Anno 10 - Cobat

cobat.it

Anno 10 - Cobat

Anno 10 • n° 2 • Registrazione del Tribunale di Roma del 22 novembre 1999 n° 558 • Poste italiane Spa • Spedizione in A.P. • 70% • DCB • Roma

P I O M B O B AT T E R I E A M B I E N T E

C O B A T I N F O R M A S T O R I A • C U L T U R A • E C O N O M I A

20 anni di impegno per l’ambiente

18

1988 - 2008

LARIO: PROGETTO

“VIVILAGO” AL VIA

28

ANSELM KIEFER,

IL PIOMBO NELL’ARTE

38

2

A P R I L E 2 0 0 8

CONCORSO COBAT

“CARATTERI DI PIOMBO”


PENSIERI IN LIBERTÀ

Se vuoi andare veloce

vai da solo.

Se vuoi andare lontano

vai insieme agli altri.

Proverbio africano

Sommario

2

A P R I L E 2 0 0 8

EDITORIALE 2

Luci e ombre nella lotta per tutelare l’ambiente.

ATTUALITÀ 3

1988 - 2008. VENT’ANNI IN PRIMA LINEA,

BUON COMPLEANNO COBAT

Un anniversario che rappresenta soprattutto un’occasione

per tracciare un bilancio, utile a fotografare lo

straordinario cammino compiuto dal Consorzio.

VIAGGIO TRA LE AZIENDE

SIA, il successo della continuità. 10

“I giovani sono la forza di Meca”. 14

SPECIALE VIVILAGO 18

UNO SCREENING A 360

GRADI PER IL LARIO

Cobat e Legambiente

hanno avviato uno studio

senza precedenti sulla

realtà del Lago di Como.

IL PIOMBO NELLA STORIA

Parole di piombo. Dal ’500 al grande Bodoni. 24

Kiefer, la passione del piombo. 28

ITINERARI 32

Nelle gallerie dai tempi di Plinio.

LIBRI SCELTI 35

Il genio di Leonardo anticipò Gaia.

IL MERCATO DEL PIOMBO NEL MONDO 36

Il maltempo in Cina fa rialzare i prezzi.

COBAT INFORMA 38

Il notiziario su eventi e iniziative del Consorzio.

Editore:

COBAT

Consorzio Obbligatorio Batterie

al piombo esauste e rifiuti piombosi

Via Toscana 1 • 00187 Roma

Tel. 06.487951 • Fax 06.42086985

N° Verde 800.869120

www.cobat.it • e-mail: info@cobat.it

Direttore Responsabile:

Giancarlo Morandi

Coordinamento editoriale e di redazione:

Emanuela Fagioli

Segreteria di redazione:

Chiara Bruni

comunicazione@cobat.it

Hanno collaborato a questo numero:

Giampiero Calegari, Luigi De Rocchi,

Emanuela Fagioli,

Loris Lazzati, Franco Macor,

Gea Nogara, Katia Sala

Foto e illustrazioni:

Mauro Lanfranchi,

Alberto Locatelli, Meca SpA,

Museo Etnografico

dell’Alta Valle Seriana,

Sia Accumulatori, Tipoteca Italiana

Progetto grafico e impaginazione:

Iniziative Editoriali srl

Via Fiume, 8 • 23900 Lecco

Tel. 0341.494769 • Fax 0341.495704

Stampa:

Editoria Grafica Colombo Snc

Via Roma, 87 • 23868 Valmadrera

Tel. 0341.583015 • Fax 0341.583062

Registrazione del Tribunale di Roma

del 22 novembre 1999 n° 558

Stampato su carta ecologica e riciclata Fedrigoni Symbol Freelife


E D I T O R I A L E

Luci e ombre

nella lotta per tutelare l’ambiente

2

di Giancarlo

Morandi

Presidente Cobat

Ottantadue

CONTRO TUTTE LE PREVISIONI, ogni

giorno le difficoltà in cui si muovono gli operatori

ambientali tendono ad aumentare. Per

quanto riguarda il panorama che circonda il

Cobat, le luci e le ombre si susseguono come

in un quadro del Caravaggio.

La Legge 152, rivista e approvata dal Governo,

assegna al Cobat compiti rilevanti ed

esclusivi, ma dall’altra parte la caduta del Governo

in carica procrastina nel tempo i provvedimenti

attuativi di una parte della legge.

Il Cobat stringe accordi con la Regione più

grande d’Italia, la Lombardia, per importanti

test di area sulla raccolta delle pile, ma l’interruzione

elettorale allontana nel tempo

l’attuazione della direttiva dell’Unione Europea

che riguarda quel mercato.

Il prezzo del piombo sale e i bilanci economici

del Cobat riescono così ad allocare risorse

importanti per l’informazione e la for-

mazione dei cittadini, ma l’alto prezzo scatena

anche l’interesse di nuovi e vecchi attori

del mercato, aumentando le difficoltà

di monitoraggio e controllo e la pericolosità

della dispersione nell’ambiente dell’acido

solforico.

La nostra speranza, ma anche il nostro impegno,

è che i venti anni di attività appena raggiunti

ci permettano di affrontare l’ambiente

esterno con sufficiente capacità. Capaci di

mettere a frutto le esperienze acquisite per

cercare di mantenere all’Italia quel primato

che nel recente passato, anno dopo anno,

abbiamo conseguito.

Questo numero di Ottantadue, oltre alle rubriche

tradizionali, vuole soprattutto ricordare

che venti anni sono trascorsi dall’emanazione

della Legge costitutiva del Cobat

e che venti anni fa il mondo, l’Italia, erano

estremamente diversi da come si presentano

oggi.

Credo che anche il Cobat, se vuole continuare

a mantenere l’eccellenza dei risultati,

deve cambiare sensibilmente il proprio modo

di operare rimanendo comunque simile

a se stesso.

Approfittando della ricorrenza dei 20 anni

vogliamo confrontarci con le diverse sensibilità

ambientali che operano nel Paese.

Realizzeremo ciò con tutti i mezzi a nostra

disposizione, con tutta la fantasia di cui disponiamo:

nasce così il concorso “Caratteri

di Piombo”, le giornate di incontro con i nostri

interlocutori, le esperienze di lavoro e ricerca

con le Università e i contatti con le Organizzazioni

Internazionali.

Siamo sicuri che lo “sviluppo sostenibile” è

certamente realizzabile: sono necessarie le

buone idee con le conseguenti buone pratiche.

1988 - 2008

VENT’ANNI IN PRIMA LINEA,

BUON COMPLEANNO COBAT

Nell’epoca consacrata all’edonismo, si consumavano

eventi rivoluzionari. Su tutti, la fine

della guerra fredda voluta da Reagan e Gorbaciov.

E in quella stagione nasceva il Consorzio.

Testi: Katia Sala

A T T U A L I T À

Ottantadue 3


A T T U A L I T À

4

La platinata

e dissacrante

Madonna

si impone come mito

planetario.

L’Italia trionfa

a Hollywood

con il capolavoro

di Bertolucci.

That’s 80, gli anni delle top e della “Milano

da bere”, di Madonna e degli U2, della vecchia

lira e dell’Europa Unita ancora in embrione.

Ma anche della speranza di un nuovo mondo.

Ottantadue

Correva l’anno 1988. Allacciate le cinture,

inizia il viaggio. Sulle rutilanti

passerelle della “Milano da bere” sfilano

algide le top-model, irraggiungibili icone

del material world e del fashion che fa tendenza.

Eccole occhieggiare affilate e maliziose

dalle copertine patinate, le Carol Alt, le

Cindy Crawford, le Christy Turlington, novelle

dive dello show-biz.

In un tintinnio di croci e crocifissi, da oltreoceano

rimbalzano i successi planetari di Madonna,

dissacrante simbolo delle material girls.

True blue, canticchia alla radio la platinata ragazza

italo-americana, nata Louise Veronica

Ciccone, l’artista femminile di maggior successo

di tutti i tempi che quest’anno compirà

50 anni tondi tondi e che, buon per lei, nel

frattempo ha abbandonato lo stile trash per

le ben più raffinate mise di Versace.

Ok baby, that’s 80, l’era dei miti moderni e del

glamour, della moda prêt-à-porter e delle auto

di lusso. Del carpe diem, per dirla con i latini,

il tempo fugge, l’attimo va colto al volo.

Gli U2 svettano al primo posto delle hit-parade

e la griffata, ma un po’ “coatta”, divisa

d’ordinanza dei “paninari” ha appena lasciato

il posto ai completi Armani, sfoderati dagli

yuppies di mezzo mondo.

Sono i tempi della permanente e delle

meches, delle giacche con le spalle imbottite

e dei primi telefoni cellulari, della vecchia lira

e dell’Europa Unita ancora in embrione.

Il capolavoro di Bernardo Bertolucci, L’ultimo

imperatore, trionfa a Hollywood conquistando

la bellezza di nove Oscar, Tomba-la

bomba è ormai un idolo nazionale, e mentre

si accende l’epica sfida dei 100 metri tra Carl

Lewis e Ben Johnson alle Olimpiadi di Seul,

il Milan di Sacchi delizia i calciofili con il trio

delle meraviglie Gullit-Rijkaard-Van Basten.

Forse una stagione farfallona, vanesia e narcisista,

almeno nell’opulento Vecchio Continente,

dove l’immagine e gli status symbol del potere

economico dettano la parola d’ordine dell’epoca:

edonismo, edonismo, edonismo.

Una chiave di lettura, o meglio, una lente di

ingrandimento che tuttavia fornisce una prospettiva

limitante e limitativa, che rischia anzi

di offuscare gli eventi rivoluzionari che si consumano

in quell’ormai lontano 1988: la fine

della guerra fredda, la speranza di un nuovo

mondo incarnata dalla Perestrojka, l’attentato

all’aereo della Pan Am Londra-New York, pro-

dromo del sanguinoso scontro tra Occidente

e fondamentalismo islamico.

Mentre all’Eliseo viene riconfermato il socialista

Mitterand, e il Muro di Berlino inizia a

scricchiolare per poi sbriciolarsi, di lì a pochi

mesi, sotto i colpi della strategia del dialogo

avviata da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov,

sui libri di storia si scrive la parola fine al

conflitto bellico tra Iran e Iraq dopo otto anni

di sanguinose battaglie e un milione e mezzo

di vittime.

Lo sport

protagonista nell’88,

con l’epica sfida

tra Carl Lewis

e Ben Johnson.

Alberto Tomba

è ormai un idolo

nazionale.

Intanto, un

nuovo vento

spira sull’Europa:

la politica della

distensione di lì

a pochi mesi

farà crollare

il Muro di Berlino.

Ottantadue 5


A T T U A L I T À

In Italia governava il Pentapartito, ormai prossimo

a crollare sotto i colpi di Mani Pulite.

All’altro capo del mondo, Saddam sterminava

5.000 curdi con le armi chimiche.

E’ anche l’anno dei 5.000 curdi sterminati

con le armi chimiche dal regime del defunto

dittatore Saddam Hussein e dell’elezione

del 41° presidente degli Stati Uniti, George

W. Bush senior.

E in Italia?

La Prima Repubblica è ancora viva e vegeta,

scossa dall’incubo delle Brigate Rosse e dell’estremismo

di destra, dai veleni della strage

di Bologna, dallo scandalo delle tangenti,

dalla contrapposizione tra gli schieramenti

politici. Ci si divide per un nonnulla, nel solco

delle faide tra Guelfi e Ghibellini.

