Impaginato 2/2003 - Ipasvi Perugia
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Spedizione in abb. postale art. 20 lett. C • Legge 662/96 Filiale di <strong>Perugia</strong> • Bollettino dei Collegi IP.AS.VI. di <strong>Perugia</strong> e Terni<br />
3<br />
aprile/giugno <strong>2003</strong><br />
IL COLLEGIO INFORMA<br />
10<br />
SPAZIO APERTO<br />
27<br />
2<br />
NUMERO<br />
L’ANGOLO DELLA SEGRETERIA
ANNO IV – N. 2 APRILE/GIUGNO <strong>2003</strong><br />
E D I T O R E<br />
Coordinamento Regionale<br />
dei Collegi IP.AS.VI. di <strong>Perugia</strong> e Terni<br />
D I R E T T O R E R E S P O N S A B I L E<br />
Renata Buono<br />
R E S P O N S A B I L E D I R E D A Z I O N E<br />
Nora Marinelli<br />
S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E<br />
Silvia Ceppi, Patrizia Filippetti<br />
C O M I T A T O D I R E D A Z I O N E<br />
Nazzareno Basili, Mario Bernardini,<br />
Catia Biccheri, Marcello Borchiellini,<br />
Sabrina Brizi, Silvia Ceppi,<br />
Lorella Montanari, Silvana Oddi,<br />
Cinzia Paolucci, Ambra Proietti,<br />
Donatella Rabassini<br />
P R O G E T T O E G R A F I C A<br />
Arti Grafiche Antica Porziuncola<br />
Cannara (Pg)<br />
C H I U S O I N D A T A<br />
10/7/<strong>2003</strong><br />
A U T O R I Z Z A Z I O N E<br />
Registrato presso il Tribunale di <strong>Perugia</strong><br />
n. 45 del 24/11/1997<br />
sommario sommario<br />
Editoriale ................................. 2<br />
di Marcello Borchiellini<br />
Il Collegio informa<br />
Relazione del Presidente<br />
Marcello Borchiellini ...................... 3<br />
di Marcello Borchiellini<br />
Relazione del Presidente<br />
Nazzareno Basili .......................... 4<br />
a cura di Nazzareno Basili<br />
Il Sole 24 ore-Sanità ..................... 6<br />
a cura di Silvana Oddi<br />
Gazzetta Ufficiale <strong>2003</strong> .................. 9<br />
a cura di Silvana Oddi<br />
Bollettino Uff. Regionale <strong>2003</strong> .......... 9<br />
a cura di Silvana Oddi<br />
Spazio aperto<br />
L’Operatore Socio sanitario... ......... 10<br />
di Nora Marinelli<br />
Esperienza dell’ULSS 6 Vicenza ......... 15<br />
di Gaetana Pagiusco – Marisa Padovan<br />
Assistenza al paziente durante<br />
infarto miocardico acuto<br />
in emodinamica ......................... 19<br />
di Rosita Riganelli<br />
La relazione d’aiuto in dialisi .......... 23<br />
di Stefania Castagnoli<br />
La stimolazione elettrica intra-vescicale 25<br />
di Patrizia Ferroni<br />
L’angolo della Segreteria<br />
Istruzioni per le proposte<br />
di pubblicazione ......................... 27<br />
Gli appuntamenti con la<br />
formazione e l’aggiornamento ........ 30<br />
a cura delle Segreterie
Con questo editoriale intendo rispondere ad alcuni dei quesiti che, negli ultimi tempi,<br />
la professione si è posta o per meglio dire si è proposta con particolare enfasi.<br />
Il tema dibattuto è l’iscrizione all’Albo; le domande riproposte sono tante ma possono essere<br />
sintetizzate in una sola: «perché dobbiamo iscriverci all’albo?»<br />
La risposta più semplice da dare è che l’iscrizione all’Albo è un obbligo sancito dalla legge.<br />
Questa risposta è alquanto riduttiva. Non ci dice nulla, ad esempio, sul perché lo Stato<br />
ha deciso di avvalersi, per difendere un bene d’interesse pubblico quale la «salute»,<br />
di un organo gestito dagli stessi professionisti.<br />
Si, perché fondamentalmente il Collegio Professionale non è altro che «Un ente gestito<br />
dagli stessi professionisti» con funzioni di costante vigilanza sull’esercizio professionale<br />
e che ha come obiettivi la tutela dell’interesse generale della collettività e la salvaguardia<br />
delle prerogative e della dignità della professione.<br />
Credo valga la pena sottolineare che questo diritto-dovere di «autogestione» lo Stato Italiano<br />
lo affida, oltre che agli infermieri, a tutte le professioni intellettuali riservandogli in questo<br />
modo, la possibilità di esercitare un importante potere d’autodeterminazione.<br />
Letto da questa prospettiva l’iscrizione all’albo ha senza dubbio un senso diverso che richiama<br />
a termini quali «opportunità» e «diritto» piuttosto che a «obbligatorietà» e «dovere».<br />
Ma entrando un po’ più nello specifico: in cosa consiste questo diritto e che ripercussioni<br />
può avere negli operatori e nell’intera comunità?<br />
Innanzi tutto affermare che un professionista ha il dovere d’autoregolamentarsi significa<br />
riconoscergli la possibilità di incidere in modo rilevante sulla definizione dei propri percorsi<br />
formativi e professionali. Significa che lo Stato ha inteso avvalersi di un organismo, formato<br />
dagli stessi professionisti, per esercitare fondamentali e determinanti controlli che si espletano<br />
attraverso una costante vigilanza sull’esercizio della professione. Aspetti questi da non<br />
sottovalutare perché è proprio mediante queste funzioni che è possibile garantire a tutti<br />
i cittadini di essere assistiti da operatori che rispondono a «standard di qualità» che non<br />
possono e non devono essere dettati da chi non appartiene alla professione.<br />
Chi infatti, meglio degli stessi professionisti può decidere a quali parametri deve rispondere<br />
chi appartiene ad un determinato profilo? Chi può decidere quali percorsi vanno valorizzati<br />
per rispondere al meglio alle esigenze dei professionisti e di conseguenza alle esigenze<br />
dei cittadini?<br />
Domande retoriche? Non troppo se ancora si continua a discutere su l’obbligatorietà<br />
dell’iscrizione all’albo piuttosto che su come gestire sul campo questa opportunità<br />
per continuare il cammino che la professione infermieristica ha intrapreso negli ultimi anni.<br />
Un cammino fatto di successi che portano il nome d’abrogazione del mansionario, laurea<br />
infermieristica, istituzione della dirigenza della professione ma che deve ancora proseguire<br />
con la reale, e certamente difficoltosa, attivazione dei corsi di Laurea Specialistica e dei<br />
Master Post Laurea e con l’affermazione della Docenza infermieristica.<br />
Nel paese è in corso un forte dibattito sulla definizione del mondo del lavoro.<br />
Molti pensano di regolamentare il tutto ricorrendo esclusivamente alle regole del mercato<br />
agite con i Contratti collettivi Nazionali, altri invece, intendono che la regolamentazione<br />
avvenga su basi di «libertà professionale» regolate con controlli pubblici, ovvero con norme<br />
ordinistiche.<br />
È d’obbligo richiamare l’attenzione dei collegi per l’affermazione di quest’ultimo<br />
fondamentale diritto.<br />
M. Borchiellini
IL COLLEGIO INFORMA<br />
Collegio IP.AS.VI. della Provincia di <strong>Perugia</strong> – Assemblea degli iscritti, 17 maggio <strong>2003</strong><br />
Relazione del Presidente<br />
Marcello Borchiellini<br />
S<br />
Colleghe, colleghi,<br />
l’odierna assemblea annuale si<br />
tiene in un particolare momento<br />
storico della sanità italiana.<br />
Da una parte il forte richiamo<br />
della competizione Europea, dall’altro<br />
gli scontri, sempre più accesi,<br />
fra lo Stato e le Regioni sull’interpretazione<br />
della devoluzione.<br />
Un fatto è certo, le Regioni<br />
stanno assumendo maggiori poteri<br />
in materia sanitaria e di conseguenza,<br />
i Collegi, dovranno<br />
spingere maggiormente su questo<br />
nuovo momento decisionale.<br />
IRENDE QUINDI NECESSARIO coordinare maggiormente<br />
le politiche dei collegi rafforzando<br />
il Coordinamento regionale affinché,<br />
sia nei confronti della Regione,<br />
sia dell’Università si possa esprimere un<br />
maggior potere d’impatto che solo una forte<br />
sinergia può dare.<br />
Invero, la collaborazione con il Collegio<br />
di Terni si è già maturata in questi anni con<br />
la rivista regionale e si sta estendendo a<br />
momenti formativi comuni ed allo sviluppo<br />
di politiche programmatiche unitarie.<br />
Per l’anno in corso ci si propone di proseguire<br />
nello sviluppo del sito iternet inserendo<br />
ulteriori contenuti e potenziando<br />
i servizi già esistenti (si sta anche pen-<br />
sando ad abbonamenti con librerie telematiche).<br />
La Rivista, principale organo d’informazione<br />
e comunicazione esterna, riscuote<br />
sempre successo, pertanto l’attività del comitato<br />
di redazione sarà ulteriormente potenziata<br />
tramite la collaborazione di colleghi<br />
esperti in specifici campi.<br />
Sul versante della Libera Professione s’intende<br />
organizzare incontri per divulgare le<br />
conoscenze in ambito della libera professione,<br />
della Cassa di Previdenza e degli<br />
aspetti giuridici, amministrativi e fiscali.<br />
Sul Terzo Settore si è avviata una mappatura<br />
per individuare dei referenti rappresentativi<br />
nelle aree della sanità militare,<br />
di quella sociale e del lavoro finalizzata<br />
a valorizzare il ruolo professionale<br />
nei diversi contesti lavorativi e da una legittimazione<br />
dei percorsi di carriera.<br />
In particolare per la sanità militare il<br />
momento attuale offre una concreta possibilità<br />
di crescita, infatti, grazie all’evoluzione<br />
formativa e dell’esercizio professionale,<br />
si prospetta la possibilità per i colleghi che<br />
attualmente ricoprono il grado di sottoufficiale<br />
di passare a quello d’ufficiale.<br />
Su questo intendiamo impegnarci anche<br />
prevedendo specifiche iniziative, poiché<br />
ciò rappresenterebbe una visibile testa<br />
d’ariete anche per gli altri comparti.<br />
Sul versante dell’aggiornamento professionale,<br />
dopo il raggiungimento degli<br />
aprile/giugno<br />
3
obiettivi prefissati nell’ultimo mandato, ci<br />
si pone un rinnovato impegno.<br />
A tal fine sono in programma dei corsi<br />
inseriti nel sistema dei crediti ECM.<br />
Altro fondamentale momento di sviluppo<br />
dovrà essere rappresentato dalla<br />
collaborazione con le associazioni professionali<br />
presenti sul territorio regionale; è<br />
intenzione di questo direttivo istituire un<br />
«cantiere comune» con l’obiettivo di identificare<br />
i bisogni di sviluppo professionale<br />
e formativo delle specifiche aree ed attivare<br />
percorsi di crescita comuni.<br />
Collegio IP.AS.VI. della Provincia di Terni. Assemblea degli iscritti, 3 giugno <strong>2003</strong><br />
Relazione del Presidente<br />
Nazzareno Basili<br />
R<br />
Carissime colleghe e carissimi<br />
colleghi,<br />
questa è la prima assemblea ordinaria<br />
dopo le elezioni per il<br />
rinnovo degli organismi collegiali,<br />
avvenute nei giorni 8-9-10<br />
febbraio <strong>2003</strong>.<br />
INGRAZIAMO TUTTI COLORO che votando ci<br />
hanno accordato la loro fiducia per<br />
continuare il lavoro svolto nel triennio<br />
precedente da alcuni di noi e da altri<br />
colleghi che, per vari motivi, hanno preso<br />
la decisione di non ricandidarsi.<br />
A questi ultimi porgiamo i più sinceri ringraziamenti<br />
per il loro impegno e la loro<br />
4 aprile/giugno<br />
IL COLLEGIO INFORMA<br />
Gli infermieri oggi come non mai sono<br />
presenti in tutti i momenti istituzionali<br />
e non, ciò che più conta sono presenti<br />
come professionisti che elaborano in continuazione<br />
idee e progetti.<br />
Viviamo un momento affascinante, stiamo,<br />
infatti, assistendo all’affermarsi di un vero<br />
movimento culturale e professionale come<br />
non è mai successo nella nostra storia.<br />
Noi stiamo traghettando questo momento,<br />
ne sentiamo la responsabilità, ma<br />
siamo consapevoli che il traghetto è pieno<br />
di colleghi, preparati e motivati. Ú<br />
dedizione. Prerogativa del Collegio IPASVI<br />
della provincia di Terni, da quando è stato<br />
istituito è il rinnovamento anche se parziale<br />
dei componenti del consiglio direttivo.<br />
Anche questa volta i nuovi colleghi sono<br />
tre: Nicoletta Donatelli, Patrizia Filippetti,<br />
Sabrina Brizi collega del comprensorio<br />
di Orvieto. I riconfermati sono:<br />
Nazzareno Basili (Presidente), Luciana<br />
Cavalli (vice Presidente), Ambra Proietti<br />
(Segretaria), Nerina Migliarini (Tesoreire),<br />
Silvana Oddi (Consigliere), Cinzia Paolucci<br />
(Consigliere).<br />
Nel collegio dei revisori dei conti ci sono<br />
stati due nuovi eletti, risulta quindi così<br />
formato: Daniela Ghione (Presidente), Rosella<br />
Cresta, Patrizia Altobelli, (membri effettivi),<br />
Paolo Sgrigna (membro supplente).
