Untitled - A. Venturi

isaventuri.it

Untitled - A. Venturi

Calembour visivi

di Gennaro Pisco


Impaginazione di Paola Macchi

4


5

Calembour

di Gennaro Pisco

omaggio postumo a mio zio,

Enrico Pastore

noto caricaturista napoletano che ha saputo

coniugare l’ironia alla maestria iconografica

“Non guardare, osserva! Osserva il mondo che ti circonda, fotografa

e disegna con la memoria visiva”

Questa è la via per conoscere “l’imitatio naturae”, un insegnamento

trasmessomi mezzo secolo fa da mio zio, Enrico Pastore, noto caricaturista

napoletano. Questo lavoro, a lui dedicato, è nel segno della

riconoscenza e della consapevolezza che nel percorso artistico esistenziale

vi è una sola certezza: quella di essere sempre un apprendista.


NEL SEGNO DELLA “COMUNITÀ” DEL VENTURI

di Michele Fuoco

Una ironia cordiale ed affabile, nella grazia del segno di selezione

d’immagine e di autonoma riflessione ideativa e critica: la caricatura

di Gennaro Pisco si nutre, come per incanto, di un sorriso indulgente,

benevolo nei confronti di personaggi con i quali egli stabilisce un rapporto

di amicizia, di simpatia.

Il referente “mitico” è l’Istituto d’Arte Adolfo Venturi, in cui Pisco

insegna e riesce a verificare, dietro parole, gesti, atteggiamenti e azioni

di colleghi, del preside, del personale tecnico e non docente, definiti

talvolta nelle relazioni con altri, l’infinità varietà dei caratteri, degli

aspetti dell’uomo. Ciò che potrebbe rappresentare un limite, per l’attenzione

dell’artista verso i piccoli, quotidiani fenomeni di vita scolastica,

si manifesta invece in una multiforme esistenza rivelata nell’apparente

leggerezza dell’immagine, nel repertorio di elementi segnici

che affermano situazioni particolari. La complessità dei dettagli, tratti

dall’osservazione puntuale della vita nei luoghi di lavoro, tende a risolversi

nella forza inventiva del racconto, a universalizzare situazioni

contingenti. Il “ristretto” spazio topografico (le aule, la sala insegnanti,

i laboratori, i corridoi) non gli impedisce, in una sottile trama di corrispondenze,

più variate soluzioni tematiche ed espressive, gioiose e

vitali rappresentazioni organizzate secondo un criterio di selezione

d’immagine del personaggio e talvolta dell’ambiente in cui egli opera.

La caricatura prende spesso forma nella messa a fuoco di dettagli cu-

6

riosi di figure umane, come notazioni anche psicologiche, e di squarci

ambientali. Una visione memorialistica capace di guardare, in una

simultaneità dilatante, l’uomo nella più vasta gamma di azioni e condizioni

possibili. Si rinnovano le situazioni e con esse l’artista intreccia

compiaciuto, grazie a continue invenzioni, un dialogo: dalla carta dello

studente che la vice preside mostra ad un allievo dall’atteggiamento e

dall’abbigliamento alquanto trasgressivi, all’insegnante di plastica con

l’ossessione di plasmare qualsiasi cosa ha tra le mani; dalla mania di

portare a scuola numerose borse piene di libri e documenti, affrontando

quotidianamente quasi le “fatiche di Ercole”, al piacere della rottamazione

di computer e di altri materiali di tecniche informatiche, non più

“à la page”.

Situazioni che si offrono al sorriso e che Pisco, per puro piacere ludico,

ferma sulla carta, dopo averle elaborate mentalmente secondo un sorprendente

ritmo di selezione di elementi che si prestano ad una nuova

visione del comico. L’amplificazione delle forme sembra assecondare

la simpatica stravaganza dei personaggi, con i loro umori, i loro sentimenti.

Tutto avviene con assoluta naturalezza e padronanza di tecniche

(matita, matite colorate, china, gessetti, tecniche miste), senza cedimenti

per l’originalità, in quanto l’autore conosce fin troppo bene gli

efficaci meccanismi strutturali, le tecniche che producono l’esito ironico.

Le pagine sono tutte tessute di singolari e inconfondibili particolari,

di trovate, di divagazioni e paradossi, fondamentali per determinare il


sano “humour” di un racconto d’insieme, dal ritmo veloce e brillante,

con scene di notazione anche di costumi, al cui processo di composizione

l’artista sembra partecipare, vestendo i panni di un regista cinematografico,

con avvedute operazioni di montaggio e smontaggio della

scena.

