

ad un provino

cinematografico, consci

di lasciare un documento

ai posteri, tant’è

che qualcuno diceva: “

‘Sta fotografia lasciatela

pe’ quanno moro!”

Le macchine fotografiche erano rarissime,

In posa per una foto

e i fotografi di professione si contavano

sulle dita di una mano.

Per lavorare si spostavano continuamente

da un paese all’altro, in occasione delle

feste patronali e delle ricorrenze più

importanti.

Arrivavano nella piazza principale

ed allestivano, accanto

alla chiesa, il loro

fondale, fatto di un

telo pitturato con

paesaggi di fantasia,

o macchine

o aerei, all’interno dei quali si posizionavano

i soggetti da fotografare, per dare l’ illusione

che fosse tutto vero.

Le loro macchine fotografiche erano quelle

classiche a soffietto, sorrette

dal cavalletto.

Per scattare

la

foto, il

1960 Famiglia Pulcinelli 1948 Famiglia Anselmi


fotografo doveva infilare la testa sotto il

telo nero, e sorreggere con la mano alzata

il flash che bruciava, con un bagliore

accecante, la lampada al tungsteno.

Allora era sempre buona la prima, oggi,

invece, si possono fare cento scatti e

magari solo uno riesce bene.

Seguirono poi le macchine a cassetta e poi

le reflex, ed anche con queste fare la foto

era un’arte.

La taratura, il bilanciamento, l’esposizione,

la messa a fuoco, tutto rigorosamente

Campo de’ fiori 21

manuale!

I fotografi italiani erano fra i migliori, basti

pensare ai fratelli Alinari, a Storaro, a Delli

Colli (quest’ultimi prestati, poi, al cinema).

Essi realizzeranno i ritratti più belli.

Da noi c’erano Amati di Caprarola, che

arrivava a bordo della sua lambretta, Nelli,

Pinardi e Castrense di Civita Castellana,

Monfeli di Corchiano, che per fare i mezzibusti

faceva calare i soggetti dentro un

bigoncio e, così, erano belli e fatti.

Arrivarono, successivamente, i fratelli

Alessandrini di Fabrica di Roma e tanti

altri, fino ai giorni nostri, dove fare una

foto è alla portata di tutti, visto che anche

i telefonini sono muniti di fotocamera.

Resta comunque il gusto di assaporare il

piacere di una foto d’epoca, dove soggetti

e fotografo erano veramente partecipi,

convinti di fare una cosa importante.

Pubblichiamo questo mese l’albero genealogico, semplificato per linea di discendenza diretta, della

famiglia Iannoni di Fabrica di Roma.

- 1951

- 1972

Potete richiedere l’albero genealogico della vostra famiglia, rivolgendovi presso la nostra

redazione. Verrà elaborato dal nostro collaboratore Geneg e potrete vederlo pubblicato sulle

pagine di Campo de’ fiori.

- 1943

- 1974

Geneg


22

Si è svolta il 5 aprile, alla Casa del

Cinema di Roma, la serata finale del

Premio Opera Imaie (terza edizione), il

riconoscimento attribuito dall’Ente che

tutela i diritti degli artisti interpreti esecutori

alle migliori opere realizzate grazie al

contributo dell’art 7 (anno 2007) per i settori

musica e audiovisivo. Presenti in sala

molti personaggi dello spettacolo ad

applaudire i lavori dei 27 finalisti (passati

tra 326 opere in concorso) e a premiare i

vincitori delle 10 categorie. Tra questi, le

attrici Nathalie Caldonazzo, Chiara

Salerno ed Edy Angelillo, i musicisti

Franco Micalizzi, Beppe Vessicchio,

Gianfranco Plenizio e Amedeo

Minghi, il regista Antonio Calenda, il

danzatore-coreografo Raffaele Paganini.

Nell’ambito musicale sono stati premiati

l’Associazione Culturale Multirifrazione

Proget-ùti MRF con l’opera

Lavoroliquido (Settore Musicale

Categoria di tipo A), Marco Camboni con

l’opera Eyn, tsvey…. Dreidel (Categoria

B Pop-Folk), Andrea Avena con l’opera

Estrela da tarde (Categoria B Jazz-

Funk), Calogero Giallanza con l’opera

Al Muhda Ilayy (Categoria B Classica-

Contemporanea) e l’Associazione

Culturale Company Blu con l’opera

Shoptalk (Categoria Danza). Nel settore

audiovisivo i vincitori sono: Tina

Femiano con l’opera Anna Politkovskaja

concerto per voce solitaria

(Categoria B sezione Documentario),

Marcello Mazzarella con l’opera

Marenostro (Categoria B sezione

Fiction), Raffaele Buranelli con l’opera

Campo de’ fiori

PREMIO OPERA IMAIE

2009: ECCO I VINCITORI

Salomè una storia (Categoria B sezione

Teatro in video), Officina Dinamo con

l’opera Come la civetta quando di

giorno compare (Settore Audiovisivo

Categoria di tipo A). I due premi speciali

della Presidenza sono andati a Ciro

Sebastianelli con l’opera Il mio amico

Roberto Murolo, per il settore musicale,

e Officina Arteteka Onlus con l’opera

Lucì Voci e volti dal Faro, per il settore

audiovisivo. Nell’ambito della serata

Lando Buzzanca ha consegnato al grande

attore Arnoldo Foà il PREMIO

IMAIE alla carriera. All’atto della consegna

della prestigiosa statuetta in bronzo,

realizzata dal pittore Pablo Echaurren, il

presidente dell’Imaie Edoardo

Vianello, a nome di tutti gli Artisti

Interpreti ed Esecutori che l’Istituto rappresenta,

ha così motivato l’assegnazione

del premio: Ad Arnoldo Foà, che in oltre

70 anni di carriera ha esplorato tutte le

forme dell’interpretazione: dal teatro di

prosa, al cinema, dalla televisione al doppiaggio,

dalla scrittura alla discografia

(memorabili i suoi dischi di poesie), senza

tralasciare l’impegno civico se alla sua

voce di annunciatore della Radio Alleata

PWB è legata la comunicazione dell’armistizio

dell’8 settembre 1943. E’ stato diretto

dai più grandi registi ed ha esercitato la

regia lui stesso; ha recitato i testi dei più

grandi autori teatrali ed è autore lui stesso;

ha lavorato con i più grandi capocomici

ed è stato capocomico lui stesso. Una

carriera iniziata prima della guerra, coltivata

nonostante le leggi razziali lo avessero

costretto a nascondersi sotto falsi nomi,

Arnoldo Foà ha ricevuto il Premio IMAIE

alla carriera

proseguita quando l’Eiar diventava Rai e

quando nasceva la televisione (chi non lo

ricorda capitano Smollet ne «L’Isola del

tesoro» o cognato di «Giamburrasca»?).

Ancora oggi, dopo oltre 100 film, innumerevoli

stagioni teatrali e letture di poesie,

calca le scene con successo, interpreta

film di nuovi registi, scrive romanzi. La sua

carriera lunghissima e rigorosa testimonia

una vita spesa per la cultura e per l’arte.

Per questo l’Imaie lo onora con un premio

alla carriera, che vuole essere non soltanto

un attestato all’artista, ma anche l’indicazione

a tutti gli artisti, in particolare ai

giovani, di un esempio da seguire nella

perseveranza, nella coerenza, nell’impegno,

ma pure nella gioia che questa professione

sa restituire a chi la pratica in

tutte le età della vita.


Campo de’ fiori 23


24

Tarano

di

Ermelinda Benedetti

Campo de’ fiori

Le guide di Campo de’ fiori

...........continua dal

numero 58

ITINERARIO TURI-

STICO Passeggiando

per il centro storico di

Tarano è chiaramente

evidente l’impronta

medievale. Ancora

racchiuso nelle antiche

mura difensive,

passeggiando tra gli ordinati vicoli e ammirando

vecchi portoni e piccoli splendidi

giardini, ci si imbatte nella chiesa di Santa

Maria Assunta, l’edificio storicamente ed

architettonicamente più significativo del

paese. La chiesa risale agli inizi del 1100,

probabilmente a seguito della campagna

di costruzione o trasformazione di chiese

in Sabina, voluta da Crescenzio, nell’ambito

della strategia anti-farfense condotta da

Pasquale II. Sul campanile della chiesa

un’epigrafe riporta la data 8 settembre

1114, probabilmente l’anno in cui venne

edificata. Con il passare del tempo subì

talmente tante variazioni che oggi poco

resta delle forme originarie, arrivando ad

assumere una forma trapezoidale a terminazione

rettilinea, di grande irregolarità.

La facciata, infatti, si presenta fortemente

asimmetrica, a causa dei numerosi interventi

subiti, il più importante dei quali

dovette avvenire nel Duecento, quando la

chiesa ad un’unica navata fu ampliata, a

causa dell’aumento della popolazione, con

l’aggiunta di due navate laterali. Fu necessario

l’inglobamento della torre nolare.

Anche il rosone cosmatesco, che sovrasta

il portale con lunetta affrescata, è da

ricondurre a questo periodo.

Postmedievale è il reimpiego di un frammento

di scultura rappresentante un satiro,

forse Pan, ed una Ninfa, al centro della

facciata. Le modifiche sono evidenti anche

all’interno, ricco di decorazioni di epoche

diverse. Tra le epoche pittoriche, di notevole

rilevanza un santo, forse San

Bartolomeo, frammento di affresco della

seconda metà del XIII secolo e una raffigurazione

della crocifissione di metà XIV

secolo attribuito ad un maestro di scuola

assisiate. Un’altra chiesa è quella di San

Francesco, risalente al 1300, a croce latina

e con una sola navata.

Un ruolo fondamentale lo rivestì anche il

convento di San Francesco, costruito nel

Duecento e oggi per gran parte diruto.

Del comune di Tarano fa parte la frazione

di Santo Polo. Del castello di Santo Polo

ne abbiamo testimonianza per la prima

volta in un documento farfense datato

gennaio 1102, citato come uno dei confinati

del gualdo di S. Anatolia, nelle vicinanze

di Mozzano, in occasione della locazione

a terza generazione che l’abate

Beraldo II fece al presbitero Giovanni e ai

fratelli Rustico, Pietro e Berizone, figli di

Beraldo. Nel 1192 doveva corrispondere

alla camera apostolica un censo annuo di

sei libbre di provisini. Nel 1374 aderì alla

rivolta romana capeggiata da Cola di

Rienzo, che nominò un podestà e rettore e

nel 1368, insieme ad altri castelli, fu infeudato

a seconda generazione mascolina da

Papa Urbano V a Francesco e Buccio Orsini

, alla cui famiglia rimase fino alla morte di

Enrico Orsini, nel 1604. Venne poi incamerato

dal marchese di Stimigliano. Nel 1853

Santo Polo con i suoi 235 abitanti era

appodiato di Montebuono. Nel 1871 divenuto

appodiato di Collevecchio contava

307 abitanti. La chiesa parrocchiale era

dedicata ai SS: Pietro e Paolo ed era dotata

di organo. Il patrono è San Barnaba e

viene festeggiato l’11 giugno. All’interno

delle mura, erano presenti un macello, una

pizzicheria, un calzolaio ed una mola a

grano dei Piacentini. Al borgo di San Polo

è legato un evento miracoloso, avvenuto

precisamente tra il 9 ed il 10 giugno

del 1505. Una giovane contadina

di nome Giovanna, figlia di

Michele di San Polo, mentre lavorava

il campo di famiglia vide

apparire dietro una siepe a tre

passi da lei, un giovane frate

vestito come i padri serviti, con la

tonaca, la cocolla ed il cappuccio

in testa, con la “pazienza” dal

collo ai piedi e in mano una grossa

corona caratteristica del suo

ordine per pregare la Madonna. La salutò

pronunciando la frase “Ave Maria” e la rassicurò

benedicendola.

La mise a suo agio chiedendole come

fosse il raccolto del campo e la giovane

rispose che la speranza di ottenere frutti,

nonostante la cura, era molto scarsa. Così

il frate disse che in realtà la comunità di

San Polo, per il cattivo comportamento

meritava punizioni ben più gravi e che solo

per intercessione di Maria, Dio non fece

straripare il fiume in piena, allagando i

campi e distruggendo i raccolti. Per questa

grazia ricevuta i sampolesi avrebbero

dovuto digiunare con pane e acqua il

venerdì successivo. Il frate diede a

Giovanna il compito di portare i messaggio

ai suoi compaesani, ma lei si rifiutò di farlo

per paura di non essere creduta. Il frate la

benedì e scomparve. Il giorno successivo

la contadina, anziché andare alla fontana

del paese a sciacquare un panno, decise di

tornare al campo. Lavò il panno nelle

acque del ruscello e lo stese al sole e si

mise a mondare il miglio vicino ad un’alta

e maestosa pianta di noce.

Improvvisamente si sentì chiamare per

nome, esterrefatta alzò lo sguardo e vide

una signora di ineffabile bellezza tra i rami.

Era vestita come le suore del Terz’ordine

dei Servi di Maria, con una veste nera,

cinta ai fianchi, un ampio mantello che le

copriva il capo e le faceva appena intravedere

due lunghe chiome di capelli biondi

che scendevano sugli omeri e sul petto. Il

viso bellissimo era rigato dal pianto.

Riconobbe immediatamente la Vergine

Maria, si inginocchiò ed incrociò le braccia

sul petto, tutta tremante. La Madonna la

calmò e le ordidi chiamare il prete di

San Polo, di fargli suonare la campane in

suo onore e di convocare tutto il popolo e

invitarlo a rispettare alcuni consigli. Se l’avessero

fatto sarebbero stati felici altrimenti

avrebbero subito tanti guai. Mentre

pronunciava queste parole si scoprì il

petto lacerato da flagelli e le ginocchia

sanguinanti, supplicando alla giovane di

riportare quanto aveva visto e udito per

placare l’ira di Dio. Giovanna stava ripiegando

il panno, ma la Madonna la incitò a

correre in paese. Corse a San Polo, riferì

tutto e quando tornò al campo trovò il

panno piegato.

Da

queste ierofanienacque

dunque

la devozione

per la

Madonna

della Noce.

... continua

sul prossimo

numero


Campo de’ fiori

LA S.S. LAZIO TRA LA GENTE

Cristiana Barduani e Tommaso Rocchi

S.Oreste Outlet ore 12.00, 03 Aprile

2009.

Oggi un appuntamento speciale ha fatto

riunire i tifosi laziali a S.Oreste, l’apertura

del nuovo negozio Lazio Style 1900.

Grandi e piccoli fans hanno potuto salutare

ed avvicinare il Capitano della Lazio

Tommaso Rocchi, il difensore centrale

Sebastiano Siviglia e l’allenatore, elegantissimo

per l’occasione, Mister Delio Rossi.

Da sx: Rocchi, Rossi, Focolari, Siviglia

Presenti anche i

massimi esponenti

della dirigenza

laziale: il

Team Manager

Manzini ed il

Coordinatore

Area Tecnica

Igli Tare.

Con loro anche

il giornalista -

tifoso Furio

Focolari ed il

cantante Tony

Malco.