IL COLLEGIO INFORMA<br />
Questi sono i colleghi che hanno dato<br />
la loro disponibilità ed avuto il coraggio<br />
di candidarsi ed ai quali, ripeto, avete<br />
dato la vostra fiducia.<br />
Non ci sono stati cambiamenti a livello<br />
nazionale, questo rappresenta per noi<br />
un segno forte di continuità ed ulteriore<br />
sviluppo per la nostra professione.<br />
Il mandato che ci avete affidato cade<br />
in un momento particolarmente delicato<br />
per la sanità italiana. Il federalismo, la devolution,<br />
che ispirano ora i principi normativi<br />
mostrano nella pratica attuale limiti crescenti<br />
e forti contrasti, tanto che il processo<br />
di regionalizzazione della Sanità genera<br />
scontri aperti tra Governo e Regioni. In questa<br />
fase delicata l’azione del Collegio o<br />
meglio del coordinamento Regionale dei<br />
Collegi di <strong>Perugia</strong> e di Terni deve essere<br />
incisiva ed attenta a vigilare sulla produzione<br />
normativa che attiene alla professione<br />
infermieristica, che potrebbe essere minacciata<br />
e potrebbero essere messe a rischio<br />
le conquiste fatte negli ultimi anni.<br />
Il riconoscimento assegnato dalla conferenza<br />
Stato-Regione alla figura dell’operatore<br />
Socio-Sanitario, è un argomento<br />
che tocca direttamente da vicino l’attività<br />
infermieristica, che può produrre effetti<br />
positivi sul livello dell’assistenza, soltanto<br />
se si stabiliscono opportuni ambiti di competenza.<br />
Faremo vigilanza sul reale impiego<br />
degli O.S.S. affinché sia scongiurato<br />
il rischio di ricreare la figura dell’infermiere<br />
generico, figura superata e lontana<br />
dalla nostra cultura professionale.<br />
L’ingresso di nuovi paesi nell’Unione<br />
Europea, il rapportarsi con altre realtà, ci<br />
porta ad un complesso ed impegnativo<br />
confronto.<br />
La libera circolazione dei lavoratori in<br />
ambito dell’Unione Europea ci metterà a<br />
contatto (questo già avviene oggi in piccola<br />
parte) con colleghi che esercitano in<br />
Italia, accreditati da organismi che non<br />
garantiscono la formazione rigorosa im-<br />
posta ai colleghi italiani, da organismi poco<br />
verificabili e probabilmente più interessati<br />
agli aspetti economici che a quelli<br />
deontologici. I collegi devono verificare<br />
l’autenticità dei titoli di studio.<br />
È una realtà, già da un anno, l’istituzione<br />
del corso di laurea per infermieri<br />
presso l’Università degli studi di <strong>Perugia</strong>,<br />
con buone prospettive per l’istituzione dei<br />
Master e della laurea specialistica.<br />
Riportiamo il lavoro che il collegio ha<br />
intrapreso relativo ai seguenti momenti:<br />
Y la stesura del bilancio preventivo, importante<br />
per pianificare l’attività di un anno;<br />
Y la giornata di studio del 3 Giugno<br />
<strong>2003</strong> (che si è appena conclusa) accreditata<br />
E.C.M., ed è la prima esperienza<br />
in questo contesto;<br />
Y la costituzione di un nuovo Coordinamento<br />
regionale dei collegi di <strong>Perugia</strong><br />
e di Terni, riconfermando la volontà di<br />
proseguire nella pubblicazione della rivista<br />
«Professione Infermiere Umbria» e<br />
di mantenere la trimestralità nella<br />
stampa anche se i costi per la sola spedizione<br />
sono quintuplicati.<br />
È intenzione inoltre del coordinamento<br />
regionale:<br />
Y verificare la possibilità di accreditarsi presso<br />
il Ministero della Salute e la Regione<br />
dell’Umbria come PROVIDER.<br />
Del collegio provinciale di Terni:<br />
Y valutare la possibilità di collaborare con<br />
Agenzie già accreditate per poter organizzare<br />
eventi E.C.M. nella nostra<br />
provincia, concernenti contenuti etici e<br />
deontologici della professione, facendo<br />
tesoro dell’odierna esperienza;<br />
Y verificare se l’Azienda Sanitaria Locale<br />
e quella Ospedaliera finanzieranno e<br />
organizzeranno lo svolgimento dei corsi<br />
E.C.M. attraverso i rispettivi piani di<br />
aprile/giugno<br />
5
formazione aziendale. Questo perché<br />
siamo convinti che il peso di un servizio<br />
assistenziale non possa ricadere tutto<br />
sulle spalle degli infermieri;<br />
Y confrontarsi con le organizzazioni sindacali<br />
e le Aziende Sanitarie sull’organizzazione<br />
del lavoro e sulle dotazioni organiche<br />
per un ulteriore miglioramento<br />
dell’assistenza.<br />
Libera Professione<br />
Anche se non sono molti i colleghi infermieri<br />
che esercitano la libera professione<br />
nella nostra provincia, il Collegio<br />
deve comunque garantire loro tutta l’assistenza<br />
necessaria: a) anagrafe degli<br />
iscritti che esercitano la libera professione;<br />
b) controllo delle iscrizioni, rispetto<br />
delle tariffe, concorrenza sleale, eserci-<br />
6 aprile/giugno<br />
zio abusivo della professione; c) certificare<br />
la loro iscrizione all’albo, iscrizione<br />
alla cassa previdenza, concessione nulla<br />
osta alla pubblicità; d) offrire consulenza<br />
sugli strumenti della libera professione,<br />
sul tariffario, fornire procedure amministrative<br />
per l’iscrizione alla Cassa di<br />
Previdenza.<br />
Per tutte le informazioni attinenti alla<br />
libera professione rivolgersi alla referente<br />
del collegio Nicoletta Donatelli. Il Collegio<br />
continuerà a sostenere con contributi<br />
economici l’aggiornamento scelto direttamente<br />
dagli iscritti. Le modalità sono rimaste<br />
invariate.<br />
Un grazie a tutti gli intervenuti, ai colleghi<br />
del Consiglio Direttivo e dei Revisori<br />
dei Conti per la fattiva collaborazione. Un<br />
grazie affettuoso alla nostra impiegata. Ú<br />
Il Sole 24 ore-Sanità<br />
Vi proponiamo brevi flash delle<br />
notizie più interessanti tratte dal<br />
«Il Sole 24 Ore-Sanità». Per la visione<br />
completa degli articoli ci si<br />
può rivolgere alla segreteria del<br />
proprio Collegio di appartenenza.<br />
a cura di Silvana Oddi<br />
Ferie e malattia, un binomio<br />
incompatibile<br />
La questione del rapporto tra malattia<br />
e ferie è stata nel tempo ogget-<br />
IL COLLEGIO INFORMA<br />
to di diverse interpretazioni e soluzioni<br />
diverse.<br />
In particolare: malattie insorte durante<br />
il godimento delle ferie ne sospende<br />
il decorso? È dovuta intervenire la Cor-<br />
Il congedo è sospeso<br />
se il lavoratore si ammala<br />
te Costituzionale (sentenza n. 616/’87)<br />
per sancire l’effetto sospensivo della malattia<br />
insorta nel corso delle ferie.
IL COLLEGIO INFORMA<br />
E a questo riguardo i contratti di lavoro<br />
pongono la condizione che indica la<br />
sospensione delle ferie da malattie che si<br />
sono protratte per più di 3 giorni o abbiano<br />
dato luogo a ricovero ospedaliero.<br />
Di conseguenza, il dipendente che si<br />
dovesse ammalare durante il periodo<br />
feriale non gode i giorni di ferie programmati<br />
e coincidenti con la malattia,<br />
ma, anche continua a maturare il relativo<br />
diritto.<br />
(Il Sole 24 Ore-Sanità – Anno VI N. 13<br />
8-14 Aprile <strong>2003</strong>)<br />
Con l’operatore socio-sanitario<br />
professioni al top<br />
In ambito sanitario quando aumenta<br />
la domanda del cittadino e viene richiesta<br />
una maggiore differenziazione e specificità<br />
di interventi, si tende a migliorare<br />
la formazione dei professionisti già<br />
impegnati per far fronte alla stessa domanda<br />
e a formare nuovi operatori, solitamente<br />
in posizione subalterna alla figura<br />
professionale che si sviluppa, per far<br />
fronte ai cambiamenti e alla domanda.<br />
Questo è successo nei vari corsi di<br />
laurea in: Medicina, Ingegneria ed Economia.<br />
La figura recentemente<br />
«specializzata» consente di<br />
chiudere l’iter di qualificazione<br />
dell’attività dei profili messa<br />
in campo negli ultimi anni<br />
È ovvio che una professione che cresce<br />
e si sviluppa chiede nuovi spazi, imponendo<br />
una necessaria riorganizzazione<br />
dei servizi e del lavoro.<br />
È indubbio che un cambiamento così<br />
forte generi malumori e momenti di<br />
difficoltà che hanno durata variabile a<br />
seconda della velocità con cui passano<br />
le informazioni relative al cambiamento,<br />
alla forza e alla volontà dei professionisti<br />
coinvolti nei mutamenti e alla<br />
prevalenza dei punti di forza o dei punti<br />
di debolezza. I punti di forza in particolare<br />
riguardano:<br />
Y la possibilità di rivedere l’organizzazione<br />
e gli strumenti di lavoro;<br />
Y la possibilità di rivedere il sistema organizzativo<br />
in base a moderni principi<br />
e modelli manageriali;<br />
Y la possibilità di valorizzare pesantemente<br />
la professionalità infermieristica;<br />
Y la possibilità di rivedere il sistema delle<br />
cure (definire i livelli di responsabilità,<br />
sviluppare progetti integrati.<br />
Parallelamente si sviluppano alcuni<br />
punti di debolezza quali:<br />
Y il mantenimento di un doppio canale<br />
formativo (OSS con formazione di<br />
base e OSS con modulo di specializzazione);<br />
Y la possibilità di ogni Regione di attivare<br />
(o meno) corsi di formazione di<br />
base e i moduli di specializzazione.<br />
Nonostante ciò la decisione della<br />
Conferenza Stato Regioni del 16.1.<strong>2003</strong><br />
sul modulo di specializzazione per l’OSS<br />
va considerata un’opportunità e non un<br />
problema, proprio per la possibilità di<br />
intervenire in maniera significativa nella<br />
revisione del sistema organizzativo e del<br />
sistema delle cure definendo deleghe e<br />
responsabilità.<br />
(Il Sole 24 ore-Sanità, Anno VI, N. 17, 6-12<br />
Maggio <strong>2003</strong>)<br />
Trapianti, l’attesa si riduce<br />
Finalmente si riducono i tempi di attesa<br />
per i pazienti la cui vita dipende<br />
da un trapianto d’organo.<br />
aprile/giugno<br />
7
La legge n. 91/1999 dopo 4 anni sembra<br />
aver dato buoni risultati. Anche se la<br />
normativa sia rimasta in parte inapplicata<br />
(non è ancora operativo il principio del silenzio-assenso),<br />
dal 1999 è cresciuto costantemente<br />
il numero dei donatori, tanto<br />
I dati aggiornati ad Aprile<br />
segnalano una riduzione<br />
delle liste per tutti gli organi<br />
che oggi l’Italia, con 17,9 donatori per milione<br />
di persone, si colloca al di sopra della<br />
media europea.<br />
Gli ultimi dati aggiornati ad Aprile<br />
<strong>2003</strong> parlano chiaro: le liste d’attesa si<br />
stanno accorciando per tutti gli organi.<br />
Per un trapianto renale ogni paziente<br />
deve aspettare 3,3 anni, per il cuore<br />
ad un tempo medio di attesa di 2,4<br />
anni, per il fegato ad 1,5 anno.<br />
Per i trapianti di polmone, infine per<br />
l’intervento occorrono circa 2,7 anni.<br />
I risultati sono soddisfacenti anche sul<br />
fronte della qualità degli interventi eseguiti<br />
in Italia.<br />
Per quanto riguarda le donazioni, il<br />
confronto tra i dati registrati a fine 2002<br />
e quelli ad Aprile <strong>2003</strong> conferma un<br />
trend stabile.<br />
Gli italiani sono sempre più consapevoli<br />
dell’importanza di un gesto che<br />
può salvare molte vite, anche se rimane<br />
un discreto dislivello tra settentrione<br />
e meridione.<br />
(Il Sole 24 ore-Sanità, Anno VI, N. 18, 13-<br />
19 Maggio <strong>2003</strong>)<br />
Oppioidi, ricette più semplici<br />
Sembra finalmente snellita la burocrazia<br />
circa la prescrizione di oppioidi per<br />
8 aprile/giugno<br />
IL COLLEGIO INFORMA<br />
lenire il dolore di tanti malati in fase terminale<br />
che ogni anno ne hanno bisogno,<br />
infatti la ricetta assomiglierà sempre<br />
più ad una normale prescrizione.<br />
Il nuovo formulario semplificherà, il<br />
lavoro dei medici, i quali non si dovranno<br />
più sentire dei «sorvegliati speciali».<br />
Il modello, che nell’idea del Ministro<br />
dovrebbe essere disponibile entro un<br />
mese, assomiglierà ad una normale ricetta:<br />
il medico ne rilascerà due copie<br />
al paziente, una in originale che conserverà<br />
il farmacista per cinque anni, ed<br />
una per il SSN in caso di medicinali rimborsabili.<br />
Quella contro il dolore è una battaglia<br />
che il Ministro della Salute avverte<br />
molto, così come ha avuto più volte occasione<br />
di affermare.<br />
Attualmente, in Italia i consumi di<br />
oppioidi per il controllo della sofferenza<br />
sono 12 volte inferiori a quelli tedeschi,<br />
Il Ministero della Salute<br />
mette a punto un nuovo<br />