Non c’è dissacrazione satirica, né irriverente giudizio critico, ma una

trepida vicinanza all’uomo, con un disincantato atteggiamento di giocosa

benevolenza. La simpatia per i personaggi è l’elemento dominante

cui fa appello la fantasia dell’artista che sa che il sale della vita consiste

tutto nel sapersi affidare al buonsenso. Viene dato rilievo a schietti

sentimenti, senza che la stima, il rispetto e, persino, l’ammirazione non

possano essere portati a garbata ironia (il preside al microfono durante

il collegio dei docenti).

Permane intatta nelle caricature quell’aria gentile di “divertissement”,

per le azioni inaspettate e le trovate estrose che vengono calate nello

spazio del foglio. Danno sapore alle caricature invenzioni, divagazioni,

certi eccessi e “tagli” di episodi e figure di irresistibile ilarità (l’operazione

dell’addetto alla sicurezza e all’evacuazione; la prudenza mentre

si sega un tronco in legno nel laboratorio di arredamento; la concentrazione

del tecnico nell’intervenire su un computer, con la meraviglia di

chi gli sta accanto) che fioriscono sul foglio come rievocazioni affettuose

di cui l’osservatore può immediatamente gioire. Senza dimenticare

la bizzarria delle situazioni, la vivacità e immediatezza delle

scene scandite da una “scrittura” incisiva (l’“obbedisco” di addetti alle

pulizie con la scopa in mano, come loro “bandiera”) per un diversa

cronaca di tutti i giorni.

L’ironia è affidata alle situazioni e anche agli atteggiamenti “coloriti”

dei personaggi (la visita agli scavi di Pompei). Impossibile una riflessione

distaccata, perché l’artista è, per innata partecipazione umanissima

ed affettiva, fin troppo immerso nelle “storie” cui dà vita attraverso

il segno di pienezza compositiva, nel riconoscimento della sua autonomia.

Per questo gli elementi vengono abilmente smussati e sfumati con

un “grafia” elegante e disinvolta di articolazioni distintive e di rela-

7

zioni inattese. L’immagine non perde la carica umoristica e un certo

gusto sapido, con una descrizione brillante, scherzosa, immaginosa (la

professoressa di disegno dal vero che ama le piante grasse; il professore

tra i manichini che sono oggetto della sua arte). Bisogna riconoscere

all’artista un’acuta intelligenza di rappresentazione con sintesi grafiche

di molteplici varianti linguistiche che puntano, nell’amplificazione

della realtà, a rivelare paradossi (la professoressa di matematica che

impiega il pallottoliere).

A questa analisi Pisco sottopone sé stesso in un “quadretto” di arguzia

narrativa che dà il titolo alla raccolta di queste caricature. “Se la memoria

non m’inganna” ne è il titolo, con uno sguardo fin troppo attento,

penetrante, di discreta malizia dell’artista su una donna che lascia

intravedere alcune sue fattezze. A dare saporosità alla scena è quella

sorta di curiosità e incredulità nell’osservazione di pur “discrete” nudità

femminili che sanno risvegliare, non solo nell’artista, la dolcezza dei

ricordi, certe sopìte fantasie e, forse, la vertigine del desiderio. Una dimensione

privatissima che egli manifesta agli altri e che gli apre la via

ad una splendida avventura conoscitiva in un “piccolo” mondo al quale

reca, con caldo sentimento, quella sua aperta disponibilità a narrare con

segni di libertà di combinazione, la più ampia possibile.

Al gusto caricaturale è sottoposta la varia umanità, di cui l’artista riesce

a manifestare, con calore e assidue invenzioni, molte voci, persino

segrete, dell’esistere grazie ad un segno di evidenza costruttiva, formale

che è esigenza di sintesi, grafico di sentimenti, caratterizzando

inconfondibili figure nella quotidianità, in una unità ideale con l’ambiente

in cui esse sembrano ritagliarsi i loro spazi. Un piccolo universo

indagato, sostiene l’artista, con “la memoria visiva”, con un richiamo

di Gennaro all’insegnamento di suo zio, famoso caricaturista napoletano,

e con una aristocratica naturalezza espressiva, una forma esclusiva

d’amore che fanno assumere ad ogni caricatura la “pienezza del documento”

di una comunità, di un luogo, come lo storico Istituto “Venturi

in cui si attua la trasmissione della cultura, dei diversi saperi rivolti, in

modo particolare, alla creatività, all’arte.


