Untitled - Il Bandolo della Matassa di Severino Proietti

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Untitled - Il Bandolo della Matassa di Severino Proietti

INDICE

1-Introduzione.Metafisica scientifica

2-Il primo organismo: la cellula

3-L’Intelligenza associativa inizia l’organismo pluricellulare

4-Le cellule parlano

5-La costruzione dei tessuti

6-L’organismo pluricellulare

7-Il metabolismo

8-Organi e sistemi

9-Il sistema digerente

10-Il sistema circolatorio e il sistema immunitario

11-Il sistema respiratorio

12-Il sistema escretorio

13-Il sistema endocrino

14 Il sistema riproduttivo

15-Il sistema nervoso

16-Il sistema locomotorio

17-L‘Essere è Vita e Intelligenza- La Cellula è uno dei tanti

approdi dell’evoluzione dell’Universo.

18-Essere e Divenire

19-Cenni biografici

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INTRODUZIONE

METAFISICA SCIENTIFICA

Al di là dell’esperienza sensibile fatta direttamente con i sensi il

metodo scientifico con i suoi strumenti ci permette di conoscere

qualche cosa della porzione della realtà inaccessibile ai sensi:

questa conoscenza può essere detta "metafisica scientifica" ben

diversa dalla “metafisica pura” prodotto del puro metodo

razionale contro cui Kant ha scritto “La Critica della Ragione

Pura”. Già abbiamo potuto ammirare l’intelligenza contenuta nel

comportamento degli animali seguendo quanto l’etologia ci ha

fornito. Ora vogliamo addentrarci nella visita all’intima

costituzione dei cosiddetti “esseri viventi”, dove vedremo

funzionare l’intelligenza di ogni sistema, di ogni organo e di ogni

cellula.

I fenomeni vitali sono raggruppati sotto la denominazione di

“Fisiologia” con la quale si intende la conoscenza delle funzioni e

dei processi dell’organismo vivente. La Fisiologia è figlia

dell’Anatomia che ebbe i suoi inizi nell’antichità greca con Erofilo

( circa 290 a C ) e con Erasistrato (circa.275 a.C.): questi furono i

primi a intraprendere la dissezione dei corpi umani a scopo

conoscitivo. L’ Anatomia fu molto sviluppata dal più grande

medico greco che fu Claudio Galeno ( 138-201 d.C); dopo di lui

bisogna fare un salto fino alla Scuola Salernitana del X secolo d. C

e poi alle Università di Bologna e di Parigi del XII secolo quando

si ricominciò a dissezionare i cadaveri dei criminali. Per questo

Mandino Dei Luzzi (1275-1316 ) poté scrivere la sua “Anatomia”

che venne superata solo dalla nuova Traduzione delle opere

anatomiche di Galeno. Anche gli artisti, come Leonardo da Vinci e

Michelangelo Buonarroti, si dedicarono all’anatomia dei cadaveri

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per compiere i loro mirabili capolavori. Si arrivò così alla celebre

“Fabbrica del corpo umano” di Andrea Vesalio (1514-1564), sintesi

e sviluppo del lavoro dei predecessori, sulla cui guida la Fisiologia

poté cominciare a dare frutti veramente scientifici.

Tutti dobbiamo conoscere i nomi dei pionieri che si avviarono in

questa ricerca e di quelli che si distinsero nelle più notevoli

scoperte. William Harvey (1578-1665) scoprì la circolazione del

sangue; Marcello Malpighi (1628-1694) scoprì la funzione della

circolazione capillare; Francesco Redi (1626-1698) dimostrò

l’inesistenza della generazione spontanea; Van Aermont soprì la

funzione dei fermenti; Silvius (1614-1672) chiarì i processi

digestivi; John Mayow (1645-1679) chiarì quelli respiratori;

Antonio van Leeuuwenhoek (1632-1723) scoprì l’esistenza degli

spermatozoi; Jaan Swammerdam (1637-1680) e Francis Glisson

(1597-1677) scoprirono l’eccitabilità del muscolo; Albrecht von

Haller (1708-1779) stabilì che l’irritabilità è un elemento o un

carattere fondamentale degli organismi viventi e ci dette la prima

elaborazione delle conoscenze scientifiche acquisite fino allora col

suo “Elementi di fisiologia del corpo umano” (1766); Lazzaro

Spallanzani (1729-1799) migliorò la tecnica microscopica con la

quale Luigi Galvani (1737-1798) scoperse i processi elettrici degli

organismi viventi; Antonio Lavoisier (1743-1794) dopo la scoperta

dell’ossigeno da parte di Prisley scoprì che la vita è il risultato di

una combustione. Sui risultati di questi pionieri diventarono

grandi fisiologi Claude Bernard (1813-1878),E.Du Bois-Reymond

(1818-1896), Alberto Szent-Gyorgy (1893-1981) premio Nobel per

la scoperta della vitamina C (1937).

Grazie alla tenacia e alla genialità di tanti ingegni noi oggi

conosciamo molto bene il funzionamento dei vari organismi

viventi nel quale possiamo ammirare l’intelligenza con cui ogni

elemento e ogni sistema vi concorre in maniera impensata. Per

rendercene conto passiamo in rassegna quanto A. B. Mcnaught

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espone nel testo “Fisiologia Essenziale” ed. ”Il Pensiero

scientifico” Roma 1988, terza edizione italiana

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IL PRIMO ORGANISMO:LA CELLULA

Per organismo si intende l’insieme di più elementi che compie

funzioni che un solo elemento non potrebbe compiere.

Il primo organismo è la cellula: tale organismo microscopico è la

radice da cui emana ogni altro organismo complesso fino a quello

umano.

Ha una vita a sé: esempio è l’ameba che è una singola cellula e

ha una vita tutta autonoma ed è il paradigma di ogni altra cellula.

Nonostante sia un organismo unicellulare l’ameba già presenta un

funzionamento unitario che è il coordinamento di vari ingredienti

che si comportano in maniera intelligente: la membrana esterna

che la delimita è semimpermeabile perché deve, come una

sentinella, riconoscere chi può passare e chi non può passare

dentro e fuori dal campo cellulare. La membrana contiene il

protoplasma, che comincia a distinguersi in citoplasma e

nucleoplasma. Il citoplasma è costituito da un liquido chiaro e

vischioso denominato “iatoplasma” e ha il compito di traghettare

le particelle di vario genere che sono i materiali di produzione di

“carburante” come grasso, glicogeno, proteine, e i materiali di

rifiuto: tutto questo materiale è in continuo movimento. Il

”nucleoplasma” è contenuto in un secondo recinto denominato

“membrana nucleare”, che ha gli stessi compiti della membrana

cellulare: il nucleoplasma è citoplasma specializzato e deputato al

controllo di tutte le funzioni vitali della cellula, per cui senza di

esso la cellula muore. Dentro al nucleo abitano anche masse di

“cromatina” ricche di DNA, acido desossoribonucleico, che

controlla il numero dei “cromosomi” con i relativi “geni” che

caratterizzano ogni cellula, e il “nucleolo” ricco di RNA, acido

ribonucleico, che collabora col DNA alla replicazione della cellula.

Fuori del nucleo, cioè nel citoplasma, abitano gli “organuli” che

partecipano allo svolgimento delle funzioni essenziali della cellula,

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l’ “apparato del Golgi” sede di reazioni chimiche secretorie, i

“mitocondri” centri generatori di energia, il “reticolo

endoplasmatico” con ribosomi sede delle sintesi proteiche, il

“centrosoma” costituito da due “centrioli” deputati a dirigere la

riproduzione per divisione della cellula, i “lisosomi” che

producono enzimi per metabolizzare gli elementi utili alla vita

della cellula.

Ogni cellula presenta otto caratteristici fenomeni:

1-Unità organizzativa dell’attività della cellula: consiste nel

collaborare, promuovere, regolare, controllare, riparare i danni

ed eliminare elementi negativi entro l’ambito dell’ unità. Questa

funzione risiede nel nucleo, da cui partono tutte le direttive.

2-Irritabilità, cioè la capacità di ricevere stimoli e di dare risposte.

Per questa caratteristica reagisce o avvicinandosi alla sorgente di

stimoli favorevoli o allontanandosi da stimoli sfavorevoli, siano di

natura chimica o meccanica o termica o elettrica. Pensiamo che

qui sia la radice dell’Intelligenza della cellula che le permette di

discriminare e quindi di conoscere “il bene” cioè ciò che è positivo

per la sua vita e “il male” cioè ciò che le è nocivo.

3-Contrattilità, che consiste nella capacità di potersi muovere.

4-Nutrizione, che è un complesso lavoro didiscernimento”

nell’ambiente di sostanze idonee alle proprie esigenze, di

“secrezione” di enzimi atti a demolirle per utilizzarle per il

proprio mantenimento assorbendo gli elementi semplici o

semplificati, come carburante per il suo lavoro, ma è anche

discernimento” nell’espellere materiali non utilizzabili.

5-Metabolismo, che consiste nel compiere tutte quelle reazioni

chimiche con le quali iniziando dagli elementi si passa a

trasformazioni in varie sostanze necessarie allo sviluppo e alla

conservazione dell’unità cellulare e alla sua attività specifica.

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6-Respirazione, che è un assumere ossigeno dall’ambiente per la

combustione attraverso l’ossidazione degli alimenti e nell’espellere

anidride carbonica che ne risulta.

7-Escrezione, che consiste nell’espellere elementi non utilizzabili

per la propria attività o nell’emettere elementi utili all’attività di

altre parti dell’organismo a cui eventualmente appartiene.

8- Riproduzione, che è la generazione di un’altra cellula uguale a

se stessa con le stesse funzioni attraverso la propria divisione:

questo processo si chiama “mitosi”.

Tutti questi processi, soprattutto quello della riproduzione, che è

il più strabiliante, sono basati sulla “sensibilità” dalla quale deriva

l’ “irritabilità” che risponde agli stimoli dell'ambiente interno ed

esterno. Dobbiamo sottolineare questo elemento fondamentale

perché è quello che contiene il bandolo della matassa

dell’Universo, in quanto la “sensibilità” è caratteristica che unisce

l’ “essere vivente”, che dovrebbe essere detto piuttosto

“organico”, a tutto l’Universo che è “senziente” e “vivente”,

infatti non c’è nessuna porzione di “essere” che non sia

“sensibile” e non sia “vivente” in quanto reagisce a stimoli di altre

porzioni di “essere”, quali la luce che tutto avvolge e modifica e

l’attrazione universale che tiene tutto insieme, per cui possiamo

dire che l'essere “organico” è una prosecuzione dell’essere

senziente che è l’Universo. Chi crede nel “Progetto Intelligente”

che ha programmato le operazioni della cellula non fa che

spostare il problema che è risolto in maniera così evidente e

semplice dalla sensibilità e dall’intelligenza che ha tutto l’Essere

dell’Universo.

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L’INTELLIGENZA ASSOCIATIVA

INIZIA L’ORGANISMO PLURICELLULARE

Quanto è stato osservato nella cellula, di cui l’ameba è stato

assunto come esemplare, vale anche per tutti gli organismi

unicellulari nei quali si realizza quel “processo evolutivo”

denominato “specializzazione” e che porterà alla complessità degli

organismi pluricellulari fino alla meravigliosa organizzazione del

corpo umano. Questa evoluzione nella specializzazione si osserva

già nell’organismo ancora unicellulare del “paramecio”. Il

paramecio conservando tutte le funzioni vitali che abbiamo sopra

enumerato comincia a costruire in sé “strutture” destinate a una

qualche specifica funzione. Cioè mentre nell’organismo

unicellulare dell’ameba non esiste “localizzato” un punto della

cellula dove operare le funzioni vitali ma per poterle svolgere

cambia continuamente la propria configurazione, nel paramecio

invece si notano “strutture stabili” sulle quali incanala le proprie

funzioni: per la contrattilità preposta al movimento il corpo ovale

piatto e leggermente ritorto a forma di pianella è provvisto

tutt'attorno di ciglia, le quali col loro movimento flagellante

donano all'organismo un andamento a spirale e nello stesso tempo

producono correnti nell'ambiente acquoso che trasportano cibo. Il

cibo si incanala in una specie di "doccia", parte terminale di una

"gola" dalla quale il cibo va a finire in "vacuoli" per la digestione.

Dunque il cibo mentre nell'ameba penetra fagocitato in qualunque

punto della membrana cellulare, nel paramecio invece viene

assunto sempre in una struttura a ciò deputata; i rifiuti

nell'ameba non hanno un punto o un poro stabilito ma la

liberazione avviene per osmosi, nel paramecio invece è già creato

un poro specializzato.

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LE CELLULE SI PARLANO

Questa evoluzione strutturale avviene anche per le altre

funzioni vitali a mano a mano che gli organismi da unicellulari

diventano pluricellulari. Anzi negli organismi pluricellulari tale

specializzazione è resa possibile proprio dalla collaborazione di

più cellule che si sono diviso il lavoro associandosi. Queste cellule

associate però pur mantenendo in se stesse tutte le funzioni vitali

fondamentali tuttavia nel dedicarsi al “ lavoro specializzato” al

servizio di una funzione vitale comune perdono un po’

dell’efficienza per le altre funzioni e questo comporta una

modificazione della struttura generale. Così le cellule, che si

specializzano nella secrezione per espellere attraverso una

ghiandola vari prodotti che devono restare alla superficie,

spostano alla loro base il nucleo e presentano diminuite capacità

di movimento e di riproduzione per divisione. Le cellule che si

specializzano per accumulare grasso, riducono lo spazio al

citoplasma e al nucleo per fare spazio al grosso globulo di grasso

attorno al quale li dispongono schiacciati e appiattiti, perdendo la

capacità di contrarsi e di secernere. Anche le cellule muscolari per

provvedere meglio alla contrattilità e quindi al movimento si

allungano in maniera straordinaria riducendo la capacità di

riproduzione e di secrezione. Le cellule nervose si sono

specializzate nell’irritabilità, nella ricezione degli stimoli e nelle

risposte trasmettendo impulsi anche a lunghe distanze

nell’organismo, trasformando la propria forma in lunghe

ramificazioni, perdendo però ogni possibilità di autoriproduzione.

Nell’associazione delle cellule, fin dai primissimi inizi dei

fenomeni vitali, si scopre che è sempre presente il principio “pares

cum paribus facillime congregantur” (uguali con uguali si

aggregano molto facilmente ) e l’altro “l’unione fa la forza”. Così

si constata che nella creazione dei tessuti vitali solo l’unione di più

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cellule simili riesce a realizzare una funzione specializzata. Questo

fatto manifesta una intesa intelligente tra tutte le cellule

interessate. Questo fatto da tempo costituiva uno degli enigmi più

cruciali della biologia: "come fanno le cellule a sapere come

devono evolversi. “ L’ipotesi che le cellule embrionali fossero in

grado di comunicare era stata avanzata qualche anno fa quando

con il microscopio elettronico furono individuati per la prima

volta dei ponti che collegavano le membrane cellulari. Queste

connessioni permettono il trasferimento da una cellula all’altra di

piccole molecole. I biologi hanno quindi sospettato che tale

passaggio molecolare implicasse lo scambio di informazioni vitali

per il successivo sviluppo. Bisognava però trovare le prove di

questa ipotesi. Oggi finalmente alcuni dati concreti sono emersi

dalle ricerche di A.Warner e S.Guthrie dell’University College di

Londra e di N. Gilula del Baylor College of Medicine di Houston: i

messaggi che le cellule istruiscono su come svilupparsi le une

rispetto alle altre normalmente passano per tali speciali

congiunzioni. Warner, Guthrie e Gilula hanno mostrato che le

cellule “parlano”. IL compito successivo sarà quello di scoprire

che cosa si dicano esattamente e in quale linguaggio lo facciano”.

Gli errori che le cellule compiono qualche volta producendo

orrori in alcuni organismi devono essere dovuti alle variazioni

delle comunicazioni disturbate da qualche impulso estraneo o alla

comune variazione che avviene nella trasmissione del codice

genetico attraverso la replicazione del DNA attraverso l’ RNA.

Il comportamento delle cellule viene continuato nel

comportamento degli insetti e si può dire anche negli animali

superiori. Straordinario il risultato dello studio di Mark

W.Moffett ricercatore allo Smithsonian Museo Nazionale di Storia

Naturale che da anni e anni si dedica all’osservazione delle

formiche e ha riassunto in parte la sua ricerca nella rivista “Le

Scienze” numero di Febbraio 2012 con queste parole:

“In definitiva, la capacità delle formiche di praticare forme di guerra anche

estrema è la conseguenza di una coesione sociale molto simile alla coesione delle

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cellule in un organismo. Le cellule si riconoscono tra loro grazie a segnali

chimici che si trovano sulla superficie cellulare e quelle che emettono segnali

sconosciuti vengono attaccate dal sistema immunitario. Nella maggior parte

delle colonie le formiche si riconoscono a vicenda con segnali che si trovano

sulla superfice del corpo ed evitano o attaccano le straniere con un odore

diverso. Ogni formica in pratica indossa l’odore del proprio nido come se si

trattasse di una bandiera tatuata sul corpo. Questo odore è permanente, ogni

operaia è parte della società in cui è nata fino alla morte. La assoluta dedizione

delle formiche alla comunità le rende più simili alle cellule di un

superorganismo in cui la morte di un individuo ha le stesse trascurabili

conseguenze di un taglio di un dito.”

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LA COSTRUZIONE DEI TESSUTI

Per realizzare la funzione del movimento in un aggregato

cellulare prima di tutto occorre una “intelaiatura” che lo

connetta, lo sostenga e lo protegga. Ed ecco che le cellule si

ripartiscono il compito per creare strutture idonee costituite dal

tessuto connettivo, dal tessuto epiteliale, dal tessuto muscolare,

dal tessuto nervoso e dal tessuto osseo. Il tessuto è un

aggregazione di cellule che con i loro prodotti esercitano una

funzione vitale. Cioè ogni tessuto è il risultato dell’unione di un

gruppo di cellule specializzate che si creano anche il “mezzo” in

cui vivono e operano. Così il “mesenchima” è il tessuto connettivo

che appare all’inizio di ogni embrione. E’ formato da cellule

“stellate” con citoplasma estroverso per prendere contatto con le

cellule circostanti e vivono e operano in un “mezzo”, detto anche

“matrice”, di tipo gelatinoso che riempie gli interstizi tra una

cellula all’altra. E’ il punto di partenza dal quale cominciano tutte

le differenziazioni dei tessuti successivi. Nel mesenchima la

matrice è prodotta per generazione mentre nei tessuti successivi

sono le stesse cellule che si creano il mezzo con le proprie

secrezioni. Così il sangue e la linfa sono tessuti “connettivi”

costituiti da cellule fluttuanti in una matrice fluida detta “plasma”

che serve a contenere e a sostenere il passaggio di materiale vario;

il tessuto “reticolare” invece, che forma l’impalcatura del fegato,

della milza, del midollo osseo e dei linfonodi, è costituito da cellule

“stellate” perché producono fibre a reticolo che sono il loro

prolungamento, formando una rete tridimensionale per tali organi

che hanno una funzione ematopoietica; il tessuto fibroso, che

forma le guaine dei muscoli, dei nervi, dei vasi sanguigni e il

riempimento tra organi diversi negli strati più profondi della cute

e nelle capsule delle articolazioni scheletriche, è costituito da

cellule appiattite che formano fibre collagene flessibili e talvolta

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elastiche; il tessuto “elastico” che forma le reti delle grosse arterie

e in prossimità del cuore e a intervalli negli alveoli dei polmoni,

dei bronchi e dei bronchioli, è fatto di cellule che producono fibre

disposte in forma di lamine resistenti e flessibili capaci di

movimento alterno estensibile e retrattile; il tessuto “adiposo”, che

forma ora una imbottitura isolante e protettiva degli organi ora

una riserva di carburante, è costituito di cellule che si infarciscono

di grasso e producono fasci di fibre collagene disposte secondo la

direzione della trazione del movimento e sono sostenute da parti

del tessuto fibroso parallele; il tessuto "cartilagineo" , che forma le

pareti delle vie aeree, della laringe, dell'orecchio esterno, delle

superfici articolari delle ossa lunghe nei punti di articolazione e gli

ammortizzatori dei dischi vertebrali, è costituito da cellule dette

"condrociti" disposte a due e a quattro che producono matrici e

fibre collagene più o meno elastiche idonee allo stiramento e alla

pressione; il tessuto "osseo", che è l'impalcatura di tutti gli

organismi vertebrati, è costituito da cellule dette "osteociti" che

producono una matrice con sali di calcio e di magnesio e una

specie di lamelle disposte concentricamente attorno a un canale

detto di Havers in cui passano i vasi sanguigni e i nervi.

Alcune cellule si riuniscono per costituire tessuti che facilitano il

movimento interno e esterno: sono i tessuti epiteliali. Questo tipo

di tessuto ricopre tutte le superfici interne ed esterne come un

"foglio" fatto di tante cellule unite da sostanze cementanti, senza

vasi sanguigni. Gli epiteli si organizzano in modo molto semplice

ma anche in modo molto complesso, secondo la natura del

movimento a cui devono provvedere. Così le cellule si riuniscono

per formare "epiteli squamosi", nei quali assumono la forma

piatta realizzando "squame" come un pavimento piatto per

ridurre l'attrito tra superfici diverse sia all'interno del cuore che

dei vasi sanguigni e delle cavità pelvica, pericardica e peritoneale;

si riuniscono per formare "epiteli cubici" nei quali assumono

appunto la forma cuboidale attorno a un nucleo rotondo o per

proteggere le pareti dei dotti escretori, come nel rene, o per

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secernere meglio un muco vischioso e lubrificante e protettivo o

un prodotto acquoso di enzimi per facilitare il metabolismo, come

nelle ghiandole salivari; si riuniscono per formare "epiteli

colonnari", nei quali prendono la forma cilindrica attorno a un

nucleo ovale per proteggere come un tappeto muciparo i dotti

grossi del rene e la cavità dello stomaco che difendono da altri

succhi acidi e digestivi, oppure prendono una bordatura striata o

un orletto a spazzola per facilitare i processi di assorbimento

nell'intestino tenue o nei tubuli contorti del rene oppure assumono

bordi cigliati nei rivestimenti delle tube uterine per facilitare il

trasporto dell'ovulo dall'ovaio alla cavità uterina e nel

rivestimento delle vie respiratorie superiori per intrappolare le

particelle di polvere inalate e respingerle nella parte superiore

della bocca perché vengano deglutite, diventano "caliciforme" per

secernere un muco vischioso che lubrifica e neutralizza le feci

nell'intestino crasso; si riuniscono per formare "epiteli composti"

a più strati secondo la forma più idonea dove la funzione del

movimento presenta più usura e massimo logorio: possono essere

piriformi, fungiformi, ombrelliformi, come nelle vie urinarie dove

assumono una grande elasticità e impediscono la corrosione degli

altri tessuti che le costituiscono, ovvero cubiformi o coniformi o

squaniformi, come nella bocca, nell'esofago, nell'intestino e nella

vagina, ovvero corneiformi nelle quali lo strato superiore è fatto di

cellule morte che hanno perduto il loro nucleo e contengono solo

la "cheratina" che le rende molto resistenti al logorio e quello

inferiore è fatto di cellule vive che assicurano la rigenerazione. La

funzione dell'epitelio corneiforme appare con tutta evidenza nelle

superfici della pelle che stanno a contatto con l'ambiente esterno,

soprattutto quelle di grande attrito come sono gli arti; oltre a

proteggere dagli estremi della temperatura e dell'evaporazione

dell'acqua che è il principale costitutivo di ogni organismo,

permette quel movimento rapido che altrimenti sarebbe

impossibile.