Tutti i tifosi, alla

ricerca di un

autografo o di

una foto dei

propri beniamini,

hanno potuto

assistere

all’apertura del nuovo negozio Lazio Style

1900, con tanto di taglio del nastro (biancazzurro)

da parte delle autorità locali.

Dopo un’ora di attesa riesco ad avvicinarmi

a Tom-maso Rocchi e poichè so che è

un ottimo chitarrista gli chiedo quali sono

i generi musicali

da lui

preferiti.

Mi risponde

25

”Tutti, mi piace ascoltare ogni genere di

musica, specialmente quella italiana”.

Io sono sicura che la musica che lui preferisce

è quella fatta “a suon di goals”, ma

devo dire che Tommaso è bravissimo

anche con la chitarra.

Infatt,i qualche anno fa, ho assistito al

concerto organizzato con Di Canio ed i

gemelli Filippini: un concerto da veri professionisti,

fantastici.

Chissà se Giorgia (la cantante) accetterebbe,

magari insieme a Brignano e Rocchi, di

ripetere un’esperienza simile?

Tornando alla realtà non riesco a descrivere

il grande entusiasmo dei tifosi, che chiedono

a gran voce al Capitano e al Mister

Rossi di regalare loro tante nuove vittorie,

di andare in Europa.

Noi tifosi sappiamo che tutti i giocatori si

impegneranno per arrivare più in alto possibile

in classifica, perchè loro più di noi

sono la vera Forza della Lazio.

Da sx: Tommaso Rocchi capitano, Furio Focolari

giornalista, Manzini team manager Lazio, Sebastiano

Siviglia difensore, Igli Tare coord. Area Tecnica.

di Cristiana Barduani


26

Esclusivo

Terremoto in Abruzzo

Campo de’ fiori

Aiuti alla popolazione dell’Abruzzo

colpita dal terremoto

Lo scorso 6 aprile alle ore 17.00 a distanza

di poche ore dal sisma che ha colpito

L’Aquila e molti paesi dell’Abruzzo, io insieme

ad altri cinque volontari della

Protezione Civile di Fabrica di Roma, il

Presidente Alessio Capitoni, Alessandro

Molè, Massimo Angeletti, Giuliano

Costantini e Domenico Ciappici, siamo

partiti per le zone messe in ginicchio dal

terremoto. Alle ore 19.30 circa abbiamo

raggiunto il campo a noi destinato,

“Località Pianola”, a pochi chilometri da

L’Aquila, assegnatoci dai responsabili della

Prociv Arci. Appena svolte le rituali procedure

di registrazione, si è subito passati

alla fase operativa. Il nostro compito era

quello di mettere in piedi una tendopoli nel

DUE TESTIMONIANZE DI VOLONTARI NELLE ZONE TE

campo sportivo di Pianola, così, alle prime

ore dell’alba, insieme a tanti altri volontari

della Protezione civile provenienti da tutta

l’Italia, abbiamo iniziato a scaricate le

tende dai container per poi montarle.

Mentre si allestiva il campo, i volontari

della Prociv Arci di Capo Rizzuto, completavano

la tenda mensa e le relative cucine

da campo. Nell’arco di poche ore la tendopoli

era completa di tutti i servizi e le strutture

per ospitare la popolazione, duramente

colpita dal sisma. Il giorno 7 aprile altri

tre volontari della Protezione civile di

Fabrica di Roma (VT); Roberto De Montis,

Teresa Noviello e Monia Tamburi, ci hanno

raggiunto al campo, mettondosi subito a

disposizione, catalogando e distribuendo

generi alimentari di prima necessità.

Il giorno 8 aprile, tutti noi ci recammo a

L’Aquila, fin dal primo momento ci fu chiara

la situazione e quanto il sisma era stato

violento. Il centro storico della città era

come scomparso, un odore di polvere e

disperazione era presente in ogni via, piazza

o vicolo, le strade erano percorse solo

da mezzi di soccorso, tutti i soccorritori

erano impegnati a ritrovare sotto le macerie,

persone ancora in vita, era una continua

lotta contro il tempo. Assistemmo in

silenzio al ritrovamento di un ragazzo di 30

anni ormai privo di vita, tutte le macchine

operatrici si fermarono e un silenzio surreale

accompagnò quel terribile momento.

Purtroppo queste improvvise interruzioni

furono molte nei giorni seguenti.

La permanenza di noi volontari al campo di

Pianola si prolungò fino al giorno 10 aprile

2009. Nel frattempo, altri nostri volontari

rimasti in sede a Fabrica di Roma, insieme

ad un gruppo di ragazzi del paese, si organizzavano

per raccogliere generi alimentari

di prima necessità e fondi da destinare

ai terremotati. Tutta la popolazione ha

risposto prontamente e con molta generosità.

Non c’è dubbio che il popolo italiano,

quando è di fronte a sciagure di questa

portata, ritrova i veri valori, e la parola

solidarietà prende il posto di tante altre

futili parole.

Giovanni Francola

Vice Presidente della Protezione

civile di Fabrica di Roma

ROMA PER L’AQUILA

Due grandi eventi per aiutare la popolazione abruzzese colpita dal terremoto. Così la Città di Roma, attraverso la sensibilità e la

partecipazione di moltissimi nomi del mondo musicale e dello spettacolo, intende contribuire anche in maniera concreta alla ricostruzione

in Abruzzo. Martedì 12 maggio, nelle prestigiose cornici dell’Auditorium Parco della Musica (Sala Sinopoli, viale Pietro De

Coubertin) e del Gran Teatro (viale Tor di Quinto), avranno luogo contemporaneamente due maratone dedicate rispettivamente al

“jazz” e al “pop, canzone d’autore e teatro”. Gli appassionati di jazz si potranno riunire alle 20.00 a Viale de Coubertin, con un biglietto

di 15 Euro, per ascoltare i seguenti musicisti: Marcello Allulli, Luca Bulgarelli, Steve Cantarano, Giovanni Ceccarelli,

Roberto Cecchetto, Paolo Damiani, Stefano Di Battista, Furio Di Castri, Riccardo Fassi, Claudio Filippini, Roberto Gatto,

Maurizio Giammarco, Javier Girotto, Rosario Giuliani, Davide Grottelli, Giovanni Guidi, Alessandro Gwis, Dick Halligan,

Antonio Jasevoli, Rita Marcotulli, Carla Marcotulli, Francesco Mazzeo, Fausto Mesolella, Simona Molinari, Ada

Montellanico, Nada, Massimo Nunzi, Ivo Parlati, Maria Pia De Vito, Enrico Pieranunzi, Enzo Pietropaoli, Francesco

Ponticelli, Francesco Puglisi, Michele Rabbia, Raiz, Marcello Rosa, Antonello Salis, Sandro Satta, Fabrizio Sferra,

Daniele Tittarelli, Giovanni Tommaso, LorenzoTucci. All’interno della serata sarà proiettato il filmato Terremoti di Roberto

Torelli. Presentano Rocco Papaleo e Dario Salvatori. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Il Suono Interiore. Tutto

l’incasso della serata sarà devoluto al Comitato Promotore Tempera.

Chi invece apprezza il pop, e non solo, potrà recarsi al Gran Teatro (biglietto da 10 a 20 Euro) dove alle 21.30 una grande staffetta

teatral-musicale vedrà coinvolti Alex Britti, Daniele Silvestri, Max Gazzè, Sergio Cammariere, Dario Vergassola,

Andrea Rivera, Luca Barbarossa, Marco Conidi, Filippo Gatti, Filippo Graziani, Momo, Antonio Rezza e Flavia Mastrella,

Claudio Santamaria, Riccardo Sinigallia. Saranno inoltre invitate a parlare sul palco anche alcune vittime del sisma e dei soccorritori,

che testimonieranno l’attuale situazione dei lavori di ricostruzione nei paesi colpiti dalla sciagura. L’iniziativa, nata da un’idea del

cantante e attore Andrea Rivera, che conduce la serata, è firmata nella regia e direzione artistica da Pepi Morgia. L’intero incasso

delle serata sarà devoluto alla Protezione civile per l’Emergenza Abruzzo.


Esclusivo

Terremoto in Abruzzo

Campo de’ fiori 27

RREMOTATE, IN ESCLUSIVA PER CAMPO DE’ FIORI

La notte terribile

Sono le 3.32 del 6 Aprile 2009.

E’ notte fuori, il buio avvolge le case

come una soffice coperta e ognuno

al caldo, sotto le lenzuola, se ne sta

solo con se stesso e i suoi progetti.

Potrebbe sembrare una notte come

tante altre, fatta di sogni, di ricordi,

di speranze, di sms.

Tra poco sarà l’alba di un nuovo

giorno, dove la vita, dopo il notturno

sonno ristoratore, riprenderà i

suoi ritmi giornalieri, come ieri,

come oggi, come domani.

Questa, però, è una notte strana..

una notte di dolore, di morte, di

distruzione.

Sarà infatti ricordata come la notte

che ha sconvolto l’Abruzzo, passerà

alla storia come “La terribile notte”.

In questo numero, in questa pagina,

ho deciso, quindi, di raccontare

una storia, non una storia qualunque..

è il racconto di un volontario

della Croce Rossa che si è recato in

Abruzzo per prestare soccorso ai

terremotati.

Emiliano, questo è il suo nome, ha scelto

di raccontare questa sua esperienza a tutti

noi, per farci capire come il terremoto sia

terribilmente vicino a noi, quasi come se

fosse una parte di noi e che inevitabilmente

ha cambiato la vita degli Abruzzesi e di

chi li ha aiutati.

“Il telefono ha squillato in piena notte,

sono le 5. Domani si parte per L’Aquila, il

terremoto ha devastato l’Abruzzo. La notte

ormai passa insonne mi chiedo che cosa

sia successo, ma soprattutto che cosa troverò

domani in quella terra martoriata.

Sono le 22 del 7 Aprile, sono passate

ormai quasi 24 ore da quella prima maledetta

scossa. Arriviamo a L’Aquila, lo spettacolo

è devastante: macerie dappertutto,

l’aria puzza di polvere, il silenzio è assordante,

la tragedia si respira a pieni polmoni,

gli occhi si smarriscono, si svuotano.

Subito il mio pensiero corre a casa, alla

mia famiglia, ai miei amici e mi chiedo che

cosa sarebbe stato se tutto questo fosse

successo a noi, a me, ai miei cari, a tutti

quelli a cui voglio bene.. poi però mi accorgo

che persone che non conosco e che

sono sotto le macerie sono oggi i miei

amici, la mia famiglia, dopotutto siamo

tutti Italiani, tutti figli di una stessa

Nazione.

Provo a chiudere gli occhi, cercando di fissare

ogni cosa che vedo nella mia mente,

le uniche cose che però percepisco sono

distruzione e disperazione, ma anche e

soprattutto tanta dignità.

Mi dico che forse, anzi senza forse, per noi

tutto è scontato: ti alzi, vai a scuola o al

lavoro, torni a casa, esci con gli amici, con

la ragazza.. vai a dormire e aspetti domani.

Invece così capisci che tutto è legato ad

un sottile filo che può spezzarsi da un

momento all’altro.

Mi ripeto che in trenta secondi tutto può

cambiare e che la vita lascia il posto alla

morte.. così, in un soffio.

Non faccio in tempo a terminare questi

pensieri che sento subito un forte boato,

una forte vibrazione: è la terra che torna a

tremare…un’altra scossa.

Nel buio, la gente sembra come impazzita,

tutti corrono in cerca di un riparo, una mia

collega è caduta a terra. Io mi ritrovo a

correre incontro alle persone, vedo sgomento,

occhi rossi e paura, tanta paura; il

silenzio è squarciato dal boato del terremoto

che arriva a coprire anche le grida

della gente. L’aria sa di polvere, faccio fatica

a respirare, a concentrarmi, poi pian

piano riprendo il controllo e mi adopero

per il compito che ho qui: devo aiutare,

portare conforto, sorrisi, speranze.

La nottata trascorre tranquilla, una tranquillità

relativa visto che le scosse di assestamento

continuano e la disperazione

aleggia tutta intorno a noi.

Finalmente torna il mattino, la luce.

Non c’è una casa che stia in piedi, tutto è

maceria, distruzione.

Quella che vi ho appena raccontato è stata

una giornata che mi ha cambiato la vita e

che porterò con me per tutta la vita.

Il nostro compito, per ora, lì è finito, la

Immagine copyright © AP

prima emergenza è stata tamponata,

siamo tornati a Civita Castellana, anche se

io non volevo ripartire, sarei voluto rimanere

in Abruzzo, per poter aiutare. Sono

andato a L’Aquila perché sapevo di poter

dare una mano, perché sapevo di essere

pronto.

Oggi siamo qui, a casa, che strano dire

casa quando hai visto che tanta gente la

propria casa, intesa anche come famiglia

non ce l’ha più.

Mi porto tanta amarezza dentro, ma anche

tanta speranza nel cuore, la speranza di

poter tornare a L’Aquila ed aiutare chi ha

bisogno”.

Ringrazio la Croce Rossa e con essa

Emiliano De Rinaldis che con le sue parole

ha voluto soprattutto ancora una volta sottolineare

che il terremoto è una ferita che

ti lacera il cuore, che te lo spacca, lasciandoci

sopra una enorme cicatrice, risultato

di tante cicatrici che si sono fatte largo nel

cuore di ognuno di noi.

L’Abruzzo saprà comunque rialzarsi, combattere

e reagire anche stavolta, chi scrive

ha sangue abruzzese e credetemi conosce

bene il carattere “forte e gentile” di questa

terra fatta di neve, di monti, di freddo, di

estate, di mare… dove in ogni angolo, oggi

e per sempre continuerà a sentirsi l’eco del

battito del cuore di tante vite che hanno

smesso di sognare quella maledetta notte

del 6 Aprile.

di Letizia Chilelli


28

a cura della

Prof.ssa

Maria Cristina

Bigarelli

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana condividono l’arte

EMANUELA TROMBETTI E LE SUE FIGURE FEMMINILI IN CERCHI INFINITI

L’esperienza artistica,

inizialmente familiare di

Emanuela Trombetti,

diventa in giovane età

una vera e propria carica

di energia vitale che

le permette di agire

esprimendosi con il linguaggio

pittorico, scultoreo,

utilizzando tecniche

e supporti diversificati.

Le scelte tecnico-stilistiche scaturiscono

dalla formazione ricevuta all’Istituto d’Arte

di Roma e da numerosi corsi specialistici in

ambito creativo.

Il vaglio dei soggetti si posiziona su un

ventaglio di opzioni, ambiti e posizioni che

indicano in modo inequivocabile il mondo

femminile; è puntare i riflettori sulla

Donna.

Nel rappresentare la gamma di immagini

della stessa, inserite in uno spazio definito

e delimitato da un cerchio, la progressione

temporale permette di maturare una sorta

di rappresentazione “stilizzata” e cromatica

a punta di matita con linee pure con

meno colore rispetto alla prima generazione

di opere.

Le linee pulite, il nero, il bianco risultano

più efficacemente eloquenti nell’immissio-

Emanuela Trombetti

ne nello spazio circolare o sferico che

simboleggia la protezione, la tranquillità,

la sicurezza della sensibilità d’animo,

dell’amore gratuito…come quello di una

madre che echeggia in quello spazio

come un richiamo alla vita, al viscerale

dono materno.

