Views
5 years ago

don giovanni.qxd - Il giornale dei Grandi Eventi

don giovanni.qxd - Il giornale dei Grandi Eventi

6 Nel 1814 il

6 Nel 1814 il ventiduenne Rossini, a soli tre anni dall’inizio della sua carriera di compositore, era considerato uno dei migliori operisti italiani. Reduce dal trionfale successo veneziano nel precedente anno del Tancredi e dell’Italiana in Algeri, il Pesarese aveva visto crescere enormemente la propria popolarità, al punto da offuscare quella dei suoi contemporanei. Il Teatro Alla Scala, il cui esigentissimo pubblico era il vero e proprio termometro del successo dei musicisti in Italia e in Europa, decise di commissionare a Rossini due opere, una seria e una buffa: la prima sarebbe stata rappresentata per il Carnevale del 1814 e l’altra avrebbe dovuto aprire la stagione autunnale di quello stesso anno. Rossini era già stato introdotto con successo nel difficile ambiente milanese con La pietra di paragone rappresentata alla Scala il 26 settembre 1812 ed i milanesi, dunque, si attendevano molto dal nuovo astro nascente italiano. Tuttavia saranno destinati a rimanere delusi. Il librettista Romani Librettista del teatro scaligero in quell’anno era il ventiquattrenne genovese Felice Romani. Sebbene fosse alle prime esperienze come compositore di versi per musica ed avesse debuttato come librettista solo un anno prima, il Romani si rivelò immediatamente uno scrittore e letterato di gran lunga superiore ai suoi contemporanei. Tuttavia il libretto dell’Aureliano in Palmira (12 dicembre 1813), prima delle due opere commissionate dalla Scala, non fu in grado di reggere il confronto con il veneziano Tancredi e l’opera venne accolta con freddezza. Stessa sorte sarebbe toccata al secondo lavoro realizzato per il teatro milanese: Il turco in Italia. Anche questa volta la stesura del libretto fu affidata a Felice Romani, che trasse il soggetto dall’omonimo libretto di Caterino Mazzolà, messo in musica da Franz Seydelmann e rappresentato nel 1788 a Dresda. Questa volta il Romani offrì a Rossini un testo di indubbio valore e di estrema modernità, ma il confronto con la precedente Italiana in Algeri si risolse ancora a favore dell’opera composta per Venezia. La trama presentava in effetti alcune analogie con quelle dell’Italiana, ma si trattava soltanto di situazioni di contorno: infatti, solo ad una lettura superficiale del libretto, il Turco poteva sembrare una sorta di rovesciamento delle situazioni già utilizzate nell’opera veneziana, una sorta di “Pot-pourri” come ebbe dire un commentatore. In realtà di simile c’era lo stile, ovviamente quello rossiniano, il gusto per le turcherie ed alcuni aspetti della trama, ma le due opere erano del tutto autonome e indipendenti. Il Turco in Italia venne composta tra la primavera e l’estate del Il Turco in Italia 1814 e fu rappresentata alla Scala il 14 agosto di quello stesso anno. Il cast era formato da Filippo Galli - che a Venezia aveva già rivestito in modo egregio la parte del Bey nell’Italiana - nel ruolo del giovane turco Selim, il soprano Francesca Maffei-Festa nei panni di Donna Fiorilla, il tenore Giovanni David nel ruolo di Don Narciso e il buffo Luigi Pacini in quello di Don Geronio. Nei ruoli minori Adelaide Carpano fu la zingara Zaida, Pietro Vasoli il poeta Prosdocimo ed a Gaetano Pozzi venne affidato il ruolo di Albazar. Una curiosa interpretazione Sthandal ci racconta un curioso e divertente un aneddoto sulle recite che seguirono la prima dell’opera. Pare che Pacini (Don Geronio) eseguisse ogni sera la sua cavatina (aria di sortita di ogni personaggio, ndr.) in maniera diversa: alcune volte era il marito addolorato ed innamorato della propria moglie, altre era il marito filosofo che si burlava delle bizzarrie dell’agitata mogliettina. Alla quarta o quinta rappresentazione, egli si mi- se ad imitare così perfettamente i gesti e le maniere di un nobile personaggio milanese, di cui tutta la società conosceva le disavventure coniugali, che gli spettatori si sbellicarono dalle risate. Quando lo sprovveduto nobile entrò nel palco del teatro «…il pubblico in massa si voltò per gioire meglio della sua presenza…(..) e Pacini sulla scena cogli occhi fissi su di lui, mentre cantava la sua cavatina e copiava nel momento stesso tutti i suoi gesti e li esagerava in modo grottesco. L’orchestra dimenticava di accompagnare, la polizia dimenticava di far cessare lo scandalo. Fortunatamente qualche persona saggia entrò nel palco e riuscì, non senza fatica, a tirarne fuori il desolatissimo Duca». Nonostante il cast fosse di primissimo livello e gli artisti fossero delle vere e proprie celebrità, l’opera fu accolta dal pubblico scaligero ancora più freddamente Il Giornale dei Grandi Eventi La storia dell’opera Una vita difficile, nonostante il grande valore musicale Il Teatro Alla Scala di Milano all'inizio dell'800 dell’Aureliano in Palmira. Il corrispondente dell’Allgemeine mus. Zeit. osservò che dopo il primo atto molti spettatori abbandonarono il teatro e il Corriere delle Dame del 20 agosto 1814, nel registrare il fiasco della prima rappresentazione, accusò Rossini di essersi copiato. L’opera aveva offeso l’orgoglio dei milanesi e presto si diffuse la voce che il Pesarese avesse voluto parafrasare l’Italiana in Algeri, riciclando del materiale vecchio. Un simile affronto non era possibile al primo teatro del mondo. L’opera fu, dunque, messa al bando e solo dopo sette anni fu riaccolta con successo dal pubblico milanese. Nonostante ben presto si comprese che il Turco in Italia presentava un valore musicale e drammaturgico di grande interesse, l’opera ebbe molte difficoltà ad inserirsi nei cartelloni dei teatri. Solo a partire dalla metà del secolo scorso fu “riscoperta”, rivalutata e entrò definitivamente nelle opere di repertorio. Il merito è senza dubbio da Maria Callas come Donna Fiorilla ascriversi alla indimenticabile interpretazione di Maria Callas che, il 19 ottobre 1950 al Teatro Eliseo di Roma, diretta da Gianandrea Gavazzeni offrì al pubblico della capitale una Donna Fiorilla rimasta ancora insuperata. Claudia Capodagli