A Roma governa il Pentapartito. Ricordate?

Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli. Il Presidente del consiglio

dei ministri (adesso si direbbe Premier)

Giovanni Goria passa la mano a Ciriaco

De Mita dopo le ennesime fibrillazioni nella

maggioranza, e alla presidenza di Senato

e Camera siedono il repubblicano Gio-

vanni Spadolini e la comunista Nilde Iotti.

E’ allora che si manifestano le prime avvisaglie

dell’inchiesta Mani Pulite, il terremoto

giudiziario che in poco meno di un lustro si

sarebbe abbattuto sul Sistema, con tutta la

sua forza distruttiva: a febbraio si dimette il

segretario dei Socialdemocratici Franco Nicolazzi

per il caso delle “carceri d’oro”, a novembre

cade sulle lenzuola, anch’esse “dorate”,

il consiglio di amministrazione delle Ferrovie

dello Stato.

A rileggere gli slogan della campagna elettorale

dell’88, sembra che l’orologio si sia fermato:

«Risanamento finanziario, recupero di efficienza

nella burocrazia, crescita economica,

ammodernamento delle istituzioni, realizzazione

di un maggiore rigore morale nella vita

pubblica, adeguamento del sistema giudiziario

e carcerario».

Il presidente-picconatore Francesco Cossiga,

nel tradizionale discorso di San Silvestro,

evoca «la luce promettente sull’annoso conflitto

arabo-israeliano e sul complesso dei

rapporti fra Est e Ovest, grazie all’impegno

profuso dai leader delle due superpotenze»;

dal canto suo, il ministro del Tesoro, Carlo

Azeglio Ciampi, lancia l’allarme sul debito

pubblico italiano che ha ormai sfondato la

soglia di un milione di miliardi.

Con la legge Mammì finisce il monopolio

della Rai e nasce il polo televisivo privato dell’editore-imprenditore

Silvio Berlusconi, i

cui «conflitti d’interesse» saranno fonte di polemiche

nei due decenni a seguire.

Corsi e ricorsi della storia. Quanti déjà vu balzano

agli occhi, scorrendo il calendario di

questo scorcio di 2008: Madonna e gli U2 navigano

ancora in cima alle classifiche dei più

venduti, De Mita si ricandida, il presidente

emerito non ha smesso di picconare e i magistrati

di spedire avvisi di garanzia a questo

o quel ministro.

Semmai le top, intanto, sono state “nobilitate”

al rango di Première dame (ogni riferimento

è alla bellissima Carla Bruni-Sarkozy), i figli

hanno preso alloggio alla Casa Bianca che già

fu la stanza dei bottoni occupata dai padri,

l’editore-imprenditore e qualche magistrato

sono scesi in campo e il Pentapartito ha partorito

alle elezioni Politiche del 2008 il Quadripartito:

Pdl-Lega, Pd-Italia dei Valori.

Non c’è che dire, sfide vecchie e nuove si affacciano

in questa tormentata alba del terzo

millennio. Ieri erano le mucillaggini sulle co-

ste dell’Adriatico a mettere in ginocchio il turismo

italico, oggi lo scandalo dei rifiuti di Napoli

e la vicenda Alitalia.

Certo, vent’anni fa per comunicare, al massimo,

c’erano il telefono via cavo e il fax (altro

che Internet e cellulari super-tecnologici), e

in un battito di ciglia la scienza medica ha saputo

compiere passi da gigante.

Ma per quanto l’economia e la comunicazione

si siano fatte globalizzate, l’equilibrio del

pianeta resta più che mai precario, appeso al

Corsi e ricorsi

della storia:

ieri le mucillaggini

sulle coste

dell’Adriatico, oggi

i rifiuti di Napoli.

E la top

Carla Bruni-Sarkozy

è diventata

Première dame.

6 Ottantadue

Ottantadue 7


A T T U A L I T À

L’impegno a favore

dell’ambiente è valso

ad Al Gore il premio

Nobel per la Pace,

assegnato nel 2007

anche al Comitato

Intergovernativo

per i Cambiamenti

Climatici (Ipcc).

filo delle tensioni che lo percorrono da Nord

a Sud, da Est a Ovest.

Basti dare uno sguardo all’attuale scacchiere

geopolitico per vedere avanzare agguerrite

le nuove superpotenze, su tutte Cina e India;

il fenomeno dell’immigrazione extracomunitaria

di massa è entrato di prepotenza nell’agenda

delle priorità dei governi delle nazioni

europee, per non dire delle guerre che

ancora si combattono, in Africa e in Medioriente,

delle rivendicazioni di autonomia, in

Tibet e nell’ex Unione Sovietica, della povertà

che affligge innumerevoli realtà in America

Latina e nel Sud-Est asiatico.

Ma vi è un’altra emergenza che comincia

ad affacciarsi in quel 1988, all’indomani di

due catastrofi naturali di immani proporzioni

(l’inondazione in Bangladesh, che lascia

più di 20 milioni di uomini, donne e bambini

senza un tetto, e il terremoto in Armenia, con

oltre 100.000 vittime) e che ai giorni nostri

reclama un impegno collettivo: lo stato di salute

della Terra, minacciata dai gas serra, per

lo più prodotti nei Paesi industrializzati e in

quelli in via di sviluppo, e dal global warming.

Una nuova consapevolezza si fa strada nell’opinione

pubblica e tra la classe dirigente

ad ogni latitudine e altitudine, ovvero la necessità

improrogabile di tutelare l’ecosistema

limitando le emissioni inquinanti - ritenute

responsabili dell’effetto serra, del surriscaldamento

del pianeta e del mutamento del clima

- sancita, nel 1997, con la sottoscrizione

del Protocollo di Kyoto.

Non è un caso, vien da pensare, che la nascita

del Cobat, istituito con una legge del Parlamento

italiano, risalga proprio al 1988 e che

questo ventesimo compleanno cada pochi

mesi dopo il conferimento del Premio Nobel

per la Pace ad Al Gore, per il suo impegno in

difesa dell’ambiente, e all’Ipcc, il Comitato Intergovernativo

per i Cambiamenti Climatici.

Un anniversario che rappresenta soprattutto

un’occasione per tracciare un bilancio,

utile a fotografare lo straordinario cammino

compiuto dal Consorzio: in vent’anni, sono

stati recuperati in Italia quasi 3 milioni di

tonnellate di batterie al piombo esauste, pa-

ri a 230 milioni di batterie avviate al riciclo.

Attraverso questo circolo virtuoso, attualmente

si produce piombo per oltre il 40 per

cento del fabbisogno nazionale: la reimmissione

nel circuito industriale della materia prima

si concretizza in un risparmio annuale di

circa 200 milioni di euro rispetto alla necessità

di importare piombo dall’estero.

Un risultato conseguito grazie alla professionalità

e all’impulso instancabile e appassionato

che quotidianamente giunge dal presidente

del Corsorzio, Giancarlo Morandi,

e dal gruppo dirigente che lo affianca nel

compito di salvaguardare lo straordinario patrimonio

naturale, monumentale e artistico

del Bel Paese.

Una battaglia vinta al fianco dei produttori,

degli installatori, dei riciclatori, mediante una

presenza capillare sul territorio nazionale per

adempiere alla missione istituzionale che sostiene

l’attività del Cobat: liberare dai rifiuti

pericolosi l’ambiente - che sia il mare, la pianura,

il lago, la montagna - entro i nostri confini

come all’estero, con le spedizioni, anche

All’alba del Terzo millennio, la salute del

pianeta e la tutela dell’ambiente sono entrate

di prepotenza nell’agenda delle priorità

dei governi di tutto il mondo.

dagli encomiabili risvolti umanitari, portate a

compimento in Himalaya, in Perù, in Ladakh.

Il Cobat, a buon titolo, rappresenta un’eccellenza

italiana, tanto che il suo modello di gestione

all’avanguardia è stato assunto a livello

internazionale come punto di riferimento

dal quale partire per promuovere un’efficiente

ed efficace politica ambientale, che punti

sui consumatori e, in particolare, sulle giovani

generazioni.

Sono stati questi anni di grandi intuizioni, di

sforzi premiati, di successi costanti, che si affiancano

all’impegno incessante del Cobat

anche sul fronte della diffusione di una coscienza

sociale, capace di guardare allo sviluppo

sostenibile come ad un paradigma

possibile del progresso civile, sociale ed economico

della società moderna.

Ecco perché il 20° di fondazione non vuole

essere un traguardo, ma un momento di riflessione

«per perfezionare quanto realizzato

sinora e aprire una finestra sul prossimo futuro»,

come ricorda il presidente Morandi.

E allora buon compleanno Cobat, ad majora.

8 Ottantadue

Ottantadue 9


V I A G G I O T R A L E A Z I E N D E

SIA, il successo

della continuità

Intervista:

Loris Lazzati

Foto:

Sia Accumulatori

Da 40 anni dà energia ai motori di ogni

tipo di veicolo, non solo in Italia.

Sia Accumulatori può a ben diritto

essere considerata una delle aziende storiche

nella produzione di batterie per avviamento.

Ad Altedo, nelle campagne bolognesi, paese

noto per essere la capitale dell’asparago

verde, lo stabilimento produce avendo come

stelle polari il controllo di processo e di

prodotto, attuato grazie a personale molto

preparato e a un laboratorio elettro-chimico

moderno ed efficiente, e

il pieno rispetto delle problematiche

ambientali.

Con l’amministratore delegato Roberto

Marognoli abbiamo approfondito

la conoscenza dell’azienda

e le prospettive del mercato del

piombo, soprattutto a breve-medio

termine.

Come affronta Sia, per esempio,

la difficile situazione del

settore, resa ancora più dura

dall’elevatissimo prezzo del

piombo?

«Ci troviamo a operare - risponde Marognoli

- in un mercato dove, oltre alla qualità

del prodotto, a un servizio efficiente e a un

prezzo concorrenziale, è molto importante

una continuità gestionale di medio lungo

periodo. La massima attenzione ai costi di

produzione e logistici, a scelte commerciali

semplici ma efficaci, legate alle particolari

evoluzioni di un mercato come il nostro, ci

hanno permesso di avere risultati positivi in

termini di crescita, con buoni indici di red-

ditività costanti nel tempo. La nostra organizzazione

è molto semplice e diretta, come

la nostra logistica, che magari a scapito

di importanti incrementi in termini di quote

di mercato, ci ha assicurato crescite controllate

e redditizie.

Sia si pone sul mercato come un’azienda

al servizio di chi vende batterie; con i nostri

marchi o con marchi di terzi, che ormai

rappresentano una quota molto importante

nel mercato europeo».

Quali sono le prospettive del mercato

per il 2008?

«In merito al notevole incremento del prezzo

del piombo degli ultimi anni possiamo

L’amministratore delegato Roberto Marognoli:

«Abbiamo un’organizzazione e una logistica

molto semplici e dirette. Questo ci ha assicurato

crescite controllate e redditizie».

sottolineare due aspetti importanti: il primo

è che ciò ha costretto alcune aziende a rivedere

la loro azione commerciale (specie

i prezzi) con benefici per tutti. Il secondo

punto da rimarcare è che l’incremento del

prezzo del piombo ha creato un notevole

innalzamento del capitale circolante necessario

al funzionamento delle aziende, che

ha avuto come diretta conseguenza la diminuzione

di produzione e quindi di offerta e

la contrazione dei pagamenti concessi alla

clientela. Per quanto riguarda le previsioni a

breve e medio termine sul prezzo del piombo,

non so proprio cosa dire e lascio la parola

agli esperti».