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Ma le cellule che contribuiscono maggiormente a realizzare la

funzione vitale del movimento sono quelle specializzate a produrre

i tessuti muscolari, che sono le leve che lo permettono, e perché

sono "allungate" e "contrattili" in modo massimo, che è la

caratteristica principale dei tessuti muscolari. Poiché di

movimenti ce ne sono di varie qualità, perciò le cellule si sono

unite a produrre vari tipi di muscoli. C'è il muscolo "liscio", che si

trova negli organi inermi detti "visceri", come stomaco, intestino,

cuore, vescica, pareti dei vasi sanguigni, ed essendo il meno

specializzato dei muscoli produce un movimento automatico cioè

indipendente dalla direzione centrale del cervello e perciò è

costituito da cellule affusate interdigitale anche senza sostanza

intercellulare, quindi a contatto diretto tra di loro e questo rende

possibile un movimento diffuso ritmico di contrazione e di

distensione; c'è il muscolo "miocardio", "liscio" per eccellenza ,

fatto da cellule a forma cilindrica, striate trasversalmente, senza

matrice e quindi a contatto diretto con le rispettive membrane così

da formare lunghe fibre ramificate attraverso le quali si diffonde

rapidamente come un'onda la contrazione e la distensione; c'è il

muscolo "striato" trasversalmente, che si trova nei rivestimenti

nello scheletro corporeo, dipendenti dal centro cerebrale

dell'individuo, costituito da cellule altamente specializzate e

riunite in un pacco unico avvolto in un tessuto connettivo detto

"epimisio": più pacchetti vengono riunititi da un proprio tessuto

connettivo detto "perimisio" e formano fibre cilindriche molto

lunghe e larghe consentendo potenti e rapide contrazioni

accuratamente regolate.

Su tutti i tessuti così intelligentemente sviluppati dalle cellule

per realizzare la funzione del movimento opera come direttore

d'orchestra il tessuto nervoso. Tale tessuto viene sviluppato per la

comunicazione tra le varie parti dell'organismo e tra l'organismo

e l'ambiente in cui avviene il movimento. La costituzione del

tessuto nervoso manifesta ancor più degli altri l'intelligenza che

sviluppa ogni organismo. Il sistema nervoso è costituito da un

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tessuto il cui elemento base è caratterizzato da una spiccata

"irritabilità", che non è altro che quella qualità diffusa un po' in

tutti gli elementi di cui è fatta la realtà: la "sensibilità". La cellula

nervosa è una cellula specializzata in sensibilità e per realizzare la

funzione è organizzata in maniera strabiliante. Il suo nome è

"neurone": il neurone possiede due tipi di prolungamenti: i

"dendriti" per pescare o ricevere comunicazioni dall'esterno e

"l'assone" per inviare impulsi dall'interno. Negli organismi

complessi il neurone assume forme diverse secondo il suo posto di

lavoro: così è "unipolare" cioè con un solo prolungamento che

nelle cellule satellite e di sostegno si distingue in "assone" e in

"dendrite" o "bipolare" cioè con un assone e un dendrite e

"multipolare" con forma stellata cioè con un assone e molti

dendriti. Il rivestimento dell'assone, destinato a comunicare molto

lontano, rivela un’ intelligenza eccezionale nei vari strati che lo

difendono con varie pellicole denominate "mielina",

"neurilemma" e altri tessuti connettivi. Più cellule uniscono i loro

assoni in unico fascio e legati da un tessuto connettivo detto

"perineurio"; più fasci vengono riuniti da un tessuto connettivo

detto "epineurio". Tutti si agganciano alla parte con cui devono

comunicare in una "placca" dove ramificano per distribuire e

raccogliere impulsi. I vari luoghi di lavoro fanno assumere alle

cellule nervose funzioni specializzate e perciò alcune sono preposte

a inviare impulsi "motori", altre a trasmettere e a elaborare

impulsi "cooperativi", altre a ricevere e a trasmettere impulsi

dall'ambiente esterno ai centri di tutto l'organismo che sono il

cervello e il midollo spinale.

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L'ORGANISMO PLURICELLULARE

Per poter produrre un organismo pluricellulare in cui vengono

esplicate in maniera "associativa" le otto funzioni vitali che già

vengono svolte in radice nell'organismo unicellulare, certamente

occorre un'intesa e quindi un'intelligenza di fondo. E la funzione

che maggiormente la mostra è quella riproduttiva. Negli

organismi unicellulari la riproduzione avviene per divisione,

detta "mitosi", mentre negli organismi pluricellulari la

riproduzione o moltiplicazione avviene per l'intervento di cellule

specializzate a tale funzione. Anche nel semplice meccanismo

della moltiplicazione mitotica l'intelligenza appare tanto più

eccezionale quanto più è minuto il livello in cui essa si realizza da

richiedere un microscopio speciale per poterla osservare. Per

comprendere la riproduzione mitotica bisogna ripensare la

descrizione che già abbiamo fatta della cellula. Per verificarsi la

mitosi, cioè la divisione in due parti uguali con le stesse

prerogative, la cellula deve nutrirsi per pervenire a un volume

doppio di quello iniziale. Allora inizia un processo meraviglioso: il

centrosoma, fatto di due centrioli, si divide andando un centriolo a

un polo e l'altro all'altro polo dello ialoplasma che si dispone a

forma di fuso; la cromatina si organizza in un groviglio di sottili

formazioni allungate denominate "cromosomi", tanti quanti la

specie dell'organismo ha ereditato dall'inizio della sua comparsa

sulla Terra: scompare la membrana nucleare e il nucleolo; i

cromosomi si stipano lungo l'equatore del fuso in cui si è

trasformata la cellula; ogni cromosoma si scinde in due metà dette

"cromatidi; ai poli ognuno dei centrioli si scinde in due e

attraggono vicino a sé un uguale numero di cromatidi; comincia

così in ciascun polo a formarsi un nuovo centrosoma, compaiono

nuovi nucleoli e un nuova membrana nucleare, i cromosomi

riformano un guscio che va dissolvendosi per scomparire e

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formare una nuova cromatina. A questo punto, la membrana

cellulare si "strozza" all'equatore del fuso e cominciano a

formarsi nuove membrane cellulari attorno ai nuovi centri, fino a

dividersi in nuove cellule identiche alla prima.

Ma un'intelligenza più sofisticata mostra il meccanismo della

riproduzione degli organismi pluricellulari. Come abbiamo visto,

in tali organismi le varie funzioni vitali vengono svolte attraverso

la specializzazione delle varie cellule associate. Questo gruppo ne

comprende altri due ancor più specializzati perché ciascuno deve

provvedere a "creare" degli organi speciali l'uno complementare

dell'alto dalla fusione dei cui prodotti nasce il nuovo organismo

pluricellulare. Per potere arrivare a tale prodotto la loro attività

deve passare varie fasi in cui ciascun gruppo deve prima

fabbricare un proprio organo particolare denominato "gonade"

di tipo "maschile" o "femminile" e si chiamano "testicolo" e

"ovaio". Quando sono maturi questi due organi producono un

proprio tipo di cellule, denominate "gameti", quello prodotto

dall'ovaio si chiama "ovulo" e quello prodotto dal testicolo si

chiama "spermatozoo". Ogni gamete contiene sempre un numero

preciso di "cromosomi", con un numero preciso di geni: quello

maschile si chiama cromosoma Y , quello femminile si chiama

cromosoma X. Nell’ organismo umano ci sono 23 cromosomi

femminili X e 23 cromosomi maschili Y: riunitisi nella

generazione formano 46 cromosomi per fare un nuovo individuo.

I due gameti sono detti anche "cellule aploidi" e quando si sono

riuniti formano una "cellula diploide" . Il processo per produrre

"cellule aploidi" - dalle quali deriva tutta la tensione sessuale degli

individui completi - viene denominata "meiosi" , che segue

fondamentalmente la mitosi ma con fasi più complesse nelle quali

spicca ancor più l'intelligenza della natura a questa profondità: si

parte da una cellula aploide e si perviene a quattro cellule con

assetto cromosomico identico ma variato in una fase detta

"chiasmo" per un contatto tra cromosomi in cui i "geni" vengono

24


incrociati. Tutta la vita sessuale degli organismi pluricellulari, fino

all'uomo, è regolata da queste cellule.

A questo punto a nessuno sfugge che l'intelligenza è insita in ogni

cellula e in ogni gruppo di cellule associate, perché non soltanto

sanno adempiere a tutte le funzioni vitali ma attraverso la

collaborazione sanno costruire organismi infinitamente complessi

che a loro volta sanno svolgere le stesse funzioni vitali. Difatti i

vari tessuti, già costruiti da cellule specializzate, si uniscono per

formare "organi" e questi si uniscono per formare "sistemi" per

realizzare la vita di quella entità superiore chiamata individuo. Il

sistema nervoso "pensa" a ricevere le informazioni dall' ambiente

interno ed esterno e a dare le opportune risposte; il sistema

endocrino "pensa" a secernere le sostanze chimiche chiamate

"ormoni" con le quali stimola la trasformazione dell'energia,

assunta sotto forma di cibo, e di bevanda e necessaria allo

sviluppo e all'attività delle varie parti dell'organismo, con un

mirabile processo denominato "metabolismo"; il sistema

respiratorio "pensa" a fornire l'ossigeno necessario a tutte le

cellule dell'organismo e a espellere in cambio l'anidride

carbonica, elemento di rifiuto; il sistema digerente "pensa" a una

prima trasformazione dell'energia assunta sotto forma di cibo in

sostanze chimiche più semplici che possano scorrere nel torrente

sanguigno perché ogni cellula possa "pescare" ciò che è

confacente al suo fabbisogno; il sistema circolatorio o

cardiovascolare, con i suoi servizi escretori, nei reni e nella cute,

"pensa" alla distribuzione dell'energia che vi hanno immesso il

sistema digestivo e il sistema respiratorio e alla eliminazione dei

rifiuti: il sistema riproduttivo "pensa" a preparare i gameti

necessari per la moltiplicazione della vita per via sessuale; il

sistema locomotore con i suoi organi scheletrici e con i suoi

muscoli "pensa" al movimento di tutto l'organismo o di alcune sue

parti per poter adempiere alle altre funzioni vitali. L'intelligenza

ha la radice già nel lavoro compiuto dalle singole cellule, si

diffonde nel lavoro di gruppo delle varie cellule che formano i vari

25


organi e i vari sistemi, si completa nella collaborazione di miliardi

di cellule per realizzare l'unità di ogni organismo secondo la

propria specie. Ogni organismo opera come un'immensa unica

cellula e adempie in grande quelle funzioni vitali che in piccolo già

svolge la più piccola cellula, difatti l'ameba e il paramecio che

sono cellule autonome come organismi unicellulari adempiono le

otto funzioni vitali degli organismi pluricellulari. Sicché la natura

dell'intelligenza che opera a livello unicellulare è la stessa che

opera a livello pluricellulare.

Pertanto l'individuo non è che il risultato dell'azione intelligente

che preesiste al risveglio e all'entrata in azione della sua

intelligenza unitaria. E anche quando questa sua intelligenza

entra in azione solo alcune funzioni vitali vengono assunte

direttamente da essa mentre altre continuano ad essere condotte

dall'intelligenza che funzionava già prima e la cui sede sta nelle

singole cellule. Le funzioni esercitate dalla intelligenza primitiva

sono quelle che sono denominate "vegetative" e di controllo come

la funzione digestiva, nutritiva, respiratoria. Tutte queste funzioni

sono dirette automaticamente da una sezione speciale del sistema

nervoso autonomo distinto in simpatico e parasimpatico. Le

funzioni assunte dalla nuova intelligenza unitaria sono quelle di

relazione interna ed esterna: questa intelligenza unitaria si trova

in una speciale sezione dell'encefalo e si serve del resto

dell'encefalo, del midollo spinale, del sistema nervoso periferico,

del sistema muscolare e del sistema scheletrico. La comunicazione

che si stabilisce all'interno dell'organismo avviene con canali del

sistema nervoso detti "propriocettori” per i muscoli, i tendini e le

articolazioni, mentre sono detti "intercettori" per i visceri; la

comunicazione che si stabilisce con l'esterno dell'organismo

avviene con canali specializzati per stimoli provenienti da

sorgenti diverse e denominati "esterocettori" e sono i tradizionali

cinque "sensi", dei quali la vista, l'udito e l'odorato sono detti

"telecettori" perché raccolgono impulsi lontani, mentre il tatto e il

26


gusto sono detti "contattocettori" perché raccolgono impulsi

vicini.

Come si vede l' intelligenza è la vera protagonista del mondo

degli “esseri organici”: è essa che li plasma, li accresce, li ripara, li

nutre, li fa cercare e li fa fuggire. L'intelligenza dirige la cellula

nella sua attività nell'ambiente non solo esteriore ma anche in

quello interiore. Abbiamo visto che la cellula è un'unità vivente

capace di realizzare le otto funzioni proprie di ogni essere

organico: questa unità è una struttura di diversi elementi

racchiusi nella membrana del protoplasma. Il protoplasma è una

vera fucina dove l'intelligenza della cellula opera sovrana nella

fabbrica di quanto occorre per mantenere quell'equilibrio in cui

consiste in definitiva la vita.

27


7

IL METABOLISMO

L'attività con cui la cellula produce quanto le occorre per sé e

per collaborare con le altre cellule quando è incorporata in una

associazione quale è un organismo pluricellulare viene chiamato

"metabolismo". Perciò il metabolismo è quel processo con cui una

cellula o associazione di cellule trasformano elementi primitivi in

altri elementi utili alla loro vita e attività. Ha due fasi: nella prima

si demoliscono sostanze complesse in sostanze più semplici e è

detta "catabolismo": nella seconda si costruiscono sostanze

complesse con quelle più semplici ricavate nella fase precedente e

è detta "anabolismo". Il mezzo con cui la cellula compie questo

processo è la molecola dell'ossigeno con la quale brucia e

trasforma gli zuccheri e i grassi per ricavarne quanto le occorre.

La vasta gamma delle attività metaboliche si apre e si chiude con

due processi, uno inverso dell'altro: il processo "fotosintetico" e il

processo "catanabolico". Il processo "fotosintetico" avviene nella

cellula vegetale per creare la molecola dello zucchero: questa

molecola viene prodotta nella foglia dalla creazione della clorofilla

per opera dell'energia solare sintetizzandola dall'acqua e

dall'anidride carbonica liberando ossigeno. Il processo

"catanabolico" avviene nell'animale dove la molecola dello

zucchero viene demolita in acqua e anidride carbonica liberando

l'energia che era impegnata nel tenere uniti gli atomi di idrogeno,

di carbonio e di ossigeno. La molecola di grasso, che è l'altra

sorgente di vita cellulare, viene prima "ridotta" a carboidrato e

poi trattata come la molecola dello zucchero. La quantità di

energia recuperata nel metabolismo cellulare è la stessa di quella

captata dalla cellula vegetale. L'energia della molecola dello

zucchero se venisse liberata tutta in una volta sarebbe sufficiente a

distruggere la cellula, perciò la molecola viene demolita nei

"mitocondri" pezzetto per pezzetto in molecole sempre più

29


piccole. In tale processo è impegnata una dozzina circa di enzimi,

ciascuno specifico per ogni passaggio. Nella cellula autonoma

dell'organismo unicellulare parte di tale energia viene utilizzata

per realizzare le proprie funzioni e il resto viene dissipato

nell'ambiente sotto forma di calore; nell'organismo pluricellulare,

dove vige la collaborazione, le cellule sono, così, "consapevoli" che

il resto energetico viene immagazzinato in legami particolari

denominati "fosfati ad alta energia" tra molecole di composti

persistenti: questi legami successivamente demoliti forniranno alle

cellule l'energia necessaria per la loro attività specifica. Questo è il

ciclo scoperto da A.Krebs (1900-1981) che con altre scoperte gli ha

meritato il premio Nobel per la fisiologia nel 1953.

L'efficienza del metabolismo può essere misurato dalla quantità

di energia termica che un organismo emette nel corso di una

giornata. E' detto "metabolismo basale" la misura dell'energia

emessa da un organismo a "riposo totale" cioè quando

l'organismo svolge solo le funzioni necessarie per mantenersi vivo.

Oggi si calcola misurando il rapporto tra la quantità di ossigeno

assunto e la quantità di anidride carbonica emessa nelle 12 ore

dopo l'ultimo pasto: il risultato detto "quoziente respiratorio" dà

l'energia termica emessa e quindi la misura del metabolismo base

dell'organismo.

Il lavoro rappresentato dal metabolismo contiene un

elemento di "discrezione" e di "cernita" che è stato

individuato nel nucleo che "riconosce" e seleziona gli

elementi che devono passare la membrana cellulare per

costituire il materiale del protoplasma. Questo materiale

contiene idrogeno, ossigeno, carbonio, azoto, calcio, fosforo,

sodio, potassio, zolfo, magnesio, fluoro, ferro, ecc. Tutti questi

elementi non si trovano nel protoplasma allo stato puro ma

come composti comuni, come l'acqua che unisce idrogeno e

ossigeno o come composti organici cioè sostanze speciali a

base di carbonio che solo gli organismi riescono a

30


sintetizzare. I composti organici vengono riuniti in 4 grandi

gruppi:

1°-I glicidi, che sono costituiti da atomi di carbonio, di

idrogeno e di ossigeno, I più semplici sono gli zuccheri (

lattosio, glucosio, fruttosio ) e i più complessi sono gli amidi:

il glicogeno è l'amido fabbricato dall'organismo animale.

2°-i lipidi, che sono molecole costituite da molecole più

piccole di acidi grassi e glicerolo, variazione del carbonio,

idrogeno e ossigeno: i più comuni sono i monogliceridi, i

digliceridi, i trigliceridi, gli acidi grassi essenziali, i fosfatidi, i

cerebrosidi, gli steroidi ecc.

3°-i protidi, detti anche proteine, che sono molecole

complesse costituite dai ventun amminoacidi tenuti uniti in

lunghe catene formate dalla ripetizione di cinquanta a

quattrocento volte di amminoacidi e disposte secondo

strutture tridimensionali: esistono migliaia di tipi di

proteine differenti secondo il numero degli amminoacidi e

della posizione nella catena. Ogni specie vivente ha una sua

proteina specifica che costituisce il protoplasma della sua

cellula e viene elaborata secondo gli ordini ricevuti dagli

acidi nucleari.

4°-acidi nucleici o nucleo-proteina, che sono proteine che risiedono

nel nucleo della cellula o nucleoplasma, e sono fornate da una

complessa struttura a forma di catena i cui elementi sono i

"mononucleotidi": ogni mononucleotide è fatto di una molecola di

zucchero, di acido fosforico e di una base pirinica o pirimidinica.

Una catena speciale è costituita dalla molecola del DNA dei

cromosomi, che presiede alla riproduzione della cellula nella

mitosi e nella meiosi.

Già tutto questo immenso e complicato lavoro ci dice che la

cellula possiede anche nell'organismo unicellulare una unitarietà

di comportamento che trova il suo strumento nel sistema

ormonale: gli ormoni sono regolatori universali del metabolismo

31


cellulare e negli organismi pluricellulari sono prodotti da speciali

ghiandole. Attraverso gli ormoni il nucleo della cellula o

dell'aggregato di cellule compie un lavoro di cernita, di analisi e di

sintesi condotto con "discernimento" con mezzi senza i quali non

funzionerebbe nulla: le vitamine e gli enzimi, anelli

importantissimi nella concatenazione dei processi metabolici.

Senza di essi l'organismo non si accresce ma resta rachitico (

vitamina A), non si riproduce correttamente (vitamina E), non

tiene efficienti le pareti del sistema circolatorio (vitamina C), non

può riparare tempestivamente eventuali lesioni (vitamina K), non

agisce efficacemente nelle trasformazioni metaboliche (vitamina

B). Tutto è diretto e stimolato dal nucleo dell'organismo, dove

risiede il centro che discerne e organizza l'attività del

meraviglioso laboratorio di ogni cellula. Il protoplasma di ogni

essere vivente contiene ingredienti diversi, risultato degli stessi

elementi semplici che sono carbonio, idrogeno, ossigeno, ecc.: tali

risultati diversi sono ottenuti seguendo precise "disposizioni" di

lavoro impartite dal nucleo. C'è da scoprire da dove vengono tali

"disposizioni": intanto la Scienza ha constatato che le cose stanno

così. Anzi è stato constatato che c'è una precisa concatenazione del

lavoro di alcune cellule di una specie (vegetali) col lavoro di altre

cellule di specie diversa (animali). Così si sa che le cellule di

organismi "animali" non hanno la capacità in sé di fabbricarsi gli

elementi costitutivi del proprio citoplasma che sono i glicidi, i

lipidi e i protidi a partire dagli elementi semplici o elementari

reperibili allo stato libero ma devono desumerli dalle cellule degli

organismi "vegetali" le sole capaci di compiere i due fondamentali

processi della "fotosintesi" con le foglie per il carbonio e della

"fosfosintesi" con le radici per l'azoto: solo partendo da questi

due elementi esse possono fabbricare lo zucchero, l'amido, il

grasso ecc. Gli organismi vegetali "mangiati" dagli organismi

"animali" vengono utilizzati col processo metabolico, inverso al

processo fotosintetico. Tutto questo è indice di una "continuità"

nella costruzione dei fenomeni vitali.

32


L'unitarietà del lavoro associativo nei vari componenti della

cellula o delle varie cellule di qualunque organismo vivente è

ammirevole nella produzione e nella utilizzazione dell'energia

necessaria alla costruzione e alla sopravvivenza e all'attività del

tutto. Sappiamo che la cellula vegetale si procura l'energia

attraverso il processo fotosintetico e fosfosintetico; la cellula

animale invece se la procura attraverso il processo metabolico.

L'intelligenza cellulare si manifesta nella "sensibilità" con cui

amministra l'energia immagazzinata con la nutrizione Tutta

l'attività tende a mantenere l'equilibrio tra l'energia che entra e

l'energia che esce. C'è da ammirare l'ingegnosità per mantenere

l'equilibrio termico, perché l'energia, che viene liberata con

l'ossidazione degli elementi, infine appare sotto forma di calore.

Per conservarsi in vita gli organismi sanno stabilire un

adattamento all'ambiente attraverso la loro sensibilità, in cui in

definitiva consiste la loro intelligenza: attraverso questa sensibilità

stabiliscono un equilibrio termico o livellando il loro calore

interno (temperatura) a quello ambientale ( e sono gli organismi a

sangue freddo) o conservandolo costante con meccanismi

ingegnosi (e sono gli organismi a sangue caldo). Gli organismi a

sangue caldo fanno di tutto per mantenere la loro temperatura

costante, che serve loro per mantenere anche il loro tenore di vita.

Per mantenere costante la temperatura occorre appunto

bilanciare la produzione di calore e la sua cessione. Si pensi che il

novanta per cento dell'energia che si libera con l'ossidazione degli

elementi compare nell'organismo sotto forma si calore: su 3300

chilocalorie introdotte nell'organismo umano come alimento, 300

vengono impiegate in lavoro da parte di tutte le cellule

metabolizzanti nei tessuti attivi come fegato, muscoli e ghiandole,

e le altre 3000 vanno a finire in calore che attraverso i fluidi

tessutali che circondano ogni cellula è trasportata rapidamente nel

torrente sanguigno e qui attraverso la grande rete dei vasi

capillari operano gli agenti del meraviglioso meccanismo

termoregolatore. Infatti la cessione del calore da parte

33


dell'organismo all'ambiente può essere fatta per via cutanea con

la traspirazione, la convezione e la conduzione.

Il meccanismo termoregolatore non opera "ciecamente" ma è

controllato da "centri specializzati ipotalamici posti alla base del

cervello, i quali sono sensibili all'alzamento e all'abbassamento

della temperatura e ai messaggi provenienti dalle terminazioni

nervose della pelle e in base a tali rilievi intervengono con ordini

opposti secondo che la temperatura aumenta o diminuisce. Se

aumenta ordinano ai vari capillari di dilatarsi, alle ghiandole

sudoripare di entrare in azione, alle ghiandole pilifere di

abbandonare peli o penne protettive, alle ghiandole digestive di

assumere meno cibo e ricercare acqua. Se invece diminuisce

ordinano ai vasi capillari di restringersi, alle ghiandole sudorifere

di smettere l'attività, al tessuto adiposo di fare incetta di grassi e

di zuccheri, ai tessuti muscolari di fare movimento, alle fibre

muscolari di contrarsi e al sistema digestivo di ricercare vitto più

abbondante.