Il Giornale dei Grandi Eventi Un poeta in scena in cerca di personaggi per un suo dramma buffo. Una soluzione rivoluzionaria di “teatro nel teatro” che sarebbe piaciuta a Pirandello. E’ questo il meccanismo comico che sta alla base de Il Turco in Italia scritto da Rossini con un giovanissimo e quasi esordiente librettista, Felice Romani, destinato a diventare, negli anni successivi, uno dei punti di riferimento essenziali del teatro musicale italiano. E’ curioso innanzitutto ricordare che quando Il Turco in Italia esordì nel 1814 alla Scala di Milano fu sonoramente fischiato. Rossini alle contestazioni del pubblico in occasione delle sue “prime” si sarebbe abituato senza problemi: basta segnalare che anche “Barbiere” e Cenerentola ottennero una simile accoglienza. Nel caso del “Turco” all’origine della disapprovazione c’era una diceria secondo la quale Rossini avrebbe preso in giro il pubblico proponendo non un’opera nuova, ma una parafrasi, a ruoli invertiti, de L’Italiana in Algeri rappresentata, quella sì con successo, l’anno prima a Venezia. Commedia di costume Niente di più falso. Il turco in Italia è opera del tutto originale sul piano musicale che se non è probabilmente all’altezza della grande trilogia rossiniana (Italiana, Barbiere, Cenerentola) riserva non poche pagine di pregio e soprattutto una struttura drammaturgica di fresca inventiva. Rossini e Romani puntarono sulla “commedia” di costume con un’abile caratterizzazione dei personaggi e con alcune trovate teatrali d’indubbio buon gusto. Due gli atti, dunque. L’Ouverture è fra le più belle di Rossini. Si apre con un Adagio la cui melodia, elegante, è affidata al corno. Poi nel successivo “Allegro vivo” si ritrova la tipica leggerezza rossiniana ottenuta con un’orchestrazione di rara trasparenza. Da notare il crescendo in cui si rincor- Gioacchino Rossini a mezz'età (stampa) rono temi già sentiti in un gioco di sovrapposizioni garbato e piacevole. Ed è interessante rilevare pure che elementi dell’Ouverture ricorrono in alcuni momenti dell’opera, ad esempio nel duetto del primo atto fra Selim e Fiorilla. Selim è il turco che nell’apertura dell’opera finisce sulle coste italiane (capovolgendo, in questo caso sì, la situazione dell’Italiana dove era la povera Isabella a naufragare in Oriente) e si imbatte nella zingara Zaida e negli altri personaggi sapientemente mossi dal poeta Prosdocimo. Donna Fiorilla (la furba italiana) rivela la sua verve nel divertente duetto con il marito («Per piacer alla signora») fra le pagine più simpatiche del primo atto la cui prima sezione è musicalmente de- Il Turco in Italia Analisi Musicale dell’opera Esempio dell’intelligenza teatrale del miglior Rossini bitrice di un tema tratto da un duetto del Signor Buschino. Poco prima Fiorilla aveva preso all’amo il turco Selim offrendogli semplicemente, con grazie, una “tazzuriella di caffè”: Fiorilla - Ecco il caffè Selim - (Non posso più) Fiorilla - Prendete Selim - Che mano delicata Fiorilla - Il zucchero è bastante? Selim - Che maniera elegante!/ (Che begli occhi e che foco in lor scintilla!) Fiorilla - A che pensate mai? Selim - Penso a Fiorilla Fiorilla - (il turco è preso..).”. In tema di concertati, una citazione merita il Quintetto del secondo atto («Ah guardate che accidente! Non conosco più mia moglie!») che si sviluppa in un contrappunto a cappella d’indubbio effetto musicale e dram- maturgico. E’ una ennesima dimostrazione dell’abilità creativa di Rossini che, pur in un contesto leggero, fa ricorso a strutture compositive “alte” con una perizia notevole. E, ancora, occorre segnalare il terzetto fra il Poeta, Geronio e Narciso nel primo atto. «Un marito scimunito» attacca il Poeta e immagina ad alta voce lo sviluppo del suo dramma: «Atto primo, scena prima/ Il marito coll’amico/ Moglie… turco… grida…intrico/ No, di meglio non si dà». Gli altri due non gradiscono: Atto primo, scena prima « Il poeta per l’intrico/ dal marito e dall’amico/ Bastonate prenderà». La costruzione di questo concertato è alquanto originale. Quattro note lunghe vengono prima enunciate da sole e poi 7 diventano il sostegno (quasi come un basso ostinato) su cui si basa il motivo orchestrale che sostiene la declamazione buffa dei nostri protagonisti. Rossini, insomma, ancora una volta, riesce a sorprendere per inventiva e capacità di essere sempre imprevedibile nelle sue soluzioni musicali. In fatto di arie va ricordata invece quella di Fiorilla nel secondo atto, parentesi patetica prima del finale lieto. Ricevuta una lettera di divorzio da parte dell’esasperato marito (ben pronto a riprendersela subito dopo, naturalmente) la ragazza si abbandona alla tristezza: «Squallida veste e bruna» canta con eleganza. Il bel finale del primo atto Un discorso a parte va fatto naturalmente per il finale del primo atto. Selim, dopo aver incontrato Zaida e averla riconosciuta viene ripreso dall’amore per lei. Ma giunge Fiorilla velata (seguita dagli altri personaggi) e il turco riprende a corteggiarla. Inevitabile la lite furiosa fra le due donne che ispira a Rossini una pagina di notevole godibilità. Va sottolineato il ruolo del poeta Prosdocimo, ispiratore di ogni azione dell’opera che o partecipa all’azione stessa o la commenta dall’esterno pregustando quello che sarà il “risvolto scenico” della vicenda quando da lui verrà trasformata in un testo teatrale: «Azzuffatevi, stringetevi – dice con soddisfazione alle ragazze – Graffi… morsi… me la godo… Che final! Che finalone! Oh che chiasso avrà da far». Il turco in Italia, insomma, nonostante la pessima accoglienza iniziale, appartiene al miglior Rossini e ne evidenzia non solo le ben note qualità di musicista geniale, ma anche la sua intelligenza teatrale, la capacità di inventare meccanismi comici di estrema modernità Non a caso, ancora oggi, quando le sue opere sono bene rappresentate, il pubblico ride apertamente. Roberto Iovino

