ENERGIA DA BIOMASSA: i biocarburanti

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ENERGIA DA BIOMASSA: i biocarburanti

ENERGIA DA BIOMASSA:

i biocarburanti


MERCI DALLA BIOMASSA

CHE COS'E' LA BIOMASSA

La biomassa è un termine che unisce una

gran quantità quantit di materiali, materiali,

di natura

estremamente eterogenea. eterogenea.

Con alcune

accezioni, accezioni,

si può dire che è biomassa tutto ciò

che ha matrice organica. organica.

Sono da escludere le

plastiche e i materiali fossili, fossili,

che pur

rientrando nella chimica del carbonio, carbonio,

non

hanno nulla a che vedere con la

caratterizzazione dei materiali organici.

organici


MERCI DALLA BIOMASSA

CHE COS'E' LA BIOMASSA

Secondo il DL 128 del 30 maggio 2005 per

BIOMASSA s'intende la parte biodegradabile

dei prodotti, prodotti,

rifiuti e residui provenienti

dall’agricoltura

dall agricoltura, , comprendente sostanze

vegetali e animali, animali,

dalla silvicoltura e dalle

industrie connesse, connesse,

nonché nonch la parte

biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani.

urbani


ENERGIA

BEVANDE

ALCOLICHE

MERCI DALLA BIOMASSA

ALIMENTI

FIBRE

TESSILI

MATERIALI DA

COSTRUZIONE

MATERIE PRIME

PER L'INDUSTRIA

CHIMICA


ENERGIA DA BIOMASSA

Le principali tipologie di biomassa comunemente impiegate a fini

energetici sono: sono

colture energetiche

(dedicate) sia arboree

(pioppo pioppo, , robinia, robinia,

ecc.) ecc.)

(ad esempio, esempio,

Short

Rotation Forestry), sia

erbacee (sorgo sorgo, ,

micanto, micanto,

mais, mais,

ecc.) ecc.)

ENERGIA

residui agricoli, agricoli,

agroindustriali,

agroindustriali,

artigianali, artigianali,

industriali, industriali,

civili (esempi esempi: :

paglia, paglia,

sansa di oliva, oliva,

legna vecchia, vecchia,

vinacce, vinacce,

buccette, buccette,

gusci di frutta secca, secca,

stocchi di mais, mais,

lolla di riso, riso,

particolari

frazioni di rifiuti urbani (RU) e di rifiuti

assimilabili agli urbani (A)).

residui

forestali, forestali,

legna

da ardere, ardere,

altri

prodotti

ligneo-

cellulosici puri.

puri


Le principali tipologie di biomassa comunemente

impiegate a fini energetici sono:

sono


Le principali tipologie di biomassa comunemente

impiegate a fini energetici sono: sono

Il pellet si distingue per la bassa umidità

(inferiore al 12 %) e per la sua elevata densità

nonché per la regolarità del materiale. Il

presupposto per l'utilizzo di questo prodotto è

l'impiego di legname vergine, non trattato cioè

con corrosivi, colle o vernici . I pellets sono

prodotti con la polvere ottenuta dalla sfibratura

dei residui legnosi, la quale viene pressata da

apposite macchine in cilindretti che possono

avere diverse lunghezze e spessori (1,5-2 cm di

lunghezza,6-8 mm di diametro). La compattezza

e la maneggevolezza danno a questa tipologia di

combustibile caratteristiche di alto potere

calorifico (p.c.i. 4.000-4.500 kcal/kg) e di affinità

ad un combustibile fluido. E' molto indicato

quindi, per la sua praticità, per piccoli e medi

impianti residenziali.


Le principali tipologie di biomassa comunemente

impiegate a fini energetici sono: sono

Con residui e polveri più grossolane

vengono prodotti i bricchetti, che sono

dei tronchetti pressati, in genere di 30

cm di lunghezza e 7-8 cm di diametro.

L'utilizzo è assimilabile a quello del

legno in ciocchi. I processi per la

produzione di pellets e bricchetti non

richiedono l'uso di alcun tipo di

collante, poiché la compattazione

avviene fisicamente e con l'alta

temperatura generata nel processo. La

compattezza e la maneggevolezza

danno a questa tipologia di

combustibile caratteristiche di alto

potere calorifico (p.c.i. 4.000-4.500

kcal/kg), è indicato per impianti medi

e grandi, ma si presta anche all'uso in

piccoli impianti anche residenziali.