Le sue Donne, per lo più di spalle, con lo

sguardo verso un punto lontano, sono il

segno incarnato del ciclo vitale, segno

del superamento del contingente, il cui

slogan “problems are what you see

behind the bridge” diventa importante

nell’abilità di superare le difficoltà, le

sofferenze percorrendo il “ponte” della

speranza !

I palpabili bozzetti di Emanuela

prevedono un cerchio nel cerchio

quasi ad indicare un mondo infinito

ed un modo infinito dell’esistenza:

il cerchio si chiude e le

sue residenti decantano la vita, la

proiettano verso l’eterno, sembrano

dormire, invece sono deste

e con esse tutti i loro sensi.

L’intuizione diventa ragione quando

i morbidi tratti di matita formano

il chiaro scuro di luce e di

acqua che regala un dolce movimento

alle capigliature, talvolta

colmate di colore nella rarefazione

della realtà nel sogno, rendendo

la sua arte una miscela surrealista

nella sua ampia estensione

e naif nell’uso parziale del

colore brillante.

La prima ispirazione disegnata

viene di tanto in tanto scolpita in

gesso, in creta o in terracotta,

realizzando figure femminili in

terza dimensione e bassorilievi

dalla preziosa e accurata minuzia.

Qui l’artista trova la sua massima

soddisfazione quasi in attesa del

soffio vitale che muove il suo

ingegno, alimenta la sua passione e suscita

pacata commozione.

Un mondo quieto, riservato, pronto, però,

a manifestarsi, come portavoce del valore

della debolezza e della forza della vita,

quasi una sfida giocata a ciclo continuo

con la tentazione di uscire dal cerchio, di

abbandonare quel ricovero, quel rifugio

protetto e sicuro, un sogno che si realizza

nella riservatezza del cuore, dell’azione,

della mente della donna nella condivisione

del tempo infinito, eterno da dove arriviamo

e verso dove andiamo.


30 Campo de’ fiori

Il giallo di una poesia

Avete presente uno di quegli armadietti

che si trovano fuori degli istituti bancari,

nei quali, la solita voce della porta d’ingresso

ti ordina di depositare gli oggetti

metallici prima di entrare?

È un luogo del tutto insolito per lasciare

una poesia, che oltretutto di metallico non

ha proprio nulla. Eppure questa poesia è

stata ritrovata circa undici anni fa proprio

lì, in una delle cassette di sicurezza poste

fuori l’ingresso del Banco Roma di Ostia

Lido (Pontile).

A ritrovarsela casualmente tra le mani è

stato il sig. Mario Mele, all’epoca metronotte,

che si stupì, e decise di non gettarla

come un normale pezzo di carta, ma

istintivamente la conservò, dando così la

possibilità anche a noi di leggerla.

Purtroppo non sappiamo nulla di essa, ma

la fantasia vola ed è bello immaginare chi

possa averla scritta, per quale motivo e

soprattutto perché decise di lasciarla proprio

là, senza voler far sapere nulla di lui.

Un titolo semplice, Pensiero; sette quartine

per un totale di 48 versi legati a due a

due da rime baciate; in dialetto romanesco.

In fondo al foglio solo la data, molto

Non vi lascerò orfani - Daria

Bignardi. In genere il dolore, la sofferenza,

soprattutto quella dell’anima

stravolge, spaventa, disorienta e, per

lo più, non è compresa. Sembra

impossibile, ma concordo assolutamente

con lei, quando dice di come,

pur raccontando una morte, si può

parlare ed esprimere un punto pieno

di vita. Soprattutto poi, quando si

parla della perdite di una madre. Qui

sicuramente (fazioni) opinioni potranno

dividersi, ma rimane certa che la

figura materna ha un ruolo determinante

nella vita di ogni individuo nel bene e nel male, con

tutte le sue sicurezze ed insicurezze.

Qualsiasi cosa si possa pensare non si è mai pronti a lasciare

o ad essere lasciati dai propri genitori e, soprattutto, dalla

propria madre.

probabilmente il giorno in cui è stata composta:

11 febbraio 1998.

L’argomento, affatto allegro, è la scomparsa

di un amico, sembrerebbe, ancora giovane

e morto violentemente, al quale l’autore

si rivolge, nella seconda strofa, con il

soprannome affettuoso di “Cicci”, forse

datogli in gioventù.

Un altro tema è legato a questo: il rincontrasi,

in una circostanza tanto amara, degli

amici di un tempo, un po’ invecchiati.

E poi il saluto finale, particolarmente

emblematico e significativo, “se vedemo”,

un saluto che prima li avrebbe fatti rincontrare

il giorno dopo, ma che ora è senza

tempo. Un quadro particolarmente bello

ed una riflessione particolarmente profonda,

arricchiti, e allo stesso tempo mitigati,

dalla spensieratezza e dalla schiettezza

dell’irresistibile dialetto romanesco.

Chissà se un giorno potremo conoscere il

nome e magari il volto dell’autore.

Ermelinda Benedetti

Pensiero

L’ho pensata de notte, ‘sta poesia,

quann’er buio, te sembra, spazza’ via

tutte le cattiverie, su ‘sta tera

e la vita m’appare…meno nera.

Qui, caro Cicci, tutto come prima,

se parla de politica…de clima…

se chiacchiera de squadre e de palloni:

la solita rottura de coijoni.

M’erano accanto, l’antro giorno, ‘n chiesa,

tutti l’amici, co’ la faccia appesa

e appena che se semo rincontrati

me parevano tutti più ‘nvecchiati.

Hai notato ‘n’amico quante vale

Da quanta gente c’era ar funerale

E s’hai contato tutti con un dito

L’hai visto che nessuno t’ha tradito.

Chi ce l’avrebbe detto, amico mio,

de venìtte a trova’ davanti a Dio!

S’è spento, er tuo vivere tereno,

quanno tutto parèa così sereno.

M’hai fatto proprio tanta tenerezza

E m’è rimasta dentro l’amarezza

De ‘na vita distrutta sur più bello

Da pochi, infami, corpi de martello.

Ma ‘n giorno, a senti’ la religgione,

e nun credo se tratti d’illisione,

noi, tutti quanti, se rincontreremo.

Allora, arivederci: se vedemo.

La clessidra della vita di Rita Levi

Montalcini - Giuseppina Tripoli con

Rita Levi Montalcini. La sua vita ha percorso

la storia del XX secolo e l’inizio del

terzo millennio, ma si può dire cha la storia

ha segnato il suo cammino. Questo libro si

prefigge lo scopo di avvicinare il lettore ad

un personaggio, che a cavallo di due secoli,

ha percorso un itinerario di vita emblematico:

premio Nobel per la medicina,

senatrice a vita e promotrice di tante iniziative

solidali di respiro internazionali.

L’autrice, accanto a Rita Levi Montalcini da

circa quarant’anni, ha voluto ricostruire per temi il pensiero e il

senso della vita della grande scienziata, riportando particolari inediti

della sua esistenza e componendo come in un mosaico le opinioni

più chiare sulle questioni a lei più care: il rapporto fra ricerca ed

etica, il confronto con i giovani, il peso dell’intuizione nell’arte come

nella scienza, e le grandi speranze per il futuro del mondo.

Potrete trovare tantissimi libri per adulti, bambini e ragazzi, presso la nostra libreria. Il 30 Aprile la nostra attività ha festeggiato

i suoi 29 anni, grazie alla nostra tenacia e alla vostra fedeltà. Per tutto il mese di Maggio per festeggiare con voi l’evento,

praticheremo lo sconto del 15% su tutto il reparto libreria. Poter avere una libreria in un piccolo paese è una grande

ricchezza personale da non sottovalutare.


di

Daniele Vessella

Campo de’ fiori 31

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

DEARS

delle PEACH-PIT – edito da Flashbook Edizioni – 8 volumi, conclusa

Divertente e fantastico.

Le quattro autrici pescano

a piene mani da un

altro manga: Chobits

(vedi Campo de’ fiori n.

44). La somiglianza col

fumetto delle CLAMP è

evidente, ma con qualche

accorgimento le

PEACH-PIT riescono a

costruire un’opera

abbastanza originale. La trama è, infatti,

permeata da siparietti comici, da fantascienza

e da alieni, i DearS… appunto. Una

di questi, Ren, finisce nella casa di Takeya,

protagonista della serie. I DearS, dopo

aver subito un guasto alla propria astronave,

atterrano sulla Terra. Lì trovano un’accoglienza

calorosissima e scoprono che la

schiavitù è abbandonata da tempo. Per

questo, nascondono la loro natura di

schiavi che li obbliga a esaudire ogni desiderio

dei loro padroni per integrarsi con la

popolazione che li ospita, lasciando ampio

spazio allo scambio culturale nelle varie

scuole. Ma l’indole di questi alieni è troppo

forte e ogni DearS si legherà profondamente

ad una particolare persona, che

diventerà il suo “Padrone”. Dal momento

che la felicità dei DearS deriva totalmente

dal compiacere ogni desiderio del proprio

padrone, una volta integrati si mettono

alla ricerca di una persona da servire. Solo

la prosperosa Ren si ostina da subito a

voler essere la schiava di Takeya. Questo

perché l’aliena è difettosa e il protagonista

della storia cercherà in tutti i modi di farle

cambiare questo atteggiamento, facendola

diventare una “persona normale”. Ci

riuscirà? Il resto del fumetto è centrato su

questo legame e sulle conseguenze che

porterà. La trama è estremamente leggera,

adatta a chi vuole staccare la spina

dalla realtà per navigare tra i flutti dell’immaginazione.

I personaggi sono ben carat-

terizzati, avendo tutti una

spiccata personalità. I tasselli

disseminati durante la storia

vanno a formare un mosaico

senza buchi, anche se ci sono

dei passaggi comici un po’

forzati. La comicità è uno dei

punti di forza di questo

manga, anche grazie allo stile

che si presta molto a questo

genere. I personaggi, infatti,

sono disegnati in maniera

“pacioccosa” e spesso in

super deformed. Tale termine

si riferisce a un particolare

stile caricaturale di disegno,

legato soprattutto al mondo

dei manga e del golf. I personaggi

ridisegnati in stile

“super deformed” assumono

le proporzioni e la simpatia di

un antenato: nasi enormi,

corpo rotondeggiante, e testa

che occupa un terzo dell’altezza

corporea. Il manga è

costellato da situazioni che

sfiorano il piccante (tra Ren e

Takeya), ma non sfociano mai

nel volgare e, quindi, è un

fumetto che può essere letto

da tutti. Se volete passare

qualche ora di divertimento,

dimenticandovi del mondo reale, compratelo…

ne vale la pena! Questo fumetto,

come altri ben fatti, ha il potere di farvi

evadere dalla realtà per finire dentro le

tavole del manga e vivere in prima persona

le emozioni dei personaggi, tifare per il

vostro eroe, poiché siete parte integrante

dell’opera… non lasciatevi scappare questa

“magica” esperienza.

Lascio l’indirizzo del mio blog:

http://danielevessella.blogspot.com/


32

Campo de’ fiori

LA STORIA DEL CIMITERO DI

CIVITA CASTELLANA

...continua dal numero 58

L’11 Ottobre 1880, la Regia Prefettura di

Viterbo, allarmata dalle continue denuncie

sullo stato di degrado del Nuovo Cimitero

di San Lorenzo, invia degli ispettori con

l’incarico di predisporre una circostanziata

relazione sanitaria sullo stato dei luoghi:

rifiuti, erbacce e in particolare l’acqua stagnante

nelle fosse mortuarie, con la produzione

di miasmi, dovuti alla decomposizione

organica, che si trasmettono fino al

centro abitato. I Tecnici Prefettizi propongono,

allora, di costruire un nuovo impianto

di drenaggio delle acque piovane, dei

loculi in muratura e di allargare il cimitero

cittadino inglobando il complesso conventuale

di San Lorenzo, destinando la Chiesa

del Bernini all’Ufficio delle celebrazioni religiose

e dei funerali e l’annesso convento a

sede dei servizi tecnici del cimitero e a lazzaretto

date le continue e frequenti epidemie

di colera che sul finire dell’800 funestano

tragicamente Civita Castellana. Il 14

Ottobre 1888, la Direzione Generale del

Demanio, proprietaria del complesso conventuale

di San Lorenzo - bene demaniale

pubblico pertanto invendibile e inalienabile

-, su disposizione della Regia Prefettura

di Viterbo, è disposta a cedere a titolo

oneroso al Comune di Civita Castellana la

proprietà dell’intera struttura religiosa per

gli scopi stabiliti dalla relazione prefettizia,

obbligandolo nel contempo alla sua periodica

manutenzione e a tenere aperta al

pubblico culto la stessa Chiesa. Una cessione

particolarmente onerosa che il

Comune non è disposto a pagare date le

ristrettezze economiche delle sue finanze,

tanto da dare origine a un lungo contenzioso

legale, fino all’ultimatum ministeriale

che di fatto obbliga il Consiglio Comunale

del tempo ad accettare la predetta convenzione,

altrimenti l’intero complesso

sarebbe stato venduto ad una pubblica

asta. Nel frattempo in Roma, in data 10

Settembre 1882, presso il Ministero per gli

Affari Interni sezione Fondo per i Luoghi di

Culto, viene stipulato, tra Comune e Frati

Francescani del Convento, l’atto di cessione

del Convento con un inventario delle

inestimabili Opere d’Arte, suppellettili e

preziosi dipinti, nonché arredi sacri presenti

nella struttura.

L’atto di stipula risulta suddiviso in tre

parti: la prima comprende l’elenco dei beni

ceduti, la seconda l’atto formale di consegna

e la terza il minuzioso elenco degli

oggetti sacri e non esistenti, con la determinazione

del valore complessivo del bene

ceduto. L’elenco dei beni consta della

Chiesa Berniniana e del vasto complesso

sotterraneo, dell’annesso convento su due

livelli con la biblioteca, del refettorio, delle

cucine e delle celle dei frati, dei magazzini,

e dell’ampia superfice utile, per il ricovero

degli animali e delle derrate agricole

e dei terreni, coltivati con un ampio bosco,

per una superfice complessiva di circa 20

ettari. La terza parte comprende l’elenco

degli arredi sacri: i dipinti esistenti all’interno

della Chiesa di pregevole stile barocco,

il maestoso coro in legno di quercia,

tutto l’arredo interno come genuflessori,

panche e confessionali su disegno berniniano,

le altre opere esistenti nella sagrestia

e, infine, la ricca e vasta biblioteca.

Per quanto attiene al valore di stima dell’intero

compendio, rapportato al sistema

in euro attualmente vigente il valore complessivo

si aggira intorno ai cinque Milioni

di Euro. Il 28 Aprile 1884, in Roma, nella

sede del Ministero di Grazia e Giustizia in

via Arenula, alla presenza del Sindaco, del

Segretario Comunale, di alcuni Assessori,

presenti importanti Funzionari Ministeriali,

viene stipulato il definitivo atto notarile di

cessione in enfiteusi perpetua al Comune

di Civita Castellana del complesso conventuale

di San Lorenzo con annessa Chiesa

per il canone annuo di £.38,40.

