Racconti in Viaggio 2006 - Folettiepetrillodesign.it
Racconti in Viaggio 2006 - Folettiepetrillodesign.it
Racconti in Viaggio 2006 - Folettiepetrillodesign.it
Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!
Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.
“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”<br />
Emilio Salgari
Graziano Delrio Graziano Delrio<br />
Le domande dei giovani ci sono care<br />
Negli anni, questo è il terzo, i racconti <strong>in</strong> viaggio dei ragazzi che salgono sugli autobus, i<br />
pullman e i treni reggiani rivelano sempre più, come una cart<strong>in</strong>a di tornasole, il valore e<br />
l’<strong>in</strong>telligenza dell’<strong>in</strong>iziativa assunta a suo tempo da un gruppo di appassionati <strong>in</strong>segnanti e<br />
dall’Azienda Consorziale dei Trasporti di Reggio Emilia. Proposta alla quale Comune e Prov<strong>in</strong>cia di<br />
Reggio Emilia sono stati con conv<strong>in</strong>zione al fianco.<br />
Giovani non consumatori, ma protagonisti. Quello che <strong>in</strong>stancabilmente ripetiamo e ci prefig-<br />
giamo nelle pol<strong>it</strong>iche che riguardano non solo le nuove generazioni, ma tutta la c<strong>it</strong>tà, trova piena<br />
applicazione <strong>in</strong> questo progetto. Con la motivazione importante dello scrivere, del guardarsi dentro<br />
e del guardare fuori da sé, osservando gli altri frequentatori del mezzo pubblico e il mondo oltre il<br />
f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o appannato, questi ragazzi hanno compiuto una azione pos<strong>it</strong>iva. Un’azione racchiusa <strong>in</strong> una<br />
domanda: cosa vedo e cosa ne penso?<br />
E siccome crediamo che siano le domande che ci portiamo dentro, a fare di noi dei c<strong>it</strong>tad<strong>in</strong>i respon-<br />
sabili e attenti, questo processo, avviato su un “tram”, una “corriera”, un “tren<strong>in</strong>o”, è prezioso. Le<br />
domande rendono “non troppo straniero” il nostro viaggio e vanno tenute care.<br />
Da alcuni racconti letti, emerge come l’ambiente del trasporto pubblico prenda una sua familiar<strong>it</strong>à<br />
per questi giovani: l’autista, i personaggi “sol<strong>it</strong>i”, il sonnell<strong>in</strong>o prima di arrivare a scuola, quella<br />
prospettiva sul mondo alzata da terra che è tipica del passeggero, ma anche dell’età giovanile. È una<br />
dimensione di vic<strong>in</strong>anza che ci auguriamo possa restare.<br />
I dati recenti della ricerca dei diversi enti sulla mobil<strong>it</strong>à a Reggio Emilia, <strong>in</strong> realtà, ci dimostrano<br />
che, una volta lasciata la scuola superiore, i giovani tra i 18 e i 25 anni sono coloro che, più di altre<br />
fasce di età, si spostano pr<strong>in</strong>cipalmente con l’automobile, con frequenti viaggi durante la giornata.<br />
Se è per una condizione di precarietà e di <strong>in</strong>certezza o se è perché i nostri giovani debbano essere<br />
maggiormente accompagnati nelle d<strong>in</strong>amiche della loro v<strong>it</strong>a da <strong>in</strong>iziative sulla mobil<strong>it</strong>à sostenibile,<br />
queste sono domande che ci co<strong>in</strong>volgono direttamente come amm<strong>in</strong>istrazioni pubbliche.<br />
Avere le chiavi giuste per <strong>in</strong>terpretare la realtà, avere care le domande, dare risposte chiare con<br />
parole chiare, questo è il comp<strong>it</strong>o a cui siamo chiamati e nel quale contiamo di r<strong>it</strong>rovarci <strong>in</strong> viaggio,<br />
come ist<strong>it</strong>uzioni, con i nostri c<strong>it</strong>tad<strong>in</strong>i di adesso e del futuro.<br />
Graziano Delrio<br />
S<strong>in</strong>daco di Reggio Emilia
Sonia Mas<strong>in</strong>i Sonia Mas<strong>in</strong>i<br />
Un momento di <strong>in</strong>contro unico nel suo genere<br />
Il viaggio <strong>in</strong> autobus rappresenta un appuntamento fisso per migliaia di reggiani che ogni giorno si<br />
recano al lavoro o a scuola utilizzando il servizio pubblico. Proprio agli studenti l’Azienda Con-<br />
sorziale Trasporti dedica da tempo “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio”, una riusc<strong>it</strong>a <strong>in</strong>iziativa alla quale anche<br />
quest’anno la Prov<strong>in</strong>cia ha dato con piacere e conv<strong>in</strong>zione il proprio patroc<strong>in</strong>io.<br />
Ai ragazzi viene chiesto di mettere nero su bianco le proprie emozioni legate a questo apparente-<br />
mente semplice, ripet<strong>it</strong>ivo gesto quotidiano: viaggiare su un mezzo pubblico. In questo modo le loro<br />
riflessioni diventano un vero e proprio patrimonio comune: per gli studenti è un’occasione di creati-<br />
v<strong>it</strong>à; per l’azienda, e per chi a diverso t<strong>it</strong>olo si occupa di mobil<strong>it</strong>à, è l’opportun<strong>it</strong>à di leggere la realtà<br />
attraverso una lente di <strong>in</strong>grandimento del tutto particolare.<br />
Ancora una volta sono tanti gli spunti di riflessione che “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio” offre, grazie a uno<br />
spaccato di realtà ricco di s<strong>it</strong>uazioni e persone che si prestano alla penna degli osservatori più attenti.<br />
Perché il viaggio rappresenta un momento di <strong>in</strong>contro quasi unico nel suo genere. E gli scr<strong>it</strong>ti dei<br />
giovani studenti ci svelano tanti piccoli mondi, tutti da scoprire, rendendo immortali s<strong>it</strong>uazioni che<br />
altrimenti durerebbero solo il tempo di una corsa <strong>in</strong> autobus.<br />
Come anche i racconti premiati quest’anno confermano, attraverso chi su questi mezzi lavora oppure<br />
viaggia - e soprattutto attraverso la fantasia - si può cogliere il fasc<strong>in</strong>o di tante storie. Si può far ‘viverÈ<br />
perf<strong>in</strong>o una macch<strong>in</strong>etta timbra-biglietti, raccontarci questa c<strong>it</strong>tà che cambia, svelarci gli amori, i sogni<br />
e... gli <strong>in</strong>cubi che accompagnano chi ogni giorno sale e scende dai bus.<br />
Sonia Mas<strong>in</strong>i<br />
Presidente della Prov<strong>in</strong>cia di Reggio Emilia
La carica dei 101<br />
Giulio Fantuzzi<br />
E<br />
proprio così che l’abbiamo ribattezzata, quest’anno, la terza edizione del nostro “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong><br />
viaggio”: la carica dei 101. Perché tanti – e tutti <strong>in</strong>teressanti - sono stati i racconti che i docenti<br />
di Lettere delle classi del biennio delle scuole superiori reggiane hanno prima opportunamente<br />
pre-selezionato e poi sottoposto all’attenzione dei membri della Giuria, alla quale mi pregio<br />
appartenere: tanti perché att<strong>in</strong>gono ad una messe via via più ampia, dal momento che sempre più<br />
numerosi sono gli ist<strong>it</strong>uti scolastici che sono venuti aderendo alla nostra <strong>in</strong>iziativa; <strong>in</strong>teressanti perché<br />
- prim’ancora che sotto il profilo strettamente “letterario” - i componimenti dei giovani studenti che ci<br />
siamo visti “consegnare <strong>in</strong> giudizio” sono, nel loro complesso e ciascuno s<strong>in</strong>golarmente, assai ricchi<br />
di spunti, anche (ma non solo) “antropologici”.<br />
Essi ci danno conto, <strong>in</strong>fatti, di una realtà sociale <strong>in</strong> profondo mutamento, di anno <strong>in</strong> anno cangian-<br />
te, e ancora tutta da “cogliere” e “<strong>in</strong>terpretare” nei suoi risvolti più profondi: per esempio, sempre<br />
più spesso, i ragazzi che oggi approdano alle nostre scuole superiori – e che partecipano al nostro<br />
“premio letterario” - appartengono a famiglie di “<strong>it</strong>aliani recenti”, provenienti da tutto il mondo (chi<br />
dai Balcani e dai Paesi dell’Europa dell’Est, chi dall’Africa, altri ancora dal Sudamerica, o dai Paesi<br />
asiatici, C<strong>in</strong>a compresa). Il loro “<strong>it</strong>aliano” forse non è sempre impeccabile (diciamo che non è quello<br />
propriamente “prescr<strong>it</strong>to” dall’Accademia della Crusca, così come del resto non lo è quello di tanti<br />
“emiliani doc” loro coetanei, che al piacere della lettura e della scr<strong>it</strong>tura sembrano ormai prediligere<br />
quello dei videogiochi, o dei real<strong>it</strong>y televisivi), ma i pensieri, le emozioni, i vissuti che questi giovani<br />
11
12<br />
Giulio Fantuzzi Giulio Fantuzzi<br />
<strong>in</strong> formazione ci propongono sono assolutamente degni di nota. Non solo perché ci portano l’eco (i<br />
colori, i sapori e talvolta i profumi), o il rimpianto di mondi “altri” – reali, come le strade di terra rossa<br />
battuta, che sanno di polvere e fame, del Burk<strong>in</strong>a Faso, o sognati, come il turchese acceso e l’odore<br />
di salmastro sapido dei mari dei Carabi; non solo perché sottendono realtà terribili alle quali i ragazzi,<br />
con le loro famiglie, sono fortunosamente sfugg<strong>it</strong>i (non a caso la menzione speciale della Giuria è<br />
andata quest’anno al racconto “Un viaggio nell’<strong>in</strong>cubo”, che ha per autore un ragazzo nato a Saraje-<br />
vo: la storia di una deportazione e di una fuga da un campo di sterm<strong>in</strong>io nazista, che al tempo stesso<br />
rimanda fortemente, <strong>in</strong> un cortocircu<strong>it</strong>o immag<strong>in</strong>ifico, alle atroc<strong>it</strong>à della guerra fratricida che si è<br />
consumata nei Balcani), ma perché danno un r<strong>it</strong>ratto vivido delle trasformazioni e dei turbamenti che<br />
attraversano le v<strong>it</strong>e dei nostri figli, gli adolescenti di oggi che saranno gli adulti di domani, e dunque<br />
coloro ai quali consegneremo il nostro futuro (per farsene un’idea, basti leggere “La trasformazione”<br />
o “Un messaggio d’amore”, cui abbiamo tra l’altro confer<strong>it</strong>o il nostro terzo premio ex aequo).<br />
Partendo dalla scr<strong>it</strong>tura come gioco, i nostri ragazzi hanno <strong>in</strong>trapreso un importante viaggio di cono-<br />
scenza di sé e del mondo, il cui approdo non è ancora certo, ma che mer<strong>it</strong>a tutta la nostra attenzione<br />
e il nostro rispetto, e che chiama <strong>in</strong> causa la nostra capac<strong>it</strong>à di ascolto più profonda.<br />
Per questo, ed è la nov<strong>it</strong>à della presente edizione del nostro premio, noi “grandi” questa volta non<br />
ci siamo voluti lim<strong>it</strong>are a “leggere e giudicare”, ma abbiamo voluto significativamente “metterci <strong>in</strong><br />
gioco”, cimentandoci a nostra volta nell’impresa – <strong>in</strong>ed<strong>it</strong>a e stimolante anche per molti di noi – di<br />
raccontare (così come abbiamo chiesto di fare ai nostri ragazzi) “ciò che si ascolta, si vede, si pensa e<br />
si prova quando si viaggia <strong>in</strong> autobus, o su uno dei nostri treni locali”. È questo il motivo per cui, <strong>in</strong>-<br />
sieme ai racconti dei ragazzi, potete trovare <strong>in</strong> questo libretto gli “esperimenti” con cui alcuni membri<br />
della Giuria che mi onoro di presiedere (<strong>in</strong>segnanti, giornalisti o scr<strong>it</strong>tori, non fa differenza) hanno<br />
voluto dare un contributo alla nostra <strong>in</strong>iziativa, arricchendola di nuovi stimoli e nuove scoperte.<br />
A tutti voi e a tutti noi, buon viaggio e buona lettura.<br />
Giulio Fantuzzi<br />
Presidente ACT<br />
13
14<br />
Mauro Bertani, Gabriella Bon<strong>in</strong>i, Claudio Davoli<br />
Anche quest’anno ACT ci ha dato l’occasione di proporre ai nostri studenti un percorso di<br />
scr<strong>it</strong>tura creativa. E gli studenti dei nostri Ist<strong>it</strong>uti superiori hanno risposto con entusiasmo.<br />
Sulle nostre cattedre sono pervenuti racconti <strong>in</strong> numero molto superiore a quello presente<br />
<strong>in</strong> questo volume. Quelli qui pubblicati sono il frutto di una non facile selezione, <strong>in</strong> quanto tutti sono<br />
comunque degni di attenzione, perché specchio della personal<strong>it</strong>à, anche per il modo di scrivere, di<br />
chi li ha prodotti.<br />
Qualcuno potrebbe stupirsi del consolidarsi di questa pratica anche all’<strong>in</strong>terno di Ist<strong>it</strong>uti superiori, nei<br />
quali si è sol<strong>it</strong>i r<strong>it</strong>enere prevalgano gli <strong>in</strong>segnamenti più tecnici e strettamente professionalizzanti. La<br />
realtà produttiva, però, mostra come la capac<strong>it</strong>à di scrivere, soprattutto nell’era di Internet, sia deter-<br />
m<strong>in</strong>ante nel successo professionale di un <strong>in</strong>dividuo che non si accontenta di essere un attore passivo<br />
nella propria professione. Infatti saper gestire <strong>in</strong> modo chiaro e coerente un testo scr<strong>it</strong>to è s<strong>in</strong>onimo di<br />
un’efficace organizzazione del proprio pensiero, dunque del proprio lavoro. Una buona forma scr<strong>it</strong>ta,<br />
pertanto, è un bisogno <strong>in</strong>derogabile per chi voglia <strong>in</strong>traprendere – e non, <strong>in</strong> un certo senso, subire<br />
– una professione.<br />
Chi non sa scrivere non fa carriera<br />
Non si tratta, dunque, di un esercizio puramente letterario <strong>in</strong> senso tradizionale, quasi una “scr<strong>it</strong>tura<br />
per la scr<strong>it</strong>tura”. Primo Levi da chimico, James Herriot da veter<strong>in</strong>ario, André Breton da medico, Carlo<br />
Emilio Gadda da <strong>in</strong>gegnere, Carlo Levi da medico-p<strong>it</strong>tore, e tanti altri, hanno praticato con eccellenti<br />
risultati la scr<strong>it</strong>tura creativa, pur provenendo da una formazione tecnico-scientifica.<br />
Scrivere a scuola serve agli studenti perché possano dare forma alle conoscenze che apprendono.<br />
La scuola <strong>it</strong>aliana, e <strong>in</strong> particolare l’istruzione professionale, riuscirà a realizzare il proprio potenziale,<br />
vero motore e condizione di cresc<strong>it</strong>a economica del Paese, solo se si compirà una “rivoluzione del-<br />
l’idea della scr<strong>it</strong>tura” e se si considererà lo studio della l<strong>in</strong>gua e della comunicazione come necessario<br />
per un accesso qualificato al mondo del lavoro.<br />
Mauro Bertani, Gabriella Bon<strong>in</strong>i, Claudio Davoli<br />
Chi non sa scrivere, dunque, non farà carriera o, perlomeno, avrà un importante strumento <strong>in</strong> meno<br />
per realizzare pienamente le proprie capac<strong>it</strong>à e i propri talenti sul posto di lavoro.<br />
Attenzione, però: la scr<strong>it</strong>tura esiste solo se letta, la scr<strong>it</strong>tura senza la lettura cessa di esistere (Roland<br />
Barthes). Il presente volumetto è pertanto un contributo <strong>in</strong> questa direzione: gli scr<strong>it</strong>ti qui raccolti si<br />
propongono di <strong>in</strong>nescare lo stimolo a nuove scr<strong>it</strong>ture e a sempre nuove letture.<br />
Mauro Bertani, docente Ist<strong>it</strong>uto Statale “Silvio d’Arzo” Montecchio Emilia<br />
Gabriella Bon<strong>in</strong>i, docente I.P.S.S.C.T. “Filippo Re” Reggio Emilia<br />
Claudio Davoli, docente I.P.S.I.A. “Adelmo Lombard<strong>in</strong>i” Reggio Emilia<br />
15
“Cercando la parola si trovano i pensieri”<br />
Joseph Joubert
1<br />
Luca Alberici<br />
Inutile<br />
Colori. Tanti sono i colori delle scr<strong>it</strong>te sugli autobus: <strong>in</strong> prevalenza rosso e nero. Scr<strong>it</strong>te,<br />
s’<strong>in</strong>tende, maleducate se non teppistiche. Spaziano dalla classica tifoseria a cori e ad <strong>in</strong>ni<br />
da stadio, f<strong>in</strong>o ad arrivare ad <strong>in</strong>sulti e dediche. Io le vedo, sono sempre qui, non scendo<br />
mai dall’autobus che, <strong>in</strong> fondo, è la mia casa. Non me ne vado mai e osservo, non notato, le rea-<br />
zioni delle persone a queste <strong>in</strong>cisioni. Queste ultime possono risultare buffe, seriose, stupide, ma<br />
anche, purtroppo, ver<strong>it</strong>iere. Così possono causare sia grasse risate che espressioni come “Teppi-<br />
sti...” bofonchiate (spesso dal soggetto direttamente <strong>in</strong>teressato dal graff<strong>it</strong>o). Osservo anche l’auti-<br />
sta che, <strong>in</strong> fondo, come tutti gli autisti, ci tiene, al mezzo che guida; e vorrei gridargli che anch’io<br />
condivido la sua impotenza, che lo vorrei avvertire quando i teppisti colpiscono. Ma non posso.<br />
Io non ho voce <strong>in</strong> cap<strong>it</strong>olo e posso solo guardarli mentre scrivono le loro più o meno <strong>in</strong>telli-<br />
genti frasi, illusi di essere soli. Non lo sono, certo, ma questo mi fa sentire <strong>in</strong>utile e mi fa pensa-<br />
re che, <strong>in</strong> fondo, posso solo tentare di avvisare tutti che ciò che sta succedendo è sbagliato, che<br />
bisogna fermare i vandali. Le persone, però, non mi sentono e cont<strong>in</strong>uano la loro normale v<strong>it</strong>a,<br />
si siedono su di me e non mi danno ascolto. E rendono, così, la mia v<strong>it</strong>a di sedile, triste e vuota.<br />
Luca Alberici è nato a Montecchio Emilia, dove risiede; le sue letture consistono pr<strong>in</strong>cipalmente <strong>in</strong> romanzi<br />
“horror” o “fantasy”. Nel tempo libero legge o gioca alla PlayStation.<br />
Il “sol<strong>it</strong>o” pullman<br />
Mi r<strong>it</strong>rovo qui, vic<strong>in</strong>o alla sol<strong>it</strong>a fermata. Ancora c<strong>in</strong>que m<strong>in</strong>uti e salirò sul sol<strong>it</strong>o autobus,<br />
siederò sul sol<strong>it</strong>o sedile, pronta per com<strong>in</strong>ciare la sol<strong>it</strong>a giornata da domestica. A volte è<br />
molto imbarazzante essere chiamata domestica, ma se penso al bello stipendio che mi<br />
danno, da lavoro imbarazzante diventa un lavoro conveniente.<br />
È arrivato l’autobus, salgo e rimango a bocca aperta: ci sono tantissimi ragazzi, tutti molto strani, ca-<br />
pelli colorati, orecch<strong>in</strong>i qua e là, noto pers<strong>in</strong>o un tipo con un tatuaggio sulla fronte (che fantasia!).<br />
Com<strong>in</strong>cio a scrutare con gli occhi <strong>in</strong> giro <strong>in</strong> cerca del mio unico amico che di sol<strong>it</strong>o sale su questo<br />
autobus, ma tristemente mi accorgo che non c’è. Inizio ad avanzare <strong>in</strong> cerca di un posto, sperando di<br />
trovarne uno. No... non ci posso credere... l’unico libero è l’ultimo <strong>in</strong> fondo a destra. Aumento il pas-<br />
so, mi siedo vic<strong>in</strong>o a una “tipa” che ascolta musica; è lì mezza addormentata, forse l’unica silenziosa<br />
su questo pullman.<br />
Chissà, perché tutti questi ragazzi oggi? Credevo che la scuola fosse f<strong>in</strong><strong>it</strong>a...mah! Il tempo passa molto<br />
velocemente, mi metto a guardare fuori dal f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o: tutto sembra così diverso, anzi così nuovo...<br />
Sarà l’effetto del sonno che rende questo un luogo più osp<strong>it</strong>ale e non il sol<strong>it</strong>o paes<strong>in</strong>o sperduto con al<br />
centro la sol<strong>it</strong>a casa dove io lavoro? Il trag<strong>it</strong>to sembra più lungo, tra poco dovrei essere arrivata.<br />
Non so perché, ma il mio punto di riferimento sembra spar<strong>it</strong>o, il cartello con su scr<strong>it</strong>to “Bagnolo <strong>in</strong><br />
Piano” non c’è... si vede che ci sarà ancora un po’ di strada. R<strong>it</strong>orno a guardare fuori dal f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o e<br />
all’improvviso leggo su un cartello tutto storto il nome “Guastalla”.<br />
Sara Anceschi<br />
1
Sara Anceschi<br />
Guastalla... non ci sono mai stata, ma penso che un giorno ci andrò, mi hanno parlato di un bellissimo<br />
centro commerciale... Guastalla?!? Il mio cuore com<strong>in</strong>cia a battere a mille, mi avvic<strong>in</strong>o all’autista e,<br />
facendo la figura della turista sperduta, gli chiedo: “Ma qui dove siamo?”. Lui mi risponde: “A Gua-<br />
stalla”. “Cosa?? Mi faccia scendere alla prima fermata per favore!”. L’autista un po’ <strong>in</strong>credulo mi apre<br />
le porte e riparte.<br />
Tremo dalla paura e dalla tristezza, con il pensiero: come farò a tornare a casa?! Una sola cosa è certa:<br />
ho sbagliato pullman! Ecco perché c’erano così tanti ragazzi!<br />
Sara Anceschi è una ragazza dolce, serena, sempre disponibile ad ascoltare i compagni. Si sente circondata da “un<br />
mondo di amici” che le riempiono di calore le giornate e da gen<strong>it</strong>ori buoni e attenti. Con loro il colloquio è aperto<br />
e il parlare non f<strong>in</strong>isce mai.<br />
Anna ragazza ideale<br />
Sento un rumore fastidioso: «Cos’è?» mi chiedo sobbalzante.<br />
È la sveglia, sono le 7:00 <strong>in</strong> punto.<br />
Mi vesto, faccio colazione e scendo a prendere l’autobus.<br />
Sento una voce strana che mi chiama: «Baga, Baga!!»<br />
«Chi è?» mi chiedo, mi giro ma non vedo nessuno.<br />
Di nuovo quella voce: «Baga, Baga!!»<br />
È il cellulare che suona, che sbadato, per un attimo ho preso paura; è un semplice squillo.<br />
20 21<br />
Alan Bagalà<br />
Arrivo alla fermata e trovo G<strong>in</strong>o, il suo vero nome è Luca, ma io lo chiamo così, perché l’ho cono-<br />
sciuto quando non sapevo ancora come si chiamasse.<br />
«Ciao G<strong>in</strong>o!» lo saluto con un’espressione da bullo.<br />
«Ciao Baga!» mi saluta con naturalezza.<br />
«Tutto a posto?» gli domando.<br />
«Certo» risponde.<br />
Mentre spengo la sigaretta a terra, vedo una ragazza e penso :“Speriamo che sia lei!”<br />
Sì è lei, è Anna!<br />
Anna ed io siamo molto legati, siamo amici per la pelle.<br />
Lei non sa che mi piace “un cas<strong>in</strong>o”. È alta 1.65 cm, bionda, occhi azzurri e molto snella. È “la ragazza<br />
ideale” per uno come me.