Le principali tipologie di biomassa comunemente

impiegate a fini energetici sono: sono

Cippato deriva dall'inglese Chips

"pezzettini" sono pezzettini di legno ricavati

dagli scarti di segherie che lavorano piante

prive di sostanze inquinanti quali vernici,

ecc. E' un ottimo combustibile che usato in

apposite caldaie o stufe sprigiona una

potenza calorica di Kcal/h 3000/3500 a

seconda del grado di umidità.


Le principali tipologie di biomassa comunemente

impiegate a fini energetici sono:

sono


Con il termine inglese biofuels s’intendono intendono tutti i

combustibili solidi, solidi,

liquidi e gassosi ottenuti dalla

biomassa ed impiegati per la produzione di

energia. energia.

Per biopower la biomassa impiegata per la

produzione di calore ed energia elettrica. elettrica.

Per

bioliquid, bioliquid,

invece, invece,

i combustibili liquidi come il

bioetanolo e il biodiesel, biodiesel,

prodotti dalle materie

prime zuccherine o amidacee oppure estratte da

piante oleaginose. oleaginose.

Successivamente è stato

introdotto dalla FAO il vocabolo agrofuels, agrofuels,

e che si

riferisce ai biocarburanti liquidi ottenuti da piante

dedicate alla produzione di energia nei paesi in via

di sviluppo, sviluppo,

la cui coltivazione può creare un certo

impatto ambientale e sociale. sociale.


Nella lingua italiana distinguiamo i

biocombustibili, biocombustibili cioè cio tutta la

biomassa utilizzata per la produzione

di energia. energia.

Fanno parte di questa

categoria i biocarburanti,

biocarburanti,

cioè cio quei

biocarburanti,

biocarburanti,

liquidi o gassosi

impiegati per l’autotrazione

autotrazione.


Produzione di energia (biopower biopower)

Digestione anaerobica

Sostanza organica

1)batteri acidogeni

2) Batteri metanogeni

biogas fertilizzante

I biocombustibili

Pirolisi

400 - 800°C

in assenza

di ossigeno

I prodotti della pirolisi sono sia gassosi, sia liquidi, sia

solidi, in proporzioni che dipendono dai metodi di

pirolisi (pirolisi veloce, lenta, o convenzionale) e dai

parametri di reazione


I prodotti utilizzabili per la PIROLISI sono i seguenti:

- legname in tutte le sue forme;

- paglie di cereali;

- residui di raccolta di legumi secchi;

- residui di piante oleaginose (ricino, cartamo, ecc.);

- residui di piante da fibra tessile (cotone, canapa, ecc.);

- residui legnosi di potatura di piante da frutto e di piante forestali;

- residui dell’industria agro-alimentare.


Schema di un impianto comune di pirolisi e di

produzione di energia elettrica di tipo

turbogas.


Combustione

Riscaldamento

I biocombustibili

Calore

Co-Combustione

(cofiring)

Energia elettrica

Cogenerazione

Teleriscaldamento: Questi impianti sono costituiti da un'unica

centrale termica alimentata con legno sminuzzato o con paglia,

alla quale sono allacciati diversi utenti per mezzo di una rete di

distribuzione del calore mediante tubi interrati.

Gassificazione

Essiccazione

Pirolisi

Gassificazione

900 - 1000°C

carenza di O 2

Syngas

o gas gasogeno

Il gas di

gasogeno può

essere

trasformato in

alcool

metilico(CH 3O

H), che può

essere

agevolmente

utilizzato per

l'azionamento

di motori e per

la produzione

di biodiesel.

Gassificazione: un gassificatore in

presenza di piccole quantità di ossigeno

realizza anche una parziale ossidazione e

come tecnologia rappresenta una via di

mezzo tra l'inceneritore e il pirolizzatore.


