Un secolo di traduzioni letterarie in esperanto - Federazione ...

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Un secolo di traduzioni letterarie in esperanto - Federazione ...

esperanto: il filantropismo tardo-romantico, la passione per i ragazzi, gli episodi del Cuore in

sé compiuti, la lingua semplice ma espressiva fecero sì che parecchi suoi scritti apparissero in

vari periodici negli anni dal 1906 alla seconda guerra 48 . Il piccolo dramma in un atto, Il fiore

del passato, tradotto dalla Junck e uscito a Basilea nel 1906, fu la prima traduzione apparsa

come libro a sé stante e fu rappresentato al secondo congresso di esperanto a Ginevra nello

stesso anno. L'intera traduzione del Cuore era stata affidata alla Junck dal De Amicis stesso;

la cosa si concreterà, ma assai più tardi, ad opera di Ettore Fasce 49 .

Alfredo Balestrazzi traduce dal latino la Prima Egloga di Virgilio; ci sono annunci di vari testi

di apprendimento in italiano, che dovrebbero aiutare nell'introduzione dell'esperanto in Italia,

ancora molto indietro in questo campo rispetto agli altri paesi europei. Vengono recensite

anche canzoni italiane (Di' didi E. Travaglini, musica di L. Gianini).

In quegli anni appare il I volume di una Crestomazia Internazionale 50 , antologia di prose

redatta da Kabe, in cui figura il brano Mai più di Matilde Serao. Il Giambene pubblica una

antologia, Tra la esperanta literaturo (Nella letteratura esperanto), di 50 brani in parte

letterari, in parte scientifici, in parte che trattano la stilistica esperanto. Sono quasi tutti brani

già apparsi nei periodici; dall'italiano, anzi dal napoletano, c'è Fenesta ca lucive, che era

apparsa nel settembre 1905 su Gefrataro Esperanta (Fratellanza Esperantista).

LR continua fino al 1914, producendo circa 700 pagine l'anno. Le presenze italiane sono però

sempre minime; interessante nella terza annata (sett. 1908 - ag. 1909) una traduzione di un

ingenuo, ma commovente racconto di Silvia Zambali, Lalla e Lilla, fatta dal maltese Gustav

Busuttil, pioniere dell'esperantismo locale, eletto nel Comitato Linguistico già nel 1905. È da

notare che l'esperanto è stato conosciuto a Malta tramite conferenze, libri di testo e

manifestazioni in italiano, lingua usuale della classe culturale maltese dell'epoca.

Il movimento esperantista italiano fu nei primi tempi articolato in gruppi locali che talvolta

avevano il loro bollettino o il loro periodico regionale: ad esempio Roma Esperantisto

(L'esperantista romano) a Roma, Esperanta Abelo (Ape esperantista) a Udine.

L'organizzazione nazionale nasce nel 1910 a Firenze sotto il nome di Federazione

Esperantista Italiana (FEI), che ha come scopo la diffusione della lingua; vi si affianca la

Cattedra Italiana di Esperanto, dedita specificamente all'insegnamento. Sono quindi maturi i

tempi per riviste a dimensione nazionale, nelle quali emerge Antonio Paolet (in friulano

"Paulet"), un giovane tipografo e poi editore di S. Vito al Tagliamento. La prima rivista fu

L'Esperanto. Lingua Internazionale. Periodico quindicinale di studio e propaganda a cura

della Cattedra Italiana di Esperanto, che iniziò le pubblicazioni nel 1913, e con interruzioni,

sotto nomi diversi e con gestioni e linee politiche variegate, è quella che continua ancora

adesso come organo della Federazione Esperantista Italiana. I fascicoli sono piuttosto corposi,

e in quei fascicoli c'è un corso di esperanto scritto in italiano, e ci sarà poi un corso di italiano

scritto in esperanto, con la trascrizione di alcuni brani italiani secondo la fonetica esperanto,

per insegnare la pronuncia dell'italiano. In numeri successivi ci saranno corsi anche di altre

lingue; l'esperanto soddisfa così il suo requisito fondamentale: mettere in comunicazione

culture diverse anche attraverso l'apprendimento delle lingue. La rivista informa su quanto di

interessante succede in Italia e nel mondo riguardo ai problemi linguistici e alla loro soluzione

proposta dall'esperanto. In quest'ottica è annunciata la nascita di una rubrica, Rassegna

48

Alcune opere di De Amicis furono tradotte in cinese da Bakin attraverso la traduzione in esperanto.

49

E. De Amicis, Koro, Paolet, S. Vito al Tagliamento, 1936. Il nome del traduttore non compare esplicitamente;

al suo posto vi è un semplice asterisco.

50

Kabe (red.), Internacia Krestomatio, W. Arot, Warszawa, 1907.

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