Completati i passaggi amministrativi, vengono

avviati importanti lavori edili: restaurata

la Chiesa destinata alle funzioni religiose,

la nuova camera mortuaria, il deposito

del carro funebre, il convento destinato

a lazzaretto completo di tutte le attrezzature

e realizzazione del complesso dei

loculi a pianta quadrata posto al termine

del viale dei cipressi.

Le somme stanziate per i lavori straordinari

ammontano a £.7.000,00.

Nel frattempo, nel 1893, viene definitivamente

soppresso il vecchio cimitero di San

Giorgio e con un solenne funzione religiosa

officiata dal Vescovo, le ossa dei defunti

vengono traslate nel nuovo cimitero di

San Lorenzo.

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Modi di dire

Campo de’ fiori 33

La rubrica dei perchè?

Perchè i cani hanno il naso umido?

Il naso dei cani è dotato di ghiandole sudoripare e, non appena questi si

muovono, suda. Quando dormono, invece, le narici si asciugano.

Questo vuol dire che il loro sistema di controllo della temperatura funziona

perfettamente.

La secchezza delle narici, anche in fase di movimento, non è però sempre sintomo

di malessere, perchè può dipendere anche da fattori ambientali.

E’ consigliata, tuttavia, in questo caso, una visita veterinaria.

Acqua in bocca

La spiegazione di questo frequentissimo modo di dire è stata data dal lessicografo Giacchi, il quale si

rifà ad un antico aneddoto molto simpatico. Una donna, piuttosto bugiarda e chiaccherona, ma anche

molto devota, pregò più volte il suo confessore di suggerirle un rimedio per tenere a freno la sua lingua

e non commettere più questo tipo di peccato. Il sacerdote, allora, le diede una boccetta piena d’acqua

del pozzo, raccomandasi che la tenesse sempre con sé, così, quando stava per dire qualcosa di

poco buono, doveva metteva qualche goccia dell’acqua in bocca e tenervela finchè la voglia non le

fosse passata. Lo stratagemma, tanto semplice, fu anche tanto efficace, a tal punto che la donna considerò quell’acqua miracolosa.

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34

di

Sandro Anselmi

Le storie di

Max

Renato Fiacchini, giovane

romano aspirante

cantante, frequenta il

mitico locale degli anni

’60, il Piper Club, che

sarà il suo, ma non solo

il suo, trampolino di lancio.

La discoteca di Via

Tagliamento 19,

costruita inizialmente

per essere una sala cinematografica, a

causa di una negata agibilità, viene trasformato,

dai suoi proprietari, l’avv.

Alberico Crocetta e Giancarlo Bornigia, in

una sala da ballo del tutto innovativa,

avanti col tempo. Sono infatti luci psichedeliche,

pedane luminose e musica assordante

a farla da padrone. Tutti elementi

completamente nuovi, ma destinati ad

avere un successo tale da entrare nella

vita dei giovani di allora e, ancor più, di

oggi. Le ragazze si distinguevano per le

minigonne, copiate alle giovani coetanee

londinesi, mentre i ragazzi portavano i

capelli lunghi o a caschetto, per imitare i

più amati Beatles.

Ma non solo i giovani sconosciuti romani

affollavano il locale. Esso era normalmente

frequentato anche da personaggi famosi

della Roma bene, attori, registi, produttori,

sportivi, e per questo il Piper non era

più solamente un luogo dove ballare e

divertirsi a suon di musica assordante, ma

una sorta di “ufficio di collocamento”,

come lo ha definito lo stesso Zero in una

intervista. E’ da lì che hanno preso il via,

infatti, Loredana Bertè e la sorella maggiore

Domenica, chiamata da tutti Mimì e poi

Mia Martini, la veneziana Nicoletta

Strambelli, successivamente conosciuta

con il nome di Patty Pravo, Stefania

Rotolo, una show girl stroncata giovanissima

da un male incurabile, Mita Medici,

Giuliana Valci. Non disdegnavano quel

locale anche Gabriella Ferri, Romina

Campo de’ fiori

Renato Zero

Dal Piper Club ai grandi successi

Power, Anita Pallenberg. Si alternavano sul

palco gruppi emergenti di quel periodo:

New Dada, Corvi, Delfini, Dino e i kings,

Rocchetti, Bad Boys, Caterina Caselli e gli

Amici, mentre si erano fatti già conoscere

i Rokes, gruppo inglese, che aveva inaugurato

il locale, chiamati da Teddy Reno.

Subito dopo il successo del 45 giri Ragazzo

triste della Pravo, del ’66, edito dalla RCA,

è la volta di Renato Fiacchini che per la

stessa casa discografica romana, incide il

suo primo disco con Non basta, sai e In

mezzo ai guai, il primo composto da

Gimmy Fontana con parole di Gianni

Boncompagni, già notissimo grazie alla

sua Bandiera Gialla. Renato decide, però,

di trovare per sé un nome d’arte, sostituendo

il meno convincente Fiacchetti con

Zero.

continua sul prossimo numero...


Campo de’ fiori 35

III ° RASSEGNA TEATRALE “ANCHISE MARCELLI”

ASSEGNATI I PREMI AI VINCITORI

Sabato 18 Aprile, al teatro Palarte di

Fabrica di Roma, si è svolta la cerimonia di

premiazione delle compagnie finaliste partecipanti

alla 3° edizione del “Premio

Anchise Marcelli”. Il concorso nazionale di

teatro, al quale si sono iscritte 75 compagnie

amatoriali da tutta Italia, ha avuto il

suo epilogo con l’assegnazione dell’ “Arco

d’Oro”, un’ opera del noto artista

Ferdinando Sciarrini. La cerimonia di premiazione,

diretta da Claudio Ricci, consultore,

e dal Direttore Artistico Carlo

Ciaffardini, ha visto alternarsi sul palcoscenico

sia i vincitori, per ritirare la targa

ricordo, sia giovani artisti del nostro comprensorio.

La scuola di danza “Honey

Dance” di Civita Castellana ha aperto le

esibizioni, seguita dal giovane cantante

Dario Guidi, per concludere con la sorprendente

“Orchestralunata” di

Valleranno, diretta dal Maestro Maurizio

Gregori. La serata ha avuto il suo prologo

con la premiazione, alla presenza

dell’Assessore alla Pubblica Istruzione di

Fabrica Mauro, Mizzelli, e del Preside Prof.

Mariano Ghirighini, di quattro giovani studenti

della Scuola Media, per alcuni componimenti

sulle opere in concorso. La

da sinistra: - Sig.ra Andreina (figlia di

Anchise Marcelli al quale è intestato il premio),

il direttore artistico Carlo Ciaffardini, il

Sindaco di Fabrica Giuseppe Palmeggiani, il

Sig. Franco Checchi regista ed interprete

Miglior Commedia “l’Opera da tre soldidi

Bertholt Brecht

Da sinistra: Andreina Marcelli, il Sindaco Palmeggiani, Carlo Ciaffardini, Franco Checchi,

due attori GAD Pistoia, Vallette, President della Pro Loco Stefania Stefanucci, Claudio Ricci.

Compagnia Partenopea di Canale

Monterano, pur non vincendo premi, è

stata applaudita per le nomination di

Carmine Ferrara, come miglior attore, ed

Anna Langella, come miglior attrice. La

Compagnia Partenopea di Verona, diretta

da Franco Modaudo, si è aggiudicata il

Premio Speciale della Giuria, per essere

stata, per tre anni consecutivi, la compagnia

che ha registrato le maggiori presenze

di pubblico. Si è aggiudicata il Premio

Gradimento del Pubblico, con una votazione

di 9,28, la Compagnia Del Pierrot di

Napoli, con Taxi a due piazze, che si è

anche aggiudicata la palma del Miglior

Attore con Mario Troie. Si è classificata al

3° posto la Compagnia del Piccolo Teatro

di Terracina, diretta da Roberto Percoco,

che ha vinto inoltre il premio per la miglior

Attrice non Protagonista con Darina Rossi

in Rumori Fuori Scena. La compagnia Al

Castello di Foligno, diretta da Claudio

Pesaresi, con La Pulce nell’Orecchio, si è

aggiudicata il maggior numero di premi,

collezionando il 2° posto come miglior

commedia, il premio ad Andrea Paris,

come miglior Attore non Protagonista, ed il

premio migliore Attrice con Alessandra

Marini. Il premio per la migliore regia è

foto di Sara Boccabella

andato a Franco Checchi della Compagnia

GAD di Pistoia, che ha portato in scena

L’Opera da tre soldi di Bertholt Brecht.

Franco Checchi dalle mani del Sindaco

Giuseppe Palmegiani e da quelle della

Sig.ra Andreina Marcelli, figlia di Anchise,

al quale è intitolato il premio, ha ricevuto

l’opera “L’Arco d’Oro”, premio alla migliore

commedia di questa 3° edizione della rassegna

fabrichese. Erano presenti alla serata

la Sig.ra Gianna Scoponi, in rappresentanza

della FITA Lazio e la Presidente della

UILT regionale, Sig.ra Stefania Zuccari. Il

Sindaco Palmegiani ha voluto sottolineare

i meriti degli organizzatori della manifestazione,

ossia la Presidente della Pro Loco

Stefania Stefanucci e del Direttore Artistico

Carlo Ciaffardini, che sono stati capaci in

questi tre anni di portare il Premio Marcelli

ad un elevato livello qualitativo, in grado

di affermarsi come punto di eccellenza

teatrale per il pubblico della Tuscia. Al termine

dei dovuti ringraziamenti ai ristoranti

Circolo Roma, l’Acquaforte e Chiaro di

Luna, che offrono il pranzo alle compagnie.

La cena di Gala all’Hotel Aldero, che

le ospita gratuitamente durante l’anno, ha

concluso, in un clima festoso e conviviale

la riuscitissima rassegna dell’anno 2009.


Correvano gli anni ‘20 del secolo scorso,

l’economia americana andava al massimo

tanto che il 4 dicembre del 1928 il

Presidente Calvin Coolidge, nel suo messaggio

sullo Stato dell’Unione, poteva

affermare:

“ ... mai un Congresso degli Stati Uniti si è

trovato di fronte ad una prospettiva più

gradita, ... possiamo considerare il presente

con soddisfazione, il futuro con grande

ottimismo ... ”

Proprio in quegli anni Walt Disney, al

Colony Theatre di New York presenta il

suo primo cartone animato con protagonista

“Mickey Mouse” personaggio che

sarebbe diventato simbolo, come nessun

altro, del vero americano, Charlie Chaplin

realizza il film “il Circo”, Alfred Hitchoch

presenta il film “Easy Virtue”, l’Accademia

of Motion Picture Arts and Scientes inaugura

il “Pemio Oscar”, George Gershwin

presenta “Un americano a Parigi”, Bertold

Brecht propone al mondo “l’Opera da due

soldi”, la produzione automobilistica raggiunge

vette inimmaginabili, si arriva a

produrre cinque milioni di unità in un solo

anno e il Paese offre la sensazione esteriore

di un assoluto benessere e l’atmosfera

non sarebbe potuta essere più euforica.

Accade però che per una concomitante

serie di motivi che, naturalmente, non

ricordiamo in questa sede, sopraggiunge

inaspettatamente quel drammatico giovedì

nero di Walt Street, quel 29 ottobre 1929,

che dà inizio a quella che sarebbe stata

definita The Great Depression - la grande

depressione al punto che, negli anni che

seguirono, il problema divenne uno ed uno

solo ossia, risalire il più rapidamente possibile

la china in cui si era precipitati dopo

la rovinosa caduta dell’economia americana.

In tale contesto, persino le poche organizzazioni

comuniste dei lavoratori, confluirono

nelle fila delle cosiddetto American

Federation of Labor, allo scopo di sostenere

e fornire, assieme ai lavoratori da questa

organizzati, l’elezione a Presidente di

Franklin Delano Roosvelt, l’uomo del New

Deal che avrebbe restituito grinta e ottimismo

ad una società che aveva voglia di

rimboccarsi le maniche e guardare al futuro

e che si era presentato all’elettorato

con queste parole:

“ ... questa non è una chiamata politica,

questa è una chiamata alle armi, datemi il

vostro aiuto per vincere questa crociata

Benjamin David Goodman

che restituisca l’America al suo popolo ... ”

La trionfale elezione avviene l’8 novembre

1932 e, con questa, anche in virtù della

situazione generale, appare ormai indilazionabile

procedere all’abrogazione di quel

famigerato 18° Emendamento alla

Costituzione che, nel gennaio 1920, ad

altro non era servito se non ad alimentare

in misura straordinaria la delinquenza

organizzata, ossia, quella che era divenuta

una delle potenze più determinanti per il

Paese.

Avviene così che, il 16 febbraio 1932, soltanto

pochi mesi dopo l’elezione del

Presidente Roosvelt, il Senato Americano

approva il 21° Emendamento alla

Costituzione con il quale viene restituito

agli americani quel sorso di wisky che, per

tredici anni, pur non essendo venuto realmente

a mancare, si era dovuto ricercare

nella clandestinità ingrossando, in tal

modo, i conti bancari della delinquenza

organizzata che, sopratutto su tale commercio,

aveva costruito il suo impero.

Naturalmente dovettero passare alcuni

anni però, a costo di non pochi sacrifici e

con il rilancio dell’iniziativa privata, le

paure provocate dal giovedì nero di Walt

Street, un po’ per volta, svanivano; il

Presidente Roosvelt stava mantenendo le

promesse fatte durante la campagna elettorale

ossia, quella di garantire, entro

breve tempo, una moneta solida da difen-

di Riccardo Consoli

dere a tutti i costi; l’economia nazionale,

seppure a fatica, stava dimostrando che i

presupposti esistevano e che si stava finalmente

imboccando la strada della ripresa,

le cose stavano andando a posto.

Anche nel mondo del Jazz, al quale noi

siamo interessati, le reazioni positive non

mancarono, questo mondo non era di

certo sparito in quei tristi anni, anche se

molti musicisti si erano visti costretti a trovare

altri lavori a causa della pochezza

degli ingaggi dovuta alla situazione generale

del Paese; in un modo o nell’altro,

riuscirono a vivacchiare in attesa che qualcosa

di nuovo accadesse e qualcosa di

nuovo accadde veramente.

In linea e in armonia con il clima euforico

che andava via via delineandosi, il Jazz

espresse un nuovo corso che poggiò le sue

basi su quella evasione che affannosamente

il popolo americano ricercava; il

simbolo della grande svolta che avrebbe

caratterizzato la nuova situazione storica

del Jazz e della società, venne rappresentato

da un bianco e occhialuto clarinettista

proveniente da Chicago che aveva adattato

il linguaggio musicale dei neri del Delta,

il suo nome è Benjamin David Goodman.

continua sul prossimo numero...


Campo de’ fiori 37

Cos’ è un HUB

nel trasporto aereo

dell’aviazione civile?