22<br />
Alan Bagalà<br />
È arrivato l’autobus, si aprono le sol<strong>it</strong>e porte a pannelli ripiegabili a fisarmonica, salgo, cerco un posto<br />
<strong>in</strong> cui sedermi con Anna, ma sono tutti occupati come di consuetud<strong>in</strong>e.<br />
Sento di nuovo il mio nome: «Baga, Baga!»<br />
Guardo il cellulare ma non è lui che squilla, mi giro e vedo Carmelo, un mio compagno di squadra di<br />
calcio; è lui che mi chiama.<br />
Lo saluto alzando la testa, com’è di ab<strong>it</strong>ud<strong>in</strong>e tra adolescenti.<br />
«Anna che fai questo sabato?» le chiedo mentre guardo fuori dal f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o le auto che ci sorpassano<br />
a 150 Km/h.<br />
«Per ora non ho programmi» risponde.<br />
-Allora vuoi venire a cena con me?- le avrei voluto chiedere, ma la mia timidezza è più forte del mio<br />
coraggio.<br />
«E tu che fai?» mi chiede<br />
«Io... ehm... niente...» rispondo nervosamente.<br />
Inizia a palp<strong>it</strong>are forte il cuore e senza accorgermene aggiungo: «Vuoi venire a cena fuori con me<br />
sabato?»<br />
È come se il mio coraggio si fosse triplicato all’improvviso nell’arco di due secondi.<br />
«Che hai detto? Vuoi...?»<br />
Ormai non ho più scampo, devo rifare la domanda.<br />
«Vuoi venire a cena con me sabato?» Lei rimane senza parole.<br />
La mia fermata è sopraggiunta, prima di scendere la saluto e ripeto:<br />
«Pensaci, non sei obbligata»<br />
«Ciao Alan» Poi di nuovo ancora senza parole.<br />
Scendo dall’autobus, non passa neanche un m<strong>in</strong>uto e sento di nuovo qualcuno che mi chiama, mi<br />
giro verso tutti i punti card<strong>in</strong>ali, ma non vedo nessuno. È ancora il cellulare! È Anna che mi telefona.<br />
«Pronto!» rispondo.<br />
«Ok, verrò a cena con te, sei un tipo strano e ti vorrei conoscere meglio»<br />
«Ok!» rispondo riattaccando.<br />
La cosa è fatta.<br />
Il coraggio ha v<strong>in</strong>to sulla timidezza e mi ha fatto diventare sicuro di me stesso.<br />
Che bello è fare amicizie sull’autobus!<br />
Alan Bagalà<br />
Alan Bagalà vive a Reggio Emilia, ma è nato <strong>in</strong> Argent<strong>in</strong>a, a Buenos Aires. La sua passione è il calcio, ma il suo<br />
vero amore sono le donne: con loro esce il sabato sera, <strong>in</strong> assoluto il giorno più atteso della settimana. Trascorre<br />
il resto del tempo libero con gli amici.<br />
23
24<br />
Davide Baruffi<br />
Peccato non saperlo<br />
La fredda matt<strong>in</strong>a si poteva sentire lungo tutto il corpo. I brividi causavano un leggero trem<strong>it</strong>o<br />
alle g<strong>in</strong>occhia e piegavano gli esili corpi <strong>in</strong> attesa dell’autobus, che, come gli spogli arbusti, si<br />
lasciavano cullare dal vento pungente.<br />
In quel momento era il silenzio l’<strong>in</strong>contrastato padrone.<br />
La mano congelata gli scivola lungo l’impermeabile di pelle e con sicurezza afferra l’accend<strong>in</strong>o,<br />
con un altro movimento, preciso, sfila una sigaretta dal pacchetto nuovo e la str<strong>in</strong>ge tra le labbra.<br />
Difendendo la fioca fiamma dell’accend<strong>in</strong>o con l’improvvisata barriera delle sue mani, l’avvic<strong>in</strong>a<br />
lentamente alla sigaretta e, come d’ab<strong>it</strong>ud<strong>in</strong>e, <strong>in</strong>spira per accenderla. Il sapore di sigaretta é diverso<br />
<strong>in</strong> queste matt<strong>in</strong>e; il suo letale piacere è contornato da una forte sensazione di calore. Ora si sente<br />
meglio. L’accavallamento dei suoi pensieri per un attimo si è fermato.<br />
-“Scusi, signore, che ore sono?” si riesce a sentire <strong>in</strong> lontananza<br />
-“Le sette e mezza passate”<br />
-“E l’autobus, quando crede arriverà?”<br />
-“Non prima di dieci m<strong>in</strong>uti”.<br />
L’attesa, <strong>in</strong>fatti, non si era protratta più di una dec<strong>in</strong>a di m<strong>in</strong>uti.<br />
Eccolo. Era riusc<strong>it</strong>o ad uscire da quella distesa di nebbia e ad arrivare a dest<strong>in</strong>azione. L’autista aveva<br />
scalato tutte le marce f<strong>in</strong>o a rallentare e a fermarsi def<strong>in</strong><strong>it</strong>ivamente. I colori della corriera non si distac-<br />
cavano molto dal freddo paesaggio e, <strong>in</strong>sieme all’odore forte di rugg<strong>in</strong>e, non riuscivano a rallegrare<br />
l’umore di chi aveva atteso così a lungo. L’autobus, con un soffio potente, aprì entrambe le porte,<br />
permettendo così l’entrata ai viaggiatori. Il sorrisetto smorzato dell’autista augurava un <strong>in</strong>colore “Buon<br />
giorno”. In sottofondo, il rumore acuto e fastidioso dell’obl<strong>it</strong>eratrice <strong>in</strong> funzione. I posti a sedere erano<br />
quasi totalmente liberi e i vetri erano appannati dalla condensa.<br />
Chiuse le porte, il piede premette sul pedale e il motore ricom<strong>in</strong>ciò a prendere giri.<br />
Il paesaggio dal f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o scorreva veloce e si poteva vedere che la c<strong>it</strong>tà circostante riprendeva poco a<br />
poco la quotidiana attiv<strong>it</strong>à. Fermata dopo fermata, la corriera arrancava per arrivare alla meta.<br />
Chi era nei primi posti, poteva già vedere la scuola. Gli sguardi stanchi delle persone sembravano<br />
impreparati alla giornata che li aspettava. Si potevano leggere le <strong>in</strong>tenzioni e i pensieri di tutti <strong>in</strong> quella<br />
corriera. A parte quelli di quello strano <strong>in</strong>dividuo <strong>in</strong> terza fila: chissà perché i suoi occhi erano così<br />
spaventati. Una verifica, forse?<br />
No, non dava l’idea di essere uno studente...<br />
Un peccato non saperne il motivo.<br />
Un vero peccato.<br />
Davide Baruffi<br />
Davide Baruffi è nato a Montecchio Emilia; ora vive a Campeg<strong>in</strong>e; le sue letture consistono pr<strong>in</strong>cipalmente <strong>in</strong><br />
riviste di <strong>in</strong>formatica. Nel tempo libero smonta e rimonta il suo motor<strong>in</strong>o per cont<strong>in</strong>ue migliorie.<br />
25
Michele Calvi<br />
Sono sull’autobus, sono le 11 di sera, qualche fermata prima del capol<strong>in</strong>ea sale un uomo vest<strong>it</strong>o<br />
di nero con aria tetra e cupa, mi si avvic<strong>in</strong>a, ma per fortuna si siede un posto davanti a me.<br />
Non mi fido molto di quel tipo, non mi fido affatto; all’improvviso si alza e si sposta dietro di<br />
me, ora sono io ad essere davanti a lui.<br />
Nella mia testa passano mille pensieri, riguardo a questo <strong>in</strong>dividuo; ho sempre più paura che mi<br />
succeda qualcosa di brutto da un momento all’altro.<br />
Il conducente guarda sempre avanti, non si volta, oltretutto è vest<strong>it</strong>o <strong>in</strong> modo strano e mentre guida<br />
mangia un pan<strong>in</strong>o e parla al cellulare.<br />
D’un tratto il conducente annuncia l’ultima fermata, l’uomo si alza e si appoggia a me, l’autobus frena<br />
di colpo, l’uomo mi strattona per restare <strong>in</strong> piedi e io rimango immobile.<br />
L’autobus si ferma e apre le porte per l’ultima volta, l’uomo scende e nella mia mente mi dico che<br />
sono salvo, perché non mi è successo niente.<br />
L’ultima corsa del giorno<br />
Anche l’autista scende, perché quello è il depos<strong>it</strong>o dei pullman, e io rimango solo <strong>in</strong> prima fila.<br />
Gli altri miei amici seggiol<strong>in</strong>i, uguali a me, sono tutti dietro.<br />
Michele Calvi vive a Reggio Emilia e dedica tutto il suo tempo libero all’atletica e al paracadutismo. È questo, per<br />
lui, una vera passione: le emozioni che si provano nell’aria sono fortissime e la libertà è totale. Se gli resta un po’<br />
di tempo (ma poco), legge qualche romanzo, di preferenza quelli che vedono protagonisti i giovani.<br />
Povero, povero viaggio... Nessuno si ricorda di lui, è l’ultimo dei nostri pensieri.<br />
Nessuno mai se lo gode, tutti <strong>in</strong> preda alla rout<strong>in</strong>e, alla monotonia e alla fretta... Invece do-<br />
vremmo semplicemente “vedere”, perché dietro a questo comune verbo, si celano tante<br />
sensazioni ed emozioni...Potremmo e dovremmo percepire, osservare ciò che ci circonda e... com-<br />
2 2<br />
prendere!<br />
In realtà noi, distratti viaggiatori, “guardiamo” dr<strong>it</strong>to per la nostra strada...<br />
Ah, scusate sono stata un po’ sbadata (anch’io); e anche un po’ maleducata: non mi sono nemmeno<br />
presentata... Ho fatto la rima! Senza volere, sono una poetessa, ma anche un po’ filosofa, dati <strong>in</strong>utili<br />
per una MACCHINETTA TIMBRA-BIGLIETTI ... Ora, parliamo un po’ di me! I miei migliori amici<br />
sono i biglietti, ai quali devo mordicchiare la testa per stampare i numeri su quella loro carta verd<strong>in</strong>a...<br />
Se sapeste che dolore ai denti a f<strong>in</strong>e giornata!<br />
Un altro mio caro amico è il controllore, fidato e attento, che multa i furbacchioni che credono di<br />
sfuggirmi! Quei furbacchioni, appunto, sono i miei peggiori nemici che, quando ogni tanto mi faccio<br />
un pisol<strong>in</strong>o, dopo una giornata di duro lavoro, mi picchiano e mi <strong>in</strong>sultano perché hanno troppa fretta<br />
per aspettare che timbri i loro biglietti!<br />
La macch<strong>in</strong>etta “filosofa”<br />
Quei mascalzoni li conosco tutti, siedono sempre <strong>in</strong> fondo; gridano e l<strong>it</strong>igano di cont<strong>in</strong>uo. Bulletti<br />
senza sostanza, che scrivono <strong>in</strong>utili scr<strong>it</strong>te e <strong>in</strong>sulti per il nuovo “odiato” del giorno. Infatti, da quello<br />
che ho sent<strong>it</strong>o, ultimamente a scuola ci sono molte risse...<br />
Alessandra Canal
Ma ci sono anche ragazzi “quieti” che badano a se stessi e a nient’altro.<br />
Ci sono Carla e Federico, la nuova coppietta del mese, lui, così tenero, le timbra sempre il biglietto e<br />
poi la raggiunge sui sedili per coccolarla durante il viaggio.<br />
Poi c’è Valent<strong>in</strong>a, m<strong>in</strong>uta e car<strong>in</strong>a, che purtroppo non timbra il suo biglietto perché ha l’abbonamen-<br />
to... Spesso si appoggia a me, mentre ripassa la lezione che il giorno prima non ha studiato bene.<br />
Sul primo sedile <strong>in</strong>vece si siede Anna, che vive di musica, con l’MP3 alle orecchie e persa a guardar<br />
fuori dal f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o, assorta nei suoi pensieri.<br />
Questi sì che sono ragazzi simpatici, timidi, ma di buon cuore!<br />
Ma che siano buoni o cattivi, quei ragazzi, sono tutti come dei miei nipot<strong>in</strong>i, <strong>in</strong>fatti ormai sono vec-<br />
chia, potrei essere la loro nonna...<br />
Sui pullman ormai i miei compagni sono stati quasi tutti sost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>i da modelli moderni, dig<strong>it</strong>ali e con il<br />
display! Invece io appartengo a un’altra era...<br />
Ma non fa niente, qui nel pullman “2” siamo tutti una grande famiglia dell’ACT.<br />
Alessandra Canal<br />
Alessandra Canal è nata a Tor<strong>in</strong>o e vive a Montecchio; oltre ai libri di scuola, legge pr<strong>in</strong>cipalmente riviste di <strong>in</strong>formatica,<br />
TV, c<strong>in</strong>ema e musica. Nel tempo libero esce con gli amici, ascolta musica e fa teatro.<br />
2
30<br />
Ena Cipriani Marelja<br />
La trasformazione<br />
Mi chiamo Marco, ho 17 anni e mi trovo sull’autobus che prendo tutte le matt<strong>in</strong>e.<br />
In questo momento ho un grande problema: un corpo da femm<strong>in</strong>a.<br />
Non so come spiegarlo, mi sono addormentato solo un attimo, diciamo c<strong>in</strong>que m<strong>in</strong>uti e al<br />
risveglio mi sono r<strong>it</strong>rovato con un corpo diverso.<br />
Tutti i miei vest<strong>it</strong>i sono cambiati, prima <strong>in</strong>dossavo dei jeans larghi, quelli da rapper, con una T-shirt di<br />
Heavy-metal e la mia felpa prefer<strong>it</strong>a, tutta nera con un teschio bianco sulla schiena e adesso?!!?<br />
Mi r<strong>it</strong>rovo con una specie di “tovagliolo” denom<strong>in</strong>ato m<strong>in</strong>igonna e adesso so anche perché si chiama<br />
così. È molto “m<strong>in</strong>i”: copre solo f<strong>in</strong>o alle cosce e sento un terribile freddo; ho delle calze strettissime,<br />
che hanno la forma di un paio di jeans; sono trasparenti e scomodissime, non so come le ragazze<br />
riescano a starci dentro. Al posto della mia felpa prefer<strong>it</strong>a ho una maglietta della “Scout” che <strong>in</strong> questo<br />
momento va molto di moda, ma che io non sopporto. La mia T-shirt non c’è più e non so dove sia<br />
f<strong>in</strong><strong>it</strong>a. Cerco aiuto, mi guardo <strong>in</strong>torno, f<strong>in</strong>almente vedo degli amici.<br />
Spero che mi riconoscono, perché non è che fisicamente sia cambiato molto, loro <strong>in</strong>vece mi fanno<br />
l’occhiol<strong>in</strong>o e strani gesti, che <strong>in</strong> questo momento non sono quelli che mi aspetto.<br />
Mi rigiro verso il f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o, quello che vedo non mi <strong>in</strong>canta per niente, sono truccato con dei colori<br />
come l’arancio, il giallo e il rosso e ho qualcosa sulle ciglia che mi fa bruciare gli occhi.<br />
Aiuto mi sembra di diventare cieco!!!<br />
Forse un po’ di fortuna è dalla mia parte, <strong>in</strong>fatti si avvic<strong>in</strong>a Michele, il mio migliore amico, spero che<br />
mi riconosca... ma quello stupido cosa fa?!?!?<br />
Mi chiede il numero di cellulare ed io riesco solo a balbettare un “no”.<br />
Poi mi accorgo che anche la mia voce non è più la stessa.<br />
Che giornata che mi sono beccato!!!<br />
Ena Cipriani Marelja<br />
Michele un po’ abbattuto per il no, se ne va e mi lascia solo come un cagnol<strong>in</strong>o <strong>in</strong>difeso. Tra un paio<br />
di fermate tutti scenderemo.<br />
Com<strong>in</strong>cio ad essere nervoso, non so come affrontare la giornata conciato <strong>in</strong> questo modo.<br />
Siamo arrivati. Fuori c’è molta gente che guarda le nuove persone arrivate e le cr<strong>it</strong>ica.<br />
Non so cosa fare, vorrei scappare!!! Aiuto!!!!!!!!!<br />
È il mio turno per scendere, appoggio il piede destro avanti<br />
e cosa vedo?<br />
31
Ena Cipriani Marelja<br />
Vedo degli stivali, con un tacco di circa quattro centimetri, non so come fare a muovermi, ma poi ci<br />
riesco. Adesso ci sono le scale, scendo e tutti mi guardano male e si mettono a ridere.<br />
Ad un tratto mi gira la testa, sento una voce famigliare, quella di mia madre che mi chiede se va tutto<br />
bene. La <strong>in</strong>travedo ogni volta che batto le ciglia e quando mi strof<strong>in</strong>o gli occhi, mi r<strong>it</strong>rovo nel mio<br />
letto. Che spavento!!!<br />
Per fortuna è stato tutto un grande sogno!<br />
Dopo questa esperienza, prometto che non mi addormenterò più <strong>in</strong> autobus.<br />
Ena Cipriani Marelja è nata a Rijeka, <strong>in</strong> Croazia; ora vive a Cadelbosco di Sopra. È una ragazza aperta, cordiale, disponibile,<br />
chiacchierona al punto giusto. Le piace uscire con gli amici e giocare a basket: sogna di diventare una brava giocatrice, forse <strong>in</strong><br />
nazionale. È <strong>in</strong> questo che si sta impegnando con tutte le forze, così come a scuola, dove ama soprattutto le materie letterarie.<br />
L’autobus<br />
Ist<strong>it</strong>uto d’Arzo, piazzale di sosta ACT: area di <strong>in</strong>contri, di attese, di scarico e carico di ragazzi con lo<br />
za<strong>in</strong>o sulle spalle. C’è l’autobus!! Attento a non perdere l’autobus! Quello è il mio, lo so! Sono tutti<br />
slogan giornalieri, un appuntamento ripet<strong>it</strong>ivo, ma anche liberatorio, che dà r<strong>it</strong>mo alla giornata, alle<br />
settimane, ai mesi........a un lungo anno scuola. Ce l’ho fatta, l’ho preso! Che soddisfazione potersi si-<br />
stemare <strong>in</strong> uno dei suoi comodi sedili: “il senso del dovere” diventa un piacere quando si conquista un<br />
posto a sedere. Siamo tutti qui, i fans dell’ACT: si sp<strong>in</strong>ge e ci si accalca, ma c’è anche chi vuol rimanere<br />
giù. Romba il motore e si chiudono le porte, f<strong>in</strong>almente siamo part<strong>it</strong>i! Lo spettacolo sta per <strong>in</strong>iziare:<br />
l’autobus diventa adesso un palcoscenico dove ognuno rec<strong>it</strong>a la sua parte, con la magica regia di ACT<br />
che libera la fantasia. Si passa dalla commedia, dove può accadere “di ogni”, alla tragedia. Qualcuno,<br />
annoiato, si appisola ascoltando la musica. Ma si sa come f<strong>in</strong>irà l’avventura: ”ragazzi, siamo arrivati!”<br />
Motto f<strong>in</strong>ale: domani è un altro giorno, ACT aspetto il tuo r<strong>it</strong>orno.<br />
Eugenio Luca Antonio D’Ecclesiis<br />
Eugenio Luca Antonio D’Ecclesiis è nato a Montecchio Emilia e vive a San Polo; le sue letture prefer<strong>it</strong>e si collocano<br />
nella narrativa contemporanea. Nel tempo libero pratica basket, frequenta gli amici e colleziona<br />
monete antiche.<br />
32 33
Veronica De Rosa<br />
Il povero bottonc<strong>in</strong>o<br />
Ed ecco un nuovo giorno... sono le 6.30 e <strong>in</strong>com<strong>in</strong>cio ad essere torturato. Salgono alcuni<br />
ragazzi, ridono e parlano della giornata che li aspetta, il tram si <strong>in</strong>camm<strong>in</strong>a e dopo qualche<br />
chilometro... ecco che vengo nuovamente schiacciato per far salire altri giovani, ma guardan-<br />
do bene... non sono tutti studenti, ci sono anche delle signore anziane. Ogni giorno mi chiedo come<br />
queste signore riescano a sopportare tutti questi giovani “scatenati” perché, anche se sono le 7.00 del<br />
matt<strong>in</strong>o... urlano, cantano, ridono, sporcano e soprattutto maltrattano il mio più caro amico, il tram!!<br />
Questi ragazzi, io li osservo da tanto e ho notato che, appena mettono piede su questo povero mezzo<br />
di trasporto, anche se l’autista dice loro di non farlo, oppure li “m<strong>in</strong>accia” di far pagare tutto, prima di<br />
tutto cercano un posto per sedersi e, appena lo trovano, si siedono mettendo i piedi anche sul sedile<br />
di fianco, tirando fuori un pennarello da loro chiamato <strong>in</strong>delebile e <strong>in</strong>com<strong>in</strong>ciano sub<strong>it</strong>o a scrivere sui<br />
f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>i con il loro l<strong>in</strong>guaggio: t.v.b., tv1kdbxs oppure t.a.t. e il nome della persona <strong>in</strong>teressata.<br />
Oddio!!! Aiuto!!! Eccola di nuovo... “quell’arma assass<strong>in</strong>a” sta per... Che male! Mi ha appena schiac-<br />
ciato! Ma per fortuna questa è la fermata della scuola e ciò vuol dire che io e i miei amici potremo<br />
passare il resto della giornata <strong>in</strong> santa... anzi aspettate forse dovrò r<strong>it</strong>irare tutto quello che ho detto<br />
perché alcuni ragazzi non sono ancora scesi... noooooooooooo! Questi ultimi sono rimasti, qu<strong>in</strong>di<br />
dovrò subirmeli ancora per qualche ora! Uff! Però devo ammetterlo: non sopporto molto i ragazzi, ma<br />
questo lavoro mi piace veramente tanto!<br />
P.S.: se non l’avete cap<strong>it</strong>o, sono il bottonc<strong>in</strong>o che viene schiacciato per aprire le porte.<br />
Veronica De Rosa è nata a Montecchio Emilia, dove risiede; oltre ai libri scolastici, non legge molto altro. Nel<br />
tempo libero ascolta musica e pratica pallavolo.<br />
Come ogni matt<strong>in</strong>a aspettiamo al freddo tutti con la giacca, il capell<strong>in</strong>o e la sciarpa al collo,<br />
quando arriva l’autobus. Tutti si precip<strong>it</strong>ano per trovare un posto dove sedersi e mi viene <strong>in</strong><br />
mente della verifica di storia. Durante il viaggio, mentre guardo il panorama, ricordo quello<br />
dall’Africa che è così diverso. Nel mio paese ci sono pochissimi parcheggi e poco traffico a differenza<br />
di qui. Ci sono anche più parchi; addir<strong>it</strong>tura le strade pr<strong>in</strong>cipali non sono asfaltate, ma le nostre auto<br />
camm<strong>in</strong>ano su strade di terra rossa battuta. La mia c<strong>it</strong>tà <strong>in</strong> Africa si sveglia più tardi, ma i lavoratori si<br />
danno sub<strong>it</strong>o da fare.<br />
Verso la mia c<strong>it</strong>tà<br />
Ora l’autobus passa davanti a un mercato e mi ricordo che anche nella mia c<strong>it</strong>tà ci sono molti mercati<br />
dove vendono oggetti utili, tappeti, tam tam, oppure collane africane portafortuna. Io non credo a<br />