Ci sembra di avere descritto sufficientemente che la cellula, sia

come un organismo autonomo sia come elemento associato ad altri

per realizzare un organismo più complesso, è animata da una

sensibilità che la rende "intelligente" nella sua vita e nella sua

attività. Da questa "radice" fiorisce l'intelligenza che osserveremo

facendo la visita ai vari sistemi in cui è compaginato un organismo

complesso pluricellulare.

34


8

ORGANI E SISTEMI

Le otto funzioni individuate nell'organismo unicellulare vengono

realizzate come abbiamo detto anche nell'organismo

pluricellulare, concepito come un'unità di cellule associate .Ora

dobbiamo vedere come.

Nell'unità associativa dell'organismo pluricellulare le funzioni

vitali vengono espletate appunto in "modo associativo" da vari

aggregati di cellule detti "organi " e "sistemi". Un grande

spettacolo di intelligenza già presenta l'organismo pluricellulare

nella sua derivazione da un'unica cellula e nella successiva

moltiplicazione, differenziazione, specializzazione e

armonizzazione in unica attività di più di 30 trilioni di cellule.

Tale fenomeno è spettacolare nella fase anteriore alla nascita e nel

primo anno di vita. Presentiamo i dati relativi all'organismo

umano perché naturalmente è quello che ci interessa di più ma il

fenomeno è identico in tutti gli altri organismi viventi.

Quando un nuovo organismo nasce è già attrezzato di tutti gli

organi e sistemi necessari a caratterizzarlo come individuo della

specie dalla quale deriva. Nessuno può godersi lo spettacolo

dell'intelligenza operativa nel frenetico lavoro che avviene nella

moltiplicazione per mitosi nei nove mesi nel mondo chiuso del

ventre materno, come invece tutti potranno vedere quello che è

dato dalla crescita a vista d'occhio dopo la nascita. Dal risultato

che si può osservare si può immaginare la sorprendente opera

costruttiva di tanti organi e sistemi con cui è compaginata la

nuova creatura. Il tutto si è realizzato in attuazione a livello

microscopico delle indicazioni provenienti da un "codice

genetico" risultato dell'unione di due "gameti" iniziali e

provenienti da due organismi distinti.

35


Noi possiamo solo controllare che alla nascita il sistema

nervoso, quello locomotorio, quello respiratorio, quello digestivo,

quello endocrino e quello riproduttivo sono già impostati con i

loro propri organi e sono pronti a entrare in funzione a mano a

mano che saranno stimolati dall’ambiente di vita. Alla nascita un

bambino pesa circa tre chili , è alto circa 50 cm e utilizza il 40%

dell’energia alimentare nell’accrescimento del proprio organismo

; a tre mesi è già circa 5 chili e 58 cm.; a un anno pesa 10 chili e

alto circa 75 cm, però ha diminuito l’impiego dell’energia a 20%.

Il processo di accrescimento è gradualmente rallentato tanto che

il secondo anno pesa 12 chili e è alto 84 cm, al 10° anno pesa 27

chili e alto 129 cm e utilizza circa il 10° di energia. Tutto è in

continua lenta crescita secondo un ritmo sorprendente se non è

disturbato o impedito da qualche fattore deviante. Dall’ipofisi

anteriore proviene l’ormone “somatotropo” che stimola

l’accrescimento di tutti tessuti e organi. A tredici anni si rianima

l’impiego energetico per breve periodo salendo al 15% per

l’entrata in funzione del sistema riproduttivo che contribuisce alla

completa maturazione dell’accrescimento e verso il 18° anno

raggiunge il massimo del peso di 55 chili e 163 cm nella femmina e

nel maschio 65 chili e 175 cm, stabilizzandosi al 4% l’impiego

dell’energia per le sole necessità dell’equilibrio funzionale di tutti i

sistemi e per la loro eventuale riparazione.

Raggiunta la maturità l’organismo pluricellulare, come s’è detto,

è il risultato di circa trenta trilioni di microscopici organismi che

lavorano tutti insieme per lo stesso scopo. Questo fatto ci costringe

a fare una riflessione che ci deve fa comprendere il funzionamento

e la costituzione di ogni organismo pluricellulare. I trilioni di

cellule vivono e operano in modo che all’ attività delle singole

cellule si sovrappone un’attività superiore che è quella dell’unità

di gruppo. Ne segue che nell’organismo pluricellulare operano

due tipi di realtà distinti e dipendenti nello stesso tempo: la

“realtà strutturale” che è il risultato dell’unione di tutti i sistemi

cellulari e la “realtà psichica” che è il risultato del funzionamento

36


della realtà strutturale e si manifesta con la coscienza e la volontà

dell’individuo. Abbiamo detto che queste due realtà sono

dipendenti e indipendenti nello stesso tempo: è il famoso rapporto

tra il corpo e la mente, che ha dato modo ai metafisici e ai mistici

di sbizzarrirsi in mille modi. Io ne ho fatto oggetto della mia

analisi nel lavoro che ho chiamato Il bandolo della matassa

pubblicato nel 1988 e in cui ho individuato come primo bandolo la

nostra esistenza e come secondo bandolo l’Intelligenza che anima

tutto l’Universo, che mi ha permesso di compiere La Rivoluzione

dell’Intelligenza detronizzando la Ragione, facendo pulizia di

quanto inquina la Cultura in suo nome. Qui dobbiamo solo notare

che l’attività della “realtà strutturale” indipendente dalla “realtà

psichica” viene denominata “attività automatica o riflessa” e l’

attività dipendente o guidata dalla “realtà psichica” è detta

“volontaria”.

37


9

IL SISTEMA DIGERENTE

Questa situazione di un organismo pluricellulare è messa bene in

evidenza dal funzionamento del sistema digerente, col quale

iniziamo la nostra rassegna, non perché questo sia più importante

degli altri, in quanto tutti i sistemi sono talmente collegati per cui

ognuno è indispensabile, ma perché da qualcuno dobbiamo pure

iniziare, e iniziamo da quello più accessibile. Il sistema digerente è

la via principale di rifornimento di energia di tutto l’organismo;

l’altra è la via respiratoria. E’ costituito da sette organi: bocca,

faringe, esofago, stomaco, fegato con cistifellea e pancreas. Il suo

compito è quello di rifornire energia attraverso l’assunzione di

elementi di varia natura dall’ambiente esterno e di trasformarli in

modo da essere utilizzabili da tutti i trenta trilioni di cellule.

L’inizio e la fine del suo funzionamento dipende dalla realtà

psichica, mentre il resto è tutto automatico. Difatti l’assunzione, la

masticazione e la deglutizione sono atti all’inizio “volontari” e

cominciano a diventare “automatici” quando entrano a

funzionare le ghiandole salivari; la defecazione è volontaria ma

anche automatica. Occorre precisare che “automatismo” non vuol

dire privo di intelligenza ma semplicemente “indipendenza” della

dell’intelligenza della realtà psichica e non dall’intelligenza di

ciascuna cellula e di ciascun gruppo di cellule. Ciò che colpisce è la

correlazione di tutte le varie parti che sono gli organi, gruppi di

cellule collegate per conseguire nel modo più efficace e più utile

un’operazione unica.

Descriviamo brevemente le varie fasi del sistema digestivo.

La bocca, in stretto rapporto col naso, è tutta predisposta alla

funzione generale: con le labbra assume il vitto e le bevande, con i

denti taglia e tritura, con la papille linguali e nasali trasmette

messaggi al centro del bulbo alla base dell’encefalo perché metta

in azione le ghiandole salivari, capaci di secernere fino a un litro e

39


mezzo di saliva al giorno per contribuire alla trasformazione del

cibo.

L’esofago, anche se serve a una semplice operazione di

trasferimento allo stomaco attraverso un tubo lungo 25 cm,

tuttavia mostra di sapere operare con grande accorgimento

perché la deglutizione implica oltre lingua le terminazioni nervose

site dietro la lingua e nella laringe e lungo il tubo, le quali

provocano gli ordini motori del bulbo dell’encefalo ai muscoli del

palato molle perché chiudano le vie nasali, all’epiglottide perché

chiuda la laringe, ai muscoli delle pareti dell'esofago perché

afferrino e comprimano il bolo alimentare e con onde chiamate

“moti peristaltici" lo trascinino in basso, allo sfintere del cardia,

che è l'apertura dello stomaco, perché si apra.

Lo stomaco compie un'operazione che è una vera operazione

alchemica. La prima parte del pasto, dopo avere varcato

l'apertura del cardia, ne esce alla parte opposta nel piloro entro

cinque minuti, mentre l'ultima parte ne può uscire anche dopo

cinque ore secondo l'entità del pasto. La funzione principale dello

stomaco è quella di serbatoio miscelatore e disintegratore chimico

dei vari elementi del bolo alimentare che qui diventa "chilo"; solo

in minima parte serve ad assorbire direttamente un po' d'acqua,

di alcool e di glucosio per immetterli direttamente nel torrente

sanguigno. Per la sua operazione principale lo stomaco secerne

fino a due litri di succo al giorno. Nella prima parte si comporta

come una “tramoggia” in cui il “chilo” si dispone lateralmente per

far posto alle nuove porzioni provenienti dall’esofago; nella

seconda parte si comporta come una “macina” che ruota e

impasta il chilo con potenti contrazioni peristaltiche, di cui

l’individuo non avverte nulla. Questi movimenti e la secrezione del

succo gastrico da parte del tessuto del fondo dello stomaco sono

regolati da un meccanismo che si mette in moto già ai primi

stimoli ni natura psichica, quali sono gli odori, la vista o il

semplice pensiero del cibo, e viene azionato potentemente ed

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efficacemente da processi meccanici, chimici e nervosi. I processi

meccanici sono costituiti dalla dilatazione e distensione del

“sacco” sotto la azione del riempimento del pasto: durante questa

fase le pareti fanno una leggera ma costante pressione sul

materiale spingendolo verso la zona pilorica, dove potenti onde di

contrazione peristaltiche dopo averlo lavorato, lo immettono a

spruzzi nell’intestino duodeno. I processi nervosi sono correnti di

vicendevoli influenze tra lo strato di cellule nervose della parete

tessutale e i centri del bulbo che presiedono alla funzione

digestiva. I processi meccanici e quelli nervosi stimolano i processi

chimici, per i quali le cellule nelle varie ghiandole secernono

“mucina” che deve proteggere il tessuto gastrico, l’ ”acido

cloridrico” che deve uccidere i batteri e rendere assimilabili i

minerali di calcio, di ferro, di sodio, di potassio, di magnesio ecc.,

la “pepsina” e il “pepsinogeno” per scindere le proteine, i glutidi e

i lipidi, la “gastrina” e la “gastrozimina” che devono produrre

acido ricco di enzimi

La funzione dello stomaco, come è collegata alla precedente

funzione della masticazione e della deglutizione, è collegata anche

alla successiva fase intestinale: difatti non appena il chilo entra nel

duodeno la mucosa intestinale secerne un ormone detto "gastrina

intestinale" che attraverso la via sanguigna influisce sulla

secrezione del succo gastrico ricco di enzimi; quando però il

materiale si accumula nel duodeno la mucosa secerne un ormone

detto "enterogastrone" che agisce in senso opposto inibendo la

secrezione del succo gastrico e quindi l'appetito. L'attività dello

stomaco è collegata anche a organi posti molto lontano

nell'organismo: difatti deve regolare l' "aggiustamento della

pressione osmotica" dei liquidi ingeriti in modo che abbiano una

concentrazione uguale ai liquidi interni dell’organismo, e deve

produrre “ il fattore intrinseco” che è un enzima necessario per

l’assorbimento della vitamina b12, a sua volta necessaria per la

produzione dei globuli rossi nel midollo delle ossa e quindi per

non cadere in preda all’anemia perniciosa.

41


Il lavoro iniziato dallo stomaco viene rifinito nel duodeno, prima

parte dell’intestino, dove il chilo diventa definitivamente chimo,

idoneo per essere assorbito, e lo diventa per l’intervento di due

importanti organi: il pancreas e il fegato.

Il pancreas ha due funzioni: una digestiva per la secrezione del

“succo pancreatico” e una regolativa dell’equilibrio della glicemia

nel torrente sanguigno con la secrezione dell’ “insulina” per opera

delle isole Langherhans. Il succo pancreatico è prodotto dagli

“acini sierosi” e si raccoglie nei dotti di Wirseny e di Santorini e

attraversa l’ampolla di Vater e si versa nel duodeno: è una

secrezione acquosa di circa 750 ml giornalieri e contiene Sali

alcalini che neutralizzano l’acido dello stomaco e molti enzimi

necessari al metabolismo, come la “lipsasi”, l’ “amilasi”, la

“tripsina”, la “chimostripsina”, la “rennina”, “sideptidasi”, la

“carbosideptidasi” e la “nucleasi”. Come il succo salivare e il

succo gastrico, viene anch’esso secreto dietro la stimolazione di

influenze psichiche ( pensiero, vista, odore del cibo ), di influenze

dei centri bulbari avvertite dalle papille gustative e di influenze

chimiche della “secretina” e della “pancreazinina” del duodeno

che arrivano al pancreas attraverso il torrente sanguigno.

Il fegato svolge tre funzioni: digestiva con la secrezione della bile

in collegamento della cistifellea o colecisti; uropoietica o di filtro

in collegamento con i reni; sintetica con l’elaborazione di sostanze

essenziali a tutto l’organismo, come glicogeno, proteine,

fibrinogeno, emazie, eparina ecc. La funzione digestiva viene

esercitata secernendo da 500 a 1000 mg di bile al giorno che si

raccoglie nella vescica “cistifellea” che vi aggiunge del muco. La

bile è formata di Sali biliari detti “glicinato” e “taurocolato” di

sodio, risultato di una coniugazione di acido colico, glicina e

taurina; emulsiona i grassi attivando la lipsasi pancreatica e

formando complessi idrosolubili con colesterolo e alcune vitamine

promovendone l’assorbimento. Viene versata attraverso lo

sfintere di Oddi nel duodeno durante il pasto sotto le solite

42


influenze psichiche, bulbari e chimiche attraverso la

“colecistochinina” secreta dalla mucosa del duodeno e immessa

nel circolo sanguigno).

Il chimo entrato nel duodeno, tubo robusto composto di quattro

tuniche elastiche come tutto l’intestino, ne stimola la mucosa a

secernere la gli ormoni “duocrinina”, “eneterocrinina” e

“secrenina”, i quali eccitano le ghiandole Liberkühn a secernere

gli enzimi “crepsina” che scinde i peptidi, “enterochinasi”, che

attiva il tripsichinogeno pancreatico, “amilasi” che scinde l’amido,

“maltasi” “lattasi” e “saccarasi” che scindono i glicidi, “lipasi”

che aiuta a scindere i lipidi, “nucleasi” che scinde gli acidi

nucleici, “nucleotidasi” che scinde i nucleotidi, e insieme stimola le

ghiandole di Brünner a secernere un muco particolare per

proteggere la mucosa dall’acido gastrico, e gli ormoni

“enterogastrone”, “secretina”, “pancreozinina” e

“colecistochinina”, i quali compiono l’azione catalitica per il

rifornimento dei succhi gastrici, pancreatici e biliari. Così al succo

gastrico, pancreatico e biliare si aggiunge quello enterico per oltre

1500 ml il quale è alcalino per neutralizzare l’acido degli altri

succhi.

Nei successivi tratti dell’intestino, detti “digiuno iliaco” e

“crasso”, avviene l’assorbimento degli elementi nutritivi da parte

del sistema circolatorio che dovrà portarlo a tutte le cellule

dell’organismo. Al lavoro intelligente demolitorio della prima

parte del sistema digestivo si aggiunge quello non meno

intelligente selettivo della seconda parte che consiste nel

discernere” ciò che è utile o nocivo. Per compiere questo

immenso lavoro di analisi le quattro tuniche dell’intestino sotto la

direzione del plesso di Auerbach collaborano con i loro movimenti

affinché nel chimo i villi della mucosa possano “pescare” ciò che è

giusto lungo i loro sei metri circa. La rassegna, per così dire,

avviene lentamente: i residui di questa selezione ci mettono sei

ore per raggiungere la fessura epatica del colon, nove ore la

43


fessura splenica, da 12 a 24 ore il colon pelvico precedente il retto.

I movimenti che compie l’intestino per facilitare l’assorbimento

sono due: movimento “miotico” perché intrinseco al muscolo

della tunica e avviene a “segmentazione” cioè consiste nello

strizzare e gonfiare alternativamente come onde le varie parti del

tubo: in tali tratti il timo fa da “spola” avanti e indietro per

potersi meglio mescolare e potere entrare meglio in contatto con i

villi della mucosa; movimento “neurogeno” perché regolato dal

plesso nervoso di Aurebach sito nella tunica e consiste

nell’inseguire, negli intervalli del movimento miogeno, le

contrazioni di parte del tubo per fare avanzare il chimo in avanti.

Arrivato alla fine dei circa sei metri e mezzo dell’intestino tenue, il

chimo si trova di fronte a una porta che si apre e si chiude per

immettere nell’intestino cieco, prima parte di quello crasso: è la

valvola “ileo-ciecale”, la quale entra in funzione non appena il

cibo comincia a scendere nello stomaco.

A compiere l’operazione dell’assorbimento sono preposti i villi

che in gran numero tappezzano le pareti: compiono la loro

funzione con un “movimento a pompa”, contraendosi e

dilatandosi diretti dal plesso nervoso di Meissner. I villi

contengono la “rete capillare sanguigna” e la “ rete capillare

linfatica”: seguono la via linfatica i prodotti della digestione

costituiti dai grassi, dai trigliceridi ,dagli acidi grassi a catena

carboniosa lunga e dalle vitamine liposolubili, attraversano i

“linfonodi mesenterici” e si versano nella “cisterna chyli” e

attraverso il dotto toracico sboccano nella succlavia sinistra a

livello del collo e si mescolano con le altre sostanze nutritive del

sangue; seguono la “via capillare sanguigna” i prodotti della

digestione costituiti dai glicidi, dai protidi, dagli acidi grassi a

catena carboniosa corta, il glicerolo, le vitamine idrosolubili, i

minerali e gran quantità di acqua, entrano nella vena porta,

vanno al fegato per una ulteriore elaborazione ed eventuale

immagazzinamento a suo “giudizio” e infine vanno al cuore per

ripartire e nutrire tutte le cellule dell’organismo.

44


Quando il chimo attraverso la valvola ileo-ciecale entra

nell’intestino crasso offre, all’assorbimento della mucosa, che non

ha più qui i villi ma semplicemente l'epitelio fornito di “ombretto

e spazzola”, soltanto alcuni sali e l’acqua residua. Le cellule

caliciformi forniscono un denso muco alcalino per lubrificare le

feci e neutralizzare i numerosissimi batteri che le costituiscono per

circa un terzo e compiono la sintesi di alcune vitamine, come la K

e la B. Anche i linfonodi compiono azione di difesa contro i

microbi. Per compiere il suo lavoro l’intestino crasso usa due tipi

di movimento che lo dividono in due parti uguali: uno va dalla

valvola iliaco-ciecale al “punto Cannon” che sta a metà del crasso

trasversale, e l’altra dal punto Cannon va alla valvola anale. Nel

primo tratto “onde miogene” vanno avanti e indietro per

assicurare un contatto prolungato tra la mucosa del crasso

ascendente e il contenuto; nel secondo tratto “onde neurogene” a

lunghi intervalli e con vigore spingono il contenuto nel colon

discendente. Questi movimenti, come quelli dell’intestino tenue,

iniziano fin da quando il cibo entra nello stomaco.

L’eliminazione dei residui della digestione torna ad assumere

aspetti automatici e volontari come l’operazione dell’assunzione

del cibo. Anche qui operano due meccanismi: uno legato

direttamente al midollo spinale che distende il retto per la via

parasimpatica o lo costringe per la via simpatica; l’altro dal

midollo risale verso il cervello fino al centro della coscienza

unitaria dell’organismo, la quale interviene secondo l’intelligenza

“volontariamente” decidendo l’evacuazione allentando o

restringendo gli sfinteri anali esterni con la partecipazione di tutti

i muscoli addominali.

Nella descrizione della funzione del sistema digestivo la scienza ci

presenta che i vari organi operano in una vicendevole

collaborazione che non è altro che una intesa intelligente, sviluppo

di quella attuata a una dimensione infinitamente più profonda da

tutte le cellule. Lo stesso “vomito” con cui il sistema digestivo

45


manifesta la sua “ribellione” alla violenza a cui l’organismo viene

sottoposto da agenti di vario genere, non è altro che un atto di

intelligenza, come è un atto di intelligenza il “rigetto” nelle

operazioni di trapianto di organi. Gli agenti che determinano il

vomito possono essere di natura psichica ( paura, ansia, disgusto ),

di natura traumatica o dolorifica su qualunque organo come sono

certi movimenti ( navi, auto) o maltrattamenti o affaticamenti, o

di natura tossica quali sono gli avvelenamenti di qualunque tipo.

In tali situazioni lo stimolo proveniente per via cerebrale o visiva o

uditiva o tattile o gustativa o olfattiva o enterocettiva arriva al

centro bulbare che attraverso i nervi spinali e il nervo vago dà

ordini alla prima parte del sistema digestivo – esofago e stomaco –

di rilassarsi, ai muscoli addominali di contrarsi e al diaframma di

abbassarsi per comprimere la cavità addominale e così far rifluire

violentemente indietro il bolo alimentare.

46


10

IL SISTEMA CIRCOLATORIO

E IL SISTEMA IMMUNITARIO

Non diversa è l’intelligenza con cui opera il ”sistema di

trasporto” o “circolatorio”, che è la prosecuzione della funzione

iniziata da quello digestivo.

Abbiamo detto che un organismo pluricellulare nella sua

funzionalità globale non fa che continuare quanto fa un

organismo monocellulare come l’ameba o il paramecio. La cellula

amebica trova nell’ambiente acquoso esterno il mezzo di

comunicazione per gli elementi che vanno e vengono dal suo

interno; l’associazione pluricellulare tale mezzo se lo costruisce

nell’organismo che risulta dal lavoro di tutte le cellule con la

realizzazione del “sistema circolatorio”. E in questo lavoro

costruttivo abbiamo già ravvisato la profonda intelligenza di tutte

le cellule. Godiamoci l’intelligenza in atto nella funzione di tale

sistema.

Già la costituzione generale di tale sistema mostra una

intelligenza fenomenale. Premessa di partenza è il tessuto liquido

del plasma sanguigno costituito da cellule specializzate e centro

motore di tutto il sistema è un organo, il cuore, costituito da due

pompe simili indipendenti e sincronizzate: la pompa di sinistra

riceve dalla via polmonare il sangue ricco degli elementi nutritivi e

a mezzo della rete arteriosa lo rispinge a tutti gli organi perché

tutte le cellule vi attingano secondo le proprie esigenze; la pompa

di destra riceve il sangue depurato dagli organi filtranti,

arricchito dal sistema digestivo e lo sospinge nei polmoni ad

arricchirsi ulteriormente di ossigeno con la rete venosa.

Quest’operazione avviene in tre tempi: riempimento (diastole ) dei

due atri delle pompe a valvole chiuse; apertura delle valvole,

svuotamento e contrazione (sistole) attraverso le arterie e le vene,

47


e successivo riempimento degli atri. Come si vede alla diastole

atriale corrisponde la sistole vestibolare e viceversa: è un vero

moto perpetuo che inizia quando le cellule hanno finito di

costruire tale pompa meravigliosa e cessa quando l’unità

dell’organismo è spezzata da qualche agente esterno o interno.

Questo ciclo si compie in otto decimi di secondo quando il cuore

batte a 75 volte al minuto. I toni cardiaci sono suoni sordi che

danno i due gruppi di valvole: più forti le atrioventricolari, meno

forti le semilunari dell’aorta e della vena porta.