In questi ultimi

mesi si è fatto un

gran parlare, sui

mezzi di comunicazione

di massa,

delle problematiche

relative alla ubicazione

di un altro

di Arnaldo Ricci

Hub aereo presso

l’aeroporto di

Malpensa. Io personalmente sono contrario

alla realizzazione di un altro Hub, oltre

quello già esistente a Fiumicino. La scelta

spetta comunque alle autorità preposte e

l’argomento non è oggetto di questo articolo;

mentre lo è la spiegazione tecnica di

cosa sia un Hub aereo.

Innanzitutto vediamo cosa significa letteralmente

Hub in generale. E’ un vocabolo

inglese che, tradotto letteralmente in

Italiano, corrisponde alla parola mozzo.

Tutti conosciamo il mozzo delle ruote di

bicicletta, dove sono attestati i razzi che

partono ed arrivano dalla e sulla circonferenza

del cerchione; ebbene, in analogia a

questa semplice realizzazione meccanica,

lo stesso concetto e la stessa parola,

(Hub) è stata utilizzata nelle reti di telecomunicazioni,

in quelle informatiche, nonché

in quelle del trasporto stradale, ferroviario

ed aereo. Detto questo, si capisce

che possono esistere Hub telefonici dove

arrivano e ripartono le linee; Hub informatici

dove arrivano e ripartono collegamenti

fra computer; Hub stradali, dove arrivano

e ripartono numerose strade (per esempio

il GRA di Roma); Hub ferroviari dove arrivano

e ripartono numerose linee ferroviarie

(stazione Termini di Roma) ed infine

Hub aerei, dove arrivano e ripartono

numerosi collegamenti aerei (Fiumicino).

Se vogliamo tradurre, non letteralmente in

Italiano, il concetto di Hub relativo al trasporto

aereo, la frase a mio avviso, più

appropriata è: nodo di scambio fra

linee aeree. Come al solito, è più immediato

e più veloce il vocabolo inglese,

anche se, sempre a mio avviso, la nostra

lingua è più precisa e descrittiva.

Alla luce di quanto affermato, si capisce

che il concetto di Hub aereo

non è riferito ad un aeroporto,

ma all’utilizzo dello stesso

da parte di una determinata

compagnia aerea. Per esempio,

fino a questo momento

l’Alitalia ha utilizzato

Fiumicino come Hub per le

proprie linee aeree; un’altra

compagnia potrebbe utilizzare

lo stesso aeroporto ma

non come suo Hub. In genere le compagnie

di bandiera ubicano il proprio Hub

nell’aeroporto principale del proprio Stato,

normalmente nei pressi della capitale;

qualche volta, però, la conformazione del

territorio obbliga la scelta in altre città; per

esempio la compagnia di bandiera tedesca

Lufthansa ha il proprio Hub a Colonia e

non a Berlino.

Ma, perché per una compagnia del trasporto

aereo, si ha la necessità di accentrare

i collegamenti in un determinato

aeroporto e non istituire voli diretti? La

risposta è categoricamente precisa: il

costo del volo è di gran lunga più conveniente,

sia per il passeggero che per la

compagnia ed inoltre, si aumentano le frequenze

dei voli per tutte le destinazioni.

Per capire meglio, faccio un esempio: se

prendiamo un piccolo aeroporto del sud

Italia, come Trapani ed immaginiamo che

un ipotetico passeggero si debba recare in

volo a Bergamo, egli non potrà avere a

disposizione un volo diretto, perché magari

da Trapani a Bergamo vi sarà un flusso

di passeggeri di 100 persone al mese, per

cui la compagnia esercente il volo, dovrebbe

effettuare un volo al mese, per rientrare

nelle spese, compatibilmente con il

costo per il passeggero. Il povero viaggiatore

di Trapani dovrebbe aspettare un

mese per recarsi a Bergamo in aereo!

Se il lettore mi permette una battuta in

dialetto: “farebbe prima co’ ‘a romanordde!”

Se invece si adotta il sistema ad Hub, si

potrebbe effettuare un volo giornaliero

verso Fiumicino, dove tutti quelli che da

Trapani si recano in varie destinazioni

nazionali o anche internazionali, utilizzano

lo stesso aereo; magari le persone che

vanno verso tutte le destinazioni e che

partono da Trapani giornalmente sono più

numerose! Il nostro ipotetico passeggero

di Trapani, arrivato a Fiumicino, trova

magari 4 voli giornalieri per Bergamo, perché

a Fiumicino transitano anche i passeggeri

per Bergamo, provenienti da vari

aeroporti del sud Italia nonché da aeroporti

esteri. La convenienza per il passeggero

in questione, è quella di pagare molto

meno il volo e di averlo con maggiore frequenza.

Per la compagnia invece, la convenienza

è quella di offrire un servizio più

efficiente, con un notevole risparmio grazie

all’accentramento delle maestranze,

delle apparecchiature nonché delle strutture

edili, necessarie per le operazioni di

manutenzione sugli aeromobili, previste

dall’ICAO (vedere nota 1) obbligatoriamente.

Ritengo che quanto detto sia abbastanza

per capire cosa sia un HUB di linee Aeree.

Nota 1

L’ICAO è l’ente internazionale sotto la direzione

dell’ONU che emana le regole alle quali debbono

sottostare tutte le autorità aeronautiche

mondiali sia civili che militari. L’acronimo ICAO

sta per: International Civil Aeronautical

Organization. In poche parole l’ICAO regola le

operazioni di volo di un aeromobile a prescindere

dalla compagnia esercente. L’esercizio del

trasporto aereo da parte delle compagnie

(movimento passeggeri e bagagli, agenzie di

viaggio, sale di attesa negli aeroporti, biglietti,

etc…etc..) viene invece regolato da un altro

ente internazionale, il cui acronimo è IATA

(International Air Transport Association).


38

Campo de’ fiori

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI

ORGANO E STRUMENTI ANTICHI

Quest'anno il Festival non si svolgerà nel consueto periodo di Agosto e Settembre, ma

occuperà un periodo molto più ampio che va dal 18 Aprile sino al 27 Dicembre. L'altra

novità è che il Festival, per alcuni concerti, esce da Orte per recarsi in luoghi prestigiosi

come Viterbo, Roma, Civitavecchia, Terni, Perugia, ecc. Ed è quindi con molto piacere

che diamo informazione sul programma della prima parte:

SABATO 18 APRILE, ORE 19.15 - ORTE - CHIESA DI SAN FRANCESCO: L'ancia

e l'arco - Andrea Mion, oboe - Paolo Zuccheri, violone e viola da gamba - Enrico

Mazzoni, clavicembalo

SABATO 9 MAGGIO, ORE 19.15 - ORTE - CHIESA DI SAN FRANCESCO: Tra

Roma e Parigi - Laura Pontecorvo, traversiere - Salvatore Carchiolo, clavicembalo

SABATO 16 MAGGIO, ORE 17.00 - ORTE - BASILICA CATTEDRALE DI SANTA

MARIA ASSUNTA: L'organo barocco in Italia - Adriano Falcioni, organo

DOMENICA 17 MAGGIO, ORE 18.30 - ORTE - PIAZZA DELLA LIBERTA':

Concerto per i Santi Martiri - Banda Musicale Città di Orte - Armando Fiabane, direttore

SABATO 30 MAGGIO, ORE 18.30 - ORTE - CHIESA DI SAN FRANCESCO:

Concerto Romantico - Yvonne Timoianu, violoncello - Christoph Cornaro, pianoforte

SABATO 20 GIUGNO, ORE 17.30 - VITERBO - CHIESA DI SANTA MARIA

DELLA VERITA': Musiche virtuosistiche del XX secolo - Adriano Falcioni, organo

SABATO 27 GIUGNO, ORE 19.15 - ORTE - CHIESA DI SAN FRANCESCO: Un

solo cammino-Evangelina Mascardi, chitarra barocca-Lincoln Almada,arpa e percussione

SABATO 11 LUGLIO, ORE 19.15 - ORTE - BASILICA CATTEDRALE DI SANTA

MARIA ASSUNTA: L'organo barocco in Italia e Germania - Johannes Skudlik, organo

Per informazioni: ASSOCIAZONE CULTURALE INCONTRI MEDITERRANEI - PALAZZO

ARCHI - VIA PRINCIPE UMBERTO, 16 - ORTE (VT) - 0761.402893 - 333.2214656 -

www.cittadiorte.it

16 Maggio 2009

2° Festa del

bambino

PROGRAMMA

ore 15:00

ritrovo al parco 1° Maggio

(boschetto)

ore 15:30

tiro alla fune - ruba bandiera

scuola danza

gioco della pignatta

ore 17:30

esibizione punto avanzato

di primo soccorso

ambulanza

(all’esterno)

ore 18:30

gara di corsa campestre

I° Memorial

Antonio Baccanari

e Federico Casciani

mt 800, mt 1000

iscizioni sul posto

ore 19:30

panino con salsiccia e bibite

gratis per i bambini

musica latino americano

top dance con

Dj De Rinaldis

con i giochi di una volta

più siamo

meglio stiamo

Organizzata da:

Brigata Civita

Centro sociale anziani

Croce Rossa Italiana


Campo de’ fiori 39

SCOMESSO UN MILIONE SUL CROLLO

DELL’ANTICO TORRIONE DI BORGHETTO.

La singolare “puntata” di due proprietari di Civita Castellana –

Nessuno si occupa di salvare le pericolanti vestigia dello storico fortilizio,

che sorgono sulla Flaminia.

CIVITA CASTELLANA – Al 63° chilometro della Via Flaminia sopra un

poggio pittoresco, a cavaliere tra i ripidi burroni, affacciati sulle sponde del

Tevere, che si snoda lungo la valle Sabina, sorgono i ruderi del poderoso

fortilizio, chiamato “Borghetto”, frazione di Civita Castellana. Le piazzole

di questo storico pilone sono basate su tratti di ghiaia che sgretolano continuamente,

ingombrando di frane il nodo stradale, che dalla Falminia devia

su Orte, minato dalle scosse dei direttissimi Roma – Firenze, che martellano il cavalcavia di sotto al traforo tra il centro

abitato ed il bastione borghettano. Quanta rovina in un breve tratto! Anche i numerosi corvi, padroni secolari, terrorizzati,

hanno sgomberato le sue vette, ed il gestore del distributore di benzina, il più prossimo al pericolo, pende dalla

spada di Damocle, e sotto l’alternativa di una scommessa (c’è in ballo un milione) dei due proprietari limitrofi che ne

hanno profetato il crollo in due tempi contrastanti: per il primo il crollo dovrebbe avvenire nel periodo delle prime piogge

autunnali, per l’altro, dovrebbe accadere alle prime piogge d’aprile, il tempo sarà arbitro. Purtoppo soltanto dopo

l’accaduto “la casa è piena di consiglio”. Allora correranno i “pompieri”, allora correrà il Sindaco ed abolirà ivi la tradizionale

fiera e la consueta festa della “Poggiata”; correranno le autorità sovrintendenti alle antichità e redigeranno un

lungo verbale nel quale si potrà ricordare, tra l’altro, che Borghetto, bellissima terrazza sul Tevere, fu un tempo necropoli

degli Etruschi, luogo di convegno e di imbarco delle Sabine, prima del famoso ratto; castello dei Consoli romani

per le guarnigioni degli esploratori, addetti alla sorveglianza della Via Flaminia e dei ponti; dei cavalli per la più rapida

diffusione degli editti imperiali, fortificazione per lo svernamento delle legioni laziali, diroccata dai barbari e ricostruita,

col concetto della fortezza medievale, dagli Orsini, quale rocca inespugnabile per le lotte di predominio della

zona; porto Pontificio sul Tevere, dove veniva smistato ed imbarcato il legname di costruzione, tagliato dalle selve

Cimine, occorrente all’edilizia dell’Urbe, ecc... Inoltre si potrà concludere che il famoso fortilizio di Borghetto, che ha

resistito alla furia delle orde barbariche, è crollato inevitabilmente per l’incuria della nostra civiltà, mentre gente profana,

con un impressionante cinismo, ignara delle avite grandezze, osa scommettere su quei ruderi che costituiscono

tutt’ora dei superbi monumenti.

M. Ceccarelli Celestino

Tratto dal Giornale d’Italia del 9.9.1958 e pubblicato sul Numero Unico per le Feste Patronali di Civita Castellana del 1958.

Nel cuore

A Loriana

L’11 Luglio 2005,

m’è rimasta l’amarezza,

de’ na vita distrutta sur più bello,

da pochi, infami, corpi de martello.

Ma ‘n giorno, a sentì la Religgione,

noi, tutti quanti, se rincontreremo,

allora, Lorià … arrivederci.

Se vedemo.

Mario


40 Campo de’ fiori

L’arte della ceramica a Civita

IL territorio di Civita Castellana è costituito

da tufo litoide, puzzolana e lave prodotte

dai vulcani spenti dei monti Sabatini e

Cimini. E’, inoltre, ricco di argille plastiche

grigie e gialle, ossido di ferro e caolino

puro, paste adattissime per la ceramica.

La storia dell’arte della ceramica a Civita

è molto antica ne abbiamo le prove con

reperti archeologi del popolo falisco, per

arrivare allo statuto comunale del 1556, in

cui si rileva che fin dal XVI esisteva in città

la “Corporazione dei Vascellari” a cui erano

associati coloro che lavoravano l’argilla per

utensili. Costoro nella processione che si

teneva durante le feste patronali occupavano

il terzo posto nei mestieri che sfilavano,

ciò significa che erano numerosi ed

importanti. Nel XVII e XVIII secolo con la

scoperta delle vernici piombifere boraciche

e degli smalti stanniferi, sempre utilizzando

le materie prime locali sorgevano

le prime manifatture di terraglie con piu’ o

meno successo. Furono iniziate da

Buonaccorsi ,passarono poi a Consalvo

Adorni,a Giuseppe Valadier,a Francesco e

Giuseppe Antonino Mizzelli che il 7 marzo

1792 ottenevano da Papa Pio VI di poter

scavare l’argilla nei territori di

Civita,Sutri,Ponzano e S;Oreste.La fabbrica

sorgeva su un terreno della famiglia

Buonaccorsi nei pressi del fiume Treia. Fu

verso la fine del 1700 che l’arte della ceramica

incrementò e raggiunse la perfezione

con Giovanni Trevisan, detto il

Volpato,che ottenne dalla Camera

Apostolica il permesso di poter scavare

argille plastiche su una superfica di 18 KM

dal monte Soratte e riusci soltanto con le

terre locali a fare dei lavori di pregio, infatti

durante l’esposizione di manufatti a

Roma fu premiato da Napoleone I con

medaglia d’argento. Anche Francesco

Coramusi, ceramista civitonico, nel 1806

ebbe la concessione di poter estrarre l’argilla,

e fu premiato in Campidoglio il 26

agosto 1810, con medaglia d’argento e

diploma onorifico per le sue maioliche. Il

Coramusi prese anche in affitto la fabbrica

del Mizzelli per 18 anni pagando annualmente

15 scudi alla famiglia Buonaccorsi e

altri 15 alla Camera Apostolica. Intanto in

Inghilterra veniva inventato da Giuseppe

Bramh il water.closed, il cesso ad acqua

ovvero il cesso inodore ,che farà diventare

dopo alcuni anni, insieme all’industria delle

piastrelle e stoviglie, Civita Castellana

centro molto

importante nell’industria

della ceramica.

