Mondo Dinghy

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Mondo Dinghy

egate

dinghy

Mondo Dinghy

di Francesca Lodigiani e Michele Tognozzi

Numeri da capogiro, tanta passione, sedi ambite, due circuiti

frequentatissimi, livello tecnico più che buono, veri cultori

della marineria e del bon ton velico uniti ad accesi agonisti...

insomma, la più longeva delle classi italiane non finisce mai di

stupire. Dopo un 2010 eccezionale, ecco quindi il nostro meritato

omaggio, scritto a 4 mani con una “dinghysta” autentica, a un

gruppo di amici che ha trasformato una barca di 3,6 metri di

legno o vetroresina in una delle realtà più solide della nostra vela

I Dinghy a Bracciano

per il Campionato

Nazionale 2010,

74esimo della serie.

Nessuna classe in

Italia ne vanta di più.

In alto: marineria e

dinghy, un binomio

indissolubile

foto carta (papernew.com)

foto taylor

084 FareVela

foto carta (papernew.com)

novembre 2010

foto taylor


egate

dinghy

ravi. Sinceramente e con

B la passione che condividiamo

con voi, quella

per la vela. Quella pura e

diretta, fatta di ore e ore in mare o su un

lago inseguendo una raffica. Consolidata

in interminabili discussioni sulla regolazione

di un dettaglio, mentre l’amicizia si

rafforza e il tempo passa lieto e leggero,

come certo è per tutti i dinghysti italiani

che praticano il loro caro legno.

Tra le tante classi che operano in

Italia, il Dinghy 12 piedi merita in questo

fine 2010 un articolo celebrativo. Ed è

con estremo piacere che Fare Vela ospita

nelle sue pagine il vostro esempio. Quello

che dimostra come una barca del 1913,

se accudita e amata come merita, possa

essere ancora attualissima. Anzi, uno dei

fenomeni più interessanti della nostra

vela. Frequentata da brillanti professionisti,

ottimi velisti un po’ avanti con l’età,

ma anche da più giovani appassionati, il

punto d’arrivo di una carriera agonistica,

una dipendenza certa e incurabile per chi

ha saputo trarre il meglio da una vela che

naviga nel vento. Un circuito nazionale

con più di 200 partecipanti, un Trofeo del

Dinghy Classico che per sponsor, location

e savoir faire desta l’invidia di molti.

Eventi ormai celebri, la voglia di divertirsi,

rivali da battere in acqua che a terra

diventano gli amici di una vita. Ed è una

di loro, Francesca Lodigiani, a suo dire

“dinghystadipendente” oltre che brillante

giornalista nautica, a introdurci ai segreti

di una classe che merita lo spazio che ha

saputo conquistarsi. A te la penna...

foto taylor

foto taylor

Anche se ha toccato la

boa con la randa (360°

in arrivo?) Marcello

Coppola sembra

davvero divertirsi

un mondo. E’ lui uno

dei 96 timonieri che

hanno preso parte al IX

Trofeo Dinghy Classico.

Regata su un Dinghy

Colombo del 2009

chiamato Adriana

Scrivere di Dinghy per me è una

questione di vero e proprio conflitto

d’interessi. Difficile mantenere il corretto

distacco che dovrebbe caratterizzare

il buon giornalista. Il Dinghy

infatti, quando praticato, tira brutti

scherzi. Intanto dà assuefazione e dipendenza.

Inoltre rende persone normalmente

equilibrate, indipendentemente

dalla professione, dall’età,

dal sesso, dal censo, dalla latitudine

geografica, pronte ad accapigliarsi,

lottare, polemizzare ferocemente,

per far passare la propria opinione

su argomenti “topici” come il tipo di

legno da usare o meno per realizzare

la chiglia, la forma del bracciolo nello

086 FareVela

scafo in vetroresina, i segni di stazza,

o la legittimità o meno di utilizzare il

“tondino” per le sartie.

