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Poste Italiane SPA spedizione in abbonamento postale DL 353 / 2003 (Conv. In L 27/02/2004 N° 46) Art. 1 Comma 1 DCB Roma ISSN 1590-668X

TERNI, PARTE LA STAGIONE DELLE FESTE DE “LA RINASCITA DELLA SINISTRA”

FEDERICA LABANCA

C on

l’estate arrivano anche le feste del nostro giornale e fra queste ha

preso il via la festa de “la Rinascita della sinistra” organizzata dalla

federazione di Terni, al parco Cardeto dal 19 giugno al 6 Luglio. Diciotto

giorni di politica, con dibatti, incontri e tanti ospiti, cultura e ottima

gastronomia, con ristorante, pizzeria, e ancora bar e diversi punti di ristoro.

A far da cornice a questa kermesse dei Comunisti italiani, come l’anno

LA DEVASTAZIONE SOCIALE E’ SERVITA

GIANNI PAGLIARINI

T remonti

ha spiegato agli

italiani che sulla manovra

economica “estiva” l’accordo

nella maggioranza è stato

trovato in nove minuti e mezzo.

Come in caserma, tutti allineati

e coperti agli ordini del superiore

con l’obiettivo di pianificare

la devastazione sociale. Infatti

il provvedimento licenziato dal

Consiglio dei ministri interviene

su più materie riguardanti il

mondo del lavoro, propagandando

libertà di impresa con il

preciso scopo di favorire la deregulation.

SEGUE A PAGINA 7

scorso, il bellissimo parco Cardeto, rimasto per più di dieci anni in stato

di abbandono e recuperato proprio l’anno scorso in occasione della festa

nazionale del Lavoro della Rinascita della sinistra. E dopo il successo dello

scorso anno la federazione Pdci ha deciso di allungare il periodo, 18 giorni

che vedranno le compagne e i compagni di Terni e dintorni lavorare sodo,

con il sudore, la fatica ma soprattuto con la passione di sempre.

SEGUE A PAGINA 9

Settimanale di politica e cultura - € 2,00

Numero 25 - Giovedì 26 Giugno 2008

GLI SFRUTTATI DEL XXI SECOLO

MAURIZIO MUSOLINO

S ono

passati quasi dieci

giorni dalla notizia

dell’affondamento di

un barcone con il suo drammatico

carico di vite umane,

centocinquanta persone

sparite, inghiottite da un

mare crudele che per mol-

ti rappresenta un ostacolo

– spesso mortale – verso la

terra promessa. Quell’occidente

che dall’altra sponda

del Mediterraneo appare

come terra di latte e miele,

dove tutto è possibile, perfino

vivere.

SEGUE A PAGINA 4

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Numero verde

800 60 61 62

VELTRONI,

IL RE OMBRA

È NUDO

RAFFAELLA ANGELINO

GIAMPIERO CAZZATO

S e

questo è il partito a

cui Vendola, ma anche

Fava, ma anche Pecoraro,

intendono guardare per

ricostruire sulle macerie di una

sinistra travolta dal risultato di

aprile non faranno molta strada.

Se è con quel Pd, con quel

leader che si può invertire la

pericolosa deriva a destra della

società italiana, se è lì la fucina

di nuove alleanze di centrosinistra,

non c’è da stare allegri.

Perché, semplicemente, quel

partito è esangue, lacerato da

guerre intestine e correntizie,

miagola come un gattino cieco

di fronte all’enormità dell’assalto

alla democrazia. E’, questo

Pd, come le stelle nel cielo.

Si vede la luce che brilla, ma la

stella non c’è più, è esplosa da

tempo, dando vita ad un grande

buco nero.

Ma guai a dirlo, guai a dire

che il re è nudo. E se qualcuno

lo fa «indebolisce il partito»,

dichiara il solerte Franceschini.

Parisi lo ha fatto, ha avuto

il coraggio personale e politico

di mettere il dito in una piaga

purulenta, ha avuto il coraggio

personale e politico di dire

quello che forse molti pensano,

ma nessuno ha interesse, ora, a

dire: che «a questo punto bisogna

cambiare leader». Non è

più tempo del Mi fido di te, colonna

sonora della campagna

elettorale del Pd: nel partito di

Veltroni, che con qualche mese

di ritardo ha preso atto della

sconfitta elettorale, nessuno si

fida più di nessuno.

SEGUE A PAGINA 3


ODIFREDDI

2 Giovedì

LAVORI IN CORSO

IL MATEMATICO

E L’INTERVISTA

“IMPERTINENTE”

«M

i chiamò

Veltroni

quando nacque

il Pd. Ma io sono di sinistra

e il Pd è una ricostruzione

della Dc». Dopo aver fatto

il classico e semplice “due più

due”, che per un matematico

deve essere f in troppo banale,

Piergiorgio Odifreddi, l’autore

di un libro di successo come

Perché non possiamo essere

cristiani (e meno che mai

cattolici) ha deciso di lasciare

immediatamente i democratici

italiani. D’altra parte, che

ci sta a fare nel partito di

Veltroni uno che in una lunga

intervista al quotidiano

torinese La Stampa sostiene:

Israele è uno stato fascista,

imperialista, che pretende di

occupare territori non suoi, o

ancora che il sistema dei Soviet

era più moderno dell’attuale

sistema democratico?

In realtà, più

dell’attrazione dei Soviet,

evidentemente

incompatibile

con uno, o più

di uno, che non

è mai stato

comunista

(Odifreddi

def inisce

Veltroni

«un vecchio democristiano

di sinistra» o «un vecchio

socialdemocratico di destra»,

mentre di se stesso dice «credo

di essere comunista: mi

piace un sistema statalista,

governato dal centro»), poté

Paola Binetti che aff iancava

il “matematico impertinente”

(dal titolo di un suo libro)

nella commissione valori.

Ma se il sol dell’avvenire

si vede dal mattino, più

di tutto è stato decisivo il

crepuscolo veltroniano.

«Preferisco Binetti a Veltroni.

Lei è una che ha dei principi.

Veltroni non sai che cosa

vuole. E alla f ine ti frega».

E ad essere “fregata” è stata

la sinistra che è scomparsa

dal Parlamento tanto che,

dice all’intervistatore, nel

centrodestra si è praticamente

aperto il processo di

santif icazione dell’ex sindaco

di Roma. Del Pd salva

Franceschini, comunque tra

i politici italiani apprezza

Diliberto, non gli piacciono

proprio Grillo, Wojtyla e Padre

Pio, sostiene che alcuni passi

della Bibbia ricordano il Mein

Kampf, che molte delle colpe

del razzismo sono importate

dagli americani, vieterebbe

la pubblicità e toglierebbe i

f inanziamenti alla chiesa.

Come sono lontani i tempi

delle primarie nel Pd...

R. A.

26 Giugno 2008 primopiano

Democratici,

opposizione

in differita

RAFFAELLA ANGELINO

U n

leader del Pd aperto al dialogo

con l’opposizione ma anche

antiberlusconiano, un Veltroni

«coraggioso», deciso ad andare da solo

- o sarebbe meglio dire in coalizione

con tutti eccetto la sinistra - ma anche

pronto a mettere la parola fine al

Partito democratico “in versione autarchica”,

come anticipava il Corsera

che nei giorni scorsi ha riferito di un

colloquio riservato, ma non troppo, tra

l’ex sindaco di Roma e l’ex segretario

del Prc Franco Giordano. Incontro

che potrebbe preludere a un “ritocco”

di linea sulla riforma della legge elettorale

per le Europee che dovrebbe

comunque servire a “tagliare le ali”,

ma anche, evidentemente, a salvare

una parte della sinistra. Alla quale,

nella sua relazione all’Assemblea costituente,

ha consigliato di lasciarsi alle

spalle l’idea d’altri tempi del “partito

di lotta e di governo”.

Se per Veltroni, infatti, è complicato

fare passi indietro, altrimenti

crollerebbe la sua impalcatura politica

fondata sul bipartitismo, ovvero

l’americanizzazione del sistema italiano

(non a caso finora ha proposto uno

sbarramento alle europee sperando di

far scattare nuovamente la logica del

“voto utile”), dall’altro deve mettere

in conto che le elezioni dell’europarlamento

coincidono con le amministrative.

E dopo l’esperienza elettorale

nazionale, con un Pd che non supera

il 33%, la ferita mortale imposta alla

sinistra, nonché il risultato siciliano, la

sconfitta di Roma e il timore che si

rimetta in discussione tutto il sistema

delle alleanze anche a livello locale,

sono emerse posizioni differenti

all’interno del partito. Si è dunque

rafforzata la resistenza alla linea dell’autosufficienza

e a un’identità che

ha espulso ogni

riferimento alla

sinistra.

Già Massimo

D’Alema,

due giorni prima

dell’Assemblea

del Pd, aveva

dettato la nuova

linea in un’intervista

all’Unità:

«Noi eravamo

partiti dall’idea

che dovevamo

stare da soli,

poi si è spiegato

che non siamo per l’autosufficienza e

adesso siamo impegnati nella ricerca

di alleati». D’Alema, finora considerato

l’uomo della ricucitura con l’ala

vendoliana di Rifondazione (la “sinistra

compatibile”, come l’ha definita

Oliviero Diliberto, che non comprende

quelli con “falce e martello”),

mette dunque la parola fine all’analisi

dei “due vincitori” e alla possibilità di

un dialogo con il centrodestra sulle

riforme. Tanto da indurre Walter a

smentire il se stesso di poche settimane

prima e a convocare in differita

una manifestazione contro il governo.

Insomma, si affaccia una timida opposizione,

dopo aver accreditato un

Berlusconi “grande statista”.

Sul Pd pesano anche le parole di

Rosy Bindi che prima dell’Assemblea

costituente aveva avanzato una

proposta a favore di Romano Prodi,

unico leader finora ad aver sconfitto

Berlusconi: «La mia è un’iniziati-

L'intervista Franco Monaco

va politica e una richiesta al partito

perché respingendo le dimissioni di

Prodi riprenda il percorso dell’Ulivo».

E ancora: «Dire no alle dimissioni di

Prodi significa abbandonare la solitudine

dell’autosufficienza e lavorare

a un nuovo centrosinistra». Dunque,

significa dire sì a «un’alleanza programmatica

riformista con le forze

della sinistra disponibili ad una vera

innovazione». Ma l’idea deleteria

di autosufficienza del Pd era già

stata messa in discussione dall’area

“pragmatica” emiliana dei Ds fino ai

prodiani ed ex popolari che con la sinistra

non hanno mai avuto paura di

confrontarsi, o dagli stessi dalemiani

che non hanno mai perso occasione

per sottolineare il fallimento della

strategia veltroniana. Solo qualche

giorno prima Nicola Latorre aveva

ribadito: «La separazione consensuale

era un’esigenza tattica necessaria,

ma sarebbe un errore considerarla

una scelta strategica».

Tuttavia, non è ancora chiaro che

forma prenderà questo “ripensamento”,

le opzioni in campo sono molteplici.

Al momento sembra evidente

che pur essendo molti i dissensi alla

linea di Veltroni, nel partito persiste

una chiusura verso quella parte della

sinistra, rappresentata dal Pdci e dall’ala

di Rifondazione che fa capo a

Ferrero e compagnia, che potrebbero

mettere in discussione l’assetto centrista

dello schieramento in verità già

compromesso dal voto e dalla scelta di

farsi dettare l’agenda politica da Berlusconi.

Una strategia che ha favorito,

anziché contenere, lo spostamento a

destra del Paese e dell’elettorato. Infatti,

ancor prima di affossare l’esperienza

del centro-sinistra e di Prodi, il Pd

nelle intenzioni del suo leader avrebbe

dovuto sfondare tra i moderati (con

una lista che ha imbarcato l’industriale,

il prefetto, il generale) e invece ha

HANNO TRADITO IL PROGETTO DELL’ULIVO

GIAMPIERO CAZZATO

«F

rancamente mi sorprende che ci si sorprenda

di quella che è l’indole profonda

di Berlusconi che pure conosciamo da

15 anni. Il premier è uomo che, come notò Moretti,

prima che ostile è estraneo alla democrazia».

Le parole di Franco Monaco, ex parlamentare

dell’Ulivo e prodiano di ferro, arrivano dritte come

una lama al problema dei problemi: al fallimento

del dialogo tra maggioranza ed opposizione, quel

dialogo a cui Veltroni ha anteposto tutto, perfino

la tenuta del centrosinistra. E da cui oggi fa un

obbligato retromarcia.

Con l’addio al “dialogo”, fallisce uno degli

assi portanti della strategia di Veltroni?

Guardi, anche io ritengo che il dialogo in tema

di regole che disciplinano la comunità politica

è cosa buona e giusta, ma non può risolversi in

Veltroni,

qualche

mese dopo

le elezioni,

ammette la

sconfitta e

annuncia che

il Pd scenderà

in piazza.

Intanto

nel partito

crescono i

malumori

una retorica che rimuova la natura dell’interlocutore

e faccia confusione sull’oggetto del dialogo

stesso, perché certi principi etici e certe regole

costituzionali non sono negoziabili. Taluni editoriali

sconcertanti ci spiegano che un’opposizione

risoluta a Berlusconi non conviene all’opposizione.

Può essere, ma taluni atti sono doverosi per sé

a prescindere da un calcolo delle convenienze.

Dieci punti sotto il Pdl. Questo oggi, paradossalmente,

è il male minore. Il fatto è che il Pd

appare in debito d’ossigeno.

Non nascondo un certo disagio per la campagna

elettorale moscia del Pd, tanto moscia da

essere censurata da Sartori. Lo stesso Casini ha

condotto una campagna più energica . Non mi

sorprende, perché è sufficiente essere cultori di

una democrazia liberale che conosce lo stato di

diritto e la separazione dei poteri per porsi agli

antipodi di una destra il cui segno dominante si

conferma essere il populismo e il dispotismo del

capo. C’è un deficit di consapevolezza sulla natura

e sulla portata dello scontro politico in atto. La

“nuova stagione” veltroniana, sotto la parola d’ordine

dell’auspicato passaggio da un bipolarismo

cosiddetto muscolare ad un bipolarismo mite, ha

coltivato l’idea di un’alternanza che non abbia il

segno e il vigore di una alternativa. Il bipolarismo

maturo non si nutre di bon ton ma del senso di

un’alternativa ideale e politica tanto più quando si

ha a che fare con una destra “speciale”.

Veltroni rappresenta la rottura con il quindicennio

dell’Ulivo, la scelta di correre da solo...

Questo è il vero punto. Il punto sinora non

indagato davvero. Ho l’impressione che i vertici

del Pd si apprestino a correggere o addirittura a

rovesciare la linea praticata sin qui senza lealmen-


primopiano 3

Giovedì 26 Giugno 2008

distrutto la sinistra, ha perso le elezioni

(anche in Sicilia), consegnando a

Berlusconi la maggioranza più ampia

della storia repubblicana con una legge

elettorale che fino a qualche mese

prima, si diceva non avesse garantito

la stabilità. «Nel Pd qualcuno ha lanciato

l’allarme - ha commentato Diliberto

- ma con questa leadership non

si fanno accordi».

Di fronte a un partito frammentato

in correnti e sottocorrenti

travestite da fondazioni, accumulate

le batoste elettorali sembra naufragare

il disegno veltroniano di imbarcare

la piccola pattuglia radicale e

l’Idv dell’ex magistrato Di Pietro, per

sfruttare l’appeal giustizialista, tenendo

fuori i socialisti (per incompatibilità

con l’ex ministro?) e chiudere la

porta all’alleanza con la sinistra. Per

assecondare un progetto che al momento

ha un unico vero vincitore,

Silvio Berlusconi.

AL BIVIO Dopo l’attacco di “Famiglia cristiana” alla leadership di Veltroni

Pressing di nuovo conio

Teodem e Rutelli uniti contro l’adesione al Pse

I n

te dichiararlo. Ne è testimonianza lo strumentale

corteggiamento a Prodi affinché rimanesse presidente

del partito, dopo aver contribuito al suo

indebolimento e alla esplicita sconfessione del suo

progetto, cioè l’Ulivo, inteso come

centrosinistra organico e inclusivo

nitidamente alternativo al centrodestra

nel quale il Pd fosse, come usava

dire, motore e timone di una più vasta

alleanza riformatrice. Quell’idea

dell’Ulivo era ed è l’opposto della

presunzione di autosufficienza e di

una malintesa vocazione maggioritaria

che non a caso si è risolta nel

suo contrario: una vocazione minoritaria

significativamente celebrata

come una conquista da opinionisti non innocenti

(il più sollecito fu Ferrara) e persino dagli avversari

compiaciuti di avere a che fare con un Pd bello,

bellissimo... e naturalmente perdente. Avanti così,

ci suggerivano, così andate a sbattere. La cosiddetta

nuova stagione del Pd fa perno sulla esplicita e

LO SCHIAFFO DI PARISI A VELTRONI: IL RE OMBRA È NUDO

SEGUE DALLA PRIMA

CORRENTI E SOTTOCORRENTI proliferano e a dare

ascolto a Parisi «in molti preferiscono lavorare a

sfiancare il partito e il suo leader senza assumersene

la responsabilità». Che significa: sono in molti

a pensare che la leadership di Veltroni abbia fatto il

suo tempo, ma nessuno lo dice, con il risultato di

sfaldare il Pd e, questione più grave, dissanguare

la democrazia. Veltroni è un re ombra, o meglio,

un re travicello, tenuto sul trono per interesse,

per ipocrisia, perché ora non ci sono alternative.

Nessuno gli chiede, e lui si guarda bene dal farlo,

le ragioni profonde e vere del tracollo elettorale.

principio fu Famiglia cristiana.

Dopo l’idillio e la corrispondenza

d’amorosi sensi

lo schiaffo. Potente quanto inaspettato:

“il peccato originale di

un partito fantasma” titola il 9

giugno il giornale dei paolini, che

nelle parrocchie va quasi più forte

dell’acqua santa. E giù bordate

d’artiglieria contro Veltroni e il loft

(peraltro nelle stesse ore pronto a

traslocare in via del Nazareno, sede

storica della Margherita), accusati

di aver imbarcato i radicali e

di aver così snaturato il progetto

originale. Che nove, diconsi nove

radicali, possano snaturare il Pd

è cosa che possono a malapena

credere i bambini. In pentola c’è

ben altro. C’è l’afasia di un partito

che in un gioco di scomposizioni

e ricomposizioni non solo non ha

azzerato le vecchie appartenenze,

ma è riuscito a crearne di nuove

sull’onda negativa di un risultato

elettorale il cui esito o non era previsto

o era stato taciuto al popolo

dell’Ulivo. E’ quel “relativismo”

correntizio che preoccupa le stanze

del potere cattolico (il Vaticano ma

anche i grossi gruppi economicofinanziari

che a quel mondo fanno

riferimento) e non il relativismo

laico della Bonino e soci. E poi c’è

il clima di sospetti che si è inne-

scato con la sonora bocciatura di

Rutelli a Roma. E ancora, mossa

preventiva, il nodo della collocazione

europea del partito, dove un

chiaro altolà all’ingresso del Pd nel

Pse non guasta. Per non parlare dei

sondaggi che spiegano che solo il

35 per cento dei cattolici praticanti

ha votato Pd.

La Chiesa che era stata prudentemente

in attesa durante la

campagna elettorale e che aveva

sponsorizzato il “dialogo” si chiede

ora di quante “armate” disponga

Veltroni. Conclusione: di poche.

Meglio, allora, ottenere impegni

certi da chi ha in mano il bastone

del comando, quel Silvio Berlusconi

che solo qualche giorno prima

ha detto in un’intervista congiunta

a Radio Vaticana e all’Osservatore

romano, ed è la prima volta per un

presidente del Consiglio, c h e

«la Chiesa rappresenta

una ricchezza per lo stato

laico». Per essere

più chiaro nel corso

di quell’intervista

il premier

dichiara

che «la

formula

è capire

le esig

e n z e

programmatica rottura rispetto all’Ulivo di Prodi

checchè ne scriva il mio amico Salvati. Non è

serio dopo una sconfitta che ha assunto le dimensioni

di una disfatta sottrarsi ad un esame critico

ed autocritico, ad un confronto

aperto tra linee politiche distinte e

distinguibili soprattutto sulla madre

di tutte le questioni: il Pd è lo sviluppo

e il compimento dell’Ulivo o non

più piuttosto il suo abbandono e la

sua sconfessione? Non è accettabile

che si esorcizzi la questione attraverso

un progressivo e non dichiarato

riposizionamento.

Dunque lei pensa che un congresso

sarebbe l’unica strada per

fare chiarezza sulla natura e la mission del Pd?

Sulla questione del congresso ho registrato

un esasperato tatticismo ed un gioco di posizionamenti.

C’è chi lo agita come una minaccia a

breve per strozzare il dibattito e chi lo rinvia di

un anno per condizionare il segretario politico

L’Assemblea costituente che si è svolta lo scorso

fine settimana a Roma ha rappresentato plasticamente

lo sfarinamento del Pd, ha smascherato la

vuota retorica sulla partecipazione, sull’ascolto, ecc

ecc. Dei 2500 delegati ce n’erano a malapena 500.

Il popolo delle primarie ha mangiato la foglia,

quel popolo (in cui c’è molta sinistra) che pensava,

credeva, che il nuovo soggetto avrebbe contribuito

a costruire un paese migliore e più giusto, una

nuova modalità di fare politica, si è tirato indietro.

Ancora una volta sfiduciato e disilluso. Un dialogo

col Pd? Ma per fare cosa? Su quale linea? Non è

un caso se il Pdci per bocca del segretario Oliviero

degli altri, rispettare i loro interessi,

applicare nel concreto della vita

politica, nella quotidianità della

politica, quelli che sono i principi

su cui si basa tutta la nostra dedizione

al paese. E sono i valori della

tradizione cristiana...». Musica

celestiale per le allenate orecchie

di Oltretevere e per quel mondo

mondano che all’ombra di quegli

«interessi» vive.

Scelta di campo dunque quella

del Vaticano? Sì e no. Perché il passato

non ritorna e non siamo più

ai cari vecchi temi della Dc. Oggi

si gioca su più tavoli. Dunque se

da una parte si benedice il cavaliere,

dall’altra si prova a scuotere i

rami del Pd per vedere l’effetto che

fa. E torniamo all’articolo di Famiglia

cristiana e al suo passaggio

chiave: «Una parte consistente dei

deputati della ex Margherita si sta

interrogando sul perché della loro

permanenza nel Pd, col rischio che

possano prendere la stessa decisione

degli elettori. Perché dovrebbero

fare la “riserva indiana”

nel Pd?». Insomma quello

che viene

squadernato

dal

settimanalecattolico

è il

dentro una gestione affidata alle vecchie oligarchie.

Penso invece che si debba raccogliere la sfida

di un congresso vero, di un percorso congressuale

compiuto che cominci con il restituire la parola

ai cittadini delle primarie, questa volta finalmente

interpellandoli intorno al profilo del Pd e a distinte

piattaforme politiche intestate a distinti candidati.

L’esatto contrario insomma di quel che si

è fatto nell’ottobre scorso, quel rito plebiscitario

con il quale si sono occultate le differenze per investire

il candidato pensato come unico e per di

più con il sottinteso che non si trattasse del leader

del partito ma del candidato premier di elezioni

messe nel conto come imminenti. Ma c’è di più.

Un segretario indebolito da una pesante sconfitta

e sostenuto non già da una nitida maggioranza

che si qualifichi su una precisa linea politica, ma

piuttosto da una tregua tra capi tribù, rischia di

ricavare la sua forza di riflesso dalla legittimazione

che gli conferisce il suo principale avversario. Sarebbe

però un’opposizione di sua maestà, per dirla

diversamente un’opposizione fantasma.

Diliberto ha commentato che la ricomposizione

del fronte democratico passa necessariamente per

la sconfitta del gruppo dirigente dei democratici.

Una leadership che neppure di fronte alla recente

batosta elettorale ha messo da parte il fairplay nei

confronti del governo Berlusconi (annunciando

una manifestazione “a scoppio ritardato”) e la mistica

del governo “caduto da sinistra”.