Nel 1803 il

Volpato morì e fu

sostituito dal figlio

Giuseppe che nel

1826 ottenne da

papa Leone XII la

concessione di continuare a scavare. La

fabbrica passò poi da Giuseppe al nipote

Angelo,poi al figlio Mariano che nel 1850 la

cedette al bolognese Tommaso Roversi

che continuò egregiamente l’opera. Al

Roversi succedette Giacomo Ruvinetti che

con Laurenti e i fratelli Profili costituirono

la ditta di stoviglierie Ruvinetti & C,fondata

nel 1890, la quale decise di abbandonare

le materie locali per la terra di Vicenza.

La produzione migliorò,ma i costi non ressero

la concorrenza delle altre fabbriche

locali e nazionali ed estere, e ne decretò il

fallimento. Contemporaneamente alla fabbrica

Ruvinetti cessavano anche il

Coramusi, il Brunelli, i fratelli Cassieri stoviglierie

ed artistica fondata nel 1839. La

società Conti & C impiantava una fabbrica

nella località Montarozzo che falliva e rinasceva

nell’ex convento dei Cappuccini. Nel

1881 nasceva la “Fabbriche riunite per la

ceramica” di Casimiro Marcantoni associato

ad Alceo Conti, la fabbrica disponeva di

vasti locali, aveva in attività cinque grandi

fornaci e una produzione di circa 200.000

pezzi di stoviglie mensili. I piatti venivano

venduti aL.1,05 la dozzina e 0,77 per i

bianchi. Altra ditta importante fu quella di

Filippo Berardi & C ,incominciò a lavorare

il 20 Dicembre 1907, erano in funzione due

forni,faceva dieci cotture al mese producendo

circa 91.000 pezzi assortiti, tutta la

merce era acquistata dalla ditta Fedele

Rodriguez di Roma e dava da vivere a circa

cinquanta famiglie. La ditta Alfredo

Brunelli produceva stoviglie impiegando

molti operai che lavoravano a cottimo,

aveva tre forni e produceva annualmente

circa un milione di pezzi assortiti. La ceramica

Percossi G.R.&c, fondata nel 1900

produceva piastrelle e realizzò per conto

del famoso artista Basilio Cascella i pannelli

murali che decorano il porticato delle

terme di Montecatini, cessava l’attività nel

1930. C’erano poi le fabbriche di ceramiche

artistiche di Agostino Colonelli, i fratelli

Crestoni, 1900-1931, la ceramica

FaliscaArs 1900-1920, la ceramica Coletta

Ugo & C 1900.1960 che produceva stoviglie

ed articoli sanitari. Le piu’ importanti

per la produzione di cessi inodori uso

inglese lavabi e tazze ,vasche erano la

Vincenti e Basili,nata nel 1900, e nel 1911

Serafino Vincenti vinceva tre medaglie

d’oro alla prima mostra romana della

ceramica,nel 1927 insieme con il fratello

rilevava la SAFAC nata nel 1924 e fondava

la Serafino Vincenti &C. che cessava la

sua attività nel 1997. Nasceva poi la”

Cooperativa Operai Ceramisti”diretta da

Casimiro Marcantoni costituita da una

gruppo di operai licenziati dalla Vincenti

che continuerà la sua attività sino agli

anni sessanta. Il Marcantoni produceva

annualmente 12.000 cessi al prezzo di L.6

caduno,2,400 lavabi a L.9,76.800 tazze

(ogni cento)a L.10 e 240.000 piatti(ogni

cento) a L.9 Gli operai lavoravano a cottimo

e guadagnavano circa L.2,50 al giorno.

il costo maggiore veniva dalla legna per le

fornaci che era di L.170 per la cottura tra

biscotto e finito poichè la fornace impiegava

circa 36 ore. Il prodotto era apparentemente

bello,ma la fragilità delle paste e

la grinatura delle vernici faceva si che

fosse di poca durata. I prodotti venivano

consegnati alla stazione di Civita e tra carico,scarico

e imballaggio costavano circa

L.60 a vagone.Infine nel 1911 Alessandro

Sbordoni fondava una ceramica che oltre

aagli articoli sanitari produceva anche piastrelle

e oggettii artistici. Nascevano tre

stabilimenti, due a Civita, uno a

Stimigliano Scalo, ma cessava l’attività nel

1968. Ringrazio la Biblioteca Comunale, un

piccolo gioiello della nostra comunità, e

precisamente le persone di Alfredo,

Marianna e Mauro che con la loro gentilezza,

disponibilità e pazienza mi aiutano

nelle mie ricerche.

Francesca Pelinga

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it


della Dott.ssa

Ilaria Becchetti

Campo de’ fiori 41

L’ANGOLO DELL’AVVOCATO

20 FEBBRAIO 2009: NASCE LO STALKING

Con il decreto legge

del 20 febbraio scorso,

recante “Misure

urgenti in materia di

sicurezza pubblica, di

contrasto alla violenza

sessuale e in tema

di atti persecutori”,

trova spazio per la

prima volta la normativa

sullo “stalking”.

Di questa fattispecie

penale si fa un gran

parlare da tempo, senza che mai nessun

governo, però, sia riuscito a coniugare in

legge le tante parole e i buoni propositi

tesi a combattere questo fenomeno, purtroppo

molto diffuso. Merita ricordare, in

proposito, l’impegno del Ministro per le

Pari Opportunità Carfagna che ha proposto,

assieme al Ministro della Giustizia

Alfano, il disegno di legge dal titolo“Misure

contro gli atti persecutori”, approvato dal

Consiglio dei Ministri il 18.06.2008, nonché

il protocollo d’intesa del 16.01.2009 tra lo

stesso Ministro Carfagna e il Ministro della

Difesa La Russa, alla presenza del

Comandante Generale dell’Arma dei

Carabinieri, Gianfrancesco Siazzu, finalizzato

a rendere più efficace il contrasto al

fenomeno dello stalking.

Il disegno di legge non è stato convertito

in legge ma il suo contenuto è stato oggi

fedelmente riprodotto nel Capo II del

decreto sulla violenza sessuale, intitolato

proprio “Disposizioni in materia di atti persecutori”.

Nasce, così, una normativa specifica,

diretta a punire quelle odiose pratiche

minacciose, vessatorie e persecutorie,

che da oggi finalmente assurgono a reato,

come già in Canada, Australia, Stati Uniti e

in molti paesi europei. Prima del decreto

del 20 febbraio, in base agli elementi

descritti e raccolti dalla vittima, le Forze di

polizia potevano ricondurre la condotta

dello stalking, in assenza di una disciplina

specifica, a singoli reati come minacce,

ingiurie, molestie, lesioni o violenza privata

e trasmettere all’Autorità Giudiziaria la

denuncia-querela.

Il decreto anti-stupro ha invece introdotto

questa nuova fattispecie criminosa nel

Codice Penale, all’art. Art. 612-bis che, al

primo comma, così recita: “Salvo che il

fatto costituisca più grave reato, è punito

con la reclusione da sei mesi a quattro

anni chiunque, con condotte reiterate,

minaccia o molesta taluno in modo da

cagionare un perdurante e grave stato di

ansia o di paura ovvero da ingenerare un

fondato timore per l’incolumità propria o di

un prossimo congiunto o di persona al

medesimo legata da relazione affettiva

ovvero da costringere lo stesso ad alterare

le proprie abitudini di vita”. Sono poi

previste delle aggravanti. La pena aumenta

se a “molestare” è il coniuge, anche se

separato o divorziato, o il convivente o il

fidanzato (anche ex). Previste aggravanti

anche se la vittima è un minore o un disabile

o una donna in stato di gravidanza e

se gli atti persecutori sono stati commessi

usando armi, o da “persona travisata”.

Il delitto è punito sempre a querela di

parte. Ma si può procedere d’ufficio se il

reato è commesso nei confronti di un

minore o di un disabile e anche quando il

molestatore era già stato ammonito dal

magistrato. A quest’ultimo proposito merita

infatti sottolineare come il decreto

preveda la possibilità per la vittima di

“esporre i fatti all’autorità di pubblica sicu-

rezza, avanzando richiesta al questore di

ammonimento nei confronti dell’autore

della condotta”. A ciò segue, ove il questore

ritenga fondata l’istanza, un’ammonizione

orale per il soggetto nei cui confronti e’

stato richiesto il provvedimento, che viene

così invitato a tenere una condotta conforme

alla legge. La pena è aumentata se il

reato viene commesso da chi è già stato

ammonito.

NUMERI UTILI

L’art. 12 del decreto del 20 febbraio

2009, con il codificare questa nuova

figura di reato, prevede altresì l’istituzione

di un numero verde nazionale a

favore delle vittime dello stalking, attivo

ventiquattro ore su ventiquattro,

con la finalità di fornire un servizio di

prima assistenza psicologica e giuridica

da parte di personale dotato delle adeguate

competenze. A tal fine è stata

autorizzata la spesa annua di un milione

di euro a decorrere dall’anno 2009.

È già attivo da tempo, invece, il numero

1522 che è un servizio di accoglienza

telefonica, con assoluta garanzia

dell’anonimato, attivo 24 ore su 24

per 365 giorni l’anno, multilingue ed

accessibile dall’intero territorio nazionale

gratuitamente, sia da rete fissa

che da rete mobile. Questo servizio fornisce

una prima risposta ai bisogni

delle donne vittime di violenza, indirizzandole

verso le strutture pubbliche e

private, fornendo loro un sostegno psicologico

e giuridico ed offrendo informazioni

utili ed un orientamento ai servizi

presenti nel territorio.

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42

Se serviremo il caffè

direttamente in tavola

(anche se il galateo

suggerisce di “accomodarsi

in salotto”), useremo

una elegante

caraffa termica contenente

dell’ottimo caffè

di Letizia Chilelli preparato proprio poco

prima dell’arrivo degli

ospiti. Si può preparare il caffè anche

durante il pranzo, in questo caso la tradizionale

caffèttiera verrò portata in tavola

su di un bel vassoio. Il caffè va servito caldissimo,

possibilmente in tazzine riscaldate

in acqua bollente che disporremo su di

un vassoio insieme alla zuccheriera.

Daremo al momento una nota di eleganza

ma anche di “gusto” se verranno presentate,

sempre sul vassoio, tre ciotoline di

porcellana che conterranno zucchero di

diversa qualità: bianco semolato, scuro di

canna e a scagliette già aromatizzate al

caffè. Il caffè non va mai servito già pronto

nelle tazzine, sarà la padrona di casa a

riempirle man mano porgendole ai vari

ospiti, i quali poi si serviranno della quantità

di zucchero che desiderano.

LA LEGGENDA DEL CAFFE’

Secondo una antica leggenda, la pianta

del caffè fu “scoperta” da un gruppo di

capre sopra un altopiano dell’Etiopia che,

attratte dal colore delle bacche, “mangiarono”

per la prima volta i frutti di uno strano

e colorato cespuglio. Il pastore che

accudiva le capre, notò che dopo aver

mangiato quelle strane bacche, gli animali

erano come eccitati, raccolse questi frutti

e li portò presso un vicino monastero. I

religiosi fecero bollire quegli strani semi e

bevvero l’infusione, toccando essi stessi

con mano l’effetto stimolante della bevanda.

Da allora usarono questo infuso per le

loro notti di preghiera che diventarono così

più lunghe.

IL CAFFE’ E GLI ARTISTI

Nei secoli scorsi gli artisti nei “Caffè” tro-

Campo de’ fiori

L’angolo del Bon Ton

Il caffè

varono fonte di ispirazione

per raccontare

la realtà che li circondava

o anche per

descriverci i loro stati

d’animo.

Grazie ai “Caffè” e

agli artisti che li frequentavano

ci sono

potute così arrivare

testimonianze del

succedersi del tempo

e le immagini dei vari

momenti storici.

UN AMORE TUTTO

ITALIANO

In Italia nel 1683

viene inaugurata la

prima bottega del caffè in Piazza San

Marco a Venezia, e di lì in avanti l’abitudine

di sorseggiarlo seduti ai tavoli all’aperto

si diffuse rapidamente e con successo.

Nel 1750, sempre a Venezia, Carlo Goldoni

ne consacra il successo dando alle stampe

“La Bottega del Caffè”, opera ispirata al

mondo che gira intorno al caffè e a chi

pratica l’arte di sorseggiare il caffè nella

“bottega”. Negli stessi anni, Pietro Verri, a

Milano, fece stampare “Il Caffè”, giornale

dal titolo “educativo” che incentivava i lettori

ad adottare la “Chiarezza di Spirito”

che solo il caffè sapeva infondere a chi lo

gustava. Tra Settecento e Ottocento, nonostante

il successo e nel consumo, il caffè

resta comunque un genere di lusso, che si

acquista in drogheria come prodotto coloniale

e che in pochi possono permettersi di

bere nei vari locali. Ne fanno uso filosofi,

artisti, poeti e uomini politici.

Il caffè diventa la bevanda dell’età moderna

e delle menti “illuminate” e tutto ciò

che ne fa parte e che viene impiegato

nella sua preparazione acquista prestigio,

tanto che anche le tavole delle nobildonne

dell’epoca si arricchiscono di corredi e

arredi all’altezza del tanto decantato infuso.

All’inizio del XX secolo, proprio qui in

Italia farà la sua comparsa la prima mac-

china da caffè espresso a vapore, destinata

a popolare ogni bar: era il novembre del

1901 quando l’ Ingenier Luigi Bazzera di

Milano, deposita uno strano modello di

macchina a colonna, che diventerà per

molto tempo un punto di riferimento per

tutte le altre case costruttrici di macchine

per il caffè, capace di regalare una bevanda

corposa, dal gusto forte, persistente e

leggermente acido che, ancora oggi, non

ha smesso di stregare: l’ Espresso.

(Bibliografia “La mia Cucina”.

“l’Encicopedia della Cucina Italiana La

Biblioteca di Repubblica”.

“Il libro completo del caffè” realizzato da

ART Servizi Editoriali S.p.A Bologna edito

da De Agostini Editore).


COMUNE DI FABRICA DI ROMA

L’ASSESORATO ALLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE

PROPONE

A PARTIRE DA DOMENICA 3 MAGGIO 2009

E PER TUTTE LE PRIME DOMENICHE DI OGNI MESE

UN MERCATINO DI

ANTIQUARIATO

ARTIGIANATO

OGGETTISTICA

PER INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI RIVOLGERSI

ALL’UFFICIO COMMERCIALE TEL. 0761.569001

Campo de’ fiori 43

Sabato 16 Maggio 2009, alle ore 17.30, presso Palazzo Montalto Belei, in Via di Corte n. 8, Civita Castellana, verrà

presentato il libro di Antonio Orlando “BOOM (il tonfo) economico”.

Il ricavato della vendita del libro verrà devoluto all’Associazione A.T.A.M.O.

Seguirà un dibattito sulla situazione dell’economia civitonica: “Dalla spiegazione dell’economia alla crisi del distretto

della ceramica”.