modello per facilitare<br />
le prescrizioni<br />
32 a quelli francesi ed addirittura 110<br />
volte meno di quelli danesi.<br />
Una ricerca italiana promossa dal Ministero<br />
della Salute effettuata in 40<br />
ospedali del Nord ha evidenziato che<br />
soltanto il 10% dei malati terminali ottiene<br />
cure in grado di evitargli sofferenze<br />
inutili.<br />
Sicuramente è il caso di dire che in<br />
fatto di cure palliative in Italia c’è ancora<br />
molto da fare.<br />
(Il Sole 24 ore Sanità, Anno VI, N. 19, 20-<br />
26 Maggio <strong>2003</strong>) Ú
IL COLLEGIO INFORMA<br />
i proponiamo una recensione delle leggi e decre-<br />
Vti più interessanti rilevati dalla Gazzetta Ufficiale.<br />
Per ragioni di spazio verranno pubblicati i riferimenti<br />
attraverso cui risalire sia al numero della Gazzetta,<br />
che all’articolo di riferimento. Ove gli iscritti fossero<br />
interessati ad acquistare il testo integrale, possono<br />
fare riferimento al collegio di appartenenza o al<br />
sito-internet del Collegio IP.AS.VI. di <strong>Perugia</strong><br />
www.ipasviperugia.it<br />
G.U. del 14.04.03 n. 88<br />
Legge 09.04.<strong>2003</strong> n. 72.<br />
Modifiche al codice penale e al decreto legislativo<br />
30.04.92 n. 285, in materia di omissione di<br />
soccorso.<br />
G.U. del 16.04.<strong>2003</strong> n. 89 (Ordinanza 10.04.<strong>2003</strong>)<br />
Misure profilattiche contro la sindrome acuta<br />
respiratoria severa (SARS).<br />
G.U. del 22.04.<strong>2003</strong> n. 93 (Accordo)<br />
Compenso orario spettante agli infermieri addetti<br />
al servizio di guardia infermieristica negli<br />
istituti di prevenzione e pena.<br />
G.U. del 22.05.<strong>2003</strong> n. 117<br />
Deliberazione del 31.01.<strong>2003</strong>.<br />
i proponiamo una recensione delle leggi e dei<br />
V decreti più interessanti rilevati dal Bollettino<br />
Ufficiale Regionale. Per ragioni di spazio verranno<br />
pubblicati i riferimenti attraverso cui risalire<br />
sia al numero del Bollettino, che all’articolo di riferimento.<br />
Ove gli iscritti fossero interessati ad<br />
acquistare il testo integrale, possono fare riferimento<br />
al Collegio di appartenenza.<br />
B.U.R. del 02.04.<strong>2003</strong> n. 14<br />
Legge Regionale 24.03.<strong>2003</strong> n. 5.<br />
Ulteriore modificazione della Legge Regionale 23<br />
gennaio 1997 n. 3. Riorganizzazione della rete<br />
di protezione sociale regionale e riordino delle<br />
funzioni socioassistenziali.<br />
B.U.R. del 02.04.<strong>2003</strong> n. 14<br />
Deliberazione della Giunta Regionale del 19 marzo<br />
<strong>2003</strong> n. 313.<br />
Fondo sanitario nazionale 2000-2001 (parte corrente).<br />
Ripartizioni tra le regioni dell’accantonamento<br />
per il perseguimento degli obiettivi di carattere<br />
prioritario e di rilievo nazionale a norma<br />
dell’art. 1, commi 34 e 34 bis, della legge<br />
n. 662/1996 (Deliberazione n. 5/<strong>2003</strong>).<br />
G.U. del 27.05.<strong>2003</strong> n. 121<br />
Decreto legislativo del 23.04.<strong>2003</strong> n. 115.<br />
Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo<br />
del 26.03.2001, n. 151, recante testo unico delle<br />
disposizioni legislative in materia di tutela e<br />
sostegno della maternità e della paternità, a<br />
norma dell’art. 15 della legge 8.03.2000, n. 53.<br />
G.U. del 6.6.<strong>2003</strong> n. 129<br />
Decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo<br />
<strong>2003</strong>, n. 129.<br />
Regolamento di organizzazione del ministero<br />
della salute.<br />
G.U. del 18.06.<strong>2003</strong> n. 139<br />
Decreto del Presidente della Repubblica 23 Maggio<br />
<strong>2003</strong>.<br />
Approvazione del piano sanitario nazionale<br />
<strong>2003</strong>-2005.<br />
(Supplemento Ordinario n. 95)<br />
Indirizzi alle aziende sanitarie regionali in materia<br />
di rideterminazione delle dotazioni organiche<br />
e di assunzione di personale, in attuazione<br />
dell’art. 34 della Legge n. 289/2002<br />
(Legge Finanziaria <strong>2003</strong>).<br />
B.U.R. del 02.04.<strong>2003</strong> n. 14<br />
Deliberazione della Giunta Regionale 5.3.<strong>2003</strong><br />
n. 239.<br />
Modifiche alla D.R.G. 21 novembre 2001 n.<br />
1493 «Linee guida vincolanti per le aziende<br />
U.S.L. in attuazione della Legge Regionale 16<br />
agosto 2001 n. 20».<br />
B.U.R. del 04.06.<strong>2003</strong> n. 23<br />
Deliberazione della Giunta Regionale 21 maggio<br />
<strong>2003</strong> n. 681.<br />
Elenco idonei alla nomina di Direttore Generale<br />
delle Aziende Sanitarie regionali di cui alla<br />
DRG n. 1607/2002. Ammissione candidati.
Giornate studio IP.AS.VI. <strong>Perugia</strong> – Terni<br />
Contesto di riferimento<br />
L’Azienda Ospedaliera di <strong>Perugia</strong> dispone<br />
di due U.U.O.O. di Rianimazione;<br />
una per ciascun presidio ospedaliero.<br />
La Struttura di Monteluce ha una lunghissima<br />
storia ed un’ampia ed articolata<br />
esperienza di terapia intensiva poliva-<br />
10 aprile/giugno<br />
SPAZIO APERTO<br />
«L’Operatore Socio Sanitario;<br />
il suo inserimento nell’équipe<br />
assistenziale»<br />
INTRODUZIONE A CURA DEL COMITATO DI REDAZIONE<br />
Nei giorni 22 febbraio (prima edizione) e 17 maggio a <strong>Perugia</strong> (seconda edizione),<br />
il 3 giugno a Terni (terza edizione), si è proposto un evento formativo accreditato<br />
E.C.M sul tema: «L’Operatore Socio Sanitario; il suo inserimento nell’équipe<br />
assistenziale». Tale iniziativa ha rappresentato la prima tappa d’un percorso<br />
comune che il coordinamento dei Collegi IPASVI Umbri intende proseguire<br />
nell’ottica d’integrazione tra i due collegi (<strong>Perugia</strong> e Terni), per la definizione<br />
di strategie formative ed informative condivise, e per favorire un’ottimale impiego<br />
delle risorse sia nei termini di risorse intellettuali (di contenuto), sia per quanta<br />
riguarda gli assetti organizzativi; pur nel mantenimento dei specifici contesti<br />
logistici di riferimento (sedi). Si presentano ai lettori due delle relazioni esposte<br />
nelle giornate studio suddette: quella della collega Marinelli che documenta<br />
un’esperienza locale (rianimazione del Silvestrini di <strong>Perugia</strong>) e quelle delle colleghe<br />
di Vicenza Pagiusco e Padovan, riferite ad un progetto aziendale estremamente<br />
ampio ed articolato. Si procederà alla pubblicazione degli altri lavori presentati<br />
nel medesimo evento, nei prossimi numeri della nostra rivista.<br />
Esperienza della Rianimazione del Silvestrini<br />
Azienda Ospedaliera di <strong>Perugia</strong><br />
di Nora Marinelli – CPSE Rianimazione del Silvestrini di <strong>Perugia</strong><br />
lente, attualmente sempre più caratterizzata<br />
a corrispondere alle esigenze assistenziali<br />
dei pazienti critici nel post-operatorio<br />
ad elevato impegno.<br />
La Rianimazione del Silvestrini è un<br />
servizio relativamente recente (esiste da<br />
dieci anni circa), la sua implementazione
SPAZIO APERTO<br />
è contestuale all’attivazione del presidio<br />
ospedaliero del Silvestrini destinato, come<br />
è noto, ad accogliere nella sua strutturazione<br />
finale, l’intera Azienda ospedaliera<br />
di <strong>Perugia</strong> che attualmente si distribuisce<br />
nei due diversi presidi ospedalieri (Monteluce<br />
e Silvestrini).<br />
La Rianimazione del Silvestrini nasce e<br />
si mantiene a tutt’oggi, con n. 6 Box di<br />
degenza anche se appare ormai prossima,<br />
l’ampliamento a 8-10 posti letto.<br />
Nel piano di ristrutturazione aziendale<br />
è inoltre prevista la edificazione d’una<br />
nuova struttura nel blocco del DEA a 12<br />
posti letto che rappresenterà l’assetto conclusivo<br />
del servizio; la sua ultima trasformazione.<br />
Excursus storico del servizio<br />
Il servizio al momento della sua costituzione,<br />
raccoglie l’esperienza dei colleghi<br />
di Monteluce ed applica percorsi assistenziali<br />
similari.<br />
Una sua connotazione tipica delle origini,<br />
consisteva nel comprendere, limitatamente<br />
ad uno e poi due ed infine<br />
quattro posti letto, anche l’attività intensiva<br />
della cardiochirurgia post.operatoria<br />
Tale attività si aggiungeva a quella<br />
della rianimazione, per<br />
cui si è arrivati ad assistere<br />
sino a sei, più quattro,<br />
pazienti nelle diverse tipologie.<br />
Il carico assistenziale infermieristico<br />
è stato sostenuto<br />
sino all’anno 2000<br />
dall’unico pool di operatori,<br />
quello della rianimazione,<br />
sino a quando, dato<br />
l’incremento delle attività<br />
di cardiochirurgia, si è<br />
richiesto l’inserimento d’un<br />
gruppo di operatori dedicato<br />
in specifico.<br />
Gli Infermieri della Rianimazione hanno<br />
sostenuto i colleghi nel necessario periodo<br />
di training sino all’autonomia.<br />
Successivamente la T.I.P.O.C. si è spostata<br />
in altra struttura appositamente costituita<br />
pur mantenendo a tutt’oggi importanti<br />
e proficui rapporti d’interscambio<br />
con la Rianimazione.<br />
Ancor prima della separazione dalla<br />
TIPOC, si è sentita l’esigenza di procedere<br />
ad un radicale cambiamento degli assetti<br />
organizzativi per cui si è elaborato<br />
un piano di analisi trasversale che ha portato<br />
a modificare profondamente l’intero<br />
costrutto organizzativo: dalla riorganizzazione<br />
funzionale degli spazi sino alla ridefinizione<br />
degli standard d’attività.<br />
Ciò ha comportato l’importante cambiamento<br />
anche concettuale, di affidare<br />
i pazienti a specifici operatori, il che ha<br />
avuto l’immediata ricaduta di passare da<br />
un’assistenza per compiti ad una per<br />
obiettivi.<br />
Ogni Infermiere turnista è responsabile<br />
dell’intero percorso assistenziale che riguarda<br />
le persone che gli sono state affidate.<br />
In questo percorso di cambiamento anche<br />
le figure di supporto hanno vissuto un
processo di sviluppo passando da un’utilizzazione<br />
esclusivamente dedicata all’igiene<br />
ambientale e ai giri di collegamento, ad<br />
un graduale e progressivo impiego nelle<br />
attività di supporto all’assistenza.<br />
Ciò è accaduto naturalmente e contestualmente<br />
alla regolamentazione normativa,<br />
cui ha fatto seguito la specifica<br />
formazione.<br />
Tale sviluppo si è avviato ancor prima<br />
di avere le condizioni oggettive per poterlo<br />
sostenere (unità assegnate) nonostante<br />
il rilevante impegno richiesto per<br />
la pulizia degli ambienti, anche aggravato<br />
dalla presenza della TIPOC.<br />
Ciò ad esprimere un cambiamento<br />
nell’approccio culturale professionale, per<br />
il quale si è teso a lasciare ad operatori<br />
di supporto attività generiche, e di chiedere<br />
la loro collaborazione nelle pratiche<br />
assistenziali per le quali si imponeva una<br />
seconda presenza non specialistica (nursing<br />
– mobilizzazioni – trasporti).<br />
Quando poi la TIPOC si è trasferita, si<br />
è potuto impiegare gli OTA in maniera<br />
più estensiva e proficua, affidando loro<br />
una serie di attività che precedentemente<br />
venivano svolte nei ritagli di tempo dagli<br />
infermieri, quali ad esempio:, la preparazione<br />
del materiale da sterilizzare, la<br />
pulizia e riordino dell’Unità paziente, il lavaggio<br />
e disinfezione dei materiali in uso.<br />
Dopo aver compiuto una valutazione<br />
circa le possibili soluzioni,<br />
si è pervenuti a ritenere non esaustivo,<br />
ma certamente utile e comunque<br />
riduttivo della problematica,<br />
richiedere l’inserimento degli<br />
OTA in turno anche notturno.<br />
L’intera équipe assistenziale si è posta<br />
nell’ottica d’una costante valutazione dei<br />
risultati assistenziali per porre, laddove<br />
necessario, interventi di cambiamento or-<br />
12 aprile/giugno<br />
SPAZIO APERTO<br />
ganizzativo volto ad ottimizzare risorse e<br />
competenze.<br />
Si è ottenuta una riduzione dei tempi<br />
di degenza media ed un turn over di pazienti<br />
sempre più rapido da cui un impegno<br />
assistenziale incrementato.<br />
Si è configurata quindi, l’esigenza di<br />
un numero maggiore di presenze per singolo<br />
turno di servizio per garantire la corretta<br />
esecuzione degli iter diagnostico-terapeutici<br />
ed assistenziali.<br />
Si è richiesto ed in parte ottenuto, un<br />
potenziamento delle unità infermieristiche<br />
assegnate al servizio non riuscendo però<br />
a garantire una terza presenza notturna.<br />