Senza queste risposte non è possibile il dialogo,

ma solo il mero assorbimento nel partito

mangiatutto pronto a sua volta a farsi mangiare,

in un boccone, dal Cavaliere.

RAFFAELLA ANGELINO, GIAMPIERO CAZZATO

rischio scissione. Arma da brandire

però, non da usare, sicuramente

non ora. E infatti, prontissima la

Binetti, indicata come uno dei

parlamentari scontenti è pronta a

giurare che «in questo momento

non è in programma nessuna uscita»

e che contro il rischio di fare la

riserva indiana «combattiamo una

battaglia politica interna, per consolidare

nel partito la tradizione

del cattolicesimo popolare». Binetti,

Bobba, i cosiddetti teodem,

ma il regista vero dell’operazione

riscossa cattolico-moderata è lui,

Francesco Rutelli. Infaticabile

tessitore di riunioni e conciliaboli

l’ex vice premier di Roma tallona

stretto Veltroni a cui dice sì che

rappresenta «un riferimento unitario

per una soluzione condivisa»

ma purché prenda atto che servono

«alleanze di nuovo conio» (e

ci risiamo) in Europa e in Italia.

Tanto per essere più esplicito il

18 e 19 giugno, un giorno prima

dell’assemblea costituente del Pd,

organizza un convegno del Partito

democratico europeo di Bayrou

(di cui è co-presidente) nella sede

di via del Nazareno. «Non entreremo

mai nel Pse, in nessun modo»

(dunque niet anche all’ipotesi di

una federazione dei gruppi su cui

pareva raggiunta una mediazione)

avverte. «Dobbiamo allargare le

alleanze dei democratici italiani

con il centrosi-

Il Vaticano,

che era statoprudentemente

in attesa

durante la

campagna

elettorale, si

chiede ora

di quante

“armate”

disponga

Walter

nistra liberale,

progressista e

cristiano democratico

che

è al centro

delle grandi

sfide mondiali».

Dalla sua

ha il sostegno

incondizionatodell’associazionismo

cattolico e dal

terzo settore.

«Indietro non

si torna» ripete Veltroni. Il fatto è

che nemmeno lui sa bene cosa c’è

“davanti”.

Ps: se il “melting pot” di tutti

i riformisti va a farsi “benedire”

perchè Casini non dovrebbe dire

la sua?

GIA. C.


Giovedì 26 Giugno 2008

LA TERRA PROMESSA

I cittadini stranieri che

approdano in Italia e

la destra “da spettacolo”

che fomenta la paura

IMMIGRATI,

GLI SFRUTTATI

DEL XXI SECOLO

SEGUE DALLA PRIMA

G ià,

4

perché le migliaia

di persone che dai più

sperduti villaggi africani

e asiatici intraprendono

il lungo viaggio verso le nostre

coste non pensano di potersi

arricchire, non sognano paillettes

colorate belle macchine

o vestiti nuovi; l’obiettivo è solo

la sopravvivenza, loro e dei

loro familiari. Drammaticamente

solo questo: vivere. E,

per questo, si parte mettendo

nel conto anche la morte.

Sono passati dieci giorni e

di quel fatto non si parla più.

Silenzio assoluto. Questa

volta neanche l’entità della

cifra dei morti ha scalfito il

muro di gomma dei media,

dove se sei immigrato puoi

finire in prima pagina solo se

compi un atto illegale. Uno

di quelli che ti portano diritto

in galera senza passare da

processi lunghi dieci anni, da

assoluzioni dubbie o da provvedimenti

ad hoc. Un silenzio

che sembra aiutare le nostre

coscienze a liberarsi di quel

dramma, dei volti di uomini

donne e bambini che aggrappati

a qualche pezzo di legno

guardavano il cielo implorando

il passaggio di una nave.

Questi poveri esseri, vittime

cento volte, evidentemente

non sapevano che altri loro

fratelli erano stati soccorsi in

altre occasioni da marinai di

passaggio e che questi ultimi

erano incorsi in denunce e

processi per quel loro gesto

di generosità. Non sapevano

che seppur fossero riusciti a

toccare terra, avrebbero trovato

uno stato che li considera

nemici, invasori. Un governo

che sulla loro pelle specula e

costruisce consenso fra quanti

terrorizzati dal loro futuro

incerto non vogliono vedere

in faccia l’altra parte del mondo,

quello che potrebbe essere

il loro domani.

Per queste ragioni, forse

poco politiche, certamente

poco foriere di voti, noi dopo

dieci giorni abbiamo voluto

con queste pagine rendere

omaggio a quelle vittime, nuovi

sfruttati del XXI secolo.

MAURIZIO MUSOLINO

ENRICO VESCO*

L eggendo

i molti articoli

con i quali da più parti in

questi ultimi mesi sono

state affrontate le problematiche

dell’immigrazione e della

sicurezza, con toni sempre più

accesi, sono scaturite in me alcune

riflessioni che desidero

esprimere per portare un contributo

su questo tema molto

attuale.

In particolare, mi chiedo

in che modo essere comunista

possa dare risposte concrete ai

bisogni di giustizia e coesione

sociale di oggi, le uniche capaci

di garantire contestualmente

la pace sociale di cui abbiamo

bisogno.

Si arriva al paradosso per cui

chi denuncia l’ondata xenofoba

e reazionaria che sta dilagando

è accusato di essere in preda ad

allucinazioni e di lanciare allarmi

ingiustificati, favorendo così

l’avanzata delle destre.

Il fatto che il clima complessivo

sia quello della costruzione

di paure sempre

nuove e soprattutto il fatto che

qualcuno, anche a sinistra, stia

rinunciando a denunciarlo e a

sostenere la possibilità di un lucido

e positivo confronto con

la realtà per quella che è, non

può e non deve comportare che

tutti, per il medesimo opportunismo

politico, si accodino ad

alimentare a loro volta angosce

e paure, a trovare la vittima di

turno, magnifico espediente

per non vedere i problemi in

casa propria.

Da quando mi occupo di

immigrazione per la Regione

Liguria, da sempre terra di

approdi di culture diverse, mi

spendo per prevenire l’esplodere

di conflitti sociali quotidianamente

alimentati da una

stampa irragionevole e da una

destra sempre più conservatrice,

reazionaria e incapace di governare

il mutamento epocale che

stiamo da tempo vivendo (ulteriore

conferma del fatto che

si sbagliava Benedetto Croce

identificando i fascisti con gli

Hyksos, i popoli del mare che

invasero l’Egitto per razziarlo e

non farvi più ritorno).

Essere comunista, nel XXI

secolo, significa in fondo proprio

questo: sforzarsi di muovere

la critica più lucida possibile

ai meccanismi perversi

della società contemporanea e

guardare in faccia senza paura

le trasformazioni sociali (ineluttabili)

che stiamo vivendo,

interpretarle attraverso quei

bagagli culturali che ci vengono

da una tradizione comuni-

sta e costituzionalista ben solida

che oggi più che mai deve

essere riaffermata, e governare

tali cambiamenti senza mai

perdere di vista proprio i valori

fondamentali dell’uguaglianza,

del rispetto dei diritti umani,

sociali e dei lavoratori, e soprattutto

del diritto, valido per

ogni cittadi-

noindipendentemente dall’origine,

di cercare

condizioni di

vita migliori

per sé e per le

persone care.

Il Pacchettosicurezza

del governocolpisce

in modo

ingiustificato,

violando i

principi costituzionali, i cittadini

stranieri in quanto tali,

confondendo in modo estremamente

pericoloso irregolarità

e criminalità; si vuole aumentare

anche il numero dei

Cpt, carceri dove avvengono

quasi ogni giorno violazioni dei

diritti umani, come dimostrano

i due ultimi episodi di Torino.

Con questo non ho nessuna

intenzione di offendere i “cittadini

impauriti” accusandoli di

intolleranza, ma cerco piuttosto

di capire le motivazioni reali di

tale “stato permanente di angoscia”,

di individuare delle risposte

costruttive e di stemperare

il clima di tensione sociale attraverso

misure positive di integrazione

e accoglienza. Vedo

bene anche io come nel breve

termine affermazioni e azioni

demagogiche di grande effetto,

tipiche di questa destra “da

spettacolo”, riescano a produrre

molto consenso nell’illusione

che la via più breve, quella

della tolleranza zero, cancelli i

problemi. Ma nel lungo periodo

queste azioni si mostreranno

per quello che sono, inutili

strumenti per seminare nuovo

terrore e si saranno semplicemente

spostati, anche fisicamente,

i problemi, in modo da

renderli meno visibili e quindi

meno spaventosi.

Non penso assolutamente

che possa esistere un problema

esclusivo di sicurezza per

i cittadini italiani, ovvero dei

singoli cittadini privati e dei

loro beni materiali, penso invece

che esista un problema di

primopiano

La sicurezza

e l’illegalità

Il pacchetto

sicurezza

colpisce in

modo ingiustificato

gli stranieri

in quanto

tali confondendo

in maniera

pericolosa

irregolarità

e criminalità

sicurezza sociale e in quanto

tale collettiva, che il capitalismo,

con la sua guerra tra poveri,

alimenta e che riguarda

nella stessa maniera i cittadini

italiani e gli stranieri. Sicurezza

sociale significa Stato sociale,

ovvero interpretare le complesse

dinamiche della società per

poter dare risposte qualificate,

moderne e articolate alle esigenze

di tutti i cittadini nelle

sfere più delicate e importanti

della vita.

Anche i cittadini stranieri

sono vittime di ingiustizie e di

violenze. Penso alla tratta delle

schiave-prostitute: anche loro

chiedono sicurezza! E la loro

irregolarità non renderà il torto

meno grave che hanno subito.

Il problema è quindi soprattutto

culturale e sono preoccupato

del livello di aggressività presente

nella maggioranza degli

articoli dei quotidiani, ma essere

comunista significa avere

questa densità critica, questa

capacità di decodificare e contestare

le situazioni più intollerabili

in termini di giustizia

sociale.

*ASSESSORE POLITICHE

DELL’IMMIGRAZIONE

REGIONE LIGURIA


primopiano

IL FATTO

Centocinquanta tra morti e dispersi. Altri disperati sono finiti in ma- mare

mentre tentavano di raggiungere l’Italia. Il 7 giugno un barcone

è naufragato al largo delle coste libiche con a bordo un carico di

migranti di nazionalità per la maggior parte egiziana. Gli altri venivano

dall’Algeria, dal Marocco, dalla Somalia. Tredici di loro erano

ragazzi tra i 16 e i 18 anni e ognuno, secondo quanto raccontato da

uno dei due soli superstiti, aveva pagato 2.000 dollari a un trafficante

egiziano che vive in Libia.

La nave affondata era partita dal porto di Zuwarah in Libia, vicino

al confine con la Tunisia, diretta verso la Sicilia. Non è escluso che i

cadaveri di alcune delle vittime siano tra quelli recuperati dal pattugliatore

Sirio della Marina militare italiana, che in quei giorni ripescò

13 corpi nel canale di Sicilia, o dalle motovedette maltesi, che ultimamente

hanno recuperato altri dieci cadaveri. «I tanti cadaveri ritrovati

nelle acque del canale di Sicilia - ha commentato Laura Boldrini,

portavoce in Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati - sono

DOMENICO GIOVINAZZO

L a

tragedia consumata nelle

acque del Mare Nostrum il 7

giugno, in cui circa 150 persone

hanno perso la vita tentando

di raggiungere le nostre coste, ha

fatto riemergere il dramma dei

naufragi in cui incorrono, morendo,

circa il 12% dei disperati che

partono clandestinamente dalla

Libia o dalla Tunisia in cerca di

un lavoro nel Bel Paese o in altri

stati dell’Ue. Ormai è solo “grazie”

a tragedie di questo tipo che

le disgrazie dei migranti riescono

a trovare posto nei notiziari,

i quali «da anni stanno portando

avanti una campagna per dichiarare

l’equivalenza tra “clandestino”

e “delinquente”», come denuncia

Fabrizio Gatti, che insieme con

quei clandestini ha affrontato la

lunga e dura odissea descritta in

modo accurato e appassionante

nel suo libro Bilal - Il mio viaggio

da infiltrato nel mercato dei

nuovi schiavi.

Fabrizio, hai viaggiato

con centinaia di migranti.

Sono consapevoli

di ciò che li aspetta

se riescono a raggiungere

l’Italia e del forte

rischio di non arrivarci

vivi?

No, la consapevolezza

della realtà del viaggio è

molto bassa. Sanno che si tratta

di un viaggio duro attraverso

il deserto – perché il mare è solo

l’ultima tappa per chi, ad esempio,

proviene dai paesi sub-sahariani

– hanno un’idea mitizzata

delle difficoltà del deserto, ma

quanto sia realmente drammatico

e duro il viaggio ognuno lo

scopre solo dopo. Tutti quelli che

ho incontrato mi dicevano: «Non

avevo idea che fosse così dura». Io

stesso non me lo aspettavo così.

Ma a un certo punto, quando sei

in mezzo al deserto, non sei più

tu che fai il viaggio ma è il viaggio

che ti trascina. Non puoi più tornare

in dietro. Una volta che sei lì

in mezzo rischi di morire se rifai

il deserto tornando indietro. Inoltre,

tornare in dietro vorrebbe dire

tornare alla famiglia e ammettere

un fallimento, una umiliazione.

Poi c’è un aspetto religioso che

conta moltissimo sia per i cristiani

che per i mussulmani: ci si affida

alla volontà divina. Tantissime

volte ho sentito ripetere: «Sì, so

che le barche affondano, ma a me

non succederà. Io prego e non mi

succederà».

Poi c’è l’idea che se riesci ad

arrivare un lavoro lo trovi, magari

anche in nero...

Certo. In Italia esiste una

economia ufficiale che a parole

dichiara di essere legale, ma

che è un’estensione incredibile

di una economia criminale che

si rivolge, essendo sommersa e

fuori legge, a persone che di fatto,

dal punto di vista del diritto e

dei documenti, non esistono. In

Giovedì 26 Giugno 2008

la prova inquietante di tanti naufragi “silenziosi”, mai denunciati, ed

evidenziano la drammaticità di questi viaggi, nonchè l’importanza del

soccorso in mare». Questa è forse una tra le più numerose stragi di

immigrati che tentano di raggiungere le coste del nostro Paese. Nel

’96 però la barca Yoah si è scontrata al largo delle coste siciliane con

una nave militare britannica. A bordo della carretta del mare, che

affonda, c’erano pakistani, cingalesi, indiani. Si conteranno 283 morti.

Perlomeno il comandante della carretta Yoah è stato condannato per

omicidio colposo. Nel 2002 un peschereccio affonda a causa di una

tempesta al largo della Libia: aveva a bordo 120 migranti, ne muoiono

56. A settembre di 3 anni fa vicino alle coste di Gela si arena un

barcone. Gli uomini a bordo tentarono di raggiungere la terraferma,

ma morirono in 11. Ad agosto dello scorso anno a sud di Malta un’imbarcazione

greca tenterà di salvare dei migranti che erano a bordo

di una carretta che però si rovescia. 25 sono le persone affogate.

PA. MO.

L'intervista Fabrizio Gatti

IL MARE È SOLO

L’ULTIMA TAPPA

«Chiamiamo criminale chi cerca lavoro»

una recente inchiesta in Veneto,

che ho fatto per L’Espresso, ho

appurato che il 27% degli immigrati

che lavorano per l’industria

tessile veneta sono clandestini.

Questo non vuol dire che siano

per forza

assunti dai

grandi marchi

che conosciamo,

ma par-

tecipano (da

fantasmi) alla

filiera produttiva.

C’è un legame

diretto

tra questa

parte di economia

che

sfrutta i clandestini

e le organizzazioni che

gestiscono la “tratta”?

Da quello che ho visto io,

avendo conosciuto le persone e

avendo lavorato come muratore

nei cantieri, attraverso

il meccanismo del caporalato,

ovviamente non è che

l’imprenditore – anche

se qualche caso c’è stato

– vada in Egitto a cercare

manodopera clandestina.

Il discorso è strutturale:

io ho bisogno di manodopera,

mi rivolgo a imprese

che mi garantiscono i prezzi

più bassi, e per farlo impiegano

persone che non hanno nessuna

garanzia, e alla fine può capitare

che due egiziani che lavorano per

smontare un ponteggio muoiano

all’improvviso a Settimo Milanese,

in un cantiere la cui costruzione

è appaltata a ditte che sono

il gotha dell’edilizia lombarda. In

realtà nessuno si sporca le mani.

Il meccanismo avviene attraverso

uno scarica barile che è la filiera

di produzione, e interviene attra-

OGNUNO SCOPRE

QUANTO SIA

DRAMMATICO

E DURO IL VIAGGIO

SOLO DOPO

verso i prezzi: se io premio chi mi

fa il prezzo più basso, insostenibile

rispetto ai parametri di vita

quotidiana, alla fine autorizzo

l’impiego di manodopera clandestina.

E intanto si pensa di risolvere

tutto col reato di clandestinità.

In Italia

continuiamo

a parlare di

criminali in

relazione a

persone che

vengono in

cerca di lavoro,

e ci vengono

perché il lavoro

c’è. Oltretutto,

il reato

di clandestinità

esiste già:

vieni arrestato

la seconda volta che vieni preso,

e non la prima come vorrebbe il

nuovo ddl del governo. Se questo

ddl dovesse passare sarebbe

devastante.

Ad esempio,

la Cassazione

ha stabilito

che un lavoratore

ha diritto

a essere pagato

anche se

clandestino;

ma se l’arresto

è obbligatorio,

un clandestino

per far

valere i propri diritti dovrà essere

disposto a farsi arrestare e a

rischiare fino a 4 anni. Io credo

che tutto questo sia talmente

surreale che chi lo ha proposto,

chi ha scritto il testo dovrebbe

vincere il premio Nobel per la

letteratura al pari di Dario Fo e

Luigi Pirandello.

5

ANTIFASCISMO

Anpi, una

festa per

ricordare

VINCENZO CALÒ

L a

I festa nazionale dell’Anpi

svolta a Gattatico

il 20, 21, 22 giugno,

presso il museo Cervi, già

casa Cervi, aveva un sapore

antico tipico di “Festa dell’Unità”

vecchia maniera, con

l’operatività di 120 volontari

che tenevano in piedi la festa

intorno a un valore originario

di quelle zone: l’antifascismo,

valore aggregante perché tornato

di disarmante attualità.

Il profumo di salsicce alla

brace e vecchi libri si confondeva

impropriamente, complici

un’afa ed un caldo che

si sono sentiti ancor dappiù

quando alla festa è giunto,

“per caso”, Walter Veltroni. E’

singolare come abbia tentato

di adattarsi ad un clima che

sembrava non gli appartenesse

perché tra falci e martello

sparse su quasi tutte le

magliette dei tanti giovani

presenti, e bandiere rosse che

qualcuno ha avuto l’ardire di

intonare, il suo intervento ha

risuonato di retorica spicciola,

che almeno i valori della resistenza

non meritano. La sua

fuga, appena concluso l’intervento

dal palco, la dice lunga

sull’attaccamento a quei

valori che per il rotto della

cuffia sono entrati nella carta

costitutiva del Pd. Tra gli altri

intervenuti anche quel Nichi

Vendola che si è mosso dalla

Puglia, non per caso, perché

l’Anpi è pur al di sopra delle

appartenenze politiche ma

dovendo scegliere tra l’esserci

e il non esserci, meglio la

prima!

Significativo l’intervento

del vice-presidente vicario

dell’Anpi, Ricci, e di Don

Ciotti, i quali hanno dato dimostrazione

concreta di come

il senso dell’appartenenza

ai valori costituzionali meritano

l’impegno di una vita

e vanno ben oltre il teorico

perché diretta conseguenza

del proprio vissuto. Dovendo

scegliere di esserci dal canto

suo, va sottolineato che il Pdci

lo ha fatto discretamente, con

un messaggio augurale di

Diliberto e con compagni in

carne ed ossa che lo volantinavano

parlando con la gente,

ascoltandoli anche, non solo

lanciando slogan da un palco

e via! Davvero bella e significativa,

infine, la presenza dei

giovani, tanti giovani, i nuovi

partigiani al fianco dei “Vecchi”

partigiani, consapevoli

della reciproca indispensabilità

gli uni degli altri.


VINCENZO ACCATTATIS

I

magistrati si battono da sempre

perché la giustizia sia più efficiente,

perché dia un migliore

servizio ai cittadini, ma le loro richieste

vengono disattese. Con il

governo Prodi speravano in una

giustizia più efficiente ma il governo

è durato poco, Mastella lo ha

affossato e l’efficienza non è venuta.

I magistrati sono ancora in attesa. I

magistrati come i cittadini.

Il governo Berlusconi garantirà

una migliore efficienza della giustizia?

C’è da dubitarne. I governi Berlusconi

lavorano perché la giustizia

sia inefficiente. Se è inefficiente i

forti vincono, i deboli perdono e i

reati si estinguono per prescrizione.

Il governo Berlusconi vuole che i

reati si estinguano e vuole, inoltre

- questo l’orientamento di fondo

- che la giustizia torni ai bei tempi

antichi: sia morbida e delicata con i

potenti, dura con i ladri di polli e con

gli extracomunitari. Vuole anche un

Consiglio superiore della magistratura

docile e che i pubblici ministeri

tornino ad essere dipendenti

dal potere esecutivo. Ovviamente

non rivela apertamente tutte le sue

intenzioni, ma l’obiettivo finale è il

ritorno ai pm dipendenti alla francese.

Occorre però riconoscere che

i pubblici ministeri indipendenti

pongono dei problemi. Non è questo

il luogo per approfondire l’analisi,

ma su questa questione l’analisi

andrà approfondita. Siamo in presenza

di un problema serio e di fondo.

Da tempo i pubblici ministeri in

Italia sono nel centro dell’uragano,

da quando hanno agito contro la

corruzione dei pubblici poteri, da

quando hanno dimostrato, con i

fatti, di essere indipendenti.

Il guardasigilli Angelino Alfano

dice di volere il dialogo con i

magistrati ma quale dialogo è mai

possibile se Alfano non ha alcuna

autonomia, se è un “fedelissimo” di

Silvio Berlusconi? Negli Stati liberali,

nei migliori, il guardasigilli ha

autonomia nei confronti del capo

del governo, la reclama, la rivendica;

ma Alfano non la ha, non può averla

e non la rivendica. E allora come

può pretendere di dialogare serenamente

con i magistrati? I magistrati

se mai devono dialogare direttamente

con il Capo, con Berlusconi,

e se mai con Bossi e con Fini.

CORSIE PREFERENZIALI

6 Giovedì

26 Giugno 2008

PIANETA INGIUSTIZIA

Dura lex. Per i deboli

Dalla sicurezza sociale alla pubblica sicurezza

IL MINISTRO E I REATI

Reato di ingresso illegale nello

Stato: Alfano (Berlusconi, Bossi,

Fini) lo vuole introdurre, i magistrati

vogliono invece che non sia

introdotto. Vi è braccio di ferro fra

i magistrati e Alfano. Il ministro ha

osservato che il reato è presente nelle

legislazioni di altri Paesi, ma, va

osservato, che se altri Paesi non sono

attenti al rispetto dei diritti dell’uomo

e della normativa europea

non per questo anche l’Italia deve

essere disattenta. Inoltre ogni paese

ha le sue particolarità. In Francia, ad

esempio, l’azione penale è discrezionale.

I pubblici ministeri possono

scegliere di perseguire o di non

perseguire i reati, mentre in Italia

vige il principio dell’obbligatorietà

dell’azione penale.

Umberto Bossi reclama il nuovo

reato. Secondo lui ai potenziali

clandestini occorre dire con chiarezza:

“Se venite in Italia rischiate”;

“se venite in Italia trovate la frusta”.

E’ un linguaggio europeo? E’ un linguaggio

umano? Certamente no, è

il tipico linguaggio xenofobo.