Lo stabilimento

di Sia Accumulatori,

azienda storica

nel settore

delle batterie

per avviamento.

10 Ottantadue

Ottantadue 11


Parliamo di lei come imprenditore.

«La mia carriera professionale è iniziata all’interno

dell’azienda nell’80, come venditore.

La mia grande fortuna è stata di aver

avuto la possibilità di operare sempre con

la massima fiducia della compagine azionaria,

ma soprattutto di aver potuto contare su

pochi ma ottimi collaboratori».

Come vede il ruolo e l’azione di Cobat?

«Penso che il Consorzio rappresenti un

esempio di funzionalità per l’ottima riuscita

del suo fine istituzionale. Come tutte le

CARTA D’IDENTITÀ

V I A G G I O T R A L E A Z I E N D E

«Operiamo in un mercato in cui, oltre alla qualità

del prodotto, ai prezzi concorrenziali e a un

servizio efficiente è molto importante una continuità

gestionale di medio e lungo periodo».

aziende si deve saper adattare ai cambiamenti

delle situazioni e delle necessità, con

flessibilità e attenzione a tutte le sue componenti.

Lo ritengo un partner assolutamente

necessario agli operatori del settore».

Il controllo

di processo

e di prodotto

è una stella polare

per Sia.

A garantirlo,

oltre a impianti

di avanguardia,

è la preparazione

del personale.

Dal 1968 all’avanguardia nella produzione di batterie

La Sia Industria Accumulatori nasce nel 1968 ad Altedo (Bologna) per produrre

placche per batterie da vendere ai piccoli costruttori sul territorio nazionale.

Profondi cambiamenti nel sistema produttivo, con importanti aggiornamenti tecnologici,

ampliamento dell’area a disposizione e una diversa organizzazione hanno

permesso alla società, a partire dagli anni ’80, un notevole sviluppo nella produzione

di accumulatori per avviamento. Forte di una qualità ormai consolidata

e riconosciuta, ha sviluppato un proprio mercato in Italia, in Europa, in alcuni Paesi Africani, del Centro America e del Medio Oriente.

Oggi l’azienda opera su un’area di circa 35.000 metri quadrati, di cui 10.000 coperti, con più di cento addetti; il tutto nel pieno

rispetto delle problematiche ambientali, alle quali sono sempre stati dedicati impegno e notevoli investimenti.

12 Ottantadue

Ottantadue 13


V I A G G I O T R A L E A Z I E N D E

«I giovani sono la forza di Meca»

14

Intervista:

Loris Lazzati

Ottantadue

Foto:

Meca SpA

La sacralità delle norme e la ricerca

d’avanguardia, l’ambiente come priorità

assoluta e la formazione continua

del personale. Meca SpA, azienda di Lamezia

Terme, è un esempio imprenditoriale virtuoso

in assoluto, ma ancor più in un territorio

difficile, benché pieno di potenzialità e risorse

umane, come quello calabrese.

Antonio Cavalieri, presidente di Meca Lead

Recycling SpA, ci guida alla scoperta della

sua azienda e dei risultati eccezionali conseguiti

in questi anni. Partiamo da una sintetica

storia: «La costruzione dello stabilimento

- spiega Cavalieri - è iniziata nel marzo 1995

ed è stata completata nel 2000. I primi impianti

installati sono stati quello relativo allo

scassettamento e quello del trattamento delle

acque reflue, completati e collaudati a fine

1996. Nel 1998 quello di fusione, nel 2000 è

stato quello di raffinazione».

Quali sono i tratti distintivi della vostra

attività?

«Siamo coscienti che il corretto funzionamento

degli impianti, l’efficacia delle modalità

operative e l’efficiente produttività sono

strettamente correlati

alla consapevolezza di tutto il personale sulle

finalità del sistema stesso. In una sola parola,

tutti gli operatori sono considerati cardini

essenziali dell’intero sistema. In quest’ottica

Meca SpA fornisce a ogni dipendente

l’informazione e la formazione

necessaria in materia di sicurezza

e ambiente, operatività

e procedure».

I corsi hanno ottenuto attestati

dall’Unione Europea, dal Ministero

del Lavoro e della Previdenza

Sociale e dal Ministero

dello Sviluppo Economico, che identificano

l’azienda come un modello d’eccellenza nella

formazione continua. «Tutto il personale,

con particolare riguardo a chi ha compiti che

possono provocareimpatti

significativi

sull’ambiente,

deve aver acquisito

la competenzanecessariaattraverso

formazione,

Lo staff di Meca

è composito,

ma punta in

particolar modo

sui giovani

del territorio

di Lamezia Terme.

Ottantadue 15


V I A G G I O T R A L E A Z I E N D E

L’insediamento di

Meca Lead Recycling,

esempio virtuoso

per tutta la Calabria

nel campo

della formazione

del personale

e della politica

ambientale.

UN GRUPPO PRESTIGIOSO

addestramento ed esperienze appropriate;

l’attività di formazione è condotta in modo

programmato, continuativo e documentato

e viene effettuata in occasione dell’assunzione,

del trasferimento o dei cambiamenti

di mansione, dell’introduzione di modifiche

significative agli impianti e ai depositi o alla

loro gestione, nonché periodicamente in collaborazione

con Ia Calabria, utilizzando fondi

interprofessionali erogati per la formazione

continua e con risorse economiche interne».

Le normative sulla salute e sicurezza dei lavoratori,

in base ai principi del decreto legislativo

626, sono oggetto di attenzione costante.

La qualità è perseguita attuando il sistema

di gestione Iso 9001/2000. In tale ottica la

formazione e l’aggiornamento diventano di

strategica importanza per mantenere il sistema

di qualità totale».

La gestione ambientale è perseguita attuando

le norme della serie Iso 14000: «I corsi di

formazione in azienda mirano al miglioramento

continuo degli aspetti ambientali si-

gnificativi: ridurre sempre più l’impatto dei

processi produttivi e di funzionamento delle

risorse ambientali, diminuire gli sprechi, perseguire

una politica di corretto rapporto con

l’ambiente».

I vostri impianti sono un modello dal punto

di vista ambientale: ce li può descrivere

in modo semplice e parlarci di questo

modello virtuoso di Meca in una realtà

imprenditoriale non facile come quella

del Sud?

«L’Azienda si compone di tre distinti impianti:

quello di scassettamento è il primo passo.

Realizzato dall’Americana M.A. Industries, ha

subito negli anni alcune migliorie volte a incrementarne

la capacità produttiva. In funzione

della quantità di batterie assegnate dal

Cobat non sono previsti interventi sostanziali,

in quanto per capacità e soluzioni tecniche

adottate non crea problema alcuno. E’ dotato

di un sistema di captazione dei vapori acidi.

Il forno rotativo è un impianto avanzatissimo

sotto tutti i punti di vista. Completamen-

«Grazie a Fiocchi siamo un’azienda di livello europeo»

Meca fa parte del gruppo Fiocchi. Il rapporto con l’azienda di Lecco, leader nel settore delle munizioni, è chiarito da Antonio Cavalieri:

«Prima gradirei sottolineare cosa è ancora oggi Fiocchi per noi. Essa ha rappresentato la grande possibilità, per una piccola

azienda meridionale, di utilizzare le conoscenze da essa maturate a livello gestionale e industriale in oltre un secolo di attività in

una delle aree a più alta vocazione industriale del paese, consentendoci, in una delle zone più depresse e senza alcuna storia industriale

alle spalle, di affrontare il mercato come azienda europea, con tutti gli strumenti necessari. Ha sempre assistito Meca nella

sua crescita, perché ogni decisione è sempre stata pienamente condivisa coi soci locali, senza mai anteporre il risultato al rispetto

delle persone e delle regole. Attualmente credo che Meca rappresenti per Fiocchi semplicemente una diversificazione di attività, e

non le nascondo (mi lasci passare una punta di orgoglio meridionale) che mi fa piacere pensare, considerate le attuali condizioni

di mercato del settore munizioni, che Meca oggi può essere utile al gruppo restituendo lealmente e doverosamente parte dei benefici

che una volta seguivano prevalentemente la rotta Nord-Sud».

te controllato da computer, è dotato di un

filtro sovradimensionato che, in collaborazione

con la tecnologia brevettata Neutrec

di Solvay, ci permette di abbattere drasticamente

sia le polveri che i gas nocivi, fino ai

limiti minimi concessi dalle attuali tecnologie.

E’ inoltre dotato di un sistema di misurazione

in continuo delle emissioni fornito dalla

Environment S.A. La raffineria è dotata di 4

caldaie da 100 tonnellate più una caldaia da

30. In questo reparto il punto di forza è dato

dalle procedure di raffinazione e dall’abilità

degli operatori. Tecnicamente c’è poco

da scoprire.

«In merito alla realtà imprenditoriale locale,

in ogni zona del Paese esistono punti di forza

e di debolezza. Nella nostra zona, il punto

di forza maggiore è sicuramente nella qualità

e quantità di giovani disponibili da formare e

inserire nell’attività. Se si considera che il lavoro

correttamente retribuito a Lamezia Terme

non è la regola generale, si capisce anche

perché chi trova un posto dignitoso si prodighi

per mantenerlo, con conseguenze benefiche

sull’attività. Penso che gli impianti non

siano altro che “pezzi di ferro” che possono

essere facilmente acquistati o modificati, che

a nulla servono se affidati a persone demotivate

che prestano la loro opera solo per necessità

o per mancanza di alternative. Per ovviare

invece alle molte problematiche legate

al territorio ci siamo imposti un codice etico

condiviso che ci guida in tutte le scelte. Abbiamo

sempre rifiutato i protettorati, da qualsiasi

parte ci vengano proposti. Chiunque, a

qualsiasi titolo, voglia avere rapporti di qualsiasi

natura con la nostra Società, sa di poterlo

fare solo in modo trasparente e secondo

legge. Abbiamo sempre rifiutato qualsiasi

proposta a noi eccessivamente favorevole

per non mettere altri nella condizione di ridurre

i costi a scapito di valori che riteniamo

importanti, infine cerchiamo di rappresentare

una risorsa per il territorio, destinando localmente

quanto più possibile della nostra

spesa per servizi».

Parliamo di lei come imprenditore: ci può

raccontare la sua carriera e come si è avvicinato

a questo settore?

«Sono di origine calabrese, nato in Libia e

cresciuto a Marina di Carrara. Ho il diploma

di geometra e non discendo da una famiglia

di imprenditori, ma di contadini. Ho sposa-

Il presidente Antonio Cavalieri: «A Lamezia

Terme il lavoro correttamente retribuito non è

la regola, ma non qui da noi. Ci siamo imposti

un codice etico in tutte le scelte».

to una bergamasca e sono stato contagiato

e incoraggiato a diventare imprenditore da

lei e dalla sua famiglia, nella quale la ricerca

entusiastica dell’investimento giusto rappresentava

il punto centrale di ogni discussione.

Abbiamo condiviso e creato assieme varie

attività, quali l’allevamento avicolo, lo stampaggio

di materie plastiche, il caricamento di

munizioni con Fiocchi e, dal 1996, l’impianto

per il recupero del piombo al quale mi sono

avvicinato casualmente, mentre cercavo materia

prima per il caricamento di munizioni.