I BIOCARBURANTI

secondo il DL 128 del 30 maggio 2005 per

biocarburante s'intende qualsiasi

carburante liquido o gassoso ricavato

dalla biomassa e che può essere

impiegato per il trasporto degli

autoveicoli. autoveicoli

I biocombustibili


Il biodiesel è un carburante ottenuto da

fonti rinnovabili quali oli vegetali e

grassi animali e analogo al gasolio

derivato dal petrolio; petrolio

Il bioetanolo è un carburante ottenuto

dalla fermentazione dei carboidrati

complessi e non;

il biogas è un carburante ottenuto dalla

fermentazione anaerobica della

sostanza organica. organica

I BIOCARBURANTI


I BIOCARBURANTI

Vantaggi

- il bilancio della

CO 2 , viene nullo; nullo

definito

- emissioni di

inquinananti ridotte; ridotte

- indipendenza

energetica; energetica

- aumento della

occupazione.

occupazione


IL BIODIESEL

Il biodiesel è un biocombustibile liquido,

trasparente e di colore ambrato, ottenuto

interamente da olio vegetale (colza, girasole o

altri). Ha una viscosità simile a quella del gasolio

tradizionale.

Per l'identificazione delle miscele si ricorre alla

sigla BD (che sta per biodiesel). Al biodiesel puro

viene assegnata la sigla BD100, mentre alle

miscele tra quello biologico e quello proveniente

dal petrolio un numero, che corrisponde alla

percentuale di biodiesel contenuto nella miscela.

Ad esempio, BD20 per un gasolio “tagliato” al

20% con biodiesel). Negli Stati Uniti la sigla è

simile, ma senza la lettera D (es. B100, B20, B50,

ecc…).


IL CICLO PRODUTTIVO DEL BIODIESEL

Il biodiesel si ottiene per spremitura o estrazione con

solvente dai semi delle piante oleaginose (colza, mais, mais,

ecc.). ecc.).

Ogni specie ha una suo rendimento in olio:

Oil yield (L/ha)

50000

45000

40000

35000

30000

25000

20000

15000

10000

5000

0

Resa in olio

170 450 780 950 1200

6000

50000 -140000

Corn Soybean Sufflower Sunflower Rapeseed Oil Palm Microalgae

Plant


Brassica napus oleifera d.c. d.c

CONTENUTO OLIO 33-45 33 45 %

Produzione seme intorno a 4 t/ha

Resa in olio intorno a 15 q/ha

COLZA


Heliantus annuus

CONTENUTO OLIO 30-50 30 50 %

nella sola mandorla 60%

Produzione seme intorno a 4 t/ha

Resa in olio intorno a 15 q/ha

Girasole


Ciclo di produzione del biodiesel

Estrazione meccanica e chimica

Olio in motori

e turbine

Farine

disoleate

Mercato

Colture Oleaginose

Girasole alto oleico– Brassica carinata

Raccolta – Trasporto - Stoccaggio

Produzione di olio

Produzione

Biodiesel

Glicerina

Autotrazione

Riscaldamento

Produzione

di biodiesel

Estrazione meccanica

Olio in motori

diesel

Verde: Agricoltura

Giallo: Industria

Panello

grasso

Zootecnia

Locale


IL CICLO PRODUTTIVO DEL BIODIESEL

Seme dal

campo

essiccazione

Seme

umidità umidit

8-12% 12%

Colza NO DECORTICATURA

decorticatura

Gusci

PCI 3.500

kcal/kg

Calore

Mandorla


IL CICLO PRODUTTIVO DEL BIODIESEL

Mandorla sprenitura

solvente

Olio

Panello

transesterificazione

Mangime

BIODIESEL


IL CICLO PRODUTTIVO DEL BIODIESEL

Svantaggi dell'estrazione con solvente: solvente

- Operazione complessa; complessa

- elevati costi di produzione;

produzione;

- Perdita di solvente per l'estrazione

dell'olio (1,4 a 2,8 kg/t di seme trattato); trattato);

- solo per semi poveri in olio

Semi poveri in olio, come quello di soia, soia,

sono in

genere convenientemente estratti solo utilizzando

impianti a solvente, solvente,

senza spremitura.

spremitura


IL CICLO PRODUTTIVO DEL BIODIESEL

Mandorla spremitura

Olio

Panello

Trans-esterificazione

Trans esterificazione

Glicerolo

trans-esterificazione

trans esterificazione

Mangime

BIODIESEL


LA TRANSESTERIFICAZIONE

È la trasformazione di un estere in un

altro estere per reazione con un alcol

(R R è una catena lineare generalmente lunga da 16 a 22

atomi di carbonio la cui esatta struttura dipende dalla

specie vegetale o animale.) animale.)