Confisca delle case date in affitto

agli irregolari, proprietari di

case trasforma-

ti in poliziotti

anticlandestini.

Un obbrobrio,

d e n u n c i a t o

con vigore dai

magistrati e da

ogni giurista

serio.

A g g r a -

vante, già in

vigore, per i

clandestini che

commettono

reati: manifestamentein-

costituzionale, come giustamente

denunciato dai magistrati.

Intercettazioni: altro capitolo

inquietante, una zeppa pesantissima

al lavoro dei magistrati. Ma

non solo, la libertà di informazione,

costituzionalmente garantita, viene

messa a durissima prova dal ddl del

governo. In galera rischiano di finire

i giornalisti e non i criminali.

IL DECRETO SUI RIFIUTI E LA

DIVISIONE DEI POTERI

Critiche alla superprocura rifiuti

da parte dei magistrati riuniti

in congresso, applauso ai magistrati

napoletani che hanno tempestivamente

reagito. Il vice presidente del

Consiglio superiore della magistratura

Nicola Mancino, è scritto sul

Corriere della Sera del 7 giugno,

«lavora giorno e notte» per arrivare

ad un plenum del Csm che «non

smentisca in modo clamoroso» il

decreto firmato dal capo dello Stato.

Ma - va osservato - il capo dello

Stato svolge le sue funzioni e i magistrati

si esprimono con autonomia

nei congressi e fuori dei congressi.

Non vi è contrasto. Il capo dello

Stato ritiene di poter firmare e i magistrati

ritengono di dover criticare e

BASTA AI PRIVILEGI DELLA CASTA, I PROCESSI DEI POLITICI POSSONO ASPETTARE

ELIAS VACCA

I l

dialogo fa le pentole ma non i coperchi.

I coperchi li mette Berlusconi sui processi

sgraditi, a mezzo di un guardasigilli

che sta lì per quello: intercettazioni, scudo

spaziale processuale globale, di nuovo

il processo penale al centro dei problemi

della giustizia e, “ça va sans dire”, della

politica. Non che in casa Pd sia tutto

sgradito. Dopo le scalate bancarie e il

coinvolgimento di molti Pd di primo livello

il doppio giro di vite sulla utilizzazione

e divulgazione delle intercettazioni non

era stato certo respinto con sdegno.

Ora sulla introduzione nel pacchetto

sicurezza di una o più norme stoppaprocessi

anche il coniglio ha ruggito.

Non sarà proprio ininfluente il fatto

che, nelle more, “Wonderuòlter” Veltroni

Negli stati

liberali il

guardasigilli

ha autonomia

nei

confronti

del capo

del governo.

Ma

nell’Italia di

Silvio Berlusconi

non

è così

ha perso tutto quel che elettoralmente

c’era da perdere e da vincere.

Il merito è semplicissimo. Prima i due

grandi partiti Pd e Pdl hanno approvato

insieme, anzi in combutta, l’indulto (fatta

salva An con defezioni nel Pdl). Hanno

cioè creato il presupposto per svuotare

temporaneamente le carceri e riempire

effettivamente le aule di giustizia di

processi inutili per ineseguibilità delle

relative sentenze. Poi qualcuno si è

accorto che l’indulto di tre anni senza

l’amnistia è per il sistema giudiziario

come “La corazzata Potëmkin” per

Fantozzi: «Una cagata pazzesca».

Ora arriva lui, il demiurgo, che per

consentirci di processare a spron battuto

rapinatori romeni e sardi, spacciatori

marocchini e napoletani, battone

nigeriane, topi d’appartamento e pirati

della strada… cede, cavallerescamente

come si conviene ai cavalieri appunto,

il passo. Basta con gli odiosi privilegi

della casta. Egregio cittadino imputato

Puddu, reo di abigeato nelle contrade

della Sardegna, al Cavaliere tanto care,

ma s’accomodi, si faccia processare Lei!

Per me sarà per la prossima volta.

Salta tutto: l’obbligatorietà dell’azione

penale, il principio di eguaglianza,

l’organizzazione stessa degli uff ici

giudiziari. Una volta, durante un

interessante convegno di penalisti affermai,

nella indignazione di lorsignori, ma anche

suscitando qualche sogghigno dei più

giovani e dei più eterodossi, che il processo

penale accusatorio resta un processo “di

classe”, nel senso che c’è il modello per ricchi,

politica

ne enunciano esplicitamente le ragioni

giuridiche. In sede giurisdizionale

possono sollevare questioni di

costituzionalità. La decisione finale

spetta alla Corte costituzionale.

DALLA SICUREZZA SOCIALE

ALLA PUBBLICA SICUREZZA

Il senatore Filippo Berselli (Pdl)

ha proposto di dare alle prostitute il

foglio di via obbligatorio. Sicurezza

nelle strade e nei quartieri. Sicurezza

e moralità. Dai magistrati la proposta

è stata giudicata scandalosa.

Non vi è nulla di volontario nella

prostituzione, vi è solo violenza.

Lo Stato deve proteggerle, in tutti

i modi, prima di tutto in termini di

welfare state.

Il cammino del governo di centro

destra è, comunque, ben chiaro:

dalla sicurezza sociale (welfare state)

alla pubblica sicurezza. Un cammino

a marcia indietro: dallo Stato democratico

sociale allo Stato di polizia,

con poliziotti in ogni quartiere,

in ogni strada, in ogni luogo.

che comprende primo, secondo, terzo grado,

indagini difensive, caterve di testimoni

e orde di periti, eccezioni di livello pari al

professionista che ti puoi permettere, e uno

per i poveri, spesso rito direttissimo, a volte

abbreviato, recidiva da aumento di pena

dei due terzi, anni sei e revoca dell’indulto.

Fine del f ilm. Mai e poi mai però, sarei

arrivato a pensare che lorsignori, che si

sono sempre accontentati di decidere a colpi

di codice Rocco chi sono i “malviventi” e

a colpi di campagne di stampa chi sono

i “mostri”, fermassero i propri processi,

quelli dei ceti dominanti, e mandassero

avanti gli altri in modo così spudorato.

Se è per questo mai sarei arrivato a

pensare un Parlamento senza comunisti

e con una opposizione così imbelle. Ma

questo è un altro discorso. O forse no.


politica

SEGUE DALLA PRIMA

V ediamo

nel dettaglio le misure sul

mercato del lavoro: 1) reintroduzione

del “lavoro a chiamata”, una delle forme

più estreme di precarietà che costringe

il prestatore d’opera a restare a disposizione

dell’impresa che lo convoca secondo necessità;

2) dilatazione della durata del contratto a

tempo determinato oltre i 36 mesi; 3) abrogazione

dell’utilizzo del modulo predisposto

dal Ministero del Lavoro per la presentazione

delle dimissioni volontarie (va ricordato che

PATRIZIA MALTESE

W aterloo,

Caporetto... no,

non basta. Orazio Licandro

ne è convinto:

bisogna inventare un altro nome e

non basta più nemmeno parlare di

débâcle, né fare paragoni con il 61 a

0 del 2001 quando ci si riferisce a

ciò che è accaduto in Sicilia nelle

ultime elezioni amministrative.

Il centrosinistra, nelle varie

formulazioni, composizioni e

scomposizioni, in Sicilia praticamente

è stato spazzato via.

E’ una cosa di proporzioni immani

innanzitutto per il Pd che

in appena due mesi ha perduto

180.000 voti in Sicilia e 20.000

soltanto a Catania. Da quando è

arrivato Veltroni sulla scena politica

italiana è un susseguirsi di disastri:

ha ricompattato il centrodestra

che era allo sbando, ha fatto cadere

il governo Prodi, ha riconsegnato il

Paese non si sa per quanto tempo

alla destra, cancellando al contempo

la sinistra dal Parlamento,

ha perduto rovinosamente le regionali

siciliane e ora quest’altro

risultato...

Ma annuncia

una

grande manifestazione.

In ottobre,

però. Con

calma.

I n f a t -

ti, soltanto

adesso

scopre che

b i s o g n a

fare oppo-

sizione al Pdl, perché

viene approvato ancora una volta

un provvedimento scandaloso che

manderà in tilt la macchina giudiziaria.

In Sicilia le politiche del Pd

e la linea veltroniana dei buoni sentimenti

e del dialogo con la destra

hanno portato a questi rapporti di

LA DEVASTAZIONE SOCIALE E’ SERVITA

il governo Prodi introdusse quella misura per

evitare i ricatti ai lavoratori, in particolare alle

donne); 4) abrogazione degli indici di congruità

della manodopera reputata necessaria

per ciascun prodotto o servizio (si tratta di

quegli indici utili ad esercitare un controllo

efficace sul “sommerso”); 5) abolizione dei libri

matricola e paga, sostituiti da un generico

“libro di lavoro”, a discapito di chi esercita i

controlli ispettivi; 6) introduzione di un “vou-

L'intervista Orazio Licandro

RICOMINCIAMO

DAL TERRITORIO

A Catania vince la destra clientelare

forza, forza, che non si sa

per per quanto tempo

resteranno tali.

A proposito di

rapporti di forza,

all’interno del Pd siciliano i Ds si

sono squagliati.

Ricordo semplicemente che a

Catania il Pd aveva 17 consiglieri

comunali, 14 di estrazione della

Margherita e 3 dei Ds. Oggi ne

hanno 8, di cui 7 della Margherita

e uno solo dei Ds. Lascio valutare

a D’Alema i risultati del Pd a

Catania.

Parliamo della sinistra.

La sinistra non riesce a trovare

il bandolo della matassa. Credo che

non abbiamo capito quanto si sia

trasformato il Paese. E in più è una

sinistra minoritaria, frammentata e

litigiosa.

Catania docet: un candidato

sindaco di Sd e Rifondazione

Giovedì 26 Giugno 2008

cher” per alcune tipologie di lavoro occasionale,

attraverso il circuito delle agenzie interinali

(uno strumento ideale, alla luce della difficoltà

ad esercitare controlli in quelle realtà, per allargare

a macchia d’olio il precariato).

In aggiunta a tutto ciò, non dimentichiamo

le critiche del governo al nuovo Testo Unico

sulla sicurezza, le misure avanzate dal ministro

Brunetta per il blocco del turn over nel pubblico

impiego e l’azzeramento dei percorsi di

in contrapposizione al possibile

candidato sindaco di tutta la sinistra,

il veto sul tuo nome, una

campagna elettorale all’insegna

del rancore nei confronti del Pdci

e delle calunnie rivolte a te da Fava,

che alla fine ha preso 172 preferenze

contro le tue quasi 500.

I 172 voti di Fava credo che

siano anche il frutto di una volgare

campagna diffamatoria nei miei

confronti, oltre che della sua incapacità

di percepire cosa si muove

in città, non foss’altro che perché

non c’è quasi mai. Vorrei ricordargli

che appena due mesi fa la Sinistra

arcobaleno aveva 4.400 voti e che

adesso, in queste condizioni, 2.300

tornano sul simbolo dei Comunisti

italiani. Non è consolatorio né

autoassolutorio, ma deriva da un

ragionamento essenziale: la sinistra

deve ripartire da quelle forze politicamente

organizzate che siano in

grado di superare l’attuale cortocircuito.

Per questo continuiamo

a proporre, come primo passo per

rimettere insieme la sinistra, la riunificazione

di Pdci e Prc. Un dato

confermato anche dalle provinciali:

a Catania eleggono un consigliere

7

stabilizzazione, e i recenti ammiccamenti alla

Gran Bretagna per favorire assieme, a livello

europeo, l’aumento dell’orario di lavoro fino a

65 ore. In un mese, non solo è stato azzerato

quanto di buono avevamo strappato con il

governo Prodi, ma si procede ad ampie falcate

verso il peggiore thatcherismo, acuito dalla rozzezza

tipicamente berlusconian-leghista. Per

questo i comunisti lanciano un grido d’allarme:

e sfidano il governo sul terreno dell’opposizione

più intransigente.

GIANNI PAGLIARINI

provinciale il Prc e il Pdci; a Caltanissetta

con i due simboli si elegge

un consigliere provinciale del Pdci; a

Siracusa, sempre con i due simboli,

un consigliere di Rifondazione; altrettanto

a Enna con un consigliere

del Pdci. La sinistra unita, ma sotto

la falce e martello, elegge consiglieri

provinciali. Con buona pace dei

nostalgici della Bolognina, questo

dovrà pur significare qualcosa!

La Sicilia è ormai soggiogata

alla peggiore destra.

Ha vinto una destra clientelare,

affaristica, segnata da assenza di

cultura di governo e istituzionale,

che però è largamente maggioritaria:

dopo il governo Cuffaro (e

sappiamo perché è andato via),

dopo l’amministrazione Scapagnini

(e sappiamo perché è andato

via), se più di 7 siciliani su 10 e

più di 8 catanesi su 10 scelgono il

malgoverno, il clientelismo, l’assenza

di trasparenza, significa che

le prospettive non sono rosee per

il futuro, soprattutto di fronte alla

contrazione delle forze democratiche

e di sinistra.

Si può ripartire?

A Catania, per esempio, noi

non c’eravamo neppure prima in

consiglio comunale. Abbiamo già

sperimentato l’opposizione sociale,

fuori dalle istituzioni, tanto che i

nostri voti ci sono (non siamo in

consiglio per un’inezia), ma il punto

è la sinistra nel suo complesso.

Basta con i soloni che dicono sempre

cosa fare: bisogna riprendere a

creare una rete di relazioni, di presenze

nel territorio e anche di dibattiti.

Oggi chi parla con i giovani,

con i ceti produttivi? Prendiamo il

sindacato: la Cgil a Catania non

riesce a eleggere uno dei suoi maggiori

leader. La sinistra deve uscire

dalla “clandestinità” in cui l’elettorato

italiano l’ha quasi sprofondata

e riprendere le battaglie, sapendo

che è durissima.


ALESSANDRA VALENTINI

A

8

sua immagine, questa

potrebbe essere la sintesi

della nuova segreteria

formata da Epifani nel pieno del

dibattito tra sindacati e Confindustria

sulla riforma del sistema

contrattuale. Il direttivo della più

grande organizzazione sindacale

dei lavoratori, la scorsa settimana,

con una procedura inusuale, ha

azzerato e rinominato in poche

ore la nuova segreteria della Cgil.

Il cambiamento formalmente si

era reso necessario all’indomani

dell’elezione di Paolo Nerozzi e

Achille Passoni nelle fila del Partito

democratico, e dell’elezione

di Carla Cantone alla segreteria

generale dello Spi. Ma in realtà

accanto a queste sostituzioni, che

potevano sembrare frutto di un

automatismo, si è registrata la rimozione

di Marigia Maulucci e

Mauro Guzzonato.

Di fatto le new entry di Susanna

Camusso, Vera Lamonica,

Agostino Megale, Enrico Panini

Giovedì 26 Giugno 2008

CGIL Le aree di “Lavoro e società” e “Rete 28 aprile” non si sentono rappresentate

Segreteria conforme

Il direttivo di Epifani disegnato a sua immagine

e Fabrizio Solari, unite alle riconferme

di Paola Agnello Modica,

Morena Piccinini, Fulvio Fammoni

e Nicoletta Rocchi, fanno

pensare che al segretario Guglielmo

Epifani sia riuscita quella che

da più parti è stata definita “epifanizzazione”

della segreteria. Le

critiche più aspre provengono da

“Lavoro e Società” e dalla “Rete

“LA RINASCITA”,

ELETTO IL NUOVO CDR

IL 18 GIUGNO 2008, l’assemblea

delle lavoratrici

e dei lavoratori giornalisti

de “La Rinascita della sinistra”

e de “La Rinascita

online” si è riunita per eleggere

il nuovo Comitato di

redazione. Sono stati eletti:

Gabriele Fasan, Federica

Labanca e Valeria Russo.

Auguri di buon lavoro

da tutta la redazione.

28 aprile”. Secondo Giorgio Cremaschi

quello che è accaduto «è

il segnale della crisi profonda del

gruppo dirigente della Cgil. Per la

prima volta il dissenso non è rappresentato

in segreteria, un dissenso

che è pari al 25% del corpo

della Cgil. Non è presente la posizione

che si è espressa contro la

riforma del sistema contrattuale,

che ha detto no al protocollo sul

welfare. Registriamo una forte

tendenza a restringere gli spazi

di partecipazione democratica».

Anche l’area programmatica

“Lavoro e Società” boccia la nuova

segreteria, nella quale di fatto

non è più rappresentata, non potendosi

affidare alla sola presenza

di Paola Agnello Modica, dopo

le posizioni da lei espresse in merito

alla riforma dei contratti. Per

Nicola Nicolosi «è venuto meno

l’impegno, assunto dal segretario

generale nel corso del Coordinamento

nazionale di Lavoro Società

del 22 giugno 2006, volto a

garantire l’esercizio di tale diritto

in occasione del primo riassetto

organizzativo della segreteria».

Ma entrando nel merito delle

questioni Nicolosi ha spiegato

che «la composizione della nuova

Segreteria è stata realizzata

all’insegna della condivisione

delle scelte operate in occasione

dell’accordo sul welfare del 23

luglio 2007 e sulla piattaforma

di riforma del modello contrattuale».

Dal nuovo assetto della segreteria

sembra venire ampiamente

consolidata la componente veltroniana

e del Pd e indebolita

l’ala sinistra. Su questa nuova

segreteria, inoltre, non può non

pesare la riflessione sulla successione

di Epifani, per il quale

il mandato scadrà nel 2010 se

non dovessero sopraggiungere

sorprese. In Corso Italia il nome

più gettonato per succedere

ad Epifani è quello di Susanna

Camusso, appena entrata in segreteria

e attuale segretario della

Lombardia.

lavoro

POTENZA

Nel carcere,

la Rinascita

L a

vera sinistra non solo non

è scomparsa, ma prosegue

nella sua missione di sostegno

e attenzione verso la classe

dei più deboli. Infatti negli scorsi

giorni, per iniziativa dei Comunisti

italiani alla Provincia di Potenza

il carcere di Melfi in Basilicata

si è trasformato in un vero

e proprio palcoscenico culturale.

Maurizio Campanotta, detenuto

dell’istituto circondariale, è divenuto

per un giorno protagonista

in positivo presentando a una

platea gremita la sua raccolta di

poesie Le parti nascoste dell’anima.

Il consigliere e l’assessore provinciali

del Pdci presenti alla manifestazione,

rispettivamente Raffaele

Soave e Giuseppe Telesca,

ribadendo la grande importanza

del percorso di socializzazione e

riabilitazione dei detenuti, hanno

sottolineato come il libro di

poesie di Campanotta esprima

«i sentimenti di chi ha la volontà

di uscire dal labirinto e nella lirica

ritrova la serenità d’animo, invocando

sostegno e attenta considerazione».

Il consigliere Soave,

delegato ai rapporti con gli istituti

di pena, ha ricordato come la

Provincia di Potenza, impegnata

da tempo nel settore di reinserimento

dei detenuti, gestisca corsi

di formazione per offrire ai carcerati

«una nuova chance, così come

prevede progetti per l’impiego

degli stessi in lavori socialmente

utili. Un domani molti di questi

- ha aggiunto - ritorneranno in

libertà ed è importante che vengano

messi in condizione di non

commettere gli stessi errori». Sul

finire dell’evento un detenuto,

palesemente emozionato, avvicinandosi

ai rappresentanti del

Pdci e mostrando la sua copia

del settimanale La Rinascita della

sinistra (al quale è abbonato) ha

detto: «E’ importante che non ci

si dimentichi di noi. Il Pdci ha

sempre mostrato sensibilità per

la nostra condizione, grazie. Il

miglior ministro alla Giustizia -

ha concluso - che abbiamo mai

avuto è stato Oliviero Diliberto».

ANGELA SOAVE


Che, quando era Ernestito

Edizione Esclusiva per La Rinascita della Sinistra

Martí che è vivo!

Ernesto Che Guevara disse ai bambini: “Non dovete gridare Viva Che Guevara.

Viva

Gridate invece Viva Martí, che è vivo!”

GIUGNO 2008

www.granma.cu

ITALIA

PAGINA 3

Rafael ENRÍQUEZ

Supplemento di Cuba

e America Latina

Il Buena Vista

Social Club

suonerà in Italia

Fidel aveva

PAGINA 2

previsto la crisi

alimentare

Mafia,

mercenari

PAGINA 4

e diplomatici

USA

500.000

nuovi poveri

PAGINA 6

in Guatemala

e in El Salvador

USA: i nuovi

piani per

PAGINA 7

destabilizzare

Cuba

PAGINA 8


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA CULTURA

“Tumbao y

fuego!”

Il Buena Vista Social Club anche


Italia in

Il sucesso del Buena Vista Social Club è quasi


mistero che andrebbe studiato, perchè più

un

gli anni, più grande è il successo, anche

passano

i fondatori e i personaggi principali e più noti,

se

Ibrahim Ferrer, per esempio o Compay

come

se ne sono già andati...

Segundo,

Valdés, figlio di Amadito, eccellente

Amadito

che suonava con la jazz-band di

clarinettista

Romeu, figlio d’arte, “le bacchette d’oro

Armando

Buena Vista”, suona con strumenti unici e

del

che portano il suo nome, come il

brevettati,

Amadito Valdes Meinl e le bacchette Tip.

timpano

passati dieci anni da quando Wim Wenders

Sono

a Cuba a girare il suo mitico film, presentato

venne

cinema Charlie Chaplin durante il Festival

nel

del Cine latinoamericano del 2009, e

Internazionale

premio Grammy vinto dal disco del gruppo.

dal

furono i concertoni al Carnegie Hall e le due

Ci

di entusiasmante follia, l’11 e 12 aprile del

serate

nel Teatro Carrè di Amsterdam, un successo

1998

e il successo continua e straripa...

enorme

Cooder ha scritto di Amadito parlando degli

Ry

del Buena Vista: “Io credo che sia il più

artisti

esponete vivo di questa cosa dei timpani...

grande

è speciale”!

Amadito

Buena Vista riempie i teatri dovunque va.

Il

che è una persona gentile e sorridente,

Amadito,

si stupisce dell’entusiasmo costante che

quasi

in ogni luogo.

riscuotono

questo decimo anniversario della “riscoperta

In

gruppo (il Buena Vista Social Club nacque nel

del

secolo nel quartiere di Marianao, come luogo

XX

ritrovo e ricreazione esclusivo per neri e le loro

di

solamente in Inghilterra nel mese di

famiglie),

appena terminato hanno suonato in 32

aprile

teatri.

famoso insieme di artisti non suona in

Questo

o in luoghi limitati, ma nei teatri più grandi.

cabaret

Budapest, mi dice, era impressionante!

“A

quattromila persone, erano sdraiati nei

C’erano

litigavano fuori per entrare...”

corridoi,

un intenso programma porterà il mitico

Ora

in molti altri paesi d’Europa. Alla metà di

gruppo

di nuovo a Londra, poi a Dublino e a

giugno

in Irlanda, quindi a Every, in Francia e a

Cork,

Cervon; poi Stoccarda il 29 giugno, Bonn,

Blanvill

e Berlino in Germania; quindi Mosca e

Amburgo

finalmente in Italia, dove suoneranno a

poi,

l’8 luglio, a Milano il 10, a Palermo il 12 e

Firenze

13 a Roma. Il 14 andranno a Trieste, il 16 a

il

Bologna.

la Grecia, Creta, l’Islanda e finalmente di

Poi

a L’Avana, a casa.

ritorno

si deve pensare però che Amadito riposa a

Non

il suo impegno fisso, come ospite

L’Avana:

lo vede tutti i martedì notte

d’onore,

Nacional dove, nel Salone Compay

nell’Hotel

suona con La Havana Hold Stars, un

Segundo,

eccellente che esegue musica

gruppo

cubana in modo davvero affascinante

tradizionale

suona anche a Varadero, in Plaza

(l’orchestra

tutti i mercoledì notte).

