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michail aleksandrovič vrubel' e il suo poliedrico demone

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IL GENIO INQUIETO DELL’ANGELO RIBELLE: MICHAIL<br />

ALEKSANDROVIČ VRUBEL’ E IL SUO POLIEDRICO DEMONE<br />

di Pamela Pagnin<br />

“Io voglio che tutto <strong>il</strong> <strong>suo</strong> corpo br<strong>il</strong>li, che risplenda come un enorme br<strong>il</strong>lante di vita” 1 : così si esprimeva <strong>il</strong><br />

pittore Micha<strong>il</strong> Aleksandrovič Vrubel’ (1856-1910) a proposito del Demone abbattuto (1901- ’02)<br />

probab<strong>il</strong>mente <strong>il</strong> <strong>suo</strong> più celebre “non finito” su tela. Il monumentale angelo caduto, lacerato e sofferente,<br />

emblema dello “spirito umano ribelle […] che non trova risposta ai propri dubbi né sulla terra, né in cielo” 2 era<br />

già divenuto allora per l’artista un’autentica ossessione dominante.<br />

Figlio di quel XIX secolo che tanto aveva dato alla Russia in ambito culturale con <strong>il</strong> sorgere del<br />

Romanticismo nazionale, Vrubel’ trae linfa vitale per la sua ossessione proprio da uno dei maggiori<br />

esponenti romantici, <strong>il</strong> poeta e scrittore Micha<strong>il</strong> Jurevič Lermontov (1814-1841), che ha fatto del Demone <strong>il</strong><br />

protagonista del <strong>suo</strong> famoso poema. La vicenda dello splendido Angelo del Male, cacciato da Dio, esule e<br />

solitario, che cerca di riconc<strong>il</strong>iarsi con l’Onnipotente attraverso l’amore per una creatura terrena, la giovane<br />

principessa georgiana Tamara – amore, questo, destinato ad una tragica conclusione con la morte della<br />

fanciulla e la ricacciata agli Inferi del Demone – acquista nell’arte vrubeliana una miriade di sorprendenti<br />

sfaccettature, sv<strong>il</strong>uppandosi durante la vita del pittore in innumerevoli schizzi e bozzetti a matita ed<br />

acquerello, in progetti andati perduti o mai realizzati, in opere finite distrutte dallo stesso artista,<br />

perennemente insoddisfatto dei risultati ottenuti. Fino a noi sono giunti tre dipinti monumentali, che<br />

raffigurano altrettanti “frammenti di vita” dell’inquieto eroe lermontoviano: <strong>il</strong> titanico e sconsolato Demone<br />

seduto (1890), <strong>il</strong> più maturo Demone in volo (1899) dal volto arcigno, rimasto incompiuto come pure l’ultimo<br />

anello della “triade demoniaca” vrubeliana, <strong>il</strong> Demone abbattuto del 1901-’02. A queste tele si devono<br />

aggiungere un ciclo di <strong>il</strong>lustrazioni sul Demone lermontoviano, a matita ed acquerello, risalenti al 1890-’91<br />

per l’edizione commemorativa delle sue opere in occasione del cinquantenario dalla morte, e l’unico<br />

esemplare sopravvissuto di Testa del Demone in gesso (prima metà anni ’90 del XIX secolo).<br />

In un ipotetico viaggio attraverso l’ossessione dominante dell’artista, <strong>il</strong> Demone va incontro ad un<br />

irreversib<strong>il</strong>e processo di dematerializzazione. Dal possente giovane Demone accovacciato del 1890, con <strong>il</strong><br />

volto olivastro intriso di malinconia e segnato da una “lacrima non umana” 3 perlacea e bruciante al Demone<br />

es<strong>il</strong>e, fles<strong>suo</strong>so, femmineo dei disegni del 1890-’91, scosso nel profondo dall’inaspettato sentimento d’amore<br />

per Tamara, tanto da farla propria anche nelle sembianze fisiche, fino all’enorme figura del 1899, in volo<br />

sulle cime del Caucaso, quasi pietrificata dalla propria mole e oppressa dalla stretta superficie pittorica,<br />

sorretta da ali informi ed incompiute, con <strong>il</strong> volto più mascolino, terreo, ferito dalla propria egoistica<br />

disperazione, l’Angelo caduto si trasforma incessantemente e nella tela conclusiva – ma mai conclusa –<br />

della “triade” vrubeliana languisce tra le cime aguzze con le braccia scarne incrociate sopra <strong>il</strong> capo, rimasto<br />

eretto nonostante lo schianto fatale e <strong>il</strong> corpo ritorto e deformato che poggia su ali di piume di pavone e<br />

preziosi f<strong>il</strong>amenti dorati, inusuali per l’arte russa del tempo ma tanto amati dal Simbolismo figurativo<br />

occidentale.<br />

Isolato e solitario, come <strong>il</strong> <strong>suo</strong> Demone, nel panorama dell’arte russa, formatosi in seno all’Accademia di<br />