Il lavoro del cuore avviene automaticamente cioè

indipendentemente dalla coscienza e intelligenza generale

dell’organismo che risiede nella corteccia cerebrale, tuttavia viene

influenzato dagli stati di tale coscienza, che consistono nelle

variazioni emozionali prodotte o dalla conoscenza emergente o

dalla memoria o dalla comunicazione attuale. Tale lavoro è

regolato continuamente dal potenziale elettrico contenuto in un

centro specializzato denominato “marcapasso” o “nodo senoatriale”

sito nella parete posteriore dell’atrio destro: tale centro

emette un impulso che genera un’onda che si propaga lungo le

pareti dei due atri facendole contrarre, passa a un secondo centro

detto “nodo atrioventricolare” sito in fondo all’atrio destro e di

si propaga lungo le due ramificazioni di questo nodo che scivola

all’interno dei due ventricoli che stimolano a contrarsi dopo che

sono stati riempiti dagli atri. Il lavoro del cuore anche se è

indipendente dalla coscienza generale è però controllato da un

gruppo di neuroni sito nell’ipotalamo del cervello il quale invia

impulsi a due altri centri siti nel bulbo detti “centro simpatico” e

“centro parasimpatico”, i quali essendo antagonisti, cioè il primo

rilassatore e il secondo eccitatore, equilibrano l’attività in più

intensa e meno intensa secondo gli impulsi che i nervi sensitivi

diffusi nel cuore e in tutto l’organismo inviano all’ipotalamo e al

bulbo. Tutto avviene in centesimi di secondo: come si vede la

sensibilità è estrema, per cui in condizioni normali in un minuto

dalla pompa destra viene spinto ai polmoni 5 litri di sangue

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venoso e 5 litri di sangue arterioso dai polmoni arriva alla pompa

sinistra. In un minuto i polmoni arricchiscono il sangue di circa

un quarto di litro di ossigeno. In condizioni di sforzo dai cinque

litri si può passare fino a un massimo di 30 litri di sangue al

minuto.

Mentre le valvole atrioventricolari regolano il moto perpetuo

delle diastoli e delle sistoli negli atri e nei ventricoli, le valvole

semilunari regolano il flusso di uscita del sangue dai ventricoli.

Tutto questo può avvenire perché dalle due pompe si diramano

due reti di vasi che iniziando con dimensioni piuttosto voluminose

finiscono per diventare fini come capelli per potere entrare nelle

più minute parti dell’organismo dalle quali ritirano gli elementi di

rifiuto. I capillari dopo avere adempiuto la loro funzione di

scambio con le cellule, ridiventano vasi sempre più consistenti a

mano a mano che ritornano al cuore. I vasi che comunicano con la

pompa di sinistra si chiamano “arterie”; quelli che comunicano

con la pompa di destra si chiamano “vene”. Le loro parti iniziali,

molto robuste ed elastiche, fungono da pompe sussidiarie perché

si dilatano durante le sistoli dei ventricoli e si restringono durante

le diastoli, dando così ulteriore spinta al flusso sanguigno.

I vasi sanguigni sono tutti sotto controllo, attraverso

l’innervazione capillare dei centri sensibili del sistema nervoso –

come il cuore e tutti gli altri visceri - del bulbo e dell’ipotalamo, i

quali con le vie simpatica e parasimpatica ne regolano la

dilatazione e il restringimento. Quindi influiscono alla loro

vasodilatazione e vasocostrizione le emozioni, la temperatura e la

cocentrazione ematica, la secrezione ematica, le secrezioni

ormonali e metaboliti vari. In generale “stimoli spiacevoli”- come

caldo, freddo, rumori forti, emozioni negative – provocano i centri

vasomotori a dare ordini di costrizione, mentre “stimoli piacevoli”

– come tepore, massaggi delicati, carezze, musica armoniosa,

emozioni positive – li provocano a dare ordini di dilatazione.

49


Naturalmente questi due fenomeni influiscono in vario modo sul

funzionamento e sullo stato generale dell’organismo.

La circolazione del sangue si dirama in due sottosistemi: il

“grande circolo” che dal ventricolo sinistro si diffonde in tutto

l’organismo e ritorna all’atrio destro; il ”piccolo circolo” che dal

ventricolo destro va direttamente ai polmoni e ritorna all’atrio

sinistro. La circolazione nelle arterie trova il suo impulso

sufficiente dalla sistole del ventricolo sinistro, mentre nelle vene

tale impulso non è più sufficiente e agisce la forza di gravità in

quelle della regione superiore del corpo e in quelle della regione

inferiore contribuiscono alla risalita la “pressione negativa”

esistente nel torace che essendo inferiore a quella atmosferica

funge da “tiraggio” sulla colonna del sangue, la contrazione delle

vene nel movimento degli arti inferiori e infine la regolazione

vasodilatatoria e vasocostrittiva dei centri vasomotori del bulbo e

dell’ipotalamo.

La velocità del flusso del sangue nell’apparato circolatorio è

molto forte nell’aorta perché è come una “condotta forzata”

mentre nel resto degli altri vasi va progressivamente diminuendo

per la grande esposizione della rete; anche nelle grandi vene la

velocità è inferiore che nella aorta perché l’area è maggiore. Nel

“piccolo circolo” cioè in quello polmonare la velocità è maggiore

che nel “grande circolo” per la minore sua espansione. La

pressione del sangue è la forza con cui il flusso preme sulle pareti

dei vasi ed è il risultato della quantità e della viscosità del sangue e

della resistenza che oppongono le pareti delle arterie. Nel grande

circolo tale forza è massima all’acme della sistole del ventricolo

sinistro, cioè 120 mmHg, e minima cioè 80 mmHg durante la sua

diastole. Nei capillari va diminuendo progressivamente fino a

diventare di 30, di 16, di 12 mmHg. Nelle grandi vene prossime al

cuore è di circa 4 mmHg. La pressione può aumentare anche per

l’influenza dei fattori psichici come la paura, la collera, l’ansia ed

eccitazioni negative di qualunque natura per la vasocostrizione

50


effettuata dalla adrenalina delle ghiandole surrenali. Nel piccolo

circolo la pressione è molto inferiore di quella del grande circolo,

difatti durante la sistole del ventricolo destro va da 19 mm a 26

mm e durante la diastole va da 6 a 12 mm. Tale differenza è

dovuta alla maggiore sottigliezza delle pareti dei vasi elastici a

confronto dell’aorta e del sistema arterioso, offrendo minore

resistenza nei capillari la pressione va da 5 a 10 mm.

Nei vasi capillari si realizza lo scopo della circolazione sanguigna

che è quello di portare nutrimento e ossigeno alle cellule dei

tessuti e di ritirarne i prodotti di scambio e di rifiuto. Dal vaso

capillare gli elementi nutritivi non passano direttamente alle

cellule ma passano in un compartimento intermedio chiamato

“liquido interstiziale” o “tessutale” che raggiunge in tutto

l’organismo circa 12 litri. Questo scambio può avvenire perché le

pareti dei capillari sono semimpermeabili, cioè lasciano

attraversare le piccole molecole dei vari elementi. Nella zona

capillare, essendo molto estesa – tra gli 800 e i 3200 cm 2 – la

velocità è molto rallentata e questo dà il tempo al lavoro di

scambio. Nei capillari delle arterie, nei quali la pressione è di 15

mm inferiore alla pressione del fluido tessutale, si verifica una

“forza attrattiva” che spinge a passare il “confine” in senso

opposto, permettendo alle vene di ritirare i prodotti delle cellule

depositati in tale fluido. Anche attraverso le membrane cellulari

avviene lo stesso scambio, tra il fluido tessutale e i vari citoplasmi

tessutali: il meccanismo ( o processi ) è diretto dalla pressione

osmotica o di concentrazione dei due liquidi. Quello che è

meraviglioso è il fatto – non ancora spiegato – che le varie

membrane cellulari sono selettive cioè permettono a certi elementi

di entrare e lo impediscono ad altri.

L’acqua costituisce circa il 6070 % del peso di tutto l’organismo

umano, cioè ammonta a circa 46 litri in una persona del peso di 70

kg. Una gran parte è intracellulare e ammonta a circa 30 litri dei

46 litri totali. Circa 16 litri si trovano al difuori delle cellule e

51


costituisce il liquido extracellulare. Questo comprende gli esigui

volumi del sistema linfatico, il liquido cerebrospinale, i liquidi

delle cavità pericardica , pleurica e peritoneale, e i 3,5 litri del

plasma sanguigno (3,5) e i 12 litri del liquido interstiziale o

tessutale.

Il sistema circolatorio è in stretto collegamento col sistema

escretorio che regola l’equilibrio dei liquidi in tutto l’organismo.

Il sangue ha un volume di circa 5-6 litri e risulta un “torrente” in

cui sono commisti elementi stabili che costituiscono il tessuto

sanguigno ed elementi di transito che costituiscono il rifornimento

di tutte le varie parti dell’organismo. Questi elementi di transito

sono forniti dal sistema digerente, dal sistema respiratorio e da

tutti gli altri sistemi che producono fattori necessari per il

funzionamento di altri sistemi e anche elementi di rifiuto.

Il sangue mantiene un suo equilibrio anche nella propria

liquidità e a tale scopo provvedono gli anticoagulanti, tra i quali il

principale è l’ ”eparina”. In occasione della lacerazione di qualche

tessuto si manifesta l’intelligenza delle cellule accorrendo nel

punto leso col processo della coagulazione del sangue nel quale,

secondo i risultati acquisisti per la prima volta dagli studi di

Morawitz (1905), si parte dalla vitamina K la quale provoca la

sintesi della “protrombina” che a sua volta utilizzando il calcio,

stimolata dall’enzima “trombocinasi” e da un altro enzima

liberato dalle cellule danneggiate ” detto “tromboplastina”, forma

la “trombina” che essendo insolubile trattiene nei suoi sottili

filamenti le “piastrine” del sangue: il risultato di tutto questo

lavoro è il coagulo che riaggiusta la lacerazione dei tessuti.

Quest’efficienza del tessuto sanguigno si rompe o per deficienza

di coagulanti dando luogo alla grave malattia dell’ “emofilia” o a

un eccesso di coagulabilità per deficienza di anticoagulanti dando

luogo all’altro guaio delle trombosi. Nella pratica medica delle

trasfusioni e dei trapianti di tessuti e di organi si deve tenere

conto di tale equilibrio del tessuto sanguigno: gli studi

52


approfonditi hanno accertato che la natura come al solito è molto

varia nelle sue realizzazioni: sono stati riscontrati oltre 50

raggruppamenti sanguigni relativamente ai fattori della

coagulazione. La classificazione che si è rivelata più pratica è

quella studiata nel 1900 da K. Landesteiner (1868-1943), premio

Nobel nel 1930 per la fisiologia ed è conosciuta con la sigla

“ABO”. Il suo criterio classificatorio sta in due elementi: uno è

detto “agglutinogeno” e sta nei globuli rossi del donatore e l’altro

è detto “agglutenina” e sta nel plasma del ricevente. Questi due

elementi non si devono incontrare nelle trasfusioni e nei trapianti

perché rovinano la liquidità del tessuto sanguigno. Occorre perciò

conoscere bene la composizione dei due tessuti sanguigni di

partenza. A tale scopo Landsteiner ha denominato “A” il gruppo

sanguigno che ha in sé “l’agglutinogeno” di tipo “A” e

“l’agglutenina beta” ed è costituito dal 42% della popolazione; ha

denominato “B” il gruppo sanguigno che ha in sé “l’agglutinogeno

di tipo “B” e “l’agglutenina di tipo alfa” (è costituito dal 3% della

popolazione); ha denominato “O” il gruppo sanguigno che non ha

in sé nessun tipo di “agglutinogeno” ma tutt’e due i tipi di

“agglutinina” cioè quella alfa e quella beta ( è costituito dal 46%

della popolazione). Nelle trasfusioni per evitare l’agglutinazione

non si devono unire i due gruppi in modo da evitare

l’agglutinazione. Landesteiner continuando i suoi studi insieme a

N. Wiener (+1964) nel 1941 scoprì un altro fattore di

incompatibilità sanguigna denominato “fattore Rhesus” dal tipo

di scimmia i cui globuli rossi trasfusi nel tessuto sanguigno di una

cavia vi producevano anticorpi che in una seconda trasfusione

distruggevano i globuli rossi trasfusi. Negli individui umani tale

fenomeno in alcuni avviene e in altri no: vuol dire che in alcuni c’è

il fattore Rhesus e in altri no, cioè alcuni sono Rh positivi (Rh+) e

altri sono Rh negativi (Rh-). Si è accertato che la percentualità è

dell’85% Rh+ e del 15% Rh-. Nelle trasfusioni occorre non

mescolare Rh+ con Rh-. Il fattore Rhesus agisce anche in alcuni

tipi di gravidanze nelle i quali il fattore gamete maschile e

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gamete femminile sono l’uno Rh+ e l’altro Rh-, per cui il feto

ereditando dal padre come carattere dominante il fattore diverso

dalla madre può produrre l’antigene che provoca anticorpi nel

sistema immunitario materno i quali distruggeranno i globuli

rossi delle future gestazioni.

Oltre la funzione di mezzo di comunicazione il sangue svolge una

sua specifica funzione con gli elementi che costituiscono il suo

tessuto stabile e che sono le “plasmoproteine”, i “globuli rossi”, i

“globuli bianchi” e le “piastrine”.

I globuli rossi, detti anche eritrociti, sono cellule ricche di

pigmento chiamato “emoglobina”, capace di trasportare grande

quantità di ossigeno che dà il colore rosso a tutto il sangue:

durano circa 120 giorni e alla fine vengono ingeriti dai macrofagi

della milza e del fegato. Sono prodotti dal midollo osseo e il loro

numero per mm 3 è tra 6,5 milioni e 4,2 milioni, se supera tale cifra

si verifica la policitemia e se va sotto si verifica l’anemia.

I globuli bianchi, detti anche “ leucociti”, vanno da 6000 a 10.000

per mm 3 , durano da 2 a 4 giorni. Sono di diversi tipi:

1°-Leucociti neutrofili”: fanno da spazzini dell’organismo perché

con il loro “potere ameboide” fagocitano i batteri dannosi e altri

corpi estranei; perciò si moltiplicano nelle infezioni acute e

producono enzimi idonei per demolire il tessuto fibroso formatosi

attorno alla parte infetta e così aprono la strada in un ascesso o in

un foruncolo per scaricare all’esterno il pus prodotto, che non è

altro che l’accumulo di cadaveri di batteri e di leucociti caduti

nella battaglia; sono ancora essi che assorbono spini, suture e

frammenti di osso nelle fratture e altri incidenti.

2°-“Leucociti eusinofili”: intervengono nelle affezioni allergiche.

3° “Macrociti”: entrano in azione nelle infezioni croniche e nella

malaria.

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4° Linfociti: agiscono come gendarmi dell’organismo e entrano in

azione nella tubercolosi e nella sifilide. Sono prodotti dalle

strutture linfatiche con i linfonodi, la milza ecc.

5°-“Leucociti basofili”: sono la metà di tutti i globuli bianchi e con

l’”eparina” svolgono azione anticoagulante.

Le piastrine intervengono nelle ferite per la coagulazione del

sangue: il loro numero varia da 250.000 a 500.000 per mm 3 ; se

sono ridotte di numero si verifica la “trombocitopenia”. Come i

globuli rossi e i globuli bianchi le piastrine sono prodotte dal

midollo osseo.

Tutti i globuli bianchi, in particolare i “linfociti”, costituiscono la

difesa dell’organismo denominata “attività immunitaria”, che si

svolge con la produzione di “anticorpi” con notevole liberazione

della “gamma globulina” Perciò è molto importante il numero

efficiente dei leucociti: se è al di sotto dei 4000 al mm 3 si verifica la

“leucopenia”, se al di sopra si verifica la “leucocitosi”. E’

importante rilevare che l’organismo ha risorse per mantenere

costante il numero dei globuli rossi e dei globuli bianchi: la loro

distruzione detta “emolisi”, che avviene circa 120 giorni per i

globuli rossi e circa 4 giorni per quelli bianchi, è sempre bilanciata

dalla formazione di nuovi. Nel feto i globuli rossi cominciano a

formarsi nella parete dei vasi sanguigni, poi comincia a entrare in

azione la milza, poi il fegato e infine il midollo osseo che alla

nascita è tutto attivo.

Il sistema di trasporto oltre che al grande circolo sanguigno è

costituito anche dalla piccola rete del circolo linfatico. Questo

circolo nasce nel “letto dei capillari” cioè nel fluido interstiziale,

la vasta zona dell’organismo dove avviene lo scambio dei vari

elementi di ricambio e di rifiuto. Dove i capillari arteriosi si

trasformano in capillari venosi là nascono anche i capillari

linfatici, così chiamati perché vi circola la linfa che è un sangue

drenato dalle loro pareti ancora più sottili che fanno passare

molecole e particelle più grosse: i vasi linfatici formano il sistema

55


linfatico - affluente al sistema sanguigno propriamente detto - i cui

vasi essendo ancora più sottili possono drenare per la loro

elasticità particelle più grosse di quelle che sono drenate dai vasi

sanguigni. Il liquido che scorre nei capillari linfatici è denominato

“linfa”, perché è simile al plasma sanguigno ma è meno proteica.

La rete dei capillari linfatici si riuniscono in vasi sempre più

grossi che muniti di valvole antiriflusso confluiscono a loro volta

in due dotti finali: il “dotto linfatico destro” che raccoglie le vie

linfatiche del quadrante superiore dell’organismo e il “dotto

linfatico toracico” che raccoglie le vie linfatiche dagli altri tre

quadranti e dall’area addominale. Questi due dotti versano la loro

linfa nelle “vene succlavie” al livello del collo perché vada a

mescolarsi col sangue venoso e poi col sangue arterioso.

Il circolo linfatico è una specie di filtro sui generis del sistema di

trasporto generale: prima raccoglie dalle varie regioni

dell’organismo quanto può essere nocivo, come globuli di grasso

nella regione addominale, particelle di carbone che sfuggono la

prima linea di difesa delle vie respiratorie, batteri, cellule

cancerose, virus, tossine e altre particelle estranee; poi attraverso

le varie “stazioni” lo distrugge per restituire il resto purificato e

arricchito dei suoi prodotti, come i linfociti, al grande circolo

sanguigno. Le “stazioni” sono i “linfonodi”, costituiti da una

specie di fagiolo contenente una impalcatura reticolare

tridimensionale nella quale si annidano i noduli di tessuto linfatico

denso e lasso che producono i terribili linfociti, i quali dopo avere

ripulito le vie sanguigne entro 4 giorni muoiono liberando la

“gamma-globulina”, agente molecolare molto importante nel

sistema immunologico. I linfonodi sono distribuiti strategicamente

lungo il percorso: un gruppo sta dietro i gomiti e i ginocchi, un

altro sta nelle ascelle, un altro nell’inguine, altri in punti chiave

del collo, del torace e dell’addome. Le cellule dei linfonodi hanno

un forte ” potere fagocitario”, cioè mangiano per distruggerli i

loro nemici. Occorre sottolineare la funzione molto intelligente di

questo sistema di difesa: gli anticorpi sono una risposta su misura

56


al nemico invasore detto “antigene” e si lanciano come razzi

contro l’intruso.

Il compito di filtro adempiuto dal circolo linfatico è coadiuvato

dalla milza, dal circolo cerebrospinale e dal sistema escretorio.

La milza è una specie di linfonodo gigante, difatti è costituita da

una capsula grossa quanto un pugno chiuso del peso di 200

grammi. Il suo tessuto è fibroso con propaggini dette “trabecole”

che si addentrano nella “polpa rossa” fatta di tessuto reticolare di

cellule stellate. Non è altro che un “serbatoio” che riceve il sangue

da una grossa arteria e lo riversa in una grossa vena dette perciò

“spleniche” (splen greco=milza). I capillari arteriosi nelle loro

terminazioni sono circondati prima da ammassi di tessuto

linfatico detto “polpa bianca” che produce gli energetici linfociti

che vengono ceduti al sangue, poi da “elissoidi” formati da

“cellule fagocitarie” che distruggono globuli rossi e globuli bianchi

usurati, piastrine e altre particelle che riescono a penetrare nei

capillari nevosi. Durante la vita fetale la milza produce globuli

rossi e bianchi e durante la vita adulta è una dipendenza

distaccata del circolo linfatico e perciò è considerato utile ma non

più necessario.

Il liquido cerebrospinale è molto più importante per la sua

funzione di protezione e di scambio: è un circolo indipendente e

adempie alle stesse funzioni del circolo linfatico nella parte più

delicata dell’organismo. E’ contenuto in uno spazio esistente tra le

membrane protettive del cervello-spina dorsale: sotto la “dura

madre”, poi l’aracnoide” e sopra la “pia madre”. E’ costituito da

un liquido a “circuito chiuso” che comunica per i necessari

scambi e ricambi per la pressione idrostatica attraverso i “villi

aracnoidei” con i capillari contenuti tra il foglietto meningeo e il

foglietto periosteo della dura madre. Tale liquido nasce da una

specie di “batuffoli” detti “plessi coroidei” contenuti dai quattro

ventricoli siti nell’interno dell’encefalo in misura di 500 ml al

57


giorno. Contiene acqua, sali, glicogeno, urea, creatinina, linfociti

ecc

58


11

IL SISTEMA RESPIRATORIO

Il sistema respiratorio è il perfezionamento del sistema digestivo

difatti rifornisce l’organismo di un elemento essenziale al

funzionamento di tutte le cellule, l’ossigeno. Esso rappresenta solo

la fase esterna della funzione respiratoria, perché la fase interna

avviene tra ogni singola cellula e il proprio ambiente interstiziale.

Il sistema respiratorio ha anche due altre funzioni, quella

escretoria di cui parleremo poi e quella comunicativa colla

vibrazione delle corde vocali poste attorno alla glottide che emette

suoni.

E’ superfluo ripetere per questo sistema ciò che vale per ogni

altro: la sua stessa collocazione e strutturazione sono segno

eccezionale dell’ intelligenza delle cellule e degli organi che vi

lavorano prima alla sua costruzione e poi al suo funzionamento.

Fanno parte di questo sistema il naso, la laringe con la glottide e

l’epiglottide, la trachea, la gabbia toracica, i polmoni rivestiti

dalla membrana detta “pleura”, i bronchi, i bronchioli, il

diaframma, i centri respiratori del bulbo e i centri chemiocettori

carotideo e aortico. Le vie respiratorie sono facilitate nel compiere

la loro funzione dalla loro stessa struttura: l’epitelio che le riveste

è fornito di ghiandole mucipare per trattenere il pulviscolo e altri

corpi estranei, di ciglia che provvedono a respingerli indietro

verso la bocca, di ghiandole sierose che provvedono a inumidire

l’aria, di vasi sanguigni capillari i quali oltre a provvedere al

ricambio locale, riscaldano l’aria a temperatura ambiente interno

e finalmente – nella zona dei bronchioli - di muscoli sottili e lisci

che regolano contraendosi l’afflusso e il deflusso dell’aria secondo

la necessità.

L’organo più delicato di tutto il sistema è la coppia dei polmoni,

che sono due borse coniche piatte delle quali quella destra è

costituita di tre lobi mentre quella sinistra solo di due perché deve

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far posto al cuore e ai suoi grandi vasi. La pleura che li avvolge è

costituita di due foglietti, uno “viscerale” interno e l’altro

“parietale” esterno: tra l’uno e l’altro c’è la “cavità pleurica” che

contiene un liquido sottile a una pressione uguale a quella

atmosferica. Tale pressione varia secondo i movimenti ritmici dei

polmoni e contribuisce al movimento passivo dell’aria che va e

viene. Questo movimento è stimolato soprattutto dall’azione

meccanica dei muscoli intercostali e del diaframma che si

diradano nell’inspirazione e si restringono nell’espirazione.