Durante un mio viaggio ho visto in Grecia un

impianto per il recupero del piombo da batterie:

da lì l’idea, proposta nel 1993 a Fiocchi,

che ha poi deciso di tramutarla in progetto

e attuarla».

16 Ottantadue

Ottantadue 17


S P E C I A L E V I V I L A G O

Uno screening a 360 gradi per il Lario

18

Testi:

Loris Lazzati

Foto:

Mauro Lanfranchi

Alberto Locatelli

Ottantadue

ha lasciato la rampa di

lancio. E’ infatti partito l’ambi-

“Vivilago»

zioso progetto, promosso dal

Cobat e da Legambiente, che si propone

di realizzare un’indagine sullo stato di salute

del lago di Como confrontando politiche

ambientali con la storia dell’uomo e

una campagna informativa e di sensibilizzazione,

con la collaborazione dell’Univer-

sità dell’Insubria e dell’Istituto Nazionale

della Montagna.

Il lancio di «Vivilago» era avvenuto nel

2007, durante la tappa lariana di un’altra

apprezzata iniziativa condotta dal

Consorzio e dall’associazione ambientalista,

la «Goletta dei laghi - Cigno Azzurro

2007».

Le coste del Lario sono, da un punto di vi-

sta della tutela e della valorizzazione del

territorio e di quello più generale della gestione

della risorsa lago, in una fase di difficile

transizione; le trasformazioni socioeconomiche,

compreso il boom del turismo

di alto livello impostato sulle seconde

case, impongono una riflessione ad ampio

raggio sulle politiche di gestione ambientale

e territoriale.

Cobat e Legambiente hanno avviato uno

studio senza precedenti sulla realtà del

Lago di Como, confrontando politiche ambientali

con la storia dell’uomo.

Varenna.

Veduta del centro

lago dalla rupe

di Vezio.

Ottantadue 19


S P E C I A L E V I V I L A G O

«Vivilago» vuole essere un esempio metodologico

per tutti gli ambiti ove manca un progetto

strategico complessivo e coraggioso per

coniugare sviluppo e sostenibilità.

Massimo Buscemi,

assessore alle Reti

e Servizi di pubblica

Utilità della Regione

Lombardia,

e il presidente

del Cobat,

Giancarlo Morandi.

20 Ottantadue

Dai risultati del monitoraggio di «Goletta

Lario 2006», ad esempio, emerge un dato

chiaro: circa il 50% dei cittadini che hanno

aderito all’iniziativa si dice insoddisfatto

dell’uso e della gestione del lago. Il Lario

paga la mancanza di un progetto strategico

complessivo e coraggioso per le sue

coste, che sappia coniugare lo sviluppo

con la sostenibilità,

e il turismo

con le esigenze

della popolazione

che sul lago vive e

lavora.

Il progetto «Vivilago»

vuole colmare

queste lacune

e creare finalmente

un’ottica di rete: l’obiettivo è

essere di stimolo verso le Amministrazioni

pubbliche per una corretta ed efficace

gestione territoriale delle coste, ma

anche verso tutti i soggetti

che vivono la risorsa

lago (cittadini, operatori turistici, diportisti,

enti di controllo, istituti di ricerca e

università) per migliorare la convivenza

dell’uomo con il proprio territorio.

Con Giancarlo Morandi, presidente del

Cobat, facciamo il punto della situazione,

ad alcuni mesi dalla presentazione dell’iniziativa:

«In questi mesi abbiamo tenuto

una serie di riunioni per inquadrare i compiti

dei diversi soggetti coinvolti. E’ quindi

partita l’attività vera e propria di studio e

di raccolta dati. Nel Consorzio non ci sono

le professionalità e la disponibilità di

tempo per seguire la ricerca dal punto

di vista scientifico. Per questo abbiamo

incaricato il Gesdimont,

un centro

di ricerca dell’Università

di Milano. il

quale coordinerà il

progetto per conto

del Cobat. Continueremo

a collaborare

anche con

l’Università dell’Insubria

di Como. Va sottolineato un importante

risultato istituzionale: abbiamo ottenuto

l’adesione della Regione Lombardia

e delle Amministrazioni Provinciali di Lecco

e di Como. La Regione ci ha anche garantito

il patrocinio».

Questa prima fase di ricerca è in corso di

attuazione attraverso un questionario inviato

a tutte le amministrazioni pubbliche

coinvolte e agli enti che possono dare un

contributo importante nella raccolta dei

dati che dovranno fotografare l’ambiente

Lario: «Non vogliamo realizzare - puntualizza

Morandi - l’ennesima ricerca sulle ac-

que del lago. Il compito principale che ci

sta davanti è riunire gli innumerevoli dati

a disposizione delle amministrazioni locali,

che il grande pubblico però non conosce

e che non sono coordinate tra loro. Faccio

un esempio concreto: la Regione Lombardia

e l’Aeronautica Militare hanno portato a

termine la mappatura dei fondali del lago.

Sopra,

Lecco. Tramonto

dai Pizzetti

del San Martino.

Ottantadue 21


S P E C I A L E V I V I L A G O

Sopra, l’abbazia

di Piona, una delle

più suggestive

attrattive storicoculturali

del Lario.

Ebbene, questo documento così importante

non è conosciuto da nessuno, se non da

chi lo ha realizzato».

«Vivilago» si articola in una prima fase finalizzata

all’analisi tecnico-ambientale dell’ecosistema

lago, le cui attività avranno i

seguenti obiettivi: misurare la qualità delle

politiche ambientali dei comuni rivieraschi,

stimolando l’azione sulle situazioni critiche

ed evidenziando i casi di eccellenza, mediante

la redazione di un dossier intitolato

«Ecosistema lago»; informare e sensibilizzare

gli studenti, i cittadini, i turisti e i diportisti

sulle azioni da mettere in pratica

per una corretta e sostenibile convivenza

con il lago, mediante la distribuzione di

materiale divulgativo e iniziative di piazza

e nelle scuole; valorizzare il lavoro svolto e

i risultati raccolti attraverso la promozione

di convegni. In particolare, Cobat e Legambiente

ipotizzano un simposio di carattere

più generale sulle buone pratiche di politica

territoriale e di turismo sostenibile,

mentre un secondo convegno potrebbe

essere a carattere più strettamente scientifico,

sulle attività di monitoraggio della

qualità dell’ecosistema lacustre, e vedrebbe

coinvolti in particolar modo i partner

scientifici dell’iniziativa.

Una seconda fase del progetto, che allo stato

attuale può essere indicata con il titolo

«Terra e cultura», punterà alla conoscenza

e alla valorizzazione del contesto culturale

e sociale storicamente legato al Lario. Verranno

coinvolti altri soggetti impegnati sul

territorio nella divulgazione, promozione e

tutela del patrimonio storico e culturale locale.

Sarà avviata una raccolta di informazioni

e dati di approfondimento culturale

sulla vita delle comunità del territorio circostante

il bacino del Lario. L’attenzione

sarà puntata sulla cultura che l’uomo nel

tempo ha sviluppato in questo territorio,

dalla presenza etrusca alla Madonna Nera

di Fiumelatte, fino alle iconografie manzoniane

che tanta parte hanno sempre avuto

nella cultura del nostro Paese.

Verranno prodotti materiali specifici per la

divulgazione (locandine, opuscoli) e strumenti

informativi (manuali, decaloghi dei

buoni comportamenti, dossier).

Specifici strumenti e attività potranno essere

definiti e concordati per le scuole.

Nel dettaglio, si prevede di predisporre i seguenti

prodotti per raggiungere gli obiettivi

informativi: un opuscolo istituzionale

per i cittadini sulla campagna e sulla qualità

delle acque del lago; il dossier poc’anzi

anticipato e denominato «Ecosistema lago»,

con i risultati del monitoraggio sulle

politiche ambientali dei Comuni costieri;

un decalogo del «turista responsabile»; un

decalogo del «buon diportista», contenente

indicazioni sullo stato dei porti e degli

approdi sul lago e la loro fruibilità (in pratica

un portolano); un opuscolo per l’educazione

ambientale sull’ecosistema lacustre

per le scuole.

Il dossier «Ecosistema Lago» fornirà un criterio

di valutazione della sostenibilità ambientale

e un «benchmarking» delle prestazioni

ambientali relative al lago. Prenderà in

esame i Comuni rivieraschi, nonché i capoluoghi

di provincia di Como e Lecco.

Il presidente del Cobat, Giancarlo Morandi: «Uno dei

principali scopi del nostro lavoro è individuare le corrette

pratiche per riunire gli innumerevoli dati in possesso delle

amministrazioni locali e farli conoscere al pubblico».

Si prevede di prendere in considerazione

indicatori relativi alle risorse naturali,

qualità delle acque e depurazione, aree

verdi, mobilità ciclabile e non, raccolta

differenziata, solo per citarne alcuni, che

serviranno a «pesare» la sostenibilità ambientale

delle località che si affacciano

sul Lario e in particolare il carico che le

attività economiche e gli stili di vita generano

sulle risorse ambientali e la qualità

delle risposte messe in atto.

Quello che ne uscirà sarà un quadro e

uno strumento di lavoro senza precedenti.

Il paese

di Domaso

e il bacino lariano

visto dalla riviera

occidentale.

22 Ottantadue

Ottantadue 23


I L P I O M B O N E L L A S T O R I A

PAROLE

DI PIOMBO

DAL ’500 AL GRANDE BODONI

Nella prima metà del Cinquecento i

torchi Veneziani “sfornano” la metà di

tutti i libri stampati in Italia. Un primato

dovuto certamente alla posizione geografica

della città lagunare, nodo centrale dei

commerci fra Europa e Medio Oriente, ma

anche alla capacità imprenditoriale e vivacità

culturale dei novelli editori,

che finanziano la

stampa non solo di libri

in latino e volgare, ma

anche in ebraico, armeno,

arabo.

Il libro stesso assume un

aspetto definito e l’autore

acquista uno “status”

vero e proprio: nasce

il frontespizio sul

quale viene riportato a

grandi lettere il nome

dell’autore (quasi sempre

assente nei manoscritti),

quello del dedicatario

del libro e quello

dello stampatore.

L’esplodere del nuovo

mercato fa nascere l’esigenza

di tutelare i soggetti

coinvolti: per evitare

che le pubblicazioni vengano riprodotte

senza consenso dell’autore e dello stampatore

nasce la patente di privilegio, ciò che oggi

chiamiamo copyright. La patente di privilegio

conferisce all’autore o allo stampatore

il diritto esclusivo di stampa e di vendita del

libro per un certo numero di anni, ma può riguardare

anche il tipo di carattere. La patente

ha valore solo nel territorio dell’autorità che

l’ha concessa e questo ne limita fortemente

l’efficacia: solo il Papa può rilasciare patenti

che hanno valore universale, ma anche in

questo caso si deve ricorrere

al lavoro delle

diplomazie per far accettare

ai singoli stati i

privilegi accordati.

Nella “Storia della Stampa”

si ricorda come, per

tutelare il suo Orlando

Furioso, Ariosto si sia rivolto

non solo al Papa,

ma anche al sovrano

francese e alla Serenissima:

nonostante questi

accorgimenti non

mancarono edizioni pirata

del capolavoro.