La reazione è catalizzata da un acido e da una base


LA TRANSESTERIFICAZIONE

1) disidratazione dell’olio dell olio grezzo

2) miscelazione dell’alcol dell alcol; ;

dell’olio dell olio e dell’etilato dell etilato di sodio; sodio

3) la neutralizzazione continua

con acido solforico; solforico

4) la distillazione dell’alcol dell alcol in

eccesso che è riciclato; riciclato

5) la separazione della glicerina

mediante centrifugazione;

centrifugazione

6) il lavaggio dell’estere dell estere ed

eliminazione dell'acqua; dell'acqua

7) la filtrazione l’estere estere


LA TRANSESTERIFICAZIONE

L'impiego del biodiesel può

rivelarsi più pi inquinante di

quello di orgine minerale


LA TRANSESTERIFICAZIONE

potere calorifico (9.200 kcal/kg) BIODIESEL

potere calorifero (10.250 kcal/kg) GASOLIO DA PETROLIO


Confronto tra alcune caratteristiche dei

biodiesel, olio vegetale e gasolio


LA TRANSESTERIFICAZIONE

Sebbene tutti gli oli vetegali sono suscettibili di essere

trasformati in biocombustibili, biocombustibili,

con rese

approssimativamente simili in biodiesel (sia ( sia metilici o

etilici) etilici)

solo gli oli di colza, girasole e soia presentano

maggiori fattori di economicità.

economicit . L’olio olio di arachide si

esclude per l’elevato elevato costo del grezzo mentre ,il il seme di

cotone presenta basse produttività produttivit per ettaro e quindi

implica un maggiore impegno di area coltivata. coltivata.


Confronto tra il costo di produzione

del biodiesel da mais e del gasolio


Filiera oelaginose

Con un un kg di semi possono essere operate le

seguenti scelte:

vendita diretta a prezzi di mercato, valore attuale

18-20 c€

produzione di 0,3-0,4 kg di olio non alimentare da

vendere per la trasformazione in biodiesel, valore 15

c€. In più va considerato il panello di estrazione,

valore 10 c€. Il valore dei due prodotti è quindi di

circa 25 c€

produzione di 1,2 kWh elettrici, valore 18 c€. In più

vanno considerati l'eventuale recupero di calore (1,5

kWh termici) e, come sopra, il panello di estrazione.

Complessivamente il valore dei vari prodotti è di

circa 30 c€.


LA TRANSESTERIFICAZIONE

Gli ettari necessari

per coltivare la colza

in Italia sarebbero

pari al 73% della

superficie dedicata

all’olivicoltura

all olivicoltura.


Produzione mondiale di biocarburanti 2007


OECD-FAO Agricultural Outlook 2011-2020 - now online


Produzione mondiale di biocarburanti 2007 per materia

prima utilizzata


Produzione

europea di

biodiesel


IL BIOETANOLO

È UN ALCOL ETILICO ASSOLUTO (99,9°) (99,9

OTTENUTO MEDIANTE DISTILLAZIONE DI PRODOTTI AGRICOLI

RICCHI CARBOIDRATI SEMPLICI (GLUCOSIO, SACCAROSIO,

ECC.) O COMPLESSI (AMIDO, CELLULOSA, ECC.)


IL BIOETANOLO

Gli zuccheri

Monosaccaridi Disaccaridi Polisaccaridi

Glucosio, Glucosio,

fruttosio, fruttosio,

ecc. ecc

Saccarosio,

Saccarosio,

maltosio, maltosio,

ecc. ecc

Amido, Amido,

cellulosa, cellulosa,

glicogeno, glicogeno,

ecc. ecc

La fermentazione si svolge in due fasi: fasi:

nella prima il lievito scinde, scinde,

tramite l'enzima invertasi, invertasi,

gli zuccheri complessi (come il saccarosio) saccarosio)

in

semplici, semplici,

poi nella seconda li trasforma in etanolo .


IL BIOETANOLO

DIFFERENZA TRA AMIDO E CELLULOSA


IL BIOETANOLO da materiali amidacei

MAIS

Contiene dal 60 al 68%

amido Cereale più pi usato

nell’industria

nell industria

dell’etanolo dell etanolo grazie alla

facile lavorabilità, lavorabilit , dalla

macinazione alla

fermentazione.

fermentazione

ORZO

Contiene da 55 al 65%

di amido. amido.

La sua

lavorabilità lavorabilit è simile a

quella del mais, mais,

pur

essendo molto più pi

abrasivo sugli

impianti. impianti

SORGO

E’ di dimensioni minori

rispetto il mais, mais,

ma ha

simili rese in alcool. alcool.

