Un secolo di traduzioni letterarie in esperanto - Federazione ...

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Un secolo di traduzioni letterarie in esperanto - Federazione ...

Pisoni è appassionato dei dialetti: ha tradotto Di Giacomo, Porta, Belli, tradurrà Pascarella 187 .

Gli è vicino, per garantire la fedeltà al testo, un abitante della campagna romana, Renato

Corsetti 188 . Si tratta di 55 sonetti, e il libretto coglie nel segno. Una recensione 189 dice:

Pisoni ricalca in Esperanto gli originali con grande bravura. Le traduzioni rispecchiano esattamente la

metrica originale, cosicché il lettore non deve neppure rinunciare a giochi di parole e allusioni sottili.

[…] Per far capire meglio allusioni e contesto, il traduttore ha glossato abbondantemente quasi ogni

sonetto […] aprendo il mondo del Belli anche ai non italiani.

La traduzione dimostra che il carattere monodialettale dell'Esperanto non impedisce l'esistenza e

l'utilizzazione di vari livelli di stile, compreso lo slang.

Un'altra recensione 190 sostiene la tesi che il Pisoni traduce non da un dialetto, ma da una

lingua a sé stante, quella dei popolani romani, e che è capace di trasfonderne benissimo lo

spirito. Tuttavia vengono fatte critiche al ritmo, che rompe quello classico esperanto nella

prima sillaba del verso, solitamente non accentata. Di tutt'altra opinione è invece Carlo

Agostini 191 , che sostiene che l'aver mantenuto il metro con gli accenti come in italiano è un

pregio del traduttore, non un difetto. Si scontrano qui la scuola rigorista dello Ŝulco, legata

alla metrica tedesca spesso seguita dallo Zamenhof e dai poeti dei primi anni, e una scuola

maggiormente libera, quale quella sostenuta dall'Agostini, che segue una maturazione

successiva della metrica esperanto.

Se Pisoni è già largamente esperto nella traduzione di poesie, i versi di Pavese sono invece il

primo esercizio dell'autore di queste pagine come traduttore di versi. Si tratta di 21

componimenti poetici (due sono in inglese), piuttosto brevi, gli ultimi dei 125 che compaiono

nell'edizione completa delle poesie di Pavese 192 : le due raccolte La terra e la morte e Verrà la

morte e avrà i tuoi occhi, e Due poesie a T.. Pavese non è particolarmente apprezzato come

poeta, per quanto gli alti e bassi della critica riservino ai suoi versi anche qualche sporadico

momento di successo. La scelta di tradurre Pavese da parte di chi scrive avviene di riflesso,

attraverso la passione della moglie 193 . La traduzione deve superare due situazioni contrastanti:

i frequenti enjembements tra sostantivo e aggettivo, tipici dell'ultimo Pavese, e invece altri

versi compatti, che chiudono un mondo in poche parole. La ripetizione dei vocaboli e dei

concetti in poesie diverse rende la raccolta dell'ultimo periodo un tutto unico, quasi un poema

solo, e il traduttore ha cercato di trasmettere questa unità. Una difficoltà è sorta anche per il

numero notevole di fusioni tra vocali e di dittonghi, che in esperanto non esistono: il traduttore

ha cercato di riprodurne l'effetto con un uguale numero di elisioni.

A parte una recensione, lusinghiera, fatta da un italiano 194 , il libretto non ha purtroppo avuto

altre menzioni, mentre sarebbe stato interessante vedere come all'estero veniva accolto questo

Pavese minore.

187

C. Pascarella, La malkovro de Ameriko (La scoperta dell'America, tr. G. Pisoni, C. Minnaja, R. Corsetti) in

"Literatura Foiro", 23, 140, 1992, pp. 303-319.

188

Renato Corsetti (1941 - ), già funzionario di un istituto di credito, è docente di psicolinguistica all'università di

Roma. Ha tradotto varie cose e ha spesso collaborato con altri traduttori. Attualmente presidente

dell'Associazione Mondiale di Esperanto e membro dell'Accademia.

189

Scritta da Martin Haase, in Esperanto, 940, 1984, pp. 73-74.

190

Ad opera di Rikardo Ŝulco (leggasi: Sciulzo, esperantizzazione del nome tedesco Richard Schultz, sempre

usata dall'autore), in L'esperanto, 7/8, 1983, pp. 14-15.

191

In L'esperanto, 1/2, 1984, pp. 28-29.

192

C. Pavese, Poesie edite e inedite, a cura di I. Calvino, Einaudi, 1962.

193

Luisella Sergiampietri (1939 - 1982), allieva della Scuola Normale Superiore, docente di italiano e latino nei

licei. Come studentessa liceale fu medaglia d'oro, prima in tutta Europa, nel primo concorso della Giornata

Europea della Scuola (1958). A lei, indicata semplicemente con "L.", è dedicato il libro in questione.

194

Giulio Cappa, in Literatura Foiro, 75, 1982, p. 23.

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