queste cose anche se sono attaccato alla cultura africana. Il mio paese è il Burk<strong>in</strong>a Faso dove si posso-<br />
no anche <strong>in</strong>contrare animali della savana come leoni, zebre, giraffe, elefanti...<br />
A differenza di come si crede, la v<strong>it</strong>a nel Burk<strong>in</strong>a non è povera e difficile, anzi è molto piacevole ed<br />
ero contento di viverci anche se <strong>in</strong> questa c<strong>it</strong>tà mi sono <strong>in</strong>ser<strong>it</strong>o bene grazie anche ai miei amici, che<br />
ogni giorno r<strong>it</strong>rovo sull’autobus. Con loro parlo di molte cose: musica, ragazze, studio e con loro la<br />
matt<strong>in</strong>a decido se entrare a scuola o fare fuga. Ora l’autobus arriva alla mia fermata; dannazione ero<br />
sovrappensiero e ho scordato di ripassare storia. Ho paura che prenderò due nella verifica, allora<br />
cercherò di conv<strong>in</strong>cere i miei compagni a non entrare a scuola, oggi.<br />
Mentre tra me e me penso che prima o poi ci voglio tornare, a vedere la mia c<strong>it</strong>tà.<br />
Hamadou Diabre<br />
Hamadou Diabre ha diciotto anni e una vera passione per l’elettronica. Durante il tempo libero, ama ascoltare la<br />
musica (la sua prefer<strong>it</strong>a è l’hip-hop). Il suo massimo desiderio è tornare al suo Paese d’orig<strong>in</strong>e, una volta completati<br />
gli studi.<br />
34 35
3<br />
Sara Falcone<br />
E<br />
un giorno come un altro; un’altra giornata è com<strong>in</strong>ciata, la nebbia della Valpadana mi accompagna<br />
alla fermata dell’autobus per andare a scuola, le gocciol<strong>in</strong>e della nebbia mi fanno<br />
<strong>in</strong>crespare i capelli, “Uffa, ma quando r<strong>it</strong>orna l’estate?”.<br />
L’autobus arriva, puntuale come un orologio svizzero e penso: “Ma qualche volta l’autista non può<br />
scordarsi a letto?!”.<br />
Salgo, uno degli ultimi posti è il mio; cuffie alle orecchie per accorciare il viaggio diretto agli <strong>in</strong>feri; sul<br />
vetro appannato dal mese di novembre leggo “TESORO TI AMO””.<br />
Mi fa tanto ricordare quando io e Simone stavamo <strong>in</strong>sieme, quando scrivevo su ogni dove<br />
quel messaggio.<br />
Un messaggio d’amore<br />
L’autista <strong>in</strong>chioda e questa brusca frenata mi riporta alla realtà, così sul f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o appannato e gelido<br />
aggiungo “TESORO RITORNA!”. Chissà se “il mio tesoro” lo leggerà...<br />
Uffa!!! Siamo già arrivati a scuola, ma quando chiude?<br />
Ore 13.10; mi sto dirigendo verso “la caserma” per r<strong>it</strong>ornare a casa; arriva l’autobus, salgo e mi siedo<br />
sempre <strong>in</strong> uno degli ultimi posti... Anzi no, quello di stamatt<strong>in</strong>a...<br />
Mah?! Si è aggiunta una scr<strong>it</strong>ta “TESORO, IO NON ME NE SONO MAI ANDATO, TUO SIMO.”<br />
Il mio cuore batte come il motore di un’auto impazz<strong>it</strong>a...<br />
Leggo meglio la scr<strong>it</strong>ta, è proprio lui, è la sua scr<strong>it</strong>tura!<br />
Gli mando un SMS, non riesco a resistere e gli scrivo “Ma sei tu quello che scrive sui vetri<br />
appannati?!”; tengo il cellulare <strong>in</strong><br />
mano <strong>in</strong> attesa di una sua rispo-<br />
sta, dopo tre m<strong>in</strong>uti non risponde<br />
ancora, l’ansia cresce, e il cuore<br />
batte sempre più forte dentro al<br />
mio petto...<br />
Otto m<strong>in</strong>uti BEEP-BEEP!<br />
Risposta: “Sì, Tesoro!”<br />
La mano mi trema, il cuo-<br />
re impazza dentro al mio<br />
corpo, una lacrima di gioia<br />
nasce dai miei occhi e penso<br />
“CHI L’HA DETTO CHE GLI AU-<br />
TOBUS SERVONO SOLO PER<br />
PORTARCI A SCUOLA?!”<br />
Sara Falcone vive a Castelnovo di Sotto; ama ballare perché si sente libera, leggera<br />
e felice. A casa, davanti allo specchio, fa prove e riprove. Ha anche un grande<br />
sogno nel cassetto: diventare una brava giornalista, per viaggiare e soprattutto per<br />
raccontare le cose <strong>in</strong> modo vero e utile.<br />
3
Giuseppe Floramo<br />
Il pulsante<br />
Ciao a tutti! Sono Lello, il campanello, appartengo al tram numero 5 che collega Reggio a<br />
Montecchio. Il mio lavoro è quello di comunicare all’autista di arrestare il tram alla fermata<br />
richiesta. Tutti i santi giorni vengo cont<strong>in</strong>uamente premuto da ragazz<strong>in</strong>i che lo fanno soprat-<br />
tutto per divertimento.<br />
All’<strong>in</strong>terno di questo autobus, io, però, sono quello che si lamenta di meno, perché sento molte volte<br />
che anche i miei amici seggiol<strong>in</strong>i lo fanno, però loro hanno dei motivi più validi dei miei, perché ven-<br />
gono davvero rov<strong>in</strong>ati dai piccoli vandali (che sarebbero poi gli studenti!). Dunque, non condivido<br />
l’idea di questi ragazzi che si divertono <strong>in</strong> quel modo assurdo.<br />
Sono molto contento, <strong>in</strong>vece, quando salgono i controllori perché molte volte danno delle multe ai<br />
ragazz<strong>in</strong>i senza biglietto o senza abbonamento (e per me è come se fosse un tipo di vendetta!)<br />
I momenti <strong>in</strong> cui vengo torturato maggiormente sono dalle 7 di matt<strong>in</strong>a, quando gli studenti vanno a<br />
scuola, alle 13:30 quando tornano a casa.<br />
Ogni giorno passo le pene dell’Inferno perché mi stanco tantissimo, mi premono cont<strong>in</strong>uamente con<br />
mani sudate, sporche, a volte mi picchiano anche e il mio unico sollievo è quello di pensare alla sera<br />
quando mi potrò riposare un po’. Secondo il mio parere, io lavoro più di un essere umano, e oltretutto<br />
non vengo mai rispettato né r<strong>in</strong>graziato come si dovrebbe.<br />
Inv<strong>it</strong>o dunque tutti i ragazzi e le ragazze a riflettere bene sul problema del vandalismo sui tram; e a<br />
rispettare tutti i mezzi pubblici.<br />
Giuseppe Floramo è nato <strong>in</strong> Sri Lanka; vive a Tortiano di Montechiarugolo; oltre ai libri di scuola, legge poco, solo<br />
qualche rivista. Nel tempo libero frequenta gli amici.<br />
E<br />
matt<strong>in</strong>a e come ogni giorno sono alla fermata dell’autobus, il sole è tiepido e c’è un’aria frizzante.<br />
L’autobus arriva, salgo, mi siedo nel primo posto libero, ascolto musica con il walkman.<br />
Mi guardo <strong>in</strong>torno e <strong>in</strong>travedo una donna sulla c<strong>in</strong>quant<strong>in</strong>a con <strong>in</strong> braccio uno splendido<br />
bamb<strong>in</strong>o. Come tutti i giorni siede allo stesso posto e amo ammirarla mentre è <strong>in</strong>tenta a coccolare il<br />
suo piccolo. Yuri è meraviglioso: biondo con occhi azzurri come il mare, circa sui tre anni, <strong>in</strong> bocca<br />
ha un “ciuccio” e <strong>in</strong>dossa una tut<strong>in</strong>a di W<strong>in</strong>nie the Pooh troppo car<strong>in</strong>a. Incurios<strong>it</strong>o dal mondo esterno<br />
scruta il paesaggio, mentre la mamma lo tiene stretto tra le sue braccia, come un tesoro <strong>in</strong>estimabile.<br />
Guardando quell’amore così forte che c’è tra loro, penso a come sarebbe avere un bamb<strong>in</strong>o così<br />
bello, così dolce come lui... Sarebbe una favola! Yuri è calmo, non piange mai e quando ti guarda<br />
con quegli occhi così profondi ti perdi ad osservarli; se scopre che lo osservo, come impaur<strong>it</strong>o, si<br />
nasconde dietro la madre e ogni tanto mi spia per vedere cosa sto facendo. Quando sono triste e<br />
vedo quella facc<strong>in</strong>a così adorabile mi torna il sorriso e vorrei andare da lui per tenerlo <strong>in</strong> braccio e<br />
str<strong>in</strong>gerlo forte forte.<br />
La cosa che amo di più è quando la madre gli fa il solletico e lui si dimena ridendo... a guardarlo mi<br />
viene voglia di vivere! Spengo la musica: tra due fermate devo scendere e sorridendo mi avvic<strong>in</strong>o alla<br />
porta centrale, passando davanti a loro che mi guardano felici.<br />
Scendo dall’autobus: una nuova giornata di scuola mi attende e la noia mi persegu<strong>it</strong>a, ma penso al<br />
giorno dopo quando rivedrò Yuri.<br />
3 3<br />
Yuri<br />
Chiara Gnani<br />
Chiara Gnani ab<strong>it</strong>a ad Alb<strong>in</strong>ea, adora ascoltare musica e ballare. Ama il caldo, il sole, il mare. L’<strong>in</strong>verno la rende<br />
triste. Sogna di vivere <strong>in</strong> un paese tropicale, dove l’estate non f<strong>in</strong>isce mai e dove c’è sempre tempo per ballare.
Samantha Iodice<br />
In viaggio verso il mare<br />
Sono le sette e trenta e sto aspettando il treno che da Ciano mi porterà a Reggio e da lì a Raven-<br />
na, precisamente verso il campeggio Adria di Casal Bonsetti. Sono felice perché i miei gen<strong>it</strong>ori<br />
si fidano di me e mi hanno permesso di raggiungere, da sola, la mia migliore amica al mare<br />
con la sua famiglia. Ma il vero motivo della mia felic<strong>it</strong>à è poter riprovare le emozioni dell’anno scorso,<br />
quando a metà agosto sono stata <strong>in</strong> quel campeggio. Anche se non è accaduto niente di particolare,<br />
sento una grande nostalgia e non vedo l’ora di tornarci.<br />
Il treno è arrivato, parto e più felice che mai mi affaccio al f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o con gli occhi chiusi, anche se non<br />
si può. Penso al venticello che soffia dal mare e al sole caldo che ti batte contro. Per un attimo non<br />
mi sembra più di essere <strong>in</strong> treno, f<strong>in</strong>o al momento <strong>in</strong> cui il controllore mi rivolge la parola. Mi giro<br />
verso di lui come se mi fossi appena svegliata lasciando un sogno a metà, come accade certe matt<strong>in</strong>e<br />
quando sto sognando e mia madre mi chiama per andare a scuola, così lascio molti sogni a metà.<br />
Ora ho solo voglia di arrivare presto <strong>in</strong> campeggio.<br />
Il cambio del treno a Reggio, senza <strong>in</strong>toppi e poi.... Via al mareeee!!!!!<br />
Il trag<strong>it</strong>to si accorcia e il cuore aumenta <strong>in</strong> veloc<strong>it</strong>à.<br />
Sono a Ravenna; tanta gente scende, tanta gente aspetta. L’odore di mare è nell’aria.<br />
Sono sola per la prima volta. Mi sento grande.<br />
Vedo la mia amica e suo padre che mi sono venuti a prendere<br />
Sono travolta da una grande felic<strong>it</strong>à e gli occhi mi diventano lucidi.<br />
Samantha Iodice vive a Reggio Emilia; le piace lo sport, soprattutto la pallavolo, ma non disdegna le altre discipl<strong>in</strong>e;<br />
frequenta la palestra ed ama sentirsi <strong>in</strong> forma. Ha un sogno nel cassetto lungo un mondo: raggiungere<br />
l’Australia e “abbracciare” un piccolo canguro.<br />
E<br />
pomeriggio, fa un caldo che forse neanche il sole potrebbe resistere. La m<strong>it</strong>ica Reggio Emily è<br />
piena di persone a me estranee. Ti ho conosciuto sull’autobus, sul quale viaggio tutte le matt<strong>in</strong>e<br />
e i pomeriggi per andare e tornare da scuola. Ti vedo, stai salendo sull’autobus. La tua vista<br />
scorre sui sedili per cercare un posto. Ci sono tanti posti liberi, ma tu ti avvic<strong>in</strong>i a me e con un sorriso<br />
profondo e <strong>in</strong>quietante allo stesso tempo, con delle labbra stupende e con un profumo fantastico,<br />
mi chiedi se puoi sederti accanto a me. Mentre guardo fuori dal f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o, osservo il paesaggio che<br />
cambia e ricambia, vedo il tuo sguardo sul mio corpo che mi guarda e riguarda con passione.<br />
Per <strong>in</strong>iziare una conversazione mi chiedi che ore sono.<br />
Io ti rispondo con <strong>in</strong>differenza e freddezza.<br />
Ormai sono le 14:00 e sto per arrivare a casa.<br />
Prima della mia fermata mi chiedi, con una voce calda e tranquilla che registro profondamente e <strong>in</strong>-<br />
tensamente nella mia testa, come mi chiamo, quanti anni ho... Dopo un po’ imbarazzato mi chiedi se<br />
puoi accompagnarmi a casa, io rispondo di sì, mentre mi faccio mille domande <strong>in</strong> testa, ma purtroppo<br />
non so che sta per <strong>in</strong>iziare una storia <strong>in</strong>tensa, piena di dolore, piena di scontri, l<strong>it</strong>igi e gelosie da parte<br />
tua. Da quel giorno gli autobus mi riportano alla mente ricordi che fanno male. Ogni volta che le<br />
nostre compagne ci vedono <strong>in</strong>sieme, ci chiedono se ci frequentiamo ancora, io molto bruscamente<br />
rispondo che è storia passata. Ma nella mia testa penso di essere stata fortunata ad avere conosciuto<br />
il mio “strano EX” su un autobus.<br />
Il tuo sguardo<br />
40 41<br />
Mart<strong>in</strong>a Iotti<br />
Mart<strong>in</strong>a Iotti vive a Bagnolo <strong>in</strong> Piano; è una ragazza molto attiva, si dedica alla pallavolo e alla danza, discipl<strong>in</strong>e<br />
che riempiono ogni attimo libero della sua giornata. Tiene un diario, personale e segreto. Ama la lettura delle<br />
opere epiche; <strong>in</strong> questo momento è particolarmente affasc<strong>in</strong>ata dal mondo della Div<strong>in</strong>a Commedia.
42<br />
Milos Joksimovic<br />
tedeschi abbaiano<br />
e ci attaccano; i soldati tedeschi<br />
Un viaggio nell’<strong>in</strong>cubo<br />
Comp<strong>it</strong>o di storia, questa matt<strong>in</strong>a. Per fortuna si<br />
permette di ripassare.<br />
tratta di storia contemporanea, la mia prefer<strong>it</strong>a. Il<br />
viaggio <strong>in</strong> corriera per raggiungere la scuola mi<br />
È ancora buio il matt<strong>in</strong>o e il viaggio concilia al sonno. Socchiudo<br />
gli occhi e...<br />
dicono ai cani che prima o poi saremo il loro cibo.<br />
Sono un quarantenne e mi trovo <strong>in</strong> Italia; sto per partire. Vado <strong>in</strong> un<br />
campo chiamato Birkenau: come ho sent<strong>it</strong>o dire, si trova <strong>in</strong> Ger-<br />
mania. Qui fa freddo e i cani che stanno <strong>in</strong>sieme ai sodati<br />
Sono alla stazione e vedo un fumo nero, è il treno che ci porterà <strong>in</strong><br />
Germania. Ecco, si è fermato. Salgo e mi guardo un po’ <strong>in</strong>torno e vedo<br />
molte persone che tremano di paura.<br />
Chiedo a una signora cosa ci fa-<br />
ranno, e lei mi dice: “Se lei è<br />
<strong>in</strong> buone condizioni di salute<br />
la faranno lavorare, se no...”<br />
“Perché non ci ribelliamo?”,<br />
chiedo io. “Non possiamo,<br />
siamo <strong>in</strong> pochi, e poi...<br />
ci ucciderebbero”, dice<br />
lei. “Ha ragione, signora,<br />
ci ucciderebbero, ma allora cosa<br />
possiamo fare?”. “Niente, solo aspettare<br />
e pregare”.<br />
Dopo molte ore<br />
il treno si ferma,<br />
Milos Joksimovic<br />
43
44<br />
Milos Joksimovic<br />
i soldati tedeschi ci dicono di scendere; scendo e vedo molte persone accalcate sulle reti di rec<strong>in</strong>-<br />
zione, tutte magre e sporche. Siamo all’entrata e chiedo di nuovo alla signora “Cosa stanno facendo<br />
all’<strong>in</strong>gresso?” “Stanno smistando le persone che devono lavorare da quelle che non devono lavora-<br />
re”. “Speriamo bene” dico io. È arrivato il mio turno: il soldato mi dice di mettermi nudo e di andare a<br />
fare la doccia. Io non so che lui <strong>in</strong>tende la doccia nella camera a gas. Piano piano vado. Chiudono la<br />
porta. Dentro c’è così tanta gente che non si riesce a muovere un d<strong>it</strong>o. Per fortuna trovo una fessura<br />
da cui esce dell’aria, ci metto dentro naso e bocca, così posso respirare.<br />
A un tratto sento un sibilo: è il gas che fuoriesce. Dopo qualche m<strong>in</strong>uto mi giro e vedo tutte le persone<br />
morte: <strong>in</strong> un momento sento la porta aprirsi e vedo entrare una ruspa che deve portare tutti i cadaveri<br />
fuori, così f<strong>in</strong>go di essere morto. La ruspa mi prende e mi porta fuori dal campo <strong>in</strong> una fossa comune,<br />
<strong>in</strong>sieme agli altri cadaveri. Ne approf<strong>it</strong>to e scappo. Non so ancora come, riesco a raggiungere la sta-<br />
zione, l’unica ad essere stata liberata dai russi.<br />
Mi metto coricato <strong>in</strong> un angolo della carrozza del treno che trasporta carbone, e così rimango f<strong>in</strong>o<br />
all’arrivo <strong>in</strong> Italia. Quando arrivo vedo la mia bella casa e corro, corro, corro...<br />
“Milos, Milos, sveglia! Siamo al capol<strong>in</strong>ea!”, mi dice – scuotendomi – Paolo, il compagno di tanti<br />
viaggi <strong>in</strong> corriera.<br />
E via, la corsa riprende... Fortunatamente, questa volta, “solo” per arrivare <strong>in</strong> tempo utile a scuola.<br />
Milos Joksimovic, di orig<strong>in</strong>i serbe, è nato a Sarajevo, <strong>in</strong> Bosnia, e vive a Cadelbosco Sopra. In Italia è arrivato nel<br />
1992, a causa della guerra. Nel tempo libero, suona la fisarmonica e pratica il Kung Fu. Gli piace molto lavorare al<br />
computer e leggere libri di elettronica.<br />
Vedo, guardo, osservo<br />
Ore 5.30 del matt<strong>in</strong>o, la sol<strong>it</strong>a sveglia <strong>in</strong>terrompe tutti quei sogni fatti di semafori e strisce pe-<br />
donali. Su di una poltrona poco lontana dal letto, la stessa divisa, camicia azzurra e pantaloni<br />
scuri che aspettano di essere <strong>in</strong>dossati come tutti i giorni. Esco di casa che è ancora tutto buio<br />
e vado a prendere il mio compagno di una v<strong>it</strong>a: il bus. Insieme, poi, <strong>in</strong>iziamo il sol<strong>it</strong>o giro che faccia-<br />
mo da trent’anni: stesse strade, stessi alberi, stesse fermate, ma soprattutto stesse persone.<br />
Via Mazz<strong>in</strong>i: come ogni matt<strong>in</strong>a sale un operaio ancora assonnato che timbra il biglietto di malavoglia.<br />
Fermata successiva: una badante russa sale portando con sé quell’odore di vodka e <strong>in</strong>dossando come<br />
al sol<strong>it</strong>o quel giaccone viola troppo pesante per essere maggio.<br />
Terza fermata: arriva quell’anziano signore, vagamente somigliante a Poirot, sicuramente di orig<strong>in</strong>i<br />
aristocratiche che scende come ogni matt<strong>in</strong>a al caffè <strong>in</strong> piazza.<br />
Poi da quel quartiere che tutti vogliono ev<strong>it</strong>are: il sol<strong>it</strong>o bullo che deve raggiungere la sua fidanzata,<br />
cappotto di pelle con borchie, tatuaggi e soprattutto una cicatrice forse dovuta a una l<strong>it</strong>e causata da un<br />
bicchiere di troppo. Ormai a me non mette più paura, probabilmente mi ha preso <strong>in</strong> simpatia, perché<br />
io non provo neanche a fare polemica per i suoi comportamenti scorretti. Infatti cont<strong>in</strong>ua a salire<br />
senza biglietto, ad attaccare cicche dappertutto e a l<strong>it</strong>igare con l’albanese che sale qualche via avanti<br />
e che ha solo la colpa di non essere <strong>it</strong>aliano e di essere troppo buono.<br />
Sara Lanzani<br />
Poi ci sono le ultime due soste del giro che io considero dell’alba. Prima sale una coppia di ragazzi<br />
evidentemente <strong>in</strong>namorati: arrivano con il sol<strong>it</strong>o bel sorriso salutandomi per poi andarsene a sedere<br />
45
4<br />
Sara Lanzani<br />
abbracciati pensando di non aver fatto niente quando <strong>in</strong>vece<br />
mi hanno rallegrato la giornata.<br />
Inf<strong>in</strong>e sale la signora G<strong>in</strong>a: ogni tanto mi porta qualche<br />
biscotto fatto da lei per rendermi meno pesante il lavoro.<br />
Chiacchieriamo un po’ f<strong>in</strong>o a quando scende davanti al<br />
suo ristorante dove da tanti anni ormai fa la cuoca.<br />
Successivamente, <strong>in</strong> un attimo, tutti spariscono e io e il bus rimaniamo da soli,<br />
pronti per tornare <strong>in</strong>dietro e rifare il giro.<br />
E ogni volta, ogni giorno, assisto a scene divertenti, strane, ma anche tristi; persone che scivolano,<br />
persone che si conoscono, persone che si danno il primo bacio, persone che corrono dietro al bus<br />
per non perderlo, persone che si lasciano.<br />
E <strong>in</strong> questo modo capisco che io, semplice autista, e il mio fedele bus non siamo solo coloro che tra-<br />
sportano, non siamo di passaggio, bensì facciamo parte della storia di tante persone. Ed è per questo<br />
che, ancora dopo trent’anni, amo ancora il mio lavoro come se fosse il primo giorno.<br />
Sara Lanzani è nata a Montecchio Emilia, dove risiede; le sue letture spaziano un po’ <strong>in</strong> tutti campi, ma prediletto è<br />
il genere del romanzo, <strong>in</strong> particolare quello giallo. Nel tempo libero pratica nuoto, suona il pianoforte e frequenta<br />
gli amici.<br />
4
4<br />
Alessandra Maida<br />
Il mio paese<br />
Come tutte le matt<strong>in</strong>e, mi alzo alle 6,40: mi preparo, faccio colazione e parto da casa mia alle<br />