Ha

maggiori problemi di

lavorabilità, lavorabilit , dovuti alla

formazione di consistenti

schiume in tutte le fasi di

produzione,

produzione,

che

richiedono particolari

accorgimenti impiantistici.

impiantistici


IL BIOETANOLO

Bilancio materiale di bioetanolo da una coltura di mais

kg

teorico

teorico


IL BIOETANOLO da materiali amidacei

SEGALE

Contiene la stessa

quantità quantit di amido del

grano, grano,

dando simili rese

in alcol. alcol

Non viene sempre

utilizzato, utilizzato,

a causa del

maggior prezzo rispetto

al mais. mais

FRUMENTO

Contiene dal 60-70% 60 70% di amido. amido.

Nonostante massive produzioni

nel nord America, normalmente

non viene impiegato tal quale in

questa produzione a causa degli

elevati costi sul mercato

internazionale.

internazionale


Macinazione semi

Enzima

α-amilasi amilasi

DESTRINE

glucosio

IL BIOETANOLO da materiali

amidacei (dry milling)

Acqua

Enzima

gluco-amilasi

gluco amilasi

(idrolisi idrolisi)

Cottura

Raffreddamento

60-65 60 65°C


Acqua

germe

H2 SO SO3 Bagnatura semi

Amido + fibre-amido fibre amido

+ proteine

Disidratazione

per

centrifugazione

Proteine

IL BIOETANOLO da materiali

amidacei (wet milling)

Soda (NaOH ( NaOH) ) ?

Amido

(da da 2% a 0,3%)

proteine

Acque di lavaggio

alla mangimistica

Amido + fibre

amido

enzimi

maltodestrine

glucosio


IL BIOETANOLO da materiali zuccherini

(il il melasso) melasso

Il melasso è un sottoprodotto della produzione di

saccarosio (lo zucchero). zucchero).

Esso differisce dalle

materie prime precedentemente trattate in quanto

contiene carboidrati che non richiedono trattamenti

preliminari, preliminari,

quindi direttamente fermentiscibili.

fermentiscibili

Da questa sostanza è possibile ottenere altro

zucchero se riscaldato, riscaldato,

chiarificato,

chiarificato,

filtrato e

concentrato fino a raggiungere la cristallizzazione.

cristallizzazione.

Lo sciroppo residuo è detto ‘melasso melasso A’. . Esso può

essere rievaporato e ricentrifugato per recuperare

ulteriore zucchero, zucchero,

dando luogo ai melassi di scarto

B,C, D.


Una soluzione potrebbe

essere utilizzare solo surplus

della produzione di vino

(circa 2 milioni di litri nel

2006) oppure modificare

l’attuale procedimento di

produzione dello zucchero.

Invece di ricavare l’80% di

zucchero come si fa adesso,

spingendo molto e con alti

costi la concentrazione del

saccarosio, si potrebbe

ricavarne a costo molto

minore solo il 45% e

destinare il melasso residuo,

che così conterrebbe il 55%

di saccarosio invece del 20%,

alla produzione di alcool.

Dalla barbabietola

Cristallizzazione del 45% del

saccarosio e il resto alla produzione

di melasso

MELASSO

Saccarosio nelle

polpe

Diluizione al 10-18% si porta a pH 4 – 4,5, si

aggiunge fosfato di NH 4 +

Saccaromices cerevisiae /

Zimomonas nobilis , 50h , 27°C

FERMENTAZIONE:

ETANOLO


IL BIOETANOLO da materiali zuccherini

(il il melasso) melasso

La fermentazione si svolge in due fasi: fasi:

nella prima il lievito scinde, scinde,

tramite l'enzima invertasi, invertasi,

gli

zuccheri complessi (come il saccarosio),

saccarosio),

mentre nella

seconda avviene la formazione di etanolo (o alcol etilico) etilico)

a

partire dagli zuccheri semplici (ad esempio il fruttosio). fruttosio).