Sì, perché essere dinghysta non

significa solo navigare, venire a patti

con una deriva bizzosa, tecnica e

complessa da regolare e da far performare

decentemente (ma su questo

ritorneremo). Nossignore. Significa

anche prender parte attiva alla

vita associativa, non risparmiarsi nel

confronto e nel “mugugno” ( la componente

ligure è forte), intessere un’

intensa vita di relazione dalla quale

nascono grandi amicizie e, come

sempre nella vita, anche qualche

inimicizia. Una vita di relazione che

novembre 2010

La ranking list italiana della classe

Dinghy 12 piedi ha raggiunto

nel 2010 addiruttura 215 timonieri

classificati. A vincerla è stato Paco

Rebaudi. La classe è molto attiva

anche nella comunicazione, con

due siti (www.dinghy.it e www.

dinghyclassico.it), una rivista per i

“legni” (Il Clinker) e una newsletter

settimanale. Le flotte sono presenti

nei laghi del Nord, in Liguria, Trie-

si declina a livello nazionale, perché

sono parecchie le regate di quella

categoria, compreso il Campionato

Italiano e ora, sull’onda del desiderio

di intessere rapporti pure oltre frontiera,

la World Cup. Vita che è però

molto vivace anche a livello di flotte

locali, specie in alcune zone come

l’Adriatico settentrionale, il Lazio, la

Liguria di levante, e i laghi del Nord.

Fenomeno che permette, ad esempio,

a chi gravita sul Tigullio dove

regna il Circolo Velico Santa Margherita

Ligure, il più attivo e titolato del

pianeta Dinghy, quello del King Paolino

Viacava per intenderci, di far regate

di alto livello tutta l’estate, anche

Numeri di gran classe

ste, Toscana, Veneto, Romagna,

Napoli, Lazio, Sicilia. Gli eventi

maggiori sono il Trofeo Bombola

d’Oro dello YC Italiano a Portofino

in maggio e il Campionato Italiano

(che nel 2011 sarà alla Marina

di Scarlino). Il circuito dei legni,

Trofeo Nazionale Dinghy Classico

vanta 6 tappe. Nel 2010 vi hanno

preso parte ben 96 timonieri con

relativi “gioielli”.

Se ben armati e portati i Dinghy in

vetroresina e quelli in legno si equivalgono.

Lo scafo è lungo 3,66 m e

largo 1,42 m. Il peso è di 130 kg

con trenta barche al via. Una vita peraltro

ampiamente documentata. Innanzitutto

grazie al giornale on line

Dinghy News, una newsletter che in

piena stagione ha uscita addirittura

settimanale, inventata e curata

dall’energico, competente ed entusiata

scrittore e giornalista Paolo Rastrelli,

autore della Storia del Dinghy

e dei successivi sei volumi, i famosi

Annuari pieni di foto, che documentano,

su base normalmente annuale,

foto taylor

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foto taylor

foto taylor

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dinghy

l’attività della Classe, riflessa anche

nel rinnovato sito www.dinghy.it.

Domare il Dinghy? L’operazione

non è facile. Tranne che ai talenti naturali,

ma di Mozart non ne nascono

molti, centrare la barca, trovare la

posizione corretta del piede dell’albero,

riuscire a dirigere in maniera

ineccepibile l’orchestra formata dalle

Ma che bella virata

Nei Dinghy non manca certo la tecnica...

In questa sequenza il ligure Paco Rebaudi

(uno dei tre soci Quantum Italia che regatano

nella classe, gli altri due sono Vittorio

regolazioni di scotta, vang, caricabasso,

tensione della vela sul picco e

base randa, in modo da ottenere l’armonia,

ovvero il corretto mix, angolo

di bolina/velocità, è opera ardua. Ci

possono volere anni. Così come per

individuare l’attrezzatura giusta,

specie il picco, sul quale i guru possono

intrattenerti ore dissertando

foto carta (papernew.com)

foto taylor

D’Albertas e Filippo Jannello) esegue

una perfetta ed efficace virata con rollio

con cambio mano da manuale. Rebaudi

ha vinto la Coppa Italia 2010, il circuito

088 FareVela

foto carta (papernew.com)

Ubaldo Bruni, palermitano, nei primi

Settanta valente finnista, è il padre

di Francesco e Gabriele, ottimi velisti

professionisti. Riceverà da loro

qualche consiglio sul Dinghy, di cui è

tra i migliori timonieri? Nel riquadro,

Italo Bertacca (anche lui finnista),

viareggino purosangue, dominatore

del circuito 2010 dei Classici

di freccia e rigidità, e arrivare a scrivere

trattati. Una difficoltà che va a

sommarsi a quelle di ogni regata in

termini di tattica e intuizione sui giri

del vento. Quando però l’armonia

si produce, allora la soddisfazione è

enorme. Anche se il Dinghy è un disegno

che ha quasi cent’anni. Anche se

dicono che non plana (ma non è vero,

che raggruppa le regate nazionali della

classe. Dietro a Rebaudi si sono classificati

Jannello, Samele, Penagini, Schiavon, Brazzo,

Tua, Durli, Cusin e Allodi (primi 10).

novembre 2010

foto carta (papernew.com)

foto taylor

La storia

perché a volte in poppa con vento

e mare parte e vibra e canta e vola

sulle onde che è una favola, specie se

non si ingavona e si rovescia a 180°).