Ne conseguiva la definizione d’una criticità<br />
gestionale per la quale durante la<br />
notte si poteva frequentemente incorrere<br />
nell’anomalia d’una sola presenza in U.O<br />
per la necessità di eseguire spostamenti<br />
di paziente o anche di solo materiale.<br />
Capitava inoltre di dover eseguire trasferimenti<br />
nel corso della notte da cui la<br />
necessità di provvedere alla pulizia e ripreparazione<br />
della camera e dell’unità<br />
paziente; si compensava in parte ricorrendo<br />
episodicamente al personale reperibile<br />
del gruppo gestito dal SIOTeR che<br />
però poteva già essere impegnato e che<br />
comunque non riusciva a sostenere adeguatamente<br />
l’eventuale picco assistenziale<br />
imprevisto, data la specificità delle attività<br />
correlate.<br />
Fase di preparazione<br />
all’inserimento degli OTA<br />
nella turnazione continua<br />
La richiesta d’ampliamento del gruppo<br />
OTA d’assegnazione è stata accettata e si<br />
è provveduto in breve tempo, alla selezione<br />
del personale tenendo conto delle<br />
richieste di mobilità; si è quindi proceduto<br />
all’inserimento graduale degli operatori.<br />
Tale gradualità, ha consentito di realizzare<br />
un periodo di training in affianca-
SPAZIO APERTO<br />
mento, al termine del quale si è attivata<br />
la nuova turnazione 3x8, a 36 ore settimanali;<br />
ai cinque turnisti si affiancano i<br />
fuori turno o unità di sostituzione.<br />
Tale turnazione consente una presenza<br />
fissa nei tre turni di servizio di un’unità,<br />
cui si aggiungono uno o due colleghi; ciò<br />
relativamente alla pianificazione delle assenze<br />
ordinarie (ferie) e straordinarie<br />
(malattie e congedi vari).<br />
Si ha in ogni caso, almeno la doppia<br />
presenza al mattino, spesso anche il pomeriggio<br />
ed un’unica presenza la notte.<br />
L’obiettivo che s’intende perseguire, a<br />
riduzione del carico di lavoro degli OTA,<br />
è l’alleggerimento delle attività di pulizia<br />
degli ambienti, cercando di affidare alla<br />
squadra d’appalto la pulizia dei locali di<br />
servizio e le pulizie a fondo delle aree libere<br />
(procedure di ceratura).<br />
Si ritiene invece, di non poter affidare<br />
ad altri la sanificazione delle aree di<br />
degenza in quanto si tratta d’una attività<br />
che richiede, oltre che un’estrema cura,<br />
anche la capacità di muoversi intorno al<br />
paziente critico riuscendo a prevedere e<br />
prevenire i possibili errori.<br />
La creazione di strumenti<br />
operativi<br />
Le caratteristiche della risposta al bisogno<br />
critico, determinano l’esigenza di<br />
provvedere all’esecuzione d’una ampia<br />
ed articolata gamma di attività che rappresenta<br />
un costante e necessario adeguamento<br />
e/o riallestimento delle scene<br />
d’intervento, di preparazione alla gestione<br />
dell’evento acuto.<br />
Tale attività preparatoria costituisce<br />
una base indispensabile per poter realizzare<br />
percorsi assistenziali efficaci sia in termini<br />
di qualità delle metodologie operative<br />
in applicazione, sia per ciò che riguarda<br />
i tempi di realizzo con riduzione<br />
ottimizzata del «non intervento».<br />
Per ottenere i risultati suddetti, è necessario<br />
assolvere in maniera standardizzata,<br />
all’esecuzione di tutte le procedure<br />
di ripristino degli ambiti operativi.<br />
Tale attività comporta una preliminare<br />
pianificazione infermieristica degli strumenti<br />
operativi o check-list, comprensivi delle<br />
cronologie d’attuazione.<br />
L’applicazione delle check può in molti<br />
casi riguardare interventi non specialistici<br />
quindi ampiamente realizzabili dagli<br />
operatori di supporto all’assistenza.<br />
Si consideri inoltre, che l’esecuzione<br />
delle procedure suddette, richiede un importante<br />
impegno in termini di tempo; e<br />
quando realizzate soltanto dagli infermieri,<br />
è tempo che si distoglie dall’osservazione<br />
clinica degli assistiti.<br />
Al complesso delle attività «preparatorie»<br />
o di riallestimento, si dà genericamente<br />
la denominazione di routine anche<br />
se tale termine è inappropriato allo<br />
specifico campo di riferimento, poiché in<br />
Terapia Intensiva mai nulla può dirsi consuetudinario.<br />
Infatti anche le attività «routinarie» risentono<br />
fortemente degli specifici assistenziali<br />
del momento richiedendo spesso<br />
continui adeguamenti.<br />
Ciò premesso, è comunque necessario,<br />
in fase di pianificazione degli ambiti<br />
di competenza degli operatori di supporto,<br />
definire alcuni indispensabili strumenti<br />
operativi di standardizzazione che rendano<br />
chiaro e inequivocabile «il chi fa – che<br />
cosa».<br />
Tornando quindi alla descrizione «storica»<br />
del percorso compiuto, si è giunti a<br />
considerare una prima fase di pianificazione<br />
nella quale si è ritenuto necessario<br />
compiere un’analisi dettagliata dei percorsi<br />
assistenziali e dei relativi processi<br />
d’attività di competenza non esclusivamente<br />
infermieristica.<br />
Agli strumenti su descritti, si possono includere<br />
griglie operative di vario genere,<br />
aprile/giugno<br />
13
quali ad esempio quelle per la pianificazione<br />
e documentazione delle attività<br />
straordinarie programmate per le pulizie<br />
a fondo periodiche.<br />
14 aprile/giugno<br />
SPAZIO APERTO<br />
Y l’attribuzione agli OTA delle attività di<br />
preparazione del materiale da sterilizzare,<br />
ha reso più puntuali i tempi d’impiego<br />
e di miglior qualità gli interventi<br />
realizzati. Si è ottenuto inoltre un miglior<br />
controllo dei materiali in uscita dal<br />
servizio per la sterilizzazione ottenendo<br />
una riduzione delle dispersioni.<br />
Risultati<br />
Il presente lavoro non ha la pretesa<br />
di costituire un’elaborazione di vera innovazione,<br />
né di totale esaustività circa i<br />
possibili campi d’applicazione.<br />
Conclusioni<br />
Si è voluto unicamente contribuire al- La nostra esperienza si è inserita in un<br />
la riflessione comune con un’esperienza contesto in qualche modo «preparato»<br />
concreta che ha prodotto alcuni impor- per cui non abbiamo vissuto particolari<br />
tanti risultati riferiti ad un periodo di spe- problematicità sul piano delle relazioni; i<br />
rimentazione di circa sei mesi.<br />
nuovo operatori si sono inseriti armonica-<br />
Tali risultati sono riconducibili ai semente nel gruppo che preesisteva senza<br />
guenti:<br />
soluzioni di continuità.<br />
Y si è inserita una turnazione aggiuntiva,<br />
quella notturna, che ha dato continuità<br />
alle attività di controllo dell’igiene<br />
ambientale, ripristino delle scene<br />
d’intervento e riordino dei locali<br />
di servizio con la importante ricaduta<br />
di alleggerire il carico d’attività del<br />
mattino;<br />
Y si è garantita una terza presenza nel<br />
turno di notte riducendo la problematica<br />
dell’esiguità di presenze in caso di<br />
esecuzione di spostamenti, che almeno<br />
limitatamente ai materiali, consente<br />
agli infermieri di non distogliere l’attenzione<br />
dagli assistiti;<br />
Y si è ottenuto un miglior controllo dell’igiene<br />
ambientale grazie all’incremento<br />
di presenze contestuali per turno di servizio,<br />
alla turnazione aggiunta, al processo<br />
di responsabilizzazione degli operatori;<br />
Y le pratiche assistenziali sono più curate potendo<br />
disporre di personale di supporto<br />
nell’esecuzione di attività che richiedono<br />
una doppia presenza (nursing generale –<br />
mobilizzazioni – procedure in asepsi).<br />
Ciò è probabilmente stato favorito dal<br />
fatto che ogni nuovo inserimento è conseguito<br />
ad una scelta libera e consapevole<br />
che ha motivato le persone e creato aspettative<br />
professionali coerenti e centrate realisticamente<br />
alle potenzialità del servizio.<br />
Il servizio ha risposto gratificando le<br />
aspettative.<br />
Allo stato attuale cosa aspettarsi ancora?<br />
L’obiettivo da realizzare è alleggerire<br />
l’impegno OTA relativo all’igiene ambientale<br />
mantenendo in esclusiva competenza,<br />
la sanificazione delle aree di<br />
degenza.<br />
Concentrare quindi con maggior attenzione<br />
gli sforzi, alla realizzazione d’interventi<br />
collaborativi d’assistenza diretta,<br />
sempre più orientati agli specifici clinici e<br />
personali degli utenti per realizzare il sogno<br />
di sempre, classico dell’infermieristica<br />
dei nostri tempi: un’assistenza (anche se<br />
intensiva!...) finalmente personalizzata,<br />
umana, orientata al bisogno globale.<br />
Che trovi nella dimensione relazionale<br />
la sua massima espressività e nell’inte-<br />
Y si è ottenuto un più proficuo monitograzione multidisciplinare la sua sostanraggio<br />
delle giacenze;<br />
ziale realizzazione. Ú
SPAZIO APERTO<br />
Progetto di inserimento delle figure di supporto<br />
Esperienza dell’ULSS 6 Vicenza<br />
di Gaetana Pagiusco, Marisa Padovan<br />
Ufficio Infermieristico ULSS 6 Vicenza<br />
Il tema dell’inserimento delle figure<br />
di supporto si inserisce in un<br />
contesto di ristrettezza delle risorse<br />
economiche e di carenza infermieristica,<br />
che impongono una<br />
razionalizzazione dell’uso delle<br />
risorse. I cittadini chiedono una<br />
risposta al bisogno di salute più<br />
ampia, che tenga conto non solo<br />
della cura della malattia ma che<br />
si rivolge all’individuo nella sua<br />
globalità. Il progetto di seguito<br />
presentato tiene conto di queste<br />
premesse e adotta le logiche proprie<br />
di un processo di cambiamento<br />
non solo organizzativo ma<br />
anche della cultura professionale.<br />
Premesse al percorso<br />
di cambiamento finalizzato<br />
all’inserimento delle figure<br />
di supporto<br />
Non una sperimentazione, ma un processo<br />
di cambiamento graduale e articolato<br />
in fasi. Non ha un campo temporale<br />
definito è in continua evoluzione.<br />
Tendere alla personalizzazione dell’assistenza<br />
attraverso un approccio alla persona<br />
nella sua globalità.<br />
Promuovere la responsabilizzazione professionale<br />
sui risultati assistenziali.<br />
Favorire l’integrazione professionale.<br />
Garantire la continuità assistenziale anche<br />
se attorno al paziente «ruotano» nuove<br />
figure professionali.<br />
Modello assistenziale derivante<br />
dall’analisi della normativa<br />
che regolamenta l’esercizio<br />
professionale dell’infermiere<br />
L’analisi della normativa evidenzia alcuni<br />
concetti di fondo importanti: a) l’infermiere<br />
è responsabile dell’assistenza infermieristica<br />
generale; b) l’infermiere identifica<br />
i bisogni di assistenza infermieristica.<br />
La responsabilità è strettamente connessa<br />
agli obiettivi-risultati dell’assistenza,<br />
che sono raggiunti attraverso: a) il processo<br />
di assistenza infermieristica; b) l’organizzazione<br />
dell’assistenza infermieristica.<br />
Il processo di assistenza<br />
e l’organizzazione devono<br />
essere coerenti<br />
persona<br />
problema<br />
di salute<br />
bisogni<br />
di assistenza<br />
infermieristica<br />
aprile/giugno<br />
processo<br />
di assistenza<br />
infermieristica<br />
organizzazione<br />
di assistenza<br />
infermieristica<br />
15
Razionale del progetto<br />
Per consentire l’integrazione fra la figura<br />
dell’infermiere e quella del personale collaborante,<br />
si aprono due possibilità: a) mantenere<br />
una divisione del lavoro funzionale,<br />
cosiddetta «per compiti»; b) passare ad<br />
un’organizzazione per obiettivi, attraverso<br />
l’inserimento del processo assistenziale.<br />
Passeremo brevemente in rassegna i<br />
due modelli per evidenziarne i vantaggi e<br />
gli svantaggi.<br />
Modello funzionale<br />
Tale modello consiste nell’evidenziare<br />
una serie di mansioni per gli infermieri, e<br />
una serie di mansioni per il personale collaborante.<br />
Tale modello lascia aperte alcune domande:<br />
1. chi è responsabile dell’assistenza<br />
globale? 2. chi decide, e sulla scorta di quali<br />
criteri decide, se l’attività è trasferibile o<br />
meno, in base alle condizioni dell’utente?<br />
Per quanto detto il modello funzionale<br />
rischia di diventare una serie di atti «messi<br />
in fila» dove non esiste una valutazione<br />
iniziale e finale del processo.<br />
Organizzazione per obiettivi<br />
In questo modello l’infermiere è responsabile<br />
dell’assistenza generale di un gruppo<br />
di pazienti, tale organizzazione presuppone<br />