Il libro stampato rivela

tutta la sua forza nel

diffondere idee nuove,

ricerche e scoperte

scientifiche, conoscenze.

La Chiesa romana

corre ai ripari e Papa Paolo IV, nel 1559, istituisce

l’Indice dei Libri Proibiti.

Il primo elenco (poi aggiornato e rimasto

in vigore fino al 1966) comprendeva l’intera

opera degli scrittori non cattolici, compresi i

Testi:

Emanuela Fagioli

Foto:

Archivio Fondazione

Tipoteca Italiana,

Museo del Carattere

e della Tipografia

L’Indice dei Libri

Proibiti, istituito

da Papa Paolo

IV nel 1559, fu

costantemente

aggiornato.

24 Ottantadue

Ottantadue 25

2^ parte


I L P I O M B O N E L L A S T O R I A

Gian Battista

Bodoni (1740-1813)

portò un’autentica

rivoluzione nei

caratteri di stampa.

L’eleganza e chiarezza

del suo stile s’impone

ancora oggi.

Le proibizioni della Chiesa segnarono il crollo

degli editori veneziani. Gli incisori francesi e

olandesi dettano legge nel Seicento, il ‘700 fu

inglese e poi venne la rivoluzione di Bodoni.

26 Ottantadue

testi non di carattere religioso, altri 126 titoli

di 117 autori, di cui non veniva tuttavia condannata

l’intera opera, e 332 opere anonime.

Vi erano inoltre elencate 45 edizioni proibite

della Bibbia e veniva condannata l’intera

produzione di 61 tipografi (prevalentemente

svizzeri e tedeschi). Infine si proibivano intere

categorie di libri, come quelli di astrologia

o di magia, mentre veniva specificato che le

traduzioni della Bibbia in volgare potevano

essere lette solo su specifica licenza, concessa

solo a chi conoscesse il latino, e non alle

donne.

La scure della censura si abbatte su autori ed

editori, frenando il diffondersi della cultura

e così l’Italia, dove il controllo della Chiesa è

particolarmente serrato, rimane progressivamente

isolata dal resto d’Europa.

Gli editori veneziani, ad esempio, piegano il

capo e si adeguano indirizzando le loro case

editrici su una produzione quasi esclusivamente

religiosa e cattolica: la Chiesa romana

è soddisfatta, ma in questo caso è il mercato

che “non perdona”. E Venezia perde il prima-

ABC

Bodoni segnò

una svolta

con i suoi

caratteri.

to faticosamente conquistato nei decenni

precedenti.

Nel Seicento inizia a diffondersi il genere del

romanzo, le opere vengono stampate in piccolo

formato, hanno costi di produzione ridotti

e costituiscono la fortuna di quelli che

sono stati definiti i più grandi editori del ‘600:

gli olandesi Elzevier.

Parallelamente alla produzione di contenuti

e traduzioni, il mercato da subito richiese agli

abili artigiani che producevano le matrici dei

caratteri nuovi e stili più moderni.

Nascono i caratteri ispirati alla calligrafia umanistica

e da allora chiamati romani. A Venezia,

sul finire del ‘400, Nicholas Jenson incide il

prototipo dei caratteri oggi conosciuti come

Garamond. L’italiano Francesco Grifo incide

il primo carattere corsivo che venne subito

usato dagli editori per le edizioni tascabili in

quanto permetteva una maggior compressione

del testo.

Nel Seicento sono gli incisori di caratteri francesi

e olandesi a dettare stili e legge. A metà

del Settecento l’opera incisoria dell’inglese

John Barskerville fisserà i canoni che faranno

da ponte per i caratteri moderni: in particolar

modo quelli di Didot e di Bodoni.

E proprio su Bodoni (1740-1813) vorremmo

soffermarci.

Nato nel 1740, Gian Battista Bodoni imparò

l’arte ancora bambino, dal padre stampatore.

Lavorò dapprima a Roma nella tipografia della

Congregazione per la Propagazione della Fede:

la stamperia era dotata di molte serie di caratteri

e Bodoni si appassionò a quelli orientali,

che lo influenzeranno nel suo lavoro di produzione

di tipi. Tra l’altro compose nel 1759 un

Alphabetum Tibetanum e nel 1761 un Pontificale

copto-arabo. Chiamato da Ferdinando,

Duca di Parma, a dirigere la Tipografia Reale

di Parma, Bodoni si dedicò anima e corpo alla

creazione, incisione e fusione di caratteri.

E proprio a Parma, che oggi gli dedica un

museo, Bodoni eccellette nella sua arte: celebre

è l’edizione dell’Oratio Dominica del 1806:

l’opera contiene la traduzione in 155 lingue

del Padre Nostro ed è il più vasto catalogo

alfabetico e di caratteri tipografici mai pubblicato

fino a quel momento. Bodoni stesso

incise i caratteri e preparò la matrice dell’opera.

Lavorò per innumerevoli altre opere, tante

da non poterle citare, ma la sua arte è tutta

riassunta nel Manuale Tipografico. Pubblicato

in varie edizioni a partire dal 1788 (l’ultima

edizione fu edita dopo la sua morte nel 1818,

dalla vedova) il Manuale contiene tutta l’arte

compositiva di questo maestro con oltre 600

incisioni, centinaia di caratteri latini ed esotici

ornamenti.

Non conosciamo le percentuali di piombo

usate nelle sue leghe, ma lo stile “Bodoni” indica

ancor oggi eleganza ed equilibrio con

ampi margini, interlinee mai avare, caratteri

netti.

Una “integrità di stile” che abbiamo voluto anche

per Ottantadue: alcune font dei nostri titoli

sono Bodoni. Potevamo scegliere altro?

La fonditrice, una

delle innumerevoli

macchine presenti

alla Fondazione

“Tipoteca Italiana”

di Cornuda (Treviso).

Ottantadue 27


I L P I O M B O N E L L A S T O R I A

Testi:

Emanuela Fagioli

KIEFER,

LA PASSIONE DEL PIOMBO

Se attraverso i secoli, nella storia dell’artigianato,

l’uso del piombo come

materia prima fu abbastanza diffuso,

e se parlando d’oggetti artigianali in più

occasioni si deve parlare di vere e proprie

creazioni artistiche – basti citare le fonti

battesimali di piombo con figure cesellate

a tutto tondo in uso nel medioevo in Gran

Bretagna o le fontane e statue da giardino

in voga nel sedicesimo secolo – dobbia-

mo attendere il XX secolo perché il piombo,

svincolato dalle sue qualità di duttilità

e resistenza agli agenti atmosferici, venga

nobilitato nell’arte.

Ad amare e privilegiare il piombo nelle

proprie opere non è un artista fra i tanti, è

uno dei più importanti e controversi protagonisti

dell’arte del ventesimo secolo:

Anselm Kiefer.

La biografia di questo artista tedesco, nato

nel 1945 a Donaueschingen nel cuore della

Foresta Nera, è parca di notizie.

Kiefer ciò che vuol far sapere lo affida nel

’77 ad una lapidaria autobiografia pubblicata

nel catalogo di una sua mostra.

Poi sono le sue opere a parlare, a turbare,

a sgomentare, ad aprire varchi di tumultuose

emozioni nel visitatore: dal Musée

d’Art Moderne di Parigi all’Israel Museum

di Gerusalemme, dal San Francisco Mu-

seum of Modern Art, al Guggenheim Museum

di Bilbao e ancora al Gran Palais di

Parigi e al Louvre (primo artista contemporaneo

a entrare con un’opera permanente

dopo Georges Braque cinquant’anni

fa).

Anche in Italia le opere di Anselm Kiefer,

installazioni, quadri ciclopici, fotografie e

sculture hanno avuto le porte spalancate

nei migliori musei.

28 Ottantadue

Ottantadue 29


L’artista tedesco è stato il primo contemporaneo

dopo Braque a esporre un’opera permanentemente

al Louvre. Al centro della sua intensa ricerca ci

sono la storia, il mito e la tradizione cabalistica.

Sopra,

“Il Grande Carico”,

sotto

“Le Sette Torri Celesti”.

Nella pagina a fianco,

libri di piombo

e Melancholia I,

l’aereo-caccia

di piombo.

Da sempre al centro dei lavori di Kiefer sono

la storia, il mito, la tradizione cabalistica,

la trascendenza da scovare nella drammaticità

del reale. Il senso “inchiodato” alla terra,

costretto a svelarsi nella materia greve. Cosa

meglio del piombo per comunicare? E’

lo stesso artista che in un’intervista spiega il

suo rapporto privilegiato con questo metallo.

Cosa lo affascina del piombo? “E’ qualcosa

come un’aura del nome. Il piombo agisce su di

me più di qualsiasi altro metallo. Quando si procede

oltre in questa impressione si scopre che il

piombo è sempre stato un materiale per le idee.

Nell’alchimia si trovava sul gradino più basso

del processo di estrazione dell’oro. Per un verso il

piombo era insensibile, pesante e collegato con

Saturno, con l’uomo torvo, dall’altro contiene

già un primo passo in direzione di un altro piano,

più spirituale.”

Ed ecco allora i famosi libri di piombo presenti

sistematicamente nelle sue opere, le sue

spaesanti Sette Torri Celesti, costruzioni mo-

dulari di container sovrapposti dove i coni e i

libri di piombo segnano una babilonesca ma

solida architettura di ascesa cabalistica. Ecco

l’aereo-caccia di piombo (Melancholia I) dove

la forma e la funzione, il volo, vengono annullate

dalla pesantezza perché l’uso dell’aereo,

la guerra, lo costringe a essere nient’altro che

triste, drammatico, piombo.

Ecco Il Grande Carico opera pittorica portata

a termine lo scorso anno per la biblioteca

di San Giorgio, a Pistoia, grazie al mecenatismo

della Fondazione Cassa di Risparmio di

Pistoia. 4 metri e 60 x 6 metri e 90 di superficie

ricoperta da una stratificazione di acrilici,

emulsioni, argilla, ruggine, piombo fuso sulla

quale è sospesa una nave di piombo – che

mai potrebbe navigare - carica di libri, anch’essi

di piombo.

Il peso della storia? La fissità della parola? Potrebbe

essere una valida interpretazione considerata

la collocazione dell’opera. In realtà,

come evidenzia Bruno Corà nel testo che accompagna

l’opera pistoiese, questi temi sono

presenti nell’opera di Kiefer già dal 1989.

E per Il Grande Carico individua una specifica

poesia di Ingeborg Bachmann dal titolo

omonimo.

Una curiosità: il piombo usato è parte di quello

che ricopriva il tetto della cattedrale di Colonia.

Quando iniziarono i lavori di restauro

del duomo Kiefer acquistò tutto il piombo

che stava per essere scartato. Ebbe poi modo

di dire “Non è assurdo? Ricoprire una cattedrale

gotica con il piombo; richiudere con una

ermetica copertura in piombo quelle forme che

tendono verso l’alto; poi più nessun raggio può

passarci attraverso.”

E l’uomo sopraffatto dall’assenza del divino

quasi scompare nelle opere dell’artista tedesco.

Ma fuori scena, solo, selvaggiamente

malinconico, continua a cercare nei plumbei

scenari i bagliori del mito e della luce.

I L P I O M B O N E L L A S T O R I A

CURIOSITÀ

IL GRANDE

CARICO

Poema

di Ingeborg

Bachmann

“Il grosso carico

dell’estate è a bordo

nel porto è pronta la

nave del sole

quando dietro di te

saetta e stride il

gabbiano.