8 Il prof. Pisco


DALLA SATIRA ALLA CARICATURA

di Gennaro Pisco

La caricatura, rappresentazione fatta con intento satirico, cioè discorso

che ha lo scopo di mettere in ridicolo qualcosa o qualcuno accentuando

le caratteristiche fisiche, psicologiche o morali, è antica quanto l’uomo.

È parte integrante di una visione del vero e della sua alterazione, è un

modo per meglio sottolineare le caratteristiche anatomiche di una persona

in senso descrittivo e per una completa riconoscibilità.

La satira trae origine dalla figura mitologica del “satiro” e ha un debito

nei confronti della fantasia e delle deformazioni verbali costituite sul

fonetismo di una parola e dei suoi significati.

Quando descriviamo un volto, la fantasia popolare attribuisce, per una

migliore identificazione delle caratteristiche anatomiche accentuate

(deformazioni-verbali)... ha il naso a peperone, la bocca a fessura di

salvadanaio, con un occhio frigge il pesce e l’altro guarda il gatto (strabismo).

È un modo per mitigare un’anomalia somatica. È un iter che va dalla

caricatura verbale a quella grafica attraverso una esigenza di rappresentazione

fisica.

La definizione della caricatura sembra legata a due fattori: il primo di

ordine strutturale, che definisce la caricatura come forma grafica, il secondo

di ordine psicologico, più che definire la caricatura ne rivela il

movente che è di esagerare i difetti e le anomalie diuna persona.

Due sono le scuole di pensiero: la prima è di Raffaello il quale mira alla

bellezza e alla perfezione e per giungere al “bello ideale” forza i tratti

naturali. Un precursore del ritocco fotografico.

9

Il secondo pensiero si esegue con uguale procedimento usato con segno

negativo imbruttendo i tratti naturali e isolando le caratteristiche di un

individuo.

Le fonti attribuiscono ai Carracci, Agostino e Annibale, l’invenzione del

ritratto carico o caricato, ossia la caricatura. Abbiamo numerose testimonianze

graffite sui muri pompeiani, dove strani e ignoti personaggi

presentano i tratti anatomici accentuati.

Il ritratto carico è invenzione dell’uomo che ritrae, cioè che è parte integrante

della natura. In un volto, sia maschile che femminile, non esiste

la perfezione secondo i canoni anatomici e fisiognomici.

Il compito dell’artista è quello di individuare eventuali tracce di alterazione

anatomica, anche minima, e di ampliarla. Questo anche dei soggetti

tendenti al bello.

Viceversa nei soggetti con caratteristiche anatomiche non conformi ai

canoni anatomici, l’alterazione dei tratti, o tratti caricati, sono evidenti:

l’artista non fa altro che sottolinearlo mediante equazioni visive dette

“caricature”.

Il rapporto o le equazioni visive uomo-bestia-ortaggio troveranno un seguito

immediato nel “De Humana Physiognomia” del napoletano G.B.

della Porta. È la teoria delle espressioni in rapporto agli stati emotivi e

passionali.

l’Arcimboldo coniuga frutta e fiori in curiosi contesti sfruttando il tono

della vegetazione, crescita cucurbitacea di nasi e teste.

La fisiognomica, o scienza dei caratteri somatici, è un embrione psicologico,

costituirà la prima teorizzazione della caricatura.


il Dirigente, prof. 10Eugenio

Sponzilli


la Vicepreside, prof.ssa Roberta Golfieri 11

la Vice-vicepreside, prof.ssa Bergamini Rossella


Le proff. Casini e Galletti di Italiano 12

La prof.ssa Biagioni di Filosofia


Il prof. Ferri di Italiano e la prof.ssa Raguzzoni di grafica 13

Il prof. Gazzotti di Italiano


La prof.ssa Giovanardi di Italiano

14

La prof.ssa Tona di Italiano

sullo sfondo la prof.ssa Maiolino di italiano


Il prof. Pipino di Matematica 15

La prof.ssa Cavani di Matematica


Il prof. Tardini di Matematica 16

La prof. Nasci di Matematica


La prof.ssa Bellini di Matematica 17

La prof.ssa Guarriero di Matematica


La prof.ssa Bergonzini di Matematica

18

La prof.ssa Tosi di Inglese


La prof.ssa Mariniello (dx) di inglese con la prof.ssa Zanasi

19

Il prof. Giannini di Chimica, responsabile della sicurezza...