la pianificazione assistenziale che consente:<br />
1. la rilevazione del bisogno, e quindi la<br />
definizione delle condizioni dell’utente; 2.<br />
la definizione del problema (diagnosi infermieristica);<br />
3. la definizione degli obiettivi<br />
e delle prestazioni assistenziali.<br />
In questo modo quando un’attività viene<br />
trasferita da una figura professionale ad<br />
un’altra, l’attività è comunque inserita in un<br />
contesto e, alla responsabilità diretta per<br />
competenza, si aggiungono altri criteri che<br />
sono legati alla pianificazione assistenziale,<br />
che consentono di rispondere ai quesiti<br />
lasciati aperti dal precedente modello.<br />
16 aprile/giugno<br />
Obiettivi del progetto<br />
SPAZIO APERTO<br />
Y Ottimizzare l’impiego della risorsa infermieristica.<br />
Y Costruire dei piani assistenziali standardizzati<br />
che consentano una pratica infermieristica<br />
basata su un percorso logico<br />
e strutturato della risposta ai bisogni<br />
della persona.<br />
Y Riorganizzare l’attività assistenziale, passando<br />
dal lavoro per compiti (modello<br />
funzionale) al lavoro per settori o<br />
per piccole equipe (team nursing).<br />
Y Far apprendere al personale infermieristico<br />
il contenuto della trasferibilità di<br />
mansioni, allo scopo di utilizzare al<br />
meglio la pianificazione dell’assistenza<br />
e il personale di supporto.<br />
Y Inserire la cartella infermieristica come<br />
strumento unico di raccolta ed elaborazione<br />
delle informazioni che riguardano<br />
l’utente.<br />
Principali risultati attesi<br />
In base agli obiettivi prefissati i risultati<br />
concreti da raggiungere sono:<br />
Y Avere una assistenza infermieristica<br />
pianificata.L’infermiere responsabile di<br />
un gruppo di degenti eroga assistenza<br />
attraverso la pianificazione standardizzata<br />
dell’assistenza. Questo presuppone<br />
l’esistenza a priori di un percorso assistenziale<br />
pre-codificato che consenta<br />
all’infermiere di individuare i bisogni, e<br />
per ognuno di essi scegliere gli interventi<br />
assistenziali attraverso il riconoscimento<br />
dei segni/sintomi e l’eziologia<br />
che li ha determinati.<br />
Y Avere dei modelli organizzativi uniformati<br />
e funzionali. Passare dal modello<br />
funzionale (per compiti), al modello<br />
per settori, che prevede un modello organizzativo<br />
in cui l’infermiere, coadiuvato<br />
dalle figure di supporto, assume<br />
la responsabilità dell’erogazione di tut-
SPAZIO APERTO<br />
te le cure infermieristiche ad un gruppo<br />
di pazienti.<br />
Y Avere un sistema informativo strutturato<br />
e comune in tutte le unità operative.<br />
Il sistema informativo uniformato<br />
può consentire di affrontare anche altre<br />
necessità (informatizzazione, rilevazione<br />
di carichi di lavoro…).<br />
Y Avere strumenti che consentano di trasferire<br />
attività, ora eseguite dall’infermiere,<br />
al personale di supporto. Le attività protocollabili,<br />
che richiedono bassa discrezionalità<br />
e sono supervisionabili dall’infermiere,<br />
si possono considerare trasferibili a<br />
prescindere dalla tipologia di utente, sono<br />
comprese in questo le attività igienico-sanitarie<br />
e alberghiere. L’infermiere<br />
dopo l’individuazione degli interventi assistenziali,<br />
deve selezionare le attività da<br />
trasferire al personale di supporto. Il processo<br />
di trasferimento consiste nell’applicazione<br />
di un percorso predefinito che,<br />
attraverso una serie di passaggi, considera<br />
la criticità del paziente, le conoscenze<br />
necessarie, il rischio connesso all’attività, al<br />
fine di permettere il trasferimento di prestazioni<br />
all’operatore più appropriato.<br />
Y Cambiare lo staff mix assistenziale a favore<br />
delle figure di supporto.<br />
Disegno del progetto<br />
Il progetto ha lo scopo di sperimentare<br />
una modalità organizzativa e professionale<br />
che consenta l’inserimento delle figure<br />
di supporto, al fine di razionalizzare<br />
l’impiego del tempo infermieristico.<br />
Le fasi del progetto sono: fase 1: revisione<br />
del modello organizzativo; fase 2:<br />
impostazione del processo assistenziale.<br />
FASE 1: MODELLO ORGANIZZATIVO DA REALIZZARE<br />
Il modello che appare più adeguato è<br />
il modello per settori (o il team nursing, o<br />
la divisione per piccole equipe). Per rendere<br />
operativo tale modello sono necessari:<br />
una divisione dell’unità operativa in settori,<br />
divisione che può essere topografica, o per<br />
tipologia di ricoverati, una divisione del<br />
gruppo infermieristico in sottogruppi, ogni<br />
infermiere fa da referente per un settore<br />
dell’unità operativa. In questo modo: 1. l’infermiere<br />
è responsabile dell’assistenza per<br />
un gruppo di pazienti, questo consente all’infermiere<br />
di rilevare i problemi di assistenza<br />
infermieristica dei pazienti a lui affidati;<br />
2. l’infermiere è affiancato dalle figure<br />
di supporto di cui si avvale per garantire<br />
l’assistenza infermieristica; 3. l’infermiere<br />
valuta e controlla il proprio intervento<br />
e quello delle figure di supporto.<br />
FASE 2: STRUTTURAZIONE DEL PROCESSO<br />
ASSISTENZIALE STANDARDIZZATO<br />
L’applicazione del processo assistenziale<br />
può essere standardizzato, tale standardizzazione<br />
comporta: 1. definizione dei bisogni<br />
infermieristici della persona, utilizzando<br />
un modello concettuale di riferimento; 2.<br />
definizione dei problemi infermieristici relativi<br />
al bisogno, utilizzando diagnosi infermieristiche;<br />
3. definizione delle prestazioni<br />
necessarie per rispondere al problema.<br />
L’inserimento delle figure<br />
di supporto nel processo<br />
assistenziale<br />
L’attuazione del processo assistenziale<br />
pone l’infermiere nella condizione di poter<br />
essere la figura professionale che può<br />
assumere il ruolo di collegamento e di integrazione<br />
fra le varie attività e fra le varie<br />
professioni sanitarie.<br />
È infatti l’infermiere il professionista<br />
che risponde globalmente ai bisogni della<br />
persona assistita e che gestisce il percorso<br />
perché questa possa raggiungere<br />
l’autonomia. In tal senso l’infermiere trasferisce<br />
attività proprie alla figura di supporto,<br />
mantenendo però la competenza<br />
e la responsabilità del processo assisten-<br />
aprile/giugno<br />
17
ziale, e degli obiettivi dell’assistenza al<br />
paziente.<br />
L’attuazione del processo assistenziale<br />
consente all’infermiere di trasferire attività<br />
alla figura di supporto in base alla criticità<br />
del paziente, alla complessità della prestazione<br />
e alla competenza e alle conoscenze<br />
dell’operatore.<br />
Non sono trasferibili alla figura di supporto<br />
la valutazione dei bisogni di assistenza<br />
(in cui l’operatore collabora), la valutazione<br />
della criticità del paziente, gli<br />
aspetti relazionali ed educativi, la personalizzazione<br />
del processo rispetto al singolo<br />
utente, la valutazione dei risultati del<br />
processo assistenziale, di seguito è sintetizzato<br />
il contributo che può dare la figura di<br />
supporto nella pianificazione dell’assistenza<br />
infermieristica.<br />
Per rendere operativo questo processo<br />
si è reso necessario: a) costruire schede per<br />
guidare l’osservazione dei bisogni da parte<br />
del personale di supporto; b) definire<br />
dei protocolli operativi per l’attività.<br />
Le schede di osservazione è utile che<br />
contengano: a) le caratteristiche del bisogno<br />
che il personale di supporto ha competenza<br />
di rilevare, da definire in base al<br />
percorso formativo; b) le caratteristiche di<br />
normalità del bisogno; c) le caratteristiche<br />
di alterazione del bisogno.<br />
I protocolli operativi è utile che contengano:<br />
a) la definizione degli obiettivi<br />
della prestazione; b) le indicazioni relative<br />
alla prestazione, specificando quando<br />
l’attività può essere svolta in autonomia<br />
dalla figura di supporto (attività alberghiere<br />
e igienico sanitarie) o quando su<br />
indicazione infermieristica; c) il materiale<br />
necessario; d) come deve essere eseguita<br />
la prestazione; e) gli aspetti importanti<br />
che non devono essere trascurati nell’esecuzione<br />
della prestazione allo scopo di<br />
18 aprile/giugno<br />
garantire la sicurezza sia dell’operatore<br />
che del paziente; f) le informazioni da<br />
trasmettere all’infermiere alla fine della<br />
prestazione, in modo tale che l’infermiere<br />
possa fare una valutazione del risultato<br />
assistenziale.<br />
Conclusioni<br />
L’inserimento delle figure di supporto<br />
diventa un’opportunità per la professione<br />
infermieristica qualora siano rispettate alcune<br />
condizioni:<br />
Y definizione del modello organizzativo<br />
idoneo;<br />
Y rendere esplicito il modello concettuale<br />
di riferimento per la professione infermieristica;<br />
Y definizione degli ambiti di competenza<br />
e di responsabilità delle professionalità<br />
coinvolte;<br />
Y applicazione del processo assistenziale<br />
quale strumento per la definizione dei<br />
bisogni e delle criticità del paziente e<br />
della tipologia di interventi;<br />
Y definizione degli strumenti operativi e<br />
informativi che consentono di garantire<br />
la continuità assistenziale;<br />
Y esplicitare il sistema di valori su cui si<br />
basa la risposta assistenziale al paziente,<br />
rispetto della persona umana nella<br />
sua globalità e nelle sue scelte.<br />
BIBLIOGRAFIA<br />
SPAZIO APERTO<br />
PAGIUSCO G. – PADOVAN M., Schede pratiche per<br />
l’operatore socio-sanitario, ed.Cortina, Padova<br />
2002.<br />
PAGIUSCO G. – PADOVAN M., L’integrazione con le<br />
figure di supporto: una sfida per l’infermiere,ed.<br />
Cortina, Padova 2002.<br />
PAGIUSCO G. – DAL MASO A. – DALLA VERA M. –<br />
MARTINI A.M. – SCACCO C. – TONINI R., Piani di<br />
assistenza in area chirurgica e in area medica,<br />
ed. Cortina, Padova 2002. Ú
SPAZIO APERTO<br />
Assistenza al paziente<br />
durante infarto miocardico<br />
acuto in emodinamica<br />
di Rosita Riganelli<br />
Infermiere laboratorio di emodinamica e cardiologia interventistica. Osp. Silvestrini (Az. Osp. di <strong>Perugia</strong>)<br />
L<br />
L’Angioplastica Coronarica o<br />
PTCA (Percutaneous Transluminal<br />
Coronary Angioplasty) è<br />
una metodica che viene utilizzata<br />
sempre più frequentemente<br />
nel trattamento di pazienti<br />
con cardiopatia ischemica, in<br />
quanto consente di dilatare i<br />
vasi coronarici stenotici.<br />
A STESSA PROCEDURA, SI È dimostrata efficace<br />
anche nella rivascolarizzazione<br />
di vasi coronarici acutamente occlusi<br />
come si verifica nell’Infarto Miocardico<br />
Acuto (PTCA Primaria).<br />
La PTCA primaria risulta superiore alla<br />
trombolisi nella ricanalizzazione dei vasi e<br />
nel ridurre la mortalità specie in alcuni sottogruppi<br />
di pz con IMA: a) nei pz con controindicazione<br />
alla trombolisi, (emorragie<br />
recenti, ictus cerebri, interventi chirurgici recenti);<br />
b) nello Shock cardiogeno; c) dopo<br />
trombolisi fallita (PTCA RESCUE o di salvataggio).<br />
L’Angioplastica primaria si è dimostrata<br />
superiore, non solo in termini di risultati,<br />
ma anche sotto il profilo del rapporto<br />
costo-efficacia.<br />
Infatti a fronte di un costo iniziale<br />
maggiore, dovuto ai devices utilizzati, il<br />
costo a medio termine è inferiore rispetto<br />
ai farmaci trombolitici in quanto:<br />
Y durante la procedure viene seguita una<br />
coronarografia, che verrebbe comunque<br />
effettuata prima della dimissione.<br />
Y la durata della degenza ospedaliera<br />
viene ridotta grazie alla immediata<br />
definizione anatomica e prognostica<br />
ed alla maggiore efficacia della rivascolarizzazione.<br />
Y le recidive ischemiche risultano ridotte<br />
così come i ricoveri.<br />
In Umbria sono operanti 7 UTIC: <strong>Perugia</strong><br />
ha 2 Utic dislocate in due presidi diversi,<br />
una nel nostro presidio H. Silvestrini<br />
e una nel Policlinico Universitario di Monteluce.<br />
Le altre sono Terni, Foligno, Città<br />
di Castello, Gubbio e Spoleto.<br />
È stato così elaborato un protocollo di<br />
PTCA primaria; per i 2 presidi di <strong>Perugia</strong><br />
abbiamo ritenuto di trattare i seguenti tipi<br />
di pazienti:<br />