America

canzoni preferite attualmente dal pubblico

Le

quelle di sempre: “El cuarto del Tula” di

sono

Eliades Ochoa; “Hay Candela” di Ibrahim Ferrer, il

“La fiesta de Amadito” che entusiasma

tema

pubblico di qualsiasi paese, perchè la

qualsiasi

che loro offrono è un linguaggio che tutti

musica

e che arriva all’anima delle persone,

comprendono

i loro sentimenti.

tocca

non parla molto, ma ha una memoria

Amadito

e quando parla racconta cose di musica

eccellente

musicisti con ricchezza di particolari, con colore,

e

quel suo sorriso aperto e così simpatico,

con

che si ritrova anche nelle pagine del suo

intenso,

- scritto assieme al giornalista Orlando Matos

libro

che s’intitola “Amadito Valdés. Le bacchette d’oro


Buena Vista Social Club” e che raccoglie,

del

la sua storia, quella della musica e dei

attraverso

grandi musicisti di Cuba di tutto un secolo e

più

delle bande degli idoli di quattro generazioni.

più,

storia della musica cubana e dei suoi

Questa

è arricchita da molte foto di personaggi

protagonisti

partendo da Amadito e suo padre, con

mitici,

Valdás, Puntella, il Benny, Omara, nick

Chucho

Sergio Vitier, Compay, i Rubalcaba, los

gold,

del Jazz... insomma la crema della miglior

Chicos

dell’America latina ...

musica

i momenti più importanti della vita musicale di

Tra

c’è la fondazione dell’Orchestra Giovanile

Amadito

Musica Moderna, la partecipazione al quartetto

di

Aida’s” con Omara Portuondo, la Prima dama

“Las

Buena Vista, “Las estrellas de Areito” e il

del

Vista. Amadito è stato nominato al Grammy

Buena

2004 con il suo disco “Bajando Gervasio”,

nel

la registrazione di circa 80 dischi con gruppi

(dopo

orchestre), giudicato il miglior disco degli ultimi

e

vent’anni.

Delgado canta nel secondo tema del

Isaac

“Cuando Amadito toca el timbal, no deja el

disco:

para coger la vereda…).

camino

de Marcos ha detto di “Bajando Gervasio”

Juan

: “È il miglior disco che ho fatto in vita mia”.

che

Vitier ha scritto un brano per personale per

Sergio

Amadito.

il Buena Vista Social Club, con

Insomma,

naturalmente, va in Italia e porta il meglio

Amadito

musica tradizionale di Cuba...

della

mi ha detto.” Mi piacerebbe dare

Amadito

conferenza sui timpani e sulle

qualche

sarà possibile farlo in qualche scuola

percussioni,

Italia, anche se è luglio? Mi piacerebbe

in

i giovani italiani che studiano musica,

conoscere

idee ed emozioni con loro...”

scambiare

che chi può gli dia qualche

Speriamo

dato che il successo che ottiene il

opportunità

Vista Social Club in tutto il mondo, da dieci

Buena

dice che sono davvero concerti

anni,

eseguiti da artisti eccezionali. •

indimenticabili

Retamar eletto direttore dell’Accademia Cubana della Lingua

SONIA SÁNCHEZ

Il Premio Nazionale di Letteratura, Professor


Merito dell’Università de L’Avana e presidente

di

Casa de las Américas, Roberto Fernández

della

è stato eletto in una riunione generale

Retamar,

Direttore dell’Accademia Cubana della

solenne.

per i prossimi quattro anni.

Lingua,

a Granma proviene dal

L’informazione

e critico letterario, Professore Titolare

saggista

Facoltà di Arti e Lettere dell’Università de

della

Dottor Rogelio Rodríguez Coronel, che

L’Avana,

stessa sessione è stato nominato vice

nella

della prestigiosa istituzione cubana che

direttore

appartiene all’Associazione delle Accademie

Lingua, corrispondente della Reale

della

Spagnola.

Accademia

Segretaria è la saggista e critica letteraria,

La

Nara Araújo, Professoressa Titolare

dottoressa

de L’Avana Habana;

dell’Università

Monsignor Carlos Manuel de

Bibliotecario

Tesoriere il giornalista e scrittore,

Céspedes:

Nacional de Letteratura, Reynaldo

Premio

González.

Cubana della Lingua, stabilita a

L’Accademia

il 19 maggio del 1926, è integrata da

L’Avana

accademici come numero, cinque

26

corrispondenti nazionali, quattordici

accademici

e due stranieri.

ispano-americani

(Cubaperiodistas). •

Festival Mondiale della

Il

“Varadero 2008”

Musica

Dyango, Represas


130 gruppi tra gli

e

artisti

130 gruppi e solisti


tutti i generi

di

al

parteciperanno

Mondiale della

Festival

Varadero 2008,

Musica

si svolgerà in

che

famosa spiaggia

questa

al 15 giugno, dopo

sino

chiusura di questo

la

giornale.

dal noto

Presieduto

e direttore

compositore

Juan

d’orchestra

l‘incontro

Formell,

dopo 20 anni

ritorna

per divenire,

d’assenza

Juan: “Musica dal

dice

permanente”.

vivo

conferenza

Nella

di stampa

Formell

presentazione,

spiegato che l’idea

ha

fare un Festival

era

nel quale si

musicale

artisti di

fondessero

generazioni e stili.

distinte

che vogliamo è unirci a

“Quel

per notti intere, come

suonare

fatto nell’ultima edizione,

abbiamo

anni fa.

tanti

pista dell’ aeroporto di

Nell’antica

che accoglie anche 30.000

Varadero

si terranno tre concerti al

persone,

tutti gratuiti” ha annunciato

giorno,

Formell.

vice ministro alla Cultura, Alexis

Il

ha confermato che tra le

Vásquez,

invitate ci sono lo

personalità

Dyango, il portoghese Luis

spagnolo

il gruppo pop danese

Represas,

il portoricano Andy

Sweetheart,

i venezuelani Lester

Montañez,

e Lex Estet, il quartetto

Paredes

Pablo Basez, gli

argentino

Rarefacción, l’interprete

ecuadoriani

Afia Mala e 11 gruppi

senegalese

tra i quali i Pigmeos del

africani,

e Sandang All Star.

Congo

musica cubana sarà

La

dai suoi migliori

rappresentata

esponenti: il gruppo

el cantante, X Alfonso, La

Síntesis,

de Manzanillo, Aragón, Van

Original

Omara Portuondo, il grupo di

Van,

Segundo, los Muñequitos

Compay

Matanzas…

de

orchestre tipiche, gruppi di

Sestetti,

pop, “soneros” e interpreti della

jazz,

e della musica popolare

timba

si alterneranno tutti i giorni

ballabile

13 scenari, dal pomeriggio all’alba

in

successiva.

si svilupperà un

Parallelamente

sulle percussioni nella

seminario

popolare cubana, con classi

musica

e si svolgerà anche

dimostrative

teorico “Sencillamente

l’incontro

charangueando”.

prima edizione del Festival di

La

fu presentata nel 1967, poi

Varadero

grande manifestazione artistica si

la

in altre due occasioni.

svolse

suoi scenari sono passati

Sui

come il francese Michel

personaggi

il brasiliano Chico

Legrand,

la spagnola Massiel...

Buarque,

• (PL).


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA VARIE

Viva Martí, che è vivo!

“Gli eroi del popolo non si possono separare


popolo, non li si può trasformare in

dal

raccomandò il Comandante Ernesto

statue”,

Guevara ai giovani cubani

Che

MERCEDES SANTOS MORAY

Un anno dopo il trionfo della Rivoluzione, il 28


del 1960, il comandante Ernesto Che Guevara

gennaio

con bambine e bambini e con centinaia di

dialogò

nell’anniversario della nascita di José Martí.

giovani

sue parole dirette alla folla avevano un accento

Le

sottolineando i principi di etica della sua

speciale,

di fronte alla storia e anche di fronte alla vita.

filosofia

marea di bambini e di giovani lo aveva

Quella

tra Evviva e applausi e il Che, con il suo

ricevuto

senso della giustizia, ascoltando le grida di

proverbiale

Che Guevara, rispose: “A nessuno di voi è mai

Viva

in mente di gridare Viva José Martí!... e questo

venuto

va bene”.

non

Che trasformò il suo discorso, un breve brano

Il

una lezione lontana dalla retorica e dalla

d’oratoria,

per dare ordine non solo alle acclamazioni

demagogia

le circostanze, ma per seminare valori etici nelle più

e

generazioni.

giovani

di nascita, il Che aveva ana visione

Argentino

che superava tutti i limiti geopolitici e si

umanistica

debitore dell’Apostolo, come tutta la

riconosceva

del Centenario.

generazione

è stato il mentore diretto di questa Rivoluzione,

“Martí

alle cui parole si deve sempre ricorrere per

l’uomo

la giusta interpretazione ai fenomeni storici che

dare

vivendo; l’uomo la cui parola e il cui esempio si

stiamo

ricordare ogni volta che si vuole dire o fare

devono

trascendente in questa Patria… perchè Jose

qualcosa

è molto più che cubano: è americano e

Martí

a tutti i venti paesi del nostro continente e

appartiene

sua voce si ascolta e si rispetta non solo in Cuba

la

in tutta l’America.

ma

sua modestia proverbiale e con loquace

Dalla

aggiunse, definendo il rurolo che

serenità

ai rivoluzionari cubani nel nuovo periodo

corrispondeva

storico:

stato un onore per noi rendere vive le parole di

“È

Martí nella sua Patria e nel luogo dove nacque”.

José

sapeva il Che quanto dovevamo e dobbiamo ai

“Ben

Eroi, a coloro a cui si rende omaggio non in

nostri

superficiale ma dalle fondamenta delle loro

maniera

da lì segenalò che il miglior tributo a Martí sarà

idee”;

cercare di comprenderlo e di riviverlo per le

sempre

azioni e la nostra condotta di oggi”.

nostre

tema dell’Eroe e lo stesso insegnamento della

Il

che egli stesso protagonizzava, tracciò la

storia

esatta del ruolo dell’uomo nei grandi

dimensione

socieli.

processi

Salvador Allende è entrato nelle

nostre vite, per sempre

GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ

Lo scrittore e giornalista colombiano


García Márquez offre la sua

Gabriel

in un articolo relazionato con

visione,

di Salvador Allende, di colui

l’assassinio

fu il primo presidente socialista

che

dal popolo in America Latina.

eletto

Márquez segnala che il rispetto

García

legalità e della Costituzione cilena,

della

parte di Allende, in qualche modo

da

la sua stessa condanna.

furono

difesa del suo incarico e della

La

borghese complottarono al

legislazione

da terminare giustificando la sua

punto

morte.

stessa

della battaglia finale, con il

Nell’ora

alla mercè delle forze scatenate

paese

sovversione, Salvador Allende

della

afferrato alla legalità.

continuò

contraddizione più drammatica della

La

vita fu essere nello stesso tempo il

sua

congenito della violenza e un

nemico

appassionato.

rivoluzionario

credeva d’averla risolta con l’ipotesi

Lui

le condizioni del Cile permettevano

che

pacifica verso il

un’evoluzione

in una legalità borghese.

socialismo,

2008:

ExpoCaribe

seconda Fiera

la

Commerciale di Cuba

Finauto, diretta dall’italiano Massimo Bonnano,


vinto tre premi

ha

Imprenditori di Cuba, Canada, Italia, Spagna,


Germania e Corea del Sud hanno vinto i

Venezuela,

premi della XV Fiera Internazionale ExpoCaribe,

principali

si è svolta nel Centro delle Convenzioni Heredia,

che

Santiago di Cuba.

dell’orientale

presidente della Camera di Commercio (CCC), Raúl

Il

ha considerato che la manifestazione ha

Becerra,

ad elevare la cultura dell’esportazione dei

contribuito

dell’Isola, soprattutto nella zona orientale.

dirigenti

questa edizione hanno partecipato 180 espositori

A

e stranieri, che hanno mostrato la loro

nazionali

e servizi per sei giorni ed hanno stabilito

produzione

contatti, hanno incontrato nuovi clienti...

Eroi del popolo non si possono separare dal

Gli

non li si può trasformare in statue, in una cosa

popolo,

e al di fuori della vita di questo popolo per il quale

che

la propria. L’eroe popolare dev’essere una

diedero

viva e presente in ogni momento della storia di

cosa

popolo. un

del valore delle idee e anche dell’esempio,

Convinto

due elementi formarono il suo carattere e la sua

questi

rivoluzionaria, creando una sintesi tra l’opera e

poetica

vita del Maestro e quella di quell’argentino-cubano

la

andò a cavalcare sul costato di Ronzinante.

che

è la mia raccomandazione finale :che vi

“Questa

a Martí senza timore, senza pensare che vi

avviciniate

a un dio, ma a un uomo più grande degli

avvicinate

uomini, più saggio e sacrificato degli altri uomini.

altri

che lui rivive un poco ogni volta che

“Pensando

gli insegnò troppo tardi

L’esperienza

non si può cambiare un sistema dal

che

ma che va fatto dal potere.

governo,

riscontro tardivo doveva essere

Questo

forza che lo fece resistere sino alla

la

tra le macerie in fiamme di una

morte

che non era casa sua, una casa

casa

che un architetto italiano aveva

oscura

come fabbrica e che divenne il

costruito

di un presidente senza potere.

rifugio

a resistere per sei ore con una

Riuscì

che gli aveva regalato Fidel

mitraglietta

la prima e unica arma da fuoco

Castro,

Salvador Allende usò per sparare in

che

sua. vita

giornalista Augusto Olivares, che

Il

al suo fianco sino alla fine, fu ferito

restò

volte e morì dissanguato

varie

pubblica.

nell’assistenza

alle quattro del pomeriggio il

Sino

di divisione, Javier Palacios,

generale

di raggiungere il secondo piano

cercò

il suo aiutante, il capitano Gallardo e

con

gruppo di ufficiali.

un

in una falsa poltrona Luigi XV tra i

Lì,

da fiori coi dragoni cinesi e i quadri

vasi

Rugendas del Salone rosso, Salvador

di

li stava aspettando.

Allende

Lo stand premiato di Finauto

in testa un casco da minatore,

Aveva

portava la giacca nè la cravatta ed

non

sporco di sangue. Aveva la

era

in mano.

mitraglietta

conosceva il generale Palacios.

Allende

giorni prima aveva detto ad

Pochi

Olivares che quello era un

Augusto

pericoloso, che aveva costanti

uomo

con l’ambasciata degli Stati Uniti.

contatti

lo vide apparire sulla scala,

Come

gli gridò: “Traditore!” e lo ferì a

Allende

mano e poi morì in uno scambio di

una

con la pattuglia.

spari

gli ufficiali, in un rito di casta, gli

Tutti

al corpo e l’ultimo, un ufficiale,

spararono

deturpò il viso con la culatta del fucile.

gli

foto esiste: l’ha scattata il fotografo

La

Enrique Lira, del quotidiano El

Juan

il solo che ebbe il permesso di

Mercurio,

il cadavere.

fotografare

tanto sfigurato che alla vedova, la

Era

Hortensia Allende, permisero di

Signora

i documenti firmati, il Piano d’Azione tra la Camera

Tra

Commercio e il Centro delle Esportazioni e Investimenti

di

Repubblica Dominicana e un accordo di

della

tra l’istituzione cubana e la Camera di

cooperazione

della Vallonia, in Belgio.

Commercio

Terzo Comitato Cuba- Caricom degli Imprenditori, il

Il

dei Produttori di Rum dei Caraibi e il Seminario

Dialogo

di Facilità per il Commercio di Trinidad e

dell’Ufficio

Tobago sono stati momenti significativi della Fiera.

in lui e rivive un poco ogni volta che qualcuno

pensate

come lui voleva si attuasse per questo e per

attua

il suo discorso disse: “Vi chiedo che mi

terminare

come avete cominciato, ma al contrario. Viva

salutiate

Martí che è vivo!” (AIN, speciale per Argenpress). •

il corpo nella bara, ma non di

vedere

il viso.

scoprirgli

compiuto 64 anni nel luglio

Aveva

ed era un leone perfetto:

precedente

deciso e imprevedibile.

tenace,

che pensava Allende, lo sapeva

Quel

Allende, mi aveva detto uno dei suoi

solo

ministri.

la vita, amava i fiori e i cani ed

Amava

di una galanteria un poco all’antica,

era

scie di profumo e incontri furtivi.

con

sua maggior virtù fu la

La

ma il destino gli preparò la

conseguenza,

e tragica grandezza di morire

rara

con le armi il turpe e

difendendo

diritto borghese,

anacronistico

una Corte Suprema di

difendendo

che l’aveva ripudiato e avrebbe

Giustizia

legittimato i suoi assassini.

poi

un Congresso miserabile,

Difendendo

l’aveva dichiarata illegittima, ma che

che

soccombere compiaciuto di

doveva

alla volontà degli usurpatori.

fronte

la volontà dei partiti

Difendendo

che avevano venduto

dell’opposizione,

al fascismo.

l’anima

tutta quella dote rosicata di

Difendendo

sistema di merda che lui si era proposto

un

senza sparare un colpo.

d’annichilire

dramma è avvenuto in Cile, per

Il

dei cileni, ma deve passare alla

disgrazia

come qualcosa che è avvenuta

storia

rimedio a tutti gi uomini di questo

senza

e che si è fissata nelle nostre vite,

tempo,

di tutti e per sempre (TeleSUR). •

si realizza dal 1991 ed è la seconda borsa

ExpoCaribe

cubana dopo la Fiera de L’Avana FIHAV.

commerciale

di normalizzazione di Santiago di Cuba ha avuto

L’ufficio

di valutare la qualità dei prodotti e il premio al

l’incarico

consegnato per la prima volta nel nel 1996.

disegno,

Premio alla Qualità del Prodotto e stato vinto da: Rum

Il

Añejo Superior 10 Años de la Corporación

Cubay

S.A. di Cuba; da Rum Havana Club Barrell

CubaRon

100 cl de Habana Club International di Cuba e

Proof.

Economica KIA Picanto, versione diesel,

dall’Auto

da FINAUTO INT. LTD, con sede nel

presentata

presieduta dal genovese Massimo

Liechtenstein,

Bonanno.

Premio di Disegno al Prodotto è andato a: Ron Havana

Il

Internacional, Barrell Proof., presentato da Havana

Club

Internacional e alla Camionetta a doppia cabina 4x4,

Club

Yong “Actyon Sport” presentata da FINAUTO.

Ssang

CD+DVD, di Pedrito Calvo,cantante stella del gruppo

Il

Van per molti anni, inciso in occasione dei suoi 50

Van

di attività artistica, presentato dalla EGREM ha avuto

anni

stesso premio al disegno del prodotto, come alcune

lo

ditte di altri paesi.

altre

Premio di Disegno nella categoria Stand Modulari è

Il

alla SUNSET con menzioni speciali a FINAUTO e

andato

TRISTAR. •


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA SOCIETÀ

a morte

Condannate

per fame e sete

prematura

• Oltre 3 miliardi di persone nel mondo

• Il leader della rivoluzione cubana Fidel Castro, con

una chiara visione della realtà presente e futura, scriveva

così agli inizi del 2007:

“Non si tratta di una cifra esagerata, è viceversa

prudente.

Ho riflettuto abbastanza dopo la riunione del presidente

Bush con i fabbricanti d’automobili nordamericani.

Lo scorso lunedì 26 marzo, la sinistra idea di

trasformare gli alimenti in combustibili è stata

definitivamente stabilita come linea economica della

politica estera degli Stati Uniti.

Un dispaccio di AP, agenzia d’informazioni che

raggiunge ogni angolo del mondo, diceva testualmente:

Washington, 26 marzo. AP- Il presidente George W.

Bush ha elogiato lunedì i benefici delle automobili a

etanolo e biodisel durante una riunione con i fabbricanti

d’auto, nella quale ha cercato di fomentare i loro piani a

proposito dei combustibili alternativi.

Bush ha riferito che un impegno dei leader dell’industria

automobilistica nazionale nel raddoppiare la produzione

di veicoli a combustibili alternativi convincerebbe gli

automobilisti ad abbandonare i motori a benzina,

riducendo la dipendenza del paese dalle importazione di

petrolio.

“Si tratta di un notevole progresso tecnologico per il

paese, ha detto Bush dopo aver visto tre veicoli a

combustibile alternativo. Se la nazione vuole

ridurre il consumo di benzina, il consumatore deve

avere la possibilità di prendere una decisione razionale”.

Il Presidente ha sollecitato il Congresso a procedere

rapidamente con la normativa che il Governo ha

recentemente proposto, stabilendo per il 2017

l’utilizzo di 132 miliardi di litri (35 miliardi di galloni) di

combustibile alternativo ed imponendo degli standard più

efficienti nel risparmio del combustibile per uso

automobilistico.

Bush ha incontrato il presidente del consiglio e direttore

generale della General Motors Corp., Rich Wagoner, il

direttore generale della Ford Motor Co., Alan Mulally ed il

direttore generale del gruppo Chrysler della Daimler

Chrysler AG, Tom La Sorda.

I partecipanti alla riunione hanno discusso le misure per

sostenere la produzione dei veicoli a combustibile

alternativo, ipotesi per incrementare l’etanolo, partendo

da fonti come erba o segatura ed una proposta per

ridurre del 20% il consumo di benzina in 10 anni.

I colloqui sono stati effettuati in un momento in cui il

prezzo della benzina è aumentato.

Lo studio più recente dell’organizzazione Lundberg

Survey ha segnalato che nelle ultime due settimane

l’indice medio nazionale del prezzo della benzina è

aumentato di 6 centesimi a gallone (3,78 litri),

raggiungendo i 2,61 dollari.

Penso che ridurre ed inoltre riciclare tutti i motori che

consumano elettricità e combustibile è una necessità

elementare ed urgente per l’intera umanità.

La tragedia non consiste nel ridurre queste spese

energetiche, ma nell’idea di trasformare alimenti in

combustibile.

Oggi si conosce con estrema precisione che una

tonnellata di mais può produrre in media, in base alla

densità, solamente 413 litri d’etanolo, equivalente a 109

galloni. Il prezzo medio del mais nei porti degli Stati Uniti

è di 167 dollari a tonnellata.

Sono quindi necessarie 320 milioni di tonnellate di mais

per produrre 35 miliardi di galloni d’etanolo.

Secondo i dati della FAO, nel 2005 il raccolto del mais

degli Stati Uniti ammontava a 280,2 milioni di tonnellate.

Anche il Presidente parli di produrre combustibile

partendo dall’erba e dai trucioli di legno, chiunque

capisce che sono parole carenti di ogni realismo. Si noti

bene: 35 miliardi di galloni significano un 35 seguito da

nove zeri!

Verranno poi i begli esempi di ciò che raggiungono nella

produttività pro-capite e per ettaro gli esperti e ben

organizzati agricoltori statunitensi: il mais trasformato in

etanolo; i residui di questo mais trasformati in alimento

animale con il 26% di proteine; gli escrementi del

bestiame utilizzati come materia prima per la produzione

di gas.

Beninteso, tutto ciò dopo considerevoli investimenti che

sono solo alla portata delle imprese più potenti, nelle

quali tutto deve muoversi sulla base del consumo elettrico

e del combustibile.

Si applichi questa ricetta ai paesi del Terzo Mondo e

vedrete quante persone, tra le masse affamate del nostro

pianeta, smetteranno di consumare mais.

O peggio ancora: prestate finanziamenti ai paesi poveri

per produrre etanolo dal mais o da qualsiasi altro tipo

d’alimento, e non rimarrà un solo albero per difendere

l’umanità dal cambio climatico.

Altri paesi del mondo ricco hanno in programma di

usare non solo il mais, ma anche il grano, i semi di

girasole, di colza e di altri alimenti per utilizzarli

nella produzione di combustibile.

Per gli europei, ad esempio, sarebbe un affare

importare tutta la soia del mondo per ridurre il consumo di

combustibile delle loro automobili ed alimentare gli

animali con i residui di questa leguminosa,

particolarmente ricca di aminoacidi essenziali.

A Cuba gli alcolici si producevano come sottoprodotto

dell’industria saccarifera, dopo tre estrazioni di zucchero

contenuto nel succo della canna.

Il cambio climatico sta già danneggiando la nostra

produzione saccarifera.