Per portare un Dinghy non è indispensabile

essere giovani, atletici e

robusti. Certo non guasta, ma forse

qui è più importante avere testa che

fisico. Non per niente l’età media è

altina, con un notevole numero di

master (over 60) molto performanti

( Vincenzo Penagini, vincitore della

World Cup 2010 e Giorgio Pizzarello,

vicecampione italiano 2010 dietro a

King Paolino Viacava, per esempio),

e di supermaster (over 70) di razza (

Giorgio Sanzini, Angelo “Pinne” Oneto

e Ugo Leopaldi per esempio), che

si incrociano spesso anche in trasferta.

Da segnalare in proposito che Pinne,

neosupermaster, tigullino doc,

solo in questo 2010 è stato raggiunto

da King Paolino per numero di titoli

italiani vinti: cioé 10.

Le regate sono veramente tante.

Tutto iniziò nel 1913, quando

l’avvocato inglese George

Cockshott lo disegnò

vincendo il concorso indetto

dalla Boat Racing Association.

Lo scopo era di dar vita

a una classe internazionale,

status che il Dinghy raggiunge

già nel 1919. Nel 1920 ad

Amsterdam il Dinghy era

già classe

olimpica,

esperienza

che ripetè

nel 1928 ad

Anversa. Un

italiano, il

mitico Tito

Nordio, fu

l’azzurro che

lo timonò concludendo al sesto posto.

Da lì una lunga carriera, anche

in Italia, dove il Dinghy arriva nel

‘29 e cresce rapidamente. Il primo

Campionato Italiano è a Zara, in

Dalmazia (altri tempi), nel 1931 con 18 partecipanti. A vincerlo è Silvio

Treleani (YC Adriaco) su Eoletto Ita 13. L’Associazione di Classe è del

1969. Dal 2000 la definitiva rinascita, con ben 92 barche all’Italiano

2008. Il circuito dei classici vanta anche numerosi sponsor (qui sopra

la ditta fiorentina Riccardo Barthel, con la sua linea yachting). Tutta la

storia del Dinghy classico è nello splendido libro di Paolo Rastrelli.

Tra nazionali, zonali, locali nel 2010

il calendario ne ha messe insieme

quasi 100. Iniziando da Sud, si corre

a Mondello, con una flotta siciliana

che ha il suo baricentro tra il Circolo

Vela Sicilia e il Club Canottieri

Roggero di Lauria. Niente flotta, ma

appuntamenti importanti, specie

per i legni, a Napoli, al Savoia. Molto

effervescente la Flotta Romana con

oltre 30 dinghysti. D’estate si corre

sul lago di Bracciano, d’inverno ad

Anzio. Da segnalare però che tra Formia

e Gaeta l’attività è in crescita.

Vivace anche la flotta della Toscana

che specie d’inverno converge in

massa sul lago di Massaciuccoli. La

Liguria è culla del Dinghy da sempre

e il Tigullio in particolare, con Portofino,

Santa Margherita e Rapallo,

offre occasioni di confronto costanti.

Intorno a Chioggia, patria di Roberto

e Franco Ballarin, si è molto rafforzata

la flotta dell’Adriatico, con nuove

e temibili new entries capitanate da

Cominciamo dal

basso, visto che lì

appare il più grande

della classe:

Paolo Viacava,

portofinese doc,

praticamente

imbattibile negli

ultimi 15 anni di

Dinghy. Vanta 10

campionati tricolori

e 10 vittorie

al Bombola d’Oro.

Gestisce un ristorante

a Portofino

e quindi non può

esserci sempre,

ma quando c’è...

sono dolori per

tutti.

Dall’alto: impiombature

come

arte marinaresca

comanda sono

indispensabili sui

Dinghy; una targa

su uno specchio di

poppa; il pozzetto

di un Dinghy

in legno, con le

moltissime e fini

regolazioni, corredate

da tabelle,

bussola tattica e

quant’altro. Ogni

decimo di nodo va

conquistato...

foto taylor

foto taylor

foto taylor

foto taylor

foto carta (papernew.com)


egate

dinghy

Eccola qui la nostra

autrice: Francesca

Lodigiani al timone

della sua adorata

Baffina. Validissima

timoniera si gioca da

anni il titolo femminile

con Paola Randazzo

I Dinghy possono essere in

legno, vetroresina o con scafo in

vetroresina e coperta in plastica.