Questo movimento meccanico è stimolato a sua volta

automaticamente – ripetiamo, con una coscienza distinta e

autonoma da quella centrale - dai centri respiratori di controllo

siti nel bulbo cerebrale. Il centro inspiratore e il centro espiratore

alternativamente inviano treni di impulsi nervosi alle “corna

anteriori” del midollo spinale, che li trasmettono al diaframma e

ai nervi intercostali, i quali si dilatano e si contraggono

ritmicamente provocando i due tempi della respirazione, che si

realizzano 16 volte al minuto. Per dare i loro stimoli i centri

respiratori di controllo non agiscono meccanicamente ma secondo

le informazioni che ricevono dalla variazione della concentrazione

dell’anidride carbonica e della temperatura del sangue da cui

sono irrorati: l’aumentata presenza dell’anidride carbonica e la

diminuita presenza dell’ossigeno fa loro capire che devono variare

opportunamente i loro interventi per stimolare larghe e profonde

respirazioni; ricevono informazioni ausiliarie anche dai centri di

controllo che sono i chemiocettori carotideo e aortico.

La capacità dei polmoni è di 5500 ml: 2500 sono occupati

permanentemente dall’aria, alla quale viene aggiunta e sottratta

una quantità di 500 ml a ogni ritmo respiratorio ordinario

mentre può essere aggiunta una quantità di 2500 ml nelle

inspirazioni profonde e può essere sottratta una quantità di

appena 1000 ml nella massima espirazione. Sicché la capacità

inspiratoria è di 3000 ml e la capacità espiratoria è di 1500 ml.

Ogni minuto nella respirazione tranquilla i polmoni ventilano 8

60


litri d’aria e nell’attività massima possono ventilare 200 litri. Nella

donna tali valori sono ridotti del 25%.

La respirazione vera e propria si raggiunge quando l’aria viene a

contatto con le “superfici respiratorie” costituite dai grappoli di

“alveoli” con cui terminano i bronchioli: ogni alveolo è un’unità

respiratoria” ed è un sacco avvolto da moltissimi capillari che

ricevono il sangue dal ventricolo destro per essere appunto

rigenerato. La rigenerazione avviene con lo stesso meccanismo che

abbiamo osservato nei capillari del sistema digestivo, linfatico ed

escretorio, cioè con la differenza di pressione che si instaura nelle

due pareti che vengono a contatto. Qui la differenza è costituita

dai gas, da una parte dell’ossigeno e dall’altra l’anidride

carbonica: negli alveoli l’ossigeno viene a trovarsi in alta

concentrazione e pressione da cui viene sospinto nella sottile

parete capillare; nei capillari invece è la anidride carbonica che si

trova ad alta pressione e concentrazione e perciò viene spinta negli

alveoli. Nel sangue è la molecola dei globuli rossi che si carica di

ossigeno, mentre nell’alveolo l’anidride carbonica viene ceduta

all’aria. Avvenuta la rigenerazione il sangue dei capillari rientra

nei grossi vasi per essere convogliato nell’atrio sinistro e

ricominciare il giro per l’organismo.

Come tutti gli altri sistemi anche quello respiratorio può essere

influenzato dai centri volontari della coscienza generale, cioè dalle

condizioni psichiche che hanno la loro manifestazione nelle

variazioni respiratorie del riso, del pianto, del sospiro, del

singhiozzo, dello sbadiglio, del canto, del respiro silenzioso e del

respiro affannoso. Tutte queste variazioni corrispondono a precisi

stati psichici avvertiti dai centri di controllo del bulbo, i quali sono

sensibili anche alle situazioni dell’ambiente esterno e interno come

odori, polveri e ai trapassi di temperatura irritanti che causano lo

starnuto, al passaggio del bolo alimentare che fa abbassare

l’epiglottide, alle concrezioni mucose e ai corpi estranei che

provocano la tosse, ai stimoli dolorosi o caldi o freddi della cute

61


che fanno aumentare la profondità e la frequenza del ritmo

respiratorio, alle situazioni particolari addominali che provocano

il singulto, alla variazione della pressione sanguigna che provoca

un respiro eccitato o depresso.

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12

IL SISTEMA ESCRETORIO

Il sistema digestivo e il sistema circolatorio trovano il proprio

completamento in quello escretorio. A nulla varrebbe l’intelligente

lavoro di discernimento delle cellule e degli organi nel selezionare

quanto è buono e quanto è cattivo se l’organismo non avesse uno

sbocco per eliminare le sostanze tossiche e di scarto. Gli organi

attraverso i quali si realizza la purificazione dell’organismo sono

l’intestino retto di cui s’è parlato nel sistema digestivo, i polmoni,

la cute e soprattutto le vie urinarie.

I polmoni alla fase inspiratoria, di cui si è parlato, con la quale

riforniscono di ossigeno l’organismo senza il quale non potrebbe

vivere, unisce la fase espiratoria con la quale elimina quanto gli è

nocivo, cioè l’ossido di carbonio che viene prodotto dalla

combustione dell’ossigeno nelle cellule.

La pelle è il tessuto epiteliale con cui l’organismo non solo

stabilisce col mondo esterno una comunicazione conoscitiva col

senso del tatto e difende se stesso nei movimenti, allineando come

in un foglio plastico una infinità di cellule unite insieme da

sostanze cementanti per cui assumono la particolare forma cornea

nelle superfici di grande attrito come le estremità degli arti, ma

provvede pure a regolare come via ausiliaria l’equilibrio

dell’acqua con la traspirazione e col sudore e a eliminare le tossine

di vario tipo. Per queste sue funzioni la pelle è un organo vitale

dell’ organismo: lo spellamento e le ustioni di notevole dimensione

sono mortali.

Le vie urinarie sono organi ugualmente vitali che hanno il

compito preminente di purificare il sangue dai tanti prodotti di

rifiuto dei 30 trilioni di cellule che compongono l’organismo,

partecipando al mantenimento dell’equilibrio in quantità e qualità

delle varie sostanze .Organo principale delle vie urinarie sono i

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eni che sono due grosse ghiandole a forma di fagiolo, che hanno

una funzione molto importante al centro dell’organismo dietro lo

stomaco e l’ intestino, lunghe 10 cm, larghe 6 cm, spesse 3 cm e del

peso di 170 g circa. Dall’ “ilo” partono i canaletti di raccolta del

liquido escreto detti “ureteri”, che, circondati dalle vene, dalle

arterie e dai nervi, lo depositano nella vescica sottoposta al

controllo dell’intelligenza dell’organismo. Addossate alla parte

superiore dei reni si adagiano le ghiandole endocrine “surrenali”

che hanno una funzione molto importante nella vita

dell’organismo con la elaborazione di molti ormoni tra cui il

cortisone, l’aldosterone, il desossicorticosterone e l’adrenalina

responsabile dell’aumento della pressione sanguigna: le ghiandole

surrenali sono assolutamente indipendenti dai reni ma li regolano

con gli ormoni.

I reni sono rivestiti da una capsula di tessuto fibroso che

continua una “corteccia” con “unità filtranti” e un “midollo” che

contiene i “tubuli riassorbenti” e i “dotti collettori” che portano il

liquido secreto verso una parte detta “pelvi” che termina nell’

“ilo” con gli “ureteri”. Ogni sistole del ventricolo sinistro del

cuore spinge nei reni attraverso le loro arterie quantità di sangue

equivalente a ¾ del loro volume per essere filtrato. La filtrazione

avviene attraverso i “glomeruli” alloggiati nella corteccia attorno

all’ultima propaggine delle arterie come grappoli di more.

Ognuno di questi glomeruli è costituito di circa 50 capillari

raggomitolati su se stessi, come ultima diramazione delle arterie

renali che si vanno assottigliando sempre più attraverso le fasi

denominate “arterie interlobari”, “arterie arciformi”, arterie

rette” e “arterie afferenti”. Dai glomeruli i capillari escono

riformando arteriole efferenti di calibro minore delle precedenti

afferenti formando una simmetrica rete di arterie arciformi, rette

e interlobari. La differenza di calibratura aumenta la pressione

nelle efferenti a circa 70 mmHg che è il doppio dei comuni

capillari sistemici e fa “spremere” acqua e sostanze in soluzione

attraverso la parete del vaso sanguigno e le fa raccogliere nelle

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“capsule di Bowman” che sono collegate in un sistema unico che

sbocca in un proprio uretere di ogni rene.. Prima di pervenire

all’uretere il liquido “premuto” viene di nuovo “setacciato”

attraverso il “riassorbimento” eseguito dalle arterie capillari dei

“tubuli” delle capsule di Bowman per una variazione di pressione

realizzata dall’assorbimento da parte delle cellule del sodio a cui

segue passivamente quello del 99% dell’acqua: il liquido che resta

nel sistema di raccolta è altamente “concentrato” e contiene

glucosio, urea, acido urico, sodio, potassio, cloruro, fosfati ecc. con

una misura variabile secondo l’equilibrio da mantenere nel flusso

sanguigno per i bisogni dell’organismo, regolato dal sistema

endocrino. E’ ammirevole a tale riguardo il collegamento esistente

tra i glomeruli, le ghiandole surrenali, l’ipofisi e i centri

osmocettori dell’ipotalamo. Se l’acqua è scarsa, il sangue diventa

più concentrato e tutti i componenti dell’organismo sentono una

certa disidratazione: le ghiandole salivari fanno da spia, fanno

diventare la bocca secca, i nervi sensitivi recano all’ipotalamo tali

messaggi, qui gli osmocettori liberano l’ormone antidiuretico

(ADH) che viene trasmesso all’ipofisi posteriore che a sua volta lo

immette nella circolazione sanguigna che lo consegna alle cellule

del sistema collettore di Bowman le quali operano un maggiore

riassorbimento di acqua; nello stesso tempo anche le ghiandole

surrenali raccolto il messaggio e sopprimono la secrezione

dell’ormone aldosterone che è un segnale al sistema di Bowman di

riassorbire meno sale a causa della disidratazione : meno urina

ma più concentrata è la prima risposta intelligente

dell’organismo alla sete, la seconda la darà l’ intelligenza generale

con una bella bevuta, Se l’acqua invece è troppa il sangue risulta

diluito e tutti gli altri fluidi tessutali e cellulari sono sotto la

diminuzione della pressione osmotica per la minore

concentrazione di sale: le spie sensibili dei nervi sensitivi inviano

segnali agli osmocettori dell’ipotalamo, i quali rispondono

riducendo la produzione dell’ormone antidiuretico, le ghiandole

surrenali secernono più aldosterone la cui presenza ordina al

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sistema di Bowman di lavorare con più impegno a riassorbire

l’acqua: più urina ma meno concentrata. Importante sapere che le

cellule del cervello sono particolarmente sensibili agli eccessi di

disidratazione e di idratazione: l’uno e l’altro producono disturbi

fino alla confusione, alla allucinazione, al delirio, al coma e alla

morte.

Ogni gruppo di glomeruli forma un’ “unità renale” ed è detto

“nefrone”: ogni rene ne contiene circa un milione. La filtrazione è

un fenomeno passivo perché i glomeruli si comportano come puri

filtri, senza nessuna spesa di energia sotto la spinta di semplice

pressione sanguigna e osmotica, mentre il riassorbimento avviene

con spesa di energia essendoci un metabolismo di sostanze. In un

giorno vengono filtrati circa 150 litri di sangue: ciò vuol dire che

tutto il sangue dell’ organismo (circa 5 litri) viene filtrato circa 30

volte. In tutto questo lavoro viene prodotta circa 1 litro e mezzo di

urina. Non tutti i glomeruli sono attivi in ogni momento: un gran

numero sono di riserva e entrano in funzione secondo la richiesta

di lavoro più o meno pressante. Certe sostanze stimolano le unità

filtranti più di altre, come il caffè e il thè. I reni lavorano meno

quando sono più attivi i polmoni, la cute e in certe circostanze

l’intestino. Perciò la produzione di urina è ridotta durante il

lavoro muscolare, l’estate e durante il sonno. L’urina

normalmente è di reazione acida, è alcalina nella dieta

vegetariana.

Dai collettori del sistema di Bowman l’urina s’incanala negli

ureteri che hanno una lunghezza di circa 30 cm e penetra

nell’interno della vescica: la presenza dell’urina stimola la sua

muscolatura liscia a compiere onde di contrazione peristaltica che

agevolano la deposizione del liquido: ogni 10 secondi si produce

un’onda, sicché ogni minuto entrano 5 fiotti di urina. Anche la

vescica ha una muscolatura liscia e è un serbatoio che si allarga e

si restringe secondo la quantità di liquido che riceve: ne può

contenere fino a 300 cm 3. Alla base ha un passaggio chiuso da

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duplice sfintere: uno interno sotto il controllo del sistema nervoso

autonomo e l’altro esterno sotto il controllo di quello volontario

come nell’ano. Quando le pareti della vescica si dilatano per la

presenza del liquido inviano messaggi attraverso i propri nervi

ricettori alle fibre nervose della parete lombare del midollo

spinale dove formano sinapsi con i neuroni efferenti del sistema

autonomo e provocano l’intervento delle vie simpatiche e

parasimpatiche per l’operazione minzione al momento opportuno

sotto l’intervento anche delle vie del sistema volontario.

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13

IL SISTEMA ENDOCRINO

Per inviare messaggi ad attivare o ad inibire le cellule nelle varie

parti dell’organismo c’ è il “sistema endocrino” cioè un insieme di

ghiandole che secernono un prodotto detto “ormone” che rilasciano

direttamente alla torrente sanguigna che lo trasporta dove

occorre. Queste ghiandole si distinguono dalle “ghiandole

esogene” perché queste immettono i loro prodotti attraverso

canali propri.

Il termine “ormone” deriva dal greco “horman” che vuol dire

“eccitare” e indica una particella che viene rilasciata per

stimolare qualche funzione del corpo. Gli ormoni sono di due tipi:

“ormoni locali” e “ormoni generali”. Esempi di ormoni locali sono

quelli prodotti dalla mucosa che tappezza lo stomaco e l’intestino

tenue come gastrina, colecistochinina, pancreozimina, secretina,

enterogastrone, che regolano il movimento delle pareti muscolari

e degli sfinteri e la secrezione dei succhi gastrici. Gli ormoni

generali sono secreti da ghiandole che influenzano tutto

l’organismo, come tiroide, pancreas, surrenali, gonadi, ipofisi,

timo.

Tiroide

E’ una ghiandola sita nella parte anteriore del collo presso il pomo

d’Adamo formata da due lobi riuniti da una striscia di tessuto

chiamata “istmo” e risulta di cellule cubiche che formano

numerosi follicoli che assorbono ioduro dal sangue: lo iodio si

unisce alla tirosina per produrre gli ormoni propri della

ghiandola che sono triiodo-tironina e tetra-iodo-tironina detti

tiroxina, che si accumulano sotto forma di tireoglobulina legati a

una proteina da cui vengono staccati dalla stimolazione

dell’Ormone Stimolatore della Tiroide TSH proveniente

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dall’ipofisi anteriore a sua volta stimolata dal Fattore Liberatore

Tireotropina (TRF) proveniente dall’Ipotalamo: allora enzimi

presenti nelle cellule cubiche “digeriscono” la proteina e mettono

in libertà gli ormoni attivi della Tiroide nel sangue a stimolare il

metabolismo di tutte le altre cellule. Se vengono prodotti ormoni

tiroidei in quantità insufficiente si crea uno stato di ipotiroidismo,

nel quale si rallentano tutti i processi delle altre cellule: tutto

l’organismo diventa apatico, letargico, freddo e poco attivo

(Mixedema): i bambini diventano nani e cretini. Se invece la

tiroide produce ormoni in quantità eccessiva si crea uno stato di

ipertiroidismo nel quale tutti i processi corporei diventano più

vivaci: aumenta la frequenza cardiaca, respiratoria, i movimenti

intestinali, l’appetito e tuttavia si perde peso.

Paratiroidi

Sono quattro piccole ghiandole site dietro la tiroide e secernono il

paratormone, che svolge un ruolo molto importante nel

metabolismo del calcio e del fosfato: tutti i tessuti ne restano

influenzati, specialmente i Tubuli Renali che aumentano

l’assorbimento del calcio e secernono il fosfato, le Ossa che

producono calcio e fosfato, l’Intestino dove il Paratormone

promuove la conversione di metaboliti inattivi della vitamina D

nell’ormone renale attivo 1:25-DHCC facendo aumentare

l’assorbimento del calcio contenuto nella dieta. In tal modo la

concentrazione di calcio nel plasma sanguigno viene mantenuta

attorno ai valori tra 9 e 11 mg per 100 ml. L’abbassamento della

funzionalità delle Paratiroidi porta ad un abbassamento del livello

di calcio nel sangue e al disturbo muscolare detta Tetania.

L’aumento dell’attività delle Paratiroidi porta ad un aumento del

livello del calcio nel sangue e produrre effetti tossici con nausea,

vomito, perdita di appetito e al rammollimento e deformità delle

ossa con osteite fibrosa cistica.

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Ghiandole surrenali

Sono due ghiandole site addosso ai reni e costituite da una

corteccia esterna e una midolla interna.

La corteccia esterna secerne un gruppo di ormoni steroidi

chiamati corticoidi i cui effetti sono tre: 1-Effetto mineralcorticoide

che consiste, attraverso l’azione dell’aldosterone, nella ritenzione

di sodio nei tubuli e nella escrezione di potassio stimolata da una

sua maggiore o minore concentrazione nel sangue. 2-Effetto

glicocorticoide, che consiste nell’influenzare il metabolismo dei

carboidrati col cortisolo e col corticosterone. Influenzano

specialmente il fegato dove insieme alla somatotropina e

all’adrenalina stimolano la formazione di glicogeno. Operano

un’azione antinfiammatoria e antiallergica, stimolano la

formazione dei globuli rossi e la portata dei glomeruli renali. 3-

Effeto sessuale, che consiste nello stimolare attraverso il

testosterone maschile e l’estrogeno e il progesterone femminili

l’attività sessuale e sviluppano i caratteri sessuali secondari.

La corteccia è sotto il controllo dell’ipofisi anteriore che con

l’ormone corticotropina o ACTH stimola la produzione dei

corticoidi: tra ipofisi e corteccia c’è un rapporto di feedback . Per

questo la corteccia ha una funzione essenziale per la vita,

specialmente nelle condizioni di stress nelle quali l’ipotalamo

riversa nel sangue il Fattore Liberatore della Corticotropina

(CRF) che irrora l’ipofisi per produrre più corticoidi. La

diminuzione di corticoidi produce turbamento dell’equilibrio

elettrolitico in tutti i compartimenti liquidi dell’organismo,

l’abbassamento del volume della pressione del sangue con rischio

di insufficienza circolatoria, della glicemia e dei depositi di

glicogeno con disturbi gastro-intestinali, con una forma grave di

anemia ( malattia di Addison). L’eccessiva produzione dei

corticoidi per l’influenza di un tumore alla corteccia comporta

l’aldosteronismo primario con aumento della secrezione tubolare

di potassio accompagnato da debolezza muscolare con ritenzione

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di sodio con elevata pressione sanguigna, inoltre provoca un alto

livello di glucosio nel sangue, un aumento della pressione arteriosa

con un aspetto florido. E’ la sindrome di Cushing. L’eccessiva

produzione dei corticoidi può dare luogo nei maschi alla sindrome

adrenogenitale e nelle femmine al virilismo e irsutismo.

La midolla surrenale è innervata da un plesso di fibre simpatiche,

dipende perciò da questa parte del sistema nervoso. Negli stati di

stress l’ipotalamo invia segnali al centro del bulbo che a sua volta

rilancia impulsi lungo i nervi simpatici alla midolla surrenale che

secerne adrenalina nel torrente sanguigno. La funzione della

midolla surrenale è quella di rafforzare l’azione del sistema

nervoso simpatico nel predisporre l’organismo a reagire

efficacemente a pericoli o a situazioni eccezionali. L’azione

dell’adrenalina consiste nel rinforzare il sistema nervoso

simpatico, preparando i diversi apparati del corpo ad affrontare

situazioni di emergenza di fuga e attacco: fa contrarre la

muscolatura liscia delle pareti dei vasi sanguigni della cute e degli

organi addominali e fa dilatare le pareti dei vasi sanguigni della

muscolatura scheletrica, dirotta il sangue da aree che non ne

hanno bisogno a quelle dove è più urgente il suo afflusso, fa

rilassare la muscolatura liscia della parete del tratto

gastrointestinale e della parete della vescica urinaria e contrarre

quella degli sfinteri, fa aumentare la frequenza della gettata

cardiaca, fa rilasciare le pareti dei bronchioli in modo che questi si

dilatino e assicurino una migliore fornitura di aria, mobilita il

glicogeno muscolare ed epatico rendendo disponibile una

maggiore quantità di combustibile per il lavoro, esalta il

funzionamento del metabolismo producendo un effetto favorevole

per la contrazione della muscolatura scheletrica, fa coagulare più

rapidamente le ferite (questo non avviene in provetta), fa

contrarre i muscoli lisci della cute e ne fa drizzare i peli e fa

dilatare le pupille degli occhi per vedere meglio, tutto perché

l’organismo sia meglio efficiente. A differenza della corteccia

surrenale la midolla non è essenziale per la vita dell’organismo.

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Ipofisi

E’ una ghiandola di forma ovale sita alla base del cranio sulla sella

turcica composta di due parti ben distinte per struttura e

funzioni: anteriore e posteriore.

Ipofisi Anteriore. Ha una duplice irrorazione sanguigna: una

proviene dall’arteria ipofisaria superiore che la mantiene in

contatto con le altre ghiandole endocrine con le quali mantiene un

meccanismo di feedback con cui si influenzano a vicenda; l’altra

proviene dai vasi sanguigni provenienti dall’ipotalamo che vi

scaricano una serie di “fattori liberatori” che stimolano l’ipofisi

anteriore a liberare prontamente i suoi ormoni. Contiene due tipi

di cellule al 50%: cromofile e cromofobe. Le cellule cromofobe

sembrano cellule a riposo non contenendo granuli che sembra

abbiano scaricato già nel torrente sanguigno; le cellule cromofile

sono di due tipi: eosinofile (eos, aurora,colorate), che secernono gli

ormoni direttamente sui tessuti, e basofile, che secernono ormoni

che influenzano l’attività di altre cellule endocrine.

Le cellule eosinofile producono gli ormoni: la somatotropina, che è

l’ormone della crescita e influenza il metabolismo dei protidi, dei

glicidi e dei grassi; la prolattina, che agisce sulle ghiandole

mammarie stimolandole a produrre il latte dopo il parto.

Le cellule basofile producono gli ormoni: la tireotropina o TSH,

che stimola la tiroide; la corticotropina o ATCH che stimola la

corteccia surrenale a secernere i suoi corticoidi; la gonadotropina,

che agisce sugli organi sessuali primari, ovaie e testicolo, FSH

ormone follicolo stimolante, LH ormone luteizzante e ICSH

ormone stimolante delle cellule interstiziali negli organi sessuali.

L’ipofisi anteriore può presentare due stati: uno di ipoattività e

l’altro di iperattività.

L’ipoattività c’è quando sono assenti le cellule eosinofile per cui si

verifica la mancanza dell’ormone della crescita o somatotropina

che provoca il ritardo dell’accrescimento scheletrico e la

73


mancanza dell’ormone dello sviluppo sessuale o gonadotropina,

per cui li bambino presenta il nanismo di Lorain che lo lascia poco

sviluppato però è ben proporzionato, vivace, pronto e intelligente.

C’è anche ipoattività per effetto di alcuni mali distruttivi che

compromettono le cellule eosinofile e le cellule basofile, per cui per

insufficienza di ormone della crescita e dell’ormone dello

sviluppo sessuale si verifica un arresto della crescita con

conseguente obesità e dello sviluppo sessuale che si manifesta nella

sindrome di Fröhlich che riduce il bambino letargico, indolente e

subnormale. In casi rari si atrofizzano tutte le cellule ipofisarie

verificandosi la Malattia di Simmonds, per cui si atrofizzano il

metabolismo tessutale, gli organi sessuali, si arresta il ciclo

riproduttivo, nelle donne cessa la mestruazione, regrediscono i

caratteri sessuali secondari e le ghiandole endocrine con cui è in

relazione l’ipofisi anteriore, si rallentano tutti i processi con

ripercussioni sul funzionamento dell’intero organismo che assume

un aspetto di senilità precoce.