Interverranno: Antonio Orlando, autore del libro; Antonio Delli Iaconi, direttore Confindustra Viterbo; Luigi Annesi,

segretario Filcem CGIL Viterbo; Fabrizio Anzellini, Upav CNA.

Introduce Augusto Ciarrocchi, presidente Associazione Culturale “Terre del Treja”.


Campo de’ fiori 45

Riaperta al culto domenica 19 Aprile

La Madonna delle Piagge torna ai fedeli

Terminati i lavori di ristrutturazione del tetto, durati circa un anno

Madonna delle Piagge

Domenica 19 Aprile, un folto numero di

fedeli civitonici, a testimonianza di una

grande devozione, è accorso alla riapertura

della piccola e raccolta chiesa dedicata

alla Madonna della Piagge, chiusa da circa

un anno a causa dei lavori di ristrutturazione

al tetto, necessari ed improrogabili.

La festa in onore della Madonna cade,

ogni anno, la domenica successiva alla

Santa Pasqua. Una folla di persone ha

disceso la lunga fila di scale che porta alla

chiesa ed i più giovani, zaino in spalla, si

erano già preparati per la tradizionale

scampagnata nella bella valle in riva al

fiume, ma il tempo che ha fatto miracolosamente

finire il rinfresco che ha seguito la

funzione, si è d’un tratto ingarbugliato, ed

un violento acquazzone ha sorpreso i ritardatari

che hanno dovuto annullare la

scampagnata. Lo scorso anno la celebra-

L’accesso alla Madonna delle Piagge nel 1961

zione eucaristica è

avvenuta fuori dall’edificio

che era stato

dichiarato inagibile, a

causa della pericolosità

del tetto che

rischiava di cadere

da un momento

all’altro. Viste le condizioni,

infatti, circa

dieci anni fa la

Confraternita dei SS

Marciano e Giovanni,

grazie all’interessamento

del Priore

Sandro Corazza e

con l’appoggio del

compianto Mons

Giuseppe Bellamaria,

aveva preso l’impegno

di riparare la

chiesa, affinché i fedeli potessero tornare

ad ascoltare la messa serenamente, senza

guardare con terrore il soffitto. I lavori,

curati dalla ditta edile di restauri e costruzioni

Fidia di Fabio Vitali e Belli Rosina,

sono stati realizzati grazie al contributo

della Regione Lazio e alla generosità delle

offerte dei civitonici,

che

hanno dimostrato

anche

così l’amore

verso questo

tradizionale

culto, per il

quale molti

dicono di aver

ricevuto delle

grazie. La Santa

messa è stata

officiata da don Maurizio Medici, parroco

del Duomo di Civita Castellana, e concelebrata

da don Giorgio e Padre Gabriele. Al

termine della Santa Messa è stata offerta

una piccola colazione a tutti i presenti,

dalle Consorelle dell’Addolarata, che insieme

ai membri della Confraternita dei SS

Marciano e Giovanni si prenderanno cura

della chiesa. Il nuovo dipinto della

Madonna delle Piagge, del tutto somigliante

all’immagine del santino, è stato realizzato

dal professor Carlo Bernardi, sulla

base degli accordi presi con Mons

Giuseppe Bellamaria. Il quadro originario è

stato, infatti, rubato circa quarant’anni fa e

successivamente sostituito con un’altra

immagine votiva raffigurante una

Madonna, ma che non aveva nulla a che

vedere con il dipinto originale. I lavori di

rifinitura saranno ultimati a breve, grazie

alle offerte della popolazione di Civita

Castellana. Ogni primo sabato del mese,

fino ad Ottobre, alle ore 17:00 verrà celebrata

la messa, e tutti i giovedì del mese

di Maggio alle ore 16:00 ci sarà la recita

del Santo Rosario, animato dalle

Consorelle e dai Confratelli.


46

Campo de’ fiori

Il girotondo è forse uno dei primi momenti di aggregazione e socializzazione

dei bambini. Con questo gioco semplice ed innocente

imparano a cantare, prendendosi per mano, la filastrocca per eccellenza.

Giro giro tondo,

cavallo imperatondo,

casca il mondo,

casca la terra,

tutti giù per terra!

Così

dicevano...

Giochi antichi

L’aquilone

Il gioco antichissimo degli aquiloni è tutt’ora di attualità, tanto che esso riempie molte

manifestazioni e gare organizzate nei luoghi più disparati del mondo. La magia che regala

con il suo volo libero è stata celebrata anche dai sommi poeti quali, ad esempio,

Giovanni Pascoli, e cantata da un mito quale Lucio Battisti.

Ammirare i bambini che seguono con il naso all’insù il volo leggero ed i colori vivaci degli

aquiloni, che ondeggiano nel vento, riempie di tenerezza…

Gli aquiloni della nostra infanzia erano semplici e facili da realizzare. Essi erano costituiti

da due stecche di legno leggere incrociate (anche due canne sezionate a metà) ed un

foglio di carta velina sagomato a trapezio ed incollato sopra di esse (spesso la colla era

fatta con acqua e farina). Completava il tutto un lungo filo arrotolato su di un legno.

Filastrocche


Foto Mauro Topini

Campo de’ fiori 47

Vita cittadina

Civita Castellana - Piazza della Liberazione - 25 Aprile 2009

Deposizione delle corone presso il monumento ai caduti e

saluto delle autorità.

Viterbo - 30 aprile - 1 - 2 - 3 maggio - Quartiere

medievale San Pellgrino - San Pellegrino in fiore

Civita Castellana - Forte Sangallo - 18 Aprile

Il Dott. Massimo Giampieri e la Dott.ssa Marinella De

Lucia hanno inaugurato la Mostra “Aristocrazia a

Faleri”, con la presentazione del corredo funebre della

tomba n. 5, rinvenuta nella necropoli Valsiarosa di

Civita Castellana.

La mostra è aperta al pubblico nei giorni di sabato e

domenica, negli orari di visita del Museo.

Info: 071.513375


48

1969-2009

quarantenni di

Corchiano

Quando si arriva agli “-anta”, le cosiddette

cene di classe sono quasi un dovere, una

tappa obbligatoria, per ritrovarsi tutti insieme,

almeno per una sera, come ai tempi

della scuola, dove si trascorreva gran parte

della giornata con i compagni di classe. Poi

si cresce ed ognuno prende la propria strada,

l’università, il lavoro, la famiglia, i figli, e

c’è sempre meno tempo da dedicare agli

amici. Così, già a partire dai venti anni,

almeno di cinque anni in cinque anni, ci si

ritrova intorno ad una lunga tavolata, non

tanto per farsi una bella mangiata, quanto

più per ricordare, ridere e scherzare.

Il 30 maggio, la classe 1969 di Corchiano

festeggia il raggiungimento dei 40 anni.

Verrà celebrata una messa alle ore 18.00 in

memoria di Giuseppe Meconi, prematuramente

scomparso, alla quale farà seguito la

classica cena. I “ragazzi” colgono l’occasione

per rivolgere un ringraziamento particolare

al maestro Sauro Pattini, alla maestra

Vivaldi, a don Domenico Anselmi, alla professoressa

Censi e al professor Bonini, figure

molto importanti che hanno accompagnato

e segnato il loro percorso di crescita

e quello di molti altri giovani del paese.

TANTI AUGURI e 100 altri di questi giorni!

di Ermelinda Benedetti

1

2

Campo de’ fiori

3 4

5

6

7 8

Da sx: 1.Angela Di Giovenale, 2.Italia Crescenzi, 3.Anna Rita Santini, 4.Tiziana Magrini,

5.Prof. Piermartini, 6.Alessandra Cecchini,7. Alessandro Manicacci, 8.Anita Montanini

9.Maria Mecarelli, 10.Sabrina Carrer,11. Piero Stentella, 12.Candido Crescenzi,

13.Francesco Pieri,14. Silvestro Fiaschetti, 15.Daniela Fordelmondo,16. Sabrina Nenci,

17.Cinzia Stefani, 18.Rocco Lutrario, 19.Antonella Nenci.

3

1

2

4

5

7

6

8

20

9

1.Sonia Cotronè, 2.Fernando Pilera,3. Anna Rita Siviglia,4.Patrizia Cecarelli,5.Nenci

Renata,6.Luciano Pattavina,7.Maestro Pattini,8.Sabrina Monfeli,9.Roberta Silveri,10.Paola

Creta,11.Angelo Carbonari,12.Carlo Fiorentini,13.Patrizio Evangelisti,14.Rino

Sabatini,15.Giuseppe Mecon,16.Claudio Crescenzi,17.Marisa Marini,18.Anna Paola

Romoli,19.Montico Lara,20.Stella.

19

10

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9

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Campo de’ fiori 49

LA BELLEZZA NELL’ARTE DI ERALDO BIGARELLI

come espressione dell’anima, dello spirito dell’uomo e delle risorse sociali e culturali nella

sua globalità nel territorio del mondo.

Si è conclusa lo scorso

5 aprile, presso l’ex

cinema comunale di

Vignanello, la mostra

di pittura di Eraldo

Bigarelli intitolata “La

Bellezza”.

Incontriamo il maestro

per porgli alcune

domande sulla sua

di Fabiana Lupi

attività artistica, sui

sentimenti che la ispirano

e per conoscere meglio l’associazione

di cui è presidente.

Eraldo, che cosa rappresenta per lei

la bellezza?

Il concetto di bellezza è difficile da esprimere

con un’unica definizione perché essa

è variegata: proviene da un volto, da uno

sguardo, da una mano che accarezza, dall’affettuosità

di semplici gesti quotidiani,

dalla serenità emanata da un paesaggio.

In questa esposizione ho raccolto alcune

opere dell’ ultimo decennio legate dal filo

unico di manifestare la bellezza, di declinarla

nelle sue mille sfaccettature, non

solo quindi quella fisica e visibile di un

corpo, ma anche e soprattutto quella spirituale,

la bellezza dell’anima.

Qual è, se esiste, l’opera o le opere a

cui è maggiormente legato?

Tutte in realtà rispecchiano una parte di

me, della mia vita, ma in particolare mi

ritrovo in quelle che evidenziano l’espressione

degli occhi, per ritornare al tema

dell’interiorità gli occhi come specchio dell’anima,

che mostrano la bellezza vera, la

più pura ed incorruttibile.

Lei da alcuni anni è presidente dell’associazione

IVNA: qual è il suo

scopo e gli obiettivi che vorrebbe

raggiungere?

L‘associazione, nata nel marzo del 2007,

promuove e tutela la cultura in ogni sua

forma e genere.

L’idea principale che ha spinto me e alcuni

artisti locali, con il sostegno dell’amministrazione

comunale, a mettere insieme la

nostra creatività, è stata proprio quella di

sensibilizzare le nuove generazioni con la

speranza di far emergere anche in loro la

passione per l’arte.

In poco tempo la IVNA ha raddoppiato il

numero di iscritti: gli artisti, tra cui pittori,

scultori, poeti e fotografi, provengono dai

paesi limitrofi come Vallerano, Corchiano e

Civita Castellana, ma anche da

Ronciglione, da Roma ed anche da nazioni

estere.

L’associazione è quindi in crescita e ha uno

sguardo sempre

rivolto al

futuro, senza

barriere.

Il principio

ispiratore è

duplice: da un

lato di riscoprire

le nostre

radici in un

momento storicoparticolare,

in cui si

rischia di perdere

tutti i

valori, le tradizioni

e l’identità

e l’altro di

accogliere

intuizioni,

novità creative

e culture che

hanno origine

da territori

diversi dai

nostri, con un

occhio aperto

alle varietà e

alla ricchezza

culturale, perfino

quelle che

sembrano le

più lontane

dalla nostra.

Un connubio

delle risorse

del nostro piccolo

territorio con quello più vasto del

mondo al quale siamo inesorabilmente e

fortunatamente uniti. Una collaborazione

fattiva tra locale e globale.

Il nostro intento è rivolto soprattutto ai

giovani per realizzare a Vignanello un centro

culturale importante, fare cultura a 360

gradi, certamente un progetto molto

ambizioso ma per il quale vale la pena di

impegnarsi con determinazione e umiltà

per un futuro vivace dove il rispetto e l’amore

prevalgano.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Come sempre siamo in fervida attività:

numerose iniziative ed eventi si sono svolti,

altri sono in itinere e altrettanto numerosi

ed interessanti sono in programma sia

sul territorio della Tuscia che fuori.

Le opere dei nostri associati sono state

esposte nel viterbese ed altre esposizioni

seguiranno con l’intento di realizzare un

percorso artistico-culturale.

Cosa si auspica per il futuro?

Il mio desiderio è quello di radicare l’associazione

sul territorio ed espanderla oltre

la Tuscia non perdendo di vista l’obiettivo

principale che è quello di avvicinarsi alle

nuove generazioni al fine di riscoprire e

mantenere viva la nostra identità, cultura

e tradizione e nel contempo di tenere

aperti i battenti alla cultura di altra origine

ed ispirazione.

Utilizzare l’arte, creando nuove scuole di

pensiero…perché no! L’Arte, le sue espressioni,

le sue sfaccettature, la sua forza

creatrice, la sua ricchezza interiore, per

combattere l’aridità morale e spirituale che

avanza e talvolta ci opprime, riscoprendo e

alimentando il fuoco di quei valori genuini

e alti di cui si nutre l’anima:

questa è la vera Bellezza della vita!


La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Alla piccola Angela

Massaccesi, che il primo

Maggio compie 2 anni, un

bacione e tanti auguri da

nonno Santino, nonna

Rosanna, zio Maurizio e

zia Patti. Tantissimi auguri

a Angela, da mamma,

papà, nonno Rinaldo, gli zii

e i cugini.

Tanti auguri a Gloria di

Stimigliano che il 28 Giugno

compie 9 anni, da mamma,

papà e tutti i parenti.

Tantissimi auguri a Federica

Formichetti che compie 15

anni il 7 Maggio, da mamma,

papà, i nonni, gli zii e i cugini.

18 ANNI!!!.....Ormai

sei grande!!! Tanti

auguri Chiara da

mamma, Pietro, i

nonni e gli zii Elisa

e Giulio.

Tanti auguri di buon

compleanno a Valentina

Mezzanotte

che il 25

Maggio

compie

26 anni

Piccola Sara…è arrivato anche

per te il giorno della tua Prima

Comunione! Tanti auguri

Principessa, ti vogliamo tanto

bene! Papà, mamma e Matteo.

Tanti cari auguri alla nostra Saretta, che il 24 maggio

festeggia la sua Prima Comunione , da nonna Palmira,

nonna Teresa, dagli zii, dalle ziie, dal cugino Simone e

dalle cuginette Sofia, Giada, Rebecca. Auguri!

A Davide

Cavalieri che è

arrivato al traguardo

della

maggiore età.

I migliori auguri

da parte dei

genitori, la sorellina,

il nonno, gli

zii e i cugini.

Tantissimi auguri a

Federico Anselmi che il

20 Aprile ha compiuto

gli anni, dalla mamma, il

papà, la sorella Cecilia,

tutti i parenti

e dalla redazione di

Campo de’ fiori.

Tanti auguri a Desirè

Romito che il 10

Maggio riceve la

prima comunione e l’

11 compie 10 anni!!