Gravi siccità si alternano a piogge record, permettendo

appena di produrre zucchero con rese convenienti nei

cento giorni del nostro molto mite inverno, e così viene a

mancare lo zucchero prodotto per tonnellata di canna o di

canna per ettaro, per via delle prolungate siccità nei mesi

di semina o di coltivazione.

Credo che in Venezuela useranno l’alcool non per

esportare, ma per migliorare la qualità ecologica del loro

combustibile.

Indipendentemente dall’eccellente tecnologia brasiliana

per la produzione dell’alcool, a Cuba l’impiego di questa

tecnologia nella produzione diretta di alcool, partendo dal

succo della canna da zucchero, è solamente un sogno o

un delirio di coloro che s’illudono con questa idea.

Nel nostro paese, i terreni impiegati nella produzione

diretta di alcool possono essere molto più utili per la

produzione alimentare per il popolo e per la protezione

dell’ambiente.

Tutti i paesi del mondo, ricchi o poveri, senza alcuna

eccezione, potrebbero risparmiare milioni di milioni di

dollari di investimenti e combustibili semplicemente

cambiando tutte le lampadine incandescenti con quelle

fluorescenti, come ha fatto Cuba in tutte le abitazioni del

paese.

Questo sarebbe un respiro, per resistere al cambio

climatico senza ammazzare per fame le masse povere

del mondo.

Come si può osservare non uso aggettivi per definire il

sistema e i padroni del mondo.

Questo compito lo sanno svolgere eccellentemente gli

esperti dell’informazione e gli uomini onesti delle scienze

socioeconomiche e politiche che nel mondo abbondano,

e che costantemente indagano nel presente e nel futuro

della nostra specie.

Bastano un computer e il crescente numero di reti

d’Internet.

Oggi, per la prima volta, conosciamo un’economia

realmente globalizzata ed una potenza dominante in

campo economico, politico e militare, che non assomiglia

per niente alla Roma degli imperatori.

Alcuni si domanderanno perché parlo di fame e sete.

Rispondo: non si tratta dell’altra faccia della medaglia,

ma di varie facce di un altro pezzo, come può essere un

dado con sei facce, o un poliedro con molte facce.

Ricorro in questo caso ad un’agenzia di stampa ufficiale,

fondata nel 1945 e generalmente ben informata sui

problemi economici e sociali del mondo: la TELAM.

Ha reso noto testualmente: “Circa 2 miliardi di persone

abiteranno tra appena 18 anni in paesi e regioni dove

l’acqua sarà un lontano ricordo.

Due terzi della popolazione mondiale potrebbero vivere

in luoghi dove questa carenza produrrà tensioni sociali ed

economiche di tale intensità che potrebbero condurre i

popoli a guerre per il prezioso “oro azzurro”.

“Negli ultimi 100 anni, l’utilizzo dell’acque è aumentato

ad un ritmo oltre due volte superiore al tasso di crescita

della popolazione.

“Secondo le statistiche del Consiglio Mondiale

dell’Acqua (WWC in inglese), si stima che nel 2015 il

numero degli abitanti colpiti da questa grave

situazione ammonterà a 3 miliardi e mezzo di persone.

“Le Nazioni Unite hanno celebrato il 23 marzo il Giorno

Mondiale dell’Acqua, invitando nell’occasione ad

affrontare il problema della penuria d’acqua con il

coordinamento della FAO e l’obiettivo di segnalare la

crescente importanza della mancanza d’acqua a livello

mondiale e le necessità di una maggiore integrazione e

cooperazione, per garantire una gestione sostenuta ed

efficiente delle risorse idriche.

“Molte regioni del pianeta soffrono una grave mancanza

d’acqua, e vivono con meno di 500 metri cubi per

persona l’anno.

Aumentano sempre più le zone colpite dalla mancanza

cronica di questo elemento vitale.

“Le principali conseguenze sono la quantità insufficiente

di questo prezioso liquido per la produzione alimentare,

l’impossibilità dello sviluppo industriale, urbano e turistico

ed i problemi sanitari”.

Fin qui la nota della TELAM.

Sottolineo in questo caso altri fatti importanti: i ghiacci

che si sciolgono in Groenlandia e nell’Antartico, i danni

alla cappa dell’ozono e la crescente quantità di mercurio

in molte specie di pesci d’abituale consumo.

Esistono altri temi che si possono affrontare, ma con

queste righe desidero semplicemente commentare la

riunione del presidente Bush con i principali dirigenti delle

compagnie automobilistiche nordamericane”.

28 Marzo 2007 - Fidel Castro

(Traduzione Gioia Minuti ) •

LE RIFLESSIONI DI FIDEL

Non fare mai

concessioni

all’ideologia

nemica

• Ho deciso di scrivere questa riflessione dopo

aver sentito un commento pubblico diffuso da un

media di massa della Rivoluzione che non voglio

menzionare direttamente.

Si deve mettere molta attenzione in quel che si

afferma, per non fare il gioco dell’ideologia

nemica.

Non si può accusare il periodo speciele del

sistema che l’imperialismo ha imposto al mondo;

non ha inventato il cambiamento climatico, una

civilizzazione che dipende dagli idrocarburi, il

trasporto di ogni membro della famiglia in

automobili che viaggiano quasi vuote e tanto

meno la nefasta idea di trasformare gli alimenti

in combustibili. Non ha inventato le guerre

mondiali per la ripartizione del pianeta, le basi

militari, le armi nucleari e radio elettroniche, i

satelliti spaziali che spiano tutto e dirigono sul

bersaglio raggi letali, i missili teleinviati, i

sottomarini che sparano da migliaia di metri di

profondità, la scienza e la tecnologia al servizio

della morte e della distruzione.

Non ha nemmeno inventato la geografia

politica e le terre di cui dispone ogni nazione,

che sono state frutto di altri fattori storici.

Va ben meditato quel che riafferma, quel che si

dice, per non fare concessioni vergognose. Si

devono analizzare la natura e la psicologia degli

esseri umani.

Il tempo per attuare è breve e costituisce

davvero una frazione di secondo nella storia

della specie.

Comprendere tutto questo è un grande rimedio

contro le vanità.

Il periodo speciale è stato una conseguenza

inevitabile della scomparsa della URSS, che

perse la battaglia ideologica e ci condusse a una

tappa di resistenza eroica dalla quale non siamo

ancora totalmente usciti.

Che difficile essere breve nella battaglia delle

idee!

Fidel Castro Ruz -15 aprile 2008

(Ore 16.45 – Traduzione Gioia Minuti) •


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA VARIE

La comunicazione in Cuba, oggi

Parla Lazaro Barredo, direttore del


Granma

quotidiano

GIOIA MINUTI

Lázaro Barredo Medina è nato a Matanzas nel 1948.


iniziato la su carriera giornalistica come

Ha

di Juventud Rebelde nel

corrispondente

a Matanzas. Poi ha svolto l’incarico di

1969

per lo stesso quotidiano della gioventù

corrispondente

nella Provincia d’Oriente dell’epoca e quindi

cubana

il vicedirettore editoriale del giornale.

divenne

dell’Unione dei Giornalisti di Cuba dal

Vicepresidente

al 1993, collaboratore di Granma, Trabajadores,

1987

Rebelde e molte altre pubblicazioni, da due

Radio

è deputato dell’Assemblea Nazionale del

legislature

Popular. Ha ottenuto il Premio Latinoamericano di

Poder

José Martí, di Prensa Latina, e El Diablo

Giornalismo

della UJC. Partecipa quasi abitualmente alla

Cojuelo,

Rotonda Informativa del Televisione e delle radio

Tavola

Cuba. di

poche righe dicono davvero poco di un

Queste

come Lazaro, che, rispondendo alla mai

personaggio

domanda: “Posso dire che lei è la voce di

scherzosa

mi ha risposto: “No, ma potremmo forse dire che

Fidel?”,

il suo direttore esecutivo”...

sono

è una persona che sa dirigere – uno di quelli

Barredo

vivono rapidi, che dormono poco e hanno buona

che

- e la direzione di un giornale come Granma,

memoria

comprende anche Granma Internacional, cartacei e

che

Internet, non è certo facile, richiede molta capacità e

in

soprattutto a Cuba, dove ogni cosa si

preparazione,

contro la durissima realtà di un blocco infame che

scontra

da cinquant’anni, imposto dagli Stati Uniti.

dura

Lazaro dice: “Come ha pubblicato oggi Granma è in


il processo di sviluppo per risolvere l’anno

marcia

uno dei problemi principali della comunicazione

prossimo

il cavo sottomarino che andrà da La Guajra, in

cubana,

a Santiago di Cuba, retro alimentandosi in

Venezuela

con due cavi coassiali, che rivoluzionerà la

Giamaica,

in Cuba in ogni senso, nello sviluppo delle

comunicazione

tecnologie.

principali

è obbligata oggi ad utilizzare tecnologie satellitari

Cuba

care, una limitazione grave con Internet, dato che

molto

abbiamo capacità. Gli Stati Uniti, che sono così

non

di mandare cellulari nell’Isola, non hanno

preoccupati

permesso in tutti questi anni d’accedere a una linea

mai

comunicazione moltiplicatrice ed economica. In tutto il

di

dell’informatica, la telematica, nel sistema delle

campo

vedremo un’enorme trasformazione.

comunicazioni,

dei fattori dell’educazione generale integrale

Uno

è proprio l’informatica. Dall’inizio della scuole

cubana

i bambini vi accedono. Noi abbiamo 323

elementari

di montagna isolate con un solo alunno, che

scuole

di un maestro, di un televisore e di un PC, con

dispone

e mezzi audiovisivi.

internet

per noi sono le uguali opportunità. Oggi sono

Queste

i Joven Club nell’Isola per informare e insegnare in

600

socializzata; ci sono vari istituti politecnici e

maniera

UCI, l’Università d’Informatica con 3 filiali e

l’eccellente

10.000 studenti, informatici e programmatori in un

quasi

di sviluppo che, col cavo, si potenzierà nei

processo

cinque anni. Cuba in questo terreno farà enormi

prossimi

avanti. passi

progetto cubano di sviluppo della televisione è

Il

pochi anni fa c’erano 2 canali nazionali e 7

avanzato:

Oggi ne abbiamo 5 nazionali, 1 internazionale, 31

locali.

72 corrispondenti e tutto è previsto per i

territoriali,

territoriali e la digitalizzazione.

Telecentro

voleva che si arrivasse ad avere 100 canali di

Fidel

territoriali, perchè la popolazione li segue con

televisione

interesse, con programmi per 4-6 ore e un disegno

molto

fatto nel luogo, secondo il pensiero della zona

tecnologico

L’indipendenza di Cuba nel


della comunicazione.

settore

grazie a qusta nuova tecnologia

Sulla mappa dei Caraibi gli


del Venezuela e di Cuba

specialisti

disegnato un’autostrada di 1550

hanno

tra la zona di Camurí, vicina al

Km.

di La Guaira, nello Stato di

porto

e la spiaggia Siboney, alla

Vargas

di Santiago di Cuba che,

periferia

contribuirà in maniera

affermano,

a cambiare la storia delle

perentoria

internazionali dell’Isola.

comunicazioni

lo elabora.

che

le radio rispondono allo stesso modo. A Cuba 8

Anche

fa erano 63 le radio e ora sono 95, con la

anni

della digitalizzazione; poi tutto avrà a che

prospettiva

con lo sviluppo della tecnologia.

vedere

punto più dolente è la stampa scritta, per via del costo

Il

carta in particolare. L’investimento tecnologico è ora

della

per la quadricromia. Va ricordato che a Cuba,

previsto

è cominciato il periodo speciale, quando si è

quando

la URSS, abbiamo perso il mercato e gli USA

disgregata

hanno approfittato imponendo la detta legge Torricelli

ne

poi la Helms Burton. In meno di dieci mesi abbiamo

e

i mercati. Da 9 milioni di dollari di acquisti, per via

perso

leggi di blocco degli USA siamo scesi a un mercato

delle

un milione 600.000 in un anno. La stampa è stata una

di

avevamo 19 giornali quotidiani, I cubani sono

vittima:

avidi. Cinque milioni di copie al giorno. 740

lettori

di vario tipo, riviste tecniche, giovanili,

pubblicazioni

di ONG’s, tutto lo spettro del pensiero. Oggi

religiose,

recuperando - con la rivista Tema di pensiero

stiamo

per esempio. Tutto era sparito e rimanemmo

filosofico,

il solo Granma di quattro pagine di carta riciclata e

con

Oggi stiamo ricostruendo tutto questo e abbiamo

fragile.

le riviste: ne stampiamo quasi 700 più i

recuperato

Ora è il turno della stampa scritta, dove c’è

tabloidi.

del pensiero, la sua diversità,

l’espressione

dibattito della società cubana di oggi. I cubani

il

davvero molto: prima si stampavano più di 50

leggono

di libri e venivano molti stranieri che percorrevano

milioni

librerie e se ne andavano carichi di libri eccellenti ed

le

Garcia Márquez si comprava con un peso!

economici...

recuperando, non con quelle dimensioni, ma, per

Stiamo

nella Fiera del Libro abbiamo venduto 9 milioni

esempio,

volumi a prezzi abbastanza accessibili. I libri volavano

di

è bello vedere i cubani che vanno in biblioteca, che

ed

a tutto quello che c’è di nuovo!

accedono

non abbiamo Internet individualizzato per via dei

Noi

che ho spiegato, ma lo abbiamo socializzato e

problemi

popolazione può andare nei luoghi comuni. Se si va in

la

facoltà universitaria si vedono i laboratori con i

qualsiasi

a disposizione. La facoltà di giornalismo è oggi

computer

progetto in sviluppo. Perchè come conseguenza del

un

alla linea principale l’opera

Oltre

su una via di restauro tra

conterà

di Cuba e la Giamaica.

Santiago

progetto non pretende di unire i due

Il

con una strada, ma si unirli in

paesi

al mare attraverso due paia di

fondo

di fibra ottica che, anche se sono

cavi

come capelli, moltiplicano per

grandi

la capacità di cui oggi Cuba

3000

peri suoi vincoli con l’estero.

dispone

Wilfredo Morales, al fronte

L’ingegner

di Telecomunicazioni Gran

dell’Impresa

associazione mista creata con

Caribe,

proposito di dar vita a questo sogno ,

il

ha detto che l’impegno è altamente

perchè contribuisce ad

strategico

il muro alzato da circa mezzo

abbattere

dagli USA contro Cuba, che

secolo

a dipendere dai servizi via

obbliga

per i vincoli con l’estero,

satellite

e vulnerabili, una realtà che a

costosi

sembra, il presidente George

quanto

Bush ha dimenticato quando, nella

W.

recente arringa anticubana ha

sua

dell’invio di cellulari nell’Isola.

parlato

Morales sostiene che il

Wilfredo

potrà cominciare ad operare

sistema

primo semestre del 2010.

nel

Gran Caribe, nata

Telecomunicazioni

agli inizi di quest’anno in virtù di un

periodo speciale l’avevamo chiusa e fu un errore.

detto

fu trasformata in facoltà per le comunicazioni

L’istituzione

e oggi ne paghiamo le conseguenze e cerchiamo

sociali

ricostruire la facoltà di giornalismo. C’è un progetto di

di

della vecchia sede di Bohemia, con molti spazi

utilizzo

dovremo trasformare in laboratori. In tre-cinque anni

che

e riavremo una facoltà in sviluppo

recupereremo

e tecnologico, per rispondere alla domanda di

costruttivo

che esiste nell’Isola. Oggi necessitiamo di vari

giornalisti

e suppliamo con laureati di altre facoltà che

giornalisti

capacità e una cultura integrale o sono specialisti

hanno

un settore. L’improvvisazione al giornalismo la

di

con l’inserimento di persone con un’alta

risolviamo

accademica e culturale.

conoscenza

idee è la cosa più importante, contribuire

Comunicare

principale dell’informazione, dell’orientamento

all’obiettivo

della formazione, escludendo la banalità.

e

venerdì abbiamo un’edizione di 16 pagine di Granma,

Il

annunci o pubblicità – che è anche espressione

senza

popolare: in due pagine si pubblicano le

dell’opinione

i messaggi e le chiamate della popolazione. Un

lettere,

lavora solo per questo...

gruppo

un telefono siamo passati a cinque e pubblichiamo

Da

maniera conseguente alla ricezione, pubblichiamo le

in

i concetti politici, le modificazioni e i cambi

critiche,

Con questo grande dibattito tra tutti potremo

proposti.

molti dei nostri problemi. Il gruppo d’attenzione

risolvere

lettore riceve 500-600 lettere o chiamate e messaggi

al

giorno. Io stesso ne ricevo almeno 100 al giorno. Si fa

al

selezione marcando i temi in comune, e ogni giorno

una

una riunione per non ripeterci. Pubblichiamo le

facciamo

integrali, ma a volte sono lunghe e la carta è

lettere

costosa: per questo facciamo una sola edizione

molto

di 16 pagine.

settimanale

Internacional: nato come riassunto del meglio

Granma

Granma quotidiano, è diventato un settimanale a sè

di

stante.

ha tre grandi redazioni: Granma quotidiano,

Granma

del PCC; Granma Internacional per la

organo

all’estero di quel che accede a Cuba e in

comunicazione

Latina, la politica degli Usa e la nostra messa a

America

di vari problemi e le Pagine Web, che stiamo

fuoco

formando.

prossimo congresso della UPEC - Unione Nazionale

Il

Giornalisti- si svolge in un momento di grande

dei

politico, dopo il discorso di Raúl del 26 di Luglio

dibattito

e quelli nel Congresso della CCT e nell’Assemblea

2007,

Ci troviamo in un momento di grande

Nazionale.

politica, nella quale tutti possono esprimere

discussione

proprie preoccupazioni. Hanno partecipato ai dibattiti

le

4 milioni e mezzo di cittadini, facendo un numero

pubblici

di proposizioni. Fidel, il 17 novembre del

incredibile

disse che: “La Rivoluzione è invulnerabile di fronte

2005,

Stati Uniti, ma quello che potrebbe distruggere la

agli

sono i nostri stessi errori”.

Rivoluzione

ha ricordato questo pensiero ed ha chiamato tutti a

Raúl

quello che va cambiato. Noi abbiamo già fatto il

cambiare

più importante: abbiamo scelto il socialismo. Non

cambio

fa certo marcia indietro su questo, anche perchè per

si

il socialismo è lo stato inerente alla sua stessa

Cuba

intima di nazione, è l’indipendenza per cui si è

natura

da sempre, la giustizia sociale, l’uguaglianza. È il

lottato

allo sviluppo del paese. Mentre il mondo è in crisi

diritto

alimentare, sociale, noi affrontiamo i nostri

totale,

come quello dell’acqua e l’abbiamo garantita

problemi,

i prossimi 100 anni.

per

Barredo si sente bene come direttore

“Lazáro

Granma?” Si, anche se il direttore di un

dell’editoriale

deve sapersi scarificare per tutti gli impegni di

quotidiano

e politici, con orari faticosi, la notte e per tutta la

lavoro

dato che il sabato, libero dal giornale, c’è il

settimana,

di deputato*. Combinare tutto questo fa davvero

lavoro

il tempo...

volare

Cuba i deputati non ricevono stipendio NdR). •

(A

Un cavo sottomarino da La Guaira a Santiago di Cuba

d’associazione tra Telecom

accordo

e la cubana Impresa di

Venezuela

dei Segnali di

Trasporto

(Transbit), avanza

Telecomunicazioni

lavori di progettazione dell’opera e

nei

processo di selezione dell’entità

nel

assumerà la costruzione del

che

sistema.

accordo con quanto progettato, la

In

si prevede sarà conclusa

selezione

prossimo e il collocamento

nell’agosto

cavo per la fine del 2009 o l’inizio

del

2010, in modo che già nel primo

del

dell’anno, il sistema potrà

semestre

cominciare ad operare. •


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA INTERNAZIONALI

CUBA

i pagamenti

Denunciati

USA ai

degli

controrivoluzionari cubani

• Il direttore del Centro

d’Investigazioni Storiche della

Sicurezza dello Stato, Manuel

Hevia, ha denunciato che

terroristi che vivono negli Stati

Uniti finanziano i

controrivoluzionari cubani, come

le dette Dame in Bianco.

“Anche questo gruppo di donne

ha ricevuto denaro

dall’organizzazione di schermo

(Riscatto Giuridico) del terrorista

Santiago Alvarez”, ha rivelato

Hevia nel suo intervento durante il

programma radio-televisivo “Tavola

Rotonda Informativa”.

L’esperto ha presentato un

documento nel quale appaiono i

nomi di 18 membri delle Dame in

Bianco, alle quali Alvarez ha

inviato denaro e inoltre ha mostrato

una ricevuta del pagamento di

2.400 dollari alla capoccia

dell’organizzazione

controrivoluzionaria, Laura Pollan.

Sia costei che altri membri dei gruppuscoli

anticubani, comprendendo Jorge Luis Garcia

(Antunez), Vladimiro Roca e Martha Beatriz

Roque hanno ricevuto denaro da Alvarez, ha

precisato.

Il terrorista d’origine cubana, attualmente è

in carcere negli USA per la detenzione

illegale di un gran quantitativo di armi che

pianificava d’utilizzare nelle sue azioni

violente contro l’Isola.

Durante il programma, i giornalisti presenti

hanno commentato varie conversazioni

telefoniche della Roque con funzionari

dell’Ufficio di Interessi degli Stati Uniti a

Cuba (SINA) nelle quali si dimostra che le

Un invito ai giuristi


mondo dalla

del

di Giustizia

Ministra

Cuba di

• María Esther Reus González, ministra di

Giustizia di Cuba, ha chiesto ai giuristi di

Cuba e del mondo che intensifichino la

solidarietà con la causa della liberazione del

Cinque Eroi reclusi negli Stati Uniti, per aver

ostacolato l’organizzazione di azioni

terroristiche.

Dobbiamo raddoppiare l’appoggio

internazionale per la scarcerazione di

Antonio Guerrero, Fernando González,

Gerardo Hernández, Ramón Labañino e René

González, dopo la sentenza dettata dalla

Corte d’Appello del XI Circuito d’Atlanta sul

ricorso d’appello della difesa, ha affermato la

ministra.

“Credo sia imprescindibile in questo

momento rafforzare la solidarietà e

il movimento a favore del caso dei Cinque,

come li si conosce internazionalmente, per

ottenere l’applicazione della giustizia e la

libertà di questi patrioti, ha detto all’agenzia

AIN.

María Esther Reus González ha sottolineato

la necessità d’incrementare la lotta in questo

menzogne sono un metodo per accusare il

governo cubano.

Martha Beatriz racconta alla sua

interlocutrice che: “La stanno aspettando le

Brigate di Risposta Rapida fuori casa per

picchiarla ed arrestarla”, ma un video

dimostra chiaramente Martha che usciva

tranquillamente e che nessuno l’aspettava

fuori casa...

senso, dopo la decisione giudiziaria della Corte

d’Appello del XI Circuito d’Atlanta di ratificare le

accuse di colpevolezza contro i patrioti cubani, che

nel settembre prossimo compiranno 10 anni di

prigione.

La ministra del MINJUST è una dei firmatari,

ssieme ad altri cinquemila

Giuristi cubani, di un richiamo internazionale per

far sì che gli Stati Uniti consegnino i visti ai

familiari dei Cinque patrioti reclusi, che scontano in

questo paese eccessive ed ingiuste condanne.

Una dichiarazione del Comitato Internazionale

per la Liberazione dei Cinque, recentemente

pubblicata, avverte che al di là della manipolazioni

Nel secondo giorno consecutivo il

programma ha illustrato con immagini,

frammenti di conversazioni telefoniche ed e-

mail, la partecipazione dei funzionari della

SINA all’invio di denaro di terroristi ai

controrivoluzionari nell’Isola.(PL)•

del governo statunitense per dilatare questa

ingiusta prigionia, la decisione giudiziaria non ha

sorpreso nessuno.