La reazione che caratterizza la prima fase è:

C H O + 12 22 11 + H 11 2 O → C H O 6 12 6

+ C H O 6 12 6

con formazione di glucosio e fruttosio. fruttosio

Nella seconda fase il glucosio è convertito in alcol etilico e

anidride carbonica secondo la reazione: reazione

C6H12 12O6 → 2 C2H6O C O + 2 CO2

CO


Acqua

Melasso

(saccarosio saccarosio)

Fermentazione

IL BIOETANOLO da materiali

zuccherini (il il melasso) melasso

Acido solforico

(limita limita la presenza

di ioni Ca ++ )

Alcol etilico

95%

Acqua

Alcol etilico

99,99%

Alcol

etilico +

acqua distillazione

Teste e code

Borlande

Recupero di

calore o

mangimi


ALTRI MATERIE PRIME PER LA

PRODUZIONE DI ETANOLO


Ma i biocarburanti sono

sostenibili ?


IL BIOETANOLO da Materiali lignocellulosici

Le pareti cellulari

sono costituite da

tre componenti

principali: principali

- cellulosa; cellulosa

- emicellulosa;

emicellulosa

- lignina. lignina.


Lignina

- lega e cementa tra loro le fibre di cellulosa

per conferire ed esaltare la compattezza e la

resistenza della pianta; pianta

- è costituita da composti fenolici disposti in

una struttura complessa di tipo amorfo.

amorfo


Emicellulosa

- polisaccaride a basso peso

molecolare;

molecolare

- con molecola non lineare ma

ramificata; ramificata

- costituita da zuccheri

differenti; differenti

- possiedono proprietà propriet

adesive per cui tendono a

cementare le fibre di cellulosa.

cellulosa


Legno di una quercia è costituito da

Cellulosa ............................................................... 40%

Lignine .................................................................. ............................................................... ... 25%

Emicellulosa .......................................................... 20%

Tannini ecc. ecc.

........................................................... 10% 10%

Oli, Oli,

lipidi, lipidi,

steroli, steroli,

sostanze volatili e minerali ..... 5%


IL BIOETANOLO

da materiali lignocellulosici

Pretrattamento

Idrolisi e

fermentazione

Distillazione


Produzione mondiale di biocarburanti 2007


OECD-FAO Agricultural Outlook 2011-2020 - now online


Produzione europea ( EU- EU

27) di bioetanolo, bioetanolo,

2009

Production

AT

BE

BG

CY

CZ

DE

DK

EE

EL

ES

FI

FR

HU

IE

IT

LT

LU

LV

MT

NL

PL

PT

RO

SE

SI

SK

UK

EU-27

Country [Ml/yr]

Austria

Belgium

Bulgaria

Cyprus

Czech Republic

Germany

Denmark

Estonia

Greece

Spain

Finland

France

Hungary

Ireland

Italy

Lithuania

Luxembourg

Latvia

Malta

Netherlands

Poland

Portugal

Romania

Sweden

Slovenia

Slovakia

United Kingdom

EU 27

180

143

0

0

113

750

0

0

0

465

4

1'250

150

2

72

30

0

15

0

0

166

0

0

175

0

118

70

3'703


Evoluzione della produzione europea (27 stati)

di bioetanolo 2003-2009 2003 2009

Production

Country Annual production [Ml/yr]

2003 2004 2005 2006

2007 2008 2009

Table : Evolution of fuel-bioethanol FR production France in the EU (2003-2009) 103 Annual production 101 [Ml/yr]

144 293

539 950 1'250

DE Germany 0 25 165 431

394 581 750

ES Spain 201 254 303

402 348 346 465

AT Austria 0 0 0 0

15 89 180

SE Sweden 65 71 153 140

120 78 175

PL Poland 76 48 64 120

155 200 166

HU Hungary 0 0 35 34

30 150 150

BE Belgium 0 0 0 0

0 51 143

SK Slovakia 0 0 0 0

30 94 118

CZ Czech 0 0 0

15 33 76 113

-Others 0 29 49 173

139 240 193

-EU 27 446 528 913

1'608 1'803 2'855 3'703


PRODUZIONE DI ETANOLO

Il bioetanolo è utilizzato nei motori a

scoppio miscelato con la benzina. benzina.

Negli

Stati Uniti tale miscela dà origine ad un

prodotto chiamato E85 (85% benzina +

15% etanolo). etanolo).

In Italia invece si è

incomprensibilmente (?) scelta la strada

della ri-lavorazione

ri lavorazione dell’etanolo dell etanolo a MTBE

(metil metil terz-butil terz butil etere) etere)

o ETBE (etil ( etil terz-

butil etere), etere),

un additivo della benzina che

serve ad aumentare il numero di ottano.

ottano


Confronto dei costi di produzione dei

biocombustibili alla pompa euro/L

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