Le antenne possono essere in

legno o alluminio. Tra le velerie

più in voga Quantum, North,

Doyle, OneSails, Ullman

Azzarini, Beltrame, Brazzo, Briolini,

Schiavon, per citarne alcuni utilizzando

un criterio rigorosamente alfabetico

a scanso di equivoci, che si

aggiungono a veterani come Donaggio,

Michel o Pivanti. Ci sono poi i Laghi:

il Maggiore, sede della Flotta del

Verbano con Enrico Negri, campione

italiano 2009, Paolo Corbellini, campione

Master 2010, e poi Comerio, i

Ferrario, Paganini, l’ammiccante e

baffuto Enrico Corsi, il cui ship chandler

a Luino è un must perfino per i

milanesi. Dinghy anche sul Lago di

Como, dove ogni anno ci si trova per

una nazionale al Circolo Vela Bellano.

Su questo lago sono di casa l’Amba-

Per gli scafi in vetroresina

i cantieri sono Lillia,

Nautica Lodi, 3Esse. Un

usato recente varia tra i

5.000 e i 9.000 euro

sciatore della Classe Renzo Santini,

il Commodoro Elio Falzotti, Alfio

Valente, Corridoi Mastalli e anche

Giuseppe La Scala, l’imperatore dei

Dinghy Classici, quelli tutti in legno,

colui che si è inventato l’attuale circuito

dei legni in costante ascesa.

Poi c’è il Lago di Garda con Salò,

che quest’anno ha organizzato una

regata nazionale di Coppa Italia e

normalmente è sede di un campionato

invernale. Sì invernale. Cerata stagna

e via andare, perché i dinghysti

non si fanno mancare niente e corrono

anche col freddo: a Salò appunto,

a Massaciuccoli, ad Anzio fino a

dicembre e poi a Gaeta e a Mondello.

090 FareVela

La classe

Dinghy

disputa

un intenso

calendario

di eventi

a carattere

locale,

zonale e

nazionale.

Nel 2010

c’è stata

la World

Cup (nel

2011 sarà a

Venezia)

foto carta (papernew.com)

foto carta (papernew.com)

E ora si mormora di possibili tenzoni

tra febbraio e marzo pure in Tigullio.

La hit parade? The King, è pacifico,

è Paolino Viacava, che insieme al

fratello Pinuccio si divide a Portofino

tra i due ristoranti di famiglia: Puny

e la Taverna del Marinaio. Paolino è

talento allo stato puro. Tecnico, attento

ad ogni “segno” sul mare, oltre

ai 10 titoli italiani, ha conquistato

10 Bombole d’Oro col suo Sant’Orsola

Mailin. Alla faccia di chi genio

non nasce e deve lavorar duro per

arrancare a metà classifica, lui si

permette di non allenarsi. Dietro

di lui la situazione oggi si sta complicando:

sono arrivate nuove leve,

vecchie conoscenze hanno fatto un

salto di qualità e altre sono tornate.

Parliamo di Paco Rebaudi, che

sia nel 2009 che nel 2010 ha vinto la

Coppa Italia (la si vince sulla base dei

risultati delle 5 nazionali + l’Italiano

e uno scarto) ed è in testa alla Ranking

list di 215 timonieri (sì, la Classe

Dinghy ha anche questa). Di Filippo

Jannello. Di Vittorio D’Albertas. Di

Aldo SameleAcquaviva. Parliamo del

Segretario della Classe Giorgio Pizzarello.

Di Vincenzo Penagini, che oltre

al Colombo in legno Spirit of Falena

novembre 2010

con cui ha vinto la World Cup ed é

arrivato secondo nel Trofeo Dinghy

Classico 2010, ha vinto anche nei

moderni ed è insieme a Rebaudi e a

Samele, a quota due Coppe Italia.

Di Italo Bertacca da Viareggio, il suo

ship chandler in Via Coppino è un

altro must, finnista navigato che si

è aggiudicato quest’anno il circuito

dei legni. Di Emanuele Tua e Fabrizio

Cusin. Di Ubaldo Bruni, papà della

dinastia di Francesco e Gabriele, e

Marcello Coppola, entrambi master

con doppia barca, legno e moderno,

molto temibili. Di Marco Durli, col

suo Lillia volante trasportato in furgone

per evitare stress (alla barca), di

Massimo Schiavon e Roberto Brazzo,

in perenne confronto tra loro non

solo in Adriatico. Poi ci sono quelli

che non fanno trasferte, ma che a

livello locale possono bastonare anche

i migliori. L’elenco sarebbe lungo.