7,06.<br />
Arrivo alla fermata. Ci sono tutti, amici e amiche, e tra una chiacchiera e l’altra arriva il tram.<br />
Saliamo: come al sol<strong>it</strong>o non si trova mai il posto! Nella mia testa ho mille pensieri e, mentre guardo<br />
dal f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o, penso al mio paese: Cutro...<br />
Mi sembra di essere a casa mia. Esco dalla porta e sento quel delizioso vento fresco che accarezza i<br />
miei capelli. Mi siedo sulla sedia nel cortile davanti a casa mia e avverto il dolce calore del sole sulla<br />
mia pelle: “Ah, che bella sensazione!”, penso.<br />
Apro per un attimo gli occhi: rivedo la sol<strong>it</strong>a confusione. Così li richiudo di nuovo e mi perdo tra i<br />
miei ricordi.<br />
Ecco il mare: sento l’acqua fresca che scivolando bagna la mia pelle; dopo il tramonto torno a casa<br />
e ascolto <strong>in</strong> lontananza il suono di una voce sempre più n<strong>it</strong>ida: “Alle, svegliati! Sbrigati che stiamo<br />
arrivando a scuola!”. È la Patty!<br />
Scendo dal tram e mi sembra di essere <strong>in</strong> un altro mondo, però poi penso: “Tanto vado a scuola e<br />
rivedo le mie amiche” e, dopo otto ore di scuola, si riprende il tram e io r<strong>it</strong>orno ...nella mia<br />
magnifica terra.<br />
Alessandra Maida ab<strong>it</strong>a a Cella; le piace leggere, ama la musica, ma soprattutto adora il suo paese: Cella è il suo mondo, il<br />
suo tutto, gli amici, la famiglia, i vic<strong>in</strong>i di casa. Parla volentieri di Cella, vorrebbe che tutti lo conoscessero: come fanno a non<br />
conoscerlo”! Non vede l’ora di ottenere il diploma per cont<strong>in</strong>uare gli studi e, perché no, fare onore alla sua amata Cella!<br />
Sveglia Giada!”, ecco questa è la voce ancora assonnata di mia sorella che anche questa mat-<br />
t<strong>in</strong>a mi sveglia.<br />
Stamane sono piuttosto nervosa, perché alla prima ora ho il comp<strong>it</strong>o <strong>in</strong> classe di matematica;<br />
così mi vesto <strong>in</strong> fretta e furia ed esco senza neanche sapere bene cosa <strong>in</strong>dosso.<br />
Sono quasi arrivata alla fermata, quando vedo passare davanti ai miei occhi l’autobus: Nooooo!<br />
Non ci posso credere, proprio stamatt<strong>in</strong>a che devo essere puntuale; non mi rimane altro che aspettare<br />
il prossimo.<br />
Ore 7.30 come al sol<strong>it</strong>o il 13 è <strong>in</strong> r<strong>it</strong>ardo, salgo e trovo posto di fronte a un ragazzo che non so perché<br />
ha un’aria conosciuta; lui <strong>in</strong>izia a scrutarmi dalla testa ai piedi ed io non posso non ricambiare lo<br />
sguardo. Indossa una t-shirt rossa, un paio di jeans all’ultima moda e ha le “Converse” ai piedi; <strong>in</strong> quel<br />
momento mentre il tram mi scaraventa da una parte all’altra, la mia mente com<strong>in</strong>cia a pensare dove<br />
ho <strong>in</strong>contrato questo ragazzo.<br />
Perdere l’autobus<br />
“Oh, no!” mi esce un urlo dalla bocca: è Matteo!!! Un ragazzo che ho conosciuto qualche mese fa,<br />
<strong>in</strong>sieme ad un’amica e a cui ho mandato una lettera rivelandogli che lo trovavo veramente car<strong>in</strong>o.<br />
“Sbaglio o tu sei Giada, l’amica di Valeria?”, mi dice Matteo. Con aria del tutto <strong>in</strong>differente, mi guardo<br />
<strong>in</strong>torno e poi con un filo di voce gli dico: “Stai parlando con me?!”.<br />
Sonia Mar<strong>in</strong>ello<br />
Sono imbarazzatissima, la voce mi trema e le mani com<strong>in</strong>ciano a sudarmi; “Sì, proprio con te!” lui<br />
4
50<br />
ribatte. Io annuisco con un cenno del capo.<br />
“Allora, cosa mi racconti di bello?” mi chiede. Le parole non riescono ad uscirmi di bocca, “Niente,<br />
la sol<strong>it</strong>a v<strong>it</strong>a!...” Che frase banale!<br />
F<strong>in</strong>almente la mia fermata; mi alzo per scendere ma all’improvviso l’autobus fa una brutta frenata ed<br />
io “casco” proprio su di lui: “Scusami, non volevo, è solo che...”, le sue parole mi <strong>in</strong>terrompono prima<br />
che io possa f<strong>in</strong>ire la frase.<br />
“Non preoccuparti, comunque spero di vederti presto!”.<br />
Mentre scendo lo saluto con la mano, non posso crederci, ho parlato con Matteo, il ragazzo dei miei<br />
sogni!<br />
Sonia Mar<strong>in</strong>ello<br />
Quell’<strong>in</strong>contro ha cambiato completamente la mia giornata e per una volta posso dire di essere con-<br />
tenta di aver perso l’autobus!!!<br />
Sonia Mar<strong>in</strong>ello ab<strong>it</strong>a a Reggio Emilia e ama trascorrere tutto il tempo libero con le sue amiche. Insieme a loro il<br />
tempo vola <strong>in</strong> chiacchiere, pettegolezzi e “lavoro” con gli sms. Ma quando si potrà scrivere con sms a scuola?<br />
Una matt<strong>in</strong>a, sull’autobus, andando a scuola, sto seduto pensando ai fatti miei e bado che non<br />
salga il controllore. Provo a leggere un libro, ma le persone stanno chiacchierando. Non che<br />
il loro parlare mi dia molto fastidio, ma non riesco comunque a concentrarmi.<br />
C’è una ragazza seduta, capelli castani, morbidi e lucenti, occhi chiari che risaltano sulla pelle fresca<br />
e liscia. Insomma, una vera bellezza, che al solo sguardo procura un’onda di calore, ma questo calore<br />
passa presto, pensando che appartenga già ad un’altra persona.<br />
Per questo motivo penso ad altro, facendo l’<strong>in</strong>differente. A dir la ver<strong>it</strong>à giungo alla conclusione che<br />
non sia il caso di disturbarsi, visto che la persona lì a fianco sarà il suo ragazzo. Piano piano nella mia<br />
mente prende forma il pensiero che lei non sia poi così irraggiungibile, ma cerco di non farci caso e<br />
ignoro le voci dentro di me.<br />
Pochi m<strong>in</strong>uti dopo, i due si alzano e vanno verso l’usc<strong>it</strong>a, aspettando di raggiungere la fermata e lei<br />
si trova <strong>in</strong> piedi rivolta verso di me. I nostri sguardi si <strong>in</strong>crociano. “Lo sguardo si può <strong>in</strong>crociare con<br />
tutti”, penso io.<br />
<strong>Viaggio</strong> <strong>in</strong>teriore<br />
Ci guardiamo di nuovo, mi prende il panico. Non so cosa fare: un mezzo sorriso? Avvic<strong>in</strong>armi con<br />
la scusa di chiedere un’<strong>in</strong>formazione? Sono paralizzato. Da un lato penso sia una s<strong>it</strong>uazione senza<br />
speranza, dall’altro penso sia una delle dec<strong>in</strong>e d’occasioni perse per strada.<br />
Federico Mastellari<br />
Sempre più immobile, cont<strong>in</strong>uo a dare occhiate dolci per tenere viva la speranza. Il muro che ho<br />
costru<strong>it</strong>o per contenere l’<strong>in</strong>sieme di emozioni che provo cont<strong>in</strong>ua a reggere, non filtra nulla, non si<br />
51
52<br />
Federico Mastellari<br />
aprono crepe.<br />
Nel frattempo, nemmeno lei si scompone, ed io penso nella mia mente: “Perché dovrebbe? Non ne<br />
ha bisogno, il mondo è pieno di ragazzi più belli di me, pronti a stare al suo servizio”. Scende e viene<br />
verso il mio f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o, le lancio un ultimo implorante sguardo, ma non lo coglie.<br />
Se solo si fosse girata almeno avrei portato via l’illusione di piacerle un po’, magari mi trova <strong>in</strong>te-<br />
ressante. Forse sarebbe stato peggio, avrei buttato un’altra occasione per strada e questa sensazione<br />
persiste. In fondo non le importa nulla, spero nella mia mente.<br />
Con la faccia che mi r<strong>it</strong>rovo, mi ha guardato perché le ricordo certamente qualcuno. Mi r<strong>it</strong>rovo nella<br />
più brutta depressione, tutta la mia sol<strong>it</strong>ud<strong>in</strong>e e la voglia di lasciarla alle spalle mi prendono <strong>in</strong> pieno<br />
come un treno <strong>in</strong> corsa.<br />
Sono stord<strong>it</strong>o, pensando che non cambierà mai nulla. “Perché non cambierà mai nulla? Mi domando<br />
con rassegnazione. Com<strong>in</strong>cio a pensare alle mie presunzioni e imbarazzanti <strong>in</strong>capac<strong>it</strong>à, f<strong>in</strong>ché non<br />
vengo sopraffatto da un grandissimo dolore.<br />
Scendo dall’autobus e attraverso la strada che sembra troppo breve e vorrei che non f<strong>in</strong>isse mai e<br />
vorrei cont<strong>in</strong>uare a camm<strong>in</strong>are, solo camm<strong>in</strong>are......<br />
Federico Mastellari è nato e vive a Reggio Emilia; si <strong>in</strong>teressa di calcio, segue tutte le part<strong>it</strong>e della squadra del<br />
cuore. Il calcio è anche lo sport che pratica, ma si allena pure a basket. È un tipo all’apparenza tac<strong>it</strong>urno, ma molto<br />
socievole e con tanti amici. Ha una passione che, per i suoi, è oggi una fobia: la PlayStation 2.<br />
Il viaggio di un disabile<br />
Ogni giorno prendo il treno R803 delle7.07 con un po’ di difficoltà, perché sono un disabile e<br />
mi sposto <strong>in</strong> carrozz<strong>in</strong>a, per cui quando arriva mi avvic<strong>in</strong>o alle porte del secondo vagone e<br />
attendo che si aprono, poi r<strong>in</strong>grazio i due controllori che mi prendono <strong>in</strong> braccio e pian piano<br />
mi fanno salire, perché se dovessi aspettare gli altri ragazzi verrebbe Natale.<br />
Tutti loro guardano con occhi da pesce lesso, mettendo la borsa sotto le braccia e poi salgono tran-<br />
quillamente come se non avessero visto nessuno bisognoso di aiuto.<br />
Una volta sal<strong>it</strong>o, tutti i ragazzi della mia età e anche i più grandi mi guardano e poi scoppiano a<br />
ridere.<br />
Io non capisco il motivo del loro riso, mi r<strong>it</strong>engo uguale a loro, l’unico problema è che io sono disabile<br />
a entrambe le gambe.<br />
Mi giro verso il f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o appannato, ci scrivo sopra il mio nome, poi lo cancello con il guanto e <strong>in</strong>-<br />
travedo così i campi ghiacciati, la br<strong>in</strong>a e <strong>in</strong> lontananza una palla di fuoco arancione che mi abbaglia<br />
il viso, il cielo pennellato di mille colori: rosso, giallo, azzurro.<br />
Osservo nei campi pochi fagiani con i loro piccoli che svolazzano qua e là. Questo spettacolo della<br />
natura mi provoca la voglia di vivere, <strong>in</strong>vece quando mi giro dall’altra parte e vedo quei ragazzi, che<br />
mi prendono <strong>in</strong> giro, il mio umore si altera.<br />
Pasquale Matichecchia<br />
Nel frattempo arrivo alla penultima fermata: REGGIO EMILIA SANTA CROCE e prendo posto per<br />
scendere, però dò la precedenza agli altri passeggeri, che vanno di corsa per riuscire a prendere l’au-<br />
53
54<br />
Pasquale Matichecchia<br />
tobus, la corriera o il m<strong>in</strong>ibus per recarsi a scuola o al lavoro.<br />
Scesi tutti, tocca a me, per cui vedo arrivare i controllori, che con molta pazienza mi aiutano anche<br />
nel sottopasso.<br />
Arrivato nel piazzale della stazione, dove riesco a muovermi da solo, r<strong>in</strong>grazio di cuore, perché non<br />
tutti si comportano così nei miei confronti.<br />
Li saluto e con la forza delle mie braccia che sp<strong>in</strong>gono la carrozz<strong>in</strong>a, mi dirigo alla scuola, “FILIPPO<br />
RE” che per fortuna è vic<strong>in</strong>a alla stazione.<br />
Penso ancora a quei ragazzi e mi viene da piangere, perché anche loro avrebbero potuto trovarsi nella<br />
mia identica s<strong>it</strong>uazione.<br />
Credo che offendere i disabili sia un comportamento molto deplorevole, perché loro non possono<br />
fare le stesse cose degli altri, come giocare a calcio, fare passeggiate <strong>in</strong> riva al mare o conquistare<br />
spavaldamente una ragazza.<br />
Pasquale Matichecchia è nato a La Spezia e vive a Bagnolo <strong>in</strong> Piano. Gioca a calcio nella Bagnolese ma spera che<br />
qualcuno si accorga del suo talento e lo <strong>in</strong>gaggi <strong>in</strong> una squadra “nazionale”. Lo studio non è il suo forte, ma ama<br />
andare a scuola, perché è lì che <strong>in</strong>contra i suoi migliori amici. Nel tempo libero adora giocare con i videogiochi.<br />
Dri<strong>in</strong>...Dri<strong>in</strong>!” questo è il sol<strong>it</strong>o “strillare” della sveglia che, come ogni matt<strong>in</strong>a alle 7.20, “stop-<br />
pa” i miei fantastici sogni per mandarmi a scuola; così mi tocca alzarmi, darmi una sistemata<br />
e uscire di corsa per avviarmi alla fermata dell’autobus con <strong>in</strong> mano la velenosa sigaretta che<br />
mi fa compagnia tutte le matt<strong>in</strong>e. Ecco, sono arrivata! Salgo, cerco un posto e mi siedo. Come ogni<br />
matt<strong>in</strong>a sul tram ci sono le sol<strong>it</strong>e persone:<br />
- la signora Maria, che f<strong>in</strong>isce di sistemare le sue bamb<strong>in</strong>e per accompagnarle a scuola.<br />
- il signor Gianni che, con la sua gamba zoppa e il bastone fra le mani, ci mette prima un quarto d’ora<br />
per salire sul tram e poi una dec<strong>in</strong>a m<strong>in</strong>uti per cercarsi un posto e sedersi.<br />
- poi un gruppetto di ragazzi che prendono sempre i posti dietro del tram e parlano, ridono, si pren-<br />
dono <strong>in</strong> giro già di prima matt<strong>in</strong>a<br />
- e <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e lui, un ragazzo bellissimo con gli occhi verdi, alto, biondo e con quello sguardo affasc<strong>in</strong>ante<br />
che mi fa restare senza fiato.<br />
Una giornata <strong>in</strong>iziata bene<br />
Ad un tratto, lo vedo alzarsi e avvic<strong>in</strong>arsi a me. Io divento tutta rossa, con le mani che mi tremano e<br />
sudano a tutt’andare; ma ecco che arriva, mi guarda e mi chiede: “ Scusa è libero il posto vic<strong>in</strong>o a te?”<br />
Io immobile...e senza parole per due o tre m<strong>in</strong>uti gli rispondo: “Ma certo!”. Dopo un po’, lui attacca<br />
con un fuoco di domande a cui io rispondo a monosillabi.<br />
Sapete, tra me e me penso che oggi sia il giorno più bello della mia v<strong>it</strong>a.<br />
Vorrei sapere qualcosa <strong>in</strong> più di lui, ma non riesco a chiedergli nulla.<br />
Antonella Mendic<strong>in</strong>o<br />
55
5<br />
Antonella Mendic<strong>in</strong>o<br />
Lui mi guarda e mi dice:”Io mi chiamo Michael” e mi str<strong>in</strong>ge la mano.<br />
“Ecco!” Dico sub<strong>it</strong>o: “Io sono arrivata, questa è la mia fermata”, così mi alzo e sub<strong>it</strong>o Michael mi<br />
str<strong>in</strong>ge il braccio e mi chiede se un giorno ci saremmo mai r<strong>in</strong>contrati. Lo guardo ed annuisco con un<br />
cenno del capo, non ci sono parole per descrivere il mio stato d’animo: sono alle stelle!<br />
Il tram riparte e dal f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o mi guarda, sorride e mi saluta con la mano.<br />
Mentre percorro il viale che mi porta verso scuola penso “LA GIORNATA È INIZIATA BENE!”<br />
Antonella Mendic<strong>in</strong>o vive a Reggio Emilia, ama ballare, ballerebbe sempre, anche al matt<strong>in</strong>o presto, quando<br />
gli altri sono tutti assonnati. Ogni momento è buono per fare “due passi” o una piroetta. Sogna di diventare una<br />
grande baller<strong>in</strong>a, ma di danza lat<strong>in</strong>o-americana.<br />
NO! La sveglia sta suonando!<br />
Sono le sei e trenta. Ecco la voce di mia madre là, lontano, quasi dall’oltretomba, che dice:<br />
“Alzati, Mattia!”........“Sì - penso tra me - alzati e camm<strong>in</strong>a!”.<br />
Mi preparo velocemente, metto sulle spalle lo za<strong>in</strong>o stracolmo di libri e via, verso nuove<br />
avventure, più o meno piacevoli.<br />
Prima però c’è lei! Chi?<br />
La corriera!<br />
Quella cosa che tutte le matt<strong>in</strong>e mi strappa dal letto e dal calduccio di casa mia e mi porta<br />
a scuola dove mi gioco c<strong>in</strong>que anni delle mia v<strong>it</strong>a.<br />
Quando la vedo arrivare da dietro la semicurva del mio quartiere, mi pare abbia disegnato sul muso<br />
una specie di sogghigno: per i fanali che sembrano occhi spir<strong>it</strong>ati, a volte lampeggianti, per la masche-<br />
r<strong>in</strong>a metallizzata che rappresenta la bocca e per l’immenso parabrezza che funge da fronte.<br />
Mi sembra, per una frazione di secondo, che l’autobus sia un po’ come Caronte, che portava le anime<br />
dei dannati all’<strong>in</strong>ferno.<br />
La corriera del dest<strong>in</strong>o<br />
Tra poco si fermerà qui, davanti a me, aprirà le sue fauci ed io dovrò entrare, proprio come cap<strong>it</strong>ò<br />
a P<strong>in</strong>occhio con la balena. L’unica differenza è che P<strong>in</strong>occhio, all’<strong>in</strong>terno del mammifero, trovò suo<br />
padre; io <strong>in</strong>vece troverò le facce sconvolte e preoccupate dei miei compagni di sventura.<br />
Mattia Musatti<br />
Appena i miei amici mi vedono, mi salutano e mi fanno domande sull’imm<strong>in</strong>ente giorno di scuola.<br />
5
5<br />
Mattia Musatti<br />
Altri mi domandano cosa avremmo potuto fare durante il pomeriggio, io rispondo: ”super part<strong>it</strong>one<br />
di calcio, chiama tutta la gente che puoi”. Dall’altra parte della corriera vedo un gruppo di ragazzi tutti<br />
<strong>in</strong>tenti a copiare dei comp<strong>it</strong>i o a studiare per una eventuale <strong>in</strong>terrogazione. Chissà quale sarà il loro<br />
dest<strong>in</strong>o!<br />
La “reclusione” all’<strong>in</strong>terno della corriera durerà il tempo necessario per percorrere una distanza di<br />
circa dieci chilometri; poi lei si fermerà, riaprirà le fauci e ci scaricherà senza troppi riguardi di fronte<br />
al nostro dest<strong>in</strong>o: l’Ist<strong>it</strong>uto.<br />
Qu<strong>in</strong>di, più leggera che mai, con uno “sbuffo” nero che le esce dal tubo di scappamento, si allontane-<br />
rà per r<strong>it</strong>ornare a riprenderci qualche ora dopo.<br />
Questo accadrà per nove mesi all’anno e per c<strong>in</strong>que anni.<br />
Forse, alla f<strong>in</strong>e del qu<strong>in</strong>to anno di liceo, mi mancherà questa sottile tortura della corriera, ma adesso,<br />
credetemi, non vedo l’ora di rimpiangerla!<br />
Mattia Musatti è nato a Montecchio Emilia, dove risiede; oltre ai testi scolastici, legge articoli dalla Gazzetta dello<br />
Sport. Nel tempo libero gioca a calcetto, alla PlayStation, al computer, ed esce con gli amici.<br />
Il biglietto<br />
Oddio... io sono claustrofobico... mi deve aver r<strong>in</strong>chiuso di nuovo <strong>in</strong> quello schifoso portafogli,<br />
rimango sempre al buio <strong>in</strong> mezzo a quei $ e a tutti quei documenti!<br />
Mi piace essere mostrato perché sono un po’ narcisista e, quando passa il controllore, è il mio<br />
momento di gloria! Di me esistono tre tipi: annuale, mensile e quello di ogni giorno. Io sono “men-<br />
sile” qu<strong>in</strong>di non ho mai provato la “macch<strong>in</strong>a timbra-biglietti”, cioè sì, ma solo una volta (al mese), e<br />
quando l’ho provata è stato davvero doloroso passare là sotto.<br />
Ogni mese la mia “padronc<strong>in</strong>a” mi butta e io mi r<strong>it</strong>rovo <strong>in</strong> un cest<strong>in</strong>o... e poi i miei compagni biglietti<br />
prendono il mio posto, mi sost<strong>it</strong>uiscono e dopo un mese f<strong>in</strong>iscono esattamente come me!<br />
Ecco...! Oggi è l’ultimo giorno del mese! Avrà già comprato un nuovo biglietto... e me? Mi butterà<br />
via... E se non lo facesse? E se i biglietti che compra, poi, li tenesse? Beh lo spero, se no sigh sigh!<br />
F<strong>in</strong>irò <strong>in</strong> mezzo a latt<strong>in</strong>e e a cartacce... Non voglio stare solo!<br />
Anna Rastiello<br />
Anna Rastiello è nata a Napoli e vive a Montecchio Emilia; oltre ai libri scolastici, non legge molto altro. Nel tempo<br />
libero guarda film, ascolta musica e fa teatro.<br />
5
Giovanni Reggi<br />
Ogni pullman è diverso<br />
Pensare ad un racconto sulla v<strong>it</strong>a da pendolare non è poi così complicato; sul pullman o alla<br />
fermata è facile, a meno di non essere particolarmente timidi od <strong>in</strong>sensibili, riuscire a conoscere<br />
nuove e, per certi versi, variegate esperienze umane. Eppure quel gesto, quell’occhiata frenetica<br />
all’orologio ed alla strada laggiù <strong>in</strong> fondo, quello spazientirsi, non rappresentano per tutti qualcosa di<br />
piacevole. Il mio non è un lungo viaggio, almeno non è di quelli che ti permettono di guardare i f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>i<br />
e pensare a quando si era ragazzi o di <strong>in</strong>namorarti del sorriso della tua vic<strong>in</strong>a di posto. Ti svegli, ed ogni<br />
matt<strong>in</strong>a speri di trovare qualcosa che valga la pena di osservare; un po’ come i ciclisti che fanno sempre<br />