L’iperattività c’è sia nelle cellule eosinofile che nelle cellule

basofobe. Le cellule eosinofile iperattive possono produrre un

eccesso di ormone della crescita provocando nell’ adolescente il

gigantismo: se succede prima della pubertà si può raggiungere

fino a metri 2.20, anche 2.40; se succede dopo la sutura delle

epifisi ossee non vi è possibilità di ulteriore crescita in altezza ma

si ha l’ispessimento di alcune ossa specialmente quelle frontali,

della mascella, del naso, delle mani e dei piedi. Nell’adulto

produce l’acromegalia, cioè la sproporzionata crescita degli arti e

della testa. In tutti un’ eccessiva crescita dei tessuti molli come

fegato, cuore, milza, stomaco. Le cellule basofobe iperattive

possono produrre un eccesso di corticotropina in stretta relazione

con la corteccia surrenale che viene stimolata a emettere un

eccesso di corticoidi con effetti di glicocorticoide,

mineralocorticoide e androgeno.

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Ipofisi Posteriore- E’ la porzione posteriore dell’ipofisi e a

differenza delle altre ghiandole endocrine non ha cellule di tipo

secernente ma riceve gli ormoni da un gruppo di neuroni siti

nell’ipotalamo e li accumula per riversarli secondo necessità nel

torrente sanguigno. Questi ormoni esercitano tre effetti: 1-Effetto

antidiuretico: l’ormone ADH riduce la produzione di urina

provocando un aumento di assorbimento di acqua da parte dei

tubuli renali. La riduzione della produzione di urina serve a

risparmiare acqua e a riportare al normale i rapporti di pressione

osmotica. 2-Effetto vasopressorio: fanno comprimere il tessuto

liscio dei vasi sanguigni e perciò la pressione aumenta. 3-Effetto

oxitocico: con la produzione dell’ormone della oxitocina stimolano

a contrarsi i tessuti lisci dell’utero dopo il parto per riportarlo

normale e della ghiandola mammaria durante l’allattamento

spremendo il latte ( azione galattagoga).

L’ipofisi posteriore può andare soggetta a ipoattività quando

avviene qualche malanno all’ipotalamo da cui dovrebbero

scendere all’ipofisi gli ormoni che tiene in deposito. Allora si

verifica il diabete insipido per assenza dell’antidiabetico ADH per

cui si verifica una diminuzione dell’ assorbimento dell’acqua da

parte dei tubuli renali e quindi una maggiore eliminazione fino a

circa 30 litri al giorno di urina diluita con sete eccessiva. In questa

situazione l’apparato juxtaglomerulare secerne l’ormone detto

renina, che agisce sull’angiotensiogeno trasformandolo in

angiotensina che essendo un potente vasocostrittore innalza la

pressione sanguigna che provoca la liberazione dell’ADH,

aumentando la ritenzione dell’acqua e riportando il volume del

sangue alla normalità.

Pancreas.

E’ una ghiandola addominale vicino al duodeno che secerne il

succo pancreatico che si versa nel duodeno e completa la

digestione; nelle sue isole Langerhans produce l’insulina che

permette alle cellule di utilizzare il glucosio. Gli isolotti di

75


Langerhans costituiscono 1-2 % della sua massa tessutale e

risultano dì due tipi di cellule:.25% di cellule α che secernono i

glucagone che provoca la demolizione del glicogeno e delle riserve

di grasso e mobilita nello stato di digiuno, insieme all’ormone

della crescita, ai glicocorticoidi e all’adrenalina, le riserve di

materiali energetici; 75% di cellule β che secernono l’insulina, che

promuove la formazione di glicogeno e di riserve adipose, ne

inibisce la loro demolizione e fa aumentare l’assunzione e

l’utilizzazione del glucosio facendo diminuire il glucosio nel

sangue.. La secrezione dell’insulina è una risposta

all’innalzamento del glucosio nel sangue e la secrezione del

glucagone è una risposta a una diminuzione del glucosio nel

sangue.

Ipoattività - Per insufficienza di vigore delle cellule β può

progressivamente calare la produzione di insulina preposta alla

regolazione del glucosio nel sangue e allora si verifica il diabete

mellito che è un’affezione che consiste in un alto livello di

zucchero nel sangue che persiste per lungo periodo dopo

l’assunzione dei pasti. Quando è a un certo livello non tutto lo

zucchero può essere riassorbito dai tubuli renali e parte viene

eliminato nelle urine che diventa dolce e su questa strada il

paziente ha grande sete e fame e nonostante mangi molto

diminuisce di peso e si verifica debolezza e deperimento. Se non

curato per tempo si va incontro a letargia, a coma e morte.

Iperattività - Il pancreas può funzionare in modo iperattivo e può

secernere un’ eccessiva quantità di insulina cioè si verifica

l’iperinsulismo, che produce un grave abbassamento della

presenza di zucchero nel sangue e il tessuto che più ne soffre è

quello nervoso: ne viene ridotto il suo metabolismo producendo

turbamento nel suo funzionamento caratterizzato da vertigini,

convulsioni, coma, morte.

Timo

76


E’ una ghiandola sita sotto la parte superiore dello sterno nella

parte inferiore del collo e presenta la massima dimensione

all’epoca della pubertà. E’ simile a un linfonodo i cui lobuli

risultano di una corteccia esteriore e di un zona midollare interna

ed è costituito di denso tessuto linfatico con gran numero di

timociti, che nella pubertà sono rimpiazzati in gran parte da

tessuto grasso. Il ruolo del timo è immunologico e l’ormone timico,

detto timosina, nel torrente sanguigno si congiunge ad altri organi

linfoidi e così i linfociti prendono la capacità di produrre

anticorpi.

77


PREUMANO

14

SISTEMA RIPRODUTTIVO

L’ultimo degli otto fenomeni vitali che ogni essere organico

possiede è la riproduzione. S’è visto che il più piccolo essere

organico o protozoo, cioè la cellula, si riproduce per mitosi cioè

per partenogenesi, dividendosi a metà e facendo diventare le due

parti due organismi uguali alla prima. Abbiamo osservato che la

cellula è intelligente e dobbiamo aggiungere che è creatrice,

proprietà che deriva dalla stoffa stessa dell’Universo che tutto

crea senza nulla aggiungere e nulla sottrarre ma cambiando

forma. Lungo i millenni la cellula ha cercato di migliorare la

riproduzione per mitosi destinando parte di sé alla riproduzione:

dalla divisione del nucleo che è la primitiva mitosi è passata alla

successiva scissione del corpo e poi alla gemmazione producendo

germogli che spuntano dal suo corpo che si rendono poi figli

indipendenti, poi alla politomia che è una divisione multipla in

più individui figli, poi alla sporulazione per mezzo di spore e alla

frammentazione per mezzo di frammenti ( talee, cespi, pezzi di

rizomi e tuberi, bulbini, margotte, propaggine, innesto) .

L’evoluzione attraverso la variazione e la selezione ha realizzato

gli organismi metazoi o pluricellulari nei quali è continuata la

riproduzione per partenogenesi che si dice anche vegetativa e

avviene in due modi: per scissione dell’individuo pluricellulare

per un piano longitudinale o trasversale da cui derivano due parti

che si ricostituiscono in un solo individuo simile al genitore

(celenterati, platelminti, anellidi ecc.); per nascita di

protuberanze, come gemme nel corpo della cellula, che si staccano

e crescono in colonie ( poriferi, celenterati, tunicati ). Finalmente

dopo milioni d’anni l’evoluzione acquisisce la riproduzione

sessuale con due ghiandole distinte dette gonadi: il testicolo, la

79


gonade maschile, che produce lo spermatozoo; l’ ovaio, la gonade

femminile, che produce l’ovulo. In principio le due gonadi erano

riunite nello stesso individuo formando la riproduzione

ermafrodita, che vige ancora nei platelminti, negli anellidi, nei

molluschi gasteropodi, nei tunicati ecc. Poi le due gonadi sono

state insediate ciascuna in un individuo diverso realizzando

l’individuo maschio e l’individuo femmina i quali provenendo da

un’unità contengono in sé la forte attrazione vicendevole con la

tendenza a riunirsi e ad accoppiarsi con immenso piacere detto

amore per fare incontrare lo spermatozoo e l’ovulo realizzando la

fecondazione. Una traccia dell’ermafroditismo primitivo è restato

in ogni individuo in maniera più o meno marcato e si manifesta

nella omosessualità e nell’omofilia sia negli animali sia nell’uomo.

UMANO

MASCHILE- E’ costituita da elementi sessuali primari, elementi

sessuali secondari e caratteri sessuali secondari

Elementi sessuali primari: sono testicoli, spermatozoi, testosterone

Testicoli-Il nome deriva dal latino testis, segno riconoscitivo della

natura del maschio: sono due organi contenuti in una sacca detta

scroto sita tra le cosce: sono di formazione ovale, lunghi 4 cm e

larghi circa 2,5-3 cm. All’interno dello scroto ognuno è avvolto da

un tunica vaginale propria ed è fissato al fondo dello scroto dal

legamento scrotale e un setto scrotale li separa l’uno dall’altro .Il

testicolo è formato da una impalcatura fibrosa di connettivo denso

con fibre elastiche e da una porzione parenchimale (polpa).

All’interno ci sono numerosi setti delimitanti 250-300 logge

piramidali nelle quali sono contenuti i lobuli formati da tubuli

seminiferi che hanno un decorso molto tortuoso e formano un

sorta di gomitoli che terminano in tubuli retti da cui iniziano le vie

spermatiche in cui una ghiandola endocrina versa gli ormoni

maschili. La secrezione esocrina del testicolo è invece

rappresentata dagli spermatozoi formati dalle cellule seminali

disposte in strati concentrici nei tubuli tortuosi nei quali avviene

80


la spermatogenesi che ha inizio nella pubertà e termina in tarda

età.

Spermatogoni, spermatociti, spermatozoi- Gli spermatogoni sono

cellule germinali di forma ovale che poggiano sulla membrana

basale dei tubuli, dividendosi per mitosi danno origine agli

spermatociti primari, i qual si dividono per meiosi riducendo al

numero aploide di 23 xy cromosomi, metà del numero diploide 46

della cellula umana che verrà completato dalla gonade femminile.

Invece gli spermatociti secondari si dividono per mitosi che porta

alla formazione degli spermatidi, cellule rotondeggianti più

piccole da cui si sviluppano gradualmente gli spermatozoi natanti

che sono fatti da un nucleo o testa e da una breve coda, nutriti

dalle cellule piramidali o di Sertoli. Gli spermatozoi sono

l’elemento essenziale alla riproduzione di un nuovo organismo.

Testosterone-E’ un ormone secreto dalle cellule interstiziali di

Leydig site tra i tubuli seminiferi, che viene riversato nei vasi

capillari sanguigni che lo portano in tutto l’organismo a

controllare gli elementi sessuali secondari e a produrre i caratteri

sessuali secondari. La secrezione del testosterone e la

spermatogenesi sono sotto il controllo delle gonadotropine, ormoni

dell’ipofisi anteriore a loro volta controllati dall’ipotalamo con i

“fattori liberatori”.

Elementi sessuali secondari.- Rete testis, duttuli efferenti,

epididimo, vaso deferente, vescicola seminale, ghiandola

prostatica, pene. Sono elementi che rendono possibile il

trasferimento degli spermatozoi all’incontro coll’ovulo femminile.

Rete testis, sistema di canali anastomizzantisi che sbosccano nei

duttuli efferenti.

Canali efferenti, canali che convergono in ogni lato su un unico

tubulo convoluto detto epididimo.

81


L’epididimo, che è un tubulo un po’ ingrossato, sito davanti al

testicolo, lungo circa 5 cm e molto arrotolato (srotolato arriva a 5

m.) ,dove si accumulano gli spermatozoi.

Vaso deferente: è il prolungamento dell’epididimo che contiene gli

spermatozoi maturi.

Vescicola seminale: ghiandola che segue il vaso deferente e che

produce una secrezione vischiosa destinata a contenere e a

mantenere vivi e mobili gli spermatozoi e accompagnarli nella

eiaculazione.

Dotto eiaculatorio, è un breve canaletto che congiunge la vescicola

seminale all’ uretra appena uscita dalla vescica urinaria e vi

immette il liquido seminale all’atto dell’eiaculazione.

Ghiandola prostatica: è una ghiandola con cui termina il dotto

eiaculatorio e circonda l’uretra appena uscita dalla vescica

urinaria: ha il compito di lubrificare ulteriormente il liquido

seminale.

Pene: è l’organo, ripieno di una rete di vasi sanguigni, che insieme

alla minzione ha la funzione di gonfiarsi e allungarsi per

immettere il liquido seminale nell’apparato sessuale femminile.

Caratteri sessuali secondari-Sono la barba, i baffi, i peli sulle

ascelle, sull’addome e sul pube, l’ingrossamento della laringe e la

conseguente gravezza della voce. Cominciano ad apparire verso

l’età di tredici anni quando l’ipotalamo comincia a secernere il

“Fattore Liberatore delle Gonadotropine” che va a stimolare la

produzione di ormoni gonadotropi all’ipofisi anteriore. L’ormone

luteinizzante dell’ipofisi stimola l’orrmone testosterone delle

cellule Leydigr che trasportato in tutti i tessuti stimola la crescita

degli elementi sessuali secondari, la nascita dei caratteri sessuali

secondari, l’accrescimento delle ossa e lo sviluppo dei muscoli

accompagnati dalla trasformazione psicologica.

Ipoattività degli organi sessuali. Può avvenire per qualunque

ragione che i testicoli siano atrofizzati prima della pubertà e allora

82


tutti gli organi sessuali rimangono piccoli e non nascono i caratteri

sessuali secondari; se l’atrofia avviene dopo la pubertà. cessa la

spermatosintesi e l’individuo resta sterile, cessa anche la

produzione dell’ormone testosterone e si arrestano i caratteri

sessuali secondari. Se vengono distrutti o asportati i testicoli sia gli

organi sessuali secondari sia i caratteri sessuali secondari

regrediscono.

FEMMINILE- E’ costituita da elementi sessuali primari, da

elementi sessuali secondari e da caratteri sessuali secondari in più

la fecondazione e la gravidanza.

Elementi sessuali primari-Sono le ovaie e gli ormoni estrogeno e

progesterone.

Ovaie-Sono due piccoli elementi a forma ovale della grossezza di

una mandorla siti ai due lati dell’utero. Dal superficiale epitelio

germinale nello sviluppo fetale migrano nello stroma di base a

formare follicoli primordiali, in ciascuno dei quali un oogonio, in

cui nasce il gamete femminile, viene circondato da cellule

follicolari. All’età della pubertà interviene l’ipotalamo

immettendo nel sangue il Fattore Liberatore delle gonadotropine

dell’ipofisi anteriore. L’oogonio si ingrossa diventando ovocito di I

ordine che per meiosi risulta ovocito di II ordine avente 23

cromosomi x metà del numero 46 che avrà la cellula risultante

dopo l’accoppiamento che darà vita al nuovo individuo umano. Le

cellule follicolari si moltiplicano circondando l’oogonio e

secernono l’ormone estrogeno e goccioline di liquido che riempie il

follicolo che da questo momento viene detto di Graaf perché ne

ha studiato quello che è il processo dell’ovulazione che matura il

14° giorno del ciclo mestruale di 28 giorni. Dal processo

dell’ovulazione deriva il corpo luteo che secerne l’ormone

progesterone che controlla gli eventi che si producono negli organi

sessuali secondari e prepara l’utero ad accogliere l’uovo quando

risulta fecondato. Dopo il ciclo mestruale e dopo la fecondazione

tutti gli altri follicoli di Graaf si atrofizzano. Se entro il 14°

83


giorno del processo dell’ovulazione l’ovocito viene fecondato la

placenta, che riveste l’utero, si sviluppa e comincia a secernere la

gonadotropina corionica, un ormone luteizzante, sotto la cui

influenza il corpo luteo continua a crescere e a secernere quantità

maggiori di progesterone che servono a sostenere la gravidanza.

In seguito il corpo luteo regredisce e la placenta produce il

progesterone per conto suo.

Elementi sessuali secondari-Sono: la vagina, l’utero, le due

trombe di Fallopio, le ghiandole mammarie.

Vagina-E’ l’organo femminile della copula e lunga circa 10 cm e

larga 3 cm: è tappezzata da un epitelio squamoso stratificato con

modificazioni cicliche sotto l’azione degli ormoni ovarici.

Utero-E’ un organo muscolare piriforme lungo circa cm 6,5 e

largo cm 3,75 e si restringe fio a cm 2,5 nella cervice contro la

vagina. Situato nella pelvi dietro la vescica urinaria di fronte al

retto: è sospeso alle parete pelvica da due membrane a forma di

pipistrello. E’ ricoperto da una tunica liscia detta miometrio e il

rivestimento interno detto endometrio è una mucosa spessa vari

cm e presenta modificazioni cicliche sotto l’azione degli ormoni

ovarici. Dieci ore prima della mestruazione l’endometrio entra in

spasmo e viene interrotta l’irrorazione sanguigna. Nel primo e

secondo giorno di mestruazione l’endometrio degenera e viene

espulso sangue e muco; nel terzo e quarto giorno comincia il

processo di riparazione o rigenerazione. Dal quarto al

quartordicesimo giorno avviene la fase proliferativa sotto

l’influenza dell’estrogeno ovarico. Dal quattordicesimo giorno i

tessuti endometriali continuano a crescere , e cellule secernenti

cominciano a produrre un muco ricco di glicogeno: questa fase

secretoria avviene dietro la stimolazione del progesterone ovarico.

In un ciclo che non si concluda con la gravidanza al 28° giorno i

livelli dei due ormoni crollano, il tessuto endometriale degenera

nuovamente per essere espulso insieme a sangue e muco nel flusso

mestruale.

84


Tube uterine o Trombe di Fallopio-Sono due condotti simmetrici a

forma di tromba lunghi da 10 a 14 cm che collegano entrambi i

lati dell’utero all’ovaio corrispondente. Al momento

dell’ovulazione si avvicinano intimamente alla superficie

dell’ovaio per ricevere l’uovo espulso e trasportarlo all’utero

sottostante aiutate dalle contrazioni peristaltiche delle loro

tuniche muscolari lisce e dal moto cigliare e convoglia gli

spermatozoi verso l’uovo. L’impervietà di entrambe le trombe è

una delle più frequenti cause di sterilità femminile e se la

fecondazione non avviene l’uovo muore nella tuba.

Mammelle. Sono ghiandole che secernono il latte per nutrire i figli

neonati. Piccole nell’infanzia e nel maschio appena rudimentali

residuo del periodo ambivalente del feto, nella pubertà l’ormone

estrogeno proveniente dai follicoli di Graf stimola a crescere

l’epitelio e i tessuti fibrosi fino a diventare voluminose, e nella

maturità durante la prima metà del ciclo ovarico i dotti sotto

l’influenza dell’estrogeno si accrescono e durante la seconda metà

il progesterone stimola lo sviluppo degli acini e subito prima della

mestruazione s’ingrossano qualche volta fino all’indolenzimento.

Pubertà-Tra i 10 e i 15 anni l’ipotalamo comincia a secernere il

Fattore Liberatore delle gonadotropine che stimolano il tessuto

ovarico. L’ormone follicolo stimolante (FSH) promuove lo

sviluppo dei follicoli di Graaf e la maturazione delle cellule uovo

con produzione di estrogeno e l’ormone luteinizzante (LH)

dell’ipofisi anteriore provoca la secrezione di estrogeno,

l’ovulazione, la formazione di un corpo luteo che secerne

progesterone producendo le modificazioni che segnano la pubertà

che è l’inizio della crescita della statura con l’allargamento della

pelvi e l’accumulo di grasso sulle spalle, sulle anche e sulle cosce e

dello sviluppo delle mammelle e degli organi e i caratteri sessuali

secondari che danno l’aspetto particolare femminile.

Fecondazione--Gli spermatozoi, depositati nella vagina dal

maschio, viaggiano attraverso l’utero verso la tuba uterina

85


dove incontrano l’ovulo che se è fecondato da un tipo di

spermatozoo dà luogo a un maschio, se da dall’altro tipo dà

luogo a una femmina. Gli altri spermatozoi finiscono per

degenerare. Nell’uovo fecondato, passando lungo la tuba

uterina, avvengono parecchie divisioni cellulari per meiosi

realizzando quella fase chiamata blastulazione. Quando

raggiunge l’utero tra il 4° e il 7° giorno comincia a essere un

embrione e là riceve ossigeno e sostanze nutritive dalle

secrezioni ghiandolari e comincia ad aderire all’endometrio

nella porzione detta "fundus", qui assorbe liquidi tessutali e

detriti cellulari e comincia a invadere l'endometrio dove

gradualmente si annida emettendo estroflessioni digitiformi

detti villi coriali che invadono i vasi sanguigni e i tessuti

materni in una struttura detta placenta. La placenta secerne

gli ormoni progesterone, estrogeno e gonadotropina che

servono a sostenere la gravidanza fino al termine.

Col progredire della gravidanza le cellule della

muscolatura liscia del miometrio aumentano di numero e di

dimensione come anche i suoi vasi sanguigni. Il feto diventa

sempre più grande riempiendo la cavità uterina, è connesso

alla placenta mediante il cordone ombelicale, è immerso nel

liquido amniotico entro un sacco formato dalle membrane

amniotica e corionica.

Nelle ghiandole mammarie si verificano modificazioni atte a

preparare la secrezione del latte. Sotto l’azione degli ormoni

ovarici e placentari si verifica un ulteriore accrescimento dei

dotti e degli acini, e l’areola e il capezzolo diventano

intensamente pigmentati

Il processo del parto inizia di solito 40 settimane cioè 9 mesi circa

dopo il concepimento. Lo determinano la diminuzione della

secrezione degli ormoni della placenta: circa la 32° settimana di

gravidanza il lobo posteriore dell’ipofisi, stimolato dalla

diminuzione della secrezione degli ormoni placentari, comincia a

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secernere l’ormone della oxitocina che inizia a preparare le

contrazioni dell’utero, nel quale il feto ormai si presenta con la testa

rivolta verso il basso. E lentamente contrazioni ritmiche fanno

pressione sul feto e il collo dell’utero progressivamente si dilata, le

membrane del sacco amniotico si rompono e il liquido amniotico

fuoriesce. Le contrazioni uterine diventano maggiori di vigore e di

frequenza e col concorso della contrazione volontaria il feto viene

lentamente forzato a uscire.

La rimozione della placenta determina la rimozione nell’ipotalamo

del Fattore Inibitore della Prolattina (PIF) e l’ipofisi libera l’0rmone

della Prolattina che stimola la secrezione del latte da parte degli

acini già pronti delle mammelle. I primi due giorni il loro liquido è

acquoso e si chiama colostro, al terzo giorno circa cominciano a

secernere il vero latte che viene provocato a uscire dall’impulso

della suzione del neonato che provoca l’azione dell’ormone

dell’oxitocina e della prolattina. La lattazione può durare

parecchi mesi e dopo lo slattamento viene ristabilito il ciclo

ovarico e la normale secrezione di estrogeno e di progesterone

con la regressione graduale al normale stato degli acini e dei dotti

Menopausa.- Tra i 42-50 anni il tessuto ovarico comincia a non

rispondere agli stimoli delle gonadotropine dell’ipofisi anteriore

per cessare definitivamente. L’ovaio diventa piccolo e viene

sospesa la secrezione di estrogeno e progesterone. Si atrofizzano

gli organi sessuali secondari, si atrofizzano le trombe uterine, il

ciclo uterino e le mestruazioni cessano. Le mammelle

avvizziscono e si modificano i caratteri sessuali esterni e la voce

s’abbassa.