Citiamo uno per tutti, Gin Gazzolo,

insegnante, liutaio, e molto altro,

compreso realizzatore di picchi, che

corre tra Genova e il Tigullio.

E le quote rosa? Ci sono anche

nel Dinghy, anche se molto risicate.

La Lady per antonomasia è Tay De

Negri, Flotta del Tigullio, vita tra Ari-

Sui Dinghy

si può

regatare

anche in

due, purchèl’equipaggio

sia regolarmente

iscritto

alla regata

e resti

tale per

tutto il

Campionato.

Non

è raro

vedere

coppie o

padri-figli

Per un Dinghy

in legno nuovo

completo (circa

15.000 euro)

operano in Italia

tre cantieri:

Ercole Archetti

a Montisola, LeopoldoColombo

a Grandola,

Ernesto Riva a

Cernobbio. Ricercati

sono i

vecchi Patrone e

i Postiglione

zona e Rapallo, che con il suo legno

Scignoria, realizzato dal padre per lei

quando era ragazza, si è permessa di

vincere nel 2007 il titolo italiano master

overall. Ora a causa di una stupida

spalla fuori posto è in sabbatico

e si é data alle giurie, ma promette

di tornare. Poi c’è Paola Randazzo,

che dal 2005 è in costante lizza con

Baffina, cioè chi scrive. I nostri duelli,

nonostante oggi siamo anche amiche,

sono all’arma bianca, ma la Gattoparda

del Regno delle due Sicilie (a

me chiamano la Leonessa del Tigullio,

e quindi per lei Gattoparda ci sta)

su cinque campionati in cui ci siamo

affrontate, è sempre riuscita a sferrare

la sua zampata. Quindi siamo 5 a

0, anche se in un paio di occasioni...

Nel frattempo altre fanciulle sono arrivate.

Antonella Alberici che oltre al

suo Bonaldo Serena II, ora ha anche

un legno. Sara Scrimieri, giovane e

temibile, allieva di Giorgio Pizzarello,

del quale era la prodiera in Snipe. La

fascinosa Anna Guglielminetti, che

insieme al marito Emanuele ha vinto

il titolo femminile alla World Cup di

Bracciano nei legni.

Tutto un mondo di Dinghy, chi vuol

provare si affretti, c’è posto per tutti.

foto taylor

Il MIo DINghy

Roberto Armellin, Ita 799 “Difficile,

scontrosa, basta poco perché si fermi e

cominci a retrocedere muovendosi di lato,

si fa una fatica del diavolo a tenerla dritta,

accetta solo comandi dolci e azioni suadenti.

Una volta invecchiata ha bisogno di molte

e costose cure per nascondere i segni del

tempo, ma il suo carattere bastardo resta

immutato. Continua a tradirti con grande

facilità ed è così brava che fa in modo che

sia tu ad attribuirtene la colpa. Ma quando

si crea quell’armonia d’intenti e condizioni ti

sembra di volare con lei, inebriato di gioia e

soddisfazione”.

Leonello Azzarini Ita 1800 “Amore a

prima vista. Barca maneggevole sino a sei

sette nodi, poi un autobus senza freni. Prima

plastica poi legno. Ma non c’è fiberglass che

tenga, il dinghy è in legno. E non un legno

qualsiasi: deve essere pregiato, stagionato, lavorato,

curato. E con il legno tutto di un fiato

il Trofeo Nazionale. E la barca sempre pronta,

in un vero giro d’Italia, lei innamorata di me

e io di lei”.

Italo Bertacca Ita 1365 “Ricordo la mia

prima sensazione sul magnifico Flash, una

bellissima barca del 1963,... il rumore dell’acqua

sullo scafo e degli “scricchiolii” del

legno...Adesso trovo molto difficile riuscire a

farne a meno”.

Giuseppe La Scala Ita 1530 “È l’unica

deriva in legno che, in Italia, ha un’attività

sportiva riservata (oltre a quella unitaria con

il resto della Classe): essa costituisce una

rivolta contro la tendenza consumistica che

vede le barche da regata come attrezzi da

usare e gettare dopo poche stagioni; barche

alle quali talvolta nemmeno vale la pena dare

un nome.

Per i Dinghy 12’ e per i Dinghy 12’ di legno

in particolare (che sono delle piccole opere

d’ arte... alla portata però di molte tasche)

non è così”.

illustrazione ferron

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