lo stesso trag<strong>it</strong>to e che, ormai, conoscendo sasso a sasso, ramo a ramo, la strada che percorrono perdono<br />
<strong>in</strong>teresse per quello che fanno e lasciano i soli occhi aperti e <strong>in</strong>differenti sul nastro nero dell’asfalto.<br />
La fermata è la prima scrivania della giornata; ognuno prende possesso di un posto, il suo sol<strong>it</strong>o. Le scarpe<br />
lucidate di fresco, le chiavi fredde nella tasca e la ment<strong>in</strong>a sfugg<strong>it</strong>a all’annoiata golos<strong>it</strong>à garantiscono<br />
una sicurezza da alunno preparato che comunque accarezza il libro pieno di sottol<strong>in</strong>eature che str<strong>in</strong>ge<br />
nella mano. Il netturb<strong>in</strong>o fuma <strong>in</strong>differente una stropicciata sigaretta appoggiato alla porta del bar, un<br />
cane abbaia stizz<strong>it</strong>o, le auto stentano a schiarirsi la voce ed il sole, ancora con gli occhi cisposi, <strong>in</strong>izia a<br />
stiracchiarsi. Ti sorride il conoscente mentre passa con l’auto, e ti suona, avvolto nel suo caldo ab<strong>it</strong>acolo.<br />
Inf<strong>in</strong>e arriva il pullman; anche lui da poco svegliatosi, e ti rivela, tossicchiando, ancora le tracce di un<br />
sonno tutt’altro che lungo. Ho notato, <strong>in</strong>fatti, che anche i pullman hanno, come gli uom<strong>in</strong>i, la loro età e<br />
le loro ab<strong>it</strong>ud<strong>in</strong>i. Quello che di sol<strong>it</strong>o arriva alla mia fermata è uno vecchio, mal<strong>in</strong>conico. Prima ancora<br />
Giovanni Reggi<br />
di vederlo, quando arriva all’<strong>in</strong>crocio, lo riconosco per il sol<strong>it</strong>o aggraziato stridio dei freni; allora mi pre-<br />
paro per salire. Il torpore che f<strong>in</strong>o a qualche secondo prima aleggiava alla fermata viene allora spazzato<br />
dai ragazzi più giovani che si accalcano di fronte alle porte per riuscire a prendere un posto. Mentre<br />
noi, oramai veterani pendolari, saliamo lentamente ancora <strong>in</strong>sonnol<strong>it</strong>i e ci sediamo di fianco al nostro<br />
sol<strong>it</strong>o amico che f<strong>in</strong> dal primo giorno, attraverso un tac<strong>it</strong>o accordo, ci tiene il posto accanto. Dopo aver<br />
scambiato i r<strong>it</strong>uali saluti con i mie amici, mi abbandono sullo sporco schienale e, chiudendo gli occhi,<br />
percepisco il caratteristico odore d’olio bruciato e sudore, lontano ricordo della mia adolescenza. È così<br />
che il vecchio pullman mi culla f<strong>in</strong>o all’arrivo. Altre volte, <strong>in</strong>vece, aspettando alla fermata, non sento<br />
stridio dei freni; allora vedo arrivare, non il sol<strong>it</strong>o vecchio pullman, ma uno nuovo, rombante, che senza<br />
un t<strong>in</strong>t<strong>in</strong>nio si ferma davanti a me. Appena salgo, sento l’odore delle cose nuove, appena usc<strong>it</strong>e dalla<br />
fabbrica, e rimpiango il lezzo del vecchio pullman. Seduto al sol<strong>it</strong>o posto, di fianco al sol<strong>it</strong>o compagno,<br />
mi sento soffocato dal getto gelido della aria condizionata. Allora l’unico mio pensiero è quello di arrivare<br />
a scuola al più presto per poter fuggire da quel concentrato di tecnologia che non regge il confronto con<br />
la sana arretratezza del vecchio. Non c’è che dire: ogni persona ha le sue ab<strong>it</strong>ud<strong>in</strong>i prefer<strong>it</strong>e, il suo colore<br />
prefer<strong>it</strong>o; dunque può avere anche il suo pullman prefer<strong>it</strong>o, che lo faccia sentire un po’ come seduto sul<br />
sedile posteriore dell’auto di sua madre. Perché ogni pullman, come ogni uomo, ha una sua personal<strong>it</strong>à<br />
che si trasmette attraverso particolari per molti <strong>in</strong>significanti, ma non per chi, come me, è un pendolare<br />
che oramai conosce ogni s<strong>in</strong>golo rumore, ogni s<strong>in</strong>golo sedile rotto e ad ogni s<strong>in</strong>golo suo movimento.<br />
Giovanni Reggi è nato a Montecchio Emilia; vive a Bibbiano; oltre ai testi scolastici, legge saltuariamente qualche<br />
opera del genere “fantasy”. Nel tempo libero segue il campionato di calcio, guarda film ed esce con gli amici.<br />
0 1
2<br />
Cristian Romano<br />
Eccomi ero lì, al mio sol<strong>it</strong>o posto vic<strong>in</strong>o al f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o e come sempre la corriera era piena come<br />
un uovo! Stranamente quella matt<strong>in</strong>a ero particolarmente stanco. Gli occhi erano pesanti,<br />
la testa si appoggiava stremata sul seggiol<strong>in</strong>o e ad un certo punto tutti i rumori dei ragazzi, il<br />
vociare e le urla scomparsero misteriosamente.<br />
I f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>i erano chiusi, eppure faceva freddo; l’atmosfera che circondava i passeggeri era spettrale.<br />
Lo strillare dei ragazzi non si sentiva più, si udiva solo il procedere imperterr<strong>it</strong>o della corriera. La gros-<br />
sa scatola blu con le ruote mac<strong>in</strong>ava chilometri su chilometri ad una veloc<strong>it</strong>à al lim<strong>it</strong>e dell’irreale.<br />
All’improvviso sembrava ci fossi solo io sulla corriera, non udivo e non percepivo più alcuna presenza<br />
<strong>in</strong>torno, f<strong>in</strong>o a che un clacson assordante <strong>in</strong>iziò a suonare a meno di trecento metri di distanza.<br />
Mi affacciai al f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o e guardai avanti........era un enorme automezzo col rimorchio che procedeva<br />
sulla nostra stessa corsia di marcia ma <strong>in</strong> senso opposto.<br />
Non c’era più molto tempo, se uno dei due non si fosse spostato, avremmo sicuramente avuto una<br />
collisione mortale e catastrofica.<br />
La corriera fantasma<br />
L’automezzo era a meno di 50 metri......ormai l’<strong>in</strong>cidente sarebbe stato <strong>in</strong>ev<strong>it</strong>abile, ed io mi preparavo<br />
allo scontro....eccolo...............................! (10 secondi di silenzio).<br />
Riaprii gli occhi, mi guardai attorno; tutti i ragazzi avevano le palpebre chiuse. Guardai lo specchietto<br />
retrovisore...sub<strong>it</strong>o non notai nulla di strano, guardando meglio, però, mi accorsi che alla guida c’era<br />
uno zombie con un cappello a cil<strong>in</strong>dro sulla testa. Cont<strong>in</strong>uai a guardarlo f<strong>in</strong>o a che non girò lo sguar-<br />
do....mi aveva visto!<br />
Iniziò così a pigiare sul pedale del freno...; il rumore assordante dei freni cont<strong>in</strong>uò <strong>in</strong>cessante per dieci<br />
secondi, f<strong>in</strong>o a quando la corriera si fermò def<strong>in</strong><strong>it</strong>ivamente <strong>in</strong> mezzo alla strada, che <strong>in</strong> quel momento<br />
appariva stranamente deserta.<br />
Avevo paura, non riuscivo nemmeno a muovermi per cercare una via di fuga. L’autista si alzò lenta-<br />
mente dal posto di guida, mentre io f<strong>in</strong>si di dormire per non essere riconosciuto.<br />
Lui procedeva con passo lento, trasc<strong>in</strong>andosi la gamba destra faticosamente...aveva un aspetto orribi-<br />
le, sembrava essere usc<strong>it</strong>o da un film horror di Dario Argento.<br />
Inf<strong>in</strong>e mi vide e si accorse che ero io il passeggero sveglio di prima; ormai era ad un passo da me: io<br />
mi raggom<strong>it</strong>olai su me stesso quando all’improvviso una mano fredda mi sfiorò la spalla.<br />
Era l’autista, stavolta quello vero, che era venuto a svegliarmi dopo che per tutto il viaggio avevo<br />
dorm<strong>it</strong>o come un ghiro, mentre gli altri ragazzi schiamazzavano e discutevano tra di loro.<br />
Mi ero addormentato e avevo sognato tutto il tempo senza rendermi conto di essere arrivato, sano e<br />
salvo, a dest<strong>in</strong>azione.<br />
Cristian Romano<br />
Cristian Romano è nato a Montecchio, vive a Cavriago e frequenta le scuole a Reggio Emilia. Adora il calcio che è<br />
tutta la sua v<strong>it</strong>a. Ne parla, lo pensa, lo sogna e lo pratica: gioca nel Val d’Enza Un<strong>it</strong>ed. Per lui il sabato sera è <strong>in</strong>toccabile:<br />
lo trascorre solo con gli amici. È un tipo curioso e divide il tempo libero tra videogames e la ricerca di nuovi amici.<br />
3
4<br />
Renato Torre<br />
Questo è uno di quei momenti <strong>in</strong> cui ho solo voglia di parlare con qualcuno, chiunque sia, e<br />
non mi importa che mi ascolti sul serio, mi accontento della conv<strong>in</strong>zione che gli affari miei<br />
<strong>in</strong>teress<strong>in</strong>o a qualcuno. Non ho bisogno di sfogarmi, non sono arrabbiato, o stressato, anzi<br />
è uno dei momenti della mia v<strong>it</strong>a <strong>in</strong> cui tutto fila liscio, però ho ricevuto tante belle notizie che ho<br />
bisogno di parlarne a qualcuno... chiunque sia. Così mi sono avvic<strong>in</strong>ato alla prima faccia amichevole,<br />
la prima cosa che mi sorprende è che ha <strong>in</strong>com<strong>in</strong>ciato a parlarmi lui.<br />
Sono le 17:27 del 4 giugno 2005 e sono sulla l<strong>in</strong>ea urbana 5 dell’ACT. Il sole picchia forte e non<br />
capisco come fa l’uomo di fianco a me a restare <strong>in</strong> camicia. Certo l’aria condizionata del tram aiuta,<br />
e per fortuna non è affollato a quest’ora. Questo è uno di quei tram nuovi con i posti a sedere larghi e<br />
comodi e con tanto spazio per chi non trova posto. Comunque ora torniamo a me. L’uomo si rivolge<br />
a me chiedendomi: “Come hai detto che ti chiami ragazzo?” ecco, è il momento, posso spiegargli la<br />
mia felic<strong>it</strong>à tutta di un fiato.<br />
Invidia<br />
“Io mi chiamo Diego, ma il nome non è importante, la cosa importante è quello che mi è successo<br />
oggi. Oggi se faccio due conti, è la giornata più bella della mia v<strong>it</strong>a... sono due mesi che cerco un<br />
lavoro per questa estate tram<strong>it</strong>e agenzie e pensa che oggi andandomi a divertire, l’ho trovato. Vengo<br />
adesso dalla pisc<strong>in</strong>a, ha presente la pisc<strong>in</strong>a dietro lo stadio? Si bravo quella. Ero andato a divertirmi,<br />
e pensi un po’ ho trovato un lavoro nel bar, part-time, e ben pagato. Posso andare a lavorare tutti i<br />
giorni, e a metà giornata posso rilassarmi <strong>in</strong> pisc<strong>in</strong>a. E non è f<strong>in</strong><strong>it</strong>a qui, due ore fa, ho ricevuto una<br />
chiamata da mia madre. Era euforica, non smetteva di parlare, più o meno come me adesso.<br />
Pensa, siamo riusc<strong>it</strong>i a vendere la casa vecchia, possiamo f<strong>in</strong>almente comprare la nuova. La dovresti<br />
vedere, è <strong>in</strong> via Newton n. 2, è stupenda. Ci sono tre piani, è una villa adorabile, abbiamo due garage<br />
e un grande giard<strong>in</strong>o. E poi mia mamma al telefono ha detto che mia sorella è stata dal medico, è<br />
<strong>in</strong>c<strong>in</strong>ta. Avrò un nipot<strong>in</strong>o o una nipot<strong>in</strong>a. Marta, mia sorella, ha detto che se è maschio lo chiama Ste-<br />
fano, se femm<strong>in</strong>a, Maria. Spero tanto che sia un maschio, così alla casa nuova quando sarà più grande<br />
gli <strong>in</strong>segnerò a giocare a calcio. A propos<strong>it</strong>o di calcio, stamane mi è arrivato un sms dalla società <strong>in</strong><br />
cui gioco: il Modena è <strong>in</strong>teressato ad acquistarmi... spero che tutto questo non sia un sogno, e se lo è<br />
voglio dormire ancora un po’.”<br />
L’uomo sgrana gli occhi stup<strong>it</strong>o... poi mi dice: “Mi fa piacere che sei così felice, e mi dispiace rov<strong>in</strong>are<br />
tutto, ma se non hai il biglietto ti devo fare una multa.”<br />
“Ah! È vero la multa.”<br />
Il tram si ferma alla fermata <strong>in</strong> Piazza della V<strong>it</strong>toria. La porta si apre, è il momento per scappare. “Ciao<br />
amico, e grazie per avermi ascoltato.” Corro via e l’autista si alza e va dal controllore: “Perché non lo<br />
stai <strong>in</strong>seguendo?”<br />
L’altro tranquillo: “Conosco il suo nome, dove ab<strong>it</strong>a, dove lavora, e <strong>in</strong> che squadra gioca, so pers<strong>in</strong>o<br />
come sua sorella Marta vuole chiamare il figlio che sta per avere. Gli farò arrivare la multa alla sua<br />
nuova, stupenda, splendida casa a tre piani con due garage e giard<strong>in</strong>o.”INVIDIOSO!!!<br />
Renato Torre<br />
Renato Torre è un ragazzo di 17 anni che, durante il tempo libero, esce con gli amici. Come sport, pratica il calcio<br />
a livello amatoriale. Fuori dall’amb<strong>it</strong>o scolastico scrive solo la lista della spesa.<br />
5
Andrea Santi<br />
Chi sono gli sfig... ?<br />
Lautobus è ormai diventato una vera pattumiera. Ormai sale <strong>in</strong> autobus solo la gente conside-<br />
rata sfig...: noi poveri studenti martoriati dalle verifiche o gli immigrati clandest<strong>in</strong>i martoriati<br />
dalla polizia o dagli strozz<strong>in</strong>i. Chiunque sfrutti un autobus è vic<strong>in</strong>o ad essere considerato la<br />
feccia della società, perché é passato di moda e le auto o le moto sono diventate un bene primario,<br />
fonte di rispetto e di onore, come le spade al tempo dei samurai. E, andando avanti, sarà sempre<br />
peggio. Bisogna, però, considerare gli aspetti per lo meno decenti (se non proprio fonte d’onore)<br />
dell’autobus: non si è mai sent<strong>it</strong>a, al telegiornale, la notizia di cronaca “Un pullman a super veloc<strong>it</strong>à,<br />
con autista ubriaco e pazzo con precedenti penali <strong>in</strong> preda a una crisi omicida, si è schiantato contro<br />
un palo tirando sotto un’allegra famiglia e trucidando tutta la gente a bordo. Questo perché l’ACT non<br />
mette degli ubriaconi alla guida dei suoi pullman. Inoltre noi ci lamentiamo spesso perché i pullman<br />
sono perennemente <strong>in</strong> r<strong>it</strong>ardo. Ma perché? Perché, magari, sulla Via Emilia c’è un <strong>in</strong>toppo di auto e<br />
il pilota deve bestemmiare per passare, scatenando una rissa. Se quegli autisti avessero tutti <strong>in</strong>vece<br />
usato il pullman, con due o tre mezzi si sarebbe comb<strong>in</strong>ato e la Via Emilia avrebbe avuto il suo 25<br />
Aprile! Ma che figura ci farebbe un imprend<strong>it</strong>ore con giacca e cravatta, armato di portatile e Motorola<br />
ultimo modello, che si reca al suo lussuosissimo ufficio scendendo da uno squallido pullman reso<br />
un’opera d’arte da un graff<strong>it</strong>aro?! Una figuraccia. Ecco che così si equipaggia con una Mercedes Euro<br />
4 (con climatizzatore e cerchi <strong>in</strong> lega di serie) <strong>in</strong>toppando, <strong>in</strong>sieme ai suoi colleghi, la Via Emilia.<br />
Preoccupiamoci anche delle questioni economiche: l’Italia si lamenta che non riesce ad arrivare a f<strong>in</strong>e<br />
mese. Anziché procurarsi una macch<strong>in</strong>a da m<strong>in</strong>imo 30.000 Euro, se non vuoi uno scassone usato<br />
senza comfort, si può comprare un biglietto del pullman, che costa un tot <strong>in</strong> meno, e per di più non ci<br />
devi pagare l’assicurazione, il bollo, la revisione e la benz<strong>in</strong>a, che gli <strong>it</strong>aliani sognano la notte al posto<br />
degli <strong>in</strong>cubi. Devi solo andarlo a comprare e magari fargli qualche carezza ogni tanto, <strong>in</strong> modo che<br />
non si demoralizzi perché lo usi poco. È anche vero che l’auto consente <strong>in</strong>sost<strong>it</strong>uibili vantaggi rispetto<br />
all’autobus: è sempre disponibile e ti porta sempre nel posto esatto <strong>in</strong> cui vuoi andare, risparmiandoti<br />
gli impicci dovuti alla posizione delle fermate, diventando <strong>in</strong>sost<strong>it</strong>uibile per le persone che viaggiano<br />
molto senza una meta fissa. A questo punto conviene domandarsi: chi sono gli sfig? Noi senza patente,<br />
costretti a prendere il pullman, se non vogliamo andare a piedi, o gli altri che vanno <strong>in</strong> auto con il loro<br />
onore da consumisti? È tutta una questione di mental<strong>it</strong>à.<br />
Andrea Santi<br />
Andrea Santi è nato a Reggio Emilia; ora vive a Barco di Bibbiano; legge opere di genere “fantasy”, periodici di<br />
videogame e riviste sportive. Nel tempo libero gioca alla PlayStation, frequenta gli amici e gioca a calcio nel<br />
Boca Barco.
Silvia Trotta<br />
Piccolo, ma utile<br />
E<br />
freddo, come del resto ogni matt<strong>in</strong>a d’<strong>in</strong>verno, sempre sul sol<strong>it</strong>o tram nello stesso posto ogni<br />
giorno. Partiamo puntuali dalla stazione degli autobus.<br />
Prima fermata, il sol<strong>it</strong>o ragazzo, a mio parere bellissimo, sale sul tram: ha i capelli neri, gli<br />
occhi azzurri, oggi ha un paio di jeans neri e aderenti, una maglietta nera e sopra una giacca di pelle<br />
sempre nera; porta le borchie sia al braccio sia al collo e ha un orecch<strong>in</strong>o al lobo s<strong>in</strong>istro, le cuffie alle<br />
orecchie e come sempre siede al sol<strong>it</strong>o posto, quello <strong>in</strong> fondo, isolato da tutti, vic<strong>in</strong>o al f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o.<br />
Il tram riprende la sua corsa, altra fermata, salgono i sol<strong>it</strong>i tre, amici da sempre a quanto pare. Il tram<br />
riparte, i tre com<strong>in</strong>ciano a parlare e a ridere, parlano della scuola, dell’<strong>in</strong>terrogazione che farà oggi la<br />
professoressa di storia, della verifica di <strong>in</strong>glese, delle ragazze più car<strong>in</strong>e della scuola.<br />
Il tram si ferma ancora, terza fermata, sale una ragazza, non molto magra, con dei jeans blu strappati e<br />
una maglietta troppo aderente per lei, si siede vic<strong>in</strong>o al ragazzo sal<strong>it</strong>o per primo e poi prova a parlare<br />
con lui, ma il ragazzo non la sente per la musica troppo alta oppure lo fa apposta, non la vuole sentire,<br />
così lei r<strong>in</strong>uncia, si alza e si siede <strong>in</strong> un altro posto.<br />
Il tram nel frattempo va, si div<strong>in</strong>cola fra le strade, le macch<strong>in</strong>e, le piccole case, i grandi palazzi e corre<br />
sempre più veloce per arrivare puntuale alla fermata successiva.<br />
Quarta fermata. Siamo <strong>in</strong> un quartiere più popolato rispetto agli altri; salgono molte persone, sale il<br />
sol<strong>it</strong>o uomo vest<strong>it</strong>o elegante, giacca e cravatta, ha sempre la sua sol<strong>it</strong>a valigetta, probabilmente lavo-<br />
rerà <strong>in</strong> una banca. Chissà a cosa pensa, magari al lavoro che dovrà svolgere oggi oppure a cosa farà<br />
stasera, se starà a casa o uscirà per andare a mangiare qualcosa.<br />
Silvia Trotta<br />
Oltre a lui salgono altre persone, sempre le stesse che prendono il tram o per andare al lavoro o per<br />
andare a scuola, ognuno con le sue preoccupazioni, i suoi pensieri. I ragazzi pensano all’<strong>in</strong>terroga-<br />
zione di oggi e si preoccupano per il voto che darà loro la professoressa, le ragazze pensano a cosa<br />
dirà la loro migliore amica e il loro ragazzo per la maglietta nuova, forse un po’ troppo scollata per<br />
andare a scuola.<br />
Il tram si ferma di nuovo, qu<strong>in</strong>ta fermata. Il quartiere è ancora più grande di quello precedente e sal-<br />
gono molte più persone. Il tram com<strong>in</strong>cia a riempirsi. Io mi preparo per scendere, no scherzo, mi pre-<br />
paro perché tra poco com<strong>in</strong>cia il mio lavoro, <strong>in</strong>fatti, sub<strong>it</strong>o dopo vedo un d<strong>it</strong>o che si avvic<strong>in</strong>a sempre<br />
di più, mi sta per schiacciare... Ti prego fai piano! Forse non lo sai ma potresti farmi male... DING!!! Mi<br />
ha suonato, non mi ha fatto male, ha prenotato la fermata, così il tram la fermata successiva si fermerà<br />
solo per lui e l’autista gli aprirà le porte per farlo scendere.<br />
Io sono tutti i giorni qui, allo stesso posto, mi hanno toccato d<strong>it</strong>a di tutti i tipi, questo è il mio lavoro,<br />
almeno f<strong>in</strong>o a quando io e il tram saremo troppo vecchi e ci butteranno da qualche parte, probabil-<br />
mente <strong>in</strong> discarica. Quasi nessuno fa caso a me, tranne quando mi devono suonare, sono piccolo ma<br />
utile... io sono il campanello!!!<br />
Silvia Trotta ab<strong>it</strong>a a Reggio Emilia; è una ragazza solare, ama cantare, viaggiare, ridere. Ha un sogno nel cassetto:<br />
andare <strong>in</strong> F<strong>in</strong>landia, per immergersi <strong>in</strong> quei grandi spazi silenziosi e sprofondare nell’aurora boreale.