87


15

SISTEMA NERVOSO

CELLULA NERVOSA - L’intelligenza di collaborazione delle

cellule le ha condotte a creare un sistema nervoso composto di

varie parti o organi per il giusto funzionamento di tutto

l’organismo. Il sistema nervoso è composto di cellule specializzate

nella irritabilità cioè nella sensibilità a percepire in maniera

specifica gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno e quello

interno e a rispondere loro in maniera adeguata. La cellula

nervosa è detta neurone ed è provvista di prolungamenti detti

dendriti per ricevere le sensazioni e di prolungamenti detti assoni

per inviare ordini Il congiungimento di uno o più neuroni si

chiama sinapsi.; la sinapsi può avvenire tra dendriti e tra dendriti

e assoni e tra ogni sinapsi esiste uno strettissimo interstizio detto

fessura sinaptica. Il neurone è l’unità anatomica o strutturale del

sistema nervoso. L’unione di più neuroni forma una fibra nervosa

tenuta insieme da un filamento detto cilindrasse e più fibre

formano i nervi riunite in fasci a loro volta separati fra loro da

un tessuto connettivo detto guaina o mielina, che a volte è

discontinua, e in questi punti, detti strozzature anulari, il

cilindrasse è ricoperto solo dalla guaina di Schwann.

Tutto il sistema nervoso è composto di una parte centrale e di

una parte periferica disposta in tutto l’organismo. La parte

centrale è fatta dall’encefalo e dal midollo spinale e la parte

periferica è fatta dalla cute, dai visceri, dai muscoli e dagli organi

di senso. Tutta l’attività del sistema nervoso centrale consiste nel

dare risposte adeguate agli stimoli provenienti dalla periferia: la

comunicazione avviene per mezzo di un impulso nervoso che

consiste di una infima corrente elettrica o di una sostanza chimica.

E’ detta atto riflesso perché è fatta silenziosamente indipendente

dall’Intelligenza generale che emana dall’intero sistema ma per

questo non è meno intelligente. Tutte le funzioni vegetative, quali i

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movimenti digestivi, la frequenza e la forza delle contrazioni

cardiache, la frequenza e la profondità del respiro, lo

svuotamento della vescica e dell’intestino, le variazioni della

dimensione della pupilla dell’occhio, avvengono come atti riflessi

indipendenti dalla coscienza centrale dell’organismo ma

contengono l’intelligenza prerogativa di ogni cellula che esegue il

proprio compito sapientemente.

ENCEFALO - L’encefalo è una voluminosa massa nervosa di

forma ovoidale contenuta completamente nella scatola cranica

dalle cui pareti è separata dalle meningi. Le meningi sono

membrane connettivali che avvolgono tutto il sistema nervoso

centrale. Le principali sono due: la dura madre e la pia madre. La

dura madre è più superficiale, stratificata e unita al piano osseo;

la pia madre è sottile ricca di vasi sanguigni e fascia tutti gli

organi seguendone le variazioni di forma. Tra la faccia interna

della dura madre esiste un tessuto detto aracnoide: tra l’aracnoide

e la pia madre sta il liquido cefalorachidiano che serve di

protezione. L’encefalo si suddivide in rombencefalo che

comprende il bulbo allungato, la protuberanza anulare, il ponte e

il cervelletto; in mesencefalo che sviluppa la funzione visiva e

quella acustica; e in proencefalo che è costituito da una parte

mediana detta diencefalo e da due parti simmetriche che sono gli

emisferi cerebrali che sono il telencefalo.

I valori medi dell’encefalo si aggirano sui 1400 g per l’uomo e i

1200g per la donna. Per quanto non esista un rapporto costante

tra peso dell’encefalo e sviluppo dell’intelligenza generale, si

constata che spesso chi ha spiccato sviluppo dell’encefalo ha anche

spiccata intelligenza, più spesso il peso dell’encefalo è in rapporto

con la statura e la mole somatica.

L’encefalo privo delle meningi appare formato da due masse pari

e simmetriche detti emisferi cerebrali separati da una scissura

interemisferica. La faccia inferiore presenta una formazione

allungata detta midollo allungato o bulbo che è la continuazione

90


del midollo spinale e una voluminosa striscia trasversale detta

Ponte di Varolio

CERVELLO - E’ la parte dell’encefalo detto anche telencefalo e è

composto di miliardi di cellule tutte con funzioni specifiche nella

cui unione funziona una intelligenza silenziosa che dirige tutto il

lavoro delle cellule dell’organismo da cui emerge una intelligenza

conoscitiva che dirige in modo complementare la sua attività. Nel

cervello si svolgono i più complessi fenomeni di integrazione degli

stimoli provenienti dalla periferia e delle attività ritmiche dovute

all’attività automatica. E’ formato da due masse pari e

simmetriche che sono gli emisferi cerebrali e risultano unite sulla

linea mediana da formazioni di collegamento dette formazioni

interemisferiche: la più voluminosa è il corpo calloso. La sua

superficie esterna è percorsa da depressioni irregolari; alcune di

esse sono profonde (scissure) e dividono gli emisferi cerebrali in

lobi; altre meno marcate (solchi ) delimitano le circonvallazioni

cerebrali; altre ancora meno accentuate ( incisure ) si presentano

come intaccature che segnano la sinuosità delle circonvallazioni.

Se si fa una sezione orizzontale del cervello si vede che il centro di

ciascun emisfero è formato da una massa bianca circoscritta da un

margine grigio sinuoso (mantello o corteccia cerebrale). La

corteccia cerebrale è formata da uno strato di sostanza grigia

dello spessore di 3-4 mm nel quale si trovano circa 14 miliardi di

cellule nervose disposte in sei strati a formare una rete

tridimensionale per cui circa il 90% di tutti i neuroni

dell’organismo si trovano nella corteccia cerebrale .La sostanza

bianca rivestita di mielina è disposta a fasci intrecciati e realizza

una fitta rete di collegamenti. Una parte importante del cervello

posta alla sua base e porzione prevalente del diencefalo è il

talamo, formato da numerosi gruppi di nuclei e che è considerato

come una stazione sensitiva precorticale che esegue l’ultima

commutazione a carico di tutte le sensibilità dirette al centro

soprassiale telencefalico. Vicino c’è l’ipofisi, l’importante

ghiandola endocrina.

91


Dalla superficie inferiore dell’encefalo hanno origine dodici paia

di nervi destinati a tessuti del capo e della regione del collo,

nonché alla maggiore parte dei visceri toracici e addominali. Essi

sono:

I-Nervo Olfattorio che è il nervo dell’odorato

II -Nervo Ottico che è il nervo della vista

III-Nervo Oculomotore che fornisce le fibre motorie a tutti i

muscoli meno a quello obliquo e a quello retto.

IV-Nervo Trocleare che è motore del muscolo obliquo superiore

dell’occhio e di quello che lo fa rotare in basso e all’esterno.

V-Nervo Trigemino che innerva i muscoli della masticazione e la

sensibilità cutanea dell’occhio, della faccia, dei seni ossei e dei

denti.

VI-Nervo Abducente che muove il muscolo retto esterno

dell’occhio.

VII-Nervo Facciale che muove i muscoli della faccia, le ghiandole

salivari e preside agli impulsi del gusto..

VIII-Nervo Acustico che porta impulsi provenienti dal labirinto

dell’orecchio e dei movimenti dal capo nello spazio.

IX-Nervo Glossofaringeo che muove i muscoli lisci della faringe e

la ghiandola parotide, la parte posteriore della lingua e le tonsille,

regola la pressione e il contenuto di O2 e CO2 nel sangue

X-Nervo Vago he influisce il cuore, i bronchioli, la trachea, la

faringe, il tratto digestivo e una porzione dell’orecchio esterno e

reca impulsi dall’epiglottide, dai barocettori dall’arco dell’aorta

XI-Nervo Accessorio che muove i muscoli sternomastoideo e

trapezio, della faringe, della laringe e del palato molle

XII-Nervo Ipoglosso che muove la lingua e alcuni muscoli del

collo.

92


Lo studio del cervello si prolunga da molto tempo e ancora

conserva molto mistero.

CERVELLETTO – E’ un prolungamento del cervello nella parte

occipitale e presenta numerose circonvallazioni di sostanza grigia.

Contiene i centri per l’equilibrio della postura e del controllo dei

movimenti. E’ costituito da due emisferi, ciascuno con tre lobi

diversi per sviluppo e funzione in cui la sostanza grigia,

riccamente convoluta, si trova sopra e sotto stanno i nuclei

cerebellari; la sostanza bianca è al centro. La parte più antica,

detta paleocerebellum, è costituita dai lobi anteriore e posteriore

di ciascun emisfero e ricevono informazioni dall’ambiente interno

ed esterno specialmente dall’occhio, dall’udito e dalla pelle; la

parte più recente, detta neocerebellum, è costituita dai due lobi

medi ed è connessa a doppia via con la corteccia cerebrale e

intervengono nella coordinazione dei movimenti muscolari di

destrezza. Ciascun emisfero è collegato col resto del sistema

nervoso mediante tre fasci di fibre nervose: i peduncoli cerebellari

superiore, medio e inferiore. L’attività del cervelletto è automatica

e registra anche movimenti intenzionali dei muscoli le cui

informazioni vengono inviate al cervelletto continuamente circa

la posizione anche delle articolazioni. Il cervelletto è responsabile

della raccolta di tali informazioni e dell’invio di segnali destinati

ad armonizzazione e a gradualità di tutti i movimenti.

BULBO - E’ un centro di fibre nervose che segue il Cervelletto e

contiene gruppi di neuroni che formano i nuclei dei nervi

VIII,IX,X,XI e XII e i gruppi che costituiscono i centri

vasomotori, respiratori e cardiaci. Nel bulbo si incociano i gruppi

di neuroni che costituiscono il nucleo gracile che fanno sinapsi con

alcuni provenienti dalla cute e le fibre del tratto piramidale e

vanno lungo il lato opposto del midollo spinale.

MIDOLLO SPINALE - E’ la continuazione del bulbo e sta dentro

il canale vertebrale, che contiene il liquido cerebrospinale col

quale si congiunge con i ventricoli del cervello. Dal midollo

93


partono 31 paia di nervi di cui 8 nella sezione cervicale, 12

nella sezione toracica, 5 in quella lombare, 4 nella regione

sacrale e 2 nel coccige da cui escono nella coda del midollo e

si raccolgono formando la coda equina. Nella regione

cervicale e in quella lombare il midollo forma due

ingrossamenti da cui partono i neuroni che innervano gli arti

inferiori e superiori. A differenza del cervello, nel midollo sta

sopra la sostanza bianca che collega il cervello e sotto la

sostanza grigia che contiene i corpi cellulari neuronici dai

quali si originano fibre nervose simpatiche destinate ai

visceri e ai vasi sanguigni.

ORGANI DI SENSO - Sono la prosecuzione esterna del cervello

con cui formano parte integrante: con essi il cervello come

unità sente cioè ha coscienza di quanto avverte con essi,

mentre non avverte la maggiore parte dell’attività che

compie per mezzo di tutti gli altri sistemi. Con gli organi di

senso il cervello conosce l’ambiente in cui l’organismo vive e

si muove. Gran parte della realtà sfugge alla sua conoscenza e

la potrà raggiungere soltanto potenziando gli organi di senso

fornendo loro degli strumenti come un prolungamento: la

realtà che sfugge sensi può solo fantasticare a indovinare e

qualche volta ci riesce ma il più delle volte prende dei grossi

granchi. Vengono tradizionalmente enumerati cinque sensi,

oggi dalla comunità scientifica è riconosciuto un sesto senso,

quello “magnetico”.

1-Olfatto-E’ la capacità di sentire o percepire vibrazioni

gradevoli o sgradevoli chiamate odori e questa capacità sta

nell’organo specifico detto naso che è organo anche per la

respirazione. I suoi vari tragitti aerei sono tappezzati da un

epitelio colonnare cigliato che serve a riscaldare, inumidire e

detergere l’aria inspirata. Nella parte alta del percorso, a

94


livello della radice del naso, esiste una piccola zona che

contiene cellule specializzate nel sentire odori dette recettori

olfattivi. Queste cellule sono sottili, allungate, provviste di fini

prolungamenti simili a peli. I sottili filamenti si dirigono

verso piccoli fori esistenti nella volta ossea del naso, li

attraversano e vanno a formare il bulbo olfattivo col primo

nervo cranico o nervo olfattivo che a sua volta raggiunge i

centri olfattivi che sono siti alla base del cervello. I ricettori

sono sostenuti, nella membrana olfattiva, da altre cellule di

sostegno. Ad intervalli tra queste sboccano dotti che

riversano una secrezione acquosa proveniente dalle

ghiandole di Bowman situate in profondità. Per provocare la

sensazione odorosa una sostanza deve anzitutto trovarsi allo

stato gassoso, poi deve passare in soluzione nella secrezione

acquosa anzidetta affinché i recettori possano essere

stimolati e questo stimolo possa essere trasmesso dal nervo

olfattivo ai centri olfattivi della base del cervello.

L’odorosità dipende sia dalle qualità dei ricettori sia dalle

qualità delle sostanze odorose. La sensibilità umana è

estremamente variabile e può percepire l’odore di sostanze

ancora a 0,004mg in 100 m 3 d’aria. Negli insetti la situazione

è particolarmente acuta. In alcuni il prodotto di alcune

ghiandole emette un odore caratteristico che ha determinate

funzioni: a esso si deve la capacità che hanno le formiche di

riconoscere la loro dimora e di distinguere i compagni del

medesimo nido dagli intrusi senza mai errare. I prodotti delle

ghiandole odorifere, variamente distribuite sul capo, sulle

antenne, sui palpi, sul torace, sulle ali, sulle zampe,

sull’addome e sui genitali di diverse specie, hanno molto

spesso la funzione di richiamo sessuale. Per esempio le

farfalle saturnie femmine diffondono entro un raggio di 12

km un odore così intenso da attirare i maschi a disposizione

entro tale area; nella società delle api la stessa funzione ha il

95


prodotto delle ghiandole odorifere della regina, mentre le

operaie secernono una sostanza di odore caratteristico in

relazione alle specie di fiori da esse visitate. Hanno

soprattutto funzione di difesa i prodotti delle ghiandole

repugnatorie, situate nel torace o nell’addome o nelle elitre o

nelle zampe di alcune specie: per esempio le larve del

coleottero crisomelide Melanosoma populi dalle ghiandole

del torace secernono una sostanza vischiosa con odore di

mandorle amare contenente aldeide salicilica.

2-Gusto - E’ la capacità di sentire o percepire i vari sapori

delle cose. Risiede principalmente nella lingua ricoperta da

epitelio squamoso stratificato fornito di tre tipi di papille:

papille filiformi, lunghe, sottili; papille digitiformi, appuntite;

papille fungiformi ossia a forma di fungo. Nella parte

posteriore della lingua sono le papille più grosse, dette

papille foliate, a forma di torretta. Nelle pareti delle papille si

trovano incastonate strutture ovali detti boccioli gustativi

che contengono cellule gustative ricettori del gusto. Anche

nella faringe, nell’epiglottide e nella laringe si trovano cellule

gustative: queste sono sottili a forma di mezzaluna,

contengono nel bordo libero un prolungamento piliforme che

si affaccia in un poro situato sulla superficie del bocciolo

gustativo. Alla base della cellula gustativa una delicata fibra

nervosa si riunisce alle sue congeneri per recarsi lungo i

nervi olfattivi ai centri situati nel cervello. In fondo alla

depressione che in forma di fossato circonda la papilla si

riversa attraverso i dotti una secrezione prodotta dalle

ghiandole di Von Ebner situate profondamente nella

struttura della lingua. E’ in soluzione in questo liquido e nelle

secrezioni delle ghiandole salivari che le sostanze penetrano

attraverso il poro del bocciolo gustativo per stimolare le

cellule gustative e scatenare nei nervi del gusto impulsi

96


nervosi che raggiungono i centri situati nei lobi degli emisferi

cerebrali.

Si noti che una sostanza perfettamente secca non può essere

assaporata e se la superficie della lingua è assolutamente

asciutta anche i cristalli di zucchero e di sale saranno

incapaci di suscitare qualunque sensazione di gusto finché

non siano diluiti da una sufficiente quantità di secrezione di

Von Ebner o di saliva.

Tutti i boccioli gustativi sembrano simili tra loro osservati al

microscopio . Funzionalmente risultano di quattro tipi

diversi: tutti rispondono a più di uno stimolo gustativo

primario – dolce acido salato amaro - ma sembra che

ciascuno reagisca maggiormente a un solo sapore

fondamentale. Essi sono distribuiti diversamente: per il dolce

e per i salato sono concentrati soprattutto sulla punta della

lingua; per l’acido lungo i margini laterali; per l’amaro nella

porzione posteriore della lingua. La superficie della lingua

sembra contribuire poco alla sensazione gustativa.

La sensazione del dolce è avvertita dalla maggior parte delle

persone a una diluizione di 1 in 200; quella del salato a una

diluizione di 1 in 400-500; quella di acido a una diluizione di

1 in 125.000; più di tutto siamo sensibili all’amaro: per es. la

chinina può essere avvertita a una diluizione di 1 in 2 milioni.

Il gusto è correlato in modo profondo coll’olfatto e questi due

sensi si esaltano a vicenda.

3-Vista-E’ la capacità di percepire la luce o onde

elettromagnetiche riflesse dalle cose: questa capacità risiede

in due organi speciali detti occhi la cui costruzione è una

delle meraviglie dell’universo. I due occhi servono ad avere

la visione stereoscopica La visone stereoscopica consiste

nella percezione tridimensionale della realtà e avviene nei

97


centri nervosi cerebrali in cui si combinano le due diverse

immagini retiniche dell’occhio sinistro e destro.

L’ occhio è un globo formato da tre membrane: esterna o

sclerotica, media o coroide ed interna o retina

-Sclerotica –E’ il tessuto esterno fibroso che forma il bianco

dell’occhio e gli conferisce la forma di globo e protegge le sue

delicate strutture interne. La sua porzione frontale ha una

area circolare trasparente chiamata cornea che permette alla

luce di penetrare nell’occhio. Questa membrana è attaccata

alle pareti ossee dell’orbita da cui partono dei muscoli che

permettono i movimenti al globo.

-La coroide – E’ una membrana media vascolare e pigmentata

che possiede le principali arterie e vene per la fornitura di

sangue. Nella parte anteriore ha una porzione circolare detta

pupilla che contiene una porzione più piccola detta iride

circondata da un diaframma muscolare colorato che

controlla la quantità di luce che entra nell’occhio: la

membrana è fornita di fibre disposte circolarmente che

chiudono la pupilla quando la luce è troppo intensa o quando

è sotto lo stimolo di emozioni di paura o di dolore e di fibre

disposte radialmente che dilatano la pupilla quando la luce è

più debole o l’oggetto è lontano. Nel punto di congiunzione

dell’iride col resto della coroide c’è il corpo ciliare che genera

il muscolo ciliare da cui si diparte il legamento sospensore

che agisce dietro la pupilla sulla lente cristallina per mettere

a fuoco i raggi della luce sulla retina retrostante.

-La retina – E’ una membrana interna che costituisce lo strato

fotosensibile contenendo i ricettori della luce altamente

specializzati detti bastoncelli e coni che stimolati

direttamente dalla luce inviano stimoli per mezzo del nervo

ottico ai centri visivi della parte occipitale del cervello. Nella

retina c’è una depressione detta fovea centralis che contiene i

ricettori detti coni, sensibili alla luce, da dove partono

98


impulsi nervosi verso il mesencefalo in cui avviene la visione;

nella parte periferica della retina ci sono i bastoncelli

ricettori sensibili solo alla luce meno intensa crepuscolare

quando gli oggetti risultano tutti di una tonalità grigia

uniforme. Questi ricettori sono alternativi: i coni funzionano

per la luce diurna ( visione fotopica: greco fos,fotòs=luce)), i

bastoncelli funzionano per l’oscurità (visione scotopica:

greco scotòs=scuro).I bastoncelli contengono la rodopsina(

greco rodo=rosso e ops=vedere) o porpora visiva che nella

luce crepuscolare si scinde in opsina e retinene e tale azione

chimica genera lo stimolo che scatena l’impulso nervoso

verso i centri cerebrali.

Nella parte anteriore l’occhio per il suo funzionamento è

fornito di Palpebre, di Congiuntiva, di Ghiandole lacrimali, di

Ghiandole Tarsali e di Dotti lacrimali.

Le palpebre sono chiusure fornite di una frangia di ciglia e si

muovono rapidamente con moto riflesso per proteggere

l’occhio dalla polvere e da particelle estranee.

La congiuntiva è una membrana costituita da due superfici

perfettamente lisce che scorrono una sull’altra quando

l’occhio si apre e si chiude e tappezza internamente le

palpebre.

Le ghiandole lacrimali si trovano tra il globo oculare e la

parete ossea che lo ospita e secernono continuamente un

liquido che scorre al di sopra della superficie del globo

lavandola e lubrificandola e con l’enzima detto lisozima lo

difende dai germi nocivi.

Le ghiandole Tarsali sboccano sul margine delle palpebre alla

base delle ciglia e secernono un liquido che impedisce alle

palpebre di aderire l’una all’altra.

I dotti lacrimali sono siti all’angolo interno della palpebra

superiore e di quella inferiore e conducono le lacrime nel

99


100

sacco lacrimale e attraverso il dotto naso-lacrimale le

scaricano nella cavità nasale.

I complessi movimenti degli occhi sono regolati con moto

rifesso da fibre nervose collegate ai nervi cranici III,IV,VI e VII

e agiscono congiuntamente in modo che le immagini

continuino a cadere su punti corrispondenti delle due retine.

I movimenti volontari sono regolati da speciali centri motori

situati nei lobi frontali davanti alle aree motoria e

premotoria degli emisferi cerebrali.

Il cristallino è la lente che mette a fuoco i raggi luminosi

provenienti dall’esterno in una immagine netta e capovolta

nella retina che i centri cerebrali visivi raddrizzano

situandola nella vera posizione spaziale. Per ciò che è sito

oltre 7 metri i raggi sono paralleli e attraversando la cornea,

l’umore acqueo e il cristallino vengono rifratti e messi a fuoco

sulla retina. Per quanto è sito al di qua di 7 metri i raggi

divergono e perciò il cristallino si adatta ad essere più

convesso per defletterli quanto è necessario per portarli a

fuoco nella retina.

4-L’udito-E’ la capacità di percepire le onde sonore

provenienti dall’esterno prodotte dalla vibrazione dell’aria

sotto l’impulso dei movimenti della realtà: questa capacità

risiede in un apposito organo che è l’orecchio. L’orecchio

umano ha la capacità di percepire vibrazioni che vanno da 20

a 20.000 cicli al secondo. L’orecchio è un’altra meraviglia

come l’occhio ed è costituito da tre parti.

1°-Orecchio esterno. Consta del padiglione o pinna che è

essenzialmente costituita da cartilagine e dal condotto

uditivo, un canale a forma di S chiuso nel fondo dalla

membrana detta timpano che separa l’orecchio esterno da

quello medio.


101

2°-Orecchio medio. Segue dopo il timpano ed è sito

profondamente nell’osso temporale. E’ costituito da tre

ossicini detti martello, incudine e staffa connessi a formare

una piccola leva: il martello è collegato al timpano e

all’incudine e alla staffa che è collegata all’apertura interna

detta finestra ovale. L’orecchio medio è collegato col naso

faringe con un canale detto Tuba d’Eustachio che serve a

rendere la pressione uguale tra l’esterno e l’interno

dell’orecchio medio.

3°-Orecchio interno. E’ costituito dalla chiocciola che

contiene l’organo di Corti con i ricettori attivi e dagli organi

dell’equilibrio. La chiocciola è la parte essenziale dell’udito.