La prof.ssa Dallari di Chimica 20

Il prof. Mazzuccato do Chimica


La prof.ssa Zanotti di Chimica 21

Il prof. Saguatti di Chimica


La prof.ssa Solieri di Scienze

22

La prof.ssa Rovatti di Scienze


Ancora la prof.ssa Solieri di scienze e sullo sfondo

la prof.ssa Magnanini di Chimica

23

La prof.ssa Vistoli di Geometrico


Il prof. Mazzoleni di Geometrico 24

Il prof. Giannatempo di Geometrico


Il prof. Pisano di Geometrico con i colleghi

25

Il prof. Morselli di Geometrico


Il prof. Pecorari di Geometrico 26

La prof.ssa Grillenzoni di Architettura


Il prof. Artioli di Architettura e la prof.ssa Cristofori 27

Il prof. Bartolacelli di Architettura


Il prof. Bedini con Rossella di Architettura 28

Il prof. Perna di Architettura


Il prof. Lanzi di Discipline Pittoriche 29

Il prof. Pedrini di Discipline Plastiche


La prof.ssa Rambaldi di Discipline Plastiche

30

La prof.ssa Ghioldi di Discipline Plastiche


La prof.ssa Sartori di Discipline Plastiche con la prof.ssa Zoppello 31

Il prof. Caselli di Discipline Plastiche


La prof.ssa Bonacini di Discipline Pittoriche 32

La prof.ssa Mantovani di Discipline Pittoriche


La prof.ssa Prosperi di Discipline Pittoriche

con le proff. Largo e Bonacini

33

Il prof. Leone di Discipline Pittoriche


La prof.ssa Ballotta e il prof. Canova di Discipline Pittoriche 34

La prof.ssa Maietta di Discipline Plastiche


Il gruppo delle prof.sse di laboratorio di grafica

da sinistra Bergamini, Braida, Martini, Albonetti

35


La prof.ssa Albonetti di Fotoincisione 36

La prof.ssa Ganzerla di Fotoincisione


Il prof. Cappelli di Tecniche Grafiche

37

La prof.ssa Menziani di Fotografia


La prof.ssa Cavallini di Progettazione grafica 38

La prof.ssa Battilani di Progettazione grafica


Il prof. Roffi di Progettazione grafica e la prof.ssa Testa 39

Il prof. Lega di Progettazione grafica


Il prof. Tedeschi di Progettazione grafica 40

La prof.ssa Macchi di Progettazione grafica


Le prof.sse Molinari e Gallesi di Progettazione grafica 41

La prof.ssa Calzolari di Sociologia


Il gruppo degli insegnanti della sezione

di ceramica da sinistra: prof. Palumbo,

Cocozza, prof.ssa Secchia , il tecnico, la

prof.ssa Valentini e il prof. Consorti

42


Il prof. Consorti di Ceramica 43

La prof.ssa Valentini di Ceramica


Le prof.sse Caselli e Pacchioni

di Educazione fisica

44


La prof.ssa Ariuli di Storia dell’arte 45

Il prof. Filoni di Storia dell’arte


la prof.ssa Morico di Storia dell’Arte 46

la prof.ssa Bazzani di Storia dell’Arte


La prof.ssa Raimondi di Storia dell’arte 47

La prof.ssa Coppola di Storia dell’arte


La prof.ssa Notarangelo di Storia dell’arte 48

La prof.ssa Ugolini di Storia dell’arte


Il prof. Masetti di Disegno Geometrico 49

La prof.ssa Cavani di Italiano


Il prof. Bacchi di Religione 50

La prof.ssa Yanni Yanez di Religione


in memoria del prof. Vicinelli di Discipline Pittoriche 51

Il prof. Ceccarelli di Storia dell’arte ora in pensione


Il prof. Donà, ex-vicepreside in pensione

52

La prof.ssa Tagliavini di Italiano in pensione


Il prof. Pelligra di Fotografia in pensione 53

Il tecnico Archimede con Ciro


Camilla Caliendo

54

More magazines by this user
Similar magazines