Al contrario, riafferma sempre più la necessità di

continuare a lottare senza tregua per denunciare

questa colossale ingiustizia contro i Cinque, che si

sono dedicati a controllare, nella città di Miami, le

azioni dei controrivoluzionari - che operano con

l’assenso e l’appoggio del governo di Bush -

organizzate contro Cuba.

L’organizzazione ha invitato amici, comitati e

fratelli del mondo, a raddoppiare il reclamo per i

Cinque in tutti i modi possibili negli Stati Unti, in

Europa e in America Latina, di fronte alle sedi del

Il Ministro cubano del Trasporto

ha denunciato gli effetti del blocco

Durante una visita a Mosca


PETINAUD

JORGE

• “Il blocco degli Stati Uniti contro

Cuba causa un danno irrazionale

all’Isola e deve cessare”, ha

dichiarato a Mosca, in Russia, il

ministro de Trasporto dell’Isola più

grande delle Antille, Jorge Luis

Sierra.

In una dichiarazione a Prensa

Latina, dopo un incontro con i

rappresentanti della missione

statale cubana in Russia, il

ministro ha spiegato le difficoltà

che provoca questa politica

mantenuta già da circa 50 anni da

Washington.

“Noi abbiamo realizzato acquisti

nel settore ferroviario in Iran, un

paese incluso nell’asse del male,

come Cuba, per una decisione

arbitraria del governo degli Stati

Uniti”, ha detto.

“Cercare una nave che porti

queste merci da Teheran a L’Avana

è una cosa complessa e per

questo abbiamo dovuto lasciare i

vagoni ferroviari per alcuni mesi in

Iran, aspettando una nave

mercantile”, ha aggiunto.

Sierra ha ricordato che le leggi

Helms-Burton e Torricelli,

secondo le quali una nave che

entra in un porto di Cuba non può

attraccare in un altro porto

statunitense per almeno sei mesi

e una imbarcazione che va

dall’Europa o dall’Asia a Cuba ha

governo terrorista del presidente George W.

Bush.

MESSAGGIO DI RENÉ GONZÁLEZ

IL

SEHWERERT

“A tutti quelli che ci vogliono bene.

Di nuovo si scarica su di noi e sui nostri cari la

bassezza di coloro che pretendono, utilizzando

questo caso, soddisfare i loro istinti di vendetta

contro la nostra Patria.

Quando si tratta di santificare il terrorismo e i

crimini contro il popolo di Cuba, giudici, pubblici

ministeri e ufficiali dell’ordine non incontrano limiti

per mentire, mal interpretare, confabulare e

ridersi delle leggi che dicono di rappresentare.

Poche volte si pone così in luce la finzione dei tre

poteri dello Stato, come quando si convoca la

difesa a oltranza dei loro meschini interessi

comuni, e per questi sacrificano la propria dignità.

Questo è il modello di giustizia che pretendono

imporre con il pretesto di riscattarci per la libertà

e la democrazia.

Povera Cuba se una simile corte di malviventi

un giorno recupera le redini, si auto nomina

agente dell’ordine o fa suo il ministero pubblico!

Ai nostri familiari, il cui amore ci sostiene e il

cui ricordo alimenta i nostri spiriti, le cui parole

ci incoraggiano, la cui sofferenza ci lacera ma ci

impegna: giungano le nostre espressioni di

ottimismo, la sicurezza che resisteremo e i nostri

sentimenti d’infinto amore.

Ai nostri amici di tutto il mondo che ci

riempiono di speranza, che ci illuminano con il loro

affetto e che offrono più calore di quello che è

possibile corrispondere: vada il nostro più profondo

sentimento di gratitudine e ammirazione.

Al nostro eroico e nobile popolo della cui storia siamo

depositari, la cui valentia di resistenza ci incita e la cui

integrità fisica e felicità abbiamo difeso: vada

l’avvertenza del Che, reiterata dalle viscere del mostro:

“Non si può concedere la minima fiducia

all’imperialismo, nemmeno un pochino così”!

Serrare le fila e difendere la Rivoluzione è la sola

risposta degna a questa canagliata. Contate su di

noi. Hasta la Victoria Sempre” (Traduzione Gioia

Minuti). •

come mercato logico per il ritorno

un carico di prodotti degli Stati

Uniti, così vicini”, ha sottolineato il

ministro.

“La politica del blocco però

obbliga le navi a scendere nel sud

del continente per trovare le merci

o al ritorno al punto di partenza

vuote”.

Il ministro ha definito un ostacolo

addizionale l’impossibilità di

comprare pezzi di ricambio per i

motori fabbricati in occidente, la

proibizione di realizzare transazioni

in dollari e l’impossibilità di

comprare in territorio

nordamericano.

“Non possiamo dimenticare che

quello degli USA è il mercato più

economico dell’industria

automobilistica e del trasporto.

Tutto quello che cerchiamo a

migliaia di chilometri in Europa e in

Asia, abbonda a tre soli giorni di

distanza!

Queste sanzioni hanno l’obiettivo

di far arrendere per fame e

stanchezza 11 milioni di persone e

questo costituisce una pratica

genocida”, ha dichiarato ancora

Sierra.

Il popolo di Cuba però sostiene la

sua Rivoluzione e il suo progetto

di giustizia sociale in generale e in

particolare il nostro settore, che

appoggia con ottimismo e

comprensione, e ci obbliga a

lavorare meglio”, ha concluso il

ministro (PL). •

Incrementiamo il sostegno alla causa dei Cinque Eroi


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA NUESTRA AMÉRICA

Venezuela e Bolivia presentano

risultati e sfide

• I governi di Venezuela e

Bolivia, durante il Vertice

della FAO, hanno fatto

circolare documenti nei quali

espongono le battaglie

intraprese nei due paesi

latinoamericani per lo

sradicamento della povertà,

così come gli obiettivi

stabiliti per far avanzare i

piani nazionali rispetto alle

sfide che sono ancora da

vincere.

Il governo Bolivariano del

Venezuela ha illustrato

l’applicazione del Piano

Integrale di Sviluppo

Agricolo, concepito per

superare le cause strutturali

dell’arretratezza

dell’agricoltura e gli effetti

distruttivi nel settore causati

dalle politiche neoliberali nei

decenni precedenti.

Tra gli esempi dei risultati

ottenuti sono state rese note

cifre come l’aumento del

70,98% del consumo di latte

tra la popolazione nel

decennio 1998-2008,

l’aumento del consumo di

riso 93, 68%, ed il mais

95.17%, nello stesso periodo.

Il Venezuela ha esibito, inoltre, il

recupero di 1.800.000 ettari di terra

appartenenti a latifondisti e la consegna

di 95.835 certificati di proprietà a

contadini, così come lo stanziamento,

nel 2007, di svariati milioni di dollari per

il credito agricolo.

Prima dell’attuale crisi alimentare

mondiale, il Venezuela ha presentato

diverse proposte, come la creazione di

consorzi agrari, la fondazione di istituti di

ricerca, lo sviluppo di un Piano Speciale

all’interno di Petrocaribe – con il fine di

agevolare la creazione di quote speciali

per il combustibile utilizzato nella

produzione agricola - e la creazione di

una tassa speciale sui consumi superflui

nei paesi, destinato alla capitalizzazione

di un Fondo Speciale Agricolo.

La Bolivia si è schierata per

l’abolizione degli incentivi per la

produzione di biocombustibili in

detrimento degli alimenti e per

l’eliminazione degli accordi alimentari dei

Trattati di Libero Commercio e

propone di trasferire i sussidi agricoli dei

paesi ricchi alle nazioni più povere, e

stimolare i contadini ad aumentare la

produzione di alimenti, concedendo

assicurazioni agro-zootecniche e le

informazioni sullo sviluppo delle

tecnologie nel settore.

Il governo guidato dal presidente Evo

Morales ha incrementato le superfici

•Per la crisi alimentare

• La crisi alimentare per gli alti prezzi

del petrolio, sfociata nell’aumento dei

prodotti basilari, ha provocato 500mila

nuovi poveri in Guatemala e in El

Salvador, ha riferito il Programma

Mondiale degli Alimenti (PMA),

riportato da Notimex.

Carlo Scaramella, rappresentate

dell’organismo, ha dichiarato a

quotidiani locali che il preoccupante

panorama tende ad acuirsi e si deve

alla “situazione congiunturale

dell’aumento dei prezzi, che ha

generato più povertà nell’ultimo anno”.

La preoccupazione aumenta in El

Salvador, dove gli analisti riportano

che i salvadoregni hanno perso il 56%

del podere d’acquisto per gli alimenti.

Hugo Chavez e Evo Morales

coltivabili a 2.500.000 ettari; di cui 1,6

milioni riguardanti piccoli produttori

agricoli, indigeni ed originari

dell’occidente e dell’oriente del paese,

destinati a produrre alimenti per il

consumo della popolazione.

Prima della chiusura del Vertice sulla

Sicurezza Alimentare, Cambio Climatico

e Bioenergia, i rappresentanti di circa

200 Organizzazioni non Governative,

riunite parallelamente, hanno

comunicato alla stampa alcune

considerazioni sul tema della crisi

alimentare.

Tra le posizioni più frequenti

nell’incontro con le ONG, ci sono state

le dure critiche al protezionismo dei

paesi ricchi ad evidente detrimento delle

nazioni povere.

Il ripudio assoluto del neoliberalismo e

delle incoerenze del sistema che lo

sostiene, sono state al centro della

dichiarazione comunicata alla stampa, al

termine delle analisi realizzate nei tre

giorni di frequenti sessioni. (E.C.P).

E’ stato portato ad esempio che sia gli

Stati Uniti sia i paesi europei hanno

dedicato, nel 2006, un totale di 80mila

milioni di euro in sussidi alle loro

produzioni agricole, in significativo

contrasto con gli esigui aiuti

internazionali all’agricoltura del Terzo

Mondo, che non superano i 1.600 milioni

di euro annuali. •

500mila nuovi poveri in Guatemala e in El Salvador

Con lo stesso importo oggi si compra

molto meno di quando era possibile

anni fa, ha spiegato lo specialista.

In uno studio sulla situazione dei

bambini in Africa, l’UNICEF ha messo

in guardia sull’emergenza alimentare

in questo continente, che potrà tenere

gravi conseguenze sulla mortalità

infantile, informa l’agenzia ANSA.

In una conferenza stampa, durante

la IV Conferenza Internazionale sullo

Sviluppo Africano, svoltasi a

Yokohama, Giappone, il direttore

esecutivo dell’agenzia dell’ONU, Ann

Veneran, ha spiegato che una grande

percentuale di minori in questa

regione soffre di denutrizione, che

potrebbe aumentare con l’aumento

globale dei prezzi dei prodotti

alimentari. •

Una tribù indigena peruviana

Una tribù indigena da salvare

La sua esistenza è minacciata dalle


del legno nella zona

imprese

• Le autorità locali nella regione sudest

dell’Amazzonia, hanno annunciato che

adotteranno misure adeguate per proteggere

una delle ultime tribù indigene del

Sudamerica che è ancora isolata dal mondo

esterno ed è minacciata dalle imprese del

legno operanti nella zona.

Una delle misure consisterà nell’evitare

l’entrata dei taglialegna nella foresta vergine,

giacché di solito sono i primi ad avere contatti

con queste tribù.

L’annuncio è stato reso noto dopo la

pubblicazione di alcune fotografie aeree, una delle

quali riprende i membri della tribù che lanciano le

loro frecce contro l’aereo della spedizione

finanziata dal governo dello stato di Acre.

Gli antropologi che si sono occupati del tema

ritengono possibile che si tratti in una tribù

trasferitasi in Brasile, a causa delle ostilità dei

taglialegna illegali che operano in Peru.

Il governo peruviano sta inviando un’equipe

di studio per determina se, effettivamente, la

tribù è stata obbligata a trasferirsi in Brasile

come risultato delle attività illegali del taglio di

alberi pregiati.

Sembrerebbe che il gruppo fotografato sia il

AHMED

ABDULRAQIB

KASSEM

• I medici palestinesi

hanno denunciato che il

blocco israeliano alla

Striscia di Gaza sta avendo

effetti terribili sul tasso di

mortalità tra i neonati, che è

aumentato bruscamente a

causa della mancanza di

attrezzature mediche e di

elettricità. Hanno rilevato

che l’embargo non

danneggia solo i neonati,

ma sta creando traumi

psicologici e problemi di

salute tra i bambini di Gaza.

“L’embargo israeliano

taglia l’elettricità, che significa anche il

blocco di tutte le attrezzature mediche

degli ospedali di Gaza che smettono

d’operare, producendo un forte aumento

del tasso di mortalità tra i neonati”, ha

detto il dottor Younis Awadallah del

Ministero della Salute dell’ANP.

Awadallah ha spiegato che la mancanza

d’energia elettrica ha causato carenza

d’acqua potabile - estratta con le pompe -

che si ripercuote negativamente sulla

salute dei minori.

“I bambini palestinesi soffrono di problemi

psicologici, ansia, insonnia e paura

costante, provocati dai ripetuti attacchi

delle forze d’occupazione israeliane nella

Striscia di Gaza”, ha detto Awadallah.

“Se non siamo capaci di offrire

immediatamente la protezione sanitaria

che necessitano e meritano i bimbi

palestinesi, ci sarà una catastrofe

umanitaria in un futuro molto vicino”, ha

denunciato.

maggiore di quattro tribù isolate che ancora

vivono nello stato di Acre e la loro presenza

nella regione è registrata dal 1910

USurvival Internacional, organizzazione per

la difesa dei diritti degli indigeni, ritiene che ci

sono circa 40 i gruppi di aborigeni isolati in

tutto il Brasile.

Si crede che in tutto il mondo ci siano circa

un centinaio di gruppi simili che non hanno

stabilito contatti esterni.

“Tutte le illegalità che uno può immaginare si

verificano nell’Amazzonia peruviana. Dalla

parte brasiliana riescono0 a vivere isolati ed

evitare invasioni”.

Almeno due gruppi si sono trasferiti dal Peru

all’Amazzonia brasiliana. “Sono almeno due

valli di 15 o 20 case”.

Questi popoli hanno il diritto di continuare a

vivere isolati.

Fiona Watson, attivista di Survival

Internacional, ha citato il caso di alcuni gruppi

la cui popolazione è risultata decimata dopo il

contatto, a causa di malattie alle quali non

sono immuni, come il morbillo e l’influenza.

“Malattie facilmente curabili per noi, posso

risultare fatali”, ha spiegato.

“Questi popoli sono unici. Una volta

scomparsi lo saranno per sempre”, ha

concluso. (Frammento BBC MONDO) •

Aumenta il tasso di mortalità infantile per il blocco israeliano

Il Programma di Bambini Ad Dhameer

(La Coscienza), fondazione che difende i

diritti umani nei Territori Palestinesi

Occupati ha confermato il giudizio di

Awadallah, aggiungendo che un alto

numero di bambini palestinesi soffre di

malnutrizione e anemia, quale

conseguenza del blocco economico

israeliano.

“La salute non sono solo le malattie

fisiche, ma anche quel che si estende

all’ambito sociale, psicologico, mentale e il

benessere del popolo, oltre alla

disponibilità dei servizi sanitari necessari”,

ha detto il Centro Palestinese dei Diritti

Umani.

Molte organizzazioni palestinesi, regionali

ed internazionali, inclusa la Campagna

Europea per la fine dell’Assedio a Gaza,

hanno avvisato in ripetute occasioni che la

permanenza del blocco israeliano causerà

una serie di problemi medici, ambientali ed

ecologici. •


ITALIA

ASSEMBLEA DELLE ONG MERCENARIE A WASHINGTON

L’USAID rivela

i suoi piani per la

sovversione a Cuba

JEAN-GUY ALLARD

• Nell’ambito del nuovo piano per la

destabilizzazione di Cuba, l’USAID

promuoverà l’invio clandestino di

materiale elettronico all’Isola, attraverso

intermediari europei e latinoamericani

che realizzeranno il lavoro sporco che

non può sviluppare legalmente. Favorirà

i viaggi di agenti a Cuba, usando le

cosiddette licenze umanitarie per

realizzare “valutazioni sul campo” e

garantirà ai collaboratori che le loro

attività rimarranno segrete, al di sopra

della legge FOIA di accesso

all’informazione.

Forzata dal GAO (l’Ufficio Federale di

Contabilità) a crearsi una certa immagine

di decenza nella distribuzione dei soldi

dei contribuenti che sperperava, fino ad

ora, senza la minima limitazione,

l’USAID (la cosiddetta Agenzia per lo

Sviluppo Internazionale) ha appena

realizzato lo scorso maggio, nella sede

centrale di Washington, un’assemblea

per la distribuzione dei 45 milioni

assegnati dall’Amministrazione Bush per

provocare una rottura del processo

rivoluzionario cubano.

Per tre ore, dalle 9 a mezzogiorno,

lasciando i mezzi di comunicazione fuori

della sala e in un ambiente cospirativo in

linea con le operazioni che si vogliono

realizzare, il capo dell’USAID per la

regione latinoamericana, José “Pepe”

Cárdenas, ex dirigente della Fondazione

Nazionale Cubano Americana (FNCA), ha

guidato un gruppetto di funzionari federali

“specialisti” su Cuba: il suo braccio destro

per l’Isola, Elaine Grigsby, direttrice del

cosiddetto Programma Cuba, Amadjan

Abani, dell’Ufficio Assistenza e Acquisti

dell’USAID, Anthony Christino III,

dell’Ufficio Industria e Sicurezza del

Dipartimento del Commercio, Clara Davis

dell’OFAC (l’agenzia del Dipartimento di

Stato che controlla e sanziona gli scambi

con Cuba).

Tra le organizzazioni, alcune già

“celebri”, altre meno conosciute, però

tutte dedite ad appropriarsi dei milioni

del Dipartimento di Stato, i cui

rappresentanti “abbellivano” la sala,

pazzi per mettere le mani su una fetta di

torta. Si distinguevano: la pseudo ONG

ceca People in Need, Globar Partners,

IBMC, Loyola University, Center for

Democracy in the Americas; Jackson

State University; Mississippi Consortium

for International Development;

International Resources Group;

Panamerican Development Foundation;

Partners of America; Alliance for Family;

il Consiglio di Commercio... dell’Ungheria

e la multimilionaria TV Martí.

Nessun diplomatico – nemmeno

l’agente ceco Kolar – era presente.

“Pepe” Cárdenas, ex dirigente della

FNCA che ha sostituito il corrottissimo

Adolfo Franco, confessando in sostanza

autentiche operazioni di spionaggio

contro Cuba e in territorio cubano, ha

insistito sulla necessità di individuare

ONG in paesi terzi che possano

canalizzare le risorse dell’USAID per la

sovversione.

Ha sottolineato la necessità di far

arrivare a Cuba, attraverso quegli

intermediari, “opuscoli di propaganda,

cellulari e sistemi di comunicazione

moderni”, così come “addestrare i cubani

residenti a Cuba in terzi paesi”:

Evidenziata la “filosofia” con la significativa

espansione del Programma Cuba

dell’USAID, Cárdenas ha sottolineato che i

fondi, da 13 milioni nel 2007, hanno

raggiunto i 45 milioni nel 2008.

Cárdenas ha poi illustrato la nuova

geografia di questo monumentale

sperpero, sottolineando che i paesi più

proclivi a svolgere il lavoro nascosto

sono: Cile, Peru, Argentina, Colombia e

Costa Rica.

Grigsby, teoricamente la sua

collaboratrice più fedele, ha però

commentato che – secondo la sua

esperienza – è difficile incontrare soci in

America Latina.

Come buon istruttore di quello che

costituisce né più né meno

un’operazione d’intelligence, Cárdenas

ha parlato della convenienza di utilizzare

paesi dell’Europa dell’Est che hanno

avuto “recenti esperienze di transizione”.

Non ha però precisato il livello di

collaborazione o complicità con cui

conta, in maniera evidente, l’intelligence

nordamericana con i funzionari dei

governi dei paesi menzionati.

Rispondendo ad una domanda,

Cárdenas si è lasciato sfuggire che si

era raccomandato con “istituzioni

provate nell’esecuzione di programma di

questo tipo”, come NED, NDI, IRI,

Florida International University, Freedom

House con il suo agente CIA Jaime

Suchlicki.E, naturalmente, il Center for a

Free Cuba del suo amico Frank

“Paquito” Calzón.

OPERAZIONI “SEGRETE” NON

DECLASSIFICABILI

Con un linguaggio da spia in missione,

l’ex dirigente della FNCA ha confessato

che “è difficile” introdurre materiale a

Cuba e pertanto ha anticipato che il

lavoro si “dovrà fare clandestinamente”.

Grigsby ha aggiunto il carattere

altamente segreto dei compiti assegnati.

Ha precisato che se saranno presentate

richieste di declassificazione di

documenti ai sensi della Legge di Libertà

d’Informazione (conosciuta come FOIA),

SPECIALE PER LA RINASCITA DELLA SINISTRA

Direttore Generale: Lázaro Barredo Medina. Direttore Editoriale: Gabriel Molina Franchossi.

Capo redazione e traduzione: Gioia Minuti. Redacción y Administración: Avenida General Suárez

y Territorial Plaza de la revolución José Martí Apartado Postal 6260 — L’Avana 6 - Cuba CP 10699

Fax: (53 7) 33-5176 / 33-5826 Tel.: (53 7) 881 6265 / 881-7443 Centralino (53 7) 881-3333 Est. 23 / 19

Posta elettronica: informacion@granmai.cip.cu Internet: http://www.granma.cu

l’USAID “emetterà una sintesi generale”

e “manterrà il segreto” sui dettagli dei

programmi di ogni ONG, perché si tratta

di “materiali segreti”.

Più di così non si può..

Anthony Christino III ha parlato, in

questa stessa confessione collettiva,

della “necessità” di inviare computer e

software a Cuba, per la quale i suoi

servizi forniranno le licenze.

Clara Davis, la perla dell’OFAC, ha

proposto licenze di viaggio, chiarendo

che si utilizzeranno licenze umanitarie

per l’infiltrazione di agenti sottocopertura

di progetti legati alla salute pubblica,

all’ambiente ed a “iniziative specifiche”.

Ha fatto riferimento, inoltre,

apertamente e incivilmente,

“all’interesse” di promuovere viaggi a

Cuba per “realizzare valutazione sul

campo”, utilizzando licenze generali.

Davis ha segnalato che “le maggiori

entrate di soldi a Cuba” sono realizzate

“attraverso la Chiesa”, un riferimento ben

intenzionale che non ha altro proposito

che quello di causare danni alle

eccellenti relazioni esistenti tra la Chiesa

e lo Stato cubano.

LE ELEZIONI DETERMINERANNO IL

FUTURO

In un’altra confessione di questa lunga

successione di confidenze, Grigsby ha

segnalato che un ulteriore aumento dei

finanziamenti dipenderà dalle elezioni di

novembre.

Secondo gli osservatori “sul campo”,

non ci sono dubbi che le vittime di questo

nuovo giro di finanziamenti alla

sovversione a Cuba renderanno i conti, al

momento opportuno,alla Amministrazione.

L’organizzazione che ha maneggiato lo

sperpero di fondi federali in operazioni

fraudolente ha convocato, evidentemente,

la riunione con l’apparente proposito di

mostrarsi adattata alle richieste del GAO.

In modo indicativo ha pubblicato, nella

convocazione, il giorno e l’ora

dell’assemblea, omettendo però di

precisare il luogo, obbligando a

telefonare e chiedere informazioni. La

strategia ha funzionato. All’incontro

erano presenti poche facce nuove per la

spartizione di questa torta già divisa.

Nella sua relazione il GAO avevo

dimostrato come gli alti funzionari

dell’USAID avevano falsificato la

destinazione di 65,4 milioni di dollari

regalati, in un decennio, ai loro amici di

Miami e Washington.

José Cárdenas è stato dirigente della

FNCA dal 1986, ricoprendo le più alte

responsabilità. In seguito è stato

direttore “delle indagini e pubblicazioni”,

portavoce dell’organizzazione e capo

“lobbysta”, quando l’organizzazione

mafiosa aveva una lussuosa

“ambasciata” a Washington.