Belle Arti ma decisamente antiaccademico nelle scelte st<strong>il</strong>istiche, affascinato dall’iconografia bizantina ma<br />

capace di trascenderla ed elaborarla, cultore del folklore russo che rivisita in maniera originale, Vrubel’ può<br />

essere considerato <strong>il</strong> primo proto-simbolista, capace di marcare la rottura storica con l’arte passata, mentre<br />

nella sua tormentata esistenza ha condiviso l’”indicib<strong>il</strong>e disperazione” 4 del Demone, sfociata dal 1902 nella<br />

malattia mentale, nella cecità ed infine nella morte in una clinica psichiatrica.<br />

Raccontano i contemporanei che Vrubel’ abbia ridipinto <strong>il</strong> volto del Demone abbattuto fino a quaranta volte,<br />

persino nei locali della mostra di Mir Iskusstva ov’era esposto, e ad ogni febbr<strong>il</strong>e cambiamento <strong>il</strong> sembiante<br />

si faceva terrib<strong>il</strong>mente bello e spaventosamente mostruoso. Se anche <strong>il</strong> baluginio dell’oro sulla tela si è<br />

oramai offuscato e spento, <strong>il</strong> Demone abbattuto, eterno antagonista e “doppio” di Vrubel’, conserva intatto <strong>il</strong><br />

senso dell’ “enorme br<strong>il</strong>lante di vita”, inquietante icona moderna emblema di un’epoca di fermento e<br />

transizione ed incarnazione della vita angosciosa, appassionata, immaginifica e geniale del <strong>suo</strong> creatore.<br />

1<br />

M. A. Vrubel’, citato in P. K. Suzdalev, Vrubel’, Moskva, Sovetskij Chudožnik, 1991.<br />

2<br />

N. A. Prachov, Micha<strong>il</strong> Aleksandrovič Vrubel’ , in M. A. Vrubel’, Perepiska. Vospominanija o chudožnike [Epistolario. Ricordi sul<br />

pittore], con articolo introduttivo di E. P. Gomberg-Veržbinskaja, Moskva-Leningrad, Iskusstvo, 1963, p. 304.<br />

3<br />

M. Ju. Lermontov, Il Demone, v. 546, in M. Ju. Lermontov, Il Demone (introduzione, traduzione e note a cura di E. Bazzarelli), M<strong>il</strong>ano,<br />

BUR, 1990.<br />

4<br />

G. H. Ham<strong>il</strong>ton, The Art and Architecture of Russia, citato in M. Gibson, Il Simbolismo, GmbH, Taschen, 2006, p. 180.


TITOLO DELLA TESI<br />

L’ossessione del Demone: M. Ju. Lermontov e M. A. Vrubel’. L’incarnazione dell’eroe tragico del poeta nella<br />

genialità visionaria del pittore.<br />

Relatore: Prof. Maria Luisa Ferrazzi<br />

Correlatore: Dott. Alessia Castellani<br />

Anno accademico 2006/2007 (discussione tesi 14/03/2008 – sessione straordinaria)<br />

RIASSUNTO DELLA TESI<br />

Il Demone, ossessione dominante del <strong>poliedrico</strong> pittore Micha<strong>il</strong> Aleksandrovič Vrubel’ (1856-1910), declinato<br />

nei <strong>suo</strong>i molteplici sembianti ispirati dall’omonimo poema dello scrittore romantico Micha<strong>il</strong> Jurevič Lermontov.<br />

L’angosciosa, incessante metamorfosi e deformazione “spiritizzata” dell’Angelo biblico caduto, prima<br />

muscoloso e possente, poi estenuato e androgino, infine franto e disperato nei dipinti, nei disegni e negli<br />

incompiuti del grande Maestro proto-simbolista russo.

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