0<br />
Qiu X<strong>in</strong>feng<br />
Sono tutto giallo, a volte colorato dalle pubblic<strong>it</strong>à che mi attaccano sopra.<br />
Ho quattro zampe, sono lungo e ho la forma di un rettangolo, riesco a portare tanto peso.<br />
Inizio a lavorare presto di matt<strong>in</strong>a e torno a casa tardi e stanco la sera.<br />
Porto la gente <strong>in</strong> tanti posti, riesco ad arrivare <strong>in</strong> centro e anche fuori c<strong>it</strong>tà: arrivo vic<strong>in</strong>o alle fabbriche<br />
tutte grigie che gettano fuori <strong>in</strong> cont<strong>in</strong>uazione il loro malefico fumo; arrivo anche vic<strong>in</strong>o alle scuole<br />
e lì sento il vociare allegro dei ragazzi; vic<strong>in</strong>o alle chiese odo il r<strong>in</strong>tocco delle campane e osservo la<br />
gente tutta ord<strong>in</strong>ata ed elegante entrare per la messa.<br />
Durante la giornata la gente ha sempre fretta, è impaziente di arrivare al lavoro; al matt<strong>in</strong>o, però, è<br />
assonnata, ancora non completamente sveglia, immersa nei propri sogni ad occhi aperti oppure ha<br />
lo sguardo triste di chi è sprofondato nei propri problemi; poco dopo mezzogiorno vedo i ragazzi<br />
affannati che tornano a casa con i loro za<strong>in</strong>i pesanti; e, al term<strong>in</strong>e della mia fatica quotidiana, vedo la<br />
gente stanca che torna a casa dopo la lunga giornata di lavoro.<br />
Ascolto sempre le chiacchiere della gente che parla di pettegolezzi vari o dei propri segreti; a volte<br />
assisto ai l<strong>it</strong>igi che nascono tra ragazze e ragazzi o tra le coppie di <strong>in</strong>namorati.<br />
Avverto certi brividi fastidiosi quando i ragazzi mi scrivono sopra; sento, <strong>in</strong>vece, il solletico quando i<br />
bamb<strong>in</strong>i curiosi mi accarezzano.<br />
Avete <strong>in</strong>dov<strong>in</strong>ato chi sono?<br />
Uno strano <strong>in</strong>dov<strong>in</strong>ello<br />
Qiu X<strong>in</strong>feng è arrivata con la sua famiglia a Reggio Emilia, dalla C<strong>in</strong>a, quasi dieci anni fa. È una ragazza <strong>in</strong> gamba,<br />
studiosa, attenta, sensibile, riservata, ma molto socievole. Per questo ha molte amiche. Un grande desiderio:<br />
è venuta <strong>in</strong> Italia da un lontano grande Paese, ora vuole viaggiare per conoscere altri mondi, pure grandi e lontani.
“La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo<br />
rende agile di spir<strong>it</strong>o e la scr<strong>it</strong>tura lo rende esatto”<br />
Francis Bacon
4<br />
Mauro Bertani<br />
Da sotto, dalla curva del Ventaglio, gli giunse agli orecchi il suono del sol<strong>it</strong>o cambio di marcia<br />
della corriera che a quell’ora riportava a casa gli studenti. E con quello gli sovvenne l’odore<br />
della nafta con cui ai suoi tempi si trattavano i pavimenti delle corriere. Verso le nove era arri-<br />
vato su quell’altura per raccogliere funghi nel castagneto, ora così lum<strong>in</strong>oso nel sole autunnale. Molte<br />
foglie erano già cadute e quelle che ancora rimanevano erano di un magnifico giallo-oro venato di<br />
rosso. Sub<strong>it</strong>o dopo i lum<strong>in</strong>osi momenti della colazione a cui lui e sua moglie erano così affezionati<br />
da tanti anni - e quanto erano importanti, quelli, per i sensi e per l’anima - si era <strong>in</strong>camm<strong>in</strong>ato per il<br />
sentiero che da dietro casa portava all’antico castagneto abbandonato.<br />
Ma, poi, i funghi erano rimasti <strong>in</strong> terra. Si era seduto su di un masso sporgente dal terreno a fianco del<br />
sentiero, ben asciugato e <strong>in</strong> una qualche maniera riscaldato dal timido sole di novembre. E dal pro-<br />
fondo del suo cuore fiotti di sentimenti di r<strong>in</strong>graziamento erano sgorgati al Creatore di così magnifico<br />
creato mentre il suo sguardo si spostava ripetutamente dai suoi pantaloni di velluto ai suoi scarponi,<br />
al bosco, al cielo così azzurro quel giorno. Alle narici saliva il familiare odore del sudore della sal<strong>it</strong>a<br />
frammisto al profumo di sapone di Marsiglia che emanava dalla flanella della camicia appena tolta<br />
dall’armadio. Era sua moglie che gliel’aveva fatta trovare pul<strong>it</strong>a e stirata, quella matt<strong>in</strong>a, nel profumo<br />
di caffè che <strong>in</strong>vadeva la cuc<strong>in</strong>a. Oh, che compagna aveva ricevuto <strong>in</strong> dono, e per così tanti anni! E<br />
quanta cresc<strong>it</strong>a assieme!<br />
Ricordi educativi di corriera<br />
E mentre nel bosco assaporava con tutti i suoi sensi il piacere del r<strong>in</strong>graziamento, fiotti di ricordi<br />
sorgevano, passavano e r<strong>it</strong>ornavano, e ribollivano nella sua mente. Là, solo e sol<strong>it</strong>ario <strong>in</strong> mezzo al<br />
castagneto, la sua v<strong>it</strong>a trascorsa non scorreva davanti ai suoi occhi come <strong>in</strong> un film, come spesso si<br />
dice. No, nella sua testa si avvicendavano, <strong>in</strong> un succedersi vorticoso, spezzoni su spezzoni di com-<br />
battimenti, di sconf<strong>it</strong>te, di gioie e di vergogne. Sì, di vergogne.<br />
Mauro Bertani<br />
E adesso la corriera, con tutto il suo frastuono studentesco, gli stava riportando alla mente la sua<br />
tormentata persona di adolescente. Sempre <strong>in</strong> piedi sul pullman, i libri racchiusi da un elastico rosso<br />
sotto braccio, l’espressione esageratamente seria come ridicolmente solo certi adolescenti possono<br />
avere, per sembrare più grandi di quello che sono. Quel giorno, però, nella ressa degli studenti che<br />
si recavano alle scuole superiori a Reggio, aveva entrambe le mani alzate al corrimano, quasi un<br />
Cristo novello. Stretta di schiena a lui dalla calca, saltellava e si ag<strong>it</strong>ava lei, spumeggiante come mai,<br />
Marilena! I suoi capelli mossi, biondo-scuri, gli frustavano il viso mentr’essa si girava di qua e di là<br />
nell’assedio dei tanti ammiratori. Rigido nelle sue braccia aperte dietro di lei, lui sopportava la cosa<br />
con galante pudore. Là <strong>in</strong> fondo, però, c’era Castarelli, come tante altre volte furioso e piangente dopo<br />
lunghi m<strong>in</strong>uti di blocco. E solo ora, al ripensarci, si rendeva conto del perché quel ragazzo a volte così<br />
allegro, ma a volte così disperato, non fosse mai chiamato dagli altri per nome o per soprannome ma,<br />
a differenza di tutti, per cognome. Nel sol<strong>it</strong>o baccano assordante, i maschi sghignazzando lo stavano<br />
provocando e urtando, mentre le femm<strong>in</strong>e, da parte loro, partecipavano con <strong>in</strong>coscienti gridol<strong>in</strong>i. Lei,<br />
oh lei, lui lo <strong>in</strong>dov<strong>in</strong>ava da dietro, non poteva essere così sguaiata e sciocch<strong>in</strong>a, sorrideva superiore,<br />
5
Mauro Bertani<br />
badando bene a non perdere il contatto con gli sguardi dei suoi assedianti. E lui, oh lui: non doveva<br />
schierarsi a fianco dei deboli? Eppure, quasi ebbro del profumo che saliva dalla giacca di Marilena,<br />
non riusciva a staccarsi da quel piacevole contatto. Doveva davvero mostrarsi uomo, <strong>in</strong>differente ai<br />
sentimenti più buoni, come il duro mondo dell’adolescenza spietatamente ai maschi richiede. Non<br />
solo, quando lei, splendida nella sua abbagliante giov<strong>in</strong>ezza, si volse per un attimo a controllare la sua<br />
reazione, i suoi occhi sembrarono chiamarlo, e il tradimento si consumò senza sforzo: sorrise quasi<br />
sicuro e mostrò di nemmeno conoscere Castarelli. Così facile era stato, <strong>in</strong>durire la coscienza che sua<br />
madre gli aveva consegnata così ben modellata e mentire a se stessi ed agli altri. Così facile davvero.<br />
Ora, mentre la corriera, superata la curva, proseguiva per Costarotta, cont<strong>in</strong>uava a sperare di un gior-<br />
no potere di nuovo <strong>in</strong>contrare Castarelli. Per chiedergli perdono e, adesso che da grande si sentiva<br />
così piccolo, confessargli tutta la sua piccolezza di quando si sentiva così grande. Ne era stata fatta, di<br />
strada; ne era passata, dell’acqua, sotto il ponte dell’Enza...<br />
Mauro Bertani, docente Ist<strong>it</strong>uto Statale “Silvio d’Arzo” Montecchio Emilia.<br />
Testo tratto da “Una v<strong>it</strong>a”, Reggio Emilia 2004<br />
C anziana ma dist<strong>in</strong>ta signora. Li vedo bene dallo specchietto retrovisore. Le due trascorrono<br />
è silenzio oggi sul pullman. Di fronte a me due donne: una giovane dai tratti stranieri e una<br />
sempre il viaggio <strong>in</strong>sieme, <strong>in</strong> silenzio, sedute l’una di fronte all’altra.<br />
È il loro sguardo a parlare: quello dell’una è perso nel vuoto, quello dell’altra sulla persona di fronte.<br />
Entrambe vedono altro rispetto ai loro occhi. Per l’anziana, tutta una v<strong>it</strong>a vissuta, per la giovane una<br />
v<strong>it</strong>a gettata alle spalle.<br />
Immag<strong>in</strong>i di 85 anni di v<strong>it</strong>a e scene di v<strong>it</strong>a da un paese lontano: flash di 30 anni.<br />
La guerra, con le paure, i sacrifici e gli spostamenti forzati; il matrimonio da sposa di guerra, la nasc<strong>it</strong>a<br />
dei tanti figli, i lutti, i nipot<strong>in</strong>i, la pensione; il dolore per le perd<strong>it</strong>e, l’amore, le delusioni e gli scoraggia-<br />
menti, la tristezza e la stanchezza, e ora lo sconforto nel sentirsi <strong>in</strong>vecchiata, <strong>in</strong>debol<strong>it</strong>a, imped<strong>it</strong>a nei<br />
movimenti e costretta ad essere sorvegliata da una sconosciuta.<br />
Il peso della separazione dai figli, la rassegnazione per aver annullato la v<strong>it</strong>a <strong>in</strong> cambio di una cifra, la<br />
monotonia di giornate tutte uguali, di gesti e comp<strong>it</strong>i ripetuti ogni giorno alla stessa ora, l’attesa delle<br />
telefonate, l’angoscia del non sapere quando poter tornare a casa e essere di nuovo mamma, moglie,<br />
sorella, figlia e non più badante; la paura di trovare cambiamenti al rientro e scoprire che la v<strong>it</strong>a è<br />
andata avanti anche senza di lei e che il suo sacrificio non è valso che a farla sentire una estranea a<br />
casa sua.<br />
Nei loro occhi<br />
Gabriella Bon<strong>in</strong>i
Gabriella Bon<strong>in</strong>i<br />
Mi <strong>in</strong>canto ad osservare queste due donne terribilmente diverse e che il caso ha un<strong>it</strong>o.<br />
L’anziana alla f<strong>in</strong>e del suo viaggio, ricorda ma certo non programma, chiusa nel suo silenzio e nel suo<br />
mondo; la giovane che del suo viaggio è soltanto a metà, che vive una v<strong>it</strong>a che non è la sua, che soffre<br />
ma si consola guardando avanti, che non parla perché ancora non sa.<br />
Due donne, tanto diverse, ma con tanto <strong>in</strong> comune: il non poter scegliere, <strong>in</strong>nanz<strong>it</strong>utto. Una non è<br />
autonoma, né può ribellarsi all’altra che le è stata imposta. Nemmeno la giovane può ribellarsi.<br />
E poi il silenzio. Un silenzio forzato per entrambe. Un silenzio che è l’espressione dell’unica scelta<br />
loro rimasta, la scelta di dimenticare un presente per entrambe stretto, <strong>in</strong> cui nessuna delle due si riconosce,<br />
da cui entrambe sperano di uscire presto, anche se attraverso vie di fuga sicuramente diverse.<br />
Alla prossima scenderanno, come tutti i giorni, alla stessa ora, sullo stesso trag<strong>it</strong>to. Anche questo è un<br />
pezzo del viaggio della loro v<strong>it</strong>a, e anche della mia.<br />
Gabriella Bon<strong>in</strong>i<br />
Docente Ist<strong>it</strong>uto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici “Filippo Re” Reggio Emilia<br />
Un banale episodio di v<strong>it</strong>a quotidiana su un autobus e sette variazioni sul tema, <strong>in</strong> cui la storia<br />
Telegrafico<br />
viene riraccontata.<br />
Un esperimento ispirato a “Esercizi di stile” di Raymond Queneau.<br />
Via Emilia, autobus numero 2, affollato, un tipo magro di circa vent’anni con cappello e cravatta si ar-<br />
rabbia con un vic<strong>in</strong>o. Gli rimprovera di sp<strong>in</strong>gerlo. Tono cattivo. Si butta sul primo posto che si libera.<br />
Arriva una bella ragazza, forse la “sua amica”. Cambia espressione. Tono seducente.<br />
Retrogrado<br />
Parlava con tono seducente alla “sua amica”, dopo essersi precip<strong>it</strong>ato avidamente sul primo posto<br />
libero a sedere. Aveva appena f<strong>in</strong><strong>it</strong>o di protestare per la sp<strong>in</strong>ta di un altro viaggiatore che secondo<br />
lui ripetutamente lo urtava. Questo giovanotto scarnificato portava cappello e cravatta. Accadeva<br />
sull’autobus numero due, affollato di passeggeri <strong>in</strong> viaggio sulla via Emilia<br />
Sogno<br />
Giocando con le parole<br />
Esercizio collettivo di scr<strong>it</strong>tura creativa<br />
Tutto era immerso nella nebbia, bianca, impalpabile e soffice. Tra mille presenze <strong>in</strong>dist<strong>in</strong>te, si stagliava<br />
la figura di un giovane uomo filiforme con cappello e cravatta. Al suo fianco, pian piano, emergeva<br />
dalla bruma un altro <strong>in</strong>dividuo. Lo affiancava, lo urtava, quello urlava, ma non arrivavano<br />
le sue parole. In un alone di luce compariva lei, la “sua amica”. Lui si illum<strong>in</strong>ava, il sogno svaniva.