Y I pazienti con IMA, con ST sopraslivellato<br />
e con controindicazione assoluta<br />
alla trombolisi.<br />
aprile/giugno<br />
19
Y I pazienti con IMA più shock cardiogeno.<br />
Y I pazienti con IMA anteriore esteso con<br />
ST sopraslivellato su tutte le derivazioni<br />
precordiali più D1 e AVL senza compromissione<br />
emodinamica, entro 12<br />
ore dall’insorgenza dei sintomi, o anche<br />
più tardivamente in presenza di<br />
persistente dolore precordiale ed ST sopraslivellato.<br />
Y I pazienti con IMA anteriore ed ipotensione<br />
non indotta da farmaci (PA<br />
inf. 100 e FC sup. 100) entro 12 ore<br />
dall’insorgenza dei sintomi.<br />
Y I pazienti con IMA inferiore con coinvolgimento<br />
del ventricolo DX entro 12<br />
ore sempre dall’insorgenza dei sintomi.<br />
Y I pazienti dopo trombolisi fallita (PTCA<br />
RESCUE) con dolore precordiale e persistente<br />
sopraslivellamento del tratto ST.<br />
Y I pazienti già fibrinolisati con recidiva<br />
infartuale precoce ed ST sopraslivellato.<br />
Y I pazienti con Blocco di branca sinistro<br />
completo e dolore precordiale tipico.<br />
Y I pazienti con pregresso intervento cardiochirurgico<br />
ed infarto correlato all’occlusione<br />
del graft venoso.<br />
Il nostro laboratorio di Emodinamica<br />
è centro di riferimento regionale<br />
per l’Angioplastica primaria.<br />
Per le altre UTIC della Regione salvo<br />
casi particolari, abbiamo ritenuto, anche<br />
per problemi logistico organizzativi limitare<br />
l’accesso alla PTCA primaria ai gruppi<br />
di pazienti come ai punti 1-2-6.<br />
Vengono esclusi i pazienti con gravi<br />
malattie sistemiche, con prognosi infausta<br />
a breve termine.<br />
Non è stato posto alcun limite all’età.<br />
La PTCA primaria e Rescue viene prevista<br />
in qualsiasi ora del giorno e della<br />
notte, compresi i giorni festivi, grazie all’attivazione<br />
della Reperibilità. Il nostro la-<br />
20 aprile/giugno<br />
SPAZIO APERTO<br />
boratorio è organizzato con 3 Medici<br />
Emodinamisti, 3 Infermieri Professionali,da<br />
alcune settimane 4, 3 Tecnici di Radiologia,<br />
1 Caposala ed 1 Ota.<br />
L’attività viene svolta dal lunedì al venerdì,<br />
con 2 turni, mattino 8/14 e pomeriggio<br />
14/20, compreso il sabato con<br />
un turno unico di mattino 8/14.<br />
Al di fuori di questo orario inizia la reperibilità<br />
per un medico, un infermiere ed<br />
un tecnico di radiologia.<br />
Per l’Angioplastica primaria non viene<br />
previsto un formale stand-by cardiochirurgico<br />
e anestesiologico anche se nella nostra<br />
struttura è operante una regolare attività<br />
di cardiochirurgia.<br />
Da un punto di vista operativo la PT-<br />
CA primaria segue il seguente schema: il<br />
medico dell’UTIC verifica la eligibilità alla<br />
PTCA primaria o rescue ed attiva telefonicamente<br />
il medico Emodinamista, l’IP,<br />
e il TRSM. Mediamente siamo in grado di<br />
attivare la sala di emodinamica, entro<br />
mezz’ora dalla chiamata in reperibilità.<br />
L’esperienza acquisita, ci ha consentito<br />
di raggiungere un’ottima collaborazione<br />
tra medico Emodinamista, Infermiere e<br />
Tecnico. Infatti al momento che arriviamo<br />
in laboratorio, operiamo secondo un protocollo<br />
integrato: a) l’infermiere verifica<br />
tutte le apparecchiature di Sala; b) esegue<br />
il test al Defibrillatore; c) controlla la<br />
presenza del PMK provvisorio della batteria<br />
e dell’elettrocatetere; d) verifica il contropulsatore<br />
aortico, il pallone, i cavi di<br />
connessione e il livello di elio nella bombola;<br />
e) controlla il carrello per la rianimazione,<br />
se sono presenti ambu, laringoscopio,<br />
cannule, farmaci ecc.; f) verifica la<br />
presenza e lo stato di carica delle batterie<br />
delle pompe d’infusione (4 a nostra disposizione).<br />
È nostra abitudine tenere sempre a disposizione<br />
farmaci da somministrare in urgenza<br />
già aspirati in siringa come Atropina,<br />
Adrenalina, Lidocaina, e farmaci di-
SPAZIO APERTO<br />
luiti da usare in infusione in pompa siringa<br />
come Venitrin, Dopamina, Lidocaina.<br />
Il TRSM provvede a verificare il funzionamento<br />
dell’angiografo, del poligrafo,<br />
del masterizzatore e ad immettere nei<br />
computer i dati del pazienti (nome, età<br />
peso altezza ecc.).<br />
A questo punto l’infermiere prepara il tavolo<br />
sterile in collaborazione con il tecnico.<br />
Il paziente, monitorizzato viene trasferito<br />
nel nostro Laboratorio assistito dal medico<br />
e dai colleghi di reparto. L’infermiere<br />
controlla la firma sul consenso informato.<br />
Se è stata eseguita una corretta tricotomia<br />
inguinale bilaterale.<br />
Se è stato applicato il catetere vescicale.<br />
La presenza dell’accesso venoso preferibilmente<br />
al braccio sx e l’eventuale<br />
raccordo con i farmaci di infusione.<br />
Eventuali protesi dentarie mobili.<br />
Controlla inoltre i parametri vitali del<br />
paziente, (FC, PA) gli esami ematochimici<br />
(emocromo, PTT, Funzione renale) e la<br />
presenza di altre eventuali patologie o allergie<br />
note.<br />
Raccoglie le consegne dei colleghi del<br />
reparto in particolare per quanto riguarda<br />
i farmaci già somministrati, Eparina e<br />
Aspirina.<br />
Procede quindi al posizionamento del pz<br />
sul tavolo angiografico ed esegue subito la<br />
monitorizzazione ECG, tramite cavetti ed<br />
elettrodi radiotrasparenti, con regisrazione su<br />
carta di 3 derivazioni periferiche e 1 precordiale,<br />
tracciando un ECG basale.<br />
Applica la maschera dell’ossigeno, e<br />
se necessario e il saturimetro digitale.<br />
Cerca di tranquillizzare il paziente spiegandogli<br />
le fasi della procedura.<br />
Non è nostra prassi somministrare ansiolitici.<br />
A questo punto l’infermiere procede:<br />
– alla disinfezione della zona inguinale<br />
bilaterale con disinfettante iodato;<br />
– al posizionamento del telo sterile sul pz;<br />
– al raccordo della linea di pressione e<br />
del contrasto al manifold, tutto ciò con<br />
l’ausilio del tecnico non sterile;<br />
– alla vestizione del medico;<br />
– all’assistenza al pz durante l’inserimento<br />
degli introduttori in vena e arteria<br />
femorale per fronteggiare eventuali crisi<br />
vagali con atropina.<br />
Fatto ciò inizia la procedura con una<br />
coronarografia selettiva.<br />
Il tecnico prende posto in consolle e si<br />
occupa:<br />
– della registrazione ECG, PA e delle curve<br />
di pressione in caso di cateterismo dx;<br />
– del rapporto procedura, registrando i<br />
tempi di gonfiaggio e le proiezioni;<br />
– della valutazione dell’analisi quantitativa<br />
coronarica;<br />
– dell’allertamento telefonico dell’anestesista<br />
al bisogno.<br />
L’infermiere collabora con il medico in<br />
sala: 1) fornisce, in modo sterile, i cateteri<br />
e tutti i devices necessari alla procedura;<br />
2) somministra i farmaci in bolo o in<br />
infusione a seconda del caso; 3) controlla<br />
attentamente nel monitor di sala, eventuali<br />
variazioni dell’ECG e PA, soprattutto<br />
quando il medico è impegnato in un cambio<br />
guida, nel vacum del pallone, o nelle<br />
preparazione dello stent; 4) collabora,<br />
nell’eventuale posizionamento di un elettrocatetere,<br />
al raccordo con il PMK provvisorio<br />
e all’impostazione della frequenza e<br />
della soglia di stimolazione; 5) assiste psicologicamente<br />
il pz, lo avverte che può<br />
aumentare il dolore durante i gonfiaggi<br />
del pallone, lo rassicura e lo invita a collaborare<br />
con il medico il più possibile,a<br />
volte è necessario somministrare Morfina;<br />
6) controlla ogni mezz’ora l’ACT, mantenendolo<br />
superiore a 300 sec. somministrando<br />
su indicazione del medico dosi<br />
supplementari di Eparina; 7) valuta lo stato<br />
mentale del paziente, la respirazione,il<br />
aprile/giugno<br />
21
colorito cutaneo ed eventuali reazioni allergiche<br />
al mezzo di contrasto.<br />
Durante una procedura di PTCA primaria,<br />
il pz che ha in atto un IMA può presentare<br />
modificazioni del ritmo cardiaco.<br />
In caso di Tachicardia Ventricolare, se la<br />
lidocaina è inefficace è necessaria una cardioversione<br />
elettrica sincronizzata: il tecnico<br />
allerta l’anestesista che dovrà sedare il paziente,<br />
e lo assiste nel passaggio dei dispositivi<br />
e dei raccordi per l’apparecchio di rianimazione.<br />
L’infermiere collega il cavo di monitorizzazione<br />
ECG dal paziente al defibrillatore,<br />
lo programma in sincrono e appena ha il<br />
via dell’anestesista eroga la scarica elettrica.<br />
Quando il paziente è molto grave, e va<br />
in Fibrillazione Ventricolare, il nostro tecnico<br />
esegue il massaggio cardiaco, l’infermiere<br />
gli somministra i farmaci del caso e defibrilla<br />
il paziente, consentendo al medico di<br />
poter rimanere nei limiti del possibile, sterile,<br />
per eventuali controlli angiografici.<br />
In alcune circostanze, è indicata la<br />
contropulsazione aortica come:<br />
– nello Shock Cardiogeno;<br />
– dopo PTCA con dissezione coronaria<br />
con flusso TIMI
SPAZIO APERTO<br />
La relazione d’aiuto<br />
in dialisi<br />
L’<br />
di Stefania Castagnoli<br />
Infermiera – Servizio Emodialisi Ospedale d’Assisi<br />
Da quando ho deciso di lavorare<br />
in emodialisi sono trascorsi tre<br />
anni,devo dire che si è trattato di<br />
un percorso piuttosto faticoso,<br />
ma ricco di nuove esperienze.Inizialmente,<br />
non riuscivo a rendermi<br />
conto di cosa significasse realmente<br />
lavorare in questo settore,<br />
ma poi, andando avanti, ho realizzato<br />
l’entità vera delle numerose<br />
problematiche correlate. La<br />
verità è che la persona dializzata,<br />
è costretta ad affrontare una<br />
malattia complessa che modifica<br />
il proprio stile di vita e quindi familiari<br />
ed operatori si trovano a<br />
dover fronteggiare non solo la<br />
malattia in sé,ma anche tutto ciò<br />
che ruota intorno ad essa.<br />
ASPETTO TECNICO DELLA DIALISI riveste un<br />
ruolo molto importante, ma quello<br />
comunicativo-relazionale non è da<br />
sottovalutare, anzi spesso, i problemi<br />
maggiori riguardano proprio quest’ultimo.<br />
A volte, il gruppo operativo ha come<br />
scopo fondamentale il raggiungimento di<br />
un obiettivo: realizzare al meglio la Dialisi<br />
e curare al meglio i pazienti.<br />
E la dimensione affettiva?<br />
Questa non va mai trascurata, perché<br />
parte integrante del nostro lavoro, e per-<br />
ché il malato non va curato per la malattia,<br />
ma nel suo insieme, come persona,<br />
con un vissuto e sentimenti da rispettare.<br />
Sono discorsi ripetitivi poiché se n’è<br />
parlato a lungo, ma ancora oggi, spesso<br />
accade di dimenticarsene, e di fronte ai<br />
problemi quotidiani, di non tener conto<br />
dell’aspetto psicologico dei pazienti.<br />
Le persone dializzate, instaurano con noi<br />
un legame molto stretto, che talvolta va al<br />
di là della professione e addirittura, può accadere<br />
che ci si trovi coinvolti emotivamente<br />
ai loro problemi. Invece, dovremmo<br />
riuscire a stabilire un rapporto fondato sulla<br />
reciprocità, mantenendo il nostro ruolo di<br />
professionisti, e allo stesso tempo, costituire<br />
umanamente un punto di riferimento.<br />
L’accoglienza del malato in Dialisi è la<br />
base dalla quale poi evolverà tutto il resto<br />
del percorso, quindi è necessario che<br />
sia mirata ed organizzata dal gruppo con<br />
il coinvolgimento di tutte le figure operanti;<br />
questo per far sì, che la persona<br />
non si senta sola nella propria malattia.<br />
Dopo questa fase iniziale di sbandamento,<br />
il soggetto vive un secondo momento,<br />
quasi sereno, cosiddetto «luna di<br />
miele», poiché il trattamento dialitico restituisce<br />
un sensibile miglioramento del<br />
proprio stato di salute. Nella fase successiva,<br />
chiamata «disillusione e scoraggiamento»<br />
il soggetto comincia a rendersi<br />
aprile/giugno<br />
23
conto che la sua esistenza è modificata<br />
in modo radicale, prende coscienza del<br />
proprio stato e può facilmente cadere in<br />
depressione o altro.<br />
Alcuni riescono a superare questa fase,<br />
reagendo ed adattandosi al cambiamento,<br />
e riescono a sfruttare al meglio<br />
le loro potenzialità residue, sperando<br />
sempre di poter guarire.<br />
Per noi operatori, se accade ciò, è più<br />
semplice poiché si riesce a stabilire un rapporto<br />
di maggiore complicità. Invece,<br />