Due membrane la dividono in tre compartimenti: quello di

mezzo contiene l’endolinfa nella quale flotta liberamente il

bordo esterno della membrana tettoria alla quale sono

attaccate le cellule ricettori dell’organo di Corti da cui si

dipartono fibre nervose convergenti da ogni parte del

pilastro centrale della coclea per costituire il ramo cocleare

dell’ VIII nervo cranico

Questo meccanismo trasforma le onde sonore in stimoli

meccanici che fanno curvare le cellule cigliate dell’organo di

Corti e da questi movimenti nascono impulsi nervosi nelle

terminazioni del ramo cocleare dell’VIII nervo cranico che

trasmette il tutto ai centri uditivi cerebrali. L’altezza o la

bassezza di una nota dipende dalla velocità della vibrazione

della fonte sonora. L’uomo è sensibile a note da 20 a 20000

vibrazioni.

Il labirinto è la parte non uditiva dell’orecchio interno

incavato nell’ossatura temporale e contiene i “propriocettori

speciali” che sono stimolati dai movimenti del capo e dalla

sua posizione nello spazio: vi si trovano tre canali

semicircolari contenenti l’endolinfa e ciascuno ha a una

estremità un’ampolla in cui c’è una prominenza chiamata


102

crista con una massa gelatinosa il cui apice oscilla

liberamente nell’endolinfa; alla base della ampolla ci sono

cellule cigliate con lunghi processi piliformi che ondeggiano

nell’endolinfa i cui movimenti vengono trasmessi alle fibre

nervose dell’VIII nervo cranico verso i centri bulbari e il

cervelletto. Quando il capo si muove l’endolinfa dei canali

semicircolari tende a seguirne i movimenti, le cellule cigliate

vengono stimolate e gli impulsi nervosi che ne nascono vanno

a modificare il tono dei muscoli del collo, del tronco e degli

arti in modo che tutto il corpo mantenga l’equilibrio. Tra l’

estremità di ciascun canale semicircolare c’è un’ampia

camera comune detta otricolo; altra camera detta sacculo si

trova a tra i canali semicircolari e la coclea. Sia nell’otricolo

sia nel sacculo si trova una caratteristica macula che contiene

i ricettori stimolati solo dai cambiamenti della posizione del

capo facendo intervenire le cellule cigliate site sulla

membrana basale .Gli otoliti siti nella massa gelatinosa e

composti di cristalli di carbonato di calcio vanno a cadere sui

processi cigliati e li stimolano quando cambia posizione del

capo inviando i segnali ai centri cerebrali .

5-Il tatto-E’ la capacità di sentire con la pelle cinque fondamentali

sensazioni: la forma, la durezza e la levigatezza, il caldo, il freddo

e il dolore. I fisiologi hanno molto discusso il modo con cui la

pelle avverte tali sensazioni. In molti animali anche i peli vi

partecipano. In alcune parti, come le mani e i piedi, si osservano

terminazioni nervose organizzate. In altre parti le papille del

derma al di sotto dell’epidermide si osservano terminazioni a

forma di salsiccia, i cosiddetti corpuscoli di Meissner e sembra che

avvertano il contatto lieve; ci sono terminazioni a forma di T,

dette corpuscoli di Ruffini, furono un tempo ritenute specializzate

nell’avvertire il caldo; ci sono strutture arrotondate, note col

nome di bulbi di Krause, ritenute capaci di essere stimolate dal


103

freddo; ci sono strutture ovali, dette corpuscoli di Pacini, che

hanno una fibra nervosa circondata da strati simili a quelli della

cipolla e che si trovano nel derma profondo, che sarebbero

specializzate nella pressione; delle fibre nervose ramificate e nude,

esistenti nell’epidermide e nel derma, sarebbero stimolate dal

dolore. Gli organi propriocettivi non sono distribuiti ugualmente

nell’intera superficie del corpo: per esempio nelle mani e nella

pianta dei piedi, nelle labbra e sotto le ascelle sono assai

numerose, mentre sul dorso e negli arti sono assai più radi.

6-Magnetico-Oggi la comunità scientifica ha accettato il fatto che

gli animali percepiscono i campi magnetici e modificano il

comportamento secondo questa sensazione. Il senso magnetico è

stato ormai documentato in decine di specie che vanno da

migratori stagionali come pettirossi e farfalle, a navigatori esperti

come piccioni viaggiatori e tartarughe marine, da invertebrati

come astici, api e formiche a mammiferi come talpe, dai

microscopici batteri alle gigantesche balene. Quello che nessuno sa

con certezza è come lo facciano e questo si può dire anche per

l’uomo: il senso magnetico potrebbe essere alla base dei fenomeni

parapsicologici che sono innumerevoli ma che non vengono

creduti perché non sono contrallabili. (cfr.art.Il senso della

bussola-Davide Castelvecchi- Le Scienze-Marzo 2012)


104


16

SISTEMA LOCOMOTORE

105

La collaborazione intelligente delle cellule le ha guidate a

generare una struttura chiamata scheletro che insieme alle

altre strutture commiste chiamate muscolatura e nervatura

muove tutto l’organismo.

Lo scheletro è formato di tre tipi di ossa.

Ossa piatte-Sono quelle che contengono e proteggono organi

delicati come l’encefalo, i visceri toracici e quelli pelvici.

Ossa lunghe-Sono quelle che formano gli arti superiori e

inferiori e funzionano da leve per il movimento.

Ossa corte-Sono quelle che conferiscono resistenza ad alcune

parti che hanno bisogno di durezza per prestare la loro

opera, come la mano e il piede.

Colonna vertebrale-E’ l’elemento fondamentale dello

scheletro composto di trentatré vertebre, costituenti una

serie di anelli ossei separati da dischi intervertebrali di

sostanza cartilaginea. All’interno della colonna vertebrale

esiste un canale dove è racchiuso e protetto il midollo spinale

che insieme a tutto il sistema nervoso dirige tutto

l’organismo.

La prima vertebra, detta Atlante, sostiene il cranio e

permette i movimenti in senso antero-posteriore della testa;

la seconda, detta Asse, consente la rotazione della testa;

seguono 5 vertebre dette Cervicali che permettono al collo di

compiere movimenti di flessioni e di i torsione; seguono

dodici vertebre toraciche che sostengono le costole del petto

e permettono movimenti di rotazione, di flessioni in avanti e

in certa misura laterali del tronco; vengono poi cinque

vertebre, dette lombari, che consentono la flessione

all’indietro, il movimento laterale e una certa rotazione del


106

tronco; seguono cinque vertebre, dette lombari, che

consentono la flessione all’indietro, il movimento laterale e

limitatamente il tronco; poi cinque vertebre dette sacrali fuse

tra loro e con quattro segmenti coccigei anch’essi fusi tra

loro, che servono a trasmettere il peso del corpo al cingolo

pelvico e agli arti inferiori.

I muscoli-Sono parte integrante dello scheletro che senza di

loro avrebbe solo la funzione di sostegno, invece con i

muscoli compie meravigliosi movimenti. I muscoli si

inseriscono sulle varie ossa che si muovono secondo la loro

contrazione e il loro rilasciamento. Quando un muscolo si

contrae tende ad accorciarsi e quest’accorciamento si chiama

isotonico; se l’accorciamento non può avvenire si dice

contrazione isometrica. La contrazione isotonica fa che i due

capi del muscolo si avvicinino e le due ossa a cui sono

attaccati i muscoli mediante tendini sono costrette a

muoversi e si incontrano in una articolazione. Le superfici

articolari sono ricoperte da uno strato perfettamente levigato

di cartilagine ialina, che viene lubrificato dal liquido che

secerne una membrana detta sinoviale per ridurre al minimo

l’attrito.

Il muscolo che contraendosi muove una articolazione viene

detto primo motore o agonista; alla sua attività cooperano

altri muscoli prossimi all’articolazione detti antagonisti

esercitando un controllo frenante sul movimento del primo

motore: es. il muscolo bicipite è primo motore nella flessione

del gomito e il muscolo tricipite gli fa da antagonista. Altri

muscoli possono fissare l’osso da dove ha origine il muscolo

primo motore in modo che non si muovano altre ossa: sono

detti muscoli fissatori; altri sono necessari per sostenere

l’articolazione che viene mossa: questi muscoli sono detti

sinergici.


107

Le articolazioni sono classificate secondo il tipo di

movimento che devono compiere: per esempio quella del

gomito è detta a cerniera, l’articolazione della spalla e

dell’anca sono dette a giunto sferico perché permettono solo

il movimento rotatorio all’osso lungo; quelle del piede e del

polso sono dette a modico slittamento. In generale i muscoli

inseriti alle ossa lunghe permettono solo il movimento a leva

contraendosi e rilasciandosi.

Innervatura - E’ il sistema nervoso autonomo parte del sistema

nervoso periferico che rende possibile il movimento. L’azione

coordinata di gruppi di muscoli è resa possibile dalle numerose

connessioni sinaptiche che intercorrono tra i neuroni connettori

che collegano i neuroni afferenti (propriocettivi) di un gruppo

muscolare con i neuroni efferenti (motori) che innervano il

gruppo dei muscoli aventi funzione opposta. Il sistema nervoso

autonomo serve, insieme al sistema endocrino, al mantenimento

della stabilità dell’ambiente interno. Esso governa eventi dei

sistemi vegetativi o viscerali che normalmente si svolgono al

disotto del livello della coscienza generale. Il sistema nervoso

autonomo ha due sezioni diverse: simpatico e parasimpatico, che

hanno i centri superiori nell’encefalo. Essi operano in modo

congiuntamente attraverso una complicata struttura

complementare in modo da bilanciarsi l’uno con l’altro. L’attività

di un organo è regolata in ogni momento dalla risultante di queste

due opposte influenze. In alcuni individui prevale la

simpaticotonia, cioè la predominanza dell’azione del sistema

nervoso simpatico e si rende evidente dall’eccitazione esagerata

del riflesso pilomotore (pelle d’oca) e mediante l’iniezione

sottocutanea di 1 mg di adrenalina che provoca glicosuria. I segni

clinici della simpaticotonia sono la dilatazione pupillare, la

secchezza e la temperatura un po’ elevata della cute,

l’accelerazione del ritmo cardiaco e talora la ipertensione

arteriosa con riduzione delle secrezioni e frequenti stipsi. In altri


108

individui prevale la parasimpaticotonia o vagotonia perché il

nervo vago è maggiormente interessato e innerva i visceri toracici

e dell’addome superiore. L’azione del parasimpatico, regolata dal

disencefalo e mediata dalla liberazione di aceticolina, concerne la

vita vegetativa: trofismo tissurale, vasodilatazione, eccitazione

della muscolatura bronchiale, gastroenterica e urinaria ecc


17

L’ESSERE E’ VITA E INTELLIGENZA

E LA CELLULA E’ UNO DEI TANTI APPRODI

DEL DIVENIRE DELL’UNIVERSO

109

Traiamo la conclusione da questa nostra succinta rassegna di

quanto la Scienza ci presenta nell’attività della cellula, il primo

fenomeno della vita organica: la sua esistenza e la sua attività si

muove in una dimensione che sfugge al comune potere dei nostri

sensi ma che la Scienza dopo Galileo è riuscita a scrutare

potenziando i sensi con meravigliosi strumenti. Con questi

strumenti oggi noi possiamo affondare la nostra curiosità negli

abissi in ogni direzione e così possiamo conoscere come sono fatti i

cieli e come è fatta la terra e come funzionano gli organismi che

sono sulla terra.

I cieli sono popolati di pianeti distanti tra loro milioni di km.; di

miliardi di stelle lontane da noi da 150 milioni di km. come il Sole

a miliardi di anni luce tenendo conto che la luce si muove alla

velocità di 300 km. al secondo; di immense città stellari(galassie);

di unioni di città stellari; di subuniversi visibili fino a 13 miliardi

di anni luce. Tutto forma una sfera senza fine di spazio e di tempo

fornita di un potere di attrazione che tutto muove in un

vertiginoso moto circolare: i satelliti attorno a se stessi e ai propri

pianeti, i pianeti attorno a se stessi e alle proprie stelle, le stelle

attorno a se stesse e con i propri pianeti attorno al centro delle

proprie galassie, le galassie insieme ad altre galassie si spostano

verso altri centri: insomma l’Universo è l’Essere Infinito Eterno

Immortale Vivente e Intelligente che è e diviene e in questo suo

divenire resta sempre lo stesso pur evolvendosi in infinte

aggregazioni e forme. Ormai possiamo dire che non c’è più né

materia né spirito, due categorie immaginate dall’umanità

nell’epoca prescientifica, ma che tutto è un’unica realtà viva e


110

intelligente il cui profondo segreto nessuno mai potrà

comprendere.

Questa infinita realtà vive nella dimensione di una profondi

microscopica impercettibile in cui gli scienziati trovano una

innumerevole quantità di particelle dette quark che danno vita a

protoni e a neutroni , che uniti danno vita a atomi con i loro nuclei

e i loro compagni elettroni; gli atomi secondo il numero di

aggregazione tra di loro formano oltre un centinaio di elementi

detti ossigeno, idrogeno ecc. e questi unendosi danno origine a

molecole di una particolare natura che associandosi dànno vita

alla varietà di forme di cui è ricco il mondo.

L’attrazione di cui l’Universo è fornito indica che è senziente e

vivo e questa sua qualità si evolve sulla Terra nella sensibilità

della cellula che è nata per una combinazione degli elementi di cui

è intessuta la stoffa dell’Universo. Gli scienziati stanno cercando

per quale fortuito fenomeno la vita organica sia sbocciata sulla

Terra ma dovrebbero pensare che è una pura prosecuzione della

vita di cui è fornito l’Universo e per questo essa deve essere stata

diffusa e sarà diffusa in ogni suo angolo dove si realizzano certe

condizioni. La radice dell’Intelligenza sta nella Sensibilità

dell’Essere che agisce e reagisce armonicamente e costruisce ogni

forma in cui diviene secondo la perfezione della sfera infinita in

cui vive: perciò vediamo in ogni forma in cui l’Essere si manifesta

la simmetricità, la proporzione delle sue parti, la collocazione dei

suoi organi nei punti opportuni secondo la finalità della funzione

che deve esplicare. Gli antichi e i moderni che non hanno

conosciuto il lavoro meraviglioso intelligente che compiono

miliardi di cellule al livello ultramicroscopico, per spiegarsi la

bellezza del COSMO che ci è dato di ammirare, non hanno avuto

altro modo che escogitare con la Ragione metafisica il “Progetto

Intelligente” fatto da un altro Essere distinto dall’Universo ma

non fanno che spostare il problema. Ci si trova di fronte sempre al

Mistero con la differenza che il Mistero che ci sarebbe rivelato


111

attraverso uomini eccezionali contiene promesse e rivelazioni mai

realizzate. E’ quanto ho constato analizzando quanto viene

presentato come Parola di Dio e l’ho potuto evidenziare nel libro

“I Conti della Storia con la Bibbia” che ho elaborato e pubblicato

nel 2004 a seguito di quanto ebbe a dire Giovanni Paolo II quando

nel Marzo 2000 in Piazza di S. Pietro chiese perdono a tutto il

mondo delle colpe commesse dalla Chiesa Cattolica nei secoli:

”Bisogna fare i conti con la Storia”. C’è da osservare che Giovanni

Paolo II ha ingenuamente o furbescamente scambiato “errori”,

che implicano ignoranza, con “colpe”, che implicano

trasgressione, per eludere la conclusione che la Chiesa non è

seguita passo passo, come è promesso nei Vangeli, dal Verbo

Incarnato, colui che avrebbe fatto “il Progetto Intelligente”. La

Chiesa ha deragliato dall’indirizzo iniziale non perché lo ha

volontariamente trasgredito ma ha errato in buona fede perché

credeva che dovesse difendere o propagare la “verità” anche con

la violenza anticipando quanto hanno fatto il Comunismo e il

Nazismo nel ventesimo secolo. E in questo è evidentemente assente

la guida di Gesù, che sarebbe il Verbo, che aveva detto

“imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

“In principio erat Verbum” è l’inizio del Vangelo di S. Giovanni

ma noi oggi possiamo dire quanto ho espresso nella seguente

poesia filosofica.


112


18

ESSERE E DIVENIRE

In principio non c’ era il Verbo

perché il principio non c'è mai stato

ma c'è sempre stato l'Essere:

se ci fosse stato un momento

in cui non ci fosse stato l’Essere

ora non ci sarebbe niente:

questa è la prima verità

assolutamente certa

che inchioda la mia mente.

Da sempre sta l'Essere,

senza principio né fine:

è l'Infinito che non ha confini

di spazio né di tempo.

L'Essere ha in sé la vita

e la sua vita si manifesta

nella sensibilità intelligente

nel moto e nella luce,

e nell'armonia

della sua sfera infinita

Nell'armonia del perpetuo moto

sta l'Intelligenza dell’Essere

che nell'azione e nella reazione

degl'infiniti suoi punti

si dà un volto

nelle innumerevoli forme

che emergono dal suo seno

senza nulla creare

113


senza nulla distruggere.

Anche noi procediamo

dal suo seno

come le nubi del cielo

e come i fiori dei campi.

Il tempo è lo svelamento

del mistero dell'Essere

nella mutevole bellezza del Cosmo,

nelle spirali delle galassie,

nelle orbite dei sistemi solari,

nelle corolle dei fiori,

nei disegni delle conchiglie,

nelle ali delle farfalle,

nelle pupille degli occhi,

nel cervello dell'uomo.

Tutte le forme dell'Essere

sono note dell'armonia

della sua sfera infinita

unite da quella forza attrattiva

che chiamiamo amore.

In ogni forma dell’Essere

agisce l’amore

che l’ attrae al Tutto

insieme alle altre forme:

è la sua vita,

è la sua libertà,

è la spinta del suo moto.

Il divenire è la vita dell’Essere

e il tempo è la misura del moto ,

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il tempo e il moto sono eterni

come eterna è la vita dell’Essere.

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Cenni biografici

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Severino Proietti è’ nato a Pisoniano (Roma) il 3 Dicembre 1915.A poco

meno di due anni restò orfano di guerra essendo suo padre Antonio

morto nella ritirata di Caporetto nel Novembre 1917 e visse sempre nel

paese fino a 12 anni con la madre Teresa, con la sorella Checchina e il

fratello Girolamo frequentando le Scuole Elementari.

Nel tredicesimo anno il 27 Febbraio 1928 tramite il Comitato Orfani di

Guerra fu inviato a Roma alla Scuola Agraria del Pontificio Istituto Vigna

Pia, iniziata da Pio IX appena eletto Papa nel 1847:la dirigevano i Religiosi

della Sacra Famiglia, una Congregazione bergamasca fondata dalla

Contessa Costanza Cerioli nella Villa dei Tasso di Comonte di Seriate

presso Bergamo quando nel 1854 perse nello stesso anno il marito

Gaetano e l’unico figlio Carlino di sedici anni e nel 1855 dedicò se stessa e

le sue ricchezze all’aiuto dei figli dei contadini.

Tale trapianto gli costò un grande trauma affettivo ma sotto l’influenza

dei Religiosi ebbe un notevole cambiamento interiore, per il quale l’anno

successivo nell’ottobre 1929 venne inviato dal Direttore Padre Davide

Mosconi nella nuova Casa degli Studenti iniziata dal Superiore Generale P.

Angelo Orisio presso il Santuario di Nostra Signora del Sacro Cuore in

Bergamo Alta per frequentare il Seminario Diocesano dove si distinse

negli studi nel Ginnasio, nel Liceo e in Teologia .Nel 1941 fu ordinato

sacerdote dal Vescovo di Bergamo Adriano Bernareggi e fu rimandato a

Roma come Vicedirettore e Viceparroco a Vigna Pia. Nel 1947 fu rinviato a

Bergamo come Direttore dello Studentato della Congregazione ma nel

1950 dovette cedere l’incarico e tornare a Vigna Pia per un periodo di

riposo, essendo la sua salute indebolita per l’eccessivo lavoro ma anche

come conseguenza delle condizioni disagiate del periodo bellico.

Nel 1953 fu eletto Vicario Generale della Congregazione e Direttore di

Vigna Pia, dove dette inizio al rinnovamento delle strutture fisiche e

funzionali. Nel 1958 contemporaneamente fu nominato dal Vicariato di

Roma Docente di Religione a tempo ridotto a Vigna Pia diventata sezione

staccata della Scuola Statale Guido Baccelli e notando il disinteresse degli

alunni per i testi allora vigenti introdusse nell’insegnamento il Nuovo

Testamento come testo accompagnato da un metodo attivo di ricerca e di

espressione. Per tale lavoro rileggendo tutta la Bibbia e tutta la Storia

della Chiesa fu colpito dal contrasto tra le promesse e i fatti e cominciò a

dubitare della validità del fondamento della Teologia.


118

Nel frattempo nel 1965 era stato nominato Direttore dell’Istituto”

Giuseppe Bonizi” di S. Marinella (Roma) dove nella vasta azienda di cui

era corredato fece un’esperienza venatoria nella quale scoprì

l’intelligenza degli animali ed ebbe un altro motivo per dubitare della

validità delle impostazioni filosofiche e teologiche su cui era impostata

tutta la Teologia. Nel 1967 pubblicò il suo metodo didattico attivo biblico

in tre volumi dal titolo La diritta via. Nel 1969 e 1970 frequentò i Corsi di

perfezionamento per Educatori dell’Istituto di Pedagogia dell’Università

di Roma diretti da Luigi Volpicelli. Nel 1974,chiuso l’Istituto Giuseppe

Bonizi per mancanza di personale educativo, tornò a Vigna Pia e nominato

Docente di Religione a tempo pieno nelle Scuole Statali di Spinaceto e Tor

dei Cenci. Nel l978 secondo le disposizioni di una legge scelse di andare in

pensione anticipata come Orfano di Guerra e nel 1979 si dedicò come

ricercatore culturale allo studio dei fondamenti della Teologia e

risultandogli negativi ne faceva partecipi con una lettera i suoi Superiori.

Nel 1988 dopo molteplici difficoltà riuscì a pubblicare presso la EIL di

Milano Il bandolo della matassa ovvero La rivoluzione dell’Intelligenza-

Visita alle sorgenti della cultura che contiene tale ricerca.

Nel 1990 consegnò alla Comunità di Vigna Pia la biografia epistolare di

Costanza Cerioli e della sua Opera dal titolo La Signora di Comonte e nel

1994 consegnò alla stessa Comunità Gli Annali di Vigna Pia in tre volumi

sulle sue vicende. Nel 1992 stimolato dai fatti di cronaca redige l’opera La

fine del mondo? La voce dell’Intelligenza dedicandolo a Giovanni Paolo II

“campione dell’Umanesimo Cristiano perché diventi campione

dell’Umanesimo Universale” liberandolo dalle pastoie teologiche

inviandoglielo quando fu stampato nel 1994.con lettera raccomandata

Nel 1995 i suoi Superiori presero la decisione di offrirgli la scelta o

restare come ospite ai margini della Comunità o uscire dalla Comunità

con una integrazione della sua pensione minima statale. Severino Proietti

scelse quest’ultima alternativa e dal 1996 vive a Roma lavorando alla

diffusione dei risultati della sua ricerca come continuazione della sua

lunga attività educativa.

Nel 1998 consegnò alla Comunità Religiosa il volume Storia di Vigna Pia

sulla base degli Annali e nel Marzo 2000 iniziò il lavoro I Conti della Storia

con la Bibbia che terminato nel 2004 pubblicò nelle edizioni di Akkuaria

di Catania nel 2005. Nel 2007 ha pubblicato una sintesi della sua ricerca

epistemologica sui fondamenti della Religione in genere dal titolo

Connubio Impossibile tra Ragione e Fede presso le edizioni Lulu com.

Quest’ultimo volume “L’Intelliegenza della cellula” viene pubblicato ora


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2012 ma era già stato in parte redatto nel 1985 quando fu impressionato

dalle conoscenze scientifiche esposte nel libro di Ann B Mc Naught.

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