Il grosso carico

dell’estate è a bordo

nel porto è pronta la

nave del sole

e sulle labbra della

polena

si fa largo un sorriso

da lemuro.

Nel porto è pronta la

nave del sole

quando dietro di

te saetta e stride il

gabbiano

arriva da Ovest l’ordine

di affondamento

ma tu annegherai con

gli occhi aperti

quando dietro di

te saetta e stride il

gabbiano.”

30 Ottantadue

Ottantadue 31


Testi:

Luigi De Rocchi

Collaborazione:

Sindaco di Gorno,

Giampiero Calegari

Fonte bibliografica:

“Il Viaggio nello Zinco”

di Amerigo Baccanelli

Foto:

Museo Etnografico

dell’Alta Valle Seriana

I T I N E R A R I

NELLE GALLERIE DAI TEMPI DI PLINIO

A 25 ANNI DALLA CHIUSURA, LA MINIERA DI GORNO È UNA RISORSA TURISTICA

Solfuro di piombo

o Galena.

Il distretto minerario di Gorno è situato

nelle Prealpi Bergamasche, nel settore

compreso tra la Val Brembana e la Val Seriana

(zona Arera-Parina), nei Comuni di Oltre

il Colle, Oneta e Gorno.

Il giacimento è costituito da una mineralizzazione

metallifera, prevalentemente a solfuri

di piombo (galena) e zinco (blenda), insieme

ad altri minerali di ferro, rame, fluoro, ecc.

Alcuni storici ritengono che le prime coltivazioni

in queste zone siano di epoca etrusca,

ma certamente l’inizio dell’attività estrattiva

in queste zone può essere fatta risalire all’epoca

Romana, come testimoniato da Plinio

il Vecchio nella sua opera scientifica “Naturalis

Historia”, nella quale cita il territorio a nord di

Bergamo per l’esistenza di una pietra chiamata

“cadmia”, corrispondente alla nostra calamina,

un minerale di zinco. Più tardi il medico

tedesco ed educatore Giorgio Agricola (1494-

1555), autore del noto trattato minerario “De

re metallica”, confermerà quanto scritto da

Plinio il Vecchio in merito all’esistenza nell’antichità

di miniere nel bergamasco.

Dopo la caduta dell’Impero Romano è verosimile

supporre la presenza di un’attività

estrattiva nel Medioevo, sebbene la certezza

della ripresa delle coltivazioni si abbia soltanto

con il decreto del 9 aprile 1482 della Re-

pubblica Veneta, che autorizzava la riapertura

delle miniere.

A questo proposito don Gian Battista Ceruti

(1790-1862), gornese e parroco di Gorno

per trentasei anni, in un suo manoscritto del

1858 scrive:

”Le suddette miniere furono in più luoghi aperte

e scavate nell’anno 1483 e seguenti... dalla Serenissima

Repubblica di Venezia con suo decreto 9

aprile 1482. Vi si lavorò molto, e si penetrò assai

dentro nelle viscere di quel monte (si riferisce a

Costa Jels)... Conviene dire che la faccenda riuscisse

bene, perché molti sono i vuoti che si fecero,

tali da richiedere molto tempo e molte braccia...

Si ignora se qualche mortalità, o qualche altro

motivo abbia fatto abbandonare l’opera, oppure

se in quei tali luoghi si fosse asciugata la vena... ”.

Più tardi, verso la fine del ‘500, in una relazione

del rettore Veneto Capitano Giovanni

Renier sul territorio bergamasco, si racconta

dell’esistenza, verso Oltre il Colle, di una miniera

di zinco e una di piombo.

Intorno alla metà dell’800 si registrano nella

zona diverse concessioni minerarie in capo

a “padroncini” locali, ma nel 1877 si assiste all’ingresso

di una società inglese tra i soggetti

titolari, la “Richardson e Comp.”, con sede a

Ponte Nossa.

A essa subentra nel 1884 un’altra società in-

glese, la The English Crown Spelter C.L., a

cui si affianca negli anni 1885/1886 la società

belga Vieille Montagne, acquisendo altre

concessioni.

A questo periodo risale l’impiego delle donne

nella miniera in qualità di cernitici di minerale

(“taissine”), aiutate nel loro lavoro da

giovani ragazzi che conducevano il minerale

sulla superficie mediante l’uso di rudimentali

gerle. Il prezioso lavoro delle donne consisteva,

mediante l’uso di martelli, nella separazione

del minerale dallo sterile, un lavoro molto

duro ed esposto alle intemperie, poiché si

svolgeva sui piazzali della miniera.

Le due società The English Crown Spelter C.L.

e Vieille Montagne acquisiscono nel tempo

diverse concessioni, divenendo titolari agli

inizi del ‘900 di una decina di miniere nella

zona; tuttavia, sebbene sfruttassero miniere

vicine e confinanti, le due società evitavano

di entrare in palese concorrenza, conducendo

una gestione della propria attività di buon

accordo.

La fine dell’800 e i primi del ‘900 furono tempi

fiorenti per l’attività estrattiva nel distretto

di Gorno; il numero degli operai occupati era

superiore alle 600 unità, e la produzione

di minerale si assestava tra le 15.000 e le

20.000 tonnellate.

In questo periodo vengono realizzate tre laverie

dislocate a Oneta, Gorno e a Oltre il

Colle, dove il materiale estratto dalle miniere

veniva frantumato, macinato e chimicamente

trattato al fine di estrarre il minerale

dallo sterile.

Allo stesso periodo risalgono inoltre la realizzazione

di quattro centrali idroelettriche per

la produzione di energia necessaria a soddisfare

le esigenze dell’attività mineraria, e la

realizzazione di impianti di calcinazione per

l’estrazione dei metalli dai minerali.

Ma con la fine della prima guerra mondiale,

intorno agli anni ’20, il deprezzamento nel

valore dei metalli genera una

crisi su scala mondiale

che investe anche il

distretto di Gorno,

colpendo maggiormente

la The English

Crown Spelter

rispetto alla Vieille

Montagne; le spese

da dover sostenere

per il trasporto del

minerale presso le

fonderie inglesi

sono troppo

proi-

Sopra,

una carrellata

di immagini d’epoca

della miniera

di Gorno.

Sotto,

lampada da miniera

ad aria compressa,

mortaio metallico

per il pestaggio

della polvere da mina.

32 Ottantadue

Ottantadue 33


I T I N E R A R I

L’attività estrattiva si è definitivamente interrotta

nel 1982. Il Consorzio Val Riso-Val Parina vuole

conservare e valorizzare la memoria storica di

questo grande distretto minerario.

Il minatore

prepara l’esplosione

della roccia.

bitive rispetto a quelle necessarie al trasporto

del minerale presso le fonderie francesi.

Di conseguenza, la The English Crown Spelter

è costretta a chiudere e a vendere le sue

concessioni alla Vieille Montagne, che per diversi

anni riesce a garantire la coltivazione

delle miniere.

Ma una seconda crisi intorno agli inizi degli

anni ’30, sempre collegata a una congiuntura

economica internazionale di deprezzamento

nel valore dei metalli, costringe la Vieille

Montagne, nel luglio del 1931, a chiudere

le miniere e a licenziare in massa gli operai,

tranne gli impiegati amministrativi e i sorveglianti.

La situazione di stallo viene finalmente risolta

dopo oltre due anni di sussidio di disoccupazione

della Cassa Nazionale mediante un

accordo raggiunto in Prefettura di Bergamo

il 19 agosto 1933, con il quale si decide una

graduale riapertura delle miniere; nel contempo

viene introdotta in tutti i cantieri l’aria

compressa come tecnica per l’escavazione,

con la quale viene facilitato non di poco il lavoro

degli operai.

Il 12 agosto 1940 con decreto del Prefetto

di Bergamo, la gestione della società Vieil-

le Montagne viene affidata all’ente di diritto

pubblico denominato Ammi (Azienda Mineraria

Metallurgica Italiana).

Con successivo decreto ministeriale del 16

agosto 1941, la concessione viene affidata

alla Sa Nichelio e Metalli – Gruppo di Gorno

(facente parte del Gruppo Ammi), concessione

che nel 1946 passa alla Sapez (Società per

Azioni Piombo e Zinco), società che nel 1954

viene incorporata nell’Ammi.

Con la fine degli anni ’60 la crisi del distretto

minerario inizia a manifestare i chiari segnali

della sua ineluttabilità; dal 1950 al 1968

la manodopera occupata diminuisce di 365

unità, passando da 763 occupati a 398.

Da questo momento iniziano gli incontri, che

dureranno anni, tra i Comuni, le organizzazioni

sindacali, il Ministero delle Partecipazioni

Statali e i dirigenti dell’Ammi, per far fronte

alla grave crisi occupazionale.

Ma nonostante le varie trattative la crisi non

riesce a essere arginata, e nel 1972 gli occupati

nella miniera si riducono a 180, e così si

stabilizzano sino al 1977.

Nel 1978 subentra all’Ammi la Samim (Società

Azionaria Minero-Metallurgica), società

del gruppo Eni, con la quale in un primo momento,

per le trattative concertate con le amministrazioni

locali, sembrano riaccendersi le

speranze per riuscire a risolvere, seppure limitatamente,

la crisi del distretto minerario.

Ma l’Eni ha ormai deciso che i costi di estrazione

dei metalli dalle miniere italiane non è

più economicamente sostenibile, decretando

anche per le miniere di Gorno l’inevitabile

chiusura.

Ormai non c’è più nulla da fare, e la Samim,

il 12 gennaio 1982, rinuncia definitivamente

alla concessione mineraria.

Ventuno anni dopo la chiusura, nel 2003, si

assiste alla costituzione del Consorzio Minerario

della Val del Riso – Val Parina, comprendente

i Comuni di Gorno, Oneta, Oltre il Colle,

l’Agenzia del Parco Minerario dell’Alta Val

Trompia e la società Berghem Mines e Tech.

Con la costituzione del Consorzio Minerario

si è cercato di creare le premesse per la riscoperta

e la valorizzazione turistico-culturale

del distretto minerario, con la speranza

che non si perda memoria di un passato che

ha così profondamente determinato l’identità

non solo di un territorio, ma soprattutto di

tutti coloro che ne sono stati parte.

L I B R I S C E LT I

Il genio di Leonardo anticipò Gaia

PREVISIONI DEL TEMPO

Di Wu Ming

Edizioni Ambiente

Collana VerdeNero

Pagine 192 • € 10,00

Il collettivo bolognese

dei Wu Ming si misura

con il grande e

attualissimo tema dei

traffici illeciti legati allo

smaltimento dei rifiuti speciali. Anche se,

puntualizzano, non è un racconto sulle recenti

vicende di Napoli e della Campania, il

problema in Italia è più che mai presente.

Legambiente non manca di sottolineare che

il business rifiuti illegali sfiora oggi i 7 miliardi

di euro.

La presentazione è di quelle “forti”: broker

di rifiuti, mediatore finanziario, campione di

ascetismo edonistico, l’uomo al vertice dell’organizzazione

ha un’idea precisa di cosa

sia un cattivo maestro. E’ quello che ti fa vedere

chiaramente tutto quello che non si deve

fare, tutto quello che non bisogna essere.