quando il soggetto non riesce ad adattarsi<br />
e rifiuta la propria malattia, allora iniziano<br />
i primi conflitti sul piano comunicativo-relazionale.<br />
In questa fase, molto delicata, il nostro<br />
ruolo è importante, poiché, nonostante le<br />
resistenze, occorre stabilire un contatto, per<br />
riuscire ad entrare in empatia con questa<br />
persona, facendogli sentire la nostra presenza<br />
ed aiutandola ad aiutare sé stessa.<br />
Bisogna mirare all’ottenimento di un<br />
benessere fisico emotivo e sociale senza<br />
scoraggiarsi mai.<br />
Chiaramente, la persona malata, in<br />
qualche maniera, cerca di difendersi dalla<br />
malattia ed in Dialisi sono stati osservati,<br />
da alcuni studiosi,vari meccanismi di<br />
difesa; fra i più importanti abbiamo:<br />
Y LA REGRESSIONE, consiste in un comportamento<br />
di tipo infantile ed una totale<br />
dipendenza dagli altri, tanto che il paziente<br />
subisce la malattia e accetta tutte<br />
le cure diligentemente. Per noi è facile<br />
curarlo, ma occorre comunque stimolarlo<br />
e renderlo partecipe.<br />
Y FORMAZIONE REATTIVA VERSO LA MALATTIA, che<br />
consiste nello sviluppo di comportamenti<br />
di tipo paranoico nei quali il<br />
malato sostiene di essere trattato peggio<br />
degli altri; si lamenta dei familiari,<br />
del personale e delle terapie. In<br />
questa maniera l’ansia verso la malattia<br />
viene allontanata, ma i rappor-<br />
24 aprile/giugno<br />
SPAZIO APERTO<br />
ti interpersonali divengono di difficile<br />
gestione.<br />
Y LA NEGAZIONE, in cui il soggetto cerca di<br />
eliminare un aspetto della realtà che risulta<br />
intollerabile. In questi casi, si comporta<br />
come se non fosse malato e vive<br />
il suo disagio fisico ed esistenziale<br />
con apparente distacco emotivo; afferma<br />
di sentirsi bene e di non aver bisogno<br />
delle terapie. Naturalmente questo<br />
atteggiamento lo renderà un paziente<br />
difficile ed anche per i familiari la situazione<br />
sarà delicata.<br />
Questi sono tra i conflitti maggiori, che<br />
ci troviamo a dover fronteggiare, ma per<br />
fortuna, esistono anche coloro che sono<br />
collaborativi e disponibili e che riescono<br />
comunque a mantenere autonomia ed<br />
indipendenza.<br />
Ogni persona, infatti, ha una propria<br />
storia, vive il proprio stato in maniera diversa<br />
e va sempre rispettata per come è<br />
e mai giudicata. È sempre meno faticoso,<br />
e più raggiungibile, modificare sé stessi,<br />
ascoltandosi, piuttosto che aspettarsi<br />
che il malato, già sofferente, possa cambiare<br />
sé stesso per venire incontro a noi.<br />
Per raggiungere il benessere del dializzato<br />
occorre quindi una stretta collaborazione<br />
tra gli operatori ed i familiari, che<br />
debbono essere sempre coinvolti.<br />
Ma prima è necessario che alla base<br />
ci sia intesa, collaborazione e aiuto tra gli<br />
operatori stessi del gruppo con un’elevata<br />
interazione d’equipe per il raggiungimento<br />
degli obiettivi prefissati.<br />
BIBLIOGRAFIA<br />
R. BRUN, Comunicazione relazione e supporto psicologico<br />
per gli operatori di un servizio Dialisi.<br />
O. BASSETTI, Lo specifico relazionale inf.co.<br />
S. BULLETTI, Progetto Dialisi, Formazione permanente<br />
degli operatori del Servizio Dialisi dell’A.S.L<br />
2. Ú
SPAZIO APERTO<br />
Esperienza infermieristica relativa alla gestione di tecnica innovativa<br />
La stimolazione elettrica<br />
intra-vescicale<br />
I<br />
di Patrizia Ferroni<br />
Infermiera Uroriabilitatrice – Unità Spinale Unipolare – Osp. Silvestrini (<strong>Perugia</strong>)<br />
Nell’ambito delle tecniche neuro-uroriabilitative<br />
la IVES (Intravesical<br />
Electric Stimulation) si<br />
colloca ai primi posti come efficacia<br />
per il miglioramento o la<br />
risoluzione di specifiche problematiche<br />
vescico-minzionali.<br />
NTERMINITECNICI LA IVES è la somministrazione<br />
di impulsi elettrici monofasici, di polarità<br />
positiva, attraverso un elettrodo metallico<br />
attivo (posto in un catetere vescicale)<br />
ed un contro elettrodo di superficie (neutro).<br />
Tale specificità porta all’esclusione da<br />
questo iter riabilitativo per tutte quelle persone<br />
che abbiano subito l’impianto di un<br />
qualsiasi dispositivo elettrico (es. pacemaker)<br />
ed inoltre la IVES è sconsigliata alle<br />
donne portatrici di IUD ed in tutti i pazienti<br />
che hanno una infezione urinaria in atto.<br />
Il meccanismo d’azione è dato dagli<br />
impulsi elettrici (prodotti all’interno del catetere<br />
vescicale) che vanno a stimolare i<br />
recettori vescicali sensitivi. Gli stimoli attraverso<br />
il midollo spinale, arrivano fino al<br />
cervello quindi, dal centro pontino, parte<br />
la risposta a questi stimoli che portano alla<br />
contrazione del detrusore.<br />
Conoscendo il meccanismo d’azione<br />
possiamo affermare che la IVES è consigliata<br />
nelle seguenti patologie: vescica<br />
neurologica da lesione midollare incompleta<br />
(lesione incompleta del II moto-neurone);<br />
areflessia detrusoriale; miopatia detrusoriale;<br />
instabilità detrusoriale; iperreflessia<br />
detrusoriale da sclerosi multipla, diabete<br />
mellito, mielo-meningocele; ipoestesia<br />
e/o ipocontrattilità detrusoriale.<br />
Gli obiettivi di questa tecnica neurouroriabilitativa<br />
sono quelli di: migliorare la<br />
sensibilità vescicale; ripristinare o migliorare<br />
la contrazione vescicale; inibire contrazioni<br />
vescicali involontarie; ottenere minzioni<br />
volontarie. Tutto questo è fatto per<br />
raggiungere lo scopo di ripristinare lo stimolo<br />
alla minzione e migliorare la capacità<br />
e lo svuotamento vescicale. Il raggiungimento<br />
di tutti questi obiettivi porta<br />
a quello che è il nostro punto d’arrivo, la<br />
nostra meta: il miglioramento della qualità<br />
di vita della persona con problemi vescico-minzionali.<br />
L’accesso del paziente all’iter riabilitativo<br />
della IVES è stabilito dal medico neuro-uroriabilitatore<br />
mentre l’esecuzione del<br />
protocollo e la raccolta dati, è di competenza<br />
dell’infermiere qualificato uroriabilitatore<br />
che si raccorda poi con il medico.<br />
Un ciclo di IVES è composto di 15-20 sedute<br />
dalla durata di 60-90 minuti. Durante<br />
la seduta il paziente può leggere, ascoltare<br />
musica o partecipare attivamente alla<br />
seduta tramite il Biofeedback.<br />
aprile/giugno<br />
25
Alla fine di ogni ciclo il paziente è sottoposto<br />
ad esami strumentali di controllo<br />
(Urodinamica) e, in base ai dati raccolti durante<br />
tutto il ciclo ed al risultato dell’esame<br />
(eventuali modificazioni), il medico stabilisce<br />
se effettuare un altro ciclo riabilitativo o<br />
fare una pausa. I risultati positivi della IVES<br />
si possono riscontrare fin dal 1 o ciclo di sedute<br />
oppure, a volte, è stato necessario arrivare<br />
fino alla 90 a -100 a seduta.<br />
Le liste di attesa sono abbastanza lunghe<br />
ed in regime ambulatoriale-ospedaliero,<br />
per la scarsa dotazione di materiale<br />
e personale, è impossibile sottoporre a<br />
questo iter riabilitativo più di una o due pazienti<br />
alla volta e ciò porta ad un allungamento<br />
delle liste di attesa. Per ridurre tale<br />
disagio in alcuni centri si educa il paziente<br />
ad auto-sottoporsi alla IVES: si insegna l’autocatetrismo,<br />
si fa noleggiare l’elettrostimolatore,<br />
si fa comperare il catetere e si fa<br />
continuare il ciclo riabilitativo al proprio domicilio.<br />
Certo tutto questo è costoso e pesante<br />
per il paziente ma, purtroppo per<br />
ora, non ci sono altre vie d’uscite.<br />
Lo svolgimento di una seduta di IVES è<br />
così composto.<br />
Il paziente viene fatto mettere comodo<br />
su di un lettino. Si pratica una disinfezione<br />
del meato urinario con Amukina al 6%,<br />
viene quindi praticato un cateterismo evacuativo<br />
sterile (con catetere pre-lubrificato<br />
o auto-lubrificante) per svuotare completamente<br />
la vescica. Si lubrifica con vasellina<br />
sterile il catetere per la stimolazione e si introduce<br />
in vescica; si fissa il catetere e si<br />
infondono 100 ml. di soluzione Fisiologica<br />
con 1 fl. di Gentamicina da 80 mg.<br />
Si connette il catetere allo stimolatore<br />
e, secondo il tipo di apparecchio, si impostano<br />
i parametri di base o si imposta direttamente<br />
un programma. Fatto questo si<br />
agisce sul potenziometro per aumentare<br />
l’intensità che il paziente deve avvertire,<br />
dove è posto l’elettrodo di superficie (gamba<br />
o braccio) e MAI dentro la vescica e se<br />
questo succede va rimosso subito il catete-<br />
26 aprile/giugno<br />
SPAZIO APERTO<br />
re perché vuol dire che o non pesca bene<br />
nella fisiologica o tocca a parete.<br />
Finita la seduta si svuota la vescica o con<br />
lo stesso catetere o eseguendo un nuovo cateterismo<br />
evacuativo sterile facendo attenzione<br />
che l’urina non superi i 200-300 ml.<br />
oltre la Fisiologica infusa: durante la seduta<br />
ci può essere un aumento della produzione<br />
di urina e ciò porta a diminuire la quantità<br />
di sol. fisiologica da infondere o il tempo di<br />
durata della seduta. Il catetere da stimolazione<br />
va lavato accuratamente con acqua<br />
sia esternamente che internamente e va<br />
poi messo a bagno nel Cidex o in soluzione<br />
disinfettante idonea.<br />
Noi tutti sappiamo quanto sia psicologicamente<br />
«pesante» il problema della ritenzione<br />
e/o dell’incontinenza urinaria nelle<br />
persone, tanto da essere spesso nascosta<br />
anche alle persone più care o, per<br />
quanto riguarda la donna, presa in carico<br />
come una «normale conseguenza di pregressi<br />
parti»; perdere urina rispetto al sesso<br />
e all’età, non è mai una cosa normale…<br />
La paura e la vergogna fanno sì che<br />
la persona colpita da queste patologie,<br />
non vada dallo specialista ma copra tutto<br />
con il «pannolino» o con il «pannolone».<br />
Questa metodica è anche «aiutata» dalla<br />
disconoscenza di farmaci, presidi e tecniche<br />
riabilitative da parte dei medici di base<br />
e dei distretti sanitari. Quindi, il nostro<br />
compito, è quello di educare gli utenti a<br />
non vergognarsi, di spiegare loro cos’è la<br />
loro patologia, di aiutarli ed indirizzarli dallo<br />
specialista (urologo o neurourologo).<br />
Quando il paziente sarà addestrato a<br />
fare auto-cateterismo o a fare tutte quelle<br />
tecniche uroriabilitative come la IVES o altre<br />
(FKT del pavimento pelvico, FES, ecc…)<br />
noi dobbiamo stargli vicino, parlargli e, soprattutto,<br />
ascoltarlo ma, al di là di tutto<br />
quello sopra descritto, siamo noi i primi a<br />
dover credere in ciò che facciamo ed ai<br />
suoi risultati positivi perché, solo così, il paziente<br />
si sentirà al sicuro e lotterà insieme<br />
con noi per raggiungere l’obiettivo. Ú
L’ANGOLO DELLA SEGRETERIA<br />
Istruzioni per le proposte di pubblicazione<br />
e proposte di pubblicazione saranno accet-<br />
L tate ad insindacabile giudizio del comitato di<br />
redazione. Ogni articolo esprime il lavoro e/o<br />
le convinzioni degli autori, i quali assumono la<br />
responsabilità di quanto dichiarato; i medesimi<br />
sono pregati di indicare il loro recapito<br />
completo. Gli articoli dovranno pervenire su file,<br />
formato testo di word per windows, attraverso<br />
l’invio di un dischetto (è fortemente raccomandato<br />
di inviare il medesimo in una busta protettiva<br />
e di allegare, nel contempo, una copia cartacea<br />
del lavoro), o attraverso posta elettronica.<br />
Nella prima pagina dovranno essere indicati:<br />
a) titolo dell’articolo; b) autori con nomi<br />
completi e qualifiche professionali; c) istituzioni<br />
di appartenenza; d) recapiti per eventuali<br />
contatti (telefono, fax, e-mail); e) ogni pagina<br />
dovrà essere numerata a partire dalla prima.<br />
Il testo dell’articolo presentato, dovrebbe essere<br />
preceduto da un breve riassunto (abstract)<br />
e dall’indicazione di tre o quattro parole chiavi<br />
di richiamo all’intero costrutto concettuale. Eventuali<br />
tabelle o diagrammi debbono essere citati<br />
sequenzialmente nel testo (le tabelle dovranno<br />
essere complementari al testo e non contenere<br />
semplicemente una ripetizione dello stesso), numerate<br />
progressivamente, dotate di didascalie<br />
con titolo e numero, e dovrà essere segnalato<br />
chiaramente, nel testo, il punto di inserzione.<br />