LA FANCIULLA DEL WEST - Il giornale dei Grandi Eventi
Das Rheingold (L'Oro del Reno) - Il giornale dei Grandi Eventi
La BATTAGLIA di LEGNANO - Il giornale dei Grandi Eventi
Exibart.onpaper 25 - Eventi artistici in Italia
Pedro Pedrazzini - Grand Hotel Villa Castagnola
Tra Francia, Italia e Svizzera un grande evento unisce sei ... - CLN
DEPLIANT EVENTI IT-EN_Layout 1 - Grand Hotel Del Mare
Voices on Top: svelato il mistero sull'ultimo grande atto Voices on ...
FESTIVAL ARTISTI STRADA - Eventi e sagre
Italia e Spagna insieme per contare di più - Il Giornale Italiano
Impaginato Pipistrello - Il giornale dei Grandi Eventi
Progetto Grandi eventi - Comune di Terni
i grandi eventi distrettuali - Distretto 2120
Grandi sprechi: opere incompiute o inutilizzate - Giornale Lucano
Il futurismo europeo di Alberto Bragaglia Grandi ... - Eventi e sagre
COMUNE DI NAPOLI Assessorato ai Grandi Eventi e Turismo ...
Impatto socio-economico e territoriale dei grandi eventi ... - Rdes.It