0<br />
Esercizio collettivo di scr<strong>it</strong>tura creativa<br />
Negativ<strong>it</strong>à<br />
Non era un aereo, non era una nave, era un automezzo di trasporto terrestre. Non era sera, non era<br />
matt<strong>in</strong>a, era -diciamo- mezzogiorno. Lui non era un bamb<strong>in</strong>o, non era un vecchietto, ma un giova-<br />
notto. Non aveva il foulard, non aveva il papillon, ma la cravatta.<br />
Non c’era calma, non c’era silenzio, ma grande confusione e lui non era né malvagio né buono, era<br />
un attaccabrighe. Non ieri, non domani, ma oggi. Non via Roma, non corso Garibaldi, ma la via<br />
Emilia. Non la sorella, non la moglie, ma la “sua amica”.<br />
Svolgimento<br />
Ieri la professoressa di Italiano ci ha portato a fare una g<strong>it</strong>a <strong>in</strong> autobus, l<strong>in</strong>ea 2, per fare <strong>in</strong>teressanti<br />
esperienze umane, capire meglio i nostri simili e ispirarci per la scr<strong>it</strong>tura dei “racconti <strong>in</strong> viaggio”.<br />
Abbiamo socializzato con un ragazzo di vent’anni con cappello e cravatta che non si è comportato <strong>in</strong><br />
modo educato perché ha l<strong>it</strong>igato con un altro signore che lo sp<strong>in</strong>geva, poi è andato a sedersi al primo<br />
posto che si è liberato. Questo episodio ci <strong>in</strong>segna che non bisogna mai perdere il controllo di noi<br />
stessi e che dobbiamo capirci, perdonarci e dopo ci sentiremo molto più buoni.<br />
Alla fermata successiva è sal<strong>it</strong>a una bella ragazza, la “sua amica”; i due si sono messi a parlare ama-<br />
bilmente. Noi abbiamo cap<strong>it</strong>o che gli adulti cambiano molto <strong>in</strong> fretta e <strong>in</strong>spiegabilmente il loro com-<br />
portamento. Ma la professoressa ci ha fatto osservare che questo episodio è molto istruttivo perché<br />
rivela l’opportunismo umano.<br />
Gergale<br />
Cas<strong>in</strong>o sul 2 che sgomma <strong>in</strong> via Emilia. Un fighetto palestrato e lampadato con cappello e cravatta<br />
strippa e urla al suo vic<strong>in</strong>o sfigato, perchè lo sp<strong>in</strong>tona: “Vaff... “ Si becca il primo posto free . Arriva<br />
una bella ... Cambia faccia e se la fila.<br />
Precisazioni<br />
Alle 12.21, sulla via <strong>in</strong>t<strong>it</strong>olata al console romano Marco Emilio Lepido che qui la traccia nel 187 a. C.,<br />
su un autobus della l<strong>in</strong>ea due, lungo 8 metri, alto tre metri, largo tre metri, a 8000 metri dal suo ca-<br />
pol<strong>in</strong>ea, carico di 82 persone, un essere umano di sesso maschile, di vent’anni, due mesi, otto giorni,<br />
alto 1.80, 62 chili di peso, con un cappello largo 40 centimetri, la calotta schiacciata, <strong>in</strong>terpella un<br />
uomo di c<strong>in</strong>quant’anni meno una settimana, alto 1.50, peso 80 chili.<br />
Il colloquio dura quattro secondi, per dirsi e ridirsi che l’uno è sp<strong>in</strong>to e l’altro sp<strong>in</strong>geva.<br />
Alla diciottesima fermata, dalla partenza sale un essere umano di genere femm<strong>in</strong>ile, capelli rossi e<br />
lunghi, alto 1.70, taglia 42, fisico procace, 40 di scarpe, 42 con la punta, aspetto sorridente.<br />
Il lagnante <strong>in</strong> un nanosecondo si va a sedere quattro sedili più <strong>in</strong> là, a una distanza di due millimetri<br />
dall’angelica creatura.<br />
Esercizio collettivo di scr<strong>it</strong>tura creativa<br />
Gabriella Bon<strong>in</strong>i, Annamaria Scalabr<strong>in</strong>i, Manuela Z<strong>in</strong>ani - Docenti Ist<strong>it</strong>uto Professionale per i Servizi Commerciali<br />
e Turistici “Filippo Re” Reggio Emilia<br />
1
2<br />
Lucia Castagnetti<br />
Ogni matt<strong>in</strong>a esce con lo stesso passo lento, si avvia verso il tram, vi sale sopra, si siede vic<strong>in</strong>o<br />
all’ultimo f<strong>in</strong>estr<strong>in</strong>o e parte.<br />
È presto quando sale, sono le sette.<br />
Lo vedo perché alle sette <strong>in</strong> punto il mio cane deve fermarsi davanti all’alberello che svetta vic<strong>in</strong>o al<br />
giard<strong>in</strong>o del palazzo da cui esce e ogni giorno lo vedo salire sul tram.<br />
I nostri sguardi si <strong>in</strong>crociano. Per tanto tempo è successo così.<br />
Un giorno l’ho salutato e gli ho detto: “Parte presto per andare al lavoro, lei!”<br />
Mi ha risposto gentilmente: “No, non vado a lavorare. Magari...” ed è sal<strong>it</strong>o sul tram con la sua aria<br />
triste e mal<strong>in</strong>conica e lo sguardo profondo e rassegnato.<br />
Ora cont<strong>in</strong>uiamo a salutarci, mentre lui sale sul tram.<br />
Io non resisto più.<br />
Villa del r<strong>it</strong>orno<br />
Chi porta ogni giorno a spasso il proprio cane sa come ogni particolare, ogni m<strong>in</strong>imo oggetto, ogni<br />
sguardo, ogni passante, ogni automobile diventi un punto di riferimento su cui costruire ed immag<strong>in</strong>a-<br />
re storie. Il mio cane ormai è vecchio e malandato, così ogni suo passo è lento e monotono e anche<br />
i miei pensieri si fissano sulle cose con un’<strong>in</strong>sistenza nuova. Un tempo cercavo con lo sguardo altre<br />
proprietarie di cani impegnate nelle loro quotidiane passeggiate. Le osservavo, poi, con timidezza,<br />
le salutavo e con qualcuna di loro è sorta un’amicizia, con altre storie d’amore, felici o burrascose.<br />
Ma ora chi vorrebbe un compagno grasso e dimesso come me; i pochi capelli rimasti sono quasi tutti<br />
bianchi e poi anch’io non sono più <strong>in</strong>teressato alle conquiste femm<strong>in</strong>ili: amo la v<strong>it</strong>a tranquilla senza<br />
più scosse o sorprese.<br />
Ma da quando il mio cane ha com<strong>in</strong>ciato a fermarsi davanti a quell’albero, l’<strong>in</strong>contro con quest’uomo<br />
mi ossessiona sempre più. Il suo sguardo, i suoi occhi, la sua calma, la sua rassegnazione mi rodono<br />
il cervello. Dove andrà? Perché ogni giorno, alla stessa ora, tutte le matt<strong>in</strong>e, che ci sia pioggia o neve,<br />
vento o sole, sale sul tram? Cosa lo sp<strong>in</strong>gerà a salire? Certo non il lavoro, ma allora...<br />
Ho deciso: prenderò io lo stesso tram, andrò al capol<strong>in</strong>ea e accerterò direttamente dove va.<br />
Il posto <strong>in</strong> cui arrivo è desolato. Il tram si ferma <strong>in</strong> un grande piazzale grigio, <strong>in</strong>torno ci sono solo po-<br />
che case di contad<strong>in</strong>i sparse lontano nei campi. Al lato estremo del piazzale c’è un cancello aperto su<br />
un meraviglioso giard<strong>in</strong>o con un viale lunghissimo, si <strong>in</strong>travvede <strong>in</strong> lontananza una casa. Mi avvic<strong>in</strong>o.<br />
Leggo un cartello <strong>in</strong> ottone posto su uno dei pilastri del cancello: “Villa del r<strong>it</strong>orno” c’è scr<strong>it</strong>to. Strano<br />
nome per una villa. Che luogo sarà mai?<br />
Mi <strong>in</strong>camm<strong>in</strong>o per il viale: il giard<strong>in</strong>o è alberato, i colori di questa matt<strong>in</strong>a di autunno sono caldi e<br />
<strong>in</strong>tensi. Mi sembra di entrare <strong>in</strong> un luogo <strong>in</strong>cantato , un paradiso... un posto senza tempo. Tutto è pace<br />
e seren<strong>it</strong>à. Lontano si <strong>in</strong>travvede qualche automobile, ci sarà qualcuno.<br />
Lucia Castagnetti<br />
Mi sento toccare sulla spalla. Mi volto: “Sapevo che saresti arrivato prima o poi. Hai scelto oggi. Ti<br />
chiedevi perché ogni matt<strong>in</strong>a prendo il tram 13, perché vengo f<strong>in</strong> qui. Se quel giorno avessi preso il<br />
3
4<br />
Lucia Castagnetti<br />
tram; se avessi dato retta a mia moglie, forse, non sarei qui adesso. Ma io come al sol<strong>it</strong>o non le ho dato<br />
ascolto. Avevamo l<strong>it</strong>igato violentemente, sai, uno di quei l<strong>it</strong>igi tra <strong>in</strong>namorati di cui a volte i motivi<br />
con il tempo si dimenticano. Allora avevo il vizio di bere. Mi dava forza e coraggio, così dimenticavo<br />
tutti i miei problemi. È vero, ero alla guida ubriaco... non mi sembrava di esserlo tanto. Lui è sbucato<br />
come un razzo, non mi ha dato il tempo di frenare. Mi è comparso così improvvisamente. Hanno<br />
detto che andavo forte. Io non ricordo. L’ho visto cadere, il casco sbalzare sulla strada...la testa <strong>in</strong> una<br />
pozza di sangue.<br />
Aveva solo 16 anni, ora ne ha 26. È <strong>in</strong> coma da quel giorno.<br />
Ma non ho smesso di sperare. Un giorno si risveglierà. Ne sono sicuro.”<br />
Lucia Castagnetti<br />
Docente dell’Ist<strong>it</strong>uto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici “Filippo Re” Reggio Emilia<br />
In bilico tra due mondi<br />
Salì sul tram semideserto, estrasse il biglietto da quella parte del portafogli dove si tengono le<br />
cose che, pur <strong>in</strong>utili, hanno particolare significato per chi le conserva.<br />
Accidentalmente, al biglietto restò appiccicato un dollaro piegato <strong>in</strong> due.<br />
La data sulla banconota <strong>in</strong>dicava il 1967; i suoi undici anni.<br />
Il dollaro era americano; aveva viaggiato assieme a una delle tante lettere con cui sua zia Cleide<br />
comunicava, attraverso di lui, con la famiglia.<br />
Sì, perché spettava proprio a lui questo comp<strong>it</strong>o di <strong>in</strong>trattenere rapporti tra nonni, zii e altra parentela<br />
con questa zia oltre l’oceano. Ai suoi occhi di undicenne la cosa assumeva un tono piacevole e<br />
fastidioso a un tempo.<br />
Ricevere qualche banconota non gli dispiaceva certo, e valeva la pena ripetere ogni volta i r<strong>it</strong>uali<br />
“stiamo tutti bene” oppure “speriamo ti sia passato l’ultimo acciacco di cui mi hai <strong>in</strong>formato nella tua<br />
precedente” con qualche piccola variante che <strong>in</strong> genere accennava a nov<strong>it</strong>à sgradevoli come la perdi-<br />
ta di qualche congiunto che Cleide certo conosceva, ma che a lui veniva sugger<strong>it</strong>o da qualcuno.<br />
Zia rispondeva regolarmente e, pensandoci, lì sull’autobus, si rese conto che anch’ella doveva aver<br />
cap<strong>it</strong>o e stava a quel gioco un po’ fasullo tra una ultra ottantenne che aveva scorrazzato da una sponda<br />
all’altra dell’oceano e un ragazz<strong>in</strong>o che, forse, non ricordava nemmeno.<br />
Claudio Davoli<br />
Certo che Cleide doveva pur essere stata una gran donna se, sola, era part<strong>it</strong>a per le Americhe a<br />
vent’anni, aveva avuto un primo mar<strong>it</strong>o, poi un secondo che, defunto, le aveva lasciato di che vivere<br />
5
Claudio Davoli<br />
tranquillamente, qualche figlio e, <strong>in</strong>somma, una v<strong>it</strong>a americana <strong>in</strong> piena regola, come quella di qual-<br />
che altra <strong>it</strong>aliana del suo tempo, che magari era diventata anche famosa.<br />
Era questa l’immag<strong>in</strong>e, certo trasfigurata, che si era fatto di lei nei suoi pensieri di bamb<strong>in</strong>o.<br />
Mentre il tram superava l’ennesima fermata, pensò che il ricordo di questa figura si confondeva con la<br />
realtà che conosceva di lei e si ricostruiva <strong>in</strong> nuove immag<strong>in</strong>i che att<strong>in</strong>gevano da tutti gli anni che lo<br />
separavano da quella esperienza <strong>in</strong>fantile.<br />
Qualche elemento di realtà doveva, tuttavia, aver contribu<strong>it</strong>o a del<strong>in</strong>eare l’immag<strong>in</strong>e di quella Cleide<br />
che restava <strong>in</strong> lui. Il suo corpo filiforme, la chioma vaporosa, lunga e grigia, i suoi occhiali che sfuggi-<br />
vano con delle punte così americane. Ma anche sua madre aveva avuto due occhiali così; e la delica-<br />
tezza dei gesti, la bianchezza delle pelle e la leggerezza degli ab<strong>it</strong>i, forse, glieli aveva descr<strong>it</strong>ti qualche<br />
parente per conv<strong>in</strong>cerlo meglio al suo ruolo di comunicatore per conto del clan famigliare.<br />
Forse l’aveva pers<strong>in</strong>o vista questa zia d’America <strong>in</strong> uno dei suoi rientri <strong>in</strong> patria, tra un mar<strong>it</strong>o e un<br />
altro, tra il desiderio di restare e quello di sentirsi def<strong>in</strong><strong>it</strong>ivamente americana.<br />
Doveva aver deciso per il secondo se lui aveva cont<strong>in</strong>uato a scriverle.<br />
Del resto aveva sempre pensato che <strong>in</strong> quel nome, così <strong>in</strong>sol<strong>it</strong>o per una donna di una famiglia patriar-<br />
cale della pianura, fosse già scr<strong>it</strong>to un dest<strong>in</strong>o americano.<br />
Gli pareva di ricordare che, nel periodo <strong>in</strong> cui era r<strong>it</strong>ornata, Cleide fosse <strong>in</strong>sofferente delle vecchie<br />
ab<strong>it</strong>ud<strong>in</strong>i della famiglia, si sentisse imprigionata da quel mondo della prov<strong>in</strong>cia <strong>it</strong>aliana così distante<br />
dai r<strong>it</strong>mi e dagli stili di v<strong>it</strong>a a cui si era ab<strong>it</strong>uata.<br />
Tutto doveva apparirle antiquato, <strong>in</strong>adeguato alla sua nuova v<strong>it</strong>a e, certamente lacerante nella sua<br />
condizione di emigrante, <strong>in</strong> bilico tra due mondi per quegli anni ancora così diversi.<br />
Se ne tornò presto negli Stati Un<strong>it</strong>i, non più amata e non felice di restare.<br />
Quasi a cercare conferma per quel pensiero si guardò attorno, sul tram spopolato, alla ricerca di<br />
qualche volto di immigrato recente che cercasse una sua America nel nostro paese.<br />
Cleide cont<strong>in</strong>uò a tenere corrispondenza con lui via via più rada e ridotta f<strong>in</strong>o oltre i suoi novant’anni;<br />
f<strong>in</strong>ché la casa di riposo che la osp<strong>it</strong>ava comunicò la sua scomparsa.<br />
Sul tram, <strong>in</strong> quel momento, pensò al dollaro e al suo potere evocativo; a come il ricordo degli eventi<br />
si riproponga <strong>in</strong> forme ogni volta nuove e a come fosse piacevole riprenderne i frammenti dal cosmo<br />
della memoria.<br />
Claudio Davoli<br />
Claudio Davoli<br />
Docente Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale Industria e Artigianato “Adelmo Lombard<strong>in</strong>i” Reggio Emilia
Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i<br />
L’ultimo guerriero<br />
Il direttore del Museo Eurasiatico della Mobil<strong>it</strong>à saliva lungo la pista abbandonata che penetrava nel<br />
folto della foresta appenn<strong>in</strong>ica. Era magro come possono esserlo le persone piuttosto anziane, la bar-<br />
ba canuta e <strong>in</strong>colta, ma il passo ancora deciso e vigoroso. Dietro di lui arrancava una strana com<strong>it</strong>iva<br />
di persone arrivate da tre cont<strong>in</strong>enti: spiccavano le acconciature gialle e blu di due ragazze dall’aria<br />
appena svagata, e gli idiomi tradizionali si mescolavano alla neol<strong>in</strong>gua, quel chiocciare veloce e metal-<br />
lico considerato <strong>in</strong>sopportabile dagli <strong>in</strong>tellettuali, ma che ormai era penetrato nelle teste di molti umani<br />
metropol<strong>it</strong>ani.<br />
Sapeva, l’anziano Direttore, che dopo tanti anni di ricerche era arrivato il momento di un <strong>in</strong>contro<br />
straord<strong>in</strong>ario, forse il più importante della sua v<strong>it</strong>a. Ma neppure lui poteva immag<strong>in</strong>are quanto.<br />
Si fermò appena <strong>in</strong> tempo, e solo per puro caso non fu colp<strong>it</strong>o da un grosso bastone dal quale spunta-<br />
vano antichi chiodi rugg<strong>in</strong>osi. Dai marg<strong>in</strong>i <strong>in</strong> ombra della pista comparvero le spalle ossute e gli occhi<br />
sc<strong>in</strong>tillanti di un vecchio coperto di stracci: coperto, si fa per dire, da quanto restava di una giacca e<br />
brache lunghe color carta da zucchero dal taglio arcaico.<br />
Il Direttore si riparò con le mani: «Non colpirmi – disse con una voce calma e profonda - Ho combat-<br />
tuto per la tua stessa causa e ho sub<strong>it</strong>o la deportazione <strong>in</strong> un lager di Ricondizionamento. Siamo venuti<br />
per darti una notizia importante e ti prego solo di ascoltarmi. Poi ce ne andremo».<br />
«Avrà novant’anni», sussurrò una delle ragazze. «È <strong>in</strong>credibile come sia riusc<strong>it</strong>o a resistere qui per decen-<br />
ni, solo e senza mezzi, dimenticato da tutti. L’ultimo giapponese nella jungla...». «Chi credi di prendere <strong>in</strong><br />
giro? – replicò brusco il vecchio – Vivo con qualche pecora, l’unica luce è quella del sole e della luna,<br />
qui non c’è niente da comprare né da rubare. Qui non c’è niente per voi murmèikon».<br />
«Murmèikon?», una delle ragazze gialle e blu sgranò gli occhi. «Sì, i murmèikon, proprio voi, formiche<br />
umane con le ruote. Voi, la gente che devasta il mondo e distrugge se stessa. Andatevene ora».<br />
Il Direttore riprese a parlare con voce ferma: «Tu sei Ciro Cardano, nato ad Afragola, autista alla Til di<br />
Reggio Emilia e scomparso <strong>in</strong> circostanze mai chiar<strong>it</strong>e nel 2031, nel pieno della Guerra dei Bus».<br />
Dopo lunghissimi secondi di silenzio, il vecchio socchiuse gli occhi azzurri e all’improvviso roteò con<br />
violenza il grosso bastone: «Siete un commando di Distruttori, vero? – gridò il vecchio – Ma non mi<br />
avrete facilmente, né me né quanto resta della vecchia civiltà».<br />
Nel panico generale solo il Direttore mantenne la calma. Sapeva che quel Ciro Cardano era l’ultimo<br />
guerriero della Guerra dei Bus, rimasto ad aspettare un nemico terribile che ormai esisteva solo nelle<br />
sue ossessioni. Si rivolse ancora al vecchio: «Non hai cap<strong>it</strong>o. Non siamo Distruttori, anche perché i<br />
Distruttori non esistono più da molto tempo. Siamo amici, siamo venuti a dirti che la Guerra dei Bus è<br />
f<strong>in</strong><strong>it</strong>a, e che la tua causa ha trionfato».<br />
L’uomo ossuto str<strong>in</strong>se gli occhi: «Tu... tu vorresti farmi credere che la guerra è f<strong>in</strong><strong>it</strong>a?». Il Direttore sbirciò<br />
rapidamente l’orologio immateriale che si disegnava al polso s<strong>in</strong>istro <strong>in</strong> una nuvoletta di pixel: «La Guer-<br />
ra dei Bus è f<strong>in</strong><strong>it</strong>a, ehm, esattamente da 32 anni, c<strong>in</strong>que mesi, nove giorni e undici ore. Noi ne siamo la<br />
prova: come vedi, non siamo armati».<br />
Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i
0<br />
Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i<br />
Il vecchio appoggiò una mano a un albero, str<strong>in</strong>gendo la corteccia, mentre l’emozione lo soffocava.<br />
«Ho sofferto la fame e l’ostracismo per anni sotto il giogo dei murmèikon, mentre <strong>in</strong> tutto il mondo<br />
autobus e treni venivano distrutti con metodo scientifico, mezzo dopo mezzo, l<strong>in</strong>ea dopo l<strong>in</strong>ea. Poi il<br />
lager, poi la fuga <strong>in</strong> questa montagna...». Il Direttore lo <strong>in</strong>terruppe: «Sappiamo bene cosa è avvenuto. Ma<br />
tu, tu come hai fatto a sopravvivere e a nasconderti per tanto tempo, a salvarti dai Distruttori e dalla loro<br />
religione, e poi a sfuggire a ogni ricerca...». Il vecchio si mosse lentamente. «Segu<strong>it</strong>emi, faremo presto.<br />
Vedrete dove ho vissuto per tutto questo tempo». Il gruppo camm<strong>in</strong>ò <strong>in</strong> silenzio e neppure si rese conto,<br />
dopo pochi m<strong>in</strong>uti, di trovarsi <strong>in</strong> una radura circondata dalle fronde di querce imponenti che nasconde-<br />
vano una capanna, un piccolo fienile e alcune pecore che brucavano.<br />
Entrò nella stalla di legno, piena s<strong>in</strong>o al soff<strong>it</strong>to di paglia e fieno secco. Iniziò a togliere i mucchi fre-<br />
neticamente, ma erano sempre troppi: «Aiutatemi». Passò poco tempo, un breve lasso <strong>in</strong>term<strong>in</strong>abile, e<br />
mentre il fieno si accumulava all’esterno, rapidamente veniva alla luce una sagoma metallica, elegante<br />
e contenuta. Una carrozzeria bianca, f<strong>in</strong><strong>it</strong>ure <strong>in</strong> allum<strong>in</strong>io, e poi il muso, i fanali, i cristalli <strong>in</strong> condizioni<br />
perfette. Tutti, a un certo punto, fecero un passo <strong>in</strong>dietro e rimasero impietr<strong>it</strong>i: di fronte a loro, dentro<br />
alla falsa stalla illum<strong>in</strong>ata da un filo di luce, comparve un meraviglioso modello di m<strong>in</strong>ibù urbano, <strong>in</strong><br />
condizioni perfette. Era uno degli ultimi entrati <strong>in</strong> esercizio prima del tragico Pogrom Planetario, aveva<br />
la guida elettronica e le poltronc<strong>in</strong>e con musica, video-Rete, barometro e chat <strong>in</strong>corporata. Un esem-<br />
plare unico al mondo, <strong>in</strong> un mondo <strong>in</strong> cui i bus sopravvissuti alla guerra si contavano forse sulle d<strong>it</strong>a di<br />
due mani. Il Direttore divorava quel m<strong>in</strong>ibù con gli occhi, e balbettava come un bimbo davanti ai regali<br />
di Natale: «C’è tutto, proprio tutto, anche i marchi, e le scr<strong>it</strong>te orig<strong>in</strong>ali, Act, Til, di cui s<strong>in</strong>o ad oggi ave-<br />
vamo solo delle ricostruzioni, a causa della distruzione di tutti gli archivi». Era frastornato, non riusciva<br />
a crederci. Chiamò il vecchio accanto a sé: «Ne ho viste tante, e molte volte mi sono pent<strong>it</strong>o dei miei<br />
pregiudizi. Durante la Repressione ho fatto il controllore clandest<strong>in</strong>o sul Nottetempo del M<strong>in</strong>istero della<br />
Magia, protetto segretamente dal grande Albus. Ancora oggi faccio fatica a credere che esista. Poi la fuga<br />
<strong>in</strong> Africa: trovai un posto come autista del servizio Gorilla Smarr<strong>it</strong>i. Presi per pazzo il vecchio Osvaldo,<br />
quando me ne parlò. Eppure quante notti ho passato a bordo di quella corriera verde, a raccattare i<br />
gorilla che vagavano senza meta nelle strade fangose della c<strong>it</strong>tà, per trasportarli s<strong>in</strong>o alla foresta...».<br />
Un sorriso sottile gli illum<strong>in</strong>ò le mille rughe del viso, mentre con la mano accarezzava la carrozzeria<br />
liscia e pul<strong>it</strong>a come sessant’anni prima: «Questo però supera tutto. Mai e poi mai avrei immag<strong>in</strong>ato di<br />
scoprire <strong>in</strong>sieme all’ultimo guerriero anche l’unico m<strong>in</strong>ibù scampato alla Guerra».<br />
Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i<br />
Ciro Cardano parlò: «È bello, vero? Un museo di sogni e nostalgia. All’epoca anche a Reggio operavano<br />
i combattenti clandest<strong>in</strong>i che a rischio della v<strong>it</strong>a cercavano di mettere <strong>in</strong> salvo qualcosa del passato. Una<br />
notte riuscimmo a impadronirci di questo mezzo e, grazie ai nostri fratelli sotto copertura, la scomparsa<br />
fu camuffata come esecuzione tecnologica, una delle tante. E qui è rimasto sempre. Lei capirà ora la mia<br />
reazione: ho vissuto tutti i giorni e le notti nell’attesa dei Distruttori, nell’attesa della morte. Sì, avrei di-<br />
feso il m<strong>in</strong>ibù s<strong>in</strong>o alla f<strong>in</strong>e». I due vecchi uscirono dalla stalla-garage. Si sedettero su una grossa pietra,<br />
1
2<br />
Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i<br />