Sembra un’operazione di routine ma la strada

non può essere anestetizzata: il passato

riaffiora. Qualcuno in alto dovrà sporcarsi le

mani? Un viaggio lungo mezza Italia dentro

la pancia putrida del paese. ■

IL SISTEMA PERIODICO

Di Primo Levi

Einaudi • Pagine 261

€ 9,50

Pubblicato nel 1975, “Il

sistema periodico” di

Primo Levi è una raccolta

di ventun racconti.

Ogni racconto porta

il nome di un elemento

chimico che caratterizza e identifica ricordi,

esperienze, spaccati di vita dell’Autore: dall’infanzia

alle prime sperimentazioni di chimica,

alla tragedia del lager.

Tra i 21 racconti anche quello dedicato al

piombo. Meno autobiografico rispetto agli

altri, narra la storia di un antico cavatore di

piombo che partito dal Nord Europa, con un

lungo peregrinare alla ricerca di nuovi filoni

da coltivare, giunge a una mitica isola ricca di

piombo e vi fonda un villaggio.

Saul Bellow ebbe a dire “Tutto in questo libro

è essenziale, meravigliosamente puro... ”.

Ai lettori, il piacere della scoperta o della rilettura

di questo piccolo gioiello letterario. ■

LA SCIENZA UNIVERSALE

ARTE E NATURA

NEL GENIO DI LEONARDO

Di Fritjof Capra

Rizzoli • Pagine 411

€ 23,00

Basandosi su un’analisi

delle seimila pagine

di manoscritti di Leonardo

giunti fino a noi,

Fritjof Capra (Il Tao della

Fisica, La rete della Vita

, La Scienza della Vita), presenta un resoconto

del metodo scientifico del grande genio

del Rinascimento e dei risultati da lui ottenuti,

valutandoli nella prospettiva del pensiero

scientifico moderno. L’immagine che ne

emerge è quella di un pensatore sistemico, di

un ecologista e di un teorico della complessità,

di uno scienziato – l’autentico inventore

del moderno metodo sperimentale – che

era però al contempo anche un artista con

un profondo rispetto per la vita in ogni sua

espressione. Nelle sue idee possiamo scorgere

un’anticipazione dell’ipotesi di Gaia, una

teoria scientifica attuale secondo cui la Terra

è un sistema vivente che si auto-organizza e

si regola. ■

34 Ottantadue

Ottantadue 35

A cura di

Gea Nogara


I L M E R C AT O D E L P I O M B O N E L M O N D O

Il maltempo in Cina fa rialzare i prezzi

A cura di:

Franco Macor

Responsabile Studi

e Ricerche Cobat








36 Ottantadue

Il 2008 è iniziato con un rialzo di tutti i

prezzi dei metalli non ferrosi al London

Metal Exchange.

L’aumento dei prezzi ha avuto origine soprattutto

dai timori che gli effetti dell’inflazione

rendano definitivamente più care le

materie prime, unitamente al sostegno causato

dagli acquisti dei fondi d’investimento

indicizzati, che nei loro portafogli si sono

trovati con i metalli industriali “sottopesati”

rispetto alle altre materie prime che costituiscono

il fondo (petrolio, materie agricole

e metalli preziosi).

L’intensificarsi dell’interesse dei compratori

infatti è stato quasi improvviso e la causa

di questo movimento, piuttosto che da un

solo fattore, appare originata da una combinazione

di motivi, tra cui la crescita globale

dell’inflazione e la maggior propensione

a puntare sulle materie prime da parte degli

investitori delusi dalle perdite sui mercati

azionari.

A frenare i rialzi di prezzo permane tuttavia

la preoccupazione dell’impatto che potreb-

be avere una recessione negli Stati Uniti,

anche se molti pensano che i consumi di

Cina, India e altri Paesi emergenti finiranno

per bilanciare i cali della domanda in Occidente.

L’aumento dei prezzi di inizio anno è infatti

da attribuirsi, oltre che alle speculazioni

già citate, anche alla neve e ai blackout che

hanno sconvolto le regioni sudorientali cinesi

e hanno messo in ginocchio diverse

imprese minerarie e metallurgiche nella delicata

fase che ha preceduto i lunghi festeggiamenti

per il Nuovo anno lunare. In tre

settimane il maltempo ha fatto 24 vittime e

ha causato perdite che il ministero degli Affari

pubblici stima in 3,1 miliardi di dollari. I

trasporti semiparalizzati spingono l’inflazione

e la capacità delle fonderie cinesi è temporaneamente

ridotta del 10% (nella regione

dello Hunan lavorano a ritmo ridotto impianti

capaci di produrre 800mila tonn. annue

di zinco e 600mila di piombo).

Le difficoltà cinesi hanno avuto un riflesso

notevole al London Metal Exchange, dove

Q U O TA Z I O N E D E L P I O M B O A L L M E - A N N O 2 0 0 7 E 2 0 0 8


$/Ton Eur/Ton


Fonte LME.

il prezzo settlement del piombo ha recuperato

in un giorno il 5,5%, lo zinco il 4,5%, il

rame il 4%, il nickel il 3,3%.

L’altra questione aperta in merito all’offerta

di piombo è relativa alla chiusura dell’indagine

conoscitiva che l’agenzia per l’ambiente

australiana ha aperto contro la miniera

Magellano della Ivernia, per presunti inquinamenti

causati da una non corretta gestione

del minerale dal momento della sua

estrazione fino alla sua partenza dal porto

di Freemantle (West. Australia).

In attesa della chiusura formale del procedimento

le autorità hanno concesso la riapertura

delle attività estrattive con il confezionamento

del minerale presso il luogo di

produzione all’interno di container sigillati,

da sottoporre a verifica di audit di terza

parte. Tale concessione potrà far ripartire la

produzione di circa 50.000 tonnellate di Pb

per il 2008.

L’incertezza degli operatori è comunque

molto alta con i fondamentali industriali

(domanda e offerta) che sembrano pre-

dire un futuro in ribasso per il prezzo del

piombo. Il Brook Hunt stima per il 2008

una produzione di piombo raffinato pari a

8.653.000 tonnellate, contro una domanda

pari a 8.547.000 tonnellate, con una inversione

di segno del saldo domanda/offerta

che nel 2007 aveva visto uno squilibrio a favore

dei consumi pari a 195.000 tonnellate.

Questa situazione di domanda inferiore alla

produzione avrà tendenzialmente la capacità

di rallentare il prezzo del piombo, che

avrà un valore medio stimato per il 2008 di

2.396 $/t e per il 2009 di 1.273 $/t.

Di seguito forniamo i dati del prezzo del

Piombo al Lme espressi in $, valuta ufficiale

di scambio, e in Euro, valuta di riferimento

per il mercato italiano.

I L M E R C AT O D E L L E B AT T E R I E A L P I O M B O E S AU S T E

Neve e blackout hanno sconvolto le regioni

sudorientali del Paese asiatico: la produzione

è scesa del 10% e i prezzi ne hanno risentito.

Pesa anche l’indagine sulla miniera Magellano.

Il 2007 ha visto un consistente balzo in avanti delle quotazioni delle batterie esauste al piombo. Tutti i mercati sono entrati in

forte agitazione e, sebbene le batterie esauste siano comunque un rifiuto che necessita di particolare attenzione, sono aumentate

le richieste di acquisto e cessione in tutti i Paesi del mondo. La carenza del minerale non fa altro che aumentare la domanda

di rottami soprattutto in quei Paesi dove ancora non esiste un sistema consortile nazionale che ne assicura la raccolta e l’avvio

al riciclaggio. L’aumento del valore delle batterie può, però, innescare dei processi pericolosi per l’ambiente in quanto, spinti dal

maggior valore del rifiuto, operatori senza troppi scrupoli possono sentirsi autorizzati a mettere in pratica azioni illegittime per

la gestione degli accumulatori esausti come, per esempio, attività di separazione delle componenti in forma artigianale e senza

controllo, svuotamento delle batterie dall’acido per aumentarne ulteriormente il valore, trasporto senza precauzioni e senza le

necessarie iscrizioni negli albi professionali obbligatori.

Compito principale del consorzio è quello di attivare sempre, in ogni condizione di mercato, le corrette attività di gestione delle

batterie esauste con il compito principale di preservare l’ambiente e la salute dei cittadini e degli operatori del settore.

La tabella seguente mostra l’andamento delle quotazioni delle batterie esauste al piombo nei principali mercati di riferimento.

QUOTAZIONI BATTERIE INTERE DRENATE (SENZA ACIDO) - Fonte CRU Lead Monitor

PAESE I° TRIM 2007 II° TRIM 2007 III° TRIM 2007 IV° TRIM 2007 TOTALE 2007 TOTALE 2006 ∆ 2007 - 2006

UK (Eur/t) 139,2 147,3 147,3 216,6 162,6 123,1 +32%

US (Eur/t) 143,1 201,8 339,2 439,1 280,8 173,2 +62%

FRANCE (Eur/t) 176,7 196,7 221,7 300,0 223,8 149,3 +50%

GERMANY (Eur/t) 213,3 248,7 273,3 353,3 272,2 163,8 +66%

Ottantadue 37


NOTIZIARIO SULLA RACCOLTA E IL RICICLO DELLE BATTERIE ESAUSTE

GIORNALISTI IN GARA PER IL VENTENNALE COBAT

Un concorso premierà i migliori articoli sul tema batterie

Caratteri di piombo questo il titolo del concorso giornalistico

per celebrare i vent’anni di attività del Cobat che

premierà nel prossimo autunno gli autori degli articoli che

con più efficacia, originalità e qualità avranno contribuito

alla diffusione di un’informazione corretta su un tema importante

come la tutela ambientale e la raccolta e riciclo

delle batterie al piombo esauste svolto dal Cobat (fondamentali,

a proposito, le numerose campagne e iniziative di

informazione e sensibilizzazione promosse dal Consorzio).

L’obiettivo del concorso è di stimolare e promuovere una

riflessione sempre più attenta, competente e tempestiva

da parte dei media su un tema cruciale come quello della

gestione dei rifiuti e delle batterie al piombo esauste

in particolare, in cui il Cobat opera con risultati di riconosciuta

eccellenza.

I lavori saranno valutati da una giuria di esperti e professionisti

della comunicazione e del giornalismo: Antonio

Cianciullo, inviato de La Repubblica, presidente della giuria;

Enzo Argante, direttore di Tempo Economico; Federica

Cingolani, giornalista ambientale; Gianluca Comin,

presidente Ferpi (Fondazione Relazioni Pubbliche Italiane);

Jacopo Giliberto de Il Sole 24 Ore e infine Giuseppe

Rovera, giornalista e autore Rai.

Le premiazioni si terranno nel corso di una cerimonia

prevista a novembre: sono previsti nove premi di categoria

(stampa, radio e Tv) e tre premi speciali (giovani, nuovi

media e stampa specializzata di settore). Le domande,

complete del materiale richiesto, dovranno pervenire

38 Ottantadue

entro il 30 settembre 2008 (farà fede il timbro postale).

Non è prevista alcuna tassa d’iscrizione e saranno ammessi

a partecipare gli articoli e i servizi giornalistici pubblicati

nel periodo compreso fra il 29 febbraio 2008 e

il 30 settembre 2008. Ogni candidato potrà inviare al

massimo tre articoli. Il bando del concorso, unitamente a

tutte le informazioni utili e i materiali informativi per i

partecipanti sono disponibili sul sito Cobat all’indirizzo

www.cobat.it/caratteridipiombo.