Il funzionario mafioso, naturalmente, è

amico intimo di Ileana Ros-Lehtinen e dei

suoi due complici di cognome Díaz-Balart.

La FNCA, creata dalla CIA durante la

presidenza Reagan, ha speso vere

fortune finanziando le azioni del

terrorista internazionale Luis Posada

Carriles, cosa che Cárdenas ovviamente

non può ignorare.

Come nemmeno può ignorare le già

forti critiche dei “capi” di Miami, lasciati in

una situazione alquanto precaria dalla

riorganizzazione dei metodi dell’USAID,

a favore degli abituali corrispondenti

europei. •

Cinque patrioti cubani stanno scontando lunghe condanne nelle carceri degli USA, per aver difeso il loro popolo dal terrorismo. Per ulteriori informazioni vedere

www.granma.cu, www.granma.cubaweb.cu, www.antiterroristas.cu

SCRIVETE AI 5 EROI

ANTONIO GUERRERO

RODRIGUEZ

No 58741-004

U.S.P. Florence

P.O. Box 7000

Florence CO 81226

FERNANDO GONZALEZ

LLORT (RUBEN CAMPA)

No 58733-004

FCI Terre Haute

P.O. Box 33

Terre Haute, IN 47808

GERARDO HERNANDEZ NORDELO

(MANUEL VIRAMONTES)

No 58739-004

U.S.P. Victorville

P.O. Box 5500

Adelanto, CA 92301

RAMON LABAÑINO SALAZAR

(LUIS MEDINA)

REG. No. 58734—004

USP McCreary

P. O. Box 3000

Pine Knot, KY 42635

RENE GONZALEZ

SEHWERERT

No 58738-004

FCI Marianna

P.O. Box 7007

Marianna, FL 32447-7007


società 9

Giovedì 26 Giugno 2008

LAVORO Per evitare la corsa al ribasso di salari, regole e diritti, la classe lavoratrice deve essere unita

Ora redistribuire la ricchezza

E’ falso che i lavoratori per star meglio devono produrre di più

MIRKO CAROTTA*

L a

globalizzazione dell’economia

e quindi la libera

circolazione tra stati di beni

prodotti e lavoratori e cittadini,

ha introdotto degli elementi diversi

rispetto alle caratteristiche

storiche delle economie nazionali

ed internazionali.

L’economia agisce su presupposti

nuovi quali l’emergere di nuovi

stati economicamente forti, la

concorrenza tra aziende è molto

più marcata e la disponibilità di

manodopera è in soprannumero

rispetto all’offerta proprio a causa

dei fenomeni

migratori.

Le imprese,

quando

non delocalizzano,

trovano

a nuovi problemiantiche

soluzioni:

utilizzando il

principio della

domanda di

lavoro altamentesuperiore

all’offerta,

E’ aumentata

la produttività,

ma la parte

di Pil redistribuita

è

scesa dal 50

al 40%: 6-7

mila euro in

meno l’anno

per ogni

lavoratore

la sfruttano in termini ricattatori.

Si “propongono” abbassamenti di

tutele, diritti, retribuzioni, riposi,

ferie ecc.., ma comunque si trovano

disponibilità di lavoratori,

quelli che un tempo un barbuto

signore nato a Treviri, chiamava

“l’esercito industriale di riserva”,

perché è naturale che quando

una persona ha bisogno, è disponibile

a lavorare anche con minori

tutele.

Come ci si può illudere di

aumentare efficacemente la retribuzione

di una educatrice di

asilo nido comunale, di una cameriera

d’albergo, di un muratore,

quando sul mercato del lavoro

ne troviamo una di una cooperativa

sociale, di un’agenzia interinale,

di un’azienda in subappalto,

disponibili, meglio dire obbligati

a lavorar per più ore, senza tutele

e con meno retribuzione?

E’ il problema dell’unificazione

dei lavoratori, dell’unità della

classe lavoratrice per cui il salario,

i diritti, le regole, devono esser

unificati ed uguali per evitare la

corsa al ribasso, magari anche per

salvare un’azienda in crisi.

C’è chi teorizza ora ( Tremonti,

la Lega ) che per garantire le imprese

e l’economia italiane si debbano

assicurare mercati più protetti

dopo anni dove tutti hanno

cercato di spiegare gli effetti positivi

che indubbiamente il mercato

globale avrebbe garantito.

Una rappresentazione falsa

della realtà ma efficace perché il

padrone e l’operaio si sono uniti

per contrastare la concorrenza

straniera e la concorrenza dei

lavoratori stranieri: è stata una

rappresentazione culturalmente,

politicamente ed elettoralmente

vincente.

TERNI, AL VIA LE FESTE DI “RINASCITA”

SEGUE DALLA PRIMA

Q uest’anno

la festa avrà come

tema centrale la città,

i problemi di questo territorio

fra rischi di declino e nuovo

futuro, le prospettive di crescita

e sviluppo. Tante le iniziative ed

i dibattiti in programma, che riguarderanno

sia problematiche

strettamente legate al territorio

che questioni di rilevanza nazionale

ed internazionale, con il contributo

di politici, amministratori,

sindacalisti locali e nazionali.

Molte le occasioni di intrattenimento

tra cui i numerosi stand

di cui segnaliamo quello degli

immigrati che risiedono e lavorano

a Terni, uno stand dell’Asso-

ciazione di amicizia Italia-Cuba,

un’area per bambini con giochi e

animazione ed uno spazio destinato

ai giovani.

Ma quella di Terni non è una

eccezione, anche a Covo, in provincia

di Bergamo, la festa è stata

caratterizzata da una forte partecipazione

di popolo, la conferma

che i comunisti ci sono e che da

loro bisogna ripartire per ridare

forza alla sinistra di questo paese.

I prossimi appuntamenti: Massarosa

(24 giugno 6 luglio), Genzano

(dal 3 al 13 luglio), Campoleone

(30 luglio 3 agosto), Forlì e

tanti altri luoghi non ancora pervenuti

alla nostra redazione.

FEDERICA LABANCA

E’ una rappresentazione che si

traduce nel fatto che ai lavoratori

per star meglio devono lavorare

di più, devono fare gli straordinari

( non a caso detassati ), devono

aumentare la redditività dell’azienda,

all’interno di un patto

di produzione con il padrone.

Non ha funzionato. In questi

anni è aumentata fortemente la

produttività e la parte di Prodotto

intero lordo, la ricchezza prodotta

da un Paese, ridistribuito ai

lavoratori si è abbassata dal 50 al

40 % , determinando una perdita

media pro capite, per ogni lavoratore

di 6-7 mila euro all’anno. E’

la controprova che l’illusione del

patto fra produttori non ha funzionato,

anzi ha funzionato solo

per le imprese, con incrementi di

guadagni. E’ la controprova che

l’inconciliabilità, in un sistema

capitalistico, tra l’interesse dell’impresa

e quello del lavoratore,

la storica definizione della contraddizione

capitale lavoro, opera

ed agisce indisturbata e molto

efficacemente.

La questione è invece redistribuire

la ricchezza prodotta in

primis aumentando fortemente

il potere d’acquisto di salari e

stipendi, con idonei strumenti

soprattutto contrattuali di primo

livello.

La questione centrale è soprattutto

l’unità tra lavoratori a

partire da “uguali diritti” un tempo

in Italia rivendicati ed ottenuti

dai lavoratori del nord e del sud

del nostro Paese, oggi in Italia e

sempre più anche fuori dall’Italia,

da rivendicare ed ottenere fra

lavoratori italiani e del mondo

presenti nel nostro Paese.

*SEGRETARIO GENERALE

FUNZIONE PUBBLICA

CGIL TRENTINO

HANDICAP

La politica si occupi

di chi vive il disagio

ALESSIO PANCANI

I n

Italia una parte sempre più

ampia della popolazione è costituita

da persone anziane, che

con il progressivo invecchiamento,

si trovano in difficoltà ad assolvere

alle più elementari azioni del vivere

quotidiano.

Un’altra parte della popolazione

è composta da disabili, che

in ogni momento della vita, sono

costretti ad affrontare tali difficoltà

fin dal primo giorno.

Solitamente l’atteggiamento

delle istituzioni è quello di parlare

di sensibilità e solidarietà, di

uguaglianza e libertà di vivere, di

vita indipendente. Ebbene cominciamo

a concretizzare alcuni

accorgimenti, che non richiedono

neanche esborsi eccessivi, ma che

potrebbero iniziare a sanare quella

situazione di carenza di risorse derivanti

da leggi statali, che in gran

parte sono totalmente assenti.

Proviamo a metterci nei panni

di un disabile, magari costretto su

una sedia a rotelle, obbligato a urlare

dal marciapiede per richiamare

l’attenzione di una commessa o

di un titolare dentro il negozio,

oppure aspettare che qualche passante

gli faccia il favore di entrare

a comprare... Immaginiamo

l’umiliazione!

Come sarebbe diverso poter

entrare autonomamente in negozio

e poter guardare, scegliere, parlare,

e tanto altro e per far questo

in molti casi sarebbe sufficiente

una pedana mobile, o uno scivolo.

E’ necessario, dunque, come

Responsabile nazionale handicap,

insieme a tutto il Partito promuovere

un’azione che veda la partecipazione

non solo dei singoli citta-

dini, ma soprattutto una presa di

coscienza e responsabilità da parte

delle associazioni di categoria,

Confcommercio, Confesercenti,

Confindustria, artigiani Abi, istituzioni,

ecc. sindacati, e dell’associazionismo

del volontariato, tutti

gli invitati a livello nazionale.

Tutti questi soggetti devono

concorrere al raggiungimento

dell’abbattimento delle barriere

architettoniche e culturali, che

imperversano nel nostro paese.

La responsabilità non può essere

solo di alcuni, ma dobbiamo

sentire questo problema come un

problema dell’intera comunità, e

farci promotori di una campagna

non più di sola sensibilizzazione,

ma costituita da atti concreti. Vorremmo

proporre a questi soggetti

di studiare e adottare misure positive

affinché ogni persona diversamente

abile possa entrare in

qualunque negozio, museo, chiesa,

edificio pubblico.

Questo è quello che dobbiamo

fare, smettendola di parlare

solo per pietismo o continuando

a fare demagogia, occupandosi

della condizione di disabilità, e di

disagio della fascia di popolazione

più debole e anziana, solo nel

momento in cui avviene un caso

mediatico eclatante, non capendo

assolutamente che non è possibile

strumentalizzare politicamente

tali situazioni. La politica deve

dare ascolto a queste persone e

questo è quello che vogliamo fare.

Cominciamo veramente a fare

progetti seri, diamo veramente

la libertà di vivere a tutti, con soli

pochi spiccioli, la solidarietà, la

sensibilità non servono più, servono

i fatti.


Modello cinese. Dal summit

dei ministri europei esce

un pessimo accordo: l’orario

settimanale potrà raggiungere

e superare le 65 ore lavorative

PAGINA AUTOGESTITA

www.gue-pdci.org

www.umbertoguidoni.org

umberto.guidoni@europarl.europa.eu

LE 48 ORE, CONQUISTA A RISCHIO

Vivere per lavorare

MARCO FURFARO

10 Giovedì

Il miraggio di un’Europa sociale, dove le conquiste

del mondo del lavoro vadano di pari passo con i

processi economici liberisti, si allontana sempre di

più. Il Consiglio dei ministri dei Ventisette ha infatti

raggiunto un pessimo accordo sulla direttiva

sull’organizzazione del lavoro.

Il testo prevede, tra i suoi controversi articoli, l’aumento

dell’orario lavorativo settimanale, che potrà raggiungere,

in alcuni casi, addirittura le 65 ore. Numero

che viene considerato come media: la settimana lavorativa

potrà quindi arrivare a 78 ore.

L’accordo è arrivato solo dopo che Spagna, Belgio

e Grecia, inizialmente reticenti, hanno messo da parte

le loro obiezioni sotto il peso dell’influenza inglese, garantendo,

di fatto, al Regno Unito la possibilità di arrecare

un ennesimo smacco all’Europa dei lavoratori.

La legislazione vigente, che prevede un massimo

di 48 ore settimanali, viene stravolta attraverso l’introduzione

della clausola di “non partecipazione” o

“opting out”: un principio mutuato dall’ordinamento

britannico secondo il quale, attraverso accordi flessibili,

un singolo può decidere di oltrepassare il limite di ore

stabilito.

Pochi i segnali positivi. Nonostante sia stato adottato

il principio della “parità di trattamento” (buon passo

in avanti per la protezione dei diritti dei lavoratori

a tempo determinato), si è comunque deciso di lasciar

liberi gli Stati membri, previo accordo con le parti sociali,

di derogare allo stesso. Una postilla estremamente

pericolosa, dato l’orientamento marcatamente liberista

dei governi europei e la complicità lassista di numerose

organizzazioni sindacali in tema di protezione dei

diritti dei precari.

Nel corollario del testo è anche prevista una norma

secondo cui il datore di lavoro può arbitrariamente

decidere di non contabilizzare le ore durante le quali il

dipendente resta a sua disposizione, stravolgendo così

quella consuetudine (affermata peraltro anche da due

sentenze della Corte di Giustizia europea), secondo la

quale, ad essere retribuito è tutto il tempo impegnato

nell’attività lavorativa.

E’ rivisto, dunque, il cosiddetto “servizio di guardia”:

il periodo durante il quale il lavoratore è obbligato a tenersi

a disposizione nella attesa di essere chiamato. Per

NELLA CONSULTAZIONE POPOLARE del

12 giugno scorso 862.415 irlandesi hanno

espresso parere contrario alla ratifica del Trattato

di Lisbona, il testo di riforma delle istituzioni

Ue e dei suoi meccanismi decisionali.

Le ragioni del rifiuto risiedono innanzitutto

nella diffidenza verso un testo giudicato

incomprensibile (350 pp. di articoli e

protocolli). Inoltre, l’eterogenea coalizione

dei sostenitori del “No” ha catalizzato le

paure per la perdita di neutralità del Paese, i

timori per un aumento delle tasse sulle imprese,

penalizzanti per gli investimenti esteri,

l’ostilità verso una legislazione neoliberista

26 Giugno 2008

fare un esempio, stare al Pronto soccorso di guardia,

senza essere chiamati, non sarà più lavoro retribuito.

Numerose organizzazioni hanno prontamente

invitato la Confederazione Sindacale europea ad una

mobilitazione su scala continentale di tutti i lavoratori.

“La direttiva”, dicono, “non solo mette in discussione

i diritti della contrattazione collettiva, ma peggiora le

condizioni di lavoro e di vita di milioni di persone”.

Non sorprende, che proprio nel momento in cui

nel nostro Paese viviamo uno stato di massima emergenza

per la sicurezza sui luoghi di lavoro, il governo

Berlusconi si sia mostrato, ancora una volta, totalmente

incapace di difendere i diritti dei lavoratori. Ora la direttiva

arriverà al Parlamento europeo, dove la sinistra

assicura battaglia. Il rischio che le conquiste e le lotte

portate avanti dai movimenti operai del XX secolo

punitiva per i lavoratori. Quel che emerge

da questo No è che l’Europa e le sue istituzioni

fanno fatica a comunicare ai cittadini i

benefici benefici dell’Unione: dal 1973, anno di

adesione all’Ue, l’Irlanda ha beneficiato

di 55 miliardi di euro di fondi

comunitari che le hanno permesso

di conoscere una straordinaria

crescita economica. Ma di

fronte alla crisi globale, che

colpisce maggiormente le

classi sociali più deboli, l’Europa

fatica a dare risposte chiare e immediate,

nutrendo così la diffidenza dei cittadini verso

le istituzioni di Bruxelles percepite come elitarie,

troppo attente alle logiche di mercato e

distanti dai disagi della gente.

Al Consiglio Europeo del 18 e

19 giugno Barroso e i capi di Stato

e di governo dell’Ue hanno deciso

di dare tempo all’Irlanda per dige-

rire la crisi e proporre soluzioni

all’empasse istituzionale, di

andare avanti determinati

con le ratifiche dei 7 Paesi

che non lo hanno ancora fatto,

e discutere le soluzioni concrete al prossimo

summit europeo di ottobre. Mentre la crisi

Spazio Europa

Segreto di Stato,

intervenga l’Ue

Ciò che non è fatto

conoscere, che

resta ignorato,

che si tiene in

un luogo da cui è

escluso il pubblico, che agisce

nell’ombra, nella clandestinità:

segreto di Stato.

E’ entrato in vigore, in

silenzio, il Dpcm che allarga

il campo d’applicazione del

segreto di Stato ad una vasta

serie di infrastrutture critiche,

tra le quali gli impianti

civili per la produzione di

energia. Questo significa

che i siti per il deposito delle

scorie nucleari, le centrali

nucleari, i rigassificatori, gli

inceneritori potranno essere

coperti da segreto di Stato.

Segreto che si estende anche

agli iter autorizzativi, di

monitoraggio, di costruzione

e della logistica di tutta la

filiera.

Si tratta di un vero e

proprio divieto di divulgazione:

chiunque dovesse

siano vanificate da logiche neo-liberiste nient’affatto

lungimiranti è concreto. Purtroppo, le ricette adottate

dai governi europei per rispondere al gap che ci separa

dagli Stati Uniti in termini di produttività, hanno

una direzione univoca: il completo smantellamento

di quel “modello sociale europeo” che, pur con tante

contraddizioni, solcava una differenza sostanziale con

il modello americano.

Dopo la vittoria del no in Irlanda al referendum

di ratifica del Trattato di Lisbona, l’Unione Europea è

giunta ad un punto di svolta fondamentale. Bruxelles

dovrà scegliere se continuare a difendere le prerogative

e gli interessi degli Stati o se orientarsi verso la ricerca

di una sintesi fra un sistema liberaldemocratico e le

esigenze di libertà e giustizia sociale che emergono in

tutto il continente.

Referendum, l’Irlanda dice No al Trattato di Lisbona

rendere nota, ad esempio,

l’esistenza di una discarica di

scorie nucleari nel proprio

comune, rischierebbe fino

a cinque anni di reclusione.

Tutto in nome della tutela

della sicurezza nazionale.

Anziché ammettere le

difficoltà di gestione che

hanno portato ad insurrezioni

locali, ad estenuanti

mediazioni che hanno cancellato

ogni progetto pensato

per lo smaltimento di queste

scorie, il Governo secreta le

informazioni ambientali.

Puntuale la protesta, formalizzata

nell’interrogazione

scritta presentata da Umberto

Guidoni, che pone

l’accento sull’incongruenza

del decreto italiano rispetto

alla direttiva europea che

disciplina l’accesso del pubblico

all’informazione ambientale.

Adesso sta all’Ue

stabilire se i cittadini hanno

diritto ad essere informati.

MATTEO ANTONELLI

globale presta il fianco all’euroscetticismo di

alcuni (Repubblica Ceca, Polonia), le riforme

istituzionali si rendono ancora più necessarie

per permettere all’Unione a 27 di agire

efficacemente. L’entrata in vigore del nuovo

Trattato al 1 gennaio 2009 è ormai slittata

e l’Europa ha solo un anno di tempo, fino

alle elezioni europee del giugno 2009, per far

ripartire il dialogo con i cittadini cercando di

dare risposte concrete ai problemi sociali più

pressanti, come l’aumento incontrollato dei

prezzi e la crisi economica, i temi ambientali

e le questioni energetiche.

CHIARA VALLINI


Spazio Europa

SÌ AL TESTO CHE INASPRISCE LE PENE PER I “CLANDESTINI”

Europa, che vergogna!

RAFFAELE SPALLONE

Il primo atto legislativo adottato in co-decisione da Parlamento

europeo e Consiglio nel settore dell’immigrazione illegale consolida

le mura della fortezza europea che da oggi si erigeranno

sempre più alte. Grazie a una dilagante ossessione della sicurezza,

infatti, il Parlamento europeo in sessione plenaria a Strasburgo

ha dato il via libera alla “direttiva della vergogna” sulla regolamentazione

delle misure di rimpatrio dei migranti “clandestini”. Dopo quasi

tre anni di iter legislativo e l’accordo di inizio giugno dei ministri

dell’Interno dei Ventisette, gli eurodeputati hanno adottato il testo in

prima lettura con 369 sì, 197 no e 106 astenuti; sono stati respinti tutti

gli emendamenti che, proposti

principalmente dal Gue/Ngl,

avevano trovato largo consenso

tra le principali organizzazioni

umanitarie non governative oltre

che da larghi strati della società

civile. Non c’è da sorprendersi che

i deputati del Partito democratico,

di fronte all’offensiva razzista

e xenofoba della destra europea,

abbiano preferito astenersi, confermando,

qualora ve ne fosse

ancora bisogno, la deriva conservatrice

e reazionaria assunta del

partito di Walter Veltroni.

Gianni Pittella, capogruppo

del Pd all’Europarlamento, si

é anzi compiaciuto «del primo

tentativo di una politica europea

contro l’immigrazione clandestina»

limitandosi all’auspicio che i

singoli Stati membri non adottino

misure peggiorative rispetto a quelle che entreranno in vigore.

Il testo adottato prevede un inasprimento delle sanzioni e un aumento

della durata di detenzione per i migranti “irregolari” che, in alcuni

casi («rischio di fuga» o «rifiuto dell’espulsione»), potranno essere

detenuti fino a 18 mesi. I luoghi di reclusione saranno quei Cpt dove

da tempo si palesa il tradimento di tutte le promesse dell’Europa in

tema di diritti dei rifugiati. Ma le aberrazioni non finiscono qui. La

direttiva, infatti, sancisce, oltre al diritto di detenzione e d’espulsione

dei minori non accompagnati (anche se nel paese di rimpatrio non

vi sono né la famiglia né i tutori legali) anche la possibilità di espel-

ROBERTA PALLESCHI

Un compromesso che lascia l’amaro

in bocca a tanti. Così può definirsi

l’accordo recentemente

raggiunto a Strasburgo sulla

controversa direttiva sui rifiuti,

che traccerà d’ora in avanti la linea da seguire

in materia di gestione dei rifiuti da parte

di tutti gli Stati dell’Ue, Italia in primis.

Un percorso sofferto quello che ha condotto

all’approvazione del testo legislativo,

che ha sfiorato lo slittamento alla terza lettura

e che ha lasciato molti dubbi su nodi cruciali

quali, ad esempio, lo status degli inceneritori

e il riciclaggio dei rifiuti industriali. Se il

testo testo approvato all’interno della commissione

parlamentare Ambiente appariva

lacunoso, quello su cui si è

raggiunto l’accordo in plenaria

ha finito per ammorbidirsi

ulteriormente.

Il testo originale stabiliva

che, dal 2012, la produzione dei rifiuti dovesse

ridursi ai livelli del 2009, instaurando

una vera politica di prevenzione con misure

scadenzate nel tempo: nell’accordo di compromesso

questo obiettivo è stato cancellato.

Sempre in commissione Ambiente erano

stati fissati obiettivi minimi per il riciclaggio

dei rifiuti domestici e industriali, da raggiungere

antro il 2020. L’accordo finale ha

“annacquato” anche questi, limitandoli solo

ad alcune tipologie di materiali ed escluden-

do i rifiuti industriali. Un percorso regressivo

che ha finito con il promuovere gli inceneritori

oltre una certa efficienza da impianti

di smaltimento a impianti di recupero, con

il risultato finale che le aspettative di tante

associazioni e cittadini su obiettivi più ambiziosi,

chiari e vincolanti sono state tradite

e disattese.

Ma quali sono le misure immediatamente

derivanti dall’entrata in vigore di

questa direttiva? Innanzitutto, la prevenzione,

la stabilizzazione e la riduzione dei rifiuti

e i relativi piani nazionali saranno affidati

alla volontaria iniziativa dei singoli Stati,

circostanza che implica l’assenza di

coordinamento con la Commissione

europea su parametri comuni.

lere i clandestini verso i paesi di transito (se ci sono accordi bilaterali

di riammissione), e non solo quelli accertati di provenienza. Inoltre,

nell’ultima versione del testo (art.12) non è più garantito il patrocinio

legale gratuito, ma si rimanda la questione alla legislazione nazionale

vigente.