Dalla mamma, il papà,

i nonni materni e

paterni, gli zii:

Romina, Ovidio,

Roberto, Gianluca, Enrico, Chiara e

Barbara. Un augurio in particolare dalla

sorellina Emma e i cuginetti

Christian e Roccardo!!

Tantissimi auguri di buon compleanno ad

Irene Bernardini di Gallese che 5 maggio

compie 15 anni,

da Andrea, mamma,

nonna, Gabriele, le

mitiche Ceci, Pitty,

Mimmy, Titti e da

tutte le persone

che ti vogliono

bene!


Tanti auguri a Maria per

il suo compleanno.

Tanti auguri a Rossi

Benedetta che il 19

Maggio compie 1 anno,

dai genitori, i nonni e le

cuginette Francesca

e Veronica.

Tanti auguri

a Valerio

Narcisi che

il 9 maggio

compie il 1°

anno, da

mamma

Simona,

papà

Marcello e i

nonni Tomei

e Narcisi.

Tanti auguri

a Luca

e Maila che

l’11

e il 27

Marzo hanno compiuto gli anni, da

Sandro, Maria Rita, Francesco,

Emanuele, Elisa e i nonni.

Tanti auguri a Massimiliano

Mancinelli che compie 30 anni il 21

Aprile, da mamma Paola, da tutti

gli zii, cugini e dal piccolo Andrea

un grande bacione. Auguri, auguri.

Tanti auguri a Alessandro e

Loredana che il 10 Giugno

festeggiano il loro

14° anniversario di matrimonio.

Auguri a Loredana che il 10

Giugno compie gli anni dalla sua

cara amica Emanuela.

Tanti auguri a Gaja

Pingitore di Fabrica di

Roma, che ha compiuto

2 anni il 26 aprile da

mamma Tiziana, papa’

Giuseppe, fratellino

Giovanni, nonno

Domenico, nonna Sandra

e zio Stefano.

Tanti auguri di buon compleanno a

Veronica e zia Anna Maria,

che compiono gli anni rispettivamente il 7

Maggio e il 29 Aprile, da Giusy.

Tantissimi auguri al

piccolo Francesco

Fegatello che ha

compiuto il suo primo

anno di vita il 2 Aprile,

da mamma, papà, i

nonni, le zie, gli zii e

i cuginetti.

“Tanti Auguroni ad una

donna davvero forte e

speciale........a voce non

riesco mai a dirtelo,

ma ti voglio davvero

bene e senza di te non

so cosa farei!

Sei la colonna portante

della nostra famiglia

ed io ti

ringrazio per tutto.

Ancora tanti auguri

per i tuoi 50 anni.”

Da Elisa

per Anna Maria

PS: gli auguri sono

anche da parte di

Augusto, Claudio,

Marco, Elena, Paolo e

Chiara.


Tanti auguri ad

Alessandro

Ceccangeli che il

2 Aprile ha

compiuto 2 anni.

Un bacio grande

grande Zia Elisa...

Uno è la bambina più

bella del mondo,

uno è il suo posto nel

girotondo,

uno è l’amore di mamma

e papà,

uno è l’anno che compie

di già!

Auguroni a Xenia

Angelozzi, dai cuginetti

Flavia e Giulio.

Sorpresa! Non te l’aspettavi eh?!?

Invece eccoti qua!!

Chi sarà stato a farti gli auguri su

Campo de’ fiori? Mah...

Un augurio speciale per i tuoi 22 anni

Tantissimi auguri alla piccola

Matilde Cola che il 6 Aprile ha

compiuto 2 anni, dalla mamma, il

papà e la sorellina.

A Caren, quel “fiore

di Maggio”, che da

11 anni dà colore alla

nostra vita!

Tantissimi auguri di

buon compleanno

dalla mamma, il papà,

la sorella e la nonna.

Tanti auguri a Tulli

Veronica che il 16

Maggio compie 1 anno,

dai genitori, i nonni, la

sorellina Francesca e la

cuginetta Benedetta.

Sorpresa!!!

Tanti auguri a Tulli

Francesca per il suo

compleanno, dai genitori,

i nonni,

la sorellina Veronica

e la cuginetta

Benedetta.

Tanti auguri a nonno

Mario Domizi

che ad aprile ha compito 95 anni,

da tutti i parenti, i nipoti ed i pronipoti!

Tanti auguri

ad Antonella e

Luigi

Filippetti che

festeggiano il

loro 25° anniversario

di

matrimonio,

da parenti ed

amici.


Cane maschio tipo pastore

tedesco a pelo lungo, età presumibile

4 anni. Non ha

microchip, di buon carattere.

Avete idea di chi può essere?

Sono cinque mesi che si aggira

per le campagne di Vallerano.

Cell 330578204

al mattino o la sera

dopo le 20.00.

Grazie!

La chiamano Gelsomina perchè

nonostante le percosse ed

il dolore dell’abbandono, è

ancora tenerissima, buona ed

affettuosa con chiunque le si

avvicini. L’hanno gettata da

un’auto in corsa, come un

sacco dell’immondizia ed ora

vive accanto ad un condominio,

vicinissima alla strada.

Qualcuno la fa mangiare, altri

non la vogliono; intanto lì le

macchine corrono veloci ed il

suo destino sarà il canile o

un boccone avvelenato, forse

un’auto che va più veloce

delle altre e neppure si fermerà

dopo averla investita. Pensando, magari che tanto è solo un

cane. Ha bisogno di una famiglia che si occupi di lei, di un

bagnetto e un po’ di pappa, tante coccole, per farle dimenticare

la bestialità con cui è stata trattata. Gelsomina vive in provincia

di Viterbo ed è lì che aspetta.

Non lasciamola sola!! Chiamare 0761-405891 o 349-1246367

Dolce è una cagnona segnalata all’Associazione quando era incinta

e stanziava nei pressi della COOP di CivitaCastellana. L’abbiamo

sterilizzata e rimessa sul territorio aspettando che il Sindaco, dopo

la ns richiesta di procedura per diventare “cane di quartiere”, ci

dia una risposta positiva...Attualmente e

provvisoriamente è sotto la ns tutela. Se

qualcuno di voi ha molto spazio ( giardino,

appezzamento di terreno) e pensa di adottare

un cagnone, DOLCE fa per lui. E’ di taglia

grande, giovane, cordiale e giocherellona e

starebbe benissimo in compagnia di altri cani.

Con i bambini è di una dolcezza infinita e

meriterebbe di non rimanere per strada

anche se è benvoluta da tutti nel quartiere. A

vostro buon cuore. E se non foste interessati,

diffondete presso i vostri contatti. Grazie.

Associazione garibaldi Onlus-Vetralla

3389393581

Campo de’ fiori 53

AIUTIAMO

TOBIA!!!

TOBIA ha 10 anni,

è un simil-labrador,

di taglia grande.

La sua storia

ha commosso e

commuove tutti

coloro che lo conoscono.

Era un cane di proprietà, viveva presso un deposito

di materiale per il rifacimento del manto stradale a Cura

di Vetralla (VT) e nonostante avesse a disposizione un bel

giardino, appena poteva…scappava. Il proprietario, anche

se contrario, fu costretto a tenerlo a catena scorrevole. Un

giorno, una signora che passava di lì, capì immediatamente

che Tobia era sofferente. Parlò con il padrone del cane

e si misero d’accordo che la signora al mattino andava a

slegare il cane e quest’ultimo andava a girovagare per le

strade del paese. La sera, lo riportava a casa e lo rilegava.

E la storia è andata avanti così per un po’…A spese di quella

Signora, di nome LUCIA, il cane è stato sterilizzato. Poi,

un giorno Tobia ha deciso di andare a vivere da un’altra

parte ed ha scelto delle persone che abitano a Cura di

Vetralla, in Via A. Moro: la Signora Celeste, la Signora Lena

e la Signora Anna che lo accudiscono a tempo pieno,

ricambiate da lui amorevolmente. Le accompagna dovunque:

al mercato, in Chiesa dove si siede in un angolo e sta

buono fino al termine della messa, al Cimitero. C’è l’altro

lato della medaglia e non è edificante per...gli uomini! Solo

due condomini dello stesso palazzo dove bazzica Tobia

NON lo tollerano. E così, un bel giorno, decidono di chiamare

i vigili urbani per far portare al Canile il povero Tobia,

dove morirebbe certamente. Tutti gli altri inquilini del

palazzo dove il cane si è accasato si sono infuriati e per

farsi aiutare a cautelare la povera bestia, hanno chiamato

l’ASSOCIAZIONE GARIBALDI ONLUS. Abbiamo bisogno di

Voi, del vostro consenso per far sì che Tobia finisca i suoi

giorni laddove è sempre vissuto...libero!!!

Grazie a tutti.

Questi due meravigliosi

cuccioli:

1 maschio e

1 femmina hanno

50 giorni

e sono stati

trasferiti

IN CANILE poichè

trovati vaganti e

abbandonati.

Assomigliano al

delizioso Panda

della nostra immaginazione...

Futura taglia medio/grande:

devono assolutamente uscire dal Canile.

Per favore 3389383581


54

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Album d

Civita Castellana - 1962 - Il freddo stimola la diuresi! Primo da sx: Franco Pedica. Ultimo da sx: Sandro Patrizi. Davanti: Marco Marchetti.

Campo de’ fiori

Civita

Castellana.

1930

A dx Ezio

Cipriani nato

nel 1912.

Foto della

Sig.ra Vincenza

Cipriani.

Campo de’ fiori

Civita

Castellana.

Anni ‘50

Alfredo

Germani e

Alma

Marrati.


Campo de’ fiori

ei ricordi

Campo de’ fiori

Civita Castellana - Anni ‘30

Campo de’ fiori

55

Civita

Castellana

18 Giugno 1949

Classe

II elementare


56

Campo de’ fiori

Album de

Campo de’ fiori

Trieste - Stadio Comunale - 8 Settembre 1970. Campionato Italiano Militari, 800 mt. Primo classificato Sacchi (Aereonautica) con il n. 120,

secondo classificato Melone (Fiamme Gialle), terzo classificato Capone (Carabinieri).

Fabrica di Roma

Anni ‘30.

Foto di

Sandro Di Pietro.

Campo de’ fiori Campo de’ fiori

Civita

Castellana,

Tenuta di

Terrano

1940.

Di Niccola

Averaldo.

Foto della

Sig.ra Ilaria

Palanga.


i ricordi

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori 57

Fabrica di Roma - Anni ‘70. Da sx: Luciano D’Antonangelo, Carlo Pacelli, Patrizio Salvi, Moreno Morelli, Antonio Bianchini.

Primi anni ‘80. Da sx: Giuseppe Braccini, Carlo Pacelli, Ida Celeste, Matteo Alessandrini, Giulia Testa, Gianni Sciosci.

Campo de’ fiori


58

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Carbognano 1938. Giovani ragazze in posa per una foto ricordo.

Album d

Campo de’ fiori

Anni ‘50.

Carbognanesi alla

Santa Messa.


Campo de’ fiori 59

ei ricordi

1

2

3

4

5

6

7

Campo de’ fiori

Corchiano primi anni ‘50 - Prima Comunione - foto della sig.ra Vanda D’Achille

1. Franca Iannoni, 2. Giovanna Piccioni, 3. Anna LIlli, 4. Albana Di Pietro, 5. Anna Rosa Benedetti, 6. Angela Telli, 7. Felicita Orlandi,

8. Anna Ortenzi, 9. Maria Fiorentini, 10. Sandra Arringoli, 11. Vanda D’Achille, 12. Orsolina Ortenzi, 13. Donella Giustini.

Il parroco Don Domenico Anselmi e le suore Rosina e Apollonia.

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma primi anni ‘60 - Prima Comunione

8

9

10

11

12

13


60

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62

Campo de’ fiori

Oroscopo Maggio

ARIETE: Tieni a freno la

tua impulsività in questo

periodo più accentuata del

solito; prima di decidere

ogni cosa pensaci bene.

Occhi alla scelte in amore,

nel lavoro nuove prospettive.

TORO: Occorre fare il

punto della situazione e

riflettere a lungo sul da

farsi, se userai la saggezza

troverai ottime risposte,

per le numerose questioni in corso.

La tua è una solitudine apparente, ma presto

vedrai aprirsi molte porte.

GEMELLI: L’energia e l’ottimismo

tornano in te, e ti

mettono in condizione di

metterti in gioco ancora

una volta, segui la tua

innata curiosità e voglia di

vivere, c’è un incontro molto elettrizzante

nel lavoro, datti da fare, non indugiare

oltre.

CANCRO: Periodo ancora

un po’ pesante. Ma se

invece di additare gli altri

come colpevoli, ti assumessi

tu le tue responsabilità?

Controlla la tua suscettibilità e il tuo

orgoglio… gioverà al rapporto con il partner.

LEONE: Questo periodo è

ottimo per l’amore, quindi

…OSA! Per le coppie già

consolidate, ottimo periodo

per riaccendere la passione.

Gli spostamenti sono

molto favoriti, anche nel lavoro, metticela

tutta e andrai a gonfie vele.

VERGINE: Non ti arrendere

continua ad analizzarti,

presto ti ritroverai e finalmente

porrai fine a tutto

ciò in cui non ti riconosci.

C’è in corso una trasformazione

profonda che farà emergere la tua

vera natura…usa la saggezza e sii equilibrato.

BILANCIA: E’ un mese

piuttosto turbolento, soprattutto

con il partner,

vengono a galla vecchi

rancori e risentimenti, se

vuoi evitare rotture definitive

sii giusto e tieni a freno la tua lingua

tagliente, tenendo presente che molte

colpe sono tue.

SCORPIONE: Periodo

piuttosto movimentato ma

positivo, soprattutto nel

lavoro dove potrai contare

sull’inaspettato aiuto del

partner. Occhio alla forma

CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE

fisica che può risentire del super lavoro, fai

una dieta bilanciata.

SAGITTARIO: Arriva l’energia

e quindi la voglia di

fare, è il caso di darci sotto

per i progetti in corso, ma

anche di mettere in cantiere

nuovi progetti, anche se impegnativi. La

tua attenzione nel lavoro sarà ripagata.

CAPRICORNO: Periodo

sentimentalmente burrascoso,

tanto da mettere in

crisi il rapporto di coppia,

occorrerà tutto il tuo impegno

per evitare il peggio.

Occorre comunque mettere ordine nella

tua vita, ed avere una visione chiara di

dove vuoi andare.

ACQUARIO: La fortuna ti

sorride e ti invita a fare

sfoggio di creatività che

culmina in realizzazione.

La tua vita è già in fase di

cambiamento ed in questo mese darà

ancora nuovi impulsi. L’amore ti emoziona

ancora e ti spinge a decisioni e incrementi

famigliari.

PESCI: Qualche contrarietà

con i collaboratori non ti

impedidi muoverti bene,

a questo aggiungi la tua

confusione interiore. Sforzati,

impegnati ed eviterai molti guai. Abbi

chiare in mente le mete da raggiungere e

la via da percorrere, i tuoi ti aiuteranno.

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quale, tutti i lettori, avranno diritto a n. 3 consulenze gratuite.

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