Il modulo d’iscrizione può essere compilato on-line proprio

sul sito del Cobat e inviato per e-mail all’indirizzo

ufficiostampa@cobat.it.

Dovrà poi essere inviato anche in versione cartacea, insieme

a una versione digitale dell’articolo, a un copia

originale della pubblicazione che lo riporta o, in caso di

servizio Tv, a una copia su formato cd/dvd dell’intera trasmissione,

via posta raccomandata, al seguente indirizzo:

Segreteria organizzativa, Concorso giornalistico “Caratteri

di piombo”, Hill&Knowlton Gaia srl, via Nomentana 257

– 00161 Roma. Lauti i premi: 3mila euro al primo classificato,

2mila al secondo e mille al terzo per ognuna delle

tre categorie, e 3mila euro per il vincitore di ogni premio

speciale. Il titolo del concorso richiama il piombo, preziosa

materia prima che grazie al Cobat moltiplica la sua vita

con benefici effetti sul risparmio di energia e sull’impatto

ambientale, e a un’epoca, quella dei “caratteri mobili”,

che evoca lo spirito nobile e pionieristico che ancora oggi

anima la passione del vero giornalismo.

IN COLLABORAZIONE CON MAREVIVO

«Niente leghe sotto i mari» riparte dal porto di Ortona

Ritorna “Niente leghe sotto i mari”, la grande campagna

di Marevivo e Cobat per la tutela dei fondali portuali. La

prima edizione, nel 2007, ha visto il recupero di oltre una

tonnellata di batterie al piombo

esauste, insieme a una multiforme

varietà di rifiuti urbani, nei

porti di Formia, Lipari e Pozzuoli.

Hanno operato, in queste operazioni

di pulitura e recupero ambientale,

circa 60 sub.

E’ pronta a partire ora l’edizione

2008 della campagna, che sarà

condotta con la collaborazione

del Comando Generale delle

Capitanerie di Porto e sotto il

patrocinio del Ministero dell’Ambiente,

della Tutela del territorio

e del mare. Gli interventi saranno

attuati a Ortona (Chieti), Porto

Santo Stefano (Grosseto) e Ponza

(Latina). Squadre di sub volontari

si immergeranno per effettuare

operazioni di monitoraggio e pulizia

dei fondali, con particolare

attenzione alle batterie al piombo

esauste, contenenti piombo e

acido solforico, componenti altamente

pericolosi e inquinanti.

Ortona è un ampio e antico porto

a funzione commerciale e turistica,

con una buona attività cantieristica,

che presenta due banchine

destinate alla pesca, con un

totale di 80 punti di attracco.

Porto Santo Stefano è un sug-

gestivo borgo marinaro sulla costa

orientale dell’Argentario e un

attrezzato porto turistico in cui

ogni estate fanno scalo migliaia

di imbarcazioni da diporto. Ponza, meta di moltissimi

turisti specie dalla Campania e dal Lazio, ancora oggi

presenta nei fondali limitrofi resti di antiche costruzioni

e frammenti di anfore latine e greche.

Le operazioni di recupero delle batterie nei fondali

durante la campagna “Niente leghe sotto i mari” e la

presentazione dei risultati tenuta da Giancarlo Morandi.

E’ significativo sottolineare come tali località siano state

scelte non solo per gli elevati traffici di turismo e pesca,

che implicano potenzialmente un elevato numero di batterie

al piombo esauste, ma anche

su segnalazioni dirette dei cittadini,

a testimonianza che l’interesse

verso la tutela del mare è forte e

sentito. Il mare è infatti estremamente

vulnerabile agli agenti inquinanti

presenti nella batterie al

piombo, in quanto il rilascio in

questo ambiente può avere un

impatto fino a 10mila volte più alto

rispetto ad altri ambienti. L’ingresso

del piombo nella catena

alimentare può causare effetti di

accumulo e bio-magnificazione, a

seguito dei quali risulta compromessa

anche l’integrità delle risorse

ittiche a fini alimentari.

Gli scandagli dei fondali vengono

effettuati utilizzando un Rov,

un occhio filoguidato in grado di

inabissarsi fino a 100 metri di profondità

e inviare in diretta, su un

monitor a terra, le immagini, un

valore aggiunto dal punto di vista

di un’indagine quantitativa e

qualitativa sullo stato dei fondali

portuali. “Mantenendo fede all’impegno

annunciato – ha affermato

Giancarlo Morandi, presidente del

Cobat – l’edizione 2007 ha dato

un contributo concreto per il recupero

delle aree portuali interes-

sate, ma ha costituito soprattutto

un’importante occasione di sensibilizzazione

dei cittadini e degli

stessi utenti del mare, sotto gli

occhi dei quali si sono svolte le attività dei sub. Un doppio

obbiettivo che rappresenta un esempio del modo di

operare del Cobat per il quale c’impegneremo anche nel

2008, ventennale del Consorzio”.

Ottantadue 39


C O B A T I N F O R M A

IL COBAT SARÀ PARTNER ISTITUZIONALE

Su Sky parte l’avventura di «Portolano d’Europa»

Il Cobat sarà partner istituzionale di un’interessante avventura

televisiva. Ad aprile, sul canale tematico di Sky

“Yacht and sail”, partirà la trasmissione “Portolano d’Europa

e del Mediterraneo”, un format che si articola in 40 puntate

di 30 minuti. Sarà un viaggio affascinante alla scoperta

dei principali porti italiani ed europei: l’idea di base è

di raccontare il mare e tutto ciò che vi è connesso attraverso

il punto di vista non solo del diportista, ma anche

del semplice amante di questo straordinario ambiente e

dei viaggi.

Le prime 30 puntate esploreranno i principali porti italiani,

incentrandosi su una determinata area geografica, per

lo più a carattere regionale. Individuati i principali approdi

dell’area, verranno esaminate le città portuali più importanti,

per portarne all’attenzione del telespettatore la storia,

le tradizioni, gli usi e i costumi. Saranno fornite infor-

CON UNA MODIFICA IN SOSPESO

Approvato il contratto con le aziende di riciclo

Il Consiglio di amministrazione del Cobat, nella seduta

del 25 ottobre 2007 ha approvato il nuovo contratto

con le aziende di riciclo, lasciando in sospeso una modifica

all’articolo 3, presentata come emendamento dal

presidente Morandi.

Il Cda si è impegnato a esaminare tale emendamento

dopo le necessarie verifiche tecniche. Ecco il testo

proposto dal presidente del Cobat: “L’azienda è inoltre

autorizzata a trattare batterie provenienti dagli usi in-

40 Ottantadue

mazioni sul turismo nautico, sulle opportunità per i diportisti,

dai servizi portuali ai ristoranti dove si possono degustare

i piatti tipici dell’enogastronomia locale. Non mancheranno

notazioni da vero portolano, con l’illustrazione

delle caratteristiche tecniche dell’approdo. Le ultime dieci

puntate saranno invece dedicate ad alcuni porti strategici

del Mediterraneo. Due saranno le partnership istituzionali

della trasmissione: il Cobat, grazie al quale verrà promosso

ed esaltato il rispetto per l’ambiente e il desiderio di preservare

il delicato equilibrio dell’ecosistema marino, e il

Comando Generale della Guardia Costiera, con il quale verrà

realizzata una rubrica sulla sicurezza in mare.

Con questa articolata proposta, “Portolano d’Europa e del

Mediterraneo” vuole condurre il telespettatore in un viaggio

alla scoperta dei posti che hanno contribuito a creare

l’identità marinara del nostro Paese e dell’Europa.

dustriali (trazione e stazionarie) raccolte direttamente

o per conto dei produttori e/o importatori. Il contratto

economico sarà stipulato direttamente tra le parti

interessate, secondo condizioni liberamente pattuite.

Il Cda del Cobat emanerà le norme anche economiche

con le quali dovrà essere effettuato il trasporto per garantire

la qualità ambientale della raccolta che in ogni

caso dovrà essere consegnata all’azienda da una delle

imprese incaricate Cobat”.

Promuove il sostegno a distanza dei bambini orfani o figli

di poveri nomadi profughi tibetani. Grazie a questo sostegno

i bambini potranno essere accolti nel Tibetan

Children’s Village di Choglamsar - Leh, in Ladakh, andare

a scuola, ricevere adeguate cure mediche, godere del

calore di una comunità, mantenere le loro radici culturali

e prepararsi a un futuro migliore. Per sostenere un

bambino a distanza bastano meno di 30 euro al mese,

ma è anche possibile sostenere più in generale il villaggio

di Choglamsar con versamenti liberali o donazioni.

Promuove la conoscenza delle strutture Tibetan Children’s

Villages sviluppate in India a partire dagli anni ’70

per far fronte all’emergenza dei profughi tibetani.

Coordina i versamenti degli sponsor e i contatti con il

Tibetan Children’s Village di Choglamsar.

Aiuta i nuovi sponsor a instaurare un duraturo rapporto

di solidarietà, comprensione ed affetto con questi bambini

bisognosi.

Promuove periodiche iniziative per raccogliere fondi

da destinare ai bisogni più generali del Tibetan Children’s

Village di Choglamsar.

Facciamo fiorire

il sorriso e la speranza

ITALIAN AMALA ONLUS COME DEVOLVERE IL 5 PER 1000

A ITALIAN AMALA ONLUS

In fase di presentazione della Dichiarazione dei Redditi (utilizzando il

modello CUD, 730, o UNICO) puoi devolvere il 5 per 1000 del tuo reddito a

ITALIAN AMALA ONLUS.

Destinare il 5 per 1000 è semplice, basta apporre la firma nel riquadro dedicato

alle ONLUS* ed inserire nello spazio apposito il Codice Fiscale di ITALIAN AMALA:

92052220131

Ricorda:

la scelta di devolvere il 5 per 1000 a ITALIAN AMALA non ti costa nulla;

per permetterci di ricevere il tuo 5 per 1000 è assolutamente necessario

1) apporre nello spazio previsto la tua firma

2) inserire il codice fiscale dell’Associazione 92052220131;

la scelta del 5 per 1000 non esclude quella dell’8 per 1000, puoi

esprimerle entrambe.

Grazie anticipatamente della tua scelta, anche a nome di tutti

i bambini del Tibetan Children Village di Choglamsar che

potranno in questo modo affrontare il futuro con più serenità

in questo villaggio nel nord dell’India a 3500 m di quota.

Per ogni informazione sui progetti dell’Associazione visita il sito

www.italian-amala.com *Associazioni non lucrative di utilità sociale.

Ogni euro raccolto si trasforma in un aiuto concreto destinato

interamente ai bisogni del villaggio che ospita 1500 bambini.


Concept: Controluce s.r.l. Padova - Ph: Paolo Poli - Jacopo Merizzi

Siamo sicuri che piombo e acidi non vengono dispersi nellʼambiente perché da 20 anni

ci occupiamo della raccolta, trasporto e riciclo delle batterie al piombo esauste.

Nel 2008 Cobat, il nostro consorzio, festeggia 20 anni di attività e conferma il proprio impegno

per uno sviluppo sostenibile, sicuro di continuare a conseguire quei risultati di eccellenza

che lʼhanno già qualificato primo al mondo.

Da 20 anni facciamo tesoro dellʼesperienza

More magazines by this user
Similar magazines