L’articolo dovrà prevedere in calce una bibliografia<br />
completa, esauriente e recente.<br />
Quando l’articolo esprime, o può coinvolgere<br />
la responsabilità o l’immagine dell’istituzione<br />
di appartenenza, o quando gli autori<br />
parlano a nome della medesima, occorrerà<br />
una liberatoria scritta dei relativi responsabili.<br />
Gli autori riceveranno gratuitamente, in caso<br />
di accettazione e pubblicazione delle proposte,<br />
due copie della rivista su cui compare il lavoro.<br />
Il materiale inviato, sia esso accettato o meno<br />
per la pubblicazione, non verrà restituito.<br />
Gli autori sono tenuti a specificare se la<br />
proposta di pubblicazione è stata inoltrata<br />
presso altre riviste. Ú<br />
DOMANDA DI RINUNCIA DALL’ALBO PROFESSIONALE<br />
Collegio IP.AS.VI. di <strong>Perugia</strong> e Terni<br />
icordiamo che, fermo restando l’obbligo<br />
R dell’Iscrizione all’Albo ai fini dell’esercizio<br />
della professione infermieristica (sia in regime<br />
di pubblico impiego che di libera professione),<br />
la cancellazione dall’Albo comporta la impossibilità<br />
di svolgere, a qualunque titolo e in qualunque<br />
luogo atti e prestazioni di tipo infermieristico.<br />
L’Albo è infatti lo strumento di controllo e vigilanza<br />
dello Stato sull’esercizio professionale e<br />
con l’iscrizione all’Albo, il Collegio certifica e garantisce,<br />
a tutela del Cittadino e delle Strutture<br />
Sanitarie, il possesso dei requisiti generali e specifici<br />
richiesti per erogare i servizi e prestazioni<br />
afferenti all’area di competenza infermieristica.<br />
Chi essendo andato in pensione intenda<br />
cancellarsi dall’Albo (si ricorda comunque che si<br />
può rimanere iscritti) può farlo redigendo richiesta<br />
di cancellazione in carta da Bollo da €<br />
10,33 (vedi modulo allegato) consegnandola<br />
personalmente o a mezzo raccomandata presso<br />
la segreteria del Collegio entro il 30 ottobre<br />
dell’anno precedente a quello a cui si riferisce<br />
la richiesta di cancellazione.<br />
Le domande che pervenissero oltre la data<br />
sopra indicata, non comporteranno la cancellazione<br />
per l’anno successivo: pertanto l’iscritto<br />
sarà tenuto, anche per l’anno seguente, al pagamento<br />
della quota annuale, (per es.: la domanda<br />
di cancellazione che pervenisse il 30<br />
novembre <strong>2003</strong> comporterebbe la cancellazione<br />
a partire dal 01.01.2005 e quindi il pagamento<br />
per l’annualità 2004). Ú<br />
Infermiere Professionale di ruolo presso<br />
l’USL 2 <strong>Perugia</strong>, cat. d cerca infermiere,<br />
pari qualifica, per cambio compensativo<br />
con Usl n. 1 Città di Castello.<br />
Per chi fosse interessato telefonare<br />
a: Renato Vitali 328.7322584 oppure<br />
075.8139528.<br />
aprile/giugno<br />
27
L’ANGOLO DELLA SEGRETERIA<br />
DOMANDA DI RINUNCIA ISCRIZIONE ALL’ALBO PROFESSIONALE<br />
MARCA<br />
DA BOLLO<br />
€ 10,33<br />
Il/la sottoscritto/a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
nato/a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . il . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
residente in . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
via . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n. .................... tel. . . . . . . . . . . . . . . .<br />
chiede che venga esaminata la rinuncia all’iscrizione all’Albo Professionale di codesto Collegio<br />
come<br />
(specificare se Infermiere Professionale – Assistente Sanitario o Vigilatrice D’Infanzia)<br />
(indicare la motivazione e se trattasi di pensionamento)<br />
Al Collegio IP.AS.VI.<br />
via Manzoni, n. 82<br />
06087 – P. S. Giovanni (Pg)<br />
Il sottoscritto fa formale dichiarazione che non svolgerà nel futuro alcuna prestazione<br />
infermieristica.<br />
ALLEGO:<br />
a) certificato di cessato servizio rilasciato dall’Ente in cui ero dipendente o autocertificazione<br />
di cessata attività;<br />
b) copia della ricevuta del pagamento della quota associativa dell’anno in corso;<br />
c) tesserino di iscrizione all’Albo.<br />
Data ................................................. Firma ......................<br />
N.B.: La suddetta domanda deve essere presentata al Collegio entro il 30 Ottobre dell’anno<br />
precedente a quello in cui si intende essere cancellati.<br />
NON PUÒ ESSERE ACCOLTA LA RICHIESTA DI CANCELLAZIONE<br />
PRIMA DELLA COLLOCAZIONE EFFETTIVA IN QUIESCENZA.<br />
Dichiarazione resa e sottoscritta da persona maggiorenne che è già a conoscenza delle proprie responsabilità<br />
penali in caso di dichiarazioni false secondo quanto disposto dall’art. 26 della legge 15/68.<br />
I dati riportati sono comunicati in base alle disposizioni vigenti al fine del procedimento per il quale vengono<br />
richiesti e potranno essere utilizzati esclusivamente per tale scopo (informativa ai sensi dell’art. 10<br />
della legge 675/1996).<br />
28 aprile/giugno ✂
✂<br />
L’ANGOLO DELLA SEGRETERIA<br />
FAC SIMILE DELLA DOMANDA DI CANCELLAZIONE DALL’ALBO<br />
PROFESSIONALE CHE VA REDATTA SU CARTA BOLLATA DA € 10,33<br />
Al Presidente<br />
del Collegio Provinciale IP.AS.VI.<br />
via Galvani, 11<br />
05100 Terni<br />
Il/la sottoscritto/a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
nato/a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . il . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
residente in . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
via . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n. ...............tel. . . . . . . . . . . . . . . . .<br />
chiede che venga esaminata la rinuncia all’iscrizione all’Albo Professionale di codesto Collegio<br />
come<br />
(specificare se Infermiere Professionale – Assistente Sanitario o Vigilatrice D’Infanzia)<br />
in quanto ..........................................................................<br />
(indicare la motivazione e se trattasi di pensionamento indicare la data dello stesso<br />
e l’Ente presso cui si lavorarva)<br />
Dichiaro inoltre di non voler intraprendere la libera professione.<br />
Data ................................................. Firma ......................<br />
Allegare copia versamento quota iscrizione albo dell’anno in corso.<br />
La suddetta domanda deve essere presentata al collegio anche a mezzo raccomandata<br />
entro il 31 ottobre dell’anno precedente all’anno in cui si intende cancellarsi.<br />
aprile/giugno<br />
29
Gli appuntamenti con la formazione e l’aggiornamento<br />
Università – Facoltà medicina e chirurgia<br />
Master universitari di I° livello<br />
Infermieristica dell’anziano<br />
Management infermieristico per le funzioni di coordinamento<br />
Udine Infermieristica di area critica in anestesia e terapia intensiva<br />
a.a. <strong>2003</strong>-04 Infermieristica di area critica in chirurgia generale e specialistica<br />
Infermieristica di area critica in nefrologia, dialisi e trapianto<br />
renale<br />
Tel. 0432.556680-0432.590920 – fax 0432.556700<br />
KILLALA-MAYO Killala school of English<br />
Ireland Stage di inglese medico scientifico per infermieri<br />
20-26 luglio Tel. 0523.972356 – fax 0523.321444<br />
Società italiana di chirurgia geriatrica<br />
<strong>Perugia</strong><br />
L’applicazione pratica del nursing basato sull’evidenza<br />
11-13 settembre<br />
(ebn) nel paziene chirurgico anziano<br />
Tel. 348.7209364 – fax 075.5783869-075.5783947<br />
e.mail: chirgenone@yahoo.it<br />
A.O. Policlinico di Modena<br />
I pneumocorsi<br />
MODENA<br />
15-16 settembre<br />
Endoscopia toracica – infettivologia respiratoria<br />
Oncologia polmonare – riabilitazione respiratoria<br />
Tel. 040.7600101 – fax 040.7600123<br />
Università Cattolica del Sacro Cuore<br />
Facoltà di medicina e chirurgia «A. Gemelli»<br />
ROMA<br />
22-23-24 settembre<br />
Centro di promozione e sviluppo dell’assistenza geriatrica<br />
L’educazione all’invecchiamento, l’animazione e la terapia<br />
occupazionale<br />
segue<br />
30 aprile/giugno<br />
a cura della Segreteria del Collegio di <strong>Perugia</strong><br />
L’ANGOLO DELLA SEGRETERIA<br />
i segnaliamo alcuni appuntamenti formativi dei quali si è avuta notizia direttamen-<br />
Vte presso la nostra sede che si svolgeranno nella nostra regione o che comunque rivestono<br />
carattere di rilevanza per la professione.
L’ANGOLO DELLA SEGRETERIA<br />
Tel. 06.30154074 – fax 06/3051732<br />
e.mail: dsefm@rm.unicatt.it<br />
Collegio IP.AS.VI. di Modena<br />
MODENA IV° Serie del corso di formazione dell’utilizzo di strumenti<br />
3-11 ottobre informatici per la ricerca bibliografica nel nursing<br />
Tel. 059.218519 – fax 059.218785<br />
AIOS<br />
IX Congresso Nazionale<br />
BOLOGNA<br />
La sterilizzazione oggi<br />
10-11 ottobre<br />
Palazzo della cultura e dei congressi<br />
Tel. 051.765357 – fax 051.765195<br />
G.I.T.I.C.<br />
Corso di aggiornamento<br />
MILANO Autonomia e integrazione nuove dinamiche nell’equipe di<br />
11 ottobre cura in area cardiologica<br />
Centro congressi Milanofiori<br />
Tel. 031.748817 – fax 031.751525 www.gitic.it<br />
ANIARTI<br />
22° Congresso Nazionale<br />
BOLOGNA Criticità ed intensività assistenziale: quali obiettivi, quali<br />
13-14-15 nov. competenze, quanti infermieri, analisi e definizioni secondo<br />
il modello della complessità assistenziale<br />
www.aniarti.it – e.mail: aniarti@aniarti.it<br />
Università cattolica del sacro cuore<br />
Facoltà di medicina e chirurgia «A. Gemelli»<br />
ROMA Centro di promozione e sviluppo dell’assistenza geriatrica<br />
24-25-26 nov. Assistere la malattia di alzheimer<br />
Tel. 06.30154074 – fax 06.3051732<br />
e.mail: dsefm@rm.unicatt.it<br />
Università degli studi di Modena e Reggio Emilia<br />
Facoltà di medicina e chirurgia<br />
Dipartimento di scienze igienistiche, microbiologiche<br />
ANNO ACCADEMICO e biostatistiche<br />
2002-2004 5° corso di perfezionamento/master in management<br />
per infermieri, ostetriche e tecnici sanitari per le funzioni<br />
di coordinamento<br />
Tel. 059.2055225 – fax 059.2055588<br />
aprile/giugno<br />
31
Formazione e crediti E.C.M.<br />
L’ANGOLO DELLA SEGRETERIA<br />
Data inizio 15/9/<strong>2003</strong> Data fine 17/9/<strong>2003</strong><br />
Ente Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori. Servizi formativi<br />
Titolo Wudang qui gong. 1° livello<br />
ECM Richiesto accreditamento<br />
Città Milano<br />
Informazioni Servizi formativi, tel. 02.2390<br />
Data inizio 18/9/<strong>2003</strong> Data fine 21/9/<strong>2003</strong><br />
Ente A.O. salesi di Ancona – Servizio di pronto soccorso pediatrico<br />
Titolo Il pronto soccorso pediatrico e l’emergenza. Secondo congresso nazionale<br />
infermieristico nell’emergenza-urgenza pediatrica.<br />
ECM Richiesto accreditamento – città Numana (Ancona)<br />
Informazioni Up service, tel. 02.437983 – fax 02.460136 – www.upservice.com<br />
Data inizio 23/9/<strong>2003</strong> Data fine 26/9/<strong>2003</strong><br />
Ente Associazione rafael<br />
Titolo Dall’assistenza ai principi, dai principi all’assistenza. Fondamenti ed<br />
elementi di bioetica applicati alla pratica infermieristica. I a edizione.<br />
ECM Richiesto accreditamento città Bagni di Vinadio (Cuneo)<br />
Informazioni Fabio Bassetti, tel. 335.376001 – cell. 338.9730303 – fax 0121.323047<br />
Data inizio 25/9/<strong>2003</strong> Data fine 26/9/<strong>2003</strong><br />
Ente CEREF – Centro Ricerca e Formazione<br />
Titolo Assistenza a domicilio: metodologia di intervento e integrazione.<br />
ECM Richiesto accreditamento<br />
Città Padova<br />
Informazioni CEREF, tel. 049.8804827 – fax 049.8803646 – www.ceref.it<br />
Data inizio 25/9/<strong>2003</strong> Data fine 26/9/<strong>2003</strong><br />
Ente CEREF – Centro Ricerca e Formazione<br />
Titolo Assistenza a domicilio: metodologia di intervento e integrazione.<br />
ECM Richiesto accreditamento<br />
Città Padova<br />
Informazioni CEREF, tel. 049.8804827 – fax 049.8803646 – www.ceref.it<br />
Data inizio 30/9/<strong>2003</strong> Data fine 30/9/<strong>2003</strong><br />
Ente CEREF – Centro Ricerca e Formazione<br />
Titolo Insegnare teoria del nursing<br />
ECM Richiesto accreditamento<br />
Città Padova<br />
Informazioni CEREF, tel. 049.8804827 – fax 049.8803646 – www.ceref.it<br />
Data inizio 30/9/<strong>2003</strong> Data fine 1/10/<strong>2003</strong><br />
Ente CEREF – Centro Ricerca e Formazione<br />
Titolo Metodologie didattiche<br />
ECM Richiesto accreditamento<br />
Città Padova<br />
Informazioni CEREF – Ttel. 049.8804827 – fax 049.8803646 – web www.ceref.it