Un secolo di traduzioni letterarie in esperanto - Federazione ...

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Capitolo III

DALLA RINASCITA AGLI ANNI SESSANTA

3.1 Il dopoguerra

Il movimento esperantista italiano subì una divisione geografica quando il fronte fu per oltre

un anno e mezzo sulla nostra Penisola, avanzando lentamente dal Sud al Nord. Negli eserciti

sia dell'una che dell'altra parte militavano esperantisti, e quindi era naturale che, nei periodi di

stanza nelle varie città, questi giovani lontani dalle loro case cercassero dei ritrovi ove la

solidarietà esperantista superava il concetto di "nemico". A questo proposito va detto che la

solidarietà tra i samideani, appunto, fu sempre superiore al fatto di militare in campi avversi.

Con la fine del conflitto e il graduale ritorno alla normalità divenne nuovamente importante il

problema linguistico, e gli adepti tornarono a dedicarsi alla diffusione della lingua

internazionale, al suo insegnamento, alla sua cultura. La prima grammatica nell'Italia

postbellica fu costituita da fogli mimeografati raccolti da una cartellina grigia 104 , e anche in

quella grammatica molto concisa erano presenti poesie, come Pianto antico di Carducci e

Orfano di Pascoli. Si confermava quindi che senza la poesia una lingua non vive, non è

neppure presentabile. Il primo congresso nazionale si avrà nel 1947 a Torino: ci si conta, si

vede chi c'è ancora. Riprende con fatica la vita culturale e riprendono le attività editoriali. Di

esperanto c'è forte richiesta, vengono fuori altre grammatiche, escono nuovi vocabolari, e

molto è ancora pubblicato dalla casa editrice Paolet. La rivista l'esperanto riprende le

pubblicazioni nel 1950 come organo della Federazione Esperantista Italiana. Rispetto a venti

anni prima la situazione è molto peggiorata, ma la rinascita è vissuta con entusiasmo.

In campo europeo c'era stata una continuità, ancorché flebile, anche durante il conflitto. Nel

1943 era nata in Svezia Malgranda Revuo (Piccola rivista), che riesce a tenersi con grande

difficoltà redazionale e finanziaria fino al 1952. Il suo scopo era di dare spazio principalmente

agli autori originali, e quindi non compare quasi nessuna traduzione. Nel 1947 rinasce a

Budapest, per la terza volta, Literatura Mondo, con lo stesso comitato di redazione sotto la

guida di Kalocsay, a cui si aggiunge il francese Waringhien, già assiduo collaboratore nel

periodo precedente. Compare nel primo numero La canzone di Legnano, ancora un'ottima

traduzione del Kalocsay, e quindi, senza firma e perciò da attribuirsi sempre al Kalocsay, una

recensione di un libro di Carlo Sforza, ministro degli esteri italiano, sul contributo ideologico

che D'Annunzio dette al fascismo. Nel 1948 ecco una novella di Marotta (tr. Stefano La Colla)

e una lunga recensione di Cristo si è fermato a Eboli.

Sembrano tornati i tempi brillanti degli anni Trenta: il formato è lo stesso, del pari il numero

di pagine e la struttura. Ma con il 1949 Literatura Mondo chiude definitivamente e inizia il

"grande silenzio": è calata la "cortina di ferro" che divide i due accampamenti della guerra

fredda. La libera circolazione della moneta è interrotta, è impossibile girare incassi e

pagamenti da un lato all'altro dell'Europa; una rivista che non ha grandi capitali dietro e che

vive di anno in anno su poche centinaia di abbonamenti ha i giorni contati. Si è creata la

NATO, e i paesi dove i partiti comunisti sono andati al potere si trovano sulla difensiva.

L'atteggiamento di Stalin nei confronti del movimento esperantista, che si era tragicamente

manifestato con le grandi purghe, si estende a tutte le democrazie popolari. Si dovranno

104 Luigi Minnaja, La lingua ausiliaria internazionale Esperanto, tip. Pioda, Roma, 1945.

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