circondati dagli altri. Nessuno voleva perdere una parola di quel momento straord<strong>in</strong>ario, di portata sto-<br />
rica. «Immag<strong>in</strong>o che la mia missione sia conclusa – sospirò Ciro Cardano – Sono felice di consegnarti<br />
questo m<strong>in</strong>ibù e, se lo vorrai, le mie memorie. Ma dimmi: come abbiamo fatto a v<strong>in</strong>cere la guerra?».<br />
Il Direttore rispose: «Non l’abbiamo v<strong>in</strong>ta noi, caro amico, l’ha v<strong>in</strong>ta molto semplicemente l’uman<strong>it</strong>à.<br />
Nella loro follia i murmèikon f<strong>in</strong>irono per mangiarsi fra loro, come nel pasto delle foche. La messa al<br />
bando dei bus su scala mondiale provocò il collasso della società e del pianeta. Nella sola Europa arri-<br />
vammo ad avere 1800 automobili ogni c<strong>in</strong>quecento ab<strong>it</strong>anti, un’automobile ogni due metri di strada. La<br />
paralisi fu totale. E un giorno, quando si scoprì che l’<strong>in</strong>qu<strong>in</strong>amento e lo stress avevano reso sterili quasi<br />
il 60% delle coppie che vivevano nelle metropoli, i governi furono costretti anche a bloccare la circola-<br />
zione, per scongiurare la scomparsa dell’uman<strong>it</strong>à. Ma già da tempo si profilava la f<strong>in</strong>e del sistema: molta<br />
gente aveva deciso di non viaggiare più, neppure per andare al lavoro. Preferiva la povertà all’<strong>in</strong>felic<strong>it</strong>à.<br />
Il meccanismo economico si bloccò rapidamente, fu chiusa la maggioranza dei centri commerciali,<br />
com<strong>in</strong>ciarono i licenziamenti e presto caddero i primi governi murmèikon. Il crollo avvenne di colpo.<br />
Le automobili f<strong>in</strong>irono <strong>in</strong> enormi cim<strong>it</strong>eri e solo una parte fu mantenuta per il trasporto collettivo, s<strong>in</strong>o<br />
a quando non riprese <strong>in</strong> grande stile la produzione di mezzi pubblici, prima con i vecchi progetti salvati<br />
dal Grande Pogrom, poi con modelli sempre più sofisticati e diversificati».<br />
«Ma automobili, ne esistono ancora?». Il Direttore si grattò la barba: «Poche, per la ver<strong>it</strong>à. Non c’è più<br />
bisogno di proibirle. Oggi viaggiare tutti <strong>in</strong>sieme sul bus voltaico o sulle caravelle magnetiche, è diven-<br />
tato un motivo d’orgoglio. Le gerarchie dello status sociale sono ribaltate rispetto a 30 anni fa. Anche<br />
perché il mezzo collettivo arriva dappertutto: lo chiami quando vuoi e dove vuoi, per ogni dest<strong>in</strong>azione<br />
possibile. È veloce, e non devi pensare al bollo e al rifornimento d’energia». Il m<strong>in</strong>ibù eroicamente<br />
salvato da Ciro Cardano restò lassù nella foresta appenn<strong>in</strong>ica: la capanna e il fienile-garage furono<br />
dichiarati Patrimonio dell’Uman<strong>it</strong>à e la radura tra le querce diventò un piccolo, celebre museo. Presto<br />
si moltiplicarono i pellegr<strong>in</strong>aggi degli ultimi reduci della Guerra dei Bus e soprattutto delle scolaresche<br />
da ogni parte del cont<strong>in</strong>ente. Il vecchio, che aveva deciso di vivere ancora un po’, riceveva tutti seduto<br />
sulla pietra: spiegava i segreti del m<strong>in</strong>ibù d’anteguerra e a tutti ripeteva i suoi racconti. Guardava per-<br />
plesso quei ragazzi <strong>in</strong> g<strong>it</strong>a che lo ascoltavano per lo più con sufficienza, sempre <strong>in</strong>collati al video virtuale<br />
tridimensionale che si formava a comando davanti ai loro occhi. Gli sembravano fastidiosi e troppo<br />
prevedibili. «Capiranno mai qualcosa?». Poi si rivedeva alla loro età, <strong>in</strong>dolente a scuola e con la musica<br />
nelle orecchie, e più tardi, quando regolarmente veniva multato alla Til perché timbrava <strong>in</strong> r<strong>it</strong>ardo dopo<br />
aver trascorso la notte <strong>in</strong> disco.<br />
Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i<br />
«Capiranno anche loro, o sì che capiranno...». Sapeva che prima o poi avrebbero compreso e magari de-<br />
siderato la sua v<strong>it</strong>a vissuta <strong>in</strong> nome dell’ultimo m<strong>in</strong>ibù: «Vale sempre la pena combattere per una causa<br />
giusta, anche se si resta soli. Prima o poi qualcuno scoprirà il tuo sentiero e seguirà i tuoi passi».<br />
Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i, giornalista.<br />
3
4<br />
Sarah Grugnetti<br />
Un premio letterario a sempre più ampio raggio<br />
<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio” è il premio letterario ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o tre anni or sono dall’ACT e patroc<strong>in</strong>ato dal Comune<br />
e dalla Prov<strong>in</strong>cia di Reggio Emilia (quest’anno con il contributo della Fondazione Pietro<br />
Manodori) per sostenere e supportare i progetti di scr<strong>it</strong>tura creativa f<strong>in</strong>alizzati a promuovere la<br />
pratica della lettura e della scr<strong>it</strong>tura tra gli studenti del biennio delle scuole superiori del reggiano. Dalla<br />
prima edizione del premio – che vide la partecipazione, nel 2003, delle otto classi del biennio dell’Ist<strong>it</strong>uto<br />
Professionale Statale per i Servizi Commerciali e Turistici “Filippo Re” di Reggio Emilia, per un totale di<br />
182 alunni, guidati dai rispettivi docenti di Lettere (con la collaborazione del Laboratorio Baobab/Spazio<br />
Giovani Scr<strong>it</strong>ture del Comune di Reggio Emilia), scaturì un piccolo libro, “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio”, ed<strong>it</strong>o da<br />
ACT <strong>in</strong> 5.000 esemplari. Il libro raccoglieva i vent<strong>it</strong>re racconti più riusc<strong>it</strong>i, ispirati al tema del viaggio <strong>in</strong><br />
bus, selezionati da una giuria di “specialisti della parola”, composta, tra gli altri, dall’allora presidente di<br />
ACT prof. Marco Bianch<strong>in</strong>i (professore ord<strong>in</strong>ario di Storia del pensiero economico presso l’Univers<strong>it</strong>à<br />
di Parma), da Beppe Carletti dei Nomadi, dallo scr<strong>it</strong>tore Giuseppe Caliceti e da alcuni tra i più noti giornalisti<br />
delle testate reggiane: Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i, allora direttore di “Ultime Notizie”, Ippol<strong>it</strong>o Negri, allora<br />
capocronista del “Resto del Carl<strong>in</strong>o Reggio”, e Luigi V<strong>in</strong>ceti, redattore della “Gazzetta di Reggio”. Dopo il<br />
successo della prima edizione, negli anni scolastici successivi l’<strong>in</strong>iziativa si è estesa ad altri ist<strong>it</strong>uti superiori<br />
reggiani - alla “Filippo Re” si sono affiancati l’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale Industria e Artigianato “Adelmo<br />
Lombard<strong>in</strong>i” di Reggio Emilia e l’<strong>in</strong>tero polo scolastico del “Silvio D’Arzo” di Montecchio -, i quali hanno<br />
dato v<strong>it</strong>a a nuove esperienze di “scr<strong>it</strong>tura creativa”, che hanno visto il co<strong>in</strong>volgimento di un numero<br />
sempre più ampio di studenti delle classi del biennio di istruzione superiore: c<strong>in</strong>quecento nella seconda<br />
edizione (anno scolastico 2004/2005) e settecento nella terza edizione (anno scolastico 2005/<strong>2006</strong>).<br />
Sarah Grugnetti<br />
Il libro<br />
Per la terza edizione (<strong>2006</strong>) di “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio”, una Giuria presieduta dal presidente di ACT Giulio<br />
Fantuzzi ha scelto – sui 101 racconti pre-selezionati dai docenti e <strong>in</strong> segu<strong>it</strong>o proposti all’attenzione dei<br />
giurati - i trenta migliori racconti classificati, che sono conflu<strong>it</strong>i <strong>in</strong> questo libric<strong>in</strong>o, di cui sono state ad oggi<br />
tirate 6.000 copie.<br />
Il progetto<br />
Ma “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio” è qualcosa di più di un “premio letterario” (e del libro che ne trae orig<strong>in</strong>e).<br />
È anche, e soprattutto, un progetto. Anzi, tre progetti <strong>in</strong> uno, perché è al tempo stesso un progetto di scr<strong>it</strong>tura<br />
creativa, un progetto ed<strong>it</strong>oriale e un progetto di comunicazione.<br />
Si tratta <strong>in</strong>fatti di un’<strong>in</strong>iziativa con caratteristiche particolari, per tre ord<strong>in</strong>i di motivi:<br />
Il primo: nasce per <strong>in</strong>iziativa di un gruppo d’<strong>in</strong>segnanti di una scuola professionale, l’Ist<strong>it</strong>uto Professionale<br />
Statale per i Servizi Commerciali e Turistici “Filippo Re” di Reggio Emilia, che con il loro “credo forte”<br />
non solo sono riusc<strong>it</strong>i ad avviare egregiamente l’<strong>in</strong>iziativa, ma sono stati poi capaci di allargarne il raggio<br />
d’azione, co<strong>in</strong>volgendo gli <strong>in</strong>segnanti di Lettere di altri ist<strong>it</strong>uti superiori del reggiano e qu<strong>in</strong>di un numero<br />
sempre più ampio di scuole e di studenti. Ad oggi, gli Ist<strong>it</strong>uti scolastici che hanno preso parte al progetto<br />
sono, oltre alla “Filippo Re”, l’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale Industria e Artigianato “Adelmo Lombard<strong>in</strong>i” di<br />
Reggio Emilia e l’Ist<strong>it</strong>uto Statale “Silvio D’Arzo” di Montecchio Emilia.<br />
5
Sarah Grugnetti<br />
Il secondo: vede protagonista un’azienda di pubblico servizio, quale ACT, che - <strong>in</strong> coerenza con il suo<br />
mandato sociale e con il patrimonio di sensibil<strong>it</strong>à degli enti locali reggiani, di cui essa è espressione - si<br />
è presa il comp<strong>it</strong>o di affiancare l’<strong>in</strong>iziativa <strong>in</strong> ogni suo passo (ideativo, redazionale, grafico, tipografico,<br />
ed<strong>it</strong>oriale) e di pubblicare e distribuire i racconti più belli e più riusc<strong>it</strong>i prodotti dai ragazzi.<br />
Il terzo: co<strong>in</strong>volge il Comune e la Prov<strong>in</strong>cia di Reggio Emilia, che, concedendo il loro patroc<strong>in</strong>io all’<strong>in</strong>iziativa,<br />
hanno deciso di accompagnarvisi e di offrire il proprio impegno perché essa potesse decollare e<br />
avere una buona riusc<strong>it</strong>a.<br />
La comunanza d’<strong>in</strong>tenti e l’esperienza preziosa che hanno preso corpo <strong>in</strong> “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio” cost<strong>it</strong>uiscono<br />
dunque un buon esempio di quanto Reggio Emilia e il suo terr<strong>it</strong>orio, la sua gente e i suoi ragazzi,<br />
così come le sue ist<strong>it</strong>uzioni e le sue aziende pubbliche, sanno esprimere.<br />
I laboratori di scr<strong>it</strong>tura creativa<br />
I laboratori di scr<strong>it</strong>tura creativa previsti dal progetto “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio” hanno visto la partecipazione,<br />
nell’anno scolastico 2005/<strong>2006</strong>, di un numero consistente di studenti reggiani: oltre settecento, appartenenti<br />
alle classi del biennio dell’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale per i Servizi Commerciali e Turistici “Filippo<br />
Re”, dell’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale Industria e Artigianato “Adelmo Lombard<strong>in</strong>i” di Reggio Emilia e<br />
dell’Ist<strong>it</strong>uto Superiore “Silvio D’Arzo” di Montecchio Emilia, guidati dai rispettivi docenti di Lettere.<br />
Gli <strong>in</strong>segnanti che hanno ader<strong>it</strong>o al progetto, co<strong>in</strong>volgendo le loro classi, sono:<br />
- per l’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale per i Servizi Commerciali e Turistici “Filippo Re” di Reggio Emilia:<br />
Gabriella Bon<strong>in</strong>i, Lucia Castagnetti, Federica Ferrari, Luciano Pigoni, Luciana Reverberi, Annamaria Scalabr<strong>in</strong>i,<br />
Manuela Z<strong>in</strong>ani;<br />
- per l’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale Industria e Artigianato “Adelmo Lombard<strong>in</strong>i” di Reggio Emilia”:<br />
Donatella, Costa, Claudio Davoli;<br />
- per l’Ist<strong>it</strong>uto Superiore “Silvio D’Arzo” di Montecchio Emilia: Tiziana Badodi, Mauro Bertani, Ombretta<br />
Bertoletti, Matilde Lorente Hernandez, Valeria Man<strong>in</strong>i, Anna Maria Montanari, Paolo Panciroli, Elisabetta<br />
Reggi, Silvia Simonazzi, Maria Teresa Torreggiani.<br />
I laboratori sono nati dal desiderio condiviso dai docenti di Lettere di promuovere la pratica della lettura<br />
e della scr<strong>it</strong>tura <strong>in</strong> modo concreto tra i ragazzi delle classi del biennio, partendo dai temi e dai modi di<br />
esprimersi a loro più vic<strong>in</strong>i, come occasione per far loro capire che leggere, e poi scrivere, sono importanti<br />
momenti di osservazione, di comunicazione e di riflessione sulla realtà.<br />
I laboratori di scr<strong>it</strong>tura attivati hanno preso le mosse dai seguenti “presupposti”:<br />
Sarah Grugnetti<br />
- Scrivere significa dar forma e voce al proprio mondo <strong>in</strong>teriore, significa dare fiducia a se stessi, immergersi<br />
<strong>in</strong> un mondo pieno di parole, di ambienti veri e immag<strong>in</strong>ari, di persone che non si sono mai <strong>in</strong>contrate<br />
ma che si conoscono bene, di avvenimenti che possono non essere accaduti ma che, se accaduti,<br />
hanno cambiato la v<strong>it</strong>a.<br />
- Scrivere significa essere liberi e responsabili delle figure che si creano, di scegliere trama e f<strong>in</strong>ale, di fare<br />
una scelta.
Sarah Grugnetti<br />
- Far leggere agli altri il proprio pensiero significa accettare di sottoporsi al loro giudizio, significa confrontarsi,<br />
farsi accettare e sapersi accettare, avere qu<strong>in</strong>di fiducia <strong>in</strong> sé: <strong>in</strong> altre parole, significa diventare adulti.<br />
- Leggere vuole dire essere liberi di sprofondare nell’immag<strong>in</strong>ario, nel consultare se stessi, la propria<br />
memoria fisica, percettiva, emotiva, estetica, immag<strong>in</strong>aria, rispondendo al segno della parola con il senso<br />
dell’immag<strong>in</strong>e.<br />
Obiettivi didattici:<br />
- promuovere la pratica della lettura e della scr<strong>it</strong>tura all’<strong>in</strong>terno della v<strong>it</strong>a scolastica<br />
- valorizzare la scr<strong>it</strong>tura creativa degli studenti<br />
- favorire la riflessione l<strong>in</strong>guistica e l’analisi dei testi<br />
- migliorare la padronanza dello strumento l<strong>in</strong>guistico cogliendone le potenzial<strong>it</strong>à comunicative<br />
ed espressive<br />
- favorire l’espressione personale<br />
- stimolare e promuovere la spontane<strong>it</strong>à, l’immag<strong>in</strong>azione, la creativ<strong>it</strong>à <strong>in</strong>dividuale<br />
- favorire l’ab<strong>it</strong>ud<strong>in</strong>e all’osservazione di sé, degli altri e dell’ambiente circostante<br />
- valorizzare le potenzial<strong>it</strong>à e le abil<strong>it</strong>à comunicative degli studenti<br />
Obiettivo f<strong>in</strong>ale:<br />
- realizzare un libro a stampa contenente una selezione dei racconti prodotti dagli studenti: testi di storie<br />
collettive o <strong>in</strong>dividuali, <strong>in</strong> grado di esprimere e mostrare cosa pensa e cosa scrive la generazione di oggi.<br />
Sarah Grugnetti<br />
Tema:<br />
1. “Piccole scene che accadono <strong>in</strong> autobus”: cronaca, dialogo, resoconto del viaggio, il reportage <strong>in</strong> presa<br />
diretta che racconta un episodio accaduto al tempo presente, come fosse una scena teatrale. Il tempo del<br />
racconto è il tempo della narrazione.<br />
2. “Io sono... un pensionato/l’autista/il controllore/una casal<strong>in</strong>ga...”, ossia: “Chi c’è sull’autobus?”<br />
- Identik<strong>it</strong> di un personaggio (chi è, aspetto esteriore, aspetto comportamentale...). L’io narrante scrive la<br />
propria presentazione, allo scopo di entrare nel personaggio.<br />
- Costruzione del racconto <strong>in</strong>torno alle domande: Chi sei? Perché sei qui? Dove stai andando?<br />
Struttura:<br />
Racconto breve: una scena con un<strong>it</strong>à di tempo e di luogo al tempo presente, con utilizzo di dialogo diretto<br />
e descrizione del/dei personaggio/i.<br />
Motore narrativo alla base è la domanda: “dove stai andando?”
100<br />
Sarah Grugnetti<br />
La giuria<br />
I racconti elaborati dagli studenti che hanno preso parte ai laboratori di scr<strong>it</strong>tura creativa sono stati letti e<br />
selezionati da una Giuria specificamente designata, composta da:<br />
- Mauro Bertani, docente di Lettere dell’Ist<strong>it</strong>uto Statale “Silvio D’Arzo” di Montecchio Emilia<br />
- Maria Giusepp<strong>in</strong>a Bo, giornalista (Il Resto del Carl<strong>in</strong>o)<br />
- Umberto Bonaf<strong>in</strong>i, giornalista (Il Giornale di Reggio)<br />
- Gabriella Bon<strong>in</strong>i, docente di Lettere dell’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale per i Servizi Commerciali e<br />
Turistici “Filippo Re” di Reggio Emilia<br />
- Claudio Davoli, docente di Lettere dell’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale Industria e Artigianato<br />
“Adelmo Lombard<strong>in</strong>i” di Reggio Emilia<br />
- Giulio Fantuzzi, presidente ACT (e presidente Giuria)<br />
- Massimo Ghiacci, musicista (Modena C<strong>it</strong>y Ramblers)<br />
- Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i, giornalista<br />
- Sarah Grugnetti, giornalista, responsabile Comunicazione ACT<br />
- Andrea Mastrangelo, giornalista (Reporter)<br />
- Luigi V<strong>in</strong>ceti, giornalista (Gazzetta di Reggio)<br />
La cerimonia di premiazione<br />
La cerimonia di premiazione degli autori dei primi tre racconti prescelti dalla Giuria si è svolta il 19 dicembre<br />
<strong>2006</strong> presso la Sala Tricolore del Municipio di Reggio Emilia, alla presenza dei massimi rappresentanti<br />
Sarah Grugnetti<br />
delle ist<strong>it</strong>uzioni reggiane, dei vertici di ACT, del corpo docente e degli studenti co<strong>in</strong>volti nel progetto “<strong>Racconti</strong><br />
<strong>in</strong> viaggio”, nonché dei membri della Giuria che hanno partecipato alla selezione.<br />
Gli studenti ai quali è stato assegnato il premio ACT <strong>2006</strong> per i primi tre migliori racconti selezionati sono,<br />
nell’ord<strong>in</strong>e:<br />
1- Alessandra Canal, dell’Ist<strong>it</strong>uto Superiore “Silvio d’Arzo” di Montecchio Emilia, <strong>in</strong>dirizzo IGEA, prima<br />
classificata con “La macch<strong>in</strong>etta filosofa” (racconto pubblicato a pag. 27);<br />
2- Sara Lanzani, dell’Ist<strong>it</strong>uto Superiore “Silvio d’Arzo” di Montecchio Emilia, <strong>in</strong>dirizzo Liceo Scientifico,<br />
seconda classificata con “Vedo, guardo, osservo” (racconto pubblicato a pag. 45);<br />
3- Ena Cipriani Marelja e Sara Falcone, dell’Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale per i Servizi Commerciali e Turistici<br />
“Filippo Re” di Reggio Emilia, terzi classificati ex aequo, con “La trasformazione” (la prima) e “Un<br />
messaggio d’amore” (la seconda): racconti pubblicati rispettivamente a pag. 30 e a pag. 36;<br />
La Giuria ha <strong>in</strong>oltre confer<strong>it</strong>o una speciale menzione “<strong>Racconti</strong> <strong>in</strong> viaggio” a Milos Joksimovic, per l’Ist<strong>it</strong>uto<br />
Professionale Statale Industria e Artigianato “Adelmo Lombard<strong>in</strong>i” di Reggio Emilia, con “Un viaggio<br />
nell’<strong>in</strong>cubo” (racconto pubblicato a pag. 42).<br />
Sarah Grugnetti<br />
Responsabile Comunicazione ACT<br />
101
Sommario<br />
Le domande dei giovani ci sono care<br />
Graziano Delrio - S<strong>in</strong>daco di Reggio Emilia 6<br />
Un momento di <strong>in</strong>contro unico nel suo genere<br />
Sonia Mas<strong>in</strong>i - Presidente della Prov<strong>in</strong>cia<br />
di Reggio Emilia 8<br />
La carica dei 101<br />
Giulio Fantuzzi - Presidente ACT 11<br />
Chi non sa scrivere non fa carriera<br />
Mauro Bertani, Gabriella Bon<strong>in</strong>i, Claudio Davoli<br />
Docenti 14<br />
Inutile - Luca Alberici 18<br />
Il “sol<strong>it</strong>o” pullman - Sara Anceschi 19<br />
Anna ragazza ideale - Alan Bagalà 21<br />
Peccato non saperlo - Davide Baruffi 24<br />
L’ultima corsa del giorno - Michele Calvi 26<br />
La macch<strong>in</strong>etta “filosofa” - Alessandra Canal 27<br />
La trasformazione - Ena Cipriani Marelja 30<br />
L’autobus - Eugenio Luca Antonio D’Ecclesiis 33<br />
Il povero bottonc<strong>in</strong>o - Veronica De Rosa 34<br />
Verso la mia c<strong>it</strong>tà - Hamadou Diabre 35<br />
Un messaggio d’amore - Sara Falcone 36<br />
Il pulsante - Giuseppe Floramo 38<br />
Yuri - Chiara Gnani 39<br />
In viaggio verso il mare - Samantha Iodice 40<br />
Il tuo sguardo - Mart<strong>in</strong>a Iotti 41<br />
Un viaggio nell’<strong>in</strong>cubo - Milos Joksimovic 42<br />
Vedo, guardo, osservo - Sara Lanzani 45<br />
Il mio paese - Alessandra Maida 48<br />
Perdere l’autobus - Sonia Mar<strong>in</strong>ello 49<br />
<strong>Viaggio</strong> <strong>in</strong>teriore - Federico Mastellari 51<br />
Il viaggio di un disabile - Pasquale Matichecchia 53<br />
Una giornata <strong>in</strong>iziata bene - Antonella Mendic<strong>in</strong>o 55<br />
La corriera del dest<strong>in</strong>o - Mattia Musatti 57<br />
Il biglietto - Anna Rastiello 59<br />
Ogni pullman è diverso - Giovanni Reggi 60<br />
La corriera fantasma - Cristian Romano 62<br />
Invidia - Renato Torre 64<br />
Chi sono gli sfig... ? - Andrea Santi 66<br />
Piccolo, ma utile - Silvia Trotta 68<br />
Uno strano <strong>in</strong>dov<strong>in</strong>ello - Qiu X<strong>in</strong>feng 70<br />
Ricordi educativi di corriera - Mauro Bertani 74<br />
Nei loro occhi - Gabriella Bon<strong>in</strong>i 77<br />
Giocando con le parole<br />
Gabriella Bon<strong>in</strong>i, Annamaria Scalabr<strong>in</strong>i,<br />
Manuela Z<strong>in</strong>ani 79<br />
Villa del r<strong>it</strong>orno - Lucia Castagnetti 82<br />
In bilico tra due mondi - Claudio Davoli 85<br />
L’ultimo guerriero - Pierluigi Ghigg<strong>in</strong>i 88<br />
Un premio letterario a sempre più ampio raggio -<br />
Sarah Grugnetti 94
Legenda simboli<br />
Ist<strong>it</strong>uto Superiore “Silvio d’Arzo”, Montecchio Emilia<br />
Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale per i Servizi<br />
Commerciali e Turistici “Filippo Re”, Reggio Emilia<br />
Ist<strong>it</strong>uto Professionale Statale Industria e<br />
Artigianato “Adelmo Lombard<strong>in</strong>i”, Reggio Emilia
Note Note
Supplemento speciale al numero 38 (19/12/<strong>2006</strong>) di Info ACT,<br />
newsletter dell’Azienda Consorziale Trasporti di Reggio Emilia<br />
Registrazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 1117 del 11/05/2004<br />
Direttore responsabile: Sarah Grugnetti<br />
F<strong>in</strong><strong>it</strong>o di stampare nel mese di Dicembre <strong>2006</strong><br />
presso Grafiche dell’Artiere, Via Romagnoli 5/2, 40010 Bentivoglio (BO), Italy<br />
Pr<strong>in</strong>ted <strong>in</strong> Italy<br />
Progetto a cura dell’Ufficio Comunicazione<br />
Gruppo ACT - Azienda Consorziale Trasporti di Reggio Emilia<br />
Responsabile: Sarah Grugnetti<br />
Viale Trento Trieste, 11 - 42100 Reggio Emilia (RE)<br />
Tel. +39 0522/927.611 - Fax +39 0522/927.674<br />
s.grugnetti.cat@actre.<strong>it</strong> - www.actre.<strong>it</strong>