I diritti dell’uomo e le libertà fondamentali subiranno dunque gravi

limitazioni, come ha fatto notare Luis Arbour, Alto commissario

Onu per i diritti civili, che ha prontamente invitato i paesi europei a

non applicare le nuove norme. Le disposizioni previste nel testo, infatti,

sarebbero contrarie ai principi fondamentali della protezione dei

diritti individuali così come previsto nella Convenzione delle Nazioni

Unite sui diritti dei lavoratori

immigrati.

Pesanti critiche sono state

espresse anche da Save the Children,

il più grande movimento

internazionale indipendente per

la difesa dei diritti dei bambini,

che in una nota si è detto «profondamente

amareggiato». Secondo

l’organizzazione ad essere

violata sarebbe la «Convenzione

Onu dei diritti dell’infanzia e

dell’adolescenza» in quanto, oltre

a non essere previste nel testo

garanzie sufficienti per i minori

non accompagnati e quelli che

fanno parte di un nucleo familiare,

esisterebbe anche la possibilità

di detenere un minore per

ragioni amministrative.

Ancora una volta l’Europa

arroccata a difesa dei miopi interessi

degli Stati, ha deciso di ammainare la bandiera dei diritti umani,

ignorando le stragi che si perpetuano nel Mediterraneo.

Le dodicimila persone che hanno perso la vita dal 1988 ad oggi

nei “viaggi della speranza” pesano come un macigno sulle coscienze

dei nostri governi. E proprio nel momento in cui le conseguenze di

uno scellerato modo di produzione si manifestano in tutta la loro

assoluta gravità, attraverso la crisi alimentare ed i cambiamenti climatici,

a Bruxelles e Strasburgo si fa di tutto per solcare le già profonde

differenze tra un Nord opulento e un Sud del mondo ridotto

in estrema povertà.

Rifiuti, così le lobby sviliscono la direttiva

In secondo luogo, l’obiettivo di

aumentare entro il 2020 del

50% la quota da destinare al

riciclo dei rifiuti domestici e

similari, e del 70% solo quelli

da demolizione e costruzione, è mantenuto

ma affievolito nella sua esigibilità, oltre

a essere piuttosto vago nell’individuazione

della tipologia di rifiuti organici. Agli Stati

membri è stata poi demandata la promozione

della raccolta differenziata entro il 2015,

oltre alla possibilità, non vincolante, di avvalersi

del processo di rigenerazione degli

oli usati. Le incoraggianti statistiche sugli

obiettivi di riciclo, già raggiunti nel 2004,

avrebbero permesso di essere più ambiziosi

Giovedì 26 Giugno 2008

per evitare scorciatoie pericolose verso l’incenerimento.

Sono stati però registrati anche alcuni

buoni risultati. E’ stata definita una chiara

gerarchia dei processi di smaltimento a cui

attenersi e un approccio a prevenzione e

riciclo che, seppur affidato all’iniziativa degli

Stati membri, non era stato prospettato

né dalla Commissione nella sua proposta

iniziale né dal Consiglio, e la cui paternità

va dunque esclusivamente al Parlamento.

Questa gerarchia incoraggia in via prioritaria

la prevenzione e, a seguire, il riuso e il

riciclaggio, mentre lascia l’incenerimento e

le discariche come ultime opzioni a cui poter

ricorrere.

A pochi giorni dal voto, un’ombra ha

avvolto l’operato di Caroline Jackson, la

deputata inglese dei Popolari relatrice sulla

controversa direttiva: Gaia (Global Alliance

for Incinerator Alternatives) ha denunciato

un caso di conflitto di interesse legato a un

incarico retribuito presso l’industria dei rifiuti

scozzese Shank Plc che la parlamentare

del Ppe ricopre. Il dubbio che anche nell’iter

di approvazione di questa direttiva sia prevalsa

la logica delle lobby ha sfiorato molti,

ma la constatazione più avvilente è stata

che ancora una volta non si è riusciti a dare

pienamente voce alle istanze dei cittadini,

che con innumerevoli testimonianze hanno

chiesto limiti e obiettivi più chiari di quelli

raggiunti.

11

IN BREVE

DALL’UE

DIRITTI DELLE

DONNE

Cartellino rosso per la

prostituzione forzata. In

occasione di Euro 2008, il

Parlamento europeo sostiene

la campagna contro la tratta

degli esseri umani. L’iniziativa

è stata suggerita

dalle ong tedesche che hanno

segnalato la preparazione

di trasporti organizzati di

giovani donne in occasione

dell’evento

NO ALLA CACCIA

ALLE BALENE

I Paesi dell’Ue ribadiscono

il loro secco “no” alla caccia

alle balene. «Il divieto della

caccia commerciale decretato

a livello internazionale deve

essere mantenuto e bisogna

compiere ulteriori sforzi per

proteggere le balene», hanno

affermato i ministri dell’Ambiente

dei Ventisette, in

un testo comune approvato

a Lussemburgo

BOSNIA: ACCORDO

PRE-ADESIONE

La Bosnia Erzegovina

ha aperto ufficialmente la

sua prima pagina europea

con la firma dell’accordo di

pre-adesione con la Ue. La

firma spiana la strada del

Paese verso l’Ue, segnando

un ulteriore passo in avanti

al processo di integrazione

europea dei Balcani

TAV

Al governo italiano resta

poco tempo per presentare

la Via, la Valutazione di

impatto ambientale, sulla

Torino-Lione al neo-commissario

ai Trasporti Tajani.

«La Via è l’unica carta

che manca per completare

la documentazione», ha affermato

Tajani, il quale ha

ricordato, se non arriverà, il

governo rischia di «perdere i

fondi già destinati»

PREMIO LIBERTÀ

DI STAMPA

La III edizione del premio

“Samir Kassir” per la libertà

di stampa ha incoronato

Nayla Khalil, una giornalista

palestinese di 30 anni.

Premiato il miglior reportage

sullo stato di diritto e la libertà

di stampa in uno dei 9

paesi della riva meridionale

del Mediterraneo. A premiare

la vedova di Kassir, il

giornalista franco-libanese

ucciso a Beirut tre anni fa

A QUESTE PAGINE HANNO COLLABORATO:

MATTEO ANTONELLI

ANTONIO AVERSA

SERENA BELLONI

ALESSANDRO BOZZINI

LAURA DE LUCA

MARCO FURFARO

ROBERTA PALLESCHI

RAFFAELE SPALLONE

CHIARA VALLINI

ROSITA ZILLI

MAIL: SPAZIOEUROPA@UMBERTOGUIDONI.ORG

TEL. +32-2-2847722


Un paese ci vuole, non fosse altro che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è

qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

L’ADDIO

Rigoni Stern,

la montagna

e l’uomo

Il suo capolavoro più grande

fu partire dal Don con 70 alpini

e riuscire a non perderne

neanche uno. Diceva così di

sé Mario Rigoni Stern, scomparso

la scorsa settimana nella

sua Asiago a 86 anni, quando

gli chiedevano dei suoi libri, dei

premi vinti, del suo lavoro di

scrittore tra le montagne. Tutti

lo ricordano come l’autore de Il

sergente nella neve, considerato

il suo capolavoro, scoperto da

Vittorini nel 1953 (pubblicato

presso I Gettoni di Einaudi) e

diventato un classico della letteratura

italiana. Rigoni Stern

descrive la sua esperienza di

sergente maggiore durante la

campagna di Russia e la ritirata

del 1942-43.

«Con Mario Rigoni Stern

scompare un grande italiano,

uno scrittore che ha rappresentato

come nessun altro il valore

dell’amicizia, il rapporto fra individuo

e natura – ha commentato

Oliviero Diliberto, appresa

la notizia –. Rigoni Stern è stato

l’uomo dei ricordi incancellabili

evocati nel silenzio della montagna

e sotto

la neve, ma

noi Comunisti

italiani

lo vogliamo

ricordare come

lo scrittore

che più di

ogni altro ha

saputo rappresentare e ricordare

a tutti il rigore morale. Che la

terra ti sia lieve».

Rigoni Stern ha raccontato

la guerra e gli uomini, ma

soprattutto la montagna, la sua

compagna più fedele, metafora

di vita e di dolore. Ha condiviso

ricordi e storie con Primo Levi

e Nuto Revelli, ricordato anche

per il suo impegno in favore dei

più deboli, i civili che nel mattatoio

della guerra sono sopravvissuti

grazie a lui come il russo

Nikolaj Sanvelian, salvato da

bambino e poi diventato scrittore.

Questa è la pasta di cui era

fatto Rigoni Stern. «I suoi libri e

il suo esempio hanno insegnato

a intere generazioni i valori

della solidarietà, del coraggio,

dell’altruismo, del rispetto. Con

lui scompare una delle parti migliori

della nostra storia». Sono

le parole del presidente del Pdci

Antonino Cuffaro che si augura

che altri sappiano prendere il testimone

del suo impegno civile.

Lo immaginiamo ancora

una volta arrampicarsi fin sulla

cima dei suoi altipiani e da

lì aspettare l’alba, elegante e

silenzioso.

ANTONELLA DE BIASI

Giovedì 26 Giugno 2008

13

CULTU E

Mohammed Alatar, regista e

attivista palestinese fondatore

di P4pd (Palestina per la

pace e la democrazia), è stato in Italia

la scorsa settimana per presentare il

suo nuovo documentario Jerusalem,

the east side story. Lo abbiamo incontrato

a Roma nell’ambito della seconda

edizione di Finding Palestine,

un evento organizzato dalle associazioni

Aktivamente e Wael Zuaiter, in

collaborazione con Associazione per

la pace, per far conoscere al pubblico

italiano la vivace cultura palestinese,

dalla danza alla pittura, dal cinema

alla moda, con un immancabile tocco

di cucina tipica.

Il film, girato in lingua inglese e

tradotto anche in italiano, nasce dalla

volontà di «mostrare al pubblico europeo

e occidentale quale sia la realtà

dell’occupazione israeliana in Palestina».

Una realtà che a Gerusalemme

Est (la parte araba della città, ndr) si

traduce in espropri e abbattimenti

di case per i palestinesi e permessi

edilizi per nuove abitazioni dove

potranno vivere solo cittadini ebrei

israeliani. Tutto in barba a leggi e

accordi internazionali, e soprattutto

in barba ai diritti di un popolo che

dopo sessant’anni continua a vedersi

cacciato dalla propria terra. Il regista

fa una analogia che ci coinvolge da

vicino per spiegare quanto sia paradossale

la situazione: «E’ come se

domani il governo italiano decidesse

che nel centro di Roma non può abitare

nessuno se non i cattolici. Tutto

il mondo si solleverebbe dicendo

che gli italiani sono impazziti. Ma é

quello che succede a Gerusalemme,

dove nella città vecchia è in atto una

politica di giudaizzazione anche dei

quartieri arabo e cristiano. E nessuno

nella comunità internazionale protesta.

Io sono convito che se l’opinione

pubblica europea conoscesse cosa

succede veramente farebbe qualcosa

di più rispetto agli aiuti economici

che ci inviano i vostri governi. Non è

di questo che abbiamo bisogno. Non

siamo poveri. Noi palestinesi abbiamo

bisogno della libertà».

Israele pratica la sua politica di

appropriazione progressiva della

parte araba di Gerusalemme ma

non gradisce che se ne parli. Infatti,

per girare il film Alatar ha incontrato

non pochi ostacoli: «Come giornalista,

se vai a lavorare a Gerusalemme

hai bisogno di un permesso da parte

del ministero israeliano dell’Informazione.

Ma che io sappia non c’è

nessun giornalista né regista palestinese

che abbia ottenuto questo permesso.

Quindi, quando facevamo le

riprese, soprattutto nella città vecchia,

ogni giorno venivamo arrestati e ci

veniva confiscata l’attrezzatura con il

girato. Poi passavamo tutto il giorno

alla stazione di polizia per cercare di

avere indietro il materiale. A quel

punto abbiamo deciso di “giocare”

con la polizia come con dei bambini.

Riprendevamo con due troupe,

una era designata a farsi arrestare e

sequestrare tutto, l’altra cominciava

a riprendere quando la prima veniva

portata via dalla polizia».

Ricorrere a espedienti è normale,

anzi necessario in un contesto come

quello dell’occupazione militare.

Anche per gli artisti. Perché se vivere

da profughi sulla propria terra è un

CESARE PAVESE - LA LUNA E I FALÒ

L'intervista Mohammed Alatar

IL RICORDO

LE SUE PAROLE SEMPLICI E PURE

PAOLA PELLEGRINI

Ci sono incontri che segnano per

sempre la nostra vita. Quello

con Mario Rigoni Stern è stato

uno di quelli, per me e per i trenta

giovani compagni riuniti per un

corso di formazione sull’altopiano

di Asiago qualche anno fa. Lo saluto

oggi dal nostro giornale a nome di

tutti noi che quel giorno abbiamo

ascoltato le sue parole semplici e pure,

sulla insensatezza della guerra, sulla

storia di una generazione mandata

al massacro dal militarismo e dal

nazionalismo fascista che aggrediva

paesi e sterminava i popoli. Aveva

negli occhi il candore dei bambini e

nella voce la forza pacata e buona

di chi ha fatto i conti con la storia

GERUSALEMME

VISTA DA EST

Storie di una città rubata

ed ha compreso la propria: “Il vero

capolavoro della mia vita non è

stato scrivere libri, è stato aver

portato fuori i miei compagni dalla

sacca, laggiù in Russia, sul Don”.

Noi lo ascoltavamo silenziosi, quasi

stupefatti di averlo con noi e di poter

sentire quella voce così piena d’amore

e di rispetto per la vita e così lucida

nel suo appello: “Bisogna resistere”.

Ha scritto il suo nome sopra i nostri

libri, ha avuto per ognuno un

pensiero colmo del profumo della sua

montagna, ci ha donato la speranza

che ci sono uomini capaci di vivere

in armonia con la propria terra così

tanto da diventare davvero esseri

umani. Addio, sergentmagiù, con il

tuo ricordo “rivarem a baita”.

In basso,

“Gerusalem: the

east side story”

di Mohammed

Alatar (nella foto

accanto)

dramma, in una simile realtà anche

raccontare questo dramma attraverso

l’arte presenta dei problemi. «Quello

più grande – dice Alatar – è l’immaginazione.

Per un artista l’immaginazione

è fondamentale. Ma l’occupazione

uccide la capacità di immaginare».

Sorseggiando il suo tè mentre

sul palco alcuni ballerini palestinesi

e italiani si esibiscono nella dabkha,

una danza tradizionale araba, Alatar

fa un esempio illuminante parlando

di un progetto in corso all’Università

di Bir Zeit, vicino Ramallah. l’iniziativa

si chiama, non a caso, “Imagine”.

Giovani studenti di architettura sono

chiamati a progettare la Palestina come

se l’occupazione non ci fosse. «Ho

assistito ad alcune sessioni di lavoro

– racconta il regista – e ti assicuro che

è come assistere a una commedia dai

risvolti drammatici. Il professore

chiede agli studenti di progettare una

certa strada, e loro obiettano che non

è possibile perché in mezzo c’è un

insediamento israeliano. Sono giovani

nati sotto l’occupazione. Loro la

Palestina l’hanno sempre vista così e

non sono capaci neppure di immaginare

che l’occupazione non ci sia.

La cosa che vorrei di più è proprio

che fosse restituito ai nostri giovani il

potere dell’immaginazione».

DOMENICO GIOVINAZZO


14 Giovedì

PIEMONTE

VERBANIA. 26 giugno ore 21. Villa

Olimpia, via Mazzini 19. “Se 60 ore vi

sembran poche. Lavoro: quanti passi

indietro?”, intervengono: Carluccio

Alberganti, assessore provincia Verbania-Cusio-Ossola,

rappresentanti

del mondo del lavoro, Gianni Pagliarini,

segreteria naz.le Pdci.

TOSCANA

FIRENZE. 27 giugno ore 21. Casa del

Popolo “Il Campino”. Presentazione

del libro “Dall’Università di massa ad

Annuale (50 numeri)

• postale

€ 36,00

• coupon in edicola

€ 44,00

• sostenitore

€ 155,00

26 Giugno 2008 post@

una massa di crediti” di Bernardo

Croci, Ne discutono con l’autore:

Francesco Epifani, sen. accad. Studenti

di Sinistra, Francesca Scarpato,

resp. naz.le Università Fgci, Giovanni

Bacciardi, comitato centrale Pdci,

Antonio Santoni Rugiu, storico della

pedagogia. Introduce Sandro Cappelli,

collettivo Nosmet.

CHIANCIANO TERME (SI). 27

giugno ore 16. Assemblea nazionale

di Sinistra democratica. Partecipano

per il Pdci, il presidente Antonino

Cuffaro, Manuela Palermi e Pino

Sgobio.

UMBRIA

TERNI. 19 giugno/6 luglio. Parco Cardeto.

Festa de La Rinascita. 27 giugno

ore 18. “Lo sport a Terni. Impiantistica

e realtà associative”, coordina

Marco Talamonti, segreteria prov.le

Pdci, partecipano: Ivano Mari, giornalista

sportivo TeleGalileo, Giam-

• enti e associazioni

€ 51,00

• estero

€ 130,00

Semestrale (25 numeri)

€ 18,00

paolo Antoniella, assessore prov.

le sport, Giuseppe Boccalini, ass.re

comunale sport, Mario Cicioni, presidente

Campitello calcio, Moreno

Rosati, presidente reg.le bocce,

Benito Montesi, resp. naz. settore

arbitri Fipav, Valentino Conti, presidente

reg.le Coni. 27 giugno ore 21.

“Terni nell’Umbria fra rischio

di declino e nuovo futuro:

programmi e alleanze”,

intervengono: Giuseppe

Mascio, ass.re reg.

le trasporti, Paolo Raffaelli,

sindaco di Terni,

Leo Di Girolamo, parlamentare

Pd, Libero Paci,

segretario prov.le Pdci, Lucia

Rossi, segr. gen. Cgil Terni, Mario

Govannetti, ass.re reg.le sviluppo

economico, Claudio Carnieri, Sd. 30

giugno ore 17,30. “Il decentramento:

nuove circoscrizioni”, partecipano:

COME ABBONARSI

Numeri arretrati

€ 4,00

tel 06.68400824

fax 06.68892730

c. c. p. 30756696 intestato a

LAERRE Soc. Coop.

Gli abbonamenti possono anche essere sottoscritti telefonicamente pagando con la carta di credito. La stessa

modalità di pagamento potrà essere utilizzata per le copie destinate alla diffusione militante. Per informazioni

telefonare dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,30 alle ore 14,30 al numero 06.68400824.

Sergio Trivelli, ass.re comune Terni,

Monia Ferranti, ass.re comune Perugia,

Paolo Quintiliani, presidente

III circoscrizione, Andrea Maurelli,

presidente V circoscrizione, Giorgio

Finocchio, segretario comunale Pd,

coordina Alessandra Cresta, cons.

Pdci IV circoscrizione. 2 luglio ore

18. “Infrastrutture, trasporti

per un nuovo sviluppo”,

partecipano: Giuseppe

Mascio, ass.re reg.le trasporti,

Fausto Concezi,

resp. Cna, Walter Claudio

Lunardon, vicepres.

Confartigianato Imprese

Terni, Faliero Chiappini,

segretario generale Cisl Terni,

Mauro Moretti, amministratore

delegato Fs, Vanio Brozi, dirigente

generale Fcu, Alberto Pileri, ass.re

comune Terni, coordina Marco Minestrini,

cons. comunale Pdci.

SETTIMANALE DI POLITICA E CULTURA

DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI, REGISTRATO AL

TRIBUNALE DI ROMA - N°46 IN DATA 27 GENNAIO 1999

DIRETTORE

MAURIZIO MUSOLINO

DIRETTORE RESPONSABILE

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CHIUSO IN TIPOGRAFIA IL 23 GIUGNO 2008 ALLE 17

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DI CUI ALLA LEGGE 7 AGOSTO 1990 N°250 E S.M.

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presente informativa.


MAGGIORANZA

E OPPOSIZIONE:

CHE MUSCOLI!

COLIER

icazione fra Berlusconi e

il Paese ha raggiunto livelli tali

L’identif

che ciò che è urgente per l’uno,

lo è anche per l’altro. Dunque non

stupisce che Berlusconi approf itti del

decreto sicurezza per salvaguardare

la propria sicurezza personale. Com’è

noto si tratta di un processo avviato

nel 1980 con l’inizio delle trasmissioni

di Canale 5 e che ha trovato l’apoteosi

nelle elezioni 2008. Di questo passo

gli esperti calcolano che nel 2014

quando a Berlusconi scapperà la pipì,

circa 45 milioni di italiani sentiranno

l’incredibile impulso di far visita alla

più vicina toilette. Tuttavia nello

sport, la Nazionale, eliminata dalle

competizioni, potrà sempre addossare

la colpa alla scarsa tonicità del

Presidente del Consiglio.

Davanti a tutto ciò resta ferma

l’opposizione del Pd. Veltroni ha infatti

deciso di stare fermo senza fare nulla.

Dice di ispirarsi allo studente che

fermò i carri armati a piazza Tien An

Men: «Berlusconi non può essere così

cattivo da schiacciare l’opposizione».

Dopo questa affermazione, Follini ha

rimpianto la muscolarità di Casini.

Per i prossimi mesi Berlusconi ha

allo studio anche un decreto turismo

che sospenderà tutte le prenotazioni

nelle suite, così che il Presidente del

Consiglio possa sempre trovare

posto. La misura, ha spiegato

Tremonti, permetterà agli albergatori

di disimpegnarsi dalle suite per

concentrarsi solo sulle camere minori

aumentandone così la qualità. Dopo

le proteste del Pd saranno esclusi dal

decreto tre hotel a sette stelle.

Pedro

Che male c’è a non celebrare oggi quel che puoi celebrare domani?

Marco Vukic Cosimo Brunetti

a cura di

Giorgio Fasan

L’EDITORIALE DI VAURO

Marco Filippi

Palestina indistruttibile

tratta da latuff2.deviantart.com

Lido Contemori

L’ALTRO SECOLO

Pino Zac-”SPQR” - ed. ASDIAICS - 1986

IL SUD DI DONARELLI

“E’ chiaro che a questo punto

non mi fermo. Se qualcuno

si aspetta un passo indietro,

rimarrà deluso”.

Nessuna delusione, sapevamo

già dell’inclinazione

del premier al passo dell’oca...

Giovedì 26 Giugno 2008 15

La giustizia

fai da sé...

La democrazia veste Berlusca

E’ la soluzione migliore per garantire lunga libertà al Presidente. S’è lamentato

attraverso Galliani, uno dei suoi megafoni: «Non si capisce perché quando l’Italia

perde, la colpa è del suo Milan». Ma di quale Italia parla?

Quella che interessa noi comuni mortali non è quella del padrone del Milan,

ma l’altra, quella della tolleranza zero, delle leggi su misura,

dei rifiuti urbani risolti con le parole, tante, troppe e inutili.

Parliamo della stessa Italia? Quella dell’ Ici, liberata? Recuperata? Come?

L’Italia della pelota “vince”, è merito del Presidente-padrone? Bene, quindi è

vero anche il contrario. Insomma in tutto c’è lo zampino del buon Silvio.

Alchimie strambe! A seguirle vengono gli occhi storti. Così è stato ed è per seguire

la storia delle emittenti televisive e della carta stampata. Non sai mai dov’è la coda e

dove la testa. Certo, le teste sono due: una in cima, una in fondo. Do’ cojo cojo.

Se avanzo

seguitemi!

Se indietreggio

uccidetemi!

hanno collaborato

Lido Contemori,

Vauro, Marco Vukic,

Italìus, Pedro,

Franco Donarelli,

Marco Filippi,

Manlio Truscia,

Cosimo Brunetti

Che male c’è a non celebrare oggi quel che puoi celebrare domani o dopo domani o dopo domani l’altro?

Italìus

Manlio Truscia

Pedro

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